NAZIONALE
STORICO
poi, io risorgerò ERA GIÀ’ NOTTE quando Gesù in compa gnia dei Suoi Apostoli la sciò il Cenacolo. L’aria calda ma umida. Lo sci rocco deponeva sulle pie tre della città i profumi della primavera. Le om bre tristi dei discepoli se guivano i suoi passi sicuri attraverso i vicoli stretti della vecchia città, mentre la luna piena osservava smarrita quel tumulto di carne che scivolava verso la Porta della Fonte. Le parole d’addio dette da Gesù nel Cenacolo martel lavano la testa stanca dei suoi amici. Era la fine. Non ci credevano ancora ma or mai sentivano imminente la catastrofe. Pietro ripen sava al suo lago e alle sue barche. Chissà cosa avreb be pagato un tramonto sul lago, adesso. Rivedeva gli occhi felici di Gesù men tre insieme camminavano scalzi sulla sabbia. Senti
va una struggente nostal gia della sua Galilea. Gesù taceva. Essi pure taceva no. Quanto Gesù aveva detto era troppo difficile per la loro dimensione umana. Qesù che aveva guarito storpi e ciechi, che aveva risuscitato i morti, che aveva fermato la tem pesta sul lago, adesso an dava verso la morte. Se guirlo significava morire con lui. Seguirono il Maestro lungo gli sconnessi gradi ni che precipitavano giù, verso il torrente nero, il Cevron. Era piovuto da poco e l’acqua sporca ri fletteva la luce amara del la luna. Gesù attraversò un piccolo ponte e sem brò dirigersi verso il mon te degli ulivi. Al di là del ponte si fermò, quasi a ri prendere fiato. Osservò i volti disfatti e stanchi dei suoi. Erano i suoi più cari amici. Avevano insieme
attraversato tutta la Pa lestina. Insieme avevano amato e sofferto. Avevano abbandonato tutto per Lui. Adesso si aspettavano da Lui una parola di confor to. Ma Gesù taceva insen sibile come la roccia che bruciava i loro piedi. An drea avrebbe voluto gri dare come un bambino oppresso dal silenzio. Gli altri con Lui avrebbero voluto gridare. Non vole vano morire. Non voleva no che Lui morisse. Fi nalmente Gesù parla: « In questa notte voi tutti avre te paura, tutti». «Ma io no, io non avrò paura di Te». «Tu pure». «Ma io ti seguirò a costo di mori re ». Tutti. « Percuoterò il Pastore e si disperderan no le pecorelle ». Avevo creduto che una. notte si mile non fosse mai nata nella mia vita. Nelle mani dell’uomo è la storia triste di molte notti di tradimento. Allo
ra la mente si smarrisce e il cuore non sente più l’a more. Per amare bisogna morire. Per amare biso gna rimanere soli. Come il granellino di frumento che viene distrutto dalla terra. Perchè Gesù sei ve nuto a portare la guerra? Noi vogliamo vivere in pa ce e poi entrare in Para diso con tutte e due gli occhi. Se l’occhio ti scan dalizza toglilo. E’ meglio che tu entri in Paradiso con un occhio solo piutto sto che con due vada al l’inferno. Allora troverai il Tesoro. Quando avrai spezzato le tue mani sul la pietra per scavare. « Voi tutti, in questa not te, avrete paura di me. Ma poi io risorgerò. E do po che io sarò risuscitato vi precederò in Galilea ». Gli occhi dei suoi si illu minarono di speranza. La Galilea. Il lago. Gli amici. I tempi sereni della con quista. Ci rivedremo di
nuovo sulle rive del lago. Saliremo insieme sulla barca di Pietro e prende remo il largo. Gesù fà che la mia not te sia breve. Dammi la forza di non fuggire quan do sentirò addosso le co se come una maledizione. Quando la casa crollerà sulle mie spalle, fa che non rimanga schiacciato. Ho paura di me, delle mie mani, della mia carne. Ho paura del mondo. Ho pau ra delle strade fatte di pietra. Come montagne immani le ore del mondo precipitano sulla mia pel le ed io sarò disperato se tu non risorgerai, se non mi donerai la forza per risorgere con te. « Ma io risorgerò ». Al lora ci ritroveremo insie me nella pace del lago. Ci prenderemo per mano a camminare con i piedi scalzi sulla sabbia come bambini felici. Don Nicola
Nel clima della « Pasqua degli Sportivi » solennemente celebrata domenica 15 marzo presso il Duomo Vecchio di Brescia inviamo a tutti gli amici , del C.S.L gli auguri di Buona Pasqua 0 0 0 0 0 0 0 0 0
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