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ANNO LVII - N. 1 - 20 GENNAIO 1963 - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE GRUPPO II - QUINDICINALE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO
« Non siamo puri », hanno affermato in recenti interviste alcuni nostri campioni di Atletica, come Berruti, Morale e Ottolina, riferendosi alla ormai famigerata questione del dilettantismo e professionismo. Ed han no aggiunto che in futuro potranno esserlo sempre di meno. Su Tuttosport Gian Paolo Ormezzano ha scritto a caratteri cubitali: «E’ bene guardarci negli occhi e dire, no nostante buonanima di De Coubertin: alle Olimpiadi l’importante non è partecipare ma vincere ». Non possiamo dar loro torto, anzi, dicia molo chiaramente, a nostro parere hanno ragione. Un momento, amici lettori, prima di voltar pagina scandalizzati. Si può onestamente pretendere che un Berruti ripeta l’éxploit delle Olimpiadi ro mane, o un Morale quello dei campionati europei di Belgrado, impegnandosi seria mente, in questo frattempo, negli studi uni versitari che ambedue hanno intrapreso? E che senso avrebbe partecipare a una olim piade moderna, cioè ad una assise dello sport in cui i primati hanno ormai rag giunto misure prossime ai limiti umani, senza la speranza di piazzarsi in posizioni almeno vicine a questi limiti? Allora? Allora è ragionevole sperare che giunga presto il giorno in cui saranno net tamente distinti i settori dello sport del re cord e dello sport-spettacolo, settori che portano inevitabilmente al professionismo, dallo sport ricreativo, educativo e dopola voristico dei dilettanti autentici. Poco male sarà avere due olimpiadi distinte, o quello che potrà sostituirle; in compenso però si potranno avere due distinti settori di la voro nell’organizzazione sportiva, due di stinti modi di concepire e curare lo sport, infine due distinte voci di spesa Scompariranno, cioè, i comodi paraventi del prestigio nazionale, dei miliardi in cal derone, e via discorrendo. « Dobbiamo dunque continuare a dannar ci l’anima dietro questi piani (per la dif fusione dello sport, N.d.R.) che puntual mente restano incompiuti non per sprovve dutezza di chi li traccia, non per apatia o per scarsa ricettività dei giovani, ma per la insensibilità, la indifferenza, la pochezza di chi dovrèbbe far seguire alle facili tiretere salottiere, comiziali e parlamentari i fatti concreti che si identificano con un inter vento statale per impostare e risolvere il problema fondamentale dello sport ricreati vo e formativo e dell’impegno del tanto con clamato ’’tempo libero”? ». Parole stralciate dall’intervento del Co mandante Giosuè Poli, Presidente della FIDAL, all’ultimo Consiglio Nazionale del CONI. Per parte nostra aggiungiamo una cosa: continueremo imperterriti a dannar ci l’anima.
A proposito dei fattacci accaduti nella prima domenica del nuovo anno in gran parte dei nostri campi da gioco, Rizieri Grandi su II Messaggero ha scritto un bre ve commento che riportiamo testualmente. « Il 6 gennaio è stato dato fondo a tutte le cattiverie, le animosità, le brutalità. E speriamo che più che le ingiunzioni di Giulini agli arbitri e agli uomini dalla ban dierina, i dirigenti abbiano esortato i gio catori ad essere dei professionisti, degli uomini che i bambini guardano... », e il buon senso, vogliamo aggiungere, esorti il pub blico a non costringere i nostri figli a fare spiacevoli paragoni con gli spettatori degli antichi ludi gladiatori.
a cura dì Duilio (Umetti
e i giovani stanno a guardare E’ uno spettacolo! Tutto è uno spettacolo: le grosse partite di campionato, il comporta mento del pubblico agli incontri federali di pallacanestro, il ’’cauto” interessamento dei governo nelle soluzioni dei problemi giovanili, le colonne dei quotidiani sportivi... E i giova ni sono gli spettatori di queste commedie, tragedie e spesso farse che hanno caratterizzato l’inizio del 1963, Non vogliamo affermare che lo sport sia un toccasana per risolvere ogni situazione di cri si giovanile, ma possiamo considerarlo un valido elemento equilibratore in una società che si sta allineando alla morale cinematografica e scandalistica quotidiana. Ma lo Stato non ci sente da questo orecchio: continua a contribuire con centinaia di milioni alla diffusio ne di pellicole come ’’Femmine di lusso” (51 milioni) o ”La garçonnière” (99 milioni) o ancora ’’Schiave bianche” (programmazione obbligatoria) e così via per un centinaio di titoli dello stesso tipo. E ciò in ragione del principio per cui « lo Stato deve contribuire eco nomicamente alla creazione e alla proiezione di opere filmiche necessarie o almeno utili al bene comune e che altrimenti non potrebbero sorgere ». Forse le sport per lo Stato non rientra neppure in quest’ordine di bene comune. Intanto la legge sugli impianti sportivi andrà presto in discussione, passerà, il ministro competente andrà in brodo di giuggiole perché avrà un altro elemento per la sua campagna eletto rale, e poi?... , Non bastano gli impianti sportivi, non bastano gli alti interessamenti: occorre una co scienza sportiva, occorrono insegnanti, educatori nel vero senso della parola, occorre dare all’attività sportiva il posto giusto nel complesso delle iniziative per la gioventù. E i giovani rimangono a guardare: lo Stato non si sente in dovere di offrir loro-altro che quel genere di films ’’utili al bene comune” di cui sopra e per i quali impegna centinaia di milioni. Corrado Biggi