LA RIVISTA DELLA CANNABIS DAL 1985
GRATIS Numero 6 - 2016
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AMSTERDAM
Selezione e manutenzione delle piante madri
I terpeni
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Raccolto invernale outdoor
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Nemmeno il più pessimista tra gli osservatori avrebbe potuto prevedere una debacle del genere ma, evidentemente, non c'è mai limite al peggio. A due anni dal varo del progetto pilota voluto dai Ministeri della Salute e della Difesa, la marijuana medica coltivata dai militari a Firenze è finalmente arrivata nelle farmacie italiane lo scorso ottobre. E il risultato non poteva essere più deludente.
davanti a chi gli ha chiesto conto di questa deludente prima partita, ha dovuto ammettere che “per ora l’importazione dall’Olanda continuerà, e l’ingresso della cannabis di Stato sarà graduale”. La prima varietà di marijuana terapeutica prodotta dallo Stato italiano si chiama FM 2
200 malati. La domanda reale di FM 2 – un nome più scoraggiante non lo potevano certo trovare – sarebbe però cinquanta volte più grande: stando ai dati raccolti dall'Associazione Luca Coscioni, il bacino potenziale d'utenza è di almeno diecimila persone.
I giornali hanno parlato di 1600 barattoli contenenti 5 grammi l'uno. La matematica dice invece che in oltre 24 mesi, il massimo che l'Istituto Chimico Farmaceutico Militare è riuscito a tirare fuori da 50 metri quadri di serre e da 120 talee, sono stati 8 kilogrammi di prodotto. Nemmeno un grower alle prime armi avrebbe saputo fare di peggio. Eppure i militari fiorentini erano coadiuvati dal CRA-CIN di Rovigo e dall'equipe del professor Grassi: una garanzia di successo secondo la Lorenzin. Visti però i risultati, sarebbe opportuno cominciare a farsi qualche domanda.
Ricordiamo che, allo stato attuale, sono tredici le Regioni che nel corso degli anni hanno approvato leggi che consentono di utilizzare medicinali a base di cannabis per scopi terapeutici: Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo, Marche, Puglia, Basilicata e Sicilia. In alcuni di essi il trattamento è a carico dei Servizi Sanitari Regionali, in altri invece deve essere pagato integralmente dal paziente. Proprio per questo motivo diventa importante la produzione italiana che, almeno sulla carta, dovrebbe abbattere i costi di importazione dall’Olanda.
Prima fra tutte: quando ci impiegherà effettivamente l'Italia a smarcarsi dall'importazione di Bedrocan dai Paesi Bassi? Il colonnello Antonio Medica, direttore dell'Istituto fiorentino, ha più volte spiegato alla stampa che, una volta a pieno regime, lo stabilimento sarà in grado di produrre il fabbisogno stimato (decisamente al ribasso) dal ministero di Beatrice Lorenzin, ovvero 100 kilogrammi l'anno. Ma
Anche in questo caso dunque bisognerà pazientare ulteriormente. Come per il rinvio a data da destinarsi sella proposta di legge sulla legalizzazione, l'Italia, o per meglio dire, i pazienti italiani dovranno aspettare ancora prima di poter acquistare delle infiorescenze di marijuana ad un prezzo accessibile. Peccato che sia proprio il tempo il nemico più spietato di un malato.
(Farmaceutico militare 2) e contiene i due principi attivi, THC e CDC, in uguali percentuali (tra il 5% e il 6%), come indicato nelle linee guida imposte dal Ministero della Salute. Ora, considerando una media di 1,5 grammi giornalieri a paziente, la produzione “made in Italy” di cannabis medica riuscirebbe a soddisfare appena le esigenze di
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