Sportivissimo Aprile 2016

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Iscrizione al Tribunale di Vicenza il 21 dicembre 2005 n.1124

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Sportivamente parlando, Recoaragno, ovvero l’unione di Recoaro e Valdagno in un’unica città dell’alta valle dell’Agno, esiste già da molto tempo. Non c’è valdagnese che non abbia imparato a sciare e ad arrampicare sui monti di Recoaro; non c’è recoarese che non abbia imparato a nuotare nelle piscine di Valdagno. Sotto l’aspetto dell’offerta sportiva, le due città si completano a vicenda da sempre. Lo sci alpino, lo sci alpinismo, il fondo, il bob, lo slittino, la corsa in montagna, il motocross e il ciclismo (l’unico professionista della valle è stato Egidio Cornale di Recoaro) sono sport “recoaresi”; il nuoto, il calcio, l’hockey, la pallavolo, il basket, l’atletica, le arti marziali, la scherma, il tennis sono sport “valdagnesi”. A riflettere sui due elenchi, si nota che lo sport a Recoaro è essenzialmente outdoor, all’aria aperta, mentre lo sport a Valdagno è principalmente indoor, da palestre e stadi. La ragione di questa divisione è semplice: Recoaro ha la montagna che Valdagno non ha; Valdagno ha avuto le strutture sportive della Città dell’Armonia, realizzate da Gaetano Marzotto, che Recoaro non ha avuto. Nell’insieme, quindi, non c’è alcuna sovrapposizione: ciò che ha un paese, non ce l’ha l’altro, ma, al contrario, c’è una perfetta suddivisione delle discipline. Infatti ci sono stati valdagnesi cresciuti sui monti di Recoaro che sono entrati nella storia dell’alpinismo, come ci sono stati recoaresi formati nelle strutture sportive di Valdagno che si sono distinti nel calcio e nell’hockey. Recoaragno sporting club, quindi, esiste da tempo e funziona benissimo. Come abbiamo scritto altre volte, le dinamiche sportive spesso precedono quelle sociali, tuttavia anche nell’ambito dei servizi una certa integrazione esiste già: gli ammalati hanno l’ospedale a Valdagno e le cure idropiniche a Recoaro; gli studenti hanno le scuole superiori a Valdagno, ma se uno vuole diventare Carlo Cracco va a Recoaro; chi desidera procurarsi patate o in genere prodotti agricoli li cerca sulle colline di Valdagno mentre chi cerca la fioretta o i prodotti caseari li trova nelle malghe di Recoaro. Anche i turni festivi e notturni delle farmacie dei due paesi sono in rete da decenni, così come il servizio di Polizia Locale. L’alta valle non sarà ancora un unico paese ma, negli anni, è cresciuta una logica di stretta cooperazione. Allora l’unione Recoaro-Valdagno dovrà essere solo amministrativa? Se fosse così, sarebbe semplice. Prima, però, c’è da chiedersi se esiste un’affinità culturale, una compatibilità caratteriale. Perché l’azione di fusione tra due comuni uno a nord e l’altro a sud è un atto in sé “garibaldino”, ovvero, come dice il dizionario, un atto generoso e irruento, d’impeto, caratterizzato da una certa improvvisazione e, come dice la storia, è un atto d'unione longitudinale che ha messo maldestramente assieme Reggio Emilia e Reggio Calabria, Cantù e Canicattì, Merano Terme e Lamezia Terme… C’è affinità tra il Ponte Verde e il Ponte dei Nori, tra la Piana e le Merendaore, tra i Preti e i Fonserga? Corrisponde al vero o sono solo luoghi comuni che Recoaro ha spirito più montanaro e cimbro, mentre Valdagno più cittadino e padano? Che profilo avranno i residenti di Recoaragno? Saranno forti e gentili, schietti e affabili, capaci di far festa e di far lezione allo stesso tempo? Chissà! Certamente saranno cittadini speciali, come dice il loro toponimo, saranno dei “recoa-ragni”, ovvero degli “spiderman”! E allora con 40 mila supereroi non solo riapriranno le Fonti e il Rivoli, ma il Pianeta tutto sarà migliore.

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ra u p ia rg e n e A LL U R T IA T T A M DATA DI NASCITA: 01.03.1997 ALTEZZA: 171 cm.

di Anna Fabrello Foto di Silvano Chiappin

Curriculum sportivo

PESO: 72 kg.

Drago Verona SOCIETÀ SPORTIVA: G.S.Gore-Tex MATERIALI: sci, scarponi HEAD CASCO E OCCHIALI: HEAD IA PURA, ABBIGLIAMENTO E GUANTI: ENERG BASTONCINI: SWIX i campionati italiani Giovani OBIETTIVO STAGIONALE: vincere sifica generale di Coppa del Mondo SOGNO SPORTIVO: vincere la clas

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8 anni, talento e grinta da vendere, tanta determinazione e la passione per la montagna. Cosa si vuole di più? Un allenatore come Walter Girardi. E il piatto è servito: Mattia Trulla, giovane promessa dello sci italiano, vicentino doc. Un curriculum che fa ben sperare, tanti primi posti e le gambe che vanno...eccome se vanno! Quella appena passata non è stata per lui la miglior stagione: certo, per uno che si lamenta di un quinto posto ai Campionati Italiani nella categoria Giovani!

E poi? E poi dopo il numero 40 la neve si è rovinata e hanno deciso di spostare una porta per la sicurezza degli atleti. Tutto regolare, ma di fatto hanno falsato un po’ il risultato della gara: tanti sciatori partiti con pettorali più alti, quindi in teoria sfavoriti, sono riusciti a fare tempi buoni e io alla fine sono arrivato quinto!

Che peccato... però è pur sempre un buon risultato! E la tua stagione in generale com’è andata? Tutto sommato non è Mattia raccontaci, cos’è stata da buttare, successo a Sella Nevea? ma purBeh, io credo di aver fatto una bella prestazione: tra i big ha vinto Innerhofer davanti a Peter Fill e Mattia Casse. Nella categoria Giovani, invece, dopo la mia discesa ero terzo t r o p p o dietro a Federico Paini, il ho sprecato delle favorito, e Tobias Hell (fra- grandi opportunità con tellino di Werner). Ero con- qualche caduta o con un tentissimo, i migliori erano errore nella prima o nella scesi e pensavo di avere la seconda manche. Insommedaglia in tasca. ma, si poteva fare meglio...

Mattia Trulla è una promessa del grande sci azzurro, nato e cresciuto sulle nostre nevi, oggi è allenato da Walter Girardi, l’ex campione azzurro dello sci vicentino


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Però hai fatto anche da apripista alla gara di Coppa del Mondo femminile a Cortina. Ti sei divertito? Sì, è stata una bella esperienza. Ho respirato un clima nuovo, quello di Coppa del Mondo. Una giornata più che positiva che mi ha aperto un po’ gli occhi sul mondo dei professionisti di cui spero di entrare a far parte.

Risultati

Com’è il tuo rapporto con il tuo allenatore Walter Girardi? È un rapporto speciale, molto stretto. Negli ultimi tre anni mi ha sempre seguito lui ed è la persona con cui ho passato più tempo in assoluto. Soprattutto dopo una brutta prestazione lui sa sempre darmi i consigli giusti, mi ha insegnato tanto su come si raggiungono gli obiettivi, sia dal punto di vista sportivo che personale. Mi ha aiutato molto nella mia crescita. 18 anni... quindi quest’anno è tempo di maturità? Eh sì, adesso che la stagione è finita per i prossimi due mesi dovrò concentrarmi di più sulla scuola e a luglio avrò gli esami di maturità. Poi torni ad allenarti... che obiettivi ti sei posto per la prossima stagione? Il prossimo anno sarò con la squadra della Polizia, cambierò società. Sicuramente il mio obiettivo principale sarà fare un punteggio che mi permetta di entrare nella squadra della Nazionale.

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Michele Cervellin vince la prima tricolore

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’era grande attesa in casa del Team Martin Racing Technology per l’avvio del Campionato Italiano che è scattato, con la prima di sette gare, sul prestigioso tracciato di Castiglion del Lago. I due alfieri Michele Cervellin e Pierfilippo Bertuzzo sono stati protagonisti di questo primo confronto anche se con risultati ben diversi. In MX2, Cervellin, fresco vincitore degli Internazionali, è stato protagonista di un’altra gara fantastica, conquistando la pole position in qualifica. Nella prima frazione il vicentino, dopo essere rimasto intruppato alla partenza, ha iniziato la rimonta che lo ha portato dal 14esimo al secondo posto finale. Buono invece lo start in gara 2 per il pilota Fiamme Oro che, dopo poche tornate corse con molta attenzione per il terreno molto viscido, passa all’attacco e conquista la prima posizione che tiene fino alla bandiera a scacchi e conquistando con essa anche la testa della classifica del Campionato. Domenica e lunedì 27 e 28 marzo grande attesa per l’esordio nel Campionato Mondiale MX2 di Michele Cervellin a Valkenswaard in Olanda nel Gran Premio d’Europa. Pierfilippo Bertuzzo, schierato in MX1, è stato strepitoso autore in sella alla Honda 450 della partenza

di gara1 andandosi a prendere l’hole shot e comandando tutto il gruppo per i primi metri. Nel corso delle tornate il veneziano è sceso fino al quinto posto e poi purtroppo è incappato in una violenta caduta che non solo non gli permesso di continuare la giornata, ma lo ha costretto all’ospedale per controlli. Ora per Pierfilippo ci sarà la possibilità di riprendersi prima del secondo appuntamento italiano previsto per il 2 e 3 aprile a Maggiora (NO). Maurizio Martin Team Manager: ”Con Michele siamo partiti in questa stagione con il piede giusto, la grande affermazione agli Internazionali è stata sancita anche in questa gara e quindi siamo molto soddisfatti del percorso fatto e dei grandi progressi evidenziati. Ora ci aspetta un’altra grande esperienza con l’esordio mondiale, siamo consci del valore iridato ma i buoni risultati ottenuti ci danno fiducia e morale.”


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Spettacolare Partenza mondiale

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rande soddisfazione in casa del Team Martin Racing Technology per lo spettacolare avvio di Michele Cervellin nel mondiale MX2. Nel Gran Premio d’Europa, che si è svolto sulla blasonata e temutissima pista olandese di Valkenswaard, Michele ha esordito come meglio non si poteva aspettare raccogliendo uno splendido settimo posto nella generale della gara, primo pilota italiano e primo pilota Honda. Nella manche di qualifica è rimasto nel gruppo, per un piccolo problema dettato da alcuni piloti che gli sono caduti

davanti nel giro iniziale ed ha chiuso 14esimo, consapevole però di non aver corso rischi inutili e quindi ben fiducioso per le 2 gare in programma, il tutto confortato dall’ottavo tempo ottenuto nel warm up. Un violento scroscio di pioggia, caduto prima dell’avvio di gara, ha complicato le prime fasi di gara dove Michele è riuscito ad agguantare dapprima l’ottavo e poi un prestigioso settimo posto, solo a pochi minuti alla fine un piccolo errore lo ha costretto a retrocedere al 14esimo posto. In Gara 2 si è assisto alla conferma del buon ritmo raggiunto da Cervellin quest’anno ed vicentino dal 12esimo posto iniziale, risale con capacità e costanza fino al settimo, con grande soddisfazione per tutto il team e lo staff del pilota. Settimo assoluto e 21 punti da portare in classifica di campionato mondiale sono un valido biglietto di presentazione per Cervellin che, già dal

prossimo weekend tornerà in pista dal leader della MX2 nella seconda del Campionato Italiano a Maggiora. Maurizio Martin – Team Manager:” Il campionato del mondo è il massimo della velleità dei piloti e nel corso degli anni l’esperienza ci ha insegnato ad essere molto cauti e tranquilli nel porre a giudizio le prestazioni dei piloti, ma in questo caso bisogna dire che Michele è entrato di prepotenza nel torneo iridato. Un weekend corso con estrema intelligenza al fine di fare esperienza nel confronto dei più esperti avversari. Ritmo e duelli sono diversi rispetto alle manifestazioni fin qui affrontati, Michele ha confermato i progressi fatti e di questo ne siamo felici, era il banco di prova più atteso e siamo certi che bisogna maturare ulteriormente, ma ci siamo, ora continuiamo a lavorare come fatto fino a questo momento.”


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oberto Catania, operatore della Polizia di Stato. Direttore Tecnico di Krav Maga Vicenza, Presidente Provinciale del Coordinamento Arti Marziali e Discipline Orientali Usacli e Commissario tecnico Nazionale

se stessi e di altri in contesti cittadini, ambiti militari e correlati al servizio di Polizia. Tale seminario diretto dal Grand Master Rony Kluger, già direttore di Wingate Università dello sport Israeliano, fondatore di International Budo

del Settore Krav Maga, ha organizzato diversi corsi anti aggressione a Vicenza ed in provincia con il patrocinio dell’International Police Association, dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato, del Comune di Vicenza e di Zanè, nel mese di marzo ultimo scorso ha partecipato ad un seminario intensivo di Krav Maga finalizzato ad acquisire maggiori competenze tecniche e tattiche nell’ambito del metodo di difesa personale definito all’unanimità la quintessenza della protezione di

Academy con sede a Tel Aviv, con la collaborazione dell’Instructor Gil Ducker, capo scuola di GDKM - ha permesso al Maestro Roberto Catania di diventare un formatore riconosciuto dal Governo Israeliano e dal Ministero dello Sport. Un’esperienza fatta di allenamenti quotidiani nella sede dell’accademia di formazione internazionale, scuola tra le più importanti in Israele ed anche in contesti storici quali Masada, Cesarea, Akko. Rilevante l’esperienza vissuta dal Maestro Catania che lo

Conosciamo il Maestro Roberto Catania, istruttore presso l’Accademia Navale Militare Israeliana di Akko e direttore tecnico del Krav Maga Vicenza, tra i massimi esponenti dell’insegnamento dell’arte di difesa personale

ha visto impegnato nell’insegnamento ai cadetti dell’Accademia Navale Militare Israeliana di Akko. Il Questo importante passo ha permesso di gettare le basi per una stretta collaborazione tra Italia ed Israele finalizzata a dare ad allievi e tecnici maggiori competenze e specializzazioni e in questo ambito Krav Maga Vicenza è certamente in prima linea per la costruzione del ponte tra la realtà italiana e quella israeliana. riferimenti: tel 331 3714211 mail: robertocatania@hotmail.it www.kravmagavicenza.org


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kes Si svolgerà a luglio la gara di Skyla nel più piccolo paese del Veneto

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KYLAKES nasce dall’idea di un gruppo di giovani Sportivi che vivono in simbiosi dall’amicizia coltivata negli anni, grazie anche ai molteplici eventi sportivi condivisi nel tempo. “Il nostro obiettivo è di coinvolgere, promuovere e facilitare l’ attività sportiva nella sua globalità. La nostra vera missione, il nostro impegno, è cercare di trasmettere alle persone, senza distinzione di età, ne di capacità fisica, la passione per la corsa in natura ed il rispetto, l’amore per la montagna.” Ecco cosa riferiscono questi giovani ragazzi che con passione ed entusiasmo puntano a far diventare Skylakes un riferimento fisso nel palinsesto italiano Skyrunning. Partenza ed arrivo nel paese più piccolo del Veneto, Laghi, in Provincia di Vicenza – Italy, ad un’altezza di 550 mslm e ospita 127 abitanti il 10 Luglio 2016, in concomitanza con la 16a

Marcia del Ciclamino e con la Tradizionale Sagra di San Barnaba di Laghi (Vicenza) Italy. Non solo, tra i punti di forza di questa nuova manifestazione che si prefigge la promozione del territorio, delle sue potenzialità escursionistiche e delle sue eccellenze gastronomiche, vi sono un pranzo post gara da veri gourmet con una delle specialità della zona: gnocchi freschi preparati sul momento e un terzo tempo pirotecnico con tanto di fuochi d’artificio sul lago. Nell’ottica di coccolare i concorrenti che vorranno mettersi in gioco in questa prima edizione, alle premiazioni finali saranno previste ben 12 categorie, riconoscimenti per 52 atleti e 160 premi tecnici. Per maggiori informazioni e iscrizioni: skylakes.it ove è possibile vedere anche il video promo della gara.

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grandi viaggi di Bepi Magrin

Il primo italiano sul Kilimangiaro La straordinaria impresa del recoarese Valente Bruni, che negli anni Trenta salì la vetta più alta dell’Africa

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uando nel 2004 con una spedizione leggera raggiunsi i 5895 metri della vetta del Kilimangiaro, non ne conoscevo la storia “vicentina” della quale vi racconto di seguito. Sfiniti per lo sforzo di risalire di notte alla luce delle frontali e con freddo brutale le interminabili ripide ghiaie laviche tra il Barafu Camp e lo Stella Point, e su fino all’Uhuru Peak, rapiti dalla scena straordinaria ed incantevole del mondo che si apriva sotto di noi alle prime luci dell’alba, commossi dalla gioia di condividere con gli amici più cari la gloria della vetta, vivevamo una ridda di sentimenti e di emozioni che da allora sono fisse per sempre nell’anima e nella mente. Una festa di spazi senza fine, di colori stupendi si apriva sotto di noi fino alla curva leggera dell’orizzonte dalla parte dell’Oceano Indiano, era proprio uno di quei momenti per cui la vita vale la pena di essere vissuta. Dopo, una volta tornati alle occupazioni di

sempre, nelle pieghe dei ricordi e tra le curiosità di letture relative alle storie dei luoghi visitati, faccio delle scoperte davvero sorprendenti, tali persino da permettere una rivisitazione della storia alpinistica di questa stupenda montagna: la più alta, la più grande e la più superba del continente nero. Grazie ad una indagine sulla storia locale dell’amico Riccardo Furiassi, vengo a scoprire la incredibile vicenda di un avventuriero di Recoaro, tale Valente Bruni: personaggio più che originale e straordinariamente coraggioso, ma pressoché ignoto e dimenticato dalla sua stessa città, nonché dalla storia alpinistica riferita alla conquista della cima più alta del continente africano. Si vuole infatti che il primo italiano a salire il Kibo sia stato nel 1937 l’ing. Pietro Ghiglione grande alpinista ed esploratore che visitò un gran numero di montagne nel mondo e fu pioniere dello scialpinismo. Invece….. Valente Bruni era un umile muratore nato nel 1901, all’epoca sposato con 4 figli, evidentemente insoddisfatto della vita stentata che conduceva e desideroso


17 di superare le magre prospettive che la sua patria gli prospettava. Forse aveva udito parlare delle meraviglie del continente africano perché in quegli anni si andavano progettando le conquiste coloniali che nel ’36 porteranno alla “Fondazione dell’Impero”. Bruni vuole anche far fortuna, per trarre la numerosa famiglia dalla condizione di indigenza nella quale si trova e… parte da Recoaro il 3 dicembre del 1930. Vuole raggiungere la Tanzania (all’epoca si chiamava Tanganika) non conosce le lingue straniere, non ha soldi, non dispone di carte o mappe, ha però con sé il fucile da caccia e gli abiti del quotidiano e certamente una bella dose di coraggio o se si vuole di incoscienza. Muove a piedi lungo tutta l’Italia e si imbarca clandestino a Napoli su una nave diretta in Africa. Vorrebbe sbarcare in Tanzania, ma si accorge che non gli bastano le poche sterline che ha racimolato durante il viaggio per pagare la tassa di ingresso, deve dunque proseguire per Beira nel Mozambico portoghese. Per non ricevere nuovi rifiuti alla frontiera, pur non sapendo nuotare si getta in acqua prima di entrare nel porto e così raggiunge la terraferma eludendo i controlli. Da quel momento deve preoccuparsi di guadagnare di che vivere facendo lavoretti occasionali. Intanto tiene un diario di viaggio ove aggiunge fotografie, timbri consolari, frasi di auspicio dei consolati fascisti che visita in quei paesi. Riparte a piedi il 3 giugno ’32 coi pochi soldi offerti dai

residenti italiani, passa il fiume Zambesi ed entra nell’attuale Malawi. A Zomba i fascisti del consolato, commossi per il coraggio dell’italiano gli regalano una bicicletta Bianchi matr. 274410, una carta topografica e un po’ di spiccioli, chiedono in cambio che Bruni renda l’impresa fascisticamente ineccepibile. L’intrepido viaggiatore prosegue col fido fucile che è anche strumento per procurarsi il cibo nella selva. A rapide tappe per le polverose piste africane passa per Nyassa, Bowa, Kasunga, Mzimba, Karanga ecc. Nel suo diario scrive che ha avuto punture d’insetti senza numero, e lungo le 140 miglia percorse, incontri con bestie feroci, caldo asfissiante e quotidiane incognite. Abbatte un leopardo che molestava una tribù e anche un giovane leone, infine raggiuge Dar el Salam e di qui Arusha dove si vedono scintillare le nevi del Kili. Trova lavoratori italiani che costruiscono una ferrovia che lo accolgono calorosamente e gli danno aiuto. Entra in Kenia dove il console italiano Telesio di Toritto gli autografa il diario con un “Visto arrivare con bicicletta Bianchi tipo S ecc. “ alla dichiarazione si aggiungono molte firme di italiani del luogo: trentini, friulani, veneti. Torna in Tanzania e fa sosta all’hotel Mawenzi (esiste ancor oggi) poi incontra un ingegnere che presiede una piccola comunità italiana a Moshi, tale Mongardi. Da Marangu, Bruni si dirige alla vetta accompagnato da 5 portatori. Giungono a 5 mila metri di quota dove erigono una capanna. Qui


18 si fermano 4 dei portatori e Bruni con la guida proseguono per superare gli oltre 800 metri di dislivello che li separano dalla vetta. Dopo 7 ore di dure fatiche raggiungono felicemente la cima e qui, per lasciare un segno “fascisticamente ineccepibile” della scalata, Bruni scolpisce su una roccia un bel fascio littorio. Quindi in un vaso di terracotta nascosto da una scaglia di roccia, scopre i biglietti dei primi esploratori inglesi giunti in cima, alcune bandiere e un libretto di vetta sul quale appone ben chiara la propria firma e la data: 29 settembre 1932. L’incredibile viaggio del nostro proseguirà dopo la discesa dal monte con una ulteriore serie di straordinarie avventure che farebbero numerosi capitoli di un libro quanto mai originale e suggestivo. Il nostro impiegherà quasi 4 mesi per tornare in patria a cavallo della sua Bianchi. A Tezze Bruni, la sua contrada d’origine, quando vi giunge con la sua giacca alla Davvy Crocket sulla quale ha cucito la mappa seguita, la gente si raccoglie per accoglierlo in festa. Lo aspettano la moglie Emma Ongaro ed i 4 figli, se ne aggiungeranno presto altri 6 a completare la famiglia. Una vita da romanzo che sarebbe bello poter raccontare per intero ove ce ne fosse lo spazio e il modo…

1. Valente Bruni 2. Pendici del Kili con i ghiacciai pensili 3. Karanga Valley

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cornedo

Terapie integrate L’ esperienza di due ex atleti ora nel campo fisioterapico e rieducativo

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arlo Dambruoso ex atleta della nazionale di Atletica Leggera e Paolo Lunardi ex calciatore che ha militato nel campionato di serie d dopo una lunga esperienza nello sport hanno deciso 6 anni fa di dedicarsi alla cura delle persone ed aprire un centro medico innovativo dedicato sia agli atleti che alle persone sedentarie.

Perché di questa scelta di vita?

Forse perché rispecchia le esigenze delle squadre e degli atleti professionisti curare in tempi brevissimi e trovare la soluzione a patologie e traumi che richiederebbero molto tempo per essere curati. Da qui l’idea di creare qualcosa di nuovo e abbinare varie metodologie di cura.. e creare una collaborazione tra fisioterapisti, osteopati, ortopedici, fisiatri e laureati in scienze motorie.

Perche le terapie integrate?

L’ unione fa la forza e il risultato solitamente è migliore. Unire le esperienze e le qualifiche di vari specialisti sanitari da l’opportunità di lavorare a 360° sulla patologia e non focalizzare una sola cura. Prendiamo esempio nella cura delle ernie unire ginnastica vertebrale ,ozono e tecarterapia permette di attaccare su più fronti il problema quindi

muscololatura contratta, postura errata e tessuti molli ( disco intervertebrale sistema nervoso).

Quali problemi si riscontrano nel lavorare a contatto con il dolore?

Il problema è convincere le persone a tentare strade diverse dalle terapie cortisoniche o solamente antalgiche e cercare di curare invece la causa che ha scatenato il problema. Le persone sono abituate da anni a curarsi con i soli farmaci e sono diffidenti . Spero che con il passare degli anni la cultura cambi e i pazienti capiscano che non basta una pillola per curare un corpo. Carlo Dambruoso inizia a corre forte da piccolissimo all’ età di 6 anni ,il suo talento è nelle vene con i primi risultati nelle provinciali e regionali con le scuole medie nei 1000m. Si passa con l’ età alle distanze più brevi (300 m) dove trova la sua indole negli ostacoli piazzandosi 3 e 2 secondo hai campionati italliani giovanili. Gli anni 94 95 96 97 lo vedono protagonista con tempi da record sul giro di pista con o senza ostacoli 400m e 400hs dove ancora detiene vari record di categoria e sempre sul podio a livello nazionale. Nel 96 ottiene il primato italiano però un brutto incidente motociclistico lo ferma. Nel 98 vola con la nazionale ai Mondiali

Rehability & SPORT center Centro di medicina Fisica e riabilitazione

Juniores 400hs ad Annency in Francia , si allena ancora alcuni anni fino al 2002 dove ancora rietra nei primi 8 atleti italiani assoluti con un crono intorno ai 51,45sec nel giro di pista. Una carriera fatta di sacrifci e allenamenti estenuanti che fanno conoscere il corpo umano. Dopo la laurea in Scienze Motorie e Il Diploma in Massofisioterapia entra nel ramo della riabilitazione sportiva all’ interno della squadre di calcio e altri sport (pallacanestro, nuoto) lavorando a contatto con le problematiche e traumi sportivi. Paolo lunardi inzia fin da bambino ad avere una grande predisposizione per gli sport in generale, in particolare nell’ambito calcistico. Dopo i primi passi nel Brogliano calcio, all’età di 10

anni viene notato dagli osservatori del Montecchio Maggiore calcio e viene acquistato come attaccante. Passa tutte le giovanili partecipando ai campionati provinciali e regionali di categoria vincendo la coppa di capocannoniere. Tra rappresentativa veneta e juniores nazionali all’età di 18 anni partecipa al suo primo campionato in serie D,continuando poi in varie squadre della valle dell’agno nei campionati di promozione (cornedo vicentino) ed eccellenza (tezze di Arzignano). Oltre al calcio all’età di 19 anni si iscrive e termina la facoltà di Scienze Motorie a Verona e successivamente consegue il diploma triennale di Masso fisioterapista.


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Il Centro Rehability adotta una tecnica specializzata di cure finalizzata alla guarigione del paziente integrando vari tipi di terapie ed abbinandole assieme. Questo tipo di sistema è praticabile solo grazie all’esperienza ed alla presenza di macchinari all’avanguardia nella fisioterapia nonchè nell’uso di nuove tecniche di osteopatia. Tutto coadiuvato dalla presenza di Ortopedici e Fisiatri.

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Dott. Carlo Castaman Dott. Vincenzo Fiocca Dott. Antonio Iorio Dott. Giorgio Osti Dott. Michele Soldà

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asiago

Formidabili quegli anni di Nicole Rubbo foto di Matteo Munari

Tanti gli “Sciatori d’epoca” al Verena per un tuffo nei magici anni della Valanga Azzurra. Ospite d’onore la medaglia d’oro di Innsbruck ’76, il mitico Pierino Gros

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l 3 aprile l’atmosfera è decisamente magica al Monte Verena, sull’Altopiano di Asiago: coloro che amano ed hanno amato lo sci del passato erano tutti presenti, perché la possibilità di gareggiare con il grande Pierino Gros ed altri grandi campioni del passato, è un’occasione troppo affascinante. Neve dura, sole splenden-

te, musica anni ‘70 sono stati il setting perfetto per il raduno annuale di “Sciatori d’epoca”, un gruppo sempre più corposo di appassionati dello sci di un tempo, che per un giorno all’anno tornano a rivivere il sapore del passato, assieme a quelli che rappresentano ancora oggi i miti dello sci agonistico. Gli ex-azzurri erano tan-

ti in questa seconda edizione, e ben poche parole servono per presentarli, se non solo, i loro nomi cognomi: Bruno Alberti, Gildo Siorpaes, Carlo Senoner, Paride Milianti, Giovanni Di Bona, Giulio Corradi, Pietro Albertelli; tra tutti hanno spiccato Oreste Peccedi, il grande allenatore della Valanga Azzurra, e i suoi atle-


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davano con sci non-sciancrati ed addirittura coloro che hanno affrontato lo slalom con sci di legno e scarponi di cuoio. Un team organizzativo impeccabile ha costruito questa macchina del tempo: in primis Lorena Frigo con il supporto organizzativo e grafico di JeEvent, organizzazione eventi dell’Altopiano; la Scuola Sci Verena; tuttavia se questo “raduno” avesse un cognome questo sarebbe Battaglin.

ti: Piero Gros, Eberhard Schmalzl e Stefano Anzi. Tra i grandi big anche due grandi donne della Valanga Rosa: Lorena Frigo, padrona di casa e colonna portante dell’intera manifestazione, e la travolgente Dody Nicolussi, ora telecronista Sky, che al microfono, affiancata da Gros, ha commentato per il numeroso pubblico la

competizione. Un evento di fatto suggestivo, che possiede la forza di saper portare a spasso nel tempo big e appassionati, tutti rigorosamente in abbigliamento “vintage”, protagonisti in uno slalom anch’esso storico con “pali” di nocciolo come si usava un tempo. Due le categorie principali in pista: coloro che si sfi-

E’ indubbio che il padre di questa manifestazione è proprio lui, l’uomo di “Sciatori d’epoca”, Michele Battaglin, che con grande cuore e profonda passione, organizza, progetta e vive con un entusiasmo a dir poco contagioso questo raduno, il quale da quest’anno è stato dedicato alla memoria dell’amico Valerio Fincati, ex carabiniere uno tra i primi fondatori di Sciatori d’epoca. La giornata non poteva che concludersi con le premiazioni di rito per le varie categorie e con la

consegna di alcuni riconoscimenti speciali per i concorrenti più eleganti e attenti ai dettagli; celebrazione anch’essa particolare e romantica perché svoltasi presso l’”e sp o si zio n e-m u s eo ” di materiale d’epoca che anche quest’anno è stata allestita presso il rifugio Verenetta per l’occasione. La manifestazione è stata indubbiamente un successo, molti hanno già iniziato il count-down in vista della prossima edizione, per la quale tutti i big presenti hanno già riconfermato la presenza. Non bastasse, “voci di corridoio” già suggeriscono la presenza di altri grandi popolarissimi campioni sull’Altopiano di Asiago per il prossimo anno.

L’appuntamento dunque è per l’edizione 2017, chissà chi riusciranno a portare al Monte Verena i ragazzi di “Sciatori d’epoca”?


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piccole dolomiti

Gruppo del Carega

Carega e Pasubio

La straordinaria bellezza delle nostre montagne

di Dorino Stocchero

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ulle Prealpi Venete, a cavallo tra le province di Verona, Vicenza e Trento, esiste una catena montuosa complessa e interessante, che offre una felice combinazione di importanti elementi storici, naturalistici e paesaggistici. Essa comprende, da settentrione, il massiccio del Pasubio e il gruppo del Carega negli alti Lessini (al quale l’alpinista Toni Ortalli di Schio attribuì l’appellativo di Piccole Dolomiti); più a meridione, due propaggini interessanti della catena, i monti Summano e Novegno, si spingono fino a lambire la pianura vicentina. Mentre nel veronese digradano in un complicato ma notevolissimo sistema di dorsali e valli, in una delle zone carsiche più straordinarie d’Italia. Questi monti racchiudono anche ricordi drammatici della Prima guerra mondiale. Nel 1915 il balzo per la conquista del Trentino scattò proprio dagli alti Lessini e, dal 1916 al 1918, il monte Pasubio divenne uno dei più contesi campi d’Italia. Eroismo, dolore e morte lasciarono tracce in ogni angolo della montagna; strade trincee, gallerie e postazioni di arti-

glieria sono entrate ormai a far parte del paesaggio della cultura dei luoghi. Il Pasubio vero “carso a duemila metri “ è diventato un po’ il simbolo di quella lontana tragedia, ed è stato eletto a “zona sacra” da preservare intatta a sua perenne memoria. La conformazione geologica è complessa, perché su uno zoccolo di dolomia principale triassica poggiano le rocce giurassiche, le quali vanno a costituire il tavolato dell’Altipiano del Pasubio. Quando la dolomia viene posta a nido, dall’erosione scaturirono morfologie dirupate a carattere dolomitico. E la preminenza dei calcari, tra le rocce presenti, determina in tutta la regione un diffuso carsismo. E del resto è negli alti Lessini che sprofonda la Spluga della Preta, che con i suoi 875 metri di sviluppo è uno dei più profondi inghiottitoi carsici del nostro paese. Grotte e abissi, finora solo in parte esplorati, fanno dei Lessini una delle aree speleologiche più importanti d’Italia. Anche sul piano geografico e geomorfologico, vi sono differenze sostanziali tra le varie parti del mas-


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Gruppo del Pasubio

siccio. Il gruppo del Pasubio, al confine fra Trento e Vicenza, culmina nel Palòn: offre pareti imponenti, guglie e torrioni impressionanti, rapidi canaloni detti Vaj. Tra Pasubio e Carega, separate dal Pian delle Fugazze e dal passo di Campogrosso, s’inserisce l’agile Sengio Alto che culmina nel Monte Cornetto. Non meno rimarchevoli sono le propaggini meridionali del massiccio: il monte Novegno, inconfondibile per il gigantesco foro naturale di monte Priaforà e il monte Summano, noto per il santuario appena sotto alla vetta. E’ un punto d’incontro, questo, tra flora alpina, montana e mediterranea tanto che il valente botanico Giuseppe Casabona, venuto dalla Fiandre su invito di Francesco Dè Medici, scelse per comporre l’ornamento floreale del parco della villa medicea a Pratolino. Su questi monti, infatti, raccolse tante erbe rare, che non riuscì mai a trovare in nessun altro luogo. Ed ancora oggi il Summano offre, accanto a lecci di

sapore mediterraneo, genziane, crochi e soldanelle, peonie e orchidee , primule e gigli delle tre specie: rosso, martagone e il rarissimo pomponio, oltre alle spettacolari fioriture di narcisi. Viene quindi la parte delle prealpi venete a settentrione di Verona che comprende due tipi di montagne nettamente diverse: ad occidente gli alti Lessini, vasto altopiano calcareo; a nord est invece il gruppo del Carega, catena dolomitica con creste serpeggianti, pareti verticali e pinnacoli arditi. Pasubio e Carega sono tipici massicci di rifugio: la fauna vi presenta straordinario interesse scientifico. Tra i mammiferi: il camoscio è la specie più rappresentativa, oltre alla presenza di un discreto numero di caprioli. Vi sono poi la martora, l’ermellino, la marmotta, la lepre lo scoiattolo e l’arvicola delle nevi. Tra gli uccelli spicca il gallo forcello, il gallo cedrone, la pernice bianca, il francolino di monte e la coturnice delle Alpi e inoltre l’aquila reale, il fringuello alpino, il corvo imperiale, il merlo dal collare e lo zigolo delle nevi.


sportart

eterno pasubio

photo: Roberto Bertozzo Gruppo del Pasubio, 2015



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piccole dolomiti

La regina della montagna E’ la stella alpina, la regina delle montagne; molte sono le stelle alpine che abbelliscono le nostre Piccole Dolomiti di Dorino Stocchero

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a stella alpina è nota anche con il nome tedesco di “Edelweiss”, nome composto da “edel” che significa nobile e “weiss”, bianco. Il nome scientifico invece è “leontopodium”, dal greco piede di leone per i cuscinetti vellutati che formano il “cuore” del fiore e che ricordano l’impronta di un felino.

Pochi altri fiori di montagna sono celebri come la stella alpina che le genti di lingua tedesca chiamano

“edelweiss”. I fiori bianchi e vellutati di queste piante sono il simbolo per eccellenza del paesaggio delle Alpi e della delicatezza di contesto alpino. Il suo fascino è molto legato all’abitudine di vegetare sulle più inaccessibili rupi e pareti rocciose più o meno calcaree: ma è bene ricordare che per questo fiore, come del resto per molte altre piante o animali, le balze e i pendii impervi delle nostre montagne non rappresentano in realtà che un rifugio dall’invadenza e dal vandalismo umano. I suoi fiori a forma di stella non sono altro che infiorescenze complesse, formate da decine di minuscoli fiorellini (verdastri e ligulati quelli femminili, gialli e tubolosi quelli maschili) disposti a “cuscinetti” affiancati su


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un unico disco. Quest’ultimo è circondato da 5 - 15 foglie bianche o brattee, comunemente scambiate per petali. Furono i primi escursionisti del XVIII secolo, che amavano raccoglierne qualche campione per i loro erbari, a diffondere in Europa il nome tirolese della pianta: edelweiss, parola che letteralmente significa “nobile bianco”. E’ curioso pensare che mentre la nostra stella alpina si trova, oltreché nelle Alpi e nel contiguo Appennino Ligure, su molte delle catene montuose più elevate d’Europa, esistono inoltre specie affini viventi in varie parti anche dell’Asia. La stella alpina trova condizioni ideali tra i 1700 e i 3200 metri di altitudine, sulle praterie sassose e sulle rocce calcaree. E’ una meraviglia botanica senza pari, cui l’asprezza delle condizioni ambientali e climatiche ha conferito caratteristiche morfologiche precise: taglia piccola,

apparato radicale abbondante, fusto coperto da una peluria biancastra e quindi vellutato al tatto. La peluria isola la pianta proteggendola dagli sbalzi di temperatura, impedisce che il vento la disidrati e catturandone la rugiada; inoltre forma una superficie riflettente che respinge l’ e cce ss o di luce dovuto alla purezza e rarefazione dell’aria in montagna, assorbendo i raggi ultravioletti. La stella alpina, d i v e nuta il simbolo della difesa d e l l’ a m b i e n te e della natura, è strettamente specie protetta in tutte le Regioni Italiane.

Secondo la leggenda, la stella bianca edelweiss è un frammento della cometa che guidò i re Magi a Betlemme. Simbolo ufficiale nazionale del-

la Svizzera e dell’Austria. In questi paesi essa viene conferita ai benemeriti al posto delle classiche medaglie, come emblema di forza e purezza.

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Città di Valdagno Assessorato allo Sport

Verso Nord

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5,7 km, 8 territori comunali attraversati nel complesso e un impegno di spesa di oltre 10 milioni di euro, è questa in cifre la pista ciclabile AgnoGuà, un lungo serpentone che, per lo più su sede propria, punta a collegare a ritmo di pedale Montebello e Recoaro Terme, passando per Montecchio Maggiore, Arzignano, Trissino, Brogliano, Cornedo Vicentino e Valdagno. Il 2016 vedrà il via ai lavori di realizzazione di due nuovi tratti forse tra i più suggestivi, insieme al passaggio per le Rotte del Guà, tra Trissino e Tezze di Arzignano: quello che dalla Città Sociale di Valdagno salirà fino alle frazioni di Novale e Maglio di Sopra e quello che dal confine nord tra Valdagno e Recoaro, arriverà alle porte del centro termale, ai piedi delle Piccole Dolomiti. Del suo sviluppo complessivo, ad oggi, risultano completati quasi 19 km, che saliranno a oltre 24 km una volta ultimati i tratti Valdagno-Novale (2,4 km) e San Quirico-Recoaro (3,3 km). Per quanto riguarda il tratto valdagnese di prossima

la La pista Agno-Guà peda verso Recoaro

realizzazione, il costo dei lavori ammonta a 2.000.000 di euro, finanziati per 1.600.000 euro con contributo della Regione Veneto, che ha scelto di inserire l'asse Agno-Guà all'interno del masterplan regionale delle ciclabili, abbinata all'itinerario della parallela Val Chiampo e giù fino ad Este (itinerario regionale C8). Se a nord, poi, la tabellazione in corso di posizionamento segnalerà la possibile prosecuzione fino a Rovereto, attraverso la non semplice salita al Passo di Campogrosso, a sud il corso naturale dell'Agno-Guà traccia anche un continuum che sbocca prima nel Brenta e quindi nell'Adriatico, nei pressi di Chioggia, allo stato attuale già parzialmente percorribile sulle due ruote e in parte attrezzato con piste ciclabili. Lungo questo percorso non mancano nemmeno le intersezioni di pregio come quelle con la ciclopista del Sole (BrenneroSanta Teresa di Gallura,

realizzata solo per alcuni tratti) e l'itinerario Lago di Garda-Venezia. Guardando quindi allo sviluppo del nuovo tratto valdagnese, da Piazza Cavour, si procederà sulla sinistra orografica del torrente Agno fino alla rotatoria cosiddetta “delle vasche”. Una serie di attraversamenti a raso, ben segnalati e protetti con aiuole spartitraffico, permetterà di bypassare la rotatoria stessa e di immettersi lungo l'argine del torrente, immersi nel verde. La pista permetterà di superare la strettoia di località Ruari, da anni punto critico della viabilità cittadina. Tenendosi sempre sulla stessa sponda dell'Agno si procederà in parallelo a Via Pasubio fino a sbucare nell'area scolastica dell'Istituto comprensivo novalese. Il tracciato continuerà ancora per alcune centinaia di metri fino al confine tra le frazioni di Novale e Maglio di Sopra, in Via Ss. Trinità, capolinea del nuovo stralcio. Oltre a mettere in sicu-

di Giulio Centomo

rezza alcuni passaggi insidiosi delle strade che salgono verso Novale, la nuova pista unirà le due frazioni di Maglio e Novale consentendo spostamenti slow fino al centro storico e vice-versa. Non mancano nemmeno i preziosi ritorni in termini di promozione del territorio. Grazie infatti alla creazione di alcune aree di sosta e di punti di possibile scambio (come quello in via di realizzazione nei pressi dell'ex inceneritore), i cicloturisti potranno risalire la valle e soffermarsi ad ammirare le attrazioni che essa offre, non da ultima la Città Sociale di Valdagno, vero gioiello di archeologia industriale oggetto di recente di un documentario firmato da Rai Cultura. Per poter percorrere anche il nuovo tratto bisognerà attendere l'estate 2017, periodo in cui è previsto il completamento dei lavori. Al 31 maggio 2016, nel frattempo, è fissato il termine per la presentazione delle offerte di gara, mentre i lavori dovranno essere aggiudicati entro la fine del prossimo giugno.


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Sambu vs Messi e la rete impazzisce

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assimiliano Sambugaro ha tutta l'aria di un uomo a modo, genuino, con quel fare scanzonato di chi fin da piccolo ha calcato i campi da calcio per divertirsi e, tutt'oggi, difende a denti stretti quei valori che il calcio dei grandi numeri forse non ricorda più. 44 anni compiuti lo scorso 3 aprile, una moglie e una figlia e un'innata destrezza con la palla al piede che lo hanno reso un vero fenomeno virale della rete. Tutto parte quasi per scherzo, solo pochi mesi fa, quando compare un video in cui il quattro volte pallone d'oro Lionel Messi colpisce la traversa e rilancia la sfida ad imitarlo al popolo della rete. Pochi clic e Massimiliano si trova “taggato” da alcuni amici, inforca il pallone, accoglie la sfida e carica il tutto in rete. Boom. Il caso “Sambu” esplode, i video fanno migliaia di visualizzazioni in pochi giorni e le sue acrobazie iniziano a girare il mondo. Goal.com solo in Inghilterra registra oltre 1 milione di visualizzazione. Se ne parla dall'Australia al Giappone, dall'Argentina all'India, passando

di Giulio Centomo

per mezza Europa e alcuni dei siti più importanti del panorama calcistico globale. Arrivano anche proposte per spot di note marche e richieste da alcuni team interessati ad averlo come allenatore. «E pensare che credevo sarebbe durata solo qualche giorno – ci racconta lui – quel che ne è uscito ha dell'incredibile.» Massimiliano “el Sambu” non era certo nuovo a simili numeri. I suoi fan ricordano infatti la sua salita al Monte Grappa a suon di palleggi, ma ora la sfida è tutta sull'asse Vicenza-Barcellona, dove Messi gioca.

I primi contatti con il team Messi ci sono stati, ci svela proprio Sambu, anche se non direttamento con Leo, che in questo momento è piuttosto impegnato in Champions. «A fine stagione vedremo se risponderà, visto che sembra aver messo gli occhi sul nord Italia da un po' di tempo. Se da un lato la finale di Champions si giocherà a Milano, i ben informati sanno che proprio Messi si spinge fino in Veneto per farsi seguire da uno specialista in fisioterapia.»

Ma come nasce questa passione? «In casa sono cresciuto in mezzo al tifo per il Milan, da mio papà Dino a mia mamma Giovanna e mio fratello José. Fin da piccoli io e Josè passavano ore e ore in garage a cercare numeri impossibili col pallone, cosa che poi mi sono sempre portato dietro crescendo e andando a sperimentare nuovi gesti tecnici o palleggi di fantasia.» Massimiliano Sambugaro tira i primi calci al pallone a pochi passi da casa, a San


33 Giacomo, a 12 anni entra al Bassano e cresce dalle giovanile alla prima squadra, dove esordisce a 17 anni. Il suo talento viene notato persino da Djalma Santos, indimenticabile terzino della Seleção, che negli Anni '80 aveva aperto una scuola calcio proprio a Bassano del Grappa. Sambu passa poi al Belluno, gioca anche con Feltrese, Sambonifacese, Montecchio Maggiore Giorgione, Piombino Dese fino a Mestre, dove gioca in Serie D Eccellenza. Per 4 volte è capocannoniere dell'Eccellenza e gioca anche nella nazionale Alpini nei tornei internazionali Con Toto Rondon

Sambugaro

Un giovane Sambugaro con Djalma Santos

militari. Nella sua carriera tante sono le coppe e le medaglie finite sul muro, ma tra tutte le soddisfazioni una resta nel suo cuore «l'affetto dei miei ex compagni e tifosi.» Ora, tra un'acrobazia e l'altra, guarda con grande interesse ai più giovani ai quali sarà dedicato un progetto che a breve dovrebbe decollare: una serie di video tutorial per insegnare a sviluppare alcuni gesti tecnici. Del calcio in tv ci dice poco: «Come molti sto perdendo fiducia e sono stanco di questo calcio degli scandali. Il calcio italiano sta affrontando un gran brutto momento, si pensa sempre a giocare a scacchi tatticamente

più che a calcio. Troppi soldi appesantiscono le gambe e tolgono la sana voglia di giocare. Sono i giovani e i dilettanti la vera linfa, è da loro che nasce il calcio e per questo meritano molta più attenzione. Tecnica e possesso devono essere curati molto di più, come accade in Spagna, ma oggi si guarda solo alla posizione in classifica. Certo, ci vogliono anni per seminare un'idea di calcio sana e diversa dall'attuale, ma i frutti che si potranno raccogliere in futuro saranno di qualità.» Per chi fosse interessato a seguire “el Sambu” potrà iscriversi al suo canale YouTube Massimiliano Sambugaro.


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recoaro di Gianni Garbin

Il ritorno dell’alpiere Il regio esercito torna a Recoaro, ma con gli sci

C

apita di rado di vedere un alpino in divisa, vestito come durante la guerra 1915/18, ma la cosa più unica che rara è vedere un alpino 1915 con gli sci ai piedi. Sembra proprio una cartolina che ci fa tornar indietro di cent’anni, ma così non è. Questa originale idea è frutto di un’attenta ricostruzione storica del recoarese Antonio Storti, grande appassionato e ricercatore sulla Prima Guerra Mondiale, che in passato ha donato al Comune di Recoaro Terme gli oggetti esposti nel Museo della Vita del Soldato in guerra. Antonio, dopo essersi fatto confezionare su misura un’uniforme uguale a quella in dotazione agli alpini del Regio Esercito durante il primo conflitto mondiale, ha completato il corredo con alcuni oggetti da lui personalmente ritrovati nei campi di battaglia. Antonio voleva celebrare a modo suo il Centenario della Grande Guerra, e intendeva fare qualcosa che almeno nella nostra vallata nessuno mai aveva fatto. E cioè, indossati i panni dell’alpino di un secolo fa, andare in pieno inverno con gli sci ai piedi, in

quei luoghi dove ai giorni nostri ci si arriva con sci super leggeri, attacchi che sembrano quasi non esserci, scarponi che pesano meno di un paio di scarpe da trekking. E lui invece, l’alpino Antonio Storti, raggiunge il vecchio confine al Passo di Campogrosso con sci di legno senza lamine e


35 pesanti scarponi di cuoio con sotto “le brocche”. La giornata inizia al Rifugio La Guardia e, calzati gli sci ai piedi, anche se con l’aiuto delle “pelli di foca” che un tempo sicuramente non c’erano, si parte per Campogrosso. Si inizia la salita e subito le molte persone presenti rimangono affascinate e incredule da ciò che vedono. Molti fotografano l’insolito alpino, altri si fanno fotografare assieme, e i più tecnologici si fanno un selfy con lui. Raggiunto Campogrosso, il nostro alpino, felice nel costatare che del nemico non vi è traccia, si concede un piatto di pasta al rifugio, in quell’epoca Caserma della Guardia di Finanza al confine italo austriaco. Adesso viene il bello, la discesa. La temperatura mite e la neve non ghiacciata aiutano non poco la discesa verso valle. Gli sci del nostro alpino, in legno di frassino, senza lamine, lunghi m. 2,15 che ai giorni nostri sarebbero usati per competizioni di discesa libera, sicuramente lo impegnano in modo considerevole. E’ doveroso complimentarsi con Antonio per la riuscita di questa rievocazione storica, perché

anche se non è un “Ragazzo del ‘99”, il nostro figurante/ atleta, di anni, ne ha quasi 70. Ormai la stagione invernale è finita, ma chissà, magari il prossimo inverno lo vedrete di persona, visto che fino al 2018 continueranno le rievocazioni... Bravo Toni!!!

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storia

Il Garibaldi è colpito La grande guerra in alto Adriatico 6a parte Affonda l’incrociatore corazzato Garibaldi e cambia la strategia in Adriatico. Thaon de Revel assume il comando della Piazza Marittima di Venezia. La preghiera del marinaio di Antonio Fogazzaro di Antonio Rosso foto di A. Rosso, archivio Betasom (www.betasom.it) e archivio Dragor Lux

E

state del 1915. Le flotte austro-ungariche rimangono nei loro porti e non escono, preferendo lasciare l’offensiva ai sommergibili, che appena apparsi sulla scena ne sono già divenuti protagonisti. Il comando di Venezia ha capito, con l’affondamento dell’Amalfi, quale sarà il nuovo scenario e decide subito di non fare più uscire la sua squadra. Nel basso Adriatico, invece, il Duca degli Abruzzi, che comanda l’intera armata navale da Taranto, conduce una guerra con caratteristiche più aggressive. Siamo il 17 luglio. Viene organizzata una grossa forza navale destinata al bombardamento della zona costiera vicino a Ragusa con lo scopo di arrecare ulteriori danni alla principale linea di rifornimento del Cattaro e di indurre la flotta nemica a uscire dai porti. La sera alle ore 18.00, pre-

ceduta dalle torpediniere di scorta, la formazione navale lascia il porto di Brindisi. All’alba del 18 luglio la flotta, divisa in due gruppi, arriva a 8500 metri dalla costa. Il Garibaldi è nel 2° gruppo e alle 4.00 inizia il bombardamento della strada ferrata ponendosi su una rotta parallela alla costa mentre, al largo, le torpediniere formano uno scudo protettivo. Alle 4.25 la nave da battaglia Pisani, ultima unità dello schieramento, segnala la presenza di un sommergibile a poppa. Viene deciso di interrompere l’azione e di dirigere per il rientro a Brindisi eseguendo le opportune manovre. Dalla relazione del comandante Franco Nunes: ”Alle 4.40 si aveva appena terminato l’accostata quando a 30° di prora a sinistra, alla distanza di circa 500 metri si scorge un periscopio di un sommergibile dal quale quasi contemporaneamen-


37 te vengono lanciati due siluri. Contro il sommergibile si apre subito il fuoco sparando due colpi da 76 mm ed uno da 152 mm. Data tutta la barra a sinistra si riesce ad evitare il primo siluro che passa a pochi metri di poppa; il secondo invece, in seguito alla rapida accostata, colpisce la nave con un angolo d’impatto di circa 60° nella carbonaia .......... La nave sbanda immediatamente a sinistra di circa 10° sostando in detta inclinazione poco più di un minuto. All’ordine del sottoscritto, la gente si mette in riga in perfetto ordine dal lato dritto in coperta. Subito dopo la nave comincia a sbandare rapidamente ed allora viene dato ordine di gettarsi a mare, ordine che viene eseguito con regolarità superiore a qualunque encomio e al grido di Viva il Re, Viva l’Italia, Viva la Garibaldi. Prima si gettano in mare i marinai e sottufficiali e quindi gli ufficiali; per ultimo si gettano a mare l’Ammiraglio e gli ufficiali che si trovavano sulla plancia, e quindi il sottoscritto. Intanto la nave è quasi completamente coricata sul fianco, vediamo spezzarsi i due fumaioli e si odono tre esplosioni: quindi la nave si capovolge completamente ed affonda colla poppa in sotto; assumendo la posizione verticale in modo che l’ultimo a scomparire fu lo sperone. Il tempo dal

momento dello scoppio del siluro alla completa scomparsa della nave è stato di 6 minuti”. I naufraghi in numero di 527 sono accolti dalle torpediniere subito accorse ed i feriti prontamente medicati. Alla fine ci saranno 73 caduti. Il sommergibile che aveva conseguito questa vittoria era 1’U4, al comando di Rudolf Singule, di origine ceca, che riesce a fuggire e a rientrare alla base. L’esito drammatico dell’operazione costringe il Capo di Stato Maggiore ad emanare, il 24 luglio, un’ulteriore direttiva con la quale ribadisce con forza il concetto secondo il quale la flotta non deve esporsi al rischio di perdite, che il carattere della guerra è cambiato e “si devono serbare le unità maggiori per contrapporle al momento opportuno a quelle dell’avversario”.

Conseguenze politiche La disputa si ripercuote anche in ambienti politici dove si innesca una polemica tra “falchi” che imputano al Revel gli scarsi risultati ottenuti dalla flotta e “colombe”, che ritengono responsabile il Duca delle perdite subite. Risultato: il Ministro V. Amm. Viale rassegna le dimissioni da

Ministro e viene sostituto dal V. Amm. Camillo Corsi. Dopo neppure tre giorni, il 27 settembre, alle ore 8, salta in aria nel porto di Brindisi per un’esplosione nella Santa Barbara la nave da battaglia Benedetto Brin. La commissione d’inchiesta non riesce a determinare l’origine dell’esplosione e ipotizza un’azione terroristica. E’ l’episodio finale della crisi. Per evitare una spaccaturas, Thaon di Revel, l’11ottobre, dà le dimissioni e accetta di assumere il Comando della Piazza Marittima di Venezia mentre il Ministro Corsi assume anche l’incarico di Capo di Stato Maggiore. Un’inchiesta del viceammiraglio Leonardi Cattolica, senatore del regno e già ministro della Marina, sull’affondamento del Garibaldi, porta in luce una cruda realtà: nei dieci mesi di neutralità dell’Italia, la marina si era impegnata a terminare le nuove corazzate, mentre l’alto comando si dedicava ad addestrare la flotta in una sempre più improbabile battaglia navale, trascurando l’offensiva subacquea. Questo basta per far uscire di scena anche il Conte degli Abruzzi. L’ e f f e t t o più im-

mediato dell’affondamento del Garibaldi è, dunque, la sospensione per tutto il conflitto delle operazioni con grandi unità navali nell’Adriatico dove, da qui in poi la guerra si combatterà con mezzi più adatti, vale a dire con i MAS e gli incursori da parte italiana e i sommergibili da parte austroungarica.

La preghiera del marinaio Si è inserito il Garibaldi in questa 6a parte, non solo per l’importanza indiret-


38 ta che ebbe nello scenario dell’alto Adriatico ma anche per un particolare fatto che lo lega direttamente a Vicenza. Andiamo indietro nel tempo. E’ il 23 febbraio 1902. Siamo davanti al molo Ciano di Genova. Qui è ormeggiato il Garibaldi in attesa di ricevere la bandiera di combattimento. Ma, assieme alla bandiera il comitato delle donne genovesi offrono al Comandante come dono della Marchesa Eleonora Pallavici anche un labaro di seta bianca su cui è stato ricamato in oro il testo di una preghiera, la ”Preghiera Vespertina”, subito ribattezzata “Preghiera del Marinaio, opera dello scrittore vicentino Antonio Fogazzaro. E’ una preghiera che il comandante in 2a il CF Gregorio Ronca, fervente cattolico, ha voluto avere per le esigenze spirituali del suo equipaggio. Chiede aiuto alla Marchesa Pallavicini, la quale a sua volta si rivolge a Monsignor Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona che decide di girare la richiesta all’amico poeta e scrittore Antonio Fogazzaro accompagnando la richiesta con queste parole: «Carissimo Senatore, con Lei non ho segreti. Favorisca leggere il biglietto della marchesa Eleonora Pallavicini-Barraco e la lettera del Com.te Ronca. Sono cose che fanno bene al cuore! E dire che noi dovremmo andare a loro e non essi che vengano a noi e non sicuri di essere accetti. Quali contraddizioni! Come si è perduto lo spirito del Vangelo! ...... La preghiera che il Com.te Ronca domanda, la deve fare Ella: non accetto scuse. Ci vuole alto e semplice sentimento religioso, evangelico ma sostenuto sull’ali della poesia. Pensi che la preghiera risuonerà

sulle nostre corazzate e i venti la porteranno su tutti i lidi dell’Oceano. La deve far breve, alata, piena di fuoco patriottico e di fede. Abbia la bontà di rinviarmi le due lettere: sono preziose per me. Le auguro ogni bene. Dev.mo Geremia Bonomelli». Il Fogazzaro compone in tre giorni la preghiera, che spedisce al Vescovo. Questi la invia alla Marchesa che la consegna al CF Rocca. La preghiera è così gradita che a marzo dello stesso anno il Ministro della Marina concede l’autorizzazione al Garibaldi di recitare la preghiera in navigazione prima dell’ammaina bandiera, “quando l’equipaggio è schierato a poppa”. Questa prerogativa inizialmente riservata al Garibaldi, si diffonde anche sulle altre unità e la lettura della “Preghiera del Marinaio” diviene dal 1909 obbligatoria. Sembra che il labaro fosse conservato in un cofanetto d’ebano intarsiato e non si salvò dall’affondamento, così pure fu persa la bandiera e tutti i documenti presenti a bordo compresa la cassa principale della nave con L. 100.000 delle quali 20.000 in oro ed altri valori che giacciono ancora in fondo al mare. Il 7 marzo 1911, alla morte di Fogazzaro, il manoscritto della preghiera passa nelle mani della contessa Carolina Colleoni GiustinianiBendini, che nel gennaio 1928 lo dona alla marina nella persona del grande ammiraglio Paolo Thaon di Revel. Il testo autografo viene quindi consegnato all’Ufficio storico della marina che lo conserva nel suo archivio fino al 1948, quando esso passa sotto la custodia del presidente dell’Associazione Marinai d’Italia.

La preghiera in musica. Vari sono stati i tentativi di musicare la «Preghiera del marinaio», a cominciare da quello del maestro Roberto Bianchini di Lucca, che però nel 1936 non ottenne dal ministero della Marina la richiesta autorizzazione a divulgare le sue note. Oggi, tra le varie versioni esistenti, vale la pena di ricordare quella musicata a cura dei maestro Italo Stella, che è

riuscito nel dopoguerra a far stampare proprio dalla sezione di Vicenza dell’Associazione Marinai d’Italia un dépliant con le note d’accompagnamento.

Il ritrovamento del relitto Il relitto si trova a 122 metri di profondità a sole 5 miglia dalla costa davanti a Dubrovnick. Quello dell’incrociatore italiano è il relitto a maggiore profondità localizzato finora in acque croate. Nel 2008 il gruppo di ricerca Habanero, composto da subacquei cechi, cerca di trovarne il relitto ed in effetti il 28 aprile ne individua uno alla profondità di 125 metri, ma per le condizioni meteo i sub non fanno molte immersioni e non scattano foto. Tornati a settembre il gruppo viene funestato dalla morte di uno dei


39 subacquei e la ricerca è abbandonata. Il 27 agosto 2009 è la volta dei croati a tornare sul relitto con alcuni dei subacquei cechi della spedizione precedente; il gruppo è formato da subacquei dell’associazione “Dragor Lux” di Zagabria, da archeologi del Conservation Institute sotto la guida di Drazen Goricki. Nel gruppo fanno parte oltre ai sommozzatori abilitati ad usare miscele di ossigeno, elio ed azoto anche un cameramen ed uno sceneggiatore. Hanno l’appoggio di un mini sommergibile tedesco lungo 4 metri, con due finestrini grandi e quattro piccoli laterali per vedere i fondali con l’aiuto di tre potenti riflettori. E’ dotato di attrezzature speciali ed

ha spazio per i piloti e altri due membri d’equipaggio. Sponsor dell’impresa il Ministero della Cultura Croato in quanto il relitto sarà inserito nella lista dei monumenti culturali protetti. Dalla relazione del Drazen Lux leggiamo che: “dopo un’immersione di prova abbiamo navigato fino al punto di affondamento. L’incrociatore corazzato in leggera pendenza, si trova con la parte inferiore della chiglia rivolta verso l’alto. Lo scafo presenta un grande foro”. Tutto questo è stato documentato utilizzando anche una telecamera robotizzata e telecomandata che è riuscita anche a penetrare all’interno del relitto e ne è stato realizzato un documentario.

Il Sommergibile U4 Fa parte dei battelli, tipo “GERMANIA”, costruiti a Kiel prima della guerra e rimorchiati, via Gibilterra fino a Pola. Dopo la guerra l’U4 è ceduto alla Francia che lo demolisce. Del sommergibile si è salvata solo la campana, che oggi si trova al museo di storia dell’Esercito a Vienna nella sala della Marina. Quel giorno il sommergibile operava da solo con lo scopo di ricercare un idrovolante mancante. Avvistata la squadra italiana, si avvicina e vedendo le navi invertire la rotta per 180° si dirige all’attacco. Una notevole azione di guerra e si Il testo attuale della preghiera del marinaio, che ha subito alcune può pensare che il comandante, tornato lievi modifiche dovute ai cambiamenti politici, ma che ne hanno alla base, sia stato festeggiato, invece no: lasciato inalterato il fascino e la valenza emotiva. l’ammiraglio Anton Haus lo critica personalmente per non avere tentato altri affondi Antonio Fogazzaro damenti quando aveva davanti a sé tutta la squadra di incrociatori italiani e ripete la critica il 25 luglio davanti a tutti i comandanti di sommergibili. Lo stesso responsaA Te, o grande eterno Iddio, bile del servizio subacqueo che lo difende Signore del cielo e dell’abisso, cui obbediscono i venti e le onde, viene ripreso anche lui alcuni giorni dopo. noi, uomini di mare e di guerra, Ufficiali e Marinai d’Italia, Forse la cosa servì, perché il Singule affonda questa sacra nave armata della Patria leviamo i cuori. derà altre 14 unità tra velieri, mercantili e anche una petroliera. Salva ed esalta, nella Tua fede, o gran Dio, la nostra Nazione.

Preghiera del Marinaio

Dà giusta gloria e potenza alla nostra bandiera, comanda che la tempesta ed i flutti servano a lei; poni sul nemico il terrore di lei; fa che per sempre la cingano in difesa petti di ferro, più forti del ferro che cinge questa nave, a lei per sempre dona vittoria. Benedici, o Signore, le nostre case lontane, le care genti. Benedici nella cadente notte il riposo del popolo, benedici noi che, per esso, vegliamo in armi sul mare. Benedici!


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vicenza Immersioni nella storia Sei mesi di incontri ed immersioni sui relitti della prima guerra mondiale di Antonio Rosso

Il giorno 13 maggio alle ore 20.45, nella sala civica Bressan, presso le scuole medie, a Monticello Conte Otto, partirà l’iniziativa “La grande guerra attraverso i relitti dell’alto adriatico” con filmati, testimonianze, fotografie, documenti ed immersioni. Per cinque mesi, una volta al mese, saranno tenuti al venerdì degli incontri su temi specifici secondo un preciso programma sotto riportato. La domenica immediatamente successiva ci sarà l’immersione sul relitto di cui si è parlato il venerdì. Ovviamente in caso di tempo inclemente l’uscita sarà rinviata ad altra data. Questa manifestazione trae lo spunto dagli articoli che Sportivissimo sta dedicando proprio ai relitti della prima guerra mondiale e vuole essere un ulteriore contributo dei subacquei vicentini al ricordo e alle commemorazioni del conflitto. Sotto il patrocinio del comune di Monticello Conte Otto, hanno organizzato la manifestazione la Soprintendenza Archeologica del Veneto, il Gruppo di Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Marinai d‘Italia e l’Associazione Sportiva subacquea Dimensione Blu di Cavazzale. Gli eventi sono realizzati in collaborazione con il Dive Center AcquaNauta di Jesolo, l’associazione culturale vicentina “rosa dei ven-

Archeologia subacquea ti”, la ditta “tuttostampa” di Monticello Conte Otto e Blu Sub, ditta specializzata nella vendita di attrezzature subacquee. Le serate saranno condotte dal prof. Galliano Rosset, dal Com.te Giglielmo Zanelli, dall’avv. Paolo Mele, coordinatore responsabile protezione civile AMNI Veneto, dal dott. Alessandro Asta, funzionario della Soprintendenza Archeologica del Veneto, responsabile per l’archeologia subacquea, dal Com.te Giuseppe Febrello, Delegato Regionale per il Veneto occidentale ed il Trentino alto Adige dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, dal dott. Antonio Rosso, Ispettore Onorario Ministero dei Beni Culturali per la tutela delle acque, Francesco Meneghello, presidente del Gruppo Subacqueo Dimensione Blu, Andrea Giacomello e Walter Cornolò istruttori subacquei di Dimensione Blu. Oltre alle serate culturali ed alle immersioni sportive, in occasione dell’immersione sul relitto dell’incrociatore corazzato Amalfi, affondato il 7 luglio 1915, è prevista una commemorazione sul luogo dell’affondamento in collaborazione con la Marina Militare. Venerdì 7 ottobre è prevista l’ultima serata con argomento biologico, con la proiezione delle foto realizzate nelle immersioni e con la presentazione delle successive manifestazioni.

Programma delle serate e delle immersioni VENERDÌ 13 MAGGIO

VENERDÌ 10 GIUGNO

immersione Domenica 15 maggio

immersione Domenica 12 giugno

Torpediniera 88S

Torpediniera 5PN

La grande guerra sul fronte montano e vicentino Preparazione alla guerra navale

Omaggio a Luigi Rizzo

La tutela dei relitti La tragedia del sottomarino tedesco U12 ed il relitto della torpediniera 88S

La guerra si avvicina alla pianura L’arsenale di Venezia nell’economia bellica Il relitto della torpediniera 5PN Briefing per l’immersione

Briefing per l’immersione VENERDÌ 1 LUGLIO

VENERDÌ 2 SETTEMBRE

immersione Domenica 3 luglio

immersione week-end dell’8 settembre

Incrociatore Amalfi

Baron Gautsch

1917. La guerra raggiunge le spiagge

Iconografia marinara

I fanti di marina

L’affondamento del piroscafo austro-ungarico Baron Gautsch

La tragedia dell’incrociatore corazzato Amalfi Briefing per l’immersione e illustrazione della cerimonia commemorativa

Venezia in guerra

Briefing per l’immersione

per info e prenotazioni: Meneghello Francesco: 337249514 francescomeneghello@inwind.it Andrea Giacomello: 338 8744820 sgraals@gmail.com Antonio Rosso: 349 8780066 antonio.rosso@archeosub.it http://www.dimensioneblu.it/info@dimensioneblu.it N.B. per le immersioni contattare almeno 15 giorni prima.



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valdagno

Ori, argenti e bronzi Palmares ricco per il pattinaggio della Polisportiva Valdagno

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0 ori, 7 argenti e 10 bronzi: è questo il ricco bottino della sezione pattinaggio artistico della Polisportiva Valdagno, reduce gioiosa dai Campionati Provinciali FIHP e AICS. La società laniera, che dallo scorso settembre ha visto tornare in cabina di regia il presidente Vittorio Vencato, con la sua vice, Stefania Intelvi, e un rinnovato direttivo, ha conquistato un podio dietro l’altro. A qualcosa sembra quindi essere servito l’intenso lavoro impostato dallo staff tecnico della coppia Stefania Intelvi e Marisa Massignani, che con i loro collaboratori Paolo Dal Lago, Susanna Mezzadri, Gioia Zerbato e Lisa Rossato, non senza dimenticare l’apporto del coreografo Massimo Carraro, hanno formato un gruppo agonistico e pre-agonistico deciso a tenere alti i colori biancocelesti. Alla resa dei conti la pista

dei provinciali ha decretato i nuovi titoli di categoria per le pattinatrici valdagnesi Francesca Bernardi, Camilla Dal Lago, Lorenza D’Andrea, Giulia Danzo, Claudia Grigato, Erika Parlato, Chiara Peripolli, Elena Refosco, Cristina Tosetto, alle quali si è aggiunto il titolo di campione provinciale portato a casa da Filippo Gasparoni. Bene anche per Elisabetta Bedin, Eleonora Cammisuli, Mery Danese, Valentina Lizza e Sofia Rancan, che si sono messe al collo l’argento. A podio sono poi Sara Raumer e Francesca Zarantonello, che hanno chiuso con due bronzi di buon auspicio. Il capitolo trofei è un altro elenco di soddifazioni per i colori valdagnesi, con Sonia Strainov e Gaia Zordan che hanno calcato il gradino più alto del podio al VII° Memorial AICS Gianni Gallio di Montecchio Precalci-

di Giulio Centomo


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no. Vittoria anche in terra veronese, a Vigasio, dove Elisabetta Bedin e Giulia Danzo hanno sigillato due ori ai Campionati Regionali per gli esercizi obbligatori, in buona compagnia con Francesca Bernardi, Claudia Grigato e Chiara Peripolli che hanno chiuso con altrettanti argenti, guadagnando la partecipazione ai Campionati Italiani che a fine maggio andranno in scena a Bologna. Sul fronte FIHP, Castelgomberto ha ospitato la semi-finale provinciale dei Giochi Veneti con diverse atlete del gruppo pre-agonistico valdagnese in gara. Anche qui le soddisfazioni non si sono fatte attendere con Giulia Bevilacqua e Chiara Danzo che hanno fatto proprie le prime due posizione della classifica finale per la categoria Ragazzi, mentre nella categoria D, Gaia Zordan ha

centrato un’altra prima piazza. Da tutta la società è arrivata poi la soddisfazione per la convocazione in visione dal commissario tecnico azzurro Fabio Hol-

land consegnata a Filippo Gasparoni e Claudia Grigato. E mentre la stagione prospetta numerosi altri appuntamenti per atleti ed atlete della Polisportiva

Valdagno, già si fanno i conti con i preparativi del Galà di pattinaggio in programma al PalaLido di Valdagno a fine novembre. Insomma, ne vedremo delle belle!

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vicenza di Antonio Rosso foto di A. Rosso ed archivio ATS Vicenza

Fiera di Vicenza HIT SHOW ed il tiro a segno Buon risultato dei vicentini nell’ultima gara di Padova

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ato dall’esperienza e dal successo di Hunting Show, HIT SHOW è il principale appuntamento italiano di riferimento per il settore delle armi e munizioni sportive e civili, delle attrezzature e degli accessori dedicati al mondo outdoor, caccia, tiro sportivo e utilizzo personale. Un evento, ospitato dalla Fiera di Vicenza, che permette ai visitatori di provare e comprare direttamente presso gli stand delle case produttrici o delle associazioni presenti. Il suo ruolo di catalizzatore di idee e iniziative per tutto il settore è confermato dai numerosi convegni e incontri che vi si svolgono e dal desiderio di ampliare ancor di più la manifestazione come illustrato alla stampa dallo stesso presidente della Fiera, Matteo Marzotto. In fiera spiccava l’area di prova allestita dal tiro a segno nazionale, sezione di

Obiettivo centrato Vicenza dove ho conosciuto il sig. Franco Impalmi, consigliere dell’associazione dal quale ho appreso che il primo poligono strutturato vicentino viene costruito nel 1868 lungo lo stradone detto dei Cappuccini ed inaugurato il 1 luglio 1877. Nel 1937 fu aperto l’attuale poligono intitolato al Generale Giuseppe Vaccari, nato a Montebello Vicentino. La vecchia struttura fu dismessa ed oggi è ricordata nella toponomastica come “Piazzale Tiro a Segno”. Il poligono, ristrutturato più volte, consta di piazzole coperte per tiri in tutte le specialità, dall’aria compressa, alla pistola grosso calibro; dalla distanza dei 10 metri fino a 50. Qui la sezione vicentina opera in una duplice veste. Innanzitutto come ente pubblico per l’addestramento delle guardie giurate e della polizia locale e per il rilascio dei certificati di maneggio alle armi, attestato propedeutico al porto d’armi, Secondariamente come Associazione Sportiva. Aderisce all’Unione Italiana Tiro a Segno e partecipa alle gare federali. Il poligono è frequentato dagli “obbligati” come le guardie giurate e dai soci volontari con porto d’armi. Viene, infine, utilizzato dai

militari per proprie esercitazioni che gestiscono direttamente. Conta circa 500 soci volontari, ragazzi, uomini, donne e disabili di cui il 10% si dedica all’agonismo. Oltre alla sezione di Vicenza sono attive le sezioni di Asiago, Thiene, Bassano del Grappa e Lonigo. L’attuale presidente è Efren Dalla Santa, un campione, ancora in attività, che vanta diversi titoli italiani ottenuti con la pistola. Nella sezione vicentina i campioni nazionali sono stati numerosi, possiamo ricordare negli ultimi anni i titoli di Grotto Massimo, nella carabina libera a terra, quelli di Antonio Picardi con la pistola ad aria compressa e quelli di Manola Anselmi che vanta un doppio titolo tricolore assoluto sia nella pistola a 10 metri che nel tiro sportivo a 25 metri, senza dimenticare i pluricampioni, figli d’arte, Juri e Zarina Dalla Santa, figli di Efren. La sezione di Vicenza organizza annualmente una delle gare regionali di qualificazione nazionale e a settembre il Campionato Italiano Veterani dello Sport. Partecipa alle gare di qualificazione per i campionati nazionali, e nella ultime gare, svoltesi a Padova il

19-20 marzo e il 2-3 aprile, ha ottenuto un ottimo successo con 14 primi, tre secondi e tre terzi posti. I podi vicentini sono stati integrati anche da un ulteriore secondo posto ottenuto da un atleta iscritto alla sezione di Bassano del Grappa. Il tiro a segno è uno sport particolare che, al di là della finalità di colpire un bersaglio, insegna l’autocontrollo, necessario per tenere un’arma in mano ma utile anche nel mondo frenetico in cui oggi viviamo. Chi vuole dedicarsi a questo sport, può iniziare come praticante fin dall’età di dieci anni anche se solo con armi ad aria compressa. Vengono offerte tre prove gratuite con tutto il necessario, protezioni comprese. In seguito ognuno può scegliere se avere un’arma propria o prenderla a noleggio. I minori vanno accompagnati dai genitori; comunque, durante le esercitazioni di tiro vi è sempre la presenza di un direttore e va sempre compilato il registro di presenza.

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orna quest’anno, sabato 11 giugno, il Durona Trail, la gara di trail-running che ha visto lo scorso giugno la sua prima edizione. Alla regia ancora una volta la consolidata Tre Croci Trail Team ASD, che insieme all’importante supporto dell’amministrazione di Chiampo e di tutti gli altri 8 Comuni toccati dalla gara, organizza questo importante evento che porterà i partecipanti a percorrere tramite sentieri, carrarecce e strade sterrate, un percorso mozzafiato di 60 km e circa 3200m di dislivello positivo. La competizione, che compie

uno spettacolare anello sulla valle del Chiampo, offre quest’anno anche la possibilità di partecipare ad una versione corta, Durona Short Trail, che prevede comunque l’importante sviluppo di circa 36 km e 1750 m di dislivello. Il percorso lungo, che prevede quest’anno importanti novità, partirà come da tradizione da Chiampo ( metri 175 s.l.m.) e porterà subito gli atleti a salire verso la dorsale veronese della valle, passando attraverso i famosi vigneti del “vin Durello” e le innumerevoli piante di ciliegie che danno

2a EDIZIONE

CHIAMPO (VI)

11 GIUGNO 2016 Integrale 60 km - 3200 m D+ Short Trail 36 km - 1750 m D+

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lustro al comune berico. Passando per Bolca, la città dei fossili con il suo rinomato museo, si proseguirà toccando prima il comune di S.Bortolo delle Montagne, e poi Durlo di Crespadoro (da dove avrà inizio il Short Trail), attraverso caratteristiche contrade rimaste inalterate nel tempo. Una volta scesi nel magnifico scenario di Campodalbero, la lunga e selettiva risalita verso la parte alta del percorso con passaggio al Rifugio Bertagnoli alla Piatta ( metri 1225 s.l.m. ), luogo storico, meta tutto l’anno di escursionisti in cerca della pace e del relax che solo l’alta valle sanno regalare. Da qui ha inizio la parte sicuramente più spettacolare della gara, che porterà gli atleti a percorrere prima il famoso sentiero dell’Arroccamento, e poi l’importante novità di questa seconda edizione, il tratto di cresta del Monte Campetto, quota massima della gara, metri 1660. Siamo certi che le magnifiche visuali sulle valli dell’Agno e del Chiampo che potrete ammirare da qui e lungo tutta la dorsale che porterà a Cima Marana, resteranno di sicuro impresse nelle vostre menti, essendo tra l’altro quest’ultima

uno dei punti panoramici più spettacolari delle Piccole Dolomiti. Rinfrancati da tutto questo, ci si tufferà in discesa verso Castelvecchio e poi Altissimo, patria del medesimo formaggio prodotto De.Co. vicentino. Siamo circa a due terzi del percorso, restano ancora da affrontare i tosti saliscendi del Monte Faldo prima degli ultimi chilometri di discesa che riporteranno gli atleti a Chiampo, passando per Nogarole Vicentino. Aperte già da marzo le iscrizioni, l’evento sta calamitando l’attenzione dei tanti appassionati di trailrunning della provincia e non, vogliosi tutti di buttarsi in questa avventura, soprattutto dopo lo sfortunato epilogo della scorsa prima edizione, interrotta causa maltempo. Alla serata di presentazione ufficiale dell’evento, prevista all’ auditorium comunale di Chiampo per venerdì 13 maggio alle ore 21, sarà presente un illustre ospite conosciuto all’intero mondo di appassionati di sport, il grande Nico Valsesia. Protagonista di diverse imprese sportive di endurance, ha stabilito i record mondiali sui percorsi GenovaMonte Bianco (da 0 m a 4808 m in 16h35’) e Vina del Mar-Aconcagua (da 0 m a 6963 m in 22h41’ ): in bicicletta dalla riva del mare fino all’inizio della


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roccia, e poi di corsa fino alla cima di una “grande” montagna. Un grande ospite che incarna alla perfezione, con il suo approccio umile e alla mano, senza protagonismi, il vero spirito di questo sport, che unisce la passione per la “fatica”, alla passione per la montagna e la natura. Passione che, insieme alla forte volontà da par-

te degli organizzatori di promuovere il territorio e i suoi prodotti tipici, permette al Durona Trail di aver tutte le carte in regola per diventare un evento di rilievo all’interno del ricco panorama del trailrunning veneto. Sabato 11 giugno, Durona Trail e Durona Short Trail……la valle del Chiampo vi aspetta!!!! Info su www.duronatrail.it .

FF. TECNICO 2 M M D I A B B O N DA N Z A P E R L A P I EGA

Corsa, biCiCletta e sCalate: l’arte di sognare a perdifiato

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RA 39

Nico Valsesia l a

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nico valsesia con andrea schiavon

la fatica non esiste

Patagonia, Bolivia, Marocco, Tibet, India… Seguire le tracce di Nico Valsesia significa avventurarsi in un viaggio che conduce ad alcuni dei luoghi più affascinanti del mondo. Dal Ladakh alle montagne dell’Atlante, dalla vetta dell’Ojos del Salado a quella del monte Bianco, in sella a una bicicletta Nico è stato ovunque. E dove non è potuto arrivare su due ruote ha proseguito a piedi o di corsa. Un viaggiatore leggero, animato dal desiderio di esplorare i propri limiti. Quei limiti che ogni volta lui spinge un po’ più in là, quando decide di partire per una nuova Race Across America: cinquemila chilometri di gara non stop attraverso gli Stati Uniti, dal Pacifico all’Atlantico, una distanza da coprire in nove giorni appena, pedalando anche di notte, senza fermarsi nemmeno di fronte ai tornado che spazzano le pianure del Kansas. O quando in Bolivia si fa tentare dall’idea di attraversare di corsa il Salar de Uyuni, immenso deserto di sale a oltre tremila metri d’altezza, dove la fatica ha come cornice un’infinita distesa di bianco, nel quale il sole si riflette facendo perdere qualsiasi riferimento. Ma a far scattare la molla in Nico non è solo la ricerca dell’impresa estrema o di un nuovo record, come quello stabilito conquistando i 4.810 metri del monte Bianco dopo essere partito in bici sedici ore prima dalle spiagge di Genova. Per lui ogni sfida, come ogni viaggio, rappresenta prima di tutto una continua gara con se stesso e con la propria capacità di sopportazione. Perché quando la stanchezza si impadronisce di ogni singolo muscolo e il sonno pare anestetizzare qualunque desiderio di raggiungere il traguardo, per andare avanti, nonostante tutto, deve piacerti quello che stai facendo. E le avventure di Nico Valsesia dimostrano che la fatica è davvero una terra straniera solo finché non la conosci sul serio. Fino a quando non ti rendi conto che la mappa per attraversarla è disegnata dentro di te.

Nico Valsesia

f a t i c a

N

n o n e s i s t e

ico Valsesia è nato il 20/06/1971 a Borgomanero (NO). Da ragazzino si è dedicato allo sci alpino in competizioni a livello nazionale e internazionale, per poi appassionarsi dapprima alle gare di mountain bike e successivamente alle competizioni ciclistiche di lunga distanza. Nel 2007 ha iniziato ad affiancare al ciclismo la corsa in montagna. Mescolando le sue passioni, è arrivato a partecipare a 5 edizioni della Race I N C O P E R T I N A : F O T O © D A M I A N O L E vAT I

PANTONE 810 C

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Across America (RAAM), corsa in bicicletta non stop dal Pacifico all'Atlantico di circa 5000 km, con un secondo posto nel 2006 e un terzo posto nel 2014 (record personale in 9 giorni, 12 ore, 44 minuti); a compiere nel 2012 la traversata a piedi non stop del Salar de Uyuni (Bolivia) insieme a Marco Gazzola; e poi, sommando la bici al trail, a stabilire il record del mondo sulla distanza Genova-Monte Bianco (16h 35) nel 2013, e quello sulla distanza Vina del Mar-

Aconcagua nel 2015 (22h 41'). In parallelo è anche ideatore e organizzatore di gare di trail, tra cui la RedBull K3 (da Susa al Rocciamelone, il primo e unico “triplo chilometro verticale” al mondo) e il Vialatteatrail (il primo trail invernale in notturna su piste innevate). “La fatica non esiste" è un pò il suo motto ed è anche il titolo del libro, edito da Mondadori e scritto in collaborazione con Andrea Schiavon, che racconta la sua storia. www.nicovalsesia.com


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salute

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l Nuoto Neonatale è dedicato ai bimbi dai 3 mesi ai 3 anni. L’età minima per l’approccio della piscina per i neonati è intorno ai tre mesi, dopo le prime vaccinazioni. Le lezioni vengono svolte in ambiente confortevole, con una temperatura dell’acqua di 32 gradi e con la presenza di un genitore. In questo modo ci si propone di raggiungere un duplice scopo del corso, ovvero un adattamento all’acqua ed allo stesso tempo un’esperienza di gioco con il genitore in un ambiente nuovo e stimolante. La piscina diventa così uno strumento per rafforzare il legame genitore/bambino; in questa relazione l’insegnante si inserisce gradualmente, dapprima come esperto che suggerisce posizioni e prese di base per un corretto approccio con l’elemento acqua e successivamente come operatore attivo e compagno di giochi. L’attività in acqua per i neo-

Nidoblu, il Nuoto Neonatale


49 nati favorisce l’ambientamento acquatico grazie a l l’ e st re m a facilità di adattamento che caratterizza i primi mesi di vita. Consente di utilizzare l’acqua come stimolo allo sviluppo psicomotorio. arricchisce il bagaglio emotivo e percettivo del bambino attraverso l’esperienza del gioco fatta in acqua con i propri genitori. aiuta il bambino a sviluppare la propria autonomia in acqua, propedeutica ad un futuro a p p re n d i m e n t o del nuoto e come prevenzione verso possibili

incidenti. migliora la coordinazione. ha un effetto positivo su tutte le funzioni organiche del sistema respiratorio,

cardiocircolatorio, muscolare. ha un effetto positivo sul meccanismo della termoregolazione, con sviluppo di maggiori difese nei confronti delle malattie da raffreddamento.

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amarcord

verso l'estate

photo di Silvano Chiappin