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VIE DEL GUSTO | ANNO XIV | N. 1 | MENSILE | Poste Italiane SpA | Spedizione in abbonamento postale | D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, Roma Aut. N. 109/2009 | Belgio Euro 9,30 | Canton Ticino Ch.Fr. 11,50 | Costa Azzurra Euro 11.90 | Stati Uniti

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GENNAIO 2011

Etichette illeggibili Inchiesta

ɏ Cosa si nasconde dietro i prodotti agroalimentari

Il Lampredotto di Firenze Shiraz e zafferano dell’Iran Il Carso di Ungaretti Gli artigiani della calzatura Fughe d’inverno

ɏ ɏ ɏ ɏ ɏ


sommario sommario gennaio 2011

12 Il borsino del gusto 14 L’Italia che merita 16 Dal mondo 18 Civici Consumatori 20 Scienza e vita 22 Almanacco di Barbanera 24 Dalle nostre ambasciate 26 Appuntamenti

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48 Indagine

38 Inchiesta

Le etichette sui prodotti alimentari dovrebbero aiutare il consumatore a non confondersi come spesso accade. Ecco i consigli per leggerle e capirle

88

cibo&territorio

viaggi&benessere

52 Il riso della savana biellese

84 Tradizioni regali in Piemonte

S toria e pregi della Dop Riso Baraggia che cresce nelle province di Biella e Vercelli

56 Il prebuggiun ligure L’antenato del minestrone ha attraversato le tradizioni della regione resistendo al tempo

60 Zafferano e Shiraz In Iran, alla scoperta della preziosa spezia e del vino proibito cantato da Hafez

68 Olio 70 Carta della Pasta, Fregula 72 Buono a tavola, i fritti 74 Chef a scuola, il risotto perfetto 76 Consumo responsabile 78 Cibo & blogger

4 viedelgusto.it

Un buen retiro tra splendidi castelli e nobili golosità in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia

88 Fughe d’inverno

Dieci straordinarie mete per iniziare al meglio il nuovo anno

92 Turismo religioso 94 Lezioni di ospitalità 96 Viaggi&Co


sommario sommario gennaio 2011

122

130

157 Shopping list

148

piaceri&dintorni

artigianato&design

costume&società

100 Lampredotto a passeggio per Firenze

122 Fatte ad arte

136 Nel Carso di Ungaretti

L’antico cibo di strada dei fiorentini è un’istituzione gastronomica in città

106 Cannella brucia zuccheri

Le proprietà benefiche della spezia, utilizzata in piatti dolci e salati

110 Il sogno in un bicchiere Storia di passione di un’azienda innamorata delle bellezze di Sicilia

Realizzare scarpe perfette: tradizione e futuro delle calzature Made in Italy

130 Homo faber, Lane colorate 132 Design news

Il nuovo parco letterario dedicato al poeta sorge in un meraviglioso angolo di Friuli

140 Barbanera, dal 1762 nelle case italiane

Il famoso almanacco è sempre un prezioso strumento per le attività quotidiane

144 Bon Ton 146 Tendenze

112 Orto dei semplici, Sedano

148 Arte

114 Selezioni, la cucina di Angelo

150 Stili

Pumilia

116 La scoperta, Cincionella 118 Benservito 6 viedelgusto.it

151 Assaggi curiosi 152 Libri 154 Teatro 155 Cinema


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Molise Giovanni Scapagnini

Umbria Gino Celletti, M. Pia Fanciulli

Piemonte Fabio Alcini,

Veneto Benedetta Frare, Claudio LoTufo


editoriale

di Domenico Marasco

BUON 2011 Inizia un nuovo anno e noi vi auguriamo che sia più intenso e più sereno di quello appena trascorso. Bisogna trovare sempre i motivi, gli argomenti, gli spunti affinché un nuovo anno possa essere più ricco, più pieno e produttivo di quello appena andato. Vogliamo col nostro giornale aiutarvi a passare un anno migliore. In momenti come questi, un po’ difficili e pieni di cambiamenti, la prima cosa da fare è guardare ciò che abbiamo invece di ciò che ci manca. Sembra banale, ma siamo bravissimi a non vedere la bellezza della quale siamo circondati. Eppure basta fare non più di due ore di volo per capire che gli altri non hanno neanche un decimo delle ricchezze di cui noi siamo circondati, capitale umano compreso, quello che ci fa essere uno dei Paesi più solidali al mondo.

Le nostre città d’arte: Venezia, Firenze, Roma, Verona, Siena, Ravenna, Napoli, Palermo, ecc.

GLI ELENCHI Sicuramente funzionano di più, come abbiamo visto, gli elenchi delle cose che non vanno. Ora noi della redazione vorremmo fare qualche elenco delle cose belle e che Vanno. Anche  perché vedere rosa e pensare positivo aiuta a vivere meglio. Abitiamo in una terra, l’Italia, meravigliosa che non esito a definire Paradiso. C’è tutto. Ma proprio tuttto, e con 3 T.

ECCO! ECCO! ECCO! A noi piace anche questo elenco. Quando si dice che a volte allo spirito bisogna dare più spazio. Gli occhi a guardare questo Paradiso sono contenti e noi resteremo incurabili ottimisti, un po’ incazzati, ma pur sempre felici. Il nostro giornale quest’anno, come sempre, vi porterà in giro per il Bel Paese e vi farà scoprire ancora di più un Paese a tutti noi in gran parte sconosciuto. Il vostro direttore

Le nostre montagne: le Dolomiti, il Monte Bianco, il Monte Rosa, gli Appennini, la Sila, l’Aspromonte. Le nostre coste: dal Salento alla Costiera Amalfitana, da Portofino all’Argentario, alla Costa Viola. Da Taormina al Golfo degli Aranci.

Le nostre isole minori: le Flegree, l’arcipelago toscano, quello di Tavolara, le isole del Trasimeno, le Tremiti, Capri ecc. I nostri laghi: Garda, Maggiore, Iseo, Como, Lecco, Trasimeno, Ampollino ecc. I nostri 4.800 prodotti tipici e gli oltre 400 vini: dal tartufo al prosciutto, dal miele alle lenticchie, ai formaggi. Dalla pasta ai torroni e ai panettoni potrei continuare fino a fine anno. E poi i vini, dall’Amarone al Taurasi, dal Marzemino al Greco di bianco. Dal Passito al Pignoletto al Magliocco Canino. Per citare solo quelli meno noti.

P.S. Come ricevere la copia online È disponibile gratuitamente per i soli abbonati alla versione cartacea, la copia in digitale. Per averla comunicateci la vostra mail all’indirizzo: abbonamenti@viedelgusto.it

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il borsino del gusto

di Grillo Parlante

Firme pro mafia Saviano denuncia infiltrazioni mafiose nel tessuto sociale e produttivo del Nord e Il Giornale si scatena. Mistificando il valore della raccolta delle firme, lancia sulle pagine del quotidiano una campagna “referendaria” contro lo scrittore e a difesa della supposta limpidezza padana.

Nel paese di Tremonti la cultura non conta Non c’è “prima” che tenga. La Costituzione è sempre l’opera per eccellenza. Lo sa bene Daniel Barenboim: ancor prima di alzare la bacchetta, ha toccato le corde della coscienza civile. Il maestro, in apertura della stagione lirica milanese, ha letto l’articolo 9 della Costituzione: il principio fondante del diritto alla cultura. Un intervento di 12 secondi che pesa come un macigno per chi pretende di sostenere che con il sapere non si sanano i conti dello Stato. Teoria cara al ministro Tremonti che, in nome del deficit, non scuce un euro a favore dello sviluppo culturale del Paese. E, siccome gli osservatori stranieri sono molto più attenti alle nostre traversie degli italiani stessi, forse è anche per questo che il capo dell’Economia è scivolato al 14° posto su 19 nella classifica dei ministri finanziari stilata dal Financial Times. Un gesto enorme, eppur semplice, quello di Barenboim. Come semplice ed efficace, la formula televisiva di “Vieni via con me” che tanto è piaciuta a 10 milioni di italiani. Ma non eravamo il popolo del “Grande Fratello”?

Per segnalazioni scrivete a: grillo.parlante@viedegusto.it

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Spettacolo parlamentare indecoroso Come pensiamo di educare i nostri figli se la nostra classe dirigente si espone a uno spettacolo così becero? Vedere le risse a Montecitorio non fa bene a nessuno. Assistere poi a cambiamenti così repentini di idea non merita neanche un commento.

Abbasso Tremonti Il ragioniere dello Stato scivola nella classifica dei ministri dell’Economia, stilata dall’autorevole Financial Times. Giulio Tremonti è al quattordicesimo posto. Peggio di lui soltanto i colleghi di Danimarca, Portogallo, Ungheria, Spagna e Irlanda. La tanto applaudita ricetta finanziaria di Tremonti per risanare i debiti italiani, evidentemente non ha convinto chi di finanza ne mastica davvero.

Cultura in tv: record di ascolti Fazio-Saviano, nonostante polemiche e attacchi politici, vanno in onda ed è boom di ascolti. Circa 10 milioni di italiani hanno premiato la tv che fa riflettere. L’architettura di “Vieni via con me” non era da manuale, ma nel deserto dei tartari televisivo ha svettato come una cattedrale. Segnale che i telespettatori hanno sete di forme di spettacolo alternative al trash che pervade l’etere.

Costituzione da orchestra 7 dicembre, prima della Scala. Il maestro Barenboim fa precedere allo spettacolo la lettura dell’articolo 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Applausi al coraggio di rivendicare e mantenere viva la coscienza di un valore irrinunciabile.

La dignità della Calabria La strage dei ciclisti di Lametia Terme: 7 morti non fanno notizia. Né per i grandi quotidiani, tantomeno per lo Stato. Ma per la Calabria è una ferita che richiama all’unità. In 10.000 hanno partecipato ai funerali delle vittime: nessuna rivendicazione, ma un composto e dignitoso silenzio.


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l’italia che merita

Il cibo è l’unico driver economico Non bisogna perdere l’occasione offerta dall’Unesco: il riconoscimento ottenuto dalla dieta mediterranea deve essere il punto di partenza per ribilanciare il peso delle nostre produzioni a livello europeo di Luca Borghi

Food, brunch, dinner, lunch… Basta. Riprendiamoci ciò che è nostro: il cibo. Uno stile di vita. Un universo di valori, luoghi e sapori che fa dell’Italia la culla del sapere alimentare. Un patrimonio che non può e non deve essere confuso con il frettoloso e anonimo atto del consumare (nel puro senso del termine) un improbabile piatto figlio della moda. Poco deve importare se il linguaggio comune ha fatto propri quei termini freddi e distaccati che non evocano l’umana passione che c’è dietro un buon bicchiere di vino o il piacere che si prova gustando un piatto di pasta con una spruzzata di olio e pecorino. Proviamo, dunque, a recuperare il senso del bello e del buono che l’Italia ci of-

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fre da sempre. E, forse, capiremo che l’agroalimentare di casa nostra non è solo uno stemma di cui fregiarsi per fare bella figura oltre i confini, ma anche e soprattutto l’unico possibile driver della ripresa economica. Soprattutto ora. Il riconoscimento da parte dell’Unesco alla dieta mediterranea non ha un valore simbolico. È espressione di un modello alimentare che va tutelato e fatto conoscere in tutto il pianeta. In parole povere, è un’occasione. Una possibilità per ribilanciare il peso delle nostre produzioni prima di tutto a livello europeo. Un’opportunità anche per la politica: aiutare il settore a conquistare nuovi spazi di mercato è un dovere. Il treno è partito. Non perdiamolo.

Pasta Forte, export di qualità

Basilico genovese secondo tradizione

Nel 2008 due giovani imprenditori - Giuseppe Parise e Giovanni Guido - dopo anni di consulenza alle aziende agroalimentari calabresi, hanno deciso di rilevare uno storico pastificio artigianale. Nasce così la storia di Pasta Forte, che coniuga l’arte della pasta secca alle più innovative tecniche di produzione. La selezione delle migliori semole di grano duro, la trafilatura al bronzo, la lenta essiccazione a bassa temperatura e il confezionamento a mano, sono i gioielli di Pasta Forte. Dopo un approfondito studio grafico, i soci hanno dato poi vita anche a un packaging accattivante. Oggi, Pasta Forte, oltre al lavoro di Giuseppe Parise (amministratore) e di Giovanni Guido (direttore commerciale), può contare sulla professionalità del nuovo socio Ilaria Posca (responsabile amministrativo).

La filosofia imprenditoriale parla chiaro: «Lavorare per un’agricoltura sostenibile, con l’attenzione rivolta ai nostri figli che devono mangiare cose buone per il loro futuro e per la nostra terra che è il loro futuro». È con questo spirito che l’azienda agricola Ca’ Messighi, immersa negli ulivi secolari di Diano San Pietro in provincia di Imperia, da trent’anni produce basilico genovese Dop, pesto alla genovese, patè di olive della pregiata qualità taggiasca e olive taggiasche in salamoia. Il punto di forza dell’azienda è il basilico che viene raccolto a mano quotidianamente per tutto l’anno. Il basilico, raccolto in cassette, viene poi diviso in mazzi definiti bouquet e preparati in sacchetti trasparenti che mantengono il tasso di umidità costante.


Quando la politica promuove il territorio

Domodimonti, vini di… scienza

La pasta italiana sbarca in Siberia

In America spopola l’Encyclopedia of pasta

Applausi al vulcanico assessore alle Attività produttive della Provincia di Teramo, Ezio Vannucci. In un momento di grande crisi, ha capito che dalle parole bisogna passare ai fatti. E così è sceso in prima linea per far scoprire le eccellenze del proprio territorio, a partire dai grandi vini rossi teramani. Per alzare il sipario sulla produzione vinicola e farne capire il valore, l’assessore ha chiamato a raccolta tre grandi produttori di vino italiani. Martin Foradori, Hofstatter di Termeno (Bolzano), Stefano Moccagatta (Villa Sparina di Gavi) e il siciliano Alessio Planeta sono stati, infatti, i protagonisti di una storica degustazione. Risultato: i quasi sconosciuti rossi teramani hanno conquistato il palato non solo dei produttori ma anche del pubblico, accorso in massa a «Teramo olio e vino: le eccellenze del gusto».

Francesco Bellini è ricercatore e imprenditore farmaceutico di fama internazionale. Espressione di quel genio italico che tutto il mondo ci invidia e che, spesso, non è profeta in patria. Bellini, non a caso, ha sfondato dopo aver lasciato le sue Marche per il Canada. Oggi è detentore di circa 20 brevetti e co-brevetti farmaceutici, fondatore della Biochem Pharma (quotata nel 1988 a Toronto e New York, con un successo dovuto in particolare all’antivirale Epivir, il più usato ancora oggi per combattere l’Aids) e successivamente della Neurochem, specializzata in cure per l’Alzheimer. Oggi si divide tra il Canada e l’Italia dove è alla guida dell’azienda Domodimonti di Montefiore dell’Aso (Ap). Un gioiello che produce vini naturali di qualità superiore.

Se la pasta italiana è arrivata perfino a Novosibirsk, in Siberia, è merito di Gianguido Breddo, console italiano a Samara, Repubblica Federale Russa. Con non poche difficoltà, Breddo è infatti riuscito ad organizzare la “Settimana italiana”, tutta incentrata su “La pasta: un’arte italiana”. Ideata con la collaborazione del celebre chef Renzo Pasolini, l’evento è stato preceduto dalla proiezione di un lungometraggio sulla storia della pasta ed è proseguita con un master class dello chef Pasolini che, davanti a circa 100 ospiti (i quali potevano seguire le fasi anche su un maxi schermo) ha preparato e fatto servire tre piatti tipici preparati con la pasta: spaghetti aglio, olio e peperoncino; penne con zucchine alla polpa di granchio e, infine, delle superbe tagliatelle al tarufo servite nella crema di parmigiano.

È uscito in America, per la California University di Berkley, uno dei più importanti lavori di antropologia alimentare di questi ultimi tempi. L’autrice, Oretta Zanini De Vita, ha esplorato il mondo dei formati tradizionali di pasta, dando per ciascuno informazioni tecniche e storiche, valorizzate dall’eccellente traduzione di Maureen B. Fant. Lavoro mai tentato, questo, per la miriade di formati le cui terminologie, a volte, si confondono e che ha richiesto un lungo pellegrinare per paesi, archivi e biblioteche. Sono più di 300 i formati venuti alla luce, molti presenti sul mercato perché trasformati dall’industria della pastificazione, molti ancora relegati al lavoro manuale delle massaie dei piccoli centri italiani, dove ancora la pasta si prepara a mano.

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dal mondo

di Claudio Lo Tufo

Dal Papa un monito: agricoltura indispensabile per il futuro È una domenica di metà novembre e tutto sembra andare avanti per il suo corso, se non fosse che, durante l’Angelus, Benedetto XVI si appresta a fare un richiamo forte e chiaro al mondo intero. Le sue parole riportano l’agricoltura al centro del mondo e della civiltà cristiana. «La crisi economica in atto, di cui si è trattato anche in questi giorni nella riunione del cosiddetto G20, va presa in tutta la sua serietà: essa ha numerose cause e manda un forte richiamo ad una revisione profonda del modello di sviluppo economico globale. È un sintomo acuto che si è aggiunto ad altri ben più gravi e già ben conosciuti, quali il perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povertà, lo scandalo della fame, l’emergenza ecologica e, ormai anch’esso generale, il problema della disoccupazione. In questo quadro, appare decisivo un rilancio strategico dell’agricoltura. Infatti, il processo di industrializzazione talvolta ha messo in ombra il settore agricolo che, pur traendo a sua volta beneficio dalle conoscenze e dalle tecniche moderne, ha comunque perso di importanza, con notevoli conseguenze anche sul piano culturale. Mi pare il momento per un richiamo a rivalutare l’agricoltura non in senso nostalgico, ma come risorsa indispensabile per il futuro». Sembrano le parole di un grande statista alle quali il Papa aggiunge la sua opinione su quanto «è fondamentale per questo coltivare e diffondere una chiara consapevolezza etica, all’altezza delle sfide più complesse del tempo presente; educarsi tutti ad un consumo più saggio e responsabile; promuovere la responsabilità personale insieme con la dimensione sociale delle attività rurali, fondate su valori perenni, quali l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione della fatica nel lavoro. Non pochi giovani hanno già scelto questa strada; anche diversi laureati tornano a dedicarsi all’impresa agricola, sentendo di rispondere così non solo ad un bisogno personale e familiare, ma anche ad un segno dei tempi, ad una sensibilità concreta per il bene comune».

Il commento Che il cristianesimo fosse profondamente legato al mondo agricolo è un dato di fatto, ma è sotto gli occhi di tutti come questo non sia bastato a far diventare la terra il centro della civiltà occidentale. Nella storia del cristianesimo molte sono le figure di spicco profondamente legate a quella pancia del Paese, capace di rimboccarsi le maniche e ricostruire dalle macerie più volte l’Italia. Uno di questi è stato don Primo Mazzolari autore di “Rivoluzione cristiana”. Un libro semplice, che voleva raccontare come la cristianità fosse le vesti preziose degli altri prelati a San Pietro, ma soprattutto quella grandezza di Dio che si manifestava nel mondo rurale. Il fatto che un Papa, colto ed erudito come Benedetto XVI, metta al centro della sua visione, del mondo e della chiesa, la terra, vuol dire che una nuova speranza si apre sul mondo. Speriamo che siano in molti a seguire l’esortazione del Pontefice. Noi tutti dobbiamo guardare al mondo agricolo come a un futuro ricco di possibilità e assai più certo di quello fatto tra le urla di Wall Street. D’altro canto, cari lettori, il silenzio della creazione non conosce paragoni.

Claudio Lo Tufo

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Londra: arrestato Janis, il bill-skipper

Sceglieva le sue vittime tra i ristoranti migliori e più costosi di Londra (tra cui l’Oranger). Si sedeva, ordinava pranzi sontuosissimi (con conti spesso superiori ai 1000 euro) e poi spariva senza lasciare traccia. Ma dopo 5 anni, la carriera del ventisettenne lettone Janis Nords, soprannominano Bill-Skipper (l’evitatore di conti) è giunta a un brusco epilogo. Dopo lunghe indagini, la polizia londinese è riuscita ad arrestarlo. Merito di un ristoratore che, insospettito dalla quantità esagerata di caviale ordinata dal ragazzo, ha avvertito le autorità. Che hanno bloccato il “Robin Hood” dei gourmet poco prima dell’abituale sparizione. E adesso a Janis toccherà saldare il conto con la giustizia: un’accusa di truffa per un valore totale di 150 mila euro.

Le Cheesburger, l’ultima moda a Parigi

Chi crede che la Francia abbia una visione conservativa della cucina, sarà sconvolto nell’apprendere che l’ultima moda, tra i ragazzi di Parigi, è l’americanissimo cheeseburger. Tutti i ristoranti più à la page della capitale francese hanno iniziato a servirlo, e Ralph Lauren ha addirittura aperto un locale - Le Ralph’s - dedicato solo al famoso panino. Curiosamente, però, il cheeseburger servito dagli chef francesi, notoriamente fra i migliori al mondo, non convince gli americani. La stroncatura arriva addirittura dal famoso critico gastronomico statunitense Danny Meyer. Che avverte i turisti della sua stessa nazionalità: il cheeseburger francese è troppo poco saporito, è ancora meglio il vecchio McDonald’s.

Australia, la birra più costosa del mondo fa bene alle balene Arriva il cappuccino… di aragosta

A noi potrebbe sembrare disgustoso. Eppure, negli Usa, gode di una popolarità sempre maggiore, ed è la pietanza favorita di molte celebrities, da Oprah Winfrey a Bill Clinton. Stiamo parlando del Lobster Cappuccino, una zuppa schiumosa, montata come un tradizionale cappuccino, a base di brodo di aragosta, con guarnizione di crema di tartufo. Per prepararne una tazza è necessario impiegare un’intera aragosta, e non è raro trovare dei Lobster Cappuccini adornati da una poco elegante chela, soprattutto nei ristoranti più economici. Ma gli estimatori consigliano di provarlo da GO! Food, il ristorante/camion che l’ha inventato. Lo trovate a San Francisco, in giro per le strade.

La brewery australiana di Perth Nail Ale ha appena lanciato la Antartctic Pale, che con il prezzo di 800 dollari a bottiglia si è guadagnata un posto nel Guinnes dei Primati come la birra più costosa del mondo. La particolarità di questa Ale è nell’acqua impiegata nella lavorazione, derivata dai ghiacci millenari dell’Antartide. «La birra è fatta al 90% di acqua», spiega il proprietario di Nail Ale John Stalling. «L’utilizzo di acque pure dei ghiacciai antartici rende la nostra birra preziosa e inimitabile». Il prezzo, ovviamente, non la rende accessibile al grande pubblico. E infatti la Antartctic è in edizione limitata: sono state prodotte solo 30 bottiglie, e il ricavato andrà in supporto del gruppo anti-caccia alle balene Sea Shephard.

Usa, maggiori poteri al governo per il cibo sano

Il senato Usa ha passato il “food safety bill”, una legge di controllo della qualità dei prodotti alimentari che ridisegnerà profondamente il mercato “food” statunitense, il più grande del mondo. Il testo, che dovrebbe essere approvato in senato questo mese, garantisce infatti alla Food and Drug Administration, l’ente che controlla la sicurezza di cibo e medicine in commercio, la possibilità di creare nuovi standard sul confezionamento e la produzione di beni alimentari. Per la prima volta la Food and Drug potrà anche contare su poteri esecutivi: le viene conferita, infatti, la facoltà di costringere le aziende alimentari a ritirare i lotti non a norma dal mercato. 17


occhio ai consumi

di Marco Bacchetta

Presidente Nazionale Associazione Civici Consumatori - www.civiciconsumatori.it

Mutui e finanziamenti: come verificare gli interessi Purtroppo accade che numerosi utenti riscontrino di aver pagato di più del dovuto e in modo anche importante. Calcolare le somme pagate in eccesso e recuperarle può diventare quindi un’azione necessaria

Un utile consiglio che possiamo dare ai lettori interessati dai pagamenti di ratei è di compiere due verifiche: • La prima riguarda gli interessi che vengono applicati ai ratei e cioè se la percentuale, che si evince dagli estratti conto come applicata, sia quella prevista dal proprio contratto. • La seconda verifica da compiere è quella della rispondenza dell’importo in euro applicato e pagato a quello calcolato sulla base della percentuale dovuta. Infatti risultano in archivio numerosi vizi di procedura sugli interessi, chiamati anche con nomi difficili come per esempio “anatocismo”, oppure per commissioni non dovute, che sono stati vietati da recenti sentenze e/o norme. In conseguenza purtroppo accade che numerosi utenti riscontrino di aver pagato di più del dovuto e in modo anche importante. Calcolare le somme pagate in ecces18 viedelgusto.it

so e recuperarle può diventare quindi un’azione necessaria. Per questo motivo l’Associazione Civici Consumatori si è dotata di una speciale sezione di esperti dedicata alla verifica e al ricalcolo degli interessi che i propri iscritti possono utilizzare. Come procedere: Il primo passaggio da compiere è la verifica di massima da compiersi su tre ratei singoli da scegliersi in periodi (annualità) differenti. Occorrono per ciascuno di essi: a) Importo totale iniziale del finanziamento/mutuo b) Numero di rate totale c) Interessi previsti nei tre periodi d) Importi dei tre ratei Per coloro che non sono pratici degli interessi bancari, l’Associazione Civici Consumatori effettua gratuitamente per i propri iscritti detta verifica campione. Basta inviare al centro servizi, unitamente al modello di iscrizione gratuito che si trova su Internet (www.civiciconsumatori.it), i dati sopra elencati.

Focus sull’alimentazione A poco tempo dal suo avvio la rubrica Occhio ai consumi ha già sortito risultati importanti. Tra le tante segnalazioni nel campo giuridico, bancario e dei trasporti, sono oltre 60 i lettori di Vie del gusto che si sono rivolti all’Associazione Civici Consumatori per questioni legate esclusivamente alla sfera alimentare. Questo per noi significa aver colto nel segno con una rubrica di servizio che ha il fine di creare un circolo virtuoso di comunicazione. Continuate a seguirci. E a scriverci.


scienza e vita

è il secondo alimento dopo il latte La carne di agnello è la prima carne consigliata per lo svezzamento dei bambini, in quanto si presume abbia un’allergenicità inferiore rispetto alle altre carni rosse. Nei bambini con dermatite atopica e ipersensibilità alimentari multiple, ha determinato un miglioramento clinico nella gravità delle lesioni eczematose. Studi condotti nel 1998 dalla Clinica pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma riportano che la dieta RezzaCardi ha mostrato effetti positivi nel trattamento sia della sindrome da intestino corto che della sindrome Sandifer.

di Giuseppe Pulina Professore di Zootecnia speciale all’Università di Sassari

• La carne di agnello potrebbe essere interessante per l’alimentazione infantile perché è in grado di fornire gli acidi grassi omega 3 essenziali per un ottimale sviluppo e crescita neonatale. Un recente studio condotto presso il nostro Dipartimento, che è in stampa sul Journal of Food Science, ha evidenziato la possibilità di migliorare il valore nutrizionale di alimenti commerciali per neonati, a base di carne di agnello, utilizzando la carne dell’agnello alimentato con il latte di animali al pascolo. • è caratterizzata da un interessante contenuto in acidi grassi omega 3 e da un buon contenuto in EPA e DHA. 100 g di carne di agnello da latte soddisfano il 20% del fabbisogno di acidi grassi polinsaturi omega 3 e il 15% del fabbisogno minimo di DHA di neonati di 12 mesi di età. • Il regolare consumo di acidi grassi omega 3 e di DHA è fondamentale per lo sviluppo cerebrale e della vista.

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La carne di agnello, al centro della dieta La carne di agnello è comune nelle tavole di tutti i popoli del Mediterraneo. Il consumo di agnelli sacrificati precocemente per consentire alle madri di produrre il latte necessario per la trasformazione in formaggio, ci ha consegnato in eredità un alimento di grande valore nutrizionale e di sopraffino pregio organolettico e sensoriale. Vediamo ora i vantaggi che si hanno nel consumare carne e, in particolare, carne di agnello. La carne è componente fondamentale di una dieta sana ed equilibrata. L’importanza della carne nella dieta è legata al fatto che rappresenta una fonte concentrata di proteine non solo di alto valore biologico, ma anche con elevata digeribilità. La carne costituisce una preziosa fonte di altri nutrienti essenziali quali vitamine, minerali e lipidi con proprietà nutrizionali e terapeutiche (con il neologismo di moda, nutraceutiche). Vediamole nello specifico. La carne è buona fonte di ferro e zinco e di


è utile a tutte le età

La carne di agnello, rispetto alle altre carni cosiddette rosse, differisce per la buona digeribilità che deriva dall’equilibrata ripartizione dei suoi principali costituenti chimici. Le carni di agnello giovane sono caratterizzate da alti valori di sugosità e tenerezza che sono fortemente condizionati dall’elevata presenza della componente lipidica intramuscolare.

• La carne di agnello è eccellente fonte di proteine di alto valore biologico per l’elevato contenuto in aminoacidi essenziali. Infatti, il contenuto proteico di 1 etto di taglio magro di carne d’agnello soddisfa circa la metà delle esigenze proteiche di un consumatore adulto. • Anche per la carne d’agnello vale il principio per cui con il crescere dell’età aumenta il contenuto di mioglobina e di grasso mentre diminuisce il suo contenuto in acqua. Questo comporta che al crescere dell’età dell’animale aumenti il valore nutritivo della carne, sapidità e succosità dopo la cottura, a cui si aggiunge anche una più alta digeribilità. • Di particolare rilievo è il contenuto di niacina (vitamina B3) delle carni di agnello, soprattutto in considerazione dell’importante ruolo che ha l’assunzione di questa vitamina nel contrastare i processi neurodegenerativi.

vitamine del gruppo B, e alcuni organi, quali il fegato, fonte molto ricca di vitamina A. Il ferro emico (presente solo negli alimenti animali) è il 40-70% del ferro contenuto nelle carni e nel pesce ed è il 10-15% del ferro alimentare apportato dalla dieta media italiana. Il ferro della carne presenta una buona biodisponibilità (circa 30%) mentre il ferro non emico (che è il 100% del ferro contenuto negli alimenti vegetali) presenta una biodisponibilità che va dall’1 al 20% massimo. Anche la dieta costituisce un aspetto rilevante ai fini della qualità nutrizionale delle carni: la carne di agnelli alimentati al pascolo rispetto a quelli alimentati con diete ricche di concentrata presenta un minore contenuto in sostanze di ossidazione delle proteine Inoltre, la carne di agnelli allevati al pascolo o alimentati con il latte di pecore che pascolano è tra le carni animali quella con il maggior contenuto in CLA e in omega 3. Si può affermare, infine, che i sistemi di allevamento tradizionali basati sul pascolamento preservano il valore nutrizionale delle carni, come nel caso dell’agnello da latte, e che quest’ultimo, rispetto alla carne dell’agnello pesante ha un minor contenuto in grasso e un maggior contenuto in acido linoleico coniugato (CLA) e in acidi grassi omega 3. Hanno collaborato Anna Nudda e Gianni Battacone, Università di Sassari

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almanacco di barbanera

di M. Pia Fanciulli

Gennaio per ricominciare

Le giornate che si allungano, il nuovo anno che rivitalizza con giovani energie l’orto e il giardino. Timidamente i lavori riprendono, tra gli animali di Sant’Antonio e l’inizio del Carnevale

Giovedì 6 gennaio - Epifania del Signore Figura antichissima, la befana, è personificazione femminile dell’anno giunto alla fine del suo ciclo e rappresentato come comare vecchia e rinsecchita. Che però porta con sé un sacco ricolmo di dolciumi, regalini e… carbone. Simbolo quest’ultimo benaugurante, immagine dell’anno passato, un legno bruciato di cui rimangono cenere e carbone. Quanto al nome, befana è la versione popolaresca di Epifania, la festa che commemora la visita dei Magi a Gesù. Infatti Epifania significa rivelazione, e segna l’avvio di una nuova era, quella appunto di Cristo. Prima indicava l’inizio di un nuovo ciclo, di un nuovo tempo, di un nuovo anno che celebrava Madre Natura.

Sole e Luna

Da ricordare

Il Sole Il 1° sorge alle 07.28 e tramonta alle 16.39 L’11 sorge alle 07.27 e tramonta alle 16.49 Il 21 sorge alle 07.23 e tramonta alle17.00

Sabato 1 gennaio - Capodanno Punto cardine del nostro calendario, anche l’inizio dell’anno ha conosciuto nei secoli cambi di data. Per gli antichi Romani iniziava alle calende di marzo. Nel 153 a.C. fu poi spostato al 1° gennaio, e quindi riportato al 25 marzo. Solo nel 1582, con la riforma gregoriana, il Capodanno tornò al 1° gennaio. Giorno tra l’altro denso di tradizioni, come quella per cui tutto quanto fosse accaduto si sarebbe ripetuto in modo identico durante l’anno. D’obbligo quindi evitare tristezze, litigi e musonerie. Quanto invece all’usanza di appendere dietro alla porta, o sul camino, il vischio, si deve al fatto che questa pianta parassita è il segnale della vita dell’albero che mostra così di non essere morto ma di stare in letargo. È così che l’anima della natura racchiusa nel ramoscello proteggerà la casa e sarà di buon augurio nell’attraversare l’inverno.

Il 1° gennaio si hanno 9 ore e 11 minuti di luce solare mentre il 31 se ne hanno 9 ore e 59 minuti. Si guadagnano 48 minuti di luce solare.

La luna Il 1° sorge alle 04.44 e tramonta alle 14.00 Il 12 tramonta alle 00.05 e sorge alle 10.58 Il 21 tramonta alle 08.04 e sorge alle 19.18 La Luna è all’Apogeo lunedì 10 alle ore 07. È al Perigeo sabato 22 alle ore 02.

Luna in viaggio In questo mese i giorni favoriti dalla Luna per gli spostamenti sono: 1, 2, 28, 29, 30.

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Lunedì 17 gennaio - Sant’Antonio Abate Con il suo fedele maialino ai piedi, protegge gli animali e dà avvio alle allegrezze del Carnevale. Amato e venerato ovunque, Sant’Antonio venne preso di mira nel deserto da un demonio capriccioso che gli apparve nelle vesti più svariate: anche sotto forma di maiale. Ma se in Medio Oriente il porcello era, ed è ancora oggi, “animale immondo”, quando il culto del Santo si trasferì nella nostra cultura, il maiale, da demonio che era, si trasformò in creatura amata e protetta. Nella nostra preistoria, infatti, fu il maiale - e non il cane - il primo animale addomesticato dall’uomo! Chi di noi avrebbe mai potuto vedervi una bestia satanica?


Orti e dintorni

Belli e sani Con i rigori dell’inverno, raffreddori e mal di gola sono all’ordine del giorno. Ecco allora che un ottimo salvasalute, da non far mai mancare in casa, è la propoli. Per alleviare il bruciore alla gola e la difficoltà a deglutire, sarà un vero toccasana: basteranno poche gocce di tintura di propoli sulla lingua per ottenere un rapido beneficio. Oppure se ne potranno diluire 10 gocce in un bicchiere d’acqua per effettuare gargarismi per 2 o 3 giorni di seguito. Ma che cos’è la propoli? Si tratta di una miscela di sostanze resinose di consistenza vischiosa che le api raccolgono sulle gemme e sulla corteccia di alcuni alberi e che impastano con la saliva e la cera per rivestire l’arnia. Un prodotto quindi naturalissimo, dalle virtù curative davvero straordinarie. Anche in caso di raffreddore, l’olio di propoli aiuterà a risolvere in breve il malessere, aiutandoci in particolare a non avere il naso chiuso di notte e a dormire sonni tranquilli. Il freddo, si sa, non aiuta la pelle, e se non ci si appresta a proteggerla con i guanti, ecco che in breve le mani appariranno secche e screpolate. Ma ancora una volta la natura può venirci in aiuto consigliandoci massaggi leggeri di 10 minuti effettuati con 100 ml di olio di mandorle dolci aggiunto a 10 g di fiori di calendula. Un sicuro beneficio si potrà ottenere anche bagnando le mani più volte al giorno con il decotto di calendula preparato con un cucchiaio di fiori fatti bollire in ½ litro d’acqua. Importante asciugarle sempre bene. Anche nei mesi più freddi dell’anno sarebbe bene uscire e non rintanarsi in casa. Se invece si decide di rimanere fra le mura domestiche, utile sarà tenere la finestra aperta o almeno socchiusa: l’ossigeno è di fatto il vero agente antivirale di cui si dispone per prevenire i classici malanni di stagione.

Diamo un’occhiata alle piante in casa. Se vediamo allora che la stella di Natale (Poinsettia Euphorbia Pulcherrima) dopo aver rallegrato le feste perde pian piano le belle foglie rosse, basterà potare i rami spogli, sistemarla in un ambiente caldo e buio, e rinvasarla poi a maggio. In ottobre ricomincerà a sprizzare allegria con il primo ammiccare dei suoi colori. Sul terrazzo è invece il momento di controllare l’efficienza delle coperture protettive sistemate in autunno. In caso di neve sarà bene rimuoverla dai rampicanti e dai sostegni per non compromettere la stabilità delle piante, lasciandola invece sopra le cassette che ne saranno protette. Nei giorni di Luna calante è bene potare in giardino i rami secchi di arbusti e rampicanti sempreverdi. Se non è gelato, lavorare il terreno per le colture primaverili rompendo la crosta superficiale. Nell’orto si ripuliscono tutte le piante e si seminano aglio, cipolla e scalogno, sempre con freddo non intenso. In Luna crescente si possono seminare in serra rucola, cicoria, ravanelli e pomodori. All’aperto fave e piselli. In giardino interrare i bulbi a fioritura primaverile, trapiantare e diradare i giaggioli. È bene, infine, posare dei nidi artificiali affinché in primavera gli uccelli possano agire da validi collaboratori contro i parassiti.

Saggezza popolare

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luna calante

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• Sereno a Capodanno, sereno tutto l’anno.

• Se la rapa fiorisce a gennaio, contadin serba il pagliaio.

• La mandorla sciocca fiorisce quando fiocca.

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venerdì

• Per Pasqua Befania (6 gennaio), l’anima della rapa se ne va via.

• Donna di telaio, gallina di pollaio, triglia di gennaio.

• Gennaio senza nevera, acqua e venti in primavera.

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sabato

• La Luna di gennaio è la Luna del vino.

• Per l’Abate (17 gennaio Sant’Antonio), maschere e serenate.

• Per San Sebastiano (20 gennaio) mezz’ora in più abbiamo.

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lunedì

• Gennaio dei gatti, febbraio dei matti.


di X dalle nostre ambasciate xxx xxxxxx

Tre milioni di euro per la dieta dei malati I lettori hanno aderito al nostro invito di diventare ambasciatori. Qui di seguito le loro segnalazioni, i loro commenti, le profonde riflessioni Nonostante il momento economicamente difficile e i tagli al fondo per il sociale destinato alle Regioni, l’assessore alle Politiche sociali del Lazio, Aldo Forte, è riuscito ad aumentare il plafond per l’acquisto di prodotti alimentari aproteici destinato ai pazienti con insufficienza renale cronica, portandolo a 3,7 milioni di euro. Finalmente una bella notizia, dopo che le farmacie avevano sospeso l’erogazione dei prodotti causa esaurimento del fondo stanziato a febbraio. Con questo intervento sarà garantita, agli oltre cinquemila malati cronici di reni del Lazio, la continuazione della dieta ipoproteica messa in pericolo dall’insufficienza dello stanziamento precedente. Luca Volpe - Roma Bravo assessore. Si tratta di un intervento di grande responsabilità, dal momento che la dieta a base di prodotti specifici rappresenta uno strumento irrinunciabile nella terapia conservativa della malattia dei reni. Questa, infatti, consente di rinviare l’ingresso del paziente in dialisi con notevoli benefici per la qualità della sua vita. Senza contare i benefici per il sistema sanitario regionale: un mese di dieta ipoproteica costa 120 euro, un mese di dialisi ben 2.500 euro.

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Aiutiamo le zone montane abruzzesi Bisogna che lo Stato vari una legge per il risarcimento e lo sviluppo dei territori di montagna. È l’unico sistema per sanare gli squilibri nell’erogazione delle risorse tra le regioni montane di frontiera e quelle del resto del Paese. Serve una legge che risarcisca il territorio montano abruzzese di tutte le risorse che fornisce alle aree urbane e si occupi di aiutare il nostro sviluppo. Antonio Miccoli ­ Roccaraso (L’Aquila) Agricoltura, l’Ue proroga gli aiuti La Commissione europea ha prorogato al 31 dicembre 2011 il regime di aiuto temporaneo di importo limitato fino a 15 mila euro erogabile in favore delle imprese che operano nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli. Si tratta di una decisione molto attesa, sollecitata più volte dal Ministero delle Politiche agricole, perchè rappresenta uno dei pochi strumenti attivabili a sostegno delle imprese agricole colpite dalla crisi finanziaria. Paolo Liverani Massa Carrara

All’iniziativa si può aderire attraverso il servizio sms: n° 346/0286745 e il nostro blog: Viedelgusto.blogspot.com L’organismo guidato da Paolo De Castro ha recepito le richieste, certo. Ma è bene chiarire che non si tratta di nuovi finanziamenti, ma di una deroga alle norme sugli aiuti di Stato in agricoltura, a condizione che l’importo dell’aiuto non superi i 15 mila euro per azienda. La proroga al 31 dicembre 2011 è concessa a condizione che le domande di aiuto siano presentate entro il 31 marzo 2011. La proroga di un anno - l’attuale regime prevedeva infatti la scadenza del 31 dicembre 2010 - è stata disposta a causa del permanere di condizioni di incertezza sulle prospettive economiche dei Paesi membri, tali da giustificare il ricorso alle misure eccezionali previste dalla Commissione.

Basta con lo spreco di cibo Nell’immondizia di ogni italiano piovono ogni anno 27 chili di cibo ancora consumabile con uno spreco di circa 585 euro a famiglia. Sono dati dell’Adoc (Associazione difesa consumatori) secondo cui nelle discariche finiscono quotidianamente 4 mila tonnellate di alimenti freschi: latte, uova, formaggi e yogurt (39%), pane e pasta (15%), carne (18%), frutta e verdura (12%). Senza contare che questi dati non comprendono il buco nero dello spreco delle grandi mense aziendali, ospedaliere e scolastiche, dei buffet luculliani dei grandi alberghi o dei villaggi turistici all inclusive. Nerino Trentini Savigno (Bologna)


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Veneto

Strade che vincono non si cambiano

Visto il successo della prima edizione, viene riproposta Tre Strade per Mille Sapori, iniziativa enogastronomica promossa dalle Strade del vino di Soave, Terradeiforti e Valpolicella. 24 i ristoranti e 30 le cantine che offrono ai visitatori le specialità del territorio in abbinamento ai vini locali, dal Soave al Valpolicella, dall’Amarone all’Enantio al Casetta, senza dimenticare Recioto di Soave Docg e Recioto della Valpolicella per dolci e frutta. Tanti i menu, personalizzati da locale a locale, che si declinano in 4 portate, a prezzi fissi e abbordabili. Tra le novità, l’aggiunta di 11 ristoranti a Verona e dintorni e il “cavatappi delle Strade veronesi” in omaggio agli avventori. Info: www.stradadelvinosoave.com - Dall’1 gennaio, Verona e provincia

Sicilia

Tipicità on the road

Frittella preparata con ingredienti poveri che, un tempo, nel periodo natalizio, le nonne realizzavano per imbandire la tavola in festa. È la sfincia, dolce tipico monteleprino, protagonista della sagra omonima che si svolge nella piazza del paese. Le sfincie si preparano con un impasto di farina, latte, acqua e lievito; vengono immerse nell’olio bollente e addolcite con una spolverata di zucchero e cannella. Nel corso della sagra ne vengono offerte diverse varianti, a base di riso, patate lesse e di zucca. Per l’occasione il dolce tipico viene preparato e cucinato per le strade del paese di fronte agli avventori con l’acquolina alla bocca! Info: www.atmamontelepre.info 6 gennaio, Montelepre (Pa)

Abruzzo

La polenta è solo l’antipasto

La Sagra della Polenta inizia alle 11 della mattina dell’Epifania; i piatti vengono riempiti di polenta preparata nei più svariati modi: con le salsicce arrosto, o in bianco condita con pancetta e macinati di vitello e maiale. Ma ci sono anche i mugnoli e cazzariej, gli gnocchetti conditi con una verdura tipica locale, i mugnoli appunto. Senza dimenticare i dolci, come le tipiche frittelle, le crustole e le ferratelle abruzzesi. Presenti tanti stand ricchi di prodotti tipici locali. Info: www.prolocopettorano.altervista.org 6 gennaio, Pettorano sul Gizio (Aq) 26 viedelgusto.it

Marche

Cosa mangia la Befana?

Urbania è il paese che la vecchina più famosa d’Italia ha scelto come sua dimora ufficiale. E come ogni anno, il borgo celebra la sua cittadina onoraria con la Festa Nazionale della Befana.Tanti gli eventi organizzati, tra i quali la Discesa della Befana e l’iniziativa La Befana Mangia Tipico, che permette ai visitatori di partecipare a degustazioni guidate alla scoperta della cucina locale. La cantina storica del Palazzo Ducale ospita un laboratorio del gusto nel quale le golosità salate marchigiane fanno da contraltare ai dolci tipici del periodo. Info: www.labefana.com 2-6 gennaio, Urbania (Pu)


Dal 1965 i buoni salumi sardi...

e se ve lo dice Cristian Cocco, potete fidarvi... Ajò Salumificio Murru S.p.a Via Marconi, 73 - 08020 Irgoli (Nu) - Tel.0784 978270-978271 - Fax 0784 978046 - www.salumificiomurru.it - info@salumificiomurru.it


Alto Adige

Il cuoco delle nevi

La Chef’s Cup Südtirol torna con importanti novità. Padroni di casa sono i Dolo-mitici i tre ristoranti dell’Alta Badia: St. Hubertus, La Siriola e La Stüa de Michil - affiancati dai colleghi delle zone limitrofe nel tradizionale benvenuto che apre la kermesse. Le gustose novità sono il Gourmet Safari, durante il quale le portate vengono servite e degustate contemporaneamente nei tre ristoranti, e il tour gastronomico sugli sci, Ski Safari. Quest’ultimo si inserisce nel programma di iniziative parallelo Sciare con Gusto che coinvolge chef di fama internazionale nella realizzazione di un itinerario goloso attraverso il quale gustare piatti eccellenti nei diversi rifugi dell’Alta Badia per tutta la stagione invernale. Info: www.chefscup.it 

 16-21 gennaio, Alta Badia (Bz)

10 Lunedì 11 Martedì 12 Mercoledì 13 Giovedì 14 Venerdì 15 Sabato 16 Domenica

Campania

Tra santi e bottari

La Festa di Sant’Antuono, ovvero Sant’Antonio Abate, che si svolge il 17 gennaio e i giorni che lo precedono, è forse l’evento più sentito dagli abitanti della zona. A rendere unica questa manifestazione è il legame con la tradizione maceratese dei bottari, protagonisti della sfilata delle Battuglie di Pastellessa. Una quindicina i carri allegorici dall’aspetto carnevalesco che portano oltre 800 bottari che ripropongono i modelli ritmici della pastellessa, l’antica sonorità maceratese, accompagnati da canti tipici. La particolarità è legata agli strumenti utilizzati: botti, tini e falci, che danno vita a quel particolare suono chiamato, appunto, pastellessa. Info: www.santantuono.it 13-17 gennaio, Macerata Campania (Ce)

Lazio

Cinquecento anni al mais

La Sagra della Polenta è una tradizione secolare che, fin dall’arrivo del mais in Italia, ogni anno ha luogo a Sermoneta in onore di Sant’Antonio. Dopo la Solenne Processione in onore del Santo, la benedizione dei campi e degli animali, e la distribuzione dei pani benedetti, si celebra in Piazza del Popolo la distribuzione della polenta con sugo di salsicce e olio di oliva locale, cotta in paioli di rame su fuoco a legna. La sagra si protrae per tutto il pomeriggio accompagnata da musica e spettacoli. Presenti anche stand per la degustazione di vini e di prodotti agricoli locali. Info: www.festesermoneta.altervista.org 16 gennaio, Sermoneta (Lt) 28 viedelgusto.it

Veneto

Sboccia un fiore nel campo

Si svolge nel borgo di Preganziol la Mostra mercato del Radicchio Rosso di Treviso. Una tre giorni del gusto durante la quale viene allestito un ricco spazio espositivo del prodotto Igp, dove stand gastronomici propongono piatti e specialità a base di radicchio, in abbinamento ad altri prodotti della tradizione locale. In programma anche serate a tema e degustazioni guidate. Ma la mostra è solo una delle tante iniziative nell’ambito di Fiori d’Inverno, la manifestazione organizzata per la promozione del Radicchio Rosso di Treviso Igp. Info: www.fioridinverno.tv 14-16 gennaio, Preganziol (Tv)


17 Lunedì 18 Martedì 19 Mercoledì 20 Giovedì 21 Venerdì 22 Sabato 23 Domenica

Alto Adige

Con le ciaspole ai piedi

È il Monte Pana, con i suoi 1.636 metri d’altitudine e un panorama che dà sul Sasso Lungo da una parte e i massicci del Cir e del Sella dall’altra, a fare da sfondo alla quinta edizione della manifestazione Val Gardena Ciasp. L’evento prevede una gara competitiva, che rientra nel circuito della Coppa Italia, e una amatoriale che si svolge su un tracciato di 5,5 km con iscrizioni aperte fino al 21 gennaio. Elemento caratterizzante la gara, le ciaspole, racchette dalla storia antica che permettono di spostarsi sulla neve, galleggiando. Oggi, con materiali moderni e tecnologie all’avanguardia, sono di nuovo utilizzate da milioni di appassionati di montagna che compiono escursioni e gite nella natura incontaminata. Info: www.valgardena.it - 23 gennaio, Santa Cristina (Bz)

Campania

Partita al formaggio

Pare ci sia una sfida tra un barone e il suo lavorante Pasquale, alle origini della Ruzzola del Formaggio. Il barone aveva dovuto cedere le sue terre allo sfidante, tenendosi le vacche; queste erano tornate nei vecchi campi a pascolare, producendo ottimo formaggio sul quale Pasquale iniziò ad avere delle pretese. Per decidere a chi appartenesse di diritto tanto bendiddio, i due si sfidarono a una corsa del formaggio. Proprio quella che viene oggi riproposta durante il periodo carnevalesco e giocata secondo le antiche regole dagli uomini più forti del paese. Info:www.pontelandolfonews.com dal 17 gennaio, Pontelandolfo (Bn)

Liguria Val d’Aosta

Una montagna di maschere

Aosta diventa la capitale dei carnevali, ospitando le maschere della tradizione valdostana e dell’arco alpino nella kermesse A la Decouverte des Carnavals de Montagnela con la sfilata che percorre il centro storico. Da notare il rilievo storico dell’evento: i gruppi della media e bassa Valle s’ispirano ai personaggi dell’epoca medievale e rinascimentale; quelli della Coumba Freida derivano i loro costumi dalle divise dei soldati napoleonici che entrarono in Val d‘Aosta nel 1800; di ispirazione carnascialesca Le’ Beuffon‘de ‘Lo Camentran de Courmayeur, il carnevale della Valdigne. Info: tel. 0165300715/707 22-23 gennaio, Aosta (Ao) 30 viedelgusto.it

Mangiare bene, vivere meglio

Cibio è la fiera organizzata nell’area del Porto Antico di Genova, dedicata agli alimenti di qualità con particolare attenzione ai prodotti tipici italiani e un settore riservato alle produzioni biologiche. Durante l’evento si possono gustare e acquistare prodotti selezionati nel panorama della produzione di qualità. Oltre alla presenza dei produttori che propongono pane, pasta, miele, olio, vino, formaggi, verdure e frutta, ma anche tisane, olii essenziali e prodotti per la cosmesi, a Cibio si parla di tutto quanto sia atto ad una valorizzazione del territorio. Info: www.cibio.info 21-23 gennaio, Genova


24 Lunedì 25 Martedì 26 Mercoledì 27 Giovedì 28 Venerdì 29 Sabato 30 Domenica 31 Lunedì

Umbria

Grappa in festa alla Rocca

Acquavite Italia è la Mostra Mercato Nazionale del Distillato, che si tiene presso la Rocca Paolina. L’evento organizza tour guidati agli stand espositivi, in compagnia dei tecnici assaggiatori dell’Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa e Acquavite Umbria che insegnano a bere in modo consapevole. Prima manifestazione italiana interamente dedicata alle acquaviti, e quindi ai super alcolici, ha assunto uno stile sempre più professionale, collegato soprattutto alla qualità dei distillati, unito al tema del bere consapevole, con il divieto assoluto di vendita e somministrazione di alcolici ai minori di 18 anni. Info: www.acquaviteitalia.it - 28-30 gennaio, Perugia

Emilia Romagna

Roba da “azdore”

A Massa Lombarda in occasione della festività di San Paolo, si svolge la Sagra del Sabadone, il dolce tipico locale che prende il nome dalla saba, distillato ottenuto dalla bollitura del mosto che resta sul fuoco fino al raggiungimento di una crema densa. Il ripieno del sabadone è un trionfo di ingredienti che rendono questo dolce povero un regalo prezioso per le papille gustative. La festa è un evento che attira golosi da tutta la regione, dove il sabadone è rimasto un lusso che solo le ultime “azdore”, le regine del focolare romagnolo, sanno preparare. Info: tel. 054582620 25 gennaio, Massa Lombarda (Ra)

Marche

Il Medioevo è servito

Il centro storico del borgo marchigiano si veste di abiti antichi e offre degustazioni di piatti tipici, musica e mercatini di prodotti artigianali, per la manifestazione Montenovo in festa, festival delle Cantine nel Borgo Medioevale. Protagoniste le associazioni locali con le loro cantine e i gruppi di animazione che vivacizzano le ore trascorse nel centro e fanno da contorno all’attività dei cantinieri, lieti di accogliere quanti vorranno “magnà e bè n’te le cantine come ‘na volta”, tra profumo di botti e abboccati vini. Info: tel. 071965053 28-30 gennaio, Ostra Vetere (An) 32 viedelgusto.it

Trentino

Per l’olio ci vuole naso

Torna Sololio - Mostra dell’eccellenza olearia italiana, la rassegna dei migliori oli del nostro Paese presentati attraverso degustazioni gratuite, laboratori enogastronomici e la selezione “naso d’Italia” per il Campionato Italiano dell’Olfatto, che consiste nella capacità di riconoscere odori familiari o comuni, rari o sconosciuti, attraverso test olfattivi. Un fitto calendario di incontri consente a ciascuno di individuare l’argomento più adatto ai propri interessi. Imperdibile l’appuntamento quotidiano con Olio: in Tavola... con Gusto, laboratorio enogastronomico dedicato agli abbinamenti fra oli italiani e prodotti del territorio. Info: www.exporivahotel.it dal 30 gennaio, Riva del Garda (Tn)


TITANIUM GOURMET CERAMICA La linea è realizzata in pressofusione d’alluminio di alƟssima qualità che consente una rapida distribuzione del calore mantenendo in maniera oƫmale la temperatura raggiunta. E’ caraƩerizzata da rivesƟmento in ceramica bianca, estremamente robusto e resistente al calore (< 400°C). La ceramica è ideale per la coƩura a fuoco vivo, garanƟsce coƩure croccanƟ e leggere, la sua supercie liscia è estremamente facile da pulire. Puoi preparare la tua riceƩa preferita nel tegame o nella casseruola e conservarla in frigorifero per poi meƩerli direƩamente sul fuoco o in forno! La linea ora è disponibile anche per piani coƩura ad induzione.

Gas

Elettrico

Vetro Ceramica

Alogeno

WE ARE BERNDES

casseruola con cop. in vetro: 16, 20, 24 cm

padelle/padelle fonde: 20, 24, 28, 32 cm

tegame con cop. in vetro: 24, 28, 32 cm


appuntamenti in breve

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Presepe Vivente Missionario

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Unisce cultura, spiritualità e solidarietà. Info: www.presepevivente.eu 2 e 6 gennaio, Roma - Lazio 2

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Tentavecchie

Festival della Zampogna

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Panevin

Celebra la tradizione del falò come buon auspicio per l’anno nuovo. Info: www.prosacile.com 5 gennaio, Sacile (Pn) - Friuli 6

Processo alle streghe

Rievoca i processi per stregoneria di Fiemme all’alba del ‘500. Info: tel. 0462237511 5 gennaio, Cavalese (Tn) Trentino Alto Adige 7

La notte dei Magi

Il corteo dei Magi percorre il borgo antico. Info: www.compagniadelmulino.it 5 gennaio, Valenzano (Ba) - Puglia 8

Palio dai Pignarulârs

Corteo in costume medievale e Palio finale. Info: www.comune.tarcento.ud.it 6 gennaio, Tarcento (Ud) - Friuli 9

Seradis Nostranis

Presepe vivente e degustazioni. Info: tel. 0432981441 6 gennaio, Gemona del Friuli (Ud)
 10

Sagra della Ricotta

Degustazioni di ricotta fresca, moffulette, cannoli. Info:www.comunedisantangelomuxaro.it 6 gennaio, Sant’Angelo Muxaro (Ag) Sicilia 34 viedelgusto.it

13

40 39 19

12 38

Il Re è crudo

Festeggia il 50mo anniversario. Info: www.apt.frosinone.it/Acquafondata.html 6 gennaio, Acquafondata (Fr) - Lazio

21 17

36

43 34

Degustazione del Vallée d‘Aoste Jambon de Bosses. Info: www.regione.vda.it 4 gennaio, Saint-Rhémy-En-Bosses (Ao) Val d’Aosta 4

31

15

41

Gli abitanti agitano oggetti rumorosi per scacciare le streghe. Info:
tel. 0761456810
 3-5 gennaio, Gradoli (Vt) - Lazio 3

8

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29

32 30 11

11

Pasquella

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Gli anziani intonano canti popolari per il paese. Info: www.regione.marche.it 6 gennaio, Recanati (Mc) - Marche

27 37 2

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La Befana vien di giorno e di notte… Raduno “delle befane e dei befani”e mercato enogastronomico. Info: www.befanaraduno.it 6 gennaio, Fornovo Taro (Pr) Emilia Romagna 13

1

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Festa del Broccoletto

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Brocoletti di nicchia presso produttori e fruttivendoli locali. Info: www.prolococustoza.it 6-9 gennaio, Custoza (Vr) - Veneto

18

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Carnevale storico della Coumba Freida Si ispira al passaggio di Napoleone attraverso il Gran San Bernardo. Info: www.gransanbernardo.net 8 gennaio, Ollomont (Ao) - Val d’Aosta 15

I canunsei de Sant’Antone

Sagra dei casoncelli con ristoranti aderenti.Info: www.comune.castelcovati.bs.it 8-17 gennaio, Castelcovati (Bs) Lombardia

A tavola con la sopressa

Il salame tipico è proposto nei piatti a tema dei ristoranti. Info: www.vicenzaqualita.org dal 14 gennaio, Vicenza (Vi) - Veneto

Fioritura del biancospino

Celebra la miracolosa fioritura del 1324. Info: www.gualdo.tadino.it   14-15 gennaio, Gualdo Tadino (Pg) Umbria 24

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La Piazza del Radicchio

Promuove i radicchi del territorio padovano. Info: www.comune.padova.it 15-17 gennaio, Padova - Veneto 20

Matrimonio contadino

16 Festival internazionale di scultura gelata

Rappresentazione di antichi usi e costumi. Info: 0471706333 16 gennaio, Castelrotto (Bz) Trentino Alto Adige

Sculture create con blocchi di neve fresca compressa. Info: www.tures-aurina.com 9-14 gennaio, Cadipietra (Bz) Trentino Alto Adige

I viticoltori locali celebrano il loro passito. Info: www.comune.breganze.vi.it 16 gennaio, Breganze (Vi) - Veneto

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Prima del Torcolato

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Festa delle Panarde

Cena devozionale dedicata a Sant’Antonio. Info: tel. 0863949117 16 gennaio, Villavallelonga (Aq) Abruzzo 23

Festa delle farchie

Spettacolo di luci con musica, vino e cibi tradizionali. Info: www.comunefarafiliorumpetri.it 16 gennaio, Fara Filiorum Petri (Ch) Abruzzo 24

Festa di Sant’Antonio Abate

Evento liturgico con accensione di falò. Info: www.comune.fluminimaggiore.ca.it 16 gennaio, Carb Fluminimaggiore, (Ci) Sardegna 25

La maschera del Diavolo

Personaggi mascherati da diavoli organizzano un banchetto. Info: www.turismo.provincia.campobasso.it 17 gennaio, Tufara (Cb) - Molise

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I Fuochi di Sant’Antonio

I fuochi segnano l’inizio del carnevale. Info: www.turismo.provincia.campobasso.it 17 gennaio, Colletorto (Cb) - Molise 27

Carnevale Storico

Due gli eventi: il bove finto e i vlurd. Info: www.comune.offida.ap.it dal 17 gennaio, Offida (Ap) - Marche 28

Sagra del maiale

Stand enogastronomici con degustazione gratuita. Info: www.comune.fagnanocastello.cs.it 19-20 gennaio, Fagnano Castello (Cs) Calabria 29

Sagra della polenta e bisò

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Arte Fiera Art First

200 gallerie in fiera ed eventi in città. Info: www.artefiera.bolognafiere.it
 

 28-31 gennaio, Bologna Emilia Romagna 39

Festa della Merla

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Pane e…

Golosaneve

Percorso enogastronomico con le “ciaspole”. Info: www.visitrovereto.it 22 gennaio, Altopiano di Brentonico
(Tn) Trentino Alto Adige

Sagra del neccio

Sagra del Baldon

Dedicata al tipico dolce preparato con sangue di maiale. Info: www.comune.bredadipiave.tv.it 29-30 gennaio, Breda di Piave (Tv) Veneto 41

Sagra del Salam ‘d patata,

Celebra il salume con parti di suino e patate. Info: www.comune.settimorottaro.to.it 29-30 gennaio, Settimo Rottaro (To) Piemonte 42

Sagra delle “pallottole”

Protagonista la tipica frittatina di farina di castagne. Info: 057981739 23 gennaio, Cantagallo (Po) Toscana

Offerte le crocchette di patate cucinate dalle donne del paese. Info: www.sanleucionline.it 30 gennaio, San Leucio (Ce) Campania

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Ciaspolata nelle valli toiranesi

Gita con le ciaspole alla ricerca di grotte. Info: www.ggcaisavona.it 23 gennaio, Toirano (Sv) Liguria 34

Fiera di San Sebastiano

Esposizione di merci varie sul lungomare. Info: tel. 0185230346 23 gennaio, Rapallo (Ge) Liguria 35 10

Processione dell’Illuminata

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La statua del patrono è portata per le vie della città. Info: www.comune.trevi.pg.it 27 gennaio, Trevi (Pg) - Umbria

Si gustano specialità tipiche. Info: www.comune.annoneveneto.venezia.it 28-31 gennaio, Annone Veneto (Ve) Veneto

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I giorni della merla

Sulle rive opposte dell’Adda, i cori si chiamano con un canto tradizionale. Info: www.apt.lodi.it 26-31 gennaio, Lodi - Lombardia

Ottima polenta ai ferri accompagnata da un buon bisò (vin brulè). Info: www.comune.solarolo.ra.it 18 gennaio, Solarolo (Ra) Emilia Romagna

…mortadella di Prato, salumi di cinta, olio e miele. Degustazione su prenotazione. Info: tel. 057424112 20 gennaio, Prato (Po) Toscana

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Festa di San Paolo

Offerto il piatto tipico “carr’e cogghju e fodda”, vino e dolci sardi. Info: www.aglientu.it 25 gennaio, Aglientu (Ot) Sardegna

Sagra del Polentone

Distribuzione della polenta con frittata di merluzzo, cipolle e uova. Info: www.prolocoponti.com 30 gennaio, Ponti (Al) Piemonte 44

Fiera di Sant’Orso

Artigianato, gastronomia e Veillà notturna. Info: www.regione.vda.it 30-31 gennaio, Aosta Val d’Aosta 45

Scasada del Zenerù

Giovani con oggetti rumorosi scacciano l’inverno per le vie della città. Info: www.comune.ardesio.bg.it 31 gennaio, Ardesio (Bg) - Lombardia 35


etichette illeggibili

inchiesta

Etichette, che caos Per Legge le indicazioni riportate sui prodotti alimentari dovrebbero aiutare il consumatore a non cadere negli inganni. Nella pratica, leggere correttamente le informazioni è quasi impossibile. Ecco i consigli degli esperti per capire la scala dâ&#x20AC;&#x2122;ordine degli ingredienti, scoprire il valore dei conservanti e lâ&#x20AC;&#x2122;importanza degli additivi di Luca Borghi 38 viedelgusto.it


In nome della Legge: «L’etichettatura, la presentazione e la pubblicità di un prodotto alimentare non devono indurre in errore l’acquirente sulle effettive caratteristiche, qualità, composizione e luogo di origine del prodotto stesso». Fin qui è tutto chiaro. Ma alle buone intenzioni non fa seguito la pratica. Leggere correttamente l’etichetta di ciò che finisce sulle nostre tavole è, infatti, roba da esperto leguleio. Un ginepraio. Sia per il consumatore, costretto a intuire la scala d’ordine degli ingredienti e le sigle chimiche di conservanti; sia per i produttori che quell’etichetta devono comporla a norma di una legislazione macchinosa eppure in continua evoluzione. Pena, salassi amministrativi e merci sequestrate. Insomma, a conti fatti la «medicina» rischia di fare più danni della malattia. Tant’è che perfino gli esperti ci mettono in guardia. «Cari consumatori, scegliete quando potete i prodotti che hanno la lista di ingredienti più breve. Acqua, farina e sale possono bastare per il pane. Se la lista si allunga troppo, stiamoci attenti».

Occhio ai messaggi ingannevoli Le regole su etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari tendono ad essere più o meno analoghe in tutti i Paesi dell’Unione europea. Ma deve essere chiaro il concetto di fondo: l’etichettatura è l’insieme delle indicazioni riportate non solo sulla «striscia» apposta sulla confezione, ma anche e soprattutto sull’imballaggio o sul dispositivo di chiusura. Detto ciò, occhio ai messaggi ingannevoli. Almeno sotto questo profilo, la Legge è chiara: «l’etichetta non deve evidenziare caratteristiche come particolari, quando tutti i prodotti alimentari analoghi le possiedono; attribuire all’alimento proprietà atte a prevenire, curare oppure guarire malattie, nè accennare proprietà farmacologiche». «Molte forme di pubblicità insidiose ed ingannevoli - spiega il professor Jacques De Frin, uno dei massimi esponenti del diritto alimentare comunitario - si concretizzano aggiungendo in etichet-

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etichette illeggibili inchiesta

ta delle aggettivazioni roboanti che esaltano indebitamente un prodotto. Alcuni esempi: genuino per un formaggio, naturale per un miele. Come se fosse lecito produrre le corrispondenti tipologie con adulterazioni o metodi artificiali. I consumatori devono sapere che non si può indicare in etichetta che una grappa fa digerire o qualificare un miele come iperenergetico, indicatissimo nello sport e nel superlavoro».

L’elenco degli ingredienti Per capire fino in fondo cosa acquistiamo, dobbiamo giocoforza partire dal concetto - tutto italiano da ufficio complicazioni affari semplici - di denominazione di vendita. Un «marchio» simbolico per definire l’insieme delle disposizioni che disciplinano il prodotto o il nome consacrato da usi e consuetudini o una descrizione della merce. Bene: tutto ciò non può essere sostituito da un nome di fantasia o da un marchio di fabbrica. Come dire: il pane è pane, il vino è solo vino. Chiarito (se ce ne fosse stato bisogno) il fatto che un prodotto non può essere spacciato per un altro, passare alla lettura dell’elenco degli ingredienti è come finire in un frullatore. «La composizione della scala dell’ingredientistica - continua il professor De Frin - dovrebbe essere il punto fondante dell’etichetta. Invece… Invece, il consumatore è lasciato in balìa di se stesso quando prova a leggere quell’elenco misterioso e scritto in caratteri talmente piccoli da risultare, a volte, illeggibili. Proviamo, dunque, a fare un po’ di ordine. Gli ingredienti devono essere riportati in ordine di quantità decrescente. Anche se gli ingredienti non vengono espressi in punti percentuale, l’elencazione dovrebbe essere spiegata per essere portatrice di utili informazioni per individuare la presenza di sostanze più o meno gradite, per effettuare un confronto fra prodotti analoghi o per capire, dalla posizione che un componente occupa, se un alimento ha un certo sapore perchè contiene quella sostanza o solo l’aroma».

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La Legge non aiuta il consumo consapevole Il fatto che la stragrande maggioranza dei consumatori vorrebbe conoscere l’origine degli alimenti che acquista è fuori ombra di dubbio. Che in etichetta ci sia una marca italiana non significa nulla perché, senza alcun obbligo di specificazione, un olio extra vergine d’oliva potrebbe essere turco o tunisino, una polpa di pomodoro greca e così via. Per quanto riguarda l’Italia, la cronistoria legislativa è abbastanza recente. Dapprima, l’articolo 8 della Legge n. 57/2001 ha previsto l’emanazione di un Decreto legislativo per la «promozione dell’etichettatura dei prodotti alimentari destinati come tali al consumatore finale, con particolare riferimento a quelli d’origine animale, al fine di garantire la sicurezza e la qualità e di consentire la conoscenza della provenienza della materia prima». Il Decreto di attuazione, però, non è mai uscito. Anche il successivo Decreto legislativo n. 181/2003 ha previsto l’emanazione di un Decreto ministeriale per stabilire quando l’indicazione dell’origine è obbligatoria, ma anche in questo caso non è mai stato pubblicato. Da ultima, la Legge n. 204/2004 contiene una disposizione assai più ampia, perché prevede l’indicazione obbligatoria dell’origine su tutti i prodotti alimentari trasformati e non trasformati, «al fine di consentire al consumatore finale di compiere scelte consapevoli». Il principio è


Nel 1992, il Decreto 109 ha reso obbligatorie le seguenti indicazioni: nome del prodotto, elenco degli ingredienti, quantitativo, termini di scadenza, azienda produttrice, lotto di appartenenza, modalità di conservazione giusto, ma non mancano le difficoltà: infatti, solo per i prodotti costituiti da uno o due ingredienti l’indicazione è relativamente semplice, ma non sempre. Per esempio, la farina o la polenta sono fatte con grano o mais che possono provenire da silos di grossisti in cui sono mischiati prodotti di diversa provenienza. Per quanto riguarda i prodotti trasformati contenenti più ingredienti, la Legge stabilisce che sull’etichetta va indicata «la zona di coltivazione o di allevamento della materia prima agricola utilizzata prevalentemente nella preparazione o nella produzione». Dovrebbe essere quindi indicata la provenienza del primo ingrediente che figura nell’elenco. Ci sono, però, dei prodotti, come ad esempio i gelati, che contengono una ventina di ingredienti e per il consumatore non ha senso sapere da dove proviene il primo. Non ha senso neanche sapere da dove viene il primo ingrediente quando si tratta di grassi idrogenati (per esempio, in una salsa), di acqua (una bibita) o di altra sostanza particolare. Ciò non toglie che questi problemi potrebbero essere risolti con diverse eccezioni o limitazioni oppure, come si è fatto finora, con una lista “positiva” degli alimenti soggetti all’obbligo, procedendo però con più rapidità, per garantire al consumatore una scelta consapevole.

Tra gli ingredienti sono compresi gli additivi, sostanze chimiche per lo più prive di valore nutrizionale, che hanno lo scopo di garantire la conservazione o di conferire particolari caratteristiche agli alimenti. Alcuni additivi (coloranti, conservanti, antiossidanti, emulsionanti, addensanti) vengono designati con il nome della categoria, cui segue il nome specifico o il corrispondente numero CEE (ad esempio: antiossidante uguale acido L-ascorbico o E 300). Un bel groviglio di informazioni a cui i più non riescono a dare il giusto peso. Per non parlare delle cosiddette sostanze aromatizzanti che vengono indicate in etichetta come aromi naturali o aromi. Questi ultimi, sottolineiamo noi, sono di origine sintetica.

Pane e pasta: il caos «Come acquirenti siamo sempre più sensibili - dice il professor Nicola Villanova, dirigente e medico del servizio malattie del metabolismo del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna -. L’unica arma che abbiamo per sapere davvero cosa stiamo acquistando è l’etichetta, sulla quale devono - dovrebbero - essere riportate tutte le informazioni necessarie ad un acquisto consapevole. La tracciabilità degli alimenti è un dato acquisito soprattutto per le carni. La Legge impone ad allevatori e aziende che commercializzano il trasformato di indicare in maniera precisa il percorso di filiera. Ma non è altrettanto obbligatorio, né così chiaro, ciò che deve essere fatto quando si tratta di pane e pasta. Infatti, anche se il panettiere deve esporre gli ingredienti di ciò che vende, non altrettanto obbligatorio è posizionarlo esattamente sul tipo di pane al quale fanno riferimento. E non solo. L’obbligo riguarda l’elenco degli ingredienti in generale e non la loro provenienza. Le farine, ad esempio. Le etichette del pane non devono dichiarare dove è stato coltivato il grano che può essere acquistato ovunque e, quindi, essere anche modificato, quando non si parla di biologico ovviamente».

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etichette illeggibili inchiesta 1 Quando acquista un prodotto alimentare quante volte legge/fa caso alla sua etichetta?

Le indicazioni in etichetta non convincono gli italiani Lo studio ha lo scopo di determinare alcune evidenze empiriche relative al «grado di attenzione e fiducia del consumatore verso le etichette dei prodotti alimentari». A questo proposito è stata realizzata un’indagine finalizzata a determinare la frequenza con cui il consumatore legge/nota le etichette sui prodotti alimentari; stimare il grado di conoscenza/familiarità con i vari elementi presenti sulle etichette; valutare l’importanza attribuita alle informazioni che sono riportate sulle etichette ed infine, verificare la conoscenza e il rapporto dei consumatori con la dieta mediterranea. Per raccogliere le informazioni è stato realizzato un questionario formato da 16 domande somministrato ad un campione casuale di 200 consumatori residenti in diverse regioni del Paese. Le interviste sono state realizzate attraverso due metodologie: 1 - interviste face to face (all’uscita di punti vendita della Gdo) 2 - interviste telefoniche Il campione è formato in leggera prevalenza (54%) da donne rispetto agli uomini, con una concentrazione nella fascia di età compresa tra i 24-35 anni. Per quanto riguarda il grado di istruzione, il 90% dei consumatori presenta un livello culturale medio-alto, mentre è responsabile abituale degli acquisti il 71% degli intervistati. Il campione è costituito da 62 consumatori residenti in Calabria, seguita da Toscana (38), Sicilia (30) e un numero via via decrescente di altre regioni di Italia; infine il nucleo familiare maggiormente presente (48%) è composto da 3 persone. Il primo quesito posto agli intervistati ha assolto alla funzione di domanda filtro, consentendo uno screening iniziale, evitando di proseguire l’intervista con i non laber user. Dall’analisi preliminare dei dati emerge, in maniera evidente, che l’etichettatura dei prodotti alimentari rappresenta per i consumatori un elemento decisivo ai fini della scelta dei prodotti da consumare. Infatti il 96% degli intervistati ha dichiarato di leggere l’etichetta, anche se con differenti livelli di frequenza. I non laber user costituiscono solo il 4% del campione e giustificano il loro comportamento affermando che non hanno nessun 42 viedelgusto.it

2 Perché MAI?

3 Pensando ai seguenti prodotti, che importanza dà alle informazioni che trova sull’etichetta.

Dia un voto da 1 = assolutamente NON importante a 10 = informazioni fondamentali per la scelta del prodotto

interesse nel leggere le etichette e soprattutto hanno molta fiducia nelle marche dei prodotti che acquistano. È stato chiesto ai 192 intervistati di indicare l’importanza che attribuiscono alle informazioni presenti sulle etichette di alcuni prodotti, esprimendo una voto che va da 1 (assolutamente non importante) a 10 (informazioni ritenute fondamentali per scegliere quel prodotto). Le etichette da valutare riguardavano i seguenti prodotti: pasta, carne, pesce, formaggio, vino, olio, pomodoro e frutta.

Le valutazioni si sono concentrate tra 8 e 10 per tutte le etichette considerate. In particolare, il voto medio più basso è stato assegnato alla pasta (6,33), mentre il voto medio più alto è quello della carne (8,27). La valutazione attribuita alle altre etichette è stata intermedia alle precedenti: pesce (8,15), formaggio (7,03), vino (6,96), olio (7,58), pomodoro (6,65) e frutta (6,93). Come evidenziato nel grafico, l’etichetta del pesce è quella a cui il 48% degli intervistati attribuisce un voto 10, evidenziando una certa diffidenza nei confronti del pesce acquistato nei supermercati.


4 Perché legge l’etichetta?

5 Lei, come consumatore, si ritiene soddisfatto delle informazioni e delle spiegazioni

che trova sulle etichette dei prodotti alimentari?

6 Cosa manca per essere soddisfatti?

Per quanto riguarda le motivazioni che spingono i consumatori a leggere le etichette, è stato chiesto loro di indicare due motivi tra una lista. La maggioranza ha dichiarato di leggerle prevalentemente per conoscere gli ingredienti (circa il 57%). Tuttavia c’è una buona parte degli intervistati che dichiara di leggerle perché interessata ad acquistare un prodotto italiano (circa il 41%) o perché desidera conoscere il luogo di confezionamento (40%). Un 36% sostiene invece di essere fortemente interessato alle proprietà nutrizionali e salutistiche dei prodotti che acquista.

In relazione alla percezione delle etichette alimentari, in termini di sufficienza, chiarezza, verità e utilità di informazioni, oltre il 57% degli intervistati dichiara di riuscire a trovare quasi sempre le informazioni che ritiene necessarie, mentre non vi è accordo tra chi ritiene che è sempre facile riuscire ad interpretare le informazioni contenute nell’etichetta (57%) e chi invece è meno d’accordo con questa affermazione (43%). In relazione all’affermazione circa la veridicità delle informazioni indicate sulle etichette, il 52% si dichiara poco d’accordo, mentre

L’etichettatura rappresenta per i consumatori un elemento decisivo ai fini della scelta dei prodotti ma circa la veridicità delle informazioni indicate sulle etichette, il 52% si dichiara poco d’accordo il 34% dei rispondenti dichiara di essere abbastanza d’accordo. Il 47% degli intervistati è abbastanza d’accordo con l’affermazione che solo alcune informazioni sono veramente utili, mentre altre possono essere considerate superflue e di utilità poco limitata. Infatti il 35% ritiene che la maggior parte delle informazioni abbiano solo finalità pubblicitarie. Sempre per definire il grado di conoscenza dei vari elementi presenti sulle etichette, si è investigato sulla familiarità con i diversi marchi che connotano la qualità dei prodotti agroalimentari, con particolare riferimento alle sigle che contraddistinguono i prodotti ad indicazione geografica tipica (Igp, Stg, Doc, Dop) ed infine è stata inserita anche la sigla del Commercio Equo&Solidale CEeS. A questo proposito sono state rivolte agli intervistati due domande: la prima per capire se avessero almeno una conoscenza superficiale delle sigle proposte, con la seconda si è investigato sulla conoscenza effettiva delle sigle. Alla prima domanda «Mi sa dire quale di queste sigle conosce?», gli intervistati hanno risposto in modo omogeneo. Infatti il 91% conosce la sigla Doc, l’80% conosce la Dop e solo il 56% conosce la sigla Igt; mentre quasi nessuno la sigla CEeS (97%). Nella seconda domanda, che ha messo in difficoltà molti degli intervistati, è stato chiesto di spiegare (per le sigle conosciute) il significato delle singole parole che le compongono. Solo il 54% conosce esattamente il significato delle iniziali Doc contro il 90% che conosceva la sigla sommariamente, e il 46% degli intervistati non le conosce o dà una risposta sbagliata. Il 40% dei 192 intervistati conosce esattamente la sigla Dop, il 38% abbozza delle risposte sbagliate e il restante 22% non risponde. Per le sigle Igp e Igt il risultato è molto simile. Maria Cristina La Gamba

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etichette illeggibili inchiesta

Quando l’etichetta è figlia del marketing Tornando alle etichette in generale, il professor Villanova descrive le linee guida di lettura svelando anche qualche “trucco” dell’industria alimentare che, pur restando a norma di Legge, dà spesso informazioni che possono risultare ambigue. La lista degli ingredienti, la tabella nutrizionale, i termini di scadenza, le modalità di conservazione e la provenienza del prodotto presenti sull’etichetta sono regolamentate per Legge dal 1982. Nel 1992 un Decreto, il 109, ha rese obbligatorie tutte le seguenti indicazioni: nome del prodotto; elenco degli ingredienti; quantitativo (peso netto/peso sgocciolato); termini di scadenza; azienda produttrice; lotto di appartenenza; modalità di conservazione e eventualmente utilizzo. «Per quanto concerne gli ingredienti - spiega Villanova -, l’ordine in cui appaiono in etichetta non è casuale ma è decrescente in relazione al peso, quindi il primo è quello quan-

Come riconoscere i senza glutine I prodotti alimentari costituiti o contenenti uno o più ingredienti ricavati da frumento, segale, orzo, avena o da loro varietà incrociate, lavorati per ridurre il contenuto di glutine, dovranno contenere nel prodotto finito un livello di glutine non superiore a 100 milligrammi per chilo, riportando in etichetta la dicitura «con contenuto di glutine molto basso». Lo ha stabilito il Regolamento CE n. 41/2009, del 20 gennaio 2009, per uniformare in tutta Europa la disciplina degli alimenti che, a

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causa del glutine, provocano intolleranze nei consumatori. Se, invece, il glutine non supera i 20 milligrammi per chilo, gli alimenti potranno riportare la dicitura «senza glutine». Se i prodotti alimentari contengono sia ingredienti che sostituiscono il frumento, la segale, l’orzo, l’avena o le loro varietà incrociate sia ingredienti ricavati da tali cereali lavorati per ridurne il contenuto di glutine, riporteranno in etichetta la dicitura con «contenuto di glutine molto basso» oppure «senza glutine», a

seconda che il contenuto del glutine nei prodotti sia inferiore a 100 mg/kg o inferiore a 20 mg/kg. Il Regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. In pratica si applica a decorrere dal 10 gennaio 2012. I prodotti alimentari che al momento dell’entrata in vigore del Regolamento sono già conformi alle disposizioni del Regolamento stesso possono tuttavia essere commercializzati all’interno della Comunità.

Tra gli ingredienti indicati in etichetta ci sono gli additivi, sostanze chimiche prive di valore nutrizionale che sono aggiunte agli alimenti per conservarli o conferirgli caratteristiche particolari; questi ingredienti sono classificati a seconda della funzione e sono identificati da un numero e da una lettera


«Basta con i prodotti anonimi» titativamente più rappresentato e via via seguono gli altri. Non solo: la Legge stabilisce anche che un’etichetta non deve mai indurre in errore sulle caratteristiche del prodotto, sulla sua natura, origine e qualità in quanto, non bisogna dimenticarlo, quando si parla di etichette si intende tutta la confezione. In questo senso se sulla confezione si sostiene «fa bene a….» sarà obbligatorio inserire dati che chiariscano in che modo fa bene (quindi dovrà comparire l’etichetta nutrizionale) e se l’immagine di marketing è molto suggestiva è d’obbligo chiarire che l’immagine è «solo a titolo esplicativo». Scorrendo tutti gli ingredienti verso il fondo spesso si trovano gli additivi, sostanze che vengono aggiunte al cibo per conservarlo, dare più gusto o dargli un’immagine più accattivante attraverso le colorazioni. Non tutti sono totalmente innocui e sempre non hanno valore nutrizionale. Sono classificati a seconda della funzione, ad esempio antiossidante o antimicrobica, e sono identificati da un numero e da una lettera: la lettera E indica che l’additivo in questione è riconosciuto e permesso in tutti i Paesi dell’Unione europea, il numero ne definisce la categoria - ad esempio E1… colorante, E3… antiossidante».

Scoprire gli allergeni «Un altro dei pericoli nascosti - sottolinea il professor Villanova - sono gli allergeni. Le etichette devono contenere il nome completo dell’ingrediente proprio per evitare le allergie. Una noce non può essere solo noce, ma deve essere indicato anche il tipo, ad esempio noce di macadamia. Comunque, ci sono anche gli allergeni nascosti: l’ingrediente latte, che può essere citato anche solo così, può contenerne.Anche l’olio vegetale, presente in moltissime composizioni, non definisce di che vegetale sia fatto. La cosa più ovvia da pensare è che se il vegetale non è citato è perché quello usato non è di miglior qualità. Se l’olio è fatto con le olive nessuna etichetta dimenticherà di dirlo».

«Con l’entrata in vigore, a livello comunitario, dell’obbligo di indicare sull’etichetta l’origine dell’olio di oliva, si apre la strada all’etichettatura trasparente per tutti i prodotti alimentari ancora anonimi, dal latte a lunga conservazione ai formaggi, dalla carne di maiale a quella di agnello, dai succhi di frutta alle salse vegetali». È quanto ha affermato il Presidente della Coldiretti, Sergio Marini, subito dopo l’entrata in vigore, a partire dal primo luglio 2009, del Regolamento (CE) n. 182 del 6 marzo 2009, che obbliga ad indicare in etichetta la provenienza delle olive impiegate per produrre l’olio vergine ed extravergine di oliva in commercio. «Con la svolta dell’Unione europea ha sottolineato Marini - cadono finalmente gli ostacoli alle norme già esistenti in Italia e alle iniziative del Governo e del Parlamento a sostegno dell’obbligo di indicare il luogo di origine e provenienza della materia prima agricola utilizzata per tutti gli alimenti. È importante che l’Italia, leader nella qualità alimentare, sia promotrice in Europa di una normativa più attenta alla trasparenza degli alimenti, per favorire i controlli e consentire ai cittadini di fare scelte di acquisto consapevoli. Con l’impegno degli ultimi anni, la Coldiretti è riuscita a ottenere l’obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele, latte fresco, pollo, passata di pomodoro ed olio extravergine di oliva. Ma l’etichetta, per la metà della spesa, resta ancora anonima. Garantire la trasparenza dell’informazione in etichetta significa anche saper difendersi dagli inganni a tavola, dove vengono spacciati come Made in Italy cibi ottenuti da allevamenti e coltivazioni estere: tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri, mentre la metà delle mozzarelle in vendita sono fatte con latte (o addirittura cagliate) provenienti dall’estero».

Il Presidente della Coldiretti, Sergio Marini, ritiene che l’etichettatura dei prodotti alimentari sia necessaria per difendersi dagli inganni a tavola

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etichette illeggibili inchiesta

Le indicazioni da non sottovalutare È importante controllare la quantità netta contenuta nell’unità di vendita, rapportandola al prezzo, per non avere da grandi confezioni piccole sorprese. Da non perdere mai di vista, il termine minimo di conservazione o la data di scadenza. La dicitura «Da consumarsi preferibilmente entro il...» è la data di preferibile consumo (o termine minimo di conservazione) fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue specifiche proprietà in adeguate condizioni di conservazione. «Da consumarsi entro il...» è, invece, il termine perentorio entro il quale il prodotto deve essere consumato ed è obbligatorio per i prodotti altamente deperibili dal punto di vista microbiologico. L’alimento non può assolutamente essere posto in vendita dopo tale data di scadenza. Il termine minimo di conservazione e la data di scadenza restano validi se il prodotto è adeguatamente conservato (in ambienti adatti, alle temperature previste, lontano da fonti di calore, in luoghi asciutti): in caso contrario i processi di alterazione possono essere sensibilmente accelerati e l’alimento potrà risultare avariato anche molto prima di quanto previsto.

Il nome e la sede del produttore o del confezionatore Tramite l’etichetta il consumatore può conoscere il nome e la sede del fabbricante o del confezionatore o del venditore di un alimento. A volte il nome dell’operatore è sostituito da un marchio depositato. Va sempre indicata la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento. Idem per il numero di identificazione del lotto. La dicitura che consente di identificare il lotto di appartenenza di un prodotto è leggibile sulla confezione in forma di numero a più cifre o in forma alfanumerica ed

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Da non perdere mai di vista, il termine minimo di conservazione e la data di scadenza che restano validi solo se il prodotto è adeguatamente conservato; in caso contrario i processi di alterazione possono essere accelerati e l’alimento può risultare avariato molto prima di quanto previsto

L’etichetta con l’origine sulle tavole degli italiani Cibi con indicazione di provenienza

Cibi senza indicazione di provenienza

• Carne di pollo e derivati • Carne bovina • Frutta e verdura fresche • Uova • Miele • Passata di pomodoro • Latte fresco • Pesce • Extravergine di oliva

• Pasta • Carne di maiale e salumi • Carne di coniglio • Frutta e verdura trasformata • Derivati del pomodoro diversi da passata • Latte a lunga conservazione • Formaggi non Dop • Derivati dei cereali (pane, pasta) • Carne di pecora e agnello


La carta d’identità delle uova

Paese di produzione

2IT001VR036

Comune dell’allevamento Allevamento di deposizione Provincia di appartenenza

Occhio al codice Tipologia di allevamento delle galline

è preceduto dalla lettera L. Altre volte questa iscrizione è sostituita dal giorno e dal mese del termine minimo di conservazione o dalla data di scadenza. I prodotti contraddistinti dal medesimo numero di lotto hanno le stesse caratteristiche. Il lotto può essere utile per l’individuazione delle partite non conformi, da ritirare dal commercio. Le modalità di conservazione e utilizzazione, le istruzioni per l’uso, il luogo di origine o di provenienza sono menzioni obbligatorie solo se è necessaria l’adozione di particolari accorgimenti in funzione della natura del prodotto o, per alimenti di uso non comune, è indispensabile specificarne le modalità di impiego.

Allevamento biologico identificato con il codice “0” Le galline possono razzolare liberamente all’interno e all’esterno di capannoni, su un terreno ricoperto da vegetazione e coltivato con metodo biologico. Le galline sono alimentate con cibi biologici, integrati al massimo con un 20% di mangimi convenzionali. Allevamento all’aperto identificato con il codice “1” Le galline possono razzolare all’aperto per alcune ore al giorno in un ambiente esterno protetto dal contatto con altri animali. Le uova di questo tipo di allevamento possono essere deposte sul terreno o nei nidi. La densità all’esterno di questo allevamento sono di 1 gallina ogni 4 mq.

Allevamento a terra identificato con il codice “2” Le galline vengono allevate in capannoni all’interno dei quali possono muoversi liberamente ma non hanno accesso all’esterno. Le uova sono deposte su terreno o sui nidi. La densità di questo allevamento è di 4 galline per 1mq. Allevamento in gabbia identificato con il codice “3” Le galline sono rinchiuse in gabbie disposte in file da 4 a 6, all’interno di capannoni chiusi, con ventilazione forzata e luce artificiale. La densità di questi animali è di circa 16-18 galline per metro quadrato. Le uova sono deposte su un nastro trasportatore che automaticamente le raccoglie.

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indagine

di Saro Trovato

Le etichette, un rebus per gli italiani Le reputano importanti, ma non sanno leggerle perché troppo piccole o perché contengono termini incomprensibili. È il caso degli additivi alimentari come lo xilitolo, scambiato per una marca di chewingum, o della lecitina di soia, che si trasforma in tessuto

Per l’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) sono uno strumento abusato, tanto da spingerla a bocciare la maggior parte dei messaggi contenenti funzioni benefiche, mentre per gli italiani si rivelano un vero e proprio rebus. Parliamo delle etichette dei prodotti alimentari che ogni giorno riempiono il carrello della spesa. È appena un consumatore su dieci, infatti, a prestare sempre la massima attenzione all’etichetta (9%) mentre ben il 34% ammette di non guardarla quasi mai. Le motivazioni? Diciture minuscole (53%), nomi incomprensibili (67%), nessuno strumento a disposizione per poterla leggere nel modo adeguato (48%): eppure solamente due italiani su dieci non la ritengono fondamentale prima di acquistare un prodotto (19%). È quanto emerge dall’indagine condotta da Metacomunicazione su 1300 uomini e donne italiani, di età compresa tra 18 e i 65 anni, a cui è stato chiesto un parere sulle etichet48 viedelgusto.it

te alimentari e una verifica sulla conoscenza di alcuni additivi alimentari. E se il 51% dei consumatori dichiara di non comprendere assolutamente nulla, la lettura dell’etichetta, quelle rare volte che viene effettuata, è generalmente superficiale (29%) e ruba al massimo pochi istanti (27%). E gli additivi alimentari che compaiono sulle etichette? Secondo gli italiani servono a rendere più belli gli alimenti (63%), a cambiarne le qualità (58%) piuttosto che per conservare a lungo i prodotti (45%) o per alterarne le caratteristiche (29%). E così la “destrina” da addensante si trasforma in un modo per definire un partito politico, la “lecitina di soia” da emulsionante diviene un tessuto ricavato dal particolare legume, lo “xilitolo” una marca di chewingum invece di un dolcificante e la “gomma di guar” uno speciale tipo di pneumatico. Più che un rebus, per gli italiani l’etichetta sembra dunque scritta in un’altra lingua.


1 Quanto spesso le capita di soffermarsi sull’etichetta prima di acquistare un prodotto alimentare?

In relazione agli additivi alimentari: quali sono gli errori più comuni che compiono gli italiani?

Quasi mai

34%

Non so/Dipende

28%

La “Lecitina di soia” è:

Talvolta

16%

Il seme della soia

Spesso

13%

Sempre

9%

2 (Se sì) Quanto tempo dedica alla lettura dell’etichetta?

Un particolare olio Un emulsionante Altro Un tessuto ricavato dalla soia

Il “Mannitolo” è:

30% 29% 24% 9% 8%

La “Formaldeide” è:

32%

È una lettura superficiale

29%

Una colla

Pochi istanti

27%

Anche alcuni minuti

23%

Una sostanza per preservare gli indumenti 25% negli armadi

Il necessario per leggere tutto

19%

Altro/non so

2%

Un conservante Un intruglio chimico Altro

20% 18% 5%

Un tipo speciale di pneumatico

Uno strumento ginnico Altro Un anti-agglomerante/dolcificante Una persona manesca

Un gelificante Un animale Il petto dei volatili Altro Un pettine particolare

Una sostanza che previene la carie

42% 19% 16% 12% 11%

67%

Una gomma pera cancellare

24%

Le scritte sono troppo piccole

53%

Un chewingum esotico

Un dolcificante

Non saprei come leggerla

48%

Non la reputo fondamentale

19%

17% 15% 13%

Altro/non so

7%

4 Si ritiene in grado di comprendere tutto quello scritto nell’etichetta? Assolutamente no, non comprendo nulla 51% Dipende dai casi

23%

Ne capisco davvero poco

17%

Ne capisco abbastanza

8%

Assolutamente sì, comprendo tutto

1%

Un emulsionante/dolcificante Un minerale Un utensile Altro

Un eroe greco Altro/Non so

La “Destrina” è:

Il “Sorbitolo” è: Una sostanza che combatte la carie

39% 27% 19% 8% 7%

31%

Non capisco cosa c’è scritto

Un addensante/stabilizzante

21% 13% 8%

La “Pectina” è:

Una marca di chewingum

Altro

32% 26%

Lo “Xilitolo” è:

La “Gomma di Guar” è:

3 (Se no) Come mai non legge l’etichetta? (risposta multipla)

Un artista rinascimentale

37%

Un modo per definire un partito politico

25% 24% 13% 1%

Un vezzeggiativo dialettale Una cantante Altro/Non so Uno stabilizzante/addensante

37% 22% 21% 17% 3%

5 Confronta mai le informazioni sulla confezione di un prodotto alimentare con gli ingredienti contenuti? Talvolta

30%

Mai

28%

Dipende dai prodotti

26%

Spesso

11%

Sempre

5%

6 Secondo lei, a cosa servono gli additivi alimentari? (risposta multipla) 63% 58% 45% Ad alterare le caratteristiche degli alimenti 29% Altro/Non saprei 21% A rendere più belli gli alimenti A cambiarne le qualità A conservare più a lungo i prodotti

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6Ă&#x160;, 

sempre in forma #AMPOD/ROSAS #ONTRADA3CUNCHIPANE 3CIACCA!G FAXWWWVILLAREALEIT


Cibo&Territorio 52

Il riso della savana biellese Storia e pregi della Dop Riso Baraggia che cresce nelle province di Biella e Vercelli

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Il prebuggiun ligure L’antenato del minestrone ha attraversato le tradizioni della regione resistendo al tempo

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Zafferano e Shiraz In Iran, alla scoperta della preziosa spezia e del vino cantato da Hafez

da pag. 68 Rubriche

• Olio • Carta della Pasta • Buono a tavola • Chef a scuola • Consumo responsabile • Cibo & blogger

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cibo&territorio

Il riso

della savana biellese Si chiama anche Baraggia, come la sua terra, e cresce nelle province di Biella e Vercelli in una distesa irrigata dalle acque che arrivano dal Monte Rosa. Tanti i suoi pregi, dai valori della tradizione come coltura centenaria alla Dop, lâ&#x20AC;&#x2122;unica in Italia per questo cereale di Fabio Alcini

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Percorrendo in auto, specialmente in primavera, le pianure del Vercellese e del Biellese, sembra di navigare in mezzo a due ali d’acqua che abbracciano la strada, con la rara compagnia di qualche airone che percorre, con battito d’ali potente ma placido, la distesa, a caccia di cibo. Una parte di questa distesa, quella più vicina alle prealpi biellesi in particolare, prende il nome di “Baraggia”, nota anche come “la savana del Biellese”. Si tratta di un territorio molto particolare, che sorge su un altopiano di origine glaciale con altitudine media di oltre trecento metri sul livello del mare, dal caratteristico aspetto “a savana”, irrigato dalle acque provenienti dal massiccio del Monte Rosa. Un’altra peculiarità del territorio è il riso che qui viene coltivato: l’unico riso Dop d’Italia, addirittura l’unico d’Europa insieme a quello spagnolo del delta dell’Ebro. Questa coltivazione occupa 25.000 ettari di terreno distribuiti su 28 comuni, e dà lavoro a 900 produttori agricoli. La Dop Riso Baraggia rappresenta il 6% della produzione nazionale di riso: la produzione annua nella Dop si attesta in media a un milione di quintali di riso grezzo, generando per il territorio un valore complessivo di circa 60 milioni di euro.

Lavoro antico Lavoro è una parola fondamentale, e quando si parla di riso, vengono subito in mente le mondine di “Riso amaro”. Oggi le mondine non ci sono (quasi) più, sostituite da potenti mietitrebbiatrici, che in un giorno fanno ciò che trenta mondine facevano in una settimana. Ma questo non è un insulto alla storia, che qui è tenuta ben presente. Non a caso, il riso è una coltura storica nella Baraggia: l’istituzio-

La Dop Riso Baraggia, che rappresenta il 6% della produzione nazionale di riso, genera per il territorio un valore complessivo di circa 60 milioni di euro. Grazie alla sua compattezza, questo riso si adatta a piatti di qualità molto alta, dalle minestre ai risotti, dalle insalate ai timballi e ai dolci

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cibo&territorio

L’incontro con il vino

Il riso di Baraggia è disponibile in diverse varietà, e questo rende più “sfuggenti” gli abbinamenti cibo-vino. È chiaro infatti non solo che riso nero e riso bianco hanno differenze, che Arborio e Balilla sono diversi, ma altresì che, in base all’uso che se ne fa, il riso si adatta ad accompagnare carne, pesce, risotti, timballi, insalate, insomma piatti dalle caratteristiche del tutto differenti, che richiedono vini differenti. Una regola buona quasi sempre è quella di cercare di abbinare il piatto con un vino dello stesso territorio da cui proviene il riso. Sebbene Biella non sia la più famosa delle province piemontesi per il vino (ma la concorrenza qui è davvero esagerata), la scelta di ottimi vini è piuttosto ampia. Un asso da giocarsi su più tavole è senza dubbio il Canavese Barbera, prodotto per l’85-100% con uve di Barbera e dal tasso alcolometrico di 10°: un vino robusto ma non pesante, di buon corpo che si adatta sia ai primi sia a qualche ricercato timballo. Se il piatto è robusto, per esempio un riso con un ricco sugo di cacciagione, magari seguito da piatti di carne rossa, si può provare l’ottimo Bramaterra, proveniente per il 70% da uve di Nebbiolo. Ma il vino più famoso e probabilmente di qualità più alta prodotto in provincia di Biella e Vercelli è l’Erbaluce, un bianco che a breve dovrebbe raggiungere la qualifica di Docg. A lui spetta di accompagnare il riso sia quando è servito con gli antipasti (per esempio sottoforma di arancini), sia quando è amalgamato con il pesce.

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Nel 1950 fu il Presidente Luigi Einaudi a firmare il decreto di costituzione del Consorzio di Bonifica della Baraggia Vercellese, oggi anche Biellese, che comprendeva 44.000 ettari di terreno di cui circa la metà destinati a risaia

nalizzazione dell’area produttiva ricompresa nella Dop ha anch’essa almeno un secolo di storia. Risale infatti al 1929 il regio decreto che delimitava l’esteso comprensorio della Baraggia Vercellese. L’unicità della Baraggia e del suo riso fu descritta per circa 50 anni nel “Giornale di Risicoltura” edito mensilmente dal 1912 al 1952. Nel dicembre del 1950 fu il Presidente Luigi Einaudi a firmare il decreto di costituzione del Consorzio di Bonifica della Baraggia Vercellese (oggi anche Biellese) che comprendeva 44.000 ettari di terreno di cui circa la metà destinati a risaia. Una storia particolare, contraddistinta da qualità particolari: va detto per esempio che anche l’acqua della Baraggia è del tutto peculiare. Poiché la Barag-

La coltivazione del riso Baraggia ha caratteristiche peculiari; l’acqua utilizzata per l’irrigazione delle risaie è priva di sostanze inquinanti ed è vietato l’impiego di concimi e fertilizzanti che contengano metalli pesanti


Scelti per voi dove mangiare gia si sviluppa a un’altitudine media di oltre trecento metri, l’acqua utilizzata per l’irrigazione delle risaie proviene dai corsi d’acqua che scendono dalle Alpi, in particolare dal Monte Rosa; ciò significa l’assenza di sostanze inquinanti, cosa che non si può dire per tutti gli altri risi in commercio. A rafforzare questa caratteristica, è vietato l’impiego di concimi nitrici e dei composti o formulati fertilizzanti che contengano metalli pesanti nella coltivazione del riso Baraggia. Le operazioni di essiccazione del riso grezzo sono eseguite in modo tale da evitare o da ridurre al minimo la contaminazione degli involucri del grano di riso dagli eventuali residui del combustibile e da odori estranei. Le varietà di riso riconosciute sono il riso Arborio, il Baldo, il Balilla, il Carnaroli, il sant’Andrea, il Loto e il Gladio. Le differenze sono anche cospicue, ma questa tipologia di riso è adatta per minestre, risotti, insalate, timballi e dolci. Dopo cotto, il riso Baraggia rimane più compatto e meno colloso del riso comune, e ciò lo rende quindi un’ottima scelta per un gran numero di piatti di qualità molto alta.

La Taverna del Ricetto Piazza Castello 31 Candela (Bi) Tel. 0152536066 Un’oasi di pace e di verde, ideale per godersi il sole al tramonto o, in una fresca serata estiva, per un aperitivo insolito. Materie prime scelte in modo accurato, usate per proporre una cucina della tradizione piemontese, senza disdegnare qualche piccola “fuga” Oltralpe. Prezzo medio: da 30 a 50 euro. Caffè Ristoro Stazione Cucco Via Amedeo Avogadro di Quaregna 1/B Biella Tel. 01526342 La dicitura esatta recita “libreria caffè ristoro”, il posto è tranquillo e disposto su due piani (al secondo c’è la libreria dove consultare e comprare i libri esposti). Scelta limitata, ma ottima qualità. Oltre al riso e ai classici agnolotti, da provare la polenta. Prezzo medio 15-30 euro. Ristorante Menabrea Via Ramella Germanin 6, Biella Tel. 0152522435 Non casuale l’omonimia con l’ottima birra biellese, che qui viene servita anche cruda. Alcune ricette sono a base di birra, si mangia anche carne alla griglia oppure la pizza. Prezzo medio: da 10 a 25 euro.

dove dormire Hotel Michelangelo Piazza Adua 5, Biella Tel. 0158492362 Ambiente accogliente nel centro di Biella. Camere moderne e dotate di ogni confort . Doppia: 107 euro. Agorà Palace Hotel Via Lamarmora 13/a, Biella Tel. 0158407324 Rinomato albergo di fama internazionale, ha ambienti moderni e molto tecnologici. Rigorosa la cura dei particolari, ricercatezza nei materiali e negli arredi. Doppia: da 120 a 230 euro (in suite). Hotel Europa Corso Europa 7D, Biella Tel. 0158497120 www.hoteleuropa-bi.com Hotel di recente costruzione, all’ingresso di Biella città, vicinissimo alla stazione ferroviaria Biella San Paolo. Doppia: 70 euro.

dove comprare Riso Nobile della Baraggia S.r.l Via Palmaro 4 - Greggio (Vc) Tel. 0161720984 www.risonobile.it In vendita presso i Vie del gusto Store

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cibo&territorio

Prebuggiun, lâ&#x20AC;&#x2122;antenato del minestrone Nato sulle tavole povere da un mazzo di dodici erbe, il verde mix ha attraversato le tradizioni di Liguria resistendo al tempo. Nel piatto durante tutte le stagioni spazia dalla versione liquida al ripieno di pansoti e frittate. E nellâ&#x20AC;&#x2122;entroterra câ&#x20AC;&#x2122;è chi ancora raccoglie gli ingredienti come una volta di Barbara Bacigalupo

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La mescolanza di erbe alla base del famoso minestrone ligure iniziò ad affermarsi, nelle sue innumerevoli varianti, dalle strette vie del centro e tra le insenature del porto di Genova. Oggi,i besagnini, i raccoglitori di erbe e custodi dei segreti del prebuggiun, sono ancora attivi nell’entroterra (in questa pagina, in alto, uno scorcio di Nascio, piccolo borgo della Valgraveglia)

«Bell’oueggè strapunta de tùttu bun prima de battezàlu ‘ntou prebuggiun». De Andrè ce lo presenta così, quasi come fonte battesimale della più nota cima alla genovese: «Bel cuscino, materasso di ogni ben di Dio (la cima appunto), prima di battezzarlo nel prebuggiun». Il prebuggiun è in realtà un piatto che nasce dalla povertà, un “semplice” mazzo di erbe che un tempo si diceva dovessero essere dodici, tra cui le più condivise nell’intera Liguria: borragine, cerfoglio, erbette, radicchio, pimpinella, dente di cane, papavero, bietola, campanula, soncino, tarassaco, “piascianletto”, “talegua”; la composizione, però, varia per stagioni, località e gusti. Per seguire la storia di questo verde mix, che appare in quasi tutte le più famose ricette liguri, dalle minestre ai pansoti ,dalle focaccette di granturco e farina alle frittate aromatiche, non ci si può esimere dal percorrere qualche sentiero dell’entroterra e magari qualche “creuza” (viottolo in pietra tipico di Genova) che porta al mare, a luoghi famosi e paesi fantasma; insomma farsi trasportare dalle contraddizioni di una terra generosa e aspra. Si parte proprio da Genova, per spostarsi nella riviera di Levante, dove esistono e vengono ancora preparate antiche ricette e dove si trovano i “besagnini ”(così chiamati dal nome del torrente Bisagno), i raccoglitori di erbe e custodi dei segreti del prebuggiun.

dio di Gerusalemme. Pare che per nutrire il proprio condottiero, alcuni soldati generosi o estremamente incoscienti, si portarono sotto le mura della città per raccogliere erbe commestibili “per Buglione”; da ciò nascerebbe per assonanza prebuggiun… Ma, conoscendo la nota generosità dei genovesi e l’estrema povertà del popolo, sembrerebbe più semplice la traduzione “per il bugliolo”, prosaica ma realistica. Insicuro dove sia nata, ma certo dove sia finita, la mescolanza di erbe divenne la base del famosissimo minestrone che, proprio dalle strette vie del centro e tra le insenature del porto, iniziò ad affermarsi nelle sue numerose varianti; basterebbe dire che ogni stagione ha un minestrone diverso e che un tempo la fantasia sostituiva il benessere. Molto gettonato, quindi, il minestrone “usato”, preparato e riscaldato al bisogno. Di lui si è persa traccia, ma qualcuno, invece, ancora adesso prepara quello “col prete”, curioso nel nome e molto pratico di fatto. Il “minestrone col prete”, in tempi molto “non-politically correct”, in cui il sostantivo prete voleva anche dire panciuto, era un astuto stratagemma per risparmiare un fuoco: all’interno del liquido veniva cotta una verza ripiena di formaggio, carne, uova e quant’altro; primo e secondo insomma. Il breve excursus tra le radici ha come capolinea d’obbligo i cadrai, chiatte che si aggiravano tra le insenature del porto, vere e proprie cucine galleggianti; i cadrai portavano ai marinai la famosa zuppa di verdura, indispensabile concentrato vitaminico per chi tornava da lunghi viaggi mangiando solo gallette e acciughe.

Alle radici La curiosa leggenda alla base del nome narra di un esercito crociato, agli ordini di Goffredo di Buglione, allo stremo delle forze durante l’asse-

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Tutto è buono

In questa pagina, partendo dall’alto, una veduta di Cicagna, in Val Fontanabuona e il casotto in pietra di Mario e Luciana, due besagnini di Salino, paesino sulle alture di Sestri Levante; al suo interno un antico forno a campana con i testetti in terracotta (nella pagina seguente, a sinistra), dove si cuociono focaccine accompagnate da sughi. In questa valle si trovano piccole aziende specializzate nella produzione dell’ardesia (una creazione sempre nella pagina accanto, a destra)

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Per trovare ancora besagnini “attivi” e ricette a base del prebuggiun bisogna spostarsi all’interno della Liguria, nelle valli Fontanabuona e Graveglia, e nelle località sul monte Bracco, che congiunge la provincia di Genova con quella di La Spezia. L’entroterra della riviera di Levante ricorda la struttura della cipolla: per arrivare al cuore bisogna sfogliarla e penetrare all’interno, solo allora il suo pungente e penetrante aroma vi farà lacrimare gli occhi. Questo tipo di avvicinamento non è solo geografico - per conoscere i posti più incantevoli bisogna addentrarsi e salire tra strette vie e sconosciuti paesini - ma anche umano. Fare conoscenza con un“custode della memoria” e farsi spiegare sensazioni e tradizioni perdute o ancora in auge non è semplice, bisogna arrivare a loro tramite conoscenze e realmente interessati, altrimenti il rischio è quello di incontrare il tipico sguardo in tralice che ti cataloga come un “furesto” (straniero) curioso. «Anch’io raccolgo le erbe», racconta la figlia di Luciana e Mario, due besagnini di Salino, un paesino sulle alture di Sestri Levante. «Non le conosco bene come i miei genitori, ma dicono che tutto è buono, addirittura ci si cura dalle punture degli insetti schiacciandone tre diversi tipi, qualunque esse siano». Praticamente tutte le erbe possono essere dentro nel prebuggiun, ma occorre cautela. «Naturalmente bisogna stare attenti ad alcune per evitare l’amaro - interviene la signora Luciana - vengono poi bollite e strascinate in padella o adoperate per le frittate». Come la maggior parte dei posti più interessanti dell’entroterra, per il resto del mondo Salino non esiste; gli abitanti sono tutti in un modo o nell’altro imparentati, nell’età lavorativa vivono in Riviera e tornano al paese per le feste e l’estate, nei weekend e in ogni momento libero. In realtà la loro casa rimane lì, tra i loro sassi e le piccole liti per un confine, sarà ristrutturata per un’agevole vecchiaia e conserverà gli oggetti e le tradizioni di famiglia per centinaia di anni. Vicino alla casa di Mario e Luciana rimane un piccolissimo “casotto” in pietra adiacente all’orto, costruito dallo stesso Mario. All’interno c’è un antico forno a campana funzionante e in un angolo sopra al forno ci sono anche i “testetti” di terracotta dove si cuociono, ricoperti di braci, i testaroli (focac-


Scelti per voi cine) accompagnati dai quattro tocchi (sughi) e le focaccette miste di farina di granoturco. Tra il profumo di mosto e di cenere, sul muro di casa restano appese le falci e le coti per affilarle.

Cuore di ardesia La Val Fontanabuona resta invece una terra aspra e povera ma, scusate il paradosso, ricca della passione e della determinazione dagli abitanti, soprattutto delle sue donne. Se nei prati ancora oggi si possono vedere i fondoschiena colorati delle “besagnine” intente alla cernita delle loro erbe, fino a pochi decenni fa avremmo visto file di donne scendere e risalire la valle con in testa delle lastre di pietra nera, la base per le coperture dei tetti di allora, il prezioso materiale d’arte di oggi: l’ardesia. Materiale duttile e particolare per la sua struttura a sfoglie, veniva e viene utilizzato sia per la realizzazione del più umile gradino sia degli antichi bassorilievi dei portali nobili; anche le basi dei biliardi di tutto il mondo ed incredibili opere d’arte sono in ardesia. Non si può inoltre tralasciare la sua golosa proprietà - posta sopra una brace di legno aromatico - di cuocere nel miglior modo la carne per un picnic tra amici. La zona di produzione, dove l’ardesia è ridotta a lastra da artigiani esperti, resta in prevalenza questa valle, dove si incontrano numerose piccole aziende che tengono viva l’economia dei piccoli centri e dove vive un’artista di vaglia: Sabrina Cecchin, specializzata nella lavorazione dell’ardesia oltre che del legno. «Per ciò che riguarda la scelta del materiale posso dire che è l’ardesia che ha scelto me», dice Cecchin. «È una pietra dalla superficie quasi epidermica,morbida ma che non permette di eseguire qualsiasi lavoro: si può dire che la si conosce man mano che la si lavora». E tutto il fascino della sua arte è legato a doppio filo con la Liguria. «Un tempo mi ha accarezzato l’idea di uscire dall’Italia, però ho capito che se lavoro in un certo modo è anche perchè subisco il fascino della terra in cui vivo. Se mi capitasse l’occasione di fare mostre all’estero la coglierei, ma il punto di partenza sarebbe sempre la Liguria; la conoscenza di realtà diverse dalla mia è molto stimolante ma dovrei necessariamente ritornare al punto di partenza per cogliere appieno le sfumature».

Dove mangiare La Brinca - Trattoria Caneva con fùndago da vin Via Campo di Ne 58, Ne in Valgraveglia (Ge) Tel. 0185337480 Dalla cinquantennale passione di una famiglia di campagna, la trattoria “La Brinca” tramanda i piatti della tradizione contadina di Valgraveglia; oltre ad un menu degustazione, variabile a seconda degli ingredienti freschi di stagione, la carta offre un’ampia selezione di piatti tipici: il prebuggiun di Ne (differente da quello ligure), il raviolo fritto ripieno di erbe, ricotta, pinoli e uvetta; i salumi di Valgraveglia, la baciocca, la panissa di farina di ceci, le frisciulle al pesto o testaieu come antipasti. Tra i primi da non perdere le picagge integrali al sugo di verdure, i gnocchetti di patate locali al pesto, pomodoro e mandorle, i taglierini verdi al sugo di funghi. Tra i secondi, la cima di faraona ripiena alle erbe, la cima di vitello al forno all’uso locale. Completano il menu una selezione di formaggi locali e dolci fatti in casa. Nutrita anche la carta dei vini, che comprende più di 1000 etichette di differenti annate, provenienza e tipologie. Prezzo medio: 35-40 euro, vini esclusi. Necessaria la prenotazione. Osteria Genin Piazza Largo Marconi 14, Leivi (Ge) Tel. 0185319056 Tipica osteria, fondata nel 1952 da Genin e Nitta. Recentemente ristrutturata, è gestita dai figli dei fondatori. Si possono gustare specialità locali quali torta di bietole e verdure ripiene, pansotti in salsa di noci, trofie al pesto con fagiolini e patate, trenette al pesto, lasagne alla Portofino, ravioli, stoccafisso, cima alla genovese, coniglio alla ligure e fritto misto alla genovese. Prezzo medio: 25 euro, bevande escluse. È gradita la prenotazione. Antica Trattoria Pedun Via Pontevecchio 54, Carasco (Ge) Tel. 0185350118 Tipica trattoria dell’entroterra, da oltre trent’anni custode della tradizione nelle “piccole cose” della

tavola: pane, focacce, torte e dolci sono rigorosamente confezionati secondo le più antiche ricette. Il vino è della casa, il menu comprende piatti tipici quali frittelle di bianchetti, ravioli di borragine, lasagne verdi, pansoti della casa in salsa di noci, cima al forno con patate al rosmarino. Prezzo medio: 25 euro. Gradita la prenotazione.

Dove Dormire Bed and Breakfast della Fonte Buona Via Piano 4, Favale di Malvaro (Ge) Valfontanabuona Tel. 0185975024 - Cell. 3337849327 In una splendida villa di fine Ottocento immersa nel verde i proprietari propongono tre stanze, ristrutturate valorizzando gli originali affreschi ed arredate con gusto e sintonia con i materiali dell’epoca. La ricca colazione è servita sotto la “veranda degli attrezzi antichi” o sotto un pruno centenario, chiamato “L’angolo degli innamorati”. Il prezzo è di 25 euro a notte per persona, con la possibilità di cenare, alla carta, all’osteria annessa al Bed and Breakfast. Bed and Breakfast Villa Paggi Loc. Simoni 1, fraz. Paggi - Carasco (Ge) Tel. 0185351846 In collina, a pochi km dal mare, un casolare con sette stanze, ognuna con un proprio tema ed un appartamento per soggiorni oltre una settimana. Doppia: da 80 a 100 euro. Azienda Agrituristica “Rue de Zerli” Loc.Zerli 51, Strada per Gòsita - Nervi (Ge) Tel. 0185339245 Immerso nel verde, l’agriturismo offre stanze singole e matrimoniali (con la possibilità di aggiungere un terzo letto). Doppia: 50 euro.

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Zafferano e Shiraz da Mille e una notte Nel cuore dell’antica Persia per scoprire la spezia diffusa da oltre duemila anni e il vino “proibito”, cantato da Hafez, sensuale cantore del nettare divino. E dell’amore di Riccardo Lagorio

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Molto diffusa anche in Europa sino all’Ottocento, la coltivazione di zafferano ha subito negli ultimi due secoli un tracollo quasi verticale, dovuto alla scarsa possibilità di meccanizzarne il processo di raccolta e al brevissimo periodo in cui è possibile staccare gli stigmi senza che vengano danneggiati da agenti atmosferici quali raggi solari e pioggia. Ciascun fiore contiene tre stigmi e questi fili d’oro vegetale devono essere estratti dal fiore manualmente. Servono circa 165.000 fiori per ottenere un chilogrammo di spezia. Tuttavia, grazie all’alto potere colorante e all’intenso aroma che lo zafferano sprigiona, viene consumato sobriamente per insaporire il riso, le carni e la pasta, ma in Iran, dove è ampiamente prodotto, anche il gelato e il tè.

Al pari che in Europa (cosa ne sarebbe del risotto alla milanese, della versione comunemente diffusa della paella o della bouillabaisse senza zafferano?), nondimeno in Iran viene usato per la preparazione di molti piatti tradizionali, tra cui l’abgusht, carne di pollo o agnello lasciata cuocere per lungo tempo in tegami di terracotta con sugo di zafferano e verdure, che vengono poi pestati con un mortaio e utilizzati per insaporire l’immancabile riso. Il Paese asiatico vanta oggi un primato pressoché inavvicinabile, fornendo al mercato mondiale oltre l’80% della spezia in circolazione. La produzione è concentrata intorno alla città di Ghaen, nella regione del Khorasan dove se ne producono circa 137 tonnellate su una superficie di 46 mila ettari.


Tappa principe: Tehran Ghaen a parte, è nella capitale Tehran che si può conoscere da vicino lo zafferano iraniano, magari nelle pasticcerie, dove si trovano dai bastoncini di cristalli di zucchero allo zafferano per addolcire tè e altre bevande ai pistacchi aromatizzati allo zafferano. Assai curioso e raro è il miele uniflorale di fiori di zafferano. Si presenta di colore ambra, con profumo provocante e ampio che a tratti rivela una certa vicinanza al pepe. Il gusto pacatamente amaro si srotola intorno a un bouquet di note caramellate e zuccherine. Tehran è una capitale relativamente giovane (fu dichiarata tale nel 1795) di una nazione che vanta 8000 anni di storia. Sta ai piedi del Monte Tochal, dove in inverno si può sciare, e vanta numerosi musei, complessi architettonici di grande pregio e centri d’arte. Si può iniziare la visita dal Palazzo Niyavaran, che fu residenza della famiglia Pahlavi, immerso in 5 ettari di giardini, alberi ad alto fusto e ruscelli. Interessanti le nature morte di Radvand e Mohases, e alcune litografie di Chagall; la raccolta di mobili di epoca qagiara è mirabile. È visitabile anche la dimora estiva dei Pahlavi: da non

In apertura, i fiori dello zafferano, ampiamente prodotto in Iran che fornisce al mercato mondiale oltre l’80% della spezia in circolazione; in questa pagina, in senso orario, un grappolo d’uva del vitigno Shiraz, un dettaglio della moschea Nasir al-Mulk a Shiraz e uno scorcio notturno di Tehran

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Come riconoscere lo zafferano Essendo una spezia molto cara, lo zafferano non è esente da contraffazioni. La falsificazione più diffusa è lo smercio di filamenti simili a quelli dello zafferano e con potere colorante ben inferiore o quella di mescolare allo zafferano sostanze estranee come barbabietola, fibre di melograno, o fili di seta rossa. Talvolta gli adulteratori ricorrono a metodi sleali di incremento di peso vaporizzando sugli stigmi olio e zucchero caramellato o miele. Lo zafferano in polvere è ovviamente più soggetto a manomissioni, prestandosi a inique aggiunte di polvere di paprika, curcuma e cartamo. Riconoscere l’autentico zafferano in stigmi può essere facile se si seguono precise indicazioni. Innanzitutto al tatto lo zafferano deve rilasciare una sostanza oleosa. In seconda battuta se si sfregano gli stigmi di zafferano con della carta paglia non devono lasciare impronte d’olio. Inoltre la combustione di stigmi veri di zafferano li trasforma in colore violetto o arancione, mentre le altre sostanze, simili allo zafferano, rimangono gialle. Un’altra prova empirica per verificare se abbiamo acquistato vero zafferano è quella di mettere gli stigmi in un po’ di olio: lo zafferano vero non rilascia il colore giallo. Infine il profumo ed il gusto devono essere piacevolmente amarognoli. Più difficile sarà verificare l’autentica origine dello zafferano: in India, ad esempio, allo zafferano del Kashmir talvolta viene aggiunto dello zafferano iraniano, che risulta più a buon mercato. I fili d’oro vegetale devono essere fragili e ben essiccati, dal colore rosso vivace ed emanare il caratteristico aroma (che non deve essere mai d’ammuffito). Il gusto dello zafferano non evapora facilmente dai piatti. Al contrario aroma e colore si intensificano con l’andare del tempo dopo che si è aggiunto al piatto. Ma occorrerà fare attenzione a non mescolare lo zafferano con altre spezie: il gusto evanescente e garbato si eclissa facilmente quando usiamo anche cannella, chiodi di garofano, coriandolo e pepe.

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perdere la collezione di vestiti dell’ultima moglie dello scià, Farah Diba, e la stanza da letto con ufficio di Reza Pahlavi dove campeggia una pelle di tigre. Interessanti i reperti provenienti dalle città di Persepoli e Susa (tra cui la riproduzione del Codice di Hammurabi) e il cosiddetto Uomo di Sale (un minatore del IV secolo conservato nel sale); i reperti da Zanjan si possono invece ammirare nel Museo Nazionale. Su Viale Mofothe Jounubi (un tempo Viale Roosvelt) la domenica sono aperti i cancelli della Chiesa di San Nicola che custodisce icone armene del Settecento.A meno di un’ora di automobile da Tehran, va trovato il tempo per visitare il villaggio di Abali, rinomato per la qualificata produzione di dugh (lo yogurt fermentato e frizzante che si beve durante i pasti), famoso per la produzione di pani (molte le varietà disponibili, la più originale è il sangak, impastato con minuscoli cristalli di roccia). Prima di lasciare la capitale per Shiraz alla ricerca del vino proibito, una passeggiata nel bazar è d’obbligo. In aeroporto la confusione non mancherà di farvi appuntare la grande quantità di ragazze che portano una benda al naso. Sono ragazze che se lo sono appena rifatto: l’Iran è infatti uno dei Paesi che più spende in chirurgia estetica.

Tra torri e poesia

L’autentico fiore di zafferano contiene tre stigmi che, estratti rigorosamente a mano, devono essere fragili e ben essicati, dal colore rosso vivace e dall’aroma piacevolmente amarognolo. Grazie al gusto intenso e all’alto potere colorante, la spezia viene utilizzata per insaporire riso, carni e pasta ma in Iran anche il gelato e il tè

Anche se i luoghi di maggiore interesse storico distano qualcosa più di 50 chilometri da Shiraz e coincidono con le grandiose ed imperdibili rovine di Persepoli e le tombe di Dario il Grande, Serse ed Artaserse a Naqsh-e Rostam, nel capoluogo non si può perdere l’imponente cittadella di Karim Khan, caratterizzata da alte mura e quattro torri circolari. Non distante si apre la moschea di Vakil del XVIII secolo, dove ammirerete i motivi ornamentali delle piastrelle con orpelli floreali e la sala di preghiera costituita da 12 tozze lavorate


Alle donne della comunità ebraica, in ricordo della festività di sukkot, tocca pigiare l’uva con i piedi in tini di legno per farne ancora vino colonne ripetute su 4 file. Il soffitto è decorato con incantevoli disegni geometrici. Nelle vicine terme Vakil è ospitato il Museo del tappeto con ricchi esemplari tessuti dai nomadi qashqai e di antica fattura. Nel bazar Vakil fate tappa nei negozi che somministrano acqua profumata d’eucalipto, di lime, di rosa (sharbat) che possono accompagnare il gelato; resterete stupiti dalla bellezza del giardino con intorno negozi di tappeti e souvenir. Ma il monumento più visitato di Shiraz è la tomba di Hafez, poeta del Trecento, sensuale cantore del vino e dell’amore, considerato padre della poesia persiana (si dice che nelle case iraniane due libri non mancano: il Corano e il Canzoniere di Hafez). Durante la giornata non è difficile vedere giovani che, aprendo a caso il Canzoniere sul sepolcro, cercano il conforto e il vaticinio ai propri affetti. Shiraz si sdraia lungo una fertile vallata (intorno sono diffuse coltivazioni di verdura e frutta) solcata dal fiume Khoshk, asciutto per buona parte dell’anno. Molti affermano che della produzione di vino a Shiraz non c’è più traccia dopo la salita al potere degli ayatollah nel 1979. In effetti trovare bevande alcoliche in Iran è estremamente complicato, a meno che siate invitati a feste strettamente private (dove di tanto in tanto compare dell’imbevibile

vodka bielorussa e ucraina, con qualche bottiglia di pessimo whisky). Con queste premesse è stato realmente difficile scovare il vino proibito di Shiraz, per uno dei momenti più entusiasmanti di vita materiale.

Profondo e indimenticabile

In questa pagina, in senso orario, il sito archeologico di Naqsh-e Rostam che custodisce le tombe di Dario il Grande, Serse e Antaserse; il centro di Shiraz e il dugh, lo yogurt fermentato che si beve durante i pasti, prodotto nel villaggio di Abali

Sulla provenienza del vitigno Syrah (o Shiraz) è ancora aperta una disputa ma alcuni autorevoli ricercatori ne fanno risalire l’origine alla città persiana. Poco fuori Shiraz verso nord-ovest, in un’area chiamata Khullar e nella valle di Sa’adi, molto aperta e con dolci pendii, esistono in effetti vaste coltivazioni di uva, destinate a diventare sultanina o succo. Sono sostanzialmente tre le tipologie presen-

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In alto, la tomba di Hafez (considerato padre della poesia persiana): è il monumento più visitato di Shiraz. A sinistra, un bicchiere del vino prodotto a nord-ovest della città in tre tipologie, due a bacca rossa e una a bacca bianca, dall’aspetto e dal gusto dissimile

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ti, due a bacca rossa, la terza a bacca bianca: Samargandì siahe (Nero di Samarcanda), Bahramì (conosciuto anche come Nero di Shiraz) e Sahebi (o Rotabi, o Bianco di Shiraz). I vigneti sono coltivati in asciutta, la distanza tra i filari è di circa due metri e tra ciascuna pianta c’è un metro e mezzo. In particolare alle donne della comunità ebraica, in ricordo della festività di sukkot, che cade nella seconda metà di settembre, tocca di pigiare l’uva con i piedi in tini di legno per farne ancora vino. Il terreno è friabile e sciolto, colore ruggine, e le viti sono allevate ad alberello su almeno 20.000 ettari. Viene eseguita una vendemmia verde in marzo. Al momento della raccolta, i graspi sono lasciati per due giorni sotto il sole prima di essere spremuti. La fermentazione dura almeno 25 giorni, durante i quali le bucce stanno a contatto con il mosto a una temperatura variabile tra 15 e 20 gradi in luogo buio. Ogni due giorni, per le prime due settimane, si mescola il mosto con un bastone di acciaio o di legno. Il vino viene filtrato di solito tre volte per mezzo di tessuto a maglie via via più strette. Ottenuto il vino, questo rimane in orci di terracotta interrati o in damigiane di vetro con il tappo di legno. Il primo è destinato all’invecchiamento, il secondo al consumo entro un anno. Tre i vini recuperati, dall’aspetto estremamente dissimile. Il primo è color mattone, non del tutto limpido. Ha profumo di mandorla amara e spezie, il gusto ricorda la prugna essiccata e il tabacco con un’insolita astringenza finale (dopo i miei commenti mi sarà detto a causa di un’imprecisata aggiunta di succo di melograno). Il secondo vino è ambrato, ottenuto mescolando uva bianca e rossa. Odoroso di miele e spezie è sapido e sfrontato, intenso ma corto. Il terzo possiede colore rosso profondo, cuore impenetrabile, lo rincorre un profumo intenso e sensuale, continuo ed elegante di frutta rossa e una scorza di cuoio, gusto intimo e selvaggio su stoffa salda e morbida. Straordinario. Dopo la sua conoscenza, capisci meglio l’estasi di Hafez.


Scelti per voi Tehran dove mangiare Borj Sefid (Torre Bianca) Pasdaran Ave. - Tehran Tel. 0098 21 22554000 Forse le preparazioni che assaggerete qui non saranno le migliori di Tehran, ma il servizio impeccabile e la vista mozzafiato che si gode da questo ristorante che gira su se stesso sono un’esperienza indimenticabile. Per un pasto difficilmente spenderete più di 25 euro. Bistango 1081, Valiasr Ave. - Tehran Tel. 0098 21 88554409 Se cercate una cucina moderna ed internazionale a Tehran questo è l’indirizzo che fa per voi. Eccellenti i gamberi al curry, il fegato di vitello alle cipolle servito con deliziosi toast alle olive, il filetto con scampi e crema cajun, il pollo al forno al pepe fresco e crema d’aglio ursino. Per gli irriducibili nostalgici, buoni piatti di pasta. Spenderete 38 euro per un pasto completo. Gilane Restaurant 29, Saba Blvd. su Africa Blvd., complesso Jordan - Tehran Tel. 0098 21 22055335 Ambiente giovane e accogliente che si rifà alle tradizioni culinarie del Mar Caspio. Indimenticabili il riso di caviale di coregone, olive e noci e il pollo marinato in succo di melograno. Vale la pena provare il Gilane anche per il baghala ghatogh, fave stufate servite con riso e pesce essiccato ed affumicato e per l’ampia varietà di piatti a base di trota. Ve la caverete con 30 euro. Axon Coffee Shop Ghandi Ave., Ghandi Shopping Centre Tel. 0098 21 88792047 Necessaria una visita per gli italiani che non possono fare a meno del caffè espresso. A pochi passi lo Shuka Coffe, che spesso ospita ai suoi tavoli intellettuali e poeti.

dove dormire Espinas Persian Gulf Hotel 126, Keshavarz Blvd. - Teheran Tel. 0098 21 88996658 www.espinashotels.com Ha aperto nella primavera del 2010 in pieno centro, accanto ai negozi più

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Darvish Ghasrodasht St. - Shiraz Tel. 0098 711 6268898 Tra i piatti del locale il kubideh kebab (carne macinata d’agnello con spezie, lavorata a mano, infilzata nello spiedo e messa a cuocere sui carboni) ed il jujeh kebab (carne di pollo marinata in cipolla e succo di limone e zafferano, infine grigliata) sono quelli da non perdere. Prezzo per un pasto intorno ai 15 euro. Mehr Restaurant Bazar Vakil - Shiraz Va provato qui uno dei piatti tradizionali iraniani, l’abgusht (detto anche dizi, dal nome della terracotta dove carne, pomodori, legumi e patate sobbollono per ore nel brodo e vengono infine macinati con un pestello): si serve con il riso o, raramente, sul pane mentre Il brodo va consumato a parte. Berrete dugh (la bevanda a base di yogurt fermentato) o succo di melograno. La spesa si aggirerà intorno agli 8 euro.

dove dormire Chamran Grand Hotel Chamran Blvd. - Shiraz Tel. 0098 711 6271218 www.chamranhotel.com Situato lungo uno dei più piacevoli viali alberati di Shiraz, è un moderno edificio di 26 piani con camere spaziose, perfettamente attrezzate. Tre ristoranti, salone da barbiere, negozi di souvenir, sauna, palestra e piscina (solo per uomini) ne completano le sontuose dotazioni. La camera singola costa 65 euro, ne aggiungerete altri 35 per una doppia. Parseh Hotel 22, Bahman Ave. - Shiraz Tel. 0098 711 2226600 Il bazar e la moschea Vakil sono a pochi passi dall’hotel, che garantisce un buon rapporto qualità/prezzo. Le camere sono arredate in gradevole

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l’olio

di Gino Celletti Capo Panel Consiglio Oleicolo Internazionale www.frantoicelletti.com www.monocultivaroliveoil.com

Non è questa componente che fa la differenza tra l’olio degli imbroglioni e quello dei produttori seri. Il vero parametro di qualità sono i polifenoli totali che, guarda caso, non sono previsti in etichetta

Cosa pretendere in etichetta? Sento il desiderio di riassumerne il concetto saliente mentre c’è chi brinda al 50° compleanno dell’extra vergine frutto della legge 1407 del 1960. E allora parto proprio da qui. “extra vergine” significa che quell’olio ha al massimo 0,8% di acidità. A chi importa l’acidità dell’olio? A nessuno, nessuno sa cosa vuol dire, dal punto di vista medico, salutare, commerciale, mangiare “olio extra vergine” con quella acidità, o “olio di oliva”, raffinato e miscelato, con acidità 1,0%, o “olio di sansa e di oliva”, ottenuto con trielina o esano, con la stessa acidità. Le acidità sono uguali o quasi. E allora? Il consumatore è stato depistato per 50 anni dalla legge 1407 del 1960, che c’è da brindare oggi? E lo è stato ancor di più negli ultimi 20 anni dal Regolamento CE 2568/91, fatto per “valorizzare” un extra vergine purché non avesse libertà di parola. Il valore vero dell’olio delle olive, quello che fa bene, quello che fa la differenza tra l’olio degli imbroglioni e l’olio dei produttori seri non è l’acidità, ma i polifenoli totali, che guarda caso non sono previsti in etichetta dal CE 2568/91. Anzi, provate a metterceli e vedrete che multe vi fanno. I polifenoli invece dovrebbero essere scritti chiaramente e farli diventare il vero parametro di qualità, il vanto del produttore onesto e serio. Semplicemente i polifenoli, o antiossidanti, sono sostanze che allungano la vita delle cellule, che prevengono il cancro, che riducono l’infarto e mi fermo qui. Se i polifenoli sono superiori a 200 mg/kg, l’olio sarà ottimo. I polifenoli sono il corredo naturale dell’olio delle olive sane, non si possono aggiungere artificialmente, mentre l’acidità può essere aggiustata chimicamente, o fisicamente (o tutte e due). Insomma un olio che in etichetta abbia 400-500 mg/kg di polifenoli è paragonabile a un grande Barolo, uno Champagne millesimato. L’ Italia è piena di quest’olio meraviglioso ma le leggi sull’etichettatura impediscono al consumatore di sapere chi lo produce. Farlo sapere sarebbe “concorrenza sleale“. Tutto questo è più ridicolo, più vergognoso o più autolesionista? Tutte e tre le cose. Chi oggi brinda alla legge di 50 anni fa, probabilmente brinda alle fortune che ha fatto con essa e dopo aver riempito per decenni le bottiglie con olio rettificato, non vede niente di meglio all’orizzonte che l’extra vergine da offrire al consumatore. Ma mai sentito parlare di olio monocultivar? Qui i polifenoli ci sono eccome, non sono latitanti come nella legge 1407 del ‘60 o nel CE 2658/91.

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Basta con le chiacchiere sull’acidità!


carta della pasta

di Luca Borghi

La fregula, chicchi di sapienza Il piatto tradizionale della Sardegna è frutto di ottime materie prime e grande manualità. Condita con pesce o verdure, è la pasta per tutte le stagioni

Condita con il pesce, oppure con le verdure di stagione, ma anche con un semplice brodo di carne, la fregula è il primo piatto della tradizione sarda. Una pasta casalinga, ottenuta con un impasto di semola di grano duro, acqua e una spruzzata di zafferano. Attenzione, però, alla complicata tecnica di produzione: i minuscoli grani di pasta si ottengono facendo cadere gocce di acqua sulla semola, poi occorre agitare l’impasto con un movimento rotatorio che forma delle palline grosse quanto un granello di pepe. Solo a questo punto la fregula può essere setacciata, disposta ad asciugare al sole su un setaccio di crine e ricoperta con un canovaccio. L’etimo della denominazione risale con ogni probabilità al latino «ferculum», cioè briciola. Proprio così: questa pasta ha dimensioni minuscole che diventano ancor più piccole nelle zone di Calasetta e Carloforte. Per ottenere la fregula perfetta, occorre, però, saper dosare gli ingredienti giusti e, soprattutto, una grande manualità. Tant’è che, per esprimere con le parole questa particolare produzione, i sardi hanno perfino coniato un proverbio ad hoc: «koiaimì ca sciu fai fregula». La traduzione letterale

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non ha bisogno di ulteriori commenti per capire l’importanza che riveste questa pasta nella tradizione dell’isola: «Datemi marito perché so preparare la fregula». Il segreto di questa pasta così caratteristica sta tutta nella qualità della semola di grano duro, la cui produzione è attestata in Sardegna fin dal Medioevo. Già da allora, la fregula poteva essere acquistata dai mugnai (storici quelli di Tempio Pausania) che, per primi, cominciarono a produrre pasta per fini commerciali. L’ottima qualità del grano duro per preparare la pasta è sempre stata all’attenzione dei vari governi che si sono succeduti nell’isola. Al punto che, una volta, si faceva divieto di mescolare il grano vecchio con quello nuovo: una norma che venne reiterata dai governatori spagnoli fino all’assegnazione dell’isola ai Savoia.

Abbaìa, amore al primo sorso La Sardegna è una terra impervia, ricoperta da vegetazione aspra e selvaggia che però riesce a offrire vini dal sapore incredibile. Come l’Abbaìa: un rosso intenso, vivace, figlio di vitigni Cannonau, Pascale, Malaga e Monica. Il calice è dipinto di un rosso rubino intenso, con screziature violacee. Si presenta con un’intensità olfattiva ampia e persistente, ricca di profumi di piccoli frutti del sottobosco e note vanigliate emerse dall’affinamento in barriques. Al palato risulta secco, caldo, sapido, vinoso, asciutto, armonico. Un vino di grande eleganza che ben si sposa con una pasta particolare come la fregula.


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Il buono a tavola

di Francesco Maria Bucarelli - ente FOSAN Fondazione per lo Studio degli Alimenti e della Nutrizione

Fritto con salute Piace quasi a tutti, ma molti lo escludono dalla dieta per il timore che faccia male. In realtà si tratta di un preconcetto sanitario senza fondamento scientifico. La sicurezza degli alimenti dipende dalla qualità dell’olio impiegato e dalle procedure di cottura

La frittura deve esser effettuata in friggitrice, termostata ad una temperatura tra i 160° e i 180°; per ottenere un prodotto più croccante e meno oleoso è bene lavorare con tanto olio e cuocere pochi pezzi alla volta in modo da non far freddare l’olio e accorciare i tempi di cottura

Il 17 gennaio, con la festa d S. Antonio Abate, entra il carnevale, che quest’anno si protrarrà fino all’8 marzo. Frappe, castagnole, ravioli dolci, cicerchiate, tagliatelle fritte ed ogni tipo di frittelle sono legati a storie e tradizioni antichissime. Le frappe, o chiacchiere come vengono chiamate in Campania, derivano ad esempio dalle “Orecchie di Hamman”, dolce tipico della ricorrenza ebraica del Purin, in cui il popolo ebraico celebra con una festa burlesca il coraggio di Ester che smascherò i disegni del perfido hamman. Questi dolci fritti vengono oggi spesso esclusi dalla dieta perché ritenuti non salutari e sostituiti talvolta con “supplenti” meno attraenti cotti al forno. In realtà si tratta di un preconcetto sanitario senza fondamento scientifico. La qualità e sicurezza degli alimenti fritti dipende dalla qualità dell’olio impiegato e dalle procedure di cottura. Leggerezza ingannevole Sicuramente l’olio ideale per friggere è l’olio di oliva o l’extravergine di oliva, perché estremamente resistenti ai trattamenti termici. Numerose ricerche mostrano come in ordinarie condizioni di frittura, dall’olio di oliva non si generino prodotti di ossidazione dannosi per la salute e si mantengano attivi gli antiossidanti naturalmente presenti. Taluni studi epidemiologici sembrano

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mostrare un effetto protettivo del consumo di alimenti fritti in olio d’oliva da malattie degenerative come il tumore del colon. Eppure negli anni ’60 politiche di carattere commerciale hanno spinto la popolazione ha sostituire l’olio di oliva con l’olio di semi, ritenuto più leggero. In realtà gli oli di semi, in particolare l’olio di semi di girasole, sono estremamente termolabili e in trattamenti termici spinti possono effettivamente sviluppare composti di ossidazione che assunti in grandi quantità risultano dannosi per la salute. Il consumatore è indotto da messaggi commerciali ad impiegare olio di semi perché questi grassi, essendo stati decolorati e deodorati durante il processo industriale di produzione, lasciano il prodotto fritto di colore chiaro e senza quella fragranza caratteristica dell’olio di oliva extravergine. Per chi desidera un fritto dalle note aromatiche più delicate, si può consigliare l’impiego di un olio di oliva di colore biondo, meno aromatico di un extravergine. Molti lamentano che l’olio di oliva extravergine faccia fumo e ritengono che ciò sia indicazione di un fenomeno ossidativo; in realtà il fumo dell’olio di oliva extravergine fresco è costituito da componenti naturali, non dannosi, presenti nell’olio extravergine, ma persi nei processi di trasformazione industriale

Ideali per friggere perchè resistenti ai trattamenti termici, l’olio d’oliva o extravergine d’oliva non generano prodotti di ossidazione dannosi per la salute e mantengono attivi gli antiossidanti presenti naturalmente. In alternativa può essere utilizzato l’olio di arachide ma non quello di semi, estremamente termolabile


degli altri grassi. In alternativa all’olio di oliva, per la frittura possiamo impiegare l’olio di arachide, abbastanza resistente al calore; ma pericoloso per i soggetti allergici. Sul bancone del supermercato troviamo numerosi oli per frittura, costituiti generalmente da miscele di oli di girasole, palma e nocciola. Questi prodotti sono un po’ più resistenti ai trattamenti termici rispetto all’olio monoseme di girasole e possono costituire un’alternativa economica all’olio di arachidi. Purtroppo la legislazione attuale non prevede che nelle etichette di questi prodotti ci siano indicazioni sulla loro resistenza alla temperatura. La frittura è bene che venga effettuata in friggitrice, termostatata ad una temperatura tra i 160°C e 180°C secondo la dimensione dell’alimento. È bene lavorare con tanto olio e cuocere pochi pezzi alla volta, in maniera da non freddare l’olio e accorciare i tempi di cottura per ottenere un prodotto più croccante e meno olioso. Sgrondiamo bene l’alimento a caldo. Meglio evitare di salare prima della cottura e di friggere alimenti bagnati. Stiamo attenti a non lasciare che frammenti di pastella rimangano a bruciare nell’olio, ma non preoccupiamoci se l’olio si scurisce un poco quando friggiamo alimenti infarinati: non è indice di ossidazione. Importante è sostituire l’olio dopo pochi cicli di frittura. E per il resto affidiamoci agli insegnamenti della nonna.

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di Gianfranco Lo Cascio Italian Food Style Education Culinary Institute Carni, Cottura sul fuoco vivo, affumicatura

Si può preparare il risotto perfetto? Il parere diffuso, almeno in ambito professionale, è quello di utilizzare due varietà di riso: Superfino Carnaroli e il Semifino Vialone nano, che producono un particolare amido con alto contenuto di amilopectina e basso di amilosio. Dal punto di vista della tecnica gastronomica, forniscono una diversa risposta ai liquidi e al calore. A differenza dell’amilopectina, l’amilosio non è solubile in acqua ma forma una dispersione colloidale quando è in contatto con liquidi tiepidi. È un po’ la magia del brodo che si addensa con il roux. L’amilosio diminuisce la cristallinità dell’amilopectina, cioè la indebolisce e permette ai liquidi di permeare. Ne deriva che maggiore è la concentrazione di amilopectina (non solubile), minore sarà l’espansione dell’amido e quindi minore il potere gelatinizzante dell’amilosio. Sembra complicato ma non lo è: due risi con basse quantità di amilosio che quindi “tengono” la cottura grazie a un modesto rilascio di amido che però è ancora in grado di gelatinizzare. È cura di chi lo cuoce capire il momento in cui fermare il rilascio dell’amido e fissare la cremosità. La tostatura iniziale attiva il degradamento della cristallinità e permette all’acqua di entrare nei chicchi. Tostatura a secco o con grassi è in realtà poco influente. I grassi che sono ottimi conduttori del calore, permettono ai chicchi di riscaldarsi più in fretta e ovviamente aggiungono elementi aromatici. La cottura del riso si completa in circa 14 minuti e deve essere effettuata aggiungendo brodo o acqua ben caldi. La mantecatura è la creazione di una sospensione emulsionata, bilanciando grasso e liquido di cottura. Di solito si tende a usare burro e parmigiano, ma va benissimo robiola e castelmagno per esempio. Spazio alla creatività. L’emulsione si stabilizza grazie all’amido rilasciato. Il dizionario definisce l’emulsione come una dispersione di un liquido, in gocce minutissime, in un altro liquido non miscelabile con il primo. Da questa definizione emerge che non è sufficiente sciogliere il grasso nel riso per mantecare ma bisogna generare le famose “gocce minutissime”. Per farlo occorre rimestare in modo molto vigoroso (il tegame e non il riso), al fine di “rompere” e separare le particelle di grasso (per questo si dice all’onda ). Più è vigoroso il movimento, più piccole saranno le particelle e maggiore l’aria catturata durante il movimento. La risultante è un’emulsione spumosa che dà leggerezza al piatto. Il risotto perfetto è quindi ancora al dente, né troppo liquido né troppo poco, con un’evidente sgranatura dei chicchi, con un’importante quantità di grassi per dare nerbo e, importantissimo, con una parte acida accuratamente bilanciata. Alcuni tendono a eliminare gli elementi acidi ma dal punto di vista delle percezioni gusta-

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Foto: MarcoBeltramo.com

chef a scuola

Il risotto impeccabile È ancora al dente, né troppo liquido né troppo poco, con un’evidente sgranatura dei chicchi, un’importante quantità di grassi per dare nerbo e, particolare importantissimo, con una parte acida accuratamente bilanciata

tive vi assicuro che maggiore è la quantità di recettori attivati, più intensa sarà l’esperienza sensoriale. La percezione acida smorza i toni del grasso producendo una maggiore armonia. Importante non eccedere: bilanciare sapientemente il tono acre in modo da livellare la sensazione di unto che è sì importante nella percezione del gusto, ma ha il difetto della consistenza fastidiosa.

Per preparare un risotto perfetto, i professionisti utilizzano il Superfino Carnaroli e il Semifino Vialone Nano che, dal punto di vista della tecnica gastronomica, forniscono una diversa risposta ai liquidi e al calore


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consumo responsabile

di Benedetta Frare Fairtrade Italia

Un commercio che migliora la vita Il sistema Fairtrade crea le condizioni di mercato necessarie al proseguimento dell’attività dei produttori svantaggiati. Dà strumenti molto concreti per combattere la povertà e progettare il futuro. Con iniziative che riguardano ogni sfera dell’esistenza dalla sanità alla viabilità. Sport incluso

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«Durante la crisi mondiale del caffè - racconta Valentin Chinchay, coltivatore ecuadoregno - la nostra situazione era disperata. Ricevevamo 20 - 25 dollari per 100 libbre di caffè. Molti produttori dell’Ecuador mollarono. Non avevamo altra scelta se non quella di abbandonare la coltura del caffè. Attualmente stiamo vendendo l’80% della nostra produzione totale secondo le condizioni Fairtrade. Il sistema Fairtrade porta stabilità perché non siamo più così dipendenti dalla fluttuazione del mercato come in passato». La testimonianza di Valentin riassume la mission del sistema Fairtrade: aiutare i produttori a migliorare la qualità della loro vita e a progettare il loro futuro collegando consumatori del Nord e produttori del Sud del Mondo. Il marchio Fairtrade, infatti, porta condizioni di commercio più eque, offrendo ai produttori svantaggiati strumenti per combattere la povertà, rafforzare la loro posizione e costruire il futuro. Un altro elemento chiave della certificazione è il Fairtrade premium: un margine aggiuntivo da destinare a progetti di sviluppo sociale e sanitario che coinvolgono l’intera comunità come costruzione di scuole, strade, infrastrutture, ospedali ma anche

corsi di formazione o borse di studio per i figli dei produttori. «I progetti sociali finanziati dal Premium - sostiene la ricercatrice Anne Torgensen in una pubblicazione sull’impatto di Fairtrade nelle Isole Windward dei Caraibi - sono probabilmente la dimostrazione di come questo sistema stia aiutando il sostentamento delle comunità. In molti casi c’era più di un progetto in corso. La maggioranza delle iniziative aveva come obiettivo la progettazione di un iter scolastico e di percorsi pre-scolastici. Molti coltivatori con i quali ho parlato hanno posto l’accento sul fatto che il Fairtrade Premium aiuta i loro figli e le generazioni future. I fondi del Premium hanno anche sostenuto tre progetti per l’acquisto di apparecchiature mediche, inclusi rifornimenti per diabetici. Grazie ai cinque progetti per le attività sportive è stato possibile fornire le divise per le squadre di cricket, di football e di softball e realizzare un progetto per il miglioramento della rete stradale. Prima di questo progetto alcuni coltivatori dovevano camminare per più di due miglia per caricare le loro banane. Ora non è più necessario e il progetto ha significantemente migliorato la vita della loro comunità».


mercati internazionali. In uno scenario mondiale che registra nel primo semestre 2010 un incremento delle importazioni del 19% in valore e del 16% percento in quantità, rispetto allo stesso periodo del 2009, l’Italia, secondo i dati forniti dal Prof. Pomarici dell’Università Federico II di Napoli, ha fatto registrare un incremento in volume del 21% e un più contenuto 8,3% in valore. A fronte di ciò, quello che sembra ancora mancare è una visione globale e strategica di dove e come l’Italia, che continua a registrare una contrazione dei consumi interni, intenda esportare i propri spumanti negli anni avvenire, mentre i consorzi (e anche alcuni produttori) appaiono appiattiti in sterili chiacchiericci di provincia sul fatto che il Franciacorta sia o no uno spumante o se il successo del Prosecco sia da imputare alla qualità espressa della zona storica del Conegliano – Valdobbiadene Docg o ai volumi della nuova Doc. Intanto i mercati continuano ad operare e i nostri competitors affilano le armi per recuperare il terreno perso.

Bollicine italiane alla riscossa

Vdg promotion

Finalmente! Questa la considerazione ricorrente tra quanti hanno preso parte all’evento promosso dal Forum Spumanti d’Italia lo scorso ottobre a Venezia. Un appuntamento destinato a crescere Recuperare un ruolo nazionale smarrito da tempo. Questo l’obiettivo dell’amministrazione comunale di Valdobbiadene, titolare del Forum Spumanti d’Italia, che ha portato l’evento a Venezia in una suggestiva location affacciata sul Canal Grande, creando i presupposti per la nascita di un appuntamento che si spera possa diventare quella vetrina delle bollicine che l’Italia non ha mai avuto. L’occasione, oltre a presentare uno spaccato significativo della spumantistica italiana, ha fatto emergere tutte le contraddizioni di un segmento dell’enologia del nostro paese che, a dispetto dei lusinghieri risultati - più significativi in volume che in valore - stenta a trovare momenti di sintesi capaci di proiettarlo in modo adeguato sui


cibo & blogger

di Luana Porfido

Cappelletti in brodo di Sabrina e Luca Blog di Sabrina e Luca saporidivini.blogspot.com

Le tavole che scaldano il Web A gennaio, quando fuori fa freddo, il cibo diventa occasione di convivialità domestica e coccola l’anima oltre che il palato. Ecco una selezione di straordinarie portate per un menu perfetto, suggerito dalla Rete Quando il clima si fa rigido, non c’è nulla di meglio che rimanere in casa, accendere il fuoco nel camino (se lo possedete, naturalmente), rallentare il ritmo e cercare conforto in cucina. Qui, immersi in fragranti vapori, ci si sbizzarrisce nella preparazione di grandi piatti, quelli, per intenderci, che richiedono lunghi tempi di preparazione e… digestione. Ma del resto cosa potrebbero desiderare di meglio i nostri appassionati food blogger, se non cimentarsi in una ricetta importante che, prima del palato, soddisfi il cuore? A voi, dunque, una scelta di “tavole caldissime” scovate in giro per la rete. Per l’occasione, abbiamo selezionato tre straordinarie portate dai menu dei nostri protagonisti. Cosa state aspettando? Forza, servitevi!

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Quando accedi al blog di Sabrina e Luca, affiatatissima coppia di Bologna, una strana magia lentamente si sprigiona. Un’immagine emblematica conduce al post, con titolo bilingue. Ci si immerge nella lettura ed è a questo punto che, ammaliati dalla prosa incantevole di Sabrina, la navigazione si cheta, cercando approdo tra le parole che suonano come una sinfonia immortale. Parole, immagini, ricordi, profumi e sapori che ogni giorno attraggono schiere di “fan” appassionati da tutto il mondo, desiderosi di cogliere anche un solo frammento di bellezza. Luca e Sabrina hanno mille interessi che spaziano dalla musica al cinema, all’arte nella sua totalità, al viaggiare, all’improvvisare. Dunque, perché non riempire un blog di passioni? E perché non farlo esprimendosi attraverso la cucina? Secondo Luca e Sabrina la cucina è un arte che permette di spaziare e sperimentare, come in un viaggio. La cucina è alchimia, è piacere al limite della lussuria, è un modo per esprimere amore e, cosa fondamentale, è un viaggio attraverso i sensi. I cappelletti che hanno preparato sono un inno alla passione, alla tradizione, al buono, all’amore. http://saporidivini.blogspot.com/2010/12/i-cappelletti-in-brodo-di-sabrina-e.html


Brasato speziato con polenta

Tortini alle mele e fiori di rosmarino Blog di Anna

www.annathenice.com

Blog di Luisa stegnatdepolenta.myblog.it

«Amo scrivere, leggere, viaggiare, cucinare, parlare, ascoltare, ridere, amare, navigare, pensare e, quando mi riesce, fermare in una foto un momento magico. Ho cercato di dividere nei miei tre blog tutto il mio mondo. E chi si fermerà sarà il benvenuto». Con queste parole, che paiono l’incipit di un romanzo autobiografico, Anna ci introduce nel suo mondo. Leggendo i suoi post, in effetti, è un po’ come immergersi in un grande racconto bellissimo e delicato, nel quale le riflessioni si intrecciano ai fatti del quotidiano, trovando poi approdo finale nelle ricette. Anna vive in un piccolo paese, nel cuore della Murgia barese e definisce “travolgente e inaspettata” l’esperienza del blog, attivo dal 2008. Grazie ad esso, ha condiviso con i numerosi lettori non solo la passione per la cucina, ma anche emozioni, istantanee di vita e progetti. Per noi, Anna ha preparato un dolce confortevole, fatto con pochi ingredienti e dal profumo di casa. Complice forse il rosmarino, il suo tortino alle mele e fiori di rosmarino è in grado di evocare immagini di serenità domestica. Un dolce che parla di semplicità e benessere, un “rifugio” dove ritemprarsi… www.annathenice.com/2010/11/tortini-alle-mele-e-fiori-di-rosmarino.html

Perché scrivere un blog? Per condividere passioni, contenuti. Per far sentire la propria voce, la propria storia. Luisa, impiegata di Bergamo, attiva nel sociale e grande appassionata di cucina, si è avvicinata al mondo dei netcooker per caso, desiderosa di offrire nuovi spunti alle proprie giornate. Invitata da altre blogger a dare corpo alla propria passione, Luisa apre il blog nel giugno 2008 e da quel momento, quasi ogni giorno, arricchisce i ricettari dei suoi lettori con sapori genuini ed autentici. Così, Luisa descrive il suo blog: «dalla provincia di Bergamo, dove la polenta la fa da padrona, una cucina con ingredienti poveri ma ricca di sapori». La polenta, piatto povero, inossidabile alle mode, corposo e senza fronzoli è presente anche nel nome del suo blog e nella ricetta che ci ha concesso. Dopo due anni e mezzo di vita, Luisa ci tiene a sottolineare come il suo angolo di cucina virtuale non abbia subito modifiche. Pur apprezzando le nuove applicazioni ed i nuovi format, lei preferisce la semplicità di un contenitore immediato e senza troppi orpelli. Le sue ricette sono un inno al calore del focolare domestico, alle tavolate piene di amici e famigliari, ai momenti di convivialità vera. A noi dedica la sua polenta, perfetta nel freddo di queste giornate. http://stegnatdepolenta.myblog.it/archive/2008/10/07/brasato-speziatocon-polenta.html

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Viaggi&Benessere 84

Tradizioni regali in Piemonte Un buen retiro tra splendidi castelli e nobili golosità in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia

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Fughe d’inverno Dieci straordinarie mete per iniziare al meglio il nuovo anno

da pag. 92 Rubriche

• Turismo religioso • Lezioni di ospitalità • Viaggi&Co

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viaggi&benessere

Tradizioni regali in Piemonte Dalla “corona di delizie “ intorno a Torino alle pasticcerie artigianali, dai romantici relais alle celebrazioni dell’unità d’Italia: un itinerario che rievoca atmosfere di balli a corte, battute di caccia, preziose golosità di Franca Dell’Arciprete Scotti

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Nell’anno che celebra i 150 anni dell’unità d’Italia e insieme la gloria della dinastia che ha unificato la nazione, il Piemonte ci invita a rievocare atmosfere e tradizioni reali. Che si assaporano ancora nei luoghi protagonisti di battute di caccia e balli a corte. Intorno alla nobile Torino, sorgeva una “corona di delizie”, quella serie di residenze che i Savoia vollero per godere dei piaceri della splendida campagna piemontese. Tra Agliè, Stupinigi, Racconigi eVenaria Reale, dichiarati dall’Unesco“Patrimonio dell’Umanità”, si sviluppa un itinerario fatto di parchi, giardini nascosti, castelli, ville agresti perfette per un “buen retiro”. Bellissima, a pochi chilometri daTorino,Venaria Reale é uno spazio unico per complessità e dimensioni: l’edificio monumentale di 80 mila metri quadrati, con i suoi molteplici corpi di fabbrica, conta da solo alcune delle più alte espressioni del Barocco europeo, mentre i magnifici giardini sono tra i più vasti in Italia. Nelle colline del Canavese, nel centro di Agliè, domina la mole imponente del Castello, approdato all’improvviso agli onori del turismo di massa da quando é stato set televisivo per “Elisa di Rivombrosa”. Nato come rocca difensiva nel XII secolo, é di-

In apertura, un meraviglioso scorcio del Castello di Agliè, immerso nelle colline del Canavese; nella foto a destra, gli interni della Reggia di Venaria Reale, edificio monumentale unico per complessità e dimensioni

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viaggi&benessere

Le celebrazioni del 2011 Torino e il Piemonte ospitano dal 17 marzo al 20 novembre 2011 “Esperienza Italia” il grande evento dedicato al 150° anniversario dell’unità nazionale, che illustra le eccellenze italiane. Proprio la Reggia di Venaria Reale ospiterà alcune delle mostre più affascinanti. Nell’imponente cornice delle Scuderie Juvarriane “La bella Italia. Arte e identità delle città capitali”, più di 300 capolavori dell’arte italiana in un percorso che va dal Medioevo alla vigilia del 1861 attraverso le capitali pre-unitarie. Nelle Sale delle Arti “L’Italia si specchia. 150 anni di alta moda dall’Unità ad oggi” un viaggio nella storia dell’alta moda e dello stile italiano dall’Unità ad oggi, che parte dagli abiti della nobiltà ottocentesca e arriva fino alle creazioni dei grandi stilisti contemporanei. Per evitare code e prenotazioni, Carta Esperienza Italia 150. www.italia150.it

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ventato residenza dei Savoia dal 1764, dopo la ristrutturazione affidata al regio architetto Ignazio Birago di Borgaro. Un tocco di mistero é nel busto in cera di Madame de Saisson che, secondo la fantasia popolare, sarebbe il fantasma del Castello di Agliè. Il suo spirito vaga nelle notti senza luna con fruscii e macabri sospiri. Anche Racconigi é una tipica “Casa di Re” che documenta lo stile di vita di una corte ottocentesca e le abitudini quasi borghesi della famiglia reale nei primi decenni del Novecento. Molti i suoi ospiti illustri: dallo zar di Russia Nicola II, ai reali d’Albania, genitori della Regina Elena. Anche qui é magnifico il parco disegnato da Xavier Kurten, il giardiniere tedesco cui si affidò Carlo Alberto: un’impronta romantica all’inglese disegna un percorso ricco di emozioni in una natura apparentemente selvaggia, ma in realtà sapientemente progettata. Sentieri tortuosi tra grandi distese di prati e boschetti, un lago dai contorni sinuosi con l’isoletta, ponticelli, rovine, una grotta, edifici pittoreschi. Infine la Real Palazzina di caccia di Stupinigi è un gioiello barocco opera di quel genio dell’architettura che fu Filippo Juvarra: nato in realtà come rustico luogo di riposo e palazzina di caccia per il re e per la corte. Splendidi, qui, oltre all’immenso parco, i mobili intagliati con scene di caccia, divani e poltrone in stile barocco piemontese, le enormi specchiere che riflettono la luce naturale, donando all’insieme una luminosità eccezionale (www.turismotorino.org).

In questa foto, il suggestivo Castello di Racconigi che recentemente ha ospitato le rappresentazioni del gruppo storico Nobiltà Sabauda di Rivoli (un momento della serata nella foto in basso)

Nobili prelibatezze I Savoia furono famosi anche per i piaceri della buona tavola. Ecco allora la ricchezza della pasticceria torinese, la magnifica tradizione del cioccolato, il successo di alcune aziende storiche fornitrici della Real Casa. Proprio alla secolare storia della pasticceria torinese é dedicata la nuovissima pubblicazione “I pasticcini del Re”, realizzata da Ascom-Epat con la Città di Torino e Turismo Torino e Provincia. In realtà l’eccellenza della cultura gastronomica subalpina era già nota ai tempi di Plinio, nel primo secolo dopo Cristo, che raccontava di dolci squisiti fatti con i pinoli degli abeti delle Alpi, miele e ricotta. Ma la pasticceria artigianale torinese conobbe il suo massimo splendore sotto il Regno dei “golosissimi” Savoia e nelle cucine dei loro grandi cuochi e confettieri. Nel 1739, a Torino nacque addirittura l’“Università e Corporazione dei Confettieri eAcquavitai”:a loro


Un’azienda storica La storia delle pastiglie Leone iniziò nella piccola confetteria di Luigi Leone, ubicata nel centro di Alba e adocchiata ben presto dai golosi regnanti di Casa Savoia, tanto che il negozio venne trasferito a Torino, divenendo il fornitore ufficiale della Real Casa. Le pastiglie sono il prodotto di confetteria più antico e caratteristico di questa azienda: piccole delizie prodotte con un’attenta scelta di essenze, estratti ed aromi, dalle piacevoli tonalità pastello. www.pastiglieleone.com

era permesso di indossare una divisa marrone con coccarda blu e di portare lo spadino, privilegio di solito riservato ai nobili. Nobile mestiere dunque, trasmesso di generazione in generazione, spesso attraverso scuole-bottega. Nell’agile e piacevole mini-guida, elaborata da Barbara Ronchi della Rocca , si compie “un grande viaggio nel regno della dolcezza”: un excursus storico-culturale, ricco di interessanti curiosità, tra canestrelli, marron glacés, bignole, torcetti, per arrivare ai nobilissimi savoiardi, i biscotti della duchessa, i baci di dama. Per chi vuole rivivere in pieno la tradizione del ‘700 ecco la proposta “A merenda con il re”, il dolce appuntamento a base di cioccolata calda e pasticceria artigianale tanto amato dai regnanti di Casa Savoia, che si può sperimentare in vari caffè storici di Torino e dintorni.

Da riserve del Re... a parchi di tutti! Il progetto “Parchi 2011” è un’iniziativa attraverso cui otto parchi naturali piemontesi racconteranno al pubblico la propria storia, legata alla nascita dell’Italia o alla Casa Reale dei Savoia, spesso all’origine della loro istituzione come riserve di caccia o “polmoni” verdi per le residenze di villeggiatura. Oltre ai due parchi nazionali, Parco Nazionale del Gran Paradiso e Parco Val Grande, anche, tra gli altri, il Parco della Mandria, il Parco Naturale della Collina di Torino e il Parco Burcina. In questa pagina, partendo dall’alto, a sinistra, la Palazzina di caccia di Stupinigi, opera di Filippo Juvarra; le pastiglie Leone e i baci di dama, due delizie della pasticceria torinese e, nella foto al centro, uno dei parchi piemontesi che partecipa al progetto “Parchi 2011”

Scelti per voi Relais Bella Rosina Parco la Mandria, Via Agnelli 2, Fiano (To) Tel. 0119233600 www.bellarosina.it Dedicato alla storia d’amore tra il Re Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana, il Relais, aperto all’interno del Parco regionale La Mandria, é ricavato dal restauro di un casolare del XVIII secolo. Il Ristorante Gemma di Rosa propone la filosofia dello chef Luigi Calisse improntata su ricette tradizionali del territorio e prodotti stagionali delle valli di Lanzo e del Canavese, rivisitati con creatività. Per una cena degustazione senza vini 50 euro circa. Una camera doppia da 230 a 245 euro. Locanda del Sant’Uffizio Strada del Sant’Uffizio, 1 Cioccaro di Penango (At) Tel. 0141916292 www.locandadelsantuffizio.net

Una dimora antica, immersa nel verde e nei silenzi contemplativi che evocano atmosfere del ‘500, quando fu sede monastica. Dalla tradizione e fantasia dello chef: carne cruda di vitello Fassone battuta a coltello con uovo di quaglia, Agnolottini del Plin ai Tre Arrosti saltati con burro timo e fondo bruno, Tagliolini all’astice e tartufo nero. Una cena senza vini circa 60 euro. Una doppia da 240 euro. Grand Hotel Sitea Via Carlo Alberto, 35 Torino Tel. 0115170171 www.sitea.thi.it Al Ristorante “Carignano” per il 2011 è stato inserito in carta un piatto dedicato a Cavour, tratto da un menu storico di un evento a lui dedicato. Cena a partire da 50 euro, bevande escluse.

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viaggi&benessere

Fughe d’inverno

Romantiche, sportive, di relax, gourmet, di meditazione, colte o più leggere. Ecco 10 mete per iniziare al meglio il nuovo anno di Laura Ruggieri

Che amiate le vette innevate e le atmosfere da fiaba, che preferiate il fascino evergreen di una delle più splendide città d’arte al mondo o quello insolito della laguna. Che optiate per il gelo della Lapponia o il mite caldo inverno marocchino, per le atmosfere country della Toscana o per un castello sul mare o infine decidiate per il silenzio e il lusso da meditazione di un antico monastero rivisto da un designer, vi daremo dieci indirizzi imperdibili e dieci buoni motivi per partire, in due, ma non solo. 2

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IN CAMPAGNA

NEL NORD AFRICA

Un weekend invernale o il Capodanno come a casa... L’atmosfera infatti è molto home sweet home solo che la finestra la mattina si spalanca sulle colline del Chianti senese, l’atmosfera è di charme e la sera le caldarroste scoppiettano nel camino. Last but not least, una piccola Spa su misura che a Capodanno vi proporrà trattamenti con polvere d’oro. Da godersi soprattutto se si sarà approfittato di un animatore a disposizione dei bimbi con giochi e passeggiate sulla neve. Le Fontanelle, Pianella (Si) 057735751 doppia B&B Capodanno dai 340 ai 540 euro www.hotelfontanelle.com

Per un fine anno dal sapore fiabesco e speziato, il Riad Libiti Bito a soli cinque minuti dalla vibrante piazza di Jema El Fnaa, è un magico scrigno racchiuso nell’ancora più incantevole cornice di Marrakech, un’intima e lussuosa oasi nel cuore della Medina. Incantevoli suite in un vero e proprio rifugio arredato con pezzi tradizionali marocchini creando un ambiente ricco di suggestioni. Riad Libiti Bito, Marrakech 00212(0)524427962 doppia B&B 80 euro www.riadlibitibito.com


Effetto distillato che vi fa sentire ospiti unici quando scendete nella Spa Museum, un luogo di purificazione estrema 5 4

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1. Hotel Le Fontanelle, Pianella (Si) 2. Riad Libiti Bito, Marrakech 3. Nun Assisi Relais & Spa, Assisi (Pg) 4. Relais Ducale Spa & Pool, Pescocostanzo (Aq) 5. Venissa, Isola di Mazzorbo (Ve)

IN MEDITAZIONE

TRA LE MONTAGNE D’ABRUZZO

IN LAGUNA

Atmosfera rarefatta, silenzio, armonia di linee e ambienti. È un’esperienza particolare quella da fare al Nun Assisi Relais & Spa Museum, nel cuore antico di Assisi. Un antico monastero benedettino in cui il bianco, i materiali naturali, gli affreschi, i lini contribuiscono alla sensazione di esclusività raffinata. Effetto distillato che vi fa sentire ospiti unici nella Spa Museum, un luogo di purificazione estrema. Una vera rigenerazione dello spirito da concludere a tavola quando per la notte di Capodanno lo chef Mirko Nochetti rilegge la tradizione in chiave contemporanea. Nun, Assisi (Pg) 0758155150 - doppia B&B 350 euro www.nunassisi.com

Una piccola, esclusiva SPA di montagna in un borgo che ha lo charme dell’Abruzzo più autentico e un’insolita preziosità gentilesca. Di gran fascino, arredato con gusto e attenzione al particolare, il Relais Ducale di Pescocostanzo ha l’atmosfera dei tipici chalet di montagna, raffinati ed esclusivi: il grande camino acceso, gli arredi affidati ad un’antiquaria e collezionista, la biblioteca per lettture riposanti. Piacevolissimo il ristorante La Corniola, intimo e complice, e una piccola baita nel bosco per pasti più rustici. Il massimo del lusso però è il Personal Show Trainer. Relais Ducale Spa & Pool, Pescocostanzo (Aq) 0864642484 - doppia B&B 190 euro www.relaisducale.it

Nella tenuta dell’isola di Mazzorbo sei camere con vista sull’antico vigneto recuperato da Gianluca Bisol, su orti e frutteti. Il ristorante gourmet è guidato da Paola Budel, allieva di Heinz Beck. L’ideale per una coppia che al buon gusto chiede molto. La mattina del nuovo anno vi sveglieranno le campane del campanile che svetta nel cuore della vigna murata, dove è stata recuperata la dorona, l’antico vitigno autoctono a bacca bianca tipicamente veneziano, diffuso in laguna fin dal XV secolo e che produrrà poche migliaia di bottiglie preziose. Venissa, Isola di Mazzorbo (Ve) 0415272281 - doppia B&B 166 euro www.venissa.it

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viaggi&benessere

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6. Falconara Charming House & Resort, Butera (Cl) 7. Le Grand Hotel & Residence Cour Maison, Prè Saint Didier (Ao)

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AL MARE

TRA LE MONTAGNE D’ALTA QUOTA

IN AUSTRIA SULLA NEVE

Tutto il fascino intenso del mare d’inverno al Falconara Resort, un boutique hotel in uno degli scorci più belli della Sicilia. Appassionati di fuochi per l’ultimo dell’anno? È il posto giusto per voi perché lo spettacolo pirotecnico dal promontorio a picco sul mare con l’antico Castello di Falconara, l’affascinante fortezza di proprietà della famiglia Chiaramonte Bordonaro, è unico. Una notte speciale sotto le stelle preceduta da un bagno turco con kit benessere in omaggio, docce emozionali cromo-terapiche e scelta di tisane personalizzate nella Spa prima di passare al cenone nelle sale del Castello. Falconara Charming House & Resort, Butera (Cl) 0934349012 - doppia B&B 320 euro www.hotelfalconararesort.com

In posizione panoramica unica di fronte al Monte Bianco, chi sceglie di fuggire al Cour Maison apprezzerà un’ospitalità old style di classe. Maison storica arredata nel più raffinato stile valdostano con uno degli ambienti più caratteristici nel ristorante La Baita. E visto che il clima freddo ammette qualche caloria in più non perdetevi la visita guidata con degustazione alle grotte di stagionatura della fontina Valdostana e alla cantina Cave du Vin Blanc nel borgo di Morgex. Al ritorno per dimenticare i peccati di gola c’è il centro benessere e il centro fitness con l’Argan Desir, il rito dell’hammam per due. Le Grand Hotel & Residence Cour Maison Frazione Pallesieux - Pré Saint Didier (Ao) 0165831400 - doppia B&B 220 euro www.courmaison.it

Immersi nel morbido paesaggio imbiancato ai piedi del Wilder Kaiser o rintanati all’interno, nelle camere tutte rigorosamente in legno, nel cinque stelle più famoso dell’Austria, il relax è assicurato. Fra le saune e i bagni di vapore della grande Beauty Spa, prima di una cenetta nella stube del ristorante tradizionale con la finestra sulla vecchia stalla (ancora attiva), o una gita in carrozza trainata dai lipizzani sui sentieri innevati dei dintorni. Biohotel Stanglwirt, Going, Tirol 0043(0)53582000 doppia B&B 280 euro www.stanglwirt.com

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Un hotel che ha il momento di maggior fascino quando la temperatura esterna scende fino a 30°C sotto zero! E allora non c’è nulla di più romantico...

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IN CITTA’

IN LAPPONIA

Un personal shopper in dodici lingue per fare acquisti nella Firenze del lusso e dell’alto artigianato. Un sarto tutto per sé e aperture in esclusiva di boutique e show room: è l’offerta del “pacchetto shopping” del più raffinato luxury small hotel di Firenze, il Relais Santa Croce. Palazzo del ‘700 con soffitti affrescati, tessuti pregiati, pezzi d’antiquariato e qualche elemento di design sparso ad arte. L’atmosfera è intima ed avvolgente, l’accoglienza fatta di dettagli e attenzioni. Insomma una “boutique d’altissima ospitalità” con 24 camere tutte diverse di cui la metà suite. Relais Santa Croce, Firenze 0552342230 - doppia B&B 300 euro www.relaisantacroce.com

Nello spettacolare Treehotel a Harads, nella Lapponia svedese, il primo albergo al mondo situato sugli alberi di pino! Quattro casette di legno e vetro ognuna dalla forma diversa e una sauna, tutte e cinque in cima agli alberi. Un’integrazione con la natura perfetta all’insegna del design nella foresta. Un hotel aperto tutto l’anno ma che durante l’inverno ha il momento di maggiore fascino quando la temperatura esternaascende anche fino a 30°C sotto zero! E allora non c’è nulla di più romantico... E una volta che ci si è scaldati bene, subito fuori a sfidare i ghiacci con le gite in motoslitta o in slitta trainata da cani o da renne. Treehotel, Harads - Lapponia 0046 (0)92810403 - doppia B&B 400 euro www.treehotel.se

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il turismo religioso

di Roberto Lavarini Sociologo dell’ambiente e del territorio

L’arte Mariana è senza tempo Ecco come le rappresentazioni dell’Annunciazione si sono evolute nei secoli. Oggi sono meta di devoti 1100 siti della fede: ineguagliabili esempi di come le raffigurazioni della Madonna trasmettano una “comunicazione non verbale” di amore

L’Annuario pubblicato dalla Segreteria Pellegrinaggi Italiani (SPI) contiene informazioni su circa 2200 mete religiose delle quali la quasi totalità è dedicata alla Madonna. Una enormità che in qualche modo giustifica il fatto che nei devoti si sia radicata la convinzione che ce ne siano molte e tutte fra loro diverse. Siamo molto devoti alla Madonna, ben più che a qualunque altro Santo. Addirittura più che a Gesù Cristo se non fosse che la Vergine Maria rimanda continuamente al suo Figliolo. Ella ne è il tramite. Nel tempo, però, la sua immagine, o meglio, la rappresentazione che ne hanno fatto gli artisti si è evoluta tanto da rivelarci cosa le persone pensavano di Lei a quel tempo. Oggi si parla continuamente di comunicazione “non verbale” ossia di come si comunichi con gli atteggiamenti del corpo, con i gesti. Lo si fa continuamente anche in modo non conscio, non voluto. Si comunica anche con il silenzio. Paul Watzlawick, già nel 1977 sosteneva che “Non si può non comunicare” e, in effetti, comunicano efficacemente i neonati o le persone in coma. Il problema semmai è quello che non sempre sappiamo capire quello che ci dicono. Interessante, perciò, non è solo arrivare a comprendere l’opera che ci viene mostrata ma tentare di arrivare al pensiero di chi l’ha creata, alle sue convinzioni e a quelle della gente del suo tempo. Prendiamo come esempio la rappresentazione dell’Annunciazione. Se osserviamo il primo quadro, di Martini (1284-1344), vediamo che la Madonna viene rappresentata in una posizione tipica di chi cerca di allontanarsi dall’enormità del compito che le viene assegnato. Il suo corpo si allontana dall’angelo e da quello che le sta dicendo. È una Madonna attenta all’annuncio come dimostra il suo volto ma è spaventata e istintivamente non si rende disponibile. È il tempo dell’amor cortese, la donna è idealizzata e lontana dalla concretezza del quotidiano. Un secolo più tardi, nella rappresentazione che ne fa Be-

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Le due figure si sporgono una verso l’altra a creare un nuovo spazio intimo. Lo sguardo basso, le bocche chiuse rendono protagonista il silenzio e l’ascolto ato Angelico (1395-1455), l’Annunciazione viene contestualizzata di nuovo in un ambiente architettonico non proprio domestico. La Madonna è seduta in una posizione speculare all’angelo. Le due figure si sporgono infatti una verso l’altra a creare un nuovo spazio intimo. Lo sguardo basso, le bocche chiuse rendono protagonista il silenzio e l’ascolto. Le colonne del portico incorniciano, separandole, le due figure. Anche il Pinturicchio (1452-1513) usa come sfondo della scena un ambiente sontuoso, a sottolineare l’importanza di ciò che viene rappresentato. Le due figure, distanti fra loro, sono separate da un leggio con piedistallo come fosse un riparo per la Madonna che su di esso poggia una mano. L’altra mano è alzata con il palmo in avanti, verso l’angelo, rappresentato in una posizione rigida come se venisse sottolineata l’ufficialità e l’importanza di quello che sta annunciando. La Madonna mantiene la distanza anche se il capo chino indica sottomissione. Di nuovo, nella rappresentazione che ne fa Leonardo (1452-1519), le due figure sono lontane fra di loro e separate da un piccolo mobile. La Madonna è girata verso l’angelo, lo ascolta e sembra ben disposta ad accogliere ciò che dice. Ma si mantiene lontana, è seduta e la sua mano aperta è rivolta verso l’angelo in un atteggiamento di difesa. Non riteniamo che sia un caso che le due rappresentazioni siano simili. Infatti, sono espressione artistica di due contemporanei e per entrambi il sacro si cala nel mondo, nelle vicende umane ma restandone separato. Facendo un salto temporale e avvicinandoci ai nostri giorni, l’immagine che ci dà Waterhouse (1849-1917) è di una Madonna umanissima, chiaramente “spaventata” per ciò che le si sta annunciando. La mano sul cuore, l’altra fra I capelli, gli oggetti sparsi per terra rivelano la sorpresa e lo sbigottimento. Ora la Madonna non ha bisogno di avanzare, lei è già tutta umana, pienamente consapevole del ruolo che sta per interpretare.

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Per grazia ricevuta Gli ex-voto ci rivelano non solo la fede semplice di coloro che li hanno dipinti ma anche la mentalità e le convinzioni del loro tempo. Limitandoci ad osservare la posizione e la dimensione del sacro rappresentato nel dipinto, notiamo che nelle tavolette più antiche esso occupa una posizione rilevante nel complesso della raffigurazione, sottolineando la rilevanza che esso ha anche nella quotidianità. È immanente, si impone nella scena rappresentata. Le altre figure vi si rivolgono in atteggiamento reverente, spesso inginocchiate e con le mani giunte. È un sacro non molto intimo, cui si rivolgono sia la persona che lo invoca sia gli altri famigliari o servitori. Nel passaggio dal Medioevo all’Illuminismo, la sua posizione diviene sempre più elevata. Sta al di sopra delle vicende umane. Si impone di meno anche visivamente. Non richiede un atteggiamento pio e l’attenzione dell’artista, che ovviamente terrà conto del committente, qualora non lo fosse egli stesso, si concentra maggiormente sulla vicenda, sulla storia che sta raccontando. Il sacro si eleva e diventa quasi un semplice richiamo al ruolo che ha avuto nel salvare il supplice, riconoscente. 3

1. Simone Martini, L’Annunciazione fra Sant’Ansano e Santa Massima 2. Leonardo, Annunciazione 3. Pinturicchio, Annunciazione


lezioni di ospitalità

Non sempre design è sinonimo di comfort e funzionalità, anzi. Lo dimostrano alcuni recenti progetti Negli ultimi anni, l’offerta alberghiera ha subito una notevole evoluzione. Sono sorti nuovi alberghi ma, soprattutto, moltissimi si sono completamente rinnovati modificando parzialmente la loro struttura e intervenendo profondamente sull’utilizzo degli spazi e sulla decorazione. La ricerca, talora esasperata, del nuovo ha portato a prediligere uno stile contemporaneo, di design. Diciamo innanzitutto che sebbene il design sia un prodotto italiano, la sua applicazione nelle strutture alberghiere è, a tutti gli effetti, europea. In tutta Europa, infatti, sono nate strutture eccellenti, ricche di fascino, di suggestioni nuove e di nuovi stimoli per i sensi di una clientela interessata, disponibile, raffinata. Impossibile qui farne un elenco ma ogni capitale, ogni città ne ha almeno uno. “Nota dolens”: gli eccessi. Sì, perché, sulla scia del successo dei primi importanti hotel design dei quali hanno parlato periodici di settore e non, le cui foto sono comparse sulle più importanti riviste di moda e di comunicazione attirando nuova clientela specie dal mondo patinato della moda e dello spettacolo, molti imprenditori alberghieri hanno deciso di percorrere questa medesima strada. Così importanti alberghi a quattro stelle si presentano con l’ingresso formato da un’imponente scala di vetro acidato con sotto dei neon abbaglianti. Bella? Non so. Scomoda di certo per chi deve trasportare il proprio bagaglio. La piccola hall ha un grande divano di velluto sospeso al soffitto con quattro funi? Bello, ma ancora nessuno osa sedersi. Camera minimalista perfettamente candida? Apprezzabile lo sforzo di tenerla immacolata, ma i muri disadorni possono dare un senso di angoscia. Alcuni viaggiatori si portano da casa i quadretti più amati per disporli di fronte al letto o degli oggetti da tavolino per personalizzare un ambiente estraneo. C’è un forte bisogno di personalizzare il proprio spazio, di sentirlo accogliente. Negli hotel di design – ovviamente quelli meno riusciti – invece le stanze spingono a uscire, a non fermarsi in poltrona a leggere un libro, a non oziare nella vasca da bagno, a non trattenersi a guardare un film se fuori piove. Che ci sia un segreto accordo con la pro loco?

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di Roberto Lavarini Sociologo dell’ambiente e del territorio

Non tutti gli hotel di design riescono col buco

Sopra, stanze minimaliste e futuristiche per lo Yohotel, realizzato all’interno dell’aeroporto londinese di Heathow; sotto, un dettaglio del Qbic Hotel, contemporaneo e super accessoriato, nel quartiere degli affari di Amsterdam


viaggi&co

di Francesca Frediani

Design lacustre in Spa Disegnata da Carlo Rampazzi, noto interior designer svizzero, la nuova Eden Roc Spa (l’area benessere dell’Hotel Roc di Ascona, Tschuggen Hotel Group ), è un vero e proprio tributo alla flora lacustre del Canton Ticino. Inaugurata nell’Aprile scorso, ripropone attraverso forme e colori le camelie, azalee, rododendri tipiche del lago. Con una superficie di 2000mq collega i due edifici dell’hotel (Spa e Hotel) integrandosi perfettamente con l’ambiente circostante e con lo stile architettonico della struttura preesistente. La vista è mozzafiato: dalle ampie vetrate lo sguardo si estende sulle acque cristalline del lago Maggiore, perdendosi. Sette le cabine per massaggi che offrono, oltre ai tradizionali massaggi, pratiche provenienti da angoli esotici del mondo ben sperimentate: il Lomi Lomi Nui (tipico delle Hawaii), il Massaggio thai, l’Abhyanga e il Padabhyanga della tradizione ayurvedica. www.edenroc.ch

Un volo in centro città

A partire dal 1° Dicembre la compagnia aerea Air Malta, intensifica le sue operazioni nel nord Italia. Sono infatti stati predisposti nuovi voli da Milano Linate (a pochi minuti dal centro città) ogni Lunedì, Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica. -”Crediamo” – afferma Brock Friesen (direttore commerciale della compagnia aerea) -“ che lo spostamento su Milano Linate (da Milano Malpensa) incentiverà il traffico da e verso una città importante come Milano, in tutto il nel nord del Paese, con una maggiore accessibilità al centro della città-”. La compagnia di volo maltese non esclude che, a partire dall’estate 2011, si possa pianificare un volo giornaliero. Air Malta offre ai propri passeggeri circa 50 collegamenti verso Europa, Nord Africa e Mediterraneo orientale attraverso una flotta di dodici Airbus organizzati in classe business ed economy. 96 viedelgusto.it www.airmalta.com

Eco eccellenza dell’ospitalità Si trova in Tailandia, nella suggestiva isola di Koh Kood, la prima suite del mondo completamente ecologica: l’Eco Villa. E’ all’interno del nuovo resort Soneva, destinato a diventare il più sorprendente complesso residenziale dell’Asia e rappresenta oggi l’emblema del lusso intelligente: l’unione tra autenticità, sostenibilità e servizio ai più alti livelli. Il Gruppo Six Senses Resorts & Spas, grazie a tecnici tailandesi esperti di processi costruttivi a basso consumo energetico, ha creato una struttura bio-climatica realizzata con materiali locali come pietra e argilla, uniti con colle non tossiche in perfetto equilibrio con l’ambiente. Pannelli solari e micro applicazioni a certificazione LEED garantiscono autonomia energetica. Il Resort diventa così pioniere della vera eco ospitalità mantenendo alti i livelli di eccellenza combinando sapientemente arte locale, materiali ecosostenibili e fonti rinnovabili. www.sixsenses.com


GUIDA BEREBENE LOW

Foto: Alan Venzi

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COST 2011

Sangiovese di Romagna Superiore capsula rossa 2008

Condé, puramente Sangiovese, semplicemente a casa vostra.

Un territorio vocato da centinaia di anni. Un’azienda vitivinicola moderna e sperimentale da oltre dieci anni. Ecco Condé. Ecco il Sangiovese in purezza che puoi avere direttamente a casa tua grazie all’impegno quotidiano di Francesco Condello, all’amore per suoi i vigneti, ad un “terroir” di primissima qualità, al contributo dell’enologo Federico Curtaz e alla passione di donne e uomini che ogni giorno sulle colline di Predappio si dedicano alla produzione di un grande Sangiovese. Una sola etichetta in tre versioni: DOC, Superiore e Riserva. I VINI CONDÉ SI ACQUISTANO SOLO DALL’AZIENDA CON UNA SEMPLICE TELEFONATA 0543 940860 E 051 238343 O SUL SITO WWW.CONDE.IT

vi verranno consegnati a casa direttamente da noi.


SoltantoVino

Eccellenze di Montecucco

Prima di tutto le colline. Lo sguardo arriva lontano, no al mare. E poi le querce, le ginestre, le rose canine che donano a questa terra un fascino primitivo, autentico. La natura, qui, segue ancora i suoi ritmi scanditi dall’orologio delle stagioni all’ombra

dell’Amiata, vulcano muto da secoli e montagna dai mille colori. Questa è la zona della DOC Montecucco dove la famiglia Sodi coltiva vigneti di Sangiovese. Ecco le eccellenze del Montecucco, ecco il Parmoleto Montecucco Sangiovese Riserva.

INFO: Azienda Agrituristica Parmoleto · Montenero D’Orcia · Grosseto Tel. +39 0564 954 131 · info@parmoleto.it · www.parmoleto.it

PARMOLETO


Piaceri&Dintorni 100

Lampredotto a passeggio per Firenze L’antico cibo di strada dei fiorentini è un’istituzione gastronomica in città

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Cannella brucia zuccheri Le proprietà benefiche della spezia, utilizzata in piatti dolci e salati

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Il sogno in un bicchiere La storia di passione di un’azienda innamorata delle bellezze di Sicilia

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• Orto dei semplici • Selezioni • La scoperta • Benservito

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piaceri&dintorni

Metti un Lampredotto, a passeggio per Firenze

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Si chiama così il quarto stomaco del manzo che dà il nome al classico piatto che può essere mangiato come un normale “bollito”, ma anche in versione panino freschissimo, diviso in due e tuffato velocemente nel brodo bollente. Un must trasversale per studenti, professionisti e signore à la page. Da consumare rigorosamente per strada di Elena Conti Il nome è curioso, l’aspetto pure. Per i fiorentini è quasi un culto, ma adesso sta contagiando turisti e visitatori. Ha origini antichissime che lo legano alla città dal fiume d’argento, un cibo di strada che dopo una breve crisi negli anni della grande paura della mucca pazza, oggi è molto apprezzato e consumarlo è diventato quasi un must per signore griffate e professionisti rampanti. Il lampredotto è uno dei quattro stomaci del manzo. A Firenze si mantengono i quattro nomi distinti e si cucinano in modi diversi per ogni taglio. Il lampredotto corrisponde al quarto stomaco, chiamato tecnicamente abomaso o stomaco ghiandolare, è composto da due parti attaccate una sull’altra, una magra e friabile, che i fiorentini chiamano gala perché contorta e arricciata come la gala di un vestito settecentesco, e una seconda parte grassa e gelatinosa. A Firenze e nella sua provincia i chioschetti di vendita del Lampredotto sono ambiti e ricercati e sembra che le licenze per i punti di maggior interesse storico raggiungano cifre davvero ragguardevoli. «Il nome Lampredotto deriva da un pesce che una volta era abbondantissimo in Arno», racconta Orazio Nencioni, nel suo storico chiosco alla Loggia del Porcellino, a un passo da Piazza della Signoria. «Si chiamava Lampreda e dicono che fosse una sorta di grossa anguilla con una bocca a ventosa corrugata come la carne del Lampredotto.Adesso è estinta, ma il Lampredotto c’è ancora». Il gustoso panino col Lampredotto, che a Firenze chiamano Semele, è una vera istituzione gastronomica per i fiorentini, molto apprezzata anche dai turisti. In apertura, una veduta del centro storico del capoluogo toscano

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piaceri&dintorni

Nencioni mostra il brodo fumante dove sobbolle fra sedano, carote, cipolla e altri aromi, un grande pezzo di Lampredotto.

Ognuno ha il suo segreto Il panino, vera delizia, a Firenze lo chiamano Semele, deve essere freschissimo, diviso in due, e tuffato velocemente nel brodo bollente. Poi farcito con il Lampredotto affettato sottilissimo e, a scelta, con olio piccante, o salsa verde, fatta con prezzemolo, mollica di pane, uova sode e acciughe. Chi sono i clienti abituali? «Qui siamo vicini al tribunale, vengono avvocati, giudici, testimoni e imputati in attesa di giudizio - scherza Nencioni - se hanno la cravatta, la spostano indietro per non macchiarla. Vengono ragazzi, turisti, signore in giro per shopping, tutti vanno pazzi per il Lampredotto». La ricetta è semplice, ma variano i dettagli e gli abbinamenti. Ognuno ha il suo segreto, che può essere mezza foglia di alloro o un chiodo di garofano. Viene preparata una pentola con tutti gli odori e vi si versa l’acqua fredda. Il Lampredotto va lavato benissimo sotto l’acqua corrente facendo attenzione ad entrare nelle pieghe della carne, poi va messo in pentola assieme agli odori dove va lasciato sobbollire coperto per almeno tre ore. Il Lampredotto è un classico piatto fiorentino, può essere mangiato come

Il Lampredotto è una leggenda presente ogni giorno, d’estate e d’inverno, nelle strade della città, sui banchini dei trippai, piccoli chioschi fermi sotto l’ombra degli antichi palazzi e delle grandi opere d’arte 102 viedelgusto.it


un normale “bollito”, ma anche in “zimino”, con le bietole rifatte, con i porri, o con i fagioli lessati all’”uccelletta”.

Un’istituzione Gastronomicamente il Lampredotto a Firenze è un’istituzione, una leggenda presente ogni giorno d’estate o di inverno, nelle strade della città, sui “banchini dei trippai”, piccoli chioschi su quattro ruote, fermi sotto l’ombra degli antichi palazzi e delle grandi opere d’arte. Il Lampredotto è l’antico cibo di strada dei fiorentini, ma oggi i turisti ne vanno pazzi. Gustarlo nel panino è come assaporare la storia di Firenze. Nel Mercato Centrale di San Lorenzo lo storico Nerbone propone dalle sei di mattina Bollito,Trippa, Poppa e, ovviamente, Lampredotto. Ci sono estimatori ad ogni ora: i mercati, si sa, aprono presto e dopo chi lavora arrivano i turisti, che trovano tanto pittoresco fermarsi dal Trippaio. E fuori Firenze, sulla strada che va fra Incisa e Pontassieve, con un transito continuo di bus navetta per l’out let più griffato d’Italia, meta ininterrotta di turisti giapponesi e russi, al chiosco di Massimo e Giulia Frittelli si fermano tutti e i giapponesi scattano fotografie, perché dopo aver comprato Gucci, Saint Laurent, Ferragamo, Pucci, Tod’s, cosa c’è di meglio di un Semele col Lampredotto?

Scelti per voi dove mangiare Mercato Centrale San Lorenzo (trippaio dal 1850) Mario Albergucci Piazzale Porta Romana

Nella pagina precedente, in alto, la bottega storica del trippaio Nerbone dove ci mostrano un pezzo di Lampredotto (nella foto in basso) che sobbolle in pentola insieme agli odori. In questa pagina, partendo dall’alto, il chiosco di Massimo e Giulia Frittelli a Incisa, la bottega di Oreste Catocci nel Mercato Centrale di San Lorenzo e Oreste Nencioni nel suo chiosco la Loggia del Porcellino, vicino a Piazza della Signoria

Marco Bolognesi Via Gioberti, vicino Piazza Beccaria Sergio Pollini Via de’ Macci, angolo borgo La Croce

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ENCOMIO ALLA QUALITÀ - IDENTITÀ DI UN’AZIENDA Parliamo spesso di qualità in vigna e in cantina per ottenere un prodotto speciale e questa è la prerogativa di Terredora, l’azienda vitivinicola di Montefusco. Ho avuto occasione di conoscere l’azienda e una famiglia, quella di Walter Mastroberardino, con i figli, Daniela, Lucio e Paolo, che mi hanno insegnato la filosofia della vigna. Ho chiesto a Paolo Mastroberardino com’é possibile avere una così variegata tipologia di terreni. Sono queste - ci dice - le zone più vocate alla coltivazione della vigna; allora impariamo che CampoRe è il terroir coltivato sia a Fiano che ad Aglianico. Un altro territorio il Terre di Dora, e poi ancora con Terre degli Angeli, Loggia della Serra e Pioppo del Cappuccino, da cui nascono i crù di Greco di Tufo Docg. In ogni sorso di Greco di Tufo trovate la differenza, Loggia della Serra, o Terre degli Angeli. Il Fiano di Avellino del crù CampoRe e quello di Terre di Dora, per non parlare dell’Aglianico, che poi diventa Taurasi con gli anni trascorsi in cantina, e in un sorso sentiremo i profumi di un vino dove le mani sono quelle di uomini cresciuti con l’idea di dare identità ai loro vini.

Terredora di Paolo s.s.a. (Società Semplice Agricola) Via Serra Snc - 83030 - Montefusco (Av) - Italia Tel.++39.0825.968215 - Fax ++39.0825.963022 www.terredora.com - info@terredora.com

Trattoria L’Angoletto Il pesce del Mar Mediterraneo, pescato giornalmente, è protagonista indiscusso di ogni piatto, dall’antipasto ai secondi. La conduzione familiare porta in tavola le tradizioni e una scelta di prodotti freschi e genuini. In sala troverete i consigli di Fabrizio Ciccaglioni, che saprà guidarvi nella scelta dei piatti più prelibati, mentre in cucina la moglie Melania e la mamma Milvia prepareranno per voi le specialità della casa. In un ambiente elegante e raffinato, la Trattoria L’Angoletto è il luogo ideale per assaporare il gusto vero del mare accompagnato da un ottima lista di vini. Ristorante L’Angoletto Via Guglielmotti, 2 00053 Civitavecchia (RM) Tel. 0766.32825 Fax. 0766.670964

Paccheri al battuto di ricciola con pomodorino, pinoli e basilico Ingredienti: 320g di paccheri di gragnano; 2 carote; 1/2 cipolla bianca; 2 coste di sedano; 400g di ricciola; 1/4 brodo di pesce; 8 foglie di basilico; 20g di pinoli; 300g di pomodorini; sale q.b.; 20cl olio; Tritare finemente le verdure e battere a coltello la polpa della ricciola. In un’ampia padella mettere l’olio con le verdure tritate fino a farle leggermente appassire. A questo punto unire la ricciola con mezzo bicchiere di vino bianco. Fare sfumare ed aggiungere il pomodorino ed il brodo di pesce. Portare ad ebollizione per circa 20 minuti. Nel frattempo mettere i paccheri in acqua bollente salata e farli cuocere per circa 12 minuti. Unire i paccheri nella padella e far tirare il tutto per circa 5 minuti. Mettere nel piatto e guarnire con il trito (fino) di pinoli e basilico.


piaceri&dintorni

Cannella, brucia zuccheri

Viene dall’Oriente dove in cucina dà il meglio di sé in coppia con il salato. In Occidente, invece, è regina dei dessert, con un “lato dolce” che fa molto bene alla linea e anche alla salute grazie alla sua capacità di ridurre sino al 30% il tasso di glucosio nel sangue di Francesca Negri 106 viedelgusto.it


Citata nella Bibbia, nel libro dell’Esodo, usata dagli antichi Egizi per le imbalsamazioni, importata in Occidente con le carovane nel Medioevo, non è un caso se la cannella è la spezia più importante e più diffusa al mondo. Un successo legato soprattutto alle sue mille proprietà, ma anche alla sua versatilità in cucina. Originaria dell’Oriente, precisamente dello Sri-Lanka, la cannella (cinnamomum zeylanicum) viene attualmente prodotta in Vietnam, Sumatra, Indonesia e quindi esportata in tutto il mondo. In Europa i principali importatori furono gli olandesi, che impiantarono un traffico stabile con lo Sri Lanka nella prima metà del 1600 dopo che la cannella aveva fatto capolino sulle tavole occidentali qualche secolo prima e per tutto il 1500 le erano stati attribuiti poteri afrodisiaci. Il sistema di raccolta oggi è lo stesso di migliaia di anni fa e sembra quasi un rito magico: la mattina si raccolgono a mano gli alberi giovani e si ripongono in una tipica capanna chiamata wadi, poi, con una barretta di ottone si rimuovono la corteccia più esterna e i rametti, mentre si brucia la parte interna inutilizzabile. Le cortecce vengono poi arrotolate in bastoncini ed essiccate. Più grossi sono i rotolini, peggiore è la qualità.

In cucina, contro i grassi Nella sua diffusione, la cannella è stata interpretata e utilizzata in modi differenti da quelli delle sue terre d’origine. La tradizione occidentale la preferisce impiegata nei dolci di frutta, specie di mele, nella lavorazione del cioccolato, di caramelle e praline, come aroma in creme, nella panna montata, nella meringa, nei gelati e in numerosi liquori. La cultura e le tradizioni orientali e creole, invece, la preferiscono nel salato, come ingrediente fondamentale per piatti di carne oppure, insieme ad altre spezie, per il riso pilaf con verdure.

La cannella, originaria dello Sri-Lanka (nella foto in alto il dettaglio di un sito archeologico), è attualmente prodotta in Vietnam, Sumatra, Indonesia ed esportata in tutto il mondo. In basso, la spezia era utilizzata dagli antichi Egizi per le imabalsamazioni

Le proprietà benefiche della cannella sono innumerevoli: riduce la produzione di insulina, agisce contro i batteri, ha notevoli effetti antiossidanti e antimicotici, tanto da essere ampiamente utilizzata nella medicina Ayurvedica e cinese 107


piaceri&dintorni

In origine, il cinnamomo L’albero della cannella, detto anche cinnamomo, è un arbusto sempreverde della famiglia delle Lauraceae da cui si ricava l’omonima spezia. Più precisamente, quest’ultima non è altro che la corteccia di fusto e rami degli esemplari con almeno tre anni di vita privata del sughero ed essiccata. Con il termine cannella si fa riferimento a due distinte specie vegetali entrambe appartenenti al genere Cinnamomum. Oltre al Cinnamomum Zeylanicum, o di Ceylon, esiste infatti il Cinnamomum Cassia, o aromaticum, originario di Cina e sud-est asiatico: la cannella che si ottiene dai rami di questo albero è meno pregiata, più spessa e rugosa e meno aromatica.

Nella tradizione occidentale la cannella è impiegata nei dolci di frutta, specie di mele, nella lavorazione del cioccolato e caramelle, come aroma in creme, nella panna montata, nei gelati e in numerosi liquori

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Ma c’è un comune denominatore: entrambe la utilizzano come aromatizzante del tè. Gli amanti della cannella possono dormire sonni tranquilli: le proprietà benefiche sulla salute sono innumerevoli, a partire dall’azione contro i grassi, che aiuta a bruciare con maggiore facilità in special modo nella zona critica del girovita. Sono molti gli studi che provano come questa spezia aiuti a ridurre la produzione di insulina, abbia effetti antiossidanti notevoli (circa 62 volte più potente di una mela), agisca contro i batteri ed abbia proprietà anti-micotiche, tanto che la medicina Ayurvedica e quella cinese la usano per i problemi mestruali, nel trattamento delle febbri, in alcuni disturbi intestinali e per i problemi legati al freddo, grazie al suo effetto riscaldante sul corpo. Ma soprattutto la cannella aiuta a controllare il tasso di glicemia (zuccheri) nel sangue, il che la rende consigliabile per i diabetici. È proprio questa azione di contrasto agli zuccheri che fa sì che questa spezia intervenga anche in favore


della linea: non brucia i grassi direttamente, né aumenta il metabolismo, ma riduce sino al 30% il tasso di glucosio nel sangue. Ne basta mezzo cucchiaino al giorno per quaranta giorni, afferma uno studio americano che ha dato ottimi risultati in pazienti con alto tasso glicemico. L’effetto più immediato di tale riduzione degli zuccheri nel sangue è stato un dimagrimento in special modo in quelle zone dove il “benessere” si annida prima: fianchi, cosce e soprattutto girovita. Attenzione, però: i fat-burner naturali da soli, senza una dieta controllata e un po’ di esercizio fisico, non serviranno a farvi smaltire tutti i contechini e i panettoni delle feste.

Il sistema di racolta della spezia è oggi lo stesso di migliaia di anni fa. Dagli alberi giovani, raccolti a mano e riposti in una capanna, si rimuovono la corteccia più esterna e i rametti mentre si brucia la parte interna inutilizzabile; le cortecce sono poi arrotolate in bastoncini (i più piccoli sono di migliore qualità) ed essiccate

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piaceri&dintorni

Il sogno di Luna Sicana La storia di passione dell’azienda agricola risale a un colpo di fulmine tra un veneto e le bellezze di Sicilia. E oggi la storia d’amore prosegue, con un vino che parla di famiglia e tanto impegno di Claudio Lo Tufo

Capita di innamorarsi del sud. Capita di ritrovarsi tra le campagne in provincia di Agrigento, per concludere un grosso affare, e scoprire qualcosa di magnifico, desiderarlo e immaginarlo produttivo e vivo. Così nasce l’azienda agricola Luna Sicana, da un colpo di fulmine di un noto imprenditore veneto che decide di acquistare quelle meravigliose terre di Sicilia. Costanza Trevisan, figlia di quell’imprenditore, ci ha sempre creduto e fin dagli inizi ha seguito il padre in quest’avventura. Oggi gestisce l’azienda e ce ne racconta la storia: «Quando nostro padre ci ha portato per la prima volta nell’azienda agricola, capii immediatamente cosa l’aveva spinto in quell’avventura e così decisi di seguirlo». Costanza ha la tenacia di chi ha a che fare con i cavalli, sua grande passione, e pur non essendo del settore si è rimboccata le maniche, ha ascoltato, imparato e curiosato. Finché: «All’inizio è stata dura, ma col tempo ho imparato a capire quello che mi succedeva attorno. Ad aiutarmi c’erano mio padre e mia zia Patrizia, ma ogni giorno mi sento più padrona del lavoro».

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In queste pagine, i vigneti di Luna Sicana, immersi nella splendida campagna agrigentina; nella pagina accanto, bottiglie dello spumante brut Luna y Sol, primo prodotto e anima della giovane azienda


Il primo nato E così tra una scommessa e una passione è nato Luna y Sol, il primo prodotto di Luna Sicana. Patrizia Serugeri, che ha accompagnato Costanza in quest’avventura, racconta il loro primo vino come descrivesse un figlio appena nato: «Il nostro spumante brut Luna y Sol è l’anima e lo spirito di quest’azienda che esprime la sua voglia di sperimentare. Si tratta di uve di Nero d’Avola di nostra produzione vinificate in bianco e poi rese spumante in autoclave. La vendemmia viene fatta ai primi di agosto, momento di ottimale rapporto zuccheri/acidità per conseguire uno spumante di qualità. La raccolta viene fatta, rigorosamente a mano in cassette, dalle cinque alle

dieci del mattino, così da preservare la freschezza delle uve e non perdere gli aromi più fini. La vinificazione in bianco di uva a bacca rossa avviene con rapida pressatura soffice per separare subito dalle bucce il primo “mosto fiore” e con conseguente immediato “raffreddamento” dello stesso per assicurare una separazione “statica” del mosto pulito dalle fecce». Ma la sorpresa è dietro l’angolo ed è ancora Patrizia a illuminarci sulla particolarità di questo spumante: «Una volta ottenuto il mosto, questo viene trasportato a Treviso, dove si ottiene il processo di spumantizzazione. In questo modo grazie ad una delle migliori scuole d’Europa si ottiene un perlage finissimo e unico». E se non bastasse potrete assaporare i suoi aromi: tra profumi di prato e zafferano in un viaggio che da nord a sud riscopre un emigrante al contrario per un sogno di gusto italiano.

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orto dei semplici

Il sedano che mantiene giovani

di M. Pia Fanciulli www.barbanera.it

La sua è una storia millenaria: dai tempi di Omero, in cui erano note le proprietà curative e afrodisiache, ai nostri giorni, immancabile ai fornelli. E poi c’è quel suo lato preziosissimo che ha a che fare con l’età, perché è ricco di sostanze antiossidanti che contrastano l’invecchiamento

Non è di certo tra gli ortaggi che spiccano per vigore e personalità, ma che allo stesso tempo il sedano (Apium graveolens) sia tra le presenze irrinunciabili nelle nostre cucine è un dato di fatto. Non ha un ruolo da protagonista, non viene celebrato in piatti a lui dedicati, ma è una delle colonne portanti di quel tipico mazzetto di “odori” alla base di tante ricette della nostra tradizione. Negli orti, poi, dove si semina a partire da gennaio, ha una storia che risale al XVI secolo. Prima di allora si utilizzavano, soprattutto a scopo medicinale, le foglie della varietà spontanea tipica dell’area mediterranea. In fondo già ai tempi di Omero, che lo cita nell’Odissea, erano note le sue proprietà curative, senza dimenticare come fosse considerato un potente afrodisiaco. Anche nel filtro d’amore che segnò l’immortale vicenda di Tristano e Isotta sembra entrasse, appunto, una forte dose di sedano. Nel Medioevo si riteneva poi che i preparati a base di sedano fossero utili nella cura dell’artrite e nel favorire la digestione. Ricco di vitamina C, di sali minerali e di sostanze antiossidanti, efficace diuretico, stimolante, tonificante e antinvecchiamento, il sedano si coltiva oggi per il consumo fresco. In cucina si impiegano i semi, che si raccolgono nel secondo anno di vita di questa pianta biennale, le foglie e i gambi, che vengono tra l’altro sottoposti a processi di imbianchimento per evitare che diventino verdi e perdano sapore. Se ne coltivano, con ciclo annuale, due varietà: quello da coste (verdi, bianche, rosse) o da foglie, che prende il nome di Apium graveolens varietà “dulce”, destinato al consumo crudo o cotto, e il sedano rapa, Apium graveolens varietà “rapaceum”, più tardivo. Quest’ultimo sviluppa pochissima parte aerea, riservando le energie alla radice che si ingrossa e assume un sapore delicato e caratteristico, ottima sia cruda che cotta.


Coltiviamolo così I vasi e il terriccio Per la coltivazione del sedano in vaso, così come per quello in terra, l’ortaggio predilige terra o terriccio a medio impasto, fertile e drenato. In attesa del raccolto (dopo 100 giorni circa dall’impianto) bisogna provvedere a regolari annaffiature e concimazioni, utilizzando un concime biologico liquido a base di potassio da diluire nell’acqua destinata all’irrigazione. Anche per il sedano in vaso è possibile fare la rincalzatura per l’imbianchimento - copertura della base e di parte del fusto con la terra - e di pacciamatura, per mantenere il terreno umido e contenere la crescita delle erbe infestanti. Si procede alla rincalzatura un paio di settimane prima del raccolto. La semina Il sedano da coste viene seminato spesso a fine inverno in semenzaio, ma si può benissimo seminare in piena terra, aspettando però la primavera, in quanto semine troppo precoci provocano fioriture anticipate. Il trapianto si effettua quando le piantine hanno raggiunto l’altezza di 15 cm circa. La temperatura ottimale per la germinazione e lo sviluppo è di 20°C circa. Si semina a spaglio a 1 cm di profondità, dopodichè le prime piantine saranno visibili dopo circa 15 giorni. La semina va preferibilmente effettuata con la luna crescente.

Tutto da riscoprire Chissà che non si debba al nome latino del sedano, Apium, quel suo essere considerato ortaggio di poco o nullo valore nutritivo. La parola, che deriva a sua volta dal celtico, significa infatti “acqua”. Ma più che riferirsi alla ridotta capacità dell’ortaggio di apportare virtuose sostanze alla nostra dieta, il termine allude all’habitat per eccellenza della varietà selvatica - da cui quello coltivato è derivato - che prospera nelle zone umide. Sarebbe invece bene inserirlo nei nostri pasti, dove il modo migliore per gustarne appieno croccantezza e fragranza è senz’altro in pinzimonio, ma il sedano saprà svelare aromi imprevisti anche nelle insalate. Mentre nella variante cotta, oltre che per aromatizzare i più diversi piatti, dalle carni ai sughi, alle salse, alle minestre, le sue coste (o costole) saranno ottime brasate, gratinate o saltate nel burro. Unica accortezza: se danno fastidio i lunghi filamenti che percorrono la superficie delle coste, si eliminano con facilità praticando un’incisione ad un’estremità del gambo e tirando per tutta la loro lunghezza.

Punti deboli Uno dei momenti più delicati nella coltura del sedano è quello del trapianto. Importante evitare le giornate assolate, oppure dedicare a questa operazione le ore del tardo pomeriggio. Poiché la pianta richiede anche terreno fresco è necessario provvedere subito ad annaffiature, facendo però attenzione a non bagnare le foglie per evitare l’insorgere di malattie. Buono a sapersi Il sedano, e particolarmente il sedano rapa, è favorito dalla consociazione con cavoli, pomodori, porri, cipolle, ravanelli, cetrioli, lattuga e piselli. Non ama invece le piante della sua stessa famiglia, come carote e prezzemolo. Raccolta e conservazione Si raccoglie l’intera pianta quando ha raggiunto sufficienti dimensioni, ma in alcune varietà si possono raccogliere scalarmente alcune foglie, tagliandole o staccandole dalla base. Il sedano rapa si estrae dal terreno in autunno-inverno, quando le foglie sono ingiallite e la radice è sufficientemente ingrossata e non troppo fibrosa, di solito prima che il terreno geli. La raccolta va preferibilmente effettuata con la luna crescente. Il sedano a coste si consuma fresco, sia crudo che cotto. In frigorifero si conserva per una settimana in un sacchetto di carta o avvolto in un panno umido.

Un inverno rosso ciclamino Passeggiando per i boschi, si incontreranno, a febbraio, le sue delicate corolle. Anche in casa e sul balcone, il ciclamino (Cyclamen persicum), rosso, bianco o violetto, è la classica pianta dell’inverno. Resistente, amante del freddo, tra i pochi a sfidare le basse temperature del balcone, è tra l’altro facile da coltivare. Se tenuto all’interno ha bisogno di temperature fresche e di un ambiente luminoso, ma senza sole diretto. Attenzione quindi ai segnali del tipo: foglie ripiegate e tendenti al basso. Sono sintomo di troppo caldo e poca umidità: la pianta andrà quindi annaffiata e spostata al fresco. Sarebbe inoltre un vero peccato se, una volta terminata la fioritura, si buttasse via la pianta. Qualche piccolo accorgimento, e tornerà a fiorire l’anno successivo. Basterà, a pianta sfiorita, ridurre progressivamente le annaffiature fino a sospenderle del tutto quando le foglie appariranno completamente ingiallite, più o meno nel mese di giugno. In estate si dovranno conservare i vasi con i tuberi sottoterra in un posto fresco fino all’autunno, per poi rinvasarli con terriccio nuovo esponendo il vaso alla luce, ma non al sole, e riprendendo le annaffiature. In breve spunteranno nuove foglie e, in ottobre-novembre, i primi, coraggiosi, boccioli.

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selezioni

di Cesare Aldesino

Nel cuore della Sicilia per scoprire piatti che mixano la fantasia con i sapori di un tempo. Specialità ereditate dalla famiglia, trascritte in vecchi quaderni, che lo chef Angelo Pumilia interpreta con dedizione e creatività

Viaggiando nella parte occidentale della Sicilia, percorrendo la vecchia strada statale che da Castelvetrano porta a Menfi, uno straordinario scenario si presenta agli occhi del visitatore: verdeggianti colline di vigne si estendono a perdita d’occhio intervallate da rigogliosi uliveti e da avvallamenti pietrosi. Stiamo attraversando la valle del Belice, meta da raggiungere è il nuovo resort “La Foresteria”in Contrada Passo di Gurro, di proprietà dei Planeta, noti imprenditori siciliani di vini di pregio. Il resort ci appare incastonato come un gioiello fra le vigne di Inzolia e Ansonica sulla sommità di una collina che guarda verso il mare. Scelta ideale per chi vuole evadere dal rumore della città per immergersi nella quiete rasserenante della natura, dove assaporare piatti tipici della tradizione siciliana, all’insegna del relax totale, circondati solo dal verde, dai profumi dei vigneti e dal mare. Lontani ma vicini, verrebbe da dire considerato che siamo a dieci chilometri dal casello autostradale di Castelvetrano e vicini a Menfi, alla Sciacca Palermo: una posizione strategica. Qui, per la prima volta abbiamo incontrato lo chef Angelo Pumilia e la sua spiccata creatività nell’esaltare il territorio e la tradizione in una personale rappresentazione. Angelo, oltre ad essere un mancato avvocato, è un siciliano doc, molto legato alla sua terra natia. Ha lasciato gli studi per intraprendere la carriera di cuoco. L’ispirazione gli è venuta quando per curiosità ha capito che poteva divertirsi, estrinsecando la sua creatività in cucina, teatro ideale per esprimersi. Il desiderio di affinarsi, lo ha portato in giro nei migliori ristoranti, in Italia e all’estero. Dapprima in Spagna, a Palma di Maiorca, in un ristorante gestito da italiani ma con cucina internazionale. Dopo in Giappone, dove la cultura del pesce è un’arte che si esprime con pratiche e metodi più tecnici e migliori al mondo. Infine ha collaborato con Moreno Cedroni affinando competenze, aspetto umano e gestionale. Quindi la svolta! Il ritorno alle radici e il piacere di mettere la professionalità acquisita a servizio della sua Sicilia.

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Estro e antiche ricette


Sapori di casa La filosofia che sta alla base della sua cucina, ci ha candidamente confidato Angelo, sta nel «non manipolare troppo i piatti», perché il cliente preferisce ritrovare i grandi sapori di una volta, quelli che appartengono alla sua memoria. In questo gli sono da sostegno le ricette di famiglia delle zie Planeta, trascritte in vecchi quaderni custoditi gelosamente, in cui sono annotate seducenti specialità della tradizione siciliana. Autentiche ghiottonerie per palati sopraffini. Lui è il sensibile interprete del patrimonio che eredita dal passato e che arricchisce con la sua esperienza e con il suo talento. Niente di complesso: materia prima che “parla al palato” se trattata a dovere, in linea con le esigenze di leggerezza nei condimenti ma non nel sapore. Non disdegna gli ingredienti (spezie) provenienti da altri Paesi, per depistare l’ospite e stimolare la discussione. Sovente esce nella luminosa sala da pranzo a spiegare la fattura del piatto dei particolari ingredienti e a decantare le erbe officinali utilizzate e coltivate nelle numerose aiuole antistanti. Il menu risente di variazione giornaliera a seconda della nazionalità dell’ospite in casa ed anche in funzione di quanto offre il mercato locale. Le pietanze sono preparate in relazione alle caratteristiche della variegata gamma di vini di casa Planeta. Non ama le decorazioni superflue. A suo dire il piatto deve essere accostato più che al colore al sapore (come il gambero rosso appena scottato, pure di sedani rapa alla base, guanciale di maiale saltato con vino cotto e sedano rapa fritto). Tra gli eccezionali piatti presentati si consigliano: tortino di ricotta con finocchietto selvatico, la fantastica minestra di pesce di tradizione contadina (spaghetti rotti in brodo di pesce e verdure con pesce crudo alla fine). Arancini di riso con tocchetti di carne stufata, piselli e primo sale. Timballo di “mezze zite” in crosta di ricotta, accompagnata con la glassa di carne. Risotto con cacio cavallo ragusano con al centro una riduzione di Cerasuolo di Vittoria. Cassata di ricotta senza canditi, meno zucchero e poco marzapane. Il gelato alla cannella con tortino al cioccolato ed infine gelato di fichi secchi con passito di Noto. Alla fine della giornata il vostro palato sarà appagato e forte la voglia di ritornare.

In queste pagine, Angelo Pumilia all’opera nel resort La Foresteria; alla base della sua cucina le specialità della tradizione siciliana ereditate dalle ricette delle zie Planeta (con lo chef nella foto a destra). Da provare la fantastica minestra di pesce di tradizione contadina...

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la scoperta

di Riccardo Lagorio

Cincionella dal cuore tenero Nella salciccia fatta con ritagli di spalla, coppa, goletta e grasso sodo di pancetta è la rapa gialla che ci mette l’anima. Un tempo utilizzata per sopperire alla mancanza cronica di carne, regala ancora quel caratteristico aroma che in un angolo del Veneto sopravvive nel solco della tradizione Utilizzata bollita, sbucciata e tritata finemente insieme alla carne, la rapa gialla conferisce alla salsiccia tipica del Vicentino un aroma e un gusto unici; la cincionella è ottima cucinata alla griglia e accompaganata con polenta

Era abbastanza diffusa sino agli anni Cinquanta del secolo scorso l’usanza di completare l’impasto dei salumi, specie quelli da consumare freschi, con verdure al fine di ovviare alla mancanza cronica di carne. Ve ne sono illuminanti esempi nel nostro Paese: dal salame del Canavese ai filonei della bassa Veronese allungati entrambi grazie all’aggiunta di patate, sino alla cincionella co’ la rava di Chiampo, nel Vicentino. In particolare la storia di tale prodotto è interessante perché testimonia la diffusa presenza nella Valle del Chiampo e dell’Agno di una rapa dal colore giallo pallido, indispensabile soprattutto per il sostentamento dei contadini prima dell’introduzione su queste montagne della patata ad inizio Ottocento. Il consumo della rapa gialla era senz’altro prerogativa delle classi sociali meno abbienti, tanto che venne creato il ben poco lusinghiero appellativo di testa di rapa. Oggi la limitata produzione di rapa gialla viene utilizzata quasi esclusivamente per la preparazione della cincionella, una salsiccia (o luganega, come si dice da queste parti) di carne suina che nasce dall’utilizzo di ritagli di spalla, coppa, goletta, grasso sodo di pancetta (e, sino a metà del Novecento, polmone, cuore e frattaglie). La quantità di rapa gialla nella cincionella è variabile tra il 25 ed il 30%. Utilizzata bollita, sbucciata e tritata finemente insieme alla carne, conferisce alla salsiccia un gusto ed un aroma caratteristici. L’impasto è infine lavorato con sale e pepe, insaccato e stretto a mano con dello spago in budello naturale. Ciascuna cincionella co’ la rava misura in lunghezza circa 12 cm e 4 di diametro. La carne si presenta di colore rosa, morbida e compatta, ben legata ma distinguibile dalla rapa gialla e dal grasso, che dev’essere bianco, sodo e dolce. Il consumo (consigliato quello alla griglia, accompagnando la cincionella con polenta e radicchio rosso) deve avvenire entro dieci giorni dalla preparazione. Il periodo in cui la cincionella co’ la rava si trova nelle macellerie di Chiampo è esclusivamente quello invernale, poiché la reperibilità della rava è limitata ai mesi freddi dell’anno.

Chi persevera…

L’interesse per la cincionella co’ la rava sotto il profilo sociologico risiede nel fatto che un tempo l’aggiunta della rapa era risultato di una precisa necessità mentre oggi è il gradimento stesso del mercato, benché locale, a premiare la perseveranza nell’utilizzo della rava di quattro produttori: Macelleria Guglielmo Chiarello Via Alessandro Volta 54 Chiampo (Vi) Tel. 0444623428 Macelleria Giovanni Raniero Via Mistrorigo 37 Chiampo (Vi) Tel. 0444624874 Macelleria Felice Ghiotto Via Grumello 9 Chiampo (Vi) Tel. 0444623315 Macelleria Angelo & Paolo Raniero Via San Martino 3 Chiampo (Vi) Tel. 0444623082


PREMIERGROUP

Eccellenze di Franciacorta

La suggestione della Franciacorta, dieci secoli di architettura, oltre cento anni di esperienza nella distillazione. Il fascino di Borgo Antico San Vitale si svela nel percorso museale tra gli alambicchi, nell’incanto dell’Auditorium e della barricaia. Profumi ed aromi di distillati pregiati, ottenuti da selezionate vinacce di Franciacorta e dalla distillazione artigianale, arricchita dall’affinamento in barriques di rovere, si offrono ai palati raffinati e curiosi degli intenditori.

Via Cavour, 5 - Borgonato di Corte Franca - BS - Tel. 030 9828977 - www.borgoanticosanvitale.it - info@borgoanticosanvitale.it


benservito

di Michele Caracino

Che palato Professore! Ci si può accorgere da un piatto quanti chiodi di garofano ha realmente utilizzato lo chef? Se si possiede un gusto finissimo evidentemente sì. Come quella volta che Ferruccio Fazio…

Il Professor Ferruccio Fazio, l’attuale Ministro della Sanità, di origine piemontese, mi chiese di organizzare un pranzo con piatti tipici della sua regione. Mi portò, nei giorni precedenti alla data fissata per il pranzo, anche delle ricette tipiche del Piemonte e mi regalò un libro da lui scritto, con dedica. Nel menu richiesto per il pranzo “a tema” c’era il Brasato con il Barolo. Il Ministro me lo chiese allegandomi la ricetta. Io, nel periodo invernale, spesso cucinavo per i soci del Club questo piatto e quindi conoscevo molto bene la ricetta, che potevo recitare a memoria. La ricetta che il Professore mi inviò era analoga alla mia, variava solo nel numero dei chiodi di garofano. Irrilevante per uno chef, “forse”, contare il numero dei chiodi di garofano! Il pranzo con menu piemontese andò molto bene, ma alla fine il Professore mi disse: «Michele, hai aggiunto qualche chiodo di garofano in più, alla mia ricetta originale!». Era realmente così… Che palato il Professore!

La ricetta del Brasato con il Barolo inviata dal Professor Ferruccio Fazio era analoga alla mia, variava solo nel numero dei chiodi di garofano... 118 viedelgusto.it


Distilleria Giovi S.r.l. Via Nazionale, 1 - 98040 - Fondachello Valdina (ME) Tel./Fax +39 090 9942256 info@distilleriagiovi.it - www.distilleriagiovi.it


Artigianato&Design 122

Fatte ad arte Realizzare scarpe perfette: tradizione e futuro delle calzature Made in italy

da pag.130 Rubriche

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artigianato&design

Fatte ad arte Realizzare scarpe perfette: una tradizione tutta italiana. Storia di una passione e di uomini che rendono nota la nazione nel mondo. Ecco i protagonisti e il futuro delle calzature in Italia di Alessandra Favaro

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Scarpe di alto livello: l’Italia è il primo produttore europeo e il quarto nel mondo. Confezionarle significa portare avanti un’eccellenza così radicata che se ne trovano tracce persino in una novella del Decamerone di Boccaccio, in cui si fa riferimento alla produzione di calzature a Sant’Elpidio a Mare, nelle Marche. Regione che ha cominciato la sua liaison con le calzature artigianali nel ‘400 e che ancora oggi vede il distretto al primo posto come aziende e addetti nel settore. Dalle stime di Anci, l’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, sulle realtà che producono scarpe a mano e su misura, le Marche resistono in vetta con 1.993 aziende e 23.048 addetti, seguite da Toscana, Veneto, Lombardia, Campania, Puglia, Emilia Romagna. L’eccellenza produttiva deve fare i conti con una crisi economica che in una decina di anni ha dimezzato la produzione (dai 460 milioni di paia del 1997 ai 242 milioni del 2007, tanto per dare un’idea), con una concorrenza spietata dei paesi asiatici e una legge sulla filiera del Made in Italy incerta. Eppure continuano a sbocciare “gioielli”. Per la gioia di tutti i feticisti del mondo.

Marche: storia ed eccellenza calzaturiera Il distretto delle calzature marchigiano comincia dalle botteghe. E da lì finisce nelle vetrine più esclusive di mezzo mondo. Già nel Medioevo i calzolai avevano un notevole peso nelle corporazioni dei mestieri. Un prodotto legato al territorio: le Marche infatti erano il principale punto di ingresso delle importazioni del cuoio da Grecia e Balcani. Dalle semplici “chiochiere” e “pianelle”(scarpette basse in pelle o stoffa con suola piana in pelle cavallina), ai modelli sofisticati. A metà del Novecento, con l’arrivo di macchinari più specifici, la produzione calzaturiera fa il grande salto, e nascono le industrie. Sarebbe però un errore identificare la produzione calzaturiera industriale come impersonale. È il «capitale umano», il valore aggiunto. Spiega Angelo Giannini, uno dei quattro vice presidenti di Anci, che ha il suo calzaturificio proprio a Monte Urano, in provincia di Ascoli Piceno: «Fare scarpe in Italia oggi è portare avanti una tradizione di decenni. I distretti sono costituiti da manodopera qualificata, che si tramanda da padre in figlio». La forza, sottolinea Gian-

Sotto, il modello di una calzatura disegnato da uno studente del Cercal, il centro di ricerca e scuola internazionale calzaturiera attivo dal 1984 a San Mauro Pascoli, in Emilia Romagna, dove si studia l’intera filiera produttiva delle scarpe di qualità

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artigianato&design

nini, sono le persone, e un sapere tutto italiano: «Il distretto fermano maceratese è il più grande non solo in Italia, ma in Europa. La componente importante nel settore nel distretto è che abbiamo lavoranti e fornitori che creano la filiera. Io per esempio, confeziono, come tanti colleghi, un prodotto al cento per cento Made in Italy».

Scarpe in Italia: gli altri distretti Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Puglia: qui nascono imprenditori e calzature che vestono piedi blasonati e del jet set internazionale. Linee classiche come firme inconfondibili. Come nel caso di Vito Artioli: imprenditore,presidente di Anci e della Confederazione Europea dell’Industria della Calzatura (CEC). Sua è la Star di Tradate, calzaturificio di lusso in provincia di Varese che tra i suoi clienti vanta stirpi reali e alcuni tra i più importanti rappresentati della scena politica internazionale. Un paio di Artioli fu portato in dono anche a papa Giovanni Paolo II. Un marchio leggendario: come le foto sfocate in bianco e nero che immortalano la nascita di un impero partendo da una bottega e da un’idea geniale. Ha conquistato il mondo, con più del 90% delle esportazioni. «Ma io non faccio gossip» - precisa abbottonato il presidente che da anni si sta prodigando per il comparto a livello mondiale. A partire dal riavvio dell’iter per l’introduzione di un regolamento europeo di etichettatura d’origine obbligatoria per le merci importate nella UE da Paesi terzi, e tantissime altre iniziative. «Le scarpe italiane mi sorprendono sempre. Alcune sembrano opere d’arte. La qualità di una scarpa è sia nel dettaglio di lavorazione estetica ma anche nelle materie prime, e nella conformazione. Una scarpa italiana di qualità significa anche salute del piede, postura più corretta, minor rischio di allergie, perchè i materiali non sono trattati con prodot-

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La moda in uno stile di vita: quello italiano Abbiamo chiesto a Cleto Sagripanti, amministratore delegato di Manas, alcune tendenze moda per il nuovo anno. Il marchio di scarpe d’élite, che nasce proprio nel distretto fermano maceratese, ha visto nel 2010 l’anno della crescita nel mercato internazionale, con più di 90 flagship store dislocati nelle principali città italiane e capitali europee e dell’Estremo Oriente. Sagripanti racchiude in poche frasi tutta l’essenza dello stile italiano: «Ciò che lega tutti questi mercati, secondo la mia esperienza, è appunto l’ammirazione per il Made in italy e il nostro insuperabile e inimitabile stile di vita. Nel settore delle calzature, si rispecchia in una continua ricerca dello stile e dell’innovazione. La creatività è tipica italiana e viene sempre accompagnata con la ricerca di materiali pregiati. Le scarpe italiane sono sempre lavorate con tecniche particolari, che danno alle calzature un tocco di artigianalità e handmade. Inoltre si dà molta importanza anche all’aspetto della salute e benessere fisico, che i nostri prodotti devono soltanto migliorare. Le continue innovazioni permettono di raggiungere questo obiettivo e tutti gli accorgimenti, tipici dello stile italiano, rendono la calzatura unica e bellissima». La storica casa marchigiana sta preparando una collezione sorprendente ricca di spunti e innovazioni. Per gli appassionati del settore, e scoprire tutte le tendenze moda, la data da segnare in agenda è dal 6 al 9 marzo 2011. Alla Fiera Milano Rho si terrà il Micam ShoeNvent, il salone più importante al mondo per le fasce medioalta e alta del mercato delle calzature.

In questa pagina, a sinistra, un’esclusiva calzatura maschile della Star di Tradate, in provincia di Varese. In alto, Cleto Sagripanti, ad di Manas, marchio di scarpe d’elite del distretto fermanomaceratese e, sopra, due creazioni dell’azienda che punta su creatività e continua innovazione


ti chimici dannosi». Distretti: segno distintivo e patrimonio culturale, sapere che va tutelato, ed anche questione di sicurezza del consumatore. «Il legame con il territorio è forte» conferma dal comparto veronese Renzo D’Arcano, titolare del calzaturificio Frau di San Giovanni Ilarione, tanto che ogni zona ha le sue specificità: «In Veneto per esempio possiamo individuare a Strà il settore lusso di livello altissimo, nel veronese invece le produzioni più numerose». Giampiero Bachini (Toscana), vice presidente Anci: «Puntare sulla qualità del prodotto è anche fare cultura. Non inganniamo il consumatore. Attendiamo dalla politica un giusto riconoscimento per il Made in Italy». Nel frattempo, si continua a produrre procedendo su due binari: rispetto per l’artigianalità, ricerca e innovazione costanti. Chiede il «rispetto delle regole a partire delle grandi case di moda» Milko Vitali, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato della Provincia di Ascoli Piceno e Fermo e re-

sponsabile nazionale Confartigianato sul Made in Italy: «L’avvento dell’ingresso di potenze economiche in via di sviluppo, all’interno del WTO (World Trade Organization), ha fatto si che molte più merci potessero circolare più liberamente e ahimè senza controlli». Una sorta di «concorrenza sleale» secondo Vitali, che provoca difficoltà soprattutto ai piccoli imprenditori, che continuano a produrre con passione pezzi unici di rara maestria, direttamente dalla bottega al consumatore.

Foto Micam

In questa pagina, in senso orario, la maestria artigianale di Milko Vitali, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato di Ascoli Piceno e Fermo; un elegante sandalo di Baldinini e, nella foto sotto, Vito Artioli, proprietario della Star e Presidente di Anci, associazione nazionale calzaturifici italiani

La scarpa sale in cattedra Intanto, l’arte di confezionare scarpe italiane sale anche in cattedra. Come in Emilia Romagna, a San Mauro Pascoli, lo “zoccolo duro” della tradizione calzaturiera della regione. Qui, dal 1984 è attivo il Cercal, il Centro di ricerca e scuola internazionale calzaturiera, dove si studia l’intera filiera produttiva della produzione delle scarpe di qualità, accreditato dalla regio-

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artigianato&design

Vigevano: la “capitale delle scarpe” Se c’è una città simbolo della storia di eccellenza di questo settore è Vigevano. Qui tracce dell’attività si trovano già nel quattordicesimo secolo. Nel 1866 Luigi e Pietro Bocca, diedero vita al primo calzaturificio modernamente inteso. Nella città ducale sono nate le scarpe da tennis e le calzature in gomma. Mentre agli inizi del secolo Antonio Ferrari aprì la prima fabbrica italiana di macchine per calzature. Dalle origini al presente, la storia della calzatura si può osservare ancora oggi al Museo Internazionale della Calzatura, prima e unica istituzione pubblica in Italia dedicata alla storia e alla evoluzione della scarpa. La città non ha perso il suo peso nel settore: continuano ad essere attivi calzaturifici di spicco e dagli anni Ottanta è attivo Cimac, il centro italiano materiali di applicazione calzaturiera, nato per volontà di Anci. Un laboratorio innovativo dove operano tecnici specializzati per offrire alle imprese del settore calzaturiero e della filiera servizi della ricerca, della sperimentazione e del controllo qualità. Qui si rilasciano certificazioni e si controlla il rispetto delle normative vigenti, anche per la salute e la sicurezza dei consumatori.

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ne. Come spiega la responsabile, Serena Musolesi: «Gli studenti si accostano alle più svariate figure professionali che ruotano attorno all’attività calzaturiera, anche con molte esercitazioni pratiche e sperimentazioni. Interpretano le tendenze moda e sulla base di queste creano prototipi». Sono circa un’ottantina le aziende consociate, una lista che raccoglie alcuni marchi top nel settore: Antichi Pelettieri, Baldinini, Bruno Magli, Casadei, GGR, Piero Zamagni, Pollini, Sergio Rossi, Silcea, Valleverde, Vicini solo per citarne alcuni. Altri istituti di formazione sono a Firenze al Fit (fashion istitute of tecnology), al Politecnico di Stra a Riviera del Brenta e a quello di Torino. Nel varesotto c’è la scuola professionale al Dell’Acqua di Legnano, a Vigevano l’Itis Caramuel.

Per saperne di più Vito Artioli www.artioli.com Renzo d’Arcano www.frau.it Giampiero Bachini Calzaturificio Gardenia S.r.l. Via Provinciale Francesca 115 Santa Maria a Monte (Pi) Tel. 0587704000 Angelo Giannini www.angelogiannini.it Milko Vitali www.likoq.it

Museo internazionale della calzatura Castello Sforzesco, I^ Scuderia (piano superiore) ingresso da Piazza Ducale o da C.so Repubblica Vigevano Tel. 0381693952 Micam www.micamonline.com Manas calzature www.manas.com

In alto, a sinistra, uno scorcio di Vigevano, città di storica tradizione calzaturiera e sede del Museo Internazionale della Calzatura. A destra, alcune esercitazioni pratiche degli studenti del Cercal


Amaretti Falconi dal 1954

Amaretti Falconi Via Alfonso Milani, 13/15 - 03016 - Guarcino (FR) www.amarettifalconi.it anche presso lo Store di Vie del gusto Viale Zara, 28 - 20124 Milano


Vdg promotion

Cent’anni un’unica passione

Un compleanno importante quello festeggiato dalla Baldinini – dal suo staff, dai collaboratori, dalle maestranze e dagli amici di sempre – presso il “quartier generale” di San Mauro Pascoli, per celebrare un’azienda che dal 1910 tiene alto il nome dell’artigianato calzaturiero italiano nel mondo di Gilda Ciaruffoli A un secolo dalla sua fondazione, la Baldinini vanta non solo schiere di ammiratrici un po’ in tutto il mondo, ma anche 100 negozi monobrand che occupano oltre 200 persone, con 7 flagship in Italia e un’ottima presenza internazionale – nella sola Mosca sono 11 le boutique con che sfoggiano l’insegna italiana. Un successo che nasce 100 anni fa, germogliato dalle fertili terre di Romagna, una zona dalla storia “con la S maiuscola”, come viene definita nel volume Cent’anni e un’unica passione, “fatta di sacrifici, lotte, successi e traguardi, in cui la forte vocazione calzaturiera prevale su altre attività artigiane”. Un successo racchiuso in un libro, appunto, che racconta per immagini la storia e l’evoluzione stilistica del brand, presentato dal professor Giampaolo Proni, docente di semiotica della moda presso l’Università di Rimini, la sera del 10 dicembre scorso durante il centenary party che si è tenuto negli spazi del Baldinini Fashion Café trasformato per l’occasione in fashion‐art‐gallery. Un connubio, quello tra l’azienda di San Mauro Pascoli e l’Università, cui Gimmi Baldinini tiene molto, che si concretizza in uno scambio con la Biblioteca del polo riminese dell’Università di Bologna e riconduce ai festeggiamenti con lo slogan: “Cento libri per cento anni”, un piccolo contributo alla cultura e alla formazione dei giovani cui si accompagnerà anche la donazione alla Facoltà di 50 copie del libro dedicato al centenario. L’idea è quella di sviluppare nel tempo altri progetti da condividere con le Istituzioni culturali del territorio come borse di studio, percorsi di scambio e la creazione, con i materiali d’archivio dell’azienda, di un piccolo museo della calzatura.


Virtuosismi in punta di piedi Esercizi di stile e haute couture. Una nuova eleganza nonchalance che prende forma in retini di camoscio che avvolgono zeppe e piede, in morbidi intrecci di nappa fatti a mano, nei giochi di oblò drappeggiati in suède, nelle spirali che disegnano e avvolgono la gamba, nei calzari composti di arabeschi-passamaneria. Sono solo alcune delle accattivanti caratteristiche della collezione Baldinini primavera/estate per il 2011. Dal sex appeal manifesto degli intagli di pizzo su vernice che decorano i sandali, agli streaptease di zip-gioiello che nascondono per mostrare a tempo debito, agli svettanti tacchi-scultura in galvanica con pietre dure. Un lavoro raffinato, frutto di un percorso ambizioso di artigiani che hanno inseguito per un secolo il mito della bellezza e dello stile per trasformare la scarpa in un fondamentale elemento della moda.

Il mio stile oggi? Soprattutto un omaggio alla bellezza femminile. Mi diverte trasformare i materiali in emozioni... ma ci sono voluti cent’anni Gimmi Baldinini

E il vino? Non può mancare... Siamo in Romagna, e se c’è una tentazione alla quale è difficile resistere in questa zona è quella di bersi un buon bicchiere. E, per i più fortunati, quella di riempire quel bicchiere con il proprio vino. Poteva resistere Baldinini al richiamo della propria terra? Da un’idea di Giovanni Burani, Gimmi Baldinini e Alessandro Ceci, nasce quindi la prima collezione di vini ispirati al mondo della moda. Baldinini ha vestito del glamour made in Italy le bottiglie delle Cantine Ceci di cui fanno parte tre vini spumanti e tre fermi. I nomi degli spumanti sono evocativi: La Dolce Vita, Profumo di Rosa e Diamante. Per i vini invece si è preso spunto dall’espressione dei colori dello stile italiano: Grande Maestro, Mediterraneo e Bianco Armonia. Dove assaggiarli? Un’idea può essere quella di passare per il Factory & Fashion Outlet Café di San Mauro Pascoli, proprio all’ingresso della sede aziendale. Accogliente l’indoor e ottima la qualità dell’offerta enogastronomica, grazie anche ad un piccolo ristorante gourmet che propone cibi light e naturali approntati con un tocco artistico.

In apertura, una preziosa creazione firmata Baldinini. In questa pagina, due immagini della collezione femminile e maschile per la primavera-estate 2011 e, a sinistra, Gimmi Baldinini tra i premiati con i Baldinini Awards

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homo faber

di Alessandra Favaro

di Alessandra Favaro

Lane colorate Sono tra i protagonisti dell’inverno: vivaci, caldi, confortevoli, fanno subito colore anche quando attorno la natura diventa grigia. Ma come nascono? Passato e futuro dei tessuti in lana Made in Italy

«Tua madre indossava un cappotto di Casentino, arancione e violento come il sole che avremmo trovato d’estate»: è un passaggio del romanzo “Non ti muovere”, di Margaret Mazzantini. A citarla, è proprio la Tacs, una delle aziende che ancora oggi lo realizzano. Caldo, impermeabile, resistente, ma anche soffice e confortevole, questo tessuto di lana tradizionale sta vivendo una seconda primavera. In Nord Europa ne vanno pazzi, tanto che il panno spesso è presente nei mercatini natalizi dove questo bellissimo tessuto è particolarmente diffuso e apprezzato. L’antica produzione del “panno lana” è rifiorita nella zona del Casentino tra i borghi di Poppi, Stia (l’antico lanificio oggi è museo), Pratovecchio, Castel San Nicolò. Una produzione che getta le sue radici nel XIV secolo e che oggi è ancora segno di distinzione per l’economia locale. Due sono le aziende che con lavorazione artigianale riproducono il panno lana, dalle tradizionali mantelline ad abiti più moderni: la Tacs e la Tessilnova. Servono tredici fasi di lavorazione per realizzare un originale casentino, che deve passare attraverso un macchinario speciale, la rattinatrice, che lo produce con aghi dal movimento concentrico. Ma serve anche un forte legame con il territorio. Questo morbido tessuto nasce qui: dalle acque, dalle pecore, dalla legna e dall’argilla. Il loden: storia di un tessuto di pregio I tessuti naturali italiani meritano un loro capitolo anche nella stagione fredda, perchè la tradizione ne raccoglie alcuni che hanno segnato la storia e che sono erroneamente attribuiti ad altre nazioni. Come nel caso del Loden: il classico tessuto di lana pesante che crea l’intramontabile cappotto che ne mantiene il nome, è italiano. Precisamente dell’Alto Adige. Nasce infatti dalla lana di pecora

Foto di Adria Corradi

In questa pagina, a sinistra, alcuni cappellini in feltro realizzati da Maria Ida Prezioso; Nella foto a destra, le creazioni in panno casentino dell’azienda Tacs


Il feltro Protagonista indiscusso sui banchi dei mercatini invernali e degli hobbisti: il feltro. Che oltre a vivere una stagione d’oro, sta vedendo nascere in Italia diversi laboratori artigianali che lo rendono più simile a un’opera d’arte piuttosto che a un passatempo. Da qualche anno i feltrai italiani hanno anche una manifestazione creata appositamente per loro: Feltrosa. Grande successo per l’edizione 2010 che si è svolta in una delle capitali tessili europee, Prato, ed è stata accompagnata da una mostra allestita al Museo del Tessuto della città. Nel 2011 Feltrosa farà invece tappa in Romagna, a Gambettola. L’idea è venuta a un’artigiana tessitrice e insegnante di tessitura, Eva Basile. Ha insegnato l’arte della tessitura anche in carcere e in diverse comunità terapeutiche, oltre ad aver partecipato, con i suoi lavori, a mostre e concorsi. Dimostrazione di quanto gli addetti ai lavori siano interessati a fare rete e scambiare le esperienze.

Alto Adige Marketing/©Lomografische Gesellschaft Wien

Foto di Adria Corradi

e prevede un complicato procedimento di cinquanta giorni di lavorazione. Il pregiato tessuto caldo e isolante era, in queste valli, in origine vestiario per le comunità montane e i pastori. Dal XIX secolo iniziò a vestire l’alta società per desiderio dell’imperatore Francesco Giuseppe e Ludovico di Baviera. Il suo colore originale era il grigio della lana grezza, mentre oggi è il caratteristico verde scuro. In Alto Adige, si può conoscere la storia di questo intreccio di lane a Vandoies, in Val Pusterla, in Sud Tirolo. Qui c’è il museo interattivo del Loden che racconta la sua nascita e quella della sua gente. Un laboratorio artigiano annesso produce e vende il tessuto al pubblico.

Per saperne di più: Tacs Via dei Tessitori 4/B Stia (Ar) Tel. 0575583659 www.tacs.it Tessilnova Via Sartori 1 Stia (Ar) Tel 0575582685 www.tessilnova.com   Museo del loden Via Val Pusteria 1 Vandoies (Bz) Tel. 0472868540   Eva Basile cp 267 Fi Centro 50123 Firenze Tel. 055224941 www.evabasile.it Coordinamento Tessitori www.tessereamano.it   Fabbrica Prezioso di Maria Ida Prezioso (laboratorio tessile del feltro) Via Venezia 50 La Spezia Tel. 3807149183 www.fabbricaprezioso.it

In questa pagina, sopra, Maria Ida Prezioso nel suo laboratorio tessile di La Spezia dove lavora e modella il feltro rigorosamente a mano. Il loden, il tessuto di lana che crea l’intramontabile cappotto, nasce in Alto Adige dalla lana di pecora (nella foto in basso, a sinistra) e prevede un lungo e complesso procedimento di lavorazione

Qual è il fascino irresistibile di questa materia, così calda e versatile? «È una materia che riesce a coniugare creatività e lavoro fisico» spiega Maria Ida Prezioso, feltraia ligure di La Spezia. «La lana va lavorata a mano e a lungo per farla diventare feltro. Piace a chi lo indossa perchè è spiritoso, colorato, morbido. Ma piace anche a chi lo crea, è quasi terapeutico. La lana va maneggiata e modellata con le mani, con un vero lavoro fisico» confida Maria. Che si incontra in internet con i suoi colleghi. «Per il feltro non esiste un’organizzazione vera e propria. Ci si conosce e si scambiano le tecniche sopratutto con il passaparola. È una lavorazione antica che ancora oggi riesce a mettere in rete persone molto lontane». Già, perchè i feltrai si ritrovano anche sul web, mentre su Facebook è nato un gruppo per confrontarsi. Dall’Italia alla Mongolia al Sudamerica: abilità scambiate senza confini. Sarà questo il segreto di un tessuto che piace a tutti? «È facile avere risultati dopo poche lezioni, anche se - precisa Maria - per arrivare a vere creazioni artistiche ci vuole tempo e lavoro. Mi applico diverse ore al giorno.Da un lato mi fa sentire artista per la creatività dall’altro artigiana per la messa in opera». 131


newsdesign

di Valentina Gavarini

Ispirazioni divine Non semplici decanter. Con Alavin e Alchemy, Italesse propone veri e propri oggetti di design dove la perfetta funzionalità è arricchita da un’immagine forte, moderna ed accattivante. Un continuo e inarrestabile progresso, tecnico e formale, nella ricerca di strumenti dedicati al beverage. Questa la filosofia di Italesse che si dimostra sempre attenta all’innovazione dei propri prodotti, distintivi per l’alta qualità dei materiali utilizzati e per l’estetica curata nei minimi dettagli, frutto della collaborazione dell’azienda con numerosi designer di fama internazionale. Creazioni belle e funzionali pensate per un pubblico esigente e appassionato, capaci di riproporre l’antica cultura del vino in chiave contemporanea.

Alavin In apertura, un dettaglio di Alavin che possiede la particolarità di raffreddare il proprio contenuto grazie alla base in acrilico zigrinata. Nella foto accanto, Alchemy con anello in gomma nera e in basso, a destra, ancora un’immagine di Alavin

Alchemy

Decanter ispirato agli antichi alambicchi e proposto per l’ossigenazione di vini rossi invecchiati. Vista la forma sferica della pancia della caraffa, deve essere appoggiato sull’anello in gomma soffice colorata - in dotazione - in qualsiasi inclinazione. Il versatile Alchemy, dotato di un accessorio che al contempo lo veste e ne permette l’asciugatura (dropdown), è utilizzato per il vino rosso ma anche come caraffa per aperol/long drinks. Design Minedivine Associati.

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Innovativa caraffa da decantazione disegnata da Archikò. È dotata sia di un tappo appositamente studiato per conservare il vino direttamente nella caraffa evitandone l’ossidazione, che di un soffice anello raccogli-gocce inseribile nella base - disponibile in differenti colori -, sul quale viene appoggiata la caraffa capovolta, in posizione d’asciugatura (dropdown). Decanter per vini bianchi e rossi, Alavin può essere utilizzato anche come caraffa per l’acqua e per ogni genere di bevande, ed è particolarmente utile in luoghi caldi o all’aperto d’estate.


La Collina d ei vinicola vero Ciliegi, azienda nese nata da lavoro e dall l a di Massimo grande passione G e della sua fa ianolli offre oggi die miglia, di categoria ci grandi vini su ottimo rapp periore con un orto qualità /prezzo. A suggello d el e qualità dei la serietà l’Amarone 2 prodotti, 0 dei Ciliegi h 05 de la Collina a ricevuto il diploma di Gran Men zi Vinitaly 201 one all’edizione 0 Nello stesso . tempo l’azien offre ai prop da ri rapporto co partner un m e un progra merciale mma di comunica zi nuovo. In pa one assolutamente rticolare è st creato il “Clu ato un circuito d b dei 100”: i molto selezi cento enoteche onate che, su il territorio it tutto a rappresente liano, ra ideale in cui nno il contesto fa ed apprezza r scoprire re i vini della Collina dei Ciliegi.

La Colli na dei Cilie gi la pass i one: s i d iffond e.

Ecco dove puoi già degustare i vini de La Collina dei Ciliegi Acanto Ristorante, Milano c/o Hotel Principe di Savoia Agorà Palace Hotel, Biella Al Serro Ristorante, Genova c/o Idea Hotel San Biagio Al Sole Ristorante, Torino Al Vigneto Ristorante, Grumello del Monte (BG) Antica Osteria Stendhal, Milano Antico Ristorante Ca’ D’Gamba Romeo, Biella Barlassina Golf Country Club, Birago di Camnago (MI) Bassa Marea Ristorante, Milano Bottega Terra Cimbra, Bosco Chiesanuova (VR) Caffè Garibaldi, Gattinara (VC) Caffè Gran Bretagna, Borgosesia (VC) Caffè Milano, Biella Caffè Torino, Torino Croce Bianca Ristorante, Oropa (BI) Da Michele Ristorante, Santa Margherita Ligure (GE) D'O Ristorante, Cornaredo (MI) Due Cuori Ristorante, Biella Enoteca Italiana, Siena Enoteca Barberis, Borgosesia (VC) Finger’s, Milano Fracchia & Berchialla Enoteca, Alba (CN) Gran Bar, Biella I Faggi Ristorante, Biella Il Caffettino Bar, Biella Il Cenacolo Ristorante, presso Ass.Canottieri Sirio - Ivrea Il Faggio Ristorante, Pollone (BI) Il Saraceno Ristorante, Biella Il Torchio 1763 Ristorante, Candelo (BI) La Bettola Ristorante, Carisio (BI) La Braia Ristorante, Carpignano Sesia (NO) La Gradisca, Bergamo

La Lira Ristorante, Biella La mia Crota Enoteca, Biella La Stalla dei Frati Ristorante, Santa Margherita Ligure (GE) Le Betulle Golf Club, Biella Le Cicale in Città Ristorante, Genova Le Quercie Ristorante Pizzeria, Ferrara c/o CUS Golf Club L’Ippogrifo Ristorante, Genova Lucania Ristorante Pizzeria, Fara Novarese (NO) Maggiora Bar, Torino Matteo caffè e cucina, Biella Melting Pot Ristorante, Biella Monferrato Ristorante, Torino Music, Restaurant & Art K59, Verona N’Ombra de Vin Enoteca, Milano Oca Bianca Ristorante, Santa Margherita Ligure (GE) Old River Ristorante, Cossato (BI) Ok Bar, Serravalle Sesia (VC) Osteria ai Tre Gobbi, Bergamo Osteria degli Acrobati, Arona (NO) Osteria del Borgo, Borgosesia (VC) Osteria delle Erbe, Mantova Osteria Vineria Sant’Anna, Borgosesia (VC) Osteria Virgilio, Parma (prossima apertura) Palazzo Boglietti Restaurant, Biella Pepero Ristorante, Porto Cervo (OT) Petit pizza & bistrot, Milano Piccole Dolomiti Albergo Trattoria, Bosco Chiesanuova (VR) Pratovalle Ristoro, Sordevolo (BI) Santa Lucia Ristorante, Santa Margherita Ligure (GE) Savini 1867, Milano Vineria F.lli Macchiavello, Santa Margherita Ligure (GE) Vinodromo Enoteca, Milano

LA COLLINA DEI CILIEGI È FORNITORE UFFICIALE DI PALLACANESTRO BIELLA LA COLLINA DEI CILIEGI È SPONSOR DELL’ACCADEMIA PIANISTICA DI IMOLA Se vuoi saperne di più, registrati su www.lacollinadeiciliegi.it ed entra nel Club del “buon bere”: sarai invitato alle degustazioni, agli eventi in programmazione e parteciperai all’estrazione di splendidi weekend enogastronomici.

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Costume&Società 136

Nel Carso di Ungaretti Il nuovo parco letterario dedicato al poeta sorge in un meraviglioso angolo di Friuli

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Barbanera, dal 1762 nelle case italiane Il famoso almanacco è sempre un prezioso strumento per le attività quotidiane

da pag.144 Rubriche

• Bon ton • Tendenze • Arte • Stili • Assaggi curiosi • Libri • Teatro • Cinema

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costume&societĂ

Nel Carso di Ungaretti Nei luoghi dove il poeta ha combattuto durante la Grande Guerra ha aperto al pubblico un parco letterario tematico, il primo in Italia dedicato allâ&#x20AC;&#x2122;artista. Un luogo di pace e meditazione con versi che vibrano nellâ&#x20AC;&#x2122;aria, immersi nel verde e nella bellezza di un angolo di Friuli di Chiara Corridori

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Dove un tempo c’era l’inferno… 1915, sul Carso si combatte. Si attacca, ci si difende, si muore. Giuseppe Ungaretti, 27 anni, è soldato semplice del 19° Reggimento di Fanteria. È in trincea, combatte e scrive. Davanti a lui un paesaggio di desolazione «dove non c’era niente; era un po’ come il deserto: c’era il fango, poi c’erano dei pietroni… Il fango, il fango del Carso, come una delle cose più orribili che si possano immaginare: un fango liscio, rosso, si sdrucciolava su quel fango e poi rimaneva appiccicato. Io ci sono cascato tante volte in quel fango: ero pieno, ero tutto conciato di fango…». Dal primo giorno e per un anno Ungaretti consegna versi a foglietti laceri, buste, cartoline, spazi vuoti di lettere ricevute, ritagli di giornale: «Stando lì tra la morte, i morti, non c’era il tempo: bisognava dire delle parole decise, assolute, e allora questa necessità di esprimersi con pochissime parole, di ripulirsi, di non dire che quello che era necessario dire, quindi un linguaggio spoglio, nudo, estremamente espressivo…». Un anno più tardi quelle parole saranno raccolte e pubblicate per volontà del tenente Ettore Serra in edizione di 80 esemplari. E oggi, dove un tempo c’è stato l’inferno, è tornata la bellezza della vita e della poesia. A Castelnuovo (Go), presso la Villa Della Torre

In queste pagine, l’ingresso della Villa della Torre Hohenlohe, particolare del Sacrario e della lastra arrugginita con il ritratto e i versi del poeta

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costume&società

Il complesso architettonico è un luogo speciale dove si intersecano profondamente il paesaggio, l’eco della Grande Guerra e la poesia di Ungaretti Valsassina Hohenlohe (per un periodo sede del comando militare italiano) ha aperto al pubblico un parco letterario, il primo in Italia dedicato a Giuseppe Ungaretti, che qui combatté e compose i primi versi raccolti ne Il Porto Sepolto. È un posto di pace, dove le parole vibrano nell’aria e accompagnano il visitatore in un percorso di memoria e di meditazione.

Pace, tra gli ulivi

Sopra, la scala in metallo arrugginito da cui si accede alla struttura cubica della Torre che ha due lati in vetro dove sono incise le poesie di Ungaretti. Sotto, il Tempietto

Nel parco, come una fenice, risorge dalle ceneri dell’orrendo il bello di questo angolo di Friuli. Una metamorfosi che lo stesso Ungaretti aveva intuito nel 1966: «Ho ripercorso ieri qualche luogo del Carso. Quella pietraia - a quei tempi resa, dalle spalmature appiccicose di fango colore come d’una ruggine del sangue, infida a chi, tra l’incrocio fitto del miagolio delle pallottole, l’attraversava smarrito nella notte - oggi il rigoglio dei fogliami la riveste. È incredibile, oggi il Carso appare quasi ridente. Pensavo: ecco il Carso non è più un inferno, è il verde della speranza; ecco, pensavo, si fa sede pacifica di poesia, invita a raccolta che si propone di diffondere poesia, cioè fede ed amore». La poesia di Ungaretti aleggia ovunque, con i versi scolpiti su stele di pietra,


In alto, la scalinata che porta all’antico Tempietto con la statua in bronzo del poeta-soldato realizzata da Paolo Annibali, in basso, il labirinto del Sacrario e il Recinto Sacro

incisi nel vetro e nel ferro, elementi modernissimi che sono integrati perfettamente con gli edifici storici della villa cinquecentesca e diventano tappe di un itinerario discreto ed essenziale lungo il giardino. Si cammina tra gli ulivi, i faggi e le rovine del presidio militare in un impianto che ricorda i giardini all’italiana con squarci contemporanei. Un percorso di contemplazione in un complesso architettonico che è un luogo speciale dove esistono e si intersecano profondamente il paesaggio e l’architettura carsica, l’eco della Grande Guerra e la poesia di Giuseppe Ungaretti. C’è la torre di osservazione in legno e metallo arrugginito da dove si può allargare lo sguardo all’orizzonte e abbracciare tutto il territorio delle prime battaglie della Grande Guerra, il Bosco Cappuccio e l’Isonzo, ai quali sono dedicati i versi indimenticabili riprodotti in vetta all’osservatorio. C’è il Sacrario, in una radura nel giardino, una sorta di labirinto di pali in legno grezzo che racchiude una lastra di acciaio con incisi i versi e il ritratto del poeta in età matura. E poi c’è il Recinto Sacro, luogo di meditazione e raccoglimento per eccellenza che riporta i versi più struggenti de Il Porto Sepolto su 10 blocchi di pietra carsica e una stele in acciaio. «Un’intera nottata/buttato vicino/a un compagno/massacrato/con la sua bocca/digrignata/volta al plenilunio/con la congestione/ delle sue mani/penetrata/nel mio silenzio/ho scritto/lettere piene d’amore. Non sono mai stato/tanto/attaccato alla vita» (Veglia, Cima Quattro, 23 dicembre 1915).

Dove e come Parco Ungaretti Villa Della Torre-Hohenlohe Via Castelnuovo 2 Sagrado (Go) Tel. 048199742 www.amicidicastelnuovo.it

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costume&società

Barbanera, dal 1762 nelle case degli italiani Frutto di anni di osservazioni e studi dell’omonimo astronomo e filosofo, il lunario popolare alle soglie del 250° anno continua a scandire il tempo e a colorare di ottimismo anche le giornate più grigie, con tanti utili consigli per affrontare al meglio la quotidianità di M. Pia Fanciulli «Uscito dalla stamperia di Pompeo Campana, con la bisaccia stretta al corpo, il venditore raggiunse con passo rapido Piazza Grande. Brulicante di gente, la città accoglieva quel giorno la Fiera di Santo Manno. Era il 15 settembre. Tra mercanzie di ogni genere, broccati e monili, l’ambulante decise di attendere il momento migliore per tirare fuori quel carico per lui tanto prezioso. La campana della Cattedrale batté le dieci. All’ultimo rintocco un richiamo attraversò l’aria: Barbanera! Barbanera di Foligno! Santi, fiere, tempo e lune. E per tutti, il Discorso generale del famoso Barbanera, per l’anno 1762»… Così si immagina sia entrato nella storia il Barbanera. Quello che sarebbe diventato il lunario, il calendario, l’almanacco italiano per eccellenza, fu infatti dato per la prima volta alle stampe a Foligno, nel 1762. Quel fo-

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glio unico, quel lunario da parete era il frutto di anni di osservazioni e studi dell’astronomo e filosofo Barbanera. E il successo fu subito tale che la sua notorietà travalicò ben presto i confini regionali. Venduto per fiere e mercati da cantastorie e ambulanti, il lunario entrava così nelle case degli italiani dove, appeso in cucina o nella stalla, si utilizzava quale indispensabile strumento per le attività quotidiane, ricco com’era di consigli per i lavori agricoli, le previsioni del tempo, i santi, le feste, e gli eventi che l’anno avrebbe riservato. Fu così che Barbanera, solitaria figura di astronomo, divenne nell’Italia agricola tra Settecento e Ottocento un’istituzione, una sorta di “vangelo” soprattutto tra i ceti rurali. Amato dalla gente comune, non mancò di affascinare illustri personaggi, dal celebre architetto Giuseppe Piermarini, progettista del Teatro alla Scala di Milano, a Gabriele d’Annunzio, che così scrisse in una lettera inviata al parroco di Gardone: «... La gente comune pensa che al mio capezzale io abbia l’Odissea o l’Iliade, o la Bibbia, o Flacco, o Dante, o l’Alcyone di Gabriele D’Annunzio. Il libro del mio capezzale è quello ove s’aduna il ‘fiore dei Tempi e la saggezza delle Nazioni’: il Barbanera...» (27 febbraio 1934).

Nato a Foligno nel XVIII secolo, il celebre lunario divenne presto un prezioso strumento per le attività quotidiane, ricco di consigli per i lavori agricoli, le previsioni del tempo, i santi e le feste che il nuovo anno avrebbe riservato

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Ma chi è? Quanto al personaggio, tradizione vuole che Barbanera sia veramente vissuto a Foligno. Cresciuto in una numerosa famiglia, andò giovanissimo a studiare in convento. Ben presto però, spinto da una forte vocazione eremitale, lasciò la vita monastica per isolarsi e dedicarsi alla contemplazione del cielo. La sua casa rimase tuttavia sempre aperta agli abitanti del contado ai quali dispensava consigli e previsioni. Soprattutto Barbanera aveva un amico e discepolo, Silvano, che lo raggiungeva periodicamente e al quale comunicava, all’approssimarsi di ogni nuovo anno, le previsioni per il tempo a venire.

L’Almanacco del terzo millennio! Che dire di Barbanera oggi se non che quando l’Italia nacque, conquistando la sua unità, il lunario era già quasi centenario, aveva 99 anni! Di fatto quel piacevole libretto ricco di consigli e previsioni, diffuso per tutto il Belpaese, un suo piccolo contributo alla nascita della nazione l’aveva in un certo senso già dato. Senza dimenticare poi come viaggiasse nelle bisacce, anni dopo, di quanti lasciavano il suolo patrio per emigrare. Nord Europa, Stati Uniti, Barbanera andava con loro, legame indissolubile con la terra d’origine e la famiglia. E oggi? Oggi si tratti di lunario, calendario, almanacco, continua a vivere nell’immaginario collettivo e nella quotidianità di milioni di persone. Perché Barbanera è baluardo dei sani valori della tradizione, è l’augurio irrinunciabile per un nuovo anno di felicità. Anzi, è la conferma, con il suo essere lì, che quel nuovo anno ci sarà, con i giorni, le settimane i mesi e le tante cose da fare in casa, nell’orto, nel giardino, nel tempo libero. Con la sua filosofia di vita dove entrano il sole e la luna, dove il tempo recupera gesti, emozioni, saperi diversi di stagione in stagione, e vivono i pensieri, che guardano alle armonie di cielo e terra. Certo, negli anni i let-

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Tra tradizione e attualità Di mese in mese l’Almanacco riporta notizie utili per la casa, l’orto, il giardino, il benessere psicofisico, il lavoro, il tempo libero. Al passo con i tempi, ma con un occhio sempre alla tradizione, nelle sue pagine tanti consigli, rimedi, buone abitudini, curiosità nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Senza dimenticare il cielo, dove una Luna amica sarà fedele alleata nelle più diverse attività, instancabile dispensatrice di energie positive. Sarà lei a dirci quando e come è meglio iniziare una dieta, dedicarci al nostro hobby preferito oppure ottenere la miglior lievitazione del dolce che più amiamo.

Nella letteratura E gli avevano portato anche un vecchio Barbanera, trovato chi sa dove, perché ingannasse l’ozio, leggendo. Luigi Pirandello, La cattura 1918

Il mio sogno non è nell’autunno, fumigoso, avvinato, rinvenibile solo nei calendari o nelle fiere dei Barbanera.

Ieri e oggi. Sopra, il primo Almanacco in folio dell’astronomo e filosofo di Foligno per l’anno 1762. A destra, l’edizione 2001 del calendario pubblicato da Editoriale Campi

Eugenio Montale, Le stagioni 1962

M’incantava... così come gli stessi segni e gli emblemi dei mesi, nel Barbanera che un mio zio portava a casa all’inizio d’ogni anno. Leonardo Sciascia, Occhio di capra 1990

Avete il Barbanera? Eccole il vero Barbanera... È il più antico e rinomato lunario d’Italia. Guardarsi, signore, dalle contraffazioni. Emilio Cecchi, I tarli 1999

tori di Barbanera sono cambiati, si sono urbanizzati, vivono esigenze, luoghi e ritmi diversi. Eppure il saggio astronomo continua ad affascinarli con le sue tradizioni, le previsioni, l’amore per il mondo e per la natura. E forse proprio in questo risiede il segreto di tanta longevità, di un’edizione che ancora oggi l’Editoriale Campi pubblica nella stessa Foligno dove la tradizione nacque e dove, anche sui più recenti spazi online (www.barbanera.it), continua ad essere amato e atteso per dare avvio ad un nuovo anno di felicità.


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bon ton

di Alberto Presutti www.poetando.it - bonton@poetando.it

A dieta con stile Una regola su tutte: mai pretendere di imporre le proprie convinzioni alimentari a compagni di vita, figli e familiari, solo per sentirsi più coinvolti in un progetto di rinunce a tavola. La scelta di come nutrirsi deve restare un fatto squisitamente personale

Le diete, oramai, fanno parte della nostra cultura occidentale e spesso sono effettuate anche senza consultare uno specialista a grave danno della salute. Molti sono i motivi che possono indurre a mettersi a dieta: si fa una dieta a volte perché ci si “vede” grassi, o per disordine alimentare, o per una nevrosi del momento. Qualunque sia la dieta che abbiamo scelto, da quella mediterranea alla dieta “a punti”, il bon ton impone che non vada mai imposta ai nostri commensali, né con la scelta di piatti da portare in tavola né, peggio, a parole durante i pasti. Naturalmente chi è a dieta, non deve rinunciare alla propria vita sociale ma ovviamente è di cattivo gusto coinvolgere gli altri che, fortuna loro, non hanno bisogno di una dieta e possono mangiare ciò che vogliono. Quindi, come asseriscono i principi del bon ton, mai pretendere di imporre le proprie convinzioni alimentari a compagni di vita, figli e familiari, solo per sentirsi più coinvolti in un progetto di rinunce a tavola. L’importante è, quindi, scegliere la dieta giusta in base alle

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nostre abitudini, sociali, lavorative. E sempre per quanto concerne il bon ton, non iniziare a criticare le altrui abitudini alimentari che non si sposerebbero con la dieta che si effettua. È un modo davvero molto maleducato, ma frequente, di relazionarsi. D’altronde, se ci si “vergogna” di essere a dieta, e quindi di dover dichiarare di effettuarne una, agli amici, esistono moltissime diete che non necessariamente sconvolgono il modo di vivere e possono essere seguite anche al ristorante senza dare nell’occhio. Ma come suggerisce il bon ton, mai obbligare gli amici che ci invitano a cena a cucinare piatti apposta per noi, magari di difficile preparazione per pesatura o scelta di ingredienti! Se invitati a pranzo desiderosi di compagnia, pur non volendo svelare che siamo a dieta, è meglio inventare una scusa che giustifichi “l’occasionale” poca fame o rinuncia a fare un pasto intero, stando ben attenti a non “mangiare con gli occhi” i piatti scelti dagli altri commensali, questo sarebbe davvero imperdonabile.


tendenze

di Saro Trovato

Il social network più amato dagli italiani è il bar Sono circa 15 milioni gli italiani che lo scelgono quale luogo di incontro. E tra un aperitivo, un espresso o un panino, dal lunedì alla domenica si chiacchiera di politica, calcio e lavoro, argomenti che, a sorpresa, battono il gossip, lo shopping e il cinema

Altro che Facebook e Twitter, il social network più amato in Italia è tuttora il bar. Tra un aperitivo, un espresso o un panino, dal lunedì alla domenica sono infatti circa 15 milioni gli italiani (Dati Fipe 2009) che vanno al bar ed è lì che, è un dato di fatto, ancora oggi “si fa l’Italia”. Sono ben 121.000 su tutto il territorio nazionale (Fiepet-Confersercenti) e sono il luogo dove la gente si crea una vera opinione su tutto ciò che succede nel mondo. Frequentato 365 giorni all’anno, anche più volte al giorno e non solo per mangiare o bere, il bar diviene il luogo per eccellenza dove si può parlare di tutto, sentendosi liberi di esprimere le proprie opinioni, dove staccare la spina dal ritmo frenetico del lavoro o semplicemente chiacchiera-

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re con gli amici. Da uno studio promosso da Sanbittèr che ha coinvolto sia barman, gestori, proprietari di bar, esperti del settore  ma anche i clienti attraverso un monitoraggio web, gli argomenti sulla bocca di tutti gli italiani sono la politica, il calcio e il lavoro che battono a sorpresa il gossip, lo shopping e il cinema. E tra le tribù che lo popolano quotidianamente i più influenti risultano gli “aperitivologhi”: sono loro, infatti, a parlare degli argomenti più svariati, a “decidere” chi sarà il prossimo Presidente del Consiglio, quale sarà il must have in fatto di moda del prossimo periodo o il film giusto da guardare al cinema. Tra i momenti più importanti della giornata al bar, invece, c’è ovviamente la colazione, durante la quale tro-

viamo da un lato i “dietrologhi”, coloro che sanno sempre tutto di tutti quelli del quartiere, dall’altro i super informati, i “tuttologhi”, che leggono qualsiasi giornale e parlano di ogni cosa. Altra figura immancabile sin dal mattino è quella degli “scommettologhi”: trascorrono l’intera giornata nei caffè tentando la fortuna con le scommesse sui più diversi avvenimenti sportivi. Dopo la colazione, l’altro momento cult è la “pausa pranzo lavorativa”, quando il bar si riempie di “affarologhi”, gente che discute solo di lavoro e pensa esclusivamente agli affari, e di “vippologhi”, gli specialisti dei vip appunto, che sono informati e parlano di tutti gli spostamenti dei loro beniamini, degli ultimi amori e delle varie apparizioni in pubblico.


Dove eternamente fiorisce la vite... Il prosecco è da molto tempo coltivato nella fascia collinare della marca trevigiana, e piÚ precisamente sulle colline che si estendono tra Valdobbiadene e Conegliano. La storia di un vino, soprattutto se di origine antica, è intimamente legata non solo alla terra che lo produce, ma anche alle vicende che nel corso del tempo hanno segnato la vita delle generazioni che si sono succedute nel territorio di produzione.


arte

di Chiara Corridori

Il XX secolo in bella vista a Milano Inaugurato il Museo del Novecento negli storici ambienti del Palazzo dell’Arengario. A sfilare oltre 400 opere in 4 mila metri quadrati di spazio espositivo, che occhieggiano all’esterno con prospettive inedite sulle architetture della città. E fino al 28 febbraio l’ingresso è gratuito

Finalmente anche Milano ha un museo di respiro europeo, dove guardare, ammirare, ma anche sostare, pensare e regalarsi una pausa. Uno spazio che supera gli 8 mila metri quadrati e dove l’arte diventa esperienza. Ai recenti Maxxi e Macro di Roma il capoluogo meneghino risponde con il Museo del Novecento, colmando una lacuna impossibile da sottovalutare per una città che dell’arte vuole essere centro. Nessuna architettura ex novo, però, ma una trasformazione contemporanea di una sede storica per dare casa a una collezione corposa con oltre 400 opere del XX secolo. È così che il Palazzo dell’Arengario, progettato negli anni Trenta dal “poker” Portaluppi, Griffini, Magistretti, Muzio e mai del tutto compiuto, è stato “riletto” da Italo Rota e Fabio Fornasari. Un progetto di modifica, riorganizzazione e restauro che ha considerato il dialogo armonico tra contenuto e contenitore, in equilibrio con le opere e il bagaglio architettonico della città. «Non un’architettura, ma un’installazione», afferma Italo Rota. «L’arte contemporanea da trent’anni lavora sull’idea di installazione, insegnandoci le procedure e i metodi per attivare gli oggetti e raccontare le storie; le installazioni esistono solo quando il nostro corpo è parte integrante dell’instal-

lazione stessa, esiste solo in relazione con il nostro corpo». E qui il corpo si muove in uno spazio immenso, proiettato all’esterno, come in un gioco di specchi, su punti di vista inediti della città. Si cammina a lungo, c’è moltissimo da vedere e non soltanto alle pareti o tra le sale, così com’è «pieno di episodi e interruzioni», come dice Rota. Lo sguardo scorre sulle opere, ma anche oltre le vetrate e i passaggi in finger di vetro. Si cambia prospettiva e l’esterno regala nuove inquadrature. Si vedono il Duomo, la Torre Velasca e il campanile di San Gottardo. E poi San Satiro, opera del Bramante vicino a quella anni ’50 firmata Figini-Pollini. Il percorso si sviluppa in successione cronologica, dall’inizio del 1900 attraverso i principali movimenti e correnti dell’arte italiana «per chiudersi simbolicamente - dichiara Marina Pugliese, direttore del Museo del Novecento - con il 1968, anno di svolta sociale e artistica verso nuove forme di espressione». I grandi ci sono tutti (difficile però riportarne l’elenco completo). A metà strada di una rampa elicoidale che collega la metropolitana all’ingresso, apre Pellizza da Volpedo con il suo Quarto Stato (sempre visibile dalla piazza grazie alle vetrate) e poi seguono più sù, lungo i tre livelli per un totale di 4 mila metri quadrati di puro spazio espo-


Nella pagina a fianco, scorci del Museo del Novecento: gli spazi dedicati rispettivamente a Lucio Fontana e (sotto) ai Futuristi, con scultura di Boccioni in primo piano. Sopra, Melozzo da Forlì, Angelo che suona il liuto, affresco staccato riportato su cadorite

sitivo, gli altri, incluso Umberto Boccioni (con 21 opere: la collezione più importante al mondo) a cui è dedicata la prima delle otto monografie con protagonisti, Giorgio Morandi, Arturo Martini, Giorgio de Chirico, Fausto Melotti, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Marino Marini. E così via oltre il Futurismo di Balla, Carrà e il resto del gruppo, passando per l’Arte Monumentale e Antinovecento, gli anni Cinquanta di Emilio Vedova, Osvaldo Licini, Carla Accardi e i conclusivi Sessanta. Fino all’apice del Museo (completo, come tutti i grandi omologhi, di libreria e area gourmet): il salone della torre dell’Arengario, dedicato a Lucio Fontana. La sala è stata progettata come un’enorme opera ambientale con il soffitto del 1956 - proveniente dall’Hotel del Golfo di Procchio all’Isola d’Elba - e la Struttura al neon (1951). Da qui, come dalla prua di una nave, un belvedere sulla Cattedrale e la sua piazza. Al di qua del vetro, senza rumori, in un silenzio surreale.

Museo del Novecento Via Marconi 1 Milano Info: 0288444061 www.museodelnovecento.org

E ancora…

In libreria

Coste e costellazioni Il Mediterraneo, quello del mare di Sicilia, visto da Giuseppe Puglisi. Quadri di delicata bellezza sul paesaggio urbano e naturale, come testimoniano i 40 lavori presenti in questa antologica, dedicati in particolare alla vastità dello spazio e alla duttilità morbida della luce. Palazzo Ducale, Genova 9 - 30 gennaio Info: www.lineadombra.it

Gli artisti della mia vita Brassaï, Abscondita, 35 euro Negli anni Trenta il critico d’arte Tériade commissionò a Brassaï le fotografie di alcuni pittori e scultori. Fu lui a presentargli, fra gli altri, Picasso, affinché fotografasse la sua opera scultorea, allora totalmente sconosciuta… Seguì, con la stessa missione, la collaborazione con Harper’s Bazar. Il frutto del suo lavoro? Splendidi ritratti e ricordi dei giganti dell’arte. Pagina dopo pagina.

Carla Accardi L’artista doppiamente protagonista: con le sue opere, ma anche con una personale interpretazione delle architetture e degli spazi nello storico Palazzo Valle, capolavoro del Vaccarini. Una grande mostra-installazione, dove ciascun ambiente è connotato in modo diverso, secondo la relazione che l’Accardi percepisce tra le sue opere e le architetture della sede destinata ad accoglierle. Fondazione Puglisi Cosentino Catania 9 gennaio - 15 maggio Info: tel. 0957152228 Melozzo da Forlì In mostra praticamente tutte le opere “mobili” dell’artista (compresi gli affreschi staccati del colossale ciclo per l’abside della Chiesa dei Santi Apostoli a Roma, ciclo disperso tra Musei Vaticani e Quirinale). Ad affiancarle i capolavori di molti altri grandi, da Mantegna a Piero della Francesca (con la Madonna di Sinigaglia), da Bramante a Berruguete. Musei San Domenico, Forlì 29 gennaio - 12 giugno Info: tel. 199757515 L’Ottocento elegante Arte in Italia nel segno di Mariano Fortuny, 1860 - 1890. Il pittore spagnolo portò dalla sua terra il calore e il colore, il gusto di trasferire sulla tela gioia e gioco della vita. Nella sua scia le diverse scuole del Paese con peculiarità diversissime: dal gusto quasi calligrafico alla luminosità, al colorismo di tradizione settecentesca. 29 gennaio - 12 giugno Palazzo Roverella, Rovigo Info: www.palazzoroverella.com

L’infinito paesaggio Tullio Pericoli, Corraini, 16 euro L’attenzione di Pericoli per il paesaggio si è concretizzata nelle opere più recenti, quelle eseguite tra il 2006 e il 2009. Una successione di singoli “frammenti” che insieme danno vita a un racconto collettivo su un territorio, un ambiente, una memoria. Nel paesaggio c’è anche l’artista che lo osserva trasferendo, oltre a rumori, odori e colori anche il suo sentimento del tempo. L’architettura dei fari italiani Cristiana Bartolomei, Giuseppe Amoroso, Alinea Editrice, 45 euro Una guida che racconta le architetture e i paesaggi di 43 fari siciliani attraverso la raccolta di immagini e illustrazioni accurate. Un itinerario tra coste, isole, scogli e dune alla scoperta di edifici meravigliosi che appartengono alla cultura del Mediterraneo.

Modigliani, ritratti dell’anima

Un centinaio di opere d’arte fra disegni, oli, sculture e poi fotografie, taccuini, lettere, cartoline e persino le pagelle scolastiche di Amedeo Modigliani ricostruiscono il percorso artistico e umano del grande genio toscano. Con un itinerario che passa attraverso la sfera affettiva e le sue ripercussioni sull’opera. Presente anche il disegno (ritrovato a Londra) raffigurante una Sant’Agata, la martire adolescente patrona di Catania dove viene celebrata il 5 febbraio con una festa antichissima. Fino all’11 febbraio Museo Civico Castello Ursino, Catania Info: tel. 095345830


stili

di Claudia Cassinari

Le emozioni dei maestri

Nato nel 1940 a Milano da una famiglia di artisti - il padre era disegnatore tecnico-artistico e cartografo per la Provincia di Milano - Cesare Panzera, in arte Panz, dimostra sin da ragazzino la sua passione e abilità per il disegno. Anche la sua carriera va in questa direzione: con l’apprendistato in un centro stampa prima e la litografia che aprirà più tardi Cesare si appassiona alla ricerca del colore, alle infinite sfumature delle scale cromatiche. Passione che coltiva anche al di là del lavoro, ma alla quale solo più tardi si dedicherà completamente. È nel 1997 che frequenta con determinazione e volontà l’Accademia di Brera, dove studia le vite e le tecniche dei grandi maestri e scopre il suo interesse per il filone onirico, archeologico-fantastico e per l’impressionismo. 300 le opere ad oggi realizzate: ritratti, paesaggi, nature morte trovano stile sulle sue tele e giochi di luce e ombre ne esaltano le particolarità.

In alto, a sinistra, Cesare Panzera al lavoro nel suo studio e, a destra, alcune creazioni dell’artista; partendo dall’alto in senso orario, Petra, La mia socia, Piramidi e deserto con cammello e Aurora con luna a sinistra

Ritratti, paesaggi, nature morte trovano stile sulle tele e giochi di luce e ombre ne esaltano le particolarità

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assaggi curiosi

di Francesca Frediani

Degustazione... dei sensi L’arte, in tutte le sue forme, ha una storia da raccontare proprio come il vino. La Collina dei Ciliegi ha così promosso una serie di eventi di cultura che esaltano in particolar modo il gusto, l’udito e l’olfatto Dialogo nel Buio è una mostra allestita all’interno dell’Istituto dei Ciechi di Milano, dove i visitatori compiono un percorso in assenza totale di luce, accompagnati da esperte guide non vedenti. Si inizia il percorso a gruppi ristretti di otto persone (al massimo) e si esplora l’ambiente attraverso il solo aiuto di un bastone bianco e della voce rassicurante della nostra guida, riscoprendo così sensazioni sconosciute attraverso i sensi che meno siamo abituati ad utilizzare. All’interno di questo mondo ricco di sfumature, La Collina dei Ciliegi, azienda vinicola nata dalla passione della famiglia Gianolli per le proprie colline della Valpantena nel Veronese, ha voluto sperimentare la degustazione di un Garganega, di un Corvina e di un Valpolicella Superiore. Tutto rigorosamente al buio! Così, al contrario della degustazione classica “alla cieca” (o “alla muta”) in cui si ignorano i vini d’assaggio ma si conoscono almeno la tipologia (Barolo, Bordeaux, etc..) e se ne osserva il colore, in questo

caso ci si può solo affidare all’olfatto e al gusto. Al termine di un percorso ricco di emozioni, Simone Antonietti, sommelier della Collina dei Ciliegi, ha guidato i suoi ospiti attraverso l’utilizzo di questi due sensi arricchendo l’esperienza con approfondimenti e curiosità. La scelta dei vini era per far conoscere ed apprezzare meglio due vitigni in purezza: Garganega e Corvina veronese. Alla degustazione era presente anche Massimo Gianolli, che dal padre Armando ha ereditato l’amore per i territori d’origine, contribuendo notevolmente allo sviluppo dell’azienda che oggi conta ben dieci etichette tra cui l’Amarone 2007 e l’Amarone Riserva 2005, il Brut, Lugana, il Recioto della Valpolicella Doc, Valpolicella Ripasso Doc e Valpolicella Ripasso Superiore Doc. Tutti dotati di personalità propria, da provare!

Buon gusto musicale Gidon Kremer ha confermato di essere uno dei più grandi violinisti mondiali dimostrando di possedere grinta ed energia ma sempre ben ponderate dal gusto, dalla finezza e dall’intonazione impeccabile. Impossibile distrarsi durante le due ore di concerto, Kremer sa catturare l’attenzione dell’ascoltatore in ogni istante della sua esecuzione. Intesa ad hoc con il pianista Zimerman che, pur mantenendo il ruolo di coprotagonista, non ha mai sovrastato il suono del violino. Equilibrio perfetto udibile in ogni angolo della magnifica Sala Verdi del Conservatorio di Milano, che si sposa perfettamente con l’eleganza dei vini che fanno parte del menu proposto dall’azienda Collina dei Ciliegi, sponsor della serata. 151


libri letti per voi

Il libro del mese 1000 viaggi straordinari Autori Vari

EDT/Lonely Planet, 25 euro

Se tra i buoni propositi per il 2011 c’è il viaggio dei vostri sogni, ecco una lettura per scovare la meta giusta. Tra spiagge, treni leggendari, parchi naturali e la felicità in Bhutan qui ci sono 1000 (reali) esperienze e idee. Quindi, matita alla mano, non vi resta che spuntare il desiderio rimasto nel cassetto.

Curiosità

Tokio, Phaidon

8,95 euro (versione cartacea) 3,99 dollari (il download) La capitale nipponica, ma anche New York e altre 8 città bestseller delle note Wallpaper City Guides sono disponibili anche sull’iPhone App Store nella loro edizione inglese. E per il lancio della nuova applicazione il download di Berlino è gratuito.

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di Chiara Corridori

Capodanno e giù di lì: tante idee per... partire

Viaggi e altri viaggi

Una casa a New York

Antoio Tabucchi Feltrinelli 17,50 euro Lui è un viaggiatore ma non ha mai viaggiato per scriverne. Qui però i viaggi sono protagonisti di un altrove, per lui come per ognuno un pezzo di mondo con sorprese personalissime fatte di nomi, indirizzi, letture. E poi ci sono i viaggi “per interposta persona”: città fantastiche degli scrittori e geografie immaginarie.

Adam Gopnik Guanda 20 euro Il contemporaneo della Grande Mela visto con gli occhi di chi nell’autunno del 2000, dopo cinque anni trascorsi a Parigi, è tornato e ha vissuto l’11 settembre. Nella panoramica a 360 gradi della metropoli scorrono personaggi reali o inventati, dal direttore del MoMa Kirk Varnedoe, morto nel 2003, all’amico immaginario Charlie Ravioli.

Venezia guida alla città invisibile Monique Pistolato Ibis 18 euro C’è l’effetto olografico da cartolina e quello sorprendente per chi non vuole mai finire di scoprirla. Venezia, pur nella sua arcinotorietà sa essere ancora inedita. Questi dieci itinerari mettono al riparo dai formicai umani e invogliano alla partenza immediata. Un esempio? Rio terà dei pensieri, con i suoi angoli introversi, tra panni stesi e movimenti del porto.

Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Roma Costantino D’Orazio Palombi Editori 14 euro Chi pensa di conoscere palmo a palmo la città eterna dovrà ricredersi. E chi cerca i suoi angoli più nascosti non resterà deluso. Ci sono almeno 99 luoghi tra palazzi, monumenti e siti archeologici entrati nel mito per la loro inaccessibilità, ma che invece, con le informazioni giuste, sono pronti alla visita.

Guida alla Parigi ribelle Ramón Chao, Ignacio Ramonet Voland 15 euro Una Parigi come probabilmente non l’avete mai guardata: da una prospettiva rivoluzionaria. Strada per strada, edificio per edificio, i due autori tracciano una mappa dei luoghi dove hanno vissuto e agito rivoluzionari, scrittori, artisti ribelli. Qualche nome? Bakunin, Hemingway, Lenin, Chopin. E Picasso, ça va sans dire.


La denominazione Riso di Qualità Superiore è riferita al riso coltivato nel territorio nazionale, lavorato dalle riserie e analizzato presso il Laboratorio Chimico Merceologico della Borsa Merci di Vercelli. Il piano operativo della “Qualità Superiore” si basa su un disciplinare, sottoscritto dalle aziende di trasformazione aderenti al progetto, che stabilisce le caratteristiche finali che devono contraddistinguere il Riso di Qualità Superiore. Il prodotto finale viene sottoposto ad una serie di analisi chimiche e merceologiche i cui esiti vengono comparati con i parametri stabiliti dal Disciplinare. L’esito positivo consentirà di fregiare con l’etichetta Riso di Qualità Superiore il riso confezionato. Il consumatore può così avere la garanzia di un riso buono con caratteristiche di elevato standard qualitativo.

Riso Nobile della Baraggia S.r.l Via Palmaro 4 - 13030 Greggio (Vc) Tel. 0161 720984 - Fax 0161 730321 e-mail: risonobile@email.it - www.risonobile.it


teatro

di Sandra D’Alessandro

Solitudine alla Molière Da non perdere, tra una data e l’altra della sua tournée, il Misantropo diretto da Massimo Castri. In scena un Popolizio da premio, nel ruolo di Alceste

È uno spettacolo importante Il Misantropo di Molière che ha inaugurato a ottobre la stagione romana dell’Argentina. Sta proseguendo la tournée nei teatri italiani e a gennaio è a Piacenza, Reggio Emilia, Genova, Torino. Un testo che ha 340 anni ed è un capolavoro del teatro di tutti i tempi. La messinscena è diretta dal regista Massimo Castri, fedele alla bellissima traduzione di Cesare Garboli (pubblicata nel 1987), e offre alla nostra contemporaneità questa commedia senza spostarla dal secolo e dal tempo di Molière. La scenografia, di grande bellezza figurativa, è firmata da Maurizio Balò. Le tre pareti dello spazio scenico sono coperte in tutta la loro altezza da un’infinità di specchiere, ciascuna con la sua cornice bianca e le sue candele, in un gioco di rimandi e di immagini riflesse. Nella parte del misantropo, Massimo Popolizio che ancora una volta conferma il suo talento e la sua eccellenza di attore. È Alceste, un personaggio dal carattere complicato e difficile. Detesta l’ipocrisia, la dissimulazione sistematica della società in cui vive: «Non c’è niente che odio più delle contorsioni di questi acrobati del vivere sociale, di questi eterni impiegati del servizio mondano, questi cerimonieri della futilità, che sparano qui e là complimenti a casaccio colpendo alla rinfusa chi li merita e chi no», si sfoga furente con Filinto (interpretato da Graziano Piazza), il buon amico perfettamente integrato nella finzione del suo tempo. Un mondo di cortigiani corrotti dalle brutte abitudini,

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imprigionati nei salotti, degradati dai loro stessi privilegi. Nelle loro alte e sgargianti parrucche, civettoni e intriganti, girano attorno alla passione tormentosa di Alceste per la bella Célimène, la quale è il suo esatto contrario: sempre pronta ad accogliere qualsiasi corteggiamento e a corrispondere a ogni complimento. Alceste non lo accetta, le rivolge continue accuse e pretende di educarla alla franchezza.

Produzione Teatro di Roma Piacenza, Teatro Municipale 11 e 12 gennaio Reggio Emilia, Teatro Valli, 14 – 16 gennaio Genova, Teatro della Corte, 18 – 23 gennaio Torino, Teatro Carignano, 25 gennaio – 6 febbraio www.teatrodiroma.net

Da non perdere Un sogno nella notte dell’estate Un’assoluta novità per il teatro italiano. È una nuova traduzione de Il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare scritta da Massimiliano Civica, un giovane regista che ha intrapreso un percorso di ricerca verso un teatro popolare d’arte. Mette in scena il mondo dell’invisibile: gli spiriti, fate ed elfi che corrono per i boschi, il chiaro di luna dentro una sala teatrale. Produzione Teatro Stabile dell’Umbria Terni, Teatro Secci. 9 – 11 gennaio Cagliari, Teatro Massimo, 13 – 16 gennaio Siena, Teatro dei Rinnovati, 18 gennaio www.teatrostabile.umbria.it Le mutande L’autore è Carl Sternheim, un importante drammaturgo tedesco del 900. È una commedia brillante, dal linguaggio corrosivo. L’impiegato Theobald Maske incarna i vizi dell’uomo comune che considera etica l’ascesa sociale fondata sul denaro. La bellezza della giovane moglie è una buona partenza per compiere il salto di categoria. La moglie stessa è lusingata dall’importanza che ha assunto perdendo le mutande in pubblico. Produzione Emilia Romagna Teatro Teatro Stabile di Brescia - La Corte Ospitale Modena, Teatro delle Passioni, 11 – 30 gennaio www.emiliaromagnateatro.com Napoletango È un musical latino-napoletano: un’“invenzione” di Giancarlo Sepe che ne è autore e regista. La famiglia Incoronato si sposta come un circo per Napoli e territorio circostante, chiamata per cerimonie e feste. Tutti sono specializzati in tango argentino e si esibiscono in balere, in stazioni ferroviarie e palestre, con filastrocche, canti patriottici e danze. Venti attori che cantano, ballano, suonano. Produzione Teatro Eliseo - Napoli, Teatro Festival Italia Palermo, Teatro Biondo, 12 – 23 gennaio www.teatrobiondo.it/spettacoli.aspx La fanciulla del West L’opera di Puccini (prima rappresentazione New York 1910) è ambientata in California nel 1850, ai tempi della febbre dell’oro. Minnie è la giovane padrona di un locale in cui una sera arriva Ramirez, capo di una banda di rapinatori. Questa edizione segna il debutto nella regia lirica del coreografo salentino Fredy Franzutti che dirige dal 1995 il Balletto del Sud, una delle nostre più apprezzate compagnie nazionali. Lecce, Teatro Politeama Greco, 21 gennaio www.ballettodelsud.it


cinema

di Umberto Mortelliti

da non perdere L’orso Yoghi

Dalla penna di Hanna e Barbera, con il contributo di Justin Timberlake e Dan Aykroyd, ritorna sul grande schermo l’orso più famoso della tv, con l’inseparabile compagno Bu-bu, insieme in una nuova avventura per cercare di aiutare il Ranger Smith a non far chiudere il parco di Yellowstone. Animazione 14/01/2011 Vallanzasca gli angeli del male

La voce della resistenza “The King’s Speech” racconta la storia del giovane re Giorgio VI, padre dell’attuale regina Elisabetta II, durante la seconda guerra mondiale Un nuovo capitolo di storia inglese, riadattato, stirato, asciugato e riproposto in chiave romanzesca, arriva nelle sale cinematografiche italiane il 28 gennaio. Nel 1936 a Buckingham Palace l’abdicazione del reggente di casa Windsor Edoardo VIII per sposare la più comune Wallis Simpson costringe, nonostante la sua riluttanza, il fratello Giorgio VI, interpretato da Colin Firth, a salire al trono. Il film si concentra sul suo impegno a superare una balbuzie nervosa con l’aiuto del logopedista Lionel Logue che si servirà di tecniche particolarmente energiche, ma assolutamente efficaci. Grazie al suo intervento Giorgio VI riacquisterà padronanza e fluidità di linguaggio, riprendendo così in mano le redini della Gran Bretagna nei difficili anni della seconda guerra mondiale. Un racconto svelato dalle stanze di Buckingham Palace nel contesto storico della battaglia d’Inghilterra e della resistenza di Londra ai bombardamenti tedeschi, interpretato da uno staff d’eccezione: oltre a Colin Firth, Guy Pearce nei panni di Edoardo

VIII, Helena Bonham Carter che interpreta la giovane regina Elisabetta II e Geoffrey Rush il logopedista Lionel Logue. Il film diretto da Tom Hooper e realizzato in Gran Bretagna, ha avuto la sua prima mondiale il 4 settembre negli Usa e ha successivamente sbancato in Canada, vincendo il festival di Toronto.

Un pezzo di storia della Milano violenta, nel film diretto da Michele Placido e interpretato da Kim Rossi Stuart, che racconta la storia della banda criminale che negli anni ‘70 collezionò un numero infinito di rapine, sequestri, omicidi. Il soggetto è tratto dalla stessa autobiografia di Vallanzasca, dopo la condanna di 4 ergastoli a suo carico. Drammatico 21/01/2011 The Green Hornet

Green Hornet è un giustiziere mascherato che si cela sotto le spoglie di Britt Reid, un temerario e facoltoso editore che combatte il male con l’aiuto del suo assistente Kato. Il film, diretto da Michel Gondry, è il riadattamento del telefilm degli anni settanta in America, in cui Kato era interpretato da Bruce Lee. Azione 28/01/2011

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le selezioni Ogni mese per voi il meglio dellâ&#x20AC;&#x2122;Italia che merita


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Tesori di Sardegna Dal 1880 il Caseificio Antonio Garau custodisce e tramanda i sapori autentici dei tipici formaggi sardi. Nel rispetto di una tradizione secolare

A Mandas, importante centro agricolo e pastorale della Trexenta, la storia del Caseificio Garau inizia a fine Ottocento con il suo fondatore, Antonio Garau, che punta sul recupero di una millenaria tradizione nella trasformazione del latte: un’arte in cui le abilità del pastore si coniugavano con la ricerca del gusto e della qualità. Un tesoro di competenze e passione che si è tramandato di padre in figlio attraverso quattro generazioni e che garantisce, ancora oggi, la straordinaria genuinità e l’aroma unico dei formaggi prodotti. Il rispetto della tradizione, insieme all’utilizzo di tecnologie adeguate alle norme e agli standard europei, è il cuore dell’attività del caseificio, ed è evidente nell’intero processo produttivo: dalla rigorosa scelta della materia prima - il latte di pecora proveniente da allevamenti locali, dove l’alimentazione è basata sulle erbe spontanee e gli arbusti tipici della macchia mediterranea - alle fasi di lavorazione, fino alla corretta stagionatura, che si realizza nelle antiche cantine di Mandas, custodi di sapori originati da oltre 130 anni di utilizzo.

Il gusto unico del formaggio prodotto da Antonio Garau e la sua scrupolosità, unita alla ricerca costante della perfezione, è stata tramandata dal figlio Beniamino al nipote Antonio, per giungere oggi all’attuale generazione che, con Beniamino Garau, ripropone l’antico sapore nei prodotti tradizionali e il gusto moderno in quelli innovativi: a diverse tipologie di formaggi pecorini classici si aggiungono i nuovi Granduca di Mandas e Zinnibiri. Eccezionali, oggi come ieri. Caseificio Antonio Garau Via Cagliari 165 - Mandas (Ca) Tel. 070984167 - commerciale@caseificiogarau.com - www.caseificiogarau.com


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Extravergine di Tuscania Alla scoperta di un olio dai profumi e sapori unici. Dentro c’è tutta la passione dell’Oleificio Sociale Cooperativo Agricolo di Tuscania L’Oleificio Sociale Cooperativo di Tuscania, composto da oltre 350 soci, produce annualmente più di 1500 quintali di olio, nelle tipologie dell’Extravergine convenzionale, del DOP Tuscia, del Biologico e del Tracciato. Un frantoio azzeccato, una consolidata intesa tra i soci e i rigidi controlli sul prodotto, hanno consentito all’oleificio, nato nel 1968 e recentemente rinnovato, di produrre un olio dalle qualità organolettiche e chimiche in continuo miglioramento. Nelle aziende socie la varietà d’olivo predominante è il Canino, che si fonde con percentuali inferiori di Frantoio e Leccino e con piccole quantità di altre razze. Le piante, coltivate secondo tradizione, producono olive che, raccolte nella giusta epoca con tecniche moderne e poco traumatiche, sono velocemente trasportate nel frantoio e lavorate entro le 24 ore. L’Oleificio Sociale rappresenta l’impegno giornaliero che il direttivo, i soci e i tecnici del frantoio danno per ottenere il meglio dalla preziosa risorsa ecologica che è l’areale di Tuscania, ricco di storia, tradizioni e rispetto per la campagna.

Acidità sempre sotto la soglia dello 0,3% e perossidi contenuti sotto al 10 sono il biglietto da visita chimico del frantoio ma il vero punto di forza sta nel bouquet di profumi e sapori dell’olio extravergine prodotto. Il colore varia dal verde brillante ad un verde più chiaro, l’odore ci avvolge e il fruttato che emerge ricorda la campagna e l’erba fresca; il suo gusto vigoroso ci lascia al ricordo dei sentori del cardo, del carciofo e della mandorla. La ricca componente del Cultivar, con l’amaro intenso, viene stemperata dalle altre razze che contribuiscono con un vivace piccante all’orgoglio di quest’olio, veramente notevole. Oleificio Soc. Coop. Agr. di Tuscania Via Tarquinia Snc - Tuscania (Vt) Tel/Fax 0761443183 - www.tuscaniaoleificio.com - tuscaniaoleificio@libero.it


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Delizie di zuppa Squisite e genuine, le zuppe dell’azienda agricola Bittarelli non possono mancare sulla tavola della stagione più fredda. Gustare per credere!

Un autentico trionfo di sapori. I cereali e i legumi, prodotti dalla famiglia Bittarelli con l’utilizzo del metodo della rotazione dei terreni e della bassa concimazione per ottenere sempre un raccolto di alta qualità, sono gli ingredienti delle prelibate zuppe proposte dall’azienda. Orzo, farro, ceci, cicerchie e fagiolina del Trasimeno - un legume antichissimo tutelato da un Consorzio che ne garantisce la tracciabilità - rappresentano il gustoso mix dell’“insolita zuppa”, ottima come piatto unico per l’elevata quantità di proteine e carboidrati e l’indiscusso valore nutrizionale. Se i ceci sono la vostra passione non potrete resistere alla zuppa “farro e ceci”, caratterizzata da una consistenza cremosa, dovuta alla presenza di ceci passati al setaccio e alcuni interi, con l’aggiunta del farro perlato: una vera delizia condita con olio extravergine e pezzetti di pane abbrustoliti. Per conquistare il palato degli amanti dei funghi, Bittarelli propone la “zuppa d’autunno” dove una consistente percentuale di funghi porcini secchi va ad insaporire il farro, i fagioli borlotti e le patate.

Zuppe da leccarsi i baffi. L’azienda agricola Bittarelli, situata sulle incantevoli colline del Lago Trasimeno, ci svela le gustosissime ricette di una specialità che, consumata come piatto unico, è raccomandata dalla dieta mediterranea per l’alto valore nutrizionale. Le zuppe Bittarelli, prodotte con gli ottimi cereali e legumi prodotti dall’azienda, sono facili e veloci da preparare: basta allungare la zuppa con una o due tazze d’acqua o brodo vegetale, portare ad ebollizione per un minuto e servire con olio extravergine a crudo. Buon appetito! Azienda Agricola Bittarelli Loc. Poggio del Sole, Vaiano, Castiglione del Lago (Pg) Tel. 0759527072 - info@agricolabittarelli.it www.agricolabittarelli.it


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Antiche tradizioni

pugliesi Prodotti genuini, preparati secondo le antiche tradizioni pugliesi, che arrivano sulle nostre tavole come natura li ha fatti. Impossibile resistere alle prelibatezze di Bella Contadina Una terra sacra, a cavallo tra il Gargano e il Tavoliere delle Puglie, da sempre vocata all’agricoltura, e un’esperienza fortemente legata alle tradizioni contadine. Questa la ricetta del gusto unico dei prodotti dell’azienda Bella Contadina di Cirillo Group Srl, situata a San Giovanni Rotondo (Fg). Genuinità tipiche nate dalla terra, fatte maturare al sole, coltivate in grandi masserie con sistemi non intensivi e nel rispetto delle vigenti normative in materia igienico sanitaria per assicurare massima qualità e sicurezza alimentare. «Guardare al futuro, il segreto per crescere è migliorare sempre» - come afferma Antonio Cirillo - è il motto dell’azienda, che si è proposta l’obiettivo di coniugare tradizione e modernità sostenendo i concetti di qualità e salubrità di un prodotto capace di garantire, oltre al piacere e al gusto, il benessere del consumatore. Seguendo questa linea di pensiero, Bella Contadina si è adeguata alle esigenze in continuo cambiamento senza stravolgere i metodi di produzione per mantenere l’autentica tradizione artigianale che la rende unica. Dalle olive ai carciofi, dai peperoncini alle melanzane e agli altri prodotti genuini, sia sott’olio sia sott’aceto, le conserve artigianali di Bella Contadina nascono da verdure selezionate con particolare cura e lavorate secondo le antiche tradizioni pugliesi. Capaci di arricchire i vostri piatti o essere gustati pronti, per uno spuntino naturale, si prestano ad un pratico utilizzo senza rinunciare ai sapori tipici, confermando la volontà di adeguamento dell’azienda alle nuove esigenze e alle abitudini dei clienti.

Cirillo Group S.r.l. S.S. 273 Km 14+500 San Giovanni Rotondo (Fg) Tel./Fax +390882451956 Tel. +390885411369 info@bellacontadina.it www.bellacontadina.it


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Murgia da gustare

Prelibatissimi, i prodotti Altamurgia raccontano coi loro sapori la storia e il fascino di un meraviglioso angolo di Puglia

Il suo stemma, dominato da spighe di grano e tralci d’uva, recita “Grana dat et vina”. Siamo a Gravina in Puglia, che fin dai tempi più antichi lega la sua economia alla fiorente coltura del grano e alle uve pregiate. Una città dalla gloriosa storia millenaria, ricca di tradizioni e accolta in un territorio unico: il Parco nazionale dell’Alta Murgia che ospita, su circa 68.000 ettari, specie animali e vegetali di assoluta rilevanza conservazionistica; il Parco ha l’obiettivo di preservare la cultura agro-silvo-pastorale murgiana, sviluppandone le potenzialità nel rispetto della tutela delle risorse naturali. Uno scrigno di tesori che continua anche a tavola perché, immersa nelle splendide colline della Murgia Barese, sorge Altamurgia Salumi, apprezzata da già diversi anni per la genuinità e la bontà dei suoi prodotti. Salumi tipici stagionati - gustosissime la sopressata,

la ventresca e la speciale salsiccia secca a punta di coltello -, carni insaccate e trasformate, prodotti freschi (insuperabili gli involtini di ovino “gnumridd”) rappresentano la ricca proposta dell’azienda, che opera nel pieno rispetto dei valori della tradizione. Le carni sono scelte accuratamente e provengono unicamente da allevamenti locali certificati, garantendo quella sicurezza nella scelta della materia prima e di conseguenza dei prodotti finiti, tutti confezionati artigianalmente e capaci di sprigionare i profumi e i sapori di questo incantevole angolo di Puglia. Passione, dedizione al lavoro ed esperienza consentono ad Altamurgia Salumi di ottenere un prodotto di alta qualità e prelibatezza unica... «Noi ci mettiamo le materie prime, l’arte e l’impegno. A voi non resta altro che chiudere gli occhi e assaporare la nostra terra, fetta dopo fetta».


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Altamurgia Salumi custodisce i valori della tradizione mantenendo l’arte della lavorazione delle carni di maiale, producendo salumi tipici locali quali la soppressata, la ventresca e la salsiccia secca a punta di coltello, preparata utilizzando carni magre di maiale e lardo: la polpa, proveniente da maiali allevati in aziende del territorio, e il lardo del suino sono tagliati a tocchetti a mano e impastati con un goccio di Verdeca (vino bianco) di Gravina, il sale e le spezie tipiche della Murgia. Il composto viene poi insaccato in budello naturale e lasciato stagionare per circa un mese in celle a temperatura e umidità controllata.

In apertura, gli squisiti involtini di ovino “gnumridd”; in questa pagina, sopra, uno scorcio dello splendido territorio di Gravina in Puglia; in basso, a sinistra, il filetto stagionato della Murgia e, a destra, il capocollo stagionato

Altamurgia Salumi Via F.Filzi 3 - Gravina in Puglia (Ba) Tel. 0803268431 www.altamurgiasalumi.com


Azienda agricola Alagna cantina Contrada Dietro lâ&#x20AC;&#x2122;isola s.n. Pantelleria (Ip) Ufficio commerciale: Contrada S.S. Filippo e Giacomo 20 Marsala (Tp) Tel- fax 0923020585 - Cell. 3275614952


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La bontà

ha radici antiche

L’azienda agricola I Vallicelli vanta una vocazione agricola centenaria. Fino al 1735 “Comune Autonomo”, la proprietà, rimasta integra nel tempo, venne acquisita verso la fine del XIX secolo. A caratterizzarla dopo il primo dopoguerra era ancora il grande giardino “del principe” a fiori e roseto, il giardino “verziere” a orto e frutteto, il giardino delle “piccole piante” aromatiche e medicinali. Oggi, preservarvando in qualche modo i principi dell’autarchia tipici dell’antico comune, l’azienda ha ripreso attività e, senza trascurare la silvicoltura e la produzione di piante ornamentali, ha dedicato grande attenzione al percorso alimentare e alla produzione di prelibate confetture. Volendo conservare la frutta mantenendone il più possibile sapori e caratteristiche naturali, I Vallicelli coltivano i propri prodotti secondo i principi di un’agricoltura integrata e priva di forzature e senza utilizzare pesticidi o agro-farmaci residui che ne possano condizionare qualità e sicurezza.

Frutti perfetti di prima scelta, prodotti in frutteti e boschi in condizioni naturali e lontani da fonti d’inquinamento, raccolta esclusivamente manuale, poco zucchero, brevi tempi di cottura, nessuna aggiunta di conservanti. Questi i segreti, risultato di anni di lunghe sperimentazioni, delle squisite confetture e conserve dell’azienda I Vallicelli, prodotte in piccoli lotti, nel rispetto della tradizione e in un moderno laboratorio realizzato secondo i criteri della più rigorosa igiene alimentare.

Azienda Agricola I Vallicelli di Manganaro Elena Laura Maria Via Vallicelli, 3 - Olgiate Molgora (Lc) Tel. + 039508345 - Cell. +3491403595 info@ivallicelli.it - www.ivallicelli.it

confetture pregiate


Refrigerazione dalla A alla Z Qualità, robustezza e affidabilità: questi i requisiti delle attrezzature frigorifere prodotte da Carotti Ice Carotti Ice è un’azienda specializzata nel settore della refrigerazione industriale e commerciale da ben cinquant’anni: fondata nel 1960 da Romano Carotti, l’attività è passata nel 1976 sotto la direzione del figlio Massimo a cui si affianca nel 1990 la collaborazione del fratello Mirko e della sorella Nicla. Trasferitasi nel 1983 a Vallina, in provincia di Firenze, dal 1988 Carotti Ice amplia la sua produzione inserendo una vasta e completa gamma di fabbricatori automatici per il ghiaccio a cubetti e a scaglie, destinate specificatamente a bar, caffè, ristoranti e alberghi. L’azienda, che è cresciuta con costante impegno e competenza, riconoscendo importanza alla ricerca e alla sperimentazione di nuovi macchinari, è oggi in grado di assicurare un servizio completo e di elevata qualità nel campo della refrigerazione. Il successo di Carotti Ice si fonda su un valido team formato da 25 dipendenti; il 40% del fatturato annuo registrato dalla ditta è dato da vendite effettuate in paesi esteri, mentre il restante da vendite effettuate in Italia.

Carotti Ice srl Via del Fornaccio, 16 Loc. Vallina -Bagno a Ripoli (Fi) Tel. +39 055696157 Fax +39 055696275 info@carottiice.it - www.carottiice.it

Carotti Ice vanta un’ampia offerta di attrezzature frigorifere rivolte sia alle attività commerciali nel settore della ristorazione che alle gelaterie. Fiore all’occhiello dell’azienda sono i fabbricatori di ghiaccio - a cubetti, scaglie granulari, scaglie piatte - e il frantumaghiaccio Icecrush, indicato per i bartenders più esigenti. Sicurezza, igiene e affidabilità caratterizzano tutti i prodotti Carotti Ice, dagli armadi refrigerati, specifici per pasticcerie e gelaterie, alle saladette, dai tavoli e vetrine refrigerate ai frigo a pozzetto.


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Una cottura di pregio Unica ed esclusiva, la nuova linea professionale Copper Ceramik by Baldassare Agnelli ha già conquistato chef, gourmet e appassionati di cucina di tutto il mondo Tradizione e modernità, ricerca e tecnologia, cura dei particolari e professionalità: questi i fattori determinanti che hanno portato l’azienda Baldassare Agnelli ad essere leader nella produzione di strumenti di cottura professionali. Oggi ancora di più grazie alla nuova linea di pentole Copper Ceramik by Baldassare Agnelli, realizzata in rame e ceramica, che assicura risultati di cottura perfetti. Frutto della continua ricerca e sperimentazione promossa dall’azienda - sia in collaborazione con i più importanti chef della cucina italiana, sia attraverso il Centro di Ricerca e Formazione Saps di Lallio(Bg), fondato da Angelo Agnelli con lo scopo di studiare le forme e i materiali degli strumenti di cottura - la nuova collezione sta conquistando un posto d’onore nei templi della gastronomia in Italia e nel mondo, realizzando il sogno di ogni cuoco: cucinare nel rame, il materiale più nobile, rivestendolo di ceramica anziché di stagno. Grazie alle sue proprietà - conduce il calore 25 volte meglio rispetto all’acciaio - il rame è da sempre considerato un ottimo materiale da cucina; le pentole in rame sono utilizzate in ambienti prestigiosi, dalle cucine a vista alle imbarcazioni di lusso, e nei migliori ristoranti. A differenza delle tradi-

zionali pentole in rame rivestite in stagno, materiale che può creare difficoltà nella manutenzione quotidiana del prodotto, le pentole della Copper Ceramik by Baldassare Agnelli sono caratterizzate dal rivestimento naturale B-Ceramik, che mantiene gli stessi vantaggi di diffusione di calore e le proprietà del rame senza alcun problema nel lavaggio e nella manutenzione. Strumento professionale unico, prodotto in esclusiva dall’azienda Baldassare Agnelli Professional Cooking, la nuova linea soddisfa le richieste e i desideri degli chef più esigenti, certi di poter contare su un prodotto di alta fattura artigianale, realizzato lavorando a freddo il materiale come cent’anni fa.

Baldassare Agnelli Pentole Professionali Via Madonna 20, Lallio (Bg) www.pentoleagnelli.it


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Deliziosa spremuta Dolce al palato con lieve retrogusto amaro e piccante, fluido e di buona conservabilità, l’olio Stella Maiuri è una vera e propria spremuta di olive. Ma solo quelle del Sannio Beneventano

Alle porte del Sannio Beneventano l’azienda Di Cerbo persegue il suo obiettivo di produrre olio extravergine di indiscussa qualità e tipicità fondendo insieme le moderne tecniche con le antiche tradizioni della cultura contadina della zona. Ottiene così l’olio Stella Maiuri, una vera e propria spremuta di olive pregiate (ortice, ortolana, racioppella, sprina) esclusivamente del Sannio Beneventano, che si caratterizza per il colore verde-giallo e l’aroma fruttato armonioso che ha l’odore e il gusto del frutto fresco al giusto grado di maturazione. Dolce al palato ha un inconfondibile lieve retrogusto amaro e piccante, dati dall’ortice e dall’ortolana, associati a lievi sentori erbacei che ricordano l’erba appena tagliata, fluido e di buona conservabilità. L’altitudine e il terreno pietroso permettono di ottenere un olio con acidità mai superiore allo 0.25%. Questa spremuta di bontà viene data dalla raccolta delle olive all’inizio dell’invaiatura, dalla molitura delle stesse con pietra di granito rosa ed esclusivamente a freddo entro le dodici ore successive la raccolta forzata, dal filtraggio che avviene per decantazione naturale onde evitare di esporre l’olio all’aria per molto tempo e quindi di perdere le caratteristiche organolettiche. Inoltre prima dei essere imbottigliato l’olio viene travasato almeno tre volte.

Azienda Agricola Carmine Di Cerbo Via Rugiani 19 – Dugenta (Bn) Tel. 0824906010 – stellamaiuri.it

Abbinamenti con i cibi Adatto per tutti gli usi l’olio Stella Maiuri è particolarmente indicato, per esaltarne la delicatezza, con carni rosse e bianche, selvaggina, pesce di lago e di mare, zuppe (di pesce, di verdure, di legumi), insalate di giardino, salse maionese, verdure all’agro, legumi e salse verdi.


OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA ITALIANO

garantito e certificato

Il Consorzio Nazionale degli Olivicoltori nell’ambito del Programma finanziato ai sensi del Reg. CE 867/08 è lieto di presentare una selezione di olio extra vergine di oliva a rintracciabilità di filiera garantita e certificata ai sensi della Norma UNI EN ISO 22005/08. Attraverso questa attività di certificazione, il CNO e le Organizzazioni territoriali associate, intendono proporre al consumatore diverse tipologie di olio di qualità le cui differenze in termini di profilo sensoriale non sono altro che l’espressione autentica e irrinunciabile delle filiere produttive e del territorio agricolo italiano da cui derivano.

Consorzio Nazionale

degli

Olivicoltori

S.c.ar.l.

Via Piave, 8 - 00187 Roma - Tel. +39 06 487741 Fax +39 06 4883309 www.cno.it e-mail info@cno.it

Campagna finanziata con il contributo della Comunità Europea e dell’Italia Reg. CE 867/08


Milano - Viale Zara, 28 Milano - Via Castel Morrone, 35 Verona - Via Quattro Spade, 18/C Desenzano - Via Santa Maria, 38

Shopping list Listino prodotti Vie del gusto offre un servizio innovativo per i propri soci/abbonati. Vuole portarvi a casa i migliori prodotti della tradizione tipica italiana ad un prezzo esclusivo. Nelle pagine seguenti potete consultare un estratto delle nostre offerte. Si può acquistare via telefono allo 0289053270 o via fax con il modulo d’ordine allegato. prezzi validi per gli acquisti online (Minimo acquisto E 60)

FORTE tuffoli selezione oro 500 gr ......................................................... € 1,90 FORTE creste di gallo selezione oro 500 gr ............................................ € 1,90 INTERTONNO tonno di 1° scelta in olio di oliva 320 gr .......................... € 6,90 LAMOLAZZA olio le terre del castello latta 3 l ........................................ € 16,50 LAMOLAZZA olio l a molazza latta 5 l .................................................... € 32,00 CACCAMO nduja di spilinga barattolo 90 gr ......................................... € 3,90 CACCAMO nduja di spilinga barattolo 180 gr ....................................... € 4,90 ROTELLA olio extravergine di oliva 0,75 cl ............................................. € 7,90 SANTA CROCE champignon grigliati 190 gr .......................................... € 4,50 SANTA CROCE ringhio 190 gr ............................................................... € 3,90 Dolcegiorno Biscotti con liquirizia 200 gr ......................................... € 4,90 Dolcegiorno Biscotti farciti al cedro 200 gr ....................................... € 4,90 Dolcegiorno Cantucci con liquirizia 200 gr ....................................... € 4,90 Barrese Antipasto del nonno 314 gr ................................................... € 4,90 Barrese Crema di funghi porcini 212 gr .............................................. € 5,90 Barrese Piccassai verde 212 gr ............................................................ € 4,90 Callipo Filetti di tonno e nduja 190gr ................................................. € 5,90 Callipo Bottarga in polvere 50gr ........................................................ € 8,50 FATTORIA SILA Olive alla calabrese ........................................................ € 4,50 FATTORIA SILA Sughetto alla nduja ....................................................... € 3,90 FATTORIA SILA Bustina di spaghettata calabrese ................................... € 2,90 GARRITANO Cucchiaini di puro cioccolato ............................................. € 6,90 GARRITANO Clementine candite ricoperte di puro cioccolato ................ € 9,90 GARRITANO Bocconcini di fichi ricoperti di puro cioccolato ................... € 9,50

Da bere ENOTRIA ciro’ rosso classico lt. 0,75 ...................................................... € 4,90 ENOTRIA ciro’ rosato lt. 0,75 ................................................................. € 4,90 ENOTRIA ciro’ rosso classico sup. riserva lt. 0,75 .................................... € 9,50 CASA COMERCI libicì Magliocco Canino lt. 0,75 ................................... € 8,90 Nature Med Liquorizia 500cc .............................................................. € 18,90 Nature Med Crema di liquorizia 500cc ................................................ € 18,90 casa comerci grappa di magliocco canino 0,5 l ................................ € 15,00

Abruzzo

Campania

Da mangiare

Da mangiare

D'ALESSANDRO pesche allo sciroppo 380 gr ......................................... € 3,20 D'ALESSANDRO Cioccofruit alle castagne con cacao 240 gr ................. € 2,90 D'ALESSANDRO passata di pomodoro da agricoltura biologica ............. € 1,80 DON VINCENZO per liana olio extravergine di oliva 0,50 l ...................... € 32,90 DON VINCENZO donvincenzo DOP olio col.teatine 0,50 l ...................... € 25,90 PELTUINUM zafferano dell’aquila bustine gr 1 ....................................... € 17,90 PELTUINUM zafferano dell’aquila vasetto gr 1 ....................................... € 18,90 VERRIGNI spaghettoro semola trafilata in oro 500 gr ............................. € 2,60 VERRIGNI fusilloro semola 500 gr .......................................................... € 2,60 VERRIGNI bucatini, fusilli, tortilli, penne 500 gr ..................................... € 2,30

DICERBO extravergine oliva Stella Maiuri latta 5l ................................... € 30,00 LA ROCCA DEL PASTAIO paccheri ......................................................... € 2,90

Da bere QUITERANO Montepulciano d'Abruzzo DOC 2007............................... € 6,90

Basilicata Da mangiare GAZZANEO peperoni arrostiti sott’olio alta digeribilità 180 gr ............... € 4,50

Da bere OFANTO l’inatteso rosso IGT 2007 ........................................................ € 6,50 OFANTO emozioni aglianico del vulture DOC 2006 ............................... € 10,90 OFANTO sensazioni bianco IGT 2009 .................................................... € 6,50 VENOSA vignali vino bianco basilicata IGT 2009 .................................... € 3,90

Calabria Da mangiare

ALPA castagne infornate mosto cotto ................................................... € 5,50 ALPA castagne infornate rum ................................................................ € 5,50 ALPA castagne infornate aceto balsamico ............................................. € 5,90 ALPA confettura di carote e limone 200 gr ............................................ € 4,50 BIOAGRUMI confettura clementine e liquirizia 350 gr ........................... € 4,90 BUTTIGLIERI olio san giusto latta 5l ....................................................... € 35,00 DELLE FATE olio delle fate bott. lt. 0,50 ................................................. € 7,90 DELIZIE VATICANE mousse di cipolla 100 gr .......................................... € 1,90 DELIZIE VATICANE crema al peperoncino 180 gr ................................... € 4,90 DELIZIE VATICANE marmellata di cedro 340 gr ...................................... € 4,90 DELIZIE VATICANE alici piccanti 200 gr .................................................. € 4,90 DELIZIE VATICANE neonata mediterranea 200 gr .................................. € 6,20

Da bere MELLIS liquore fragolino 0,50 l .............................................................. € 11,50 ASTRONI aglianico sannio DOC ............................................................. € 6,50 CASA SETARO falanghina IGT 2009 ...................................................... € 5,50 CASA SETARO Don Vincenzo riserva 2008 ............................................ € 8,50 CASTELLE barbera sannio DOC 2007..................................................... € 7,90 CASTELLE greco IGT beneventano 2009 ................................................ € 4,90 GEF falanghina biologica 2009 DOC ..................................................... € 4,90 GEF aglianico biologico 750 ml ............................................................. € 4,90 TERREDORA taurasi Docg 2005 ............................................................ €18,90 TERREDORA Greco di tufo Docg 2009 .................................................. € 8,90

Emilia Romagna Da mangiare BARBOLINI aceto balsamico di modena “omega”.................................. € 27,90 IL BORGO aceto balsamico di modena rossa 250 ml ............................. € 28,90 IL BORGO Aceto Balsamico di Modena ampolla rossa 250 ml ............... € 29,00 IL BORGO Aceto Balsamico di Modena ampolla arancio 250 ml ............ € 19,00 CHOCOLATESWEET salame al cioccolato 1 Kg ...................................... € 12,50 MARIOTTI la Saba ................................................................................ € 10,50 ORSATTI mandorlini del ponte vassioio .................................................. € 2,50 GIUSTI med.oro banda rossa c/ast 250 ml ............................................. € 44,90 L'ARTIGIANO crema spalmabile giand. vaso 250 gr ............................... € 8,90 L'ARTIGIANO Mini croccolosi in astuccio 50gr ....................................... € 6,50 RENZI olio extravergine d’oliva 500 cl .................................................... € 7,90 RENZI olio extravergine d’oliva lattina 3 lt .............................................. € 32,90 SAN PATRIGNANO miele millefiori 300 gr ..............................................€ 4,90 SUGAR cuorenero barrique tabacco 35 gr ............................................. € 2,90 SUGAR cuorenero barrique cannella 35 gr .............................................€ 2,90 Sapori del Borgo nocciole pralinate 120gr ....................................... € 5,50 Sapori del Borgo barretta croccante gusto caffè 136gr .................... € 5,50

Da bere ARIOLA lambrusco marcello .................................................................. € 6,50 BARBOLINI lambrusco lancillotto grasparossa ........................................ € 9,90 BONZARA cabernet sauvignon bonzarone DOC 2006 .......................... € 14,90 CÀ DE MEDICI lambrusco reggiano piazza san prospero ....................... € 4,50


CARPI lambrusco reggiano secco .......................................................... € 3,90 CIV colli scad.&can. lambrusco coda rossa ............................................. € 4,50 DONELLI lambrusco reggiano donelli 1915 secco .................................. € 6,90 FATTORIA PARADISO mito 2004 ............................................................ € 29,00 DREIDONA blanc di rosenere 2008 ........................................................ € 3,90 DUE TORRI lambrusco reggiano Ilario secco .......................................... € 3,90 ERMETE lambrusco reggiano concerto secco ........................................ € 5,50 FERRARINI colli scand. e can. lambrusco patatrac .................................. € 3,90 GUALTIERI lambrusco reggiano Ligabue class. secco ............................. € 4,50 FERRARA Duna della Puia DOC Mariotti ............................................... € 5,50 LOMBARDINI lambrusco reggiano il Campanone secco ........................ € 5,50 MASSENZATICO lambrusco reggiano secco .......................................... € 3,90 MORINI savignone ravenna rosso IGT 2007 .......................................... € 3,90 FATTORIA PARADISO sangiovese riserva Vigna delle Lepri 2005 ............. € 12,50 PRATO lambrusco reggiano Vermiglio ................................................... € 3,90 PUIANELLO lambrusco reggiano rosato secco ...................................... € 3,90 REGGIANA lambrusco reggiano vigna di tedola secco ........................... € 3,90 ROLO lambrusco reggiano salamino secco ............................................ € 3,90 SAN MARTINO IN RIO lambrusco reggiano nero di corte secco ............. € 3,90 SAN PATRIGNANO avi 2006 sangiovese romagna DOC rosso ................ € 22,90 TENUTA MONSIGNORE rosato spumante brut ...................................... € 7,80 VENTURINI lambrusco reggiano secco ................................................... € 4,50 Cantina Formigine Lambrusco di Sorbara Dop rosso ........................ € 4,50 Cantine Riunite Lambrusco di Sorbara secco Doc .............................. € 5,50 Cantina Santa Croce Lambrusco Salamino Doc ............................. € 4,50 Cantina Settecani Lambrusco Grasparossa Doc secco ...................... € 4,50 Cantina Sorbara Lambrusco Sorbara Doc ........................................ € 3,90 Cantina SozziGalli Lambrusco di Sorbara Dop amabile .................... € 4,50 Carpi Lambrusco reggiano secco .......................................................... € 3,90 Cademedici Lambrusco reggiano Piazza San Prospero ........................ € 3,90 Cavicchioli Lambrusco di Sorbara Doc tre medaglie .......................... € 4,50 Chiarli Vecchia Modena Lambrusco frizzante secco ............................ € 5,50 Horecare Lambrusco Sorbara Doc valle degli olmi .............................. € 4,50 CONDE’ Sangiovese di romagna Doc 2007 ........................................... € 7,90 CONDE’ Sangiovese di romagna Doc superiore 2007 ............................ € 9,90 MONTECATONE Montecatone rosso 2007 ............................................ € 29,00 MONTECATONE Occhi di cielo 2009 ..................................................... € 7,50

Friuli Venezia Giulia Da bere VALCHIARÒ Pinot Grigio ...................................................................... € 6,90 VALCHIARÒ Friulano ............................................................................ € 6,90 VALCHIARÒ Sauvignon ........................................................................ € 7,50

Lazio Da mangiare FALCONI amaretto 450 gr ..................................................................... € 8,90 FALCONI amaretto aromatizzato 500 gr ................................................ € 10,90 Il Molino Patè di olive con finocchio 100 gr ........................................ € 3,90 Il Molino Confettura di Visciole 212 gr ............................................... € 4,90 Il Molino Extravergine d’oliva monocultivar canino 500 ml ................. € 11,90 Il Molino Extravergine d’oliva Dop Tuscia 500 ml ................................ € 11,90

Da bere CANTINE LUPO primolupo merlot ......................................................... € 8,50 CAPORILLI Antiquo rosso cesanese DOC ............................................... € 7,90 CAPORILLI colline del cesanese rosso DOC ............................................ € 5,90 COLLE MASSARI rigoletto montecucco rosso DOC 2008 ....................... € 7,90 COLLE MASSARI Irisse montecucco vermentino DOC 2009 ................... € 10,90 Collepicchioni Collerosso Lazio Rosso 2009 ...................................... € 4,90 Collepicchioni Donna Paola Marino Doc 2009 ................................. € 6,90 Collepicchioni Perlaia Lazio Rosso 2009 ........................................... € 6,90 Collepicchioni Il Vassallo Lazio Rosso 2008 ....................................... € 14,90

Liguria Da mangiare CÀ MESSIGHI vaso di oliva da 290 gr .................................................... € 4,50 CÀ MESSIGHI pesto con pinoli vaso da 130 gr ...................................... € 5,90 POLLA tonno in olio di oliva 140 gr ....................................................... € 5,90 POLLA pesto genovese vaso 85 gr ........................................................ € 2,90 POLLA salsa carciofi vaso 85 gr ............................................................. € 2,90 POLLA patè di olive taggiasche 85 gr .................................................... € 2,90 POLLA senape delicata alle olive 200 gr ................................................ € 3,90

Lombardia Da mangiare I VALLICELLI confett. extra arance amare 100 gr .................................... € 5,50 I VALLICELLI confett. extra strudel di mele 100 gr .................................. € 5,90 I VALLICELLI confett. extra strudel di mela 100 gr .................................. € 7,50 SAN LUCIO grok gusto deciso 5x20 gr .................................................. € 2,80 TUTTI A TAVOLA ragù di bisonte............................................................ € 5,50 TUTTI A TAVOLA ragù di agnello............................................................ € 5,50 TUTTI A TAVOLA ragù di struzzo............................................................ € 5,50 TUTTI A TAVOLA ragù di capriolo........................................................... € 5,50 Molino di Vigevano Dolci soffici ....................................................... € 2,30 Molino di Vigevano Crostate ........................................................... € 2,30

Da bere CASTELLO GRUMELLO valcalepio rosso DOC 2005 ............................... € 6,90 CASTELLO GRUMELLO valcalepio bianco 2008 ..................................... € 6,50 PODERE CAVAGA ol giopi’ 2007 Franconia IGT .................................... € 6,90 PODERE CAVAGA clamor spumante classico brut ................................. € 9,90 QUAQUARINI riesling oltrepo pavese .................................................... € 4,90 QUAQUARINI pinot noir oltrepo pavese frizzante .................................. € 5,50 VERCESI bonarda oltrepo’ pavese DOC.................................................. € 4,50 LA BOSCAIOLA Franciacorta Docg Brut.................................................. € 17,50 LA BOSCAIOLA Franciacorta Docg Saten................................................ € 18,90

Marche Da mangiare CASONI linguine stese a mano 250 gr.................................................... € 2,90 CASONI tonnarello aglio e prezzemolo 250 gr ....................................... € 2,90 CATALINI confettura extra pomodori verdi 220 gr ................................. € 4,90 CONCA D'ORO olio extravergine d’oliva bio lt. 0,75 .............................. € 9,50 DULCIS HARMONIA tozzetti .................................................................. € 2,80 FORNERIA TOTÒ biscotti della nonna integrali ....................................... € 4,90 FORNERIA TOTÒ Novaresi ..................................................................... € 8,90 FORNERIA TOTÒ Pane del pescatore .................................................... € 6,90 FORNERIA TOTÒ Anicini ....................................................................... € 7,90 MARTARELLI barzotto s.v. al kg ............................................................. € 12,90 MARTARELLI nero di grotta norcia s.v. al kg ........................................... € 19,90 ROMOLI biscotteria zenzero .................................................................. € 4,50 ROMOLI biscotteria speziato al cacao .................................................... € 4,50 ROMOLI spalmabili al caffè ................................................................... € 5,90 ROMOLI spalmabili al gianduja .............................................................. € 5,90 ROMOLI spalmabili al miele e cioccolato ................................................ € 5,90 ROMOLI spalmabili al fondente senza zucchero ..................................... € 5,90 Monterosso Riccioli di farro Bio 500 gr .............................................. € 2,90 Monterosso Penne di farro Bio 500 gr................................................ € 2,90 Monterosso Orecchiette di farro Bio 500 gr........................................ € 2,90 Monterosso Spaghetti di farro Bio 500 gr........................................... € 2,90 Monterosso Farro perlato 500 gr....................................................... € 2,50 Gabrielloni Olio extravergine d’oliva laudato 0,50 l ........................... € 19,00 Gabrielloni Olio extravergine d’oliva solivo 0,50 l .............................. € 12,00

Da bere CATALINI vino cotto in fiasco a candela 750 ml ..................................... € 19,00 COLLELUCE vernaccia di serrapetrona XXIV canto passito ..................... € 18,50 IL CRINALE rosso piceno DOC 2008 mizar ............................................. € 4,50 IL CRINALE Pecorino micaur doc ............................................................ € 5,90 IL CRINALE Passerina castrum doc ......................................................... € 5,90 SANMARCELLO melano lacrima di morro d’alba superiore ................... € 8,50 COLLELUCE Vernaccia si Serrapetrona Secca ......................................... € 12,00 DOMODIMONTI Il Messia 2006 ............................................................. € 25,00 DOMODIMONTI Picens 2006 ................................................................ € 10,50

Piemonte Da mangiare SAN CASSIANO fonduta di bra dop 180 gr............................................. € 6,90 SAN CASSIANO ragù di fagiano 90 gr ................................................... € 4,90 SAN CASSIANO ragù di faraona 90 gr ................................................... € 4,90 SAN CASSIANO ragù di camoscio 90 gr ................................................ € 4,90 SAN CASSIANO salsa di noci e funghi 90 gr .......................................... € 3,90 SAN CASSIANO mousse di vino Moscato d'Asti Docg 70 gr................... € 1,90 BARAGGIA Riso carnaroli 1 kg in tessuto............................................... € 3,90 BARAGGIA Riso baldo 1 kg.................................................................... € 3,50 BARBERO Torrone tripolino gold............................................................. € 3,90


ORYZA Riso venere nero 500 gr.............................................................. € 4,90 ORYZA Riso carnaroli in yuta 500 gr....................................................... € 3,50 ORYZA Gallette tonde bio farro.............................................................. € 1,60

Da bere ANZIVINO Gattinara Docg rosso 2005 ................................................... € 13,90 ANZIVINO Nemesi IGT rosso 2008 ......................................................... € 5,50 ANZIVINO Bramaterra 2005................................................................... € 12,50

Puglia Da mangiare ALTAMURGIA salsiccia stagionata della murgia prezzo/kg ..................... € 29,00 BELLA CONTADINA fungoncelli contad. in olio semi 290 gr .................. € 4,50 BELLA CONTADINA scaldatelli alla pizza 500 gr .................................... € 3,90 BELLA CONTADINA orecchiette pugliesi 500 gr ..................................... € 2,90 BELLA CONTADINA strascinato pugliese 500 gr .................................... € 2,90 BELLA CONTADINA Pomodori secchi alla contadina .............................. € 4,90 BELLA CONTADINA Funghi porcini alla contadina ................................. € 7,90 BELLA CONTADINA Cetriolini in aceto 290 gr ....................................... € 3,50 BELLA CONTADINA Aglio al peperoncino .............................................. € 3,90 PUMA carciofini alla brace bio 280 gr .................................................... € 5,50 PUMA carciofi interi bio 280 gr ............................................................. € 6,50 TENUTA BIANCO olio extravergine oliva lt. 0,5 ...................................... € 10,90 TENUTA BIANCO olio extravergine d’oliva 0,25 l ................................... € 5,90 SUDALIMENTA Orecchiette con cime di rapa ........................................ € 3,50 SUDALIMENTA Pennette con melanzane ............................................... € 3,50

Da bere ASTORE massaro rosa negroamaro ........................................................ € 4,90 ASTORE Krita chardonnay + malvasia bianca ......................................... € 5,90 RIVERA violante nero di troia 2006 ........................................................ € 6,90 RIVERA preludio chardonnay 2008 ........................................................ € 4,90 RIVERA terre al monte sauvignon 2008 ................................................. € 4,80 ASTORE Filimei 2009 Negroamaro......................................................... € 8,90 ASTORE Jema 2007............................................................................... € 7,90

Le terre di Corleone Busiata Corleonese 500 gr ............................... € 2,90 Le terre di Corleone Reginelle 500 gr .............................................. € 2,90 ALICOS Salsa pronta di pomodoro ciliegino e datterino ........................ € 2,40 ALICOS Panettone artigianale al pistacchio di Bronte............................. € 19,90 ASARO Quadrelli alle mandorle e pistacchio di Bronte 150 gr ............... € 5,90 CAFFE’ GINEVRA Lattina intenso macinato ........................................... € 5,30 CAFFE’ GINEVRA Crema di caffè ........................................................... € 5,90 CAFFE’ GINEVRA Crema di pistacchio ................................................... € 5,90

Da bere ACATE il Moro nero d’avola IGT 2007 ................................................... € 7,90 ALCESTI chardonnay 2008 IGT .............................................................. € 5,90 ALTOBELICE chardonnay Tre Feudi ......................................................... € 5,90 COLLETTI Don Luca nero d’avola ........................................................... € 6,90 CUSUMANO cassetta trsv x 6 - angimbe’ & benuara ............................. € 69,00 CUSUMANO cassetta trsv x 6 benuara & cubia ..................................... € 69,00 MIMMO PAONE rosso nocera IGT 2004 ................................................ € 8,00 PEVIN cerasuolo di vittoria scjuriì Docg .................................................. € 7,90 SETTESOLI viognier ............................................................................... € 5,50 SETTESOLI syrah .................................................................................... € 5,90 TOLA syrah nero d’avola ....................................................................... € 5,90 TOLA nero d’avola rosso IGT ................................................................. € 4,90 TOLA syrah rosso IGT ............................................................................ € 4,90 TOLA chardonnay insolia 2009 ............................................................. € 5,90 VITICULTORI grillo 2009 ........................................................................ € 5,50 VITICULTORI chardonnay 2009 ............................................................. € 5,50 GIOVI liquore a base di grappa.............................................................. € 5,50 GIOVI grappa di cerasuolo..................................................................... € 5,50 Quignones Passito Aner Sicilia 2006 ................................................... € 16,90 Quignones Petit Verdot ...................................................................... € 7,90 Quignones T. d’Apaforte cabernet/sauvignon Sicilia 2002 .................. € 12,90

Toscana Da mangiare

GARAU Formaggio spalmabile su Angiu 200 gr ................................... € 4,90 MURRU Salsiccia sarda con finocchietto al Kg ....................................... € 19,90 MURRU Salame sardo al Kg ................................................................... € 19,50 MURRU Lonza affumicata al Kg ............................................................. € 26,00

IL BORRO olio extravergine 2009 0,5 lt ................................................. € 14,90 IL CASELLINO olio biologico campo di torri bot. 0,5 lt ........................... € 13,90 I GREPPI DI SILLI olio Moraiolo 500 ml ................................................... € 13,90 I GREPPI DI SILLI miele di acacia 250 gr .................................................. € 4,50 PARMOLETO olio igp toscano 2009 500 ml ........................................... € 8,90 SAVINI TARTUFI miele al tartufo bianco 40 gr ........................................ € 8,50 SAVINI TARTUFI crema di lardo al tartufo 80 gr ...................................... € 5,90 SAVINI TARTUFI salsa del tartufaio ......................................................... € 6,50 SAVINI TARTUFI polenta del tartufaio 140 gr ......................................... € 5,90 LO SPICCHIO Ragù di chianina .............................................................. € 5,50 LO SPICCHIO Fegatini Toscani ............................................................... € 6,90 LO SPICCHIO Sugo all’aglione ............................................................... € 3,50

Da bere

Da bere

DORGALI cannonau di viniole riserva 2006 ........................................... € 10,90 DORGALI cannonau sardegna DOC filieri rosato2009 ........................... € 4,50 DORGALI vermentino sardegna DOC isalle 2009 .................................. € 4,90 DORGALI cannonau sardegna DOC calaluna 2009 ................................ € 4,50 DORGALI isola dei Nuraghi IGT noriolo selez. ‘07 .................................. € 9,50 MONTESPADA vermentino DOC sabbialuce .......................................... € 5,80 MONTESPADA vermentino DOC sole di sardegna ................................. € 5,80 Roccavorte Muscadellu moscato sardo ............................................ € 13,90

ABBADIA ARDEGNA Brunello 2004 ...................................................... € 23,90 ABBADIA ARDEGNA rosso di Montalcino 2007 DOC ............................ € 9,90 ABBADIA ARDEGNA Brunello di Montalcino magnum 3 lt 2004 ........... € 119,00 CAPITONI capitoni orcia DOC annata 2006 ........................................... € 8,50 CECCHI chianti Docg Foriero 2008 ....................................................... € 6,90 CECCHI morellino di scansano DOC 2006 riserva .................................. € 9,50 FATTORIA CAMPIGIANA chianti barbarossa Docg 2008 ....................... € 7,90 IL BORRO Polissena IGT sangiovese 2006 .............................................. € 12,00 IL BORRO Lamelle chardonnay 2008 IGT ............................................... € 11,90 LA FORNACE morellino di scansano 2009 Docg ................................... € 5,90 LA FORNACE morellino di scansano riserva ........................................... € 11,00 LE TORRI chianti classico Docg .............................................................. € 5,90 PARMOLETO montecucco sang. riserva DOC 2005 ............................... € 12,00 POGGIOSECCO Anora’ chianti riserva bio 2006 .................................... € 7,90 PALAZZO VECCHIO nobile riserva 2004 ................................................. € 15,00 PALAZZO VECCHIO nobile di Montepulciano ........................................ € 12,50 PODERE L’AIONE Poderoso sangiovese morellino di scansano 2009....... € 8,90 PODERE L’AIONE Roscio maremma sangiovese cabernet sauvignon 2009....... € 32,00

Sardegna Da mangiare

Sicilia Da mangiare ALICOS caponata alla siciliana vasetto 180 gr ........................................ € 3,90 ALICOS pesto al finocchietto selvatico 180 gr ........................................ € 5,50 ALICOS scorzette di arance - vasetto gr 100 .......................................... € 4,90 BERRETTA olio extravergine d’oliva non filtrato latta 5 l ......................... € 35,00 villa reale pesto alla trapanese 180 gr .......................................... € 4,90 villa reale sugo con bottarga 180 gr ............................................ € 3,90 villa reale sugo con frutti di mare180 gr ...................................... € 3,90 GIOVI uva passa in grappa moscato 20 cl .............................................. € 7,90 MILAZZO olio extravergine di oliva 0,50 l .............................................. € 8,90 PROVENZANI extravergine di oliva latta 5 l ............................................ € 35,00 SALLEMI campagnolo extravergine oliva bottiglia 0,75 l ........................ € 9,90 Quignones olio extravergine d’oliva 0,50 l .......................................... € 8,90 Dry Fruit Miele e pistacchi di sicilia 230 gr ........................................... € 6,50 Dry Fruit Pesto di pistacchi di sicilia 190 gr .......................................... € 5,90 Dry Fruit Crema di mandorle di sicilia 200 gr ...................................... € 4,90 Dry Fruit Crema di nocciole italiane 200 gr ......................................... € 4,90 Le terre di Corleone Margherita 500 gr ........................................... € 2,90

Trentino Alto Adige Da mangiare ENDRIZZI mostarda di vino Masetto Nero 110 gr ................................... € 7,50 ENDRIZZI mostarda di Gewurztraminer 110 gr ...................................... € 7,50 FELICETTI tagliatelle bio all’uovo 500 gr ................................................. € 3,50 FELICETTI ditalini farro 500 gr ................................................................ € 3,90 SELECTED FOOD ragù di manzo della val d'ultimo ................................. € 5,50 SELECTED FOOD salame di cinghiale gruber&telfser 240 gr ................... € 6,20


Da bere ENDRIZZI muller thurgau trentino DOC 2009 ........................................ € 9,80 ENDRIZZI gewurztraminer trentino DOC 2009 ...................................... € 13,90 ENDRIZZI lagrein trentino DOC 2008 ..................................................... € 9,90 ENDRIZZI brut metodo classico Trento DOC 2005 .................................. € 9,90 VILLA CORNIOLE muller thurgau DOC 09 ............................................. € 8,90 VILLA CORNIOLE gewurztraminer DOC 09 ............................................ € 11,90 VILLA CORNIOLE lagrein DOC 08 .......................................................... € 10,90 VILLA CORNIOLE teroldego 7 pergole DOC 03 ...................................... € 16,90

Umbria Da mangiare TARTUFI JIMMY crema di carciofi e tartufo ............................................ € 3,50 TARTUFI JIMMY delizia di funghi porcini/tartufo bianco ......................... € 3,50 Bittarelli fagiolina del Trasimeno 250 gr ............................................ € 5,90 Bittarelli orzo perlato 500 gr .............................................................. € 2,50 Bittarelli cicerchie 500 gr.................................................................... € 3,90 Bittarelli ceci piccoli nazionali 500 gr ................................................. € 3,50 Bittarelli cicerchie all’antica 350 gr .................................................... € 4,90

Salumi, che passione! Frutto di un patrimonio di conoscenze che si tramanda da generazioni, i prodotti del Salumificio Cattini ci conquistano con sapori prelibati

Da bere

Fondato nel 1975, il Salumificio Cattini si posiziona nella fascia alta di mercato offrendo un prodotto artigianale e di alta qualità con l’obiettivo di creare valore per i propri clienti, i consumatori finali, i propri collaboratori e fornitori. Onestà, fiducia e serietà guidano da oltre 30 anni l’attività dell’azienda che garantisce ottimi salumi insieme al miglior servizio ed assistenza. I salami Cattini sono ottenuti da carne di suino particolarmente magra a macinatura media con l’aggiunta di pepe e aglio che conferisce loro profumi e sapori inconfondibili: insaccati solo in budelli naturali, si caratterizzano per la totale assenza di proteine del latte e starter microbici. L’aria umida della Pianura Padana contribuisce a formare le muffe bianche o color tortora, necessarie a garantire la qualità del risultato finale. Ma non finisce qui. L’offerta del salumificio comprende anche ciccioli (totalmente naturali e privi di conservanti, glutammato, glutine e addittivi in genere), salamella, cotechini mantovani, pancetta steccata… Da acquolina in bocca!

LA SOURCE chardonnay DOC Valle d’Aosta .......................................... € 8,90 LA SOURCE gamay DOC Valle d’Aosta .................................................. € 8,50 LA SOURCE petite arvine DOC Valle d’Aosta ......................................... € 9,50 ALPENZU’ Grappa barricata 0,50 l ......................................................... €16,90 ALPENZU’ Grappa morbida 0,50 l ......................................................... €15,90

Salumificio Cattini srl Viale Zonta 43/A, Suzzara (Mn) - Tel. 0376535429 Fax 0376535728 - www.salumificiocattini.it

Valle d'Aosta Da mangiare ALPENZÙ ragu’ di cinghiale 200 gr ........................................................ € 4,90 ALPENZÙ ragu’ di capriolo 200 gr ......................................................... € 4,90 ALPENZÙ fonduta di fontina 295 gr ...................................................... € 5,50 ALPENZÙ fonduta di tartufi 200 gr ........................................................ € 7,90 ALPENZÙ fonduta di toma di Gressoney 200 gr ..................................... € 5,90 ALPENZÙ miele mignon di acacia .......................................................... € 2,90 ALPENZÙ Sugo ai funghi porcini ........................................................... € 4,90

Veneto Da mangiare BRIO brio al cioccolato ........................................................................... € 2,90 FERRON vialone nano pila vecia con. carta ............................................. € 3,20 GERMINAL tortini di farro/cioccolato gaia Bio ........................................ € 2,90 GERMINAL aceto di mele ...................................................................... € 2,90 GERMINAL ciocoplum ........................................................................... € 2,90 IL MANGIAR SANO crostatina albicocca s/z aggiunto ............................ € 1,50 IL MANGIAR SANO biscotti farciti alla frutta .......................................... € 2,50 TRE CASE peperlata conf. frutta peperoncino ........................................ € 4,50 TRE CASE perine allo zenzero 360 gr ..................................................... € 4,90 TRE CASE radicchio rosso tardivo gr.300 treviso ..................................... € 4,50

Da bere CÀ SISA prosecco DOC extra dry ........................................................... € 4,90 DESMONTA’ rinero rosso IGT 75 cl ........................................................ € 7,90 DESMONTA’ nero d’arcole DOC 2007 ................................................... € 17,90 DESMONTA’ arcole pinot grigio DOC desmontà 75 cl ............................ € 5,90 MOLETTO lison classico 2009 ................................................................ € 5,90 MOLETTO franconia IGT 2007 ............................................................... € 5,90 MOLETTO malbech IGT 2007 ................................................................ € 4,90 MOLETTO spritzone .............................................................................. € 6,50 RONCA corvina IGP 2008 ...................................................................... € 4,90 RONCA custoza Te'ra 2009 Dop............................................................ € 4,50 RONCA Garganega Camì 2009 ............................................................ € 4,90 RONCA Pinot Grigio Garganega Meuì 2009 ......................................... € 4,90 MOLETTO raboso Fermo ....................................................................... € 7,90 MOLETTO colmelio bianco barricato 2006 ............................................ € 8,90 MOLETTO sauvignon ............................................................................ € 5,90 Collina dei Ciliegi Amarone Il Ciliegio 2005 Doc .............................. € 32,90 Collina dei Ciliegi Corvina Veronese IGT .......................................... € 5,90 Collina dei Ciliegi Valpolicella Ripasso 2008 Doc .............................. € 11,90 Collina dei Ciliegi Valpolicella Superiore 2008 Doc ........................... € 8,90 COLLINA DEI CILIEGI Recioto 2008 Doc ............................................... € 17,90 ZECCHINI Valpolicella valpantena superiore 2008 ................................. € 8,90 ZECCHINI Amarone valpolicella 2003 ................................................... € 32,00


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