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SILVIO RUGGIU

Il cliente-imprenditore al centro del private firmato Deutsche Bank

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FEBBRAIO 2018 Italia 5,00 euro Anno 4 - N° 2 - Febbraio 2018 Periodicità : mensile Prima immissione: 16/2/2018

Mensile - Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale D. L. 353/2003 (conv in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 LO/MI


EDITORIAL Sapere è potere

ANDREA GIACOBINO

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segmentazione dei clienti come base per mettere in campo iniziative di marketing, solo di recente si è cominciato a vedere un cambiamento più incisivo nelle strategie degli operatori del settore. Così i wealth manager si stanno allontanando dall’uso di segmentazioni un po’ troppo semplicistiche come quelle in base a sesso, età, localizzazione geografica o semplice livello della ricchezza. Gli operatori stanno iniziando cioè a identificare specifiche “personalità” all’interno di segmenti di clientela più ampi. La profilazione dei clienti sta subendo infatti una seria trasformazione, in quanto vengono presi in considerazione in maniera crescente modelli comportamentali specifici come la conoscenza che gli stessi clienti hanno della finanza e degli investimenti, l’atteggiamento che hanno nei confronti dei singoli prodotti o le esperienze precedenti con le attività di gestione patrimoniale. Ed è questa comprensione dei comportamenti della clientela che oltre ad aggiungere una nuova dimensione al mercato, è capace di garantire un vantaggio competitivo a qualsiasi operatore. La domanda quindi è: se un wealth manager conosce meglio la personalità dei propri clienti, è in grado di fare con loro più affari? La risposta è si. Si dice spesso che la conoscenza in generale è potere. Ma nel mondo del wealth management la conoscenza del cliente conferisce ancor più potere.

PRIVATE

“Lascia che ti parli delle persone molto ricche”, disse una volta Francis Scott Fitzgerald al suo amico Ernest Hemingway, “sono persone molto diverse da te e me”. Pare che Hemingway, con il suo celebre modo di sentenziare, abbia semplicemente risposto: “certo che sono diverse, lo sono perché hanno più soldi”. Questi due geni letterari avevano entrambi ragione. La fascia altissima dei detentori di ricchezza, i cosiddetti Hnwi o Uhnwi, ha davvero sue specificità, proprio in virtù dell’elevato numero di asset che compongono il loro patrimonio netto totale. Per questo, non stanno certo muovendosi nella direzione prospettata da quelle istituzioni finanziarie che pensano ancora di puntare su un’offerta standardizzata o pensano di seguire un approccio uniforme verso questo tipo di clienti. È vero che i multimilionari hanno caratteristiche comuni, ma ogni individuo ha anche un proprio set unico e particolare di esigenze. Dal 2011 abbiamo assistito a un aumento medio dell’8,2% all’anno delle dimensioni del mercato degli Hnwi. Mentre le risorse in gestione continuano a crescere, private bank e wealth manager dovrebbero guardarsi allo specchio ed esaminare in maniera critica i modi in cui possono e devono affinare la loro strategia verso questa clientela, in modo da trarre vantaggio dall’ulteriore potenziale crescita di questa fascia di mercato. Sebbene l’industria del risparmio gestito abbia a lungo considerato la


02 www.privatebankingweb.com anno 4 - numero 02 mensile registrato presso il Tribunale di Milano al n°187 dell’11 giugno 2015 Casa editrice Blue Financial Communication Spa Via Melchiorre Gioia, 55 - 20124 Milano Tel. (+39) 02.30.32.11.1 - Fax (+39) 02.30.32.11.80 info@bluefinancialcommunication.com Editore Denis Masetti masetti@bluefinancialcommunication.com

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Direttore editoriale Alessandro Rossi rossi@bluefinancialcommunication.com Direttore responsabile Andrea Giacobino giacobino@bluefinancialcommunication.com

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Redazione di Milano Luigi dell’Olio dellolio@bluefinancialcommunication.com Marta Citacov marta.citacov@gmail.com Redazione di Londra Anaïs Borri borri@bluefinancialcommunication.com Rajeevan Sukumaran rajee@bluefinancialcommunication.com Opinioni Sandro Binelli, Guido Bolliger, Roberto Cannataro, Angelo Deiana, Theo Delia Russel, Ludovica D’ostuni, Roberto Falzoni, Marcello Gualtieri, Hartwig Kos, Simona Maggi, Nello Mascioni, Claudio Morpurgo, Monica Regazzi, Adrien Pichoud, Fabrizio Quirighetti, Alessandro Scalici, Alessia Zorloni Hanno collaborato Rosaria Barrile, Matteo Chiamenti, Rosamaria Coniglio, Chiara Merico, Sara Mortarini, Susanna Tanzi, Francesca Vercesi

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Graphic design Massimiliano Vecchio vecchio@bluefinancialcommunication.com Pubblicità Michele Gamba gamba@bluefinancialcommunication.com Mob. (+39) 393.95.010.95 Ufficio abbonamenti abbonamenti@bluefinancialcommunication.com Tel. (+39) 02.30.32.11.1 Stampa TEP Arti Grafiche Srl Strada di Cortemaggiore, 50 - 29100 - Piacenza (PC) Tel. 0523.504918 - Fax. 0523.516045 Distributore esclusivo per l’Italia MEPE Distribuzione Editoriale Via Ettore Bugatti 15 - 20142 Milano

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Foto di copertina by Laila Pozzo Il costo di ciascun arretrato è di 10,00 euro

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PRIVATE

È un’iniziativa

THE MEDIA & DIGITAL COMPANY www.bluefinancialcommunication.com

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CO N TE NT S

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MARKETS

OPINIONS

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I milionari abitano qui

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Investing for the long term

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Deutsche Bank, cambio di passo

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Alla prova di Mifid 2

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Finnat, meglio indipendenti

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Cambio di testimone

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Intesa Sp, la spinta del wm

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Pressione sui margini

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Decalia AM, in linea con i tempi

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Bitcoin non è una moneta

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Focus sulla vigilanza

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Mrel in pillole

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Fabbrica di talenti

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Cambi di poltrone

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Manager in cerca di stabilità

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Pritzker, faida infinita

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Corsa, che stress

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Intestino da tutelare

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L’era dell’economia digitale

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Allena la mente con lo sport

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104 Opportunities and threats

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INVESTMENTS

LIFESTYLE

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La stella di Peter Flavel

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L’onda di Maserati

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Unione Fiducia, garanzia di riservatezza

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Oggetti d’amare

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Orologi vip

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Promotori del made in Italy

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Semi di fumo

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Passaggio generazionale

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Ballantyne online

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Investire con i tassi in rialzo

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Regine del botteghino

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Muzinich punta sul private

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L’hotel si fa galleria d’arte

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Auto da collezione

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Il Fintech rivoluziona il mercato

101 Super Suv di razza 102 In alto i calici

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PRIVATE

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OPINIONISTS & CONTRIBUTORS

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JAMIE DIMON

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LUDOVICA D’OSTUNI

Chairman e ceo di JPMorgan Chase & Co, da poco confermato nella carica per altri cinque anni, è tra i banchieri più pagati al mondo. In passato è stato nel board della Federal Reserve di New York. pag. 10

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MONICA REGAZZI

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SIMONA MAGGI

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PRIVATE

Nata a Lecce e laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Parma, è socio dello studio legale Zitiello e Associati. Presta consulenza nel settore assicurativo e in quello bancario. pag. 58

Ceo di Homepal, una start up attiva nel mercato immobiliare. In precedenza è stata partner & managing director di The Boston Consulting Group, dove seguiva il private banking. pag. 24

Direttore scientifico dell’Associazione Italiana Private Banking, realizza costantemente ricerche sull’evoluzione del mercato della gestione dei grandi patrimoni. pag. 76

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THEO DELIA-RUSSELL

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ALESSIA ZORLONI

Professore di Private Banking all’Università Cattolica di Milano. Specializzato in private wealth management alla Wharton School, è anche deputy head di Mediobanca Private Banking. pag. 46

Direttore del master in Art Market Management all’Università Iulm, è counsel nel dipartimento Art Law dello studio CBA, dove si occupa di gestione e valorizzazione dei patrimoni artistici. pag. 86

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PAOLO MARTINI

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ANGELO DEIANA

Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica di Milano, è amministratore delegato di Azimut Capital Management Sgr e co-direttore generale di Azimut Holding. pag. 52

Presidente di Confassociazioni e Anpib (Associazione Nazionale Private & Investment Bankers), è considerato uno dei maggiori esperti italiani di economia della conoscenza. pag. 92


MARKETS

I milionari abitano qui

LONDRA È la città preferita dai detentori europei di grandi ricchezze. Ci sono oltre 350mila milionari.

NEW YORK La Grande Mela è la patria dei paperoni a livello mondiale. Tra i residenti vi sono 6.570 privati con oltre 30 milioni di patrimonio.

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PRIVATE

LA DISTRIBUZIONE DEI RICCHI DEL PIANETA DENSITÀ NELLE PRINCIPALI CITTÀ DEL MONDO


MARKETS REPORT

MONACO/FRANCOFORTE Le due città al top in Germania. Ospitano più milionari di Berlino.

CINA Nell’ultima decade vi è stato un balzo di milionari. Si è passati da 188mila a 719mila tra i residenti.

I S TA N B U L TOKIO La capitale nipponica conserva un grande appeal tra i ricchi asiatici. È al top del Continente giallo con 280mila milionari.

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Fonte: www.visualcapitalist.com

PRIVATE

Negli ultimi dieci anni i ricchi sono calati del 22%. Pesa l'instabilità politica che caratterizza la Turchia.


FOCUS

Investing for the long term How JPMorgan Chase plans to expand for the next few years The goal is focusing on people & communities for a sustainable growth DI JAMIE DIMON*

The only way we can make longterm sustainable investments in our employees, in our communities and in our business is if our company is positioned for success. Fortunately, we have a healthy, strong company and a promising future ahead. New investments Today, we are increasing and accelerating a series of U.S. investments focused on our employees, branch expansion and local economic growth. We have been developing and planning for many of these investments for some time. Now we’re ready to move them forward. First, Chase will build up to 400 new branches in 15-20 new markets and hire up to 4,000 new employees over the next five years. We are not in some major markets like Boston, Washington D.C., Philadelphia, and many others, but the Consumer Bank has now started the formal application process for national expansion.

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PRIVATE

Business and philanthropic efforts The new employees will support our branch growth and increased

(A b b ia mo la s cia to il tes to in ingles e p er co gliere le s f uma ture d el co n t e n u t o n . d . r. )

lending to small businesses and homeowners. When Chase enters a community, we enter it with the full force of JPMorgan Chase behind it. We hire people. We lend to and support local businesses. We help customers with banking, lending and saving. And we align our business and philanthropic efforts to help more communities benefit from a growing economy. This company has made a significant economic impact in all of the communities we operate in, and are excited to become an even more relevant part of many others. Second, we are further investing in our employees. We want to have the best people, period. We know happy customers start with happy employees, and we want to be the best place to work everywhere we work. For the second time in two years, we are raising wages for 22,000 employees. For employees making between $12-16.50 an hour, we will raise wages to $15-18 an hour, depending on local cost of living. This is the right thing to do and we believe it puts us well above the average hourly wage for most markets. These increases are on top

of the value of the firm’s full benefits package, which averages to $12,000 for employees in this pay range. Credit is essential Third, credit is essential to a healthy economy and growth, and our new investments include sizable increases in lending to small businesses and homeowners. Through the Commercial Bank and Business Banking, we will hire 500 new bankers to expand small business lending by 20%, or $4 billion, over three years, and enter new markets. We are also doubling investment in our Small Business Forward initiative to $150 million over five years to help small businesses run by women, minorities and veterans with both the capital and technical assistance they need to grow. Fourth, we look forward to helping more families live their dream of owning a home by increasing home lending in low and moderate income communities by 25%, or $50 billion, over the next five years. To do so, we will hire up to 500 new Home Lending advisors across our current markets and into some new ones. We will also increase lending


FOCUS

We hire managers We lend to and support local businesses We help customers with banking, lending and saving

Jame Dimon

more local communities across our great country. *Chairman e ceo di JPMorgan Chase & Co. Tratto dal profilo Linkedin

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do: lending and investing. Our company is strong and growing, and when we grow, so do the communities we do business in. We look forward to sharing the benefits of a strong and healthy company by strengthening even

PRIVATE

for affordable rental housing to $7 billion over five years. We’ve always believed that the highest and best use of our capital is to support employees and local communities and businesses by doing what a bank is supposed to


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PRIVATE

INTERVIEW


INTERVIEW SILVIO RUGGIU

Cambio di passo Deutsche Bank lancia in Italia la nuova struttura Advisory Clients Ruggiu: ecco i servizi premium per imprese e clienti private DI ANDREA GIACOBINO

Modello di business esclusivo a disposizione dei nostri advisor: i cf di Finanza & Futuro, insieme ai private banker e ai gestori aziende

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Ci può raccontare da dove nasce l’esigenza di creare una nuova struttura? Siamo partiti dall’osservazione di ciò che i nostri clienti ci chiedono

e dei trend sempre più globali con i quali le nostre aziende si dovranno confrontare. In Italia ci sono oltre 4 milioni di imprese, una risorsa straordinaria per la crescita e lo sviluppo del Paese. Il tessuto imprenditoriale italiano esprime tantissime eccellenze produttive, in diversi ambiti, con una naturale vocazione all’export, che non per niente vale circa 450 miliardi di euro, il 25% del PIL. Queste aziende hanno un bisogno crescente di consulenza, non solo di finanza ordinaria ma anche di visione e supporto strategico per gestire alcune fasi cruciali del ciclo di vita come il passaggio generazionale, l’apertura verso i mercati esteri o la crescita dimensionale. Inoltre, spesso non è possibile trattare e gestire gli investimenti dell’imprenditore in maniera disgiunta rispetto alla strategia e alla visione dell’azienda. Tre dati su tutti lo dimostrano: l’80% delle aziende italiane è a conduzione familiare, il 35% circa della ricchezza gestita in Italia con un approccio private banking appartiene agli imprenditori e ogni anno sono più di 30 mila quelli coinvolti nel passaggio

PRIVATE

“È stato un anno positivo per il mercato, che ha beneficiato di un contesto economico in deciso miglioramento nel Paese. Per l’advisory di Deutsche Bank, il 2017 è stato un vero e proprio anno di svolta”. Silvio Ruggiu, head of Advisory Clients di Deutsche Bank SpA (nella foto), spiega a PRIVATE: “a ottobre ha debuttato, all’interno della divisione Private & Commercial Clients guidata da Mario Cincotto, la nuova struttura Advisory Clients pensata per offrire servizi di banca Premium, consulenza di alto livello e prodotti evoluti a imprese e grandi patrimoni. Una struttura con un modello di business esclusivo, arricchito da una piattaforma unica nel mercato di riferimento, a disposizione dei nostri advisor: i consulenti finanziari di Finanza & Futuro, insieme ai private banker e ai gestori aziende di Deutsche Bank Bank SpA”.


INTERVIEW

generazionale in azienda. È questo il motivo per cui abbiamo costruito il nostro modello, raggruppando in un’unica proposition e attraverso una piattaforma integrata le attività di private banking, consulenza finanziaria e di supporto alle PMI. Possiamo dire quindi che il “cliente/imprenditore” e’ il vero focus per la nuova struttura… Diciamo che è il punto di riferimento nella costruzione di una struttura di advisory integrata. Soprattutto in una fase in cui la competizione cresce e i mercati sono sempre più globali è fondamentale avere la possibilità di andare oltre l’approccio tradizionale. Una banca infatti può fare molto per supportare le imprese, soprattutto se sono di dimensioni medio-piccole. Non deve esser vista più solo come il mezzo per accedere a finanziamenti, ma come il consulente in grado di fornire un supporto più complesso nella gestione dell’azienda. Sono sempre di più gli imprenditori che hanno capito che non possono fare tutto da soli, soprattutto negli ambiti in cui sono meno competenti o durante le fasi aziendali più delicate. E’ proprio fornendo questo tipo di servizi che possiamo sostenere la crescita e lo sviluppo delle aziende, facendo leva sull’appartenenza a un grande gruppo internazionale.

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PRIVATE

Concretamente com’è organizzato il lavoro in Advisory Clients? La nostra struttura gestisce 160 mila

Gestiamo 160 mila clienti con volumi totali di circa 30 miliardi di euro Già raccolti 600 milioni, affidamenti cresciuti del 13% clienti con volumi totali di circa 30 miliardi di euro, avvalendosi di 140 private banker e 100 gestori aziende distribuiti in più di 40 unit sul territorio e di circa 1400 consulenti finanziari di Finanza & Futuro in 160 investment center. Grazie alla solidità della Research del gruppo Deutsche Bank, alla nostra capacità di creare nuovi prodotti con un approccio di architettura aperta e alla consulenza evoluta, siamo in grado di accompagnare i nostri clienti nelle varie fasi della loro vita. La nostra proposta non è centrata solo sulla consulenza in ambito finanziario ma dà spazio sempre maggiore ai servizi legati alla gestione del patrimonio e della famiglia, all’advisory legale, fiscale, immobiliare e ai servizi utili per affrontare il passaggio generazionale. A ciò si aggiunge la nostra capacità di seguire le PMI italiane in maniera olistica, affiancando ai servizi e ai prodotti tradizionali del credito alle aziende tutti i servizi tipici di

corporate finance, le attività di trade finance necessarie per poter lavorare con l’estero, le coperture cambi e tassi e le attività di finanza strutturata. È questa la piattaforma che abbiamo creato e messo a disposizione di private banker, gestori PMI e consulenti di Finanza & Futuro, preservando le diversità e l’indipendenza dei diversi modelli di business. A distanza di qualche mese dal lancio della nuova struttura quali sono le prime valutazioni? Molto positive. La struttura Advisory Clients è stata lanciata a ottobre e in questi primi mesi abbiamo registrato una raccolta netta di nuove attività alla clientela per circa 600 milioni e assistito gli imprenditori con una crescita degli affidamenti superiore al 13% a fronte di un’industria che nel 2017 è stata sostanzialmente stabile. Un bel biglietto da visita. L’interesse del mercato, dei professionisti e degli operatori è notevole in quanto abbiamo integrato all’interno di un’unica proposizione tutti i servizi che ci permettono di poter prestare consulenza evoluta a 360 gradi. Quali sono le caratteristiche professionali e gli elementi di unicità che caratterizzano lo staff della nuova struttura? Come dicevo in precedenza la nostra struttura integra competenze e professionalità differenti: private banker, gestori aziende e consulenti finanziari. Abbiamo una


INTERVIEW SILVIO RUGGIU

possano essere complementari e quindi aiutarle a crescere. Le possibilità ci sono e sono tante. Ci fa alcuni esempi? Di sicuro i Pir, un bell’esempio italiano di come sia possibile favorire il risparmio delle famiglie e contemporaneamente supportare la crescita e lo sviluppo delle aziende, trovando fondi che le aiutino a crescere quotandosi in Borsa. E a proposito di quotazione, ci sono anche programmi mirati e dedicati alle PMI, come ELITE di Borsa Italiana, una piattaforma internazionale di servizi integrati creata per supportare le imprese nella realizzazione dei loro progetti

di crescita che in poco tempo ha riscosso un grande successo. Fra i partner di Borsa Italiana in questa iniziativa c’è anche Deutsche Bank, che con il programma ELITE Deutsche Bank Lounge in due anni ha portato 32 PMI distribuite su tutto il territorio nazionale e operanti in vari settori – tra cui l’alimentare, l’arredamento e l’ingegneria industriale – all’interno di un percorso formativo di crescita, incentrato sul cambiamento culturale e organizzativo e sull’apertura ai mercati internazionali. Nelle prossime settimane le prime 17 aziende chiuderanno questo percorso e otterranno la certificazione ELITE. 15

Cosa chiedono i clienti in questo momento e come sono cambiate le esigenze? I clienti, soprattutto gli imprenditori, oggi chiedono molto di più che in passato. Sono interessati alla protezione del patrimonio familiare, a servizi di consulenza evoluta e guardano con sempre più interesse alle opportunità di aprire il capitale aziendale a investitori che possono apportare risorse e favorire la costruzione di un progetto di lungo termine senza dover ricorrere a ulteriore indebitamento. Tutto questo è oggi possibile anche per le aziende di più piccole dimensioni e si tratta di un grande passaggio culturale. La banca può giocare un ruolo chiave aiutando le aziende a espandersi a livello internazionale, con strategie mirate o ricercando partner che

La sede di Deutsche Bank a Milano Bicocca

PRIVATE

visione di medio lungo termine, in grado di rassicurare i clienti e metterli al riparo da eventi futuri che potrebbero intaccare le loro ricchezze. In un momento in cui si cerca di differenziarsi rispetto ai competitor, valorizzando al meglio le proprie peculiarità, noi continuiamo a investire pesantemente sulla formazione continua dei nostri advisor, che è un elemento cruciale. Sfruttiamo al meglio la visione globale del Gruppo che è presente in 60 paesi nel mondo e ha una piattaforma eccellente che va dalla ricerca ai prodotti e ai servizi di consulenza come ad esempio quella focalizzata sull’impresa di famiglia.


INTERVIEW

preparazione per tempo di un gruppo manageriale forte e capace di garantire la continuità dell’azienda.

Uno scorcio della reception del gruppo tedesco

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PRIVATE

Prima faceva cenno al passaggio generazionale come a un momento delicato per le imprese… Sì è davvero un passaggio cruciale, soprattutto in mercati sempre più globali e competitivi. Oggi il 56% degli imprenditori ha più di 60 anni, il che significa che a breve dovranno gestire, senza nella maggior parte dei casi essere preparati, un passaggio generazionale. E questo è un ambito in cui una banca deve essere preparata a fare la differenza, sedendosi al tavolo con l’imprenditore e la sua famiglia per disegnare insieme a loro le varie fasi di questo delicato processo senza

lasciare niente al caso. Il passaggio generazionale è infatti un elemento chiave per la sopravvivenza stessa dell’azienda e va affrontato a viso aperto. Basta vedere i numeri: il 24% delle aziende supera il primo passaggio, il 14% il secondo e solo il 5% il terzo passaggio. La chiave è tutta nella definizione della struttura societaria e ancor di più nella scelta delle persone giuste al posto giusto. In Italia l’85% delle successioni avviene di padre in figlio, mentre ad esempio in Danimarca siamo al 60%, in Olanda al 35% e in Norvegia addirittura al 10%. Non so se la percentuale dell’Italia sia la scelta giusta, ma sono certo che uno dei fattori chiave è la

Come vede il mercato del private banking in Italia? ll mercato del private banking in Italia rappresenta una porzione rilevante delle attività finanziarie delle famiglie ed è in continua evoluzione. Un dinamismo dettato dalla crescente domanda di servizi da parte della sempre più numerosa clientela e, recentemente, dal nuovo scenario economico positivo del nostro Paese. Ci interfacciamo quotidianamente con clienti sempre più consapevoli della complessità relative alla gestione dei patrimoni e sempre più attenti nei confronti dei servizi proposti e delle evoluzioni normative. Una clientela che ha visto gradualmente diffondersi quello che in gergo noi chiamiamo “consulenza evoluta”, che favorisce cioè una visione complessiva del patrimonio a differenza di quella tradizionale basata sul singolo prodotto. Ha un costo chiaro e trasparente con un controllo del rischio giornaliero in maniera da poter apportare per tempo i giusti correttivi ove necessario. Oggi l’industria italiana del private banking ha raggiunto una posizione ragguardevole ed è senza dubbio uno dei settori più attrattivi nel panorama bancario italiano e internazionale. La ricchezza gestita è di circa 800 miliardi, con una penetrazione pari all’80% e una buona marginalità. Soprattutto


INTERVIEW SILVIO RUGGIU

evoluta alla digitalizzazione della customer journey, attraverso piattaforme che favoriscano l’interazione con i clienti e che altri paesi fanno meglio di noi.

ben preparati ed aggiornati farà la differenza. Ovviamente tutto questo ha per l’intermediario un costo molto alto e forse non tutti se lo potranno permettere.

Mifid 2 cosa sta comportando per il mercato? Per l’industria del private banking Mifid 2 è una grande opportunità, perché la maggiore trasparenza a tutela dell’investitore su cui si fonda, soprattutto sui costi, farà inevitabilmente crescere la qualità del servizio offerto e della consulenza prestata. La competizione quindi sarà sempre maggiore e avere una piattaforma completa di servizi e prodotti così come un team di professionisti

Quale sarà lo scenario del settore nel medio termine? Per il settore della consulenza, definita in maniera olistica a 360°, la crescita del Paese, che a tutti gli effetti appare come strutturale, è un gran bel segnale. Le aziende che hanno già intrapreso un percorso di sviluppo continueranno a guardare con sempre più ambizione ai mercati globali e la crescita nelle dimensioni, insieme alla diversificazione del business, produrrà nuova ricchezza e una richiesta di servizi aggiuntivi alle banche. A fronte di clienti più esigenti, che secondo il profilo tipico dell’investitore italiano chiederanno innanzitutto sicurezza e tutela del patrimonio personale e aziendale, il mercato si farà ancora più competitivo e solo i player più attrezzati potranno fare la differenza. E i vostri obiettivi per il 2018 e per i prossimi anni? La mission della struttura Advisory Clients è assistere un numero sempre più ampio di clienti e, appunto, fare la differenza in questo mercato, stimolando un passaggio culturale verso la consulenza evoluta e focalizzandoci sempre di più sui servizi agli imprenditori e alle loro famiglie: abbiamo gli investimenti, i professionisti e una piattaforma unica per farlo. 17

Un’installazione all’interno della sede di Deutsche Bank

PRIVATE

se confrontato con il resto del mondo, ci rendiamo infatti conto di quanto il mercato italiano sia solido e profittevole. La penetrazione europea è infatti del 62% e la media globale del 41%. Inoltre il mercato italiano rende il 30% in più rispetto al resto d’Europa. La crescita dei patrimoni gestiti è costante (oltre il 7% in più negli ultimi 3 anni) e si accompagna a un lungo percorso nel quale gli operatori hanno lavorato molto sull’offerta, sulla formazione e in generale sullo sviluppo di un modello di servizio capace di poter intercettare tutti i bisogni, esistenti e nuovi, dei clienti in Italia. Restano punti di miglioramento, dall’utilizzo sempre più efficace della consulenza


BANK

Meglio indipendenti Banca Finnat punta a crescere principalmente per linee interne, senza snaturarsi Nattino: “Nell’arco di 3 anni passeremo da 43 a 70 banker. E in Svizzera...” DI LUIGI DELL’OLIO / @LuigidellOlio

“Andiamo avanti confermando il modello che ci caratterizza da decenni, quello di una private bank indipendente che fa della personalizzazione del servizio il suo tratto caratteristico”. Arturo Nattino, amministratore delegato di Banca Finnat, indica la rotta per i prossimi anni dell’istituto romano specializzato nella gestione dei grandi patrimoni.

Nel segmento private gestiamo masse per 4,2 miliardi di euro Entro il 2020 contiamo di salire in maniera consistente

Nel 2018 la società compie 120 anni. Ne è passata di acqua sotto i ponti... Effettivamente è così. Siamo nati nel 1898 come agenti di cambio, per evolvere nel Secondo dopoguerra in commissionari di Borsa e adottare la forma di sim nel 1991. I cambiamenti normativi e di mercato sono proseguiti negli anni a venire e dal 1998 ci siamo costituiti come banca, spingendo in particolare su due filoni di business: la clientela private e la gestione dei fondi immobiliari. Tanti cambiamenti, ma senza mai rinunciare a seguire passo passo la clientela.

crescenti e il calo delle commissioni dovuti al debutto della Mifid 2. Siete proprio sicuri di non voler partecipare a questo processo? Nei mesi scorsi abbiamo guardato alcuni dossier e siamo stati gli unici ad avanzare una proposta per Banca Cesare Ponti, ma poi la controllante Carige ha optato per l’accorpamento. Non vediamo altre opportunità sul mercato italiano, per cui andiamo avanti per la nostra strada, senza snaturarci.

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PRIVATE

Nel mercato è in atto un risiko con tante società di gestione che si fondono per fronteggiare i costi

E all’estero? Stiamo monitorando la Svizzera: qualora vi fosse qualche piccola società in vendita, che abbia il nostro stesso modello di boutique,

potremmo presentare un’offerta, ma senza partecipare ad aste. Quali sono oggi i numeri di Banca Finnat e quali gli obiettivi di crescita nel medio periodo? Complessivamente gestiamo masse per 7 miliardi di euro, di cui 4,2 nel solo private banking. Queste ultime nell’arco di un triennio dovrebbero salire in maniera consistente. Proseguiremo sulla strada dei reclutamenti per passare dagli attuali 43 a circa 70 banker. Su quali leve punterete? Sul fronte dell’offerta, offriamo un servizio a tutto tondo per il cliente imprenditore. Quindi non solo la gestione del patrimonio finanziario personale, ma anche attività di corporate finance, grazie a un team di 15 professionisti specializzati. I Pir sono una straordinaria opportunità di crescita per le Pmi e per i prossimi mesi ci attendiamo una pioggia di quotazioni al mercato Aim. Abbiamo una pipeline ricca di Ipo che stiamo seguendo e siamo specialist, cioè garantiamo la liquidità, a quasi metà delle aziende quotate sul listino dei piccoli.


BANK ITALY

Chiudiamo con una view sui mercati finanziari. Quali sono le vostre previsioni per i prossimi trimestri? L’outlook curato dall’ufficio studi diretto da Gian Franco Traverso Guicciardi parte dalla considerazione che il 2018, sul fronte dell’economia globale, dovrebbe proseguire in scia al 2017, con una crescita coordinata tra le diverse aree del pianeta. Ci attendiamo una lenta e progressiva risalita dell’inflazione.

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PRIVATE

Arturo Nattino

Di conseguenza quali sono le indicazioni d’investimento? Esprimiamo una preferenza per le azioni europee e giapponesi rispetto a quelle americane. Infatti nel Vecchio Continente e nel Paese del Sol Levante il ciclo della crescita economica è indietro rispetto agli Usa e c’è un atteggiamento più accondiscendente da parte delle rispettive banche centrali. Mentre, per quel che concerne l’obbligazionario, i rendimenti europei sono ridotti all’osso e addirittura negativi per le emissioni sovrane con scadenze brevi e medie. Su questo fronte preferiamo i Treasury: quelli con scadenze superiori ai due anni oggi offrono il 2% e, se si allunga l’orizzonte a dieci anni, si arriva al 2,6%. La clientela di private banking, inoltre, può dedicare una piccola quota del proprio portafoglio a soluzioni alternative. Ci piacciono in particolare i temi long/short su credito e azioni, le soluzioni absolute return e le commodity.


BANK

Intesa Sp, la spinta del wm La gestione dei portafogli è centrale nel nuovo piano d’impresa Private banking, l’obiettivo è arrivare a 1,2 miliardi di utile netto nel 2021 DI FRANCESCA VERCESI / @frvercesi

Il polo del wealth management è uno dei principali fronti di espansione e rafforzamento di Intesa Sanpaolo secondo il piano d’impresa 2018-2021 approvato nelle scorse settimane. Il primo gruppo bancario del Paese punta a rafforzare la fabbrica prodotto del risparmio gestito portando le masse gestite di Eurizon a circa 400 miliardi nel 2021 (dai 314 attuali). In questo settore, ha spiegato il group ceo Carlo Messina (nella foto), “nel polo dell’asset management stiamo valutando una partnership con un operatore industriale globale come possibile acceleratore della strategia dove noi, comunque, intendiamo mantenere il pacchetto di maggioranza. Stiamo valutando vari player internazionali ma non abbiamo ancora deciso”.

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PRIVATE

Organizzazione a due teste Quindi ha ricordato: “Eurizon è un player ai vertici del mercato, ma è troppo dipendente dal business captive. Per fare un buon lavoro è bene anche diversificare”. Quanto alle indiscrezioni di stampa che, in tema di riassetto del polo del wealth management, indicavano un unico governo per le fabbriche e i prodotti e

dunque il collegamento tra Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking e Eurizon Sgr, Messina ha risposto in modo secco che “un collegamento non è credibile in nessun modo dato che ritengo sia essenziale tenere ben distinte la fabbrica prodotto dalla distribuzione”. No all’Ipo Fideuram In merito alle voci sulla possibile Ipo di Fideuram, ha aggiunto: “non abbiamo mai parlato di sbarco in Borsa e quindi non c’è nulla da confermare o smentire”. Quanto al private banking non ci sono acquisizioni in vista. Qui l‘obiettivo è entrare nella top five europea per masse gestite con un flusso di raccolta

netta gestita di Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking pari a 55 miliardi nel 2018-2021. “Siamo top class player in Europa: puntiamo a crescere dai 900 milioni di utile netto nel 2017 a 1,2 miliardi nel 2021”.

Tutta Kairos a Julius Bär Prosegue il risiko del private banking, alle prese con i costi crescenti per la compliance e le infrastrutture tecnologiche imposti dalle nuove normative. Julius Bär è salita al 100% di Kairos. Nelle scorse settimane, la banca private svizzera ha rilevato il 20% della società fondata da Paolo Basilico che ancora non possedeva. Il prezzo provvisorio, soggetto ancora ad aggiustamenti di chiusura è di 96 milioni di euro. Nel 2017 Kairos ha visto i patrimoni in gestione crescere a 11 miliardi dai circa 4 miliardi del 2013, quando le due realtà hanno dato vita alla partnership. Basilico, che di Kairos è fondatore e ceo, torna a ricoprire anche il ruolo di presidente. L’acquisizione di Kairos aiuterà la banca elvetica a consolidare la presenza nel mercato del wealth management italiano.


LEGEND DI ROSARIA BARRILE / @rosariabarrile

PETER FLAVEL

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PRIVATE

Dai membri della famiglia reale, fin dai tempi di George IV, ai campioni di videogiochi, alle nuove star del web, youtubers e v-bloggers in primis. A spalancare le porte ai ricchi del terzo millennio è Coutts, la leggendaria private bank inglese che affonda le sue radici nel lontano 1692.

A imprimere la svolta è Peter Gordon Flavel, 57 anni, alla guida della banca da marzo del 2016. Brillante intuizione o scommessa azzardata? Per ora a dargli ragione sono i numeri: sono almeno 100 i ventenni con patrimoni stellari ad aver già aperto un conto.

Gli asset affidati a Coutts sono circa 58,8 miliardi di sterline. L’85% dei clienti è inglese, ma molte operazioni sono gestite per conto di cittadini stranieri.


LEGEND PETER FLAVEL

Gli inizi

Vip e sportivi

Mentori Ha dichiarato di aver imparato il “mestiere” prima da Don Argus (nella foto) a capo della Banca Nazionale d’Australia e poi da Mervyn Davies di Standard Chartered.

Premi Banca digitale Dietro suo impulso, Coutts ha approvato un piano di investimenti di 20 milioni di sterline ogni anno e il lancio di una piattaforma per operare in autonomia.

Oltre vent’anni di esperienza alle spalle gli sono valsi nel 2015 il premio Best Leader in Private Banking ai PWM/ The Banker Global Private Banking Awards.

Pollice verde Sul giardino pensile della sede centrale a Londra ha fatto installare tre alveari che produrranno il miele a marchio Coutts destinato ai nuovi clienti.

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Coutts, posseduta oggi dalla Royal Bank of Scotland, conta tra i suoi clienti, oltre alla famiglia reale, numerosi attori e oltre 400 giocatori di calcio.

Carriera Prima della nomina in Coutts, ha guidato il private wealth management di JP Morgan in Asia e il private banking di Standard Chartered.

PRIVATE

Biografia Nato ad Adelaide in Australia, è laureato in legge ed economia e ha frequentato corsi di specializzazione in management ad Harvard e a Oxford.

Ha lavorato per Accenture e poi per sette anni per Axa. Il salto avviene con il suo ingresso nella Banca Nazionale d’Australia dove sviluppa la divisione private.


OPINION

Alla prova di Mifid 2 Per gli operatori pressioni sulle commissioni e un’offerta di prodotti ridotta Così preservare i margini diventa particolarmente complicato DI MONICA REGAZZI / @MoniRegazzi

per garantire la conformità alla normativa, vista anche l’aumentata responsabilità, con sanzioni anche molto pesanti e danni alla reputazione derivanti dalla non conformità. Si stima che l’impatto sui costi dovuto all’implementazione delle nuove normative introdotte nel mercato possa arrivare anche a pesare il 4% sul totale dei costi operativi, raddoppiando rispetto al passato e per gli operatori più piccoli, si potrà aggiungere al 10%.

Tre sfide Questa misura avrà un impatto significativo sui risultati degli operatori di private banking per diverse ragioni: Esercitando pressioni su commissioni e oneri, grazie a una maggiore trasparenza; Limitando i prodotti che possono essere offerti sulla base di contratti di “execution only” senza consulenza, dimostrando di agire nell’interesse del cliente; Limitando (o eliminando) le retrocessioni e le commissioni di incentivo. Queste ultime due, nei paesi in cui le normative non sono ancora entrate in vigore,

Selezione inevitabile Guardando alle opportunità, quella principale consiste nel creare livelli chiaramente definiti di servizi di consulenza che il cliente è disposto a pagare, traducendo sistematicamente gli input della ricerca della banca in raccomandazioni di investimento personalizzate. I diversi livelli di consulenza dovrebbero essere disponibili per tutti i clienti indipendentemente dal valore potenzialmente generabile, utilizzando roboadvisor e modelli a tariffa fissa per clienti più piccoli e gruppi di esperti per clienti e con portafogli più complessi.

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PRIVATE

I regolatori di tutto il mondo restano giustamente determinati ad aumentare la trasparenza dei prodotti, dei prezzi e dei processi degli operatori che si occupano di gestione della ricchezza. L’obiettivo generale è eliminare i conflitti di interesse, aiutare gli investitori a comprendere prodotti finanziari sempre più complessi e rafforzare la protezione degli investitori. La direttiva Mifid 2 si pone proprio gli obiettivi sopra menzionati.

rappresentano circa il 20% dei ricavi degli operatori. Mentre laddove la normativa è già operativa, la quota si è già dimezzata. Nuovi investimenti L’entrata in vigore di queste normative avrà un impatto anche sui costi e gli investimenti dovuti ai nuovi sistemi It, processi e controlli che dovranno essere introdotti


BANKER

In linea con i tempi Mifid 2 e millennials cambiano il quadro competitivo Piacentini (Decalia AM): “Puntiamo su una clientela sofisticata” DI FRANCESCA VERCESI / @frvercesi

Mifid 2, nuove dinamiche di comportamento da parte dei clienti spaventati dai tempi incerti e l’arrivo dei millenials stanno ridisegnando l’industria dei grandi portafogli. Ne parliamo con Alfredo Piacentini, azionista di riferimento e amministratore delegato di Decalia AM, società d’investimento dedicata a clienti privati e istituzionali basata a Ginevra, Recentemente avete una filiale Milano, la Decalia sim. Come siete organizzati a Milano e quali servizi specifici offrite in Italia? Decalia AM sim é nata a fine gennaio dell’anno scorso ed é autorizzata alla gestione di portafogli, alla consulenza in materia di investimenti e al collocamento delle disponibilità liquide e degli strumenti finanziari della clientela. La sim ha avuto le autorizzazioni di Consob e Banca d’Italia ed è detenuta completamente dal suo socio unico, Decalia AM SA di Ginevra.

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PRIVATE

Come vede l’evoluzione del pivate banking in Italia? L’introduzione di Mifid 2 sul

mercato europeo è una sfida per molti istituti bancari piccoli e medi che si vedono confrontati con una regolamentazione pesante da gestire e che occuperà una buona parte del tempo dei private banker. La carica amministrativa legata a questa regolamentazione toglie tempo allo sviluppo di nuovi affari. D’altra parte il costo legato all’organizzazione non sarà indifferente! Si tratta comunque di una fase transitoria e la pratica sarà accettata come tale dai clienti. È vero che la protezione dell’investitore, obiettivo del tutto giustificazto di Mifid 2, comporterà per il gestore di attivi una riduzione delle opportunità d’investimento offerte ma più trasparenza per il cliente. Qual è il vostro modello di business? Si differenzia da quello bancario. Siamo piuttosto una boutique di gestione dove la cura del cliente e la trasparenza della gestione e dei costi è al centro dell’attività. Siamo convinti che la nostra esperienza nel campo della gestione attiva con una diversificazione internazionale

e con un approccio istituzionale costituisca un reale valore aggiunto che possiamo offrire alla clientela. Nel private banking ci indirizziamo a una clientela sofisticata Hnwi che cerca soluzioni d’investimento che la banca classica ha più difficoltà a soddisfare. Scegliamo soluzioni finanziarie raffinate ma semplici tenendo sempre monitorato il rischio e dando risalto agli obiettivi del cliente. Abbiamo valorizzato l’indipendenza dalle banche per allineare i nostri interessi con quelli dei clienti in un percorso comune. Quali sono i vostri piani di sviluppo? In un primo tempo ci siamo occupati della struttura organizzativa e del modello da adottare. Ora siamo pronti. La nostra nuova sede milanese è appena stata aperta in corso Europa. Stiamo cercando dei private banker che abbiano la volontà di aderire al nostro modello e contribuire al nostro progetto in modo attivo, partecipando allo sviluppo della società. Abbiamo già individuato alcune figure che ci raggiungeranno nei prossimi mesi. Abbiamo la fortuna di essere una


BANKER ITALY

Il gruppo conta attivi gestiti per oltre 3 miliardi di franchi Siamo presenti in Svizzera e in Italia, a Milano

Pictet, Lombard Odier e Syz, per esempio. Parliamo dei risultati? Il gruppo conta attivi gestiti per oltre 3 miliardi di franchi. Siamo

L’industria del pb si sta concentrando. Come si fa a restare sul mercato restando piccoli? Effettivamente il mercato in Europa si sta concentrando, un po’ per volontà dei regolatori, un pò per l’aumento dei costi fissi legati alle nuove regolamentazioni e per la feroce competizione sulle tariffe. Questo non esclude la nascita di nuovi attori purché abbiano un vantaggio competitivo e portino innovazione. Noi pensiamo di essere capaci di portare qualcosa di nuovo. Il futuro si giocherà sulla capacità di produrre risultati consistenti per i clienti, in un contesto di tassi a zero. 27

società nuova ma con la possibilità di fare leva sulla lunga esperienza nei diversi campi della finanza dei partner che hanno sviluppato le loro conoscenze nell’ambito di grandi nomi del private banking come

presenti in Svizzera, a Ginevra, che è la nostra sede, con 35 persone e di recente a Milano con 7 collaboratori. Offriamo gestioni private e istituzionali, nonché fondi d’investimento e strategie decorrelate legate al debito o di private equity.

PRIVATE

In alto: Alfredo Piacentini In basso: Isabella Pedrazzini, partner, responsabile dei clienti privati e membro dell’Executive Committee


PRIVATE WORD

DI LUIGI DELL’OLIO / @LuigidellOlio

La finalità

Cos’è

L’acronimo sta per Minimum Requirement of own funds and Eligible Liabilities, cioè l’importo di capitale e titoli subordinati che una banca deve detenere per assorbire le perdite in caso di bail-in.

I controlli

Ogni anno le banche riceveranno dalla Bce la comunicazione del livello del Mrel, applicato sia a livello individuale che consolidato, che dovrà essere soddisfatto in via continuativa.

La genesi

Il requisito è stato introdotto dalla direttiva europea sul risanamento e la risoluzione delle banche, nota con l’acronimo Brrd. Questo indicatore diventerà operativo dal 2019.

MREL

Il dato è espresso in percentuale rispetto al totale delle attività svolte. L’obiettivo è aumentare, nel passivo delle banche, la presenza di strumenti a elevata capacità di assorbimento delle perdite.

Le conseguenze

Si prospettano nuovi aumenti di capitale per gli istituti europei. Il livello minimo di Mrel verrà stabilito caso per caso, ma già circolano ipotesi di interventi per 100 miliardi di euro.

L’alternativa

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PRIVATE

L’ultima legge di bilancio ha introdotto la possibilità di emettere bond-cuscinetto, che possono contribuire - insieme al capitale proprio - a rispettare i requisiti. Potrebbero essere un’alternativa alla ripatrimonializzazione.

Allarme Abi

Per l’Abi questi bond, in un sistema in cui il patrimonio delle banche continua a essere minacciato da alta incidenza delle sofferenze, rischiano di non trovare acquirenti.


C’è solidità nella consistenza. Threadneedle (Lux) Global Multi Asset Income Fund. Consistenza è avere un approccio collaudato e solido come una roccia. Il Fondo punta a generare una cedola annua investendo in azioni e obbligazioni globali e costruendo attivamente il portafoglio per adattarlo alle mutevoli condizioni di mercato. Scopri come le nostre competenze a livello globale, la capacità di adattarsi e le solide risorse possono contribuire al successo dei tuoi investimenti.

1 anno

2 anni

Dal lancio

Cedola 2015

Cedola 2016

11.20%

7.10%

6.90%

6.34%

6.63%

Performance lorde in valuta base USD annualizzate al 30.06.2017. Cedola lorda 2015 e 2016 della classe DUP in USD (ISIN LU1129921117). Data di lancio del fondo 4 Novembre 2014.

columbiathreadneedle.it/GMAI Informazioni importanti. Il rendimento previsto è solo un obiettivo, il cui raggiungimento non può essere garantito. Le performance passate non sono garanzia dei risultati futuri. Il valore degli investimenti e il reddito non sono garantiti e possono diminuire o aumentare e SRVVRQRHVVHUHLQƃXHQ]DWLGDOOHƃXWWXD]LRQLGHLFDPEL4XHVWRVLJQLÆ‚FDFKHXQLQYHVWLWRUHSRWUHEEHQRQUHFXSHUDUHOpLPSRUWRLQYHVWLWR7KUHDGQHHGOH /X[ Ã…XQDVRFLHW½GpLQYHVWLPHQWRDFDSLWDOHYDULDELOH 6RFLÆWÆGpLQYHVWLVVHPHQW½FDSLWDOYDULDEOHRq6,&$9r FRVWLWXLWDDL VHQVLGHOODQRUPDWLYDYLJHQWHQHO*UDQGXFDWRGL/XVVHPEXUJR/D6,&$9HPHWWHULPERUVDHGHIIHWWXDFRQYHUVLRQLGLD]LRQLGLGLYHUVHFODVVLTXRWDWHVXOOD%RUVD9DORULGL/XVVHPEXUJR/DVRFLHW½GLJHVWLRQHGHOOD6,&$9Ã…7KUHDGQHHGOH0DQDJHPHQW/X[HPERXUJ6$FKHVL DYYDOHGHOODFRQVXOHQ]DGL7KUHDGQHHGOH$VVHW0DQDJHPHQW/WGHRGLDOWULVXEFRQVXOHQWLVHOH]LRQDWL/D6,&$9Ã…UHJLVWUDWDLQ,WDOLD,OSUHVHQWHPDWHULDOHÃ…UHDOL]]DWRDVFRSLSXUDPHQWHLQIRUPDWLYLHQRQFRVWLWXLVFHXQpRIIHUWDRXQDVROOHFLWD]LRQHDOOpDFTXLVWRRDOODYHQGLWDGL TXDOVLYRJOLDWLWRORRDOWURVWUXPHQWRÆ‚QDQ]LDULRQÆDOODIRUQLWXUDGLVHUYL]LRFRQVXOHQ]DLQPDWHULDGLLQYHVWLPHQWL6LLQYLWDQRJOLLQYHVWLWRULDOHJJHUHLO3URVSHWWRLQIRUPDWLYRSULPDGLLQYHVWLUH/HVRWWRVFUL]LRQLGLXQ)RQGRSRVVRQRHVVHUHHIIHWWXDWHXQLFDPHQWHVXOODEDVHGHO 3URVSHWWRLQIRUPDWLYRHGHO'RFXPHQWRFRQWHQHQWHOHLQIRUPD]LRQLFKLDYHSHUJOLLQYHVWLWRULSLÖUHFHQWLQRQFKÆGHOOHXOWLPHUHOD]LRQLDQQXDOLRVHPHVWUDOLFKHVRQRGLVSRQLELOLJUDWXLWDPHQWHVXULFKLHVWDHGHLWHUPLQLHGHOOHFRQGL]LRQLDSSOLFDELOL3HUXOWHULRULLQIRUPD]LRQLVXL ULVFKLDVVRFLDWLDJOLLQYHVWLPHQWLLQTXDOVLDVLIRQGRHLQSDUWLFRODUHQHOSUHVHQWH)RQGRVLULPDQGDDOODVH]LRQHq)DWWRULGLULVFKLRrGHO3URVSHWWRLQIRUPDWLYR7KUHDGQHHGOH0DQDJHPHQW/X[HPERXUJ6$5HJLVWUDWDSUHVVRLO5HJLVWUHGH&RPPHUFHHWGHV6RFLHWHV /XVVHPEXUJR  QXPHURGLLVFUL]LRQH%UXHGHOD9DOOÆH//XVVHPEXUJR*UDQGXFDWRGL/XVVHPEXUJR&ROXPELD7KUHDGQHHGOH,QYHVWPHQWVÃ…LOPDUFKLRJOREDOHGLJUXSSRGHOOHVRFLHW½&ROXPELDH7KUHDGQHHGOHFROXPELDWKUHDGQHHGOHLW _-B3ULYDWH


TRUSTEE

Garanzia di riservatezza Le fiduciarie vivono una stagione di cambiamenti normativi e di mercato Vedana (Unione Fiduciaria): “Il settore evolve verso la concentrazione degli attori” DI LUIGI DELL’OLIO / @LuigidellOlio

Fabrizio Vedana

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PRIVATE

L’evoluzione normativa e quella di mercato, le strategie aziendali e lo stile personale di leadership. A colloquio con Fabrizio Vedana, vice direttore generale di Unione Fiduciaria, realtà storica del settore.

Quali sono i numeri della società? Il 2017 per Unione Fiduciaria si è concluso con l’incorporazione di Istifid, società della quale è stato acquisito il controllo nel corso del 2016. Con la citata operazione,

che segue quelle fatte nel 2015 relativamente a Ubi Fiduciaria e Fiducia, Unione Fiduciaria ha consolidato la propria posizione di leader sul mercato delle società fiduciarie incrementando le masse


TRUSTEE

amministrate fino a 18 miliardi di euro. I dati definitivi di bilancio verranno diffusi nel mese di marzo, ma le stime consentono di prevedere risultati in ulteriore crescita rispetto all’anno 2016 che si è chiuso, a livello consolidato, con ricavi superiori a 39 milioni di euro e utili vicini ai 3 milioni di euro.

annoverate nella categoria degli intermediari bancari e finanziari; le altre rimangono vigilate dal solo ministero dello Sviluppo Economico e incluse nella categoria

offerta a partire dai grandi gruppi bancari, che hanno deciso di intrattenere o comunque privilegiare i rapporti di collaborazione con le fiduciarie vigilate dalla Banca d’Italia in quanto danno maggiori garanzie, anche sul piano reputazionale, in ordine alla corretta gestione del rapporto con la clientela finale.

Su quali filoni di business e target di clientela puntate? La tutela della riservatezza mai come in questi anni rappresenta un asset importante al quale tutta la clientela guarda con estremo interesse. La fiduciaria può ancora rappresentare, nel rispetto di quanto prevedono le varie leggi, una valida risposta a questo bisogno. Di grande interesse negli ultimi tempi è risultato anche il servizio di escrow agent attraverso il quale la fiduciaria diventa garante della corretta esecuzione degli impegni contrattuali assunti tra due o più parti: si pensi a una compravendita di partecipazioni con pagamento del prezzo condizionato al verificarsi di determinati eventi o alla gestione di patti parasociali.

La mia prima e grande passione è senza dubbio la famiglia In secondo luogo sono appassionato di montagna, dove sono nato e che mi ha ispirato quando abbiamo avviato nuovi progetti e attività

Chiudiamo con due battute su di lei: qual è il suo stile di leadership? Lavoro presso Unione Fiduciaria da ormai 20 anni. L’azienda, fondata nel 1958, ha saputo adeguarsi al mutare dei tempi pur cercando di mantenere fede all’impegno di essere corretta, onesta e collaborativa. In questi valori mi riconosco in quanto sono anche quelli in cui credo e ai quali cerco di essere coerente anche nell’ambito dell’attività lavorativa.

Come vede il futuro delle fiduciarie alla luce dell’evoluzione normativa e di mercato in corso? Le ultime normative emanate hanno portato a una netta ripartizione delle fiduciarie: quelle di maggiore dimensione, più strutturate e organizzate anche da un punto di vista patrimoniale, vengono vigilate dalla Banca d’Italia e

degli altri operatori finanziari. Da questa ripartizione discendono una serie di effetti tra i quali una diversa applicazione della normativa antiriciclaggio.

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PRIVATE

Qual è la risposta dell’offerta a questi cambiamenti del quadro normativo? Il mercato sta adeguando la propria

Quali sono le sue passioni e come influiscono sul lavoro? La mia prima grande passione è indubbiamente la famiglia. Unione Fiduciaria in questi anni è stata una sorta di seconda famiglia, molto più allargata (siamo quasi 300 dipendenti), alla quale dedicare energie e attenzioni, anche umane. Una seconda famiglia in grado di regalare emozioni e, a volte, anche delusioni o preoccupazioni. A questa passione aggiungerei quella per le montagne, dove sono nato e che sono fonte di continua ispirazione anche nei progetti o in nuove attività.


OPINION

Cambio di testimone Il wealth management può contribuire allo sviluppo delle imprese italiane È fondamentale programmare affinché l’azienda sopravviva al fondatore DI NELLO MASCIONI*

L’economia italiana, a parte alcune grandi aziende di dimensione mondiale, si basa su un tessuto distribuito di piccole e medie dimensioni a carattere familiare. Da questa ossatura in molti casi sono nate aziende di grande successo, fortemente orientate ai mercati internazionali.

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PRIVATE

Sfida globale Un caleidoscopio di aziende ha trainato per decenni la nostra economia, per poi trovarsi ad affrontare il duro impatto della globalizzazione. Non tutte sono riuscite a superare gli anni Novanta e i primi anni Duemila: in molti casi gli imprenditori hanno ceduto le attività, in altri le hanno chiuse. Ma una parte rilevante delle imprese familiari è riuscita a riorganizzarsi e cogliere le opportunità insite nella apertura di nuovi mercati e così è stata coniata l’espressione quarto capitalismo: queste aziende hanno fatto del made in Italy un brand a se stante, un sinonimo di qualità. Molte di queste aziende si trovano ad affrontare uno dei passaggi più delicati della loro storia, un passaggio ineluttabile della vita

di un’azienda che si è sviluppata all’interno di una dinamica familiare: il passaggio generazionale. Approccio integrato Il wealth management può aiutare queste aziende in questo momento delicato attraverso un approccio integrato multi disciplinare che accompagna la famiglia nelle sue scelte tra affetto e ragione, tra governance e struttura finanziaria, tra controllo e gestione. Da un punto di vista del wealth management il passaggio generazionale va concepito come progetto strategico della famiglia e dell’impresa familiare, non come un evento ma come una continuità. Nuove frontiere A mio avviso quindi è più corretto parlare di staffetta generazionale, di convivenza generazionale dove si assiste a un passaggio di competenze, di visione strategica e di progettualità lungo il sentiero del codice civile. Purtroppo spesso il passaggio generazionale è vissuto viceversa come un evento e viene affrontato in modo tardivo. Le statistiche indicano che solo il 15%

delle imprese familiari arriva alla quarta generazione e che molto spesso alla terza si assiste alla vendita dell’azienda da parte della famiglia. Perché? Nella maggior parte dei casi questo avviene per il fenomeno della deriva intergenerazionale, ossia per la presenza di molti soggetti che a vario titolo sono interessati alla

I Pir costituiscono uno stimolo allo sviluppo e alla raccolta di capitali per le Pmi italiane


OPINION

Rinnovamento culturale La zona di cambio nella vita di una azienda è la visione strategica degli individui e la pista è la governance formalizzata e non quella domenicale. Il codice civile consente oggi di affrontare questo passaggio delicato con una moltitudine di strumenti come le holding di famiglia per separare la proprietà dalla gestione, come

il patto di famiglia per designare il nuovo leader ai fini della continuità aziendale, l’emissione di azioni con diritti differenziati per coniugare politica di dividendi e remunerazione delle varie tipologie di proprietà ed impegno diretto nella vita aziendale. La finanza offre poi altri strumenti come l’ingresso di investitori per accompagnare la crescita dimensionale e l’internazionalizzazione, la quotazione in borsa per reperire risorse finanziarie, operazioni di fusioni e acquisizioni per raggiungere dimensioni ottimali. I Pir sono un altro strumento di recente costituzione molto utili alle imprese familiari. Il wealth management può svolgere un ruolo rilevante per sostenere l’economia del nostro Paese accompagnando gli imprenditori nelle loro scelte, per creare quel terreno positivo di staffetta e convivenza generazionale, per aiutare le famiglie a comprendere come il controllo non vada identificato necessariamente con l’ossessione del controllo totale del capitale. È bene ricordare che, tra le aziende più longeve al mondo, alcune sono italiane. A testimonianza di come sia possibile affrontare il passaggio generazionale come progetto strategico e non come un evento o un momento ineluttabile. *Con lo pseudonimo di Nello Mascioni scrive un noto private banker

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per completare i 400 metri della pista, percorrendo ciascuno circa 100 metri. Gli atleti devono darsi il cambio passandosi un testimone secondo all’interno di una porzione di pista delimitata, detta “zona di cambio”.

PRIVATE

proprietà, al controllo dell’azienda e non al suo futuro industriale. A volte si dimentica che una dinastia imprenditoriale ha alle spalle una famiglia che ha saputo coniugare affetto e meritocrazia, controllo e governance, gestione e proprietà. Le grandi dinastie sono quelle famiglie che hanno agito in staffetta intergenerazionale, in convivenza generazionale ossia individuando il leader al suo interno per capacità e, ove non possibile, hanno separato la proprietà dalla gestione delegando a manager esterni. Hanno di fatto utilizzato un approccio sportivo come nella staffetta 4X100 in atletica leggera dove gli atleti si succedono sulla medesima corsia


CAREERS 34

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Ubs sceglie Novakovic Cambio di peso per UBS, che ha deciso di spodestare Juerg Zeltner dal ruolo di responsabile della clientela di private banking. Il banchiere franco-libanese lascia il posto a Christine Novakovic (nella foto), finora alla guida della banca d’investimenti svizzera di UBS.

DB sceglie Periti

Deutsche Bank SpA ha nominato Eugenio Periti (nella foto) nuovo responsabile del private banking, canale dedicato alla gestione dei grandi patrimoni. Nel suo nuovo incarico Periti riporterà a Silvio Ruggiu, head of advisory clients, la nuova business proposition che, all’interno della divisione private & commercial clients dell’istituto, guidata da Mario Cincotto, offre servizi di banca “premium” e consulenza evoluta al segmento private e PMI. Periti, 46 anni, con una una lunga esperienza nel private di diverse primarie realtà bancarie, proviene da Monte dei Paschi di Siena dove dal gennaio 2017 ricopriva il ruolo di head of private banking, family office & wealth management e dove era già stato responsabile dell’area private banking. Riccucci in Lombard Odier abbandona Credit Suisse Giorgio Riccucci (nella foto) è il nuovo managing director della

banca lussemburghese Lombard Odier Sa, che a fine del 2016 ha aperto una sede a Milano ed è controllata della ginevrina Banque Lombard Odier & Cie. Riccucci, cittadino svizzero e italiano, lascia così la carica di managing director di Credit Suisse, dove nel 2011 era subentrato al ticinese Franco Müller come head of Southern Europe per diventare un anno dopo amministratore delegato di Credit Suisse Italy fino al 2015. In precedenza Riccucci era stato dal 2005 al 2011 amministratore delegato di Ubs Italia e in tale veste anche nel consiglio dell’Associazione Italiana Private Banking. Efg, Flemming è il nuovo cfo Novità di rilievo nel management di Efg International, private bank svizzera che vanta patrimoni in gestione per 145 miliardi di franchi, reduce da un’intensa campagna di acquisizioni che, tra le altre cose, ha coinvolto Bsi e Ubi International. Christian Flemming è stato nominato chief operating officer e membro del comitato esecutivo, al posto di Mark Bagnall che diventa chief technology officer. Il 42enne Flemming, che riferirà direttamente al ceo Giorgio Pradelli, sarà focalizzato sul miglioramento dell’efficienza operativa di Efg.


DINASTY

Uno degli hotel Hyatt, partecipazione storica della famiglia Pritzker. Dall’altro in basso, alcune partecipazioni della società di venture capital Pritzker Group: (1) Interior Define, produttrice di divani personalizzati; (2) Vow To Be Chic, abiti a noleggio per damigelle; (3) Tickets Now, vendita online di biglietti per sport ed eventi e (4) Eved, piattaforma per i pagamenti digitali b2b.

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DINASTY

Faida infinita La famiglia americana dei Pritzker attraversa forti tensioni interne da decenni Dopo gli hotel Hyatt e il governo americano, ora tocca al venture capital DI FRANCESCA VERCESI / @frvercesi

Industria e politica La famiglia è molto nota per il fatto di possedere la catena alberghiera Hyatt e di aver posseduto il Marmon Group, un conglomerato di aziende manifatturiere e di servizi industriali che è stato venduto per 4,4 miliardi di dollari alla holding americana Berkshire Hathaway che fa capo al plurimiliardario Warren Buffett. Altre partecipazioni della dinastia Pritzker hanno incluso la Superior Bank of Chicago, che è fallita nel 2001, il TransUnion credit bureau e la compagnia di crociere Royal Caribbean. Oggi, ogni componente della sesta generazione lavora con successo in campi diversi. Società d’investimenti A co-fondare la catena Hyatt è stato Donald Pritzker, la quinta generazione, che ha avuto tre figli: Penny, che sotto la seconda presidenza Obama è stata il 38esimo segretario al commercio degli

Usa, ha ricoperto poi la carica di presidente, amministratore delegato e fondatrice di Psp Capital Partners, oltre che di Pritzker Realty Group e di Artemis Real Estate Partners. Seguono Anthony Pritzker e Jay Robert Pritzker (più conosciuto come J.B. Pritzker), entrambi fondatori del venture capital Pritzker Group (prima chiamato New World Ventures). La società di investimento è attiva in tre ambiti: private equity, venture capital nel settore tech e asset management. I due fratelli hanno riversato in questo gruppo parte del patrimonio accumulato con il business degli hotel (secondo Forbes 3,4 miliardi di dollari a testa) e attualmente sono impegnati nella raccolta di un miliardo e mezzo per il lancio di un nuovo fondo di private equity. Un obiettivo ambizioso, ma non utopistico considerato l’ampio network sul quale possono contare i Pritzker (in passato hanno già investito con profitto in collaborazione con Ross Perot Jr., erede dell’omonimo miliardario che nel 1992 e nel 1996 ha corso da indipendente per la presidenza degli Stati Uniti), nonché il track record 37

Origini ebraiche Affonda le radici a metà ’800 in una famiglia di origine ebraica scampata alle persecuzioni. La ricchezza comincia con Nicholas Pritzker (1871–1956), immigrato ebreo di Kiev, fondatore dello studio legale Pritzker & Pritzker e cugino del filosofo esistenzialista Lev Shestov. Più di un secolo dopo, nei suoi pronipoti sono ancora radicati i valori dell’immigrazione: lavorare sodo, ottenere una buona educazione, essere grati al Paese ospitante. Chicago è disseminata di testimonianze delle opere civiche della famiglia, dall’ala del Pritzker Art Institute allo zoo dei bambini di Pritzker. Accanto a tutto questo, però, le vicende degli eredi sono disseminate di avidità, tradimenti, cause legali e distruzione.

Negli anni la dinastia si è fatta sempre più potente fino a diventare una delle più ricche degli Stati Uniti e una delle più influenti negli affari politici, fronte dem.

PRIVATE

Politica, industria, venture capital, cultura, lusso, turismo, filantropia. E soprattutto soldi, tanti soldi. La famiglia Pritzker, che è proprietaria di più di 200 società, inclusa la catena degli hotel Hyatt, e di un network di un migliaio di family trust, ha un patrimonio che si aggira intorno ai 15 miliardi di dollari.


DINASTY

Penny sotto la seconda presidenza Obama è stata il 38esimo segretario al commercio degli Usa

Penny Pritzker

di successo nel settore. Attualmente Pritzker Group conta in portafoglio grandi realtà del manufacturing, dei servizi e del packaging, come ProAmpac, Technimark. Entact, Peco Pallet, Entertainment Cruises, Plz Aeroscience Corporation, Lbp e Pathgroup. A fine 2017 ha venduto la società di dispositivi medici Clinical Innovations a Eqt, gruppo di private equity fondato dalla dinastia miliardaria svedese Wallenberg.

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Imprenditrice e filantropa Anche la sorella Penny ha ottenuto risultati importanti. Imprenditrice di successo nel Midwest, titolare di una fortuna stimata in 2 miliardi di dollari e inclusa tra le cento

donne più potenti del mondo è la filantropa che nel 1996 ha canalizzato la sua raffinatezza e il suo potere di persuasione per aiutare un senatore all’epoca poco conosciuto come Barack Obama a raccogliere centinaia di milioni dei dollari per guidare la macchina nelle primarie presidenziali del 2008. Ha studiato economia e legge nelle prestigiose università di Harvard e Stanford. Subito dopo gli studi, ha trovato lavoro nel mondo degli affari e nel corso degli anni ha ricoperto svariati incarichi dirigenziali all’interno delle imprese dei Pritzker. È stata inoltre fondatrice di diverse società come la Psp Capital Partners e il Pritzker Realty Group. Nel frattempo si è dedicata anche ad attività

filantropiche e di impegno sociale: fra le altre cose è stata membro del Chicago Board of Education (è stata una figura centrale nelle riforme scolastiche cittadine), presidente del consiglio d’amministrazione di Skills for America’s Future (un’iniziativa dell’Aspen Institute) e presidente del museo di arte contemporanea di Chicago. Caduta e ripresa Nonostante il suo pedigree, la Pritzker ha dovuto superare un’infanzia piena di difficoltà e, in seguito, si è dovuta fare strada all’interno di una dinastia

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DINASTY

Pritzker (detta Gigi) alla quale si deve il merito, tra gli altri, del film “Drive”.

Thomas Pritzker

esclusivamente maschile, guadagnandosi la fiducia di suo zio Jay (co-fondatore, con Donald, della catena Hyatt) e diventando uno dei suoi successori selezionati. Nei suoi primi quarant’anni, dopo aver contribuito all’espansione dell’impero Hyatt affrontò battute d’arresto agonizzanti: i membri della sua vasta famiglia la accusarono, insieme a Thomas e Nicholas (a quel punto la troika stava gestendo società multimilionarie collegate alla galassia Pritzker, compresi la catena degli Hyatt Hotel e il conglomerato industriale Marmon Group) di arricchirsi a spese delle altre fortune degli eredi. Molti cugini volevano incassare. Per risolvere la faida, la famiglia ha distrutto il suo impero commerciale, vendendo 5 miliardi di dollari di aziende che Penny aveva personalmente costruito. In questa fase, è stata allontanata dai due fratelli che aveva aiutato a crescere.

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Spirito competitivo Di certo lo spirito ferocemente competitivo di tutti gli eredi

ha contribuito alle controverse battaglie legali sulle varie fortune di famiglia. Tom non è solo un capo azienda ma uno studioso tibetano; Nick è un cosmologo compiuto. Penny ha una laurea in legge e un Mba presso la Stanford. Ha detto una volta Nick Pritzker: “si è dei falliti se non si trova, ogni volta, la prossima cosa da conquistare. Noi lo chiamiamo shpilkes in yiddish”. Il figlio di Nicholas, Abram Nicholas, ha usato la sua laurea in legge a Harvard per costruire un impero immobiliare. Suo figlio maggiore, Jay, è venuto fuori come il patriarca della moderna famiglia Pritzker: un uomo socievole e un leggendario dealmaker che, con il fratello Robert, ha costruito anche il conglomerato Marmon con 60 imprese industriali. Passione per l’arte In famiglia lo spirito artistico non manca. Oltre all’istituzione del premio Pritzker (una sorta di Nobel dell’architettura) c’è anche chi produce film. Si tratta di Jean

Il ruolo di Donald Ma in questa intricata storia di famiglia, la figura più rilevante è stato il padre di Penny, Don, la cui breve vita ha significato moltissimo nella storia di Hyatt. Don è stato una figura chiave. “È stata la personalità di Don a creare la cultura Hyatt”, ha detto Tom Pritzker. La presenza di Don era esuberante: fanatico dello sport, aveva un fisico molto muscoloso ed era sempre di buon umore. Come il fratello più giovane del clan (era di 10 anni più giovane di Jay), Don cercava il suo posto in una famiglia di personalità ingombranti. Così, quando Jay ha speso 2 milioni di dollari per comprare la sua prima locanda - un motel anonimo vicino all’aeroporto di Los Angeles che è stato acquistato da un uomo di nome Hyatt Von Dehn - Don ha colto l’occasione. Al suo fianco c’era la sposa Sue Sandel. Era il 1959, l’anno in cui è nata Penny e il Boeing 707 era appena stato introdotto, quando si inaugurava la Jet Age degli anni ’60 degli uomini d’affari che viaggiavano. All’inizio, l’attività era tutt’altro che affascinante. Don allora decise di acquistare una seconda proprietà alberghiera, adiacente all’aeroporto di San Francisco. Furono i primi passi di quello che poi sarebbe diventato un impero economico, ma (forse) anche la causa di tante tensioni familiari.


BANK

Rigore teutonico La tedesca Merck Fink ha visto cambiare molte volte gli azionisti di controllo È rimasto costante l’approccio da boutique, con servizi personalizzati DI LUIGI DELL’OLIO / @LuigidellOlio

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Mantenere un profilo autonomo nonostante i cambiamenti a monte della catena di controllo. Se c’è un tratto che caratterizza la Merck Finck Privatbankiers nel panorama delle private bank europee, è proprio questo impegno, che si è tramandato tra le generazioni che hanno guidato

l’istituto tedesco, accomunando famiglia imprenditoriale e manager esterni. Focus sulla redditività E allora non deve sorprendere scoprire che un nome così noto nel settore in gestisce asset per circa

10 miliardi di euro, con un team di 300 consulenti distribuiti nelle dieci filiali tedesche. Una taglia da boutique, modello oggi sotto pressione alla luce dell’evoluzione normativa, che impone costi crescenti di compliance, e di mercato (soprattutto sul fronte dei


BANK INTERNATIONAL

Evoluzione di gruppo La limitata disclosure sui numeri societari si spiega con l’appartenenza della private bank bavarese al

Un secolo e mezzo di storia La società viene fondata nel 1870 con il nome di Merck, Christian & Co, puntando in primo luogo sul business dei prestiti alle aziende (decisivo il suo sostegno per la nascita dei gruppi assicurativi Munich Re e Allianz, nonché del colosso della birra Loewenbraeu, accompagnato dall’acquisto di piccole quote azionarie) e sulla consulenza per i bond societari. Dopo i travagli delle due guerre mondiali, l’istituto decolla a partire dagli anni Cinquanta sotto la guida di August von Finck, che ne guida l’espansione in tutto il territorio nazionale, fino alla scelta di vendere nel 1990 a Barclays per un ammontare di circa 600 milioni di marchi tedeschi. Nel 1999 il gruppo britannico vende la partecipata a Kbl European Private Bankers,

In alto: Matthias Schellenberg, presidente del comitato esecutivo e ceo. Nella pagina sinistra il museo del design della Pinakothek der Moderne, Monaco di Baviera, Germania, città dove ha sede l’head quarter Merck Finck Privatbankiers.

affiliata di Bil, con quest’ultima che nell’autunno del 2011 viene rilevata da Precision Capital. Per poi passare lo scorso anno, come già ricordato, in mani cinesi. Conflitti familiari La storia della famiglia Finck è costellata di tensioni. In particolare, da anni è in corso una diatriba legale tra i fratellastri Helmut e August von Finck jr, eredi di August von Finck, con il primo che accusa il secondo di averlo ingannato, liquidando le sue partecipazioni per poche centinaia di milioni di euro. Mentre August figura stabilmente nelle classifiche di Forbes tra i 100 uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio attualmente stimato in 8,6 miliardi di dollari. Non certo una novità nel panorama delle grandi famiglie di banchieri europei. 43

La carta della specializzazione Il manager non ha comunque fornito indicazioni in merito alla redditività, limitandosi a ricordare che la vera carta per fare la differenza in un settore molto competitivo come la gestione dei grandi patrimoni è la capacità di specializzarsi in nicchie di mercato. In particolare, i punti di forza di Merck Fink sono l’advisory in campo immobiliare e la gestione patrimoniale. Oltre all’attività di prestito titoli e alla consulenza in ambito artistico. Quest’ultima una passione condivisa dai timonieri dell’azienda che si sono succeduti negli ultimi decenni, come dimostrano le numerose collezioni presenti nelle sedi principali della banca.

gruppo Banque Internationale à Luxembourg (Bil), che comunica i dati in forma aggregata (circa 38 miliardi in gestione alla fine del 2016). Quest’ultimo fa capo dallo scorso autunno a Legend, conglomerata cinese (tra le altre cose controlla il colosso It Lenovo) che ha messo sul piatto 1,48 miliardi di euro per rilevare il 90% del capitale dalla famiglia reale del Qatar, che deteneva Bil attraverso il veicolo Precision Capital. Poco cambia per Merck Finck, che all’interno del nuovo gruppo manterrà il suo profilo da boutique, capace di offrire un servizio personalizzato alla clientela.

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tassi), che comprime i margini. “Sicuramente le economie di scala sono fondamentali nel nostro settore, ma c’è anche spazio per chi sa garantire un servizio personalizzato per la clientela più facoltose. Il nostro benchmark non sono tanto gli aum, ma la redditività”, ha spiegato in una recente intervista il ceo Matthias Schellenberg, al timone della banca di Monaco di Baviera dall’inizio del 2017. Ricordando che l’altra priorità è il rigore, nei conti e in ogni aspetto del lavoro.


GLI OBIETTIVI DI SEMPRE, LE SOLUZIONI DI DOMANI

Visita www.leggmason-afi.it 02 8734 3325 I comparti Legg Mason Brandywine Global Income Optimiser Fund e Legg Mason Western Asset Macro Opportunities Bond Fund fanno parte di Legg Mason Global Funds plc (“LMGF plc”), un fondo multi comparto con passività separate tra i comparti, costituito come società d’investimento di tipo aperto a capitale variabile, strutturato in organismo d’investimento collettivo in valori mobiliari (“OICVM”) ai sensi del diritto irlandese come “public limited company” conformemente alle leggi irlandesi Companies Acts e ai regolamenti OICVM. LMGF plc è autorizzata in Irlanda dalla Banca Centrale d’Irlanda. Il comparto EnTrustPermal Alternative Income Strategy fa parte di Legg Mason Alternative Funds ICAV (“LMAF”), un fondo multi comparto con passività separate tra i comparti, costituito come società d’investimento di tipo aperto a capitale variabile, strutturato in organismo d’investimento collettivo in valori mobiliari (“OICVM”) conforme ai regolamenti OICVM e registrato al n. C139549. LMAF è autorizzata in Irlanda dalla Banca Centrale d’Irlanda. Si fa rilevare che il valore degli investimenti e il reddito da essi riveniente sono soggetti a rialzi e ribassi. L’investimento in un comparto comporta rischi d’investimento, compresa la possibile perdita dell’importo investito. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Il presente materiale non intende costituire una sintesi o un’analisi completa. Le informazioni e i dati in esso riportati sono stati tratti da fonti ritenute affidabili, ma non sono in alcun modo garantiti da società o affiliate di Legg Mason, Inc. (nel complesso “Legg Mason”). Non si rilascia alcuna dichiarazione di correttezza della informazioni a una data successiva a quella di riferimento. Un investimento in questo comparto non dovrebbe costituire una percentuale sostanziale del portafoglio di investimenti di un investitore e potrebbe non essere adatto a tutti gli investitori. Si richiama l’attenzione degli investitori sui fattori specifici di rischio illustrati nel Documento contenente le informazioni chiave per gli investitori (“KIID”) delle classi di azioni di un comparto e nel prospetto di LMGF plc. Non esiste alcun genere di


LA NUOVA GENERAZIONE DEL FIXED INCOME Le strategie obbligazionarie tradizionali, semplicemente, non funzionano più.

Unconstrained nella sua forma migliore

Stabilità, protezione dai rischi del mercato, rendimento: è ciò che gli investitori hanno sempre cercato nel fixed income. Oggi, dopo anni di straordinaria politica monetaria, servono strumenti nuovi per realizzare questi obiettivi.

Global Income con approccio dinamico

Noi di Legg Mason possiamo vantare una lunga esperienza nello sviluppo di soluzioni obbligazionarie alternative in grado di creare valore anche in questo scenario di mercato. In altre parole: tutto ciò che gli altri gestori considerano nuovo, per noi fa parte della tradizione.

Legg Mason Western Asset Macro Opportunities Bond Fund Legg Mason Brandywine Global Income Optimiser Fund Vera diversificazione e bassa volatilità

EntrustPermal Alternative Income Strategy Si fa rilevare che il valore degli investimenti e il reddito da essi riveniente sono soggetti a rialzi e ribassi. L’investimento in un comparto comporta rischi d’investimento, compresa la possibile perdita dell’importo investito. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.

garanzia che i comparti conseguano il loro obiettivo d’investimento. Prima dell’adesione leggere il prospetto. I singoli titoli citati intendono fungere puramente da esempio e non devono essere considerati come una consulenza né intesi come una raccomandazione d’acquisto o di vendita di un investimento o una partecipazione. Le opinioni espresse sono soggette a modifiche senza preavviso e non tengono conto di particolari obiettivi d’investimento, situazioni finanziarie o esigenze degli investitori. Prima dell’investimento, gli investitori devono leggere interamente il modulo di sottoscrizione di LMGF plc, nonché il KIID delle classi di azioni di un comparto e il relativo Prospetto (che descrive integralmente l’obiettivo e i rischi d’investimento). Questi e altri documenti pertinenti possono essere ottenuti gratuitamente in italiano presso la sede legale di LMGF plc in Riverside Two, Sir John Rogerson’s Quay, Grand Canal Dock, Dublino 2, Irlanda, presso l’agente amministrativo di LMGF plc, BNY Mellon Investment Servicing (International) Limited, allo stesso indirizzo, oppure nel sito web www.leggmasonglobal.com. Il presente materiale non è destinato a soggetti o utilizzi che possano risultare contrari a leggi o regolamenti locali e Legg Mason non è responsabile né si assume alcuna responsabilità in ordine alla sua diffusione. Il presente materiale non costituisce un’offerta o una sollecitazione da parte di alcuno in giurisdizioni in cui tale offerta o sollecitazione sia illegale ovvero in cui il proponente di siffatta offerta o sollecitazione non sia a tal fine autorizzato oppure a chiunque sia illegale rivolgere detta offerta o sollecitazione. Pubblicato e approvato da Legg Mason Investments (Europe) Limited, sede legale 201 Bishopsgate, Londra, EC2M 3AB. Società registrata in Inghilterra e Galles al n. 1732037. Autorizzata e regolamentata dall’UK Financial Conduct Authority. Le presenti informazioni sono destinate a essere utilizzate esclusivamente da clienti professionali, controparti idonee o investitori qualificati. Non sono concepite per, né destinate a essere utilizzate da clienti finali.


FOCUS

Pressione sui margini Definire la politica d’investimento, l’orizzonte temporale e la spesa di rischio Sono le tre regole base per il private banking in un mercato più difficile

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DI THEO DELIA-RUSSELL*


FOCUS

Stress competitivo I motivi di questo “stress competitivo” risiedono anche nella maggiore trasparenza legata all’utilizzo delle architetture aperte da parte dei distributori e in

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Dimensione critica Asset management e private banking viaggiano verso la compressione dei margini netti. Si capisce così il problema della dimensione critica dei gestori. I margini sono destinati a essere erosi mano a mano che il livello competitivo e l’internazionalizzazione del business prenderanno spazio soprattutto lato produzione. Il processo aggregativo a livello nazionale ed europeo è una prima risposta a questo fenomeno. Non solo, esiste un problema di erosione esogena derivante da: • la crescita di prodotti “passivi” (come gli Etf ) o sintetici • l’accentuazione del fenomeno di “fee convergence”. Si tratta di fenomeni che spingeranno al ridisegno della struttura produttiva (e distributiva) dell’asset management in Europa. Gli Stati Uniti, da questo punto di vista, sono già avanti.

particolare dei banker e dall’utilizzo dei broker da parte della clientela istituzionale, contribuendo a generare: • una crescente globalizzazione dell’industria dell’asset management; • una crescente armonizzazione legislativa e fiscale; • una crescente competizione; • una ridotta contribuzione ai margini dei ricavi da up-front (caricamenti iniziali); • una crescita meno dinamica delle masse in gestione. A questo si aggiunge poi la normativa Mifid 2 e la trasparenza sulla struttura commissionale e sulla ridistribuzione delle commissioni tra i vari player coinvolti (consulente, intermediario e produttore). La struttura commissionale, tipicamente distribuita tra il 60-70% alla rete distributiva (consulenti finanziari e intermediario) e un 3040% all’asset manager (oltre a un probabile 5-10% alle piattaforme di distribuzione) sarà certamente ridefinita o ridistribuita con la Mifid 2. E i costi di produzione e distribuzione? Ci sono spazi per maggiori efficienze? La nuova sfida riguarderà l’esternalizzazione delle attività a basso valore aggiunto o comunque a intensa attività manuale/ amministrativa, la razionalizzazione della gamma prodotti (meno prodotti con maggiori dimensioni), lo sviluppo dei volumi su terze parti per ridurre l’incidenza dei costi fissi e degli investimenti tecnologici, di PRIVATE

La regola fondamentale di ogni investitore consiste nel definire con cura la politica di investimento, l’orizzonte temporale, la spesa di rischio. È necessaria un’attività di revisione periodica che preservi gli obiettivi iniziali mantenendo disciplina nel processo allocativo.


FOCUS

Gli asset manager saranno chiamati a scegliere il modello di business in grado di valorizzare al meglio le proprie caratteristiche, il brand e il posizionamento sul mercato ricerca e di innovazione di prodotto. Inevitabilmente si assisterà a un processo di polarizzazione dei big player del risparmio gestito a livello nazionale e paneuropeo, spinto anche dall’ingresso in Europa e in Italia dei grandi operatori americani.

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“Marketing laterale” Si assisterà presumibilmente ad approcci strategici sempre più orientati alla specializzazione,

sia nella produzione che nella distribuzione, con modelli di business posizionati per sviluppare un miglior bilanciamento tra incremento dei ricavi ed efficientamento dei costi. Tuttavia, nonostante una previsione di decrescita dei margini a livello complessivo, è possibile prevedere una forte crescita in alcune nuove aree geografiche e in nuove categorie di prodotto. Questo imporrà agli asset manager di scegliere il modello di business che più valorizzi le proprie migliori caratteristiche, il proprio brand, il proprio posizionamento di mercato e le propria professionalità. Si riporta un esempio. Ci si aspetta una crescita robusta dei prodotti passivi o semi passivi, di quelli alternativi ma anche dei prodotti ibridi che uniscono la classica strategia long only a strategie decorrelate che possano aumentare l’efficacia del prodotto: è chiaro che sulle asset class tradizionali relative ai fondi long only la competizione sarà notevole, molto più che in passato, e costringerà diversi player a uscire dal mercato o comunque a modificare il proprio posizionamento. Il posizionamento di nicchia su alcuni prodotti particolari, come gli Etf «enhanced passive» (a gestione non totalmente passiva), può portare alcuni vantaggi ma è costoso da avviare e il vincolo dimensionale persiste. Filoni di crescita In un contesto così complesso esistono in realtà anche altre

possibilità di crescita dei ricavi che escono dalla linea di competizione tradizionale ed entrano in un insieme di business derivate con fattispecie molto interessanti. Se ne citano solo alcuni tra i più emblematici come quelli legati alla capacità di: • gestire attività di wealth & tax planning sugli asset gestiti direttamente e indirettamente, pianificando anche gli aspetti di copertura dei rischi; • fornire i propri servizi ad altri player (outsourcing interno); • gestire la selezione e il monitoraggio di altri asset manager per i clienti finali (istituzionali o Hnwi); • sviluppare il business di “security lending”. Percorsi da seguire Si riportano di seguito degli esempi per ognuno dei punti sopracitati: a) wealth planning: in passato lo Stato pensava a garantire le pensioni e la loro tenuta di valore nel tempo. Oggi gli individui, anche e soprattutto quelli economicamente agiati, devono pensare a creare delle pensioni aggiuntive (integrative) che tengano il valore reale nel tempo e ne sviluppino possibilmente di nuovo. Mantenere il valore reale non significa solamente proteggersi dall’inflazione ma dalle asimmetrie di mercato e dalla sua volatilità. Ci saranno quindi ampie opportunità di sviluppo di


FOCUS Theo DeliaRussell

legato al security lending dovuta principalmente alla domanda di hedge fund in crescita costante, classificati come i maggiori utilizzatori di “stock o security affittati”. Recenti analisi di mercato hanno riferito che gli asset manager si aspettano una domanda che consentirà a regime di affittare il 10-15% del loro portafoglio con un ricavo in termini relativi intorno ai 10-20 basis point. In estrema sintesi, esiste la possibilità di incrementare ricavi e marginalità valorizzando le proprie competenze in altri ambiti oppure entrare con le proprie skill in mercati diversi ma paralleli a quello tradizionale.

*Professore di private banking presso l’Università Cattolica di Milano. Il testo è tratto dal volume “I portafogli di investimento nel private banking”, edito da Aipb, che pubblica libri di approfondimento su temi rilevanti per diffondere presso gli operatori e la clientela Hnwi la cultura private

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al primo un sempre maggiore supporto nello sviluppo di prodotti e servizi dedicati al segmento, ma allo stesso tempo l’asset management acquista un ruolo sempre più incisivo nella catena produttiva ritagliandosi delle vere e proprie nicchie di specializzazione che lo avvicinano all’utente finale in termini di valore percepito da quest’ultimo. La “fabbrica di fondi” non è più solo tale ma ha una componente consulenziale che l’avvicina al private banker in termini di supporto ma anche al cliente finale in termini di percezione di creazione di valore della sgr. Oggi potrebbe apparire come una disintermediazione del banker, ma in futuro sarà un passaggio obbligato in termini di competenze in uno scenario complesso; c) security lending: prestare le azioni dei propri portafogli è una delle altre opportunità di compensazione della progressiva contrazione dei margini nell’asset management. Il mercato si aspetta una buona crescita del business

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tutti quei prodotti assicurativi finalizzati alla copertura dei rischi (prodotti asimmetrici che offrono la copertura dai rischi di downside al costo di limitare potenziali upside) e di tipici prodotti pensionistici che garantiscono a termine dei risultati identici a quelli dei livelli pensionistici dei decenni passati; b) outsourcing interno: quando si pensa alle attività di supporto alla gestione del risparmio quali middle e back office (outsourcer informatici), ai servizi di custodia, ai servizi di corporate governance e di consulenza “proxy-voting” ci si rende subito conto delle potenzialità di vendita di questi servizi a realtà minori che non hanno le dimensioni e le competenze per sopportare gli investimenti di start up e che sono alla ricerca di un partner tecnico amministrativo per le loro attività. Il caso più evidente è quello dei family office indipendenti che sono alla ricerca di partner per attività amministrative ma anche per le attività di asset allocation, gestione del rischio e custodia, in aggiunta a quelle più tradizionali di asset management; gestire la selezione e il monitoraggio di altri asset manager per i clienti finali (istituzionali o Hnwi) è una delle ulteriori attività possibili già in voga negli Usa. Si assiste quindi a una reciproca collaborazione tra asset management e private banking, dove il secondo chiederà


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Promotori del made in Italy Sattin e Campolo sono i cofondatori di Private Equity Partners Interesse per le aziende medio-grandi che possono diventare poli aggreganti DI ROSARIA BARRILE / @rosariabarrile

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Fondata e controllata da Fabio Sattin e Giovanni Campolo, Private Equity Partners (PEP) investe in società non quotate, sia direttamente, sia attraverso i fondi gestiti dalla propria controllata PEP Sgr (JP Morgan Italian Fund III, del valore di 200 milioni di euro, e Private Equity Partners Fund IV, del valore di 300 milioni di euro circa). Realtà indipendente, attiva in Italia da oltre 25 anni, nel 2017 PEP ha continuato nella sua opera di promotore e co-fondatore di Italian Design Brands (IDB), piattaforma per la creazione di un polo del design italiano, rilevando la maggioranza di Cenacchi International, marchio specializzato nella realizzazione di arredamenti di design su misura. L’attuale portafoglio attivo comprende in questo momento oltre a IDB (Gervasoni, Meridiani e Cenacchi International), Industrie Chimiche Forestali, Allsystem, Euticals e Car Affinity. Sempre nel corso dello scorso anno la società ha concluso poi un importante accordo di collaborazione con Equita Group sulla base del quale è stata costituita la Spac, del valore di 150 milioni di

Preferiamo investimenti di lungo termine, fornendo capitali e management alle realtà in cui investiamo euro, “EPS Equita PEP Spac S.p.A”, quotata sul mercato Aim nel mese di agosto, come ci racconta Fabio Sattin, che è tra i decani nel mercato italiano del private equity. Qual è il vostro target preferito d’investimento? “L’attenzione è sempre stata orientata su società prevalentemente basate in Italia, di mediograndi dimensioni, dotate di un buon management e di una forte propensione allo sviluppo internazionale sia attraverso una crescita organica, sia per il tramite di operazioni di acquisizione. In molti casi, la quotazione in Borsa viene ritenuta un obiettivo importante. Operando come active owner in un’ottica industriale e

di sostenibilità di lungo termine, mettiamo a disposizione delle partecipate un supporto strutturato e una rete di contatti e partnership sia in Italia, che all’estero. In particolare, nelle operazioni di buy & build, supportiamo attivamente la creazione di poli industriali, operando in stretto contatto con l’imprenditore e i manager per aggregare realtà economiche e renderle dei campioni internazionali. Quali sono le vostre peculiarità rispetto ad altri operatori? La nostra caratteristica peculiare è l’elevata flessibilità operativa e la conseguente possibilità di ricorrere a diverse strutture di investimento, inclusi i fondi chiusi, tipologie di investitori e tempistiche di intervento in funzione delle specifiche esigenze della singola operazione. Abbiamo una consolidata esperienza in operazioni di expansion capital e pre-Ipo financing, buy & build, buyout, early stage e venture capital, nonché nei club deal. Dal 2017 siamo anche in grado di operare attraverso lo strumento della Spac, costituito in collaborazione con Equita Group.


PRIVATE EQUITY

Focus sull’internazionalizzazione

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In alto da sinistra Fabio Sattin e Giovanni Campolo

Moda, design, alimentare, meccanica di precisione e turismo sono i settori in cui tradizionalmente gli operatori di private equity tendono a focalizzarsi in Italia. Ma la selezione del settore e la tipologia tecnica non sono sufficienti a garantire il buon esito dell’operazione sopratutto nel caso in cui vengano a mancare determinati requisiti, come puntualizza a PRIVATE Giovanni Campolo, socio fondatore di Private Equity Partners. “Condividiamo l’interesse degli operatori per determinati settori, ma con l’esperienza accumulata in oltre 60 operazioni abbiamo osservato come anche in altri, magari meno noti, sia possibile realizzare ottime operazioni. L’importante, a nostro avviso, è che si tratti di società che intendono crescere a livello internazionale, con fattori distintivi e di successo solidi e, soprattutto, che siano guidate da un management adeguatamente motivato al raggiungimento degli obiettivi prefissati. L’allineamento degli interessi tra investitori, azionisti e manager è infatti un elemento essenziale e, a nostro avviso imprescindibile, per qualsiasi operazione di investimento, indipendentemente dalla struttura tecnica di volta in volta adottata. Ci aspettiamo che la nuova regolamentazione del carried interest contribuirà a far confluire in Italia ancora più operatori qualificati”.


OPINION

Passaggio generazionale Si tratta di una grande sfida per i consulenti finanziari, al pari di tanti loro clienti L’arrivo di forze fresche può contribuire a rinnovare la professione in modo radicale DI PAOLO MARTINI /

paolomartini73

finanziari ha ormai raggiunto i 50 anni.

La crisi del 2008 ha investito il mondo delle banche acuendone il processo di trasformazione che ha avuto, tra le sue conseguenze, il passaggio di molti bancari nel mondo delle reti. Dal 2013 a novembre 2017 sono stati infatti oltre 6mila i dipendenti di banca con mandato a essersi iscritti all’Albo unico dei consulenti finanziari. Le migliaia di esuberi che hanno colpito il settore hanno impattato profondamente sul mito del posto in banca, fino a pochi anni fa considerato sinonimo di sicurezza e oggi oggetto di un profondo cambiamento, tanto da divenire luogo in cui tanti bravi professionisti si sentono “frustrati”.

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Cambio di rotta All’ansia ed al timore per il loro lavoro sempre meno sicuro si accompagnano frequenti pressioni alla vendita di prodotti magari in conflitto di interesse, che obbediscono prevalentemente a logiche commerciali piuttosto che soddisfare reali esigenze della clientela. In questo articolo vorrei però più che altro soffermarmi sulle competenze e abilità che questa

ondata di nuovi professionisti sta apportando alle reti di consulenza finanziaria. Il primo elemento da considerare riguarda il passaggio generazionale. L’età media dei consulenti iscritti all’Albo è sempre più alta: secondo la relazione annuale 2016 presentata dall’Organismo di vigilanza e tenuta dell’Albo unico dei consulenti

Largo ai giovani Quindi questo settore ha quanto mai bisogno di una nuova generazione pronta al passaggio di testimone, come può esserlo quella dei giovani provenienti dal mondo bancario, caratterizzata da un’età media decisamente più bassa. Un secondo beneficio è costituito dalla ventata di entusiasmo portato da questi professionisti. L’energia e la voglia di fare che per tanti anni sono rimaste represse esplodono in un nuovo contesto più meritocratico e dinamico, contagiando a cascata anche i colleghi che lavorano nella rete da molti anni. La provenienza da un ambiente lavorativo più strutturato, qual è quello bancario, determina inoltre una capacità di organizzare metodicamente le attività che può essere di aiuto e spunto di confronto per tutti gli altri consulenti. Per queste e molte altre ragioni, l’afflusso di bancari nel mondo delle reti potrebbe rappresentare un’ottima occasione per tutti, da cogliere con coraggio e convinzione.


OPINION

Bitcoin non è una moneta La frenesia intorno alla criptovaluta rischia di generare illusioni La volatilità delle quotazioni è indice dell’incertezza che caratterizza lo strumento DI MARCELLO GUALTIERI / @marce_gualtieri

Da qualche tempo intorno ai bitcoin c’è un grosso movimento: i future sono stati quotati a Chicago, un giorno sì e un altro pure qualche governo vuole vietarli, qualcun altro propone di farne uno di Stato. Il risultato è che le quotazioni sono estremamente volatili. I lettori di PRIVATE sono certamente in grado di assumere decisioni di investimento in merito: con questo scritto vogliamo solo chiarire l’equivoco che nasce dal fatto che questo asset viene definito “criptovaluta”, facendo così pensare che sia una valuta, ossia una moneta. È un clamoroso errore: certamente si può investire in bitcoin, ma ben sapendo che non è una moneta e ne mai potrà esserlo. Vediamo perché.

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Limiti di accettazione Una moneta è uno strumento che racchiude in sé tre caratteristiche: intermediario dello scambio; misura del valore e unità di conto; riserva di valore. Le tre caratteristiche devono necessariamente coesistere perché si possa parlare di moneta. È certamente vero che il bitcoin è accettato in alcuni casi come intermediario di uno scambio: un

bene reale viene scambiato con la criptovaluta e questo perché chi la riceve ritiene di poterli riutilizzare per altri scambi. Futuro incerto Detto questo, mancano le altre due caratteristiche necessarie affinché esista una moneta. Il valore di un bene, difatti, non si può misurare in termini di bitcoin in maniera razionalmente accettata da tutti;

Non è identificabile come riserva di valore, né è ipotizzabile redigere un bilancio con questo strumento e nemmeno si può ipotizzare di redigere un bilancio o una contabilità esprimendo i valori in bitcoin perché nessuno lo considererebbe attendibile. Infine, il bitcoin non è una riserva di valore, perché non esiste al mondo un operatore razionale che volendo accantonare valore per il futuro, accetti di detenere bitcoin per un periodo mediolungo a tal fine. A questo punto la domanda può essere: se il bitcoin al momento non è una moneta, potrà mai divenirlo in un futuro? Anche qui la risposta è negativa perché non esiste nessun detentore o acquirente “naturale” di questo asset, al contrario delle altre monete che hanno tutte un utilizzatore naturale: ad esempio gli inglesi per la sterlina, i giapponesi per lo yen e così via.


HEDGE

Tassi in rialzo Si complica la ricerca di rendimento tramite reddito fisso Restano opportunità per le soluzioni absolute return DI ROBERTO FALZONI /

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Generare rendimento con il reddito fisso nei prossimi anni potrebbe rivelarsi molto più complicato e meno profittevole di quanto siamo stati abituati negli ultimi tempi. Selezione necessaria Come investire in questa classe di attivi e conservare possibilità di guadagno interessanti? Date le condizioni attuali del mercato, le maggiori opportunità risiedono nei fondi total return, absolute return e in quelli specializzati su mercati emergenti, con approccio long/short. Qualche occasione potrebbe esservi anche investendo nelle valute locali.

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Banche centrali, cambio di rotta Il rialzo dei tassi d’interesse cominciato negli Stati Uniti l’anno scorso rischia di allargarsi ad altri Paesi. La ripresa sincronizzata dell’economia mondiale sta prendendo sempre più vigore e le banche centrali dovranno adattarsi a questa nuova situazione. In primo luogo riducendo o interrompendo gli acquisti di obbligazioni e poi gradatamente, si spera, normalizzando la politica

monetaria e riportando i tassi in territorio positivo. Questo cambio di rotta potrebbe creare non pochi problemi agli investitori e ai gestori di fondi che possono solo comprare obbligazioni in quanto anche gli spread di credito, che hanno raggiunto livelli storici minimi, dovrebbero tornare ad aumentare. Ombrello protettivo Quindi per poter guadagnare sul reddito fisso sarà indispensabile rivolgersi a quei gestori di fondi che potranno proteggersi e approfittare di questi cambi di tendenza o a quei gestori che potranno cercare sui mercati emergenti altre opportunità di investimento e tassi d’interesse più elevati, con o senza copertura del rischio valutario. I fondi total return usano strategie d’investimento flessibili e possono coprire i portafogli con derivati per ridurre la duration o il rischio di credito. Spesso non sono legati a benchmark che in questi mercati diventano trappole. I fondi absolute return sono ancora più liberi nell’operare sui mercati del reddito fisso e operano su strategie di arbitraggio sui tassi d’interesse su


HEDGE

PERFORMANCE DI ALCUNI HEDGE FUND Strategia

Fondo

Performance

Andamento

Andamento

gennaio 2018

2017

a 3 anni

Long Short

Candriam Credit Opportunity

0,21

1,362

7,15

Long Short

Muzinich LongShortCreditYield

0,07

-0,08

2,22

Long Short

M&G Global Macro

1,24

2,73

-1,66

Emerging markets

H2O Multi Emerging

-2,6

-8,02

-

Emerging markets

M&G Emerging

1,31

10,52

18,58

Short Duration

Loomis

-0,32

1,03

-

Short Duration

Muzinich Short Duration

0,03

0,39

3,99

Nordea EU High Yield

0,18

6,37

17,16

H2O Adagio

0,54

4,33

12,27

High Yield

Global Bonds

Fonte: Denarius, rilevazione 1° febbraio 2018

La ripresa sincronizzata dell’economia mondiale sta prendendo sempre più vigore e i governatori dovranno adattarsi a questa nuova situazione

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Maneggiare con cura I fondi sui mercati emergenti, preferibilmente long/short, si dividono in due categorie: da una parte quelli che investono in moneta locale, magari specializzati in alcune zone geografiche e

che non coprono il rischio sulle valute; dall’altra quelli che invece coprono sistematicamente il rischio valutario e che cercano di trovare valore e opportunità sul livello dei tassi d’interesse o sullo spread di credito. Una diversificazione tra alcuni gestori in queste tre/quattro categorie di fondi d’investimento dovrebbe garantire una redditività anche in uno scenario di rialzo dei tassi d’interesse nei prossimi anni. PRIVATE

movimenti delle curve o su spread di credito. Sono quindi molto meno sensibili all’evoluzione dei tassi d’interesse.


LEGAL

Focus sulla vigilanza Il legislatore comunitario ha reso più rigorose le regole di condotta degli intermediari Adesso tocca alle autorità nazionali assicurare che vengano rispettate

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PRIVATE

DI LUDOVICA D’OSTUNI*


LEGAL

Due fronti Nell’attuare questi obiettivi, il legislatore comunitario ha operato su due fronti: da un lato ha reso più rigorose le regole di condotta applicabili agli intermediari e introdotto gli obblighi di product governance, dall’altro ha rafforzato i poteri in capo alle autorità di vigilanza. Una delle maggiori novità in questo senso è costituita dalla “product intervention”, ossia dalla facoltà che dal 3 gennaio di quest’anno è riconosciuta alle autorità di vigilanza di limitare, ed addirittura vietare, la commercializzazione di strumenti finanziari o un tipo di attività o di pratica finanziaria.

attribuiti dalla Consob per quel che riguarda la protezione degli investitori e l’integrità dei mercati ed alla Banca d’Italia in relazione alla stabilità del sistema finanziario. La normativa europea individua i criteri e i fattori che le autorità di vigilanza devono utilizzare per valutare se effettivamente sussistono quelle situazioni di pericolo per la tutela degli investitori o per la stabilità del sistema che consentono di attivare la product intervention.

Tutele rafforzate Presupposto per l’adozione di questi provvedimenti è che vi sia un significativo pericolo per la tutela degli investitori o una minaccia all’ordinato funzionamento ed integrità dei mercati o alla stabilità del sistema finanziario. Nel caso degli strumenti finanziari derivati la product intervention può attivarsi anche quando il derivato può avere ripercussioni negative sul meccanismo di formazione dei prezzi dell’attività sottostante. Nel nostro paese questi poteri sono

Criteri identificativi I criteri declinati dal legislatore guardano alle caratteristiche dello strumento, alla tipologia di clienti interessati, alle modalità distributive. Possono quindi rilevare il grado di complessità e di innovazione dello strumento finanziario, il tipo di attività sottostanti, la scarsa trasparenza dello strumento anche in termini di formazione del prezzo e di costi, la sua illiquidità, l’esistenza di uno squilibrio tra rischio e rendimento, la situazione economica e finanziaria

dell’emittente, l’utilizzabilità dello strumento finanziario per scopi di criminalità finanziaria. Ad ulteriore rafforzamento, il Testo Unico della Finanza riconosce alla Consob la facoltà di sospendere per 60 giorni la commercializzazione di strumenti finanziari nel caso di violazione delle disposizioni in materia di product governance: se quindi manca o fallisce il presidio di product governance dell’intermediario, l’autorità di Vigilanza può intervenire bloccando temporaneamente l’operatività. Funzione dissuasiva La product intervention sembra quindi una misura più efficace e dissuasiva delle sanzioni amministrative che, fino ad oggi, sono state l’unico (debole) deterrente rispetto all’adozione di condotte non corrette degli intermediari. È anche possibile che il timore di incorrere in un provvedimento del genere, dannoso sia sotto il profilo economico che sotto quello reputazionale, induca effettivamente gli intermediari ad adottare condotte maggiormente virtuose ed a selezionare e costrutire con rafforzata attenzione i prodotti da includere nella propria gamma d’offerta.

*Socio dello studio legale Zitiello e Associati, presta consulenza nel settore assicurativo e in quello bancario

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Il Testo Unico della Finanza riconosce alla Consob la facoltà di limitare o di commercializzare gli strumenti finanziari

PRIVATE

Tra gli scopi principali della normativa comunitaria relativa ai servizi e alle attività di investimento (direttiva Mifid 2 e regolamento Mifir) vi è quello di innalzare il livello di tutela degli investitori.


LIFESTYLE COVER

L’ONDA DI MASERATI Soldini è partito da Hong Kong per una nuova avventura a bordo del suo trimarano Alla ricerca di un altro record, il team Maserati Multi 70 è “in volo” verso Londra DI MARTA CITACOV / @7Martix

LO SKIPPER Giovanni Soldini, 51 anni, skipper di Maserati, sponsor che dà il nome alla barca. L’abbigliamento del team è firmato Ermenegildo Zegna, Per seguire la sfida: www.maserati.soldini.it

dovrà doppiare il Capo di Buona Speranza per risalire fino all’estuario del Tamigi. L’arrivo spettacolare è previsto con il passaggio sotto il ponte Queen Elizabeth II. Dove, insieme al pubblico, li aspetteranno i cronometristi ufficiali del World Sail Speed Record Council. 61

hanno come obiettivo di battere il primato di Gitana 13, il maxi catamarano (32,50 metri) che dieci anni fa stabilì il tempo record di 41 giorni, 21 ore e 26 minuti per raggiungere le acque del Tamigi sullal rotta del tè. Dal Mar della Cina, attraverso l’oceano, Maserati

PRIVATE

Ha tempo fino al primo marzo per percorrere 23 mila miglia. Partiti da Hong Kong il 18 gennaio, Giovanni Soldini e il team Maserati Multi 70 (Guido Broggi, Oliver Herrera Perez, Alex Pella e Sébastien Audigane), a bordo del Trimarano lungo 21, 20 metri,


TREND

OGGETTI D’AMARE Nel mese di San Valentino la parola “amore” finisce su miriadi di oggetti Dal design alla moda, la tendenza 2018 è puntare sul black&white

BIANCO E NERO A sinistra, il casco da sci Milano1914 . Sopra, la pipa Curvy di Al Pascià. Qui sotto, gli occhiali in carbonio Hawkers.

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PRIVATE

Ditelo in bianco e nero. La tendenza per il San Valentino 2018 punta sul non colore. Con una concessione a qualche tocco di rosso, che fa tanto amore. E amore è proprio la parola chiave di oggetti di design dedicati alla festa degli innamorati. Per un regalo su misura per lui, si punta

sulle passioni maschili: dal casco da sci destinato agli sportivi, come gli occhiali da sole, alla pipa fatta a mano in legno prezioso. Tra i settori merceologici più gettonati, quello dell’arredamento, specialmente con suppellettili giocose: lampade e scritte al neon per dare un tocco

tenero, dal salotto alla camnera da letto. Oppure le tazze (mugs) per la colazione mattutina, ognuna con una lettera stampata. Per comporre il nome dell’amato o la parola amore. Ai più prosaici, suggeriamo un oggetto che torna di moda: il fermasoldi in argento.


LIFESTYLE TREND

SENTIMENTO LUMINOSO Di Seletti per Design Republic la scritta luminosa (romantica) che fa luce e arreda.

SCATOLA MAGICA La lampada da comodino “Love Box” di Design Repulic, ispirata alla celebre opera di Robert Indiana.

SILVER Il fermasoldi “Primitive” in argento 925 di De Vecchi Milano 1935.

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PRIVATE

OGNI MATTINA Le tazze con le lettere, per comporre nomi e parole: designrepublic.com


DREAMS

L’ORA DEL MASCHIO Una delle passioni dell’uomo da sempre, gli strumenti del tempo regalano emozioni Con performance nuove e design fatto di riferimenti retrò e invenzioni attuali

CORUM ModellonHeritage Artisans Coin Watch, in acciaio con cinturino in cuoio stampato alligatore (moneta in argento 925).

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PRIVATE

Sono pochi gli oggetti, più o meno preziosi, che da sempre garantiscono di far felice un uomo. Gli strumenti del tempo sono in cima alla classifica del collezionismo mondiale. In materiali pregiati o nel diffusissimo acciaio che si presta a performance quotidiane anche

di forte sollecitazione, gli orologi costituiscono una riserva inesauribile di idee per ogni tipo d’uomo. Le fiere di settore aggiornano costantemente le collezioni dei marchi più amati con modelli innovativi e riedizione di quelli di maggior successo. Destinati ai

più raffinati estimatori, le edizioni limitate e i modelli che le Maison realizzano esclusivamente su ordinazione, come il nuovissimo Panerai L’Astronomo, evoluzione dell’orologio lanciato nel 2010 in onore di Galileo Galilei e delle sue scoperte astronomiche.


LIFESTYLE DREAMS

TAG HEUER Modello Link Caliber 17 Chrono, versione sportiva della collezione. Cinturino ergonomico con maglia a S in acciaio, impermeabile a 100 metri, quadrante nero o blu.

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PRIVATE

PANERAI Da sinistra: i nuovi modelli, presentati alla Fiera di Basilea, Lo Scienziato e L’Astronomo. Lo Scienziato: cassa in titanio 3D, il Luminor 1950 Tourbillon GMT è uno dei modelli più innovativi della fabbrica di Neuchâtel. La nuova versione è leggermente rivista nel design rispetto alla prima, del 2016, per un mood più sportivo. L’Astronomo: Luminor 1950 Tourbillon Moon Phases Equation of Time GMT, dedicato a Galileo Galilei. Evoluzione del modello presentato per la prima volta nel 2010 per celebrare i 400 anni dal trattato astronomico di Galilei, ha la cassa Luminor 1950, punta di diamante della Maison fiorentina. Solo “made to order”.


LUXURY

SEMI DI FUMO Toscano Sementa è il nuovo sigaro in edizione limatata di Manifatture Sigaro Toscano Così l’azienda inizia al meglio i festeggiamenti del bicentenario

TABACCO KENTUCKY Un giusto equilibrio, con una forza medio alta e note speziate

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PRIVATE

È in arrivo in questi giorni presso le tabaccherie il Toscano Sementa, il nuovo sigaro in edizione limitata realizzato da Manifatture Sigaro Toscano (MST). Il sigaro Toscano Sementa nasce dalla volontà di iniziare l’anno del bicentenario della messa in commercio dei sigari a marchio Toscano celebrando innanzitutto la materia prima: il tabacco Kentucky. Il sigaro Toscano Sementa utilizza per il suo filler un blend di semi “storici”, vale a dire semi di tipologie di tabacchi che sono stati riutilizzati dopo che erano andati perduti nel tempo, a seguito di un’epidemia nel 1960 di peronospora proveniente dalle partite di tabacco di origine americana.

Alla fine del 1800, la richiesta di tabacco Kentucky per i sigari Toscano era decisamente aumentata, tanto da richiedere non solo un aumento dell'importazione dagli Stati Uniti, ma anche una produzione italiana. Alcune delle varietà di Kentucky che nacquero con questa coltivazione locale si persero nel tempo, assieme alle loro sfumature di gusto. Il dipartimento Leaf di MST, è riuscito a riscoprire quelle antiche varietà che i coltivatori di Kentucky sono stati ben felici di ripiantare. MST ha racchiuso, in una fascia di Kentucky italiano, un blend di semi storici delle tre migliori qualità perdute negli anni: Moro di Cori,

Gigante e Italia. La coltivazione dei semi per il sigaro Toscano Sementa è stata fatta in Toscana e nella zona di Pontecorvo. Dal punto di vista di fumata, rispetto ad un filler monorigine, il blend del sigaro Toscano Sementa permette di trovare in fumata un giusto equilibrio, bilanciando sapori e caratteristiche organolettiche di ogni singolo seme. Già dai primi puff infatti il sigaro evidenzia una forza medio alta, che si abbina a particolari note speziate e tostate. Queste lasciano poi spazio a marcati sentori piccanti, frutto della prolungata stagionatura a cui viene sottoposto il sigaro prima di lasciare la Manifattura di Lucca.


IL NUMERO 4 È IN EDICOLA A 3,90€


FASHION

FORMALE SPORTIVO Il vestire dell’uomo esplora nuovi orizzonti, in cui lo stile classico si fonde con lo sport Per dinamismi inediti e contaminazioni che mettono il comfort in primissimo piano

DIEGO M Blazer o piumino? La giacca in tessuto tecnico opaco e inserti in micropiuma lucida è versatile, calda, ma anche elegante.

CASTORI La stringata tradizionale con il plus del colore: Francesina in vitello patinato con inserti in coccodrillo color rosso.

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PRIVATE

Il clima che alterna temperature autunnali a rigori polari; le esigenze di una vita quotidiana che richiede un’elasticità sempre più ampia di orari, prestazioni, switch da una location all’altra. Duttilità, versatilità, trasformismo. Ecco le

parole chiave del vestire maschile contemporaneo, in linea con i ritmi di oggi. L’abito formale stringe un patto con lo sportswear. Il doppiopetto grigio sale in bici, così come il cappotto di cammello si sovrappone alla felpa knit. I

BATTISTONI Microdisegni, seta e rosso come l’amore: la cravatta non smette mai di essere una scelta vincente.

pantaloni scelgono tessuti della tradizione sartoriale, ma sposano le linee comode delle tute. Persino nella confezione di lusso, i tagli e i colori si modificano per diventare più moderni e fruibili. E passare senza traumi dall’ufficio al weekend.


LIFESTYLE FASHION

ELEVENTY Cappotto di cammello, maglia-felpa, pantaloni gessati ma con la vestibilità di una tuta, T-shirt, anfibi e borsone da weekend: il look Eleventy riassume il concetto di contaminazione fra formale e sportswear.

SANTANDREA Tessuti eccelsi, colori moderni, tagli new fit: l’abito perfetto diventa alleato quotidiano. Con tanto di accessori ad hoc.

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PRIVATE

TRAIANO Il doppiopetto per una mobilità urbana che non rinuncia allo stile: Bike Suit, con dettagli pratici per fermare il pantalone alla caviglia e i risvoltare gli orli della giacca.


DREAMS

DIAMOLE UNA GIOIA Conquistare una donna, renderla felice, celebrare le ricorrenze sicuri di non sbagliare Nulla è più indicato di un gioiello per farsi ricordare e sigillare un legame del cuore

1

MATTIOLI Al numero 1, due esempi di anelli della linea Rêver, con le pietre preziose montate in modo da diventare acuminate come borchie.

2

GIORGIO VISCONTI Numero 2: bracciale con fiore “Scintilla” in oro rosa e brillanti. BLISS Il cuore del numero 3 è un collier con ciondolo della collezione “Splendori” in oro bianco e brillanti, di Bliss.

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PRIVATE

L’anello, si sa, è una promessa. Niente di meglio, dunque, per significare a una donna il proprio amore. Per chi non fosse pronto a una proposta definitiva, o l’avesse già fatta, i gioielli sono comunque l’idea perfetta, soprattutto per San Valentino. Con il tipico cuore,

certo, ma anche con altri motivi ornamentali, specie i fiori. Un piccolo indizio in più, per i più attenti e appassionati: l’oro contemporaneo è rosa più che giallo. L’alternativa, che non perde mai d’attualità, è il bianco assoluto. Dall'argento fino al platino.

SALVINI Numero 4: orecchini in oro bianco e brillanti, collezione “I Segni”.

3

4


LOCMAN ITALY

®

MONTECRISTO AUTOMATIC Cronografo con movimento meccanico automatico S.I.O. (Scuola Italiana di Orologeria). Titanio e acciaio. Vetro zaffiro. Impermeabile fino a 10 atm.


FASHION

INVITATI DA PRADA Non si ferma la sperimentazione della stilista, che porta quattro creativi in passerella Fratelli Bouroullec, Grcic, Herzog & de Meuron e Koolhaas

A sinistra, il modello Prada creato da Jacques Herzog e Pierre de Meuron. A destra, l’outfit ideato dai fratelli bretoni Bouroullec.

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PRIVATE

Miuccia Prada non si accontenta. Né dei consensi degli addetti ai lavori, né dei risultati consolidati nella vendita delle collezioni che portano la sua firma. Per la sfilata Uomo Autunno-Inverno 2018, la

stilista ha invitato quattro celebri menti creative a dare la loro versione di un capo unico. Con il focus sul lato industriale della multiforme identità di Prada, sono stati interpellati per la prima volta

Ronan & Erwan Bouroullec, fratelli bretoni noti nel design d'arredo, il designer industriale Konstantin Grcic, gli architetti svizzeri Herzog & de Meuron e l’archistar olandese, già da anni vicina alla griffe, Rem


LIFESTYLE FASHION 73

Konstantin Grcic Sopra, il completo elaborato dal designe rindustriale tedesco Konstantin Grcic.

PRIVATE

Koolhaas. Partendo dal tessuto di nylon nero, icona di Prada, hanno interpretato un capo da inserire nell’armadio ideale dell’uomo di oggi. Una sintesi eccelsa di moda e design senza limiti alla creatività.

Rem Koolhaas A sinistra, l’interpretazione dell’archistar olandese, una sorta di “armatura metropolitana”.

ALLA FONDAZIONE Apre i battenti il 18 febbraio e resterà visibile al pubblico fino a giugno la nuova mostra della Fondanzione Prada di Milano: “Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943”. Progetto espositivo a cura di Germano Celant, la mostra esplora arte e cultura in Italia tra le 2 guerre mondiali, partendo dallo studio di fotografie e documenti storici che stigmatizzano il contesto spaziale, temporale, sociale e politico in cui le opere d’arte sono state create, messe in scena, vissute e interpretate dal pubblico dell’epoca.


FASHION

BALLANTYNE ONLINE La griffe del cachemire che ha conquistato i Windsor inaugura il canale e-commerce Le maglie con le celebri losanghe sono ora a portata di mouse in tutto il mondo

MOBILE Il sito di e-commerce Ballantyne ha anxche una versione mobikle, per acquistare direttamente dal telefonino. FANTASIA AL POTERE Le collezioni di maglie in cachemire (ma non solo) giocano con geometrie e colori, con collezioni sia per lui che per lei.

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PRIVATE

Come si può raggiungere ogni mercato del mondo senza barriere geografiche e temporali? Attraverso il web, naturalmente. Le vendite online sono in crescita e oggi avere un sito di e-commerce è un’esigenza per tutti i brand. “Volevamo rendere fruibile il nostro prodotto anche in tutti quei Paesi in cui non possiamo

per ora essere presenti a livello retail, garantendo allo stesso tempo un servizio di qualità, degno del marchio Ballantyne”, spiega Fabio Gatto, presidente Ballantyne dal 2015, annunciando l’esordio del

nuovo sito dove fare shopping. Ballantyne, griffe del cahemire amata dai reali inglesi e dalle star di Hollywood, ora si indossa anche con un semplice click. Su shop.ballantyne.it.


OPINION

Fabbrica di talenti La sfida del mercato non si gioca solo sul piano dell’innovazione Sono ancora le competenze e l’esperienza a fare la differenza DI SIMONA MAGGI*

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PRIVATE

Il 2017 è stato un anno positivo per il private banking. Gli asset gestiti dal settore hanno raggiunto un valore complessivo pari a 792 miliardi di euro, in crescita tra gennaio e settembre del 3,9%, ma la forza e il successo del modello sono stati confermati anche da un dato superiore a quello medio europeo di profittabilità, pari a 35 punti

base. I risultati sono stati positivi anche dal punto di vista della quota di mercato. Rispetto al contesto mondiale, il private banking in Italia ha raggiunto una parte importante della clientela target: dei circa 4.500 miliardi di dollari in attività finanziarie, 900 miliardi sono posseduti da individui con più di 1 milione di dollari che costituiscono i

potenziali clienti del private banking e le banche private hanno raggiunto un tasso di penetrazione di questo segmento pari all’86%. Due filoni di crescita Anche il futuro dovrebbe riservare soddisfazioni per il settore. In continua a pag. 78 >


VENEZIA

1.3.18

EVENTI IN PROGRAMMA

1

DISRUPTION, QUALE FUTURO PER I SERVIZI FINANZIARI NELL’ERA DEL FINTECH 2

MIFID II: SOLUZIONI PER LA CONSULENZA DEL FUTURO iscrizioni

www.quant.it


OPINION

Numero di certificazioni conseguite dal private banker 8% 9%

83%

Nessuna Una certificazione Più di una certificazione Fonte: AIPB-Deloitte

78

PRIVATE

particolare, i driver su cui si concentra il settore sono due: il primo riguarda la diffusione di un modello di consulenza evoluta e il secondo lo sviluppo dei servizi wealth advisory pensati per la fascia di clientela più alta. Ad oggi, solo il 12% delle masse risulta gestito con un modello avanzato di consulenza a fronte di un 19% rilevato nel Paesi più evoluti. Per quanto riguarda i servizi di wealth advisory dedicati prevalentemente alla clientela private di imprenditori, ci si aspetta che il settore riesca a diversificare le proprie fonti di profitto fornendo servizi per la protezione della ricchezza familiare e giocando un ruolo attivo al fianco dell’imprenditore nelle diverse scelte volte ad assicurare la continuità aziendale, perseguire la crescita

o massimizzare i benefici della discontinuità. Professionisti decisivi I driver di crescita trovano fondamento in quattro elementi chiave per il successo: la soddisfazione delle attese del segmento di clientela, il valore aggiunto dei servizi e la qualità dei prodotti consigliati, la professionalità del private banker e la fruibilità dei supporti digitali. Tra questi, la figura professionale del private banker viene considerata la più rilevante per assicurare la messa a terra degli altri tre elementi. L’evoluzione del business verso una remunerazione esplicita della consulenza richiederà di saper affrontare l’abitudine del cliente a fare coincidere il valore del servizio con la performance del portafoglio. Infatti, le indagini hanno dimostrato che per quanto percepisca la qualità del servizio, il cliente non riesce a valorizzarlo in termini economici. L’unico elemento che riesce facilmente a quantificare è legato al rendimento e ciò lo porta a compararlo immediatamente con i costi sostenuti. Questa percezione, in una situazione di bassi rendimenti, influenza molto l’attenzione ai costi. Bisogni emergenti I driver di crescita e le nuove esigenze del business richiederanno talento professionale, competenza e maggiori conoscenze per riuscire a trasmettere al cliente la qualità del servizio. Il talento consiste nel valorizzare anche il lavoro dei professionisti con cui

si collabora nell’interesse del cliente (gestore, avvocato, commercialista) mantenendo il ruolo di pivot guadagnato nel tempo e basato sulla relazione fiduciaria. La competenza aiuta a valorizzare al meglio le informazioni e gli strumenti legati al servizio. Le conoscenze, date dalla formazione professionale e dall’aggiornamento continuo, rendono solidi sia il talento che la competenza. Smaltita quindi la preoccupazione che ha caratterizzato la seconda parte del 2017 di dover dimostrare di possedere le qualifiche richieste da Mifid 2 per poter erogare consulenza, nel 2018 il private banking potrà tornare a sviluppare piani di medio e lungo periodo specifici per il professionista del settore. Competizione spinta Il mercato riconosce il valore delle conoscenze. Le indagini dimostrano che ad un maggior numero di certificazioni conseguite, per il private banker è prevista una retribuzione maggiore ed un portafoglio di clientela più grande. Un mercato maturo e attrattivo come quello del Private Banking espone i player alla pressione della competizione e spingerà a ricercare nuovi profili da bacini di reclutamento contigui e portatori di nuove competenze. Su questo potrebbe giocarsi il successo competitivo e la conquista di nuove quote di mercato. *Direttore scientifico di Aipb


JOB & BANK

Ricerca di stabilità Fidelizzare le risorse chiave è cruciale per la competitività delle aziende Tante le soluzioni disponibili, non sempre è facile scegliere quella giusta DI CLAUDIO MORPURGO*

Nei rapporti di lavoro di maggiore rilevanza e strategicità i datori hanno ragionevolmente un’esigenza essenziale: quella di fidelizzare il proprio top management e i propri key people. Allo stesso modo, anche queste ultime risorse di primaria importanza, sovente, fanno valere il loro “peso” richiedendo alla controparte tutele precise nell’ambito della durata del rapporto di lavoro.

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PRIVATE

Strumenti a confronto Ci sono diverse modalità per raggiungere lo scopo. Alcune sono di natura economico-retributiva tramite, per esempio, lato datoriale, la previsione di piani di incentivazione pluriennale e di strumenti finanziari i cui benefici sono legati alla permanenza del rapporto contrattuale per predeterminati periodi; altri assumono la natura di veri e propri accordi di retention. Nel diritto di lavoro “domestico” questi ultimi assumono il nome di patti di stabilità o di clausole di durata minima garantita. Limitata da sempre, in tale concezione, ad una ristretta “elite” di dirigenti d’alto

rango, il cui potere contrattuale consentiva loro di imporre condizioni in relazione ad un aspetto tanto delicato del rapporto già all’atto della costituzione di questo, la clausola di durata veniva così intesa come una sorta di “corrispettivo” speciale richiesto al datore di lavoro in aggiunta alla retribuzione e veniva, di solito, posta quale condizione per l’abbandono di una posizione professionale certa e consolidata a favore di una nuova “avventura” professionale in una realtà non conosciuta e, almeno potenzialmente, ostile. Investimenti in formazione Col tempo, però, sono emerse altre soluzioni. Basti pensare a società che investono massicciamente nella formazione di personale altamente specializzato e che sono esposte al rischio di vedere vanificati gli ingenti sforzi compiuti, a meno di non avvalersi di strumenti contrattuali capaci di fidelizzare i propri dipendenti. In quest’ottica, le clausole di durata minima del rapporto di lavoro o le clausole di stabilità possono assolvere, sia pure con rilevanti differenze di “impatto”

psicologico e motivazionale sul dipendente, a finalità analoghe a quelle proprie delle cd. politiche retributive e dei più avanzati sistemi di incentivazione, quali i piani di “stock options” o altre forme di partecipazione azionaria del personale dipendente sempre più diffuse anche nel nostro Paese. Limiti normativi Si tratta, sul piano giuridico, di pattuizioni, solo eventuali, che possono prevedere, in caso di assunzione a tempo indeterminato, l’impegno delle parti ovvero di una sola di essere a non recedere dal rapporto per un periodo di tempo prestabilito; il tutto salva l’ipotesi di una impossibilità sopravvenuta della prestazione (per motivazioni di inabilità fisica o psichica) o quella in cui sussista una giusta causa di recesso o dimissioni che, così come statuito dall’art. 2119 c.c., sia tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro. Secondo la giurisprudenza sono accordi legittimi dato che non alterano la sostanziale natura del contratto a tempo indeterminato, in


JOB & BANK

Le tutele intervengono in caso di recesso anticipato di una delle parti Claudio Morpurgo

alla durata del rapporto. Molte volte nella prassi sono gli stessi contraenti a prevedere una preventiva quantificazione del danno derivante dall’inadempimento. In questo modo viene raggiunto un duplice scopo: quello di rafforzare il rapporto contro l’ingiustificato recesso di uno dei contraenti e, secondariamente, quello di agevolare la liquidazione del danno in caso di mancato adempimento. *Claudio Morpurgo guida Morpurgo e Associati, studio legale specializzato nella materia giuslavoristica, spesso impegnato nel settore del credito.

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Poteri delle parti in causa A fronte di un assetto di interessi predisposto secondo la libera autonomia delle parti, il caso di risoluzione unilaterale ante tempus si configura un illecito contrattuale da cui deriva un danno risarcibile. La giurisprudenza è unitaria nel ritenere che, in caso di recesso anticipato del datore

di lavoro, il dipendente maturi il diritto a un risarcimento pari all’ammontare delle retribuzioni che avrebbe percepito se la risoluzione non fosse intervenuta. Diversa l’ipotesi in cui sia il lavoratore a recedere anticipatamente violando la clausola di durata minima di maggior favore per il datore, in forza della quale sia stato destinatario di un riconoscimento di natura monetaria o di un investimento economico di tipo formativo. In casi simili, la giurisprudenza ha stabilito che il danno risarcibile debba essere proporzionato al costo aggiuntivo sostenuto dal datore di lavoro, di solito stabilito per importi decrescenti in relazione

PRIVATE

quanto non si pongono in contrasto con il dettato normativo dell’art. 2118 c.c., norma inderogabile e imperativa ex art. 1418 c.c., secondo cui il lavoratore ha diritto di poter recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato dando preavviso.


ASSET

Muzinich punta sul private La boutique del corporate credit mira a rafforzarsi tra la clientela facoltosa Sul fronte degli investimenti la preferenza va ai settori energy, tlc e finanziari DI MATTEO CHIAMENTI

Il successo è spesso questione di dettagli. Quando si gareggia ad alti livelli, la migliore performance è frutto dell’espressione eccellente di ciascun singolo elemento che compone una prestazione. Questa riflessione si può benissimo applicare

Domenico Del Borrello

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PRIVATE

al mondo degli investimenti. Così sono sempre di più le realtà del risparmio gestito internazionale che decidono di focalizzarsi su precise asset class o strategie, con la finalità di poter garantire a un investitore evoluto il prodotto più adatto a una specifica esigenza. Una di queste è Muzinich, società che ha fatto delle

gestioni dedicate al credito corporate il suo know how. Di questo abbiamo parlato con Domenico Del Borrello, managing director e country head Italy della società. Quali sono gli elementi distintivi della vostra filosofia di gestione? Siamo fortemente specializzati e riconoscibili nella gestione di una specifica asset class, quella dell’obbligazionario corporate internazionale, sia esso investment grade o high yield, con circa 40 miliardi di dollari complessivi investiti nei nostri prodotti. Non ci interessa puntare su soluzioni speculative, ma puntiamo piuttosto a un approccio conservativo che guardi in primo luogo alla solvibilità della controparte. Ne è la prova un tasso di default delle società in portafoglio pari allo 0,3% a 25 anni, contro una media di settore del 3%. Il nostro elemento distintivo risiede insomma nel fare una sola cosa da 30 anni e farla bene. Attualmente quali settori privilegiate? In questo momento guardiamo con interesse energia, telecom, banche e

finanza. Investiamo solitamente nel segmento cosiddetto “crossover” tra investment grade e high yield, quello compreso tra la doppia e la tripla B. Avete sviluppato accordi di distribuzione con Banca Generali e diverse banche private in Italia. Avete in mente altri sviluppi? Vogliamo puntare con decisione verso il segmento private, confermandolo come pillar di business insieme all’istituzionale puro. I nostri comparti sono inseriti all’interno di diversi prodotti wrapper delle principali banche italiane, ma per la distribuzione diretta vogliamo ribadire il nostro impegno verso il mondo private. Come ha inciso Mifid 2 sulla vostra attività di gestione? In realtà, essendo noi focalizzati su un’unica asset class, possiamo dire di aver seguito le linee guida di Mifid 2 prima ancora che entrassero in vigore. Dato che la normativa spinge in direzione di una sempre maggiore specializzazione nel design dei prodotti e nella stessa consulenza, direi che Muzinich si è dimostrata fin dal principio un passo avanti.


Il cambiamento è costante. Sapersi adattare è la formula della nostra strategia obbligazionaria. šŸ¹¸ÂžÂŤÂ¸ÂśÂŻĂƒ ¸À¯½ž¡¯¸ž ¿¸Ž½

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$140

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        Bonds – Global Sector

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Su 150 comparti in base al rendimento corretto per il rischio

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MS INVF Global Fixed Income Opportunities Fund I dati sulla performance si basano sui rendimenti al netto delle commissioni al 29/10/2017. La performance passata non è indicativa dei risultati futuri. I rendimenti possono aumentare o diminuire per effetto delle oscillazioni valutarie. Tutti i dati di performance sono calcolati in base al valore del patrimonio netto (NAV), al netto delle spese, e non comprendono le commissioni e gli oneri relativi all’emissione e al rimborso delle quote.

Scoprite il nostro Global Fixed Income Opportunities Fund visitando il sito Ă Ă Ă Ę§ÂˇÂšÂźÂąÂŤÂ¸Â˝ÂžÂŤÂ¸ÂśÂŻĂƒĘ§Â­ÂšÂˇĘľÂłÂˇĘľÂąÇ¤š

     ĚˆLa presente promozione finanziaria è stata pubblicata da Morgan Stanley Investment Management Limited (“MSIMâ€?). SocietĂ autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority. Registrata in Inghilterra con il n. 1981121. Sede legale: 25 Cabot Square, Canary Wharf, London E14 4QA. Le informazioni contenute nel presente documento non tengono conto delle circostanze personali del singolo cliente e non rappresentano una consulenza d’investimento, nĂŠ sono in alcun modo da interpretarsi quale consulenza fiscale, contabile, legale o normativa. A tal fine, nonchĂŠ per conoscere le implicazioni fiscali di eventuali investimenti, si raccomanda agli investitori di rivolgersi a consulenti legali e finanziari indipendenti prima di prendere qualsiasi decisione d’investimento. š¸ž¯ÂŻÂ­ÂšÂşĂƒÂźÂłÂąÂ˛Âž Citywire – Morgan Stanley detiene un rating Citywire PLATINUM nella categoria BONDS – GLOBAL per la performance mobile corretta per il rischio in tutto il settore per il periodo 30/06/2010 – 30/06/2017. Š 2017 Morgan Stanley. Tutti i diritti riservati.

ž³¸¹šŸ¸³¸¹½žŸ Rating Morningstar complessivo per Morgan Stanley Investment Funds Global Fixed Income Opportunities Fund (A) USD, al 31/10/2017, valutato in rapporto a 150 comparti in base al rendimento corretto per il rischio. Categoria: Global Flexible Bond.    ĚˆPer l’informativa completa sui rischi si rimanda al Prospetto e al Documento contenente informazioni chiave per gli investitori, che possono essere richiesti a titolo gratuito presso la sede legale della societĂ , 25 Cabot Square, Canary Wharf, London E14 4QA, o scaricati dal sito morganstanley.com/im. Tutte le informazioni di cui al presente documento sono informazioni proprietarie tutelate dalla legge sul diritto d’autore.

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Exp. 31/03/2018

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OPINION

Intestino da tutelare I batteri non sono necessariamente dannosi per il nostro organismo L’alimentazione è decisiva per evitare malanni e infiammazioni DI ROBERTO CANNATARO /

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Si parla sempre più spesso del microbiota, cioè l’insieme di microorganismi simbiontici che convivono con l’organismo umano senza danneggiarlo. Sembra incredibile, ma nel nostro intestino crasso - una parte del quale è nota per l’infiammazione che molti di noi hanno sperimentato, ovvero il colon e la conseguente infiammazione detta colite - sono presenti miliardi di batteri: abbiamo un numero di cellule pari a quelle che compongono l’intestino stesso. Ovviamente si parla di una popolazione viva! Che ha influenza non solo sull’intestino, bensì su tutto il nostro essere.

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PRIVATE

Convivenza complicata Si stima che nel corpo umano possano essere presenti 3-400 specie differenti di batteri e, come succede in ogni condominio, alcuni sono

buoni, altri invece cattivi. Pertanto riuscire a controllare l’equilibrio tra le varie specie è molto importante. Un grosso problema è relativo al fatto che non si è ancora riusciti a definire come dovrebbe essere il microbioma (l’insieme dei geni dell’intero microbiota) di un soggetto sano, quindi quali batteri sarebbe ideale avere nel proprio intestino. Dunque per ora diffiderei di aziende o soggetti che propongono di modificare il microbioma. Da qui una domanda: dobbiamo arrenderci o possiamo fare qualcosa? Gestione accorta Partirei da quello che sicuramente influenza il microbioma, vale a dire l’alimentazione. La prima indicazione è assicurare il nutrimento ai nostri ospiti, in particolare le fibre, specialmente quelle della frutta. Si

possono utilizzare batteri noti da millenni come i fermenti lattici. Quindi, oltre a due porzioni di frutta al giorno, spazio a una porzione di derivati del latte fermentati, yogurt, kefyr e alcuni integratori, in particolare l’olio di pesce. Gli omega 3 sono utilissimi, così come i polifenoli, che per il loro potere antiossidante non dovrebbero mai mancare, ovvero i colori di frutta e verdura. Occhio ai malanni Infine è bene non sottovalutare i segnali che arrivano dal nostro corpo: dolori e fastidi intestinali non devono essere sottovalutati, anche perché si parla di cervello addominale. Infatti intorno all’intestino abbiamo un numero di neuroni pari al cervello. Quindi anche il nostro sprint mentale è influenzato da quello che succede nell’intestino.


La buona gestione di un fondo possiede le stesse virtù di un elefante: prudenza, consapevolezza e lungimiranza. Queste caratteristiche, assieme a un’attenta selezione delle diverse asset class nel portafoglio, sono alla base delle strategie a lungo termine. Scopri le qualità dei fondi bilanciati di ETHENEA.

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Ethna-AKTIV (A) Inception date: 15.2.2002

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ethenea.com

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Ethna-DEFENSIV (A), (T) Inception date: 2.4.2007

Per informazioni dettagliate sulle opportunità e i rischi di un investimento nei fondi si rimanda al prospetto e al KIID (Informazioni Chiave per gli Investitori) nella versione di volta in volta vigente disponibili gratuitamente, unitamente al regolamento di gestione e alla relazione annuale e semestrale di ciascun fondo, sul sito internet della società di gestione ETHENEA Independent Investors S.A., ethenea.com. Prima dell’adesione leggere il prospetto.


ART

L’hotel si fa galleria d’arte Sempre più spesso gli alberghi di lusso ospitano quadri e sculture Una tendenza dettata dalla volontà di conquistare la clientela facoltosa

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PRIVATE

DI ALESSIA ZORLONI


ART Sofitel Vienna Stephansdom. Le installazioni dell’artista Pipilotti Rist ricoprono i soffitti dell’hotel e del ristorante Le Loft al diciottesimo piano.

Musei da vivere Il Byblos Art Hotel sorge all’interno dell’antica Villa Amistà a Corrubbio

Esempi italiani Decisamente più radicali le soluzioni scelte da Antonio Presti per il suo Atelier sul Mare in Sicilia e da Nani Marcucci Pinoli per l’Alexander Museum Palace di Pesaro: entrambi hanno creato un vero e proprio museo da vivere, dove ogni camera è stata progettata e realizzata da un artista diverso. In alcuni casi, come al Gramercy Park Hotel di New York, la proprietà 87

Gallerie d’arte Sono i cosiddetti Art Hotel, scrigni di arte contemporanea aperti all’ospitalità, caratterizzati da complementi di arredo ispirati da artisti o da loro vere e proprie creazioni. Nati inizialmente dalla passione per l’arte da parte del proprietario, unita al desiderio di condividerla con un vasto pubblico, gli Art Gallery Hotel sono oggi vere e proprie gallerie d’arte fruibili da turisti amanti dell’arte moderna e contemporanea. Curatori esperti e art advisors vengono chiamati ad allestire hall, ristoranti e camere. In questi spazi vengono organizzate anche mostre ed esposizioni di artisti affermati e di giovani emergenti le cui opere sono, in alcuni casi, acquistabili dai visitatori. Dagli Stati Uniti all’Europa, il connubio tra mondo dell’arte e settore alberghiero offre punte di eccellenza che vedono in particolare l’Italia in primo piano. L’Atelier sul Mare a Castel di Tusa in Sicilia, l’Alexander Museum Palace di Pesaro, il Byblos Art Hotel di Verona e il Park Hyatt a Milano sono solo alcuni esempi.

di Negarine, nella suggestiva cornice della Valpolicella, dove l’hotel a cinque stelle accoglie le opere di artisti di fama internazionale. La Villa, progettata dall’architetto Sanmicheli, fu abbandonata nel tempo. Grazie poi alla passione per l’arte di Dino Facchini e della sua famiglia, proprietari del marchio di moda Byblos, è stata oggetto di accurati restauri che hanno interessato non solo le parti architettoniche ma anche quelle pittoriche e decorative. Oltre all’arredamento, interamente pensato dal noto designer Alessandro Mendini, il Byblos Art Hotel ospita numerose opere di artisti di fama internazionale che fanno di questo hotel un vero e proprio museo d’arte contemporanea e design. L’esposizione permanente dei maggiori designer internazionali, tra i quali Ron Arad, Philippe Starck, Marcel Wanders, Ettore Sottsass, Eero Saarinen, Eero Aarnio, si armonizza in maniera eclettica con le opere degli artisti presenti in collezione.

PRIVATE

Le opere d’arte sono uno degli elementi capaci di caratterizzare un ambiente e di renderlo più accogliente. Non stupisce quindi come negli ultimi anni diversi alberghi di lusso abbiano scelto di darsi un’impronta artistica.


ART

ha affidato la direzione creativa ad un solo artista che ha curato il restyling di tutto l’hotel. L’estro creativo di Julian Schnabel si trova in ognuna delle 185 camere e suite, che offrono una composizione unica di colori, texture e una rara collezione di arte contemporanea e fotografie. Nella collezione permanente dell’hotel (il cui valore è stimato attorno ai cinquanta milioni di dollari) ci sono anche tele di Fernando Botero, Jean-Michel Basquiat, Damien Hirst, Andy Warhol, George Condo e Urs Fischer. Se per decenni gli albergatori hanno generosamente concesso agli artisti di talento la possibilità di presentare le loro opere in atri e salotti, negli ultimi anni, gli hotel hanno avviato ambiziosi programmi artistici che li stanno trasformando in vere destinazioni culturali.

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Esempi nipponici Un caso esemplare in tal senso è il Benesse House Museum, situato sull’isola di Naoshima in Giappone. Inaugurato nel 1992, come una struttura che integra un museo con un albergo, il Benesse House Museum fa parte di un complesso denominato Benesse Art Site Naoshima, fondato dall’impreditore Soikiro Fukutake, che conta quattro edifici progettati da Tadao Ando. In questo luogo, dove tutto è pensato per il benessere dell’individuo, dai suoni naturali, alla luminosità delle stanze, fino ad arrivare all’orientamento delle terrazze, si possono ammirare

Sopra: Byblos Art Hotel con le fotografie di Vanessa Beecroft e gli arredi di vari designer. Sotto: Gramercy Park Hotel. L’installazione Light Bulb Ceiling di Annika Newell dialoga con la tela di Damien Hirst.

Alessia Zorloni

capolavori di Dan Flavin, Robert Rauschenberg, Cy Twombly, Jasper Johns, David Hockney, Frank Stella, Hiroshi Sugimoto, Gerhard Richter, Richard Prince e Bruce Nauman. L’arte contemporanea, assieme ad altri fattori quali il design, l’architettura, nonché la cucina, contribuisce sempre più a creare un’esperienza di lusso, significativa e ricercata, nella quale i clienti possano trovarsi a loro agio, ma allo stesso tempo essere stimolati da un nuovo modo di vedere le cose. Nell’ottica di un’offerta che punti all’eccellenza, si inserisce la scelta, di alcuni hotel,

di arricchire i propri alberghi con delle istallazioni site specific. Questa strategia è stata perseguita dal Sofitel Vienna Stephansdom, l’hotel a cinque stelle progettato dall’archistar francese Jean Nouvel. Il compito di dare spazio ai colori è stato assegnato da Nouvel all’artista svizzera Pipilotti Rist, che ha così dotato l’hotel di un affascinante e coloratissimo soffitto. Le variopinte installazioni luminose dell’artista svizzera ricoprono anche il soffitto del ristorante Le Loft al diciottesimo piano del grattacielo, conferendo all’ambiente una sensazione magica e surreale.


OPINION

Corsa, che stress I runner spesso vanno incontro a problemi che colpiscono le ginocchia e la schiena Meglio scegliere terreni regolari, evitando l’impatto con l’asfalto DI ALESSANDRO SCALICI*

Nati per cacciare L’evoluzione biomeccanica dell’uomo è legata alla necessità di muoversi, cacciare e scappare. Abbiamo dei meccanismi ormonali

e biochimici legati alla risposta di attacco o fuga che devono essere sostenuti da una struttura anatomica adeguata. La nostra colonna vertebrale è in grado non solo di flettersi e di estendersi, ma anche di ruotare. Quindi imputare la responsabilità alle scarpe è riduttivo. Rimane da analizzare il contesto nel quale la macchina uomo è inserito. Ci siamo evoluti in un ambiente naturale, dove il terreno irregolare viene registrato dall’interfaccia piede, che si adatta e trasmette il moto. La maggior parte delle patologie è legata al sovraccarico di alcune strutture, che se vengono sottoposte a grande stress soffrono. Correre su un terreno naturale invece crea un’alternanza di stress in zone sempre diverse. Quando andate a correre, provate a farlo sulla terra e non sull’asfalto: sarà più impegnativo, ma meno stressante per le vostre articolazioni. Ricordatevi però di farlo con gradualità. *Specializzato in personal training, gestisce la palestra Universo a Milano - www.universofitness.it

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Corpo sotto pressione Molti miei clienti che praticano la corsa hanno dolori a ginocchia e schiena. Alcuni “esperti” puntano il dito sulle scarpe, altri sostengono che la nostra anatomia non sarebbe compatibile con questo gesto, altri che il problema è da cercarsi nella mancata preparazione. Come per altre occasioni,

prima di dare risposte vaghe e approssimative, cerco di rifarmi al metodo sperimentale. Da studioso di anatomia, per prima cosa mi viene spontaneo porre attenzione sul runner. La forma fisica, il peso corporeo e la preparazione atletica sono fondamentali, ma visto che le problematiche di cui sopra affliggono anche giovani atleti strutturati e allenati, questo aspetto non è sufficiente.

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Come personal trainer e massoterapista frequentemente mi trovo ad affrontare l’argomento “corsa” relativamente alla salubrità del gesto atletico, ai traumi connessi e alla compatibilità con la nostra struttura anatomica.


ART

Auto da collezione Una Topolino a 100mila euro per gli appassionati di un modello che ha fatto epoca Fervono i preparativi in vista della nuova edizione della Mille Miglia DI SANDRO BINELLI*

mille miglia imperiali, da cui il nome della corsa. Le regole Dal 1977 rivive sotto forma di gara di regolarità per auto d’epoca. La condizione base è che la vettura sia “eleggibile”. Possono essere esclusi esemplari non completamente originali o con dubbi sulla loro

Chi gareggia La storia dell’auto è importante e il consiglio è di investire sulla ricerca storica di ogni esemplare di una certa rarità. Talvolta optare per la vettura più popolare o più

il 1957. Partenza e arrivo nella città di Brescia, dopo che i concorrenti erano arrivati fino a Roma e risalito a ritroso la Penisola. Il percorso di circa 1.600 chilometri è equivalente a circa

originalità, ma in linea di massima le “vere” auto che corsero la Mille Miglia possono essere considerate eleggibili. Questa prima categoria di automobili è la più ricercata tra

sconosciuta rispetto a quella iconica della Mille Miglia consente però di partecipare ogni anno. È il caso del collezionista francese che da anni candida la sua Citroen DS 19 del

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I collezionisti di tutto il mondo hanno già inviato la loro iscrizione alla Mille Miglia 2018 e sono in attesa di sapere se la loro vettura è stata accettata, rifiutata oppure inserita in lista d’attesa. La Mille Miglia nasce quasi un secolo fa come competizione automobilistica stradale di lunga durata disputata in Italia in 24 edizioni tra il 1927 e

gli appassionati e pertanto è nato un mercato specifico con richieste e offerte, anche se rarefatte.


ART CARS

(Vignale) partecipante alla Mille Miglia del 1955, con oltre 35 gare tracciate. Questa icona ritorna sul mercato dopo oltre 30 anni in una prestigiosa collezione, ed è stimata 2/2,5 milioni di euro. Elegante ma spartana, l’auto fu venduta al gentleman driver Casimiro Toselli. Non resta che attendere il nome del fortunato che se l’aggiudicherà.

Nella pagina accanto da sinistra: un’immagine della Mille Miglia e la Fiat 8V 1954 (Vignale) telaio 106.000052 partecipante Mille Miglia 1955 con oltre 35 gare tracciate. Stima 2/2,5 milioni di euro. In alto: una Fiat 500 del 1952 A destra: un dettaglio della Fiat 8V 1954

stimata 15mila euro: in questo caso infatti l’incremento di valore per il “fattore Mille Miglia” è notevole. Un’altra vettura proposta all’asta a maggio è una rara Fiat 8V 1954

*Responsabile dipartimento Automotive di Finarte, organizzatore della Mille Miglia dal 2008 al 2012

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Aste in arrivo La prossima asta dedicata alle automobili è 1000 FINARTE, in programma al museo Mille Miglia 14 maggio, durante la quale saranno battute vetture eleggibili Mille Miglia e alcuni esemplari che la corsero dal 1927 al 1957. Tra le auto che saranno battute all’asta svetta una Fiat 500C del 1952 che corse nel 1953 con il numero 7. La vettura è ancora oggi targata Brescia come all’epoca e ha una stima tra i 95mila e i 120mila euro. La piccola “Topolino” è una delle auto più conosciute e iconiche,

anche al di là del mondo dell’auto. Nata negli anni ’30, fu il veicolo del rinascimento italiano prima che i nuovi modelli del dopoguerra invadessero le strade. È l’auto che ha portato l’Italia a muoversi su quattro ruote invece che su due, concepita per essere essenziale ed economica. Un esemplare senza un’edizione della Mille Miglia nel suo palmares è

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1957. Alla Mille Miglia serve qualità ma anche varietà e pertanto anche i modelli meno blasonati possono ambire a partecipare e spesso sono accettati perché solo un esemplare di quel modello è stato candidato. Tra le vetture con meno possibilità di accettazione troviamo modelli con carrozzeria o motore differente rispetto a quello montato su quello stesso modello alla Mille Miglia di velocità. Infine troviamo modelli o addirittura marche accettate in una lista speciale che non hanno mai corso, ma che possono eccezionalmente prendervi parte.


OPINION

Economia digitale Tanti rischi e altrettante opportunità nell’era della tecnologia A vincere sarà chi saprà adattarsi meglio al nuovo contesto

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DI ANGELO DEIANA / @AngeloDeianaTW


OPINION

prestiti, dall’altra generano al sistema bancario un orizzonte di mancata redditività e di potenziali Npl. Prede e predatori D’altra parte, come afferma il vice direttore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, il mondo sta cambiando a velocità vorticosa

A lato: Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

e andrà a finire che gli istituti di credito più innovativi e avanzati compreranno le società del fintech. Oppure, forse, che le grandi fintech compreranno le banche, iniziando dalle piattaforme dei sistemi di pagamento. Le maggiori “Big Tech” (Apple, Google, Amazon, Alibaba, Facebook) già ora offrono – ribadisce Panetta - servizi finanziari. Alcune di esse hanno un valore di Borsa di circa mille miliardi. Con un aumento di capitale (per loro) limitato potrebbero acquisire senza problemi l’intero sistema bancario italiano. Comandano i dati Ecco perché è un mondo diverso, quello della “data driven economy”. Un mondo nuovo e senza confini già scritti perché i dati della clientela sono il fattore competitivo vincente. Il volume dei dati è enorme: si imporrà chi sarà più veloce a leggere le informazioni e a proporre soluzioni di “facility management” per acquisire i dati della clientela. Anche perché, come ricorda acutamente Panetta, Alibaba o Amazon, hanno un Roe talmente elevato che non gli converrebbe comprare una banca che, se va alla grande, rende il 5%. Distruggerebbero valore. Il vero motivo della contaminazione dei business è l’obiettivo di acquisirne i dati. L’unico valore del mercato economico prossimo venturo. Che altro dire? Una sola cosa: se lo dice la Banca d’Italia, è ora di iniziare a crederci. 93

Svolta nel business In questo ambito non certo di frontiera avanzata, cosa fanno le banche italiane? Domanda complessa, ma dalla risposta semplice. I principali gruppi bancari italiani sono consapevoli della necessità di evoluzione tecnologica, ma non riescono a rischiare in proprio per cui gli investimenti sono ancora contenuti. Il modello di business che si può sintetizzare nel concetto di “fare banca” è cambiato e molti players faticano ad adeguarsi ai nuovi orizzonti di value proposition. Il film è noto: tassi a zero o negativi e, dunque, bassa redditività nella parte di “mark-up” sul conto economico. Ma non basta: la crescita debolissima si scontra con una, altrettanto debole domanda di credito da parte delle Pmi che, stanche di ricevere rifiuti, non investono più su se stesse e sul mercato. E questo anche perché la crisi ha rallentato il processo di innovazione delle imprese anche a causa della difficoltà di accedere a fonti di finanziamento bancarie. Il motivo è chiaro: i bassi tassi di interesse, se da una parte agevolano le imprese nell’ottenimento dei

Nel medio termine si imporranno i player che saranno più veloci a leggere le informazioni e a proporre soluzioni di facility management per acquisire i dati della clientela

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Secondo la maggior parte degli analisti, l’economia digitale vale mediamente fra il 20 e il 25% del PIL della Terra. Per il nostro Paese, il dato è molto più in chiaroscuro: contribuisce (forse) al 17% del PIL contro il 35% degli Usa, il 30% del Regno Unito.


INTERVIEW

Un mondo in evoluzione Studio Accenture: le startup Fintech stanno cambiando l’asset e il wealth management Le società sono oltre tremila a livello globale, con un mercato in espansione DI CHIARA MERICO

Il settore dell’asset e del wealth management ha iniziato a guardare con interesse al mondo delle nuove tecnologie, in particolare per quanto riguarda le startup Fintech. L’argomento è stato oggetto di una recente ricerca di Accenture. Private ne ha discusso con Antonella Aureli, capital markets lead di Accenture per la regione Italia, Europa Centrale e Grecia.

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PRIVATE

In che modo le startup Fintech stanno cambiando il mondo del wealth management? Il sistema finanziario e in particolare il mondo del wealth e asset management stanno vivendo un radicale cambiamento attraverso le Fintech. La previsione di mercato relativa ai servizi di advisory digitali è di 66 miliardi di dollari Usa di fatturato e di 13 trilioni di dollari Usa di asset under management (aum) in cui i “mass market” e “mass affluent” rappresentano 10 trilioni di dollari Usa di aum. In questo contesto le opportunità per le Fintech del settore appaiono evidenti, soprattutto per i digital wealth manager o robo advisor.

Quali sono le tecnologie che queste società utilizzano maggiormente? Le tecnologie alla base dell’evoluzione del mercato delle Fintech sono diverse: cloud, social media (business intelligence & customer interaction), digital security, piattaforme (per promuovere nuovi modelli nell’offerta dei servizi bancari), banking APIs (per abilitare l’integrazione con partner/ ecosistemi), intelligent automation (per efficientare i processi aziendali e facilitare l’interazione con i clienti, ad esempio chatbot, machine learning eccetera), advanced snalytics (per migliorare la conoscenza del cliente e rendere più efficace e propositivo il processo di vendita), Internet of Things (estensione dell’interazione con il cliente e dei partner). Guardiamo con particolare interesse soprattutto all’evoluzione dell’intelligenza artificiale, che impatterà il settore del wealth e asset management in maniera preponderante sia lato distribuzione sia lato investimenti, introducendo formule e modelli ad oggi non presenti sul mercato: un esempio è il conversational banking, in cui tramite l’IoT, il machine Learning

e il vocal assistant (con applicazioni come GAFA, Alexa, Google Home) il cliente potrà interagire con i sistemi della banca semplicemente utilizzando la propria voce (da casa) per richiedere informazioni sui propri investimenti/spese oppure istruire disposizioni. Quante sono le startup Fintech a livello globale? A oggi le startup Fintech risultano essere oltre 3.000 a livello globale, con un mercato in continua espansione: dal 2010 al 2016 infatti il livello degli investimenti è aumentato del 52% superando i 70 miliardi di dollari a livello globale. Gli Stati Uniti continuano a dominare il mercato, con un investimento complessivo di 43,4 miliardi dal 2010 ad oggi, seguiti dall’AsiaPacific (APAC), che raggiunge i 18,4 miliardi di dollari. In questo contesto gli investimenti in Europa appaiono ancora deboli, attestandosi a quota 7,6 miliardi dal 2010 ad oggi. In Italia, in particolare, dove nel 2016 sono state individuate 150 società Fintech, nel settore sono stati investiti circa 50 milioni di euro e si registra un tasso di crescita pari


INTERVIEW

Quali servizi offrono le startup Fintech più conosciute? I più noti riguardano la roboadvisory attiva, l’online portfolio management con ribilanciamenti di portafoglio automatici e dinamici grazie a

software in grado di adeguarsi all’età e alla predisposizione al rischio dell’investitore, ma anche le soluzioni integrate di portfolio management e reporting per consulenti finanziari e istituzioni. In che modo le banche tradizionali devono adattare i loro modelli di servizio? Già da qualche tempo le banche hanno attivato un approccio collaborativo nei confronti dell’ecosistema digitale all’interno del quale si sviluppano le Fintech, in modo da assorbirne le capacità innovative e farsi loro stesse centro propulsore del cambiamento.

Qual è la tendenza del mercato per i prossimi mesi? Alla luce delle dinamiche e degli investimenti dei principali player mondiali, la trasformazione del settore bancario nei prossimi anni registrerà sicuramente una forte accelerazione. Sebbene le Fintech risultino già oggi un fenomeno rilevante e significativo, il loro enorme potenziale disruptive abiliterà senza dubbio in futuro l’accelerazione verso nuovi modelli di business più sostenibili e inseriti in nuovi ecosistemi digitali. 95

al 400% rispetto al 2014, sintomo di un mercato molto attivo e con grandi potenzialità ma che presenta dimensioni ancora moderate. Gli investimenti Fintech a livello globale si concentrano principalmente nelle aree Lending (28% degli investimenti totali), Wealth & Asset Management (28% degli investimenti totali), Payments (19% degli investimenti totali).

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Antonella Aureli

Le banche stanno lavorando per sviluppare una strategia digitale innovativa e l’utilizzo di partnership ad hoc con startup è destinato a continuare a crescere. Le istituzioni finanziarie, infatti, non devono temere la concorrenza delle Fintech, ma, al contrario, devono studiare soluzioni di collaborazione virtuose. Le banche stanno entrando in questo settore attraverso l’adozione di diversi modelli tra i quali: • creazione di venture fund per investire in Fintech companies, • partnership dedicate con Fintech companies, • acquisizioni mirate di Fintech companies, • lancio di proprie Fintech dedicate, attraverso lo sviluppo di innovation lab ad hoc e • open innovation. Rimane il fatto che, con 3.000 Fintech company presenti sulla scena, scegliere il miglior partner rappresenta una sfida.


TOP LIFE

Regine degli incassi Forbes ha analizzato le entrate dei blockbuster film prodotti dalle Major americane Con 1,4 miliardi di dollari Godot precede Watson e Ridley DI SARA MORTARINI

STAR

LE PIÙ RICERCATE DA HOLLYWOOD

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PRIVATE

Forbes ha analizzato i dati forniti da Box Office Mojo sugli incassi realizzati al botteghino dai film usciti nel 2017 che vedono le star protagoniste, senza considerare le pellicole di animazione. L’idea è quella di estrapolare una cifra “pulita” da pubblicità e ricchezza propria. I risultati? Tra le prime dieci posizioni ci sono tre donne, una delle quali sul podio dietro due colleghi uomini (Vin Diesel, primo con 1,6 miliardi di dollari, e Dwayne “The Rock” Johnson, secondo con 1,5 miliardi): si tratta di Gal Gadot, i cui film hanno incassato 1,4 miliardi al botteghino. Ma se per gli attori maschi esiste una certa corrispondenza tra quanto vengono pagati e quanto incassano le pellicole che li vedono protagonisti, per le donne non sembra essere lo stesso: nella classifica Forbes degli attori più pagati, la prima donna – Emma Stone – è solo quindicesima con 26 milioni di dollari, meno della metà dei primi tre (Mark Wahlberg, Vin Diesel e Dwayne Johnson).

1 Gal Gadot Incassi globali dei suoi film al botteghino: 1,4 miliardi di dollari Posizione nella classifica complessiva: 3 La modella e attrice israeliana, già comparsa nella saga di Fast and Furious, si posiziona terza nella classifica globale grazie al suo ruolo in “Wonder Woman”. Che da solo ha incassato circa 820 milioni di dollari. Il resto lo fa la sua partecipazione in “Justice League”.


TOP LIFE

3 Daisy Ridley Incassi globali dei suoi film al botteghino: 1,08 miliardi di dollari Posizione nella classifica complessiva: 6 L’attrice britannica, classe 1992, deve la sua presenza in classifica quasi totalmente al suo ruolo da protagonista nell’ottavo episodio della saga di Star Wars, “Gli ultimi Jedi”. Da segnalare anche la sua presenza nel film “Assassinio sull’Orient Express”, basato su un romanzo del 1934 di Agatha Christie.

2 Emma Watson Incassi globali dei suoi film al botteghino: 1,26 miliardi di dollari Posizione nella classifica complessiva: 4

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La Hermione di Harry Potter è tornata sul grande schermo con un nuovo film ad alto budget: “La Bella e la Bestia”, musical prodotto dalla Disney e tratto dall’omonimo cartone animato del 1991. Il remake della favola di Belle è stato uno dei film più visti del 2017, con 1,26 miliardi di dollari di incassi.


BRAINPOWER

Allena la mente con lo sport L’attività fisica non fa solo bene al corpo, ma può anche aumentare la concentrazione Una ricerca della Bristol University svela come potenziare la performance al lavoro DI ANAÏS BORRI

20% 30

minuti

$200 miliardi

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L’attività fisica può avere effetti eccezionali sulla salute mentale e quindi sulla produttività al lavoro. E non a caso non mancano le aziende, anche italiane, che hanno previsto palestre attrezzate per i dipendenti. Infatti, sempre di più, la scienza sta svelando quanto è importante il movimento per potenziare il cervello. Uno studio condotto dalla Bristol University su 200 lavoratori ha valutato i risultati lavorativi nei giorni in cui si allenavano e in quelli in cui non facevano attività fisica. I risultati sono stati sorprendenti: nei giorni in cui i volontari si allenavano la concentrazione sul lavoro aumentava

del 21% e il 41% dichiarava di sentirsi più motivato. Questo è dovuto al fatto che lo sport stimola l’ossigenazione cerebrale e il rilascio di endorfine e neurotrofine. Inoltre l’attività fisica migliora anche l’abilità nella gestione del tempo. Gli effetti, oltre che cognitivi, si estendono alla sfera emotiva: stabilizza il temperamento, diminuisce lo stress e annulla il tipico calo di performance del dopo pranzo. Lo hanno verificato all’università di Bristol, dove hanno osservato che i lavoratori facevano il 25% di pausa in meno e le aziende apprezzavano un calo di assenteismo del 22%.

l’incremento in produttività al lavoro dopo un allenamento fisico

la durata ideale di un allenamento giornaliero

la perdita di produttività dovuta a dolori fisici prevenibili con lo sport (International Labor Organisation)

I ricercatori hanno scoperto che il tipo migliore di esercizio sembra essere quello regolare e a basso impatto, come una camminata o 20 minuti di bicicletta. Perciò meglio un breve esercizio tutti i giorni che un allenamento intensivo ogni tanto. L’esercizio, inoltre, aumenta la connessione tra i neuroni e il numero di cellule staminali nel cervello, essenziali nel ricovero di certe malattie. Infine non abbandonate le vostre buone risoluzioni di Capodanno: allenate il corpo, il vostro capo ne sarà riconoscente.


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DI SUSANNA TANZI / @susannatanzi

CRUISE

E guardo il mondo da un oblò “Benvenuti alla felicità”, recita il claim della nuova campagna di Costa Crociere. E bentornata anche Shakira, confermatissima protagonista dello spot diretto da Jaume de Laiguana. Da un oblò vista mare, la superstar racconta i momenti e le sensazioni uniche che si provano su una nave da crociera Costa. “Una campagna cui teniamo molto, importante nel nostro nuovo posizionamento ‘floating emotions’, emozioni che è possibile sperimentare scoprendo le cose da un punto di vista unico, quello della nave, insieme con le persone che amiamo”, ha commentato Luca Casaura, svp Global & Strategic Marketing di Costa.

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Shakira


PRIVATE VIP

MOTORI

Super Suv di razza

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In alto: Lamborghini Ursus In basso: Tomaso Trussardi e Stefano Domenicali alla Lamborghini Ursus world premiere

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I bovini della specie Urus sono tra i grandi antenati selvatici delle razze attuali. Un nome che evoca potenza per il Suv più veloce al mondo, l’ultimo della gamma di casa Lamborghini, velocità massima di 305 km/h e scatto da 0 a 100 in 3,6 secondi, grazie al motore V8 biturbo 4.0 da 650 Cv che eroga 850 Nm di coppia a 2250 giri. Design futuristico, linee aggressive, un vano portabagagli da record (da 616 a 1.596 litri) e sei modalità di guida. Arriverà a primavera, 50 anni dopo la prima supercar lanciata sul mercato da Ferruccio Lamborghini, a un prezzo chiavi in mano di circa 200mila euro e porterà l’azienda di Sant’Agata Bolognese a raddoppiare la produzione annua, da 3.500 a 7mila unità. “Per le emozioni che suscita questa è una vera Lamborghini, ma è anche adatta alla guida di tutti i giorni su terreni molto diversi tra loro” ha dichiarato Stefano Domenicali, presidente e ceo della casa.


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Kate Hudson

HOLLYWOOD

In alto i calici

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In una serata segnata dal nero delle mise delle star e dei registi - il look scelto per protestare contro i predatori sessuali di Hollywood - a risollevare il morale dei Golden Globe a Los Angeles ci ha pensato come sempre Moët & Chandon, lo Champagne del glamour e del successo dal 1743. Hanno brindato sul red carpet con oltre 1.500 Mini Moët, perorando la causa “Toast for a Cause”, iniziativa filantropica della Maison al suo nono anniversario, Kendall Jenner, Emma Stone, Reese Witherspoon, Shailene Woodley,

Kendall Jenner

Zoe Kravitz, Eva Longoria, Jude Law, Jamie Chung, Debra Messing, Sterling K. Brown, Ansel Elgort, Mariah Carey, Ricky Martin, Billie Jean King, Octavia Spencer, Billie Jean King, Kate Hudson, Laura Dern e tanti altre celebrities. Durante la serata, Moët & Chandon ha offerto agli ospiti magnum di Rosé Impérial Grand Vintage 2006 e presentato in esclusiva The Moët 75, il signature cocktail ufficiale dei Golden Globe Awards creato dall’attrice, fashion influencer ed esperta di lifestyle Jamie Chung.

Catherine Zeta Jones


2018

QUANTITATIVE & ASSET MANAGEMENT WORKSHOP VENICE, 1st - 2nd MARCH 2018 www.quant.it Promoters:

Fin Lantern sicut in quiete et in procella


OPINION

Opportunities and threats Inflation and geopolitics are the greatest risks in 2018 Asset valuations is another area investors need to be mindful of BY FABRIZIO QUIRIGHETTI* - HARTWIG KOS** - ADRIEN PICHOUD*** - GUIDO BOLLIGER**** (Abbiamo lasciato il testo in inglese per cogliere le sfumature del contenuto n.d.r.)

Looking ahead in 2018, we consider the impact of inflation and geopolitics to investments, examine the valuation level of assets and assess the risk of the market, in order to establish the key factors that could impact returns for this year.

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Macroeconomics analysis While there are many factors that could impact the global economy from a macro-perspective, we believe that inflation and geopolitics are the greatest threats to risk assets in 2018. Inflation has remained stubbornly low in the last decade, despite exceptionally accommodative monetary polices. In large part, this

is due to structural factors such as demographic changes, globalisation or technological innovations. Moreover, the legacy of the Financial Crisis on growth has persisted and began to dissipate only recently in Europe. Geopolitics is the other area of concern. By mid- 2018, the terms of any Brexit agreement (or lack of) will be clear. Should the ultimate divorce be a messy one, this would certainly be risk-off for the UK and could have broader regional implications. The Italian elections also loom on the calendar of risk-events in 2018. At this point, the election could really go in any number of directions. This

degree of uncertainty – one of the worlds most indebted economy – may not bode well for risky assets. Asset valuations Asset valuations is another area investors need to be mindful of in 2018 and beyond. What makes valuations so dangerous is the fact that as long as the macroeconomic environment is good, investors don’t pay too much attention to them. Yet, even where there are only mild changes to the overall market backdrop, investors may all of a sudden start paying a lot of attention continua a pag. 106 >


OPINION

to valuations and the fact that almost everything is expensive. Looking at bond markets, everyone knows that western government yields are low. But it is not the government bond segment where the majority of frothiness in valuations transpires, it is corporate credit. After years of loose monetary policy and investor’s desperate hunt for income, high yield markets and in particular European High yield has become the single most expensive asset class in the world. The yield of European high yield bonds shown in black is below the dividend yield on the MSCI Euro shown in orange. In an environment where inflationary pressures are mounting and question marks over the ECB’s monetary stance are increasing, European high yield bonds at these valuation levels are vulnerable.

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PRIVATE

Risk assessment From a purely quant perspective and risk standpoint, markets seem to be behaving too well despite, in many cases, very stretched valuations, which indicates very little buffer and places to hide in the event of market dislocations. A casual look at the VIX Index (top right), which reached an all time low, would give investors the false impression that there are no storm clouds or virtually any clouds on the horizon. Like if risks would have been suppressed from financial markets. A key milestone for investors in 2018 is to reconcile the inherent underlying risks to financial markets against the fact that market

A key milestone for investors in new year is to reconcile the inherent underlying risks to financial markets against the fact that market indicators appear to show they have disappeared indicators appear to show they have disappeared. Our base case is that we expect there will be at least one healthy market ‘correction’ in 2018. The concern would be to what extent such a market correction spreads. Leverage in the market will become clear as will the degree of confidence in the bull market. A risk-centred approach would be well warranted at this stage in the cycle. Markets may indeed continue to move higher, but the asymmetry is turning increasingly unfavourable at each new market high. Conclusion Plans are nothing. Planning is everything. And so we have quite clear views of what could positively or negatively impact market returns in 2018. Much like last year or 2016, our longer views as well as our tactical positioning will be shaped

by our in-depth monitoring of the economic backdrop, the valuations assessment of a large range of asset classes and a close attention to the various form of risks (intrinsic, across assets or within a balanced portfolio). With so many key events and outcomes still unclear at this stage, one cannot take a high conviction/ or any directional view without an exposure to risk. As a result, our approach will continue to find the best risk-adjusted positioning as well as instruments or creative ideas exhibiting favourable asymmetry - where our potential upside is far more attractive that any potential losses. There are very likely to be interesting entry-points in the year to come, with some of the currently more expensive assets experiencing an overdue correction. In this sense, whether inflation does spike, credit spreads widen, technology companies experience a re-pricing or any other unknown macro or market risks appear, our positioning will be one that allow for a close look at the dislocation and potentially find value that can be realised. This is what investing is all about and what we have been doing for the last 20 years and will do again in 2018 and beyond. SYZ Asset Management: *Macroeconomic Strategist **Multi-Asset Strategist ***Economist ****Head of Quantitative Solutions


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Nordea 1 – Global Climate and Environment Fund LU0348926287, BP-EUR nordeafunds@nordea.lu - nordea.it/climatesolutions *Investimento per conto proprio, conformemente alla definizione della direttiva MiFID I comparti citati fanno parte di Nordea 1, SICAV, una società di investimento a capitale variabile (Société d’Investissement à Capital Variable) con sede in Lussemburgo, costituita validamente ed in esistenza in conformità alle leggi in vigore in Lussemburgo e alla direttiva n. 2009/65/CE del 13 luglio 2009. Il presente documento contiene materiale pubblicitario e potrebbe non fornire tutte le informazioni rilevanti rispetto al/i fondo/i presentato/i. Gli investimenti riguardanti i fondi Nordea devono essere effettuati sulla base del Prospetto informativo e del Documentocontenente le informazioni chiave per gli investitori (KIID), che sono disponibili sul sito internet www.nordea.it, insieme alle relazioni semestrali e annuali, e ad ogni altra documentazione d’offerta. Tale documentazione, sia in inglese che nella lingua locale del mercato in cui la SICAV indicata è autorizzata per la distribuzione, è anche disponibile senza costi presso Nordea Investment Funds S.A., 562, rue de Neudorf, P.O. Box 782, L-2017 Lussemburgo, e in Italia, presso i Soggetti collocatori. L’elenco aggiornato dei soggetti collocatori, raggruppati per categorie omogenee, è messo a disposizione del pubblico senza costi presso gli stessi soggetti collocatori, presso le filiali capoluogo di regione di State Street Bank GmbH – Succursale Italia, BNP Paribas Securities Services, Banca Sella Holding S.p.A., Allfunds Bank S.A. Sucursal de Milan, Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A., Société Générale Securities Services S.p.A. e sul sito internet www.nordea.it. Il Prospetto ed il Documento contenente le informazioni chiave per gli investitori (KIID) sono stati depositati presso gli archivi Consob. Prima dell’adesione leggere il Prospetto informativo e il KIID. Eventuali richieste di informazioni potranno essere inviate ai Soggetti collocatori. Per ulteriori dettagli sui rischi di investimento associati a questo/i fondo/i, si rimanda al Documento contenente leinformazioni chiave per gli investitori (KIID), disponibile come sopra descritto. Pubblicato da Nordea Investment Funds S.A., 562, rue de Neudorf, P.O. Box 782, L-2017 Luxembourg, che è autorizzata dalla Commission de Surveillance du Secteur Financier (CSSF) autorità lussemburghese di sorveglianza dei mercati finanziari.

PRIVATE 02 - SILVIO RUGGIU  
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