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Quaderni di Ampiamente

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Fabio Palma

FABIO PALMA è formatore, esperto in metodologie della formazione e della comunicazione. Per Amaltea ha pubblicato: Qualità globale e organizzazione scolastica nell’ottica dell’autonomia (1999), La valutazione dell’apprendimento esperienziale in S. Colazzo (a cura di), Formare gli adulti (2009). Ha inoltre pubblicato un manuale per docenti dal titolo Metodologie e strumenti per facilitare i processi personali di autoanalisi dei bisogni formativi e autoorientamento esistenziale; La formazione e le organizzazioni in S. Colazzo (a cura di), Progettazione e valutazione dell’intervento formativo, McGrawHill (2008). È autore di articoli di filosofia e didattica apparsi su riviste culturali.

ISBN 978-888406-115-7

€ 20,00

Organizzazione sociale enattiva

Riflessione attenta e puntuale sulla società vista come processo emergente, secondo il modello enattivo, che delinea un percorso di emancipazione personale e sociale in vista della costruzione di un universo sociale cooperativo, comunitario, ecologico. A condizione di essere consapevoli che: un sistema è tanto più autonomo quanto più lo è ciascun suo sottosistema componente; per poter trasformare l’organizzazione di un sistema complesso si deve disporre di un modello di pensiero almeno altrettanto complesso (cibernetica di 2° ordine); di questo nuovo modello di pensiero (struttura che connette) occorre assimilarne gli assunti epistemoligici fino a farne prassi concretamente e quotidianamente agita. Partendo da queste considerazioni l’autore tematizza il diretto coinvolgimento delle fasce più svantaggiate e più povere della società (innanzitutto disoccupati, precari, ‘clandestini’, casalinghe, ‘senzatetto’) in attività produttive autogestite, ecologicamente sostenibili e basate su uno scambio di prodotti e servizi non diseguale.

Fabio Palma

Organizzazione sociale enattiva

Amaltea Edizioni


© 2010, Amaltea edizioni Via D. Pellegrino, 26 73020 Melpignano (Le) Tel. 0836.330059 – fax 0836.434007 Email: info@amalteaonline.com http://www.amalteaonline.com

ISBN 978-88-8406-115-7


INDICE

Presentazione di Salvatore Colazzo Prefazione

p.

9 13

PARTE PRIMA (DESCRITTIVO-ESPLICATIVA) Capitolo 1 L’illusione della crescita economica e tecnologica

29

Capitolo 2 Concetti cruciali in una prospettiva auto-co-organizzazionale

39

Capitolo 3 Dal paradigma cartesiano-newtoniano a quello ecosistemico

51

Capitolo 4 Il processo di formalizzazione del concetto di Autoorganizzazione

75

Capitolo 5 Studi e scoperte sulla genesi fisica del fenomeno dell’autoorganizzazione

85

SCHEDE ESPLICATIVE

95

Capitolo 6 Il sistema vivente come processo di computo

133

Capitolo 7 La struttura che connette

147

Capitolo 8 Autopoiesi e accoppiamento strutturale

159 7


Capitolo 9 Modelli della mente

183

Capitolo 10 Dal concetto di autopoiesi alla riflessione sulla coscienza

211

Capitolo 11 Una scienza della coscienza: la Neurofenomenologia

233

PARTE SECONDA (ESPLICATIVA-OPERATIVA) Capitolo 12 Condizioni termodinamiche per un modello sociale auto-organizzazionale (comunitario)

257

Capitolo 13 Premesse del cambiamento sociale

265

Capitolo 14 Riflessioni sul cambiamento

277

Capitolo 15 Introduzione alla strategia meta-organizzazionale

289

Capitolo 16 Progettazione delle condizioni necessarie per la (auto)realizzazione fisica del modello sociale enattivo

319

BIBLIOGRAFIA

335

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PRESENTAZIONE

La proposta teorica di Fabio Palma si muove nell’ottica della prospettiva enattiva di impronta vareliana, seppure nutrita di molte e diversificate letture calate nell’amalgama di un pensiero che presenta spunti originali in un quadro molto coerente e coeso. In questa introduzione, più che riassumere i problemi e i temi trattati dall’autore del libro, intendo testimoniare la spinta etica da cui questo nasce. Si tratta di un’etica vissuta, che genera una capacità riflessiva, disegnando, grazie al supporto offerto dai modelli dell’enazione, un mondo possibile, fondato sulla convinzione della natura processualedinamica della vita. È un’etica che, muovendo dalle conseguenze epistemologiche del paradigma della complessità e dal concetto buddista di interdipendenza e non-sostanzialità dei fenomeni, prefigura una originale via di uscita dall’attuale forma di organizzazione sociale in senso eco-sistemico e comunitario. Nel libro si avverte chiaramente questo anelito politico che nasce dalla crisi che gli attuali modelli sociali stanno vivendo, con il convincimento di poterla assumere come base per un progetto di convivenza umana basata su un’etica dell’esperienza vissuta (to embody). La teoria enattiva si afferma infatti come via di mezzo fra scienza (descrizioni in terza persona) ed esperienza (descrizioni in prima persona); la domanda da cui essa si genera non è infatti: “Qual è il rapporto fra mente e corpo a prescindere dall’esperienza del singolo?” Ma: “Qual è il rapporto fra mente e corpo come effettivamente si svolge nella sua concreta ed esclusiva esperienza?” L’autore chiarisce che la definizione del rapporto mente-corpo non è una questione teorica ma un’esperienza vissuta che intanto è possibile in quanto questo rapporto preesiste. La teoria è solo una riflessione sull’esperienza vissuta. La cognizione dipende dal nostro esistere in un mondo che è inseparabile dal nostro corpo, dal nostro linguaggio e dalla nostra storia sociale; essa va perciò intesa come azione incarnata situata in uno specifico ambiente e nel contesto dell’evoluzione intesa come deriva naturale. In questa prospettiva l’essere umano, la persona, è progettualità-in-atto, apertura di senso, ma solo in quanto sa avvertire e vivere i propri vincoli. È il vincolo che offre alla vita la possibilità di essere un processo di emancipazione. In questo senso il soggetto è paradossale, in quanto è ciò che è per la sua materialità e la sua storia, ma pure è abitato dalla contingenza, può diventare altro da sé e anzi costantemente diventa al-


Salvatore Colazzo

tro da sé, riorganizzando, nell’interazione con gli altri, con il contesto e con se stesso, il sistema dei propri vincoli. Questo lo rende certamente e integralmente responsabile della propria condizione esistenziale. Il mediatore più potente dei processi di liberazione che noi possiamo intraprendere è costituito dal linguaggio. È il linguaggio infatti che disegna cosa e come noi possiamo concettualizzare il mondo, e quindi è il linguaggio alla fine che ci mette a disposizione gli strumenti per agire nella realtà e trasformarla: ma non dall’esterno, in base a un modello predefinito e a un programma, ma coordinandoci comportamentalmente attimo-dopo-attimo ad ogni livello sistemico così da coniugare ininterrottamente auto-organizzazione e co-organizzazione. Ma questo richiede l’assunzione di un’ottica processuale e non sostanzialistica: non solo di rinunciare ad ogni tipo di fondazionalismo ma anche di imparare a vivere in un mondo senza fondamenti. “Da molto tempo ormai la scienza e la filosofia occidentali - spiega Varela - ci hanno messo di fronte all’impossibilità di immaginare come possano essere dei ‘fondamenti’ plausibili ma non hanno al contempo indicato come si potrebbe vivere senza alcun fondamento. La scienza è bravissima a distruggere le risposte metafisiche e a scalzare ogni fondamento ma non è in grado di rimpiazzare le vecchie certezze spiegando come potrebbe darsi una comune prassi di vita basata sulla diretta esperienza”. Alla luce di questa riflessione il linguaggio si carica di una straordinaria valenza etica poiché è ad esso demandato il compito di ritracciare continuamente la linea di confine fra l’io ed il tu, fra il noi ed il voi, fra il fisico e il sociale; disorganizzare e riorganizzare se stesso ed il mondo per assicurare una sostenibilità che va sempre rinvenuta nell’esperienza vissuta di chi lo parla, affinché mai questi cessi di sentire l’esistenza. Sentire l’esistenza significa innanzitutto avvertire la relazione, ossia la trama di relazioni che connette la propria all’altrui esistenza, questo fa di ogni individuo un che di difficilmente localizzabile, essendo sempre egli oltre la propria individualità, oltre il proprio ego, oltre le determinazioni della propria nascita e del proprio ruolo sociale. Il soggetto non ha possibilità di dirsi una volta per tutte e in maniera definitiva poiché egli è nella relazione, è ciò che costantemente diviene svelandosi a se stesso. Egli è insieme opaco e leggibile; si tratta di un progressivo venire alla luce per via delle interazioni che egli stabilisce col mondo, in virtù di un processo di co-emergenza. Ciò fa comprendere come identità e cambiamento siano co-essenziali, come il vivente sia autopoietico. Quando Varela (assieme a Maturana e Uribe) definì l’unità autopoietica, aprì una nuova possibilità di pensare il vivente e, con esso, il soggetto (la coscienza). Unità autopoietica, disse, è unità che è capace di autogenerarsi grazie ai processi che hanno luogo dentro uno spazio confinato. Il sistema è aperto all’ingresso di materia

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Presentazione

ed energia dall’esterno, ma è chiuso rispetto alle regole che governano la dinamica delle reazioni che lo generano. Ma chiarì anche che per definire l’identità del vivente non basta il concetto di autopoiesi, occorre conoscere come il vivente interagisce con l’ambiente fisico nel quale è inserito e con gli altri organismi. Infatti individuo, società e ambiente si co-definiscono reciprocamente, realizzano per l’appunto un processo enattivo. In questa interazione (accoppiamento strutturale) ogni identità diventa via via più complessa e specializza la sua organizzazione, cosi da potersi modulare in molti molti diversi e quindi coordinare comportamentalmente sempre meglio con le altre. Si tratta di un complesso gioco di equilibri dinamici che rende il cambiamento un’evoluzione e la vita configurabile come un progresso verso forme di sempre maggiore intelligenza e l’ambiente che la ospita come sempre più articolato, complesso e intelligente esso stesso. Una conseguenza fondamentale di questi discorsi è che nulla possiamo dire se non dall’interno delle nostre esistenze nella tensione verso la ricerca della verità e di noi stessi; ricerca che non può che avere natura intersoggettiva; il che dà pieno valore alla comunità quale sistema di relazioni che nel loro dinamico reiterarsi ne definiscono l’identità e, con essa, quella degli individui che ne fanno parte, nodi di una rete di relazioni ed essi stessi reti di relazioni, cioè biografie, vite che hanno un loro evolversi nell’evolversi della comunità. Università del Salento, aprile 2010

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Presentazione al testo Organizzazione sociale enattiva di F. Palma