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Cronaca sportiva di ieri e di oggi Anno VIII Ottobre 2016

notizie Due volte bronzo per l’olimpionico Gabriele Detti

Autorizzazione Tribunale di Livorno n° 1109 del 07/05/2009

Foto Augusto Bizzi

All’interno il poster delle finaliste di Miss Livorno 2016

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Cronaca sportiva di ieri e di oggi Anno VIII Ottobre 2016

notizie Due volte bronzo per l’olimpionico Gabriele Detti Foto Augusto Bizzi

In questo numero

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4 Olimpiadi da ripensare e ricollocare 5 CESARE GENTILE, un veterano Doc

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innamorato dello sport

7 GABRIELE DETTI: due medaglie 7

olimpiche, tanta simpatiai

8/9

8/9 Mentre Rio va in archivio, Tokyo

Autorizzazione Tribunale di Livorno n° 1109 del 07/05/2009

comincia a fare capolino...

11 Una “strana” olimpiade per

All’interno il poster delle finaliste di Miss Livorno 2016

LUCA AGAMENNONI

11 12 FRANCESCO MARRAI

e le sue prime olimpiadi

PROVINCIA DI LIVORNO

COMUNE DI LIVORNO

In copertina Gabriele Detti, due bronzi alle Olimpiadi 2016 (Foto Augusto Bizzi)

L’Almanacco

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mondiale con Gabriele e Gregorio

Direttora responsabile Antonella De Vito hanno collaborato Mario Orsini

Stampa Industria grafica MYCKPRESS srl Piazza Dossetti, 7 56012 Fornacette (PI) Grafica e impaginazione Scotto Pubblicità by Isabella Scotto

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sparring partner alle paralimpiadi

15 STEFANO MORINI tecnico

notizie

Redazione Scotto Pubblicità Via Bengasi, 109 Tel. 0586 403003 Cell. 336 710317

13 ALESSANDRO PAROLI

16 SEBASTIANO BIZZI

e la “luce” delle olimpiadi

17 DAVIDE CHIAVERINI, MARCO

LOMBARDO e MAURO MARTELLI

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19 IRENE CIPRIANI

e il sogno che si avvera

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Poster Miss Livorno 2016

19 23

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23 L’estate 2016 incorona KIARA

20/21

24/25

24/25

FERRETTI nuova Miss Livorno A CAMILLA SERRA la fascia Miss Almanacco dello Sport

27 Il magico mondo... degli esordienti 28 Torneo calcistico giovanile

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Baconcini-Guglielmi

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29 PAOLO IAVAGNILIO

e il Trail Running 27 31 MARCO LOMBARDI 29 alla Runner Winschoten 32 Campionati Italiani di

Autorizzazione Tribunale di Livorno n° 1109 del 7 maggio 2009

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Tiro a Bersaglio Subacqueo

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33 ALESSIO PORCIANI

Campione italiano di Sup

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35 MATTIA BEVILACQUA 35 37

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campione italiano Juniores 36 Sessantacinque anni di storia per il G.S. Carli Coop La Variante 37 SANDRO LULLI ovvero l’evergreen del canottaggio 38 Concorso fotografico

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Olimpiadi da ripensare e ricollocare Aboliamo la retorica e guardiamo al futuro dello sport

da sempre neutrali ed intoccabili, furono violati e la nostra “modernità” si è imposta ad antichi ideali ed idealismi. Un altro aspetto sbandierato è l’occasione che gli atleti di tutto il mondo hanno di incontrarsi, giovani che si affrontano e si confrontano... una opportunità unica! No, questa è veramente retorica. In un mondo che i mezzi di trasporto e quelli di comunicazione virtuale hanno ridotto ad una piccola isola, i giovani non hanno certo bisogno dell’anno bisestile per incontrarsi... specialmente questi che, già campioni, saltano da un

In fondo l’Olimpiade si è aggiornata per conto proprio, nel bene e, soprattutto, nel male che l’ha più volte deturpata

Paolo Corrieri, delegato del Coni provinciale

L’

Almanacco chiama all’appuntamento mensile su un tema difficile: sulla recente Olimpiade tutti hanno ormai detto tutto e... molto è già stato detto anche sulle prossime! Da Delegato CONI per Livorno è obbligo riaffermare la soddisfazione per l’ampia partecipazione e per i risultati dei nostri otto concittadini che a Rio ci hanno più che degnamente rappresentato, ribadire e gioire per la parte che la Toscana ha avuto nel nostro pingue medagliere... ma, appunto, già tanti questo l’hanno detto.

i suoi rappresentanti si portavano a casa. Un paese occupato a fare ben altro: a muoversi, a crescere, a costrui re, a proiettarsi nel mondo da non molto scoperto. E l’Olimpiade? Lontana, direi inutile e comunque non funzionale alla loro crescita spasmodica ed addirittura nemmeno più funzionale alla affermazione del regime. Così laggiù. E qui? Un certo sentore (l’ho decifrato dopo) l’avevo avuto al saluto rivolto

Un saluto in piscina, tra amici e sostenitori, tra sportivi, senza altra rappresentanza se non una sparuta pattuglia di autorità Lambiccandomi su come non essere ovvio, mi sono avventurato in alte elucubrazioni che offro come canovaccio di una riflessione sull’attuale senso della tenzone olimpica, senza pretesa di esprimere giudizi categorici e lungi da voler essere esaustivo. Ho vissuto questa Olimpiade in luogo equidistante dall’Italia e dal Brasile, cercando, ogni volta che era possibile, un collegamento WiFi che mi permettesse di sfogliare i giornali on-line, in un paese del tutto indifferente (almeno al mio sguardo di visitatore impossibilitato a dialogare per l’unicità della loro espressione linguistica) all’incetta di medaglie che 4

L’Almanacco

notizie

ai nostri che partivano per Rio. Un saluto in piscina, tra amici e sostenitori, tra sportivi, senza altra rappresentanza se non una sparuta pattuglia di autorità. Concedetemi un po’ di retorica: l’Olimpiade coinvolgeva nazioni, fermava le guerre, creava eroi indimenticabili e celebrati nella storia. Senza tornare alle reminiscenze liceali: anche le Olimpiadi moderne avevano qualche aspettativa del genere, poi, invece che fermare le guerre per permettere agli atleti di partecipare, agli atleti fu imposto di non partecipare per diatribe politiche e grettezze di schieramento, poi i suoi luoghi,

evento all’altro, da un meeting ad un galà, da una world series ad un campionato del mondo. Ricordiamo ancora le aspettative con cui i tentennanti collegamenti ci tenevano incollati alla televisione, prodromi della ossessionante spettacolarizzazione giornaliera di ogni evento sportivo che relega l’Olimpiade ad uno dei tanti, solo valorizzato dalla contemporaneità di tante discipline e dal fascino del fuso orario nelle nottate, in attesa del decantato azzurro misconosciuto fino a qualche ora prima. Tutto da buttare? No, penso sia tutto da ripensare. Da ricollocare. In fondo l’Olimpiade si è aggiornata per conto proprio, nel bene e, soprattutto, nel male che l’ha più volte deturpata, ma è il mondo sportivo che sembra non essersene accordo, che continua a dispiegare le bandiere della retorica e di valori ormai triti, privo della capacità di ricollocare gli eventi e dar loro i nomi che li spettano. E allora l’Olimpiade “cui prodest”? Senz’altro ancora a qualche atleta. A quelli degli sport non abituati ai grandi palcoscenici e che finalizzano i quattro anni inter-olimpici a quel risultato che può diventare motivo di vita. Forse, fosse solo per questo l’Olimpiade deve continuare ad essere con modi e nomi nuovi. Questo è la punta di iceberg di un pensiero che potrebbe ulteriormente tediarvi... ma, intanto, pensiamoci. Paolo Corrieri Delegato provinciale del Coni


Gioie e dolori dalle olimpiadi

Cesare Gentile con Vittorio Rocchi

L

e Olimpiadi sono sempre un evento per gli appassionati di sport. Si parla dei campioni di oggi, ma anche di quelli di ieri e di domani, si fanno confronti con le edizioni passate, insomma ogni cosa è buona per parlare dei Giochi Olimpici. Abbiamo chiesto a Cesare Gentili di commentare l’edizione appena conclusa di Rio, che ha visto partire molti atleti livornesi.

Qualche delusione? “Sicuramente Irene Vecchi. Una campionessa come lei doveva fare qualcosa di più”. Complessivamente come possiamo commentare queste olimpiadi? “Sono state molto belle e mi sento di ringraziare la Rai che ci ha offerto un grande servizio permettendoci di seguire l’evento sportivo più importante del mondo”.

Veterani dello Sport

CESARE GENTILE un veterano Doc innamorato dello sport

Il vostro lavoro è compreso? “Purtroppo non da tutti. Diversi sono i nostri soci, ma potrebbero essere molti di più e sostenerci maggiormente nelle attività che facciamo. Nella nostra città è così, in altri luoghi c’è più entusiasmo per queste attività”. La sezione livornese è dedicata ad un grande olimpionico. Parlaci di lui. “Abbiamo la grande fortuna e l’orgoglio di aver intitolato la nostra sezione a Nedo Nadi, uno dei Grandi dello Sport, che dobbiamo scrivere con la lettera maiuscola. Nedo è l’unico schermidore ad aver vinto una medaglia d’ora in tutte e tre le armi nel corso della stessa olimpiade. Una cosa impensabile oggi. Per molti anni ha conservato il record di maggior numero di medaglie d’oro vinte nella stessa olimpiade, grazie ai cinque ori di Anversa nel 1920. Nedo apparteneva ad una grande famiglia di schermidori, ricordiamo il padre Giuseppe, maestro d’armi che fondò il Circolo di scherma Fides, ed il fratello Aldo, anche lui olimpionico di valore. Nedo fu anche commissario tecnico della squadra azzurra e nel 1936 divenne presidente della Federazione Italiana Scherma fino alla sua prematura morte nel 1940 a soli 46 anni. Nedo fu anche giornalista sportivo, insomma, un grande uomo, e ogni volta che entro nella nostra sede al Coni di Livorno e vedo la sua foto sopra la mia scrivania mi sento orgoglioso di essere il presidente del Veterani dello Sport di questa città, anche se vorrei che più sportivi si avvicinassero alla nostra associazione per contribuire a mantenere viva la memoria dello sport labronico, perché la sua storia, ma anche il presente, sono sicuramente fra le più ricche d’Italia”.

Mi sono piaciuti moltissimo Gregorio Paltrinieri, Gabriele Detti e non dimentichiamo il loro bravissimo tecnico Stefano Morini “Sono state delle olimpiadi bellissime, le ho potute vedere in piena tranquillità dalla Sardegna, dove ero andato in ferie, ed ho avuto la possibilità di seguire tutte le gare degli italiani e non solo. Purtroppo siamo stati sfortunati. Mi si è stretto il cuore nel vedere il grande campione Vincenzo Nibali, che ormai stava conquistando il podio, cadere e fratturarsi in due punti la clavicola. Un bel dispiacere, perché meritava veramente di più. Purtroppo sono cose che possono capitare e vanno messe in conto”. Quali altri atleti hai apprezzato? “Mi sono piaciuti moltissimo Gregorio Paltrinieri, Gabriele Detti e non dimentichiamo il loro bravissimo tecnico Stefano Morini. Avrei voluto nominare atleti dell’anno Detti e Morini come livornesi, ma in quella occasione saranno al mondiale in Canada”.

Cosa pensi quando vedi questi grandi campioni livornesi? “Penso subito che saranno portati alla vetta della gloria per quindici giorni, forse un mese e poi i riflettori si spegneranno e nessuno si ricorderà di loro. La nostra associazione cerca di contrastare questo andamento, organizzando manifestazioni che ricordino il valore dei nostri atleti, che siano ancora in attività o appartengano al passato. Nel corso dell’anno partecipiamo come veterani ad iniziative sportive, a dicembre durante la Giornata del Veterano premiamo tutti gli atleti meritevoli e ogni quattro mesi pubblichiamo un notiziario che ci permette di continuare a parlare dei nostri soci”.

Cesare Gentile con Alice e Roberto Scotto

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Due medaglie olimpiche e tanta simpatia. Un’amicizia sincera con Gregorio Paltrinieri iniziata con i primi campionati giovanili

Gabriele Detti (Foto Andrea Masini)

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ue volte sul podio olimpico di Rio con due grandi prestazioni. Gabriele Detti, classe 1994, mezzofondista, più volte campione italiano su diverse distanze e sul podio di molti europei e mondiali, ha emozionato con i due bronzi conquistati nei 400 e nei 1500 stile libero. Cominciamo dal viaggio. Com’è andato?

Raccontaci le gare. “La mattina prima dei 400 ero abbastanza tranquillo, mi sono qualificato senza problemi. Poi però è iniziato <l’abisso> cioè l’ansia per le finali. Sapevo che potevo far bene, che potevo salire sul podio e questo mi rendeva ancora più teso. Per fortuna tutto è andato bene e ho conquistato il bronzo”. Quando eri in vasca in quale momento hai capito che potevi andare a podio? “All’ultima virata sui 350 metri”. La gara dei 1.500 con Gregorio Paltrinieri ha emozionato il pubblico non solo per le due medaglie, ma anche per il rapporto di sincera amicizia che vi lega, apparso evidente e spontaneo in questa occasione. “Ho conosciuto Gregorio al primo campionato giovanile, un rapporto di amicizia vero che viene da lontano. Abbiamo gli stessi obiettivi, entrambi vogliamo salire sul podio, io lavoro più sulle distanze corte, lui sulle lunghe, ma siamo sempre insieme”. Rispetto a Londra, al di là dei risultati, puoi fare un confronto con l’atmosfera generale? “A Londra arrivammo gli ultimi giorni prima della gara e quindi non vivemmo l’atmosfera generale. A Rio siamo stati tutto il periodo e ci siamo goduti a pieno ogni aspetto. Non ho avuto l’opportunità di vedere altri sport, avendo le gare il primo e l’ultimo giorno, non potevo svagarmi troppo, però ho assistito a tutte le competizioni in piscina”. Al di là del podio cosa ti è piaciuto di più?

Nuoto

GABRIELE DETTI

Finito Rio ti sei concesso un po’ di vacanza? “Sì, prima sono rimasto qualche giorno a casa in relax totale e poi sono andato a Grotta a Mare, nelle Marche con la mia ragazza”. E adesso nuovamente a Ostia per gli allenamenti? “Abbiamo iniziato ad allenarci perché a dicembre c’è il campionato del mondo in vasca corta in Canada e poi a luglio il mondiale a Budapest, che è l’obiettivo più importante dell’anno” Qual è il complimento che ti ha fatto maggiormente piacere ricevere? “Ne ho avuti tanti, in particolare mi hanno fatto piacere quelli dei livornesi che praticano altri sport, come quelli di Massimiliano Allegri, anche se io sono dell’Inter, di Leonardo Pavoletti, ma anche del sindaco Filippo Nogarin ecc.”. Tokyo?

Il prossimo quadriennio ci prepareremo con questo obiettivo e se saremo bravi ci qualificheremo anche per Tokyo “Il prossimo quadriennio ci prepareremo con questo obiettivo e se saremo bravi ci qualificheremo anche per Tokyo. Sicuramente è il posto dove mi piacerebbe molto andare per difendere le mie medaglie”. Di cosa parlate tu e Gregorio, prima delle gare? “Immediatamente prima della gara preferiamo parlare di altro, scherziamo, cerchiamo di allentare la tensione. Ognuno di noi è pronto a fare quello che deve fare e non servono altre parole”. Cosa apprezzi maggiormente di Gregorio? “È tenace, quando si mette in teste una cosa nessuno può far niente”. Un difetto? “È juventino”. Chi vuoi salutare? “Chi si è divertito a guardaci e spero che continui a farlo”.

Sapevo che potevo far bene, che potevo salire sul podio e questo mi rendeva ancora più teso. Per fortuna tutto è andato bene e ho conquistato il bronzo “Siamo partiti per Santos il 21 luglio per il collegiale in preparazione delle gare. Stiamo stati benissimo, avevamo un bel albergo, i centri commerciali e la spiaggia erano vicino e l’accoglienza è stata ottima. Il 3 agosto siamo partiti per Rio alla volta del Villaggio Olimpico. Anche questo molto bello, però dispersivo per gli atleti, nel senso che c’erano tante distrazioni, sicuramente troppe, ma noi siamo stati bravi a rimanere concentrati fino alla fine”.

“Non c’è una cosa in particolare, il bello è proprio lo spirito olimpico nella sua interezza. Tutti sono amici, si salutano, si respira un rapporto di sport globale che non si trova da nessun altra parte”. I problemi tecnici del Villaggio Olimpico? “Sì, c’è stato qualche problema, ma ci può stare, siamo noi in Italia ad essere abituati troppo bene”.

Gabriele Detti con Gregorio Paltrinieri (Foto Augusto Bizzi)

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Olimpiadi di Rio 2016 8

Mentre Rio va in archivio, Tokyo comincia a fare capolino... A

nche le Olimpiadi di Rio sono terminate e appena rientrati a casa si pensa già a Tokyo 2020. Molti sono stati i livornesi che in diverse vesti hanno partecipato a questa grande festa dello sport. Ad alcuni di loro abbiamo dato la parola prima della partenza, ad altri al rientro. Tutti ci hanno arricchito con il loro entusiasmo. Le medaglie conquistate dai nostri concittadini sono state due, quelle che Gabriele Detti ci ha regalato nei 400 e nei 1.500 stile libero, salendo sul terzo gradino del podio. Ma le olimpiadi sono sempre le olimpiadi ed è bello poter comunque dire “io c’ero”. Ringraziamo tutti i livornesi che ci hanno portato un pezzo di Olimpiade con i loro racconti, dagli atleti ai tecnici, dai volontari al nostro grande fotografo Augusto Bizzi che come sempre con le sue foto ci regala sensazioni uniche. Ed è proprio alle sue foto che lasciamo la parola.

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Olimpiadi di Rio 2016 Nelle foto di Augusto Bizzi la cerimonia di inaugurazione

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dal 1971

Da sx il Vice Pres. della Cooper Livorno Riccardo Giovannelli e il Pres. Massimo Gori, premiano Nancy Pozzi Miss Cooper 2016


La lenta macchina della giustizia sportiva

Luca Agamennoni in terza postazione

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n’olimpiade molto particolare quella di Rio per il canottiere delle Fiamme Gialle Luca Agamennoni, che di Giochi Olimpici e competizioni mondiali ne ha vissute tante. Ricordiamo che l’equipaggio dell’Otto con, perde la qualificazione olimpica per pochi centesimi di secondo. Però la speranza di volare a Rio non svanisce, in quanto si aspettava la probabile esclusione della Russia per doping. Una speranza che ad un certo punto, con il trascorrere dei giorni, si è spenta e ha convinto atleti, tecnici e tutto lo staff ad andare in vacanza, abbandonando l’idea di partecipare alle olimpiadi 2016. Ma a pochi giorni dall’inizio un colpo di scena, che ha del grottesco, cambia le carte in tavola: la Russia è squalificata, l’equipaggio dell’Otto può partecipare alle Olimpiadi di Rio. Le valige si fanno in

Luca Agamennoni è il terzo da sinistra

fretta, ma la preparazione fisica non si recupera in due giorni. “Ormai non ci speravamo più, ci eravamo rilassati e avevamo la testa già in vacanza. Così siamo partiti per Rio sottotono, non certo allenati per andare ad un’olimpiade. Lo sapevamo tutti, dagli atleti ai tecnici, ed alla fine abbiamo deciso di andare vivendola come un premio di consolazione, non potendo aspettarci di fare risultati. È stata una qualificazione amara, perché ci eravamo allenati molto e bene per tutto l’inverno”.

Andare a Tokyo è un progetto lungo e mi sto prendendo un po’ di tempo per riflettere bene. Non ho detto che voglio smettere di remare, ma neanche che voglio continuare È stato faticoso partecipare in queste condizioni? “Più che faticoso è stato traumatico, pensando che questa doveva essere la mia ultima olimpiade preferivo risparmiami questa brutta figura. Sarebbe stata una buona occasione per fare qualcosa di buono, mi sarebbe piaciuto chiudere in bellezza”. L’ostacolo maggiore a Rio? “Praticamente tutto. Gli avversari erano rimasti in allenamento, noi eravamo ormai in vacanza”.

Canottaggio

Una “strana” olimpiade per LUCA AGAMENNONI e l’equipaggio dell’Otto

Perché parli della tua ultima olimpiade? Non vuoi andare a Tokyo? “Andare a Tokyo è un progetto lungo e mi sto prendendo un po’ di tempo per riflettere bene. Non ho detto che voglio smettere di remare, ma neanche che voglio continuare. Desidero solo pensarci, prendermi tutto il tempo necessario”. Hai mai pensato di fare il tecnico? “Ci ho pensato, ma ho capito che non fa parte della mia natura, perché soffrirei troppo ad allenare e ad assistere alle gare di altri. Le volte che mi è capitato di far vedere ad altri atleti come ci si prepara, l’ho fatto allenandomi con loro, partecipando insieme alle competizioni. Fare il tecnico vuol dire spiegare come ci si allena, senza poterlo fare e questo mi farebbe soffrire troppo, sarebbe per me veramente difficile”. Facendo un confronto con le altre olimpiadi, al di là dei risultati, come è stata l’atmosfera a Rio? “Questa è stata l’unica olimpiade che ho trascorso dentro il villaggio olimpico. È stata un’esperienza nuova. Per me non è cambiato niente, ma ho notato che per alcuni atleti può essere spiazzante, nel senso che ci sono molte distrazioni che possono far perdere di vista lo scopo del viaggio”. Un aspetto positivo di questa olimpiadi? “È comunque stata divertente”. A proposito dei russi, possiamo dire che -giustizia è stata fatta?-” “Sì, giustizia è stata fatta, però in ritardo. E questo per noi è stato negativamente determinante”.

Luca Agamennoni è il quarto da sinistra

Questa esperienza servirà per il futuro? “Penso proprio di sì. Credo che in futuro le cose saranno fatte meglio, le decisioni saranno prese per tempo”. Ti sei posto un termine per il recupero psicofisico? “Ho chiesto un anno, poi magari ci metto anche meno. Non posso prevederlo. Adesso ho bisogno di stare un po’ tranquillo in famiglia, perché ultimamente non c’ero mai. Poi chissà, magari fra un paio di mesi mi ritorna la voglia... non si sa mai, ma non voglio limitarmi in un tempo stretto”.

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Vela

FRANCESCO MARRAI e le sue prime olimpiadi Una bella esperienza che dà la carica per guardare al futuro con entusiamo

Francesco a Rio

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e prime olimpiadi sono come il primo amore, al di là dei risultati, non si scordano mai. Sì, perché fra i complici vi è la giovane età e l’entusiasmo di poter essere parte di un evento internazionale. Veder partire Francesco Marrai per Rio è stata una grande soddisfazione, perché meritava a pieno di esserci. Ragazzo dalle grandi qualità, non solo sportive, è per noi un pupillo perché lo abbiamo visto crescere ed impegnarsi al massimo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Alle olimpiadi non è salito sul podio, ma ha comunque rappresentato al meglio il suo paese e ha reso orgogliosi i suoi sostenitori, primi fra tutti la redazione dell’Almanacco dello Sport. Fra le righe leggiamo un po’ di dispiacere da parte sua, soprattutto si rammarica per chi ha fatto il tifo per lui, ma Francesco è un ragazzo intelligente e al suo rientro da Rio ci regala una ventata di positività, entusiasmo e voglia di andare avanti, perché partecipare alle olimpiadi è sempre e comunque una bella avventura. Raccontaci le tue giornate brasiliane. “Appena arrivato a Rio alla fine di luglio sono andato alla marina a vedere la barca nuova, molto bella con i marchi delle olimpiadi. Ho fatto la prima uscita in mare, che già conoscevo, anche se l’atmosfera questa volta era completamente diversa. Ho avuto subito delle sensazioni buone con la nuova barca, ero molto positivo e felice. Ho fatto un po’ di allenamento, un giro al villaggio olimpico, dove ho dormito qualche notte, per respirare l’atmosfera olimpica. Essendo la mia prima esperienza volevo assaporare anche que12

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sto aspetto. Fare parte di un contesto internazionale così grande, importante e di spicco, mi ha emozionato, non è esperienza di tutti i giorni e volevo viverla a 360 gradi”. Cosa possiamo dire dell’organizzazione? “Ci sono stati molti aspetti positivi, come i volontari che ci hanno molto aiutato, ma anche gli aspetti tecnici sono andati bene, ad esempio quando si è rotto lo scivolo a mare è stato prontamente riparato, in tempo per le regate. Sinceramente non mi viene in mente niente di eclatante che abbia creato problemi. Forse gli appartamenti al villaggio non erano alberghi a 5 stelle, ma va bene così. Non si può sempre essere critici in tutto. I brasiliani hanno cercato di fare del loro meglio e di questo dobbiamo renderli merito. Io sono soddisfatto e mi voglio portare dietro le cose belle e positive”. I momenti che ti hanno maggiormente colpito? “La cerimonia di apertura è stata eccezionale. Una grande festa, uno dei momenti salienti dell’evento. È stato veramente divertente”. Raccontaci delle gare. “Complessivamente credo di aver fatto una buona prestazione. Potevo sicuramen-

te fare meglio, ma il nostro sport è piuttosto variabile, i colpi di scena sono all’ordine del giorno. Ho avuto un buon feeling con la barca, ma non con il campo di regata. Negli ultimi due anni non sono mai uscito dai primi dieci classificati, ed invece a Rio sono arrivato dodicesimo e questo mi ha escluso dalla semifinale. Comunque mi sono tolto delle soddisfazioni importanti, perché in uno stesso giorno ho fatto un primo e un quinto posto. Non ho mai smesso di lottare, fino all’ultimo potevo ottenere un risultato che mi avrebbe permesso di andare avanti”. Un incontro particolare? “Personaggi famosi ne ho incontrati diversi, ma non ho fatto una vera campagna di ricerca. Ho visto Nadal impiegare più di dieci minuti per arrivare dalla porta d’ingresso della mensa al banco dove servivano il pasto, perché era continuamente fermato da fan che volevano farsi fotografare con lui, così ho pensato che non fosse il caso di ritardare ancora il suo pranzo per un altro clic con me”. Dopo le olimpiadi ti sei preso un po’ di riposo? “Sì, sono andato in vacanza con la mia famiglia in Perù, dove ho potuto visitare luoghi affascinanti”. Progetti? “Nei prossimi mesi voglio portare avanti l’università e stringere i tempi con gli esami, contemporaneamente mi sto preparando per i Campionati Italiani e poi continuerò ad allenarmi, le altre gare riprenderanno ad anno nuovo”. La cosa più bella che ti hanno detto a proposito delle olimpiadi? “È stato bello avere tanti tifosi che mi hanno seguito con entusiasmo. In particolare mi ha fatto molto piacere ricevere un messaggio di un amico, con il quale ho condiviso molti allenamenti, prima che decidesse di smettere, che mi ha scritto di essersi divertito molto a guardare le gare e che gli ho fatto venire la voglia di ricominciare. Non so se lo farà, ma comunque mi fa piacere che anche lui ha potuto provare delle belle emozioni”.

Francesco Marrai sul campo di gara a Rio


Un’esperienza entusiasmante che segna la vita di Mario Orsini

Alessandro Paroli con Bebe Vio

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Rio De Janeiro come sparring partner degli atleti di fioretto della Nazionale Paralimpica. Per Alessandro Paroli un’esperienza fantastica: “Descrivere a parole le sensazioni e le emozioni che i Giochi Paralimpici sono in grado di trasmettere è pressoché impossibile”. A tessere le lodi di Alessandro, davvero in tanti. Tra loro anche il maestro Marco Vannini. Una persona che lo conosce e l’ha allenato, prima al Fides e poi, ormai da sei anni, all’Accademia della Scherma: “Alessandro è un uomo, pieno di valori. Una persona generosa e un eccellente fiorettista. A Rio ha dato il suo grande contributo in termini tecnici e umani alla nazionale Paralimpica completando, in maniera egregia, un lavoro che aveva iniziato da circa un anno”. Con Alessandro, qualche giorno dopo aver rimesso i piedi in Italia, abbiamo fatto una bella chiacchierata cominciando dall’inizio di quella stupenda avventura: “A scegliermi è stato il CT del fioretto Paralimpico Simone Vanni. Penso perché mi conosceva bene dal punto di vista tecnico e umano. Per un certo periodo quando era ancora atleta abbiamo

partecipato ad alcune gare insieme. Inoltre veniamo dalla scuola pisana di Antonio Di Ciolo. Lui in maniera più diretta. Io, invece, come allievo di Marco Vannini, che con Di Ciolo è cresciuto”. Come avete preparato queste Paralimpiadi? “L’avventura olimpica è iniziata ad agosto 2015. Io ho partecipato a tutti i ritiri della nazionale Paralimpica. Inoltre quest’estate, prima della partenza per Rio, abbiamo fatto due lunghi periodi di preparazione di una ventina di giorni”. Il primo impatto agonistico? “Mi sono goduto una serata di finali di nuoto. E non me ne sono pentito: l’Acquatic Center era uno spettacolo, un cubo blu, zeppo di gente e risuonante di musica. Ho avuto, subito, la fortuna di ascoltare le note dell’inno di Mameli grazie alla spettacolare medaglia d’oro nei 200 misti di Federico Morlacchi; e di sentire sulla pelle scorrere i primi brividi”. Ecco Bebe Vio? “Sono rimasto concentrato perché in pedana c’era lei, c’era Beatrice Vio. La più forte,

Disabili

ALESSANDRO PAROLI sparring partner alle paralimpiadi

un fenomeno, ma quella era una gara particolare e nonostante Bebe sia una delle persone più determinate che abbia mai conosciuto, sentiva quelle Paralimpiadi e forse un po’ le temeva. Tutti parlavano di lei, tutti aspettavano lei. La semifinale è stata una formalità, la finale un trionfo. L’esultanza dopo la quindicesima stoccata è stata una scarica energetica potentissima, Bebe si dimenava sulla carrozzina come un’ossessa, urlava, piangeva e noi con lei. Anche il palazzetto era in delirio. Aveva conquistato tutti e tutto”. Poi la prova a squadre? “I ragazzi non si sono espressi al meglio e hanno mancato l’ingresso in semifinali per un soffio. Le ragazze, invece, erano super determinate a prendersi quella medaglia che mancava da vent’anni nel palmares azzurro. Andreea Mogos e Loredana Trigilia, insieme a Bebe Vio hanno tirato da squadra: una per tutti, tutti per una. In semifinale si sono arrese alla fortissima Cina. Ma nella finalina contro Hong Kong è stato uno spettacolo. Se una aveva un passaggio a vuoto, le altre rimediavano e così via fino alla nona e ultima frazione. Bebe ha completato il capolavoro con una rimonta folle, di quelle che ti levano il fiato e ti fanno battere il cuore a mille. Al termine siamo scesi tutti in pedana a cantare, ballare, esultare. Sul podio le lacrime e i sorrisi si mescolavano, non ha suonato l’inno di Mameli, ma il bronzo è stata una medaglia prestigiosa che luccicava nel cielo di Rio e faceva battere forte il cuore a tutti”. Com’è Bebe caratterialmente? “Impressionante. Una ragazza di diciannove anni che sprizza energia da ogni poro. Piena di valori positivi. Una forza della natura, un vulcano in eruzione. Ha continuamente voglia di allenarsi e di migliorarsi. Sa di essere un numero uno e a scendere dal primo gradino non ci pensa nemmeno. Caratterialmente sorride, scherza si diverte, come la maggioranza delle ragazze della sua età. Oltre alla scherma le piace anche studiare e quest’anno, nonostante tutti gli impegni ha conseguito la maturità scientifica”. Pensi di proseguire questo tipo di esperienza con i diversamente abili? “Compatibilmente ai miei impegni schermistici penso di continuare. È stata un’esperienza fantastica che mi piacerebbe proseguirla”. E come fiorettista? “Avendo 27 anni ho davanti un quadriennio olimpico con auspicabile tappa finale: Tokio. Sarebbe bello salire in pedana tra 4 anni nella capitale del Sol Levante”. Quanto ti ha cambiato questa esperienza? “Molto. Io penso di aver dato tanto a loro, ma anche loro hanno dato parecchio a me. Sono esperienze che ti rimangono dentro per sempre”.

Le foto sono di Augusto Bizzi

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Matilde Domenichini Miss Pretti Milano (Arte Orafa), premiata da Silvia Cara, titolare Arte Orafa e da Valentina Fenaroli, responsabile Pretti Milano

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Tecnico Federale dalla lunga esperienza guarda verso Tokyo: la sua ottava olimpiade

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n veterano delle olimpiadi, rientrato da Rio con medaglie importanti, che lo pongono alla vetta del nuoto mondiale. Stefano Morini è il tecnico federale che ha portato alle Olimpiadi 2016 Gregorio Paltrinieri Oro nei 1.500 e Gabriele Detti due volto bronzo nei 400 e nei 1500 stile libero. Indubbiamente Rio è stata per lui l’olimpiade più bella, ma la sua mente sta già pensando a Tokyo, con l’obiettivo di portare i due pupilli per difendere i titoli e magari qualche altro giovane alle prime esperienze che già si sta allenando al Centro Federale di Olbia, fucina di campioni di mezzofondo. L’avventura è cominciata a Santos con il collegiale. Come siete stati? “Molto bene, siamo stati accolti ottimamente con un bel albergo, buon cibo, una piscina ottima. Abbiamo scelto di allenarci dalle 12.30 alle 14.30 e poi dalle 21 alle 23, perché erano più o meno gli orari delle gare che ci attendevano. La palestra veniva fatta un’oretta prima di entrare in acqua, ma rispettando sempre il solito schema di fare 10 allenamenti in acqua e tre di palestra.

dobbiamo dire che il pubblico brasiliano è stato molto caloroso e ha fatto un grande tifo a nostro favore, che ci ha fatto dimenticare tutti i disagi”. Le gare? “È stata emozionante l’ingresso in acqua dei 400, anche se ero tranquillo perché sapevo che Gabriele era preparato, ed infatti, ha dimostrato di essere un grande campione. Poteva fare un tempo anche migliore. E poi siamo andati sempre crescendo. Gregorio non vedeva l’ora di scendere in acqua, si vedeva che aveva voglia di fare la gara. Io avevo la consapevolezza che era il favorito, sapevo che poteva farcela, ma ci sono sempre gli avversari ed anche loro vogliono vincere. Paltrineri ha fatto il fenomeno, come tecnico posso anche dire che nella prima parte è stato troppo veloce. Ha nuotato il secondo cento dei 1.500 più veloce di tutti i finalisti dei 400 stile libero. Questo dà l’idea della voglia che aveva di gareggiare e vincere. Però questa voglia bisogna ragionarla, gestirla fino alla fine, e come tecnico devo lavorare anche su questo aspetto”. Si è parlato di record.

Io puntavo soprattutto al podio. I record sono importanti, ma sono fatti per essere battuti, le medaglie invece restano tutta la vita Nell’ultima settimana abbiamo aggiunto la domenica con una leggero scioglimento di 3 - 4 chilometri”. Le persone del luogo come vi hanno accolto? “Bene. La municipalità di Santos ci ha invitato a due cene con gli imprenditori italiani. È stata una bella esperienza. Avevamo sempre la scorta ogni volta che ci muovevamo dall’albergo”. E poi la partenza per Rio. “Il 3 agosto siamo entrati nel Villaggio Olimpico, dove invece ci sono stati dei problemi. Gli appartamenti erano molto spartani, mai visti così nelle altre olimpiadi, i bagni si intasavano facilmente, il cibo non era proprio quello che si usa chiamare internazionale e perfino la piscina non era delle migliori. I miei ragazzi erano molto motivati quindi non hanno risentito di questi inconvenienti e poi

“Io puntavo soprattutto al podio. I record sono importanti, ma sono fatti per essere battuti, le medaglie invece restano tutta la vita”. L’amicizia fra Gregorio e Gabriele? “Il loro è un sodalizio che nasce da lontano, prima del 2011, quando gareggiavano per le giovanili. Una volta vinceva l’uno, una volta l’altro, ma sempre nel rispetto reciproco. Nel 2011 ad Ostia sono diventati ancora più amici, i primi anni avevano anche la camera insieme, adesso invece possono entrambi usufruire di camere singole. Si frequentano, si rispettano, si divertono ad allenarsi insieme” Dopo Rio hai concesso loro un po’ di vacanza? “Sì, circa un mese di riposo e poi nuovamente in acqua per preparare il Campionato del mondo in vasca corta a dicembre e poi in estate il Campionato a Budapest”.

Nuoto

STEFANO MORINI sulla vetta del nuoto mondiale con Gabriele e Gregorio

Il complimento che più ti ha fatto piacere ricevere? “I complimenti fanno tutti piacere, ci sono stati quelli di Mattarella, Renzi, Malagò, il nostro presidente di federazione Paolo Barelli, ma fa piacere anche incontrare persone comuni che ti riconoscono e si congratulano. A me piacciono le cose molto semplici. Un riconoscimento che mi ha fatto piacere è che in tempi non sospetti, nel senso che era prima di Rio, sono stato invitato a due Convention: una in Inghilterra e una in Spagna, dove parlerò agli allenatori. Questo è un bel riconoscimento per il mio lavoro”. Tua sorella, la mamma di Gabriele, cosa ti ha detto al rientro dal Brasile? “Quando eravamo a Rio ci siamo sentiti ogni giorni per telefono. Erano tutti felici: lei, mia madre, mia moglie, e tutte le persone della famiglia, che sono quelle che ti sono più vicine”.

È stata emozionante l’ingresso in acqua dei 400, anche se ero tranquillo perché sapevo che Gabriele era preparato, ed infatti, ha dimostrato di essere un grande campione Progetti futuri? “Nei prossimi 4 anni dobbiamo cercare di consolidare questi risultati e poi fare bene a Tokyo. Per ottenere ciò bisogno lavorare molto, essere sani e non avere intoppi per strada. Gabriele e Gregorio arriveranno a Tokyo a 26 anni nel pieno della preparazione per i mezzofondisti. Intanto sto preparando altri bravi giovani e vediamo di portare qualche altro alle olimpiadi. Mi ha gratificato molto il fatto che nuovi ragazzi mi hanno cercato, vengono da tutta Italia. Chi viene a Ostia deve mettersi in gioco e credere in quello che posso proporre loro”.

Stefano Morini con Matteo Renzi

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Il Volontariato

SEBASTIANO BIZZI e la “luce” delle olimpiadi Il volontariato sportivo arriva fino a Rio

Sebastiano Bizzi a Rio

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’ero anch’io”. Sì, Sebastiano Bizzi può permettersi di fare questa affermazione ogni volta che si parlerà delle Olimpiadi di Rio. Con i suoi 18 anni appena compiuti, Sebastiano ha fatto le valige per il Brasile ed è andato, come volontario, ai Giochi Olimpici. Un ruolo che gli ha permesso di essere parte della manifestazione e assaporarne tutte le emozioni possibili. “È stata un’esperienza bellissima, che mi ha regalato tantissime sensazioni, al pari di un atleta”. Come è nata l’idea di fare il volontario alle olimpiadi? “Ho sempre visto mio padre Augusto andare ai Giochi Olimpici e siccome anch’io sono un appassionato di sport ho cercato il modo per poter partecipare a questo evento mondiale e l’ho trovato sul sito dei volontari delle olimpiadi, dove è possibile fare la domanda di partecipazione”. Quale sport pratichi?

A Rio a quale disciplina sei stato assegnato? “Alla scherma”. Sei stato tu a fare questa richiesta o è stata una fortuita coincidenza? “Al momento dell’iscrizione viene chiesto al volontario se pratica qualche sport e qual è il luogo dove preferirebbe svolgere la sua attività; io naturalmente avevo chiesto il Palazzo della scherma. Dopo pochi mesi dalla domanda mi hanno risposto confermandomi la disponibilità. I volontari devono pagarsi tutto, dal viaggio all’alloggio, ma viene offerta loro una grande occasione: vivere le olimpiadi”. Qual è stato il tuo ruolo? “Noi volontari siamo arrivati tre giorni prima e abbiamo fatto un po’ di tutto, anche per fare esperienza, in modo che se ci fosse stato bisogno di sostitutore qualcuno tutti avremmo potuto farlo senza problemi. Dopo questa generale preparazione sono stato assegnato al tecnico delle

Mi hanno regalato un biglietto per la cerimonia di apertura e questa è stata un’occasione bellissima. Poi il Coni mi ha dato l’opportunità di vedere Casa Italia e l’organizzazione del Villaggio “Faccio schermo da oltre 10 anni, anche se ultimamente mi sono dovuto fermare un po’ perché ho avuto un incidente, che mi ha causato dei problemi alla gamba e poi per motivi di studio. Ho fatto sia fioretto che spada, per continuare poi con quest’ultima. Appena possibile tornerò in palestra”. 16

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luci del Palazzetto della scherma per aiutarlo nel suo compito”. Quindi hai seguito le gare della scherma? “Sì, tutte. Dalla prima all’ultima”. Sei rimasto anche alle paralimpiadi? “No, sono dovuto tornare a casa perché iniziava la scuola. Quest’anno fre-

quento la quinta del Liceo Scientifico Enriques” Il momento più emozionante? “L’oro di Daniele Garozzo nel fioretto, un atleta che ho conosciuto personalmente perché per un periodo si è allenato a Livorno. Comunque vedere gli italiani è stata sempre una grande emozione”. Hai avuto modo di seguire altri sport? “Sì, sono riuscito a vedere la finale dei 1.500 con Gregorio Paltriniere e Gabriele Detti”. Vorresti modificare qualcosa nell’organizzazione delle olimpiadi? “Laggiù, una volta pronto, è tutto meraviglioso, in tutti i suoi aspetti. La cerimonia, gli eventi, ecc. e chi è sul posto sente una grande emozione”. Al rientro i tuoi amici si sono interessati alla tua esperienza? “Sì, certo. Anche i professori mi hanno chiesto come era andata”. Oltre alle gare quali altri momento emozionanti hai vissuto? “Mi hanno regalato un biglietto per la cerimonia di apertura e questa è stata un’occasione bellissima. Poi il Coni mi ha dato l’opportunità di vedere Casa Italia e l’organizzazione del Villaggio, quindi ho vissuto le olimpiadi anche dalla parte degli italiani. Un’esperienza eccezionale”. Hai avuto modo di stare con tuo padre? “Poco, perché avevamo orari molto stretti ed entrambi eravamo impegnati tutto il giorno. Comunque ci siamo visti”. Hai ricevuto qualche complimento che ti ha fatto particolarmente piacere? “Come volontari abbiamo ricevuto i complimenti degli organizzatori che ci hanno detto che abbiamo fatto un ottimo lavoro. È stato importante perché ci siamo sentiti parte di un tutto, di quel gigante che è l’olimpiade. Per il resto non ho ascoltato le chiacchiere, perché ero sempre molto concertato sul lavoro che dovevo svolgere”. È un’esperienza che consigli? “Sì, perché ti regala tantissime emozioni, dal sentirsi in un altro mondo al vedere dei grandi campioni in pedana”. Cosa ti ha insegnato personalmente il tuo sport? “Mi ha insegnato a ragionare, perché nella scherma è richiesta molta concentrazione, è necessario impegnarsi a livello mentale, oltre che fisico”. Stai pensando di ripetere l’esperienza anche per Tokyo? “Sicuramente rifarò la domanda anche per Tokyo, sperando di essere nuovamente ammesso fra i volontari. Non so cosa aspettarmi, se già a Rio è stato meraviglioso chissà come sarà a Tokyo”.

Le foto sono di Augusto Bizzi


Dalla Sicilia a Livorno con una staffetta di solidarietà

Marco Lombardi

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appetito vien mangiando. Un detto che ben si adatta ai nostri tre sportivi di lungo corso, nel senso che, nelle loro diverse discipline, percorrono molti chilometri, fino al limite delle forze fisiche, per richiamare l’attenzione su un’associazione di volontariato che abbia uno scopo di carattere sociale. Il precursore di tutto questo è Davide Chiaverini che ha iniziato a nuotare da solo in varie occasioni, fino a mettere insieme la scorsa estate il gruppo dei “Tre

Mauro Martelli

Moschettieri”, come ci piace chiamarli, in quanto rievocano nella nostra memoria per le affinità di amicizia, coraggio e determinazione nelle imprese, il famoso gruppo creato dalla fantasia di Alexandre Dumas. Ricordiamo i loro nomi partendo dal già citato Davide Chiaverini e proseguendo con il maratoneta Marco Lombardi e il canottiere Mauro Martelli. L’estate 2016 ha visto impegnati i tre a ricoprire la distanza che da Cavo, all’Isola d’Elba, arriva fino a Livorno, con il sistema della staffetta, che ha contemplato le discipline sportive dei tre atleti. In questa impresa si sono fatti affiancare in alcuni tratti da sportivi diversamente abili, che con il loro entusiasmo hanno contaminato i numerosi spettatori. Insomma, una bella manifestazione, non c’è che dire. Ma delle gesta trascorse dei Tre Moschettieri ormai sappiamo tutto, mentre vogliamo scoprire qualcosa di più sui progetti futuri. Infatti, si stanno già organizzando per la prossima estate e noi abbiamo deciso di fare qualche domanda a Davide. La prossima estate ricomporrete il gruppo? “Sì, abbiamo un nuovo progetto sponsorizzato dal Comune di Livorno e dall’assessorato allo sport, che ci aiuterà anche sotto il profilo burocratica. L’idea è quella di fare una staffetta fra un ciclista, un canottiere, un maratoneta e un nuotatore partendo dalla Sicilia fino a Livorno”. Quindi siete alla ricerca del quarto uomo? Possiamo anche dire del vostro D’Artagnan”. “Stiamo cercando il ciclista, ma ancora non ci sbilanciamo, potrebbe esserci una bella sorpresa”. Da dove partirete esattamente? “Ancora non sappiamo se partire da Messina facendo subito lo stretto a nuoto o se partire dall’isola siciliana di Favignana. Siamo ancora in fase organizzativa”. Si tratta comunque di un percorso molto lungo. “Abbiamo calcolato che più o meno saranno 100 chilometri a nuoto, 400 a corsa, 300 con la barca da canottaggio e 900 in bici. Stiamo pensando di attuare il

Abbiamo calcolato che più o meno saranno 100 chilometri a nuoto, 400 a corsa, 300 con la barca da canottaggio e 900 in bici

La staffetta della solidarietà

DAVIDE CHIAVERINI, MARCO LOMBARDO e MAURO MARTELLI

nostro progetto a luglio evitando agosto, mese molto più frequentato dai turisti e più caldo”. Ad oggi di cosa avete bisogno? “Di tutto. Ci occorrono sponsor che ci aiutino nella logistica, ci vuole poi un medico che ci segua con il camper e un tecnico della bicicletta. Pensavamo di fare un villaggio mobile utilizzando alcuni camper”. Una organizzazione piuttosto complicata. “Complicata e faticosa. Ilaria Tocchini ci sta aiutando. Ci piacerebbe coinvolgere tutti i Comuni che attraverseremo. Inoltre, sarebbe bello poter continuare a percorrere la distanza anche di notte, ma non sappiamo se ci riusciremo perché in questo caso l’organizzazione diventa ancora più complessa”. Quanto tempo sarà necessario? “Abbiamo calcolato sei giorni facendo le tappe notturne”. A chi dedicherete quest’anno i vostri sforzi?

“All’Airc, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e come quest’estate coinvolgeremo anche atleti diversamente abili”. Anche il Comune di Livorno farà parte della partita? “Sì, quest’anno il Comune fa parte dell’organizzazione e si sta dando da fare per pianificare al meglio la manifestazione, soprattutto nel coinvolgimento dei Comuni che attraverseremo”. Che cosa ti aspetti? “So che per me sarà una cosa indimenticabili nuotare lungo le scogliere più belle d’Italia”

Le foto sono di Alessio Vallesi

Davide Chiaverini

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Sul podio più alto ai Campionati del mondo

Kick boxing

IRENE CIPRIANI e il sogno che si avvera

peso maggiore e poi l’irlandese l’avevo già vista e sapevo che fisicamente era il doppio di me. Nella categorie c’è il limite di età di quindici anni, che avevamo entrambe, ma nel peso è previsto un limite minimo di 65 chili, ma non uno massimo”. Qual è stato il suo punto debole? “Lei entrava di calcio, io uscivo e rimettevo. Questo sempre. L’ho battuta sulla velocità. Essendo più grossa di me era più ferma”. Cosa ti è piaciuto di più di questa esperienza, ad esclusione del podio? “Mi sono divertita tanto e mi è piaciuta la squadra”. Hai avuto tempo di visitare Dublino? “Sì, e l’ho trovato una città molto bella”. Chi ti ha accompagnata? “I miei genitori”.

I miei amici mi hanno mandato dei messaggi mentre ero a Dublino. Ma comunque al rientro a scuola tutti mi hanno fatto i complimenti Irene Cipriani esulta per la vittoria

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avevamo intervistata solo pochi mesi fa e alla classica domanda “un sogno nel cassetto?”, lei aveva risposto “mi piacerebbe vincere una gara mondiale”. Detto fatto. Irene Cipriani ha messo a segno il suo sogno quest’estate al Campionato del Mondo di Kick Boxing Light, che si è svolto a Dublino dal 28 agosto al 3 settembre. Prima di passarle la parola per il racconto di questa magnifica avventura sportiva, ricordiamo che Irene ha cominciato a praticare questa disciplina verso i 4 anni, per seguire il fratello più grande di lei di 3 anni. Irene ha iniziato a praticare la disciplina al Rendoki Dojo con il mae-

Era la prima volta che andavi all’estero? “No. L’anno scorso ho fatto gli europei in Spagna. Comunque alla partenza ero piuttosto emozionato, ma non per il viaggio, quanto perché dovevo affrontare il mondiale e sentivo tutto il peso della gara”. Raccontaci come sono andate le gare. “Ho fatto la semifinale con una lettone, ed è andata bene, non ho avuto problemi. Il giorno dopo ho fatto la finale con l’irlandese e qui mi sono trovata ancora meglio, ed infatti, ho vinto senza difficoltà. Però l’ansia c’era in entrambe le gare, anche se naturalmente la finale aveva un

Lei entrava di calcio, io uscivo e rimettevo. Questo sempre. L’ho battuta sulla velocità. Essendo più grossa di me era più ferma stro Massimo Rizzoli, che ancora continua ad essere il suo allenatore. Si è dedicata anche ad altri sport come Ju Jitso e poi Hip Hop, ma per poco tempo, perché il cuore l’ha sempre riportata alla Kick Boxing. Prima di questa vittoria il suo curriculum sportivo era già molto ricco, vantando diversi primi podi ai Campionati interregionali, agli italiani e in Coppa Italia e un importante terzo posto ai mondiali, che quest’anno è diventato una medaglia d’oro. Di questa disciplina ama tutto, ed in modo particolare apprezza il fatto che la stia aiutando a formare il carattere. Come ti sei preparata per il mondiale? “Durante l’estate ho intensificato gli allenamenti che sono diventati quotidiani. I miei maestri sono Massimo Rizzoli, Alessio Nannipieri e Matteo Costanzo”.

La prima cosa che ti hanno detto dopo la vittoria? “Che ero stata brava e che erano molto orgogliosi di me”. Rientrata a Livorno Massimo Rizzoli cosa ti ha detto? “È venuto all’aeroporto e ha mostrata una gioia immensa. Anche lui è stato orgoglioso di me”. I tuoi compagni di scuola ti hanno fatto i complimenti? “I miei amici mi hanno mandato dei messaggi mentre ero a Dublino. Ma comunque al rientro a scuola tutti mi hanno fatto i complimenti”. Progetti futuri? “Il prossimo appuntamento è con i regionali. Nel frattempo ho fatto il passaggio di categorie e adesso sono negli junior che comprende la fascia di età fra i 16 ed i 18 anni”.

Irene Cipriani sul podio 19


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La sfilata delle ventinove aspiranti alla corona di regina

Miss Livorno

L’estate 2016 incorona KIARA FERRETTI come nuova Miss Livorno

grandi protagoniste della 26esima edizione di questo storico concorso. In realtà dovevano essere 30, ma Sara Pachetti ha avuto un incidente stradale poche ore prima e non è riuscita a sfilare. Prima le aspiranti miss si sono presentate in abito da sera, poi con il costume intero e infine in bikini. Attentissima la giuria, piena di volti conosciuti non soltanto in città, soprattutto per quanto riguarda il mondo dello sport: c’erano Paolo Stringara (ex allenatore del Livorno), Christian Scalzo (ex giocatore amaranto), Domenico Passuello (triathlon), Olga Calissi (scherma), Tommaso Lari (scherma), Daria Klimenko (lotta libera), Mauro Martelli (canottaggio), Davide Chiaverini (nuoto) e Marco Lombardi (atletica). Senza dimenticare l’assessore alla cultura e al turismo del Comune di Livorno, Francesco Belais, per la prima volta in giuria. Non sono mancate neanche le esibizioni tra una sfilata e l’altra: musica, danza, spettacoli… E infine l’incoronazione di Kiara, la splendida regina livornese del 2016. Gianni Tacchi

Da sx Matilde Domenichini, Kiara Ferretti e Martina Lazzara

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na serata meravigliosa, oltre 2mila persone presenti e ben 29 aspiranti miss. E alla fine la giuria ha incoronato Kiara Ferretti, 15 anni, che ha incantato tutti con i suoi capelli biondi e i suoi

Kiara Ferretti Miss Livorno 2016

occhi azzurri. È lei la nuova miss Livorno, la più bella dell’edizione 2016. Il suo sorriso è stato premiato davanti a Martina Lazzara, 19 anni, e Matilde Domenichini, 16, che si sono piazzate rispettivamente seconda e terza. Tantissimi applausi anche per la nostra Camilla Serra, 19 anni, che si è presa la fascia di miss Almanacco dello Sport. Alla Terrazza Mascagni, trasformata in un palco dagli organizzatori del concorso e illuminata da tutte le ragazze partecipanti, nella serata di sabato 27 agosto ci sono state sfilate, sorrisi e applausi. Tutto è stato aperto da un bellissimo spettacolo di danza con Linda Sonetti, la vincitrice dell’edizione 2015, che a fine serata ha consegnato la corona alla nuova regina Kiara. Poi è salito sul palco Alberto Bucci, conosciuto da tutti come Alby, che ha intrattenuto il pubblico con la sua inconfondibile voce e la sua infinita simpatia. La scena, inizialmente, è stata tutta per alcune bambine, che hanno sfilato lungo la passerella e hanno incantato e divertito gli spettatori con i loro sorrisi. Il clou c’è stato con le sfilate delle 29 ragazze, ovviamente le

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Miss Almanacco dello Sport

A CAMILLA SERRA la fascia Miss Almanacco dello Sport Una ragazza solare e dinamica

La giuria composta dai nostri campioni

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nche quest’anno possiamo affermare di aver scelto come Miss Almanacco dello Sport la ragazza più solare e sorridente della manifestazione. E la conferma ci arriva, anche se non ne avevamo bisogno, quando incontriamo Camilla Serra per la nostra intervista di presentazione. Camilla ha 19 anni ed ha appena cominciato a frequentare la Facoltà di Scienze della Formazione e dell’Educazione a Firenze, dopo aver conseguito il diploma al

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Liceo Scientifico Cecioni ad indirizzo Scienze Umane. Come hai deciso di entrare nel mondo delle sfilate? “Ero una ragazza molto timida ed ho pensato che questa esperienza potesse aiutarmi a diventare più disinvolta e poi credo che tutte le ragazze sognino di partecipare ad una sfilata. Così nel 2014 provai con il concorso Miss Reginetta d’Italia, che viene organizzato a Stagno, ma andò male, non ottenni niente, ebbi delle difficoltà e mi scoraggiai”.

è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere e mi ha offerto l’occasione di conoscere nuove persone. Ho superato la mia timidezza, perché dopo aver sfilato in costume sulla terrazza davanti a tutti, capisci che sei cambiata. Per questi motivi ho deciso di continuare a partecipare fino all’edizione di quest’anno, anche se ero la più grande, infatti, le altre ragazze avevano tutte sui 15-16 anni”. Come sono andate le precedenti edizioni di Miss Livorno? “Il primo anno non ho vinto niente, ero più timida ed impacciata. Lo scorso anno invece sono stata Miss Cooper” Ti aspettavi la fascia dell’Almanacco dello Sport? “No, quest’anno poi ho partecipato per divertirmi e non mi aspettavo niente”. Quali sensazioni ti regala fare una sfilata? “Mi rilasso perché riesco a staccare con tutto ed a pensare solo che sto facendo una cosa che mi piace, insieme alle mie amiche”. Che impressione hai avuto dai primi giorni di università? “È una facoltà molto impegnativa, ma per fortuna, non essendoci l’obbligo di frequenza potrò pensare anche a fare qualche lavoretto. Sono una persona attiva e devo sempre dedicarmi a più cose insieme. Mi mancava la scuola e non vedevo l’ora di cominciare l’università, dove avrò l’occasione di conoscere nuove persone”. La tua esperienza con lo sport? “La mia passione è la danza, che ho iniziato a praticare da quando avevo 3 anni. Contemporaneamente ho provato anche altre discipline, ho fatto un po’ tutto, perché come ho già detto, sono una persona che non sta ferma e così ho provato anche con la ginnastica artisti-

Essere piaciuta a qualcuno che si è preso la briga di scegliermi, mi sembra una cosa importantissima che mi dà soddisfazione Nonostante tutto hai deciso di fare un altro tentativo con Miss Livorno? “Sì, perché parlai con la mia amica Linda Sonetti, la vincitrice dello scorso anno di Miss Livorno e Miss Almanacco dello Sport, che mi consigliò di provare con Miss Livorno, perché per lei era stata una bella esperienza e sapeva che l’ambiente era positivo. Ero un po’ scettica, però incoraggiata da lei decisi di provare e così sempre nel 2014, partecipai al concorso trovandomi benissimo, ed infatti, ho partecipato anche l’anno dopo e quest’anno”. Cosa ti è piaciuto di questo concorso? “Mi sono trovata bene con gli organizzatori, è un concorso molto serio, ed

ca, il nuoto, il pattinaggio, la pallavolo e altro, ma alla fine il cuore mi ha sempre riportata alla danza, dove ho praticato un po’ tutte le specializzazioni come la classica, la moderna, l’hip hop, il latino americano e altre. Nel periodo finale degli anni del liceo ho smesso perché lo studio era impegnativo, ma adesso desidero ricominciare”. Che performance hai fatto a Miss Italia? “Mi sono esibita in un ballo moderno preparata da me il giorno prima. Ogni volte che studio una coreografia, quando arrivo al momento di entrare in scena dimentico tutto e così sono costretta ad improvvisare, ma non è un proble-


all’indirizzo di studi che ho frequentato al liceo e che mi ha dato l’opportunità di entrare in contatto con i diversamente abili. Ad esempio ho un’amicizia molto forte con un ragazzo autistico che ho conosciuto a scuola. Mi sento con lui in empatia. I diversamente abili sono ragazzi speciali, che hanno un cuore immenso e sanno darti tanto. Anche la scelta universitaria è in linea con questo mio sentimento e in futuro mi piacerebbe lavorare nel settore o anche fare volontariato”. Il tuo ragazzo come ha vissuto la tua decisione di partecipare alle sfilate? “Daniel ha 21 anni e stiamo insieme da 4. Inizialmente non era tanto contento, ma poi ha capito che per me è una cosa bella, quando sono sulla passerella sono felice e quindi lo ha accettato”. Nell’ambito della manifestazione delle Miss qual è il complimento che ti ha fatto maggiormente piacere ricevere? “Quando salivo sul palco e mi annunciavano dicendo -ecco Camilla che è sempre sorridente-”. Un tuo pregio? “Credo di essere solare”.

Miss Almanacco dello Sport

ma, perché è come se avessi la musica nel sangue, quando la sento mi viene spontaneo ballare”. Cosa ti aspetti da questa fascia? “Per me già aver conquistato una fascia è una cosa importante. Essere piaciuta a qualcuno che si è preso la briga di scegliermi, mi sembra una cosa importantissima che mi dà soddisfazione. Se poi ci sarà possibilità di lavorare in questo settore, naturalmente ne sarò entusiasta. So che non potrò fare le sfilate perché non arrivo ad un metro e 75. Però a me piacerebbe maggiormente l’ambito della fotografia, in molti mi hanno detto che sono fotogenica. Mi interesserebbe anche fare un po’ di recitazione, magari in futuro mi iscriverò a qualche corso”. I tuoi hobby? “Sono un’amante degli animali, ed infatti, fra poco andrò a fare volontariato in un canile. Poi mi piace molto leggere, soprattutto le storie vere commuoventi ed i gialli, ma sono interessata alla lettura in generale”. Un libro che ti è piaciuto? “La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano. Forse anche grazie

16 anni sono un po’ diverse da come eravamo noi qualche anno fa. Da una parte sono più aperte, ma hanno però maggiore timore del giudizio degli altri e sono timide”. Perché questa diversità?

I diversamente abili sono ragazzi speciali, che hanno un cuore immenso e sanno darti tanto Un difetto? “Quando mi metto in testa una cosa non me la toglie nessuno. In altre parole sono una testona”. Linda Sonetti ti ha dato qualche consiglio prima di salire in passerella? “Linda è una ragazza particolare, è molto dolce, mi ha sempre coccolata e incoraggiata, dicendomi belle parole. Mi ha consigliata di essere me stessa e salire in passerella pensando solo che stavo facendo una cosa per me stessa”. L’aspetto più divertente? “Il giro fra tutti gli sponsor con il pullman rosso aperto. Ci divertiamo moltissimo”. Cosa consiglieresti ad una giovane ragazza? “Credo che siano molte le ragazze che vorrebbero sfilare sulla passerella, ma che si vergognano e temono di essere giudicate dai ragazzi. Questa è un’età un po’ particolare, le giovani di 15 –

“Oggi le giovanissime si fermano sull’aspetto esteriore, al giudizio degli altri. E invece secondo me, e questo è il consiglio che do, bisogna fare quello che piace, anche perché in futuro te ne protesti pentire”. Un consiglio all’organizzazione per l’edizione del prossimo anno? “Miss Livorno è un’ottima iniziativa, non c’è da dire niente. Gli organizzatori sono eccezionali, sono sempre a nostra disposizione, al centro ci siamo sempre noi ragazze con le nostre esigenze. Forse l’unica cosa che posso consigliare è di prolungare la manifestazione, perché più dura e più ci divertiamo”. Saresti favorevole ad una manifestazione simile al maschile? “Perché no. Se anche a loro piace, è giusto dare questa opportunità anche ai ragazzi”. Nelle foto di “Foto Novi”, Camilla Serra

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Tutto è divertimento e allegria

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utti in pista! I piccoli atleti che scorrazzano ogni giorno al Campo scuola non sono mai stati così tanti! È il giusto riconoscimento per lo sport più naturale, dove anche il nuovo arrivato può subito divertirsi assieme agli altri: correre, lanciare, e saltare all’aria aperta. E non mancherà nemmeno il tempo per giocare: attività studiate apposta da istruttori qualificati che insegneranno agli esordienti l’abc dell’atletica. Atletica Livorno, Atletica Libertas Runners Livorno, Gruppo Sportivo Arcobaleno di Collesalvetti ed Atletica Costa Etrusca di Rosignano sono quattro splendide realtà che fanno della crescita del settore giovanile, prima che dei risultati “dei grandi”,

C’è sempre posto per un altro paio di scarpette! Che sia autunno, inverno o primavera, chi capita al campo trova sempre un caloroso benvenuto

una loro priorità. E il Comitato provinciale della FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera) è di loro aiuto: organizzando durante l’anno molti pomeriggi di gare in cui i piccoli atleti crescono imparando cosa vuol dire – dentro come fuori dal campo – la competizione. C’è sempre posto per un altro paio di scarpette! Che sia autunno, inverno o primavera, chi capita al campo trova sempre un caloroso benvenuto. Non c’è pericolo di piombare a campionato già iniziato… solo il rammarico di non essere venuti prima, di cominciare a godere così tardi di questa bella esperienza! Perché l’atletica la si può assaggiare fin da piccolissimi, ed anche i Pulcini – i giovanissimi di quattro e cinque anni – hanno una categoria a loro dedicata. Il giovane atleta che decide di correre con noi passerà attraverso le tre tappe delle categorie esordienti (C, B, A), e a dodici anni approderà tra i ragazzi. Da allora potrà confrontarsi con

atletica

Il magico mondo... degli esordienti

i rampolli di tutta la Toscana e vivere assieme ai suoi compagni di squadra l’emozione del primo Campionato di Società. Ma non sarà la prima volta che i piccoli sportivi gareggeranno insieme. Una costante delle manifestazioni degli esordienti è la gara a staffetta.

Chi vuole gareggiare, è impossibile che resti fuori. Lo sa benissimo chi è dentro l’ambiente ormai da tempo, quanto basta per innamorarsi di questo sport Squadre di quattro bambini faranno viaggiare il testimone il più velocemente possibile. E se non tornano i conti, se qualcuno resta fuori? Nessun problema, quando l’importante è divertirsi! Ci saranno gruppi misti di maschi e femmine, ed altri che riuniscono diverse società. Chi vuole gareggiare, è impossibile che resti fuori. Lo sa benissimo chi è dentro l’ambiente ormai da tempo, quanto basta per innamorarsi di questo sport. E voi altri, dunque, siete pronti a scoprirlo? Claudio Cerrai Presidente provinciale Fidal

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Calcio

Torneo calcistico giovanile Baconcini-Guglielmi ColleVica e Pro Livorno Sorgenti campioni della categoria Allievi A e B di Mario Orsini

gore ha rimesso l’incontro sui binari di perfetta parità 2-2. Quando ormai i tempi supplementari sembravano dietro l’angolo, in piena zona Cesarini, Sardelli, subentrato a Castellani, con un guizzo vincente, ha trovato il pertugio giusto e ha regalato alla sua squadra, il ColleVica, una vittoria tutto sommato meritata. Buona la direzione arbitrale di Ottaviani. Negli Allievi B (classe 2001) successo senza troppi patemi d’animo (4-0) della corazzata Pro Livorno Sorgenti. I ragazzi di Daniele Domenici, nonostante l’impegno e la buona volontà dei padroni di casa del ColleVica, con una prestazione super, hanno tenuto saldamente in mano il pallino del gioco, per buona parte dei canonici 70 minuti. Le reti? Dello spumeggiante D’Elia nel primo tempo e di Simeone, Ramacciotti e Poggianti, nella ripresa. Da segnalare tra i padroni di casa le belle prove di Giacomo Renucci e del portiere Luca Domenici. E nello squadrone della Pro Livorno di Simeone, Di Stefano, Ramacciotti e tanti altri.

Risultati:

Allievi A (classe 2000). ColleVica-Fornacette 3-2

ColleVica vincitori Allievi A

G

li squadroni di ColleVica, nella categoria Allievi A e Pro Livorno Sorgenti, nella categoria Allievi B, nella prima decade di settembre, sul campo sportivo Enzo Fagiolini di Vicarello, hanno scritto, a caratteri cubitali, il proprio nome nell’albo d’oro del torneo calcistico giovanile Baconcini-Guglielmi. Un bel torneo calcistico ottimamente organizzato dalla sezione “Ivo Mancini” di Collesalvetti dei Veterani dello Sport, con in cabina di regia il presidente Gino Massei, il suo vice Maurizio Ceccotti e il segretario Gianfranco Baldini. A dare il patrocino alla manifestazione calcistica la sezione Aia di Livorno di cui Ivo Guglielmi e Renato Baconcini sono stati dirigenti per tanti anni. Renato Baconcini, tra l’altro, prima della sua prematura scomparsa aveva ricoperto la carica di presidente

dell’allora sezione Mario Cambi, dal giugno 2004 fino al giorno della sua morte: il 3 novembre 2005. Per il torneo Renato Baconcini si è trattato dell’undicesima edizione e per quello Ivo Guglielmi dell’ottava.

Finali

Domenica 11 settembre, davanti a un centinaio di spettatori assiepati sulla tribunetta, le finali. Nella categoria Allievi A (classe 2000) vittoria di stretta misura (32) del ColleVica sul Fornacette. L’incontro? I padroni di casa del ColleVica dopo una manciata di minuti sembravano aver già archiviato la pratica, grazie a una splendida doppietta, del talentino di Guasticce Flavio Del Signore. Nella ripresa, però, la musica è cambiata abbastanza bruscamente. Il Fornacette, con lo scatenato Lipuma, prima ha accorciato le distanze e poi su ri-

ColleVica: Maggini, Fantetti, Verdespina, Mibelli, Marinai, Castagnoli, De Pompeis, Pampaloni, Forlingieri, Castellani, Del Signore. A disposizione: Capocchi, Macelloni, Sardelli, Renucci, Pierini, Profumo. Allenatore: Baldacci. Fornacette: Salvadori, Rossi, Viola, Bertoni, Mazzei, Del Rosso, Barsacchi, Diodati, Cei, Lipuma, Barsotti. A disposizione Mattolini, Di Nunzio, Bartalini. Allenatore: Frassi. Arbitro: Ottaviano sez. di Livorno. Reti: p.t. doppietta di Del Signore (ColleVica), s.t. doppietta Lipuma (Fornacette, 1 su rig.), Sardelli (ColleVica)

Allievi B (classe 2001) Pro Livorno Sorgenti-ColleVica 4-0.

Pro Livorno Sorgenti: Lucarelli, Marchetti, Bani, Di Stefano, Bachini, Paul Gross, Simeone, Solimine, Poggianti, D’Elia, Ramacciotti. A disposizione: Ferraiolo, Andrei, Nastasio, Fiordi, Malloggi. All.: Daniele Domenici. ColleVica: Domenici, Profumo, Verdespina, Renucci, Pierini, De Pompeis, Menichini, Cappagli, Sardelli, Iavazzo. A disposizione: Capocchi, Rosellini, Caputo, Del Proposto. All.: Claudio Vanni. Arbitro: Nicolas Silvestri della sez. di Livorno. Reti: p.t. D’Elia, s.t. Simeone, Ramacciotti, Poggianti tutti della Pro Livorno Sorgenti. Spettatori: circa un centinaio.

Semifinali

Premiazioni Pro Livorno Sorgenti Allievi B 28

L’Almanacco

notizie

Sabato 3 settembre le semifinali. Nella categoria Allievi A il Fornacette aveva avuto ragione, di stretta misura (1-0), sull’agguerrita compagine della Pecciolese. Il ColleVica, invece, con una prestazione sopraffina, aveva battuto, in scioltezza, il Valdarno Football Club per 5-1. Nella categoria Allievi B, a trionfare, con il più classico dei punteggi (2-0) la Pro Livorno Sorgenti sulla compagine Frates Perignano. Più sofferta, invece, l’affermazione del ColleVica sul Fornacette, nell’altra semifinale. La vittoria dei padroni di casa è, infatti, arrivata solamente dopo i calci di rigore e di stretta misura: per 5-4.


Ovvero correre a contatto con la natura

Paolo Iavagnilio durante il Trail Città di Cortona

L

a corsa è una delle attività più antiche e naturali dell’uomo. Eppure oggi la si affronta da varie prospettive, partendo da filosofie completamente differenti. Fra queste una delle più affascinanti è sicuramente il Trail Running o più semplicemente il correre a contatto con la natura. Ci introduce a questa disciplina Paolo Iavagnilio 33 anni, che insieme alla moglie, da tre anni si dedica a tale attività sportiva. “Abbiamo iniziato stimolati dai racconti di mio padre che è stato podista delle lunghe distanze, ed ha partecipato a manifestazioni come la 100 chilometri del Passatore. Inoltre, dovevamo perdere qualche chilo, conseguenza della gravidanza per mia moglie e del aver smesso di fumare per me”. Come avete cominciato? “Inizialmente abbiamo corso su strada e ci siamo messi alla prova con la 50 chilometri di Romagna. Questa esperienza ci ha dato l’entusiasmo e l’energia per continuare a praticare questa disciplina, così abbiamo proseguito ed abbiamo avuto l’opportunità di conoscere sempre meglio il mondo della corsa, fino alla scoperta del Trail Running”. Da cosa deriva questo nome? “Trail è una parola americana che sta ad indicare i sentieri che originariamente venivano usati dagli indiani per spostarsi da un villaggio all’altro, prima dell’arrivo degli europei. Sostanzialmente significa sentiero, e percorrendolo si può fare questa attività, non importa che sia necessariamente in montagna. La regola stabilisce che per rientrare in questa disciplina il percorso su strada non deve superare il 20% del totale”. I sentieri sono di varia natura e diversa difficoltà?

“Sì, ed infatti, vi sono differenti specialità. Ad esempio, si può correre sulle vecchie mulattiere, oppure sui sentieri stretti aperti dai cercatori di funghi o dagli stessi cinghiali, e dedicarsi così al Single Track. Molto amati anche i sentieri sassosi e accidentali, perché sono percorsi molti tecnici. La difficoltà di un tratto si misura tenendo conto del dislivello e della tecnicità del terreno”. Su questi terreni accidentali non si rischiano troppe storte e infortuni di varia natura? “Quando si passa da una corsa su un piano regolare come è quella su asfalto ad un terreno accidentale ci si abitua gradualmente a fare anche altri movimenti, come uno spostamento laterale, il saltello ecc.. Le caviglie si rafforzano, il piede gradualmente si abitua e impara a gestire questi nuovi movimenti. Generalmente è più facile farsi male con la corsa su strada, con il Trail Running è molto più difficile infortunarsi, si hanno delle difficoltà iniziali che si superano in modo del tutto naturale con un po’ di allenamento”. Che tipo di allenamento bisogna praticare per il Trail? “Gli allenamenti non differiscono molto da quelli dell’atletica, dove si impara a fare andature diverse, balzi e salti”. Il Trail di quale federazione fa parte? “La IAAF (International Association of Athletics Federations) lo scorso anno ha deciso di inglobare il Trail Running nella famiglia dell’atletica leggera. E adesso si stanno facendo i primi passi in questo senso, perché ci sono alcuni problemi da risolvere, infatti, il Trail ha tantissime sfaccettature che dipendono dal tipo di terreno, dalla pendenza, dalla

Trail Running

PAOLO IAVAGNILIO e il Trail Running

poi ci sono quelli che le affrontano per il piacere di vivere a contatto con la natura, conoscere persone nuove, dialogare, conoscere nuovi luoghi. Inoltre, voglio sottolineare che quando si corre in un bosco vi è l’obbligo morale di soccorrere un atleta in difficoltà, perché non può essere abbandonato in un luogo accidentale, dove i soccorsi possono impiegare alcuni minuti per arrivare. Dunque aiutarsi a vicenda è uno dei principi che sta alla base di questa disciplina. Ciò rende il nostro ambiente rilassato, durante la gara scherziamo, parliamo, facciamo le soste che sentiamo giuste per il nostro corpo. In questa disciplina la competizione è limitata al gruppetto dei primi che vuole posizionarsi alla testa della classifica, per il resto si tratta di vivere lo sport in modo diverso, più libero”. Quanti sono gli sportivi che si dedicano a questa disciplina a Livorno? “Abbiamo fondato la nostra associazione, che si chiama Survival Trail Runners, nel 2014 partendo da un piccolo gruppo di persone. Oggi possiamo dire di essere circa una trentina, ma il dato non è preciso perché ci possono essere persone che corrono anche da sole”. La soddisfazione più bella che ti ha dato questa disciplina? “Sicuramente arrivare al traguardo, superare un limite personale è sempre bello. Io ho corso anche 175 chilometri, ed è stata una soddisfazione importante, però in assoluto la cosa più bella è l’aver cambiato l’approccio allo sport con il passare del tempo. Infatti, mi sono reso conto che il bello della corsa è sentirsi liberi e riuscire a vivere il piacere della corsa in sé”. Un sogno nel cassetto? “Mi piacerebbe fare un percorso di corsa lungo la via Francigena, a tappe e in autosufficienza, insieme a chi ha il mio stesso desiderio di vivere un’avventura. Sono circa 1.000 chilometri e potremmo percorrerli in una quindicina di giorni”.

Per altre informazioni visita il sito www.survivaltrailrunners.it

Quando si passa da una corsa su un piano regolare come è quella su asfalto ad un terreno accidentale ci si abitua gradualmente a fare anche altri movimenti, come uno spostamento laterale, il saltello ecc.. distanza ecc. Il Trail è sfociato anche nell’Ultra Trail, un po’ come è stato con la maratona e l’ultra maratona. Esistono così anche gare della lunghezza di 330 km, come il Tor Des Geants, che durano 72 ore per i più bravi o sei – sette giorni per chi si riposa ai Punti Vita stabiliti dall’organizzazione e affronta la manifestazione con un’altra filosofia”. Ci sono due modi per affrontare le gare? “In genere c’è un piccolo gruppo che le affronta con l’obiettivo di arrivare in minor tempo possibile per qualificarsi fra le prime posizioni e

Maratona sulla Sabbia

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notizie

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Il tifo olandese per l’ultra maratoneta livornese “Winschoten è una tipica cittadina in stile olandese, che si ferma, nel vero senso della parola, per ospitare la manifestazione. È uno spettacolo molto bello vedere gli abitanti trasformarsi in spettatori e raccogliersi sul bordo della strada, con sedie e sdraio per fare il tifo, incoraggiare i partecipanti e offrire loro spugnati e altre cose che possono essere utili durante la gara. Uno spettacolo che in Italia non capita mai di vedere, qui c’è una cultura dello sport inteso come vita, ma anche turismo. Tutto si mobilita per accogliere al meglio le competizioni più prestigiose del mondo”. Com’è stata organizzata la gara? “Il percorso era un anello di 10 chilometri da ripetere per dieci volte. È stata piuttosto dura perché ripetitiva, ma la meravigliosa atmosfera creata dagli abitanti ci ha aiutato molto. I pettorali erano personalizzati con il nome degli atleti e gli spettatori si sono documentati per fare un tifo personalizzato. Ad esempio, a me dicevano -forza Marco Lombardi da Livorno- e devo riconoscere che mi ha fatto molto piacere. Addirittura al termine della manifestazione, dopo essermi fatto la doccia ed essermi cambiato gli abiti, ho percorso a piedi un tratto del tragitto di gara per tornaMarco Lombardi con la moglie e la figlia Margherita all’aereoporto

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ell’intensa e positiva stagione di Marco Lombardi, l’ultra-maratoneta labronico che, è il caso di dirlo, non si ferma mai, vogliamo mettere in luce l’esperienza olandese, dove il 10 settembre ha sfiorato il podio. Un’attenzione che merita sia per il risultato, perché un quarto posto in un contesto internazionale è un ottimo posizionamento, sia per rendere merito all’impegno e alla tenacia con cui porta avanti questa disciplina, che in Olanda sono stati ricompensati da un gran tifo. La gara alla quale Marco ha partecipato si chiama Runner Winschoten e prende il nome dalla città che la ospita, ormai da ben quarantuno edizioni; località che ha accolto più volte anche la finale del Campionato del mondo dei 100 chilometri, come lo scorso anno. Raccontaci l’atmosfera che hai trovato.

atletica

MARCO LOMBARDI alla Runner Winschoten

mo la keniota bianca perché ha un fisico da corridora, le piace molto questo sport che già pratica, e mi dice sempre che non vede l’ora di avere 18 anni per fare come me. Per lei che ama la corsa è stata un’esperienza meravigliosa”. Come è andata la gara? “Purtroppo non sono salito sul podio per un soffio. Ho accusato molto il caldo. C’erano 40° e questo a me crea dei problemi, anche se devo ringraziare il mio sponsor Inkospor che mi ha fornito di integratori che mi hanno sostenuto in modo eccezionale. Inoltre, devo ringraziare la So.Ge.Se nella persona di Luca e Andrea Monti, la Cooperativa Cuore Li-

Il percorso era un anello di 10 chilometri da ripetere per dieci volte. È stata piuttosto dura perché ripetitiva, ma la meravigliosa atmosfera creata dagli abitanti ci ha aiutato molto burnia Sociale nella persona di Bladimiro Tognarini, la mia società la Libertas Runner, che mi permette di correre con la maglia amaranto e lo studio fisioterapico FisioLife con Ghelarducci, Nencioni e Faraoni”. Quale complimento ricevuto ti ha fatto più piacere? “Naturalmente fanno piacere tutti i complimenti, ma in particolare voglio ricordare quelli ricevuti da un allenatore francese che è stato più volte campione del mondo. Finita la gara è venuto a complimentarsi e mi ha detto che ho buone possibilità per il futuro. Parole che dette da lui, che è stato un grande campione, mi infondono fiducia”.

È uno spettacolo molto bello vedere gli abitanti trasformarsi in spettatori e raccogliersi sul bordo della strada, con sedie e sdraio per fare il tifo, incoraggiare i partecipanti re da mia moglie e mia figlia che mi stavano aspettando, in questa occasione le persone mi hanno riconosciuto, facendomi al passaggio una vera e propria standing ovation e chiamandomi per nome. Questo dimostra quanto la gara sia sentita e partecipata dalla gente del posto”. Con chi sei andato in Olanda? “Con mia moglie e mia figlia Margherita, mentre gli altri tre figli più piccoli sono rimasti a casa. Per Margherita che ha 9 anni è stata una bellissima esperienza, potermi assistere durante la gara con i rifornimenti è stato per lei importante. Inoltre, questa era la prima volta che usciva dall’Italia. Io la chia-

Marco Lombardi durante la corsa in Olanda

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notizie

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Tiro a segno subacqueo

Campionati Italiani di Tiro a Bersaglio Subacqueo Quattro medaglie per i livornesi e una convocazione in nazionale

Atleta in posizione di tiro

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opra e sotto il livello dell’acqua, che sia il mare o una piscina, la vita cambia: due mondi paralleli, ma con caratteristiche profondamente diverse. Basta pensare alle differenti sensazioni che i nostri sensi ci forniscono. L’acqua diventa un’occasione per affrontare nuove sfide sportive, ampliare l’orizzonte dell’agonismo e ricavarne grandi soddisfazioni. Le grandi soddisfazioni sono arrivate anche a Livorno, dove da tre anni si è creato interesse per il Tiro a Bersaglio Subacqueo e altre discipline, grazie all’impegno della A.S.D. Spazio Sub che ha saputo preparare atleti che oggi raggiungo risultati di livello nazionale e internazionale. E proprio la nostra città a maggio ha ospitato per la prima volta il Campionato Italiano del Tiro al Bersaglio Subacqueo svoltosi nella piscina comunale “Massimo Rosi”. A salutare gli atleti nazionali qualificatisi per il campionato sono stati: Mario Fracassi in rappresentanza del delegato Provinciale CONI; Alberto Azzali presidente del Comitato Settore Attività Subacquee, Andrea Lami presidente della Sezione provinciale FIPSAS di

Podio Biathlon femminile Catia Vagelli 2a classificata - Rosa Fornaciari 3a class. 32

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Manno, Catia Vagelli, Rosa Fornaciari e Valentina Ciolli, che non si sono risparmiati per conquistare i podi. Quattro le medaglie conquistate dai labronici con 2 argenti e 2 bronzi, oltre ad altri buoni risultati, che hanno valso alla squadra il 5° posto nella classifica generale, valevole per l’assegnazione della Coppa Italia. Un piazzamento di tutto rispetto considerando che i nostri atleti sono dediti a questa disciplina da appena 3 anni. Con il Campionato italiano si è conclusa la stagione agonistica 2015/2016 che ci auguriamo di veder crescere ulteriormente sia nei risultati che nel numero degli atleti. Per incoraggiare nuovi appassionati e promuovere la disciplina l’A.S.D. Spazio Sub Livorno è sempre disponibile con coloro che desiderano fare una prova gratuitamente. Con la riapertura delle piscine a fine estate, sono ripresi gli allenamenti in vista del Campionato Europeo Open CMAS di Tiro al Bersaglio Subacqueo e della Coppa del Mondo per Club che si terranno a Lignano Sabbiadoro dal 9 al 13 novembre, alla quale parteciperà l’atleta Catia Vagelli, messasi in mostra anche ai Campionati italiani di Livorno, recente-

Livorno, Giovanni Marchetti presidente di A.S.D. Spazio Sub Livorno, Valentina Ferrucci responsabile dell’area stampa e marketing dell’Acquario di Livorno sponsor della manifestazione. Gli atleti si sono confrontati per aggiudicarsi i titoli di “Tiro libero maschile”, “Tiro libero femminile”, “Staffetta per società”, “Super Biathlon maschile”, “Super Biathlon femminile”, “Biathlon” e la famosa Coppa Atleti a bordo vasca pronti ad iniziare la gara Italia. Per A.S.D. Spazio Sub Livorno sono mente convocata dal CT Marco De Santis scesi in acqua 7 atleti: Alessio Rossi, Luca nella Nazionale Italiana di Tiro al BersaGuarino, Simone Mimotti, Vittorio La glio Subacqueo.

Le grandi soddisfazioni sono arrivate anche a Livorno, dove da tre anni si è creato interesse per il Tiro a Bersaglio Subacqueo e altre discipline, grazie all’impegno della A.S.D. Spazio Sub

Podio tiro libero femminile Catia Vagelli 3a class.

Podio Super Biathlon femminile Rosa Fornaciari 2a class.


Una nuova disciplina adeguata per l’agonismo, ma anche per le passeggiate in mare

Alessio Porciani

I

l mondo dello sport riserva sempre qualche piacevole sorpresa portando, di tanto in tanto, delle novità che vanno dal settore agonistico alla pratica amatoriale. L'ultimo celebre caso è rappresentato dal Sup. Abbiamo chiesto al Campione italiano Alessio Porciani, 38 anni, di introdurci a questa disciplina e di raccontarci la sua storia. “La mia vita sportiva è sempre stata molto attiva. Sono stato un triatleta per molto tempo, ma poi ho smesso a causa di un infortunio al ginocchio. Mi sono poi dedicato al surf da onda, poi al Kitesurf e al Sup, che inizialmente è entrato nella mia vita come un gioco”. Ti sei dedicato subito all'agonismo? “Inizialmente facevo solo stand up sulle onde, mi allenavo da solo ed era diventata un'alternativa alla corsa. Poi ho scoperto che il Sup veniva usato per fare delle gare di distanza, a partire da sei chilometri fino a 20 chilometri e oltre. Da sempre quando faccio sport metto molta passione ed impegno, inoltre, sono competitivo e così ho voluto iniziare a fare le gare”. Da quando hai cominciato a praticare l'agonismo? “Non da molto. È un anno, ma ho avuto subito buoni risultati, ad ogni gara sono sempre salito sul podio e questo mi ha inco-

raggiato a continuare fino al Campionato italiano, che ho vinto nella categoria Master, che comprende gli atleti dai 35 ai 40 anni”. Come è organizzato il Campionato italiano di Sup? “Il Campionato italiano prevede due gare: una è la Long Distance con 12 chilometri di percorrenza e l'altra è la Beach Race che è una gare più corta, ma con molti più giri di boa e con partenza dalla spiaggia. La somma dei due risultati decreta il vincitore. Io ho vinto entrambe e mi sono qualificato primo. Il campionato si è svolto a Viareggio”. Come si sta sviluppando a Livorno questa disciplina? “È una disciplina che sta entrando nel mondo dello sport molto rapidamente. Con il Circolo Velico di Antignano ci stiamo organizzando per creare una squadra di Sup per l'agonismo, ma vogliamo anche creare una società che lavori per diffondere questa disciplina, per far conoscere alle persone che può essere vissuta come la corsa, cioè a livello amatoriale e per questo ci doteremo anche di tavole da poter affittare per alcune ore, in modo da offrire la possibilità a tutti di fare una passeggiata in mare. Il bello di questa disciplina è proprio la sua versatilità, infatti, la si può fare a tutti i livelli”.

Sup

ALESSIO PORCIANI Campione italiano di Sup

re a trasformare la passione in un lavoro. A breve farò un corso per diventare tecnico e poi vedremo”. Quando è meglio iniziare a praticare Sup? “Si può iniziare a qualsiasi età, ma la migliore sarebbe cominciare a dieci anni, perché ancora non si è formati a livello sportivo”. Che sensazioni ti dà questa disciplina? “Le sensazioni sono di due tipi. Quando faccio la passeggiata in mare provo delle belle emozioni perché sono avvolto nel silenzio e nella natura. Dico sempre che quando sono in acqua i miei problemi si sciolgono.

E poi vorrei riuscire a trasformare la passione in un lavoro. A breve farò un corso per diventare tecnico e poi vedremo E queste sono sensazioni che possono provare tutti, perché la passeggiata è accessibile ad ogni età e ad ogni fisico. Quando invece partecipo alle gare le emozioni sono adrenaliniche, come in tutte le competizioni, e la sensazione non è quella del rilassamento, ma di gioia per aver raggiunto un risultato o aver superato un limite personale”. La soddisfazione più bella dopo la vittoria del Campionato italiano? “Capire che le persone si sono meravigliate per quello che ho fatto, perché in poco tempo ho ottenuto grandi risultati, e questo mi fa piacere”. Hai parlato del giro di boa durante le gare... “Si tratta di una manovra molto tecnica perché si mette in gioco l'equilibrio, ed inoltre, molto dipende dalle condizione del mare, perché il Sup si pratica con qualsiasi tempo”.

Da sempre quando faccio sport metto molta passione ed impegno, inoltre, sono competitivo e così ho voluto iniziare a fare le gare Che caratteristiche fisiche bisogna avere per praticare il Sup al tuo livello? “Io faccio un allenamento abbastanza impegnativo, ogni giorno, per almeno una o due ore, vado in mare con la tavola oppure corro, nuoto o mi dedico alla palestra, cercando di alternare queste diverse possibilità”. Progetti futuri? “Vorrei mantenere il titolo conquistato anche per il prossimo anno”. Un sogno nel cassetto? “Vincere una bella gara, magari qui vicino, gareggiando in casa. E poi vorrei riusci-

Alessio Porciani sul gradino più alto del podio dei Campionati italiani di Sup

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Una stagione ricca di podi di Mario Orsini

L’arrivo ai Campionati italiani

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l bravo ragazzo della porta accanto. Gentile, sorridente, modesto, con valori morali ben radicati e la testa saldamente sulle spalle. Un giovanotto diciottenne innamorato del ciclismo e della scuola. Uno sport, quello delle due ruote, forse più di altri, metafora della vita. Mattia Bevilacqua a giugno a Solbiate Arno, in provincia di Varese, ha vinto il campionato italiano Juniores, mettendo in rigorosa fila indiana i 167 compagni d’avventura, arrivati nel varesotto non casualmente, ma grazie agli ottimi risultati ottenuti nel primo scorcio di stagione agonistica. Quella in terra lombarda per Mattia non è stata l’unica performance stagionale. Complessivamente è salito sul podio una ventina di volte e ha terminato la corsa nei “top ten” in quasi tutte le corse cui ha preso parte. Tra quelle più importanti il campionato europeo su strada, il 16 settembre a Plumelec in Bretagna. Insieme a lui, in Francia, con la maglia azzurra addosso: Andrea Bagioli (CC Canturino 1902), Samuele Battistella (Vc Breganze Cyberteam), Alessandro Covi (Team Giorgi), Stefano Oldani (GB Junior Team) e Filippo Zana (Contri). Una corsa, il campionato europeo, in cui Mattia non ha potuto esprimere al massimo le sue straordinarie potenzialità perché, nel convulso finale, avendo i due compagni di nazionale Zana e Battistella in fuga, ha dovu-

to ubbidire al gioco di squadra e rimanere al coperto. “Ho concluso la corsa nella pancia del gruppone senza fare neppure la volata perché i giochi erano ormai fatti e anche i buoni e discreti piazzamenti già assegnati”, il suo commento sulla corsa in terra francese. Ad accompagnar-

Una valanga di successi

Bravissimo in bicicletta ma davvero in gamba anche sui banchi di scuola: “Frequento la quinta all’ITIS Galilei, nell’indirizzo Meccanici. Un indirizzo che mi piace e potrebbe darmi interessanti opportunità di lavoro quando avrò appeso la bicicletta al chiodo”. Ma facciamo un passo indietro, alla prima infanzia. A sei anni Mattia mentalmente si sentiva già pronto per correre in bicicletta. Per accontentarlo babbo Corrado prese contatti con Pietro Bellavia dell’U.C. Montenero 1926 che, per far felice il bambino, gli regalò un biciclettina da corsa allora inutilizzata. A sette anni, siamo nel 2005, Mattia inizia finalmente a gareggiare e soprattutto a vincere, nella categoria G1, proprio con l’U.C. Montenero sulle spalle. Da allora è stato un crescendo rossiniano con successi a ripetizione da tutte le parti qualche volta, tanto per non farsi mancare niente, anche in sella alla Mtb. Nel 2010 passò alla Coltano Grube dei fratelli Stefanucci e gareggiando nella categoria G6 ottenne tante vittorie. Nel 2011 il salto nella categoria Esordienti primo anno e l’anno successivo 2012 negli Esordienti 2° anno, con un bottino complessivo di una ventina di vittorie e un’infinità di ottimi piazzamenti. Successi a ripetizione che proseguono nei due anni successivi nella categoria Allievi, sempre con la maglia della Coltano Grube. L’anno scorso, poi, esordio negli Juniores con la maglia dell’UniCash Cipriani e Gestri (3 vittorie) e da quest’anno (Juniores 2° anno) nel team Ballerini. Per lui, quando stanno scorrendo i titoli di coda della stagione agonistica, 3 vittorie, 12 secondi posto e tanti altri bellissimi piazzamenti.

Ciclismo

MATTIA BEVILACQUA campione italiano Juniores

“Me la cavo bene in salita e sul passo. E prediligo le volate di potenza, come quella di Varese, con uno strappetto a poche centinaia di metri d’arrivo” lo e a fare il tifo per lui a Plumelec c’erano anche mamma Lucia e babbo Corrado. Due genitori che oltre a Mattia seguono con regolarità anche la figlia Gaia, anche lei ottima ciclista tesserata per la società ciclistica San Miniato-Santa Croce e più piccola del fratello. Con la partecipazione al campionato europeo di Plumelec, Mattia Bevilacqua, ha dato anche una bella spolverata ai ricordi nostalgici degli appassionati di ciclismo. Per ritrovare un altro livornese di scoglio, in sella alla propria bicicletta, con la maglia azzurra addosso in una gara così importante bisogna scavare nelle reminiscenze ormai sbiadite dal tempo. Il primo che ci viene in mente è Mauro Simonetti, bronzo nel quartetto azzurro della 100 chilometri, alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968. Quasi mezzo secolo fa mica l’altro ieri!

Corridore completo

Tecnicamente Mattia può essere considerato un corridore completo. Basta ascoltarlo: “Me la cavo bene in salita e sul passo. E prediligo le volate di potenza, come quella di Varese, con uno strappetto a poche centinaia di metri d’arrivo”. Infine un mix tra sogni, realtà e futuro. “Come corridore, fatte le dovute proporzioni, penso di assomigliare un pochino a Aleijandro Valverde e tra gli italiani invece Diego Ulissi, un talento specialmente nelle gare in linea. Tra qualche anno mi piacerebbe passare professionista e vincere una grande classica del Nord: giro delle Fiandre, Liegi Bastogne Liegi, Freccia Vallone, Parigi Roubaix. In Italia, invece, Milano Sanremo o giro di Lombardia. Ma per adesso penso solamente ad allenarmi e a studiare con impegno e serietà come ho sempre fatto”.

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Ciclismo

Sessantacinque anni di storia per il G.S. Carli Coop La Variante Il giovane Mikel Demiri e il futuro ciclistico di Mario OrsinI

A maggio, inoltre, in occasione delle festa dei baccelli di Salviano, abbiamo organizzato il 19° trofeo CLC, Memorial “Settembre Cappagli”, trofeo Truck riservato alla categoria Allievi. Una corsa che è ormai un classico del panorama regionale e per la quale diamo l’appuntamento a tutti al 7 maggio 2017”.

Organigramma Carli Coop

La Variante 2016: Pres. Loredano Zannotti. Vicepres. David Mancini. Consiglieri: Luciano Nannipieri, Roberto Bernini, Carlo Contini, Sergio Tramonti, Daniela Del Signore, Ennio Spadoni, Roberto Tramonti. D.S. Gino Mataresi e David Mancini. Dir. Corsa Reg. Ennio Spadoni. Preparatore Atl. Giulio Pracchia.

Mikel Demiri

In ritiro a Sestola: Leonardo Ferrara, Marco Freschi, Mikel Demiri e Alex Karamani

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n pezzo di storia del ciclismo regionale e provinciale. Una fucina di talenti delle due ruote. Una scuola di vita infarcita di serietà, impegno e rispetto di se stessi e degli altri. Nel 1951 la prima affiliazione alla FCI (Federazione Ciclistica Italiana) del G. S. Carli La Variante: sessantacinque anni fa mica l’altro ieri. Vent’anni dopo nel 1971 il salto di qualità, quando il timone di comando passa nelle mani del giovane Luciano Nannipieri. Un giovanotto allora non ancora quarantenne con le idee chiare, la grinta e la determinazione di chi vuol volare alto. “Il direttore sportivo di quei primi anni settanta era l’ex professionista Mario Ciabatti. Un mix di competenza, passione e amore per la bicicletta. Una passione che sapeva trasmettere ai giovani che correvano con i nostri colori”, le parole dell’attuale presidente della società Loredano Zannotti che, quattro anni fa, ha ereditato da Luciano Nannipieri il bastone di comando, dopo aver svolto le mansioni di vicepresidente, a fianco con il mitico Luciano, per tanti anni. Mercoledì 5 ottobre nella storica sede al circolo Arci P. Carli Salviano, la festicciola di chiusura della stagione agonistica 2016. È l’occasione giusta per parlare di idee e progetti, a livello tecnico e societario, per la prossima stagione: quella del 2017. A fare gli onori di casa davanti a una manciata di giovani corridori e ai loro familiari il presidente Zannotti con al fianco l’amico Luciano Nannipieri e il consiglio direttivo, quasi al completo. Unico 36

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assente, per motivi di lavoro, il vicepresidente e tecnico-allenatore David Mancini. “Tra un mesetto –ha affermato il presidente Zannotti- ratificheremo il consiglio direttivo. Al momento attuale non prevediamo però novità. Inoltre –aggiunge- stiamo già lavorando per definire i componenti della squadra, Allievi 1° e 2° anno, con cui ci presenteremo ai nastri di partenza nel 2017. Di essa oltre Marco Freschi, Leonardo Ferrara e Alex Karamani, che quest’anno hanno corso con noi, dovrebbero farne parte, come new entry provenienti da

Una stellina del ciclismo provinciale a suo agio su qualsiasi “terreno”. Un ragazzino che sprizza simpatia da ogni poro capitato per caso nel mondo ciclistico, ma con tanta voglia di rimanerci e di scalare le classifiche di merito regionali e nazionali. Il primo contatto ravvicinato di Mikel Demiri, classe 2000 (è nato il 13 giugno), con il mondo agonistico delle due ruote è di appena due anni fa. “In piazza della Repubblica c’era una Gimkana di bambini in bicicletta. Vederli gareggiare in sella alle loro biciclettine per me fu come un colpo di fulmine. Mi venne voglia di provare a correre anch’io. Per questo chiesi informazioni a un signore presente che fu felice di darmi una mano. In quello scorcio del 2014 ho iniziato a correre, con la maglia del Rosignano nella categoria Esordienti. E nel 2015 e 2016 con la maglia del GS Carli La Variante, nella categoria Allievi. Nel 2017, invece, correrò nella squadra Pieri Calamai nella categoria Juniores”. Come ti definisci? “Me la cavo abbastanza bene in salita e anche come passista. In volata invece devo imparare a essere più scaltro. D’altronde avendo saltato a piè pari le categorie Gio-

Mikel Demiri: un ragazzino che sprizza simpatia da ogni poro capitato per caso nel mondo ciclistico, ma con tanta voglia di rimanerci e di scalare le classifiche di merito regionali e nazionali altre società, con cui siamo in ottimi rapporti, pure Federico Moriconi e Leonardo Marchionni. E, come assoluta novità per questo sport, l’ex rugbista Enrico Voliani. Inoltre con discrete probabilità anche Leonardo Bernardeschi. Non correrà più con noi, per ragioni d’età, invece, Mikel Demiri, il nostro campioncino, nel 2017 gareggerà nel team Pieri Calamai nella categoria superiore: gli Juniores. A Mikel facciamo un grandissimo in bocca al lupo per una carriera ciclistica che, ne siamo certi, gli regalerà tante soddisfazioni”. Da Zannotti poi uno sguardo indietro. “Nel 2016 abbiamo partecipato a ben trentadue corse. Trenta in Toscana e due in Liguria.

vanissimi e la prima Esordienti, qualcosa in termini di esperienza devo pagarlo”. Quanto ti alleni? “Quasi tutti i giorni e non provo eccessiva fatica. Qualche volta mi alleno anche con Mattia Bevilacqua. Quando vado in bicicletta mi diverto, grazie anche al D.S. Gino Mataresi davvero un eccellente maestro di ciclismo”. A scuola come va? “Abbastanza bene. Frequento la terza al professionale Orlando con buoni risultati”. I tuoi sogni? “Correre nei professionisti e vincere qualche bella corsa. E poi affermarmi nel mondo del lavoro mettendo a frutto quello che ho imparato a scuola”.


Le traversate della “memoria” e le “rotte della verità”

Canottaggio

SANDRO LULLI ovvero l’evergreen del canottaggio

da le vittime, con l’elenco di tutti i nomi dei 140 morti, davanti alla quale Loris e Sandro hanno deposto un mazzo di fiori e pregato con padre Emilio Kolaczyk, parroco di S. Ferdinando e cappellano dell’Istituto Stella Maris. Sandro ha una famiglia che lo sostiene, soprattutto il figlio Vito lo ha seguito da vicino, studiando la rotta e seguendolo in barca durante la traversata, cosa che ha dato un importante supporto psicologico durante le oltre sei ore di mare. Sandro oltre ad essere stato un giornalista sportivo, con un occhio particolare verso gli sport legati al mare, ha sempre praticato canottaggio togliendosi anche delle belle soddisfazioni, come la conquista del titolo italiano Coastal Rowing Over 54 per la Canottieri Livornesi regatando nel 2014 a Pesaro.

Alla fine è andato tutto bene, credo che da lassù qualcuno abbia aiutato questa impresa. Fino ad ieri il mare era molto mosso, mentre oggi è stato calmo Le braccia al cielo per ricordare le vittime del Moby Prince all’arrivo nel porto di Livorno

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on è possibile, purtroppo, pensare al mare senza legarlo alle tragedie che lo vedo come scenario principale nella morte di tanti uomini, donne e bambini. Tutti ricordano la tragedia del Moby Prince, la più grande della storia della Marina italiana, che causò 140 morti, proprio nelle acqua antistanti il porto di Livorno. Ma i morti in mare sono legati da un filo comune che ci porta fino alle storie di oggi, ai migranti che a centinai trovano la morte nel Mediterraneo, che spesso diventa la loro tomba, perché i loro corpi non hanno neanche la possibilità di essere recuperati per una sepoltura. Chi si occupa di sport legati al mare non può restare indifferente, come non

Ma questa impresa non lo ha stancato e poco dopo Sandro ha deciso di remare intorno all’isola di Lampedusa in memoria dei migranti che non sono più fra noi. Possiamo definire Sandro un evergreen, ma comunque la sua età va messa in conto nelle imprese che compie, e questo rende ancora più apprezzabile il suo impegno. Come lui stesso ha affermato all’arrivo al porto di Livorno: “Alla fine è andato tutto bene, credo che da lassù qualcuno abbia aiutato questa impresa. Fino ad ieri il mare era molto mosso, mentre oggi è stato calmo. Personalmente dopo tre ore al remo ho avuto una crisi, che sono riuscito ad allontanare quasi subito. La carica emotiva mi ha spinto a non mollare.

Non ha lasciato trascorrere molti giorni dalla traversata da Gorgona, ed è ripartito alla volta di Lampedusa con la sua barca, per fare il giro dell’isola in ricordo dei migranti annegati in mare. Altra impresa faticosa compiuta in cinque ore e quindici minuti. In prossimità dell’isolotto dei Conigli, Lulli ha lanciato in mare una ciambella di salvataggio avvolta da fiori e dalla maglietta rossa con la scritta “#iosono141”, per commemorare anche le vittime della Moby Prince. Un gesto simbolico, ma ricco di significato, con la speranza di evitare che l’oblio inghiotta la memoria di queste terribili tragedie” Grazie Sandro per il tuo impegno.

Le foto sono state gentilmente concesse dal capo redattore di Quilivorno.it

Non ha lasciato trascorrere molti giorni dalla traversata da Gorgona, ed è ripartito alla volta di Lampedusa con la sua barca, per fare il giro dell’isola in ricordo dei migranti annegati in mare lo è restato Sandro Lulli che più volte ha mostrato la sua sensibilità con la barca, i remi e tanta fatica. La prima volta è stato nel tratto di mare che da Gorgona va a Livorno, in un’impresa che ha dedicato alle vittime del Moby Prince. La traversata è stata seguita da Loris Rispoli, presidente del Comitato Moby Prince 140, a bordo dell’idroambulanza della SVS, mentre a terra lo aspettava il campione di canottaggio Luca Agamennoni, l’ assessore Marco Morini, la moglie, il figlio e una folla di sostenitori.

Sapevo che le mani mi avrebbero fatto male, sapevo che sarebbero arrivati i crampi, ma il desiderio di vogare verso il porto ha fatto sì che le ultime 5 o 6 miglia venissero da sole. Venerdì, prima di andare a letto, temevo che qualcosa potesse andare storto. Dolori alla schiena o altri imprevisti fisici. Tuttavia eccomi qua, volevo farcela in tutti i modi e sono riuscito a concludere la Rotta per la Verità. Per loro, lassù” e mentre conclude la frase alza le braccia al cielo. Naturalmente non è mancato un momento di raccoglimento davanti alla lapide che ricor-

Davanti alla lapide che ricorda le vittime del Moby Prince. Da sx: l’assessore Morini, Loris Rispoli, padre Emilio Kolaczyk e Sandro Lulli

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Al centro Linda Cordiviola Miss Clas 2016, premiata dai titolari Viorica Gaibu e Corrado Fini

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ottobre 2016  

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