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MENSILE DI INFORMAZIONE SU SALUTE E BENESSERE » N. 11 - NOVEMBRE 2012

RAVENNA

Gianezio Paribelli - Pag. 9

IN QUESTO NUMERO - I disturbi dell’apprendimento - L’acqua del rubinetto - Le unghie

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SOMMARIO » Nr. 11 - Novembre 2012

ALIMENTAZIONE

2 LATTE CRUDO

- I distributori self-service in provincia

Tiziano Zaccaria SALUTE

4 LE ADENOIDI Dott. Andrea Baldisserri SANITÀ

6 LE INFEZIONI OSPEDALIERE Dott. Pierpaolo Casalini L’INTERVISTA

9 GIANEZIO PARIBELLI Tiziano Zaccaria SALUTE

12 LA MALATTIA MANI-PIEDI-BOCCA Dott. Giuseppe Ballardini INFANZIA

13 I DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO Dott.ssa Serena Bagli CARDIOLOGIA

16 ANGIOPLASTICA CORONARICA Dott. Flaviano Jacopi SALUTE E AMBIENTE

18 L’ACQUA DEL RUBINETTO SALUTE

20 ELIMINARE IL PROBLEMA EMORROIDI Prof. Carlo Tagariello BELLEZZA

23 UNGHIE SANE E BELLE Umberto Parani APPROFONDIMENTO

25 IL GIOCO D’AZZARDO IN EMILIA ROMAGNA ALIMENTAZIONE

26 LE SOSTANZE DELLA NUTRACEUTICA Dott.ssa Monica Negosanti SALUTE

28 LA CAMPAGNA ANTIFUMO IN EMILIA R. Tiziano Zaccaria I NOSTRI AMICI ANIMALI

30 FEDELI PER SEMPRE

- I War-Dogs all’Isola di Guam

SALUTE 10+ N. 11.2012 - Aut. Trib. Ravenna n. 1381 del 23/11/2011. Proprietà, redazione e realizzazione Multiservice sas: via A. Gnani, 4 - 48100 Ravenna - Tel. 0544.501950 - multiredazione@linknet.it


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ALIMENTAZIONE

LATTE CRUDO

Alla riscoperta del sapore e della genuinità di un tempo.

In provincia di Ravenna esistono diversi distributori self-service di latte appena munto, “alla spina”, attivi 24 ore su 24. di Tiziano Zaccaria

Tecnologia, tradizione e genuinità...

MIRCO E FABIO BARONCINI

E’ tornato sulle nostre tavole il latte crudo, fresco di giornata, come una volta. Per ottenerlo non occorre cercare un allevamento bovino: basta recarsi in uno dei tredici distributori self-service di latte crudo “alla spina”, attivi 24 ore su 24, sparsi in provincia di Ravenna. Sei anni fa l’idea è venuta a due giovani allevatori lughesi, Mirco e Fabio Baroncini, titolari di un’azienda agricola di San Bernardino di Lugo. «La nostra famiglia alleva mucche da oltre sessant’anni: tutto nacque dalla passione del nonno Luigi, che tramandò questa passione a nostro padre Sauro - racconta Mirco - Oggi abbiamo 180 mucche di razza frisona, alimentate a foraggio e cereali, che producono mediamente duemila litri di latte al giorno». 2

L’azienda di San Bernardino produce latte di “alta qualità” dal 1997, ma è dal 2006, grazie alla nuova legislazione in materia di vendita diretta dei produttori agricoli e all’autorizzazione dell’Ausl di Ravenna, che utilizza una parte della propria produzione per la vendita diretta al pubblico. «Uniamo la tecnologia del distributore self-service con la genuinità di un prodotto sano e naturale, andando incontro all’esigenza dei tanti consumatori che vogliono riscoprire i sapori di un tempo - prosegue Mirco - Nel 2006 installammo a Lugo il primo distributore automatico stabile di latte crudo, aprendone altri quattro nei mesi successivi: uno ad Alfonsine, uno a IL «CHIOSCHETTO» DI LUGO Castel Bolognese e due a Faenza. Dopodiché abbiamo “messo le ruote” alla nostra idea e nel 2007 siamo partiti col primo distributore ambulante, che garantisce la conservazione del latte appena munto, mantiene inalterate le sue caratteristiche nutrizionali e ci permette di portarlo nei mercati settimanali di Ravenna, Voltana, Mezzano, Argenta, Bagnacavallo, Massa Lombarda, Fusignano, Faenza, Lugo e Castrocaro Terme». Oggi altre aziende hanno installato in provincia di Ravenna dei distributori automatici stabili, che funzionano con tutte le monete dai 10 centesimi ai 2 euro, erogando quantità a scelta del cliente, anche soltanto un bicchiere.


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ALIMENTAZIONE Presso i distributori si possono trovare bottiglie pronte per l’uso, ma c’è chi preferisce portarle da casa, risparmiando denaro e mantenendo l’ambiente pulito. A proposito di risparmio, il latte crudo costa fino al 30 per cento in meno del latte “fresco” venduto nei negozi. I distributori sono in comunicazione con l’allevatore, per avvisare se il prodotto si sta esaurendo o se si è verificata un’anomalia, garantendo in questo modo anche la catena del freddo dal produttore al consumatore. Tutto il processo produttivo è in filiera sotto il controllo sanitario dell’Ausl di Ravenna. Quotidianamente il latte appena munto viene filtrato e caricato all’alba nei distributori, che sono poi eventualmente ricaricati in giornata in relazione all’andamento delle vendite. Il trasporto dall’allevamento al punto vendita è assicurato da contenitori in acciaio inox alimentare, isolati termicamente, della capacità di 250/300 litri.

Domande e risposte Le caratteristiche organolettiche? E’ un alimento di grande valore nutritivo, completo ed equilibrato. È composto da acqua (87,3%), lattosio (4,8%), grassi (3,6), proteine (3,5%), sali minerali (0,8%), in particolare calcio e fosforo, ma anche da vitamine B2 (che entra nel metabolismo), B12 (che serve

a costruire i globuli rossi) e soprattutto D (indispensabile per fissare il calcio). Perchè berlo? Perchè è buono e sano. Munto tutte le mattine, non ha subito trattamenti industriali, non è pastorizzato, ma è controllato sotto l’aspetto sanitario e biologico. Ma fa bene sul serio? Da solo garantisce il fabbisogno nutritivo necessario al primo e più delicato periodo di vita. L’importanza del latte continua in età adulta, sopratutto per chi pratica sport, e specialmente nella terza età, perché mantiene la struttura ossea e dentaria in buono stato, prevenendo fenomeni di osteoporosi. Come si conserva? Va messo nel frigorifero ad una temperatura compressa tra 1 e 4 gradi. Occorre farlo bollire subito, così lo si può conservare fino a tre giorni,. Quando viene bollito, produce un’ottima panna. Possono berlo tutti? In linea di massima sì. Chiedete comunque al vostro medico o pediatra se si hanno dei problemi di allergie al latte o ai suoi derivati. E’ conveniente? Sì, costa mediamente solo 1 euro al litro, circa il trenta per cento in meno dal latte “fresco”. Può essere utilizzato per la preparazione di altri prodotti? Certo, è ideale per la preparazione di gelati, yogurt, ricotte e formaggi. FINE

I 12 i distributori di latte crudo, a Ravenna e provincia. RAVENNA - Via A. Cesari, 73

RAVENNA - Via Faentina, 8

RAVENNA - Via Lago di Como

ALFONSINE - Via Reale, 160 BAGNACAVALLO - Via G. Mazzini BRISIGHELLA - Via Baccarini CASTEL BOLOGNESE - Via Contoli, 50 FAENZA - Corso Europa FAENZA - Via IV Novembre, 29 LUGO - Via Provinciale Felisio, 78 MASSA LOMBARDA Piazza Giuseppe Mazzini SAN BERNARDINO DI LUGO Via Sottofiume, 28

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SALUTE

ADENOIDI Sono piccole masse di tessuto enfatico, situate dietro al naso VISTA LATERALE

V

ADENOIDI IE

PIRATORIE RES

Le adenoidi sono un filtro protettivo contro virus e batteri, risalente all’infanzia, che in età adulta può diventare un problema.

Ugola Specolo Coana Ugola ADENOIDI

Cosa possono causare? Sostanzialmente queste piccole masse di tessuto linfatico possono dare due tipi di problemi: meccanici e infiammatori.

VISTA DALL’ALTO Dott.

Andrea Baldisserri

Medico-Chirurgo specialista in otorinolaringoiatria E-mail: abaldisserri@alice.it

IL PROBLEMA MECCANICO Consiste in un’ostruzione che le adenoidi voluminose possono creare alla respirazione nasale, per cui il bambino tende a respirare con la bocca aperta, e di notte tende a russare. L’INFIAMMAZIONE

Si tratta di piccole masse di tessuto linfatico situate nella rinofaringe, ovvero dove le vie nasali sboccano nella gola. Le adenoidi svolgono complesse funzioni di difesa per l’organismo del bambino, soprattutto fra la nascita e l’adolescenza. Sono dello stesso tessuto che costituisce le tonsille palatine (quelle che ci vediamo allo specchio se ci guardiamo in gola) e della tonsilla linguale, tessuto che è presente alla base della lingua. Questo insieme di tessuto linfatico viene considerato di estrema importanza, perché partecipa alla lotta contro gli agenti morbosi, virus e batteri, che cercano di entrare nell’apparato respiratorio attraverso il naso e la bocca. E’ come un filtro protettivo di difesa. Qui avviene il primo contatto fra le nostre difese e gli agenti esterni. Le adenoidi in genere sui 10 anni di età iniziano ad atrofizzarsi. 4

Se le adenoidi si infiammano, invece, possono dare febbre, dolore, scolo nasale. Essendo posizionate nella rinofaringe, vicino allo sbocco delle tube di Eustachio, dalla cui funzione dipende l’orecchio, un’infiammazione o un

ADENOIDI

eccessivo aumento volumetrico delle adenoidi può facilmente causare fastidiose otiti. L’andamento delle otiti ed i danni all’orecchio conseguenti sono uno dei motivi più importanti da valutare per prendere una decisione farmacologica o chirurgica.

Quando toglierle Se cure mediche appropriate (antibiotici, gocce nasali o altro) non riescono a risolvere i disturbi dell’orecchio, ci sono i presupposti per effettuare un intervento di adenoidectomia, per ottimizzare la funzionalità tubarica e permettere all’orecchio di avere una normale attività. Un esame audiometrico è importante per quantificare il danno auricolare, in genere recuperabile pienamente. Altro motivo di intervento di adenoidectomia è un processo infiammatorio recidivante delle adenoidi, anche con 6/7 ricadute nell’anno. Spesso cure termali appropriate (inalatorie con insufflazioni/politzer tubo timpaniche, le cosidette cure per la sordità rinogena) permettono al bambino di superare gli anni critici e di risparmiarsi un intervento chirurgico (poi le adenoidi tendono ad atrofizzarsi da sole con il passare degli anni).


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SALUTE

Altro motivo da considerare per effettuare l’intervento chirurgico è la sindrome delle apnee ostruttive da sonno, cioè quando il bambino durante il sonno presenta una riduzione o la cessazione temporanea della respirazione, di grado elevato, dovuta all’ostruzione meccanica delle vie aeree data dalle adenoidi. Questo problema va studiato con appositi esami come la polisonnografia e dosaggi di ossigeno nel sangue. Anche problemi odontoiatrici come palato ogivale, affollamento dentale e mala occlusione, se favoriti da respirazione nasale insufficiente, possono portare all’intervento chirurgico.

DOLCE SALUTE

L’asportazione delle adenoidi L’intervento classico di adenoidectomia viene effettuato in anestesia generale. Si utilizza uno strumento detto adenotomo, che viene introdotto in bocca e portato ad avvolgere le adenoidi, poi “strappateâ€? dal rinofaringe. Oggi sono state introdotte tecniche anche meno invasive per via endoscopica. Si tratta comunque di un intervento di routine; la degenza è al massimo di un paio di FINE giorni, salvo complicazioni. L’adenoidectomia è l’asportazione delle adenoidi attraverso il cavo orale mediante uno strumento a lama libera.

ADENOIDI

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SANITÀ

Il rischio infezioni

negli ospedali OGNI ANNO IN EUROPA LE INFEZIONI OSPEDALIERE

COLPISCONO QUATTRO MILIONI DI PAZIENTI. ECCO ALCUNE BUONE REGOLE UTILI ALLA PREVENZIONE. Dott.

Pierpaolo Casalini

Medico-Chirurgo U.O. Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Faenza E-mail: pierpaolo.casalini@gmail.com

“Le condizioni generali si sono aggravate: il paziente ha contratto un’infezione”. E’ questa una frase abbastanza frequente oggi nei nostri ospedali. I dati ufficiali dalle agenzie sanitarie stimano che quattro milioni di pazienti ogni anno ricoverati negli ospedali europei si ammalano di infezioni ospedaliere e si possono contare in Europa circa 37mila decessi l’anno collegati direttamente a queste infezioni.

Infettarsi in ospedale Le infezioni ospedaliere sono malattie provocate da microbi contratti durante il ricovero: comunemente e per motivi pratici si definisce “ospedaliera” un’infezione che si manifesta dopo 48 ore dall’inizio del ricovero. Anche le infezioni che un paziente porta con sé alla dimissione, come quelle chirurgiche, sono ospedaliere. In Italia si stima che il 5% dei pazienti che si ricoverano in ospedale o in strutture sanitarie, contrarranno un’infezione ospedaliera, così come in altri paesi europei o negli Stati 6

Uniti: è un fenomeno mondiale, correlato paradossalmente alla modernità della medicina. I reparti più interessati al fenomeno sono le Terapie Intensive, le Medicina, le Lungodegenze, alcuni reparti Chirurgici, le Unità di Trapianto, le Ematologie. Proprio nelle Terapie Intensive si può osservare che il 30% dei pazienti va incontro a questo fenomeno. Le più frequenti riguardano le ferite chirurgiche, le infezioni polmonari, le infezioni urinarie, ma possono interessare tutti gli apparati. Fra le infezioni chirurgiche, le più comuni sono quelle associate agli interventi per protesi d’anca e di ginocchio, alla chirurgia del colon, il taglio cesareo, la colecistectomia (asportazione della cistifellea).

Le tre principali cause di infezione ospedaliera 1A CAUSA: i microbi Essi sono presenti in tre famiglie: batteri, virus e funghi. Per virus e funghi, agenti ritenuti meno comuni come causa di infezione ospedaliera, anche se in crescita, oggi le terapie sono ancora scarse e in alcuni casi è difficile perfino riconoscere l’agente infettante. Per i batteri, agenti molto più diffusi, anche perché più facili da riconoscere e da diagnosticare, si è assistito dagli anni Ottanta, dapprima negli Usa e poi in tutto il mondo occidentale, ad un aumento della loro frequenza e una maggiore resistenza alla terapia antibiotica.


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2A CAUSA: IL PAZIENTE La seconda causa riguarda il paziente stesso che la contrae. I pazienti, soprattutto quelli ricoverati in Terapia Intensiva, sono sempre più anziani e portatori di patologie croniche, con le quali convivono spesso da anni. L’acuirsi di una malattia li rende fragili e vulnerabili, soggetti a complicazioni, comprese quelle infettive. In questi casi i microbi sono spesso provenienti dall’organismo del paziente stesso e non dall’esterno. Il nostro corpo è infatti “abitato” da una quantità enorme di microbi, nella nostra pelle e all’interno del nostro corpo, intestino in particolare. Questa convivenza è normalmente priva di danni, anzi è caratterizzata da benefici. Ad esempio molti microbi intestinali facilitano l’assunzione di alcune sostanze, come le vitamine, o aiutano l’intestino a svolgere in maniera più efficace la propria funzione. Convivenza e infezione non sono infatti la stessa cosa: l’infezione è uno stato di malattia, mentre la convivenza con una popolazione normale di microbi è un fatto naturale. Può accadere però che la debolezza dell’organismo induca uno squilibrio in questa convivenza e porti alla “colonizzazione”, cioè alla crescita esagerata in numero e qualità di microbi pericolosi. Anche l’uso protratto degli antibiotici può avere un effetto negativo, in quanto uccide i microbi in maniera non selezionata ma “colpisce nel mucchio”, uccidendo anche quelli “buoni”. Queste condizioni predispongono il terreno allo sviluppo di infezioni “endogene”, cioè provenienti dall’interno del nostro corpo. Va aggiunto che alcuni pazienti sono allettati (mantenuti a letto) anche per lunghi periodi, spesso sottoposti a strumentazioni diagnostiche e terapeutiche invasive, come cateteri vescicali, sonde nasogastriche, tubi per respirare, cateteri per effettuare terapie endovenose, drenaggi chirurgici, strumenti insostituibili per respirare, urinare e nutrirsi, ma che realizzano una comunicazione fra superfici interne ed esterne, superando le barriere naturali del nostro organismo. Questo fenomeno mette in contatto microbi,

“Allarme del Censis: “Nove milioni di italiani senza i soldi per curarsi.” (Cit. Quotidiano la Stampa del 5 giugno 2012)

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anche buoni in questo caso, con zone abitualmente disabitate da questi, cosiddette sterili, realizzando il rischio dell’infezione. 3A CAUSA: AMBIENTE E PERSONALE SANITARIO STESSO Il letto del paziente, i suoi oggetti personali, gli strumenti e le macchine a lui stesso collegati o che vengono usati su di lui possono contaminarsi in misura più o meno grave, se il paziente o un suo vicino di letto si infettassero. Questi pazienti vanno trattati con riguardo, fino, nei casi più gravi, all’isolamento. Le mani, le braccia, l’abito stesso degli operatori sanitari possono diventare il mezzo di trasmissione delle infezioni verso altro malati o verso sé stessi in alcuni casi. Anche i parenti possono essere coinvolti in questa condizione. Molte di queste infezioni sono senza effetto per gli operatori e i parenti, ma deleteri per i pazienti delicati.

Cosa si può fare? Pur essendo un fenomeno in crescita, legato in parte allo sviluppo stesso della medicina, si ritiene che il 30% delle infezioni ospedaliere sia prevenibile. Per realizzare questo obiettivo da anni sono attivi negli ospedali dei gruppi di lavoro che sorvegliano l’andamento del fenomeno e mettono in pratica gli interventi correttivi. Essi riguardano tutti gli aspetti del proble-

ma, dal comportamento dei singoli sanitari all’uso più corretto degli antibiotici, fino alla struttura architettonica dell’ospedale con specifiche indicazioni sulla grandezza e sull’entità del ricambio d’aria delle stanze di ricovero, sulla loro dimensione, sull’affollamento dei pazienti stessi, per non parlare di tutti gli interventi sulla pulizia e sterilizzazione dei materiali usati nel paziente, dell’uso del materiale monouso etc. Ma di tutte queste indicazioni, una particolarmente segnalata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come progetto di informazione riguarda la semplicissima e importantissima manovra del lavaggio delle mani da parte degli operatori sanitari e dei parenti visitatori. All’interno di molti ospedali vi sono collocati manifesti che richiamano questo gesto e ne descrivono il corretto modo di fare, con l’uso di appositi prodotti detergenti e disinfettanti. Un semplice gesto che richiama gli albori della lotta alle infezioni, iniziata 150 anni fa ma non ancora finita. FINE 7


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L’INTERVISTA

GIANEZIO PARIBELLI Milanese d’origine ma romagnolo d’adozione, è tra i maggiori esperti di chirurgia artroscopica della spalla e del ginocchio. Il dottor Gianezio Paribelli è nato a Milano il 9 ottobre 1948. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova nel 1974, si è specializzato in Ortopedia e Traumatologia all’Università di Bologna nel 1979. Dopo aver frequentato per alcuni anni l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dove si era specializzato, Paribelli ha sempre lavorato in strutture private convenzionate, dedicandosi soprattutto alle nuove tecniche chirurgiche delle quali ha riconosciuta esperienza anche a livello internazionale. E’ membro di varie società scientifiche ortopediche, nazionali ed internazionali, per le quali organizza corsi di perfezionamento. Responsabile di un’unità funzionale ortopedica dal 1993, la sua équipe tratta una media di 900 pazienti all’anno, soprattutto con patologie ortopediche curate per via endoscopica. Attualmente opera alla Casa di Cura Domus Nova di Ravenna, al Maria Cecilia Hospital di Cotignola, al San Pier Damiano Hospital di Faenza e alla Casa di Cura Malatesta Novello di Cesena.

di Tiziano Zaccaria

Dottor Paribelli, come è iniziata la sua storia professionale? «Molto casualmente. Negli anni Sessanta giocavo a calcio ad un certo livello e, durante una partita, mi fratturai una caviglia. Venni operato all’Ospedale Rizzoli di Bologna dal pro-

fessor Leonardo Gui, che mi affascinò, condizionando la mia successiva strada professionale: già pensavo alla medicina, ma ancora dovevo scegliere la specializzazione di ortopedia».

Con quale squadra giocava? «Avevo iniziato nelle giovanili del Milan, dove per un anno, nel 1964-65, fui aggregato alla prima squadra alle»SEGUE nata da Niels Liedholm. 9


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seguito ho giocato da mezzala o ala sinistra nel Pordenone, nel Padova, nel Minerbio e infine nel Baracca Lugo, dove sono stato allenato dall’ex giocatore romanista Valerio Spadoni, prima di dedicarmi esclusivamente alla mia professione medica».

Erano tempi pionieristici per queste tipologie di chirurgia «Assieme ad un gruppo di giovani colleghi creammo un gruppo di studio non riconosciuto dalle istituzioni, quasi una sorta di “carboneria”. Ci trovavamo spesso a casa mia, a parlare e discutere delle innovazioni tecniche, tecnologiche e scientifiche nel campo della chirurgia e dell’artroscopia della spalla. Tutti coloro che facevano parte di quel gruppo, oggi sono all’avanguardia nei vari settori della chirurgia. Il collega a cui devo di più è comunque il compianto dottor Godoli, ravennate, che fu il mio primo primario, nonché amico, quando andai via dal Rizzoli: mi ha fatto crescere professionalmente, pur nel suo carattere viscerale di puro romagnolo».

Attualmente lei è rinomato soprattutto per le operazioni alla spalla «Sono conosciuto in particolare per la spalla, però mi occupo anche di ginocchio, anca e caviglia. E proseguo nella ricerca di nuove tecniche operatorie, l’ultima delle quali, relativamente alla spalla, è il “trasferimento del gran dorsale artroscopicamente assistito” tecnica utile nella patologia della cuffia dei rotatori in caso di irreparabilità.

Dicono che una sua operazione abbia una durata molto inferiore rispetto ai suoi colleghi «L’accorciamento dei tempi è il frutto dell’esperienza accumulata negli anni. E poi sono un ambidestro, caratteristica

LA RAPPRESENTATIVA NAZIONALE JUNIORES DELL’ITALIA, VINCITRICE DEL TORNEO DELL’ATLANTICO A LAS PALMAS NEL ‘66: PARIBELLI (IN BASSO A DESTRA) SEGNÒ UN GOL NELLA FINALE VINTA CONTRO LA SPAGNA.

Iniziando al Rizzoli, dove era stato operato… «Sì, all’inizio degli anni Settanta feci due anni da specializzando come allievo dello stesso professore Gui, dopodiché intrapresi un’attività libera professionale, anche se sempre in strutture convenzionate con il servizio pubblico, facendo allo stesso tempo pratica all’estero, in vari Paei Europei e negli Stati Uniti, dove ho avuto modo di concentrarmi sulle pratiche chirurgiche superspecialistiche. Il mio interesse si è spostato in particolare sulla chirurgia artroscopica e protesica». 10

IN SALA OPERATORIA


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L’INTERVISTA che facilita la manualità durante gli interventi. Ma ritengo sia necessario per un chirurgo l’essenzialità e la decisionalità che derivano dall’esperienza ma anche da fattori caratteriali.» Servizio a domicilio di apparecchiature per la riabilitazione

Lei divide il suo lavoro con gli impegni associativi della categoria «Sono oggi il vice presidente della Società Italiana Artroscopia (che racchiude circa 1500 professionisti del settore) e nel novembre 2013 ne diventerò il presidente per un biennio. Spero che quella carica non debba togliere troppo spazio alla mia attività professionale. Ad ogni modo, la nostra categoria sente l’esigenza di dover affrontare alcune problematiche, in primo luogo la questione della copertura assicurativa dei medici. Oggi sono aumentate a dismisura le denunce per “risarcimento danni” da parte dei pazienti, in particolare in ortopedia, ginecologia e chirurgia plastica.

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Un altro aspetto sul quale vogliamo spingere è quello di poter dare la possibilità ai giovani chirurghi italiani di poter partecipare a laboratori anatomici su cadavere per perfezionare tec-

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niche e manualità. Fino a pochi anni fa non era possibile se non in settori universitari e con molte limitazioni a differenza di quello che avviene negli altri Paesi europei». FINE

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SALUTE

MALATTIA

MANI PIEDI BOCCA“

Si tratta di una malattia sostanzialmente innocua che si risolve spontaneamente nell’arco di pochi giorni senza necessità di particolari provvedimenti terapeutici.

Dott.

Giuseppe Ballardini

Medico Specialista Reparto Infettivi c/o Ospedale di Ravenna. E-mail: campehna@me.com

È causata da virus intestinali (Enterovirus) che si trasmettono da una persona all’ altra (quindi non da animali). Il contagio avviene per contatto diretto con secrezioni nasali, saliva (quindi anche starnuti o colpi di tosse) di pazienti nella prima settimana di malattia o per contatto orale di feci di persone ammalate in forma evidente o in apparente. È più frequente a cavallo fra estate ed autunno. Essendo causata da diversi ceppi virali, può essere contratta più volte nella vita.

Sintomi

Cura

Ha un periodo di incubazione di 3-7 giorni ed è caratterizzata dalla presenza di vescicole sulle labbra e all’ interno della bocca, sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi (di qui il suo nome). La febbre, quando presenta, è modesta. Talora è presente mal di gola e, raramente, mal di testa e vomito. Talora le vescicole possono comparire anche su braccia e gambe.

Non esiste cura specifica, è possibile somministrare, meglio se dietro consiglio del pediatra, paracetamolo (Tachipirina, Efferalgan, Sanipirina, ecc.) per la febbre ed eventualmente rimedi locali per attenuare il dolore in bocca e facilitare l’ingestione di cibo e liquidi.

Diagnosi La diagnosi è basata esclusivamente sulla tipica distribuzione delle vescicole in quanto non esistono tests diagnostici specifici. Spesso comunque la distribuzione delle vescicole non è così caratteristica e la diagnosi si basa sulla presenza di analoghi e più tipici casi all’ interno della comunità frequentata dal bambino. MANI

Prevenzione È difficile consigliare azioni specifiche per prevenire l’insorgenza della mani piedi bocca, generalmente si consiglia semplicemente di lavarsi accuratamente le mani ed osservare con scrupolo le comuni norme igieniche. Evitare di rompere le bolle limita la diffusione del virus.

PIEDI

BOCCA

Riammissione a scuola In genere il bambino può tornare a scuola in seguito alla scomparsa della febbre mentre, nei casi degli asili nido, talvolta vi sono norme un pochino più restrittive. FINE. 12


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INFANZIA

I DISTURBI

DELL’APPRENDIMENTO DISLESSIA, DISGRAFIA, DISCALCULIA, DISORTOGRAFIA, DISTURBI DEL LINGUAGGIO… ECCO COSA SONO E COME VANNO AFFRONTATI.

Dott.ssa

Serena Bagli

Psicologa - Lugo Email: info@serenabagli.it www.serenabagli.it

Vengono definiti disturbi di apprendimento quei problemi legati alla comprensione e/o uso del linguaggio che portano ad una capacità limitata di ascoltare, parlare, leggere, scrivere, ragionare o fare i calcoli. Si possono individuare nei bambini già in età prescolare, ma una diagnosi accurata si ha nei primi anni di scuola. I principali sono: dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia e disturbo specifico del linguaggio.

DISLESSIA Si riferisce a una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. Leggere e scrivere sono considerati atti così semplici e automatici che risulta difficile comprendere la fatica di un bambino dislessico. Il bambino dislessico può leggere e scrivere, ma lo fa solo sforzando le sue capacità e le sue energie, proprio perché non gli riesce immediato. Si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara. Si manifesta con una lettura scorretta e/o lenta, e può manifestarsi anche con una difficoltà di comprensione del testo scritto.

DISCALCULIA In questo caso vi è una difficoltà specifica nell’apprendimento del calcolo, che si manifesta nel riconoscere e nominare i simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell’associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nel contare e nella risoluzione dei problemi. Queste difficoltà si evidenziano sia nella lettura che nella scrittura dei numeri (il numero 9 viene conUNA DIAGNOSI ACCURATA fuso con il 6; il 21 PUÒ AVVENIRE NEI PRIMI ANNI DI SCUOLA con il 12; il 3 viene scritto al contrario etc.). Di solito questi bimbi lavorano male nel calcolo orale: si DISGRAFIA Si riferisce ad una difficoltà grafo- perdono nella numerazione, fanno molta motoria che può rallentare fino ad fatica ad imparare le tabelline, comprenimpedire l’apprendimento, il suo dono poco o niente il testo del problema consolidamento ed il fatto che il gesto di matematica, eseguono i calcoli con grafico diventi più fluido. L’incapacità strategie del tutto personali. di tracciare correttamente lettere e DISORTOGRAFIA numeri ha conseguenze rilevanti sul rendimento scolastico. Per avere una È la difficoltà a tradurre correttabuona scrittura occorre attivare ogni mente i suoni che compongono le giorno quelle capacità mentali che favo- parole in simboli grafici. I bambini riscono nel bambino agilità, fluidità, affetti da disortografia presentano seri attenzione, concentrazione e memoria. problemi sul piano grammaticale e Anche nel caso della disgrafia, si scam- ortografico, nel comporre i testi, nel bia spesso questa difficoltà per negli- dettato e nella copia. L’alunno spesso genza, poco impegno o scarsa motiva- non riesce ad imparare le informazioni zione allo studio. Il ragazzino affetto da in sequenza come l’alfabeto, i giorni questo disturbo può essere considerato della settimana e i mesi dell’anno e può poco volenteroso, disorganizzato, disor- fare confusione per ciò che riguarda i dinato, non motivato e tale valutazione rapporti spaziali e temporali, come destra-sinistra, ieri-domani etc. » SEGUE genera un pregiudizio pericoloso. 13


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INFANZIA

Disturbi specifici del linguaggio

Per aiutare i bambini con queste problematiche è necessario un importante lavoro di logopedia.

Questi riguardano in particolare una difficoltà legata all’acquisizione del linguaggi. Come negli altri casi, colpiscono bambini con intelligenza e udito normali, senza apparenti problemi neurologici.

Perché è necessaria una diagnosi?

»

LA LOGOPEDIA PUÒ RISOLVERE I DISTURBI LEGATI AL LINGUAGGIO

Questi disturbi hanno probabili basi genetiche, perché vi è una notevole familiarità: spesso un parente stretto del bambino può avere avuto, oppure ha, un disturbo del linguaggio. Si dividono in base alla difficoltà riscontrata: nell’articolare i suoni, nell’espressione del linguaggio o nella sua comprensione.

La diagnosi dei disturbi dell’apprendimento viene effettuata nei primi anni scolastici, anche se a volte vengono individuati solo in un secondo momento. Quando un genitore o un insegnante sospetta di trovarsi di fronte ad un bambino con difficoltà scolastiche, È IMPORTANTE CHE VENGA FATTA AL PIÙ PRESTO UNA VALUTAZIONE DIAGNOSTICA DA PARTE DI SPECIALISTI ESPERTI, MEDIANTE SPECIFICI TEST. Questo permette di capire che cosa sta succedendo ed evitare gli errori più comuni, come colpevolizzare il bambino ("non impara perché non si impegna") o attribuire la causa a problemi psicologici.

LA GRAFIA PUÒ AIUTARE A RICONOSCERE DIVERSE PROBLEMATICHE

Conoscere per riconoscere Negli ultimi anni c’è stato un forte aumento di casi di questo tipo, e ci si domanda come mai. Molti specialisti del settore spiegano questo aumento come la conseguenza non di un aumento effettivo di casi, ma di una sempre maggiore

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INFANZIA conoscenza di queste problematiche da parte delle persone che si occupano di istruzione. Oggi come oggi sono gli insegnanti i primi ad accorgersene, lavorando a stretto contatto coi ragazzi, ma anche i genitori sono diventati abili osservatori. I disturbi dell’apprendimento sono estremamente variabili: alcuni bambini possono avere difficoltà a leggere e scrivere, altri solo in matematica, altri ancora possono presentare difficoltà in più ambiti contemporaneamente e, sempre più di frequente, si associano a difficoltà a mantenere l’attenzione e la concentrazione. A volte capita che si possa scambiare un disturbo dell’apprendimento per pigrizia o scarsa intelligenza; in realtà i bambini o ragazzi con queste problematiche sono intelligenti, e spesso anche volenterosi, ma nel momento in cui si accorgono di avere difficoltà oggettive che non sanno come risolvere, si abbattono e tendono a rassegnarsi. I bambini con disturbi dell’apprendimento necessitano di un intervento specialistico, poiché il solo recupero effettuato in ambito scolastico spesso può non essere sufficiente.

Individuare Quando vi accorgete che c’è frustrazione e difficoltà nell’affrontare il compito, provate a chiedervi se c’è qualcosa che non va “a monte”; se non siete sicuri, rivolgetevi direttamente ad uno specialista, anche solo per avere chiarimenti.

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DI SEGUITO SPUNTI UTILI AD INDIVIDUARE UN DISTURBO DELINTORNO L’APPRENDIMENTO ALL’ETÀ CHE VA DAI 6 AI 9 ANNI

» Lentezza nell'apprendere cose nuove o nel memorizzarle.

» Difficoltà ad abbinare le lettere ai suoni.

» Impugnatura goffa della penna.

» Pause frequenti ed errori durante la lettura ad alta voce. » Errori nella lettura di numeri a due o più cifre.

» Impulsività e difficoltà a pianificare le proprie attività.

» Difficoltà a percepire i rapporti temporali (confusione tra ieri e domani); » Difficoltà a capire i problemi di matematica; » Calligrafia caotica ed incomprensibile.

» Confusione tra i simboli aritmetici.

FINE

Il counseling è un intervento professionale circoscritto nel tempo che promuove il benessere della persona alleggerendo il peso dei momenti di difficoltà e disagio. Il counseling si rivolge alle persone che non hanno psicopatie.

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CARDIOLOGIA

ANGIOPLASTICA

CORONARICA IL PALLONCINO CHE DILATA I RESTRINGIMENTI DELLE ARTERIE ARTERIA

CATETERE Dott.

Flaviano Jacopi

Specialista in cardiologia e medicina dello sport Direttore Sanitario Astrea Medical Center - Faenza

A - Nella prima fase il catere viene posizionato all’imbocco della coronaria.

A

B - Il filo guida viene condotto attraverso il catetere guida, fino al punto in cui è presente il restringimento.

B

C - Nell’ultima fase ritira il filo con il palloncino, lasciando così libero il punto in cui era presente la placca di aterosclerosi.

C

E-mail: flaviano.jacopi@fastwebnet.it

Dalla metà degli anni Ottanta si parla di angioplastica, metodica interventistica che rappresenta una valida alternativa alla chirurgia vascolare. Angioplastica significa: rimodellamento, dilatazione (plastica) di un vaso (angio). In pratica, tale tecnica consiste nell’introduzione di un palloncino sgonfio, allocato in cima ad un catetere, con cui è in comunicazione, nel lume di un vaso arterioso a livello di un restringimento, generalmente aterosclerotico. La rapida insufflazione di liquido ad alta pressione lungo il catetere, che è un tubicino semirigido, provoca una forte espansione del palloncino e di conseguenza la dilatazione della stenosi. L’insufflazione può essere ripetuta più volte, fino a quando non si ottiene un buon risultato.

I primi utilizzi di questa tecnica Le prime applicazioni dell’angioplastica sono state fatte su arterie periferiche degli arti e su arterie renali stenotiche che sono alla base di gravi forme di ipertensione arteriosa secondaria ed insufficienza renale. La metodica tuttavia ha raggiunto il massimo dell’applicazione nella malattia ateroslerotica delle coronarie. Più recentemente, è stata sempre più spesso usata nelle patologie stenosanti delle arterie carotidi.

Come L’angiolastica coronaria, detta anche PTCA (Percutaneous Transluminal Coronary Angioplasty), rappresenta la più comune e diffusa tecnica di rivascolarizzazione del cuore. In pratica, una volta fatta la coronarografia per localizzare esattamente la sede delle stenosi coronariche, si introduce una sottile guida metallica, nella quale viene introdotto il catetere provvisto di palloncino. Il tratto di catetere con il palloncino viene posizionato a livello della ste16

nosi sulla base dei dati coronarografici. Il tutto è fatto per via percutanea, cioè a cielo coperto, utilizzando appositi sistemi, o dall’arteria femorale, nell’inguine, o più recentemente dall’arteria radiale, nel polso. Come detto, la violenta pressione (calibrata sulle dimensioni del vaso), provoca il rapido rigonfiamento del palloncino e la conseguente dilatazione della stenosi, con conseguente ripristino del circolo nel tratto prima semioccluso. Viene immediatamente controllato il risultato con nuova coronarografia e, se soddisfacente, il trattamento è concluso. Una volta estratti i cateteri e la guida, si procede ad un accurato tamponamento compressivo della sede di introduzione percutanea, molto più facile e rapido nell’accesso dalla via radiale. Il tutto, in assenza di complicanze, si completa nel giro di 30 minuti. Il paziente nel caso di accesso femorale viene tenuto a letto per almeno 12 ore, in caso di accesso radiale può essere subito alzato da letto.

PTCA e Stent La semplice dilatazione non sempre provoca un risultato definitivo, perché col tempo si può avere una restenosi. Perciò si è andata sviluppando la tecnica dello stenting, cioè dell’apposizione nel tratto dilatato di una retina metallica a forma di tubo detta stent, posizionata attorno al palloncino, che dopo la dilatazione rimane fortemente adesa alle pareti del vaso. Nel tempo si sono sviluppati stent impregnati di farmaci particolari, i cosiddetti stent medicati, che impedi- Funzionamento dello STENT scono la proliferazione di nuove stenosi. Come detto, la PTCA è la tecnica che negli ultimi anni ha di molto ridotto il ricorso alla chirurgia coronaria (by pass aorto coroINSERIMENTO ESPANSIONE RILASCIO nario).


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CARDIOLOGIA Mentre agli inizi la PTCA era riservata a stenosi coronariche isolate situate prossimalmente nei vasi principali, via via, con la creazione di cateteri sempre più fini e lo sviluppo di approcci farmacologici facilitatori dei risultati, il campo di applicazione si è molto allargato, per cui, non di rado si interviene su più coronarie, in più punti di una stessa coronaria, in territori anche molto periferici ed in condizioni cliniche anche molto delicate ed instabili, come la fase acuta di un infarto o in corso di una angina instabile.

Indicazioni alla PTCA L’angioplastica coronaria può essere praticata sia in condizioni di quadro clinico stabile (trattamenti di elezione), sia in condizioni di emergenza.

Angioplastica di elezione Si esegue in presenza di un quadro di coronaropatia caratterizzata da angina da sforzo o a riposo stabilizzata. Di solito la si esegue dopo una serie di accertamenti incruenti (prova da sforzo, eco stress, scintigrafia miocardica,

angioTAC coronaria). A volte il cardiologo interventista può decidere di trattare una stenosi e di rimandare al cardiochirurgo il completamento del trattamento. In altri casi, e qui sta l’esperienza e la competenza del cardiologo intervenzionista, di fronte a situazioni complesse, si demanda tutto al chirurgo.

Angioplastica in condizioni di emergenza La forma più comune è la cosidetta angioplastica primaria, cioè quella che si esegue all’esordio di un infarto miocardico, possibilmente entro le prime due ore. Questa pratica, diffusa negli ultimi anni, è un ulteriore passo avanti rispetto alla trombolisi che già aveva di molto contribuito a ridurre le dimensioni degli infarti cardiaci. Il principio di tale procedura è che se si riesce a disostruire una occlusione acuta della coronaria, prima che inizino processi necrotici irreversibili, si salva il tessuto cardiaco e si prolunga di molto la vita del paziente. Come detto, un’angioplastica in emer-

genza può essere fatta in caso di angina instabile, cioè in una forma in cui gli attacchi sono subentranti, prolungati e frequentissimi; si tratta di quella che un tempo si definiva infarto incombente.

Complicanze Sono rare e generalmente ben dominabili. La più comune è la dissecazione della coronaria , cioè uno scollamento della sua parte più interna che può decorrere per un tratto anche lungo del vaso. L’applicazione di uno o più stent lungo la dissecazione è il rimedio più semplice. Raramente si può avere la perforazione della coronaria, che richiede a volte un intervento d’urgenza. Più frequentemente si possono avere ematomi nel punto di introduzione dei cateteri, molto ridotti negli ultimi tempi, con l’introduzione dell’approccio radiale. E’ evidente che dopo l’angioplastica, per un periodo più o meno prolungato, vanno praticati i farmaci che riducono le restenosi coronariche aterosclerotiche (aspirina, clopidogrel etc.) e tutte le FINE terapie necessarie.

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SALUTE E AMBIENTE

ACQUA

DEL RUBINETTO OTTIMA DA BERE

Ora le bollette di HERA, a Ravenna e provincia, ne riportano i parametri qualitativi. L’acqua del rubinetto come quella minerale? Sostanzialmente sì. Ora tutti i cittadini di Ravenna e provincia possono controllare i parametri della qualità dell’acqua distribuita da Hera nel proprio Comune, semplicemente leggendo la loro bolletta. Dalla metà di settembre, infatti, le bollette emesse dalla multiutility in 18 comuni del ravennate riportano, sul retro, anche una “carta d’identità” della qualità dell’acqua: un’etichetta a garanzia dell’affidabilità di ciò che si beve ogni giorno, con 13 parametri chimici (per esempio calcio, durezza, magnesio o sodio) confrontati con i limiti di legge. Una nuova iniziativa personalizzata per ognuno dei 170 comuni in cui Hera gestisce il servizio di acquedotto, pari ad oltre tre milioni di persone in tutta l’Emilia Romagna.

LABORATORIO ANALISI

18

Mezzo milione di analisi L’etichetta dell’acqua è solo l’ultimo tassello di un impegno sulla qualità che abbiamo messo in campo da tempo - commenta Tiziano Mazzoni, (foto in basso a destra) direttore della struttura operativa Hera di Ravenna - A certificare la qualità di ciò che beviamo c‘è per esempio anche il report “In buone acque”, con i risultati delle analisi effettuate dalle Aziende Usl sulla rete distributiva: 106mila controlli effettuati nel 2011 attraverso i laboratori dell’Arpa. A queste analisi, vanno aggiunte quelle sull’acqua potabile fatte nei laboratori di Hera e di Romagna Acque, per un totale di 588mila analisi. Sul territorio di Ravenna sono stati fatti circa 28mila controlli su 2.300 km di rete e tutti confermano la buona qualità dell’acqua dei nostri rubinetti». Il report “In buone DI HERA acque” è disponibile “on

L’ETICHETTA RIPORTATA DA HERA SULLE BOLLETTE ACQUA

line” sul sito www.gruppohera.it, e può essere consultato nei principali sportelli del Gruppo Hera.

TIZIANO MAZZONI


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SALUTE E AMBIENTE UN CAMBIAMENTO CHE COINVOLGE TUTTI NOI Anche per questo motivo Hera invita a cambiare le tradizioni: «I risultati delle analisi che svolgiamo ogni giorno dimostrano come la diffidenza sulla qualità dell’acqua di rubinetto, a danno dell’ambiente e del bilancio familiare, non sia basata su dati scientifici e oggettivi – conclude Tiziano Mazzoni - Ricordiamoci, fra le altre cose, che il consumo quotidiano di acqua di rubinetto, rispetto all’acqua in bottiglia, può far risparmiare alle famiglie circa 300 euro l’anno».

Acqua del rubinetto a beneficio dell’ambiente L’Italia è al secondo posto nel mondo per consumi di acqua in bottiglia, un’abitudine dall’impatto ambientale rilevante. Nel nostro Paese ogni anno vengono consumati 11 miliar-

E

L

di di litri di acqua minerale, equivalenti a circa 350 mila tonnellate di bottiglie di plastica, prodotte a loro volta consumando 650 mila tonnellate di petrolio: un costo enorme per l’ambiente, con rifiuti stimabili in oltre 6 milioni di cassonetti di plastica da trattare. FINE.

PLASTICA DA SMALTIRE…

M B E A G FOODS RI

Nel negozio Le Gamberi Foods si trovano prodotti sostitutivi di quelli farinacei, preparati con miscele contenenti proteine vegetali e fibre vegetali. Quindi tutto tipo croissant, biscotti, pane, pasta, cracker, grissini, pizza, fette biscottate dolci e salate, snack, cioccolata e tanto altro. Un’alimentazione aglucidica consente un’alimentazione iperlipidica. Croissant Va bene. Pasta ben condita? Va bene. Snack e burro? Va bene. Panino con la mortadella? fuori pasto? Va bene. Dolci e cioccolata per

coccolarsi? Va bene. Nulla da pesare? Va bene. Non si tratta di miracoli, ma di un metodo semplice e sicuro: l’irrilevante contenuto di carboidrati fa in modo che il corpo, per avere l’energia che gli serve, utilizzi quale fonte alternativa il grasso di riserva. Perciò niente più fame, niente più diete, niente più arrabbiature, niente più sensi di deprivazione. Finalmente ora si può mangiare e dimagrire. E’ facile.

NIENTE PIÙ FAME. NIENTE PIÙ DIETE. Finalmente ora si può mangiare e dimagrire. Eʼ facile. Viale Newton, 70 - RAVENNA - Tel. 0544.478994 - www.mangiareedimagrire.it 19


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SALUTE

Come eliminare le

EMORROIDI La dilatazione dei vasi venosi situati sotto la mucosa provoca un sanguinamento a livello dell’ano. Si tratta di emorragie quasi sempre non gravi, oggi asportabili con una nuova tecnica che riduce sensibilmente il dolore postoperatorio. Le emorroidi si manifestano attraverso 3 eventi

Prof.

Carlo Tagariello

Villalba - Bologna E-mail: catag@iol.it

Si stima che circa il 50% della popolazione sopra i 50 anni, nei paesi industrializzati, soffra o abbia sofferto di sintomi legati alla patologia delle emorroidi, generata dalla dilatazione varicosa delle vene emorroidarie, che sono un insieme di vasi venosi situato sotto la mucosa, che ricopre il canale anale. I sintomi si limitano generalmente ad un sanguinamento a livello dell’ano, emorragie non gravi, ma che allarmano il paziente; questi sanguinamenti non vanno sottovalutati, perché possono essere talora espressione anche di una patologia, ben più temibile delle emorroidi, cioè del cancro del retto, con la quale va fatta diagnosi con una accurata visita chirurgica ed una endoscopia. Oltre al sanguinamento le emorroidi possono manifestarsi con la fuoriuscita di escrescenze carnee al di fuori dell’orifizio anale, il cosiddetto prolasso. 20

concomitante cedimento di legamenti sospensori, determina lo scivolamento delle emorroidi nel canale anale e la loro esteriorizzazione durante la defecazione, causando il prolasso emorroidario. Il prolasso può ridursi spontaneamente o richiedere una riduzione manuale, oppure essere addirittura irriducibile. Questa situazione si associa, generalmente, ad una sensazione di fastidio o di pesantezza e congestione a livello anale e perianale. Dall’entità del prolasso dipende in larga misura la scelta del trattamento terapeutico: la sua valutazione deve essere quindi precisa.

SANGUINAMENTO Si stima che circa il 10% della popolazione adulta abbia un sanguinamento sintomatico e di piccola entità; circa nel 70-80% dei casi, questo sanguinamento è dovuto a patologia emorroidaria, nel 15% ad una ragade (lesione, ulcera) anale. In una sensibile percentuale, circa il 5%, è invece dovuto ad una patologia colorettale: malattie infiammatorie, polipi, ma anche neoplasie. E’ quindi importante rivologersi allo specialista per la diagnosi, che deve appunto escludere patologie più gravi, e per la EMORROIDE scelta del trattamento più INTERNA EMORROIDE INTERNA appropriato. PROLASSATA DOLORE Solitamente le emorroidi interne non sono dolenti. Un dolore intenso è SFINTERE ANALE nella più parte dei casi da associare con una ragade acuta, con un ascesso anoRETTO rettale, con una varice (dilatazione) perianale trombizzata o con emorroidi interne prolassate trombizzate. PROLASSO L’aumento di volume di uno o tutti i pacEMORROIDE ESTERNA chetti emorroidari, con il

TROMBIZZATA


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SALUTE

Un’accurata visita del chirurgo proctologo Già ad una ispezione esterna, lo specialista può individuare numerose situazioni cliniche quali lesioni dermatologiche, ragadi, ulcere, tumefazioni o un prolasso emorroidario, che MICROCAMERA

LA COLONSCOPIA PERMETTE DI ESPLORARE L’INTERNO DEL COLON MEDIANTE UNA SONDA CON MICROCAMERA CHE INVIA IMMAGINI AD UN MONITOR.

può essere visibile sul bordo del margine anale durante lo sforzo o anche a riposo. Deve essere sempre eseguita una esplorazione digitale del retto per escludere altre patologie dell’ano o del retto basso. In alcuni casi è importante effettuare una colonscopia, per escludere la presenza di tumori dell’intestino che possono dare la stessa sintomatologia delle emorroidi, cioè il sanguinamento. La rettocoloscopia con strumento flessibile rappresenta quindi l’opzione più precisa ed accurata per la diagnosi delle patologie del tratto digestivo inferiore. Per l’esecuzione di essa vengono adoperati endoscopi flessibili a fibre ottiche, oppure videoendoscopi, che permettono riprese in tempo reale e visione del quadro endoscopico su monitor. In mani esperte consentono un’osservazione estremamente precisa del plesso emorroidario interno: in questo modo se ne possono valutare le caratteristiche, il volume ed ogni eventuale lesione.

Il bisturi come soluzione definitiva La terapia medica può controllare i sintomi nella fase acuta, migliorando la situazione, ma non porta mai alla definitiva scomparsa delle emorroidi e della loro sintomatologia.

L’intervento classico consiste nella asportazione con il bisturi delle vene dilatate e protrudenti attraverso l’ano e nella legatura a monte dei vasi sanguigni che le riforniscono. Ne residuano almeno tre ferite a livello del canale anale, molto dolorose soprattutto durante e dopo l’evacuazione. Il dolore conseguente ad intervento di emorroidectomia (asportazioni di emorridi), dura circa un mese e mezzo, fino a quando le ferite non sono bene cicatrizzate: esso è intenso e viene comunicato dai pazienti alle altre persone affette da questa malattia, che quindi si » SEGUE

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SALUTE »accostano

con diffidenza alla proposta del medico di eseguire un intervento chirurgico, spesso unica possibile soluzione definitiva. Per questa ragione nuove metodiche sono state di recente impiegate per operare le emorroidi senza dolore postoperatorio. Tali metodiche agiscono all’interno del retto, cioè dell’ultima porzione dell’intestino, sopra la zona di sensibilità al dolore, che è il canale anale e la cute perianale. Esiste una linea di demarcazione, chiamata Linea Dentata, tra la mucosa del retto, che non duole dopo manovre chirurgiche e quella del canale anale nella quale qualsiasi intervento chirurgico è molto doloroso. Gli interventi più moderni vengono eseguiti nel retto sopra la linea dentata, e quindi senza interessare la mucosa del canale anale, che procurerebbe molto dolore. A differenza dell’intervento tradizionale non vengono asportate le vene emorroidarie dilatate ma vengono compresse dalla sutura chirurgica scomparendo e, quindi, non residuano delle ferite aperte nella zona sensibile.

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Una soluzione alternativa e meno dolorosa Mentre gli interventi di emorroidectomia tradizionali hanno un decorso tormentato, la metodica della pessia (riposizionamento della mucosa nella sua sede naturale) risolve il problema con minore dolore postoperatorio, perché agisce facendo un lifting mucoso sopra alla linea dentata. Individuata la colonna emorroidaria congesta e prolassata, si applica un punto sulla mucosa fissa subito al di sopra e quindi, senza legare, si prosegue con una sutura continua (*) con altri 3 o 4 passaggi, fermandosi almeno 1 cm sopra la linea dentata. La linea dentata viene così riportata all’interno del retto.

Questa pessia viene ripetuta con altri punti sulle altre colonne emorroidarie dilatate e prolassate. Oltre alla riduzione del prolasso, la legatura stringe e collassa le vene emorroidarie dilatate e sanguinanti, che quindi si dissolvono. Dopo 40 giorni circa il filo si riassorbe e viene sostituito da una cicatrice, con scomparsa delle vene ectasiche. FINE

*

DISEGNO DI UNA SUTURA CONTINUA


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BELLEZZA

UNGHIE BELLE E SANE

SE BEN CURATE Le unghie non vivono di solo smalto e possono anche ammalarsi, richiedendo così l’utilizzo di cure specifiche; in alcuni casi rappresentano un campanello d’allarme… di Umberto Parani LE UNGHIE PROTEGGONO E RENDONO PIÙ RESISTENTI LE ESTREMITÀ DELLE DITA. Oltre alla loro funzione di protezione, le unghie possono a volte segnalare anche il livello di benessere di altre parti del corpo. Punteggiature e ispessimenti, possono essere associati alla psoriasi; bande trasversali all’alopecia (perdita dei capelli); piccoli affossamenti puntiformi all’anemia; macchie chiare a disturbi del fegato o dei reni; zone arrossate a problemi cardiaci; ingiallimento al diabete. Altre volte, però, sono proprio le unghie a soffrire “in prima persona”, a causa di infezioni da parte di funghi e batteri, malattie specifiche della lamina o del letto o, ancora, alterazioni della crescita. Per evitare inutili sofferenze è importante prendersi cura di loro ogni giorno, proteggerle con guanti quando è il caso e, sempre, evitare di sgranocchiarle in preda al nervosismo o semplicemente per noia.

Vulnerabilità verso funghi e batteri La colonizzazione da parte di funghi è uno dei problemi che più di frequente possono interessare le unghie di mani e piedi. In circa 8-9 casi su 10 i microrganismi responsabili sono funghi dermatofiti, così chiamati perché si nutrono di frammenti di cute. Altre volte, a causare le onicomicosi (è questo il nome scientifico delle infezioni fungine) è la Candida albicans mentre soltanto di rado la colpa è di funghi non dermatofiti. Anche per questa ragione, le infezioni delle unghie non sono tutte uguali.La variante più comune è l’infezione che colpisce principalmente l’alluce. A causarla sono soprattutto i funghi dermatofiti, e l’infezione spesso si sviluppa quando il piede è già stato colpito dalla tinea pedis, una micosi della cute meglio nota come “piede d’atleta” per la sua spiccata predilezione per gli sportivi e per chi fa uso frequente di scarpe da ginnastica. Questo tipo di infezione parte dal margine libero dell’unghia, determinando ispessimento, friabilità, cambiamento di colore e progressiva distruzione della lamina.

Di solito, colonizzazione e danni sono facilitati da piccoli traumi, specie se ripetuti, come quelli derivanti dai calci dati al pallone o dall’uso di scarpe troppo strette. Un altro esempio è l’infezione bianca superficiale, ossia i microrganismi penetrano nell’unghia dalla superficie della lamina, attraversandola nel suo spessore. La loro presenza è tradita dalla comparsa di macchie bianche e opache, inizialmente piccole e distanziate, che via via si estendono, confluendo in bande trasversali. Le infezioni batteriche delle unghie difficilmente passano inosservate: anche quando non si rendono evidenti in modo eclatante (nel caso del batterio Pseudomonas aeruginosa che le fa diventare verdognole), sono tradite dal dolore e dall’arrossamento dovuti all’infiammazione e alla formazione di piccoli ascessi ai bordi dell’unghia o sotto la lamina. » SEGUE EVITARE SCARPE TROPPO STRETTE PER PREVENIRE INFEZIONI

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BELLEZZA bendaggi la parte colpita negli intervalli tra un’applicazione e l’altra.

Difetti di crescita

Agire contro le infezioni

»

Quando, però, un fungo o un batterio hanno già colonizzato l’unghia non resta che correre ai ripari, con provvedimenti specifici. Per quanto riguarda le infezioni fungine va detto innanzitutto che, contrariamente alla maggior parte delle micosi della pelle, spesso curabili solo con pomate e creme, le onicomicosi rispondono poco ai trattamenti locali. Stando ai dati clinici, il metodo migliore per guarirle consiste nel combinare una terapia per bocca con l’applicazione di lozioni sull’unghia. Se a essere colpiti sono i piedi, è necessario prevedere anche la bonifica delle scarpe, con un’adeguata pulizia e l’uso di polveri che uccidono i microrganismi e asciugano l’eccesso di umidità del piede. Nel caso delle mani, invece, è fondamentale usare protezioni adeguate, come piccoli bendaggi e guanti, per evitare la dispersione dei frammenti fungini e difendere le unghie già deboli da ulteriori traumi e infezioni. Va subito detto che si dovrà avere un po’ di pazienza perché il trattamento non è breve, ma ci si può consolare pensando che è sicuro e ben tollerato. 24

Alcune buone regole di igiene aiutano a prevenire le infezioni delle unghie: fare molta attenzione a non danneggiare le pellicine ai bordi quando le si taglia, evitare di rosicchiarle e lavare sempre bene le mani dopo aver toccato animali, ortaggi e terriccio.

La più nota alterazione della crescita ungueale è la cosiddetta unghia incarnita, che determina un incurvamento eccessivo dell’unghia, la quale finisce con l’incidere la cute agli angoli e sotto il margine. Tale condizione, che già di per sé è piuttosto dolorosa e che oltretutto rende l’unghia più esposta alle infezioni, interessa soprattutto le dita del piede, in particolare l’alluce e il secondo dito. Le cause del disturbo sono spesso, almeno in parte, genetiche, ma non solo: tagliare eccessivamente la lamina dell’unghia lasciando angoli appuntiti, indossare scarpe troppo strette o sottoporre le punte delle dita a ripetuti traumi sono altri fattori promuoventi. Quel che conta, quando il problema si presenta, è agire in fretta, rivolgendosi al medico o al podologo ed evitando di fare da sé, soprattutto in caso si sia diabetici o si soffra di disturbi di circolazione periferica. Un altro difetto di crescita, l’onicolisi, ossia il progressivo sfaldamento della lamina, fino al completo distaccamento dal letto e con perdita dell’unghia quasi assicurata. L’onicogrifosi consiste, invece, in un ispessimento dell’unghia, solitamente dell’alluce, che si incurva a uncino, divenendo simile all’artiglio di un rapace. Infine vanno citati i melanomi, tumori che possono colpire, al pari della pelle e delle mucose, anche il letto dell’unghia. Dall’esterno appaiono come macchie scure sotto la lamina, motivo per cui, vengono spesso scambiati, almeno all’inizio, per banali ematomi. Soltanto il due per cento di tutti i melanomi colpisce le unghie, ma l’eventualità non dovrebbe essere trascurata.

La terapia per bocca dura in media due-tre mesi mentre l’applicazione di polveri e lozioni dovrà essere protratta più a lungo e anche quando l’infezione sembra ormai sparita, perché i microrganismi sopravvivono sotto la lamina per diversi mesi, pronti a recuperare terreno alla prima disattenzione. Da ricordare infine che con le infezioni da funghi serve cautela perché, oltre che essere fonte di infezione per altre persone, possono facilmente diffondersi, attraverso il contatto con le mani, in altre zone del corpo (tra le dita, pianta dei piedi, inguine, gluQUANDO CI SI TAGLIA LE UNGHIE EVITARE DI tei, etc...). In caso di ANGOLI APPUNTITI PER NON SOTTOPORRE infezioni batteriche è LE DITA A RIPETUTI TRAUMI necessario rivolgersi al medico per farsi consigliare la pomata antibiotica più indicata e poi disinfettare e proteggere con piccoli

LASCIARE


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BELLEZZA

Struttura dell’unghia

Fuori dai denti

Le unghie sono costituite per lo più da cheratina, la principale proteina presente anche nella pelle e nei capelli. La consistenza particolarmente rigida e coriacea delle unghie è dovuta allo stretto addossamento dei foglietti di cheratina, legati tra loro da sali di calcio e fosfato (gli stessi che portano a indurire le ossa). Quanto alla struttura macroscopica, le unghie hanno una parte principale, la lamina, che aderisce al letto ungueale sottostante ricco di vasi sanguigni e perciò appare omogeneamente rosea, tranne alla base dove è visibile un’area più chiara, detta lunula; la porzione della lamina che affonda nella cute è la sua radice, in corrispondenza della quale è situata, in profondità, la matrice che ne garantisce il continuo rinnovamento e la crescita (in media di 2 millimetri al mese); la radice è ricoperta dalla cuticola, un sottile bordo cutaneo trasparente; all’estremità opposta è il margine libero, che cresce staccato dal letto ungueale e perciò appare bianco.

Ci sono un sacco di buone ragioni per smettere di rosicchiarsi le unghie: avere mani belle e seducenti, evitare dolorose infiammazioni e infezioni, riuscire a raccogliere uno spillo dal pavimento o suonare la chitarra classica ad arpeggio. Eppure, per molti riuscire a fare a meno di questa dannosa abitudine è una vera sfida, paragonabile a quella di abbandonare il fumo. Ma in questo caso senza l’ausilio dei sostituti della nicotina. Per smettere di mangiare le unghie serve soprattutto molta buona volontà e una solida motivazione.

LAMINA

CUTICOLE LETTO

MATRICE

L’APPROFONDIMENTO

OSSO

IPONICHIO PLICA UNGUEALE

APPARATO UNGUEALE: VISTA LATERALE

Alcune strategie possono però venire in aiuto. La più immediata consiste nel ricorrere a soluzioni dal gusto sgradevole (come l’olio dell’albero del tè), che dovrebbero fare da deterrente anche al “roditore” più accanito, e nel trovare pratiche antistress alternative (e possibilmente per nulla, deleterie). FINE

GIOCO D’AZZARDO,

l’allarme dalla Regione.

In Emilia Romagna aumentano le persone che si rivolgono ai SERT, soprattutto uomini (79,5%).

Il picco è attorno ai 40 anni. Nello scorso numero di “Salute 10+” il dottor Angelo Lofino, psicologo e psicoterapeuta, ha evidenziato come il gioco d’azzardo sia un allarme sociale sottovalutato. Nei giorni scorsi è arrivata una denuncia in tal senso anche dall’assessore regionale alle politiche per la salute, Carlo Lusenti, intervenuto ad un convegno organizzato a Bologna dal titolo ‘’Gioco d’azzardo: dalle illusioni alla realtà’’. L’assessore ha spiegato di aver partecipato alle audizioni della Commissione Affari Sociali della Camera, nella quale sono stati evidenziati tutti i lati del problema, ma siamo ancora lontani da una soluzione vera per un fenomeno dalle dimensioni preoccupanti. Serve un’iniziativa “quadro”, che preveda fra l’altro l’affidamento di maggiori poteri ai sindaci. In Emilia Romagna sono già oltre 600 le persone seguite dai servizi, perché hanno una diagnosi di dipendenza patologica dal gioco d’azzardo. E nei prossimi anni, vista la crescita del fenomeno, il numero è destinato a salire. Il fatturato del gioco d’azzardo in Italia è stiamato in 79,9 miliardi di euro, di cui 8,7 introitati dallo Stato come tasse. Il luogo preferito del gioco è il bar mentre i giochi preferiti sono lotto e superenalotto, ’’gratta e vinci’’ e lotto istantaneo. Nella nostra regione le persone rivoltesi ai Sert sono state 640 nel 2011: per l’Azienda Ausl di Ravenna il nr. di persone assistite è passato dalle 19 unità del 2010 alle 27 unità del 2011.

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ALIMENTAZIONE

NUTRACEUTICA Ovvero, le sostanze alimentari che prevengono le malattie: quali sono e dove trovarle… Acidi grassi polinsaturi essenziali, come omega 3 e omega 6.

Dott.ssa

Monica Negosanti

Dietista Maria Cecilia Hospital Cotignola E-mail: mnegosanti@gvmnet.it

Il termine nutraceutico nasce dall’unione di nutrizione e farmaceutica e si riferisce allo studio di alimenti, o parte di essi, che hanno una funzione benefica sulla salute umana. I cibi nutraceutici sono spesso definiti anche alimenti funzionali o farmalimenti, avendo proprietà curative di comprovata e riconosciuta efficacia. Già dalle civiltà antiche, come Egizi, Indiani, Cinesi e Sumeri, ci arrivano prove che suggeriscono come gli alimenti possano essere usati efficacemente per curare e prevenire le malattie. L’ayurveda, per esempio, è la medicina tradizionale indiana, con radici antichissime, che cita i benefici del cibo per scopi terapeutici. Ogni alimento possiede qualità positive, che possono anche venire aggiunte a certi altri che naturalmente ne sarebbero poveri o privi: si veda per esempio il latte arricchito di omega 3 o i fiocchi di cereali arricchiti di vitamine. Saper distinguere e scegliere cibi con queste caratteristiche significa fornire molecole utili contro possibili malattie, invecchiamento, radicali liberi, stress psico-fisico e significa contribuire al completo funzionamento del corpo e della mente. Se la dieta è già sufficientemente varia ed equilibrata, siamo in grado di introdurre tutti questi principi nutritivi funzionali senza dover ricorrere ad espedienti quali integratori o alimenti IL LATTE ARRICCHITO CON OMEGA3 È UN VALIDO NUTRIMENTO arricchiti. Vediamo comunque in dettaglio quali sono le principali sostanze nutraceutiche. 26

VENGONO CHIAMATI ANCHE VITAMINA F e hanno un’azione protettiva a livello cardiovascolare e sono fondamentali nel sistema nervoso. Sono contenuti maggiormente in crostacei, pesce azzurro, frutta secca, legumi, olio di fegato di merluzzo, olio di semi e olio d’oliva. Attenzione comunque a non consumare questi alimenti in maniera smodata, perché sono comunque grassi ed esagerando nella loro assunzione, si perde l’efficacia del principio in questione.

Acido Ascorbico MEGLIO NOTO COME VITAMINA C, ha un potere antiossidante che tiene lontane le sostanze tossiche come i radicali liberi. Sintetizza inoltre ormoni, collagene e aminoacidi. È presente in moltissimi alimenti, tra cui agrumi, fragole, frutti di bosco, kiwi e verdure a foglia verde. Il kiwi è tra gli alimenti più ricchi di vitamina C.

Acido Folico o Folacina È una sostanza indispensabile per lo sviluppo neuropsichico e per la sintesi del Dna. Lo troviamo in arance, fegato, legumi, lievito di birra, riso, verdure a foglia verde e uova.

Antocianine SONO RESPONSABILI DELLA COLORAZINE DI FRUTTA E VERDURA E FANNO PARTE DEL GRUPPO DEI BIOFLAVONOIDI. Hanno una funzione antiossidante e protettitiva dell’apparato cardiovascolare e dermico. Si trovano in barbabietole, cipolle, frutti di bosco e uva.

Bioflavonoidi HANNO POTERE ANTIOSSIDANTE, ANTIVIRALE, IMMUNOPROTETTIVO. Aiutano e potenziano gli effetti della vitamina C e li troviamo soprattutto in aglio, agrumi, cipolle, albicocche, cacao, mele, pomodori e spinaci, ma anche in bevande come: succo di frutta, tè, vino.


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ALIMENTAZIONE

Caffeina STIMOLA L’EFFICIENZA FISICA E MENTALE, andando ad agire sul sistema nervoso con la liberazione di adrenalina e noradrenalina.

Carnitina Tale molecola FAVORISCE LA RESISTENZA AGLI SFORZI E ALLA FATICA, così come il recupero da essi; è infatti ampiamente utilizzata nella preparazione e nella performance atleticosportiva. Viene sintetizzata a livello epatico ed è presente in particolare cibi come carne rossa e interiora.

Carotenoidi Sostanze, come ad esempio Betacarotene, Licopene e Luteina, con funzioni costitutive, mediatrici e protettive nei confronti degli apparati visivo, dermico e immunitario. Hanno anche una buona funzione antiossidante e sono presenti in particolare nella frutta e verdura di colore arancione, giallo o rosso e a foglia verde come agrumi, albicocche, anguria, carote, frutti di bosco, melone, peperoni, pomodori, spinaci, zucca, ecc.

Fruttosio ZUCCHERO PRESENTE IN FRUTTA E MIELE, fondamentale per diversi processi metabolici dell'organismo e per la produzione di ulteriori sostanze fondamentali per il funzionamento ed il benessere psichico e fisiologico.

Isoflavoni SONO COMPOSTI DI ORIGINE VEGETALE, FACENTI PARTE DEI BIOFLAVONOIDI. A differenza da essi, però, gli Isoflavoni sono privi di colore e presenti quasi esclusivamente nelle piante leguminose. Queste sostanze partecipano alla protezione da alcune forme cancerose sostituendosi agli Estrogeni, contrastano colesterolo cattivo, osteoporosi, patologie cardiovascolari, effetti collaterali della menopausa (ad esempio vampate di calore) e si ritrovano in alimenti come ceci, cereali integrali, fagioli, fave, finocchi, lenticchie, semi di soia.

LA NUTRACEUTICA IN PILLOLE… PER CUORE E SISTEMA NERVOSO: CROSTACEI - PESCE AZZURRO FRUTTA SECCA - LEGUMI - OLIO DI SEMI E OLIO DI OLIVA CONTRO I RADICALI LIBERI: AGRUMI - FRAGOLE - FRUTTI DI BOSCO KIWI - VERDURE A FOGLIA VERDE. PER LO SVILUPPO NEUROPSICHICO: ARANCE - FEGATO - LEGUMI LIEVITO DI BIRRA - RISO - VERDURE A FOGLIA VERDE - UOVA ANTIOSSIDANTI: BARBABIETOLE - CIPOLLE - FRUTTI DI BOSCO - UVA ANTIOSSIDANTI, ANTIVIRALI, IMMUNOPROTETTIVI: AGLIO - AGRUMI CIPOLLE - ALBICOCCHE - CACAO - MELE - POMODORI - SPINACI CONTRO LO SFORZO E FATICA: CARNE ROSSA - INTERIORA A FAVORE DELL’APPARATO VISIVO, DERMICO E IMMUNITARIO: FRUTTA E VERDURA DI COLORE ROSSO, GIALLO O ARANCIONE - AGRUMI CONTRO COLESTEROLO, OSTEOPOROSI, PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI: FAGIOLI - FAVE - FINOCCHI LENTICCHIE - SEMI DI SOIA

Probiotici MICROORGANISMI PRESENTI NELLO YOGURT e in altri alimenti fermentati. Proteggono il sistema gastrointestinale avendo un'azione propositiva e protettiva sulla microflora che lo contraddistingue

Steroli vegetali o fitosteroli SONO DEI COMPOSTI CHIMICI DI ORIGINE ANIMALE (ad esempio il Colesterolo) o vegetale, detti Fitosteroli. Tutti hanno dei ruoli organici essenziali: per esempio il colesterolo è un componente fondamentale della membrana cellulare, mentre gli Steroli vegetali riescono a bloccare l'assorbimento di Colesterolo "cattivo" a livello intestinale a vantaggio dell'apparato cardiovascolare. I Fitosteroli possono essere integrati con l'alimentazione e quindi attraverso il consumo di vegetali e derivati come olio di oliva, di soia, di riso, ecc.

Taurina AMINOACIDO CON UN RUOLO CRUCIALE NELLA SINTESI DEGLI ACIDI BILIARI, i quali facilitano l'eliminazione del colesterolo. Inoltre presenta proprietà nutritive, stimolanti ed antiossidanti, agevolando le funzioni psicofisiologiche e contrastando malattie cardio-

vascolari, stress ed invecchiamento. La Taurina è presente in alimenti come carne, latte, pesce e uova, ma può anche essere sintetizzata internamente da altri due Aminoacidi: Cisteina e Metionina.

Attenzione a non esagerare… Occorre infine precisare che bisogna prestare molta attenzione alle quantità dei cibi. Infatti, anche se sono tutti elementi essenziali e salutari, se assunti nelle quantità errate diventano dannosi per l’organismo. VEDIAMO ALCUNI ESEMPI: » Dire che il pesce è ricco di omega 3 è sbagliato: gli omega 3 sono grassi, per cui i pesci ipocalorici e magri ne contengono pochissimi. C’è una notevole differenza tra il contenuto di omega 3 del salmone e del tonno. » Il burro e le carote sono ricchissimi di vitamina A, ma 100 gr. di carote apportano una manciata di calorie, mentre 100 gr di burro ne apportano quasi 700! » La paprika è ricchissima di vitamina C, ma se pensiamo alle grammature misere che possiamo assumere è ovvio che non va a coprire i fabbisogni giornalieri di cui abbiamo bisogno. FINE 27


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SALUTE

SIGARETTE?

No grazie

In Emilia Romagna è partita una campagna antifumo rivolta alle donne in gravidanza, ai genitori con neonati ed agli adolescenti. di Tiziano Zaccaria Nella nostra regione fuma il 29% della popolazione: l’8% consuma più di un pacchetto al giorno. Il Servizio Sanitario della Regione Emilia Romagna scende in campo per sensibilizzare la popolazione sui pericoli provocati dal fumo. In occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità lo scorso 31 maggio, nei punti nascita di tutta l’Emilia Romagna sono stati distribuiti migliaia di bavaglini con la scritta “Grazie... non fumo!”, per ricordare ai genitori l’importanza di offrire al proprio bambino un ambiente dove crescere sano e libero dal tabacco.

Il bavaglino è accompagnato da materiale informativo sui danni da fumo, diretto e passivo, e sui percorsi di disassuefazione proposti dalle Aziende sanitarie regionali. Questa iniziativa si inserisce in un programma più complessivo rivolto a tutto il Percorso nascita, dalla gravidanza al primo anno di vita dei bambini, sviluppandosi attraverso i Consultori familiari (con attività svolta dalle ostetriche nei confronti delle donne fumatrici) e dei Centri antifumo (dove la donna viene seguita nei percorsi di disassuefazione dal fumo), fino alla sensibilizzazione svolta dai pediatri negli incontri con i genitori per le vaccinazioni programmate. Un aspetto centrale di questo progetto regionale è dato dai percorsi educativi nelle scuole, prevalentemente medie e medie superiori, anche attraverso il coinvolgimento di ragazzi nella realizzazione di disegni e gadget, premiati ogni anno in maggio e spesso proposti con esposizioni aperte al pubblico.

Un sostegno all’individuo I corsi nei Centri Antifumo forniscono un supporto di gruppo o individuale per liberare il fumatore dalla dipendenza da nicotina e sono realizzati con un approccio multidisciplinare, psicologico e medico-farmacologico. I corsi, gratuiti e ad accesso diretto, impegnano un’equipe con competenze di tipo medico, psicoeducazionale e infermieristico, che può avvalersi di ulteriori collaborazioni di tipo riabilitativo respiratorio, dietologico.

I dati in Emilia Romagna Secondo un’indagine demoscopica realizzata fra il 2008 e il 2011, nella nostra regione fuma il 29% delle persone tra i 18 e i 69 anni, mentre il 22% si dichiara ex fumatore. Si tratta di dati in linea con la media nazionale. Secondo questa indagine l’abitudine al fumo tende a crescere fino ai 34 anni. 28


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SALUTE L’8% degli emiliano romagnoli è un forte fumatore: consuma più di un pacchetto di sigarette al giorno. Stiamo comunque meglio rispetto al resto del globo: secondo una recente indagine internazionale, a livello mondiale fuma il 23% dei 15enni, percentuale che sale al 32% nella fascia d’età tra i 18-24enni e arriva a toccare il 35% tra i 25-34enni. Tornando all’indagine regionale, la percentuale dei fumatori è più alta negli uomini che nelle donne: 33% nei maschi rispetto al 26% nelle femmine. In Emilia Romagna il 38% dei fumatori ha dichiarato di aver provato a smettere negli ultimi dodici mesi, ma tra questi soltanto l’8% ha veramente cancellato le sigarette dalla propria vita. Per quanto riguarda il fumo passivo, il 74% degli intervistati ha riferito che il divieto di fumo nei luoghi pubblici nella nostra regione è sempre rispettato: un buon indicatore, se si considera che la media nazionale è del 63%. Inoltre, il 76% degli intervistati ha dichiarato che il divieto di fumare nei luoghi di lavoro è sempre rispettato; il dato nazionale in questo caso è pari al 72%. Dall’indagine emerge infine che nel 25% delle abitazioni in Emilia Romagna si fuma. In particolare, si fa uso di sigarette nel 15% delle abitazioni dove vive un minore di 14 anni, abitudine quest’ultima che andrebbe drasticamente rivista. FINE

Un logo della Regione Emilia Romagna per le iniziative di contrasto alla dipendenza da nicotina.

La Regione Emilia Romagna ha lanciato un logo per la lotta al tabagismo: “Tutta vita niente fumo” è il messaggio gridato da un omino stilizzato verde, con le braccia aperte e i polmoni a forma di cuore. L’obiettivo è di rappresentare, con un messaggio positivo e vitale, l’impegno del Servizio Sanitario Regionale nella lotta alla dipendenza da tabacco. Questo logo sarà utilizzato in tutte le iniziative organizzate dalla Regione e dalle Aziende sanitarie locali, nei percorsi educativi nelle scuole, nei progetti portati avanti per promuovere ambienti liberi dal fumo, per informare e sensibilizzare i cittadini. “Tutta vita niente fumo” sarà il messaggio portato avanti anche direttamente dagli operatori sanitari, per esempio nell’attività di dissuasione svolta dalle

ostetriche nei confronti delle donne in cinta fumatrici, negli incontri di pediatri con i genitori sulle vaccinazioni programmate, nei Centri antifumo gestiti dalle Aziende sanitarie locali, che organizzano corsi gratuiti per smettere di fumare. Intanto negli Ospedali Maggiore e Bellaria di Bologna è partita la sperimentazione del progetto regionale “Fresco” (Fumo nella Regione in sindromi coronariche acute dopo l’ospedalizzazione) che coinvolge le Cardiologie e i Centri antifumo delle Aziende sanitarie. Il progetto ha l’obiettivo di ridurre, fino a eliminare, la percentuale di persone che, dopo un infarto, riprendono a fumare. Secondo una stima, dopo un anno dall’infarto, riprende a fumare tra il 10 e il 50 per cento dei pazienti. Un dato che dimostra la necessità di intervenire, essendo noti gli effetti negativi che produce il fumo nelle coronarie. Secondo le previsioni del progetto, dovrebbero essere inviati a Centri antifumo delle Aziende sanitarie almeno il 70 per cento dei dimessi dall’ospedale dopo un infarto, con precedente dipendenza da fumo. I CENTRI ANTIFUMO IN PROVINCIA DI RAVENNA Ausl di Ravenna - Dipartimento di Sanità Pubblica Centro per la Prevenzione e Cura del Tabagismo RAVENNA ..........Via Fiume Abbandonato 134. BAGNACAVALLO Via Vittorio Veneto 8. FAENZA ..............Via Zaccagnini 22, Faenza. LUGO ..................Sezione Provinciale LILT di Ravenna Ospedale Civile, Via Tullo Masi 8. I Centri regionali antifumo organizzano corsi per disintossicarsi dalla dipendenza da fumo. Gratuiti e ad accesso diretto, i corsi forniscono un supporto con un approccio psicologico e medico-farmacologico.

Per informazioni, numero verde del Servizio Sanitario Regionale 800 033 033, tutti i giorni feriali dalle 8.30 alle 17.30 e il sabato e prefestivi dalle 8.30 alle 13.30.

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I NOSTRI AMICI ANIMALI

FEDELI PER SEMPRE Quando gli uomini liberi devono dire un “grazie” agli amici a quattro zampe.

Il 21 luglio 1944 iniziò la battaglia di Guam, la più estesa delle isole Marianne, una battaglia che rappresentò l'inizio della riscossa americana contro i giapponesi, l’inizio della guerra per la conquista del Pacifico. Appena tre anni prima i "molto onorevoli soldati dell' imperatore" avevano in modo ben poco onorevole attaccato la base navale americana di Pearl Harbour senza presentare nessuna dichiarazione di guerra. Un gesto infame che trascinò gli States nell’inferno del secondo conflitto mondiale.

PEARL HARBOUR

vano circa 3.000 morti e più di 6.000 feriti. Molto più alte le perdite dei soldati del sol levante; i giapponesi non si arrendevano (i prigionieri non furono più di 400), spesso usavano i kamikaze e comunque si suicidavano quando si accorgevano di non poter più combattere. Si suicidò facendo harakiri persino il comandate Hideyoshi Obata mentre, dopo ben 28 anni, il 24 gennaio 1972 (!) si arrese il sergente Shoichi Yokoi. Una potenza economica e militare del ventesimo secolo, governata dalle tradizioni medioevali e dal codice di onore dei samurai, questo era il Giappone di quegli anni. I Giapponesi avevano scavato chilometri di grotte, si erano interrati nelle profondità dell’isola di Guam, usavano cecchini kamikaze legati agli alberi per uccidere più americani possibile. Per affrontare tutti questi problemi i marines pensarono di affiancare ai soldati un vero e proprio reggimento composto da cani, dobermann, innanzitutto, ma anche pastori tedeschi.

La battaglia per la conquista dell'isola di Guam da parte dei soldati a stelle e strisce fu durissima. L’isola rappresentava un punto strategico nel pacifico. Da questa conquista gli americani avrebbero potuto fare base per i propri attacchi sulle città ed i territori giapponesi; dopo circa due settimane di combattimenti, in campo yankee si conta30

MARINES E DOBERMANN

Questi scout a quattro zampe venivano utilizzati nelle ricognizioni, nell’individuazione delle mine e dei giapponesi nascosti nei bunker, nel trasporto dei messaggi e della corrispondenza. La DPCA, l’associazione americana degli allevatori di dobermann, donò centinaia di esemplari di cani per questo scopo, molti erano di privati, non pochi, circa un 15% del totale erano, come già detto, i pastori tedeschi.

UN PASTORE TEDESCO ALL’OSPEDALE DA CAMPO

I cani vennero addestrati come dei veri e propri marines, divennero molto aggressivi, dei guerrieri a quattro zampe. Quando sbarcò a Guam il primo War Dog Platoon, molti marines erano perplessi sull’utilità di questa operazione e di questo strano ed inedito battaglione. I risultati furono, però, veramente sorprendenti. Nessun marine fu ucciso mentre era di pattuglia con un dobermann o con un cane pastore, molti cecchini furono indivi-


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I NOSTRI AMICI ANIMALI I marines si impegnarono ad eseguire un programma di riabilitazione. Gli animali sopravissuti furono tutti rieducati, riaffidati ai vecchi proprietari oppure adottati dalle stesse famiglie dei marines. Una storia a lieto fine, un giusto premio a LA TOMBA DI SKIPPER “CANE MARINE” A GUAM questi fedeli amici duati dai cani mentre in tutte le posi- dell’ uomo “ in uniforme “ che salvarozioni in cui erano presenti i “marines a no la vita a tantissimi soldati americani. quattro zampe“ nessun giapponese riuscì a compiere infiltrazioni notturne. Il numero di cani-soldato uccisi fu di venticinque su cinquecento circa.

A loro memoria è stato creato sull’isola di Guam il Wardog Memorial, ancora oggi meta di pellegrinaggio anche da parte degli ormai pochi e, molto anziani, ex padroni ed ex marines. Un gesto di rispetto che non può non commuovere. Il sacrificio ed il coraggio di Kurt, SKIPPER, Nig, Missy, Blitz, e degli altri 20 “loro commilitoni a quattro zampe“ pretende un assoluto rispetto. FINE.

NOTA Sul web è possibile consultare un contributo fotografico e filmato su: www.m1pencil.wordpress.com/20 11/12/14/marine-dogs-of-wwii/ oppure su digitare “Always faithful” (fedele per sempre).

Per i cani invece che sopravvissero alle battaglie e terminata la loro missione di guerra i vertici militari, pensando che fosse impossibile una loro rieducazione ed un loro reinserimento nella vita civile, avevano deciso di abbatterli. Quest’ ordine non venne, però, mai eseguito. L’amore per il proprio compagno a quattro zampe, il forte legame creatosi durante questa terribile esperienza fece si che i marines si rifiutarono di “consegnare” i propri cani a questo terribile destino.

WAR DOG MEMORIAL - NAVY BASE GUAM

Se ami gli animali trattali con dignità anche quando termina la loro esistenza.

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SALUTE_10piu_n.11.12_CASA NOTIZIE cesena n1.2007 30/10/12 15:26 Pagina 32

HANNO COLLABORATO AL NUMERO DI NOVEMBRE DI Dott.ssa Serena Bagli Psicologa - Lugo Email: info@serenabagli.it www.serenabagli.it Dott. Andrea Baldisserri Medico-Chirurgo specialista in otorinolaringoiatria E-mail: abaldisserri@alice.it

Dott. Flaviano Jacopi - Specialista in cardiologia e medicina dello sport Direttore sanitario Astrea Medical Center - Faenza E-mail: flaviano.jacopi@fastwebnet.it

Dott. Giuseppe Ballardini Medico Specialista Reparto Infettivi c/o Ospedale di Ravenna E-mail: campehna@me.com Dott. Pierpaolo Casalini Medico-Chirurgo U.O. Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Faenza E-mail: pierpaolo.casalini@gmail.com

Dott.ssa Monica Negosanti Dietista Maria Cecilia Hospital Cotignola E-mail: mnegosanti@gvmnet.it Prof. Carlo Tagariello Villalba - Bologna E-mail: catag@iol.it

I NOSTRI COLLABORATORI Dott.ssa Chiara Barboni Medico Veterinario - Ravenna E-mail: sanbartolovet@libero.it Dott. Pier Luigi Bedei - Medico, ginecologo E-mail: plbedei@hotmail.com

Alessandro Benazzi Gruppo Astrofili Faentini “G.B. Lacchini” E-mail: astrofililacchini@racine.ra.it Dott.ssa Cinzia Cesari Psicologa e psicot. Maria Cecilia Hospital Cotignola E-mail: cinzia.cesari@tin.it Dott. Michele Ciani - Dottore in psicologia Osteopata Fisioterapista c/o Studio di Terapia Manuale e Poliambulatorio Osteolab E-mail: ciani.michele08@gmail.com www.micheleciani.com

Dott. Davide Guglielminetti Responsabile Reparto Chirurgia d’urgenza Ospedale Santa Maria delle Croci E-mail: d.guglielminetti@ausl.ra.it Dott. Antonio Iammarino Specialista in oculistica - E-mail: aiammarino@gmail.com Dott. Angelo Lofino Psicologo Psicoterapeuta www.psicologia-studio-sessuologia.it Dott. Maurizio Marangolo Specialista in Medicina Interna ed Oncologia Medica Ricercatore volontario Istituto Oncologico Romangolo E-mail: m.marangolo@libero.it Dott. Massimo Margheri Direttore U.O. Cardiologica Ospedale di Ravenna E-mail: m.margheri@ausl.ra.it

Dott. Ugo Cimberle - Studio Oculistico Dal Fiume-Cimberle - Ravenna E-mail: cimberle@cidiemme.it

Marco Mastropasqua Responsabile tecnico attività acquatiche Cosmoss Fitness Club Faenza E-mail: info@cosmosclub.it

Dott. Giorgio Maria Cicognani Medico Geriatra - AUSL Ravenna E-mail: giorgio.cicognani@fastwebnet.it

Dott. Massimo Liverani Biologo Nutrizionista - Consulente programma Dimagrimento c/o Centro Dimagrimento THOMAS TAI E-mail: info@indacosrl.it

Dott. Lauro Di Meo Chirurgia Plastica, ricostruttiva ed estetica Ravenna Medical Center E-mail: laurodimeo@libero.it

Dott. Roberto Nonni Direttore Sanitario San Pier Damiano HospitalFaenza E-mail: rnonni@alice.it

Dott. Pierluigi Fiorella Specialista in Medicina dello Sport e Cardiologia Direttore Sanitario del Centro Medico Olympus di Ravenna E-mail: p.fiorella@olympus.ra.it

Dott.ssa Barbara Pallareti Medico Veterinario specialista in patologia e clinica degli animali d’affezione E-mail: barbara.pallareti@gmail.com

Dott. Fausto Pasqualini Galliani Responsabile clinico “Dental Unit” Maria Cecilia Hospital Cotignola E-mail: dentalunit@gvmnet.it

Dott.ssa Anna Pasi Specialista in ginecologia e ostetricia E-mail: a.pasi1961@libero.it

Dott. Maurizio Grilli Medico Specialista in Anestesia e Rianimazione Terapia del Dolore e Agopuntura Componente dell’Osservatorio per le medicine non convenzionali Regione Emilia Romagna Cell. 338.5346832

Dott. Luca Rossi Direttore Tecnico Centro Studi del Cane Italia ASD E-mail: direzione@centrostudidelcane.com Dott. Roberto Salgemini Medico-Chirurgo convenzionato SSN. E-mail: robertosalgemini@alice.it

Dott. Maurizio Santarini Medico Veterinario, Ravenna E-mail: maurizio.santarini@gmail.com

Barbara Sartoni Insegnante di Scuola Primaria Fondazione Marri Sant’Umiltà - Faenza Dott. Stefano Stea Responsabile U.O di Chirurgia Maxillo-Facciale Maria Cecilia Hospital Cotignola www.stefanostea.it E-mail: maxillofacciale-mch@gvmnet.it Dott.ssa Donatella Valmori Psicologa e Sessuologa E-mail: d.valmori@libero.it Dott.ssa Laura Venturelli Coordinatrice attività didattiche Scuola Secondaria 1° grado Liceo Scienze Umane e Liceo Linguistico Fondazione Marri Sant’Umiltà - Faenza Dott.ssa Mariarosaria Venturi E-mail: maria.venturi@medici.progetto-sole.it Dott.ssa Dalila Visani Psicologa - Psicoterapeuta Ospedale privato San Francesco Tel. 331.7324658 E-mail: d.visani5478a@ordpsicologier.it Dott.ssa Maria Nives Visani Farmacista - Naturopata E-mail: salutenaturasnc@alice.it Dott. Mario Vitale Resp. Neurochirurgia Maria Cecilia Hospital Cotignola E-mail: mvitale@gvmnet.it

Marina Zoli Educatrice Nido Fondazione Marri - Sant’Umiltà Faenza Mauro Zaccarini Il Salto srl - Faenza E-mail: alsalto@interfree.it

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Salute 10 più Nr. 11 Anno 2012