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Stadium n. 3/1962

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quindicinale del Centro Sportivo Italiano i problemi dello sport

OLIMPIADE 1960 DOVE SEI? ono venuti dal Nord, dal Centro e dal Sud tutti i nostri Consiglieri. Hanno la­ sciato la neve e il vento e il freddo. A Roma hanno trovato tanto sole e un piz­ zico di primavera nell’aria. Il primo Con­ siglio Direttivo dell’anno 1962. Per noi sarà un anno molto importante e vi dirò perché. An­ zitutto siamo nell’anno 2 delle Olimpiadi del 1960. Ve le ricordate? Adesso pochi ne parlano ancora. Però ci sono molte promesse fatte nel­ l’anno 1. Uomini dello sport e uomini del Go­ verno hanno parlato molto ma purtroppo han­ no agito poco. I progetti di legge spesso det­ tati da interessi elettoralistici o da interessi di gruppo si sono arenati nell’arida secca crea­ ta da interessi opposti o consimili. Noi ci siamo illusi e abbiamo anche creduto a tanta gente. Adesso ci crediamo di meno e prima di illu­ derci vogliamo almeno vedere qualche cosa. Il Consiglio Direttivo Nazionale nel preparare il Congresso Nazionale di primavera ha dato mandato alla Presidenza per lanciare un pro­ gramma chiaro al mondo sportivo italiano. E noi già ci siamo messi all’opera. Cosa vorrem­ mo dire nel prossimo Congresso? Vorremmo anzitutto che il Congresso avesse un colore nuovo, direi rivoluzionario, ed espri­ messe una esigenza di base. 1) Lo sport di quelli che hanno poco, con­ tro lo sport di quelli che hanno troppo. 2) Lo sport che serva come strumento edu­ cativo di tutti 1 ragazzi d’Italia contro lo sport strumento di perversione e di sperpero stupido di denaro. 3) Lo sport degli sportivi contro lo sport dei politicanti. Il primo aspetto del Congresso sarà quindi una ribellione violenta a tutto quello che ab­ biamo sopportato pazientemente per tanti anni. Il secondo aspetto sarà rappresentato dalla sostanza del Congresso e consisterà nella pre­ sentazione precisa e definitiva del nostro pro­ gramma sportivo per 1 prossimi anni. Tre sono le società interessate al problema dello sport. La famiglia, la chiesa, lo stato. Tut­ te e tre devono preoccuparsi dell’educazione dei giovani e quindi non possono fare a meno di servirsi dello sport a scopo educativo. Lo sport non è concepibile fuori o contro la fami­ glia. I genitori devono imparare a stimare lo sport come uno strumento utile per comple­ tare l’educazione dei loro figlioli. D’altra parte deve essere chiaramente bandito lo sport che nelle sue premesse o nelle sue conseguenze sia contrario alle esigenze indistruttibili della vita familiare. Perché questo avvenga è necessario purificare lo sport dai miasmi del campionismo, del commercialismo e segnare una netta distinzione tra lo spettacolo sportivo e l’edu­

S

cazione sportiva. Quando vedremo che lo sport non è spettacolo da saltimbanchi ma elemen­ to complementare all’educazione umana, i ge­ nitori saranno ben lieti di incoraggiare i loro figli verso lo sport. Fino ad oggi ci siamo pre­ sentati ai genitori o come megalomani o ma­ niaci del superuomo oppure come dei perdi­ tempo o ancora come delle soubrettes di va­ rietà. Per questo non credono allo sport i ge­ nitori e i professori e i maestri d’Italia. La Chiesa, come in tutte le attività umane, deve entrare nel mondo dello sport perché solo così l’attività fisica acquista un valore eterno. La sua presenza dà un valore ai limiti poveri della vita sportiva sicché lo sport non è più un vano agitarsi di membra ma uno strumen­ to di perfezione della personalità umana. D’al­ tra parte poi pone dei limiti che riconducono l’attività fisica nel posto assegnatole dalla na­ tura dell’uomo secondo una precisa gerarchla di valori che pone prima di tutto e soprattutto gli interessi dell’anima. Lo Stato non può servirsi dello sport come strumento di politicantismo ma, pur lascian­ dolo in mano agli sportivi, deve saperlo soste­ nere, orientare, favorire perché è uno stru­ mento utile per il bene comune. Deve conside­ rarlo nel quadro generale della educazione gio­ vanile. Deve intervenire ogni qualvolta lo sport esce fuori dai suoi limiti educativi e distensivi e diventa strumento di male e di diseducazio­ ne. Deve favorire lo sviluppo degli organismi che fanno dello sport uno strumento di educa­ zione e non quelle organizzazioni che fanno dell’attività fisica un mezzo elettoralistico o uno strumento di partito. In queste grandi linee generali sarà artico­ lato il nostro programma che verrà sottoposto all’attenzione della gente onesta del nostro Paese. Voi adesso mi domandate: Ma tu credi di concludere qualche cosa con il vostro program­ ma? Io credo che se avremo delle idee chiare e se le faremo conoscere alla nostra gente po­ tremo realizzare quello che nessuno in Italia ha mai saputp realizzare. Vi ricordate quando ci chiamavano ”10 sport della parrocchietta”? Adesso non lo dice più nessuno. E fanno a gara per darci atto delle nostre idee e delle nostre realizzazioni. Siamo sulla strada buona perché crediamo nello sport come un mezzo per educare i nostri ra­ gazzi. Gli altri non ci credono. Per ora fanno più chiasso di noi, ma niente di buono si può costruire con il chiasso. L’unico fondamento stabile sono le idee buone, le idee coraggiose, le idee chiare. Don Nicol» Pavoni


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