BABS
GARTH ENNIS
JACEN BURROWS
ANDY TROY
LEE LOUGHRIDGE
ROB STEEN
JACEN BURROWS
ANDY TROY
KELLY FITZPATRICK
ROB STEEN
JOHN J. HILL
TOM PEYER
CORY SEDLMEIER
STORIA DISEGNI
COLORI
COLLABORAZIONE AI COLORI CAPITOLI 2-3
LETTERING ORIGINALE
COPERTINE DEL VOLUME E DELLA SERIE ORIGINALE
COLORI DELLE COPERTINE DEL VOLUME E DEI CAPITOLI 1-5
COLORI DELLA COPERTINA DEL CAPITOLO 6
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COLLECTION EDITOR
BABS CREATO DA GARTH ENNIS E JACEN BURROWS
Quasi trent’anni fa, mi sono trovata al mio primo, vero concerto di black metal, praticamente un rito di passaggio per i norvegesi. Non ne sono uscita delusa. Per essere uno show low-budget, è stato veramente straordinario. Il palco era decorato con croci d’acciaio rovesciate alte come una persona, mentre il nome della band era scritto su uno striscione un po’ storto nel classico groviglio illeggibile di lettere bianche. Il gruppo che ha aperto il concerto, all’epoca solo una combriccola di Pinco Pallini diventati nel frattempo famosissimi, ha aperto le danze infilzando hamburger (schifosi da due dollari) sulle croci, prendendone un morso di qua e uno di là fra un headbanging e l’altro.
Il posto era pieno di soggetti alternativi tutti vestiti di nero: metallari che facevano casino sotto il palco, goth altissimi che se ne stavano in disparte nell’ombra, sorseggiando il rosso della casa con aria solenne. Ho adorato tutto. A fine serata, una di quelle figure stoiche si è avvicinata a me e, con tutta la teatralità che aveva in corpo, mi ha rivolto una cagata di invito che suonava più o meno così: “vuoi camminare con me verso l’oscurità al di là delle cose?”. È stato lì che ho capito una cosa importantissima. Nel mondo esistono due tipi di persone: quelli che stanno al gioco e i poveri stronzi.
Ho poi scoperto che questo adagio si applica alla quasi totalità degli aspetti della vita (c’è sempre un gioco a cui prestarsi), ma, soprattutto, al fantasy.
Capiamoci, io amo il fantasy. Amo la sua grandezza, le mappe, la violenza, le frecce, le asce e le metafore che nessuno capisce. Adoro l’evasione dalla realtà che propone. Adoro il fatto che vorremmo scappare da un mondo che fa schifo per andare in un mondo che fa altrettanto schifo (ma con in più la lebbra e senza l’acqua calda) solo perché impugnare una spada sembra una figata clamorosa (e, credo, perché un mondo immaginario in cui il re cattivo può essere eliminato con una sola freccia sembra molto meno irrecuperabile di questo incubo tardo-capitalista in cui viviamo).
Ma, nel profondo, c’è qualcosa di intrinsecamente divertente nel ricercare il realismo in un universo inventato e, se non ne cogli l’ironia, posso dire con un buon margine di certezza che passi troppo tempo nei meandri di qualche subreddit a fare domande retoriche piene di rabbia e a mancare completamente il punto della questione (cosa che è a sua volta molto divertente, quindi continua pure). Il fantasy ha un certo senso dell’umorismo. Non c’è bisogno di pensarci troppo, il che è una bella fortuna, considerato che ci troviamo di fronte a una strafiga con un assurdo bikini di scaglie.
La prima volta che ho visto Babs è stato in un messaggio di Garth. Mi aveva mandato una delle pagine di Jacen, ancora senza colori e senza lettering. È stata la cosa più divertente vista quella settimana. L’ho amata dalla prima vignetta. Dubito che chiunque conosca i lavori precedenti di Garth e Jacen si aspettasse di vederli tuffarsi in un mondo di spade e incantesimi ma, per quanto dark e terrificanti siano le loro storie, sanno sempre come farti divertire.
Gestire lo humor è difficile. Inserirlo in un contesto fantasy lo è ancora di più: è tutto un delicatissimo equilibrio fra le cazzate e la cura per il mondo e i personaggi che stai costruendo. Se favorisci troppo un aspetto, diventa una parodia trita e ritrita, se spingi troppo sull’altro viene fuori un’altra sega grimdark*. Questa storia cammina sul suddetto confine come una funambola dopo una serata alcolica, che, inesplicabilmente, non cade mai. Non dovrebbe funzionare così bene, ma, cazzo, funziona eccome.
Garth e Jacen non prendono mai niente sul serio. Tranne i loro lettori. Nonostante l’irriverenza, questa storia mantiene tutte le sue promesse e, quando pensi che si siano già spinti troppo in là, loro pestano forte sull’acceleratore. Non tradisce mai l’intento originale e non sbaglia mai un colpo, un gioco di parole o una presa per il culo contro gli hobbit. E sta sempre al gioco.
Ovviamente, è tutto merito di Babs. Brava, intrepida, temeraria e spudorata... è tutto quello che una donna vorrebbe essere (e se non cogli il suo fascino, sono quasi sicura che tu sia una di quelle persone che non capisce che “ehm, no, grazie... Sto, ehm... aspettando qualcuno” vuol dire “LEVATI DAL CAZZO!”). Armata della sua scalogna e di una spada da quattro soldi, Babs prende il mondo per le corna con gioia, avarizia e impudenza. Se non è l’eroina che volevamo, di sicuro è quella che ci meritiamo. E per me vince contro tutti gli Aragorn, i Geralt e i Kvothe.
Torunn Grønbekk
Da qualche parte nelle foreste della Scandinavia Febbraio 2025
*Per la cronaca, io adoro le seghe grimdark.
Torunn Grønbekk è un’autrice di fumetti e ritrattista. Ha scritto serie come Carnage, Venom, Thor e Punisher: War Journal per Marvel, Red Sonja per Dynamite e Catwoman per DC Comics.
così arrivò Babs...
nnk--
Capelli corvini, mente viziosa e spada mediocre...
nngh-- Dalla risata così oscena che dieci preti, dopo averla sentita, si erano dati allo studio dei vangeli del porno... bella e scalognata avventuriera, mercenaria, devastatrice di goblin e schiantatrice di draghi...
Amante dell’amore e della fuga, seduttrice senza impegno, apprezzata dai picchieri del regno come un rinfrescante boccale di birra e dai bardi di Phygopolis occidentale come, diciamo, una così così...
Altri nomi che venivano sussurrati alle sue spalle erano ammaliatrice, donnaccia, tentatrice e titillatrice di membri... ma c’era una cosa che univa tutti coloro che pronunciavano queste parole-- cavalieri e warlock, elfi della foresta e re sotto le montagne...
aah, maledizione!
oooh!
Nessuno di quei cagasotto glielo avrebbe mai detto in faccia.
oh, questa maledettissima armatura a scaglie mi strapperà i capezzoli! rrrrgghh!
la vescica sanguinolenta
non me ne parlare.
è l’imbottitura?
eh, già...
eh?
aspetta un attimo, l’ultima volta che ci siamo viste hai detto che stavi andando a rubare il tesoro di un drago, no?
oh, ciao, non avevo visto che eri tu. come va?
non c’è male, dai.
sì, devo cambiarla.
cioè, dovrei proprio rifarmi il guardaroba... ma--
ma sei al verde? ma sono al verde. ancora.
ho appena qualche groat per un paio di corni di questo piscio di goblin.
shagbat. non ti ha dato problemi, vero? ho saputo che è diventato un ciccione di merda.
è così.
“il problema non è stato quello.”
ridammi la mia roba, stronza!
“com’è che si chiamano quei tipi bassettini? quelli verdi...”
ehm... i leprecazzi? loro.
ficcati questo su per il culo, porchetta volante! ormai sei storia vecchia!
brutta zoccola!
oh, di a dhuit!
per pagare i danni, ho dovuto lasciare tutto il tesoro. fino all’ultima sovrana d’argento.
oh, izzy.
sono di nuovo al punto di partenza.
non sai quanto ci avevo messo a trovare la mappa di quella tana...
ehi, cos’è successo all’alchimista di cui mi hai parlato? quella che trasformava le armature usate in oro e simili. le avevi finanziato due terzi delle quote, no?
non mi va di parlarne.
bene, se mettiamo insieme gli spicci possiamo permetterci un altro giro.
vado io.
fidati, è lei!
...è solo che a volte penso che, se fossi ricca da fare schifo, non avrei di questi problemi...
devono essere queste perle di saggezza ad aver accresciuto la tua nomea, babs.
come, prego?
tu sei grizzlok.
grizzlok, la fanciulla barbara che ha ucciso suo padre re grizzlok, gli ha rubato nome, spada e armatura e ora vaga per le lande come un’esiliata e una traditrice.
grizzlok.
grizzlok.
oh, wow, cos’hai combinato stavolta...?
non sono io!
sì che sei tu. bugiarda.
mi avrai scambiato per qualcun altro signor... non ho afferrato il nome...
mork l’orco. questi sono i miei bro. non sperare di farla franca. il mantello di pelliccia, la spada, l’armatura e la torque-- la descrizione calza a pennello.
e noi lo sappiamo bene, non c’è un assassino, un predone, una regina strega o un grande drago su questa terra di cui non abbiamo sentito parlare. conosciamo tutti, dall’età del bronzo a quella d’argento fino all’oro...!
è una descrizione che va bene praticamente per tutte le guerriere che abbia mai incontrato. è un po’ un cliché.
non ho mai capito perché...
e poi, se ha rubato l’armatura di suo padre, come faccio a essere io? o anche il signore aveva due pere così da sfoggiare?
l’hai adattata, ovviamente!
e non osare deridere la memoria dell’amatissimo re grizzlok!
sei tu! sei grizzlok la patricida!
non ci piace che grizzlok sia diventato una femmina.
preferivamo quando grizzlok era un uomo.
non puoi sfuggire alla verità, mia lady..!
non ci piacciono questi cambiamenti ridicoli dettati dalla moda...
levatevi dalla mia vista, cazzetti di hobbiton, prima che vi stacchi le braccia e vi ci meni...!
...soprattutto se la femmina uccide l’uomo.
e figurati se è successo!
oh, per l’amor del cielo... cosa volete di preciso?
sapete, se questa ragazza ha fatto secco suo padre, probabilmente avrà avuto un buon motivo--
pulisciti la bocca quando parli di grizzlok, puttana!
cosa--?
sai qual è la cosa che ci fa più schifo di tutte?
che grizzlok si accompagni a una come lei.
il vecchio grizzlok non l’avrebbe mai fatto.
stai indietro, sgualdrina! stai facendo incazzare la gente sbagliata! il nostro clint è un troll purosangue.
sei proprio grosso, eh, clint?
hurrrr...
oh, per satanasso, cosa mai potrò fare?
oh, credo che mi godrò parecchio questa scena...
non ti azzardare, sai?!
infatti, laida!
che ti dia una
hurrrr...
cagna!
lascia
controllata alle tonsille.
gli diamo una solleticatina... così...
non restate lì impalati, prendetela!
hullgghh! hrrccchhh! hnk!
ehi! giochi sporco, mignotta!
dieci groat sulla barbara! ci sto e rilancio!
lascialo andare!
sai qual è il problema di queste spregevoli dimostrazioni di violenza?
non durano mai abbastanza.
oh!
eh...?
paga.
ti sei comportato da coglione. paga.
è... ehm... allora?
è... è una...
è una pozione per ingrandire il pene.
ehi, ce n’è abbastanza per un vero giro di birra...!
e questa cos’è?
ottima mossa, babs!
oh, come mi dispiace.
ancora non l’ho provata. no?
l’ho comprata da un mago dall’aria sospetta. ha detto che avrei ottenuto risultati portentosi.
però, lo sai come sono, quelli...
i soliti discorsi da imbonitori... intendeva lungo per gli standard di un folletto? o di un topo?
e se mi viene fuori grosso da riempirci un granaio e rimango bloccato così...?
be’, magari riesco a tirarci su qualche soldo, se riesco a trovare un altro scemo come te. ora vai a riflettere sulla lezione che hai imparato. lezione...?
la ripassata che questa femmina ha dato al tuo patetico culo. e ora levati dal cazzo.
locandiere! due boccali della migliore birra che avete!
tienimi i capelli gujj kk
così, tesoro... butta fuori tutto...
oh, wow...
ohhh, gli ultimi due giri non ci stavano!
sul momento sembrava {urp} una buona idea.
che ore saranno, secondo te?
manca poco al cazzo del gallo.
al canto del gallo! mamma mia come sono ridotta... mi sa che la tua ha bevuto un po’ troppo. e la tua l’ha seguita a ruota.
che schifo. dimmi che la vita non è solo questo! se vuoi te lo dico.
quanto odio quando beve e si mette alla biga...