c. s. I.
SPEDIZ. IN ABB. POSTALE
PRESIDE
ARSIÍ
NOTIZIARIO DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO 'M A. - Via della Conciliazione, 3
EDIZIONE NAZIONALE
N. 3 - 28 Maggio 1945
Il Papa hadettato il nostro codice 11 Lo sport può e deve essere
anche
al servizio
di Dio,,
latrico, non ha mai manifestato. Ed è ben naturale, poiché questo non vede e non conosce del corpo che la carne materiale, il cui vi gore e la cui bellezza nascono e noriscono per poi presto appassi re, come 1 erba del campo che fi nisce nella cenere o nel fango. Assai diversa è la concezione cri stiana. Il corpo umano è, in se stesso, il capolavoro di Dio nel1 ordine della creazione visibile, il Signore lo aveva destinato a fiorire quaggiù, per schiudersi im mortale nella gloria del cielo. Egli l’ha unito allo spirito nella unità della natura umana, per far gusta re all'anima l’incanto delle opere di Dio, per aiutarla a rimirare in questo specchio il loro comune Creatore, a conoscerlo, ad adorar lo, ad amarlo! Non Iddio ha fatto mortale il corpo umano, bensì il peccato; ma se per causa del pec cato il corpo, tratto dalla polvere, deve un giorno ritornare in polve re (Gen. 3, 19), da questa tuttavia il Signore lo trarrà nuovamente per richiamarlo alla vita. Anche ridotti in polvere, la Chiesa ri spetta e onora i corpi, morti per poi risorgere. Ma a visione anche più alta ci conduce l’Apostolo Paolo: « Non sapete voi, egli dice, che il vostro corpo è tempio dello Spirito San to, che è in voi, che vi è stato dato da Dio ,e che non apparte nete a voi stessi? Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glolificate dunque Dio nel vostro corpo » (1 Cor. 6, 19-20). Glorificate Dio nel vostro cor po, tempio dello Spirito Santo ! Non riconoscete voi là, diletti fi gli, le medesime parole che tante volte risuonano nei Salmi? Lodate Dio e glorificatelo nel suo santo tempio! Ma allora bisogna dire anche deh corpo umano: «Domani tuam decet sanctitas, Domine » (Ps. 92, 5). Al tempio tuo s'addice la santità o Signore! Bisogna ama re e coltivare la dignità, l'armonia, la casta bellezza di questo tempio: « Domine, diligo habitaculum do mas tuae et locum tabernacoli gloriae tuae » (Ps. 25, 8).
topone a una disciplina rigorosa e spesso dura, che lo domina e lo tiene veramente in servitù: alle namento alla fatica, resistenza al dolore, abitudine di continenza e ui temperanza severa, tutte condi zioni indispensabili a chi vuol con seguire la vittoria. Lo « sport » è un efficace antidoto contro la mol lezza e la vita comoda, sveglia il senso dell'ordine ed educa all’esa me e alla padronanza di sé, al di„piezzo aei pericolo «enza millan teria nè pusillanimità. Voi vedete così come esso oltrepassa già la sola robustezza fisica, per condur re alla forza e alla grandezza mo rale. E’ ciò che Cicerone nella sua incomparabile nitidézza di stile esprimeva scrivendo: « Exercendum... corpus et ita atiiciendum est, ut oboedire consilio rationique possit in exsequendis negotiis et in labore tolerando » (De off. 1. I c. 23). Dal paese natale dello « sport » ebbe origine il prover biale « fair plùy », queiì emulazio ne cavalleresca e cortese che ele va gli spiriti al di sopra delle meschinità, delle frodi, aei raggiri di una vanità ombrosa e vendica tiva, e li preserva dagli eccessi di un chiuso ed intransigente na zionalismo. Lo « sport » è una scuola di lealtà, di coraggio, di sopportazione, di risolutezza, di fratellanza universale, tutte virtù naturali, ma che forniscono alle virtù soprannaturali un fonda mento solido, e preparano a soste nere senza debolezza il peso delle più gravi responsabilità. Come po tremmo Noi in questa occasione non ricordare l'esempio del Nostro grande Predecessore Pio XI, che fu anche un Maestro dello «sport» alpino? Rileggete il racconto, così impressiorìante nella sua calma semplicità, di quella notte, passa ta tutta intera, dopo una ardua ascensione di venti ore, sopra una stretta sporgenza di roccia nel Monte Rosa, a 4600 metri di al tezza sul livello del mare, con un freddo glaciale, in piedi, senza poter fare un passo in nessun sen so, senza potersi lasciar vincere un solo istante dal sonno, ma nel centro di quel grandiosissimo fra i più grandiosi teatri alpini, dinan zi a quella imponentissima rive lazione della onnipotenza e della maestà di Dio (cfr. Scritti alpini stici del Sac. Dott. Achille Ratti, race, e pubbl. da G. Bobba e F. Mauro, Milano, 1923, pag. 42-43). Quale resistenza fisica, quale te nacia morale un tal contegno sup pone! E quale preparazione quelle ardite imprese dovettero essere per lui a portare il suo coraggio intrepido neH'adempimento dei formidabili doveri che lo attende vano, nella soluzione dei problemi apparentemente inestricabili, da vanti ai quali egli si sarebbe do vuto trovare un giorno come Capo della Chiesa! 2. - Affaticare sanamente il cor po per riposare la mente e dispor la a nuovi lavori, affinare i sensi per acquistare una maggior inten sità di penetrazione delle facoltà intellettuali, esercitare i muscoli e
Ecco il testo del discorso del Papa pronunciato nella memorabile Udienza concessa il 20 Maggio 1945 (Pentecoste) al Uemro Sportivo Ita liano per i dirigenti e gii sportivi d Italia: Voi Ci portate, diletti figli, in mezzo a tanti motivi di tristezza e di angoscia, che profondamente Ci affliggono, una grande gioia, una gmnae speranza, quella gioia e quella speranza, da cui era inondato il cuore di Giovan ni, l’Apostolo prediletto di Gesù, f ai dente vegliardo dall’ an.mu inalterabilmente giovane, quando esclamava: « Scrivo a voi, o gio vani, perchè siete forti e la parola di Dio sta in voi e avete vinto il maligno » (1 lo. 2,14). Di questo Nostro gaudio, di questo magni fico spettacolo di una balda, fran ca, generosa, audace gioventù, che nella « Pasqua dello Sportivo » ha rinnovato con l'adempimento dei "dovéri religiosi le sue energie spi rituali ed ora, qui adunata, dimo stra con caloroso (e in parte an che, vorremmo dire, rumoroso) entusiasmo la sua fedeltà a Cri sto e alla Chiesa, andiamo debi tori alla tanto benemerita Presi denza del Centro Sportivo Italia no, che, in unione col Comitato Olimpionico Nazionale Italiano e con le Federazioni Nazionali, si è latta di così opportuna manifesta zione promotrice solerte, e sulla cui attività invochiamo dal Cielo i più abbondanti favori ed aiuti.
La Chiesa e la cultura fisica Lontano dal vero è tanto chi rimprovera alla Chiesa di non curarsi dei corpi e della cultura fisica, quanto chi vorrebbe re stringere la sua competenza e la sua azione alle cose « puramente, religiose », « esclusivamente spiri tuali ». Come se il corpo, creatura di Dio al pari dell'anima, alla quale è unito, non dovesse avere la sua parte nell’omaggio da ren dere al Creatore! « Sia che man giate — scriveva l'Apostolo delle Genti ai Corinti —, sia che bevia te, sia che facciate altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio » (1 Cor. 10, 31) S. Paolo parla qui della attività fisica; la cura del corpo, lo « sport », ben rientra dunque nelle parole: « sia che facciate al tra cosa ». Che anzi egli ne di scorre spesso esplicitamente; par la delle corse, delle lotte., non con espressioni di critica o di biasimo, ma da conoscitore che ne eleva e ne nobilita cristianamente il con cetto. Poiché infine che cosa è lo « sport » se non una delle forme della educazione del corpo? Ora questa educazione è in stretto rapporto con la morale. Come dunque potrebbe la Chiesa disin teressarsene?
Il corpo umano nella concezione cristiana 1. - E in realtà essa ha sempre avuto verso il corpo umano una sollecitudine e un riguardo, quali il materialismo, nel suo culto ido
Ufficio e scopo dello « sport », sanamente inteso Ora qual è, in primo luogo, l’uf ficio e lo scopo dello « sport », sanamente e cristianamente inteso, se non appunto di coltivare la di gnità e l'armonia del corpo uma no, di sviluparne la salute, il vi gore, l'agilità e la grazia? Nè si rimproveri a S. Paolo la sua energica espressione: « Castigo corpus meum et in servitutem re digo »: «Tratto duramente il mio corpo e lo riduco in servitù» (1 Cor. 9, 27), a lui che in quel me desimo passo si appoggia sull'e sempio dei fervidi cultori dello «sport» (1 Cor. 9, 24-27)! Voi ben sapete per esperienza personale che lo «sport», modernamente e coscienziosamente esercitato, for tifica il corpo, lo rende sano, fre sco « valido, ma per compiere quest'opera educativa, esso lo sot
abituarsi allo sforzo per temprare il carattere e formarsi una volontà forte ed elastica come l’acciaio: tale era l'idea che il sacerdote alpinista si era fatta dello «sport». Come questa idea è dunque lon tana dal grossolano materialismo, per il quale il corpo è tutto l'uo mo! Ma come è anche aliena da quella follia di orgoglio, che non si rattiene dal rovinare con uno strapazzo insano le forze e la sa lute dello sportivo, per conquista re la palma in una gara di pugi lato o di velocità, e lo espone talvolta temerariamente anche al la morte! Lo « sport » degno di questo nome rende l'uomo corag gioso di fronte al pericolo pre sente, ma non l'autorizza a sfidare senza una ragione proporzionata un grave rischio; il che sarebbe moralmente illecito. Al qual pro posito Pio XI scriveva: « Con le parole vero pericolo intendo... quella condizione di cose che, o per sé stessa o per le disposizioni del soggetto che vi si impegna, non è presumibile si possa affron tare senza che male ne avvenga » (ib. pag. 59). Perciò egli osservava a riguardo della sua ascensione sul Monte Rosa: « L'idea di ten
tare, come suol dirsi, un tiro da disperati, neppur ci passa pel ca po... L'alpinismo vero non è già cosa da scavezzacolli, ma al con trario tutto e solo questione di prudenza e di un poco di coraggio, di forza e di costanza, di senti mento della natura e delle sue più riposte bellezze » (ib. pag. 22).
Lo «sport» non fine, ma mezzo Così inteso, lo « sport » non è un fine, ma un mezzo; come tale, deve essere e rimanere ordinato al fine, il quale consiste nella formazione ed educazione perfetta ed equilibrata di tutto l'uomo, cui lo « sport » è di aiuto per l’adem pimento pronto e gioioso del do vere, sia nella vita del lavoro, che in quella della famiglia. Con un rovesciamento lamente vole dell’ordine naturale alcuni giovani dedicano appassionata mente tutto il loro interesse e tutta la loro attività alle riunioni e alle manifestazioni sportive, agli esercizi di allenamento alle gare, mettono tutto il loro ideale nella conquista di un « campiona to », ma non prestano che un’at tenzione distratta e annoiata alle (Segue a pag. 2)
IL DISCORSO DI PENTECOSTE Dopo una lunga e laboriosa pre parazione durante il periodo della prigionia di Roma, il Centro Spor tivo Italiano venne alla luce du rante l’estate dell'anno scorso e dif fuse rapidamente i suoi Comitati Regionali, i suoi Uffici Diocesani e le sue Unioni Sportive in tutta l’Italia centro-meridionale. Mentre ora si appresta ad estendersi nel l’Italia del Nord, il Centro Sportivo Italiano riceve il più alto viatico: la parola del Papa. In questo momento storico nel quale preoccupazioni enormi gra vano sulle coscienze e sembrano di stogliere l'attenzione da tutto ciò che non ha un’ importanza imme diata, il discorso del Santo Padre sullo sport rappresenta, oltre al re sto, un gesto di grande signorilità e di grande intelligenza. Che il Pa store delle anime Sappia distoglie re la sua mente dai problemi più assillanti per occuparsi con quel l'amore e con quella gioia che do menica abbiamo appreso dalla pa rola e anche letto sul Suo volto, è un gran monito per tutti e spe cialmente per i cattolici di azione. Questo gesto del Sànto Padre, vera mente ispirato al « fair play » spor tivo sembra dire che le soluzioni più difficili si raggiungono talora con i mezzi più semplici, che ci sono nel mondo preoccupazioni giavissime ma anche tante occa sioni per distendere gli animi e per stabilire un'atmosfera più re spirabile, che un'occasione di que sto genere, aperta a tutti e capace di fare del bene a tutti, è rappre sentata dallo sport. Da Pio XI, che anche il discorso di Pio XII ha ri cordato, avevamo ascoltato più volte le lodi dell'esercizio fisico e sopratutto dell’alpinismo, ma la Su prema Autorità spirituale non ave va ancora tracciato un quadro dot trinario così completo e preciso in torno al significato che lo sport as sume di fronte al pensiero cri stiano. La posizione coraggiosamente as sunta dal Santo Padre può essere
considerata come un battesimo dello sport, poiché il discorso di Pentecoste traccia la fisionomia cri stiana dell'esercizio fisico e sembra affidargli una consegna, quella di preparare tanti corpi e tante anime a ricevere più docilmente e frut tuosamente l’annuncio evangelico. Il discorso del Papa rappresenta un gesto di grande intelligenza per chè toglie ogni incertezza nel clero e nei laici che si prodigano nell’a postolato e che, preoccupati di ciò che è più importante ed essenziale come i valori soprannaturali, ri mangono talora perplessi di fronte alle attività sportive che possono essere considerate troppo superfi cialmente come dei perditempo o addirittura come dei pericoli. La parola del Pontefice è altamente indicativa e sollecitatrice. Senza dire poi che il valore del discorso supera vastamente i confini del mondo ove lavorano i cattolici or ganizzati per interessare, come ha interessato, tutti gli sportivi d'Italia e di fuori. Il mondo dello sport ha sentito il grande regalo ricevuto dal Papa che, sulla soglia di un ordine nuovo, attesta Io sport fra le forze corroboratrici e unitive della società. Mentre nessuno par la di sport oggi, se non con una certa degnazione e con molta su perficialità, il Papa lo accoglie, lo studia, lo consacra, e lo presenta come strumento prezioso per la ri conquista della vera pace. Si tratta di una svolta nella storia dello sport e di una svolta in ascesa perchè nobilita la concezione dello sport di fronte all’opinione pubbli ca e nella coscienza degli sportivi. Il Centro Sportivo è molto lieto e fiero che la bontà e l’autorità del Santo Padre gli abbia consen tito di rendere un servizio non pic colo allo sport e, confortato da questo pensiero, illuminato da tan ta luce, riprende il suo cammino per assolvere alla sua missione.
Luigi Gedda