Al di là del muro Buoncammino. Alla scoperta dell´ex carcere di Cagliari

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Progetto grafico Susy Lella, Stefania Marras

Impaginazione Stefania Marras

ISBN 978-88-7138-885-4 Š Copyright 2015 by Carlo Delfino editore Via Caniga 29/b, Sassari Tel. 079 262661-51-21 Fax 079 261926 info@carlodelfinoeditore.it www.carlodelfinoeditore.it - www.madebysardinia.it


Susanna Piga

Al di là del

MURO BUONCAMMINO

Alla scoperta dell’ex carcere di Cagliari Presentazioni di Gianfranco De Gesu Gianfranco Pala

Carlo Delfino editore


Il ciclo vitale di un complesso penitenziario di grandi dimensioni quali l’Istituto di Buoncammino è di circa 100 anni. Per questo motivo la chiusura di un carcere di queste dimensioni è solitamente un fatto raro nel quale un operatore penitenziario difficilmente si misura nell’arco della sua carriera. Eppure questo evento più unico che raro si è verificato nella mia carriera diverse volte; ben quattro nell’arco della mia esperienza di Provveditore regionale della Sardegna, durata dall’aprile del 2011 al luglio del 2014. La chiusura di un vecchio complesso carcerario, soprattutto quando è contestuale con l’attivazione di una nuova e modernissima struttura, è sempre un motivo di soddisfazione: è il segno del rinnovamento della società nella continua ricerca di migliori condizioni di vita per i detenuti e lavorative per il personale. Si tratta di momenti attraversati da un sentimento di lieve nostalgia; un sentimento difficile da spiegare. Nel tempo, difatti, ogni penitenziario diviene un contenitore di memoria, di storie, di esperienze, in una parola, di vite che proprio perché confinate nel mondo del carcere non esistono altrove. Per chi come me ha la responsabilità delle operazioni gestionali ed amministrative della chiusura di un carcere v’è anche la consapevolezza che cessando la struttura la sua funzione di penitenziario, venendo cioè meno il contenitore, le storie in esso racchiuse, e con esse i loro protagonisti, sono destinate a cadere nell’oblio. Ed allora all’impegno legato alle operazioni di chiusura se ne aggiunge un altro: quello di non disperdere questo patrimonio. Per questo motivo, subito dopo il trasferimento dei detenuti dal carcere di Buoncammino al nuovo complesso penitenziario di Uta, insieme all’amico e collega Gianfranco Pala, ottimo ed appassionato direttore, ho deciso di conservare la struttura così com’è e di consentirne la visita al pubblico. Aldilà di ogni aspettativa la scorsa primavera il carcere di Buoncammino è stato visitato da ben diverse migliaia di cagliaritani tra i quali molti ex detenuti evidentemente alla ricerca delle loro storie e dei loro ricordi. Mancava solo che uno studioso raccontasse del carcere di Buoncammino ed occorreva che non fosse uno studioso qualunque, ma uno studioso che sapesse approcciarsi ad esso con il rispetto dovuto alle persone che in oltre cento anni vi hanno sofferto o perché vi hanno scontato una pena o perché avendovi lavorato si sono fatte carico della sofferenza dei ristretti. Susanna Piga ha saputo raccontare il vecchio carcere di Cagliari come tutti coloro i quali lo hanno vissuto avrebbero voluto: con rispetto ed oggettività, rifuggendo dai luoghi comuni. Grazie quindi a Susanna Piga che da oggi, per il suo pregevole lavoro, entra a pieno titolo nella storia di Buoncammino. GIANFRANCO DE GESU Dirigente Generale dell’Amministrazione Penitenziaria

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Presi le consegne dell’Istituto di Cagliari nell’aprile 1999 dalla collega Cristina Di Marzio che aveva sostituito per un anno il defunto direttore Pasqualino Granata. Il Dottor Granata aveva creato dal nulla il centro clinico e avviati numerosi lavori di miglioramento della struttura, tra cui l’eliminazione delle bocche di lupo. Era molto amato e stimato dal personale e dai detenuti per la sua umanità e competenza. Dopo le esperienze significative di Cuneo, Nuoro (Badu ‘e Carros), l’Asinara e la breve parentesi di Alghero mi accorsi che l’Istituto di Buoncammino non aveva nulla in comune con quelli da me diretti in precedenza. Il tutto era dato dal cronico sovraffollamento e dalla tipologia dei detenuti, composta in gran parte da tossicodipendenti con gravi problemi fisici e psichici. Mi resi subito conto che il problema gestionale era da ribaltare: non più la sicurezza ma la gestione di una massa di diseredati che non aveva nella maggior parte dei casi nessun sostegno economico e familiare. Solo chi opera in certi settori può rendersi conto del devastante effetto che la droga opera nel tessuto urbano della città e dei paesi limitrofi. La disperazione, l’approccio con l’Istituzione Penitenziaria che dovrebbe essere una parentesi nella vita, diventava un vuoto che precedeva e seguiva il vuoto della vita. Grazie alla professionalità degli operatori penitenziari, con l’aiuto delle organizzazioni di volontari e della Chiesa sempre vicina, si è riusciti ad ottenere molte vittorie. Quando passeggio in città e incontro ex detenuti, mi accorgo che molti di loro sono riusciti a dare un senso alla loro esistenza, si sono sposati, hanno una famiglia, alcuni anche un lavoro dignitoso, ma soprattutto mi stringono la mano e hanno voglia di parlare e raccontare. Mi piace starli a sentire, lasciarli sfogare, dare loro quella considerazione e quell’attenzione che raramente hanno avuto la possibilità di ricevere da qualcuno. I loro occhi ed il loro atteggiamento mi dimostrano che quella parentesi detentiva ha dato a molti la forza di ricominciare. Il mio lavoro e quello dei miei collaboratori non è stato inutile. Anche queste sono le soddisfazioni della vita. GIANFRANCO PALA Direttore della C.C. di Cagliari-Uta

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Alla mia famiglia

Figura 1. Quest’immagine di fine ‘800 mostra in alto il carcere di Buoncammino e l’omonimo viale alberato, strutturato negli anni ’40 del 1800 con l’opera di abbellimento della zona e la sua apertura all’uso civile, realizzata sotto la direzione del Direttore del Genio militare, il Capitano Carlo Barabino. Divenne la più bella,

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panoramica e fresca passeggiata estiva della città. Ciò accadde, quindi, prima che il carcere succursale fosse progettato. Facile comprendere l’opposizione dei cagliaritani, della seconda metà del secolo, alla definitiva localizzazione del carcere sul colle che solo di recente era stato restituito alla città.


Certo, il carcere non è il paradiso, ma è un luogo dove il pentimento e la redenzione sono vicini, aspettano un balzo del cuore, un fremito segreto e, quindi, una libertà sicura, per sempre. Cenza Thermes

Buoncammino! Una parola dal forte significato, che suscita in me sentimenti contrastanti e alla quale mi accosto con rispetto e attenzione, consapevole che se ne possa solo accarezzare la storia. Raccontare dell’ex carcere di Buoncammino di Cagliari significa affrontare una serie di stati d’animo che mi spingono a porre davvero tanta cura e attenzione nei confronti dell’argomento che sto trattando, consapevole che ciò che scriverò nelle pagine seguenti è solo una parte, urbanistica e istituzionale, dell’evoluzione di un luogo la cui vera storia è la summa delle storie individuali di quanti, in un secolo e mezzo, vi hanno soggiornato. La storia umana di detenuti e custodi serbata per sempre nel silenzio delle possenti mura e di cui solo una minima parte potrà emergere dall’enorme mole di documenti d’archivio. La storia di una città dentro la città. L’ex carcere sorge su uno degli 11 antichi colli della città di Cagliari, oggi per lo più scomparsi a causa del consumo urbanistico del suo territorio, in parte appianati dall’attività di scavo per l’estrazione di materiale da costruzione, in parte coperti dalle esistenti unità abitative. Estensione naturale del colle su cui sorse Castel di Castro esso non fu inglobato nel primo impianto pisano della città ma ne rimase extra-muros e così per lunghi secoli fu completamente inedificato. La prima costruzione di cui si ha una memoria storicamente documentata è la chiesa romanica di San Brancas del cui primo impianto non si è certi, ancora oggi esistente e nota come chiesa dei SS. Lorenzo e Pancrazio o Beata Vergine del Buoncammino, mentre le uniche costruzioni nate come residenze civili sono le ville della salita che conduce alla chiesetta, villa Mari-Palmas e villa Mari-Cocco o Delitala progettata da Dionigi Scano. L’ultima residenza in ordine temporale ad essere edificata nell’area si affaccia sullo strapiombo dei giardini pubblici, è il noto palazzo Belvedere1, le altre unità abi-

tative nacquero per esigenze militari operative o di residenza. Tra il XIII e il XVIII secolo in questa zona della città non furono attuate trasformazioni sostanziali, sino all’opera di rafforzamento della roccaforte da parte dell’ingegnere militare Antonio Felice De Vincenti2 che, nel 1727, in epoca sabauda, realizzò la prima vera modifica strutturale. Il De Vincenti elaborò un progetto di rafforzamento della difesa della piazzaforte subito dopo il passaggio della Sardegna sotto il dominio piemontese3 che, per mancanza di fondi, fu realizzato in diverse fasi attuative. A testimonianza di quest’importante opera troviamo l’iscrizione datata 1748 sul lato destro della salita dell’Avanzada, originariamente posata sopra la Porta d’Apremont demolita nel 1915 per permettere il passaggio del tram. Nella zona di Buoncammino progettò un’opera avanzata a corno, a difesa della cresta rialzata del colle di San Lorenzo o San Pancrazio, caratterizzata da due mezzi bastioni uguali e collegati da una cortina nella quale si apriva la “Porta Reale”, da cui si accedeva ad un’area militare prima di poter arrivare alla porta della città vera e propria, l’attuale Porta Cristina, sistemata in modo definitivo nel 1825. Nel 1733 il progetto del De Vincenti fu portato a termine nella

Figura 2. Particolare della Pianta della città di Cagliari di L. F. Ponsiglione che mostra la città intorno ai primi anni ’20 del 1800. È una delle rare rappresentazioni della Porta Reale e dell’intera opera avanzata a corno, di rafforzamento della piazzaforte. La Porta Reale è indicata con il n. 61. Si noti l’antica polveriera, qui indicata con una freccia nera, sulla quale fu “adattato” il carcere succursale.

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La costruzione del carcere di Buoncammino mostra l’inserimento a pieno titolo della città di Cagliari, quindi della Sardegna, nel dibattito architettonico e motivazionale che attraversava tutta l’Europa nella seconda metà del 1800. Ossia la nascita del sistema penitenziario moderno. Per poter capire la tipologia è necessaria una premessa storica, tenendo sempre presente che la

tipologia carceraria è sempre stata finalizzata in epoca moderna alla creazione di un ambiente che potesse garantire al meglio il recupero del detenuto. Rimandando ad altre opere l’approfondimento del tema mi limito a delineare i passi più importanti che portarono a costruire il carcere di Cagliari sulla tipologia del sistema Auburniano. Il carcere moderno trae origine dai due mo-

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Figura 46. Secondo grande affresco realizzato da un detenuto su una parete della Caserma. Il Poetto di Cagliari e la Sella del Diavolo, un’idea di libertà nelle ristrette mura del carcere.

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Figura 76. Cella femminile con sei posti letto e relativi armadietti, un tavolo centrale, una televisione e il bagno in camera come ambiente separato da una porta, come per la maggior parte delle celle dell’intera struttura. In particolare il bagno di questa cella è dotato di doccia.

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Figura 77. Una visione della cella con la porta blindo chiusa, in evidenza lo spioncino di controllo. Figura 78. Interno di una delle due celle femminili con i sei posti letto e doccia in camera, benché i letti, dice il Direttore, non siano mai stati occupati simultaneamente. Alla data del trasferimento le detenute erano circa una trentina e, conferma il dr. Pala, non hanno mai raggiunto numeri tali da determinare una insufficienza delle celle a disposizione. La sezione femminile si trova nel Braccio Destro e si sviluppa su 2 piani. Nella stessa sezione si trova la stanza “asilo nido” che è stata ed è ancora oggi il luogo più doloroso delle carceri per quanto essa possa essere abbellita e aggraziata.


Figura 93. Passeggio femminile in una visione d’insieme, con particolari che trasmettono una grande tristezza.

Figura 94. Sbarre che delimitano il passeggio femminile. I pilastri sembrano sovradimensionati e dal vero sono ancor piÚ spaventosi di quanto l’immagine riesca a trasmettere. Potrebbero essere pilastri della primitiva struttura carceraria?


Figura 118. Una delle poche bocche di lupo che ancora restano nell’intera struttura, si trova nella parte non detentiva, al terzo piano della sezione femminile. Davanti a questa visione di sbarre contro un muro cieco si ha la sensazione di pieno isolamento, una tortura allo spirito e all’animo che ha funzionato purtroppo, nelle celle, fino agli anni ’80.


Figura 166. Di seguito alcune immagini che documentano la situazione di estremo degrado di un bagno del piano terra della sezione maschile.

Figura 168. Il porta sapone e spugnetta, ricordiamo che nel bagno si lavavano anche piatti e stoviglie dei pasti cucinati e consumati in cella. Figura 169. Il soffitto del bagno presenta una forte umidità, problema diffuso in molte celle, soprattutto nel piano terra.

Figura 167. Il detenuto per quanto possibile cerca sempre di “abbellire” la propria cella secondo un gusto personale e limitatamente a ciò che è consentito.


Figura 191- Un letto di una cella contenente un artigianale portaoggetti e scarpe, elaborato da un detenuto. La vita detentiva, i pochi mezzi a disposizione, la necessità di vivere al meglio stimolano all’arte dell’arrangiarsi. Figura 192. Un mondo in cui ognuno deve pensare a se stesso, a scontare la propria pena per il reato commesso, a rigar dritto nell’ambito delle ferree leggi carcerarie, la fede, indotta o meno, trova largo spazio. Figura 193. Dolorose tracce di un vissuto difficile di un detenuto. Frasi di questo tipo conducono in un mondo che necessariamente ci spinge ad una riflessione.


Figura 199.Un’altra cella tinteggiata con colori violetti. Devo confessare che queste celle sono state per me una sorpresa e mi hanno mostrato un mondo sconosciuto, dopo tutte le cronache giornalistiche distruttive. Certamente non risolvono i problemi strutturali e igienico sanitari dell’ex carcere, ma mostrano un mondo vero in cui anche l’ambiente quotidiano aiuta a sopravvivere nel periodo in cui si sconta la pena per il reato commesso.

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Figura 201. Le docce comuni nel settore maschile il cui soffitto è verde dall’umidità causata dalla condensa, ma forse anche dalle infiltrazioni dovute ad un impianto ormai datato e sicuramente inefficiente.

Figura 202. La Chiesetta di San Pancrazio o di San Lorenzo, vista dal secondo piano del Braccio Destro. Figura 203. Un avviso alla popolazione detenuta datato 5 luglio 2014 sul divieto di utilizzo della terza branda a castello. Figura 204. Un avviso dal Comandante del reparto datato 11 settembre 2014 relativo allo smaltimento delle scatolette in metallo contenenti cibo. Ai detenuti è infatti vietato tenere oggetti che possono essere utilizzati in modi “pericolosi” e vietati. Figura 205.Un avviso generico, senza data, relativo al di vieto assoluto di portare con sè il materiale di pulizia in carico al detenuto, durante gli spostamenti di cella.


Bibliografia

Ringraziamenti e referenze fotografiche

AA.VV., Castello, collana “Cagliari Quartieri Storici”, Cisinello Balsamo 1985. AA.VV., Stampace, collana “Cagliari Quartieri Storici”, Cisinello Balsamo 1990 AA.VV., Almanacco di Cagliari, direttore Vittorio Scano, anni 1995, 2004, 2005, 2006, 2009, 2010, 2013. AA.VV., Immagini dal carcere, l’archivio fotografico delle prigioni italiane, Ministero di Grazia e Giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, a cura di Alberto di Lazzaro e Massimo Pavarini, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1994. FEDERICO BELLAZZI, Prigioni e prigionieri nel Regno d’Italia, Tipografia G. Barbera, Firenze 1866. ASSUNTA BORZACHIELLO, La grande Riforma, breve storia dell’irrisolta questione carceraria, in Rassegna penitenziaria e criminologica, n.2-3/2005. ALBERTO COSSU, Storia militare di Cagliari, (1217-1999), Valdes Cagliari 2001 MATTEO GUIDI, Cucinare in massima sicurezza, Stampa alternativa/Nuovi equilibri, Roma 2013. PAOLO MANTEGAZZA, Profili e paesaggi della Sardegna, G. Brigola Editore, Milano 1869. MASSIMO RASSU, I moderni sistemi di progettazione dell’ingegnere che rinforzò le difese di Cagliari, in Informazione100 rivista Ordine Ingegneri di Cagliari, Cagliari 2003. DIONIGI SCANO, Forma Kalaris, Cagliari 1922. GIOVANNI SPANO, Guida della città e dintorni di Cagliari, Co’ Tipi di A.Timon, 1861 CENZA THERMES, Castello, il cuore storico di Cagliari, Zonza editori 2007. ANTOINE-CLAUDE VALERY, Voyages en Corse, à l’île d’Elbe et en Sardaigne, Ed. L. Bourgeois-Maze, Paris 1837-1838 MARIO TRUDU, Tottu sa beridadi, Strade Bianche di Stampa Alternativa, Pitigliano (GR) 2014.

Ringrazio le persone che con la loro cortesia e disponibilità hanno reso più agevole le mie ricerche. In particolare il dr. Gianfranco De Gesu nel suo ruolo di Provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Sardegna, il Direttore della C.C. di Cagliari-Uta dr. Gianfranco Pala, per la loro disponibilità e gentilezza nel corso delle ricerche e per il contributo in apertura del presente lavoro, il Personale del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Sardegna e il Personale del Corpo di Polizia Penitenziaria; la mia amica, l’archeologa M. Grazia Arru per i suoi preziosi consigli; la dr.ssa Dolores Melis Direttrice dell’Archivio storico della Biblioteca del Comune di Cagliari e la Dr.ssa Carla Ferrante, Direttrice dell’Archivio di Stato di Cagliari, il Personale dei rispettivi archivi. Un ringraziamento particolare alla mia famiglia, senza la quale questo lavoro non avrebbe visto la luce. Si ringraziano per aver concesso l’uso di immagini tratte dalle loro collezioni: L’Archivio di Stato di Cagliari, per le immagini inedite delle figg. 14 e 15 pubblicate su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Archivio di Stato di Cagliari, autorizzazione n. 813 del 9 settembre 2015. È fatto divieto di ulteriore riproduzione o duplicazione con qualsiasi mezzo. L’Archivio di Stato di Torino per l’immagine della fig. 3 pubblicata su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Archivio di Stato di Torino - Concessione del 6 agosto 2015 prot. n. 3080. L’Istituto Superiore Etnografico della Sardegna – Nuoro, per le immagini tratte dalla collezione Colombini: figg. 9 e 20. Concessione del 26.8.2015. Il Provveditorato Regionale della Amministrazione Penitenziaria della Sardegna – Cagliari, per le immagini inedite delle figg. 16, 17 e 18 pubblicate su concessione del 4.6.2015. Le seguenti immagini sono prese dai libri e dai siti indicati: Figg. 2, 5, 6, 7, 8, 11: Susanna Piga, Cagliari scritta con la luce, Sassari 2011, Carlo Delfino editore. Fig. 69, 141, 216, 219: Almanacco di Cagliari 2005, 2006. Figg. 245, 246, 247: Immagini dal carcere, l’archivio fotografico delle prigioni italiane, Ministero di Grazia e Giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Roma 1994. Fig. 10: http://www.sardegnageoportale.it/webgis2/sardegnafotoaeree/ - doppia mappa.

Archivi: Archivio di Stato di Cagliari, Archivio di Stato di Torino, Archivio storico del Comune di Cagliari. Archivio storico online del Parlamento italiano.

Altre fonti iconografiche: L’editore è a disposizione degli aventi diritto che non è stato possibile contattare.

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Sommario

Presentazione di GIANFRANCO DE GESU Dirigente Generale dell’Amministrazione Penitenziaria

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Presentazione di GIANFRANCO PALA Direttore della C.C. di Cagliari-Uta

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AL DI LÀ DEL MURO

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Appendici

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Bibliografia

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Ringraziamenti e referenze fotografiche

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Finito di stampare nel mese di ottobre 2015 presso Rubbettino s.r.l., Soveria Mannelli (Catanzaro)