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Impatto sulla biodiversitĂ  di scelte di piano: caso Roncegno

Rocco Scolozzi

Impatto sulla biodiversitĂ  di scelte di piano: caso di studio Roncegno Terme

Scolozzi Rocco

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Impatto sulla biodiversità di scelte di piano: caso Roncegno

Rocco Scolozzi

Contenuti:

1. ECOMOSAICO: 1.1. VEGETAZIONE POTENZIALE 1.2. ECOMOSAICO ATTUALE (2006-08) 1.3. ECOMOSAICO AL 1985 1.4. CONFRONTO TRA ECOMOSAICO POTENZIALE A TTUALE 1.5. CONFRONTO TRA ECOMOSAICO A TTUALE E QUELLO AL 1985 2. BIODIVERSITÀ FAUNISTICA 3. FUNZIONALITÀ ECOLOGICA DEL TERRITORIO 3.1. RETICOLO IDROGRAFICO E FUNZIONALITÀ FLUVIALE 3.2. FUNZIONALITÀ DI HABITAT: CAPACITÀ DI BIODIVERSITÀ FAUNISTICA 3.3. CONNETTIVITÀ FUNZIONALE 4. VALUTAZIONE DI SCENARI DI CAMBIAMENTO DI USO DEL SUOLO 5. DALL’ANALISI ECOLOGICA AD ALCUNE INDICAZIONI PER LA PIANIFICAZIONE 5.1. INTERVENTI LINEARI 5.2. INTERVENTI AREALI

Parole chiave: Ecosistemi, funzionalità ecologica del territorio, corridoi ecologici, impatti da cambiamento d’uso del suolo, compensazione ecologica preventiva. Autore: Rocco Scolozzi, PhD scolozzi.rocco@gmail.com

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Premessa I territori del fondo valle alpino stanno subendo rapidi cambiamenti. Spesso questi cambiamenti sono caratterizzati da una ridotta prospettiva temporale delle strategie di sviluppo che si concretizza in una diffusione di aree residenziali e produttive e di infrastrutture, che si contendono reciprocamente lo spazio limitato a scapito di altri usi del territorio e degli ecosistemi. Il paesaggio culturale della Valsugana, emergente dall’uso storico delle proprie risorse territoriali, non è immune da questi processi. L’importanza degli ecosistemi e dei processi ecologici non si limita all’importanza della conservazione naturalistica, comunque richiesta dalle normative e indicazioni ai diversi livelli normativi, da quelli europei a quelli provinciali. Gli ecosistemi svolgono una varietà di funzioni necessarie per la sopravvivenza e la qualità di vita in un territorio. Queste funzioni possono essere valutate anche in termini economici, si parla allora di servizi ecosistemici: benefici che gli ecosistemi erogano gratuitamente all’uomo. Esistono delle strette relazioni tra funzionalità/salute degli ecosistemi e servizi ecosistemici e tra questi e il benessere sociale. Anche limitate riduzioni di questi servizi in un territorio possono determinare significativi cambiamenti nella qualità di vita per gli abitanti di quel territorio (Figura 1). Tabella 1 Funzioni ecosistemiche e valori (esempi)

Tipi di funzioni ecosistemiche Funzioni di regolazione

Funzioni produttiva

Funzioni protettive Funzioni ricreative/cognitive

Esempi di funzioni

Esempi di valori

Assorbimento CO2, Microclima (evapotraspirazione) Autodepurazione delle acque Biomasse, Suolo Prodotti agricoli Prodotti forestali legnosi Prodotti non legnosi Protezione piene Stabilità dei versanti Protezione da erosione Luogo di relax Attività/Sport (caccia, escursionismo) Esperienza estetica

Valore d’uso indiretto Valore d’uso diretto e indiretto Valore d’uso indiretto Valore d’uso diretto Valore d’opzione Valore di non uso

Benessere sociale/ Qualità di vita

Servizi ecosistemici

Servizi ecosistemici

Salute/funzionalità Ecosistemi Figura 1 Relazioni tra salute/funzionalità ecosistemi e benessere sociale.

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Un paesaggio ecologicamente sostenibile richiede che la sua futura struttura possa supportare i necessari processi ecologici che hanno contribuito a formarlo. In una logica di sostenibilità locale, l’amministrazione comunale ha una particolare responsabilità (ed efficacia) nel gestire il proprio territorio. Un sistema ambientale può essere osservato e studiato da tre prospettive sistemiche di “ecosistema”, paesaggio, “territorio” (Malcevschi e Zerbi, 2007). Il paesaggio riflette un insieme di relazioni strutturali e funzionali ecologiche e antropiche filtrato dalla percezione degli esseri umani e definito dall’uso delle risorse locali. Il “territorio” riflette insiemi di elementi e di relazioni presenti in uno spazio governato da una determinata popolazione (insediamenti, infrastrutture, confini, ecc.) attraverso la cultura locale, insieme di regole, conoscenze ed esperienze condivise. L’ecosistema rappresenta la contesto funzionale entro cui le politiche settoriali (acqua, agricoltura ecc.) diventano tra loro fisicamente sinergiche (o conflittuali). Il triangolo ecosistema-paesaggioterritorio rappresenta la dimensione spaziale del modello interpretativo di sviluppo sostenibile economia-ambiente-società, e costituisce un riferimento efficace per orientare le decisioni di governo a scala locale verso trasformazioni e gestione sostenibili.

Ambiente Ecosistema

Economia

Paesaggio

Società Territorio

Figura 2 Dimensione spaziale dello sviluppo sostenibile (da Malcevschi & Zerbi 2007).

In un territorio come quello di Roncegno denso di valori storici, culturali e naturalistici è importante soffermarsi sui processi più che sulle “invarianti” o sugli “elementi di naturalità” gestiti spesso come valori immobili, immutabili alle modifiche dell’uso del territorio, e stabilmente incastonati nei confini precostituiti delle riserve naturali (biotopi e simili). Per questi motivi l’analisi ambientale si propone come analisi della funzionalità ecologica del territorio, intendendo definire quadri conoscitivi attraverso cui il paesaggio viene descritto in modo funzionale ad integrare la caratterizzazione della struttura e delle dinamiche ecosistemiche negli scenari di sviluppo e miglioramento del territorio. Solo riconoscendo i processi ecosistemici attraverso differenti scale (al minimo tre) ed indirizzando in modo coerente ad essi i cambiamenti di paesaggio i pianificatori ed i progettisti possono ottimizzare il mantenimento di processi naturali (Forman, 1985) con il duplice beneficio per la protezione della biodiversità e per l’erogazione di servizi ecosistemici. Pagina 4 di 42


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“…Prima che diventi un paesaggio “brutto, noioso, irritante nella sua ripetitività, senza sorprese, con il suo traffico intasato nelle strade principali, la macchina come elemento omnipresente, onnivoro, insopportabile” (Turri E., La megalopoli Padana, Marsilio; Venezia, 2000, p. 53-56). Percorso metodologico L’analisi ecologica è finalizzata alla raccolta di informazioni e conoscenze necessarie alla progettazione territoriale consapevole dei processi ecologici territoriali. Tale analisi è focalizzata sullo studio dei due processi: funzionalità di habitat e connettività funzionale. In particolare il percorso metodologico è qui sinteticamente descritto. 1. Definizione dell’ecomosaico potenziale 2. Definizione dell’ecomosaico attuale: 2.1. Rilievo ed analisi dell’ecomosaico attuale alla scala 1: 10.000 di tutto il territorio comunale; 2.2. Rilievo analisi dell’ecomosaico attuale degli ambiti di fondovalle alla scala 1: 5.000; 3. Definizione della biodiversità locale e della funzionalità ecologica del territorio 3.1. Raccolta di informazioni sulle presenze faunistiche 3.2. Stima della capacità portante di biodiversità locale 4. Rilievo ed analisi della connettività esistente negli ambiti di fondovalle, definizione della rete di connessioni interne al territorio comunale ed con i territori limitrofi (ambito della Bassa Valsugana) 5. Individuazione dei fattori d’impatto, criticità e potenzialità 6. Valutazione di scenari di cambiamento di uso del suolo, con analisi delle dinamiche dell’attuale configurazione ecosistemica. 7. Definizione di indicazioni di conservazione/miglioramento/ripristino della funzionalità ecologica territoriale.

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1. Ecomosaico 1.1. Vegetazione potenziale La definizione di una vegetazione potenziale permette di valutare lo scostamento dell’attuale ecomosaico rispetto a quello che potrebbe emergere dall’assenza di attività antropiche o in altre parole dalla sinergia dei soli fattori fitoclimatici e morfoedafici. Questo a sua volta permette di valutare la naturalità attuale quindi l’importanza delle diverse aree (habitat vegatali) del territorio comunale. L’ecomosaico potenziale è derivato dalla Carta della Vegetazione Potenziale di Cruz, Movia e Pedrotti (1985) alla scala 1: 250.000, georiferita e successivamente digitalizzata. In assenza di disturbo antropico la vegetazione potenzialmente presente nel territorio di Roncegno sarebbe costituita da una notevole diversità di formazioni vegetali (Tabella 2), caratteristiche di diversi piani altitudinali (alpino, montano, collinare e di fondo valle) e di diversi substrati rocciosi (intrusivo nella parte a nord del fondo valle, e carbonatico nella parte meridionale) (Figura 3). Tabella 2 Coperture dell’ecomosaico vegetale potenziale.

Associazioni vegetali potenziali

Superficie stimata (ha)

%

Festecetum halleri e Festecetum variae Picetum montanum Luzulo-Fagetum Agropyro-Alnetum incanae Aceri-Tilietum Abieti-Fagetum Luzulo-Fagetum Carici-Fagetum Abieti-Fagetum Carici-Fagetum Erico-Pinetum silvestris Salvio-Fraxinetum Abietetum albae Picetum subalpinum Rododendro-Vaccinietum laricetosum Rododendro-Vaccinietum

189 276 322 300 158 12 33 12 49 14 222 781 186 729 300 226

5,0% 7,3% 8,5% 7,9% 4,1% 0,3% 0,9% 0,3% 1,3% 0,4% 5,8% 20,5% 4,9% 19,2% 7,9% 5,9%

In particolare il gruppo di Pedrotti (1985) ipotizza per il piano alpino praterie correlate alla permanenza del manto nevoso, associazioni a Festecetum halleri e Festecetum variae e macchie pioniere di arbusti a rododendro (RododendroVaccinietum), in alcuni casi con larici (Rododendro-Vaccinietum laricetosum). Per il piano montano si ipotizzano associazioni del Picetum subalpinum, del Picetum montanum sulla base della quota, del Abietetum albae per le aree più umide di questa fascia. Scendendo verso il fondovalle sono ipotizzati faggete acifofile del Luzulo-Fagetum, che indicano il substrato d’origine ignea intrusiva, adatto anche alla presenza del castagno. Nella fascia pedemontana sui conoidi di fondovalle dominerebbe la vegetazione termofila del Salvio-Fraxinetum. Nelle aree limitrofe al reticolo idrografico di fondo valle in assenza di disturbi antropici dominerebbero associazioni forestali tipiche di ambienti fluviali, con specie idrofile o resistenti a sommersione dell’apparto radicale come Ontani, Salici, Pioppi (associazione dell’Agropyro-Alnetum incanae). Risalendo verso il versante meridionale, le associazioni potenziali cambiano in base al diverso substrato roccioso, ora carbonatico e alla diversa esposizione. Si ipotizzano associazioni di conifere a Pinus silvestris (Erico-Pinetum silvestris) sui Pagina 6 di 42


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substrati più mobili (conoidi recenti e frane attive) o di latifoglie ad acero montano e tiglio (dell’Aceri-Tilietum) sui suoli più stabili. Risalendo sulle pendici più ripide si ipotizzano le associazioni della fascia montana del Carici-Fagetum, dell’AbietiFagetum e del Luzulo-Fagetum.

Figura 4 Ecomosaico vegetale potenziale. Pagina 7 di 42


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1.2. Ecomosaico attuale (2006-2008) Il territorio di Roncegno presenta complessivamente un sistema ambientale molto vario e interessante dal punto di visto ecologico e paesaggistico, data la presenza di numerosi ambienti ecotonali e di un vario mosaico di ambienti rurali e tradizionali. L’attuale ecomosaico è stato definito e cartografato mediante fotointerpretazione di ortofoto a colori del volo ITALIA2006, e mediante rilievi di campo svolti nel corso del periodo agosto-ottobre 2008 e gennaio-marzo 2009. Durante la digitalizzazione e censimento degli usi del suolo sono stati utilizzati anche altri dati disponibili quali:  Carta del Piano di assestamento forestale (aggiornato al 2003),  Carta del Piano di assestamento forestale (aggiornato al 2003)  Carta della aree floristiche vulnerabili (Prosser, 2004),  Carta della vegetazione 1:250.000 foglio Borgo Valsugana (1985),  Tematismo dell’uso del suolo reale (SIAT, 2000),  Ortofoto colori ITALIA2000,  Ortofoto b/n 1994. In particolare, sono stati tracciati i confini delle aree assimilabili a varie tipologie di uso del suolo secondo la classificazione europea degli habitat EUNIS (rev. 2004) con dettaglio tematico fino al terzo livello. Tale suddivisione dell’suo del suolo segue un criterio principalmente vegetazionale, la carta così prodotta può essere definita come carta fisionomica della vegetazione in cui sono considerati con dettaglio anche elementi di origine antropica. La risoluzione della cartografia prodotta è coerente con una cartografia alla scala 1: 10.000. Per gli ambiti di fondovalle fino alla quota di 800 la scala di riferimento a 1: 5.000. Tale maggiore dettaglio è giustificato dal fatto che tali contesti sono quelli più vulnerabili e più sottoposti a pressioni antropiche (principalmente urbanizzative). In queste aree anche limitate variazioni di uso del suolo possono produrre cambiamenti di funzionalità ecosistemica localmente significativi. Dall’analisi dell’ecomosaico si rileva il maggior livello di antropizzazione nel fondovalle. Qui la maggior parte del territorio è occupata dalle attività agricole, principalmente frutteti, secondariamente da prati falciabili, e in misura minore da vigneti, seminativi e orticoltura domestica. Qui si concentrano anche i centri abitati e isolate aree produttive oltre al sistema delle infrastrutture (strada provinciale, viabilità locale, ferrovia e il fiume canalizzato). Per quanto riguarda la vegetazione naturale o para-naturale, lungo gli affluenti minori del fiume Brenta si osservano rare formazioni vegetali riparie a salicoontaneto, spesso dominate da vegetazione invasiva e alloctona (Robinia), che denota un disturbo della dinamica vegatazionale. Nelle aree in cui è assente il frutteto nei prati falciabili permangono elementi di notevole valore funzionale quali cespugli, siepi e boschetti, anch’essi però spesso dominati da specie alloctone. Risalendo la fascia pedemontana aumenta la complessità dalle vegetazione: i prati falciabili sono alternati a boschi di origine antropica (castagno). Nelle parti più alte permane l’influenza antropica nella gestione del bosco e della malghe ma con una struttura che arricchisce in biodiversità il territorio anziché limitarla, rispetto alla vegetazione potenziale.

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Si possono distinguere diversi ambiti vegetazionali: 1) l’area agricola e urbanizzata, 2) i boschi di origine antropica dei versanti esposti a sud (lato settentrionale della valle), 3) i prati e pascoli d’alta quota, 4) i pendi esposti a nord (lato meridionale della valle). 1) l’area agricola e urbanizzata (conoide e fondo valle) L’area agricola e urbanizzata si sviluppa nella porzione bassa del conoide verso il fondo valle, di facile accesso quindi adatta alle pratiche agricole intensive. Le coltivazioni principali sono meleti e specie foraggere. Secondari gli impianti a vigneto per lo più inclusi nelle diffuse coltivazioni orticole, in piccoli appezzamenti destinate alla produzione famigliare, nelle vicinanze delle abitazioni. Localmente sono presenti alcune colture orticole ad alta specializzazione (es. piccoli frutti in serre) e impianti di arboricoltura di origine recente (abeti di natale). Le aree urbane sono rappresentate principalmente dal centro storico di Roncegno e dalla frazione Marter, altri insediamenti sono nuclei più diffusi, edifici isolati (es. i masi nella parte montana). Di rilievo per la posizione a rischio e impattante la recente aree commerciale e produttiva posta di fronte all’arrivo del torrente Larganza nel fondovalle. 2) i boschi di origine antropica dei versanti esposti a sud Lungo i versanti soleggiati e caldi sono presenti impianti di arboricoltura di origine secolare (castagneto, Castanea sativa) alternati a boschi aperti mesofili, caratterizzati da orniello (Fraxinus ornus), rovere (Quercus petraea), roverella (Quercus pubescens), corniolo (Cornus mas) nella parte più bassa del versante. Più in alto dominano carpino nero (Ostrya carpinifolia) e faggio (Fagus sylvatica). Il grado di artificializzazione diminuisce con la quota, rimanendo solo nelle zone più basse le specie indicatrici di elevato grado di disturbo (come ceduazione a corto periodo, taglio raso frequente o depositi materiali), quali: olmo (Ulmus nigra), rovo (Rubus ulmifolius), robinia (Robinia pseudoacacia), vitalba (Clematis vitalba), ortica (Urtica dioica). 3) i prati e pascoli d’alta quota I prati-pascoli inseriti trai boschi di origine antropica nella parte più bassa diventano dominanti al limite della vegetazione a conifere (larice). La composizione di questi prati risente di condizioni locali di ristagno d’acqua, della pressione di pascolo e della conseguente concimazione. Quest’area insieme all’area dei masi è segnalata tra le aree importanti a livello provinciale per la presenza di habitat vegetali altamente vulnerabili (Prosser, 2004, non pubblicato): i prati magri e umidi, in parte ancora falciati presentano specie rare (soprattutto orchidee, quali Epipactis palustris, Dactylorhiza incarnata, Orchis morio, O. tridentata) dipendenti da usi tradizionali del territorio e minacciate da due processi opposti: l’abbandono o l’intensificazione del pascolo. Nell’area è segnalata anche la presenza di un endemismo stretto trentino (Prosser 1998): la Pulmonaria vallarsae.

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Figura 4 Pulmonaria vallarsae: endemismo botanico del territorio di Roncegno (foto A. De Bastiani).

4) i pendi esposti a nord (lato meridionale della valle) Il lato meridionale della valle presenta sia boschi di origine antropica sia di evoluzione naturale. I primi sono il frutto di rimboschimenti di conifere, principalmente pino silvestre (Pinus silvestris), Pino nero, (Pinus nigra) e abete rosso (Picea abies), soprattutto nella parte bassa di conoidi instabili e colate di detrito ancora attive. Boschi più naturali sono presenti sui substrati più stabili, caratterizzati da formazioni del querceto termofilo (in basso), ad acero-tilieto (Tilia sp. e Acer sp.) nelle aree più fresche (boschi di forra), mentre nella parte più alta ritorna la faggeta e la faggeta mista ad l’abieteto. In conclusione è presente una importante diversità floristica, solo nei biotopi sono censite 396 specie vegetali. Complessivamente sono stati definiti 74 classi di habitat, secondo la classificazione EUNIS di terzo livello. Le foreste e boschi coprono il 55% del territorio comunale, il 25% è coperto da prati e pascoli, mentre le aree coltivate arrivano al 2,6% e le coperture artificiali (aree urbane e infrastrutture) raggiungono quasi il 5% (Figura 5). Le classi più diffuse sono quella dei “boschi e foreste temperate di Abies sp. e Picea sp.” (G3.1) che copre 481 ha (quasi il 13% del territorio comunale), e quella dei “boschi e foreste di Fagus sp.” (G1.6) con 452 ha (ca. 12 %), e quella dei “boschi e foreste termofile di latifoglie” (G1.7) con 384 ha (10%). Per i dettagli delle singolre classi EUNIS di secondo livello e di terzo livello si vedano le seguenti tabelle 2 e 3 (le classi di 3° livello sono riportate in inglese poiché la classificazione EUNIS nella versione italiana non è stata aggiornata, quindi non corrispondente).

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Habitat dell’entroterra con vegetazione assente o rada; 3,37%

Foreste, boschi ed altri habitat alberati; 55,38%

Habitat rurali e domestici, con coltivazioni agricole ed orto-frutticole, attive o recenti; 2,66%

Habitat artificiali, aree urbane e zone industriali; 4,89%

Habitat cespugliati, brughiere e comunità della tundra; 7,33% Prati e consorzi di alte erbe (megaforbieti); 25,64%

Ambienti acquatici dell’entroterra; 0,73%

Figura 5 Suddivisione della principali classi di copertura.

Tabella 3. Classi di copertura del suolo secondo classificazione EUNIS di II livello. Classi EUNIS 2° livello Specchi d’acqua permanenti Acque correnti Sponde periodicamente inondate dei corpi idrici e vegetazione di contorno Torbiere basofile Praterie mesofile Praterie perennemente o stagionalmente umide Praterie alpine e sub-alpine Consorzi di alte erbe e comunità prative delle radure boschive Arbusteti artici, alpini e sub-alpini Comunità arbustive fluviali e di terreni acquitrinosi Siepi Piantagioni e vivai di cespugli o alberi nani Boschi e foreste di latifoglie decidue Boschi e foreste di conifere Boschi e foreste misti (con piante decidue e conifere) Siepi, filari, alberature artificiali, rimboschimenti e boschi cedui o degradati Macereti ed altri depositi detrici dell’entroterra Habitat rocciosi dell’entroterra (rupi, speroni e falde superficiali) Terreni agricoli, orti e serre Parchi e giardini coltivati Aree urbane densamente edificate Aree scarsamente edificate Attività estrattive industriali Vie di comunicazione ed altre superfici ricoperte e pavimentate Depositi di rifiuti

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Codice C1 C2 C3 D4 E2 E3 E4 E5 F2 F9 FA FB G1 G3 G4 G5 H2 H3 I1 I2 J1 J2 J3 J4 J6

Ha

%

0,630 21,586 5,494 0,227 516,445 4,263 429,497 26,267 257,464 3,653 6,149 12,020 966,057 730,073 360,745 52,278 53,888 74,568 93,627 7,279 7,915 111,844 20,094 45,416 1,039

0,02% 0,57% 0,14% 0,01% 13,56% 0,11% 11,28% 0,69% 6,76% 0,10% 0,16% 0,32% 25,36% 19,17% 9,47% 1,37% 1,41% 1,96% 2,46% 0,19% 0,21% 2,94% 0,53% 1,19% 0,03%


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Tabella 4. Classi di copertura del suolo secondo classificazione EUNIS di III livello . Classi EUNIS 3° livello Permanent oligotrophic lakes, ponds and pools Permanent mesotrophic lakes, ponds and pools Springs, spring brooks and geysers Permanent non-tidal, fast, turbulent watercourses Temporary running waters Species-rich helophyte beds Water-fringing reedbeds and tall helophytes other than canes Species-poor beds of low-growing water-fringing or amphibious vegetation Periodically inundated shores with pioneer and ephemeral vegetation Unvegetated or sparsely vegetated shores with soft or mobile sediments Unvegetated or sparsely vegetated shores with non-mobile substrates Rich fens, including eutrophic tall-herb fens and calcareous flushes (…) Low and medium altitude hay meadows Mountain hay meadows Agriculturally-improved, re-seeded and heavily fertilised grassland Mediterranean tall humid grassland Moist or wet eutrophic and mesotrophic grassland Vegetated snow-patch Moss and lichen dominated mountain summits, ridges and exposed slopes Acid alpine and subalpine grassland Alpine and subalpine enriched grassland Anthropogenic herb stands Thermophile woodland fringes Moist or wet tall-herb and fern fringes and meadows Subalpine moist or wet tall-herb and fern stands Evergreen alpine and subalpine heath and scrub Conifer scrub close to the tree limit Riverine scrub Salix carr and fen scrub Highly-managed hedgerows of native species Species-rich hedgerows of native species Species-poor hedgerows of native species Vineyards Riparian and gallery woodland, with dominant Alnus, Populus or Salix Mixed riparian floodplain and gallery woodland Mediterranean riparian woodland Fagus woodland Thermophilous deciduous woodland Acidophilous Quercus-dominated Meso- and eutrophic Quercus, Carpinus, Fraxinus, Acer, Tilia, Ulmus (…) Fruit and nut tree orchards Abies and Picea woodland Alpine Larix - Pinus cembra Pinus sylvestris woodland south of the taiga Mixed Abies - Picea - Fagus Mixed non-riverine deciduous and coniferous woodland Mixed Pinus sylvestris - thermophilous Quercus woodland Lines of trees Small broadleaved deciduous Anthropogenic woodlands Small mixed broadleaved and coniferous Anthropogenic woodlands Early-stage natural and semi-natural woodlands and regrowth Coppice and early-stage plantations Pagina 12 di 42

Cod. C1.1 C1.2 C2.1 C2.2 C2.5 C3.1 C3.2 C3.4 C3.5 C3.6 C3.7 D4.1 E2.2 E2.3 E2.6 E3.1 E3.4 E4.1 E4.2 E4.3 E4.5 E5.1 E5.2 E5.4 E5.5 F2.2 F2.4 F9.1 F9.2 FA.2 FA.3 FA.4 FB.4 G1.1 G1.2 G1.3 G1.6 G1.7 G1.8 G1.A G1.D G3.1 G3.2 G3.4 G4.6 G4.8 G4.C G5.1 G5.2 G5.5 G5.6 G5.7

Ha 0,223 0,406 0,167 10,999 10,259 0,340 0,588 0,823 0,535 1,585 1,783 0,227 245,039 236,208 35,198 2,936 1,326 227,139 103,932 46,707 51,720 3,234 22,047 0,582 0,404 142,428 115,036 3,254 0,400 0,032 1,864 4,252 12,020 10,603 0,138 7,128 452,521 384,122 23,576 16,823 37,041 481,758 243,530 38,892 239,384 40,861 80,501 1,985 20,384 3,261 21,412 0,550

N° patch 1 3 1 27 18 4 6 5 3 4 5 2 189 78 24 2 3 4 4 5 4 18 44 4 1 9 6 12 1 1 6 37 19 16 1 6 22 65 7 4 43 20 9 4 13 10 6 20 70 5 48 2

Media patch 0,223 0,135 0,167 0,407 0,570 0,085 0,098 0,165 0,178 0,396 0,357 0,114 1,297 3,028 1,467 1,468 0,442 56,785 25,983 9,341 12,930 0,180 0,501 0,145 0,404 15,825 19,173 0,271 0,400 0,032 0,311 0,115 0,633 0,663 0,138 1,188 20,569 5,910 3,368 4,206 0,861 24,088 27,059 9,723 18,414 4,086 13,417 0,099 0,291 0,652 0,446 0,275


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Recently felled areas Screes Temperate-montane acid siliceous screes Inland cliffs, rock pavements and outcrops Mixed crops of market gardens and horticulture Arable land with unmixed crops grown by low-intensity agricultural methods Bare tilled, fallow or recently abandoned arable land Small-scale ornamental and domestic garden areas Residential buildings of villages and urban peripheries Scattered residential buildings Rural public buildings Rural industrial and commercial sites still in active use Agricultural constructions Rural construction and demolition sites Active opencast mineral extraction sites, including quarries Recently abandoned above-ground spaces of extractive industrial sites Disused road, rail and other constructed hard-surfaced areas Road networks Rail networks Pavements and recreation areas Constructed parts of cemeter Waste resulting from building construction or demolition

Figura 6. Ecomosaico attuale (2006-2008) secondo EUNIS di III livello (vedi Tabella 3).

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G5.8 H2 H2.3 H3 I1.2 I1.3 I1.5 I2.2 J1.2 J2.1 J2.2 J2.3 J2.4 J2.7 J3.2 J3.3 J4.1 J4.2 J4.3 J4.6 J4.7 J6.1

4,686 42,072 11,816 74,568 76,798 16,434 0,716 7,279 7,915 85,690 0,185 5,647 15,169 5,153 19,665 0,429 0,111 37,629 5,355 1,879 0,442 1,039

13 0,360 24 1,753 1 11,816 12 6,214 109 0,705 26 0,632 4 0,179 6 1,213 5 1,583 242 0,354 1 0,185 6 0,941 37 0,410 3 1,718 7 2,809 2 0,215 1 0,111 92 0,409 9 0,595 6 0,313 1 0,442 2 0,519


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1.3. Ecomosaico al 1985 Si propone un confronto con la Carta della vegetazione (Foglio IGM Borgo Valsugana) rilevata dal gruppo di Pedrotti e colleghi nel 1985 (georeferenziata e digitalizzata alla scala 1: 50.000). Nonostante quest’ultima carta abbia una minore risoluzione ed ottenuta con diversa metodologia, questo confronto permette di valutare eventuali trasformazioni significative avvenute negli ultimi 20 anni.

Classi di vegetazioni (Pedrotti, 1985) arbusteto a rododendro ferrugineo arbusteto a rododendro ferrugineo con larice area con vegetazione scarsa o nulla associazioni della paludia grandi carici Boscaglia di ontano verde bosco di abete bianco bosco di acacia bosco di acero montano e tiglio bosco di carpino nero e orniello bosco di castagno bosco di faggio e abete bianco bosco di faggio e Carex alba bosco di faggio e Luzula nivea bosco montano di abete rosso bosco ripariale di ontano nero e di ontano bianco campi con vegetazione infestante frutteti, generalmente con la vegetazione dei prati falciabili Pascolo a Festuca halleri Pascolo a Festuca varia Pascolo a Nardo pascolo alberato a larice pineta a pino silvestre prati umidi a Scirpus silvaticus, Molinia caerulea, Petasites hybridus, ecc. prato falciabile ad Avena dorata prato falciabile ad Avena maggiore rimboschimenti: larice rimboschimenti: pino nero vigneti con vegetazione infestante

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Ha 124,3 4,3 27,3 32,1 10,1 143,1 224,1 124,6 10,6 163,3 49,8 22,8 231,0 172,5 124,8 525,4 8,7 59,5 325,7 245,2 506,2 190,0 23,8 65,4 275,6 9,1 23,4 85,7

% 3,3% 0,1% 0,7% 0,8% 0,3% 3,8% 5,9% 3,3% 0,3% 4,3% 1,3% 0,6% 6,1% 4,5% 3,3% 13,8% 0,2% 1,6% 8,6% 6,4% 13,3% 5,0% 0,6% 1,7% 7,2% 0,2% 0,6% 2,3%


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1.4. Confronto tra ecomosaico potenziale e attuale Dal confronto delle cartografie della vegetazione potenziale e delle coperture attuali emerge che il territorio presenta livelli di naturalità elevati con discrete copertura di formazioni potenziali, cioè di naturalità massima. Sono rappresentate quasi tutte le classi potenziali (Festecetum halleri e Festecetum variae, Picetum montanum, Luzulo-Fagetum, Aceri-Tilietum, AbietiFagetum, Luzulo-Fagetum, Carici-Fagetum, Abieti-Fagetum, Carici-Fagetum, Erico-Pinetum silvestris, Salvio-Fraxinetum, Abietetum albae, Picetum subalpinum, Rododendro-Vaccinietum laricetosum, Rododendro-Vaccinietum) tranne Agropyro-Alnetum incanae. Infatti, sono rare le formazioni ripariali più stabili, se si esclude il biotopo Palude di Roncegno. Nello specifico caso del biotopo e della boscaglia alle foci del Larganza si tratta principalmente di formazioni ruderali e instabili con forte presenza di Robinia (e altre invasive), o di formazioni con recente sviluppo (saliceto e ontaneto giovane). D’altra parte l’azione antropica ha introdotto una maggior diversità vegetazionale rispetto a quella potenziale che attualmente supporta una maggiore biodiversità animale, come si vedrà nel successivo capitolo. 1.5. Confronto tra ecomosaico attuale e quello al 1985 Dal confronto delle citate cartografie si possono trarre le seguenti:  aumentano in modo rilevante (ca. 4 volte) dei frutteti a spese di vigneti (quasi ovunque convertiti, tranne negli orti domestici, di cui rimane ca. 1/7 della superficie)  diminuiscono significativamente i seminativi misti a prati falciabili  diminuisce significativamente la vegetazione ripariale (si riduce a ca. 1/10 rispetto a 20 anni fa)  diminuiscono i prati umidi (coprono ca. 1/4 della superficie rispetto al 1985)  le coperture dei livelli montano e alpino sono relativamente stabili. In sintesi, le grandi trasformazioni sono da ricondursi principalmente nel fondo valle alla conversione a frutteto della produzione agricola sui terreni convenientemente meccanizzabili, e all’urbanizzazione, attraverso lo sviluppo di infrastrutture, di attività produttive artigianali e industriali e di aree residenziali sparse (in ordine di impatto).

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2. Biodiversità faunistica La biodiversità sostenuta dal territorio di Roncegno ha una notevole importanza locale e sovra-locale, ne segue che la sua gestione dovrebbe considerare tale responsabilità e gestire in modo duraturo tale opportunità e risorsa. I dati relativi alle presenze faunistiche sono derivati da:  Atlante degli uccelli nidificanti e svernanti nella Provincia di Trento,  Atlante degli anfibi e dei rettili della Provincia di Trento,  dati dei censimenti della Rete Natura 2000 a cura del Servizio Parchi e Conservazione della Natura della Provincia di Trento (agg. 2003),  Piano Faunistico Provinciale (2001). Da questa raccolta emerge un quadro indicativo solo di una parte della ricchezza di specie del territorio di Roncegno. Per pesci e mammiferi le informazioni sono più scarsamente disponibili, sono segnalate solo le specie di interesse venatorio (dal Piano Faunistico provinciale) o di interesse conservazionistico (quelle segnalate nei biotopi). Complessivamente sono censite:  62 specie di uccelli nidificanti,  6 specie di anfibi (su 12 presenti in Trentino),  10 specie di rettili (su 11 specie trentine),  12 specie di mammiferi,  1 specie di pesci (solo tra le specie di interesse comunitario, escluse quelle comuni). Riguardo l’importanza della fauna censita si sottolinea che il 50% delle specie di rettili e il 70% dei anfibi sono inclusi in Lista Rossa, e che il 50% degli uccelli è incluso in Lista Rossa o di importanza comunitaria. Sotto si riporta l’elenco delle specie (Tabella 5) con informazioni relative all’importanza o vulnerabilità delle specie, specificando se appartenenti a Liste Rosse (LR), se incluse nelle liste della Direttiva Habitat o Uccelli (HAB), o lo status di conservazione per gli uccelli secondo le categorie definite da Birdlife International (Tucker e Heathm 1994) per “Species of European Conservation Concern”, in cui: SPEC1 SPEC2 SPEC3

specie minacciata globalmente specie con status di conservazione sfavorevole e popolazione concentrata in Europa specie con status di conservazione sfavorevole e popolazione non concentrata in Europa

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Tabella 5 Elenco delle specie segnalate nel comune di Roncegno. Nome scientifico

Nome comune Anfibi

Bufo bufoLR Rana synklepton esculentaLR Rana temporaria Salamandra salamandraLR Triturus alpestrisLR Bombina variegataLR

Rospo comune Rana verde minore Rana di montagna (o rana temporaria) Salamandra Tritone alpestre Ululone dal ventre giallo Mammiferi (lista indicativa)

Apodemus selvatico Apodemus flavicollis Capreolus capreolus Cervus elaphus Clethrionomys glareolus Eliomys quercinus Erinaceus europaeus Lepus timidus Lepus europaeus Marmota marmota Meles meles Microtus agrestis Muscardinus avellanarius Neomys anomalus Neomys fodiens Rupicapra rupicapra Sciurus vulgaris Sorex araneus Sorex minutus Talpa europea Vulpes vulpes

Topo selvatico Topo selvatico dal collo giallo Capriolo Cervo Arvicola rossastra Quercino Ricco comune Lepre variabile Lepre comune Marmotta Tasso Arvicola campestre Moscardino Toporagno acquatico di Miller Toporagno acquatico Camoscio Scoiattolo Toporagno comune Toporagno nano Talpa europea Volpe Rettili

Anguis fragilisLR Coluber viridiflavusLR Elaphe longissimaLR Lacerta bilineata Natrix natrixLR Natrix tassellataLR Podarcis muralis Vipera aspisLR Vipera berus Zootoca viviparaLR

Orbettino Biacco Colubro di Esculapio Ramarro occidentale Biscia dal collare Natrice tassellata Lucertola muraiola Vipera comune Marasso Lucertola vivipara Pesci

Cottus gobioHab Aegithalos caudatus Aquila chrysaetosLR, Spec3 Acrocephalus palustris Alauda arvensisLR, Spec3 Alectoris graecaLR, Spec2

Uccelli Codibugnolo Aquila reale Cannaiola verdognola Allodola Coturnice Pagina 18 di 42

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Anas platyrhynchos Anthus pratensis Anthus trivialis Ardea cinereaLR Bonasia bonasiaLR Bubo buboLR, Spec3 Carduelis carduelis Colomba palumbusLR Corpus corone cornix Cuculus canorus Coturnix coturnixLR, Spec3 Delichon urbicumSpec3 Dendrocopus major Dryocopus martiusHab Falco vespertinusSpec3 Ficedula albicollisHab Ficedula hypoleuca Fringilla coelebs Gallinula chloropus Hirundo rusticaSpec3 Jynx torquillaLR¸Spec3 Lanius collirioLR, Spec3, Hab Lagopus mutaLR Locustella naevia Luscinia megarhynchos Milvus migransLR, Spec3, Hab Motacilla alba Motacilla flavaLR Motacilla cinerea Muscicapa striataLR, Spec3, Hab Oenanthe oenantheLR, Spec3 Passer italiane Passer montanusSpec3 Parus ater Parus major Pernis apivorusLR Picus viridisLR Phoenicurus ochruros Phoenicurus phoenicurusLR, Spec2 Phylloscopus collybita Phylloscopus sibilatrix Prunella collaris Ptynoprogne rupestris Rallus aquaticusLR Regulus regulus Saxicola torquatusLR, Spec3 Sitta aeropaea Sturnus vulgaris Spec3 Sylvia atricapilla Sylvia communisLR Sylvia curruca Strix alucoSpec4 Tetrao urogallusLR

Germano reale Pispola Prispolone Airone cinerino Francolino di monte Gufo reale Cardellino Colombaccio Cornacchia grigia Cuculo Quaglia comune Balestruccio Picchio rosso maggiore Picchio nero Falco cuculo Balia dal collare (non nidificante) Balia nera (non nidificante) Fringuello Gallinella d’acqua Rondine Torcicollo Averla piccola Pernice bianca Forapaglie macchiettato (non nidificante) Usignolo Nibbio bruno Ballerina bianca Cutrettola Ballerina gialla Pigliamosche Culbianco Passera d’Italia Passera mattugia Cincia mora Cinciallegra Falco Pecchiaiolo Picchio verde Codirosso spazzacamino Codirosso comune Luì piccolo Luì verde Sordone Rondine montana Porciglione Regolo Saltimpalo Picchio muratore Storno Capinera Sterpazzola Bigiarella Allocco Gallo cedrone Pagina 19 di 42

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Tetrao tetrixLR, Spec3 Turdus merula Turdus torquatusLR Turdus viscivorus

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Fagiano di monte Merlo Merlo dal collare Tordela

a)

b)

c)

e)

d)

f)

Figura 7. Specie focali, rappresentative della biodiversità locale, selezionate per l’analisi della funzionalità ecologica del territorio: a) rana verde minore, b) libellula “damigella” (gen. Calopteryx), c) riccio europeo, d) averla piccola, e) moscardino, f) picchio muratore.

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3. Funzionalità ecologica del territorio Il paesaggio è qui inteso come sistema di ecosistemi, che emerge dalla sinergia di processi ecologici e attività antropiche (Farina 2001). Il paesaggio è considerato “funzionale” al mantenimento della biodiversità nella misura in cui la struttura e il mosaico degli habitat presenti supporta la ricchezza delle specie.

Figura 8. Processi ecologici si a scala di paesaggio si esprimono come interazione tra elementi del territorii, sulla base delle loro funzioni e dei loro usi (modificato da Pedroli et al. 2002).

La valutazione della funzionalità ecologica si basa sulla funzionalità fluviale (Siligardi et al. 2007) e su due funzioni ecologiche, a scala di paesaggio, ritenute essenziali per la persistenza della biodiversità locale, in contesti antropizzati: funzionalità di habitat e connettività funzionale (Scolozzi 2008b). Infatti, le principali minacce alla biodiversità sono proprio la perdita degli habitat e la frammentazione (EEA 2007; Fahrig 2003; Opdam et al. 2003). Il paradigma di riferimento è quello della metapopolazione: una popolazione costituita da subpopolazioni tra loro connesse attraverso processi di estinzione/ricolonizzazione (Hanski and Ovaskainen 2000). Le due funzioni ecologiche, sopra citate, sono valutate in un quadro gerarchico multi-scalare, costituito da tre livelli di relazioni spaziali. Ogni livello è rappresentato da propria una categoria di “oggetti” (Patch, Unità, Rete di Unità) e rappresenta proprietà emergenti dall’organizzazione e funzionalità degli “oggetti” di livello inferiore . PATCH

Barriere Artificiail

UNITA’

Barriere Naturali

RETE DI UNITA’ Connessioni probabilistiche links

Figura 9 Livelli gerarchici di relazioni ecologiche. Pagina 21 di 42


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La prima componente considera la funzionalità di habitat per specie focali (o target), definite per l'area di studio. Le specie focali rappresentano specie particolarmente esigenti in termini di qualità di habitat e sensibili alla frammentazione del territorio. Si assume che se il territorio è in grado di sostenere la loro presenza allora sarà in grado di sostenere anche molte altre specie meno esigenti, quindi una maggiore biodiversità. La funzionalità di habitat è valutata attraverso diverse serie di regole (per ogni specie target), che considerano vegetazione, superficie complessiva di mosaici di vegetazione (significativi per le specie) e relazioni spaziali con aree vegetate limitrofe. Tale classificazione, integrata da indicazioni derivate da studi empirici e modelli di popolazione, fornisce una stima quantitativa della funzionalità di habitat in termini di carrying capacity faunistica o numero di unità riproduttive (UR = numero di coppie, famiglie o territori) potenzialmente supportate dall’area in questione. La seconda componente riguarda la connettività funzionale dipende dall'effetto barriera di elementi di paesaggio (es. strade, aree urbane, corsi d’acqua) (Scolozzi 2008a). Tale effetto è stimato da esperti, coinvolti in un’indagine Delphi, in termini di probabilità di attraversamento della barriera da parte di specie selezionate. Tali probabilità concorrono alla definizione del grafo della connettività funzionale (specie-specifica). I nodi di ciascun grafo rappresentano habitat per una determinata specie e i legami le relazioni probabilistiche tra habitat adiacenti (Fall et al. 2007). Sulla base della carrying capacity faunistica e del grafo delle connettività si valuta la funzionalità di reti di habitat, in termini di capacità di supportare metapopolazioni vitali (Verboom et al. 2001), da questa si deduce la capacità del territorio di supportare la biodiversità locale. Fig. 1 Schema concettuale per la valutazione della funzionalità ecologica del paesaggio.

Funzionalità ecologica del paesaggio

Funzionalità di habitat

Funzioni di habitat (Patch)

Funzioni di habitat (Unità)

Connettività funzionale

Funzionalità di habitat (Reti di unità)

Grafo della connettività Effetto barriera

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3.1. Reticolo idrografico e funzionalità fluviale Il territorio di Roncegno ospita un notevole reticolo idrografico, circa 65,5 km di reticolo suddiviso in ca. 135 aste fluviali a forte pendenza (media >50%). Tale reticolo è composto principalmente da torrenti di piccola portata e corsi d’acqua temporanei (regime idrologico intermittente naturale), tutti affluenti del fiume Brenta. La maggior parte dei corsi d’acqua è arginato e imbrigliato (Figura 11), con sponde artificializzate da strutture rigide e presenze di briglie invalicabili. Nei tratti terminali l’alveo è stato canalizzato con tratti significativi di sponde e fondali completamente artificiali (dati aggiornati da Carta Ittica 2003). Il sistema di briglie invalicabili e la scarsa presenza vegetazione riparia rendono interrotto il continuum fluviale, con conseguente influenza sulla qualità ecologica del reticolo. Secondo lo studio condotto per il Sistema Informativo della Sensibilità Ambientale il valore ecologico è medio-basso (Figura 11), tranne che per i tratti più in quota con valori medio-alti. Uno studio più approfondito relativo alle sponde del Larganza (dati Dalla Fior e Scolozzi, non pubblicato), l’affluente principale del Brenta, conferma una bassa qualità, con funzionalità delle sponde e delle rive da mediocre a mediocrescadente. Gli aspetti più limitanti la funzionalità fluviale, validi anche per gli altri affluenti di fondovalle (t. Chiavona, rio Larganzola, canale Brenta Vecchio) sono:  mancanza di vegetazione riparia funzionale,  scarsa o assente strutture di ritenzione degli apporti trofici, conformazione delle rive,  scarsa o nulla naturalità della sezione trasversale,  assenza di raschi, pozzi e meandri. Queste limitazioni sono dovute in parte alla stessa morfologia del territorio e in parte agli interventi di controllo del regime torrentizio e delle colate di detrito.

Figura 10 Sensibilità ambientale dei tratti del reticolo idrografico.

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Figura 11. Naturalità dei corsi d’acqua nel territorio di Roncegno (lo spessore dei tratti è proporzionale all’ordine fluviale (di Sthraler). Pagina 24 di 42


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Figura 12 Qualità fluviale secondo l’Indice di Funzionalità Fluviale 2007 (Siligardi et al., 2007).

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3.2. Funzionalità di habitat: capacità di biodiversità faunistica Le specie focali definite per il territorio di Roncegno sono scelte fra quelle presenti nei biotopi provinciali della Valsugana. L’obiettivo specifico della scelta è stato quello di ottenere un gruppo di specie sensibili ai cambiamenti di uso del suolo, con particolare attenzione ai processi di fondo valle e, allo stesso tempo, rappresentative degli ambienti principali dell’area di studio. In particolare, le specie focali per l’area di studio, sono:  Presenti nell’area di studio (in particolare nei biotopi provinciali di fondovalle della Valsugana), con baricentro di habitat abituale al di sotto dei 700 m.  Rappresentative di uno dei tre ambienti dell’area di studio: forestale, agricolo e acquatico (incluse aree umide).  Di interesse conservazionistico, es: specie minacciata, con popolazione in declino o segnalata nelle Liste Rosse (ma non troppo rara, es. presente solo in 1-2 siti).  Conosciute e con disponibilità di informazioni su home range e dispersione (es. specie già utilizzata come specie focale.)  Sensibili alla frammentazione e ai cambiamenti di uso del suolo.  Con differente capacità di dispersione e mobilità.  Con habitat minimo rilevabile alla risoluzione della cartografia di base, e con meta-popolazione vitale potenzialmente contenuta nell’area di studio. A partire da una prima lista di specie candidate, estratte dalle specie censite nei biotopi di fondovalle, sono definite due specie per tipo di ambiente e con diversa sensibilità alla frammentazione, per un totale di 6 specie: un anfibio (rana verde minore), un insetto (Libellula del gen. Calopteryx), 2 uccelli (picchio muratore, averla piccola), 2 mammiferi (riccio e moscardino). Nella Tab. 1 si presentano i profili ecologici delle specie focali. In particolare si riportano la densità media in unità riproduttive (UR, es. coppia, famiglia, territorio, in base alla specie), la superficie minima di un’area (key area) sufficientemente ampia ad ospitare una popolazione vitale (con probabilità di estinzione nei prossimi 100 anni minore del 95%), il numero minimo UR per una popolazione vitale (key population), l’area minima compatibile con la funzione di stepping stones, la relativa popolazione attesa, la distanza per considerare connessi due habitat (funzione dello specifico home range). Questi valori sono dedotti e supportati sia da studi empirici che da modelli matematici di metapopolazione (si veda una revisione in Verboom et al., 2001). Tali informazioni sono alla base della definizione delle regole di classificazione della funzionalità di habitat.

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Tab. 1 Profili ecologi di delle specie focali per l’area di studio. Densità (UR/ha)

Popolazione Distanza attesa per tra patch Stepping “connesse” stones (UR)

“Key Area”

“Key population ” (UR)

Area “Stepping stones”

5 ha

500a

1 ha

100

300 mc

5 hab

500b

0,5 hab

50b

500 mb

Averla piccola

100 1000a 100 1000 0.3d,e

120 haf

40f,g

10 ha

4b

500 mh

Riccio europeo

0.5

40 hai

100l

5 hal

10l

1500 mm

Picchio muratore

1n

4

1500 mr

Moscardino

0.5

10-12q

150 mq

Rana verde minore Libellula (gen. Calopteryx)

40

haf,o

40 hal

40f 100f,l

5

hap

5 hal

a: Vos et al., 2001; b: Pouwels, 2008 (comunicazione personale); c: Smith e Green, 2005 (distanza media percorsa quotidianamente, la dist. più frequente 1.2 km, la max 15 km) e Holenweg Peter,2001 (studio empirico: dist. disp.77-328 m); d: Massa, 2007 e Pedrini, 2007 (comunicazione personale: densità per il Trentino 1 ru/3-4 ha di area rurale idonea); e: Brambilla et al., 2007 (densità 3.2-5.1/10 ha); f: Verboom et al., 2001, g: Takàcs et al., 2004; h: Des Vanhinsbergh e Evans, 2002 (distanza tra differenti territori, periodo riproduttivo); i: Young et al., 2006; l: Van der Sluis et al.,, 2003; m: Doncaster, 2001 (home range medio 0.8 km, distanza più frequente 2-4 km, max <10 km) e Rondinini e Doncaster, 2002 (traiettoria lineare media 380m, con radio collare, entro 5 ha); n: Vos et al., 2001; o: Bellamy, 1998 e Telleria & T. Santos, 1993; p: Langevelde, 2002; r: Matthysen & Schmidt, 1987 e Gonzalez-Varo, 2008; q: Brights, 1995 e Miller and Yahnke, 2004.

A livello di patch, quindi, si definiscono aree:  Breeding: aree in cui si assume che gli individui delle specie possano trovare rifugio, risorse alimentari e siti di nidificazione, corrispondono alle aree più idonee a sostenere una presenza stabile di un piccolo gruppo, quando isolate possono svolgere la funzione di aree stepping stone, se sufficientemente grandi possono sostenere una key population;  Survival: simili a quelle sopra ma non abbastanza ampie per garantire rifugio e sostenere una popolazione locale residente, oppure diverse coperture idonee a fornire limitati funzioni es. solo siti di alimentazione, in cui si suppone una presenza temporanea o al massimo di pochi individui residenti (es. stepping stones);  Dispersal: aree appena idonee al passaggio delle specie, con scarse o assenti risorse alimentari, scarse o assenti possibilità di rifugio, in cui si suppone una presenza solo temporanea;  Unsuitable patch: aree non idonee per nessuna funzione di habitat.  Hostile patch: aree in cui le specie sono minacciate da rischi diretti (es. traffico su strada). Sulla base della densità naturale delle specie in ambienti idonei (derivata da letteratura) si stima un valore di capacità di habitat per ciascuna area (habitat carrying capacity), in termini di unità riproduttive (UR).

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Ha

4000,00

Hostile Unsuitable

3500,00

Dispersal Survival

3000,00

Breeding 2500,00

2000,00

1500,00

1000,00

500,00

0,00

Rana verde minore

Libellula

Riccio

Averla piccola

Picchio muratore

Moscardino

Figura 13 Funzionalità di habitat per le specie focali. UR 3500 3076 3000 6612

2500

2249

2000 1585 1500

1000

500

500

500

161

112

0 Rana verde minore

Libellula

Riccio

40

40

40

Averla piccola

Picchio muratore

100

Moscardino

Figura 14 Funzionalità di habitat in termini di capacità faunistica, numero di unità riproduttive (UR) supportate.

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Figura 15 Mappe di funzionalità di habitat per le comunità di specie di habitat acquatici umidi.

Figura 16 Mappe di funzionalità di habitat per le comunità di specie di habitat forestali. Pagina 29 di 42

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Figura 17 Mappe di funzionalitĂ  di habitat per le comunitĂ  di specie di habitat rurali.

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3.3. Connettività funzionale La continuità ambientale rappresenta un elemento di elevata qualità territoriale per le numerose funzioni che essa può assolvere a tutte le scale di considerazione (Romano 2000):  possibilità di mantenimento ed espansione delle specie vegetali soppresse nelle aree agricole e urbane  possibilità di integrazione con i percorsi di collegamento urbano con modalità alternative all’auto privata  possibilità di mantenimento e movimento delle specie faunistiche presenti sul territorio  formazione del supporto territoriale per eventuali azioni future di ripristino e riqualificazione ecosistemici  riduzione dell’insularità ecologica delle aree protette e conservazione della naturalità anche fuori di esse. Non basta, però, una semplice adiacenza di ambiti naturali o naturali-formi per mantenere processi ecosistemici e supportare la presenza di specie faunistiche. Le specie animali necessitano di muoversi nel territorio, per esigenze alimentari, esigenze riproduttive, per evitare pericoli o disturbi. Il passaggio da siti di rifugio (tane, nidi) a siti di alimentazione può essere impedito da infrastrutture o aree percepite come ostili. Questo impedimento può arrivare costituire un rischio di estinzione locale delle specie più sensibili alla frammentazione. La connettività funzionale si distingue dalla semplice continuità ambientale (la include) perché considera la percezione delle barriere e il loro effetto sulle specie animali. La valutazione della connettività è di cruciale importanza nell’indicare conseguenze ecologiche di cambiamenti di uso del suolo ed evitare impatti irreversibili sulla funzionalità ecologica del paesaggio. In particolare, la metodologia di analisi si basa sulla valutazione esperta dell’effetto barriera di elementi di paesaggio sul movimento di alcune specie sensibili alla frammentazione e rappresentative della biodiversità locale. Per i dettagli si veda Scolozzi (2008a). Da tale analisi si è definita l’armatura ecorelazionale, uno “scheletro portante” delle funzioni ecosistemiche che supportano la biodiversità locale, in altre parole l’insieme di connessioni che supportano flussi faunistici. L’armatura ecorelazionale include spazi verdi pubblici e privati con diverse funzioni (arredo urbano, arredo stradale, continuità o suddivisione rurale, produttività agroforestale). Tale armatura è rappresentata da un grafo spaziale composto da nodi, baricentri di aree habitat, e connessioni probabilistiche in funzione della probabilità di flusso faunistico tra un nodo-habitat e l’altro Considerando contemporaneamente la funzionalità di habitat si è definito il ruolo ecorelazionale di tutti gli spazi aperti del territorio di Roncegno, ovvero tutti quei siti cha già posseggono una valenza ambientale riconosciuta o che, oggi degradati, potrebbero acquisirla in prospettiva di interventi mirati o semplicemente se lasciati ad una evoluzione indisturbata. La definizione del ruolo ecorelazionale fornisce un supporto conoscitivo innovativo alla valutazione di impatti diretti e indiretti di variazioni d’uso del suolo. Allo stesso tempo essa supporta indicazioni di opportunità di miglioramento della continuità ambientale nel piano comunale. Nel figura sotto si evidenziano le connessioni cruciali a livello locale (freccie corte), la direzione di connettività

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sovra-comunale (freccia tratteggiata), la capacitĂ  faunistica portante del fondo valle di Roncegno.

Figura 18 Armatura ecorelazionale del territorio di Roncegno. Pagina 32 di 42


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4. Valutazione di scenari di cambiamento di uso del suolo L’impatto del cambiamento di uso del suolo sulla funzionalità ecologica è valutato con un metodo differente rispetto alla tradizionale analisi per sovrapposizione di layer tematici (overlay mapping). Qui la funzionalità di habitat per scenari di piano è stata stimata tramite l’uso un modello spaziale che tiene conto delle relazioni topologiche ed ecologiche tra qualità di habitat di un’area rispetto alle aree limitrofe. I risultati sono significativamente diversi, in un caso si ha la definizione di superfici “perse” con diverso valore (sinistra, Figura 19), nel secondo caso si rilevano le conseguenze anche sulla aree limitrofe in termini di perdita di funzionalità (destra, Figura 19).

Figura 19 Valutazione degli effetti di nuove aree insediative sulla funzionalità di habitat.

Nello specifico, in accordo con il gruppo di lavoro, si sono valutati tre scenari di espansione edilizia:  scenario A: espansione nell’area di Larganzoni e Marter e Marter in destra Brenta (loc. Brustolai) , tenendo conto delle aree classificate dal PUP “agricolo di pregio”  scenario B: espansione della frazione di Larganzoni, prevedendo un permuta di aree attualmente definite “agricolo di pregio”  scenario C: espansioni sia nella frazione di Larganzoni, con permuta di agricolo di pregio sia nella frazione di Marter in sinistra e destra Brenta.

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Scenario A Figura 20 Scenari di espansione residenziale.

Scenario B

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Scenario C


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Gli scenari proposti non sembrano determinare significativi impatti sulla funzionalità ecologica del territorio. L’incertezza nella definizione della capacità faunistica è simile alla dimensione degli impatti prevedisti dal modello. Nondimeno, per il principio di precauzione questi impatti sono comunque da considerare in un ottica di impatto ambientale zero e di sostenibilità del piano. Il modello, infatti, non considera effetti sinergici di disturbo provenienti dai nuovi insediamenti, verosimilmente l’impatto stimato è una sottostima. In particolare, gli scenari determinerebbero impatti soprattutto alle comunità di specie animali legate agli agro-ecosistemi (Figura 21) rappresentate da Riccio e Averla piccola. Queste comunità allo stesso tempo sono quelle che più facilmente potrebbero trarre beneficio da azioni di ripristino o miglioramento ambientale dai costi contenuti. Di seguito di propongono alcune indicazioni utili a definire misure di compensazione ecologica. Per aver efficacia, si sottolinea, queste misure dovrebbero essere intraprese prima della realizzazione dei nuovi lotti o in contemporanea nella fase di progettazione delle stesse (Pileri 2007). 0,0

-1,0

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UR

Rana v. minore Libellula Riccio Averla

ScenarioA

Picchio m.

ScenarioB ScenarioC Figura 21 Impatti degli scenari sulla funzionalità di habitat.

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Moscardino


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5. Dall’analisi ecologica ad alcune indicazioni per la pianificazione I nuovi insediamenti avranno sicuramente un impatto sul territorio ma in misura variabile secondo le modalità di realizzazione degli stessi e della loro posizione rispetto all’armatura ecorelazionale (vedi Figura 18). Alcune attenzioni progettuali possono mitigare notevolmente il loro impatto. La caratterizzazione ecologica del possibile impatto, sopra presentata, permette di ipotizzare le misure più efficaci ed efficienti per compensare gli impatti non mitigabili, puntando ad un “impatto ambientale zero” del piano. Il riferimento concettuale, per la definizione di tali misure, è quello di una “rete ecologica” volta a stabilire o rinforzare connessioni ecologiche (corridoi) tra elementi di paesaggio e supportare funzioni multiple (non solo strettamente ecologiche). Una rete ecologica multifunzionale supporta il miglioramento e il mantenimento della qualità di vita e di fruizione del territorio da parte dei residenti e degli ospiti.

Figura 22. Principali funzioni di un corridoio ecologico (da Bischetti et al. 2008)

Nello specifico, s’individuano due tipologie d’interventi a seconda se si considerano elementi lineari (“interventi lineari”) del paesaggio o aree (“interventi areali”). All’interno di tali tipologie sono definite diverse misure secondo un gradiente di risorse necessarie per la loro realizzazione e una priorità d’intervento.

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5.1. Interventi lineari Nell’immagine sotto si localizzano interventi di riqualificazione, di creazione di nuovi habitat, di potenziamento o ricostruzione della funzionalità fluviale.

Figura 23 Localizzazione d’interventi lineari.

Gli interventi di riqualificazione coinvolgono elementi del territorio ora presenti che già svolgono funzioni ecologiche ed erogano servizi ecosistemici. La riqualificazione proposta mira a rinforzare la loro funzionalità cercando di arricchire la struttura e complessità vegetale. Un primo intervento dovrebbe interessare il canale di derivazione del Larganza (19, nella Figura 23). Allo stato attuale un guadagno in termini di servizi ecosistemici potrebbe essere facilmente ottenuto anche semplicemente attraverso una più attenta manutenzione delle sponde e della vegetazione.

Figura 24 Ripristino ambientale tramite manutenzione delle sponde di canali (da Bischetti et al. 2008). Pagina 37 di 42


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Tale manutenzione potrebbe interessare una sola sponda o entrambe ma in modo alternato (Figura 24) e tenere conto dei cicli riproduttivi di anfibi, avifauna e piccoli mammiferi. L’eventuale creazione di una vegetazione ripariale funzionale, con piantumazione d’ontano, salici e arbusti bacciferi (localmente già presenti, e ad evoluzione spontanea) porterebbe benefici significativi all’avifauna e piccoli mammiferi. La creazione di habitat ex-novo consiste nello strutturare neo-ecosistemi a fianco di infrastrutture lineari. Si tratta di messa a dimora di elementi arborei variamente disposti (non in singole file!), possibilmente disetanei e di diverso portamento (alberi e arbusti alternati a siepi campestri). Specie arbustive idonee alla funzionalità faunistica sono (tra quelle già presenti nel territorio): biancospino, prugnolo, sanguinello, acero campestre, sambuco, rovo comune. Nello specifico le strade secondarie a ridosso della fascia pedemontana (14-15-2630-31 in Figura 23) potrebbero i siti più idonei per una multi-funzionalità. Un ruolo potenziale significativo sarebbe quello di costituire corridoi ecologici ma anche sorgenti di biodiversità (aree di alimentazione, rifugio, riproduzione per microfauna, avifauna, specie di interesse venatorio). Oltre a questo, potrebbero costituire elementi estetici per la viabilità secondaria e le aree residenziali limitrofe (piste ciclabili, viabilità rurale) e portare benefici alle coltivazioni adiacenti in termini di impollinazione, controllo biologico di insetti nocivi. Per ricostruzione della funzionalità fluviale, qui s’intende principalmente ripristino della capacità d’autodepurazione (fonti diffuse di nitrati), di ricarica delle falde, di limitazione dei danni delle piene (a valle), di funzione di habitat per pesci, anfibi e avifauna. Tutti questi servizi ecosistemici sono resi nella misura in cui l’acqua scorre lentamente nel territorio. Un primo intervento potrebbe interessare il tratto del Brenta vecchio tra il biotopo provinciale “Paludi di Roncegno” e la confluenza del Larganza nello stesso (21 in Figura 23). Nello specifico si tratta di ricreare una sinuosità delle sponde e ripristinare un’evoluzione della vegetazione fino a creare fasce ripariali funzionali (arboree e arbustive).

Figura 25 Canale a corrente sinuosa, realizzato con tagli parziali della vegetazione ed eventuale scavo dell’alveo (da Malcevschi et al. 1996).

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5.2. Interventi areali Interventi areali interessano aree più vaste rispetto alle precedenti e si differenziano per diverse strategie e obiettivi. Per la maggior parte tali indicazioni corrispondono ad attenzioni nelle modalità di progettazione dei nuovi insediamenti e di manutenzione del “verde” attuale.

Figura 26 Localizzazione di interventi areali.

In particolare si identificano le aree di cui preservare la biopermeabilità (3 e4 in Figura 24). Queste aree sono strategiche dal punto di vista della connettività degli ecosistemi e del territorio in generale. La connettività ecologica, infatti, supporta la connettività della mobilità pedonale (eventualmente anche ciclabile) quindi permette e mantiene una fruizione umana (residenti, ospiti, escursionisti) dell’intero territorio. Si può conservare una certa connettività lasciando (o predisponendo in fase progettuale) aree verdi (pubbliche o private) tra differenti lotti o aree urbane (Figura 27). Un aspetto importante soprattutto per la zona di Marter, per mantenere la connettività sovra-locale (tratteggiata in Figura 18) e quella pedonale/ciclabile, è quello di evitare la saturazione degli spazi lungo le attuali strade disposte a a raggiera con nuovi edifici. Una possibile soluzione potrebbe prevedere una alternanza di spazi verdi ed edifici anziché un loro sviluppo allineato. Questo accorgimento avrebbe ricadute positive sulla veduta di ciascuna abitazione, ognuna potrebbe godere di una vista panoramica anziché la vista della casa subito a valle. Pagina 39 di 42


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a)

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b)

Figura 27 Fasce tampone tra aree urbane e coltivazioni che mantengono una certa biopermeabilità (Malcevschi et al. 1996).

Figura 28 Schema di sviluppo a Marte per conservare la connettività ecologica e pedonabile.

Le aree di riqualificazione e conservazione sono aree interstiziali tra l’urbano attuale, a parte il tratto di Larganza segnalato (in Figura 26). Queste aree hanno già una certa funzionalità ecosistemica che dipende dalle buone pratiche agricole dei proprietari. Un potenziamento delle loro funzioni potrebbe essere ottenuto conservando e creando nuove siepi e filari interpoderali (come mostrato in b di Figura 27). La proposta di creazione di nuovo habitat si focalizza sulla confluenza del Larganza nel canale Brenta Vecchio. Una lanca artificiale potrebbe fungere da Pagina 40 di 42


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ecosistema-filtro, da cassa di espansione, oltre ad una potenziale espansione ecologica del biotopo di Roncegno (giĂ  moderatamente collegato).

Figura 29 Possibili modalitĂ  di creazione di nuovo habitat, con diversa estensione, (Bischetti et al. 2008; Malcevschi et al. 1996).

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