sport e famiglia aro don Nicola, tu dici bene ed hai ragione quando ti lamenti di certe posizioni prese dall’ispettorato per l’Educazione Fisica nella scuola. Anch’io sono convinto che la scuola non deve fare attività fisica estrascolastica ma senti cosa capita. Mio figlio è adolescente e quindi si trova in un momento delicato per lo sviluppo bio psichico e per i riflessi morali di questo sviluppo. Io da buon cattolico mi sono preoccupato di tesserarlo alla Gioventù Cattolica. Bene. Nell’Associazione fuori dell’adunanzina settimanale non c’è altro. Il dottore mi ha raccomandato di dare al ragazzo la possibilità di fare più ginnastica e più sport. Allora l’ho iscritto ad ima scuola dove il professore di educazione fisica, col permesso del preside, fà delle lezioni estrascolastiche di sport e di educazione fisica. Il ragazzo è contento e vedo che sotto tanti punti di vista questa mia decisione è stata utile ». Queste parole ieri sera mi diceva Aldo, un bravo padre di famiglia e uno stimato professionista. E fran camente non so dargli torto. La conversazione con Aldo mi ha portato a fare alcune considerazioni sui rapporti tra sport e famiglia. Le famiglie italiane non credono allo sport. Me glio non credono agli istituti che organizzano lo sport. Per questo molti padri si rifanno alla scuola che re sta sempre una istituzione tra le più serie della so cietà italiana», nonostante tutte le deficienze. Le fa miglie italiane non credono agli organismi sportivi perché questi fino ad oggi non hanno saputo dare la dovuta importanza allo sport e non l’hanno mai sa puto presentare come uno strumento utile all’educa zione dell’uomo. Che cosa hanno fatto le Federazioni Sportive per diffondere un senso sportivo nelle fa miglie italiane? Hanno mai fatto una pubblicatone, un numero speciale, una rivista capace di creare in teresse intorno al fenomeno sportivo? Cosa pensano oggi le nostre famiglie di coloro che si danno allo sport? O sono fortunati se guadagnano milioni o sono fannulloni e perditempo se non portano a casa ”la grana”. Sono pochissimi i padri come Aldo che si preoccupano di utilizzare lo sport come una compo nente educativa della vita dei propri figli. Alle famiglie italiane cosa dice oggi il Centro Spor tivo Italiano? Prima di tutto il CSI è l’unico organismo sportivo italiano che crede allo sport come mezzo di educa zione. Questo non a parole ma a fatti. Noi non ac cettiamo anzi condanniamo il professionismo sportivo come una disastrosa degenerazione dello sport. In secondo luogo per noi lo sport deve sottostare alle leggi della vita familiare. Lo sport deve essere condizionato dalle esigenze della famiglia che si sin tetizzano nella unità e indissolubilità di un amore sacro e nella libera, facile educazione dei figli da par te dei genitori. Quindi uno sport che allontani i figli da casa è da noi violentemente condannato. E sarà vero organismo sportivo quello che saprà rivolgersi a tutta la famiglia e non solo ad alcuni elementi di essa. In terzo luogo per noi lo sport deve cooperare al l’educazione familiare facilitando nel giovane un sano sviluppo psicologico e morale e non creare un campio ne da spedire in giro per il mondo in un baraccone pubblicitario. Siamo certi che una famiglia più spor tiva sarà una famiglia più sana e più onesta. Infatti lo sport sanamente inteso dona alla fami glia la salute fisica, l’equilibrio morale e distensione psichica, sempre più utile nella convulsa vita moderna. Sono queste le idee che formano il patrimonio del Centro Sportivo Italiano e che gli danno il diritto di presentarsi alla famiglia italiana. Ma, signori miei, le idee non bastano più. Sono necessari strumenti sempre più adatti per diffonderle. Cosa rispondiamo a un padre come Aido? I ragazzi hanno bisogno oggi di ambienti sani dove passare il tempo libero. Hanno bisogno di attrezzature adeguate per svolgere attivi tà fisica. Hanno bisogno di insegnanti capaci di uti lizzare bene quel grande strumento educativo che è lo sport. Noi possiamo dare la sicurezza di ambienti sani perché la presenza di un sacerdote resta sempre Tuni ca garanzia di serietà nella nostra società, ma le no stre attrezzature, i nostri allenatori, i nostri tecnici sono in grado di soddisfare le esigenze dei genitori? E’ un esame di coscienza in vista del Congresso Na zionale. Noi dobbiamo presentarci al Governo e al Paese con una precisa personalità giuridica e con le dovute garanzie di serietà se vogliamo incidere pro fondamente sulla vita familiare attraverso lo sport. Quando Fanfanl si degnerà affacciarsi alla finestra, per dare magari un fugace sguardo alla confusa piaz za dello sport nazionale, deve poterci individuare come un organismo diverso da tutti gli altri e preoccupato di sentirsi utile alle famiglie italiane con la diffusio ne dello sport in tutti gli angoli d’Italia; di uno sport fatto per tutti, ricchi e poveri, e non per i pochi for tunati, di uno sport che abbia di vista l’uomo e non l’atleta o il campione. Deve inoltre vederci come un organismo che si mette a servizio di tutte le aziende e i centri di lavoro italiani, non per pescare futuri campioni ma per dare ai nostri operai la possibilità di passare un’ora di svago o di distensione. Don Nicola Pavoni
C
abbiamo intervistato
Maria Ranieri mamma di Stefano e Isabella Signora, ha figli? Si, due: Stefano di otto anni e Isabella di cinque. Il bambino pratica già sport? Si, fa già un po’ di calcio e di ciclismo. Ci stiamo però interessando per indirizzarlo anche a qualche altrta disciplina, in maniera più impegnativa. Per quale motivo? Con quali scopi? Per il suo divertimento, per la sua salute e per la sua educazione. Allora nello sport del suo bambino trova un alleato alla sua opera educativa di mamma... Senza dubbio. Già fin da ora posso notare che quan do il bambino può abbandonarsi all’attività fisica co me desidera è più sereno, più equilibrato, più soddi sfatto, senza dire poi che è più colorito, ha più appe tito, riposa meglio... Ma il maggior aiuto dallo sport me lo aspetto nell’età dell’adolescenza. Sono convinta che un ragazzo seriamente sportivo supererà senz’al tro meglio la crisi di quel periodo difficile. Per la bambina ha progetti e speranze analoghi? Sarò lieta che faccia sport ma, specialmente in cer te discipline, sarà necessaria una particolare, seppur cauta, sorveglianza da parte mia. La sua famiglia come preferisce trascorrere i gior ni festivi o di vacanza? Decisamente all’aperto e con più movimento possi bile. Questo sia per riguardo ai miei figli che in con siderazione di tutta la famiglia. E’ positiva e benefica per l’intera famiglia una giornata passata all’aperto.
Silvano Ricci ex atleta commerciante A che età ha cominciato a fare sport? A nove anni ma con una certa serietà a quattor dici!, in squadre parrocchiali. Ha trovato appoggio nei genitori? No, ma penso soltanto perché mia madre era preoc cupata per i frequenti incidenti che mi capitavano. Dal punto di vista familiare le ha portato qualche altro danno lo sport? Tutfaltro. Innanzitutto lo sport soddisfaceva com pletamente il mio bisogno di evasione, poi, al rientro in famiglia, mi ci sentivo molto più a mio agio. Pensa, allora, che lo sport abbia giovato anche alla formazione del suo carattere? Senza dubbio. Crede utile lo sport per la sua famiglia futura? Tanto utile che se comandassi io lo renderei obbli gatorio per tutti i giovani.
Lina Gramolini casalinga fruttivendola Signora, so che non ha figli maschi, ma se ne avesse avuti li avrebbe visti con piacere fare sport? Me lo chiede? Li avrei aiutati... E perché? Perché lo sport mi piace e credo che sia utile ai ragazzi. La sua figliola ha fatto inai sport? Purtroppo non mi è stato possibile, ma anche per lei sono dello stesso parere.