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Stadium n. 4/1964

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C. S. I.

A SEIMILA MILIARDI E’ SALITO QUEST’ANNO IL BILANCIO STATALE LO SPORT ITALIANO NE CHIEDE SOLTANTO TRE : UNA PERCENTUALE DI 0,5 PER MILLE E’ UNA CIFRA CHE NON PUÒ’ TURBARE IL REGIME DI AUSTERITÀ’ CHE IL GOVERNO SI E’ IMPOSTO, TANTO PIU’ CHE LO SPORT NON E’ NELLA SFERA DEI CONSUMI DI LUSSO SI TRATTA QUINDI SOLTANTO DI UN ATTO DI COMPRENSIONE E DI BUONA VOLONTÀ’

PRESIDENZA NAZIONALE

ARCHIVIO STuRIOD

Stadium QUINDICINALE DEL CSI

I PROBLEMI DELLO SPORT

ANNO LIX - N. 4 - 1 MARZO 1964

GR. Il

FIFTY and

FIFTY L<z carta segreta

dello sport italiano: a chi andrà la partita? IL PRESIDENTE del CONI aw. Onesti ha tenuto nei giorni scorsi una conferenza stampa sul tema: « Situazione ed esi­ genze dello sport italiano ». Dinanzi ad un numerosissimo gruppo di giornalisti, il Presi­ dente Onesti ha fatto molte interessanti dichiarazioni in to­ no volutamente polemico, anzi addirittura « provocatorio », co­ me ha affermato all’inizio della sua relazione. Ne ricordiamo qui di seguito i punti salienti.

Ha iniziato accennando alla sfortunata spedizione azzurra ad Innsbruck, criticata in partenza per le divise e in seguito sem­ pre più aspramente attaccata per i poco gloriosi risultati. Onesti non ha negato la realtà e non ha ribattuto le critiche, ma ha aggiunto che non bastano que­ ste a risolvere i problemi. « Oc­ corre che la FISI esamini la situazione e disponga un serio programma per il futuro in ma­ niera di evitare il ripetersi di quanto si è registrato nella cir­ costanza. Occorre, a mio avvi­ so, ravvivare i centri quali Cor­ tina, Asiago, Sestriere, Abetone, Bormio, ecc., per favorire una maggiore disponibilità selettiva. Ed è necessario risolvere anche il problema dei maestri ». « Per Tokyo noi ci stiamo pre­ parando come è possibile fare, il che non va inteso solo come possibilità economica. Il mag­

giore ostacolo è rappresentato dalla ’’disponibilità” degli atleti a svolgere i programmi disposti dalle Federazioni. Citerò il caso dei pallanuotisti recentemente concentrati al Bondone per un periodo di ossigenazione: non vi hanno potuto partecipare tutti i prescelti. Per ragioni soprattutto di lavoro ». « Se è pur vero che nei Giochi di Roma il nostro fu un capola­ voro artigianale, un’avventura di tipo garibaldino, dopo Roma — in contrasto netto con l’evolu­ zione dì tutti gli altri Paesi spe­ cie Francia, Inghilterra, Germa­ nia — da noi la stasi è stata pau­ rosa... A Roma, ricorderò, fi­ nimmo a ridosso delle due mag­ giori forze sportive del mondo: USA e URSS; verità vuole che quello non sia, almeno oggi, il nostro posto ». « Il CONI, con i suoi tre mi­ liardi di passivo, è deficitario; questa la situazione attuale. Ha bisogno che lo Stato faccia pro­ prio il problema della educazio­ ne fisico-sportiva della gioventù, imponendola nella scuola e dan­ do alla scuola i necessari im­ pianti ».

In particolare il CONI chiede che lo Stato accetti, come mi­ sura immediata a favore dello sport italiano, la divisione in parti uguali dei proventi del To­ tocalcio. « Ci sembra che la no­ stra proposta meriti la dovuta

considerazione. Lo Stato, in que­ sto momento, ci rendiamo conto che non è nelle possibilità di di­ strarre dal suo bilancio somme da devolvere allo sport; può lasciare però allo sport almeno la metà di quello che Io sport da solo si dà. Non può ignorar­ si che Io Stato dall'iniziale 7 per cento che prelevava nel 1947 dai proventi del Totocalcio è oggi salito al 49 per cento, men­ tre la percentuale del CONI è rimasta sempre la stessa. Divi­ diamo dunque da buoni fratelli e noi con quello faremo ancora tutto ciò che di meglio e più si potrà ».

Se la richiesta (concretizzata in un’apposita proposta di leg­ ge) venisse accettata il CONI verrà a beneficiare di circa 3 miliardi in più. Il Presidente Onesti ha precisato che essi ver­ rebbero impiegati come segue: 2 miliardi andrebbero all’attivi­ tà agonistica, cioè alle Federa­ zioni Nazionali (uno di essi ver­ rebbe impiegato per un certo tempo a coprire il rimanente deficit delle Olimpiadi romane che ammonta a ben tre miliar­ di); 500 milioni servirebbero per incrementare la costruzione di impianti sportivi; 500 milioni do­ vrebbero essere destinati agli Enti di propaganda ai quali One­ sti ha riconosciuto la preziosa e insostituibile funzione di vi­ vaio dello sport nazionale.

Al ritorno di ogni Olimpiade si fa il conto delle medaglie e incominciano le diatribe. E’ un modo di giudicare come un altro, ma in que­ sto paese di Santi e di Navigatori ci si riconda di un problema soltanto quando accadono le calamità. Che mancassero le autostrade c’è voluto l’intasa­ mento delle macchine sulle strade a farcelo capire, così lo spopolamento delle campagne ci ha portati ad un piano verde, e l’analfabetismo a quello della scuola. La politica italiana vive alla giornata e pecca di lungimiranza: le categorie sociali rivendicano i loro diritti scioperando e tutti si accorgono che gli statali sono troppi e mal pagati. Noi sportivi abbiamo un grosso torto: non possia­ mo scioperare e nessuno se ne accorge di noi salvo quando non tintinnano le medaglie olimpiche o la nazionale di calcio le prende dalla Russia. In questo caso si alzano alti lai e il Presidente del CONI si deve difendere come ha fatto la scorsa set­ timana nella conferenza stampa al Foro Italico. Sostanzialmente siamo d’accordo con l’avv. Onesti e nel duello sport e politica ci sentiamo dalla parte dello sport. Quest’anno lo Stato italiano disporrà di oltre 6.000 miliardi e lo sport italiano gliene chiede tre. Rimane un atto di buona volontà che non risol­ verà il problema globale dello sport italiano ma mette buone premesse, rasserena gli animi, avvicina lo sport alla politica. Sfortunatamente siamo in un periodo di austerità, ma lo sport non è nella sfera dei consumi, nè tanto meno dei prodotti di lusso da colpire fiscalmente: lo sport è educazione, elevazione spirituale, educazione fisica e morale della gioventù: lo sport è un bene produttivo come la scuola. Il CSI si schiera con il CONI, e con gli uomini politici di buona volontà chiedendo al Governo que­ sto primo atto di politica-sportiva: la legge « fifty and fifty ». Aldo Notario


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