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Stadium n. 1/1964

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un buon anno comincia dal mattino Esattamente un buon anno inizia dal mattino del 1. gen­ naio: un mattino sereno, tranquillo, senza eccessive preoccupazioni... E’ un augu­ rio per tutti i dirigenti, con­ sulenti, atleti del Centro Sportivo Italiano che inizia­ no un nuovo anno di attivi­ tà, incontri, gare in un cli­ ma di gioiosa e dinamica amicizia. Proprio i dirigenti sono chiamati quest’anno ad un impegno di maggiore respon­ sabilità, a un lavoro in pro­ fondità non tanto per avvi­ cinare allo sport il più gran numero di ragazzi e di gio­ vani, ma soprattutto per creare nuovi dirigenti spor­ tivi, tecnici, allenatori, re­ sponsabili di comitato, di unione e gruppo sportivo... Bisogna credere nello sport non come un diversivo della vita quotidiana, ma come un elemento di grande impor­ tanza nell’educazione dei gio­ vani. E non si educa senza mae­ stri: i maestri dei ragazzi

nello sport sono i dirigenti, le nostre migliaia di diri­ genti di tutta Italia che han­ no dato e daranno sempre il meglio di loro stessi per il Centro Sportivo Italiano, senza badare a rimetterci di tasca propria, a perdere il sonno, ad impegnarsi econo­ micamente al di sopra delle loro possibilità, in povertà di mezzi, ma con ricchezza di entusiasmo. La generosità dei dirigenti del CSI è ormai proverbiale: non c’è Comitato che non ab­ bia avuto la sua ’’prova del fuoco” e ne sia uscito inden­ ne, magari con qualche pic­ cola scottatura esterna, ma con lo spirito acceso, con le idee più chiare, con un im­ pegno più deciso. Voi, dirigenti, avete fatto grande il Centro Sportivo perché attraverso le sue atti­ vità ha raggiunto ormai la ci­ fra di 150.000 atleti e dirigenti (un’ottima parte in quella sparuta percentuale di giova­ ni che in Italia praticano lo sport); lo avete fatto grande

perché è l'unico Ente di Pro­ paganda che unitamente alle sue attività lancia le idee fondamentali dello sport edu­ cativo, ne difende resistenza, ne esige il rispetto, ne pro­ pugna la diffusione. E’ gran­ de perché con il suo entu­ siasmo richiama masse sem­ pre più numerose di giovani; è grande perché è il vivaio più sincero e fecondo dei nuovi azzurri d’talia: i più seri e impegnati tricolori hanno fatto il loro primo passo sportivo nel CSI. Il Centro Sportivo Italiano è il maggiore degli Enti dì Propaganda e, insieme ad es­ si, raccoglie la metà degli sportivi italiani ad ogni unio­ ne, società o gruppo sporti­ vo appartengano comprese anche le Federazioni, escluse naturalmente, per i ben noti motivi, la caccia e la pesca. Ora ci sembra che non ab­ biamo soltanto bisogno di elogi e comprensione a paro­ le, ma di un concreto inte­ ressamento, di chiare fonti

finanziarie, non di elemosine o contributi aleatori alla mercé di bilanci in espansio­ ne o contrazione. Siamo tutti d’accordo che è necessario un intervento dello Stato in maniera com­ pleta e programmatica, sia­ mo d’accordo che gli Enti di Propaganda hanno bisogno di un riconoscimento giuridi­ co che li metta in grado di lavorare con la sicurezza di qualsiasi altro Ente italiano, siamo d’accordo che le en­ trate del CONI si sono con­ tratte in questi ultimi tem­ pi ed è necessario fare delle economie, ma non crediamo di aver mai scritto che pos­ siamo fare a meno delle en­ trate che fino ad oggi ci so­ no pervenute non per carità cristiana (almeno lo speria­ mo) ma per un diritto mo­ rale che abbiamo acquisito in venti anni di attività. E crediamo che risparmia­ re sugli Enti di Propaganda il CONI non se lo sogna nep­ pure, dato che sui 7 miliardi del suo bilancio, questa voce

occupa appena il 4%, il che sarebbe un ben magro rispar­ mio! Ed è per questo che sia­ mo sicuri che certe interpre­ tazioni di un nostro articolo sul numero passato siano elucubrazioni notturne di un collega, e non il pensiero uf­ ficiale del CONI. Gli Enti di Propaganda hanno il diritto alla loro esistenza e al loro lavoro: le parole dell’avv. Onesti al Consiglio Nazionale del CONI sono state chiare, ma in at­ tesa di precise e concrete li­ nee programmatiche dello Stato, non riteniamo di es­ sere proprio noi, per una così esigua parte del bilancio del CONI, a fare le spese di un regime di austerity di cui nessuno di noi ha la respon­ sabilità. E ricordiamoci che è il Centro Sportivo Italiano che lo dice: i suoi atleti, i suoi dirigenti operosi e appassio­ nati. Sarebbe triste cominciare un anno in modo diverso. Corrado Bigg


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