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El Yaque 2009


larivincitadeglianta

Si sa che ormai la maggioranza dei windsurfisti ha raggiunto e superato gli “anta”, anche perchè i giovani sono attratti dal più “easy” surf da onda o dal modaiolo kite...

Il centro Planet

Un mese da neo pensionato a

El Yaque

Testi e foto by Rauldoc@tele2.it

Questo articolo non fa che confermarlo, dato che racconta il viaggio a El Yaque, nell’Isla Margarita, di due windsurfisti pensionati: il mitico Vanes, da Bologna, che vanta ormai 5 anni di... carriera ed il sottoscritto, da Arona, Lago Maggiore, neopensionato dal primo gennaio . Proprio per festeggiare questo agognato evento, dal mese di ottobre ho cominciato a spulciare i siti internet in cerca di un appartamento e di un volo per organizzare una surf vacanza di un mese all’Isla Margarita, noto e ventosissimo spot del Venezuela. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto, ho trovato un appartamento che mi sembrava addirittura esagerato, nella casa di un pittore, tale Nino Mora . Si trattava di un mega loft situato al secondo piano della sua casa proprio di fronte alla spiaggia, con tanto di pavimento in marmo e un’impareggiabile vista mare, al prezzo di 1300 dollari per tutto il mese, al cambio 500 euro a testa. Per il volo la tariffa più economica era quella di Air France, da Milano Malpensa a Caracas via Parigi, più

il volo locale Caracas/Porlamar con la compagnia locale Aeropostal . L’avventura comincia quindi venerdì 16 gennaio, con il volo da Malpensa delle 7,15 che parte con un’ora di ritardo! Per fortuna anche il volo da Parigi per Caracas parte con lo stesso ritardo, così che anche la mia valigia fa in tempo ad essere imbarcata. Al gate trovo Vanes, che invece è partito da Bologna in perfetto orario. Il volo Caracas/Margarita l’avevo ormai dato per perso ed invece a Caracas ho scoperto che per i voli locali avere un paio d’ore di ritardo è una cosa normale e quindi riusciamo insperatamente ad arrivare a destinazione alle 18,


per fortuna il campione locale è abbondantemente ancora negli

photo © thorsten indra/courtesy JP

...“enti”!

Wind News Aprile 2009

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Preso atto della situazione, lasciamo le valige, ci diamo una rinfrescata e andiamo in... centro per mangiare qualcosa. Parlare di “centro” significa usare un eufemismo, perché non c’è altro che una sequenza di 6 o 7 hotel per surfisti dal lato mare e un paio di ristoranti/pizzeria, di alimentari e di negozietti surfistici dalla parte opposta della strada. Optiamo per una pizza “Da Enrico”, vecchio windsurfista del lago Maggiore trapiantato qui da anni. Poi il cambio di fuso comincia a pesare sulle nostre teste, cosicchè decidiamo di andare a dormire, non prima di essere passati a dare un’occhiata al centro Planet Windsurfing che Nino ci consiglia per l’affitto dell’attrezzatura . Il risveglio la mattina seguente, per via del fuso ora favorevole, non è per niente faticoso. Dalle ampie vetrate si vede la spiaggia, il mare e un sole già alto che riluce sull’acqua increspata dalle ochette della brezza mattutina. Una vista che ci fa dimenticare la stanchezza per il lungo viaggio e che rilassa la mente! Dopo una lauta colazione, ci dirigiamo verso la spiaggia windsurfistica, che non dista più di 500 metri dalla nostra casa, passando sul “ponte di Rialto” e poi percorrendo la spiaggia sottovento. E’ sabato e qui stanno già arrivando a frotte i Margaritegni con le loro auto, o scassatissime vecchie berline o scintillanti nuovi mega SUV, ma in entrambi i casi comunque dotate di impianto stereo acceso a manetta . Arrivati al centro Planet, adiacente all’hotel Windsurf Paradise, siamo favorevolmente sorpresi dalla gentilezza e dalla disponibilità di tutto lo staff, che sembra essere tutt’altro che di origine teutonica, come invece è . Dopo aver trattato favorevolmente

Il ponte di Rialto!

Taxi per surfisti

ora locale. Da notare che tra Italia e Venezuela c’è una differenza di 5 ore e 30 minuti, perché il presidente Chavez ha aggiunto mezz’ora al loro fuso orario. Scendendo dalla scaletta dell’aereo una bella brezza e 26 gradi ci fanno subito capire che siamo davvero arrivati ai Caraibi! Fuori dall’aeroporto ad attenderci ci sono Nino e il suo futuro suocero con la propria auto. Sapremo poi che a Nino avevano rubato il “carro” proprio 2 giorni prima del nostro arrivo: cominciamo bene! Appena 5 minuti d’auto ed arriviamo a El Yaque, passando per un posto di blocco militare all’ingresso del paese, altro segnale poco rassicurante! Superata la piazza del paese, l’auto si infila su una spiaggia ed arriva di fronte ad un ponticello fatto di assi, che Nino ci presenta come “ponte di Rialto”! Al di là di questo vediamo svettare una grossa casa bianca, quella di Nino, in mezzo a una specie di “baraccopoli” che altro non è che l’insieme delle abitazioni dei locals. Entrati da un “rassicurante” cancello, lungo una scala senza alcun parapetto Nino ci porta al primo piano, dove si trova il nostro appartamento. Appena entrati, le cose che più balzano all’occhio sono: la grandezza, il pavimento in marmo lucido ed il fatto che sia praticamente... vuoto! In effetti, oltre ai 2 letti, c’è solo un’amaca, un tavolino, due poltroncine e una televisione, ma il tutto si perde nell’enormità del loft. Altre caratteristiche sono l’assenza totale di porte, compresa quella del bagno che è chiuso semplicemente da un telo bianco e l’assenza della cucina, che è solo “abbozzata”: quella attrezzata si trova infatti all’esterno, in comune con gli altri ospiti della casa e con il proprietario.

I due “pensionati”

larivincitadeglianta


photo © Darrell Wong/courtesy Fanatic

La cosa più incredibile è la miriade di ragazzini, locals e non, che a pochi metri da riva eseguono manovre che neanche so nominare... in compenso conosco il nome di qualcuno di questi ragazzini terribili: Gollito Estredo, Ricardo Campello, Cheo Douglas, Andre Paskowsky... bravo anche a calcetto! con il sempre sorridente Andi il prezzo per l’affitto dell’attrezzatura per tutto il mese, aspettiamo che il vento rinforzi un po’ per fare la prima uscita. Nel frattempo diamo un’occhiata alla spiaggia, che non è più lunga di 500 metri e notiamo subito 2 cose : la concentrazione di centrisurf, più o meno 1 ogni 100 metri, ed i costumi delle chicas che non lasciano molto all’immaginazione. Ma insomma, siamo qui per surfare o no?! E allora, anche se il

vento non è esagerato e ci dicono che di solito rinforza verso le due, a mezzogiorno ci facciamo travolgere dalla nostra voglia di planare ed usciamo con una 6,4 e un 116 litri. L’acqua è calda, si esce solo con una licra, più che altro per proteggersi dal sole, il vento è un po’ rafficato e il chop nei primi 300 metri, dove si tocca, è abbastanza fastidioso. Un’oretta di “warm-up” e ci fermiamo per mettere qualcosa nello stomaco, in attesa dell’annunciato

rinforzo . E infatti dopo le due il vento aumenta, quindi opto per un 104 litri motorizzato con una 5,4. Ora ci si diverte davvero, anche se sinceramente devo dire che vicino a riva lo spot mi ricorda tanto Noli (ndr.... minkia, che culo!) con la tramontana per il chop incasinato ed il vento rafficato. Invece decisamente più confortevole è la temperatura dell’aria e dell’acqua, anche se noi vecchietti non disdegniamo di indossare uno shorty. Wind News Aprile 2009

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larivincitadeglianta

photo © thorsten indra/courtesy JP

La cosa più incredibile è la miriade di ragazzini, locals e non, che a pochi metri da riva eseguono manovre che neanche so nominare! In compenso conosco il nome di qualcuno di questi ragazzini terribili: Gollito Estredo, Ricardo Campello, Andre Paskowsky, Cheo Douglas e... scusate se è poco! Comunque solo dopo qualche giorno ho capito che un po’ più al largo il vento era più disteso, l’onda formata e lo spazio mooooooolto meno affollato, per cui preferivo starmene là fuori un’oretta e tornare tra la folla freestyleggiante, dove l’acqua pareva in ebollizione, solo per andare in spiaggia a riposarmi. Nelle prime due settimane,

quelle di gennaio, le condizioni del vento si sono riproposte quasi in fotocopia, tanto che, su 15 giorni, in 8 abbiamo fatto 2 uscite giornaliere, al mattino con 6,2/6,4 e 108/116 litri e al pomeriggio con 5,9 e 104 litri, un giorno ho potuto usare la 5,9 per tutta la giornata e un giorno abbiamo avuto pioggia e poco vento. A proposito di pioggia, devo aprire una parentesi: dopo la prima settimana, in cui ce n’eravamo dimenticati completamente, una sera, mentre stavamo andando “in centro”, siamo stati sorpresi da un bell’acquazzone. Abbiamo pensato che fosse il classico acquazzone tropicale isolato, dato che la stagione


la “nostra” casa

delle piogge va da settembre a metà dicembre, ed invece da quella volta ha cominciato a piovere quasi giornalmente, a volte solo di notte, a volte anche di giorno, tanto che ho ringraziato, per telefono, mia moglie per avermi messo in valigia anche una giacca impermeabile. Oltretutto c’era il problema che la porta d’entrata e le finestre del nostro loft non erano proprio a tenuta stagna, per cui ogni volta che pioveva dovevamo provvedere ad asciugare ampie pozze d’acqua che si formavano sul bel pavimento di marmo. Tornando al surf, cominciavamo a chiederci se le 4,7 servivano solo per insegnare ai principianti . D’accordo che si poteva planare tutti i giorni, però mi scocciava un po’ essere andato “fin dall’altra parte del mondo” per uscire con la stessa attrezzatura che uso d’estate sul lago di Como! Poi finalmente, proprio con l’arrivo di febbraio, qualcosa è cambiato... subito due giornate con il vento che è andato rinforzando fino a farci usare la “agognata” 4,7 con 86 litri e poi 3 giorni con la 5,4 e 96 litri. Sembrava arrivato il vento che pensavo di trovare quando avevo scelto El Yaque

come vacanza surfistica, e invece... dopo questi 5 giorni davvero soddisfacenti ecco due giornate senza vento! Voi direte... e vabbè, tre giorni senza vento su un mese c’è da metterci la firma ! Sì lo so, ma, a parte che alla fine saranno quattro, come si dice, la fame vien mangiando! Comunque, dopo questi due giorni buchi, c’è stato ancora un giorno da 6,4 e poi cinque giorni in cui ho usato vele dalla 5,9 alla 5,0 e tavole dalla 106 alla 86, con la giornata di mercoledì 11 che è stata la migliore in assoluto per regolarità e costanza di vento. L’ultimo giorno, sabato 14, forse per farci riposare prima di un faticoso viaggio di rientro, Eolo ha pensato bene di prendersi una pausa e lasciarci godere dell’ultimo sole prima del rientro nel nostro freddo inverno . Non mi resta che parlarvi, se ancora non vi siete stufati, del dopo surf. Verso le 17, quando il vento calava, è un “must” rilassarsi sulla terrazza affacciata ad ovest per godere dell’ultimo sole ascoltando musica o approfittando di qualche buona lettura. A proposito di ciò, un giorno che

il “nostro” loft

la “mia” camera!

stavo leggendo il numero di gennaio/febbraio di Wind News, ho scoperto che sul retro della stecca 2009, quella realizzata per gli abbonati, c’era il poster di Paskowsky, noto freestyler. Manco a farlo apposta, lui era lì a qualche metro di distanza che stava armeggiando col suo pc portatile. Allora gli ho fatto vedere il poster e il buon Andre mi ha praticamente obbligato a donarglielo, con la scusa che non aveva mai visto quella foto . In cambio mi sono fatto fare la dedica su un’altra sua foto pubblicata sullo stesso numero e lui, dopo aver sfogliato incuriosito il nostro surf-magazine preferito, ha voluto il link per poterselo gustare anche in internet. Ma torniamo a noi... dopo il tramonto, che a febbraio cade esattamente alle 17,50, si torna a casa per una bella doccia calda e per programmare la cena. Si può scegliere di “sfornellare” nella cucina comune, da buoni italiani, gli spaghetti (quelli “alla maionese” di Wind News Aprile 2009

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larivincitadeglianta Vanes sono diventati piatto tipico venezuelano!). Ma se si è invece in debito di proteine, visto che la figura del macellaio a El Yaque non esiste, si va al chiosco di Julio, che abbiamo scoperto fare i più grandi, energetici ed economici hamburger della terra: carne alla piastra, uovo alla piastra, prosciutto, formaggio, pomodoro, lattuga, cipolla, patatine chips e una mezza dozzina di salse, il tutto racchiuso in due fette di pane della grandezza di un freesby, per soli 12 bolivares! E pensare che un paio di volte Vanes, dopo questo po’ po’ di mappazza, è riuscito a farsi pure un hotdog! In alternativa, se avete voglia di pizza, potete scegliere quella da Enrico, più economica, ma “leggera”, o quella della pizzeria Mabo, più cara, ma anche più “consistente” e comunque entrambe molto buone! Per il dopocena la scelta non è molto ampia. Il ritrovo più gettonato è il bar Gabi, dove si può giocare a biliardo, calcetto o freccette (quando ci sono!), sempre sotto il bombardamento di musica a tutto volume. Quando Gabi è chiuso per turno, il ritrovo è al Pirata, che ripropone le stesse cose in versione un po’ più modesta (non che Gabi sia lussuoso, per altro!). Un paio di sere siamo andati al bar situato proprio sopra al centro surf, di proprietà della senora Campello, madre di Ricardo, dove si esibiscono gruppi musicali . Difficilmente i nostri letti sono restati vuoti fino a mezzanotte e anzi a quell’ora, nelle giornate in cui il vento ci ha fatto lavorare di più, eravamo già sprofondati nelle braccia di Morfeo! A questo punto credo di avervi detto tutto, ma se qualcuno volesse ulteriori indicazioni può richiedermele via mail . Lunedì 16 febbraio il suolo italico ci accoglieva con una temperatura di 20 gradi inferiore: SIGH!

G Manzanillo El Tunal G

G Punta Arenas

G El Saco G Boca de Rio El Guamache G

G Juan Grego

G La Asuncion Porlamar G

G El Yaque

G Isla de Coche

EL YAQUE – ISLA MARGARITA REPUBBLICA BOLIVARIANA DE VENEZUELA Con una superficie di 940 kmq, situata nel Mar dei Caraibi a Nord-Est del Venezuela è una delle località turistiche più famose del paese. Uno dei “richiami” maggiori dell’Isola è la vita notturna della capitale Porlamar che è anche e porto franco piena di negozi per lo shopping, ristoranti, locali notturni, casinò... Le spiaggie più belle, come ad esempio Playa El Agua, Parguito Beach, Guacuco beach... si trovano nella costa nord orientale dell’ isola. Non aspettatevi però le Mauiritius o le Maldive... le spiaggie, ventilate e punteggiate di alte palme, sono esposte al mare che le “spazzola” con onde lunghe che fanno si che l’acqua sia sempre mossa e poco “cristallina”. Playa el Yaque, anche se viene considerata una delle migliori spiagge di Margarita è rinomata soprattutto nel mondo del windsurf, visto che il clima permette di praticare questo sport quasi tutto l’anno. Posizionata a soli 5 minuti dall’aeroporto di Porlamar, offre una completa infrastruttura turistica con alberghi specializzati nell’offerta di corsi ed attrezzatura di kite e windsurf.

QUATTRO DRITTE SU ISLA MARGARITA CAPOLUOGO: Porlamar (la capitale politica è Asuncion) FUSO ORARIO: 5,30 ore in meno dell’Italia MONETA: Bolivar CAMBIO UFFICIALE: 1 USD = 2,4 bolivares CAMBIO “UFFICIOSO”: 1 USD = 4,4 bolivares CORRENTE ELETTRICA: 110 volts CELLULARI: NO chiamate, SI sms VOLO: Malpensa/Caracas A/R via Parigi con Air France (euro 779); Caracas /Porlamar A/R con Aeropostal (euro 75). CASA: http://www.margaritaholiday.com/museo_go.html E-MAIL PROPRIETARIO: ninomora10@yahoo.com IL “NOSTRO” CENTRO: Planet Windsurfing / Happy Surfpool con tavole Fanatic/ F2 e vele North Sails.


El Yaque 2009  

Resoconto di viaggio

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