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COVER NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO SUI DPI 2016/425 DALLE ASSOCIAZIONI ANMIL TURISMO ASSOSISTEMA AL PREMIO ITALIA A TAVOLA APPALTI LA REGOLAZIONE DELLE CLAUSOLE SOCIALI


EDITORIALE

di Laura Lepri

LA NUOVA STAGIONE EUROPEA “Il 2017 e la prima parte del 2018 è stata caratterizzata da una crescita sostenuta ed omogenea nell’Eurozona. Come seconda valuta internazionale si è stabilizzata nel 2017 e nel complesso resta senza concorrenti come seconda valuta più importante nel sistema monetario internazionale”, ha detto Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea (BCE), nella prefazione al rapporto sulla divisa unica. Si è discusso molto di permanenza o di uscita dall’euro in questi ultimi mesi all’interno del dibattito politico italiano e soprattutto nel periodo di campagna elettorale. L’euroscetticismo italiano rimane forte ma si riduce, secondo l’indagine Swg condotta per conto di Deloitte e presentata in occasione del primo Strategy Council Europe di Deloitte incentrato sul tema “Unione europea oggi: ancora un’opportunità”? A questa domanda tre italiani su quattro (74%) ritiene di non vedere vantaggi nell’appartenere all’Ue. Non sono pochi, ma in termini percentuali il dato si riduce rispetto al 2016 (77%). Il 78% degli italiani non vede vantaggi per la propria famiglia derivanti dall’Ue (lo pensava così l’82% degli italiani nel 2016). Nel complesso l’Italia è un Paese diviso sull’Europa. La maggioranza però non ripone fiducia nell’Ue e nelle sue istituzioni (53%) e il 57% degli italiani si sente più italiano che europeo. Un dato, questo, in linea col resto d’Europa, dove il 58% dei cittadini comunitari si sente più cittadino del proprio Stato che dell’Ue. La mancata percezione delle opportunità che vengono da Bruxelles, abbinata alla parziale incapacità dell’Italia di coglierle pienamente e a un più generale tema di disinformazione, ha fatto sì che dal 2002 al 2018 i cittadini italiani con una percezione negativa sull’UE siano raddoppiati. Il nuovo modello di Unione europea dovrebbe allora passare attraverso azioni su quei grandi fenomeni che i singoli paesi non riuscirebbero a governare ed affrontare da soli: la gestione dei nuovi flussi migratori, lo sviluppo dell’occupazione, la lotta al terrorismo e l’innovazione tecnologica. C’è anche un dato oggettivo da considerare. L’Italia di fronte ai giganti economici e politici da sola può fare poco, perché la concorrenza non è più tra i singoli Paesi ma tra l’Europa e il mondo esterno. In occasione dell’Assemblea annuale di Confindustria, il Presidente Vincenzo Boccia, ha sottolineato: “L'uscita del nostro Paese dall'euro sarebbe una cosa assurda e inconcepibile, sarebbe la fine dell'Italia in termini economici. Abbiamo bisogno di un Governo che sia a vocazione europeista, che non significa non affrontare le grandi riforme di cui l'Europa ha bisogno. In America il declino della manifattura ha creato grandi squilibri sociali e ha lasciato molti territori indietro, ma oggi si lavora per riportare le fabbriche nel Paese, creare posti di lavoro tagliando le tasse alle imprese, attrarre investimenti esteri, mettere dazi a chi importa e incentivare chi produce all’interno dei confini nazionali. Non condividiamo il protezionismo ma l’obiettivo è chiaro: costruire un’economia forte per una politica forte, anche attraverso un riequilibrio della bilancia commerciale. La Cina da tempo ha abbandonato il modello di una produzione a basso costo, portando la concorrenza sul nostro stesso terreno con imprese ad alto valore aggiunto, alta intensità d’investimenti e alta produttività. Con la Via della Seta progetta di conquistare l’Europa, il mercato più ricco del mondo”.

“PER ESSERE ITALIANI NEL MONDO DOBBIAMO ESSERE EUROPEI IN ITALIA” Gianni Agnelli

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OLTRE PERIODICO ISCRITTO AL N. 58 DEL 01-04-2014 DEL REGISTRO DELLA STAMPA PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA EDITORE ASSOSISTEMA Viale Pasteur, 8 - 00144 Roma Tel. 06.5903430 - Fax. 06.5918648 assosistema@assosistema.it DIRETTORE RESPONSABILE LAURA LEPRI PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE DANIELA BOCCADORO STAMPA DM SERVICES S.R.L. PUBBLICITÀ ASSOSISTEMA SERVIZI SRL GIULIA D’ADDAZIO Viale Pasteur, 8 - 00144 Roma Tel. 06.5903430 - Fax. 06.5918648 assosistemaservizi@pec.buffetti.it

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SOMMARIO EDITORIALE Laura Lepri SOMMARIO IN QUESTO NUMERO COVER Nuovo Regolamento Europeo 2016/425 sui DPI. Intervista a Cesare Lucca, Presidente di Assosistema Safety DALLE ASSOCIAZIONI Anmil PORTFOLIO Jensen Performance Days TURISMO Premio Italia a Tavola 2018

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EUROPA 33 Economia circolare: più riciclaggio, meno smaltimento in discarica APPALTI 36 La regolazione delle clausole sociali negli appalti pubblici QUI FINANZA 38 PMI e mercato finanziario: nuova partnership per crescere

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RUBRICHE NUMERI APPUNTAMENTI IN MEMORIA DI BRUNO BERNAREGGI

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COVER > Da pag. 8 a 19 Il 21 aprile 2018 è entrato in vigore il nuovo Regolamento europeo 2016/425 sui Dispositivi di protezione individuale che abroga la Direttiva 89/686/CEE del Consiglio UE. Una norma attesa da tempo che introduce importanti novità per il settore della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Abbiamo approfondito il tema con Cesare Lucca, Presidente della sezione Safety di Assosistema. A seguire, per la rubrica “Dalle Associazioni”, il contributo di Anmil, Associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro sulla giornata del 28 aprile 2018.

PORTFOLIO > Da pag. 22 a 25 Si è svolto a Palma di Maiorca dal 23 al 29 aprile 2018 l’evento Jensen Performance Days: una settimana dedicata alla presentazione delle novità della multinazionale soprattutto relative alla gestione dei dati e alla movimentazione dei materiali. Pubblichiamo una selezione di foto dell’evento.

TURISMO> Da pag. 26 a 29 Assosistema, con il Presidente Marco Marchetti, ha partecipato alla manifestazione Premio Italia a Tavola, organizzato dall’omonima testata e da Confindustria Alberghi, che si è svolto a Bergamo il 7 e l’8 aprile 2018. All’evento hanno partecipato vari rappresentanti del settore Horeca, ognuno con il proprio specifico contributo, che si sono confrontati sul tema dello sviluppo del turismo, in un’ottica di innovazione e formazione.

EUROPA > Da pag. 33 a 35 Il Parlamento sostiene obiettivi ambiziosi in materia di riciclaggio, grazie alle nuove norme sui rifiuti e sull’economia circolare adottate. Entro il 2025, almeno il 55% dei rifiuti urbani domestici e commerciali dovrebbe essere riciclato. L’obiettivo salirà al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035. Il 65% dei materiali di imballaggio dovrà essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030. Vengono fissati inoltre degli obiettivi distinti per materiali di imballaggio specifici, come carta e cartone, plastica, vetro metallo e legno.

APPALTI > Da pag. 36 a 37 Il 14 maggio scorso l’ANAC ha pubblicato sul proprio sito la bozza di Linee Guida recanti “La disciplina delle clausole sociali” nelle commesse pubbliche, sottoponendo tale documento alla consultazione pubblica fino al 13 giugno 2018. Le Linee Guida, che (come specificato in premessa dalla stessa Autorità) sono da considerare “non vincolanti”, hanno ad oggetto la regolazione delle clausole sociali proprio in considerazione della generale rilevanza dell’istituto nell’ambito della contrattualistica pubblica.

QUESTO NUMERO

ipnillole

QUI FINANZA > Da pag. 38 a 39 Quali i vantaggi di accedere ad un mercato dei capitali specifico per le piccole e medie imprese? La finanza a supporto dell’attività d’impresa, non quella fine a sé stessa, ha come scopo quello di accompagnare le aziende in un processo di crescita. Questa affermazione contiene alcuni concetti importanti e da tenere particolarmente a mente quando ci si incammina su un sentiero indirizzato verso un aumento delle dimensioni aziendali sia tramite investimenti che tramite attività di fusioni ed acquisizioni.

NUMERI > Da pag. 40 a 42 Nel primo trimestre 2018 il Pil ha registrato un’ulteriore crescita congiunturale (+0,3% rispetto al trimestre precedente) prolungando cosi il ciclo favorevole iniziato nel terzo trimestre del 2014. L’intensità della crescita si mantiene sui livelli del trimestre precedente, in leggera decelerazione rispetto alla media dei tassi di crescita congiunturali del 2017 (+0,4%). Le prospettive per l’economia italiana nel 2018 secondo l’Istat.

APPUNTAMENTI > A pag. 44 I convegni, le fiere, i workshop organizzati e partecipati da Assosistema e tutti gli eventi di interesse del settore.

IN MEMORIA DI BRUNO BERNAREGGI > A pag. 46

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COVER DI LAURA LEPRI

NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO 2016/425 SUI DPI, COSA CAMBIA PER IL SETTORE DELLA SALUTE E SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO INTERVISTA A CESARE LUCCA PRESIDENTE ASSOSISTEMA SAFETY IL 21 APRILE 2018 È ENTRATO IN VIGORE IL NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO 2016/425 SUI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE CHE ABROGA LA DIRETTIVA 89/686/CEE DEL CONSIGLIO UE. UNA NORMA ATTESA DA TEMPO CHE INTRODUCE IMPORTANTI NOVITÀ PER IL SETTORE DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO. ABBIAMO APPROFONDITO IL TEMA CON CESARE LUCCA, PRESIDENTE DELLA SEZIONE SAFETY DI ASSOSISTEMA, ASSOCIAZIONE CHE IN CONFINDUSTRIA RAPPRESENTA LE IMPRESE CHE PRODUCONO, DISTRIBUISCONO E MANTENGONO IN STATO DI EFFICIENZA I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE E COLLETTIVA, PER LA TUTELA E LA SALUTE DEI LAVORATORI DI TUTTI I SETTORI MERCEOLOGICI.

w Presidente Lucca, sabato 21 aprile 2018 è entrato in vigore il nuovo Regolamento europeo 2016/425 sui DPI, Dispositivi di protezione individuale. Qual’è stato il suo iter e come mai la scelta del Regolamento? Dobbiamo fare un passo indietro, partendo dalla Direttiva 89/686/CEE abrogata dal nuovo Regola-

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mento europeo. La Direttiva era stata adottata nell'ambito della realizzazione del mercato interno al fine di armonizzare i requisiti di salute e di sicurezza dei Dispositivi di protezione individuale in tutti gli Stati membri e di eliminare gli ostacoli al commercio dei DPI tra gli Stati membri. L'esperienza acquisita nell'applicazione della Direttiva 89/686/CEE ha poi evidenziato carenze


Il convegno di Assosistema al Safety Expo 2016.

e incongruenze nella copertura dei prodotti e nelle procedure di valutazione della conformità. È stato pertanto opportuno sostituire la Direttiva 89/686/CEE con un Regolamento, che è lo strumento giuridico adeguato per imporre norme chiare e dettagliate, che non lascino spazio a differenze di recepimento da parte degli Stati membri. La nuova normativa ha, dunque, il compito di riunire ed armonizzare le diverse legislazioni adottate dagli Stati Membri, definendo disposizioni univoche per gli operatori economici che operano nel Mercato Europeo.

w Qual’è stato il supporto e il contributo di Assosistema nel processo di redazione della bozza del Regolamento? In veste di Associazione di categoria che rappresenta produttori, importatori e distributori di Dispositivi di Protezione Individuale, abbiamo seguito da vicino, nel corso di questi anni, l’evolversi del nuovo contesto legislativo, con l’intento di individuare non solo le novità introdotte, ma anche le potenziali occasioni e criticità che esso presenta. Assosistema ha lavorato a livello europeo e a livello nazionale affinché nel processo di armonizzazione delle norme l’Italia svolgesse un ruolo significativo. A tal fine ci siamo fatti promotori di una serie di iniziative volte a pubblicizzare la nuova normativa presso gli addetti ai lavori. Nel settembre 2016 abbiamo organizzato un primo seminario in occasione del Safety Expo di Bergamo dal titolo “Cosa cambia nel mondo dei Dpi: il nuovo Regolamento di sostituzione della Direttiva Europea 89/686/CE”. La presenza di relatori provenienti da diverse Autorità Nazionali (Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero del Lavoro, INAIL, Agenzia delle Dogane, ANMIL) ha permesso alla platea di conoscere in maniera concreta le modifiche che stavano interessando

il settore ed allo stesso tempo di avere una visione d’insieme del nuovo contesto normativo. L’interesse generato dal primo incontro, ci ha spinto a riproporre l’argomento anche l’anno successivo, sfruttando, nuovamente, il palcoscenico fornito dal Safety Expo. Con il titolo del convegno: “Il nuovo Regolamento europeo 2016/425 sui DPI: focus sulle novità e sulle criticità preannunciate da Assosistema. Lo stato dell’arte un anno dopo”, si è scelto di approfondire le tematiche legate all’aspetto sanzionatorio ed al periodo transitorio tra le due normative. Per l’occasione, inoltre, la schiera dei relatori si è ampliata con la presenza di Henk Vanhoutte, Segretario Generale della European Safety Federation (ESF), in grado di garantire un taglio internazionale al convegno. Al termine dell’evento abbiamo anche distribuito a tutti i partecipanti una brochure, realizzata da Assosistema Safety, che sintetizzava il periodo di transizione dalla vecchia Direttiva al nuovo Regolamento.

w Quali le prossime attività che l’Associazione ha in programma per la diffusione del Regolamento? Sempre in occasione del Safety Expo, il 20 settembre 2018, con il convegno organizzato da Assosistema “Nuovo Regolamento Europeo 2016/425 sui DPI: questa volta le cose cambiano davvero. L’impatto sul mercato e gli scenari futuri per il settore della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro”, entreremo proprio nel vivo dei cambiamenti portati dal nuovo Regolamento ap-

Il convegno di Assosistema al Safety Expo 2017

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I SOCI ASSOSISTEMA SAFETY

profondendone vari aspetti, con la collaborazione di alcuni dei relatori delle scorse edizioni ma anche con l’inserimento di novità. Nel prossimo numero della rivista Oltre pubblicheremo ulteriori dettagli dell’iniziativa e il programma definitivo del convegno. Con l’obiettivo di diffondere la conoscenza della nuova normativa, stiamo organizzando, inoltre, altre due iniziative seminariali: a Milano, il 20 giugno 2018, un corso, in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, destinato ai funzionari addetti ai controlli e il giorno dopo, 21 giugno 2018, un'altra giornata formativa a Brescia per gli RSPP, ASPP e delegati alla sicurezza dei soci AIB (Associazione Industriale Bresciana). Sul fronte associativo, abbiamo realizzato un documento per la Collana Normativa curata dall’Ufficio Ricerca Industriale di Assosistema (di cui nelle pagine seguenti pubblichiamo una sintesi) e un banner sul sito dell’Associazione (www.assosistema.it) che aggiorniamo all’occorrenza con materiali e notizie utili alle aziende associate sul nuovo Regolamento 2016/425.

w Quali sono le principali novità e gli obiettivi del nuovo Regolamento?

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L’elemento di novità che caratterizza la normativa, in termini generali, è la spinta ad una maggiore responsabilizzazione di filiera, all’interno della quale ogni operatore deve dare il proprio contributo nel mettere a disposizione del mercato prodotti affidabili che salvaguardino la sicurezza del lavoratore. L’anno di transizione che stiamo attraversando, permetterà di misurare l’effettivo impatto del nuovo Regolamento sulla realtà industriale e di far chiarezza su quelle “zone d’ombra” che, ad oggi, possono dar adito ad interpretazioni. Già nel documento della Collana Normativa abbiamo accennato, rapidamente, ad alcuni aspetti che necessitano di essere monitorati (è il caso della discussione in atto sulla revisione degli standard armonizzati e la validità della dichiarazione di conformità) o per i quali bisogna necessariamente attendere sviluppi futuri (come per il discorso legato al regime sanzionatorio, o le conseguenze della Brexit). Per questo motivo Assosistema continuerà il suo lavoro di monitoraggio, in particolare utilizzando il canale ESF, per le dinamiche internazionali, e la rete di contatti con le Autorità Nazionali competenti, per quelle italiane.


BRESCIA 21/GIUGNO/2018

EVENTO IN-FORMATIVO

“EVOLUZIONI NORMATIVE E CRITERI DI SCELTA DEL CORRETTO DPI IN FUNZIONE DEI DIVERSI CONTESTI PROFESSIONALI” VALIDO QUALE AGGIORNAMENTO PER RSPP E ASPP AI SENSI DEL D. LGS. 81/08 Nel corso degli ultimi diciotto mesi importanti novità nel panorama normativo hanno modificato i criteri di classificazione della categoria di appartenenza di alcune famiglie di DPI. Tali cambiamenti hanno avuto ripercussioni sia sulla modalità stessa della certificazione del DPI (sono cambiati i test) sia sull’intera filiera dalla produzione alla distribuzione. Confindustria e Assosistema, accomunate dal medesimo obbiettivo di essere promotrici della Cultura della Sicurezza, hanno colto tale opportunità per offrire un approfondimento a quanti, nel comparto industriale, operano nel settore della sicurezza. Assosistema Safety è l’Associazione che, all’interno di Confindustria, rappresenta le imprese che producono, distribuiscono e mantengono in stato di efficienza i DPI, Dispositivi di protezione individuale e DPC, dispositivi di protezione collettivi, per la tutela e la salute dei lavoratori di tutti i settori merceologici Associazione Industriale Bresciana, attenta nel fornire un servizio di eccellenza ai propri Associati si è fatta promotrice di questo progetto pilota realizzato con Assosistema – Safety. L’incontro, ospitato nella sede di AIB, alternerà momenti di

informazione ad altri di confronto diretto durante i quali gli Associati potranno rivolgere domande ai relatori anche su aspetti operativi strettamente legati al proprio comparto industriale. I relatori Assosistema che presenzieranno all’incontro, sono professionisti che operano anche in multinazionali produttrici di DPI e che concorrono non solo all’innovazione produttiva ma anche alle evoluzioni normative. TARGET RSPP, ASPP, delegati alla Sicurezza COMPARTI INDUSTRIALI Metalmeccanico, industria pesante DATA DELL’EVENTO E DURATA Giovedì 21 giugno 2018. L’evento durerà dalle ore 9.00 alle ore 13.00 SEDE Associazione Industriale Bresciana, via Cefalonia 62 Brescia Sala Cav. Lav. Pier Giuseppe Beretta

Programma 9.00 / 9.20 registrazione partecipanti e welcome coffee 9.20 / 9.30 - avvio lavori / introduzione 9.30 – 9.45 Presentazione dell’andamento infortunistico per la metalmeccanica – Simone Zanolini, AIB 9.45 – 10.15 – Nuovo Regolamento DPI 425/2016: il cambiamento, la sua influenza sulle scelte e le responsabilità degli attori principali – Ivan Montanari, Cartelli Segnalatori srl 10.15 – 11.00 La quotidianità del lavoro: il guanto - Gianni Casetto, Honeywell Safety products srl 11.15 Pausa 11.15/12.00 – Spazi confinati. Strumenti e Dispositivi di protezione delle vie respiratorie – Alberto Spasciani, Spasciani spa 12.00/12.45 – Le manutenzioni: protezione delle vie respiratorie – Claudio Galbiati, 3M Italia srl 12.45/13.00 - Chiusura lavori

Per maggiori informazioni: Segreteria eventi Assosistema, tel. 065903430

CORSO “I CONTROLLI SUI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE” TARGET: FUNZIONARI DELL’AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI ADDETTI AI CONTROLLI Milano, Via Valtellina 1 / Sede della Direzione Regionale per la Lombardia 09-10 Il ruolo delle Dogane nella sicurezza dei prodotti. Il memorandum d’intesa Dogane - ASSOSISTEMA. Lo stato dell’arte e le prospettive future

Nicola Antonio Laurelli/ Filippo Tommaso Agenzia delle Dogane e dei Monopoli 10-11 Il cd. Pacchetto merci - la proposta di regolamento che stabilisce norme e procedure per la conformità alla normativa di armonizzazione dell’unione relativa ai prodotti e per la sua applicazione. Problematiche e impatti sulle procedure doganali.

11-13 Il nuovo Regolamento Europeo 2016/425 sui dispositivi di protezione individuale

Ivan Montanari ASSOSISTEMA 13-14 PAUSA 14-17 I controlli sui guanti e sui caschi. Casi specifici e dimostrazioni pratiche

20/GIUGNO/2018

Organismi certificati, Kask, Unigum Fulvio Liberatore Presidente EASY FRONTIER Per maggiori informazioni: Segreteria eventi Assosistema, tel. 065903430

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FOCUS SUL NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO 2016/425 SUI DPI A cura di Lorenzo Florindi, area Ricerca Industriale di Assosistema

AMBITO DI APPLICAZIONE Il Regolamento UE 2016/425 si applica ai Dispositivi di Protezione Individuali. Lo scopo della normativa è quello di definire regole univoche che gli operatori economici devono rispettare nel “mettere a disposizione” DPI sul mercato, al fine di garantire la protezione e la sicurezza dell’utilizzatore finale. La “messa a disposizione” viene intesa come il processo di “fornitura di un DPI per la distribuzione o l’uso sul Mercato Europeo nell’ambito di un’attività commerciale”. Il Regolamento, dunque, si applica solo a quei DPI che vengono commercializzati all’interno del confine Europeo, siano essi realizzati in paesi appartenenti all’Unione Europea, o importati da nazioni extra-comunitarie; ne deriva che i DPI importati sul suolo Europeo solo con lo scopo di essere riesportati e successivamente commercializzati all’esterno dell’Unione Europea, non sono regolamentati dalla normativa.

CATEGORIE DI DPI E MARCATURA CE Come accadeva nella Direttiva i DPI vengono classificati in 3 categorie anche nell’Allegato I del Regolamento: • CATEGORIA I: DISPOSITIVI CHE PROTEGGONO DA RISCHI MINIMI; • CATEGORIA II: DISPOSITIVI NON COMPRESI NELLA I E NELLA III CATEGORIA; • CATEGORIA III: DISPOSITIVI CHE PROTEGGONO DA GRAVI DANNI IRREVERSIBILI E RISCHIO DI MORTE.

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Va notato che la classificazione della nuova normativa è basata non più sul prodotto, ma sul rischio; nel caso un DPI protegga da più di un rischio rientrerà nella categoria corrispondente al pericolo più “alto” che può prevenire. L’introduzione della nuova normativa, inoltre, comporterà anche un cambiamento di categoria per alcune tipologie di prodotti; è il caso, ad esempio, dei dispositivi di protezione contro il rumore nocivo o contro ferite da coltello o da colpi di pistola, che nella nuova classificazione (riportata nell’Allegato I del Regolamento) rientrano nella categoria III. Va ricordato che, come per la Direttiva, ad ogni categoria corrisponde una propria procedura di valutazione della conformità, che diventa più rigorosa all’aumentare della categoria. Il certificato UE del tipo, con l’ingresso del Regolamento, avrà durata non superiore ai cinque anni. Non è ancora del tutto chiaro, invece, come procedere in caso di revisioni di norme armonizzate. Tali norme definiscono specifiche tecniche che garantiscono la conformità dei prodotti ai requisiti di salute e sicurezza. Il problema nasce dal fatto che il certificato di Esame UE del tipo contiene i riferimenti dello standard, il che porta ad un conflitto di interpretazione riguardo al come procedere in caso di revisione della norma armonizzata: individuare con l’Organismo Notificato i cambiamenti introdotti dalla nuova versione della norma e procedere con un nuova certificazione, oppure accettare un certificato ancora valido (perché rilasciato da meno dei cinque anni) mantenendo dei riferimenti ad uno standard di un’edizione precedente, purchè non ci siano cambiamenti nei requisiti essenziali di


salute e sicurezza. L’argomento è in questi mesi fonte di discussione in sede di Commissione Europea e Assosistema lo sta monitorando da vicino in collaborazione con la European Safety Federation (ESF).

OBBLIGHI DEGLI OPERATORI ECONOMICI I primi articoli del Regolamento specificano puntualmente gli obblighi degli operatori economici del settore DPI, ognuno dei quali deve far fronte a compiti specifici, al fine di garantire la messa a disposizione sul mercato di prodotti sicuri e conformi alla normativa. Sono quattro le categorie per le quali vengono puntualmente fornite disposizioni: fabbricanti, importatori, distributori e mandatari. I fabbricanti, coloro che progettano e commercializzano con il proprio marchio il DPI, devono garantire che il dispositivo messo a disposizione del mercato sia conforme ai requisiti essenziali di salute e sicurezza, riportati nell’allegato II del Regolamento stesso. In linea con quanto stabiliva la Direttiva, il fabbricante è responsabile di redigere la documentazione tecnica, di valutare o far valutare la conformità dei prodotti e di apporre la marcatura CE. Il DPI deve essere accompagnato dal marchio commerciale o la denominazione del fabbricante, che dovrà fornire anche un indirizzo postale al quale poter essere contattato, le istruzioni per l’uso nella lingua dell’utilizzatore, nonché una copia del documento di conformità UE o un link dove poterlo visualizzare online. E’ necessario che il produttore abbia la possibilità di rintracciare i propri prodotti e di intervenire tempestivamente, qualora venissero presentati reclami circa la non conformità degli stessi. La tematica relativa alla tracciabilità del prodotto è centrale nell’intera normativa e non è limitata al solo fabbricante ma si ripete anche per gli altri operatori economici, per i quali, la presenza di obblighi specifici, rappresenta un grande cambiamento rispetto alla Direttiva. L’importatore, ad esempio, diventa responsabile dell’immissione sul mercato dei DPI e

deve garantirne la conformità ai requisiti di salute e sicurezza, accertando la correttezza della procedura di valutazione di conformità operate dal fabbricante. Qualora riscontri anomalie nel suo controllo, ha il compito di segnalarle all’Autorità Nazionale e di avvisare il produttore stesso, al fine di evitare la libera circolazione di prodotti che possano esporre l’utilizzatore finale a pericoli di salute. I DPI importati diventano, dunque, di responsabilità dell’importatore che diventa soggetto agli stessi obblighi a cui deve sottostare il fabbricante, eccezion fatta per la fase di valutazione e di marcatura che rimane a carico di quest’ultimo. I distributori, invece, presentano obblighi più inerenti al loro operato. Devono garantire che durante la fase di stoccaggio, i DPI non abbiano sostato in una situazione che avrebbe potuto comprometterne il corretto funzionamento. Tuttavia, come per l’importatore, anche il distributore ha il compito di verificare che il prodotto proveniente dal fabbricante (o dall’importatore) sia conforme alla normativa e corredato della dovuta documentazione. Anche il distributore, è tenuto a segnalare eventuali anomalie della merce, dandone comunicazione all’Autorità ed al fabbricante e ad assicurarsi che vengano implementate misure correttive volte a rendere il DPI conforme. Per le due categorie sopra riportate è molto importante evidenziare l’Articolo 12 del Regolamento, nel quale è scritto che importatori e distributori sono soggetti agli obblighi dei fabbricanti qualora immettano un prodotto con il proprio marchio commerciale o modifichino DPI già immessi sul mercato. A questo proposito va chiarito che il prodotto non è il solo manufatto fisico ma lo è anche l’imballo e la documentazione obbligatoria a corredo. Infine, molto meno rigidi sono i compiti cui deve adempiere il mandatario, ovvero la persona giuridica che viene delegata dal fabbricante ad agire a suo nome. Il mandatario non è soggetto agli obblighi del fabbricante ma può alleggerire il carico dello stesso, conservando la documentazione tecnica e le dichiarazioni di conformità UE dei DPI e, fornendo

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sostegno, all’Autorità Nazionale, qualora richiesto, nell’eliminare rischi presenti in prodotti immessi sul mercato.

PERIODO DI TRANSIZIONE Il Regolamento 2016/425 è entrato in vigore il 20 aprile 2016 e viene applicato dal 21 aprile 2018. Per l’anno successivo, tuttavia, la nuova normativa coesisterà con la Direttiva 89/686 che verrà definitivamente abrogata il 21 aprile 2019. Ciò vuol dire che durante questo anno di transizione, le aziende potranno immettere sul mercato indistintamente prodotti conformi alla Direttiva o conformi al Regolamento. Per immissione sul mercato va intesa la prima messa a disposizione del DPI sul mercato Europeo. Dopo questo primo anno, i DPI dovranno essere immessi solamente se conformi al Regolamento. Ciò non significa, tuttavia, che non potranno circolare sul mercato DPI conformi secondo la Direttiva: l’Articolo 47.1 specifica, infatti, che le certificazioni rilasciate secondo la Direttiva di prodotti immessi sul mercato in una data antecedente al 21 aprile 2019, rimangono valide fino al 21 aprile 2023, salvo che non scadano prima. A quel punto sarà necessario procedere con una nuova certificazione, conforme al Regolamento. L’interpretazione dell’articolo 47 ed in generale la tematica del periodo di transizione è stata oggetto di un grande monitoraggio da parte dell’Associazione, che utilizzando come canale la European Safety Federation, è potuta rimanere aggiornata sulle posizioni espresse dalla Commissione Europea e dare il proprio contributo alla causa.

Durante il workshop organizzato dall’Associazione durante il Safety Expo a Bergamo il 20 settembre 2017, era già stato anticipato che l’attuazione del Regolamento sarebbe stata delegata al Governo per mezzo dell’articolo 6 della Legge di Delegazione Europea 2017. Il testo definitivo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 25 ottobre (Legge 25 ottobre 2017, n.1631) nomina il Ministero dello Sviluppo Economico come Autorità competente in materia e prevede sanzioni penali o amministrative in linea con quanto previsto dall'articolo 32, comma 1, lettera d), e dell'articolo 33, commi 2 e 3, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 (v.all. x). La legge di Delegazione Europea, in sostanza, fornisce indicazioni generali sulle sanzioni da applicare nei riguardi degli operatori che violano le disposizioni indicate nel Regolamento. Nei dodici mesi successivi alla pubblicazione del testo il Governo è chiamato ad adottare uno o più decreti legislativi specifici che abbiano il compito di allineare la normativa europea a quella nazionale in tema di sanzioni. Per conoscere, nel dettaglio, sanzioni e penali per coloro che non osservano quanto indicato dalla normativa, sarà dunque necessario attendere la pubblicazione dei relativi decreti legge che dovrà avvenire non oltre novembre 2018.

FOCUS SUL NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO 2016/425 SUI DPI

SANZIONI L’unico aspetto del Regolamento che viene delegato ai singoli Stati Membri è quello relativo alle sanzioni per coloro che violano le disposizioni della normativa; nell’articolo 45 si legge che entro il 21 marzo 2018 i Paesi Europei devono consegnare alla Commissione le norme che definiscono il quadro sanzionatorio.

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APPROFONDIMENTO: LE CONSEGUENZE DELLA BREXIT Approfondimento interessante riguarda l’effetto che potrà avere l’uscita del Regno Unito dalla Comunità Europea. Una nota della Commissione Europea, datata 22 gennaio 2018, reperibile sul suo sito, precisa che dal 30 marzo 2019 (in assenza di proroghe), il Regno Unito sarà a tutti gli effetti un Paese terzo rispetto all’Europa. Il Regolamento 2016/425 per i DPI non sarà più, dunque, una normativa d’obbligo in territorio inglese. Ciò, ad esempio, comporta che un distributore italiano di DPI che acquista dal Regno Unito e vende in altri paesi europei, dopo il 30 marzo 2019, ai fini del Regolamento, dovrà essere considerato un importatore a tutti gli effetti e, di conseguenza,


dovrà osservare le disposizioni e gli obblighi proprie di questa categoria. Ancora più importanti saranno le conseguenze per gli Organismi Notificati, che perderanno il loro status europeo e non avranno più l’autorizzazione ad intervenire nei processi di valutazione della conformità dei prodotti, laddove la normativa lo richieda (ad esempio per DPI di categoria II e III). Da quanto emerge dal comunicato della Com-

missione, salvo interpretazioni diverse, a partire dalla data in cui avverrà la Brexit, gli operatori economici, non potranno immettere sul mercato quei DPI la cui procedura di valutazione di conformità ha coinvolto Organismi Notificati britannici. E’, dunque, necessario correre ai ripari contattando per tempo Organismi Notificati interni ai confini Europei, che possano in maniera legittima dichiarare la conformità dei DPI immessi nel mercato.

NEW ENTRY IN ASSOSISTEMA: KASK KASK è la nuova azienda associata ad Assosistema, con sede in Italia, che si occupa di sviluppo, progettazione e realizzazione di caschi di sicurezza per tutti i settori di utilizzo, dallo sci al ciclismo, dall’alpinismo all’equitazione, dai servizi di soccorso, al settore della sicurezza. Fondata nel 2004, KASK è un’azienda giovane che è riuscita a imporsi sul mercato grazie a un team di ingegneri di talento e delle partnership strette con le principali aziende italiane nel settore. In questi anni, KASK ha ricevuto premi come l’ISPO e l’Eurobike. La mission di KASK è quella di realizzare prodotti caratterizzati da un perfetto equilibrio tra eccellenza tecnologica, funzionalità, sicurezza e design accattivante. KASK si impegna costantemente nella ricerca di nuovi modi per migliorare ancora di più la qualità dei propri caschi. Posizionatasi tra i principali marchi per sport e outdoor, l’azienda cerca di mantenere altissimi standard nella realizzazione di caschi al fine di fornire ai clienti prodotti di massima qualità e soddisfare le esigenze di sicurezza anche degli sportivi più esigenti. I caschi KASK sono ergonomici e prodotti interamente in Italia. Inoltre, sono stati progettati per soddisfare le esigenze degli atleti a livello mondiale. La qualità dei prodotti KASK è il risultato di molti test di sicurezza eseguiti in modo rigoroso e dell'impiego di tecnologie innovative nella progettazione dei caschi. Tutti i prodotti di KASK sono realizzati interamente in Italia e superano i rigorosissimi test di qualità e sicurezza previsti dal Project CSD (Comfort, Safety, Design) dell’azienda.

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ASSOSISTEMA AL PREMIO PRIMI IN SICUREZZA DEL 28 MAGGIO 2018 Sono stati 25 gli istituti scolastici vincitori della XVI edizione del Concorso "Primi in sicurezza" promosso da ANMIL e dal mensile per le scuole OKAY! Il 28 maggio 2018 a Roma si è tenuta la premiazione nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università La Sapienza, a cui ha partecipato Assosistema con il Segretario Generale Matteo Nevi. Copioso il materiale pervenuto dalle scuole italiane all’iniziativa. La XVI edizione ha registrato una grandissima adesione degli istituti che hanno presentato lavori molto originali per tutte le 4 distinte sezioni previste. Con grande difficoltà la commissione giudicatrice ha selezionato i lavori inviati perché il livello è stato particolarmente valido.  Il Concorso si inserisce tra le attività previste dal Protocollo siglato tra MIUR ed ANMIL, lo scorso 10 ottobre, con il quale il Ministero e l’Associazione si impegnano a collaborare per la promozione di iniziative e attività volte alla diffusione della cultura della prevenzione e della sicurezza nelle scuole. Per ribadire l’importanza del tema e delle sue ricadute sulla quotidianità bastano pochi numeri: sono oltre 12.000 gli infortuni che ogni anno, in Italia, colpiscono lavoratori giovani di età inferiore ai 19 anni; di questi 8.000 circa sono maschi e 4.000 femmine. Nel periodo 1 gennaio-31 agosto 2017 i lavoratori di età inferiore a 19 anni morti sul lavoro sono stati 11, quasi il doppio rispetto alle 6 giovanissime vittime registrate nello stesso periodo dell’anno precedente. Inoltre, a fronte di una crescita degli infortuni in generale dell’1,3%, sempre nei primi otto mesi del 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016, tra i lavoratori delle classi di età inferiore a 29 anni l’incremento è stato del 3,8%, praticamente il triplo della media generale. Per questi giovani lavoratori gli infortuni sono cresciuti di ben 3.000 unità, vale a dire il 60% dell’aumento registrato per il complesso dei lavoratori che è stato di 5.000 unità. Anche a scuola ci si infortuna: nel 2016

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sono stati oltre 75.000 gli infortuni occorsi a studenti; per il 56% (42.000 casi) si tratta di maschi e per il 44% di femmine (33.000 casi). Gli studenti, per così dire, più “esuberanti” sono quelli di età fino a 14 anni (scuole elementari e medie inferiori) che rappresentano il 68% del totale degli studenti infortunati; quelli con età compresa tra 15 e 19 anni sono il 30%, mentre quelli di 20 anni ed oltre solo il 2%. “Come Associazione, che da 75 anni si occupa di assistere e tutelare le vittime del lavoro – ha commentato il Presidente nazionale ANMIL, Franco Bettoni - puntiamo a stimolare l’entusiasmo dei giovani affinché, domani, diventino lavoratori o imprenditori responsabili che mettono la prevenzione tra i valori intangibili e, con tutti i partecipanti al Concorso, sappiamo di avere nuovi alleati in questa lotta ed è con loro che proseguiremo la nostra campagna per la prevenzione degli infortuni”.


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dalleiazioni

Assoc

ANMIL FRANCO BETTONI, Presidente nazionale ANMIL

Dal mese di febbraio è stata temporaneamente sospesa la pubblicazione degli Open data mensili relativi alle denunce di infortunio a seguito dell’introduzione dell’obbligo di trasmissione telematica all’INAIL delle comunicazioni relative agli infortuni che comportano un’assenza dal lavoro di almeno 1 giorno (escluso quello dell’evento) rispetto ai tre giorni previsti in precedenza, per evitare confronti di mese e di periodo non coerenti. Tale pubblicazione sarà riattivata entro il mese di agosto, una volta concluso il processo di adeguamento dei sistemi statistico-informatici dell’Istituto. Invece viene aggiornata regolarmente la pubblicazione degli Open data mensili relativi alle denunce di infortunio mortale che non hanno subito problemi in tal senso. Come stabilito dal decreto del ministero del Lavoro 183/2016, istitutivo del Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP), la segnalazione è fatta

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esclusivamente ai fini statisticoinformativi; pertanto non viene modificata la copertura dell’assicurazione INAIL  che continua a trovare applicazione soltanto per gli infortuni con prognosi superiore a 4 giorni (compreso quello dell’evento), per i quali resta invece l’obbligo della denuncia. Se dunque tale provvedimento nulla cambia dal punto di vista indennitario, sicuramente si rivelerà molto utile per tutti coloro che, a vari livelli di competenza, sono impegnati ad approfondire lo studio del fenomeno infortunistico ai fini prevenzionali. È indubbio, infatti, che a breve si potrà disporre di un numero molto maggiore di infortuni e quindi dei relativi dati statistici che formeranno una base di indagine molto più consistente e significativa per l’individuazione, in particolare, delle modalità, delle cause e circostanze che hanno determinato l’evento lesivo, elementi fondamentali per indirizzare in maniera più mirata le necessarie iniziative di contra-

sto. Già da decenni era stata prospettata, da parte di illustri studiosi, l’esigenza di allargare il campo di osservazione non limitandosi cioè a rilevare esclusivamente gli infortuni comunicati ai fini assicurativi, ma anche gli infortuni “lievi”, che non comportano un indennizzo economico. Anzi, in molti si sono spinti oltre, auspicando che la rilevazione si estendesse anche ai cosiddetti “quasi infortuni” (near miss), vale a dire quegli incidenti che si sono verificati sul luogo di lavoro ma che non hanno comportato danni fisici ai lavoratori ma solo danni materiali. È il caso, ad esempio, del crollo di una impalcatura in un cantiere che rientra nelle statistiche solo in presenza di morti o feriti; se invece nessun lavoratore rimane infortunato l’incidente in pratica non risulta, non è mai accaduto. Restano tuttavia i danni economici ed i relativi costi per la società e per le aziende che, secondo le stime elaborate da esperti INAIL, ammontano a circa 55 mi-


IL 2018 RIVELA UN TREND INFAUSTO AL DI LÀ DI OGNI PEGGIORE PREVISIONE Gennaio-Febbraio-Marzo 2018/2017

Gennaio-Febbraio-Marzo 2018/2017

Confronto anni 2017/2016

INFORTUNI MORTALI DENUNCIATI 2017 2018 Totale 190 212

MALATTIE PROFESSIONALI DENUNCIATE 2017 2018 Totale 15,247 16.124

INFORTUNI DENUNCIATI 2016 2017 Italia 636,812 635,433

Variazione totale ITALIA 2018/2017 = 11,5%

Variazione 2017/2016 = 0,2%

Variazione 2018/2017 = 5,7%

Confronto anni 2017/2016

Confronto anni 2017/2016

INFORTUNI MORTALI DENUNCIATI 2016 2017 Italia 1.018 1.029

MALATTIE PROFESSIONALI DENUNCIATE 2016 2017 Italia 60.347 58.129

Variazione totale ITALIA 2018/2017 = 1,1%

Variazione 2017/2016 = -3,6%

liardi di euro, corrispondenti a quasi il 3% del PIL nazionale. In questo primo scorcio dell’anno tutta l’opinione pubblica è rimasta impressionata dalla lunga serie di incidenti letali, spesso con più vittime, che si sono verificati in varie aree geografiche del Paese. Ma che non si trattasse di una semplice impressione viene confermato dalle ultime risultanze statistiche: i dati pubblicati dall’INAIL, relativi al primo trimestre 2018, certificano un aumento di ben l’11,6% rispetto allo stesso trimestre del 2017. Con la ripresa economica sono tornati ad aumentare infortuni e morti sul lavoro. Secondo i dati INAIL, il trend, che per quasi 10 anni ha registrato una lieve ma costante diminuzione, sembra essersi arrestato. Infatti, l’aumento maggiore di denunce di infortunio si registra nei settori della metallurgia e della meccanica (+6,1%), proprio quei settori nei quali si è iniziata a riscontrare la maggiore crescita di produzione e assunzioni. Si tratta

di un incremento di 22 morti sul lavoro (da 190 a 212), di cui 20 riguardano la componente maschile (da 160 a 180), mentre per le lavoratrici si contano 2 vittime in più (da 30 a 32). Un primo bilancio che già di per sé appare molto pesante, ma che si rivela ancora più preoccupante se si tiene conto che il dato relativo al primo trimestre 2017 risulta “gonfiato” dall’eccezionale tragico evento di Rigopiano dove persero la vita 29 persone, in gran parte lavoratori della struttura alberghiera. Al netto di quell’evento del tutto eccezionale, oggi staremmo a registrare per il primo trimestre 2018 un aumento di morti ancora più consistente. Ma il dato, purtroppo, non ci sorprende. Già da alcuni anni, infatti, con l’avvio e il consolidamento della ripresa economica, il fenomeno infortunistico aveva dato segnali di “risveglio” dopo lunghi decenni di calo pressoché ininterrotto; gli infortuni (i cui dati non vengono attualmente rilevati da

INAIL per motivi tecnici) si sono mantenuti praticamente costanti sui livelli del 2014, mentre i morti sul lavoro avevano già conosciuto una crescita del 9,8% nel 2015 e dell’1,1% nel 2017. Gli aumenti più rilevanti si registrano proprio nelle aree più produttive del Nordovest (+40,4%), del Nord-est (+21,7%) e del Centro (+21,9%); mentre nel Mezzogiorno si assiste a cali di notevole rilievo, in particolare nella regione Abruzzo (-79,0%), in Puglia (50,0%) e in Sicilia (-33,3%). I settori di attività più colpiti sono gli stessi in cui si sono manifestati i segnali più evidenti di ripresa economica: Metallurgia (da 1 vittima del 2017 a 5 vittime nel 2018), i Trasporti (da 13 a 19), i Servizi di supporto alle imprese (da 0 a 7) e le Costruzioni, un settore che con ritardo rispetto agli altri del ramo industriale ha “agganciato” la ripresa economica solo nel corso del 2017, dove le morti sul lavoro sono passate da 19 a 21.

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ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA

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GIO

MAG

A CURA DELL’UFFICIO COMUNICAZIONE DI CONFINDUSTRIA

2018

IL PRESIDENTE BOCCIA: NON CI PUÒ ESSERE UNA POLITICA FORTE SENZA UN’ECONOMIA FORTE “Siamo il secondo paese industriale d’Europa nonostante molti deficit di competitività, senza i quali saremmo i primi. L’export italiano è cresciuto negli ultimi 3 anni fino a raggiungere nel 2017 la cifra record di 540 miliardi. Di questi, 430, l’80%, vengono dalla manifattura grazie anche a provvedimenti come il Jobs Act, Industria 4.0, e al piano Made in Italy. Un successo che quest’anno, nonostante le incertezze nazionali e internazionali, potremmo addirittura migliorare. L’impresa cambia se gli imprenditori cambiano, accettando di aprire il capitale, di assumere competenze innovative, di rischiare. A noi questa sfida. Alla politica quella di individuare i meccanismi di accelerazione di questi cambiamenti, per consolidare quanto Impresa 4.0 prevede puntando su un concetto largo di industria: della manifattura, del turismo, delle costruzioni, dei servizi, della cultura, per aziende ad alto valore aggiunto, ad alta produttività e ad alta intensità di investimenti. Il merito è il vero ascensore sociale: la crescita economica è possibile solo aumentando la qualità e le competenze delle persone. Sarà utile concedere alle scuole maggiore autonomia nella definizione dei percorsi di istruzione e alle università maggiore autonomia dal lato delle risorse.

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Investire meglio e di più negli Istituti Tecnici Superiori. Puntare sull’alternanza scuola lavoro. Impegnandoci dentro e fuori le fabbriche e avvicinando i profili in uscita a quelli richiesti dalle imprese per colmare, prima di tutto, il gap che esiste tra la domanda di quasi 300mila tecnici specializzati e l’offerta mancante. Per preparare i nostri giovani al futuro. Se l’alto debito richiede prudenza nei tagli generalizzati delle imposte, occorre rendere possibile una minore tassazione sui fattori di produzione, a partire dal lavoro e dall’anomala imposizione di patrimoniali come Imu e Irap sui fattori produttivi. La politica fiscale ha bisogno di una regia chiara, ferma e coerente, che sappia essere immune da manovre volte solo a captare consenso politico e da interventi non sistematici. Occorrono visioni di medio termine, obiettivi sull’economia reale, programmi di governo e non elettorali. La lotta all’evasione deve essere parte integrante e imprescindibile di un coerente programma di risanamento e di rinascita strutturale dell’economia. In questo quadro la politica deve riappropriarsi del suo ruolo, recuperando la sua vocazione alla sintesi, che matura attraverso il dialogo, il confronto e il sapiente bilanciamento degli interessi. Sta qui il suo primato, nella capacità di conce-

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pire un’idea di Paese e dei rapporti economicosociali all’altezza delle sfide del presente e non, invece, nel sommare e replicare le spinte che provengono dal “basso”, dalle rispettive basi elettorali. Sta qui la differenza tra una politica forte, che “rappresenta”, esercitando la delega che le è propria per dare risposte ai disagi provenienti dalla società, e una politica che invece si adagia e si chiude nel recinto della mera constatazione di quei disagi. E poi, in politica come in economia, ci vuole pazienza, perché non c’è contemporaneità tra causa ed effetto. Ci vuole pazienza, e coraggio, e lungimiranza, perché occorre dare tempo al tempo e aspettare che scelte necessariamente di medio e lungo termine diano i frutti sperati. C’è differenza tra il modo di fare di chi ha bisogno di raccogliere il consenso tutto e subito, perché il suo orizzonte è corto e vive nella condizione di una perenne campagna elettorale, e di chi pensa invece alle generazioni future. Non ci può essere una politica forte senza un’economia forte. E se la politica pensa di essere forte creando le condizioni per indebolire l’economia, lavora in realtà contro se stessa. Economia e politica sono due facce della stessa medaglia. L’una tiene l’altra ed entrambe fanno da sostegno alla democrazia. Motivo di orgoglio e vanto nazionale. Ma nulla è per sempre. E non possiamo dare per scontato che questa condizione di favore, questa posizione privilegiata nel novero dei Paesi avanzati, resti immutata qualsiasi scelta si compia. Possiamo progredire lungo la strada della crescita e del lavoro, come noi proponiamo da tempo e oggi ribadiamo con forza. O possiamo fare passi indietro.

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E tornare a un’Italia povera e agricola che i nostri nonni e i nostri genitori hanno saputo trasformare, dalle macerie del Dopoguerra, nell’Italia che tutti c’invidiano, patria del bello e del ben fatto. Dobbiamo ricordarci che siamo un Paese privo di materie prime, che la nostra vocazione è la trasformazione, che la nostra ricchezza sta nell’esportazione. Se soffochiamo queste capacità, se ne limitiamo le potenzialità, facciamo un danno a tutta la nazione e ipotechiamo pesantemente il nostro futuro. Per difendere le nostre posizioni e migliorarle abbiamo bisogno di un impegno collettivo. Nessuno può tirarsi indietro, nessuno può volgere lo sguardo da un’altra parte, nessuno può distrarsi o fingere di farlo. Noi sappiamo di vivere in un grande Paese industriale, dalle enormi potenzialità. Abbiamo investito nel nostro Paese dove abbiamo testa e cuore. Sappiamo che da soli possiamo fare tanto, ma che da soli non ce la faremo. Perché ogni giorno sogniamo un futuro diverso e, pur tra tante difficoltà, con passione e senso di responsabilità reagiamo con l’ottimismo della volontà. Questo è il momento in cui trasformare le speranze in fatti, le parole in azioni coerenti, per quel futuro che deve costruire occasioni di sviluppo e di lavoro. Il che significa gusto della sfida, necessità dell’approfondimento e dello studio, impegno, sacrificio, responsabilità. Perché è solo con il lavoro e l’impegno che si costruisce un grande Paese. Occorre crederci.”


23 . 29 APRILE 2018 PERFORMANCE

DAYS:

UNA SETTIMANA A PALMA DI MAIORCA (DAL 23 AL 29 APRILE 2018), DEDICATA ALLA PRESENTAZIONE DELLE NOVITÀ DELLA MULTINAZIONALE SOPRATTUTTO RELATIVE ALLA GESTIONE DEI DATI E ALLA MOVIMENTAZIONE DEI MATERIALI.

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IL PROGRAMMA DELLE GIORNATE ERA ARTICOLATO IN DUE PARTI: w MATTINA: dedicata alle presentazioni a cura del board JENSEN su diversi temi legati soprattutto all’evoluzione del mercato delle lavanderie industriali. Ad intervenire Jesper Munch Jensen, CEO e Martin Rauch.

w POMERIGGIO: dedicato ai temi più tecnici dell’industria 4.0: digitalizzazione, tracciabilità e robotica attraverso le esperienze di Gotli Labs e Inwatec.

Nelle pagine seguenti, pubblichiamo una selezione di foto dell’evento.

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PERFORMANCE DAYS:

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TURISMO

UNA FILIERA COMPLETA DEL TURISMO È GARANZIA DI QUALITÀ ASSOSISTEMA, CON IL PRESIDENTE MARCO MARCHETTI, HA PARTECIPATO ALLA MANIFESTAZIONE PREMIO ITALIA A TAVOLA, ORGANIZZATO DALL’OMONIMA TESTATA E DA CONFINDUSTRIA ALBERGHI, CHE SI È SVOLTO A BERGAMO IL 7 E L’8 APRILE 2018. ALL’EVENTO HANNO PARTECIPATO VARI RAPPRESENTANTI DEL SETTORE HORECA, OGNUNO CON IL PROPRIO SPECIFICO CONTRIBUTO, CHE SI SONO CONFRONTATI SUL TEMA DELLO SVILUPPO DEL TURISMO, IN UN’OTTICA DI INNOVAZIONE E FORMAZIONE Il 2018 è stato proclamato “Anno del Cibo Italiano” dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, insieme al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. A Bergamo, la grande partecipazione di pubblico e la presenza di alcuni dei più importanti chef stellati alla decima edizione del Premio Italia a Tavola, ha confermato il successo di un’iniziativa che valorizza anche molti aspetti importanti del turismo enogastronomico.

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“Più formazione per ristoranti e hotel. Da un nuovo alberghiero alla laurea accoglienza” è il titolo del convegno che si è svolto nella mattinata del 7 aprile 2018 nella Sala Mosaico all’Ex Borsa Merci di Bergamo. “Il cibo oggi viene spesso ridotto a convivialità o edonismo, senza dare importanza a tutto ciò che c’è dietro: produttori agricoli, artigianali o industriali, e chi si occupa di ristorazione, accoglienza e servizi. I media negli ultimi anni hanno dato visibilità a cuochi e


pasticceri che sono diventati delle vere e proprie star. Sono osannati dal pubblico e presi a modello da molti giovani che hanno deciso di intraprendere quella strada, ma senza considerare tutti gli step che una carriera di successo comporta. Quello che serve al comparto è, invece, la valorizzazione di tutte le figure che lavorano nella filiera come un’unica grande squadra di professionisti, dal produttore di materie prime fino al cameriere che serve in tavola un piatto, senza dimenticare chi il cibo lo racconta, cioè i giornalisti e i critici gastronomici - ha detto Alberto Lupini, Direttore di Italia a Tavola, in apertura dei lavori - È proprio questo l’obiettivo del “Premio Italia a Tavola”, da ormai 10 anni: dare il giusto valore a tutte le realtà che permettono a questo settore di andare avanti e di rappresentare uno dei motori trainanti del turismo, della cultura e dell’economia italiana. Basti pensare che circa un terzo della spesa di italiani e stranieri in vacanza Italia è destinato alla tavola per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialità enogastronomiche”. “Il punto di partenza comune da cui l’Horeca e l’Italia tutta deve - e vuole - partire è quello di prendere in mano la situazione, rendersi conto del tesoro che il Belpaese ha nelle sue mani, interrompere ogni tipo di guerra degli “orticelli” e fare squadra. Si parte dalle basi, dalla formazione, dalle scuole, dalla volontà di puntare sulle

nuove leve che devono approcciare il lavoro già con l’intento di sfruttare al meglio le innovazioni tecnologiche. Ma la formazione deve riguardare anche chi si ritiene già esperto del settore, perché in cucina - come del resto in altri settori di questi tempi - non si può più stare fermi, ma bisogna sempre essere al passo con l’evoluzione in tempo reale”, ha continuato Lupini. Entrando nel vivo della discussione, Lino Stoppani, Presidente Fipe, ha detto: “Sono cambiate tante cose nel mondo della ristorazione negli ultimi anni e per questo c’è bisogno più che mai di capitale umano nel nostro settore. Istituire una Laurea in Accoglienza è sicuramente una buona idea che porterebbe indubbi vantaggi culturali, e poi vantaggi specifici che rafforzano le nostre eccellenze di settore. Vanno tuttavia valutati rischi legati innanzitutto a quello che sarebbe un accesso ritardato alle professioni, perché occorre tanta gavetta nel nostro settore e quindi molto tempo da spendere imparando dai propri maestri”. A seguire, Giorgio Palmucci, Presidente di Confindustria Alberghi si è soffermato invece sulle necessità delle strutture alberghiere italiane di saper accontentare i tanti turisti stranieri in arrivo nel nostro Paese: “La scelta di essere presenti a questa iniziativa evidenzia il ruolo crescente della ristorazione di alta qualità nelle strutture alberghiere. Un elemento di cultura e di identità che costituisce un valore di eccellenza


per il nostro settore. Chi sceglie di visitare il nostro Paese lo fa attraverso un’esperienza di viaggio a tutto tondo, dove storia, arte, cultura e cucina si fondono in un territorio complesso, in cui le famose città d’arte, le attrazioni marittime e le suggestive location montane fungono da apripista per promuovere e proporre anche l’offerta di innumerevoli località minori. I turisti stranieri cercano determinati standard, altamente qualificati e in grado di garantire ogni tipo di comfort. Per questo è necessario dare professionalità a chi lavora nel settore alberghiero, soprattutto ora che le presenze turistiche in Italia stanno aumentando e bisogna cavalcare l’onda. È necessario dunque che si sappiano le lingue, ma che si conoscano anche le culture dei diversi Paesi per saper accogliere al meglio qualunque cliente. Non vanno dimenticate le buone tradizioni dell’accoglienza italiana, del modo famigliare di gestire alcuni alberghi, ma con un’attenzione a dettagli che sono diventati dei must pretesi dalla clientela internazionale”. Dopo questa prima parte di saluti, si è entrati nel vivo della discussione. “Abbiamo identificato due interventi urgenti sui quali lavorare: formazione e innovazione. Per quanto riguarda la formazione c’è molto da fare, basti pensare che non c’è un sistema ben coordinato ed efficiente a livello di istituti alberghieri e che non esiste la possibilità di continuare i propri studi in ambito universitario”, ha continuato Lupini. Stefano Salina, direttore del Capac di Milano, ha aperto gli interventi di chi lavora nell’istruzione di tipo alberghiero: “Ci sono percorsi unitari, lineari, continuativi, ma si può fare di più. Si devono costruire progetti unitari destinati ai giovani che vogliono sapere quanto talento possiedono e che, al contrario, spesso abbandonano la strada intrapresa perché poco seguiti”. Valentina Fibbi di iSchool -

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Taste il ristorante didattico attivo a Bergamo ha raccontato: “Rappresentiamo una comunità all’interno della quale si sperimentano nuove politiche, nuove ricerche per un modello educativo innovativo che sviluppi le professionalità dei ragazzi. Da noi gli allievi si confrontano col mondo del lavoro già nelle prime fasi. Ci siamo resi conto subito che la vera attività interdisciplinare formativa sarebbe stata quella del ristorante didattico, perché è lì che si tocca con mano ciò che si è chiamati a fare. Le ore in aula non bastano per capire cosa davvero un cliente vuole e si aspetta. Dinamismo, velocità, ricerca, cultura e entusiasmo sono i nostri ingredienti”. A seguire, Marco Marchetti, Presidente di Assosistema, ha ringraziato la rivista Italia a Tavola per l’invito, in quanto momento importante di confronto e utile a sviluppare nuove idee e spunti di miglioramento per tutti gli operatori coinvolti nel settore Ho.Re.Ca: “Prima di entrare nel merito dell’iniziativa, vorrei contestualizzare il mio intervento partendo dalla descrizione del settore e di Assosistema. L’Associazione che presiedo rappresenta in Confindustria le imprese che erogano servizi di sanificazione e sterilizzazione dei dispositivi tessili e medici utilizzati presso le grandi committenze, quali hotel, ristoranti, b&b, terme, nonché ospedali pubblici, comunità assistenziali, case di cura, cliniche private, industrie e producono, distribuiscono ed effettuano la manutenzione dei dispositivi di protezione individuali e collettivi. Un servizio importante la cui qualità è un elemento fondamentale per la soddisfazione del cliente delle strutture turistiche”. Secondo un’indagine effettuata da Tripadvisor, quasi il 60% degli italiani tiene conto dell’impatto ambientale prodotto dal modello turistico prima di prenotare le vacanze, più del doppio della media europea. Mentre quasi 8 consumatori su 10 (79%) ritengono che


Alberto Lupini, Direttore di Italia a Tavola e Giorgio Palmucci, Presidente di Confindustria Alberghi.

sia importante che le strutture COSTRUENDO UNA NUOVA gusto estetico che ci contraddistingue. Fattori che ci sono ricettive adottino pratiche ecoCONOSCENZA riconosciuti a livello internasostenibili. DEL CONCETTO DI QUALITÀ zionale e che fanno la diffeNelle strutture alberghiere, il E DI RISPETTO DELL’AMBIENTE, renza nei pubblici esercizi. turista guarda con sempre PROPRIO A COMINCIARE DAI GIOVANI, Gli arredi tessili diventano almaggiore attenzione all’offerta del tessile e chiede la CHE SARANNO I LAVORATORI, lora un linguaggio che comuI MANAGER, I TURISTI nica con l’utente finale e che qualità italiana: per questo il DI DOMANI. fanno sistema con l’offerta enotessile può fare la differenza nelgastronomica: la qualità del cibo l’immagine dell’albergo e nella meitaliano, l’attenzione alla presentamoria di chi soggiorna in tali ambienti. zione del piatto e la valorizzazione del to“In linea con questo principio e per garantire ciò – ha continuato Marchetti - le aziende asso- vagliato rappresentano un’offerta completa per il ciate ad Assosistema hanno adottato un sistema di turista attento alla tradizione italiana ed esigente sul controllo della biocontaminazione conforme ai re- piano qualitativo. La scelta del tessile e il suo utilizzo quisiti di cui alla norma UNI EN 14065 per l’abbatti- nella presentazione della tavola apparecchiata, sumento della carica microbiologica dei dispositivi perando il concetto di “usa e getta”, è, quindi, un eletessili. Si tratta di un importante strumento di pre- mento in più di promozione del made in Italy e, al venzione di malattie trasmissibili da agenti pato- contempo, una scelta “green” che incontra un nugeni e parassiti che qualifica l'offerta turistica mero sempre più consistente di turisti sostenibili”. italiana anche sotto il profilo igienico sanitario, ac- “Veniamo al tema specifico del convegno. Uno step crescendone al contempo la competitività attra- successivo a cui sta lavorando Assosistema è verso l’applicazione di standard qualitativi ed quello di ampliare il raggio d’azione, avvicinandosi ambientali. Fondamentale sarebbe per le strutture e parlando direttamente alle generazioni del futuro alberghiere che si avvalgono di aziende certificate perché ritiene fondamentale agire anche a livello per la sanificazione della biancheria la promozione culturale e della formazione, costruendo una al cliente della qualità di tale servizio attraverso, nuova conoscenza del concetto di qualità e di riad esempio, l’utilizzo dei social o di strumenti di spetto dell’ambiente, proprio a cominciare dai giovani, che saranno i lavoratori, i manager, i turisti di comunicazione diretta”. Altro asset importante per il turismo è quello legato domani. Un progetto in particolare che l’Associaall’elemento dell’enogastronomia italiana e alla cul- zione sta realizzando è quello rivolto agli Istituti tura del cibo italiano. In virtù di ciò, i Ministri Fran- professionali alberghieri italiani, da cui usciranno ceschini e Martina hanno indetto il 2018 come l’Anno i futuri operatori del turismo. Attraverso percorsi del Cibo Italiano con l’obiettivo di valorizzare e pro- di formazione studiati in collaborazione con le muovere l’intreccio tra cibo, arte e paesaggio, quali aziende associate del territorio, l’obiettivo è quello migliori attrattori culturali del nostro Paese. Il patri- di trasmettere agli studenti, attraverso l’esperienza monio enogastronomico fa, infatti, parte dell’identità diretta del servizio di sanificazione svolto dalle italiana, è un segno distintivo dell’ospitalità del nostro aziende, l’importanza dell’utilizzo del tessile riutiPaese. “In questo contesto, la tavola e il tovagliato lizzabile, la garanzia di qualità e sicurezza igienica sono elementi identificativi dello stile italiano e del offerta”, ha concluso Marchetti.

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INDUSTRIA TESSILE

GASTALDI & C. SPA L’INDUSTRIA TESSILE GASTALDI & C. SPA È DA ANNI IMPEGNATA NELLO “SVILUPPO SOSTENIBILE” CIOÈ UNO SVILUPPO CHE TIENE CONTO “DELLE ESIGENZE DEL PRESENTE SENZA COMPROMETTERE LA CAPACITÀ DELLE GENERAZIONI FUTURE DI SODDISFARE LE PROPRIE”.

Testimoni di questo impegno sono le certificazioni che l’azienda ha ottenuto e mantenuto nel tempo nei campi dell’ambiente (UNI EN ISO 14001), della salute e sicurezza di sito e di prodotto (OHSAS 18001 e STANDARD 100 by OEKOTEX®) e la certificazione GOTS (Global OrganicTextile Standard) uno standard per le fibre biologiche che tiene conto anche di criteri ecologici e sociali. Tali certificazioni ci hanno dato l’opportunità e lo stimolo a migliorare costantemente le nostre prestazioni in particolare nella riduzione del consumo di risorse (acqua, elettricità e prodotti chimici), nella riduzione dei rifiuti (fanghi di depurazione e imballaggi) e nella riduzione delle emissioni in acqua e in aria. Tali obiettivi ci hanno portato ad una progressiva riduzione dei costi che ci ha permesso di rimanere sul mercato, diventando competitivi nei confronti anche dei produttori esteri asiatici, mantenendo una elevata ( 30 )

qualità dei prodotti, rispettando la legislazione italiana ed europea e garantendo ai nostri dipendenti un luogo di lavoro salubre e sicuro. Nel 2013 abbiamo aderito al progetto PREFER, finanziato dal Programma Life plus della Commissione Europea, conclusosi nel dicembre 2016. Obiettivo del progetto era quello di sperimentare l'attuazione della metodologia Product EnvironmentalFootprint (PEF), elaborata dalla Commissione Europea, sui prodotti di 9 diversi contesti produttivi, tra cui il tessile lombardo. La metodologia PEF per la valutazione dell’impronta ambientale di prodotto, così come definita nella Raccomandazione 2013/179/UE della Commissione Europea, è una metodologia per misurare e comunicare le prestazioni ambientali nel corso del ciclo di vita dei prodotti. Lo studio PEF è stato realizzato per un prodotto specifico e rappresentativo della nostra azienda: una tovaglia delle dimensioni di 2 metriquadrati in 100% cotone tinto filo del peso medio di 180 g/m2. Per le fasi svolte internamente (tintura del filo, tessitura, bruciapelo, sbozzima, candeggio, mercerizzo, finissaggio e asciugatura) sono stati raccolti i dati d’inventario. In INPUT sono stati


TINTURA FILATO GASTALDI 2017 GaBi PIANO DI PROCESSO

DIAGRAMMA DI FLUSSO INPUT/OUTPUT UTILIZZATO PER LA MODELLIZZAZIONE, ATTRAVERSO IL SOFTWARE Gabi 8.0, DELLA FASE DI TINTURA FILATO REALIZZATA DALLA INDUSTRIA TESSILE GASTALDI & C. SPA NEL SITO DI MERONE

considerati i consumi idrici, di elettricità, metano, coloranti, prodotti chimici, ausiliari e imballaggi; in OUTPUT la produzione di rifiuti, le emissioni in aria e la depurazione delle acque effettuata attraverso il nostro depuratore chimico-fisico e biologico interno. Tali dati sono stati riferiti all’unità funzionale, la tovaglia, cioè a 2 m2 di tessuto, che corrispondo a 0,360 kg di filato. Attraverso un software e ad una banca dati (contenuta nel software GaBi 8.0) i tecnici del Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento Spa (Centrocot) hanno calcolato i contributi ambientali della produzione della tovaglia, relativamente alle fasi svolte nella nostra azienda. Per “contributi ambientali” la PEF intende 16 macro categorie d’impatto ambientale su scala globale come l’effetto serra, la riduzione dello stato di ozono, l’eutrofizzazione delle acque, la formazione di smog fotochimico, l’acidificazione, etc. La categoria a tutti più nota è l’effetto serra, lo studio ha permesso di quantificare quanti kg di anidride carbonica vengono emessi in atmosfera durante le fasi di lavoro svolte presso il nostro stabilimento di Merone, tenendo conto anche dei contributi ambientali per l’uso dell’acqua, per la produzione e il trasporto delle materie prime (coloranti, prodotti chimici e ausiliari tessili) e degli imballaggi, per il trasporto e smaltimento dei rifiuti e per la depurazione interna delle acque reflue.

I risultati del progetto sono stati così interessanti che la nostra direzione ha deciso di formare una risorsa interna sul tema LCA (Life Cycle Assessment), di aggiornare la raccolta dati d’inventario al 2017 e di commissionare a Centrocot un nuovo studio PEF. I risultati dello studio sono riportati in queste pagine e saranno utilizzati dalla direzione per individuare indicatori da utilizzare nel contesto dei sistemi di eco-gestione e audit (UNI EN ISO 14001), per intervenire sui processi in cui gli impatti ambientali sono più significativi e per predisporre strategie di comunicazione ambientale (trasparenti, credibili, oggettive e confrontabili) rivolte ai vari stakeholders (mercato, organi amministrativi e legislativi, gruppi di interesse, etc.). Il nostro lavoro si è concentrato sulle attività che controlliamo direttamente perché svolte internamente ma ci auguriamo che l’approccio di analisi del ciclo di vita dei prodotti tessili ad uso industriale si espanda presto a tutta la filiera sia a monte che a valle della nostra attività al fine di poter disporre di studi LCA from the cradle to grave, dalla culla alla tomba. La nostra azienda è disponibile a condividere l’esperienza maturata in questo campo con i produttori di fibra, di filato ma soprattutto con gli utilizzatori industriali del nostro prodotto al fine di sviluppare sinergie che aumentino la durata dei capi, che si concretizzino in una riduzione dei rifiuti prodotti, anche attraverso lo sviluppo di progetti volti al riutilizzo in ottica di circular economy. ( 31 )


CONTRIBUTI AMBIENTALI PREVISTI DALLA METODOLOGIA PEF PER LE FASI SVOLTE NEL SITO DI MERONE DELLA INDUSTRIA TESSILE GASTALDI & C. SPA RIFERITI AD UNA TOVAGLIA IN 100% COTONE TINTA IN FILO, DI 2 METRIQUADRI E DEL PESO DI 180 g/m2 CATEGORIA D’IMPATTO

UNITÀ DI MISURA TINTURA FILATO TESSITURA

CANDEGGIO

MERCERIZZO

FINISSAGGIO E ASCIUGATURA

TOTALE

ACIDIFICATION

molc H+ eq

1,28E-03

4,61E-04

5,94E-05

2,04E-04

5,99E-04

1,93E-04

2,80E-03

CLIMATE CHANGE EXCL BIOGENIC CARBON

kg CO2 eq

0,39

0,17

0,02

0,07

0,22

0,05

0,92

CLIMATE CHANGE INCL BIOGENIC CARBON

kg CO2 eq

0,38

0,17

0,02

0,07

0,22

0,05

0,91

FRESHWATER ECOTOXICITY

CTUe

0,89

3,50E-03

2,30E-03

2,77E-03

5,77E-03

5,75E-03

0,91

Freshwater eutrophication

kg P eq

5,03E-06

4,65E-08

3,33E-08

5,14E-07

1,35E-06

4,22E-07

7,40E-06

Marine eutrophication

kg N eq

6,50E-04

1,58E-04

2,55E-05

1,76E-04

2,16E-04

6,39E-05

1,29E-03

molc N eq

3,66E-03

1,72E-03

1,92E-04

7,34E-04

2,06E-03

6,66E-04

9,03E-03

Human toxicity, cancer effects

CTUh

3,12E-09

8,51E-11

1,04E-10

1,19E-10

2,89E-10

8,09E-11

3,80E-09

Human toxicity, non-cancer effects

CTUh

9,70E-08

7,30E-10

1,19E-09

6,34E-09

-1,09E-09

6,22E-09

1,10E-07

Ionizing radiation

kBq U235 eq

0,04

0,01

2,33E-03

0,01

0,02

1,61E-03

0,08

Land use

kg C deficit

0,26

0,01

2,10E-03

6,71E-03

0,15

4,96E-02

4,78E-01

Ozone depletion

kg CFC-11 eq

2,10E-09

4,15E-13

5,53E-14

3,67E-11

4,61E-12

6,36E-13

2,14E-09

Particulate matter

kg PM2.5 eq

1,27E-04

1,33E-05

1,99E-06

7,88E-06

3,02E-05

7,59E-06

1,88E-04

Photochemical ozone formation

kg NMVOC eq

1,01E-03

4,72E-04

5,84E-05

2,19E-04

5,50E-04

1,90E-04

2,50E-03

Water resource depletion

m3 water eq

0,02

4,60E-03

4,49E-04

3,22E-03

5,72E-03

1,08E-03

0,04

kg Sb eq

1,09E-04

1,56E-07

2,86E-08

1,26E-07

4,38E-07

1,08E-07

1,10E-04

Terrestrial eutrophication

Resource depletion – mineral, fossil

CONTRIBUTI PER FASE DI LAVORAZIONE ALLA CATEGORIA D’IMPATTO CLIMATE CHANGE (CONOSCIUTA ANCHE COME EFFETTO SERRA O CARBON FOOTPRINT) DI UNA TOVAGLIA IN 100% COTONE TINTA IN FILO, DI 2 METRIQUADRI E DEL PESO DI 180 g/m2 PRODOTTA NEL SITO DI MERONE DELLA INDUSTRIA TESSILE GASTALDI & C. SPA.

LA SOSTENIBILITÀ

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BRUCIAPELO E SBOZZIMA


EUROPA DAL PARLAMENTO EUROPEO

ECONOMIA CIRCOLARE: PIÙ RICICLAGGIO, MENO SMALTIMENTO IN DISCARICA ✔ LA QUOTA DI RIFIUTI URBANI DA RICICLARE PASSERÀ DALL’ATTUALE 44% AL 55% NEL 2025, FINO AL 65% NEL 2035

nefici all’ambiente, al clima e alla salute, ma non solo. Il pacchetto legislativo europeo, composto da quattro atti, mira a promuovere la cosiddetta economia circolare.

✔ ENTRO IL 2035 NON PIÙ DEL 10% DEI RIFIUTI POTRÀ ESSERE SMALTITO NELLE DISCARICHE (ITALIA È AL 28% PER IL 2016)

Entro il 2025, almeno il 55% dei rifiuti urbani domestici e commerciali dovrebbe essere riciclato. L’obiettivo salirà al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035. Il 65% dei materiali di imballaggio dovrà essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030. Vengono fissati inoltre degli obiettivi distinti per materiali di imballaggio specifici, come carta e cartone, plastica, vetro metallo e legno.

✔ RACCOLTA DIFFERENZIATA ANCHE PER I RIFIUTI TESSILI O PERICOLOSI Il Parlamento sostiene obiettivi ambiziosi in materia di riciclaggio, grazie alle nuove norme sui rifiuti e sull’economia circolare adottate. Migliorare la gestione dei rifiuti può portare be-

Sono 497 i chili di rifiuti pro capite prodotti dall’Italia nel 2016, di cui il 27,64% è messo in discariche, il 50,55% viene riciclato o compostato e il 21,81% incenerito.

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MATERIALE

Entro il 2025

Entro il 2030

Tutti i tipi di imballaggi

65%

70%

Plastica

50%

55%

Legno

25%

30%

Metalli ferrosi

70%

80%

Alluminio

50%

60%

Vetro

70%

75%

Carta e cartone

75%

85%

w Smaltimento in discarica sarà un’eccezione La proposta di legge limita inoltre la quota di rifiuti urbani da smaltire in discarica a un massimo del 10% entro il 2035. Nel 2014, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Olanda e Svezia non hanno inviato praticamente alcun rifiuto in discarica, mentre Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia e Malta hanno interrato più di tre quarti dei loro rifiuti urbani. L’Italia nel 2016 ha smaltito in discarica 26,9 milioni di tonnellate di rifiuti, circa 123 chili pro capite che corrispondono al 27,64% della quota di rifiuti prodotti. w Raccolta differenziata di rifiuti tessili o pericolosi I prodotti tessili e i rifiuti pericolosi provenienti dai nuclei domestici dovranno essere raccolti separatamente entro il 2025, così come i rifiuti biodegradabili che potranno essere riciclati anche direttamente nelle case attraverso il compostaggio. w Ridurre gli sprechi alimentari del 50% In linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, gli Stati membri dovrebbero ridurre gli sprechi alimentari del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030. Al fine di prevenire lo spreco di alimenti, i Paesi UE dovrebbero incentivare la raccolta dei prodotti invenduti e la loro ridistribuzione in condizioni di sicurezza. Per i deputati si deve puntare anche sul miglioramento della consapevolezza dei consumatori circa il significato dei termini “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”. w Citazione “Con questo pacchetto l'Europa punta con decisione a uno sviluppo economico e sociale sostenibile, in grado di integrare finalmente politiche industriali e tutela ambientale. L'economia circolare, infatti, non è solamente una politica di gestione dei rifiuti ma è un modo per recuperare materie prime e non premere oltremodo sulle risorse già scarse del nostro pianeta, anche innovando profondamente il nostro sistema produttivo - ha detto la relatrice Simona Bonafè - Certo, il pacchetto che andremo ad approvare contiene anche importanti misure sulla gestione

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dei rifiuti e, allo stesso tempo però, va oltre a queste, definendo norme che prendono in considerazione l'intero ciclo di vita di un prodotto e si pongono l'obiettivo di modificare il comportamento di aziende e consumatori. Per la prima volta gli Stati membri saranno obbligati a seguire un quadro legislativo univoco e condiviso. Un piano ambizioso, con dei paletti chiari e inequivocabili”.

PRODUZIONE DI RIFIUTI IN

EUROPA Nel periodo 2005-2016 la quantità media totale dei rifiuti urbani pro capite nell’UE è diminuita del 7%. Tuttavia con variazioni di tendenza tra i paesi membri: in alcuni la quantità media totale dei rifiuti urbani pro capite è diminuita (Danimarca, Germania, Grecia, malta, Repubblica Ceca), mentre altri paesi hanno registrato degli aumenti (Regno Unito, Spagna, Ungheria, Romania, Paesi Bassi). In termini assoluti, la quantità media di rifiuti urbani per persona è maggiore in Danimarca, Malta, Cipro e Paesi Bassi, e minore in Romania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. I paesi più ricchi generalmente producono più rifiuti e il turismo contribuisce a innalzare la quota pro capite in paesi come Cipro e Malta.

GESTIONE DEI RIFIUTI Evitare completamente la produzione di rifiuti sarebbe la scelta migliore per l’ambiente, ma prima o poi ogni oggetto che utilizziamo è destinato a diventare un rifiuto da smaltire. Secondo la “gerarchia della gestione dei rifiuti” contenuta nelle regole dell’UE, le soluzioni da preferire sono prevenzione e riutilizzo: dare al prodotto una seconda vita e un nuovo utilizzo prima di che diventi un rifiuto. A seguire, il riciclo (incluso il compostaggio) e altri metodi di recupero come la combustione dei rifiuti con gli inceneritori per generare energia (metodo tuttavia controverso in alcuni paesi). Il semplice smaltimento in discarica, il metodo più economico ma anche il peggiore per l’ambiente e la salute, deve essere l’ultima opzione da prendere in considerazione. Secondo i dati Eurostat relativi al 2016, il 47% di tutti i rifiuti urbani

nell'UE viene riciclato o compostato. Tuttavia, i metodi per la gestione dei rifiuti sono molto diversi a seconda degli stati membri e numerosi paesi utilizzano ancora le discariche per smaltire gran parte dei rifiuti urbani. • Lo smaltimento in discarica è quasi inesistente nei paesi del nordovest dell’Europa (Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Germania, Austria, Finlandia), che gestiscono i rifiuti urbani soprattutto attraverso l’utilizzo di inceneritori e metodi di riciclo. • La Germania e l'Austria sono in cima alla classifica dei paesi che riciclano di più. • Nei paesi dell’est e sud Europa l’utilizzo delle discariche rappresenta ancora il metodo principale per la gestione dei rifiuti (Malta, Cipro, Romania per l’80% o più; Ungheria, Croazia, Lettonia, Slovacchia, Bulgaria per più del 60%; Spagna, Ungheria, Repubblica Ceca, Portogallo circa per il 50%). • Altri stati membri (Estonia, Lussemburgo, Francia, Irlanda, Slovenia, Italia, Regno Unito, Lituania, Polonia) smaltiscono circa un terzo dei rifiuti nelle discariche, ma usano anche gli inceneritori e riciclano più del 40% dei rifiuti domestici (esclusa l’Estonia). • Tra il 2005 e il 2016 l’uso delle discariche è diminuito notevolmente in Estonia, Finlandia, Slovenia, Regno Unito, Irlanda, Romania, Bulgaria e Ungheria

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APPALTI DI MATTEO DI GREGORIO, RELAZIONI INDUSTRIALI DI ASSOSISTEMA

LA REGOLAZIONE DELLE CLAUSOLE SOCIALI NEGLI APPALTI PUBBLICI

Il 14 maggio scorso l’ANAC ha pubblicato sul proprio sito la bozza di Linee Guida recanti “La disciplina delle clausole sociali” nelle commesse pubbliche, sottoponendo tale documento alla consultazione pubblica fino al 13 giugno 2018. Dunque, l’atto regolatorio non è ancora definitivo e non lo sarà se non dopo la chiusura della consultazione e l’eventuale recepimento da parte dell’Autorità delle osservazioni espresse dagli stakeholders. Le Linee Guida, che (come specificato in premessa dalla stessa Autorità) sono da considerare “non vincolanti”, hanno ad oggetto la regolazione delle clausole sociali proprio in considerazione della generale rilevanza dell’istituto nell’ambito della contrattualistica pubblica. La base normativa dell’intervento regolatorio è l’art. 50 del Codice dei contratti pubblici (D.lgs. 50/2016, come modificato dal D.lgs. 56/2017), con il quale, per le concessioni e gli appalti di lavori e servizi diversi da quelli di natura intellettuale, il legislatore ha imposto alle stazioni appaltanti la previsione nei bandi di gara di “specifiche clausole sociali volte a

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promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato”. La norma sopra richiamata si applica, per espressa previsione di legge, alle concessioni e agli appalti relativi a contratti ad alta intensità di manodopera. Tuttavia, nella bozza di Linee Guida, l’Autorità anticorruzione ha precisato che il committente pubblico può decidere di inserire clausole sociali anche in caso di appalti non caratterizzati dalla prevalenza di manodopera, eccezion fatta (oltre che per i servizi di natura intellettuale) per gli appalti di fornitura, per quelli in cui la prestazione lavorativa è scarsamente significativa o irrilevante e quando si riscontra l’elemento dell’intuitus personae. Inoltre, l’art. 50 del Codice impone il rispetto dei principi dell’Unione europea. Il contenuto di tale rinvio, apparentemente generico, è stato chiarito dall’Anac quando sostiene che, in virtù dell’applicazione delle clausole sociali, l’assorbimento del personale impiegato nell’appalto dall’impresa uscente non può essere automatico: occorre tener conto del fabbisogno richiesto dal nuovo contratto e dell’organizza-


zione del lavoro adottata dall’impresa subentrante. Tali limiti, già previsti in alcuni contratti collettivi nazionali, sono una derivazione di quanto già statuito in materia dai giudici comunitari e nazionali. L’ Autorità si è anche occupata di individuare le conseguenze, sul piano strettamente giuridico, della mancata osservanza della clausola sociale. In particolare, sono state identificate due possibili situazioni al verificarsi delle quali l’ordinamento reagisce in modo diverso: la mancata accettazione in sede di gara della clausola sociale contenuta nella lex specialis e la violazione della stessa da parte dell’affidatario successivamente all’aggiudicazione della commessa. Nel primo caso, il rifiuto opposto dall’impresa costituirebbe manifestazione della volontà di proporre un’offerta condizionata, che determinerebbe l’esclusione dalla gara pubblica. Epilogo che non si verificherebbe laddove invece l’operatore economico manifestasse il proposito di applicarla nei limiti di compatibilità con la propria organizzazione d’impresa. Se si realizzasse la seconda ipotesi, secondo l’Anac l’inadempimento rimarrebbe confinato nell’ambito della responsabilità contrattuale, essendo la clausola sociale una condizione di esecuzione del contratto. Pertanto, la violazione non produrrebbe alcun effetto sull’aggiudicazione della commessa pubblica; piuttosto consentirebbe alla stazione appaltante di avvalersi dei rimedi di natura civilistica (penali, clausola risolutiva espressa ecc.). Un altro elemento di particolare rilievo contenuto nella bozza di Linee Guida è la possibilità di prevedere clausole sociali diverse da quelle finalizzate al riassorbimento del personale, attraverso le quali si possa tener conto di “fattori di rilevanza sociale ed ambientale”. Tali clausole rileverebbero non solo quali ulteriori condizioni di esecuzione del contratto, ma inciderebbero anche sul piano dell’individuazione dei criteri di aggiudicazione. Dagli esempi elencati dall’Autorità (contenimento dei consumi energetici, inserimento di lavoratori svantaggiati, ecc.) si comprende che previsioni del genere avrebbero l’obiettivo di valorizzare determinate best practices aziendali, messe in atto non solo in ambito di diritto del lavoro.

Ultimo, non per importanza, profilo regolatorio affrontato dal documento predisposto dall’Anac è l’analisi del rapporto tra gare pubbliche e quanto previsto dai contratti collettivi di lavoro in materia di clausole sociali. La fonte di riferimento è sempre l’art. 50 del Codice dei contratti pubblici, il quale richiama i “contratti collettivi di settore di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81” quale disciplina di riferimento per l’aggiudicatario. In virtù del suddetto rinvio, le imprese tenute all’applicazione del CCNL sarebbero tenute ad osservare la prescrizione relativa all’assorbimento del personale dell’impresa uscente “anche a prescindere dalla previsione ad hoc che la stazione appaltante inserisca nella lex specialis”. Dunque, benché a seguito dell’introduzione dell’art. 50 del Codice la tutela della stabilità occupazionale del personale impiegato negli appalti pubblici non sia più affidata unicamente all’iniziativa autonoma delle stazioni appaltanti o ai contratti collettivi, secondo l’Autorità “l’applicazione delle clausole sociali deve in ogni caso avvenire in armonia con la disciplina recata dalle disposizioni contenute nei contratti collettivi di settore”. Ne discende che specifiche previsioni relative ai cambi di appalto contenute in CCNL come quello, recentemente rinnovato, del sistema industriale integrato di beni e servizi medici e tessili affini dovrebbero trovare ampio spazio in sede di applicazione di clausole sociali inserite in bandi di gara pubblici. Difatti, attenendosi a quanto espresso da Anac in questa prima bozza di Linee Guida, la fonte da cui trarre la disciplina di riferimento per il riassorbimento del personale impiegato in un appalto pubblico è pur sempre il contratto collettivo di settore, proprio in virtù del più volte citato art. 50. Dunque, ci si auspica che siano le stesse stazioni appaltanti a recepire nei bandi di gara le clausole sociali eventualmente previste nei contratti collettivi di settore stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, compatibilmente alle condizioni soggettive e oggettive di applicazione individuate dalla legge e ai limiti derivanti dalle pronunce giurisprudenziali in materia, ai sensi di quanto indicato dal Codice dei contratti pubblici e (se verrà confermato a seguito della consultazione) di quanto precisato dall’Autorità Anticorruzione nelle Linee Guida sulle clausole sociali.

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QUI FINANZA PMI E MERCATO FINANZIARIO: NUOVA PARTNERSHIP PER CRESCERE

La finanza a supporto dell’attività d’impresa, non quella fine a sé stessa, ha come scopo quello di accompagnare le aziende in un processo di crescita. Questa affermazione che di per sé potrebbe apparire lapalissiana, contiene alcuni concetti importanti e da tenere particolarmente a mente quando ci si incammina su un sentiero indirizzato verso un aumento delle dimensioni aziendali sia tramite investimenti che tramite attività di fusioni ed acquisizioni. Innanzi tutto, una finanza di scopo, ovvero finalizzata a sostenere una ben precisa idea imprenditoriale e poi una finanza che deve essere stabile per sostenere investimenti che hanno un ritorno nel medio lungo periodo. Finanza stabile a sostegno di progetti di medio lungo periodo: non sembra essere quello che troviamo sullo stato patrimoniale di molte piccole e medie imprese.

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Infatti, il sistema di finanziamento delle piccole e medie imprese è stato spesso definito “bancocentrico” ovvero centrato sul rapporto stabile con un numero limitato di istituti bancari. Numero limitato che ha avuto anche la tendenza ad avvicinarsi all’ unità. La finanza che le banche mettono a disposizione delle piccole e medie imprese è legata a strumenti “a vista” ovvero richiamabili in qualsiasi momento da parte del finanziatore. Questo determina anche situazioni paradossali ovviamente a discapito delle aziende. Le banche, infatti, possono essere costrette a richiamare la provvista anche se la situazione patrimoniale dell’azienda non si è deteriorata. Prendiamo il caso di una situazione in cui la rischiosità dei buoni del tesoro sia percepita in aumento da parte del mercato: in altre parole una situazione di spread in crescita. In questo caso, le banche che hanno in portafoglio grandi quantità di buoni del tesoro, si troveranno ad avere una posizione di rischio maggiore rispetto al passato e dovranno porre in essere delle azioni tendenti a riequilibrare verso il basso la nuova situazione. L’azione più semplice da intraprendere? Richiamare i finanziamenti a vista alle piccole e medie imprese, cosa accaduta molte volte nel passato e che, temo, tornerà ad accadere in futuro. Nel frattempo, le imprese rimangono vittime del paradosso: subire una stretta creditizia per motivi assolutamente esogeni alla propria situazione patrimoniale e finanziaria e, magari, per rendere il paradosso ancora più stringente, nel mezzo di un piano di espansione produttiva e commerciale. Da tempo gli studiosi di economia aziendale suggeriscono alle piccole e medie imprese di muoversi da una situazione di totale dipendenza dal


sistema bancario ad un mix tra la finanza tradizionale e quella più legata ai mercati finanziari. Ovvero, con una semplificazione linguistica un po’ rozza ma efficace, a diventare meno “bancocentriche” e più “mercatocentriche”. Le buone idee sono spesso di difficile realizzazione e richiedono un certo aggiustamento normativo e di contenuti. Infatti, l’accesso al mercato dei capitali, fino a qualche anno fa, era appannaggio solamente delle grandi aziende. Questo in quanto esistevano delle limitazioni di tipo dimensionale e reddituale che limitavano l’accesso delle piccole e medie imprese alla quotazione in borsa ed alla emissione di obbligazioni. Dal primo marzo 2012 la situazione cambia drasticamente. In quella data, Borsa Italiana accorpa i mercati AIM Italia e MAC con lo scopo di facilitare l’accesso delle piccole e medie imprese ad una platea di investitori specializzati nelle aziende cosiddette “small cap” (a piccola capitalizzazione). La mossa di Borsa Italiana fa leva sull’esperienza dell’omonimo mercato AIM inglese, una realtà presente da diversi anni che merita anche un approfondimento di tipo numerico sui risultati che ha portato. Alla luce dei dati pubblicati dal London Stock Exchange, se si guarda alla composizione percentuale delle aziende per settore, si può notare una composizione abbastanza disomogenea con dieci settori industriali rappresentati, due dei quali (utilities e telecomunicazioni) con una percentuale minima (1%), due (beni di consumo e sanità) con una percentuale intermedia (6/7%) ed i restanti cinque (alta tecnologia, energetico, materie prime, industria pesante e servizi) con percentuali dall’ 11 al 18%. Il settore più rappresentato è quello dell’alta tecnologia con il 18%, dato assai significativo che testimonia l’apertura del mercato nei confronti delle imprese a forte contenuto innovatore. Se, invece, si considera la capitalizzazione delle imprese quotate all’ AIM inglese, si nota come la classe modale sia quella del valore di mercato tra 10 e 25 milioni di sterline con la presenza di 207 aziende. Solamente 20 imprese hanno una capitalizzazione superiore a 500 milioni di sterline e 102 tra 0 e 2 milioni di sterline. Quindi, davvero un mercato finanziario per imprese di piccola e media dimensione.

MA QUALI SONO I PASSAGGI CONCRETI DA VALUTARE PER LA QUOTAZIONE ALL’ AIM? La quotazione non richiede la pubblicazione di un prospetto informativo e, cosa ancora più importante, non è richiesta la pubblicazione di rendiconti trimestrali. La bontà e l’accuratezza delle informazioni trasmesse al mercato è garantita dalla presenza del Nominated Adviser (Nomad) che accompagna l’impresa nella fase di quotazione e la segue costantemente nel periodo di permanenza sul mercato. L’ingresso sul mercato non prevede una dimensione minima dell’azienda e la quota di flottante da immettere sul mercato deve essere al minimo il 10% del capitale sociale. Sia la governance dell’azienda che i requisiti di performance finanziaria passata sono sostanzialmente lasciati liberi, dando davvero la possibilità alle aziende di accedere con una relativa facilità a questo segmento di mercato. Quali i vantaggi di accedere ad un mercato dei capitali specifico per le piccole e medie imprese? Della stabilità della provvista abbiamo già detto ma cerchiamo di soffermarci anche su altri aspetti. Ne vorrei citare almeno tre. Innanzi tutto, il contatto con investitori specializzati nel comparto delle piccole e medie imprese. Non sempre, infatti, è semplice incontrare investitori con un interesse specifico per quel tipo di imprese che hanno particolari peculiarità (estremo dinamismo, vocazione all’ export, governance “corta”) che le rendono spesso “gioielli nascosti” nei confronti degli investitori. La quotazione di parte del capitale può anche aiutare a risolvere problemi di successione all’ interno dell’azionariato di controllo: infatti, l’apertura a nuovi investitori può essere una modalità innovativa per portare, oltre che una visione diversa del business, anche tecniche manageriali nuove, aprendo, quindi, la strada verso la cessione delle quote di maggioranza dell’azienda in maniera graduale e concordata. Da ultimo va considerato come le aziende quotate sui mercati godano, comunque, di un ritorno di immagine importante e si pongano su una vera e propria vetrina di tipo internazionale. Passare da una situazione finanziaria bancocentrica ad un corretto equilibrio tra banca e mercato nelle fonti di finanziamento può essere una opzione strategica da perseguire in una visione dinamica e di crescita della vita aziendale. Michele Russo, partner di Epta Prime

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NUMERI Nel 2018 il prodotto interno lordo (Pil) è previsto crescere dell’1,4% in termini reali

rispetto all’anno precedente sostenuto sia dalle misure di politica economica sia dalle condizioni favorevoli sul mercato del credito, derivanti dal proseguimento della politica monetaria espansiva della Banca centrale europea. Gli investimenti fissi lordi sono previsti crescere del 4,0% nell’anno corrente. Le condizioni del mercato del lavoro registreranno un ulteriore miglioramento con un aumento dell’occupazione (+0,8% in termini di unità di lavoro) e una progressiva, ma lenta, diminuzione del tasso di disoccupazione (10,8%). L’attuale scenario di previsione è caratterizzato da alcuni rischi al ribasso rappresentati da una più moderata evoluzione del commercio internazionale e da un incremento più accentuato del prezzo del petrolio. Un effetto più incisivo dei provvedimenti a favore degli investimenti potrebbe invece costituire un ulteriore elemento di stimolo all’economia. Il proseguimento del ciclo positivo dell’economia italiana si sviluppa all’interno di un quadro caratterizzato da una persistente debolezza degli investimenti in capitale intangibile e dell’assorbimento di occupazione ad elevata qualificazione.

La domanda interna al netto delle scorte fornirebbe un contributo positivo alla crescita del Pil pari a 1,5 punti percentuali; l’apporto della domanda estera netta risulterebbe nullo e quello della variazione delle scorte marginalmente negativo (-0,1 punti percentuali). L’aumento della spesa delle famiglie e delle ISP in termini reali è stimato in leggero rallentamento rispetto agli anni precedenti, con un incremento dell’1,2%. La crescita dei consumi continuerebbe ad essere supportata dai miglioramenti del mercato del lavoro. Il processo di ricostituzione dello stock di capitale è atteso proseguire a ritmi lievemente più accentuati

Previsioni per l’economia italiana Nel primo trimestre 2018 il Pil ha registrato un’ulteriore crescita congiunturale (+0,3% rispetto al trimestre precedente) prolungando cosi il ciclo favorevole iniziato nel terzo trimestre del 2014. L’intensità della crescita si mantiene sui livelli del trimestre precedente, in leggera decelerazione rispetto alla media dei tassi di crescita congiunturali del 2017 (+0,4%). Per il 2018 si conferma la previsione di una crescita del Pil dell’1,4% sostenuta dall’andamento positivo della domanda interna (+1,5 punti percentuali il contributo al netto delle scorte). Il contributo dei consumi delle famiglie segnerebbe una lieve riduzione bilanciata dall’aumento di quello degli investimenti.

LE PROSPETTIVE PER L’ECONOMIA ITALIANA NEL 2018. LE PREVISIONI ISTAT

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Nell’anno corrente il mantenimento di un clima favorevole agli scambi determinerà solo un parziale rallentamento delle esportazioni e importazioni italiane. Nel complesso la componente estera netta fornirà un contributo nullo. Lo sviluppo dell’attività economica si accompagnerà al miglioramento del mercato del lavoro con un aumento dell’occupazione su tassi vicini a quelli dell’anno precedente e una riduzione della disoccupazione, che rimarrà comunque significativamente superiore a quella dell’area euro. Nel 2018 l’incremento dei prezzi è previsto analogo a quello dell’anno precedente mentre il deflatore del Pil aumenterà in linea con il rafforzamento della fase ciclica. Consolidamento degli scambi internazionali Nel 2017 le esportazioni e le importazioni italiane di beni e servizi hanno segnato una forte accelerazione rispetto all’anno precedente (rispettivamente +5,4% e +5,3%). La dinamica del commercio estero italiano è stata più sostenuta di quella della zona euro sia per le esportazioni (+5,1%) sia per le importazioni (+4,3%). Nel primo trimestre del 2018 gli effetti della decelerazione del commercio mondiale hanno interessato anche l’Italia. Gli indici in volume delle esportazioni hanno segnato un incremento tendenziale (+1,7%) decisamente più contenuto rispetto a quello del trimestre precedente (+4,5%), a seguito del rallentamento delle esportazioni nei paesi extra -Ue (+0,3%). Anche la variazione tendenziale degli indici delle importazioni in volume ha mostrato un ridimensionamento (+1,0% in T1 2018 rispetto a +2,4% in T4 2017), determinato dall’andamento dalle importazioni dai paesi extra Ue (-1,2%). Sebbene il commercio mondiale sia atteso riprendere vigore nei prossimi mesi, nel 2018 il volume delle esportazioni e importazioni di beni e servizi è previsto aumentare in misura più contenuta rispetto all’anno precedente (4,3% e 4,7% rispettivamente). Il saldo attivo della bilancia commerciale in percentuale del Pil continuerà a mantenersi positivo segnando anche un marginale miglioramento rispetto all’anno precedente (+3,2%). Miglioramento del mercato del lavoro Nel corso del 2017 si è consolidata la fase positiva del mercato del lavoro. Le unità di lavoro sono ulteriormente aumentate (+0,9%) e la disoccupazione è diminuita di 0,5 punti percentuali attestandosi all’11,2%. Sebbene in aumento, il tasso di occupazione si è comunque mantenuto inferiore a quello del target di

Europa 2020 e alla media europea. Con riferimento alla popolazione nella classe di età con 20 – 64 anni, nel 2017 il tasso di occupazione italiano era del 62,3% (67,0% l’obiettivo di Europa 2020 e 72,2% il tasso medio dei paesi dell’Unione europea). Negli ultimi mesi si sono manifestati segnali di rallentamento nella dinamica del mercato del lavoro. Nel primo trimestre del 2018 il tasso di occupazione è aumentato in misura contenuta (0,1 punti percentuali) mentre la disoccupazione è rimasta stabile all’11,0%, un valore di 2,5 punti percentuali superiore a quello dell’area euro. Nello stesso periodo il tasso dei posti vacanti, che misura la quota dei posti di lavoro per i quali è in corso la ricerca di personale, si è attestato allo 0,9% sia nell’industria sia nei servizi arretrando rispettivamente di 0,2 e 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Nei prossimi mesi si prospetta il proseguimento della fase di miglioramento del mercato del lavoro ma con intensità più contenute rispetto all’anno precedente. Nel 2018, l’occupazione, espressa in termini di unità di lavoro, è prevista crescere (+0,8 %) e il tasso di disoccupazione diminuire (10,8%). La crescita dell’occupazione sarà supportata dall’aumento delle unità dipendenti mentre la contrazione di quelle indipendenti dovrebbe attenuarsi quasi completamente. L’aumento dell’occupazione comporterà sia una crescita del monte salari sia un miglioramento delle retribuzioni per dipendente che segneranno una forte accelerazione (+1,4%) rispetto all’anno precedente. Rallentamento della crescita dei consumi Nel 2017, la spesa per consumi delle famiglie residenti è cresciuta allo stesso ritmo dell’anno precedente (+1,4%) a fronte di un ridimensionamento del potere di acquisto (+0,6% da +1,3%). In media d’anno le famiglie hanno orientato i propri acquisti principalmente verso i beni di consumo durevoli (+4,9%) e in misura inferiore verso i servizi (+1,6%). Tutte le componenti di spesa hanno mostrato una maggiore vivacità nella prima parte dell’anno con un rallentamento nell’ultimo trimestre. Nel 2017 la spesa delle famiglie italiane è aumentata a un ritmo moderatamente inferiore a quello dell’area euro (+1,7%), sostenuta principalmente dalla crescita dei consumi tedeschi (+2,2%). Nell’anno corrente i consumi delle famiglie italiane e ISP aumenteranno con una intensità più contenuta (+1,2%) supportati sia dal miglioramento del mercato del lavoro che dalla ripresa delle retribuzioni per unità di lavoro.


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EXPODETERGO INTERNATIONAL La diciottesima edizione di EXPOdetergo International, Mostra Internazionale dedicata a macchine, tecnologie, prodotti e servizi per lavanderia, stireria e pulizia del tessile, si svolgerà dal 19 al 22 ottobre 2018 presso i Padiglioni 1 e 3 di Fiera Milano. La manifestazione sarà occasione di aggiornamento sulle tecnologie per il lavaggio a secco e ad acqua, stiro, detergenti, accessori, sistemi di automazione industriale, di confezionamento, identificazione e trasporto. Per maggiori informazioni: www.expodetergo.com.

7° Healthcare Summit Si svolgerà a Roma, presso lo Spazio Eventi di Fontana di Trevi, la settima edizione dell’Healthcare Summit, dedicato alle ultime sfide del servizio sanitario tra prevenzione e innovazione, organizzato dal Gruppo Sole24Ore. Per maggiori informazioni: www. eventi.ilsole24ore.com/healthcare-2018.

HOST La 41° edizione di HostMilano, fiera mondiale dell’Ho.Re.Ca.,foodservice, retail, food, GDO e hôtellerie, si svolgerà presso la Fieramilano a Rho dal 18 al 22 ottobre 2019. La manifestazione è organizzata in tre macro-aree: Ristorazione professionale con Pane, Pizza e Pasta; Caffè Tea con Bar, macchine da caffè e vending, e Gelato Pasticceria; Arredo e Tavola. Per maggiori informazioni: www.host.fieramilano.it.

A+A L’edizione A+A del 2019 si svolgerà in Germania, presso il quartiere fieristico di Dusseldorf, dal 5 al 8 novembre. E’ una fiera internazionale per la protezione personale, la sicurezza aziendale e la salute sul lavoro che prevede anche una parte dedicata al congresso sulla tutela e sulla medicina del lavoro. Per maggiori informazioni: www.aplusa-online.it.


In memoria di Bruno Bernareggi Nei primi giorni del 2018 è venuto a mancare Bruno Bernareggi, titolare della Lavanderia Bernareggi Srl da oltre 30 anni, imprenditore aperto e appassionato, grande sostenitore dell’innovazione nel nostro settore e dell’attività associativa di Assosistema. Rappresentante di una famiglia che gestisce l’omonima lavanderia di Feriolo di Baveno, in provincia di Verbania, da quattro generazioni, Bruno Bernareggi aveva intrapreso negli ultimi dieci anni un percorso di cambiamento aziendale, espandendo il mercato in direzione delle case di riposo e dell’innovazione tecnologica, in particolare nella scelta di investire nel

sistema di gestione Ticket Laundry System: l’impiego di microchip grazie a cui è possibile sapere in ogni momento quale storia ha un capo in termini di utilizzazione, lavaggi, differenziazione di trattamenti. Bruno credeva molto nello spirito associativo e nella condivisione delle proprie esperienze e progetti con le aziende del settore. Di lui ricordiamo, in particolare, l’entusiasmo e la capacità di proporre idee e soluzioni in ambito associativo e di farsene portavoce con gli altri colleghi. Alla moglie Natalie e ai due figli il forte augurio di proseguire il lavoro di Bruno, nel segno dell’innovazione e della lungimiranza.

LAVANDERIA INDUSTRIALE BERNAREGGI Le prime tracce certe dell’attività risalgono alla cooperativa milanese dei lavandai agli inizi del 1900. Nel 1932 avviene l’approdo sul Lago Maggiore, dove nasce la “Lavanderia Milanese” e l’azienda cresce in dimensioni, esperienza, credibilità e qualità del servizio. Nel 1991 l’attività si trasferisce a Feriolo di Baveno, in provincia di Verbania, dove si trova ancora oggi. Nasce una nuova identità, Lavanderia Bernareggi Srl, che basa la propria attività sui valori fondativi di impegno, onestà e generosità e si propone di rispondere al meglio e anticipare le richieste dei clienti nel rispetto di lavoratori e fornitori. Dal 2007 Lavanderia Bernareggi vive un periodo di grande espan-

sione. Nascono e si sviluppano nuove iniziative e, grazie all’utilizzo di impianti tecnologicamente all’avanguardia e di moderni prodotti che garantiscono una lavorazione di qualità a costi ridotti e con minori sprechi, l’azienda si specializza nel lavaggio industriale e noleggio di biancheria per ristoranti, alberghi, B&B, spa, ospedali e case di cura. La creazione di Ticket Laundry System, un innovativo sistema proprietario di gestione del servizio completamente informatizzato e governato attraverso la Radiofrequenza, consente infatti di tracciare il percorso di ogni singolo capo in ogni fase della lavorazione, assicurando precisione e puntualità nelle consegne.


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