Biogravie

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PERSONAGGI

politici e sindacalisti

MUSICISTI

e strumenti musicali

ATTREZZI

e macchine rurali

LOCALITÀ

e luoghi sul territorio

VARIE

Agile e stimolante, pur nella sua sinteticità, questa pubblicazione unica nel suo genere vuole rendere omaggio a quelle personalità, molte delle quali hanno dedicato il loro impegno alla capitale e al paese, e ai quali il Comune di Roma ha doverosamente intitolato delle strade. Vuole pure fornire un piccolo contributo per aiutare i cittadini di Colli Aniene e Tiburtino III, soprattutto i giovani, a meglio conoscere ed apprezzare i personaggi e i luoghi contrassegnati da una targa stradale. I nomi delle strade, delle piazze e dei parchi del nostro quartiere richiamano prevalentemente alla memoria personaggi della nostra storia democratica (politici sindacalisti, amministratori comunali, cooperatori), oppure quelli di musicisti famosi, ma anche nomi di località della nostra regione e di regioni vicine o addirittura di attrezzature agricole oggi non più in uso. BiograVie sarà distribuito e presentato ai cittadini e ai ragazzi delle scuole del quartiere, con l’auspicio che diventi un utile strumento didattico per approfondire aspetti della storia del nostro territorio.


Alla scoperta della storia locale.

Partiremo dall’insediamento più antico, e cioè da Tiburtino III. Ex borgata conosciuta con il nome di Santa Maria del Soccorso, è un’area urbana del IV municipio di Roma (fino al 2013 V municipio), situata nel quadrante est comprendente anche Colli Aniene. Nasce come una delle borgate di Roma verso la metà degli anni ’30 del secolo scorso. I confini erano via di Grotta di Gregna, piazza Santa Maria del Soccorso, via Tiburtina. La borgata venne inserita nel quartiere Q.XXII Collatino e successivamente è stata oggetto di una drastica ristrutturazione urbanistica avvenuta tra il 1974 e il 1990. Il Tiburtino III nasconde le tracce della borgata IACP costruita nel 1936 per dare alloggio a una parte degli abitanti del centro storico sfrattati durante l’operazione di “risanamento” attuata tra il 1930 e il 1938 dal Governatorato di Roma. Nella borgata andarono in prevalenza gli abitanti della zona di San Giovanni, Porta Metronia, via delle Botteghe Oscure, Borgo Pio. La costruzione del quartiere proseguì nel secondo dopoguerra ad opera del gruppo APAO, composto da giovani architetti organici capitanati da Bruno Zevi: tra essi Ludovico Quaroni e Piero Maria Lugli. Della vecchia borgata non resta che qualche edificio esemplare, mentre la quasi totalità dei “lotti” popolari di color

giallino pallido che disegnavano l’ambiente extraurbano (citato in alcuni passi di Ragazzi di vita di Pasolini) sono stati abbattuti e sostituiti con edifici in linea, costruiti in cemento armato. Il quartiere è ora inglobato nel tessuto urbano di Roma, e ha perduto quei caratteri di riconoscibilità propri delle 11 borgate ufficiali dello stesso periodo storico e la qualità degli alloggi è decisamente migliorata, in linea con lo standard contemporaneo. Colli Aniene è un’area urbana del IV municipio di Roma, fra via Tiburtina e il tratto urbano dell’autostrada A24, a cavallo di viale Palmiro Togliatti. Si estende sul quartiere Q.XXII Collatino a ovest e sulla zona Z.VII Tor Cervara a est, corrispondenti alla zona urbanistica 5d Tiburtino Sud, i cui abitanti erano circa 25 mila alla fine del 2010. È delimitata a ovest dalla ex borgata del Tiburtino III, a nord dal nodo di scambio di Ponte Mammolo e dal fiume Aniene, a est dal parco della Cervelletta, a sud dall’autostrada A24 e ad ovest da via Grotta di Gregna. La storia dell’insediamento inizia alla fine degli anni ’60, quando cooperative edilizie, prima tra tutte l’AIC, usufruendo delle facoltà previste dalla legge 167/1962 sull’edilizia economica e popolare, acquistarono una vasta area compresa nel Piano di Zona “Tiburtino Sud”, un territorio fino ad allora ondulato


(da cui il nome “Colli Aniene”, sebbene oggi il quartiere sia pianeggiante) e in parte paludoso per la vicinanza del fiume Aniene. I primi abitanti si insediarono a Colli Aniene nel 1974 in edifici costruiti dal consorzio AIC. Lo stesso consorzio ed altre cooperative costruirono un totale di circa 6.000 alloggi. L’ATER (ex IACP) tra gli alloggi ristrutturati e quelli nuovi, superò i 2.000. Altri enti ne costruirono circa 400 mentre le imprese private ne costruirono circa 2.000 per un totale complessivo di circa 10.800 alloggi.

Strutture pubbliche, private, i servizi.

Attualmente è di circa 38.000 abitanti la popolazione del quartiere, più grande di città come Riccione, Gorizia, Rapallo, Fabriano, Termoli, Nuoro, Piombino. Colli Aniene e Tiburtino III vantano la presenza di 9 parchi (P. Stallone, F. Babusci, A. Tozzetti, Baden Powell, L. Labor, Acea, Aurora 82, Nuovo Auspicio, Cervelletta), 6 asili nido, 7 scuole per l’infanzia, 5 scuole primarie, 3 scuole secondarie, 6 istituti superiori. Ben 6 sono i supermercati e discount (Carrefour, Coop, Emme Più, Gross, In’s, Tuodì). Numerosi sono i centri sportivi e le palestre. Due sono i Centri Anziani, quattro le parrocchie. Si registra inoltre la presenza di un istituto religioso, di due mercati, una biblioteca, una sede Inps, un distaccamento Asl, un Ufficio postale, la sede dell’Agenzia delle Entrate e due centri di accoglienza.Due sono le stazioni della Metro B (S. Maria del Soccorso e Ponte Mammolo). Da quest’ultima si dipartono numerose linee di bus urbani ed extraurbani.


Le nostre realizzazioni

Associazione di promozione sociale ”Il Foro” con il supporto di Sogester

1989 - 1996 › Organizzazione de il Carnevale di Rio Aniene 1990 › Realizzazione dell’opera in marmo “L’uomo si libera liberando la natura” scolpita sul posto dal Prof. Croce e i dagli studenti dell’Istituto d’Arte Enzo Rossi (già Istituto d’Arte Roma 2) dal 1990 › Organizzazione e promozione della mostra l’Arte nel Portico presieduta dal maestro Alfiero Nena dal 1990 › Organizzazione della Festa della Natura nelle scuole medie dal 2000 › Istituzione del Premio Virgilio Melandri, considerato il fondatore di Colli Aniene

COLLI ANIENE ANNO PER ANNO

2012 › Allestimento della Mostra sui 40 anni di Colli Aniene

Fatti e avvenimenti dalla nascita ad oggi

2016 › Pubblicazione di Colli Aniene anno per anno 2017 › Pubblicazione di Biogravie


Lettera di Roberta Della Casa Presidente del IV Municipio di Roma

Orientarsi per le vie della città oggi è molto più facile che in passato, grazie allo sviluppo della tecnologia e ad “Internet” riusciamo, per esempio, a trovare la strada cui ci stiamo dirigendo con scioltezza e autonomia. Ma cosa è una Via? E’ un luogo? Un tratto di strada? Una destinazione? Siamo talmente abituati a camminare per le vie delle città che la loro denominazione non ci dice nulla, non aggiunge alcun valore se non quello di permetterci di individuarla. Raramente o forse mai fermiamo lo sguardo e il passo per interrogarci sul “nome” di quella Via, sulla sua identità evitando di trattare quel tratto di strada in modo “anonimo”, indistinto, appiattito nella Mappa. Difficilmente possiamo considerare il tempo destinato alla curiosità di conoscere questa parte dell’identità della nostra Città come un tempo ben speso, anzi non ci pensiamo affatto, tanto siamo presi dall’ansia di arrivare, dalla preoccupazione di non fare tardi. Biogravie rompe questo paradigma e ci dona una straordinaria occasione di crescita e di limpida immersione nelle trame invisibili delle “storie” e dei “racconti” esemplari, di cui il nome di ogni Via o Luogo della Città è portatore. Contiene in se una miniera di informazioni che possono trasformarsi, con la nostra lettura, in cultura e conoscenza, che divulga offrendoci l’occasione inaspettata di attraversare l’anonima apparenza della “strada”, che sorprendentemente dentro di sé contiene la vita e la memoria di persone. Biogravie ci invita a fermarci, a sospendere il passo, a guardare a quelle denominazioni in modo più “gentile” fissando la nostra attenzione non più solo sulla mappa, sul territorio, sul luogo, piuttosto per raggiungere quella Via in modo nuovo, attraverso un percorso dove è la storia dei personaggi che esse ricordano a diventare protagonista. Quel luogo inaspettatamente non è più anonimo, ma anzi rivela di possedere un’anima, una identità, una personalità, in cui poterci riflettere, riconoscere, identificare. Grazie alla lettura di Biogravie essere in quella Via non è più solo essere in un luogo ma trovarsi in un racconto, in una relazione narrativa dove lo spazio e il nome diventano espressione del territorio che abitiamo. Cogliendo l’opportunità di diventare cittadini di una nuova consapevolezza, inaspettata, originale. Una consapevolezza per cui il tempo speso per far parte di questa conoscenza possiamo scoprire ben speso se è vissuto come esperienza di incontro, come una occasione di arricchimento. Entrando nella memoria dei nomi dei Luoghi e delle Vie dei nostri Quartieri, del nostro Municipio, scopriamo la loro identità e rafforziamo la nostra, ci sentiamo più cittadini della nostra Città con lo stupore che attraversare quelle Vie rende ancora vive e presenti quelle persone che con la loro vita gli hanno dato un nome.


Lettera di Claudio Perazzini Assessore allo Sport e alla Cultura Municipio IV di Roma

Biogravie oltre che essere un neologismo accattivante, è un modo originale, semplice, ma nel frattempo intelligente e piacevole per vedere oltre i caratteri marmorei incisi su di una targa stradale. Caratteri di cui Roma e di cui il territorio delle biogravie fa parte, è così ricco, ma che possono assumere di volta in volta un significato semplice, facilmente comprensibile, ma a volte così arcano e antico, per cui è facile comprendere il perché se n’è persa la memoria. Sovente ricordano personaggi che ai più non rammentano nulla, tanto che per molti di noi non rappresentano persone, ma sono solo un’abituale grafia, usata e trascritta innumerevoli volte, con gesto automatico, per compilare richieste, pagamenti o riscossioni, o un altro mare di moduli o documenti che nell’arco degli anni servono a caratterizzarci come appartenenti a un determinato luogo della città. Quanti di noi, ad esempio, sanno chi era Camillo Corsanego o Meuccio Ruini, io ne ignoravo la vita e l’opera fino a che non ho dato una scorsa alle bozze di questa bella pubblicazione, e pensare che facevano parte dei “Padri Costituenti” di questa nostra Italia democratica e a cui tutti dobbiamo molto delle nostre libertà civili. Ecco così, che una semplice pubblicazione, dalla quale però traspare un’accurata opera di ricerca, anche iconografica, assume un valore che va oltre la mera funzione di guida, ma apre a spunti d’indagine e di ricerca, anche critica, che possono essere colti dai comuni cittadini, così come da ricercatori, giornalisti o dalla scuola. Risulta quindi meritoria e degna di nota quest’opera dell’Associazione “Il Foro”, che erede naturale dell’antica AIT, prosegue e persegue l’impegno di crescita culturale e di aggregazione sociale del territorio a cui appartengono le “Biogravie”.

L’unico rimpianto riguarda la portata della pubblicazione, che abbraccia solo una parte dell’estensione municipale. Rimpianto che non costituisce assolutamente critica agli estensori del testo, ma che invece è rivolta principalmente all’assenza delle istituzioni in quest’opera di conoscenza complessiva del territorio e di cui io, come Assessore alla Cultura, non posso chiamarmi fuori. Occorrerà quindi, ove “Il Foro” voglia dare seguito a questo sforzo di ricerca, impegnarsi, ed impegnarmi, a trovare risorse utili per un lavoro più vasto, che conduca ad una conoscenza globale delle strade del nostro municipio.


Grazie

Vincenzo Luciani giornalista che ha effettuato le ricerche

Le aziende associate a “Il Foro”

della maggior parte delle strade, viali

associazione di promozione sociale.

e parchi. I collaboratori Sogester. Giovanni D’Alfonso presidente dell’Associazione Spazio

I collaboratori delle cooperative

Tempo per la solidarietà.

dunp e creattiva.

Evangelista Helman dell’ufficio Toponomastica di Roma Capitale. Maria Rosaria Senofonte e Rita De Pascalis dell’Archivio Storico Capitolino per le ricerche su Via degli Alberini, Via O. Guardati, P.zza C. Loriedo, Via A. Mammucari, Via E. Marazza, Via A. Scarpitti, Via A. Sommovigo, Via E. Orano. Carmelo Calci archeologo, per le ricerche su Via G. Caputo, P.zza della Cervelletta, Via Collatina Vecchia, Via del Forte Tiburtino, Via Grotta di Gregna, Via Monte Buccalione, P.zza Santa Maria del Soccorso, Via Arsoli, Via Tiburtina. Steve Arinze studente, che ha effettuato ricerche presso l’archivio del Senato della Repubblica e presso la biblioteca dell’Università di Tor Vergata. Fondazione Nevol-Querci e il Direttore Roberto Pagano dell’Archivio Storico Iconografico del Socialismo.


IN DI CE

A24 - Roma-L’Aquila Alberini v. degli

(L5) › 98

(H5-6) › 114

Alicata Mario v. Amendola Giorgio v. Arsoli v.

(I5) › (I7) ›

12 13

(I5) › 99

Atri v.

(L5) › 100

Babusci Francesco parco

(I5) ›

14

Baden Powell Robert parco (L5) ›

15

Bach Johann Sebastian l.go (I5) › 78 Badile l.go e v. del Balabanoff Angelica v. Bardanzellu Battista v. Bartók Béla v. Boiano l.go

(I5)

(H6) › (I6) ›

90 16 17

(I5) › 79

(I5) › 101

(L5) ›

19

Borodin Aleksandr p.za

(I5) › 80

Brahms Johannes p.za

(I5) ›

81

Caleffi Piero v.

(I5) › 20

Bongiorno Antonino v.

Calosso Umberto v. Campilli Pietro v. Canaletti Gaudenti A. v. Caputo Gasparino v. Carri Armati v. dei Cassiani Gennaro v. Cervelletta p.za e v. Ciasca Raffaele v. Cingolani Mario v. Cioccetti Urbano v. Collatina Vecchia v. Compagna Francesco v. Corsanego Camillo v.

(I6) ›

21

(I6) › 22

(I7) › 23

(L5) › 24

(I4) › 115

(H5) › 25 (I7) › 102

(H6) › 26

(I7) › 27

(H6) › 28 (L5) › 116

(I6) › 29

(I6) › 30 (I6) ›

31

Erpice v. dell’

(I5) ›

91

Flauto v. del

(L5) › 83

D’Onofrio Edoardo v. Debussy Claude v.

Forte Tiburtino v. del

(H5) › 82

(I4) › 103


Franceschini Ettore v.le Franchellucci Nino l.go Frantoio v. del Galati Vito Giuseppe v. Giordani Igino v. Grotta di Gregna v. Guardati Orlando v. Gullo Fausto v. Labor Livio parco Loriedo Camillo p.za Mammucari Augusto v. Marazza Ercole v. Martinelli Caterina v. Martora v. della Massini Cesare v. Melandri Virgilio v. Monte Buccalione v. Mozart W. Amadeus v.

(I6) › 33

(I6) › 35

(I5) › 37

Tagliacozzo v.

(L5) › 39

(L5) › 104 (I6) › 40 (I7) ›

41

(I6) › 42 (I6) › 43

(H5) › 44

(H6) › 45

(I7) › 46

(L6) › 118

(H7) › 70 (I5) ›

71

Trivento v.

(L5) ›

111

Valitutti Salvatore v.

(H5) › 72

Tozzetti Aldo giardino Trebbiatrice v. della

Vanga v. della. Vanoni Ezio l.go Venafro v.

(I5) › 94

(I5) › 95

(H6) › 73 (I5) › 112

Zampogna v. della

(L5) › 88

(I5) › 84

51

(I5) › 52

(L4) › 53

(I5) › 109

Rossi Ernesto v.

(I5) › 54

Sibelius Jean v.

(I6) › 67

(I5) › 87

Pescina v.

Schubert Franz v.

(H5) › 120

Wagner Richard v.

(I6) › 48

Persico Edoardo p.za

Scarpitti Achille v.

Togni Giuseppe v.

(I5) › 66

(L7) › 107

(L5) › 108

Scalarini Giuseppe v.

Togliatti Palmiro v.le

(I5) › 110

(L4) ›

Orsogna v.

Santi Fernando v.le

Tiburtina v.

65

Verdinois Federigo v.

(I6) ›

S. Maria del Soccorso p.za

Tamburrano Luigi v.

(I6) › 47

Orano Efisio v.

Sacco e Vanzetti v.le

(I7) › 64

Stallone Pietro l.go e parco (H5)

(I6) › 50

Ruini Meuccio v.

(I6) › 63

(I5) › 92

Niccolai Adelmo v.

Oro Nobili Tito v.

Sommovigo Amedeo v. Spataro Giuseppe v.

(I6) › 55 (I5) › 119

(I5) › 56

(I5) › 60 (I5) ›

61

(L5) › 62

(I5) › 85 (I5) › 86

Zanardi Francesco v.

74

(I6) › 75



PERSONAGGI

politici e sindacalisti


VIA MARIO ALICATA uomo politico (1918-1966) (nell’immagine ritratto da Renato Guttuso) Colli Aniene I5-6

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Uomo politico, nato a Reggio Calabria il 9 maggio 1918, deceduto a Roma il 6 dicembre 1966, è stato critico letterario, studioso di filosofia, giornalista, dirigente del PCI (Partito Comunista Italiano). Aderì a questo partito nel 1940, dopo aver partecipato, fin dal 1935, all’attività di gruppi antifascisti clandestini a Roma e Milano. Arrestato e deferito al Tribunale speciale, scontò 9 mesi di carcere e poté riacquistare la libertà solo per la caduta del fascismo. Fu condirettore de “Il Lavoro italiano”, organo dei sindacati, del quale fu pubblicato un solo numero, il 9 settembre 1943, quando già i patrioti di Roma combattevano contro i tedeschi alle porte della Capitale. Nei mesi dell’occupazione nazista, Alicata curò l’edizione clandestina del giornale del suo partito. Dopo la Liberazione, diresse prima “La Voce di Napoli” e poi la redazione romana de “l’Unità”. Nel 1945 fu assessore nella Giunta del CLN (Comitato di

DA V.LE SACCO E VANZETTI A VIA ROSSI

Liberazione Nazionale) del Comune di Roma e, nel 1946, fu consigliere comunale a Napoli. Condirettore de “La Voce del Mezzogiorno”, fu anche membro del Comitato nazionale per la rinascita dell’Italia meridionale. Nel 1952 fu sindaco di Melissa (Crotone) e nel 1954 fondò, con Giorgio Amendola, “Cronache meridionali”. Nel 1955 gli fu affidata la direzione della sezione culturale del PCI e nel febbraio 1960, assunse la direzione dell’edizione nazionale de “l’Unità”. Nel 1964 entrò nella segreteria del PCI. Ininterrottamente eletto deputato dal 1948, fu stroncato da un ictus a seguito di un acceso e appassionato discorso contro l’abusivismo edilizio nella Valle dei Templi di Agrigento. Su di lui ha lasciato una partecipe biografia l’arch. Bruno Zevi. Fu anche tra gli sceneggiatori del film Ossessione di Luchino Visconti. A Palermo, al “Museo Guttuso”, è esposto un suo intenso ritratto.


VIA GIORGIO AMENDOLA uomo politico (1907-1980) (nell’immagine ritratto con la moglie Germaine Lecocq) Colli Aniene I7

TRAVERSA DI VIA GULLO STRADA SENZA USCITA

Uomo politico, partigiano e scrittore, Giorgio Amendola, è nato a Roma il 21 novembre 1907 ed è deceduto il 5 giugno 1980. Figlio dell’uomo politico liberale, Giovanni con il quale partecipa all’attività antifascista. Dopo una travagliata crisi di coscienza, lascia il movimento liberale e si avvicina al PCI a cui si iscrive nel 1929. Arrestato nel 1932, viene condannato dal Tribunale speciale e confinato per cinque anni nell’isola di Ponza. Nel 1937 riesce a fuggire in Francia, dove dirige le edizioni comuniste. Rientrato in Italia nel 1943, partecipa al Comitato di Liberazione Nazionale di Roma e capeggia l‘insurrezione di Torino nell’aprile del 1945. Nel giugno 1945 diventa sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Parri e nel primo governo De Gasperi. Nel 1946 viene eletto deputato all’Assemblea costituente membro della

direzione e della segreteria del PCI, nel 1954 ne diventa responsabile dell’organizzazione. Eletto al Parlamento europeo si impegna nella politica berlingueriana dell’eurocomunismo. È autore di numerosi libri tra i quali: Lettere a Milano. Ricordi e documenti, 1939-1945, Roma, Editori Riuniti, 1973, Intervista sull’antifascismo, Bari, Laterza, 1976, Una scelta di vita, Milano, Rizzoli, 1976, Un’isola, Milano, Rizzoli, 1980.

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PARCO FRANCESCO BABUSCI uomo politico (1943 - 2001) Colli Aniene I5

Francesco Babusci (1943-2001), protagonista delle lotte operaie e del movimento dei consigli, è stato consigliere regionale del Prc (Partito della Rifondazione comunista). Geometra, per molti anni operaio alla Contraves, Babusci ha contribuito alla nascita della Flm (Federazione lavoratori metalmeccanici) e della Fiom Cgil. In via Cassiani è presente la

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ACCESSO DA VIA CASSIANI

targa di intitolazione del Parco Babusci, scoperta il 30 maggio 2012. In suo ricordo nella stessa data è stata inaugurata, in via S. Satta 39 (Casal Bruciato-Tiburtina) la Sala Babusci, a disposizione della cittadinanza (associazioni, comitati, gruppi di studio e di lavoro, ecc.) e punto per incontri, assemblee, seminari, gruppi di studio e di lavoro.


PARCO ROBERT BADEN-POWELL fondatore dello Scoutismo (1857-1941) Colli Aniene L5

ACCESSI DA VIA BONGIORNO, VIA SCALARINI E VIA MASSINI

Robert Baden-Powell, titolo completo. Sir Robert Stephenson Smyth Lord Baden-Powell, Primo Barone Baden-Powell di Gilwell (Londra 1857 - Nyeri, Kenya, 1941); soldato nelle colonie inglesi, colonnello di cavalleria, difensore di Mafeking nella guerra dei Boeri (1899-1900), pubblicò nel 1899, frutto di esperienze personali, Aid to scouting, una guida per la ricerca dei sentieri nella boscaglia. Ritornato in patria si sentì attratto verso il problema dell’educazione dei giovani. Dopo aver interpellato uomini di scuola e di religione, passò alla realizzazione pratica, riunendo nell’estate 1907, in un primo campeggio nell’isola di Brownsea ragazzi di tutte le classi sociali. L’anno seguente, nel volume Scouting for boys, fissò il metodo e gli ideali dello scoutismo: “bastare a sé stessi” e “servire il prossimo”. Nello stesso tempo la sorella Agnes (1858-1945) fonda-

va (1910) il corpo parallelo femminile (Girl guides). Nel parco Baden Powell a Colli Aniene è stata inaugurata nel 2006 una nuova area giochi, un percorso per attività sportive e uno spazio dedicato ai nostri amici a quattro zampe.

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VIA ANGELICA BALABANOFF attivista e politica (1878-1965) (nell’immagine l’incontro con David Ben Gurion a Tel Aviv, 1962) Colli Aniene H6

TRAVERSA DI V.LE BARDANZELLU STRADA SENZA USCITA

Angelica Balabanoff, attivista e politica, nacque nel 1878 in Ucrania e morì il 25 novembre 1965 a Roma. Di origine ebraica, iniziò gli studi in patria ma li proseguì in Svizzera, Belgio e Germania, dove l’istruzione superiore e universitaria non era preclusa alle donne. A Bruxelles si laureò in lettere e filosofia ed ebbe i primi contatti con esponenti dell’ambiente socialista internazionale. Nel 1900 giunse a Roma dove divenne allieva di Antonio Labriola. Si iscrisse al Partito Socialista Italiano e nel 1904, a Lugano, fondò, con Maria Giudice il giornale “Sù,

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compagne“, rivolto alle donne proletarie. In quegli anni conobbe Benito Mussolini e gli rimase al fianco per anni. Dal 1912 al 1917 fece parte della direzione del Partito Socialista e nel 1913 entrò a far parte della direzione de "l'Avanti”, nel 1914. Quando Mussolini diventò interventista, si distaccò da lui. Nel 1917 aderì al partito bolscevico russo, dopo aver conosciuto in Svizzera Lenin, da cui ebbe importanti incarichi nella fase iniziale della Rivoluzione russa. Nel 1947 aderì alla scissione di Palazzo Barberini ed entrò a far parte del PSDI di Giuseppe Saragat.

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SCUOLA PRIMARIA Statale A. Balabanoff

0640500480 icbalabanoff.gov.it

62

SCUOLA SECONDARIA 1° Statale A. Balabanoff

064070038 icbalabanoff.gov.it


VIALE BATTISTA BARDANZELLU avvocato e uomo politico (1885-1956) Colli Aniene I6

DA V.LE TOGLIATTI A P.ZZA LORIEDO

Battista Bardanzellu avvocato, giurista e politico italiano esponente del Partito Repubblicano Italiano è nato a Olbia il 16 settembre 1885 ed è deceduto a Roma il 31 gennaio 1956. Lasciata, giovanissimo, la Sardegna si trasferì a Roma dove, nei primi anni del ’900, si laureò in Giurisprudenza. Nel 1906 aderì al PRI (Partito Repubblicano Italiano) e, dopo la Prima guerra mondiale, alla quale aveva partecipato come sottotenente dei Ber-

7

27/29

34

77/N

saglieri, riprese i contatti con i suoi amici repubblicani. Comandante, durante l’occupazione nazifascista, delle squadre romane del Partito d’Azione, che combattevano come Brigata “Mazzini”, Bardanzellu fu, nel dopoguerra, tra i rifondatori del PRI, di cui diresse l’amministrazione e la “Voce Repubblicana”. Consigliere comunale a Roma sino al 1956. Scrisse saggi giuridici e amministrò importanti società, tra cui l’INA e l’ACEA.

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VIA ANTONINO BONGIORNO uomo politico (1907 - 1973) Colli Aniene L5

TRAVERSA DI V.LE SACCO E VANZETTI STRADA SENZA USCITA

Antonino Bongiorno nato a Palmi (RC) nel 1907 e deceduto a Roma nel 1973, è stato un uomo politico di ispirazione comunista. In Calabria il 28 dicembre 1908, un violento terremoto distrugge quasi totalmente Palmi. Vengono costruite delle baracche per il ricovero dei sinistrati che invece di essere provvisorie, rimasero per oltre venti anni. Nacquero le prime proteste guidate dal partito socialista locale che nel 1921 confluisce nel partito comunista. Antonino diviene presto segretario dei giovani comunisti. Il regime fascista che non sopporta quella rappresentanza, inizia un’escalation di provocazioni che culminano con i fatti del 30 agosto 1925. Durante la festa del paese, i fascisti tentano di trasformare quella tradizione in un inno al fascismo: la processione sfila al suono di “Giovinezza”. La sera ci sono scontri e rimane ucciso un fascista. Tutti i rappresentanti dell’antifascismo di Palmi vengono

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SCUOLA PRIMARIA Statale I. Calvino

arrestati. Il lungo processo approda poi al Tribunale Speciale che infligge dure condanne. Antonino ancora minorenne viene condannato a 8 anni e 10 mesi. Uscito dal carcere lavora per ricostruire le fila clandestine del partito. Subisce un nuovo processo davanti al Tribunale Speciale e questa volta la condanna è a 12 anni. Dopo la Liberazione è a Roma. In seguito assumerà la presidenza della Federterra e la guida della lotta con le occupazioni delle terre nel 1949. Nel 1952 è nella schiera dei consiglieri eletti nella prima legislatura della rinata istituzione della Provincia. Nella seconda consigliatura, di nuovo eletto, viene nominato assessore all’agricoltura e ai lavori pubblici. Nel frattempo ricopre l’incarico di presidente della Federcoop di Roma, spingendola verso un rinnovato sviluppo. Nel 1973, anno della sua morte, è vicepresidente della Commissione Federale di Controllo.

0640815919

rmicviasanti65.gov.it

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VIA PIERO CALEFFI uomo politico (1901-1978) Colli Aniene I5

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Uomo politico, scrittore e partigiano, Caleffi è nato il 9 giugno 1901 a Suzzara (Mantova) ed è deceduto il 22 agosto 1978 a Roma. Nel 1925-1926 fu segretario della Federazione socialista di Mantova. Con la messa al bando dei partiti di opposizione nel 1926, Caleffi entrò a far parte della giunta esecutiva del Partito d’Azione a Genova. Nel 1930 e nel 1936 fu arrestato dalle autorità fasciste per sovversione. Nel settembre del 1943, Caleffi entra a far parte della Law, la prima missione alleata inviata dagli inglesi in Italia diretta da Mino Steiner, dove organizza un servizio d’informazione sui movimenti delle truppe d’occupazione tedesche. Nel 1944 viene scoperto e deportato dai nazisti nel campo di concentramento di Mauthausen. Sopravvive e, tornato in patria, racconta la tragica esperienza nel libro "Si fa presto a dire fame", scritto nel 1954, pubblicato in prima edizione nel 1955 e ristampato da Mursia nel 1988. Questo libro,

DA V.LE SANTI A VIA GALATI

con prefazione di Ferruccio Parri, parla della vicenda di Piero Caleffi contro il fascismo e i tedeschi. Il testo non è un diario, ma è una vera e propria storia. Caleffi parla in prima persona raccontando le avventure che sono capitate a lui, ma anche ai suoi amici. In Italia Caleffi si iscrive al PSI (Partito Socialista Italiano) e durante la terza legislatura viene eletto senatore. Diventa anche sottosegretario alla Pubblica Istruzione nel 2° e 3° Governo Moro (1964-1968). Caleffi è stato anche presidente dell’ANED Associazione Nazionale ex Deportati politici nei campi nazisti.


VIA UMBERTO CALOSSO uomo politico (1895-1959) Colli Aniene I6

DA VIA ORANO STRADA SENZA USCITA

Uomo politico, giornalista e docente, Calosso è nato il 23 settembre 1895 a Belveglio (AT) ed è deceduto il 10 agosto 1959 a Roma. Studia al Convitto Nazionale di Torino e partecipa come volontario alla Prima Guerra Mondiale. Nel 1920 si laurea in Lettere e, dopo aver conosciuto Gramsci, Togliatti e Tasca, si iscrive al Partito Socialista e inizia a collaborare con il settimanale “L’Ordine Nuovo”, fondato da Gramsci. Insegna italiano a Messina e poi ad Alessandria, ma nel 1928, a causa delle sue posizioni antifasciste, viene estromesso dall’insegnamento. Nel 1931 decide di lasciare l’Italia e con la moglie Clelia Lajolo si stabilisce in Francia e poi a Londra, dove ottenne la cattedra di letteratura italiana nel St. Edwards College di Malta. Stabilitosi a Londra durante la Seconda Guerra Mondiale fonda con il deputato laburista Ivor Thomas l’associazione “Free Italy”. Caduto il fascismo, nell’ottobre del 1944 torna in Italia e diventa colla-

boratore del quotidiano “l’Avanti”! e della rivista “Socialismo”, nel 1946 fu eletto deputato alla Costituente nelle liste del PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria), dal quale esce nel 1947 con Saragat per aderire al PSLI (Partito Socialista dei Lavoratori Italiani). Nel 1948 fu eletto alla Camera dei deputati. Come membro della commissione parlamentare per la Pubblica Istruzione, si impegna per una riforma della scuola secondaria che ne prevede la gratuità e l’obbligo. Nel 1953, ormai malato, rientra nel PSI. E’ stato anche giornalista radiofonico della Rai.

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VIA PIETRO CAMPILLI uomo politico (1891-1974) Colli Aniene I6

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Uomo politico e ministro, è nato il 30 novembre 1891 a Frascati ed è deceduto l’8 luglio 1974 a Roma. Alla fine della prima guerra mondiale partecipa alla costituente del Partito Popolare Italiano per diventare subito dopo uno dei componenti principali della direzione romana del partito. Attivo nel Lazio, soprattutto nelle questioni agricole, nella campagna elettorale per le elezioni provinciali del 1920, rimane vittima di un attentato. Viene eletto consigliere alla Provincia di Roma, dove è leader dell’opposizione fino al 1923. Dal 1943 partecipa al processo di formazione della Democrazia Cristiana, facendo parte del primo Consiglio Nazionale e poi della Direzione. Membro del comitato economico della Consulta Nazionale e della Commissione Economica per la Costituente, nel 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente nella circoscrizione laziale, nella quale verrà eletto deputato nel 1948. Nel luglio 1946 entra nel secondo ministero De Gasperi come ministro del Commercio E-

DA V.LE BARDANZELLU A VIA MARAZZA

stero. Dal febbraio 1947 è ministro delle Finanze e del Tesoro nel terzo Governo De Gasperi. Dal maggio 1947 fino al 1949 rappresenta l’Italia prima al Comitato di Cooperazione Economica Europea e poi all’OECE. Dal 1953 al 1958 è ministro per la Cassa del Mezzogiorno nei governi: De Gasperi, Pella, Fanfani, Scelba, Segni e Zoli. Dal 1958 al 1959 è Presidente della neonata Banca Europea degli Investimenti in Lussemburgo. Tra il 1970 e il 1971 presiede la Montedison.


VIA ALBERTO CANALETTI GAUDENTI uomo politico (1887-1966) Colli Aniene I7

DA VIA SPATARO STRADA SENZA USCITA

Uomo politico e docente universitario, nato a Sirolo (Ancona) il 1 maggio 1887 è deceduto il 1 maggio 1966. Di famiglia nobile e benestante, compì gli studi universitari a Roma, dove si laureò in giurisprudenza nel 1912. Partecipò come ufficiale alla prima guerra mondiale. Nel dopoguerra collaborò al “Giornale del Mattino” di Bologna e alla terza pagina del “Giornale d’Italia” di Roma. Aderì fin dal suo sorgere al Partito Popolare Italiano, del quale animò la sinistra della sezione romana. Negli anni del fascismo, abbandonata la militanza politica, si dedicò agli studi e all’insegnamento. Dopo il 25 luglio 1943 prese parte all’azione per la ricostituzione delle organizzazioni sindacali democratiche. Durante l’occupazione tedesca di Roma, fu membro del Comitato di Liberazione Nazionale della capitale in rappresentanza della DC, della quale curò l’organizzazione e coordinò l’azione politica nella città e nella provincia. Subito dopo la liberazione della capitale continuò a dirigere il suo partito a

Roma. Nel 1948 fu eletto senatore; dal 1956 al 1961 fu consigliere comunale e assessore al comune di Roma. Eletto due volte sindaco della capitale (20 giugno e 7 luglio 1961), senza esservi stato designato dal suo partito, si dimise per disciplina ma non accettò la candidatura come capolista della DC nelle successive elezioni amministrative del 1962.

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VIA GASPARINO CAPUTO uomo politico (1922-1977) Colli Aniene L5

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Uomo politico del PSDI (Partito Socialista Democratico Italiano), è nato a Palomonte (SA) il 24 agosto 1922, ed è deceduto il 24 ottobre 1977. Primo di dieci figli, crebbe in un clima di religioso rispetto per il prossimo, imparando a conoscere i sacrifici, la pazienza e l’altruismo. Prese parte nel 1943 alla lotta clandestina contro il regime dittatoriale fascista. Fu sul punto di essere condannato a morte, evitando fortunosamente la esecuzione della sentenza. Partecipò alle tristi e sanguinose Quattro Giornate di Napoli (27-30 settembre 1943) un episodio storico di insurrezione popolare avvenuto nel corso della seconda guerra mondiale. Al termine di quest’ultima fu chiamato a collaborare con l’on. Capasso, come sottosegretario al Ministero dell’Interno del primo governo dell’Italia liberata. Nel dopoguerra prestò collaborazione a numerosi ministri, tra cui Mancini, Tremelloni, Preti. Nel 1966 fu eletto consigliere comunale a Roma nelle liste del PSDI e riconfermato nelle elezioni del 1971. Dal 1967

DA VIA BONGIORNO STRADA SENZA USCITA

al 1971 fu assessore all’Anagrafe, Stato Civile, Servizio Elettorale, Statistica, Censimento e Toponomastica e poi anche al Provveditorato. Dal 1974 ricoprì la carica di presidente degli Istituti Riuniti di Assistenza Sanitaria e di Protezione Sociale (IRASPS). Nel 1976 si dedicò alla creazione di un’organizzazione socio-artistico-culturale per gli amanti dell’arte, della cultura e dello sport. Morì, insieme alla moglie Michelina Romano, in uno spaventoso incidente stradale sulla A-30 Caserta-Salerno all’età di 55 anni.


VIA GENNARO CASSIANI uomo politico (1903-1978) Colli Aniene H5

DA VIA DEGLI ABERINI A V.LE SANTI

Politico, avvocato e saggista italiano, Cassiani è nato il 13 settembre 1903 a Spezzano Albanese (CS) ed è deceduto il 14 luglio 1978 a Roma. Fu in età giovanile socialista, mazziniano di formazione radicale; nel 1925 discusse la tesi di laurea su “Il diritto di resistenza individuale e collettivo”. Fondò e diresse negli anni trenta la rivista “Tribunali calabresi”. Dal 1942 organizzò il movimento della Democrazia Cristiana in Calabria. Nel gennaio 1944 prese parte al congresso dei partiti antifascisti a Bari, in rappresentanza della DC, e nel luglio dello stesso an-

no venne eletto alla Direzione nazionale dello Scudo crociato. Nel secondo e nel terzo governo Bonomi fu nominato sottosegretario ai Lavori pubblici, fu sottosegretario al lavoro e previdenza sociale nel governo Parri e nel I e II governo De Gasperi. Consultore nazionale, deputato costituente e parlamentare fino al 1976, è stato sottosegretario alla giustizia nel IV e nel V governo De Gasperi, sottosegretario al Tesoro nel VII governo De Gasperi (con delega ai danni di guerra) e nell’VIII governo De Gasperi, oltre che nel governo Pella.

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VIA RAFFAELE CIASCA uomo politico (1888-1975) Colli Aniene H6

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Storico e politico, Raffaele Ciasca è nato il 26 maggio 1888 a Rionero in Vulture (PZ) ed è deceduto il 18 luglio 1975 a Roma. Professore dal 1923 di storia moderna nelle università di Messina, Cagliari, Genova e Roma. Esordì nel 1916 con "L’origine del Programma per l’opinione nazionale italiana” del 1847-48, per dedicarsi poi quasi esclusivamente a ricerche di storia economica: L’arte dei medici e speziali nella storia e nel commercio fiorentino dal sec. XII al XV nel 1927; Storia delle bonifiche del regno di Napoli nel 1928; Storia coloniale dell’Italia contemporanea. Da Assab all’Impero nel 1938, seconda edizione nel 1940; Il problema della terra nel 1963; Aspetti economici e sociali dell’Italia preunitaria nel 1973. Durante la Prima Guerra Mondiale divenne Ufficiale di Artiglieria e decorato con la Croce di Guerra al Valor Militare. Notoriamente antifascista,

DA VIA CAMPILLI STRADA SENZA USCITA

firmatario dei manifesti di protesta di Croce e Salvemini, Ciasca svolse intensa attività durante la lotta al regime.Senatore democristiano nel 1948 e nel 1953, è stato presidente dell’Istituto italiano per la storia moderna e contemporanea dal 1952. In seguito divenne rappresentante del Senato della Repubblica Italiana nella Commissione dell’Unesco. Nel 1958 venne nominato Presidente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Fu tra i professori benemeriti all’Università degli Studi di Roma e medaglia d’oro per la cultura e accademico dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Per molti anni fu Presidente dell’Istituto Storico Nazionale per l’età moderna e contemporanea.


VIA MARIO CINGOLANI uomo politico (1883-1971) Colli Aniene I7

DA VIA MARTINELLI STRADA SENZA USCITA

Uomo politico, nato il 2 agosto 1883 a Roma dove morì l’8 aprile 1971. Nel 1918 fu tra i fondatori con don Luigi Sturzo del Partito Popolare Italiano, del quale fu vice segretario politico fino al 1924, deputato nel 1919, 1921 e 1924, sottosegretario al Lavoro e Previdenza Sociale nei due gabinetti Facta nel 1922. Durante l’occupazione nazifascista della Capitale ha partecipato alla lotta clandestina nelle formazioni del generale Caruso, meritando la decorazione al valore. Dopo la liberazione Mario Cingolani entra nella Democrazia Cristiana, del cui Consiglio nazionale farà parte sino alla morte. Nominato nel 1945 alla Consulta, nel 1946 è eletto deputato nel collegio di Perugia. Nel 1948, senatore di diritto, ha presieduto il gruppo parlamentare democristiano e, nel periodo 1954-1958, è stato presidente dell’assemblea di Palazzo Madama. Dal 1946 al 1960

consigliere comunale a Roma, Mario Cingolani è stato ministro dell’aeronautica nel 1946-47, nel secondo governo De Gasperi e della difesa nel 1947 nel quarto ministero retto dallo statista democristiano. Ha fatto parte anche delle assemblee parlamentari del Consiglio d’Europa e della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio). È stato senatore dal 1948 al 1968.

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VIA URBANO CIOCCETTI uomo politico (1905-1978) Colli Aniene H6

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Nato a Roma il 26 novembre 1905, fu un uomo politico strettamente legato agli interessi del Vaticano; vicepresidente dell’Azione Cattolica e presidente dell’ONMI. Per quest’ultimo ente ideò le “Giornate nazionali della madre e del bambino”, coincidenti con la festa dell’Epifania, e realizzò case per l’assistenza medica della maternità e del bambino; lanciò editorialmente la rivista per genitori “Nostro figlio”. Il 27 dicembre 1957, il sindaco di Roma, Umberto Tupini, si dimise dalla carica, avendo deciso di presentarsi alle elezioni per il rinnovo del Senato nella primavera del 1958. Urbano Cioccetti, consigliere comunale dal 1946 e assessore delegato (ossia vicesindaco) dal giugno 1956, fu proposto dalla Democrazia Cristiana quale successore del sindaco dimissionario fu eletto l’8 gennaio. Il 27 giugno 1958 la Giunta Cioccetti ripresentò in Consiglio comunale la variante urbanistica grazie alla quale si sarebbe realizzato l’albergo Hilton sulla collina di Monte Mario e il 23 settembre 1958,

DA V.LE TOGLIATTI A VIA COMPAGNA

l’assemblea capitolina approvò a maggioranza la variante i cui lavori si conclusero nel 1963. A seguito delle elezioni comunali del 1960, Cioccetti fu rieletto Sindaco, ma senza ottenere la maggioranza assoluta del consiglio comunale. Trattandosi di una giunta monoriyaria DC-PLI, essa era destinata a cadere in occasione del voto sulla proposta di bilancio, previsto in primavera, per il quale era necessaria la maggioranza assoluta dell’aula capitolina. Il secondo mandato di Cioccetti durò pochi mesi, e fu agitato: la scoperta che alcuni appalti di manutenzione stradale per una somma considerevole erano stati affidati, a trattativa privata, alle ditte controllate dal segretario regionale della DC fece gridare allo scandalo. Il 29 aprile 1961, Cioccetti rassegnò le dimissioni da Sindaco e abbandonò ogni attività politica. Cioccetti ricoprì poi l’incarico di presidente dell’ENPDEP. Fu presidente dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù e del Circolo San Pietro. Morì a Roma il 9 maggio 1978.


VIA FRANCESCO COMPAGNA uomo politico (1921-1982) Colli Aniene I6

DA V.LE BARDANZELLU A VIA DEGLI ALBERINI

Meridionalista e geografo italiano è nato a Napoli il 31 luglio 1921 ed è deceduto a Capri il 24 luglio 1982. È stato giornalista e professore universitario di geografia politica ed economica all’università di Napoli dal 1974. Nel 1954 ha fondato e diretto la rivista “Nord e Sud”, ha collaborato anche con “Il Mondo” diretto da Mario Pannunzio. E’ stato giornalista nella sinistra del Partito Liberale Italiano e dopo nel Partito Radicale diventa nel 1968 deputato. E’ stato sottosegretario alla presidenza del

consiglio dei ministri nel quarto governo Aldo Moro dal 1974 al 1976 e nel primo governo di Giovanni Spadolini nel 1981. Ha ricoperto il ruolo di ministro dei lavori pubblici nel quinto governo di Giulio Andreotti e poi nel governo di Armaldo Forlani. Si è occupato prevalentemente di problemi urbani del Mezzogiorno e della politica regionale europea. Tra i suoi scritti: I terroni in città del 1959, L’Europa delle regioni del 1964, La politica della città del 1967, Mezzogiorno in salita del 1980.

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VIA CAMILLO CORSANEGO uomo politico (1891-1963) Colli Aniene I6

DA V.LE FRANCESCHINI A VIA D’ONOFRIO

Nato a Genova il 20 marzo 1891 e deceduto a Roma il 9 ottobre 1963, è stato avvocato e politico, deputato all’Assemblea Costituente e alla Camera nella prima legislatura. Laureato in giurisprudenza, in diritto canonico e in scienze economiche e commerciali, è stato docente universitario e presidente della Gioventù Cattolica Italiana, poi di Azione Cattolica. Assume ben presto incarichi di rilievo nell’associazionismo cattolico. Nel biennio 1912-1913 dirige la rivista “Studium”, organo della FUCI; nel settembre 1922 viene eletto presidente della Gioventù Cattolica Italiana. Nei difficili anni della sua presidenza, difenderà l’autonomia dell’associazione dalle pressioni esterne, divenendo un personaggio scomodo per il regime fascista che dal 1931 lo sottopone a sorveglianza speciale. Tra la fine del 1942 e i primi mesi del 1943 partecipa agli incontri clandestini a Roma per la costituzione della Democrazia Cristiana.

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Viene eletto deputato con 46.157 voti di preferenza (un numero inferiore solo a quello di Alcide De Gasperi). Consigliere e assessore comunale di Roma dal 1947 al 1952, presidente della azienda tranviaria STEFER dal 1956 al 1957, vicepresidente della Cassa di Risparmio di Roma dal 1960, fu decano degli avvocati concistoriali, promotore di giustizia (pubblico ministero) nel tribunale dello Stato della Città del Vaticano, nonché docente di diritto penale comparato presso la Pontificia Università Lateranense. Accademico di S. Luca, membro corrispondente dell’Istituto di studi romani, fondatore del centro di studi ciceroniani, svolse un’intensa attività di conferenziere. Quale decano degli avvocati concistoriali fu promotore del concilio ecumenico Vaticano II. Il figlio di Camillo Corsanego, anch’egli defunto, è stato allievo di Sara Matteo, fondatrice della scuola di musica “Anton Rubinstein” di Colli Aniene.

lunedì e mercoledì


VIA EDOARDO D’ONOFRIO uomo politico (1901-1973) Colli Aniene I6

DA V.LE TOGLIATTI A VIA CORSANEGO

Uomo politico, nato il 10 febbraio 1901 a Roma dove è deceduto il 15 agosto 1973. Seguace di un vecchio socialista, si iscrive tra i giovani del PSI Partito Socialista Italiano e nel 1918, dopo aver amministrato il settimanale “Avanguardia”, diviene segretario dei giovani socialisti del Lazio. Nel Partito Comunista d’Italia fin dalla fondazione nel 1921, nel marzo 1922 fu eletto nel comitato centrale della Federazione Giovanile Comunista e fu alla fine di quell’anno, delegato al IV congresso dell’internazionale comunista a Mosca alla fine di quell’anno, dove, con Amadeo Bordiga e la maggior parte della delegazione italiana, sostenne

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posizioni contrarie alla fusione col PSI. Arrestato nel febbraio 1923 dal regime fascista, nel settembre dello stesso anno fu assolto ed espatriò clandestinamente in Unione Sovietica, dove frequentò la scuola quadri del partito comunista dell’URSS. Nuovamente in Italia nel 1925, lavorò a Milano, alla direzione dell’Avanguardia, divenuto il giornale della federazione giovanile comunista. Dopo le leggi eccezionali del novembre 1926 entrò nella clandestinità, risiedendo talora in Francia ma soprattutto in Italia, e continuò a seguire il settore giovanile. Rientrato in Italia col compito di ricostruire la struttura del partito, l’11 maggio

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del 1928 fu arrestato a Bologna e il Tribunale speciale lo condannò a dodici anni e sei mesi di reclusione e tre anni di libertà vigilata. Passò poi dal carcere di Fossombrone a quelli di Parma e di Civitavecchia. Nel 1944, Edoardo D’Onofrio fu incaricato di organizzare il PCI in Sicilia e quando Roma fu liberata divenne segretario regionale del suo

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partito per il Lazio. Consultore nazionale, deputato comunista all’Assemblea Costituente, senatore di diritto nel primo Parlamento repubblicano, Edoardo D’Onofrio è stato rieletto deputato nelle tre successive legislature. Durante la seconda è stato vice presidente della Camera. Ha fatto anche parte del Comitato esecutivo dell’ANPI nazionale.


VIALE ETTORE FRANCESCHINI uomo politico (1889-1960) Colli Aniene I6

DA V.LE TOGLIATTI A P.ZZA LORIEDO

Uomo politico, nato a Perugia il 30 agosto 1889 e deceduto a Roma il 9 dicembre 1960, fu sindaco di Perugia dal 28 ottobre 1920 al 4 maggio del 1921. Il programma della sua giunta socialista era composto da sette punti, ma si trattava di un programma talmente massimalista ed in contrasto con le normative e la legislazione del periodo che risultò praticamente inapplicabile, con l’effetto di coalizzare contro di sé tutte le forze di opposizione: reazionari, cattolici e clericali, moderati, liberali e missini. Intanto

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il fascismo prendeva sempre più forza nel Paese come in città: nel febbraio del 1921 a Perugia apre la prima sezione del Fascio di Combattimento. Da qui inizia ad acutizzarsi lo scontro con le forze reazionarie e fasciste che volevano rovesciare il governo della città. Ben presto le intimidazioni fasciste si trasformarono in atti di violenza, aggressioni, occupazioni del Comune, minacce che sconvolsero la vita politica della città. Ettore Franceschini rimase alla guida del Comune per circa sei mesi. Riuscì solo a presentare il suo program-

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ma, perché la violenza fascista e la debolezza di alcuni apparati dello Stato asserviti a logiche di parte portarono allo scioglimento della giunta e del Consiglio Comunale. Al suo posto subentrarono il commissario prefettizio e successivamente i podestà che governarono per tutto il ventennio. I fascisti fecero pagare un caro prezzo al Franceschini che fu condannato a cinque anni di confino prima a Favignana e poi a Lipari. Rimase sempre nel mondo della politica con ruoli di secondo piano anche nell’Italia repubblicana e in seguito alla scissione di Palazzo Barberini si schierò nelle file di Giuseppe Saragat. In viale Franceschini c’è la chiesa di Santa Bernadette

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Soubirous opera dell’arch. Viviana Rizzi, eretta nel novembre del 1975, consacrata nel 1985. Il 13 ottobre del 1991 venne collocata l’opera del maestro scultore Alfiero Nena “Beata Vergine dell’Accoglienza”, opera concepita nel 1990. Il calco dell’opera è stato utilizzato per la lavorazione del bronzo collocato poi in Vaticano. La scultura in terracotta è stata benedetta da Giovanni Paolo II il 9 ottobre del 1991. Nell’ottobre del 1991 è stato collocato al centro del viale all’altezza di via Ruini un monumento in marmo “L’Uomo si libera liberando la natura” scolpito sul posto dal prof. Ugo Croce con alcuni studenti dell’Istituto d’Arte Sacra Roma 2 di via del Frantoio.

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LARGO NINO FRANCHELLUCCI uomo politico (1898 - 1968) Colli Aniene I6

ADIACENTE A V.LE FRANCESCHINI

Uomo politico, è nato il 15 febbraio 1898 a Petritoli (Ascoli Piceno) ed è deceduto il 23 marzo 1968 a Roma. Operaio, è stato membro del Partito Comunista sin dalla sua fondazione nel 1921, dopo aver militato per anni nel Partito Socialista. Partecipa all’attività clandestina antifascista a Roma negli anni del regime come responsabile nel 1924 del 4° settore e poi nel 1926 dell’intera città per il partito comunista. Nel 1928 fu condannato dal tribunale speciale – sentenza n. 92- a tre anni di carcere più cinque di confino e tre di vigilanza per “propaganda sovversiva e ricostituzione del partito comunista. È stato partigiano, comandante di bri-

gata e commissario politico per l’8a zona di Roma delle Brigate Garibaldi fino al 1944. Da Roma, per motivi di sicurezza, insieme ad un gruppo di partigiani fu inviato a Poggio Mirteto (RI) divenendo commissario politico della brigata Stalin e partecipò alla battaglia di Monte Tancia. Nel dopo guerra Franchellucci è stato più volte consigliere al comune di Roma anche in rappresentanza del quartiere di Tor Pignattara, dove abitava, e dove costituì la prima consulta di quartiere. Impegnato nella lotta per la casa, nel 1951 dà vita al Centro cittadino delle consulte popolari (CCCP), del quale assume la direzione fino alla sua morte.

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VIA VITO GIUSEPPE GALATI uomo politico (1893-1968) Colli Aniene I5

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Uomo politico, scrittore e giornalista, Galati è nato il 26 dicembre 1893 a Vallelonga (Vibo Valentia) ed è deceduto il 13 ottobre 1968 a Roma. Dopo aver conseguito il diploma magistrale, presta servizio militare durante la Prima Guerra Mondiale del 1915-1918 a Torino dove diviene giornalista professionista e collaboratore alla “Gazzetta di Torino”, a “Il Paese”, a “La Perseveranza” di Milano, all’“Avvenire” e a “Il Messaggero”. Con i gradi di sottotenente è inviato nelle zone di operazioni militari, meritando una medaglia al valor militare. Dopo la fine del conflitto mondiale fonda a Catanzaro il Partito Popolare di cui

è Segretario nel 1921, nel 1922 diviene direttore del giornale “Il Popolo” di Catanzaro che continuerà la sua pubblicazione fino al 1925. Nel 1927 pubblica il volume La fase organica della questione meridionale e l’anno successivo Gli scrittori delle Calabrie, con prefazione di Benedetto Croce. Si laurea in Lettere e Filosofia, con una tesi su “Il concetto di nazionalità nel Risorgimento italiano”. La laurea gli consente di insegnare al Liceo Torquato Tasso di Roma. Nel 1946 viene eletto Segretario generale della Federazione Italiana della scuola e membro dell’Assemblea Costituente. Più volte deputato della Democrazia Cristiana viene nominato Sottosegretario di Stato al Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni (1947-1952-1953) sotto i governi Alcide De Gasperi.

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VIA IGINO GIORDANI uomo politico (1894-1980) Colli Aniene L5

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Scrittore, giornalista e politico, è nato il 24 settembre 1894 a Tivoli ed è deceduto il 18 aprile 1980 a Rocca di Papa. Dopo aver frequentato il seminario diocesano a Tivoli, consegue la licenza liceale e inizia a frequentare la facoltà di lettere e filosofia all’università di Roma. Partecipò alla prima guerra mondiale come sottotenente, nel 111º Reggimento di fanteria sull’Isonzo e nel 1916 fu seriamente ferito e ricoverato in ospedale da dove fu dimesso solo dopo la vittoria. Laureatosi in Lettere, iniziò a insegnare e nello stesso tempo avviò le prime collaborazioni a riviste e giornali. Dal 1928 fu assunto come bibliotecario della Biblioteca Apostolica Vaticana. A lui si deve la redazione di uno dei primi manuali organici di catalogazione delle opere a

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PARROCCHIA Gesù di Nazareth INPS Roma Tiburtino

stampa e manoscritte. Il 2 giugno 1946 venne eletto alla Assemblea Costituente per la circoscrizione di Roma, e il 1º agosto succedette a Guido Gonella nella direzione de “Il Popolo” dal 1946 al 1947. A novembre dello stesso anno venne eletto consigliere comunale a Roma. Fu uno degli autori del primo disegno di legge sull’obiezione di coscienza, nel 1949. Nel 1953 uscito dalla vita politica, fu collaboratore dell’ ”Osservatore Romano” e de “Il Popolo”. Attraverso i suoi libri e la sua molteplice attività di giornalista, anticipò negli anni precedenti il Concilio Vaticano II alcuni temi sulla spiritualità della famiglia e il ruolo del laicato nella Chiesa. Promossa dalla sede suburbicaria di Frascati, è in corso la sua causa di beatificazione.

06406 2318 gesudinazareth@vicariatusurbis.org 06439951 inps.it

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VIA ORLANDO GUARDATI uomo politico (1888-1960) Colli Aniene I6

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Nato a Roma il 1° marzo 1888 da famiglia mazziniana e repubblicana compì fino all’Università (Facoltà di Ingegneria) gli studi che dovette abbandonare perché chiamato a combattere nella guerra in Libia (1910-1913) nell’arma della Cavalleria “Lancieri di Firenze”. Prese parte anche alla I guerra mondiale (1915-1918) ricevendo per il suo valore decorazioni ed encomi. Fu più volte arrestato dal regime fascista, con lunghi periodi di detenzione presso Regina Coeli fino all’ultimo arresto il 10 giugno 1940 quando Mussolini comunicò la dichiarazione di guerra. Condotto in seguito con altri cinquanta detenuti nel campo di concentramento di Manfredonia, il 20 ottobre a causa delle gravi infermità riscontrate il ministero decise il suo trasferimento al confino politico nel comune molisano di Cantalupo (CB). Qui, a causa del clima freddissimo e umido e dei disagi dell’altitudine accusò bronchite, divenuta poi cronica, difficoltà respiratorie e infine ectasia aortica unita a un esaurimento nervoso. In ragione di tutto ciò fu trasferito in

DA VIA RUINI A VIA ORANO

un’altra località meno disagiata e insalubre nel viterbese. ll 25 luglio 1943, dopo la caduta del fascismo, prese parte alla riorganizzazione del Partito d’Azione di cui ricoprì cariche direttive. L’8 settembre, partecipando alla difesa di Roma a Porta San Paolo, iniziò la sua intensa attività nel Movimento Partigiano di Resistenza nelle Formazioni di Giustizia e Libertà. Il 6 gennaio 1944, fu tradotto dalla polizia tedesca nella sede della Gestapo, la famigerata stanza dell’Hotel Flora di Roma, dove fu duramente interrogato e torturato. Per le valorose azioni compiute come comandante di formazioni partigiane gli fu riconosciuta la qualifica di partigiano combattente. Dal 1948 al 1952 ha ricoperto per due legislature la carica di Deputato Provinciale di Roma. Uomo di vasta cultura classica, scientifica e tecnica, scrittore, poeta, pittore ed autore di alcune invenzioni, ha svolto anche un’intensa attività giornalistica, prima e dopo il fascismo, collaborando alla redazione del giornale “Il Mondo”. Morì nel novembre del 1960.


VIA FAUSTO GULLO uomo politico (1887-1974) Colli Aniene I7

DA VIA SPATARO STRADA SENZA USCITA

Uomo politico, Gullo è nato il 16 giugno 1887 a Catanzaro e deceduto il 3 settembre 1974 a Spezzano Piccolo (Cosenza). Entrato molto giovane nel PSI (Partito Socialista Italiano), nel 1907 divenne consigliere comunale di Spezzano Piccolo. Conseguita la laurea in giurisprudenza a Napoli, esercitò la professione di avvocato a Cosenza. Alla vigilia della Grande Guerra, nell’estate del 1914, Gullo viene eletto consigliere provinciale per il mandamento di Spezzano Grande. Nel 1921 aderì al Partito Comunista nel quale assunse un’importante ruolo all’interno dei quadri dirigenti del Partito. Nel 1924 fu eletto deputato. Con la Federazione di Cosenza, si schierò contro il progressivo affermarsi della linea

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SCUOLA D'INFANZIA Comunale E. Franceschini

di centro, rappresentata da Antonio Gramsci. A partire dal 1925, allentò i suoi rapporti con la sinistra comunista, fino a romperli del tutto. Deciso avversario del corporativismo fascista, nel 1929 fu arrestato perché accusato di aver provocato “un certo risveglio del sovversivismo” e fu condannato dal Tribunale Speciale a tre anni di confino. Ritornato in Italia dopo la caduta del fascismo, nell’aprile del 1944 viene nominato ministro dell’Agricoltura nel secondo gabinetto Badoglio. Il 12 luglio del 1946, Gullo è sostituito all’Agricoltura dal democristiano Antonio Segni e viene nominato Ministro alla Giustizia. Nel 1972 si ritirò dalla carriera parlamentare. Viene ricordato come il “ministro dei contadini”.

064063308 sito Roma Capitale

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PARCO LIVIO LABOR uomo politico (1918-1999) Colli Aniene I6

Livio Labor è nato da genitori triestini a Leopoli, in Polonia, nel 1918 ed è morto a Roma il 9 aprile 1999. Dal 1955 fece parte della Presidenza nazionale delle Acli: prima come Segretario per la formazione, poi come vice presidente centrale e, dal 10 dicembre 1961, come presidente. Tutto il ciclo presidenziale di Labor, fino al 22 giugno 1969, è dedicato alla costituzione delle Acli come soggetto politico autonomo. Fu l’autore dell’unico tentativo maturato dal 1945 al 1970, in ambito cattolico, di creare un’alternativa politica all’impegno unitario nella Dc. Infatti, nel marzo 1969 Labor fonda l’Acpol, Associazione di cultura politica e poi si presenterà con l’Mpl, il Movimento politico dei lavoratori, alle elezioni del 1972, de-

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ACCESSI DA V.LE SACCO E VANZETTI E VIA MASSINI

ludendo le attese. Dopo l’Mpl, Labor confluì nel Psi sulle posizioni di sinistra di Riccardo Lombardi. Divenne membro della direzione nazionale e nelle elezioni del 20 giugno 1976 fu eletto al Senato nel collegio di Rovereto. Non rieletto nel 1979, venne nominato nel gennaio 1982 presidente dell’Istituto per lo sviluppo e la formazione professionale dei lavoratori (Isfol). Dedicò gli ultimi anni della sua attività al Comidan, Comitato italiano per i diritti degli anziani, di cui è stato presidente. Sulla sua vita e sull’opera politica segnaliamo: Livio Labor. La virtù dell’impazienza, a cura di Tarcisio Barbo e Luigi Borroni, edizioni Lavoro, Roma 2000; Domenico Rosati, La Profezia laica di Livio Labor, Editoriale Aesse, Roma 1999.


PIAZZA CAMILLO LORIEDO uomo politico (1873-1916) Colli Aniene I6

TRA V.LE BARDANZELLU E V.LE FRANCESCHINI

Figlio di Nicola, appaltatore di lavori stradali, trasferitosi da Eboli (SA) prima a Pianopoli (CZ) e poi a Nicastro (CZ), il giovane Loriedo, nato a Soveria Mannelli (CZ) il 16 febbraio 1873, studente universitario, venuto a contatto con i più noti esponenti del socialismo napoletano, divenne uno dei più convinti assertori dell’idea socialista. Tra i precursori e i fondatori del Partito Socialista in Calabria, inaugurò il I Congresso nazionale nel settembre 1897. Nel 1893 tenne conferenze in diversi centri della Calabria. Arrestato nel 1898 per attività sovversiva, all’alba del Novecento Loriedo proseguì nella sua Nicastro un’intensa opera di proselitismo. Camillo Loriedo, descritto nelle cronache dell’epoca come uomo di estrema sinistra, sempre pronto a lottare per gli ultimi, fu eletto nel consiglio provinciale di Catanzaro nel 1899, tra le file del partito socialista. Fondatore nel 1899 della rivista “Il pensiero contemporaneo”, fu sindaco

di Nicastro dal settembre 1914 al maggio 1915. Una carica breve, interrotta dal sopraggiungere della prima guerra mondiale e da problemi di salute. Loriedo morì, infatti, pochi mesi dopo le sue dimissioni da sindaco. L’ultimo discorso che Loriedo tenne da sindaco fu quello verso i soldati nicastresi che si preparavano a partire per la guerra, verso i quali anche le due comunità di Nicastro e Sambiase si mobilitarono con la costituzione dei comitati di propaganda civile, per venire in soccorso delle famiglie bisognose dei militari richiamati. Camillo Loriedo morì il 31 gennaio 1916.

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VIA AUGUSTO MAMMUCARI uomo politico (1885-1918)

Colli Aniene H5

Augusto Mammucari nacque a Velletri (RM) il 25 agosto 1885. Diplomatosi giovanissimo insegnò nelle scuole elementari di Velletri e di Roma. Iscrittosi al Partito Socialista Italiano si interessò in modo particolare alla organizzazione dei braccianti e dei contadini, in lotta per la conquista delle terre e per la eliminazione del diritto feudale del “sottosuolo”. Fondò la “organizzazione dei contadini poveri” trasformatasi poi in Confederterra e costituì a Velletri la Banca dei Contadini. Eletto segretario della Camera Confederale del Lavoro di Roma e Vice Presidente

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SCUOLA D'INFANZIA Comunale Grotta di Gregna

DA VIA GROTTA DI GREGNA A VIA CASSIANI STRADA CHIUSA

dell'Unione Magistrale organizzò i sindacati dei lavoratori, al di fuori delle tradizioni anarchiche. Quale dirigente del Partito Socialista Italiano fu parte attiva nella lotta per la sollecita conclusione della grande guerra. Partecipò alle conferenze di Zimmerwald e di Kienthal e organizzò l’assistenza ai feriti e agli invalidi. Intervenne nella Marsica per organizzare gli aiuti ai terremotati. Ammalatosi di febbre spagnola durante un viaggio di lavoro per conto del PSI, si spense a Roma il 20 settembre 1918, era da poco terminata la prima guerra mondiale.

064065681 sito Roma Capitale


VIA ERCOLE MARAZZA uomo politico (1901-1977) Colli Aniene H6

DA VIA CAMPILLI STRADA SENZA USCITA

Sull’avvocato Ercole Marazza abbiamo reperito scarse notizie. In occasione del terzo congresso della Democrazia Cristiana del 20 e 21 giugno 1949 viene eletto membro della direzione del partito. In seguito divenne segretario regionale per il Lazio della D.C. quando Andreotti era ai suoi esordi (dal '64 al '67) fu anche assessore del Comune di Roma al fianco del Sindaco Amerigo Petrucci. Nello

stesso periodo ricopriva la carica di presidente dell'E.T.I. (Ente Teatrale Italiano) e diede vita, insieme a Rinaldo Santini, Sindaco dal '67 al '70, alla "Compagnia Teatrale Stabile del Comune di Roma" con sede al Teatro Valle di cui fu amministratore delegato. Nella foto l’avv. Marazza, assessore al Comune di Roma, mostra una carta topografica di Roma nella sede di un distretto di polizia in via Tuscolana 173.

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VIA CATERINA MARTINELLI vittima del fascismo (1904-1944) Colli Aniene I7

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Fu una donna povera ma coraggiosa, nata nel 1904 e deceduta il 2 maggio 1944. Consapevole dei rischi, manifestò insieme ad altri cittadini del quartiere contro lo stato di indigenza e di fame in cui si viveva al Tiburtino III. Durante un assalto, avvenuto il 2 maggio 1944, all’indomani delle manifestazioni del primo maggio, una guardia della PAI (Polizia Africa Italiana), accorsa per sedare il tumulto, uccise con una fucilata una donna, Caterina Martinelli, madre di sei figli. Cadde sul selciato con sei sfilatini nella borsa della spesa, una pagnotta stretta al petto, in braccio una bambina ancora lattante. Stramazzò a terra sopra la figlia che sopravvisse ma con la spina dorsale lesionata. Il giorno dopo, sul marciapiede ancora insanguinato, un cartello ricordava la vittima, una madre affamata.

DA VIA GULLO A VIA CINGOLANI

Quel cartello, subito fatto togliere dalle autorità, tornerà come lapide sulla facciata di una casa in via del Badile 16. Nel mese di maggio, per attenuare il clima di impopolarità contro i rispettivi provvedimenti alimentari che avevano provocato le manifestazioni delle donne davanti ai forni, le autorità nazifasciste decisero di effettuare distribuzioni straordinarie di generi alimentari di prima necessità.


VIA CESARE MASSINI uomo politico (1896-1967) Colli Aniene I6

DA V.LE SACCO E VANZETTI STRADA SENZA USCITA

Uomo politico e antifascista, Massini è nato il 23 agosto 1896 a Foligno ed è deceduto il 18 gennaio 1967 a Roma. Massini, che nel 1914 era un militante socialista ed aveva preso attiva parte ai moti contro la guerra, divenne in clandestinità segretario della federazione romana del Partito Comunista. Arrestato sul finire del 1926 l’ex ferroviere fu processato e confinato, prima a Lipari e poi, per 5 anni, a Ponza. Scontata la condanna e riuscito ad espatriare clandestinamente in Francia, lavorò per il Centro estero del Partito Comunista sino a che, allo scoppio della se-

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conda guerra mondiale, fu arrestato dalle autorità francesi. Dopo sei mesi di carcere, il governo di Vichy lo consegnò alla polizia fascista. Di nuovo confinato a Ponza, Massini fu rilasciato dopo il crollo del regime fascista e prese parte alla guerra di Liberazione nelle file della resistenza romana. Nell’immediato dopoguerra è stato segretario della Camera del Lavoro di Roma e, per dieci anni, segretario nazionale del sindacato ferrovieri (membro della Consulta e della Costituente). Dal 1948 al 1958, eletto nei Collegi di Civitavecchia e Velletri, ha rappresentato il PCI in Senato.

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VIA VIRGILIO MELANDRI uomo politico (1913-1971) Colli Aniene I6

DA V.LE BARDANZELLU STRADA SENZA USCITA

Nato il 5 maggio 1913 a Ostia Antica (Roma), era discendente di una famiglia di origine romagnola che aveva fatto parte della prima cooperativa bracciantile mai costituita al mondo e che, alla fine dell’800, si era trasferita ad Ostia per la realizzazione della grande bonifica idraulica del Delta Tiberino. Ebbe il padre ucciso in un’aggressione fascista. Fece le sue prime esperienze nel movimento cooperativo contadino e poi nel Centro cittadino delle consulte popolari, collaboratore di rilievo di Nino Franchellucci. Da questo primo organismo nasceranno poi

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IL TEMPIO DEI 5 ELEMENTI Centri Sportivi-Palestre

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L'ISOLA CELIACA Alimentari

una serie di associazioni che si occuperanno specificamente dei vari problemi della vita sociale della capitale: quelli degli assegnatari delle case popolari, degli abitanti in borgate abusive della periferia, di quanti, baraccati o dimoranti in grotte e tuguri, aspirano a poter avere una casa vera. È la nascita di un grande movimento popolare che negli anni a seguire riuscirà a condizionare il governo della città di Roma, per nuove strategie di sviluppo. Melandri fu il fondatore dell’Unione consorzi nuclei edilizi fuori piano regolatore. Nel 1958 fonderà l’AIC (Associazione Italiana per la Casa) l’ente cooperativo che sarà in grado di attuare finalmente il grande disegno tracciato in un decennio di lotte, discussioni e progetti avviati nelle borgate, nei borghetti, nelle

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baraccopoli della cintura periferica romana. Dai primi momenti organizzativi, alla costituzione dell’AIC, dall’entrata in vigore della legge 167 fino alla lotta per la sua non facile applicazione e alla realizzazione dei primi complessi abitativi (Pisana, Cinecittà, Spinaceto, Colli Aniene), attraverso la memoria di coloro che sono stati testimoni diretti degli eventi, nel documentario Poi venne la casa vera di Paolo Isaja e Maria Pia Melandri (figlia di Virgilio), si ripercorrono le tappe del “problema della casa” a Roma, dal dopoguerra ad oggi, attraverso le quali un grande movimento democratico ha con-

tribuito a portare a soluzione alcuni dei più gravi problemi sociali della capitale nel dopoguerra. Per le sue innate capacità di discutere con la gente i problemi dell’assetto del territorio Melandri venne chiamato “l’urbanista dei poveri”. Nelle elezioni del 12 giugno 1971 Melandri venne eletto consigliere provinciale nelle liste del PCI, a pochi giorni dalla sua morte, avvenuta il 16 giugno 1971, di ritorno da Ravenna e da Carpi dove era stato per accordarsi con le cooperative di produzione e lavoro emiliane per la realizzazione di Colli Aniene di cui è considerato a buon diritto il fondatore.

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VIA ADELMO NICCOLAI uomo politico (1885-1968) Colli Aniene I6

Avvocato e dirigente socialista, Niccolai è nato a Sambuca Pistoiese (PT) il 4 settembre 1885 ed è deceduto a Velletri (RM) il 19 marzo 1948. Militante socialista a Bologna, mentre vi frequentava l’Università, era stato espulso dal PSI (Partito Socialista Italiano) per le sue posizioni contrarie al “ministerialismo”. Niccolai fu eletto presidente della Provincia di Ferrara. Fu contrario all’entrata dell’Italia nella guerra 1915-18 e, rientrato nel PSI, si impegnò nella ricostituzione di quell’organizzazione politica nel Ferrarese. Fece parte del collegio di

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DA V.LE SACCO E VANZETTI A VIA GALATI

difesa del primo processo intentato ai dirigenti del Partito Comunista d’Italia nel 1928 (tra gli imputati Antonio Gramsci, Umberto Terracini e Mauro Scoccimarro) e negli anni del regime fascista proseguì nella sua opera di difensore di antifascisti giudicati dal Tribunale speciale. Rientrato a Ferrara dopo la Liberazione, l’avvocato Adelmo Niccolai riprese l’attività politica nel PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria). Nel 1948 fu candidato alle elezioni per il Fronte Popolare e morì durante un comizio a Velletri, stroncato da una crisi cardiaca.


VIA EFISIO ORANO uomo politico (1873-1940) Colli Aniene I6

DA VIA GUARDATI A VIA CALOSSO

Nato a Cagliari da famiglia nobile e agiata, con il progredire degli studi, cominciò ad interessarsi dei problemi sociali. Laureatosi in Giurisprudenza all’università di Catania, fu uno dei più noti avvocati del Foro cagliaritano. Presidente della Sezione socialista cagliaritana, assunse la direzione del giornale socialista “La Lega” e divenne corrispondente da Cagliari dell’“Avanti!”. Durante il suo esilio in Svizzera gli fu assegnata la cattedra di Scienze naturali all’Istituto Internazionale Berchait di Lugano. Nelle sue lunghe peregrinazioni in Francia e Svizzera, proseguì la sua tenace opera a fianco dei partiti operai di quei paesi per cui venne braccato anche da quelle polizie. A seguito dell’amnistia per i reati politici ritornò a Cagliari. Nel 1906, durante i tumulti di maggio da lui organizzati e diretti, venne nuovamente arrestato e condannato a quattordici mesi di carcere preventivo che scontò nel carcere di Boncammino, definito la “tomba dei vivi”. Nel 1914 si battè

con energia contro gli interventisti per scongiurare l’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale. Alcuni anni più tardi si distinse come Segretario della Federazione del Lavoro di Bitonto, nell’aspra campagna elettorale a fianco di Gaetano Salvemini contro il partito dei “Mazzieri”. Cancellato dall’Albo degli avvocati, Orano si vide preclusa ogni possibilità di lavoro, ma si sottrasse ad ogni tentativo di sottomissione al regime fascista. Il 15 giugno 1937 venne nuovamente arrestato e quindi relegato all’isola di Ponza mentre il figlio quattordicenne venne rinchiuso nel Centro di Rieducazione dei Minorenni di via dei Sabelli. Dall’isola di Ponza venne trasferito, 18 mesi dopo, al confino di polizia di Rossano Calabro dove morì l’8 agosto 1940. Ha lasciato numerosi testi scientifici, filosofici e politici nonché una raccolta di poesie molto apprezzate. Il grande poeta sardo Sebastiano Satta nei suoi Canti barbaricini gli ha dedicato una delle sue più belle odi.

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VIA TITO ORO NOBILI uomo politico (1882-1967) Colli Aniene I5

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Uomo politico è nato a Magliano Sabina (RI) nel 1882 e deceduto a Roma l’8 febbraio 1967. Dopo la maturità si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma, mantenendosi agli studi con un impiego statale. Dopo la laurea, nel 1904, si trasferì a Terni dove, quasi subito, si scontrò con gli esponenti della corrente massonica del Partito Socialista. Dopo la vittoria della corrente antimassonica al congresso di Ancona del 1914, Tito Oro Nobili rientra nella federazione ternana, subito candidato ed eletto al consiglio provinciale, insieme a Giuseppe Sbaraglini per Città della Pieve, Pietro Farini e Giovanni Colasanti per Terni e Arsenio Brugnola per Umbertide. Nello stesso anno venne eletto anche consigliere comunale a Terni. Le elezioni amministrative del 1920 lo videro eletto Sindaco di Terni. Si impegnò per la istitu-

DA V.LE SANTI A VIA ROSSI

zione di una seconda provincia umbra. Nel 1921 si dimise dalla carica per candidarsi alle elezioni politiche, rimanendo comunque assessore fino alla caduta della giunta ad opera del fascismo. Fu eletto segretario nazionale del PSI dal 1923 al 1925. Dopo la Seconda Guerra Mondiale si adoperò per la ricostruzione del Partito Socialista Umbro. Fu uno dei 222 membri della Consulta, assegnato alla Commissione Difesa Nazionale, e poi della Costituente, e in seguito senatore. Nel 1945 il CLN lo aveva designato Presidente.


PIAZZA EDOARDO PERSICO scrittore e critico d'arte (1900-1936) Colli Aniene L4

TRA VIA GIORDANI, VIA DEL FORTE TIBURTINO E VIA VERDINOIS

Scrittore e critico d'arte, figura di pensatore, Persico svolse un ruolo di lucida guida intellettuale nella travagliata vicenda dell’architettura moderna italiana. Ideologicamente lontano da architetti come Terragni e Pagano, Edoardo Persico, in quanto convinto antifascista, si trovò a vivere un’esperienza spirituale molto isolata. Nei suoi scritti di critica d’arte furono temi ricorrenti i rapporti fra l’architettura italiana e i movimenti europei, i presupposti dell’architettura moderna e le singole personalità predominanti nel panorama internazionale. Il recente libro di Andrea Camilleri “l’uomo dal bavero alzato”, è dedicato a Edoardo Persico, alla sua vita e soprattutto alla sua morte. Edoardo Persico nato a Napoli nel 1900 morirà nella notte del 10 gennaio 1936 riverso nel bagno della sua modesta casa in piazza del Suffragio a Milano. “È morto ma non

aveva nulla di grave”, diceva Petrolini, ma in questo caso l’autopsia troverà il collo spezzato e il fegato spappolato. Andrea Camilleri analizza nella prima parte del libro tutte le testimonianze, le ricerche, i ricordi di chi lo conobbe creando una tela di ragno smagliata, un ordito a cui manca la trama. Come in Rashomon di Kurosawa tutte le verità si contraddicono e si convalidano dentro, appunto, un labirinto. L’istruttoria e il fascicolo rimangono aperti e Camilleri racconta la sua versione, anch’essa, come tutte, plausibile e forse la vera. Una grande e colta ricerca che svela in parte l’atmosfera poliziesca di “barbefinte” negli anni venti e trenta, di delazioni e di ricatti nel giro degli intellettuali, fascisti e antifascisti, di quegli anni.

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VIA ERNESTO ROSSI uomo politico (1897-1967) Colli Aniene I5

DA VIA ORO NOBILI A VIA ALICATA

Giornalista e uomo politico, Rossi è nato il 25 agosto 1897 a Caserta ed è deceduto il 9 febbraio 1967 a Roma. Nel 1924 Ernesto Rossi aderisce all’Unione nazionale democratica fondata da Giovanni Amendola e, sempre nello stesso anno, è tra i fondatori a Firenze dell’associazione segreta L’Italia Libera e, dal gennaio all’ottobre 1925, tra i redattori del periodico antifascista “Non mollare”. Alla caduta del fascismo Ernesto Rossi raggiunge Milano dove, il 27 agosto 1943, partecipa alla riunione di fondazione del movimento federalista europeo ed entra poi nell’esecutivo del Partito d’Azione. Dopo l’8 settembre si sposta

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ANTON RUBINSTEIN Scuola di Musica

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ASILO NIDO Comunale Il Nostro Girotondo

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PARROCCHIA Sant'Igino Papa

in Svizzera, dove continua l’attività della Resistenza e da dove rientra a Milano nei giorni della Liberazione. Designato membro della Consulta nazionale, Rossi è anche chiamato a far parte del governo Parri come sottosegretario alla Ricostruzione. Nel 1955 fu tra i fondatori del Partito Radicale che, in origine, si chiamò Partito Radicale dei Democratici e dei Liberali Italiani. Nella via sorge la chiesa dedicata a sant’Igino papa (pontefice dal 138 al 142 d.C.) eretta in parrocchia il 12 luglio 1977. L’edificio, opera di Carlo Bevilacqua e Anna Maria Feci, fu consacrato da papa Giovanni Paolo II il 20 gennaio 1991.

0640800613 antonrubinstein.net 064067725 sito Roma Capitale 064070360 santigino.it


VIA MEUCCIO RUINI uomo politico (1877-1970) Colli Aniene I6

DA V.LE FRANCESCHINI A VIA CALOSSO

Bartolomeo (Meuccio) Ruini uomo politico e senatore a vita sino al 1963, è nato a Reggio Emilia ed è deceduto a Roma. Laureato in giurisprudenza e in filosofia, è stato eletto deputato nel Partito Radicale nel 1914 e nel 1919. Nel 1917 è stato Sottosegretario nel governo Orlando; nel 1920, Ministro delle colonie nel II governo Nitti. Nel 1943 fondò il Partito Democratico del Lavoro. Nel 1944, fu ministro senza portafoglio nel Governo Bonomi e poi ministro dei lavori pubblici nel secondo governo Bonomi. Nel 1945, fu ministro della ricostruzione del Governo Parri. Nel 1958 fu nominato primo presidente del CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro), carica dalla quale si dimette nel 1959. Nel 1946, per il Partito Democratico

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A.I.C. ASS. ITALIANA CASA Consorzio di cooperative CENTRO ANZIANI Colli Aniene

del Lavoro, è eletto all'Assemblea Costituente nella quale presiede il “comitato dei 75” incaricato di redigere il testo base della Costituzione. Nel 1948 è nominato senatore di diritto perché eletto alla Costituente e in due legislature prima dell’avvento del fascismo. Nel 1953 è eletto Presidente del Senato. Il 2 marzo 1963 è nominato senatore a vita.Per i giardini di via Ruini, una delle aree più frequentate del quartiere, Alfiero Nena realizza e dona a Colli Aniene un’opera inneggiante alla libertà, un tronco d’albero alto dieci metri dalla cui sommità spicca il volo un gruppo di gabbiani. Per il capolavoro Nena utilizza il ferro, la materia più difficile da trattare ma duttile per le sue mani. L’opera viene inaugurata il 29 settembre 2012.

06439821 gruppoaic.it 0687860622 collianiene5@gmail.com

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VIALE SACCO E VANZETTI anarchici Italiani Nicola Sacco (1891-1927) Bartolomeo Vanzetti (1888-1927)

Colli Aniene i5

Ferdinando Nicola Sacco nato a Torremaggiore il 22 aprile del 1891 e Bartolomeo Vanzetti nato a Villafalletto l’11 giugno 1888, furono due anarchici italiani entrambi giustiziati a Charlestown il 23 agosto 1927. Vennero arrestati, processati e giustiziati sulla sedia elettrica negli Stati Uniti nel 1927, con l’accusa di omicidio di un contabile

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MERCATO AGS Mercato Rionale

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GIOVANNI SCIMONE Amm. condominiali

DA VIA GROTTA DI GREGNA A V.LE TOGLIATTI

e di una guardia del calzaturificio Slater and Morrill. Sulla loro colpevolezza vi furono molti dubbi già all’epoca del loro processo ma a nulla valse la confessione del detenuto portoricano Celestino Madeiros, che scagionava i due. Sacco di professione faceva l’operaio in una fabbrica di scarpe, mentre Vanzetti, che gli amici chiamavano

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Trumlin, gestiva una pescheria. Furono giustiziati sulla sedia elettrica nel penitenziario di Charlestown, presso Dedham. A cinquant'anni esatti dalla loro morte, il 23 agosto 1977 Michael Dukakis, governatore dello Stato del Massachusetts, riconobbe ufficialmente gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria di

Ferdinando Nicola Sacco e di Bartolomeo Vanzetti. La storia di Sacco e Vanzetti ha ispirato un film nel 1971 diretto da Giuliano Montaldo, con Gian Maria Volonté (nella parte di Vanzetti) e Riccardo Cucciolla (nella parte di Sacco) che narra la vicenda dei due anarchici emigrati negli Stati Uniti d’America all’inizio del Novecento.

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VIALE FERNANDO SANTI uomo politico (1902-1969) Colli Aniene I5

DA V.LE TOGLIATTI A VIA GROTTA DI GREGNA

Sindacalista e deputato, Santi è nato il 13 novembre 1902 a Parma dove morì il 15 settembre 1969. Nato nella frazione di Golese, aderisce al Partito Socialista Italiano da giovanissimo. Riveste varie cariche nazionali nel partito e nel sindacato per tutti gli anni venti del novecento. Dopo le leggi speciali continua a svolgere attività antifascista durante tutti gli anni trenta, malgrado gli arresti e le persecuzioni della polizia. Partecipa alla resistenza, si reca a Milano per l’Anniversario della liberazione d’Italia, quando la città

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LABORATORIO

Analisi Cliniche Tiburtino

viene liberata dalle forze di occupazione nazifasciste. Nel 1947 diventa uno dei segretari generali della Confederazione Generale Italiana del Lavoro, insieme a Giulio Pastore e Giuseppe Di Vittorio. Il 18 aprile del 1948 viene eletto alla Camera dei deputati, e confermato deputato fino al 1968, quando, candidato al Senato della Repubblica, non viene eletto. Gravemente malato, muore poco dopo. In sua memoria il PSI crea l’Istituto Fernando Santi, che si occupa soprattutto dei problemi degli emigranti. 064064606

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VIA GIUSEPPE SCALARINI disegnatore e caricaturista (1873-1948) Colli Aniene I5

DA V.LE SACCO E VANZETTI STRADA SENZA USCITA

Disegnatore e caricaturista, Scalarini è nato il 29 gennaio 1873 a Mantova e morto il 30 dicembre 1948 a Milano. È considerato il fondatore del disegno satirico politico italiano. Fu disegnatore satirico per il quotidiano del Partito Socialista Italiano “Avanti”, negli anni 1911-1925, fervente pacifista e antimilitarista, che in seguito divenne perseguitato dal fascismo. Era solito firmare le proprie vignette e disegni con un vero e proprio inconfondibile rebus formato sul suo cognome, il disegno stilizzato di una scala a pioli seguito dalle sillabe “rini” finali. Di Giuseppe Scalarini rimangono diverse migliaia di disegni dei quali alcuni più incisivi vennero raccolti nell’opera postuma Mezzo secolo di storia nei disegni di Scalarini. Scalarini non fu soltanto disegnatore politico e satirico, ma anche illustratore di libri per l’infanzia. Una sua raccolta di disegni si trova al Cremlino

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SCUOLA SECONDARIA 1° Statale Plesso Scalarini

presso il museo della rivoluzione. Sull’”Avanti” del 1/8/1948 Scalarini scrisse: conobbi Mussolini sul principio del 1913 quando venne a dirigere l’”Avanti” e rimasi con lui fino alla fine del 1914 quando dovette lasciare il giornale perché si era dichiarato favorevole alla guerra. Rimanemmo insieme ancora due anni ma non ci fu mai vera amicizia un po’ per il mio carattere selvatico un po’ perché non era molto disposto alle amicizie. Gli spiegai che io combattevo le istituzioni e non le persone, la guerra e il fascismo, non Mussolini. Una volta gli dissi guarda cosa pubblicherò domani: un articolo sugli orrori della guerra con la vignetta del bersagliere Mussolini che uccide il socialista Mussolini. Segnaliamo per approfondire la conoscenza di questo affascinante personaggio il bellissimo sito www.scalarini.it. (Firma-autografo dell'artista)

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VIA ACHILLE SCARPITTI Imprenditore agricolo (1862-1960) Colli Aniene L5

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Scarpitti sul finire del 1800 concretizzò le sue intuizioni circa lo sviluppo dell’agricoltura nell’Agro Romano. Su un terreno di circa 40 ettari tra la ferrovia Roma-Sulmona, il Forte Tiburtino e il fosso di Centocelle (buona parte dell’attuale Colli Aniene), ricco di acquitrini, con una mortalità malarica di circa 20 persone l’anno, iniziò un’opera di bonifica ampliando l’alveo e rettificando il percorso del fosso di Gottifredi per circa 2 km. Uniformò la pendenza del terreno con notevoli movimenti di terra, circa 200.000 mc, con drenaggi su varie aree. La tenuta venne completamente bonificata, le acque defluivano più regolarmente verso l’Aniene e dal 1910 non si registrarono più casi di decessi per malaria. Dal 1906, mano a mano che i terreni miglioravano le condizioni di fertilità, Scarpitti realizzò strade carrarecce e costruì il centro agricolo della tenuta, una vaccheria per 40 capi, una palazzina di due piani, il magazzino, la concimaia, il fienile e un fontanile, sviluppando una produzione agricola-cereale. In quel periodo

DA VIA GROTTA DI GREGNA STRADA SENZA USCITA

intervenne anche il comune di Roma costruendo la via Grotta di Gregna che metteva in comunicazione i lotti del Casale Nardi e del Casale Scarpitti con la via Tiburtina. Nel 1910 iniziò una produzione intensiva di colture ortive; costruì un’ulteriore stalla per 50 capi e altre 7 case coloniche per l’alloggiamento delle famiglie impiegate nelle lavorazioni. L’acqua sorgiva che sgorgava dai terreni era insufficiente per cui nel 1912 costruì un primo impianto di sollevamento dell’acqua a scopo irriguo con una portata di 30 lt. al secondo; il gruppo motore di pompaggio fu importato dalla Svizzera e fu uno dei primi installato su tutto l’Agro Romano. Nel 1915 fece installare altri tre impianti di sollevamento per coprire il fabbisogno dell’intera tenuta. Scarpitti fu considerato un esempio e ricevette in riconoscimento due medaglie d’argento nel 1908 dal Ministero dell’Agricoltura e nel 1923, in occasione della prima mostra dell’agricoltura tenutasi a Roma, gli fu assegnata una medaglia d’oro.


VIA AMEDEO SOMMOVIGO uomo politico (1891-1969) Colli Aniene I6

DA V.LE FRANCESCHINI STRADA SENZA USCITA

Nato ad Àrcola (La Spezia) da una famiglia di contadini, la sua adolescenza trascorre fra gli operai del cantiere navale di Muggiano dove lavora dall’età di quattordici anni. Autodidatta, strappa lo studio con la rinuncia al sonno e al riposo e nello stesso tempo sviluppa i suoi ideali democratici e si batte contro le condizioni di sfruttamento degli operai e contadini. È chiamato a Forlì a reggere la nuova Camera del lavoro dal 1919 al 1924, e collabora al “Pensiero Romagnolo” che in seguito dirigerà (firmandosi “Svamego”). Dal 1924 al 1929 è segretario della sezione lombarda del Partito Repubblicano. Amedeo Sommovigo rifiuta le offerte del regime fascista che lo avrebbero facilmente portato alle più alte cariche, scegliendo invece di tornare al lavoro dei campi. Durante la guerra di liberazione

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I.T.E. CROCE-ALERAMO (Ex Salvemini)

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SCUOLA DELL'INFANZIA Statale A. Sommovigo

farà parte del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) di La Spezia. Alla caduta del fascismo, si distinse nella vita politica della sua città, ma i suoi interessi furono di più ampio respiro e fu nominato commissario del PRI in Liguria. Collaborò intanto alla “Voce Repubblicana”. Nel 1946 fu eletto dal congresso di Bologna membro della direzione del PRI (Partito Repubblicano Italiano) di cui è stato segretario nazionale dal 7 gennaio 1948 al 21 maggio 1950. Fu tra i fondatori della UIL, sindacato di cui sarà uno degli esponenti di spicco. Lavorò instancabilmente per l’organizzazione sindacale e l’assistenza dei lavoratori fino al 1963, anno del suo ritiro dalla vita politica. È stato membro del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) dal 20 febbraio 1958 al 27 gennaio 1961.

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VIA GIUSEPPE SPATARO uomo politico (1897-1979) Colli Aniene I7

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Giuseppe Spataro, politico e dirigente d’azienda, è nato il 12 giugno 1897 a Vasto (CH) e morto il 30 gennaio 1979 a Roma. Spataro si trasferisce a Roma per studiare giurisprudenza ed entra nella FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), di cui fu presidente dal 1920 al 1922. Impegnato in politica sin da giovane, aderisce al Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo, di cui fu vicesegretario nazionale. Durante la dittatura fascista svolse un’importante opera di preparazione alla riorganizzazione democratica del Paese, tenendo insieme le fila dell’ormai disciolto Partito Popolare e di alcuni ambienti antifascisti organizzando riunioni clandestine nella sua abitazione romana. Partecipa al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) centrale e contribuisce in maniera rilevante alla fondazione della Democrazia Cristiana e alla riorganizzazione del quotidiano “il Popolo”. Dopo la guerra rivestì importanti incarichi

DA P.ZZA LORIEDO A VIA GULLO

di governo: fu sottosegretario alla Presidenza del consiglio, ministro delle Poste, della Marina mercantile, dei Lavori pubblici, degli Interni, dei Trasporti. Dal 1946 al 1951 fu inoltre presidente della RAI, (Radio Audizioni Italiane). Nel 1960, fu ministro degli Interni del Governo Tambroni e, in tale veste, autorizzò il congresso del MSI a Genova. Da non dimenticare la sua opera culturale, essendo stato per molti anni presidente dell’Istituto Luigi Sturzo. È stato anche vicepresidente del Senato. Si è ritirato dalla politica attiva nel 1978.


LARGO E PARCO PIETRO STALLONE patriota e sindacalista (1898-1975)

Colli Aniene H5

A Pietro Stallone è intitolato un parco nel quartiere nei pressi di via degli Alberini. Stallone, originario di Palombaio, una frazione di Bitonto (BA), da giovane, era stato bracciante agricolo e si era impegnato nelle lotte fino a divenire capo-lega. Durante la prima guerra mondiale aveva combattuto nel genio telegrafisti. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Stallone si trasferì a Roma nel 1946 per lavorare al fianco di Giuseppe Di Vittorio, segretario generale della Cgil. Più tardi divenne segretario generale del sindacato nazionale dei postelegrafonici realizzando preziose conquiste, grandi battaglie sindacali, culminate nel 1975 con la morte per infarto dopo una accanita discussione in una riunione sindacale per l’aumento della pensione alle vedove. Il 9 giugno del 2006 la Gazzetta del mezzogiorno ha descritto così l’episodio considerato uno degli eventi che segnano l’inizio della resistenza antitedesca “A Bari, il 9 settembre fu un giorno di lotta. L’armistizio era stato appena reso noto. Forze armate germaniche presidiavano gli edifici strategici. Di questi, uno dei più importanti era la direzione provinciale delle poste e del telegrafo

ACCESSI DA VIA DEGLI ALBERINI E VIA CASSIANI

dello stato. Lì non c’era solo la sede di uffici burocratici, ma il centro operativo di un servizio vitale delle comunicazioni, cioè il telegrafo, a quel tempo uno strumento insostituibile per i messaggi più urgenti, e il centro telegrafico del governo, al quale pervenivano le notizie più riservate. L’ordine del comando germanico era quello di occupare, e probabilmente distruggere, per rappresaglia contro il voltafaccia italiano, il palazzo delle poste. Ma nella direzione provinciale di via Cairoli operava segretamente una cellula comunista, guidata da un impiegato del telegrafo, Pietro Stallone. Stallone, aveva intuito il danneggiamento e la distruzione della sede postale, grave pericolo per la cittadinanza. Stallone e i suoi compagni, dopo rapide consultazioni fra di loro, imbracciarono coraggiosamente le armi. E cominciarono a sparare contro i militari nazisti. Incredibilmente, un piccolo nucleo di persone, armati di pistole e qualche moschetto ma con grande determinazione e coraggio, costrinse i tedeschi alla ritirata”. Così difesero anche gli impianti di Radio Bari, che presto sarebbe divenuta la prima vera voce democratica dell’Italia liberata.

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VIA LUIGI TAMBURRANO uomo politico (1894-1964) Colli Aniene I5

Nato a San Giovanni Rotondo nel 1894, deceduto a Foggia nel 1964, avvocato, professore di filosofia, autorevole esponente del partito socialista, fu vicepresidente dell'amministrazione provinciale di Capitanata, capeggiata da Luigi Allegato dal 1952 al 1957; fu anche senatore nel primo parlamento repubblicano. E’ stato eletto per una legislatura al Senato il 18 aprile 1948. Ha fatto parte del Gruppo del Partito Socialista Italiano dall'8 maggio 1948 al 24 giugno 1953. E’ stato membro dal 16 giugno 1948

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DA VIA GROTTA DI GREGNA A VIA CASSIANI STRADA CHIUSA

al 20 giugno 1949 della seconda commissione permanente “giustizia e autorizzazioni a procedere”; dal 21 giugno 1949 al 27 luglio 1949 della sesta Commissione permanente “Istruzione pubblica e belle arti”; dal 28 luglio 1949 al 24 giugno 1953 della nona Commissione permanente industria, commercio interno, estero e turismo. Tra le opere di Luigi Tamburrano: La Capitanata nell'opera di Tommaso Fiore; scritto postumo pubblicato a cura dell'amministrazione provinciale di Foggia, studio editoriale dauno, 1965.


VIALE PALMIRO TOGLIATTI uomo politico (1893-1964) Colli Aniene I6

DA VIA TIBURTINA A VIA TUSCOLANA

Palmiro Togliatti nato a Genova, è morto nella città ucraina di Jalta, nel 1919 fondò il periodico L'Ordine Nuovo insieme ad Antonio Gramsci e partecipò al movimento dei consigli di fabbrica. Al congresso di Livorno del 1921 partecipò alla nascita del PC Partito Comunista. Nel

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1926 per sfuggire alle persecuzioni del regime fascista si trasferisce a Mosca. Rimane in esilio per diciotto anni, in qualità di rappresentante del PCI nella terza internazionale della quale divenne segretario nel 1937. Allo scoppio della II guerra mondiale fu arrestato in Francia, 064076257 marcoflorarte.it 3398981626 info@dittaquaresima.it 064060386 arcobalenolab.it 064060526 docpugliese@gmail.com 0640801863 newlaborottica.it 064065795 doppiopasso@fastwebnet.it 0640902021 poste.it

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riparò di nuovo in Unione Sovietica ed infine nel 1944 poté tornare in Italia. Partecipò attivamente alla stesura della Costituzione ed ai governi Bonomi, Parri e De Gasperi, ricoprendo la carica di Ministro di Grazia e Giustizia. Alleato con Nenni nel Fronte popolare, venne sconfitto alle elezioni del 1948 ed estromesso dal governo. Con la rottura fra l’URSS e la Cina di Mao, il XX Congresso segnò l’inizio della crisi del movimento comunista. Togliatti la percepì tempestivamente e propose una sua riorganizzazione policentrica, più aderente alla struttura

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del mondo che stava emergendo dalla guerra fredda, e una diversa unità basata sul riconoscimento delle differenze e dell'autonomia dei paesi socialisti e dei partiti comunisti. Nel Memoriale di Yalta, scritto in vista di un colloquio con N. S. Chruščëv che però non si poté realizzare a causa della morte improvvisa di Togliatti nel 1964 per ictus cerebrale, egli aveva affermato la necessità di riforme democratiche radicali anche nei paesi socialisti, iniziando una differenziazione profonda del comunismo italiano dal comunismo sovietico.

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VIA GIUSEPPE TOGNI uomo politico (1903-1981) Colli Aniene H7

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Uomo politico nato a Pontedera (PI) il 1903 e deceduto a Roma nel 1981 ,fu un esponente di spicco della Democrazia Cristiana e dodici volte ministro. Aderente in gioventù al Partito Popolare, tra il 1942 e il 1943 fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana, che rappresentò alla Consulta nazionale (1945-46) e all’Assemblea costituente (1946-48). Deputato (1948-68) e senatore (1968-76), fu ministro dell'Industria e Commercio (1947; 1950-51), dei Trasporti (1953), delle Partecipazioni statali (1956-57), dei Lavori pubblici (1957-60), dell’Industria (1963) e delle Poste e telecomunicazioni (1973-74). In politica Giuseppe Togni fu sempre un democristiano indipendente, fermamente ancorato alla dottrina sociale cristiana. Considerò sempre la politica come lo strumento sovrano per garantire il progresso economico e sociale dei cittadini meno fortunati, la libertà personale una necessaria conseguenza dei diritti

DA VIA SPATARO A L.GO VANONI

naturali di ogni singolo individuo, e la libertà economica e d’impresa, sottoposta a ferme regole statali e orientata al bene comune, il mezzo migliore per la realizzazione dello stato sociale. La prima proposta di legge antitrust, quella sulla partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione delle imprese, nonché la legge sull’edilizia popolare, che determinò la costruzione di milioni di vani, ne sono la dimostrazione.


GIARDINO ALDO TOZZETTI uomo politico (1921-1997) Colli Aniene I5

ACCESSI DA V.LE SANTI, VIA CALEFFI E V.LE SACCO E VANZETTI

Aldo Tozzetti è nato a Greve in Chianti, Firenze, nel 1921, deceduto a Roma nel 1997. Partigiano, dirigente del Pci, oltre che fondatore e segretario generale del Sunia (Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari), consigliere comunale capitolino dal 1962 e deputato al Parlamento per due legislature (la VII e l’VIII) dal 1976 al 1983, Tozzetti fu soprattutto uomo battagliero e sempre vicino ai bisogni della gente, fu uno dei principali protagonisti della lotta per il diritto alla casa a Roma e in Italia. È autore del libro La casa e non solo: lotte popolari a Roma e in Italia dal dopoguerra a oggi, Roma, Editori riuniti, 1989. Realizzato dalla Società Plauto in concessione per il Comune di Roma, è un parco pubblico di tre ettari sopra due parcheggi interrati privati. La costruzione di due parcheggi interrati ha fornito l’occasione per la creazione di un parco pubblico di cui si sentiva molto l’esigenza anche per il motivo che altrimenti

era assente qualsiasi spazio rappresentativo. Come si vede bene dal satellite (Google), ma anche da terra, l’identità del parco è legata a due segni essenziali a scala del quartiere, sono due passeggiate con la forma di due parabole perfette che portano il pubblico dai due lati estremi in profondità verso il centro del parco. Sono viali alberati che immettono nel luogo una forte tensione, avvicinandosi ma non toccandosi generano al centro lo spazio di una piazza. Gli areatori del parcheggio diventano terrazze in legno dove prendere il sole, i lampioni sono a gruppi, caratterizzati da foglie bianche che riflettono la luce. Ritirato dalla politica attiva nel 1978.

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VIA SALVATORE VALITUTTI uomo politico (1907-1992) Colli Aniene H5

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Salvatore Valitutti, nato a Bellosguardo (SA) il 30 settembre 1907, morì a Roma il 1 ottobre 1992. È stato un docente e politico italiano e Ministro della Repubblica, esponente del Partito Liberale Italiano nelle cui fila è stato eletto sia alla Camera che al Senato. Fu Deputato al Parlamento nel 1963 per il PLI. Nel 1972 fu eletto Senatore (fino al 1976) nel Collegio di Eboli e fu nominato Sottosegretario alla Pubblica Istruzione con il ministro Oscar Luigi Scalfaro, nel governo Andreotti-Malagodi. Nel 1979, privo di incarichi parlamentari, fu nominato ministro della Pubblica Istruzione nel I Governo Cossiga. Pur rimanendo nell’incarico pochi mesi (dall’agosto del 1979 all'aprile del 1980), riuscì a riordinare il sistema universitario e avviò la revisione dei cosiddetti decreti delegati. Nel febbraio del 1980 indisse a Roma la prima Conferenza Nazionale della Scuola su “Finalità, problemi e organi della partecipazione scolasti-

DA VIA TIBURTINA A V.LE TOGLIATTI

ca in un ordinamento democratico”, che vide all'opera docenti, dirigenti amministrativi, presidi, studenti, forze politiche e sindacali. Nel 1983 fu rieletto Senatore nel primo Collegio di Roma-Parioli e fu nominato Presidente della VII Commissione per l’Istruzione del Senato, carica che ricoprì fino al 1987. Alla scadenza del terzo mandato parlamentare, sebbene Presidente nazionale del PLI e, dal 1991, Presidente onorario, cominciò gradualmente ad allontanarsi dalla politica attiva e ad appartarsi, dedicandosi prevalentemente alla lettura e alla scrittura. In questo periodo prestò la sua autorevole collaborazione a quasi tutti i più prestigiosi quotidiani nazionali (“La Nazione!”, “La Stampa, “Il Resto del Carlino”, “Il Messaggero”, “Il Giornale”, “Il Tempo”, ecc.), oltre a dirigere la rivista Nuovi Studi Politici, da lui fondata. Tra le sue opere ricordiamo Il diritto allo studio. Armando, Roma 1977.


LARGO EZIO VANONI uomo politico (1903-1956) Colli Aniene H6

ADIACENTE A VIA TOGNI

Ezio Vanoni, economista e politico, è nato il 3 agosto 1903 a Morbegno (SO) ed è deceduto il 16 febbraio 1956 a Roma. Si laureò in giurisprudenza nel 1925 all’università di Pavia e fu avviato agli studi finanziari da B. Griziotti. Dopo un periodo di studi in Germania, 1928-30 con E. Becker, A. Hensel, J. Popitz, esercitò l’avvocatura e tenne per incarico l’insegnamento di scienza delle finanze e diritto finanziario nelle università di Cagliari, Roma e Padova; fu professore di ruolo della stessa materia nell'istituto superiore di Venezia Ca’ Foscari dal 1939 e, dal 1951, nell’università statale di Milano. Condirettore della Rivista di diritto finanziario e scienza delle finanze nelle due serie dal 1937 al 1943 e dal 1949.Dal 1933 al 1936 Va-

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ACCADEMIA DELLE IDEE Associazione no profit

noni assunse la cattedra di Scienza delle finanze e diritto finanziario alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Roma. Vanoni entrò in contatto con esponenti del mondo cattolico, quali Alcide De Gasperi e Guido Gonella, che contribuirono alla rinascita di una vocazione politica che Vanoni aveva accantonato da tempo. Conclusasi l’esperienza di insegnamento all’Università di Roma, dal 1937 al 1938 Vanoni insegnò su incarico all’Università di Padova. Nel 1951 è stato uno dei principali fautori della riforma tributaria italiana che porta il suo nome: Riforma Vanoni o Legge Vanoni, introducendo anche l'obbligo della dichiarazione dei redditi. Morì improvvisamente nel 1956 a causa di un collasso cardiaco.

accademiadelleidee.eu

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VIA FEDERIGO VERDINOIS scrittore e traduttore (1844-1927) Colli Aniene L4

DA P.ZZA PERSICO STRADA SENZA USCITA

Federigo Verdinois giornalista, scrittore e traduttore, è nato a Caserta il 2 luglio 1844, e deceduto l’11 aprile 1927 a Napoli. Iniziò la sua carriera come bibliotecario, per poi diventare giornalista. Fu direttore del “Giornale di Napoli” poi collaboratore del “Fanfulla” con lo pseudonimo di “Picche”, infine diresse la terza pagina del “Corriere del mattino”. La sua maggiore notorietà è legata alla traduzione di circa 350 opere da diverse lingue, fra le quali, oltre l’inglese e il russo, il francese, il tedesco, il polacco e il norvegese. Fece conoscere in Italia, in buone traduzioni, i grandi scrittori russi dell’Ottocento, da Gogol a Gor’kij, da Puškin a Tolstoi, a Dostoevskij a Turghenieff. Conoscitore anche del polacco, fu il primo traduttore italiano del Quo vadis di Sienkievicz. Come narratore compose arguti e coloriti racconti di vita napoletana, di ambiente piccolo-borghese, tra

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i quali Amore sbandato – Nebbie germaniche (1872), Racconti (1878), Principia e altre novelle (1885), Racconti inverisimili (1886), Nuove novelle (1887), Quel che accadde a Nannina (1887), La visione di Picche (1887). Scrisse anche pittoresche e acute rievocazioni di ambienti e figure del mondo giornalistico e letterario di Napoli: Profili letterari (1882) tra cui il garbato autoritratto intitolato Il sottoscritto e Ricordi giornalistici (1920). Benedetto Croce ne mise in luce le pregevoli qualità di scrittore di racconti e ne rievocò la personalità dicendo fra l’altro: «Era uno degli uomini più scrupolosamente onesti che sia dato immaginare; bibliotecario di una biblioteca provinciale,[…] si recò a presentare le sue dimissioni perché a quella biblioteca non venivano lettori e a lui sapeva male di ricevere uno stipendio senza giustificazione.».

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VIA FRANCESCO ZANARDI uomo politico (1873-1954) Colli Aniene I6

DA V.LE FRANCESCHINI STRADA SENZA USCITA

Francesco Zanardi, politico italiano, è nato il 6 gennaio 1873 a Poggio Rusco (Mantova) ed è deceduto il 18 ottobre 1954 a Bologna. Dopo gli studi a Poggio Rusco e a Mantova, si iscrisse all'università di Bologna dove si laureò in chimica e farmacia. Dirigente del Partito Socialista Italiano nel mantovano, si applicò intensamente nell’attività di amministratore. Fu sindaco di Poggio Rusco (Mantova) e contemporaneamente consigliere comunale a Bologna nel 1902. Nella stessa città, nel 1904, fu assessore all’igiene della giunta comunale guidata dal sindaco Enrico Golinelli. Fu anche vice presidente dell'amministrazione provinciale di Mantova tra il 1904 e il 1906. La sua attività di amministratore pubblico giunse all’apice il 28 giugno 1914 quando si svolsero a Bologna le elezioni amministrative che per la prima volta portarono la sinistra al go-

verno della città. Zanardi viene ricordato come il sindaco del pane perché promotore dell’ente comunale di consumo che contribuì ad alleviare i disagi della popolazione durante il conflitto mondiale allora in corso. La giunta Zanardi si prodigò molto anche per lo sviluppo delle istituzioni scolastiche. Rieletto deputato nel 1921, Zanardi fu più volte oggetto di aggressioni violente ordite da fascisti e perseguitato durante il regime. Allontanato da Bologna, dimorò a Roma dove rimase permanentemente dopo la morte del figlio Libero, morte causata da aggressioni subite per opera di squadre fasciste. Nel 1938 fu confinato a Cava dei Tirreni. Finita la guerra, tornò a Bologna dove nelle elezioni del 2 giugno 1946 venne eletto all'Assemblea Costituente con 26.328 preferenze. Nel 1948 fu designato senatore a vita.

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MUSICISTI

e strumenti musicali


LARGO JOHANN SEBASTIAN BACH compositore (1685 - 1750) Tiburtino III I5

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Il grande compositore tedesco Johann Sebastian Bach nacque a Einsenach il 14 marzo 1685 e morì a Lipsia il 28 luglio 1750. Avviato alla musica dal fratello maggiore inizia a studiare in tenera età l’organo e il clavicembalo. Nel 1700 si trasferisce a Luneburg, dove entra come soprano a far parte del coro della Michaeliskirche (Chiesa di San Michele). Dopo essere stato per poco tempo violinista presso la corte di Sassonia-Weimar, nel 1703 diviene organista titolare di S. Bonifacio ad Arnstadt e, in breve tempo, diventa famoso. Bach si stabilisce a Weimar e qui compone un gran numero di pezzi per organo e le Cantate, poco apprezzate dai contemporanei, che lo stimano moltissimo come organista, seguendo in massa i concerti che tiene dal 1713 al 1717 a Dresda, Halle, Lipsia e in altri centri. Nel 1717 assume la carica di maestro di cappella alla corte riformata

TRA VIA MOZART E VIA DEL BADILE

del principe Leopoldo di AnhaltKothen a Kothen, con l’incarico di comporre Cantate d’occasione e musiche concertistiche. Nel 1723 si trasferisce a Lipsia e accetta il posto di Kantor nella chiesa di S. Tommaso, compone un gran numero di Cantate Sacre e le celeberrime Grandi Passioni, ritornando alla musica strumentale solo verso il 1726. Dal 1729 al 1740 Bach è direttore del Collegium Musicum universitario per il quale continua la sua opera di compositore di musica per clavicembali e musica strumentale varia.


VIA BÉLA BARTÓK compositore (1881 - 1945) Tiburtino III I5

DA VIA MOZART A P.ZZA BORODIN

Béla Viktor János Bartók nato a Nagyszentmiklós il 25 marzo 1881 e deceduto a New York il 26 settembre 1945, fu un compositore, pianista ed etnomusicologo ungherese. Studioso della musica popolare dell’Europa orientale e del Medio Oriente, fu uno dei pionieri dell’etnomusicologia. Attraverso la sua collezione e lo studio analitico della musica popolare, è stato uno dei fondatori del-

la musicologia comparata, che in seguito divenne etnomusicologia. Venne educato alla musica dalla madre sin dall’età di cinque anni; a dodici anni fu seguito dal maestro L. Erkel per poi studiare pianoforte e composizione all’Accademia Reale della Musica di Budapest. Scrisse il grande lavoro orchestrale “Kossuth” in onore dell’eroe della rivoluzione ungherese del 1848.

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PIAZZA ALEKSANDR BORODIN compositore, medico e chimico (1833 - 1877) Tiburtino III I5

Nato a San Pietroburgo il 12 novembre 1833 e deceduto il 27 febbraio 1887 nella stessa città, Aleksandr Porfir’evič Borodin è un erudito e significativo compositore, medico e chimico russo. Borodin cresce con sua madre a San Pietroburgo, dove riceve una buona istruzione generale e si rivela da subito eccezionalmente dotato imparando già a nove anni, oltre che diverse lingue, come il tedesco, il francese, l’italiano e l’inglese, anche a suonare il pianoforte, il flauto e il violoncello. A sedici anni si iscrive alla facoltà universitaria

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DA VIA SCHUBERT STRADA SENZA USCITA

di medicina di San Pietroburgo e si laurea nel 1856. Nel 1870 compone la sua opera più importante Il principe Igor, passando ben diciassette anni a lavorare alla sua stesura, ciò nonostante al momento della sua morte l’opera rimane incompiuta. Il Principe Igor che include le famose “danze poloviciane”, è considerato uno dei migliori libretti operistici russi. Borodin scrisse anche numerosi testi poetici delle sue romanze in cui riusciva ad esprimere sentimenti ed emozioni anche con una sola frase musicale.


PIAZZA JOHANNES BRAHMS compositore (1833 - 1897) Tiburtino III I5

DA VIA CLAUDE DEBUSSY STRADA SENZA USCITA

Compositore tedesco, autore di sinfonie, concerti e lieder, è nato il 7 maggio 1833 ad Amburgo ed è deceduto il 3 aprile a Vienna. Si avvicina alla musica grazie al padre Johann Jakob musicista popolare polistrumentista (flauto, corno, violino, contrabbasso), sin da piccolo dimostra di avere un grande talento. Il suo primo concerto pubblico risale al 1843, quando ha solo dieci anni. I dieci anni seguenti vedono Brahms intento ad approfondire i problemi compositivi, impegnandosi nel frattempo, prima a Detmold e poi ad Amburgo come maestro di coro. L’attività concer-

tistica di Brahms continua per circa un ventennio parallelamente all’attività di compositore e direttore d’orchestra. Nel 1854 si cimenta nel concerto per pianoforte ed orchestra, successivamente inizia le composizioni corali e per organo oltre a serenate. Tra il 1857 e il 1859 diviene maestro di cappella presso la corte del principe Lippe-Detmold. Tra il 1859 e il 1862 compone musica da camera e composizioni sinfonico-corali. Nel 1862 si trasferisce a Vienna dove diviene direttore d’orchestra. Brahms può essere considerato il continuatore di Schuman e di Beethoven.

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VIA CLAUDE DEBUSSY compositore (1862 - 1918) Tiburtino III H5

Compositore e pianista francese, è nato il 22 agosto 1862 a Saint-Germain en Laye. Figlio di modesti commercianti, all’età di 8 anni incontra un’ex allieva di Chopin che lo avvia seriamente allo studio del pianoforte. Entra al Conservatorio di Parigi nel 1872 e lo frequenta per 12 anni. Nel 1884 ottiene il “Prix de Rome” e soggiorna nella Capitale per tre anni. Con il Prélude à l’après midi d’un faune nel 1894 arriva la sua prima grande affermazione, seguita da altre numerose conferme negli anni seguenti. Dopo il matrimonio con Rosalie Texier nel 1899 e la drammatica separazione coincisa con un nuovo rapporto con Emma Bardac, nel 1904, la sua produzio-

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DA P.ZZA S.M. SOCCORSO STRADA SENZA USCITA

ne proseguì intensa fino all’ultimo, nonostante difficoltà di vario genere e i primi sintomi di una malattia incurabile. Compose opere, balletti, lavori per orchestra, pagine corali, pianistiche, vocali da camera. Tra le tante opere musicò Le martyre de St. Sebastien su testo di Gabriele D’Annunzio. Morì a Parigi il 25 marzo del 1918 durante la prima guerra mondiale, mentre l’esercito tedesco bombardava la città. Il funerale si snodò lungo le strade deserte e sconquassate dai cannoneggiamenti tedeschi. Dopo un breve momento di obbligato abbandono, il mondo culturale francese lo annoverò e lo celebrò come uno dei suoi migliori rappresentanti.


VIA DEL FLAUTO strumento musicale Colli Aniene L5

DA VIA GROTTA DI GREGNA STRADA SENZA USCITA

I flauti (o, più correttamente, aerofoni labiali o aerofoni a imboccatura naturale) sono una famiglia di strumenti musicali appartenenti al gruppo dei legni. A differenza di strumenti aerofoni simili come l’oboe o il clarinetto, i flauti non utilizzano un’ancia, ma un labium, ovvero un “fischietto”, oppure un semplice foro su cui si soffia trasversalmente. L’attribuzione dei flauti alla famiglia dei legni deriva dal fatto che, fino al XIX secolo, la materia più utilizzata per la loro costruzione era appunto il legno. Oggi i flauti traversi sono normalmente costruiti in metallo, mentre in legno vengono tuttora prodotti i flauti dritti; ci sono poi flauti, specialmente globulari, costruiti in altri materiali, per esempio le ocarine in terracotta. ll flauto è probabilmente lo strumento musicale più antico. Se ne conoscono esemplari costruiti con ossa, corna o avorio, risalenti al paleolitico me-

dio e al paleolitico superiore; circa 50.000 anni fa era già conosciuto all’uomo di Neanderthal. Il flauto produce il suono grazie all’oscillazione dell’aria contenuta nella cavità dello strumento. La vibrazione sonora, generata dalla pressione del soffio, viene modulata grazie all’apertura e alla chiusura dei fori che avviene direttamente con le dita, oppure attraverso delle chiavi. Si possono distinguere tre categorie di flauti: i flauti diritti, i flauti traversi e i flauti globulari.

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VIA WOLFGANG AMADEUS MOZART compositore (1756 - 1791) Tiburtino III I5

DA VIA DELLA VANGA A LARGO J. S. BACH

Wolfgang Amadeus Mozart, nome di battesimo: Johannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart, nacque il 27 gennaio 1756 a Salisburgo e morì il 5 dicembre 1791 a Vienna. Già a quattro anni Amadeus suonava il violino traendo profitto dalle lezioni del padre e a sei anni scriveva le sue prime composizioni. La sua infanzia di bambino prodigio la trascorre con concerti ed esibizioni musicali tenuti da solo o accompagnato dalla sorella Nannerl in giro per diverse città e corti europee. Tre viaggi in Italia nel 1770, nel 1771 e nel 1772 lo introducono negli ambienti artistici, ancora accompagnato dal padre, ma già celebre ed acclamato esecutore noto per la sua straordi-

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naria capacità di improvvisare. Mozart ha già al suo attivo numerose composizioni tra cui alcune sinfonie, sonate, cantate, composizioni sacre e due piccole opere. L’Italia musicale gli tributò ammirazione e onoreficenze. A partire dal 1773 la vita artistica di Mozart si svolse a Salisburgo in qualità di Konzertmeister presso il principe-vescovo Colloredo. Mozart trovò insopportabile l’ambiente salisburghese e il servizio presso la corte, decidendo di troncarlo nel 1781, anno in cui si trasferì a Vienna. Le spoglie di Mozart riposano in un luogo approssimativo del cimitero di San Marco di Vienna e soltanto nel 1859 fu posto, a ricordo del triste evento, un monumento funebre.

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VIA FRANZ SCHUBERT compositore (1797 - 1828)

Tiburtino III I5

Musicista e compositore austriaco, Schubert nacque il 31 gennaio 1797 a Lichtental (Vienna) e morì il 19 novembre 1828 a Vienna. Quarto di cinque figli, ebbe il padre, maestro di scuola e violoncellista dilettante, come primo insegnante. Il futuro compositore studia canto, organo, pianoforte e armonia guidato da Michael Holzer, organista e maestro del coro parrocchiale di Lichtental. Nel 1808 Schubert diviene cantore nella cappella di corte e, dopo aver vinto una borsa di studio, riesce ad entrare nell’im-

DA VIA W. A. MOZART STRADA SENZA USCITA

perialregio Stadtkonvikt di Vienna compiendo studi regolari e perfezionando la propria preparazione musicale sotto la guida dell’organista di corte Wenzel Ruczicka e del compositore di corte Antonio Salieri. Nel 1815 Schubert scrive il “Erlkönig”; alla fine del 1816 si contano già oltre 500 Lieder per voce e pianoforte. Franz Schubert muore prematuramente, a soli 31 anni, a causa di una malattia venerea contratta durante il soggiorno presso la residenza estiva del conte Esterházy in Cecoslovacchia.

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VIA JEAN SIBELIUS musicista (1865 - 1957) Tiburtino III I5

Johan Christian Julius Sibelius, musicista finlandese, nacque l’8 dicembre 1865 a Hämeenlinna e morì il 20 settembre 1957 a Järvenpää. Insieme a quelle di Elias Lönnrot e Johan Ludvig Runeberg, la sua figura è il simbolo musicale dell’identità nazionale finlandese. In Finlandia è conosciuto anche con il nome di Janne Sibelius. Le sue composizioni più note sono Finlandia, Valzer Triste, il Concerto per violino e orchestra, la suite Karelia e Il cigno di Tuonela, un

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DA VIA W. A. MOZART STRADA SENZA USCITA

movimento della suite Lemminkäinen. Sibelius scrisse molta altra musica, tra cui altri pezzi ispirati al Kalevala, sette sinfonie, oltre cento canzoni per voce e pianoforte, musiche di scena per 13 drammi, un’opera, Jungfrun i tornet, inedita, musica da camera tra cui un quartetto d’archi, musica per pianoforte, musica corale e musica rituale massonica. Il grafico finlandese Erik Bruun usò Sibelius come tema per la banconota da 100 marchi dell’ultima serie di tale valuta.


VIA RICHARD WAGNER compositore (1813 - 1883) Tiburtino III I5

DA VIA CLAUDE DEBUSSY A LARGO J. S. BACH

Richard Wagner musicista e compositore, nato il 22 maggio 1813 a Lipsia e deceduto il 13 febbraio 1883 a Venezia. A 16 anni assiste ad una rappresentazione del Fidelio, ne è tanto colpito che da quel momento decide di diventare musicista. Nel 1830, intraprende studi più approfonditi di musica, prende lezioni di composizione da Christian Theodor Weinlig dirigente del coro di Lipsia, Il Thomanerchor, al quale dedica la sua prima composizione Klaviersonate in B-Dur. Nel 1833 ottiene la nomina a direttore del coro del teatro di Würzburg, che gli offre la possibilità di ricoprire saltuariamente le cariche di direttore di scena, di suggeritore e, successivamente, di direttore d’orchestra. Il 1842 vede il vero debutto teatrale di Wagner con l’esecuzione del Rienzi, avvenuta a Dresda

ed il successo ottenuto gli procura, l’anno seguente, la carica di Musikdirektor all’opera di corte. Il re Ludwig II di Baviera, suo appassionato ammiratore, dal 1864, finanzia, con una cospicua rendita, il dispendioso stile di vita di Wagner e la costruzione del Festspielhauses di Bayreuth, il primo Teatro dell’Opera come lo intendiamo noi oggi, con la buca per l’orchestra, la cura per i problemi dell’acustica corretta, frutto dell’attento studio architettonico e scenico di Wagner. Ormai famoso ed economicamente soddisfatto Wagner si dedica alla stesura del Parsifal, che inizierà nel 1877 per concluderlo nel 1882 a Palermo. In seguito ad un attacco cardiaco Wagner muore a Venezia il 13 febbraio 1883 e viene sepolto a Bayreuth non lontano dal teatro a lui intitolato.

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VIA DELLA ZAMPOGNA strumento musicale

Colli Aniene L5

Strumento musicale a fiato di origine e carattere pastorale, consistente in un otre di pelle pieno d’aria nel quale sono inserite alcune canne o pive di legno, per questo ritenuto, nell’antichità classica, una derivazione del flauto, o siringa, del dio Pan. In latino si chiamava “utricularium” e tra i suonatori dell’antichità si annovera l’imperatore romano Nerone. Dal Medioevo all’età moderna si diversificò in vari tipi, tra cui la cornamusa scozzese e irlandese, a insufflazione indiretta, la musette francese e la piva.La zampogna ha antiche origini: è

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DA VIA DEL FLAUTO STRADA SENZA USCITA

probabile una sua discendenza dagli auloi greci, si conoscono due tipi diversi di zampogna: una con canne di melodia di diversa lunghezza ed un’altra con canne di uguale lunghezza collegate ad un otre di pelle. La sua funzione è quella di scandire i momenti salienti dell’anno agricolo, secondo l’arcaico calendario stagionale. Essa viene generalmente protetta dal malocchio con vari amuleti, quali nastri, fiocchi rossi e cornetti aventi un significato apotropaico. Il suo repertorio è costituito da tarantelle, pastorali ed accompagnamento al canto.


ATTREZZI e macchine rurali


L.GO E VIA DEL BADILE attrezzo agricolo

Tiburtino III I5

Il badile è uno dei tanti strumenti agricoli presenti nella toponomastica del quartiere di Tiburtino III. Consiste in una pala di ferro con il manico in legno. Il badile, conosciuto meglio come pala è un attrezzo manuale atto a rimuovere o a raccogliere materiale minuto. È utilizzato prevalentemente in agricoltura e in edilizia. Questo attrezzo ha antichissime origini, la sua diffusione è iniziata sicuramente agli albori della vita rurale. La parte inferiore ha subìto lievi trasformazioni col passare dei secoli. Nei primi esemplari la parte bassa era

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CENTRO ANZIANI Tiburtino III

DA VIA DELLA VANGA A P.ZZA S. MARIA DEL SOCCORSO

in legno, poi è stata sostituita con il metallo, soprattutto ferro, molto meno usurante del legno, con una durata maggiore; oggi viene utilizzato anche l’alluminio, solo il manico di circa m 1,50 è sempre rimasto in legno. È uno strumento di lavoro semplice ed efficace per raccogliere o per spostare terra, sabbia, ghiaia, carbone, pietrame, neve, sementi ecc.. Oggi grazie alla tecnologia, per i movimenti di terra, viene utilizzata la “pala meccanica” che consente di muovere quantità notevolmente superiori rispetto alla pala manuale.

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VIA DELL’ERPICE macchinario agricolo

Tiburtino III I5

L’erpice classico, conosciuto più semplicemente con il nome di “frangizolle” è un attrezzo molto usato in agricoltura sia per lavori di ripasso dopo l’aratura che per lavori su sodo. Può essere trainato dalla trattrice o portato mediante l’attacco ai 3 punti. Nel caso sia trainato l’attrezzo è composto da un “braccio di tiro” dove è presente l’attacco al gancio traino della trattrice, le ruote sulle quali poggia tutta la struttura e infine dal vero e proprio attrezzo formato da una base che sale quando non è utilizzato e scende

DA VIA DEL BADILE A VIA DEL FRANTOIO

per la lavorazione del terreno; per compiere questa azione può essere presente un martinetto idraulico che mediante flusso di olio fa alzare ed abbassare i dischi dell’attrezzo o come in quelli più “vecchi” mediante una corda che una volta tirata fa scattare una molla che alza e abbassa la struttura. L’erpice portato invece è applicato al sollevatore idraulico della trattrice, per azionarlo basterà semplicemente abbassare il sollevatore. Esistono svariate tipologie di erpici: a dischi, ad ancore, a denti ed a maglie.

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VIA DEL FRANTOIO macchinario agricolo

Tiburtino III I5

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Era il locale in cui si svolgevano le fasi fondamentali del processo di molitura delle olive e di estrazione dell’olio. L’oleificio tradizionale era una costruzione generalmente sviluppata su tre livelli al fine di sfruttare la forza di gravità come motore della movimentazione del prodotto nel corso della lavorazione. I locali che componevano l’oleificio erano: l’olivaio era adibito al ricevimento delle olive prima della lavorazione, il frantoio era il locale in cui si effettuavano la molitura e l’estrazione con la molazza e la pressa. La pressa consisteva in una piattaforma mobile in modo che la pila dei fiscoli venisse compressa spingendola dal basso contro un trave del soffitto. L’oliario era il locale in cui si stoccava l’olio per la chiarificazione e la conservazione, in genere era ubicato in un locale interrato o seminterrato. L’inferno era un locale separato, generalmente dislocato nel livello inferiore, con le vasche di stoc-

DA P.ZZA S. M. SOCCORSO A VIA DEL BADILE

caggio dell’acqua di vegetazione, da cui era possibile recuperare, per decantazione, una frazione di olio di bassa qualità. Il sansario era un altro locale in cui si stoccavano le sanse. L’oleificio era ubicato in genere all’interno di centri abitati e lo smaltimento dell’acqua di vegetazione avveniva mediante riversamento nella rete fognaria urbana. I moderni oleifici si sviluppano su un unico livello, al quale può eventualmente aggiungersi un livello interrato o seminterrato con funzioni di stoccaggio del prodotto trasformato. Nei giardini del Centro Culturale FIDIA al civico 44/a il 27 marzo 1999 è stato piantato un albero di ulivo e collocato il “cippo all’obiettore antinazista”, un altorilievo in bronzo che raffigura un prigioniero aggrappato all’albero della vita per ricordare i 22.000 obiettori di coscienza che si rifiutarono di entrare nell’esercito di Hitler e furono condannati a morte dai tribunali nazisti.


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LICEO ARTISTICO Statale E. Rossi

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MUSEO ALFIERO NENA Laboratorio-esposizione

alfieronena.it

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CENTRO ACCOGLIENZA per rifugiati

064064594

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SCUOLA DELL’INFANZIA F. Filzi

064076330 rmicviasanti65.gov.it

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ASILO NIDO Comunale Elefantino Elmer

064074791 liceoartisticoenzorossi.it

0640501995

“L'uomo si libera liberando la natura”

“Beata Vergine dell'Accoglienza”

del Prof. Ugo Croce e studenti dell'istituto d'Arte Enzo Rossi (già Istituto d'Arte Roma 2)

di Alfiero Nena, (1990) statua in terracotta posta all'interno della chiesa di S. Bernadette Soubirous

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VIA DELLA TREBBIATRICE macchinario agricolo Tiburtino III I5

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Macchina agricola che serve per staccare le cariossidi del grano e di altri cereali simili: segale, avena, ecc. dalle spighe, separandole dalla paglia e dalla pula, ormai usata solo dove è impossibile usare la mietitrebbiatrice, come nelle zone accidentate o collinari, è azionata dalla puleggia di una trattrice, in qualche caso da un motore termico o elettrico ed è costituita da un battitore cilindrico, munito alla periferia di denti e risalti, rotante a elevata velocità dentro un settore cilindrico cavo distanziato di pochi millimetri e munito anch’esso di asperità e denti che permettono la separazione delle cariossidi. La trebbiatrice è una macchina agricola utilizzata per sgranare i cereali e separarli dalla paglia come nel caso del frumento o del riso; nel caso del mais, la macchina che esegue la separazione dei semi dai tutoli viene detta sgranatrice.

DA VIA DEL BADILE STRADA SENZA USCITA

La trebbiatrice in Italia, un tempo detta anche macchina per battere il grano appartiene ormai al passato, sostituita dalla mietitrebbia che esegue la trebbiatura contemporaneamente alla mietitura.


VIA DELLA VANGA attrezzo agricolo Tiburtino III I5

DA VIA DEL FRANTOIO A VIA GROTTA DI GREGNA

La vanga è un attrezzo utilizzato nel campo agricolo per smuovere superficialmente la terra. Si usa per lavorare l’orto, cioè per dissodare il terreno suddividendolo in zolle che vengono rivoltate. È vagamente simile ad una pala, ma si differenzia nell’uso perché viene spinta nel terreno con la forza del piede anziché delle braccia, e perché la sua lama è per questo motivo molto meno incurvata. La vanga tradizionale è formata da una parte metallica detta lama e da un manico in legno. La vanga si usa come leva di 1° genere, e quindi si sottintende che possieda anche un fulcro di appoggio. Nella vanga tradizionale il fulcro di appoggio consiste nella zona in cui il manico si collega alla lama: al termine dell’infissione di quest’ultima nel terreno, questa zona di fulcro si viene a trovare a livello del suolo costituendo un naturale punto di appoggio durante il movimento rotativo che consente l’estrazione della zolla dal suolo, movimento imposto con una mano che solitamente spinge con forza verso il basso l’estremità del manico.

La resistenza è rappresentata dalla zolla staccata appoggiata sulla parte medio-bassa della lama. Una volta separata la zolla e sollevata, la seconda mano afferra il manico il più possibile verso la lama, al fine di completare il sollevamento della stessa sopra il livello del suolo senza più l’appoggio di quest’ultimo. Una volta sollevata la zolla questa viene portata leggermente in avanti ed un rapido movimento prevalentemente rotatorio lungo l’asse del manico consente la caduta della zolla sul fronte di terreno già lavorato e ne completa spontaneamente il suo rovesciamento, spesso frammentandosi ulteriormente. La parte in metallo, la lama, ha forma di scudo con la punta ben accentuata per penetrare nel terreno ed un discreto spessore che la rende rigida e pesante. Nella parte superiore, oltre l’incavo per il manico, ha un rinforzo sul bordo, il vangile, solitamente dalla parte destra, o una staffa separata, detta staffale, sulla quale si appoggia il piede che imprime la spinta per farla penetrare nel terreno.

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L’Associazione di promozione sociale “il Foro” con i suoi 400 soci sta promuovendo e sviluppando una ricerca su: › siti storici › sanità, salute, cura del fisico › organizzazioni e cittadini meritevoli › parchi e aree verdi

Tali ricerche consentiranno una più approfondita conoscenza dell’identità di questo nostro territorio. Inviateci notizie, foto, altro, sugli argomenti che stiamo approfondendo

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LOCALITÀ

e luoghi sul territorio


A24 autostrada Colli Aniene L5

L’autostrada A24 collega Roma a Teramo, passando per L’Aquila. Nel tratto urbano costeggia i quartieri di Casalbertone, Verderocca, Colli Aniene e La Rustica. L’autostrada mise fine allo storico isolamento dell’Abruzzo dalle regioni tirreniche, e tuttora è il collegamento più rapido e breve tra il Tirreno e l’Adriatico. Per la sua realizzazione, furono valutati vari percorsi. Nelle intenzioni originali, era previsto un singolo attraversamento degli appennini per la via più semplice, ovvero via Torano, Avezzano, Popoli e la valle del fiume Aterno-Pescara. Un’altra ipotesi propendeva sempre per un singolo tracciato via Torano, L’Aquila e infine Pescara, con una diramazione per Avezzano. Alla fine, si scelse di costruire due tracciati che si diramano a Torano e che costituiscono gli attuali percorsi della A24 e A25. Da

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L’AQUILA/TERAMO STRADA DEI PARCHI

più parti giunsero forti critiche e ci si interrogò sulla reale necessità di costruire due rami sostanzialmente paralleli a una distanza in linea d’aria di circa 35–40 km. La stampa dell’epoca evidenziò come tale scelta si prospettasse avventata, sia per gli altissimi costi, sia per il fatto che l’atteso volume di traffico non giustificava due tracciati di tale vicinanza. Il ramo verso L’Aquila, in particolare, prevedeva un percorso particolarmente complesso dal punto di vista infrastrutturale, per consentire l’attraversamento dell’appennino, furono necessari numerosissimi viadotti e gallerie, in particolare il doppio traforo del Gran Sasso, un’opera complessa, costosa e controversa. I lavori, iniziati nel 1968 e durati 16 anni per il primo traforo (più altri 9 per il secondo) costarono molto più delle stime originarie.


VIA ARSOLI Comune del Lazio

Tiburtino III L5

Arsoli è l’ultimo comune della Provincia di Roma lungo la via Tiburtina-Valeria, al km 59,500. Il paese si adagia sui fianchi del Colle Belmonte, in una posizione dominante sulla Valle del Fosso Bagnatore, profonda incisione tra i Monti Sabini e i Simbruini. L’abitato, attraversato da antichi tracciati, tra cui, soprattutto, la via Valeria, di cui rimangono notevoli tracce, è caratterizzato da un nucleo medievale, dominato dal Castello Massimo. Fu feudo dei benedettini di Subiaco e, dal XIII secolo, proprietà della famiglia Passamonti che lo cedette agli Zambeccari nel 1536. Nel 1574 il feudo fu acquistato dai Massimo che concessero al paese un nuovo statuto, migliorando le condizioni dell’abitato, restaurando il castello, le chiese, e provvedendo alla costruzione, nel 1591, dell’acquedotto di Fonte Petricca e della Fontana di piazza

DA VIA VENAFRO STRADA SENZA USCITA

Valeria. Il castello, ancora oggi di proprietà della famiglia Massimo, fu costruito alla fine del X secolo e ampliato nel XVI secolo con il concorso del Vignola e di Giacomo Della Porta. L’aspetto attuale è dovuto alla sistemazione compiuta nel 1874 da Camillo Massimo. Il complesso si articola su tre livelli di cui il secondo costituisce il piano nobile con saloni affrescati dai fratelli Zuccari (1557) e da Marco Benefial (1749). Interessante è la cappella con protiro gotico e decorazioni cosmatesche. Presso il castello è la villa con giardino all’italiana e ampio parco nel quale è la cappella S. Maria di Belmonte, tomba di famiglia dei Massimo, e una statua della Dea Roma, rinvenuta durante gli scavi delle Terme di Costantino sul Quirinale. Sotto il castello è la parrocchiale del Santissimo Salvatore, ristrutturata dopo il 1574 da Giacomo della Porta. 180 99


VIA ATRI Comune dell’Abruzzo

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Atri, antica città d’arte abruzzese della provincia di Teramo, sorge su una collina (442 m), a circa 8 km in linea retta dal mare Adriatico. Conta 10.876 abitanti. Già sede di Ducato, rappresenta uno dei centri storicamente ed artisticamente più significativi dell’Italia centro-meridionale. La città ha qualche notevole industria: molini, pastifici, fabbriche di terrecotte, alimentate dall’abbondanza di buona argilla figulina. Le due vie, la Cecilia, ramo della Salaria, e la Valeria, che vi mettevano capo, ne fecero un emporio commerciale in attiva e diretta comunicazione con l’Urbe. Sotto il dominio longobardo e franco fece parte del ducato di Spoleto; fu poi implicata, nella seconda metà del sec. XII, nelle lotte fra Federico I Barbarossa e i re Normanni, subendo la signoria di Roberto conte di Loritello. Passò poi sotto i papi, gli Svevi, gli Angioini, sviluppando, dalla seconda

DA VIA VENAFRO A VIA TRIVENTO

metà del sec. XIII alla prima del XIV, un suo ordinamento comunale sotto un’oligarchia nobiliare. Infine divenne feudo della famiglia Acquaviva nel 1393 e rimase sotto il loro dominio fino al 1760. Tra i monumenti importanti, la cattedrale, costruita alla fine del sec. XIII (due iscrizioni sul fianco destro ricordano gli artefici Raimondo di Poggio e Rainaldo di Atri, della fine del sec. XIII e del principio del seguente). L’interno, a tre navate divise da quattordici pilastri collegati da alti archi acuti, conserva una ricca e preziosa serie di affreschi della seconda metà del Quattrocento di Andrea Delitio.


LARGO BOIANO Comune del Molise Tiburtino III I5

DA VIA DELLA VANGA A VIA TRIVENTO

Comune di circa 9500 abitanti, a 488 m s.l.m. in provincia di Campobasso, è il principale centro del territorio matesino-molisano. Sul suo territorio montano sorge il fiume Biferno, il più lungo del Molise; si trovano boschi di faggi, di querce, di cerri e di castagni, tra questi ultimi viene segnalata la presenza del castagno più antico d’Italia. L’attività economica prevalente è nel settore lattiero-caseario con una pregiata produzione di mozzarelle. Anche l’attività turistica registra continue e importanti presenze durante le stagioni invernale ed estiva per la vicinanza della stazione sciistica di Campitello Matese. Città sannita, sorta a Sud di Bovianum Vetus presso il Biferno, sulla via da Sepino ad Isernia, già nel IV secolo a.C. faceva parte della lega sannitica. Tito Livio la descrisse come la più forte tra le città del Sannio. Fu assediata dai Romani dopo la presa di Benevento nella guerra san-

nitica; si mantenne fedele a Roma durante la guerra annibalica; venne espugnata da Silla nella guerra sociale. Ordinata a municipio da Cesare, fu eretta a colonia sotto Vespasiano. Tra gli edifici di spicco di Boiano, la Cattedrale di San Bartolomeo, costruita dal Conte Ugo di Molise su un edificio preesistente distrutto da un terremoto nel XI, la Chiesa di Sant’Erasmo con testimonianze del medioevo e dei periodi successivi e la Chiesa di Santa Maria del Parco nei pressi della porta medievale di S. Maria. Costruita sui ruderi di un tempio romano dedicato a Venere, la Chiesa di S. Maria dei Rivoli è la più antica della città. Con i materiali provenienti da un mausoleo romano risulta essere costruita la Chiesa di S. Michele Arcangelo. Interessanti da vedere, Palazzo Colagrossi che custodisce al suo interno il Museo Civico con le sezioni archeologica e palentologica, e il Palazzo Volpe.

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VIA E PIAZZA DELLA CERVELLETTA antica tenuta Colli Aniene I7

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Il Casale della Cervelletta, centro dell’omonima tenuta, è costituito da un complesso edilizio dei secoli XIII-XVII comprendente una torre medievale, a pianta rettangolare, scandita, nei suoi 23 metri di altezza, da feritoie e fori per le travature di fabbrica e coronata da una merlatura guelfa, databile, per la cortina muraria in blocchetti di tufo, al XIII secolo. Ad essa si aggiunsero successivamente edifici di tipo residenziale e agricolo. Nella seconda metà del XVI secolo la Cervelletta apparteneva alla famiglia degli Sforza che la rilevarono dalla basilica di S. Lorenzo fuori le mura. Nel 1595 la tenuta fu venduta da Paolo Sforza a Papirio Alvari che nel 1623 la lasciò in eredità ai figli i quali rimasero proprietari fino al 1628, anno in cui il Casale venne messo all’asta. Il 7 agosto 1628 il cardinale Scipione Borghese prese possesso del Casale della Cervelletta e, con i lavori

DA VIA DI TOR CERVARA STRADA SENZA USCITA

di trasformazione, il casale si connotò soprattutto come residenza di campagna, arricchendo peraltro le risorse produttive. Il dottor Angelo Celli vi impiantò nel 1898 uno dei primi centri sperimentali per combattere la malaria. L’intero complesso, insieme ad altri edifici di carattere rurale e la chiesa dell’Immacolata, inseriti in un paesaggio ancora miracolosamente intatto, costituiscono un prezioso lembo di Campagna Romana con valenze storico-naturalistiche di particolare rilevanza all’interno ormai della città e dal 1998 nella Riserva Naturale Valle dell’Aniene, una delle aree naturali protette del Comune di Roma gestite e valorizzate dall’Ente RomaNatura.


VIA DEL FORTE TIBURTINO

Tiburtino III I4

Un territorio di 29 ettari appartenuto alla tenuta di Casal Bruciato, all’altezza del km 7 della Tiburtina, fu espropriato nel 1880 in base all’art. 76 della legge di espropriazione del 25 giugno 1865. In quest’area, nel 1884, fu costruito il Forte Tiburtino che faceva parte del campo trincerato intorno a Roma, costituito da 15 forti e 4 batterie. L’asse stradale, che fiancheggia il lato occidentale dell’area militare collegando la via Tiburtina a piazza Edoardo Persico, ne ricorda il nome. Fu costruito per un costo di 1.253.376 lire per difendere la pianura antistante fino al fiume Aniene e le alture di Tor Sapienza. Il tracciato del forte ha la forma di un trapezio isoscele con un fossato difeso da “caponeria centrale” e mezze caponerie laterali, da un

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DA VIA TIBURTINA A P.ZZA PERSICO

muro alla Carnot del tipo scoperto sui fianchi e coperto sui fronti esterno e di gola dove è presente il tamburo difensivo posto sulla destra dell’ingresso al forte. Il piano del “ramparo” è raggiungibile da due rampe poste ai lati del traversone centrale. Dotato di una polveriera il cui doppio ingresso sul fossato è situato alla destra del tamburo difensivo, contiene, inoltre, due pozzi di acqua sorgiva. Il forte fu impiegato dal 1920 al 1940 da un reggimento di carristi e poi dai bersaglieri per le esercitazioni. Nel 1980 è stato dismesso. Giuseppe Garibaldi criticò in modo risoluto il progetto che sin dall’inizio si rivelò antiquato e inutile per la difesa di Roma. Durante la costruzione del forte fu scoperta un’ampia villa romana poi in gran parte distrutta.

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VIA GROTTA DI GREGNA già strada poderale Tiburtino III L5

DA VIA TIBURTINA A VIA COLLATINA

Strada poderale realizzata all’inizio del 1900 per collegare dalla via Tiburtina, passando per il lotto V dei fratelli Giuseppe e Raffaele Nardi, il lotto IV di Achille Scarpitti nell’ambito della tenuta di Casal Bruciato o Grotta di Gregna. La tenuta nel 1898 era stata frazionata in 5 lotti a seguito dell’esproprio da parte del Ministero dell’Agricoltura in esecuzione della legge sull’obbligo di bonifica agraria e rivenduta con speciali patti e vincoli di bonifica. La denominazione via di Grotta di Gregna è dovuta proprio al nome della tenuta. Successivamente la strada fu prolungata fino a via Collatina Vecchia. Questo territorio, ortus Graecorum o grotta

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VACCHERIA NARDI Biblioteca Comunale

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delli Greci, è stato dal 1421 al 1873 proprietà dei monaci di S. Paolo fuori le mura. Il toponimo “grotta” è da riferire alla presenza di antiche cave di pozzolana il cui sfruttamento è continuato fino a tutto il secolo scorso. La denominazione Casale Brusciati compare, invece, in un documento del 1534 a seguito di un incendio che interessò il casale storico della tenuta ancora esistente agli inizi degli anni settanta del secolo scorso. In una fede di affitto del 1649 di una parte della tenuta, fatta dai monaci di S. Paolo, onde evitare evidenti confusioni con altri possedimenti dell’agro romano, sono menzionati entrambi i nomi Grotta di Grescia

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o Casal Bruciato. La stessa denominazione doppia risulta anche in una pianta del Catasto di Alessandro VII. A partire quindi dal XVII secolo fino alla fine del secolo scorso, la tenuta mantiene sempre

entrambe le denominazioni e già nella rubrica delle tenute e casali della carta del Cingolani del 1692 redatta da D. De Rossi nel 1704, è chiamata Grotta di Gregna o Casal Bruciato.

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VIA MONTE BUCCALIONE tenuta agricola Colli Aniene L7

DA VIA COLLATINA VECCHIA STRADA SENZA USCITA

La strada si stacca da via Salviati e consente di raggiungere il casale di bonifica Monte Bocca di Leone, da cui il nome. Si tratta di un complesso edilizio ad oriente del Casale Bocca di Leone, costituito da un piccolo casale per le maestranze agricole cui si addossano ad est una vaccheria con sovrastante fieniele ed a ovest un’altra vaccheria più piccola, realizzati nell’ambito delle opere di bonifica agraria agli inizi del 1900 da Gaetano Presutti. Il toponimo Bocca di

Leone nasce da una antica testa di leone in marmo utilizzata come fontana, già presente almeno dal medioevo, addossata al tratto in elevato dell’acquedotto Vergine sulla via Collatina Vecchia. Infatti il toponimo già compare nei documenti medievali e nella mappa di Eufrosino della Volpaia del 1547, mentre interventi successivi sulla fontana sono dovuti a Lucas Peto, sotto il pontificato di Pio V, e soprattutto a quello, ancora conservato, voluto da Benedetto XIV effettuato nel 1753.

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VIA ORSOGNA Comune dell’Abruzzo Tiburtino III L5

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Orsogna è un paese in provincia di Chieti di circa 4.000 abitanti a 432 metri s.l.m., a pochi chilometri dal Parco nazionale della Majella e a 20 chilometri dal litorale adriatico. Il centro abitato si sviluppa intorno alla Chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari, di epoca settecentesca, che conserva anche due antiche croci da processione dell’artista e orafo Nicola da Guardiagrele. Orsogna è immersa nella natura, che colora di verde le sue strade e la circonda di vigneti e oliveti. Poco distante dal paese la natura trova ampio spazio e protezione nel Parco territoriale attrezzato dell’Annunziata, nel cui perimetro si trova l’omonimo Convento dei frati francescani, fondato nel 1448 da San Giovanni da Capestrano, un complesso di grande rilievo architettonico e con affreschi risalenti al XVI secolo. Sull’origine del nome Orsogna, c’è chi parla di un territorio anticamente abitato dagli orsi; chi, invece, fa derivare il nome da “Rissogna”, primitivo nome di contrada Fraia; singolare anche l’assonanza con la famiglia Orsini, che dominò a lun-

DA VIA DEL FRANTOIO STRADA SENZA USCITA

go il Comune. I reperti più antichi rinvenuti sul territorio risalgono al IV secolo a.C. Il centro abitato si sviluppò lungo il tratturo che conduceva le greggi dall’Aquila a Foggia. Dal Medioevo in poi fu appannaggio di diverse famiglie, fino al 1560 quando la Signoria passò alla famiglia Colonna che la mantenne fino al 1812. Dopo l’unità d’Italia, nel 1861, fu più volte “liberata” dai briganti che imperversavano nella zona. Il 10 settembre 1881 il paese fu danneggiato da un terremoto di magnitudo 5.4. Durante la Seconda guerra mondiale Orsogna fu per mesi, tra la fine del 1943 e il giugno 1944, uno dei capisaldi della linea Gustav lungo la quale si attestarono le forze tedesche. Il centro abitato fu continuamente bombardato dagli Alleati e in larga parte distrutto; la popolazione fu costretta a sfollare. Per le sofferenze, i lutti e la dignità con cui gli orsognesi superarono quei momenti terribili e ricostruirono il paese, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi attribuì a Orsogna, il 26 marzo 2003, la medaglia d’argento al merito civile.


VIA PESCINA Comune dell’Abruzzo Tiburtino III I5

DA VIA DEL FRANTOIO STRADA SENZA USCITA

Comune montano in provincia dell’Aquila, sorge a nord-est del prosciugato Lago del Fucino, conta 4.334 abitanti. Fa parte della comunità montana Valle del Giovenco, di cui è la sede principale. La presenza remota più tangibile dell’uomo nelle vicinanze di Pescina risale al Paleolitico Superiore Mesolitico. Altri reperti risalgono all’età del Bronzo e del Ferro. Con il VI sec. a.C., c’è l’arrivo di gruppi umbro-sabellici, la cui unione con i locali genera il popolo dei Marsi. Nei secoli successivi: VI, V, IV a.C., si formano nel territorio dei Marsi, le cinte fortificate od Oppida. L’Impero Romano si espande e tra alleanze, guerre e pacificazioni con i Marsi, si arriva alle famose guerre Italiche o Marse (negli anni 91 - 88 a.C.). Nel 568 d.C. iniziano le invasioni barbariche dei Longobardi. Nel 1232, Federico II emanò un decreto imperiale che invitava i pescinesi a riattare ed ampliare il proprio castello. Nel 1225 soggiornò a Pescina S. Francesco d’Assisi e fondò il convento, che gli sarà dedicato. Nel 1417, Pescina è tra le terre che Carlo III e la Regina Giovanna II assegnarono a Nicola

Conte di Celano quando quest’ultimo fu nominato Giustiziere del Regno e Capo della Signoria di Celano. In questo stesso anno Pescina, è menzionata tra le terre che il Papa Pio II e l’Imperatore Ferdinando d’Aragona tolgono a Ruggerotto Acclozamora e concedono ad Antonio Piccolomini d’Aragona, con un atto del 20 di febbraio. Pescina rimane sotto i Piccolomini fino al 1591, dal 1592 al 1631 ai Peretti, dal 1632 al 1712 ai Savelli, dopo varie incertezze (1712 1741) dal 1742 al 1806 agli Sforza Cesarini. Nel 1806 diviene comune autonomo. Pescina ha un museo dedicato al Cardinale Mazzarino, nato a Pescina nel 1602 e morto in Francia nel 1661, un Teatro, un Centro di Studi Siloniani, dedicati a Ignazio Silone scrittore di fama internazionale nato a Pescina il 1 maggio 1900, e morto a Ginevra (Svizzera) il 22 agosto 1978.

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VIA TAGLIACOZZO Comune dell’Abruzzo

Tiburtino III I5

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Tagliacozzo, circa 7.000 abitanti, in provincia de L’Aquila è, per estensione e per abitanti, il terzo comune della Marsica e capoluogo culturale della stessa. Fa parte del Club dei Borghi più belli d’Italia. Il suo territorio era stato abitato nell’antichità prima dagli Equi poi dai Marsi. Le sue origini risalgono a partire dall’XI secolo, quando il suo territorio fu inglobato nella Contea dei Marsi, enucleata dal Ducato Longobardo di Spoleto. Nel 1173 il feudo passò ai De Pontibus. Nel 1268 fu teatro della famosa battaglia di Tagliacozzo tra Corradino di Svevia e Carlo d’Angiò che segnò il destino del potere del Regno di Sicilia, a favore degli Angioini sugli Svevi, favorendo per secoli il potere temporale del Papa. Nel 1400 circa il papa Alessandro V staccò la Contea di Tagliacozzo dal Regno di Napoli e lo aggregò allo Stato Pontificio, confermandone la tito-

DA LARGO BOIANO STRADA SENZA USCITA

larità a Giacomo Orsini. Gli Orsini ottennero di aprire in Tagliacozzo una Zecca nella quale si batté il “Bolognino”. Nel 1497 furono privati dal Papa del feudo, divenuto Ducato, assegnato alla famiglia Colonna che conservò poi il feudo fino al 1806. Dopo l’unità d’Italia, anche Tagliacozzo fu investita dal fenomeno del brigantaggio e nel dicembre del 1861 venne giustiziato il generale spagnolo José Borjes, inviato da Francesco II di Borbone per riconquistare il perduto Regno delle Due Sicilie. Nello stesso anno vi furono violenti moti contro il nuovo Stato Piemontese, sedati con grande spargimento di sangue. Tagliacozzo diviene, con l’inizio del Novecento, un’importante sede di villeggiatura, specie per i romani facoltosi.


VIA TRIVENTO Comune del Molise

Tiburtino III L5

Trivento è un comune arroccato su un colle di circa 5.000 abitanti nella valle del Trigno in provincia di Campobasso ed è sede vescovile. Il suo territorio fu abitato sin dall’antichità e già nel paleolitico, l’homo aeserniensis dovette attraversare questa vallata e viverci coi suoi greggi e con i suoi gruppi familiari. Nel primo millennio a.C. vivevano, bene organizzati, gli Osci dediti alla pastorizia ed alla transumanza. Trivento fu città dei Sanniti che abitarono tutto il Molise interno fino al V secolo, quando, attraversato il Matese, invasero la Campania. A seguito di questa azione si scontrarono con i Romani, loro alleati, che avevano con quella regione traffici commerciali. Nel 321 a.C. a Caudio, presso Benevento, i Sanniti inflissero una grande sconfitta ai Romani. Qualche anno dopo, nel 305 furono a loro volta sconfitti e costretti a chiedere la pace. Terventum divenne muni-

DA VIA GIORDANI A LARGO BOIANO

cipio romano, con le stesse leggi di Roma (26 a. C.). Sotto il dominio longobardo l’Abruzzo rimase diviso nei ducati di Spoleto e di Benevento. Trivento appartenne a quest’ultimo. Nel 1268 Carlo I d’Angiò la diede in feudo ad Ansaldo di Lavanderia e, nel 1285, ad Amerigo de Sus. Dai De Sus passò poi alla famiglia di Pipino, d’origine francese. In seguito fu feudo di varie famiglie tra le quali i d’Evoli, i Caldora, i d’Afflitto e infine i Caracciolo.

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VIA VENAFRO Comune del Molise

Tiburtino III I5

Venafro (Venafrum) è un comune di circa 11.600 abitanti della provincia di Isernia in Molise. È il quarto comune della regione Molise per popolazione dopo Campobasso, Termoli ed Isernia. Il suo territorio, abitato fin dalla preistoria, è situato ai confini occidentali del Molise, incuneandosi tra la Campania, il Lazio e l’Abruzzo. È limitato dai due massicci del Matese e delle Mainarde ed è attraversato dal fiume Volturno. La città di Venafro ebbe un ruolo determinante in ogni epoca. È impossibile stabilire con certezza l’origine del primo insediamento venafrano, anche se dai ritrovamenti di arnesi litici e di bronzo in vari punti dell’insediamento, si può affermare che il territorio fu abitato fin dalla Preistoria. I resti di murazioni pre-

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CENTRO ACCOGLIENZA alloggio per rifugiati

DA VIA DELLA VANGA A VIA TRIVENTO

romane alle spalle dell’abitato e il recente rilievo di approfondimento sul monte S. Croce della cosiddetta Rocca Saturno, effettuato nel mese di maggio 2002 da F. Valente, ha permesso di identificare diverse centinaia di metri di mura megalitiche costituenti un vero e proprio recinto di quello che forse era il vero insediamento sannitico di Venafro. Tra i ritrovamenti casuali vi è la famosa statua, realizzata a grandezza naturale, della Venere di Venafro che può essere ammirata in una sala del Museo Archeologico S. Chiara di Venafro. Dai numerosi ritrovamenti e soprattutto dalla grande quantità di elementi attualmente visibili è possibile tracciare con precisione l’andamento delle mura medievali a difesa del borgo medioevale.

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VARIE


VIA DEGLI ALBERINI tenuta della famiglia Alberini Colli Aniene H5-6 DA VIA GROTTA DI GREGNA A VIA COMPAGNA E OLTRE (CON INTERRUZIONE ALL’ALTEZZA DI V.LE TOGLIATTI)

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Tra gli Alberini ricordiamo: Marcello. (Roma 1511 - Roma 1580) Fu funzionario dello Stato pontificio. I suoi Ricordi, che vanno dal 1521 al 1536, conservati nel manoscritto autografo (ora fra i manoscritti della Biblioteca dell’Archivio di Stato di Roma) sono di grande importanza per le notizie precise che danno sul Sacco di Roma del 1527, e per le numerose informazioni sulle condizioni politiche e sociali e sugli avvenimenti più notevoli della città nella prima metà del sec. XVI. Essi furono editi dall’Orano nel 1895 e riediti dallo stesso nel 1901. Di Marcello Alberini ci è rimasto anche un Quadernuccio di memorie, relative all’anno 1548, allegato al manoscritto precedente. Filoteo Alberini (Orte 1865 - Roma 1937) Inventore italiano, Fin da ragazzo si appassiona alla fotografia grazie all’apprendistato con un fotografo ambulante. Dopo aver frequentato a Roma varie scuole ed accademie senza essersi mai diplomato, parte per fare il ser-

vizio militare a Pavia. È qui che il comandante si rende conto della sua straordinaria abilità nel fare le fotografie e decide di impiegarlo nel Genio Militare. Quando si congeda, nel 1891, ottiene subito un lavoro nel reparto fototecnico dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, dove vince persino una medaglia d’oro per una sua invenzione che facilita la riproduzione fotozincografica delle mappe. Fu un pioniere del cinema italiano; inventò nel 1884 un apparecchio per la ripresa e la proiezione brevettato nel 1895 (quasi contemporaneamente al “cinématographe” dei Lumière), sotto il nome di “kinetografo Alberini”. Nel 1905 fondò lo “Stabilimento italiano di manifattura cinematografica Alberini e Santoni” (dal 1906 “Cine”) a Roma, con un teatro di posa, dirigendo il primo film spettacolare italiano: La presa di Roma (1905). Molti anni dopo porterà negli Usa la sua cinepanoramica facendosi copiare l’idea dalla Fox.

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VIA DEI CARRI ARMATI Macchine da guerra Tiburtino III I4

DA VIA TIBURTINA STRADA SENZA USCITA

Il carro armato è un veicolo corazzato, dotato di movimento autonomo e armato con cannone e mitragliatrici, è costituito da tre parti fondamentali: lo scafo, il gruppo motopropulsore e l’armamento, è in grado di raggiungere e superare la velocità di 60 km/h. Lo scafo è l’involucro corazzato che protegge l’equipaggio, il motore, le munizioni e i congegni accessori. È sormontato da una torretta rotante per 360 gradi su un tamburo a rulli su cui è installato un cannone a tiro teso. La corazza è di spessore maggiore nel fronte dello scafo e della torretta, minore nelle parti lateriali e posteriori, di piccolo spessore in quelle superiori, assai leggera sul fondo. Una robusta paratia divide lo scafo in due compartimenti. Quello anteriore, occupato dall’equipaggio è il vano di combattimento, quello posteriore è il vano motore. Il gruppo motopropulsore è dotato di un sistema cingolato. I motori sono di norma a 12 cilindri, nei carri italiani si è preferito il motore diesel che offre una maggiore autonomia e minore pericolo d’incendio. Il motore è

disposto posteriormente con ai lati i serbatoi del carburante. La trasmissione del moto alle pulegge dentate motrici, che trascinano i cingoli, si effettua con cambi sincronizzati o anche completamente automatici. L’armamento è normalmente costituito da un cannone installato sulla torretta e impiegato normalmente per il tiro a puntamento diretto e da due o più mitragliatrici di cui una in genere abbinata al cannone e una in apposita feritoia blindata nella corazzatura anteriore dello scafo.

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VIA COLLATINA VECCHIA antico segmento di via Collatina Colli Aniene L5

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Nell’ambito del Comune di Roma, la via Collatina Vecchia si riferisce al tratto di strada da Via Grotta di Gregna a via Salviati che ne è la sua continuazione. Chiaramente questo è un segmento della vecchia via Collatina che prende il nome da quella antica, di cui ne segue grossomodo il tracciato. La via Collatina antica collegava Roma a Collatia. Dalle fonti è ricordata soltanto da Frontino in relazione alle sorgenti dell’Aqua Augusta (presso la Cervelletta) e alle sorgenti presso l’VIII miglio dell’acquedotto Vergine. Quindi se in origine si connota come asse di collegamento tra Roma e Collatia, da molti indicata al castello di Lunghezza, sicuramente a partire dall’età augustea servì anche come strada per la manutenzione dell’acquedotto costruito da Agrippa. Non conosciamo con esattezza il tratto entro le mura urbane forse coincidente con la Tiburtina. Da essa si distacca subito dopo la Porta omonima del recinto di Aureliano attraversando in diagonale il quartiere di San

TRATTO DA VIA GROTTA DI GREGNA A VIA DELLA MARTORA

Lorenzo, il cui tracciato si perpetuava nel vicolo di Malabarba ora via dei Falisci e via degli Apuli. Il tracciato antico fino a via di Portonaccio è documentato da numerosi resti venuti alla luce all’inizio del Novecento, durante i lavori di urbanizzazione del quartiere S. Lorenzo, per la costruzione dello scalo ferroviario e, soprattutto, più recentemente durante i lavori per la realizzazione del tratto ferroviario Roma-Napoli del Treno Alta Velocità. Un mausoleo in blocchi di travertino della prima metà del I secolo d.C. fu rinvenuto nel 1935 in viale S. Lorenzo angolo via dei Sardi, lungo l’antico tracciato della via Collatina, ora ricostruito in largo Talamo. La strada proseguiva con un andamento rettilineo in direzione est e, dopo aver attraversato la dorsale collinare fiancheggiante ad est il Fosso dell’Acqua Bullicante, collocandosi a Nord dell’acquedotto Vergine antico che qui corre in sotterraneo, scendeva verso la marrana di Gottifredi. Lungo tutto il tratto scoperto (largo metri 2,402,50) presenta ai lati edifici fune-


rari e, in corrispondenza dell’intersecazione di altri due percorsi stradali di collegamento in età repubblicana con la via Tiburtina e la Prenestina fino all’attuale via Andriulli, una vastissima necropoli di tombe terragne. Ad ovest di via Andriulli sulla collina che domina la vallecola si estende una villa tardo repubblicana mentre ad est è stato scoperto un santuario (I-II a.C.) legato allo sfruttamento delle acque salutari. La via antica continua a mantenersi a nord dell’acquedotto Vergine fino al tratto in elevato lungo m. 448 che attraversa la depressione di Bocca di Leone sul fosso di Centocelle, caratterizzato da una fontana che ricorda i restauri effettuati nel 1743 sotto il pontificato di Benedetto XIV, per poi spostarsi a sud di esso fino al fosso di Tor Sapienza; da qui ritorna a nord fino a Salone passando per La Rustica. Un breve tratto, ben conservato, è venuto alla luce durante i lavori per la realizzazione del parco Fabio Montagna in via della Rustica, parte del quale è rimasto visibile. Poi la

via antica la ritroviamo a sud della ferrovia Roma-Sulmona coincidente grossomodo con l’attuale tracciato. Altri tratti del basolato sono stati scoperti nei pressi del centro commerciale Roma Est a Ponte di Nona. Dopo aver raggiunto Collatia, il suo prolungamento giungeva sino all’antica città di Gabii, mentre una diramazione la ricollegava alla via Tiburtina in prossimità di Ponte Lucano.

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VIA DELLA MARTORA mammifero carnivoro

Colli Aniene L6

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La martora (martes) assomiglia molto alla faina (martes foina), ma, a differenza di quest’ultima, la caratteristica macchia presente sulla gola e sul petto è più piccola e non è mai bianca, bensì gialla. È lunga circa 45 cm a cui vanno aggiunti i circa 25 cm della coda. La pelliccia, folta e splendente, è bruna con il muso ed il mento scuri e la testa e le parti dorsali più chiare. Le orecchie corte e tondeggianti hanno il bordo bianco, la coda lunga e pelosa è molto utile sia nella corsa che nel salto perché funziona da stabilizzatore, mentre le zampe, avendo il quinto dito opponibile, le garantiscono una efficace presa sugli alberi. È un animale molto agile che si arrampica con estrema facilità, inseguendo velocemente ghiri e scoiattoli fino alle cime più alte. Vive nelle aree forestali di tutta l’Europa, è diffusa anche nell’Asia minore e in Russia fino alla Sibe-

DA VIA COLLATINA VECCHIA STRADA SENZA USCITA

ria occidentale. In Italia è presente in aree di collina e montagna e compare anche in zone di pianura. L’origine della Martora in Italia risale al tardo pleistocene. Il suo habitat tipico è rappresentato dai boschi puri o misti di latifoglie e aghifoglie fino ai 2000 metri di altitudine. In generale preferisce la vegetazione fitta in grado di offrire un’adeguata protezione e rifugge gli ambienti aperti; solo in periodi di ristrettezza alimentare si spinge fino alle fattorie per predare soprattutto i volatili domestici.


PIAZZA SANTA MARIA DEL SOCCORSO Chiesa omonima Tiburtino III I5

ADIACENTE VIA TIBURTINA FERMATA METRO B

La piazza situata a sud della stazione della metropolitana e della via Tiburtina prende il nome dalla chiesa, edificio superstite della pianificazione urbana degli anni trenta del secolo scorso. La chiesa, eretta nel 1938 con decreto del cardinale vicario Francesco Marchetti Selvaggini, su progetto dell’architetto Tullio Rossi, ha un’architettura semplice e misurata e una sua originalità di espressione a cui non mancano i richiami tradizionali della Campagna Romana. L’impianto è, in linea di massima, classico, la facciata a salienti, ha un portale aggettante e strombato, mentre l’interno, con soffitto a capriate, è suddiviso in tre navate illuminate da dodici finestre e da un rosone

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PARROCCHIA Santa Maria del Soccorso

poi chiuso da un dipinto su maiolica con l’immagine della Vergine. All’interno, sopra il portale, era un grande dipinto di Pietro Della Vecchia raffigurante il Cristo, dono del barone Alberto Fassini, e sull’altare maggiore, in travertino, a forma di edicola, è racchiuso un olio su tela con la Madonna del Soccorso donato dalla famiglia Pasquali il 23 settembre 1938 quando fu istituita la parrocchia. Nel 1999 nei lavori di riqualificazione della piazza il lato orientale fu abbellito da una fontana con, al centro della vasca, una scultura in bronzo di Alfiero Nena, costituita da due mani di donna che sorreggono una pigna dalla quale sgorga uno zampillo d’acqua a rappresentare la vita e l’abbondanza.

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VIA TIBURTINA strada consolare H5

DA PORTA TIBURTINA ALLA CITTÀ DI PESCARA

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La via Tiburtina, antica strada di collegamento con la città latina di Tibur (Tivoli), da cui prende il nome, fu prolungata, con il nome di Valeria, non più tardi del 286 a.C., dal console Marco Valerio Massimo, fino al territorio degli Equi e dei Marsi e in seguito, attraverso il territorio dei Peligni e dei Vestini, all’Adriatico. Per la vicinanza di Tivoli, centro importante, e per le tante ville rustiche e residenziali che la contornavano, nonché per il grande traffico legato ad attività agricole e pastorali e allo sfruttamento del tufo e del travertino, la via Tiburtina fu tra le più frequentate, soprattutto dalla fine dell’età

tardo repubblicana e per tutta l’età imperiale. La via usciva dalle Mura Serviane per la Porta Esquilina conservata, nel rifacimento augusteo noto come Arco di Gallieno, a ridosso della chiesa di S. Vito; passava sotto l’arco in travertino, eretto da Augusto nel 5 a.C. per i condotti delle acque Marcia, Tepula, Iulia e che fu poi utilizzato nella nuova cinta urbana, voluta da Aureliano nel 271 d.C., come parte interna della Porta Tiburtina. Fiancheggiava quindi la basilica di S. Lorenzo fuori le mura con le catacombe di S. Ciriaca, nell’ambito del Cimitero del Verano e, sul lato opposto, quelle di Novaziano e di S. Ippolito, e superava il vallo costituito dal Fosso della Marranella o di Pietralata, affluente dell’Aniene, oggi occupato dalla linea ferroviaria Roma-Milano, con un ponte in opera quadrata di tufo grigio. In via Pietro Ottoboni, scavi del 1992, hanno accertato un tratto lastricato della via antica largo m 7,50 con a sud i resti di una fontana e a nord un ampio piazzale lastricato e, nel 1993, un edificio absidato databile al IV sec. d.C. Altri tratti sono stati scoperti in corrispondenza


del civico 524, insieme a un mausoleo originariamente rivestito in blocchi di travertino e due stele funerarie databili a età augustea e in via di Casal Bruciato. Tra il III e il IV miglio della strada antica era la villa di Aquilio Regolo, da identificarsi forse con quella messa in luce tra via Galla Placidia e via dei Cluniacensi nel Parco Tiburtino-Collatino. La bonifica agraria di inizio 1900 portò alla distruzione, sulla sinistra di via Grotta di Gregna, dove furono costruiti gli edifici rurali della Vaccheria Nardi, di una villa tardo repubblicana di cui rimangono parte di una cisterna a pianta rettangolare in opera cementizia a scaglie di basalto, numerosi elementi architettonici e lacerti di un pavimento in mosaico a motivo geometrico. Presso il V miglio, la strada superava l’Aniene con il Ponte Mammolo che, originariamente costituito da due grandi arcate in opera quadrata di tufo e travertino, danneggiato più volte, fu fortificato nel Medioevo e ha consentito il superamento dell’Aniene fino a quando non fu costruito più a valle, sotto il pon-

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tificato di Pio IX, un nuovo ponte. La via antica, tra il V e il VI miglio, manteneva una direzione nord e, superata la strada moderna piegava, in corrispondenza di via Francesco Selmi, a nord-est seguendo il limite settentrionale del Parco Kolbe e, dall’altezza di via Cannizzaro, in direzione est fino al km 10,300. Dei numerosi sepolcri che la fiancheggiavano non rimane più nulla; nell’urbanizzazione del territorio sono state risparmiate alcune strutture di un luogo di sosta, presso via Cannizzaro, resti di un sepolcro nel ristorante La Torre e un tratto della via antica tra il km 10,300 e via del Casale di S. Basilio. Un tratto della Tiburtina antica è visibile nell’area della Renault Italia. Dal Fosso di Pratolungo a quello del Cavaliere la via antica è visibile in numerosi tratti poco a nord della moderna. Al km 12,600 è un sepolcro del II secolo d.C., all’VIII miglio, è fiancheggiata da un impianto termale presso il Casale Bonanni, e da altri due luoghi di sosta, uno presso gli Stabilimenti Cinematografici Titanus e in corrispondenza degli storici

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casali di Settecamini e del Forno, l’altro alle spalle della chiesetta di S. Francesco (visibili pure i resti di una stazione di posta e di un tratto lastricato della via). Presso via Casal Bianco sono anche i resti di un mausoleo a pianta rettangolare in opera cementizia a scaglie di selce. Monumentale è il tratto della via Tiburtina al IX miglio, dove il lastricato è fiancheggiato da alcuni sepolcri di età tardo repubblicana-prima età imperiale e da una taberna, dedicata a Ercole. Presso il X miglio della via Tiburtina divergeva da essa l’antica via Cornicolana, visibile sotto la chiesa di Setteville di Guidonia e poco oltre, resti di due mausolei segnano il passaggio del tracciato antico che, dal bivio con la strada di Lunghezza fino a Bagni di Tivoli, è pressochè coincidente con quello moderno. Dal km 16,700 si raggiunge la Tenuta del Cavaliere, dove si è scoperto, nel 1995, un complesso termale (III-IV sec. d.C.) e in corrispondenza del km 17, negli scavi per la costruzione del nuovo Centro Agroalimentare Romano,

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una grande villa rustica (Domus Galloniana) a poca distanza dalla Basilica di S. Sinforosa, eretta da S. Simplicio. Al km 22,600 è stata scoperta la via antica che attraversa quella moderna e si mantiene a sud di essa fino a Ponte Lucano: un tratto è visibile nello Stabilimento delle Acque Albule. La via antica correva a nord della cava romana di travertino nei pressi della quale è il Casale del Barco, costruito nel Cinquecento. Al km 26 la via antica oltrepassava l’Aniene con il Ponte Lucano, che prende il nome da Lucano Plauzio Urgulanio ricordato nell’epigrafe posta sul recinto del grandioso mausoleo circolare appena dopo il ponte; lasciando sulla destra la strada che doveva raggiungere la villa dell’imperatore Adriano, la Tiburtina antica saliva a Tivoli lungo via degli Orti, l’antico clivus Tiburtinus, e, superato il cd. Tempio della Tosse, edificio a pianta centrale del IV secolo d.C., passava sotto il terrazzamento artificiale del Santuario di Ercole, uno dei maggiori santuari del Lazio.

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