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UTSUROI Un continuo cambiamento


Mitsukuni Takimoto

Simone Negri

UTSUROI

Un continuo cambiamento

Paraventi Giapponesi - Galleria Nobili 17 ottobre - 23 novembre 2019


Utsuroi. Un continuo cambiamento di Matteo Galbiati e Raffaella Nobili

Se mujō 無常, impermanenza, denota il continuo mutare degli eventi ed è l’unica costante in una realtà variabile, il termine utsuroi 移ろい condividendone il senso di transitorietà, afferisce più precisamente al momento esatto in cui si sta per manifestare un cambiamento. Il significato originario si lega ad aspetti sacrali, circoscrivendo lo spazio vuoto che il kami 神, la divinità, sceglie di occupare quando si rivela. L’evoluzione del termine indica essenzialmente l’attimo della trasformazione. L’istante che la precede è l’essenza di utsuroi 移ろい poiché è ciò che rende l’oggetto parte integrante di un tutto, soggetto a continua evoluzione. La pratica dell’hanami 花見, all’esordio primaverile della fioritura dei ciliegi, così come i sottili mutamenti stagionali, tematica assai frequentata nell’arte, ci indicano che la sensibilità giapponese non si fonda tanto su una concezione della bellezza ideale e fissa riconducibile a canoni universali perduranti, ma piuttosto sulla capacità di adeguamento al cambiamento. Variazioni repentine ed evidenti o molto lente e impercettibili non sono che aspetti differenti della mutevolezza del reale; la cultura giapponese innalza la variabilità della natura e dell’esperienza a presupposto significativo e pervasivo delle arti tradizionali. Ovvero colloca la bellezza nella potenzialità del cambiamento. La ceramica, la musica e la scultura, così come l’architettura, includono e comprendono in sé il tempo come caratteristica fondante del loro essere, se non immediatamente ravvisabile, sicuramente percepibile da uno spirito attento in ascolto. L’estetica giapponese non a caso è pervasa dal senso del ma 間. Di difficile definizione, il concetto si riferisce a un intervallo spazio-temporale, a un rapporto tra due o più soggetti in cui la corresponsione spirituale di chi osserva riveste un ruolo tanto importante quanto l’oggetto evocativo con cui intrattiene la relazione. In altre parole la bellezza si esperisce, ha cioè a che fare con un luogo, con un tempo e con una coscienza senziente in cui l’osservatore si muove come soggetto attivo. La scelta della Galleria di collaborare con Negri e Takimoto, ceramista italiano il primo e scultore giapponese il secondo, vede nel tempo e nello spazio i due punti cardine per un’indagine che parta inevitabilmente dalla materia grezza al farsi dell’opera a tutti gli effetti; entrambi condividono, rispettivamente verso argilla e legno, un metodo analogo che implica il susseguirsi di stadi differenti del processo creativo. Selezione dei materiali, ricerca della struttura e della tonalità adeguata per Negri, abbozzo, definizione della forma attraverso sottrazione per Takimoto. L’approdo all’opera passa per diversi momenti in cui l’artista collabora con il materiale, condensando il processo creativo nel manufatto finché l’equilibrio raggiunto tra vuoto e pieno, renda accessoria ogni ulteriore azione. Nelle ceramiche di Negri le volumetrie poderose ma allo stesso tempo raffinate concorrono a creare un’atmosfera di sospensione ieratica. L’approccio primigenio al blocco da sbozzare, induce l’artista a procedere ogni volta su

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un percorso ignoto, costantemente sottoposto a verifiche. L’idea della forma si precisa e si palesa a piccoli passi. La tendenza all’essenzialità mira, tramite sintesi, a un piano espressivo più alto. Il processo di semplificazione elimina infatti la narrazione retorica di qualsivoglia orpello, riducendo le forme nel tentativo di superare la contingenza. La ricerca della proporzione e del rapporto fondamentale con lo spazio delimitano di fatto il campo d’azione in cui la mano abile agisce senza che il mistero dell’opera sia risolto in toto. Negri attribuisce infatti un’importanza rilevante alla potenzialità espressiva del medium. L’argilla può immagazzinare e rilasciare acqua. Grazie a questa caratteristica, l’applicazione di ossidi e pigmenti allo stato polveroso permette al colore di ancorarsi alla superficie. La sapiente gestione di stati di disidratazione e reidratazione avvia un processo di distacco e colatura delle polveri che, se da una parte è indotto dall’artista, dall’altro non può essere interamente controllato, includendo e accettando l’apporto della casualità; l’umidità gioca quindi un ruolo primario nel determinare i disegni sulla superficie. Tutto ciò che è soggetto a continue variazioni viene fissato definitivamente al momento della cottura. L’intervento del colore, che irrompe improvviso sulla liricità della struttura, lascia una traccia evanescente del passaggio del tempo, riportandoci a una dimensione vicina alla sensibilità wabisabi 侘寂, la malinconica bellezza che ci connette consapevolmente alla variabilità del cambiamento. Nella produzione artistica di Takimoto le opere sono apparentabili a memorie flebili che lo scalpello cerca di fissare indelebilmente alla duttilità del legno. In un’era in cui l’immagine sfruttata svanisce senza lasciar traccia, la dimensione del transitorio, dell’effimero e del contingente proposta dall’artista giapponese ci riporta a una sfera intima più contenuta e, in ultima analisi, al rapporto con la memoria. Così i soggetti prediletti diventano simbolicamente cascate, fiumi, nuvole e fumo, in perenne mutamento e continuità, impossibili da afferrare. Visioni che si dileguano nel momento stesso del contatto. L’intervento consapevole tradisce la volontà di lasciare testimonianza di sè sui materiali, nel tentativo vano di bloccare il momento. Ugualmente, agendo sulla figura umana, il legno è modulato più sulla sembianza (hito gata 人型, dall’apparenza umana), che sulla caratterizzazione puntuale dell’apparato anatomico (jintai 人体, definito in dettaglio), rimandandoci a una dimensione più eterea. Takimoto affianca all’attività artistica quella di restauro di manufatti antichi in legno. Eredita l’interesse per le origini dai suoi maestri; l’eco della statuaria buddista unitamente a un’influenza sentita più affine verso lo shintoismo, lo portano a prediligere l’aspetto spirituale in buona parte delle sue opere. Il vapore, l’acqua, la figura divina hanno in comune l’intangibilità e la contraddizione insita nel voler costringere l’impalpabile in un manufatto; i soggetti prediletti non esistono, o meglio non permangono staticamente inermi, essendo fenomeni istantanei spesso impercettibili. Il legame con la tradizione, così profondamente sentito, rende obbligata la scelta dell’essenza arborea che si orienta in prevalenza sul legno profumato di canfora kusunoki クスノキ; ampiamente usato in antichità per le statue di culto, una leggenda riportata nel Nihon Shoki (720 CE), narra che alcuni tronchi approdarono fortuitamente sulle coste dell’odierna Osaka in un tripudio di musiche e luci celesti. Ciò ci induce a presupporre un carattere sacrale conferito a questa pianta. Lo scorrere del tempo nel susseguirsi di momenti sospesi, eterni e fugaci, reiterati nella memoria è fissato nelle opere di Takimoto e Negri .Questa percezione profonda del cambiamento ci appartiene rendendoci consci del fatto di potere solo contemplare con umiltà la mutevolezza e la transitorietà del mondo.

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Utsuroi. A continuous change by Matteo Galbiati and Raffaella Nobili

Though mujō 無常, impermanence, indicates the continuous change of events and it’s the only steady thing in an unsteady reality, the term utsuroi 移ろい, while sharing its meaning of transitiency, refers better to the exact moment in which a change is happening. The original meaning binds with sacral aspects, bounding the empty space that the kami 神, the divine, choses to occupy. The term’s evolution basically refers to the very moment of the transformation. The moment before this transformation is the very essence of utsuroi 移ろい. It’s what makes the object part of a Whole, which is subject to a continuous evolution. Both the hanami 花見 practice, at the beginning of the blooming season, and the seasonal changes are an extremely important subjects in the visual arts and indicates that the Japanese kind of sensibility is not based on a steady and permanent standard of beauty, but rather on its adaptation ability. Whether they are sudden or imperceptible, the variations are nothing but different aspects of reality’s changes. That is, beauty is collocated inside the change. Ceramics, musics, sculptures as well as architectures host the concept of time in them, as a fundamental characteristic of their natural being. This isn’t immediately recognisable, but it can be seen by an aware and listening spirit. Not by chance, Japanese aesthetics is filled with ma 間 concept. Difficult to define, this concept refers to a space-time interval, a relationship between two or more subjects in which the spiritual bond of the observer has the same importance as the object itself. Basically beauty is not something to look at, but something to experience. The Gallery’s choice to collaborate with the Italian ceramist Negri and the Japanese sculptor Takimoto, places in time and space the two main points of a research that has its origin in raw materials, to become later on a real work of art. Both of them share with wood and clay a similar method which implicates different steps in the creative process. Materials’ selection, structure and right tone search for Negri, and sketch, definition of the form by subtraction for Takimoto. The realization of the work of art comes after different stages and moments, in which the artist plays with the materials, till it reaches the necessary equilibrium between full and empty. In Negri’s ceramic production, both time and emptiness create a suspended and sacral dimension. The rethoric narration is erased by the semplification process, reducing forms to overcome contingency. The color suddenly breaks on the lyricism of the structure and leaves an evanescence trail, bringing us to a wabisabi 侘寂 dimention, in which a melancholic beauty makes us aware of the time passing. The continuous search for proportion and spatial relationship limits the hand actions, letting the works’ mystery unsolved. Negri attaches great importance to the mediums’ expressive potential. Clay can store and release water.

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Thanks to this feature, the application of oxides and pigments in the dusty state let the color anchor to the surface. By dehydrating and rehydrating the powders detach and spread. Though the artist can start this process, he must also rely on the process itself: there’s no complete control of anything. Therefore humidity plays a primary role in determining the surface patterns. Everything is eventually fixed in the baking moment. In Takimoto production the works are like slight memories, which the chisel tries to fix to the wood. Takimoto’s dimention of transient, ephemeral and contingent brings us to a more contained intimate sphere and to a relationship with memory. His favorite subjects are waterfalls, rivers, clouds and smoke, always changing and impossible to catch. Trying in vain to stop the moment, the human intervention wants to leave a witness of himself on the materials. At the same time, by acting on the human figure, the wood is modulated more on the appearance (人型, hito gata, with a human appearance), rather than on the anatomical apparatus (人体, jintai, detail defined). This reminds us of a more ethereal dimension. Takimoto combines artistic activity with restoring ancient wooden artefacts. He inherits this interest from his masters. Thanks to the echo of Buddhist statuary and the influence of Shintoism, in his works he prefers the spiritual aspect. Steam, water and the divine figure cannot be touched, they rather invite you to come closer and closer. The strong link with tradition make the artist choose trees as materials, especially the perfumed wood of camphor, kusunoki, クスノキ; widely used in antiquity for cult statues. A legend of Nihon Shoki (720 CE), says that some trunks accidentally landed on today’s Osaka shires, accompined by music and heavenly lights. This explains the sacred character given to this plant. Time passing is included in the materials and it’s inside the process, completely indifferent to human interventions, which don’t have any power neither on mutability nor on transience.

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UTSUROI

Un continuo cambiamento


Utsuroi. Un continuo cambiamento | A continuous change

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veduta della mostra | exhibition view

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Mitsukuni Takimoto Fumo, 2019 legno di canfora | camphor wood 30.2 x 21.7 x 5 cm

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Mitsukuni Takimoto Fumo, 2019 legno di canfora | camphor wood 22.7 x 23 x 5 cm

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Mitsukuni Takimoto Fumo, 2012 legno di canfora | camphor wood 35 x 24 x 10.5 cm

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Simone Negri Accadimento #47, 2019 ceramica | ceramic 35 x 41 x 18 cm

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da sinistra a destra | from left to right

Accadimento #48, 2019 ceramica | ceramic 27 x 21 x 21 cm


Simone Negri Accadimento #46, 2019 ceramica | ceramic 35 x 20 x 22 cm

da sinistra a destra | from left to right

Accadimento #52, 2019 ceramica | ceramic 35 x 28 x 11 cm

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Simone Negri Accadimento #46, 2019 ceramica | ceramic 35 x 20 x 22 cm

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Mitsukuni Takimoto Statua, 2017 legno di canfora | camphor wood 11 x 6 x 5 cm

Statua, 2017 legno di canfora | camphor wood 7.8 x 8.8 x 3.7 cm

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Mitsukuni Takimoto Statua, 2017 legno di canfora | camphor wood 10.5 x 8 x 5.2 cm

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da sinistra a destra | from left to right

Statua, 2013 legno di canfora | camphor wood 6 x 2 x 2 cm

Statua, 2017 legno di canfora | camphor wood 7.8 x 8.8 x 3.7 cm


Mitsukuni Takimoto

da sinistra a destra | from left to right

Statua, 2017 legno di canfora | camphor wood 12 x 4.8 x 4.8 cm

Statua, 2017 legno di canfora | camphor wood 11 x 6 x 5 cm

Statua, 2017 legno di canfora | camphor wood 6 x 2 x 2 cm

Statua, 2017 legno di canfora | camphor wood 6 x 2.5 x 2.5 cm

Statua, 2017 legno di canfora | camphor wood 6 x 2 x 2 cm

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Mitsukuni Takimoto Statua, 2017 legno di canfora | camphor wood 6 x 2.5 x 2.5 cm

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Statua, 2017 legno di canfora | camphor wood 13 x 2.5 x 2.5 cm

da sinistra a destra | from left to right

Statua, 2017 legno di canfora | camphor wood 8 x 2.5 x 2.5 cm

Statua, 2017 legno di canfora | camphor wood 11 x 2.5 x 2.5 cm


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Simone Negri Accadimento #50, 2019 ceramica | ceramic 40 x 30 x 30 cm

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Simone Negri Accadimento #28, 2018 ceramica | ceramic 36 x 25 x 25 cm

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WS

Simone Negri Accadimento #60, 2019 ceramica | ceramic 25 x 25 x 6 cm pagina precedente | previuos page

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Simone Negri Accadimento #61, 2019 ceramica | ceramic 36 x 14 x 11 cm

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WS

Simone Negri Accadimento #66, 2019 ceramica | ceramic 35 x 24 x 12 cm

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WW

Nato a Fukuoka nel 1952, si trasferisce in Italia nel 1977 per svolgere il suo apprendistato dal maestro Tomonori Toyofuku, al tempo attivo a Milano. Da allora Takimoto ha continuativamente perseguito la pratica della scultura lignea restando fedele alle tecniche tradizionali. Takimoto opera anche come esperto nel restauro di sculture buddiste.

Mitsukuni Takimoto

Born in Fukuoka in 1952, he moved to Italy in 1977 to carry out his apprenticeship with the master Tomonori Toyofuku, who was active in Milan at the time. Since then Takimoto has continuously pursued the perch of wooden sculpture while remaining faithful to traditional techniques. Takimoto also works as an expert in the restoration of Buddhist sculptures.

Principali esposizoni Personali | Main Solo exhibitions 2019

Utsuroi. Un continuo cambiamento. Paraventi Giapponesi - Galleria Nobili. Milano | Milan (IT)

2013

Koketsu Gallery. Gifu (JP)

2012

Tokyo + BTAP Gallery. Tokyo (JP)

2011

Kasuya Museum. Kanagawa (JP)

Principali esposizioni Collettive | Main Group exhibitions 2015

Micro Salon. Tokyo + BTAP Gallery. Tokyo (JP)

2014

Obra Show. Milano | Milan (IT)

2013

Nirei Ar Gallery. Yokohama (JP) B Gallery. Kangawa (JP)

2009

Development of Art Collection. Saku Municipal Museum of Modern Art. Nago (JP)


Nato a Milano nel 1970, si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Castelmassa (RO), successivamente approfondisce la propria ricerca nel campo della ceramica artistica frequentando numerosi seminari e laboratori di rinomati artisti internazionali. Dal 1998 espone le proprie opere in gallerie d’arte, musei e altri prestigiosi spazi pubblici.

Simone Negri

Born in Milan in 1970, he graduated at the Castelmassa (RO) Art Institute. After that he started to deepen his previous researches in the artistic ceramics’ field by attending numerous workshops and courses in renowned artistic centres. Since 1998 he has exhibited his works in famous public spaces and many art galleries.

Principali esposizoni Personali | Main Solo exhibitions 2019

Utsuroi. Un continuo cambiamento. Paraventi Giapponesi - Galleria Nobili. Milano | Milan (IT) Simone Negri. Modern Shapes Gallery. Anversa | Antwerp (BE)

2018

Al tempo stesso. Galleria GulliArte. Savona (IT)

2016

Eterno presente. Studio Dodici. Brescia (IT)

Principali esposizioni Collettive | Main Group exhibitions 2019

Modern ceramics. Brusselles Design September. Area 42. Bruxelles | Brusselles (BE)

2018

Ceramic Art Andenne. Contemporary expression from Italy. Cultural Center. Andenne (BE) Concurs Internacional de Cerámica de l’Alcora 2018. Museo de Cerámica. L’Alcora (ES)

2017

Extra murum. Arte contemporanea in Villa. Villa Palladiana. Caldogno (IT)

2015

Scultura ceramica contemporanea in Italia. Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Roma | Rome (IT) Terrae. La Ceramica nell’Informale e nella ricerca contemporanea. Palazzo Vitelli. Città di Castello (IT)

2011

Lo Stato dell’Arte. 54ª Biennale di Venezia - Padiglione Italia. Palazzo Te. Mantova | Mantua (IT)


Catalogo stampato in occasione della mostra Catalogue printed on the occasion of Utsuroi. Un continuo cambiamento Mitsukuni Takimoto e, and Simone Negri 1 8 ottobre - 23 novembre 2019 October 18th - November 23rd 2019 Paraventi Giapponesi- Galleria Nobili Milano

direzione galleria gallery management Alessio e, and Raffaella Nobili curatore chief curator Matteo Galbiati testo critico critical essay Matteo Galbiati e, and Raffaella Nobili traduzioni translations Federica Burzoni crediti fotografici photo credits Jacopo Belloni e, and Simone Negri progettazione grafica graphic design Simone Negri

copyright © Paraventi Giapponesi- Galleria Nobili © per le opere, for the artworks Mitsukuni Takimoto e, and Simone Negri © per i testi, for the essays Matteo Galbiati e, and Raffaella Nobili © per le foto, for images Jacopo Belloni e, and Simone Negri

Catalogo stampato nel mese di gennaio 2020 a cura di Paraventi Giapponesi - Galleria Nobili. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei propretari dei diritti e dell’editore. Catalogue printed in January 2020 by Paraventi Giapponesi - Galleria Nobili. No part of this issue may be reproduced or trasmitted in any form or by any eletronic, mechanical or other means without the written permission of the rights owners and the publisher.


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Profile for Simone Negri

Utsuroi. Un continuo cambiamento  

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