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VIOLA100 - CAPITOLO 1

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LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE

CAPITOLO 1 |1926-1936| L’ORIGINE DI UN AMORE ETERNO

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CAPITOLO 1

VIOLA 100 - LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE

A cura di MUSEO VIOLA

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TESTI A CURA DI: MASSIMO CERVELLI

HA COLLABORATO: TOMMASO BORGHINI GRAFICA E IMPAGINAZIONE: ROSSANA DE NICOLA

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Supplemento al Brivido Sportivo Fiorentina - Cagliari del 24/01/2026

Chiuso in redazione il 20/01/2026 alle ore 13

Tutti i diritti riservati: vietata la riproduzione, anche solo parziale, di contenuti e foto di questa pubblicazione

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LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE
LA STORIA DELLA
LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE
MUSEO VIOLA

CAPITOLO 1 – VIOLA 100, LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE

L’origine di un amore eterno

La fusione, il biancorosso, i primi passi e il viola. La Fiorentina nasce nel 1926

Il Marchese Ridol è il regista di un’operazione straordinaria e complessa

UNO NOVE DUE SEI. La Fiorentina nasce nel 1926, l’anno della grande riforma. Il 2 agosto venne emanata dal CONI la Carta di Viareggio che cambiò l’organizzazione del calcio italiano. Iniziò, analogamente agli altri paesi europei, la marcia verso il campionato a girone unico che nel 1929-30 portò alla serie A. Contestualmente, il regime fascista abolì ogni meccanismo democratico in seno alla Federcalcio: le cariche non furono più elettive e la FIGC venne governata da un Direttorio Federale nominato dal CONI con il beneplacito del partito fascista. Erano anni bui, anzi, decisamente neri, si viveva sotto una dittatura che a Firenze, come ha raccontato nei suoi romanzi Vasco Pratolini, costò tanto sangue. Chi aveva il potere decideva qualsiasi cosa, la libertà era un bene perduto. I nuovi campionati volevano rappresentare il calcio metropolitano: ogni città doveva essere adeguatamente rappresentata. È questo il motivo per cui molte società furono originate dalla fusione di club già esistenti. Un processo cominciato prima del fascismo (Atalanta, Internaples che nel 1926 cambiò il proprio nome in Napoli, Hellas Verona, Novara, Triestina, Venezia...) e accelerato dalle nuove disposizioni (Ambrosiana, Bari, Dominante di Genova, Fiorentina, Fiumana, Roma, Taranto...).

Il football era penetrato in Italia alla ne dell’Ottocento attraverso le comunità inglesi, studenti e commercianti che studiavano e lavoravano in Inghilterra. Il 26 marzo 1898 venne costituita la FIF (Federazione Italiana Football che nel 1909 divenne FIGC Federazione Italiana Giuoco Calcio) e l’8 maggio fu disputato a Torino il primo pionieristico campionato italiano con la partecipazione di quattro squadre. Il gioco si di use in tutta la penisola, veicolato anche dal mondo della ginnastica, ma l’organizzazione si concentrò nel nascente triangolo industriale Torino-Milano-Genova. In Toscana si lottava per il predominio regionale e a Firenze sorsero diversi club di cui il più importante fu il Firenze FBC (Foot Ball Club) “le bianche camicie dal giglio rosso” che venne cancellato dal grosso tributo di uomini pagato nella prima guerra mondiale. Nel dopoguerra, mentre Livorno e Pisa s davano le squadre del Nord arrivando a disputare la nale del massimo campionato, a Firenze i “Bianchi” del Club Sportivo ed i “Rossi” della Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas si contendevano il primato cittadino rimanendo sempre lontane dalla ribalta nazionale. Ora doveva nascere una nuova, unica squadra, degna rappresentante della città di Firenze.

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Di fronte a questa decisione politica, era impossibile per il Club Sportivo e la Libertas opporsi alla fusione e alla costituzione dell’Associazione Fiorentina del Calcio. Il 1° maggio le rispettive assemblee dettero il via libera alla fusione. Il 4 luglio la Libertas, pareggiando a Prato, si classi cò al quarto posto nel girone C di Seconda Divisione. Quando, il 6 settembre 1926, il Direttorio decise “la regolamentazione dei diversi campionati”, il piazzamento garantì la partecipazione della nuova squadra al torneo di Prima Divisione (il campionato cadetto) nel 1926-1927. Il 27 settembre 1926 il Direttorio Federale rati cò la fusione tra Libertas e Club Sportivo: “La società sorta dalla fusione viene denominata Associazione Fiorentina del Calcio”. La Fiorentina non fu il risultato di una fusione, ma un’operazione straordinaria, condotta dal marchese Luigi Ridol , uno dei più grandi dirigenti sportivi italiani, che utilizzò per questo la propria forza economica e politica. Discendente di una famiglia nobile con vasti possedimenti terrieri era stato u ciale durante la guerra ed aveva aderito al fascismo. Nel dicembre 1926 divenne segretario federale del fascio orentino che, dopo la stagione delle violenze, voleva presen-

tarsi con un volto rispettabile. Il suo protagonismo politico durò pochi anni, ma gli consegnò il potere necessario per ridisegnare lo sport orentino, decretando la ne delle polisportive e la specializzazione delle discipline in un’unica società di vertice: la Fiorentina nel calcio, la Giglio Rosso nell’atletica, la Rari Nantes nel nuoto, la Libertas nella ginnastica, la Sempre Avanti nella boxe, il Club Sportivo nel ciclismo, la Società Canottieri Firenze nel canottaggio. Ridol stava muovendo i primi passi di una lunga carriera che lo vide presidente della FIDAL e della FIGC. È stato uno dei dirigenti più importanti nella storia sportiva italiana e l’ideatore del Centro Tecnico Federale di Coverciano che gli è stato intitolato. Il marchese fece dello sport il suo scopo di vita e lo sostenne con il proprio patrimonio personale agendo da vero mecenate. Il processo di fusione era stato complesso e non poteva esistere una data precisa di fondazione, cosicché il giorno di nascita u ciale della Fiorentina venne decisa dallo stesso Ridol : il 29 agosto, l’ultima domenica del mese. È questa la data che compare nelle pubblicazioni edite durante la gestione del marchese. La fusione avrebbe dovuto evitare quel “tirocinio” nelle serie minori, ritenuto “poco dignitoso”, ma non andò così. Le prime stagioni, disputate sul polveroso campo della Libertas, in Via Bellini, rappresentarono il duro scotto da pagare: c’erano da superare le debolezze ed i vizi originari delle società che avevano dato vita alla Fiorentina. Il titolo sportivo e il campo di gioco provenivano dalla Libertas, come la maggioranza dei calciatori e l’allenatore magiaro Capskay.

La Fiorentina 1926/27

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La maglia era biancorossa, in omaggio ai colori dei due club e del Comune di Firenze con il giglio come stemma. La confusione e la disorganizzazione erano tante. Le note migliori furono rappresentate da due calciatori utilizzati in quanto militari a Firenze: il centravanti umano Rodolfo Volk e il portiere friulano Mario Sernagiotto. Il regolamento autorizzava i soldati a tesserarsi per le società delle città dove e ettuavano il servizio militare. Nei tabellini i due erano registrati con falsi nomi (Bolteni e Serravalli) per esentare le gerarchie militari dalla responsabilità di rilasciare continui permessi. Lunedì 20 settembre, festa nazionale per la presa di Porta Pia che liberò Roma dallo Stato Ponti cio, la Fiorentina disputò la sua prima amichevole contro il Signa ed il 3 ottobre fece il suo esordio in campionato, Prima Divisione girone C, battendo il Pisa (3-1). Il campionato fu deludente. Il sesto posto nel girone, su dieci squadre, rispecchiò il valore della squadra e fu attribuito al poco tempo avuto a disposizione per costruire l’organico. Nella stagione successiva la rosa venne profondamente rinnovata, perdendo le caratteristiche di squadra locale. Terminato il servizio militare se ne andò il goleador Volk (14 reti in 21 gare), mentre rimase Sernagiotto e arrivarono giocatori di livello, l’ala sinistra Rivolo, il mediano Staccione e il centravanti Miconi. Il giorno precedente all’inizio del campionato il Direttorio comunicò lo spostamento della Fiorentina nel girone D meridionale, a causa dell’esclusione della Messinese. Era una grande occasione per i gigliati che a rontavano club sulla carta meno competitivi come il Bari e il Taranto. Il rovescio della medaglia era rappresentato dalle lunghe trasferte da a rontare. L’occasione venne sprecata per colpa di alcuni passaggi a vuoto (la scon tta a Foggia e i due pareggi con il Taranto). Il campionato fu caratterizzato da un tentato illecito sportivo nella partita contro il Savoia di Torre Annun-

ziata che coinvolse alcuni dirigenti biancorossi e con partita persa per entrambe le squadre. Conseguentemente, all’inizio del 1928, Ridol venne nominato dal Direttorio Federale Commissario Straordinario della Fiorentina. La Fiorentina arrivò all’ultima giornata con due punti di ritardo dal Bari e lo scontro diretto da giocare in Puglia. Vincendo sarebbe stato necessario lo spareggio per determinare la squadra vincitrice del girone e promossa in Divisione Nazionale. In un’atmosfera infuocata i gigliati persero (5-3) la partita e la possibilità di conquistare la promozione. La Fiorentina riuscì comunque a salire al livello superiore. Il Direttorio decise che il campionato 1928-1929 sarebbe stato un torneo di transizione, utile a de nire le squadre che nell’anno successivo avrebbero dato vita alle nuove Serie A e B. Al torneo avrebbero dovuto partecipare ventiquattro squadre, che diventarono trentadue per decisione federale; la Fiorentina fu una delle otto ammesse “seguendo nella scelta criteri politici oltre che sportivi”.

La mascotte della neonata Fiorentina

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Quel campionato di assestamento, disputato nel girone B, fu disastroso: la Fiorentina terminò ultima con soli dodici punti in trenta partite subendo scon tte umilianti, a dimostrazione dell’imperizia che ancora regnava: la di erenza reti (26 realizzate 96 subite) fu di meno 70! L’a ancamento a metà torneo dell’allenatore Feldmann a Capskay non poteva cambiare l’esito del campionato. Con quel piazzamento la Fiorentina sarebbe dovuta ripartire dalla Prima Divisione, diventata il terzo livello del calcio italiano, ma l’allargamento dei tornei a diciotto squadre la inserì in serie B. La fusione tra Libertas e Club Sportivo aveva riproposto, nei primissimi anni di vita della Fiorentina, i deludenti risultati che avevano contraddistinto i due sodalizi. Gli insuccessi temprarono Ridol che impose un deciso cambio di linea, assumendosi ogni responsabilità, sportiva e nanziaria. La Fiorentina doveva essere attrezzata per diventare una squadra competitiva in grado di arrivare in serie A, per poi diventare una delle protagoniste della massima serie.

La Fiorentina doveva assumere una propria identità, con l’adozione di un nuovo colore sociale, il viola del giaggiolo orentino, e un nuovo stadio. In questo percorso il marchese ebbe un consulente d’eccezione, un vero e proprio maestro: Vittorio Pozzo. L’uomo che tutto sapeva del calcio italiano viveva e lavorava a Firenze, alla liale della Pirelli. Tra lui e Ridol iniziò un grande rapporto, umano e sportivo, che durò per tutta la loro vita. Il 22 settembre 1929 le nuove maglie furono indossate nell’amichevole contro la Roma, anche se avevano già fatto la loro comparsa qualche giorno prima in un’amichevole contro l’Empoli. Venne allestita, per la stagione 1929-30, una squadra adatta al campionato di serie B con Feldmann responsabile tecnico e l’arrivo di calciatori che segneranno un’epoca: Mario Pizziolo, Renzo Magli, Bruno Neri, il gliol prodigo Galluzzi, emigrato a Roma e poi alla Juventus. In un campionato combattuto la Fiorentina chiuse quarta (le promozioni erano due) dietro Casale, Legnano e Dominante, mostrando di poter raggiungere la Serie A. Fatta la necessaria esperienza nella categoria, il campionato 1930-31 era da vincere e la squadra venne ulteriormente rinforzata con gli acquisti, fra gli altri, del portiere Ballanti e di Corbjons dalla Roma, del terzino Vignolini dalla Pistoiese. In quella stagione la Fiorentina ospitò anche la Nazionale di Pozzo, il 22 gennaio 1930, per un allenamento prima di una partita a Bologna. Firenze sportiva poteva nalmente vedere dalle tribune di legno di via Bellini Meazza, Ferrari, Bernardini, Pitto, Combi, Rosetta, Caligaris giocare in un campo senza erba!

Fiorentina - Roma 1929/30, il portiere viola Sernagiotto

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La Fiorentina vinse il campionato e salì in serie A, assieme al Bari, divenuto il primo vero rivale.

Festeggiavano i sostenitori, riuniti nell’Ordine del Marzocco, l’organizzazione che si erano dati per fare il tifo e niva l’epoca di via Bellini, un impianto non più suciente, dove diecimila spettatori straripavano. Il nuovo stadio, un gioiello progettato dall’ingegnere e architetto Pier Luigi Nervi, aspettava la Fiorentina per farle disputare la serie A 1931-32 e fu intitolato dal Comune di Firenze a Giovanni Berta, militante fascista. È lo stadio che ancora oggi accompagna la Fiorentina. All’epoca gli stadi venivano costruiti con soldi pubblici, ma il Comune di Firenze non ne aveva abbastanza e toccò a Ridol contribuire in modo decisivo, ipotecando e vendendo propri beni, al suo completamento. Il 13 settembre 1931 venne inaugurato u cialmente con la partita amichevole Fiorentina – Admira Vienna (1-0) - tre giorni prima, il 10 settembre, era stato col-

laudato con un test match contro il Montevarchi (6-0). La campagna acquisti fu imponente: Bigogno, Bonesini, Busini, Gazzari, il nazionale Pitto, Prendato e due uruguayani l’“artillero” Pedro Petrone, campione olimpionico e del mondo, e il difensore Laino, che tornò a Montevideo nel gennaio 1932 senza aver disputato una partita u ciale. Anche l’allenatore era prestigioso: il dottor Felsner, austriaco che aveva vinto due scudetti con il Bologna. La Fiorentina si impose all’ammirazione delle folle e dei critici, classi candosi al quarto posto a pari punti col Milan. Petrone fece grande la Fiorentina ed il tifo cittadino impazzì per lui. Le sue doti di realizzatore furono provvidenziali per salvare la squadra da scon tte che sembravano inevitabili. Pedro era guardato, anche dai suoi compagni, come un fenomeno mai visto. Tutti erano disposti a perdonargli i non pochi difetti di uomo che produssero centinaia di aneddoti su di lui. Petrone vinse il titolo di capocannoniere, ex aequo con il centravanti della Nazionale Schiavio e la Fiorentina cominciò a fornire giocatori alla Nazionale, Pitto con la A, mentre Pizziolo, Bigogno e Neri componevano la mediana della Nazionale B. Insieme alla serie A arrivò anche l’inno: venerdì 20 novembre al Teatro Politeama (il Comunale) nell’intermezzo dell’operetta rappresentata venne cantata per la prima volta Canzone Viola che diventerà l’inno della Fiorentina. Già due giorni dopo venne cantata allo stadio in occasione della partita Fiorentina-Roma, vinta 3-1 dai gigliati.

La cartolina della Fiorentina 1930/31

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La grande a ermazione di Petrone convinse la Fiorentina a puntare su altri giocatori uruguaiani, tesserabili con la formula degli italiani d’oltremare “rientrati” in patria. Furono acquistati, per il campionato 1932-33, altri tre attaccanti: Sarni, Antonioli e Gringa. La squadra italo-uruguayana, pensata a tavolino, non resse all’urto del campo e, soprattutto, dello spogliatoio. Dopo un deludente inizio di campionato, arrivarono i primi segnali d’allarme, lanciati da Ridol stesso. Il marchese invitava i giocatori a non vedere nel proprio compagno un concorrente ed a rispettare i doveri che avevano verso se stessi e verso i colori rappresentati. La squadra subiva la sindrome di “Don Pedro” nendo per cercare l’Artillero anche quando era accerchiato dai difensori avversari. La Fiorentina riprese il suo cammino con il primo successo contro la Juventus (1-0 con gol di Petrone), ma i viola terminarono il girone di andata, in cui il centrattacco uruguayano segnò dodici gol, con un deludente settimo posto. Dopo una scon tta casalinga col Torino, i gigliati disputarono tre partite senza schierare Petrone che, invocato dal pubblico, rientrò nella partita casalinga del 19 marzo contro la Triestina. In campo riesplose lo scontro con l’allenatore a cui Pedro disobbedì platealmente. Ridol sospese e multò il centravanti che pochi giorni dopo fuggì da Firenze prendendo nottetempo un treno per Genova dove s’imbarcò su un piroscafo raggiungendo così Montevideo. La fuga di Petrone causò l’immediata sostituzione di Felsner con il tecnico ungherese Wilhelm Rady. Dopo la bufera arrivò la quiete: nelle ultime dodici partite i viola risalirono la classi ca piazzandosi ad un onorevole quinto posto a pari merito con la Roma.

Un lieve peggioramento, rispetto alla stagione precedente, ma la squadra consolidò la sua presenza nel calcio di vertice. La Fiorentina continuò il grande lavoro sui giovani, curando tutte le formazioni ragazzi e organizzando annualmente il torneo “primi calci”. La delusione della stagione appena conclusa portò ad abbandonare la tratta degli oriundi: in vista del campionato 1933-34 furono acquistati giovani giocatori con un grosso potenziale di crescita (Baggiani, Marchini, Viani II, Scagliotti, Perazzolo, Morselli), accompagnati da calciatori di esperienza come l’ungherese Nehadoma. Arrivata ad essere una grande del campionato, diventava necessario, per la Fiorentina, cercare e trovare una soluzione duratura per ovviare alla strutturale debolezza economica, uscendo de nitivamente dal ricorso a sottoscrizioni che servivano soltanto a tamponare le falle più grosse.

La formazione viola di Fiorentina-Roma 1931/32

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Il 25 luglio 1933 dal notaio Pietro Pucci, venne costituita la Società Anonima Associazione Fiorentina del Calcio per “la propaganda e l’esercitazione del giuoco del calcio [...] seguitando l’opera n qui svolta dall’Associazione Sportiva Fiorentina del Calcio”. Era il tentativo, ripreso anche nel dopoguerra, di dare una base azionaria alla società.

L’andamento sportivo seguiva il “piano quinquennale” ideato da Ridol : il sesto posto del campionato 193334, nonostante le turbolenze tecniche dovute al succedersi di tre diversi allenatori in panchina, fu seguito dall’assalto alle prime posizione nel 1934-35.

La Fiorentina, guidata dal suo primo allenatore italiano, il vercellese Guido Ara uno dei miti del calcio pionieristico, fu Campione d’Inverno e rimase in lotta per il titolo no a poche giornate dal termine del campionato, nonostante il grave infortunio che le tolse Morselli per più di metà campionato, concludendo in terza posizione.

Questo piazzamento quali cò la società viola alla Coppa dell’Europa Centrale (Mitropa Cup) che si sarebbe disputata al termine del campionato. Era la prima esperienza internazionale della Fiorentina, conclusa ai quarti di nale con l’eliminazione dallo Sparta Praga. Nell’aprile 1935 era stato inaugurato, in tre locali al primo piano dello stadio, il Circolo Ricreativo Viola, un ulteriore passo avanti nella costruzione dell’identità del club. La solidità dell’apparato tecnico e la maturazione dei giovani, acquistati due anni prima, venne confermata dalla vittoria del campionato Riserve.

La critica sportiva valutava la Fiorentina come una squadra destinata a lottare stabilmente per il primato nazionale, ma per farlo veramente ci volevano risorse economiche adeguate … e non c’erano!

Tutto questo ebbe una pesante ricaduta sul piano sportivo.

Il declino iniziò proprio nel campionato 1935-36. Vennero ceduti Prendato e Viani, entrarono nell’orbita della prima squadra numerosi giovani, ma l’ossatura viola era ancora garantita dalla coppia dei terzini Gazzari e Renzo Magli, dalla fortissima mediana (Pizziolo, Bigogno, Neri), da Morselli, Scagliotti, Perazzolo e Gringa. Dopo un pessimo inizio, conquistando un solo punto nelle prime cinque partite, la Fiorentina si riprese e concluse il campionato al dodicesimo posto, mentre in Coppa Italia cedette solo in semi nale al Torino che poi vinse la Coppa.

LA FIORENTINA 1934/35 IN ALTO DA SIN.: Ara, Gazzari, Amoretti, R. Magli, Ridolfi. AL CENTRO: Pizziolo, Bigogno, Neri. IN BASSO: Nehadoma, Perazzolo, Viani II, Scagliotti, Gringa

CAPITOLO

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Il Personaggio

Il primo campione del mondo

Pizziolo fu uno dei migliori mediani dell’epoca e vinse il Mondiale del 1934

La Federazione si dimenticò di premiarlo, rimediando solo nel 1988

Il primo campione del mondo con la maglia della Fiorentina è stato, nel 1934, Mario Pizziolo, nato l’8 dicembre 1909 a Castellamare Adriatico (PE). Da ragazzo coltivò la passione seguendo gli spostamenti lavorativi del babbo, dirigente delle ferrovie, giocando a Livorno, a Terni e a Pistoia. Esordì in prima squadra nella Pistoiese mettendosi immediatamente in mostra. La Fiorentina, impegnata nell’allestimento della squadra per disputare la serie B, non se lo fece sfuggire e lo acquistò dalla Pistoiese nel 1929. Pizziolo partì subito da titolare, esordendo contro il Casale alla prima giornata (6 ottobre 1929). Quando, l’anno successivo, la squadra viola acquistò anche il fratello Italo, Mario divenne, nelle cronache e nei tabellini, Pizziolo I. L’esordio in serie A avvenne, nella prima giornata del campionato 1931-32: Milan-Fiorentina 1-1 giocata il 20 settembre. Pizziolo, mediano destro, era un atleta di primo livello, dotato di grande resistenza. Le capacità siche, che lo avevano reso un ottimo interdittore, unite alla tecnica, alla visione di gioco, alla propensione al palleggio e all’impostazione ne fecero uno dei migliori mediani laterali della sua generazione. Mario fu titolare nella Fiorentina e nella Nazionale dove esordì nell’amichevole contro la Germania il 1° gennaio 1933.

Vittorio Pozzo, Commissario Unico della Nazionale, lo riteneva un uomo in più: in squadra faceva quello che oggi chiamiamo la doppia fase. Pizziolo iniziò il mondiale 1934 da titolare, ma alla seconda partita a Firenze, contro la Spagna, il 31 maggio 1934 si ruppe i legamenti del ginocchio sinistro, ma, non essendoci sostituzioni, restò in campo. In azzurro, oltre alla Coppa del Mondo 1934 vinse la Coppa Internazionale del 1935. Con la Nazionale rimase un conto aperto lungo quasi tutta la vita. A causa dell’infortunio non venne premiato da campione del Mondo. La FIGC riconobbe l’errore nel 1988, due anni prima della sua morte, e onorò Pizziolo con le scuse e il riconoscimento della medaglia u ciale. Dopo l’infortunio, che ne segnò la carriera, giocò altri due buoni campionati con la Fiorentina prima di abbandonare denitivamente la carriera calcistica nel 1937 a soli 27 anni, a causa di ulteriori problematiche siche. Fu uno dei pochi calciatori del suo tempo a studiare, conseguendo due lauree, in Scienze politiche e in Economia e Commercio. È stato per due volte, con Befani e Baglini, dirigente della società viola e, successivamente, revisore dei conti. Le sue presenze u ciali con la Fiorentina sono 203, con 3 reti; in Nazionale 12 presenze ed una rete. È morto a Firenze il 30 aprile 1990.

Pizziolo con la maglia della Nazionale

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Il Gigante

Petrone, l’Artillero irrequieto

Il centravanti uruguaiano è stato il primo idolo del pubblico viola

Con i suoi tiri “piegava i Cipressi di Fiesole”, ma amava anche la bella vita...

Pedro Petrone è stato il primo idolo del pubblico viola. A Firenze non arrivava un centravanti, ma una leggenda, protagonista delle vittorie olimpiche dell’Uruguay (a Parigi nel 1924 e ad Amsterdam nel 1928) e campione del mondo nel 1930, dove giocò solo la prima partita eliminatoria. Pedro era nato, probabilmente, a Montevideo in una data incerta, indicata nell’11 maggio 1905. Petrone ripagò le aspettative trascinando la squadra con i suoi gol e concludendo il primo campionato come capocannoniere con 25 reti insieme al bolognese Schiavio, centravanti della Nazionale. Beppe Pegolotti, giornalista de “La Nazione”, lo soprannominò l’artillero, colui “che con il suo tiro faceva piegare i cipressi di Fiesole”. Era un amante della bella vita ed in città occarono le dicerie sui suoi comportamenti: chi sosteneva che non colpiva di testa per non rovinarsi l’acconciatura e chi, tanto per ra orzare, che vivesse in un bordello. Nel campionato successivo si acuirono i suoi scontri con l’allenatore che culminarono, il 19 marzo 1933 nella partita casalinga contro la Triestina, in manifestazioni plateali di disobbedienza in campo. Ridol sospese Petrone in iggendogli una multa di duemila lire. Pochi giorni dopo l’artillero fuggì da Firenze.

“La Nazione” del 24 marzo 1933 raccontò la fuga di Petrone che fece nta di aspettare il treno per Bologna alla stazione di SMN e alle 0.27 del 23 marzo salì sul treno diretto a Pisa, arrivando a Genova nelle “primissime ore del mattino”. Dopo un passaggio al Consolato uruguayano per ritirare un documento, alle 11.30 s’imbarcò sul “piroscafo Giulio Cesare” con destinazione Montevideo. La Fiorentina, forte dall’avere depositato in segreteria il passaporto di Petrone, fu colta di assoluta sorpresa. La fuga di Petrone causò l’immediata sostituzione di Felsner con l’ungherese Wilhelm Rady. “Don Pedro” provò più volte a tornare alla Fiorentina, ma l’aver infranto, con la fuga, le normative internazionali impedì il ritorno. Personaggio vulcanico e sempre sulla cresta dell’onda, organizzò in Uruguay una scuderia di cavalli chiamandola Fiorentina e facendo cavalcare i fantini con la giubba viola. Morì il 13 dicembre 1964 a Montevideo. L’ultimo suo lavoro fu quello di croupier in una casa da gioco. Ottavio Baccani, il factotum della Fiorentina di Ridol , lo descrisse molti anni dopo con queste parole: “Questa singolare gura di giocatore non stette molto alla Fiorentina e la sua partenza non fu un capolavoro di correttezza, ma nel periodo in cui indossò la maglia viola, egli rappresentò qualcosa di cui oggi è di cile farsi un’idea. Nemmeno Julinho, sotto questo aspetto, può essere utile termine di confronto”.

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Pedro Petrone in copertina (1934)

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La sintesi del decennio

I piazzamenti

1926-27 Prima Divisione GIRONE C 6°

1927-28 Prima Divisione GIRONE D 2°

SERIE

1929-30 SERIE B 4°

SERIE

1928-29 Divisione Nazionale GIRONE B 16°

1930-31 SERIE B 1°

SERIE

1931-32 SERIE A 4°

SERIE

1932-33 SERIE A 5°

1933-34 SERIE A 6°

1934-35 SERIE A 3°

1935-36 SERIE A 12°

Viola Azzurri

PITTO 5 PRESENZE 1 RETE

PIZZIOLO 12 PRESENZE 1 RETE

L’esordio europeo della Fiorentina avvenne il 16 giugno 1935 contro l’Ujpest nella Coppa dell’Europa Centrale con una vittoria (2-0). I gol furono segnati da Cherubino Comini, primo marcatore in una competizione ufficiale europea, e da Carlos Gringa. una vittoria (2-0). I gol

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Gli allenatori

1926-27 Prima Divisione Károly CSAPKAY

1927-28 Prima Divisione Károly CSAPKAY

1929-30 Serie B Gyula FELDMANN

1930-31 Serie B Gyula FELDMANN

1931-32 Serie A Hermann FELSNER

1928-29 Divisione Nazionale Károly CSAPKAY con Gyula FELDMANN

1932-33 Serie A Hermann FELSNER dal 24 marzo Wilhelm RADY

1933-34 Serie A Wilhelm RADY dal 28 settembre Ottavio BACCANI dal 7 novembre József KING

1934-35 Serie A Guido ARA

17 FEBBRAIO 1530: da qualche mese la Repubblica Fiorentina è assediata dalle truppe imperiali di Carlo V. Fra le tante iniziative di resistenza viene disputata una partita per “sfidare” e schernire gli assedianti. Si giocava al Calcio Fio-

1935-36 Serie A Guido ARA chiamata

Firenze culla del calcio

rentino, con due squadre di ventisette giocatori, oggi conosciuto come calcio in costume. Il gioco venne mantenuto fino al 1739 e ripreso a cavallo del Novecento. Firenze è chiamata la culla del calcio grazie a questa tradizione.

CAPITOLO 1 – VIOLA 100, LA STORIA DELLA SQUADRA DI FIRENZE

I Magnifici 11 del decennio

37 reti con un quoziente

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