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VIOLA100 - CAPITOLO 2

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A CURA DI MUSEO VIOLA

LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE

CAPITOLO 2| CADUTA E RINASCITA NEL SEGNO DEI GIOVANI

CAPITOLO 2

CADUTA E RINASCITA NEL SEGNO DEI GIOVANI

A cura di MUSEO VIOLA

Editore e pubblicità SPORTMANAGER GROUP

TESTI A CURA DI: MASSIMO CERVELLI

HANNO COLLABORATO: DAVID BINI, TOMMASO BORGHINI

GRAFICA E IMPAGINAZIONE: ROSSANA DE NICOLA

Stampa Baroni e Gori

Supplemento al Brivido Sportivo

Tutti i diritti riservati: vietata la riproduzione, anche solo parziale, di contenuti e foto di questa pubblicazione

VIOLA 100: LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE! Per celebrare i 100 anni della squadra viola, un’opera unica, un viaggio incredibile attraverso 10 volumi che vi faranno rivivere i momenti più belli della storia della Fiorentina.

STORIE, ANEDDOTI, SUCCESSI E DELUSIONI.

Riceverete il cofanetto, che verrà stampato a fine agosto 2026, nel mese di settembre 2026.

LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE

CAPITOLO 2 – VIOLA 100, LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE

Caduta e rinascita nel segno dei giovani

Le di coltà economiche obbligarono a una grande smobilitazione, culminata con la retrocessione Ridol ricominciò da capo, no al primo trofeo: la Coppa Italia del 1940. Prima della tragica Guerra

Il 15 agosto 1936, scon ggendo in nale l’Austria per 2-1, l’Italia vinse il torneo di calcio delle Olimpiadi di Berlino. L’Italia si era presentata con una squadra di calciatori di serie A e B che erano studenti. Due i rappresentanti della Fiorentina: Achille Piccini, sempre presente nel torneo olimpico, e Alfonso Negro.

La Fiorentina si presentò al campionato 1936-37 ancora con Guido Ara in panchina, ma le di coltà economiche di Ridol obbligarono ad un ricorso eccessivo alle giovani promesse per compensare la cessione dei migliori calciatori. Queste le parole con cui Ottavio Baccani descrisse la situazione: “Continua la grande smobilitazione, con la cessione di ben sei titolari: in porta viene promosso Baggiani dopo la cessione di Ugo Amoretti, passato alla Juventus assieme a Scagliotti; Bigogno e Perazzolo sono ceduti al Genoa, mentre Gringa e Neri passano alla Lucchese insieme al promettente attaccante Romagnoli. Mario Pizziolo si deve arrendere agli infortuni giocando una sola partita, la sua ultima dopo sette anni in cui era stato grande protagonista”.

La Fiorentina fu l’unica squadra a non vincere mai in trasferta, ma Ara riuscì a plasmare una compagine con un grande spirito agonistico che con 30 punti, equa-

mente divisi tra il girone d’andata e quello di ritorno di cui 22 in casa e 8 in trasferta, conquistò un buon nono posto. L’allenatore trasferì il suo temperamento alla squadra che, impiegando 21 giocatori di cui 8 esordienti e nessuno sempre presente, andò ben oltre il proprio modesto valore. La combinazione tra slancio ed impeto giovanile con cuore e volontà era stato il fattore determinante, aiutato dalla vecchia guardia: la coppia di terzini Gazzari-Magli e Morselli tornato in buone condizioni siche.

Il perdurare della di cile situazione nanziaria costrinse Ridol a continuare nella vendita dei migliori elementi: Morselli raggiunse gli altri ex viola nel Genoa, mentre Borsetti venne acquistato dalla Roma il cui allenatore era diventato Guido Ara. La squadra venne a data ad Ottavio Baccani, adottando una soluzione interna economicamente obbligata, sperando, per la salvezza, nella maturazione dei tanti giovani presenti in rosa.

Fu questa un’ illusione che cominciò a dissolversi n dalla gara d’esordio, subendo un netto 4-0 dalla Roma, ma le prime giornate, pur segnate da pesanti rovesci, non lasciavano presagire una resa totale come invece avvenne.

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La scon tta a Firenze nel derby con il Livorno (1-2) alla 13a giornata sancì il sorpasso degli amaranto e l’ultimo posto in classi ca a pari merito con l’Atalanta, ma alla ne del girone d’andata i viola erano terzultimi e quindi sarebbero stati salvi.

Gli appassionati sembrarono abbandonare la squadra e a gennaio la società lanciò l’allarme: “Occorre che il pubblico conservi la calma e il sangue freddo tanto più necessari in questo momento particolarmente di cile. Ogni parola, ogni gesto che suoni di disapprovazione o rampogna, può in questo momento pregiudicare il morale dei giocatori e quindi il loro rendimento in campo”.

Il 10 febbraio, con la Fiorentina penultima a pari punti con la Lucchese, venne giocata l’ultima carta: l’ingaggio dell’esperto allenatore Ferenc Molnar con Baccani nominato direttore sportivo, ma fu tutto inutile: il tecnico magiaro fece solo 5 punti nelle ultime 11 partite. Dall’ottava giornata la Fiorentina tornò a vincere alla trentesima ed ultima, battendo in casa l’altra retrocessa, l’Atalanta (4-0). I viola vennero salutati ironicamente dal proprio pubblico, “W gli eroi della serie B”, che non aveva apprezzato l’ultimo posto con 15 punti

in classi ca (3 vittorie, 9 pareggi, 18 scon tte) e la retrocessione da quella serie A inseguita tanto a lungo. Sembrava un addio, non un arrivederci.

Ridol seppe ricominciare da capo e riuscì a trovare le risorse necessarie per farlo. Allestì una squadra quasi interamente nuova, esclusi Renzo Magli, il centravanti Di Benedetti, il terzino Piccardi, che aveva esordito l’anno precedente, l’ala Mannelli e il secondo portiere Innocenti. Era una compagine piena di giovani, in cui spiccavano l’ala destra Romeo Menti, acquistato dal Vicenza, e il portiere Gri anti, prelevato dal Vigevano. Gli altri acquisti erano stati Grolli, Poggi II, Kufersin, Tagliasacchi, Michelini (in prestito dal Genova 1893) integrati dall’esperienza di Celoria, grande conoscitore della categoria, che si rilevò importantissimo. La guida tecnica venne a data all’esperto allenatore austriaco Rudolf Soutschek. I viola vinsero un campionato estremamente combattuto, con un passaggio decisivo segnato da quindici partite consecutive senza scon tta, dopo la scon tta subita dal Siena alla 14a giornata. “Meo” Menti, dotato di tecnica sopra na e grande capacità realizzativa, diventò l’idolo dei tifosi viola; Gri anti e Piccardi dimostrarono una maturità di rendimento che dava ampie garanzie per accompagnare questa nuova Fiorentina in serie A. Renzo Magli, riconquistata la massima divisione, concluse la propria carriera agonistica, dopo dieci anni passati con la maglia viola addosso.

La società gigliata tornava nella massima divisione con un indirizzo tecnico-economico molto diverso da quello che aveva mostrato la prima volta, all’inizio degli anni Trenta. Era nita la ricerca degli assi, con stipendi che dissanguavano le casse sociali.

La Fiorentina 1936/37

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La Fiorentina acquistava giovani e giovanissimi ricchi di entusiasmo e volontà, da ricompensare con ingaggi giusti. La retrocessione non aveva fatto cambiare idea a Ridol , coerente alle proprie idee innovatrici e moralizzatrici, mentre il mondo del calcio veniva a ondato dalle pazze spese dei club maggiori.

Nel 1939-40, campionato in cui per la prima volta le squadre indossarono maglie con i numeri sulla schiena, la Fiorentina partì con l’obiettivo di consolidare la presenza in serie A. La squadra venne rinforzata dal ritorno di Giuseppe Bigogno e Arrigo Morselli; dagli arrivi del mediano Ellena, del centrocampista Antona, e di promettenti giovani fra cui il centrocampista vicentino Armando Frigo, nato negli Stati Uniti, Pasin, Penzo, Baldini e Morisco. In panchina venne confermato Soutschek. Dopo il pareggio all’esordio, tre scon tte consecutive inchiodarono la Fiorentina all’ultimo posto, solitario, in classi ca. Lo spettro di una nuova retrocessione si impossessò di una squadra che apparve anche molto sfortunata: gli infortuni di Menti (sei gol nelle prime nove giornate e nove in tutto il campionato) e di Poggi II resero il percorso molto più complicato. Il rendimento casalingo tenne a galla i gigliati, mentre in trasferta nel girone d’andata collezionarono sette scon tte su sette partite. Alla prima giornata del girone di ritorno la Fiorentina crollò a Genova alla metà del secondo tempo, subendo tre gol in quindici minuti: un 3-0 senza appello con la squadra inchiodata al terzultimo posto in classi ca. Il giorno dopo Ridol decise la sostituzione di Soutschek, annunciata come temporanea, “poiché l’allenatore Soutschek trovasi attualmente ammalato”, con Giuseppe Galluzzi - era

rientrato in società, dopo aver guidato il Pontedera, lavorando con le squadre giovanili a stretto contatto con il direttore sportivo Ottavio Baccani. Galluzzi riuscì, con fatica, a salvare la Fiorentina. Il regolamento dell’epoca ssava come criterio, in caso di arrivo a pari punti, il miglior quoziente reti. La Fiorentina (0,770) lo ebbe nettamente più positivo delle altre squadre nite a 24 punti: il Napoli (0,634) e, soprattutto, (0,568) il Liguria che retrocesse assieme al Modena, arrivato ultimo a 22 punti. La Fiorentina, in un campionato a 16 squadre, ottenne 22 dei 24 punti tra le mura di casa, cogliendo in trasferta solo due pareggi, entrambi a Roma.

LA VITTORIA DELLA COPPA ITALIA

Il torneo veniva giocato con la formula della partita secca, con replay a campo invertito in caso di pareggio dopo i tempi supplementari. Nei sedicesimi dinale la Fiorentina superò agevolmente la Polisportiva Manlio Cavagnaro (7-1) squadra di serie C con quattro gol di Penzo ed una tripletta di Antona.

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La Fiorentina 1938-39

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Negli ottavi di nale l’avversario fu il Milano, il Milan con il nome italianizzato dal regime. La partita in Lombardia nì 1-1 con il pareggio di Antona dopo il vantaggio dei rossoneri ottenuto grazie ad un contestato rigore e dei noiosissimi tempi supplementari. Nella ripetizione a Firenze netto successo gigliato (5-0), conseguente all’infortunio occorso al portiere Zorzan che dovette uscire dal campo sostituito in porta dall’ala sinistra Biraghi – una doppietta di Baldini e gli altri gol Morisco, Antona, Celoria. Nei quarti di nale la Lazio, quarta in campionato, si presentava, con Piola al centro dell’attacco, favorita sulla pericolante Fiorentina. Il verdetto del campo andò in tutt’altra direzione (4-1) con una nuova doppietta di Baldini e gol di Morisco e Celoria. I viola disputarono anche la semi nale in casa, ospitando la Juventus arrivata terza in campionato: secco 3-0 con doppietta di Celoria e gol di Baldini già protagonisti nella vittoria con la Lazio.

La nale oppose, sempre a Firenze, le due uniche squadre che giocavano con il WM, il sistema inglese (una sorta di 3-2-2-3).

La Fiorentina scon sse il Genova 1893, altro nome italianizzato dal fascismo, grazie ad un gol di Celoria. Questa la formazione schierata nella nale: Gri anti; Da Costa, Piccardi; Ellena, Bigogno, Poggi; Menti, Morselli, Celoria, Baldini, Tagliasacchi. Nel torneo i capocannonieri della Fiorentina erano stati Antona, Baldini e Celoria: tutti e tre segnarono cinque reti.

Era il 16 giugno 1940, sei giorni prima l’Italia era entrata in guerra a anco della Germania nazista. Il regime fascista decise, come avevano già fatto i tedeschi, di far proseguire il campionato di calcio per dare una parvenza di normalità alla situazione.

Nel 1940-41 la Fiorentina, confermato Galluzzi e la scelta del sistema, inserì pedine importanti nel proprio scacchiere: Ferruccio Valcareggi, una delle migliori mezzali italiane, e il terzino Geigerle prelevati dalla Triestina; il giovane attaccante Degano, acquistato dall’Udinese, e il centravanti Di Benedetti, tornato dalla Roma. L’attacco, così rinforzato e con l’a ermazione di Baldini, sarà il migliore del torneo (60 reti), assieme al Bologna, la squadra campione. Il quarto posto nale, ad un punto dall’Ambrosiana seconda ed a cinque dai felsinei, non corrispose al valore delle prestazioni. La Fiorentina scon sse due volte l’Ambrosiana e due volte la Juventus, vincendo per la prima volta a Torino (2-3) e sommergendola a Firenze (5-0). Alla squadra mancò, nel rush nale, la consapevolezza nelle proprie possibilità, conseguendo solo sei punti nelle ultime sei partite.

La Fiorentina 1939-40 con la Coppa Italia

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La Fiorentina, fedele alla propria loso a, si presentò al campionato 1941-42 dopo aver ceduto Menti, il primo ad essere chiamato Settebello a Firenze, ed Ellena al Torino; Di Benedetti alla Roma, e con una nuova iniezione di giovani talenti: Furiassi, Buzzegoli, Avanzolini, Augusto Magli, Biagiotti, Eliani, Suppi e Gei, molti di loro segnarono a lungo la storia gigliata. La vera sorpresa fu rappresentata da Gei, 20 anni proveniente dal Brescia. Il centravanti mostrò l’esperienza di un veterano. La potenza del suo tiro era accompagnata da una grande velocità d’esecuzione. Nel corso della stagione venne anche stabilito il record, tuttora resistente, del successo con il maggiore scarto: Fiorentina-Modena 8-0 del 10 maggio 1942. Il secondo campionato di guerra si svolse faticosamente in un paese stremato e colpito dai primi massicci bombardamenti, mentre il calcio faceva i conti con numerosi casi di corruzione. Il nono posto conclusivo, più che dignitoso, portò Baccani a scrivere: “Ogni cura, ogni pensiero è rivolto a questo programma (la valorizzazione dei giovani) e si

può anche arrivare al paradosso che la Fiorentina sembra considerare il massimo campionato solo in funzione del suo grande pro cuo lavoro svolto fra i giovani a favore di tutto lo sport nazionale”.

In assenza delle risorse economiche per combattere per il titolo, la Fiorentina si era costruita la dimensione di squadra eternamente giovane, con costi di gestione relativamente bassi e con una particolare predilezione per il gioco, ben rappresentata dalla scelta del “sistema”.

Il 21 agosto 1942, alla vigilia del terzo e ultimo campionato di guerra, il segretario del partito fascista, su proposta del presidente del CONI, nominò Luigi Ridol presidente della FIGC, in sostituzione di Giorgio Vaccaro. Il marchese doveva essere sostituito alla guida della Fiorentina e il 18 settembre “Il presidente del CONI ha rati cato la nomina del fascista Scipione Picchi a presidente dell’Associazione Calcio Fiorentina in sostituzione del consigliere nazionale Luigi Ridol ”. Il console della Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale Picchi, veniva così presentato sulle pagine de La Nazione: “Fervido ed entusiasta sostenitore della compagine viola, fu spesso a anco del marchese Ridol quale suo prezioso e intelligente collaboratore, pur non rivestendo alcuna carica in seno all’Associazione stessa”. Cambiava il presidente, ma non la politica e la campagna acquisti cominciava dalle cessioni degli elementi che si erano messi in vista: Baldini, acquistato dall’Ambrosiana, e Degano al Livorno che rimarrà in lotta per il titolo no agli ultimi tre minuti del torneo. I due attaccanti furono rimpiazzati prelevando Bollano dal Milan e Michelini dalla Lucchese, accompagnati dall’arrivo di altre giovani promesse (Bui, Crola, Della Rosa, Gregorin etc.).

Il portiere Griffanti protetto da Piccardi e Poggi

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Il rendimento della Fiorentina fu altalenante, ma sempre lontano dalla zona pericolosa. Era la fotograa delle ultime stagioni, la squadra aveva bisogno di convinzione e la trovava prevalentemente tra le mura amiche, mentre in trasferta, spesso, lasciava a desiderare. Il campionato che terminò il 25 aprile 1943 con la vittoria in extremis del Grande Torino segnò l’inizio dei mesi più convulsi e di cili della guerra: lo sbarco degli americani in Sicilia il 10 luglio, l’arresto di Mussolini e la caduta del fascismo il 25 luglio, l’armistizio dell’8 settembre. Il calcio si fermò, mentre il paese venne invaso dalla Germania. Nonostante la guerra e il regime d’occupazione nelle città, anche a Firenze, ogni tanto rispuntava il pallone, organizzando s de in famiglia tra calciatori della Fiorentina e di altre squadre limitrofe, con una particolarità: l’incasso, tolte le spese, veniva diviso fra chi giocava. Si dimostrò velleitario il tentativo di organizzare un campionato nazionale che si ridusse al campionato di guerra Alta Italia. Avrebbe dovuto parteciparvi anche la Fiorentina, ma il 2 febbraio 1944 La Nazione pubblicò un comunicato del direttorio dell’VIII zona della FIGC dove si prendeva atto della rinuncia della Fiorentina a partecipare al campionato regionale misto. La Fiorentina terminava la propria attività, molti giocatori andarono al Nord a cercare ingaggi provvisori. In quei giorni Ottavio Baccani garantì la continuità organizzativa della società trasferendone la sede nella sua casa, salvandone il patrimonio, e riuscendo ad organizzare, anche nella primavera 1944, il torneo “primi calci”. Firenze fu la prima città italiana che si liberò insorgendo.

Gli alleati si trovarono di fronte a questo fatto nuovo: l’insurrezione lasciava organi di autogoverno con cui il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale prendeva le redini della vita politica ed amministrativa.

La Liberazione di Firenze diverrà un modello di riferimento per la Resistenza italiana. Il primo sindaco di Firenze fu il socialista Gaetano Pieraccini, con lui la città si riorganizzò velocemente e con essa anche le attività sportive sotto la guida di Arrigo Paganelli. La Fiorentina venne così ricostituita, divenne Associazione Calcio Fiorentina, in molti si associarono ed elessero presidente, già il 22 ottobre Paganelli. Tornarono subito a vestire, con l’apporto decisivo di Ottavio Baccani, la maglia viola tanti giocatori. Tra loro Ferruccio Valcareggi, la cui abilità tecnica era seconda solo alla sua umanità; Carlino Piccardi, “il ragazzo di Campo di Marte” ed un ragazzino che, dopo una grande carriera, tornerà in viola da dirigente: Egisto Pandol ni.

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La Fiorentina vincitrice del Campionato di Guerra 1945

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Lo stadio, diventato Comunale, era occupato dagli eserciti e la squadra viola doveva arrangiarsi per gli allenamenti e la propria attività. Il 2 aprile 1945 ebbe inizio il Campionato Toscano, vinto dalla Fiorentina battendo 3-1 il Livorno nella nale disputata il 29 luglio a Santa Croce sull’Arno.

Le strade erano ancora impraticabili per i danni bellici, la Fiorentina viaggiava su automezzi improvvisati con l’acqua dei radiatori che bolliva e pneumatici logori.

La guerra lasciò lutti pesanti anche nel mondo del calcio, compresi tre ex calciatori della Fiorentina: Armando Frigo (u ciale dell’Esercito italiano venne fucilato dai nazisti in Dalmazia nell’ottobre 1943); Bruno Neri (comandante partigiano fu ucciso dai tedeschi sull’Appennino romagnolo il 10 luglio 1944) e Vittorio Staccione (morì il 16 marzo 1945 a Gusen, sottocampo dell’universo concentrazionario di Mauthausen, nel campo di prigionia dove era stato deportato per le sue idee politiche).

Nel 1945-46 il campionato Nazionale riprese con le squadre divise in due gironi. La Fiorentina, una delle favorite nel girone Centro-meridionale potendo schierare Romeo Menti in prestito, arrivò al quinto posto fallendo la quali cazione alla fase nale che era riservata alle migliori quattro dei due gironi. I viola conquistarono in casa 18 punti su 20, con nove vittorie e l’inopinata scon tta contro il Napoli. Soltanto cinque i punti fatti in trasferta con tre pareggi ed un solo successo ad Ancona.

Occorre ricordare che si trattava di trasferte molto dicoltose: i viaggi verso il Sud, in un’Italia ancora distrutta, erano interminabili, e trovare cibo o un alloggio per la notte rappresentava spesso un’impresa. Giornate che rimasero a lungo impresse nelle memorie dei calciatori e condotte spesso con arbitraggi accondiscendenti ai pubblici casalinghi.

Clamoroso fu quello di Roma contro la Lazio, a cui fu assegnato un gol realizzato a gioco fermo, mentre l’arbitro non si accorse di una rete segnata da Gei… Il campionato rivelò anche elementi decisivi per l’assetto futuro della squadra viola: Augusto Magli titolare indispensabile; il biondo Eliani trasformato da ala a terzino destro; il giovane Pandol ni (“Caviglione”).

Il quinto posto nale, su undici partecipanti, rappresentò una grande delusione: per l’assenza del risultato sportivo ed anche per i mancati introiti del girone nale che avrebbero portato gli incassi di altre sette partite casalinghe fra cui quelle con Torino, Inter, Juventus, Milan.

La Fiorentina 1945-46

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Il Personaggio

Il Capitano Fiorentino

Piccardi, ragazzo del Campo di Marte, era un difensore implacabile

Dopo la Liberazione di Firenze fu una delle anime della nuova società

Nemo profeta in patria è una nota massima, smentita clamorosamente da Carlino Piccardi, ragazzo del Campo di Marte nato il 7 ottobre 1919, terzino sinistro della Fiorentina dal 1937 al 1947 e più volte capitano della squadra. Carlino venne selezionato nel corso di uno dei tanti tornei “primi calci” organizzati dalla società gigliata. Esordì in serie A il 6 marzo 1938, quando la retrocessione era già inevitabile, e fu titolare, dalla stagione successiva, nella pronta risalita in serie A con i gol di Romeo Menti di cui diventò il difensore in campo: “se ti fanno delle angherie dimmelo, ci penso io”. Carlino era uno di quei difensori che segnava la X sul campo per far capire all’attaccante che oltre a quel punto non sarebbe passato. Molto fortesicamente, ottimo colpitore al volo e di testa, entrava volentieri in scivolata e, come si doveva fare allora, prendeva ogni cosa, palla e avversario. Nel 1939-40, con nalmente i numeri sulle maglie e lui con la sua numero 3, la Fiorentina vinse la sua prima Coppa Italia. Tragicamente l’Italia entrò in

guerra e il calcio continuò tra i bombardamenti, i disastri militari e la paura di essere spediti sul fronte russo: intervenne direttamente Ridol per fermare Carlino con la valigia, alla Stazione di Santa Maria Novella. Durante l’invasione tedesca anche i calciatori rimasero senza lavoro e stipendio. Dovevano arrangiarsi dividendosi una parte dell’incasso delle gare per trovare da mangiare per sé e i propri familiari. Piccardi andò a gio-

care il campionato di guerra del Nord Italia nel Suzzara, ma, dopo la Liberazione di Firenze fu uno dei primi a ritrovarsi con Baccani e Paganelli per dare vita alla nuova società, diventata Associazione Calcio Fiorentina, Carlino fungeva da segretario tuttofare e le prime gare in provincia, come scrisse, avevano un premio partita particolare: farina e olio. Erano amici fra loro, lui lo era in particolare con Ferruccio Valcareggi.

La società viola riprese la sua attività, vinse il campionato regionale toscano nel 1945, ma aveva grossi problemi economici e tutto parve precipitare nella stagione 1946-47. La Fiorentina si salvò e a ne stagione Piccardi lasciò Firenze per il Milan dopo 199 presenze u ciali in maglia viola con 4 reti. A ne carriera, pur continuando ad amare la Fiorentina e frequentare lo stadio con i gli, uscì dal mondo del calcio. Gestì il bar biliardi di Viale Malta aperto dalla nonna Guerrina e che diventò uno dei luoghi più vivi del quartiere. Carlino morì troppo presto, il 22 settembre 1971.

Carlo Piccardi

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Il Gigante

Menti, una meravigliosa ala destra

Firenze lo adottò giovanissimo e lui s’innamorò della Fiorentina

Passato al Grande Torino, morì a Superga con addosso la spilla viola

Romeo Menti, per tutti “Meo”, proveniva da una famiglia di calciatori, per questo veniva indicato come Menti II. Era nato il 5 settembre 1919 a Vicenza e si a ermò, a suon di gol, nella squadra di casa. La Fiorentina aveva ottimi rapporti con la società berica, da cui acquistò tanti giocatori in maglia viola. Il rendimento di Meo nel campionato di serie C 1937-38, con ventuno gol realizzati che portarono il Vicenza a s orare la promozione, lo misero sotto gli occhi di Ridol che doveva rifondare la squadra per tornare in serie A. L’acquisto di Menti, nell’estate del 1938, si rivelò decisivo per la vittoria del campionato, ben oltre i suoi 17 gol. Meo, ancora giovanissimo, mostrò un repertorio calcistico di primo livello che negli anni a nò sempre di più. La velocità era accompagnata dalla facilità di ntare in corsa, ma anche dall’esecuzione di dribbling da fermo. L’altra grande dote, la potenza e la precisione del tiro, si univa ad una freddezza assoluta che ne facevano il rigorista perfetto. Era, indiscutibilmente, uno dei maggiori talenti del calcio italiano e il pubblico del Campo di Marte lo adottò subito.

Nell’anno del ritorno in serie A (193940) proprio i suoi ripetuti infortuni furono il motivo per cui la Fiorentina dovette lottare no all’ultimo per la salvezza. Fu protagonista nel primo successo gigliato, la Coppa Italia del 1940, e l’anno successivo quando sembrò che la Fiorentina potesse lottare per lo scudetto, piazzandosi quarta per peggiore di erenza reti, fu vice capocannoniere della serie A.

Il presidente Ferruccio Novo stava costruendo la grande squadra granata e l’acquisto di Menti, nell’estate del 1941, rappresentò un tassello di primaria importanza. Meo passò al Torino, ma la sua vita familiare rimase a Firenze. E fu per questo che, alla ripresa dell’attività post bellica nel 1945-46, ricominciò con la Fiorentina, intenzionato a rimanere, ma Novo non sentì ragioni e l’anno successivo tornò ad indossare la maglia del Toro. Fu qui, nel suo stadio a poche centinaia di metri da casa sua, che il 27 aprile ’47 esordì dando spettacolo in maglia azzurra realizzando tre gol alla Svizzera. Il Torino passava da un successo all’altro no a quel terribile, tragico scoppio sul colle di Superga che ne segnò la ne il 4 maggio 1949. Toccò a Vittorio Pozzo riconoscere i campioni, uno per uno. Meo aveva una spilla, un distintivo della Fiorentina. L’ultimo saluto gli fu dato in Santa Maria Novella e fu accompagnato da una grande folla al cimitero dell’Antella. Una straordinaria ala destra, titolare della Nazionale. Una vita nita troppo presto, un campione divenuto immortale con i suoi compagni del Grande Torino.

Romeo Menti

CAPITOLO 2 – VIOLA 100, LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE

La sintesi del decennio

I piazzamenti

1936-37 SERIE A 9°

La vittoria record

1937-38 SERIE A 16° RETROCESSA IN SERIE B

1938-39 SERIE B 1° PROMOSSA IN SERIE A

1939-40 SERIE A 13°

1940-41 SERIE A 4°

1941-42 SERIE A 9°

1942-43 SERIE A 6°

1945 CAMPIONATO TOSCANO 1°

1945-46 SERIE MISTA A-B CENTRO-SUD 5°

Viola Azzurri

PICCINI 5 PRESENZE

GRIFFANTI 2 PRESENZE

NEGRO 1 PRESENZA 1 GOL

Il 10 maggio 1942 con il successo casalingo contro il Modena (8-0) nella 25a giornata di campionato la Fiorentina stabilì il record del successo con il maggiore scarto in serie A.

Questi gli autori dei gol: Gei (4), Suppi (2), Valcareggi e Morisco.

Palmares

1934-35 CAMPIONATO RISERVE

1938-39 CAMPIONATO SERIE B

1939-40 COPPA ITALIA

1936-37

Serie A Guido ARA

1937-38 Serie A Ottavio BACCANI dal 10 febbraio Ferenc MOLNÁR

1938-39

1939-40

Serie B Rudolf SOUTSCHEK

Serie A Rudolf SOUTSCHEK dal 25 gennaio Giuseppe GALLUZZI

1940-41 Serie A Giuseppe GALLUZZI

1941-42 Serie A Giuseppe GALLUZZI

1942-43 Serie A Giuseppe GALLUZZI

1945 Campionato Toscano Cinzio SCAGLIOTTI

I Presidenti

1945-46 Serie mista A-B Centro-Sud Giuseppe BIGOGNO a gennaio Guido ARA

Campioni Olimpici

29 agosto 1926 - 21 agosto 1942 Luigi RIDOLFI 18 settembre 1942 - 31 gennaio 1944 Scipione PICCHI

22 ottobre 1944 - 9 giugno 1946 Arrigo PAGANELLI

ACHILLE PICCINI difensore della Fiorentina dal 1934 al 1938, nato a Carrara il 24 ottobre 1911. Con la Fiorentina disputò 54 partite ufficiali realizzando un gol.

attaccante

ALFONSO NEGRO attaccante della Fiorentina dal 1934 al 1938, nato a Brooklyn il 5 luglio 1915. Con la Fiorentina disputò 55 partite ufficiali realizzando 6 gol.

I Magnifici 11 del decennio

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