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Stadium n. 4/1963

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Stadium I problemi

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ANNO LVII - N. 4 - 17 MARZO 1963 - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO

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POSTALE GRUPPO II - QUINDICINALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO

L’Associazione per il Progresso degli Studi Morali e Religiosi AS.PRO.MO.RE., in occasio­ ne del suo 42" anno accademico ha promosso un convegno su ’Sport e scuola per una nuova società”. E’ stato un convegno, come dire, in famiglia. La sala della Protomoteca in Campi­ doglio, infatti, sempre disponibile per mani­ festazioni del genere — come possiamo chia­ marle, storiche? — ospitava nelle primissime file le alte gerarchie dell’ispettorato di E. F. e S., del CONI e del Ministero della P. I., per il rimanente la sala era gremita come al solito da alunni e alunne dell’I.S.E.F., questa volta senza divisa ma con blocchi no­ tes e matite. « Che ci fate, qui? », abbiamo chiesto ad un’alunna di nostro conoscenza. « In quale sala saranno state le oche del Cam­ pidoglio? » ci ha risposto sorridendo, ma una collega più zelante si è affrettata a corregge­ re: «Dobbiamo prendere appunti per una re­ lazione scritta! »...

diamoci una mano Una bella giornata di primavera è quanto di meglio possa offrirci 'la natura per farci sentire più buoni, in pace con tutti, disposti a collabo­ rare anche con gli... antipatici. Basta però una piccola nuvola, perché un temporale improv­ viso arrivi a confondere le idee sulla primave­ ra e sui fiorellini dei campi... E’ quello che accade anche quando si tratta di impostare un discorso un po’ più serio con tanti nostri amici: il Centro Sportivo Italiano, davanti al magnifico sole primaverile, non può fare a meno di rivolgersi a tanti suoi amici per dire loro: « Vogliamo collaborare? Vogliamo metterci d’accordo? Perché litigarci i giovani come le razionate sigarette del tempo di guerra? ». Basta guardarsi intorno per vedere che sono centinaia di migliaia i giovani che hanno biso­ gno di un ambiente "positivo”, di un clima non artificiale, di fiducia, di allegria serena, di ge­ nerosità... Malgrado questo siamo qui a guar­ darci in cagnesco, a sorriderci e a discutere, a stringerci la mano dicendoci ’’arrivederci” che equivale sempre ad un ’’addio”. Quante sono le organizzazioni giovanili di ispirazione cristiana, che gravitano sulle par­ rocchie o sui gruppi giovanili, a sfondo sporti­ vo? Molte, e purtroppo divise, senza un pro­

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razione degli altri, un programma comune non solo era realizzabile, ma facile e concreto. E’ stata una rivelazione: sono scomparsi gli antagonismi, le occhiate in cagnesco, le ripicche (spesse volte soltanto personali), i giochi di parole... e l’arrivederci è stato un vero ’’arrive­ derci” sui campi di gioco, nelle associazioni, nelle gite, nei vari club, circoli e così via. I dirigenti si sono finalmente accorti che non lavoravano per una organizzazione giovanile di una diocesi, di una provincia.

Il dott. Zauli ha parlato per primo e buona parte dell'uditorio si è poi rammaricata che non fosse stato anche l’ultimo. Aveva detto tutto quanto c’era da dire, con chiarezza di termini, con parsimonia di parole e paroioni, con precisa conoscenza dei termini della que­ stione. Nella scuola italiana si fa poca educazione fisica (ancora le due ore settima­ nali, quando si fanno, stabilite da De Sanctis nel 1878!), e si fa male (ci sono pochi inse­ gnanti, si fa quasi soltanto ginnastica a im­ postazione militaristica, ci sono pochissime palestre e quasi inesistenti sono le attrezza­ ture all’aperto per la preparazione sportiva). Ma quello che ci ha meravigliato è che nes­ suno dei presenti, alcuni dirette parti in cau­ sa, ha replicato a questa netta presa di posi­ zione contro una situazione ormai insosteni­ bile. E pensare che soltanto pochi mesi ad­ dietro quando il nostro giornale si interessò della questione, aU'incirca negli stessi termi­ ni. per poco non succedeva una rivoluzione! ♦ * *

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gramma in comune, senza neppure un principio di accordo sostanziale su elementi fondamen­ tali. Vogliamo guardarci negl’ occhi e parlarci seriamente? In diverse parti d’Italia questo ’’colloquio” è iniziato: tutte le organizzazioni igiovanili si so­ no trovate intorno a un tavolo presso il Vesco­ vo e ciascuno ha esposto i propri desideri, le necessità, i motivi di fondo della loro azione. Con meraviglia ci si è accorti che insieme ave­ vano creato un magnifico mosaico, dove cia­ scuna organizzazione, ogni ente, aveva il suo giusto posto, nei limiti di ciascuno consisteva

L’esperienza positiva di alcune zone d’Italia, ha però avuto un esito opposto in altre parti. Dove? Dove hanno prevalso nella discussione gli in­ teressi particolari, l’ottusità dei panorami ri­ stretti, la mancanza di un vero amore per i gio­ vani, di una più genuina generosità. Occorre che su scala nazionale questo incon­ tro avvenga e avvenga al più presto; non sol­ tanto con la presenza di tutte le organizzazioni giovanili, ma anche confortato dalla presenza di responsabili della vita politica e amministra­ tiva: pochi oggi si accorgono che l’elemento determinante di una nazione proiettato nel fu­ turo sono i ragazzi e i giovani (e i pochi che se ne interessano non sono certamente di ispira­ zione cristiana! ). Basta pensare all’influenza determinante delle trasmissioni televisive e sapere che le trasmissioni per ragazzi e per gio­ vani sono considerate molto meno di un qual­ siasi ’’Teletris” sia dal punto di vista economi­ co che da quello artistico. E’ possibile che ancora non si pensi concre­ tamente a questo? Intanto uniamoci, troviamoci spesso intorno a un tavolino, accanto ai nostri sacerdoti, di­ scutiamo. soprattutto cerchiamo quelle linee comuni di azione che ci rendano forti, determi­ nanti nella vita del paese per il bene dei giova­ ni e della nostra Italia. Corrado Biggi

Si è parlato anche di doposcuola, anzi ti­ rando in ballo la ’’formazione integrale” del ragazzo, se ne è parlato fin troppo: dopo­ scuola ricreativo, sportivo, culturale, perfino doposcuola domenicale a base di scooter e motorette! Ogni scuola, insomma, dovrebbe diventare... un collegio. Quando il prof. Gozzer, Vice Presidente dell’U.C.I.I.M., ha tentato di porre sul tappeto l’opportuna questione dei limiti della scuola, (affermando giustamente che nel mondo at­ tuale è assurdo affermare che la formazione integrale del giovane si debba e si possa com­ piere soltanto a scuola dovendo essere inte­ grata da esperienze di vita che il ragazzo e la sua famiglia hanno diritto di scegliere li­ beramente), è stato aspramente contraddetto. Sembrava di stare nell’aula di Montecitorio qualche anno addietro! Non tutto il pubblico ha visto chiaro in certe calde repliche fatte in nome... dei sa­ cri diritti dei ragazzi e della loro formazione integrale (!), e qualcuno ha provato a levare timidamente la voce. Timidamente, certo; non si dimentichi che il convegno, pur organizzato dall’AS.PRO MO RE., si svolgeva in un clima familiare.

L’8 marzo al Palazzo dello sport di Milano sembra sia successo un mezzo scandalo pu­ gilistico. Ai nostri Lopopolo, Mazzinghi e Del Papa sono stati opposti, in buona o cattiva fede, tre pugili-fantoccio stranieri: O'Conner. Randel e Garret, quest’ultimo a detta di un medico in non buone condizioni fisiche. I giornali hanno gridato allo scandalo, ma sapete perché? Perché il pubblico era stato p defraudato nella sua buona fede e nel prez­ zo del biglietto . Tutto qui! Nessuna parola' । umana, nessuna denuncia di un malcostume che avvilisce la dignità di persone umane. I pugili stranieri sono stati gratificati del tito­ lo di "pellegrini’’ e buonanotte ai suonatori! Un fatto isolato? Sentite cosa dice Strumolo: «Perché tanta acredine nei riguardi de­ gli organizzatori milanesi quando di simili ¡fattacci ne accadono ogni mese, per non dire ogni settimana, in tutta Italia? ». Forse la bandiera della ’’coscienza sporti­ va” di cui si sono ammantati i giornali spor­ tivi al Convegno de ”11 veltro" vale solo in campo nazionale. Questi pugili sono dei "pel­ legrini” e per giunta quasi sempre negri!... n—

(a cura di Duilio Dimetti)


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