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il punto il punto 1

Predicare lo sport buono, la battaglia più urgente di Gianni Romeo

Questo 2010 ormai in fase declinante è stato occupato, nelle cronache sportive, soprattutto dagli eventi e i chiacchiericci del grande calcio. Sciopero ventilato dai giocatori di serie A e poi puntualmente annullato; polemiche più roventi del solito sugli arbitri accusati di cecità o, peggio, di parzialità; tensioni intorno alla tessera del tifoso che vista da destra oppure da sinistra (non in senso politico) è un toccasana o una follia. Partita della Nazionale sospesa a Genova per via degli ultras serbi. E si potrebbe continuare, nell’elencazione. Perchè facciamo questa riflessione su una rivista che cerca di mettere a fuoco, difendere ed esaltare i valori di fondo del mondo sportivo? Perchè queste vicende sono un elemento che inquina. Il circo del grande calcio incide negativamente sul mondo reale dello sport fatto da milioni di praticanti e da

centinaia di migliaia di operatori benemeriti. Un mondo che per la gran parte se ne frega, di certe notizie. Ma le famiglie? Colgono i rumori del malessere che piove dall’alto, dal circo che sta a 10.000 metri d’altezza rispetto ai comuni mortali. E spesso fanno di tutta l’erba un fascio. Siamo sicuri che lo sport faccia bene ai nostri figli? si chiedono perplessi tanti genitori di fronte a titoloni da guerriglia e a trasmissioni tivù da censura, dimenticando che quel circo non li riguarda, non riguarda il 99 per cento dei praticanti. Dove è compreso tutto il calcio cosiddetto minore però maggiore sia in senso numerico che civile, perchè sul territorio ha una sua funzione sociale insostituibile. Se aggiungiamo al quadro le puntuali notizie sui casi di doping che non mancano mai, non soltanto nel ciclismo come in troppi generalizzano, le perplessità si fanno più forti. Se poi ricordiamo le tentazioni che oggi sottraggono tanti giovani allo sport praticato, intendiamo computer e affini, legittimi strumenti moderni che però spesso inchiodano alla sedentarietà troppi ragazzi-ragazze, scoviamo altri pericoli per le vocazioni sportive dei giovani. Studi recenti segnalano che gli italiani di qualunque età impegnati

Sommario 2 4 6 8 10 13 Roma ’60, l’anniversario della nostalgia G. P. Ormezzano L’opinione

Profumo di grande volley R. Condio Eventi Saltare in alto per trovare se stessi M. Scamangas Primo piano Quando l’unione fa la forza G. Ercole Basket Una cattedrale nel deserto F. Bocca Ciclismo Di corsa fino a trovare le nuvole M. Scamangas Atletica leggera

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nell’attività fisica sono aumentati negli ultimi anni del 3 per 100. E’ possibile. Ma dove si registra questo aumento? Nelle palestre di culturismo o di aerobica, forse. O nelle corse su strada aperte a tutti. O fra i ciclisti amatori. In realtà lo sport soffre. Si viene a sapere spesso di società tradizionali costrette a chiudere i battenti oppure in gravi difficoltà, di numeri dei praticanti sventolati con enfasi dalle varie federazioni. Ma se fossero sgonfiati dai «masters» questi numeri avrebbero ben altro suono. A questo punto, per non perdere la sfida, soltanto una seria battaglia culturale che coinvolga Coni, federazioni, scuola e famiglia può respingere i danni quotidiani che arrivano «anche» dalla grande informazione sportiva. Ma attenzione, non vorremmo essere male interpretati. Non è che voglismo gettare la croce sulla grande informazione. Fa soltanto il suo lavoro. Per vendere giornali o abbonamenti televisivi prende la strada che ritiene più conveniente. Non va condivisa questa scelta, ma accettata. I media registrano i fatti di più facile consumo. Proprio per questo la battaglia culturale deve diventare massiccia e capillare. Bisogna peroccuparsi degli impianti, dei denari, degli istruttori...Ma se mancano gli atleti?

Le sfide che attendono la Provincia M. Fassinotti L’Intervista Due fenomeni nel paradiso terrestre Golf Buon compleanno, giovane Sisport R. Sirotto Società Tante frecce all’arco di Elisabetta E. Calegari Personaggi

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l’opinione l’opinione

Roma ‘60, l’anniversario della nostalgia Sono stati festeggiati i cinquant’anni dai Giochi di casa nostra. Ma cosa ci rimane oggi di quell’evento straordinario?

di Gian Paolo Ormezzano Leggo, rileggo, memorizzo uno straordinario (per me, almeno, ma credo che il giudizio possa e debba essere assoluto) libro di David Maraniss, giornalista alla “Washington Post”, premio Pulitzer. Il titolo è: “Roma 1960 – Le Olimpiadi che cambiarono il mondo”. Sono 487 pagine di un grande giornalista e romanziere, l’editore è Rizzoli, 23 euro spesi bene. Io sono citato in ben diciannove pagine lontane le une dalle altre, e questo vuol dire che nel mio piccolissimo occupo un po’del libro. Merito tutto di un mio colloquio apertissimo con l’autore, quando raccoglieva materiale per il suo – massì – capolavoro, e anche di quello che scrissi per Tuttosport, io ex nuotatore agonista, sulla finale olimpica dei 100 stile libero: articolo nel libro ampiamente riportato, primo Devitt australiano su Larsson statunitense, arrivo senza fotofinish e discussa sentenza dei giudici di bordo-vasca. Leggendo Maraniss ho avuto a) la conferma che quei Giochi furono grandissimi, specialissimi e bellissimi e tutti gli altri “issimi” positivi che vi vengono in mente, b) la scoperta che dell’evento avevo intellettualsentimentalmente agganciato ben poco, anche se a me e agli eventuali lettori sembrava molto, considerata la sua portata comunque forte, la sua vastità, c) la sensazione sempre dolente di avere vissuto un momento storico senza quasi essermene accorto, cosa occorsami altre volte ma forse non mai in maniera così lancinante, d) la riprova, addi-

rittura la garanzia che quando noi giornalisti sportivi italiani diciamo che quella è stata la più bella Olimpiade dei tempi moderni non facciamo del nazionalismo ma siamo giusti e sinceri. Potrei rimandare, persino rimandarmi a quel libro, togliendomi di mezzo in quello che presumo sia un troppo grande ballo di celebrazio-

ni del mezzo secolo da quei giorni. Il libro tra l’altro dà spazio persino a mie avventure di viaggio, per raggiungere Roma, la vigilia, con gran fatica dalla Riviera Adriatica, e per lasciarla a Giochi finiti (il mio ritorno in compagnia nientepopodimenoche di Livio Berruti, gloria d’Italia, oro dei 200 ma soprattutto mio amico, pervaso come me da una sacra fretta di tornare a casa, nella nostra Torino, usando la mia scassata auto incapace di grandi ve-

locità. Nel libro ci sta anche il marinaio Bove, datomi dal Coni con appiccicata ai suoi glutei una Fiat 500 giardinetta, per i miei spostamenti in Roma, epperò cacciatore soprattutto di discoteche e turiste. Ma il fatto è che quell’edizione dei Giochi olimpici si dilata nella mia mente, e anche nel mio cuore, ogni giorno di più, come qualcosa di assolutamente magico, di irripetibile, di davvero non previsto, di tenero e forte, di dolce e acre insieme. Mi verrebbe facile dire e scrivere che si tratta in fondo di Giochi che hanno sancito una grande vitalità dello sport italiano e, fatte tutte ma proprio tutte le proporzioni, una grande vitalità mia personale, ma in realtà penso piuttosto a grandi occasioni perdute (e non importa qui se fisiologicamente perdute, occasionalmente). Dopo Cortina 1956 e Roma 1960 potevamo proporci al mondo come interpreti totali dello sport moderno: produttori di atleti forti (a Roma poi fortissimi), costruzioni sagge e comunque bene sfruttate dopo i Giochi, coscienza sportiva finalmente bene impiantata nella coscienza generica italiota, e addirittura la proposta al mondo, sì al mondo, di un nuovo modello di concezione e attuazione dello sport e delle sue cose: campioni assistiti il giusto, impianti saggi, partecipazione popolare intensa ma non casinistica. Ricor-


do un viaggio per la Roma - can- lato, un po’ perché i cambiamenti tano ma che lo prendono in giro tiere di un paio di anni prima, con rapidissimi dello sport, anche e so- quando lui non vede e non sente. Mario Saini che del Coni era vice- prattutto per via della televisione Naturalmente ho le mie colpe, se segretario generale, del comitato (ma arriva internet, aiuto!), sono quella Roma non c’è più, e senza organizzatore vera anima, di me stati troppo profondi e intanto neanche una Anna Magnani a deamico riflesso perché legatissimo troppo appariscenti perché non clamarne il ricordo cantato. Sono a un mio zio. Mi parlava nel piemontese lombardizzato della sua Novara, ricordo che mi diceva di grande occasione, ed era ottimista e già contento, mi convinse, mi conquistò. - Caro Berruti, questo 2010 per lei è Penso che hanno, abbiastato un anno di festeggiamenti e mo un po’tutti, tradito di ricorrenze senza fine. Che effetto le ha fatto sentirsi al centro dell’atRoma ‘60. I nostri atleti tenzione, sentirsi così popolare massimi sono diventati cinquant’anni dopo? ottimi cioè avidi perso“Prima ancora che per me stesso, mi naggi dello show busiha fatto piacere che l’anniversario ness, il nostro concetto delle Olimpiadi di Roma sia stata l’occasione della riscoperta di uno di sport trimammelluto sport a misura d’uomo, quando più (a poppare denaro dallo del denaro contavano altri valori stato, dal parastato e dai quali la correttezza e l’amicizia, privati) è stato violentaquando il doping era lontano, quanLivio Berruti riceve dal sindaco to dall’incuria statale e do gli atleti non erano robot”. di Torino Sergio Chiamparino la targa in omaggio dall’ingordigia privata e si - Infatti. Si dice che lei nelle due ore a Roma '60 snervanti che hanno separato la semiè dissolto, i nostri impianfinale dei 200 dalla finale si sia isolato ti ormai sono calcolati con in un angolino a ripassare un esame di chimica in arrivo. E’ vero? le tangenti comprese, ve“Quelle pagine mi servirono per distogliere il pensiero dalla finale, volevo evitare dasi i Mondiali di nuoto a di accumulare tensione e ci riuscii. Anzi, la tensione la comunicai ai miei avversari Roma. E la coscienza sporperchè non mi vedevano al campo di riscaldamento dove loro faticavano e intertiva? Non c’è, forse non pretarono la mia assenza come un eccesso di sicurezza. In realtà non ero affatto sicuro, ma ben conscio che avevo ottime carte da giocare. E poi sereno, non ero era neanche nata, adesso arrivato a Roma come il favorito, non avevo nulla da perdere”. siamo biechi nazionalisti, - Lei è stato dimenticato a lungo, poi quest’anno un bel libro di Claudio Gregori persino razzisti, a meno sulla sua vita, poi cento giornali e televisioni che si sono contesi la sua storia e la che il campione “altro” sua presenza... ci serva. Seguiamo sport “Sono stato dimenticato anche perchè io stesso negli anni dopo la conclusione della carriera agonistica ho voluto starmene in disparte, fare la vita di sempre. In ogni estremi che sono colossali caso ho ricoperto ruoli importanti da dirigente dell’atletica e non solo, non ho mai fregnacce, per dirla nelnegato il mio apporto di puro volontariato in tutte le situazioni in cui venivo rilo slang di Roma (1960 e chiesto. Quest’anno ho accettato di fare la mia parte, non potevo sottrarmi. E con2010), godiamo di più se fesso che mi ha fatto molto piacere, sarei un ipocrita a dire che non mi importava l’Italia perde ed esercitiadi essere ricordato in un certo modo. Ma ho anche riscoperto che la mia popolarità mo il nazionalsadomasorestava in ogni caso forte anche se da tempo non andavo in prima pagina. Credo che un comportamento corretto nella vita paghi sempre”. chismo che se l’Italia vince - Guardandosi indietro, ha qualche rimpianto? si sta stretti sul carro dei “Nessun rimpianto personale. Ho fatto l’atletica come desideravo. In molti sostenvincitori. Roma 1960 ci gono che se mi fossi allenato di più avrei potuto ottenere altre grandi soddisfaziodiede campioni assortiti ni, ma cosa c’è di meglio di un oro nei 200, del record del mondo, di essere stato di tante discipline, adesfinalista ancora a Tokyo quattro anni dopo e poi nella staffetta in Messico otto so il ruttino di un calciaanni dopo? Ho vissuto la mia vita, l’atletica non mi ha robottizzato. Il rimpianto è che il mondo dello sport non sia più allegro e divertente come prima, che il nostro tore celebre ha la prima esempio di allora sia andato perduto per via degli interessi che hanno cambiato lo pagina di un quotidiano sport”. sportivo, anche se quel C. R. giorno c’è stato il record mondiale dei 100. Ho difeso esaltato commemorato sia ora, per me almeno, di sostare complice, sono “partner in crime”, impreziosito orpellato smaltato in- e pensare. Sono o rischio di essere come si dice onestamente in ingledorato Roma 1960 per quasi mez- il vecchietto che sta seduto in un se. Forse non c’era niente da fare, zo secolo, adesso mi sono fermato, angolo del saloon western e sca- il progresso è progresso, ma porco un po’ perché non mi va di fare racchia sentenze sui suo bei tempi, mondo non abbiamo (non ho) fatdell’antiquariato magari anche tar- fra giovani cowboys che lo ascol- to proprio niente.

Livio Berruti, cinquant’anni dopo: “Lo sport non mi ha robotizzato”


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eventi eventi

Profumo di grande volley Torino ha ospitato uno spicchio dei Mondiali giocati in Italia, Cuneo sta ripartendo per difendere il suo primo titolo tricolore e insegue il sogno europeo

di Roberto Condio

Non ci sono stati striscioni né manifesti per far sapere a Torino e al Piemonte che dal 25 al 27 settembre il Mondiale italiano del volley si sarebbe giocato anche sotto la Mole. Colpa del comitato organizzatore nazionale, che dapprima ha legato le mani a quello locale e poi gliele ha sciolte quando ormai era troppo tardi per approntare un'adeguata campagna di comunicazione. Morale: occasione persa per fare nuovi adepti nel mondo della pallavolo. Ma il passaparola fra praticanti, appassionati e sportivi veri è bastato e avanzato per fare della tappa subalpina un successo. PalaRuffini quasi sempre pieno per ammirare Francia, Bulgaria, Repubblica Ceca e Cina nel loro approccio iridato. Sei partite spettacolari che hanno premiato il gran lavoro svolto dal team guidato da Ezio Ferro, presidente del comitato regionale della Fipav, ormai collaudatissimo nell'allestimento di eventi internazionali. In attesa magari di coronare un sogno chiamato Champions Lea-

gue, questo è stato di gran lunga l'appuntamento più prestigioso portato a Torino, una delle culle del volley italiano, ormai da troppo tempo orfana di un club di livello e purtroppo senza prospet-

Nikolov e Hubert Henno, rispettivamente opposto e libero della Bre Banca Lannutti Cuneo che lo scorso 9 maggio ha vinto il suo primo scudetto strappandolo in gara unica a Trento. Il martellone bulgaro, capitano dei suoi, è stato la solita forza della natura in attacco. Il pigliatutto francese, un autentico fenomeno in difesa per piazzamento, tecnica Voglia di pallavolo a Torino: e istinto, ha il PalaRuffini ha registrato quasi sempre l’esaurito per i grandi campioni della pallavolo internazionale dato spettacolo nel match d'apertura proprio contro i cechi e poi è stato lasciato a riposo nel clou contro i bulgari, vinto dei Bleus 19-17 al tie-break dopo due ore e 12' di battaglia. Gli applausi più sentiti, però, il pubblico torinese li ha tributati a chi, a cavallo degli Anni '80, creò tive immediate di ritrovare l'élite. la leggenda della prima squadra Bisogna accontentarsi, dunque. italiana capace di stregare l'EuCol girone del Mondiale è andata ropa dopo aver fatto incetta di di lusso, davvero. Tanti i campio- scudetti. A 62 anni, Silvano Prandi ni in passerella. Qualcuno, per di continua a insegnare pallavolo e più, già nel cuore della pallavolo a mietere successi. Dalla stagione piemontese. Parliamo di Vladimir 2009/2010 allena Modena ed è


pure il commissario tecnico della Bulgaria, una delle nazionali più interessanti del panorama internazionale. Tornare al «Ruffini», teatro delle più belle imprese del suo Cus dei miracoli, lo ha emozionato. Sensazioni intense. Giustamente brevi, però. Perché poi

te nella memoria. Ricordi che, fortunatamente, potranno essere rinfrescati in fretta. Perché il 29 dicembre, nel bel mezzo delle vacanze di fine anno, il PalaRuffini si aprirà di nuovo alla grande pallavolo. Una partita sola, questa volta, ma di spessore altissimo. Cu-

tey Kaziyski, il braccio più veloce e potente della pallavolo mondiale. Batte a 132 km orari, schiaccia seminando il panico. Ma contro il muro della Bre Banca non se la passa mai così comoda. Quest'anno, poi, sarà ancora più dura. Perché il dg cuneese Marco Pistolesi ha re-

DAL PIEMONTE L’IDEA VINCENTE PER LA PROMOZIONE DEL VOLLEY NELLE SCUOLE In seguito a un segnale di crisi su tutto il territorio nazionale nel gradimento del volley da parte dei giovanissimi, specie i maschi rispetto alle femmine, nel 2003/2004 la FIPAV ha tentato di correre ai ripari intervenendo direttamente laddove la passione per lo sport dovrebbe nascere, ossia nelle scuole, tentando soprattutto di recuperare l’universo maschile. Da allora di strada nella direzione giusta ne è stata fatta, perché oggi la federazione può toccare con mano una ripresa della pallavolo non in rosa grazie a un’iniziativa nata dalla fusione fra pubblico e privato. L’aiuto concreto alla promozione del volley fra i giovanissimi è arrivato proprio da un’azienda piemontese, la Ferrero S.p.A di Alba: con l’iniziativa Kinder + Sport, la Federazione Italiana Pallavolo porta avanti un progetto di avvicinamento alla pratica della pallavolo a partire dalla scuola primaria. Dal

il Professore in testa e nel cuore ha avuto soltanto una cosa: fare il massimo per portare il più in alto possibile la Bulgaria, già condotta nel 2009 al bronzo dell'Europeo. Anche grazie a lui, sono stati tre giorni che ogni vero appassionato di volley conserverà gelosamen-

2003 a oggi sono stati distribuiti oltre 20.000 kit di attrezzature sportive e didattiche negli istituti scolastici di tutta Italia. Il progetto, autorizzato dal Ministero dell’Istruzione, mira a una serie di obiettivi ben precisi, tra i quali aumentare la pratica qualificata delle attività motorie nella scuola e diffondere e approfondire la cultura dei docenti della scuola primaria in materia di attività motoria e in particolare del minivolley. Prevede inoltre l’attuazione di veri e propri corsi di minivolley che possono essere gestiti dai docenti anche in collaborazione con i tecnici delle società sportive sul territorio. Alla fine dei corsi vengono anche organizzati tornei di minivolley fra diversi istituti scolastici, fino ad arrivare a manifestazioni provinciali. L’attrezzatura fornita gratuitamente consiste in veri e propri impianti di minivolley, con palloni di diverso peso studiati per la progressione di età dai 5 ai 10 anni. I corsi di aggiornamento per i docenti sono tenuti da insegnanti qualificati facenti parte degli staff tecnici federali, si svolgono su tutto il territorio nazionale con l’autorizzazione del MIUR e l’organizzazione dei comitati regionali o provinciali FIPAV. A oggi il progetto ha aggiornato oltre 6000 docenti di educazione fisica e fornito a circa 9500 scuole secondarie di primo grado un kit di materiale sportivo e didattico.

neo contro Trento. Di fronte per la Supercoppa italiana. Di nuovo Nikolov ed Henno da una parte (ma anche Wijsmans, Grbic e gli azzurri Parodi e Mastrangelo) contro l'Itas campione del mondo e d'Europa in carica. Trascinata dalla classe immensa di un altro bulgaro, Ma-

B.M.

galato ad Alberto Giuliani, tecnico che ha spezzato il tabù tricolore, il perticone russo Alexander Volkov, centrale titolarissimo della sua Nazionale. Un altro asso da piazzare sotto rete per provare a rivincere lo scudetto e magari farcela anche in Champions.


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primo piano primo piano

Saltare in alto per trovare se stessi Marco Fassinotti ha fatto un salto di qualità importante. La sua allenatrice, Valeria Musso, ne è convinta: “Il 2,28 con cui chiude la stagione è un punto di partenza per il futuro”. Gli studi di filosofia, uno stimolo per migliorare

di Myriam Scamangas Saltare in alto 2,28 metri a 21 anni non è impresa riuscita a molti atleti italiani; Marco Fassinotti, torinese, è uno di loro. Secondo nelle liste nazionali di sempre degli Under 23 dopo Massimo Di Giorgio, quest’anno ha esordito in campo internazionale nientemeno che ai campionati europei di Barcellona. Iscritto al corso di laurea di filosofia all'Università di Torino, Marco cerca di fare del salto in alto non solo un atto sportivo ma un gesto ragionato, frutto di riflessioni e di un dialogo interiore con il suo io. Chiunque avrà visto in televisione una gara di salto in alto, magari durante le Olimpiadi, si sarà incuriosito nell'osservare gli atleti in pedana impegnati, prima di effettuare il proprio gesto atletico, in lunghi discorsi con se stessi o con l'asticella che, immobile, sembra lanciare loro la sfida. Amica o nemica a seconda dei casi, quell'asticella è l'ostacolo da superare, non soltanto in gara ma anche in un serrato confronto proprio con se stessi. Del resto, immaginando di applicare la filosofia a una delle discipline dell'atletica leggera, verrebbe naturale pensare al salto in alto o al salto con l'asta, specialità che costringono gli atleti a lunghi tempi in pedana e a tenere sempre alta la concentrazione: prove, insomma, che richiedono uno sforzo maggiore dal punto di vista nervoso. Marco ritiene che la filosofia l'abbia aiutato a maturare, a prende-

re maggiore consapevolezza di se porto di assoluta parità, mai di stesso e del suo fisico. Di questo dipendenza. Questo anche solo è convinta anche la sua allenatri- un anno fa non sarebbe stato ce da sempre, Valeria Musso. “E' possibile. Il 2010 è stato davvero un atleta che, agonisticamente per lui l'anno della svolta. Granparlando, nel corso di un anno de aiuto in questo senso è venuto è cresciuto molto, migliorandosi anche dal Gruppo Sportivo Militadi 20 centimetri. Ma quello che re dell'Aeronautica nelle cui fila mi rende più fiera di lui è la sua Marco ha fatto il suo ingresso lo crescita a livello umano. E' passa- scorso settembre dopo il regoto dall'adolescenza, con tutte le lare concorso. Da lì l'atletica per incertezze tipiche di quell'età, a lui non è stata solo un hobby, ma una fase più consapevole. Se prima lavorare con lui voleva dire assisterlo fornendogli gli stimoli giusti, saper calibrare le attenzioni e gli sforzi, adesso siamo due adulti che lavorano insieme. Ci confrontiamo sul programma di lavori e di carichi, sui tempi e sui recuperi. I periodi Michele insieme alla sua allenatrice Valeria Musso di allenamento che svolge al Centro di Preparazione Federale di Formia una seconda professione, dopo lo sono fondamentali per lui perché studio; la strada che gli permettepuò confrontarsi con gli altri atleti va per la prima volta nella vita di nazionali e con i tecnici azzurri”. essere economicamente indipenProsegue Valeria Musso: “In que- dente. E' un aspetto molto imporsti frangenti non sono fisicamente tante per un ragazzo di 20 anni: i con lui ma ci sentiamo ogni sera, suoi coetanei sono alla ricerca del mi tiene aggiornata sugli allena- primo lavoretto per mantenermenti, così non perdo nulla della si agli studi, lui, grazie all'atletisua preparazione. Ci appoggiamo ca, ha avuto la strada spianata e molto l'uno all'altro ma in un rap- di questo ne è consapevole. Non


L a scheda Data di nascita:

29 aprile 1989

Luogo di nascita:

Torino

Residenza:

Torino

Società:

Cus Torino (2002), Safatletica (2003/2008), Atl. Mizuno Piemonte (2009), Aeronautica Militare (2010)

Specialità:

Salto in alto

Allenatore:

Valeria Musso

Studi:

Diploma maturità scientifica all'Istituto Sociale di Torino (2008). Iscritto al corso di laurea di Filosofia all'Università degli Studi di Torino

Limite personale:

2,28 metri

Gare internazionali:

9° agli Europei di Barcellona 2010 6° agli Europei Under 23 di Kaunas (2009) 4° alle Universiadi di Belgrado (2009) 7° ai Mondiali Junior di Bydgoszcz (2008)

Titoli italiani:

4 (Under 23: 2010 e 2009; Junior: 2008 e 2007)

vive però questa situazione come un peso, bensì come una responsabilità positiva”. Un legame particolarmente forte quello tra Marco e Valeria, sua allenatrice fin dalle categorie giovanili. Lo stesso atleta l'ha testimoniato ai microfoni della Rai in occasione della partecipazione agli Europei di Barcellona, attribuendo proprio al suo coach gran parte del merito per il risultato ottenuto: nono posto all'esordio in una rassegna internazionale assoluta. “Quando avevo bisogno di concentrazione in pedana, cercavo in tribuna lo sguardo di Valeria; ci capiamo al volo e, dopo un'occhiata, sapevo che cosa dovevo fare», ricorda Marco. Il nono posto europeo, si diceva. Non si è trattato di un exploit, ma del giusto traguardo per una crescita costante. Una progressione ancora ben lontana dal terminare. “Marco ha ancora molti margini di miglioramento. Vederlo in gara a Barcellona ne è stata la conferma. - dichiara Valeria - Sulla pedana spagnola era il più giovane tra gli atleti presenti e lo si vedeva anche nel fisico. I suoi carichi

di forza sono ancora molto bassi ed è certamente indietro da questo punto di vista rispetto ai suoi coetanei. Inoltre credo che ora abbia acquisito ulteriore consapevolezza nelle sue qualità di atleta, una maggiore padronanza del suo fisico. Vedo una strada ancora molto lunga davanti a lui”. La sicurezza che Marco come persona, prima che come atleta, ha acquisito è evidente anche nel ruolo che si sta ritagliando con naturalezza tra i giovani atleti piemontesi. Sono in tanti i suoi coetanei o quelli poco più giovani, cresciuti come lui sulla pista e sulle pedane dello Stadio Nebiolo di Torino, che quest'estate sono volati fino a Barcellona per sostenerlo. E lui ricambia questo affetto continuando ad allenarsi con molti di loro. Non solo; in assenza della sua allenatrice è lui stesso a seguire il gruppo di lavoro. Una sorta di fratello maggiore per molti, quindi, un compagno di allenamento e di fatica più esperto ma, contemporaneamente, sullo stesso piano degli altri ragazzi. Un ragazzo come tanti che si impegna e che vive la fatica dell'alle-

namento. A cui però piace sentirsi un punto di riferimento. Per Fassinotti è una responsabilità a cui non si sottrae ma che vive con il giusto spirito, come conferma la stessa Valeria Musso. “Non è un motivo di pressione in più, anzi. E' capace di volgere in positivo questa situazione che si è venuta a creare naturalmente: per lui un ulteriore stimolo di miglioramento, così come per i ragazzi con cui si allena. Quest'estate è stato bello averlo al raduno regionale estivo con gli under 18. L'atmosfera dei raduni è sempre goliardica e Marco era davvero il fratello maggiore per tutti i ragazzi del settore salti. Ma al momento di allenarsi tutti erano seri e concentrati e i più giovani seguivano con attenzione anche il suo lavoro. Uno scambio di esperienze e un bagaglio positivo per tutti”. Sempre più in alto. Oltre l'asticella e nella consapevolezza del proprio io: dall'Uno nessuno e centomila pirandelliano alla dicotomia kantiana tra fenomeno e noumeno. Tanti aspetti di un'unica realtà: Marco Fassinotti è una nuova certezza dell'atletica italiana.


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basket basket

Quando l’unione fa la forza Gli sportivi torinesi guardano con speranza e fiducia alla PMS e a Torino Basket: entrambe sono salite di categoria e coltivano solide ambizioni di Guido Ercole

E' dal 1995, quando gli Ercole asti- scitare sempre giani decisero astutamente di pas- maggiore insare la mano e cedere l'Auxilium, teresse attorTorino Basket, Serie B Dilettanti allora in LegaDue, che a Torino il no al club, che grande basket è diventato un ri- navigava con cordo. Dall'autoretrocessione in B discrete fortuai velleitari tentativi finiti inglo- ne tra serie C e riosamente a... carte bollate, sono B; a San Mauro ormai quindici anni che la città invece la più pasdella Mole aspetta invano l'ora recente del riscatto tra illusioni e figurac- sione del prece, non ultima la rinuncia a ospita- sidente Gian re le finali 2011 della Euroleague, Paolo Terzolo, la Champions League dei canestri. industriale nel Ma adesso, diciamolo sottovoce, campo dei maqualcosa si muove: fatto tesoro di teriali elettrici, tante esperienze negative, ci si è aveva portato, ricordati che l'unione fa la forza e con una notesolidità come primo risultato sono arriva- vole PMS, Serie A Dilettanti te quest'anno due promozioni: la economica, la PMS, cioè la Pallacanestro Monca- voglia di brulieri San Mauro, è stata promossa ciare le tappe e andare a conqui- che nella scorsa stagione la PMS in serie A Dilettanti (per capirci, il stare spazi a Torino, con l'idea di ha avuto una media di 1500 spetterzo campionato del basket ita- portare la squadra, allora in C, a tatori per le gare casalinghe, tocliano) e il Torino Basket in B Dilet- giocare al PalaRuffini, la sede dei cando un massimo di 2700: numeri momenti più belli dell'Auxilium-Sa- da altri tempi. Ovviamente a far tanti, un gradino più sotto. L'unione fa la forza, dicevamo: clà-Chinamartini-Berloni ecc. ecc... affluire il pubblico hanno contric'è voluto del tempo per capirlo, Nell'estate 2009, mentre Moncalie- buito soprattutto i risultati delma alla fine ci si è arrivati. La PMS ri festeggiava la promozione in B la squadra di coach Arioli, ormai infatti è il risultato dell'accordo e San Mauro masticava amaro per all'ottava stagione a Moncalieri: tra Moncalieri e San Mauro. Nella averla solo sfiorata, i tre dirigenti un campionato di B disputato cosi ac- stantemente in vetta, con promocittà del Cacorse- zione diretta in A Dilettanti, e la stello, sotto ro che conquista della Coppa Italia di cala spinta del le am- tegoria da una squadra costruita presidente bizioni con intelligenza e perfezionata Paolo Boella, c o i n - cammin facendo con l'ingaggio di promotore c i d e - Masper, uno degli ultimi giocatofinanziario, v a n o : ri a vestire la maglia Auxilium nei e del general n a c - campionati professionistici. manager Juq u e Bravo il manager Trovato, ma bralio Trovato, così la vi anche i dirigenti a reperire i cagià da una Cristiano Masper, P M S , pitali necessari per poter coltivare decina d'anni vecchio pilastro dell’Auxilium, ora in forza alla PMS cui San tante ambizioni: lo scorso anno il si erano dati una struttura semiprofessionale, Mauro donò la sponsorizzazione budget della PMS è stato di circa organizzando anche prestigiosi ZeroUno e soprattutto l'idea di 1 milione e quest'anno sarà anche tornei precampionato con squa- giocare le partite interne al Pa- superiore, grazie all'ingresso di dre di fama internazionale per su- laRuffini, idea vincente se è vero una decina di nuovi soci che han-


Davide Arlotto

giunto quest’anno alla Torino Basket proprio dalla PMS

no portato il capitale sociale della s.r.l. a 300 mila euro. Ma quel che più conta è vedere l'investimento equamente diviso tra prima squadra e vivaio. E se quest'anno sono arrivati giocatori importanti per la categoria, come Parente (ex Livorno, Virtus Bologna e Scavolini Pesaro) e Francesco Conti (ex Casale e Sassari), come Ferrari e Maggiotto, che vanno ad aggiungersi ai vecchi pilastri Masper, Giadini e Boella, è altrettanto importante sottolineare che, direttamente o indirettamente attraverso società satelliti, la PMS controlla circa 450 giovani, oltre ai bimbi del minibasket. Insomma un lavoro in profondità di cui spera maturino presto i frutti. E che sia l'unione a far la forza l'hanno capito anche tre altre società torinesi: prima la storica, antichissima Reale Società Ginnastica e il Don Bosco Crocetta, vivaio produttore di tanti talenti, poi coinvolgendo l'Auxilium, club erede degli anni più felici del basket cittadino. Tre società che, pur mantenendo ognuna l'indipendenza nella gestione della propria attività, hanno deciso di offrire a un'unica nuova squadra, Torino Basket appunto, i loro migliori giocatori, sia a livello giovanile che seniores. Così, con una formazione fatta quasi interamente di giocatori "costruiti"

sotto la Mole, Torino Basket ha e l'obiettivo è restare in Serie B, conquistato nel 2010 la promo- consolidarci come società e prezione in B, cancellando con una pararci per qualche ambizione in marcia travolgente nei playoff le più fra un paio d'anni». Contando incertezze iniziali. Adesso, per un anche sulla maturazione di tanti ulteriore passo avanti, il trio di di- giovani che stanno crescendo nelrigenti-mecenati composto dall'ex le tre società di base: non c'è un presidente Massimo Miglini e dai budget ricco come alla PMS, ma vice Valentino Ganz (entrambi il settore giovanile è un "must" imprenditori nell'ambito dell'in- anche qui. Un migliaio di ragazzi, formatica) e Roberto Romagnoli tra minibasket e le varie catego(commercialista) ha trovato un rie Under 19, sperando di scoprire nuovo partner nel neo presidente altri talenti come Martina, diciotSergio Placitenne playmaker che do, dirigenha guidate dell'EuRiccardo Quaglia (Torino Basket) to Torino rocons: una alla propreziosa mozione e, chissà, new entry Carossa, quest'anno che, insieme all'esordio in prima allo sponsor squadra, portando Te c n o s t e e l , sulle spalle un nome dovrebbe glorioso nella storia consentire al del basket torinese, a Torino Basket partire da zio Giorgio, di guardare gran cannoniere negli con maggioanni più felici della re serenità al Riv. futuro. Unica nota poco intoUn futuro che nata, in questo "uniosi annuncia ne fa la forza", la malcomunque celata rivalità per il assai ostico primato cittadino. «La sia per PMS vera squadra di Torino che per Torino Basket, a causa del- siamo noi - dicono a Torino Basket la riforma in atto dei campionati: - nati da tre squadre torinesi, con dalla A Dilettanti retrocederanno sede sotto la Mole. Loro sono di infatti ben sette squadre su sedici, San Mauro e di Moncalieri, dove e dalla B scenderanno cinque for- hanno la sede». E per cancellare mazioni su sedici. E l'anno prossi- ogni dubbio, quest'anno Torimo altra drammatica scrematura! no Basket abbandona il campo «Il nostro obiettivo è arrivare in di Collegno, dove giocava fino a Lega Due in tre - quattro anni - ieri, e disputa le proprie gare nel dice realisticamente Terzolo -. Palazzetto della Crocetta, in via Quest'anno l'obiettivo è la sal- Piazzi. Dall'altra si replica che la vezza, da ottenere in qualunque sede di Moncalieri è obbligatoria modo. Intanto pensiamo a dare per la s.r.l. in base a un contratuna forte organizzazione alla so- to di gestione dell'attività di quel cietà per essere pronti a una futu- palazzetto, «ma il solo fatto che ra scalata». siamo noi a giocare, ormai per il Idem per Torino Basket: «Sono ar- secondo anno consecutivo, al Parivati Arlotto e Berta proprio dalla laRuffini fa di noi la squadra di PMS, e Di Gioia, anche lui esperto Torino». Se poi la PMS conserva di promozioni a questo livello, ed legami speciali con Moncalieri, è tornato Nord, un altro prodot- distribuendo quaderni "cestistici" to dell'Auxilium - dice il manager ai ragazzi di quelle elementari e Gaetano Porceddu -: un'iniezione assegnando borse di studio agli di esperienza su una squadra gio- studenti-giocatori più meritevoli, vane e con ampi margini di cre- non si può che lodarla per questo scita, affidata a coach Carbone. impegno civico. E in fondo, un po' Ma nessuna illusione: sarà dura di rivalità fa sempre bene...


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ciclismo ciclismo

Una cattedrale nel deserto Il velodromo di San Francesco al Campo, inaugurato nel 1996, è il cuore pulsante di tutta l’attività su pista in Piemonte

di Franco Bocca

Da ormai quattordici anni, da quando cioè il glorioso Motovelodromo di Corso Casale intitolato a Fausto Coppi si limita ad ospitare di tanto in tanto qualche mercatino dell’usato, tutta l’attività su pista del Piemonte si svolge al Velodromo Pietro Francone di San Francesco al Campo, intitolato al vecchio mecenate che sul finire dello scorso millennio ne finanziò la costruzione. Ricordiamo benissimo quella domenica 15 settembre 1996, quando il nuovo impianto canavesano venne inaugurato alla presenza di autorità civili, religiose e sportive, e di tantissimi appassionati arrivati anche da lontano per il “battesimo” ufficiale di una struttura che, quasi miracolosamente, era sta costruita in poco più di 3 mesi. Il più emozionato di tutti era proprio il commendator Pietro Francone, classe 1904, l’imprenditore che aveva sborsato circa un miliardo delle vecchie lire per dotare il suo paese di origine di un velodromo all’epoca moderno e funzionale che nel volgere di pochi anni ha saputo inserirsi nel circuito delle piste più importanti d’Europa. Quel giorno, dopo il taglio del nastro tricolore, Francone aveva ricevuto dall’onorevole Maria Pia

Valetto la Croce di Grande Ufficiale al merito della Repubblica, conferitagli dall’allora presidente Scalfaro. Ma più che per l’importante onorificenza, quel giorno Pietro Francone era felice soprattutto per l’ideale abbraccio e per il sentito grazie rivoltogli da tutti i presenti. “L’ho fatto con il cuore - aveva detto Francone con molta semplicità in quella circostanza - perché amo i giovani e amo lo sport, e in particolare il ciclismo, la grande passione della mia gioventù. Ma l’ho fatto anche perché voglio bene alla mia terra. D’ora in poi San Francesco al Campo non sarà solo uno degli ottomila comuni italiani presenti sulla carta geografica, ma sarà ricordato, almeno dagli sportivi, per la sua pista ciclistica”. Al suo fianco, raggiante e commosso almeno quanto il Commendator Francone, un altro personaggio che ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione del velodromo: Carlo Martinetto, presidente del Gruppo Sportivo Francone e del Consorzio che ne aveva seguito da vicino, passo dopo passo, la realizzazione a tempo di record. Il giorno successivo, lunedì 16 settembre 1996, la nuovissima pista in cemento di San Francesco ospitò una grande riunione

internazionale che richiamò sugli spalti quasi cinquemila persone e che vide la partecipazione dei campioni olimpici Bellutti, Collinelli e Martinello, freschi reduci dai Giochi di Atlanta che si erano rivelati trionfali per il ciclismo su pista italiano. Pietro Francone morì esattamente un anno dopo, all’età di 93 anni, quando la “sua” pista aveva appena terminato di ospitare i campionati italiani Assoluti, primo anello di una lunga catena di avvenimenti di caratura internazionale: prima la Tre Giorni di San Francesco (98-99), poi nel 2000 addirittura una prova di Coppa del Mondo. Ma nell’autunno di quello stesso anno 2000 se ne andò un altro “pilastro” del Gruppo Sportivo Francone: il presidente Carlo Martinetto, stroncato da un infarto a soli 61 anni. La sua eredità è stata raccolta dal figlio Giacomino, tuttora con passione ed entusiasmo alla guida del Gruppo. Nel 2001 nacque la “Sei Giorni di Torino”, autentico fiore all’occhiello degli organizzatori canavesani, che la riproposero fino al 2008, con la sola eccezione del 2006, allorchè andò in scena la prima “Parata delle Stelle” con i reduci del Giro d’Italia, che vide


Un’immagine della Sei Giorni del 2005,

gara spettacolare che da due anni non viene più organizzata per problemi economici

in pista, tra gli altri, la maglia rosa Ivan Basso, Paolo Bettini, Damiano Cunego, Gilberto Simoni e Paolo Savoldelli. “Da due anni – spiega Giacomino Martinetto – abbiamo dovuto rinunciare ad allestire la Sei Giorni, a causa della crisi economica che purtroppo si riflette anche sulle sponsorizzazioni sportive. Del resto, non potevamo certo chiedere contributi ad aziende che avevano i loro operai in cassaintegrazione. In entrambe le stagioni prive della Sei Giorni abbiamo cercato comunque di offrire agli appassionati uno spettacolo di buon livello organizzando altre due edizioni della Parata delle Stelle: a quella del 2009 hanno partecipato Di Luca e Pellizotti, mentre quest’anno avrebbero dovuto esserci Petacchi, Nibali e Felline. Ma il tempo è stato inclemente e ha impedito lo svolgersi della manifestazione. Per il 2010 la nostra viva speranza è di riuscire a riproporre la Sei Giorni, che per i veri amanti del ciclismo su pista costituisce uno spettacolo ineguagliabile”. Detto degli avvenimenti - clou che hanno portato a San Francesco tutti i più forti seigiornisti del mondo e molti dei più celebrati stradisti, non va dimenticato che, in tutti questi anni, il velodromo canavesano ha costituito

Trofeo Piemonte - Gran Premio Val Giovanni e Figli, challenge in cinque prove istituito quest’anno per tentare un timido rilancio di un settore, quello appunto della pista, che sembra sia stato completamente abbandonato al suo destino dalla Federazione nazionale. “Purtroppo – ammette Martinetto – sembra proprio che non ci sia alcun interesse, a livello federale, a sostenere un settore che in anni lontani è stato una fucina inesauribile di medaglie olimpiche. Pensiamo ai tempi d’oro di Messina,

Negli anni passati l’attività su pista

è stata una grande fucina di medaglie olimpiche, mentre oggi il settore sembra essere stato abbandonato dalle politiche federali

il costante punto di riferimento di tutta l’attività giovanile della regione, grazie al Centro di Avviamento al Ciclismo che è uno dei più frequentati ed apprezzati della penisola. Sul cemento di San Francesco si sono fatti le ossa, tra gli altri, Marco Brossa, Andrea Garavelli, Enrico Taraglio, Francesco Giuliani, Rebecca Bertolo, Stefano Marenco, Fabio Felline e Luca Olivieri, tutti corridori che hanno vestito la maglia tricolore o quella azzurra. Nella stagione da poco conclusa il mattatore della stagione regionale è stato il gassinese Mattia Viel, portacolori del Madonna di Campagna - Cerone, che si è aggiudicato tre titoli i campione regionali Allievi e la classifica finale, nella sua categoria, dell’inedito

Gaiardoni, Bianchetto, Gasparella, ma anche a quelli più recenti di Martinello, Collinelli, Bellutti. Poi, il vuoto. Da qualche anno è sparito il Giro d’Italia delle piste, ultimamente non sono più state organizzate gare InterCentri, che permettevano ai ragazzi di misurarsi ad alto livello e di trovare delle motivazioni per continuare ad allenarsi. Nel nostro piccolo, noi a San Francesco continueremo a fare la nostra parte e ad investire sui giovani e anche sui bambini, ma è sconfortante dover rilevare che manca completamente una politica sportiva mirata al rilancio di un settore che ha dato tanto allo sport nazionale e che adesso sta lentamente ma inesorabilmente morendo”.


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ciclismo ciclismo San Francesco al Campo: i risultati del 2010 L’inedito “Trofeo Piemonte - Gran Premio Giovanni Val e Figli” in cinque prove e i Campionati regionali svoltisi il 27 e 28 luglio sono stati gli avvenimenti di spicco svoltisi nel 2010 sulla pista del velodromo di San Francesco al Campo. Questi i risultati: TROFEO PIEMONTE Esordienti: 1°

Gabriele Raco (Ucab) p. 202

Umberto D’Onise (Pedale Sanmaurese) p. 126

Simone Rostellato (Pedale Ossolano) p. 126

Allievi: 1°

Mattia Viel (Madonna di Campagna) p. 188

Cristian Uccelli (Pedale Ossolano) p. 167

Nicolò Testa (Esperia-Rolfo) p. 137

Donne Esordienti: 1°

Daniela Magnetto Allietta (Esperia-Rolfo) p. 195

Michela Magnetto Allietto (idem) p. 126

Ylenia Fazzone (Alba Langhe Roero) p. 122

Donne Allieve: 1°

Sofia Cilenti (Canavesi Ornavasso) p. 180

I CAMPIONI REGIONALI

Corinna Defilè (idem) p. 120

Velocità Esordienti:

Federica Varbella (Rostese) p. 84

Umberto D’Onise (Pedale Sanmaurese)

Juniores:

Corsa a punti Esordienti:

Jacopo Mosca (Ucab) p. 221

Gabriele Raco (Ucab)

Umberto Marengo (idem) p. 214

Omnium Donne Allieve:

Romano Licheri (idem) p. 202

Corinna Defilè (Canavesi Ornavasso)

Elite-Under 23:

Velocità Donne Esordienti:

Fabio Pavani (Polisportiva Borgonuovo Collegno) p. 233

Daniela Magnetto Allietta (Esperia-Rolfo)

Flavio Ferrando (Brunero-Camel) p. 228

Andrea Prati (Cicli Maggioni) p. 197

Inseguimento Allievi: Mattia Viel (Madonna di Campagna) Velocità Allievi: Alessandro Piovesan (Rostese)

TRE PODI AI CAMPIONATI ITALIANI Ai campionati italiani svoltisi dal 23 al 28 agosto a Mori (Trento) i corridori piemontesi, guidati dal tecnico regionale Enrico Taraglio, hanno conquistato tre podi: uno con Mattia Viel (2° nell’inseguimento Allievi) e due con Corinna Defilè (3^ nella velocità e nel Keirin Allieve). F. B.

Corsa a punti Allievi: Mattia Viel (Madonna di Campagna) Velocità a squadre Allievi: Roberto Larocca-Matteo Pepino-Mattia Viel (Madonna di Campagna) Keirin Allievi: Nicolas Lavacca (Rostese) Americana Allievi: Mattia Viel (Madonna di Campagna)-Alessandro Piovesan (Rostese) Omnium di velocità Juniores: Umberto Marengo (Ucab) Omnium di resistenza Juniores: Umberto Marengo (Ucab) Omnium di velocità Elite e Under 23: Fabio Pavani (Polisportiva Borgonuovo Collegno)

Il gassinese Mattia Viel,

qui al fotofinish con Alessandro Piovesan, è stato il grande mattatore della stagione 2010

Omnium di resistenza Elite e Under 23: Mauro Durbano (Centro Revisioni Cerone)


atletica leggera 13

Di corsa fino a toccare le nuvole Le sfide podistiche sui sentieri in salita hanno trovato quest’anno in Piemonte la loro esaltazione con le competizioni a Sauze e sulle montagne di Susa. «Queste gare comunicano felicità, gioia, amicizia», dice Martin Dematteis, uno dei migliori specialisti di Myriam Scamangas

Montagna è fatica, sudore, sfida con se stessi, per chi vuole arrivare in cima. Ma anche contemplazione, gioia e mistero, una volta raggiunta la vetta: “Commosso da quell’insolito spirar leggero dell’aere e dal vasto e libero spettacolo, ristetti come trasognato. Guardai: le nuvole mi erano sotto i piedi” – ci conferma l’insospettabile primo alpinista della storia, Francesco Petrarca, nella sua “Ascesa al Monte Ventoso”. Montagna è imprese leggendarie di alpinismo e di ciclismo firmate da campioni come Messner o Coppi e Bartali. E’ conquista di altezze che l’essere umano legge nel suo inconscio come tentativo di raggiungere la divinità: un’Entità Superiore e Suprema che, dai tempi del Monte Olimpo pagano e mitologico a quelli dell’Ararat e del Sinai di sapore biblico, passando per gli altopiani del Tibet dei monaci buddisti, sembra aver scelto di risiedere ai confini del cielo. Lo sport è di per sé impresa, sfida, avventura verso e contro i propri limiti: la montagna non può quindi che essere il suo luogo ideale. Molti i modi per vivere e unire i due mondi: lo sci e il più moderno snowboard d’inverno, il ciclismo, la mountain bike e il trekking d’estate sono forse

Martin Dematteis,

argento europeo 2010, è uno dei migliori esponenti azzurri di questa specialità. La nazionale maschile ha conquistato il bronzo mondiale a squadre

i più popolari. Ma negli ultimi anni anche l’atletica leggera è partita alla conquista dei pendii e i risultati sono sempre più incoraggianti. Basti pensare che gli ultimi campionati mondiali di corsa in montagna dello scorso 5 settembre in Slovenia a Kamnik hanno visto il record di iscritti con trentanove nazioni presenti e un'importante crescita qualitativa del livello atletico. La corsa in montagna è una disciplina inserita a pieno titolo nell’atletica leggera, ha una propria federazione internazionale, la World Mountain Running Association (presieduta dal piemontese Bruno Gozzelino), riconosciuta e sostenuta anche economicamente dalla IAAF (Federazione Internazionale di Atletica Leggera); organizza, in aggiunta all’appuntamento mondiale, quattro campionati continentali ogni anno

(Europeo, Nordamericano, Sudamericano, Africano), i campionati del Commonwealth, quelli Balcanici, i Grand Prix e gli Youth Challenge che si articolano in diverse prove. Le prospettive sono quelle di una crescita continua: “Arriveremo presto a organizzare un campionato continentale anche in Asia, dove India, Giappone, Pakistan e Mongolia già da due anni organizzano incontri nazionali. Quest’anno ai Mondiali c’è stata la sorpresa di atleti africani ad alto livello, che sono riusciti persino a salire sul podio. Stiamo coinvolgendo anche paesi più piccoli e in via di sviluppo che sono molto attivi in questo senso: un esempio su tutti è l’Albania che, dietro interessamento del proprio Presidente della Repubblica e del Primo Ministro, organizzerà l’appuntamento iridato del prossimo anno proprio a Tirana, la ca-


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atletica leggera campionati italia- to del Memorial Stellina, sul cui ni che parte la sua tracciato quest’anno si è appunanalisi: “Immagini to disputato il campionato tricome quelle che colore: manifestazione nata nel si sono viste in te- 1989 per iniziativa dei comuni levisione in occa- di Susa, Mompantero, della Cosione dei campio- munità Montana e della famiglia nati italiani sono Bolaffi per ricordare la battaglia un patrimonio da delle Grange Sevine del 26 agonon disperdere. sto 1944 che vide lo scontro del La montagna con battaglione partigiano Stellina la sua storia, i suoi guidato dal comandante Laghi, monumenti come all’anagrafe Giulio Bolaffi, conl’Arco di Augusto tro le SS tedesche. di Susa da cui è “Le potenzialità mediatiche di partita la gara ma- questa disciplina sono enormi anschile o l’Abbazia che in ottica olimpica – suggerisce di Staffarda che Paolo Germanetto - . Pensate che ha visto il via della impatto promozionale e che ritorno per il turismo avrebbe avugara femminile”. Ma Susa insegna to una gara ad Atene sul Monte La partenza che la montagna Olimpo o a Pechino sulla Muraglia dei campionati italiani a Susa, sotto l’Arco di Augusto racconta anche Cinese oppure ai prossimi giochi una storia diversa, di Rio De Janeiro 2016 sul Monte non solo quella del Cristo Re! Io e il mio gruppo pitale”. Si tratta di una disciplina dei popoli e dei monumenti; la di lavoro ne siamo convinti; persportiva che può avere anche un storia della gente del posto, dei sonalmente a livello di energie mi sto muovendo in tal senso ritorno turistico e di imtramite il sito “Amici della magine, assicura il presiCorsa in Montagna” (www. dente Gozzelino; molte corsainmontagna.it). Bilocalità turistiche che in sogna però lavorare tutti inverno investono sullo insieme, enti sci stanno sperimentanLa corsa in montagna di promoziodo con successo la possirappresenta un diverso approccio allo sport ne, società bilità di sfruttare d'estaagonistico e un modo nuovo per vivere la passione organizzatrite il turismo legato alla per la montagna ci, istituzioni corsa in salita. amministraUn patrimonio di pubtive e sporblico e di appassionati tive. Credo dunque che va coltivato. oggi doveroIn Italia l’ha capito molso ringraziato bene il Piemonte che re a questo quest’anno si è distinto proposito la nell’organizzare evenFidal che creti di respiro nazionale de in questa e internazionale nelle disciplina e proprie valli. A Sauze in quest'ottid’Oulx il 26 giugno scorca ha fatto so si è svolta una tappa del dei campioWorld Youth Challenge, poi nati italiani a Susa il 21 e 22 agosto sono di Susa uno stati assegnati i titoli tricolori. dei suoi apDietro questi appuntamenti puntamenc’è la regia di chi la montagna ce l’ha nel sangue: Paolo Germa- partigiani che su sentieri imper- ti istituzionali top”. Sempre in netto. Per lui un passato da atleta vi e mulattiere hanno combattu- Piemonte il 19 settembre si sono di corsa in montagna e un pre- to poco più di 60 anni fa per la disputati i campionati italiani di sente di tecnico, organizzatore libertà e soprattutto per le pro- lunghe distanze a Domodossola: e comunicatore. Ed è proprio dai prie famiglie. Questo il significa- circa 1000 metri di dislivello per i


robustezza e agilità di membra, partecipanti con nulla ci mancava: ma quella gran grande spettamole di sassi era davvero scoscesa colo per il pube quasi come inaccessibile»), anblico. che per lui, arrivato in cima, il raL'Italia va forpimento nel contemplare la cima te nella corsa in cancellava tutto il resto. montagna an“Felicità, gioia, amicizia, passioche con i risulne forte. Questo è correre per tati: Valentina me” dice ancora Dematteis riferiBelotti, atleta to alla corsa in montagna. E’ forbresciana di Temù, nel 2010 si è laureata vicecampionessa europea e mondiale; Marco De Gasperi, atleta La bresciana Valentina Belotti, della Forestale, vicecampionessa europea e mondiale 2010 è stato per tre volte campione del mondo; il piemontese Martin Dematteis quest'anno ha vin- cerbiatto... Sono sento l'argento europeo, mentre la sazioni indescrivibili”, nazionale azzurra maschile si è dice la Belotti. Che aggiudicata il bronzo mondiale non sia uno sport sema squadre. La corsa in montagna plice non li spaventa: può avere anche valore di disci- “La corsa è la metafoplina formativa per gli atleti che ra della vita. Non sai corrono in pista. Un esempio tra mai quando arrivano i tanti quello di Michele Tricca, momenti di difficoltà, giovane atleta valsusino che si è ritagliato un ruolo di primo piano nel panorama giovanile nazionale e internazionale: nel suo palmares il record italiano under 16 indoor in pista sui 400 metri e il record italiano under 18 con la staffetta 4x400 oltre a diverse partecipazioni a manifestazioni internazionali con la maglia azzurra. E c’è anche chi, come Antonella Confortola, bronzo olimpico a Torino 2006 nello sci di fondo, trova nella corsa in montagna un diverso approccio allo sport agonistico, oltre ad un nuovo modo di vivere la propria passione per Fra gli appassionati anche molti giovani agonisti, la montagna. qui ripresi nel Memorial Germanetto Ascoltando le dichiarazioni di chiunque di loro sul perché si scelga di praticare questa disciplina, ma sai che ci saranno. Quando ar- se questo spirito il segreto di una certo non facile, ne emerge, oltre riva la crisi devi superarla, sai che disciplina sportiva che merita più ad una motivazione prettamente devi tenere duro perché poi pas- attenzione e considerazione da geografica, un altro aspetto chia- sa e il traguardo arriva”, spiega parte di tutti noi per la sua semve: l’amore per la natura. “Quan- Martin Dematteis. E se Petrarca plicità e naturalezza. E per il suo do corri in montagna ti capita di stesso provava un po’ di timore rapporto così inscindibile con la vedere paesaggi impagabili, di ad affrontare il Monte Ventoso nostra storia e con la nostra naincontrare qua e là un cervo, un («Lunghezza di giorno, piace- tura di persone alla continua scacamoscio, uno stambecco o un volezza d’aria, vigore di animi, lata di una vetta.


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l’intervista l’intervista

Le sfide che attendono la provincia di Torino Spiega l’assessore Porqueddu: “I tagli di bilancio non ci consentono di fare miracoli, ma continua l’impegno a tutto campo per avvicinare allo sport i giovani, per ribadire il diritto allo sport per tutti e per garantire impianti efficienti»

di Michele Fassinotti Palestre, sport per i giovani, diritto allo sport per tutti: sono gli obiettivi che si pone il vicepresidente e assessore allo Sport della Provincia Gianfranco Porqueddu.

sarà nemmeno nel 2011”. - In concreto, quali priorità vi siete dati? “Oltre all'impiantistica, c’è la promozione dello sport tra i giovani, soprattutto tra gli alunni della scuola primaria, con un progetto di alfabetizzazione motoria nelle scuole elementari e con la collaudata manifestazione "PASport". Il rapporto con il mondo della scuola per noi è fondamentale, così come quello con il Coni e con le Federazioni sportive”. - Partiamo dall'impiantistica. Come vi state muovendo per tutelare il patrimonio dell'Ente?

Due iniziative di successo

legate al mondo della scuola: l’alfabetizzazione motoria nelle elementari e la manifestazione PASport

- Assessore, sono tempi duri per la finanza locale: tempi di tagli ai bilanci. Nel primo anno di mandato come è riuscito a portare avanti la politica di promozione sportiva della Provincia? “Abbiamo dovuto diminuire drasticamente gli investimenti e la spesa corrente, per rimanere nei limiti imposti dal Patto si Stabilità. Anche per quanto riguarda lo sport abbiamo dovuto centellinare le risorse, cercando di salvaguardare il diritto alla pratica sportiva e di mantenere agibile il patrimonio costituito dall'impiantistica sportiva di nostra competenza. Non è stato facile e non lo

“La concessione degli impianti sportivi annessi ai complessi scolastici di proprietà della Provincia di Torino è una questione delicata: in un bilancio provinciale alle prese con crescenti tagli, le risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria sono scarse e la prospettiva che crescano è (a dir poco) remota. E qui è d'obbligo chiamare in causa la Regione Piemonte, alla quale (non da oggi) chiediamo di destinare risorse certe per un piano di manutenzione straordinaria delle palestre. La Regione deve decidersi ad attribuire una

volta per tutte deleghe e risorse certe alle Province, sia sulla manutenzione degli impianti esistenti che sulla valutazione e sul finanziamento dei nuovi progetti. Auspichiamo che l'assessore Cirio si affidi a chi conosce e amministra il territorio e a chi, come il Coni e le Federazioni, di sport sa e di sport vive. La Regione non dispone di funzionari che abbiano una sufficiente conoscenza delle realtà locali: il punto è questo!”. - Qual è la situazione attuale degli impianti sportivi di proprietà della Provincia di Torino? “Molte delle nostre palestre scolastiche sono in situazioni critiche e la manutenzione ordinaria, curata dall'Assessorato all'Istruzione, non è ovviamente sufficiente a garantirne la sicurezza e l'adeguamento alle normative di legge. Nella situazione attuale è il nostro Assessorato a comunicare ai Comuni e alle Circoscrizioni che gli impianti sono agibili e assegnabili alle associazioni che ne fanno richiesta. L'Assessorato all'Istruzione si occupa invece della costruzione, del riscaldamento, della manutenzione e della messa in sicurezza degli edifici scolastici provinciali ad uso sportivo. Stiamo lavorando con i tecnici che


collaborano con il collega D'Otta- sia aperti al contributo dei tecnici medie? vio per coordinare sempre meglio esterni e del mondo dell'associa- “In occasione dell'edizione 2010 dei Giochi Sportivi Studenteschi, le rispettive azioni e competenze. zionismo sportivo”. L'intero sistema di impianti spor- - Ci parli ora del rapporto con promossi e organizzati dal MIUR tivi di proprietà della Provincia il mondo della scuola e delle in collaborazione con il Coni, è stata assegnata la prima edizione necessita di essere attentamente iniziative per i giovani. censito e analizzato in tutti i suoi “Faccio alcuni esempi concre- del "Gran Premio Sportivo Scolapunti di forza e nelle sue criticità: ti. Con un impegno di spesa di stico Provincia di Torino". Premi lo stiamo facendo, grazie all’in- 100.000 Euro, la Provincia ha ade- per un totale di 11.000 Euro sono dispensabile collaborazione dei rito al progetto "Alfabetizzazio- stati assegnati alle scuole seconconsulenti dello Sportello Sport, ne motoria nella scuola primaria" darie di primo e secondo grado che ci aiutano a "fotografare" promosso e finanziato dal Coni e i cui allievi si sono distinti nelgli impianti, la loro dotazione di dal MIUR (il Ministero dell'Istru- le fasi provinciali dei Giochi. Lo attrezzature, la condizione degli zione, dell'Università e della Ri- stanziamento si è aggiunto ad un contributo di 10.000 spogliatoi, dei servizi Euro erogato per coigienici e delle docce, prire le spese orgal'accessibilità ai dinizzative della maversamente abili, la nifestazione. Vorrei presenza e lo stato di inoltre ricordare che, conservazione delle all'iniziativa. In Italia l'attività La Provincia di Torino ha sabato 5 e domenica tribune per il pubbliè gestita, da oltre 25 anni, sostenuto con un contributo 6 giugno, in circa 70 co, l'omologazione dall'associazione Special finanziario due atlete pieComuni della provindei terreni di gara, Olympics Italia Onlus, che montesi impegnate nei Giocia di Torino, è tori parametri di sicucoinvolge circa 10.000 atleti chi europei Special Olympics, nata "PASport- Porte rezza, la situazione che si sono tenuti dal 18 al 24 in gare ed allenamenti di Aperte allo Sport per degli accessi e della atletica leggera, ginnastica, settembre a Varsavia. Lo prebocce, calcio, equitazione, vedeva una Delibera approtutti", la kermesse logistica”. nuoto, pallacanestro, sci vata dalla Giunta Provinciale, promozionale che si - Ma qual è l'utilità alpino e nordico, corsa con le su proposta degli Assessori propone di avvicinapratica del censiciaspole, snowboard e tennis. allo Sport e alla Solidarietà re i cittadini di ogni mento? Il contributo deliberato dalla Sociale, Mariagiuseppina Puetà all'attività fisica. “Il censimento ci conglisi e Gianfranco Porqueddu. Giunta sarà erogato all'assoI Comuni partecisente di riclassificare ciazione, per coprire le spese Il contributo ad Erika Borello panti hanno messo a tutti gli impianti e di partecipazione alle gare in (residente a Moncalieri e disposizione di tutdi adeguare le tarifcorso a Varsavia”. componente della squadra “Abbiamo voluto lanciare italiana di basket) e a Miriam ti i cittadini i propri fe per il loro utilizzo un segnale nella direzione Dante (residente a Mappano impianti, mentre le all'impianto concesso della tutela del diritto allo e impegnata nelle gare di associazioni sportive, e al servizio erogato. sport per tutti. - sottolinea atletica) ammonta a 3.000 gli Enti e le FederaCi consente inoltre l'Assessore Puglisi - La pratica Euro ed ha consentito loro di zioni hanno mobilitadi avviare una propartecipare alla manifestazio- sportiva è molto importante to istruttori e accomgrammazione degli ai fini dell'integrazione sociane sportiva riservata a persopagnatori qualificati interventi e una selele dei disabili. Insieme alle le ne con disabilità intellettiva. per la dimostrazione, zione delle priorità. loro famiglie, ai tecnici, agli “Special Olympics, - spiega la conduzione e l'asallenatori ed ai volontari, gli l'Assessore Porqueddu - è un In alcuni casi si può atleti coinvolti nelle iniziative programma internazionale sistenza alle attività. pensare allo scorpodi Special Olympics Italia sono di allenamenti e competiAlla Reggia di Venaro degli impianti dai protagonisti di momenti di zioni, riconosciuto nel 1988 ria e al Parco del Vacomplessi scolastici di intensa vita di relazione, che dal CIO. Esso garantisce il lentino lo sport ha cui fanno parte (con li aiutano a superare l'isolacoordinamento delle attività dato spettacolo per la realizzazione di acavviate nei 180 Paesi aderenti mento e l'emarginazione”. un intero week-end, cessi autonomi) o al così come in decine loro sezionamento. In linea di principio non siamo con- cerca Scientifica). L'intervento di Comuni del territorio. Voglio trari all'eventualità che alcuni im- finanziario ci ha consentito di rea- anche ricordare il concorso a prepianti siano dati in concessione ad lizzare attività sperimentali anche mi "PASport gioca con l'ambienassociazioni sportive dilettantisti- nel territorio torinese e sostenere te - immagina e crea lo sport", che in grado di reperire le risorse i costi derivanti dal supporto tec- che abbiamo dedicato alle scuoper la loro riqualificazione; così nico di formatori e docenti esperti le elementari e medie inferiori. come siamo aperti ad una ridefi- in scienze motorie. Le metodolo- Occorre però sottolineare che, se nizione delle convenzioni con gli gie ludico-polisportive utilizzate "PAsport" è stata un successo, lo istituti scolastici per l'utilizzo de- dai docenti di Educazione Fisica dobbiamo anche al sostegno di gli impianti stessi. Come vedete, integrano il bisogno del diverti- sponsor come "Kinder +Sport", di lavoro da fare il nostro Asses- mento con lo sviluppo della mo- il progetto sviluppato da Ferrero sorato ne avrà molto nei prossimi tricità, accrescendo nei bambini il per diffondere e promuovere la anni: lo affronteremo confrontan- gusto della ricerca e del migliora- pratica sportiva. E' un bell'esempio di sinergia tra istituzioni pubdoci in tavoli tecnici e di coordina- mento, personale e di squadra”. mento, sia interni al nostro Ente, - E per i ragazzi delle scuole bliche ed imprese private”.

Due torinesi agli europei Special Olympics con il sostegno della provincia


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golf golf

Due fenomeni nel paradiso terrestre I fratelli Francesco ed Edoardo Molinari, protagonisti della prestigiosa Ryder Cup, sono i fiori all’occhiello del Circolo Golf Torino La Mandria guidato con saggezza dal presidente Lorenzo Silva

Alla fine ce l'hanno fatta. Francesco ed Edoardo Molinari, i due fratelli nati e cresciuti golfisticamente presso il Circolo Golf Torino La Mandria, hanno contribuito a riportare in Europa il prestigioso trofeo Ryder Cup, che ogni due anni contrappone i migliori giocatori europei a quelli statunitensi. Il risultato arriva al culmine di una stagione di successi dei fratelli Molinari e segna una svolta nel panorama golfistico italiano. Erano ben tredici anni, infatti, che un azzurro non partecipava a questa storica competizione, ma soprattutto è la prima volta che ben due italiani per di più fratelli giocano assieme e tornano vittoriosi. Seguiti passo dopo passo dal tifo del loro Presidente, Lorenzo Silva, e da tutti gli amici del Circolo Golf Torino, i due torinesi si sono scontrati contro veri e propri mastini del golf statunitense. Francesco ha affrontato con dignità il numero uno del golf mondiale, il grande Tiger Woods, in una sfida memorabile. Partito ottimamente, gli ha tenuto testa, anzi gli è stato davanti per ben 9 buche ma non è riuscito a sconfiggere «la tigre», che ha reagito in maniera imprevista, giocando una partita praticamente perfetta. «Quand'è così chi lo ferma?» commenta sorridendo Chicco, che più volte ha ricevuto i complimenti di Tiger durante la partita. E aggiunge: «E' stata un'esperienza indimenticabile, so di aver fatto dle mio meglio

ma so anche cosa devo migliorare nel gioco, essenzialmente il putt, ma questa Ryder Cup ha insegnato a me ed Edoardo in che modo affrontare i colpi decisivi». Ed è prontissimo per tornare a giocare i vecchi cari silenziosi tornei, dopo la frastornante ma spettacolare atmosfera da stadio vissuta in Galles. Anche il fratello Edoardo, entrato in Ryder Cup grazie alla wild card del capitano Montgomery, è riuscito a regalare al pubblico belle emozioni, come il mezzo punto che gli ha permesso di pareggiare il suo confronto con Rickie Fowler, definito il "nuovo Tiger Woods". «Sono contento della mia Ryder Cup - commenta Dodo - Alla fine quei mezzi punti che tutti sembravano disprezzare hanno contribuito a portare a casa il trofeo. Io e mio fratello abbiamo dato il nostro contributo a riportare la coppa in Europa e ci siamo sentiti parte della squadra, speriamo di tornare fra 2 anni e fare ancora meglio». Tutti soddisfatti quindi, anche il capitano europeo Colin Montgomery, che fin dall'inizio aveva creduto nei due fratelli Molinari e che alla fine riesce a stento a trattenere lacrime di gioia. Il pubblico golfistico italiano è in visibilio ma anche quello inglese ed europeo in generale, lo stesso che ha accompagnato l'esibizione dei fratelli Molinari urlan-

do in coro a squarciagola: "There are two Molinaris!". Lorenzo Silva, il Presidente del Circolo Golf Torino La Mandria, un passato da campione e anni di esperienza come Consigliere tecnico della Federazione, non ha parole per esprimere il suo entusiasmo: «Poter seguire i miei ragazzi alla Ryder Cup era il mio sogno ma era anche ciò in cui credevo fortemente fin dall'inizio. Non ho mai avuto dubbi che potessero farcela ed ora tutti ne hanno la prova». Ora tutti i soci del Circolo Golf Torino plaudono alla lungimiranza del Presidente, che per primo aveva colto il grandissimo potenziale di Francesco ed Edoardo firmando l'attachment con i due fratelli agli inizi di quest'anno. «Ma il ritorno dei fratelli Molinari presso il Circolo dove sono nati e cresciuti come campioni fin da bambini non è stato solo un calcolo strategico - ci tiene a sottolineare Silva - è stato anche frutto di un attaccamento emotivo e di un sentimento di amicizia che lega me e tutti i soci del Circolo ai due giovani campioni, ragazzi che possiedono una fortissima determinazione ma anche una grande umiltà». Tradizione di famiglia, visto che anche papà e mamma di Dodo e Chicco frequentano abitualmente lo splendido club torinese, immerso nel silenzioso verde del parco regionale della


Mandria. Qui erano soliti portare i loro fanciulli a giocare e divertirsi nei weekend, prima che si appassionassero a tal punto a questo sport da decidere di intraprendere la carriera golfistica sotto la guida dell'esperto allenatore Sergio Bertaina, giudicato uno dei migliori a livello nazionale. Edoardo Molinari, fidanzato con la golfista Anna Roscio gioca e si allena abitualmente presso il Circolo Golf Torino. Francesco, sposato con Valentina Platini, attualmente vive e si allena a Londra, ma non appena torna in Italia non perde l'occasione di correre a salutare i vecchi amici del Circolo e rilassarsi giocando tra le ben 36 buche del campo, tra boschi e laghetti, alture e immensi spazi aperti. Con una estensione pari a ben 150 ettari di terreno, infatti, il Circolo è immerso in un'area contraddistinta da straordinaria ricchezza paesaggistica, fra boschi, alture, torrenti e laghetti naturali. Il campo di golf è composto da due percorsi per un totale di 36 buche, un campo pratica e un percorso Pitch&Putt di 6 buche. I due percorsi principali,

le raffinato e per una compagine sociale molto selezionata ma non per questo esclusiva. Tradizione e dinamismo sono infatti i due elementi che caratterizzano il Club e che contribuiscono al suo continuo miglioramento e al suo sviluppo. Sui campi da gioco si sono disputate e si disputano in continuazione manifestazioni e gare di respiro internazionale (nel 1999 il 56° Open D'Italia). Qui si sono formati e sono cresciuti, sotto la guida del grande tecnico federale Sergio Bertaina, i più famosi campioni del panorama golfistico italiano, Edoardo e Francesco Molinari, ma anche altri nomi indimenticabili come Rita Boeri Silva, Alessandra Salvi, Claire Grignolo, Anna Roscio, i fratelli Soffietti e tanti altri ancora. Il Circolo organizza corsi e attività per i soci, attualmente ben 800, di qualunque età e con un forte aumento di quote rosa negli ultimi anni. Per i giovani, in particolare, è stato istituito nel Studio Harris e degli 1996 - dall'allora Presidente Sergio architetti Marco Cro- Pininfarina - il "Club dei Giovani", ze e Graham Cooke, vincitore di premi e riconoscimenti il campo viene porta- per i meriti e i risultati conseguiti to a 27 buche e poi, negli anni. grazie al compianto Giocare a golf presso il Circolo Golf Franco Rivetti, alle Torino La Mandria è un modo per attuali 36. Innumere- stare in compagnia e praticare voli sono stati i cam- sport all'aria aperta, immersi nella pioni nazionali e in- natura, rilassandosi in un ambiente sereno ed eleFrancesco Molinari ha affrontato il numero uno mondiale Tiger Woods; gante, godensopra, la foto dei due fratelli in mezzo ai trofei del club dosi la vista di blu e giallo, sono stati progettati ternazionali che hanno calpestato ampi green armoniosi o gustando in tempi successivi dagli architetti il campo, così come i presidenti che dell'ottimo cibo nel ristorante delCroze e Cooke. Negli ultimi anni hanno contribuito al suo sviluppo: la Club House. E, se si è fortunati, poi sono stati ridisegnati tutti i 18 Filippo di Sambuy, Edoardo Agnel- chiacchierando e chiedendo pregreen del percorso blu, rendendo- li, Theo Rossi di Montelera, Napo- ziosi consigli tecnici a Francesco o lo più difficile e tecnicamente an- leone Rossi di Montelera, Giovan- Edoardo Molinari, le due grandi cora più valido e a breve verranno ni Nasi, Alberto Brignone, Sergio star del golf italiano, che da oggi ridisegnati anche quelli del percor- Pininfarina e l'attuale presidente saranno ricordate anche come vitso giallo. Lorenzo Silva. l Circolo si distin- toriose protagoniste della mitica Le buche presentano una grande gue, fin dalle origini, per il suo sti- Ryder Cup. varietà di lunghezza e difficoltà, sempre integrate nel contesto naturale. La Club House del Circolo, un elegante caseggiato perfettamente inserito nel verde, è contraddistinto da ambienti curati e raffinati e rappresenta il luogo ideale per una pausa tra una partita e l'altra, al bar o al ristorante, nella sala carte o nella sala TV con maxischermo. All'esterno c’è inoltre una splendida piscina all'aperto. Il Circolo Golf Torino nasce nel 1920, grazie all'idea di alcuni amici. Dopo varie vicissitudini, il vero campo arriva nel 1956, quando viene costruito nel favoloso parco de "La Mandria". John Morrison si occupa della creazione delle prime diciotto buche e, negli anni succesivi, grazie ai progetti dello


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societa’ societa’

Buon compleanno, giovane Sisport La società remiera di corso Moncalieri figlia del Dopolavoro Fiat ha compiuto 87 anni: l’albo d’oro dei successi propiziati prima da Cascone e poi da Carando testimonia una crescita fantastica di Romano Sirotto A Torino le acque del Po bagnano, nel loro lento scorrere, i pontili di società, ultracentenarie che hanno fatto la storia del canottaggio in Italia e nel mondo. Ma ce ne sono altre costituitesi più di recente. Il 29 ottobre uno di questi "giovani" club remieri ha compiuto 87 anni. E’ la Sisport Fiat. Dal 1923, dalla stanzetta ricavata nella palazzina del Dopolavoro Fiat di corso Moncalieri 18, sulla riva destra, dove supremazia nazionale che lo stesso oggi ha sede la "trentunenne" equipaggio nel 1931 ribadica agAmici del Fiume ne ha fatta di stra- giudicandosi la Coppa Principessa da e, senza timore di essere smen- Maria di Piemonte, il trofeo più titi, ha contribuito a fare grande il ambito del momento. La futura Sisport continuava a canottaggio italiano. Agli inizi, l'attività era di tipo, crescere e da un titolo italiano ad appunto, dopolavoristico e i suoi un riconoscimento internazionale iscritti si cimentavano con quelle di un suo atleta non passò molche, andando a ritroso nel tempo e nella storia delle società centenarie, era lo spirito pioneristico del canottaggio: diporto sul fiume e raid avventurosi, come quello di Franco Marinone che nel 1926 percorse in 12 giorni i 650 km della Torino-Venezia. Ma già nel 1927 arrivano i primi successi in regate ufficiali, come la Coppa della Resistenza, Coppa L’Under 23 con Martina Valtorta, Alto Po, Coppa dei Presi- Laura Basadonna, Gaia Palma, Maria Chiara Demagistris denti, Coppa Colombo, a delineare la verve agonistica del- to. Nel 1932 Armando Deregibus la sezione remiera. Nel 1930 il "4 fu chiamato a far parte dell' Otto jole" femminile formato da Pao- alle Olimpiadi di Amsterdam. Gli la Rigat, Maria Rubiolo, Eugenia anni della guerra mondiale interSmeraldi, Elvira Bertolotti si laure- ruppero molte attività sportive, ava campione italiano. Era il primo poi il gruppo canottieri si ricostititolo per la Fiat, segnalava una tuì nel dopoguerra tornando allo

spirito amatoriale e dopolavoristico degli albori: basti pensare che su 90 barche in dotazione solo una decina erano quelle agoniste su cui faceva conto Deregibus, divenuto allenatore. Il 1969 fu l'anno della svolta e della ristrutturazione dirigenziale e tecnica della società. Restando sulla riva destra del Po la sede fu portata al 346 di corso Moncalieri, dove c’era più spazio e respiro per le nuove ambizioni agonistiche del club. La guida tecnica venne affidata a quell'Arturo Cascone da Castellammare di Stabia che aveva fatto grande il Circolo Nautico Stabia e fu poi soprannominato il "nonno degli Abbagnale" perché Giuseppe La Mura, zio dei fratelloni, fu un suo allievo in barca. Gli atleti di Cascone cominciano a mettersi in mostra, la flotta e gli equipaggi in canottiera rossa vincono sempre più spesso e dal 1975 al 1983 la Sisport Fiat Aviazione si aggiudica la Coppa Montù, il Trofeo a squadre che va alla società italiana prima nella speciale classifica a punti. Nel 1977 vince addirittura 14 titoli italiani, un record. A metà degli anni '80 la Sisport arriva al record di oltre 500 gare vinte e 80 titoli tricolori. Diventa sede della preparazione olimpica federale per Mosca '80, un grande riconoscimento


della qualità e dell'importanza che la Sisport ha ormai raggiunto. Da Monaco ad Atlanta, il club torinese continua a fornire atleti importanti alle barche azzurre. Ricordiamo fra tutti Baldacci, Bottega, Bulgarelli, Lucchetta.

Da sinistra, Laura Basadonna, Gaia Palma e Marta Novelli

Ai canottieri "pesanti" si sono via via affiancati i pesi Leggeri, una vera e propria scuola fiattina. I vari Torta, Pantano, Longhin, Gainotti, Tontodonati sono saliti sul podio iridato sette volte. I successi proseguono anche negli Anni '90. Nel 1999, quando prende il timone della Sisport Bebo Carando, sempre barche con le pale rosse tagliano per prime il traguardo. E cresce anche la flotta femminile. Proprio quest'anno le donne vincono il meeting di Piediluco e si laureano campioni d'Italia nel Quattro Senza Assoluti, nel Due e Quattro Senza Under 23.

L’entusiasmo di Bebo, ecco la marcia in più

Quando Arturo Cascone lasciò la Sisport, Eusebio "Bebo" Carando prese in mano una pesante eredità e, col tempo, divenne il «canottaggio» della Sisport Fiat. Era nato il 21 novembre 1950 e a sedici anni iniziava la sua avventura in barca come atleta, salendo sul podio a livello internazionali (un argento e un bronzo in Coppa Europa, un argento nella Coppa Latina) e vincendo sette titoli italiani. Nel 1975 diventava collaboratore tecnico della Sisport e, dopo una parentesi presso l'Esperia e l' Armida, ritornava poi alle pale rosse. La sua bacheca di allenatore raccoglie molti trofei: dai cinque campionati del mondo alle quattro coppe Europa agli oltre 100 campionati italiani. Le sue qualità di tecnico sono state riconosciute anche a livello nazionale. La Federazione Italiana Canottaggio gli affidò il settore Junior dal 1983 al 1984 ed è stato collaboratore del Settore Under 23 dal 1987 al 2008, ricoprendo anche la qualifica di Coordinatore Tecnico Regionale Piemontese dal 1984 al 1992. Per ricordare Bebo non ci sono parole migliori di quelle di Fiorenzo Pelizzola, Amministratore Delegato della Sisport Fiat SpA: «Bebo Carando è stato il motore del nostro gruppo canottaggio. Ha avvicinato a questo sport i bambini e ha saputo condurre a risultati eccezionali i ragazzi più grandi. Dietro ogni singolo colpo di remo degli equipaggi ci sono stati la sua dedizione ed il suo entusiasmo, il suo rigore e la sua passione. Il suo ricordo continua a fornirci straordinarie motivazioni per proseguire nella nostra attività nel canottaggio». R.S.

Dalla Regione un milione di euro allo sport piemontese La Regione Piemonte garantirà, con un milione di euro, il sostegno ai Comitati Regionali degli Enti di Promozione Sportiva e delle Federazioni: "Nonostante le gravi difficoltà di bilancio - ha spiegato l’assessore allo sport Alberto Cirio - abbiamo voluto garantire e mettere a disposizione un milione di euro a coloro che rappresentano una parte fondamentale del mondo sportivo piemontese, indispensabile alla pratica e alla crescita dello sport nella nostra regione. La misura servirà agli Enti di Promozione per proseguire le attività di diffusione della pratica sportiva, mentre alle Federazioni per sostenere i giovani talenti piemontesi. Le modalità di sostegno saranno operative entro ottobre, dopo un confronto con le parti interessate". Altri contributi sono inoltre stati garantiti alla pratica motoria nella scuola primaria: "Il progetto di Alfabetizzazione motoria vedrà anche quest'anno un contributo regionale dell'importo di 200 mila euro, esattamente come in passato - ha detto Cirio -, con nessuna conseguenza negativa per

le attività nelle scuole e per i nostri studenti". L'assessore Cirio ha annunciato anche la volontà di far partire a inizio 2011 un bando per la promozione rivolto alle tante associazioni sportive piemontesi: "Stiamo pensando un bando a cavallo tra 2010 e 2011 - ha dichiarato l’assessore - in modo da garantire le attività delle associazioni per tutto l'anno sportivo che parte a settembre e giunge fino alle soglie dell'estate. Lo lanceremo, però, solo dopo un attento confronto con i membri della Commissione Regionale Consiliare, perché vogliamo ridiscuterne i criteri, al fine di estenderli al maggior numero di associazioni possibile. Ad oggi, infatti, delle 60mila associazioni sportive esistenti in Piemonte, solo l’1% presenta domanda sul bando e solo lo 0,8%, cioè tra le 500 e le 600 associazioni, ottiene il contributo. È mia volontà – ha concluso Cirio – modificare i criteri affinché possano essere aiutate tutte le associazioni, comprese quelle più piccole”.


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talenti talenti

Sognare non è peccato

grande: “Sì - prosegue Giulia - entrare tra le migliori 10 giocatrici del mondo”. A quell’età sognare non è peccato e qualche volta i Giulia Pairone, campionessa tricolore sogni si avverano. Seguita atletiunder 14, ha le idee chiare: “Entrare fra camente da Emanuele Lambiase, le prime 100 del mondo, e poi chissà”. la torinese nata il 21 gennaio del 1996 ha in Federer e nella CljiSta bruciando le tappe, la classe e la sters i suoi modelli: “Del primo determinazione ci sono mi piace la varietà di gioco, della di Roberto Bertellino seconda la grinta. In più l'ammiro per essere tornata al tennis d'alto livello dopo la maternità e aver Giulia Pairone ha carattere e lo si ripreso a vincere”. Quali le doti vede, in campo e fuori. Sa quali migliori di Giulia? “La varietà di sacrifici occorre fare per emergecolpi - sottolinea il maestro Ivano re nello sport e nel tennis, la sua Rolando - e quindi la possibilità disciplina fin da quando era picdi trovare più soluzioni nel corcolissima. Non avrebbe potuto esso dei match”. Giulia sere diversamente, con una mam- Giulia Pairone si allena Pairone frequenta il ma maestra e appassionata come allo Sporting Borgaro sotto la guida di Massimo Larivera 1° anno del Liceo LinNunzia Pizzonia. E' stata proprio guistico in un istituto lei a metterle in mano l'attrezzo, di Nichelino, conciliando sport e per la prima volta. Così è cresciu- conquista del tricolore under 14 studio: “A volte diventa difficile ta, stagione dopo stagione, prima al TC Mestre. Nello stesso circolo, arrivare a casa dopo gli allenasui campi del Tennis Club Monvi- la settimana dopo, ha preso parmenti e pensare allo studio. Sono so poi, negli ultimi due anni, su te al suo primo 50.000 $. Un pesacrifici che faccio per me stessa, quelli dello Sporting Borgaro in riodo che ha messo a dura prova senza che nessuno me li imponga. compagnia del maestro Ivano Ro- la sua resistenza, fisica e psicoloLo stesso discorso vale sul campo gica, permettendole di esternare da tennis”. “Metodo, organizzaquel carattere cui si è fatto cenzione, disciplina. Sono - prosegue no. Il pugnetto mostrato dopo un il maestro Rolando - le cose che bel punto, ottenuto in recupero Giulia sta inserendo giorno dopo o aggredendo le rivali di turno, giorno nel suo modo di interpretare Giulia Pairone è nata a Torino il 21 gennaio 1996. il tennis. Classifica nazionale: 3.2. I risultati Classifica internazionale: ETA Under 14 n. 33 al 20 settembre 2010. le stanno Società di appartenenza: Sporting Borgaro sotto la direzione di Massimo e ci stanLarivera. no dando ragione. S e n z a esagelando e dello staff del centro di- fotografa il suo atteggiamento razioni crediamo sia questa la in campo. Mai passivo, sempre retto da Massimo Larivera. strada giusta da percorrere, proUn circolo per il quale è tessera- corretto. Una bella immagine di grammando anche le presenze ta dal settembre del 2009. Rego- tennista emergente che ama il nei tornei in accordo con la sua larmente convocata nelle diverse proprio sport e vuole salire. famiglia”. E in Italia a chi ti ispirappresentative regionali e na- Per arrivare dove? “Lavoro per diri? “Mi piace molto la Schiavone. zionali under, ha compiuto i clas- ventare una tennista professioniE' un personaggio, una gran tensici step che il tennis agonistico sta – risponde Giulia -. L'obiettivo nista”. Se i modelli sono questi richiede. Ora sta bruciando le tap- è centrare le top 100. Mi alleno certo Giulia non potrà che fare pe. In poco meno di dieci giorni, tutti i giorni, con la racchetta e meglio. all'inizio di settembre, molte cer- sotto il profilo atletico e penso tezze sono apparse all'orizzon- a come migliorare nell'aspetto Tennis ma non solo. Quando Giute. Hanno preso le forme delle tattico, visione di gioco e lettu- lia non gioca ama ascoltare musiqualificazioni superate nell'undi- ra delle partite. Certo, gli ultimi ca, leggere libri e navigare in incesima edizione del "Denaldi Le- risultati mi hanno dato maggior ternet. Ha due fratelli e anche il gnami" a Casale Monferrato, suo forza e consapevolezza”. Ma il padre, Alberto, arriva dallo sport primo 10.000 $ in carriera e della sogno nel cassetto è ancora più essendo stato un pilota di moto.

L a Scheda


Da Manta verso il mondo

moglie di Max, praticamente da sempre coach di Andreas Seppi. Camilla Rosatello ha vinto il Il progetto sta assumendo anche titolo under 16 sorprendendo le forme di un'Academy, con tananche i suoi maestri. Nel to di struttura abitativa ubicata Cuneese è la capofila di un a Verzuolo, in provincia di Cuneo: “Stiamo lavorando bene e gruppetto che coniuga studio in sinergia - sottolinea Denis Fino e sport alla grande - per raggiungere gli obiettivi prefissati di ognuna delle compodi Roberto Bertellino nenti del gruppo. Sarebbe ideale aggiungere un altro elemento, Non era certo partita con i favori d'età simile e motivazioni uguali a del pronostico, la cuneese Camilquelle delle ragazze attualmente la Rosatello nei campionati italiaimpegnate nella crescita tennistini under 16 femminili disputati lo ca e sportiva”. “Una bella avvenscorso settembre a Brindisi. L'altura - conferma Camilla Rosatello lieva del tecnico Denis Fino, già - motivante e coinvolcampionessa tricolore lo scorso Due tricolori consecutivi per Camilla: gente. I risultati ottenuti under 14 nel 2009 e under 16 nel 2010 anno a livello under 14, è infataiutano a proseguire e a ti una '95, dunque al primo anno incrementare l'impegno. in categoria e aveva davanti a sè to contro la trentina Sara Eccel. L'ultima parte di stagione, dopo molte giocatrici sulla carta più Con la stessa Eccel, Camilla ha l'inattesa vittoria tricolore, sarà quotate: “Pensavamo - ha affer- raggiunto il titolo di doppio, bat- impostata sulla partecipazione ai mato felice Denis Fino al termine tendo il tandem formato da Mo- 10.000 $ ITF. E' basilare confrontar- che un quarto di finale sarebbe ratelli e Stefanelli. si con questo primo step del tennis già stato un risultato importante La Rosatello ha già un punto professionistico, imparare a soffriWTA in singolare, conquistato re e conquistare i quindici in camnelle qualificazioni del 100.000 $ po internazionale”. del Country Cuneo, e due in dop- Nulla del progetto targato Manpio. E' numero 450 della classifica ta Tennis School, che vede Camilmondiale ITF Under 18. la Rosatello in primo piano, è lasciato al caso. Camilla Rosatello è nata il 28 maggio 1995. Classifica nazionale: 2.8. Forti delClassifica internazionale: 1 punto WTA in singolare e 2 punti WTA in doppio. la convinSocietà di appartenenza: Country Club Cuneo sotto la direzione tecnica di zione che Moreno Baccanelli si può praticare sport ad alto per Camilla. Nei primi turni ha Cresciuta al TC Manta di Saluzzo, livello senza perdere di vista lo vinto ma non entusiasmato. Dai seguita dal già citato Fino, Camil- studio, ecco nascere l'accordo con quarti, contro la Stefanelli, ha la fa parte di un team itinerante l'IPC aziendale di Saluzzo, realtà trovato invece un ottimo tennis, composto da altre giocatrici, ov- pubblica che appoggia Camilla ripetendosi in maniera peren- vero le piemontesi Francesca Ga- e le altre ragazze, a condizione toria sia in semifinale contro la riglio, classe 1996 ed Elisa Brigno- che svolgano adeguatamente il Albano, numero uno del tabello- ne, classe 1995, nonché la ligure percorso scolastico, permettenne, che in finale contro la Eccel. Chiara Icardi, anche lei 1995. Un do loro di esprimersi nell'attività Possiamo dire che ha operato un team il cui lavoro è finalizzato agonistica e negli allenamenti. netto salto di qualità. Ora occor- alla realizzazione del progetto di Compiti trasmessi anche via interre mantenere questi livelli e salire far arrivare le ragazze al profes- net e svolti con le stesse modalità. ancora. Merita un grosso plauso sionismo, cioè entrare nel tennis In sintesi un bell'esempio di aperper come ha condotto il torneo e che conta. Oltre a Denis Fino lo tura mentale per coniugare sport per l'affermazione in singolare e staff annovera Duccio Castellano, e crescita personale. Obiettivo di doppio”. Il titolo la cuneese del istruttore di 2° grado FIT e Lisa fine stagione per Camilla? “GiocaCountry Cuneo lo ha conquista- Sartori, preparatore e atletico e re gli Australian Open Juniores!”.

L a Scheda


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personaggi personaggi

Tante frecce all’arco di Elisabetta Un incidente da piccina, ma la Mijno ha saputo conquistare la vita: campionessa di tiro, quarto anno di medicina e tanto altro di Elis Calegari

Sbagliato dire che le loro sono storie sbagliate. Dico, quelle dei disabili. Che poi, a ben vedere, lo sono in modo relativo: è decisamente più giusto chiamarli "diversamente abili" perché loro fanno cose che noi, presunti e presumibili normali, manco ci sogniamo d'esser buoni a fare: se penso a come sa scendere Pietro, serrato nel suo guscio, giù dalle nevi del Sestriere... Le loro sono piuttosto storie diverse, questo sì, perché una sorta di frattura improvvisa s'è venuta a creare nello srotolarsi consueto dei giorni. Ma mai trovato uno di loro che si piangesse addosso; hanno tutti un modo di fare schietto e diretto, forse proprio per togliere subito quell'imbarazzo che sei tu a provare. Elisabetta Mijno è così, anzi sembra "più così" di tutti gli altri messi insieme. Ha voce ferma, decisa questa ragazza di quasi venticinque anni che è la nostra più grande speranza per i Paramondiali che si terranno a Torino il prossimo anno. “Sì, - fa Elisabetta - però non parliamone troppo perché son già tutti lì a dirmi “Eh, giochi in casa ed è un bel vantaggio... Io tutto 'sto vantaggio non lo vedo troppo, sento solo un'ansia strana che poco mi piace”. Elisabetta è arrivata a tirare con l'arco, quello olimpico, un po' per caso e un po' per casa: una sua vicina tirava e così lei, discretamente innamorata d'ogni film di Robin Hood, si lasciò convincere e provò ad andare a tirare. Era il '97 e ne aveva già passate e provate talmente tante che si lasciò tentare anche da questo. Del resto, lei, ancor

oggi, è una che non si fa mancare nulla. Chi la conosce bene te la descrive come una forza della natura, una forza della natura anche molto bella, che non fa fatica a portare in carrozzina il suo metro e 76 in giro per discoteche e boschi. Sì, boschi, tanto che pare che di "carrozze" ne abbia già sfasciata una bella serie. “E' che la natura mi piace troppo. Mi piacciono profumi e colori d'ogni stagione e come cambia la mia campagna all'arrivo d'ognuna di esse”. - Scusa, ma tu non sei nata a Moncalieri? “Sì, e in città ho vissuto i miei primi cinque anni. Poi però dopo l'incidente i miei hanno pensato che fosse bene trasferirci a Trana, dove ancor oggi vivo”. - Incidente? Che cosa ti è successo a cinque anni? Ti va di parlarne? “Per me non è assolutamente un problema, è mamma che ci sta male ogni volta che si rievoca quell'episodio. Tornavamo da una mostra di

gatti e il destino era lì ad aspettarci: le dinamiche dell'incidente mi provocarono una lesione midollare nella parte alta della schiena e da quel momento vivo in carrozzina. Tutto qua”. - Ti ricordi qualcosa di quel momento e di quelli che lo seguirono? “Ero piccola e quell'età è stata un forte anestetico. Il ricordo è confuso; alla mente mi tornano più facilmente il ricovero a Torino al Regina Margherita e il primo periodo di riabilitazione su all'Eremo.” - Come mai i tuoi decisero di trasferirsi a Trana? Non era più comodo lasciarti la città vicina con tutto quello che ti necessitava? “Mamma voleva che per me ci fosse un ambiente più sereno e rilassato, e direi che la sua è stata una scelta vincente: la città mi piace, però i miei boschi... Poi, sai, subito dopo l'incidente i miei non volevano lasciare nulla di intentato e, venuti a conoscenza del metodo e dei trattamenti sviluppati da Valentin Dikul, il trapezista russo diventato paraplegico e recuperatosi alla vita grazie a una personalissima e innovativa terapia da lui inventata, decisero che saremmo andati a Mosca». - E ci andaste? “Certo, rimasi nel centro di Dikul per un po' di mesi e ancor oggi ti


dico che è stata davvero un'esperienza straordinaria». - Per gli esiti che ha avuto? “La terapia era composta da esercizi che muovevano particolari gruppi di muscoli ed era ritenuta impiegabile per trattare disturbi del sistema nervoso che avevano un effetto sui movimenti del corpo, ma con una lesione come la mia non è che si potesse far molto. E' stata un'esperienza umana straordinaria, piuttosto; imparai a parlare il russo, tanto che Elisabetta continuo a mante- di Pechino 2008 nere rapporti con gente conosciuta in quel periodo: gente straordinaria, fantastica che mi ha regalato un'umanità senza paragoni. Io la fame non l'ho mai patita, però percepivo benissimo le difficoltà della gente, difficoltà vissute con una dignità ed uno spirito di tolleranza inimmaginabili qui da noi. Ora mi dicono che Mosca sia cambiata e con lei lo spirito della gente, penso che sia un vero peccato». - Quanto è durata la vostra permanenza in Russia? “Tre mesi. Poi siamo tornati a casa perché ho dovuto cominciare la scuola elementare”. - Com'è stato l'impatto con la scuola? “Una pacchia. Eravamo in sette, seguitissimi e divertitissimi”. - Nessun imbarazzo con gli altri bimbi? “No, nessuno. Credo che fosse molto più imbarazzato un mio compagno quando gli misero "l'apparecchio" in bocca. Ricordo persino le risate che mi feci quando caddi la prima volta dalla carrozzina...Sì, la scelta di mamma di portarmi in un posto più piccolo è stata davvero eccellente”. -Veniamo alla tua vita con l'arco: che amore è? “Adesso un amore senza interruzioni, ma non è sempre stato così.

Dopo aver cominciato a tirare abbastanza seriamente grazie ai consigli dell'indimenticabile Margherita Perraccino, a più riprese ho dovuto interrompere per una serie di interventi chirurgici alla mia schiena disastrata. Solo dalla stagione 2005-2006 ho potuto dedicarmi interamente a questo sport che mi sta regalando grandi emozioni e soddisfazioni”. - Dopo soli due anni eri già alle Paralimpiadi di Pechino...

portare il contributo per far vincere il titolo alla mia società, gli "Arcieri delle Alpi"! In coppia con Patrizia Cavallini e Anna Botto è stato davvero unico competere e ottenere il successo”. - Ma Anna Botto ha qualche relazione con Giorgio Botto, il tuo allenatore? “Sì, è la sorella. Vorrei però precisare che Giorgio oltre ad essere il mio allenatore è anche il martire che mi sopporta ogni giorno.” - Come ti sta preparando in questo periodo? “Ovviamente il mirino è puntato sui due grandi appuntamenti dei due prossimi anni: i Mondiali che si terranno a luglio 2011 qui a Torino e le Paralimpiadi di Londra del 2012. Ma se non ti spiace preferirei non parlare della " nostra" prova iridaMijno alle Paralimpiadi ta perché, come detto, mi agita». - Senti così forte la responsabilità di “Certo, ed è stata una sensazione dover vincere ad ogni costo? meravigliosa, ma non dimentico “So che è una gara diversa dalle alle prime gare all'estero e i dieci ti- tre, qui, a casa: l'occasione delle octoli di campionessa d'Italia che ho casioni. Voglio rimanere tranquilla raggiunto, sia individualmente che il più possibile e poi vedremo». nelle com- Ce la farai, petizioni è questa la a squadre. tua forza più Sono orgogrande? gliosa della “La mia forza medaglia sta nel non d'argento arrendersi che ho vinto mai, nel voler quest'anno lottare semagli Europre”. pei disputa- E' questa ti a Vichy e l'eredità che del record t'ha ladel mondo La conquista delle medaglia d’oro sciato al campionato italiano Indoor ottenuto nel l'inciden"mixed team", nel " doppio misto", te? in coppia con Oscar De Pellegrin». «Ero piccola, chi può dirlo. Guarda, - Nella tua vita c'è spazio solo per la io non sopporto coloro che si piantua attività sportiva? gono addosso: è andata così, questa “Ma no, manco per sogno. Sono è la mia vita e la vivo così appieno iscritta al quarto anno di Medicina e fino in fondo. Sarebbe stato tute poi ci sono gli amici e un sacco di to diverso? Stupido chiederselo: la cose da fare. Le mie sono giornate mia vita è questa. Sai che ogni tantutte belle piene...” to mi va di lanciare una provocazio- Anche perché poi non ti limiti a ne: l'incidente e condizioni come la partecipare alle gare per diversa- mia sono esperienze che andrebbemente abili: se non sbaglio nel 2009 ro fatte da più d'uno. Roba quasi hai ottenuto un oro e un argento da consiglio. Giusto per rimettere agli Assoluti tra i cosiddetti "nor- un po' a posto i valori nella scala, mali". E così? per capire meglio se stessi e gli al“Grande soddisfazione riuscire a tri».


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MEDICINA Acqua o integratori in gara? Durante una competizione sportiva è preferibile bere acqua pura o bevande con integratori energetici come maltodestrine o altri glucidi?

Chiara Verazzo - Ivrea Dott. Gian P. Ganzit

L'assunzione di acqua durante la pratica della maggior parte degli sport è importante nel compensare le perdite con l’evaporazione e la sudorazione. La perdita di acqua può ridurre la funzionalità dei muscoli e dell’apparato cardiocircolatorio con riduzione della prestazione. Diversi studi hanno messo in evidenza che nelle attività sportive di lunga durata l’assunzione di bevande con glucidi ed elettroliti può ridurre la sensazione di fatica fornendo energia per il metabolismo muscolare. Bisogna però tenere presente che l’effetto di una bevanda si manifesta solo quando i suoi componenti raggiungono le zone del corpo ove sono necessarie. Per ottenere questo la bevanda deve uscire dallo stomaco, venire assorbita nel piccolo intestino e trasportata nell’organo appropriato. Si sa che lo svuotamento gastrico è il fattore determinante nel rendere disponibile la bevanda ingerita, cioè se noi beviamo ma la bevanda rimane nello stomaco ai fini funzionali è come se non avessimo bevuto. La velocità di svuotamento gastrico dipende dal volume e dalla composizione del suo contenuto ma è anche influenzata da altri fattori come il tipo di attività fisica. L’attività sportiva di moderata intensità rallenta lievemente lo svuotamento gastrico che viene invece notevolmente ostacolato da attività molto intensa. Nella maggior parte degli sport in cui si alternano fasi di attività intesa ad altre meno intense o di recupero si ritiene che proprio queste ultime permettono di usufruire delle sostanze ottenute con l’ingestione di bevande. Generalmente lo svuotamento gastrico durante attività intermittente è però più lento che durante attività fisica di livello moderato. L’aumento della densità energetica della bevanda rallenta lo svuotamento gastrico. La maggior parte degli studi evidenzia che una bevanda con una concentrazione di glucidi oltre il 6% rallenta lo svuotamento gastrico rispetto all’assunzione di sola acqua a riposo o durate attività fisica moderata. Quindi si consiglia di solito in sport con pre-

stazioni intermittenti come calcio, basket, tennis di bere acqua con piccole quantità di glucidi e sali minerali. Tuttavia studi recenti con tecniche di misura più sofisticate hanno evidenziato che lo svuotamento gastrico durante attività fisica intermittente è simile per l’acqua pura o addizionata del 6,5% di glucidi, cioè l’attività svolta ha un’influenza maggiore del contenuto di glucidi della bevanda. In ogni caso bisogna ricordare che non tutta l’acqua viene assorbita. E’ stato misurato che dopo aver bevuto 300 ml di acqua dopo 30 minuti di attività fisica intermittente solo il 36% abbandona lo stomaco e quindi solo circa 7-8 g di gludici in più sono disponibili per i muscoli come fonte energetica. Questa piccola quantità può però avere effetti positivi nel ritardare la comparsa di fatica. L’assunzione di liquidi, per il rallentato svuotamento gastrico, non compensa del tutto le perdite e già dopo 30 minuti di attività fisica intermittente la disidratazione può raggiungere lo 0,8% del peso corporeo. E’ noto che una disidratazione già del 1,8% del peso corporeo determina riduzione delle prestazioni fisiche che si accentua ulteriormente con il progredire della disidratazione. E’ stato osservato che non vi sono differenza significative fra le variazioni di volume plasmatico e frequenza cardiaca durante esercizio fisico svolto bevendo acqua o acqua con glucidi, ma in generale con questa seconda integrazione la capacità fisica risulta superiore. Questo fa ritenere che i vantaggi siano ottenuti più con l’apporto di energia che con il miglioramento del bilancio idrico. Quindi in generale risulta preferibile una integrazione idrica con bevande con un contenuto di glucidi attorno al 5-6% piuttosto che sola acqua. Se non è gradito il gusto si può cercare di modificarlo ovvero prima bere l’integratore e subito dopo acqua pura. Data la lentezza dello svuotamento gastrico in ogni caso ricordarsi di bere poco alla volta iniziando presto, anche subito prima di iniziare la pratica sportiva, senza aspettare di avere sete.


IMPIANTI Modelli progettuali per palestre Sono il gestore di un piccolo centro sportivo con una palestra da ristrutturare. Quali sono le indicazioni guida da osservare?

Emanuele S. - Novara Ing. Mario Piovano

Fig.1 In un precedente articolo abbiamo accennato ai cosiddetti modelli progettuali che abbiamo individuato per quattro tipologie di impianti sportivi: palestra, piscina, campo a manto erboso e piattaforma polivalente. Vogliamo ora trattare brevemente il modello palestra. Il primo passo per la realizzazione di un impianto è l’individuazione del bacino d’utenza. Il grafico sottostante (Fig. 1) individua tre tipologie di palestre, definite M1, M2, M3 con diverse “superfici sportive” in funzione del bacino d’utenza; M1 con bacino di utenza avente una popolazione di circa 3.000 persone, M2 di circa 6.000 ed M3 di circa 12.000 . Si considera “superficie sportiva” la superficie della sala di attività senza considerare gli spazi per il pubblico e le attrezzature. Tali superfici sono rispettivamente circa 1.150 mq per M1, 2.150 mq per M2 e 2.700 mq per M3. I costi conseguenti di costruzione (IVA ed attrezzature comprese) si aggirano intorno a 1.300.000 euro per M1, 2.500.000 euro per M2 e 3.000.000 euro per M3. I costi di gestione annuali per consumi, funzionamento, manutenzioni, oneri finanziari e ammortamenti sono rispettivamente 140.000 euro per M1, 250.000 euro per M2 e 350.000 euro per M3. Da questi sintetici dati derivano le prime considerazioni che una committenza oculata deve fare, prima di avviare il processo progettuale, per valutare se riuscirà a coprire le spese soprattutto gestionali. Il passo successivo prende in considerazione gli aspetti urbanistici, riferendoci per brevità al solo modello M2. In tale impianto si possono svolgere molte attività sportive, ad esempio: pallavolo, pallacanestro, educa-

zione fisica, ginnastica, scherma, tennis tavolo, arti marziali, lotta, judo, karate, pesistica… ed altre attività extra-sportive ( spettacoli e riunioni ad esempio ) e pertanto saranno necessarie adeguate superfici interne di supporto (spogliatoi, servizi per atleti, arbitri e pubblico, tribune, spazi accessori e di pronto soccorso…). L’impianto dovrà infine garantire l’accessibilità ai mezzi pubblici e privati ed a quelli della sicurezza. Tralasciando, per ovvi motivi di brevità, calcoli e passaggi intermedi si individua un fabbisogno di area di circa 10.000 mq tra la parte coperta e quella scoperta. Nel riquadro sottostante (Fig. 2) è rappresentato il dimensionamento di massima dell’edificio del modello M2. Effettuate le valutazioni di base sopramenzionate è possibile avviare la fase progettuale che non possiamo affrontare in questo breve spazio. Vogliamo solamente ricordare alcuni titoli degli argomenti che dovranno guidare l’attenzione del committente e del progettista: sicurezza, acustica, illuminotecnica, pavimentazioni, impianti tecnologici ed energetici, benessere ambientale ed igiene ed ovviamente quelli classici della progettazione: i dimensionamenti delle singole aree e volumi in funzione della normativa di legge e degli enti sportivi.

Fig.2


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LEGGE Impianti e responsabilità sui minori Sono l’amministratore di una società che gestisce un impianto sportivo. Vorrei sapere quali sono le responsabilità che possono derivare dall’ingresso di minori non accompagnati all’interno delle strutture sportive.

Riccardo Zanetti – Casale Monferrato Avv. Stefano Comellini

In linea generale, sussiste in capo al gestore di un impianto sportivo una responsabilità sia di natura contrattuale, qualora si paghi un biglietto d’ingresso per l’uso oneroso della struttura, sia extracontrattuale ai sensi dell’art. 2043 cod. civ., se ha omesso colposamente di predisporre adeguati strumenti di protezione, sia “presuntiva” ex art. 2051 cod. civ., nella sua qualità di custode dell'impianto. In sostanza, l’obbligazione assunta dal gestore di un impianto sportivo, come di un cinema o di un teatro, non si esaurisce nel rendere fruibile una struttura, un servizio o uno spettacolo, ma include necessariamente anche le condizioni di sicurezza ed incolumità che quell’utilizzo implica. D’altro canto, necessita la consapevolezza che le attività sportive, spesso, hanno connotati di rischio o addirittura di pericolosità. Vale al proposito, per maggiore chiarezza, riportare quanto deciso recentemente dalla Cassazione penale. Nel caso specifico, si contestava al gestore di un impianto di piscina provvisto di trampolini con altezza di mt. 3,5-5-10 di avere accettato l'ingresso di un minore degli anni 14 non accompagnato dai genitori, essendosi così assunto la responsabilità dell'incolumità dello stesso all'interno dell'impianto con specifico riferimento alle possibili situazioni di pericolo rappresentate in concreto dalla presenza della struttura dei trampolini, omettendo di assicurare presso tale struttura la presenza fissa di un assistente che ne impedisse un uso indiscriminato ad opera dei minori. Ad altro soggetto, di fatto responsabile dell’assistenza ai bagnanti, si contestava di non aver impedito al minore di salire sulla struttura dell'altezza di mt. 5, quindi di porsi in una situazione di pericolo, poi concretizzatosi per l'uso improprio della struttura. Infatti, il minore saliva sul trampolino, di libero accesso, non essendovi alcun assistente, si aggrappava alla tavola, cadendo poi sul bordo della piscina riportando gravissime lesioni (invalidità civile del 100%). In particolare, la Cassazione ha ravvisato una condotta omissiva degli obblighi di adozione di tutte le misure atte ad assicurare il regolare svolgimento delle attività sportive senza rischio per gli utenti e specie per i bambini, ai quali doveva essere reso impossibile l'accesso alle pedane più alte "con strutture non eludibili e non con una semplice catenella, facilmente scavalcabile"; né l'apposizione di un mero cartello di divieto ed un semplice regolamento potevano ritenersi idonei allo scopo, appunto tenuto

conto della notoria "vivacità" dei ragazzini, "inclini a superare ogni condizionamento nei loro confronti", verso i cui movimenti andava, perciò, indirizzata una peculiare e prioritaria attenzione. Il gestore si era difeso adducendo la responsabilità esclusiva dei genitori del minore che lo avevano lasciato solo e incustodito in una situazione di pericolo, addirittura arrivando a profilare, a loro carico, la commissione del reato di cui all’art. 591 cod. pen. (“abbandono di persone minori o incapaci”). La Suprema Corte ha respinto l’argomentazione, ritenendo che i genitori avessero correttamente riposto affidamento sui sistemi di controllo strutturali e personali della struttura (che aveva ospitato anche in altre occasioni dei minori), in tal modo non concorrendo, in alcun modo o in alcuna misura, nella produzione dell'evento dannoso. Infatti, ai fini della sussistenza del prospettato delitto d'abbandono di persone minori, rileva esclusivamente la volontà di abbandonare a se stesso il minore in una situazione di pericolo di cui si abbia l'esatta percezione; sicché nel caso di specie, in cui era fuori discussione siffatta eventualità (potendosi configurare solo un consapevole e temporaneo distacco, peraltro con contestuale affidamento alla struttura sportiva), non poteva, in alcun modo, ipotizzarsi l'adombrato reato di cui all'art. 591 cod. pen. Inoltre, l'art. 2048 cod. civ. - che prevede la responsabilità dei genitori, tutori, precettori e maestri d'arte - trova applicazione limitatamente ai casi in cui il minore cagioni ad altri un danno ingiusto, non anche nell'ipotesi in cui egli stesso si procuri una lesione. La posizione di garanzia che grava sul gestore della piscina implica, quindi, l'obbligo per il medesimo di garantire l'incolumità fisica degli utenti mediante l'idonea organizzazione dell'attività, vigilando sul rispetto delle regole interne e di quelle emanate dalla federazione sportiva di riferimento. Parimenti, fu ritenuta la responsabilità anche dell’assistente ai bagnanti, ritenuto gravato dell’obbligo non solo di prendersi cura dei nuotatori presenti in piscina, ma anche di quello di sorvegliare i comportamenti di tutti i frequentatori della struttura. Correttamente, quindi, la Corte ha ritenuto che l’assistente, proprio per la "vivacità dei bambini" ed "il dato obiettivo che gli stessi avevano superato la struttura delimitativa dell'accesso ai trampolini più alti", avrebbe dovuto provvedere al controllo dell’impianto con "esclusione immediata dall'area più alta dei minori non ammessi".


PSICOLOGIA Genitori e figli atleti Molti criticano la presenza dei genitori al fianco degli atleti. Potreste indicarmi qual ruolo deve ricoprire la famiglia durante l’attività agonistica dei propri figli?

Marilena D’Angelo - Torino Dott.ssa Sabina Sereno

Quale debba essere il ruolo dei genitori in ambito sportivo è certamente un argomento molto importante e, al contempo, delicato; infatti, per rimanere accanto ai propri figli, durante l’attività agonistica, sono necessari un buon equilibrio psicologico e notevoli capacità adattive. Il modo di porsi dei genitori dovrebbe modificarsi durante la carriera sportiva del figlio, evolvendosi rispetto al suo ciclo evolutivo. Per questo motivo occorre fare una distinzione rispetto all’età e al livello atletico raggiunto dal minore. Diverso è essere genitori di un giovane atleta che muove i primi passi nello sport, di un atleta agonista ai suoi esordi, di uno sportivo di vertice o di un campionissimo. Come abbiamo avuto modo di dire, l’atteggiamento dei genitori dovrebbe modificarsi rispetto all’età del proprio figlio: è evidente che relazionarsi con un bambino di età prescolare o scolare è differente dal relazionarsi con un adolescente. Nonostante le infelici battute di spirito, che fanno riferimento alla necessità di essere privi di genitori per diventare campioni, molte biografie di grandi atleti, mettono in evidenza l’importanza della famiglia nella scelta sportiva e nel supporto costante, durante l’attività agonistica. La famiglia gioca spesso una parte importante nell’esordio e nella scelta dello sport praticato dal proprio figlio; infatti, il più delle volte, il peso che esercita in questa decisione può condizionare l’approccio del minore rispetto al futuro andamento della sua attività sportiva. L’inizio della carriera sportiva può essere dovuto a diverse ragioni: o per esigenze salutistiche e sociorelazionali o per la passione di uno o di entrambi i genitori nei confronti di un determinato sport. Il bambino avviato ad una particolare disciplina può all’inizio incontrare alcune difficoltà che però possono essere facilmente superate con il sostegno dei genitori, dell’allenatore e della pratica stessa. A volte, però, il giovane atleta può risultare non particolarmente dotato per quel tipo di sport e l’insistenza della famiglia, del maestro o della società sportiva possono causargli frustrazione e risultare inutili, sia al fine dell’apprendimento, sia nei confronti della propria autostima, provocando sovente la perdita della motivazione iniziale e favorendo l’abbandono precoce. Altre volte, invece, la scarsa predisposizione del ragazzo e i suoi insuccessi, potrebbero causargli del malessere psicologico legato, in particolare, al confronto con i propri coetanei, il quale potrebbe ripercuotersi anche in altri ambiti, quali ad esempio quello scolastico. Per questa ragione i genitori di coloro che incominciano a praticare uno sport, o lo praticano da poco tempo, dovrebbero sostenere

emotivamente il figlio, affiancandolo nei momenti di maggiore sconforto o aiutandolo ad orientarsi verso un’altra attività sportiva che possa gratificarlo maggiormente, cercando di capire insieme quale possa essere per lui l’attività Prof.ssa L.Bal Filoramo più consona. Le famiglie degli atleti che iniziano a praticare sport a livello agonistico sono anch’esse poste di fronte a non pochi ostacoli; infatti può accadere che a volte essi abbiano praticato lo stesso sport o un altro ad un buon livello, ma per una ragione o per un'altra non siano riusciti a raggiungere gli obiettivi che si erano prefissi. Può succedere, perciò, che le mancate aspettative dei genitori, ricadano, seppur inconsapevolmente sui propri figli, impedendo loro di poter svolgere il proprio sport in modo sereno e soddisfacente. Infatti i giovani atleti, dovendo già fare “i conti” con le loro preoccupazioni ed emozioni, nel momento stesso in cui vengono ad essere oggetto dei meccanismi di proiezione dei genitori, vengono investiti da eccessive responsabilità che il più delle volte, li ostacolano nel raggiungimento dei loro risultati. Anche l’atteggiamento opposto, che implica un’eccessiva protezione del figlio, può danneggiare ugualmente la strutturazione della personalità. Alcune volte i genitori, per evitargli forti stress, impediscono al giovane atleta di partecipare alle competizioni sportive con l’intento di preservarlo dagli aspetti negativi dell’attività agonistica. In tal modo viene impedito al proprio figlio di sperimentare, dal punto di vista psicologico, quali possano essere i propri limiti, imparando ad accettare in modo equilibrato le frustrazioni e i sacrifici che gli permetteranno, in futuro, di andare incontro a risultati più positivi nello sport e nella vita. Il ruolo della famiglia in ambito sportivo può essere declinato in moltissime sfaccettature, in questo caso abbiamo cercato di dare alcune suggestioni che certamente non sono sufficienti a delineare quali siano gli atteggiamenti più consoni e utili. Importante è che si instauri un rapporto di fiducia con l’allenatore del proprio figlio, evitando reciproche critiche, per non costringere il giovane atleta a dover fare delle scelte che, in ogni modo, lo vedrebbero sconfitto. Sia il ruolo dei genitori sia quello dei maestri deve essere vissuto dal ragazzo come un sostegno e non come un’ulteriore difficoltà.


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FISCO Novità su collaborazioni coordinate e continuative Sono un insegnante di educazione fisica in una scuola pubblica superiore, con una collaborazione in qualità di preparatore atletico presso una società sportiva di calcio. E’ vero che secondo la legge non è consentito esercitare questa doppia attività?

Marcello Vieri - Torino

Dott. E. M. Vidali

Con interpello n. 22/2010 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali fornisce alcuni chiarimenti di particolare rilievo in merito al corretto trattamento delle collaborazioni coordinate e continuative previste dall’art. 90, commi 3 e 23 della L. 289/2002. In particolare il comma 3 fa riferimento ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo - gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche, mentre il comma 23 fa riferimento alle prestazioni rese a favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche da parte dei dipendenti pubblici. Ricordiamo che i dipendenti pubblici possono prestare la propria attività, nell'ambito delle società e associazioni sportive dilettantistiche, fuori dall'orario di lavoro, purché a titolo gratuito e fatti salvi gli obblighi di servizio, previa comunicazione all'amministrazione di appartenenza. Ai medesimi soggetti possono essere riconosciuti esclusivamente le indennità e i rimborsi di cui all'articolo 67, comma 1, lettera m) del T.U.I.R. Il Ministero chiarisce che le associazioni e società sportive che stipulano i contratti di collaborazione coordinata e continuativa previsti dal citato art. 90 sono comunque tenute all’obbligo di comunicazione preventiva al competente Centro per l’impiego. Per quanto concerne le prestazioni rese da dipendenti pubblici, queste, se si riferiscono ad attività di carattere istituzionale proprie degli enti sportivi dilettantistici, non sono soggette a registrazione sul Libro Unico del Lavoro. Giova ricordare che comunque tali prestazioni dovranno essere prestate a titolo gratuito. Il Ministero chiarisce, ancora, che i compensi erogati a favore dei tecnici sono ricompresi nell’ambito della disciplina dell’ENPALS, fatti salvi i casi

Redazione, Editore e Amministrazione: NOVALIS srl Corso Svizzera 185/bis, 10149 Torino Direttore Responsabile: Barbara Masi Coordinatore Editoriale: Gianni Romeo

in cui ricorrano i presupposti per l’applicazione del citato art. 67, comma 1, lettera m), del T.U.I.R. e cioè possano configurarsi come redditi diversi e non come redditi di lavoro autonomo o subordinato.

La risposta e’ on line Hai delle domande da porre ai consulenti dello SPORTELLO DELLO SPORT? Scrivi a “SPORT in PIEMONTE” C/o CONI C.R. PIEMONTE – Via G. Bruno 191, 10134 TORINO oppure vai sul sito www.sportinpiemonte.com o www.conipiemonte.net nella sezione Sportello dello Sport, il servizio di consulenza dedicato a tutti gli operatori del mondo sportivo: La risposta è on line.

Collaboratori: Marco Ansaldo Marco Avena Livio Berruti Roberto Bertellino Patrizia Bertolo Franco Bocca Elis Calegari Roberto Condio Monica Ghio Massimo Gramellini Pier Luigi Griffa Domenico Latagliata Roberto Levi Domenico Marchese Fabio Marzaglia Matteo Musso Gian Paolo Ormezzano

Luca Rolandi Carlo Romeo Myriam Scamangas Giancarlo Spadoni Lorenzo Tanaceto Stefano Tarolli Alfredo Trentalange Stefano Tubia Giorgio Viberti Enrico Zambruno Progetto Grafico: NOVALIS srl Corso Svizzera 185/bis, 10149 Torino Stampa: Alma Tipografica Via Frabosa 29/B, 12089 Villanova Mondovì (CN) Registrazione della testata presso il Tribunale di Torino N. 27 del 05.05.2009


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Graphivity, Sport in Piemonte, ottobre 2010  

Magazine sportivo realizzato interamente da Graphivity per Circolo della Stampa e Novalis Srl.

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