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VIOLA100 - CAPITOLO 6

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A CURA DI MUSEO VIOLA

lA StorIA DellA SQUADrA DI FIrenZe

CAPItolo 6 | 1976 - 86 | MeGlIo

SeConDI CHe lADrI

CoMe orDInAre

VIOLA 100: LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE! Per celebrare i 100 anni della squadra viola, un’opera unica, un viaggio incredibile attraverso 10 volumi che vi faranno rivivere i momenti più belli della storia della Fiorentina.

CAPItolo 6

1976-86 | MeGlIo SeConDI CHe lADrI

A cura di MUSEO VIOLA

Editore e pubblicità SPORTMANAGER GROUP

TESTI A CURA DI: MASSIMO CERVELLI

HANNO COLLABORATO: DAVID BINI, TOMMASO BORGHINI, MAURO MOSCHINI

GRAFICA E IMPAGINAZIONE: ROSSANA DE NICOLA

Stampa Baroni e Gori

Supplemento al Brivido Sportivo

Tutti i diritti riservati: vietata la riproduzione, anche solo parziale, di contenuti e foto di questa pubblicazione

STORIE, ANEDDOTI, SUCCESSI E DELUSIONI.

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Riceverete il cofanetto, che verrà stampato a fine agosto 2026, nel mese di settembre 2026.

lA StorIA DellA SQUADrA DI FIrenZe

CAPItolo 6 – VIolA 100, lA StorIA DellA SQUADrA DI FIrenZe

Meglio secondi che ladri

Dopo la tribolata seconda metà degli anni 70, la Fiorentina diventa ricca e ambiziosa con i Pontello

Ma il sogno Scudetto s’infrange contro i soprusi della Juventus e degli arbitri. I Pontello insistono

La prima deludente stagione con Carletto Mazzone in panchina pesò sulle scelte estive per il campionato 1976-77. L’allenatore scelse di liquidare gli ultimi scudettati (Brizi, Merlo e Superchi), tutti calciatori che sarebbero rimasti a vita nella Fiorentina ed ancora in grado di dare il proprio contributo alla causa viola. Mazzone volle il trentunenne Gola - colonna dell’Ascoli portato da Carletto in tre campionati dalla serie C alla A e reduce dalla retrocessione dei bianconeri in B - per sostituire Merlo e far coppia con Antognoni. Al posto di Guerini chiese ed ottenne Zuccheri dal Cesena, a cui andò Beatrice, ed in attacco Bertarelli, anche lui proveniente dal Cesena e già allenato dal tecnico ad Ascoli, sostituì Speggiorin. In difesa arrivò Rossinelli dalla Sampdoria, un terzino reimpostato libero da Bersellini. Erano tutti giocatori esperti, l’unica eccezione fu la promozione a titolare del giovane portiere Mattolini, con alle spalle l’esperto Ginul . Il primo verdetto, di un precampionato leggero, fu l’infortunio di Roggi il 21 agosto a Viareggio: segnò, oltre alla carriera del giocatore della Nazionale, i destini della Fiorentina. Il campionato iniziò con una strana Fiorentina che perse due volte in casa e vinse due gare in trasferta. Cinque punti dopo cinque giornate, poi un’ottima serie positiva, dalla 5a alla 17a senza scon tte. 17 punti nel girone d’andata e 18 in quello di ritorno portarono la Fiorentina al 3° posto. Enorme il distacco da Juventus e Torino (51 a 50 punti in un campionato a 16 squadre),

mentre, attorno ad Antognoni, si confermarono il nucleo difensivo (Galdiolo-Pellegrini) con Tendi diventato titolare; a centrocampo fu Restelli e conquistare la titolarità. In avanti si confermarono Caso, Casarsa e soprattutto Desolati, anche se saltò per infortunio la parte centrale del campionato: la tripletta, da antologia, all’Inter nella penultima gara di campionato fu decisiva per il 3° posto nale. Il piazzamento illuse sul reale valore della squadra.

I nodi vennero al pettine nel 1977-78. Restelli e Mattolini furono ceduti al Napoli in cambio di soldi, il ritorno di Orlandini e il portiere Carmignani, a ne carriera così come l’attaccante Prati. La Fiorentina superò il girone eliminatorio di Coppa Italia, ma venne eliminata a tavolino dalla Coppa UEFA avendo schierato lo squalicato Casarsa nella partita d’andata contro lo Schalke 04. L’inizio di campionato fu terri cante: due pareggi seguiti da quattro scon tte. Alla 5a Galli subentrò a Carmignani nel 5-1 in itto dalla Juventus a Torino e diventò titolare. L’allenatore venne travolto dalla situazione. La prima vittoria arrivò alla 9a giornata con un gol di Orlandini a Bologna. Mazzone venne esonerato dopo la scon tta interna con la Lazio all’11° turno, con la Fiorentina penultima, assieme al Pescara, con 6 punti. La guida tecnica passò a Mario Mazzoni, 4 punti in 5 partite prima dell’arrivo di Chiappella.

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La debolezza economica della società, con Ugolini che lasciò a metà dicembre la presidenza a Melloni, pesava. I calciatori erano frastornati, gli infortuni si fecero sentire colpendo nuovamente Desolati e con Antognoni che farà i conti con la tarsalgia no al mondiale di Argentina. Fu una salvezza combattuta punto a punto, con Foggia, Genoa, Bologna, Lazio e la Fiorentina aggrappata ai gol di Ezio Sella. 15 i punti conquistati nel girone di ritorno, di cui 6 nelle ultime 4 gare. Lo 0-0 casalingo contro il Genoa sancì, per migliore di erenza reti nei confronti dei rossoblu, la salvezza della Fiorentina.

Melloni, dopo la grande paura, parlò chiaro: la Fiorentina non doveva più rischiare la retrocessione. La squadra venne a data a Paolo Carosi che aveva portato l’Avellino in serie A. Furono ceduti Caso e Casarsa, Gola, Zuccheri, Rossinelli, Prati, Pellegrini, sostituiti con l’attaccante Dino Pagliari, il libero Galbiati, il centrocampista Amenta, mentre Restelli tornò dal Napoli. L’obiettivo era costruire una squadra equilibrata che doveva crescere assieme ad Antognoni. La Fiorentina ebbe un rendimento costante, tranne un passaggio a vuoto

con tre scon tte consecutive nelle ultime giornate del girone d’andata ed un brutto inizio del girone di ritorno. Terribile fu il bilancio dei calci di rigore: 5 concessi e 5 falliti. Galbiati completò al meglio il buon reparto difensivo e si misero in mostra alcuni giovani - Di Gennaro e Bruni su tutti; Sella si confermò, formando con Pagliari una coppia o ensiva di antidivi particolarmente apprezzata dalla Curva Fiesole. La Fiorentina concluse il campionato al sesto posto a pari merito con il Napoli. Fu il primo campionato in cui sulle maglie apparve il simbolo dello sponsor tecnico, nel nostro caso Adidas. La campagna acquisti dell’estate 1979, conclusa con gli acquisti del difensore Alessandro Zagano (dal Lecce in serie B), di Claudio Ricciarelli e Giovanni Bruzzone (dal Pietrasanta in serie D), segnò un punto di non ritorno, evidenziando l’enorme di coltà della società che, comunque, riuscì a trattenere Antognoni. Il 27 settembre 1979 morì, per una crisi cardiaca, Rodolfo Melloni. Un altro imprenditore locale, già nel Consiglio direttivo, Enrico Martellini, diventò presidente. Furono mesi di cilissimi. La Fiorentina rischiò di essere nuovamente coinvolta nella lotta per non retrocedere: la squadra, dopo dodici partite, aveva 8 punti in classi ca che diventarono 13 al giro di boa, con il terzultimo posto. La squadra si riprese e a due giornate dalla ne del campionato era terza, in piena lotta per la quali cazione europea (la prima, all’epoca, andava in Coppa dei Campioni, mentre la seconda e la terza partecipavano alla Coppa UEFA), dopo le scon tte con Inter e Juventus, il piazzamento nale fu il quinto posto.

Domenica 23 marzo 1980 il campionato era stato scosso dall’irruzione della Guardia di Finanza negli spogliatoi con arresti e denunce per il Totonero, il sistema clandestino di calcioscommesse.

La Fiorentina 1980-81

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Sabato 2 maggio 1980 uno stringato comunicato ucializzò il passaggio di proprietà: “Il consiglio di amministrazione della Fiorentina comunica che in data odierna ha preso atto delle dimissioni presentate da Enrico Martellini da presidente della società. Il Consiglio ha espresso il suo rammarico per la irrevocabile decisione ed ha espresso al signor Martellini il vivo ringraziamento della società per la sua assidua appassionata attività a favore della Fiorentina. Il consiglio ha quindi votato quale consigliere di amministrazione il signor Ranieri Pontello e all’unanimità di voti lo ha eletto presidente della società”. Finiva, con Martellini, la Fiorentina della piccola imprenditoria locale che aveva fatto perno su Ugolini. Il bastone del comando passava ai gestori di una grande impresa, alla famiglia Pontello le cui imprese erano all’apice del successo economico. Era un “gruppo” gestito direttamente dalla famiglia che aveva nel conte Flavio il proprio Patriarca, il Capo. Il conte capiva le cose al volo, aveva una capacità di decisione immediata e non accettava che gli venisse detto di no... Il Patriarca era convinto che le sue imprese fossero dei pozzi di petrolio inesauribili e che era giunto il momen-

to di palesare la straordinaria ricchezza raggiunta nella città dove si era realizzata: Firenze.

L’economia del calcio italiano, e del paese, era profondamente cambiata non bastava più un tessuto di imprenditori locali: per vincere occorrevano delle vere potenze economiche e Pontello lo era.

L’estate del 1980 vide una campagna acquisti importante (il campione del mondo Daniel Bertoni, Casagrande, Contratto, Zanone) e la conferma, “per sempre”, di Antognoni. Titoloni a tutta pagina, un entusiasmo testimoniato dagli oltre due miliardi incassati per gli abbonamenti. L’ambizione era quella di presentare, n da subito, una compagine in grado di ottenere risultati prestigiosi. Andò diversamente. La delusione maturò domenica dopo domenica, il torneo fu molto inferiore alle aspettative, parzialmente mitigato da un buon nale con quattordici partite senza scon tte e il quinto posto in classi ca. Carosi si rivelò timoroso nella conduzione e fu sostituito dopo 14 giornate. Il direttore sportivo Tito Corsi estrasse dal suo cilindro il colpo del prestigiatore, scegliendo un uomo che fu capace di riavvicinare la città e i tifosi alla società: “Picchio pensaci tu”. De Sisti non aveva esperienze, ma la piazza lo salutò come un arrivo straordinario e lui ristabilì i giusti equilibri in campo, consapevole che Bertoni non era un uomo da area di rigore e che Antognoni aveva bisogno di libertà per dettare le soluzioni di gioco ai compagni. La prima stagione, nonostante il recupero nella seconda parte, era stata tutt’altro che positiva. Il campionato aveva chiarito che per costruire una Fiorentina in grado di lottare per lo scudetto occorrevano almeno tre giocatori molto forti, uno per reparto: un centravanti, un regista, un difensore e, oltre a loro, altri giocatori capaci di innalzare la qualità della rosa.

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La Fiorentina 1981-82

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La proprietà rassicurò: “i Pontello dove passano lasciano il segno” ed alzò il tiro: “siamo entrati nel calcio per comandare, non per essere comandati. È nito il tempo del metalmeccanico di Torino”. E così fecero con una campagna acquisti straordinaria: il regista Pecci e il centravanti Graziani dal Torino; i giovani Massaro, centrocampista, e Monelli, attaccante, dal Monza; il terzino Cuccureddu dalla Juventus e il prestito dello stopper Vierchowood dalla Sampdoria. I Pontello cambiarono anche le maglie, fu l’anno dei primi sponsor, in accordo con la Farrows il giglio venne… alabardato e le maglie, viola come i pantaloncini, avevano il numero rosso dentro un cerchio bianco. Cambiò anche l’inno e tutta l’immagine del club sollevando grosse polemiche in città per la disinvolta trasformazione del giglio storico. La squadra ebbe bisogno di qualche mese prima di trovare il migliore equilibrio, le uniche due scon tte (Roma e Cesena) avvennero nella prima parte del campionato. Alla 9a giornata una Fiorentina in grande spolvero perse per metà campionato il suo capitano (vedi riquadro) travolto dal portiere avversario nella partita casalinga contro il Genoa. De Sisti seppe trovare la solu-

zione migliore, con l’inserimento del jolly Miani, autore di un grande campionato, a sostegno del centrocampo dando maggiore libertà a Daniel Bertoni. Vincendo a Bologna all’11a giornata la Fiorentina agguantò Inter e Juventus in testa alla classi ca. La giornata successiva era sola in testa, posizione che mantenne divenendo Campione d’Inverno. La lotta era diventata a due, spalla a spalla con la Juventus che a ancò i viola alla 18a.

Alla 22a il pareggio in casa del Toro lasciò i bianconeri solitari al primato, ma la domenica successiva, contro il Cesena, lo stadio orentino salutò il ritorno in campo di Antognoni salutato da un enorme striscione in Curva Fiesole (“Forza Antonio: l’Inferno è nito … il Paradiso ci attende”). Lo scontro diretto, alla 25a si risolse con un nulla di fatto, in una partita dominata da un eccesso di prudenza, ma al turno successivo i viola appaiarono la Juventus. L’equilibrio si ruppe alla terzultima giornata, una Fiorentina senza Antognoni, Pecci e Vierchwood spreca lo sprecabile e pareggia a San Siro contro l’Inter. Lo scudetto sembrava volato, ma alla penultima la Juventus non va oltre il pareggio contro il Napoli: Fiorentina e Juventus a 44 punti. Il titolo verrà assegnato al rush nale: viola a Cagliari contro una squadra in lotta per non retrocedere, bianconeri a Catanzaro contro una squadra salva, ma piena d’orgoglio e decisa a vendere cara la pelle. Furono gli arbitri a decidere l’assegnazione dello scudetto: Pieri negando un clamoroso rigore, sullo 0-0, al Catanzaro; Mattei annullando un gol regolare di Graziani. Era andata come voleva Boniperti, che aveva acquistato Boniek e Platini per disputare la Coppa dei Campioni…

Il famoso adesivo de Il Brivido Sportivo

L’11 luglio, a Madrid nella nale contro la Germania, l’Italia conquistò il Mondiale. In campo non c’erano Antognoni, protagonista del torneo infortunatosi in seminale, e Graziani, uscito al 7’ per infortunio. Gli strascichi del grande furto ipotecarono il campionato 1982-83. Vierchwood, sempre in prestito dalla Sampdoria, andò alla Roma, mentre sarebbe rimasto se la Fiorentina avesse disputato la Coppa dei Campioni. Arrivarono il giovanissimo stopper Celeste Pin, dal Perugia, e il capitano dell’Argentina, Daniel Passarella che prese il posto di Galbiati ceduto al Torino. Vennero inspiegabilmente ceduti i mediani Sacchetti e Casagrande, sostituiti con l’arrivo di un declinante Patrizio Sala dal Torino e del tornante Bellini dal Cagliari. Rientrarono dai prestiti il centrocampista Manzo e Monelli e venne acquistato il terzino Federico Rossi dall’Avellino. La Fiorentina, complice anche l’ambientamento di Passarella, nì presto fuori dai giochi e alla ne del girone d’andata aveva già un distacco di 7 punti dalla Roma che avrebbe vinto lo scudetto, mentre la Juventus perse la nale di Coppa dei Campioni ad Atene contro l’Amburgo per un gol di Magath. I Pontello rilanciarono, portando in società Italo Allodi, il costruttore del Mantova dei miracoli (dalla D alla A), della grande Inter di Angelo Moratti, della rinascita juventina e del Supercorso di Coverciano che segnò una rivoluzione nella formazione degli allenatori italiani. L’ingresso di Allodi, che portò subito il campione del mondo Oriali, provocò tensioni in società per la sua tendenza ad assumere decisioni, andando oltre anche alla proprietà, e la sovrapposizione nelle scelte di calciomercato con Tito Corsi. Allodi si dimise il 15 marzo 1984 per non essere riuscito ad a ermare “i nuovi indirizzi”, motivandolo con la mancanza di ducia nei suoi con-

fronti e con alcune scelte tecniche, fra cui la conferma di De Sisti in panchina. La Fiorentina 1983-84 fu quella che espresse il miglior gioco, con Passarella che saliva palla a piede ed era implacabile nei colpi di testa; Massaro a tutto campo, uomo in più in tutte le situazioni di gioco, Antognoni libero di creare e concludere, Pasquale Iachini che dalla fascia crossava palloni perfetti per Monelli che aveva sostituito Graziani – avrebbe dovuto arrivare il laziale Giordano, invece venne acquistato Paolino Pulici ormai trentatrenne. La Fiorentina era rientrata in lotta per il titolo quando, il 12 febbraio 1984, perse Antognoni infortunato seriamente nella gara interna con la Sampdoria. Il 3° posto nale, con 2 punti raccolti nelle ultime 4 partite, ebbe l’amaro sapore di un’occasione persa per non essersi potuta giocare tutte le proprie carte. Emblematico anche lo score dei sette rigori assegnati contro, in 30 partite, ad una squadra di vertice... I Pontello non indietreggiarono. Acquistarono Socrates, capitano della nazionale brasiliana, e Claudio Gentile, liberato dalla Juventus. Venne ceduto, per far posto a Socrates, Bertoni al Napoli. L’innesto del campione bra-

La Fiorentina 1984-85

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siliano non riuscì. Fallì subito nel ritiro di Pinzolo, sottoposto alla preparazione di Onesti fervido interprete dell’atletismo. La situazione precipitò il 26 agosto, in albergo a Chieti, prima della partita di Coppa Italia a Pescara, un grave malore mise a repentaglio la salute di Picchio, ricoverato e operato d’urgenza per il pronto intervento del medico sociale Latella. La squadra venne a data ad Onesti, allenatore in seconda. La Fiorentina che già dovrà fare a meno di Antognoni, costretto ad una nuova operazione, per tutta la stagione; perde per infortunio Pin e Gentile. Lo spogliatoio era una polveriera, Giovanni Galli rinunciò alla fascia di capitano; per numero di presenze spetterebbe a Contratto, la chiese Passarella, ma De Sisti, che forzò il rientro in panchina, l’assegnò a Pecci. La squadra non ingranò e l’11 dicembre arrivarono le dimissioni di De Sisti, sostituito da Ferruccio Valcareggi con l’ausilio di Gigi Milan allenatore della Primavera. La stagione regalò solo un campionato senza rischio retrocessione. I Pontello reagirono bruscamente alle contestazioni. Il 1985-86 fu l’anno del ringiovanimento con Claudio Nassi nuovo direttore sportivo. Era nito il primo ciclo della proprietà Pontello, quello dell’assalto allo scudet-

to, e la famiglia parlava esplicitamente di cessione e disimpegno. Agroppi fu scelto da Nassi, anch’egli piombinese, ed ebbe un altro toscano, Giampaolo Piaceri di Camaiore, come secondo. La Fiorentina divertì, Oriali, Gentile e Battistini, arrivato dal Milan, dettero equilibrio ed esperienza. Berti, Carobbi e Onorati freschezza e voglia di a ermarsi. L’acquisto di Roberto Baggio, dal Vicenza, venne confermato nonostante il grave infortunio che gli impedì di giocare in campionato. Sfumò, invece, l’acquisto di Marco Van Basten. Per Agroppi non fu una stagione facile. L’impatto con la tifoseria gigliata fu controverso. Ai tifosi piaceva il suo modo di parlare diretto, ma alcuni atteggiamenti resero complicato il rapporto. Il tema ricorrente della stagione fu il rientro di Giancarlo Antognoni fermo ai box dopo il grave infortunio (frattura di tibia e perone) subito nel febbraio 1984. Giancarlo era rientrato, dalla panchina, il 24 novembre 1985, dopo quasi due anni di assenza, salutato dalla sua curva: “Sei come il sole risorgi e illumini tutto”. Il pubblico spasimava per vederlo giocare, ma Agroppi sembrava farne volentieri a meno, trincerandosi dietro la sua non perfetta e cienza sica. In un primo pomeriggio di marzo, nel famigerato percorso tra lo stadio e i campini, la situazione tracimò. Agroppi venne a rontato duramente da alcuni tifosi che passarono alle vie di fatto, con Daniel Passarella che difese il tecnico. Quella Fiorentina fu la punta più alta della carriera di allenatore di Agroppi. Una squadra a cui aveva trasmesso i suoi valori, impegno in allenamento e generosità in campo, sempre a sostegno dei compagni. Il 5° posto nale, con i netti successi interni contro Milan, Inter e Juventus, riportò la Fiorentina in UEFA, ma segnò la ne del grande sogno cominciato con l’arrivo della proprietà Pontello.

La Fiorentina 1985-86

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22 novembre 1981

La grande paura per il nostro Capitano

Allo stadio Comunale di Firenze si gioca FiorentinaGenoa per la 9a partita del girone d’andata. La gara, iniziata alle 14.30, è sul 2-1 per la Fiorentina. Siamo al 10’ del secondo tempo, quando Antognoni, lanciato da Bertoni, entra in area. Il capitano, solo davanti al portiere genoano Martina, tocca il pallone per eludere l’intervento del portiere, aggirandolo. Accade l’imprevedibile:

Martina si lancia su Antonio, colpendolo alla testa con il ginocchio destro. Giancarlo crolla a terra e rimane immobile. Il silenzio avvolge tutto lo stadio. È un silenzio ben più pesante di quello dei cinquantamila spettatori, sembra propagato dalla stessa circolazione dell’aria. Le reazioni dei calciatori in campo non lasciano ombra di dubbio, il corpo sembra esanime, sono tutti disperati e il capitano rossoblu Onofri grida verso le panchine “è morto, è morto!”. I medici sfrecciano sul terreno di gioco come proiettili. Il professor Gatto inizia il massaggio cardiaco, il massaggiatore “Pallino” Raveggi gli pratica la respirazione “bocca a bocca”. Sconcerto, dolore, sgomento, fuori e dentro il campo.

Qualcosa sembra muoversi, entra la barella, Giancarlo viene sistemato e i portantini partono. Il silenzio si scioglie immediatamente in un applauso liberatorio, ma non è nita. I barellieri si fermano improvvisamente, il silenzio torna ad avvolgere lo stadio. Una nuova fase di concitazione superata da un nuovo, sollecito, intervento dei medici che praticano un ulteriore massaggio cardiaco. La barella riparte, porta Antonio nell’ambulanza che vola verso l’ospedale di Careggi. La partita ricomincia, senza che l’arbitro Casarin prenda nessun provvedimento, con una semplice rimessa dal fondo. È l’e etto dei minuti vissuti in apnea. La partita scorre davanti agli occhi del pubblico, ma la testa di tutti è alla clinica neurologica di Careggi. Le prime notizie sono rassicuranti, ma resta il dubbio di stare ascoltando… quello che si vuole sentire. Poche ore e si può, nalmente, tirare un sospiro di sollievo. Giancarlo è stato operato dal primario della clinica, dott. Mennonna, l’ematoma è stato asportato e la frattura ridotta. Tutto sotto controllo: si tratta soltanto di attendere i tempi della ripresa sica e… potrà anche riprendere l’attività agonistica.

Giancarlo Antognoni

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16 maggio 1982

Quel giorno che cambiò il corso della nostra storia

Il 16 maggio 1982 è una data che ha segnato pesantemente la storia della Fiorentina. La memoria corre al 1982, a quello che successe a Catanzaro (rigore non concesso) e a Cagliari (gol regolare annullato a Graziani). Era il giorno della verità. Dopo un lungo spalla a spalla Fiorentina ed Juventus arrivarono appaiate, nonostante la lunga assenza di Antognoni, nonostante gli arbitraggi favorevoli accumulati dai bianconeri. Il campionato mondiale era alle porte. Bearzot e la Federazione temevano, per motivi tecnico-organizzativi, il prolungamento del torneo con lo spareggio tra viola e bianconeri. La scelta dei due arbitri fu oltremodo curiosa. Vennero designati due direttori di gara (Pieri e Mattei) privi della quali ca di “internazionale”. A Catanzaro diresse il match Claudio Pieri, padre di Tiziano, anche lui arbitro. Claudio diventò “internazionale” nel 1983 e lo resterà no al 1987, quando fu squali cato per non aver comunicato all’AIA (Associazione Italiana Arbitri) di aver ricevuto degli assegni da parte della dirigenza del Palermo a sostegno della sua candidatura elettorale per il Comune di Genova (1985) nella lista della Democrazia Cristiana (non fu eletto). Terminata la carriera arbitrale Pieri, nativo di Pescia, ma cresciuto a Rapallo, svolse per una ventina di

anni incarichi di vario livello per l’AIA. Quel 16 maggio ignorò un clamoroso fallo dello stopper juventino Brio sull’attaccante del Catanzaro Borghi, con la partita sullo 0-0.A Cagliari arbitrò Maurizio Mattei di Macerata, anche lui con anni di carriera nella serie maggiore. L’azione decisiva fu estremamente chiara: il portiere Corti uscì senza prendere il pallone, nendo per impattare su Bertoni, spinto da un difensore. Gol assolutamente regolare, ma non per Mattei che schiò il fallo di Bertoni sul portiere. Mattei non divenne “internazionale”, ma, dopo aver smesso di arbitrare nel 1986, fu a lungo dirigente AIA. Quel giorno ha cambiato il corso della storia viola, non solo, e non è poco, per uno scudetto in più; ma perché avrebbe elevato la Fiorentina ai vertici del calcio italiano ed europeo, dando forza alle ambizioni con cui la famiglia Pontello era entrata nel calcio. Il 16 maggio è una data importante anche nella storia di Firenze. Nel 1527 il popolo orentino cacciò i Medici e tornò alla Repubblica. Ci vollero circa tre anni per abbatterla, a conclusione dell’assedio delle truppe imperiali di Carlo V, una difesa eroica, in cui trovò posto anche la storica partita del calcio orentino.

Antognoni e Miani durante la partita

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Decennio d’oro

Nove Campioni del Mondo vestono la maglia viola

Èun decennio in cui la maglia della Fiorentina viene vestita da molti campioni del mondo.

DANIEL BERTONI, Il “puntero”, ala destra classe 1955, vince la Coppa del Mondo 1978, disputata da calciatore dell’Independiente con la maglia numero 4 dell’Argentina. Bertoni segna due reti, una delle quali è il terzo gol nella nale contro l’Olanda. L’acquisto di Daniel, dal Siviglia nell’estate del 1980, annunciò, anche simbolicamente, le intenzioni della nuova proprietà, la famiglia Pontello. Enorme l’entusiasmo suscitato tra i sostenitori viola e ben sintetizzato dalla scritta apparsa sui muri dello stadio: Bertoni+Antognoni= Coppa dei Campioni!

GIANCARLO ANTOGNONI, il capitano viola, classe 1954, è uno dei protagonisti principali della vittoria della Coppa del Mondo 1982, giocata con la maglia numero 9 dell’Italia. La sua partita contro il Brasile è semplicemente memorabile. Giancarlo s’infortuna nella semi nale contro la Polonia e non può disputare la nale con la Germania.

FRANCESCO GRAZIANI, classe 1952, gioca il campionato del mondo da centravanti della Fiorentina, indossando la maglia numero 19 dell’Italia. Titolare sso, segna un gol contro il Camerun. Deve uscire per infortunio al 7’ della nale.

GIOVANNI GALLI, classe 1958, l’estremo difensore della Fiorentina partecipa al “Mundial” come terzo portiere con la maglia numero 22 dell’Italia, senza scendere in campo.

DANIELE MASSARO, classe 1961, è proiettato in Nazionale dall’ottimo campionato con la Fiorentina, gli viene assegnata la maglia umero 17 dell’Italia, ma non scende in campo.

PIETRO VIERCHOWOOD, classe 1959, anche lo stopper viola viene convocato dopo il grande campionato disputato. Partecipa alla spedizione azzurra con la maglia numero 8 dell’Italia, ma, anche lui, senza scendere in campo.

DANIEL PASSARELLA, classe 1953, è il capitano dell’Argentina che, nel 1978, alza la Coppa del Mondo indossando la maglia numero 19. “El Caudillo” gioca libero con grande propensione o ensiva. Giocatore carismatico esprime in campo l’indole del condottiero. Nel Mondiale segna gol trasformando un calcio di rigore nella partita contro la Francia. La Fiorentina lo acquista dal River Plate nell’estate del 1982 e resterà in viola no all’estate 1986.

GABRIELE ORIALI, detto “Lele”, classe 1952, vince il Mundial 1982 da giocatore dell’Inter. È “il” mediano per antonomasia , eternizzato dalla canzone di Ligabue. Nella Coppa del Mondo, giocata con la maglia numero 13 dell’Italia, entra in squadra nell’ultima gara del girone eliminatorio, contro il Camerun, e vi rimarrà no alla conquista della Coppa del Mondo. Nell’estate 1983 arriva alla Fiorentina con cui concluderà la sua carriera nel 1987.

CLAUDIO GENTILE, partecipa alla Coppa del Mondo 1982 come terzino della Juventus ed è uno dei pilastri della difesa italiana. A lui, che gioca con la maglia numero 6 dell’Italia, tocca marcare i giocatori più forti delle squadre avversarie (Maradona, Zico) e lo fa con i mezzi necessari, conservando anche qualche frammento delle loro maglie. La Fiorentina lo acquista nel 1984 e rimarrà in viola no al 1987.

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I piazzamenti

la sintesi del decennio

1976-77 SERIE A 3°

1977-78 SERIE A 13°

1978-79 SERIE A 6°

1979-80 SERIE A 5°

1980-81 SERIE A 5°

1981-82 SERIE A 2°

1982-83 SERIE A 5°

1983-84 SERIE A 3°

1984-85 SERIE A 9°

1985-86 SERIE A 5°

Viola Azzurri

(dal 1° luglio 1976 al 30 giugno 1986)

Antognoni 59 presenze 5 gol

Galli 19 presenze

Graziani 17 presenze 3 gol

Massaro 6 presenze

I Presidenti

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Gli allenatori

1976-77 Serie A Carlo MAZZONE

1977-78 Serie A Carlo MAZZONE dalla 12a giornata Mario MAZZONI dalla 17a Giuseppe CHIAPPELLA

1978-79 Serie A Paolo CAROSI

1979-80 Serie A Paolo CAROSI

1980-81 Serie A Paolo CAROSI dalla 15a giornata Giancarlo DE SISTI

1981-82 Serie A Giancarlo DE SISTI

1982-83 Serie A Giancarlo DE SISTI

1983-84 Serie A Giancarlo DE SISTI

1984-85 Serie A Giancarlo DE SISTI dalla 12a giornata Ferruccio VALCAREGGI

1985-86 Serie A Aldo AGROPPI

Palmares

1978 La Fiorentina vince il Torneo di Viareggio

1978-79 La Fiorentina vince il campionato italiano Berretti

1979 La Fiorentina vince il Torneo di Viareggio

1979-80 La Fiorentina vince la Coppa Italia Primavera

1982 La Fiorentina vince il Torneo di Viareggio

1985-86 La Fiorentina vince il campionato italiano Allievi Nazionali

I Magnifici 11 del decennio

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