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VIOLA 100: LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE! Per celebrare i 100 anni della squadra viola, un’opera unica, un viaggio incredibile attraverso 10 volumi che vi faranno rivivere i momenti più belli della storia della Fiorentina.
STORIE, ANEDDOTI, SUCCESSI E DELUSIONI.
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lA StorIA DellA SQUADrA DI FIrenZe
CAPItolo 5 – VIolA 100, lA StorIA DellA SQUADrA DI FIrenZe
Lo Scudetto dei giovani
La linea verde della Fiorentina diventa esempio tecnico ed economico no al secondo trionfo tricolore Il ciclo vincente non si apre, ma arrivano altri grandi talenti. E comincia a brillare la Luce di Antognoni
L’incredibile esito della Coppa del Mondo 1966, con l’Italia eliminata dalla Corea del Nord, provocò un profondo terremoto nel calcio italiano. Sul banco d’accusa anche i club, per le loro spese folli. Venne prolungato il divieto di acquistare calciatori stranieri che, di proroga in proroga, durerà no al 1980-81. La linea verde della Fiorentina diventò l’esempio positivo, sia dal punto di vista tecnico che economico. I viola, con la coccarda tricolore sulle maglie, erano attesi, n dal ritiro di Acquapendente, ad un salto di qualità. La campagna acquisti aveva deluso - con gli acquisti del terzino Vitali del difensore Lenzi e dell’attaccante Cosma e le cessioni (Castelletti, Marchesi e Morrone alla Lazio) nel segno del ringiovanimento, eccetto quelle del centravanti Nuti al Verona e di Vieri alla Sampdoria. La Fiorentina si presentava con la stessa formazione dell’anno precedente ed era la squadra più giovane del campionato. L’ingiusta scon tta interna con la Juventus alla 3a giornata produsse contraccolpi, accentuati dai seri infortuni subiti da Brizi e Pirovano. L’alluvione del 4 novembre coinvolse totalmente club e calciatori, con lo stadio trasformato in centro soccorsi. La Fiorentina fu obbligata a giocare in trasferta, e dette spettacolo, facendo 5 punti in tre gare e diventando ambasciatrice della volontà della città di rimettersi subito in piedi.
L’8 dicembre tornò allo stadio contro il First Vienna per la Coppa Mitropa Cup. Alla 14a la squadra era terza a tre punti dalla capolista Inter, ma a cavallo del giro di boa arrivarono le scon tte contro Inter e Juventus. Il punto più basso coincise con l’assenza dell’infortunato De Sisti: doppia scon tta, a Vicenza ed in casa col Foggia. Chiappella, recuperati tutti i titolari, lanciò la squadra nella volata di primavera: 9 partite senza scon tte, 5° posto con 43 punti di cui, una vera svolta per la Fiorentina, 22 fatti in casa e 21 in trasferta con 7 successi esterni. Brutto il cammino europeo: fuori al primo turno dalla Coppa delle Coppe ed in semi nale dalla Mitropa Cup. Il bilancio venne ritenuto positivo, a conferma della ritrovata solidità e con un anno in più d’esperienza maturata. Le società di calcio di serie A assunsero la forma giuridica delle SpA, con la particolarità di essere “senza ni di lucro", nacque così l’«Associazione Calcio Fiorentina – società per azioni».
Il campionato 1967-68 segnò il ritorno alle 16 squadre. Firenze salutò Kurt Hamrin, dopo nove stagioni. Uccellino fu ceduto al Milan, con l’aggiunta di un conguaglio, per acquistare Amarildo. Fu un duro colpo al sentimento dei tifosi, ripagati dalle bellissime parole di Kurt e dalla promessa, che poi onorerà, di tornare a Firenze. Gli altri acquisti furono il terzino Mancin, dal Venezia, e l’esperto attaccante Maraschi dal Vicenza.
CAPItolo 5 – VIolA 100, lA StorIA DellA SQUADrA DI FIrenZe
Baglini alzò l’asticella: la Fiorentina doveva vincere lo scudetto, Chiappella, preoccupato, storse la bocca. La scon tta interna col Brescia, alla 7a giornata, fu una picconata sulla squadra, scivolata al 4° posto a tre punti dalla testa, e fu seguita dalla scon tta di Napoli e da tre pareggi. L’eliminazione in Coppa delle Fiere, il 13 dicembre, dallo Sporting Lisbona provocò l’esonero di Chiappella che lasciava dopo 18 anni di militanza ininterrotta il club. Il presidente imputava al tecnico l’assenza di polso verso quei giocatori che erano… i suoi ragazzi! La squadra venne a data, dalla 13a partita, ad una strana coppia, il vecchio Luigi Ferrero, direttore tecnico, e il giovane Bassi, allenatore della “De Martino”. Alla partita successiva, a Ferrara, un grave infortunio tolse alla squadra viola Amarildo che, autore di 5 reti no a quel momento, rientrerà solo nel nale di stagione. La Fiorentina pur con un rendimento altalenante, comportamento proprio anche delle avversarie, concluderà al 4° posto con 35 punti, un piazzamento che poteva essere migliore senza la scon tta all’ultima giornata a Vicenza.
Le decisioni dell’estate del 1968 furono frutto di quell’annata vissuta rabbiosamente da Baglini: il problema principale della Fiorentina era l’allenatore e fu fatto di tutto per assicurarsi Helenio Herrera che, con un’incredibile voltafaccia all’ultimo momento, andò alla Roma. La Fiorentina allora puntò su Bruno Pesaola, ex attaccante argentino naturalizzato italiano, a ermatosi come allenatore al Napoli che aveva condotto al secondo posto. La società decise di e ettuare alcune cessioni eccellenti. I due nazionali Bertini venduto all’Inter per 400 milioni, e Albertosi ceduto al Cagliari insieme a Brugnera come contropartita per la mezzala Rizzo. Furono fatti altri movimenti di mercato, con l’arrivo del portiere Bandoni voluto dal tecnico. La piazza era agitata e la squadra pensava addirittura di chiedere un “premio salvezza”. Il disegno tattico era ambizioso e prevedeva una difesa bloccata - con due grandi marcatori: Rogora e Brizi, il libero Ferrante e un terzino di spola come Mancin – una mediana di enorme qualità, spostando Merlo nel ruolo di mediano con Rizzo e De Sisti interni ed un attacco fulminante con la velocità di Chiarugi, l’opportunismo di Maraschi e la classe di Amarildo. La Fiorentina venne eliminata nel girone di Coppa Italia e la frattura ad un braccio di Chiarugi turbò l’esordio in campionato, ma i viola, in svantaggio già al 1° minuto, vinsero in rimonta a Roma con Rizzo spostato all’ala e Pirovano mediano. Con questo assetto base la squadra alla 5a giornata aveva 6 punti in classi ca, ma, nonostante il rientro di Chiarugi che sostituì Amarildo, sprofondò contro il Bologna in casa (1-3) subendo schi e lazzi dal proprio pubblico.
La Fiorentina Campione d’Italia
CAPItolo 5 – VIolA 100, lA StorIA DellA SQUADrA DI FIrenZe
Si tornò all’assetto originario e, dopo il pareggio di Vicenza, la Fiorentina inanellò tre vittorie fra cui quella in casa dell’Inter. La svolta tattica avvenne nell’intervallo della partita con il Napoli a Firenze. In svantaggio, Pesaola cambiò Chiarugi con Esposito spostando Rizzo all’ala, ottenendo una maggiore densità a centrocampo. La Fiorentina vinse e trovò il mediano che garantì corsa e geometria. Battendo la Juve alla 14a i viola gettarono la maschera e alla ne del girone d’andata erano ad un punto dal Cagliari capolista. La Fiorentina non perse più, alla ne del campionato saranno 25 le partite senza scon tta, procedendo al ritmo della media inglese, vittoria in casa e pareggio esterno e quando veniva bloccata al “Comunale” la squadra viola vinceva in trasferta. La difesa subì 18 gol in 30 partite, con il rendimento eccezionale del portiere Superchi, il centrocampo dominò ed Amarildo e Maraschi non perdonavano. Nella volata nale fu decisivo Chiarugi, tornato titolare alla 21a, l’ala realizzò 6 reti nelle ultime 10 gare.
La vittoria a Torino, 2-0 alla Juventus con quindicimila tifosi al seguito, portò, 13 anni dopo, il secondo scudetto. 45 punti in classi ca, di cui 24 in casa e ben 21 in trasferta, 23 nel girone d’andata e 22 in quello di ritorno con una continuità eccezionale. Questa volta giglio e scudetto staranno insieme sulle maglie, ma, come nel ‘56, venne fatto lo stesso errore di sopravvalutazione della rosa a disposizione. Il movimento di mercato principale fu lo scambio dei terzini sinistri (Mancin-Longoni) con il Cagliari, Hamrin pose la sua candidatura a rinforzo (“in Coppa dei Campioni la mia esperienza potrebbe servire”), ma non venne accettata.
Le prime partite dettero ragione al club con 4 vittorie poi, nello scontro diretto con il Cagliari a Firenze, crollò tutto. Fu l’arbitro Lo Bello, più di Gigi Riva autore del gol vincente, il protagonista di una gara che causò anche la squali ca del campo. Il crollo psicologico (7 punti nelle successive 8 gare) compromise il campionato, anche se la Fiorentina tornò seconda in classi ca a 3 punti dal Cagliari alla ne del girone d’andata. La scon tta interna col Napoli alla 17a sancì la ne delle ambizioni tricolori; il piazzamento nale fu il 4° posto a pari merito col Milan. La Fiorentina aveva ben superato i primi due turni di Coppa dei Campioni con gli ostici svedesi dell’Öster e con l’impresa di Kiev vincendo 2-1 contro la Dinamo in URSS e pareggiando al ritorno. Il Celtic, vincitore nel 1967, era l’avversario da a rontare nei quarti di nale. A Glasgow Pesaola scelse una tattica super difensiva, con un terzino in più (Carpenetti) lasciando Chiarugi a Firenze: nì 3-0 per gli scozzesi. Nella generosa gara di ritorno i viola segnarono un solo gol. Nessuna soddisfazione provenne dalle altre competizioni (Coppa Italia, Torneo Anglo-Italiano e Coppa delle Alpi persa in nale dal Basilea). Pesaola era stato blindato no al 1972 con un contratto ricchissimo per strapparlo alla concorrenza del Napoli.
La Fiorentina 1971-72
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Baglini voleva tornare a vincere lo scudetto. Convinto della forza della difesa e del centrocampo puntò su un attacco a tre punte, acquistando dal Vicenza il centravanti Vitali, secondo dietro Riva nella classica cannonieri con 17 reti, con Chiarugi e il giovane Mariani alle ali. Il calciomercato vide l’addio di diversi Campioni d’Italia: Amarildo alla Roma; Rizzo al Bologna per soldi e Gennari; Rogora e Cencetti al Brescia in cambio di Botti e D’Alessi; Maraschi tornò al Vicenza. Completarono il mercato due giovani terzini, Galdiolo e Ghedin. Pesaola era molto meno convinto del suo presidente sulla forza dello schieramento o ensivo e continuò a far sapere che avrebbe voluto un centravanti più esperto (Alta ni o Combin) e due nuovi terzini (Poletti e Scala). Vitali, abituato a una squadra che giocava solo per lui, non si ambientò e questo rese più grave l’errore: un colpitore di testa con due ali più orientate alla conclusione che al cross. 8 punti dopo 10 partite, fecero capire che l’orizzonte non sarebbe stato quello dell’alta classica. Nell’ultima giornata d’andata la scon tta interna con la Juventus, prodotta da decisioni arbitrali (rigore dato ai bianconeri e negato ai viola, espulsione
di Galdiolo), determinò l’esonero di Pesaola: gigliati terzultimi con 11 punti. La squadra non riusciva a ritrovarsi. C’era bisogno di uno choc: Oronzo Pugliese, il “mago di Turi”, espressione plebea del catenaccio italico, con una pletora di mezzi e mezzucci, compresi sortilegi e riti propiziatori. La Fiorentina continuò a giocare male e a non vincere: dieci pareggi e due scon tte. Penultima a tre giornate dalla ne la Fiorentina vinse a Vicenza con gol di Vitali, pareggiò con l’Inter, gol di Brizi all’ultimo minuto, in casa e con la Juventus in trasferta. La salvezza venne conquistata per di erenza reti grazie alla scon tta del Foggia a Varese. Al termine del campionato Baglini passò la mano e presidente divenne Ugolino Ugolini, già nel Consiglio e anche in quello precedente di Longinotti. Veniva confermata la linea verde, unica possibilità per competere ai massimi livelli. All’esperienza dei campioni d’Italia ancora in squadra, andava unita la migliore gioventù, grazie alla rete organizzata in tutta Italia da Pandol ni e dai suoi collaboratori, a partire da Aldo Biagiotti e Sergio Cervato. La scelta dell’allenatore, Nils Liedholm, fu conseguente a questa direttrice. Lo svedese era un grande maestro del gesto tecnico e dello schieramento in campo e seppe utilizzare al meglio i calciatori esperti, il centravanti Clerici su tutti, lanciando con successo i giovani. Nel 1971-72 la rivelazione fu Andrea Orlandini, “Birillo” il ragazzo di San Frediano, con lui e la forza di Nevio Scala tornò in cattedra De Sisti. Brizi, a causa dell’infortunio di Ferrante, interpretò benissimo il ruolo di libero, mentre Galdiolo, sempre presente, divenne il marcatore di riferimento. Si a acciarono sulla soglia della prima squadra Desolati e Caso, Pellegrini diventò un’alternativa.
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Una formazione viola del 1973-74
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A sei giornate dalla ne la Fiorentina era terza con 32 punti a due lunghezze dalla capolista Juventus e il 5° posto nale, che valse la quali cazione alla Coppa UEFA, ebbe il sapore amaro di soli quattro punti conquistati nelle ultime sei partite, con due scontte interne. Nel 1972-73 continuarono le cessioni dei Campioni d’Italia: il grande sacri cio fu quello di Chiarugi che, ceduto al Milan, salutò una piazza che non avrebbe voluto lasciare, anche Esposito venne ceduto, al Napoli, mentre Ferrante andò al Vicenza. I giovani che arrivarono erano di altissimo livello: Antognoni e Roggi, mentre non funzionò l’innesto del vecchio Sormani. Più utile si rivelò l’attaccante Saltutti e trovarono spazio Caso e Desolati. La Fiorentina fece un buon campionato, pur non entrando mai nella lotta per il titolo che coinvolse Juventus, Milan e Lazio, concluso al 4° posto con 37 punti. La Mitropa Cup della stagione precedente nì ad ottobre con la scon tta decisiva al penultimo minuto della nale di ritorno dal Celik.
La Coppa UEFA si fermò ai Sedicesimi di Finale, eliminati dal Vitoria Setubal, mentre la Coppa AngloItaliana terminò con la scon tta, in nale a Firenze, contro il Newcastle.
Nell’estate, a sorpresa, ci fu il divorzio da Liedholm. Gigi Radice, esordiente in serie A, reduce dalla promozione del Cesena, divenne il nuovo allenatore. La sua idea di calcio guardava al di là dei con ni nazionali. Era stato stregato dalla “Rivoluzione Arancione”, dalla capacità di attaccare gli spazi mostrata dalle squadre olandesi e dall’Ajax vincitore di tre Coppe dei Campioni. La società continuò a comprare, oltre al mediano Beatrice dalla Ternana, giovani calciatori, tra tutti spiccava Guerini, centrocampista del Brescia, con lui arrivarono Speggiorin dal Vicenza, Bresciani e Della Martira dal Viareggio. Furono purtroppo importanti anche le cessioni: Orlandini e Clerici al Napoli, Scala all’Inter, Longoni al Vicenza. Radice plasmò una squadra di giovani leoni, accantonò De Sisti a dando a Merlo compiti di regia. Radice proponeva un gioco collettivo, con il movimento continuo di tutti per tutti. La Fiorentina giocava, bene, con: Superchi in porta; due marcatori sulle punte avversarie (Galdiolo e Della Martira) due terzini (Roggi e Beatrice) che spingevano e contrastavano, Brizi al centro della difesa, libero di chiusura e costruzione; un mediano intercettatore e di ripartenza che giocava a zona (Guerini o De Sisti); Caso ala destra che entrava in mezzo al campo, Merlo in regia che operava principalmente fra le due trequarti; Antognoni centrocampista o ensivo libero di esprimersi e due attaccanti (fra Speggiorin, Desolati, Saltutti) a costruire una girandola o ensiva con calciatori che “giravano” ed entravano nell’area avversaria.
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Alla ne del girone d’andata la Fiorentina era seconda in classi ca a tre lunghezze dalla Lazio capolista, ma Radice parlò chiaro: saremo protagonisti nel prossimo campionato, quando sarà maturata questa nidiata di incredibili talenti. Era l’uomo giusto al posto giusto, l’allenatore giovane per una squadra di giovani con l’esperienza di qualche Campione d’Italia. Aveva abolito i ritiri e non rinunciava ad avere una propria vita ed a farla avere ai propri calciatori. A cinque giornate dalla ne la Fiorentina era terza in classi ca, ma il passaggio a vuoto nale la condannò al sesto posto, complice un rigore sbagliato nell’ultima partita, l’ennesimo della stagione. Il presidente Ugolini manifestò tutta la sua delusione per la mancata quali cazione europea tirando fuori un colpo a sorpresa: l’assunzione di Nereo Rocco, a ne carriera, come responsabile tecnico generale, un lavoro che il “Paron” non aveva mai fatto. Era una provocazione a cui Radice rispose schiettamente: “Con tutto il rispetto per Rocco, che è stato mio allenatore, non posso accettare di avere una balia”. La Fiorentina, ancora una volta, ricominciò da capo. Nereo Rocco, una delle personalità più signi cative del calcio italiano del dopoguerra, fu un buco nell’acqua. Il “Paron” si sistemò al Park Palace, un hotel sopra il Piazzale Michelangelo, da cui alzò una trincea con i tifosi, i giornalisti, gli stessi medici viola che lui contestava. Il pubblico viola gli concesse un grande credito ed i primi risultati sembravano consolidarlo, superando agevolmente il girone di Coppa Italia. Rocco sembrò avere ancora l’entusiasmo giusto per guidare una squadra piena di giovani - se ne era andato anche De Sisti, tornato alla Roma dopo nove anni.
Alla rosa dell’anno precedente era stato aggiunto Gianfranco Casarsa, giovane centravanti acquistato dal Bari ed era stato riscattato dal Vicenza, Walter Speggiorin. Eravamo, dal punto di vista societario, al terzo allenatore in quattro anni: la conferma della convinzione che il progetto tecnico prescindesse dalla gura dell’allenatore. La Fiorentina sembrò mantenere una discreta marcia no alla 9a giornata, almeno dal punto di vista dei risultati. Nelle successive otto gare i viola raccolsero soltanto cinque punti. La grande personalità del tecnico era ormai scollegata dal lavoro sul campo. I calciatori lo capirono per primi e lanciarono l’allarme rosso: “Non prepariamo tatticamente le partite”. La squadra, nervosa, collezionò ammonizioni e brutte prestazioni. A febbraio Rocco si aspettava il licenziamento che non arrivò. La Fiorentina preferì giocare in anticipo sul futuro, scegliendo invece l’allenatore per il successivo campionato: Carletto Mazzone, classe 1937, che aveva portato, in tre anni, l’Ascoli dalla serie C alla serie A. Rocco non aveva capito i giovani, o non li aveva voluti capire.
1975, la Fiorentina con la Coppa Italia
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I giovani non lo avevano capito, o non lo avevano voluto capire. L’acuto, apprezzatissimo, fu alla penultima giornata, quando la Juventus arrivò a Firenze portandosi dietro le casse di champagne per brindare alla vittoria matematica dello scudetto. I bianconeri furono suonati e, dopo tanti mesi, la Fiorentina, nonostante numerose assenze, fece una gara scintillante ri lando ai presuntuosi juventini un secco 4-1.
I tappi delle bottiglie dovettero aspettare un’altra settimana per saltare. L’ultima domenica la quaterna fu bissata a Marassi contro la Sampdoria (4-3) e l’anonimo campionato nì all’ottavo posto con 31 punti. In 180’ la Fiorentina aveva segnato 8 reti, più del 25% dell’intero campionato (31 reti). Nelle altre 28 partite era riuscita a realizzarne soltanto 23 con una media di 0,82 gol a match...
Nereo Rocco se ne tornò immediatamente a Trieste, la sensazione era di una stagione buttata via, ma restava da giocare il girone di semi nale della Coppa Italia. La squadra, come era già successo alla ne del campionato 1970-71, venne a data al orentino Mario Mazzoni. La Fiorentina vinse il girone con Napoli, Torino e Roma, andando in nale contro il Milan. Il 28 giugno 1975 l’Olimpico si tinse di viola: i gigliati andarono due volte in vantaggio e furono recuperati, ma i rossoneri non riuscirono a pareggiare il colpo di testa decisivo di Paolo Rosi - gli altri marcatori furono Casarsa e Guerini. Questa la formazione schierata in nale: Superchi; Beatrice, (46’ Lelj, 47’ Rosi), Roggi; Guerini, Pellegrini, Della Martira; Caso, Merlo, Casarsa, Antognoni, Desolati. La vittoria della Coppa Italia portò tanto entusiasmo e ducia nella nuova Fiorentina allenata da Carletto Mazzone che però deluse piaz-
zandosi al nono posto. Pesò, terribilmente, l’incidente automobilistico che il 24 novembre (rientrando da Ascoli per una partita dell’Under 21 rinviata a causa della neve, con lui c’era Mimmo Caso) mise termine alla carriera agonistica di Vincenzo Guerini. La Fiorentina si aggiudicò la Coppa di Lega Italo-Inglese 197576 battendo in nale il West Ham, grazie alle reti di Guerini, a settembre nella gara di andata a Firenze (10), e di Speggiorin, in quella di ritorno a Londra (0-1). In Coppa UEFA la Fiorentina venne eliminata, ai calci di rigore negli ottavi di nale dal Sachsenring Zwickau, club della Germania Orientale. Fu l’ultimo campionato in maglia viola di tre campioni d’Italia, gli ultimi rimasti a Firenze: Brizi, Merlo e Superchi. Estremamente modesto il rendimento in campionato dove, in una stagione senza acuti, la Fiorentina si classi cò al 9° posto con 27 punti, 4 punti in più dell’Ascoli retrocesso, di cui 15 fatti in casa dove furono perse 5 partite e 12 in trasferta. Fu anche l’anno terribile di Bruno Beatrice che, a itto da una pubalgia venne sottoposto a una quantità spropositata di raggi X Roentgen per accelerarne la ripresa agonistica.
1975, la Fiorentina con la Coppa di Lega Italo-Inglese
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I Giganti scudettati
I protagonisti della cavalcata tricolore della stagione 1968-69
BAnDonI ClAUDIo, portiere, nato il 5.08.1939 a Ponte a Moriano (LU), 1 presenza
SUPerCHI FrAnCo, portiere, nato il 01.09.1944 a Allumiere (RM), 30 presenze
BrIZI GIUSePPe, stopper, nato il 19.03.1942 a Macerata, 25 presenze
CenCettI PIerlUIGI, difensore, nato il 21.01.1946 a Barberino Val d’Elsa (FI), 6 presenze
FerrAnte UGo, libero, nato il 18.07.1945 a Vercelli, 30 presenze e 1 gol
MAnCIn erAlDo, terzino, nato il 18.04.1945 a Porto Tolle (RO), 29 presenze
roGorA BernArDo, terzino, nato il 08.11.1938 a Solbiate Olona (VA), 28 presenze
StAnZIAl PAolIno, terzino, nato il 12.12.1948 a Vigasio (VR), 7 presenze
De SIStI GIAnCArlo, mezzala, nato il 13.03.1943 a Roma 30 presenze e 2 gol
eSPoSIto SAlVAtore, centrocampista, nato il 3.01.1948 a Torre Annunziata (NA) 22 presenze
Merlo ClAUDIo , mezzala, nato il 07.07.1946 a Roma 26 presenze e 1 gol
PIroVAno GIoVAn BAttIStA, difensore, nato il 05.05.1937 a Vercelli 7 presenze
rIZZo FrAnCeSCo, mezzala nato il 30.05.1943 a Rovito (CS) 27 presenze e 6 gol
AMArIlDo tAVAreS De SIlVeIrA, attaccante, nato il 29.07.1939 a Campos dos Goytacazes, (Brasile), 25 presenze e 6 gol
CHIArUGI lUCIAno, ala, nato il 13.01.1947 a Ponsacco (PI), 18 presenze e 7 gol
DAnoVA GIAnCArlo, ala, nato il 18.11.1938 a Sesto S. Giovanni (MI), 2 presenze
MArASCHI MArIo, attaccante, nato il 28.08.1939 a Lodi (MI), 30 presenze e 14 gol
MArIAnI GIorGIo, ala, nato il 06.04.1946 a Sassuolo (MO), 1 presenza
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Capitani
Da Barigozzi, a De Sisti e Antognoni I leader carismatici della storia viola
Agli albori del football, la gura del capitano anticipò quella dell’allenatore. A lui spettava la gestione della squadra, forte della propria esperienza e conoscenza del gioco. Era il braccio tecnico dei primi consigli di appassionati che promuovevano le compagini calcistiche e spesso decideva l’assegnazione dei ruoli in campo. Con il passare degli anni il regolamento precisò le funzioni del capitano sottolineandone il ruolo di rappresentante della squadra e di interlocutore del direttore di gara: era l’unico, sul terreno di gioco, ad avere diritto di parola. Il riconoscimento formale, la fascia al braccio per distinguerlo dagli altri calciatori, venne introdotta dalla FIGC all’inizio della stagione 1949-50. Quando Alberto Eliani la indossò per la prima volta erano già stati tanti i capitani della Fiorentina: dal primo in biancorosso, Barigozzi, all’ultimo prima di Eliani, Carlino Piccardi, passando da un elenco che punteggia la storia della Fiorentina: Salvatorini, Borgato, Galluzzi, Pizziolo, Gazzari, Renzo Magli, Gri anti e da altri capitani delle singole giornate…
La fascia segnò un punto di non ritorno, unendo la memoria visiva alla traccia fotogra ca del ruolo, rendendone immediata la distinzione. E questo rese ancora più prestigioso essere il capitano. È una vera e propria galleria degli onori quella dei capitani viola: Augusto Magli, Costagliola, Rosetta, Cervato, Chiappella, Montuori, Sarti, Orzan, Robotti, Hamrin… Kurt era stato la chioccia dei giovani viola e, quando venne ceduto, toccò a Giovan Battista Pirovano indossare la fascia. Giancarlo De Sisti la prese stabilmente nel corso del campionato 1968-69, quello dello scudetto. Arrivato a 22 anni, nell’estate del 1965, a Firenze per far crescere la squadra, ne era diventato l’organizzatore, il tessitore di gioco e il grande intercettatore delle trame avversarie.
Un centrocampista completo, dotato di grande tecnica ma soprattutto di un’intelligenza tattica straordinaria e della capacità di far crescere i compagni di reparto e, con loro, tutta la squadra. In Nazionale — campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970 — si discuteva se schierare Mazzola o Rivera, ma nessuno metteva in discussione la presenza di De Sisti. “Picchio” tenne la fascia no alla sua ultima stagione, 1973-74, quando una diversa interpretazione del ruolo a centrocampo portò alla rottura con Radice. L’allenatore modi cò l’assetto per dare maggiore libertà ad Antognoni, impostando Merlo come regista dinamico e chiedendo a De Sisti di svolgere il lavoro del mediano, con la classe e la qualità di Picchio. Nell’estate successiva Picchio tornò alla Roma capitano divenne Giuseppe Brizi e poi Claudio Merlo. Quando Claudio lasciò la Fiorentina, dopo undici anni, Giancarlo Galdiolo rinunciò alla fascia di capitano perché c’era un altro Giancarlo, più giovane, ma tanto forte, a cui darla. Il ragazzo che giocava guardando le stelle – e che le stelle stavano a guardare – era arrivato a Firenze nel 1972 a 18 anni, strappato a viva forza al Torino e ad altre pretendenti. Erano anni in cui la Fiorentina aveva la capacità di arrivare sui migliori giovani, forti della direzione tecnica di Egisto Pandol ni. Giocatore straordinario, con un repertorio tecnico incredibile, Giancarlo ha indossato per 15 anni la maglia della Fiorentina, diventandone il simbolo, la bandiera. Antognoni è stato, per molti anni, uno dei motivi principali per andare allo stadio e, soprattutto, l’orgoglio viola, in anni di cili come la ne degli anni Settanta. Campione del mondo nel 1982, anno in cui sarebbe dovuto diventare, da capitano, campione d’Italia, è il giocatore della Fiorentina con più presenze in assoluto.
Giancarlo De Sisti
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la sintesi del decennio
I piazzamenti
1966-67 SERIE A 5°
1967-68 SERIE A 4°
1968-69 SERIE A 1°
1969-70 SERIE A 4°
1970-71 SERIE A 13°
1971-72 SERIE A 5°
1972-73 SERIE A 4°
1973-74 SERIE A 6°
1974-75 SERIE A 8°
I Presidenti
Viola Azzurri
(dal 1° luglio 1966 al 30 giugno 1976)
De SIStI 29 presenze 4 gol
AntoGnonI 14 presenze 2 gol
roGGI 7 presenze
FerrAnte 3 presenze
BertInI 2 presenze 1 gol
Merlo 1 presenza
GUerInI 1 presenza
CHIArUGI 1 presenza
1975-76 SERIE A 9° 14 febbraio 1965 - 31 maggio 1971 NELLO BAGLINI 1° giugno 1971 - 15 dicembre 1977
CASo 1 presenza
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Gli allenatori
1966-67 Serie A GIUSEPPE CHIAPPELLA
1967-68 Serie A GIUSEPPE CHIAPPELLA
dal 14 dicembre DT Luigi FERRERO allenatore Andrea BASSI
1968-69 Serie A Bruno PESAOLA
1969-70 Serie A Bruno PESAOLA
1970-71 Serie A Bruno PESAOLA dal 29 gennaio Oronzo PUGLIESE
dall’8 giugno Mario MAZZONI
1971-72 Serie A Nils LIEDHOLM
1972-73 Serie A Nils LIEDHOLM
1973-74 Serie A Luigi “Gigi” RADICE
1974-75 Serie A Nereo ROCCO dal 19 maggio Mario MAZZONI
1975-76 Serie A Carlo MAZZONE
Palmares
1967-68 La Fiorentina vince il Campionato Italiano Allievi Nazionali
1968-69 La Fiorentina vince il Campionato Italiano Serie A
1969-70 La Fiorentina vince il Campionato Italiano Allievi Nazionali
1970-71 La Fiorentina vince il Campionato Italiano Primavera
1974 La Fiorentina vince il Torneo di Viareggio
1975 La Fiorentina vince la sua quarta Coppa Italia.
1975 La Fiorentina vince la Coppa di Lega Italo-Inglese
1975-76 La Fiorentina vince il Campionato Italiano Berretti
1973 La Fiorentina vince il Torneo di Viareggio
1976 La Fiorentina riceve la Stella d’Oro del CONI al merito sportivo