stadium Dalla parte dei poveri di Aldo Notario
Stanno convincendosi un po’ tutti ora (mamma mia che fatica) che il nodo principale da risolvere, da cui partire per una riforma sportiva « giusta » sia quello dei « ruoli »: decidere cioè cosa compete allo Stato e cosa compete all’Associazionismo in una società libera e democratica in fatto di sport, e poi all’interno dell’Associazionismo cosa compete alle Federazioni Sportive e cosa agli Enti di Promozione. Altrimenti continueremo nei litigi, nella confusione e nelle prevaricazioni, il primo che si alza si veste, chi è amico dell’assessore o del ministro la spunta sugli altri, chi ha il potere ha più soldi etc. In tutta questa faccenda pare che la difficoltà maggiore sia quella di capire « cosa ci stanno a fare » gli
Enti di promozione e quindi « cosa compete loro », e dunque che ruolo hanno. È difficile perché essi sono il segno di contraddizione nel contesto sportivo del paese, infatti è quotidiana ormai la loro denuncia di prevaricazione che il potere compie (per potere, per quanto mi riguarda, intendo chi comanda). Qualcuno leggendo le nostre proteste pensa: « abbiamo capito, vogliono comandare anche loro ». Vorrei che avessero capito male. Perché se così fosse sarebbe meglio non fare nessuna riforma sportiva. Se riforma sportiva ci dev’essere, è per fare spazio ai poveri e il ruolo degli Enti di promozione sportiva è quello di rappresentare i poveri. (segue a pag. 3)
in questo numero — dalla DC una proposta di legge per rinnovare lo sport — il Papa parla agli sportivi e ai giovani studenti — un importante documento del Comitato per lo sviluppo dello sport
uno spaccato dell’associazionismo sportivo di base
— alle origini del movimento sportivo cattolico — glossario di psicomotricità
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Di ALFONSO ARTIGLI