Analisi del movimento. Velocità meccanica
II, 20. Automobile + vetrine + luci (Automobile in corsa – velocità + luci), 1912-1913 Olio su tavola, 55,6 68,9 cm In basso a sinistra: “FUTU(R)BALLA 1912” New York, The Museum of Modern Art, acquisto del 1948 alla Quadriennale di Roma con il titolo Automobile in corsa (n. 5) (Lista, I, 307) II, 21. (Studio di automobile), 1912 Matita su carta, 11,5 14 cm In basso a sinistra: “BALLA” Foglio 5 del Taccuino n. 3 pubblicato in riproduzione anastatica da M. Fagiolo dell’Arco nel 1984 per Martano Editore, Torino. Sul retro, automobile di profilo con chauffeur Collezione privata (Lista, I, 210) II, 22. Velocità d’automobile, 1912-1913 (documentato in Archivi del futurismo, n. 126) Matita su carta intelata, 35 44,7 cm In basso a destra: “FUTUR BALLA” Collezione privata, courtesy Galleria Fonte d’Abisso, Milano (Lista, I, 324) L’insieme di queste quattro opere testimonia il primissimo approccio alla velocità meccanica come tema plastico che Balla attua tra la fine del 1912 e l’inizio del 1913. Si tratta di una fase sperimentale e allo stesso tempo fondatrice, in cui l’artista esplora i dati visivi studiandoli separatamente. Balla non osa confrontarsi direttamente con l’automobile in movimento poiché non domina ancora né l’accadere del fenomeno cinetico, né gli effetti e le ripercussioni che lo accompagnano nel campo della percezione e dell’evento sensoriale. Comincia quindi con lo studio separato delle singole componenti che contribuiscono alla sua complessità nell’intento di effettuare poi un vero e proprio montaggio dei dati visivi sulla tela. L’approccio è di tipo analitico e allo stesso tempo impressionista. Balla cerca di trascrivere i contenuti figurativi della percezione, dettagliandoli in modo empirico e senza nessuna volontà di sintesi. Li accosta con uno spirito positivista, cioè rivolto unicamente verso il concreto dell’esperienza sensibile, a esclusione di ogni componente psichica, soggettiva e di “stato d’animo”. Disegna prima (cat. II, 21) l’oggetto in quanto tale, cioè l’automobile senza il movimento, cogliendola in situazione statica e da due punti di vista, per
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studiarla come forma, massa, volume, materia. Balla appartiene alla generazione che ha visto nascere l’automobile, avverte quindi il bisogno di appropriarsi delle sue forme attraverso l’atto di conoscenza che è il disegno, esattamente come avviene nei corsi d’esercizio pratico nelle accademie di belle arti. Disegna poi il contesto, cioè la costellazione e lo sfarzo delle luci di una vetrina. Aveva già dipinto dei “notturni” perché era soggiogato dal carattere magico e fiabesco dello scintillare delle luci elettriche nel buio, probabilmente a causa di un’esperienza precoce, cioè la visita nel 1884, all’età di tredici anni, della “Mostra Internazionale d’Elettricità”, una delle maggiori attrattive dell’Esposizione Nazionale di Torino (cfr. il saggio di Giovanni Lista in catalogo). D’altra parte, il tema della vetrina dalle luci iridescenti era esplicitamene evocato nel Manifesto tecnico della Pittura futurista. Il disegno è del periodo tra dicembre 1912 e gennaio 1913. Balla ha scelto una scena particolare, cioè probabilmente un addobbo natalizio che si trovava in via Veneto, in un punto in cui la curva in discesa della strada crea un forte contrasto bipartito della luce ambientale durante il tramonto. Ha voluto inoltre osservarla dall’alto, in modo da poter punteggiare separatamente nello spazio le luci e i loro riflessi nei vetri, indicando con cura ogni colore sul foglio del taccuino. Per poter compiere l’osservazione, ha chiesto di entrare all’interno del complesso di Palazzo Margherita, allora residenza ufficiale della regina madre, vedova di re Umberto. Il nome che ha scritto alla rovescia sul foglio, decifrabile come Bedossi, si riferisce forse al medico di Casa Reale che si chiamava in realtà Adamo Besozzi. Quest’ultimo doveva conoscere suo zio Gaspare Melchiorre Balla che
aveva subito l’amputazione della mano destra a causa di un incidente di caccia con re Umberto. Balla è salito sul terrazzo del villino prospiciente via Veneto, fatto edificare tra il 1886 e il 1890 dal principe Rodolfo Boncompagni Ludovisi su progetto di Gaetano Koch. Da quel punto d’osservazione ha potuto vedere perfino il riflesso nella vetrina della lanterna del lampioncino stradale che appare in primo piano nel disegno. Nella fase successiva, ha disegnato il “disgregamento” dell’automobile (cat. II, 22) prodotto dal ripercuotersi dei riflessi luminosi sulla carrozzeria durante la corsa. Il disegno, privo di colore, concerne unicamente il momento di collisione tra i fasci luminosi e la forma compatta dell’automobile. Quest’ultima sembra disfarsi scompaginandosi come in un’esplosione. Con estrema precisione Balla disegna l’espandersi dei raggi di luce, l’effetto di sdoppiamento della sagoma dell’automobile e il moltiplicarsi della ruota anteriore che perde il contorno nel punto di contatto con la carreggiata, dove il riflesso crea un altro centro d’irradiazione luminosa. La parte posteriore dell’automobile è invece quasi intatta poiché non partecipa ancora all’evento cinetico: il disegno è un “fermo immagine” che coglie solo l’istante infinitesimale dell’impatto delle luci. Il dipinto realizzato su tavola associa tutti i dati precedentemente osservati durante la ricognizione visiva strutturandoli su un asse centrale e a partire da un alone di luce situato al centro in alto. Tutta la composizione è un mosaico pluridirezionale di schegge colorate di verde, rosso, viola, giallo con un trattamento a sfumature compenetrate. Le linee oblique e circolari creano una tessitura geometrizzante, densa e continua, ma priva di vettori d’orientazione dominante,
per cui l’immagine sembra metaforizzare gli effetti della riverberazione luminosa in una resa dei contrasti fusionali dell’energia che regolano la vita stessa della materia. La stesura ancora troppo impressionista dell’immagine, che ricorda molto la Lampada ad arco, deve aver suscitato qualche critica da parte di Boccioni. Balla accantona infatti il quadro, eseguito molto probabilmente tra Natale del 1912 e febbraio del 1913, e non lo espone insieme agli altri dipinti dedicati alla velocità meccanica nelle mostre del 1913 e 1914. Il dipinto verrà pubblicato per la prima volta sul giornale “Futurismo” (a. II, n. 32, Roma 16 aprile 1933), con la data 1913 e il titolo Automobile + vetrine + luci, che va pertanto considerato il primo titolo originale mentre il secondo viene dalla tradizione di Casa Balla. Come risulta dalla foto dell’epoca, nel 1933 il quadro non era ancora firmato né datato. Con il titolo Automobile in corsa, l’opera venne esposta alla Quadriennale romana del 1948, dove fu acquistata dal MoMA. A questo acquisto va probabilmente riferita una frase della lettera che Balla invia ad Alfred H. Barr il 23 novembre 1948 (cfr. il saggio di Giovanni Lista in catalogo). (G.L.)
Giacomo Balla, Studio per riflessi delle luci nella vetrina di “Automobile + vetrine + luci”, 1912, matita su carta, 8,5 13,2 cm, collezione privata (Lista, I, 308)