Skip to main content

Falsi allergici, malati immaginari?

Page 1

aggiornamenti

aggiornamenti

editoriale di Mauro Minelli

Pensieri “sotto il sasso“ L’ambito aperto dalla prolusione del Direttore Paolo Falagiani su “Notiziario Allergologico (n. 1/2010), in realtà, sarebbe vasto assai e, seguendo il fluire positivamente inquieto della nostra curiosità, porterebbe lontano, ben oltre il limite temporale concesso, in cautelativa misura domiciliare (“dalle ore 18 alle ore 8”), alla mai sopita attitudine di travalicare le statiche geometrie dei sassi. Necessariamente, dunque, va dimensionato! Era il 2006. In un ospedale dell’hinterland di Lecce, più precisamente a Campi Salentina, si prova a lanciare, partendo dall’ambito gestionale delle malattie infiammatorie croniche immunomediate (IMID), un nuovo assetto organizzativo che, presupponendo un cambiamento di conoscenze, atteggiamenti e comportamenti negli operatori (e nei pazienti, e nella popolazione generale, e nell’associazionismo civile e politico, e nelle istituzioni), individua nella comunicazione profonda in tutte le sue declinazioni (dal rapporto medico-paziente alle relazioni interne tra operatori, dalla formazione alla creazione del consenso esterno) la chiave di volta di un processo innovativo. Il progetto si genera dalla avvertita percezione di un graduale ma veloce cambiamento dell’idea collettiva di salute e dell’influenza, su di essa, di fattori sociologici e culturali generali (medicalizzazione, salutismo, culto del corpo, fobia del dolore e della sofferenza...) e delle dinamiche di mercato: elementi potentissimi e specifici della modernità e della post-modernità. Su tali dinamiche concettuali il “progetto IMID” progressivamente si carica di senso e di valore consolidandosi nella concretezza di risultati oggettivamente apprezzabili. Sostanzialmente esso si richiama, nel pieno rispetto della dottrina immunologica che lo anima, ad un modello organizzativo esemplato sulle istanze intrinseche all’oggetto che studia e al soggetto che cura: il disturbo sistemico. Quest’ultimo, per essere compreso e trattato, ha bisogno di una mente sistemica. Ma una mente sistemica avverte l’esigenza di una organizzazione immaginata secondo una logica sistemica! Il modello IMID prevede un ripensamento epistemologico della disciplina medica, ne ridisegna la mappa e cioè le relazioni fra gli elementi che la compongono (le branche), assegna alle discipline sistemiche (qual è l’immunologia, ma non solo) un ruolo strategico! E’ tutta qui la logica del succitato “dimensionamento”. L’assunto, maturato con sofferta tensione dentro al sistema che “semplicemente accosta e forzatamente appiccica” senza integrare, è quello di

72

non poter più continuare a sostenere una semplice “giustapposizione” di interventi separati. L’impegno è quello di porsi all’interno di un discorso sulla salute che non vorremmo più chiamare nè solo medico nè solo biologico, per contribuire alla costruzione di un nuovo, generale paradigma scientifico orientato alla ricomposizione dell’attuale frammentazione multidisciplinare e multispecialistica. Ben oltre l’allergologia, tanto più se collocata - per alcuni suoi aspetti - tra le virgolette di percorsi clinici forse un po’ troppo frettolosamente liquidati come parapsichiatrici. Scaturisce da queste premesse la collaborazione densa di contributi e di soluzioni, offerta da chi - come nel caso di Salvatore Colazzo, insigne pedagogista “non medico” - ha con noi dell’IMID avviato un protocollo operativo integrato e finalizzato a sviluppare percorsi credibili di ricerca e di intervento sulla relazione medico-paziente, sul clima organizzativo, sui bisogni di salute, sui gruppi eventuali di mutuo e auto-aiuto. Ma, alla stessa maniera, vanno interpretate le incursioni salutari, nei diuturni opifici decentrati dell’assistenza pubblica, di valenti genetisti in grado di chiarire, con il realistico supporto della farmacogenetica, le penalizzanti vicissitudini, rese ancora più gravose dall’imprinting latente ed impietoso della psicopatologia, di pazienti per altri versi già etichettati come soggetti “allergici a tutto”; o le incursioni dei proteomici impegnati a fornire indicazioni sulla individuazione ed utilizzazione di nuovi marcatori molecolari nelle malattie infiammatorie immunomediate da interferenti ambientali magari diversi dai pollini, dal latice o dagli acari. E’ davvero come sollevare il sasso ed accorgersi che sotto si muove, inatteso, un mondo di solerti formichine che provano convintamente ad organizzarsi. E dentro a quel sistema virtuoso, in cerca di logiche e di senso più che di procedure, ci piace pensare che l’immunologo clinico possa portarvi il contributo prezioso del proprio orgoglio di medico internista affatto intenzionato a delegare e, dunque, a rinunciare alla consapevolezza del suo ruolo strategico in nome del solo routinario tecnicismo o del mercato.

Mauro Minelli Direttore U.O. “Centro IMID” – P.O. Campi Salentina (ASL-Lecce) Professore a C. “Medicina del Lavoro” - Università del Salento

Not Allergol Anno 29 - 2010 • Vol. 28, n. 2

Falsi allergici, malati immaginari?

Salvatore Colazzo Coordinatore del Gruppo di ricerca in Pedagogia della Salute del Dipartimento di Scienze Pedagogiche, Psicologiche e Didattiche dell’Università del Salento

False allergic sufferers or hypochondriacs? Not Allergol 2010; vol. 28: n.2: 72-80.

1. L’articolo di Guido Sacerdoti et alii, apparso su “Not Allergol”, dal titolo “Allergici tra virgolette: che fare?” (1), appare, per chi si occupi dei temi che interconnettono scienze umane e medicina, piuttosto interessante. In questa nota cercherò di chiarire le ragioni per cui la sua lettura a me è risultata ricca di spunti. Cercherò pure di interconnettermi con Paolo Falagiani e la sua nota introduttiva all’articolo. Falagiani coglie l’importanza del lavoro di Sacerdoti e compagni nell’invito che esso contiene all’allergologia di allargare il proprio sguardo, cercando di pervenire ad una sorta di nuovo olismo, più adeguato a rendere gestibile la complessità, a cui le malattie allergiche e, più in generale, le patologie immunomediate, rinviano. E su questo mi trovo senz’altro ad essere d’accordo, ciò invece su cui sono un po’ meno d’accordo è la proposta di Sacerdoti et alii della derubricazione del caso dei “falsi allergici” a somatizzazione, riconducendo quindi sostanzialmente la problematica alla pertinenza psicologica o psichiatrica; da ciò deriva l’idea che quando se ne occupi l’allergologo, egli deve assumere in qualche modo il punto

riassunto

Parole chiave e sigle: • Complessità • Nuovo olismo • PNEI • Neurofenomenologia • Apprendimento Vi sono dei malati che verrebbe voglia di definire “falsi allergici”. Le loro patologie sembrano più dovute a forme di somatizzazione che a vere e proprie problematiche di stretto interesse del l’allergologo. Tuttavia, è opportuno guardare a questi malati con maggiore attenzione: probabilmente le loro sofferenze sono spiegabili e affrontabili adottando una prospettiva teorica ed operativa che va oltre il costrutto di “somatizzazione”, adottando lo schema esplicativo derivante dalla psiconeuroimmunologia (PNEI) oppure dalla neurofenomenologia. Secondo tale modello, la mente è fenomeno emergente del corpo. È il risultato della complessità,: l’identità è l’”emergenza” di un processo che interessa il network di sistemi che costituiscono l’organismo: ogni sistema si struttura ed organizza a partire dalle relazioni che stabilisce tra i suoi componenti nel mentre è in relazione con gli eventi e i processi che caratterizzano tutti gli altri sistemi. La medicina sistemica e regolatoria è in grado di offrire delle risposte al bisogno di salute dei “falsi allergici”. Se il problema dei “falsi allergici” è riconducibile all’intrinseca complessità dell’organismo umano, non è pertanto risolvibile producendo riduzionismi, semplificazioni, creando illusioni di soluzioni facili. Esso richiede alla medicina di tornare a pensarsi come “scienza dell’individuale”. Solo così essa riuscirà a superare la visione del sintomo isolato, della malattia separata dal corpo sofferente, dell’organo decontestualizzato dall’organismo, ritrovando l’interezza del corpo-mente. Una medicina veramente attenta alla complessità dell’organismo umano diviene disponibile a ripensare la relazione medico-paziente come relazione di cura (latamente intesa), a ritrovare la dimensione umanistica della medicina, a riabilitare un ascolto attivo e profondo del malato.

di vista e l’approccio proprio del counselor o dello psicoterapeuta. La domanda che gli autori si pongono, a fronte di queste tipologie di pazienti è:

Not Allergol Anno 29 - 2010 • Vol. 28, n. 2

“Ci troviamo dunque di fronte alle manifestazioni di una patologia organica, con ricadute secondarie sul piano psicologico e comportamentale? O, al

73


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook