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GARBO


SOM MA RIO

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Stefania Ricci Prefazione

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Gray Horan Un senso dello stile: moderno, elegante, senza tempo

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Stefania Ricci Greta Garbo: il mistero dello stile

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Gianni Canova Di carne e di neve. Greta Garbo, il cinema e i film

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Giusi Ferré Greta Garbo. L’etica del minimal

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Il volto di Greta Garbo La nascita di uno stile L’eleganza del quotidiano

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Catalogo: il guardaroba di Greta

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Nota biografica Filmografia Bibliografia


IL VOLTO DI


GRETA GARBO


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I L V O LT O D I G R E TA G A R B O

Prima ancora di diventare una star del cinema conosciuta in tutto il mondo, ammirata e imitata come forse mai nessuna altra prima di lei e dopo di lei, la Garbo fu soprattutto un volto. Il suo potere di seduzione era basato su certe apparenti incongruenze del fisico, la testa piccola, il lungo corpo dalle spalle ampie e squadrate da giovane atleta, il modo singolare di camminare a grandi falcate con un passo un po’ obliquo, la voce calda e roca allo stesso tempo. Il suo fascino è stato tuttavia determinato dalla particolarità del volto, in cui l’architettura ossea, la compattezza della pelle e la profondità dello sguardo velato dalle lunghe ciglia, oltre a rappresentare caratteri di grande fotogenia, le conferivano un’innocenza e un candore naturali: un viso quasi asessuato, senza essere equivoco, come dirà mirabilmente Roland Barthes, un viso che contribuirà a offrire dell’attrice l’immagine di una divina creatura, perfetta e irraggiungibile, e al tempo stesso fragile, che sfugge e ossessiona. È lei che presta il suo volto unico ai personaggi, rimanendo sempre sé stessa, mai cedendo nell’interpretazione la propria tipicità fisica e intellettuale.

Greta Garbo fotografata da Clarence Sinclair Bull durante le riprese di Ninotchka, del 1939


La Garbo fotografata da Arnold Genthe a New York, nell’agosto del 1925

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Già nelle prime fotografie scattate nell’estate del 1925 al suo arrivo a New York da Arnold Genthe e da Russell Ball, il volto della Garbo appare in tutta la sua bellezza. Impenetrabile ed enigmatico, si dimostra duttile ai più impercettibili cambiamenti di espressione, dati dallo sbattere delle ciglia, dallo sguardo obliquo e dal leggero movimento della bocca. I due ritratti risultano, però, assai diversi tra loro. Nella sensualità della posa e dello sguardo Ball intende sottolineare la forza seduttiva della donna; al contrario, nella foto di Genthe il ritratto dell’attrice è intenso e drammatico. La Garbo non è presentata come la diva di Hollywood, ma come la grande attrice, pari alla Duse e a Sarah Bernhardt.


Una delle prime foto della Garbo al suo arrivo in America, eseguita nel 1925 da Russell Ball, al tempo fotografo per la MGM


Foto di Ruth Harriet Louise, 1° gennaio 1926

Ruth Harriet Louise fotografò la Garbo per conto della MGM dal settembre 1925, al suo arrivo a Hollywood, all’inizio del sonoro, nel 1929. I suoi ritratti contribuirono a definire l’immagine leggendaria della bellezza e del fascino dell’attrice. Louise afferma che era impossibile cogliere la vera Garbo in una sola foto; per raggiungere l’effetto desiderato, perciò, erano necessarie ogni volta dozzine di scatti. E aggiunge “Tutta la tragedia del mondo sembra nascondersi dietro i suoi occhi melanconici, dalle pesanti ciglia. Desidererei soltanto di poter cogliere quest’intensità con la mia macchina fotografica.”


Come sosterrà il celebre direttore della fotografia Nestor Almendros, che pure mai lavorò direttamente con lei, la Garbo aveva un viso particolarmente fotogenico, un viso strutturato: un naso pronunciato, zigomi alti, sopracciglia ben disegnate e splendide mascelle che favorivano giochi di ombre e di luci. Soprattutto aveva splendidi occhi, con lunghe ciglia assolutamente naturali.

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Una delle foto scattate da Ruth Harriet Louise il 14 luglio 1926, per promuovere il film La tentatrice


I L V O LT O D I G R E TA G A R B O

Uno scatto fotografico, eseguito da Clarence Sinclair Bull, tratto dai duecento provini del volto della Garbo voluti dalla MGM per promuovere il film Il bacio, del 1929. Bull succedette a Ruth Harriet Louise nell’incarico di fotografare la Garbo per la pubblicità dei film MGM. La sua visione è orientata a dare dell’attrice e della sua espressione un’immagine più astratta e ideale.

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Foto di Clarence Sinclair Bull dal film La modella, 1930

Roland Barthes trovò nella Garbo, nel suo viso, uno dei più bei temi d’ispirazione del XX secolo: “La Garbo appartiene ancora a quel momento del cinema in cui la sola cattura del viso umano provocava nelle folle il massimo turbamento, in cui si perdeva letteralmente in un’immagine umana come in un filtro, in cui il viso costituiva una specie di stato assoluto della carne che non si poteva raggiungere né abbandonare. Alcuni anni prima, il viso di Rodolfo Valentino provocava dei suicidi; quello della Garbo partecipa ancora al medesimo regno di amore cortese in cui la carne sviluppa mistici sentimenti di perdizione.”


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L A N A S C I TA D I U N O S T I L E

Fascino e seduzione. Sin dai primi anni di Hollywood fu chiaro che il cinema, attraverso i suoi protagonisti, avrebbe determinato una diffusione senza precedenti della moda e dei significati impliciti che l’abito sottintende. Ma nessuna attrice ha influenzato la moda e i modi di comportamento quanto Greta Garbo. Già dopo l’uscita dei primi due film, Il torrente e La tentatrice, la Garbo era diventata un mito. Era nato lo stile Garbo. Tutte le donne volevano pettinarsi come lei, truccarsi come lei, apparire come la Garbo misteriose, seducenti, inarrivabili. Persino i manichini per gli abiti femminili delle vetrine in America, in Francia e in Inghilterra erano fatti in modo da somigliare a lei. L’industria cinematografica capì immediatamente, all’arrivo di Greta Garbo negli Stati Uniti con il regista Mauritz Stiller, che l’attrice svedese rappresentava un nuovo modello di bellezza, in grado di farsi interprete di un tipo di donna che aveva superato il modello ottocentesco, ma diversa anche da quella che il cinema aveva vestito per un decennio: una figura tanto emancipata da poter recuperare quelle arti di seduzione e di sex appeal che il decennio precedente aveva sdegnato. Greta Garbo, e poco dopo Marlene Dietrich e Joan Crawford, impersonarono non più donne impegnate nel lavoro, ma donne affascinanti e fatali che trattavano alla pari i loro amanti. Le trame dei film in cui la Garbo fu protagonista, gli scatti fotografici dell’attrice voluti per promuovere l’uscita dei film al botteghino erano accuratamente selezionati per accentuare l’immagine della femme fatale. Gli abiti dovevano contribuire alla costruzione del personaggio della grande seduttrice. Per questo furono chiamati a disegnare i vestiti della Garbo grandi costumisti come Clement Andreani, noto come André-Ani, e Gilbert Adrian Greenburg, Adrian, creatore di una serie di modelli, come quelli ricchissimi di Mata Hari, che fecero il giro del mondo e diventarono fonte di ispirazione per la moda contemporanea.

Greta Garbo appare in un abito nude look nella prima scena di seduzione del film Mata Hari, uscito nel 1931, dove i costumi di Adrian contribuirono alla costruzione del personaggio, spia intrigante, romantica e seduttiva.


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Una delle scene del film La carne e il diavolo, del 1926, con John Gilbert, che durante le riprese del film si innamorò perdutamente dell’attrice svedese. Grazie alla passione di cui vibrano i personaggi, alla bellezza della Garbo al suo massimo fulgore e alla fotografia di William Davies, il film consacrò l’attrice come la donna più seducente del momento, facendo dimenticare il fascino di Theda Bara, Francesca Bertini e Gloria Swanson.

Foto Bertram Longworth


L A N A S C I TA D I U N O S T I L E

Nelle fotografie della Garbo scattate da Ruth Harriet Louise tra il luglio del 1927, per promuovere la prima versione di Anna Karenina, e il novembre dello stesso anno, durante le riprese della Divina, lo stile della Garbo assume caratteri più precisi, diventando più semplice, elegante e sensuale. Sebbene la Garbo avesse rifiutato di posare per le foto di moda, era impossibile che gli scatti di studio non enfatizzassero la sua particolare femminilità anche attraverso gli abiti indossati. In queste sessioni fotografiche la Louise alterna ritratti che grazie a costumi, accessori e temi orientaleggianti accentuano il fascino esotico della Garbo, a pose in cui si gioca sull’associazione positiva dell’attrice a un modello di donna e di moda androgine, come accadrà più tardi per Marlene Dietrich. Nella foto a sinistra la Louise ritrae la Garbo su uno sfondo geometrico mentre indossa un lussuoso pigiama maschile di seta.

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La Garbo fotografata da Ruth Harriet Louise nel 1928, durante le riprese del film La donna del mistero, che dette avvio al sodalizio con il costumista Gilbert Adrian. Sotto la guida di Adrian la Garbo proiettò un’incredibile e inattesa allure. Nessun’altra persona, scrisse qualche anno dopo Cecil Beaton, ebbe un’uguale influenza sull’aspetto esteriore di un’intera generazione. Non esiste stile Garbo senza Adrian. L’attrice e il costumista iniziarono un lungo sodalizio non solo professionale ma anche di amicizia; si dice che quando, nel 1941, Adrian si ritirò dal cinema, abbia dichiarato: “Senza la Garbo, perché continuare?”


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Foto Clarence Sinclair Bull per La modella, 1931


Foto Clarence Sinclair Bull per Grand Hotel e Come tu mi vuoi, 1932

Gli splendidi abiti disegnati da Adrian per la Garbo nei film La modella, Grand Hotel e Come tu mi vuoi, usciti tra il 1931 e il 1932, diventarono un punto di riferimento per la moda di quegli anni. Nei grandi magazzini americani come Macy’s, Bloomingdale, Saks nacquero reparti dedicati al cinema dove si potevano acquistare a un prezzo modesto i pezzi copiati da film di successo.


L A N A S C I TA D I U N O S T I L E

Per il film Mata Hari il costumista Gilbert Adrian si ispirò alle creazioni orientaleggianti del sarto francese Paul Poiret, che era stato influenzato dai Balletti Russi di Diaghilev, portati in scena a Parigi nel 1909. Questo elaborato costume era costituito da una veste drappeggiata in laminato oro con un busto gioiello ricamato con paillettes e aperto su leggings interamente ricoperti di perline di vetro, che dotarono le gambe da ragazzo della Garbo di un nuovo sex appeal. Secondo Hedda Hopper, per la realizzazione del completo e del suo copricapo furono impegnate otto ricamatrici per nove settimane. Il costo fu di 2000 dollari, una cifra considerevole per l’epoca, cosÏ come il peso del costume, di circa 22 chili. Non meno elaborato fu il costume che la Garbo e la sua controfigura, June Knight, ballerina di Broadway, indossano nella celebre danza di Mata Hari a Shiva.

Foto Clarence Sinclair Bull, 1931

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La stessa Garbo, che di solito non amava gli abiti di scena, rimase affascinata dai ricchissimi modelli di Mata Hari. Mercedes de Acosta, assidua frequentatrice della Garbo in questi anni a Hollywood, si attribuisce il merito di aver suggerito ad Adrian il costume della scena finale, in cui Mata Hari viene fucilata. La lunga cappa nera di velluto indossata dalla Garbo e i capelli pettinati all’indietro esaltano l’effetto drammatico della fine.

Foto Clarence Sinclair Bull, 1931



Greta Garbo. Il mistero dello stile