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VIOLA 100 - CAPITOLO 4

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A CURA DI MUSEO VIOLA

lA StorIA DellA SQUADrA DI FIrenZe

CAPItolo 4 | 1956-66 | lA SQUADrA DA BAttere

CoMe orDInAre

VIOLA 100: LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE! Per celebrare i 100 anni della squadra viola, un’opera unica, un viaggio incredibile attraverso 10 volumi che vi faranno rivivere i momenti più belli della storia della Fiorentina.

CAPItolo 4

1956-66 | lA SQUADrA DA BAttere

A cura di MUSEO VIOLA

Editore e pubblicità SPORTMANAGER GROUP

TESTI A CURA DI: MASSIMO CERVELLI

HANNO COLLABORATO: DAVID BINI, TOMMASO BORGHINI

GRAFICA E IMPAGINAZIONE: ROSSANA DE NICOLA

Stampa Baroni e Gori

Supplemento al Brivido Sportivo

Tutti i diritti riservati: vietata la riproduzione, anche solo parziale, di contenuti e foto di questa pubblicazione

STORIE, ANEDDOTI, SUCCESSI E DELUSIONI.

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lA StorIA DellA SQUADrA DI FIrenZe

CAPItolo 4 – VIolA 100, lA StorIA DellA SQUADrA DI FIrenZe

La squadra da battere

Il bis dello Scudetto non riesce, ma la Fiorentina resta stabilmente al vertice: 4 secondi posti, la finale di Madrid, la Coppa delle Coppe e 2 volte la Coppa Italia

Lo scudetto vinto, frantumando tutti i record, designava la Fiorentina come la squadra da battere, non solo nel campionato 1956-57, ma anche in quelli successivi. La strategia annunciata da Befani appariva coerente: “non ci saranno cambiamenti, la squadra si è dimostrata perfetta, cercheremo di migliorare le riserve”. Accordo unanime, ma era stata sottovalutata la nuova situazione. A ne campionato la Fiorentina, per rispondere alle convocazioni della Nazionale impegnata in Argentina e Brasile (partita in cui schierò 8 viola tra gli azzurri), aveva dovuto rinunciare alla Coppa Latina, manifestazione a cui, dal 1949 al 1957, partecipavano le squadre campioni di Italia, Francia, Spagna e Portogallo. Un danno sportivo ed economico: la Coppa si sarebbe dovuta disputare a Firenze alla metà di giugno. La Fiorentina dovette rinunciare anche alla trasferta in Unione Sovietica per contraccambiare la visita della Dinamo Mosca. Inoltre, era possibile acquistare un altro giocatore “oriundo”, poiché Montuori, avendo disputato tre partite con la Nazionale, era diventato italiano a tutti gli e etti. La Fiorentina scelse di non farlo Prevalse la convinzione tecnica di Fulvio Bernardini: la squadra, nel suo schieramento base, non era migliorabile. La campagna acquisti vide arrivare tre giovani (gli attaccanti Taccola, dal Livorno, e Rozzoni dall’Atalanta ed il difensore Martinelli dalla Triestina). La squadra viola dovette fronteggiare numerosi infortuni.

Nella partita contro lo Schalke 04 di Coppa Grasshoppers si infortunarono Chiappella, Prini e Virgili. Nonostante le assenze e la secca scon tta casalinga subita dal Milan (0-3), alla 13a giornata, la Fiorentina tallonava i rossoneri ad un solo punto. La gravità dell’infortunio di Prini aveva nalmente convinto ad acquistare l’“oriundo”. Venne ingaggiato l’attaccante Silvio Parodi, paraguayano del Vasco di Gama, e fu una scelta sbagliata. Parodi non aggiunse niente alla compagine gigliata, mentre l’altro oriundo, Francisco Lojacono, che la Fiorentina acquistò assieme al Lanerossi Vicenza si dimostrò di una classe superiore e di una potenza devastante segnando ben undici reti in diciotto partite con i biancorossi. Le scon tte in trasferta allontanarono la Fiorentina dal Milan, il vantaggio dei rossoneri salì addirittura a nove punti alla 24a giornata e non scese mai sotto i sei punti con cui chiuse il torneo.

La Nazionale e la Coppa dei Campioni tolsero energie ai viola. L’avventura europea cominciò negli ottavi di nale contro l’IFK Norrköping. Le due gare si disputarono in Italia per scelta degli svedesi (1-1 a Firenze e 1-0 a Roma). Il quarto di nale contro il Grasshopper venne superato agevolmente (3-1 e 2-2 in trasferta), mentre la semi nale fu una doppia battaglia contro la Stella Rossa, battuta nel nale a Belgrado con gol di Prini e bloccata a reti bianche nel ritorno a Firenze.

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Il calcio jugoslavo era in uno dei suoi momenti migliori. Nella primavera precedente la Jugoslavia aveva battuto 4-0 l’Italia a Torino e, un mese dopo la semi nale, l’avrebbe battuta per 6-1 a Zagabria con nove calciatori gigliati in campo. La nale a Madrid, contro i detentori del Real venne giocata davanti a 120.000 spettatori e al dittatore Francisco Franco. Si trattò di una partita giocata alla pari e decisa, come scrisse Pozzo, “da un calcio di rigore che aveva ed ha avuto in sé tutti i crismi della irregolarità” per un fuorigioco sbandierato e nonschiato e per un successivo fallo fuori area trasformato in penalty dall’arbitro olandese Horn. Al termine della stagione la Fiorentina condusse, senza gli infortunati Rosetta e Virgili e con Julinho già rientrato in Brasile, una tournée in Bulgaria e Unione Sovietica. La scelta di non migliorare la squadra si era rivelata un clamoroso errore: alle 34 partite di campionato i viola avevano dovuto aggiungerne 7 in Coppa dei Campioni, 2 nella Coppa Grasshoppers, de nitivamente vinta dopo cinque anni, e, per qualcuno, 5 con la Nazionale…

La Fiorentina accantonò sia l’idea di a ancare a Bernardini l’allenatore della Stella Rossa (Ciric), che quella, a causa della squali ca no ad ottobre, di ingaggiare

“testina d’oro” Kocsis centravanti della nazionale ungherese (75 reti in 68 partite) fuggito dopo la repressione della rivolta di Budapest.

Permaneva la convinzione che la formazione titolare non fosse migliorabile, ma vennero acquistati due calciatori importanti, portando a Firenze Lojacono e acquistando il difensore Enzo Robotti, dalla Juventus. L’altra novità importante fu il ritorno di Luigi Ferrero come secondo di Bernardini e preparatore atletico.

La Fiorentina lasciò libero Rosetta e cedette il giovane centravanti Rozzoni. L’estate fu segnata, a partire dal ritiro di Camaldoli, dalla lunga attesa del ritorno di Julinho dal Brasile. Le amichevoli precampionato rappresentarono una vera doccia gelata sulle aspettative della piazza: scon tta (0-4) a San Siro contro il Milan e a Firenze (1-4) dallo Spartak Mosca. La Fiorentina iniziò il campionato con le lunghe assenze, oltre a Julinho che esordì alla 4a, di Virgili e Prini. Dopo cinque giornate i viola avevano cinque punti di ritardo dalla Juventus che era a punteggio pieno. La Fiorentina tornò ad un punto dai bianconeri con una serie di otto partite senza scon tte, culminate nel successo con la Juventus - con il crollo di un pezzo della balaustra avvenuto in Maratona di cui parliamo successivamente. La marcia s’interruppe in maniera rocambolesca a San Siro. Fiorentina in vantaggio sul Milan, ma calò, tta, la nebbia e nel secondo tempo i rossoneri pareggiarono e passarono in vantaggio con un rigore, mentre i viola sbagliarono quello del pareggio. Una partita da sospendere che, dagli spalti, parve essere stata sospesa e che mise KO la squadra viola. Il vero disastro fu giocare senza Cervato, infortunatosi prima del Milan giocando con la Nazionale, e con Chiappella: entrambi fuori per due mesi e con soltanto due punti conquistati nelle successive quattro partite.

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La Fiorentina 1956-57 con lo Scudetto sulle maglie

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Alla 19a giornata la Fiorentina era 4a a sette punti dalla Juventus. La Nazionale fu estromessa dalle eliminatorie della Coppa del Mondo perdendo in Irlanda del Nord. Bernardini, entrato nel frullatore della critica, era ormai logorato e, a ne marzo, arrivò il clamoroso colpo di scena con l’annuncio, fatto da Befani e Bernardini, che il rapporto con il tecnico sarebbe terminato a ne campionato. Nelle ultime tredici gare di campionato la Fiorentina perse una sola volta, conquistando 18 punti e mantenendo inalterato il distacco (8 punti) dalla Juventus. Con il largo successo (6-1) sul Padova nell’ultima giornata la Fiorentina salutò Bernardini e Julinho con un altro secondo posto, tanto a etto ed un’esagerata gratitudine ria ermata il 29 maggio nell’amichevole in notturna contro il Brasile (0-4), diretto in Svezia per la Coppa del Mondo. Nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno morì a Padova, dove si era recato per seguire i campionati di atletica leggera nelle sue vesti di presidente FIDAL, Luigi Ridol ; pochi mesi dopo, il 6 novembre, venne inaugurata, con la direzione di Ottavio Baccani che lo aveva accompagnato nella Fiorentina e nella FIGC, la sua ultima creazione: il Centro Tecnico Federale di Coverciano, l’università del calcio da lui fortemente voluta e a lui intitolato. Il 3 giugno, dopo oltre 5 anni, Bernardini lasciò Firenze e la Fiorentina. Ferrero guidò la squadra nella prima fase della Coppa Italia che si svolse a ne stagione, mentre quella conclusiva si giocò all’inizio della nuova annata: il 24 settembre la Fiorentina fu scon tta in nale dalla Lazio, allenata da Bernardini con gol di Prini... La società scelse di a dare la squadra a Lajos Czeizler. Zio Buddha, come venne chiamato, era ungherese, ma aveva vissuto da giramondo del pallone accumulando enormi conoscenze calcistiche.

Ebbe un ruolo importante nella crescita del calcio svedese del dopoguerra e vinse lo scudetto con il Milan schierando Gren, Nordhal e Liedholm. Non andò bene la sua esperienza con la Nazionale alla Coppa del Mondo 1954 conclusa nel girone eliminatorio. Czeizler assunse il ruolo di direttore tecnico con Ferrero allenatore. La squadra cominciò a cambiare pelle. La sostituzione di Julinho, la più delicata, fu azzeccata: Kurt Hamrin, lo svedese tagliato dalla Juventus, ma che aveva strabiliato con il Padova e nella Svezia vicecampione del mondo. Bizzarri e Prini seguirono Bernardini alla Lazio; Virgili venne ceduto al Torino da cui arrivarono il terzino Castelletti e l’attaccante Petris; Magnini andò al Genoa. Tra i diversi giovani acquistati spiccò un portiere diciannovenne, Enrico Albertosi. La Fiorentina si presentò in versione o ensiva, una macchina da gol di cilmente arginabile. Tatticamente era una sorta di 4-2-4 davanti a Sarti con Robotti e Castelletti terzini, Cervato centromediano e Chiappella in marcatura; Segato e Gratton imperversavano a centrocampo e davanti Hamrin, più che un’ala era un terminale o ensivo, Lojacono, mezzala o ensiva con il tiro esplosivo, Montuori diventato gioco forza centravanti e Petris il quarto attaccante, l’unico che arretrava a sostegno dei compagni.

La Fiorentina a Madrid per la finale di Coppa dei Campioni 1956-57

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Era la Fiorentina atomica che sembrò gettarsi dietro alle spalle il grande rimpianto estivo, il mancato acquisto di Alta ni su cui il club aveva un’opzione, non esercitata in una situazione rocambolesca.

Alla 5a giornata la Fiorentina era a pari punti con il Milan: quindici gol segnati, a cui ne seguiranno ben 80 nelle successive 29 partite. Gli e etti del grave infortunio di Gratton furono a rontati inserendo Carpanesi in mediana e avanzando Segato. Complice la scon tta patita a San Siro, il Milan diventò campione d’inverno con 27 punti contro i 26 della Fiorentina. I viola raggiunsero i rossoneri alla 23a e rimasero soli al comando alla 25a e alla 26a, prima di ospitare il Milan, senza disporre di Cervato e Chiappella. Fu una giornata nerissima, cominciata con un’autorete e conclusa (1-3) con gli infortuni di Lojacono e Montuori, di fronte ad un pubblico straripante. Un passo falso dei rossoneri riappaiò le squadre, ma alla 29a la Fiorentina mise in atto il proprio suicidio. Al “Comunale” i viola, in vantaggio, subirono due gol in contropiede dalla Spal, buttando via il campionato. Czeizler lasciò la responsabilità tecnica a Ferrero: fu un malinconico 2° posto a tre punti dal Milan, con il record, imbattuto nei campionati a 18 squadre, di 95 reti segnate.

La scelta del nuovo allenatore, in vista del campionato 1959-60, andò su un nome di grido, l’argentino Luis Carniglia reduce dalle vittorie ottenute al Real Madrid. L’ambiente venne scosso dalla cessione di Cervato alla Juventus. Carniglia lo volle sostituire spostando Robotti al centro della difesa con Malatrasi, acquistato dalla Spal, terzino. Il nuovo acquisto Rimbaldo fu la prima riserva della mediana con Carpanesi prestato al Palermo. La vittoria nel precampionato contro il Real Madrid fece sognare, ma la squadra mostrò grandi problemi, accentuata da un’ impostazione molto meno o ensiva. Crebbe la discordia, con continui scontri tra Lojacono e il tecnico. Il gioco non decollò, troppi ed inopportuni furono i passi falsi in trasferta nel girone d’andata: alla 13a, dopo la scon tta a Ferrara, la Fiorentina era quarta con un ritardo di quattro punti. Cominciò un ciclo di quindici gare senza scon tte, in cui, alla 24a la Fiorentina, scon ggendo i bianconeri, si portò a due punti. Nella rincorsa la Fiorentina aveva speso tanto e nel momento decisivo si fermò di nuovo lasciando via libera alla Juventus, più 7 a ne campionato, dove Cervato giocò tutte e 34 le partite... Il quarto secondo posto consecutivo fece molto male: via Carniglia che non aveva dato quello che ci si aspettava, anche se lasciò la squadra in nale di Coppa Italia. Tra i soci e i tifosi trionfò un punto di vista semplice: Befani non ha saputo rinforzare la meravigliosa squadra Campione d’Italia! Il Consiglio fece una scelta ambiziosa, Czeizler con l’obiettivo di preparare l’arrivo e l’inserimento di Hidegkuti, colui che aveva dato il nome ad un’interpretazione particolare del ruolo di centravanti orientato alla manovra.

I “Leoni di Ibrox” schierati prima della finale di Coppa delle Coppe 1960-61 a Firenze

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Hidegkuti doveva attendere il nullaosta dell’Ungheria e arrivò senza conoscere l’italiano. Il calciomercato sancì una vera rivoluzione: via Segato e Gratton - dello scudetto restarono solo Sarti, Orzan, Montuori e Chiappella non più giocatore - via anche Lojacono, nonostante il parere di Czeizler. Befani inviò Galluzzi per trovare un centravanti in Argentina, ma la missione non ebbe l’esito voluto. Arrivarono i mediani Marchesi e Micheli, la mezzala Milan e l’oriundo Da Costa, in prestito dalla Roma. Il 10 ottobre arrivò a Firenze il brasiliano Antoninho accompagnato da grosse aspettative, che non furono soddisfatte. L’e etto del netto 3-0 alla Juve, 5a giornata, prima dell’arrivo di Hidegkuti, non durò a lungo. La squadra si staccò dalle posizioni di testa. A gennaio Czeizler lasciò tutta la responsabilità tecnica ad Hidegkuti, assistito da Chiappella. La contestazione a Befani esplose in tribuna il 2 aprile in occasione della gara contro il Torino. Il 19 aprile, con una pallonata al volto ricevuta nel corso di un incontro del torneo De Martino disputato per saggiare le proprie condizioni,

niva la carriera di Montuori: distacco della retina. La scontentezza dei tifosi venne fatta propria dai soci che s duciarono Befani. Il 7° posto in campionato, vissuto come un’onta, oscurò il cammino nella Coppa delle Coppe, a cui la Fiorentina partecipò in virtù del secondo posto ottenuto in Coppa Italia. Eliminato il Lucerna nei quarti e la Dinamo Zagabria in semi nale, i viola espugnarono Glasgow e scon ssero i Rangers anche nella nale di ritorno, conquistando la Coppa: fu la prima italiana a vincere una delle nuove competizioni europee, dopo essere stata la prima anche a disputarne una nale nel 1957. La transizione al nuovo presidente, Enrico Longinotti, fu lenta per varie vicende amministrative ed avvenne all’insegna delle vittorie: l’11 giugno a Firenze la Fiorentina, in maglia gialla, scon sse la Lazio (2-0) aggiudicandosi la sua seconda Coppa Italia. Il nuovo Consiglio era pieno di entusiasmo, ma molto inesperto. Acquistò la mezzala svedese Jonsson dal Real Betis, ma la cedette a novembre alla Roma per far posto al turco Can Bartù. Gli altri acquisti furono il centravanti Milani, dalla Sampdoria, e, dal Catania, il mediano Ferretti. Hidegkuti dette grande equilibrio e una sionomia di gioco preciso: difesa solida, con Sarti in porta, i terzini Robotti e Castelletti, Gon antini prese il testimone da Orzan con Marchesi mediano e Dell’Angelo (il Suarez dei poveri) a centrocampo, in attacco, con Hamrin e Petris Milani fu la vera sorpresa. La Fiorentina vinceva, giocando bene ed inseguì l’Inter. Anche in Coppa delle Coppe i viola volarono in nale superando il Rapid Vienna, i ceki della Dynamo Zillina e l’Ujpest. In campionato venti partite senza scon tte la portarono al primo posto solitario in classi ca, no alla partita di San Siro col Milan che restituì il 5-2 subito all’andata. Sei punti nelle ultime sette partite condannarono ad un 3° posto che ebbe il sapore di uno scudetto getta-

La Fiorentina vincitrice della Coppa Italia 1960-61

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to via: per l’assenza di alternative ai titolari, ma anche della giusta consapevolezza, nella società e sul campo. Il 10 maggio a Glasgow la nale di Coppa delle Coppe terminò con un pareggio.

A causa della Coppa del Mondo in Cile la ripetizione della gara venne ssata per il 5 settembre a Stoccarda. Ferruccio Valcareggi, autore di un grande campionato con l’Atalanta, diventò il nuovo allenatore. A causa di un’asta con la Juventus, bloccata dalla FIGC, i viola non riuscirono ad acquistare la rivelazione del mondiale, Amarildo che aveva sostituito Pelé nel Brasile nuovamente campione. La Fiorentina virò su un altro brasiliano, Almir il «Pelé bianco», che però a novembre venne dato al Genoa, con l’arrivo in viola dell’attaccante peruviano Seminario. La stagione cominciò male con la scon tta (0-3) dall’Atletico Madrid e due scon tte in campionato. La presidenza Longinotti era già in crisi, sportiva ed economica. L’apporto di Seminario giovò alla squadra che concluse il girone d’andata al 5° posto; l’altalena di risultati continuò nel girone di ritorno con un sesto posto nale ritenuto fortemente insoddisfacente da una squadra che aveva un nome importante, tanto da essere richiesta ed ospitata in una nuova tournée in Unione Sovietica. Longinotti rinunciò a rassegnare le paventate dimissioni e prese forma il calciomercato in vista della stagione 1963-64 basato sugli scambi, possibilmente con conguaglio. Vennero ceduti i giocatori più forti: Sarti e Milani all’Inter per Maschio e Bu on; Malatrasi alla Roma per Guarnacci e Lojacono; rientrarono Benaglia e Bartù, partì Dell’Angelo ed arrivò Pirovano. L’attacco, con Lojacono e Maschio mezzali, Hamrin e Petris sulle ali e Seminario centravanti, girava, ma alla 7a giornata, con 8 punti in classi ca Valcareggi fu sostituito

da Chiappella che esordì con una scon tta in casa del Genoa. Il 31 ottobre, con un debito di oltre 400 milioni, il Consiglio venne messo in minoranza e Longinotti assunse il ruolo di commissario straordinario. Chiappella non stravolse la squadra e inanellò una serie di risultati positivi, tra cui un clamoroso 7-1 ri lato all’Atalanta a Bergamo con cinque gol segnati da Hamrin. La marcia della Fiorentina - ben distante da quella di Bologna ed Inter che si giocarono lo scudetto allo spareggio dopo un incredibile querelle sul presunto doping felsineo - fu abbastanza regolare no, come per certi versi era consuetudine, alle ultime 5 giornate dove raccolse soltanto un punto, conquistando comunque un buon 4° posto. Nel 1964-65 il pubblico viola aspettava una nuova presidenza, ma le cose andarono per le lunghe. Il calciomercato si era concluso con una mezza rivoluzione, con le cessioni di Seminario (Barcellona), Bartù e Petris (Lazio) in cambio di Morrone; Canella andò al Catania, mentre Lojacono tornò alla Roma che lo vendette alla Sampdoria. Dai giallorossi arrivò l’attaccante Alberto Orlando; fu acquistato Mario Bertini.

Fiorentina 1964-65, da sin.: Hamrin, Maschio, Orlando, Benaglia e Morrone

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A febbraio (1965) Nello Baglini, industriale dell’inchiostro e fratello di Ernesto Baglini responsabile dello stadio nella gestione Ridol , diventò presidente. La Fiorentina, eliminata dal Barcellona di Seminario in Coppa delle Fiere, mantenne un buon rendimento nelle partite casalinghe e con 41 punti (29 in casa e 12 in trasferta) riuscì ad arrivare al 4° posto, con Alberto Orlando capocannoniere, insieme a Sandro Mazzola. La Fiorentina vinse il torneo di New York in una pausa di campionato e venne scon tta nella nale della Mitropa Cup a Budapest dal Vasas con un calcio di rigore nei minuti nali. I giovani crescevano e, sulla scia di Bertini diventato subito titolare, si mettevano in rampa di lancio per conquistare la maglia della prima squadra Brizi, Ferrante, Brugnera. Il passaggio da Longinotti a Baglini fu burocraticamente lungo, ma il nuovo presidente aveva le idee chiare e le esprimeva con disinvoltura (“risanare il bilancio e vincere lo scudetto”), tanto da suscitare ilarità. Baglini lanciò da subito l’idea di organizzare il dodicesimo uomo, i tifosi, organizzando i Viola Club, con un centro di coordinamento dedicato e con l’uscita di un loro mensile: Alé Fiorentina. Egisto Pandol ni, già allenatore nelle giovanili e vincitore di uno scudetto con la “De Martino”, diventò direttore sportivo e cominciò la costruzione della squadra che avrebbe vinto lo scudetto 1968-69. Il grande colpo dell’estate 1965 fu De Sisti, giovane regista della Roma, individuato come il collante del futuro gioco gigliato. Furono ceduti il capitano Robotti, sostituito da Rogora, e il capocannoniere Orlando per puntare sul giovane Nuti. Venne accordata ducia a Beppe Chiappella, chiamato a valorizzare una nidiata di giovani di cilmente replicabili che, con lui, diventarono la Fiorentina «yé-yé».

Maschio lasciò l’Italia in primavera per tornare in Argentina e l’infortunio di Bertini mise in luce un grandissimo centrocampista, Claudio Merlo, mentre Brugnera, e non Nuti, si prese la maglia numero 9. Ferrante, invece, scalzò Gon antini nel ruolo di libero componendo con Brizi una ferrea coppia centrale. Hamrin divenne la chioccia attorno a cui far crescere questi giovani virgulti, fra cui spiccava l’ala sinistra Luciano Chiarugi prodotto dei NAGC viola. Il primo squillo di tromba avvenne a Viareggio, quando la Fiorentina vinse nalmente la Coppa Carnevale battendo il Dukla Praga, la squadra dell’esercito cecoslovacco che, sicuramente, non rispettava i limiti di età del torneo. Superchi, Cencetti, Esposito, Merlo e Chiarugi partirono da Viareggio e, passando per l’ennesimo 4° posto, planarono sulla Coppa Italia vinta a Roma contro il Catanzaro (2-1) e sulla Mitropa conquistata a Firenze nella nale contro lo Jednota Trencin. La Fiorentina dei giovani era la grande novità del calcio italiano e il suo modo sfrontato di giocare conquistò la simpatia del grande pubblico nazionale.

La Fiorentina vincitrice della Mitropa Cup 1966

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I Leoni di Ibrox

I protagonisti del trionfo europeo nella Coppa delle Coppe 1960-61

le DUe PArtIte DellA FInAle DI CoPPA Delle CoPPe 1961

FUrono DISPUtAte DAI MeDeSIMI UnDICI GIoCAtorI:

AlBertoSI enrICo, portiere, nato a Pontremoli (MS) il 02.11.1939, 5 presenze

roBottI enZo, terzino, nato ad Alessandria il 13.06.1935, 6 presenze

CAStellettI SerGIo, nato a Casale Monferrato (AL) il 30.12.1937, 4 presenze

GonFIAntInI PIero, nato a Signa (FI) il 12.06.1937, 3 presenze

orZAn AlBerto, mediano, nato il 24.07.1931 a San Lorenzo di Mossa (GO), 6 presenze

rIMBAlDo ClAUDIo, nato a Pola (Istria) il 13.11.1932, 4 presenze

HAMrIn KUrt, attaccante, nato a Stoccolma (Svezia) il 19.11.1934, 6 presenze e 6 gol

MICHelI DAnte, mediano, nato a Mantova il 10.02.1939, 4 presenze

DA CoStA DIno, attaccante, nato il 01.08.1931 a Rio de Janeiro (Brasile), 6 presenze e 1 gol

MIlAn lUIGI, mezzala, nato a Mirano (VE) il 10.12.1937, 5 presenze e 4 gol

PetrIS GIAnFrAnCo, attaccante, nato a Budoia (UD) il 30.08.1936, 6 presenze e 1 gol

eFFettUArono PreSenZe nellA CoPPA Delle CoPPe:

SArtI GIUlIAno, portiere, nato il 02.10.1933 a Castello d’Argile (BO), 1 presenza

MAlAtrASI SAUl, difensore, nato a Calto (RO) il 17.02.1938, 1 presenza

MArCHeSI rIno, nato a San Giuliano Milanese (MI) 11.06.1937, 1 presenza

BenAGlIA renAto, nato a Valeggio sul Mincio (VR) il 24.03.1938, 3 presenze

lAZZottI PAolo, nato a Pietrasanta (LU) il 22.01.1941, 2 presenze e 1 gol

AntonInHo, BeneDICto AntonIo AnGelI, attaccante, nato a Lindoia (Brasile) il 10.02.1939, 3 presenze e 4 gol

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Settebello

Julinho e Hamrin i campionissimi che ispirarono lo storico Viola Club

Chi ha visto giocare i più grandi campioni che hanno indossato la maglia viola, da Antognoni a Batistuta, passando per Baggio, ha sempre detto che Julinho era … di più!

Bernardini, che lo aveva ammirato alla Coppa del Mondo 1954, lo de nì l’espressione massima del ruolo di ala e, autorizzato da Befani, andò in Brasile a convincerlo e ci tornò due anni dopo, quando Julio non voleva tornare a Firenze. Il suo dribbling era essenziale, come tutto il suo modo di giocare: ra nato, ma molto concreto e accompagnato da un grande carisma e dalla capacità sia di dettare la manovra o ensiva che di aiutare la squadra ripiegando. Era bravissimo a costruire l’azione, abbassandosi a centrocampo per prendere il pallone, e rapidissimo nel guidare i rovesciamenti di fronte. Il suo tiro era potente e preciso e nei tackle non mostrava paura. I passaggi per Virgili divennero un repertorio d’autore: rasoterra tesi dalla linea di fondo verso il centro dell’area, dove Beppe arrivava e concludeva con forza. Dopo tre anni tornò in Brasile per la saudade, ma, clamorosamente, si ammalò di saudade viola. Continuò a seguire le vicende della Fiorentina, venendo più volte a Firenze, mantenendo vivi i rapporti con i compagni e con chi aveva conosciuto durante la sua splendida avventura gigliata come il magazziniere Lando Parenti. Quando, dopo tre campionati con 98 presenze u ciali e 23 reti, lasciò la Fiorentina il giudizio del pubblico orentino era unanime: Julinho non si può sostituire!

Il numero 7 lo prese un calciatore svedese, portato in Italia dalla Juventus che, però, non aveva creduto in lui parcheggiandolo al Padova dove, con il catenaccio e il contropiede di Rocco, mise a segno 20 reti. Era stato Czeizler a volere fortemente Kurt Hamrin, costruendo una prima linea che passò alla storia come l’attacco atomico. La maglia numero 7 era vestita da ottime spalle e a Kurt ci volle pochissimo tempo per farsi amare dal pubblico gigliato che lo chiamò, in omaggio della leggerezza con cui si muoveva, “Uccellino”. L’opportunismo, il senso di posizione, la freddezza, la classe lo faceva segnare in ogni modo. Hamrin era un giocatore diverso da Julinho, costruiva molto meno gioco, ma aveva un gran senso del gol: ne realizzò 26 per due anni consecutivi, con la Fiorentina ancora seconda. Rimase nove anni con la maglia viola, con un grande palmares, nendo a fare da chioccia ai giovani “ye ye” destinati a vincere lo scudetto. Hamrin e la sua famiglia non avrebbero mai voluto lasciare Firenze, ma venne ceduto al Milan, in cambio di Amarildo. Promise che, una volta terminata la carriera, la famiglia sarebbe tornata a Firenze. Mantenne la parola, vivendo la sua vita da orentino e da appassionato della Fiorentina di cui, con 208 reti, è ancora il migliore marcatore in assoluto. Fu in onore di Julinho e Hamrin che, per un’idea di Maurizio Lampronti, all’epoca vicepresidente, uno dei Viola Club più importanti e duraturi, fondato nel 1965, prese il nome di Settebello.

Julinho
Kurt Hamrin

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DellA SQUADrA DI FIrenZe

la sintesi del decennio

I piazzamenti Viola Azzurri

1956-57 SERIE A 2°

1957-58 SERIE A 2°

1958-59 SERIE A 2°

1959-60 SERIE A 2°

1960-61 SERIE A 7°

1961-62 SERIE A 3°

1962-63 SERIE A 6°

1963-64 SERIE A 4°

1964-65 SERIE A 4°

1965-66 SERIE A 4°

Palmares

roBottI 15 presenze

SeGAto 11 presenze

MontUorI 10 presenze 2 gol

AlBertoSI 10 presenze

CerVAto 9 presenze 2 gol

CHIAPPellA 8 presenze

GrAtton 7 presenze 2 gol

CAStellettI 7 presenze

loJACono 5 presenze 3 gol

MAGnInI 5 presenze

orZAn 4 presenze

PetrIS 3 presenze

orlAnDo 3 presenze

VIrGIlI 2 presenze 2 gol

MArCHeSI 2 presenze

PrInI 2 presenze

BertInI 1 presenza

PIroVAno 1 presenza

SArtI 1 presenza

l’8 maggio 1957 si concluse con la vittoria della Fiorentina la Coppa Grasshoppers, torneo iniziato, con la formula del girone all’italiana, nel giugno 1952 a cui parteciparono Austria Vienna, Dinamo Zagabria, Fiorentina, Grasshopper, Nizza, Schalke 04. 1957-58 La Fiorentina vince il campionato italiano Cadetti.

La Fiorentina vince il campionato italiano Juniores.

1958-59 La Fiorentina vince il campionato italiano Juniores.

1959 La Fiorentina contribuisce alla vittoria italiana della Coppa dell’Amicizia italofrancese, vincendo le sue due partite contro l’Olympique Nimes.

1961 La Fiorentina vince la sua seconda Coppa Italia.

1961 La Fiorentina contribuisce alla vittoria italiana della Coppa delle Alpi italo-svizzera con una vittoria ed una sconfitta contro lo Young Boys Berna.

1960 La Fiorentina contribuisce alla vittoria italiana della Coppa dell’Amicizia italo-francese con una vittoria ed un pareggio contro il Racing Club.

1963-64 La Fiorentina vince il campionato italiano De Martino.

1966 La Fiorentina vince la sua terza Coppa Italia.

1961 La Fiorentina vince la Coppa delle Coppe.

1966 La Fiorentina vince la Mitropa Cup.

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CAPItolo

VIolA 100, lA StorIA DellA SQUADrA DI FIrenZe

Gli allenatori

1956-57

1957-58

1958-59

1959-60

1960-61

Serie A Fulvio BERNARDINI

Serie A Fulvio BERNARDINI dal 4 giugno Luigi FERRERO

Serie A DT Lajos CZEIZLER (fino all’8 maggio) allenatore Luigi FERRERO

Serie A Luis CARNIGLIA dal 20 giugno Lajos CZEIZLER

Serie A Lajos CZEIZLER fino al 23 ottobre, poi DT fino al 22 gennaio Nandor HIDEGKUTI dal 6 novembre

1961-62

1962-63

1963-64

1964-65

1965-66

Serie A Nandor HIDEGKUTI dal 27 aprile Ferruccio VALCAREGGI

Serie A Ferruccio VALCAREGGI

Serie A Ferruccio VALCAREGGI dal 26 ottobre Giuseppe CHIAPPELLA

Serie A Giuseppe CHIAPPELLA

Serie A Giuseppe CHIAPPELLA

Il Blocco Viola Azzurro

In JUGoSlAVIA-ItAlIA 6-1 del 12 maggio 1957 giocarono in azzurro addirittura 9 giocatori viola; in Brasile-Italia 2-0 del 1° luglio 1956 giocarono in azzurro ben 8 giocatori viola;

In SVIZZerA-ItAlIA 1-1 dell’11 novembre 1956, Italia-Austria 2-1 del 9 dicembre 1956, Italia-Irlanda del Nord 1-0 del 25 aprile 1957 giocarono in azzurro 6 giocatori viola;

Il 15 dicembre 1957 la Fiorentina gioca contro la Juventus. Vincendo riaprirebbe il campionato. Circa 60 mila gli spettatori presenti allo Stadio Comunale. Viola in vantaggio al 24’, ma al 35’ il gigante Charles pareggia.

La Fiorentina continua a cercare il successo che riapra il campionato.

Al 20’ del secondo tempo uno schianto terribile, crolla un pezzo della balaustra della Maratona. Un numero cospicuo di spettatori cade in prossimità della rete di recinzione del campo. I feriti sono oltre un centinaio, di cui tre gravi. È una vicenda che avrà dei risvolti giudiziari che durarono per dieci anni, esaurendosi nel 1967. La gara, sospesa per favorire gli interventi di soccorso, riprese e all’82’ Virgili segna il gol decisivo.

Il crollo dello Stadio

I Magnifici 11 del decennio

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VIOLA 100 - CAPITOLO 4 by Sportmanagergroup - Issuu