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È innegabile che negli ultimi 10 anni ci sia stata una riduzione del numero di imprese attive nel comparto moda, specialmente se parliamo di retail. Dal 2013 al 2023, infatti, tali realtà sono calate del 23,6% passando da oltre 121mila a poco più di 92.500. Di pari passo vanno le aperture di nuovi negozi abbigliamento e calzature che risultano più che dimezzate rispetto a dieci anni fa (da 5.516 nel 2013 a 2.167 nel 2023). Un calo che, sebbene in percentuale minore (-11%) trova riscontro anche se consideriamo il commercio al dettaglio nella sua totalità: 812mila le imprese nel 2013 contro le 719mila del 2023 (numeri che escludono solo il segmento di autoveicoli e motocicli). Non si è, inoltre, ancora tornati ai livelli di spesa pre-covid riferita a vestiario e calzature: era di 115 euro mensili a famiglia nel 2019 (per un fatturato totale di 64 miliardi di euro), è stata di 97 euro nel 2023, con un -15%. Questi alcuni dei dati presentati nel convegno “Commercio di prossimità settore moda: innovazione, sostenibilità, identità e futuro”, organizzato da Fismo, la Federazione dei negozi di abbigliamento Confesercenti, lo scorso 22 novembre a Roma.
Se focalizziamo l’attenzione invece sul segmento dell’alta moda e del lusso, continua a permanere un segno positivo, anche se di certo meno marcato rispetto solo ad alcuni mesi fa. Il quadro che emerge dai ricavi delle società quotate del lusso in Europa, quelli dei primi nove mesi del 2023 e quindi senza indicazioni sulla redditività, è più complesso e ricco di sfumature rispetto a quello che avevano dipinto le semestrali, che pure contenevano i dati sugli utili. Il settore continua a crescere, ma nel terzo trimestre c’è stato (quasi) per tutti un rallentamento, più o meno evidente e solo in parte compensato dalla spinta ricevuta dal periodo gennaiogiugno, con conseguenti revisioni della guidance per l’intero esercizio ed estrema prudenza sulle previsioni per il 2024, dove le parole più citate sono incertezza e incognite geopolitiche.
Come agire e come prepararsi ad affrontare le sfide del prossimo futuro in scenari così mutevoli e sfidanti come questi? Alcune risposte le troviamo nella bella intervista che vi presentiamo sul numero conclusivo dell’anno di HUB Style (permetteteci, a proposito, di ringraziare i sempre più numerosi brand che hanno supportato con continuità e qualità il progetto anche quest’anno e le nostre decine di migliaia di affezionati lettori, tra operatori e pubblico finale). Protagonista di uno dei nostri numerosi faccia a faccia è stato tra gli altri Giulio Felloni, presidente nazionale di Federazione Moda Italia, che rappresenta nei settori tessile, abbigliamento, calzature e accessori circa 30mila imprese con oltre 72mila addetti impiegati.
Tra i tanti e importanti temi toccati quello di un auspicato nuovo patto di filiera dove sia possibile instaurare una forma di collaborazione tra produttori manifatturieri, agenti e rappresentanti e operatori commerciali, per essere partner di un progetto volto allo sviluppo e alla crescita dell’intero settore e non alla chiusura dei negozi e alla perdita di quote importanti di mercato. “Il ruolo dei fashion retail oggi è ancora cruciale”, afferma Felloni. “Ha sicuramente un ruolo economico di primissimo valore per il Pil italiano, ma è altrettanto importante la funzione sociale svolta dai negozi di prossimità. La presenza di attività commerciali all’interno delle città, dei paesi e dei centri storici rappresenta la vitalità dei nostri comuni divenendo parte integrante di un progetto turistico. La qualità e l’attenzione alle nostre vetrine, alla formazione del personale, alle informazioni e consulenze gratuite per i consumatori saranno valori sempre più apprezzati in un mondo che si orienta velocemente al digitale”. Parole che ci sentiamo di sottoscrivere e condividere in pieno. Perché è mantenendo sempre una grande attenzione al dettaglio, inteso nella doppia accezione di punto vendita e di “particolare”, che il settore della moda nella sua totalità potrà garantirsi un’evoluzione sana e un futuro ancora prospero.
BENEDETTO SIRONI
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Phoebe Philo, debutta con la sua omonima casa di moda, andata subito sold-out. Direttrice creativa di Chloé dal 1997 al 2006 e di Céline dal 2008 al 2017, e di, ha ufficialmente debuttato con il suo omonimo brand. Sei anni dopo l’addio alle passerelle di Céline, una delle designer più apprezzate del XXI secolo debutta con la sua linea omonima, solo online. Un concept esclusivo visibile già dall’e-commerce in cui è necessario iscriversi prima di iniziare la navigazione, senza dimenticare i prezzi da capogiro accessibili solo per pochi.

CAPSULE DEL PROGETTO FUTURE73
Timberland e Christopher Raeburn uniscono il loro know-how per l’ultimo step del progetto Future73. L’iniziativa ha coinvolto sei creativi per reinterpretare l’iconica silhouette in chiave futuristica. L’ultimo drop è realizzato in collaborazione con lo stilista londinese Christopher Raeburn, con un’attenzione particolare nei confronti del pianeta. Lo stivale Pull-On Timberland x Christopher Raeburn Future 37 è ispirato alle vele del paracadute, materiale iconico del marchio, attraverso la trasformazione di materiali già esistenti in design originali.

DEL MONTE BIANCO
Giunge al secondo step “Save the Glacier”. Un progetto nato dalla col laborazione tra Alberta Ferretti e Skyway Monte Bianco iniziato a gennaio 2023. Una capsule collection di maglioni esclusiva, il cui ricavato delle vendite sarà destinato alla cura e alla salvaguardia dei ghiacciai. Grazie a questo contributo è stato possibile pulire diversi punti del ghiacciaio. Le Guide Alpine di Courmayeur hanno infatti raccolto circa 3.000 kg di rifiuti che rischiavano di compromettere la salute e la bellezza del luogo.

UNA PARTNERSHIP COLORATA
Nimè presenta una particolare capsule in collaborazione con Collanine Colorate, brand artigianale di accessori, collanine e bracciali, realizzati a mano che si pone l’obiettivo di portare gioia e colore nella vita di tutti i giorni. Protagonista di questa capsule è l’iconico crop top Demetra del brand di lingerie, realizzato in morbido ed elasticizzato tulle italiano trasparente. Un vero e proprio elogio a tutti i corpi femminili, proposto nelle varianti lilla, grigio salvia e nero, arricchito nelle maniche con due “bracciali” di pietre preziose.
“ANCORA NOTTE” È LA PRIMA COLLEZIONE EVENINGWEAR FIRMATA DE SARNO
Sabato 4 novembre, personalità del mondo dell’arte, del cinema, della moda e dello spettacolo si sono riunite al Los Angeles County Museum of Art (LACMA) per rendere omaggio all’artista Judy Baca e al regista David Fincher. Qui è stata presentata Gucci Ancora Notte, un elogio alla vita dopo il tramonto. 12 abiti da sera che arricchiscono la nuova visione del brand, sotto la direzione creativa di Sabato De Sarno. Tornano i micro shorts, contemporanei abiti di crêpe fluida, un omaggio agli Anni ‘90. Minidresses, cappotti, inserti in pizzo, frange perlinate e abiti in cady con scollo a camicia infiocchettata: una riflessione sui confini sfumati del dailywear e dell’eveningwear. Tutto dipende solo da come li si indossa.



Il marchio milanese di gioielli Bea Bongiasca sigla una nuova partnership con Philosophy di Lorenzo Serafini. Colore, allegria e creatività sono gli ingredienti chiave della capsule collection. Piccoli capolavori di design dallo spirito easy-chic e spensierato, in oro nove carati, declinati in una palette vibrante in cui il rosso e il lilla si alternano in modo armonico. Elemento iconico che unisce le due realtà è il fiore che ritorna nella collana con pendente e nel maxi orecchino Flower Power.


Il denim brand di Amsterdam Benzak Denim Developers e la storica azienda tessile italiana Candiani Denim, fondata nel 1938, lanciano una nuova limited edition Selvedge, che ha debuttato questo novembre presso il Candiani Denim Store in piazza Mentana 3. Utilizzando alcuni tessuti cimosati della linea Candiani RISERVA, il team Benzak ha realizzato capi ispirati ad alcuni modelli del brand olandese. Un pantalone chino, due overshirt militari e tre giacche, una delle quali creata per una recente collaborazione con Bonne Suits.
Un legame profondo unisce Popcaan con Clarks Originals. Per la sua prima collaborazione con il brand, l’artista reinterpreta la Wallabee Boot. Un’icona reinventata per la generazione di oggi. Ribelle nella musica come nello stile, l’artista esprime la sua audace estetica attraverso una vivace stampa camouflage. La scarpa riporta la scritta “Unruly” e i fobs co-brandizzati, in colore rosso e nero, con le iconiche cuciture artigianali e suole in crêpe, tipiche di Clarks.


Per la stagione estiva 2024 Montecore introduce per la prima volta AēroTwill, l’inedito tessuto tecnico, waterproof, sviluppato in esclusiva dal brand stesso. Materico e duttile, dalla trama simile alla lana ma dotato di eccezionale elasticità, è il risultato di anni di ricerca e collaborazione con una rinomata società di filatura giapponese.

È una proposta lifestyle completa quella creata per la FW 23 da Canada Goose e il brand di streetwear Concepts. Una collezione che offre un total look, tra cui il Crofton Vest, il Crofton Puffer, il Waist Pack coordinato e il Crofton Puffer Boot per la prima volta in collaborazione con un marchio. Altra novità è il nuovo modello creato in esclusiva, il Track Pant. La capsule è stato progettata per offrire calore senza peso, mantenendo leggeri i piedi in ogni stagione. Quest’ultima edizione rappresenta l’evoluzione della partnership di lungo corso tra le due label e offre una linea streetwear, ma al tempo stesso elegante, in una varietà di stili. Disponibile per un periodo di tempo limitato.

NEL CUORE DI MILANO
Eleganza contemporanea espressa in abiti di alta qualità. Il nuovo brand Oratio si distingue con il suo stile nelle occasioni informali come in quelle più speciali, creando outfit che sono perfetti in qualsiasi momento, versatili, ma altamente personalizzati in ogni dettaglio. Il marchio ha inaugurato la sua prima boutique nel cuore di Milano, al civico 22 di via Santo Spirito. Lo spazio si estende in una superficie di 360 mq, suddivisi in due livelli, in cui la morbidezza e i colori della collezione dialogano con la geometria e la scelta materica dell’ambiente, un’esperienza tattile, non solo visiva.

IL DEBUTTO ITALIANO
DI NUDE PROJECT
Nude Project, il nuovo brand streetwear spagnolo, apre il primo monomarca italiano a Milano. Uno store di 80 mq al civico 64 di Porta Ticinese. Punto di riferimento della Gen Z, il brand offre prodotti di alta qualità attraverso uno stile contemporaneo legato alla scena hip-hop e dello skateboard, che ben riflette il quartiere giovanile in constate espansione scelto dalla label per il suo debutto italiano.


SI CONSOLIDA IN GERMANIA
Il brand fiorentino conclude l’anno spingendo l’acceleratore in Germania, a Monaco, con un pop up e una vetrina dedicata nello storico departement store premium luxury Lodenfrey. Duno consolida così la rete retail tedesca, nel Paese in cui è distribuito a livello capillare con 200 negozi multibrand. Dal design immediato e impattante la vetrina e il pop up, ubicato nel piano basement del departement store, espongono i capi iconici del marchio e le novità della collezione FW 23/24. “Visto i risultati in questo Paese, abbiamo deciso di rafforzare il mercato e la nostra immagine sia a livello comunicativo che commerciale, ma questo sarà solo l’inizio di un percorso che ci vedrà consolidare e potenziare il nostro marchio wolrdwide” dichiara Chris Wang, ceo di Duno.

Valentino inaugura un nuovo flagship store in Madison Avenue, continuando il suo sviluppo retail internazionale lanciato nel 2022. Madison Avenue rappresenta una location strategica per il brand, segnando un importante momento d’approccio retail in tutto il mondo. Lo spazio si estende su una superficie di 1.142 mq, distribuiti su tre piani: meno uno, piano terra con mezzanino e primo piano. Ogni piano è incentrato su una narrativa visiva basata su composizioni cromatiche e palette materiche ben selezionate, con un focus particolare sul colore rosso, simbolo iconico della Maison.

Cruna apre a Como il secondo monomarca, dopo quello di San Pantaleo in Sardegna e cresce di circa il 70% nel 2023, raggiungendo la doppia cifra sia in Italia che all’estero. Lo store comasco, sito nel cuore dello shopping cittadino, si sviluppa su due piani dedicati alle collezioni uomo e donna e si contraddistingue per un interior design contemporaneo e ricercato, caratterizzato da materiali e colori caldi e avvolgenti.

Informali, versatili, contemporanei. Con la loro iconica toppa, i pantaloni Jeckerson raccontano una storia fatta di creatività senza tempo ed esperienza, che guarda al futuro con uno sguardo internazionale e punta sulla collezione donna di Valeria Oneto

Un nuovo corso è in atto per Jeckerson, ricco di ambiziosi progetti. Il marchio storico, fondato nel 1995 dai fratelli Carlo e Alessandro Chionna, nasce come label di pantaloni pensati per i giocatori di golf, con l’inedito particolare della toppa di pelle posizionata sulla coscia, per consentire ai giocatori di asciugarsi le mani prima dello swing, senza perdere la concentrazione. Dopo grandi successi e varie vicissitudini, il brand viene acquisito nel 2021 da Sport Fashion Service, società che fa capo alla investment e merchant bank Mittel, con l’obiettivo di ridefinire i canoni della label, mantenendo costante il suo spirito di innovazione, la creatività e la voglia di libertà. Un viaggio che parte dall’heritage dell’azienda, che reinterpreta in chiave contemporanea i modelli iconici del mondo del pantalone, blue jeans, chinos, cinque tasche, cargo e punta a recuperare un posizionamento premium, che da sempre lo contraddistingue. I pantaloni Jeckerson sono caratterizzati da ricerca dei materiali, del comfort e del fit. Elementi di un guardaroba versatile, contemporaneo e improntato sulla sperimentazione. Un’operazione che ha un forte legame con le sue origini. La società neo-proprietaria, vede come azionista di riferimento proprio Franco Stocchi, co-fondatore della label e parte attiva del suo successo commerciale dagli esordi e fino ai primi Anni 2000. Con l’obiettivo di recuperare il suo posizionamento premium, di espandersi a livello internazionale, implementando la collezione donna e di superare i 12 milioni di euro di fatturato nel corso delle prossime due stagioni. Ma è siglata anche dal ritorno alla direzione artistica, proprio con la collezione AI 23/24, di Mauro
Quando nasce Jeckerson? Fondato a Bologna da Carlo e Alessandro Chionna nel 1995, Jeckerson nasce come marchio di pantaloni pensati per i giocatori di golf, con un particolare inedito: una toppa di pelle posizionata sulla coscia, per consentire ai giocatori di asciugarsi le mani prima dello swing, senza perdere la concentrazione. Spinti dalla passione e dall’entusiasmo, i fratelli Chionna confezionano e vendono personalmente sul green i primi modelli. Il successo tra i circoli di golf è immediato, aumentano gli ordini e arriva anche il primo produttore, Franco Stocchi. Sarà poi Giannettore Cantarelli, il primo ad della società, personalità carismatica e travolgente, a introdurre il concetto di lifestyle. Grazie alla novità dell’utilizzo di colori vivaci e alla sperimentazione dei cotoni stretch, il pantalone Jeckerson diventerà un capo iconico in grado di vendere più di un milione di pezzi all’anno. Già negli Anni ’90 e 2000 il brand ha un approccio avanguardista, con progetti di collezione a 360 gradi, che generano un universo valoriale e stilistico: un mondo dove il consumatore potesse riconoscersi. Nacquero contaminazioni culturali, esperienze immersive e collaborazioni, all’epoca fuori dall’ordinario.
Come vuole posizionarsi oggi?
Il brand è oggetto di un importante piano di trasformazione, scaturito dall’acquisizione del marchio, finalizzata nel 2021 da parte di Mittel,



holding di investimenti industriali quotata alla Borsa di Milano. Quest’operazione ha di fatto, un forte legame con il brand delle origini: l’azionista di riferimento Franco Stocchi, è anche il co-fondatore di Jeckerson nonché parte attiva del suo successo commerciale dagli esordi e fino ai primi Anni 2000. L’obiettivo che ci siamo dati è quello di crescere su due fronti: espansione internazionale e implementazione del business legato alla collezione donna. Con nuovi progetti, capaci di restituire a Jeckerson il posto originariamente occupato nel canale del luxury wholesale, portando il fatturato a superare i 12 milioni di euro nel corso delle prossime due stagioni. Mittel controlla Jeckerson da settembre 2021, con lo scopo di ridefinire i canoni del marchio di pantaloni, mantenendo costante il suo spirito di innovazione, la creatività e la voglia di libertà.
Cosa l’ha spinta a tornare alla guida creativa del marchio dopo molti anni?
È stato per me molto gratificante essere richiamato dalla proprietà per occuparmi del rilancio del brand, sia per motivi personali che affettivi. Parliamo di un marchio con il quale ho avuto la fortuna di vivere momenti entusiasmanti, ma soprattutto per la solidità e il percorso del progetto basato su un piano strategico a medio lungo termine.
Quali sono i valori su cui è basata la label?
Ci piace differenziare i valori in due categorie: quelli tangibili, qualità, ricerca dei tessuti, dei materiali, dei trattamenti, cura dei dettagli, vestibilità e soprattutto autenticità, e quelli intangibili, relativi al nostro heritage, alla cultura d’ispirazione internazionale, all’esperienza, allo stile, alla contaminazione culturale, all’innovazione e alla personalità.
Ci parla della cifra distintiva del brand? Come è stata resa contemporanea?
L’attenzione e la cura minuziosa per i particolari sono gli elementi distintivi del viaggio creativo del marchio e coprono tutte le fasi di realizzazione: dalla progettazione del capo alla definizione dei set di finiture. Un pantalone Jeckerson racconta una storia fatta di cre-

A sinistra: una foto della campagna
AI 23/24
A fianco: uno scatto della collezione prossima PE 24 di Jeckerson
atività senza tempo, comfort ed esperienza. La collezione recupera ed esalta i valori del brand con un lavoro che tende a rispettare lo storico savoir-faire, legato alla ricerca della qualità dei materiali, del comfort e del fit. Il marchio trasforma i modelli della tradizione in capi sofisticati, funzionali e dall’estetica senza tempo, grazie alla cura dei dettagli, all’esplorazione nel mondo dei colori e dei materiali di alta qualità. Il rebranding, parte proprio dal nostro logo: la lettera “J” resta il simbolo, reinterpretata in chiave contemporanea, dove il corpo della lettera è dato dalla forma della toppa che diventa parte fondamentale del logo. Non più semplice iniziale del nome, ma elemento grafico forte e distintivo, ricamato quindi sulle salpe, sulle etichette, sui cartellini e sui capi. Parte integrante della nuova brand identity di Jeckerson.
Chi è il cliente Jeckerson? Quanti anni ha?
Non ci piace identificare il nostro target in termini di età, preferiamo descriverlo secondo la sua attitudine. Jeckerson ha una personalità sofisticata e ricercata, ci rivolgiamo a un consumatore attento alla qualità, allo stile, alla vestibilità, ai dettagli, che viaggia, sperimenta e si lascia guidare da emozioni e sensazioni. Un pubblico che parte dai 30 anni, con un bagaglio di esperienza che lo spinge a cercare un prodotto nel quale rispecchiarsi. Stiamo facendo importanti investimenti per restituire al marchio un posizionamento premium.
In percentuale conta più l’uomo o la donna?
Attualmente pesa ancora di più l’uomo, ma puntiamo ad assumere una quota importante anche nel mercato donna.
Come affrontate il tema della responsabilità ambientale e sociale?
Pur sapendo che la sostenibilità è un percorso lungo, siamo fortemente motivati a ridurre l’impatto ambientale stagione dopo stagione. Un’attenta selezione dei materiali e un utilizzo più consapevole di processi produttivi altamente energivori (come lavaggi denim) hanno già portato i primi risultati incoraggianti: attualmente il 30% della collezione può essere definita “eco”. La strada è ancora tanta, ma la qualità assoluta e l’estetica senza eccessi dei pantaloni rappresentano la principale garanzia che il cammino verso una collezione sostenibile e consapevole è per il brand un traguardo possibile.
Quanto è importante per voi la ricerca e l’innovazione?
Sono molto importanti e lavoriamo su questi obiettivi ogni stagione a più livelli: collaboriamo con i nostri fornitori di tessuto per la cre-


azione di articoli esclusivi, sperimentiamo lavaggi e trattamenti con tintorie specializzate, sviluppiamo coloriture e tecniche tintoriali particolari per rendere i nostri 5 tasche unici e, molto importante, sviluppiamo in partnership con alcuni nostri fornitori di riferimento progetti di denim riciclati e cotoni eco.
Quali sono le novità delle prossime collezioni?
A Pitti di gennaio presenteremo la prossima collezione FW 24/25, il cui core si conferma il pantalone con l’iconica toppa. Nelle ultime stagioni, specialmente per la donna, le evoluzioni dei fit hanno segnato una proposta di stile attuale e contemporaneo. La selezione dei tessuti è molto articolata, con confortevoli cotoni stretch presentati in tintura diretta per enfatizzare la palette colori. Ma anche una ricerca di cotoni Tencel con tintura old, per creare cromatismi sofisticati. Ampio spazio ancora al denim: comfort e trattamenti sono le linee guida che hanno portato a sviluppare nuovi modelli uomo e donna, dove linee e volumi definiscono l’identità di Jeckerson. Partendo dal rinse troveremo capi in lavaggi middle blue, light blue, vintage e black. L’elemento più importante nella stagione invernale 24/25 sarà la presentazione dei velluti tinti a pigmento, oltre a innovative qualità dall’effetto floccato.
Da cosa prende ispirazione Jeckerson per i suoi pantaloni? Sicuramente dal nostro heritage, con un giusto mix con le evoluzioni dettate dalle trasformazioni del mercato. Il cliente è sempre al centro dei nostri pensieri e sviluppiamo ogni stagione silhouettes, volumi, trattamenti, tinture e lavaggi per dare concretezza alle nostre ispirazioni e visioni.
Prossimamente pensate di lanciare dei total look? Attualmente no. Siamo specialisti dei pantaloni e contiamo di rafforzare il nostro posizionamento e implementare un’importante

Sopra: una proposta della PE 24 del brand Alcuni scatti che sottolineano l’attenzione e la cura minuziosa per i dettagli tipici di Jeckerson
distribuzione estera più che estendere la proposta su diverse categorie merceologiche.
Come siete distribuiti? In che direzione state andando?
Da una presenza capillare in tutta Italia, attraverso 450 insegne multimarca, ai nuovi ambiziosi piani di ampliamento della distribuzione a livello europeo, siamo intenzionati a raccontare la nostra storia a tutti migliori retailer indipendenti e department store. Abbiamo un importante progetto di espansione internazionale, che punta in primis all’Europa e passa attraverso la partecipazione a eventi fieristici di riferimento per il settore, come Pitti Uomo a Firenze. La strategia di distribuzione sarà gestita dallo showroom direzionale di Milano, che coordina una rete di agenti, che è stata potenziata e aggiornata. Un percorso che ci porterà ad accrescere la nostra presenza sul canale digitale, a cominciare dall’e-commerce diretto.
Quanto vale il mercato italiano rispetto a quello estero in percentuale?
Attualmente l’Italia è il nostro più importante mercato di riferimento, ma puntiamo in particolare al Nord Europa come macro area sulla quale investire.
Parteciperete a fiere di settore? Sono importanti per il brand? Pitti per noi è un’importante vetrina nazionale, e non, di assoluto rilievo. Esporremo la collezione uomo e donna e ci racconteremo attraverso uno spazio nel padiglione centrale, in linea con l’immagine del brand, contemporanea e sofisticata. Con particolare attenzione alla cura dei dettagli, alla ricerca di arredi di design. Vogliamo creare uno spazio immersivo all’interno del quale i buyer, e tutti coloro che entreranno, potranno toccare con mano, anche attraverso esperienze interattive, il nostro nuovo percorso.
Avete in cantiere progetti particolari di cui volete parlarci?
Stiamo lavorando sul prossimo Pitti Uomo di gennaio e al progetto fotografico per la stagione PE 24. In una fase di re-start, come quella che stiamo vivendo, sono molti i progetti per ridare una visione contemporanea al brand, sia in termini di prodotto, che di presentazione trade, social e di experiece.
A livello di fatturato come avete concluso il 2023? Previsioni per il 2024?
Jeckerson è tornata nei negozi praticamente da settembre per cui non possiamo ancora parlare di fatturati, ma siamo contenti della risposta del mercato.

Dopo un inizio anno con il segno più, negli ultimi mesi il sistema moda ha registrato un trend leggermente negativo rispetto al 2022. Come devono reagire i multibrand? Quali sono le opportunità da cogliere?
di Sara Fumagallo
La filiera della moda, nel nostro Paese, ha un’importanza economica e sociale elevata. Infatti, per la parte industriale vale 109 miliardi di euro mentre per il retail 64,5 miliardi. Per quest’ultimo, il 2023 è stato un anno molto sfidante, tra preoccupazioni e difficoltà. Dopo un primo semestre in rialzo, specialmente i mesi di settembre e ottobre hanno registrato un trend negativo rispettivamente del 6% e 15% a causa delle preoccupazioni dei conflitti internazionali, dell'aumento dei prezzi e delle temperature troppo elevate rispetto alla media di stagione. Nonostante i dati non proprio rosei, si prevede comunque una chiusura dell’anno in moderata crescita, in preparazione a un 2024 all’insegna della cautela e della prudenza. Ne abbiamo parlato con Giulio Felloni, presidente nazionale Federazione Moda Italia.

Qual è, oggi, il ruolo dei fashion retail?
Il ruolo dei fashion retail oggi è cruciale. Gli operatori commerciali della moda devono offrire esperienze uniche, sia online che offline, per coinvolgere e fidelizzare i clienti. Questo mercato ha sicuramente un ruolo economico di primissimo valore per il Pil italiano, ma è altrettanto importante la funzione sociale svolta dai negozi di prossimità. La presenza di attività commerciali all’interno delle città, dei paesi e dei centri storici rappresenta la vitalità dei nostri comuni, divenendo parte integrante di un progetto turistico. La qualità e l’attenzione alle nostre vetrine, alla formazione del personale, alle informazioni e consulenze gratuite per i consumatori saranno valori sempre più apprezzati in un mondo che si orienta velocemente al digitale.
Nel 2022 il settore moda Italia ha fatturato 108,2 miliardi di euro (+16,9% rispetto al 2021). Come si chiuderà il 2023? Sono previsioni difficili che riguardano il settore della moda che, dopo un primo semestre in rialzo, potrebbe vedere a fine anno un rallentamento, seppur moderato. Sul lato della distribuzione commerciale si prevede una diminuzione del fatturato perchè il 2023 sconta una frenata dei consumi interni accompagnata dalle preoccupazioni dei conflitti internazionali, dagli effetti di rimbalzo dell’aumento dei prezzi e da un meteo sfavorevole agli acquisti di stagione.
Il mese di settembre ha registrato un calo delle vendite (-6%) a causa delle condizioni metereologiche eccezionali. Che conseguenze possono subire le boutique? E i fornitori?
Anche il mese di ottobre ha registrato un trend negativo (-15%) e questo comporterà da parte dei retail un ragionamento più approfondito che interesserà le prossime strategie di vendita e anche gli acquisti. Sicuramente, a differenza degli anni passati, non ci sarà una grande partecipazione di buyer alle pre-collezioni autunno-inverno 2024 perché saranno improntati sulla cautela e il rapporto con i fornitori dovrà essere ristrutturato. Bisognerà pensare a nuovi termini di consegna e a nuove tipologie di pagamento in un’ottica di contenimento dei prezzi visto che l’inflazione è più contenuta (1,7% a ottobre 2023), le materie prime non stanno aumentando e il costo dell’energia è diminuito o stabilizzato. Per i fornitori, potrebbe significare un rallentamento temporaneo delle richieste. Per questo sarà sempre più urgente dar vita a un nuovo patto di filiera dove sia possibile instaurare una forma di collaborazione tra produttori manifatturieri, agenti, rappresentanti e operatori commerciali. Occorre, quindi, evitare che il fornitore sia letto come il più temibile e diretto concorrente. Infine, preoccupa la proposta di Regolamento UE sull’obbligo dei pagamenti a 30 giorni anche nei rapporti tra i privati senza possibilità di negoziazione tra le parti. È un’emergenza da affrontare perché le conseguenze sarebbero davvero gravi per tutta la filiera che si basa sul programmato a tutto vantaggio del fast fashion.
In un mercato sempre più competitivo, in cui il periodo dei saldi non è più relegato solo ai mesi di gennaio e luglio ma diluito su tutto l’anno, ha ancora senso avere date prestabilite per l’avvio dei saldi?
Il mercato della moda si sta trasformando in una giungla. Sono segnali che fanno presagire situazioni non molto favorevoli al fashion retail, in cui grandi gruppi e realtà più strutturate potranno sviluppare sull’online un maggior numero di offerte.
Le continue promozioni potrebbero confondere i consumatori e diminuire l’effetto dell’evento “saldi”. Quest’ultimi rappresentano un punto di riferimento a tutela del consumatore finale perché sono regolamentati da precise indicazioni sulla tipologia di merce che deve essere venduta e, in particolare, della stagione in corso.
Made in Italy e sostenibilità. Un connubio che funziona? Sono due temi di assoluta attualità che vengono interpretati anche come chiavi di ripresa e sviluppo della moda. Ritengo che si debbano favorire questi due aspetti e al Tavolo della Moda, istituito presso il Ministero delle Imprese e del made in Italy, come Federazione Moda Italia-Confcommercio abbiamo chiesto al Governo una diminuzione dell’Iva su questi prodotti.
Quale sarà l’andamento del mercato fashion italiano nel 2024? Qualche suggerimento per i negozianti?
Il 2024 sarà un anno all’insegna della cautela e della prudenza, dove si cercherà di comprendere quali saranno i trend di spesa. Ai colleghi, proprio perché il momento è particolarmente difficile, consiglio di investire nella propria attività non solo dal punto di vista economico e del necessario adeguamento tecnologico, ma anche nella comunicazione, nelle vetrine, nella sistemazione del negozio, nella formazione del proprio personale, nel packaging e nell’accoglienza del cliente. E soprattutto, nell’indispensabile partnership con i fornitori che potranno essere collaborativi per la realizzazione di progetti ed eventi anche all’interno dello stesso negozio. In poche parole, motiviamo i nostri collaboratori e clienti con segnali di fiducia, trasparenza e vitalità dei centri storici.
L’intervista integrale la trovate su hubstyle.it


All’interno di uno spazio dal gusto vintage nasce Mulino DockSmart: un vero e proprio concept store che, oltre all’abbigliamento, propone diversi tipi di articoli. Dall’antiquariato all’arredamento, dai vinili e device ai profumi
di Maria Pina Ciuffreda
Un luogo di incontro e scambio che diventa un punto di riferimento per chi non si accontenta della solita routine ma vuole vivere la propria identità al massimo. Mulino DockSmart è questo, una realtà fatta di persone che esprime la cultura dello stile all’interno di uno spazio unico e suggestivo, in cui la ricerca è protagonista. Un hub in cui, dal 2008, prendono vita creatività e funzionalità multi-tasking per offrire un assortimento eclettico di capi di abbigliamento di marchi rinomati ed esclusivi. Un vero e proprio concept store dallo spirito green che si impegna in tal senso attraverso iniziative di upcycling e riciclo. Quali sono i progetti futuri? Ne abbiamo parlato con Fabrizio Elia, titolare del negozio.
Quando e dove nasce Mulino Docksmart? Ci racconti in breve la sua storia.
Mulino DockSmart nasce dalla trasformazione del Docks-Dora, rinvigorito dalla visione innovativa di Fabrizio Elia, fondatore di DockSmart, nel 2008. Si trova nel luogo storico del Docks-Dora, ma è stato significativamente trasformato e arricchito dalla filosofia e dall’approccio di DockSmart.
Quali sono le sue mission e visioni?
La mission è creare un centro di convergenza per diverse attività che rispecchiano la filosofia di DockSmart, enfatizzando creatività, stile e innovazione. La vision è quella di essere un hub culturale e creativo, dove stile, arte e innovazione si fondono, promuovendo sia marchi affermati che talenti emergenti.
Mulino non è solo abbigliamento. Quali mondi coinvolgete nella vostra selezione di articoli?
Oltre all’abbigliamento, Mulino è coinvolto in attività di upcycling e riciclo, come evidenziato dai progetti Santa Tecla Unique e Nuova Sartoria Mulino. Il concept store offre anche servizi di consulenza d’immagine: dalla classica seduta di studio d’armocromia al restyling dell’immagine del cliente attraverso la consulenza di una stlylist professionista. Inoltre, ospita un negozio specializzato, Casa Mulino, dedicato al recupero e restauro di mobili vintage britannici e danesi in collaborazione con Level ’50. Il negozio è anche un centro di noleggio per cinematografiche sia per la location che per gli abiti. Infine, c’è Stamp Lab: una stamperia digitale che promuove l’arte attraverso la stampa su abbigliamento.
Nome boutique: Mulino DockSmart
Titolare: Fabrizio Elia
Indirizzo: via Toffetti, 9 – Milano (20139)
Mq: 400
Sito web: docksmart.it
Marchi più venduti: Akep, Barbour, Blundstone, Diega Paris, Madson km0, Manifattura Ceccarelli


Quali servizi offrite all’interno del vostro spazio? Perché questa scelta?
I servizi offerti includono la vendita di abbigliamento di brand affermati e di casa, progetti di upcycling, un’officina sartoriale per la riparazione e personalizzazione di abiti, e un servizio di stampa digitale per grafiche su abbigliamento. Questa varietà di servizi riflette l’impegno del Mulino nella promozione della creatività, dell’arte e della sostenibilità.
Come descriverebbe il cliente tipo del concept store? Quali sono le sue caratteristiche?
Il cliente tipo del Mulino DockSmart è qualcuno che apprezza sia la qualità che l’originalità. È una persona attenta allo stile, all’arte e alla cultura, che cerca un’esperienza di shopping unica, personalizzata e che va oltre il semplice acquisto di abbigliamento.
Avete in mente progetti futuri?
Tra i progetti futuri c’è il lancio di Mulino Overlook Podcast, un podcast bisettimanale con interviste, conversazioni e monologhi di figure chiave nel mondo dell’abbigliamento. Questa iniziativa mira ad ampliare ulteriormente l’impatto culturale del Mulino, offrendo una piattaforma di discussione e ispirazione per professionisti e appassionati del settore.

Tra lavorazioni handmade e laboratori artigianali, abbiamo fatto una panoramica sul cappello, settore intriso di tradizione e fatto di distretti manifatturieri, intervistando le eccellenze, dalle aziende storiche a quelle più innovative
di Valeria Oneto

In paglia, in feltro, in lana. A tesa larga o stretta. Ma anche coppola o berretto. Il cappello, copricapo per eccellenza, dal forte potere evocativo, sia maschile che femminile, ha fatto la storia del costume. Ma anche il cinema ha giocato un ruolo fondamentale: dall’iconico panama di Humphrey Bogart in Casablanca fino alla coppola portata dalla gang dei Peaky Blinders nell’omonima serie TV. O l’indimenticabile cappello enorme, firmato Givenchy, di Holly Golightly, in Colazione da Tiffany. Ma come sta andando il mercato del cappello in Italia? Dalle stime della Federazione Italiana Industriali dei TessiliVari e del Cappello su dati ISTAT, relativi al periodo gennaio-giugno 2023, quindi primo semestre dell’anno, il comparto del cappello a livello nazionale presenta, rispetto all’anno precedente, un aumento sia per quanto riguarda le esportazioni, 190,1 milioni di euro (+6,1%) che le importazioni, 117,9 milioni di euro (+16,3%). I cappelli di paglia registrano un aumento delle importazioni di 88,2%. Le esportazioni ammontano a 17,9 milioni di euro, con un aumento del 14,5%. I berretti invece evidenziano un aumento delle importazioni al +16,3% e di 6,1% delle esportazioni. Il Paese maggior fornitore è la Cina con 34,8 milioni di euro (+2%), pari al 29% del totale importato. Le esportazioni principali in Francia (34,2 milioni di euro, +41%), Germania (19,1 milioni di euro, +6,4%), Svizzera (17 milioni di euro, -54,3%), Stati Uniti (15,9 milioni di euro, -2,4%), Spagna (9,3 milioni di euro, +25,2%), Corea del Sud (8,9 milioni di euro, +39,5%), Giappone (8,7 milioni di euro +52,3%), Regno Unito (8,2 milioni di euro, -11,7%), Paesi Bassi (5,6 milioni di euro, -1,9%), Polonia (4,9 milioni di euro, +11%). Questi dati sono comparati con quelli a consuntivo dei
1 Come è cambiato il mercato della cappelleria in questi ultimi anni?
2 Quali sono i valori su cui si basa il brand?
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Dove vengono realizzati i vostri cappelli?
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Quanto è importante l’artigianalità per la vostra produzione?
precedenti primi sei mesi del 2022, 2021, 2020 e 2019 (periodo pre-pandemia), e includono gli effetti collaterali dovuti alla persistenza della guerra russo-ucraina, nonostante i mercati di questi due Paesi rappresentino soltanto meno del 3% del totale esportato. Ma, visto il periodo analizzato, rimangono fuori le conseguenze delle tensioni del recente conflitto bellico tra Israele e Hamas. “È importante sottolineare che circa il 70% del valore del settore del cappello a livello italiano, in termini di aziende che sono circa 90, di addetti che sono circa 1400 e fatturato, spetta al Distretto del Cappello Marchigiano (Fermano-Maceratese), dove risiedono oltre l'80% delle aziende del Distretto e circa il 50% di quelle su scala nazionale”, dichiara Paolo Marzialetti, presidente della Federazione Italiana Industriali dei TessiliVari e del Cappello. “Nei primi sei mesi del 2023, ha registrato, per la prima volta dopo il Covid, un rallentamento nel numero dei capi prodotti. Inclusi anche i cappelli di paglia, che hanno fatto i conti nel 2022 con la carenza e scarsità delle materie prime, ma anche con lo sconsiderato aumento dei prezzi delle stesse, diretta conseguenza degli effetti inflattivi e di quelli collaterali di sanzioni e restrizioni dovute alla guerra russo-ucraina” conclude Marzialetti. Ultimo importante problema è quello della scarsità di manodopera specializzata, fondamentale per la vita di queste aziende. Maestranze del sapere artigianale che insegnano ai giovani il savoir-faire e vanno a integrarsi con i nuovi processi di digitalizzazione ed educazione alla responsabilità sociale e ambientale all’interno delle aziende. Abbiamo coinvolto sei aziende del settore per conoscere nel dettaglio le dinamiche di un mercato in continua evoluzione. Ecco cosa ci hanno raccontato.
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Quanto conta il mercato italiano rispetto a quelli esteri? In che direzione state andando?
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Chi è il vostro cliente tipo?
Come avete chiuso il 2023? Previsioni per il 2024?

MAURO BAGLIETTO managing director
BORSALINO
1
È un mercato, quello della cappelleria, che presenta caratteri decisamente peculiari, eterogeneo e in continua evoluzione. In questo senso, Borsalino rappresenta un’eccezione: i nostri competitor non sono solo i brand specialisti, ma anche i grandi gruppi della moda e del lusso.
2
Dal 1857 Borsalino produce cappelli di altissima qualità, rispettando un processo produttivo che si tramanda di generazione in generazione. La qualità senza compromessi, il legame col territorio e la fiducia nel lavoro degli artigiani sono i valori che ci distinguono, insieme alla capacità di ridefinire costantemente

ALESSANDRO GALLO amministratore delegato DORIA 1905
1
Il mercato dei cappelli è cambiato molto in questi anni. I piccoli negozi multimarca faticano, mentre le vendite online sono cresciute e saranno sempre più importanti per i brand. Credo che il futuro sarà caratterizzato da una crescente multicanalità, volta alla soddisfazione totale del cliente, attraverso un’esperienza di acquisto sempre più completa.
2
Il principio fondante di Doria 1905 è rappresentato dall’equilibrata sintesi tra tradizione e innovazione. Un progetto in continua evoluzione e miglioramento, i cui cappelli non sono più semplici copri-
il linguaggio creativo dialogando con le nuove generazioni.
3
Ad Alessandria, nel Sud del Piemonte, dove ci sono le nostre radici e il nostro futuro. Oltre alla manifattura, la città ospita il Museo Borsalino, che custodisce e tramanda i valori di un’impresa pioniera del made in Italy.
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L’artigianalità, che è il nostro tratto distintivo, è un valore inderogabile: per realizzare un cappello in feltro Borsalino sono necessarie sette settimane di lavorazione e più di 50 passaggi manuali. Questo processo produttivo rende possibile da 166 anni la creazione di cappelli di altissima qualità.
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Fin dalle origini Borsalino ha una vocazione internazionale. Il mercato italiano continua a essere importante, anche se una buona percentuale dei clienti delle nostre storiche boutique nelle città d’arte sono stranieri. La strategia di crescita punta allo sviluppo in Nord America e Apac.
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Siamo amati da un pubblico eterogeneo, che apprezza la tradizione, l’artigianalità e l’italianità dei nostri prodotti. Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse nei confronti del marchio da parte di una fascia di consumatori giovane, Millennial e Gen Z, e diffusamente femminile.
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Siamo distribuiti in tutto il mondo: i mercati più importanti sono Italia, Europa, Giappone e Usa.
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Il 2023 si sta chiudendo, secondo le previsioni, con una crescita double digit. Per il 2024 puntiamo a confermare la crescita a doppia cifra.

capo, ma accessori preziosi, risultato di passione, cultura e ricerca. Il nostro trade-off è “Handmade Passion” e credo che rappresenti bene ciò che siamo.
3
I nostri cappelli sono prodotti interamente in Italia, nel nostro stabilimento di Sogliano Cavour, in Puglia.
4
L’artigianalità è ciò che veramente ci differenzia, rappresenta la nostra identità. Affianchiamo alla tecnologia le

mani dei nostri artigiani, la cui esperienza e know-how non hanno tempo e sono un fattore determinante.
5
Purtroppo il mercato italiano è ormai marginale per noi, ma credo che lo sia per la stragrande maggioranza dei brand. La diversificazione è imprescindibile ma la Cina diventerà un mercato enorme per i prodotti Made in Italy. Il futuro andrà in quella direzione pur essendo un mercato insidioso da penetrare, soprattutto per le PMI.
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Il nostro cliente tipo è un soggetto appassionato ai prodotti di qualità. Un cliente che riconosce il fair value delle cose. Credo nella condivisione di valori con il cliente piuttosto che a una loro targetizzazione.
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Siamo distribuiti un po’ in tutto il mondo, ma il nostro obiettivo è estendere la nostra presenza internazionale in modo più consolidato e capillare.
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Il 2023 sarà il migliore esercizio da molti anni a questa parte. Per il 2024 restiamo fiduciosi, tuttavia emerge un rallentamento del settore del lusso causato dal livello dei tassi e dallo spettro di una recessione alle porte. Spero che riusciremo comunque a soddisfare le nostre

SALVATORE MARCIANO general manager
ALFONSO D’ESTE
1
Il mondo della cappelleria è in continua metamorfosi, in quanto i giovani hanno incominciato a capire la bellezza del cappello e stanno cercando di indossarlo. Stiamo seguendo questa tendenza, spingendo a rinnovare un prodotto storico, rendendolo più appetibile anche alle nuove generazioni.
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Il nostro brand incarna l’innovazione, la qualità è la nostra firma e il made in Italy è il cuore pulsante della nostra identità.
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Interamente nel nostro laboratorio di lavorazione in Campania.
4
L’artigianalità è il principio fondamentale del nostro prodotto. È totalmente “realizzato a mano”. Anche se la nostra azienda è classificata industria, il prodotto è sartoriale.
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Il mercato nazionale è di ispirazione al nostro prodotto che assorbe in percentuale il 30% del fatturato, mentre il 70% è distribuito in tutto il mondo.
6
Il nostro prodotto no gender è rivolto a un pubblico giovanile e di tendenza, che percepisce nel copricapo il giusto accessorio di moda.
7
In tutto il mondo, la nostra è una presenza globale.
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Il 2023 si è concluso con una crescita del 30%. Nel 2024 ci aspettiamo un’ulteriore crescita, dovuta al fatto che il cappello oggi è moda.


ALICE CATENA founder MONTEGALLO
1
Oltre a un cambiamento climatico in corso è mutato anche lo stile di vita. In generale il cappello non è più un accessorio necessario, ma riprende la sua funzione ornamentale. Possiamo dire che nella quotidianità è una vera e propria scelta di stile personale, mentre in passerella resta fondamentale a completamento dei look più ricercati. In questo contesto, modelli più originali per foggia e ricerca dei materiali, sono senz’altro più attraenti rispetto ai grandi classici.
2
La cultura del made in Italy, il senso del bello, il concetto di eleganza, la sostenibilità, l’importanza di mantenere viva una storia legata alla mia regione, le Marche, e alla storia della mia gente. Sono elementi fondamentali quando si parla di Montegallo.
3
A Montappone, la città del cappello. È in provincia di Fermo, un piccolo borgo nel mezzo delle colline marchigiane su uno sperone panoramico tra le valli del Tenna e del Chienti. Un luogo da visitare. Anzi vi consiglio un itinerario per un magnifico weekend tra eccellenze di arte e artigianato. Partite da una
visita al Museo del cappello per scoprire tra utensili, intrecci, antichi macchinari e fotografie come nasce un cappello di paglia. Continuate poi la vostra visita a Monte Vidon Corrado, alla scoperta della Casa-Museo del grande artista del ‘900 Osvaldo Licini, tra opere, disegni, scritti e poesie. Da lì, in un baleno, vi troverete seduti a gustare un piatto di maccheroncini lungo le mura castellane di Campofilone, con un cappello in testa e tanta gioia nel cuore.
4
Essenziale. Ogni cappello è fatto e cucito completamente a mano dai maestri cappellai marchigiani. Una maestria e abilità rara che si acquisisce con tempo e fatica. Che non possiamo perdere.
5
Ogni mercato ha le sue caratteristiche. In Italia siamo presenti nei principali e più esclusivi luoghi di vacanza. Agli italiani piace comprare in momenti di spensieratezza e relax. All’estero siamo molto presenti nei più importanti department store, come El Corte Ingles.
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Una donna ricercata, sicura di sé, appassionata.
Siamo in Italia, all’estero e naturalmente online.
C’è molta voglia di vita, di bellezza e di cose vere. Sarà un anno meraviglioso.


ALESSIO MARZI amministratore delegato MARZI FIRENZE
1
Il mercato è cambiato tanto perché le grandi firme hanno polarizzato la domanda.
2 I valori principali su cui si basa Marzi Firenze sono tradizione e innovazione
3
Presso la nostra azienda a Campi Bisenzio Firenze.
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Importantissima. Ci distinguiamo dai nostri competitor, perché abbiamo un bagaglio di tradizioni e artigianalità che

SEBASTIAN BOEKHOLT amministratore delegato STETSON
1
È evidente il passaggio dai cappelli classici ai moderni baseball cap e ai berretti in generale. Purtroppo, la pandemia non ha fatto bene ai classici in feltro. Non ci si vestiva più per andare a concerti, teatro, cene e così via. Si stava invece seduti a casa e si indossavano berretti da baseball per le riunioni su zoom. Anche i cambiamenti climatici hanno avuto un grande impatto. Proteggersi dal sole è molto più importante che proteggersi dal freddo in inverno.
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L'autenticità, l'individualità e l'attenzione per una qualità duratura sono solo alcuni dei valori più importanti per Stetson. Abbiamo imparato che disponibilità e trasparenza sono fondamentali quando si parla di retail e consumatori finali. Questi aspetti ci permettono di seguire i nostri valori con la necessaria coerenza e di agire in modo non solo passivo ma anche attivo.
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Un marchio mondiale di cappelli con un'ampia gamma di prodotti di qualità

combiniamo con innovazione tecnologica, valori sociali e formazione.
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Il nostro è un mercato globale.
6 La linea Marzi è pensata per una signora, dal target che va dai 25 ai 60 anni.
7 Nei migliori negozi: come ad esempio Harrods a Londra, Neiman Marcus e Bergdorf Goodman negli Stati Uniti.
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Il 2023 è stato un buon anno. Per il 2024 le aspettative sono conservative, ma siamo ottimisti.
come Stetson ha produttori in tutto il mondo, per soddisfare le esigenze dei prodotti e le aspettative dei consumatori. Gran parte dei nostri modelli è prodotta in Europa, Stati Uniti e Messico.
4
È un aspetto immutato di qualità quando si tratta dell’headwear. Siamo orgogliosi che siano necessari circa 100 passaggi per realizzare un cappello Stetson a mano. E così sarà finché saremo responsabili della qualità che offriamo.
5
L'Italia è uno dei nostri mercati più importanti in Europa, sia per moda che per qualità. E il fatturato insieme al design di ispirazione made in Italy indicano chiaramente la sua importanza per l’azienda. Come produttori di cappelli, la nostra direzione è chiara: continueremo a offrire i nostri prodotti migliori, non importa il dove.
6
Tutti coloro che sono già consapevoli della storia del brand e che indossano
abitualmente cappelli potrebbero descrivere la risposta del nostro cliente tipo. Siamo però felici di non poter etichettare al 100% i nostri consumatori, che variano tanto quanto le nostre collezioni. Il nostro savoir-faire è declinato in modelli differenti, per tutti: dai più classici e storici a quelli modaioli che seguono i trend degli ultimi anni.
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L'Europa è la nostra area operativa. Siamo orgogliosi di contare più di 1.500 clienti e POS. I canali di distribuzione vanno dall'online al brick and mortar, dalle cappellerie tradizionali ai grandi magazzini multimarca, ai negozi di abbigliamento maschile, fino ai flagship store Stetson.
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Il 2023 è stato discreto in termini di fatturato rispetto alle precedenti stagioni pandemiche. Possiamo confermare che questo trend positivo ci accompagnerà anche nel 2024. E siamo entusiasti di dare il via al 2024 con Pitti Uomo di Firenze.

Da una parte i grandi gruppi registrano leggere perdite, le prime dopo numerosi anni. Dall’altra, alcune fashion company crescono a doppia cifra, scommettendo anche sul Sud-Est asiatico (e non solo)
di Angelo Ruggeri

Due direzioni diverse, molto interessanti, entrambe da studiare contemporaneamente. C’è la tendenza di decrescita dei grandi gruppi e quella delle fashion company più ridotte, certo, ma ben performanti. Nel complesso, dobbiamo dire che il mondo del lusso ha rallentato di poco la sua corsa - spesso “spietata” - per raggiungere la crescita a doppia cifra a tutti costi. Il Gruppo Kering, per esempio, conferma il rallentamento dei conglomerati dell’alto di gamma. Turnover a -3% a tassi correnti nei primi nove mesi per il secondo colosso del lusso che totalizza vendite per 14,6 miliardi di euro. Andando più in profondità, nel solo terzo trimestre (luglio-settembre 2023) il giro d’affari è diminuito del 13% raggiungendo 4,5 miliardi di euro. Le vendite retail (pari al 78% del totale vendite, incluso online) sono calate del 6%, quelle wholesale del 20%. Nel Nord America le vendite sono calate del 21%, nel Vecchio Continente c’è stata una flessione del 10% mentre in Asia, escludendo il Giappone (con vendite in aumento del 28%), c’è stato incremento di un punto in percentuale. Analizzando poi i singoli brand è possibile notare che le vendite nei primi nove mesi di Gucci ammontano a 7,3 miliardi di euro, in calo del 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel terzo trimestre le vendite del brand sono diminuite del 14% a tassi correnti raggiungendo 2,2 miliar-
di di euro con vendite retail in flessione del 7% e il canale wholesale a +17%. I risultati economici di Saint Laurent, invece, ammontano a 2,3 miliardi di euro (-2%). Nel Q3, il fatturato ha visto una decrescita del 16%, raggiungendo 768 milioni di euro. Quelle di Bottega Veneta ammontano a 1,2 miliardi di euro, in calo del 5%. Nel terzo trimestre le vendite sono diminuite del 13% raggiungendo 381 milioni di euro (retail -2%, wholesale -30%).
Anche il Gruppo LVMH conferma la frenata. Nei tre mesi, il colosso francese del lusso ha infatti messo a segno una crescita del 9%, inferiore al +11,2% stimato dal consensus Bloomberg. A pesare sono il rallentamento della ripresa cinese e il raffreddamento della domanda da parte dei consumatori statunitensi: nel Q3 l’Asia segna un +11% (che si confronta con il +34% del quarter precedente), l’Europa un +7%, mentre gli Stati Uniti si limitano a un +2%. Nel complesso dei nove mesi, LVMH ha visto ricavi reported in crescita del 10%. Il Gruppo ha totalizzato vendite per 62,2 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 56,4 dello stesso periodo dello scorso anno. Andando più in profondità, il segmento Fashion & Leather Goods ha registrato una crescita reported dei ricavi pari all’11% nei primi nove mesi dell’anno. Louis Vuitton ha ottenuto una “performance eccellente, sostenuta ancora una volta dalla creatività e dalla qualità


dei suoi prodotti, e dal suo forte legame con l’arte e la cultura”. Christian Dior ha continuato a registrare una crescita interessante in tutte le sue categorie di prodotti. Celine ha “continuato a migliorare la sua desiderabilità, spinta dal successo dei modelli e delle sfilate del direttore creativo Hedi Slimane”. La crescita di Loewe conferma il successo degli ultimi nuovi modelli di leather good. Loro Piana ha registrato una forte crescita e ha lanciato la prima capsule collection realizzata in cashmere riciclato. Fendi ha ampliato la propria rete di vendita al dettaglio. Infine, Rimowa, Marc Jacobs e Berluti hanno registrato tutti e tre “ottime prestazioni”. L’altra direzione è sicuramente più rincuorante. Come quella di Hermès che ha battuto le attese degli analisti nel Q3, registrando ricavi per oltre 3,36 miliardi di euro nei tre mesi alla fine di settembre, con un balzo del 16%. Nei nove mesi, la griffe francese ha sfondato il tetto dei 10 miliardi di ricavi, in progressione del 17%.

nove mesi in crescita rispettivamente del +21%, +47% e +17%.
Seguono Medio Oriente a +12% e le Americhe in leggera flessione (-1%). Sono stati nove mesi golden, da quasi 2 miliardi di euro, anche quelli del Gruppo Moncler. Un risultato che segna una crescita del 16% a valuta corrente, contro gli 1,55 miliardi registrati nel medesimo periodo dell’anno precedente. Nel terzo trimestre, i ricavi del player del lusso hanno raggiunto quota 669,7 milioni di euro, in aumento del 7% a cambi costanti rispetto allo stesso periodo del 2022.
Prosegue anche il momento positivo del Gruppo Prada. Nei nove mesi al 30 settembre 2023 la fashion company italiana riporta ricavi netti pari a 3,344 miliardi di euro, in crescita del 17% anno su anno. Nei nove mesi, le vendite retail segnano un +17% a 2,979 miliardi, con Prada che cresce del 13% e Miu Miu del 49%. A livello geografico, Asia Pacifico, Giappone ed Europa trainano la crescita, con vendite nei Fonti: Gruppo Kering, Gruppo LVMH, Hermès, Gruppo Prada, Gruppo Moncler
Grazie alla passione si possono raggiungere risultati importanti. Un concetto che Heda Showroom conosce bene e che da 25 anni ricerca e collabora con nuove aziende. Supportandole e istaurando un rapporto di continuità
di Sara Fumagallo
Con un’esperienza lunga 25 anni, Heda Showroom riesce a trasmettere una sensazione di ordine e funzionalità grazie ai suoi ampi locali, all’interno di un ex laboratorio, e alla vasta proposta di aziende specialiste con una storia e un valore aggiunto da raccontare. Attente alla qualità ma anche al grande cambiamento che è avvenuto nel settore. Fin da subito, la realtà ha deciso di scommettere su progetti meno conosciuti ma dalla forte personalità che con il tempo sono diventati dei veri e propri brand grazie anche alla collaborazione con persone che amano ciò che fanno, dedicando la giusta attenzione, serietà e passione. “Serve tempo per costruire delle storie credibili, quindi vogliamo lavorare con aziende che guardano a lungo termine”, dichiarano Daniele Zanardi, founder, e Alessandro Zanardi. Proprio loro ci hanno raccontato la storia di Heda e quale sarà, in futuro, il ruolo dello showroom.

Qual è il vostro mercato di riferimento? Quale ha le migliori performance?
Il nostro mercato principale è il Nord Ovest Italia. La Lombardia ha le migliori performance, anche se tutti soffrono della situazione attuale, ma anche l’Emilia Romagna ha buoni risultati. Mentre Eribè, marchio scozzese, performa bene in tutta Italia.
Quanto è importante per voi la sostenibilità?
Quali sono le caratteristiche fondamentali per essere una realtà responsabile?
Quali sono i marchi storici all’interno del vostro spazio?
Quali i nuovi?
Il nostro spazio ospita diversi brand. Abbiamo da sempre nel nostro showroom marchi quali Care Label, DoppiaA, Eribè, Guarinucci, Irish Crone, Paul&Shark, Run Of e Strype. Da poco abbiamo aggiunto nel nostro portafoglio Ciesse Heritage e Jeckerson.
Avete in mente di inserire ulteriori brand nel vostro portafoglio? Se sì, quali?
Per la stagione FW 24/25 non abbiamo intenzione di inserire nuove label per poterci dedicare con maggiore attenzione al miglioramento del posizionamento di quelli già presenti nel nostro portafoglio. Visto anche i tempi incerti e la diminuzione dei consumi, preferiamo muoverci in questo senso.


Per quanto riguarda i brand, oggi è quasi scontato che seguano un percorso di produzione e di gestione “sostenibile”, sia dal punto di vista produttivo che distributivo. Mentre per noi, e di conseguenza per il nostro lavoro, penso che essere una realtà responsabile voglia dire scegliere aziende che facciano in primis un prodotto green e abbiano un sistema di produzione che segua una certificazione in tal senso. Il nostro compito è far capire ai buyer questo “valore aggiunto”.
Come si è conclusa la campagna vendita SS 24? Previsioni per la FW 24/25?
La SS 24 è stata la stagione più complicata del post-Covid che ha risentito realmente le conseguenze dei problemi mondiali e climatici. Quindi, oggi, mantenere le proprie posizioni sul mercato è già un grande risultato, in attesa che tutto il sistema si riadatti alle nuove “esigenze” dei consumatori e questi tornino a dare il giusto valore all’acquisto di un capo. Una cosa, quest’ultima, che si è persa in questo momento sia per motivi congiunturali che per “nuovi benefit” preferiti all’abbigliamento.
Quale sarà il ruolo dello showroom in futuro?
Sicuramente continuerà ad avere il ruolo attuale soprattutto per quanto riguarda le piccole realtà produttive di nicchia e di grande qualità. Ovviamente come in tutti i grandi cambiamenti, ci sarà un’importante selezione anche nel nostro lavoro, oltre che tra le aziende e i negozi. Questo significa che chi non ha una propria personalità riconosciuta dovrà rinunciare a questo lavoro.
Nome: Heda Showroom
Indirizzo: via Pier Candido Decembrio, 31 Milano (20137)
Office: Chiara Alfieri
Sales: Daniele Zanardi e Alessandro Zanardi
Mq: 350
Sito web: hedashowroom.it
Storici (man & woman): Care Label, D-Four, Eribè, Guarinucci, Paul&Shark, Run Of, Strype
Storici (man): DoppiaA, Irish Crone
New entry (man & woman): Ciesse Heritage, Jeckerson

Il savoir-faire tradizionale del fatto a mano, con tecniche tipiche del territorio che si legano alle regole del lusso, ha un valore enorme, da preservare e tramandare alle future generazioni
di Valeria Oneto
Le passerelle parlano chiaro: l’artigianato è di moda. E non solo per la manifattura, che inneggia il made in Italy, ma anche per l’ispirazione. Non è un caso che una delle tendenze gender fluid più forti della FW 23/24 è quella del workwear. Tute, pantaloni cargo, giacche multi tasche, gilet da reporter, grembiuli e zip ovunque. Da Alexander McQueen a Isabel Marant, da Ferrari a Jil Sander, solo per citarne alcuni della lunga lista. Il trend utility l’abbiamo visto anche sulla catwalk dell’ultima SS 24 di Saint Laurent, dove protagoniste sono le sciccosissime tute da lavoro. Al di là dell’ispirazione, è proprio l’artigianalità ad andare forte in passerella. Oltre alla creatività, oltre al commercio, si trova l’elemento in cui si condensano tutti i valori del lusso: l’eccellenza del fatto a mano. Le collezioni per la prossima estate sono una vera celebrazione dell’estetica del lavoro manuale, come dimostra la sfilata di Fendi Uomo, ospitata nella nuova e recentemente inaugurata Fendi Factory, polo d’eccellenza della Maison nel cuore della campagna toscana a Capannuccia (FI). Miuccia Prada commenta la collezione realizzata a quattro mani con Raf Simons dichiarando “Non volevamo filosofeggiare o raccontare storie sull’abbigliamento. Per questa collezione, volevamo concentrarci sul lavoro, sui metodi, sulle tecniche e sul valore. C’è un rispetto per il nostro mestiere come stilisti e per l’atto di creare vestiti. Gli abiti parlano da sé”. E continua: “Anche se di solito non lo facciamo, per questa stagione abbiamo voluto parlare dell’artigianalità, della complessità del lavoro che ruota attorno a questi abiti”, e l’abilità dei maestri artigiani è evidente. “Tutti i ricami sono fatti a mano - spiega - e la collezione racchiude in sé
idee e tecniche studiate e sviluppate a lungo. Questo lavoro è parte di ciò che facciamo e che abbiamo sempre fatto. Volevamo renderlo riconoscibile”. Matthieu Blazy, per la seconda collezione disegnata per Bottega Veneta, propone un’idea di moda che affonda le proprie radici su un concetto di lusso low-key, assegnando all’artigianato un nuovo valore. Dove l’eleganza incontra l’utilità, la ricercatezza dei materiali lavorati con tecniche tradizionali dagli artigiani si integra alla quotidianità e la sartoria viene sovvertita, con movimento e sensualità. In generale la componente artigiana rappresenta un fattore di unicità: se un prodotto viene sviluppato in serie, non è esclusivo, poiché facilmente riproducibile. Affidarsi alle mani sapienti di maestri aggiunge una componente umana fondamentale, un tocco di personalità che rende ogni pezzo unico. Dove quello che può apparire un difetto diventa dettaglio, il valore aggiunto per lo sguardo più attento.
Incoraggiare le generazioni future
Come Gruppo del settore del lusso, Kering sostiene l’impegno dei suoi stakeholder, con lo scopo di preservare il loro know-how. E pone l’accento sulla condivisione di queste competenze, soprattutto attraverso le collaborazioni con scuole e università specializzate. Alcuni esempi simbolo di questi processi sono la Scuola di Alta Sartoria di Brioni, l’Accademia Labor et Ingenium di Bottega Veneta, l’Alta Scuola di Pelletteria e l’École de l’Amour dell’ArtLab di Gucci. Ma anche Hermès, Prada e Brunello Cucinelli, con la sua Scuola di Alto Artigianato Contemporaneo per le Arti e i Mestieri di Solomeo, hanno istituito le proprie


In alto in senso orario: un’uscita di sfilata SS 24 di Fendi Uomo, un look della collezione donna della prossima primavera-estate 2024 di Prada e uno scatto realizzato nella École de L’Amour, la scuola di mestieri e tecniche d’artigianato di Gucci
istituzioni educative dove viene tramandata l’expertise. Quindi quello dell’artigiano è un mestiere in voga? Diciamo che, nonostante l’altissima ricerca da parte delle aziende, soprattutto luxury, non è proprio popolare. Nel 2022, in Italia, si è registrata una diminuzione di oltre il 10% di imprese artigiane. I ragazzi contemporanei sono più attratti da altre figure del settore fashion. Ed è proprio per sopperire a questa carenza di savoir-faire artigianale che molte tra le aziende più importanti del lusso hanno lanciato iniziative e partnership per rendere questo mestiere più appetibile per il pubblico giovanile. Lo sa bene Confindustria Moda, federazione che riunisce le sette associazioni italiane della Moda e dell’Accessorio – SMI (Sistema Moda Italia), Assocalzaturifici, Assopellettieri, AIP (Associazione Italiana Pellicceria), ANFAO (Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici), Federorafi (Federazione Nazionale Orafi Argentieri Gioiellieri Fabbricanti) e UNIC (Concerie Italiane) – e CNOS-FAP, (Federazione Nazionale dei Centri di Formazione Professionale Salesiani), che ha siglato con i Salesiani un accordo di tre anni per promuovere l’occupazione giovanile nel settore Moda e Accessorio. Secondo le stime del Censis, in Italia entro il 2030 andranno in pensione 1,9 milioni di lavoratori, di cui circa il 6% nell’industria della moda e accessorio. Nello stesso arco di tempo, si stima che la crisi demografica porterà ad avere 1,3 milioni di studenti in meno. Un altro segno importante di quanto l’artigianalità


sia un focus fondamentale del fashion system è la prima edizione del premio “I Mestieri d’Eccellenza LVMH”, avvenuto lo scorso settembre in concomitanza alla Milano Fashion Week, organizzato in collaborazione con Fendi, Confartigianato Imprese e Camera Nazionale della Moda Italiana. Un premio, questo, rivolto ad artigiani esperti, talenti emergenti e professionisti che si sono distinti per il loro lavoro. Un primo riconoscimento per gli artigiani italiani, grazie al quale s’intende sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del preservare e tramandare alle future generazioni i savoir-faire e le competenze uniche di questo Paese. Evento già confermato per il 2024, quando toccherà a Loro Piana, altra Maison italiana di LVMH, sponsorizzare il lavoro dietro le quinte del Gruppo, che in Italia conta 35 siti produttivi per oltre 13mila dipendenti. Secondo la Red List of Endangered Crafts, l’arte della calzoleria e degli accessori, come guanti o cappelli, è un mestiere a rischio estinzione. Per questo nel 2021 è nata la “JCA London Fashion Academy”, promossa dal designer Jimmy Choo. La scuola, incubatore di talenti, vuole unire l’insegnamento dell’artigianato di alto profilo alla formazione imprenditoriale.
È un momento davvero speciale per il mondo degli influencer, che vale in Italia quasi 350 milioni di euro. Ma quali sono le piattaforme social più performanti? In testa vi sono Instagram e TikTok
di Angelo Ruggeri

Molti li ritenevano protagonisti indiscussi di “una bolla economica pronta a scoppiare da un momento all’altro”. Altri, invece, li descrivevano come un “fenomeno passeggero da studiare” e nulla più. Invece, il mondo degli influencer - oggi divenuti content creator o imprenditori digitaliha continuato la sua crescita in fatto di fatturato, progetti internazionali e numero di partecipanti. Il fenomeno denominato ufficialmente influencer marketing, che è stato inizialmente mal visto dalla moda della “vecchia guardia”, oggi è esploso fino a creare un florido mercato. Secondo il report di DeRev, azienda che si occupa di strategia e comunicazione digitale, i guadagni dei creatori di contenuti italiani hanno registrato un aumento complessivo del 10% nel 2022 rispetto all’anno precedente, raggiungendo la soglia dei 308 milioni di euro. Si stima che entro la fine del 2023, questa attività registrerà un ulteriore incremento del 13%, per un fatturato di ben 348 milioni di euro. Non solo. Anche l’ultimo studio di Influencer Marketing Hub, una media company che si focalizza su influencer e creator, ha fornito alcuni spunti interessanti. “Da soli 1,7 miliardi di dollari nel 2016, l’influencer marketing è cresciuto fino ad avere una dimensione di mercato stimata di 16,4 miliardi di dollari nel 2022”, hanno riferito. “Inoltre, si prevede che questa cifra aumenterà di un ulteriore 29% fino a circa 21,1 miliardi di dollari nel 2023”. Anche gli esperti di Statista concordano con questa previsione sulla dimensione del mercato globale del marketing degli influencer. Il rapporto evidenzia anche una tendenza interessante secondo cui non tutti i social network stanno assistendo a questo incremento. Per esempio, Facebook ha registrato un ulteriore calo del 13,6%, mentre Instagram è diventata una piattaforma leader (+8,6%). Nonostante paghi più di qualsiasi altro social network, YouTube ha dovuto affrontare la sua prima battuta d’arresto con la

stabilizzazione dei guadagni dei creatori. Nel frattempo, TikTok ha registrato un trend negativo delle commissioni degli influencer del 2% ma ha subito un processo di razionalizzazione ben pianificato. Inoltre, il numero dei micro creator è aumentato, portando a una diminuzione dei loro pagamenti, mentre gli influencer con più follower guadagnano di più. Confermando nuovamente il loro trend di crescita.
In alto: La proposta di Jen Ceballos in collab con Mango e la TikToker Martina Strazzer e il suo brand di gioielli
Amabile Jewels
A destra: Chiara Biasi e la collezione realizzata per 7 For All Mankind


Tra vantaggi e svantaggi, l’Intelligenza Artificiale si sta facendo spazio nel quotidiano di sempre più persone. Cosa ne pensano gli italiani? E la moda come sta reagendo?
di Sara Fumagallo

Èormai passato un anno da quando l’Intelligenza
Artificiale Generativa (GenAI) è entrata nelle nostre vite (la prima prova pubblica di ChatGPT risale al 30 novembre 2022), ma i dubbi e i dibattiti non sono ancora un lontano ricordo. A evidenziarlo è anche il sondaggio di Thoughtworks – global technology consulting: “AI Generativa: cosa chiedono i consumatori?”. Un’elevata concentrazione di potere nelle aziende che ne facilitano l’accesso (58%), le campagne di disinformazione sui social con contenuti falsi generati automaticamente (53%) e l’impatto sul mercato del lavoro con l’automazione delle competenze (52%) sono tra le principali preoccupazioni del consumer. Ma con l’approvazione a giugno 2023 dell’AI Act, che non entrerà in vigore però prima di un anno, i clienti saranno maggiormente protetti dagli usi malevoli dell’Intelligenza Artificiale. Anche se non risolverà i problemi sociali.
In italia?
Nonostante le innumerevoli perplessità che ruotano attorno al tema, nel Bel Paese queste non sembrano essere una grande criticità. Anzi, gli italiani risultano essere piuttosto fiduciosi. Oltre ad aver conquistato le aziende (uno studio di EY Outlook Pulse, rilasciato a fine ottobre 2023, dichiara che il 64% dei manager sta investendo in questa tecnologia per integrarla ai propri prodotti e servizi) in prima linea nell’adozione dell’AI si trovano anche i consumatori. Ad affermare questa tendenza è anche “AI Generativa: cosa chiedono i consumatori?”, il primo sondaggio globale condotto da Thoughtworks su un campione di dieci paesi (Australia, Brasile, Germania, India, Italia, Paesi Bassi, Singapore, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti) e che ha coinvolto 10.000 persone (1.000 in Italia). Un’indagine da cui è emerso che 6 italiani su 10 sanno cos’è l’Intelligenza
Artificiale (60%), ritenendosi entusiasti (più di un terzo), e solo il 13% di loro si definisce “molto preoccupato”. Mentre il 40% “un po’ contento e un po’ ansioso”. Si tratta di dati che fanno capire la proattività che i consumatori dell’Italia hanno nei confronti dell’acquisto di prodotti e servizi offerti da aziende che usano l’Intelligenza Artificiale (49%) anche perché il 45% degli italiani si aspetta una migliore customer experience e il 53% pensa che siano maggiormente innovativi e facili da utilizzare, come le traduzioni automatiche. Non a caso, il campione intervistato (dai 18 anni in su) ha affermato che usa l’AI regolarmente (5%), almeno una volta a settimana (23%) e ogni tanto (26%). È solo il 16%, invece, che si dichiara “meno disponibile all’acquisto” perché teme l’assenza di contatto umano (49%), la violazione della propria privacy (37%) e informazioni scorrette o pregiudizi dei prodotti o servizi (31%).
Il consumatore richiede maggiore trasparenza L’Intelligenza Artificiale è uno strumento utile e interessante ma, come tutte le cose, ha bisogno di una regolamentazione. Un argomento che risulta centrale per il 75% degli intervistati che la ritiene un’azione necessaria “per proteggere le persone”. E il 92% di loro pensa che i governi debbano “imporre regole al business per un uso responsabile dell’AI Generativa”. È fondamentale, inoltre, informare il pubblico sui potenziali rischi e avere una migliore trasparenza: questo è ciò che vuole sottolineare il nuovo rapporto di Salesforce “State of the Connected Customer”, sottoposto a un campione di 14.300 consumatori e 3.300 responsabili d’acquisto di 25 Paesi. Il 94% ritiene importante sapere quando la comunicazione proviene dall’intelligenza artificiale o un essere umano e
La performance di Coperni per la SS 23. Un abito total white si è materializzato sul corpo di Bella Hadid tramite l’utilizzo di una pittura spray innovativa


7 consumatori su 10 sono preoccupati che l’utilizzo di questa tecnologia non sia etico. Ma il 55% dichiara che una più ampia informazione rafforzerebbe la fiducia nei confronti dell’AI.
Tra moda e tecnologia
Che il fashion sia da sempre un settore in continua evoluzione ormai ne sono al corrente tutti. Un’evoluzione che ha subito un boost importante con la pandemia da Covid-19 e che oggi possiamo vedere espressa nei panni dell’Intelligenza Artificiale: entro il 2027 si prevede una crescita fino a 4,4 miliardi di dollari (nel 2018 valeva 270 milioni). Tutto ebbe inizio, in realtà, nel 2006 quando Alexander McQueen stupì il pubblico mostrando l’ologramma di Kate Moss in passerella per presentare la sua collezione FW. Tornando a oggi, invece, l’evento che più di tutti ha lasciato gli spettatori a bocca aperta è sicuramente quello di Coperni nel 2022, quando sul corpo nudo della super modella Bella Hadid si è materializzato (letteralmente) un abito bianco tramite l’uso di una pittura spray innovativa. E per la FW 23/24, il duo creativo Sébastien Meyer e Arnaud Vaillant ha incantato nuovamente tutti con una performance che ha visto protagonisti sul palco dei cani robot, progettati da Boston Dynamics. Mentre quest’anno, con la nuova collezione
I design realizzati da @Alex_nft e @IrinaRaicu ispirati a Tommy Hilfiger per l’AI contest del la MVFW 23


SS 24, ha messo al centro la sensorialità immersiva e Intelligenza Artificiale con degli accessori hi-tech integrati nei vestiti. Tommy Hilfiger, invece, alla Metaverse Fashion Week di marzo 2023 ha tenuto un concorso di AI design in collaborazione con DressX. Nello stesso mese, Zegna ha lanciato il suo configuratore 3D che combina il meglio di arte e scienza per offrire ai propri clienti servizi personalizzati e di styling su misura: Zegna X. Questi sono solo alcuni esempi di come la moda si sta muovendo in questo campo ma è chiaro che i brand ci stanno credendo molto. Anche se, come sempre, ci sono due lati della medaglia: se da una parte i contenuti realizzati con l’AI affascinano molto, dall’altra invece spaventano. E il perché è molto semplice. Nell’ultimo periodo i social sono stati pervasi da prodotti generati con questa tecnologia (il più famoso è sicuramente la foto del Papa mentre indossa un piumino Moncler) che sono risultati fake. Non permettendo, quindi, di capire cosa è vero e cosa è falso, creando ancora più confusione nella mente delle persone. E qui la domanda sorge spontanea: quale sarà il futuro di questa tecnologia?

La sfilata SS 24 di Coperni: tra sensorialità immersiva e Intelligenza Artificiale
Abbinare lo stile alla funzionalità, guardando in ottica futura e quindi alla responsabilità ambientale e sociale. Da queste caratteristiche prendono vita due brand inediti, contraddistinti da un’allure fresca e giovanile
di Sara Fumagallo

Made in Italy, minimalista e di alta qualità. PAL.CO è un marchio di cappelli senza tempo e genere creati in 100% lapin dalla vestibilità leggera e confortevole, grazie alla sua grammatura. Andare contro tendenza è una vera e propria esigenza per la label, e lo fa realizzando un prodotto non “usa e getta”, non sviluppato in modo massivo e non facilmente riproducibile, ma unico in ogni sua realizzazione. Un’esclusività che risulta essere in linea con il forte bisogno di essere sostenibili a 360 gradi, attraverso processi intelligenti che possano ridurre al minimo gli sprechi. Prende così vita il metodo “just in time”, che consente di attivare la produzione solo dopo aver ricevuto gli ordini. Nato da un’idea di Concetta Palmisano, owner e founder, e Chiara, co-founder, il progetto è la massima espressione della sinergia tra design e artigianalità, enfatizzando il materiale, le linee, le morbidezze e l’estetica minimalista. Comunicando emozioni e appartenenza a chi lo indossa. Per il suo debutto, il brand ha lanciato la collezione 001/23 composta da sei modelli, disponibili in cinque diversi colori, tra cui spiccano tre cappelli di punta: Cowboy, 6044 e Zorro. Hanno comunque riscosso un importante successo anche Pastorella, America e il classico Fedora.
Instagram: @pal.co_ palcohats.com






La sua è un’infanzia immersa nel know-how dei processi aziendali al fianco della sua famiglia, che nel proprio dna ha la passione per il denim. Augusta Romano, dopo varie esperienze come direttore creativo per brand internazionali, forte di queste competenze, decide di intraprendere un nuovo percorso: creare un progetto di upcycling per un concetto go-green in cui il denim è protagonista. Lei, fashion designer salentina, dà quindi vita a una collezione di accessori realizzati in denim riciclato proveniente da scarti di produzioni tessili in cui si fanno spazio tote bag con ricami come logo, clutch e pochette interamente ricoperte da minuterie metalliche. Un marchio unico nel suo genere caratterizzato da pezzi singolari e di manifattura artigianale, in cui la cura nei dettagli e il design innovativo sono gli ingredienti principali per rendere iconico ogni modello. Per lei questa è una sfida no waste per poter dare, nel suo piccolo, un contributo per un futuro più green realizzando, magari, nuove collaborazioni con realtà del mondo moda. Dall’accessorio all’abbigliamento.
Instagram: @augustaromano
L’iconico gilet del brand dell’aquilone, Kelto Wear Design, torna a stupire con il suo senso di libertà e leggerezza. Raccontando momenti indelebili di divertimento genuino e spontaneità


Kelto Wear Design è un progetto di ricerca fatta con creatività e passione. È il 1999 e Amedeo De Respinis, già titolare dello store Amedeo D. Milano, in Galleria corso Vercelli 23, punto di riferimento dello streetwear milanese, decide di proporre insieme al suo staff un brand che raccontasse la filosofia, le tendenze e i pensieri che la moda è sempre in grado di trasmettere. Valori veicolati non solo attraverso le collezioni, ma anche tramite un logo in cui la lettera “K”, certifica il legame con quella filosofia orientale che si cominciava a respirare in quegli anni. Il Rombo invece, nato nella grafica come un vero e proprio aquilone, simboleggia il sogno, la libertà la giovinezza e il tempo libero. Grazie al connubio tra Amedeo D. e uno studio grafico visionario ed emotivamente coinvolto, nacque Kelto Wear Design.
“AT THE BEGINNING WE HAD A DREAM… …AND IT BECAME HISTORY” KELTO WEAR DESIGN
No seasonal
Simbolo iconico della label è il gilet “Peach”, che ancora oggi rappresenta un vero e proprio punto di riconoscimento di Kelto Wear Design. Attenzione ai dettagli, linee minimali e slim fit invariati, per suscitare il desiderio di una “Nuova Normalità”. Oggi il brand vuole tornare sotto i riflettori con il suo capo più rappresentativo, appunto il gilet “Peach”. Un prodotto dai mezzi pesi, adatto alle transizioni stagionali, con un soft finish al tatto che ricorda la buccia di una pesca. Realizzato in edizione limitata in colore nero, con pochissimi pezzi esclusivi. L’iconico gilet di KWD, la punta di diamante che ha contraddistinto il look delle generazioni X e Y nel corso degli Anni 2000, is back?

La cura è al centro di ogni comunità sana e aiuta a vivere con il cuore. E questo concetto è il respiro della nuova collezione di Satorisan che verrà presentata il prossimo gennaio a Pitti 105
Prendersi cura di tutto ciò che ci circonda aiuta a vivere con il cuore. Permette di semplificare il proprio cammino e di non essere appesantiti dal superfluo. Donando la libertà di concentrarsi sulla bellezza del mondo mentre si cammina consapevolmente. Da questi presupposti prende vita la nuova collezione invernale di Satorisan, che verrà presentata a Pitti 105 (dal 09 al 12 gennaio 2024), ricca di novità per lui e per lei. Tenendo sempre in considerazione l’importanza di progettare e realizzare scarpe comode, versatili e singolari, guardando al futuro e rispettando l’ambiente. Per la donna vengono proposte le linee dei prodotti principali, incorporando alcuni nuovi modelli di Unalome e materiali con stampe e glitter. Per l’uomo, invece, si punta su modelli base, presentando anche un nuovo progetto di stivali e scarpe basse in pellami naturali, spessi e pregiati. È la scelta dei materiali a caratterizzare entrambe le capsule: consapevoli, naturali e riciclati. In linea con i valori e l’impegno consapevole del marchio.




Un connubio tra arte, moda, uomo e natura. Kangra esplora le profonde connessioni che legano le persone al cosmo, dove tutto ha avuto inizio. Trasformando la vita in un’opera d’arte
Qualità delle materie prime e perenne ricerca della perfezione contraddistinguono Kangra, marchio di proprietà di Hadam’s Creazioni, il maglificio di struttura famigliare nato a Reggio Emilia nel 1967 per volontà di Paolo Montermini. Ora il destino del brand s’intreccia con quello dell’artista visionario Enrico Magnani, attraverso un’idea semplice ma potente che unisce forma, funzione e significato. La collaborazione, nata da una storica amicizia e da una forte stima, ha l’obiettivo di diffondere nel mondo un messaggio rivoluzionario. Con “Art Couture” i maglioni diventano delle tele, opere d’arte da indossare, su cui le rappresentazioni cosmogoniche dell’artista prendono vita.



L’irresistibile arte dell’essere
Una tela handmade vivente, una creazione esclusiva che racchiude armonia, bellezza, significato e funzionalità, attribuendo alla moda non solo una funzione estetica ma soprattutto comunicativa. Così l’indossatore si trasforma in un messaggero. Infatti le esplosioni stellari, a cui la collezione si ispira, conferiscono il nome a ogni creazione, ricordandoci che gli elementi che permettono la vita sono creati all’interno delle stelle, sottolineando la profonda connessione con l’universo. Il connubio tra arte e moda è presente in ogni aspetto, dalla creazione alla distribuzione. Infatti, per il lancio del progetto l’ad di Hadam’s Creazioni Gionata Reverberi prevede un tour nelle vetrine dei negozi multimarca più importanti d’Italia per scoprire il potere estetico e comunicativo di queste opere. Un vernissage esclusivo presenziato dall’artista, da ospiti e testimonial, un momento analogo a quello che accade nel mondo delle gallerie d’arte. Un progetto che mira a lasciare un’impronta indelebile nella mente e nel cuore di chi sceglie di indossare “Art Couture”.
Alcune immagini della nuova collezione di Kangra, tra arte e moda

Una liason tra fashion, urban e outdoor. Questa è la moda Gorpcore, un trend in cui Garmin si identifica con lo smartwatch multisport Instinct 2X Solar, concepito e sviluppato per resistere in qualsiasi ambiente
di Sara Fumagallo
Il 2023 è stato l’anno delle collaborazioni tra moda e outdoor, soprattutto per quanto riguarda i marchi di streetwear e sportswear. Anche perché, sempre di più, il consumatore cerca di ristabilire una connessione profonda con sé, gli altri e la natura, rivolgendo particolare attenzione alla sostenibilità ambientale. Una tendenza che, quindi, influenza le decisioni e la narrazione dei brand nel settore fashion che, a loro volta, puntano a migliorare e innovare i propri prodotti. Dall’abbigliamento agli accessori. Un fenomeno creato da alcune star del rap e dell’hip-hop, combinando accessori luxury con capi iconici outdoor che in Italia ha trovato la sua massima espressione nelle città di Milano, Torino e Roma. Luoghi in cui molti studenti universitari, provenienti da diverse parti del Bel Paese, mixano lo stile urban con quello “da montagna” anche per un fattore di funzionalità. Stiamo parlando del trend Gorpcore, termine utilizzato per la prima volta nel 2017 dalla rivista “The

SCHEDA TECNICA
• Cassa da 50 mm
• In polimero fibrorinforzato
• Display monocromatico: 1,1 pollici e 176 x 176 pixel
• Lente Power Glass con ricarica solare
• Durata illimitata con ricarica solare
• Torcia multi-LED integrata nella cassa a ore 12
• Colorazioni disponibili: Graphite, Moss, Flame Red, Whitestone, Coyote Tan e Black

soprattutto tra i più giovani, che vuole esprimere il desiderio di (micro) avventura e di vivere la vita all’aria aperta. Proiettando i prodotti tipicamente da escursionismo nel quotidiano. Sempre connesso. Senza limiti Espressione di continua ricerca e innovazione, Instinct è lo smartwatch multisport concepito nel 2018 dal marchio leader mondiale nella navigazione satellitare, Garmin, per vivere al massimo le proprie passioni. Distinguendosi ed esprimendo la propria personalità. Su sterrato, in bici o sullo snowboard, in città o facendo trekking, l’orologio è adatto a qualsiasi ambiente, dal mondo urbano a quello da montagna, e si contraddistingue per una durata estrema della batteria e, in alcune versioni, dall’autonomia illimitata. Connesso all’app Garmin Connect, Instinct esprime tutte le sue potenzialità sia come sportwatch che come smartwatch, mostrando messaggi e notifiche dal proprio telefono. Instinct 2X permette inoltre l’utilizzo di “Garmin PayTM”, l’utile funzione per pagamenti rapidi e sicuri lasciando a casa carta di credito e smartphone.



Comfort, funzionalità, stile e versatilità. È questo il claim della bella stagione. Un look di transizione che ruota attorno al tempo, che non è mai abbastanza. Giacche urban tech, eccentrici cappelli e scarpe non convenzionali. Per evadere, dopo una lunga giornata in ufficio, in immersivi paesaggi naturali o in luoghi misteriosi che la città custodisce con cura. Trascorrendo in relax, magici momenti

Materiali naturali biodegradabili, ricerca e innovazione sono gli ingredienti della ricetta perfetta creata da EMU Australia. Scarpe in pelle di montone australiano di prima qualità dal naturale potere anti-odore, e in lana Merino australiana, morbida al contatto con la pelle. Le tomaie sono resistenti all’acqua per assicurare protezione totale da pioggia e neve.
Uno stile dai forti toni urban, che celebra i nostalgici Anni ’80. Monoway , caratteristico per le sneakers underground, enfatizza i suoi prodotti con un nuovo modello in eco fur, per un effetto teddy bear con inserti argentati e lacci dalle vivaci vibrazioni cromatiche.
Ispirata agli ideali della meditazione e alla ricerca della quiete mentale, Birkenstock in collaborazione con Tekla crea una collezione incentrata sui momenti di comfort. Quattro varianti monocromatiche: Slate, Straw, Mauve e Powder, utilizzate in un mix di materiali per ottenere una finitura elegante e “immersa nel colore”. Il caratteristico plantare in sughero di Birkenstock è rivestito in morbida shearling per un comfort maggiore e rifinito con una fascia in nappa liscia sul tallone.



L’ARTE DELLA PROVOCAZIONE
Rinnovamento, trasformazione e indipendenza. Prada da sempre valorizza il non convenzionale elevando la concezione del “brutto” come metafora del bello. Un nuovo modo di vedere e vivere un’estetica distante dai canoni comuni per valorizzare ogni prodotto con eleganza, minimalismo ed estro creativo.

Un’eleganza raffinata e contemporanea. Tod’s racconta la sua forte identità attraverso l’alta qualità della tradizione artigianale, linee pulite e morbidezza dei materiali. La Ballerina Bubble è caratterizzata da finiture in pelle e in shearling, con lacci alla caviglia. Una palette monocromatica nei colori caldi del cammello, marrone e crema.
Per celebrare le festività, Scholl in collaborazione con Issimo realizza una nuova interpretazione dell’iconico clog Pescura 50. L’artigianalità senza tempo tipica del brand si fonde con materiali pregiati, incarnando lusso e comfort. Un velluto bordeaux intenso che conferisce una miscela armoniosa di raffinatezza e comodità.



Ispirata alla cultura italiana e a una prospettiva globale. Bottega Veneta utilizza materiali nobili per realizzare prodotti che contaminano la vita di chi li possiede. Stile, innovazione e lusso permeano un eccentrico boot effetto calzino, realizzato in pelle lavorata a maglia.

Come un morbido peluche, caldo e avvolgente, D.A.T.E. realizza una soffice versione teddy dell’iconico modello Fuga. Il rivestimento in sherling rivela uno stile che non passa inosservato. Un nuovo abito per il brand fiorentino, capace di conservare allo stesso tempo i suoi valori racchiusi in una scarpa morbida e leggera.

La sensazione di camminare sulle nuvole o su un morbido cuscino con un’eleganza disinvolta e un comfort straordinario. Flufié trasforma un sogno in realtà con gli stivali in piuma d’oca che proteggono il corpo dagli sbalzi termici, assorbendo l’umidità in eccesso presente nell’ambiente.
Occhi sporgenti e un sorriso infantile. JW Anderson reinventa l’hyalinobatrachium, conosciuta anche come la rana di vetro, in una mule che porta in vita Pepe the Frog, il meme internet che rappresenta una rana antropomorfa. Una scarpa bizzarra, dipinta a mano e impermeabile che regala un sorriso anche nei grigi



La passione per la vita all’area aperta trova libera espressione nella spring-summer 2024 di Keen . Protagonista indiscussa è la natura, che ispira la realizzazione di flat confortevoli che offrono la possibilità di vivere al meglio ogni attimo dell a giornata.
Audace e provocatorio, Ugg ridefinisce le convenzioni. Il modello Tazz conferisce estremo comfort e sicurezza per lasciare il segno in ogni momento della giornata. In pelle scamosciata, foderato in morbido montone e lana di pecora rigenerata. Dalla suola leggermente platform e ultraleggera e un nuovo bordo ricamato nei minimi dettagli.


Capispalla dalle linee dritte e dalle forme fluide. Bomboogie reinterpreta i modelli iconici in un inclusivo essenzialismo creando un gioco di collezione circolare in cui si costruiscono outfit egocentrici, enfatizzati dal contrasto dei riflessi di luce dato dai tessuti.
Continua la ricerca di trattamenti esclusivi e tessuti tecnici di Ten C . La SS 24 è un focus speciale sull’iconico tessuto OJJ (Original Japanese Jersey). Trattato per la prima volta con una tintura effetto polvere dalle nuances leggere declinate sui due modelli Anorak e Tempest Anorak, fino alle felpe e al jersey.

Tecnologia, estetica contemporanea, comfort e qualità. Questa è l’essenza di People of Shibuya . Capi altamente funzionali, noti per la vivacità dei colori che riflettono l’energia e la vitalità di chi li indossa. Prodotti senza tempo, perfetti per il viaggio e per affrontare le sfide della quotidianità.


NON VA IN VACANZA
Funzionalità e un’estetica minimalista caratterizzano la collezione di Blauer U.S.A. Nylon tinto in capo e traspirante per giacche versatili, declinate in forti contrasti cromatici. Un prodotto di alta gamma realizzato grazie alla continua ricerca che posiziona il brand tra le aziende leadership del settore.
Narrazioni creative che ispirano azioni presenti e future. Napapijri unisce design, sostenibilità e innovazione in un viaggio dall’identità unica. Outdoor e stile urbano trovano massima espressione nella spring-summer 2024. Un connubio perfetto per esplorare la grande giungla urbana.


Capi che coniugano un animo sportivo e uno spirito innovativo. LAB01 è la collezione SS 24 di Ciesse Piumini , un equilibrio perfetto tra ricerca e qualità. Per un target giovanile attento alle tendenze, al comfort e alla praticità. Una proposta di 10 capi, dal fit oversize e contemporaneo, che spaziano da piumini a windbreaker, da shorts a pantaloni.
La performance, caratteristica fondamentale di Colmar, continua ad essere la protagonista della SS 24 attraverso uno stile pulito e disinvolto. Tra i must una giacca da uomo con cappuccio fisso realizzata in tessuto opaco super leggero, con trattamento idrorepellente. Comode tasche laterali e pratica taschina interna per una vestibilità regolare.

La nuova label tutta al femminile, Jeanne Baret, va oltre i confini della quotidianità, proponendo capi tecnici e versatili che si esprimono in un comfort senza precedenti. Versatile e funzionale si adatta a uno stile di vita frenetico e imprevedibile.


Una produzione 100% made in Italy quella della Manifattura Ceccarelli, caratterizzata da un’artigianalità di alta qualità. Tra i must la Bomber Jacket, realizzata in cotone leggero dry con la paraffina in fibra che lo rende idrorepellente; due tasche a filetto frontali e una zip con doppio cursore per ottenere una perfetta vestibilità.

Uno stile metropolitano, sempre attento a soddisfare le esigen ze dell’uomo contemporaneo. Duno cura ogni singolo dettaglio attraverso la bellezza dei filati sartoriali come la morbidezza del tessuto matalassé di nylon con effetto stropicciato in superficie e trattamento WR, la cui particolare struttura conferisce al capo linee arrotondate.
Klinta è la giacca di 2117 ideale per le mezze stagioni, comoda e pratica che si adatta a molteplici condizioni climatiche. Questo modello assicura idrorepellenza grazie al trattamento DWR che, oltre a far scivolare l’acqua sul tessuto tenendo lontana l’umidità, è altamente sostenibile in quanto privo di PFC.

Materiali biologici, riciclati e a basso impatto ambientale. Unity rispecchia uno stile di vita essenziale accompagnando chi lo indossa durante tutta la giornata. Uno sguardo rivolto al futuro che si esprime in

Un ponte tra diverse generazioni che crea nuovi legami e sinergie. Trippat con pochi elementi e tanti colori, rompe il cliché del manufatto démodé. Le coloratissime creature del folklore giapponese, Oni, sono l’ispirazione di questi vivaci hat/mask che rendono il mondo più colorato e meno grigio.

Gigi Burris fonde la tradizione della produzione di cappelli con le esigenze e la personalità delle donne di oggi. Un occhio attento per i dettagli, dietro cui si nasconde la passione e la maestria in ogni piega, punto e abbellimento. Un must il modello in rafia con bordo sfrangiato e fascia fermacravatta in nastro twill nero.

Il Messico, un luogo esotico dalle mille sfumature culturali. Nella spring-summer 2024 Brixton cattura le persone, l’architettura e i paesaggi per realizzare una collezione in cui emerge l’alta qualità artigianale da sfoggiare sotto il sole di una calda giornata estiva.

Un prodotto unico e di grande valore. I capelli Panizza 1879 sono camaleontici, in grado di adattarsi a ogni occasione. Le stesse mani accompagnano ogni creazione dall’inizio alla fine del suo processo produttivo. Distinguendosi non solo per la sua eleganza, ma anche per l’alta qualità artigianale.

C’ERA UNA VOLTA…
Racconti antichi e miti profondi. Ilariuss nelle sue creazioni solenni racconta metamorfosi sacre e le origini più intime della nostra identità. Molteplici cappelli dalle forme graziose nascondono volti sublimati sotto perle, pendenti e cristalli. Un’atmosfera originaria, remota e


Sinonimo di eccellenza artigianale, Marone Hats dimostra attraverso le sue creazioni la continua evoluzione della tradizione. Un’ode alla freschezza e alla disinvoltura. Puro lino, seta, paglia, rafia e tessuti stampati. Ogni cappello è una celebrazione di materiali di alta qualità, selezionati tra i più pregiati a livello globale.
L’inventore del cappellino da baseball, New Era , torna in auge con la sua versatilità, adatta per completare look dalle mille sfumature, dal più eclettico al più canonico. Un classico intramontabile che, nonostante il passare del tempo, non smette di lasciare una significativa impronta di stile.


Quali sono stati i principali trend di quest’anno nel mondo delle sneaker? Li abbiamo analizzati con il contributo di esperti e negozianti
di Marco Rizzi

Quindi, è davvero tutto finito? Stando ad ascoltare i pareri abbastanza catastrofisti di certi addetti ai lavori pare proprio di sì, siamo arrivati al termine dello “Sneaker Game” per come l’abbiamo conosciuto fino a oggi. Per quanto basata su segnali chiari e ben visibili, c’è la possibilità che questa sia una visione un po’ semplicistica, soprattutto se si considera che da quasi 15 anni si aspetta lo “scoppio” delle sneaker come se si trattasse di una bolla speculativa, eppure abbiamo assistito a una crescita costante con accelerazioni e rallentamenti. È innegabile che il calo delle vendite e dell’interesse mainstream stia giustamente destando preoccupazione da parte di chi prova ad analizzare il mondo delle sneaker da fuori, ma è altrettanto vero che, se la “salute” della “Sneaker Culture” viene misurata attraverso l’assenza dei sold-out sconsiderati visti pre-pandemia, forse manca un po’ di obiettività. Chiedendo a tutti –appassionati, negozianti, addetti ai lavori – la causa di molti dei problemi evidenziati sembra chiara: il mercato è saturo, il ritmo delle release sempre più frenetico, tutti i prezzi di retail si sono alzati indipendentemente da difficoltà di manifattura e distribuzione e i calendari delle release, sempre più spesso, assomigliano a elenchi del telefono.
Una diminuzione dell’interesse da parte del grande pubblico (pur sempre tutta da verificare) sarebbe fisiologica, se si con-

sidera la ciclicità dei trend e il loro impatto sulla società. Da un certo punto di vista minore coinvolgimento significherebbe semplicemente un ritorno delle sneaker ad argomento per appassionati e collezionisti, così come sono state fino all’inizio degli “Anni ‘10”. Davvero interessante sarà invece vedere se l’industria sarà capace di autoregolamentarsi dopo anni di numeri fuori scala, per adattarsi a un pubblico meno ampio. Accantonati i drammi e gli strilli, a ben vedere anche nel 2023 non sono mancate sneaker e progetti interessanti, per fortuna. Iniziamo dai colossi: ancora una volta Nike e Air Jordan hanno preferito affidarsi al loro archivio rendendo alcuni importanti ritorni centrali nella sua line-up, Air Max 1 ’86 e Air MacAttack su tutte. La “questione” Tom Sachs è stata gestita come da tradizione statunitense eliminando il problema all’origine e rimuovendo dalla lista delle uscite qualunque prodotto fosse riconducibile al controverso artista statunitense. Diverso l’atteggiamento di adidas con la ben più pesante situazione Kanye West; il marchio tedesco ha drasticamente interrotto ogni rapporto con il rapper di Chicago, per poi rilasciare comunque a singhiozzo il prodotto realizzato a quattro mani, preoccupata dall’impatto che un distacco netto avrebbe avuto sugli equilibri aziendali viste le imponenti percentuali occupate da Ye nel totale delle vendite. Nonostante tutto il brand ha saputo lavorare bene con il resto del catalo-


go, puntando forte sui modelli terrace grazie tanto a importanti progetti, come quello che vede il coinvolgimento della stilista britannica Grace Wales Bonner, quanto alle più semplici versioni in-line di modelli come Samba e Gazelle, ignorate dai più esperti ma divorate a più riprese dal grande pubblico, rivelandosi uno dei principali top-seller del brand a tre strisce. L’arrivo di Nathan Van Hook alla guida della linea Basketball e l’avvio definitivo della partnership con Jerry Lorenzo lasciano ben sperare per il 2024, anno fondamentale per la ripresa di un dipartimento fondamentale per il successo dell’azienda un po’ sacrificato negli ultimi anni.
L’esperto editor di Complex Magazine Matthew Welty ha voluto coniare il termine “Mesh Boys Summer” per identificare il trend del running Anni ’00 che ha caratterizzato gran parte del 2023. Diversi brand hanno avuto la capacità di scavare nei propri archivi per scovare modelli che ai più potranno ricordare le ore di educazione fisica a scuola, ma sono stati protagonisti di un boom di vendite nell’anno appena trascorso. Tra questi, ovviamente, New Balance: nonostante l’addio di Joe Grondin, uno dei principali artefici dietro le quinte del grande successo degli scorsi anni, il marchio americano ha saputo consolidare importanti partnership come quelle con Salehe Bembury, JJJJound, Stone Island, Joe Freshgoods e Aimé Leon Dore, oltre ad aver introdotto nuovi modelli lifestyle (990v6, 991v2) e collaboratori (Aminé, Action Bronson).
Tra i brand che più di tutti hanno saputo guadagnare spazio ci sono Asics e Saucony. Il primo ha proseguito con l’ottimo lavoro iniziato l’anno scorso e sono stati tra i principali protagonisti del 2023 con modelli che soltanto qualche anno fa difficilmente avremmo immaginato

in cima alle liste dei best seller (GEL-1130 e GT-2160, per esempio). Il lavoro di Marc Marquez e la direzione creativa di Kiko Kostadinov hanno portato grandi frutti, ora bisogna sapersi confermare. Per quanto riguarda Saucony, invece, il discorso è un po’ diverso: è difficile parlare di un brand con oltre 100 anni di storia come di un “rookie dell’anno”, titolo sportivo tradizionalmente attribuito ai migliori emergenti, però è difficile trovare nell’industria delle sneaker un così netto cambio di direzione in così poco tempo. Saucony ha saputo scegliere bene su cosa lavorare e con chi farlo, valorizzando al massimo il proprio operato. Il lavoro fatto con Jae Tips, sconosciuto ai più soltanto 12 mesi fa e oggi considerato uno dei nomi da tenere d’occhio nell’industria, è un ottimo esempio del grande lavoro svolto.
In maniera simile HOKA e Salomon Sportstyle pare abbiano saputo trovare il perfetto equilibrio tra sostanza e apparenza, lavorando a grandi progetti e release lifestyle (Salomon con Broken Arm, Palace e Dekmantel, HOKA con Bodega, JL-AL, Brain Dead e Nicole McLaughlin per fare soltanto qualche esempio) senza però trascurare la parte performance e scontentare gli appassionati più integralisti.
Stesso percorso, seppur lontano da sentieri e montagne, per Clarks, che dopo anni di ottima gestione della linea Originals ha finalmente vissuto il suo anno della consacrazione. Grazie in particolare al lavoro svolto da Matteo Bellentani e il suo team, mettendo in fila un lungo elenco di collaborazioni di altissimo profilo iniziato con Salehe Bembury e concluso (per ora) con Vandy the Pink, il tutto senza far arrabbiare chi alle limited edition più estrose continua a preferire il tradizionale scamosciato maple.

SELEZIONI SNEAKER DELL’ANNO
Andrea Tuzio (editor, Collater.al)
Aimé Leon Dore x New Balance 860v2
Elisa Scotti (founder, In Her Kicks) FENTY x Puma Avanti C
Francesca Di Fazio (fotografa e collezionista) KITH x Clarks Originals x adidas Originals Samba
Giada Giacomazzo (founder, In Her Kicks) Asics GEL Quantum Zientzia by Kiko Kostadinov
Giulia Sala (responsabile, Special Milano)
Nike Air Max 1 ’86
Giulio Marchioni (founder, Cocci)
Nike Air Footscape Woven “Cow Print”
Lorenzo Di Meo (owner, Guerciotti) KITH x Clarks Originals x adidas Originals Samba
Marco Rizzi (editor, SSC)
Brain Dead x Asics GEL Nimbus 9
Niccolò Bevilacqua (owner, 22 Layers)
UNDFTD x Nike Air Terra Humara
Pedro Meroño (store manager, Spectrum)
Nike Air Max 1 ’86


Dopo Vans, Reebok e Diemme, anche il marchio franco-californiano HOKA entra a far parte della lista di brand che hanno collaborato con Nicole McLaughlin, giovane designer statunitense che ha firmato alcuni dei progetti creativi più riconoscibili e apprezzati degli ultimi anni. HOKA ha affidato a McLaughlin la prima collaborazione su Mafate Three 2, nuovo modello ibrido formato dalla sole unit della Mafate Speed 2 all’upper della Mafate 3. Oltre alla splendida colorway prodotta in edizione limitata, Nicole McLaughlin ha curato anche la comunicazione del progetto e lo sviluppo di un cover boot elastico che unisce classici elementi outdoor con linee ed estetica più moderne, legate a tecniche di upcycling e DIY.

La partnership tra asics e il retailer australiano Up There dura ormai da qualche anno e ha da poco dato vita a un nuovo progetto speciale: il negozio ha infatti avuto modo di personalizzare la classica GEL-Lyte III con una colorway inedita ispirata ai colori del Kookaburra, uccello così iconico in Australia da essere divenuto una delle tre mascotte dei Giochi Olimpici di Sidney nel 2000. Non è la prima volta in cui Up There ha utilizzato i suoi progetti collaborativi per promuovere la cultura australiana, elemento che ha caratterizzato molte delle uscite firmate dal negozio di Melbourne. Come spesso accade, anche l’Up There Store x asics GEL-Lyte III “Kookaburra” resterà, almeno per ora, un’esclusiva per il mercato asiatico e australiano.
NIKE PRESENTA LA SUA LINE-UP PER IL 2024
In diretta da Londra, Amsterdam e Portland, Nike ha presentato ufficialmente alcuni dei modelli che comporranno la line-up di uscite in programma per la Spring/Summer 2024. Ad attirare l’attenzione di molti è stato il ritorno della Air 180, iconico modello running del 1991 riproposto per la prima volta in una versione fedele all’originale. Oltre all’Air Pegasus 25 già reintrodotta grazie alla recente collaborazione con Comme des Garçons, anche LD-1000, Clogposite e Air Foamposite One saranno riportati sugli scaffali dei negozi la prossima primavera. Grande spazio anche per i modelli d’ispirazione outdoor: Air Max SNDR, una nuova Mountain Fly e le ACG Torre Mid, Izy, Rufus e Exploraid saranno tra i modelli protagonisti della SS 24.
VANDY THE PINK FIRMA UNA WALLABEE BOOT
Clarks Originals e l’artista di origini sudcoreane Vandy the Pink hanno da poco rilasciato la loro prima collaborazione ufficiale: un particolare Wallabee Boot caratterizzato dal tema “burger” sviluppato dall’artista. La base è un Boot in suede beige, con ricami bianchi a imitare i semi di sesamo di un panino e una serie di fob personalizzati che riprendono le forme degli ingredienti di un classico hamburger. Nonostante si tratti come detto della prima collaborazione tra Clarks Originals e Vandy, la partnership tra i due non è certo nuova: proprio l’anno scorso il designer realizzò 200 paia di Wallabee Boot personalizzate a mano con delle patch a forma di scheletro, attirando l’attenzione di molti sui social e finendo inevitabilmente virale, aumentando in maniera esponenziale la richiesta per le sue creazioni.


Il rapper nativo di Portland Aminé ha scelto il suo profilo Instagram per annunciare la release della nuova collaborazione con New Balance, la seconda in pochi mesi dopo essere stato nominato testimonial del brand americano a inizio 2023. Il modello è ancora una volta la 610, questa volta però nell’inedita versione slip-on senza lacci sviluppata da Tokyo Design Studio, proposto in tre diverse colorway prodotte in edizione limitata a 503 paia. In maniera un po’ nostalgica delle origini della Sneaker Culture, i colori della New Balance 610S di Aminé sono stati rilasciati al pubblico in luoghi diversi: la verde a Portland, la gialla a New York City e la nera online, sul sito “Club Banana” dell’artista statunintense.
Per l’ultima release della sua collezione autunnale Karhu ha voluto riportare nei negozi di sneaker un pack di grande successo: il Mount Saana Pack. Ideato nel 2015 per il lancio della Fusion 2.0, il Mount Saana Pack era un pack d’ispirazione outdoor che riprendeva dettagli e colori di una delle vette del nord della Finlandia più celebri e rinomate tra gli scalatori, in particolare per la scenografica scalinata che porta alla cima. Il Mount Saana Pack è stato rispolverato dagli archivi proprio negli scorsi mesi per realizzarne una sorta di “nuova edizione” che include tre colorazioni della Fusion XC, versione light trail della classica Fusion 2.0 ispirata dai modelli trekking provenienti dai vecchi cataloghi Karhu, caratterizzata da una sole unit con maggiore grip ma stesso comfort, grazie all’Air Cushioning e alla tecnologia Fulcrum presa in prestito dai modelli Karhu più moderni.



In uno degli ultimi drop settimanali del 2023, Supreme New York ha voluto includere anche la sua ultima collaborazione con Dr. Martens. Si tratta di una versione rivisitata della Ramsey Creeper, proposta in tre colorway (nero, viola, argento) realizzate in suede e pelle metallizzata, con loghi pressati e intrecci a contrasto. Essendo entrambi i brand sotto l’ombrello di VF Corp. negli ultimi anni la partnership tra Supreme e Dr. Martens ha goduto di particolare libertà creativa, con design articolati e progetti importanti che in passato hanno visto anche il coinvolgimento del marchio giapponese Undercover. Tutte e tre le colorway della Ramsey Creeper x Supreme sono state rilasciate in esclusiva da Dr. Martens online e dal marchio americano nei suoi store in tutto il mondo.
Dopo aver lavorato a diversi special make-up con brand del calibro di New Balance e Clarks Originals, per il retailer milanese One Block Down è finalmente arrivata l’occasione di misurarsi con una collaborazione vera e propria, realizzando un importante progetto con Mizuno Sportstyle. Il modello scelto è la Wave Rider 10, modificata non soltanto nei colori e nei materiali ma anche nelle forme e nelle linee, con i pannelli di punta e tallone reimmaginati per assomigliare a delle fiamme. Le colorway realizzate sono tre (verde metallizzato, rosso e nero), lanciate in anteprima da OBD online e nei suoi store di Milano, Roma e Parigi e successivamente rese disponibili a una selezione di sneaker store nel mondo.

“MI CASA ES SU CASA”
Solefly e Air Jordan condividono un legame importante e duraturo, che ha portato il negozio di Miami nel corso degli anni a lavorare a oltre 20 progetti con il Jumpman tra release ufficiali ed edizioni “Friends & Family”. Questa volta Danny Hidalgo e Carlos Prieto, fondatori di Solefly, hanno avuto modo di lavorare con l’Air Jordan 8, modello rilasciato nel 1993 di cui ricorre il trentesimo anniversario. Con questa release i fondatori di Solefly hanno voluto raccontare una storia importante, uno spaccato di cultura caraibica che passa per le loro origini cubane, le comunità stabilitesi in Florida e il baseball come legante. Non è un caso quindi che le Air Jordan 8 x Solefly abbiano fatto la loro prima apparizione ai piedi di alcuni membri dei Miami Marlins durante un riscaldamento pre-partita, così come che la release abbia coinciso con l’importante festival caraibico Calle Ocho.
NUOVO PROGETTO PER SAUCONY E TOMBOGO
La Saucony Butterfly nasce dalla partnership tra il marchio del New England e TOMBOGO, designer studio fondato da Tommy Bogo. Presentato durante la Paris Fashion Week nel giugno 2022, il modello è immaginato come una scarpa modulare formata da una scocca esterna e da un boot interno removibile e intercambiabile, rendendo così la Butterfly personalizzabile non soltanto nelle combinazioni di colore ma anche nel fit. A poco più di un anno di distanza dal lancio ufficiale Saucony e TOMBOGO hanno introdotto due nuove colorway del modello, “Boulder Brown” e “Morpho Black”, già disponibili in molti dei migliori sneaker store in Europa e Nord America.


NIGO, celebre designer giapponese nonché fondatore di brand come A Bathing Ape e Human Made, ha deciso di mettere all’asta una parte del suo incredibile archivio. A ospitare “NIGO: from me to you” è stata Joopiter, la casa d’aste digital first fondata dall’amico Pharrell Williams, che ha anche organizzato un grande evento a New York per presentare ufficialmente la selezione di prodotti disponibile per la prima volta al pubblico. Tra gli oggetti più iconici finiti all’asta anche diversi articoli di gioielleria realizzati dal noto atelier Jacob & Co., pezzi unici di Louis Vuitton, Goyard, Chanel e Audemars Piguet, capi vintage tra cui alcuni rari Levi’s degli Anni ’50 oltre a molte delle creazioni rilasciate negli ultimi 20 anni con BAPE, Ice Cream e Billionaire Boys Club.

UN LIBRO CELEBRA LA NIKE AIR MAX PLUS
A 25 anni dalla release originale, la storia della Nike Air Max Plus TN è stata raccontata in un libro edito da Sneaker Freaker, realizzato in collaborazione con Nike e Foot Locker. Rilasciata nel 1998, la “TN” ha avuto un enorme impatto, non soltanto nel mondo delle calzature sportive ma anche dal punto di vista culturale, in particolare in luoghi come Francia e Australia, restando ancora oggi associata a veri e propri fenomeni pop legati ad arte, musica e costume in generale. Nel 2023 la creazione di Sean McDowell compie appunto 25 anni e Foot Locker, retailer che a livello globale più di ogni altro ha legato il suo nome al grande successo del modello, ha voluto celebrare l’importante traguardo commissionando al team di Sneaker Freaker la realizzazione di questo volume, disponibile in esclusiva nei molti punti vendita FL in tutto il mondo.

All’inizio del mese di novembre Offspring, sneaker retailer con oltre 20 anni di attività alle spalle, ha inaugurato a Londra un nuovo spazio polifunzionale a pochi passi dalla stazione King’s Cross, concepito come un punto di ritrovo per la sua community e per gli appassionati di sneakers di tutto il mondo. Offspring King’s Cross mantiene le attività classiche di un negozio di sneakers, offrendo però anche spazi aggregativi e una location per eventi, mostre e lanci di nuovo prodotto. Negli ultimi anni Offspring ha voluto contrastare il ritmo frenetico delle uscite e delle attività sui social realizzando grandi progetti pensati per coinvolgere gli appassionati e creare nuove connessioni, riportando lo “sneaker game” a una dimensione più umana.

AFFIDA LA LINEA F1
La partnership tra Puma e Formula 1 continua ad attirare molte attenzioni: dopo aver annunciato lo scorso maggio l’imponente accordo che ha reso il marchio tedesco produttore e rivenditore esclusivo di tutto il materiale relativo al “Circus” destinato ai fan, il campionato automobilistico e Puma hanno affidato l’intera direzione creativa del progetto al rapper americano A$AP Rocky. La prima uscita ufficiale per Rocky nelle vesti di creative director della linea Formula 1 di Puma è stata al Gran Premio di Las Vegas, circuito cittadino al debutto assoluto (non senza polemiche) nel calendario F1. Oltre a Rocky anche la compagna Rihanna è legata a Puma con il progetto FENTY. Che il brand abbia in mente un progetto che coinvolga entrambi?
SIZE? HA UNA “NUOVA CASA” A MILANO
Da qualche settimana Size? ha finalmente un nuovo negozio a Milano, dopo aver trascorso oltre un anno in uno spazio temporaneo. La “nuova casa” di Size? ha aperto i battenti il primo weekend di novembre in Corso di Porta Ticinese 22, proprio di fronte alle celebri Colonne di San Lorenzo, con un partecipato evento d’inaugurazione. Il 2024 segnerà 10 anni di presenza nel capoluogo lombardo per Size?, che nel dicembre 2014 ha aperto il suo primo negozio in Via Torino 49, a pochi passi dalla location attuale, diventando rapidamente un punto di riferimento per gli appassionati meneghini e non solo. Dopo un periodo di pausa durato qualche mese nel post-pandemia, Size? ha lasciato il suo primo negozio per spostarsi in un temporary store in Corso di Porta Ticinese 62, che ha ospitato le sue attività fino allo scorso mese di ottobre.



