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ilCorniglianese Mensile indipendente di informazione e cultura

< o Cornigiòtto>

Cornigliano cambia faccia: assemblea pubblica >> 5

Anno II

Numero 10

Mensile

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DEPURATORE, NUOVA INDAGINE: BLITZ IN PROVINCIA SU PROGETTI E AUTORIZZAZIONI PROCURA: ACCERTARE L’IDONEITA’ IN RELAZIONE AGLI SCARICHI DI SCARPINO

Rischio mal’aria

La procura apre una nuova indagine sul depuratore di Cornigliano (nella foto di Razzore) e, soprattutto, sulla discarica di Scarpino che qui vi invia il percolato

Ottobre 2013

Condizionati dall’aria di Enrico Cirone Ho mandato il mio migliore cronista a registrare le opinioni di chi è si è trovato nei pressi del depuratore di Cornigliano. Avevamo preparato tre domande precise. Prima: “Come giudica l’aria che respira qui oggi?” Risposte. Gabriella: “Schifosa”. Luisa: “Pessima”. Giorgio: “Puzzolente”. Valeria: “Fetente”. Seconda: “Com’era l’aria che ha respirato qui ieri?” Risposte. Valeria: “Schifosa”. Giorgio: “Pessima”. Luisa: “ P u z z ole n t e ” . G a b r i e lla: “Fetente”. Terza: “Com’era l’aria che respirava qui tre mesi fa o tre anni fa?” Risposte. Giorgio: “Fetente”. Luisa: “Schifosa”. Valeria: “Pessima”. Purtroppo, solo al ritorno in redazione, il mio migliore cronista scopriva di non aver registrato il parere di Gabriella. Lui giura che la signora abbia detto: “Puzzolente”. Ma poiché non ne ho la prova, la mia coscienza mi impedisce di pubblicare un giudizio che potrebb e n o n e s s e r e f e d e le all’originale. Potrebbe.


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Centro di cultura islamica, la moschea in darsena non frena il progetto Doria: “Lo realizziamo a Cornigliano” Per la moschea genovese potrebbero esserci nuovi importanti sviluppi, peraltro tutti da verificare sia in termini temporali, sia per le palesi incertezze e contraddizioni che i nostri amministratori si trascinano ormai da molti anni circa la sua realizzazione. Il 4 ottobre scorso Proseguono i lavori per la realizzazione di un centro di cultura islamica il sito LaRepubin via Coronata. Nella foto l’ampia facciata interessata da un ponteggio blica-Genova.it, a cura di Donatella Alfonso, pubblica la notizia secondo la quale Alfredo Maiolese, musulmano genovese e presidente dell’European Muslims League (la Lega dei musulmani europei), presenterà a Jeddah, Arabia Saudita, e precisamente alla Banca di Sviluppo Islamico, il progetto denominato “Casa della Pace” che prevede la realizzazione di una moschea, meglio definita “casa”, acquistando e riadattando il fabbricato Tabarca nella darsena di Genova, unico edificio del waterfront non ancora ristrutturato, per un investimento stimato in 12-15 milioni di euro. Si tratta di un progetto importante che prevede una struttura sviluppata su cinque piani, con sala di preghiera al piano terreno, una sala tè al secondo, una grande libreria islamica al terzo con testi in arabo, italiano, inglese ed altre lingue, un museo della cultura islamica con centro culturale al quarto e spazi per uffici consolari e centri commerciali al quinto, per una superficie coperta di 6.000 metri quadrati con esterni in vetri e finiture in pietra chiara. Un progetto quindi molto importante che, se finanziato e realizzato, sarebbe per la nostra città, che da sempre ha caratteristi-

Le risposte dal Municipio VI Medio ponente Bommara: “Per il centro culturale degli islamici, o luogo di preghiera che, semplificando, viene chiamato moschea, i lavori sono leciti e previsti dal permesso alla manutenzione straordinaria concessa dagli Uffici urbanistici del Comune di Genova. Sono grandi lavori e come tali provocano disagi ai vicini. Gli stessi disagi che provoca qualsiasi cantiere similare. Certo è che quel cantiere è sicuramente più controllato di altri. Non ho notizie recenti sul cambio d’uso dell’immobile. Le informazioni che abbiamo ottenuto nei mesi scorsi dal Comune non lo contemplavano”. Amorfini: “E’ stato il primissimo problema che ho voluto affrontare in municipio ma interrogazioni e interpellanze non sono servite a nulla. Su segnalazione di alcuni cittadini che mi hanno fornito delle foto ho portato a conoscenza l’intero municipio su ciò che stava accadendo nello stabile di via Coronata: operai che stavano rimuovendo delle coperture del tetto (molto simili ad eternit) senza alcuna protezione e senza nemmeno una copertura che impedisse alle particelle di disperdersi nell’aria con grave rischio. Subito dopo i lavori di rimozione sono stati sospesi, allora ho presentato un’interpellanza per capire che tipo di coperture erano state rimosse, la risposta del municipio, attraverso il presidente Spatola, è stata che “quelle coperture erano di plastica usurata dal tempo”. Dopo alcuni giorni i lavori sono ripresi ma questa volta gli operai addetti alla rimozione indossavano tute e protezioni adeguate. Una cosa strana. Resto comunque del parere che Cornigliano ha bisogno di tutto tranne che di una moschea, soprattutto in quella stretta via di Coronata è impossibile convogliare in sicurezza centinaia e migliaia di persone in pellegrinaggio verso un luogo di culto”.

che fortemente cosmopolite, un elemento di forte rappresentanza ed in tal senso ha trovato subito la massima disponibilità da parte del sindaco Doria e del vicesindaco, nonché assessore all’Urbanistica, Bernini, che dichiarandosi favorevolmente impressionati dal progetto loro sottoposto in anteprima hanno promesso, nel caso di un positivo risultato tutto interno alla comunità islamica, di accelerare tutte le procedure urbanistiche necessarie per l’approvazione del progetto e conseguente sua realizzazione. Quanto sopra premesso, se realizzato, dovrebbe conseguentemente annullare l’ipotesi di un centro islamico a Cornigliano? E’ da anni che contro questa ipotesi una grande parte di corniglianesi si sta battendo, assieme ad alcune associazioni civili e religiose, personalità politiche, movimenti d’opinione, scontrandosi anche contro gli organi locali non sempre portatori di chiare ed univoche posizioni decisionali, molte volte nebulose nelle scelte, per non dire addirittura contraddittorie delle istanze dei cittadini. La moschea in darsena potrebbe risolvere il problema di Cornigliano? Sembrerebbe di no. Intanto anche questa soluzione incassa immediatamente il primo parere negativo come riportato da LaRepubblica-Genova.it l’8 ottobre, in un’intervista di Giulia Destefanis a Marco Ravera, referente del comitato Osservatorio Pre’-Gramsci, il quale si dichiara assolutamente contrario alla soluzione della moschea in darsena, dicendo tra l’altro: “Perché qui? Perché non scegliere un’area meno degradata?” Ma nella vicenda si inserisce ufficialmente anche il sindaco Doria, il quale, nell’occasione della firma a Tursi del gemellaggio con la città turca di Beyoglu, dichiara: “E’ in corso di realizzazione a Cornigliano un centro di cultura islamico, con luogo di preghiera annesso. Non è una vera moschea da punto di vista tecnico ma è già una risposta reale a un’esigenza che condividiamo in pieno”. E ancora: ”I lavori a Cornigliano sono già partiti con il supporto amministrativo del Comune. L’esigenza condivisa è quella che i cittadini di fede islamica residenti o in visita abbiano un luogo di culto degno. La realizzazione è uno degli obiettivi dell’amministrazione”. Pian piano le verità fino ad oggi negate si stanno svelando: la moschea o luogo di preghiera si “dovrà fare” a Cornigliano nel noto sito di via Coronata 2, e comunque non in alternativa ad altre soluzioni, come peraltro il Consiglio di circoscrizione del Medio Ponente con delibera n°76 del 20 maggio 2004, a firma Stefano Bernini, allora presidente, aveva approvato, e quanto sopra non tenendo assolutamente conto dell’assurdità in termini logistici e di vivibilità che una tale struttura potrà provocare in un territorio già fortemente penalizzato come Cornigliano. Appare Acquistando e riadattando (come da foto) il fabbricato Tabarca purtroppo chiaro che delle nella Darsena di Genova, si potrebbe realizzare un luogo di giuste istanze della delegacultura islamico con un investimento di 12/15 mln di euro zione non interessa niente a nessuno ma, ciò che più colpiscono, sono le reticenze, per non dire le malcelate bugie, che nel tempo sono state propinate dalle nostre autorità amministrative, comunali e municipali, che oggi addirittura si fanno paladine di una “soluzione moschea” grandemente invisa ai corniglianesi e non certo per un’avversità di carattere ideologico ma per una dissennata decisione in termini di logistica costruttiva e di vivibilità del quartiere. Un ultimo dubbio: abbiamo cercato invano di documentarci circa il progetto della moschea e della relativa concessione edilizia che il Comune avrà certamente rilasciata. Ma “ilCorniglianese” non ci è riuscito. Il sindaco Doria ed il vicesindaco Bernini potranno aiutarci in questa ricerca? Roberto Veneziani

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Ospedale del Ponente: tra Villa Bombrini ed Erzelli Entra in gioco il Galliera Nel gennaio 2012 la Giunta comunale diede il suo via libera definitivo alla realizzazione del nuovo Ospedale del Ponente che avrebbe avuto la sua collocazione nell’area di Villa Bombrini, a Cornigliano, con una previsione iniziale di 800 posti letto, su 150 mila metri quadrati di area occorrente. In questo senso il Consiglio comunale aveva approvato nel dicembre 2011 la cornice urbanistica che avrebbe consentito di realizzare funzioni di carattere sanitario nell’area in questione oltre a quelle relative alle cosiddette “piastre sociosanitarie” a Teglia (area ex Mira Lanza), San Fruttuoso (area ex mercato ortofrutticolo), Voltri (area ex CopromaTecsaldo) e Quarto (area ex ospedale psichiatrico). Quindi, limitatamente alla sua collocazione, per l’Ospedale del Ponente pareva tutto risolto, ma strada facendo, come spesso succede nelle vicende che vedono protagoniste le nostre amministrazioni locali e regionali, ad oggi le “certezze” di allora si sono per così dire “ingarbugliate”, al punto di rimettere tutto in discussione.

Difatti è entrata in gioco la vicenda dell’Ospedale Galliera, nel suo progetto di ristrutturazione che ha provocato, come prevedibile, la nascita di un “Comitato del No” che, appellandosi al TAR, ha ottenuto l’annullamento della variante urbanistica approvata dal Consiglio comunale nel 2009, con conseguente blocco di tutto l’iter realizzativo, finanziamenti compresi. Appoggiato dalla Regione il Galliera ha fatto ricorso al Consiglio di Stato mentre il Comune di Genova, ritenendo che l’intero progetto dovesse ritornare in Consiglio comunale per una nuova approvazione essendo variate nel frattempo talune condizioni delle politiche sanitarie regionali ed urbanistiche comunali, non si è affiancato al ricorso. Viene da domandarsi: come entra la “vicenda Galliera” nella prevista costruzion e dell’Ospedale del Ponente nell’area di Villa Bombrini? Cerchiamo di dare una spiegazione. Riflettendo sulle due questioni, tra i nostri amministratori prende corpo l’ipotesi di “congelare” la vicenda Galliera (ancora in attesa della

pronuncia del Consiglio di Stato) e di ridistribuire i finanziamenti previsti sui presidi ospedalieri che soffrono nel Ponente e nella Valpolcevera, magari ipotizzando lo spostamento del Galliera a Cornigliano. In questo senso, ad oggi, sembrano coincidere gli obiettivi di Comune e Regione, tanto che nel febbraio 2013 in un Una vista da ponente della collina degli Erzelli, all’altezza della Badia sopralluogo conNell’area verde potrebbe sorgere il nuovo ospedale giunto a Cornigliano il sindaco di Genova, in proprietà dell’Agenzia del assolutamente contrari allo Marco Doria ed il presidente Territorio. spostamento del Galliera, mendella Regione Liguria, Claudio Per definire tecnicamente ed tre per quanto riguarda il PD, Burlando, hanno visitato oltre economicamente la scelta tra le in una sua nota ufficiale consiche Villa Bombrini, anche due ipotesi è stata incaricata dera “privilegiata la prima ipol’area sotto la collina degli Er- una società della FILSE di re- tesi del sito a Villa Bombrini zelli come possibile sede alter- darre entro l’anno 2013 uno sia per la sua centralità, sia per nativa del nuovo ospedale. studio tecnico che analizzi i la natura pubblica delle aree”. Le due ipotesi sono state con- due siti, in modo che “la deciE gli abitanti di Cornigliano? siderate entrambe come sione si fondi su elementi certi Come prima sensazione po“assolutamente possibili” sia in ed obiettivi” come auspicato tremmo pensare a questa nuotermini di accessibilità che di dal sindaco Doria. va struttura sanitaria come a condizioni ambientali. In un’intervista pubblicata ad una futura positiva occasione Viene riferito che, di massi- agosto da un giornale cittadi- per la delegazione, sempre che ma, per il nuovo no, il presidente Burlando si è la stessa sia progettata in terospedale dimen- dichiarato personalmente favo- mini di un’ottimale accessibilisionato per 300 revole alla soluzione Erzelli, tà e dotata di nuove necessarie posti letto, do- che potrebbe così diventare un infrastrutture e senza che essa vrebbero essere polo universitario-scientifico- possa rappresentare per Corninecessari 50 mila sanitario di richiamo interna- gliano un ulteriore aggravio in metri quadrati, zionale e ha aggiunto che “se i termini di vivibilità. per cui l’area di vertici del Galliera ragionasseSi prevedono tempi lunghi, Villa Bombrini ro di realizzare un’unica strut- viste anche le solite divergenti avrebbe una su- tura a ponente, allora si po- opinioni in campo, che magari perficie già ade- trebbe pensare di realizzare un copriranno un arco di tempo di guata, mentre ospedale di almeno 800 posti oltre un decennio e quindi quella di Erzelli letto e l’area sarebbe giocofor- “dovranno” esserci il tempo e stimata attual- za quella di Erzelli, avremmo le occasioni per sentire i cornimente in 30mila già oltre 50 milioni di finanzia- glianesi dai quali potranno metri quadrati menti che sono quelli destinati scaturire proposte circa questo dovrebbe essere al Galliera, ma che sono bloc- importantissimo insediamento ampliata con cati in attesa che si pronunci il sanitario. l’acquisto di aree Consiglio di Stato”. Come sempre ilCorniglianese limitrofe che, a A fronte di queste ipotesi ben sarà portavoce di tutte le istandetta degli ammi- diverse opinioni hanno espres- ze e domande dei cittadini conistratori, sareb- so i consiglieri regionali Rober- me strumento in più al servizio be praticabile to Bagnasco (PdL) e Aldo Siri della comunità. Villa Bombrini, la superficie ex gasometri che potrebbe essere occupata dal nuovo ospedale essendo i terreni (Liste civiche per Biasotti), Roberto Veneziani

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Campi, l’impegno e il ruolo del Consorzio Gestione Servizi “Lavorare tutti insieme per migliorare le nostre aree” Nel recente incontro avvenuto presso la Direzione Mobilità e Traffico del Comune di Genova, alla presenza dell’ingegner Carlo Merlino, responsabile del settore, e di Diego Vernazza, Agostino Barreca e Denise Traverso per il Consorzio Servizi del Polo, si sono affrontate diverse questioni principalmente riferite a problemi legati alla viabilità in Area Campi. Si è parlaLa rotatoria provvisoria tra via Bianchi e corso Perrone to di: Rotatoria via Bianchi/via Bagnasco: si tratta di un’opera provvisoria aperta a seguito del cantiere di via Tea Benedetti e destinata ad essere rimossa. Rotatoria via Perini/corso Perrone: la tipologia è provvisoria, il Consorzio chiede la possibilità di una rivisitazione estetica e funzionale, adatta ad essere percorsa anche da mezzi con ampio raggio di manovra. Incrocio via Bianchi/corso Perrone: la segnaletica come attualmente disegnata crea confusione negli automobilisti che, in direzione nord, sono portati ad entrare in Area Campi percorrendo, come via di solo transito, via Bianchi anziché corso Perrone e creando intralcio al traffico interno di Campi. Occorre privilegiare, per il traffico di attraversamento, la percorrenza di corso Perrone: per tale motivo il Consorzio chiede l’installazione di una rotatoria, magari riducendo in larghezza il marciapiede in adiacenza al campo sportivo, attualmente molto largo e poco utilizzato. Cassonetti rifiuti: su via Bianchi, lato ponente, tempo fa è stata realizzata una piazzola per il posizionamento dei cassonetti dei rifiuti, sacrificando parte di aiuola. La Direzione Mobilità non consente però ad Amiu lo spostamento dei cassonetti motivando la decisione con la necessità di eliminare tre parcheggi per consentire l’accosto del mezzo deputato allo svuotamento. Via Bianchi, lato ponente: cassonetti dei rifiuti Pensiline bus in via Bianchi: lo spostamento della fermata del bus sulla piazza centrale doveva essere immediatamente seguito dall’installazione della pensilina a protezione dei viaggiatori in attesa del transito del mezzo. Ad oggi ancora non è stata installata. Potatura alberi: ultimo, ma non per priorità, il problema legato alla scarsa illuminazione della carreggiata di via Bianchi soprattutto in prossimità del trafficato incrocio con via N.S. di Lourdes dovuto alla mancata potatura degli alberi che occultano ormai quasi totalmente i lampioni della pubblica illuminazione. Alla fermata del bus, in via Bianchi, manca la pensilina

Auto ridotte a carcasse abbandonate in via Bianchi

L’impegno continuo e costante del Co. Ges. Ser. (Consorzio Gestione e Servizi del polo tecnologico di Campi) purtroppo però non basta da solo a garantire ordine e decoro all’intera area. La quantità di autoveicoli e motocicli abbandonati, che ben presto assumono sembianze di carcasse e relitti rugginosi, deturpa la zona vanificando ogni tentativo di mantenimento ed ogni sforzo in termini di tempo e denaro. Ovunque, sia nelle aree di sosta pubbliche che nei parcheggi privati dei centri commerciali ci si imbatte in resti di veicoli abbandonati, trasformati in magazzino per pezzi di ricambio se non addirittura in ricoveri notturni di fortuna. L’iter per lo smaltimento è un percorso lungo e costoso se non spesso quasi impossibile quando sul veicolo compare ancora traccia della targa.

Restyling piazza della Pressa Il Co. Ges. Ser. è da sempre attento al decoro e all’ordine dell’intera area. Mantenendo fede al proprio impegno sta eseguendo importanti lavori di ristrutturazione e valorizzazione della piazza centrale e della storica pressa. Dopo la tinteggiatura della Pressa con la tonalità originale “verde Ansaldo” eseguita un paio d’anni or sono, è stata la volta del rifacimento di intonaco e colore ai muretti di delimitazione in calcestruzzo, alcuni interventi di riparazione a pavimentazione e cordoli in pietra e alla ritinteggiatura delle panchine in legno, utilizzando la stessa tonalità di colore della Pressa. Da ultimo, per migliorare l’aspetto scenografico anche notturno, è stato studiato un sistema di illuminazione della Pressa che permettesse di valorizzare appieno il manufatto simbolo del passato industriale dell’area. Con il contributo di Aster sono stati montati anche due proiettori alogeni, ciascuno sugli esistenti pali dell’illuminazione pubblica. L’effetto finale è altamente suggestivo e sicuramente verrà apprezzato da tutti gli avventori di Campi che, con il graduale ed imminente accorciarsi delle giornate, potranno ammirare il risultato di tanto lodevole impegno. Oerre La mancata potatura degli alberi crea di notte scarsa illuminazione alla strada

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Parte il bando europeo di concorso per il restyling di via Cornigliano Boulevard o rambla? I cittadini la preferiscono alla francese Verrà emesso a breve un bando europeo di concorso relativo al restyling di via Cornigliano. Il concorso dovrebbe svolgersi in due gradi, ai sensi dell’art. 109 del Codice degli Appalti, vale a dire che, ad una prima fase i cui contenuti corrispondono al concorso di idee seguirà, solo per quelli selezionati, una seconda fase i cui contenuti corrispondono al progetto preliminare. Questa scelta dovrebbe permettere un’ampia partecipazione alla prima fase ma, nello stesso tempo disporre, all’esito del concorso, di un progetto vero e proprio. Con una punta di pessimismo il nostro ricordo però non può far a meno di andare a otto anni fa quando fu indetto analogo "Concorso di idee per un progetto di riqualificazione dell’area dell’ex Parco Bombrini di Cornigliano e delle aree limitrofe. Ma oggi l’aria (non quella del depuratore) è diversa: sul piatto la riqualificazione dell’intera zona di via Cornigliano in armonia con l’abitato circostante e le adiacenti aree in relazione anche ad altri interventi sia pubblici sia privati, edilizi e infrastrutturali. Il bando fu allora vinto dall'architetto Marco Casamonti al quale venne riconosciuto un premio di 25mila euro; si classificarono secondi e terzi rispettivamente gli architetti Del Vecchio e Blackwood/Murray ai quali andarono 15 e 10mila euro ciascuno. L'esito del concorso fu pubblicato il 14 ottobre 2005 ed è oggi visibile in internet. Sulla base del progetto vincitore, redatto dal gruppo facente capo all’architetto toscano Casamonti, la Società Per Cornigliano elaborò un Masterplan e una proposta di Schema di Assetto Urbanistico dell’area che prevedeva sia alcuni servizi alla cittadinanza quali aree verdi attrezzate, impianti sportivi, servizi scolastici e altro ancora di rilievo sovra-territoriale. Nel corso del 2007 i contenuti del Masterplan sono stati discussi da un "Gruppo

di lavoro" istituito dal Municipio VI-Medio Ponente, che comprende i rappresentanti delle associazioni di Cornigliano. Sulla base del Masterplan e degli esiti della discussione in sede locale, la Società Per Cornigliano ha quindi elaborato un "Programma Integrato di Riqualificazione Urbana" che ha proposto al Comune di Genova. Di quest'ultimo ve ne daremo maggiori dettagli nel prossimo numero. Correva dunque l'anno 2005 e a distanza di otto anni nulla si sa di quei progetti pagati con soldi pubblici. Per questo il nostro timore è quello del reiterarsi di analoghi incomprensibili ritardi che i corniglianesi non sono più disposti ad accettare. E' proprio nella prima fase del concorso relativo al restyling di via Cornigliano che sarà assolutamente necessaria in prima fila la presenza di progetti e proposte elaborati da scuole, associazioni, parrocchie e operatori commerciali del quartiere che, attraverso il nostro giornale, potranno esprimere la loro opinione. Chissà che almeno questa volta un premio non vada meritatamente a qualcuno di loro attraverso il bando europeo i cui contenuti sono stati esposti ai cittadini nel corso di un’assemblea pubblica sul concorso di progettazione per la riqualificazione di via Cornigliano. Sala gremita al Centro civico di viale Narisano. Dalla parte dei promotori il presidente del VI Municipio Medio Ponente, Giuseppe Spatola, il presidente della Società per Cornigliano e vicesindaco di Genova, Stefano Bernini, il direttore della Società per Cornigliano, Enrico da Molo, e l’assessore Ferruccio Bommara. La maggioranza dei cittadini si è espressa per la creazione di parcheggi dedicati ai residenti e di ampie aree da dedicare ai dehors dei locali pubblici. In particolare, nella eventuale scelta sulla realizzazione di un corso in via Cornigliano, ci si è orientati verso un boulevard alla francese, con due sole corsie uniche di marcia centrali per i mezzi pubblici. Oerre Venerdì 18 ottobre: un momento dell’assemblea pubblica


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Da 70 anni l’alta qualità in cucina E’ il “lievito” di un’azienda artigianale

Tra i banchi di scuola La parola “pace” unisce e divide

Siamo andati a visitare l’azienda Manzi, grossisti che importano, lavorano e vendono all’ingrosso spezie e loro derivati. D. Giuseppe, mi racconta la storia della vostra azienda e cosa trattate? R. La Prodotti Manzi snc è un azienda a conduzione famigliare che da 70 anni si tramanda la gestione. La storia inizia nel 1937 quando il cavalier Costante Manzi ebbe l’idea di produrre e vendere il “Lievito Manzi” nel retrobottega di un negozio di famiglia. L’attività crebbe e fu necessario ampliare il laboratorio e quindi la sede della Prodotti Manzi si trasferì in via Cornigliano dove tutt’oggi risiede. All’attività si aggiunse l’importazione e lavorazione di spezie e zafferano. In seguito all’ingresso del I titolari della Manzi&Rossi: Giuseppe e Roberta Piombo con Carlo Fontana socio Rossi, la società cambiò il nome in “Manzi & Rossi snc”. Seguirono un nipote del cavalier Manzi e il figlio di Rossi. In quegli anni tutta l’attività lavorativa era svolta manualmente e così l’azienda riusciva a dar lavoro fino a 12 persone, tutte abitanti nel quartiere di Cornigliano. Negli anni ‘80 la società subì un ammodernamento con l’introduzione di nuovi macchinari e nuovi prodotti: pinoli, funghi secchi, fiocchi di patate, erbe aromatiche, pane grattugiato, farine speciali per la pasta fresca. La Manzi & Rossi snc conquistò nuove fette di mercato e divenne leader nella fornitura di pasta fresche, catering, mense, laboratori artigianali, gastronomie. Con il 2007 subentra la terza generazione. D. Qual è il vostro prodotto più celebre? R. Il lievito istantaneo, sia per pizze che per dolci, che viene ancora oggi prodotto con la ricetta di 76 anni fa che utilizza come agente lievitante una materia prima di estrazione naturale che non lascia traccia di gusto nel prodotto finito e, al contrario di altri prodotti simili, non causa allergie alimentari. Tale lievito è particolarmente gradito in Emilia Romagna, dove risulta ideale per la lavorazione delle piadine e delle tigelle. Molto usata in Liguria per i ripieni della pasta è la miscela di spezie “Droga Manzi” la cui ricetta è top secret. Anche la Droga Manzi viene prodotta da noi così come lo zucchero vanigliato e i budini al gusto di cioccolato, creme caramel e vaniglia. Di ampio consumo la maggiorana, l’origano, la salvia, il basilico, l’alloro, il timo, l’ortica, semi di anice, finocchio, sesamo e papavero. D. Voi vendete all’ingrosso, cosa vi impedisce di vendere al dettaglio? R. Le leggi oggi in vigore ci impediscono di utilizzare questa tipologia di vendita, ci stiamo adoperando perché ciò avvenga il più rapidamente possibile. D. Come usare o dove acquistare le spezie in generale? R. Immagino che le massaie acquistino nei supermercati e la prima cosa da verificare è la qualità e il prezzo al chilo. In altre parole può succedere che la confezione risulti più pesante del prodotto e questo ovviamente non va bene. D. Il cittadino dove può trovare i vostri prodotti? R. Il nostro è un prodotto di alta qualità e lo si può trovare nelle drogherie, nei negozi specializzati, nelle macellerie, in alcuni banchi dei mercati ed presso alcune grandi distribuzioni. D. Le grandi distribuzioni si servono da voi? R. Certo ma, come ho detto prima, il nostro prodotto è di alta qualità e queste aziende lo vorrebbero a prezzi stracciati, per abbassarli dovremmo avere più personale e questo, al momento, non possiamo permettercelo quindi preferiamo privilegiare la qualità a scapito della quantità: è una nostra scelta commerciale, anche perché la nostra azienda, è a conduzione familiare. Carlo Guerra

Entro in classe qualche minuto dopo il suono della campanella. Il clima di tensione lo si può avvertire anche tra queste mura: volti scuri, parole tirate, occhi preoccupati. Molti assenti, alcune aule sono praticamente vuote e i corridoi sussurrano piano, anche loro. I volti dei miei compagni, appena compaio sulla porta, si girano verso di me, biascicano un saluto forzato. Il mio sguardo cade sulla sedia vuota accanto a una ragazza siriana con cui ormai abbiamo instaurato un bel rapporto. E' arrivata da poco in questa scuola, si è trasferita dal suo Paese che ci sembra tanto lontano ma che, mai come in questo momento, sentiamo così vicino. La sua vicina di banco si è spostata accanto a un'altra ma non parla. La compagna siriana si guarda in giro, poi abbassa lo sguardo. C'è paura nel suo comportamento, un misto tra voglia di urlare e voglia di scappare. Questa è la guerra. La guerra non è solo morti, la guerra è un cambiamento radicale nell'atteggiamento nei confronti di chi, secondo qualcuno e secondo qualcosa che forse neanche capiamo e accettiamo realmente, non può più essere accolto. Ci hanno tolto tutti i mezzi per poter comunicare: è la cosiddetta globalizzazione. Togliendoci questo diritto, ci hanno tolto anche quello di sapere, d'informarci. Sicuramente è questo che vogliono i Paesi a cui la guerra fa comodo, fa arricchire, fa svuotare un po' i magazzini bellici: rendere la gente ignorante. Ci hanno tolto televisione, internet, giornali, e le poche riviste e i pochi canali che ancora vediamo, raccontano solo ciò che conviene far sapere, ciò che deve essere inculcato nelle menti della gente. A me la mia compagna siriana non ha fatto nulla, penso, e la sua non è un'appartenenza a una nazione diversa. Rimango lì, in piedi, a guardare un ammasso di adolescenti che non sanno neanche perché si sono ritrovati a dover odiare quella ragazza con cui il giorno prima prendevano insieme un caffè al bar di fronte e per di più senza neanche capire perché lo stanno facendo. Improvvisamente ricordo che oggi è il giorno della pace. Mi rendo conto di quanto poco significato abbia ormai questa parola. E' quasi ridicolo un pensiero del genere in questi giorni, sembra un pensiero folle. Quando tutti sembrano aver trovato qualcosa da fare, evitando lo sguardo della nostra compagna quasi come fossero loro gli emarginati e gli evitati e non lei, avanzo verso il suo banco e mi siedo nel posto libero. Dopotutto non è colpa mia né sua se chi ha scelto che noi dobbiamo essere nemiche è più ignorante di tutti gli altri. Marta Fasulo

Dal 1972 al vostro servizio


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A casa vostra/8 La famiglia Tetu “Orgogliosi della Kyenge, aspettiamo i cambiamenti di Cornigliano”

La famiglia Tetu è in Italia da 23 anni Nella foto, la mamma Marie Desirella, il papà Eric e la figlia Erica Siamo andati a scoprire la famiglia Tetu, proveniente dalle isole Mauritius. Ad accoglierci, in via Leone Vetrano, Eric, il capo famiglia (44 anni), con lui la moglie Marie Desirella Lahache (37 anni) e la piccola Erica (6 anni) . D. Cosa vi ha spinti a venire in Italia? Eric. Sono in Italia da circa 23 anni su consiglio di mia sorella e mia zia che già vivevano in questo paese. Il motivo è il solito: la ricerca di lavoro anche se oggi, anche nel nostro paese si vive un po’ meglio. D. Che lavoro svolgete a Genova? R. Io faccio il magazziniere presso un’azienda che produce macchine postali a Sestri Ponente, Marie Desirella è collaboratrice familiare presso una famiglia a Genova e nostra figlia Erica frequenta la seconda elementare. Aggiungo che questa casa è di nostra proprietà e stiamo pagando il mutuo. D. Avete chiesto la cittadinanza o siete già cittadini italiani? R. Abbiamo chiesto da circa due anni la cittadinanza ma la pratica, pur non avendo nessuna problematica è ferma a Roma e non si sa per quale motivo. Devo dire però che avrei potuto fare la richiesta molto prima: in fondo un po’ la colpa è anche nostra, speriamo solo che si sblocchi la situazione anche per regolarizzare la posizione di Erica che è nata in Italia e ha diritto di vedersi riconosciuti i suoi diritti. D. Ci raccontate qualcosa di più del vostro paese? Congolese di origine, Cécile Kyenge è il ministro dell’Integrazione R. La nostra è una scelto dal governo del premier Enrico Letta nazione insulare La Kyenge si è laureata in Medicina alla Cattolica di Roma e si è poi nell'Oceano Indiano specializzata in oculistica presso l’Università di Modena e Reggio Emilia

BAR CAFFETTERIA

sud-occidentale, a circa 900 km a est del Madagascar; geograficamente è considerata parte del continente africano. Oltre all'isola principale, la repubblica comprende anche le isole di Saint Brandon e Rodrigues e le isole Agalega. La capitale è Port Louis e la popolazione è inferiore a quella di tutta la Liguria. Circa un milione e duecentomila persone. Le lingue parlate sono il francese e l'inglese ma ancora nelle campagne è diffuso il creolo. La maggioranza degli abitanti pratica la religione Indù ma ci sono anche forti minoranze cattoliche e musulmane. Per quanto riguarda la nostra famiglia, ci riteniamo cristiani e così ci siamo anche ben integrati con voi una volta giunti in Italia. D. Cosa ne pensate del ministro Cécile Erica, nata sette anni fa in Italia, sogna Kyenge, congolese, quindi africana come di danzare come ballerina moderna voi, e ministro dell’Integrazione del governo Letta? R. Come gli americani con Obama anche l’Italia ha voluto dare un segnale forte e chiaro: sappiamo che Cécile Kashetu Kyenge, nativa della Repubblica democratica del Congo, è riuscita a laurearsi in medicina in Italia e, dopo un percorso politico importante, si è vista premiare da questo Governo che l’ha nominata ministro. Ovviamente noi siamo molto contenti e particolarmente orgogliosi. D. Come vi siete integrati nel nostro Paese? Ritornereste nel vostro? R. Noi ormai ci consideriamo Italiani, abbiamo amicizie italiane, mangiamo alla genovese, vediamo programmi alla tv italiana, in particolare i telegiornali e leggiamo giornali italiani: insomma per il momento vedo difficile il ritorno alle Mauritius anche in considerazione che Erica frequenta la seconda elementare e svolge attività di danza moderna, cosa che in Italia le piace tantissimo. D. Cosa ne pensate della riqualificazione di Cornigliano? R. Sappiamo che c’è parecchia carne al fuoco a Cornigliano: la nuova strada a mare, l’ospedale, il depuratore, noi abbiamo fiducia nei nostri amministratori a patto che migliorino la qualità della vita nella nostra delegazione . Mi viene spontanea, al termine di questo incontro con la famiglia Tetu una riflessione sul fenomeno dei flussi migratori e le loro problematiche: sia per la posizione geografica che per le affinità culturali, i paesi del continente africano sono per l’Italia, e in generale per l’Unione europea, un naturale sbocco economico e di scambio culturale, troppo spesso invece confinato al mero problema dell’immigrazione. La recente nomina di Cécile Kyenge come ministro dell’Integrazione dimostra una maggiore presa di coscienza dell’importanza della comunità africana nel nostro paese, al contempo rivelando una chiara posizione propositiva nell’affrontare l’annosa questione del patto di convivenza con il diverso per una maggiore coesione sociale nonché nella risoluzione dei problemi africani sul continente africano. Ma questa “nuova volontà” perché possa partire anche dal basso impone innanzitutto un’approfondita conoscenza di un continente che conta più di cinquanta paesi indipendenti ognuno caratterizzato da una propria storia e da un proprio passato. Una storia che per molto tempo è stata negata e che stenta ancora ad emergere in tutta la sua complessità e profondità cronologica. Non sappiamo cosa succederà in futuro, di certo non possiamo mettere la testa sotto la sabbia e far finta che in questi ultimi giorni non sia accaduto niente. Ringraziando, sinceramente per la disponibilità, alla famiglia Tetu va il saluto mio personale e da parte della redazione de ilCorniglianese. Carlo Guerra

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Ottobre 2013 

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I giorni dei morti di Guido

Pallotti

di

Riepilogo: Il commissario Duedenari, sazio di bughe fritte e un po’ annebbiato dal vino bianco trincato, ricorda che in occasione del banchetto nuziale, Rosaria, la donna trovata morta agli Erzelli, l’aveva inaspettatamente invitato a ballare. Quinta puntata Ciondolavo il capo seduto al tavolo nel capanno; l’enorme quantità di pesce divorato e il vino trangugiato mi pesavano sulle palpebre come macigni; allora mi stravaccai sull’amaca e diedi l’input al cervello intorpidito. A metà pomeriggio del giorno del banchetto, al suono di una fisarmonica avevamo ballato, mentre Zdena, seduta sulle gambe del marito, stava finendo di confezionare le treccine fatte con i suoi magnifici capelli e poi racchiuse dentro graziosi cofanetti di cristallo. Dopo che tutti eravamo tornati a sederci, la bella sposa, tenendo la mano del marito, mentre il figlio Luke spingeva la carrozzina, si era soffermata a ogni tavolo, per ringraziarci d’essere intervenuti e farci dono dell’inusuale bomboniera. Quel meraviglioso oggetto è tuttora racchiuso nel cofanetto di cuoio appartenuto a mia madre, assieme al gancio da portuale di mio padre e alle mostrine della mia divisa da legionario. Era successo che Rosaria, accortasi di come mi mostravo incuriosito, ogni volta che la udivo parlare il suo strano italiano, appena era cominciato un pezzo lento, mi aveva invitato a ballarlo; nondimeno, dopo quei pochi minuti, aveva ricreato fra di noi le preesistenti barriere d’incomunicabilità. Probabilmente il suo era stato un tentativo per tenermi lontano da lei e il suo uomo, sapendo che conoscevo Folco da sempre. «Commissario ho notato che l’incuriosisce il modo che ho d’esprimermi, sa, dipende dal fatto che sono stata per molti anni la governante nella villa di un russo e che la servitù che sovrintendevo era formata da donne di quel paese; di conseguenza, essendo io l’unica italiana, mi ero adeguata. Guardi che però non mi lamento del sacrificio che ho dovuto fare allora, giacché il mio benessere attuale proviene dall’eredità che mi ha lasciato il defunto. Però, e glielo chiedo per favore, non ne parli con Folco, i miei trascorsi in quella villa hanno il potere d’irritarlo». Erano quarant’anni che conoscevo Folco Bassetti e mai l’avevo visto perdere la calma, neppure quando in collegio, dei ragazzotti avevano preso l’abitudine di chiamarlo “Cita”. Perché allora Rosaria aveva voluto deviare da loro due la mia curiosità? Quali possibilità c’erano che la sua morte fosse un delitto mascherato da suicidio? Supposi che Rosaria, per tenere fede ad un voto, si fosse fatta accompagnare da qualcuno, col quale era d’accordo, in quel sito desolato, con la promessa che quella persona avesse tenuto con lei i collegamenti, fino a quando fosse spirata. Pensai allora che chi l’aveva accompagnata non avesse poi mantenuto la promessa e che, dopo aver aspettato che lei cadesse nell’incoscienza per l’effetto del vino e della morfina, fosse sparito per evitare d’essere coinvolto in quella tragica storia. Nondimeno il lucchetto si trovava all’interno del container e la chiave fuori, come se lei l’avesse buttata volutamente via per non avere ripensamenti. Inoltre i fori nelle ante non erano abbastanza larghi da farlo scivolare fuori e dentro a piacimento, anche se non potevo escludere che martellandolo con un mazzuolo oppure con un sasso, sarebbe stato possibile spingerlo all’interno dopo averlo serrato stando fuori. Non mi rimaneva che controllare se sul lucchetto c’erano dei graffi o delle ammaccature e chiedere agli uomini della scientifica se avevano trovato qualche indizio che potesse avvalorare la mia tesi. L’altro quesito si basava sul fatto che Rosaria era ufficialmente scomparsa in Russia da più di cinque anni, e fra indagini ufficiali e non, tutti c’eravamo convinti che lei, Zdena e Folco, fossero definitivamente spariti. Che ci faceva allora il suo corpo in un container malandato agli Erzelli, già covo di quei malavitosi dell’est che erano stati gli aguzzini di Luke? Zdena era madre di Luke e moglie del Masai ed era stato proprio lui che aveva liberato il figlio che poi aveva portato me e Lucenti, a scoprire il nascondiglio di quei malviventi, costringendoli ad abbandonare quel ricovero, indispensabile per il loro lucroso traffico di carne umana. Era forse successo che quei delinquenti l’avessero sempre tenuti d’occhio fino al momento in cui si erano recati in Russia, o forse ve l’avevano attirati loro stessi e una volta avuta Zdena a portata di mano, si fossero vendicati, lasciando in vita il marito e il figlio, allo scopo di farli soffrire? Non c’erano forse già state le morti di Agoggia, Mitraglia e l’agguato a Carnera da parte di Codino e degli altri che facevano parte di quella feccia? Non erano forse stati quegli amici di Jimmy, insieme al Masai a costringere con le cattive Codino a rivelare dove si trovava Luca? «É il tuo ultimo caso commissario Erminio Duedenari e non credere di avere già la soluzione. Quindi, metti da parte la premura e segui il tuo istinto che ti consiglia d’approfondire tutto ciò che sai, anche i dettagli che all’apparenza sembrano insignificanti. Forza sbirro! Cerca di guadagnarti la pensione senza che ti tremi la mano quando andrai a riscuoterla». Fine quinta puntata Continua

Alvaro Filippo Michelon

Era una bella e calda serata di ottobre e Filippo stava seduto sulla panchina della sua terrazza. La vista che godeva da quel punto era magnifica: il golfo del Tigullio era praticamente ai suoi piedi e le navi, quando si avvicinavano alla costa per sfilare davanti a Portofino, gli sembrava di poterle toccare tanto erano vicine. Ma per lui tutta quella bellezza era solo un inevitabile pedaggio da pagare per poter avere accesso alla sua personale ed ipnotica indifferenza che da anni si era attentamente costruita nel cuore. Quando tutto andava storto gli bastava sedersi su quella panchina. Il fatto che fosse ottobre e facesse caldo o fosse gennaio con freddo, neve o pioggia a secchiate non lo toccava: rimaneva seduto per ore davanti a quello spettacolo che milioni di turisti sognavano di poter vedere almeno una volta nella loro vita. Ma per Filippo no. A lui non importava nulla delle Cinque Terre, di Rapallo, di Portofino, di Lerici, di Zoagli, delle Cascate del Niagara, delle Piramidi, del Nilo, della Statua della Libertà, della Torre Eiffel o di qualunque altra cosa che il mondo riservava a quella classe di medio borghesi che si sarebbero indebitati a vita pur di vederle. Per dirla tutta stava bene dove stava: anzi benissimo. L’unica cosa sicura era la sua casa. Una casa magnifica che aveva anche tentato di vendere per scappare in un posto lontano. Ma si sa, quando ti sparano e stai per morire non trovi mai nessuno per strada che ti aiuti e se lo trovi è sempre quello che aspetta che tu muoia per rubarti il portafogli; quindi quella reggia dorata stava a lui come il carcere di Spandau a Berlino stette a Rudolf Hess: ti avrebbe protetto per bene ma alla fine, gioco forza, saresti diventato il suo unico prigioniero. Stava iniziando a tramontare. Il sole ottobrino , in quell’esatto momento, non era più lo stesso: pareva stanco, infelice, desideroso di scomparire all’orizzonte. Filippo alzò la testa e osservò le travi della struttura che si intersecavano sull’enorme terrazzo. Era rimasta senza copertura a causa di una lite con la sua ex moglie: lei la voleva elettrica ma senza anemometro. Era un aggeggio che urtava il suo senso estetico anche se qualunque idiota capirebbe che nelle zone di mare il vento può arrivare d’improvviso con una tale forza da sfasciarti qualunque cosa non ancorata a terra: figuriamoci una tenda di venti metri quadrati. “Ma santo cielo, vorrà dire che prima di uscire la arrotoleremo a dovere” disse in quel litigio, usando a sproposito, com’era solita fare, il plurale maiestatis. Il che avrebbe significato un altro compito aggiuntivo alla vita di Filippo il cui cervello, sicuramente, prima o poi, avrebbe ignorato quella tenda certo che qualunque idiota, appunto, avrebbe installato l’anemometro del caso per ovviare a sicuri problemi. Tra quelle travi ne individuò una che lo ispirava: era l’unica perfettamente dritta e priva di buchi di tarli. La sola scampata ad un ineluttabile distruzione dovuta al tempo. Si alzò e andò in cantina a cercare una corda. La trovò immediatamente grazie all’ordine che da sempre regnava nel suo interno. “Tutta questa paranoia nel disporre i tuoi attrezzi in maniera così meticolosa è indice di disagio sociale e imbruttimento dell’anima”. Era così che si esprimeva la creativa di casa. Una donna inverosimilmente disordinata e sciatta. Il giorno che se andò lasciò un tale caos in casa che Filippo fu costretto a chiamare un’impresa di pulizie che lavorò tre giorni. L’arte era bella, ma lontana 100 chilometri da lei. Lanciò la corda sulla trave e iniziò la lenta costruzione di un nodo scorsoio. Immediatamente gli venne un dubbio: doveva fare un nodo scorsoio semplice, una gassa d’amante scorsoia o il nodo dell’impiccato? La sua passione per la nautica lo costrinse a fare delle comparazioni tecniche; pur tuttavia decise di lasciar perdere il suggerimento da manuale e si lasciò irretire dal nodo dell’impiccato. Era più consono per quel momento. La coerenza lo aveva sempre accompagnato nella vita. In tre minuti effettuò il nodo. Il sole era già tramontato. La luce di quella giornata si stava congedando dalla Liguria. Filippo mise il suo prezioso vaso di rose sotto la corda e ci salì sopra. Diede un’occhiata alla pianta: era secca. I suoi piedi erano fasciati da un paio di Hogan che gli erano state regalate da una donna bellissima. Le amava quelle scarpe. Erano perfette. Potevi camminare, correre o saltare. E fu proprio un piccolo salto quello che fece. Aprì le gambe divaricandole, lasciando che la forza di gravità agisse con fermezza sul suo collo agganciato a quel corpo grande e grosso che tanto aveva amato ma sempre a modo proprio. Ormai era sera. All’orizzonte una nave della Grimaldi navigava nella solita traiettoria in direzione di Genova. Si levò un forte vento che fece oscillare il corpo appeso alla trave. I rami degli ulivi si piegarono. Ci fosse stato ancora, Filippo avrebbe riso al fatto che, con quel vento, qualunque idiota, tranne sua moglie, avrebbe installato l’anemometro avendo una tenda da 20 metri quadri. Dopo venne buio e il vento scomparve. All’interno della casa un telefono iniziò a squillare. Era sua madre che lo chiamava per i saluti serali. Di solito, quando lui non rispondeva subito, cominciava a preoccuparsi. E poi era autunno e voleva dirgli che aveva preparato la torta di fichi che a lui piaceva tanto.


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A stöia de Carloförte, in scintezi di Guido

Pallotti

Gh’éa n’ötta, ciù ò mêno into 1500, ‘na ricca famiggia zeneize, i Lòmelin de Pêgi, che comerçavan co-o corallo, ch’a-a l’aiva deciso de vegnî ancon ciù ricca, mandando di pescoei, ciù che âtro Pêgin, a Tabarca, n’izoêta ch’a l’éa da-arente a-e coste da Tunixia. Da aloa, Tabarca a l’éa diventâ n’izoa inportante proprio pe-a pésca do corallo. Sta colònia a s’éa scistemâ ben a Tabarca, ma doi secoli dòppo o corallo o l’éa diminoio, a popolaçion aomentâ, in ciù i pirati tròppo spesso fâvan scorerie insce l’izoa, rendendola insegûa. L’éa stæto a sto ponto che o re de Sardegna o l’aiva vosciuo colonizâ tutte e tære dizabitæ do seu regno. Sta notisia a l’aiva fæto scì che i Pêgin avesan abandonò l’izoa de Tabarca pe aprodâ in sce unn-a ciù picinn-a in Sardegna. Sto fæto o sucedeiva into 1738, anno into quæ i primmi tabarchin aivan misso pê inte l’izoa de San Pê e aivan comensòu a costroçion de Carloförte, coscì ciamâ pe ringrasiâ re Carlo Emanuele III. (grande amigo do profesô Banpi). L’è inutile pensâ che i anni pasæ primma a Tabarca, dòppo inta neuva tæra, seggian stæti tutti reuze e scioi. Tenpi squexi coéti, s’éan alternæ a momenti tremendamente sciagrinösi. O 3 de setenbre do 1798, a popolaçion de Carloförte a l’aiva subiò ‘n tremendo sacheggio, de vitte e de cöse da parte di pirati barbareschi, che incroxavan continuamente a-o lârgo de-e còste setentrionâli de l’izoa e 933 tabarchin, éan stæti deportæ comme scciâvi in Tunixia. Sto tragico avenimento o l’avieiva segnòu a stöia di carlofortin e solo dòppo çinque anni de tormenti quella pövia gente a l’aiva posciuo tornâ in libertæ. Comme inte tutte e fòe, gh’éa stæto o cativo, ch’o saieiva stæto o pirata asalitô, e gh’éa stæta ascì ‘na fâta, no turchinn-a, ma da-a pelle scûa, ‘na statoêta de legno, peu d’âse ch’a foise stæta a polena de ‘na vêgia inbarcaçion naofragâ, trovâ insce ‘na spiâgia tunizinn-a da un di scciâvi. ‘N’apariçion? ‘Na premoniçion? Fæto stà che Nicòlla Mòretto, coscì o se ciamâva o scciâvo o l’aiva portòu, no sensa dificoltæ a statoêta con lê e a l’éa diventâ a-a spedia n’inmagine de fêde, a-a quæ i carlofortin che spêravan inta libertæ, dedicavan e seu oraçioin Coscì, quande éan stæti liberæ, aivan portòu insemme a loatri ascì a Madòninn-a do-o Scciâvo, e gh’aivan costroio in òutòietto donde a l’è da sempre arecoviâ e venerâ. A v’è gustâ sta fòa? A mì tanto! O dixaneuveximo secolo o l’è stæto pe i carlofortin in tenpo de fatigôzi travaggi, che però aivan portòu sviluppo e prosperitæ. Quello ch’o dâva o mâ da ‘na parte, a fòrsa de voentæ e-e capaçitæ di carlofortin da l’âtra, an prodûto in scistema econòmico-sociale moderno e senpre ciù avèrto vèrso o mondo esterno. I carlofortin, ascì che vivan insce n’uiza (comme dixan loâtri), no son mai izolæ, ma solo di izoen, che riescian a mantegnî intrêghe tutte e seu abitudini, primma fra e quæ quella de l’antiga lengoa ligore. A lengoa di avi a se parla ancon anchêu e l’atacamento co-o pasòu e-e tradçioin, o se fà ancon ciù streito, quande, ôtre a voeilo parlâ, se metan ascì a scrîve in tabarchin, o zeneize di primmi pescoei de corallo, ch’aivan lasciòu Pêgi into òrmai lontan sedicesimo secolo.

Ottobre 2013 

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Domanda ’n pö chi ean i Bitle di Gina

Corti

Quand’êu ‘na figeua a-a radio se sentîva cantâ sölo muxica legêra melòdica in italian. Pòi, a-a domenega, gh’êa o Marzâri co-o “Sciô Ratèlla” ch’o contâva e ratèlle tra maio e mogê che finîvan senpre con n’abrasso. E creddo che tutti se aregòrdemmo a “sigla”: “V’òu dîxe o Sciô Ratella, a föa a l’è senpre quella, pe fâ anâ e cöse drîte, gh’e veu ‘na bèlla lîte la la la la ……..!”. Mæ poæ poi, quande a-a seia o s’andâva a pösâ, gh’êa câo sentî e opere co-a radiolinn-a. Alôa di Beatles saveivimo pöco o ninte. Aveivimo lezûo quarcösa in sce’n giornâletto “Giovani” ch’a l’acatâva a seu ciù grande de ‘na mæ conpagnetta e sentîo quarche canson ascí. Ma quande an tegnuo o seu conçerto a Zena, o 26 de zugno do 1965, a-o Palasso do Sport, semmo andæte a sentîli niâtre due ascí, co-i doî poæ perché, a 11 anni, da sôle, poeivimo andâ solo a-o cine a Moasann-a. M’aregòrdo che i doi “matusa” êan sodisfæti di cantanti c’aveîvan comensòu o conçerto, do-o Peppino di Capri in particolâ, pòi, quande l’è spontòu i Bitle, an comensòu a criticâ comme êan vestîi: stivaletti e cavelli longhi, o fæto o l’êa però che no se capîva pròprio ninte. Ma nîatre doe, anche se no saveivimo cöse i dixeivan, êmo comme inbarlugæ. Quande semmo sciortîe fêua, dòppo 30 menûti d’agitaçion, êmo felîçi e segûe che saiêscimo tornæ insemme a vedde di âtrî seu conçerti. A no l’é andæta coscí perché i no son ciù vegnûi ma niâtre emmo continuòu a conservâ i retaggi di giornâli chi parlâvan de liâtri e a-acatâse quarche disco a 45 gîi, comme “girl” che aveivimo inparòu a memöia inte n’ingleize azeneizòu. Spiegaçion di ponti de domanda. Questa a l’é a canson: Is there any body gone to listen to my story All about the girl who came to stay? She’s the kind of girl you want so much It makes you sorry. Ma niâtre a cantâvimo coscí: “seriniba digonciu lisenciù mai story. onobal de gor om cei ci stei? ci ste cai no goliuonz o maciu meciu sory”. E d’alôa in avanti o me ingleize o gh’a avûo ben poco megioamento. Ma fasso con tutto o cheu ‘na confescion: me fa ciú piâxei e me da ciù sodisfaçion, l’ avéi inparòu a scrîve ‘n pö, a nòstra bèlla léngoa zeneize.

Cornigliano, racconti di strade/1 Inizia, da questo numero, il nostro viaggio per le vie di Cornigliano, per saperne di più, per conoscerle meglio. Non solo “vie”, naturalmente, ma anche piazze e strade. Il nostro sarà un viaggio nel tempo alla scoperta anzitutto dei nomi che la storia ha attribuito alle nostre strade. Se avete foto o curiosità in proposito, segnalatele pure con una mail alla nostra redazione: saremo felici di accontentarvi e di pubblicarle.

Piazza Andrea Massena Nel 1800 Genova, occupata dall’esercito francese comandato da Andrea Massena, uno dei più abili generali napoleonici, venne assediata dall’esercito austriaco e dalla flotta inglese che la bloccava dal mare. L’esercito francese tentò di resistere, ma al 4 giugno del 1800, il generale Massena, a malincuore, dovette arrendersi agli austriaci e l’armistizio venne firmato sul ponte di Cornigliano dove ne fu testimone la cappella dedicata alla Madonna, posta in quel luogo. Le sorti della guerra mutarono il 14 giugno quando Buonaparte vinse a Marengo e il 24 giugno, i francesi ritornarono di nuovo a Genova. A lui fu intitolata la trafficata piazza Massena, la prima che incontriamo, lato monte da levante a ponente, da cui partono corso Perrone e via Coronata.

Via San Giovanni d’Acri Proseguendo via Cornigliano, per lato mare di fronte ai giardini Melis, via S. Giovanni d’Acri ricorda l’assedio che l’antica Tolemaide, città della Siria, subì nel

lontano 1189, durante la terza crociata contro Saladino. Guidata da Riccardo II d’Inghilterra, detto Cuor di Leone, e da Federico Barbarossa, morto annegato durante la stessa guerra nel fiume Salef, San Giovanni d’Acri, (antica Tolemaide) venne espugnata dall’ammiraglio genovese Fulcone da Castello e si concluse con la conquista della città da parte dei musulmani, evento che segnò la fine delle crociate in Oriente e il crollo del regno di Gerusalemme. I cavalieri di San Giovanni, che ressero la città in quell’ ultimo periodo, le dettero il titolo del loro ordine, da qui il nome di “San Giovanni d’Acri”. In seguito a quell’avvenimento, nel 1201, l’ammiraglio Fulcone da Castello ebbe l’onore di essere nominato podestà di Genova e fu l’unico genovese a ricoprire questa carica riservata ai foresti. A lui Pegli dedicò una via mentre Cornigliano gli riservò l’aneddoto della località di San Giovanni d’Acri. In questa via, durante l’era fascista, per la gioia degli sportivi, fu costruito un importante stadio all’inglese chiamato Littorio poi, semidistrutto dalla seconda guerra mondiale, fu in parte recuperato e intitolato al portiere Valerio Bacigalupo ma nel 1958 venne definitivamente demolito per far posto alla rimessa degli autobus dell'AMT. Anche la stazione ferroviaria è stata decentrata a ponente della delegazione e per un prossimo futuro, terminata la famosa e tanto attesa via a mare, vi è prevista una rotatoria e un viadotto lungo circa 400 metri che servirà da collegamento con l’ attuale viabilità urbana e tutto questo ne modificherà ancora una volta, la sua fisionomia. Rosanna Robiglio


In breve da

Una teglia color oro … e dal forno spunta la farinata Ovada. Nella provincia di Savona viene realizzata con farina bianca e a piacere aromatizzata con foglie di rosmarino. In Costa Azzurra è chiamata socca. Questo piatto ha origini antichissime: nel 1875 , Luigi Tommaso Belgrano nel suo Della vita privata dei Genovesi riporta che in dialetto antico la farinata era nota come scripilita o scribilita. Quest’ultimo termine è ereditato dal passaggio dei Romani nella nostra regione e compare fra le loro ricette una spianata con formaggio, chiamata scribilita. Ma negli archivi genovesi è conservato un decreto del 1447 che impediva l’uso di olio di bassa qualità per la cottura della scripilita. Anche il nome nei secoli è cambiato: oggi si chiama fainâ, una volta e in qualche piccola frazione dell’entroterra, gli anziani testimoni del parlâ Zeneize

dicono sciamadda. Letteralmente significa fiammata e deriva dalla tecnica di cottura di cui ha bisogno perché la farinata risulti dorata, croccante e non intrisa d’olio. In città il termine sciamadda era usato e forse ancora oggi nella bûttega da fainottö per indicare i tempi di attesa: “Scignöa ghe da aspëtâ duî sciamadde”, ovvero due infornate. Vediamo come si prepara questa delizia dorata: si mescolano in un recipiente 3 parti di acqua e 1 di farina di ceci, ad esempio 250 gr di farina e 750 cc d’acqua. L’operazione va eseguita con la frusta per non creare grumi all’emulsione. Se necessario schiumare dopo e aggiungere mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva D.O.P. ligure. Si usa circa un decimo della miscela acqua farina, quindi, avendo 1000 cc useremo max

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il bugiardino 2013

Novembre 100 cc di olio, una presa di sale, si unisce il tutto e si lascia riposare per alcune ore. Al momento della cottura il forno, possibilmente a legna, dev’essere caldo, ma anche in casa si ottengono ottimi risultati: è essenziale che la teglia sia in piano. Tradizionalmente si usano i testi di rame stagnati all’interno e precedentemente unti. Si versa un velo di olio nel testo poi la miscela nuovamente mescolata per unire il deposito di farina. Se necessario viene versata con un colino per trattenere eventuali grumi. Si rimescola nuovamente nel testo per creare un’emulsione unica con l’olio precedentemente versato sul fondo, poi si introduce in forno. A cottura ultimata la farinata si presenta dorata, croccante sopra, morbida e asciutta all’interno. Si serve calda in piatti da portata riscaldati, accompagnata a piacere da pepe. Come abbinamenti un un vermentino strutturato, un ciliegiolo vinificato in chiaretto o una birra artigianale ambrata.

Parole crociate a schema fisso (il guitto) ORIZZONTALI 1 Recintare – 9 Attualmente allena il Monaco – 10 Gatti – 13 Spargeva la peste – 14 Luigi, compianto cantautore – 15 Fini – 16 Re della Mesopotamia detto “il grande” – 17 Appellativo di monarca – 18 Mescere – 19 Ente di Assistenza Penitenziaria – 20 Stato degli USA – 21 Gelida parte della Russia - 23 Precede King Cole – 25 Disumanità – 26 Argomento – 27 Benestanti – 28 É famoso il suo “bolero” – 29 Maiali – 30 C’è quello di bordo – 31 L’attore Guinness – 32 Progresso – 33 Irregolarità.

LAVORI- In riviera inizia a disfare l’orto. Entro san Martino (11) puoi seminare l’aglio e trapiantare le cipolle. Seminare il frumento, le fave. NELL’ULIVETO - Inizia la raccolta a partire dai santi ma non prima di 35 giorni dall’ultimo trattamento contro la mosca. Raccogli le foglie per fare il letto agli animali. NEL VIGNETO - Dopo la caduta delle foglie inizia la potatura. Dove in estate hai visto il mal dell’esca o l’escoriosi taglia e brucia il legno malato, i tralci o l’intero ceppo. NELL’APIARIO - Riduci lo spazio interno; verifica che la regina ci sia; sistema le porticine. Appesantisci i tetti contro il vento; inclina le arnie leggermente in avanti. NEL BOSCO - Taglia la legna da bruciare dal 14 al 27, e quella da costruzione dall’1 al 12 e dal 29 al 30. Per fare i mobili, ricorda che i tronchi devono essere scortecciati subito. Taglia gli abeti per natale il 15 cosi mantengono gli aghi più a lungo ma se non li tagli è meglio. Termina la raccolta delle castagne prima di san Martino e, in luna piena, semina nel semenzaio i frutti selvatici. IN CANTINA - Termina la svinatura e la rimozione delle fecce. A san Martino, il mosto si fa vino.

VERTICALI 1 Tipo di nodo marinaro – 2 Fare perdere sensibilità – 3 Difetto visivo – 4 Il giorno passato – 5 Il numero perfetto – 6 Preposizione articolata – 7 Venuto a galla – 8 Avvedutamente – 9 Nate in Unione Sovietica – 11 Falsi – 12 Tragedia di Euripide – 14 Danneggia gli indumenti – 16 Fiume interamente lombardo – 18 Lombrichi – 20 Abiti – 22 Sostanza colorante bianca – 24 Propaggine – 25 Miele d’uva – 26 Lingua dravidica – 28 Sponda – 30 Telecom Italia Mobile –32 Como.

Orizzontali 1 limitare – 9 ranieri – 10 mici – 13 untore – 14 tenco – 15 scopi – 16 sargon – 17 sire – 18 versare – 19 eap – 20 vermont – 21 siberia – 23 nat – 25 sadismo – 26 tema – 27 agiati – 28 ravel – 29 porci – 30 timone – 31 alec – 32 civiltà – 33 anomalie.

Riccardo Collu

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Verticali 1 lanciasagola – 2 intorpidire - 3 miope – 4 ieri – 5 tre – 6 ai – 7 emerso – 8 accortamente – 11 ingannevoli – 12 ione – 14 tarma – 16 serio – 18 vermi - 20 vesti –22 biacca – 24 talea – 25 sapa – 26 tamil – 28 riva – 30 tim – 32 co.

Uno dei pilastri della cucina genovese è la farinata: appartiene ai cibi poveri, tipici e da strada. Ancora oggi per Sottoripa si vede qualcuno con ‘na pappiâ, un cartoccio, che la gusta. La provenienza sembra toscana dove viene chiamata cecìna. Su questa dizione vi sono due versioni: la prima— più affidabile— la fa derivare dalla farina di ceci, l’altra attribuisce l’origine alla citta di Cècina. Anche nel basso Piemonte la producono, tradizione acquisita quando la Liguria superava l’Appennino, lo testimoniano i nomi dei luoghi che terminano con “Ligure”. Uno di essi è Novi, dove si sono trasferite le industrie dolciarie Elah di Pegli e Dufour di Cornigliano. Una buona produzione di farinata è anche ad

curiosità, giochi

SOLUZIONI

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Balestrieri, un corniglianese racconta i luoghi dell’infanzia “Ciò che ci circondava era davvero antico e bello”

Riccardo Balestrieri è nato a Cornigliano; ora vive a San Marino. E’ un astrofilo autodidatta interessato alla storia della scienza. Ha collaborato a costruire e organizzare l'Osservatorio astronomico di Genova, fondato dal Comune di Genova e dall'Università popolare sestrese e lo ha diretto dal 1991 al 1997. Nell'Unione astrofili italiani è stato consigliere dal 1974 al 1976 e proboviro dal 1993 al 2013. Socio della Società astronomica italiana, della Società italiana di archeoastronomia e, dalla fondazione, della Società italiana degli storici della Fisica e dell'Astronomia. Oerre "Sono nato nel 1956 su un tavolo da cucina in via Umberto Bertolotti, la strada a mare di Genova Cornigliano, già comune autonomo con il nome di Cornigliano Ligure. Non ho mai visto gli scogli e le spiagge con i gozzi cornigiotti e i bagni, né ho raccolto, come mia madre, i gamberetti vicino a Castello Raggio, ma ho

visto quanto basta per rendermi caro il luogo dove sono nato. Mia nonna mi portava tutte le domeniche lungo la crêuza che costeggia la Badia di Sant'Andrea: raccoglieva, in alto sui muri, le erbette con cui avrebbe insaporito l'insalata. All'andata e al ritorno passavamo davanti alla stazione ferroviaria: l'aria brillava per le polveri che ricadevano dalle ciminiere dello SCI (Stabilimento a Ciclo Integrale dell'Italsider); la cockeria esisteva già ma non ricordo gas così mefitici come quelli di tempi più recenti ed era persino bello vedere l'aria scintillare.

tistero e conservava ancora resti di decorazioni all'interno. Era circondata da un’intercapedine che a noi bambini sembrava un camminamento militare a causa dei bunker vicini: si diceva che vi avessero trovato armi antiche. Ora penso che fosse un casino di villa (Villa Raggio, ndr), realizzato nel corso della trasformazione in abitazione dell'antico monastero, nella

Un particolare del casino di caccia di Villa Vivaldi Pasqua in una foto del 1975 (in basso si notano i resti della botola esterna)

La chiesa della Badia in un disegno della fine dell'Ottocento La Badia era un luogo misterioso, con marmi antichi, grotte artificiali, peschiere: i resti di un grande parco in abbandono. Ancora più misteriosa era la costruzione a pianta ottagonale al limitare del parco, sulla cima della collina: sembrava un bat-

prima metà dell'Ottocento. Allora c'era ancora un lago nella valle fra gli Erzelli e la collina dei Sessanta. Quello lo ricordo bene: ad un tratto diventava nero per il proliferare dei girini; non c'é da stupirsi se abbondavano le serpi d'acqua e tanti altri animali. La lecceta arrivava quasi sino al lago e lo rendeva più cupo. I miei genitori mi ammonivano

che in quel lago era annegato un bambino. E ciò, come tutte le cose proibite, lo rendeva particolarmente attraente. Sul crinale della collina dei Sessanta non c'erano ancora i parcheggi ma l'antico muro che delimitava ad ovest la crêuza, già Salita dei Sessanta. Già, i Sessanta. I vecchi raccontavano che nella villa delle Tre Punte erano stati ospitati, prima di imbarcarsi a Quarto, sessanta garibaldini. È’ probabilmente vero ma la tradizione è più antica: la via era stata dedicata ai sessanta

Il palazzo ottocentesco detto "Le Tre Punte" e la casa del manente in una foto degli anni Cinquanta, ripresa dal crinale della collina a levante (attuale passo Speich) reggitori della Repubblica Ligure, costituita alla fine del Settecento sulle ceneri della Repubblica di Genova. Le Tre Punte sono state demolite nella mia prima infanzia. I mucchi di detriti nascondevano tesori: resti di stucchi, pezzi di inferriate; il solito fortunato aveva persino trovato un orologio a cipolla. Se non scavavamo, saltavamo come stambecchi su una pie-

traia. Quando pioveva si creavano laghi e fiumi che scavalcavamo da veri giganti. Questo avveniva alla luce del sole. Più tardi abbiamo avuto bisogno di un nascondiglio, per sottrarci alle detestabili bambine e fare le riunioni del circolo segreto della parietaria (il segno era una foglia fresca attaccata sulla maglietta). I cespugli ricoperti dai rovi sulle pendici della collina erano ideali per creare un rifugio: una sorta di capanna circolare in cui potevamo ritrovarci quando volevamo. Comportamenti un po' antisociali ma si giocava anche con le biglie, le grette, le figurine oppure ci scambiavamo i giornalini, dato che nessuno poteva permettersi di comperarli tutte le settimane. Ricordi comuni per ogni dove, ma ciò che ci circondava era davvero antico e bello. Quei palazzi scuri, così diversi dai condomini in cui vivevamo, ci attraevano in modo irresistibile: conservavano ancora, in qualche modo, l'autorità dei patrizi per cui erano stati costruiti: Spinola, Adorno, Doria, Serra, Durazzo. Può bastare poco per cancellare la memoria: una demolizione, una ristrutturazione irrispettosa, un restauro sbagliato. Ma soprattutto è la nostra ignoranza che non ci permette di vedere il bello laddove ancora si trova, magari grazie ad uno stabilimento che ha impedito (anche con il suo inquinamento) la speculazione edilizia che si è sviluppata in tante altre delegazioni".


Musei e dintorni Ottobre 2013 Abbazia di San Nicolò del Boschetto

Continuiamo il viaggio nel tempo e nella storia dell’Abbazia del Boschetto tra i monumenti più belli e significativi di Campi

La decadenza dell’Abbazia iniziò con la guerra di successione austriaca. Nel 1747 le truppe asburgiche occuparono i dintorni di Genova nel tentativo di riprendere la città da cui erano state cacciate. Il barone di Leilesberg, al comando delle truppe stazionanti in Val Polcevera, stabilì la sua residenza al Boschetto. I monaci trovarono rifugio in città cercando di portare con sé la maggior parte dell'archivio e degli oggetti preziosi. Dopo il Trattato di Aquisgrana, per cui furono restituite alla Repubblica le terre occupate prima della guerra, i monaci poterono tornare all'Abbazia cercando per anni di riordinare la chiesa e il monastero. Purtroppo l'Abbazia nel 1810 venne espropriata in conseguenza del decreto napoleonico di confisca dei beni ecclesiastici e il complesso messo all'asta. Acquistato dal genovese Brignole passò poi alla

San Nicola

famiglia Dellepiane ma molti beni andarono dispersi. La chiesa fu poi trasformata in fabbrica (1838-1845) e l'Abbazia in appartamenti. Nel 1870 i proprietari decisero di riaprire al culto la chiesa. Ritornata ai benedettini (1912) per l'interessamento dell'ingegner Francesco Dellepiane - che divenne in seguito sacerdote -, l'Abbazia venne nuovamente soppressa nel 1939, malgrado i benedettini di Pegli vi abbiano mantenuto un collegio fino al 1958. Nel 1960 il complesso passò all'Opera Don Orione che ne destinò un'ala a “Casa dell'O-

Tomba di Pellegrina Doria

peraio”. La chiesa è attualmente a tre navate, in base alla sistemazione settecentesca. Sulle pareti affiorano affreschi pregevoli, alcuni dei quali sono stati attribuiti alla scuola di Pierin del Vaga e uno al Carlone, ma forse si tratta di pittura di scuola genovese della seconda metà del quattrocento o dei primi del cinquecento. In chiesa, partendo da sinistra, tra le opere più belle dell'arte scultorea genovese, c'è il sarcofago di Pellegrina Doria (prima metà del ‘500). La defunta, che un'iscrizione in latino afferma essere stata più dedita alla vita monacale che maritale, “ha riprodotte le sue sembianze sul coperchio del sarcofago, distesa, il capo affondato nel guanciale, tiene in mano un libro di preghiere, la testa avvolta nelle bende monacali, i lineamenti leggiadri non contraffatti dall'agonia, la faccia finissima e tranquilla che sorge come da un calice di stoffa e dal marmo, che ha la lucentezza dell'avorio e la pastosità della cera, pare che attenda la resurrezione. La voluta della persona, le fluenti pieghe delle stoffe e la gentilissima linea decorativa attestano del momento del passaggio dall'arte gotica all'arte della rinascenza” (Dellepiane, op.cit.).

Altra stupenda scultura genovese è la lastra sepolcrale dei Doria (1470), davanti all'altare dedicato a San Benedetto. “Sette angeli in rilievo, dalla testa leonica, con energia di vita, e in pose varie, sorreggono lo stemma dei Doria. In un secondo contorno altri putti si muovono in un ritmo festoso, fra tralci di viti e grappoli d'uva” (Dellepiane, op.cit.), attribuita alla bottega del Gaggini.


Particolare del quadro di San Nicola

In testa alla navata destra si accede alla straordinaria cappella del doge Giovanni Battista Lercari. Essa viene chiamata Cappella della Madonna per gli affreschi sulle lunette; qui riposa anche suo figlio Stefano, le cui drammatiche vicende saranno argomento di un prossimo articolo, insieme ad altre storie come quella del doge Battista Spinola e della sua prima moglie Tommasina, dei miracoli di San Nicola e dei Teli della Passione.

Il maestro Giovanni Masi indica la tomba di Stefano Lercari

Non sono Manzoni e non ho la capacità per narrare varie storie importanti

comunque, ilCorniglianese non mi concederebbe lo spazio di un romanzo. E' molto triste che barbari saccheggi ci abbiano privati di chissà quanti tesori artistici, della ricca biblioteca, e che, per motivi bellici, si sia sacrificato un antico bosco che scendeva fino alle sponde del Polcevera. Nelle pagine di molti cronisti sono ricordati gli spettacoli che si svolgevano al Boschetto nella Quaresima e nella Settimana santa con recite e manifestazioni artistiche di culto che,

Cappella del doge Giovanni Battista Lercari chiamata capCappella del doge Giovanni Battista pella della madonna Lercari chiamata Cappella della Madonna

Articolo di Astri Lidia Frascio

inserendole nella trama di un racconto nell'ambito della Storia Universale e,

a parer mio, sarebbe bello provare a riproporre. Caro diario, un po' amareggiata per l'incuria in cui versa un luogo che in altri

molto grata al maestro Masi per le dotte e chiare spiegazioni e per la documentazione abbondante fornitami, alle ore 19 sono stata trasportata via per motivi logistici. Fino ad ora sono stata all'Abbazia due volte ma, dato che non ho potuto vedere proprio tutto in due ore (ad esempio non sono salita sul campanile), tornerò altre volte per meditare su quelle pietre che per me raccontano più di un libro stampato e, come dice il maestro Masi: “Conoscere la storia

Sala del Capitolo, iscrizione sopra la porta commissionata da Battista Spinola

Servizio fotografico di Agostino Razzore

paesi ci invidierebbero e diventerebbe fin troppo inflazionato dai turisti, ma

dell'Abbazia del Boschetto è conoscere la storia di Genova”. Non è il caso di lasciarsi sfuggire questa straordinaria opportunità a portata di autobus.

organizzate dall'Associazione Insegnanti Pensionati “Maria Boer” di Genova Rivarolo con sede all'Abbazia, prenotazioni al n. telefonico 010.7490815, richiesta scritta o tramite il numero fax 010.7406097.

Grafica e impaginazione

dal depliant “Abbazia S. Nicolò del Boschetto, Genova” Visite guidate gratuite

di Romano Oltracqua

Indicazioni per mettersi in contatto per visite guidate, anche per scuole, tratte


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Era il 12 ottobre E Cornigliano scoprì l’ecuavolley

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Martedì 5 novembre “Insieme a Cornigliano”

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Notizie in breve Riceviamo dal presidente del Comitato Amici commercianti di Cornigliano una lettera sul tema delle luminarie natalizie. Per esigenze di spazio ne riassumiamo il contenuto sperando di non stravolgere il significato. Ndr

Nella foto al centro, con un mazzo di fiori, il console dell’Ecuador Esther Cuesta Santana Sabato 12 ottobre presso l’Acli Sant’Ambrogio a Villa Canepa, alla presenza del console dell’Ecuador, Esther Cuesta Santana, e con il presidente del Municipio VI° Medio Ponente Giuseppe Spatola, l’assessore Ferruccio Bommara, il presidente delle Acli Sant’Ambrogio Gianluca Mancuso, il vice presidente vicario Carlo Guerra, Salvatore Pilotta e don Andrea Robotti , si è costituita la prima associazione di Volley denominata “Associazione ecuadoriana Cornigliano ligure”, presidente Jimmy Tutillo. Detta associazione, prima nel suo genere a Genova, sarà ospitata presso l’Acli Sant’Ambrogio. Il presidente Tutillo particolarmente emozionato ha ringraziato le istituzioni per la realizzazione del progetto, il console dell’Ecuador per la sua presenza, l’Acli per l’ospitalità e Salvatore Pilotta come promotore per la realizzazione del progetto sportivo. Prima della lettura e la firma di tutti i componenti dell’atto di costituzione sono stati eseguiti gli inni nazionali dei due Stati. Significativo e importante il ringraziamento del console Cuesta Santana e del neo presidente Tutillo all’Italia e alla delegazione per la collaborazione e l’integrazione tra i due popoli. Carlo Guerra

Fotoricordo della manifestazione: si riconoscono (tra gli altri da sinistra): Carlo Guerra, Riccardo Ottonelli, Salvatore Pilotta, Esther Cuesta Santana, Jimmy Tutillo e Ferruccio Bommara

Martedì 5 novembre, ore 17,30: l’appuntamento è al Centro Civico di Cornigliano per conoscere e partecipare al progetto “Insieme a Cornigliano. Persone, associazioni, circoli: la nascita di una comunità”. Sì, partecipare, perché questo progetto non può dirsi completo senza la voce di tutte le associazioni attive sul territorio e di quanti, cittadine e cittadini, desiderano testimoniare le proprie esperienze di vita all’insegna del senso di comunità del proprio quartiere. Il progetto “Insieme a Cornigliano”, promosso dal Municipio VI Medio Ponente, in collaborazione con le Associazioni, vuole recuperare e valorizzare le tradizioni, il senso della comunità, l’unione e i dissidi, la partecipazione, le lotte e il senso civile di Cornigliano ricostruendo la storia delle Associazioni (dalle più antiche alle giovanissime) ma soprattutto delle persone. Per saperne di più l’appuntamento è il 5 novembre al Centro Civico, dove fino alla fine del 2013 ognuno è invitato a portare documenti, fotografie, ricordi e testimonianze della vita sociale e comunitaria di Cornigliano. I materiali saranno digitalizzati, restituiti e impiegati per creare un archivio e realizzare una mostra e un libro. Per informazioni: Centro Civico di Cornigliano Tel: 010 5578205. Maria Teresa Bartolomei

Non perdiamo le tradizioni Le luci di Natale rappresentano una tradizione che si dovrebbe rinnovare ogni anno, purtroppo negli ultimi due nel nostro quartiere tutto questo non è stato possibile visto il grave periodo di crisi economica e sociale. Come Comitato Amici Commercianti Cornigliano però crediamo che addobbare le strade in periodi di festa sia quasi un nostro dovere. Per questo chiediamo una forte partecipazione da parte di tutte le attività economiche e non, presenti sul territorio. Insieme possiamo rendere più belle le nostre Vie dove si crea socializzazione. Vi aspettiamo per ogni eventuale informazione presso i negozi di “Bottega delle cose buone” e “M'ama non M'ama fiori e piante”. Il Presidente Carmela Pala Ringraziamenti La P.A. Croce Bianca di Cornigliano, nella persona del suo presidente e di tutti i suoi militi, ringrazia la Ditta Vernazza che ha messo gratuitamente a disposizione un autocestello che ha loro permesso di svolgere in completa sicurezza alcune riparazioni all’edificio adibito a garage delle ambulanze e la Ditta Leroy Merlin per la donazione del materiale occorso allo svolgimento dei lavori suddetti. Padre Michele va a Roma Padre Michele, il vice parroco della parrocchia di San Giacomo apostolo e fratello del defunto padre Giacomo, è stato trasferito nella sua nuova destinazione nella cittadina di Poli, in provincia di Roma. Nel corso della messa di commiato, in una lettera a lui dedicata, i catechisti di San Giacomo lo hanno ringraziato per l’opera svolta. Dalla lettera stralciamo: “Ancora grazie a Lei ed alla Sua famiglia per aver lasciato “con noi” Padre Giacomo. Infine grazie per la sensibilità con cui ci ha fatto proseguire, senza turbamenti, nelle nostre abituali attività di servizio. Che il Signore La ricompensi e La protegga sempre”.


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Memorial day Paolo Mantovani, 14/10/2013 Il ricordo del Presidentissimo che portò la Samp sul tetto d’Europa Il Salone del Gran Consiglio di Palazzo Ducale a Genova è apparso ancor più bello, ornato dalla tanto sobria quanto squisita coreografia allestita in onore dell’indimenticabile presidente Paolo Mantovani e voluta dall’attuale Edoardo Garrone. Una passatoia, con gli splendidi colori sociali della Sampdoria, attraversava la storica dimora in cui, nelle nicchie, in discrete teche, erano esposti i cimeli vinti nei tre lustri, nel corso dei quali il Presidentissimo ha elevato la Sampdoria agli onori del calcio italiano ed europeo. I trofei con abbinate le maglie con le quali erano stati conquistati destavano commossa nostalgia in coloro che avevano vissuto quel periodo glorioso e curiosità, quasi invidiosa, in chi era allora troppo giovane. Il palco d’onore era impreziosito da gigantografie dell’amato presidente, immortalato nella sua vera natura di tifoso; tipica quella in cui sale disinvolto, sul sellino della Vespa di un tifoso, per giungere puntuale a presentare la squadra d’inizio stagione: un piacere al quale non avrebbe mai rinunciato. Marino Bartoletti ha fatto gli onori di casa, decantandone le doti e facendo ricordare la figura di Mantovani dalle persone che gli erano state più vicine; piacevoli gli aneddoti raccontati dal fraterno amico Percassi e dall’allora direttore sportivo Claudio Nassi. I Mantovani al completo, hanno assistito, commuovendosi o applaudendo in base agli episodi riguardanti il loro amato famigliare che venivano narrati; il figlio Enrico ha ricordato di come il padre fosse sempre pronto a frenare gli eccessi d’euforia, nei figli, nei giocatori e nella tifoseria, per evitare che diventassero deleteri. Erano presenti molti che nel corso della sua presidenza, interrotta solo dal tragico destino, avevano vestito, accuratamente scelti da lui, la casacca blucerchiata. C’erano calciatori come Talami e Rossi, ceduti prima della grande escalation, che avevano però fatto a tempo a conoscerlo. Mazinga Guerrini, Rosi, Zanone, Bellotto, importanti compartecipi della risalita nella massima divisione, dopo cinque anni di limbo in cadetteria, assieme a Scanziani, il capitano blucerchiato che aveva alzato la Coppa Italia, il primo dei molti trofei vinti in seguito. Victor Muñoz, venuto appositamente dalla Spagna, Galia, Ganz, Casagrande, Dario Bonetti e chissà quanti ne dimentico. Del mitico squadrone vincitore della Coppa Coppe a Goteborg, dello scudetto e della finale di Coppa dei Campioni a Wembley, ho riconosciuto Ivano Bonetti che insie-

me a Vialli e Cerezo si erano tinti i capelli di biondo appena diventati campioni d’Italia, poi Pari, Vierchowod, Lanna, Lombardo, Vialli e capitan Mancini. Lo zar, ancora rammaricato, mi ha detto che contro quel Barcellona avremmo meritato di vincere la Coppa Campioni e che purtroppo non erano state concretate le azioni da gol che avevamo creaMarino Bartoletti, te e che, subire il gol di Koeman su punipresentatore zione, fu un autentico harakiri. E quando dell’evento, saluta gli ho detto che Invernizzi giura tutt’ora con un autografo che il fallo che l’aveva causata era a noi lettori del nostro stro favore, Pietro è stato lapidario: giornale “Nessun portiere deve subire un gol su punizione calciata da quaranta metri”. Traggo da internet: “In questa sala si riunivano i 400 nobili che detenevano il potere della repubblica”. In occasione del Memorial day in onore di Paolo Mantovani, il salone del Gran Consiglio di Palazzo Ducale ha ospitato un numero ben superiore di sampdoriani veraci, votati, nella buona e nella cattiva sorte, a quei colori magici che fanno venire i brividi. Per finire provo a spiegare come si vivevano quei quindici anni irripetibili. In occasione di una partita di coppa, prima dell’inizio ho sentito un ragazzo dire: ”Finalmente sono riuscito a mettere Anche il giornalista piede nella mitica gradinata sud”. Paolo Mantovani, oltre genovese Piero Sessarego ad avere dato vita al Torneo Ravano, educava i ragazzi legge “ilCorniglianese” in età scolare a una matura sportività. “… e ottenne il premio ch’era follia sperar! “ Grazie presidente, disturbo Alessandro Manzoni, per ringraziarti d’averci fatto godere di quel premio che noi, nati sampdoriani, mai nelle nostre più rosee previsioni e nei demenziali voli pindarici, avremmo osato sperare di ottenere. Guido Pallotti


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Gli anni d’oro del basket “Potevamo diventare un dream team”

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Prima Giornata dello Sport Quando i ragazzi ritornano all’oratorio

“Gentilissimi corniglianesi, ho scoperto con molto piacere il vostro bellissimo Domenica 6 ottobre si è svolta presso il ricreatorio parrocchiale San Giacomo di giornale solo il mese scorso, in quanto da molti anni abito in altro quartiere e, Cornigliano, la 1^ edizione della Giornata dello Sport. Nonostante l’avviso di alpremettendo che meritate un vero plauso per l'opera, ho letto con molta attenzio- lerta meteo, i partecipanti sono stati tantissimi (vedi foto sotto) e si è riusciti a ne la storia del Gs Cornigliano. Chi scrive, nel 1975, ha avuto il piacere di essere il fautore della squadra di basket, in quanto all'epoca insegnavo alla scuola media Volta. Per due anni questo meraviglioso gruppo di bambini e bambine si è allenato nella piccola palestra ma, partecipando ai campionati Coni, ha svolto le proprie gare interne sul campo del Calasanzio (come ricorda l'articolo), installando un campo mobile la domenica mattina in piazza Rizzolio o giocando le finali al padiglione b della Fiera (vedi foto allegata della squadra 2^ classificata nel Campionato ragazzi 1977). Entusiasmo alle stelle e con l'aiuto di molti (io stesso, per la prima volta, mi sono cimentato nell'arte del muratore) si è arrivati alla costruzione del famoso campo di via Minghetti. Finalmente un sogno quasi realizzato ma dico “quasi” perché per poter giocare determinati campionati era necessario il campo coperto e, tanto per precisare, ci vennero in aiuto ex giocatori della Serie A di Genova (Cabassi, Ghirardo, Canepa). Nel 1975 giocavano nell'Ausonia Genova e con alcuni nostri giovani si vinse il campionato di promozione nel 1980 e fummo promossi in Serie D. Ma come si poteva ovviare al campo coperto? Interessato del fatto Renato Penzo, corniglianese doc, riuscì a far sì che con il contributo sociale dei lavoratori Italsider si potesse comprare una costruzione geodetica e coprire il campo. Meraviglioso, sembrerebbe ma, purtroppo, la realtà nascosta a questo punto venne a galla. L'interesse politico che fino a quel momento non si era manifestato la fece da padrone: democristiani da una parte che non vogliono ingerenze di comunisti dall’altra… Sembra storia di oggi. Ci fu il terremoto: io lasciai Cornigliano e molti ragazzi e ragazze seguirono il mio esempio. Se mi è concesso quella fu la vera fine Il ricreatorio parrocchiale San Giacomo di Cornigliano ha ospitato tantissimi ragazzi in occasione della prima Giornata dello Sport concludere la manifestazione, dove i protagonisti principali sono stati i giovani. Hanno partecipato a questa prima edizione sei società sportive: il Gsd Cornigliano, Polisportiva Cornigliano 79, Ginnastica Calasanzio, Celano Boxe, Ozanam Scuola Calcio, Centro Danza ICdS Genova Cornigliano, con le discipline: ginnastica artistica maschile e femminile, acrosport, ritmica, fitness, karate e podismo, boxe, hip hop, danze caraibiche salsa e bachata, Un doveroso ringraziamento va a Manlio Geirola per aver messo a disposizione il ricreatorio parrocchiale San Giacomo e ai negozi di Cornigliano per il loro contribuito. Un ringraziamento particolare per la fattiva ed efficiente organizzazione a Salvatore Micelli. E per finire, un grazie a tutti gli atleti, tecnici, volontari e genitori. Arrivederci all’anno prossimo.

Domenico Turco

La squadra di basket del GS Cornigliano 1977 in una riproduzione dell’epoca (nell’unica immagine che ci è stata messa a disposizione, ndr) del basket a Cornigliano. Sono passati tanti anni ma essendo io nato e cresciuto in piazza Massena non posso mai dimenticare la mia Cornigliano e avendo avuto la fortuna di allenare altre squadre liguri (oggi sono responsabile dello sportello fiscale del Coni) ho sempre rimpianto di non aver realizzato a Cornigliano un dream team tutto nostro. Nel ringraziarvi per il tempo che mi avete dedicato, auguro le migliori fortune per il vostro bellissimo periodico. Con cordialità”. Mimmo Napoli

Sei società hanno partecipato alla Giornata dello Sport: Gsd Cornigliano, Polisportiva Cornigliano ‘79, Ginnastica Calasanzio, Celano Boxe, Ozanam Scuola Calcio e Centro Danza ICdS Genova

Ezio Pescheria

Via N. Cervetto, 40 calasanziogenova@libero.it

Il pesce fresco del golfo ligure Genova Cornigliano Via Cornigliano 160 r tel. 010.6505787 Via Bertolotti, 51 r tel. 010.6512212


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Asd Genova Calcio, tante novità al via Vacca: “La partenza fa ben sperare” Come nelle precedenti edizioni, anche quast’anno riprendono i campionati di calcio a tutti i livelli. Al lavoro quindi tutte le Società che si dividono in base a programmi e obiettivi da mettere in pratica nell’arco dell’anno; arrivare primi o allestire una squadra che comunque possa ben figurare nelle varie categorie. Anche quest’anno daremo spazio a tutte le Società sportive presenti nel territorio di Cornigliano, indifferentemente dal fatto che pratichino calcio o altre discipline. Gli ottimi risultati ottenuti dalle pagine del nostro giornale hanno aiutato le varie Società a farsi conoscere, a parlare delle loro attività mettendo in risalto quanto di buono hanno fatto e quanto meglio potrebbero fare se, in qualche modo, anche le Istituzioni si interessassero di più ai problemi del territorio. Detto questo, partiamo con la Società che merita sicuramente la prima parte, per essere stata durante tutta l’estate la più “discussa”. Parliamo della A.S.D. Genova Calcio, nata da un’inevitabile fusione fra tre Società: la gloriosa Corniglianese, che fra sei anni avrebbe festeggiato il suo centenario, la VirtuSestri e la Polis. Al neo presidente Marco Vacca abbiamo chiesto una prima analisi. “Questo—risponde Vacca—per noi rappresenta l’anno di partenza, la nuova politica gestionale che insieme ai miei collaboratori stiamo mettendo in pratica ci ha permesso di modificare e migliorare radicalmente questa struttura che necessitava di tanti interventi, indispensabili per iniziare la stagione nel migliore dei modi, gli altri faranno parte di uno specifico programma che attueremo nel corso del prossimo anno e che comporterà uno sforzo economico considerevole. Mettere insieme tre Società con entità diverse, dislocate in altrettante sedi, la gestione dei campi di pertinenza e quant’altro, non è cosa semplice. Lavorerò trasmettendo l’entusiasmo che non solo io, ma tutto lo staff dirigenziale metteremo a disposizione dei nostri collaboratori e di quanti avranno a cuore le sorti di questa nuova Società, non sarà impresa facile ma faremo di tutto per fare bene e il considerevole aumento degli iscritti è sicuramente un dato che fa ben sperare”. Andando avanti nello specifico, iniziamo con la Scuola Calcio e chiediamo al responsabile Gianluca Piccarreta una sua analisi pratica sull’andamento dei lavori in prossimità dei campionati: “Con i miei più stretti collaboratori, Roberta Veneziani, Luca Daniele, Davide Callegari, Alessandro Zangari e Francesco Guernieri, stiamo affrontando in piena sintonia la stagione. Abbiamo a

disposizone 30 tesserati, siamo all’inizio e non è mai facile fare un programma con tanti ragazzi che ancora non si conoscono, in più c’è da tener conto che, essendo sempre aperte le iscrizioni, ogni settimana ci sono inevitabilmente dei nuovi arrivi, quindi gli istruttori si ritrovano a svolgere il loro lavoro con inevitabili programmi differenziati ma non abbiamo nessuna difficoltà, visto il numero degli istruttori, ad affrontarli e a gestirli nel migli- Nella foto: Marco Vacca, neo presidente dell’ASD ore dei modi“. Genova Calcio Franco Venturino, allenatore degli esordienti per la leva 2001 dice: “La stagione è appena iniziata, il lavoro da svolgere è enorme, gestire 27/30 ragazzi suddivisi in due squadre è stata una scelta dettata e condivisa dalla Società che ringrazio per avermi dato questa opportunità. Condivido con Michael Celano il programma di gestione delle due squadre, ragazzi che non si conoscevano e che giocano insieme per la prima volta hanno bisogno di raggiungere quell’amalgama Scuola ASD Genova Calcio: alcuni allenatori necessario negli schemi di gioco che proviamo continuamente durante gli allenamenti. Lavoriamo per trovare singolarmente le posizioni che meglio si adattano ai ragazzi abituandoli alla visione di gioco e non ultimo al corretto comportamento in campo e fuori come rispettare l’avversario e l’arbitro durante le gare”.

Celano ci prova E con la boxe scopre la bocciofila

sato che questi locali, di circa 1000 mq, potessero essere utili diversamente e rendendo Cornigliano più “sportivamente” unita e attiva come un unico e grande centro sportivo polivalente. A Cornigliano spesso è stato pensato di dedicare tutto uno spazio per lo sport ipotizzando di riutilizzare il mercato comunale o di costruire un palazzetto del tutto nuovo. Ma il mercato è già conteso da diverse associazioni perciò la gestione risulterebbe troppo caotica. Lo spazio della bocciofila invece sarebbe un’ottima soluzione per una serie di motivazioni: i locali e gli spazi sarebbero già pronti impedendo così l’ammontare di spese e lunghi periodi d’attesa per la costruzione e per la posizione che sarebbe centrale e comoda rispetto alle abitazioni e alle scuole circostanti. Presso la bocciofila si creerebbe così un luogo di interesse comune in cui organizzare manifestazioni ed eventi sportivi con più palestre di diverse discipline: dalla danza alla ginnastica, dalle arti marziali fino alle arti da combattimento su ring come boxe, kick boxing e savate, permettendo così la nascita di un vero e proprio cuore pulsante di intrattenimento e divertimento per le famiglie. Francesca Comparato

Il 13 ottobre è stata organizzata dalla Celano boxe una manifestazione sportiva presso la bocciofila di Cornigliano in cui si sono svolti match che hanno riscontrato successo e interesse da parte degli appassionati. La palestra Celano Boxe si trova in via Rolla e conta numerosi iscritti che si allenano a livello dilettantistico e professionistico. Gli stessi coordinatori della palestra Celano, i fratelli Enzo e Paolo (nella foto, all’angolo), hanno messo a punto una serie di “ritocchi” allo spazio, inserendo una moquette rossa e blu e montando il loro ring sotto ai riflettori per aumentare la teatralità degli incontri. Il loro intento principale però era quello di sottolineare la valenza utile dei locali della bocciofila, precedentemente messa a disposizione dalla Croce bianca come luogo di incontro per i corniglianesi. Poco tempo fa risultava affittabile per eventuali cerimonie e feste ma un gruppo di persone utilizzò tale spazio in maniera poco adeguata, sporcando, danneggiando la struttura e creando disagio ai condomini dei caseggiati adiacenti. Per tale motivo la polizia decise che i locali non sarebbero stati più disponibili all’affitto per feste o cerimonie. I Celano hanno pen-

Sergio Daga


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L’avvocato risponde Caro avvocato, Sono vedova e senza figli. Sono anziana ma godo per ora di buona salute, benché con la sola pensione di reversibilità del mio povero marito mi risulti sempre più difficile tirare avanti. Vorrei donare la mia casa in cui vivo - e che ho acquistato non senza sacrificio più di trenta anni or sono -, ad un ente religioso in cambio dell’impegno dell’ente a curarmi ed assistermi fino alla mia morte. Così facendo potrei risparmiare gli oneri fiscali e di amministrazione dell’immobile e mi garantirei la sicurezza di essere curata ed assistita per tutta la restante parte della vita. E’ possibile attuare questo mio proposito? Come posso tutelarmi? M.L. Cara Signora, Il suo proposito è senza’altro attuabile. Lei mi parla di donazione ma, in astratto, il suo intento è perseguibile anche facendo ricorso ad un contratto non già a causa liberale, quale è senz’altro la donazione, ma a causa onerosa, dove lo scambio è dato dalla cessione della proprietà dell’immobile in cambio dell’assistenza morale e materiale sua vita natural durante. Detto ultimo contratto, che non è autonomamente disciplinato nel nostro ordinamento, è detto contratto di mantenimento e si caratterizza per il fatto che una delle parti si impegna a provvedere alle esigenze di vita dell’altra non già, come nella rendita, corrispondendo periodicamente una somma di denaro ma provvedendo con una attività, di regola, non fungibile e consistente in un fare. Il fatto che detto contratto non sia normato impone una minuziosa disciplina di tutti i diritti e di tutti gli obblighi nascenti. Particolare riguardo poi dovrà essere dato alle garanzie, reali o personali, che, necessariamente, dovranno esserle rilasciate al fine di garantirla dall’inadempimento dell’ente alle obbligazioni che questi andrà ad assumere nei suoi confronti. Nulla vieta comunque Lei possa ricorrere in via alternativa ad una donazione. In questo caso, il suo intento di essere assistita sua vita natural durante, potrà essere attuato imponendo all’ente donatario un onere: l’assistenza morale e materiale in suo favore per il resto dei suoi giorni. Le segnalo che Lei può ed anzi le consiglio di pattuire, ai sensi dell’art. 793 c.c., la risoluzione della donazione per il caso di inadempimento del donatario all’onere da lei imposto. Se lei non pattuisse espressamente detta risolubilità della donazione per il caso di inadempimento all’onere, la donazione, a differenza del testamento, non si risolverebbe e lei non potrebbe ritornare ad essere proprietaria del suo appartamento, ciò benché l’adempimento dell’onere sia stato il motivo unico o determinante della disposizione. Matteo Savio, avvocato

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La cucina di “Nonna Papera” (Leda Buti) Storia delle ricette che hanno fatto la storia La pizza all’Andrea, sostanzialmente una focaccia con i pesci salati, è di origine ligure e ha assunto parecchi nomi: sardenaire, pissadella o pissalandrea, dal nome di Andrea Doria, il famoso ammiraglio di Oneglia che ne era particolarmente ghiotto. Ovviamente al tempo di Doria sulla pizza non veniva stesa la polpa di pomodoro in quanto questo ortaggio era ancora guardato con sospetto e considerato solo una pianta ornamentale. Andrea Doria, ammiraglio e uomo politico genovese, inizia la sua ascesa al servizio Andrea Doria dell’imperatore Carlo V. Riesce in breve tempo a consoli- (Oneglia, Imperia, 1466-Genova, 1560) dare il proprio potere nel ritratto eseguito da Sebastiano del all’interno della Repubblica Piombo (1526) Villa del Principe, Genova oligarchica genovese: Genova ha ora il suo Principe che incarna gli ideali politici ed estetici del Rinascimento. Andrea Doria trasforma il suo palazzo in un’autentica dimora nobiliare, affrescata da Perin Del Vaga, allievo di Raffaello. Sebastiano del Piombo ci ha lasciato un dipinto in cui il Principe è ritratto in una dimensione più intima, accanto al suo gatto. Le sue spoglie riposano nella suggestiva cripta dell’Abbazia di Capodimonte, a San Fruttuoso di Camogli.

Pissalandrea o pizza all’Andrea Ingredienti: 4-6 persone. Pasta di pane: 500g farina bianca, 20g di lievito di birra, 4 cucchiai abbondanti d’olio, sale. Preparazione: versare la farina sulla spianatoia, con le mani aprire al centro un buco in cui versate il lievito di birra sbriciolato in modo di poterlo sciogliere bene ed amalgamarlo omogeneo alla farina, versare ½ bicchiere d’acqua tiepida, nella quale avrete sciolto un cucchiaino di sale fino, l’olio. Impastare con energia, l’insieme deve risultare morbido e liscio, a questo punto prendete la pasta e schiacciatela con forza più volte sulla spianatoia: ripetere molte volte questa operazione, poi mettetela a lievitare in una larga terrina infarinata coperta con un tovagliolo e posto in un luogo tiepido, praticate sulla superficie un taglio a croce, (il processo lievitante si sviluppa quando la pasta avrà raddoppiato il suo volume), toglietela dalla terrina e rimettetela sulla spianatoia, qui verrà nuovamente sbattuta più volte sull’asse. Ungere una teglia rotonda, stendere la pasta con le mani fino a raggiungere i bordi e preparare pizza: fate un soffritto di cipolle, stendete il pomodoro, il soffritto, le acciughe salate tagliate a pezzetti e spicchi d’aglio non spellati, sparsi qua e là, foglie di basilico, spolverizzate con abbondante origano, irrorate di olio e cuocete in forno già caldo a 200° per 25 minuti.

Numeri utili Pronti interventi Carabinieri 112 Polizia 113 Vigili del fuoco 115 Guardia di Finanza 117 Emergenza sanitaria 118 Emergenza incendi 1515 Guardia costiera 1530 Viaggiare informati 1518 Vigili urbani 0105570 Cornigliano Carabinieri 0106469983 Comune 0106500068 Croce Bianca 010651276 0106512817 Illuminazione pubblica 800523188 Polizia 010648001 Polizia municipale 0105577195 A.C.I. 803116 Taxi 0105966 ASL Guardia medica 010354022 CUP prenotazioni 0105383400 AMT Linee e orari 0105582414 Trenitalia Orario treni 92021 Aeroporto Informazioni 01060151


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Acquisto della casa e imposta di registro Dal 1 gennaio le nuove aliquote Salvo i soliti cambiamenti “all’italiana” dell’ultima ora, dal 1° gennaio 2014, entreranno in vigore le nuove aliquote dell’imposta di registro sull’acquisto della casa. Acquisto prima casa Nell’ipotesi di acquisto di un appartamento con le agevolazioni prima casa da un privato, le imposte dovrebbero scendere significativamente grazie alla contemporanea riduzione dell’imposta di registro dal 3% al 2% e delle imposte ipotecaria e catastale da 168 euro ciascuna a soli 50 euro cadauna. Abbiamo inoltre sottolineato come d’altro canto l’imposta di registro si verserà, in base alle percentuali sopra indicate, con un importo minimo di 1000 euro (il che dovrebbe creare aggravi solo per i piccoli acquisti) e della semplificazione apportata al concetto di casa non di lusso, che è una delle condizioni per godere delle agevolazioni prima casa, e che andrà soddisfatta verificando semplicemente la categoria catastale invece dei complessi requisiti della legge Tupini. Se l’acquisto con agevolazioni prima casa viene effettuato direttamente da un’impresa che applichi l’Iva, l’aliquota Iva è ridotta al 4% e si pagano le imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa di 168 euro ciascuna. Dal 1° gennaio le cose non dovrebbero cambiare di molto: l’aliquota iva infatti resterà del 4% mentre le imposte di registro, ipotecaria e catastale aumenteranno a 200 euro ciascuna, con un modesto incremento se si rapporta ai valori economici in gioco. Acquisto seconda casa Non sempre però si rientra nelle molte condizioni necessarie ad avere diritto alle agevolazioni prima casa. A volte anche una piccola quota di proprietà può negare di fatto il bonus e le imposte sono molto più pesanti. Se si acquista una seconda casa da un privato, con le regole attualmente in vigore, le imposte da corrispondere al fisco sull’acquisto sono l’imposta di registro del 7%, l’imposta ipotecaria del 2% e quella catastale dell’1%, per un totale (7+2+1) del 10%. Con le nuove regole invece le cose dovrebbero migliorare: l’imposta di registro aumenterà al 9% ma le imposte ipotecaria e catastale si pagheranno in misura fissa per un importo di 50 euro ciascuna. Acquisto da impresa Anche la seconda casa naturalmente può essere comprata da un’impresa, magari da un costruttore che pratichi prezzi particolarmente convenienti, oppure da una società immobiliare che compra e vende immobili al pubblico. In questo caso se l’impresa applica l’iva occorre fare i conti anche con questo tributo. Oggi l’iva si applica con aliquota ordinaria del 10% (tranne il caso di immobili di lusso) e le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura di 168 euro ciascuna. Da gennaio 2014 le cose dovrebbero rimanere sostanzialmente analoghe: l’Iva, che è il tributo più caro per l’acquirente, resterà identica mentre le imposte di registro, ipotecaria e catastale saliranno a 200 euro ciascuna, con un incremento totale perciò piuttosto contenuto, sempre considerando l’intero ammontare da girare nelle casse bisognose del fisco. Andrea Scibetta Agente Immobiliare FIAIP

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Tosse Cause, sintomi, rimedi La tosse è un'espirazione brusca, riflessa o volontaria, in risposta all'irritazione delle vie aeree superiori, che assicura l'espulsione rapida dell'aria dai polmoni. Non costituisce una patologia in sé ma è piuttosto un sintomo che può essere scatenato da diversi agenti irritanti, quali particelle di fumo, smog, aria eccessivamente fredda, presenza di un corpo estraneo o muco in eccesso. La terapia della tosse è piuttosto complessa ed è indispensabile stabilirne la causa. Spesso accompagna i malanni di stagione, influenza e raffreddore o un'infiammazione dei seni nasali ma può anche essere causata da patologie più gravi, quali asma o bronchite ma anche da patologie che non interessano l'apparato respiratorio, come il reflusso gastroesofageo o l' uso di alcuni farmaci anti ipertensivi. Nella scelta del giusto rimedio è necessario distinguere tra tosse secca, dove non si ha produzione di muco, e tosse grassa accompagnata da catarro. Nel primo caso la tosse è estenuante e spesso impedisce il sonno; quindi è utile l' uso di sedativi della tosse come il destrometorfano bromidrato e il potassio solfoguaiacolato in gocce o in sciroppo o in caramelle, da assumere durante il giorno ma in particolar modo la sera prima di coricarsi, poiché la posizione orizzontale aumenta lo stimolo. Nel caso della tosse grassa invece è bene non calmarla con i sedativi poiché lo stimolo della tosse serve proprio a liberare le vie aeree dal muco in eccesso che rende difficoltosa la respirazione e favorisce l'insorgenza di infezioni. In questo caso è indicato l'utilizzo di mucolitici e di espettoranti che fluidificano il catarro e ne favoriscono l'eliminazione, come la carbocisteina, l'acetilcisteina, l'ambroxolo, la bromexina. Inoltre è utile bere molta acqua ed eseguire dei suffumigi o aerosol. La natura offre un valido aiuto per alleviare la tosse. Tra le piante che contengono principi attivi ad azione sedativa c'è la drosera, la grindelia, il rosolaccio, l'altea, la malva e la piantaggine. Le piante ad azione espettorante ed emolliente sono la poligala, il marrubbio, la liquirizia. Consiglio del farmacista: nessun farmaco che sia espettorante o sedativo della tosse può essere utilizzato per periodi protratti e se dopo un breve periodo di assunzione non ci sono risultati apprezzabili è necessario consultare il medico. Dottoressa Jose Cuffaro, farmacista

Liguria Energia diventa “gas e luce” Per una proposta energetica completa e una presenza certa sul territorio rinnovare la nostra missione territoriale: adesso siamo davvero in grado di garantire ai Corniglianesi un’offerta sempre più completa e vicina alle loro esigenze. Nel nostro negozio dunque è possibile ottenere una consulenza gratuita sulle proprie bollette energetiche e sui relativi consumi, scoprire le opportunità del mercato libero e sottoscrivere i contratti “luce e gas”. Come già accadeva per il gas siamo a disposizione per aiutare i Corniglianesi a risolvere in maniera semplice e veloce tutte le pratiche luce: non solo nuove attivazioni, volture e subentri ma anche l’autolettura dei consumi così da evitare spiacevoli conguagli, nonché ricevere supporto per la comprensione delle proprie fatture. Per questi servizi e scoprire le vantaggiose offerte di Liguria Energia, venite a trovarci presso il nostro negozio in Via Cornigliano 224/R con una copia delle vostre bollette negli orari di apertura (da martedì a sabato mattina dalle 9:00 alle 12.30; da martedì a venerdì pomeriggio tra le 17:00 e le 19:00). Quando all’inizio di quest’anno abbiamo deciso di aprire il primo negozio di Liguria Energia, proprio qui, sul nostro territorio, abbiamo voluto dare un segnale forte di vicinanza a Cornigliano e ai Corniglianesi. Invece di affidarsi al solito call- center o ad agenti porta a porta, noi abbiamo deciso di metterci la faccia per garantirvi un servizio attento e preciso. Ed ora, che abbiamo potenziato la nostra offerta attraverso la vendita di luce, possiamo garantire sempre più servizi di qualità. Sappiamo soddisfare qualsiasi tipo di esigenza energetica per ogni tipo di cliente, dalla famiglia alla grande industria, per diventare il punto di riferimento alla portata di tutti i Corniglianesi. Grazie al nuovo investimento, che ci consente di assicurare una proposta energetica completa, abbiamo voluto


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Prolocomesexmese PROGRAMMA CIOCOFANTASY® MAGIC SHOW 2013 Palazzo Bombrini via Muratori Ge-Cornigliano Sabato 16 novembre 2013 Ore 10 Apertura stands nel Salone delle feste con degustazione e vendita prodotti in cioccolato di alta qualità fino alle ore 23 Funziona bar ristoro con le famose focaccette di Voltri farcite alla crema di Novi Ore 15 - 19 Nella sala Solimena a cura di Ago il Mago, spettacoli di magia per bambini e famiglie. Lo spettacolo verrà ripetuto più volte nel pomeriggio. Nel parco e nella villa intrattenimento e giochi di prestigio con I prestigiatori del Club Lanterna Magica di Genova e del Magic Team Savona. I gemelli Cossu allieteranno la festa con sonate di violino. Truccabimbi magico di Ci Pa Da Ore 15 Inizio laboratorio interattivo con abili maestri cioccolatieri che eseguiranno sculture in tema magico che terminerà domenica. Ore 21.30 Il Mago della tv Gabriele Gentile, Mago da Legare, presenta il Gran galà della magia con la partecipazione di Alex Rivetti, Adriano, Ago il Mago e Manuel. Domenica 17 novembre 2013 Ore 10 Apertura stands nel Salone delle feste con degustazione e vendita prodotti in cioccolato di alta qualità fino alle ore 20 Funziona bar ristoro con le famose focaccette di Voltri farcite alla crema di Novi Ore 15 - 19 Nella sala Solimena a cura di Ago il Mago, spettacoli di magia per bambini e famiglie. Lo spettacolo verrà ripetuto più volte nel pomeriggio. Nel parco e nella villa intrattenimento e giochi di prestigio con i prestigiatori del Club Lanterna Magica di Genova e del Magic Team Savona. Truccabimbi magico di Ci Pa Da Ore 15 Prosecuzione laboratorio interattivo dei maestri cioccolatieri che terminerà alle ore 19 con premiazione e sorteggio tra i presenti delle sculture eseguite. Per tutta la durata della manifestazione maghi, prestigiatori e musicisti renderanno piacevole il soggiorno dei visitatori. Un biglietto numerato, che concorrerà all'estrazione di sculture di cioccolata, verrà distribuito gratuitamente agli intervenuti che effettueranno almeno un acquisto. L'ingresso alla fiera, a tutti gli spettacoli e l'ampio parcheggio con ingresso da via Muratori sono gratuiti Pro Loco Cornigliano Ligure

ASD Polisportiva Cornigliano Futura Affiliata UISP- CONI Per una buona forma psicofisica a tutte l’età Nuovo impianto Via Cornigliano 43 vicino supermercato CONAD

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Gara di solidarietà fra gli Alpini E al VII raduno del Ponente ligure nasce il loro “giardino”

Adiacente alla sede del gruppo dell’Associazione nazionale Alpini della nostra delegazione esisteva, da tempo immemore, una giungla che la affiancava, proprietà del Comune. Ogni volta che entravamo nelle nostre anguste stanzette sognavamo di allargare, in quella savana, i nostri orizzonti. Bussa, chiedi, spingi, premi, spera. Siamo testardi noi Alpini. Alle carte. Arrivano i permessi, si entra. Con il fondamentale aiuto della circoscrizione, dell’ASTER e dell’AMIU ci mettiamo all’opera in un quadrato di terra spoglio, umido e nudo, tutto da valorizzare. Siamo pochi noi, buoni ma troppo pochi. Matura così la proposta vincente: mobilitare il settore ANA del Ponente Ligure e tenere a Cornigliano il VII° raduno. Tutti coinvolti. Da Cogoleto ad Arenzano, a Voltri, Sestri, Masone, Rossiglione, Campoligure e Genova centro. La solidarietà degli Alpini è proverbiale: quando c’è bisogno si rimboccano le maniche e si

aiutano a vicenda. Culmine di tutti gli sforzi: sistemazione dell’area verde e sua illuminazione, monumento agli Alpini caduti senza croce, cappellina dedicata all’Alpino medaglia di bronzo Beato Carlo Gnocchi, consegna della tessera onoraria dell’ANPI in memoria dell’Alpino e partigiano Giuseppe Salvarezza, “Pingu”, medaglia d’oro della Resistenza. VII° raduno ANA settore e sezione di Ponente. Date fissate per l’inaugurazione e le manifestazioni il 28-29 settembre. Nasce così il

“Giardino degli Alpini” ivi compresa la casetta in legno adibita a magazzino di gruppo. La roccia monumentale arriva dalle cave dell’entroterra chiavarese, dono di un alpino, responsabile ANA del settore di levante. L’aquila che la sormonta, giunge da Villanova di Mondovì. La cappelletta di don Gnocchi è stata progettata da un amico architetto ed edificata dagli alpini del gruppo di Masone. Sabato 28 settembre, sotto un cielo grigio e poco promettente sale sul pennone e garrisce nel vento la nostra bandie-

ra tricolore, c’è commozione da tutti. Una delegazione del gruppo di Cornigliano si reca presso il monumento a Guido Rossa, alpino ed accademico del C.A.I. per ricordarlo, con rimpianto. Viene posto un mazzo di fiori. Ci pensano le Penne Nere di Cogoleto e Masone a scacciare la malinconia. In piazza Rizzolio vengono distribuite farinata calda e croccanti “frisceu”. La giornata si chiude nella parrocchia dei Santi Andrea e Ambrogio. Ospiti di don Andrea i cori Soreghina e Rocce Nere, con le loro cante ci trasportano nell’atmosfera delle montagne. Domenica 29 settembre. San “Sereno” non è un amico. Piove a secchiate. Un diluvio. Nessuno si è tirato indietro. Tutti ai propri posti per l’accoglienza. Sono presenti il gonfalone e le autorità regionali, della provincia, del comune, della circoscrizione, militari, Ana, Anpi e Cai. Alle 9 viene deposta una corona d’alloro ad onorare il monumento ai caduti partigiani in piazza Melis. Incuranti del maltempo, perfettamente schierati sono presenti vessilli e gagliardetti di una marea di penne nere. Dal Piemonte, Lombardia, Liguria, sono qui e si son levati ad affermare: “Noi ancora e sempre ci siamo e ci saremo”. Formato il corteo e sfilando per le vie di Cornigliano, pavesate di tricolore, tutti sono affluiti verso il “Giardino degli Alpini” voluto fortemente dal gruppo della nostra delegazione. Commovente, semplice e austero lo svelamento e l’inaugurazione della cappellina dedicata al Beato e lo scoprimento del monumento degli Alpini caduti in silenzio e senza croce. Nella cappellina è stato posto un dipinto raffigurante il beato Gnocchi (opera del pittore Archimede Cattaneo) donato dal responsabile sezionale del nostro gruppo, una statuina ci è pervenuta dalla

fondazione voluta dal don Gnocchi per alleviare le sofferenze dei bambini malati ed invalidi. Ai piedi, in una teca, il gruppo alpini di Inverigo ha portato il cappello alpino del beato. Doveroso il mazzo di fiori per rendergli omaggio. Nella roccia che ricorda i caduti senza croce è stata inserita una fusione ovale in bronzo e una targa per immortalare il loro sacrificio. L’aquila che la sovrasta spiega le sue ali a perenne ed eterna protezione. Suggestiva la benedizione impartita da padre Celestino con un fiore e poche semplici parole. Le autorità

presenti hanno voluto ricordare gli ideali di spirito e di solidarietà tipici del Corpo al quale con umiltà e fierezza apparteniamo. A coronamento il rappresentante dell’Anpi ha ricordato il partigiano alpino Salvarezza, eroe della resistenza e della Patria. Una tessera ad honorem dell’Anpi è stata consegnata al presedente Ana Cen-

trale legando tutti gli alpini liguri all’associazione partigiana gemellandoli per sempre. Ricompattate le file con labari, vessilli e gagliardetti le penne nere hanno sfilato in corteo verso la chiesa SS. Andrea e Ambrogio per la celebrazione della messa. Il rancio alpino ha riunito tutti i partecipanti in modo conviviale chiudendosi con una splendida e buonissima torta. Volutamente non sono stati riportati nel testo nomi di autorità, partecipanti, collaboratori e società che si sono adoperati per la riuscita della manifestazione. Agli uomini e alle donne che in silenzio e umilmente si sono impegnati. Ai gruppi, alle sezioni e agli amici: grazie, grazie, grazie. Un abbraccio ferreo e potente ci accomuna. Una forte stretta di mano e un arrivederci nel nome degli ideali etici che sono propri a tutti gli uomini onesti, a tutti gli Alpini d’Italia. Ad maiora. Angiò e Francesco Travo

Villa Duchessa di Galliera Residenza Sanitaria Assistenziale e Centro Diurno la ASL 3 partecipa alle spese della famiglia Via Nino Cervetto 38 B 16152 Genova Cornigliano – Parco del Calasanzio Tel. 010 6041550 - 010/6040149 – Fax 010/6012188

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I ricordi di Lucia Fotografie d’altri tempi: la gita fuori porta a due passi da casa

L’antico complesso monastico, ora sconsacrato, dell’abbazia di Sant’Andrea Villa Duchessa di Galliera, un angolo di Cornigliano nel verde, un po' inaspettato se vogliamo, dove sorge anche un Centro diurno per anziani: un posto dove le persone possono trascorrere la giornata partecipando a diverse attività, ma anche rimettendosi in gioco, stringendo nuovi legami e raccontando le loro storie. Ed è proprio il pezzettino della storia di vita di una signora di Cornigliano che si racconta qui, una piccola parte di ricordi che lascia immaginare un quartiere completamente diverso da quello che appare oggi ai nostri occhi. Lucia è una corniglianese per scelta: nasce in centro città, “a Genova”, come dicono gli abitanti della periferia, e all'età di tre anni la sua famiglia si trasferisce a Cornigliano perché, come dice lei, "una volta era un luogo di villeggiatura, c'era tanto verde, l'accesso facile ai bagni, insomma una zona tranquilla e poco trafficata": il posto ideale dove costruire una famiglia e avviare un'attività. Racconta, infatti, che sua mamma

sapeva destreggiarsi bene tra ago e filo e in breve tempo riuscì ad aprire un negozio di sartoria nella via principale del quartiere. Non è di molte parole Lucia, ma vuole raccontare un ricordo d'infanzia a cui è particolarmente affezionata e bastano anche poche frasi e la dolcezza con cui sono pronunciate per immaginare un mondo diverso, per ritrovarsi in un quadro dipinto con tanto verde, con un profumo antico e il sapore delle gioie semplici. La cornice del quadro è la collina degli Erzelli: siamo nella zona dell'Abbazia di Sant'Andrea, un antico complesso monastico, ora sconsacrato, nelle cui vicinanze sorgeva un antico convento benedettino. Si ricorda, Lucia, di quei monaci: il quadro è descritto con gli occhi di una bambina, ma non è difficile immaginare quanto potesse essere piacevole trascorrere un pomeriggio in collina, a due passi da Cornigliano, immersi nella pace e nella tranquillità, là dove la vita assume realmente il ritmo del passo

dell'uomo. E allora ecco che appaiono orti e prodotti della terra curati e raccolti da mani laboriose, qualche passo più in là e si avverte un ronzio, quasi impercettibile, e un profumo inconfondibile: allevamenti di api e tanti vasetti di miele dorato; il tutto accompagnato da quel sottofondo musicale che è un misto di passi, urla, risate: il gioco libero e spensierato dei bambini. È questo che l'immaginazione lascia intravedere quando Lucia parla: fotografie d'altri tempi e di paesaggi ormai sempre più rari intorno a noi, racconti di tempo libero, di spensieratezza: quando la gita fuori porta era sulla collina a due passi da casa. La storia prosegue, ma per continuare occorre prendere il pennello, intingerlo

di grigio e continuare a dipingere il quadro: siamo alla fine degli anni cinquanta (circa), i monaci abbandonano la collina e il luogo delle gite pomeridiane dei bambini si trasforma piano piano nella sede di una centrale elettrica e in un deposito per container. La memoria di Lucia torna a valle e a una Cornigliano che cambia aspetto: da superbo luogo di villeggiatura con Castello Raggio come simbolo, a orgoglio del settore industriale cittadino e nazionale. Cambio d'abito per il quartiere e cambio di volti per le strade: si scorgono sempre meno turisti e abitanti della zona ai "bagni" e diventa, invece, molto più facile incontrare lo sguardo di uno sconosciuto, un trasfertista o un immigrato da un'altra regione, il cui unico motivo per cui si trova a passeggiare per Cornigliano è perché qui ci lavora. È il segno di un quadro che si trasforma, ma anche di una società che cambia e che segnerà un passaggio fondamentale. Ma questa è un'altra storia e chissà che non venga raccontata anche su queste pagine, prima o poi. Simona Cardellino

Dopoguerra: veduta del Castello Raggio e dell’abbazia di Sant’Andrea alle cui spalle si trova la spianata degli Erzelli (cartolina collezione Bellini)

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1/CORNIGLIANESE 1919 Far rinascere i gloriosi “neroverdi” Buongiorno a tutta la redazione del giornale ilCorniglianese. Volevo esprimere tutto il mio disappunto verso l’accaduto riportato sul giornale del mese di settembre 2013. L’articolo in questione è quello titolato “Nasce la Asd Corniglianese 2013 Si affilia alla FIGC ma rinuncia al campionato”. Volevo precisare che io non faccio parte della suddetta società ma sono solo un estimatore della Corniglianese. Chiarito questo proseguo nello spiegare il mio disappunto. In primo luogo la decisione di far sparire dal pianeta calcio dilettantistico una gloriosa società come la Corniglianese 1919 che fra pochi anni avrebbe compiuto “100” anni di storia che era l’orgoglio di Cornigliano non mi sembra una decisione presa da persone che tenevano a questa società ma solo una questione di business: possibile che altre società, pur scendendo di categoria e fallendo, mantengono il loro nome e blasone? Questo è accaduto per squadre professionistiche ma anche per squadre dilettantistiche, o sbaglio? Far nascere una società con il nome di Genova sul campo di Cornigliano che senso ha? Con tutto il rispetto per le persone che hanno creato e credono in questa fusione a tre. Da tifoso della Corniglianese 1919 avrei sicuramente preferito vederla in terza categoria ma con il suo glorioso Nome. Personalmente mi risulta, tramite persone che avevano figli che giocavano nella Corniglianese 1919, che questi sarebbero stati allontanati da ciò che loro sentivano come una seconda pelle: la maglia neroverde. Forse questi atleti non erano all’ altezza per la nuova società? La ASD Corniglianese 1919 non guardava solo l’aspetto calcistico ma faceva anche del

e lettere alla redazione

“sociale” facendo allenare e giocare ragazzi non certo coi piedi alla Messi ma faceva sì che questi ragazzi fossero impegnati e non stessero per strada. Comunque per questo discorso sono il meno adatto a parlarne ma di una cosa sono pronto a controbattere: se qualcuno farà rinascere la Corniglianese sarà per me, e penso

per molti abitanti di Cornigliano, il numero uno. La nostra casacca neroverde è giustissimo che venga indossata da una nuova compagine con un nome glorioso: Corniglianese. Luca Ferrari

2/CORNIGLIANESE 1919 Una fine che lascia perplessi e delusi Spiace che il signor Luigi Tassone (ex presidente della Corniglianese 1919, ndr) trasformi un problema reale del quartiere in una questione personale; non aveva espresso la medesima opinione allorché, incontrato due mesi fa a Cornigliano, condivideva con me la delusione per la fine della Corniglianese. Siccome però nel suo scritto vi sono attacchi personali e palesi menzogne, voglio chiarire alcuni aspetti: durante il mio impegno in circoscrizione dal 1985 al 1993, insieme agli amici Mauro De Giorgio e Rino Lecce, sostenni l’esigenza che a Cornigliano e alla Corniglianese venisse restituito il glorioso campo Bacigalupo, demolito nel 1964, mediante la costruzione di un nuovo impianto nelle aree liberate dalla acciaieria di Campi, chiusa nel 1989. L’impianto venne poi inaugu-

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rato il 12 marzo 1994 quando ormai il mio impegno in circoscrizione era finito ed è quindi palesemente falso, oltre che politicamente inconcepibile, che mi sia astenuto sull’assegnazione, avvenuta in sede locale, dell’impianto alla Corniglianese. A tal proposito basta contattare i summenzionati Lecce e De Giorgio per avere una conferma di ciò che affermo. Corrisponde al vero che nel 1995, sollecitato da alcuni amici, grazie al contributo di quattro associazioni di Cornigliano (i Circoli Campi, Rizzolio e Uguaglianza ed il Sampdoria Club Bollano) e come naturale continuazione dell’attività amatoriale del Circolo Campi, abbiamo dato vita al G.S. Cornigliano che vinse immediatamente il campionato di calcio di terza categoria e sfiorò nel 1997 una ulteriore promozione; ma è altrettanto vero che alla fine di quella stagione convinsi i miei compagni di avventura che era realistico e naturale confluire nella Corniglianese, militante anch’essa in seconda categoria, che riconquistò negli anni una posizione più consona ai colori neroverdi anche grazie al contributo di alcuni nostri atleti, dirigenti ed collaboratori (Cisternino, Di Rosa, Marco Flori, Stefano Flori, Mentasti, Pais, Pirlone, solo per citarne qualcuno). Rimane, irrisolto, il problema vero: una gloriosa Associazione calcistica nata 94 anni or sono non esiste più e Tassone, così legato e sensibile ai problemi sportivi di Cornigliano, anziché esserne dispiaciuto e provare a rimediare, fa polemiche inutili. Ma si sa, spesso “quando il dito indica la luna lo sciocco guarda il dito”. Luciano Tagliatti Ndr. Per un involontario disguido informatico abbiamo preso visione della mail del Tagliatti solo dopo un mese dalla nostra ricezione. Ce ne scusiamo con l’interessato e con i lettori.

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Ottobre 2013  CORONATA, VIABILITA’ E PROBLEMI DA RISOLVERE

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Le figurine di Anzalone

Troppa velocità e dissesto stradale Con una telefonata in redazione il signor Salvatore de Caro ha evidenziato due problemi di viabilità che interessano la delegazione. Il primo riguarda via Coronata che, secondo il nostro lettore, è diventata una pista ad alta velocità pur essendo una strada che impone il limite di 30 km all’ora. Tra l’altro, il cartello del limite di velocità è poco chiaro e visibile proprio all’inizio di via Coronata, in direzione collina. Il cittadino suggerisce di renderlo più visibile e di riproporlo lungo tutta la via. Il secondo problema riguarda la salita padre Umile dove, in prossimità di una ben curata colonia felina (autorizzata dal Comune), la

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strada si presenta con diversi ciottoli mancanti. Questi sassi sollevati dalle piogge — afferma de Caro — sono stati raccolti e custoditi nell’area della colonia felina. Siamo nella stagione delle piogge e occorre intervenire rapidamente per evitare che altri sassi si stacchino dalla loro sede. Quelli già sollevati e preservati dalla signora che si occupa della colonia sono a disposizione per il ripristino dell’antica creuza. La redazione

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Editore Pro Loco Cornigliano Autorizzazione del Tribunale di Genova n. 9/2012 del 18.04.2012 Il giornale è anche online sul sito della Pro Loco Cornigliano www.prolococornigliano.it Direttore editoriale Fabrizio Cartabianca presidente@prolococornigliano.it

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Quelli della redazione Carlo Mastrobuono Nato a Mogadiscio nel 1939 da padre pugliese, funzionario nel governo della Somalia italiana, e madre genovese, dopo la guerra ho abitato in via Tonale a Cornigliano. Sono sposato, con un figlio, e abito a San Martino. Ingegnere civile e dirigente d’azienda prima e poi libero professionista, ho lavorato al progetto di ponti e gallerie dell’Autofiori, di impianti prevalentemente per l’Italsider, ho progettato centrali nucleari con l’Italimpianti e, infine, ho lavorato a lungo per cantieri siderurgici in costruzione in Sudamerica, Asia e Medio Oriente. Da diversi anni consigliere della Lega Navale Italiana in Riviera, mi occupo della divulgazione in ambito scolastico di cultura marittima e sociale, di storia ligure e di ambiente. Il comandante Prospero Schiaffino, direttore del Museo Navale di Camogli, mi ha detto: “Non si offenda, se glielo dico di brutto, ma lei non deve essere genovese del tutto: un genovese al cento per cento non esternalizzerebbe mai l’affetto per la sua Città come lo sta facendo lei, perché i genovesi si genano a parlare bene di sé, cioè si vergognano”.

Auria Martelli Sono nata a Cornigliano 59 anni fa. Ora sono tornata a viverci dopo qualche anno. Ho un diploma da maestra d’asilo ma non ho mai insegnato forse perché mi sono sposata giovane. Ma nel tempo il mio diploma mi è servito per crescere i miei figli e ora per crescere i miei tre meravigliosi nipoti. Dall’anno scorso faccio parte della redazione de ilCorniglianese. Ho in cura l’archivio fotografico lasciato da Agostino Razzore al giornale dopo che ha concluso la sua attività professionale. Si tratta di un archivio cartaceo e informatico immenso che per la maggior parte tratta di Cornigliano e che bisogna organizzare e classificare. Mi ha riportata indietro nel tempo la documentazione relativa alle lotte delle donne di Cornigliano per liberare la delegazione dai fumi dell’acciaieria. Vorrei finalmente che Cornigliano tornasse quella di una volta anche se so benissimo che il mare è irrecuperabile ma la vivibilità, quella, può sempre migliorare.

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Cronache di Cornigliano (GE)

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