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patrimonio del genere, senza venderlo. Ma quando abbiamo lavorato con grandi registi, all’inizio della nostra carriera, non era come oggi. Non c’era un benefit, un ritorno. Nostra madre ci diceva sempre: “Siate prudenti!”. NA — Quelle pellicce non vi sono state pagate dalla produzione? CF — No, non usava. Era una scuola. Noi lo facevamo senza essere pagate. Senza nemmeno la pubblicità... oggi invece la pubblicità si chiede per qualsiasi cosa. NA — Ma le avete prestate per esempio per altri film, o in teatro? CF — No, mai. NA — E non si sciupano? CF — Nel modo più assoluto. Perché restano in archivio. Abbiamo venduto quelle rifatte sul modello, naturalmente. NA — Sì, certo, certo. CF — C’è una scena con Silvana Mangano che ha una grande mantella nera di breitschwanz... per la prima volta nella

storia della pelliccia, Fendi ha pensato di plissettarla come fosse un tessuto. Penso sia il massimo della sperimentazione. NA — Secondo lei perché Silvana Mangano, che con queste pellicce era meravigliosa, non le ha comprate? CF — Per la sua grande riservatezza, credo. Non voleva indossare qualcosa che era stato visto in un film. Però le piacevano molto. Infatti secondo me è stata una rinuncia. Comprò solo una cosa, quella che si vede quando lei è sdraiata nella scena sul divano: un trench, un Burberry, nero, foderato di visone nero. Non si vede molto, si vede di più la camicia a righe bianche e nere, con quella sciarpa lunghissima frangiata in fondo. Fu un regalo di suo marito. NA — Quante pellicce Fendi sono nel film? CF — Il trench, la volpe, il breitschwanz, ancora la volpe... la mantella di breitschwanz... cinque, mi pare. NA — Cinque? Un capitale! [ride] CF — Un capitale, sì.

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giacchina. Già il disegno sembrava una scultura, e quindi eravamo tutti incantati, ma poi lui addirittura, per farcelo capire meglio, prese le pelli e le drappeggiò... per farci capire la morbidezza del collo. Poi schizzò questo cappello straordinario... anche quello sembrava una scultura. E anche lì, prese la pelle e la modellò. Lei, la nostra amica Silvana, veniva giornalmente. Era molto diligente, molto attenta, non si spazientiva mai. Elegantissima anche quando provava una semplice tela. Ricordo che si appassionò a uno zibellino che avevamo realizzato in una linea a matita. Molto, molto affusolato, lungo, senza collo, avvolgente come un astuccio... e con una grande sciarpa che si girava attorno al collo facendola ricadere alla caviglia, alla lunghezza della pelliccia. Le piacque tanto che telefonò in America, al marito, chiedendogli se poteva acquistarla... E l’acquistò. Portandola nella vita insieme ad altre cose prese da noi, cose sempre... sempre portate in maniera sapiente. NA — A proposito di zibellini preziosi come

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quello che vediamo nel film: come ci si procurava le pelli? Da dove venivano? Dalla Russia? Dalle aste? Chi partecipava alle aste? Chi riusciva a comprarle? AF — L’acquisto delle pelli di zibellino era una cosa riservata a mia sorella Paola: una grandissima conoscitrice. Andava lei in Russia, quando battevano le aste. Soltanto ultimamente aveva deciso di mandare qualcuno in segreto: perché altrimenti nascevano delle competizioni, quando lei faceva una certa scelta. Poi è andata mia nipote Simona, e anche mio nipote Guido. Certo, noi ci siamo sempre aggiudicati i lotti più importanti, i più belli, ma la cosa importante, forse... non è tanto la preziosità della pelliccia. Noi abbiamo sempre pensato di fare moda con la pelliccia, quindi indipendentemente dai materiali. Trovavamo stupendo fare moda anche con materiali più poveri. Anche perché il nostro atteggiamento è sempre stato quello di rovesciare le pellicce... Le nostre pellicce dovevano essere belle all’interno e all’esterno, siamo noi che abbiamo creato la moda della pelliccia senza fodera, a cuoio.

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Quindi era molto importante la qualità, però per noi era anche molto importante l’invenzione. Quando da tutto il mondo venivano ad acquistare i nostri prodotti, posso affermare che non venivano solo per acquistare un capo, per indossarlo... ma forse anche per collezionare una pelliccia. Perché anche oggi, quando le vedo su delle amiche, ne rimango affascinata. Capisco che abbiamo veramente anticipato i tempi. Ferdinando Cito Filomarino — Ha qualche altro ricordo personale con Visconti ? AF — Lo ricordo il giorno della proiezione del film per gli addetti ai lavori. Lui era seduto con molta dignità su quella sedia a rotelle, e aveva le gambe avvolte in uno zibellino regalo della produzione e a noi commissionato. Fu delizioso. Si rivolse a noi ringraziandoci... E quello è stato il momento più bello, per noi. Il regalo più grande che potesse farci.

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Professore: Venga avanti Micheli, venga!

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Lietta: L'abbiamo conquistato!

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