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STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO

Flavio Russo

GUERRA DI CORSA RAGGUAGLIO STORICO SULLE PRINCIPALI INCURSIONI TURCO-BARBARESCHE IN ITALIA E SULLA SORTE DEI DEPORTATI TRA IL

XVI ED

IL

XIX SECOLO

TOMO I

ROMA, 1997


PROPRIET.À. LETTERARIA T11lti i diritti riservmi. Viewta la riproduzione anche /Jarziale se11z.a <111tori~:a::,io11e © By S:VIE . Ufficio Storico - Roma J 997


PRESENTAZIONE

A molti sembrerà alquanto inusuale che l 'U.ffìcio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito pubblichi un volume il cui titolo richia,na alla mente suggestioni di gioventù e soprattutto immagini che hanno fatto parte della jàntasia adolescenziale. L 'U.ffìcio ha da tempo intrapreso la pubblicazione di una collana che esamina la difesa del Paese ancor prima del! 'unificazione nazionale. Lo studio di tale argomento ha evidenziato come la nostra penisola, ed in particolare le coste, siano ricche di permanenze architettoniche militari che testimoniano l 'importarìza attribuita nel passato alle fortificazioni per la protezione del litorale da scorrerie ed invasioni dal mare. Gli stessi centri urbani rivieraschi, pur moderni, ristrutturati o ricostruiti, evidenziano l'attenzione posta nei secoli scorsi alla dijèsa, tanto che è comune individuarvi un nucleo residenziale - costituito all'interno del territorio su posizioni facilmente dijèndibili - e dei sobborghi dove si svolgevano le attività lavorative posti in prossimità della costa che, risultavano meno difendibili e piit spendibili. Si è così pensato di arricchire la collana della dffèsa perimetrale esaminaY[do le spinte emotive e le istanze sociali insistenti alle spalle defle scelte strategiche, delle ùnpostazioni tattiche e dei criteri d~fensivi che hanno portato alla edificazione sulle coste italiane di cosl estese ed importanti opere di.fè>rtfficazione permanente. In ciò si è stati confòrtati dai risultati di una accurata e meticolosa ricerca archivistica che ha messo in luce documenti relativi ad innumerevoli episodi di guerra di corsa, incursioni, razzie, scontri navali che hanno interessato il nostro territorio ed i nostri mari per più di quattro secoli. il titolo del volume è quanto mai attuale, poichè l'opera oltre ad essere un necessario corollario alla collana della difesa costiera degli stati pre-unitari, rappresenta uno spaccato di vita delle nostre popolazioni che pone in risalto come, a secoli di distanza, modificati gli strumenti incursivi, di allarme e di difesa, e pur cessata la tratta degli schiavi, rimangono immutate sia i 'esposizione delle fàsce costiere soprattutto del sud Italia soggette a rischio di intrusione, sia l'origine della minaccia proveniente dai paesi rivieraschi del Mediterraneo. Un particolare ringraziamento va all'Autore, Flavio Russo, che superando le ,dtffìcoltà di reperimento, consultazione e trascrizione delle innumerevoli fonti archivistiche ha saputo realizzare un 'opera che, pur di carattere storico, risulta di lettura molto appassionante ed emotivamente coinvolgente. IL CAPO UFFICIO (Col. c. s. S1\1 Riccardo TREPPICCIONE)


PREFAZIO NE

Alcune celebri affermazioni retoriche general izzanti del passato sembrerebbero, se attentamente interpretare, significare esattamente l'opposto del loro contenuto. Ne è un tipico esempio la ben nota definizione degl'italiani presunto popolo di poeti, di santi, di guerrieri e di navigatori. Certamente vi furono tra i nostri connazionali grandi figure di poeti, cli santi, cli guerrieri e di navigatori, ma è proprio nella loro anomala rilevanza che si coglie la realtà di un diffuso analfabetismo, di una religiosità anagrafica, di una repulsione viscerale ai doveri militari e non ultimo di una evidentissima paura del mare! La risultante di queste due ultime connotazioni, mutuamente amplificantesi, ha condizionato non solo la intera storia del l'Italia, ma persino la quotidiana esistenza di moltissimi suoi abitanti, che ne scontarono tragicamente le inadeguatezze. Presumere infatti di disinteressarsi della d ifesa nazionale, magari delegandola a stranieri, a mercenari o a quanti se ne volessero far carico per meglio proteggere i propri interessi personali, si dimostrò sempre una funesta utopia1• Presumere al contempo di evitare di cimentarsi con il mare e con i suoi rischi , relegandoli ad una inconsistente frangia di disperati o di avventurieri, rifuggendo persino dalle coste, impl icò il subire infinite sofferenze ed atrocità di gran lunga superiori a quelle ipotizzabili derivanti da una vigorosa pretesa di rispetto territoriale sostenuta con le armi. li brevissimo quanto glorioso intervallo delle repubbliche marinare dimostra a sufficienza l'asserto. Ma si trattò d i una eccezione alla regola, per giunta rapidamente ridimensionata dalla loro ottusa contrapposizione frat ricida per meschine rivalità mercantili::> . La succube passività fu in genere la norma e le centinaia di paesi rivieraschi sdoppiati-con la parte residenziale arroccata sulle impervie sommità interne e quella lavorativa abbarbicata alla costa- lo confermano incontestabilmente ancora ai nostri giorni. E per interminab.i li secoli alla tracotanza dei razziatori e degl i invasori si rispose con la fuga, quindi con la diuturna vigilanza-anch'essa però finalizzata alla evacuazione-e soltanto in epoca moderna dotandosi di sistemi difensivi, sempre e comunque serviti da una ridottissima guarnigione, spesso cli estrazione civile. Arduo rintuzzare gli assalti insidiosi provenienti dal mare, certamente, ma altrettanto certamente impossibile senza un congrno schieramento ostativo, senza una motivata forza armata nazionale, senza una severa preparazione militare . Eppure, come rimarcato, non mancarono di sicuro notevoli spiriti 'guerrieri' e competenti condottieri. Improbo far desistere la trista genia dei predoni del mare dalla sistematica, e reiteratissima, grassazione delle coste peninsulari in carenza di squadre navali agguerrite e dinamiche, ben armate e meglio addestrate. Eppure non mancarono straordinari navigatori ed ammiragli , nè la competenza tecnica di supporto. Le ev idenziate deficienze disgraziatamente, oltre al depauperamento umano e materiale dei singoli stari preunitari, bloccarono per secoli ('altrimenti scontata fusione nazionale ed al contempo interdissero la li bera e lucrosa pratica de l mare, che lambisce la quasi totalità del perimetro italiano ed, in partico lare, del suo meridione, snaturando così la sua indiscutibile destinazione fruitiva.

1 Affermava il Machiavelli con indubbia competenza in materia che la: " mina d'Italia non è causata da altro che per essere in ispazio di molti anni riposatasi in sulle armi mercenarie ...." . li Principe. cap. Xli. 2 C in.:a la i ncapacità nma italiana di cimentarsi su l mare ancora all a vigi lia dell'Unità i gen. i Mezzacapo ammoni vano:'«Ma.in 4uanco alle forze navali.converrà in sulle prime star contenti del lieve accrescimento che potranno ricevere le attu ali.e por mente a giuare le basi di quella poderosa marina che deve avere I' ltalia;paese eminentemente mari timo,con cosre esresissirne.e che.per la sua posizione nel centro del Mediterraneo.è chiamata ad esercitare una grandissima influenza com111crcialc ...». in Srudi Topogrcifici e stratefiici su l'ltctfia, Milano 1860.p.622.


Guerra di corsa

Paura del mare in definitiva anche nella esplicazione delle tradizionali attività ad esso connesso, paura che tenne costantemente le nostre popolazion i ben lontane dalla sua frequentazione e lontanissime, in maniera inderogabile, dagli oceani che, di fatto, vennero solcati dagli ital iani in numero consistente-in questo caso purtroppo senza alcun dubbio- soltanto in conseguenza dell ' emigrazione del secolo scorso e dell 'attua le. Ed anche tale dramma può interpretarsi come una sorta di estremo retaggio di quel la antica inadeguatezza di fensiva, che condan nò al la miseria ed al l' abbandono la parte più fertile ciel nostro mezzogiorno. dopo l' al ienazione di innumerevol i braccia e cl' ingenlissime risorse, materiali e commerciali. Ancora alla fine del '700 è facile costatare nei riguardi del mare cbe:«gii uomini del sud, pur avendolo dovunque presso la porta di casa, nutri vano (e non a torlo) in gran parte timore. Era un sentimento ormai atavico, testimoniato da molti illuministi e rifo rmatori. Era la condizione prevalente nell'intero mezzogiorno. In Sicilia ne erano considerati esenti i liparoti ed i trapanesi. Quando dopo l'avvento cl i Carlo cli Borbone, fu necessario ricostruire la modestissima flotta [peraltro la maggiore d'Ital ia fino all ' unificazione. n. d. a. J, si dovè riconere ai primi per formare gli equipaggi ... [e] quando l'avvio dei piani cli Acton rich iese d'incrementare fo rtemente flotta cd equipaggi. si cercò di reclutare marinai cattolici in Albania e Grecia perchè almeno sostitu issero i pescatori arruolali. dato che. nonostante l'enorme svil uppo costiero, anche i pescatori scarseggiavano nelle Sicihe... >>..1 Quanto fossero numericamente insignificanti gli stessi pescatori nel mezzogiorno lo dimostra iI significativo dato che l'apporto ittico all'alimentazione del regno di Napoli fu sempre estremamente marginale ed esiguo. Addirittura molti stud iosi sollevarono persino il dubbio che, per una singolare anomalia zoo logica, pochissime specie mari ne commestibil i popolassero le sue fascie costiere! Alcuni ministri ed intelletttiali, per la verità, erano riusciti ad individuare nel protrarsi plurisecolare ciel la spietata guerra corsara barbaresca l' origine della riluttanza ad affrontare i I mare. Del resto poichè il fe nomeno in misura considerevolmente minore affliggeva anche gli altri sta ti rivieraschi del Mediterraneo cristiano, non occorreva un particolare acume per relazionare la sua rilevanza in maniera inversamente proporzionale alla distanza dalla sponda nordafricana. ed alla potenzialità militare delle vittime. Nè peraltro può riteners i del tutto estranea alla rimarcata repulsione una seconda componente, questa però originata non dalla paura ma dall ' imbelle orgoglio, ammantato e pidermicamente di nostalgie di rn ili rnrismo feuda le, affatto disponibile a confrontarsi con i coevi. e concret.i, nemici esterni. «Le classi nobili cl' Europa ereditarono dal medioevo un arrogante disprezzo per il pacifico commercio. un disprezzo che ha esercitato un' influenza modificatrice neJ progresso di queste a seconda del carattere nazionale dei diversi paesi. L'orgoglio degli spagnoli si adattò facilmente a questo spirito cli disprezzo e cooperò con quella disastrosa mancanza di vog lia cli lavorare e quell' atteggiamento di attesa della ricchezza che li allontanarono dal commercio».-1 li giudizio, condiv isibile parzialmente, presume la possibilità cli un pacifico commercio che nel Mediterraneo, fino ai primi decenni dell '800, in realt~1 non risul tò mai atluabile:e forse nernrneno negli altri mari ed oceani. Il pacifico commercio, infatti, suppose e suppone tutt'ogg i sempre l'esistenza alle spalle di un potente strumento dissuasivo costituito dalle marine militari. Se mai fu proprio la inconcep ibile modestia di quelle e la loro scarsa efficienza ad imporre alle marinerie mercantili italiane una penalizzante marginalizzazione dal commercio.S

; R. :'\.JEI.I.O. I.LI .fim11iera disar111W<1 - Il 1\1/ezz.ogiomo ava111pos10 d'Europa, in Fu//.1/'0 Re111010, 1992 'Il mare ' , Napoli 1992.pp. 77 e sgg . •1 A .T.iVL\l·IAN. L'i11fl11en~a del po/ere 111arilli1110 s11//a storia, ri sr. Roma 1994.p.88. ~ Afferma in un suo acuto memori ale del 1798 il comandame della M arina da Guerra napoletana. gen. B. Fo1ffEGUERRI. che: «A cle~so tulio è languore nello spirilo del Commercio. perchè Lut to è scoraggiamenro.e pericolo nella strada del Mare.La Barberia ron ragi one ~pavenrn .il N avigante conrina ogni mornenLo con la $Chi avitù. il Proprietar io dei bastimenti con la perdit i del s110 l'ondo fruttifero .e l'Assi cu ratore con quell a de' suoi cap itali ...» . in. Proposra di cmnpagna 111wù1i111.a per i Has1i111e111i

d<'lla Marint1 di G11frra di S.iv!. il Re delle Sicilie. Palermo I 798, p.9.


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]\ila sarebbe stato rea lmente possibile affrontare, e vanificare. soltanto su l mare le aggressioni corsare barba resche') O non fu piuttosto il coacervo cli interessi europei-e spesso anche iLaliani-cleri vanti proprio da lla corsa barbaresca, direttamente ed indirettamente, a permette re e ad agevolare il suo turpe protrarsi. e liminando così potenziali concorrenti e ne rnici? In pratica per quasi quattro secoli, periodo d i più documentata estrinsecazione su di un arco storico di o ltre un millennio, le coste italiane, e meridionali in particolare, dovettero chiudersi sulla difensiva, e le marine eia guerra de i s ingol i stati preunitari farsi carico del la frnstrante, quanto avara di risultati, guerra anticorsara. Con gli scarsi mezzi disponibili. con le menz ionate inadeguatezze caratterial i, con gli anacronismi imposti da una sim ile lott.a non stu pisce il progressivo di vergcre del nostro strumento militare eia que ll o delle altre nazion i più evolute, concausa a sua volta della ul teriore arretratezza socio-economica di una gran parte del territorio nazionale. È certamente improbo valutare il grado di stallo scaturito dall'interminabile vessazione corsara, ed ancor peggio l'ammontare in termini uman i e materiale del le perdite complessive :di sicuro non fu la minore de ll e componenti che si co lgono dietro l' insorgere e l'instaurarsi del la 'questione meridionale'. Non stupisce pertanto che la linea di costa venne rigu ardata come la frontie ra più temibile per antonomas ia e ne ll'accezione romana della paro la, ovvero la linea cli de marcazione c he separava il mondo civi le da que llo barbaro, abitar.o da etnie ostil i e crudel i, continuamente ded ite a scorrerie e a razzie miranti all'appropri azione de lle sue risorse. Non stupisce neanc he, dopo quanto affermato. che con l'unica logica d ife ns iva possibile, di tipo cioè eminenrcrne nte terres tre e cli basso profi lo militare, s ì sia presidiata tale frontiera. Ovvio pertanto che la difesa prioritaria deg li sta ri preunitari centro-meridionali-o comunque rivieraschi - fu que lla costiera, e c he pertanto le sue violazioni acquisirono consegucnzialità umi lianti e t.erriCìcanli . facen do incessantemente incrementare e specializzare quell'incerto schieramento litoraneo. Basti solo al riguardo ricordare che le mura leonine di Roma si eressero sotto tale stimolo6 , e co_sì pure quelle di Napol i7 di cui la cele berrima porta Capuana ne è uno degli estremi residui. Nessun equi va!cnte del migliaio cli torri costiere annate rinascimentali tra loro concate nate 8, anche al di là della rispettiva nazionalità, fu ma i realizzato sul p ianeta, Vallo A tlantico compreso9 , nessun altro territorio fu mai così vessato da fanatic i nemic i iJTegolarì dell'opposta sponda musu lmana. L'evo luzione storica della difesa costiera degli stati italiani preunitari, vittime delle in iziative marittime invasive e quindi inc ursive cli matrice islamica, è stata affrontata già in altre mie precedenti pubblicazioni-ed in altre ancora in corso di preparazione-tutte comunque facen ti parte di una col lana monografica destinata ad esaurirsi con la copertura peri1netrica nazionaleYl

r. «Correva l'anno 846 cd i Saraceni. r imon tando i l Tevere. arrivati rin sotto l e mura di Roma. non potendo entrare in ci ttà, guas1,m.i1w. saccheggi arono incendiaro no le basiliche di San Pietro e di San Paolo, situate fuori della cinta», in G. SOMMELLA Brn,,. Ro111a: !efè,rtij1cazio11i del Traslevere. Lucca 197:~, p. 19. Ed ancora per lo stesso moti vo quasi sene secoli dopo. nel 1534. il ca rd inale .Alessandro Farncsc: «romano di nasci ta. e 1m1gnanimo d i cuore (futu ro papa Paolo lii): i l quale conscio della pubbl ica ansictiL non parl andos i cli altro in quei giorni che cli Barbarossa e di Turchi . deliberò quietar gli animi. e garentirc la sua patria. l'o rti ficanclo la cillil tutta da un capo all' altro con una ci nta basti onata alla moderna ... Noi vedre mo sempre crescere o !scemare la grandezza e la rapid ità dei lavori. secondo la maggiore o minore prevalenza degl i ottomani sul mare» da A CìL;GuE1.wrrn. Storia dellefortifiw zioni nella spiaggia romana, Roma 1880 p. 321. 7 l\nn è affatto casual e che l a possente murazione aragonese cl i Napoli fu avvviata nel 1480. l'anno della conquista turca di Otran to. e quindi ripresa ne l 1484. con notevol e alacrità. Cfr L. SANTORO. Cos1elli angioini e aragonesi nel Regno di Napoli. M i lano 1982. p.179. Come la riquali 1·ica2ione success i va dell a cima di Napoli: «fu principiata ai 30 cl' Aprile dell 'anno t 537 ... è termina ta co n ogni pres tezza per tema che si a veva dell'armata Turc hesca ... » in L. S.ANTORO, Le mum di Nap oli, Napoli 1984.

p.97. ~ Per formarsi un' idea fotografica sull o schieramento globale delle corri cos tiere lungo le coste italiane cfr. P. LEO:SARD J, le Jorri rosfi('J'e d '/wlia, Firenze I 991 . " Circa le opere del Vallo At lantico cfr. FRusso. R. D1 Ros ..,,, Fesumg f~uropa, 6 giugno 1944, Rorna 1994 , pp.89- 138. '" C fr. F. Russo. La difese, costiera del Regno di N(/poli. Roma I 989. La difésc1 costiera del Regno di Sardegna, Roma l 992, Lfl dijéa cos1ù•m del Reg11() di Sicilia. Roma 1994.


Guerra di corsa

In una parallela ricerca ho tentato parimenti di sintetizzare l'importante ed articolato apporto fornito dall'iniziativa difensiva privata, nell'ambito della medesima interdizione anticorsara, tramite l'impiego cli strutture fortificate ed accorgimenti derivati dall'architetn1ra militare applicati ad edifici di destinazione civile ed industriale presidiati a loro volta da organizzazioni paramilitari. 11 L'inusitato ibrido sistema, di amplissima applicazione litoranea con punte di massima rappresentatività nella penisola pugliese ed in quella sorrentina-ubicazioni affatto casuali, come avremo occasione cli rilevare-stornò rapidamente ogni velleità di conquista turca. Disgraziatamente però l'abbondanza di potenziali prede, materiali ed umane, e la facilità della loro catnira, ne aizzarono la rapacità aggressiva. E so lo dopo il conseguimento di una ridondante configurazione difensiva ininterrotta si riuscì a garantire anche, sostanzialmente, l'inviolabilità del territorio dalle incursioni barbaresche, nonchè ovviamente degli abitanti e delle loro risorse.12 Sostanzialmente però, perchè nonostante tutto si verificarono purtroppo, come in ogni sistema difensivo perimetrale continuo a caposaldi, alcuni rilevanti episodi di locale temporanea penetrazione e moltissimi stillicidi inevitabili quanto dolorosi di microincursività razziatoria. Ben diverso il discorso per gli insediamenti isolani settecenteschi che non potendo avvantaggiarsi cli siffatto dispositivo, finirono inevitabilmente, e rapidamente, inermi prede dei barbareschi, confermando indirettamente, con la loro integrale cattura, l'efficacia dei sistemi difensivi continentali. Fu del resto prorio a seguito di tanti drammatici stimoli che si integrò incessantemente l'intero schieramento con nuove opere e con ulteriori forze, senza che peraltro mai fosse raggiunto il definitivo assetto supposto ottimale, di onerosissima consistenza. E inversamente proporzionale all'incremento delle opere difensive fu il numero degli schiavi cristiani deportati e detenuti in nordafrica, significativa correlazione di interdipendenza. La sommatoria delle loro presenze raggiunge cifre assolutamente inimmaginabili, tanto da riuscire difficile comprendere come mai rispetto ad una notissima tratta dei negri, fatta ascendere dai migliori studiosi a circa I 0.000.000 di unità, distribuite lungo l'arco cli quattro secoli, non c:i sia stata una identica sensibilità storica per un'altra tratta riguardante un numero certamente inferiore, probabilmente dell'ordine dei 2.000.000 nell'arco di tre secoli però, predati e schiavizzati soprattutto dalle coste italiane dagli innumerevoli predoni barbareschi! Considerando poi che non si attuò su di una indifesa e primitiva popolazione ad opera di evolutissimi razziatori, ma all'inverso, ovvero contro coste fo11ificate e vigilate contro sistemi di interdizione militare, contro popolazioni di gran lunga più evolute ed istruite dei loro grassatori, ne deriva implicitamente la eccezionale virulenza degli assalti e la devastante conseguenzialità socioeconomica, e non ultima l'atrocità del dramma dei deportati. li relegare quella immensa massa cli tragedie, di vessazioni, di abiezioni e di sofferenze ad un becero folclore, non costituisce affatto un superamento storico quanto piuttosto una colpevole rimozione mnemonica, pur riscontrandosi in ogni nostro scorcio mari no la muta, ma eloquentissima, presenza architettonica delle menzionate torri, éUJcora di rilevantissimo numero, e di un centinaio cli fortezze litoranee. Volontà quindi inconscia cli dimenticare quegli atavici terrori che riemergono confusamente ed indistintamente dal nostro substrato genetico quando nuovi bagliori di indiscriminata violenza, non lontani ci confermano, con il riprodursi di orrori a sfondo religioso, una non raggiunta tollerante convivenza nemmeno all'interno del ristretto bacino mediterraneo. Diviene allora fondamentale andare ad approfondire meglio quel I.e non remote azioni corsare intrise epidennicamenle di odio etnico e confessionale ed intimamente di ben più rilevanti movenze economiche, e spesso rivoluzionarie che spesso si combinarono con la più abietta criminalità indigena, per meglio lucrare sulle indifese vittime. 13

F. Russo. La difesa delegata, Roma 1995. Una partecipata sintesi storica del fl agello incursivo barbaresco a cui furono sottoposte sia le coste che i mercantil i italiani. o comunque del blocco spagnolo, lo fornisce l'opera di R. PANE'ITA, Pirati e corsari turchi e barbareschi nel mare 11os1rw11. Torino I981, e. // tramonto della mezzaluna, Torino 1984. Cfr. G. CONIGLIO, Aspet1i della società meridionale nel secolo XVI, Napoli 1978, pp. 126-132. 11 Cfr. 12

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Pre.fèr;:.ione

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Pertanto il mantenimento della normalità sociale, sebbene con tutte le immaginabili riserve ed accortenze, al riparo della difesa costiera per lunghissimi secoli, dimostra in defintiva non solo la globale rispondenza del sistema ma anche la sua insostituibilità. Va comunque sottolineato, ed in conclusione risu lterà autonomamente, che la millenaria vessazione patita dalle popolazioni delle fascie costiere italiane, centro-meridionali ed insulari specialmente, implicò complessivamente un salasso di vite umane e di risorse, appena compatibile con la continuità esistenziale e produttiva. M a fu proprio grazie alla te nacia ed al coraggio dei martoriati abitanti, supportati dai dispos itivi difensivi c ivili e militari, che fu scongiurato il fagocitamento dell'intera Penisola nella pletora ottomana - al pari della Grecia, del!' Albania e della Serbia - risparmiandole le abiezioni di una dominazione fanaticamente retrograda, i cui estremi retaggi ancora avviliscono l'umanità. 14 Nel corso delle ricerche cli volta in volta esp letate per l'acquisizione delle documentazioni d'archivio, storiche, architettoniche e materiali, finalizzate appunto alle menzionate pubblicazioni sulla difesa costiera tra il XV ed il XIX secolo 15, sono emersi dalle carte numerosi episodi di guerra corsara tra i quali alcuni in particolare di valenza ed interesse più generale, trascendente la singola estrinsecazione. Sebbene già a suo tempo accennati nelle relative contestualità e marginalmente tratteggiati, meritano, alla luce di più accurati approfondimenti, e di ulteriori incrociati riscontri, una specifica esposizione. Tramite la loro ricostruzione è possibile infatti ripercorrere, nel medesimo arco storico, le fasi salienti della corsa individuando i perchè delle successive scelte strategiche ed impostazioni tattiche difensive varate e mantenute dai molteplici governi preunitari. Persino gli snodi dell 'evoluzione tec nologica e soc iale, appena percepibili nella 'grande storia', acquistano così un ben delineata definizione. Ed è sempre da quei complessi di spositiv i costieri, costantemente riconfermati dalle dirigenze politiche e militari avvicendatesi , che si può desumere, senza ombra di dubbio, la nostra soffért.a presenza medite rranea, i costi che questa ci ha imposto e gli inevitabili obblighi militari derivati, fino al presente. Spesso addirittura alcune di quelle arc,iiche opere fortificate risultano ancora in servizio permanente effettivo nell'ambito del contemporaneo schieramento, tacito ma inequivocabile monito a non sottovalu tare, o peggio appunto a dimenticare, la lezione ciel passato. Porre bbe, anzi, paradossalmente affem1arsi che nell'attuale contesto storico mediterraneo siffatte individuazioni difensive tendono a 1iacquist.are nuova valenza propositiva non tanto, ovviamente, come soluzione fattuale, ma come logica di sistema. Ci sembra interessante in merito citare il pensiero dell'amm. Mahan, che pur rifere ndosi alle navi ne ricavava una più generale impostazione d 'analis i storica:«Non è pertanto vano, come molti pensano, ricercare utili lezioni nella storia delle navi a vela così come in quella delle galee.

1·' L. B LAKCH. La scienw mi/if(lre, Livorno I 939. così traccia sirnetizzando la parabola discendente rnrca, causata proprio dalla sua i nevoluzione cui tur ale. p. I 06: «L' impero ottomano declinava sensibilmente dopo Solimano... Del resco l'Europa lo teme. va co n ragione:e solo mcrcè dei progressi deJJa scienza militare, efTeuo di quella civiltà, ella dovea acquistare su di esso quella superio rità che il condannava ad una lunga ed ignobile esistenza, prima di dare il grande spettacolo della sua distruzione ...» . Quindi a p. 13 1: « ... l ' Impero mtornano nel progredire della ri manente Europa decadeva, o al piLL restava stazionario. Sostenuto solo ...clalle rivalitì1 della altre nazioni europee. era facile presagire che al mancare di ...questi suoi appoggi fortuiti ed estrinseci. il suo decadimento avanzavasi ...)> . Ed ancora, p.1 60:«Questa società musulmana in Europa rimaneva separata dal popolo greco che avea conqu istato;cd estranea alla civiltà europea. 111en1re andava perdendo il suo fanatismo, conservava però l'anticH barbarie:circ.ostanze tutte che non inducevano dubbio suJJa sua decadenza nei meno sagaci osscrvawri.La nullità, la mollezza e la crudeltà dc' suoi sovrani, erano al tempo stesso causa ed effetto della società musulmana...», ed infine sul medesimo conceJto. a p.203:«L'lmpero ottomano si ammolliva senza i nci vilirsi. non sapea nè comba!tere nè produrre, ignorando ad un 1empo le ani della guerra e quelle della pace;esso esisteva per l 'ahrui gelosia, non per propria vinù ... la sua storia futura avrt:bbe offerto guerre inrel.ic i, paci ruinose ed interne discordie. le quali avvilirlo doveann come popolo. prima d i farlo cessare di esistere come stato». 15 Nei diversi archi vi italiani ed europei non esiste infatti nessun carteggio dedicato esplicitamente alla guerra di corsa, per cui ttllti i documenti rel ativi alle razzie ed alle incursioni si possono rirnracciare. del tuttO occasionalmente, nelle più svariate

cnliocazioni.


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Guerra di corsa

Entrambe hanno le loro somiglianze con la nave moderna:eotrambe hanno anche differenze essenziali che rendono impossibi le citare le rispettive esperienze e moclalirà d ' azione come precedenti tattici da seguire. Un precedente, tuttavia, è diverso e meno valido di un principio . Il primo può essere errato ali ' origine o può non essere più efficace per il cambiamento delle circostanze, il secondo ha le sue radici nel la natura essenziale delle cose e, comunque varie siano le sue applicazioni al rnut~u·e delle condi zioni, resta una norma alla quale l'azione deve attenersi per avere successo . La guerra ha di questi princìpi: la loro esistenza può essere scoperta con lo sh1dio del passato, che li rivela nei successi e nelle sconritte. sempre gli stessi in ogni epoca. Le condizioni e gli armamenti carnbiano;ma per confrontarsi con k prime e per padroneggiare con sucesso i secondi, si devono rispeuare questi insegnamenti costanti del la storia sia nella tattica su l campo cli battaglia sia in quelle operazioni belliche di maggior respiro comprese nel nome cli strateg ia». 16 Oltre ai motivi innanzi affermati, proprio per meg lio approfondire la rimarcata paura ciel mare e gli arnvici terrori eia quello sempre ispirati sotto la materializzazione di saraceni, cli mori, di turchi o di barbareschi, con l'emblematica componente comune dell'essere i razziatori invariabilmente musulmani al punto cli risultare indistinti nelle tradizioni popolari etnicamente e storicamente 11 mi è parso interessante ricostruire i ricordati episodi più traumatici. Alcuni si abbatterono in assenza di opere fortificate costiere, a lcuni altri riuscirono ad eluderne le prestazioni. altri infine a schiantarne la resistenza:in ogni caso è espl icita la stretta interdipendenza tra la validità delle prime e la frequenza e virulenza dei secondi. Ovv iamente la casistica trattata è necessariamente estremamente limitata rispetto all'ambito di estrazione:le incursioni che saranno esposte devono la loro scelta non tanto alla ri levanza-connotazione che disgraziatamente condivisero con numerose altre-quanto piuttosto al la maggiore reperibilità cli attendibi li cronache descrittive coeve, unica condizione cli serio approfondimento scientifico, e di ruderi architettonic i, indispensabile condizione di verifica materiale . Questa singolare 'antologia' risulta inoltre non solo autonomamente degna cli esposizione per la sua indiscutibile novità, ma assolutamente necessaria come corollario cli quanto sin qui pubblicato sull'argomento della difesa costiera. La confrontabi lità con dette ricerche è stata assicurata dall'impiego della medesima metodologia cli studio, ovvero il riscontro incrociato sia delle fonti sia dei resti strutturali e materiali, onde acquisire la massima oggettività possibile. La principale differenza dalle precedenti pubblicazioni, invece, consisterà nel maggior spazio offerto alla dinamica degli avvenimenti, precedenti e successivi alle razzie. onde poter meglio documentare l'impatto psicologico generato dalle stesse s ulla collettività, che sebbene informata con comprensibile ritardo, mai fu lasciata estreanea od all'oscuro dei fatti . 18 Una notevole porzione del la ricerca riproporrà poi le umiliazioni, le violenze, le torture e spesso la morte cui furono sottoposti quanti finirono schiavi in terra islamica. Su quest'ultimo aspetto è da ribadire. inequivocabilmente, che pur rintracciandosi nello stesso arco storico una nutrita presenza di schiavi musu lmani anche nelle nostre regioni , la loro cattura non può essere ascritta, nella stragrande maggioranza dei casi , ad una speculare guerra corsara condotta lungo le coste o contro le imbarcazioni turcobarbaresche - che pure certamente vi fu sebbene con esiti numericamente inconsistenti 19- ma ai successi della difesa costiera e della cacc ia navale.20

16 1\.T. M.Al·IAN. 17 Cl'r 1~

L'injluenw del .... c:it., p.42.

F Quucr. Il riflesso dell'Islam, Torino 1983. p.1 1.

Circa i 1empi di diffusione di una notizia intorno la XVT- XVJII secolo cfr. F. BKAUDEL. Le slmllure del quoridiano, Torino

1982. pp.394-.'\95. 1''

Sulla Corsa cristi ana, e pi ù in generale sulla pirateria occidentale cfr. F.13R AUDEL, Civilrà e imperi nel 1'vlediterraneo all'e·

110cc, di Filippo li, Torino 1976, pp. 928-932.

:o In

mer i to cfr.

F.

BR.AliDEL. Civiltà .. ., cic .. pp. 932-936.


Pre/à;.ione

Il

Non può pertanto semp licisticamente equipararsi la prassi ad una sorta cli indistinta e generalizzata crudeltà epocale. Non può confondersi l'esito della strenua difesa con quello della sfrenata razzia contro inermi civil i, di qualsiasi condizione sociale, età e sesso:tutti ugualmente riguardati come vili bestie su cui lucrare al massimo, una volta deportati e venduti su i mercati islamici . E se il numero degli schiavi musulmani presso le nostre citù fu relativamente consistente sottintese quanto rilevante dovesse essere quello dei tu rco-barbareschi implicati nella corsa, essendo i primi soltanto la componente meno fo rtunata. Il quadro emergente dimostra tra l'altro come sia del tutto immeritata la sufficienza con cui spesso :sono ri guardate le scel(e e le dinamiche difensive adottate, e quanto la loro apparente ovvietà sia in realtà ben lontana dall'essere stata tale all'epoca. Gette rà luce inoltre sulle sollecitazioni emotive che le impose ro ricostruendo il clima della gestazione. spesso altamente tragico, all'indomani delle peggiori razzie, fornendo uno sb iadito ragguaglio circa gli immensi costi in termini di perdile e di sofferenze derivanti al mezzogiorno ed alle iso le dall'assurgere al non invid iabile rango di bastione occidentale cristiano nel Med iterraneo, al di là di ogni acritica banalizzazione. A ulteriore riprova, sembrando il sistema difens ivo ricostruito nel le precendenti ricerche spesso frutto più del la fantasia ciel l' indagatore moderno che degli originari ignoti ideatori, sarà anche esaminata una emb lematica esempl ificazione di che cosa avvenne in carenza cli congrua protezione costiera. Ovvero le razzie abbattutesi laddove si osò. o per incosciente faciloneria o per temeraria avventatezza, prescindere dall 'ormai inevitabile schieramento cli caposa ldi antincursiv i, fidando magari sulla modernità dei tempi. Ovv io che simili tragedie ebbero per unico teatro esc lusivamente le isole minori, di recentissima colonizzazione, gli unici lembi ormai del Lerritorio nazionale c he tra la fi ne del XVIII e gl i inizi del XIX secolo, non disponevano ancora di un adeguato apparato difens ivo mi litare. Su quelle, inevitabilmente, l'utopico sogno cli una oasi fel ice affrancata da armi e da armati in un universo marino fan aticamente osti le. si trasformò in un orribi le incubo . Tra le ri ghe si cog lierù la contestuale evo luzione dell'ingegneria militare, quasi che la stessa traesse propulsione dagli avvenimenti in questione. È una sorta di singolare paradosso nell'ambito della ricerca: il progresso tecnico infatti si prospetta come l' unico elemento variabile inserito in una plurisecolare vessazione invariante. Nessuna di ffere nza in fatti è possibile cogliere tra le atrocità corsare del XV secolo e que lle del XIX, nè sotto il profilo operati vo nè sotto quello ciel destino dei deportati, nè meno che ma i dietro alle incentivazioni motrici cli tante generazion i di predoni . Singo lare il contrasto perciò di dover ammettere che persino dopo le dichiarazioni sui di ritti dell' uomo, su ll 'abolizione del la guerra corsara e della schiavitù 21, le nostre popolazioni, i nostri marittimi ~ gli stessi equipaggi delle nav i delle marine da guerra dovessero aclemp.i ere al loro dovere sotto l' incubo del la estrema ed anacron istica sofferenza a vita22. Diffici le immag inare ingegneri costretti a forzare il regime di macchine esotermiche2\ per eseguire gli ord ini cli comandanti intenti alla caccia cli corsari su sfuggenti battelli a remi! Ma forse è ancora più strano che forme apparentemente scomparse cli intolleranza, appena velate eia ortodossia rel igiosa, agevolmerne individuabili a lle spalle di quella criminalità., si ripropongano ai nostri giorni 1

2 1 l n effelli l'abolizione del la guerra di corsa era implicita mente contenuta nella più general e 110 111,a affermata a Vienna nel 181 5 che proibi va il rnmmerc io degl i schiavi.La vera abolizione della guerra di corsa fu però espressa ufficial mente solcanto nel J 856. e peraltro 11011 sottoscritta da tulle le nazioni. prima fra tutte quella degli Semi U niti che desiderava una sua più ampia de!ìnizione. 2 : R icorclava i I gcn. 13. ForrrE<il.iERRt. Proposta ... , cit, pp.30-31: «Una Guerra che minaccia ai combattenti le catene della schiavitù è una C uerr:1 in fernale. che avvilisce l ' umani tà, e il coraggio, e si osserva che gli stessi equipaggi. i quali hanno ben figu rato co lltrn il fuoco di un nemico Europeo . si sono anerriti . e spaventati al solo avvicnarsi di un NemicoAffricano, perchè. l'essere v inti dal pri mo non costa che cambi ar luogo. e andar a riposarsi tranquillamente come prigionieri in casa del Nemmico già divenuto amico per essere poi res1 itu iti altra vol ta alla prima occasione di un cambio; ma !"essere vinti dal secondo costa gli orrori di una schiavitù forse per J' intiero corso della v ita ...» . ~3 A. FRAn,, , La fabbrica delle navi, Napoli 1990, p.107:<<II nome che si scelse per la prima unità a vapore fu quello di S.Ferdinendo ma poco prima del varo si decise di denominarla Ferdinando l in onore del sovrano.I..:unità scese in mare il 24 giugno ciel 18 18 con parecchi mesi d i ritardo sul programma. poichè furono apportate variante durante l a costruzione dello scafo... ». La corsa l\1 stro ncata soltanto nel 1830.


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Guerra di corsa

Si ripropongano senza però riprodursi in maniera identica, concetto questo chiaramente destinato ad inficiare qualsiasi seri a analisi storica o elaborazione difensiva. È alquanto banale infatti osservare che non sarà certamente pi ù con le fortificazioni o con le torri di avv istamento ed interdizione che si protegger~• il territorio nazionale da possibi li violazioni, ma è altresì evidente che occorre ancora una identica d iuturna sorveglianza magari sugli schermi elettronici degli amplificatori di brillanza o dei rilevamenti satel lita li, e sempre ne lle stesse aree di antica esposizione, perchè di identica esposizione e penetrabilità. Ed identica resta, a ben guardare, persino la motivazione di fondo, ovvero l'attraz ione prodotta dalla maggiore ricchezza nazionale su cli una controparte economicamente povera e disperata, ma non per questo inoffensiva. 24 Gli eventi bellici odierni ci hanno infatti certificato una curiosa anomalia polemologica, apparentemente assurda. Se nel confronto armato tra due avversari di equivalente livello tecnologico e soc iale il successo arride invariabilmente a quello più consistentemente armato, maggiormente motivato e meg lio condotto, la stessa conclusione sembra non gratificare in vece gli scontri asimmetrici. Allorchè il 'gap' cu lturale e materiale cresce notevolmente, subentrano nel contendente svantaggiato inusitate motivazion i ed anacronistiche valenze assolutamente imprevedibili e imponderabili aprioristicamente, che spesso stravolgono gli scontati rapporti di forza. Basti al riguardo considerare lo stesso valore assegnato alla vita umana, da mettere in gioco in combattimento, quanto diverso appaia per la civiltà occidentale rispetto, ad esempio, a quella integralista islamica e come persino le esigenze logistiche reputate indispensibili per noi 'evoluti' siano ciel tutto superflue per molti 'arretrati'. Questo dettaglio apparentemente insignificante può in parte spiegare la ricordata frequente irri soluz ione scaturente da conflitti tecnologicamente diso mogenei ed in teatri operativi inospitali, laddove cioè la parola defini tiva torna all'uomo ed alla sua capacità di sacrificio, come a dire alla sua intima fede . È s intomatico che le repressioni attuate dall'Armata Rossa nell e operazioni in Afghanistan non abbiano otten uto riscontri identici a quelli consueti in regioni a minore motivazione religiosa, quand 'anche più evo lute culturalmente e socialmente:«nel caso specifico, alcuni guerriglieri afghanifo rse mo lti -hanno motivazioni trascendentali, per cui le rappresaglie non riescono a clissuarderli». 25 Posta la questione sotto questa angolazione non deve pertanto stupire il supposto valore d i suggerimento scaturente da schemi difensivi del passato in quanto, sebbene ampiamente superati tecnologicamente, restano concettualmente praticabili essendo la minaccia stessa inevoluta ed invariata, e la sua ragione ultima paradossalmente ancora più immutata, aizzata semmai clall'amplificarsi del le sperequazioni delle risorse. Trascurare perciò simili approfondimenti indagativi non è soltanto insipienza storica ma, molte vol te, potrebbe rivelarsi causa di incomprensione cie l presente e concausa cli tragedie future. Abbandonarsi a tranquillizzanti vision i retoriche può indubbiamente appagare g li spiriti semplici, ma lascia irri solto il problema e vulnerabilissima la sicurezza degli stati. Ed ecco quindi che il decantato popolo di navigatori si dimostra all'analisi storica un popolo di rin negati del mare, col quale però dovevano pur sempre fare i conti, data la sua ineliminabile onnipresenza, ma con i cui rischi era comunque preferibile non cimentarsi. Non è un caso, come ricordato nei precedent i volumi sulla difesa costiera, che l'aliquota di gran lunga maggioritaria di quelJa, sia anticursiva sia ant.invasiva, fu sostenuta eminentemente da opere a terra e da uomini di terra, quasi che il confronto su l mare fosse un fatto comunque perdente ed aleatorio.·Ribadisce magistralmente il concerto l' amm. Mahan, affermando al riguardo:

1, È singolare costatare che proprio in questi mesi l' Esercito è stato chiamato a compiere u n servizio di continua perlustrazione lungo il litorale pugliese per evitare sbarchi clandestini. i quali pur non essendo certamente razziatori si configurano comunque come una illecita penetrazione all'interno del territorio nazionale, foriera a sua volta non raramente dell'atlivazionc di traffici criminosi. '-' E.N. LLIT lWAK, Strategia della vi11o rio. M ilano 1988, p.96.


Pre/tdone

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«La parola 'difesa' in guerra comprende due concetti che, per dovere di precisione teorica, devono essere tenuti separati. C è la difesa pura e semplice che rinforza le proprie forze ed attende l'attacco. Questa può essere chiamata: difesa passiva. D'altro Iato c ' è una visione della difesa secondo la quale la sicurezza propria, vero obiettivo della preparazione difensiva, è meglio assicurata attaccando il nemico. Per quanto riguarda la difesa costiera una dimostrazione del primo metodo sono le fort ificazioni fisse, le mine subacquee e, generalmente, t11tte le opere fisse destinate semplicemente a fermare il nemico se tenta cli entrare nei porti . li secondo metodo comprende tutti quei mezzi e quelle armi che non aspettano l'attacco, ma escono in mare incontro al la flotta nemica sia solo a poche miglia dalla nostra costa, sia fino alle coste nemiche .. . La confusione dei due concetti porta a troppe inutil i discussioni sulla sfera d'interesse dell'Esercito e della Marina nella difesa costiera. La difesa passiva appartiene all'Eserc ito;ogni cosa che si muove sul1' acqua. alla Marina. che ha la prerogativa della difesa offensiva. Se i marinai vengono impiegati come guarn igione dei forti, diventano parte del le forze terrestri così come le truppe, quando sono imbarcate come parte de ll'equ ipaggio, appartengono alle forze navali» .26 La nostra difesa costiera, impostata esclusìvarnente s ull'intervento eia terra ed a terra, innegabilmente compito degli eserciti preunitari e delle miliz ie territoriali, conferma senza alcun dubbio l'asserto. Il mare pertanto riacquistò, sin dagli ultimi secoli cieli ' impero romano, la sua connotazione già atavica mente osti le per gli abitanti della Penisola e sostanzialmente la mantenne fin quasi ai nostri giorni , con tutte le evidenziate conseguenze, rimarcando così quanto assurdamente retorica si dimostri Ja presunzione cli un 'popolo di navigatori' che difende la s ua libertà, le sue risorse ed il suo territprio assalito da mare senza entrare nell'acqua! Un 'mare ostile' quindi condizionò per secoli interminabili l'esistenza de lla stragrande rnaggioranza deg li abitanti delle fascie costiere italiane. E se la ricerca prende l'avvio da alcune delle grandi incursion i dell 'età moderna, ciò dipende-oltre al la già rimarcata maggiore dovizia delle fonti-non ultimo dalla più praticabile immedesimazione nella problematica, vigendo da quei giorni , del tutto immutati, identici vtùori culturali e sociali, precipui della nostra civil tà. Sarà così possibile riproporre e recepire il clima imperante nel le nostre regioni bagnate dal mare in que ll 'ampio scorcio storico, esaurendo idealmente la ricostrnzione affrontata ne 'La difesa delegata'. Dalla loro sintesi scaturirà, in ultima anal isi, la quotidianità vigente tanto alle spalle delle opere cost iere per i difensori, quanto sul mare ad esse antistante per i corsari , e soprattutto l' angoscia ed il terrore degli ab itanti costretti ad una rischiosissima esistenza, necessariamente supportata da un altrimenti incomprensibile fatal ismo. E se a lcuni documenti saranno citati nella loro origi nale interezza, e nella loro agghiacciante crudezza senza interposizioni di faci li filtri, dipenderà proprio dalla voluta finalità di consentire al lettore di co llocarsi ne lla forma mentale che stimolò le iniziative difensive, operazione che diversamente imposrata non potre bbe consentire una identica valutazione partecipativa. In conclusione lo studio che segue si dipanerà, dopo una breve puntualizzazione sulla caduta di Costantinopoli , dalla ricostruzione dell ' ambiguo tentativo turco di conquista di Otranto. La efferata operazione anfibia, c he sancisce l'avvio della seconda massiccia spi nta musulmana verso occidente, avrebbe potuto infatti rappresentare, qualora coronata eia un non effimero successo, la premessa militare per un progressivo assoggettamento dell'intera Penisola. Otranto si sarebbe in tal caso trasformata in una vantaggiosissima testa di ponte ottomana, indispensabi le per i.I massiccio afflusso delle rilevanti forze necessarie all'impresa. Per molti studiosi sarebbe stato quello il prodromo del ricongiungimento con l'altra branca della tenaglia musulmana avanzante verso Vienna.

~6

A .T. M AHAN. L'i11flue11z,a .... cit.. p.20.


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Guerm di corsa

Ma in realtà, sembrerebbe più credibile configurare il martirio cli Otranto alla stregua di una grossa incursione. il cui radicame nto territoria le, e l'eventuale condivisione locale ciel nuovo potere in tal modo istituitosi. avrebbero fornito gli indispensabi li riscontri per la sua trasformazione in campagna imperialista. Ma la strenua resistenza e la success iva riconqu ista cli quella sfortunata città, l' orrore provocato dalla sorte dei suoi abitanti, e la percezione della incombente minaccia inficiarono ogn i velleità di faci le sottom issione, peraltro mai cond ivisa neanche dallo stesso Maometto II, e meno ancora dal suo successore. TI conseguente rapido munire di poderose fortificazioni ogni centro abitato rivierasco, con logica antin vasiva. suggellò l'abbandono irreversibile della utopica visione. forse, quindi, proprio il concretizzarsi quotidiano della impraticabilità del tracotante disegno, istigò lo scatenamento della più insidiosa e crudele Guerra di Corsa, che attinse l'apice dell'efferatezza nel 1558. allorquand o le orde turco-barbaresche deserlificarono Sorrento e Massalubrense:ed anche in quel caso dalla sciagura scaturì la difesa antincursiva generalizzata,irnpostata sulle torri annate. Stornato il perico lo di una identica immensa razzia dagli stati più o meno ' torreggiati' si iniziè) gradatamente, pur non mancando funesti episodi ripropositi vi, sebbene in scala minore, di identiche atrocitù, come a Manfredonia nel 1620, a trascurare la minaccia. Alcuni successi della difesa inoltre, come ad Agropoli nel 1630, ingenerarono pericolose sottovalutazioni della immutata aggress ività barbaresca, facendola relegare quasi ad un precipuo ed esclusivo ri schio della navigazione o di sfortunati singoli indiv idu i acciden talmente sorpres i lungo le marine. Le funeste conseguenze non si fecero attendere: la corsa segnò una ennesima recrudescenza, registrando inusitati successi, spec ialrnente laddove la difesa cosriera si proponeva insignificante o carente. Ustica prima, nel 1763. Carloforte, 1798, e S. Antioco, 18 15, poi videro così la deportazione dell'intere loro popolazioni, imputabile appunto ad un affrettato, od appross imato, insediamento isolano insufficientemente protetto, e per giunta privo della possibilità di immediati soccorsi.


PARTE PRIMA

I Turchi alla Marina


PRODROMT De.f,ni?.ione Uffic ialmente la Guerra cl i Corsa, è stata abo li ta dalle procedure belliche consentite nel 1856, durante iI Congresso cli Parigi . Tutte le nazioni a ll ora rappresentate vi aderirono, tranne qualche significati va eccez ione come quella degli Stati Uniti che pretendevano una definizione notevolmente più ampia della ~ua illece ità 1. In concreto però in tale ci rcostanza più che di una proclamazione rivoluzionaria si trattò di una dettagl iata e pun tualizzala ripropos izione. poichè la messa al bando effettiva della Guerra cli Corsa, proprio per le sue inumane impl icar1Ze, era stata implicitamente sanci ta dal la ben più rilevante affermazione dei Diritti dell'Uomo, e qu ind i dell'abo li zione elci commerci o di schiavi2. Prec isare si nteticamente in cosa sia consisti la la Guerra di Corsa, e come fu per secoli esp licata, grazie alla straordinaria abbondanza delle font i-conseguenza non ultima della sua indiscussa accettaz ione universa le-non presenta soverchie diffico ltà-' . In prima approssi mazione la corsa va riguardata alla stregua di una forma di combattimento irregolare. concloua da unità navali sostanzialmente simi li a quelle mi litari, ma appartenen ti , armare e comandate da privati:i tri stemente ce lebri corsari . Rico nosci uti giuridicamente da un determinato stato - o coaliz ioni di sta ri - si battevano contro i suoi nemici, contestualmente alle operazioni cli guerra propriamente dette, od anc he ne lle fasi cli confl ittual ità latente, attaccandone i commerci marittimi e persino gli abitat i lungo le coste . E fi n quì la differenza con le operazioni militari naval i ortodosse appare estremamente sfumata o rnarginale :dove invece div iene assol utamente diversificata ed anti tetica è nella finalità che siffaua altivitù si prefiggeva, consistendo ques!a esclu sivamente in proventi economici, senza il be nchè min imo movente ideologico o po liti co. In altri term in i il corsaro, anche agendo in conformi tà agli obietti vi de l contendente che lo legittimava~, s i cimentava sotto l'u ni co stimolo del potenzi ale bottino che avrebbe catturato sul mare o nelle razzie su l territorio nemico.

1 Precisa A.fVIARCIIEGCìlA\'O. Oirirto wnanù(lrio e sua in11vd1òo11e nella irtgo!a111enw;io11e delf'<?sercilO if(l/iano, Roma 1990.pp.5556:«L· auo di nascita ciel di1illo bel lico codificato...col quale. nel I 856. si rcgola111entavano in sede imemazionale. per la prima volta. taluni usi di guc1Ta marittima. fu un atto molto imponame anche per la presenn, della Sublime Potta.lnfani, la presenza della Turchia. che ligur;wa per la prima \'()ll,1 nei traumi Lra le Potenze europee. toglieva alla cristianità... nel suo insieme il 111onopolio del cliriuo, che divernava veramen1e universale cd ,1pcnu a tuni i popoli della lerra.S1abiliva cioè il principio che il clirino imemazionale er;1un qualc;he cosa che, pur rispemuiclo le reli~ioni. 110 11 :1vcva nulla a che vedere con la confessione reli!!iosa... » . : L'abolizione della schiavi tù può così essere simetiz.2.at:1 nelle sue fosi salienti•1792-la 111onm'Cl1ia dane~e proibisce il commercio degli schiavi nei ~uni po~sedimenti. I 80-1-Abolizione in America. in tulli gli stmi atlamici a nord del Maiyland.1807-Proibiz.ione del parlamemo inglese sulla 1r:llt:1 ed il cninmercio degli schi,1vi sia nei po11i che sui vascelli b1itannici. l 808-Abolizione da pane del Congresso ame1i cano. I 8 I :i-Congressn di Vienna. giudizio contro la schiavitù cd avvio i mesa internazionale per la sua abolizione. I 833-;-\ bolizionc ckfinitiva in Gran Bretagna.18-18-Abolizione deliniliva in Francia. 1863-i\bolizione negli Stati Uniti. ad eccezione degli siati del sud e del B1.1silc. I 870-Abolizione nella Spagna.1 888-Abolizione in Bnisile. 3 Co~ì nd l'E.'.:C'JCLOPEDIA i\1f1u 1~\RI'.. Milano 1933. allc1 voce•«l.a guerra di corsa. è quella che le n;1vi da guem1 ranno ,ùle navi mcn:an1ili dcli ' al'Vt'rsarici_ per distn1ggcmc il commercio ecl i tiJ'ornimemi.La guerra di C. è s,:mpre esistita. anche con la mrui na remica .. .Durante il flé'.1ioclo della nurin;i vdica. anche gli armatori privati potevano rurnare le loro navi in C.. ossi,1munendole di cannoni, cd intraprenclere crociere in nwre per dar la caccia ai velieri dell'.ivvcrsario.L'autorizzazionc alla gue1rn cli C. era cima con speciali documenti che chiamavansi lctlere-patenti. ed erano molte volte emanat.:: personalmeme dal re...» . Queste le puntualizzazioni canoniche ed uHìciali.Quamo in realtà rosse ben diversi! nd la so~1anza e nclk cstrinscca7.ioni mercantili quella tipicamc:nle meclèrilerranca è desumibile dalle migliaia cli documerni clalla stessa proclmti in genere 1iguardan1i il commercio cd il riscalto degli schiavi. ruolo nel quale invariabilmente linirono tutti i catturati negli innumerevoli scontri. ahbordal!ci e raz.zie a LeJTa. -' Al1~11ì1:1 pumigliosameme A.GniL.1EL~ trn T1. Vocabolario 111arù10 r: miliww, Roma 1889. alla voce corsru'O:«Capi1,uio cli bastimento ptivato. clic·. in tempo di guem1. IJl~r patente leucra sowana. scon-e il m;u-e a suo 1ischio contro navi. merci, e per,one cld nemico.Termine del dirillo interna7,ionalc. che clis1i11gue il Corsaro dal pirnta. ,; dispetto cli rutti quei sacciuti che han temmo cli conìl)ndere i due concetti e le due voci, mettendo in un frlscio la buona e la mala presa.11 lbndamemale p1incipin nell'errore nei lessici dipende dalla imperizia dei comrnemat01i, i quali hanno per costume cli spiegare ,1gli allri ciò che non capiscono essi... Jl Corsru·o cleve essere rispettalo dai ncuui. può rifuggiru,i n~ loro poni. vincitore o vinto sta sollo la tutela cld di1illo delle gemi in mare. come i condonieri dei corpi fnuichi in 1em1. Ne.i congressi lilanlrnpici si è trnttalo di eliminare questo elemento dalle guerre rn:uittime•ma lin qui (1 889) non sono 1iusci1i. nè riusciranno. se tutte le potenze, senzaeccez.ione. non consenLano l' osse,vanza».Circa invece i Pirati. :ii quali penùuu lo ~tesso autore asc1iveva i bathareschi. c:osì li deiiniscc. iìlla voce: «Si dice ciel capitano. del bastirnemo e. dell'equipaggio. che scommo il mare a rapina contro chicchessia, senza cane. senza patente. senza h,mdier.rnemici cli tuui. sprezzatori di ogni legge, dannati al cape$1ro... L1 confusione delle due voci mi sc111brn venuta dalle scorrc'. rie dei Bmbareschi, i cui govemi dai più non ernn riconosciuti altrimenti che per usuqxno1i e barha1i:e come tali caddero alla fine sollo la verga delle potenze europee...». In realtà però quei governi e quelle aggregazioni stal;;1li emno ncono~ciuti da una delle due pani in !,-'1tc1rn. ovvero quella musulmana e penamo le az.ioni sul mare si devono 1itenere elleuivarnenle epis<.xli di gul:rra co1,ar.t 1amo più che mai la piratcri,1creò un indotto diplomatico e statale per siìutwe le sue carture..


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Guerra di corsa

Pur comportandosi nelle modalifa operative in maniera perfettamente identica ai più volgari pirati\ virtù appunto del notorio riconoscimento giuridico-militare acquisiva, nell 'ambito della compagine con cui cooperava, un indiscusso ruolo ufficiale che gratificava qualsiasi sua turpe impresa. Ma per la con troparte tuttavia nessuna peculiarità lo distingueva dall'abietto pirata, con gli intuibili esiti in caso di cattura. Allo stesso, quindi, il beneficio economico-ed i rischi -ed ai suoi 'mandanti' i vantaggi tattici conseguenti , e non raramente una s ignificativa percentuale sulle prede0 . Ovv io pertanto che nessuna dignità ed onore nobilitb mai siffatti schiumatori de i mari, per i quali il combattimento si proproneva so.ltanto in caso di eclatante superiorità sull'avversario e, comunque, sempre con procedure d'attacco insidiose e fraudolente. Ovvio altresì che per la ioro criminale natura tutto si riguardasse per bottino monetizzabile, dai beni materiali razziati al la stesse vite di quanti per disgrazia cadevano nelle loro mani. Ovvio, infine, che il remunerativo sfrnttamento della corsa implicava un pubblico e in violabile mercato con un connesso circuito commerciale di vasto raggio, dove poter trasformare in denaro corrente la massa de lle prede altrimenti di improbo rendimento. Inusitatamente è in quella immensa trama cli scambi, equ iparabi le ad una sorta di internazionale riciclaggio cli acquisizioni delinquenziali, che si coglie la sostanziale accettazione della còrsa, specie nell' uni verso mediterraneo. Nel suo ristretto ambito infatti nessuno, cristiano o musulmano, al cli là della sempl ice riprovazione di maniera, ne fu attivamente e c oerentemente avverso. Per entrambi i contesti geopo litici que l coacervo di illegalità andava riguardato come uno dei tanti incerti del mare, al pari de lle ternpeste 11 A l più la repulsione s i iniziò ad ingenerare allorquando il ricorso sistematico alla guerra di corsa divenne monopolio pressocchè esclusivo della so la compagine turco-barbaresca, sebbene con evidentissime complicità e connivenze cristiane occidentali. Sempre ne l medesimo teatro, sotto il profi lo stre ttamente militare la corsa ostentò, massimamente durante i secoli XVI, XVII e XVIII, una notevole efficacia:i traffici commerc iali risultarono pesantemente pe nalizzati, e lungo alcune fasce costiere-quali appunto le peninsualari italiane- quasi interamente stroncati . Persino la quotidian ità esiste nziale alle spalle delle medesime attinse livelli cli precarietà tali da comprometterne la pacifica sopravvivenza senza una costosissima blindatura difensiva ininterrotta. Esodi mass icci e desertificazione di vastissime contrade costituirono lo scenario ambientale generato contemporanea.mente al prosperare barbaresco. Etimolgicamente, come già in una precedente ricerca marginalmente accennato, la parola 'corsa' no n trae origine dall' apparentemente, scontato, 'correre' , definendo così una modalità combattiva di estrinsecazione rapida e di sinvolta, ciel tipo cioè 'mordi e fuggi'. Pur essendo la predetta per molti aspetti assol utamente calzante, la vera radice si rintraccia invece nella voce verbale del tardo greco 'kurscuo' cli inequivocabile s ignificato, scevro di qualsiasi nobilitante contenuto8. Kurseuo, infatti, fu il termine adottato dalla marineria militare dei temi bizantini, per designare le crociere navali estive dei loro dromoni, miranti alla cattura deJle unità arabe che cercavano, a loro voHa, di razziare le coste tirreniche ed adriatiche. Poichè entrambi i contendenti speravano di conseguire rimarchevoli ulili economici tramite la vendita delle rispetti ve prede-imbarcazioni ed equipaggi-quel guerreggiare stagionale, mirante prioritariamente al bottino, e solo indirettamente al vantaggio tattico della fazione di appartenenza, divenne il 'corseggiare' per antonomasia. In carenza di natanti nemici, poi, non s i disdegnò affatto , pur di conseguire un provento a cui orrnai si erano assuefatti, di razziarne le sue coste catturandone gli abitanti, da rivendere per schiavi. Ecco quindi che la figura del corsaro acquista tutta la sua originaria ripugnanza, appaiandosi ta lmente a quella del pirata da divenire, almeno ai giorni nostri, di ardua diversificazione qualificativa. E 111

·' Su I la piral'eria dr. P. (ìRossE, Stnrio della pimteria. Firenze l 962. Va co munque evidenziato che nella trattazione sono incl usi anche i ·corsari' barbareschi. contribuendo così alla men1.:ionala conrusione.La parte pertanto del saggio più streuarnente attinente al 1iwlo va da p. 115. '' L a perce n1ualc sulle prede non costitui va l uuavia il movente dell ' impiego dei corsari o della loro legittimazionc:ncl bi lancio comp lessi vo in fatti aveva uno scarso valo re.Ben di verso invece il peso tattico della loro az;ionc che spesso per lunghi periodi sconvo lse i commerci nemici.Al riguardo dr. D.DEFOE, Storie di pirati. Bari 1974, pp. l 5-38. 7 La situazione dei rischi risulta 1alme111e stabi lizzata che i premi delle assicurazioni marittime non mostrano sensibili oscillazioni ma. pur lenendo conto delle perdite inflitte dai corsari, le fanno riemrare in una media accellabile assicurati varnente. Sull"argomenco cfr. G .G1ACC1 tERO. Storia delle assicurazioni marittime, Genova I 984, pp.94-95. ' Ku rseun letteral mente va tradotto con ·saccheggio, depredo, comp io razzia'.


Pmdromi

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I. CauurJ di una i111h:irca7.,ione ellettuatn da -:orsari barbareschi - cx Voto Sanwario Madonna dell · Arco. Napoli.

più la sua in tensa bramos ia di preda, stimolata da lla violenta ricerca di un rapi dissimo arricchimento, lo sferzava alle azioni efferate e devastanti, più la sua reputazione bell ica saliva, con antitetche connotazioni . presso en trambe le parti in confl itto. Per mo lti corsari ciò comportò oltre a ll ' ascesa economica anche que lla socia le, e per mo lti altri, i meno fo rtunati, il patibolo, rappresentato dal primo pennone nem ico in cui si imbatterono da sconfitti. Tn ogni caso, proprio per la menzionata voracità l'apporto dei corsari diven ne una prassi combattiva imprescind ibi le in ogni contesto be llico medite rraneo, specia lmente laddove il d ilagare delle impl ica nze terroristiche. preci pue dell a corsa, garantiva ul teri ori effetti destabi lizzanti nell'opposta compagine. Il vertice si attinse nell'arco dei tre secoli innanzi ricordati . poich~ il diradarsi. e quind i il cessare, dell e azioni mil itari navali non coincise affatto con l'istaurars i di una si ncera pace tra i due grandi blocchi , spagno lo e turco, ma solo disgraziatame nte con il loro si mme trico esaurimento economico. La corsa di venne al lora la guerra per antonomasia e monopolio barbaresco:il che non evitò c he stati occidentali cristiani, la Francia in parti co lare, agevo lassero cinicame nre in ogni maniera il sinistro prol iferare de lle razzie musulmane derivando dalle stesse l' indebolimento del ri vale eu ropeo . Scendendo ulteriormente in dettaglio circa la discontinua virulenza delle corsa, va ri marcato che pur accompagnando senza alcuna soluzione di continuità apprezzabile la storia de ll' umanità-a l pari della pi rate ri a con la quale spesso co incise indistingu ibi lmente-oste ntò andamenti cic lici. A punte cl i inaudita recrudescenza si intervallarono rare fasi, a vol!e anche ampie, cli apparente quiescenza. Necessario pertanto ribadire c he il suo intensifica rsi e prosperare suppose costantemente precise contestual ità scatena nti . in genere invarianti e c he fac il mente possono riassumersi in tre componenti . Occorreva innanzitutto come presu pposto base l'es istenza cli un conflitto. o meglio cli una confl ittua lità. protratto e stagnante con una insormontabi le equivale11za mi litare tra le due faz ioni , causa di un irriso lvibile stallo operati vo . Occorreva seco ndariamente u na profonda ed incolmabile divergenza pol iti ca. ideologica . etn ica o religiosa, causa a sua vo lta di demonizzazioni reciproche dei contendenti, e fau trice de lla rimozione cli ogni sia pu r mi ni ma residua umanità di combattimento, o, fo rse più esattame nte. del la ri mozione di ogni residua umanità insita negli individui nemici. Occorreva infi ne una polariza-


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Guerra di corsa

zione ciel teatro stesso, senza la quale non avrebbe senso parlare di corsa, rientrando al lora una simi le criminalità nell a più arcaica pirateria. Per concl udere la schematica precisazione sulla Guerra di Corsa va ri badito che se sotto l'aspetto tanico il suo divampare produsse inev itab ilmente significative conseguenze, sotto quello strategico, invece, s i riso lse alla lunga in maniera ininfluente. Infatti ad un iniziale impatto emotivo stravolgente sube nrrò nelle potenziali vittime sempre una disperata reazione, altrettanto violenta e brutale che finì per rinsaldare la resistenza istigando la vendetta, che non di rado si materializzò in rappresaglie più indisc riminate ed atroci delle stesse azioni corsare9. Non osservandosi per quanto affermato irreversibili apporti strategici è ovvio presumere che la permanenza della prassi corsara nell'ambito di un prolungato conflitto, più o meno combattuto, va ascritta all'impossibilità instauratasi, eia un certo momento in poi, propri o ne lle economie e nelle strutture sociali articolatesi e sv iluppates i alle sue spalle di sopravvivere senza tale procedura. Nel nostro caso in esame, le città corsare nordafricane divennero in breve tempo, per l'eccezionale remu neratività del la corsa, talmente dipendenti eia quella che la sua minima contrazione sembrava prefigurare l' imminente tracollo economico delle stesse:la turpe attività si impose a quel punto co n valenza autonoma, priva di qualsiasi regolamentazione e sudditanza formale, oltre quella rncrarnente mercant ile. Spesso l'intreccio di interessi più o meno perversi e criminali indotti dalla corsa non riguardò la sola fazione promotrice, ma coinvolse anche l' opposta, facendo paradossalmente trasformare, in ulti ma anal isi, il corsaro a sua volta in vittima sfruttata ed obbligata alla incessante reiterazione de l suo rischiosissimo razziare, in quanto pri vo di alternative, i cui massimi proventi tornavano in mano occidenta le 10. Verso la conclus ione della mi lle naria tragedia il corsaro è ormai un vero e proprio manovale de l crimine organi zzato internazionale, la cui unica capacità è la naturale propensione delinquenzi ale. Giocò in favore di tale sinistra connotazione una atav ica spec ializzazione etnica nordafricana. perfettamente ind iv iduabi le nella certificata aggressiv ità dei barbareschi , che finiro no nel Med iterraneo a rappresentare i corsari per antonomasia, tanto più c he il loro retroterra culturale e releg ioso era forteme nte recettivo sia sotto il profilo materiale che sociale all'assorbimento cli uno dei principal i 'prodotti' de lla corsa: la schiavitù . Molte economie musulmane infatti insistevano sul lo sfruttame nto inte nsivo della stessa, sia come forza lavoro sia, non ultima per la poli gamia, tanto più che il eiettato coranico considerava con grande tol lcra nza quella inumana istituzione. Anzi non cli rado viene in essa individuata una si ngolare potenzial itù pos iti va, poichè suo tram ite tornava possibile la conversione al l' islam di individui non altrimenti coerci bi li. nella fattispecie i più deboli, quali i bambini e le donne. È al riguardo interessante riportare un commento moderno su ll 'argomento in questione, che fornisce opinabili giustificaz ioni a quella mai contestata abiezione: ..Si continua ad insultare l'islam rinfacciandogli alcun i punti deboli nella sua corazza:lo schiavismo e la poligamia. Vorrei precisare che nessuna religione preislam ica aveva proib:to i due fenomeni: so lo gente in mala fede li presenta come una innovazione del l' islam. [I Corano è sta to rivelato tredici seco li fa e ha trovato un ordine sociale costituito e usi e costumi :;tabil il i da millenni: essi entravano a far parte della vita quotidiana dei popol i.

,; È ernhlern atico quanto successe a Tunisi nel 154 1 allorq uando ru co nqui stata dall'i rnperaw re Carlo V. con la liberazione cl i ben~ 1.000 sch iavi i vi detenuti.Così è descr itto il saccheggi,. della cii.là perpetrai.O dalle truppe spagnole, i n una biografia rnrca del Barbarossa. tradotta dallo spagnolo, e pubblicata da (ì.LA M ,-\ :,,iTIA, La 11i1a e la storia di Ariadeno Barbarossa, in Archi vio S1orin1 Sici liano . 11.s. anno V. Palermo 1880. pp.384-385:<< Se111bra che Carlo V nulla promettcsse... per non super raffrenare le soldatesche sitibonde cd affa111atc ... E quasi presaghe che si cercasse defraudarle del bottino, che stavano per fa re, irruppero nella ci ttà. Tu tci gl i eccessi e gli oltraggi d i cui possono lordarsi g li uo mini aizzati dal furore e dall'odio per di vcrsilkl d i credenze e di rns tum i. furono co mmessi.Oltre trecento mi la abi ta nti perirono . e dieci mi la furono trasportati pri gionieri .. .>>. Pur nella palese esagerazione ciel le cifre è indubi tabile la veridici tà delle affermazioni . 11 ' L a corsa per la sua riuscita r ichiedeva uni tà mivali perfettamente attrezzate cd armate. che soltanto il eostame apporto europeo permcueva, r icavandone ingentissi mi profi tti.D el pari anc he il mo vimento di va luta attivato dalle transazioni di r iscatto generò i mmensi profitti per le banc he europee direttamente co in volte nelle operazioni. Di ta li aspetti ne approfond iremo co nnotazioni principali nel la seconda parte della ricerca .


Prodromi

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Supponiamo che Muharnmad [Maometto], ispirato dal suo Dio, abbia detto: «D ' ora in avanti non ci saranno più schiavi». Quale sarebbe stato i I risultato, sempre supponendo che i barbari del suo tempo lo avessero ciecamente obbedito? Migliaia di persone, strappate alla loro località di origine, si sarebbero trovate sul lastrico;centinaia cli imprese agricole e ariigianali avrebbero fatto fallimento per mancanza di mano d'opera. D'altra parte i musulmani di allora si trovavano quasi sperduti nella folla d 'infedeli che li circondava:gli schiavi liberati sarebbero stati immediatamente rivend uti agli infedeli dai mercanti di carne umana che sarebbero sub ito saltati addosso a questo gregge di gente senza patria e senza pastore. Il Corano non ha abolito la schiavitù, ma ha insegnato la fraternità degli uomini, la giustizia, l'umiltà:ha contribuito in tal modo a migliorare la condizione degli schiavi e a far spuntare il giorno della loro definitiva liberazione. Di questa liberazione definitiva, il Corano si fa interprete quando vi accenna come a un atto di espiazione e di elemosina. " 11 Di certo però la schiavitù nel mondo islamico rimase notevolmente più a lungo che altrove, in molte aree addirittura fino a pochi anni fa - forse in alcune altre esiste ancora - senza che alcun dubbio etico sia mai stato seriamente formulato dal medesimo contesto. La poligamia poi non è mai stata messa in discussione, con la riconferma implicita del ruolo sociale della donna assolutamente subordinato ed inferiore a quello dell' uomo . Con tutte le comprensioni storiche possibili, quindi, è innegabile che siffatta disposizione culturale agevolò la tratta e la commercializzazione degli schiavi prodotti dalla guerra cli corsa, sostituendola, soltanto alla sua definitiva soppressione - imposta dalla logica dei cannoni francesi nel 1830 - con quella dei negri 12, riprova ulteriore cieli ' esigenza nel mondo islamico di una forza-lavoro servile di cieca ed assoluta obbedienza.

Limiti geograjìci e cronologici La ricerca per motivi facilmente comprensibili si dipana in un arco temporale che non abbraccia certamente l'intera vicenda della guerra cli corsa, ma per quanto accennato in precedenza, esclusivamente le sue estreme estrinsecazioni. Come pure si limita al solo bacino del Mediterraneo, poichè fu il teatro che ci vide direttamente coinvolti. Ciò premesso valgono interamente le connotazioni e le peculiarità che la contraddistinsero innanzi evidenziate, prime fra tutte il suo esplodere e proliferare contestualmente agli stalli mi litari. Nel Mediterrano è albbastanza agevole ricavare che una situazione siffatta coincise con i secoli del massimo confronto fra lo schieramento filo spagnolo e quello filo ottomano, i due massimi sistemi imperiali fra il XVI ed il XIX secolo. La reciproca appartenenza al mondo cristiano ed a quello islamico determinò l'ulteriore esasperazione della conflittualità, i cui prodromi già avevano fatto registrare episodi cli inaudita eruenza nei secoli precedenti. Ma a partire appunto dai primi decenni ciel '500 la belligeranza divenne endemica e senza significative interruzioni:tregue certamente se ne ebbero diverse ma nessuna risolse irreversibilmente la devastante contesa. Ideale quindi il contesto per l' instaurarsi di una spietata guerra di corsa che coinvolse entrambe le fazioni, sebbene come accennato a diverso titolo, fino al XIX secolo. Di sfondo quasi a quella debilitante e tragica sequela cli atrocità la sterile e per giunta cost:osis-

il li Corano a cura d i F. f'EIRONE, Milano I 984, voi. IL pp. 680-81, nota n. 32. Già nelle memorie di in.le Tully, edite da A.S,W JNE, 7i-ipoli a11 XV[fl s iècle, Parigi 1912, così si osservava al riguardo:« ...L'altro bazar (di Tripoli), molto più piccolo e privo di botteghe, è destina to alla vend ita degl i schiavi negri di entrambi i sessi ... (che costituisce una delle principali branche del commercio dei tripolini) ...», e precisa in nota:« È infatti da centinaia di miglia di distanza che i neri destinati alla schiavitù nel mondo musulmano. raggiungono la Tripolitania, e più ci si sforza per sopprimere la tratta via mare, più la schiavitù si conferma una necessità assoluta per il mondo musulmano ... al giorno d' oggi (I 905) la tratta è ancora ben lontana dall'essere soppressa». 11 Da 12


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sima guerra navale condotta sporadicamente e pri va di esiti conclusivi tra le opposte flotte mil itari. Alla superiore pro li ferazione ed efficacia del la corsa barbaresca, contribuì, ol tre ai già enunciati fattori etnici e rel igiosi. anche la sterminata esposizione costiera della fronte spagnola ed in particolare dei suoi viceregni ital ici. oltre a quella dei restanti stati peninsulari preunitari. Questi ultimi, grazie alla loro rnaggiore lon tananza dal nordafrica, subirono in maniera minore il flagello delle incursioni corsare, ma non ne furono affatto immuni. Giocò ancora alla rimarcata viru le nza barbaresca, e forse fu la principale concausa, la straordinaria ricchezza c he lungo quelle coste fl uiva sui mercantil i e ne l suo ent.roterra si produceva, assolutamente non co nfrontabile con il coevo contesto musu lmano, privo pertanto di consistente remuneratività, unica isti gatrice per analoghe opposte iniziative. Anche la maggiore densità abitativa, e la sua fitta scansione litoranea ciel mezzogiorno peninsulare, esente da ogni equi valente nordafricano, si propose fortemente allratti va per grosse operazioni razziatorie barbaresche. Indiscutibilmente dopo una iniziale impreparazione si osserva che al moltiplicarsi del le incursioni corrispose un identico incrementarsi delle fort ificazion i e delle disposizioni militari e parami litari tenden ti a neutralizzarle per quanto poss ibile. Ma corrispose pure un parallelo specializzars i dei corsari , che di versificando le modalità operative, e meglio sfruttando la commercializzazione delle prede, non persero 1rn1 i i proventi della corsa. Crebbero pari menti anche le azioni cli ritorsione e spesso cli effimera ed avventata conquista di singo le località nordafricane, tradottosi raramente in aleatori allegerimenti della press ione corsa ra, e quas i in va ri nb ilmente in sanguinosissime catastro fi1.1. Vo lendo comunque indiv iduare il momento di avvento e di presa di coscienza di que lla nuova dimensione instauratas i ne l Mediterraneo, foriera di infinite sciagure, la s i può far coi ncidere con la seconda grande sp inta musulmana verso occidente, iI cui traumatico esord io cons istette ne lla conquista de lla mitica Roma d'Oriente, la fort ificatissima Costantinopoli, ri tenuta fi no ad al lora inespugnabile. L. investi men to ossidi onale, sebbene condotto con marchiane deficienze mii itari , in virtù de llo strapotere numerico si ri solse ne lla celebre villoria del gran su ltano. L'i nsperato es ito canonizzò la precedura, trasformandola in archetipo da segu ire pedissequamente in ogni successiva analoga impresa, militare o corsara . Ma ingenerò al contempo negli ottomani una immotivata presunzione di imbattibilità, foriera a sua vo lta in ogni investimento ossidionale cli all uci nanti ecatombi di soldati turchi, persino nei casi di succcsso 1i . Il c he si confermò, ad onta dell e apparentemente inesauribili risorse demografiche, una emorragia umana e materiale insostenibile. E forse proprio per evitare quella paurosa falc idia di risorse, le modalità di attacco corsare assu nsero be n presto procedure totalmente di vergenti, tendendo ad avvantaggiarsi dell' insidia e del la sorpresa cd evitando accuratamente ogni confro nto aperto con le temute fo rtificaz ion i. È con:mnque indispensabile per la comprensione cl i tale evo luzione esaminare sebbene sinteticamente la presa di Costantinopoli e la di poco successiva conqu ista cl i Otranto, per ricavarne le accennate diversificazioni procedural i ed il viragg io. faci lrnente recepibile, verso la razzia pura e sempli ce, scevra da qualsiasi fina lità cli conqu ista stabi le o cli espansione mi li tare.

1.1 Tra le tante operazioni vanamente ce ncate in nordafrica per eli minare i potentati corsari si rico rda quello ciel 1560 alle (ìerhc costato circa J8.000 soldati. tra morti. feriti e ·c1ispersi'. Ricordava ;\.RoussE,\U. Anna/es Tunisiermes. A lgeri 1864 . p.26:<<i Turchi per dimostrare la loro viuoria e tra mandarla alle generazioni fmure. elevarono sul luogo stesso una piram ide inte rn111e 111è co mposta d i cran i e d'ossa dei cristiani uccisi.Tale abominevole ossario d isparve nel 1846. A . de Lagau. all ora consok generale di Francia a Tu nisi. e monsignore de Rosalia. prereno apostol ico, ne chiesero e ottennero la demolìzione.Deno prelato rnecnlsc i resti g loriosi e delle ad essi degna sepoltura in una fossa comune».. 1·1 B;istì per tulle ricordare quella conseguente all'assedio e.li Famagosla. conclusosi dopo un lungo inves ti mento con la con quista da pane turca: i veneziani, comandati dal Bragdin persero 6.300 uomini, mentre i turchi comandati a loro volta da Lala M u~tafo circa 80.000.Ecl il menzionato esito va riguardaio co me una invariab.ile costanza! Cfr. M.BRAGADIN, Le Repubbliche 111nrinare, M ilano I 974, pp. I 06-1 08.


Pmdm111i

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2 2. Il Medi te rraneo ne I 'XVI secolo¡


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Come già all'indomani della morte di Maometto nel 632, anche intorno alla metà del XV secolo la spinta espansiva musulmana, propulsa questa volta dall'apparato militare turco, lanciò una poderosa campagna cli conquista mirante a sottomettere, e magari islamizzare, progressivamente ogni nazione o stato cristiano meditemmeo, ad iniziare dal massimo bastione orientale, appunto Costantinopoli. Quest'ultima basilare impresa, già vanamente tentata innumerevoli volte ed altrettante risoltasi in cocenti disfatte, fo pertanto avviata intorno al 1452 con una inusitata disponibilità di mezzi e di uomini e con un ritrovato spirito offensivo. Per molti aspetti può assimilarsi a quello che secoli prima fruttò agli arabi la conquista dell'intera sponda nordafricana, della Sicilia e della Spagna. li liberare lo scacchiere mediorientale da quella ingombrante presenza avrebbe significato, al di là dell'indubbio prestigio e credibilità, l' indiscusso possesso dei Balcani e quindi, il libero accesso al molle ventre d 'Europa. Si sarebbe serrato in tal modo, con una seconda poderosa ganascia avanzante, l'intero occidente cristiano, trovandosi 01111ai. profondamente incuneata la prima lungo la direttrice della Transilvania, dove una rabbiosa resistenza terminale si produceva in incessanti azioni di contrasto alle annate turche, di leggendaria efferatezza e bestialità. Non a caso il principale oppositore 'cristiano' ai tracotanti pascià del sultano fu il tristemente celebre Vlad Tepes, da noi meglio noto come principe Dracula, perfettamente meritorio della sinistra fama elargitagli dalla posteriore letteratura romantica1s. Schematicamente l'esponenziale crescendo della pressione turca può scandirsi cronologicamente nelle sue tappe salienti a partire dal secondo decennio del secolo XV Nel 1423, infatti, si registrarono le prime invasioni della Morea con numerose incursioni in Albania ed in Maccdonia 16. Ma al momento lungi dall'interpretarle per quelle che realmente erano si reputarono, con ottusa sufficienza, una ennesima serie cli scorrerie di popolazioni barbare provenienti dall'Asia centrnle, senza dubbio sanguinose ma altrettanto certamente effimere e prive di stabili conseguenze. Fu la volta quindi nel 1426-30 della conquista della Qaramania, e contemporaneamente della sottomissione della Serbia meridionale, che si protrasse però con episodi di incessante guerriglia, significativa testimon ianza dell'avvenuta presa di coscienza della ormai inarrestabile marca ottomana. Nonostante il disperato valore di personaggi quali lo Scanderbeg 17, l'assetto di inglobamento nel nascente impero ottomano non potette più essere alterato. Ancora nel 1430 cadde Tessalonica, quindi l'Epiro, e poi la

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C.SCAPF.S, T. VELTER, Lolla a11ti-011omuna dei princiiJati rumeni nei secoli XIV-XVI, in Vlad Tepes Dracula ed il suo tempo, V Convegno <li Storia Militare Penne 2-24 luglio 1994, p.24:«Vlad Tepes nacque nel J.431 , figlio cli Vlad Dracul (Diavolo), piincipe di Valacchi a, anche lui oppositore in anni contro i Turchi.Il soprannome gli proveniva dall'Ordine del Dragone, concessogli eia re Sigismondo <l'Ungheria.Vlad Ill conserva il soprannome del padre nel mentre aggiunge anche qu ello di Tepes (Impalatore) perchè le esecuzioni capitali applicate durante il suo regno avvenivano per impalamento ... Regnò in Valacchia per tre pe1iodi da l 1448 al 1476 ma fo il secondo periodo, dal 1456 al 1462, che lo rese famoso per i fatti d'anni contro i Turchi ... nell'in verno del 1461 -62.Con una fulminea spedizione egli conquistò e distrusse le basi militari turche a sud del Danubio .. .! Turchi persero 23.883 uom ini e la paura dell'attacco di Vlad si sparse sino a Costanti nopoli. La risposta turca fo immediata: essi lanciarono la controffensiva nella primavera del 1462 con un esercito di 80.000 uomini condotto dallo stesso Maomctto ...(ma nella notte tra il I 6 ed il 17 giugno ...) Vla<l con poche migliaia di cavalieri, attaccò il campo turco con l'intenzione di uccidere il sultano. Le perdite enormi costrinsero i Tmchi a ritirarsi a Braila dove Jì.irono ancora attacca ti ...Tra presi e morti furono circa 40.000». 16 Approfondisce l'argomento R.ALMAGlÀ, L'Albania, Roma 1930, pp.95-117. li

Pressocchè contemporaneo cli Vlad Tepes, Giorgio Castriota detto Scanderbeg, nacque nel 1414 da una nobile famiglia

a lbanese.Tradotto nella sua infanzia a Costantinopoli in veste di ostaggio, fu costretto alla conversione all'islam, procedura che ci conferma la sua introduz ione nell'ambito dei giannizzeri:in tale circostanza assunse il. nuovo nome cli Alessandro, appunto Scandenberg in turco.Arruolato nll'escrcito del sultano partecipò ad alcune battaglie, ma nel corso di una disfatta riuscì a fuggirne unendosi ad un centinaio di albanesi.Ritornato alla fede cristiana, col nome di Giorgio Castriota, si pose a capo della guerriglia antiottomana che divampò per circa 24 anni con molteplici successi ed episodi di eccezionale eroismo.Paradossalmente


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3 Vlad Tcpcs. Drarnla.

Valacch ia. Nel I 438 fu la volta del la Transi lvania. dove I~ menzionata resistenza ciel Vlad Tepes fornì a i turchi il pretesto per la totale devastazione de lla regione con spietate e messicce deportazioni ed esecuzioni sommarie in massa. Seguì ne l I 439-40 la sottom iss ione della Serbia sette ntrionale, con la eccez ione de lla sola Belgrad o, cd a ncora ulterio ri campagne di assestamento in Transilvania intorno al 144042. Nel corso dì queste ultime operazio ni si registrò il prirno scacco. a S il istra, alle fin lì inanestabil i forze musulmane. Ma a ppe na nel 1444, una pesantissima sconf itta degli occidentali a Varna ristabilì la mome nt,meamente a lterata sequenza. E fu la volta a llora ne l 1446 della Grecia che, insieme all'intera Morea. dovette sottometters i ai turchi , conc ludendos i la prima metà del XV secolo con u na ul teriore grav issi ma disfatta delle armi occide ntali presso Kossovo. li quadro emergente dimostrava ne l suo insieme come la progressiva espans ione turca stesse gradatamente e rapidamente trasformando la parte orienta le del Mediterraneo in un inviolabi lle e munitissi mo continente is lamico. dove la cristiana Costantinopoli ormai costituì va una sorta di precaria enc lave assediata e pr iva di qual siasi speranza cli consist.enti soccorsi. Agevole, a que l punto, immaginare c he la s ua caduta avrebbe scandito l'avvio dell ' irrefrenabile espans ione offensiva ottomana verso il Mediterraneo occ identale e le region i che in esso s i affacciavano. Nonosrante c iò nul la fu fatto per tentare di soccorrere congruamente la c ittà, che anzi veniva ostilme nte riguardata per mai sopiti rancori ed astios ità, a ton o od a ragione, dal mondo cristiano occidentale . Nel corso di quelle travolgenti campagne ottomane. senza tregua e senza q uartiere, prese a diffondorsi la prassi sistemati ca de lla deportazione e de lla vendita sui mercati degli schiavi della immensa massa, dei civi li catturati, e ciò a lmeno per due o rdini d i rag ioni. Da una parte il sultano evitava di ritrovarsi un territorio comunque abitato da irriducibili avversari, solo appare ntemente cd effimeramente sottomessi. ma in realtà sempre pronti alla ri volta ed alla guerrig li a. Pertanto in molte d i quelle reg ioni, dove non si e bbero generalizzate conversioni, più o meno 'spon-


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tanee· si operò, dopo Ia desertificazione accennata, una successiva ripopolazione mediante l'imm issione di etnie musulmane esterne. rattevi convergere appunto per ricreare un contesto sociale affidabile. Dall'altra si riducevano le spese di guerra rimpinguendo le casse militari con i proventi di siffatto bottino. hr una sorta di applicazione terrestre della logica della guerra di corsa, che produsse un significativo incremento del traffico schiavistico, certamente sempre esistito ma mai con quel la eccezionale rilevan?.a e disponibilità.

La conquisra di Costantinopoli Ev itando di addentrarci eccessivamente nella ricostruzione delle operazioni ottomane preparatorie all'investimento di Costantinopoli, ricorderemo soltanto brevemente le caratteristiche delle sue fortifi ca?.ioni perimetrali. La citti:1 che occupava l'estrema propaggi ne europea bagnantesi nel mar Nero, nota :1 11'cpoca come Corno d'Oro, risultava cli configurazione vagamente triangolare:due lati lambiti dal rnart, ed il terzo costituito dal le mura correnti tra le opposte sponde' 8 • Erano queste le mastodontiche fortificazio ni di Costantinopoli, sebbene anche lungo i bordi costieri altre ininterrotte opere la serravano completamente. Ma il fronte a terra. proprio per essere il più esposto, e privo dell' apporto difensivo della temibilissima flotta bizantina, ricevette incessanti potenziamenti ed adeguamenti architettonici, tanto che, intorno alla metà del '400, si riguardava per rnassimo esempio di fortificazione perimetrale urbana cli così rilevante sviluppo. Due ordi ni successivi cli cortine turrite, precedute ed inframezzate da ampi e profondi fossati, ne articolavano l'impianto. In dettaglio le murazioni concentriche ostentavano rispettivarnente m. 13 cli altezza e m. 4 c irca cli spessore la principale, m. 9 di altezza e m. 2 di spessore la secondaria, antistante all'altra e scandita dal ..:iglio del fossato maggiore largo circa m. 15 con oltre m.6 cli profondità. Numerosissime le torri avvicendantes i, con interassi rigidamente canonici, lungo en trambe le cerch ie, perfettamente idonee a forn ire il rec iproco appoggio di ogni sezione, origine non ulLi ma del la rinomata presunzione cli invu lnerabi lità cli cui la città gocleva1Y. Sebbene in passato non erano mancati segnali inquietanti circa la loro effeuiva sicurezza, nel periodo in questione nessu n ri nomato parere tecnico sembrava contraddire la fuorviante utopia. Eppure ad un esa1ne. anche $Uperficiale, dei maestosi ruderi, che ancora marcano Istanbul , non può sfuggire la loro appartenenza ad una tipologia ormai rischiosamente debole contro gli impatti dei proietti di artiglieria, evo lutosi ternibilmente e inaspettatamente in quegli stessi decenni2°. In particolare le bombarde turc he, per lo più frutto dei suggerimenti e delle prestazioni tecniche di rinnegati occidentali, iniziavano ad atti ngere calibri mostruosi , forieri di potenzialità distruttrici di inimmaginabile distruzione. Affermava al riguardo Leonardo di Chio, arcivescovo cli Miti lene, in una lettera inviata al papa Nicolò V, poche settimane dopo la caduta della città, il 16 agosto ciel 1453: "Qui. nisi perfidi christian i. instru xere Theucros '1. . Chi furono. se 11011 dei cristi ani traditori. coloro che hanno istruito i !urchi?Posso testimoniare che greci. latini . tedeschi. ung heresi. boemi. provenienci da tutte i-: na7,ioni cristiane, confusi fra i turchi. appresero le loro tecniche d i guerra.. :·21

Gli event i quindi al princip io della seconda metà del '400 presero a precipitare irrefrenabilmente verso quella drammatica consclusione, prodromo di barbarie inusitate e di epocali tragedie indiscriminme. senza un minimo coinvolgimento emotivo dell'occ idente cristiano. Tuttavia, ad una pedante ricerca. non sfuggono alcuni acuti osservatori, i quali fin dal 1428 avevano evidenziato, giustamente altar-

• 1~ Su11· argomento cfr. C.M,,:s;Go, Archi1e1111ra bi::.a111i11a. in Storia Uni versale dclr A rchitettura , Venezia J974. pp.49-57.Ed :11Khe A.CARILE. Costa11ti11opo!i 11u0Pa Roma, in La città e il sacro, Verona I 994, pp.203-242. 1" Per una sommaria descrizi one delle mura d i Costancinopoli cfr. A .CASSI R 1\MEL1.1. Dalle caverne ai rifugi blindati, Milann I %4. pp. I 54- l 56. :o Una sintetica ricostruzione dell 'evoluzione detrartiglieria d'assedio è fornita da W.H.McNEIL. Caccia al potere, M ilano 1984. pp.75-80.Ed ancora E.BRAVETTA. L'artiglieria e le s11e memviglie . M ilano l 9 19. pp. I33- 187. " L.Dr CHIO. Epistola 19 agosto 1453, in A .P EtffUS 1. La cadwa di Coswntinopoli. Verona 1976. voi. I, p. 131


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-1. Cosrnntinopoli, raffigurazione coeva dell"assedio , Ms 9087 B?\P. Le

siĂŠge du Gran li1rc.:.

5. Cosianrinopoli. ruderi mura. 6. Costantinopoli. pl animecria mura.

ĂŹ

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Guerra di corsa

7 ì . C,1, tantinopoli . ri costru zione mura.

rnati. che persino il semplice istaurarsi di una talassocrazia turca avrebbe costituito già di per sè una gravissima minaccia, e non certamente per la sola Costantinopoli , rna anche per Venezia e soprattutto per l' intera Ita lia. Fu questo il caso cli Giorgio di Tres ibonda, di cui ci dà not.izia Francesco Filelfo. La sua disperata invocazione, peraltro continuamente reiterata, affinchè le forze occidental i si aggregassero, superando ogni incomprensione ed astiosità religiosa e politica, non riscosse purtroppo alcun significati vo accoglimento22 . Ancora nel 1452 scriveva, atterrito, dei rapidi progressi dell'artiglieria turca, in cu i acutamente individuava la punta di diamante dell'apparato mil itare destinato ad aver ragione di Costantinopo li , e scongiurava le nazioni occidentali a non disinteressarsi della difesa della città, poichè nella sua inviolabi lità stava collocata, senza dubbio, la loro futura indipendenza. Ma l' accorato e lungimirante appello rimase, al pari dei precedenti, assolutamente inascoltato! Le operazion i dirette per la conquista cli Costantinopoli prendono l'avvio intorno agl i inizi del 1452. In marzo iI sultano Mehemed II -Maometto 11- giunge nel Bosforo con al seguito un esercito di oltre :'i 0.000 uomini ed una flotta di circa una trentina di navi, di varia consistenza e tipologia. Tra le sue prime iniziative si registra la costruzione di un massiccio forte nel punto angusto piì:t del canale. Il nome imposto alla minacciosa opera JJoghaz-kesen. che tradotto lettera I men te significa 'b loccatore degli Stretti', trad isce senza equivoci le intenz ioni del sultano. Nel frattempo viene sguinzagliata la cava lleria, che attivandosi in incessanti scorrerie e saccheggi all 'intorno, pennette cli sopperire, almeno in parte, ai bisogni ali mentari delle truppe accampate. Le immaginabili resistenze dei contadini, detem1inano come unico esito il loro generalizzato massacro e rappresentano per

~=

Frances co Pil el fo . ebbe i n co nse gue nz a dell a c aduca d i Cos tanti nopoli la suocera e due fig li e ca1tu rate dai tur ch i per la m i l ibe rt à scri~ se ne l 1454 un · odc a Maomett o Il , co n qua le sp on tanei tà e condi vi si one è fac il e imm a-

ginare.


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Pmdmmi

Cosranrinopoli l' inequivocabile conferma dell'approssimarsi de l diretto investimento ossidionale. Alla fine cli lugl io di quello stesso anno, infatti, Maometto Il dichiara ufficia lmente guerra a Bisanzio e, poche setti mane dopo, in testa alle sue truppe, compie un personale, eloquentissimo, giro ricognitivo delle mura del la città, appena disturbato da sporadiche sortite della cavalleria imperiale. Contestua lme nte a l progredire del blocco terrestre, i servizi d'infom1azione ottoman i, insediati presso le varie corti europee not ificavano la mancanza assoluta, appurata scaltramente in ciascuna, di qualsiasi intenzione inlèrventista, il che li induceva motivatamente a concludere su ll'inesistenza cli eventuali aiuti milirari occ identali per Costantinopo li. È una sorta di via li bera generale, comprovata, al cli là di ogni ragionevole dubbio, dalla costatazione de l persistere di una teoria di guerre fratric ide che dilaniano la cristianità. Ma forse l'avvenimento più significativo di quello scorcio storico contraddistinto dai preparativi e dall'attesa è individuabi le nel l'arri vo al campo turco, ad ottobre, cli un certo Urban. L' individuo, alquanto celebre nel la sua professione, era un ungherese rinnegalo, provetto costruttore cli possenti bocche da l'uoco:ovviarncnte dietro un lautiss imo ingaggio elargitogli dal sultano, intraprende lo spasmodico approntamento dei grossi pezzi d'assedio. Secondo la tradizione all 'abietto personaggio Maometto II comm issionò la real izzazione cli mastodontiche bombarde, dimensionate in maniera di spianare am pie sezione de lle mura urbiche, a ltrimenti inattaccabi li. Nei giorn i success ivi comunque i cannoni ciel forte turco, ormai ultimato ed operativo, aprono il fuoco contro tutti i battelli diretti al porto del Corno d'Oro, con es iti talmente disastrosi per gli assediati. da indurl i a ritenere assolutamente invio labile anche il disposi ti vo di blocco navale. Fra le prime navi a-su bire il tiro delle batterie ottomane se ne ricorda una veneziana, carica di viveri, in pochi minuti inquaclrara ed affondata dai micidial i proietti: "El pri mo colpo che trè la bombarda grossa dc questo castello arondò la nave de Antonio Rizo che vignia de M ar Mazor. [che non volse calar. J carga de orzi per soccorso dc Costantinopoli;questo Co cle 26 novembre J 452:cl patron ck quel a sì fo piaclo in aqua, e quelo Co mandato in Adrianopol i al signor Turco, e quel fo messo in prexon, i:: in cavo cle zorni 14 el signo r cl fczc impalar suxo un palo. e uno fio che fo dc scr [)omencgo d i Maistri. el suo ~cri1·:111clo. lui mese in el suo seraio. e alguni marinari lo i <lè lezentia che i dovesse venir a Costanl inopoli .. (e tagliar per mezzo). "2.'-

La direzione assu nta dagli avvenimenti, ormai evidentiss ima, induce, fina lmente, le potenze occi denta li a riun irsi per valutare la situazione. Nel corso dei colloqui , anirnati quanto imbell i, emerge inequi vocabilmente che nessuno nutre più incertezze su lle imminenti mosse turche e quindi, in definitiva, sul des tino de lla C ittà. Anzi è perfettamente prefigurata persino la successione potenziale dell'espansione ottorna na: dopo Costan tinopoli, infatti, sarebbe caduta Pera, quindi Caffa, Negroponte e Creta, con la radicazione di un saldo potere islamico al centro del Mediterraneo. Nonostante ciò, al cli fuori delle chiacchiere, nulla o quasi si concertò:un proclama ciel governo di Genova. agl i inizi cl i dicembre, tentò di invogliare l'arruo lamento volontario cli so ldati da destinarsi alla difesa cl i Pera, con risultati estre mamente modesti. Nell 'arco di un mese soltanto 200 disgraziati avevano aderi to al bando, ma si dovevano ancora rastrel lare i fo ndi necessari al loro armamento e trasferime nto' Quasi nei medesimi giorni, ad Adrianopo li, Maomello 11 assiste al positivo e terrificante collaudo della grande bombarda fusa dal l'Urban. Quanto imponente fosse lo tramanda il dettaglio che il suo avvici namento a Costantinopo li richiese oltre un mese e mezzo . Agli in izi del febbraio del 1453 il sultano, al le offerte cli pace dell'imperatore bizantino e cli disponibi lità al pagamento cli un cosp icuo tributo, intima per tutta rispostà la resa incond izionata ed immediata della città, ricevendone ovv iamente uno scontato rifat to. Tntorno alla metà di marzo l'esercito turco in massa prende pos izione davanti al le mura completando anche da terra il blocco, già attuato rigidamente da mare. Mentre i bizantin i si affannano incessantemente a potenziare le loro fort ificazion i urbane. il sultano ordina i preli minari dell'investimento ossid ionale. Ci rca l'entità del le forze militari indigene cli cui disponeva Costantinopoli , pur riscontrandosi diver-

!.\ KBARIJM<O,

Giomale dell 'assedio di Cos/(/ntinopu/i, in La caduta.... cit, voi. L p. 9.


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t-:. La 1·onc7.7.a di Rog.haz- kc.sc.n. 9. Torre di Lcandcr. li i epoca biza nti na.

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se e notevolmente divergenti stime coeve, si può credere verosimile la cifra di 5.000 uomini, ai qual i andavano a sommarsi altri 3. 000 inclusi negli organici del la cavalleria. TI che ci indurrebbe a far ascendere complessivamente, tra bizantini ed alleati, a quasi 10.000 i soldati schierati in difesa delle mura. Lu ngo il fronte a rnare principale poi, que llo de l Corno d'Oro, si trovavano dislocate molte unità navali, sia della flotta da guerra irr,periale che alleate. La loro massima densità si indi viduava in prossimità della gigantesca catena che tesa trasversalmente al canale, tra il castello di Galata a Pera e la Torre di Eugenio a Costantinopoli, ne interdiceva la navigazione nemica24 . Agli inizi di aprile i febbr ili lavori alle fortificazioni appaiono conclusi:ad appena mezzo chilometro dalla cerchia si scorge il carnpo dei turchi. Quale era la loro effettiva entità numerica? Anche in questo caso le cifre pervenuteci sono eccezionalmente discordi, oscillando fra i 160.000 ed i 700.000 uomi ni 2~. Le difficoltà insite nella formu lazione di una valutazione auenclibile, sorsero persino ali' epoca per i servizi d'informazione bizantini, e non certo per una inusitata segretezza turca, o per una inadeguatezza delle spie imperiali . Il vero problema si incentrava nella eccezionale tluiclità ed irregolarità proprie dell'apparato mi litare ottomano . L'afflusso dei dispacci sul la questione, in buona parte pervenutic i, attesta comu nque, al cli là de l semplice dato valutativo, il perfetto e continuo aggiornamento che di tali even ti si disponeva in Occidente. Ipoc ri ta pertanto la giustificazione della ottusa inerzia europea imputandola ad un improvviso quanto impreved ibi le prec ipitare degl i eventi a Costantinopoli. Si potrebbe soltanLo immaginare, e non sapremo mai con quanta fondatena, che si reputasse la forza militare bizantina co ngrua alla difesa, e che un'eventuale sua riduzione, conseguente ad un assedio sicuramente respinto, avrebbe certamente giovato agli interessi occidentali, a llontanando al contempo lo spettro turco. Ma cli ciò è improbo trovarne incontrovertibi le testirnonianza:se mai l'ammonc:tre delle forze bizantine che la trattatistica ci tramanda, potrebbe essere affetto da uno strumentale incremento, mirante ad isti gare un tardivo salutare terrore della potenza ottomana. Aci ogn i buon conto i dati disponibi li sull'esercito di Maometto 1I possono così sintetizzars i cronologicamente: - intorno al 1440 si s timava composto cli I 00.000 cavalieri e I 0.000 fant i. - intorno al 1450, sembra contare 60-80. 000 cavalieri e 40. 000 fanti , con inoltre un corpo scelto di fante ria, detto dei Giannizzeri, di I0.000 uomini. - intorno al 1455, dopo la presa di Costantinopoli, si fa ascendere a 160.000 uomini, e quindi a 200.000, via via fi no ai 230.000 cd ancora ag li oltre 300.000 per raggiu ngere l'astronomica cifra di 700.000. Tra il 1454 ed il 1480, comunque, le fonti più credibili lo atlestano mediamente su un totale di 80.000 caval ieri regolari, 60.000 ausi liari, 9.000 cli scorta sultanilc, 12.000 fanti e 10.000 giannizzeri : il che non era affatto poco. A conferma dei dati espe,sti, analizzatori dell'epoca ci certificano che, in base all a va lutazione desunta dai libri contabi li turchi, l'esercito regolare ammontava nella sua interezza a guasi 160.000 uomini. Altri autori, infine, però elaborano un organico cli 190.000 combattenti. Sensato pertanto presumere che. in realtà, l'esercito cli iVlaometto II dovesse appunLo collocarsi sui 150.000, di cui almeno 7-8.000 giannizzeri : niente di simile esisteva sul pianeta all'epoca 126 Un apparato militare cli tale entità, perfettamente addestrato. armato e per gi unta Conemente motivato, appari va agl i esperti terrificante ed assol utamen te inarrestabi le, anche se si fossero coalizzati tutti gli eserciti occidentali , illusione questa pera ltro risaputarnente velleitaria. È in teressante, a questo punto, aprire una parentesi sui 'giannizzeri' sulla falsariga delle corrispondenze specializzate. Del fanatico corpo cli fanteria dovremo tuttavia occuparci pure nella seconda parte della ricerca, in virtù della rilevanza, e della degenerazione. che andò progressivamenle acquisendo

,.i L·espediente di porre una catena a chiu~ura dei porti o delle insenature, costi wiva nel medioevo una abituale risoluzione clircnsiva.Nel ca;.,o in c:same di eccezionale si individua solo la dimensione di quasi mezzo k m 1 :, In merito cfr. APERTUS I. La C(tdwa .... cit.. vol. I. pp. XIX - XX[II. 2<, [~ asti considerare c; hc per i secoli XV I e XVI[ le maggi ori potenze c:uropcc. Spagna e Francia, non riusc irono mai a superare nell'intero loro territorio imperiale la soglia dei 150.000 uomini , per rendersi co nto della enormiti1 ciel la for7.a turca eonce1 ra1a in una area re lati va1nenle piccola. C:fr. G.P,\RKER. L,., rirn/11z.io11e militare, Bologna I 989, pp. 83- 129


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Guerra di corsa

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di Galala.

ali ' interno del l'impero ottomano e delle sue dipendenze. Le informazioni seguenti costituiscono le prime notizie certe al riguardo che pervenivano in Europa, essendo la relazione, particolarmente ben informata. composta e trasmessa a l pontefice Nico lò v 27, tra la fine cie l 1453 e gli inizi del 1455. Precisa dunque Lampo Birago, espeno osservatore: "Gianiceri vero ex pluribus var ii sque... Il corpo dei gi anni zzeri. formato di geme di varia nazionalicà. cos titui sce un' uniL;1 nella sua plura lità, in quanto tulli co nducono lo stesso genere di vita e vivono in una abi tazione comune. la piL1 gran pane senza mogl i. senza una loro casa. e hanno la lnro sede stabile ad A dri anopoli;vi vono in modo mol to indiscipl inato . a tal purno che vanno alla reggia ciel l oro sig nore e vi mangiano e bevono quando vogliono, si compo nano a parole e a fatti in modo tri\ i aie. pri vi di alc.:un senso rei ig ioso. veri ladri . bandi ti, che pongono tutta la loro felicità nel!' ingordi gia, nel!' ubriachezza. negli alli cl i libidint: è nell'irnmorali til. molto crudel i e molto insolenti. di alla statura e di costi mzione robusta. d i SènLimen ti vio lenti, fan no causa co mune fra loro e sono quasi dei cospiratori. a tal punto che possono incutere timore non sol o agli al tri , ma anche al loro stesso imperatore. soprattutto se tal volta -c iò che però accade cl i rc1 rofa loro mancare il soldo o le vettovaglie. In ml caso allora essi si impadron i scono non sol o di queste cose ma di qualsiasi altra loro piaccia dovunque la trova no. senz'alcu n riguardo, percuotendo. spogliando. ferendo i pri mi che inco ncran o. senza paura. portando via ai merrnnti le merci loro in vendita sulla piazza e ai banchier i i soldi. Ciò malgrado e~si non sono meno acce tti per questi atti al l oro signore, per il fatto che si affida molto alla paura che egl i incute a1Lraverso loro e perchè sono anche otti mi guerrieri. ra ad essi elci doni e li rico mpe!lsa con vesci ti , co n regali e co n uno stipendio superi ore agli altri. Essi portano sul capo una specie di ornamento e d i insegna. un berreuo biann , quasi loro proprio. piuttosto al to. che essi chi amano zarcula. e indossano vestiti con i . Come difesc1 hanno mezze

:, Il pontefi ce N icol ò V. al secol o Tom maso Parentuce lli , nacque a Sarzana nel 1397 e morì nel 1455.ru el etto papa nel 1-1-17. Cfr. J N.D.KELLY. Vi1e dei 11a11i. Asti 1995. pp.411 -4 13.'•kl sette mbre ciel 1453 ten tò inutilmente cli indire una croc iata. collie pure di c l;1borare un trnttato d i pace per 1' Itali c1. in vi sta della m inaccia turca. ma anche in questo caso l a sua med iazione ~i ri solse in un nulla di fatto.


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11 11. R.11'figur.1z.io11c di gi:inniucri: la guardi.i di .Vl aomcuc, 11. corazze. ché r icopro no k m.i l,1 p,1rte superiorè del peuo e delle spalk, in modo che possono usare più svel carneme i lorn archi -rnno in fat ti degli ottim i arcieri -e degli scud i di ti po va lacco, cort i e faci li da maneggi are. che portano sulla spal la sinistra:tengono le !°re.ccc sollo la cintura ed anch'essi hanno delle grandi spade, che si a i greci come pure noi chi ami amo ··spate", alcuni invece scimitarre . pi i.1 altre spade piccole per i servizi di ogni giorno. e per giunta, soprattuuo dopo la presa di Co~talllinopoli . molti di l(1ro posseggono pure degli schi oppi ...

A quamo r~1cco1Hano. essi sono suddivi si in cem urie e in decurie e.d hanno un loro co mandan te a cu i obbedi scono. D i spiri to ve nale e quasi Cùrne cani feroci sprezzano il perico lo, precedono l' imperatore durante le marce e dovunque egli si accamp i pongono le l oro tende i ntorno a quelle del principe e vegl i ando co me un co rpo cli guard ia sicuri ssimo tu telano la vita del l oro i rnperatore... ".2~

fvla forse più cli q ueste prime informazioni attendi bi li sull'esercito turco e su i suo i o rgan ici e coq}i spec ial i. c iò c he colpiva maggiormente la diri genza militare occ iden tale riguardava la sua artiglieria, e g li es iti del s uo impiego contro le coeve fort ificaz ioni . In que lle infatt i erano, da secoli , riposte le fi duce e le presun zion i d'i mpunità de lle nazioni c ristiane :riscoprirle, allora, patet icamente ine rmi e vane c ontro le mastodont ic he bombarde fomentava l'increme ntarsi di uno sterile quanto pue ri le terrore . A titolo d i maggiore compre nsione, ecco un accurato prospetto de lle più grosse bocche da fuoco impiegate contrn Costantin o pol i, desunte dalle puntig li ose memorie dei testimoni, ricordando che i loro pro ietti e rano costitui ti escl usivamente eia sfere cli g ranito :

l" Bombarda: Peso ciel pezzo:rra le 20 e 48 to nnellate . Lung hezza dello stesso:lra i 5 e d i 7 met ri.

28 L.B IRMìO ,

7ì·atwto di strategia contro i Turchi, al papa Nicolò V, in La caduta .. , c it., voi. li, pp. 12 1-125 .


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Calibro:tra 800 e I 200 mm. Peso del proietto:tra i 400 ed i 500 kg.

-2" Bombarda : Calibro:circa 71 O mm. Peso del proictto:fra i 260 ed 400 kg -3" Bombarda: Cal ibro:circa 670 mm Peso del proietto tra i 200 ed i 330 kg.

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Venendo al numero complessivo dei pezzi postati da Maometto U, possono stimarsi in circa 50 tra grandi e medi, oltre ad almeno 500 piccoli. Da ciascuno cli quelli furono sparati, nel corso dell 'assedio, almeno un centinaio di colpi al giorno. Ma, come ricorda, i I cardinale Isidloro da Kiev, testimone oculare dèll 'assed io: " Cum autem reliquas omnes rn inores densi tas... Meni re le mura con il loro spessore e la loro solidità sopportavano bene i colpi di tutte le altre bombarde minori. non riusc i vano invece a tollerare la forza clirompeme di queste tre che le battevano in continualione. A l secondo colpo la pit1 gran parte dei muri e delle stesse torri veniv a abbatt uta e demolita ... " .."\O

Di pari tenore, e fo rse anche più interessanti sotto il profilo militare, le osservazioni cli un altro testimone oculare, l' arcivescovo cli Mitilene Leonardo di Chio, che così ci tramanda sempre sul medes imo argomento: " ... Bombarda praeterea illa ingens... Inoltre. quella ramosa bombarda di d imensioni sproposi tate. poichè non riusciva ad ottenere gli effetti desiderati contro la muraglia dell a Caligaria. alla quale era staco posto riparo con prontezza, tolta di lì venne trasportata in un altro punto durante il giorno per colpire la zona della torre Baccatuarea press<> la Porla di San Romano co n pro iettili del peso. secondo la mia stima. d i milleduecento libbre. La colpì e la scosse dalle fondamenta , la squassò e la d istrusse. Le rovine cl i tale torre del contra lfone riemp irono il fossato e lo li vellarono. così i nemici si trovaron o davanti una strada spianata. seguendo la quale potevano irrompere nella città..." ·' 1•

Contro tale parco cl ' assedio i bizantini disponevano cli un numero non solo notevolmente minore di pen i. nw anche di insignificante rilevanza, tant'è che il loro massimo calibro poteva lanciare palle di appena un centinaio cli libbre! 11 fuoco eruttato da quell ' impressionarne schieramento iniziò la sua devastante opera il I 2 aprile del 1453. Poche ore dopo sopraggiunse la flotta turca al gran completo, formata eia circa 300 unità, che ancoratas i ad appena 2 miglia da Costantinopoli , completò ulteriormente il blocco ormai totale. Le artiglierie s i produssero nei giorni seguenti in un incessante cannoneggiamento effettualo anche di notte, senza se nsibili soluzioni di continuità. Convinti perc iò, dopo una settimana, di aver inflitto ai bizantini insos lt:nibili perdite e cli averne comunque fiaccato la resistenza, i turchi scagliarono il primo assalto alle mura. innanzi l' a lba del 18 aprile. Per o ltre quattro ore, dense ondate cli soldati turchi si avventano contro le fortificazioni , finendo maciullati nei fossati . Ingentiss ime le perdite, senza però riuscire a scavalcare le difese in nessun punto. A rid osso dell' assalto, sotto la micidiale grandine delle palle, Giovanni Giustinian i Longo 32 compie un si ngo lare espediente per tentare di attutirne i devastanti impatti:ordina che si coprano con balle di lana

~'1 A .PERTUSl. L,1 cadwa. , cit , vnl .I . pp. LXXIV-LXXV. .•i• I.D1 KIEV. Lerrera del 6 luglio 1453 al ve.rcovo di fosco/o rnrdinale Niceno, legalo papale a Bologna, in La cadwa. çit . voi. 1. p .7 1. " LD1 C1-1to. l:piswla .... cit.. p. I 35.

3è Ciovanni Ciustiniani Longo era il comnndantc del contingente genovese così stentatamente recl utato. Giunse con circa 400 uomini (o secondo fonti pii, ortimiste 700) il 26 gennaio del 1453 a Costantinopoli.Poco dopo il suo arrivo viene nominato 'protostrmor' della di fesa terres tre. equivalente al grado di cnrnandame generale, ovviamente per le sue risapute capacità militari.Secondo la tradizione sembra che lo stesso imperatore gli promettesse in camhio dei suoi servigi l'isola di Lemno.


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alcune sezion i delle cortine maggiormente battute, senza tuttavia ricavarne significativi risultati. Era però l'estemporaneo rimedio una prima chiarissima percezione di quella che soltanto dopo mezzo secolo sarebbe diventata la risposta vincente con!ro il cannoneggiamento, ovvero le cortine e le opere di tipo soffice, in grado cioè di assorbire gli urti dei proietti neutralizzandoli in morbide co ltri d.i terra33. Nei giorni successivi le operazioni turche riprendono incalzanti , con lo spiegamento cli innumerevoli stratagemmi tattici e con la reaJ.izzazione di immensi lavori. Nonostante ciò la città continuò a resistere, e fo rse per abbreviare. que llo che si profilava ragionevolmente un lungo e sanguinosissimo assedio, verso la fine di aprile, il su ltano invia una nuova intimazione di resa. Così la ricorda Leonardo di Chio: "Sirnulavi t pos thac Theucros pucem face rc ... Dopo questi fatti il Turco finse di voler far la pace. Inviò dei messi i quali, parlando in modo ipocrita, fecero ~apere che il sultano si era pentito di aver scatenato la guerra. come se egli fosse stato istigato ad essa dagli stessi ungheresi , e propose un plenipotenziari o. Ma la menzogna venne scoperta. perchè e.gli non Vl)lie. accenare nè di demolire la Jonezza che aveva costruito sulla Propontide. nè di ri sarcire i danni inferti nei I.erri tori da lui devastati. Ciò che più ci angustiava era la slealtà ciel Turco. che non aveva rnai 111antenuto fede ad alcun giuramento e palto.. .''.34

Fall ito l'ingenuo tentativo, del quale non sapremo mai la concreta consistenza ed attendibilità., riprendono le scaramucce cd i cannoneggiamenti, mentre all'interno della città il peso dell'assedio inizia a farsi drammatico imponendo, tra l'altro. il razionamento dei viveri . Ai primi di maggio l'inte nsità de l fuoco d'artiglieria mostra un notevo le incremento:alcun i dignitari cli corte suggeriscono all'imperatore di abbandonare segretamente Costantinopoli ed, una volta fuor i, radunare rinforzi e convergere in suo soccorso. Ma vuoi perchè il piano parve a Costantino XII tragicamente utopico, vuoi per un suo profondo senso di lealtà verso i I suo popolo, non ebbe in pratica alcun seguito, pur esistendo ancora discrete probabilità di sortita per mare. li 7 magg io, intorno alle quattro del mattino. Maometto II ordina il secondo assalto generale alla mura, lanciandovi contro 30.000 uomini. Non diversamente dal prirno, i suoi so ldati sono respinti con pesantissime perdite. I difensori, almeno per pochi momenti, si illudono scambiando la desistenza turca per conclusione dell'assedio . Ma il pronto riattivarsi dei can noni annienta la misera speranza. li 12 magg io, verso la mezzanolte, un terzo assalto, condotto questa volta da 50.000 uomini, si abbatte in runa la sun travolgente violenza contro le martoriale mura. Ed ancora una volta, incredibi lmente, i bizantini riescono a neutralizzarlo: le perdite tuttav ia si confermano paurose da entrambe le parti. segno eloquente c he la difesa inizia a mostrare i suoi limiti, e che le stesse fortificazioni non garantiscono più il loro indispensabi le apporto difensivo. Dopo il fall ito assalto, come cli prammatica. l'artig lieria turca ap re un incessante fuoco, protraendo lo notte e giorno in maniera serrata. Al contempo in izia la guerra sotterranea delle mine e delle contromine:nell' arco di una deci na di giorni ben sette gallerie vengono localizzate e fatte brillare dai difensori. 1128 maggio il su ltano fa solennemente preannunciare l' ordine di assalto generale per l'indomani. Tutt i i suo i uomini si dirigono conseguentemente alle posizioni assegnate, esortati spiritualmente dai consiglieri rel igiosi . A loro volta i bizantini si prodigano nel disperato compito cli rabberciare le sgretolate mura. Per ogni combaHenLe la fatale notte trascorre insonne. in angosciosa attesa, finc hè intorno alle tre del matti no, l' intero esercito turco. schierato su tre colonne c iascuna fo rte di 50.000 uomini, preceduta ognuna da reparti giannizzeri. muove all'assalto fina le. È il 55° giorno de ll 'assed io. L' attacco di inaudità pesantezza, assume si n dalle sue prime mosse la connotazione ciel confronto decisivo . Una prima ondata cerca di guadagnare le mura, ma è respint.a con altissime perdite. È avvicendata immediatamente da una seconda che si scaglia proprio dove le mura appaiono ormai quasi inse-

·'·'Non a caso la ri voluzionaria intuizi one vi ene attri bui ta a M ichel angelo nel 1529.Così l'episodio nelle parole del V A SAR I. l.(' opere di Cio,Rio Vus(/ri. risl. fire.nze 1906. torno VII . p. 200: «Ed in tanto r imediò al campanile di San Miniato. tor re che o llendeva strnna111c11 Le i l campo ni mico con due pezzi di artiglieri a; di c he. voltosi a batterlo con cannoni grossi i homhardier i del campo. 1·avevon quasi lacero. e l' avrebbono rovinaw: onde M iche langnolo co n balle di lana e gagliardi rnaterassi sospesi con co rde lo ar mò cl i maniera. che g li è ancora in piedi ... >>. ·'·1 L. D1 C1110 . fpis!()fo ... , c i t., voi. I. p. 145.


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12 12. l mbn,:c(>del Co rno d'Oro.

siste nti , ridotte a cumoli cli macerie, e riesce in qualche modo a guadagnarne la sommità ed a mantenerla. La terza ondata, composta esclusivamente da giannizzeri, la rincalza occupando fino all'alba la posizione. allorquando coperti da una cortina fumogena emessa appositamente dalle artiglierie. una sopraggiunta compagnia di 300 giannizzeri riesce finalmente a sfondare Je difese. Non è però in grado di avanzare ulteriormente verso l'interno, inchiodata dalla strenua resistenza bizantina. Ma, riaperto il fuoco della grossa bombarda, e concentratolo su que.ll 'unico punto Maometto II vi getta dentro al tri 30.000 uomini, che si incrementano, in pochissimo tempo, di nuove migliaia. La pressione non è più sost.enìbi1e: i11 di versi settori si registrano picco Ii sfondamenti parziali, sintomo cieli ' imminente collasso della di fesa organiZ7..ata. Cessa completamente la coord inazione del la resistenza ed il panico si diffonde inefrenabi le. L'a llontanamento del principale comandante, Giovanni Giustiniani 1 5, colpilo da un proietto turco segna il tracollo irreversibi le. La marea turca irrompe priva cl i ostacol i nella città, dove ognuno cerca ormai soltanto di porsi in salvo. o di raggiungere i propri fami liari. Le descrizioni che seguono sono dovute ai testimoni oculari fortunosamente salvatisi, sia dalla morte che dal la schiavitù , spesso attraverso peripezie e vicessit.uclini romanzesche. La prima è quella, nel suo arcaico dialetto veneziano, di Nico lò Barbaro che così rievoca il dilagare dei turchi nella città espuganta: .....e mon i che «rurono» i primi Turchi. la segonda schiera si se mise a vigir dricdo i pri mi. i quali vignia sco ri zizando la tera. e quanti che i trovava per la tera. tu ti si andava per fil de la sua simi tara. cusì fernene come homeni . e vecchi e puti e d'ogni condition. che quesca ra iada si durò dal sol !evado. che fo l'ora che i Turchi si intr/.l in l:1 tera. per in fina al mczo dì. siche ttlli queli che fo trovali in quela furi a sì andò per fil cli si mitara.. .

i; Giovanni Giustiniani. nel corso del l'attacco fi nale fu colpirn da una freccia souo l' ascella.Preoccuparo che vedendolo Cerilo i suoi cedessero élbbandò gli spalti per fars i in qualche modo medicare.Nel fra1ternpo la ciuà è perdrna. lrnbarcaro sulla sua galera. che ru tra le sedici che riuscì fon unosamente ad allontanarsi dalla città. morì appena giunto a Chio per le conseg.uenzè della ferita.


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Or per tuta questa zonia da Turchi si fexe una gran taiada de cristiani per la tera;el sangue se coreva per la tera come el fosse stà pio vendo, e che l'aqua si fosse andata per ri gatoli cusì feva el sanguc;i corpi morti cusì de cristiani, come dc Turchi, queli si fo bu tadi io nel Dardanelo, i qua l andava a scgonda per mar, come fa i meloni per i canali ..." 36 .

Ed ecco l'analogo scenario descritto da Isidoro di Kiev, con maggiori dettagli: "Yiae quidem omnes st.ratae ac angiporti sanguine ... Tutte le vie, le strade cd i vicoli erano pieni di sangue e di umore sangui gno che colava da.i cadaveri degli uccisi e fatti a pezzi. Dalle case ven ivano tratte foori le donne, no bili e libere, legate tra loro con una fune a l collo, la serva assieme alla padrona e a piedi nud i, per lo più, e così pure i figli, rapiti con le loro sorelle, separati dai loro padri e dalle loro madri , erano trascinati via da ogni parte. Avresti potuto vedere ... schi avi e servi turchi d' infimo grado portar fu ori e spartirsi fanciulle giavanissime e nobilissime, laiche e religiose, e trascina rle fuori dalla città, non come buoi o pecore o altri animali domestici e mansueti, ma come fossero un gregge indomabile di fiere spaventevoli, selvagge e crndeli, circondate tutt' attorno da spade, sicari, guard ie e assassini ... Appena fo loro pos sibile buttarono g iù e fecero a pezzi nel la chiesa che si chiamava di Santa Sofia e che è ora una moschea turca, tulle le stan,e, compiendovi ogni sorta cli nefandezze... "3 7.

Ciò che avvenne nella basilica di Santa Sofia è narrato dal vescovo Sarnile, che così lo riassumeva

in tedesco, in data 6 agosto: "Nel matroneo di una chiesa (Santa Sofia] erano state messe al riparo quattromila fanciulle nobili e figlie cli grandi signori con dei me rcenari per la loro protezione. Quando i turchi si impossessaro no della chiesa, li scannarom) e molti l'impiccarono: non rispiannarono nè le nobildonne che po1tava110 i bambini in braccio, nè le do1rnc incinte, nè le cittadine vestite in modo prezioso, ma le uccisero e le fecero a pezzi ... " 38 .

Ed ancora una altra testimonianza, questa volta di due nobili bizantini, originariamente redatta in greco e quindi tradotta letteralmente, che relazionava più compiutamente gli avvenimenti cli quelle prime affermate fasi del saccheggio: "In seguito i turchi corsero verso la chiesa di Santa Sofia, e tu tti quelli che fecero lì prigionieri, li uccesero nel primo fororc;quell i c he tro varono dopo, li legarono con una corda attorno al collo e con le mani dietro I~ schiena li portarono fuori dalla città ... Volevano anche sconsacrare l'immag ine dell a vergine cli San Luca, accoltel lando davanti ad essa seicento persone, una dopo l' altra, come dei forsennati. Poi han fatto prigionieri coloro che son capitati nelle loro mani, li hanno legati con una corda al collo e ne ha nno calcolato il valore di ciascuno. Le donne dovevano riscattars i co n il proprio corpo, gli uon1ini fornicand o con le mani o con altro mez:w. Chi poteva pagare il valore censito poteva rimanere nella propria fede, chi non aveva i mezzi doveva assumere la loro e chi si ri fi utava doveva morire ... "3'> .

Trascorse le prime ore di stragi bestiali e di atrocità innumerevoli ed incontrollate, la situazione degli sconfitti assume una più precisa quanto crudele definizione. Tutti i sopravvissuti, infatti, vengono evacuaJi e deportati per la vendita come schiavi, dopo una straziante permanenza protrattasi per alcuni giorni nei pressi della città, in attesa della loro S<)lte. Ecco, in alcuni memoriali, lo stato cli Costantinopoli all 'indomani della conquista. Lo storico bizantino Ducas così la ricorda: " La popolazione cittad ina, quella superstite, si trovava ora tra le tende dell' accampamento tu rco. La c.ittà si presentava desc1t a, giace va come motta, nuda silenziosa, spogliata d i ogni sua bellezza e decoro ..." 40 .

;d ancora di tenore sostanzialmente simile un altra testimonianza: "Così tutta la città fu svuotata e spopolata e venne ridotta a nulla, come se fosse stata distrutta da L1 n incendio, a ta l pu nto che pareva incredibile che un tempo vi fosse stato un luogo abitato da uomini, un luogo pieno di ricchezze, di abbondanza, di opere d'arte di ogni genere. Rimasero solo le case deserte, che con la loro solitudine incutevano paura a chi le riguardava. . Tra i bizantini e stranieri morirono, a quanto si dice, durante la battaglia e la presa della città circa quattromila persone in tutto, voglio dire fra uomini, donne e bambini. Furono fatti prigionieri poco più di cinquantamila cittadini;dell'eserc ito invece cinquecento"4 ' .

36 N.BARBARO,

Giornale dell 'assedio ... , cit., voi I, p. 35 LDI KIEV, Lei/era ... , cit., vo i. I, p. 77. 38 S AMJLE, Lettera, in La caduia ..., cit., vol. l, p. 230. 39 T.EPARCl!OS, G.DIPLOVATZES, Relazione sulla presa di Costaniinopoli. in La caduta ... cii., vo i. I, p. 238. 40 DUCAS, I-listoria turco-byzantina. in La caduta .. , cit., vo i. 11, p. 193. 37


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Ed infine : "'La città di Costantinopoli in efl e!li è stuta occupata dai nem ici. dcvasrara e infine ad ecc:ezione delle mura e degli edi ri ci. i1ll'cramcnre svuotata, a tal punto che tu tti. uomini e donne, vecchi e gi ovaneui. o caddero nella stessa miserevole prigion ia o furono falli ~chiavi .. ." 42

Conclusioni La presa di Costantinopo li svegliò improvvisamente l'Occidente dal suo torpore, ed racconti c he dalla sventurata città, cli settimana in settimana, i sopravvissuti divulgavano, generavano ulteriore terrore ed angos cia. Nulla in realtà vi era di nuovo nella conquista della città, nè sotto il profilo ossidionale, in quanto anche in Europa ormai l' uso delle artiglierie pesanti d'assedio costitui va prassi corrente, nè nelle modalità efferate del saccheggio, in sostanza non dissimili -se non nella rilevanza numerica delle vittime-a q uanto ahitualrnente compiuto da cristianissime soldataglie su altrettanto cristian issime inermi popolazioni sconfitte. La novità, se mai, s i coglieva nel dopo, non esaurendosi la conquista con il saccheggio. Costantinopoli. infatti, con la sua totale evacuazione, e successiva ripopolazione, dimostrava una precisa volontà ne i conquistatori musulmani cli poITe un netto stacco alla sua precedente esistenza, trasformandola quasi in una di versa realtà urbana. Altra differenza rimarchevole e terrificante riguardava la sorte degli abitanti. tutti venduti e dispers i, senza alcuna possibilità di riunirsi o cli liberarsi dalla schiavitù definitiva. In ogni caso si v idero ridotti a livello di semplici oggetti e cli capitale monetario:bottino eia spartire e eia commercializzare a discrezione. Come se non bastasse molti furono costretti, sotto la pena della vita stessa, a rinnegare la propria fede re ligiosa, e molti ancora furono convertiti 'd'ufficio' al credo islamico, caso frequentissimo tra le più giovan i prede. Perdita concomitante, quindi. per tanti disgraziati bizantini della vita, per tantissimi de lla libertà. e per altri, infine, persino della fede, come dire dell 'anima, violenza quest' ultima che certamente incuteva a ll 'epoca più orrore delle precedenti. Sotto il profi lo militare la presa di Costantinopoli introdusse nella dinamjca di conquista turca una serie cli costanti operative, assurte a precettistica indiscussa. In grande sintesi possono così schematizzars i: - razzie circostanti al la città eia espugnare, come azione intimidatoria e vessatoria; - offerta cli resa prima del cannoneggiamento; - can noneggiamento preparatorio prolungato e appoggio finale dell 'artiglieria, magari solo con effetto di schermatura fumogena per l' assalto finale; - massima efferatezza dopo la conquista per incutere timore alle restanti località limitrofe; - deportazione e vendita di tutti i civili sopravvissuti come compenso bellico e risarcimento delle spese - conversione coatta dei più giovani . La conquista è in un ultima analisi riconducibile ad un assedio avviato eia terra e eia mare, appena successivo all' arrivo dei contingenti cli fan teria. Conseguito un inviolabile blocco, dopo una poco credibile. seppur ortodossa inrimazione di resa, si procedeva a posizionare il parco d'assedio, formato da enorm i bombarde, destinate unicamente a battere in breccia le fortificazioni perimetrali. Il ricorso a siffatte gigantesche, e scomodissime, artiglierie si spiega con la notoria insofferenza musulmana alla paziente conduzione di un assedio e con la necessità ciel ricorso a mezzi risolutivi rapidi, almeno fintantochè I' arretrat.ezza delle fortificazioni lo consentì. I l cannoneggiamento veniva quindi sostenuto per diversi giorni, con una micidiale cadenza di fuoco, capace non solo di schiantare le mura ma, soprauut:to, cli impedirne le riparazioni tenendone costantemente lontani i difensori. La cieca violenza dei giganteschi proietti di mortaio che piombavano sull'abitato. senza alcun discernimento, contribuiva efficacemente all'instaurars i cli una fortis sima tensione

' 1 CimoBl ' L.O D1 I MBRO. J~

FCu: sTIKIAKI.

Sulle imprese compiwe da ivfehmed li negli anni 1451-/467, in, La ClldU/(1.. .. cir.. voi. II, p. 249. Lei!era del 27 semembre 1453, in La cadwt,.... cit., voi. Il. p. 101.


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L4

I.> Santa Sofia. 1-1. Santa Sol'ia. pano ram ica in terna.


4()

15. Santa s ,,1"i.1. dt:naglio 1rnHror11.:,1. 16. 'ianta Sulia. la cupola.

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17 17. Santa S01·ia. vista d al mare.

e motiva tra g li abita nti , p ri vando per giun ta i combatt.e nti del necessario riposo. Nel rratte mpo la cavalleria al seguito si produce va in incessanti scorre rie limitrofe a raggio sempre più vas to eliminando perciò ogni speranza d ' aiuto, ed ogni prese nza a mica, assicurandosi, inoltre, con le cmtura de i prig ionie ri un cons is tente numero d i braccia per i logoranti lavori d ' assedio e per il movime nto delle artigl ierie, oltre naturalme nte ai viveri per l'esercito. Conseguita una sufficiente demolizione delle fortificazioni, poteva scagl iarsi il primo assalto, non in fo rza ma di apprezzab ile entità. Con esso si saggiavano le potenzialità della difesa, infliggendole conre mporancarncnte s ignificati ve perdite. Faceva quindi seguito, in maniera sostanzialme nte analoga, un secondo ed infine un t.erzo assalto, per lo più risolve nte, condotto con forze progressivame nte c rescenti, od in massa nel caso cli apertu ra di più brecce. Il sacco, che concludeva immancabi Ime nte la conquista, era fi nalizzato a ricompensare i combattent i, ad appropriars i de lle ricchezze degli sconfitti e, soprattutto, a rendere terribi le agli occhi dei poss ib ili futuri ne mici le consegue nze del la res is tenza ad oltranza. Ciò implicava la massima crudeltà ed atroc ità, di vu lgata ne i suoi orripi lanti de ttagli dai pochi scampati, appositamente lasciati libe ri. Non s i nota nelle iniziali conquiste un pa rticolare inte resse per gli uti li ricavabili dalla vendita de i prig ionie ri otten uti , interesse che tuttavia ben presto prenderà a divenire prioritario esse ndosi, come meglio vedre mo, incrementata al le spalle deg li eserciti turchi una vasta trama di mercanti di sc hiavi, partico la rrne nte atti vi in quello sfruttamento. D a allora gua nti scampavano la morte ne l corso del sacchegg io fin ivano conce ntrati presso le tende dell' eserc ito in attesa di vendita e di deportazione . Interessante già ne l caso cli Costantinopol i il tentativo compiuto immediatame nte sui vi nti di otle nerne una conve rsione a caldo, s frutt ando il loro comprensi bil issimo terrore e l' annientamento ps icologico prodotto dalle ripe tute violenze. La libe rtà e la vira in cambio della fede:elemento anche questo destinalo a riproporsi con costanza. Ultima fase la dese rtificazione della città, la de portazione dei vinti, e la successiva ripopolazione con nuove e tnie sostitutive di accertata ortodossia islam ica.


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Lo schema brevemente trallegg iat.o trovò nei successivi anni alquante parziali riproposioni , non potendosi applicare sempre in maniera identica e per la mancanza cli equivalenti città di pari grandezza e per non essere, in genere, quelle marittime mediterranee sulla primiti va direttrice espansiva musulmana, ancora eminentemente continentale. Ma g ià alcuni osservatori, dopo la presa di Costantinopoli , prospettarono un imminente analogo attacco per località costiere italiane . Scriveva angosciato Enea Silvio Piccolomini, futuro papa Pio Il, all'indomani della conquista, con chiarissima lungimiranza: "Vcrurn cum neque sic cxci ternur ncque mores rnuternus, prosequitur i Ile victoriam suam ... E certo. poichè non ci scuotiamo nè cambiamo costumi. cglì sfruua la sua viuoria:ìnvade tutte le Cicladi, sottomette al suo dominio l'Egeo e lo Ionio. distrugge tuuo ciò che rimane della Grecia, si volge anche verso glì ungheresi per non lasciare dietro di sè nulla di incerto. nulla di ostile. Coloro che non gli si oppongono sono !"acilmcm c prostrati e vinti. Ha deciso cli assalire l'anno prossimo l' Italia. sta preparando una fl otta immensa. pocuni anche ciò che è necessario alla guerra. Ha scelto come punto di transito il tratto da Durazzo a Brindisi ... " 4 '.

Non era l'unico a gettare tale allarmante grido. In realtà gl i eventi ebbero uno svolgimento meno vorticoso. sebbene asso lutamente concordante con le accorate previsioni. Nel frallempo, però, la guerra di espansione musulmana aveva acquisito maggiormente i s uoi connotati di scientifica rapina etnica, facendo intravedere le successive connotazioni della spietata guerra di corsa, sua diretta discendente. E se l' attacco ad Otranto confermò i timori del cardinale, costituì anche la linea di demarcazione non più nettissima tra guerra militarmente intesa di conquista stabile e guerra corsara dì effimera occupazione e di abietta razzia.

~-1

E.S.P1cco1.0Ml'II. Let1em del 23 seuembre /453, in

w caduta... , cii., voi. Il, p. 65.


Il miele è molto e le api sono poche

OTRANTO 1480

Contesto storico Dopo la caduta cli Costantinopoli nell ' intero Occidente si diffuse un tardivo timore ed una angosc iosa attesa.Finalmente gli intenti espansivi ottomani ricevettero la giusta interpretazione.Persino ai più scettici apparve innegabile l'esistenza cli una agguerriti ssima potenza militare, ormai stabilmente istallatasi nel contesto mediterraneo, nonchè la sua natura estremamente aggress iva ed impe1ialista, tesa ad incrementare a dismisura le conquiste territoriali e la sfera cli influenza politica.Infatti già nei numerosi dispacci spediti alt' indomani dell'insediamento di Maometto TI nella cap itale di recente acquisizione, non si cela alcun mistero circa le sue mire verso ovest. Particolarmente minacciato il meridione d'Italia, varco d'accesso per aggregare .all'impero ottomano dopo la Roma d'oriente anche quella d'occidente.Duplice in tal caso lo stimolo, poichè oltre alla comprensibilissima componente di mera conquista vi si individuava quella ancora più scatenante del trionfo del credo mustilmano .Annientando radicalmente la capitale del cristianesimo si sarebbe sancita una volta, e per tutte, la superiorità dell'ishpn, eliminando al contempo ogni residua, quanto inutile, sacca cli resistenza. Il progetto. a datare infatti dalla seconda metà del XV secolo, acquisì crescente credibilità, in concomitanza al!' immensa ostentazione di uomin i e di mezzi soggiacenti alla volontà del sultano.Non si tratt.ava più cl i una ennesima smargiassata levantina, ma cli una terribile realtà con la quale fare i debiti confront i.Lo scorrrere inerte dei decenni, però, come sempre accade nella questioni politiche, generò una fata listica assuefazione all'idea, re legando quel terrore alla stregua di una sorta d i incubo ancestrale, privo pertanto cli concreta valenza.Specialmente il Regno di Napoli, ubicato per posizione geografica talmente vicino alle terre ormai musulmane che appena 60 miglia separavano le estreme propaggini costiere pugliesi dalle prospicienti albanesi. ignorò incoscientemente la insperata e quanto mai propizia stasi aggressiva ottomana. Eppure non mancavano, cli tanto in tanto, autorevoli segnalazioni di eccezionali preparativi turchi finalizzati ad una grande operazione anfibia contro il sud della penisola, prodromo della risaputissima invasione generale.Ma forse proprio per lo sterile reiterarsi cli siffatte informazioni, si finì, presso ogni governo cristiano dell'epoca, a non prestarvi soverchia attenzione, a Napoli in particolare il cui sovrano dalla smodata ambizione 1 ben a ltri problemi dipanava. La sola Venezia sembrerebbe differenziarsi al riguardo. Le sue navi in costante contatto con quel le ottomane , nel corso dei lunghissimi sedici an ni di guerre senza tregua e quartiere, tra il 1463 ed il 14792, avevano acuito le già rilevanti capacità di valutazione.Incessantemente quindi rapportavano alle sospettosissime autorità della Serenissima l'inarrestabile crescendo navale della potenza ottomana, evidentissimo in ogni scalo. in uomi ni e mezzi, foriero di imminenti riprese offensive.Allo scadere degli

1 A llcnna. tra1teggiando la fi gura del sovrano aragone,e P.GIAKNONE, ls1oria civile del Regno di Napoli, a cura cli A ..\1L,1w:-<G ll'. tvl ilano l 97l. voi. V. pp.202-203:<<Egli è vero che se Fercli1wndo le virili medesime ch ' esercilò nel principio del su (1 regno. e ira le avversità della sua for tuna. l ' avesse conti nume nella prospera, sarebbe certamente stalO un pri ncipe clé più saggi che abbiano regnato in terra;ma il vedersi ora. dopo aver trionfato de' suoi nemici, in un regno vastissimo e tloriclissimo. 1u 11 0 pacato cd in pace, o cl1c 11011 potesse resistere all' impeto della dominazione. o che prima covrisse i suoi naturali costumi . ru poi notato di poca fede e cli ani mo fiero e crudele ... ,,. " Sull ' argo menIO dr. C.MANFRONI. Storia della 111ari11a italiww. Roma I 897, voi. lii, pp. 60-1 I.


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Guerra di corsa

anni "ìO i rapporti informa tivi che pervenivano alla Re pubblica subirono un improvv iso incremento s ia in numero che in contenuti.Lecito pertanto affermare. con piena certezza, che agl i inizi ciel 1480 ogni minimo dcttagl io della prossima campagna turca era minuziosamente noto a Venezia.Non è affallo da esc ludere che lo stesso sultano, a sua volta reduce da que ll'interminabile e onerosissimo conflitto. onde evi tare che g li innegabili preparativi s i strasformassero in azzardate provocazioni alla difficlentissima potenza navale, g liene avesse, magari nebulosame nte, notificato gli inte nti di massima. ··Già dalr 11 agosto 1479 Venezia ufficialmente era stata richiesta dai turchi di aiuto per una spediLione contro la Puglia e contro il papa, e i rurchi a torro o a ragione, avevano c reduto di poter contare su ta le aiu to, tanto che ne l marzo del 1480, come per intesa precedente, essi chiesero passo pei porti veneti e vettovag lie e la fornitura e l'armamento per settanta galere che essi avrebbero mandato a Corfù .Forse non ebbero nu lla:ccrto è però che trattati ve corsero ancora fino a metà del maggio, trattative durante le quali \ilaometto si doleva che non fosse mantenuta la promessa d'aiuto fatta nell'agosto precedente al buscin Keduk Achrned. mentre la Signoria negava d'aver fatto promessa alcuna"-'. Così s;cri veva infoltì nei suo i di spacci indirizzati a Venez ia Barto lomeo Mini , capitano de ll a Serenissima. sui movimenti della flotta turca in q ue l maggio: ··-i ma!!!!io 1-180 ... Cl Ùl.!~'èsc vo lere andar in i>uglia...

2 1 llHl!!!!iO J 480 ...ùicc~iche andcrt, a dann dc la

Puja...

I 11iugno 1-180 ... <Ìiwèva capitar per levar alcune hnmbarde... la quale annata prima deve andar a Vallona a trovar cl capitan ;\ d1111~t hassiì co n l'al tra arm arn r re para ta lì . et anelerà a danni de Puglia... ··:1

Nè può esc luders i. anzi la tesi sembra trovare significative conferme, che la stessa Venezia fosse solo al corrente della operazione. ma ne avesse la recondita regia. in modo da ridimensionare la pressione aragonese contro i suoi interessi, e rnagari anche la forza ottomana in Adriaticos. "Cenamenle Venezia poteva vedere con buon ani mo una qualche rottura fra Ottomani ed Aragonesi, e poteva deside rare che. ne l contrasto, entrambe le rivali avessero a logorars i... [ma] non potrà vedere con piacere l'ini ziativa ottomana d i una occupazione permanente della sponda occidentale del C anale d'Otranto ... " .6 L'acuta osservazione del noto studioso, suppone tuttavia che l'aggressione turca sin dalla sua gestazione fo~ se stata pianificata per una conquista stabile-o per una premessa di conquista-e non sempli ceme nte come u na grossa incursio ne s uscetti bi le in caso favorevole-a esc lusiva d isc rezione ciel sultano e dei suoi intimi cons iglieri militari. e pertanto assolutamente segretissima relativamente a siffatta seconda fase- di trasfonnarsi in testa di ponte per la vera massiccia invasione.In tal caso la posizione, a dir poco ambigua cli Venezia, assumere bbe una più coerente definizione essendo il suo appoggio, diretto o indiretto, perfettamente congruo alla 1emporane iti1 del l'azione, comunque effimera.Posta in questi termini la questione il solo convinto del contrario sarebbe stato proprio Achmed Pascià7 , propugnatore e capo dell'operazione, la cui orgogliosa presunzione trapela invariabilmente dalle cronache coeve. Lo stesso Maometto Il sembrerebbe ad una allenta analis i semplicemente trascinato all' ini ziativa da l medesimo intraprendente pasc ià. ma scarsamente convinto della concrera fattibilit~1 mi li tare, il che spieghere bbe il contegno titubante.Credibile perciò una sua riserva decisionale su l prosiequio delle operazioni in fu nzione dei risultali con~egui1i e delle reazioni occidentali.Avremo modo cli trovare conferme all' ipotesi. Di ce rto l' Adriatico. consideraro anche dalla potenza ottomana il golfo cli Venezia, aveva come 11011

·' Da P.F:01n 1. La politico del Regno di Napoli ,wgli 11l1i111i mesi dell 'a11110 1480, in Arc h. Stor. Nap., n. XX XV. Napoli 19 1O. p. 70X. 1 l vi. p.708. nota 3 ;. :\mmelle al riguardo C.Mt.KFRO:-il. Storia ... , <:il. p.115: «~on ~i può nmavia negare che il halio veneto ti Cosrnminopoli parl a,se :1 lung() delle molesrie che recava a Venezia 1·0~1ili1à del re di >lapoli e elle in modo indiren o sollecitasse l'interven!O del Sultano ... ». 1• A Rov1c;111l. L'occidente cristiano di fronte a/l'offensiva del /ureo in Italia nel 1480-1481:aspelti militari, in. 01mnto /-180. aui del çonv.intcr. V cem .. 01ran10 19-23 maggio 1980, Lecce 1986. voi. I. p. 74. ' (ìedik Ahmi:t Pascià. gin govern atore cieli' Anatolia. nel 1479 aveva co nquistato le isole di Zante. Cefal onia e Santa Maura.


Orranro 1480

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estremo lim ite inferiore la congiungente Otranto-Valona, sorta di confine marittimo per la sfera vita le de i traffic i d e lla Repubbl ica.Nessuna conqu ista territoriale all'interno di quel bacino si sarebbe potuta intraprendere senza che fosse dalla medesima assimilata ad una aperta ed esplicita dich iarazione di guerra e nulla avrebbe potuto giustificarla o renderla to llerabile. meno che mai accordi se greti o preventivi . Discorso in vece sostanzialmente dive rso per la restarne s uperficie cieli ' Adriatico, ritenuta di g ran lunga meno coi nvolgente per le sorti di Venezia, spec ie se appena violata da una incursione razziatoria s ia pure in grande stile.Ecco allora c he il ritrovarsi l'obie uivo prescelto dai turchi praticamente al limite di tale frontie1·a, costiuisce un'ennesima conferma dei chiacchierati accordi .Infatti se indubbi am ente la sua distanza dalla costa albanese era la minore, aHrellan!o indubbiame nte la sua estrema perifericità nell' ambito del Regno cli Napoli lo squalificava per sbarchi invasivi. Alla fine del '400 le operazioni a nfibie pur senza aver ragg iunto la complessità che atti nsero nelle epoc he successive, si presentavano già notevolmente e laborate.Occorreva infatti innanzitutto individuare un litorale abbastanza ampio e sabbi oso per il primo approccio, dove sarebbero potuti atterrare, senza eccessive difficoltà. non solo le truppe ma anche i cavalli ed i carriaggi del le a rtiglierie. Proprio per essere tale o ndata abbastanza numerosa - a ltrimenti sare bbe risullata eccessivamente debole per le successive conquis te e per respingere le forze di difesa territoriale - occorreva che nelle immed iate vicinanze del sito prescelto vi fosse una abbondante d isponi bilità di acqua dolce, non potendo ovviame nte le navi farsi e.i ri co dell'approvvigionamento idrico8 . Occorreva ancora, per il prosiequio dell ' impresa, che nelle adiacenze, cioè a non JTtolte miglia di distanza. fosse ubicata una piazza marittima da prendersi d'assalto.Esclusivamente il possesso, così assicurato, del suo porto-di risaputa capacità e validità, protel!o da valide fortificazioni sul fronte a terra-avrebbe garantito stabi li collegamenti con la base di partenza.Dal c he il regolare afflusso ininterrotto degli indispensabili approvvig ionamenti, dei rinforzi in uomini e mezzi e, non ultima, l'evacuazione dei feriti. Tale piazza, inoltre, non d oveva connotarsi di rile vant.e grandezza a ltrimenti la sua conquista non sarebbe potu ta avvenire con la necessaria veloc ità e facilità, fattore fo ndamentale per scongi urare il sopraggiungere delle forze nen1iche in massa.Avrebbe dovuto però essere ben colle gata con il retroterra de lli:! nazione e poco distante dalla capitale, altrimenti la success iva campagna sarebbe risultata tro ppo lunga con le linee tra quella e le truppe avanzanti troppo estese e fragil i. Questi tanto per citare i principali requ is isti indispensabili per uno sbarco invas ivo9 . Otra nto sen1brava soddisfare con accettabile .sufficienza appena ad alcune del le rubricate vincolant i caratteristiche.Tanto per cominciare la sua ubicazione, come già rimarcato, a i limiti di una s Lretta e lunga pe ni sola protesa all'estremità del Regno e, per g iun ta, militarmente cesurata dalle due grosse piazze marittime contrapposte di Brindisi e Taranto 10 , la inficiava irrimediabilmente per s imili progetti.Non a caso nel la tratratistica geografica turca, propedeutica al i' impresa e redatta intorno al I 477-78, la Puglia veni va così descritta: ·· ... poichè il Mar Mediterraneo circonda la maggior parte dei coni'ini di questo paese. esso è stato annoverato 1m le i~ole... ". 11

Come se non bastasse il suo porticciolo era risaputamente disagevole ed insicuro, fortemenle esposto al le mareggiare e di ins ig nificante capienza. Antiquat iss ime !e fort ificazioni a terra ed inesiste1ite il collegamenro viario con l'interno.In compenso, però, analoghe note in formative evidenziavano in u n comprensibil issimo frasario al lusivo la sua ins ufficenza di fensiva, affermando che in essa:

~ Sulla prohkmatica storic.:a delle operazioni anfibie. dr. r.Russo. Fesru11g l:'itroJJc1, Roma 1995. parte prima. " ( ìiust amence sin tetizzava i I gen. G.U1.1.<H. Del 'eme della guerre,, Tor ino I 85 1. voi. I I, p. 60: «Per la di fesa dcli a ìromiera rnariui rn a non v·ha bisogno di grandi mez.zi guerreschi. poichè il nemico non puè) raccogliere e sbarcare molta genre che con u 1iossali mazi e gra nd i d i fficoltà.Una numerosa flotta. correndo gravi rischi può mettere a terra un piccolo eserci to .. .». E quante, cl,l lui al'fermmo nel X I X secolo era perfeltarnente valido anche nel X V, come del res to nel XX 1 '" Sull ·argomento cfr. G.C.SrE7.IALE. S1oria mili rare di TaralitO, Bari I 930. pp. 23-40. 11 .A.C,\LLOTT,\. / turchi e la Term d 'Ommw, in. Ani ... , ci t. voi. 11. p. 185.


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18 18. Penisola s:drn tina XV I serulo nelle cane di Piri Rais. 1525.

··... il micie è mollv. memre le sue api sono poche... " 12

volendo inequivocabilmente significare che le ricchezze de l terri torio apparivano ingenti ed i difensori scars i. Da quanto sinteticamente esposto si comprende che le caratteristiche della cittadina apparivano ideali per una grossa incursione razziatoria, ma assolutamente inadatte per la premessa di un'invasione .Del resto dalle stesse carte s i ha ulteriore conferma che mo lta:" ... parte nella decisione del Sultano cli intraprendere la spedizione ebbe il governatore di Val ona Geduk A hmed Pasciit, slavo di origine, gi~t giannizzero. nominato gran visir nel 14 74 e poi caduto in disgrazia e rinchiuso nel castello dello Anadolu Hisar sul Bos roro;riabilirato ebbe il comando della flotta e quindi il governo di Valona''. " Una operaz.ionc, q uindi, non pian ificata dal governo centrale, come invece sarebbe stato log ico per una massicc ia invasione. ma nata su proposta di un runzionario loca le, per giunta di discut ibi le credibilit~t.Per alcuni o~scrvatori dell'epoca il menzionato pascià agiva, non ultimo, su istigazione dei veneziani.Il Sadoleto in un dispaccio del 4 marzo de l I 481, così re lazionava al riguardo: ··... la guerra dal hassi1 racta al signor Re non è mossa dal Turco. anc:i è lo bassà capitano de Vencti ani tol w a posta a questa i mpresa e prestatogli dal Turco e luto è facto e se fa a loro spese.E è la sua intentione non de pro-

r: A.GAI! OTI A. / wrcl1i.... ciL. p. 184. in merito al documento citalo precisa: « ... Al l'Archivio del .\,fosco del Topkapi. .. Ho ,I\ u10...

la ()()Ss1bilità di visionare tre documenti ... resoconti di informatori turchi sull'Italia e

sulla Puglia ... Il primo. segnalo E

66 7) .. informa ~ulla situazione della Pu glia e rappresenta al Sultano la fattibilità dell ' impresa ... Il terzo. segnato 5853. anch · esso non datato. rec.:a la firma di l skendcr Bcg, Corse da identi fi care co l heg della Bosnia. che nel 1477-78 fece scorreri e lungo I· I ~onzo. i I Tagliamento e nel Priuli. È i I più imc ressantc dei tre: si danno notizi e sul la Puglia «i I cui miele è molto. mentre le sue apr sono p01:hc...». f.\ A.GALLOTIA. / 11/l'Clti... . ciL. p. 186.


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19 I 9. Valona. panoramica odierna.

cede re più oltra al presente, ma si bene dc clcfcndcre Otranto per sbmere e fare expandcrc questo signor Re.E scr i ve che quando el bassà. preso chcl cbc Otranto. fece caricare le bombarde per andare ad Brindece. non fo lassato fare perchè Veneti ani non volsero.Nianche volseno che in quello tempo andasse a Leze, e quesl() perchè per danno mazorc non avessero le potentie christiane ad moversi più tosto che per questo poco. perchè dubi tariano che essendo diete potemi e insieme. e vedendo lor Yeneti ani non soccorrere. e non avere vo luto esser cum li altri contra el turco, o rorse intendendo che epsi se imendono cu m lui . non irruessino tute contra loro Venetiani e anche chel turco non credesse che loro avessero facto questa impresa col prefato bassà ad questo fine per fa re unitere tutta la christianità contra lui.E perciò mantengono cossì la cosa in questi termini .. .''. 14

Nè la relazione rappresentava una assoluta novità poichè anche dagli interrogatori estorti ai prigionieri. in data settembre 1480, era emersa una sostanziale convalida dei sospetti.Così ad esempio confessò un ceno Nicola Greco, un rinnegato in forza al contingente turco, originario cli Belgrado, circa le scorrerie compiute dai turchi dopo la conquista cli Otranto: ..... l nterrogatus per che causa questa armata se partecce da Otranto et venne in Puglia, clixi t che per istructi one de Veneciani ... ... lnccrrogatus ... dove intendevano andare. dixit che volevano scorrere più juso, et che li guida una fusta de Ven ccia ni et c he senza quella non saperi ano anclare.. ." . 15

ln altri termini l'operazione sarebbe stata, come supposto, consentita nei limiti del semplice disturbo al Re di Napoli , senza alcuna possibilità-e rischio-cli ulteriore espans ione, perchè costantemente pilotata e. comunque, di matrice puramente incursiva-razziatoria e, per quanto accennato, immodificabile. Venezia non era ali ' epoca la sola ad essere sospettata al riguardo.Anche Firenze, infatti, sembrebbe

1"

La fon te è citata da V.ZACCH INO, La guerm di Otranlo del 1480-1481, operar.ioni strategiche e militari,

in Atti .... ci l. voi.

I!, p. 288, nota n° 89. ts A rchivio cli Swto di Modena. Cancell eria Ducale-S tati Ester i- 1480, setrembre l, B isceglie:lmerrogatorio di N icola G reco prigioniero .Da P.

EGmt La politirn ....

cit.p. 757.


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co in vo lta in incitamenti, più o meno fatt ivi, presso i turchi per indurli ad agire contro l'Aragonese.Non a ca:-;o le soldatag lie del Re d i Napoli, in quello stesso scorcio storico, devastavano la Toscana rnetlendo a risc hio la signoria d i Lorenzo il Magnifico .Al pari cli Venezia, non è presumibile affatto un desiderio. prospetticamente suicida. cli favorire una stabi le conquista turca, ma semplicemente la creazione di un preoccupante diversivo, presupposto convincente per il ritiro degli aragonesi .È del resto emblematico di tale stato d'animo la descrizione dell'episodio che così redasse Niccolò Macchiavell i: "Quesro assalto. quanto egli perturbò il duca e il resto di Italia, tanto ra llegrò Firenze e Siena. parendo a questa di avere riavuto l;1 sua l ibercà. e quella di essere usci ta di quelli pericoli c he gl i facevano temere di perderla". 16

A Venezia poi la notizia dell'attacco fu accolta con generalizzate esplosioni di giubilo popolare. Così in una lettera ad Erco le d'Este: ··8 a~os to 1480 ... qua~se ne ride et se fusse lici to ala brigata io credo ne rariano fogi e campane .. .". 17

l princ ipali contemporanei qui ndi sostennero, e stimarono anche dopo, che l'aggressione turca ad Otranto fosse soltanlo una grossa incursione, e che mai avrebbe potuto metter seriamente in pericolo il Regno di Napoli e meno che mai il resto della Penisola.Riprova dell'asserto tì.1 l'evidente ritrosia acreckre alle rich ieste di aiuto cieli' Aragonese, ed alle concessioni militari.Diffici le, se non impossibile, immagin are on analogo comportamenro se in simile conquista rea lmente si fosse prefigurato l'avvio de lla dom in azione ottomana in occidente. Al di là però del le supposizioni, più o meno attendibil i, resta certo che mentre Venezia conosceva da mes i i preparativi e g li ob iettivi della spedizione turca, nulla notificò a Napol i, e tamo basta. A Napo li tuttavia. in fo rma estremamente incoere nte e nebulosa, al l'approssimarsi del maggio del 1480 qualcosa pur sempre si era appreso.Cons iderando poi che ne i piani bel lici cieli' Aragonese, si contemplava da anni una conquista del!' Albania partendo dalla Pugl ia e sbarcando a Valona 18, non do veva ric hiedere eccess iva immaginazione supporre il contrario ad opera cieli' ormai risaputo gruppo navale turco. in avanzato al lestimento, appunto a Valona. 1.n Pugl ia. infatti, con magg ior reali smo i preparativi del pascià trovavano più attenti ed allarmati o~scrvatori, tant'è che i brindisin i avevano proprio in quei mes i supplicato il re d i potenziare le fortificazioni urbane. ricevendone per unica risposta soltanto alcune artigl ierie. E forse ancora più acutamente a Lecce si associò, già dall'inizio di quell'anno, la concretezza delle voc i racco lte oltremare circa l' irnrninenle sc iagura.Afferma un attento studioso locale che sin:''dal 1 ge nnaio 1480. quando le intenzioni turche si cominciavano a rivelare, il duca Alfonso radunò in Lecce gli uomini dell 'Un iversità e del clero noncbè i signori deputati messer Tommaso de Parisi. Antonio Guydano, e Giambauista capitano, onde si studiasse dove impone i due mila ducat i offerti per la riecli fica1.. ione delle mura de lla città.Il Vescovo a norne del Capitolo disse che «conoscendo imminente perico lo dc Turc hi et la impotenc ia della ciuà avrebbe seguito l' uso di aiutare coi propri danari la fortificazione delle rnura della città>>. L'Università, i baroni e perfino «l i electi per la Yudayca per evitare lo pericolo grande che se trova la città per essere alla fron tiera immaniss ima hoste del Turcho» accettarono irnporsi un dazio cli un tornese per barile di vino mosto ...". 19 Evidente, quindi. che in zona più che <1 Napo li si fosse compreso il pericolo concreto, tanto da far ricorso persino ad una tassazione straordinari a. Ma la situazione difensiva pug liese avrebbe richiesto ben altro specie verso la sua estremità dove so ltan to sca lcinare mura medievali e pochissime forze mil iziane, di risibi le e ntit~t ed addestramento. costitu ivano l' abituale presenza mi litare disponi bile.Nonostan te c iò agli inizi di lugl io ed ancora verso

!r·

N M.-\C'I llAVELLI. /srorie Fio ren1i11e. lib VI II- XXI. l 525.

" D:1 P.Eco1n1. La po/iiirn .... cic.. p.706. nota 11°3:Correse ad Ercole d'Este da Venezia 1' 8 agos to 1480. 1 ~ In rè:-iltf1 i .I progetto di anes tarsi in A lbania stabi lmente. e lì eventualmente attendere i turchi. interdicendogli la strada dcll' lt:1lia. apparti::n,:va al padre cli Ferdinando. re A l fo nso:il l"iglio cenamente ne era a perfetta conoscenza, e di ta nto in tanto ne ri,po]l·erava i dettagli .Sul l'argomento cfr. F.CERONE. La po!Ìlica orie111a/e di Alfonso d'Aragona. in Arch. Stor Prov Nap., an. XXVI I-XXV IIL 1 " PP,,LLIMBO. SIOria di Lecce. Lecce I 992. p. I 43.


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la sua metà, nessun timore sembra scuotere gli affanni politici del sovrano in divergenti incombenze interessati. Non a caso pochi mesi dopo un emissario dello Sforza in Bari così sintetizzava quella singolare incredul ità cie l sovrano: "De tre cose è rimasta inganata la M . del re:prima che mai credeva che venissero. secunclo che non dove~ino pigliare Otranto. tcn io che, presa et bruxata. se ne clovesino panire;cluhito rimaneril inganata della quarta, che forse pen~ava doveri i ca zare per forza... marzo 148 1" .20

Perché Otranto Ne ll a nostra ricerca sulla Guerra di Corsa, ad una superficiale ana lisi, la tragica conqu ista di Otranto sembrerebbe es ul are dal tema ortodosso, reputandola la storiografia corrente un tentativo di conquista, vanificalo dalla successiva reazione. Abbiamo, però, già più volle evidenziato del perchè tale inquadramento tipologico non convince, ed in particolare lo scarso impatto militare che ebbe sui contemporanei una vol ta informal i della sua effettiva portata. Non a caso:" passato qua lche giorno, saputo che non cinquecento vele ma poco più che cento erans i accostate alla Puglia, che non centornila ma forse men che una dec ina di migliaia d' infedeli erano sbarcati;visto che in quindici giorni non avevan saputo conquistare che la mediocre cittadina d'Otranto, nè dopo più cli un mese eran riusciti ad a ltro che a razziare le contrade vic ine;principi e papa cominciarono a guardare la cosa con altro occhio. Svanito o almeno sminuilo il rerror~, istintivo più che ragionevole, ciascuno fu tratto a pensare se e come e quanto potesse trar profitto del la circostanza per i propri particolari inLeressi e disegni".21 In realtà l'impresa turca. forse proprio per quell' in iziale immediato successo, frutto, sef1za du bbio, dell a assoluLa impreparazione difensiva locale, subì quasi un imprevisto trascinamento verso un divergente sfruttamento. Cenament.e la dirigenza ottomana era, e lo abbiamo ricordato, perfettamente a l corrente del le grav issime carenze militari aragonesi, come pure del clima cli indiscriminata conflittualità fratricida peninsulare, ma ciò poteva significare semplicemente una impunita razzia e non certo una credenziale di incontrastale e progressive vittorie. Difficile credere seriamente che si stimasse da acuti piani ficatori, qual i appunto gl i strateghi de l su ltano. che un contingente turco, di scarsi l 0.000 uomini , potesse risalire la penisola salentina con scontri e battaglie, fi no alla conquista cli Napoli-una delle più grandi metropoli del mondo di allora-e quindi di Roman. Poche migliaia di uomini, leggermente armati e lontanissimi dalle loro basi, avrebbero dovuto superare forze numericamente superiori, più pesantamente equipaggiate, all'in terno de l loro territorio appoggiare per giunta fieramente dalle popolazioni che identificavano nelle schiere musulmane l'incarnazione del male per antonomasia. Anche a vo ler credere a siffatta visione strategica, supportata esclusivamente dal potersi tra.sformare Otranto in resta cli ponte dove forvì afflu ire innumerevoli armati ottomani, la concreta realizzazione rientrava ne lle coeve potenzialità militari. e. nelle di sponibilità turche? Tn quel contesto storico, in realtà, si era estrinsecato uno scontro mediterraneo protrattosi per ben 16 anni c he aveva visto la potenza ottomana incapace di sottomettere la sola Venezia. La stessa c.Lvrebbe dovuto. appena l'anno successivo disporre elci dominio assoluto cieli' Adriatico, condizione inevadib1le per un minirno di fattibilità del progetto' Nè peraltro ad oriente mancavano possenti nemici che ins idiavano Costantinopo li, assorbendo per la sua costante difesa ingent.issirni uomini e risorse, assolutamente indisponibili per altri impegni2.1. Nell'Europa centrale infine, gli eserciti turchi dovevano conli-

2<> La fonte è c1t,na da P.EG1D1. lo puli11r.a ..• cit.. p.755. nota n° 1:lettera del Commissario cli L udovico Sforza nel d ucato cli Bari al suo ~ignore a met/1 di onobrc. ~ 1 P.EG1D1. La JJ0/i1ica ... , cit.. p. 699. ~è Pu(J essere intcrcssame Ticordare che fino all a Campagna d'Italia del 1943. il solo esercito che era riuscito a n sulire la Pcn~iola ~ino :i Ro ma era WllO quello di Belisario nel 536.Cfr. D. HAPGOOD. D. R c H,\RDSON . J\ilonternssino. Milano 1985, pp. ~6-27.


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nuarncnte arginare le spinte dei contrapposti eserciti occidentali, pena il tracollo dell'intero confine. lrnpos:-: ibile in tale coacervo cli impegni militari . supporre consistenti inc rementi di organici per il conting.emc sbarcato in Pug lia. c he in effetti mai li ebbe. La sbandierata mitica conquista, pertanto, fu una illu sione di un ambizioso capo, che volle trasformare una grossa razzia in qualcosa di più eclatante, aggrappandosi perciò fanaticamen te al territorio nemico, stimando così di innescare, e coinvolgere, I' interessame nto fatti vo deJ sultano. J\;fa quanto interessasse a Maometto II que lla utopia, lo conferma questa missiva, dell'apri le del 148 1. di ve r:-;i mesi anteceden te alla riconquista di Otranto, iviata aJ re di Napoli che così affermava: '"Dal g ran Signore et gran arnira[ glio l Sultan MechemeL alo ili. mo e Ser. 1110 et omne onere digno. al mi o amatiss imo i"igl io Ferd inando Regi apulie. Si cilie. C:ataloniei . ecc. .. ...al passa to ala m i a excellentssi ma porta mandau ambassaton.> q uale reverende co n d ri.cta vi a exposse ala porn1 d.:: l a mi a Signoria adonque per q uesto da pane nostra havcmo mandato lo nostro ambassadorc per fare inCeni ta et pcrene ec necta pazic in meczo ad nuj , cl have mo saputo come havite receputo l o dicto amb;issntore curn gausso cl fac1o li grande honorc. Et al a torna l a sua la lii. ma Signoria Vostra manclau con ipso an1bassatorc co n honorata scripta:cl qual ambassatorc e venuto, et cum la co nve niente rc vcrc mia er con diricta v ia exposi tio haverno inteso corno iil aspec tèvamo dc tal paxie et co nvcntio ne qual Vostra Ili. ma Signor ia ha verso nuj , et per questo con lo dicto ambassndorc havc1110 parlato eL concl uso co me si sole con l i amabassatori, et manadamol o al a 111. ma Signoria Vu~tra . et da mo innante non convene null a altra cosa infra nuj . sonno nccta pazie et indubitati va. sicomo fo c l primo .:L rno più fe rmi ssima. Adonquc l a Signori a m ia avcrra verso l a lii. ma Sig nor ia Vostra dc meglio in optimo. dc i orn o in iorno. Maomcuo Il a re Ferdinando 15/4/148 1" .24

Di quanta poca possibilità espansiva inoltre disponesse il contingente turco sbarcato in Puglia lo certifica la sua incapac ità ad all argare sensi bilmente il perirnetro della conquista iniziale, nonostante l' inesistc112a di una apprezzabile rea7ione clirensiva. Meno che mai si individuano ancbe larvati riferimenti ad abbozzi cli mi rate avanzate verso l' interno. E l'esercito napoletano stava ancora del tutto ignaro in Toscana' Quasi a voler stornare queste facili critiche, in molti documenti si afferma che la vera destinazione dell a fo rza da sbarco ottomana non fosse stata Otraco, bensi Brindisi, che senza alcun dubbio rispondeva in pieno alle necessità di una vera base per l'in vasione. Così al riguardo alcune cronache: ··A di 25 Juli i vcn i o na grossa A nnata dc Navi. e Caleri Turcheschi . che vulia entrare ne lo Porto de Br indesi . rn<1 no lo potio . pe avere~e mu tal o lo ve nto. e venuta tem pesta. e andao a O tra mo. sbarcao la so genti . e l' assediò".25

Ora a presc indere c he non del 25 ma ciel 28 luglio si trattava, la presunta volontà di sbarco a Brindisi dipese. da un lato, ne l vo ler appunto accreditare la tesi de ll'invasione, dotandola di un minimo cli creclibi litù strategica;dall'altro, poi, nel maldestro tentativo di ridurre le responsabilità elci sovrano napo letano su ll"i mprev iggenza dell' operazione e su lla colpevole incapacifa di difendere Otranto. Ma le accampate moti vazioni metereologiche per la variazione di programma non trovano a lcun suffragio. Sostiene ac utamente un illustre stud ioso che quanto:·'allo sbarco ad Otranto come fa tto occasi onale e di ripiego, in luogo di uno sbarco a Bri ndisi per le condizioni de l mare, si deve anche in questo caso, ritenere trattarsi di legi2:enda. È giitÌJoco probabi le che a fine luglio, le condizion i del mare abbiano potuto obbliga.re a variare la zona cl i sbarco;un fortunale in mare avrebbe probabilmente disperso la flotta, che invece eseguì le operazioni cli trasferi mento e cli sbarco celermente, e nel massimo ordine ... infi ne secondo fonti turche la partenza da Valona era avvenuta il 27 luglio, mentre lo sbarco avveniva immediatamente il giorno 28 ... " .26 Nessuna ti tu banza od incertenzza, pertanto, essendo quello il tempo strettamente necessario a lla diretta nav igazione Valona-Otranto. Di analogo parere del resto sono la quasi totalità de i ricercatori contemporanei .

,_ ; A ppena qualche mese prima. per l'esatten,1 il 23 maggio 1480 un f"onc contingeme turco era sbarc,110 a Rod i con J'in1c nz ionc cli conquistare l" isnla di fesa dagli omonimi cavalieri. success i vamente cli fvl alta.F ino al 22 agosto ru un co ntinuo rei1c ra rsi di assalti. sempre sanguinosamente respinti dalle arti glierie della pi azza 15.000 turc hi restaro no fer iti ed ol tre 9.000 uccisi.L' asseùio vèrrne in tc rrouo pochi g iorni dopo l'auacco ad Otranto: sol tanto nel 1522 fu ritentaco.In meri w cfr. V.MELEG.ARI. / gmndi assedi, M ilano 1972. pp. 118- 119. èJ Il dornmento è ci tato da VZACC111:sio. La guerm di .... c ir.. p. 3 19.

è5 D.:Vl oRo. FoJ11i sale111ìi1e sugli a vvenimemi o;m111ini del / 480/8 I, in A11i ... ci t.. vol. I I. p. 22.Trattasi di un brano dei Diari di messer Luci o Cirdam i, per l'esattezza Tl ll. P.1, p. 503 . :,, ,l\ R O VIGHI . L'ocddente .. ., c it. p. 250.


Q ;rr,1110

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20 20 . Otranto -Valona. schema gcograficn co mputer izzato.

Conseguenziale, in definit iva, che sebbene i turchi s i fossero insediati in un territorio con ' poche api' . non riuscirono dopo la conquista de lla sventurata cittadina a muovers i da lì, ma anzi vi si dove ttero a loro volta fortificare ali' in terno . Eppure l'Adriatico, in quelle prime settimane, risultava libero da navi militari occ identa li non essendo ancora partita alcuna squadra dai suoi ancoraggi , e nel pieno della buona stagione, c ioè particola rmente propizio pe r il trasferimento massiccio dei necessari rinforzi. Nè faceva difetto un porto dove s barcare con la dovuta comodità uornin i e mezzi. T turchi ad Otranto invece s i dedicarono sempre più alacremente a radicarsi in zona, comp iendo esclus ivamente razzie e saccheggi negli imrnediat i dintorn i, s pecialmente a sud della città, dove la certezza dell'inesistenza di forze cli contrasto era a quel punto assoluta. Bastò al la non lonta na Lecce d isporre cli un forte 27 di scarsa rilevanza e d i mura appena passabil i-ma non certo moderne ed efficaci-per evitare ogni r isc hi o cli conqu ista, pur costituendo con la sua p resenza una paralizzante spina nel fianco delle picco la e nc lave musu lmana. Condividib ile in sostanza, per la d ina mica del ragionamento, la tes i che i turchi :" non avevano conseguito un successo dec is ivo nel I 480 forse pe r non aver osato abbastanza, m uovendo immediatame nte alla conqu ista d i un grosso porto come Bari o Brindisi o alimentando convenie ntemente Io sforzo do po la conquista d i Otranto. Come esperienze mode rne hanno messo in evidenza, il s uccesso di una impresa oltremare non solame nte richiede la riuscita de ll o s barco ma a nche l' affl usso s uccess ivo d i forze in grado di contrastare le rea zioni a vversarie, nonchè la possbil ità di garantire l'alime ntazione log istica. ìvla lo squil ibrio di fo rze che aveva costi tuito un incentivo all ' azione ottomana nel 1480, si poteva considerare. a lmeno temporaneamente, superato nel 1481 . L'arresto od il rinvio dell ' offe ns iva turca in Italia non può ritene rsi soltanto dovuta alla morte di l'v.laorne tto II. ma anche al l' incertezza delle prospettive, soprattutto per effetto di un mancato conseguime nto del controll o del mare eia parte della flot ta ottomana ... ". 28

;, Per ulteri ori notizie sul forte di Lecce çfr V L \CCll tNO, Lecce e il mo nwello. Lecce 1993. pp. 17-37.


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21 2 1. Lecce. tkllaglio de ll a forte:a:a.

Lec ito però c redere che nessuna delle indiscutibil i insufficienze, esposte nella citazione, non fosse s in clall ' iniz io perfettamente nota, per quan to menzionato, alla dirigenza mihtare turca . Il che non implichtn::-bbe u11 loro ru olo frustrante. ai fin i clell ' ipotetica in vas ione, per il semplicissimo motivo che I' operazione fu immaginata come una semplice grossa razzia. Forse proprio in ossequ io a s iffatta programmaz.ione. ed al la sua prevedibile remuneratività, l'impiego immediato dell a cavalleria sbarcata fu es lus ivame11tc la cattura di prede e di bottino, ti pica estrinsecazione della fa migerata guerra di corsa. È in teressa11 tc citarne la ricostruzione cronologica che ne elabora il medesimo autore:

RlSULTATI DELLE INCURS IONI E SCORRERIE DEI TURCHI NELLA PEN IS OLA SALENTINA NEL 1480- 1481 I ) Nelle pri me scorrerie dopo lo sbarco vennero prese e de predate:Cotrufiano, So lgiano, R isigliano. 2) Roca. occupata nel lugl io dai Turch i al momento dello sbarco, fu da loro a bbandonata quando vi ~i accampò l'eserc ito di Alfo nso. Nell 'inverno 1480- 14 8 I i Turchi cercarono cli riconqu istarla ma furo no res pint i. L'accampamento, d ifeso da circa 3.000 uom ini, era s tato rafforzato con opere campali suggerite da ll' arch itetto militare marchigiano C iro Ciri, a ll ievo di Francesco di G iorg io Martini . .3 ) Do po la presa d i Otranto vennero conquistate e occupate per un certo tempo dai Turchi le cittadine "murate" di: Corigliano, Mi nervino Cas tro, Scorrano, T ricase, Soleto. 4) Furono conquistati, occupati per breve tempo, e saccheggiati i gross i centri di : Sole!o, Ga latonc, Galatina. Nardò. Presicce, Ugento, S. Pietro.

~, A.Rov1c1-11. L'occidente .... c i!.. p. 300.


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22 22. Len :e. lkttag lio de ll a fortcz7.a.

. . '"' 11l,·111·1 mc1ria dèll8 lo , 11c:7.7., . , _.1 (da Dc Vita ). 2J. Lt\.\,.,


I I

Guerra di ,:orsa

5) Res istettero al Tllrco o non furono attaccate. nè subirono danni direlli:il castello cli Salvea (N. O. di Leuca), Lecce, Gal lipoli, M onopoli, Brindisi, Taranto".29 Una forza militare. in conclusione, che. serratasi in Otranto, non ebbe più alcuna capacità offensi va al di li.\ del semplice saccheggio dei piccoli casali limi trofi, inetta ad aver ragione persin o di antiquate e scalcinale cerchie urbiche! Cred ibile, quindi , che tale fosse la premessa dell'assoggettamento islamico dell'Occidente? Sensato, invece, reputare che riuscita la razzia ben oltre le aspettative, si cercò di sfruttarne al massimo le potenzialità predatorie, trasformando la cittadina in approssirnata testa di ponte, o meglio ancora, in ancoraggio fortificato, dal quale comp iere una sistematica devastazi one e spoliazione cli tutti gli ab itati circostanti. Che poi la megalomania del pascià di Valona trovasse ul teriore mot ivazione, per la resistenza ad oltranza. in probabili promesse di baroni traditori non può affatto escludersi, ultima concausa forse dell'altrimenti inspiegab ile condotta. Una probante conferma dell 'asserita smodata ambizione del ruis slavo, la si percepisce persino nell 'aver riproposto nella conquista della cittadina le fasi salienti di quella di Costantinopoli . Eccone la magnil oquente eco nelle coeve cronache musu lmane che tramandavano la 'gloria' del pascià: ··Arrena giunti. i T urchi assalirono suhito i villaggi che incontrarono lungo la costa e ne ric:avarono un irn111enso bonino di fanci ulli e fanci ulle, tanto numeroso «che non è. possibile esprimerl o con nu11'1cri)> e «se si volesse rrGJevare la : a_!ial (elemosina legale) llllli i mendicanti del mondo divemercbbcro ricchi». Quindi si panarono ad assalire la citta cli Otn\nto:gli infedeli fuggirono e si ricoverarono all'interno della fortaza. I cannoni baucrono le mura e falciarono i nemici. sicchè hcn presto la fortca..a fu conquistata. Tra donne e bambini. vecchi e giovani. i prigionieri furono migliaia;altrettami di coloro che non vollero souumcttersi furono uccisi. I gc.ò campion i della fede si insediarono nei meravigliosi pal azzi, per i quali gli inf'ccle li avevano rro ruso riccl1ezzc innumerevo li e grand'ar1e: A hmecl Pa~ciì1 riparò le rovine e fece di questa terra sede di I slam e di Otranto la capitalè......:io

In rea ltà Ahrned Pascià non si avvicinò mai a conseguire simi li traguardi:alla morte di Maometto II tornò a Costanti nopoli. come confermano i docu menti della ~ancelleria turca, sperando che il nuovo su lr;1no èsaudi sse le sue inascoltate richieste di rinforzi . Ufficialmenlc andava ad offrire i suoi servigi al nuovo su ltano Bayezid ll. ma è faci le intuire la vera natura della missione:"Saed ed-Din dice che scopo de l viaggio era la richiesta cli rinforzi al nuovo sultano per conti nuare l'impresa. In effetti. anche se l'aspi razione di Ahmed Pascià era di continuare la spedizione italiana, fu Bayezid II, su consiglio del granvisir lshaq Pascià. a richiamare in patria il conquistatore di Otranto per impiegarlo nella lotta contro il fratel lo Ge m··.31 Ed il compito affidatogli sembra perfettamente consono alle capacità d i un capopredone! La conquista, e la conseguente desertificazione cli Otranto, pertanto, non solo rientra a pieno ti lolo nella guerra di corsa, ma ne costituisce quasi il lugubre prologo del suo riesplodere con inaudita violenza. La sce lta di Otranto quale obicui vo di una grande incursione non appare allora affatto casuale nè un ripiego dell'ultimo minuto. Otranto consentiva con la sua spiaggia, a poche miglia di distanza dall 'abitato. una notevole facilità nello sbarco simultaneo cli molti uomini e cavalli:dal quel fatale gi ugno la fascia sabbi osa, con alle spalle una lussureggiante in interrotta macchi a mediterranea, è rimasta la Baia dei Turchi . La disponi bilità nel le immediate adiacenze cli tale arenile, peraltro uno dei rarissimi lungo le diverse cenrinaia di chilometri delle coste pugliesi, di grandi quant ità di acqua dolce raccolta nei vasti bacini lacustri dei laghi A limini. in buona parte potabile, stornava il problema cruciale dell' approvvigionamento idrico. Decine di migliaia di uomini e diverse centinaia di cavalli, per non parlare degli altri animali impiegati per i traini dei carriaggi d'artiglieria, in caso contrario, nella calda estate salentina, non a\'rebbero potuto in nessun modo sopravvivere. L'accampamento perciò fu oculatamente impiantato a\·cnclo accuratamente vagl iato e predeterminato siffatta ubicazione. Era in pratica l'un ica che consentiva ad un grosso contingente di operare abbastanza a lungo in assoluta autonomia, alla minima distanza dalla sua base. e ciò specie tenendo conto che presso quel sito si sarebbero dovute concentrare, e qui ndi imbarcare scagl ionatamentc. alcune migli aia di misere vittime de lle razzie.

L'occidC'11te.... cit .. p. 307. 11111'1,i.... cii .. p. I 87: k 1101izie citat e sono tr:me da lhn Kemal. cronis1a ufliciale di Ba yczid li. A GALl. <JrJA I 1111-cl,i.... ci t .. p. 190.

:,, A . Rm·10111.

"' A.GALLCYITA. / .\J


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25 ~4. Pano r:un ic a rnsta a ,uĂš di Otran to . 25. Co stn presso S. Mn rin di Lcuc,!.


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L'apJJarato militare aragon.ese alla vii ilia dello sbarco Che le ·ap i' in quell ' estremo lembo del regno di Napoli fossero poche era noto a molti. Quante però in realn) Cossero ed in che maniera .stavano distribuite ab itualmente è tutt'altro discorso: improbo ogni telllativo di quantizzazione. Ancora più arduo ricavare con sufficiente approssimazione lo stato effettivo ckl lc fortificazioni urbane otrantine. immed iatamente prima della devastazione turca. Del re.sto una identica, se non maggiore. approssimazione esiste anche per il 'micie' proponendosi ancora al presen1e una notevole osci Il azione in merito atr entità demografica di Otranto e le sue potenziaI i1 à economiche. Eppure per analizzare criticamente l'episodio occotTerà fornire al riguardo cred ibili stime. La concezione dislocati va delle forze armate regolari napoletane può ritenersi sostanzialmente in varima nel corso dei secol i, f ino ai giorni dell ' unit~1 d'Italia. In linea di massima esistette sempre un grosso nudeo, in pratica la quasi totali1à dell 'esercito. costantemente stanzi alo nei dintorni del la capitale, più altre picco le unità di cavalleria periferiche-'~. All'approssi marsi della buona stagione dagli acquartieramcnii partenopei si distaccavano contingenti per ogni localit~1 costiera fortificata, al fine di presidiarne arrivamente le opere in vista dell ' imminente stagione offensi va corsara. La procedura trovò, in un certo se nso. la sua oni mizzazionc sotto il governo dei vicerè spagnoli che proprio per l'i ncrementarsi degli insulti corsari , ccl in panicolare di quelli barbareschi, dovettero attivare un si stema compatibile sia con le se mpre esigue risorse umane ed econom iche regnico le, sia con la vastità ciel fronte di fensivo. Quanto allora escogitato non fu, in sostanza. che lo schema già operat ivo nei secoli precedenti. reso soltanto più affidabile dalla maggiore disciplina delle truppe- molto relativamente parlando-e dalln rilevante evo luzione tecnologica degli armamenti -fortificazioni ed artiglierie>->. Pertanto ne consegue che siamo abbastanza faci lmente in grado di s1abilire quali forze militari realmente si 1rovassero di guarnigione nel Otranto, e la loro potenzialità difensiva una vo lta appurala la natura delle fortificaz ioni vigenti. \!Teno chiara invece la situazione delle forze miliziane. di variabilissima consistenza e di scarsissimo apporto armato, ma pur sempre sign ificative se schierale dietro a mura in caso di assedio. Ci ò premesso è interessante ricordare, per restare nell'ambito della peni.so la salentina. che intorno alla rnt:: tl1 del XVI secolo così risultavano distribuite le forze regolari: S. A ngelo-Gargano-. fanti 600 Barletta . . I . 200 Tran i .. _ . .. _ . I. 000 Bi!>cegl ic. 400 Bari . .. .. .. .. . . 500 Monopoli . .. .. . . 500 Brindisi. 2. 000 600 Otranto . Gallipoli . 200 Taranto . . 6001~

li co ncetto operati vo che stava alle spalle di tale scelta suppose sempre che quel le piccole guarnigioni. sostenute: attivamente dalle popolazioni civ ili e dalle fortificazioni più o meno affidabili, sopportassero. in caso cli attacco turco barbaresco. invariabi lmente di concezi one corsara, la resistenza almeno per alcuni g iorni . per lo più quattro o cinque. Il che bastava alla cavalleria di più vicina stanza a sopraggiu ngere in soccorso. Sotto questo profilo va ribnd ilo che gli abitanti rivieraschi risultavan o, da secoli. perfetrnmentc in grado di in tegrarsi con i militari regolari . nell u difesa delle loro mura, e che anzi spes!->O tale onere fu ~itenuto un g~·andc onore conte o persino da corporazioni di ani e mestieri 15 . Non si i~rnurava. quindi, nei prirni giorni di assedio una parali:aante soglia di terrore, confermandosi la prassi trattegg iata abitualmente rispettata e risolvente. anche nel corso del XV secolo, magari mediante I" intCr\'ento della cavalleria baronale. Scendendo in dettaglio. Otranto. ricordato nel tabularo vicereale con 600 uomini. all'epoca dei fatti in questione ricevette un contingente comandato da:

.1, P..:r nvere un'idea del ùislocmncnto militare nel regno. <.:fr F.Russo. La d[(i:sa costi<'ra del l<<'g110 di Napoli.... cil., pp. 195-96 1 '-

'J

Sul l 'argomento cfr. M. HOWARD. La guerra e le armi nella s/cJria d 'F.11ro1Ja. Bari 1978. pp. 62-66. Ardii,·io Gi:neralc di Simancas, d'ora innanzi A.G.S .. Esiaùo 1050.

1> Tipic.:o il c.::1so di Palermo, dove ogn i bastion..: del la ciltà era ,Jl'l'idato 111i litar111cntc ad u.n:i conl'n1ternita.CJ'r. F.Russo . L(/ difi·.,·a costina del Negno di Sicilia,. .. <:il.. tomo I. p. 108.


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··... Giovan f-ra ncesco Zu rlo . de sangue illustre napolirnno. Cos tu i, in tesas i da Ferd inando l,·1 provisi one del Turco. co n quatt rocen to soldati era stato man dato all a sua difesa. trovandosi nella c ittà mi lle huomini da combattere che. co n quei suoi. faceva il numero de mille e quaurocenio personc:."36

Una guarn igione pe rtanto di 400 uomin i d'arme ri nforzata da circa un mig liaio cli miliziani indigeni . entità asso lutamente compatibile con le abituali esigenze, anche in previsione di una incursione pesa nte. Più dettagliatamente il Laggello così ragguaglia al riguardo: ··Hauto re fcdinando quest'avviso che l'armata era venul<1 <1lla Vellona. munì di presidio tulle le ci ttà delle marine ç ~pccialrneme in Otranto che vi pose presidio di cento lanze con due Capitani che l' uno era Francesco Z ur lo f\lapolcwnn e l'altro G i ovanni A ntoni o de Falco ni di patria fio rentino cl ordinò al Vice re della provinci a. che era l · Arc ivescovo di Brindisi di Nazione Spagnolo d i Casato d' Achcs che vi ponesse <1ncora cento fanti della provincia. mmc- che vi pose. L' Arrnma predetta dimorò molto tempo alla Vellona. talchè era co mune opinione che non dovesse procedere più avanti ... Per questo il presidio faceva istanza d 'essere licenziato e 1·ottenne quanto alli fami... ".:1 7

Al cli Jù delle appare nti discordanze. le due font i indicano sostanzialmente la stessa quantità di uom ini d'arme, infatti:'' in Ital ia la lanc ia [è] forte cli quattro, cinque, sei e anche più persone, tutte a cavallo:ma si trarta mo lto spesso de ll'aggiunta di uno scudiero e di uno o due altri ragazzi con cavalli di ricarnbio ...'' ..18 Il che in defini tiva la porta a ritenersi di soli quattro uomini, qu indi appunto un totale cl i 400 effettivi combattent i. Disgraziatamente però, l'eccessivo prolungarsi dell'attesa faceva ritirare quasi una metà di quei soldati, almeno 200 secondo molte fonti, e rwn già il centinaio della milizia, che vennero in realtà in viati dal governatore cli terra d'Otranto, monsignor Francesco de Arenis, arcivescovo di Brindisi, appena dopo ricevuta la notizia dello sbarco, ed in numero di soli 50 cavalie ri . Tornando ai restanti uomini cl· arme in Otranto. sempre secondo le medesime fonti, la più parte disertarono a llorchè i turc hi giunsero a terra. Stando invece al Laggctto, tale fuga sarebbe avvenuta la notte successiva allo sbarco, calandosi que lli con funi dal fronte a mare e dileguandosi. II dettaglio apparentemente insignificante dimostra in vece che se gli uomin i d'arme destinati alla difesa, e quindi non certamente vi li per natura, abbandonarono in maniera tanto abietta la città dopo conosci um l'entità dei turc hi . fu perchè la ritennero assolutamente indifendibi le e, soprattutto, ines istenti i tradizionali rinforzi, unica speranza per una resistenza non suicida. Mancavano c ioè-ed i militari di professione lo dovevano sapere benissimo-le forze cli pronto intervento, che si trovavano aggregate all'eserc ito in Toscana. In simil i cond izioni la difesa avrebbe dovuto sostenere l'assa lto turco non per la solita settimana massima, ma a lmeno per qualche mese, tempo appena suffic iente per il convergere dell'eserci to napoletano, a tappe forzate, dalla sua arca d' impiego, la Toscana. all'estremità della Pug lia. La possibilità dovette apparire ai più asso lutamente utopica. Nè può esc ludersi che, persino dando per scon tata tale remotissima probabilità, stimassero irrimediabi lmente insufficiente l'intero apparato militare aragonese in confronto alla compagine turca che avevano potuto valutare con attenzione. Qual' era infatt i la massima potenzialità militare di quel regno di ben 2. 000. 000 di abitanti? Ecco cosa prospettn al ri guardo il Pieri, in un suo celebre saggio: "Veniamo a l regno di Napoli. Esso ha un'organizzazione ancora fe udale;pure già dal tempo di Ladislao l' obbl igo de l servizio militare è stato mutato definitivamente nel contributo in danaro dell'adoa :il re si fida più dei condottieri che dei baroni!Alfonso d'Aragona, compiuta la conquista del regno pensa d' istitui re un nucleo permanente di mil le lance, e fa votare al Parlamento ciel 1443 un'apposita imposta. In pratica però questa forza permanente non sembra sia rimasta, soprattutto per le ristrettezze finanziarie, che obbligavano a grandi li rn itazioni cli spese alla fine di ogni gue1n.''.19 Lo stesso autore in un altra monografia megl io precisava economicamente la menzionata disposizione di legge del 1443: " ... Alfon so d'Aragona... faceva nel 1443 approvare dal Parlamento l'erogazione di ben centomila ducati annui all o scopo di mantenere in permanenza un nucleo di 3.000 uomini a cavallo .. .''. 40

-'" G.\il.M.,\RZlAi'"O. Successi dell 'annata 111rchesca nef!a cillà d 'Om11110 11e{/'a11110 J'v1CCCCLXXX. cap. IIL a cura di D Dr:F11. wt>1S . 111 Ani.. . c it.. vQl. l. p. 198. ' 1 i'v! L,GG l, TTO. /-lis10ria de ffa guerra di 01rw110 del 1480. rist.Lcccc 1940, p. 26. '·' P.P11: Rt. {I Ri11<1scime11/() e la crisi mi!iwre i/(//iww. Torino 1970. p.270.W P.PlERI. /I Rinmcimento . ., c i t.. p. 263. '" P.P11°R1. // Ninascimenw ..., cil.. p. 263. J t> f'.Pu:R1. Il «G<Jl'erno e/ exerci1io de la 111ili1ia» di O rso degli Orsini e i «Memoria/i » di D i omede Carnfa. in Are. Stor. Nap., X I X. 1913 . p. 107.


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26 , ,,. Dt ra11tn. fr(1111~ n mare. d.:11agliu.

La cifra all 'epoca era ingentissima e non cale da reperirsi per semplice volontà. fosse anche regale: non a caso l'A ragonese. proprio in quello stesso anno. avviò una lucrosa istituzione che sembra perfe1tamente coincidere con le sue esi genze militari. la Dogana del le Pecore a Foggia! ··Ne l I 442-43. il primo anno di contro I lo del Regno cli Napo Ii eia parte di Alfonso cl' Aragona, l' isti tuzione doganale raccolse soltanto 18. 168 ducati ... ln rispÒ. ta alla richiesta fatta dai baroni nel parlamento del 1443 per riottenere il controllo delle proprie terre pascolati ve. A lfonso promise di mantenere i prezzi ad un livello almeno uguale a quelli vigenti sollo Ladislao. all ' inizio del XV seco lo, ma si guardò bene dall 'a<.:cennare al la possibilità di rinuncia1·e al le prerogative statali sulla distribuzione dei pascoli . Poichèquesta politica privava i baroni dei profit1i sino ad al lora estorti. essa fece della Dogana la prima delle cause d'impopolarità di Alfonso. Questa politica fece comunque crescere il numero delle pecore e l'ammontare degli introiti in mi sura direttamente propor:lionale alla rimozione del le barriere fiscali baronali e dei loro esorbitanti affitti. La ri forma doganale al fonsina era finali zzata soprattutto ad una responsabile politica fiscale cli :-.ost~gno al Tesoro. I risultati del le scelte di Alfonso furono immedi ati. Nel 1444-45 le entrate ammontarono a 38. 516, 25 ducati ... le pecore risultarono in numero di 424. 642. Ma era solo l'inizio:nel 144849 pecore cd introiti rndcloppiarono, risultando rispetti vamente di 925 . 7 12 capi e 92 . 972, 52 ducati ;nel 1449-50 si ebbero I. 0 19. 82 1 cap i e 103. 0 11 , 73 ducati ... ".~1 Evidc:11te. qu indi. che l'eserc ito previsto di 3000 caval ieri fu ceitamente realizzabile una volta stabilizzatosi il gettito. ma non riuscì però più possibile alcun ulteriore incremento dello stesso, non potendo incrementarsi il gettito al cli là dei limiti eco logici! TI progetto, ad esempi o, di Orso Orsini del 1477, dcclica10 appunto al re di Napoli. che contemplava per il Regno un esercito permanente di 20. 000 uomini di cui 12 mila a cavallo, implicante una spesa annua di 470. 000 ducati, rimase ovviamente una pura elucubrazione mentale. A ncora nel 1481 !"esercito aragonese. operante presso Otranto. dispone cli 4. 000 c,wall i e 3. 000 fanti. ovvero sostanzialmente equivalenrc a quell o previsto quasi 40 anni prima! E pro-

JJ

J.A.\l ,,R1:-.o. L ·e,0110111io 11aswrafe nel Reg110 di Napoli. i\apnli 1992. pp. -17 --18.


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prio in conseguenza della presa cli Otranto_, fu stabi lilo un forte contingen te di cavalleria di stanza in Terra cl 'Otrnnro, presumibi lmente a Lecce. E emblenmtico c he un secolo dopo, nel 1577, al lorchè venne istituita una mi lizia di cavalleria leggera, forte cli 2. 700 uomini su un totale di 32 compagnie, ben l O di esse vennero stanziate appunto nei pressi della ricostruita cil!adina pugliese, restando le rimanenti 22 sudcli visc fra le sette province del Regno.-1 2 Ad Otranto, in conclusione, all' indoman i dello sbarco turco si trovavano so ltanto un paio di centinaia cli so ldati propriamente deui , e qualche al!ro centinaio di miliziani. Supplivano logicamente i cittadini. che per il tradiziona le coinvo lgimento sanguinoso nelle sorti della cittad ina in caso di resa, non si risparmiavano affatto alla bisogna. Tuttavia la loro capac ità professionale restò sempre estremamente mocksta. valida nei lavori di fort ificazione campale e ne i servizi, ma assolutamente inadatta al combatt imento. Ecco infatti il giudizio c he viene dato dei pug liesi dal commissari o cli L. Sforza: ··Quel In paese è d i sfornito de geme et li paesani essere homini c he mai vcdero guerra. nè sapcriano cazare una coltel la. in modo chi:: proseguendo li Turchi non trovarano obs1aculo alcuno... " :D

Alla difesa delle mura del resto contribuivano persino le donne, e non limitatamente ai casi disperati! L'esercito aragonese in Toscana, al comando cie l figi io del re di Napoli, il duca di Calabria, apprese la fera le notizia verso la metà cli agosto, ed immediatamente fu posto in movi mento forzato. ll duca, dal canto suo. perven ne a Napo I i in pochi giorni, senza ricevere dal padre nemmeno il permesso di soggiornarvi la stessa notte, ma subito inoltrato ad Otranto. La flotta , invece, riuscì a far vela per analoga destinazione soltanto 1'8 settembre, ritardo senza dubbio imputabile alle esigenze cli armarla adeguatamente e di attendere le condizioni favorevol i di vento e di concentrarnento della squadra. ··s i l rovarono sopra ad Otranto tull i ad un tempo alla prirnn seuiman.i d ' o11ohre, avendosi trattenuto alcun g i()rno per il cammino, ciancio commodi t~ all ' eserci to di venire uni tamente e molto faticato ... et arrivato l'esercito in O tramo, s' accampò lontano dalla Ciuà un miglio sopra un luogo eminente eletto il monte del Pigno e non osò <:alare all i val loni per la gran puz,.a d"anirnali motti che vi erano et aveva no corrot1o !' aire e fatto pestilenza e la te rra era Luna infella per le troppe acque che erano usa te farc ... --.-14

1'v1a la disgraziata città era ormai da oltre un mese e mezzo nelle mani dei turchi, che l'avevano trasformar.a in loro base operativa, asserragliandov isi all'i nterno, in attesa di rinforzi per arnpliare le conqu iste. Aci onta dell a umi liante costatazione, il duca cli Ca labria valutò impraticabile qualsiasi tentativo di contrattacco. Così il il celebre memorialista: "Li Turchi manda vano ogni giorno spie per vedere et i nLendere quel che si faceva al ca mpo del Duca e qualche vol ta usciva qualche mano di cavalli e face vano con li Cristiani alcune scarn muzzc lcggiere e d i·poca in1porw nza. pcrc hè t'. rano state acque così grosse e dirouissime che non si posscvano operare nè cavalli, nè fanti. s·aggiunse a questo una di sgrazia dé vem i tan ta furiosa che squarciavano e pon ava in aria li padiglioni, talchè rnrn i soldati non trovando dove potersi ricuperare così per l'acqua co rne per l'aria dei venti e continuando tuttav ia li mali temp i con ,!cque assai c co n venti non si poteva i°ar cosa veru na. per il c he avendo dimorato così per molti ginrni. e non clando no occasione di far cosa degna per le cause predette. co ns.i dcrò il predetto Duca che tutto ern temp() pi::rso e che le genti ... pativano assai, e perchè la stagione non era aua a far guerra ... deliberò srne!ler l ' impresa e dillcrirla al tempo più commoclo ... et ordinò che l'Armata andasse in Brindisi ad invcrnare e che la gl'.llte cl 'ar 111c si rit ira~se per quelli luoghi convicini a s1.an,.iare sino al buon tempo... " .~5

La sospensione imposta dal cal!ivo tempo, tornò ai turchi estremamente propizia, consentendogli di dedicarsi con maggiore meticolosità e sistematicità ai lavori di rifortificazione della città ritrovandosi le vecchie muraglie, parzialmente diroccate dall'assedio. assolutamente inaffidabili e fragil i in prospettiva del contrattacco e ciel reinvestimento ossidionale aragonese. Ma quali dovevano essere allora le caratteristiche e lo sviluppo di quelle arcaiche fortificazioni che subirono. secondo la tradi?.ione, una radicale riqualificazione architettonica dopo la liberazione della città?

.i ~ V IL ARl. S;oria del servi: io miliwre in /1alia ( /5()(i . 1870), Roma 1989. p. 157. ·" P.EGIDI. La 110/i1irn .. .. cit.. p.715. nota n" l .11 docume nto si r i ferisce ad un d iscorso del sovrano agli oratori mi lanesi pronunciaw il 3 agosto.Arch.Mod., Cancell.duc .. Cane Di plo m.Estero. • ·' M. L\GGETTO. Historia .... cit. , p. 50. •15 l dcm.


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/,e f orri(ìrn~ion i di Otranto Le fortificazioni successivamente all'avvento delle anni da fuoco registrarono una vistosissima trasf'onnazione strutturale e funzionale. Pri ma di quell'epoca, infatti, i I loro valore ostati vo e di in violabi1ità era in sito nella maggiore altezza possibile delle corti ne e delle torri . Più si elevavano sul terreno più si confermavano non insormontabili per un eventuale attaccante. Conseguentemente all a realizzazione di efficaci art iglierie la loro affidabil ità dipese dalla capaci tà cli sostenere, senza sgretolarsi, gli impatti dei proiett i nemici e, quindi. di sopportare l' istallazione elci cannoni indispensabili per la difesa attiva. Si costru irono pertanto eia allora opere via via più basse, di notevole spessore, con ampio ricorso alla terrapienatura dcl k fronti batt ibi li. Come sempre nelle vicende evoluti ve. anche il passaggio tra la fortificazione medievale - altrimenti detta piombante - a quel la rinascimentale - a sua vo lta defi nita radente - ostenta una fase intermed ia, alquanto contenuta cronologicamente-circa un secolo, contro i qu asi novanta dell a prima e gli oltre quattro de lla seconda-etichettata non a caso cli transizione46 . Le sue caratteristiche salienti possono individuarsi nella sopravvivenza di alcuni canoni med ievali, quali. per ricordare i principa li: altezze ancora rilevanti supportare però da spessori ragguardevoli delle superfici esposte; tracc iato a sal ie nti e rientranti , scandi to però da torri oni e privo di bastioni ;ricorso ad amp issimi foss ati . non serviti però da adeguare opere avanzate, ecc. I crite ri moderni divengono gradualmente più pregnanti con il decorrere del XVI secolo. Logico supporre che alle spal le di tale adeguamento vi fosse un 'altra parallela cvoluzione:quella del cannone, la cui c rescente temibi lità lo aveva in pratica imposto. Non a caso allorquando le artiglierie raggiunsero, intorno ai primi decenni del '500, una funzionalità considerevole, tanto da non su bire nei successivi tre secoli sostanziali innovazioni, ovvero fi no al la comparsa ciel proietto ogivale e la rigatura dell'an ima47• anche le fortificazioni ricevettero una radicale rifommlazione. Le maggiori ciHà, o que lle strategicamente minacc iare da ricorrenti ini zi ative invasive, si aclcguarnno puntualmente ad ogni principale fase della trasformazione e mai ebbero ad offrirsi alla potenzi ale offesa in ri marchevole ritardo tecnologico. sebbene i costi degli incessanti aggiornamenti si incrementavano in maniera esponenziale. Quest' ultimo dettaglio spiega per molti versi, l'eccessiva gradual ità del tr::i passo eia una concezione all' altra, tendendosi per quanto, e fi n tanto, poss ibi le con inte rventi adeguaLi \' i ad adattare le ve tuste linee medievali a quelle più tozze della 'transizione'. Mura e torri spessorate. scarpate e decurtate in ahezza-cimme-costuitu irono l'espediente di prammatica di tali ' modernizzazioni'. che tuttavia non mettono ancora in discussione, come avverr~1 pochi anni appresso, lo stesso tracciato delle cerchie urbane imponendo radicali rifacimenti . Alla fine del '400 le connotazioni architettoniche della transizione ave vano raggiunto l' ulti mo stadio di tale affannoso adeguamento, e moltissime città avevano già subito quella vistosa trasformazione. Otranto quind i avrebbe dovuto, a buon diritto, rièntrame nell'ambito. Le scarne cronac he, invece, ci tramandano una cittad ina fittamente turrita-in alcune si parla addirittura cli cento torri-chiusa pe rtanto eia anacron istic he mura medievali , assolutamente giu bil ate. indifendibil i sia per l'estensione del peri metro sia per la frag ilità agli impatti balistici. A completare il quadro di inadeguatezza contribuivano i fossat i, stretti, poco profondi e parzialmeme col mati. Sufficiente, in conclusione, che un qualsiasi attaccante, dotato di pochi cannoni , tirasse all a base di siffa tte opere per provacarne il rovinoso crollo che avrebbe. contempo ra neamente, aperto una ind ifendibi le breccia e fi nito di interrare il foss ato . Giostra, in termini ossidionali . di poche ore, e di poch i anaccanti . La realtà. stranameme, registra per contro diverse migliaia di turch i e numerose artiglierie, di ri levantissimo cali bro, investire con incessante violenza, protratta per quasi due settimane, quelle vetuste mura.

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Per un sin tecica sched,1 sull'architell ura mili tare di ·transizione' cfr.A .C,ss1 RAMEJ.U. Cc1s1e1!i e for1ijìcm..io11i, M i l:rn o

1976. pp.36-3S. i·

Circa le c.lratlcristiçhc delle artiglierie cinqueccntcsd1e cfr.C.Mo;-..Ti.'. Swrit1 delf'ar1iglieria italiana. Roma I 933. voi.I.

pp.3.17-67-4.


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1480

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~7. Otranto. cinta tk lle I 00 torri \da Maggiulli). :?:8. Otranw. planimetria cinquecentesca.


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Guerra di corsa

Come se non bastasse l'averne ragione. sebbene presidiate da goffi villani, priv i di qualsiasi arma da fuoco, costò agli attaccanti. professionisti provetti della guerra. un incredibile pesantissimo tributo cli sangue. Ovvio quindi che al di là dell' induscusso eroismo qualcosa nelle cronache non conispondc al vero, tanto più che i turchi certamente maldestri negli scientific i assedi rinascimentali , ancora non manifestavano sirnik deficienza nei più arcaici e tradi zionali. Qua le era qui ndi realmente lo stato e le caratteristiche delle fortificazioni di Otranto è la loro potenziali tà') I II qualunque trattazione storico-architettonica specializzata sulle fortificaz ioni otrantine. invariabilmemc si legge quanto scgue:·'De lle fortificaz ioni precedenti al 1480 non abbiamo notizie precise. Il Cìa lateo ci parla di una cinta dalle cento torri e questo c i viene confermato da un'ant ica pianta. forse c inquecentesca. posseduta dal Municipio e pubblicata dal Magiulli. li castello attuale può di rsi quasi tutto opera de i vicerè spagnoli :so lo una torre ed alcuni tratti delle co rt ine sono riferibi li al periodo nragonese ... ··y È comunque perlomeno strano che il riferi mento al tracciato originario sia individuabile in una pianta cinquecentesca. epoca in cui gli stessi croni sti affermano che niente più dell'antica cerc hia sopravvi\ esse. In ~intes i. lo stato attuale delle fortificazioni, così risu lta dalla descrizione fattane da un profon do conoscitore dell'architettura militare ed allento studi oso: ..Il recinto delle mura di Otranto ha un tracciato poligonale che si può disti nguere in quattro fronti. La fronte Nord, in cu i è la porta della citf1, va dalla to rre Ippo lita fin o al Bastione della pona stessa. La fro nte ad Est è costituita da ll' alto muraglione di sponda battuto dal mare:aveva tracciato poligonale con ripiegamenti ad angolo retto i quali. peraltro in seguito. furono tolti in gran parte, e sostituiti con tratto rettili neo, come oggi si vede . L1 l'ronte Sud è c hi usa eia tutto il caste ll o ed ha una cortina appoggiata ad un bastione. dalla parte dèl mare. e ad una faccia del saliente esterno del casrello, dalla parte di terra;innanzi ad essa è un larghi~simo fo sso. La fronte Ovest è costitui ta. verso l'estremit~t meridionale da due cortine e due torri del castel lo. n81la parte centrule. da una lunga cortina relli linea appoggiata ad una torre del castello, da un lato. ed alla torre Duchèsca dall' alrro:verso r altro estremo da una altra breve cortina fra le due torri Duche:--ca ed Ippolita. La torre Ippolita fa parte delle opere che furono costruite da Re Ferrante, sub ito dopo aver scacc iato i Turchi da Otranto ... Dalla torre Ipppoli ta il tracciato delle mura ripiega ad an goli molro ottusi verso est, sino alla porta dèl la città ... Alla torre a sini stra della porta si appoggia col fianco un ampio baluardo che protegge la porta stessa con offesa di fianco. e la copre con un orecchione arrotondato, impedendo che potesse esser battuta d . in fi lata . I111wnz i all,1 porta Al fonsina ... esiste tuttora ... un'altra porta praticala nel muro, che ... costituiva una li nea di difesa più avanzata a proteggere l'ingresso della città. Dinanzi a questo muro correva il largo rosso ... ": 19 Un prezioso in ventario redailo il 25 marzo de l 1496 concernente le artiglierie presenti ad Otranto e la loro esana ubicazione sulle mura:-O, ci consente a questo pun10 una serie di interessanti puntualizzazioni . Premesso che tutti i torrioni aragonesi pri ncipali cretti dopo il 1480, sia ad Otranto che a Napo li, portano un nome per lo piLt riconducibile alla dinastia, e che le opere bastionate o di fiancheggiamento riscontrabili lungo la cerchia sono necessariamente posteriori al ·soo, possiamo così indi viduare, evi -

_, R.f)1. VrL\. Castelli. Jorri <·d O/Jere.fortifc(lle in Puglia. JV1 il ano 1982. p.207. Ulicriori noti zie sul castel lo di 01ran10 in

So/e1110, Lcccc 1994. pp.59- 60. Roma 1927 . pp.211 -227. '" Ardi.di Stato di Venc1ia. d'ora innanzi ASVe. (ommemoriati. rcg.18. cc.63 r- 71 v. e cc.221 v-222v.

[VI. Di: :vl ,\RCO . 'forri e Ca.11e!li df'I ~·, G . HACILE

Di

CASTlCil.iO'<E. Cas1e/li pugliesi.


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Ot ra1110 J480

29

Ocrnntn ., . ¡ . 29. O 30. . . 1,lan1rnema aHualc 11a1110. port a urbica.

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Guerra· ,rf.. ,· corsa


01ru11w 1480

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.:2. Otr.i ntn. h,1s1innc lato mare. _\,. O tra11!~1 det tagli o puntone.


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Orrn11ro 1480

.,6. Otra ntn. co ntroporta avanzata.

cle nziandone la trascrizione, quanto cli recentissimo vi fosse nella fortificazione urbica della città nel 1496:

Cortina del G rissolio Torre del Centenero [torre del Centenario] Torre Maistra della prota [t.orre mastra della porta] • tvlaistro Carnpaner [Campani le della Cattedrale] Torre del la Cantonada

Torre della Duchessa [Torre Duchesca] Torre Hipolita !Torre Ippolita] Torre sopra lo portone Tòrre del Mazzarone LTorre ciel] Celso

Cortina della Duchesca-Torre Hipolita L' itine.rario detr inventario ha andamento antiorario, opposto quindi al precedente, per cui inizia da lla cortin a es istente su l fianco s inistro della porta Alfonsina-fatta e ri gere dal sovrano aragonese-e così pub essere riportato al periodo immediatame nte antecedente l'attacco turco:

FRONTE NORD Cortina del Grissolio-Torre del Centenario. La torre era antichissima, rievocando le mitic he cento s imil ari. Ve nne inglobata nel bastione fiancheggiante la porta Alfonsina, dal quale fuoriusciva per un quarto ne l suo innes to con la seconda cortina antistante la porta stessa.


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I

37 37. 01ra nto. C(lrnpanile cattedrale.

T. del Centanario-T. Mastra della Porta. La torre mastra della porta, era il torrione lato mare della porta Alfonsina, che nella mappa cinquecentesca è anche chiamata ' della Bandiera'. Il dato ci proverebbe che dopo il 1481 si ebbe solo una semplice ristrutturazione della porta stessa e non già la edificazione ex novo, non spiegandosi altrimenti questa pluricità di nomi . La ulteriore specificazione di 'mastra' sott intende l'esistenza di una minore adiacente, e spiega anche il perchè della sua destinazione per la bandiera: le attuali invece sono inglobate in una unica copertura, e costituiscono un solo corpo, forato dalla porta stessa. Campanile della Cattedrale. Di massiccia struttura e di notevole altezza, ai giorni dell'inventario risulta ancora inserito stabilmente tra le opere difensive, quasi come una torre. In effetti distando pochiss imo dalla cortina anche dai turchi fu in tal funzione utilizzato, conferma che le mura sottostanti non avevano subi to alterazioni dopo la riconquistas 1 • Torre della Cantonada. Dovrebbe trovarsi inglobata nel bastioncino piatto immediatamente successivo all ' innesto del la seconda cortina antistante la porta Alfonsina.

5 1 Narra

il LAGGETro. Historia .. ., cil. , p.50. circa l' impiego bellico del campanile della Cattedrale che:«mentre il Duca facev,1 battere la Città con l'artiglieiia soleva ogni giorno un Turco salir sopra il Campanile...e mostrava il culo al campo. 11 Duca Alfonso promise ad uno dei bombardieri un buon beveraggio, se lo levasse.li hombardiere...incominciò a tirarli piìi tiri ... con un pezzo di campagna eLingannandolo a posta con certi ciii falsi per assicurarlo, e quando il parse tempo cli tirar davvero. disse al Duca: « ... V.Maestà Slia au.en10 che mò ne lo voglio levare» e dando colla palla al corpo, stando a fare il solito e ne lo levò in aria in cento pezzi... Li Turchi l'andorno raccogliendo in più pezzi con molti gridi et urli, come cani piangendo. pcrd1è lo tennero per malissimo augurio... ».


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Ommto 1480

Torre della Duchessa. Torrione di esplicita nominazione aragonese, essendo la duchessa sotti ntesa la rnoglie del duca Alfonso. Dovrebbe pertanto trattarsi indiscutib ilmente cli una delle strutture erette dopo il I 48 1. sebbene al suo posto nella menzionata mappa cinquecentesca vi sia ubicata una torre detta 'de Previt', particolare che ce la riproporrebbe allora certamente nuova ma di non diversa ubicazione della più antica, conferma del la permanenza della cerchia stessa.

FRONTE OVEST

Torre Ippolita. Di scorso del tutto analogo alla precedente. Il nome alternativo, o precedente risulta 'Lifeia'. Cortina Torre Duchesca-Torre Ippolita. Dì evidente ricostruzione, imposta per ovvie ragioni da quella dei due torrioni contigui. FRONTE SUD

Torre sopra il portone. Trattasi della porta urbica posta alle spalle del caste1lo. Ora quest'ultima, che peraltro significativamente non risulta affatto nel menzionato inventario, confermerebbe con la sua assenza che la sua edificazione avvenne effettivamente tra i I 1485 ed il 1498. Ciò spiegherebbe la ragione per cui al momento dell'inventario - lung i dall'essere completata - non possedeva alcun armamento. La citata porta pertanto priva di castello necessitava di una sua particolare difesa, costuita appunto dalla sovrastante torre, di cui nu lla è rimasto. Torre del Mazzaronc. È presumibile che tale torre si trovasse anch ' essa adiacente la porta, ma pur essendo sopravvissuta alla devastazione turca dovette finire inglobata nel bastione rinascimentale eretto alle spalle del castello. FRONTE EST

Torre del Celso. La torre si trovava, ed è ancora parzialmente visibile in corrispondenza del saliente che forma il fronte a mare. Essendo questo quello naturalmente meglio difeso, non necessitava oltre alla predetta, imposta più che altro dal cambio di direzione della fronte, di nessun altro caposaldo. Da quanto illustrato, siamo in grado perciò di sostenere con sufficiente credibilità che l'andamento della cerchia urbica di Otranto non subì posteriorn1ente al 148 1 alcuna stravolgente alterazione, nè tampoco rilevanti interventi integrativi, ad eccezione logicamente della costrnzione - o forse radical.e ristruttunizione - del castello. Era quindi in condizioni di sufficiente difendibilità, tranne forse la prima tratta del fronte sud. in corrispondenza della seconda porta, dove molto oculatamente venne prima inserito il castello, e poi potenziato con uno spuntone e con un bastione. E non a caso proprio lì i turchi, dopo attenta osservazione sfondarono. Così al riguardo il Laggetto: .. Finalmente dopo 15 dì cd altrettante noui deliberando li Turchi cli rimettere per entrare. un Venere mattino all'alba i l dì 12 Agosto. avendo falla una gran batteria alla co rtina. qual viene da levante verso ponente e che aveva e che oggi ha la faccia in Ostro entra il castello e la wrre che fa l'angolo della tramontana, dove era um1 porta che chiamava no la porticella.. . (sfondarono in breccia 1.. :·.52

Nonostante ciò la sezione venne semplicemente ricostruita, grazie appunto alla anteposizione del castello, e le torri rimasero almeno fino alle riqualificazioni v.icereali. Pertanto possiamo concludere che

52 i'v 1.l.l\(òCE1TO.

Historia .. .. çil.. p. 33.


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.\~. Otr,uuo. plan11nc11 i;1 ca~t,· 1,, ni., i k \

Guerra di torsa

11.,

39 .W. 01ran1n. scorcio castdlo.


Omm10 1480

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40

41 -Hl. Oir:uHn. con ile castello. , . ,. I·· -11 Otran to. ('l1n ile ças1cllo: I.i se.i ,1.


Guerra di u,rsa

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, -1.:. Otr:11110. wdut.i fro111,· a mare.

la ci11adina apparve ai turchi non mol to dissimile dall'attuale centro storico. racchiusa da mura con identi co andament o cli massima. con toJ'!'i più sott ili e forse leggermente più alte, ma di sicuro non così patcticam~ntc indifesa ed indi fendibi le. qua le ci ri su lta dalla memorialistica. Quanto rapidamente poi si realizzarono gli interventi adeguativi aragonesi successivi alla riconqu ista, lo di mostra il dettaglio che dopo sed ici anni, molli cannoni stavano ancora custoditi nella cri pta del la Cattedrale. Il luogo, in fat ti, reputato piLt cli ogn i altro sacro per l'ind iscriminato cecidio de i cittadini che vi si svolse, avrebbe potuto solo in forza di una esigenza non altrimenti soddi~facibilc trasformarsi in deposito di artiglieria. Ovv io presumere che, a quella data, l'acevano difet to non solo le opere del Castello ma anc he i siti appos iti per la custodia del le munizioni e delle armi. siti ai qual i in ogni costruzione militare si destinò una comprensibile prioritl1. Resta ora una ultima osservazione circa la dotazione balistica della città.

l e artiglie1fr aragonesi Afferma il solito Laggcllo che: "Frauanto 11011 mancando mai li T urchi <li bauerc di dì e cli nouc nel modo soprackllo senza riposar mai, avenclono <l' O)!ni banda \Calata la ciuà. quale perchè non avevano l'artiglieria di potere offendere l'inimico, poco o nien1c dan no li faceva no per non quell i di dentro se non ceni peaetci piccoli d i fe rro. qu::ili andava no portando or da 11 11 lato or da un al tro. Ma ll1 speranza dc·i Capi t::ini e Cilladini era asr,ettando di venire al le mani con l'arm i. quando erano p~ r entrar.:: e co~ì sbandati a~pcnavano con grami' :in imo per mostrare la loro \'i rtù da peno a peno con la ,pada in nK1no .....~'

La cittadina quindi non disponeva di artiglierie difensi ve, tranne alcuni picco li pezzi in ferro. che possono indi,·iduarsi con facilità in al trettanti cannoni petricri. Erano quelli. in fatti, particolarmente effi-

~: 1'1. J.,(ìc;1.no. lli1oria .... <.:it .. p. >>.


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Otronw I 480

..

43

44 43. Cannoni petrit:ri di cui uno con otturatore. 44. Bombarda XV secolo.


7-1

Guerra di (·orsa

caci proprio per la di fesa ravvicinata delle mura. in quanto la loro rosata di mitrag lia, scaricata verso la loro base o contro le sue immedi ate adiacenze nel fo ssato riusc iva micidiale per mollissimi attaccanti simultaneamente. t\'on occon·eva una particolare punteria e la strullura di ta li pezzi, sempre a retrocarica con otturatori camerati intercambiabili , consenti va una cadenza di tiro alti ssima per l'epoca. L"affermazione trova de l resto conforto ndl'altissimo numero di perdite che subirono i turchi in fase ci· in vestimento. non altrimenti spiegabile ad opera cli civili impreparati. La deficienza. pertanto. riguardava le artiglierie cli maggiore calibro. le sole indispensabili a controbattere le postazioni nemiche. impiantate a bre\'issima distan za dalle mura. Sembrerebbe pertanto che in materia di artiglieria la dina~tia aragonese poco o nulla avesse predisposto, mentre invece i dati dispo nibi li ci con fer mano l 'esatto co ntrario ,q_ Afferma. infatti, motivatamente il M ontù che nel:""campo tecnico i progress i dell'Artigl ieria napoktana nella metà del ecolo X V sono innegabili:nè poteva essere altrimenti, se i considera che vi lavorarono arti sti della forza e dell a genialiti1 di un Pisanello ed artefic i della perizia indi scussa di un Lo :V1onaco:ma. se si era progrediti per le bocc he da fuoco come arma di assedio. si era in vece appena al l" in izio per ciò che concerne l ' uso dei peui come arma campale...... ss Una identica deficienza doveva affliggere ovviamente anche il settore difen ivo, conseguenza non ultima della originari a con notazione delle art iglierie quali macchi ne termiche da dernolozione, sostitute moderne del le arcaiche neurobali sliche, ma con identiche fin alità e peculiarit~1 d' i mpiego. Non a caso . p~r molti storici , la vera innova~ione difensiva introdotta dal l' archiettura di transizione consistette nell'am pio ruolo strulluralmente ri servato alle artiglierie da difesa, per cui le forti ficazioni si rielaborarono sotto questo stimol o. È comunque estremamente significativo che le artiglierie aragonesi iniziano ad ostentare una tendenza verso una magg iore leggerezza. primo i nconfondibil e risco ntro della loro evoluzione tecno logica. Di certo tuttav ia all' epoca del l 'assedio di Otranto non appari vano in nulla diss imili dalle coeYe turche, nè era ancora percepibile una qualsiasi superiori tà che di venne, in vece, manifesta nel secolo successivo. Questo dettaglio, che trover~t una swpefacente riprova nel! ' impressione che fecero i cannon i di Carlo VIJ1 nella sua leggendaria calata del 1494, dimostra che le artiglierie difensive quand'anche esistent i non rientravano. a causa della loro eccessiva mole e complessità nel la possibilità di maneggio di serventi non qualificati , nè peraltro i l loro apporto i dimostrava risolutivo. 011ime per lo scopo solta11to quelle del genere delle pctriere. come accennato, leggere e rapide, con modestissimo consumo di pol vere e grande celerità di tiro. No11 a caso da quegli ann i si avviò una riprogettazione delle bocche da fuoco, impostata su criteri dinmetralmcnte opposti a queJli fin li segu iti. e dei qual i le mura di Otranto furono le ultime vittime. I pazi rinasc imentali sarebbero stati :''capaci, pi ù che cli lanciare un pro iettile molto grosso, di scagliarlo a distanza e con una crescente forza di penetrazione, e i11 un tempo sempre mi11ore, Questo progresso . visibile più o meno ovunque. è particolarmente sensibi le in Francia:e quivi prima che altrove. sembra. \·erso i l 1480. diventano usuali le artiglierie con palle di ferro fuso. assai più piccole di queJle di pietra i: con un grado di penetrazione di gran lunga superiore. Non sono più enormi palle di pietra del diametro persino di 70-80 cm. lanciate eia mastodontiche bombarde, una o due ogni ora:ma si tratta di palle di l"èrro del peso cli 50 l ibbre, del diametro cli I Ocenti metri circa, scagliate con rapidità di gran l unga maggiore... .. 5<, Ma nell 'estate del 1480 tanto per gli ottoman i quanto per gli aragonesi esisteva soltanto la pall a cli pie tra con le sue enorm i tolleranze e con la sua intrinseca fragilità, limi te invalicabile a cariche di lancio di magg iore consistenza e a ve locità ed energie cinetiche residue di significati va potenzialit~t. Art iglierie qu ind i che non potendo allingere a livelli di impatto considerevoli in funzione delle cariche di lancio li ricercavano in funzione della pesantezza dei proietti. Discrete pertanto per sfondare mura, ma

5• È intcrc~~ame rirnrùa rc che le prime notizi e rc r11.: sull'arti glicri a napoletana risalgono agli ultimi anni ùcl '300. e che A ll"ùnrn <J"Aragona già nel 142 1 impiegò hnmbarcle nell" assedio di Al·c1T,1.Da allora all "arma furono dedicate inccssmiti atten7.inni e riso r~c.C J'r. R.Fit.ANGt.:Rt. Le ar1ig/ierie di Castf'I Mw1·0 nei secoli XVI e XVII. in Are h. Stor. Prov. Nap.. n. S.. a Xl X. 1933. "C.\IO'\T(•. Storia del/'aniglieria .... t"il.. fl. ~07. '<, P.Pum t. // Ri11asci111enw.... cit.. p. 252.


75

O ilW/T() 1480

assolularneme inadatte per un tiro mirato - di qui la scarsa validità in difesa - buone al massimo per il cannoneggiamento terroristico, di cui infatti troveremo innegabile ri scontro ad Otranto.

Entità dernografica ed econornicu di Otranto Esarninata per grandi linee la situazione difensiva della cittadina e delle sue opere, passiamo ora all'approfondimento della sua realtà sociale, ovvero della sua consistenza demografica ed economica prima dell' attacco, ragione non ultima dell'attacco stesso. Al pari delle già trattate puntualizzazioni circa la potenzialità militare di Otranto, anche per queste ultime connotazioni abbiamo fonti estremamente discordanti. Così ad esempio uno storico locale, sintetizzando il martirio degli abitanti: ''Dei suoi 29. 000 cittadini, sopravvissero meno cli duemila: dodicimila, circa, caàuti in combattimento;altri massacrati nel Tempio e lungo le strade della città;ottocento e più, decapitati sul Colle della Minerva;i fanciulli, deportati come paggi in Turchia e le donne a languire sui mercati di schiavi o negli harem turchi."5 7 La stima però sembra universalmente eccessiva, e non di poco: basti pensare che in quegli stessi anni Roma vantava una popolazione inferiore ai 40.000 abitami58 e non era certo l' ultima delle città 1 Inolr.re nel XV seco lo: "la popolazione meridionale dovè scendere con ogni probabilità, al di sotto di un milione e mezzo di abitanti, registrandosi una perdi ta forse del 40 % ri spetto alle punte massime dell'espansione roccata nei due secoli precedenti , perdita superiore a quella media italiana dello stesso perioclo ..." .w È inte ressante osservare che ancora nel 1505 i comuni ascrivibili alla Terra d'Otranto non superano iI numero di I61, ciascuno con una popolazione media compresa fra i 900 ed i I. 000 abitanti, il che darebbe un totale per l' inr.era provincia non superiore ai 160.000 individui: è impensabile, pertanto, una conce ntrazione cli un quinto nelle sola punta estrema. Del resto il documento al riguardo forse più attendibile è un dispaccio del 16 agosto 1480 inviato dal Sadoleto, in cu i così veniva precisato sull'entità de mografica della cittadina: .. L a 1erra era una uti lime cossa, chel me dice el S. Secreracfo, che nitra che la faceva più cle mille fochi, face va più dc I. 500 hornini da facti, et erngli più de 500 maistri da nave..

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li dato cui fa riferimento l'illustre relatore proveniva direttamente dal segretario di Stato, ovvero da Antonel lo Petrucci 6 1, e quindi assolutamente credibile. Ora considerando che, per l'epoca, l'unità fiscale chiamata ·fuoco' viene fatta ascendere abirualmente a 4,5 -5 abitanti, la popolazione complessiva di Ot ranto si attesterebbe intorno ai 5. 000 individui, cui andrebbero aggiunti quelli non costituiti in 'fuochi ' ammontanti, a loro volt.a. ad un massimo di circa 1. 000, ed ancora, per eccesso di zelo, anche eventuali mercanti non stabilmente residenti ma pur sempre presenti nella città: il totale così elaborato ci induce a concludere che alla vigilia dell'at1acco turco si trovassero all'interno delle mura non più di 6.000 cittadini. Un quarto circa per restare al nostro informatore, risultavano uomini validi, ovvero, cons iderando la durata della vita media, tra i 18 ed i 45 anni. Di questi, per meglio configurare l' aspetto economico, 500 svolgevano il mestiere cli 'mastro di nave', definizione che potrebbe indicare il ruolo di capobarca o di padrone cli minuscole imbarcazioni da pesca. Tale dettaglio è estremamente significativo po ic hè ci permette cli asserire che l' attività otrantina per antonomasia alla fi ne del '400 era la pesca, o comunque la navigazione di piccolo cabotaggio. Le restanti fo rze lavorative, maschili e soprattutto fem -

~ 1 G.Gl.-'IFFREO,\,

Otran/0 nella storia. Lecce 1988. p.317.

s, Clr. 1.1!'-'SOLERA , Roma. Bari 1980, p.43. ''' C.ì.GA1.,,sso. L'altra Europa. Cuneo I 982, p36. 1'" lì.M<)RO. L(/ Relm.ione D'Ace/lo e il suo rifèicime/1/o otrantino, in Aui.... ciL. voi.IL p.79. Il bra no ci tato è tratto da un disp,1cc io icw ia10 dal Sadoleto il 16 agus10 1480. in cui viene descritla la situazi one demografica di Otranto. ,,, A ntonello Petrucei. già Segretario di Stato del Regno di Napoli du ranic l'in vasione di Otranto. pochi anni dopo fu coin\'olto nella ·congiura dei Baroni ' e giustizia to a Napoli.Così C.P0 Rz 10 . La congi11ra de ' haroni del Regno di Napoli contra il re Fcrdinondo Primo. a cura di E .POKTIERI. Napoli I 964, pp. 149- 150. ne concl ude la decapitazione:« .. c con miglior fama che fori.una dipartendosi da quesla d olente vita. in due pezzi ri mase».


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-t5. 01ran10. il porto dal cas1ello.

rninili . è facik presumerle intente all'agrico ltura lim itrofa ed ad un minimo dì arti gianato connesso con la cantieristica navale e con le strette esigenze domestiche. Ad una identica conc lus ione del resto c i conduce la cron isroria del Laggetro allorchè, descrivendo la sua città pochi decenn i dopo l'episodio, così ne evide nziava la scarsità demografica: "Tiene un borgo dove abita gente bassa e vi sono magazzini. boneghe di molle arti. perchì: la città è d'abitaziomollo sirena. non essendo il circuito più di 500 passi, perehè 300 passi sta posrn in terra e 200 viene bagnata dal 111arc:i:: li giardini sono vicinissimi e molti demro il borgo. qual si termina con due çonventi di frati. l'uno di suo vocahnlo d i S. Giovanni e l'altro d i S. Fra ncesco, e ques w è quamo al sito." 62 111

Que lla che però appare una popolazione di non rilevante entità costituiva nell 'ottica della guerra di corsa un bottino affatto ins ignificante, anche tenendo il de bito conto delle perdite imputa bili ai combatti me nti e di quel le contestuali al sacchegg io. Non scarseggiavano inol tre beni mobili e ricchezze varie con le qua li rimpinguarlo u lteriormente. li già citato memorialista rilevava che possedeva Otranto: ..... d'inwrno molli casali , vi lle c terre viçìnc che la tengono l!r::tssa cd abbondante d'oc:ni cosa necessaria al vitto. e dal mare anco le ve ngono ~ontinuamcntc molli sussidi. essc~do la cinà atta alle indusl;ic del mare, alle quali ,i c,crcitano molto gli abitatori ... E anche la ciuà reposiloria dell"olio 1:he nasce alla provincia e vi si riduce a vcndcrc ahro\'e:si ripone e da là si naviga poi in diverse parti:e questo dicono vogl ia signifi care la sua i nsegna, o vero impresa che è un alta torre di là intorno che viene circondat,1da un gran serpe negn) ... La wrre veramente vi è ancor oggidì in alto sopru il m onte ... e si 1ie11e fosse stata edificala dai Romani ... " .63

Un centro commerciale quind i alquanto florido e con notevoli ricchezze accumulate, s ia in natura sia in metal li preziosi prove nti dei traffici e degli scambi. La notizia senza dubbio significativa-essendo probabilrnente ta li potenz ialità ben conosciute ai razziatori, e forse identificabili in parte con il fam oso

1•2

M. L ACiCiETTO. Historia ....

''' Idem.

rit.. p. 18.


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Orrnnro /480

....._ -l 6, 01rnnto. scorcio del borgo.

47. Orrant0. scorcio del borgo.

·miele' , trova una significativa conferma in una informatissima cronaca redatta dal monaco llarione, probabi Imente ne l settembre-ottobre del 1480, presso lo stesso campo aragonese, e desti nata a Francesco Todeschini Piccolomini, futuro papa Pio TTI. Così sull'argomento il religioso: "Preda rn ilitibus permissa est. ita tarnen ut aurum argen lllmquc mone princi pi servaretur.. . Ai soldati è stmo concesso il saccheggio. a co ndizione tu ttavia di riservare al principe tutto l'oro e l'argento. Si dice che ad Otranto siano stati tro vaci centomila sesterzi. tamo che moltissimi dicono che la città ha meritata la ~trnge subita cd è stara perduta dalla sua stessa avarizia. Tutto l'olio che si è trovato nelle case, rotti gli orci e le bolliglic. è stato fatto scorrere come acqua per la città .. .''.64

Il riferimento all'avarizia sembrerebbe potersi imputare alla mancata volontà degli otrantini di fi nanziare, al pari de i leccesi, il potenziamento delle loro fortificazioni. Una cittadina in conclusione abbastanza popo lata ed alquanto ricca con pessime difese e pochissimi armati: l'ideale per un attacco corsaro!

Lo sharco Non lontano da O tranto, appena a 5 km, si trova una ampia spiaggia sabbiosa, estesa per o ltre u n miglio. iso lata q uasi dal restante retroterra dall ' ampio bacino lacustre dei laghi Alimini. Sono in realtà la fusione d i due distinti specchi d'acqua di diversa genesi naturale. Il primo cli essi I' Alimini Grande sembra costituire una sorta di residuo di una piccola insenatura separatasi, mediante una colmata di sedirnenti foranei, dal mare e di tale provenienza conserva la saliòità delle sue acque. Una rilevante depres-

<•·1 l l .1\RIOK L DA V ERONA .

Lettera. a cura di l.{ìl.lALDO ROSA, Una /e1terl1 di l/arione da Verona, in Atti ... , ci t., voi.I, p.273.


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~:-.. Otranto. la Tom! del Serpe.

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sione. proclott.as i ne lle medesima area. ne ampl iò la superficie e la volumetria globale. La collocazione geologica del fenomeno è indicata nel quaternario. era in cui si formò anche il secondo bacino, quello per noi più in teressante. l' Alimini Picco lo. Al pari del primo anche questo occupa una depressione naturale che. sebbene adiacente a ll 'altra, se ne distingue per una quota superiore. In essa l'apporto concomitante del le acque piovane e cli . quelle sorgiv~ produssero rinvaso che, u_n a volta raggi~1nta una ri levante consistenza. finì col fondersi con il precedente. tramite un lungo canale di circa 1500 m .. Entrambi poi attraverso un secondo canale cli scarsi I 00 rn. sfociano in mare 6:\ La rarissima conformazione spiega il perchè soltanto una parte-comunque notevo lissima-delle acque risu lti do lci. Lo straordinario abbinamento di acqua dolce in abbondanza e di spiaggia sabbiosa ed ampia costi tu iscono una sorta di singolarit~t de ll 'intera costa pug liese-c irca 400 km-per lo più rocciosa ed inapprodabi le al di fuori dei suo i piccoli porticcio li. e priva, specie in estate, cli significative risorse idriche. L'areni le può pertanto considernrsi 1· unica tratta idonea non solo ad uno sbarco contemporaneo in forze. ma anche l'unica in grado di consentire un soggiorno ottimale per molte migliaia di uomi ni e di anima li in assol uta sicurezza, tutte connotazion i che: " presuppongono una conoscenza accurata della zo na ed una scelta de li berata:motivazioni che concorrono ad escludere che lo sbarco ad Otranto sia avvenuto solo come a lternativa a disegni verso altre località" ,C,6 Stando al la maggioranza de i croni st i coev i la flotta turca comparve davanti alla menzionata costa il 28 de l mese di luglio ciel 1480.La fo rmavano, e sul dettagl io le fonti sono sostanzialmente concord i, c irca 150 i111barcazioni di varia tipo logia che. in linea di rnassi 111a, possono suddividersi in 40 gale re sotti li e 30' fuste. a loro volta cli diversa cons istenza e dimensione, nonchè una ventina di scafi cli minore e ntittt ed oltre 30 trasporti, a ltri menti cletti ·rnahone' o 'pallantarie' . Su questi ulti mi stavano imbarcati i cavall i, le art iglierie d'ass-edio, e le muni zioni . La relazione ufficiale sulla presa di Otranto del resto conferma le sti111e al dettaglio. assere ndo: ··come all i '.?8 del m ese cl i luglio. J i venerdì rnaui na. ,A.Ja111cch Bascii1 ;;e rappresentò in Otranto con galere vc ntiq ua11ro. galeol\e e !"uste sctt amotto e pamanarcc trc111a. con l i quali portò quattrocento cava lli e sedici m ila i'a11ti. hor11harde grosse nove. cc rbo1tanc e al tre sonc di verse d 'an iglieri a. mezzane e piccole. al numero di quattroce11to .. "67

Lo sbarco, grazie alla totale clisabitazione del sito innanzi descritto-oggi come a llora-non trovò alcuna oppos izione mi litare. ad eccezione di una piccola scararnucc ia prodottasi !ra l'avanguardia ed alcuni squadroni mil iziani mont ati . Stando al Laggetto, infatti. l'atterraggio sembrere bbe essere avvenu to in due fas i. 1n una pri ma fu messa a terra nei press i cli Roca Vecc hi a, a c irca una quindicina di chi lometri eia Otranto. la cavalleri a. Facile dedurne lo scopo: garan tirsi l'assoluto controllo del la spiaggia, in vista dell'i mm inen te sbarco in fo rze, creando inoltre, con immediate. scorrerie la desertificazione dell'i ntera zona. Lo scontro con la cavalleria mi liziana avvenne, quasi certamente, presso Frassanito, pochi chi lometri a nord clègli Alirnin i, e sebbene conclusos i favorev ol mente ai dife nsori-convinti fino a quel momento di rrovarsi al le prese con una ennesima razzia- vide il loro veloce disimpegno al profilarsi del la flotta. ovvero all a esarta comprensione dell 'entità del nemico. Così il nostro memorial ista: ..... venendo ques ta armata accostandosi a terra a questo continente. sban:l> ùi notte senza essere scoverta da null:i banda una marl(l di cavalli vi cino a Roca Castello al la marina lontano da OtraJJto d icci miglia, quale oggi è d i;;i'atto:qual i caval li cominciarono a correre improvvi samente tullo il paese accostandosi alla ciuà e fecero mo l ta preda d i uomi ni et aninmli. l ntenclenclo questa no vitz1 li Capi tani che erano dentro la terra uscirono fuori in ca mpagna cl affron tatosi con Jetti Tt11l ·hi in un luogo deuo Frnssani to appresso i l lago pi scator io dell' .Ali m ini lontano dalla cinà quattro m igl ia in v..:;;tiro no \'erso di loro animosamente e ne uccisero molti. avendo anco ra li bera ti moh i huomini che avevano fatti schi avi. li k vorno anche la presa dclii animali. I Turc hi per questo sbalorditi e pcrchè 11 011 sapevano i l paese s· incom inciarono a ri tirare; tra tanto ecco l'armata co mpare a vi stn della cinà che ve ni va dalla banda cli tramo ntana un venerdì matt ina a 29 del mese cl i luglio. L i Cnpi tani visto questo si ri tirarono col li loro cav all i demro alla ci tt11 e subi to dettero o rd ine che si shranase il

<,5 Cf'r. .\!1.C:,v.z,xro, A CoSTA:S:TINI. V. D E Vrn~;. L.!'vL\ NK, (,uida di 01m1110, /(I cinà. il 1erri1orio, la cosw L ecce 1992.

pp. 115- I 24. M A . ROVlGH I. L'occidenll':'... , t: i t., p. 99. <, 7 D. fV1oRn. f?<,fa:.io11e .. ., c i t .. pp. 151- 152.


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. · 1a-.:'.J~.!lJ. ~() 01ranto \I. · 1•, «~p,aoo . . ; imini: cannl' uct lurchi». t.::.imare. 1

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borgo e che entrassero tu Li dernro con tune le loro robbe. e così in un momento fu fatto ... " .68

L'azione te rroristica de lla cavalleria turca trova, anche in a ltri cronisti , una medesima descrizione fatta però rientrare in una unica operazione cli sbarco: ... c . di scesi li cavalli in terra. subito cli scorsero per la pro vincia e. trovando le geme sicure. fecero grandissima preda saccheggiando e abrugiando mol ti cas al i cd ama;.:ando molta gcntc. "69

Se, in conclusione, le fonti sono sostanzialmente concordi circa le unità navali della squadra turca e circa le p rime azioni a te rra della loro cavalleria, non lo sono invece in merito alla stima delle fo rze cli fanteria c he sbarcarono agli A limini. U na a mpia escurs ione si registra al riguardo oscillando le c ifre fra i 18. 000 ed i I 0.000 uomi ni . Ora assodato che de lle 150 imbarcazioni so ltanto alcune potevano osp itare un contingente da sbarco cli un centinaio cli soldati, la cifra plausibile sembrerebbe la seconda, concordandovi a ltre motivazioni. Degli sbarcati forse non più della metà potette prendere parte attiva all'attacco della città dovendo pur sempre la res tante proteggere il campo base e gli ancoraggi da possibi li contrattacchi difens ivi, ed ancora sorveglia re la massa cli prigionie ri che continuamente afflu iva al campo in attesa di imbarco. Una esplicita confe rma sulla matrice corsara dell' armata turca si coglie in un attento cronista coevo, G iovanni Michele Marziano, che ne forni sce al conte m po la presunta stima numerica: --onde rago nala una ben grossa e potente annata si meueva in ordine a quanto f ace va dc bisogno, irnperochè, /;!i odirnndn che malegevolmeme poteva procacciarsi l'i ntrata in un Regno così ben popolato e di valorosi huom ini ri pieno s<::nza 1· 11aver v i a co ndur pri ma numeroso cssercito. ordinò non solo à corsari ... ma comandò che fatto i l numero dc m ille sc ielti cavalli e di diccimilia huornini andassero ... " .70

In sintesi quindi, circa 10.000 uom in i e 400-500 ca valli, che unitamente agli equipaggi della flotta raggiungevano la cifra rotale, pe r l' inte ro corpo cli spedizione, di quasi 20.000. Sotto il profilo ope rativo nelle ore immediatamente succèssive al lo sbarco, ovvero nel corso della mattina de l giorno 28 luglio, furono attaccate, sfruttando la totale sorpresa le località di Cutrofiano, So lgia no e Risig liano. fn altresì , sempre nel le stesse ore, occupata, dopo la conquista, anche Roca e dovunque ve nnero catturati moltissimi prig ionieri conce ntrati, contestualmente all'ampiarsi del la testa di ponte. presso l'accampamento ai Laghi A lirnini . Le razzie non s i fermarono lì reiterandos i se nza interruzio ne pe rs ino durante l'investime nto ossidiona le di Otranto, e ancora dopo la sua caduta: al suo intorno, per di verse dec ine cli mig li a, alla fi ne di quell ' agosto, non es isteva più alcuna forrna di vita civ ile! Aln,eno 2. 000 inermi puglies i fin irono catturati in quelle fulminee scorrerie, che videro devastati e pesante mente spopolati i centri abitati cli Cotrufiano, Solgiano, Ris ig lia no, Roca, Corigliai:io, Minerv ino, Castro, Scorrano, Tricase. Soleto, Gal atone, Galatina, Nardò, Presicce, Ugento, S. Piet.ro. E evidente dal1'e lenco la vo lontà di sfruttare al parossismo la sorpresa, onde conseguire inge nLissime prede, e non certo occupare stabilme nte il territorio nemico: in nessun caso, infatti. quegli sventurati paesini restarono oltre qua lche giorno in mano turca, ulteriore riprova dell a impostazione corsara dell ' ope razione . T rascorse le prime movimentatissime e terribili ore, ad Otranto s i comprese distinrame nte la inusitata pote nza dell'incombente minaccia. Molt.i ce rtame nte s i saran no allora ricordati delle reiterate spaventose previs ioni di un'i nvasione musulma na, e l'avranno così identificata. U nica speranza a que l punto g li aiuti da Napoli , ed un veloce messaggero, munito di un laconico quanto disperato dispaccio fu in viato ve rso la cap itale, contando sulla possibili tà, ancora non completame nte interdetta, di attrave rsare le linee turc he . Ecco nelle parole de l nostro solito memorial ista il te nore di quell'invocazione : --serenissi ma e ca ttolica M aestà L' istante neccss i ti1et evidente perico lo non patc che facc iamo con Vostra M. tami lunghi proemi , poichè l'armarn T urchesca che tanti gi orni è scaca alla Vallona .i quest'ora è co mparsa ai danni nostri, la provvi sione c he è alla ci llil è poca l' inirnico è potente co l Nu111° I 50 ve le e più ci è venuto ad assaltare, che se la l'vl. V. non fa subito quellii pro vv i sione che s'usi in breve tempo et è pnssihile a farsi. portamo gran pericolo di perderci et essere pigliati . Noi dal canto nostro non mancheremo di pensarci a quanto che sar;i possibile e fare il debito nostro;ma il manco

6:l M.L,miETro. His1oria .... c i t.. p. 27. 1:,<> D.M cmo. Relnz.ione .... c it.. p. 152. 7o Cì. iVI .iVL\R/.J ANO . Successi del'a rma/a ltlrchesca ... . cit .. pp. I 95- I 96.


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sarebbe a perder noi la vi t,l nostra e dei nosi ri fig li : ma quel che più importa sari1 il diservizio di Dio e di V M . che no: potdi nascere:. La supplichiamo pen anto per amor di Dio che ne voglia soccorrere presto crnllro questo cane nostro Ncm.ico e così poten te. nè d irc nlQ altro se non raccoma ndarci umilmente a vostra IVI. qual J\. S. co nservi in l unga vita con ogni fe liciti, e noi liberi dalli nos tr i !\emici e dalla presente invasi one. Data in Otranto lì 29 Lugl io 1480".7 1

L 'assedio lh Otranto Evacuali . come appreso dalle fon ti, i borghi, fatta affluire quanta più gente poss ibile, con al seguito anche i loro an imali all'interno de lla c it tà, in perfetta osservanza con le prescrizioni difensive vigenti, ven nero sbarrate tutte le porte urbiche. Gli spalli ebbero in pochissime ore il loro armamento eia guerra, ecl ognuno, senza rars i rninimante incitare, raggiunse il suo posto di combattimento assegnatogli dai comandanti mi litari del la piccola piazza. Al contempo si procedette a rinforzare con opere murarie raffazzo late i settori più esposti o notoriamente più deboli , nonchè di sgombrare i fossati, ampliandoli ed approfondendo li, in una tragica corsa contro il rernpo: in quelli vi furo no concentrati quanti più capi di bestiame possibili , princ ipale risorsa alimentare in caso di resistenza prolungata. In perfetta concordanza con il già descritto cop ione del l'assed io di Costantino poli, anche il comandante del la forza tu rca-ii più volte menzionalo Achrnecl Pascià- decise, a quel punto, di inviare suoi arnbasc iatori alla città, per notificarle la perentoria imi rnidazione di resa. Le condizioni prospettate, qualora credute ed acco lte, non appari vano tra le peggiori, specie tenendo conto dell 'assoluta impraticabilitf1 della res istenza e della lontananza dell'esercito regnicolo. A tutti si prometteva salva la vita, con i be ni c he fossero riusciti a trasportare via personalmente. ed un salvacondotto per allontanars i liberi ed indisturbat i. Era consenti to. inoltre a quanti l'avessero desiderato, ri manere nelle proprie abitazioni, dopo l' insediame nto di una guarnigione turca alla quale, comu nque, avrebbero dovuto far atto formale cl i sottomissione. Diversi commentatori, già allora, sostennero che siffatte proposte, data la perfetta conoscenza da partè' dei difensori de lla ond ifendi bilità della città, non apparivano affatto disprezzabi li. Dell 'avviso, ad esempio. il Marziano che asserisce al riguardo: " Erano I' o ffertc da 11011 sprezzarsi del tulio, co nsiderata la calamiti1 nella quale gli assediati si trovavano, fra le quali . co me che molte li ne facessero. fu la ultima di haverl i a lasciare nella medesima città giurando solamentt' t'cdcllà a Mauhmeth. Re loro, e ricevendo per all' hora un c.;:n o giusto presidio .. . Si erano in quel porto ridutt i sçco i deputati della ciuà. quali . appen a sostenuto d 'udir la proposta che lor si faceva, risposero a coloro [agli ambasciatori del pascià] che ciò t'.ra del tutto impossibile;soggiunse il Z urlo che, si essi non si retiravano. li havrebbc 1·a ui uccidere.. -,_72

L'espos izione trova nella sostanza ampio riscontro anche in altri storici: unica differenza è solo nella sua col locazione temporale, che la citata inquadra dopo l'apertu ra ciel fuoco e la morte di molti turchi. Ne lle restanti , più numerose, sembrerebbe invece che quel la fu soltanto l'ultima delle reiterate offerte. avviaksi appunto prima de ll'investimento ossid ionale. Ma l'episod io che in tale circostanza rappresentò una grav issima violazione delle consuetudi ni di guerra, persino in un contesto tanto esasperato e brutale, ru l' uccisione cli un ennes imo messo inviato dal pasc ià agli otrantini , per cercare di convincerli alla resa . Afferma il Galateo, un altro autorevo le mornorialista, che i difensori dall ' alto degli spalti : " Sccundurn nuncium eadem reforcntem sagittis... Quando arri vò un sec:ondo rnessaggero che ri feriva le stesse proposte, lo tra fissero con le frecce ... " .ìJ

L istaurarsi di un incontrollabi le panico si scorge implicitarnente nel le accentuazioni retoriche del rifiu to: per rendere infatti a tutti indimenticabile la ri soluzione di resistenza ad oltranza le chiavi della ci ttl1 furono ne ll'occasione scag liate in mare! La reazione turca, che peraltro costituiva la logica prosecuzione del l'investime nto, consistette ne lla

' 1 iV1.L,\(;(; ET IO. l-lisforio_ .. , cit., p. 27.

G.M. M ,\RZI ANO . Successi del/'am1r.11a 1urchescl1.... cit .. p. 198. ' ·' ,"\.DE f'ER RAR IS G ,\ LAIL'O, De si111 Iapigia. a cura di FT,,rno in A tt i . .. cil. , vol. I. p. 249. 71


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5-l 53. Otranto. palle di bombarda. 5-4. Otranto. palle cli bombarda.


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messa in batte r ia delle art iglierie, fo rma te, come acce nnato, pe r la maggior parte eia piccol i calibri, des tinati ai tiri di disturbo cont ro i d ifensori sulle mura e da pochi, ma giganteschi mo11ai e bombarde d ' assedio, desti nati a loro volta a spia na re le cortine urbiche . Così il Laggetto ci tramanda la sc hieramento balistico:

··ora asses tate le bombarde per far la battaglia incom inciorno a hanere la ciuà da più bande, cioè da levante eia un allo dove erano certe calca re antiche distante dalle mura 540 passi. et un al tro m onte chiamalo il monte d i S. Francesco per ponente distante passi 80 dalla banda cl i scirocco, d ' un l argo dove si diceva il monas tero della Candelora di stante dal le mun.1 60 passi et anco renevano dal la parte di ponente da un luogo del(() la Roccamatura cl is1an1e dalla 1.:i ttà 200 passi . Però pci mo co lpo fu tirato, fu eia questa banda di Roccamatura e diede la palla ad una l inestra d' una casa che stà alla strada di mezzo che era della ramiglia delli Carbon i et andò scorrendo per eletta strada fino ad un largo che si dice la piazzclla quasi in mezzo alla ciuà... Or questa batter ia faceva no co n certe bombarde grosse cl i gran meravi glia che parevano essere botti e vi erano alcune cl i ferro et. al tre dell'uno e clell' altro metallo e tira vano palle di pietra vi va di smisurata grandezza mcttenclole dentro co ll ' ingegno perc hè alcune erano di c ircuill.l di d ieci palmi, altre d' otto et altre cl i sci, che ancora se ne vede per la ciuà una quamitil che tutte le strade ne sono piene [ve ne erano all'epoca anche mo lti ssime di quelle aragonesi n. d. A ) così di dentro co me d i ruora e le ri ve ciel mare;benchè li Signori Veneziani . quando ebbero questa ci trà in pegno di Fer,dinando Il ne portorno in Venezia una quanti tà grande le più belle, più grosse, e più meravig liose. quali posero nel loro arsenale per un tro feo e memoria et erano di peso clerte palle alcune di sei cantare, alcune più et alcune meno. secondo la grandezza e vo lume loro;ct1e quando delle palle sparavano .. era tan10 il terremoto c he pareva che i I ciclo e la terra si volessero abhissare. e che le case et og ni cdi fici o per i I gran terrore pareva che al Iora cascassero... T utti gli animali così agresti che do mestici se n'erano per la gra n paura fuggit i dal territorio e per l'aria non si vedeva un ucce llo. Di più usavano ceni strumenti chiamali mortari. qual i tiravano palle di pietra grossissime in alto verso l ·aria. spinte dalla v iolenza della po lvere e doppo cadevano delle palle i n mezzo della ci ttil sopr a delle case. talchè non si poteva ca mminare per le strade. nè meno stare in casa, laonde si pigliò espediente d'abbandonare le case e r idur re tutte le donne e figlioli nella Chiesa .tv1aggiore sotto la con fessione cl i quella con alcuni altri vecc hi decrepi ti .. " 7 -1 È inte ressante ricordare che s imili g iga nteschi ordigni non rappresentavano un fatto eccezionale, nè tanto meno una esagerazi one del diarista, a nz i, per l' epoca, una sorta cli cosrante per l'aitiglie ria musulmana. poic hè : '" i Turch i costru irono molte altre bocche da fuoco non meno co lossali e con esse bombardarono Rodi nel 1480 med iante palle di granito del peso cli 645 chilogrammi e del calibro cli 78 ce ntime tri ." 75 li bombarda mento, pe rtanto, fu aperto immediatame nte dopo il rifiuto di resa ed a distanza irrisoria dalle mura de ll a c ittà. Va precisato inoltre c he il tiro de lle batterie di mortai, non era affatto intenzionalme nte dire tto a sc hiantare le abitazioni civ ili: la lentissima cadenza di tiro, che come ci certificano illustri trattatisti no n eccede vano : ·' p iù che sette od otto colpi al g iorno, ed uno la notte .. ." 76, non consentiva s iffa rti spe rpe ri. La prnceclura ciel resto, prefigurandos i una successiva conqu ista non avre bbe trovato valide giustif icazioni , in quanto o ltre ad uccide re indiscriminatamente la popolazione - p ote nz iale bottino - distruggeva anche la città - a sua volta indispensabile per l'occupazione - ma soprattutto non d istruggeva le mura c he, restando illese, ampl ifi cavano a dismisura i te m pi dell ' assedio, che per una serie insormontabile d i c oncause non pote va prot~ars i inde terrn inatamente, come pure lo stesso bombardame nto dati i fo rtissim i consunii di mu nizioni . E pertanto sensato ritenere che le mastodontiche palle, abbatte ntesi sulle misere case otrant ine, rappresentassero la conseguenza di altrettanti e rrori di punteria de i mo rtai. compre ns ibi li per esse re la c ittà molto piccola e con le mura costipate dall ' edi lizia abitativa. Nè è c red ib ile c he i turc h i battessero a pposta l' inte rno della città per tener lontano i difensori dagli spalti . po ic hè così face ndo p roprio quell i sare bbe ro risultati i pos ti più sicuri' L'es ito, tuttavia, fu quello c he dopo pochi colpi la popolazione, terrorizzata ed indifesa, fuggì a r ipararsi sotto la c ripta della Cattedrale , c he essendo costituita eia una robusta volla s i prestava a trasformars i in casamatta indistruttibile . La sçelta condiv isa a nc he dai turchi. nel corso tlèi bom bardamenti per la riconquista, s i confermò sens ata ta nt' è c he il sovrastante bellis simo mosaico pav ime ntale ci è pe rvenuto nella s ua interezza, testimonia nza peraltro inequivocabile de lla bassa pote nzia lità. La proced ura di bombardame nto balistico trova una serie cli rimarchevoli affinità con quella attuata a Costantinopoli. fi na nc he ne i eie ttagli di servizio ai pezzi, come ad esempio nel raffreddamento de i mostruosi mortai. E ra noto, infatti che al d i là delle stupefacenti prestazioni , tal i artig lierie risultavano

; .i

l'vL LAGGF.Tro, Hi.l'loria ... , cil.. p. 30.

- ~ E BR AV ET IA.

"'· Idem

L'artiglie ria e le sue 111eraviglie. \-'li lano 19 19, p. 16 1.


Guerra di corsa

86

'-'· 01i.111lll.

cripw della Caucclralc.

intrinsl.!camente fragili: la gigantesca bombarda di Costantinopoli ad esempio, non: '·potè continuare fino all'ultimo la sua opera di distruzione giacchè, dopo un ceno numero di colpi, scopp iò, uccidendo, fra gl i altri anche il rinnegato che l'aveva fusa a danno dei suoi antichi correligionari. Si credette di risparmiare la stessa sorte ai due cannoni giganteschi che le servivano da satelliti, versando nell'anima di essi, dopo ogni sparo, una gra nde quantità di olio".77 [ nella relazione della presa di Otran to, scritta dal Commi ssario del duca di Bari. possiamo leggere, infatti, che: ..... quandole bombarde se re~caldavano. le rafredavano cum lo olio... ".7S

lo stesso olio predato nei casal i e nel vicino borgo. Nonostante la pesantezza dei pro ietti, il numero dei pezzi e la debo lezza delle mura il cannoneggiamento si protrasse per diversi giorni. minando oltre alla resistenza delle mura, soprattutto quella fisica e psicologica dei di fensori, imposs ibilitati per l' incessante tormento ad un congruo riposo. Afferma il Galarco al riguardo: "Com;itatus ira barbarus omill:l machinamentorum ... Quel barbaro. sconvoll;, dati' irri. ordinò che si approntassero IUlli i ripidi ordigni e le cosideue bombarde (ne nv.:-vano di dimensioni increc.libil meme gr;ind i); per tre giorn i squas~i'> le vecchie e deboli rnura. siccilè poi per parc:c.:c.:il i giorni i nostri e i Turchi cornbanerono con frecce e spade ... [cl 4uando ormai i nostri erano quasi tulli feriti e sJ'initi per la fati<.:.1 e il continuo vegliar.:. i Turchi al primo assalto entrarono nella citlà...". 7'>

Ovviamen te nel corso di quell'interm inabile supplizio furono inviati altri disperati dispacc i a Napoli. tramite vo lontari che con il favor delle tenebre si calavano in mare e nuotando silenziosamente eludevano le lince nemiche, ormai praticamente senza soluzioni di continuità. Le tragiche richieste non trovarono la minima soddisfazione. non esi tendo. per quanto ricordato, nessuna disponibilità militare. di entiti1 adeguata agli a11accanti. l difensori sulle mura frustrnti dall'impotenza del non poter controbat-

n Idem. p. 160. V.Z,,cn 11No. La g11err<1 di (hrc11110 .... cit. . p. 269. Il <locumemo c i1ato è una lc11cra del Commissario del Duca di Bari.

1'

l.udo\'ko Sforza. invimà allo s1e~so Duca. in data 13 onobrc I -180. N A.DE FERR,\RIS GAJ.A1'F.O. De si111 Iapigia.... c.:il .. p. 249.


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Orrnnr" I 480

Sì 56. Otramo. facc i ata dell a Cattedrale.

57. Otranto. palazzo L<>pez..

te re il fuoco nemico in manie ra efficace, presero di giorno in giorno a sperare quasi nell' assalto finale, rappresenta ndo quello l'unica maniera di entrare in direHo contatto con il nemico. E finalmeme il 12 agosto i turchi si decisero all'assalto. Ancora una volta la loro tattica riprodusse, sia nelle linee generali che in quel le di dettaglio, la procedura adottata a Costantinopoli. Infatti, dopo un ennesimo pesantissimo fuoco diretto in breccia su vari setrori simulta neamente, ma concentrato in particolare su quello riso lutivo stimato più vulnerabile-l'innesto delle mura con il caste llo-e meno dife ndibile, tu tte le batterie sospesero per un istante il tiro e si sincronizzarono per la riapertura. I turchi intasati i pezzi un icamente di polvere, con singolo ordine ne provocarono la simultanea deflagrazione, ottenendone una impenetrabile coltre cli densa caligine, al riparo della quale lanciarono le colonne d ' assalto in direzione della breccia principale. · Accecati dal l'acre e d irrespirabile fumo, frasr.ornati dal fragore e dalle urla improvvisamente erompenti dalle migliaia cli attaccanti, impossibilitati a comunicare fra loro ed ad organizzare una concertata difesa-ammesso che fosse ancora attuabile-g li otranti ni, in brevissimi istanti, s i videro raggiunti dai giannizzeri scatenati. Nonostante ciò, tutti s i batterono con indomito coraggio, perfettan1ente consci della est.rema gravità del momento : l'azione di comando ciel capitano Francesco Zurlo e dei poch i uomini cl'arme non e bbe bisogno di prodursi in alcun incitamento. Il numero preponderante dei turchi e la loro insostenibile pressione conseguenza della s pinta ancora superiore de lle successive ondate-amplificata dalle a rmi dei secondi alle spalle dei primi-ebbe ragione in breve de lle strenua ma insufficiente resistenza organizzata, e per la città fu la fine . Sebbene i combattimenti continu arono strada per strada e casa per casa era ormai evidente la loro totale inutil iù A lle urla beluine e terrifiche dei turchi si aggiunsero quelle agghiaccianti dei civi li , frammiste agii schiant i ed ai boati tipici del la guerra. Tra i primi a soccombere s i scorgono proprio gli intrepidi comandant i, terminando con la loro vita l'estrema determinazione a battersi. Dopo pochi allucinanti minuti ogn i difesa ce ssò. ma non per questo tornò il silenzio c he, anzi, le urla e le grida strazianti si moltip licarono a dismisura, squarciando l' irreale silenzio delle artiglierie. Ricorda il nostro Laggetto: ··1Ci ttadini resistendo ritiravansi strada per strada combattendo. talchè le strade erano tutte piene d' homini mot1i wsì dé Turch i co me dé Cri sti ani et il sangue scorreva per le strade come fusse fiume, di modo che co1Tenclo i Turchi per la cittil persequitando quelli che resistevano e quelli che si r itiravano e fuggi vano la furia non trovavano da ca rn-


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minare se 11011 sopra li corpi d'homini moni. Era però cosa cl i grandissima considerazione a veder la virtù elci cittadini e dei Capitani la magnanimità. perchè in quel medsimo luogo che s· erano posti a difendere. si vedevano star diste~i moni e giacenti con le spade nude in mano sfoderate e tutte insanguin,ue. mentre che si posscllc far resistenza ... Or entrn ti i Turchi tu tti dentro incorni ci arono a scorrere per tu tto, rompendo pone. scalando case. ucc idendo uomin i d 'ogni età e non si pcrdonavn nè a vecch i. nè a giovani. nè a re ligi osi. nè a sccolari ;così toccava a ognuno ,cntire la calami tà della guerra. perchi: così erano ucci~i quelli che si rendevano e combattevano. e mettevano il tutto a sacco e rovina . non si sentiva per la Città altro che !>pavcmevoli gridi. et urli di quella canagli a, pianti e stridi dei tigliol i. lamenti e :.ospiri di l anguidi vecchi che erano ri servati in quell'età per vedere tanta strage e si notabi le infortunio e tanto m iscrabil caso. Mentn; la Città t:ra assedi ata e si ba tteva. le donne tulle era no r idotte all a Chiesa Maggiore e nel piano che v'è si ri dussero molti cittadini ritirandosi e qui vi fondo testa. proibendo. alli Turchi d ' entrare. fu fauo un gran macello così dé Cristiani come dc Turchi. che dell'una e dell'altra parte ,·e ne morirono a~~ai: alla fine vincendo la molliludine con tanta venenosa bmta!!lia. entrane.lo dentro elett a Chiesa, baltcrnnn le porte ;i lcrra.'·&o -

L ·eccidio di Orranlo

li di lagare dei turchi all'interno del la città ormai conquistata ed indi fesa costituisce l 'avvio della fase più cruenrn e raccapricciante dell'intera operazione. La sua inusitata efferatezza. ben al di là persino delle più bestia li fi nal ità terroristiche, trova solta nto una plausibi le spiegazione nel la lunga durata dell a res istenza e nel le fortiss ime perdite conseguenti sub ite dai turchi . M olti dettagli inducono a collocare proprio in quelle fu neste ore la volontà del pascià di esplicitare ai suoi gregari la variazione di programma:non più una semplice razzia ma l 'avv io di una stabile conquista. Pertan to il lasciare libero sfogo alla violenza illimitata ed indiscriminata dei soldati , prassi affatto abituale nel le incursioni di qualsiasi ent it~1, è funziona le al disegno di Achemd, istagando suo tramite un incontenibile terrore al le potenziali nuove vilt ime. cd ai suoi combattenti un fanatico senso di superiorità. Occorre tuttavia per megl io comprendere tale mutamento ripercorrere l'intero calvari o dei disgraziali citraclini . su lla falsariga delle innumerevoli cronache coeve, pri vi leg iando ovv iamente quell e più \' icine cronologicamente. e spazialmente, ai fatti descritti. Tra i diaristi un ruolo di primario interes e ri veste il giàcilato monaco benedettino Ilarione che scrisse dal le adiacenie cl i Otranto, pochi giorn i dopo la sua conquista, avvalendosi delle testi monianze dei poc hi supersti ti e delle informazioni apprese dai rari militari immed iatamen te accorsi, nonc hè della ,·isionc diretta dei numerosi cadave ri insepol ti che costellavano la campagna. Eccone la ricostruzione dello scempio successivo all ' ingresso dei turchi : ··1 11g ressi urhi Turcc co cla more, quo gru cs salente. c.: m N ili tepidas aquas peturu ...

I Turchi sono emrati nella ciuà. lcrnndo quelle grida. con cui le gru si sogliono immergere nelle tiepide acque Jd :--lilo e a tal pumo hanno terro rinato i Cri~tiani. già sc.:onvolti dall'insolito genere di combattimento e dal sangue dc:11:i strage. che quasi mori vano prima di essere presi. L\1n:ivcs{·o vo. quando si è acc.:ono che la t:ittà era stata presa. è ri masto a ta l pumo istupidito dal terrorc -·'gli ~i Jriaarono le ch iome e la voce gli rimase in gola"-chc neppure dopo. quando è staio colpito. è riuscito ad espri mere una sola parola. Preso dall'orda dei barbari. è siato fauo morire in modo crudelissimo:non si sa bene come. ma i pii1 dico no che sia su-no squartalo. I lauant i. strappati dal seno delle madri . sono stati in parte sgozzmi, in pan i trafi tLi. Le donne incin te. c.:on i l \·cntre strettamente legalo. sono state coscre ue a partori re i feti immaturi. anco ra palpita111i nel loro sangue. I .e altre. e ~oprauutto le vergini. con le vesti solle,·ate al di sopra delle natiche e del pube e legate alle reni fino all'orlo. dopo c,scrc rimaste così. vergognosamen te cspos1e alla libidine scatenata dei Turchi -lo dico per pietà. non per com piacimen to osceno- alla fi ne sono state quasi lU IIC ucc.:isc. Alcu ne più bel le sono state risp,1rmiate. per essere r iservate alla lussucia dei principi. Quelli che sono caduti ,·i\'i nelle mani del nemico. condotti alla pre,cnza del principe. sono stati tutti decapitaci. tanto che quel barbaro nudclissimo ha detto di a,·cr saccilkato ai suoi morti con mille teste di Cristiani ... ". 81

È in questa ultima affermazione il primo accenno all ' uccisione in massa degli uomini validi di Otranto. in numero di circa 800. che costituì di tutta l ' impresa l'aspetto senza dubbio più inumano. ma anche quello pi ù rimarchevole e destinato a restare imperituro per le sue modalità. È altresì in assoluto In prima conferma della asserita trasformazione da mass iccia incursione ad azzardata in vas ione:mai, infa tti . dei pn::cloni avrebbero ucciso tante prede val ide per semp lice vendetta. r iproponendos i tante morti

>Il :vi.I.AGGETTO. I/istoria.... cit.. p. 3-1. ' 1 11.-\RIO:--t: DA VERO'<A. U'fll'r(I.... cit.p. 273.


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Otrwilo I 480

come una inge ntissi ma perd ita di denaro . Emerge dalle righe una indistinta a1tribuzione religiosa all'ecatom be umana . La assol uta atte ndibilità de lla fonte appena c itata è del resto confermata dalle altre descrizioni, in particolare da quel la de l Laggerto che, per avere avuto il padre deportato schiavo a Valona-da dove poi risucì a scappare fortunosamente, godè di una testimonianza diretta, completa e sicura. Così le sue parole : ··Aveva dello An:ivescnvo comunicato molte donne. animando tutte ad essere costanti in quel spavento e grave rumo re alla Fede di Cristo e volendosi salvare al palazzo, sopra g iunto alla porta della Sacrcsti ri da un turco moro negro il povero ìvlonsignore fu ucciso:qual Turco cloppo si pigliò la ì'vli tra d i quello et avendosela posta in tes w andava camminanclo per la Cittiì per derisione. L'alt ri che si trovorno presenti furono tutti legati e fatti schia,·i. senza essere ucciso nessun altro. Quel che seguì da quelli crudelissimi cani. ognuno se lo può considerare. La Cit1à tulla saccheggiata. fatte schiave le donne e le vergini e le sacre trattate tu tte ugualmente e mo lte di esse ueci ~c per nnn voler acconsentire nei loro desideri, le vedove le quali cacciarono a fori.a dalla Confessio ne e portarono sopnl i l palazzo Arcivescov ile et ivi latte sçhiave e con grandis~i mi pianti e stracci di capelli e di volli, lacrime e spaven[('l per veders i in mano d i quei çrudelissimi cani. ralchè le fig liole dalla loro madre le tolsero, li figliol i dalla prorezionc elci loro padri c tull i 1irannicameme dismmi e divisi in diverse parti ...".82

Ed ecco ancora, dalla memoria di un altro discendente diretto cli una illu stre viti ima della s trage., una e nnesima relaz ione degli eventi, scritta pe rò agli inizi del '500: "Sacerdotes in Ecclesia orn ncs ad unum l ru cidaverunc. .. Trucidarono nell a chiesa tutti i sacerdoci fino all'u ltimo ... Dura111e la notte precedeme quello sventurato giorno. l'arcivescovo Stefano, mio parente, aveva confortato tullO il popolo col di vino sacramento dell' Eucarestia per l,1baungl ia del mani no seguente. che lui aveva previsto. Dalla cripta salì al posto chiamato coro, dove, adorno delle insc:gne pontificali. fu sgozzato sulla sua stessa sedia dai turchi che irrompevano nel tempio. Gli ot.tocento uomini che scamparono alla strage pcrch è erano prigionieri o feriti o ammalati furono condotti fuori dalla ciuà e trucidati iutti sollo g li occhi ciel crudelissimo capo harharo .. .'·.sJ

Pre nde così a delinearsi, sempre più nitidamente, la vicenda degl i ottocento martiri otrantini massacrali dai turchi due giorni dopo la conquista della città, allorquando, non solo ogni combattimento era cessato. ma giiì la cospicua preda fatta veniva debitamente spartita fra i vari comandanti ed i vari so ldati, ancora probabilmente convinti che quella d ivisione sancisse la conclusione dell 'azione.

La sorte dei sopravvissuti Trascorse tra le desc ritt.e inaudite barbarie il giorno della conquista e, forse, anche il successivo, di certo nella stessa prima sera, stando ad alcune fonti - ed è la collocazione più probabile - o, secondo altre, in que lla immed iatamente segue nte. il pascià inviò per l' intero campo un band itore . L'ordine, che suo trami te venne promulgato, intimava a ch iunque disponesse in suo potere di schiavi catturati ad Otranto, di condurli l'indomani al la presenza di Acmhcd. In conseguenza nella mattinata tutti i vari rais del contingente si presentarono, da soli , presso la casa dove s i era istallato il pascià, chiedendogli più de ttagl iale istruzione ci rca lo strano ordine e la incomprensibile adunata, nonchè sull'eventuale sito p rescel to per lo svo lgimento. È intuibi le la preoccupata curiosità di queg li uomini che temevano la sottrazione del bott ino di cui già disponevano. e la loro concitazione. L'unica risposta di cui vennero degnati fu l'esortazio ne ad adempiere innanzitutto agli obbli ghi religiosi e, quindi, di attendere un secondo bando pe r a ppre nde re quanto stabi lito al riguardo. La successione temporale ci induce a ritenere che la menzionata riunione si svolse, in realtà, soltanto nella mattinata della domenica, 48 ore dopo la presa del la c ittà. Ecco la cronaca dell ' episodio nelle righe della relazione ufficiale redatta dal segretario del re di Napoli e destinata ai princip i d ' Italia: .... i l Bassà l'è chiamare un rnys, il quale si diceva Saduc. sargente maggiore ciel campo. ordinandoli che un'al 1rn volta facesse bmtar le grida per la ci ttà, e d i fuori, che souo la pena del palo ognuno abbia a portare tutti li schiavi nella presenza sua. l i mascoli co me !'emine. «per agumcntar e crescer la casa di nostro invictissimo Mahometh .'vlegha». e che li portasse ognuno al suo padigl ione. dove stava accampa to, sopra la chiesa di S. Giovanni Evangelista. E così radu nati i poveri cristiani , a modo di pecorelle, a due a due ed a tre a tre legati , portati avanti eletto Bassi\. dove steva al suo padiglione: cd in questo ordinò cl1e si ca vassero quattro tappeti avanti la porta ciel

'~ ?vLL1\(i(iET ro.

' -' L 1. citazione

è

!-!istorio ... , cit.. p. 36. tllll<l

da un brano del

GALATEO.

D11e Siw /(I 11igio... cit .. p. 250.


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Cuerrn di corsa

dello padiglio ne. dove s·assenò esso e i suoi ca pitani. In questo si o rdinò che si facesse un altro bando: che ognuno s1 ia in silenzio. così da' T urch i come eia· po veri crist iani. In questo sopraggiunse avanti la presenza di detto Bassi, un bombardiere dc' suoi Turchi ch'era stato malamemc feri to eia' cristi ani. supp licando il detto Bassà che li vo lesse 1·ar grazia d'alcuna cosa. non avendo guadagnato cosa veruna;e così il detto Bassà ordinò che si pigliasse un schi avo cl i quelli cri sti ani. E così si pigli6 uno nominato A ngelo Pendinello. ch ieri co e nipote del dello Arci vescovo. In questo arri vò l' inlerprcte. ecl afferisce ricatto di un cittadino nom inato Gabrile Mernbo, per esso e sua farncgl i a. do ve il B ass/1 se ne co ntentò cl i ricanars i. dice ndo il numero cli quanto esM) voleva dare per sè e suoi mog lie e Cigli, e così fu fatto il ricatto per senecento ducati di oro. li quali teneva sonerrati in sua casa;e co nsignatil i li fu cima la libertà. e se n ' ando rno nella cittil di Lecce co n sua moglie e fig li. ''3~

La dettagliata espos izione del relatore ci consente una serie di importanti osservazioni . Innanz itutto risLdta evide nte c he già poche ore dopo la conquis ta i prigionieri, secondo la tipica prassi corsara, erano s tat i separa ti fra loro e spartiti fra i dive rsi rais, sostando nei pressi del campo in attesa d'imbarco per la destinazione finale. Altri addirittura si trovavano nelle navi. Traspare pure una sorta di disparità nella divisione del bottino, frutto appunto del diverso peso che vantavano i ca pi corsari ri s pe tto ai semplici soldati. Altresì evidente la indiscussa acqu isizione delle prede, c he non ri scontrandosi alcun avallo ufficiale ciel comandante supremo, tradisce una ampi a autonomia decis ionale dei singoli rais, ennes ima conferma de lla matrice incursiva dell ' impresa, alrneno fino a que l n1omento. Acrnehd quindi, quasi a voler ribadire iI suo ruolo di comandante militare, abolendo con la menzionata riunione, ogni consolidata consuetudine corsara, ignora quanto già stabilito. Per sottolineare inequ ivocabilmente la diversa real!à istaurata autorizza un semplice artigl ie re a sceglie rsi uno schiavo fra i prigionieri de i rais, ricondotti così sotto la sua ins indacabile podesta, in spregio a qualunque spa rtizione precedente. Di più accetta da un capofamiglia, ed incassa personalmente, un cospicuo ri scatto. ignorando ulte riormente e platealrnente i diritti ciel rais detentore dello schiavo stesso. Evidente c he non è la cirra del riscatto a determinare l' azione, ma l' affermazione della sua indiscutibile autorità di condottiero. Il pascià pe rtanto notifica a tutti i s ubordinati, nel corso della inusitata adunata, la trasformazione irreversib ile della scorreria in campagna militare accentrando in se l' assoluta sovranità, militare e religiosa. Si spiega così l'ordine di adempiere alle preghiere impartito ai gregari , assumendo la compone nte re lig iosa un ruolo fondarne ntale e per l'assoluta obbedie nza e per il prosiequio deJie operazio ni miranti all' accrescimento del te rritorio dell ' islam. Era de l resto la riaffe rmazione de l primato religioso un a scaltra mossa per assicurarsi gli indispensabili appoggi da parte ciel sultano, nonchè il riconosc ime nto esplicito ed ufficiale della sua iniziativa. In tale stringente ott ica avrebbe giocato un ruolo certamente molto agevolante a Costantinopoli il poter oste ntare l'avvenuta conversione della popolazione. conferma della saggezza dell'azione. Ce rtamente lo scaltro pascià non s i iludeva affauo di una sponte nea ades ione ali' islam - nè peraltro nessuno ne avrebbe mai chiesto la verifica - ma supponeva molto probabile l'ab iura se estorta sotto la minaccia della morte immed iata. La costrizione implicava anche il probabil e sacrificio di una frazione dei catturati, impossibile da far acce ttare a dei corsari, ma indiscutibile se ordinata dal comandante in capo di un esercito musulmano impegnato in una guerra espansiva. !'Jd pros iequio della dettagliata relazione vediamo pertanto dipanarsi la vicenda secondo q uesta nuova d irettrice, altrime nti ins piegabile, quanto assurda. L' interprete turco, un prete rinnegato, esauriti i preliminari, propone al lora la stringente intimazione del pascià: o la pronta ed assoluta convers ione all'islam, con immediata libe razione e riunificazione dei nuclei familiari, o la morte, altrettanto immediata per decapitazione dei capifamig lia e la de portazione e la sch iavirù per i restanti. L' atroce dilemma, proprio per la sua estrema crudeltà, tradisce la disperata esigenza del pascià di assicurarsi a qual.si asi costo l' abiura cli quel consistente nucleo di pugliesi, prima potenziale enclave musulmana in terra occidentale. Ins ignificanti sotto l'aspe tto numerico. i convertiti avrebbero però convinto Costantinopoli su lla fattibilità concreta della sempre ipotizzata invasione della culla della cristianità e sul la disponibilità alla conversione della popolazione. Nessun ostacolo allora ad ulteriori e più cons istenti truppe ed a pi ù importanti incarichi per l'ambizioso pasci~t. I disgraziati cittadini, nella fattispecie i capifamig lia. al lacerante inte rrogativo risposero per bocca di un certo mas tro Antonio Primaldo, calzolaio. rifiutando sdegnatame nte quella ingiuriosa offe rta, affermando cli prefe rire, senza dubbio, la morte piuttosto c he rinnegare la propria fede ed il legittimo sovra-

.,.J D.!'v!ORO, Fo111i sa/emine... ci t., p. 159.


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Il maniril>dC'gli Otran tini.

no. Prima ancora che dalla traduzione dell'interprete, la fierezza degli sguardi certificò al pascià l'incredib ile rifiuto: ed il carnefice iniziò il massacro. U no do po l' altro .si avvicendarono al patibolo, .senza alcuna esitazione anzi confortandos i reciprocame nte . Almeno 800 conclusero così, in quella giornata cli metà agosto, la loro umile esistenza, straziati dal pensi ero non tanto della loro morte quanto piuttosto di lasciare i rispettivi familiari ad un atroce desti no. li proseguire de lle decapitazioni non calmò ovviamente il pascià, anzi proprio il vedere sfumare. co n l' aume ntare delle uccisioni, le sue orgogliose certezze, nè aizzò ulteriormente l'ira. Al cumulo di cadave ri accatas tati su lla sommità della collina della Minerva, e dai qual i rusceìlava verso la marina un torrente di sangue, interdisse la sepoltura, riservandoli per pasto agli animali selvatici, estremo oltraggio, dest inato ad orrendo monito per i vicini abitati . Non Lutl i g li otrantini presenti all'eccidio, quel funesto giorno sul la colli na, scomparvero definitivamen te dalla c itt~t. ma scamparono miracolosamente la morte e la deportazione . Alcuni, per la giovane età e per altre fortunose circostanze, sopravvissero e riuscirono, più o meno in breve tempo, a recuperare la li bertà, e poterono allora testimoniare det tagliatamente su lle descritte atrocità. Per la Chiesa, infatti, que lla ero ica affermazione di fedeltà a prezzo della vita, cos tituiva un glorioso caso di martirio collettivo, perfettame nte compatibile con la santificazione delle vittime, previo acce rtamento documentario dei fatti, du rante l'abituale minuzioso processo canonico, avviato o ltre mezzo secolo dopo, per l'esattezza il 17 g iugno del 1539s5. Le depos izioni giurate di quanti direttamente coinvo lti, ancora viventi, furono pertanto accuratamente raccolte ed allegate agli atti costituendo, peraltro, una insostituibile font.e storica. Ecco come depose Ange lo Pendi nell i- il giovrn1e schiavo richiesto clall'rntigliere ferito come compensoil 30 giugno di quell'an no davanti ad u n tribunale ecclesiastico:

~, 11 processo avviato il [ 7 giugno del 1539 ebbe terrnine il 22 settembre tkllo stesso anno, cd implicò la racco lta di di verse tc,tiin onianzc oculari degli av veni menti in quest ione.In pratica però il culto liturgico dei Be.ili Marti ri inizi ò all'indomani del la loro ucci ~ionc.ln merito cfr. G. MO:>IACO, I 8 ewi Martiri di 01ra1110, Napoli I 980. pp. 37-40.


Guerra di' corso .

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59.

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. Mart iri.


01rn1110

1480

.,

.9J

60. Vieste.: «Ciliang i\mc.r».

··Ho 84 anni e mi ricordo che nel 1480. quando ero diacono. venne un esercito di turchi che espugnò la ciHù di Otranto dùpo averl;i assediata per 15 giorni cominui . ... Avendo i turchi occupata la città.... il Bassà dei turchi fece bandire che luni gli schiavi fossero condoni dav,rnti a lui. C:ù~ì cin:a ~00 uomini cristiani legati fu rono presentati davanti al cospeno del Bass/1che sedeva sopra una caneclra in una localit:1chiamata monte S. Giovmrni della t\·1inerva. Tra essi ero anch' io ed ero persuaso che sarei stato rrucidaro insie111(' con gli altri e senza dubbio sarei mono con gli altri. se il turco non mi avesse ,ichiesto al Bassà per essere suo schiavo. Dopo fui venduto per 4 ducati e così schiavo fui condotto a Costantinopoli. Vi stetti per 8 anni e mezzo. tìnchè in una circo~lanza i'a\'Orevolc concessami da Dio fuggii. Ho visto gli 800 cristiani. condotti al medesimo luogo o Colle. presentare spontanemnente il capo ed essere trucidati dicendo same pm·ole... ".~n

La eccezionale testimonianza, peraltro non unica, conferma le già c itate memorie in maniera dettagl iarne precisa. magari enfati zzando la component_e. mistica dell'eccidio, le cu i 1nodalità di attuazione furono !'orse meno indi scriminante e generalizzate, E infatti alquanto strano che in a ltre deposizioni , nel1· ambito di quegli 800, s i ritrovino non soltanto i capifamiglia ma persino alcune donne, dettaglio c he dimostrere bbe la crudeltà de l pascià di infie rire sugl i otrantini senza però rinunciare del tutto alle migliori prede. ovvero gli individu i più giovan i e sani , condannando all a decapi tazione, nella dinamica ci tata, specialmen te gl i anziani . gli inabi li ed i ferit i, in ciò senza distinzione di sesso o di condizione soc iale. Ecco . ad esempio, cosa gi urò Filippo Pressa sul medesimo epi sodio: ··Sono circa 60 anni dalla caduta cli Ocramo. A llora avevo 16 ann i .. Occupa ta la ciLL11 di Otra nto dai turchi. t'urono tutti uccisi. Tra cssi furono uccisi mio padre. due fratell i. mia 111adrc e dlle sorelle. Tutti uccisi per amor di Cristo ... rima~cn, per 13 mesi insepolti. intatti e i llesi nel luogo... chiamato il momc di S. Giovanni della Minerva ... Ho visto tali l:orpi con la carne essiccata. integri. i llesi." ~7

Storicità del /vla rlirio dei 1\l/ar1iri di (JJ ra1110. Napoli 1980. pp. 37-40. Atti del processo presicduw dal di Scutari. vicario general e di Otra nto. ,; Idem. p. 20. s,, Cì. CìrANFREDi\ .

1-.::Sl'(> Vl)


9-1

Guerra di corsa

Ed ancora la testimoni anza di Giovanni Panemol la: .. Hn circa 70 anni. Ricordo che Otranto f'u occupata dai turc hi 60 circa anni fa, e che allora fui fallo ,ch iavo

da un turco dalla barba Jun~a.

Essendo di eti1 minort fui condotto dal turco nella sua tenda, posta sul luogo dove furono lll'.Cisi i l'vlurti ri . .. l\1c lla località chiamata ìvl iner va, dove era la tenda del gran Pasciil. ho visto ivi u na gran molti tudine di cittad ini otrantini i quali, con le mani legate. ernno condon i al luogo dell,1 uccisi one, e tu tti a vicenda si esortavano ad acccnare i patimen1i e la mone per la fede e per ,1more di nostro Signore Cesù Crisrn".88

Evidente. qui ndi, che i prigionieri più giovani, compresi tra i IO ed i 16 anni vennero risparmi ati, a differenza invece di alcune donne mature, dettagl io che ci conferma ulteriormente l'ipotesi che al sup. plizio si destinarono, dopo una sorta di spietata selezione, gli individui più anziani e inab ili. Una implicita riprova de ll 'asserto si coglie nel rinvenimento, su alcuni teschi dei l\ilartiri, di fori prodolli da proi etti. quali verretton i e frecce. di cui qualche cuspide si può ossevare ancora confitta nelle cavità ocu lari . La su pposta 'selezione' non rappresenta del resto una anornalia, quanto piuttosto la prass i corsara, immancabi le antefatto della deportazione: a Vieste è tuttora rintracciabile lo spuntone cli roccia sul quale, dopo la conquista della cittadina a seguito cli una ennes ima scorreria nel 1557, finirono decapitati i vecchi e gli inabil i prima de ll'imbarco de lle restanti vittime, le sole giudicate ' idonee' alla schiavitù, o comunque remunerative in fun zione del la vendila. L'ipotesi spiegherebbe, alternativamente e forse più sempliceme nte. la passiva accettazione dei diversi rais della decurtazione delle loro prede. Di certo conc luso l'eccid io. furono ridistribu iti i sopravvissuti. uomin i e donne, fra gli aventi diritto. Così infatti prosegue l'espos izione de lla innanzi citata relazione ufficiale: '"Il Bassà falla questa stragge se ne venne nella citti1, ordinando che quelli corpi si lasciassero per esempio dé crisl iani in quella campagna. donde venne alle case dove prima abitava:e così addomandò alcuni schiavi cri stiani, eh· esso aveva, di c hi fussero quelle case. Li fu ri spos to eh' erano d' un cristiano nominato messer A nzilao de ?vi arco. e co~ì suhbi!o mandò per crova r eletto magni fico A nzilao de Marco. do ve ri trovato de nt ro una galera nominata di Ncgropontc, se lo fè portare avanti in sua presenza. Quando arri vò, subito Cece ri verenza al dello Bassh;fano questo. l'addomanda e d ice: « Voi siete il padrùne di ques ta casa» e lui rispose: «Non è mia. è d i Vostra Signoiria». Il Bassi\ ri wrnò a dire subri clendo : «Avendo così buon a casa sete ricco: voglio che mi d iate li voscri denari ». 1.' lui rispose che quanto aveva I ' cm stato preso in ques ta guerra. Con queste cd altre parole I· arldom ancla che gente a\·eva e lui rispose: «Mogl ie e fig li. quali si trovano in po tere ciel ra his della galera cli S. fvlaura». Così subhito chiamò un gia1'cio . ordinandoli che vada con detto magni fico Anzi lao in là sopra della galera ad ordinare al rahis clic vo!!lia resci tuir la mo!!lie e fi d i di dello magnifico ,'\n zilao. e così LL.lll i assieme J'u rono portati in presenza del Bassi1.-dove Cu dato salç-o co ncl~mo per sè t'. sua lamigli~. Partito d' Olramo andò in Lecce detto magni fi co r'\nzilao .. ." .X\I

Ecco, pertanto, certificata la sopravvivenza, dopo l'eccidio, non so lo cli schiavi giovanissimi, ma anc he di capiCamiglia di elevata condi?..ione economica. Confermata pure l'avvenuta, o Ja ribadita, separazione dei nucle i famig liari ed il loro imbarco: mentre il nobi le Azesilao, infatti, è 'stivato' nella galern di un rais di Negroponte, sua moglie ed i suoi fig li in un altra di S. Maura, località conquistata dai !urchi appena l'anno precedente. · Acrnhed pasci~t, in definitiva, avrebbe perseguito il suo fi ne terrori stico cercando di limitare al minimo i danni economic i, non potendo oltretutto al ienarsi apertamente i rais corsari che costituivano la forza nava le <kl suo contingente . I giovan i, cli entrambi i sessi come pure i benestanti accertati per tal i, con beni immobi li cospicu i, scamparono la morte, e nei casi più fortunati riuscirono come visto a riscattarsi immediatamente: cli questa eventul ità troviamo traccia persino fra quelli condotti al supplizio. Eccone la dettagliata testimonianza nella deposiz ione gi urata di Battista Natali: .. Vidi che g li Olranl ini erano co ndolli legati. al luogo della strage e tra essi ci ern mio padre, maeslro Natali . che camminavano esortandosi ad accellare la mone per amore di Gesù Cris!o e per la fedeltà. e che uno d i essi si riscanò con una somma di denaro. mentre mio padre non volle fare queslù. pur avendo a disposizione una somma di ducati che aveva nascosta per paura dei Turchi". 90

IJ ri scatto, quindi , poteva stornare la decapitazione, affermazione che ribadirebbe quanto ipotizzato. C irca il numero e la sorte di tutti i sopravvissuti le cronache coeve ci tramandano esclusivamente che la loro deportazione a Valona iniziò pochi giorni dopo il massacro. Le stime, secondo il solito, risul-

x~

Idem.

~·> D.iVIC)J{O. •J<i

Fo111i salel'lline .... cit.. p. 162.

G.GL\FFR EDA.

S10rici1ù ... , ciL , p. 20.


95

om,1110 1480

61 6 1. Valona. pu111a Acqua Fn:dd a.

tano alqu amo divergenti : la più elevata la si rintraccia nella relazione ciel Commissario ciel Duca cli Bari, che così e nunciava al riguardo : . El Jì seguente. curn la preda de le anime facie. tornorno ala Valona et portorno ultra cinq ue milia persone.

et quel le animè mandorno in Costantinopoli ... " 9 1

Di ceno pe rò siamo a conoscenza di due ·spedizioni', de lle quali si fa rnenzione in altrettante missive. la prima del 26 ago sto del 1480 inviata dal Sacloleto lì()tificanle che: .. . hanno mandat o ala Valona in una nave più de 500 anime christianc .. ." .92

ed la seconda, di diverso autore, in data 24 agosto: ..... clo"c ctiam li ,~avevano co11duc1e mille anirne.. : ·_9.1

Ora supponendo che entrambe le affermazioni siano relati ve a due distinte spedizioni forn irebbero un totale di circa 1500 individui , che sommati agli 800 massacrati, nonchè ad almeno un altro paio cli mi gliaia, perito durante l' assedio ed il saccheggio, ed infine ai circa 300 ritrovati nella città dopo la sua riconquista. porte rebbe ad una stima globale pari quasi al la presu nta popolazione originale della città. li che lasce rebbe credere motivatamente che furono appu nto soltanto quei I. 500 sventurati le prede urnane ricavate ad Otranto, bi lancio peraltro neanche eccezionale per una grossa razzia.

" I A.L\

Potrr,, . Otrnnlo /480. Lecce 1980. p. 144. nota

11" 15. Lo presence 111 rq11e o 0 1ra111e ( i 480 -}48 / ) et / 'escla Foge, in A lti ..., cil.. voi. I. p. 148. 9·' Il rc:dauore ciel dispaccio in quesl ione è un tal A nlonio Moncecalino. citalo da c.ruocARD. Fonti di storia 11at)oleta11a 11('1/ ·,.~1c/1iFio di Staio di Mode/1(1, in A rch. Stor. Prov. Nap. V I. I 88 1. p. I '.21.

" è C.V ERJ..J ;s;DE\.


96

Guerra di

('Orsa

Vi è pe rò da osser van~. come gi~1evidenziato innanzi. che nei mesi successi vi alla conquista, e pers.ino durante il contrattacco cri stiano, le scorrerie rurche non si intem1ppero ciel tutto a danno dei paesi l imit ro f"i. dai qu ali furon o tratti altri prigionieri . Anche quelli finirono in breve volgere deportati a Valona sulk nav i ausili arie: ne trov iamo una esplicita menzione in akune lettere del marzo 1481 nelle quali. Jescrivenclosi il fortunato intervento delle nav i cristiane poste a blocco della città contro un tentati vo di forzarnt:nto da parte di unità turche. si notificava la liberazione di molti di tali di sgraziati prigionieri . In un dispacc io si afferma addirittura che costituivano una parte di quelli catturati ad Otranto, dettaglio che, rnolro probabi lmente, va interpretalo per i dintorni di Otranto. Potrebbe tuttavia riferirsi ad una frazione Ji abita nti trattenuti nel la città, per le quotidiane esigenze del la guarnigione turca, allontanati ali ' i ntensi ficarsi del blo<.:co aragonese. Così comunque il rapporto: ..Sacra Regia ~ifa1e,1as et lii. nw Sig. re mio ... El ,cncndo il di a due hort: de giorno fu discopena per la guardia cl Bascia cum XXX II vclle. lt: quale veni,·,HHl cum v.:: 1110 assai furioso. Et cus~i meLtcndollli in ordin.: cum questa vostra armala. sali 1110 alo scontro de d icto ll;,~cia il qunlc anelando l)ri 111a cum 8 gallee t:t I.: altre pall anclrt:e et 3 fuste. Le quale T urchi co mbatevano per tale modo che ~1i1n.1no dc le cinque parte havernc tagliato a peci le quanro. perchè secundo li corpi moni cl multi ancga1i. c1 informatione de loro medesimi. dc oc10cemo in mille, deli quali noi ne havcvamo vivi circa duecento ... ... SonP li berati dt: presone de ccmo in 1:50 frn donne et fami presi in 0Ltranto che loro portavano incatenaci. Et pcrd1è Vo~trn M aie~w intenda la cru dcli ta Jc: questi cani, 1cnia per ..:vangelio che in quella ral landrea io co111 ba11t' et rre~i. erano int:atcnati 20 fanti quali <lic1i turch i. stando già io per im·estirc. gli levorno la cesia a XVI I. Et nNi n:duta la crudclita et difesa che loro face,rno non mancho fumo tuti tagliati a pccci. che de dieta pallandrea 111,n reston10 ~.: non ci nqu.: on 6. et quelle anche male feru1 i feci meuerc fuoco aie pallandrea et fuste. pcrchè nel ~·omhaiert pt:r essere grosso il 111arc se ne erano guaste cl 1·one et tagli ate ve lie... pero mi parse in presenti,1 loro mcllcrc i focho perche ri(1sentimento haves~crv del loro male ... I marzo 1-lRI ... 9 .i

In ogni caso , senza prestare eccess ivo credito alle 5. 000 del commi ss ario, di certo quasi duemila persont:! vennero deportalt:! a Val ona, tra l'agosto del 1480 e l'apri le del I 48 1. A l momento delle trattati,·e di resa imposta al contingente turco fu imimata al l'ambasciatore turco la loro restituzione. o almeno 1·entit à numeri ca degli schiavi fatti ad Otranto presenti a Valona. Così il verbale redatto a Foggia il 29 scnemhrc 148 I : ··111. mo Signore mio ere. heri cl Sig. r Re dcde audicntia al a111hassa1ore dd turcho in camera dove gli fo cl S1);!. r Sccrcw rio et lo conte de hricnza et lo et non altri che lo interprete. Et ipso ambassatore cx posi essere manaùa1n dal Suo gran Signor.: per rendere c l castel lo <!I. fare hona pace con Sua Maestà ct al tro 110 11 di.xc ... ... Et dice che suo Signore ,olc pace cum questo Sig. r Re e rendergli Otranto ma voria chcl se ruinassc tu10 et non ~e hahitas~c. Item voria tute lt: ~uc artigliaric. Item voria tuti li suoi homini che sono vi vi et v oria lui dare li nos tri quali rn cna que~111j cum si et :,0110 ala va lona. (Vostra Macs1à può mo compre ndere co mo nel fare lamhassatél sua predicta ha ,111c111icmoJ. I-lor segue che :;c pure questo Sig. r re non vole. abatcre quella terra el ancora non voglia render.: le ar1iglieric. pure ,·ok d Suo signore per ogni via la pace. Domando lo quanti sono li preso11j che IL1j ha de nostri ala valom1, mc risponde che sono 17. l o gli dico che ~uno stati menati lae 1u11c1c migl iar;i cr de homini et clone che è minima rossa 17. El me ri srondc che più non se nt: sono tr<mll i. ma tuli quelli che ~e trovarano ~erano re~tituiti .....95

I sopravvissuti al la conqui sta della cillà quindi, meno di un anno dopo, erano ormai irrimediabilmente dispers i nella immensa p letora dell ' impero turco, venduti su i moltepli ci mercati di schiavi ad eccezione di quei soli 17 ! Alcuni , in verità, riuscirono negli ann i seguenti a rientrare in patria ma della stragrande magg ioranza nulla più si seppe. Q uanto poi alla pretesa turca che ai fini del ri stabilimento della pace fos se contemplata la di struzione dell a fortezza di Otranto. con precise assicurazioni di non riedificazione, si spiega con la di vulgazione. ormai risaputa d ovu nque, della intenzione del re di apolidi intraprendere la conquista di Valona, partendo propri o dal la rieclificancla piazzaforle otrantina.

" ' V.i'.ACCl lJ NO . La i 1u'rm d 'Otronro ... , t:il.. p.3 11 . Trartasi del ra pporto inviato al sovrano dal co mandanre della !lotta napo letana. ùa Brindisi il I marzo 1481. "-' A.L, PoKIA 01ra1110.. .. cii.. p. 144.


Otrt11110 1480

97

La riconquista di Otranto Indubb iamente dopo l'insperato successo si accentuò, per quanto esposto, il latente contrasto fra le due componenti delle forze turche, i rais ed i giannizzeri. I. primi, infatti caricato il bottino sul le loro imbarcazioni, si mostravano paghi del remunerati vo bollino e poco propensi al prol ungamen to dell'avventura, rnentre i secondi, invece, attratti dalle potenzial i ulteriori conquiste, mostravano cli condividere i disegni ambizios i del comandante supremo. La trasformazione di Otranto da città martire a piazzaforte e quindi testa di ponte, musulmana in terra cristiana ebbe probabi lmente tale prologo. La innegabile fac ilittl di espugna7.ione e l'assenza di reazione militare apprezzabile accreditò simile suggestione, cd i turchi intrapresero la riqualificazione difensiva della città. La risoluzione appari va obbligata, poichè. al prosiequio del piano necessitava una base marittima inattaccabile, caratteristica che Otranto, lungi dal!' avere prima, meno che mai ostentava dopo l'assedio. Oltrettutto il: " ...peso delle operazioni be ll iche che li irnpegnava contemporaneamente contro Rodi e la tenace Ungheria consigliava, per allora, di stabi lizzarsi in Otranto in attesa di tempi più opportuni. Per queste ragioni essi avvertirono l'esigenza di riparare le mura idruntine, ch'essi stessi avevano abbattute e cl i organizzare valide opere difensive".96 In realtà le mura erano state soltanto brecciate in alcuni singo li segmenti, e si confermavano di rapida riparazione, ma la sperimentata inconsistenza difensive imponeva adeguati potenziamenti fort ificar.ori, secondo concezioni se non moderne almeno sperimentate. I lavori, implicando ampia disponibilità di mano d'opera e di materiali , non sopperibil i in quel caso in identica e sufficiente maniera ebbero perciò un si ngo lare svolgi men to. Abbastanza fac ile infatti app licare tutti gli uomini, liberi e schiav i, alla costruzione di opere avanzate in terra. ottenute tramite scavo e movimentazione. Affatto diverso, invece, la realizzazione di opere in Cabbrica per le quali si occorreva in grande abbondanza calce, pietre e legno, assolutamente irreperibi li in loco. Non a caso tra le prime cure dei turchi vi fu il far: ··...condu rc con1inuamcn1e calci na da Valona. grandissima molti tudine dc muratori et allri opera,ii hano.. .''.97

Ma è facile immaginare che una si mile procedura tornasse praticabile appena per le principali sarciture delle brecce. e non certo per l'edificazione di nu ove strutture, per cui il potenziamen to acquisì inevitabilmente connotazioni e peculiarità precipue dell a fortificazione campale. Non stupisce perciò che per la somiglianza delle terrepienature con il fronte bastionato ci nquecentesco, nacque la leggenda del la loro straordinaria modern ità %_In pratica però cons istettero un una serie cl i ostacoli concentrici all a antica ce rchi a urbica, impostati con fossati e palizzate. Basti ricordare che il legname indispensabile fu recuperato da lle travi di ogni casa otrantina, nonchè dagli alberi adiacenti. Ecco cosa afferma il Laggetto al riguardo: " ... i l Bass~, se ne venne demro la Cinà e s·alloggi ò in una casa incontro alla marina e sopra il porlo, alloggiando i Turchi per wue le allre case della Ci tt/1. quali non bastando a tante genti , s' all oggiò il resto alla strada di

mezzo. quale copersero luna di frasche d'un capo all'altro. et alli piani della Chiesa Maggiore con tende e pad ig lioni. Et ordini.> il Bassà che subito si riparassero i luoghi b,llluli, che si nettassero i fossi , dove si 1ravagliava così d i giorn o come di notte cont inuamente er entrala 1· artiglieri a si preparavano a forti ficars i ogni giorn o per poters i d i fendere. Nè lasciarono inwrno alla città albore veru no dei giardini. nèd'ulivo. che tlltti tag liarono e rnessero dentro per 111onizionc ... ·,_ 99

Più in cle.tt.aglio da una lettera contemporanea possiamo megl io valutare la natura di tali lavori di fo rti ficaz ione. Scriveva il 25 settembre ciel 1480 un veneziano presente ad Otranto:

%

•, 7

V.Z1\CCH INO. La fi /1(! /T(I d"Otran/0 .... ci t.. p. 273. Idem.La lct1c ra citata fu scritta i l 19 agosto del 1480 dal vesco vo di Jvlodcna, e ru pubblicata eia C.FOUCARD. Fonti della

swriu .... cii.. p.141. ''K1\frcrm;iva inl'atti il A.Gt.'GLIELMOTTI. Storia de!lejòr1ificazio11i nella StJiar:r:ia di Rom(I, Roma 1880. p.13:«vogl io ricordare la stranca,1 no1issima del Giovio;il quale sulle parole rigonfie di chi non aveva mai visco nè Otranto, nè Puglia. sen tenziava in ravorc dei T urchi pel J480;come se fosse possibile ripetere dai barbari l'origine e il progresso delle arti belle.«Analogo JX1rere è csprcsso da L.A.:VIAGGJOROTTL Le origini della.fortificazione bmtionata e la g11errc1d '011·amo, in R ivista d 'Artiglieria e Ceni o. Roma Cennaio I 93 I. pp.1 1-1 9. 9 " i\1.L!\C.i<.òETIO. Historia .. .. cii. . p.44.


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Guerra di corsa

"Prima li Turchi hano tagliato, dui miglia atomo, giardini dc pomaranza, olivi, e spianato ogni cosa, hanno facto de quelle frasche uno reparo cum terra, grosso assai, c.um uno gran fosso di fora la terra, tanto che hanno messo laqua dolce dentro de lo reparo, nel quale ha facto bombarde at un passo longo uno da !altra, et hannoglie messo circha boche de bombarde et spingarde numero mille secento et più, quelle erano alla via di terra ferma due palmi supra la terra. De dentro hanno fichati palli circha a due millia grossi, et hanno incatenati cum catene de ferro grosse assai, aciochè, essendo sforzati li repari, li cavalli non possinu intrare se non per una via, la quale hanno multo for(i fìcata, et hanno tirate ce11e fuste in terra, le quale sono difese dal riparo de fora;hanno afo11dato ce11i legni, acioche !armata non li possa otfendere;grandissima quantità di polevre, sartame et mominitione assaiassima et persone, circa XV milia turchi da facti, et di fora a miglia v hanno guastate tute laque, aciochè el campo del Re, venendo, non vi possa stare comodamentc". 100

Piena conforma, quindi, sull'impostazione campale deJJe opere e sulla scarsissima disponibilità di materiali adeguati. Nessuna geniale innovazione dell'ingegneria mi litare, nè meno che mai precursione del fronte bastionato! Nel frattempo al radicarsi dei turchi in Otranto, faceva da sfondo il progressivo dissolversi delle successive immancabili conquiste. Le pressioni di Achemd Pascià sul sultano, per i fantomatici rinforzi, divennero ossessive, tant'è che una eco la si ritrova persino nei verbali di capitolazione della piazza, in cui possiamo leggere che: ' " ... el bassà... sempre... stimolò [il sultano] dandogli ad intendere che questo Sig. r Re era suo nemico et che non lo exitimava, et che! receptava non solamente li inimici de ipso ture.ho, ma che gli donava stato in questo reame, perchè col tempo potesse.ro noccrc a luj o a fiolj et corno male havera tractato suo ambassatorc et multe altre cosse ma che costuj sempre in sua vita serverà la pace se moda fae ... ".10 1

L'allusione era evidentemente rivolta agli albanesi dello Scanderbeg, accolti nel regno di Napoli nonchè alle ipotizzate operazioni di conquista a partire da Valona. Ma, o perchè il sultano non aveva mai realmente creduto nella mitica invasione, o perchè credeva meno ancora nella prospettata controffensiva a Valona, o perché infine, non era in condizioni di soddisfare le richieste di rinforzi, irrimediabilmente impegnato in ben altre necessità, nulla pervenne ad ,Otranto. Con lo scorrere dei mesi per giunta, incementandosi vistosam.ente l'entità delle forze napoletane fatte convergere in zona, e moltiplicandosi il numero delle unità navali alleate, le comunicazioni tl,)rche con Otranto iniziarono a interrompersi. Agli inizi di settembre lo strimenzito esercito dd re cli Napoli, condotto dal figlio, il duca di Calabria, poteva prendere posizione nei pressi di Otrai1to, consentendo in tal modo alla cavalleria del conte Anton Giulio Acquaviva-tra la prima entità militare ad accorrere in difesa della città-di operare un sensibile contenimento delle scorrerrie turche. Molti ep,isodi di razzia furono da quel momento frustrati ed il terrirorio limitrofo cessò di essere una pertinenza indiscussa della testa di ponte ottomana. 11 5 settembre, alcuni squadroni della cavalleria napoletana aragonese intercettarono 400 cavalieri turchi usciti per una ennesima razzia. Dando prova cli indubbia destrezza ed abilità i regnicoli si gettarono sugli ottomani costringendoli in breve alla fuga, dopo aver lasciato sul terreno numerosi morti e nelle loro mani diversi prigionieri. Rientrando all'acquartieramento cli Lecce, dopo aver decapitato i cadaveri degli sconfitti, in segno di macabro quanto eloquente trofeo, portavano conficcate: " ... le teste ciascuno in cima de la lanza, e ionti a Leze, hanno [attaccato] li vivi ad code de cavallo, e factoli ammazarc da le femcne".102

Intorno alla metà dello stesso mese il duca si accan:1pava a Roca, primo concreto segnale dell 'avvio della riconquista. Ma l'avvento della cattiva stagione, che aveva imposto alle imbarcazioni il ritiro a Brindisi produsse l'annientamento delle facili illusioni. Non estraneo al cambio di aspettative va considerato lo scontro che in località San Francesco vide, un mese dopo, la cavalleria del duca duramente attaccata. Così la descrizione dell 'episodio, allorchè gli aragonesi: " ... smontati che fumo, uscì fori de Otranto uno certo numro de Turchi che parse uua nuvola e forno a le mane e apena li omini del prefato duca poteno montare a cavallo e reterarse;dove dice ne !ìano mo11i assai de quelli ddduca, e etiam pure ne fu morto de li turchi asi;p ure dicono fu tale pcrcosa che è stato una meza rata a Sua Signo1ia ...". l03

100 Il documento è citato da V.ZACCH!i'JO, La guerra d'Otranto... , cit., p.274, che a sua volta lo 1iprende dal Fot JCARD, Fomi di storia napoletana .... cit., p.147-148.Fu comunque redatto da un vcnczia110 e dallo stesso trasmesso a Costanzo Sforza-Pesaro 25 settembre 1480. · 101 A.LA PORTA, Otranlo .. ., cit., p. 144. 102 V.ZACCIIJNO, La guerra d 'Otranto ... , cit., p.275.Tratto dal Fouc.,vm, Fon/i di s/oria napoletana .. , cii., p.11 6-7. 103 Idem, p.276, dispaccio del Montecatino del 23 ottobre 1480.


Otranto 1480

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La certezza allora di una lunga e dura campagna di guerra subentrò nella mente di ciascuno, ed in particolare dello stesso duca. Il giovane condottiero, infatti , si rendeva perfettamente conto che le forze d i cui al momento disponeva risultavano assol utamente insufficienti per sloggiare l'aggressore, e che anzi doveva a sua volta ben guardarsi dall'esporle troppo. Come se non bastasse le pessime condizioni atmosferiche che si erano accanite sulla zona, spazzando via persino le tende dell'esercito napoletano, avevano prodotto uno strascisco epidem ico pericolosissimo: la peste. Tra l'ottobre ed il novembre infatti le maggiori perdite nel campo cristiano si ascrissero all'epidemia, che in realtà cessò completamente soltanto l'anno seguente nell'ottobre. Al pari di Acrnhed Pascià che invocava aiuti al sultano per uscire daJlo stallo, anche il duca di Calabria supplicava il pad re di compiere ogni sforzo per incrementare i suoi uomini, tanto più che le voci su imminenti rinforzi turchi in arrivo, gettavano ulteriore scoraggiamento tra i napoletani. Così scriveva verso la fine di quell 'angoscioso novembre il duca: " ...Voglio sapiaci che i o non sono sì de pocho animo, che se io fossi certo ch'el non dovesse venire altro soccorso ad Otranto de Turchi o munizione, c;h'el non m i bastasse el cuore de rehavere O. , et non domanderei allurio da alcuno:che per 3. 000 persone o circha che le siano bone, harei el modo a cac iarle... t\.fa per el dubio che è del sopravenire de allTi T. et munizione... m i bi sogna ahurio adesso ..." 104.

In concreto infatti il suo esercito disponeva appena di 3.000 fanti , e forse di 4.000 cavalieri: questi ultimi però, validissimi per contenere le iniziative razziatorie turche, a nulla servivano per un investimento ossidionale. Supporre pertanto con sol i 3.000 uomini - molti in meno di quanti ne aveva impiegato Acrnhed pascià per aver sanguinosamente ragione di Otranto priva di opere campali avanzate, cli artigl ieria e difesa da civi li - appariva , più che utopia, vocazione al s uicidio. Necessario rinunciare a qualsiasi iniz iativa militare, rinviando tutto al completamento degli organici indispensabili-almeno I 0.000 fanti-cd alla buona stag ione. Che la situazione fosse di stallo in quel duro inverno del 148 l lo confermava indirettamente anche la partenza di Achmed-finalizzata al personale sollecito di rinforzi- e di buona parte dei st1oi uomini, peso inuti le per la piazza ormai iso lata dall'avversa stagione e dal nem ico. In Otranto rimasero forse 6.000 turchi, valutati comunque assolutamente sufficienti per la semplice difesa ad oltranza. L'inverno tuttavia non portò a nessuno dei due contendenti i tanto sospirati aiuti. I più attenti osservatori avevano del resto intuito la ragione che rendeva, al cli là cli qualsiasi altro problema contingente, impossibile l'invio di rinforzi ai turchi . Il duca cli Urbino, ad esempio, scrivendo il 21 dicembre al senato vene to, dichiarava che il mancato dominio del mare da parte ottomana scongiurava tale sinistra evenienza. in particolare perciò: ·· ... Lo qual soccorso non è raxonevole da creder che lo Turco mandasse, se non cognoscesse chiaramente esser signor de lo mare, el che a mi pare che non possa esser per respecto de l' armata che ha nostro Signor lo sere nissimo Re et de quella che novamcnl.e, per le obligatione novamente contraete, se ha a crescere insieme cum la Santità de Nostro Signor et dc lo re de Casti glia. EL non è raxonevo le che volesse mettere una gran 7.ente a tanto pericolo de non partire securarnente a sua posta. essendo certo dc non posscr anche prncieder ne la imprexa de terra senza far raxon cum lo compagno, havendo lo exerci to potente contra, come haveria sei se facesse q uello che se pori a fa r. et che, come è cl icto, l'ino a mo nen è srn facto ... •·. 105

Il comandante turco rientrò a gennaio, lasciando filtrare voci ulteriori cli imminenti aiuti in massa, che produssero un comprensibile scoraggiamento in campo napoletano. In realtà però in breve tempo fu chiaro che il: " ... hassa e bene tornato et hu menato cum lui pocha gente et quella che! ha menato tuta e dela sua et che] e to rnato co1110 di:;perato. perchel curcho e cum Juj male contento perche gli imputa che pote eia prima pigliare tuta la pugl ia et se l"irmo ad mranto.. . Nicolò Sodoleto Beneveto 28 gennaio", 106

I turchi, rincuorati dal ritorno del loro comandante e reintegrati numericamente dalle truppe che erano con lu i. riprendevano le loro scorrerie c he, sebbene contrastate, costituivano pur sempre una grave mi naccia per le forze aragonesi. Quale poi fosse la tragica portata di quelle incessanti scon-ibande lo

IO-I P.EGIDI. La politica .... ci c.. p.741, nota n° 3.

La guerra d 'Otranto ... , ci i., p.279.Trattasi di una lettere al Senato veneto del 21 dicembre 1480 scriua da Federico duc.:a d'Urbino .A.S.Ve. Senato, Secreta, XXI X, c. I 56 segg.. 1m v.Z,KCHl>iO, La g11errc1 d'Otranto ... , cil.. p. 307. 105 V.ZACCHIKO.


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Guerra di corsa

di mostra l'episodio che il 7 febbraio I 481 costò la vita al conte Acquaviva. Eccone la descrizione di un testimone : " Il c,1so è questo, qucstoro ebbero eri d i nocte come de Ottranto erano ussiti T urchi, ebbeno semore li nostri <.:omo erano andati a predare lontano ben X li miglia e che erano circa I 50 cavalli turci . .Il perché el Conte lulio cum due squadre de cavalli andò a frontarl i e rupcl i e levi) loro la preda. e seguitando la vjctoria verso la terra andono tanto avanti che se I assono addietro uno aguaito de 'forci di ben 300 cavall i. li quali vist i li passare e tanto ul tra che qui lii dc lc1 terra ne ebheno semore, e ussirono fora a soccorre re pochi predanti che fugivano. Quilli de la terra al sì ussirono loro drieLO tanto c he nostri se rrovorno in mezo. e comhatendo furono rotti li nostri. E pochi ne sonno scampati che non sii no rimas ti presono o morti;fra li al tri non se ri trova il Conte Iulio che ancora non se dica, ritrago cen o cli bon loco è mono in bataglia... ",!07

Il valoroso conte non ru l'unica vitt ima di quell'infausta giornata, poichè proprio a causa de lla disfatta de lla sua cavalleria, che già implicò la perdita di alcune centinaia cli uomini, i turchi ebbero via libera fino a Minervino dove un contingente cli fanteria di circa 400 uomini postovi a difesa, dopo una stre nua resistenza, !:iOpraffatto, finì t1ucidato s ull'albeggiare. Perirono in defi nitiva oltre 700 uomini, forse un migliaio, e fu la perdita più dolorosa dal la caduta de lla città. L'insperato successo dovette sembrare al pascià assediato una inipetibile occasione per offrire al s uo nemico proposte di trattative da una posizione di sostanziale parità militare . Anz i, per rimarcare siffatta int~nzio ne, Acrnhed sottolineò che doveva inderogabilmente rientrare nei successivi giorni a Valona. E presu mi bile che fallite le speranze di rinforzi e fiutando la inevitabile resa, il pascià preferisse sottrarsi alla cattura, abbandonando Otranto ed i suoi. Difficile interpretare la concreta portata della proposta, specie per il cliffide ntissìrno sovrano di Napoli che, superato lo stupore tentò immediatamente di sfruttare la straordinaria occasione per impossessarsi con un accuratissimo agguato navale de l turco. li piano venne rapidamente elaborato. Una discreta squadra navale napoletana salpando da Brindisi, si sarebbe appostata dietro l' isolotto di Saseno, in attesa del transito delle unità turche per attaccarle di sorpresa, co n una tipica azione corsara. Il che si avviò impeccabilmente nella mattina del 25 febbraio, sull a scorta delle precise informative sui movimenti del pascià. Questa la relazione dell ' azione del conte Alberigo in una nota da B rindisi del 27: "lo ho parlato con Matheo Corso. La viccori a noslra e grande. La guerra ciel Turcho e spacia ta. Herj alli XXVI in su lhora del magnare, la nostra armata stava ala Susina. et sco persero !armata turchesca che venea da Otranto. Una fusta venne innanze assai più delle allre ad scoperire se la isola era necta;como ella fo accostata, cene nostre galere le foro addosso et preserolla. Se la isola era necta questa havca acl fare il segnale cie l fu mo et cossi il signore capitano fece fare. El bon Bascia sende venne ala tracia accostato che la nostra armata l o assalLO vigorosamen1e. El Bascià havea da XXXIII vele;sn prese cinque galee grosse. quauro paranclarei, et Xl I fuste. Tu cti li nostri lcntilhomini habiamo recuperati che selli portavano ... et multi al tri cie l Busaclro [Poggiardo1, et homini et donne assai del paese... El Bascfa certo e preso perchè. dice Mal.beo, che una galea ancora se combac.:tca et faceva una grande clcfes,1 .. ·'. JOS

li pascià però riuscì a far perdere le tracce della sua galera riparando fortunosamente a Valona, avendo ormai la assoluta certezza che l'impresa volgeva alla conclusione. Seguirono complesse trattative, più o meno segrete, Cinalizzate a risolvere dipl omaticamente la situazione. TI reciproco pragmatismo, ottomano ed aragonese, favo riva tale soluzione, essendo in definitiva i due governi i principali dannegg iati dal prosieq uio sterile e costos issimo dell ' avventata operazione. Nell'aprile di quell ' anno si inviò la prima miss ione ufficiosa aragonese a Valona, destinata a ri scattare quanti più prigionieri fosse poss ibi le. ma in realtà accreditata a sondare le effetti ve richieste ciel pascià per concludere la guerra. Circa l'esito ciel riscatto ne abbiamo già dato menzione innanzi;sulla missione diplomatica, invece, va ricordato che la risapu ta arroganza ciel pascià la compromise irrimediabilmente con pretese assurde. E la parola tornò alle armi. Col sopragg iungere della p rimavera le manovre di riconquista ripresero con vigore eccezionale. Ingenti tra l'altro gli aiuti internazionali , in uomini e mezzi, affluiti ad Otranto, da terra e da mare . Tra le lXirne operazior~i condotte a termine si registra la ' bonifica' de ll'ampia fascia di rispello, affannosamente raffazzola ta dai turchi intorno alle mura urbiche. Le postazioni d 'artiglieria napo letane iniziarono

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lclern. p.282.

1 ' '"

Idem, p.309.


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62 62. Fortezza cl" A n.1tolia.

da quel momento un lento ma incessante avvicinamento alle mura, premessa del loro prossimo diretto investimento . Da mare, al contempo, lo spiegamento della flotta confederata garantiva l'assoluto blocco della piazza. Ovviamente l'avanzare elci lavori, l'evidente abbandono della madrepatria e la penuria crescente di viveri e munizioni. presero a produrre crescenti cedimenti nel morale della guarnigione. Persino Acmhed, richiamato a Costantinopoli, appari va ormai uno sbiadito ricordo, da cui nessun aiuto era sensato sperare. La notizia della morte del sultano Maometto TI, diffusasi fu lminearnente nel campo cristiano, tra urli e scopp i di incontenibile fel ic ità, trapassò le fortificazioni otrantine incrementando i dubbi e le incertezze de i difensori, che si aggrapparono all'ostinata negazione del decesso. I 2 .000 uomini residui, tuttavia, percepivano nettamente la loro agonia, e, 1a contemporanea euforia degli assedianti. Lo spionaggio che i prigionieri, ancora presenti nella città, avevano incessantemente alimentato, notificava di giorno in giorno il co llassare della volontà turca di resistenza, nonchè il progressivo ed inesorabile rarefarsi delle scorte alimentari cd idriche. Al pari del le not izie anche la peste superò le difese e si propagò violentissirna all'interno della città. Con perfetta valutazione dei tempi, in quei frangent i l'mtiglieria aragonese aprì i I fuoco, con spaventosa e devastante efficacia. Un continuo martellamento si abbattè sulle già malconce fortificazioni , su lle semidistrutte case, su ogni angolo occupato, in una sorta di infernale riedizione. Così al riguardo in una lettera del 6 maggio 1481: " ... Qui sono venu te altre li1tere da Napoli date al ultimo de marzo [ leggi aprile] le guai conleneno le bomb,irdc che erano ad Otranto haver gii1 trac to colpi 68 et già haver butato 4 to rrioni, et non li havc vano bulati giuso in tt11 0 per l'arli cadere poi quando ge parese, et atendevano a butare tuta quel a faciata chiamata la terra vecchia. Et dice vedere li turchi fare qualch i repari dove e bututo giuso le mura et li se piantara le bombarcle;ct haveano delibera to che le cave [le mine] haveseno plures egresus uzoche faci lius se posa minori cum pericolo andare ali repa ri dcli turchi. cl è stato imposto a Marino Brancazo che fac i rare un altra cava verso lo torrione clela questione. Re feriscc predicce littere che le tre galee che liavea mandato el Signor Re verso Cos tantinopoli alTirrnano certamente la morie del Turcho ... ... li fosi dc Otranto sono de braxi XXI. cioè Xl de cavato. V il li de terra aripata, et e deliberato che la predicta tera se gi ti nel i fos i ...


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Contene anhora l a predicta che !annata era di vi sa alla guardia del ponn, et tre galere stano ad uno corno, altre tre ne sono meso ad uno altro;le altre diversis in lochis:e quando vole uscire una fusta l'ano uno foco. volendo exire ne fono duj :6 nave grose sono poste ad uno canto:6 ad un al tro per cscrne sernper parate ad ogni vento a cio che se non una parte. I altre se posi ad operare. Et tre galere stano scoperte ala Velona, questa e data a XXX m ai [aprile]. ... Et inrrn li predicti presoni liberati ge uno nepotc dc Zohanno Picino da prate et dicono li tu rchi stare dc multo male consolati a he vere tuti aqua cotta salada cota e morire ogni qualche de loro de peste;et l e bombarde amazarne multo dc quelli cane .. 6 maggio 1481". 109

I cannoneggiamenti aragonesi, coll'avanzare dell'estate, si intensificarono a dismisura, frustrando . qualsiasi permanenza sugli spalti e qualsiasi movimento ali' interno della città. I turchi vanamente si prodigavano a rabberciare le mura, inesorabilmente schiantate dalle bombarde. Fiduciosi nella presunta immunità elargita alla cattedrale dalla religione, non diversamente dalle loro misere vittime dell'anno innanzi, cercarono protezione sotto la sua cripta. Ma le batterie aragonesi presero, caparbiamente a farvi convergere i loro giganteschi proietti, in particolare dopo la promessa del Duca di riedificarla più fastosa e superba. In data 17 luglio la situazione ali' interno della città così risultava, stando all'interrogatorio di uno de i disertori, che sempre più frequentemente, tentavano di abbandonarla: "Yhachias assapro lo quale cniste questa noctc ad meza nocte dc ottranto, domandato pcrche fosse uscito dc onranrn. dix i t che non e venu to pcrche non li havessc da mangiare cl da hevere, ma sol amente perche non poteva comportare la fatica de cli et di nocte de lo lavorare che fanno in rare ripari et forcif'icar:;i. Domandato che se adesso che haveano perduta questa acqua, se haveano aqua. ad bastante et per li cavalli , di xi1 che conoscendo ha vere ad perdere questa acqua haveano pos ta tanta aqua dentro dc le cisterne de la terras che li bas ta uno mese. et che haveano trovato novamentc dento al fosso una acqua che sUJge, mc e ben vero che e salata. ma pero al bisogno se ne servono. Domandato che ce sono entro la te1rn dixit che ce sonno da septe in octocenro yanjcia~j et fin ad quattrocento asppij:ct che ce sonno fra caramagni et alui gentilomini da cava.Ilo fin ad mille;e che cc sono intro fino a cinquecen to cavalli fra paisani et cavalli turchi ... Et dice che lllli stano malissimi contenti et dicano publicamente che se ad questa luna nova non li vene succorso ipsi se tenono per spazati ... Domandato se hanno victuvaglie dentro. dixit che granno tengono per uno anno;eL ben vero che e cominzato ad guastarsi ... Domandato quanti cristi ani tra masculi et !'emine sono intro, dixit non li potria ex Limare, ma crede che siano eia trecen ti .... D omandato quanti ne morano lo di de morbo. dixit che e passato. et morine quando duj o tri la septimana... Domandato che quamità de pol vere tena no, dixe che ne tengano in grandissima quanti tà et petre teneno assaissimc ma non hanno piumbo. Domandato se fu maj ragi onato tra l oro doversi rendere o farsi pigliare per forza, dixe che fra lo populo minut.o se rasonava che vedendosi riclucti in una grnndissima streta se rcnclariano ala Cede dii ducha per scampare l a vi ta ... Domandato se sapeano la rnorte del turcho. di sse che se dice che non lo credano perche non lo havcano per alt ra vi a se non per quilli sonno fugiti dal campo .. .".11 0

La prospettiva della capitolazione iniziò ad imporsi negli assediati per la sua indiscutibile evidenza. Le concrete trattative di resa dell'intera guarnigione si avviarono infatti di lì a pochi giorni, trattative che ancora una volta lo scaltro re di Napoli stimò di agevolare, riducendo così la durata dell'assedio e l'immancabile salatissimo conto degli alleati. In virtù di tale visione ai turchi di Otranto venne accordata la facoltà di lascìare impunit i la c ittà, recando con se appena il bagaglio a mano, cli imbarcarsi su!Je proprie navi per la destinazione preferita, rinunciando, però, non solo all'armamento pesante ma soprattutto a qualsiasi schiavo di origine cristiana. Sintetizza il Laggetto la concessione di resa: ··con queste cd altre persuasioni si venne a facilitare e si contentò l'intendere i patti che vol evano quelli ... per dar luogo di concludersi la dedizione sino ad 8 settembrc;nel qual giorno effettivamente si venne a concludere con ques ti due patti solamente, acciocc.:hè il D uca desse solamente a l oro quattro galere disarmate, con le quali se ne potessero andare salvi con le robe e che non avessero d' imbarcare donne, di co Donne. nè figlioli , nè altri schiavi che avessero Cristiani e così fu concluso e firmeto mediante l 'interpetri . li Duca fece d.isarmare quattro galere, le più vecchie e trivc. nè volse entrare nella Città, se prima non se n'andorno li Turchi; però il dì che avevano d'imbarcare, si pose avanti alla po1ta della Città con la sua guardia e guardava uno

109

Idem. p.323.

11"

Idem. p.332.


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per uno tuti quelli che us.civano per imbarcarsi e s'avvertì che cacci avano alcune donne turche (Cristiane) per imbarcarle et am:o alcuni figlioli c he ne volevano portare. li Duca per questo irato con molta colera. li prohibì che non dovessero imbarcare dicendo« Voi avete rotti i patti, e così io li rompo a voi e non ve li voglio osservare» per il che li fece menare con le galere in Brindisi e l'à sopra l'isola ordinò che fussero saccheggiati e spogliandoli e lasciandoli andare alla rnal ' ora nudi al loro mal viaggio... e fu il 13 settembre 148 I , giorno cli domenica alle ore l 5 in circa ..." . 111

Più che un accesso di collera improvviso, la rottura delle condizioni attribuendone la responsabilità ai turchi, sembrerebbe una e nnesima astuzia dell'aragonese. li motivo va ricercato non tanto nell 'ingiuria prodotta dal comportamento turco, quanto piuttosto nel la necessità di infierire sugli arresi per costringerli al suo servizio. Infatti di que lli ben 800 cavalieri e.on alla testa il loro sergente maggiore supplicarono il sovrano di essere accolti tra le sue forze armate, alla stregua cli una milizia mercenaria, e la richiesta trovò inusitata accoglienza. Non e ra quella u na stranezza dell' aragonese, quanto piuttosto una tradizione dei sovrani meridiomtli , a partire dai normanni che sempre ebbero nei loro eserciti contingenti musulman i: le sole truppe assolutamente immuni alla scomunica papale, che esautorava ogni soldato dall'obbedienza al legittimo re. Del l' arru olamento dei turchi troviamo esplicita menzione nelle fonti ottomane, sebbene sembrerebbe cli tipo coatto, estorto in conto riparazioni, per cui e i giannizzeri e gli sipahi trattenuti non godevano cli alcuna libert~i decisionale: il che dimostrerebbe la decantata astuzia del re di Napolit 11. Di sicuro nel trattato di pace tra FeITante d'Aragona ed il sultano Bayezid II tra le condizioni proposte per il ristabil imento delle normali relazioni si fa menzione della restin1zione dei prigionieri turchi, come pure cli quel!i cristiani: de i secondi sappiamo l' inesistenza all 'epoca e dei primi dobbiamo presumerne la servitù militare. Nei documenti finanzi ari del Regno cli Napoli si rintraccia l'arruolamento di ben 1. 500 turchi, ma nessuna data su l congedo 112.

Conclusio11i La tragedia di Otranto d imostrò al mondo occidentale ed al Regno di Napol i in particolare che la minaccia turca non andava nè ignorata nè minimizzata. ln ogni momento eventi analoghi sarebbero potuti avvenire ai danni di una qualsiasi altra indifesa località marittima. Dopo la riconquista della cittad ina, pertanto, la dinastia avviò un grandioso programma di fortificazione costiera, le cui abbondanti vestigia ancora si possono ammirare in ogni centro rivierasco meridionale. ad onta delle ingiu rie del tempo e degli uomini. Persino la stessa Napoli, ad appena tre anni cli distanza. ebbe le sue nuove mastodontiche mura. Ai turch i Otranto a veva dimostrato la non praticabilità di un'i nvasione da mare. Discorso invece diametralme nte opposto per la guerra d i corsa, di ind iscutibile validità tattica ed economica. Da quel 148 1 ogni attacco turco o barbaresco ebbe per unica precipua motivazione la cattura di bottino, materiale ed umano, ed ognt singola fase fu attentamente studiata per conseguire i massimi profitti. Otranto fo rnì in materia fo ndamentali spunti critici, su quanto ev itare e su guanto invece ottimizzare. Ne ved remo le conseguenze.

111

M

L ,\ GGETTO, Historia ..., cit.. p.7 3.

: 1~ Afferma infacti L.13 JA:,,tCHINI.

Della storia delle f inan.z.e del Regno di Napoli, O der zo 1884, p.21 1:« ... Alfonso duca d i

Cal ahri a fig liuolo di Ferdinando I solclò .1 500 curchi fra quei che occupata aveano Ocranco».


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Capp,,~1;1 ~ul coik ddla tvlin, \" . :--.:ap(>li. IOITÌO ne' mu,a • aragonesi. cr a.

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Piangi Massa e Surrento la tua sorte Meglio per noi saria stata la morte

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Sviluppi del dopo Otranto Gli anni che seguirono la conquista cli Otranto ci hanno tramandato una frenetica attività, nell'ambito del settore fortificatorio. Si tentò, sebbene tardivamente, cli eliminare la eccessiva inconsistenza difens iva de lle fasce costiere. da troppo tempo marginalizzate. La visione strategica fino a quel momento adottata, infatti, più che trascurare la fortificazione delle località marittime, ne aveva se mai ignorato la necess ità della loro omogenizzazione strutturale per conseguire un indispensabile isotropisrno ostativo. Spiccavano, pertanto, ott ime realizzazioni architettoniche che contrastavano con altre, cli gran lunga più numerose. assolutamente superate e fatiscenti e con altre ancora appena credibili . Il dettaglio, apparenten1ente di scarsa conseguenzialità, originava invece una rischiosissima convergenza degli attaccanti verso i s iti vistosamente e notor iamente più deboli , con esiti tragici ed irreparibili. Si spiega così perchè, pur non potendosi imputare alla dinastia aragonese una colpevole inerzia in materia, alla prova dei fatti i suoi dom ini mediterranei risultarono costantemente troppo vulnerabili. Restando nella Penisola congiurava certamente a tale frustrante esposizione l'immensità del perimetro litoraneo, punteggiato di frequenti centri abitati di scarsissima e ntità demografica e di incosistenti risorse economiche. Nonostante ciò proprio la dinastia aragonese avviò, dopo la funesta lezione di Otranto, una grandioso programma edificatorio mirante a recuperare il tempo perduto, prefiggendosi di interdire tramite una teoria cli p iazzeforti marittime, le future previclibi lissime iniziative invasive, cristiane e specialmen te ottomane. Grazie al si ncronismo della straordinaria impresa i criteri tecnici adottati, e le concezioni informatrici archirettoniche-militari, poterono soddisfare la menzionala esigenza di sostanziale uniformità cancellando le maggiori sperequazioni difensive . In brevissimo vo lgere si registrò lm attivarsi cli innumerevoli cantieri 1, brulicanti di operai oberati da ritmi lavorati vi esasperati, ed il contestuale erigersi-o rimodernarsi radicalmente-di poderose cerchie urbiche, di mass icci castelli e di grossi torrioni . Analogamente anche nelle restanti marine italiane, sulla fal sariga dei regni aragonesi e con identica motivazione antinvasiva, si innalzarono con inusitata rapidità. o s i potenziarono, moltissime fortificazioni dalle tozze sagome tipiche della transizione. Le cittadine ed i paes i ri vieraschi italiani, subirono pertanto, in pochi decenni, forse la loro più significati va caralterizzazione urbanistica, acquisendo le connotazioni precipue destinate a caratterizzarli inconfondibilrnenle sino ai nostri giorni. Pur accordando in tale contesto agli abitati periferici, e meno facilmente raggiungibili una sorta di comprensibile priorità, non per questo si trascurarono i grandi centri urbani, come ad esempio Roma e Napoli. Interventi ed attenzioni anche superiori vennero rivolte ad alcuni particolari insediamenti isolani. Per faci le deduzione s i reputavano, infatti, non solo i più esposti alle razzie ma senza dubbio i meno soccorri bi li al bisogno. Per giunta la loro eventuale conquista turca si prefigurava una ten-ibile iattura, potendos i trasforrnare rapidamente in bas i avanzate nemiche ad immediato ridosso del territorio metropolitano.

1 Afferma TARG JOLAS, Anni ed esercii i del f?i11ascime11to italia110, Roma 199 I , p.97, re lativameme alla fine del XV secolo ed agli inizi del successivo:«J\aturalmenle la situazione politica italiana favorì lo sviluppo della fortificazione. Non c'era. infani. da difendere solamente una capitale ma più capital i. Ogni stato aveva frorniere da guarnire con fortezze permanen ti.In anni i11 cui la guerra ... ern nel la nostra penisola quasi una consuetudine, l' Italia di ventò un camiere ove si lavorava rebbrilmentL'. ... a modi fica re le vecchie ro rti ficazioni e a costruì rnc di nuove.»


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65. l~chia. ,coglio di Gerone. 66. Tremiti. forĂ&#x152;ificazioni aragonesi.


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69 69. Cìnllipoli. (>per<.' aragonesi.

Un bell'esempio di quest'ultima esigenza interdittiva primaria lo si può cogliere sullo scoglio di Gerone2, piccolo isolotto adiacente ad Ischia, trasformato in una munitissima unica fortezza. Concezione analoga e risu Itari simili anche sull ' isola di San Nicola delle Tremiti, divenuta neJla sua interezza una abbazia-fortezza3. Certamente. pur non mancando s igni ficativi grandios i interventi in Sicil ia-e valga per tutti la piazzaforte di ì'vlilazzo4, ed in Sardegna, quella di Castello Aragoncse5, odierno Castel Sardo-fu nel settore orienta le centro-meridionale della Penisola, che si attuò la sistematica chiusu ra di fensiva di ogni nucleo residenzia le, con l'ostentazione delle .maggiori opere. L'esperienza aveva dolorosamente insegnato che lungo quelle marine il rischio invasivo si confermava talmente rilevante, da mettere in discussione pers ino la s icurezza della capitale del Regno d i Napoli. Nessuna me raviglia allora che tra Je menzionate nuove opere la prima in ordine d'importanza e d 'i mponenza. caposcuola delle restanti coeve. fu propio la poderosa tratta muraria che andò a serrare Napoli

2 Su lla forr ificazione dello scoglio d i C.ìerone, ad Ischia Ponce cfr. LSANTORo. Cas1el/i a11gio11i e aragonesi nel regno di i\!apo!i. Milano 1982. pp. 134-136. ' L'arc ipelago delle Tremiti comprende tre minuscole isole denominate San N icola. San Dòmino e Caprara. o Capraia. a loro volta circondate da numeros i scogli di variahilissima superficie.La pi ù importante è senza dubbio quella di san N icola, che sin dal mc:dioevo d ispose cli una poderosa forti ficaz,ione.Su quella intorno al 1000 fu edificalo un monastero benedettino, di derivazi one ca ssi ncse. dedicato a S.Michele ecl a S.Jacopo.ln seguilo sarà titolato esclusivamente al culto mari ano.l i rap ido fiori re economico dell'abbazia implicò la sua massiccia fo nificazione, che divenne un connubio i neliminabi le.Interessanti notizie sull a f'o n cz.za -abbazia i mpiantata sull 'isola cli San N icola delle T remiti, possono leggersi nella guida i llustrata: !sole Tremi/i,

Pcsrnr:1 I 989. ' Circa la storia della piazzarone di M ilazzo, e l'e voluzione del le sue fort ificazioni, cfr. A.lVIJCA LE. li castello di Milazzo, Mi lazzo 19X2, pp.7 1-123.. :, Sulle vicende della J'oncu .a sarda cf'r. S.RATTU.1ias1ion.i e 1orri di Cas1e!sardo. La roccq(orle dai tre nomi: Cas1e/ Gello1·ese. Ct.1S1dl 'Aragonese. Cas1elsardo.Con1ribu10 (I/la storia de//'arcli ite//11m mi/ilare, Torino 1953. pp. I 6 e sgg..


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lungo il lato orientale. Non è infatti casuale che venne intrapresa nella primavera del 1484, ovvero appena tr..:: anni dopo la riconqui sta della rnartoriata cittad ina pug liese: il tempo strettamente necessario cioè per progettare, espropriare le aree coinvolte e finan ziare la onerosissima struttura, senza nemmeno un giorno di pausa. Con ravvicinatissima scansione si eressero tutte le altre. Nè si lesinarono a lquanti torrio ni desti nati alla difesa anlincursiva. Il quadro globale. emergente, pertanto, sebbene fina lizzato al semplice conten imento delle iniziative invas ive, si conferma adeguato. Livelli sostanzialmenle simili ino ltre possono individuarsi contemporaneamente sul le restanti coste italiane, logicamente con rilevanza proporzionata al la densvtà abitat iva ed al la ricchezza economica locale. Esaurito tale immane sforzo sarebbe stato lecito presumere per l'avvenire di fjmitarsi in materia alla pura manutenzione, e magari anc he a qualche intervento aggiornativo. Disgraziatamente però, mentre si andavano completando a costo di tanti sacrifici e privazioni, quelle innumerevoli e poderose fortificaz ioni, una singolare quanto scarsamente prevedibi le evenienza si abbattè sul settore dell 'architettura militare.

Lo Ji11e della transizione Già da secol i gli ingegneri e gli arc hitett i militari ita liani godevano di indiscussa fama internazionale. tanto c he i committenti stranieri . turchi compresi, facevano a gara per assicurarsene le prestazioni . in particolare dei più rinomati . La lenta evoluzione delle artiglierie, talmente lenta da essere stimata da :1lcun i celebri studiosi-fra i quali il Macchia velli 6-pressocchè inesistente, aveva convinto molti cli quei tecnici che fosse possibile adottare criteri informatori in variabil i nell' ambi to delle loro progettazioni mili tari . Perfettamente comp rensibil i dai governanti, e fac ilmente recepibil i dai mi litari, i menzionati acclarati criteri non trovavano in vi rtù della secolare rispondenza detrattori di sorta. Senza alcuna incertezza, pertanto. sui loro canoni, altrirnenti noti in segui to nella designazione storica come specifici dell'archi tettura di ·transiz ione', si intrapresero le menzionate grandiose costruzioni: e paradosso della storia proprio i monarchi meg lio preparati in materia militare si trovarono vittime della sua improvvisa rivoluzione. La dinastia aragonese, da sempre attentissima alle tematiche di artiglieria e fort ificaz ione appunto, fu la principale di tali vittime. Un chiaro sintomo cli quella incredibile delusione lo si può cogl iere nell'esami nare il di verso contesto progettuale di due opere pressoccbè contemporanee: le mura cli Napoli e que lle di Caste l Sant' Angelo a Roma. Alle prime lavorò. magari come supervisore, il famosissimo Francesco di Gio rgio Marti ni7, alla cui paternità del resto si attribuisce motivatamente quasi l'intera rigualificazione fonificatoria aragonese, così testimoni ata dagli espliciti ordini de llo stesso sovrano nel 1491: --... et per parte de la M . tà del Sig. Re ve orclinamo e comandamo, che qualsevoglia dinari de la regia eone c hé son in vostro poter. debiate pagar acJ mastro Francisco architecto senese ducati ceni.o cinquanta, ad ragion dc tarì cinque per ducato. l i quali ducati CL la clicra Maestà ha ordinato se li doneno per li serviti che ha pres tati in lo designar et vedere le fabriche. et forteze dc questo Regno ... Datum lan,.iani. penultimo rn ay :vtCCCCLXXXX I Al fo nso: rate lo soprascrip10··.s

'' Il Machiavell i riteneva addirittura l' artiglieria un gravoso e costoso impedirnemo.AI riguardo tenta di distinguere crvto:s:T(. S;oria de/J'ar1iglieria ..., cit.p.383:«Non è dunque esatto che le aniglierie non ispirino al Machiavelli proprio nessunissima ri clucia.Egli pensa che le gross<.: bocche da fuoco ciel tempo siano. sul campo di bauaglia, pressapoco inutili. mentre rico nosce maggior efficacia a quelle minute ... ». i Quale rosse J'aueggiamen to mentale del celebre architetto senese verso l ' artiglieria lo di mostra questo suo significativo hrnno: F D1 G 10Rc;10 f\·1ARTJ KI . Tra11cui di orchire1111ra ingegneria ed arre mili rare, a cura di e .Maltese, M ilano I 967. tomo I.I , pp.4 17-4 18 :« Ma li modern i u lt'imarnc rne hanno tro vato uno istrumento di tanta violenza, che contro a quello non vale gagliarcli:i. non armi . non scucii, non fortezza di muri. perochè con quello ogni grossa torre in piccolo tempo è necessario si consu111 i ... lo impeto della qm1Je solo a c hi con li sensi lo comprende è credibile. perochè più veloce è cl 111010 della pie! ra da quella eh.: dd orre ndo strepito da qudlo causato alle urecchie dei circuscanti ... ». L a stesura del codice dovrebbe collocarsi immecliat:unente a ridosso del 1490.È. imeressantissima. al di là della scoraggiata cos tatazione sulla i nesistenza di rimedi agli i mpatti balist ici. la sua alTerrnazione, frut!o certameme, come per inciso ricorda, di esperienza diretta sulla velocità delle palle, SLirnata superiore a quella del suono. dcuag lio sempre smentito nella trattati stica specifica.essendo però di fac ile valutazione per i piccoli ca libri, occocTe prestare all'autorevole :'onte una sos!am:iale credibilità. x A S.N., A utografi aragonesi. voi.V II, docurn.803:Ja cita7,ione è trana eia G .C.S PEZIALE. Storio miliwre di Taranto... , cit., p.38.


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Pertanto a Napoli , come in ogni altra città a lui affidata, fra il 1484 cd il J494, il celebre senese faceva erigere ancora i suoi massicci e tozzi torri oni circolari, con il corollario delle opere annesse. Nei medesimi anni, a Roma, tra il 1492-1495, invece Giuliano da Sangallo progetta, e fa costruire, k cerchie intorno Castel Sanl' Angelo, cli cui la terza, per dirla con il Guglielmotti: "tutta perfetta nella nuova maniera. Attendano bene i lettori studiosi: quattro baluardi pentagonali, saglienti alquanto smussi. facce grandiose, orecchioni al le spalle. fi anchi ritirali. difesa radente, fu och i incrociati, rivellini di punta. e quanto altro di perfezione mai si possa desiderare in simile genere di figura dalle migliori piante del secolo seguente... ".9 Era que lla la risposta vincente alla inattesa potenzialità distrutti va della rielaborata artiglieria, evi. denziatasi nella sua terribi le efficac ia con la calata di Carlo VIII nel 1494, e che parve annientare inesorabi lmente ed irreversibi lmente qualsiasi valenza alle fortificazione fino ad allora innalzate. li risultalo fu quindi che quanto già costruito, o ancora in corso di edificazione con analoga impostazione, non offriva più alcuna garanzia contro siffatti cannoni: unica speranza, ed in breve certezza, si ripose in quegli ancora incomprensibili bastioni del Sangall o. Non sarebbero trascorsi venti anni che tale soluzione diverrà di universale accettazione ed applicazione, ulteriore affermazione del genio italiano 10. Ma le altre innumerevoli struttu re difensive, ancora 'fresche' si sarebbero confem1ate ruderi arcaici e perico losi. Tutto da ri fare, purtroppo. Le fortificazion i aragonesi dell ' ultimo scorcio del '400 erano prat icamente nate morte ! ">fon si può attribuire sempl icisticamente questa effimera vitalità ad incompetenza dei progettisti o peggio ancora alla loro ignoranza sulla potenzialità delle artiglierie, che anzi a Napoli vantavano una lunga tradizione. Come sciupolosamente attestano i regi stri contabili aragonesi, al parco delle artiglierie erano destinati generosi stanzi amenti. E gli effetti delle armi da fuoco erano ta lmente ben valutati da imporre nel 1450 i radicali lavori di ristrutturazione del Castel Nuovo. Per l'epoca fu addirittura uno dei migliori esempi di architettura militare, pienamente in grado di opporsi alle offese delle bombarde. La rnurazione aragonese orientale (di Napoli) rappresenta, in un certo senso, il prosieguo logico del Caste llo, mosrrando vistose analogie formai i e strutturali con esso. Evidentemente i trentaquattro ann i intercorsi fra le due opere non avevano suggerito significative innovazioni. Forse a causa dell'insignificante potenza di penetrazione dei rozzi proietti di pietra, della difficoltosiss ima procedura di attivazione e d'impiego dei cannoni, nonchè della loro scarsa affidabilità per 1·imprec isione del tiro e per la sua irrisoria cadenza, nessuno nemmeno fra i più attenti osservatori e tecnici militari dell'epoca fu in grado cli prevedere l'imminente balzo evolutivo. Perchè stupirsene quando lo :-.tesso Machiavell i, ancora al principio del XVI secolo considerava le artiglierie un gravoso e costo~o impedimento più che una valida arma d' offesa'ì In effetti non si escludevano in assoluto probabili progressi dell 'arnia, ma si era portati a collocarli molto più lontani nel tempo di quanto poi effettivamente avvenne. Fidando su di un simile postulato gli ingegneri mil itari si limitavano a rafforzare i tradizionali espedienti accrescendone le resistenze nei punti maggiormente minacciati". 11 Volendo meglio approfondire il concetto per la straordi naria importanza e conseguenzialità che ebbe negli anni successivi, va osservato che per molti autorevoli studiosi di problemi storico-mil itari, le implicanzc maggiori sulle fortificazione dettate dall 'avvento della nuova artiglieria vanno ricercate non tanto nelle modifiche ad esse apportate per renderle idonee a sostenere i potenziati impatti balistici, quanto piuttosto in quel le ind ispensabili per consentire in tali opere l' istallazione ottimale appunto di simili arti-

" ,A..Gn_;1.1ELMOTI1, S1oria dcllefortifìcazinni ..., cit.. p. I04 "' Afferma W.H. McNt:11.. Caccia al po1ere.. ., <.:il., p.77:«Eppure l'ingegnosità italiana. stella polare d' ogni altro popolo che wn gli Italiani venisse a contallo. non avrebbe subito a lungo il maggior potere dei parchi d'asscdio .. .ln parte accidentalmente. ma anche forse per la nec.:ssità di improvvisare qualcosa con l'acqua alla gola. gli Italiani furono i primi a scoprire che la terra Ji scavo a minimo compaltamento poteva ncutrali1.zarc i colpi d'aniglieria grazie all' assorbimcnto...En1ro gli anni venti del 1500 le forti rica,.ioni del nuovo model lo ìtaliano erano nuovamente in grado cli resistere anche agli assalitorì meglio equipaggiati.Comportavano però un costo enormc ... [pcr gli] immani lavori d·ingegncria necessari per quella che ormai veniva chia111a1a al di là delle Alpi la 1racc italiennc.» 11 F.Rl sso. La 11111ra:io11e aragonese di Na11oli: il /i111ire di un'era, in /\rch.Stor.Prov.Napol.. n" Clii, Napoli 1985. pp.J l 1-112.


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g lierie. Ottimali significa , in altre parole. non più sulle terrazze dei torrioni in sostanziale ident.ità cli postazione con le arcaiche artiglierie neurobalìstiche, ma in specifiche ed appropriate ubicazioni basamentali, in grado di esaltarne le peculiarità per la difesa a distanza, e per l'assoluta interdizione dell'aree limitrofe. Si tendeva in pratica ad allontanare g li attaccanti dalle mura, imponendo una fascia cli rispetto. larga quanto la gittata dei cannoni che "spazzavano" il terreno antistante. È la priorità accorciata, in sos tanza, alla componente attiva della difesa su quella più meramente passiva: concetto chiave dei secoli futuri . Nelle fortificazioni invece che, su proposta del di Giorgio Martini si erano costruite ed ancora si costruivano, specie nel Regno di Napoli, lungo le sue martorizzate coste nulla del genere appariva. Afferma un attento studioso francese che: "se l'architettura militare di Francesco di Giorgio segna una certa evoluzione, se nuove idee emergono in essa, il suo 'stile' non è tuttavia molto rivoluzionario ... Le fortezze cli francesco di Giorgio non presentano forse più l'aspetto della fortezza medievale: tuttavia non presentano ancora quello delle fortezze moderne. Torri merlate, mure a cad itoie, presenza di una rocca, tutta la disposizione generale sembra di spirito medievale, fatta eccezione per l'altezza delle mura ... Conosciamo i castelli costruiti da Francesco di Giorgio. Essi seguono una tradizione che, a questa data [iniz i ciel '500 n. d. A. ], appare già antiquata. Analogamente, e sarebbe stato strano altrimenti, l'artig lieria di Francesco di Giorgio rimane sempre molto tradizionale ... Apprezzato costruttore di fortezze, Francesco di Giorgio, non fu un grande ingegnere". 12 Non è casuale che le s plendide-sotto il profilo artistico-artiglierie progettate e costrnite dal di Giorg io appaiano a loro vo lta in significativo ritardo tecnologico rispetto alla contemporanea produzione francese, confermandoci così la sorprendente arretratezza del tanto acclarato tecnico, non unico peraltro afflitto dal la funesta i nevoluzione . Più in generale infatti: "nel secolo XV, come nel XIV, le bocche da fuoco ita liane ... tengono il primato per l'eleganza delle forme e la bellezza degli ornamenti. Si citano due colubrine venete che ebbero forma di «armoniose colonne corinzie col capitello corrispondente alla bocca e la base alla culatta)>. Non solo, ma si incominciò a decorare elegantemente anche i proiettiI i, ornandoli cli iscrizioni, ecc ... È superfluo dire che tali preoccupazioni estetiche-naturalissime, se si tien conto dell'epoca, che vide in Italia il prodigioso fiorire cli tutte le arri e quasi una divina ebbrezza collett iva, la quale clava a. tutto il popolo un incontenibile ardore cli bellezza e si concreti zzava in immortali capolavori ... ". 1.1 Ma difendersi efficacemente con siffatti ' capolavori ', marmorei e bronzei, dalle reiterate iniziative aggressive s traniere si rivelò assolutamente risibile. Unica fortuna, in tanta disgrazia, risultò che i turcobarbareschi -nemici o rmai per antonomasia dei quali solamente, peraltro, si paventava la conquistaancora p iù conservatori non aggiornarono in tempi brevi, a loro volta, nè le artiglierie nè le procedure c1· investime nto ossidionale, regalando insperatamente una provvidenziale proroga all'aggiornamento de lle giubilale fortificazioni. Questo il quadro difensivo riscontrato agli inizi ciel XVI secolo dalla sopravvenuta dirigenza spagnola. I vicerè asburgici eia quel momento avvicendatisi, sempre abbastanza aggiornati in materia militare, non fecero mistero dell' incredibile vulnerabilità generale, assumendosi, pertanto, invariabilmente il carico di frontegg iare l'onerosissima incombenza di riqualificazione difensiva dell' intera fascia costiera. L' impegno del resto s i confermò già di per sè indilazionabile, essendosi proprio in quei primi decenni del XYl secolo radicata la presenza corsara in nordafrica. In pochi anni , eia una pletora di piccole enclavi rivierasche, con una raffazzolata flottiglia cli sottili imbarcazioni , venne parossisticarnente lanc iata una spietata guem1 di corsa contro ogni possedimento spagnolo. I regni cli Napoli, di Sicilia e di Sardegna che nel Mediterraneo ne rappresentavano la principale parte integrante, assursero all' ingrato ruolo cli sua deli.catissima frontiera marittima, incuneata con le marine adriatiche ed ioniche, in queJJa sorta di tempestoso lago islamico. Ma i costi ostentati dalla rivoluzionaria fortificazione che, ironia della sorte, grazie alla genialità dei tecnici italiani si era nel frattempo compiutamente elaborata ed affermata - al punto da essere dovunque

1~

B.G11.1 .E. Leonardo e gli ingegneri del Ri11ascimen10, M ilano 1972,

1, C.Mmnù, S1oria del/ 'aniglieria..., cit.. vo i.I , p.342.

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defini ta con evidente ammirazione 'la trace italienne' - risultavano ingentissimi. G li immensi movimenti cli terra necessari all'attuazione delle sue strutture passive, la ridondanza delle artiglierie, che ne costituivano la componente attiva, e 1' esasperata articolazione delle opere cooperavano a quel frustrante ammontare, che finì per obbligare a diluire nel tempo gli aggiornamenti. Ovvia la formulazione prelirninare di una minuziosa tabella di priorità, redatta in base alla esposizione dei siti ed alla loro difendibilità in caso di incursioni turco-barbaresche. Altrettanto ovvia la riconferma della preminenza strategica concessa, anche dai vicerè spagnoli del momento, al front.e adriatico rispetto a quello tirrenico ed ionico. Sempre in conseguenza degli iperbolici importi imposti dalla fortificazione bastionata, allorchè si avviò il rnenzionato programma di riquali ficaz ione difensiva, fu necessario applicare una seconda significat iva li mitazione. Ogni local ità giudicata, per quanto detto, a rischio avrebbe subito un ammodernamento delle sue difese non in maniera radicale ma soltanto integrativa. In altre parole si sarebbero semp licemente inseriti alcuni elementi fo rtificatori modern i-in genere uno o più bastioni-nel contesto v igen te di cerchia e torrion i. La dinamica escogitata, certamente non ortodossa e penalizzante, si confermò però oltre che attuabile anche risolutiva riproponendosi invariata. ad onta del trascorrer dei decenni, l'arcaica procedura d'attacco rnusulmana, incapace comunque cli superare strutture difensive sia pure approssimate. L' interposizione perciò di caposalcli moderni forn iva nei settori critici, o palesemente deboli , di ogni fortificazion e perimetrale urbana il congruo rinforzo, senza devastarne né il delicato ordito abitativo né que llo, ancora più delicato, economico . Soltanto col tempo, e per fasi successive, si sarebbe conseguita la rorale modernizzazione cli ciascuna cerchia quasi contestualmente alla posta in sicurezza dell'intero fronte adriatico, a sua volta risu ltato cli molteplici e differiti intervenLi. Non potendosi escludere però in assoluto un adeguamento degli standard tecnologici militari turchi-come pure insulti costieri occidentali-si reputò indispensabile che le piazze marittime. ubicate nei siti nodali dei rispettivi settori, sostenessero il radicale aggiornamento fortificatorio, incentrandovi l' eventuale controffensiva od iJ coordinamento di azioni cli contrasto. Quanto schematicamente sintetizzato implicò, in pratica, tempi realizzativi ultradecennali, spesso su periori persino al periodo di validità tecnologica ciel progetto, o a quello di resistenza deJJe strutture al naturale degrado, il che obbligava a rifacimenti ed a manutenzioni. Ne conseguiva una apparentemente inspiegabile ininterruzione dei lavori, che sembravano protrarsi senza soluzio ni di continuità, a volte per secol i interi, a scapito purtroppo degli ulteriori interventi. ··con le coste di Napol i e cli Sici lia-e con Ì'\'1alla che fa il collegamento in direzione ciel Maghreb-ci :;i presenta un settore ben diffe rente. La sua posizione nella cerniera mediana del mare gli conferisce il :,;uo valore strategico . «È il fon te marittimo dell' Italia contro il pericolo turco>>, di fronte cioè ai posti avanzati posseduti dai Turchi in Albania e in Grecia ... Brindis i, Taranto, Augusta, Messina, Palermo, Napoli potevano servire come basi cli concentramento delle galere spagnuole ... All'inizio del XVI secolo, Napoli e la Sici lia sono seminate, tanto sulle r ive quanto nell' interno, di fortezze e di fortificazioni spesso in disuso, dai muri in rovina. Raramente esse tengono conto dell'anig lieri a, della necessità cli procurarle bastioni e cavalieri e, in previs ione cli quella nemica, di rafforzare i muri, i terrapieni e di diminuire le opere vive al di sopra del suolo. La distruzione o la rimessa in effic ienza delle fortezze disusate, la costruzione di nuovi elementi, rappresentano il lavoro di parecchie generazioni .. . Il grande lavoro cominciò in tutto il Mezzogiorno intorno al 1538, sotto l'impulso del vicerè Pedro e.le Toledo a Napoli , di Ferrante Gonzaga in Sicilia. II 1538 è infatti l'anno di La Prevesa;e da allora le flotte turche sferrano i loro colpi potenti, e impossibili da parare in mare, sulle coste di Napoli e della S icilia .. . Non dunque in un giorno, e nemmeno nel corso di un effimero governo di vicerè, s i potè cambiare tutto .. . I l lavoro sempre in corso, spesso ricominciato, non è mai finito;è interrotto da ordini e contrordini ... l responsabil i erano inceppati dalla mancanza cli denaro, costretti a fermare i lavori in un punto per intrapre nde rli più lontano, o a riparare ciò che crollava ... a riprendere a rimodernare una a una tutte le fortezze . Bisognava infine estendere i cantieri più lontano verso ovest: segno che il pericolo che si voleva arginare progrediva verso occidente. La pirateria barbaresca e i grandi viaggi turchi precedenti al 1558 presero dì rovescio le posizioni sici liane e napoletane, cosicchè fu necessario far fronte al perico-


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71 70. Sorrc nw. ~..:nrci(, fronte a mare.

7 1. Sorr.:nto. scorcio front<: a mare.

lo dal lato ckl Tirre no, occupars i di Palermo, di l'v1arsala, di Trapani, di Sorrento ... " .

1·1

Le fortUicazioni di Sorrento La cittadina di Sorrento, sebbene non lontana da Napoli ma difficilmente raggiungibile per via di terra, dis pose sempre, sin dalle sue più remote origini , di un consistente apparato difensivo, come ci attestano con grande eloquenza ollre alle memorie storiche i resti archeologici. Le sue mura inoltre, per essere il s ito di impianto già naturalmente inauaccabile, si avvicendarono su dì un tracciato sostanzialme nte inalterato. Cungendo spesso le più arcaiche da supporto e sostruzione per le più recenti. In s intesi, infatti, il fronte a mare, costituito da un'altissima costa a picco, una sorta di vertig inosa fa lesia, si proponeva assolutamente inaccessibile dallo stesso, offrendo per giunta un angusto e scomodo ancoragg io per piccole barche. Rispettivame nte a destra ed a sinistra della cittadina di configurazione sub-rettangolare, con andame nto appross imativamente perpendicolare al mare, si frapponevano due profondissimi canaloni, fiancheggiant i, come imme nsi fossati , i suoi lati minori . Il fronte a terra, invece. con andamento concorde al primo, si avvantaggiava appena cli uno dei due precipizi, affidando per la restante pane alle mura propriamente dette, ovviamente precedute da un fossato alquanto ampio, la sua difesa. Cost ituiva in definitiva l'unico lato vulnerabile della città, e per conseguenza, quello necessitante di magg iori opere fortificatorie. Come gi~1 accennato nella citazione dell'i llustre storico francese, le incursioni presero gradaternente ad inte nsifi carsi anche ad ovest, risalendo inesorabilmente, anno dopo a nno, il front e tirren ico. Molti

1-' F.HR ,\ LIDEL,

Ci i:i/rà e Ìlfl/H! ri ... , c ii .. vnl.11 , r .903.


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72 72. Sorrento planimetria de lla ci ttà. (da G. Jal ongo)

centri rivieraschi, fino ad allora, ritenuti al riparo dalle offese corsare finirono per trovarsi direttamente minacciati, lasciando angosciosamente presagire l'imminente abbattersi sulle loro trascurate m ura della violenza turco-barbaresca. Cronologicamente quanto affermato può così rubricarsi relativamente alle massime estrinsecazioni 15: [534-sacc heggiate molle località della Calabria, con deportazione dell'i ntera popolazione cl i S. Lucido ed incendio del paese, eia pane dei co rsari del Barbarossa. l 534-ince nclio e distruzione di Cetraro, sempre ad opera dello stesso corsaro. 1535-saccheggio ed incendio di Capri , e q uindi di Procida, ed infine saccheggio cli Sperlo nga e Fondi. 1542-te ntativo d i sbarco a Salemo, trasformatosi in scorreria nei ten·itori limitrofi . 1543-saccheggio cd incendio di Reggio Calabria, e scorrerie sino alla maremma toscana Finirono deportati nel co rso d i que.lla crociera, e vend uti schiavi a Costanti no poli, J 5-20.000 disgraziati ital iani. I 544-saccheggio e devastazio ne di Positano, con tentativo di s barco ad Ama lfi . l 548-sacc heggio cl i Castellammare. I 553-incendio del la certosa di Capri, conseguente ad una ennesima razzia. 1555-tenta tivi di sba rchi tra Salerno e Castellammmare.

Evidente come progressivamente l'interesse elci corsari sembrava concentrarsi intorno alla città di Sorrento ed alla sua penisola, co::;tellata da numerosi e floridi centri abitati. Tornando alle cronache locali allorchè tù deciso, nel contesto offensivo appena riassunto, di provvedere anche alla rifortificazionc di Son ento, la cittadina disponeva già di una cerchi a muraria, di tipo

15 S .FERRARO , La distruzione di So/'/'enio ad opern dei Turchi, in Rassegna del Centro cli C ultura e Storia Ama lfitana, anno ll, 1982, 11°4, p.68.Circa una sintetica riprop osizione delle principali incurs ioni tirreniche del.la piima metà del ' 500 cfr. D.Df MAIO, Fanòi, Calabria. lviusulmani, 1b/'/'i Costiere, Bergamo 1990, pp.4 I-46.


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ovviamente med ievale. Dalle s tesse fon ti, tuttavia, sembrerebbe che l'incarico di aggiornamento ed il success ivo concreto avvio dei lavori, vadano collocati dopo il 1558 16, ovvero dopo la terribile incursione che stiamo ricostruendo . Ne consegu irebbe in tal caso che al momento dell 'attacco turco soltanto delle fa tiscenti opere medievali proteggevano il ricco abitato, risultanza che non ci trova affatto d'accordo per una serie di indizi signi ficativ i. In una lettera del vicerè di Napoli , don Parafan de Ribera, inviata all ' imperatore alla fine cli gennaio del 1560 si affermava aJ riguardo : ''Haviendo larmacla del Turcho el ano I 558 .. Avendo la fl otta turca nell' anno 1558 saccheggiato Sorrento. come V. M . deve senza dubbio sapere per fe ttamente. don Giovanni 'vfanrique 17• in quei giorn i vicerè di questo Regno. ordinò che si fo1tificasse [la città]. al che fu dato pri ncipio. Essendosi prodoue gravissime con trovers ie tra i sorrentini e gli abitanti del Piano a causa della con1ribu2.ione imposta per il fi nanziamento d i quelle opere, si stabilì allora che la fo rti ficaz ione non dovesse essere tanto onerosa come quella già iniziata. Onde porre fine alla questione rn i è parso necessario inviare sul posto il marchese clé T rev ico con un ingegnere mili tare. per valutare lo stato della forti ficazione ed esserne correttamente ragguagliato dal suo parere tecnico. In seguito, redatt a la menzionata relazione. così mi notifica va l' ingegnere: «che .la ci ttà di Sorrento non si fn rtifa:asse speci ri catamerne se non quanto strettamente sufficiente a difenderla da un eventuale insulto proveniente da una Jloua nemica in maniera incursiva. Qualsiasi altra impostazione sarebbe ri sultata denaro buttato, a causa cli un burrone che la circonda...» . da Napoli l'ultimo d i Gennaio 1560 don Pedro Afan de Ribcra... 18

Ne lla citata m issiva il vicerè fa riferi mento ad una fortificazione che a quella data-gennaio 1560non solo a ppariva già iniziata, ma anche costosissima e sproporzionata alle reali es igenze dife ns ive, spec ie tenendo presente la già naturalmente fo rte ubicazione del la città. Ma in realtà quando avrebbe potuto essere iniziata? L'assalto turco avvenne il 13 di g iugno, e per alquanti giorni dopo la cittadi na rimase spopolata completamente e per cli p iù ammorbata dai tanti cadaveri e carogne di animali insepolti. Il vicerè, G iovanni Manriquez de Lara, si era insediato a Napoli da un paio di setti mane, per l' esattezza ai primi d i g iugno, e fu su bito oberato di problemi politici cli ardua soluzione e da una spaventosa carestia. Ora è impensab ile che in tali circostanze, con la flotta turca ancora nei paraggi e moltissimi scampati atterriti sfo llati nella Capitale, il vicerè fosse in grado di far progettare, preventivare ed appaltare un'opera tanto comp lessa. Nè è pensabile che la macch ina burocratica imperiale si di mostrasse nel caso s pecifico, s ia pure eccezionale, insolitamente solerte. Ma anche ammettendo ciò, i cantie ri non avrebbero potuto attivarsi prima dell' inizio ciel 1559. Tra la cattiva stag ione ed i preliminari necessari alla preparaz ione de i s iti co involti , è - sempre per assurdo - presumibi le che si giungesse alla primavera per il concreto decollo della fase esecutiva . Pochi mesi dopo, per l'esattezza agli inizi di g iugno del 1559, giungeva a Napol i il nu ovo vicerè, don Parafan de Ribera, autore peraltro de lla c itata missiva. Orbene dovre bbe, pertanto, stimars i che in quei pochi mesi di lavoro effettivo l'opera aveva già potuto dimostrars i onerosissi ma, originare rivolte per la contribuzione fiscale e raggiungere una consistenza edificatoria tale da essere suscettibi le cli sospens ione e di riprogettazione alternativa! C i se mbra, alla luce dei tem pi di costruzione delle d iverse dec ine di piazzeforti regnicole coeve, <.1 sso lutamente incredibile . Pi ù sensato, invece, ritenere che l' esplicita menzione a strutture già avviate e costosissime si riferisse al periodo antecedente all'incurs ione, ovvero a quello compreso fra il citato 154 1 ed il 1558, spazio cli tempo congruo per la costruzione quas i totale cli una fortificaz ione d i tanta ri levanza e impegno . Ad

1<, Afferma infalli A .DI L EVA. E111ro ( li

giorni 11os1ri. Napoli 1983 . p.47 :

la cerchi(/ de le mura a111iche, le fortifica zioni della ci11à di Sorrenw dal cinquecen.10 Trevino ...Nel 1558 egl i ebbe l ' incarico di rifare l a fortifi cazione di Sorrento ...».

<<•••Pedro

l ì Giovanni l\,1anriquez d i Lara. era un alto ufficiale d' artiglieria, nonchè un autorevole membro della corte cli Filippo 11. Raggiunse .\lapoli con l'incarico di vicerè ai primi di giugno del 1558 e vi rimase fino all 'ottobre dello stesso anno. 1~

A.G.S E0 1050. 14. 1560.


?.ì ::.01 So1 7-1. ~ .rI èlllO cnw. cleuaglio rn li i..,ì VICere·11 . · · uno dei val ' 1.,1110 la c i ttà. ' loru. che isol·


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Sorremo /558

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una identica conclusione ci induce parimenti il parere del!' ingegnere, il quale limita il da farsi alla stre tta necessità imposta eia una eventuale minaccia corsara, valutazione certamente non calzante alle mura che di fallo Sorrento realizzò, o meglio. ultimò di lì a breve. Per meglio comprendere l'affermazione eccone una schematica descrizione di un accurato storico locale: "Sul limite occidentale della contrada Parsano si trova il bastione chiamato dal Teodoro San Valerio, ma prima detto di Parsano. Poi una cortina intermedia conduce al vicino bastione Sant' Antonino, prima detto di Sovradonno, eretto accanto alla porta. All'estremità della successiva cortina si vede il bastione Sant' Atlanasio, o dei Bagnagatti dal nome dell'antico vicolo omonimo, oggi Santa Maria della Pietà. Dopo aver percorso un tratto cli muraglia, si incontra l'ultimo baluardo conosciuto come Sant'Agnello del vico, ma dal Teodoro chiamato San Renato. TI primo bastione è cuneiforme e gli altri tre piatti . La fortificazione era iITegolare, giacchè la sua pianta, o tracciato, era adattata alle condizioni del terreno ... Le cortine sono lunghe 57, 59 e 54 tese pari a rn. J l J, 115 e l.05 circa, e sono leggermente più corte del le 60 tese indicate come limi te minimo nel trattalo di fortificazione ... Parte della bastionatura seguì l'andamento del burrone e venne sovrapposta all'antichissimo tracciato, che era stato anch'esso costantemente vincolato allo sviluppo della profonda voragine. Le cannoniere vennero costruite con collo e senza co llo ... Le troniere superstiti, aperte nei fianc hi ritirati dei bastioni sorrentini, sono senza collo. Il viandante, uscendo dalla porta di Parsano, può ancora vede rne due, appartenenti a ll 'antico armamento del bastione Sovradonno. Nell'incisione del Pacichelli i bastioni hanno sugli angoli salienti le «garette», cioè delle piccole torri per le sentinelle. Nel secolo passato, sulla parte meridionale della piazza, alcune di esse erano ancora intatte;poi scomparvero per i frequenti crolli che .. . hanno consumato inesorabilmente la bastionatura". 19 La sommaria ricognizione citata è relativa a l solo fronte a terra, il più debole per quanto eletto. Ma es is tevano ancora i due lati minori della città ed i I s uo fronte a mare, tutti, a loro volta, sufficientemente fortificati e difesi. Supporre a questo punto che una simile cerchia fosse lo stretto necessario per stornare gli insulti corsari non trova gi ustificaz ioni. Evidente perciò che al momento dell'attacco turco essa già in buona parte s i ergeva a protezione della città e che pertanto la decisione ciel Manriquez, e quindi del Ribera. sia da attribuirsi alla sua ultimazione, la più semplice e meno costosa possibile, a differenza di quanto realizzato . Concordano de l resto con la nostra ipotesi anche due tra i maggiori storici locali del passato. Il primo. Gennaro Maldacea, affermava nel suo trattato del 1841, che Sorrento nel 1558 era: " ... intieramanre murata ... " 20 ; analogamente Manfredi Fasulo, nella sua opera del 1906, si dilungava ulteriormente sostenendo che: " ... i pirati vedendola cinta cli solide mura rimasero interdetti sul da farsi ... " . 21 L' esistenza de lle mura, oltre a coinc idere con il piano cli rifortificazione generale delle coste, voluto dal Toledo e perseguito incessantemente per l'intera durata ciel viceregno spagno lo dai sui successori. spiega-a lmeno parzialmente-il demenziale comportamento degli abitant.ì al profilarsi dell'incursione. Infatti a differenza cli molte altre razzie, più o meno improvvise od impreviste, quella che desertificò Sorrento fu perfettamente ed accuratamente prevista e notificata con largo anticipo. Così. infatti , ricostruisce il prodromo de lla tragedia una anonima relazione coeva, particolarmente s ig nificativa al riguardo, e concordante sostanzialmente con tutte le altre consimili: '·Ante 1eni am decimam diern rriens is..

Prima del tredicesimo giorno del mese cli giugno 1558 prima indi,,ionc. l'Ill. mo Signor Vicerè di questo

1 ''

A .DI LEVA. Emro la cerchia .... cii .. p.63 e sgg. ~o G.fVIAJ..DACEA. S1oria di Sorrento, Napol i l 84 1, voi.IL p.23. : 1 1v1.fasu.o . Lei penisola sorre111ina, Napoli I 906. p.93.


Sn rrenro 1558

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77

1 Porta Persano 2 Fianco ritirato 3 Spalla quadra

1

3

1 Bastione San Valerio 2 Bastione Sovradonno

N

t

O~':.'=."!.-=...--100 m 77. So m.'lllO. dcltaglio cannoniera ÂŤtraditoraÂť binata. 78. Sorr~11to. planimetri<: cornputeriu.atc bastioni. a. b. c.

1 Bastione San Valerio 2 Bastione Sant' Antonio 3 Bastione Sant' Attanasio 4 Bastione San Renato

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I ]O

Guerm di corsa

Regno i nviò alla cittit cl i Sorr<!nto un co n11nissario. il quale prendendo stanza nel la medesi ma ciuà. sotto la pena prèvista per la ri bellione. ordinò che senza alcun indugio per paura d i un a1tacco della !lolla !urca le do nne cd i rap 1zzi evacuassero dalla cin il concent randosi in un luogo sicuro. l\'l a i sorrentini resi c iecl1i e sord i dai loro pèccati. senl<1 ncnche supporre che quel commissario potesse rappresentare un messaggero del l'Onnipotente lddio. si ri fiu tarono di adempiere a quanto ordinato. sia pcrchè reputavano di vivere in un periodo cl i assoluta tra nquilli tà sia perchè contrari a cl esen i fi care la ci ttà per ordine vicerca le:nel fnrnc111 po raggiunsero Sorremo all'insaputa del viccrè stesso J 15 soldati spagnol i, ri manc nclevi per due giorn i. I sorrentini stimando di essere oppressi così senza nemmeno l'ordine ciel viccrè. si recarono dal medesimo ed ouenero che i soldati si ritirassero immcdiaca mellle...... 22

Du nque al la città, come in mol te altre prima e dopo quel l' anno nei casi di ottimale funzionamento dei servizi d'info mazio nc. al profi larsi della min acc ia corsara turco-barbaresca pervenne il severissi mo, e terrifi cante, ordine cli evacuare , senza frapporre alcun indugio, don ne e ragazz i, le prede più ambite de ll e razz ie. Conferma inequi vocabile della estrema gravità del momento fu il contemporaneo soprnggiungere di 115-o 120 per a ltre fon ti-so ldati spagnoli inviati per guarnig ione, secondo una collaudata procedura, già a suo tempo riscontrata ad Otranto. Presumi bile immaginare all ora il di lagare del panico tra gli abitanti e il loro repentino fuggire verso i non lo ntani ccl inaccessi bi li monti Lattari . In vece incredibilmente nulla cli tutto ciò: anzi una delegazione cli cittadini. mu nitisi d i adeguato ' presente' 23 si recò a Napoli presso il palazzo reale, per scongiurare iI vicerè a ritirare quei soldati immediatamente ccl a revocare l'ordi ne di evac uazione, non potendos i sopportare l' idea d i una c ittà disabitata ! Nessun vicerè spag nolo igno rava che l'acquartieramento presso un centro urbano de lle ind isc iplinate truppe regnico le sollevava ondate cl i recriminazioni e contume lie a non f inire . Nessuno inoi(re stimava una ordinanza di evacuazione alla stregua di una proposta cli scampagnata colle ttiva, da comminarsi perciò a cuor leggero e senza pressante angoscia. Tu tti, per contro, ind istintamente, reputavano però tali sofferenze iI mino re dei ma li, certamente sopportabile in confronto alla deportazio ne turca, altrimenti inevirn bi lc. Il che li rendeva insensibili a siffatte suppliche, peraltro costantemente fi nalizzate, non già alla suic ida ric hiesta d i rimozione de l contingente ma sol tanto al suo controllo disciplinare . Nel nostro caso, invece. i ~o lclati ve nnero richiamati il giorno stesso, e l'i ntimata evacuazione probabilmente aboli ta. Non essendo pensab ile c he, con alcuni cesti di fi chi e d i agrumi e qualche sporta d i pesce fresco, i delegati av rebbero potuto corrompere l'altezzoso vicerè , occorre supporre c he allo stesso veni ssero addotte se nsate e credi bi li motivazioni, le sole in grado di sortire un simile risultato. E quali av rebbero potuto essere se non quelle cli prospettargli, stante la sua recentissima no mina, la total e sicurezza d ifens iva de lla città, serrata dal le sue moderne mura, in terdette dai vertiginosi burroni . e munite d i un co ng ru o armamento a fu oco. servito da altrettanti vale nti abitanti, come d 'uso al l' epoca nel.le princ ipali c ittà? De l resto l'invio di soldati presupponeva l' esistenza cli fortificaz ioni urbane, senza le quali quel centi na io d i mi litari nessuna resistenza avrebbero potuto estrinsecare con tro le abituali migl iai a cli turchi impiegati in ta li azioni . A Massalubrense, infatti. non giunsero i soldati, e forse ne mmeno i preallarmi e l' ordine di evacuazione, reputandosi la località aperta e pertanto assolutamente ind ife ndibile. Ricaviamo così ancora una ennesima prova indiretta che Sorrento, alla vigilia della de vastazione turca, disponeva cli un valido apparato di fensivo e di una conv incente forza miliziana. Un' ulti ma parentesi occorre aprire circa l'appena emersa singo lare dupl ice maniera aggregativa urbanistica de lla peni sola e la sua consistenza demografica compless iva.

:: La Relazione anoni ma coeva ru pubblicata per la prima volta <la B .C ,,PASSO. 1'v/e111orie della chiesa S0rre111i11a. "lapoli I K5-L pp.262-263-da S .FERRARO. La distru:;icme ..., c it.p. IO.La traduzi(lllC è invece pubblicata da A.DI L EVA. Elllro fa cerchia ..., r it. . pp..ìCJ e sgg-. ,.; ·1>rcscntc ' nella accezione napo letana. o comunque meridionale, sta a significare una rega lia cl i non rilevante valore ma d i ,icurP gr:-,d i111c nto . costi1.uita abi tual mente da generi alimentari prelibati o comunque rari.


Sorrelllo 1558

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Cittù e cosa/i nella penisola sorrentina ln precedenza abbiarno evidenziato co rnc le mura di Sorrento si siano avvicendate nel corso degl i ultimi 2. 000 anni , di volta in volta, su lle vestigia delle precedenti, senza potersi individuare alcuna alteraz ione del tracc iato. li c he impl ica una inesistente press ione demografica a ll'interno delle mura, affermazione contrastan te con il notorio rilevante benessere trad izionale. La soluzione che spiega la appareme assurdi tà va individuata nei suoi nu merosi 'casali' . "Sembra il caso di sottolineare ... che lu tti i casali cl i Sorrento, indipendentemente o meno dal fatto cl i ri trovarsi lungo un percorso importante, hanno sempre mantenuto una consistenza di piccolissimi nucle i rurarl i... In ral modo il sub-sistema insediati vo (re lati vo alla sola Sorrento) si è andato storicamente consolidando come una realtà defi ni ta eia un forte nucleo centrale e da tanti piccol i satelliti : satelliti che per numerm; iss irni anni hanno svolto la non trascurabile fu nzione di bacini di assorbimento de.I surplus demografico facendo sì c he la città nel franempo conservasse, quasi de l tutto inalterati il suo impianto urbanistico ed il suo peri metro originari..." .2~ Inizia ad evedenziarsi così una pecu liarità insedi ativa della splendida penisola che oltre a rendere militarmente indifendibi li nel loro complesso tanti piccoli agglomerati residenziali, sempre a causa della loro eccessiva fra mmentazione e dispersi one territoria le, li caratterizzava, ai fini razziatorii, purtroppo, estremamente propizi e redditizi. Non si prospettava praticab ile, infatti, nessuna resistenza organizzata, nè si individuava alcun ostacolo al rastre llamento predatorio, ad eccezione della sola Sorre nto. Massalubrense non disponeva nemmeno per la sua frazione urbana di un minimo di fo rtificazione, proprio per non essere una ti pica c ittà: " ...la cosiddetta Civ itas Masse... per una lu nghissi ma serie di eventi intricati e complessi, è stata una citl~t mancata... · ... ne l territorio lubrense il più vasto della peni sola sorrentina) la 'ciuà' ... non si è mai consolidata e s i... [è] viceversa verificata un'insolita fo rma urbana ... con una distribuzione di funz ioni tra vari casaIi ... ". ~.i

Ci rca le cause storic he cli tale singolari tà, una memoria anonima, pubblicata nel 1647 dall 'avv. G. B. Persico, le attribu iva impl ic itamente a: " re Fèrrn nte lche] tornato vi ttorioso in f\1apoli acciò la piccola Città cli Massa no n li desse più fas tidio con nuova ribell ione fece rovi nare e buttare a terra il Castello, le mura della Ci ttà. li Palazzi del Govern atore, et altri huorni ni Principali . e tutte k case dclii Cittadini c. distrutta anche la Chiesa Cathcdrale. il Vescovo fu costretto andare alla Chies;i ant irn d i Santa Maria della Lohra sopra il Mare. dove si dice Fontanella, e li Cittadini ciascheduno alla sua possessione. e questo fu circa l'anno di Christo 1465. Da questo hebhero origine molti Casali. pcrcilt'.' mo ltiplicandos i li l'ig li e nepoti, mol ti plicavano anche le case. con li loro giardini , e però non sono Casali. ma l'amigl ie unite insieme ... L a citlìl vecchia cli f\1assa si lini di diroccare circa l'anno 1550, con l'occasione d 'edifica re la nuova Città. la quale si edii'ici'l nell ' istesso si to dove era stata la vecchia. ma nella parte più alla e forte, e si servirono delle pietre per far le mura 14 palmi larghe. come al preseme si reggono. e perchè nella Città vecchia non v'era stata acqua sorgente dentro. ma cisterne rnoho piccole. in questa nuova vi hanno fono due cisterne grandissime. et altre piccole.''26

La città cli Massa, comp letamente demolita nel l 550 e quindi ricostruita, al momento de ll'attacco turco non disponeva più nè de lle vecchie nè tantorneno delle nuove fo rtificazioni, per cu i era una sorra di agglomerato aperto, al pari de i suoi casali. Circa tali anacroni stici insediamenti tipicamente sorrentini è interessante ricordare che: "Il casale, vocabolo di deri vazione etimologica ben ch iara e che sta a connotare un 'i nsieme' o 'complesso' di case e di fo ndi rustic i ad esse pertinenti ... ovverosia un minuscolo ce ntro abitato a base economica agricola, ha 'sovente radici antiche o tardo-antiche'. I rnsal i erano unità g iuridico-ammini strative, avevano in effetti dignità istituzionali . 'come dimo-

Ci11à e caw!i della ,,eniso/(1 sorre111i11a, Roma 1993. p.46. ~; Idem. p.6ì. ~,, G.l:l Prns1co. l)escrirrione della cillà di Masso / ,1,lm!llse. Napoli 1644, ristampa a cura di B.lczzi , Napoli 1994, pp.4 1-42.

,~ C..IAJ.O:\GO.


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79 79. iVJassal ubrc~n,e. panoramica.

strano alcuni importanti documenti vicereali del secolo XVI, essi occupavano il quarto posto nella scala gerarch ica relativa all ' ordinamento del territorio. Il territorio era infatti suddiviso, 'in ordine di importa nza, in città, castelli, borghi , casa!i, masserie e case sparse' . ... Un casale ... è un insieme di vasti gruppi fami gliari, comprendenti spesso parrocchie e parecchie clecini= di ménages riuniti in uno spazio ben definito ... AI loro interno le famiglie coprono precisi settori di prod uzione ... La companezza e l' omogeneità che caratterizza un casale è la conseguenza di un processo legato al moltiplicarsi e dividersi nel lo stesso spazio di fami gl ie reciprocamente imparentate, spesso discendenti dal lo stesso capostipite . ... All'epoca vicereale i casali peninsulari risultano essere 70 di cui: 25 appartenenti all'Università cli Massa Lubrense, 22 ricadenti nel territorio del Piano (escl uso il territorio di Sorrento), 16 appartenenti all ' Uni versità di Vico Equense e 7 casali extra moenìa dì Sorrento"-2 7 Quale poteva essere la rilevanza demografica globale, per l'epoca in esame, di tali insecliamenti?In un documento vicereale di alcuni decen ni prima-qu indi sostanzialmente accettabile-ci ce11ìfica le segue nti cons istenze: "La ciudad de Massa està caxada .. . La c iucl acl de Surremo està caxada.. . La cinil di Massa viene tassata per 574 fuochi La c ittit di Sorrento v iene tassala per 429 fuochi ... Napoli 1538". 2~

~1

G.JAW>iCio. Ci11à ... , ci t.. p.79.

~~ A C.S. Estado. Nàpoles, I 028. 128, 1538-il documento

i

/532-1553!. Napoli 1984. pp ..144-345.

è tra tto da G .CONIGLIO. Il 1·ice.regn.o di don Pie1ro di Toledo


Sorre/I/o I558

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123

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82 ti::'. Punta del la Campanella, vista aerea.

rvlassa . in definitiva, comprensiva dei suoi casali, vantava sotto il profilo fiscale una popolazione di ci rca 3.500 abitanti, che possono agevolmente portarsi a quasi 4.500-5.000 tenendo conto dei molti non abbienti. Sorrento a sua volta si attestava intorno ai 3.000, in pratica forse 4 .000 . Del totale oscil lante intorno ai 9.000 circa, soltanto 2.000-2.500 vivevano fra le descritte mura, confermandosi tutti gli a ltri come una eccezionale e facilissima preda per una ben condotta razzia. Ad una razzia cioè che riuscisse a circondare contemporaneamente l' intera estremità della penisola sorrentina, attivandosi in pratica da entrambi i suoi versanti, in modo cli chiudere gli sventurati a bitanti in una sorta di anel lo insuperabile .

La desertUicazione di lvlassa e di Sorrento Cediamo, a questo punto, la descrizione dell'atroce razzia ad un testimone oculare, un altro anonimo relatore-questa volta spagnolo che la compilò nel 1583-lirnitandoci a commentarla dove necessario per la migliore comprensione: ·'Come l'annata del turco prese la ciU:à di Sorrento e quello che avvenne Nell' anno della reparazione ùel mondo 1558 stando crudeli guerre tra l' Imperatore Carlo V. re di Spagna eù Errico. re di Francia. dopo aversi fauo guerra crude lissima per le pani della Fiandra e per la Navarra e Perpignano . 1·,xkndos i costretto i l re di Francia, dimemicandos i di sè e ciel nome di Cristianissimo c he t.enea, determinò d i chiedere aiuto al sultano Selim gran turco contro l'Imperatore. domanclanclogli mandasse il maggior numero di vasce lli c he potesse per molestare l ' imperatore cd i suoi stati e vassalli e soggiocare Villa Franca di J\'izza per il grande odio che aveva co l Duca di Savoia. pen:hè seguiva la pane dell'imperatore. •·29

2,, Il documento. del I 583, è pubblicato per la prim a volta da S.FERRARO, L(/ dis1mzione.. ., cit., pp.79-83.


Sorre-mo I 558

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Ne lla ricostruzione del contesto politico-strategico si può cogliere una perfetta conoscenza della situazione inlcrnazionale del preciso scorc io storico. Lo stallo militare in cui si era cacciala la Francia nella guerra contro la Spagna fu la causale della sua deprecatissima alleanza con l'impero ottomano. Data l'ostilità fanatica fra i due universi mediterranei, cristiano e musulmano, la scelta francese subì la prevedibiliss ima taccia di blasfema, e l'accorcio divenne noto sin d'allora come 'empia alleanza' . Così il Manfron i ne de linea g li aspetti salienti: "Da un lato abbiamo un Imperatore potente, accarezzato dalla fortu na, signore cli largh issi me e ricche province d'Occidente, quasi padrone d'Italia, naturale alleato della Chiesa... che ha a sua disposizione le forze navali della Sardegna, della Sici li a, del Regno di Napoli. che presto av rà quel le della To~cana, che ha l'aiuto dei Cavalieri di Malta... , [che·I vuol essere padrone del Mediterraneo ponentino. Dall' a!(ro lato un Sullano, che ha ricevuto dà suoi maggiori uno Stato potentissimo, quadruplicato di este nsione in pochi anni ... che è padrone assoluto o quasi di tutto il Mediterraneo orientale ... [e] si proc lama difensore dei diritt i di Barbarossa, suo schiavo ... In mezzo a queste due g igantesche potenze ... la Francia, che non è mai stata una potenza marinaresca ... fe l per conservare o riacquistare una parte de ' suoi possessi cl' Italia, dopo lunghe esitazioni, mettendo da parte gli scrupoli religiosi , sfidando i fulmini della Chiesa, tende una mano al Turco, lo spinge. lo eccita al d i qua dello stretto di Mess ina, se ne fa uno strumento per dividere le forze imperiali ... Ecco l'empia alleanza che stringe in un sol patto il re Cristianissimo, il sultano dei Turchi ed il feroce pi rata Barbarossa, e che dà ali ' Europa sbigonita il rnrpe spettacolo dei gigli di Francia accoppiati alla Mezza luna. dei Cavalieri di Malta al servizio cli Francia imbarcati sui legni piratici di Barbarossa... ".10 Lo scorrer degli an ni non produsse affatto la so luzione della funesta al leanza, ma anzi a secondo delle soni più o meno fortunate de lle armi francesi , si assisteva ad un riacutizzarsi, od attenuarsi, delle operazioni concertate a danno della Spagna e dei suoi territori. li I557 apportò alla Francia pesanti sconfitte cu lmin ate il 10 agos to con la disfatta di S. Quintino nelle Fiandre, ad opera degli spagnol i condotti da Eman uele Filiberto di Savoia31, da cui l'astio per Nizza e la Savoia. Immag inabile il cinico stimolo di: "re Enrico a ripetere, qucsra volta con miglior es ito, ancora una volta le sue istanze a So limano per av.:r l'armata turca in Ponente . .. . il 14 aprile del J 558 l' armata turca, condotta da Plialì, uscì dai Dardanelli ... 1 luoghi più rninacc iati pareva dovessero essere Savona, Nizza, Genova, l'Elba, Porto Ercole, il Napoletano e quivi appunto durante lutta la primavera fu grande l'attività degli Imperiali ... I Turc hi con cento galee e una ventina di galeotte uscirono in aprile, ma fino a giugno non se ne ebbe nuova in Ponente, poichè Plialì se ne restò a Santa Maura ed alla Prévesa ... Visto alfine che nessuno si moveva in Adriatico, Plialì si avanzò verso lo stretto di Messina, e invece di tirar dritto per la Corsica ... si fermò a saccheggiare Reggio e poi a Sorrento, a Gaeta, a Meta, ad Ischia. a Torre del Greco, dovunque abbrucianclo e saccheggiando, o come spiritosamente dice vano i Francesi, perdanr le temps à s'amuser" ) 2 Inutile osservare che l'ammiraglio turco aveva compiuto una tipica grande azione corsara, svincolandosi completamente anche dal rispetto degli infami palti che lo legavano ai francesi suoi alleati, e perseguendo esc lusivamen te il proprio immed iato interesse economico. Tant' è che conclude il Manfroni:

della marina italiana, Roma I 89ì. voi. Il. pp.30 1-302 . Ecc<1 il quadro che di Emanuele Fi li berlo di Savoi a viene tracciato da G.BELTRUTII . Le forte:.z.e dei Scw oio, Cuneo J980. p.26: «Sebbene non fo sse un architetto, il duca...ebbe fra i suoi consiglieri più ascoltati gli ingegneri mil itari. ..osscrva C.Promis ,; o

C:.IVI A;,,: FR ONI. S1oria

.SJ

,<da s(1lo a solo combinava con essi sue fortezze. le approvavél oppure di mano sue le modificava, poi a se stesso e non mai ai con~iglicri riserbava la scelta del si to, la cura dei materiali, la spesa,, ... Quando gl i per veniva notizia di nuove tecniche nel le costru zioni delle l'nnezze, in viava subito i suoi specialisti a studiare e a di~cgnarc in segreto le nuove fortificazion i in rrancia. in Spagna. in Slavonia. in Barbaria.. .Sc ne deduce l' esistenza di un ,-:rvizio Ji spi0naggio militare ellicentissimo ed alle dirette dipendenze del duca.. bnanule Fi liberto decise....[ l 56 1-1 5661 l'ampliamento e la ristrutturazione di ... Vil lafranca, cli Nizza ... » .<: C.l'v1A:--i FRONI. Storia della marina ... , cii.. voi.Il. p.398.


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Guerra di corsa

··Questa ru l'ultima fase di quell'empia alleanza che Francesco I aveva contratta senza r icavarne alcun fruLto e che Enrico II aveva continuata, con grande scapito della propria repu tazione e con q uel vantaggio. c he tutti abbiamo veduto"." Per l'impero ottomano invece l'opportunità di inserirsi in uno scontro fratricida, che comunque dil aniava potenze c ristiane, e di compiere razzie su larga scala con l' approvazione e l'assistenza di uno dei due contendenti costituiva una opportunità eia non lasciarsi sfuggire. Ovvio perciò che sin dalle prime sollecitazioni francesi, in quel 1558, ad .inviare ne l Tirreno la flotta: .. così udendo ciò il Gran T urco <li mol to buona volontà gli concedet te ciò che chiedea e facendo raccogliere una g rossa annata di centotrenta galere ed al tri vascelli, dando lo ro per generale Pialì Pascià e g li comandò che venisse in I tal ia danni fic.:anclo quanto potesse gli stati dell'Imperatore e di lutli gli amici ed alleati. E che subito accorresse a fare quello che il Re di Francia gli co mandasse 1.n conseguenz a di che di scese l'annata e saccheggiò ak:u nc terre in Calabri a e vo lendo dar sacco alla città di Ama l fi, lor sopravvenne un temporale per la intercessi one del glorioso apostolo S. Andrea (la cui protezione tengono. e cli cui al fi ne di questo libro si par lerà alcuna cosa ~omrn ari amcnte) così l' annata del turg.o (sicj giunse a Sorremo un lunedì tredici di Giugno del el etto anno prima che al bcgg iasse.''·'·1

L' ope razione c he il s ul tano prospettò, o fo rse megl io c he ebbe prospe ttata dal suo ammiraglio-corsaro cons isteva in una immane razzia avente per teatro l'intero arco costiero pen insulare tirrenico, cioè il rovescio de ll a frontiera marittima. Traendo prezioso vantaggio dalle così generosamente offerte basi naval i mediterranee francesi una tanto de vastante operazione avrebbe potuto estrinsecarsi con tutta la sua necessaria pesantezza ed accuratezza. Era in definitiva la meticolosa e perfezionata ripropos izione del la g ià ricordata crociera del Barbarossa che tanti lutti e drammi aveva provocato lungo le coste italia ne circa 15 anni innanzi . A l posto ciel Barbarossa, Plialì con una consistente inr.egrazione navale forni ta dal corsaro Dragut, e dal suo codazzo di colleghi minori. Primo bersaglio le iso le Eolie, quindi, dopo a lquanti scali contraddistinti da altreuante razzie e distruzioni , la flotta turco-barbaresca risalì il Tirreno s ino ad A malfi e di là fece rotta verso l' estremità della penisola sorrentina A I pari di quanto a suo te mpo rimarcato per Otranto anche per questa incursione le cronache coe ve Le ngono a notificare che l'obiettivo prefissato dell'incurs ione fosse proprio Amalfi. Ma, come allora per Brind is i. una provv idenziale te mpesta salvò la gloriosa cittadina all' ulti mo minuto. Plausibi le, pure in questo contesto, la volontà di giustificare in qualche modo l' incompre nsibile ignavia dei sorrentini al proCilarsi del la tragedia. Tuttavia, analogamente ad Otranto, non può affatto credersi alla casualità estemporanea de lla scelta ciel sito di s barco, frutto d i una pe rfetta conoscenza dei luoghi e delle loro caratte ris1:ic he morfo logiche. Perfe ttame nte conosc iute, del resto, persino le distanze relative tra i s ingol i centri a bitati della cost iera, corne ci attesta l' accurato atlante del geografo ammiraglio ottomano Pi ri Rais- morto nel 1554c he così sanciva al r iguardo: "Da Napoli all 'isolena di Capri c.: i sono 30 m iglia. . Capri sta presso la punta che chiude ad es t il gol fo di l\apoli. Da quella punta dista quattro mig lia. E un'iso la piullosto alta e i l suo cas tello è situaco verso nord. Fra quest' isola e Napo li . a 18 m iglia da "lapoli verso Capri. c·è il borgo di Cas tellammare. Davant i v i hanno cost rui to un porto in cu i si ernra da ovest. Si legano le cime alle m ura del pono e si getta l 'ancora verso nord- est in sei tese <l 'ac.:gua. Dopo Castclla111111are. andando verso Capri. c'è Vico a cinque miglia. Dopo Vico a sud una quarta sud-ovesc c'è Sorrento a sei m iglia. D a Sorr-:mo andando verso est-nord -esi c'è Amalfi a 15 miglia. Ncll'irner val lo di q ueste 15 m iglia, a c inq ue m igl ia da Vico. c·è Posi tano un villaggio in un gol fo . Di frome a tre m iglia d i d istanza verso sud, ci sono due i solecre. Quella situata ad est si chiama Gali- ì'vlazi. Nella delta isoletta c'è una torre (pirgos) nella quale stanno dei pescator i. L' altra si chiama San Paro. Salendo sopra I· isoletta di San Paro spiano verso occi deme. D ernro il g ià nominato gol fo di Positano c'è un vi llaggio il cui castello si vede dal già rico rdato castel.lo di r\ma l fi. A 6 m iglia a nord -est del borgo cli Amalfi c' è Fonte. un buon ancoraggio dove si d/1 fondo in 16 tese cl'acq ue. A 2 miglia a nord es t di Fonte c' è Conca e a 4 m igl ia a nord -est d Conca è Salerno. La eletta c ittà di Salerno è fra le ci tta ~!ella Puglia e avant i v i hanno costrui to un-porto: alla punta ciel porto una scogliera si protende per 2

·'-' Idem. p.402. -'·

1

S.Ft RRARO.

L(/ dis1m::Jo11e .. , ci t.. p.79.


Soru'nio 1558

127

83 8.ì. Stralcio carrn cl i Piri Rais.

miglia nel mare. Le barche si anco rano in rnare a due n1igJia e mezzo geuancl o l'ancora a una profondi ti1 da tese di acqua··. .\5

6u8

lmposs ib ile pertanto crede re moti vatamente alla tes i di un luogo di allerraggìo fortu ito e dell ' u lti mo minu to: la razzia fu ocul a ta mente e motivatame nte prev ista esattamente dove avvenne, grazie soprattutto al l' apporto informati vo dei rinnegati. i sol i a conoscere perfettamente s ia gli impervi itinerari interni ~ia le risorse economic he e soc iali dell'area. Prosegue quindi il racconto dell 'anonimo spagnolo : ··i:: D. Giovanni :Vlanriquc7. di Lara che a quel ternpo era Vicerè cli J\:apoli avendo saputa la venu ta ùi detta armata. avea m andato alla eletta cittl1 di Sorre nto una compagnia di Spagnoli perchè la guardassero. f\1a quelli della città. e per li berarsi cie l la pesancezza clell'alloggiarnento dc' soldat i o perchè così Dio volle per castigo e mort i ficazione dc' Sorrenti ni per le discordie e parzialità che tra essi erano e che dura no anche oggi prima che l 'annata giungesse 1·eccro grandi isrnnze al Viccrè e consiglieri che r isparmiassero i deni Spagnuoli inviando rn o.l ti doni di frutla ed altro da tutto que$lO stato 1n igliore del Regno ....,e,

Il documento presenta, pur nel la sostanziale concordanza espositiva con il precede nte. già citato, alcu ne s ignificative d ifferenze. Innanzitutto i soldati sono destinati a Sorre nto, d 'ordine del vicerè e non a sua in saputa, come logico c he fosse. Secondariame nte la delegazione dei sorrentini andò a Napoli pri ma del lo ro arrivo in città, espone ndo de.ttagliatarnenre le sue ragioni, c he trovano accog limento da pan e ciel vicerè solta nto alcuni giorni dopo, il tempo necessario cioè. a controll are la concretezza de lle rich ieste e la loro sensatezza. P rosegue la na rrazione confermando anche quanto ipotizzato circa eventuali gu ide rin negate:

' ' lclèm. p.67. ·''' Idem. p.80


Guerra di corsa

8-1 8-1. Mari na di Canrnnc: la spiaggia dello sbarco. ··0 11c11uta la grazia i l gio rno appresso o due dopo che gli Spagnuoli panirono g iunse l' armaca all'ora della dando fondo pri ma dalJ'allra parte del Capo del la Campanella e per certi sentieri asperissimi con buona guida c he recavano mandò il campo per terra a saccheggiare \1assa e i suoi casali.''> 7

Il 13 giugno 1558

L'i ncu rsione turca, pertanto, si avvia con un iniziale sbarco sulla spiaggetta di Marina di Cantone, in terri Lorio di Massa Lubrense, suggerita appunto da rinnegati locali, ed ha per bersaglio la indifesa cittadina ed. in particolare, i suoi sparsi e numerosi casali. Non rientra nell a dinamic.a razziatoria programmata un attacco a Sorrento, ma semplicemente un secondo sbarco presso la sua marina, per cogliere a rovescio il medes imo territorio, compreso tra i due versanti della penisola, in modo da intrappolarne tutti gli abitanti. Stando alla trascrizione ciel già citato avv. Persico, l'azione avrebbe avuto questo preludio: .. Il fano seguì nel modo seguente, pcrchè all' hora non vi erano Torri guardia nelle M arine ... venendo l'armaTurchesca cli noue all'impro vviso. la mattina all'alha non fu vista eia nessuno. Posero in terra ncl)a mari na di N,;rano due mila Turchi bene armati. con ord ine che se ri trovassero resistenza se ne ri tornassero ind ietro ad imbarcarsi:per questo f'inc Jasciorno in quella rnarina alcune galere. l'altre se ne vennero alla marina di M assa e d i Sotl'ento:le quali quando fu mo viste dalla gente di Massa. cominciò a fuggire in al to, pensando che da questa mari na sari ano sali ti li T urchi:ma s' ingannorn o. perchè s' incont ro rno con essi Turchi, i quali non havcndo trovato r..:,istenza. h.ivevano sncchcggiato li casal i cli sopra, e dcscenclevano con la preda fatta e con gl i huomini e donne cattivi:alcuni si salvarono verso le montagne d i tramomo. molte altre persone si sariano salvate, ma q uando fu mo nel la pezza ddla vela. la quale sta sopra il casale di S. Agata. venne un falso rumore che li Turchi veni vano da Vico. se ne {()f'llOrno a dietro. e diedero nelle mani clé Turchi ..." . .,s i ;)

;,; Idem.

-'~ (ì .13

PERS ICO.

Descrillione .. .. ci t.. p.45 .


Sorre1110

129

1558

T ralasciando di evidenziare le approssimazioni e le inesattezze, la restante ricostruzione appare sostanzialme nte plausibile. Jnfatti i corsari una volta presa terra, in brevissimo tempo scavalcata la pendice rocciosa del versante salernitano s i avventarono sull ' ignaro abitato cli Massa. Cosa pensare di quella inspiegabile tranquil lità in un centro abitato ape1to a poche centinaia di metri da un altro fortificato, ai cui governanti solo alcuni giorni prima era stato notificato l' imminente pericolo ed ordinata l'evacuazione'.> Credibile che quanto paventato per Sorrento non avesse maggiore concretezza per Massa Lubre nse? Credibile ancora che la notizia rapidamente diffus as i per la prima ciuadina, tanto eia consentire l'invio di una delegazione a Napo li, non raggiunse i vicini massesi, ponendoli a.Imeno in sospetto'ì Da cosa poi dove vano attingere tanta sicurezza da dormire in assoluta serenità infischiandosene anche cie lle più elemen tari abituali precauzioni'ì In quella fatale notte sple ndeva la luna-e su ciò concordano mo lte fonti a!le ndibili-e dal l'alto di Massa si può contemplare un ampio tratto del golfo cli Salerno: una flotta di 120 vele costituiva, senza possihil it~t cli equivoco, una visione evidentissima, al pari della loro manovra d i sbarco. Nessuna sentinella, nessun preallarme al profilarsi della !lotta, nessun allarme all'allerragg io dei turchi, nessun co lpo di arma da fuoco al loro inerpicarsi per la costa! Una volta raggiunto l'abitalo, in pochi attimi, il risveglio divenne allucinante: tra le urla dei turc hi e quelle de i massacrati , tra lo strepito delle anni e le invocazioni di aiuto, quanti poterono s i gettarono da i loro giacigli cercando di guadagnare il più rapidamente consentito la montagna, ben sapendo, per a tavica es perie nza, che l'offesa veniva eia mare. Ma quella volta !aie certezza li tradì, come già faceva notare la memoria del Persico. ln tutti i diversi casali la scena straziante ebbe un identico e pressocc hè contemporaneo svolgimento, lasciando pochissime scappatoie ai miseri abi tanti. Con la parte sommitale della dorsale pu llulante di turc hi. qua.nti riuscivano a ragg iungerla finivano ine vitabilmente nel le loro mani. Pe r gli altri la cattura avven ne diretta mente nelle abitazioni o a l mass imo nelle immediate adiacenze. Pe r avere un'idea dello svo lgimento della razzia e del suo spiegamento territoriale ecco un dettagliato elenco delle prede, compila to in ragione dei casali cli appartenenza, redatto da un sacerdote che qualche giorno dopo compì l' ingrata mans ione cli accertare, casale per casale, il numero degli scompars i: .. D al cas ale cli Quarrnzzano. Da 1Vl orta . . . . . .

Da Serignano . .

...........

. . . .. .. .. . . . . ... 12 1 . •• .. . .. .. . . . . . .• .. . ..... . . . 143

......................

Da Campo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dalri\rolella. . . . .. .. . . .

.26

.............. .........................

.28 . IO .. 6

.. . . . .. •.. . . . .. . .

.24

Da Ci gliano

. ... Da Prio le all ' hora casale di 1v lassa

Dnll' i\c4 uara

...................

.43

Da Belvedere . e la ·rcrra . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .63 Da Schiazzano . . . . . . . . . . . . . . .. .. ... 149 . . . . . . .. ... .. . .• . . .. .. . 134 Da Monticch io .. .. .. ..... . . ... . . . . . •. . .. ... .54 Da Spitalc . .... . . . . . . . . .. . . .. . . .

.97

D,1 Nerano . . . .. .. ... . . . Dn Ti tig liano. . . . . . . . .... . .. .

,,

..) _)

. 17

Da Sero la . .. .. . . • , , ... . . . .. . . .. . Da Nuvola . . . .. .. . . . . . ... .... .. .. .. . . . . .... .. . .. . . . . . .

.~.,

Da Torca .. ... .. . . . .. . . .. . . .. •.. . . . . .. •. Da Marciano . .. , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . .

.50

Da Terrncnc . .

................ Dalla Pedara.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

'l"

63

.60 .60

Da S. Agata . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. .. . . . . . . .. . . . ... . . .... 149 Da Casa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . .. . 70 Da MiLrn no . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . • . , . . . . . . . . . . . . . . . .16 Da Pa stina ..... . .. .. . . . . . • ... .. .. .. .. .. . . . ... .

. .. . .. . .24

Sono tutti 1493".'9

Come innanzi a:ffermato la distribu izione frazionata sul territorio favorì , se non ince ntivò addirittu-

·''' Idem. p.4 7.


130

Guerra di corsa

ra, l'i ncursione turca, e lo stesso anonimo ne sottolineò la inusitata facilità, affermando infatti: " In questo ebbe a far poco per essere tu lio apen o e di là se avesse luogo perchè era terra con muraglia. vennero a Sorrerno a vedere se li trovassero impreparati. " 4 0

La perfetta riuscita dell 'operazione dovette stupire gli stessi turchi. L'abbondanza del bottino e l'incred ibi le faci lità delJe catture li spinse ad approfittare ulteriormente della irripetibile e propizia circos tanza. Il nostro relatore adom bra essere stata quella probabilmente Ja causa c he li indusse a tentare con Sorrento . Di certo, mentre il grosso della flotta turco-barbaresca restava ormeggiata nei pressi della spiagg ia del lo sbarco, intenta tra l'altro allo stivaggio del bottino e delle prede, una forte squadra se ne distaccò, e doppiata punta della Campanella, accostò sotto Sorrento. Il diversivo, come già evidenziato, rientrava ancora nella logica dell'azione, proponendosi i corsari con un secondo sbarco-a rovescio-di completare i l rastrellamento del territorio di Massa Lubrense, acciuffando anche quelli che per loro fortuna erano riusciti a scappare verso tale direzione. Ovviamente nell'attuare questa fase complementare, dovendosi ormeggiare proprio sorto Sorrento-nella notiss ima Marina Grande-ne avrebbero ricavato d irettamente il suo stato difensivo . Nel brano appena citato abbiamo, tra l'altro, una ennesima inconfutabile testimonianza d i quanto asserito c irca l'esistenza cli mura valide intorno alla c ittadùia. L'anonimo, infatti, afferma che quella era ·rc.rra con muraglia', ovvero ciltà fortificata, speci ficazione che nella dicitura dell 'epoca sottintendeva ·ncJcguatamente'. Ecco come l' azione di P lia lì Pascia prosegue nella narrazione: "E mandò una parte delle galere al medesimo a Sorrento. le quali giunsero al far ciel giorno. E pervenute alla marina che ch iaman grande, avvenne che le chiavi dell a città le conser vasse un gemiluo-mo per pri vi legi antichi, e dovendo aprir la porla cl i quella marina per un suo amico ch e voleva uscire, dette le chiavi ad uno schiavo turco che teneva onde andasse ad aprire. " 4 1

E qu i ci troviamo nuovamente di fronte all'inspiegabile. La cillà ind ubb iamente sapeva perfettame nte del rischio di venire attaccata e, per giunta, aveva dovuto, in maniera credibile, forn ire assicurazione al vicerè di essere in grado di difendersi con i propri mezzi in caso di necessità. J\fa le sue mura appaiono assolutamente sguarnite di sentinelle. Anche qui su ll'a lbeggiare nessuno vede la flottiglia che si ormeggia, nessuno sente i clan1ori provenienti dalla vicina Massa, nessuno scorge le decine di colonne di fumo che s' innalzano dai tanti casali dati alle fiamme. Tutti dormono nella più assoluta tranqui lli tà. Non basta, le chiavi della porta cli Mare, certamente la più de licata essendo ad immediato contatto con la spiaggia, vengono consegnate, non importa per quale ragione, ad uno schiavo turco! ~ È ~vidente che l' intera narrazione scade ne ll 'immaginario tentando di giustificare una palese dappocaginc, o peggio un lampante tradimento. I turchi al lora, quasi certamente, arrestandosi dinanzi alla c irtà, stavano accingendosi ad avviare la seconda parte della loro incursione, ma altre ttanto probabil mente si sarebbero potuti accingere ad accertarsi se quanto convenuto, in qualche modo, con alcuni traditori fosse coronato da un concreto sviluppo. Anche volendo supporre, infatti, che i pacifici sorrentini, all'oscuro di qualsiasi procedura militare, o sempl icemente cautelati va, non avessero pensato di porre, almeno per quelle notti di rischio preannunc iato, uomini sulle mura, e sentinelle lungo la costa, come immaginare che il governatore spagnolo de lla c ittà, cli estrazione mil itare-e di indiscutibile coraggio e, come vedremo, di eroico valore combatti vo-evitò irresponsabilmente di farlo? Le mura, per quanto affermato, esistevano, e probabilme nte erano validissime, sebbene incomplete, ma chi ha mai supposto che, all'occorrenza, si sarebbero difese da sole? E chi avrebbe dovuto dare l'al larme in assenza di sentinelle? Concepibile che persone a conoscenza cli tanto pericolo, da richiedere l'immediata evacuazione di una c ittà fortificata, osassero dormire tranquillamente, senza vedette sugli spalti, senza can noni pronti a sparare, senza deci ne di pattuglie intente a scrutare incessantemente l'orizzonte') Molto più verosimile, in conc lusione, supporre che proprio chi avrebbe dovuto garantire la sorveg lianza fosse d'accordo con i razziatori. Lui, o loro, e non lo schiavo turco dovettero segnalare alla flot-

,l<)

S.FERRARO,

01

Ide m.

La dis1ruz.io11e... , cic., p.80.


Sorrellfo J558

131

tiglia corsara la totale tranquillità, ed aprire la porta urbica del fronte a mare. J turchi penetrarono da quella porta perchè vi erano attesi e perchè tale incredibile opportunità costituiva una parte affatto secondaria ciel loro piano originario, sebbene la più aleatoria e fantastica. T rinnegati, lo abbiamo affermato ed accertato in molte occasioni, rappresentavano la piaga abituale del la nostra soc ietà dell'epoca, ma non erano gli unici a tramare contro la stessa, associandosi alle loro discutibi li motivazioni, per lo più economiche e sociali, anche numerose altre di matrice politica e strategica. monopolio però di ceti abbienti. L'ombra del tradimento quindi sembrerebbe scorgersi sinistra.mente alle spalle della devastazione di Soi-rento, tradimento che per essere così tu rpe ed abominevole, convenne attribuirlo ad uno schiavo turco, l' unico privo di coscienza cristiana per definizione. Ma in questo caso j conti non tornarno affatto. Tralasc iando di addentrarci in ipotesi inclimostrabiJi, torniamo ali' irruzione dei turchi nella città, così descrittaci dal nostro anonimo relatore : --Qut:sli lo fece ed aprendo la porta che sta sopra il mare conobbe le galere turchesche, e non tardò di scenckre al ln marina e far loro segni che entrassero. c lui con quell i lo fecero tanto presto che i n un momento fu piena la ciui1 di turchi si repentinamente che non potett ero vestirsi nè mettersi in armi . e così ciascuno come gli veniva la voce. procurava di fuggire non tenendo conto il padre del figlio, nè marito della moglie, ma una confusione giammai veduta ed un finimondo. Così miseramente furono presi i n di verse parti fino al numero di ottocento anirnc. quantunque scappò assai molta gente in una torre di Giovanni Andrea Rom ano che stava in un casale di Sorrento molto vicino." 42

Abbiamo. nel brano citato, un primo interessante accenno al ruolo che svolse una torre privata nel garantire la salvezza a quanti in essa riusci rono a rifugiars i. Più dettagliata aJ riguardo la trascrizione del Pers ico. che puntualizza al riguardo: "NeJla torre di D. N icolò cli Turro v'era i l suo fratello con li suoi figli et altri, l i quali havendo visto che un Turco in una quercia. la quale era poco lontana dalla Torre. voleva tirare ad uno che srava nelli merl i della Torre, e~si prima tirorno a deuo Turco, la pal la li diede in fronte, e cascò subito morto:e perchè questo stava nel principio della strada, per la quale si va in eletta Torre, le Turchi quando arrivorno a quel loco vedendo quel mono ululavano e fuggivano. e però fumo se.curi non solo quelli. ch'eran nelle Torri, ma anche nel circuito d'esse... " .4 .\

Vi è da aggiungere c irca tali torri che, proprio per ritrovarsi i casali abbandonati a se stess i, ne esistevano a lquante quasi una sorta cli loro pertinenza difensiva. Erette ad iniziativa ed a .spesa privata, vanno riguardate alla stregua di unico espediente ostativo alle indiscri minate e frequenti razzie corsare 44 . Da lla medes ima fonte ricav iamo esplicita conferma del l'asserto : .. solamente tre torri res tarono intaue. e si salvorno quelli ch ' io esse si ri tirorno, cioè In Torre di D. Nicolò cli Turrc. la quale hoggi possiede il Signor Dottor Gennaro cle Turre suo pronepme, la Torre di Pietro Palma. la quale ì:: vicina al Vescovado, e hoggi la possiedono li Signori della famiglia cli Pisa, la Torre di D . Andrea L iparulo. 18 quak hoggi si possiede dal Signor Dottor Lconoardo L i parulo e suoi fratelli ... Ha ven do visto li C i1taclini di l\fassa che solo in quelle tre Torri si erano salvale qunsi 600 persone, incominciarono ad cdi li care Torri in ogni loco, cli modo che quasi ogni casa ha la sua Torre...''45

Le torri accennate, però, non vanno confuse nè cronologicamente nè architettonicamente con quelle fatte innalzare, pochi anni dopo lungo l'intero perimetro marittimo del Regno. La loro connotazione slru tlurale le assimi la, curiosamente, a quelle dello Stato Pontificio, e ciel Regno cl i S icilia: pianta quadrata, basamento scarpato ed alzato parallelepipedo;porta cli accesso a ci rca 5-6 m . dal piano cli campagna;ogni lato munito da almeno una coppia di fuc ilierie o archibugiere. Non ostentando alcun dettaglio inerente all'impiego di art iglierie, sia pure di modestissimo calibro, lecito ritenerle fo rtificazioni di rnalrice civile. Riprova eloquente di simile specificazione la ridotta sezione delle mura, l'assenza di accorgimenti antintrusivi e, non ultima, di un deposito viveri e cli una capace cisterna. indis pensabili per la resistenza ad oltranza. Nonostante ciò quasi mai s ubirono seri tentativi

-> 2

Idcm. p.8 I.

G B.l'ERS tC'O. /)escri11ione ... cit., p.46. -1., Sullt; toni difensive pri vate eret te a ridosso della prima linea cli difesa costiera, cfr.F.Russo, La Difesa Delegala, Roma 1-'

199:'i. r,p -" C.8.PERS tCO, Descri11io11e ... cit, p.48.


Guerra di corsa

86 X5 . T(lrrL' pri "ata d i Massalubrcnsc.

86. Toffc vicereale di Nernno costruita sul la spiaggia del lo sbarco.

cli espugnazione, esulando persino tali e lementari assalti dalla corre nte prassi corsara. A rendere g li esiti della razzia ancora più deprecab il i e abietti contribuì l'altissimo numero di reli g iosi e religiose catturati dai m usulmani, con intuitiva previsone sul loro destino. È da precisare, al r iguardo, che i cinque monasteri femminili, di cui si fa in ogni memoria ampio riferimento, fossero in real tà per la maggior parte una sorta di educandati femm inili alquanto comuni all'epoca, non essendo d'altronde credibile c he una cittadina di poche migliaia di abitanti ospitasse tante monache, pur tenendo conto dell' amenità del sito e della sua vicinanza alla capitale. Così l' anonimo: "I Turchi presero due monaster i d i Frati e ci nque di Monache e molte di esse bellissime perchè ve ne sono in quel luogo delle più dislinLe di tutto il regno, e così ebbero i n Barberia noLizic di ciò e con diffico ltà le riscauavano. "46

ln effetti, come più avanti t.rat!eremo, quelle disgraziate vitti me finirono in maggioranza sui mercadi Costantinopoli, e solta nto pochiss ime poterono, fortu nosamente, essere riscattate e tornare in patria. Per restare ngli svi luppi de lla razzia d i Sorre nto, la fonte passa ad informa rci su cosa avven ne a ll'interno del la città, allorquando i più risoluti tentarono una eroica quanto disperata difesa armata:

1i

"Affermano mol ti che uccisero molti vecchi e c he alcuni giovani che si posero in dif'esa passarono nel medesimo martirio. Tra quelli fu i l Govern atore della c iuà, spagnuol o, che da buon soldato volle far resistenz a all 'entrata d 'una porta. e co me non tenne ajuto pcrcilè tu no era fuggire senza far Crome a' nemi ci , lo fecero in mi lle pezzi, e sua mogli e cd una cognata scalze e co me poteltero scapparono per alcune montagne che d icono di V ico. " 47

P iù dettagliatamente, attingendo a font i per noi ormai inesistent.i, così il Maldacea ricostruiva a sua

11 • • S.Fl: l~ll A RO,

La distru::.ione.... ci t. . p.8 1.Sulla s10ria del pri ncipa le monastero francesc.:m10 di Sorrento cfr. A .BERRINO. // com1,/,,sso com•e111iwle di San Francesco a Sorrento. presenza mendicante ed arclrite11urafi·ancescww. N apli 199 1, pp.5 1-97. n Idem, p.8 1.


Sorrenro I 558

/33

87 87. Chiostro convento S. Francesco.

volta quell'orripilante contesto: " Il governatore intanto di Sorrento essendo uomo coraggiosissimo. e cl i nazione spagnuolo. credette di po!er resistere ad un nemico. il quale era già in possesso della piazza: unitosi dunque con D. Pompeo Marzati eù altri cavalieri si sem1rono insiemc: ma erano in picciol numero. e si stabilirono vic ino Porta. innanzi ul Largo ùel castello, ecl ivi at1esero i tu rchi. che non tardarono a com parire dall<l strada cl i Sam' Antonino. ,!\llora i cavalie1i si cambiarono alcune fuci late;ma ben presto comparvero altri turchi dalla strada de' Sedili. e quindi la zuffa diven ne gagliarda. resta ndovi ucci so il (ìovern awre. il quale col suo coraggio tractenne al loro pos!o quei pochi cavalieri. che vedendo dipoi esser va n;1 ogni difesa. e ce11a la loro schiavitù o morte. credettero prudenza di cercar salvamento neJJa fuga. 1 turchi intanto essendosi resi padroni della cillà entrarono nelle Chiese e nelle case, ed ucc isero tutte le persone d i età avanzata. 1·acenclo cani vi gnm numero di uomini. di donne. di fanciulli e monache:bruciarono le abitazioni . dopo averl e saccheggiate. e fecero tutte quelle crudeltà, che in casi simili posson praticare uomini barbari e nudeli ..... : 18

ln queste brev i righe la sorte del governatore di Sorrento, e di tanti suoi audaci concittadini, nonc hè In conferma dell'irrefrenabile pan ico e della fu ga verso le montagne. Per i sorrentini però, a differenza dei massesi, una volta fuori dalla città la salvezza non trovò ostacoli essendo la comunicazione viaria verso Vico Equense assolutamente libera. come d'altronde già risultava indirettamente dalle note del Pe rsico. sebbene ne lla confusione di quei terribili attimi quell'itinerario dovette sembrare il più compromesso. Comprensibile pertanto che molti diressero verso Je colline sovrastanti la città, cadendo inesorabi lme nte ne lle mani dei turchi. Afferma l'anonimo relatore: "Pen:hè quelli che indovinarono andare per quella via non li presero bcnchè furono pochi per esser quello i l cam mino <li cui più sospetto si aveva che stesse occupato da' tu rch i. E co~ì nllli quell i che presero la volta delle montagne sopra Sorrento furon presi pcrchè sta van covertc cli tur-

-1~

C.M1\LDACEA. Sroria . .. cit.. vo i.l i. p.21.


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Guerra di corsa

chi. E raccontano l a gran crudelcà che rinnegati usavano con quelli: legavano le une col l e altre pei capelli e co me gregge le conducevano avanti con bastoni dalla montagna a basso fino a che le mette vano nelle galere. " 49

Il quadro appena descritto è l'ennesima testimonianza della efferatezza razziatoria abituale : ancora una vo lta infatti si ripropone la drammatica visione di fanciulle avvinte per i capel li e costrette, al pari di bestie feroci tra file di armati , a dirigere verso l'imbarco, di disgraziati inermi abitanti scannati senza pietà perchè reputati invalidi per la tratta e di madri strappate dai rispettivi figli, non cli rado trucidati dinanzi a i loro occhi. Tra le poche donne che poterono, a ragione, defini rs i miracolate in quella terribile notte si individua la fig lia di Bernardo Tasso, Cornelia, che con il marito: "Marzio Sersale, sul varonsi miracolosameme. mentre la madre Sarra Vu lcano e Corn el ia sorella di esso tvlarzio. caddero prigioniere. Gli sposi fuggendo Cuori dalla città, sul far del giorno giunsero a Vico, cl'onde passarono i n Agero la... " .50

Per gli uomini il supplizio della cattura risultava ancora più bes tiale e umiliante, poichè: " ...quando prendevano g li uomini , li caricava no cli beni mobili, come g li asini. fi no alla spiaggia, al punto che devastarono tutta la Città e la ri pulirono ... ··_5 1

I giorni successivi Secondo tutte le cronache la devastazione ed il saccheggio di Massa e di. Sorrento s i protrasse per l' arco di una intera giornata. Afferma l'anonimo: "S tettero i turchi in quesco saccheggiamento ventiquanro ore senza che vi fosse mezzo cli poterli offendere da veruna parte. E quando furono stanc hi non trovando più roba nè gente da ru bare l asciando turte le Chiese clisrnme, e le i rn rnag ini ro tte. cavati gli occhi e le braccia. e date coltellate alla faccia che certo oggidì spezza il cuore veclcrlo." 52

Esaurita la razzia, imbarcate le prede ed il bottino, .sia .sul versante salernitano che su quello napoletano, pur clìspone nclo cl i una forza di attacco assolutamente invulnerabile a qualsiasi reazione nemica, i turchi ripresero il largo. Per la verità, secondo la c ronaca redatta in latino, s i scorsero nell a mattinata successi va : " ...cinque triremi venire dalla Ciuà di Napoli verso Sorrento per vedere la sudde[[a !lotta, e videro che questa !lolla. mentre cornava. faceva grandi grandi tuoni, (erano certamente co lpi cli arti glieria), e quindi verso sera si allon tanò . abbandonando sola e vedova la Città. terribi le a veclersi .. .''.5 -~

La rotta che i turchi imboccarono, tuttavia, per molti memorialisti non li allontanò dal golfo di Napol i. ma contemplò una sosta cli alcuni giorni a Procida, breve intervallo destinato, oltre ad incrementare u lteriormente le prede, soprattutto ad avviare i primi riscatti: " Ciò comp ito e preso co me loro par ve e potettero se ne andarono all ' Isola di Procida dove non fecero men danno di Sorrento. Lì fecero il bazzarro o mercato della presa che avevan fatta sì a Sorre.mo che a Massa che anche co me s'è cle[[o saccheggiarono ..."54

Sostanzialmente analoga la testimonianza del notaio Castaldi, vittima diretta della razzia, riportata dal Maldacea: " .. .nel secondo e terzo giorno comparve nelle acque di Procida. ed ivi si l'crmò, aspettando che si facesse ro i riscatli dé catti vi;e sebbene si mandasse a patteggiare col Bassà. pur cuuavia per la gran tiepidezza de' sorrentini l'arrrnua fi nalmente purtì. sicchè bisognò i n segui to mandare in levante per ottenere la libertà ùe' rniseri catturat i" .55

"9

S .FERRARO. La

dis1ruzio11e.... cit., p.8 1.

,ol'vl FASULLO. La penisola..., cit.. p.97.

, 1 A.DI LEVA . 1::n1ro la cerchia .... c il.. p.42. La dis1mz.io11e .... cit.. p.82. 53 A.DI L EVA, Ewro la cerchia ... , c it. , p.43. S.FERRARO , La dis1mzio11e .... cit.. p.82.

, ~ S.FERR AIW.

,J

55 G .!\!L\LDACEA,

Storia ..., ciL., voi.li ,

p.22.


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Sorrento J558

La sosta a Procida però non avrebbe in alcun caso potuto giovare a quanti avessero voluto, e potuto. riscattare i propri cari almeno per due ordini cli ragioni. Innanzitutto gli scampati vagavano, ancora affranti, abbrutiti ed affamati, fra le montagne della penisola sonentina, ignorando completamente le manovre della flotta turca, non essendo peraltro visibile eia quelle il suo preteso ancoraggio a Procida, d istante almeno una trentina di chilometri in linea d'aria. Secondariamente quand'anche avessero perfettamente saputo della sosta e della sua finalità, come e con guaii mezzi si sarebbero potuti portare nei paragg i, e con quali risorse finanziarie, essendo stati derubati di tutto, avrebbero potuto fronteggiare gli oneros issimi riscatti della prima ora. Si dovrebbe allora ipotizzare un riscatto cumulativo ad opera del vicerè cli Napoli, ma una cifra del genere non era certamente nè nelle sue disponibilità nè nelle casse della sua tesoreria, pur volendo ammettere una semplice anticipazione. E se anche per assurdo lo fosse .stata con quale garanzia l'avrebbe fatta consegnare ad un nemico forte di oltre cento galere, contro la sparuta ventina della flotta regnicola al completo':i Nè è sensato credere che tali eiettagli riuscissero assolutamente ignoti a razziatori professionisti, per cui sull'episodio specifico è lecito nutrire alquanti dubbi. Giustamente proprio il Maldacea esprime ampie riserve sulla descritta sosta, affermando che: ..... per quello poi risguarda il prnrno riscatt o, ci ò era impossibile da potersi eseguire ne' due giorni che la flolia si trattenne avanti l'isola di Procida. stante che i sorrentini per l a maggior pane s'erano r icoverati nelle montagne

di Vico. E poi tale dimora delle navi ouomane non si menziona affatto dal Tuni, il quale aveva tra gl ' infelici callurati la moglie. e tre figli , e quindi non era questa una circostanza per lui indifferente, e trascurabile ... " . 56

Alcune d i quelle infelici vittime vennero in .seguito effettivamente riscattate, e non in Barberia, bensì a Costantinopoli dove per lo più furono condotte dopo una al lucinante navigazione. La crociera, infatti, esaurita la contestata sosta riprese. Non sappiamo con certezza tuttavia se a bordo delle stesse navi vi fossero sempre stivati i disgraziati sorrentini, ma è molto probabile che così avvenne: alcune missive, intercorse tra l'ammiraglio turco e la signoria di Genova, sembrerebbe confermarlo al di là di ogni dubbio. Ecco cosa si affermava nelle incred ibili lettere, che tra l'altro sancivano la conclusione dell'empia alleanza:

"LETTERE Dl PUALÌ IlASSCIA Lettera Prima, al Capitan Generale del mare Andrea Doria Per pane del gran Turcho è uscita l'armata. et e venuta qui à Piombino. et poi per l a Signoria di Genoua è ven uto un ambusciatore. il quale ha portato una sua lillera, per l a qual e è scritto voler pace eo' noi, et conoscendo esser così la mente del signore noi si amo contenti. purchè voi ve ne con temiate anchora v' offeriamo, de farvi tutti li piaceri. et cornmocli. che potranno ven ir da noi . ne mai vi abbandoneremo. come honi amici, et se voi siete contenti:noi. intendiamo desserlo tapoco ... li Pliali Basscia Capitan generale dc li' A rmata del gran Signore

Lettera seconda, alla signoria di Genomi L' armata del gran Signore. è uscita di Costantinopoli co n disegno di danificare li suoi inimici, et è anivata qui à Pi ombino. dove parimente è arrivato Francesco Costa, vostro ambasciatore, il quale è venuto da noi. et n' ha presentato una vostra l ettera, la qual e habbi amo letta. et vediamo per essa, come v i siate disposti di far pace con il gran Signore. et havendomcne datto authorità esso gran Signore, che possiamo conchiuderc l a detta pace, come la sua persona propria. non ostarne ch'egli non habbia bi sogno di alcuno aiuto ò favore, cbe li possa esser venuto fatto da C:hri stiuni , si amo contenti de accettarvi per amici , et prometti amo trattarvi come tali, quando però dal vostro canto non si manchi delle cose promesse, eL cosi in quell o che accadrà servi tcve de noi, che non mancheremo d ' aiuto ò fa vore. in quello che :;.i potrà. si come ve riferirà il vostro ambasciatore, co n il quale havemo trattato a longo, et si amo restati d'accordo. vi piacerà adunq. darne ri sposta. et avisarne quanto piu presto della vostra voluntà perchè con essa c i consigli aremo, et risolveremo con l'ambasciatore di Francia, et saremo bomi amici. li Plial i Bas~cia Capi tan Generale dell' Armata del gran Signore". 5ì

%lden1. p.24. ;, li documento è pubblicato da 8.IEZZI. Un ·avviso a stampa· cinquecentesco sulle imprese di Plialì Pascià da Sorrento a Mino rc<.1. in Riv .. La terra delle Sirene, Napoli, 11°4, ollohre I 984, pp. I 5 e sgg ..


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Guerra di corsa

TI tenore del le missive è abbastanza ch iaro ri proponendo, lo scaltro ammiragl io, un rapporto cli collaborazione de l tipo cli quello a suo tempo israuraro con la Francia. In siffatto contesto avrebbe fornito e vc ntual i aiuti militari, magari costituiti da altrettante razzie ciel tipo della recen tissima di Massa e Sorrento. i cui proventi sarebbero restati ad esclusivo beneficio ottomano. Proprio nella risposta della S ignoria troviamo traccia delle svenrnrate vittime di Sorrento: --L'altro heri che ru l i 27. de L uglio nel mezzo giorno si scopri rarrnma Turchesca sopra Genoua J5 miglia in 1v1are et si ha hauto avi so dall'ambasciatore nostro ìVI. Francesco Cibocosta sopradetto ch' era mandalO ri fare il presente per no111c della Signoria. et di tulla la Ci ttà, che si è panica in sdegno eia Francesi per non haver loro altesoli de molte promesse rauol e. tra le quali era la paga de 160 milla scudi . c:t uno esserci to per terra . per l'espugnati one de Yill al"ranca. et Ni,.za. li Turc hi hanno havuto gran sdegno. che li Francesi vendettero molti loro Turchi à \ 1lalta... L' A 1nbasciador Costa compagnara l'arma ta Turchesca per ordine di questi lll ustriss. Signori fino al Faro d i !Vk ssina. per rispetto de \tassell i. che s' aspetta di L cvame carichi di Grano ... In questo ponto ch'io scri vevo è venuto qui à Gcnoua il nostro ambasciatore Costa dall 'annata il quale per esserli \·cnmi alcuni parnscismi di febre non l' ha vol uta altrimenti seguitare anchorche havesse commissione spressa c1· accompag narla fino al Faro cli M essina. Riferisce i l deuo ambasciatore, che quando il Basscia si pani da Vai luoco lontano eia Saona cinque miglia era rirn lull) veni re a terra. iì hore. ri vedendo la riv iera per sino a san Pietro d ' Arena, et li fermarsi per poter far ri scatto. dc tutte quelle anirne ch'aveuono preso, tnnto di quelle de Sorien to come q uelle di M inorca rin quest' ultima oltre 2. 000 cmturati n. d. A . J. et disse. ma non l' affermo. che vo leva venire a vedere la Ci ttà nostra di Genoua... Ho rn che siamo allì cluoi d'Agosto l'Armata T urchesca essendosi spalmata 11 Porlo longonc. et havendo vento rr,:sco:si partì per Cos taminopoli ; passo alla vo lta del Faro de M essina non intcnenendo punto, ne si curo di far alcun riscatto . delle anime Cristiane:ma si dice che lo farà alla Vallo na;et alli 6 del detto è venuto aviso dc Napoli come css,1,e\ rrnata e passata i I faro. "58

Quind i ancora il 6 agosto i disgraziati sorrentini si trovavano, almeno quanti ancora vivi, rinchiusi ne lle fetide stive delle gale re ottomane. Ne ll' ipotesi di rotta clirett.a per Costantinopoli la loro detenzione navale durò be n due mesi! Intuibile l'elevatissimo numero dì decessi accaduti ne l corso cli quella interm inabi le agonia. Non a caso il Maldacea affermava che: .. Tr11 i catturati sì in Massa. che in Sorrento non si potè avere più notiz ia di rnoh issimì, ì quali probabi lmente morirono nel vi aggio .. . Iinfatti] i barbari gitcavano in mare i crisLiani morti e semi vivi . e che i medesi mi peri van ~olrogmi per essere sti v<11i nel rondo della galere". 5 9

11 bilancio approssimati va dell ' azione può farsi ascendere a circa 4. 000 catturati, fra Massa e So rrento con i relativi casali , nonchè ad un numero imprecisato, ma senza dubb io rilevantissimo di morti nel corso de lla razzia. Le operazioni cli riscatto potettero essere effettutate soltanto a Costantinopoli e condussero alla liberazione cli appena I 30- 140 deportati-tra i quali anche i restant.i parenti della famigli a Tasso-: di tutti gli altri nulla più fu dato saperne ! Gl i strascichi sul la sorte dei deportati si protrassero comunque a lungo, originando situazioni anche ri provevo li. specie in materia matrimoniale. Ad esempio " ... si apprende che una situazione incresc iosa s' era verificata a Sorrento. Poichè uno dei due coniugi era stato fatto prigioniero, l'altro coniuge si procurava false testimonianze sulla sua presunta morte ("asserentes seipsos ex turcarum rabie viduatos") e si risposava. venendo così meno alla santità ed indissolubi lità del matri monio ... ".60 Non costituì il menzionato un caso isolato, nè particolarmente grave, specie considerando che spesso le donne maritate non venivano affatto riscattate dai rispettivi mariti, in consegue nza de lla loro detenzione presso padroni musulmani. Per contro molte donne, prolungandosi l'incertezza circa la sorte dei mariti catturati . per esigenze economiche erano spime a contrarre nuove nozze . Unica consolazione alla rabbia di quanti avevano in tal modo visti uccisi, o peggio strappati per sem-

--~ Idem. ''' G .JVIALD.-\ CEA. S1oria . .. c i t. . voi.li. (,,, S .F ER RARO.

p. 27.

La dis1mzio11e. .. ci t .. p. 7 1.


S0rre111o

1558

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pre i propri cari. fu i l diffondersi de lle voc i circa la morte del re di Franc ia: '"Da che il re di Francia permise che l'armata ciel Turco facesse questi danni , non più alzò la testa l"i nchè morì come si sa:e Fra ncia ven ne in perdi zione quale la vediamo del la quale Dio la mon i fica."6 1

Non trascorse lu ngo intervallo dalla devastazione di Sorrento e cl i Massa c he ven ne composta una lunga poesia i mitolata il "Gran Lamento e pianro che fa il popolo S1trrentino e di Massa per esser presi, sucrheggimi, e morii dall'armata Turchesca ", e tra le sue strofe una così senLenziava: ··Piangi, :Vlassa e Surrento, la tua sorte, Piangete, o Chiristiani. i nostri affanni, Meglio per noi seria stata la mone.···62

''' Idem, p.82. ,,; Idem, p.ì 5.


cdli 9 de maggio 1599 nel castello di Patrica

PRATICA DI MARE 1588

Artiglieria e torri costiere Non di versamente da quanto già rilevato al l'indomani della presa di Otranto, la desertificazione di Massa Lubrense e di Sorre nto ingenerò una immediata ed incontenibile ondata di te rrore e di isterica angoscia. Lungo l'intera fascia costiera peninsulare ogni località abitata si scoperse pateticamente indi resa e perico losamente esposta, quand 'anche fortificata: nu lla sembrava poter resistere validamente al le ins idiose ed improvvise iniziative corsare. Ogni re mota ed angus ta cala poteva trasformarsi in una breccia mortifera. l\fa. curiosamente, proprio come nel dopo Otranto, s i registra, intorno a quegli anni, un rivoluzionario salto tecnologico de ll 'artigliera, che riuscì di stre tta mis ura a riequilibrare le potenzialità della difesa costiera antincurs iva, consentendo l' adozione di sistemi ostativi, fino ad allora soltanto vanamente ipotizzati. La significativa disponibilità traeva origine dal la comparsa di efficaci cannoni navali. Infatti pe r dirla con il Braudel non ci furono: "sul mare pezzi a canna lunga, a tiro dritto e di piena porta ta prima cie l 1550 ... " . 1 Parlare di pe zzi s ul mare. significa automaticamente collegarsi alle navi ed alle loro art iglie rie: ed appunto a partire dal 1550 inizia ad imporsi. ed a pe,fezionarsi rapidame nte, una risponde nte artiglieria navale. Alquanto diversa da quella terrestre, fino a quel mome nto approssimativamente imbarcata sui vasce ll i e pertanto di scarsa efficac ia e cli complicato e lento maneggio, ostentava precipue caratteristiche e peculiarit~t2. L' artiglie ri a navale, tutlavia, proprio per essere destinata all'impiego contro le imbarcazioni non trovava adozione esclus ivamente sul mare: identici cannoni, essendo identici i bersagli, risultarono be n presto ottimal i per la difesa costie ra. Ecco allora che, dopo secoli di frus trante passivi tà, finalmente fu possibile disporre di un credibile deterrente agli sbarch i ed agli agguati insidiosi. Pe r va lutare a pieno la portata risolutiva va evidenziato che l'impotenza si protraeva addirittura da oltre un millennio. Infatti i: "Romani, come del resto qualsiasi altro che si fosse occupalo del problema prima del XVI secolo, conce pivano la difesa della linea costiera come un insieme di punti fortificat i

1 F.B!Uli DEL. Le slrnllure del q1w1idia110. Torino 1982. p.36 1. : C irca le caraueristiche delle artiglierie navali intorno ulla metà del XVI secolo, d r. G.PARKER , La rivoluzione miliwre, Le i1111m·o::.io11i 111ilitari e il sorgere dell'Occide111e. Bologna 1989. pp. 166- 170.ln particolare l'autore afferma in merito all'av,·en10 dd l'ailusto a ·cassa'. cl1e: ··... i cannoni [della flotta inglese almeno dal 15301erano stali momati su dei solidi affusti muniti cli quau ro runte.Ne era armata la sfortunata Mary Rose quando affondò nel 1545:li aveva la squadra navale inviata a respingere gli in vasori ital iani ùa Smcrwick nel 1580 e li usavano anche i galeoni per la guerra di corsa progettati negli anni ;70.Corn' è , 1orirn 111e111c dimos trato ques ti cannoni forni rono agli inglesi una superiori tà decisi va.Sir Henry J'vl ainwaring, nel Seasman'.1· dic1 io11arr, scrillo circa nel 1623. 11011 nutrì alcun dubbio al riguardo:«ll tipo di affusti che usiamo sul mare è decisamente migliore di quelli usati a terra ...Eppure i veneziani e gli spagnoli e diversi altri usano l'altro tipo sul loro naviglio».11 disegno degli affusti su ruote inglesi ... faceva sì che non vi fossero delle scomode code e ruote tro ppo grandi ad ostruire i lati e la parte posterin re ciel cannone ... L' affusto su ruote permette va anche cli posizionare trasversalmente i cannoni e di puntarli più facilmente e accuratamente in azione...... Ovvio che per la semplicità la soluzione in breve ru adott ata dovunque, per cui è ledto affermare che le 1orri ebbero in dotazione sia i cannoni di tipo navale-e lo dimostrano i documenti d ' archivio-sia i relativi affu~ti a ·r:issa ·.


I-IO

Guerra di corsa

88 i\8. Cannoni d'assc•dio e costiero.

s ituati ne lle vic inanze delle più probabili spiagge cli sbarco, e muniti di guarn ig ioni in grado di muovere rapidamente contro il nemico una volta che esso avesse preso terra ... L' idea di colpire e disorganizzare il nemico ancora prima che sbarcasse non e ra nemmeno presa in considerazione, poichè non esistevano armi a lunga gittata che potessero asso lvere questo compito .. .''3, In pratica la concezione romana, obbligava a grossi acquartieramenti che per la loro stessa consis tenza non potevano esulare un ristretto numero, con la conseguenza cli lasciare ampi varchi costieri a d iscrezione delle iniziative nemiche. U na identica li mitazione affliggeva pure le piazzeforti litoranee armate di pesante artiglieria che, analogamente ai primi, per richiedere numeros i serventi e pesanti strutture non si prestavano ad una capillare dis locazione foranea . Il c he pur confermandosi sostanzialmente compatibile con le esigenze de llà' difesa costiera antinvasiva, ovvero contro massicci sbarchi-prevedibili geograficarnente4 non forniva il benchè minimo aiuto in quella antincursiva, riuscendo qualsiasi spiaggia idonea per le modalità razziatorie corsare. L'avvento invece dei piccoli pezzi navali risolse la gues ti one. potendos i postare su ininterrotte teorie di minuscole ed economiche opere fortificare, di pochi rnerri quadrati, servite da un paio di uomini. L'artig lieria navale, sv iluppatasi a partire dalla metà del XVT secolo, traeva la sua innovativa conce-

' I.Hoc;c;, Swria del!efort({ica-:.io11i. Novara 1982. p. I 07. ·' È signi fi cativo per evidenziare l'asserto che anco r,1 nel 1820 i soli siti cli possibile in vas ione da mare per l ' intero Regno di Napo I i fossero la costa pugl icse ed i I golfo di Salerno: la pri rna sperimentata nel J480 ed il secondo nel 1943 1 Così al riguardo uno dei massi m i analizzatori mi litari napoletani. il gen. F.PJCir-:ATEJ..U STRO:-JGOLJ. Co11sidemzioni .v lmh?fiiche sul sis1e1110 di difi,so del Reg110 di Napoli. Napol i l 820. pp.41 -42: " .. un nemico più polente di noi in mare può sbarcare un esercito in Pugl i11, e rendendosi padrone di quulchc piazza. marciare su la Capitale. ov vero può sbarcare a Salerno, e portarsi a Napoli ...".


Prarica di Mare !5R8

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zione dal la osservazione apparentemente lapalissiana che per sfondare gli scafi avversari non occoffevano ri levant i dosi di energia cinetica residua, ma so ltanto una maggiore celerità di pun teria ed una più amp ia traiettoria tesa, le migliori certezze cl i centraggio contro bersagli mobili . Siffatti cannoni, in altri termin i. differivano da quelli tradizionali terrestri per disporre di un'anima più lunga e cli una sezione di metallo pi ù spessa. Con la prima si conseguiva il tiro 'teso' e con la seconda l' incremento del la carica di lanc io, indispensabi le per gittate superiori. La principale diversificazione, però, era insita negli affusti: non contemplandos i nel loro impiego il trasferimento lungo percorsi accidentati, ma appena il modesto spostamento di punteria e di rincu lo, fu possibi le incavalcarli su bassi carrell i a quattro ruotini, propriamente eletti 'a cassa', maneggevoli ssimi persi no per due o tre serventi . Concepiti per adattarsi al ponte di coperta dei vascell i, si dimostrarono idonei anche per le terrazze delle torri costiere, meglio defini te, con indiscu tibile correttezza terminologica ma con ev idente pomposità, 'piazze d'armi' . Inol tre, po ichè queste, a differenza della cope rta dei vascell i, non erano afflitte nè da rollii nè da becchegg i, la punteria impressa al le lo ro artiglierie 'navali' - in seguito 'da costa' - risultò sempre e nonnente più precisa cl i quella dei similari pezzi imbarcati. Dal che scat uriva che in ogni confro nto balistico \ra le postazioni di difesa costiera e le navi , il tiro eia terra si confermava, invariabilmente, megl io diretto, emicidiale. rispetto a que llo de lle batterie di bordo5 Ovvio pertanto che qualsiasi imbarcazione prese ad ev itarne il contatto sc rupolosamente. Picco li calibri , poch i serventi, gittate maggiori, celerità di brandeggio e di cadenza di fuoco, scarsi consumi cli polvere, min or costo unitario. tutte caratteristiche talmente positive da far immediatamente supporre una altrettanto eccezionale limitazione: il danno inferto dai loro proietti. Non si può, infatti, presumere che un battel lo lungo una cinq uantina di metri potesse subire serie avarie dal centraggio, anche reiterato, cli minuscole palle di ferracc io grandi quanto un'arancia: al massi mo un foro cli entrata e qualche altro d'uscita, privo di conseguenze sulla galleggiabilità, e peraltro facilmente tamponabi li . Dive rsi vascell i dell'Invincibile Armada, infatti, erano riusciti a tornare in patria, dopo una navigazione cl i svariate centinaia di n11iglia in condizioni di mare proibitive, con oltre un centinaio di simil i 'falle' nel fasciarne<'. conferma esplic ita ed incont.rovcrtibile della scarsa pericolosità di quegli impatti . La peculiarità divers ificante riscontrab ile ne lla difesa costiera anti ncurs iva, si originava però dalla part ico lare tipo logia navale che si prefigurava di battere con tali pezzi. Le imbarcazion i corsare, lo abbiamo più volle osservato e lo rimarcheremo ancora nel resto del saggio, operarono ne l Mediterraneo per l' intero protrarsi del la corsa-ovvero fino al 1830-emi nentemente con propulsione rernica, pur disponendo cl i una arnp ia superficie velica, ri servando alle sole crociere di trasferimento e rientro quella eolica. Tn1poss ibile compiere agguati, ed appostamenti costieri contando sugli imprevedibi li apporti del vento . L'adozione ciel naviglio tondo, che comunque rimase assolutamente minoritario nell 'ambito delle flotte corsare barbaresche, fo rnì nuove masse di prede frutto di dinamiche operative alternative, irnpostate con inseguimenti ed abbordaggi su l mare, ma non soppiantò affatto le tradizionali e collaudatissime insid ie implican! i il pronto scattare del battello spinto dai remi maneggiati da.i muscoli di diverse centinaia di doc il i sc hiavi. Ponti pertanto costi pati di ciurme rnartorizzale sui banch i di voga, in una calca statica inconcepi bile. In genere 3 uomini a remo, non raramente anche 4-5, per 32 rem i per lato, in uno spazio cli 5 rn. per 45 n1. , spartito al centro, tra le due bande cli scanni, da una piccola corsia di servizio, a sua volta ingom-

' ;.\l'krma il gcn. BRIALMONT. L(/ défe11se des co/es et le.I' 1e1es de poni pen11a11en1es. Bruxelles 1896, p.45:«J vecchi artit~ liai f'ranccsi, per rimarcare l' in ferio ri tà del tiro clei vascelli, sostenevano chc:«una batteria da cosrn cli 4 cannoni, ben postata e ben servi ta. deve aver ragione di un vascello da 120 cannoni». Precisa rneglio il concctlo individuandone le cause, a p. 48: «L' inefficacia del tiro dei vascell i deriva non soltanto dalla instabi lità dei cannoni . ma anche dalla cli flicolt.à di valutare in maniera allendihile la ùiswnza tra le unità navali e le batterie costiere... » . '' Ricorda D .HowARTH. f.'i111,incibile on11adu. Trento 1984. p.1 65: «Non era di nessuna uti lità sparare con ...sagri e falc:onctti ... Su<:<:i::s~ive esperknze comprovarono la d iffico ltà di affondare un bastimento in legno con pal le piene:uno scafo poteva incassare c:olpi per un' intera giornata, e alla fi ne restare pur sempre a galla... [l'urono tirate contro l'] ammiraglia del duca almeno c inquecento palle. alcune Llelle quali colpirono lo scalo e altre le manovrc.. .[senza che riportasse] danni che l'equipaggio non fosse in grado d i ripara re rap idamente».


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89 89. Galera r i11q11eren1esra.

bra cli marinai ed aguzzini. Sempre sullo stesso ponte i corsari, con il contingente da preda: quasi 4-500 uomini quindi-in meno di 300 mq-senza alcun interstizio fra cli loro, senza alcuna protezione, senza alcuna poss ibiIità di defilarsi od anche semplicemente di spostarsi !i Indirizzare perciò un proietto, sia pur minuscolo e solitario, contro quella fo lla compatta signi ficava aprirvi dei solchi sanguinosi che, compromettendo la sincronia cli vogata e la certezza d'impunità, inceppavano inesorabilmente l' avanzamento de l battello, frustrandone la coordinata manovra, rendendolo di conseguenza facile preda di una qualsias i unità della guardia. È per noi inimmaginab ile lo scempio prodotto da triettorie radenti il ponte cli voga di fuste, o galere": una singola palla riusciva a trapassare fino ad una decina di uom ini , gettandone le membra all ' in-

7 Rirnstrui sL'. e la scena di un comball.imcnLo .I .M ERRIEK, La vita di bordo nel medioevo, Torino J 973. pp.2 14-2 15:«11 combatl i 111cn10 di una galea non è ...come q uello di un veliero .. .È scata obbligata a rar forza di remi verso il nernico:preso comatto. css,1 è falla a pez7.i dai proietti li . 1rari11a d,tll e lrec:ce o schiacciaca dalle pietre nell 'epoca in cui il cannone non regna. sem pre senza pot..: r~i nè d i fendere. nè proteggersi. nè contrauaccare.l ncate naco al suo banco. il galeolto può solamente pregare o urlare.Questo url io è ml mente orri bile che disorienta non solo I' assalirnre ma pure i combauenti della stessa galea.Per questo si pone talora sul viso dei vogatori il tappo. so n a di bavaglio che essi debbono, a un eolpo di fi schietto m ettersi tra i denti e che li rende llll.lli.» ~ Prec: isa A.GL1GLJ ELMOTT1 . Vocabolario marino e mili1are. Ro ma J 889. all e voci Fusta e Galera:«Fusta-Specie cli piccola g;1kra. più souilc. più fina. più ve loce:anna va ei a dieciouo a ventidue remi per banda, un sol o albero a calcese. e un polaccone a pru a.iVk t1eva fuori due o tre pezzetti cl ' m ti glier ia. otto tromboncini. e da cinquanta a cemo tra soldati. e marinai. tutti scapoI i c he al bisogno facevan pure da remarnri. Galera-Specie d i bastimento lungo e sott ile. a vela latina, e a remo a sc:aloccio, usato princ ipalmente come navilio cli fila per la guerra... avean di lungo da ruota a ruota circ:a cinquanta metri:cli largo seue. d'alto tre. di pescaggione d ue. senza contare po,1 iccio . sperone. ed opera morta.. .quasi cinquecento persone. rema tori , soldati, bombardieri . m arinai, maestranze ... ».


Prnrica di /V/are 1588

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90 90. Torr~ rnst.icrn viccrenle napolecan a.

torno. e proiettando per giunta una micidiale pioggia cli schegge di legno e di frammenti di ossa, altrettanto mortiferi ali' intorno. Impossibile imporre la disciplina in tali circostanze: i rischi di ammutinamenti disperati si amp lificavano a dismisura spesso con esiti positivi. Corne se non bastasse, il tuonare del cannone, annullava irrimediabilmente l'indispensabi le segretezza dell ' agguato o dell'atterraggio, unica premessa di proficua razzia corsara. Erigendo pertanto una sorta di catena ininterrotta di siffatte postazioni d' artiglieria costiera, mediamente armate di un unico pezzo, più raramente di due, sarebbe stato possibile chiudere il perimetro litoraneo agl i insulti corsari , stornarne gli agguati insidiosi al cabotaggio e ristabilire una credibile sicurezza esistenziale lungo tutte le marine, e un minimo di protezione per gli altrimenti indifendibili mercantili. Certamente però i cannoni non potevano essere disposti sul terreno, ma necessitavano di una apposita struttura che fornisse al contempo la indispensabile salvaguardia al piccolo presidio, un passabi le alloggio-dovendo il compito di vigilanza protrarsi incessantemente per la maggior parte dell'annoed una sufficie nte elevazione sul terreno circostante per un più esteso settore vis ivo e per una sufficiente inviolabilità. La stessa opera doveva infine disporre di una rilevante sol idità, atta a sopportare, senza repentini ced imenti , eventuali impatti bali stici, e soprattutto le sollecitazioni dinamiche impresse dai suoi pezzi in funzione. Quanto brevemente elencato costituì il 'pacchetto' delle specifiche fo ndamental i richieste alle torri costiere antincursive, progettate all'indomani del dramma di Sorrento9. Paradossalmente innalzandosi lorri cost iere già da secoli, finalizzate però esclusivamente all'avvistamento dei razziatori, l'avvento

Al riguardo c fr. F.Russo , Fusre. farina e forza . la via del grano, in Rassegna del Centro di cu ltura e storia amalfi cana, 11°4. dicembre J 992, n.s.JJ, pp.59-76. 9


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')I . Spactato assonometrico torre costiera vicereale napoletana media â&#x20AC;˘ grafico computerizzato, di Ferruccio Russo.


Prmiu, di Ma re 1588

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92 9'.:. Sp;;cc:,ito a,,t1nome1rico 1.nrrc costiera vice reale napole1nna grande - grafico L¡omputerizzato. di Ferruccio Russo.


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del le nuove, assolutamente divergenti dal le remote antenate per logica d'impianto e cli funzione, non fu recepito correttamente da molti contemporanei e da quasi tutti gli storici attuali. Per entrambe le categorie finirono confuse ed appaiate alle tradizional i, frutto perciò di una ennesima riproposizione di un insipiente anacronistico espediente. Dal che l'intero programma di torreggiamento litoraneo, cli inusitata rilevanza e congruità progettuale, subì invariabi lmente la laccia di insufficienza, cli inadeguatezza, di arcaicismo, di velletairismo, ecc ... e comu nque finì stigmatizzato per assol utamente inefficace a stornare la minaccia e ad ostare gl' insu Iti corsari. 1 governanti del momento però, a prescindere dalla loro appartenenza nazionale, individuarono in siffatte torri la sola efficace contromisura alla corsa, ed in pochi decenni ne vennero munite tutte le coste delI "Italia. Dalla Liguria alla Toscana 10, dal Lazio alla Calabria 11, dalla Puglia alle Marche 12, dalla Sicilia alla Sarclegna 1\ dovunque in vista una dell'altra, incuranti dei confini dei s ingoli stati, snelle vedette lapidee ini ziarono la loro tranquillizzante opera con effetti immediatamente recepiti e dalle popo lazioni limitrofo e dagli stessi corsari. A saldarne gli interstizi e ad incrementarne la deterre nza con tribuivano i reparti di cavall aggeri, o di cavalleria miliziana, stanziar.i alle loro spalle in punti nodali, da dove venivano fatti convergere, in breve tempo sulle segnalazioni delle stesse torri, nei siti minacciati . Ovviamente nella ciclopica impresa, che comportò l'edificazione cli oltre un mig liaio di torri , di di ssirni le concezione e validità, non si coglie una assoluta sincronia, partendo per primi gli stati più mioacciati, come il Regno di Napoli , e lo Stato Pontificio. Relati vamen te a Napoli vi è da osservare che una prima iniziativa al riguardo sembra doversi ascrivere al vicerè don Pietro di Toledo, nell'anno 1532 14 • È tuttavia probabi le che, per la evidenziata indispon ibilità cli un idoneo armamento, il progetto non ebbe significativo seguito. Nel l 563 invece si avviò iI vero progetto di torreggiamento dell'intero Regno, e le ordinanze promu 1gate specificavano, senza possibilità di equivoco, che le erigende torri fossero strutturate per l'impiego dell'artigl ieria: .. affinchè vedendo fusre facesse ro fuoco di cont inuo et elle tu tte delle torri dovessero corrispondere 1·una con 1· a11ra nel tira r l i rn ascoli er del far ruoco ... " 1>

ovvero che vi fosse tra loro una continuità ottica in modo che i segnali a fu oco-ed a fumo-come pure quel! i acustici 1xodotti dai cannoni-tirar li masco li-non trovassero soluzioni di continu ità. Appena sei anni dopo, cioè nel I 569, il sistema divenne operativo, sebbene non completato. Sempre a quella stessa ordinanza può attri buirs i il torreggia mento dello Stato dei Presidi, politicamente dipendenza spagnola. Nel fratte rnpo, lo Stato della Chiesa si era associato al programma, emanando una analoga ordinanza il

10 Sul k torr i costi ere del.la Li guria cfr. R.DE MAESTRI. Opere di difesa del sec. XVI nella l?h:iera di Pone/Ile, Genova I 985. pp.78-1 I 7.Per la -ioscana c rr G.C.'\Cl.;.\GLJ, Lo S1a1n dei Presidi, Firenze l 971, pp.66- l I 6. 11 Sulle rorri costi ere del Lazio cfr.G.M. DE Rossr. Torri cosliere nel La::,io . Roma 197 J.Pcr la Calabria cfr. G. VALE!\TE, Le 1orri cu.,riere della Calabria. Catanzaro i 972. ed anche V.FAGLI,\. Tipologia delle Torri di a vvistamemo e segnala::,inne in Calohrio Ci1m in Calabria Ul!m. Bergamo 1984.

12 Sulle torri costi ere in Puglia cfr. V.FAGLIA. \/isiw olle Torri cos1iere di Capi1a,ww ( I 594- I 976) . Bergamo I 978, ed ancor;\ V.FAG LIA. Co111rih1110 alla conoscew::,a delle Torri cos1iere in Terra di Bari. Firenze 197 1. ed infine, V.FAGLIA. \lisi/a alle Torri costiere nelle pro1·i11cie d'Abm::.:o, ( I 578- I 976). Bergamo 1978. Per le l\·1an:he cfr. r..11.M:\lmo. Cas1elli. rocche, torri ci111efor1ica1e delle iv/arche. Ancona 1988. I 3 Sulle torri costiere del la Sicilia cfr. S.MAZZARELLA, R.ZA!\CA. li libro delle Torri, le Torri costiere di Sicilia 11.ei secoli X\/1-XX. Paierm0 I 985. Per le torri costi ere della Sardegna cfr. F.Fo1S. Torri spagnole eforfi piemontesi in Sardegna, Cagliar i 198 1 11 • ;\!ferma G .CONtGLJO. I vicerè.... ci t.. pp.7 1-73 :«Uu aspetto part icolarmente im portante dell' attività di don Pietro di Ti">kdo ì: costitui to dalla di fesa del regno dall'assaho dei pirati turc hi che nei clu e secoli di dlH11inio spagnolo costitu irono un incuhl' per i paesi della costa ... L' opera del v icc rè fu comp lessa e si attuò in diversi moJ i./\nz itutto nel 1550 fece iniziare la cos tru zio ne dc:! castello di Baia... e di to rr i di d i fesa da cui si potessero ternpestivamente scorgere le navi corsare ...». 15 Il Doc.:umcnto ci tato è tratto da 0 .PASi\NISI. La cos/ru::.ione generale delle torri mariuime ordinala daL!a R. Corre di N1.1/Jo/i nel sec.X\11. p.424. i Il Studi d i stori a napoletana in onore d i M.Schipa, Napo I i 19 I 6.


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9 maggio del 1567, n1eg lio nota come: "Costitutio de aedificandis turribus in oris maritimis", di cui fu reso responsabile da papa Pio V 16 il console Martino de Ayala. Ne lla motivazione espressa dal pontefice la chiara descri zione del dramma delta guerra di corsa, in ogni suo dettaglio : ">ioi ed i l nos1ro Precessore siumo slal i pienamente informati della oppressione e elci danni gravissimi che p,Hisco no i marinari e i mc rcad,rnti sulla spiaggia ro mana per misfauo dei pira1i. nemici del nome cri sliano. i quali della istcssa desola;,;ionc nostra facendo loro prò. si me1tono a talento nei luoghi più acconci al nascondiglio e all" agguato;c: uscc:ndo rL1ori impro vvisamente sugli incau ti. uccidono. cau i vano, nibano basti menti , merci. danaro;e men,111,i vin k persone a strazio perpetuo in Barberia... " 17

Fra incertezze e titubanze anche il Regno di Sicilia nel 1579 varb il suo programma cli torreggiamento, tant'è c he: ·· ... co nsi cleranclosi le molte vessac tio ni. peri coli. el danni . che da corsali ricevono i regnicoli. il gran d istur-

bc,. t:l i mpccl imemo. che succede al commerc io per non ri1rovarsi raue all ' intorno le marine d' esso Regno seguitatamentc quelle 1orri . le q uali sono necessarie. acc iocchè giorno e no11.e in tu tte Jc parti fosse continuata corrispon dcm.a di guard ie e segni. per sicurezza delle delle marine. et considern nclosi anco. che diverse di quelle islesse Torri. che hoggiclì ci so no. poco o nulla. possono ser vire per tal i guardie ... è s1aco perciò deciso ... che si hanno a fa re eiTelti va rnente llltte le torri necessarie alr into rno delle rnarine di tu tto il Regno ... " 18

Uhimo in ordine cronologico il Regno cli Sardegna la cui ordi nanza imperiale di torreggiamento generale rimonta al 1587. 19 Va comunque osservato che le menzionate ordinanze sancivano un dato di l'atto orma i scontato, auivando in definitiva un diretto collegamento fra le molte torri già esitenti, tramite l'interposizione cli nuove e, magari , l'agg iornamento delle più antiche per renderle idonee all'impianto de lle artiglierie costiere. Aci ogni buon conto intorno all'ultimo decennio del XVI secolo, come affermato in nanzi, tutte le mari ne italiane risultano sufficientemente sorvegliate e difese. Episodi del tipo di que lli di Sorre nro non ebbero. pertanto, ulteriori riedizioni. L'estrazione delle vittime subì perciò una radi cale a lterazione: da questo periodo, infatti , affluiscono alle Reggenze barbaresche, quasi esclusivarnc:ntc:. indiv idui catturat i sul mare ed. in trascurabi le minoranza, sul le coste, riprova dell 'affidabilità ciel .siste ma di interdi zio ne. Una incontrovertibile testimonianza cieli ' assunto la pos3iamo ricavare da una lettera de l 1580 di Nicco lb Soriano, provveditore del la flotta veneziana, che così affermava: "È memoria non rnolto amica. che tut ta la cosu,1 di Puglia dal capo Santa M aria fino al T ronto havevano plichissi mc torri di guard ia, et per questo sernpre le rustc 1urcheschc costeggiavano quelle rivi ere. et facevano grandissimo dmmo al la navigatione. el fra terra. et con quella buona occ.:asione non penetravano nelle viscere cli questo gol fo . 1lorn per quelle d iligenti guardie e sicurlil delle torri par che siano di fese le genti di terra ... et ogni vascello pir.:cio lo n:1viga con molla sicurt/1 di giorno. pcrc.:hè hanno vi sta dc vascelli inirnici. come si possono cacciare sotw le torri. si 1c11go110 si cur i. perc.: h~ sono gagliardamente cl i ffesi dall'artig lieria, della quale molto sono forni te. et per q11cs10 al presente le fu:;.le I 1.urche l passano il rnonte d i Ancona. sicure di trovar grosse prede con poco pericolo··. 20

Il che però, ovviamente, non significava affatto la sicurezza assoluta ma, appena, la compatibilità esistenziule con il tragico flagello. Lungo le marine infatti il rischio cont inuava a sussistere soprattuto per i piccoli centri periferici , o peggio ancora per le piccole isole, contesti entrambi difficilmente e lentamente soccorrihili, con le immagi nabil i conseguenze. Un casale distante dai gross i abitati, o una comunità di pescatori insediata su una de l le tante isole minori ita liane, potevano essere attaccati ne l corso della notle, senza sperare di ricevere alcun a iuto, in te mpo utile . Indispe nsabi le allora il ricorso a forme difensive autonome, o 'delegate·. tramite le qua li sopperire alla pa lese esposizione e superare, magari barricati in fortificazioni domc:slic he 21, le traversie razziat.oric notturne: a patto che l'invocazione d' aiuto fosse, comunque, rece-

1,, 11 pC1 111efice Pio V. al secolo A ntonio M iche le Ghislieri , nacque a Bosco il 17 gennaio J 504 da umi le famiglia.Salito al ,nglio porui l"icio il 7 gennaio I 566 vi rimase fi no al I maggio 1572. Fu cano nizzato nel lì J 2 da Clemenlc Xl: la su a resta è i l .~O apri k . ·: Il Jornmemo tjtmo è tratto eia A .Gt:GLI EL :VIO'ITI. Storia delle fortijicazioni ..., cii., p.441. ,~ Il documento citato è trmw ei a S .M AZZA RELLA . R.ZA:,.iC:A. li lihro delle torri ... , cif.. p.47.

i•• C fr. r.R t:sso, La d{(esa costiera del Regno di Sardegna dal XVI al XIX secolo. Ro ma 1992. :,, Il dornmenlo ci1ato è trano eia F.B RADLIEL. Ch ·i!tà e ii1111eri.... ciL voi. li. p.906. : 1 S11I le · lon il"icazioni domes1iche· cfr. F.Russo . La dift·.m ddeg(l!a. Roma 1995. pp. 149 e sgg ..


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9~. Torre co, ticra Scato l'ontificio: torre Olevola.

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pita prontamente! U na analoga precarietà, del resto, vigeva pure nelle località non ancora pienamente raggiunte dal torreggiamento, a ridosso degli anni '80 del XVI secolo. I cantieri del le torri, pur lavorando alacremente. risentivano delle difficol tà economiche di finanz.iamento e, spesso, si trovavano costretti a sospendere. per intervalli più o meno lunghi, le costruzioni 2~. Non di rado, poi, era l'armamento a scarseggiare, costringendo postazioni costiere, architettonicamente ultimate, ad una drammatica impotenza. Va, infine. ricordato che i criteri di attivazione dei suddetti cantieri erano funzione della priorità assegnata alle località ad immed iato ridosso dei centri abitati , relegandosi quelle scarsamente popolate, o paludose, a periodi successivi. Nel litorale laziale, inoltre, una colpevole lentezza nell'avanzamento del programma dipese dal la nobiltà locale che accampò pretesti e difficoltà molteplici, per sottrarsi il più possibile al l'obbligo cli contribuzione alla edificazione delle torri. Infatti a di fferenza ciel napoletano, dove quasi tutta la fasc ia costiera era demaniale, lungo la costa pontificia vigeva la consuetudine di accollare la: "spesa della fabbrica nei terreni demaniali .. . a conto della Camera, come dire del pubblico erario: altrimenti a carico dei baroni nei distretti feudali. Per compenso ritrae vano la miglioria dei terreni, la sicurezza dei vassall i. la coltura dei campi infino al lido del mare, dove altrimenti non avrebbero potuto lavorare. senza espors i al pericolo di cadere nelle mani dei pirati. Di più godevano la tratta gratuita di mille rubb ia. equivalente al premio di scud i mille, ollre alla mezza tratta dei terreni rimessi a cultura". 2~ Il che, indubbi amente, risu ltava attraente, ma, purtroppo, soltanto ai possessori di terreni coltivabili, perchè per quelli paludosi, ed erano una notevole quantità. la normativa non lasciava intravedere a lcun beneficio concreto. Un esempio di un tale stato d i cose lo s i può cog li ere nel settore costiero compreso tra Tor Paterno e Tor Vaianica. Entrambe le toJTi rientrano tra le erigende già dal 1567, per effetto della ci tata ordinanza pontificia, e al loro importo dovevano contribuire: ··... la Sig. ra Virginia de' {\.fossi mi per conto di Pratica e li Prangipani ... " 24

IVfa ambedue, per motivi a noi ignoti, oltre un decennio dopo non sono nemmeno inmate. TI Guglie lmotti . circa la pri.ma, ne certifica l'avvio, da parte dei Cesarini, intorno al 1580, sotto la direzione dell 'architetto Giacomo delle Porla, su pianta quadrata, basamento scarpato ed alzato parallelepipedo, in perfena osservanza del modu lo base delle torri pontificie. Della seconda, invece, nulla aggiunge se non la sua sopravvivenza nel 1812: il che ci lascia ipotizzare una edificazione rit.ardata rispetto al la precedente. Della sc iagurata inadempienza ne ricostruiremo, tra breve, le conseguenze.

Alle spalle di tor Paterno A non molta distanza dalla programmata torre Paterno, appena tre miglia dal la marina, stava, e sta ancora. appol laiato su d i una bassa collinetta il borgo di Pratica. Alla fine del risulta definito 'castello· e di proprietù della casa dei Mass imi. Con buona approssimazione il piccolo agglomerato di case insiste su l s ito occupato da ll'antica Lavinium. per l' esattezza dalla sua acropo li. "Secondo la leggenda, quale fu d ivu lgata soprnltulto da Virgilio, Laviniurn sarebbe stata fondata da Enea, che vi avrebbe portato i Penati cli Troia, ed avrebbe preso nome da Lavinia, figlia cli Latino re degli Aborigeni, diventata sua sposa. Come è nolo, secondo la stessa leggenda. da Lavinio avrebbe avuto origine Alba e da Alba Roma. Lav inium sarebbe stata quindi, per dirla con le paro le stesse di Varrone, l'oppido più antico fon dato nel Lazio dì sti11)e romana ...

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22 Ricorda in merito O.P.ASA;>.:JSJ , La cos1mzione generale .... ci t.. p.433:< <II danaro...c ra l"ir1ito, i parti tari non furono più pagai i ed i lavori veni van 1· u11 dopo l'..iltro abhandomni .L e conseguenze erano graviss ime 11570 ]:le torri non tutte collegate cd annate ancora. minacciavano d'andar dist rull e per pane dei turc hi . che smantellavano già quelle incominciace: ingenti capital i. opere di d ieci anni cli lavoro andavano con e~se perduti .D i fro nte alle nuove necessità ru riproposta al lora l ' imposizione delle grana 22 cessata nel 'fatale 1570...». è, 1\ G PGLJ c L:VtOTTI. S1oria de/le.for1ifiC(/z.ioni .. ., cit.. p.447. è~ 11 documento citato è trailo da G l'v1 DE Rossi. Torri cosi i ere del Lo zio. Rom a 1971. p.60.


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z ')-1 . Stralt.:io carto"nfico XVII .. I ()~ s ., ,.· ."' ' . ~t'.l'(\ () • · ll ,tk10 plan1mc tr1 co di P·· . .. (da L QuiliciJ. . . 1,u1c1

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Lavi nium fece successivamente parte della lega latina nel VI e nel V secolo a. C. , ottenendo poi la piena cittadinanza romana;clecadde notevolmente in età tardo repubblicana e durante l' impero ..." 2 5 Già dal la sua originaria fondazione la c ittadina dispose d i u na notevole cerc hi a fortificata, che, caratteristica delle opere difensive più arcaiche, seguiva il c ig lio del la co llina, rendendolo, mediante una parete cli grossi massi posti in opera a secco - opera megaJitica26 - difficilmente violabile. Intorno al la metà del Vl secolo a. C. la cerchia accennata subì un vistoso rifacimento, impiantandosi .su di un perimetro maggiore ed innalzando.si in opera quadrata: ai giorn i nostri si può ancora osservare. nella sostanziale continuità di sviluppo, per una altezza residua media di m. 3. È senz' altro probabi le che tale fortificazione, in tutte le epoche successive, certamente in migl iori cond izioni di conservazione, abbia sostenuto un molo attrattivo per l'avvicendarsi di rinsediamenti abitativi, garantendo un significativo apporto d ifen sivo. Ancora agl i in izi ciel nostro secolo così appariva ad un attento stud ioso della zona: "Ben presto aniviamo a Tor Pat.erno, un casale incorporato entro le rovine di una g rande villa, anch'essa forse di propietà imperiale... La terra portata a valle dal Tevere non è stata depositata lungo la costa oltre questo punto e perciò l'antica fasc ia costiera è praticamente identica a quella moderna. pur continuando a essere bassa e desolata ... Poco dopo aver lasciato la proprietà reale vediamo sulla sin istra, a oltre tre ch ilometri cli distanza e a circa 90 metri sopra il li vello ciel mare, il paese di Pratica di ì'v1are . Occupa una posizione dominante. ed è suffic ientemente elevato da essere salubre: è quas i totalmente isolato da gole e perciò risulta estremamente adatto per l'antica città cli Lavinium .. ." 27 È diffici le stabi lire in quale epoca sia avvenuto il cambio del nome del piccolo centro, ma sicuramente il feno meno va collocato in età imperiale. Infatti , per quanto è dato appurare, i l nome stesso della località: "è antichissimo e compare per la prima volta nella sua forma originaria di Patras in una donazione de ll' imperatore Costant ino alla Bas ilica cli S. Croce ... Con tale atto iniziò il lungo predominio eccles iastico s u tutto il territorio di Prati.ca che porterà a ll' istituzione, sin dal secolo IX, di una civitas vera e propria: così già sotto il pontificato cli Marino I (882-884) si parla di una civitas Patrica donata al monas tero di S. Paolo ... La civitas fu trasformata in castrwn tra il secolo XI e XTI ... " 28 È probab ile che in concomitanza con l' evolversi a cittadina ciel piccolo insediamento, intorno al IX secolo, lu ngo la marina, e per sua protezione, sia stata e retta la primitiva torre Paterno, di cu i l'omonima rinascimentale costituiva la riedificazione moderna. Il dato dimostrerebbe che persi no agli antichi urbanizzatori , nonostante l'esistenza cli un recinto muraraio e la distanza çlal mar<;, Pratica sembrò eccessivamente esposta ed insoccorribi le : indispensabile perc ib una continua sorveglianza foranea finalizzata alla sua immediata e vacuazione . "Per tutto il secolo Xlll Pratica dovette rimanere in mano ai monaci di S. Paolo. Nel 1385 l'abbazia di Grottaferrata era proprietaria, ins ieme a Ludovico de Papazzurri, di una parte castri olim nunc reduC!i ad casale quod vocatur Patrica. Il termine casale usato in questo documento ci fa intendere come Pratica fosse ormai in declino come castello ... " 29 , ed akcontempo che la sua connotazione urbanistica tendesse alla particolare tipolog ia residenziale minfi11a già incontrata nella penisola sorrentina, tanto di fficilmente d ifendibile. R itene ndo, pertanto, poco c redib ile che un misero casale potesse finanziar.s i la sorveglianza costiera di una torre. è eia concludere che disponesse, in alternativa, di una qualche fortificazione perimetrale, forse raffazzo lato retaggio del passato, alla men peggio adattata. Forse, pi ù verosimilmente, dovette dotarsi di una di que lle torri tipiche delle masserie e dei casali isolati, accennate in precedenza, in quanto d iffici lmente un nucleo parenta le contadino avrebbe potuto munire una cerchia. " Al la fine del Medioevo Pratica d i Mare era cl i proprietà della famiglia Capranica. Il mutamento del

2"

S.Q.G1GLJ. Roma fuori le 1111ira, Roma 1980, pp.61 -63.

Cir..:a l'evoluzione storica -tecnologica delle cinte forti ficate urbane.-ecl in partico lare di quelle in opera megalitica - o poligonale - cfr. E Russo, Dallo sra;:,zo alfa cima basrionara. I' evo/1òo11e delle difese perimelf'ali 11rbal!e nel/' lwlia cenrro meridionale. in L·Uni vcrso. riv. detrlGM J. Firenze 1983 , n°4-5-6, pp.638-706. l7 T.ASl·IB Y, La ca111pi1g11a romano ne/l'erà classica. M ilano 1982, p.1 57. "s G.M.DE Ro~s1. Torri 111ediev(l/i della campagna m111c11w. Roma l 98 I. pp.120- 122. 2'' Idem. p.121. 26


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()7

96. Sn,rcio 1¡nn ifica7,ioni di Pratica. 97. C.i,tello di Prat ica, dettaglio.


Pratica di i'vJare 1588

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nome da Patrica in Pratica si verificò alla fine del XV seco lo dato che in un documento ciel 1499 si parla di un terreno appartenente ai Frangipane nel territorio di Pratica. Ne l secolo XVI il castello fu de lla famiglia dei Massi mi e da questi passò nel 1617 ai principi Borghese .. ." 30 È interessante, a questo punto, esaminare sornmariamente che tipo di fortificazioni proteggessero quel borgo, intorno alla fine del XVI seco lo, perdurando invariata la sua rischiosa esposizione, in assenza di qualsiasi impianto cli avvistamento costiero. Tn linea cli massima, sembra che le abitazioni si appoggiassero ad un vetusto fortilizio di elementarissima, quanto arcaica, concezione, forse una masseria forti ficata. Il complesso, pomposamente defin ito ·castello': "si compone di un Palazzo, a forma di pentagono irregolare, che racchiude una torre: il rutto è circondato eia un robusto muro cli cinta. L'altissima torre (misurava circa 40 m. ). dimezzata dai Tedeschi durante l'ultimo conflitto mondiale, era costruita in laterizio e culminava con una merlatura di tipo guelfo;aveva forma quadrata e comprendeva 5 piani conferi toie e finestre rettangoléui. Del rec into in later]zio del castel lo rimangono alcuni tratti lungo il versante occidentale, a fianco del la via Laurentina... ".-1 1 In merito all'aggregazione ccl alla evoluzi one delle fortificazioni cli Pratica vi è da aprire una breve pare ntesi esplicativa. 1ntorno al 1535 fu affidato, da papa Paolo llP 2, l'incarico di completare la rigualiCicazione e l'ammodernamento delle mura di Roma aJl'architello Antonio da Sangallo il giovane, stante la su rinomata, ed uni versalmente riconosciuta competenza. La dinamica progettuale e propositiva dei suoi intenti. tuttavia, non andò affatto scevra da critiche - tra le quali spiccano persino quelle di Michelangelo - il che, però. non comportò il rigetto del l'impostazione difensiva, riprova ulteriore della eccezionale reputazione di cui godeva. Di certo, intorno al 1537, venne dal Sangallo eretto il grande bastione dell'Ardeatino-o del!' Antoniano-con le relati ve opere accessorie-'>. È probabile che nel corso di ta le lavoro, non fosse altro che per trovarsi sull ' asse viario che conduceva a Pratica. il Sangallo abbia avu to occasione di essere interpel lato da Luca de' Massimi circa la rifortificazione del suo borgo. È altresì probabile che l'incontro possa essere avvenuto anche un ventennio prima, allorquando stando al Vasari, l'architetto nelle adiacenze di: "Corte Savella fece la chiesa cli Santa Mari<1 di Monferraro;la quale è tenuta bellissima: e simi lmente la casa di un Marrano, che è dietro al palazzo cli Cibò. vicina alle case de' Massimi"~4 • Tn ogni caso il Sangallo ricevette dal nobile romano un esplicito incarico a prospettare un rifacimento delle fortificazioni dì Pratica, tant'è che nel voi. V dei suoi disegn i, conservato presso gli Uffizi di Firenze-a c. 69 tergo, n" 143-si rintracciano, oltre ad un disegno per la facciata cli S. Pietro, due progetti di abitazione fortificata con la inequivocabile indicazione cli essere destinati: "per messer Luca cli Massimo per Arclea"35 . Il contesto storico in cui la commissione si effettuò era dominato dal terrore suscitato dalle incursioni tirreniche del Barbarossa, che fecero temere persino Roma, intorno agli anni 1535-1543. Sui menzionati progetti il Guglielmotti espresse un ben dettagliato giudizio. così articolato : " ... Patric~t~.. castello baronale posseduto dalla casa dei Massimi. Essi pensarono di fortificarlo. e ne dettern il carico ad Antonio il giovane eia Sangallo, come possiamo arguire dal disegno con servato nella galleria cli Firenze, e dallo scritto cli mano sua: «Lo chastello de Patricha nel latio di messer Lucha de Maximi romano». Gli è un triangolo condotto alla moderna con tre baluardetti acuti ai vertic i. Probabilmente il disegno non fu eseguito: perchè il palazzo baronale e la magnifica torre, che ora ved iamo, sono opere del seicento, ordinate dai principi Borghese. Però nel secolo precedente, non aven-

-'

0

-' 1

Idem. p. 122. Idem. p. J 22.

_;, li pontefice Paolo l ii, al secolo .Alessandro Farnese. nacque ouobrt: 1534 vi rimase f'ino al I O novembre 1549.

a Canino il 29 rehhraio 1468.SalilO al soglio pontificio il 13

>3 G.SOMMEI.I.A BEDA. No111c1 : !e(ortifirn::.ioni del Ti·astevere, Lucca 1973. p.64. _;J G.VAS,\RL Le opere di Gio,Rio Vasari, risL F irenze 1906. tomo V I. p.456 . .1 5 G.VASAIII. Le opere di ... c i t.. tomo V I, p.498.


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Guerra di corsa


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do fo rtificaz ione di sorta. la sua sicurezza stava so lo ne lle tre miglia cli lontananza dal rnare"}6 Il giud izio, sebbene estremame nte dettagliato, non c i sembra affatto ·condivisibilc nel la sua interezuna sua fortificazione e, d'altronde, nessu na popo laza. po ic hè la locali tl1 vantava ancor prima del zione avre bbe osalo soggiornar vi senza que lla precauzione. È probabile che del proge!lo del Sangallo nll I la se ne fece. magari per motivi economici, rna cli certo la torre, forse in fo rma meno appariscente e poderosa, doveva già esistere. risultando pertanto l'auuale una ricostruzione seicentesca. Impossibi le c redere che tre migl ia datla sp iaggia costituissero, persino per i più temerari abitanti, una distanza rassicu rante dal rischio del le razzie. q uando l' imposizione fi scale. appl icata ai benefic iari dei sistem i di difesa costiera, si spingeva s ino alle 12 miglia verso !"interno, li mite, quello sì, estremo per le incursioni turco-barbareschc 1 Ad una analoga conc lusione ci induce peraltro la tipologia delle fortificaz ioni tuttora visibil i, di concezione vistosamente pi ù rud imentale di quanto effettivamente ascrivibile al seicento. concordante invece con la logica ci nquecentesca de lla torre privata posta a d ifesa di un singolo casale circostante. È semmai di scut ibi le il rudiment ale bastione c he si innesta, ne i pressi della porta urbica, a quel torri one: non in fo ndato attribuirne la genesi ad una eccess iva sempl ificaz ione del progetto del Sangallo, o ad un interven to integratore posteriore.

·soo

L'incursione L;:i battagl ia cli Lepanto, 7 ottobre 157 1, nonostante la sple ndida vitto ria dei co nfederati cristiani, apportò, in materia dì guerra di corsa, alcuna contrazione ciel flagel lo, anzi per molti versi lo stimolò a l parassismo. Le incessan ti imprese barbaresche ai danni del commerci o mercantile occidentale, e spesso ciel territorio, si confermarono , proprio per l'eclatante disfatt a della !lotta da guerra ol!omana, la migliore, se non l'unica, a rma a disposizione dei musulmani per colpire la compagine cristiana. La dimostrazione dell' asserto la s i deduce agevo lmente nella fe bbrile urgenza con cui s'i ntensif icò l'approntamento e la mo ltip licazione de lle fortificaz ion i costiere a partire dall' indomani di quel 7 ottobre, risoluz ione apparentemente in netta antitesi ad un così bri ll ante successo mil itare. Lepanto, infatti, certificò ai due mass imi imperi mediterranei l' eccessivo onere insito nella spasmodica ricerca dello scontro risolutore e la sua insignificante con seguenzialità strategica. La lezione, singo larmente , trovò perfettamente concord i entrambi i contendenti che presero ad evitare analoghe iniz iative . Tre anni do po, con la sconfitta del la Prevesa sùbita dalla !lotta cristiana, pareggiata in qualche modo l'onta ciel '71, la tendenza divenne drastica cd irreversibi le. Da quel momento le g randi flo tte militari cominciarono a marc ire ne i loro arsenal i: il Mediterraneo restò teatro operat ivo de i soli corsari, la stragrande maggioranza elci qual i barbaresca, con basi primarie ad Algeri, a Tunisi ed a Tripoli. La prop izia congiuntura produsse il mol tiplicarsi della trista genia e l' emergere, nel loro ambito, di singo lari figure d i eccez.ional i capac ità, trasformatesi in breve volgere in terrifiche incarnazioni . Grazie agli immensi proventi fo rnitig li dalla corsa, ad alla loro indubbia capacità organ izzativa, riuscirono ad aggregare agguerriti ssime fl ottiglie private lanciate in corsa, e ad originare potentati economici di inusitata rnuni fic ienza in nord-Africa. Tra i più temuti corsari barbaresc hi spicca Assan Agà, nipote clell'ancor più tristemente famoso Dragut, g i~t di stintosi nella difesa cli Maclhia attaccata da una spedizione spagnola nel I 550, nel corso della quale perse la vita l'ingegnere militare Ludovico Ferramolino' 7 . Allorchè, dopo un dil uvio di g ranate e di cannonate, la citlà cadde. al diradarsi de lla impenetrabile col tre di polvere e fum o, gli assal itori, agli ordini cli don Giovanni de Vega, costatarono amaramente che ins ieme alla calig ine si era di leguato anche il giovane rais. degno pro logo per una immaginabile carriera' Trascorsero da quel g iorno 38 anni , nel corso dei quali Assan Agà ebbe modo di dimostrare piena11 0 11

'" A. G1 c;1.11:1.:v10Tr1. Swria .. .. cit. . p.48.1. Sulla vi1a e , ulle opere deJl' ing. I .udo vico rerran,olino, nonchè sulla sua d isgraziata mone cfr.F.Russn. La difes(I cos1ie-

-' 7

m del Negno ,li Sicilia, Roma 1994. torno I. pp. 52-122


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Guerra di corsa

100 I 00-J-h. Madhia. la fortezza e l'abitato.

mente la fondatezza della originaria previsione. Dovunque, dall'Adriatico al mar L igure, il suo nome sign ificava interruzione del cabotaggio ed evacuazione dei centri rivieraschi non sufficientemente fortificati. Per decenni ogni suo spostamento veniva attentamente spiato ed immediatamente segnalato ai governi dei vari stati italiani , onde contenerne le immancabili aggressioni. A partire dall'aprile del 1588 iniziarono a circolare informazioni, sempre più dettagliate e circostanziate, in merito ad una imminente sortita offensiva della flotta turca da Cos tantinopoli. Stranamente però Venezia, per antica prassi minuziosamente aggiornata sui movimenti e sui preparativi navali ottomani. non parve riservare particolare interesse agli avvisi, facendo chiara mostra di reputarli totalmente destituiti di fondamento. 11 che però, lu ngi dal far rientrare l'allanne lo acutizzò ulteriormente, poichè l'insistenza delle infonnative lasciava motivatamente ipotizzare che, se non la flotta turca, certamente una corsara stava armandosi, con conseguenze ancora peggiori e meno prevedibili nelle loro estreme estrinsecazioni. TI 14 aprile un dispacc io, inoltrato da Napoli al Senato della Serenissima, così comunicava al riguardo: ..Con l 'occasione dell'inoltro di dispacci del provveditore generale a Candia giunte da Currù, si comu nica la voce corrente a Napoli, secondo cui Assan agà sarebbe passato a ]\avarino con ono fuste e, catuiratO un galeone mahese co n ollanta persone a bordo si troverebbe ora a Santa Maura .. .' '.18

La stessa fonte, appena due giorni dopo, con un altro dispaccio così aggiornava la precedente notizia: ..... Si è appreso che alla Vallona si stanno allestendo fuste e galeotte e subito Pietro L anza si è offerto d i mandare qualcuno a distruggerle. ma pare che il suo inviai.O sia stato impalato dai turch i .. .'·39

·" A.S. Ve. Senato .Dispacci Napoli, fz.8 (78) . . "' A.S. Ve. Senato.Dispacci Napoli, fz.~ (79ì.


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Pratica di Mare 1588

Tra Santa Maura e Valona la distanza non è rilevante ed il concentrarsi di segnalazioni di preparativ i naval i. in quel delicatissimo settore, trovava a Napoli orecchie attenti ssime e sospettosissime. Infatti , trascorsi un paio di g io rn i, l' informatore veneto relazionava in un altro dispaccio del 29 aprile: ·· ... ll Console di Spagna a Corfù aveva serino che Assan agà si trovava al la Valona con 24 navi. .. La notizia si è poi rivelata infondata, ma il tu rco è stato effeui varnente avvistato in quella zona.'' 40

È evidente dal tenore del carteggio che i preparativi navali turchi ed il cors aro Assan Agà hanno, dalla metà di aprile, guad agnato una loro intima connessione che resiste e s i ri propone alle varie smentite, mentre per contro le segnalazioni del la presenza del corsaro si intensificano . Il 10 maggio infatt i il so lito relatore così notificava a Venezia: ·'Assan agà si aggira intorno alJa Sicilia, probabilmente in aHesa che le galee cli ì\falta lascino il porto di Messina... Sempre da t,,,Jalla si ri ferisce che il 17 del mese scorso Assan agà ha costeggiato la parte meridionale della Sicilia ~-il Gozo con ouo galee solo per poche ore non ha incontrato le galere di Mal ta che conducevano a Messina 300 solclatì spagnoli . I Cavalieri inoltre si hurlano dell'avviso secondo cui dovrebbero las<.:iare Costantinopoli 170 galee··.4 1

Le informative, per quanto è possibile arguire, risalgono agl i inizi cli maggio e paiono peraltro alquanto confuse circa i movi menti reali di Assan Agà, mentre subisce una ennesima smentita la presu nta crociera della flotta turca. È comunque estremamente interessante che i cavalieri cli Malta abbiano segnalato il corsaro nei press i della S ici lia, in torno al l 7 di aprile, conferma attendibile circa l'assenza delle sue unità tanto dall 'Adriatico quanto dall 'Egeo. Il che s ign ificava però operative nel Tirreno, dettagl io cli temutissi ma rilevanza. Nonostante ciè) a Napol i si continua a paventare la m itica uscita del la flotta turca e, forse, una sortita eia Valona. In data I 3 maggio infani la relazione per Venezia affermava : " ... altri o rdini dati per quesw Regno per o<.:casione dell'usci ta cl ell' armata turc hes<.:a, sono come questi giorni state messe le po~te per tuua la Puglia. il che non si suol fare se non in occasi one dell ' usci ta della predella arma-

ta... ··-n

A Napo li, qu indi, sembra radicars i la convinzione della minaccia navale turca alla Puglia, retaggio seco lare del dramma otrantino, trascurando ottusamente di interessars i del progressivo avvicinamento delle orto galere barbaresche di Assan Agà di cui, peraltro, hanno perse le tracce. L' incubo turco, col progred ire del mese sembra ulteriorrnentc accrescersi, tant'è che il dispaccio del 20 maggio così recita: " ... Alt re di sposi zi o ni per lo schieramento di rami e cavaller ia lungo le coste sono state impartite anche in Sic ilia. A Napoli ci si stupi sce che. men tre i ministri spagnoli fanno grandi preparaLi vi contro la flotta turca, ;i Ve nezia non si operi ri lcunchè e si dice che il primo vi;.:ir abbia dato assicurazioni alla Repubblica. Il signor marchese di Briatico è gii1 parti to al suo carrico per Calavri a e presio anco doverà pan i re per la Puglia il sig nor Carl o di Loffredo. l' uno e l ' altro dé quali. oltre le allre missioni, tengono ordine d i fa r retirare tutte le donne. figliuoli e vecc hi che sono nelle marine. intesa che abbiano la nova dell'uscita della predetta armata e che ve nga alla vol ta cli questo Regno·•..J'.'

Tutti assorti quindi a scrutare ogni cenno di manovra della flotta turca e nessun interesse a lla scomparsa della modesta squadrigl ia di Assan Agà. IJ corsaro, fiu tata l'eccessiva tensione lungo le coste napoletane, adriatiche e tirreniche, evitando accuratamente di fa rsi scorgere, naviga fuori dalla portata dei disposriv i istericamente attivati dal v icerè . La sua area di caccia, pertanto, si sposta più a nord, verso la costa laziale. apparentemente immune alla frenes ia difensiv a napoletana. Mentre ancora lo s i segnala, distrattamente e approssimativamente, nelle acque del la Sic ilia, riesce a prender terra indisturbato, non lontano dal la foce de l Tevere, sulla spiaggia dell 'erigenda tor Paterno . Attaccare e desertì ficare il borgo di Pratica, si dimostra semplice ed inesorabi le. C irca lo svolgimento effettivo dell ' incursione esiste qualche perplessità sulle date tramandateci dai divers i me morialisti : cli sicu ro la razzia fu compiuta il giorno 9 maggio-come certificano i documenti d ' archi vio esaminati-probabilmente sul Car dell 'al ba. Non altrettanto s icura, invece, la data dello sbarco

A.S . Ve, Senato.Dispacci Napoli , fz 8 (81 ). A .S.Ve. Senaw.Di spacci Napoli, l'?.8 ( 82). ·• 2 A.S .Ve. Senato.Dispacci Napoli. rz.8 (83). JJ A.S.Ve. Senato. Dispacci Napoli , 8 (84). 40

"1

r,..


!5S

Cuerru di corso

101

I(, '.: 101 . Pra tiL¡a. scorcio del borgo. I 02. Prat iea. scorcio del borgo.


Pr(l(ica di iv/are 1588

159

103

104

IO."\. Prmil'<t. ~.:on.:i(1 tk l borgo. I 0-1. Prnt i,a. ck11aglit1 1¡,mifi,:al,ion i.


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Guerra di corsa

che sembra potersi, motivatamente, far risalire a qualche giorno prima, per alcuni addirittura alla notte tra il 4 o i I 5 . Pertanto i I consistente intervallo comprove rebbe l'incapacità dei corsari a procacciarsi )l!bi to prede remunerative, ritrovandosi la contrada costiera completamente spopo lata. Il dirigers i verso Prati ca cost ituì, in tale ipotes i. il ripiego estremo di una incursione f in lì certamente indisturbata, ma a ltrertanto certamente inconcludente. Non può, tuttavia, escludersi c he quel l'intervallo sia stato speso a megljo pianificare l'attacco a Pratica in modo da aggirarne le difese ed ev itare, accuratamente, ogn i scampo anche ad una minima parte deg li abitanti. Potrebbe, infine, non essere affatto esistito un simile lasso cli tempo, originatosi solo successivamente per errori sul la datazione, ma quest' ultima appare l'ipotesi meno probabile . Tornando a l Guglielmott i. in genere meticoloso e documentato, così r icostruisce l'incursione cli A:-;sar1 Agù: "Costui con sette fuste algerine cli notte, all i c inque di magg io 1588, gettò in terra un clucento ladroni . e con gran s ilenzio e ntrò nel paese. Trucidò i pochi levatisi in piè per contrastargli, sacchegg iò le case, fece brutture nella chiesa, e si portò via tra maschi e femmi ne cencinquanta persone ... "~~ Sostanzialmente simi le il racconto cli un altro srudioso contemporaneo: "Il capo pirata Assan Agà il cui campo d'azione era di massima il T irreno - ... agli ultimi di aprile salpò con 7 fuste eia Algeri ed il 4 maggio sbarcò a sud di Roma, ne i pressi della foce ciel fiume Astura. noto approdo cli pirati . Spintosi nel.I' entroterra, la notte su l 5 e ntrò nel villaggio di Pratica ove le sue masnade .. . portarono via, tra uomini. don ne e fanc iull i, 150 persone ..."~-' Le moclalit~t concrete cli attacco ci sono assolutarnente ignote, almeno fino ad oggi , ma è molto veros imi le che nessuna res istenza fu opposta ai corsa ri , essendo riuscita la sorpresa in ma niera assoluta: l'intero abitalo finì s ti vato a bordo delle un ità algerine e deportato in nord-Africa, per l'esattezza-stando sempre agl i attend ibilissimi documenti esaminati -a Biserta. La scelta potrebbe imputarsi alla maggiore comodità cli c ustodia per grossi nuc lei uman i dei qual i non s i prefigurava lo smembramento immediato per la vendita, ma il riscatto in blocco . Che, in definitiva, tale fosse la vo lontà dei predoni lo s i desume da l non aver fatto rona verso Algeri, dove invece sarebbe stata la conclusione di prammatica. Forse l' appartene re i catturati allo stato della Chiesa incentivava illusion i di pronti e cospicui riscatti indifferenziati. per cui l'operazione s i sarebbe concl usa con la sempl ice attesa degli sviluppi dipl omatici. Forse l'appartenere l'intera flott igl ia ad un unico corsaro consentiva il concentramento cle lJe prede e la loro pro vv isoria inclivisione, in attesa appunto d i un unica trattativa. In rea ltà però gli sviluppi non sembrano essere andati in quella direzione poichè, nei registri dei Redentoristi, si rimracc ia il dettagliato elenco dei catturati ma nessuno dei loro nomi s i rinviene, invece. in quello dei riscattati negli ann i immed iatamente success ivi. Il che lascia sensatamente presumere una be n diversa conclus ione del la vicenda per le infelici vittime. Di queste, po i, a differenza delle precedenti raz?.ie. indis tinte pers ino nell'ammontare complessivo, siamo in grado di apprenderne ogni de ttagl io anagrafico, il che c i consente di elaborare, u na volta esaminato il tabulato relativo, alcune osservazioni soc ial i.

I cl1flurati a Pratica Il documento che di seguito p roporremo nella sua interezza relativa agli abitanti di Pratica, è stralciato da un lungh issimo ele nco cli sudditi pontifici detenuti in schiavitù presso i barbareschi46 . I menzionati ne l catalogo costituivano tuttavia la parte dei catturati, in un certo senso, più fortunata poic hè di loro era stata notificata alla missione redentorista di A lgeri, non solo, la connotazione fisica e lo s tato sociale ma. riscontro notevo lmente significativo, l' interesse cli parenti, benefattori vari, istituzioni, ecc.

-1-1

A.GLiGI..IEL\.10TTI, Storia delle ..., ci t.. p.48 1.

~' R.PAKETrA.

Pirati e corsari.... cit.. p.256.

6 ~

Il documemo è custodito nclr Archivio Segreto Vati cano. Fondo del Gonfa lone. d'ora innanzi ASV. Gonf .. mazzo G. L ibro dc:i nomi di tutti quelli che si Lrovano schiavi in mano dei Turchi e che hanno dato memori ali alla Venerabile A rchicon -

fr;11ernita del Gonfalone per essere riscauati. IT. 129-J 47.


161

Pro1icc1 di 1\,f are 1588

ad operare atti vamente ed a fars i parzialmente, o totalmente, carico dell'eventuale riscatto. ln alcuni casi l'intervento richiesto ai redento risti è però semplicemente ricognitivo, sollecitato, cioè, per accertare l'esiste nza a ncora in vita di q ualche d isgraziato deportato, notificandone in tale circostanza, il luogo cli detenzione ed, ovviame m e, le generalità de l rispettivo padrone. A l pari degli a ltri, i nomina tivi e le descriz ioni anagrafiche deg li a bitanti d i Pratica sono preced ute eia un nume ro c he ind ica la loro posiz ione cronologica nella lista, sovrapposto a lla persona le local ità natale . Evidente che la compi lazione ciel catalogo, avveniva a Roma , ma era comp letata dai religiosi di A lgeri corre clanclola del s ito d i detenz ione e dei dati cli appartenenza se rvile in Barbaria. Le vittime in questione essendo concentrate indivise a Biserta, ci hanno consentito d i omettere il dettaglio. Va osservato, infine, che le c aratteris tiche somatiche, e le sottolineate deficienze fisi che rappresentavano gli unici e lementi certi di ide ntific azione suggeriti dai parenti o dai conoscenti , o nde evitare tragiche confusioni, o peggio dolorose truffe :

75 1 Siena Bise rta

752

Gio. Bat. senese alias Bacchio de eta de 40 anni grande magro con una gamba torta preso a lli 9 de maggio 1588 ne l castello de Patrica de lla S. ra Virginia de Mass im i.

Mont 'albano

Luc ia da Mont'albano de a nni 35 stroppiata dal lato dritto moglie de Gio.Batt.a a' n" 75 1

753

Lanora fi glia de Gio . Batt.a a' n° 751 presa come a' n° 75 1.

Patrica

754 Mont' A lbano

755 Patrica

756 Mont' A lbano

757 Mont' A lbano

758

Caterina de Mont' A lbano de a nni 33 piccola grassa et bianca, presa come a n° 75 1. Vincentio fig liolo de Caterina a' n" 754 de anni 10 viso tondo mezzo sordo, preso come a ' n° 751. Francesca sorella de Caterina a' n° 754 de anni 30 don na magra de giusta statura con segno nel petto. Presa come a' nurn.o 75 1. Pierantonio da ]\.font' Albano fratello de Francesca a ' n° 756 de anni 20 senza ba rba pieno de vira e t occhi bianchi, preso c ome a' n° 75 I.

M ont· Albano

11enico frate llo de Pierantonio n"757 de età de l 3 anni grasso, preso come a' n° 75 1.

759

Federico de Santo da To le ntino de anni 40 piccolo et grasso, preso come a ' n° 751.

Tolentino

760 S ie na

Martine lla ... moglie cli Federico a' n° 759 d'anni 40 grande et grossa, p resa come a' n° 75 1.

761 Patrica

Francesco figlio lo de Martinella a' 11°760 et de Federico a' n° 759 de età de anni 15 ha male alle gambe, preso come a' n° 751.

762 Patrica

Savino fig lio de Marti nella a' n° 760 de anni 12 magro et occhi bianchi, preso come a ' 11° 751 .

763

Sabatino de O rvieto de anni 35 magro et molto grande, preso come a ' n° 751 .

Orvieto


162

Guerra di corsC1

764 Montefortino

Drusill a di Ca ... da Montefortino d'anni 26 moglie de Sabrino a' n° 763 stroppiata de un braccio segnata da marviglioni -P, presa come a' n°751.

765 Patrica

Menico f igiio a' Sabati no a' n° 763 de etù de anni 3, preso come a' n° 75 J.

766

Tomaseo .... in Patrica da anni I O vecchio, preso come a' n° 75 1.

fiorent ino

767 Fiorenza

Tu llo figlio lo de Tomaseo a' n°766 de anni 26 a grasso in viso poca barba, preso come a' n° 75 1.

768

Andrea figlio di Tomaseo a' n° 766 de età de ann i 20 magro, preso come a' n° 75 I.

fiore ntino

769

... fig li o di Tomaseo a' n° 766 de età de ann 12 ... , preso come a' 11° 75 1.

fiorentino

770 fi orentin a

Barbara figlia de Tomaseo a' 11°766 dc eta de anni 24 grande naso corto, presa come a 11°751.

771

Dion isio fi glio de Barbara a' 11°770 de età de ann i c inque viso tondo, preso come a ' 11°75 I .

772 Marino

Norezia de la vin io da Mari no d'anni 35 ha male alle Gambe, presa come a' 11° 75 1.

773

Somina fig lia alla ... a' 11°772 de eta de anni ci nque bruneua, presa come a' 11° 75 I.

Mari no 774 ('>1ari 110

Caterina de Corso da Marino nepote a lla Norezia de la vin io a' 11° 772 de eta de anni 15 con segni cli marviglioni in faccia, presa come a' n°75 I.

775 Rocca la Botte

Giovanni de ll a Rocca la botte de eta de 40 an ni grande magro con barba castagnicc ia, preso come a' n° 751 .

776 Rocca la Botte

Ri naldo fratello al eletto Giovanni a' n°775 de eta de anni 43 barba nera ... , preso come a' 11 °751 .

777 Roccala Botte

Gisela moglie a' Giovanni a ' 11°775 de eta dc anni 40 piccola, presa come a' n° 75 l.

778

Vi rgin ia figl ia de Gesela a' n°777 de età de anni 12, presa come a' n° 751.

Rocca la Botte 779 Romano

Francesco Albero romano de eta de anni 25 piccolo barba folta nera, preso come a' n"751.

780

Angela mogl ie de Francesco a· n° 779 de eta de anni 24 mag ra, presa come a' n°751.

Romana

~-; Il termine ·rnarvaglionc' nell' italiano delrepoca indicava le cicat rici lasciate dal vaiolo ..


163

Pralica di Mare 1588

781 Marino

782 Ancona

783 Piace nza

784 P iacenza

785

Ortesia de Menico Stefanino da Marini de anni 25 olivastra con segno in fron te e t nel braccio dritto, presa come a' n° 751 . Vincenza d'ancona di an ni 40 picco la con segni de rnarviglioni in faccia, presa come a' n° 751 . Battistino Piacentino habitante in Pratica de ann i 40 piccolo gambe sottili et un occhio guasto, preso come a' n° 751 . Santa moglie de Battistino a' n°783 de anni 40 magra et mal sana, presa come a' 11°751.

Patrica

Alesandro fig lio de Battistino a' ne 783 de età de anni tre viso tondo, preso come a' n°75 I.

786

Matteo Toscanese de eta de ann i 40 barba nera et rada, preso come a' n° 75 l .

787

Caterina mog lie de Matteo a' 11° 786 de anni 36 magra, presa come a' n° 75 l.

788

Olimpia figl ia di Matteo a' 11°786 de eta de anni 13, presa come a' n°75 l.

789

Benedetto de ... da Monteleone dc anni 18 senza barba magro con segni de rnarviglioni in r-accia, preso come a' n°75L

Montelione

790 Montelione

791

Marghe rita sorella de Benedetto a ' n° 789 de e ta de anni 16 brunetta, presa come a' n° 75 I.

Atino

Giovanni de Atino de anni 40 barba negra con denti me nco denanzi, preso come a' 11°751 .

792 Mont ' Albano

Lucia eia Mont' Albano moglie di Giovanni a' n° 79 J de anni 40 grande et magra, presa come 11°751.

793

Marco figlio d i Lucia a' n° 792 de eta de anni 13 brunetto, preso come a' 11° 751

Mont ' Albano

794 Cremona

Pe1egrino Cremonese d 'anni 40 poca barba pallido in viso, preso come a' 11°751 .

795 C remona

Margaritia C re monese Moglie de Pelegrino a' ne 794 de eta de anni 45 magra, presa come a n° 75 1.

796

Iacomo Cremonese ne pote de Pelegrino n°794 de e ta de anni 14, preso come

Cremona

a' n°75 I .

797

V ittori a de ... Simone Corso de eta de anni 30 con segno sopra il cigl io manco, presa come a' n° 75 J -Raccomandata dal V.or Camillo Gaetano.

Corsa

798 Corsa

E leon ora figlia de Vittoria a' n° 797 de eta dc mesi 22, presa come a' n" 75 1Raccomandata dal V.or Camillo Gaetano nel memoriale a' n° 797.


164

Guerra di corsa

799 !\font' Albano

Angelotto da Mont' Albano de eta de anni 40 homo piccolo et poca barba, preso come a' n° 751

800

Polonia moglie de Angelotto a' n° 799 de eta de anni 40 scura de viso, presa come a' 11°751.

!\.font' Albano

801 l\tlont' Albano

802 Mont' Albano

803 Mon t' Albano

804 1'font' A Iberno

Fiore da Mont'Albano sorella de Pollonia a' n° 800 de anni 28 ammalata et brutta in viso con una creatura de cinque giorni, presa come a' n°75 I. Polidoro da Mont' Albano de anni 45 senza denti denanzi poca barba, preso come a' 11° 751. Grati osa da J\1ont' Albano de anni 33 moglie al detto Polidoro a' n° 802 donna grassa con segni di marviglioni sul viso, presa come a' n°75 I. Claudio figlio di Polidoro a' 11°802 de eta de anni sette panza grossa, preso come a' n°75 l.

805 ]\font' Albano

Antonio figlio de Polidoro a' n°802 de un anno, preso come a n° 751.

806

Angela figlia de Polidoro a' n°802 de eta de anni 12 brunetta, presa come a' n° 751.

Mont' A lbano

807 Seni gaglia

808

Gio. Maria da Senigaglia de eta de anni 40 barba negra ha male alle gambe, preso come a' n° 75 1.

Pratica

Madalena figlia de Giovanni a' n° 807 de anni quattro guardatura torta, presa come a' 11°751.

809 Corso

Cencio de Licia corso de anni 12 con una pezza pelata in testa, preso come a' n° 751.

810 Romano

Paolo Romano d'anni 35 grande pallido in viso poca barba, preso come a' 11° 75 I.

811 Norcia

Gio. Bernardino Norcino cl' anni 20 piccolo poca barba con segno in faccia apresso al naso, preso come a' n° 75 l.

812

Titta figliastro de Barcantonio Barbone, preso come a' n° 751.

Pratica

813 Fiorenza

Marcantonio Boscaglino fiorentino de eta de anni 40, preso come a' n° 751.

814

Menico de Pas·quino d'anni quaranta barba castagniccia, preso come a' n° 751.

Pratica

815

Silla Nepote de Menico a' n°8 l4 de eta de anni 12, preso come a' n°75 l.

Pratica

816 Soriano

Claudio da Soriano de eta de anni 35, preso come a' n° 751.


165

Pr{/{ica di Mare 1588

817

Lorenzo Piacentino de eta de anni 35 poca barba, preso come a' n° 751.

Piacenza

818

Pelegrino de Michele lucchese lavoratore a Patrica, preso come a' n° 751 .

Lucca

819

Cuangettino lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751 .

Lucca

820

Rinaldo lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' 11°75 I.

Lucca

821

Beland. no lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 75 I.

Lucca

822

Frediano lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751.

Lucca

823

Pino lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751. - Fuggito l'anno 1588 da Biserta-

824

Mariano lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 7 51.

Lucca

825

Marsilio lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 75 l.

Lucca

826

Pelegrino lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751.

Lucca

827

Agustino lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751. -Fuggito l'anno 1588 da Biserta-

828

Matteo lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751.

Lucca

829

Lommo lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751.

Lucca

830

Martino lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751.

Lucca

831

Olivero lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751.

Lucca

832

Leonardo da Cameri no lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751.

Camerino

833

Agatino da Camerino lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751.

Camerino

834

Venanzio da Camerino lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 75.l.

Camerino

835

Guido da Corinaldo Javoiatore a ' Patrica, preso come a' n° 751.

Corinaldo

836

Vitto da Rocca la Botte lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751.

Roccala Bott.e

837

Pino de Moro lucchese lavoratore a' Patrica, Lucca preso come a' n° 751.

838

Mancino de Togno lucchese lavoratore a' Patrica preso come a' 11°751 . -Fuggi to con una Barchetta da Bisetta nel 1588-

Lucca


/66

Guerra di corsa

839 Lucca

Nando da Togno lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a'

840

Menichino de Nino lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n°75 I.

11°

75 1.

Lucca

841

Verruco de Lattantio lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751.

Lucca

842

Giovanni d'Olivo lucchese lavoratore a' Patrica preso come a' n° 751 .

Lucca 843

Lucca

Bartolo de M ichele lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 75 I. -Fuggito l' anno 1588 da Bise1"ta-

844

Nando de Michele de pico lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 75 l.

Lucca

845 Lucca

Giovanni de Miche le de Pico lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' 11°751 .

846

Giovanni de Cinisi lucchese lavoratore a' Patrica, preso come a' 11°751 .

Lucca

847

Pavolo Calaverese ortolano a' Patrica, preso come a' 11° 751.

Cala veri a

848

Venanrio de Hieronimo da Camerino lavoratore a' Patrica, preso come a' 11°75 l.

Camerino

849 Caste llucc io eia Norcia

850

Lauderio de Tadeo da Castelluccio cli Norcia di anni 27 un poco gobbo Javoratore a' Patrica, preso come a' n° 751. Marino de Baldassaro eia Bolognola de anni 25 brunetto lavoratore a' Patrica, preso come a' 11° 751.

______ _______________________ _

Bolognola

::...._

851. Sezzo

Liclano da Sezzo de anni vinti giovane magro lavoratore a ' Patrica, preso come a' 11° 751.

852

Camerata d' Atino de anni 30 magro mal sano lavoratore a' Patrica, preso come a' n° 751.

Atino

·- - -- - -- -- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

853 Vialfre

Martino Bevilacqua, preso a' Patrica aJli 9 de maggio 1588.

854

Stefano Bevilacqua figliolo de Martino a' 11° 853, preso come a' 11° 853.

Vialfre

855

lacomo Voglia, preso come a' n° 853 .

Vialf're

856 Vialfre

Antonio Vergue, preso come a' n° 853 . -Fuggilo da Biserta l' anno 1588-

857

Giovanni Scirio. preso come a' n° 853.

Vialfre l catturati quindi in realtà furono soltanto I 08, o più probabilmente soltanto di 108 se ne trovò riscontro presso i conoscenti. Tra di loro si trovano ben 35 lavoratori stranieri, per lo più toscani la cui presenza a Pratica non è spiegabile in maniera attendibile. Dei restanti 28 sono donne e 45 uomini, con


Pmtirn di

!'vlllre

/588

167

105

I05. Bisena. vtdu ta aerea.

er;, compresa fra i 5 giorni ed i 45 anni. Molti presentano tracce cli vaiolo sul viso, segno inequivocabile di una lunga perm~ne nza, od origine, nell'agro pontino. È alquanto evidente la parentela incrociata de lle vittime res identi a Pratica, conferma della appartenenza ad un unico clan familiare, tipico dei casali. Le caratteristic he fi s iche ci testimoniano di indiv idui di bassa estrazione sociale e cli scarsissimo livello econom ico, umi li lavoratori agricoli, affl itti da numerosi ed evide nti acciacchi, con età alquanto avanzata. Molte donne, poi, sembrano aver contratto matrimonio in età matura per l'epoca e per la classe soc iale cli appartenenza, e per di più hanno generato figli molto tardi, dettaglio questo difficilme nte sp iegabile. La notevole p ercentuale, infine, di individui con palesi malformazioni e di fett i fisici non può essere irnputata ad un esp ediente mirato a decurtarne il prezzo cli riscallo in quanto in questo elenco tali notizie fungevano, come accennato, da segni identificativ i riservati ai rede ntoristi, onde accertarsi inconfutabilmente de lla esatta identità dei riscattandi: il che ci riconferma una vi ra cli stenti e di enormi fati c he ris iche in arnbienre malsano, con probabili unioni tra consanguinei.

Il destino dei depo rtati Purtroppo quasi nulla sappiamo circa il destino di !ali infelici vittime. Di s icuro per un discreto peri odo dovettero restare insieme a B isetta, tranne però quelli che, reputati idonei per l' evidente prestanza fisica, finirono immeditamente imbarcali suJle fuste de llo stesso Assan Agà. Di questi curiosa111e nrc s ia mo in grado di forn irne la sorte, forse paradossalmente, la più fortu nata. 11 corsaro, infatt i, una volta scaricata a B iserta la sua preda, accaparratisi i nuovi rematori, riprese il mare. cercando di sfruttare al 111eglio la stagione res idua, e tornò ad incrociare nel Tirreno. Convinto dall a fac ilità della precedente razzia, diresse nei medes imi paraggi costie ri. Ma il g iorno I 5 giugno era uscita dal porto di C ivitavecchia una agguerrita squadra navale che, stimolata dal te rrore diffuso dall' e pisodio


168

Guerra di corsa

d i Pratica, prese a pattugliare le acque tra il Circeo e Procida. Finalmente, ad agosto inoltrato, nella mag ii.:i del la guardia cadde una galeotta cli Assan Agà, a bordo della quale, incatenati ai remi, si ritrovaro no alcuni abitanti di Pratica: e furono quelli in effetti i soli liberati , d i cui abbiamo notizia. A ltri quattro, invece, riuscirono a fuggire da Biserta, il che ci farebbe ipotizzare una loro compete11Za nautica: ma questa contrasterebbe con l'essere tutti di provenienza lucchese. Dei rimanenti è solo immaginabile ti destino: lo si potrà agevolmente desumere nella seconda parte del saggio. Una ultima precisazione storica ci sembra interessante fornire ed è relativa alla conclusione della carriera, se non del la vita, di Assan Agà. Ancora nel maggio del J600 le g,llere romane intercettarono le sue presso il Circeo, catturando una galeotta. Quindi lo troviamo operativo nel 1624, ad onta della sua ormai rilevantissima età. Al primo di ottobre di quello stesso la squadra del corsaro fu avvistata ed intercettata presso l'isola cli S. Pietro in Sardegna dalle unità toscane, romane e napoletane. La sera del 2 la fl otta confederata strinse il naviglio barbaresco in u n rabbioso combattimento, durante il quale la galera cli Assan Agà venne pressocchè smantellata dalle artiglierie nemiche. Nonostante ciò l'anziano corsaro, abbandonala J' ammiraglia, fatta affondare da una carica cli polvere da lui appositamente innescata, si a ll ontanò su di un picco lo e velocissimo battello: la sua bandiera di combattimento finì come trofeo a Roma ne lla chiesa di S. Bonaventura alle pendici ciel Qu irinale48. Quanto a lui , invece, eia quel momento nulla più se ne seppe.

;, Cfr. R.PA.'iETl'.f\ . //

1u111101110

della mezwluna, Tori no I 984, r.43, nora nc6.


Pregate Dio per me

MANFREDONIA 1620

Contesto storico Il 3 giugno 1620 giunse a Napoli nella veste di luogotenente generale, sebbene con compiti di vicerè, il cardinale Gaspar qe Borja y Velasco, nato a Villalpando nel 1580.Il suo mandato., peraltro, risulta tra i più brevi dell' intero lunghissimo periodo vicereale spagnolo esaurendosi infatti nel novembre dello stesso anno. 1 Assurto al rango cardinalizio ad appena 31 anni, e quindi destinato a Roma come ambasciatore, fu appunto in quella mansione che ricevette da Madrid la delicata incombenza di andare ad avvicendare il discusso vicerè duca d ' Ossuna alla guida del Regno di Napoli . 2 Al di là, infatti, delle intuibili difficoltà insite nella rimozione del suo volitivo predecessore, tutt'altro che disponibile a cedere l'incarico, notevoli minacce militari turche si addensavano di giorno in giorno lungo le coste adriatiche. Era del resto facilmente prevedibile che il temerario attacco cieli' agosto precedente, voluto proprio dall' Ossuna, contro Susa piccola piazzaforte barbaresca tunisina, e conclusosi ingloriosamente e con significative perdite in pochi giorni, avrebbe innescato l'immancabile vendetta musulmana 3• A complicare ulteriormente la situazione contribuiva l'esasperazione impressa dall' Ossuna alle tradizionalmente ostili relazioni tra la politica imperiale asburgica e quella mercantile della Serenissima, che nell'Adriatico si estrinsecavano in frequenti, quanto aspre, controversie navali. Della discordia, ovviamente, ne approfittava la controparte ottomana, la quale destreggiandosi abilmente, ora in favore dell'uno ora dell'altro contendente, perpetrava indisturbata - e spesso addirittura agevolata alternativamente - le sue incursioni e razzie.

1 Il B01j a era stato creato cardinale in giovanissima età, a soli 3 1 anni, e si trovava a Roma in veste di ambasci.atore imperiale.Dotato di u~ eccezionale tatto ed acum~ politico 1101~ potè tuttavia aver m~do di dimostrare le _s,ue capaci.tà in ~uanto il suo mandato s1 esaun 111 appena sei mesi.Dal 16.,2 assunse l'mcanco eh vescovo d1 S1v1gha, qumd1 eh loledo ultima canea relig10sa che ricoprì prima della morte avvenuta nel 1645 a Madrid.Cfr. G.CONIGUO, I vicerè ... , cit., pp.206-209. 2 Il vicerè don Pedro Téllcz Giron, duca d'Ossuna, assunse l' incarico a 3 7 anni, nel I 6 I 6, provenendo dalla Sieilia dove la sua rigidità tipicamente militare aveva consentito una significativa ricostituz ione dell'ordine civile:in merito cfr.F. Russo, La difesa costiera del Regno di Sicilia .... cit., tomo Il, pp. 397-99. I suoi metodi tuttavia a Napoli non trovarono equivalenti apprezzamenti, nè peraltro risultarono adatti alla g11ida del Regno, ingenerando una interminabile serie di controversie e di riprovazioni.Il carattere ambiziosissimo, la naturale irruenza ed il gusto dello sfarzo produssero danni politici ed economici gravissimi che costrinsero alla fine alla sua rimozione. 3 È interessante ricordare per sommi capi quella temeraria impresa ricavandola da G.G .GU,\RNJER I, Storia della.marina srefaniana (1562-1859). Li vorno 1935, pp.149-150, che così la ricostruisce:«Non soltanto quella deg li Stefaniani, ma tutte le annate d'Italia e gli stessi Cavalieri di Malta, attendevano, nell'anno 1619, a febbrili preparativi per un 'impresa collettiva della più grande importam:a:la coqnuista di Susa in Barberia.Profittando della circostanza che le squadre turche erano impegnate lungo le coste della Siria a domare la rivolta dell 'emiro ribelle Fark-el-Din si pensò bene di tentare qualche spedizione grandiosa da effettuarsi collettivamente, e si rispose, invero, con pieno entusiasmo alle calde esortazioni di Don Pedro Giron viceré di Napoli, anima di quest'impresa.Aderì con entusiasmo anche il principe Emanuele Filiberto di Savoia... Ma vi fu, peraltro, chi indovinò l'obiettivo della nuova, grandiosa spedizione, chi s'affrettò a tradirlo con interessata sollecitudine ... Anche questa volta .. .il nemico potè essere avve1tito in tempo, sicchè fo vano ogni sforzo, ogni audace tentativo.Per quanto i collegati investissero in serrata falange la città di Susa e s'impadronissero di una porta, gli assalitori furono ributtati dai turch.i, lasciando sul terreno 150 motti senza poter fare un solo prigioniero. L'impresa fallì completamente... Sulla persona del vicerè di Napo li, animatore e autore dell'impresa di Susa venivano ora a cadere le responsabilità maggiori ... Per questa ragione ... il S,~ntelli .. dice: «Sbarcarono in qucst'aUJJo i Turchi a Manfredonia e chj sa se norì fosse per effetto delli armamenti dell'Ossuna, che aveva in passato co' suoi armamenti mari ttimi ingelosito la Po1ta e fatte minaccie contro le Coste Turchesche.. »


170

Guerra di corsa

Compren sibile, pertanto, che, perdurando un simile contesto, ì.l timore di improv visi attacchi da mare si accrescesse cli giorno in giorno e, di pari passo, anche la spesa necessaria per J 'apparato difensivo dislocato lungo le coste, colpendo entrambi le già esigue risorse locali . L'acquartieramento, infatti, di contingenti spagnoli, o regn icol i, rappresentava il più delle volte un onere gravosiss imo non solo sotto il profilo economico, ma soprattutto per l' ordine pubblico, a tal punto - e Io abbiamo già rilevato nel caso di Sorrento - eia far preferire piuttosto la loro assenza, pers ino in periodi di risaputo rischio incursivo. È emblematico al riguardo il caso di Lucera, dove appena l'anno innanzi, per l'esattezza il 20 gennaio I 6 19, vi fu destinata una compagnia cli 205 soldati. Il loro comandante: "per prima cosa, non volle esibi re la pate nte con i nomi dei suoi soldati, ma strappò di mano agli E letti della città le cartelle degli alloggiament i e le distribuì egli stesso ai suoi, i quali dal contegno del loro comandante non solo si sentirono autorizzati a non alloggiare conformemente a ciò che era stabilito nella patente .. . quanto depredarono e quasi posero a sacco quella città pretendendo più stanze, un vitto abbondante, e 3 o 4 ducati di anticipo per ognuno ... già la seconda sera «per tema di scandali » i soldati furo no trasferiti in «case herrne» preparate appos itamente per ess i, rna in seguito la loro tracotanza giunse a tal punto, che un milite ai primi cl' aprile, fu ammazzato. Per il soggiorno di tale compagnia, l'università dovè ricorrere ad un prestito di 4 . 000 ducati c. imporre, in data 28 fe bbraio, che si esigessero s ubito le tasse già stabilite per gli allogg iamenti e se ne creassero altre per lo stesso scopo".~ Nessuna meravigl ia, perciò, che tra le principali ed im med iate preoccupazioni di quell'estemporaneo vicerè- luogotenente vi fosse il tentativo di ristabilire di un minimo di tranquillità esistenziale lungo la de licat issima frontiera adriatica, recuperando immediatamente i rapporti con la Serenissima . Non a caso tra i suo i primi ordini, diretti al le autorità militari della Capitanata, spiccano quelli che così recitavano: ..... que con aquela Republ ica y con sus subùitos se tenga toda buona corresponùencia .. . .. . che co n quella Repubblica e co n i suoi suddi ti si tenga costantemente un buon rapporto

·,5

Ed ancora più esplicitamente alcuni giorni dopo: ..... que aportado a essas marinas galeras o ga.l eaças de Venecianos. que se tenga co n ellos toda buoena co rrispondencia y que se guarde lo que antes de mi veniva a ste Rcyno y ha siclo solito en semej antes occasioncs... ... che comparendo in ques te marine galere o gaiezze venete si tenga con esse sempre un buon rapporto, riguardandosi dal comportars i co me prima del la mia venuta nel Regno si era soliti Care in simi li occasioni ... " 6

Ma. trascorse appena poche settimane dal suo insediamento, gli eventi ciel settore iniziarono apreci pitare repentinamente.

Le avvisaglie

I servizi d' informazione imperiali, sempre particolarmente attenti alle mosse della squadra navale otto mana. notificarono, con inequivocabile accuratezza, che una considerevole flotta turca era salpata da Navarino, con destinazione nell'Adriatico: impossibile, però, sr.abilire con maggior precis ione i precipui obietti vi. comunque di certo ubicati lungo la costa pugliese. Pur non rappresentando quel t.ipo cli segnal azione una novità assoluta-e lo abbiamo rimarcato nel1'episodio precedente-costituiva invariabi lmente un avvertimento che ogni vicerè, già all'indoman i del suo insediamento, imparava a temere e a non sottovalutare, nonos tante la periodica ricorrenza. L' angosciante indeterminazione dei primi dispacci si protrasse, purtroppo, ne i success i, tant'è che, ancora in data 17 agosto, così notificavano al preoccupatissimo cardinale: " ... quc l 'Annacla del Turco. aya imrado por el Adriat ico siendo tan forte de su ordinar.i o ... ... che la flotta turca è entrata in Ad ri atico ed è notevolmente più numerosa dell'ord inario ...

''.7

·' A.LA CwA. Il sacco 111rd1esco di Ma,!fì·edonia nel 1620, in Arc h.Stor.Prov.Napol.. n.s. anno XXV !, LXV dell' i .c., Napol i 1940. p.ì l . nota n" I.

' Ide m. p.74. Le fon ti ci tate sono i voll.830, 832,837 dei Vig lietti vicereali, Arch ivio d i Stato di Napoli. d'ora innanzi ASN. r, Idem. 7

ldcm.


Mo11 fredo11i(.{ 1620

171

Perfeuamente con scio della gravit~t del momento, ed anche della frustrante incertezza, il luogotenen te generale trasmise senza indugio, sempre in quel 17 agosto, al governatore del la Capitanata, Francesco Carafa, un allertarnento finalizzato a porre in stato di immediato impiego operativo le sue forze incremen tando ad o ltranza la sorveglianza costiera. Per meglio coordinarne i movimenti, e qui s i cogl ie la esatta determinazi one ciel pericolo e dei limiti delle potenzia lità miliziane, iI Borgia, contes tual mente al dispaccio, trasferì agi i ordini del governatore sei ufficiali di provata capacità, di cui quattro spagnoli e due italiani. con la raccomandazione di distribuirli negli incarichi di comando nei siti più a risch io. La singo lare procedura con fe rma, tra l' altro, che l' aspettativa di attacco non fosse affatto di tipo incurs ivo, bastando a tal f ine la normale dirigenza locale, ma di tipo in vasivo, richiedendos i pertanto uffic iali dell 'eserci to in veste di coordi natori per il success ivo contrattacco mi litare in forze. Il problema della di fesa costiera antinvasiva, quella cioè che si sarebbe dovuta far carico cli rintuzzare uno s barco nemico fi nalizato ad una conquista territoriale stabi le - la sempre paventata invasione tnrca -, proprio per l'ignoranza dei s iti d ' atterraggio s i riso] veva in una sorta di tragico paradosso. Per controllare la maggior es tensi one possibile di spiagge si imponeva la cliradazione delle truppe, ma per opporsi al nemico occorreva invece la concentrazione delle stesse, in tempi brevissimi. Tra queste due antiteti che es igenze doveva destreggiarsi il comandante militare del settore! La soluzione abitualmente adottata cons isteva nel dis tribuire lungo l'intero fronte costiero, geograf icamente sospetto, piccoli presidi con compiti di vigilanza e segnalazione, concentrando invece il grosso delle forze in una unic a unità, pre ponderante numericamente la presunta entità nemica anfibia, pronta ad entrare in azione una volta comprese e riscontrate le intenzioni avversarie. Va evidenziato tuttavia che una s imile impostazione, basata su di una unica uni tà cli contrattacco, implicava necessariamente un suo congruo arretramento dalla fascia cos tiera. in modo di poter più agevo lmente raggiungere quals iasi punto minacciato. La soluzione, però, implicava l' inevitabile es igenza di ampliare la durata della res istenza locale, poichè il raggiungimento degli estremi del settore avrebbe richiesto tempi conseguentemente maggiori. A titolo di esemp io, un settore costiero di c irca I 00 km di s viluppo lineare, prefigurando lo sbarco presso uno de i suoi estremi e la posizione dell ' unità cli contrasto baricentrica, avrebbe comportato attese - e quindi resistenze - di ci rca due o tre giorni La soddisfazione della schematizzata resistenza, che trovava una materializzazione pratica amplificativa ne lle fortificazioni perimetrali urbane cli cui tutte le cittadine marittime dell'epoca erano dotate, implicava però a sua volta che i relativi comandanti fossero non solo cli sperimentata capacità, ma soprattullo cli notevole coraggio . Arduo, infatti, mantenere la indispensabile freddezza e fiducia nel corso di assedi chiaramente destinati alla resa, mancando, od anche ritardando, il concertato intervento militare. Il compito di per sè gravoso, in realtà s i estrinsecava, per giunta, in contesti umani altamente coercitivi, con popolazioni terrorizzate che ingombravano le fortificazioni, con la impotente, e demoralizzante, vis ione de lle incessanti atrocità compiute sugli abitanti rimasti all'esterno, e non uftimo con la graviss ima responsabili tà indotta dalla resistenza stessa. Infatti secondo le consuetudi ni militari dell'epoca - vigenti presso qualsiasi esercito di qualunque credo religioso o ideologico - la non sollecita resa cli una c ittà fo rti ficata provocava, in caso di conquista, condizioni per i vinti gravosissi me e discrezionali, enormente peggiori di que lle riservate nel primo caso. TI protrarsi a oltranza dell'assedio aizzava a dismisura le prevedibili efferatezze - ed Otranto ne ha forn ito una es plicita testimonianza - ritrovandosi alla fine gli inermi abitanti. decimati clall 'investirnento ossidionale e dalle penurie alimentari, esposti alla vendetta dei vincitori, esasperati dalle perdite e dal miraggio del bottino . Da non sottovalutare, infine, la ri saputa esplos ione di be stiale violenza, tipica dell a procedure invasi ve perchè destinata a frustrare anologhe res is tenze successi ve eia parte di altri centri fortificati.

Potenzialità d~fensive di Mm1fredonia Disgraziatamente, quello che a Napo li ancora non s i sapeva, e che invece il Carafa aveva ormai a ppreso da poche ore, era che i turchi s i trovavano già a terra dal giorno precedente, essendo sbarcati, assolutamente indisturbat i nei pressi di Manfredonia! Grazie ad un dettagliato memoriale coevo siamo in grado di poter ricostruire, sin dalle prime fas i antecedenti lo sbarco turco, gli avvenimenti che sconvolsero la c ittadina pugliese nel corso dei fatidic i g iorni del suo saccheggio. Il documento manoscritto, quand' anche affetto da una evidentissima astios ità


17]

Guerro di corso

verso J' Ossuna in particolare e la d irigenza spagnola in generale, appare assol utamente attendibile pe r quanto concerne la scans ione dell 'attacco, soffermandos i persino sui più marginali aspetti. Conveniente pertanto procedere su lla sua falsariga, integrandone l'esposizione con i debiti approfondimenti e chiarimenti. ··RELAZIONE DELLA PRESA D I MANFREDONIA Domen ica rn allina 16 d'agosto I 620 allo spuntar dell'alba si scorsero dalla Guardia cli Manfredonia rt Pietra .'vlasdla iluogo della ciuà distarne due miglia sono la montagna cli Sant' A ngelo) ci nguanta quattro Galere Turchesche. le quali dalle 12 sino alle 14 hore sbarcarono da' 5. 000 soldati . la maggior parte de' quali erano (ì i,mizeri molto prattici della guen·a.. ."'.8

C irca la menzionata guardia deve trattarsi cli quella espletata dalla Torre di Monte Saracino, ubicata in prossimi tà di Punta Rossa, d istante a sua volta un krn verso nord da quella di Mattinata e 14 km verso sud eia Manfredonia, e ben 24 dalla successiva, sempre verso sud, di Rivoli 9 . Ne abbiamo una dettagl iata descrizione del 1594, redatta dal!' allora governatore d'Abruzzo marchese Carlo Gambacorta in visita ispettiva alle torri adriatiche che così ne evidenziava la validità insediati va: ··Questa seconda Torre detta Montesarraeino. sita in territorio di Monte San!' Angelo sta distante quauro miglia dalla cinà di Manfredonia e 14 dalla Torre cli Rigoli. e da quella di Matinata verso Tremiti un miglio. È ben colocata perchè oltre alla scoscesa guarda due cale dall ' una e dall'altra parti, le quali per evitar l ' entrat a cli sollo bisogna un agi unto d'es!ate, ed è di mala fabriea. Ha corr ispondenza con lo castello di Manfredonia la Torre di Rigolo e le saline di Barlett a, e verso Tremiti con quella di Mminata. Yi bisogna un mascolo per dar aviso. E nec:::ssario anco balleria a terra dalla 2° lamia in sù, perchè oltre d·essere cli mala fabbrica è cominciata a cascare per li terremoti, intonacar la cisterna e farci la scala, e dar ordine di finirla c' ha fallo in piano Io torriero C()11t ro la rigola cli fortezza, e ci vorrà la spesa di ducati duecento settanta". I O

La torre descritta, dovette subire senza dubbio i lavori di restauro indicati dal governatore, tant'è che ri sulta presidiata, perfettamente agibile, nel 1775 11 e sopravvisse con certezza fino al terremoto del 1893. allorchè fu completamente clistrntta, lasciando sparuti ruderi in zona. È evidente pure dalle citate osservazioni l'importanza che già nel J594 veniva assegnata al suo ruolo di aUertamento, che ovviamente era destinato al corrispondente castello cli Manfredonia ed alla sua popo lazione, l'u nica peraltro della zona esposta alle incursioni. Il Carafa, quindi, ne ll ' angoscia di quella fati dica mattina del 16, conscio della disperata immediatezza richiesta all a sua azione, tentò di far convergere verso Manfredonia tutte le forze disponibili , senza riusc ire a trovare neppure il tempo per notificare al governo centrale gli avvenimenti e la esatta dinamica d i comando. Anche lui, per amara ironi a della sorte, soltanto il giorno seguente, il 17, in viò un appross irnato dispaccio urgente a Napoli , che incrociò strada facedendo il già citato preallarme trasmessog lì dal luogotenente generale! 'lùttavia il suo accorato rapporto fu preceduto da quello del governatore di Foggia, per cui finalmente il Borgia nella larda mattinata, o forse nel primo pomeriggio, del 17 risul-

s Manoscritto XXVI. B 20 custodito nella biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, ff.67 -68.Ed anche Ms. XXVIII B I I. s1essa sede. ' 1 Così V.FAGLIA. Visita alle torri costiere di Capiwnata ( 1594- I 976 ).... cil. , p.80, ne traueggia le presume caratteristiche,

ed il suo stato:«S i individua in località in vicinanza della Punta Rossa .. .fndicata eia tulli i docurnenri e dalla cartografia amica, era iipica del viceregno.Dal bivio La Cavola al chi lometro 150, 5 della statale garganica verso mare fino a ruderi intorno quota 199... Ricognizione: 1976:non sono sta te i nel i viduate tracce della torre ...» . Sempre da V.Faglia. circa la successiva Torre Rivoli possiamo leggere:«Si lralla di una torre poderosa, di sedici rnerri cli la10 all,1 base. con cinque caditoie per lato, con lellino di raccordo sopra le cadilllie, tipica del viceregno, un piano in sopral w .Pochissime anche oggi le apenure:la porta originari a in lato monte, con porta in rottura al va no basso, e finestra appena sono la caditoi,1 centrale.Una finestra al pri mo piano e un finestrino sui lato costa e monte... Stato cli conservazione:buono ...>>. 111 C:.(ìM1RACORTA. Censi111e11to 11w1wscri110 delle torri costiere /594, in N.SccmNt, Sopra uri 111a11oscritto italiano esis1e111e presso /(I /Jib!io1ecc1Na;:.ionale di Parigi, in Bollettino clell'lslituto Storico e cli Cultura clelr Arma del Genio, Roma olt.-dic-

1955 11 Nel 1775 la lOtTC di Monte Saracino è cuswdita da un torricro interino ed è sottoposta a lavori di manutenzione straordinaria.Quel la di Rivoli a sua volta è presidiata dai mili tari lnvalidi.Cfr.F.Russo, La difesa delegata ..., cit., p.220.


/Vla11{i n in11ia /620

173

106

107 I 06. Gargano. torre monte Sarace no. scheda Garnbacorta I596. 107. Garga no. caste.Ilo d i monte S . /\nge.lo, torre nrns1rn.


/7:f.

Guerra di corst1

108

109 108. Ga rgano. scorc io caste ll o di monte S . Angelo. I 09. l ntc:rno caste ll o monte S. Ange lo.


Mwifi ·edo11ia 1620

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I I O. rvl anfrcdn nia nel XV I secol o.

ru al corrente del disastro. Risponderà al Carafa infatti il giorno .seguente, il 18, in questi termini, rimprove rando lo larvatamente della sua pavida condotta e promettendogl i al contempo l'imminente affluire in zona di cons iderevoli rinforzi: " Hc 1\'. ceviclo vuescra ca rta dc J 7 de este y de la percl ida cle Manfedonia.. Ho ricevu to la vostra relazione del 17 co rrente sulla caduta di Manfredonia leggendola con il dolore che potele i111111aginare:ma vog lio sperare che avendovi rorzatarnente ratto co nvergere il maggior numero d i uom ini che ave1e potuto rastrellare in ogni località lim i1ro fa. vorrete espletare gli obblighi che il vostro casato vi impon e insie111.:: a quel li dovuti al ser vi zio dell' Imperatore. mi rando a recupeni re la digni tà perduta. scacci ando il nemico dal si to che occupa: pertanto vi sollecito ad impegnarvi con tulle le vostre energie e capac ità. Ho fiducia nel soccorso cli tulti g li uomini che è stato possi bile radunare. ed al contempo ho dato ordine che marcino veloce mente al la vostra vo lta la co mpagnia di J'anteri a spagnola del capi tano Va lencuela. quella degli archihugeri a cav al lo di don Amoni o di f'vlendoza ed in fi ne la mia di armigeri. Sarete inoltre aiutato dal govern a1orc della Pro vincia d i Principato Citra che si.a convergendo in zona co n al suo segui to le m il i zie del bauaglione dell a Slt'.SSa prov incia. a piedi ed a ca vallo. con anche gli armigeri di M alvesì che stanno muovendo da Ariano dove crn no Ji , rn nza. Con ciò avrete gente in grandissima abbondanza per costringere il nemico a ritirarsi quando deciderete d i auaccarlo, e pen anro resto della massima fi ducia nella vos tra dili genza e nella vostra prudenza. 18 ,1gosto I 620'' 12

Sul posto però fino a quel momento, e siamo a due giorni dallo sbarco turco, il Carafa disponeva sol tanto di alcune cent inaia di uomini raccogliticci , tanto più che le altre citt.à costiere pugliesi non potevano assolutamente soccorrerlo adeguatamente temendo a loro volla una idenlica sorte nei giorni successivi . Con quelli, tuttavia, si era condotto in prossimità di Manfredonia già nella tarda mattinata del lunedì e lì dovette. per evidente disparità numerica attendere i promessi rinforzi senza ardire di agganciare il ne mico, che, per giunta, si era nel frattempo fortificato nella città, come tra poco approfondiremo.

i, A.L\ CAVA. Il

sacco....

c i t.. p.77. nora n° 2.


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Guerra di corsa

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I Il 111 . ivlanfredonia. pianta del Gambacona.

Per quanto delineato il suo comportamento non pare affatto censurabile: osare attaccare alcune mi gli nia dì giannizzeri, trincerati all'interno dì Manfredonia con meno di mille scalcinati miliziani indigeni approssimati vamente armati, equivaleva a sicuro suicidi o. Sensato perciò bloccare con quelli ogn i ulteri ore scorreria turca verso le località limitrofe, ev itando di impegnarsi fino all'arri vo dei rinforzi. Chi in vece dimostrò, in quei frangen ti, un comportamento non solo riprovevole ma addirittura criminale fu iI governatore dell a città . Dal manoscritto, infatti , apprendiamo che, subito dopo lo sbarco, essendosi ful mineamente trasmesso I' : ·· ... avviso della Guardi a dalO all'an nc, i Ci ttadini, co me che non havevano monizione, nè di polvere, nè cli palle. ne ch iesero al Castellano istantissimamente per difendersi: ma havendo ricusato il Castellano dargl iene, molti se ne ruggirono, e tra essi i l primo Governatore, lasciando la porta della c ittà aperta, e molti ne furono dal mcd. mo Cas tellano intromessi nel Castello, trà i quali furono tu tte le Monache fuorchè quattro vecchie. ed inferme, che si rimasero nel Monasterin, come anche nella Ci. tt à si rimasero da' 50 fem mine. ed alcuni vecchi con buon numero cli lig liuoli . ·· 1:i

La vergognosa fuga della mass ima autorità dalla città, quand' anche attenuata dalla difficoltà cli attwll'vi una efficace resistenza a causa delle giubilate fortificazioni, agì, per l' ingiustificabile palese viltà e pusil lan irnità. da stimolo collett.ivo per l' imbelle abbandono della piazza. Impensabile l'impossibilità di sostenere comunque alcuni giorni d'assedio, da parte di forze provenienti da mare e scarsamente addestrale. ed eq uipaggiate, per investimenti ossidionali. Un 'altra relazione coeva s tigmatizza maggiormente l'inett itudine del personaggio tramandandocelo mentre: .. _.non ha vendo ror-z:c bastanti a resistere... [al gri do] si sal vi chi può ...·'. 14

1, !Vis.XX VI B 20. cit. ff.67-6 8.

,~ ;\ L,, C.il.V,\ . Il sacco.. . c i t.. p.66.La c itazio ne è tratta dal SAR~ ELL.1, Cronologia dei Ve.1·c0Fi Sipontini, Manfredonia 1680,

pp.ì 19 e ~gg ..


Monfredunio 1620

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Svevo Angioino Aragonese Vicereale N

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Svevo Angioino Aragonese Vicereale N

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112. Mnnr"redonin. pinntn del cns1.cllo - grafKo comp111cri 7.Zat0.

con la gran parte della popo lazione scappò, inerpicandosi sulla adiacente montagna, senza curarsi nemmeno di richiudere le porte urbiche, consentendo così una penetrazione nemica assolutamente incontrastata. L"esempio di irresponsabilità e cli egoismo del governatore dovette trovare, purtroppo, molti imitatori Lalll 'è che nella cittadina restarono abbandonati alquanti vecchi, infermi , donne e bambini, tutte persone cioè che avrebbero altrimenti costiwito un ritardo alla fuga. È lecito presumere che si trattasse di individu i isolati, privi di nuclei fam iliari, quale appun to il caso di anziani senza fig li, cli vedove e di orfani, ma la soluzione solleva identica repugnanza, specie essendo pe1fettamente ben noto il tragico dest ino a cu i così si condannavano. Per meglio valutare le potenzialità difensive offerte dal castello e dalle mura di Manfredonia occorre aprire al riguardo una breve parentes i.

Il cas,e!!a e la cinta d i lvfanji·edonia li castel lo impostato su pianta quadri latera con quattro torri quadrate ai vertic i-di cui so ltanto una supcrstite-nttestante l'originale impianto svevo, ru eretto intorno al J256 per volontà di re Manfredi, figli o di Federico II, fondato re peraltro delr inrera nuova città 15. Sostitu iva, poco discosta, l'antica Siponto co mpletamente spianatn nel I 223 da un vio lentiss imo terremoto. In alcuni anni, forse addi rittura in un bicn no la fort ificaz ione risulta completata, sotto la direzione di mestro Giordano da Montesantangelo. Da quel momento iniziarono ad aggregarvisi intorno anche le abitazioni, tanto che nel 1254 se ne registra la solenne inaugurazione . In epoca ~rng ioina il castello subì la sua prima trasformazione, con la costruzione sostitutiva di tre ·

1., Per le nm izie sulle fonifo;azioni di Manfredonia cfr. G.Al3ATIKO. Il Ccmelo di lvfanjredon ia. in Napoli Nohil issirna, \'OI. XI. 1902. fase.li i. p.44:ed anche G . MOMi JEJ..LO. // rnsrello e le 11wra di 1'vlanfi-edo11ia, in Castellum, 11°5. I %7. pp.49-60.


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11.ĂŹ. Cn~cello di Manfredonia. corre d'epoca sveva. 11-~. Castello cli Manfredonia, opera aragonese.

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Mw1fi-er/011ia 1620

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I 15

115. Ca,t\.'llo di i\fonfredonia. dctrnglin.

torri rotonde al posto del la quadrate, probab il mente atlerrate da un ennesimo sisma. In tale scorcio storico finì inglobato in una cerchia quadri latera più ampia, a sua volta protetta da quattro torrioni circolari, impianto sostanzialmente analogo concettualmente all'originario, sebbene di dimensioni maggiori. Alla medes ima tornata r icostrutti va va attribuito l'isolamento ciel vecchio castello mediante un profondo fossato. trasformandolo pertanto in una sorta di ci ttadella interna, accessibi le unicamente attraverso un ponte levatoio impiantato in prossimità del la sua torre del vertice ovest nei pressi del po1tale svevo. Si ritiene che guanto sinteticamente descritto fosse ultimato già in torno al 1280, sotto la di rezione del gius ti ziere Gu ido de Ale man ia. 10 Fu la volta quindi degl i aragonesi, che apportarono alla fort ificazione nuove migl iorie ed aggiornamenti resisi indispe nsabi li per l'avvento della ann i da fuoco. Al contempo si provveclè al co llegamento sc1rn.1forico del castello con quello di monte S. Angelo 17, assicuralo con il sopralzo de lla torre quadrata: il disposi ti vo escogitato consenti va un ampio margi ne di al larme in caso di incursione da mare. Altre mi gl iorie signific ati ve si reg istrano agli inizi del XV] secolo. 111 concomitanza degli scontri tra ~pagnol i e francesi, con la costruzione ciel bastione del] ' An nunziata. Giù in un precedente volume de lla coll ana fu puntual izzata una serie di osservazioni su quell 'integrazione 1s, il che ci es ime dal riproporle. Va soltanto sottol ineato che il bastione appare cli concezione mo lto arcaica e sempli ficata, nonchè di di mension i estre mamente modeste. Privo di fi anchi rien trali. cli raziona li troniere e cli corrispondenza balistica con a ltri equivalenti, la sua isolata collocazione orientata, per giunta, verso l' interno della cer-

C fr. R. DE VJT,\. Caslelli. Ioni.... ci t.. pp.5(i-57. e ]2 1-322. Cfr. R. DE V ITA. Castd!i, JOrri.... cit.. pp.58-59. 1, Cfr. F. RL.'SSO. /.n difesa cos1iera ... , cit., p.5~-60.11 menzionato bastione nel 1541 risulta ancora in fase cli ulti mazione, scc011do J;ì tcstimoni,1117.a ùire lta ciel viccrè don Pèdro cli Toledo. 11•

1;


18()

Gt1erra di corsa

166 116. Ca, tc llo di i\•1anl'redonia. dettaglio.

e h ia urbana, sembrerebbe più confermare la logica spagnola cli opera antisommossa che di potenziamento globale del castello in funzione difensi va. Nonostante ciò la variegata fort ificazione appare, ancora oggi. indiscut ibilmente in grado di espletare un compi to di resistenza, ad attaccanti provenienti da mare. protnmo per a lcun i giorni . Ve nendo ora alle mura urb ic he de lla città, va innanzitutto osservato che il castello occupava l'area immediatame nte an tistante lo spigolo S-E della cinta rettangolare, costruita, come accennato, quasi contestualmente a l suo strutturarsi . Intorno al 1258 sappiamo che potevano ritenersi comp letate le tratte prospicienti la marina e quelle adiace nti la Porta di Pug lia, e ne l breve volgere de l successivo quinq uennio l'in tera opera trovò se non J'u lti Illazione. a lmeno la sostanziale possibilità fru itiva. Intorno a l 128 l sembrerebbe, tuttav ia, che la cerch ia urb ica avesse f'inalmente consegu ito la sua olli mizzazione, previa contrazione dell 'origi nale peri metro. ri tenuto per r eccessiva lunghezza indifendibile. La configurazione. comunque, permase cli infe liciss irno dimensionamento assol utamente divergente dai dettam i dell'architettura militare coeva. 19 In li nea di massima la cerchia può assimilarsi ad un rettangolo con tre lati perfettamente rettilinei, e rec iprocamente ortogonal i, ed il quarto misti lineo, imposto dal profilo costiero. Eccone in sintesi le dime nsioni e le caratteristiche salienti. Lato minore-est - corrente tra lo sp igolo ovest ciel castel lo-quello mun ito di bastione-fino ad un torrione circolare detto dell'Astrologo, per una lunghezza complessiva di rn 238, foraro eia una porta eletta,

,,J Poiçh;; il ~cgmerno di con in;, co mpreso fra due torri doveva poter esser b,rnuto in ogni suo pumo d,11 tiro di entra mbe Pccorre\·a che non eccedesse la gittata utile degli arch i e dclh:: halestre. supposta par i a circa 30-40 m..Ecccclcrc tali l imiti ricl u-

c,;va t!l'a,·enk'.nte le poLcni ial ità di fens ive della cerc hi,1. II dato del resto noto sin dall'epoca romana trovò in Yitru vio uno elci m:1~~i llli 0 1r1<inizt,Hori.Cfr. V. FO\'TA\',\. P. iv!ORACl·IIELLO. Vi1m i>io e Raffaello, Roma 19ì5, pp.


ManjĂŹnfrmiu /()20

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11 8

117. Castc ll p di M anfr,,<J(>nia. deuaglio. 118. C.,, tcllo di i'v1anfrcdonia. opera vicere~k .


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120 J 19.

C 1s1cllo di M alll°redonia. il bastione vicn eak. J 20. CJs tc llo cli M anfreclc nia. spigolo bastiOnL:.


Manfredonia 1620

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12 1 121 . Ma111'redonia. ce rchia urbica. torrione dell· Astrologo.

a sua volta, di Monte. A ll'esterno di questa si articolava una sorta di palizzata lignea che fungeva da difesa avanzata e da corte di sicurezza: espediente raffazzolato tendente a sopperire la fin troppo evidente debolezza del varco. Lato maggiore-nord-corrente tra il torrione dell'Astralogo e quello di S. Francesco ad esso simmetrico con un interasse complessivo pari a rn. 812. Al centro, in posizione mediana, la porta urbica aperta soltanto nel XIX secolo, su concessione sovrana e progettazione del Genio Militare. Lungo questa tratta si avvicendavano, per quanto attualmente è possibile ricavare, quallro torrioni, dai nomi rispettivi cli S. Maria, Gasparre, S . Benedetto e De Ange lis. Già questo primo dettaglio, 6 torri su oltre 800 m . - con interasse medio quindi maggiore a I 00 m - rende la sezione indifendibile, superando gli interassi abbondantemente le gittate efficaci delle armi dell'epoca sia elastiche che da fuoco 20 . L'abnorme estensione dell a tratta, inoltre, richiedeva un numero eccezionale di difensori lungo i suoi spalti, impedendo un efficace concentramento e rendendo interminabili gli spostamenti da un punto all'altro. Va osservato, comunque, che o riginariamente come attesta la scrupolosa planimetria del Garnbacorta21 - esistevano anche de i piccoli contrafforti quadrilateri, i quali in numero cli otto si avvicendavano lungo la stessa in-ig idendola discretamente: forse ai medesimi era fatto carico di una minima difesa cli fiancheggiamento, a compe nso del la menzionata gravissima carenza .

'" È interes~ance ricordare che ancora alla fine del XVI la disputa sulla supremazia fra il ti ro dell' arco e quello dell'archihugio non aveva trovato definiti va soluzione.Per entrambe le tipologie di armi la gittata efficace di I 50 m si dimostrava i l limile massimo. peraltro cliffi eil me111.e consegui bile. In merito cfr. W.REll). La scien::.a delle anni, M ilano I 979.pp. I 29 e sgg.. :1 A.GAM BACORT,\ , Cillà fo rrifical1' e rorri cos1iere della Puglia e de/!'A/mrz.zo nelle n'/azio11i di Carlo Camhacor1c1, in Caste llum. n° 2 l %5.


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I22. Manfrcdnnia. cerchia urbica. torrione S. Franct'scn. 123. :Vl,mfredon ia. cerchia urb ica. 101T ĂŹo11c fron te a terra.


Monfi¡edonia 1620

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125 I~-1. i\fo nrrc:donia. ce n:hia urbica. 101Tic111c frn111c n terra. 125. tvlan frcd oni.i. cerchi a urbica. torrione fronte a terra.


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L a struttura dei torrioni, ancora perfettamente osservabili , li conferma di ev idente ident ità progettuale con quelli della cinta aragonese del castel lo. Il dettaglio ci lascia supporre una contemporaneità di interventi rigua lificalori per entrambe le fort ificazioni, adattate ai canoni della trans izione. Il terzo lato-ovest-corrente tra il torri one S. Francesco ed il torrione de l Fico, posto lungo la marina. mi surava c irca 297 rn. con andamento perfettamente rettilineo e privo di torri intermedie. Vi si aprivano. invece, altre due porte delle quali la prima detta della Regina Giovanna. La seconda, poi, che precedeva di poco il torrione del Fico, si chiamava di Puglia o di Foggia. Un dispositivo integrativo in legno, anal ogo a quello di Porta di Monte, s i ergeva al suo esterno sopperendone la eccessiva esposizione . Anche in questa tratta la potenzialità difensiva appare modestiss ima, inficiata dalla inconcepi bile distanza dei torrioni. TI quarto lato-sud-quello corrente lungo la costa, andava dal torrione del Fico fino al castello con uno sviluppo lineare cli circa m. 891 : in corrispondenza con la sua metà s i incontrava la porta del Boccalicchio e quindi una seconda, poco discosta dal castello, detta ciel Porto . La guarnivano radi torrioni, con caratteristiche costruttive ed ubicative ident iche alle già descritte, nonchè con i medesimi lim iti di fe nsivi . Conclusa la si ntetica esposizione, occorre aggiungere che nessun potenziamento s ignificativo fu apportato nei secoli successivi alla fo rtificazione, degna, pertanto, di essere annoverata alla stregua cli una buona reci nzione agricola, piuttosto che, persino, ad una scadente cerchia urbica. Ovvia .la risaputissi ma reputazione d' inconsistenza, ed il conseguente timore ad affidarvisi in vista di un attacco . Del resto la perizia tecnico militare, compiuta nel I 566 dal marchese di Trevico Ferdinando Loffredo sui caste lli e le piazze del Regno, appare riguardo a Manfredonia inequivocabile: "Los casti llos y tierras que su tvl. d tiene cn el reyno de Nàpoles cle i mportancia son cl casti Ilo del Aqu il a.. . de Cebi te lu... dc Pescara ... de Viesti. el casti Ilo e la cierra dc Manfredonia... I castelli e le città fon ilìcare più importanti c he det iene S. :vi nel Regno di J\apoli sono quelli dell' Aq uila. di Ci vi1clla. cl i Pescara. di Vieste. d i Manfredonia. di T rani. di Bari. di Monopol i. cl i Brindisi , di Lecce. di Gallipoli. cl i T~ranto, di I schia. cl i Crotone. di Gaeta. di Capua. di Nola. d i Baia. i tr e castelli di Napoli : cli tutti questi castelli e d i tulle ques te piazze ... si dirti in cleuagli o di ciascu no .. I l castello e la piazza cl i Manfredonia sono di grandissima importan za. perchè si trovano presso la marina sono la montagna d i San t' A ngelo, in una i nsenatura che costi tuisce un ottimo porco dove possono rifugiars i in assoluta tra nqui llità. anche in caso d i burrasche, tu tti i mercan tili e le navi aclibit:i al trasporto del grano .. Tale piazza interdice lu montagna cl i Sane' Angelo e l'imera Pug lia;disgrazi atamence è estremamente debole, cd il castello anche peggio, tanto che diffici lmente potrebbe resistere anche per una sola giornata ... occorre che S. M co mandi che si innalzi al suo posto una rn odcrna fortezza che. sporgendosi sul mare quanto più possibile. difenda i l fro nte a mare della città. [ lnf'aui I .. la cerchia d i [Vlanfreclonia per disporre al suo imerno di un porto che. allorquando fosse difeso potrebbe ospi tare fino a sessanta galere.... appare della massima importanza cd .. . [in tal caso) qualora avesse una gu,1rn igionc sul'fic ieme risul terehbe in grado di difenders i ... [ma) non pare purtroppo al momento che sia possibile applicarvi qualsiasi rimedio, poichè essendo appunto il castello debolissimo e fi acco. non assicura una resi stenza complessi va maggiore cl i un paio di ore, e non in contrapposi,,ionc ad assalti mili tari ma fi nanche a semplici co lpi di mano ... dovrebbe pertanto V. M. ordin,)rc che si demolisca e che se ne innalzi uno valido sopra il porto".2 2

L;.1 fin troppo esplic ita affermazione circa l'inconsistenza delle fortificazion i di Manfredonia, non riuscì ad avviare nessun serio potenziamento riqualificatore, per cui può tranquillamente affermarsi che il loro stato effettivo nel 1620 risul tava ancora peggiore de lla citata relazione cin quecentesca. Si potrebbe al Iora ipotizzare che le invariate carenze strutturali fossero state compensate ampliando la normale guarnigione, che negli ultimi decenni ciel XVI seco lo così era rubricata ufficia lmente : " ...c l lcasti llo] dc Manfredonia tiene trey nta y tres solclados... ... il castello di fVl anfrcclonia dispone cl i 33 soldali ... ·•.2.l

ma. per quanto ci è dato rintracciare negli archi vi, neanche sotto questo profi lo s i evidenziano significative differenze. Ancora 24 anni dopo il citato organigl-amrna sappiamo che la guarn ig ione del castello era

:: A.G .S.. Estado, J\àpolcs. 1046-fl.227-29. :.1 A. G.S.. Es tado N àpoles, 1046-L 240.


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110 I .,o. '.\fon t>poli. rron tt:

a mnrc.

composta. stabilmente, d i 26 soldati spagnoli, un capitano, un luogotenente ed uno scrivano. Oltre a i menzionat i si sa di alLri quattro soldati , residenti pe rò nel centro urbano, per cui il totale resta confermato sempre a 33 mili ti. Come se non bastasse in prossimi tà dell' attacco, in data 9 agosto, l'organ ico risul ta inco mpleto tan to che il Borgia trasm ise. al castel lano di Manfredonia. cli essere al corre nte clèlle carenze e cl i essersi attivato per eliminarle 2-1. Non deve comu nque stu pire eccessiva mente la estrema inconsistenza della guarnigione, assolutamente compati bi le con la strategia di fensiva dei presid i spagno li , supponendo praticabile la più volte rimarcata res istenza locale di alcuni giorn i. te mpo supposto congruo al l'arri vo dei rinCorzi in massa.

li succo di i'vfc11~fi·edo11ia Tornando alle operaLioni turche successive allo sbarco, dalle righe de l manoscritto apprendiamo che: "I.a ge.me Tu n.:hc,<.::i h;1ve ndo 1·or1 11at o due squadroni nrnrciù verso la Ci1t/1, cd o ffertosi loro a· primo inc:o ntn1 i l !\![()11as tcrio di Santa M ~ric dc li..: ( ir,.v ie dc Frati Z occolanti , e dopo quel c1e · P. P. Capucçin i vuoti però cl i ~c·rne. i mperò che i Frati sl erano g iil rnc,,i in ,al vo. li sa<.:cheggiarono . ed abbrugi arono. uccidendo rn tti li cavalli, buoi . cri ;1l1ri ani mal i eh,: per quella ca mpagna trova Y,H10. A cn ,statisi post:i,., i Turch i al la Citti1mandato n riconoscerla.,: trovato, che ella non bave va hahi tator i, se n'en-

2J In p:;n icnlare il vicerè affer mava nel suo dispaccio che:« ...avendo ricevuto la segnalazione sul numero cl i posti vacanti che 11,:ccss itava d i es~e.r com plecato onde raggiungere l' organico previslO per questo cas tello. ho comandato di segnalare i soldati c: lencati nel!" ordine della Scri v ania d i Razione ...» onde destinarveli:docu111cnto ci tato da A.L.,\ CAVA, Il sacco .... c: i t.. p. 85. nota ne:'.. testo in spagnolo.Nessun risconti'(). ci lascia perù ri cencrc d1c l' interessamento del vice rè tro vò posi ti va co ncl usione.


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Guerra di corsu

trarono senza nessuna resistenza in essa alle 15 hore. ed auesero prima d ' ogn i al tra cosa à f'o rti ficarvisi. terrapie nando le Pone ( ruorchè quella dalla p,1rte della Montagna ove fecero bensì uno steccato cli trav i) ed attrincerandnsi incomro la fo n ezza ... ··. 2;;

L:i procedura di fort ificarsi all'interno della cittù conquistata, ed orma i sostanzialme nte evacuata, r ipropone l' ide ntica sequenza occupativa di Otranto. confermandoci , per l'ennesima volta, che, pur esu la mlo dalle normali incursioni corsare, tanto questa del 1620 come quella de l J 480, rispondevano alla logica della guerra di corsa e dei suo i precipui obbiellivi. È in entrambe portato al parossismo lo sfruttamento del successo iniziale. utilizzando la piazza, temporaneamente presidiata, come comoda base pe r la s isternatica, ampia e capi llare razz ia de l territorio ci rcostante e per il conseguente concentrame nto ed imbarco de lle prede. La dimostrazione della volontà turca di radicare la propria presenza in rnoclo da esaurire meticolosamente la spogl iazione di ogni ri sorsa limitrofa, materiale ed umana, s i coglie nell ' intervento in tegratore. eia essi escogitato, di soppe rire alla difesa carente delle porte con pa lizzate lignee antistanti , espedie nte peraltro c he perrnase success ivamen te trasformandos i da provvisorio in definitivo. In ogni caso la conqu ista di Manfredon ia dimostra la perfetta padronanza corsara a trarre parti to da qualsias i fortu ita debolezza loca le. ed i rischi insiti nel l'alle ntamento dei dispositivi difensivi. I turchi paradossal mente a Ma nfredonia ripropongono l'azione di Achmecl Pascià non in osservanza d i un prestabilito p ia no offens ivo. ma semplicemente perchè l' ini mmaginabi le abbandono della città si presta ad una simile acfozio111:·. Anzi a voler meglio indagare il loro comportamento, è age vo le scorgervi una emb lematica diffidenza a perma nere all'interno de ll 'abitato, sembrando più la premessa di un ' insidiosa imboscata che una troppo fac ile conquista. D i qu i le titubanze e la circos pezione turca che il manoscritto non manca di evidenzi are, ricordando il rientro a bordo pe r la nott.e del conti ngente sbarcato. Al contempo, prefigurando I·evacuazione in massa un magro bottino, esplode la rabbia dei razziatori, che dedicatisi a lle tradiziona1i abitud ini corsa re : ..... poi fi fare schiave quelle persone. che lor parvero a11.e di quella gente che nella Città tro varono (che pas:-:1ro11n il numero cl i 300 con figliuol i) uccidendo crudelmente li vecchi. ed infermi, sbattendo la resta al muro i più piccio li bambini ed appiccando dopo morte negli arc hitrav i. e pennate delle Botteghe le donne vecchie con far loro mos tra re k pan i impudiche. e così con quella Barbara cru deltà se ne passarono quel giorno. non senza haver prima sacc heggiato alcune delle miglio ri case della Ci1ti1. d i donde uscirono poi la sera verso la pri ma Guardia sccrcra 111.1e. ncciò quei della 1-'onezza non se n'avvedessero (però si ti ene. che da· coloro. fossero con tulio c iò veduti) ~· s·i mbarcarono sù le ( ìulere cicli' Armarn, per il che quella notte si stette con molla quiete.'' 26

Dall'intero brano, come pren1esso, e merge chiaramente la violenta reazione causata dalla costatazio ne della scarsità de lla preda, tanto più che le atroc ità si perpetravano sotto gli occhi atterriti dei rifu g iat i ne l cas tello, che per la irri soria distanza erano in grado di vedere e di se ntire perfettamente quanto stava accadendo all'interno del la città. Evidente altresì lo scadimento dell'iniziati va turca che sem bra pe rder te mpo non contemplando il programma quell'i nattesa passivi tà nemica. Nello s tesso tempo però appare l'insorgere di un crescente timore negli aggressori di trasformarsi a loro volta in inermi prede, come accennato, sembrando plaus ibi le che proprio quella precipitosa evacuazione fosse ascrivibile ad una tattica col laudata impl icante u n successivo contrattacco in forze: da qui la decisione pavida di ritenen:'. preferibile trascorrere la notte a bordo de lle nav i. Dove peraltro, quasi a garantirsi gli uti li immed iati dcl i' impresa, e qui l'episodio rientra totalmente nella logica sp ie tata de lla guerra di corsa, trasferirono anche le prime centinaia di pri gionieri. secondo la nostra fonte costituiti per lo più da fanc iulli e eia donne . Quanto a lla sopressione degli anz iani, degl i inferm i o cli quanti altri non fossero stimati validi nè pe r un e ventuale riscatt.o nè, tanto meno, per la schiav itù, a bbiamo già avuto occasione di ricordare la sua scontata perpetrazione corsara. Infine ci rca l'e ntità dei deportati la seconda fonte c itata parla addirittura di 500 catturati, ed altre ttam i uccis i, c ifre , specie que lla realtiva ai morti , che appaiono diffic ilme nte credibili data la consis tenza dèmografica g lobale della popolazione . De l resto nella stessa memori a s i sostie ne c he 700 turchi

~) M~. XXV I B 20. 168 26 Idem. L69.


1'v!onfredu11io /6 20

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lasciarono la vita sotto le mura del castello, strage questa assolutamente incredibile in assenza cli resistenza alti va considere vole e pro lungata . È pera ltro da tenere presente che, alrneno in questo caso, le catture avvennero quasi escl.usivamente nel centro urbano conqu istato, affermandolo esplicitamemente il manoscritto e confermandolo impl ic itamente la milizia de l Carafa che bloccava qualsiasi sortita razziatoria. Scarsissime prede perciò nelle campagne scorse rap idamente soltanto ne lle prime ore della domenica, dall a caval leria da sbarco: è quindi credibile che il tota le dei prigionieri, pur ammontando a diverse cent inaia, non eccedesse le 300 unità. li giorno seguente, più o meno contemporaneamente alla redazione del farsesco sol lecito del Borgia al Carara concernente la di fesa preventiva del litorale pugliese, i turchi abbandonate le galere sulle quali avevano in tutta tranquillità trascorso la notte: " ... pri ma dcli ' Al ha sbarcati in terra I . 500 Turc hi in circa cle · migliori cli quel la solclatesca se n'entrarono nella Citti1. cd al mcd.mo tempo quauro Mahone. che erano fra le cinquanta quanro G alere s'accoscarono tanco sollo la fo rtezza. che ancon:hè d al C!lstello si tirassero loro alcu ne cannonate non riceve vano però nocumento alcuno. Com inc iarono queste Mahone dii una pane con l' an iglierie, e clall' al tra i sol dati entrati nella Ciuà con moschelli à banere gagliardamente il Castello . 111[1 av vedendosi che i l Castello riceve va poco, ù niun danno, così da' co lpi delJ'artiglìeric. co me eia' quei dc· moschcu i, per trovarsi li soldati in posto non auo ad o ffenderlo. si risolsero alcuni ca r i di ques ti T urchi d' anelare à riconoscere la casa di ( ìiù. Batt a Cessi, e quell a pari menre cli Melchiorre Visco, e trova10. c he dal le fi nestre cl i q.tc case. le quali c r;1no molto forti, per essere assai alte, stavano à cavaliere del 13aluardn di Terra del la Fortezza. v i in v iarono 50 valenti moschettieri, i quali in modo si portarono co' loro moscheni . che non solo non lasciavano affacciar nessuno al detto Baluardo, mà l'acevano, c he nè anche ardissero quei del Castello a· pa z.i cl 'arti glieria... " . 27

La dettagliata descrizione del cannoneggiamento navale, intrapreso dalle 4 unità tonde dotate di artiglieria d'assedio, e del tiro cli disturbo della moschetteria, sul fronte opposto, sono di particolare ri levanza per la valutazione del la frustraz ione degli intenti corsari. È evidente infatti la ,1 olontà di aver ragione de l castello in qualsias i modo - unica preda per !'altrimenti non remunerativa incllrsionc - ma risulta altresì innegabile che quei tentati vi si risolsero in un nulla di fatto . Le vetuste fo rtificazioni si dimostrarono al concentrato fuoco navale di eccezionale tenacia: il dato però potrebbe più che confe rmare la loro validitrt. e videnziare l' inutilità, tante volte asserita, del tiro a palla p iena eia mare contro opere difensive, sia pure concettualmente superate. Improbo per le navi turc he accostarsi alla fortezza senza cadere a loro volta sotto il tiro - cli Lutt' al lra potenzia lità distruttiva delle sue batterie, difficilissimo con la punteria incerta dei ponti sottoposti al beccheggio ed a l rollio consegu ire sign ificati vi centraggi. Senza contare che a scoraggiare il duello da parte degli attaccanti giocava sempre la costatazione che una loro efficace bordata avrebbe appena danneggiato le stn1tture della piazza, mentre iI caso contrario affondato l' uni tà' Conseguenziale pertanto, ed appropriata, la tattica di ridurre al silenzio la difesa, tenendo sotto il micidiale fuoco della moschetteria le cannoniere e la piazza d'anni del bastione, impedendovi ogni movimento. Tornò allora possibile, alle unità navali serrare sotto le mura e riaprire, in totale sicurezza, 'il cannoneggiamento a distanza ravvicinata e con esiti devastanti. Va rimarcata, comunque, la grave carenza del la fortezza di Manfredonia insipienternente dominata dalle abitazioni civili circostanti, frutto senza dubbio de lle pressioni della locale nobiltà. Quanto fu imputato alla deficit aria esposizione nella perd ita della piazza, lo comprova il cletraglio che tra i pochissimi in terventi potenzimori , successivi al sacco, apportati alle fortificaz ioni di Manfredonia si regi straed è evide nte la correlazione dei due provvedimenti-l 'ordine emesso ne l settembre successivo di innalzare appropriati parapetti al caste llo, nonchè di c imare le case alte. Di quest'u ltima disposizione abbiamo un positivo ri scontro nel 1645, allorquando, in un documento ufficiale si affermava che le case 'palatiate' dei Cessi e de i Vi sc hi , oltre a ritro varsi bruciate dai turchi, apparivano anche parzial mente demolite. su istanza del maestro di campo Annibale Nlaceclonio2:;. È, in fi ne, da rilevare c he l'azione della mosche tteria turca, guand' anche particolarmente nutrita, qualora indirizzata contro soldati sperimentati non avrebbe sortito significativi es iti . Per contro, invece poc hi e ben aggiustati tiri di artiglieria, qualun-

~' Idem. 1'69. Cfr. A.L, C,w A , li sacco ... , ci t.. p.85 . nota n°l.

èS


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Guerra di corsa

aff usto a cassa

13 1

1., I. Ca nn ont: da t:osw su affus10 11av,1 le.

q ue fosse stato lo spessore murario delle a bitazioni , essendo co munque edi lizia civile, ne avrebbero schiantato il comodo riparo. Ne de riva c he la parali si dei pezzi fu imputabile p iù al l' inesperienza de i di fe nso ri. od alla lo ro v iltà, che alla asserita azio ne o stati va. Nè peraltro è c red ibile che con il tiro del la mosche tteria, caratte rizzata, al!' e poca, eia c adenze di fuoco alquanto basse, sostenuto da relativamente poc hi tiratori. s i po tessero interdire completamente pe rsino i pezzi bassi della piazza postati in casamatrc invu lne ra bili d all' a lto . Che il contesto di pavidità e di incapaci tà militare dovesse proporsi, ai pochi a nimosi , insoste nib ile lo testimonia il seguito del la narrazio ne, in cu i s i ricorda che: · .. Melchiorre Visco. e Gio Baua Carlo cli Nicawo genti lhuomoni di Manfredonia. che guidando la geme di dentrr> tentarono di riparare a ques to danno. appena usciti dal Baluardo per dar qualche rirnedio. vi ri masero entrambi mort i. Il pri rno d ' una moschettata nel petto. e l'altro d·una simi le in front e. Per la morte cli quei due gcntillrno mini. e per le ferite. che alcuni altri llehhero da' sucleni Moschettieri. s'at terrirono di maniera quei della fortezza. che niuno cli loro ard iva più farsi vedere alla muragl ia. non havendo chi loro guidasse, 6 desse animo. o nde vcnutn.si fra loro ad u11 confuso parlamenro conchiuscro cli venire con nemici à pau i; e deputati Anto nio di l\icastro. ed A nlùnio Std latello ii dover tranare l ' accordo. si condussero accompagnati dà alcuni T urchi nella Galcrn Reale d inanzi alla presc·nza d' Alì Bassi\ Generale dcli' A rmata. dal quale furono ricevuti, cd accarezzati con moh' allegrezza. e hancheua1i lautamente. Dopo venuti sul fatto dc li ' accordo. si concili use in 4 . 10 seguente modo.. ."_29

TI sacrificio dei due eroici gentiluomini , imputabile per quanto ricordato, senza alcun dubbio, a l.la disperazione d i fronte alla coclarcla passi vità dei militari ed , al contempo, alla loro inesperienza a muo,·c:rs i sotto il fooco. produsse purtroppo, invece che un sal utare coraggioso stimolo per analoghi intervt'nt i ri so lutori. il trionfo della vigliaccheria. E fu intrapresa l' unica azione .sicuramente auspicata dai turc hi , esu lante forse dall e più ottimistiche aspcllative : la trattativa di resa. Perfe ttamente compren s ibile, pertanto, l'allegri a e la bonomia del pascià, assolutamen te c ontrastan-

:,, Ms. XXVI B 20. ff. 70-7 1.


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te con la sua .spietata efferatezza ostentata sugl ' inerrni di appena due giorni prima. Ovvia la motivazione psicologica che la istigava profilandosi una repentina conquista, foriera di un lautissi mo bottino in pregiatissimo materiale militare. Senza alcu na ulteriore lungaggine ossidionale, che, a fronte di una evident.e insufficienza, esponeva i suoi uomini ad uno stillicidio di perdite ed al rischio del sempre incombente contrattacco, ricordato continuamente dalle forze poco lontane del Carafa, avrebbe concluso fornimente la lunga incursione. Sostituendo, con collaudata scaltrezza, le blandizie al terrore ed alle atrocità si adoperò per rendere pi ù veloce possibile la cessione della piazza, senza lasc iar trapelare ai tremebondi ambasciatori, le crescenti apprensioni. Pranzo quindi a bordo e promesse varie, sorrisi e compliment1, generose concessioni, tu tto pur d i accelerare al massimo la resa della fortezza, e stanarne i suoi ospiti. Quale potesse essere lo scenario in cui quei miseri ambasciatori dovettero muoversi, assecondando le pretese del pascià, non ultima anche la sadica farsa del sontuoso pranzo di circostanza, è agevole immag inare. Nei loro occhi la visione del ponte della galera reale, lungo i cui fianchi pativano incatenati alrneno 400 schiavi cristiani , tra i quali non rari paesani; nella loro mente le immagini dello scempio e del massacro cli molti conoscenti o parenti, spietatamente perpetrati poch i giorni innanzi dai loro attuali ospiti;nel le loro orecchie i lamenti ed i gemiti delle centinaia cli disgraziati ammassati nella fetida stiva, sul cu i destino nessuna illusione. li terrore, forse, di condividerne la sorte doveva aver ormai tal mente saturato le coscienze dell'epoca da l'ungere da impenetrabile filtro per ogni sentimento. Prat icabile perciò, in questo caso che non fu l'unico del resto, il lieto banchettare in simili aberranti circostanze 1 Come intuibile, nel corso del pranzo, le trattative di resa furono espletate con rilevante celerità ed efficacia: il parlare perfettamente la lingua delle vittime giocò ad ulteriore vantaggio del comandante turco, che secondo alcune dicerie attendibi li era u n rinnegato maltese. Per rendere ancora piì:t conveniente quel la umiliante capito lazione il turco non si peritò di largheggiare nelle concessioni di resa, che, peraltro. non mettevano in discussione nè il bottino già razziato, uomini e cose-nè quello prevedibile ed imminente di beni materiali, civili e militari. I n particolare, tornando alla relazione, fu stabilito: ··... Che al sudetto Generale si dovessero rendere la fortezza con quanto v i era dentro, e per cont ro esso Generale facesse sal ve tutte le genti. che nel Caslello stavano. le quali fra un'horn ne uscissero. e portassero seco lHnlO delle loro robbe. q uanlO potessero sopra, mi:J al Castellano fosse lecito cacciarne tutte le sue particolari. Il Martedì 1.8 del dello mese di Agosto furono. e dal Castellano. e dalle genti dela fortezza acccllate le condizioni dell'accordo. cd alle 15 hore, confo rme al pattuito termine uscirono tutti dal Castello accompagnati dal f\1ipote del Bassà. havendo le :V.l onache inalberato un' C:h cisco in Croce, e processional mente seguitolo tutte, passando per mez.w della Cillà à vista del Generale. e dé Turcbi, che s'erano in due aie divisi di quà, e di là per farle e veder le passare. Giungendo innanzi al generale tu lle le l'vlonache suddeue. ecl altri gl i s' inchinavano con profonda r i verenza, ed il cortese Bassà lor rendeva il saluto con inchinar la testa piacevoli ssimamente. anli diceva ì1quelle scrve di Dio passando. nel nostro idioma. d i cu i egli era espertissimo. queste proprie parole: Pregale Dio per mc. Pregate D io per me ... "30

E mentre si snodava quella singolare processione, il Carafa con i suoi uomini, a prudente distanza, attendeva l'arrivo dei promessi rinforzi , astenendosi da qualsiasi iniziativa. Appena 48 ore separavano ta le resa ignominiosa da ll'istante dello s barco, intervallo notevolmente inferiore alle minime potenzialità di resistenza della fortezza, anche in materia alimentare, nonostante la grande affluenza di profughi. lnfatti, una volta penetrati nel castello, dopo le immancabili operazioni preliminari certificanti il cambio di proprietà. ali' in ventario del bottino così si registrò la dotazione dello stesso: ··.. ove si fecero fort i li Turchi. inalberandoci la bandier a del Gran Signore. e stracciandovi quella del N.ro Re Cattolico con suoni. canti. e balli , e con ogn' al tro sentimento di Turchesca allegrezza , dicendo spesse vol te Viva

Maho111e110. Per la

l'Ì/(1

del D11co d 'Os.H111a si èJè1110 ques10.

Vi tro varono dentro seicenco cantara di pol vere. una stanza tlnta piena di palle, quaranta carri di fave. quindici di gra110. oglio. cd altre muni zioni . undici pezzi di aniglieria cli metallo 31 la ma-ggior parte grossi. Nè cacciarcw q uei Turchi il llltto. e l' imbarcarono co n i squisi tissi rn a diligenza, e sollecitudine, una insieme co n al tri otto pezzi

,o Idem. IT. 7 I -72. ,1 Per ·mciallo ' riferito all 'arci glieria si intendeva il bronzo per antonomasia, c he caratteri zzava i pezzi con esso realizzati d i una quali tà assolutamente superiore a quelli coevi in ferro.C fr. C.ì'vl.Cirou..A, Vele e cannoni, lmola I 983, pp.17 -64.


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Guerra di corsa

d 'aniglieria, e sei campane della Ciltil. e guanto altro di buono lor presero, e saccheggiorno nella medesima Città. havendosi particolarmente tolta tutta l ' argenteria. e mobili sottili , ch e Monsignor l' Arci vescovo per la sua assenza faceva custodire nel M onas terio delle Monache. Fu giudica to che il sol o Bottino della Città, sen za la monizione della pol vere, arLiglieria. cd altro trovato nel Castello 2. 500.000 scudi. oltre che si ti ene che dalle fosse s' habhino asfossato 200 carri cli granoJ2. Dopo altaccarono il Cuoco al Castello, ed alla Ciuà tutta. Il Castello nè ri cevè poc o danno. Però la Cillà rimase lllll a arsa. c cl i mparticolare le Chiese, ed il suddello Monasteri o cli M onache, con le quattro che v' erano rimaste infenne··. -13

Le s time appaiono ancora una volta, probabilmente, eccessive: di certo il bottino fu enorme e la validitù s trategica dell' episodio superò anche quelle materiale . La cittadina a differenza ciel cas tello s ubì inge ntissime dis truzioni per l'incendio, ed ancora alcuni anni dopo mostrava le conseguenze del sacchegg io. Tornando aJJ'ultima fa se dell ' incursione così conclude il nostro manoscritto: "Il Merco rdì si partirono i Turchi tre hore innanzi giorno con perdita di circa 100 huomini morti in questo faz ione. o ltre sette al tri, che furono presi vi vi da D. Francesco Carafa Go vern atore dc:Jla Pro vincia cli Capitanata, il quale con circa mille persone fra Cavalli e fanti , giunse fuor di Manfredonia per soccorrere la ronezza il lunedì " mezzogiorno. però non trovò modo di l'arlo. Hanno li soprndetti sette Turchi confessato. che si sono part iti eia Cos tantinopo li con proposito di attaccar prima à M anfredonia. e riuscendo loro l'i mpresa attaccar poi à Barleua, Bari, e tvlonopoli. Le suddette 54 Galere havevano 6. 000 Gianizzeri et altre 4. 000 persone della m igliore e più prattica gente, che s'hahbia il Tun:o" .~4

È estremamente interessante la confessione dei sette turchi catturati che conferma, in sos tanza, quanto già ipotizzato circa le finalità razz iatorie, a vasto raggio, di quella anomala incursione nel caso d i scarsa resistenza. La cifra di un centinaio d i turchi morti, invece, dimos tra che persino in presenza di debolissima resistenza nel confronto con le fortificazioni le perdite turche risu ltavano invariabilmente ingentissime. Dopo un breve intervallo la popolazione scampata a1 disastro, tornò ad occupare la sue antiche ma orinai devastare abitazioni. Mancavano però molti concittadini : oltre ai morti, oltre ai depo11ati-sulla cui sorte da quel momento in poi nulla si seppe, non tornando più nessuno dalla schiavitù-diversi si sparsero per le località pugliesi meno esposte alle incursioni turche-barbaresche. Al riguardo è particolarmente significati vo un episodio, svoltosi ai marg ini , dell'intera vicenda ed inerente alla cattura di quattro nobildo nne che così viene sintetizzato da ll'anornino relatore, e la cui co llocazione temporale va ascritta all'alba della domenica dello sbarco: .. Inoltre fecero schiave quattro Sig. re principali. le quali fuggendo dentro un cocchio, l'urono dà T urchi sopragg iunte. e prese, ed ancorchè elle ne havessero o lTcrto 20 111 . scucii, tuttavia questi cani d issero che ques to era un rega lo del Gran Signore. e perciò non potevano venderlo" .35

Probabiliss imo nella sua dinamica, e forse anche nella volontà da parte dei turchi di non voler cedere quel prezioso 'bottino' a nessun costo-essendo destinato ad ingraziarsi il gran sultano, sempre riconoscente per analoghi ' presenti', specie quando di alta estrazione sociale-lascia invece indecisi sulla esatta identificazione del casato delle vitti me. È de l pari alquanto incredibile l'entità del riscatto offertoe per d i più rifiutato-cifra per l'epoca ingentissima, corrispondente al prezzo di cento provetti rematori!

.\l Sul sistema cli conservare il grano in 'fosse.' è in1eressame ricordare che:«era la chiave ciel successo del grano duro.Si potevano costituire riserve cli gnrno i mmagazzinando il surplus e ciò diveniva una garanzia di fronte ai rischi di carestia.Nel Tavoliere. pozzi o magazzini. sotterranei . detti fosse o fovea. erano presenti si n dal tempo degli insecliamemi preistorici. A queste riserve sotterranee viene spesso fatta risalire l'origine del no me Foggia... » , da J..A. MARINO. L 'economia pastorale.... cit. , p.1 2 1.Vcdremo. in seguito. che un simile si stema ru adottato anche in nord-A frica dalle popolazioni berbere. .\.' M s.XXVI B 20. ff. 721 -73 . .\ i Idem. f. 74.

'·' Idem. f. 74.


lv!an(i-edonia 1620

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Sembra, cornunque, che nel corso dell ' azione venne catturata una certa Girolama Beccarini J6, che destinata appunto al sultano di Costantinopoli, ne divenne la favorita, rango di altissimo livello nel la gerarc hia femminile del mondo musulmano, implicante spesso una nobile origine, oltre ovviamente ai restanti requisiti fisici-n . Ora non potendo la sua cattura ascriversi certamente a quelle effettuate all'interno della città abbandonata, nè verificandosi altre prede fra Je donne rifugiatesi nel castello, tutte scampate a quel tragico desti no per quanto ricordato, resta abbastanza plausibile che si trattasse proprio cli una delle quattro misere fugg itive. Quanto de l resto le donne del la città fossero pe1fettamente consce di siffatta sin istra evenienza, e della successiva irreversi bile detenzione, lo conferma un significativo dettaglio menzionato dal secondo relatore. Questi infatti ricorda che, profilandosi l' irnminente resa del castello e la conseguente fuoriu scita da esso dei rifuggiati, molte giovani tentarono di rendersi, con diversi disperati artifici, il più repellenti possibili, onde risultare per nulla attraenti agli occhi dei turchi evitando pericolose tentazioni, per nulla fiduciose delle condizioni di resa~s.

Bilancio conclusivo L'enti tà delle devastazioni compiute dai turchi a Manfredonia, al di là delle testimonianze coeve, trovano una più oggettiva ed inoppugnabile certificazione nei documenti fiscali. Alla fine del 1500, infatti, la cittadina contava 700 fuochi, che al sol ito fattore di conversione di 5, 5 davano ben 4. 000 abitanti : una trentina di anni dopo la sua popolazione amrnonta, complessivamente, a meno cli 1.500 1 Ancora intorno alla metà del XVII seco lo all ' interno delle sue mura permangono moltiss imi palazzi bruc iati e case semidirute, mai più riparate o ricostruite per mancanza di denaro e soprattutto cli interessati. La città non dispensando ormai una credibile sicurezza subì un progressivo irreversibile spopolamento al punto c he persino un suo canonico, in una missiva al vescovo, faceva presente che mancando idonee riquali ficazion i al le fortificazioni si sarebbe visto costretto ad abbandonarla per manifesta paura. Come lui mo lti altri che non si l imitarono a pensarlo semplicemente! A ncora una volta il mare ostile impose un doloroso esodo verso l'interno.

-~" Ricora G CONl<iLJO. / l'icerè.... cir.. pp.207-208. che:«è fama che una delle donne che vi furono calturate, di nome Giacoma Beccarini, condotta a Costan tinopoli, fosse prescelta dal sultano come sua favorita ...» . .,, Sulla diilicoltil di ascendere nell'harem del gran sultano fino al rango di "favorita' , cfr.A.LYTI.E CROUTIER, Harem, il 111011do die1m il velo. M ilano 1989, pp.33-34. · .-~ Cì BPOTHOUL. Tra/lato di sociologia, le Guerre. elementi di pole1110/ogia, M ilano J96 1. p.1 40, ricorda che la procedura di rendersi fisicamente non desiderabile eia pane di donne possibili prede di razziatori , era sistematicamente applicata in Af1iea, clovc le:«pnpolazioni minacciate ricorrevano a mezzi disperati per diminuire l'attrattiva che le loro donne esercitavano sui negri eri ... arrivavano perfino ad alrerarne il sembiante... » .


cento teste fiaccar queste gentili donzelle e ne sbalzar dai merli al fosso

AGROPOLI 1630

\/alutazioni sulla d~fesa costiera La straordinaria risonanza che circondò il sacco del borgo di Pratica e la deportazione dei suoi abitanti, prima, e la devastazione e l'incendio di Manfredonia con la cattura di molti paesani limitrofi, poi, andò ben oltre la reale consistenza dei due episodi, conferma indiretta delle migliorate condizioni di sicurezza lu ngo le coste peninsulari. Pochi decenni innanz i, infatti, la razzia di qualche centinaio di persone non avrebbe assolutamente fatto notizia: nè, peraltro, sarebbe risultata concepibile l'esistenza di una piccola comunità isolata a ridosso del la marina. Emblematici in entrambi i contesti i ruoli basilari giocati dalle torri. Alle spalle del la so rpresa cli Pratica, infatti, si individua la mancanza di una torre, equivalente di un comodo 'varco' incustodito per i corsari;nell'attacco a Manfredonia, invece, fu proprio il loro tempestivo allertamento a scongiurare esiti ancora più drammatici per la popolazione. Grazie quindi alle innumerevoli torri costiere, e piazze marittime, l' ammontare delle vittime delle incursioni corsare a terra collassò dalle diverse migliaia degli episodi in precedenza documentatipresi. giova ripeterlo, quali esempi cronologici e non qual i casi limite o unici-al centinaio di questi ultimi. La sensibilissima contrazione, nel tempo, si confermò irreversibile, almeno per la _p arte continentale dell'Italia. Il che, però, non equivalse affatto, purtroppo, ad una analoga contrazione della gue rra cli corsa nè, meno che mai, delle flottig lie barbaresche in essa perfettamente specializzate, nè, infine a lla presumibile, contemporanea e proporzionale, decurtazione della massa di sch iavi cristiani in nord-Africa 1• L'unica conseguenza registrabile in quegli stessi anni va colta nella modifica delle modali tà operative dei corsari. Con la loro peculiare rapida capacità di adeguamento al mutare dei contesti difensivi nemici, riuscirono a trarre profitto, paradossalmente, proprio dalle migliorate condiz ioni di s icurezza delle potenziali vittime, compensando le menzionate rarefazioni. Eccone in larga sintesi la maniera. La diuturna vigilanza del perimetro costiero, la possibilità di frustrare attivamente gli sbarchi con le artiglierie delle torri, il pronto accorrere delle forze miliziane ad ogni segnalazione cli pericolo corsaro, determinarono una veloce riappropiazione agraria della fertile fascia costiera. Già del resto nella razzia cli Manfredonia l'essere tutti i catturati residenti stabi lmente all'esterno della città conferma l'asserita

1 Il numero degli schiavi cristiani presenti nelle città barbaresche inizia a t1cttere soltanto dopo il I 630, in discreto ritardo quindi sull'entrata in servizio delle lortificazioni costiere, da considerarsi dovunque operative intorno alla fine del '500.Il feno meno può essere ricondotto ali 'amplilicarsi della caccia in mare, in al ternativa alle incursioni ,1 terra, ed alla più complessa soluzione ciel problema del la sicurezza dei traffici navali.Non è un caso che, presso le flotte corsare, come afferma C.MANCA , Il 111odel/u di Sl'il11ppo eco110111ico delle città m.ari11ilne barbaresche dopo Lepanto. Napoli 1982, p.45, nota 11°18:,,Una volta entraci nel dieciassettesimo secolo, mentre decresce il nu mero delle navi a remi aumenta rapidamente quello delle nav.i a vela...» . li dato conferma la tesi esposta èn quanto i vascelli a vela risultavano assolutamente inadatti alle incursioni a terra.


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Guerra di corsa

magg iore s icurezza esistenziaJe 2. Dalla ripopolazione del le aree litorali e dalla loro messa a coltura ne con~egu iva una maggiore disponi bi lità di derrate e di prodotti alimentari in genere , con una forte incenti vazione degli scambi commerciali , attivati ovviamente mediante un incessante ca botaggio cli innumerevoli piccole e med ie imbarcazioni\ 1n breve, le precauzioni e le accortenze di navigazione non trovarono più una attenta applicazione, e le potenzialità difensive del cabotaggio espletate dalle torri non sempre si dimostrarono sufficienti alla salvaguardia della massa dei n,inusco li natanti, spesso comandati eia approssimati capitani. Il moltiplicarsi, quindi, di vettori e cli croc iere mercantili fornì un idea le e faci le obiettivo per la corsa, attratta dalla certezza di faci li prede e cli remunerativi bott.ini. Alle incurs ioni a terra, ormai sempre più risc hiose e inconvenienti, s i andò sistemat.icamente sostituendo la caccia e la cattura del naviglio commerciale. L'abbreviare le rotte ed il seguirne di trasversali, a maggior distanza dalle coste, ridusse ultaiormente gli intervent i delle torri, dettaglio che decuplicò le cattu re in mare4 . La riprova delle mutate moclalilà di caccia corsara s i evince, agevolmente, dalla compos iz ione stessa de i catturati, ovvero dalla loro estrazione sociale e professionale, ma soprattutto dalla diversa percentuale, cli donne e cli uomini. È infatti ormai evidente che in tutte le incursioni e razzie esaminate i deportati fossero formati , in maniera pressocchè parìtaria, eia individui maschi e femmine, anzi se mai con una prevalenza delle seconde su i prirni5. Nel caso. invece, cli abbordaggi in mare. e di catture conseguenti , il dato risultante è estremamente diverso, appartenendo la stragrande maggioran za dei prigionieri al sesso forte, in quanto. appunto, equipaggi de i legni assaliti. Lo spostamento perciò della percentuale verso una componente predominante di maschi , tradisce inequivocabilmente il prevalere delle prede marittime su quelle terrestri , cioè deg li abbordaggi sulle incursioni. A titolo cli esempio analizziamo i dati relativi a lla s uddivisione di un consistente gruppo di schiavi-circa 2 1.000-liberati a Tuni si da Carlo V dopo la conquista del la cillà nel 154 16:

" Potrebbe sembrare in contrasto con quanto affermato il grande proliferare di masserie fort ificate a partire dalla fine del XV I secolo. come fa rilevare A. C ALDERAZZI. L'archi1el!11ra rurale in Puglia, Masserie, Brind isi 1991, p.35: «Queste sorgono. rnn funzioni utilitaristiche e d ifens ive. ve rso il XVI secolo e si sviluppano nei secoli XVIJ e XVIII ...» . I l che è fac ilmeme spiegabile proprio con la possibilità tramite il loro modestissimo apporto di fensi vo di risiedere al di fuori dei centri urbani fortifi<.:ati In altri termini, le masserie roni ri cate divennero ricorrenti perchè le incursioni non erano più temibili o devastanti, ma faci l1nen1e lrontcggiabi li con quei deboli espedienti d i f'ens ivi domestici.Il proli ferare di una foniri ca,.ione ha sempre d.imostrato la sua valiclitf! funzionale in relazione al la minacci a po tenziale. ·' Le uni1à navali impiegate nel cabotaggio dovevano necessariamente essere di modeste d imensioni per poter entrare anche nei poni più piccoli e disagevoli. li che ne aumemava a dismisura il numero. Già da tempo del resLO era perfettamente risapu ta quella ~ingoiare limitazione.Al riguardo puntualizzano circa la flotta mercanti le amalfitana del XV secolo M .DEL TREPPO. A.LEO!\'E. A11wl(i medievale, Napoli 1977. p.203:<<Si tratta, dunque. di una tlotta formata da imbarcazioni di pic:colo o piccol issi mo tonnellaggio. tra le quali anche le più grosse...11011 raggiungono le I 00 bolli ... Che una flot1a cli tali dimensioni ri sultasse idonea ad appoggiare le iniziati ve dei merca,nti che la utili zzavano, cioè adegu,lla ai traffic i c he sosteneva, si spiega col l'alto che il commercio marittimo...sostanzialrnente di cabotaggio. richiedeva appunto i mbarrnzioni piuttosto piccole, che consencissero l'approdo anche nei porticciuoli e nelle marine delle coste cilentane e calabre, e lo~scro in grado cli muoversi con la necessa,ia rapid i1;1.È naturale, soprattutto, che i mercanti committenti si preocc upassero di di vi dere i rischi, senza concemrare in una sola intrapresa la loro fortuna. come avrebbe comportato l'allestimento di una grossa nave .. .>>. •1 È significati vo che i premi pagati alla fine del '500 dalle navi impiegate su rotte non costi ere risultino alquanto superiori agli abicuali .Cfr. C.G IACCHERO. Storia delle assicww.ioni..., cit., pp.94-95 . -' La spiegazione dell ' eccedenza dell ' elemento femmin ile nelle grosse catture a terra dipende eia una serie cli concause.lnnanzilullo cos titui vano la parte stabilmente res idente maggioritaria degli abitanti cli qualsiasi centro ri vierasco:molti uomini . infalli, lavorano lontano da casa, o cornunque al di fuori delle mura.Secondariamente nel corso degli assalti una cospicua aliquota di uomini viene uccisa, o riesce a dileguarsi all' ultimo rnomen(o .Infi ne molte sono irnpossibilitale alla ruga dalla presenza cli bambini piccoli, o di infermi . o comunque dalla loro minore agilità. ;, G .LA MAKTIA, Sroria di Ariadeno Barbarossa, in A rch .Stor Sic.. n s. anno V. Palermo 1880, p.386.


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Agropoli /630

NUMERO COMPLESSIVO

PERCENTUALE MASCHI

PERCENTUALE FEMMINE

Sardi

1297

49, 6%

50, 3%

Siciliani

4484

58, 3%

4 1, 6%

802

59, 2%.

40, 7%

llaliani

7225

62, 1%

37, 8%

Spagnoli

4739

74, 3%

25, 6%

Francesi

2225

79, 6%

20, 3%

Inglesi

182

81, 3%

18, 6%

Tedeschi

134

81, 3%

18, 6%

F iamminghi

134

84, 3%

15, 7%

NAZIONALITÀ SCHIAVI

Corsi

È di notevole evidenza l'incrementarsi della percentuale di maschi all ' allontanarsi della nazione di appartenenza dalla costa nord-africana, ovvero, allorchè le catture divengono, per necessità, quasi esclusivamente marittime, mentre si attesta pressapoco intorno alla metà per quelle, al contrario, quasi esclusivamente terrestri. E che tale dato sia eia riguardarsi per costante lo conferma, circa cinquanta anni dopo, la composizione dei deportati di Pratica: infatti dei 67 abitanti catturati, stabilmente residenti nel borgo, il 58, 2 % era di sesso maschile ed il 41, 7 % femm inile, percentuali praticamente identiche alle citate relative alle prede della Sicilia e della Corsica-e non lontane da quelle del resto dell'Italia costiera-regioni dove le catture corsare s i estrinsecavano soltanto in conseguenza di raid a terra, non esistendo all'epoca un significativo cabotaggio. Ma forse più cli tutte lo dimostra la percentuale della deportazione dei quasi mille abitanti d i Carloforte nel 1798, che si attesta sul 48% di maschi ed il 52% di femmine. Ciò premesso, intorno al 1630-come megl io vedremo nella seconda parte cie l volume-la differenziazione sessuale degli schiavi in terra barbaresca è costantemente attestata con il 95-97% di maschi ed, al massimo, con il 3-4% di femmine, inequivocabile riprova dell'asserto, ed implicitamente della sua dinamica formativa 1 . 1 corsari, quindi, a decorrere dagli ultinù decenni del '500, presero ad evitare accuratamente operazioni anfibie su coste munite di torri, il che significava, più in generale, le famigerate razzie a terra. Queste, ovviamente non cessarono del tutto, ma divennero, pertanto, una sorta di estrema risorsa in caso, alquanto raro peraltro. di mancate prede sul mare, o in caso cli tradimento della vigilanza e difesa, o, non ultimo, di fin troppo pa lese sua insufficienza. Non disdegnarono mai, comunque, fulminei atterraggi ed altrettanto rapide catture cli miseri pescatori o contadini, intenti al loro notturno riposo, e non raramente anche alla loro quotidiana fatica. li discorso, logicamente, non vale per le piccole isole poichè in esse, quand'anche munite cl i valide torri, pochissime speranze esistevano di tempestivi congrui rinforzi in caso di attacco.

7 I dati sulla presenza di donne cristiane in condizione di schiavi tù nelle città barbaresche provengono dai censimenti, rei tcnlli e minuziosi. effettuali dai diversi ordini redentorist i in loco era i secoli XVII e Xl X, e per la priorità assegnata da sem-

pre al loro ristano vanno ritenuti assolutamente attendibili.


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La menzionata specializzazione, indotta dal grande numero di natanti mercantili cost1en, mcrementò a dismisura l'entità dei corsari, anche per un secondo ordine di ragioni. Le catture, infatti, non mettevano a disposizione dei razziatori le sole braccia per i remi, rna, sempre più spesso, ottimi battelli, bisognanti appena di marginali modifiche per debuttare in corsa. Nè facevano difetto, peraltro, tra i prigion ieri così conseguiti molti nuovi adepti che, attratti dalle evidentissime, e rapidissime, occasioni di arricchimento, abiuravano, con spregiudicata coerenza la fede cattolica, per inserirsi stabilmente nella pletora dei rinnegati, vera colonna portante della corsa barbaresca. Così con tali significativ i apporti nautici, tecnologici e soprattutto tattici , conoscendo i trasfughi perfettamente ogni dettaglio della costa di provenienza, delle risorse economiche e sociali del suo retroterra. dei dispositivi difensivi-e delle loro carenze-ed in particolare del cabotaggio e delle sue procedure, la corsa riuscì a prolungare ancora a lungo i suoi ingenti proventiS. Pochi uomini a bordo a leggeriss ime fuste, o persino a battelli di minori dimensioni, abilmente condotti. con scarsi rischi, non incontravano soverchie difficoltà ad impadronirsi dei lenti mercantili in trans ito, ricavandone una cospicua preda materiale-merci tasportate e nave-e spesso anche umana-passeggeri ed equipaggi-da rivendere nelle città-stato barbaresche. Enormi gli utili, dato il basso numero di partec ipanti all' impresa ed al contenutissismo cos to della stessa, almeno nelle fasi iniziali. Il tutto, sempre. sotto la palese incentivazione ottomana e la s ua comodissima assistenza e protezione. Si spiega in tal modo l'affermazione del Bruadel per cui dal: "1580 al 1620, si delinea una seconda fo rtuna cli Algeri, clamorosa quanto la p rima, e certamente ancora più ampia. A vantagg io di Algeri si registra una concentrazione della pirateria, accanto a un rinnovamento tecnico decisivo ... Per questa seconda prosperità di Algeri non mancano le spiegazioni;essa deriva innanzitutto dalla prosperità generale ciel mare. Ripetiamolo: niente battelli commerciali, dunque niente corsari. Questa è una delle osservazioni costanti cli Goclfrey Fisher: la prosperità, un certo tono della vita economica sono mantenuti, nonostante tutto, in Mediterraneo almeno fin al dopo ii 1648". 9 I dispositivi di difesa costiera, pertanto, potevano ritenersi certamente efficaci ma, disgraziatamente. non risolventi in assoluto la vulnerabilità del cabotaggio e la microincursività: soltanto un loro ulteriore infittirnento ed una maggiore dedizione degli addetti, avrebbe stornato in gran parte la moltiplicata rninaccia. Purtroppo per entrambe le esigenze facevano difetto le risorse economiche: improbo reperire i fondi per nuove torri quando, spesso, non si riusciva a disporre nemmeno di quelli necessari ai salari dei torrieri 10 ! In ogni caso per le popolazioni rivierasche l'alleggerimento della pressione barbaresca risultò sensib ilissima: episodi del tipo cli Sorrento, o cli Pratica non si registrarono più. Già del resto quello d i Manfredonia, a ben guardare, aveva confermato l'affidabilità del sistema di vigilanza e di allertamento costiero: con uomini meno vili avrebbe confermato anche l'efficienza dell'interdizione attiva, sebbene questa seconda, presupponendo comunque fattori morali e militari sperimentati , allorquando collassò idipese inequivocabilmente da palese inadeguatezza umana. Ad ogni buon conto la sequenza operativa anticorsarn. espletata appunto a Manfredonia, ci consente cli apprezzarne positivamente, se non altro, ogni si ngo la fase . Infatti, la flottigl ia è avvistata dalle torri in tempo utile per l'allertamento della popolaz ione e per la posta in stato di difesa del castello. Le forze miliziane, a loro volta, ricevono abbastanza sollec itamente la richiesta di aiuto locale, e riescono, sia pur con qualche ritardo, a convergere in zona. Le mura del castello si propongono imprendibili per gl i aggressori, nonostante il gravissimo e non giustif icabile abbandono dell'abitato, a sua volta fortificato ed in condizioni di sufficiente potenzialità ostativa.

' È interessame ricordare in merito che durame g li ahhordaggi al naviglio mercantile, spesso i corsari si servivano di rinnegat i che parlavano il dialetto o la lingua delle victicne. e che conoscevano perfettamente le loro segnalazioni nautiche, manifestandosi soltamo dopo la cattura per quello che realmente. erano. 'J F.BRAL'J>EJ.. , Civiltà e i111.peri... , cii.. voi.IL p. 938-42. 10

Affermava sui cronici ritardi e sulle ricorrenti inadempienze a pagare il soldo ai torrieri C.GA:vm,,coRTA, Visita alle torri di Cavia nel mese di dicembre 1594 e di quelle di Abruzzo nel mese di 011obre 1578.. . , cit., p. 15:«E perchè le mesate che devo nii havere dalle Università, che ve le fanno mollo stentare venno mille volte per esse, è necessario ordinare che le Universi tà portino alle torri medesime la mesata ogni ventinove giorni del mese ricevendo poli zze del ricetto, imponendo pena di galera al i i Sindaci ed Eletti , che non osserveranno... ».


!(fi rO/JO/i /63{)

2()/

Dove, per contro, s i individua la ins ufficie nza dei dispos itivi, od il loro cattivo utili zzo, è, paradossalme nte, nel la formazione morale dei difensori , non a caso spesso fatta rientrare in una palese volontà imperiale 11. Ca! ibrare psicologicamente la durata della resistenza per una entità nemica scarsamente cons istente : non farsi minimante carico della qualificazione e selezione de i comandanti militati -origine del ricordato pusillanime comportamento a Manfredonia-inficiante ogn i poss ibilità cli resistenza organizzaca;evitare, infine, respons abilità gravissima dei vicerè, di favorire la formazione di una sentita ed addes trata mi lizia territoriale combattiva, coinvolgendov i magari ampi strati de lla popolazione, costituiscono inetti tudi ni dirigenziali foriere di dolorosissime sciagure. Allorchè, invece, una identica sequenza anticorsara fosse stata espletata in presenza di comandanti moti vati e coraggios i, supportati da popolazioni per nulla remissive, soccorsi da contingenti mil iziani combattivi ed agguerriti, il risultato, anche in presenza di forze attaccanti cospicue, o di eventuali parziali carenze procedurali, avrebbe s icuramente contemplato il rigetto degli aggressori ed il loro malconcio re imbarco. Infatti, nel caso di coesistenza delle connotazioni morali elencate-peraltro non rare-la procedura d ifens iva elaborata per un centro abitato sottoposto ad insulto corsaro, che intorno ai primi decenni del XVll secolo poteva riteners i canonizzata in ogni sua singola fase, ostentava una sorta di ridondanza ostati va che le consentiva di sopperire persino a gravi lacune estrinsecati ve, senza per questo vanificarsi e risolversi in tragedia. In ciò fo rse s i ravvisa la migliore sensatezza dei menzionati dispositivi. ln s intesi possono così rissumersi quei momenti salienti apparentemente interdipendenti ed inscindibili: O I avvistamento e segnalazione de lla flottig lia in atterraggio, con conseguente concentrazione degli abitanti li mitrofi ali ' interno del nucleo fortificato. 2::, posta in stato di interdizione attiva della fortificazione, ed avvio della resistenza ad oltranza da parte cli tutti i convenuti, sotto la guida dei mil itari cli presidio. 3° al lertamento, radunata e conversione in zona delle forze miliziane di settore, e quindi contrattacco ad opera della cavalle ria costiera 12 . O rbene ciascuna di queste s ingole fasi poteva, per un qualsiasi motivo far difetto, ma trovava comunque una altrettanto valida alternativa risolutrice. Se ad esempio una torre fosse stata tacitata dagli incursori , suppliva autonomamente un campanile, o la torre di un casale fortificato ;se la cerchia urbica fosse stata penetrata, restava pur sempre il forte, ad essa acliacente;se la milizia non fosse sopraggiunta rapidamente la resistenza avrebbe potuto comunque protrarsi per più giorni, in attesa di aiuti da mare. La perdita, pertanto, di un centro abitato litoraneo, ormai dovunque opportunamente r.istrutturato sulle dolorose esperienze passate, avrebbe implicato la contemporanea elusione di più fasi, fenomeno al limite dell'im poss ibile, o più verosimilmente imputabile a tradirnehto. Unica componente in sostituibi le era rappresentata, come affermato, dal coraggio e dalla abnegazione elci presidi o e della popolazione nella sua interezza. Del mutato stato di cose i corsari furono, senza dubb io, i primi a rendersene conto, evitando, per quanto possibile, siffatti te merari cimenti. Disgraziatamente però, dipendendo, con il trascorrere dei decenni, in man iera inevad ibile l'economia-e forse la stessa sopravvivenza alimentare-degli stati barbareschi dai proventi della corsa, e quelli dalle

11 A cutamente ri leva in pr oprosi to R.AH,LLO. La frollliera disarmma.. ., eiLp.50. ehe:«11 M ezzogiorno, avamposto apertissimo del I.Europa cri stiana, era staro sostanzialmente disarmato quando il governo spagnolo, per far valere le sue ovvie esigenze cli controllo e di domi nio, ave va con ogni mezzo scoraggiaw le propensioni marziali della nobiltà, aveva puntai.O sulla di fe~a statica delle coste, si era attribuito i l compi to esclusivo dell ' armamento dinamico ...». " Precisa il sistema;.\ M ,'ITTO:--J E. Le is1ù11zio11i militari, in S1oria dei Sardi e defla Sardegna, M ilano I 989, voi.III, p. 'I03: ,di modello a cui si guarda è ancora una volta quello del Principato di Caralogna e del Regno.cli Valencia, dove si sta affermando una strcna integrazione tra il sistema di fensivo statico, costi tuito eia wrri e vedette. e quello mobile, rappresentato da fo r7.c permanen ti d i cava.ller ia e pau uglie d i rame.ria con compiti di av vistamento.L'esempio eatalano-valenciano non è il solo:anche in Sicilia viene introdotta, nel XV I secolo. una «nuova milizia», costituita eia quote cli cavalieri e di fanti reclutati nei clis1re11i reud ali .Come in Catalogna e in Sici lia. pure in questo caso le truppe miliziane sono destinate alla vigilanza costiera cd asso lvono una funzione militare marginale e complementare ... ». Noi\ dissimile del resto anche il sistema adottato nello Stato Pomi fi cio e nel Regno d i Napoli.


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prede catturate in ciascuna crociera. in caso di inesistenza di catture sul mare la disperazione obbligava i predoni a tentare quel l'estremo espediente, ben raramente, a quel punto, coronato da successo. Un perfetto esempio del la ormai acquisita capacità cli reazione difensiva globale alle inziative corsare lo possiamo cogliere in uno degli ulti mi assalti perpetrati dai barbareschi ad un intero centro abitato fo rtificato peninsulare, quello di Agropoli nel Cilento, nel 1630.A soli dieci anni dal precedente di Manfredonia mostra, sebbene condotto con forze sensibilmente minori, una sostanzialmente identica sequenza operativa, ma una assolutamen te diversa, invece, reazione dei paesani e dei reparti miliziani, conseguenza della col laudata padronanza della dinamica interdittiva. È indispensabi le però prima cli ricostruire l'episodio, descrivere brevemente, ancora una volta, il contesto geografico e le strutture difensive disponibili .

Agropoli e le suefort{ficazioni La minuscola città impiantata su cli un ameno promontorio roccioso a picco sul mare alla estremità meridionale ciel golfo di Salerno, ricevette la sua attuale denominazione-di elementare etimo greco-dalle truppe bizantine cli Belisario 1\ allorquando, ai suoi ordini, 'liberarono' l'Italia centro-meridionale dai Goti 14 . A segu ito delle operazioni militari una guarnigione si insediò e fortificò su quella strategica altura costiera, inducendo in breve, con la sua rassicurante presenza, il ri popolamento del sito. Lo sviluppo che ne conseguì dipese essenzialmente dall'esistenza, alla sua base, di un ottimo scalo marittimo, prezioso per la flotta imperiale, ed allo stesso tempo validissimo per i pescatori ed i commercianti locali. Più in dettag lio, il: "promontorio su cui sorge Agropol i si protende cli circa 300 mt nell' arco meridionale del golfo di Salerno, raggi ungendo una quota di 72 mt. sul livello ciel mare. Circondato da ripick e scoscese pareti cli roccia, resta saldamente legato alla terraferma lungo tutto il versante sud, mentre lateralmente ad esso, rispettivamente ad Est e ad Ovest si aprono le baie della Licina e della Marina, costituenti una i I vecchio approdo, l'altra il più recente". 1s Pur essendo il luogo già abitato nei secoli precedenti, a suo carico si registra dopo lo sfaldamento dell ' impero romano, e le incessanti scorrerie di barbari da terra e da mare, una totale desertificazione. La tendenza si invertì a partire dalla ricordata riqualificazione bizantina, cui si fa risal ire la primitiva costruzione ciel castello, come sembrerebbero accreditare alcuni riscontri architettonici: "un indagine ana litica sulle fort ificazioni di Agropo li è ancora eia venire, ma la caratteristica pianta triangolare ciel Castello ci fo rni sce una valida indicazione circa l'esistenza di un originari o impianto fortificato bizantino al cli sotto delle evidenti e totali ristrutturazioni di età angioino-aragonese".16 C he le opere difensive così erette, integrate quasi certamente negl i anni immediatamente successivi da una cerchia perimetrale corrente lungo la sommità ciel promontorio, in particolare laddove lo stesso si allacciava al retroten-a, finalizzata alla protezione dell'abitato, avessero una indiscutibile eccezionale valenza mi litare lo conferma la loro persistente invio labilità. Il borgo, infatti, ormai nettamente serrato, allorchè le forze bizantine rientrarono a Costantinopoli 17 , sostenne per lunghi secoli la pressione dei vicinissimi longobardi di Salerno, senza cadere conquistato18. Il suo scalo maritti mo rappresentò allora la principale risorsa per la sopravvivenza economica della popolazione, che ne incrementò le inizial i

L' Sulla figura militare di Belisario clr. J.F.C.FULLER. Le battaglie decisive del mondo occidentale, Roma 1988, tomo I. pp.276 e sgg.. IJ Una sintesi delle campagna di Belisario in Italia si legge in H .SCHRL::JBER, / Goti. Milano I 98 1. pp.226 e sgg. 15 P.C..,NTALUPO. Acropolis app11111i per 1111a S1oria del Cilento. Agropoli I 98 1, voi. I, p.20. 1< , klcrn . p.58. 17

In merito cfr.A.GUJLLOU. Aspe11i de1/a civiluì hiwnri11a i11 lwlia, Bari 1976, p. 233. Che la lunga resi stenza ai longobardi vada imputata alla validi tà delle fortificazioni lo conferma l'osservazione che tutti i cent ri abitati dotati di sol ide murn sfuggirono all' inglobamcnto. trasformandosi in una sorta cli arcipelago in un mare longobardo.In particolare quel li lungo le coste riuscirono a mantenere non solo la loro formale suddi tarl.':a a Bisanzio ma anche una notevole vitalitù commerciale.Al riguardo cfr.G.GALASSo, Potere e is1il11zioni in //alia dalla cadu1a dell'impero romano ad oggi, M ilano 1978. pp.9-1 5.Ecl anche G.GALASSO, L'a/1ra Furopa. Cuneo 1982. pp.22-24. 1~


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133 I ) 2. Agropo li: panoramica ae l centro storico. L\3 . Agropoli. il castello v isto da terra.


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potenzialità, trasformandosi gradatamente in una sorta di vera piazzaforte marittima indipendente. La s ua giurisdizione, sebbene singolannente esigua, includeva la limitrofa fascia costiera compresa tra la foce de l fiume Solofrone, a nord, e quella dell' Alento a sud, un settore di circa 30 km. , di cui Àgropol i occupava una posizione baricentrica e dorninant.e. L'espansione longobarda erose progressivamente anche quel lembo di terra, ormai soltanto formalmente imperiale, stringendo il borgo fottificato in una asfissiante tenaglia, condizione quest' u ltima tipica del resto per le maggiori città campane sfuggite alla conquista militare, quali Amalfi, Napoli e Gaeta 19. E proprio il duca di Napoli, Andrea, vedendo svanire le estreme capacità di opposizione alla marea longobarda, pur di sottrarsi all'imminente inglobamento. non ricusò l'opzione disperata, e forse sciagurata. di allearsi con i saraceni di Sicilia20. Il loro interven to, risolse l'assillante tensione nel1'836, sostituendola però, disgraziatamente, con un'altra di gran lunga più perniciosa ed ostile. Le clausole della cooperazione, infatti, avevano consentito alle bande musulmane di attestarsi presso punta Licosa non lontana da Agropoli: da quella base iniziarono senza indugi, le loro precipue e devastanti scofferie verso l' interno . Persino Taranto, Ancona e l'intera Calabria meridionale subirono i fanatici assalti razziatori! Senza addentrarci ulteriormente in quel tormentato contesto storico ricorderemo appena che Agropoli, sl'uggita ai longobardi finì conquistata dai saraceni nell'882: la sorte della sua popolazione è facilmente intuibile, nè le cronache locali coeve si dilungano a dettagliarla per la risaputa ovvietà. A loro volta i conquistatori si radicarono all'interno ciel borgo che, insufficiente a contenerli tutti, vide impiantarsi alla sua base un secondo insediamento meglio noto da allora, e per diversi decenni, come 'Campo Saraceno' . Agropoli si trasformò quindi in una virulenta testa cli ponte saracena in pieno territorio longobardo. Un c rescendo inarrestabile di scorrerie e cli incursioni, sempre sanguinosissime ed efferate, si originavano dalla sua sinistra ci ttadella: dovunque sterminio e deportazioni. Si dovette attendere l'estate del 915 per recuperare, finalmente, Agropoli alla cristianità, liberando il mezzogiorno peninsulare dalla presenza musulmana. Ai longobardi successero i normanni, a loro volta avvicendati dagli svevi, poi dag li angioini, quindi dag li aragonesi, ed infine dagli spagnoli: costantemente Agropoli si ripropose come fortezza marittima e scalo portuale di indiscutibile rilevanza strategica. Lentamente, nel corso di quei secoli, recuperò anche un suo ruolo urbano ed una popolazione civile. Di pari passo le sue fortificazioni si adeguarono, puntualmente, alla precettistica dell'architettura militare vigente, compresa quella determinata dall ' avvento delle armi da fuoco. Il che spiega, ad esempio, come mai , pur rintracciandosi espliciti riferimenti al ruolo significativo del castello di Agropoli in età sveva, fu in epoca aragonese che ricevette la configuraz ione che ancora attualmente ammiriamo: "la ricostruzione del castello di Agropoli (nel Principato Citra) è dovuta anch'essa alla casa regnante aragonese;i ruderi ... che noi vediamo sono, infatti, quelli de lla costruzione quattrocentesca articolata su pianta triangolare ed evidenziata da tre torri cilindriche ai venici, con evidenti tracce dei molti restauri e rifacimenti, attuati nel ternpo".21 Più in dettaglio, il castello dalla insolita pianta triangolare, mostra un impianto asimmetrico ed orientato. La cortina più lunga risulta quella, in prima approssimazione, concordante con l'andamento del cigl io a picco sul mare: in essa si apre, articolata da una serie di avancorpi d i vaga concezione bastionata. la porta di accesso preceduta da un lungo ponte levatoio. Ai suoi estremi i due torrioni del fronte a

1 " Per J'esauea.a A malfi venne conquistata dai longobardi cli Sicardo ne11 '838. Cfr. G.L\1PERAfO, Amalfi e il suo commerc,o. Salerno 1980, pp.40-41.Gacta. sarà a sua volta conquistata da Pandolfo con l'aiuto dei normanni. fra il 1032 ed il 1033. avvi:indosi ad un periodo d i altcrnaza tra l a sovranità longobarda e normanna. Cfr. G.FIEKGO, Cae1a monumenti e sloria urbanis1ico. Napoli 197 I . p. I 4. La sola Napoli non finì conquistata, ovviamente per le sue eccezion.:ili mura.Ricocla LSA'ITORO, Le 11111ra di Na110/i. Napoli I 984, p.50:«Napoli conservò ancora la sua fama cli inespugnabilità quando fu attaccata da re

Ruggero:infatti fu considera ta sempre una grande città-difesa dal mare e da altissime mura-che poteva cedere soltanto per fa me ... ». 0 ~

È da ricordare che i saraceni si erano istallati in Sicilia, ed in maniera ancora non radicata, appena neW827. Palermo era

sLat,1 conquistata nell' 830, e Messina lo sarà m l tanto nell' 843, grazie all 'aiuto fornito dai napoletani appumo ai saraceni , in una sorta d i suicida riconoscenza per i ri cordati interventi. Cfr. D.M,,cK SMITH, Storia della Sicilia medievale e moderna. Bari l 97 I ,

pp. 10-12. ~1

L.SANTORO.

Cas1e/li angioini.. ., cit. , p. I 39.


205

Agropoli 1630

a)

b)

I 34. a) i\gropoli. caste llo, planimetria - gratĂŹco cornpu1.erizz.ato: b) stralcio cariogratĂŹco (da L. Santoro)


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135 135. .Agropol i. castello. prospc11 i - grafici computer izzati.


Agropoli /630

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1.36 136 . .,;gropoli. cas1ello. sezione - graCico eompu1crizzato.

mare . Il terzo, invece, protegge il vertice a terra: ben definito lungo i due lati che ad esso confluiscono il fo ssato con iI suo muro di controscarpa, largo circa 12 m. e perfettamente domi nato dalle massicce mu ra merlate e dai torrioni stessi. Grazie all ' accurata real izzazione il fro nte a tena, certamente il più esposto ad eventuali tentat ivi di conquista, appare il megli o fo rtificato, ovviamente secondo l'ottica della 'transizione' . limitazione che , per quanto molte volte affermato, non lo rendeva affatto obsoleto in caso di attacco corsaro. È interessante ricordare che una notevole al iquota degl i interventi di adeguamento di epoca aragonese risulta certificata nel periodo del dopo Otranto, ennesima conferma del trauma emotivo inferto dalla caduta della d isgraziata c ittadina. I documenti disponibili ci tramandano che ancora nel 1494 si lavorava: ..... al i fossi delo castello con l rerna huorn ini lo dì ... [ e durante tali aggiornamenti ccl ampl iamenti dovette anche essere] abactut a et guastata una casa er uno orto [ della Regia Corte)". 2 2

Paralle lamente all 'evolversi delle fortificazioni del borgo, essendosi istituzional izzate le incursioni saracene, provenienti dai nord-Africa e dalla Spagna, g ià dal XIII secolo si avviò la edificazione delle prime torri cos tiere di avvistamento e di segnalazione. Le fonti pervenuteci ci tramandano che, almeno dal J 269, si prestava una incessante cura alla perfetta fu nzionalità di quelle stabilmente operative . D ieci anni dopo, in un altro documento, destinato a inti mare la scupolosa espletazione del servizio cli guardia, si rintracciano i nomi delle torri cl i Caricla, di L icosa, di Tresino, d i Issica, rispettivamente pos izionate presso la costa cl i Roccaci lento, cli Caste llabate, cli Agropol i e di Castellammare della Bruca~\ dato che

2: A.S.N.. Comune. 36. c. I 8. ~1 L.SA,':TORO . Cas1e/li angioini .... ci l .. p.93.


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1 ¡(i rrc di Cas te llabatel. I S le

!I .ĂŹ7. 3R Panorama alI a h( e' e <e

e .


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testimonia l'immutata rilevanza strategica dei siti e la loro diuturna sorveglianza foranea. Gli ordini di Carlo, principe di Salerno, ribaditi ulterionnente nel 1282 ai 'giustizieri' del Regno, così recitavano al riguardo: " " ... e che gli uomini di guardia s iano attenti a sollecitamente avvertire l'avvicinarsi al lido delle navi nemiche e dei ribelli , con il segno del fu mo di giorno e col fuoco nella notte, e nel modo cons ueto per indicare il numero delle navi".24

L' istaurarsi del viceregno spagnolo trovò Agropoli ed il suo castello nelle condizioni innanzi descritte, e vi apportò soltanto marginali aggiornamenti clifensi vi. ln quel periodo la popolazione del borgo non doveva eccedere i 500 abitanti, essendo tassata per soli 64 fuochi. Meno della metà di alcuni secoli prima, fenomeno imputa.bile alla esiguità delle risorse economiche, interdicendo la immensa palude della foce del Se]e la coltura dei terreni agricoli alla sua base, ed i corsari barbareschi lo sfruttamento delle sue pertinenze marittime. La contrazione demografica cd il decadimento economico della cittadina provocò, come immaginabile, anche un inesorabile scadimento delle sue fortificazioni. Abbandonate a se stesse, aggredite dall 'eclilizia civile interna, assunsero col passar degli anni l'aspetto, e la consistenza, di pertinenze strutturali domestiche, forate eia alquante finestre e sopportanti corpi di fabbrica abitativi. Un'eco dell'ostilità ambientale a qualsiasi insediamento umano progressivamente maturatasi, trova una eloquente corrispondenza persino nel piano generale di difesa costiera del Regno di Napoli voluto dal vicerè don Parafan de Ribera nel 1563. Delle oltre 300 torri realizzate-tutte a pianta quadrata su di un unico prototipo base articolato in 6 varianti volumetriche, cli cui appena due ne includevano il 90% le uniche discordanti e per dimensioni, molto più modeste, e per connotazione, tronco cilindrica, furono le sette che si succedevano da Salerno ad Agropoli 2Sl

L'incursione del 29 giugno 1630 '' ... Cumque Turcharum pirates illac a Biserta com septem tTieribus, et duobus bergantinis sub crepuscolo noc-

tis.

,H,26

Così intraprende la ricostruzione dell'incursione ad Agropoli una delle cronache, di poco posteriore, essendo redatta nel 1658. Sostanzialmente simile alle scarsissime pervenuteci, tramanda, tuttavia. abbastanza dettagliatamente quell'ennesimo sbarco barbaresco sulle coste campane. assolutamente analogo nella sua dinamica agli innumerevoli antecendenti. Completamente diversa invece, come accemrnto, la reazione degli abitanti e la conclusione dell'azione. Venendo ai fatti, nell'incerta luce del crepuscolo dell'albeggiare, sul tratto cli spiaggia compreso fra la foce del fiume Solofrone e la torre S. Marco, a circa 4 km a nord-est della cittadina, una flottiglia cli battelli barbareschi getta l'ancora. La fonnano sette fuste e due brigantini27, entità d'assalto cli temibile rilevanza e di evidentissima individuazione: delle prime quattro appartenevano a Bisetta e tre ad Algeri, dettaglio che ci attesta la procedura, in seguito cli ampia applicazione, cli cooperazione fra corsari deJle diverse Reggenze. 11 litorale cilentino è basso, sabbioso, privo di qualsiasi asperitù: impossibile persino da una decina cli chilometri di distanza non scorgere una così numerosa squadra o non identificarne la sua effettiva

24 ACCADEMIA PONT1\NIANA, i registri della Canee/feria Angiona ricostruiti da Riccardo F'ilangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani, Napoli I 950- 1980, XXVII, pp.86-87. Da L.S,\NTORO, Castelli angioni .., cii., p.93, e note n°29-40 15 Cfr.F. Russo, La difesa costiera del regno di Napoli... , cit., pp.170-190. 26 La citazione è tratta da P. C ,\NTALlJPO, Acmpolis... , cit., voi.III, p.110.Si tratta di uo brano della cronaca di G.N.DEL M ERCATO, Comenlaria ad Statuta Cilenti, ms.B (1658) ff.245v e 246r. 2 7 Per A.GUGLlELMOTTl, Vocabolario marino ... , cit., alla voce, :«Brigantino, dal sec. XVII in giù s i dice quella specie di bastimento quadro, che porta due alberi, a coflà cò loro alberetti guarni ti e attrazzati allo stesso modo, il bompresso e la randa:capace di due o trecento tonnellate;e che armato a gue1;·a porta eia dieci a venti cannoni, in barbetta.Questo 11ostro bastimento, ricevuto dalle altre nazioni, è stato da loro chiamato Bric, Brick, Brig, che sono storpian1re di Brigantino...>>.


2 10

I.\\I. Torr,: vicer,:ale \onda. 1-10. Torre Carnot. Salerno. 1-11 . Torre Paesnun. Salerno.

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Agroenti 1630

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143 1-12. La sp iaggia di torre S . l'vla rco 1-B . Torre S . Marco. vista dal c astello d i Agro po li.


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nazionalità e finalità. Eppure, paradossalmente, tanto torre S. Marco, a qualche centinaio di metri dal sito d'ormeggio, quanto torre S. Francesco, adiacente ad Agropoli, ed a ci rca 4 km in linea d'aria dall'altra, non intervengono balisticamentc, nè segnalano in alcun modo la minacciosa presenza. Concomitanza ancora più inspiegabile neppure il castello, sovrastante il borgo e dominante la marina - organicamente inserito nella catena di vigilanza foranea - si accorge degli intrusi. Tutti dormivano? Plausibile supporre che nell'abitato, fidando sulla vigilanza dei torrieri, si trascurasse una comunque prescritta sorveglianza. Arduo, invece, immaginare un identico irresponsabile comportamento per ben due torri contigue - senza contare le immediatamente precedenti e successive, comunque a vista del settore costiero di s barco - prossime ad un centro rivierasco. L'ipotesi, meno assurda, andrebbe ricondotta ad un temporaneo abbandono delle medesime, per motivi magari diversi, ma fatalmente concomi tanti in quella tragica mattinata del sabato del 29 giugno. La presenza della foce di un fiume, il periodo estivo-non a caso definito 'la stagione del sospetto' 28 e la vicinanza di Agropoli concordano, però, nel rendere fortemente improbabile qualsiasi allontanarnemo, sia pur momentaneo, cli tutti gl i uomini di guardia, per giunta in a lmeno due torri contemporaneamente. Nè, d'altra parte, sarebbe stata concepibile tanta s icurezza nell'abitato in assenza nota e prolungata cli torrieri, deficienza, purtroppo, non rarissima provocata dalla cr<rnica insolvenza economica delle università nei confronti cli quegli uomini. Ad avvalorare tale ipotesi è il riscontro, a carico di quei mes i. cli una crisi economica e militare. per l'intero Regno, di preoccupante gravità29. Ma anche dando per scontata la deficienza, il s uo sfruttamento incursivo ne implica la precisa conoscenza eia parte dei barbareschi, non potendosene, ovviamente, accertare in loco, azzardando uomini e mezzi. Il che, sebbene sosteni bi le in via teorica, avrebbe in pratica richiesto una 'vacanza' ininterrotta di vig ilanza cli alcuni mesi, stante la velocità di diffusione delle notizie all 'epoca. In una simile precaria esposizione però l'inerzia degli abitanti cli Agropoli, più che ingiustificabile, diverrebbe suicida, riuscendo, peraltro, facilmente stornabile la esiziale assenza con poche sentinelle sugli spalti del castello. Inoltre che una siffatta disposizione si rendesse, in quel particolare scorcio storico, ulteriormente inevadibile, anche in presenza di normale vigilanza costiera, ci è indirettamente confermata dall'accertata v iv iss ima preoccupazione che affliggeva le autorità centrali e periferiche. Con apposite e draconiane ordinanze erano state allertate tutte le postazioni di frontiera, terrestri e marittime, per la più scrupo losa interdi zione. Infatti tanto nell'intera Europa che nell'Italia centro-settentrionale divampava, con violenza allucinante, una delle più ferali epidemie di peste, quella magistralmente narrata dal Manzoni3°. Chiusi i porti, le torri costiere venivano fatte carico del ruolo di cordone sanitario: lasciare perciò ampi varchi in settori limitrofi a centri abitati, o peggio a porti e scali marittimi, non ammetteva, nella pur elastica normativa dell'epoca, alcuna deroga. Necessariamente allora del le due l'una: o la soppressione insidiosa preventiva degli uomini di torre S. Marco e di torre S. Francesco, o il loro aperto tradimento, prassi entrambe non eccezionali. Una sola notazione potrebbe indurre ad una stima diversa, non in assoluta opposizione all'ipotesi del tradimento. Quel sabato 29 giugno, infatti , stando ad un documento coevo, rappresentava un giorno

:~ In un docurnemo di servizio relativo alla vigilanza da espletarsi nelle torri, si ricorcla:<< ... la climinutione dc li hornini che per rag ione dcl ii cinq ue misi de inverno non se paga loro salario ...» . A .S.N.Diversi della R.C. Sommaria vol . l92p.60-6 l - I 566;il che s1ava a sig nil°icare che i res tami sette mesi, in cui si svolgeva la guardia, erano ovviamente la stagione ·del sospetto'. :•J Così evidenzia il quadro economico disastrato di quegli anni J.H H ELLIOT, La Sìwg11a imperiale 1469-1716. Bologna J 982. p.388: «La Guerra di l'vlalllova ... I 628-3 1 giuducata retrospetti vamente, pare i l più grave errore che mai l'Olivares abbia ro rnmesso in pol itica estcni ... 11 conte duca si vide, quindi. costretto a grandi spese in Italia e a versare ancor maggior sussidi all'i111perntore ... Le risorse immediatamente disponibili di cui la Spagna poteva valersi per condurre la guerra in Italia e in Germania erano ormai esiguc ...Queste circostanze obbligarono a scoprire e a sfrunare nuove fonti cli entrata e a mobili1are tutta l;l monarchia pili energicamente a sostegno della guerra ...» . .111 Sulla d iffusione del la peste nel contesto mediterraneo cfr.A. DE l'viAJO, Fanòi. Bergamo i 990, pp.32-40.


Agropoli 1630

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145 1-14. Torre S. Fr81Kcsco. 145. Il .:nstello di Agropo li.


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particolare ad Agropoli, e per dirla con le parole del memorialista, è: ··... tempo in cui noi celebriarno la festività del mio proteuore S. Pietro Apostolo: all'alba della mattina... ognuno dormiva... ". 31

Festa pertanto che indusse l'abbandono di ogni precauzione persino da parte delle difesa costiera: ma come avrebbero potuto saperlo anche i barbareschi? Più convincente, in tal caso credere che proprio approfittando della festa il tradimento sare bbe riuscito meglio : di certo, anco:·a una volta, non lo sapremo mai' Tornando alla relazione, dalle unità corsare tranquillamente alla fonda dinanzi alla torre, sbarcano, probabilme nte se rvendosi di appositi battelli, 700 uomini. Di essi almeno 400 appaiono armati di tutto punto. forse appartenenti ai contingenti giann izzeri da preda a differenza dei restanti 300, formati da semplici gregari. Dal punto di atterraggio, si staglia immediatame nte, e perfettamente definito in ogni sua minima caratteristica, il borgo di Agropoli : sovrasta la rupe con il suo abitato abbarbicato al castello e racchiuso nelle veniste mura, primo ev idente ostacolo alla conquista. I corsari non dispongono di idonee attrezzature d'assedio neppure elementari, non configurandosi, come più volte accennato, il violare le fortificazioni nelle procedure usuali. Con alquanta improvvisazione e fantasia si reputa fattibile ricavare dai lunghi remi approssimate scale, e con siffatto estemporaneo proposito i predoni se li accollano:i 2 , asportandoli dalle fuste. Dopo di eh-e, a passo s pedito, lungo il deserto arco litorale, la numerosa comitiva alle prime luci dell'alba raggiunse la cerchia di Agropoli: ··... evenit Agropoli, ubi in muris eius Didacus Pandullus pro comoditate suae Domus fenestrarn aperuit. .. cumque Turchiarum Pirates in qua com remis et scalis asccnderunt...'', .\3

Senza frapporre indugi, costatata la comoda presenza di una finestra, praticata irresponsabilmente ne lle mura da un nobilotto locale, tal Diego Pandullo, adattati i remi a scale, i corsari guadagnano indisturbati l'accesso all ' abitato. L' aprire la porta urbica e l'introdursi nella deserta cittad ina dell'intera masnada è questione di una manciata di secondi: nessun ostacolo, a quel punto, sembra frapporsi alla solita sfre nala violenza saccheggiatrice e razziatrice. Ma per una singolare quanto imprevedibile concomitanza, proprio in quel fra ngente, dal campanile. ini ziano a battere i rintocchi del mattutino. Lo sfumare degli ultimi torpori del sonno ed il recepire nitidame nte, dal tramestio di tanti passi e dallo sferragliare soffocato delle armi, l'ancora titubante presenza turca nelle anguste stradine, è parimenti questione di secondi. Fulmineame nte, quasi in osservanza di un prestabi lito piano di evacuazione, tutti gli inermi cittadini, gettatis i seminudi attraverso il dedalo di tortuosi vicoletti , raggiungono, in pochi attimi, l'accogliente castello, provvidenzialme nte con il ponte abbassato. I più lesti riescono persino ad arraffare qualche archibugio, prima di abbandonare le proprie abitazioni: di scarsa efficacia certamente, ma ne l disperato frangente di insostituibile validità. Potrebbe stupire la indisturbata fuga verso il castello compiuta contestualmente alla presenza corsara nella cittadina, ma nemmeno il più intrepido aggressore osava introdursi nei vicoli medievali di inusitata tortuos ità ed insidiosità, dove la sua sopravvivenza restava alla mercè di qua1siasi iITiducibile! li sacc heggio metod.ico supponeva, inevitabilmente, la totale padronanza cieli' inte ro abitato, e spesso la cattura in massa dei suoi abitanti. Credibile quindi immaginare i predoni dilagare lungo i principali assi viari ed i fuggiaschi dileguarsi per i passaggi più angusti e reconditi, al suono incessante delle campane. La manovra disperata fu coronata da comple to successo: in pochi minuti, il borgo restò deserto e,

.\ J P. C w r..\LUl'O. Ac.-rof)olis .... cit., voi.fil , p. J 13.11 documento citato è tratto dall'Archi vio De Vita, Copersito Cilento, doc.1 630. ·' 2 È ùa osservare che i rem i del la galere erano lunghi circa I 2 m., e risullavano talmente pesanti che occorreva una intera squadra per posizionarli, e mai nel corso della navigazione venivano rimossi dal loro alloggiamento.Poichè il loro diametro i::cct::deva la possibilità di presa erano muniti di un apposito appiglio più sottile, dello ' maniccia' che ne permetteva il maneggio. 1 -'· P. C\NTA LUPO. Acropolis .... cit. , p.1 09.11 documento citato è tratto da G.N.DEL l'v1ERCAro, Comentaria, ms C ( 1677, tT.215 -2 16.


21 5

Ag ro{Joii 16]()

146

1-17

1-16. Dettagli castello Agropoli. 1-17. Dcltagli castello Agropoli.


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Agropoli 1630

217

150

15 1 150. ,\_l!rnpoli: pPrt h:<.:101,, -: ton.: S. Francesco. 15 1. i\gropnli. ca,td lo da ll'alto.


2/8

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152

153 152. S.:orciu de l bo rgo d i Agropoli. 153 . Scorcio de l bo rgo di Agropoli.


Af!,ropol i I 630

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154 15-1. Srnrri(I ùel pon te levacoio.

per contro, si animò il castello. Esauritosi l'afflusso, sollevato il ponte, ognuno si dispose secondo le s ue potenzialità e la s ua aggressività lungo g li spalti , a difesa. Così al riguardo il cronista: .. cos,i meravigliosa. anzi miraco lo ciel grande l ddio, ed intercessione del mio prot. S. Pietro e S. Maria di Costantinopoli-I Turchi erano emrati nel paese e noi non li avevamo visti;ma repentinamente ad un tocco di campana tutti ci rattrovarnrno nel Castello ... senza aver sal va cosa alcuna;e per la fretta non si portò la moni zionc del Comune. e neppure que lla dei particolari . ma con pochissime armi , che non arri vavano a 30 arch ihugi e scopette, e pochissim a monizione che non gi ungeva a... rotole di polvere. per lo che non potemmo caricare i pezzi d ' artiglieria ...·,..1"'

Emerge, a questo pu nto della narrazione, !'apparentemente assurda mancanza delle munizioni per l'artiglieria del castello. Che senso aveva infatti custodirle non nelle riservette prossime ai pezzi, o nelle santabarbara del la fortificazione, ma presso la casa del sindaco per giunta in pieno centro abitato'? A parte la fin troppo evidente pericolosità del singo lare espediente, sarebbe stato sempre possibile un evento del tipo di quello in esame, con le ovvie conseguenze. In pratica, però, la strana consuetudine trova giustificazione proprio nella crisi economica, già evidenziata, e nell 'appartenere il castello allo schieramento costiero. I suo i pezzi pertanto, al pari cli tutti que ll i di tal i opere, pur essendo cli proprietà governativa, o più raramente feudale, gravavano quanto a consumo di munizioni sulle singole università, alla cui giurisdizione territoriale appartenevano. Dal che ne derivava un carico economico per le meno abbienti di insostenibile ammontare, specie se associato al contemporaneo delle rispettive torri-non raramente molteplici-con cui condividevano i compiti. È allora presumibile che, nel tentativo cli evitare assurdi sperperi -tipici i ricorrenti e reiterati tiri a salve in occasione di passaggio di autorità o di vascelli alleati-si privassero appunto i pezzi adiacenti l'abitato dell a polvere, contando sulla facilità cli condurvela in caso di immi nente attacco, ciel resto normalmente

.iJ

Idem. p. 113.11 documento cif. è tratto da A rch i vio De Vi ta cil., nota n°31.


::!20

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155

l :'i.'i. Scorc io de l fossa to.

prevedibile con sufficiente anticipo. E mentre nel castello ci s i accorge con sgomento della fatale carenza, i barbareschi s i sparpagliano pe r l'intera cittadina ponendola a sacco: ogni casa avidamente frugata non appena svuotata delle sue povere masserizie viene data al le fiamme . La modali tà adottata non differisce dalla tradizionale, fin qui abbondante rnente riproposta, tranne forse per la inusitata accuratezza dell'incendio dei documenti dell 'arch ivio comunale, inclirefl a conferma della presenza di rinnegati indigeni. Nè mancano, anche in questo contesto, le altrettanto abituali efferatezze. Una povera vecchia ammalata, impossibi litata a fuggire f inisce trucidata nella propria climora;ed ancora una disgraziata cieca, madre, di due bambini, nel di spe rato tentativo cli sottrarre i suoi familiari alla cattura subisce la stessa sorte, senza peraltro essere riuscita a conseguire il suo amoroso intento: tanto il marito che i figli vengono strappati dalla loro casa ed avv iari alle navi. Ma quel tragico destino roccò ad appena una mezza dozzina di cittadini, per lo più anziani ed infermi. Accertata, infatti, la palese incons istenza del bottino gl i assalitori si suddivisero in tre grosse formaz ioni. Mentre la prima continuò il sacchegg io le altre due s i diressero rispettivamente l' una verso il castello e l'altra verso il convento di S. Francesco. L' eventuale conquista di ciascuno dei due grossi complessi avrebbe abbondantemente soddisfano alle aspettative economiche della razzia. J frati, però. ormai perfettamente informati del dramma in corso dall'incessante strepito delle campane. dai rari spari e dalle molte grida, con ammirabile destrezza abbandonano il convento dileguandosi per la sovras tante collina. Unica preda il priore il quale, forse perchè più anziano, forse perchè meno agile, cade nelle mani dei predoni che, caricatolo non diversamente cli un pesante fardello sul le spalle di un loro gigantesco gregario lo inviano alla spiaggia, nel sito prescelto per iI concentramento dei catturati. Nel frallempo la terza formazione guadagna il castello e. superato il fossato, si avventa a tentarne le mura, con le sperimentate raffazzolate scale . La mancata e, per loro inspiegabile, reazione dei cannoni sembra convincerli della assoluta codardia dei difensori , pavidi e tremebondi civili asserragliati s i


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al l' interno de l vetusto maniero. Unico ostacolo, quindi eia neutral izzare, l'altezza delle cortine: raggiunti gli .c;palti la graLificante certezza cli una remunerativa preda. Ma agli ordini del castellano Olimpio M ignone, defilar.i come smal iziati combattenti, gli abitanti aLtendono il momento opportuno per infliggere il maggior danno ai loro aggressori. Al profilarsi delle prime tesLe tra i merli, quasi alla sommità delle vacillanti scale, con un temerario ed insospettabile ardire irro mpono dagli spalti. e muniti di forconi cd aste uncinate, rovesciate le scale, recise le funi e divelti gli arpioni. scaraventano gli atterriti attaccanti ne l fossato. Tra disumane urla cl i dolore, e festose grida di gi ubilo, decine di incauti scalatori si sfracellano così sul sottostante terreno. Alcuni , fortunosamente, scampati al la morte immediata sopravvivono ancora bri::vi isLanti, il tempo strettamente necessario per scorgere, increduli, vo lti e busti femmini li protendersi al cli fuor i delle cannoniere per proiettargli contro, con tetTibile fierezza, massi acuminati e torce ardenti. senza la minima apprensione per il controtiro musulmano. Un nuovo tentativo più consapevole e meno azzardato si infrange, altrettanto sanguinosamente, nella incerrn visibilità prodotta dal fumo delle scariche di archibugeria: ed ancora uom ini e donne, in particolare. scatena! i nel lancio di pietroni, nel troncare le corde, nel maciullare i contusi alla base delle mura vanamente tentate. E così più volte. in una sorta di tragica mattanza senza interruzione e senza piefa. Ag li atton iti barbareschi l'incredibile riproporsi di tanto feroce ardi mento inizia a far prefigurare l' alLi ssirno prezzo necessario per la conquista . ingenuamente reputata a portata di scala. A ricordarglielo, incessanwmente, provvedono gli eloquenti e mortiferi sibili cli sassi scagliati da rudimentali fionde, maneggiale. per loro estrema disgrazia, con incredibile perizia, .spesso da semplici ragazze. Purtroppo anche i difensori non sono immuni da dolorose perdite. imposte, peraltro, proprio eia que lla man iera temeraria di combattere al di là di ogni minima precauzione. Dal torrione occidentale, infatti, precip itano. in rapida successione tre persone, mentre una quarta, il caste llano, riporta una gravissima fe rita. che ne provocherà la morte dopo un ' agonia di quattro giorni. Altri feriti ancora sul torrione opposto. Afferma il già citato relatore al riguardo : .... .Ci cli i'c nckmcno e scarmezzammo da circa 4 ore ;::on i sudden i Tun:hi;e morirono dentro il Castello:

Franc.:csco An tonio Casal icchio. Donato M ignonc cd Amonio cli Serg io, e ferito Olimpio M ignone. il quale per elette Ccri1e morì dopo 4 giorni, e questi mori rono ad un torrione;all ' ahro poi ru ferito L ucio Patella che guarì. ma sfregiato e più altri f'eril i .. .'' 3S

Ne l fossato, trascorse alcune ore d i inconc ludenti assalti, i corpi straziati di oltre una cinquanti na di predoni giacc iono in altrettante pozze di sangue, tuttavia nessun si ntomo di a llentamento si coglie nella difesa. ì\.1oltissimi barbareschi, poi, con onibi li ferite si aggirano inebetiti nei pressi delle mura. finendo facile bersaglio cli un ben aggiustato proietto .

!! c.:onrrmtaccu miliziano Il fragore degli spari e la evidentissima colon na cli fumo che sovrastava l'abitato riuscirono in breve ternpo a notificare a tutti i paesini limitrofi l'accaduto, sollecitandone, con la inconfondibi le eloquenza delle sciagure. l'immediato intervento. Nel Cossato del castello, intanto. nuove ondate cli barbareschi, dando prova del classico fatalismo musu lmano, si avvicendano alla scalata delle mura, incrementando inesorabil mente i dilaniati e smembrati cadaveri dei loro correligionari. Nei rnedesimi minuti la caval leria miliziana, espletata una frenetica adunala, annunciata dall'immancabi le polverone, appare in minacc ioso avvicinamento. Ricorda il rni::rnoriale: .. .. A questo accorsero un migliaio di Celentani. guidati da vari Baroni .cli Torchiara e di Prignano, che l'inseguiro no .... ·'''

,5

lllcrn.

'" Idem.


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15(,

156. Denaglio torrione occidcn1.ale.

P iù in dettaglio: "da Torchiara il barone Romano Concilo, radunati gli uomini, scende verso Agropoli ;per strada si unisce a lu i un'altra schiera di gente proveniente da Laureana, g uidata da Giuseppe e Gianvincenzo del Mercato")? Erano quelle le prime forze territoriali a con vergere su Agropoli, ed il loro movimento, non passò inosservato ai corsari , che ne realizzarono subito la pericolosissima portata. Con molti uomini ancora in tenti ad un miserabile saccheggio, e molti altri inutilmente impegnati in un sanguinosissimo, e steri le, assedio la direttrice dì rapido avvicin amento della milizia poteva soltanto precludere al taglio de.lla ritirata verso le navi, dopo aver faci lmente sopraffatto il debole presidio posto alla base della rupe di Agropoli. Infatti, nel giro di pochi minuti gli squadroni miliziani, guadato il Testene, entrarono in contatto sulla spianata - nota come Piano della Madonna - col menzionato distaccamento, che si vide costretto a barricarsi nella chiesa della Madon ne delle Grazie, da dove con altrettanta celerità fu esp ulso. 1 miliziani, a loro volta, la occuparono, trasformando l' intera spianata in una sorta di cuneo puntato sul castello, verso il qua le dirissero l'avvicinamento avvolgente. La sp iaggia è raggiunta in breve: il piccolo contingente barbaresco stanziato a guardia del bottino fattovi affl uire, è subito inquadrato dal fuoco dei difensori. Tre corsari cadono immediatamente, ed al contempo torna libero il priore: secondo la tradizione però sarebbe stato il preciso colpo di fionda di una ragazza ad uccidere il custode del monaco, sfondandogli il cranio 1 Nonostante la ormai imminente irruzione delle forze miliziane nella città, i barbareschi tentano

.,; P.

C,A,NTAL l.lPO,

Acropolis.... cil., p. 105.


Agropoli 1630

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ancora di espugnare il castello, conseguendone soltanto altre perdite. Nel frattempo ulteriori squadroni cli cavalleria territoriale, convergono a spron battuto verso la devastata città. "Soprattutto sono i nobili che corrono in massa per combattere i Turchi: vi sono in primo luogo i fig li di Pietro Antonio Carclone barone di Prignano, poi il barone di Ogliastro, Giovan Battista Altomare con alcuni membri della famiglia Rotoli , suoi vassalli;da Eredita muove il barone Giovan Battista Perrotta con i suoi Cinera, da Finocchio rnuovono i Pascale, i Risi ed i Verta, da Rutino i Mignone, i Mangone, i Riccardo, e Carrano e gli Oliva. da Lustra i Pinto ed i Cibarra e da Rocca Cilento i Granito ed i Coppola. Anche da Matonti e da Perdifumo viene gente e gente scende soprattutto da Mercato Cilento. Qui il sabato, per antica tradizione. si tiene quel mercato che ha dato. appunto il nome al luogo;vi si trova per caso Berardino Pignone. cavaliere spagnolo e duca di S. Mango Cilentino . Questi diffusasi la notizia, organizza immediatamente gli uomini del posto e quelli delle contrade vicine, sia nobili che popolani, ed al suono cli trombe e cli tamburi si precipitano tutti verso Agropoli. Circa 1500 persone. e con un 'ora cli ritardo rispetto a i primi arrivati, valicano a loro volta il Testene e si attestano sul Piano della Madonna".>8 La manovra successiva è abbastanza ovvia nella sua dinamica . I sopravvenuti iniziano a convergere inesorabilmente verso il borgo ed il suo Castello, avanzando da terra su di un fronte a sem icerch io: la finalità consisteva nel tentare cli sch iacciare gli aggressori contro 1e mura vanamente assa ltate. impedendone il reimbarco. L'azione, perè>. non sfugge ai predoni che fiutata la im mine nte insaccatura, dirigono contro i miliziani una nutrita formazione cercando di bloccarli, in modo di consentire ai restanti connazionali di completare il saccheggio e l'evacuazione. Ne scaturisce un violenti ssimo sco ntro che permette il ripiegamento verso la spiaggia ciel contingente resiclu9, e delle s ue malandate prede. No nostante lo sganciamento o ltre una trentina cli barbareschi rimangono sul terreno . È presumibile che nel corso del contrattacco, le navi , accorresi della cattiva sorte, al fine di ridurre la d istanza dai predoni, abbiano lasc iato l'ormegg io e si s iano portate a ridosso di Agropoli, pronte a favorirne il reimbarco. Sta di fatto che allentatasi la morsa al Castello, ed abbandonato il paese, le tanto sospirate muniz ioni raggiunsero le mute batterie. In pochi attimi, il tuonare serrato de i pezzi, confermò l'apertura ciel cannoneggiamento alle imbarcazioni , che se nza la supposta mano vra sarebbero risultate assolutamente fuori tiro. Ad ulteriore riscontro dalla ricostruzione le fonti testimoniano che, dopo i primi colpi, s i udirono da bordo alle navi levarsi disperati urli che invocavano: ..... non più çh ' arnmazzati poveri schiavi cristiani ..".3 9

Le unirà corsare perciò si trovavano ormai talmente vicine all'abitato da consentire la comunicazione a voce : quanto all'origine delle invocazion i è fuori dubbio che provenissero dalle ciurn1e ai remi, composte quasi esclusivament.e da sch iavi cristian i. I barbareschi, quindi, in discreto ordine riescono a reimbarcarsi, recuperando anche i feriti, ma lasciando le famose scale. È il tramonto: da Napo li, ormai al corrente dell a notizia, si inviano otto ga lere, che tuttavia non riusciranno ad incrociare i battelli corsari in allontanamento. A bordo s i trovano otto cittadini di Agropoli e tredici ab itanti delle campagne circostanti, catturati nella fase ini ziale della rnzzia. Pur costituendo, insieme a i sette morti registrati tra i difensori ed i miliziani, una perdita dolorosa, a fronte degli oltre cento morti fra g li aggressori, per non parlare dei feriti e della inconsistenza del bottino, confermarono, inequivocabilmente, la impratica-

.,, Idem. p. I 06. -" ' IJem. p. 111.La ci tazione è tratta da G. l\. DEL f\1ERCATO. Co111111emi.... cit.. nota n°33. È particolarmcme significativo il cle11aglio del le urla provenienti da bordo alle navi corsare: non si tratta certamente dei pochissimi prigionieri, che ancora non vi potevano essere giunti. ma delle ciurme dì schiavi ai remi. contro le quali secondo la crudele ma efficacissima prassi i cannonieri d irigevano il tiro dei pezzi. come a suo tempo rico rdato.


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bilità de lle incursione contro cen tri riviera sch i, almeno ne l! 'ambito conti ne ntale, pe r la notevole e fficienza raggiunta da ll e forze cli contrasto te rrito ri ale, e non ulti mo dagli stessi cittadi ni. No n a caso un co nte mporaneo poemetto, scri tto nel I 630 da Ludovico Mignone, così rec itava la riguardo: Intanto nel castel domina l' ira con palle e dardi e con maggior contese i l Turco per salir d' intorno ,1ggi ra con scale e scuui e corde ben diste5c. Donzelle e donne essenzialmente mira. Fiaccan dai merli in giù le torce accese sorra li T urch i con zavorra e sassi. Fé maggior danno il sesso fe mmini le con l ' arrne contro il traditor nemico che non ci fé tulio lo si uol viri le con t'erro e pio mbo, e ceno il ver vi dico: cento teste fi accar ques te gemili donzelle e ne sbalzar dai merl i al fosso più di cinquanta rra ntumando l'osso-IO

"" I ver" i furo no composti nel 1630 ua Ludovico ìv1ignonc e ripubblicmi da !" '!i 111'1 giur:110 /630. sul quotidiano ' Il Mattino' del 12 apri le 1955.

M. RIKEI.I.A,

L'assalto dei 700 'Jim:hi {Id Agm-


loro molto temono non ritornassero quei Barbari Corsari

USTICA 1762

\lecchi e nuovi bersagli Tra le principali conseguenze geo-economiche della guerra di corsa vi era certamente, e l'abbiamo più vo lte evidenziato, l'abbandono di estese fascie costiere non sufficientemente difese, non dì rado le frazioni pianegg ianti più fertili del territorio nazionale e più remunerative per la vicinanza del mare, strada per antonomasia sino quasi ai nostri giorni. L'evolversi delle vicende storiche, pur non registrando affatto la scomparsa del flagello corsaro, ne provocò una sensibi le alterazione del modello estrinsecativo e g li esempi, fin qui esaminati, lo hanno in sostanza confermato. Intorno allo scadere del primo trentennio del XVII secolo, allorchè nella stragrande maggioranza delle marine peninsulari i dispositivi d i vigilanza e di difesa costiera garantirono il ripristino di una tollerabile sicurezza esistenziale, per i corsari barbareschi si impose una vistosa reimpostazione della corsa. Troppo rischioso, in farti, per loro assal ire popolazioni costantemente vigi lanti, protette da fortificazioni . certamente elementari ma efficaci a fronteggiare la minaccia, e soccorse da rapidi interventi delle milizie territoriali montate o appiedate. Scarsa ed aleatoria la preda-per giunta cli infima qualità umanace rtissimi i danni , non esclusa la cattura o la morte. Unici obiettivi ancora attaccabili, con sufficiente probabilità di successo, i contesti sociali minimi e, per necessità, difensivamente autonomi. Nella suddetta tipologia rientravano prioritariamente le navi mercant ili-vittirne peraltro eia sempre-e gli insediamenti isolani, di piccola entità demografica, che tante affinit~1 ostentavano con le predette . ln entrambe le categorie scarsa risultava la competenza militare, essendo formate da marittirni ò da agricoltori. ln entrambe nessun aiuto poteva sopraggiungere da contingenti estern i. In entrambe. infine, estremamente difficoltosa la fuga. Senza dubbio le squadre da guerra avrebbero potuto contrastare l'inerme esposizione-e spesso avvenne-ma l'esperienza aveva, da molti decenni, annientato simili illusioni risapendosi perfettamente che per il loro trascurabile numero e per le contemporanee moltepl ici incombenze al momento ciel reale bisogno erano normalmente indisponibili 1 • Ad aggravare le conseguenze, in caso di cattura, tanto i mercantili che le piccole isole si confermavano ul teriori fattori propulsivi per la corsa. Con lievi modifiche, i migliori battelli si trasformvano in legni corsari, c. senza neanche quelle, spogliati dalla popolazione, gli ' scogli' costieri assurgevano a basi barbaresche avanzate. Paradossalmente per il secondo 'cambio cli destinazione' non occorreva neppure la conquis ta concreta, ma solo la sua supposta inevitabile even ienza!

1 Al riguardo basti pensare che il massimo staio na,,ionale, formato dal Regno di J\apoli e da quello di Sicil ia. sotto Carlo li i Ji Borbone. agli inizi di 1734 non disponeva di una flocta militare propriamente della, tanto che il sovrano con una reale nrdina111.a. in data IO dicembre 1735. ordinò la costruzione di quattro galcrc 1 Per la Sardegna le unità, alla scessa data, erano soltanto due vecchie cli quasi un secolo. e per lo Stato Ponti lìcio la situazione non risulta notevolmente migliore.Quanto alla lloua dell' Ordine cli S.Stcfano, al la stessa epoca è ormai pressocchè in disarmo.Con tali risibili forze si sarebbe dovuto scortarè il rn rnmercio marittimo e di fendere le coste: inutile ogni commento.Per ulteriori dati sull"argomenLo cfr. A.FORMICOLA. C.RoM,\:--:o. Il /Jffiodo borbonico ( 1734- /860), pp.61 -7 1, i n u.1 fabb rica delle navi, storia della camieris1ica nel Mezzogiorno cl "f/(/ iio . l\lapol i 1990: ed ancora A.MATTONE, fsti1uz.ioni mi/irari..., cil., pp.77-85; cd infine (ì.G .GuARNJERJ , Storia della 111ari11a s1e.fw1iano. , ciL pp.2 19 ~ sgg.


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157. Ex voto: brigantino barbaresco, Santuario Madon.oa dell'Arco, Napoli.

Quanto affermato da un lato produsse un tale terrore degli abbordaggi da indurre all'abbandono della nave al solo apparire di una qualsiasi sagoma cl' imbarcazione presunta barbaresca2, contribuendo, incruentemente sebbene efficacemente, al la drastica contrazione dei commerci marittimi , e ingenerando miseria e povertà, anche in contesti nazionali altrimenti floridi ed autosuffic ienti . Dall'altro un identico terrore, di sbarchi però, annien tò ogni diritto di sovranità politica, consegnando una pletora di iso lette, ormai deserte, agli atavici grassatori . Le pavide cessioni vanno pertanto equiparate ad altrettante fu neste vittorie corsare: la mancata commercializzazione delle risorse inceppava l'attività produttiva incrementamio i clisperati 3 che conflui vano, prima o poi, nei ranghi della criminalità indigena;l 'abbandono degli strategici avamposti marittimi forn iva ai corsari scali logistici di eccezionale potenz ialità. Lì potevano infatti avviare le loro razzie, aggirando ogni avvistamento tempestivo;potevano rifugiarvisi in caso di ma ltempo, e riparare malconci battelli;potevano integrarvi le scorte idriche ecl al imentari in tutta impunità ;potevano soggiornarvi discrezionalmente ed, in non rari casi , avviarvi trattative di vendita, di riscatto o cli spartizione delle prede4, in un contesto di sovranità geografica indiscussa quanto umil iante.

~ A llcrmava mestamente il gen. FO RTEGUER RI , Proposra di campagna mori11i111a .... ciL., p.J 5:«Rich iammo io dal la ri flessio ne. che Lull i i Legni mercantili Napolitani navig:,1110 a pochi passi dalla terra, e che gli Equi paggi al comparire del Nemico si sal vano con ogni sicurezza, cd abbandonano i loro baslimenti , mi parve dovere fare sentire ai Padroni dei medesimi che era vergogna regalare ai Barbareschi i loro Legni. quando potevano comodameme distruggerli , o con bruciarli , n con sfondarli prima del loro ahbandono.. .ma tu tto è mancato, nessun basti mento è staio distrutto. si sono ahhandon,atc quaranto o cinquanta polacche a due o ire miglia da terra, regaland ole imatle al Nemico ...». ·' Curios.amente C.ì . G ALASSO inverte la questione osservando che:«la re lati va esiguità cleJJa storia mariLLirn a del Mezzogiorno medievale moderno è la comrofacc ia dell 'assai relati vo sviluppo econo mico e sociale del rvl czzog iorno. sempre complessi vu mente e sommariamente parlando, neg li sces,i peri odi». in: li 1Hezzoiiorno e il mare, in, La faf;h rir.a .... ci t., p. l 3. 0 In e!Teui molte volle specie nei seco li X VI e XVII le piccole isole disabi tate erano state cemporancamcntc occupate dai corsari anche per svernarvi. o per attendere molto più plausibil mente migliori cond i:lioni climatiche per riprendere la caccia.Gli c~cmpi co munque non mancano anche nel secolo successivo. sebbene la pratica fosse di gran l unga meno frequente.


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I governanti non ignoravano affatto che dalla disabitazione cli quelle isolette s i originavano ulteriori quanto incessanti trage die : tuttavia una stabi le soluzione del problema esulava dalle loro capacità decis ionali . Si sarebbe certamente potuto fortificarle, magari dotandole di qualche caposaldo militare: e la riso luzione trova abbondanti esempl ificazion i, invariabil mente però limitate alle più vicines alla costa co ntinenta le, includendo nel la definizione anche la s iciliana e la sarda. Per quelle più distanti, di sgraziatamente, una identica d isposizione implicava costi e rischi maggiori, ragioni suffi cienti alla rinunc ia. Indispensab ili, infatti, strutture residenziali e d ifens ive notevo lmente superiori, idonee ad ospitare guarnigioni consis tenti, unica precauzione credibile per una duratura sopravvivenza dell'insediamento civile limitrofo. Del resto, anche ammettendo una siffatta volontà, si sarebbe dovuto ipotizzare una dipendenza di a lcuni anni-fino al consegu imento dell ' autonomia alimentare de lla colonia trapiantatavisupportata da un incessante collegamento marittimo, che, per i noti motivi, si configurava, a sua volta, azzardato ed aleatorio per le ins idie corsare e le condizioni climatiche6. Ustica apparteneva a quella preoccupante categoria: nonostante ciò per la sua definitiva ed irrevers ib ile sottrazione alla fruizione barbaresca sì programmò, dopo secoli cli rinvii, la complessa soluzione: iI ripopolamento e la colonizzazione.

Il pian() di ripopolazione per Ustica Al pari del la navigazione, anche la residenza ammetteva coraggiose eccezioni: piccole etnie particolarmenre intraprendenti sul mare e scarsamente pavide nei confronti dei barbareschi con i quali si confro ntavano eia secoli - condividendone non ultima l'attività - non d isdegnavano insediamenti isolani, i più consoni alla loro naturale inc linazione lavorativa ed indole combattiva. E se : " .. .ciel liquido elemento gl i uom ini del sud .. . nutrivano (e non a torto) un gran parte timore ... in Sicilia ne erano considerati esenti i liparoti .. . Gli abitanti di que lle iso le, esperti mari nai, furono tenuti in gran conto nella corte napoletana, tan to che il reggimento formato da g iovani da lì proven ienti costituì di Ferdinando IV la guardia del corpo e la truppa con cui egli si divertiva in esercitazioni a volte più puerili che marziali ... " 7 Da quanto affermato, coincidente con una eccezionale massa documentaria circa le ricordate capac iti1 combattive marittime dei liparoti, ne scaturi va che, sfruttando la loro esigenza cli ulteriore ampliamento territoriale, con caratteristiche insediative non dissimili dalla loro tradizionale, tali popolazioni s i conCerrnavano le ideali per la realizzazione del desiderato ripopolamento di Ustica. In fatt i la ormai insostenibile press ione corsara sulle linee marittime-commerciali aveva convinto il nuovo sovrano napoletano:\ verso la metà del '700, ad operare concretamente per sottrarre, una volta per tutte, quelle comodissime isolette dalla d isponibilità barbaresca, in particolare lungo le coste siciliane. Per Ustica allora, fo rse la più pericolosa tra le isole minori, iniziarono gli studi di fattibilità di una moderna colonizzazione. L' isola di Ustica si configura in grande approssimazione ovale. Il suo asse maggiore, orientato in direzione F.NF.-OSO tra punta Orno Morto e punta Cavazzi, raggiunge i 4, 6 km, mentre quello minore, con andamento approssirnativamente ortogonale e corrente tra punta l\1egna e punta S. Paolo, s i attesta a 3, 9

-' Quanto fosse risoluzi one corrente simil e fortficazionc lo <li mos tra lo scoglio e.li Rovigli ano, che sebbene posto a<l immediata adiacenza della cosrn nel gol fo di Napo li , di fro nte ali foce del Sarno, lu roniricmo dehirnmente sin dal 1563, e q uindi sempre aggiornato e riforti ficato anche dopo l 'avvento e.lei X I X secolo.Sull 'argomemo cfr. C.G101rnANO, V. Ct M~1ELLl , A C \ S,\ lJ:. Rm·ig/iano, Napoli 1990, pp.95- 121.Dispositi vi analoghi munivano anche gli i sol oLLi prospi cienti la costi era amal l'itana-i Calli-come pure le i so le <li fronte a T ra pani-Favignana e i'vlaretimo-e molte altre della Sardegna. 1• È interess ante 1 i cord are che durante l'occupazione france~c delle Tremiti, alcune irnbarcazioni requisi te e destinate al regolare ,1pprovvi gio namento della guarnigione ven nero ca ttu rate dai barbareschi.Sulle l oro vice nde e peripezie cfr. F. Rt!SSO,

Lo difesa delegaw ... , c it. pp. ; R!\JF.l.LO , Lajìmiiiera diswmwa .. ., cii.. p.77. ~ S11i ·princi pi del regno d i Carlo III d i Borbone' cfr. IVI.SCIIIPA. li Regno di Napoli al 1empo di Carlo di Borbone. r isi. Sakrm, 1972, pp. 112 e sgg.


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1_58

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Spezzone ndoll() della carra pubblicata dal! 'Arciduca Lragi SalvaJ<>re d'Asburgo nel 1898 alla scala I : 10()()().

159 15~. Ustica. res ti di capanne preistoriche. ( foto di B. Campolo). 159. Ust ic,1. rilicvc> del XIX secolo.


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160 160. u ~1ica panoramica ( foto d i B. Cnmpolo).

km circa. La superficie è di kmq 8, 6 racch iusi in un perimetro costiero di quasi 12 km, alquanto frastagl ialo. Sotto l'aspetto altimetrico Ustica non appare mo lto accidentata: la massima formazione collinare, nota come la Colunnedda ergentesi quasi in posizione baricentrica, si attesta a soli 250 m. Proprio per la sua incontrastata rilevanza ospitava, nel passato un semaforo, prezioso collegamento ottico con Palem10'>. La menzionata formaz ione fa pat1e di una sorta di minuscolo arco montuoso che, attraversando l' isola concordemente alla sua maggiore dimensione, la suddivide in due ben distinti versanti asimmetrici . In prossimità dell'estremità settentrionale la dorsale si interrompe, originando così un autonomo cocuzzolo denominato la Falconiera, alla cui base s'impianta l'unico centro abitato, non a caso chiamato Ustica. L'ubicazione geografica dcli' isola la colloca a 95 km ad ovest di Al icudi e 67 a nord-ovest d i Palermo, da dove dall' alto di Monte Pellegrino è possibile contemplarla nelle giornate limpide. La sua genesi, al pari di nme le Eolie, è vulcanica, e lo stesso colle del la Falconiera è un antico cono eruttivo di cui conserva ancora. alquanto evidente, l' originario cratere. Rada la vegetazione e scarse le precipitazion i: povera anche per conseguenza la sua agricoltura, idonea ai vigneti ed agli uliveti . Quanto, però, attualmente osservabile è conseguenza dell'azione antropica succesiva alla colonizzazione. per molti aspetti disastrosa e irrevers ibi lmente devasrante. Sotto il profilo storico l'isoletta non fu sempre disabitata. G ià intorno alla metà del secondo millenn io a. C. risiedeva sulla stessa una stabile popolazione, agevo lata dal particolare che all'epoca la superficie complessiva dell'isola era notevolmente maggiore, probabi lme nte add irittura il doppio dell'attuale : i catacl ismi vulcanici, che nei periodi successivi la sconvolsero. ebbero tra le altre conseguenze una sua vistosa contrazione . Di certo si sono individuati due, e

'' Il daw del co llegamen to ottico co n t\fontc Pellegrino è ce rtificato dulia Uilaz.iom! della coraggiosa difesajauc1 da' nuovi Ahil(t1ori d<'ll'lsolo di lJ.l'lica. Palermo 1762, r .3 : <<Gl i Ab i tatori sull a ~era fecero c inque fuochi per far comprendere. che vi erano c inque hastirncnti nemici, cd i l giorno dopo avendosene avuta la nofo.ia in Palermo sì dal Torraro di Monte Pellegrino ...». Circa il çod ice cli segnalazione ouico cfr. FRusso. La dif'es(/ cosriera del Ueg110 di Sicilia .... cil. , tomo li. pp. 380-81


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fo rse anche tre, grossi v illaggi costituiti da moltissime capanne, costruite in pietra e coperte con leggere strullure vegetali, reciprocamente addossate. Lo scorrere dei secoli, ad onta dei ricordati sconvolgimenti naturali , non vide affatto affievolirsi la presenza umana sul l'isola, tant'è che, intorno al TJT sec . a. C., si individua un ennesimo villaggio, ma cli tipo rupestre, proprio s ulla collina della Falconiera sovrastante l' od ierna Ustica, soluzione insediati va che già tradiva una prioritaria esigenza difensiva. Ben conservate le abitazioni, delle quali è possibile ancora osservare resti pavimentali e, soprattutto capaci cisterne, condizione primaria per la permanenza stabile in essa che, sebbene non priva completamente cli acqua, mai ne dispose in abbondanza e perennementelo. In epoca successiva si avvicendarono insediamenti fenici, cartaginesi, greci e romani senza a lcuna apprezzabile soluzione cli continuità. Nei classici latini ogni riferimento ad Ustica lascia desumere la condizione di stabilmente abitata, e le riscoperte archeologiche di ville romane confermano pienamente ta li affermazioni. In età alto medievale vi si stabilì una comunità benedettina, probabilmente a partire dal VI sec .. come proverebbero alcuni documenti. Intorno a!Ja stessa si anelò aggregando un abitato, e tanro il monastero che l'intera isola assunsero, e mantennero per circa sette secol i, il nome di S. Maria 11• L esplodere della conflittualità arabo-bizantina arrecò un progressivo scadimento alla sicurezza, riguardandosi. da entrambi i contendenti, quel minuscolo avamposto marittimo per sito strategico. E forse solo successivamente alla conquista normanna ed al ristabilimento cli una solida sovranità, la vita tornò se non a prosperare per lo meno a fluire tra le vetuste mura monastiche. Ma fu per breve tempo. Di sicuro nell'anno 1274, tramontata la parentesi sveva, a seguito delle ormai insostenibili scorrerie saracene, i residui abitanti dovettero abbandonare quella residenza e trasferirsi in Sicilia. Nonostante ciò è possibile accertare dalle fonti una non estinta presenza ecclesiastica su ll'isola, al punto che in data 131 3 papa Clemente V concedette il monastero di S. Maria e l' intera UsLica al vescovo cli Palermo, con l'esplicita ordinanza di restaurarne il complesso monastico e ricostituirne la comunità 12 • La concessione fu ulteriormente ribad ita nel 1326 dal sovrano Federico II di Aragona 1" . Ammesso che la volontà pontificia abbia trovato attuazione, l'iniziativa ancora una volta ebbe brevissima durata: intorno alla fine ciel XIV secolo. inCatti, ogni traccia di vita sembra drasticamente arrestarsi, per l'ennesima volta a causa ciel rial.'.utizzarsi dell'offensiva musu lmana. Da quel momento per oltre quattro secoli soltanro i rovi e le capre si contesero lo stabile soggiorno su Ustica' Saltuari. quanto assidui, frequentatori invece divennero proprio i corsari barbaresch i, che nel deserto scoglio trovavano un comodissimo ricovero ed un accogliente ormeggio avanzato, di incontrastata validità. La posizione di Ustica, come abbiamo accennato, si caratterizzava per essere una sorta di scalo strategico nel passaggio fra il basso T irreno ed il canale di Sicilia, rotta per antonomasia delle uniLà corsare. La s ua penuria d'acqua, ed in particolare l'improbo prelievo della scarsa disponibile, assolutamente incompatibile-se non in situazioni di estrema emergenza-con le normali esigenze delle galere, non le consentì di assurgere a caposaldo permanente occidentale, nè a base corsara primaria: unica potenzialità appunto quella di ancoraggio di fortuna per il naviglio barbaresco. lnfau.i già nel 1555, stando al Fazello,

i o Cenni alla originaria colonizzazi one di U scica-o più in generale delle Eolie-si trovano in S.MOSCATI, La civilrà m.edirerra11ea d{lile origini della storia al/'avvemo dell'ellenismo, l'v1ilano 1980, pp. I 0 1-102;ed ancora S.MoscAn , /ralia archeologica. Novara I 980. p.12.Più in dettaglio E.LA F1scA, Us1ica parculiso dei suh, natura, storia, arie, turismo, Milano 1986, pp.67-73.Eù ancora G.T RACl llNA. L 'isola di Ustica dal MDCCLX sino ai giomi nostri. Cenni storici compilati dal Parmco Giuseppe Tmchina, Palermo 1885. parte prima, pp.20-22 della riscampa, Palermo 1982. 11 Cfr. C.TRASSELLI. // popolt1111e1110 del/'iso/(1 di Ustica nel secolo XVIII. Ro ma 1966, pp. J 1-J 5. i; Cl r. G.C.SEMIN,\ RA . Notizie storiche sull'isola di Ustica , Palermo 1972, p.55:« ... perchè la Ch.iesa ù i S.Maria in Usti ca,

per lunga mancanza crollala e deformata sì nello spirituale che nel temporale, si renda al primiero st.ato eù in perpetuo sia annessa al la Chiesa Palermitana, prendendone, i l Priore, ossia Rettore. il necessario vi vere, sui proventi stessi della Chiesa, non venga c~sa defraudala dai devoti ossequi dei fedeli, ed in nessun modo si trascurino le anime ... >>. 13 Idem. p.56.ln tale 'Decreto e Diploma' reale l'arci vescovo di Palermo Giovanni Ursino, venne immesso nel possesso dell' iso la. i l che conferma la success i va precesa proprietà da parte della Mensa Arcivescovile.


Us1ica /762

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16 1

162 L: s1ica . panoramica poni cc iu lo (foto di 13. Campolo).

161. Ustica. forte de lla Falconi era (foto di B. Campo loĂŹ.


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la sua connotazione precipua è quella di: " ... jarn vero com omnino deserta siL cnmodum piratia srationes prebet... ".

1~

Un siffauo utilizzo, ovviamente, comportava funeste conseguenze alla costa settentrionale siciliana, ed alla nav igazione in genere. II parlamento di Palermo, nel J 597, valu tata a pieno l'insidiosità scaturente dal l' assoluto abbandono dell'isoletta, decise, nell'ambito del programma generale di di fesa costiera ciel Regno, la fortificazione cli Ustica, al pari delle altre numerose isole minori. La motivazione addotta non lascia alcun dubbio sulla notoria mortifera esposizione: ··... un sussidio cli tre mamila scucii per forti ficare l' isola di Ustica dalla quale il regno riceve molto danno per essere ordinari a stanza di nemici di nostra Santa Fede come si è visto per la cattivazione di molle anime e per essere diminuito il commercio. considerando negozio i mportatlle il dare ri medio agli incomodi e danni futuri e levare tale comodi Lii ai corsari di danneggiare e di predare .. .''. 15

1\fa, per motivi a noi sconosciuti, della oculata disposizione nulla se ne fece in pratica: non è affatto da escludere che l'inerzia scaturisse dalle eccessive diatribe burocratiche connesse con la proprietà di Ustica, sempre della Mensa arcivescovile di Palermo. Non fu quello, comunque, l'unico tentativo finalizzato ad elimanare la rischiosissima situazione. Il vicerè Ossuna, ancora nel 161 L insisteva per l'immediata applicazione di una analoga disposizione, a suo parere indispensabile, per bloccare l'incessante stillicidio di perdite cli beni materiali e di vite umane, derivanti proprio dal la frequentazione ini :1terrotta dell'isoletta da parte dei corsari barbareschi. Ma o per i supposti motivi , o per nuove difficoltà, delle autorevoli disposizioni nulla fu attuato. Si deve attendere la fine del XVII secolo per riscontrare una rinnovata esigenza frustrativa della ormai endernizzata fruizione corsara di Ustica. Tra il l 694 ed il 1700, infatti, vennero inviati su lJ' isoletta alcuni ingegneri militari, con il compito specifico di studiarne idonee fortificazioni, per eli minare definitivamente la secolare vessazione. Disgraziatcmente, per l'ennesima volta, anche di questo intervento nessun seguito concreto si riscontra in loco. Trascorse così il viceregno spagnolo;trascorse pure il viceregno piemontese, e quindi quello austriaco 16 : le capre continuavano a brucare l'erba dì Ustica e ad osservare apalicarnente il tradizionale indisturbalO anclirivi~ni barbaresco. Finalmente con l'avvento della dinastia borbonica la Sicilia rientrò in un contesto gove1'11~1tivo non eminentemente coloniale. Tra le basilari cure del nuovo sovrano, Carlo III cli Borbone. la salvaguardia della vita dei sudditi , ciel territorio nazionale e dei commerci marittimi ebbero un ruol o fondamentale : si tornò pertanto a discutere sulla tragica questione di Ustica. Tra i primi a notificare al sovrano la interminabile teoria d'insulti corsari, causati clall 'abbanclono cli Ustica, si di stinsero iI Comandante delle Armi ciel Regno e il Consultore Cavalcanti. Alla probabile perpkssità di Carlo lll, circa l'inspiegabile deficienza difensiva, gli stessi personaggi sottolinearono l'apparlcncnza dell'isoletta alla Mensa Arcivescovile cli Palenno. Dal che ne scaturì, in data 20 settembre 1758, una rnissiva re.aie al vicerè Fogliani 17 sollecitante un accertamento sulle fondatezze dell'asserita proprietà. In quelle iniziative è agevole riconoscere la finalità strettamente militare che si intendeva perseguire nei piani successivi di ripopolamento cli Ustica: ovvio quindi che la notizia dei mirati interessamenti

T.E\ZELLO. Defl'hisloria di Sicilia, Venezia 1573. vol.2. prima edizione in latino Palermo 1558. Il documento è tratto dal Tomo l, Mcm. de' Parlamenti , p. 247, ed è citatO in, Cenni storici della colonizzaz,ione del/'isoletl(t di Us1 ica, con documenli inedili o rari e concessioni acconlati, del 14 ma, ..,,o 1761. Palermo 1982, p.7. 1' Il ·regno piemontese' iniziò nel 17 13. e terminò r,raticamente nel I 720, ma già dal 1714 il sovrano Vittorio Amedeo di Savoia era riencrato a Torino. per manifesta incompmibi lità con i suoi sudditi siciliani .Gli aust riaci a loro volta restarono nel1· isola Cino al I 734.Su alcuni aspetti ciel vicercgno austriaco cfr. A . D t V1noR10, Gli w.1srriaci e il Regno di Napoli 1707-1734, idwlof.!ht e 110/i1ica di s11il11ppo. N apoli I 973. pp.3-1 2.Sulle disposizioni austriache tese ad incemi vare il commercio in Sicilia d r. o.rvJ,xCK s~,JITIJ. S1oria della Sicilia ... , cit.pp.325 -332. 17 Giovanni Fogliani d'A ragona sostenne la carica di vicerè tra il 1755 ed I 768.Pur non essendo di origine meridionali:: cn~ tituì una figura cli eccezionale rilievo.G.F<XLZO.'iE. // Reg110 di Carlo di Borbone in Sicilia_( 1734-1759). Bologna 1964. p.123. al krma:«È solo con l'avvemo al potere del piacentino Giovanni Fogliani che può cominciarsi a parlare di politica auconoma del regno di Napoli .Tale politica. proseguita poi dal successore Bernardo Tanucci, non è comunque tale da interessare la Sici lia ... ». IJ


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di Napol i, venisse fatta confusamente pervenire ai Liparoti, i più consoni, per quanto ricordato, all ' impresa. Ad ogni buon conto l'accertamento del Fogliani, ed i suoi buoni uffici con la Mensa Arcivescovile, produssero un rapido accordo: l'isola avrebbe potuto tornare d isponibile per il Regno a condizione delle corresponsione di un canone annuo pari ai proventi che la stessa garantiva, ovvero 60 onze: il contratto fu stipulnto il 4 maggio del 1759. Ma già il 21 apri le, riprova della ormai acquisita priorità realizzativa, un dispaccio reale aveva dato incarico ai diretti responsabili locali di attivarsi per la costruzione cli due to1Ti su Ustica, premessa difensiva per qualsiasi insediamento civi le o militare.1128 partivano eia Palermo alla volta dell'isoletta gli ingegneri preposti alle analisi cli fatti bi I ità ed alla eventuale progettazione esecutiva delle menzionate fortificazioni 18 . Da questo momento s iamo in grado di seguire, dettagliatamente, tutte le diverse fasi della co lonizzazione d i Ustica-e della s ua prima tragica conclusione- sui documenti, eccezionalmente esaustivi, pervenutici sull'interessante episodio.

li ripopolamento di Ustica C he la volontà sovrana fosse coinvolta direttamente nell'impresa è intuibile daJla celerità con cui si avvicendavano i d ispaccì da Napoli, spesso accavallandosi letteralmente fra di loro. Mentre, ad esempio, s i trattava con la Mensa Arcivescovile, già si immaginavano le torri difensive, ma ancor prima degli incarichi profess ional i per la loro progettazione, il 4 apri le il re aveva promulgalo l'autorizzazione alla colo ni zzaz ione cli Ustica , con una serie cli minuziose prescrizio ni di dettaglio, assolutamente diverse dalle sommarie, altrimenti di prammatica. Quasi a frenare il conseguente entusiasmo negli speranzosi potenziali co lonizzatori, eia lui stesso per molti versi scatenato, Carlo III, dando prova cli buon senso, impose una serie di fasi progressive ineludibili. Si sarebbe pertanto avviato il programma con la ricognizione e con il ri lievo geo-topografico dell'isola, al quale dovevano far seguito la stesura dei progetti d ife nsivi e quindi i piani urbanistici ed insediativi . Ogni alterazione avventata della rigida scale tta si sarebbe potuta trasformase in una dolorissima ed iITeparabile tragedia, di cu i non mancavano significativi precedenti. Nè peraltro si disponeva, al momento, della indispensabile certezza sulla congruità del le risorse ambientali per una presenza umana non temporanea o marginale. La missione affidata all'ingegnere militare brigadiere don Giuseppe Valenzuola, con l' assistenza di tre colleghi subordinati , s i proponeva pertanto di colmare le accennate lacune conoscitive, redigendo una monografia esaustiva cli tutta la problematica connessa con l'operazione di ripopolamento. Dei collaboraw ri del Valenzuola facev a parte anche il successivamente celebre geografo Pigonati. Questi, sfruttando I' irripetibile occas ione, compì una vasta gamma di osservazioni scientifiche e naturalistiche-ed anche larvatamente archeologiche-condensandole in un saggio pubblicato pochi ann i dopo, nel 1762, grazie al quale siamo in grado di apprendere il contesto ambientale cieli' isoletta intorno agli anni '60 del XVHI secolo. È curiosa la sensazione che si ricava leggendo tali accuratissimi rilievi: sembrerebbe di essere dinanzi alla scoperta geografica di uno sperduto atollo oceanico e non invece alla ricognizione di uno scoglio a poche mig lia eia Pnlermo! Era, del resto, anche quella una delle non ultime conseguenze della guerra di corsa : rendere tal mente estraneo il territorio nazionale non di fend ibile, da farlo completamente dimenticare! In data 28 aprile 1759 un dispaccio del vicerè di Sicilia Fogliani , certifica l'avvio della missione de i sunnominati tecnici provvedendo alla loro suss istenza: " in occasione che l'ingegniere direuore Brigadiere D. Giuseppe Valenzuola a correlazione delle sovrane intenzioni di S. rvl. di suo reul ordine comunicace al Vicerè, dovea imbarcarsi sulle regie galeotte per condursi nell 'iso la d' Usti ca, onde giusta le reali istruzioni a forrnar la pianta, e stendere il progetto che gli si era i ncaricalo per clue torri si provvide per la sussistenza del detto brigadiere e dei tre ingegnieri che con lui clovean colà recarsi , sì

1~ Il documen to è citato i n Cenni s1orici della colonizzazio11e dell'isole11a . ., c it., p.33.ln particolare afferma:« ... In occasione che l 'ingegnicre direttore brigadiere D.G iuseppe Valenzuo la... e dei tre ingegnieri che con lui dovean colà recarsi, sì dei co1r11ne~tibili. che dei potabili, esperessamcnte disponendosi che fosse fatta provvista di ouo botti di acqua acciò non mancassero dd la medesima ...».


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dei co 111111es1ibili . che dei potabi li. espressamente disponendosi che fosse fatta provvista cli botti otto d i acqua acciò non mancassi:: della medesi ma". 19

Tn realtà dalla meticolosa relazione del P igonati Ustica, almeno sotto il profilo idrico, sembrerebbe molto meno inospitale del supposto, ed affatto brulla. La sua superficie, infatti, gli apparve coperta da una lussureggiante vegetazione particolarmente ricca di grandi alberi, ottimi per la carbonizzazione-da cu i la frequentazione stagiona le dei lavoratori forestali-e per le costruzioni, peculiarità botanica ormai completamente scomparsa. Così la descriveva: ..Tulle le delle al tezze sono coverte da un gran numero di piante dette opunzic. ed in Sicilia fichi d' India, che il mome rendono inaccessibile. Qucs1i due monti sono di presente imboschiti, e producono degli oleastri in gran numero. e nel le col line si potrebbero piantare delle vigne, essendo il terreno molto l'ec.:ondo. li piano della detta i~ola è fert ilissimo. abbenchè in oggi i mboschito nella mano del monte. e pieno di oleastri, i quali si potrebbero rendere fruttiferi per mezzo dell'innes to. Gli alberi dc' boschi, de' quali è rives1ita l ' isola. sono ottimi per far carbone. ed alcuni ad uso de' l'alegnami .. :·20

Circa l' acqua, poi , lo stesso geografo evidenziava la presenza cli due grossi invasi naturali, ottimi per l'abbeverata del bestiame e di una grande cisterna. capace di oltre mc 200: ... in essi boschi si ritrovano due ben grandi stagnoni pieni cli acqua di color giallicc.:io, e quasi putrida, la quale ~i ferma in quei luoghi a c.:agione dello scolo de· monti;per altro con qualche artifiz ioso r iparo ella non solo potrehbc servi re per gli armenti, ma pure per provvedersi d i ac.:qua i basti menti , e dentro d'un bosco v·è una c isterna c.:apace di comenere 500 bolli d'acqua, la quale da altro luogo non può venire che dallo scolo de' monti, siccome non mollo da qui lontano vi è un altro c.:oncavo. in cui vi si renna l'acqua in copia bastevole .. ."2 1

Sempre sulla medes ima vitale disponibilità, il Pigonati rintracciò, in una grotta costiera, un cospicuo stillicidio di acqua perfettamente potabile, della portata di quasi un paio cli mc al giorno, ulteriormente ampliabi li con idonee opere di captazione: ·· cd ivi in una [g rottal si vedono diversi stalallili. da no i detti lambicchi. e per mezzo dell'acqua. che da essi scorre. si rempie un recipiente d i baril i 24 !'mc I 01in più g iorni. essendo il diuturno scol o delle acque di sol i barili 6 in circa. e col taglio di alcune pani superiori. che sono in quella grotta. si potrebbero avere più cli 12 bari li per ogni giorno: molto più, che dovendosi fare un recipiente rivestito cli tufo, non si perderebbe quell 'acqua, c.:hc oggi sormont;mdo il piccolo concavo dalla natura formata. ed in essa si ammirano vnri lambicchi. L'acqua è ouima, essc:nclo chiara. e leggiera come suole accadere a tuHc le acque filtrate nei momi :·22

11 dato, sebbene affetto da una troppo breve osservazione, sembrava stornare ogni timore circa la paventata aridità. Il relatore, inoltre, rimarcava l'abbondanza della selvaggina e l'eccezionale ricchezza, lungo le frastag liate marine, di pesc i e di molluschi, altro indiscutibile fattore propizio per un primo nucleo res idenziale. Così le s ue parole al riguardo: " Nel l'orlo del mare si vedono non solo in grande abbondanza guizzare ottimi pesci (a questa pesca, come ancora per quella del corallo. di sovente si portano i trapanesi) ma anc.:he molti crostacei univalvi. ed altri bivalvi;i pri mi legati al duro sasso. e gli altri muovendosi per quegli scogli danno un piacevole d iletto à spettatori .. .''2:1

Nelle stesse note l' autore forniva i primi elementi cli toponomastica loca1e, attinti senza dubbio dai ca rbonai, unici sa ltuari frequentatori de ll ' isola: ··... Si incontra una cala detta cli S. Maria, la quale forma pressochè un semicerchio, il quale nella parte concava vi en battuto dall'onde della pane cli Scirocco e di .'vlezzodì. Sc.:orrcndo il resto ciel litorale si ritrova la cala della del li Spalmawri. la quale è spiaggia comoda a legni piccoli per tirrarsi in terra. e agli altri cli mezzana grandezza per restare sull 'anc.:ora cò venti o rientali. non già però comrari .. . Nel li torale della della isola si ritro vano due scogli poco distanti eia terra, ed una secca. De' scogli l'uno vie ne dello ciel Medico, e l ' altro elci Colombaro. e la secca è c.:hiamata della Galera ... È la detta isola quasi tagl iata in mezzo eia Ire ben al ti monti. due dc' quali sono uniti, cd uno disgiunto. De' primi quello ch'è nel centro del l' isola vien detto Monte della Guard ia Grande. e ques10 è i l più grande, l' altro della Guardia de' T urchi , ch ' è dalla parte cli M ezzogiorno e Libccc.:io. cd il terzo esposto a Gr eco o Tramontana, dicesi Monte della Falconara. nel quale si vedono vestigi d'an tichi l~1... 24

1''

Idem. Da A.P1GO:sA11, Fopograjìa dell'Isola di Ustica. in Opuscoli di awori siciliani, tomo IV. Palermo 1762. pp.251 -280. 21 Idem. 2: Idem. 211

"·' Idem.


/Jsi ica I ĂŹ62

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16.,. Ustica. deuaglio fonc della Falc:onicra (foto di B. Campolo). 16.:I. Ustica. deuag li fonc. della Falconiera (foto di B. Campoloi.


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165 165. l~ola ui Ustica. torre costiera (foto B. Campolu).

C irca i citati toponimi2S, il çui significato li ricollegava sinistramente alla presenza turco-barbaresca, va osservato che quello rintracciabile, nelle svariate accezioni dialettali , come 'spalmatore' - 'spalmadore' -'espa lrnatore', ecc. , frequentissimo in ogni isola minore italiana, è la testimonianza certa della frequentazione corsara. Infatti presso tali insenature i barbareschi solevano, dopo aver 'tonnato'26 i loro battelli , spalmarne di grasso le carene e l'opera viva, in modo da assicurargli una maggiore velocità, requisito basilare per la caccia e, purtroppo, molto meno frequentemente per la fug a. Il rilievo topografico e la relazione pervennero a Napoli nello stesso anno, e, senza alcun ulteriore indug io. subirono un approfondito esame da parte del Consigl io cli Commerc io per individuarvi i necessari provvedimenti finalizzati alla concretizzazione del ripopolamento . Non ravvisandovi significative incompatibilità, od inadeguatezze propositive, lo stesso organo subordinava, in conformità al dispositivo sovrano, il prosiegu.io del piano ad una serie di basilari preliminari che così notificava il 21 settembre al viccrè di Sicil ia: " Appuntamento, o istruzioni da darsi al vicerè cli Sicilia per la colonizzazione dell'isola di Ustica. Si scri va al signor Vice rè di Sicilia in r isposta della sua de' 15 di giugno dell' anno corrente in cu i venne annessa un' altra dei 14 di deno mese cli quel comandante delle arm i, ed un dettag lio. pi ano. e pi anta dell'ingegniere Valenzuola toccarne la nuova popo lazione da fars i nclr isola di Ustica. Cli'essendosi seriamente il tu no es aminato nella co nferenza del detto giugno si è r isoluto (quando la Maestà Cattolica si degni uni formarsi) cli doversi incari ca re a detto si gnor Vicerè, che per uno stabile pi ede a della nuo va popolazione, e porsi in sicuro fa d' uopo d i dover-

::5 Sull'argomento c fr. U .LosJ\C:co. La topono11ws1ica deil'isola di Ustica, in L'Uni verso, r i v.!GIVII, maggio-giugno 1982. anno LX I L n" '."L pp.5 19-538. 2<• La procedura consisteva. stando al vocabolari o del Guglicl motti. alla voce ·spal mare', ncll'abbattere:«il bastimento in carena. Creuarlo. rasc hiarlo . bruscarlo. ri stopparlo. incatra mar lo. ugnerlo a caldo col se vo. ceru ssa. olio di pesce. e in genere co i Patrnmi marinareschi per renderlo più netto, più vcloc~. più sicuro dalle brume...» .


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,i esegui re le i sl ruzioni qui notate. Cioè cl i fo rmarsi un corpo cli guardia di due o tre uomini sulla coll ina più al ta al mezzogiorno, chiamata la guardia grande. per pote rsi anticipatamen te scovrire i navigli barbareschi. che volessero approdare in dena isola, e scansare con ciò, che l a gente. così ora che si dovranno le rahbriche costruire, come in appresso c: he sarà po polata non sia inopinatamen te sorpresa. Ed essendo l' isola d i Ustica di c: ircuito di otto miglia e mezzo in circa di canne 777 si cili ane per miglio ... non com icnc nella sua figura ovale al tro che due sca1i. o spiagge. uno dei guaii è mollo adatto chiamato di S. Maria, e l'altro un poco disadatto c:hi amato l'Espalmadorc che ha degli scogli, ove dcbbonsi legare le gomene che in certo tempo Jç logorano, e tagliano. In questi due scari si debbono l'o rinare due rnrri cli guard ia. capac:i di alloggiarvi un corpo di guardia propor7.ionmo per ciascheduna, e cl i situarvi dei can noni in quella quantità, e calibro che si stimerà necessario. Pri ma di ogni al tro si accomodino . ri co rnponghino. e r iduchino a perfezione tu tte l e guaste cisterne che si 111enz innano nel piano dell' ingegnicrc Valenzuola, e si costru isca bcn' anche i l recipiente dentro della grolla di S. i\,1aria per potersi raccog liere in maggior y11anlit~1l'acqua più perfetta da bere. T ulle le quali cose si riducano a perfez ione pri ma di trasportarsi le famiglie che popo lar debbono detta i sola:e si compi scano a spese del R. Patrimonio u11i 1arnerne co l forno da cu ocer pane per il pubblic:o ... l'er comincia r delle fabbriche si facci,1110 passare in delta isola una trentina di operai con altri trenta o quaran ta cl istenmi. cd un bu on sovrastante con truppa corrispondente. fo rm,i nclosi co lla possibile cele ri tà le baracc he d inorn te nel piano di Valenzuola non solo pcl coveno di detta genie e magazino, ma anche per la celebrazi one della s:1nta messa sino a tanto che si costru irà una ch iesa proporzionata sulle vesti gi a che v i sono dell'altra rovinata .. . Nel tempo d ' inviarsi la dena gente in Usti ca s' in vi i con essa un sacerdo te munito di facol tà di am ministrare i sacramenti e cogli abit i e vasi sacri ... Si racci hen trasportare in detta isol a tuno il bisognevole per costruzione delle baracche, e fabbriche suddette. e tutti i petrecc i necessar i con biscono, fanna. ed al tri vive ri per sostegno degli operari, disterrati, e tru ppe ... S'inviì no parimente con detta gente quattro can noni del ca li bro opportuno con gli attiglier i e munizioni neces s;1rie acciò si pongano in due batterie in amcndue scari dinotati per cov rire gli operai e truppe da ogni incurs ione dei barbari sino a chè saranno erette le torri di guardia. -Formata c he sar;t la popol azione o in poea o in più avanzata quantilil si cur i dal tribun ale del R. Patrimonio che quella gente sino a che abbii i propri prodo tti non r irnanga senza \' i veri _che debbano però conseguire dal continente della Sicilia a propri e spese di quegli abi tanti di Ustica, invigilando 1· istesso tr ibunale per la provvista clell 'isola sudc.leua ugualmente come di ogni al tra uni versi t/1 e co mune del regno. Si dia l' ordine a S. E. i l signor generale della marin a che facc i spedire i due br igantini che sono in q uesta Darsena con far li inca mm inar per Palermo. affinchè con essi si possano inca m minare e.la Si cili a in Ustica i viveri. materiali e pctrecce d i notate con darsene da ora no1i zìa a yuel signor Vicerè di ta l data provvidenza. Il medesimo signor Vicerè dia gli ord ini opponuni che la fabbrica per la nuo va popolazione che deve farsi eia quelle 1·amigli e che trasporteranno il propri o domi cil io, ccl a loro spese ciascheduna per la propri a abitazione e co 111odo. si facci con simmetr ia, ed ordine in modo che l' una casa attaccando coll'altra for mino strade regol ari, e secondo il d isegno che fonn crit l' i stesso ingegnierc che si ri troverà clirigenclo l'opera .. Ed essendo i I te rreno ci eli' !sol.i in buona parte atto alla co ltura. alla piamaggi onc delle vigne ed alberi fruttirc ri. ad altro atto a formar degli oliveti, cd al tra pane boscoso, cd altro Cinalmente steri le e sassoso, composto di rupi e greppi ... il dello signor Vicerè rimetterà al T r ibunale ciel Regio Patri monio che facc i un scandaglio del numero delle fa mig lie ed abi to to ri che in detta Isola possano trasportarsi per vi verci senza penuria. R i l'lettc:ndo che sebbene i ... cerreni dell' i sola di Ustica ... possan dar molto nella prima racco lta per essere il terre no riposalo. non così negli uJl.eriori avverrà in cu i non in ogni anno può seminarsi . Quindi consideri il mede.. simo rribu nah.:. se fosse più spcdiente di assegnare ;i ci ascheduna fa miglia [invece di una sal ma ed un qui neo] due ~alme sici li ane di terra co lti vabi le, ed una salma cli quella alla per ol i veti, affinchè la gente animata dal rnaggi or co modo pi ù facilmente v i trasponi il domi cili o .. Il boscoso. e non capace d ' innes tars i ad arbori fruuiferi rimanga per uso com une degli abi tanti così per le fabbr iche. co me per gli usi domesti ci. Con che si abbi a sempre la mira a non sboscare. rna a mantenere la superfi cie se111pre boscosa. Ed al'l'i nchè si animino i nuovi abitato ri a trapi antare le loro rarn iglie in delt a isol a, e speci almente i Lipamti c he ne han dato le suppl ic: he. si pubblicherà bando per la stessa v i a del Tribunale del Real Patri monio della totale rranchigia per i l corso cli d icci anni di dazi, dogane, e cande regie. e donativi a favore cli col oro, che i vi si porteranno ad abitare l'isola suddetta.. . A ppunwment.o della Confc rcn;,;a di commercio dc' 22 sectembre 1759''. 27

11 documento appena citato dimostra la completa accoglienza delle precauzioni reali, tese ad evitare. in modo assoluto, qualsiasi immissione di civili in Ustica, prima della costruzione delle fortificazioni . Traspare altresì che la d irigenza governativa era lalmente conscia del peri.co lo delle incursioni corsare eia stanziarvi. anche per il periodo necessario all' approntamento del le sole difese, una piccola batte-

:7

Documemo citato in Cenni swrici sulla coloni~wz.ione del/'isoletw ... , cit .. p.38.


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ri a di arti glieria su quattro pezzi destinata alla salvaguardia sia degli operai c he dei mi litari. Tuttavia, sebbene il programma fosse alquanto dettagl iatamente stabil ito in ogni singola fase, pri ma de lla effettiva attuazione dovette sottostare a ll' immancabi le iter burocratico. In data IO settembre 1760, giusto un an no dopo la risoluzione di fattibil ità, il vicerè così relazionava al riguardo: .. Ind icandomi si di real Ord ine per via della Real Segreteria di Stato e del Diplo ma d i Azienda e Commercio in daia dc' 14 dell ' ora scorso mese di agosto. ch'essendo~i esamina ti per ben due vo lte nella Conrerenza di Com merci o d i Napoli il deuaglio. il pi ano. e pianta dell'ingegniere Va lenzuola sul proget to per la popolazio ne da fa rsi nell' isola di Ustica che rimessi con mi a lettera ciel 15 giugno dell 'anno p.p. insi eme ad un'al tra cl i questo rn mancla me generale delle armi sull'assunto. ha la suddetta Conferenza formato un appuntamento ed istruzione di quamo ha creduto do versi eseguire per un tal effetto:fattosi ul ti mamente presente tutto al Re nel suo Consiglio di Stmo e cli Reggenza. S. ivi. vi si è uni forma lo. non inrnntrandosi col à riparo, circa quanto v iene proposto nel ce nnato appuntamento ed istruzione. -Quindi d i real Ordine mi si rimette l'annessa copia. acci occhè in teso di tutto. e dandosi cu rico delle circosta nze di cntestn tribunale, onde possano sorgere mol te di fficoltà, riferisca se ne incomri al currn nell'esecuzione delle d isposi,,ioni indicate in dello appuntamento, proponendo ben anche quanto m ai possa occorrer mi sull'assunto mcdcsi111 0:nell 'intelligcnza che qualora co n assegnarsi fra nche in PERPETUO e por,.ioni d i quelle terre atte a col tura a co loro che vo lessero tras ferirsi in quell ' isola, si potesse venir a capo d i tal e disegno. non sarà lontano S. M. di accordarl o Onde io in segui to al real co mando al proprio te mpo che pass o a mani di VS. copi a del sopradelto appunta meni.o, ed istru,.ionc. la prevengo d i fars i carico di tutto, acciò mi r i ferisca l e d i fficol tà chi:: possa inco ntrare. e se le possuno o fferirc circa quanto viene proposto in sudctto appuntamento ed istru zi one per 1·esecuzi one cl i esso. a fine di poter soddi sfare esattamente a quanto S. M. coma nda. E nostro Si gnore lo l'elici ti. Palermo I O seuembre 1760 I l M,1rc hcsZ Fogliani ". 28

Nel frattempo, quasi a voler ulteriormente incentivare il trasferimento di coloni-a stento tenuti invece a freno -le condizioni, già fortemente attrattive suggerite dal Tribunale ciel Patrimonio, subirono un' altra sensibi le migl ioria. apparentemente a beneficio dei sol i indiv idu i appartenenti a due ben precise categorie professionali. In realtà perè> in quelle rientravano tutti i liparoti, per cui il provvedimento acquistò, a1 loro occhi, nuova stimolazione irrefrenabi le. Eccone i dettagl i propositivi: " I l segretario di Stato. e del dipartimento di Azienda e Commercio D. G iuli o Cesare d'And rea d i real Ordine con Dispaccio de· 18 del mese cd anno ora scorso, rn i scri ve che ha reso con to alla R. C. di quanto V. E. l' in for mò nel la sua Consul ta. che io rimessi con mia leuera dc· 3 1 ouobre di deuo anno p. caduto circa l 'esecuzi one dell ' appuntamcn10 foflosi dall a Conrerenza di Com mercio di Napoli per l a popol azione dell ' isola cli Ustica. ed inteso S. f\1. di non incont rarci V. S. ri paro alcuno. sebbene nulla l'abbia rassegnato sul motti val o articolo dcll 'asscgna,,ìone delle terre in perpetuo. ha determinato la M. S. . che non sol amente s'assegnino ai ca pi di r,m1igli a c;.hc co n l a medesima si trasferiranno all a popolazione di detta I sola. due salme siciliane di terra colti vabi l e. cd un'alt ra salrna ana per oli veti, c he in tu!to sono salme tre fra nche per anni dicci, come ha proposto il di visa to tr ibunale. ma anco ra che si assegni con la medisma franc higia. e per il. tempo rncdesimo un' al tra sul ma di 1erra seminatori a ad ogni capo di famigli a degli artefi c i. e m arinar i. c he parimen1i si porteranno nell' Isol a suddetta per fa rvi il loro do micili o, e d i real Ordine mi si previene perchè co rnunica ndolo a V. E. proceda ad accetlare le convenevoli propos te dei Liparoti. ed al tri c he vogl i ono tras ferirsi in Ustica. e prescri vere le fami glie che vi si potranno stabilire, ed al dippiù dell a ispezione di V. S. che si addita nel cen nato appuntamento. ed istru zione con dare opportunamente avviso del tern po proprio in cui dovransi dall a real Corte spedire gli ulteriori ord ini, e previdenze espresse nei la mentova ta istruzione, cd altro che co nvengano per porre mano ad eseguirsi l'operazione suddetta in nme l e di lei parti. In seguito della c,prcssa1a real r isoluzi one co munico. e prevengo nmo a V. S. acciò esiegua esatta e puntu al mente la medesi ma in tulle: le sue pan i. E nostro Si gnore la prosperi. Paler mo 9 gennaro 176 I Il Marchese fog liani A l Trihunal clet Rea l Patr imonio".29

La moti vazione, sebbene tacita, è faci lmente recepibi le: sarebbe a ltrimenti singolare che dovendos i avv iare una coloni a agricola si concedesse un maggiore quantitativo di terre ad indi vidui non direttamente coinvolti nella sua coltura ! Ma è proprio il tenore di questa disposizione c he ribadisce, inequivocabi lmente. la mai sopita f inalità militare dell ' iniziati va cli popolamento di Ustica. Le ampliate assegna-

2X Jckm . 2'ì Jck.rn.

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zioni. infar.ti , avrebbero dovuto garantire l'afflu sso di elementi pratici delle attività marinaresche e del!' artigianato ad esso connesso, in modo eia fornire il supporto di autodifesa marittima, e cli collegamento di screz ionale all'intera colonia. Ma la ambigua formulazione sembrò, e non poteva essere altrimenti, un esplicita conferma della ormai notoria assegnazione ai liparoti. Es istono, tuttavia, alcune critiche moderne circa l'approssimazione dell'intero progetto, reputato scarsamente approfondito e sommariamente ponderato, in ogni sua singola componente, foriero pertanto di un immancabile falli mento. Le riserve idriche e quelle di selvaggina, ad esempio, potevano certamente soddisfare un piccolo distaccamento militare ma, diffic ilmente, avrebbero sopperito, s istematicarnente. ai bisogni di una variegata e numerosa popolazione; i collegamenti poi con la Sicilia, non ris ultavano abbastanza sicuri ed affidabili; il rendimento agrario, a sua volta, tutt' altro che sufficiente per una re mu nerati va redditività cieli ' impresa, ecc. , senza contare la estrema esposizione alle iniziative corsare, certamente non frustrate dalle so le due torri di progetto. L'obiezione, però, appare tipica del senno di poi e tanto meno congrua alla cultura ed all'es igenze social i de ll'epoca: del resto i supposti coloni provenivano da un'altra isola dove le condizioni appaiono, se possibi le , ancora più precarie e indigenti, e la sicurezza affidata unicamente alla loro capacità di contrasto . Se mai vi fu nell'intera vicenda una ev iden(e irresponsabilità, va colta nel lasciar filtrare le norme cli appoderamento e impos itive predisposte dal governo, eccezionalmente favorevoli ed atlratt.ive nel c li ma di diffusa miseria e povertà di larghi strati popolari. Considerevole, infatti, la quantità di terra e rilevanti le esens ioni fiscali, per non parlare della vasta serie di ulteriori agevolazioni pate rnalistiche accessorie, in netto contrasto con la arretratezza dei rapporti agrari, e con la conseguente disperata fame di terra Forse la maggiore imprevidenza dipese proprio dal non saper valutare l'impatto emotivo prodo tto da quelle fin troppo a llenanti condizioni , al punto da affermare, nel citato documento, la necessità di limitare i prescel ti ad un ristretto ambito numerico, discrezionale ed inalterabile . li che istigò all' adozione di un citerio cli accaparrazione diretta ed antic ipata da parte dei liparoti , timorosi di vedersi emarginati dalle assegnazioni da presumi bili corruzion i, magari da concorrenti privi di dimestichezza con il mare e con ogni att ività ad esso connessa. Lo s timolo, integrandosi con il loro, g ià ricordato, scarso timore elc i barbareschi ne s piega, se non la dinamica dei successivi avvenimenti, almeno le motivazioni. Disgraziatamente, però , mentre tante notizie ed incentivi si diffo ndevano ufficiosamente-e per molti artatamente-ad Ustica, della prevista fortificazione, nulla era stato ancora avviato, quando in data 14 marzo 176 1 comparve il famoso bando che così reci tava: "In tento sern pre i l Re Nostro Si gnor..: ad aumentare il commercio si interno, che esterno di queslO suo regno J i Sicilia per felici tà e vantaggio de' singoli dell' i stessi suoi fidelissim i vassall i do po aver co lla mia superionn ente cn n~idera10 quanro pericolosa resa si asi la naviga:òone del mare che tra questo Regno su detto, e quel lo cl i Napoli s1 111edi a a causa della quantit/1 dei legni corsari c barbareschi. che di co ntinuo l' in fes tano per il sicuro recovero, L·he va nno a ritrova re li medesimi in caso cli tempesta nella disabitata I sola cli Ustica, questo r i ferito Regno adjaL'entc. ,1 causa d 'esser situata nel passaggi o, cd in mezzo alli di vi sati mari di Sicilia e Napoli, della quale pure li rercri ti co rsari si servono. allin di nascondersi. e posci a sorprendere quelle barche, c.he dalla stessa passano, ha risolto la R. M. S. in çhe popol ar si dovesse di naturali di ques to Reg no, e sue isole adiacenti . la succen nata isol a d ' Ustica. come lo ha prescrilto la rirerita M. S. co n suo real D iploma dato in Napoli sotto li 18 ottobre dello scors,) anno 1760 per i l canal e della sua Rea l Scgreteria di St,uo. e ci el dispaccio cli Azienda, e Commercio. e da noi cornu nicato al Supremo T ribunale del Real Patrimonio di questo Regno con biglietto della nostra real Segreteria in data dc· 3 dd corrente ge nnaro 176 1 co n co nc:eùersi di quelle terre detr l sola sudetta alte a potersi col tivare, o a pnt..:rvisi innestare degli u livi, ed al tri alber i frutt i feri. ad ognuno cli quei capi cl i famiglia de' regnico li sucletti che vo rranno colà trasferire il loro domici lio. e che vi ve r do vranno coll i soli arbi tri di ca mpagna salme tre di terra d i 111i sura cli Sic ili a. con due salme d i terra colti vabi le, ed al tra salrna acta per oli ve.ti. ed a quei capi di fa miglia che saranno o artefi ci. o marinari, e che: non dovranno sostentarsi in essa Isol a co lli soli arbitr i di campagna, assegnarsi sol a salma una sicili ana di terre semi natorie. con do ver res tare le restanti terre della di visata I sola. che sono sassose e boscose per comodo degli abi ta nti dell' istessa. e per loro uso comune del legno per le f'abbdche e do mestic he necessi tà, e ciel pascolo, con c he ognuna dell e fam iglie sudette. c he vorranno della Isol a abitare, debba col à a sue proprie spese tras lerirsi. e nella meclesi. ma di suo denaro fabbricar si do vesse l a casa per l a pro pria abitazione a tenon: delle istrnzioni ed appuntamento nella R eal Conferenza del Commercio in Napoli sotto di 12 scuembre 1759 latte. e del dettaglio. pianta. e pi ano formato dell 'ingegni ere brigadiere Valenzuola. che colà seri amente cli real ordine nel eletto anno 1759 portossi i.:on aversi però sempre mira alle forze dei nuovi abi tatori , con che assegnarsi per intero nella quantità di sopra dcscritla le terre sudene alle d i visate fami glie, che da questo Regno vorranno rn là tra piantars i, debba ogn ' una delle medesime almeno çostare del numero di cinque persone. gi acchè scndo in minor numero. in m inor quantith conseguiranno il rispett i vo assegnamento delle cl i vi sate terre. E per animare.


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l(i(i

167 166. Iso la di Ustica, ton-e costiera (foto di B. Campo lo). 167 . Iso la di Ustica, deUaglio spiaggia (foto di B. Campo lo).


Us1irn f 762

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168 168. b,d., .I, I , 1,,,,. t,,rre w sticra (foto di 13 . Campolol.

ed al lt::nare li JMt.ura li di questo Regno a port arsi ad abitare nel la mentovata Isol a di Ustica concede l a riferita S. M . a co lorn ..:he undranno i vi a popol arla, per il corso cl i anni d icci la totale franchi gi a dei regi dazi. come anco ra la i.::~i.::nzi(IJlc per dello tempo del ce nso sopra la quantitil delle terre, che saranno l oro concesse, non meno, che del censo del fondo , ove fabbricheranno le loro ca se, con doversi per maggior l oro utile, e benefici o srabilire detto ce nso d i esse case, e terre del surriterito nostro Coll aterale Consiglio patrimoni,1le pria di effe ttuirsi totalmente l a di vi:-:na popolazio ne, dovendo pari menti da questo Regno essa popol azione a spese però dei singol i della stessa, ma per d isposi zione del succennato Supremo T ribunale del R. P. co me alle al! re università del Regno venir provvt:duta dclii generi per l a sua sostentazione bisognevole. oltrecd1è per l a sua sicurez.za si fabbr icheranno a spese ddb R. C. le necessarie fort i ficazio ni d i sufficienti attrezzi mili tari, e bastèvoli quantità di truppa guarni te, e adatt,: a poter i rnpedire qualu nque incursione dc' cors.iri sovra accennati che potrebbe ternersi a seconda del dettaglio. e piante del succcnnaw brigadiere Valc nzuu l a, a norma de' quali a costo del Regi o Erari o si fabb richerà il forno non so lo. che l a corrispondente Chiesa, per rn modo dell'abitanti d 'essa Isol a, che nello spiritu ale debba restare soggetta al l' ordinaria potescà del rev. mo A rci vescovo cl i questa capitale. e sarà provveduta di sacri arredi, e de' sacerdoti bi sognevoli per l' amministrazione clé sagrarnenti. e parimenti saranno con denaro della R. C. accomodate le cis ter ne guaste. ed i l recipiente d'acqua della Grulla di S. .\Ilari a esistente in eletta Isola per r idurle a segno di poter ri ceve re quella quanti l ii d 'acqua più pura . e per fella ei a bere che sarà bi sogne vo le per gli abi tanci sudelli. Ecl essendo stata S. E. incaricaw di dover dare gli ordini per l'adempimento della sudetta rea le deliberazione. pi.::rciò ha stimato di fare i l presente Bando in v irtù del quale o rdina e co manda c he si debba affi ggere, e pubblicare ne· luoghi soli ti di questa Capital e. e per tulio il Reg no sudccto e sue Isole adjacenti, affinchè sia tal sovracen nata regi,1 r i soluzione in questo Regno a tutti nota. e mani festa. E l'inalmentc perchè ritrovas i claJ l' E. S. in seguito ciel sovracc nnat.o real O rd ine de' 18 dicembre del passato 1760. inca ri cato il Tribunale del Real Patrimonio di fare deuagli o del numero delle famiglie, ed abi tatori, che in della Isola possono trasportarsi per v i ver e in essa comodamente. senza penuria alcuna, pertanto S. E. ord ina, provvede e comanda che tulli colow che si ,mimeranno a vo lere colle l oro fam ig lie crasferire il dom icilio in Ustica debbano fo rm;,;re r ispetti vamente la loro supplica. i.:: presentarla al ri ferito''rribunalc precisando in essa il numero delle person._: di loro fam ig lia. l' ctii, sesso. e co ndizi one di ognuna del le stesse. acciò si potessero dal eletto tri bunale fare in una giuliana, a tale effetto disposta con l' uvvenenza del giorno in cui ognuno di essi avrà presentato la sua suppli ca. acc i ò poscia dopo srnbi lito il numero delle persone che dovranno comporre tal nuo va popol azi one nella sovracennata isola d' Ustica si possa di venire del l'E. S.. e surri l'eri tn T ribunale del Patr imonio alla scelta del le


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sudeue nel numero di stabilirsi con aversi r iguardo all'antcrioriti1 del tempo che ogn'uno di essi avrà come sopra prcsemata la sua supplica. e non al tr imenti, è i n altro modo. Pubblicetur Pensabcnc P. R. F. P. Die d ici moquarro marzii 176 1 ., 30

Quasi che non aspettassero altro, per la comprensibile paura di veder svanire la tanto propizia, o almeno apparentemente tale, opportunità i liparoti, senza che alcuno li fermasse, avvantaggiati dal possedere propri battell i, sbarcarono in massa nell'isola per porre ch iunque di fronte al fatto compiuto. A rendere pressocchè incontenibi le la pressione alla anticipata presa di possesso di Ustica, avevano contribu ito pesantemente le disastrose condizioni annonarie della Sicilia. Ad un appena passabi le raccolto ciel 1761, successe il catastrofico del '62, preconizzato sin dai mesi primaverili : comprensibile quindi cbe una folla di diseredati , formanti una ottantina di famiglie, si accampasse a Palermo sollecita;1do iI tanto agognato trasferimento, forzando qualsiasi impedimento . Al ri guardo non è affatto da escludere che in accoglimento di tale dimostrazione - o per molti alle spalle della stessa - qualcuno li autorizzasse in maniera ufficiosa quanto arbitraria e prematura ad inserirsi nell' isola: "È questo un momento particolarmente confuso della storia della colonizzazione;al progetto di popolamento si aggiunse ... l'iniziativa privata, probabi lmente appoggiata da uomini o settori dell'apparato governativo (il vicerè e il Tribunale del Real Patrimonio). Inoltre il 'conflitto di competenza' su chi avrebbe dovuto dirigere l'operazione di colonizzazione, che sembra trasparire da queste vicende, contribuì ad aggravare la confusione. Se da un lato infatti il re o il suo ministro Tanucci non volevano cedere all'iniziativa privata la colonizzazione dell'isola (per paura di formare un nuovo latifondo, sottostando così alle pretese della classe nobiliare siciliana in un momento cli aspro conflitto fra le parti) dal l'altro lato il Fogliani agiva nell' intento contrario con l'appogg io dei baroni. ",1 Uno scontro politico quindi che vedeva il riformismo reale -eufemismo essendo Ferdinando IVJ2 un bambino cli soli 9 anni sottoposto alla reggenza del Tanucci-contrapposto al conservatorismo baronale: cli mezzo, ignari e del tutto estranei alla questione, i disgraziati liparoti, ormai approssimativamente insediati nell'i so la. Lì qualcuno no n meglio identificato ma, senza dubbio, dotato di sufficien te autorità, e prestigio. si attivò anche per le spartizioni ed assegnazioni cli terra: privo però di qualsiasi delega sovrana. evi rò accuratamente di notificare l' iniziativa. L'occupazione della nuova colonia dovette avven ire, in virtù del riferimento alla menzionar.a caresti a de l raccolto, tra la fine di maggio e quella di giugno. I coloni dopo lo sbarco si dedicarono alacremente ad erigere primord iali, quanto provvisorie, baracche per potervi, in qualche maniera, soggiornare alla men peggio, specie tenendo conto che fra loro si contavano molte donne e bambini piccoli .

I harhareschi ad Ustica Probabilmente non era trascorso neppure un mese dalla fortu nosa avventura, ed è facile immaginarè in che condizione potessero ancora trovarsi i temerari coloni, che nei paraggi di Ustica comparvero alcune navi sospette. La relazione redatta, e pubblicata dopo l'episodio che tra breve citeremo, è partico larmente eloquente e dettag liata. Agevole cogliervi tra le righe lo stato cl ' animo e lo spirito combattivo de i liparoti, come pure, indirettamente, il terribile abbandono in cui si ritrovarono in quella fase estremamente critica e delicata:

-'" Idem. pp.4 1-45. -' 1 EL\ F1sc,, . /Js1 ica pc1radiso ..., cit.. p.85. ,: Ferdi nando IV d i Borbone re d i Napoli-ed in vece li i come re <li Sicil ia-fu lasciato dal padre Carlo lii assurto al rango di re <li Spagna. il 6 cl i onobre del 1759. ad appena 8 anni.li suo regno fu lunghissimo, sebbene frammentato da due parentesi. di · cui la seconda quasi decennale, al termine della quale sarà finalmente re delle D ue Sicilie col nome di Ferdinando I.Sulla cerimonia del suo avvento dr. P. COLE IT A. Storia del Reame di Napoli, a cura di N . CORTESE, Napoli 1951, voi.I. pp.1 72- J73.


Usticu 1762

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RILAZJONE DELLA CORAGGIOSA DIFESA Fatta da nuov i Abitatori

DELL'ISOLA D'USTICA Contro più legni Barbareschi nel mese d' Agosto dcli ' anno corrente 1762. Distante: 60 miglia da Palermo all 'Aqui lone vi è l' Isola d'Ustica cli circuito miglia 12 ove ne' trasandati secoli vi fu gii1 un Castello de llo stesso nome, ed un Monastero di Monaci colla Chiesa cleclicarn alla Santissi ma Vergine. quali tutti a cagion delle guerre lu rono dirc)ccat i. e l ' Isola si ridusse disabitata, e diserta. Dapoicchè l' I sola pcl corso di quasi c:inqm:cento anni è stat a un nido. e rico vero dc' Corsari. ed espressamente dc· T urchi . ove allo spesso han faui delle prede dc' poveri Cristiani. i mpedendo il commercio cli Napoli. e Sicil ia: 1·i nal mente à gio rni nostri è riuscito ali ' abilità di Persona industri osa porre in efferto un'i mpresa eia lunghissimi anni pensata. e mai cssecu ta, cioè. di re nder l' Isola abitata. e forti fi carla per sicurezza, e difesa de' Cristiani viaggiatori: t::d in farti si è sin dal.l'anno scorso già incominciata ad abi tare. Mal so ffri scono i Corsari Turchi il prosegui memo d ' un' impresa a loro tanta pregiudizievole e con traria, e perciò ccrcan cutte le maniere di d isw rbarl a. recando terro re e spavenLo a quel la poca gente Cristiana che l'ha inco1ninci ata gii1 ad abitare. Onde a 5 Agosto del correrne anno I 762 intorno alle ore 2 della notte si avvicinarono ali' Iso la due Galeotte, e chiedendole g li abitacori collrt tro mba cosa loro volevrt no. e s'erano Bas ti menti del Re nostro Signore; ma nulla rispondendo furono cacciate a cannonate. Il giorno de' 6 vi comparve una Fregata. che dicono fosse stata Tripoli na, la quale .ivvicinandosi all'Isola, gittèi a mare la lancia. e quelb entrando nella Cala Santa Maria. fe.rmossi nel mezzo. GI' Abi tatori si messero llltti sopra I· armi. e do mandando cosa volessero. gli risposero quei del la lancia, che volevano acqua; ma non si mossero. e vol1arono le spalle per ritornare alla Fregata: gl' Abitatori l'accompagnarono con una scarica di foc i late. e ne u..:cisero diversi. (ìiunti sopra la !-'regata. scaricò quella molte cannorrnte con tro l'Isola con mitraglia. e palle. ma dagli A bi tatori fu ben corrisposta. obbl igandola dopo due ore di combanimellto ad anelarsene via. Entrò nel giorno 9 nella Cala Santa rvlaria un Pinco con una bandiera Genovese, e credendolo tale gli Abitatori gl i ric hic·ero da lungi col la tromba cosa volea: gl i ri sposero quei del Pinco. che volevano acqua. e soggiungendo gli Abi1awri. che avessero venuto alla Me~sa (che allora stava per cominciare) e poi gli avrebbero data l' acqua: s·accorget tero g li Abi tatori. mentre stava per incominciare la Messa, che il Pinco sempre più s' anelava approssi mando a terra. onde loro gli furono contro. ed a foc: ilate lo messero in fuga. essendo quel Pinco tu rco. Domenica però 22 del clecto Agosto alla pun ta del giorno comparvero cinque Galco11e. tre grosse, e due piccole determinate a rar lu sharco nell'Isola. Se ne c1vvidclero gli A bitmori. e si mcsscro tutti sulla di fesa: ed en trate le Ualcotte ne.Ila Cala Santa Maria. dove incominci() il primo auacco, furono ben tre volte per lanciarli a terra ; ma ..:ol 111,1gginr vigori:! de' poveri Abi tatori col cannone e moschetteria le cac:c:iarono. causandole molto danno. avendole l'racassatc una della Galeoua più grossa. e portato il timone cl 'un alcra più piccola. Risolsero i Turchi di retro· cedere. tentando in u11 ',.1ltra pane. ove non v'era artglieria faci litars i lo sbarco: ma v'accorsero gli Ab itatori , ed essendo li di ~opra a foc ilate ne lcc:cro cli loro macello. obbligando i Turchi anche da questa pane a retrocedere. molto più che venivano malamente offesi da due cannoni appostati sopra il monte detco la Falconiera. In quello l ratcempo presero la via di Ponente cosceggiando sempre l'Isola. e gl i Abi ta tori andavano loro anche peli' Isola accompa gnandoli da pernnto ove li T urc hi andavano. con un piccolo cannone. che portavrtno in spalla. r inalmentc l' u ltimo a11ac.:c.:o fu al la Cala delle Spalmature. dove fcrono un sol tentati vo, e gli Abi tatori li rispinsero a foc ilme. Dopo essersi le Galeotte ritirate due miglia a mare !om ane dall ' Isola. si viddero essi tare molti cadaveri. e che la genie: pa~sava eia una Galeotta all 'altra. arguendosi da ciò non essere staci pochi quei, che perirono in quel confl itto. I Turchi però nel ritirarsi da questi differenti attacchi sempre minacciav.ino gl' ,'\bitat0ri, che loro sarebbero ri tornat i. e l i volevano tutti tagliare a pezzo. Intorno alle ore 18 terminorono culli gl i atcacchi e stiedcro le Galeott e a vista dell' Isola fino alle 2 della nocte, e poi vi ddero appoggiar e verso la Sardegna. M a nel tempo stesso che i legni barbareschi ben maltra llat.i uscivano dal lato destro dell'Isola, dal sinistro vi entrò il Pinco de Padron l\falato Trapanese per mectersi al sicuro. Gli A hicmori sulla sera foc:ero cinque. fuochi per comprendere. che vi erano cinque bastimenti nemici . ed il giorno dopo avendosene avuta la notizi a in Palermo sì da Torn1jo cli l\'1onte Pellegrino c he da un Laudello Trapanese, quale por1avasi all'Isola ed accortosi de' fuochi venne ad avvisare alla Persona porta lo impegno di quella nuova Popolazione. Questa che diede parte a S. E. Sig nor Vicerè, e.cl a questo Eccelle111issimo Senato; e seg li spedirono ~uhi w due barche armate con tre cantnj a di polvere. e rinfresco di viveri per sollievo di quella po vera Gente, che ;; era sì mirabi lmente segnalata, e difesa; del la quale per grazia cli Dio. e protezione di Maria Santissi ma non vi sono rimasti che due feri ti uno in un,) coscia. e l'alcro in una gamba. Scrivono quei nuo vi Abi tatori che loro molto temono. non ritornassero quei Barbari Corsari, e che no n venissero in maggior numero. non sapendo allora potranno loro resistere all a forza per ritrovarsi senza fortini, e scnz.a una ritirata sicura.


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Guerro di corsa

In Palermo 1762. Per Francesco Valenza. Con licenza dc· Superiori. Aci istanza dello Stampatore.">>

Dal le affermazioni del documento risu lta che sull ' isola esistevano ancora i famos i quattro pezzi destina ti alla difesa iniziale, con il relativo munizionamento, ma nessun soldato di g uarnigione, dettaglio estre mamente e loquente circa l'arbitrarie tà vigente. Risulta ancora che lo stato cli attacco fu notificato a Pale rmo, tram ite segnalazione ottica, del quale però fu data tardiva informaz ione al vicerè che peraltro nessun provvedimento di aiuto militare di spose, tranne il patetico invio di ci rca due quintal i e mezzo di polvere ecl a lcuni viveri I Nonostante l'es ito certamente vittorioso del cimento, le parole con cui si concludeva la relazione non sembrano affatto una riaffermazione cli v irtù combattiva, quanto piuttosto l' accorata presa di coscien za di un gru ppo di dis perati ormai, perfettamente consci del loro totale a bbandono cli fronte alla im mine nte, e prevedibilissima. vendetta barbaresca. 11 riferi mento alla inesistenza di qualsiasi struttura difensiva conferma implic itamen te una irresponsabi le regia esterna, e non già una tracotanza dei coloni, che in tal caso non avrebbero potuto lamentarsi defla gravissima deficienza a vendo trasgredito, con un pakse abuso, la precisa volontà sovrana. Mai come in quella drammatica eme rgenza le autorità compete nti si sarebbero dovute far carico della protezione degl i ingenui coloni. Ma vuoi proprio per l' imposs ibi lità di notificare a Napoli l' arbitrario stato dei fatti, vuoi per imperdonabile incapacità a frontegg iare la cri si, vuoi infine pe r ottusa faci loneria supponente una rinuncia corsara ad un ulteriore te ntativo, o una riaffermazione del la capacità autodifensiva dei liparoti, nessun provvedimento venne attivato. È diffici le, a questo punro, immaginare cosa avvenne sul l'isola nei giorni s uccessivi: di certo poc hiss imi s i il ludevano che le minacce barbaresche fossero destituite di fondamento e di credibilità, e ancora me no dovette ro risultare i f iduciosi nei soccors i militari dalla Sicilia. Tutti, in vece, conoscevano, pe r atavica esperienza, la caparbietà e l'i stinto vendicativo corsaro: presumibile pe rciò, da quel momento, una spasrnodica vig ila nza, con ininte rrotti turni, di ogni s ingolo ancoraggio ed approdo di Ustica . E q uello che ogn uno temeva, alcune sett.imane più tardi, trovò compimento. Ne l corso della notte cle ll' 8 settembre ciel J 762, da una flottigl ia tunisina, si distaccò un piccolo batLel lo destinato ad uno sbarco insidioso preparatorio, giusto al cli sotto della Fa lconiera. Non scorti dalle sent ine Ile gli incursori s i lanciarono immediatamente verso la sommità della collina, perfettamente consapevoli de i suo i sentieri. Nell'assoluto si lenzio, non dovette richiedere una particolare a bilità sopprime re le due vedette, e q uindi segnala re alle navi il via libera all'atterwggio in massa . Sbarcare e dirigersi al le de bolissime capanne, fu questione cli attimi per gli esperti razziatori . Nessuno dei colon i fu perciò in grado di tentare una sia pur minima reazione: nella stragrande maggioranza finirono miseramente incatenati a bordo dei battelli. Pochi fortun ati, approffittando del! ' oscurità o forse del la posizione meno evidente della loro dimora, ri uscirono a nascondersi negli anfratti della collina, sottrae ndosi alla cattura. Come in tutti i casi esamina ti. anche in questo sembra riconosc ibile l'intervento di un traditore: "Il co lpo cli mano era riuscito perchè già predisposto ed allestito su notizie cli sicura fede . I liparoti, quella notte dall'8 al 9 settembre 1762 .. . ave vano organizzato una festicciola, e faci le era sorprenderli ... ".:14 Diffi cile, persino allora, stabilire il numero esatto dei catturati, non essendo peraltro certo nemmeno que llo dei res identi. Si di sse che ne vennero deportati una settantina, ma è più probabile, ed i success ivi accertamenti sembrerebbero confermarlo, che le vittime fossero un centinaio, senza contare i mort i. l s uperstiti , a loro volta circa una quarantina, sul far dell'alba ciel giorno segue nte raggiunsero, affrontando immensi rischi , Palermo dove divulgarono la tragica notizia. Con una inconsueta solerzia si ord inò. la is tantanea parte nza di alcune unità militari , nel tentativo affatto peregrino, di inte rce ttare i corsari rnagari sulla rotta di ritorno, recuperando le prede. Purtroppo i soccors i composti da una tarta na e due gale re non raggiunsero mai Ustica: il loro coman-

,3 Rilaz.ione della coruggiosa dif'esu.... cit .. ~., A .Rl<i<ilO, Schiavi del!'iso/c; di Us1ica in '/i.,nisia barbaresca ( !763- ! 7ì0), in A rchi v.

pp.48.

Stor. Sic. Orien .. s. IV. VI , 1953.


Us1irn 1762

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169

169. Iso la d i Ustica. torre costiera (foto di B. Carn po lo). 170. lsl,la di Ustica. torre cost iera (ioto di B. Cnmpolo).


24ò

Guerra di corsa

dante, in fatti, paventando una e ventuale sconfitta rinunciò a salpare, adducendo a pretesto le avverse condizioni del mare. Il vile comportamento ne provocò i I deferimento alla corte marziale'\ ma per i liparoti rinch iusi nelle sentine, significò la definitiva condanna. Da Trapani, invece, partirono effettivamente due ga le re c he, sebbene ostacolate dal maltempo, riuscirono a giungere nelle acque dell' isola poche ore dopo l'allontanamento delle unità corsare: dolorosa conferma della effettiva praticabilità positiva del precedente tentativo. La triste novella si abbattè, ed era presum ibile, sul sovrano al pari di una folgore a c iel sereno: non costituiva certamente una tragedia eccezionale la cattura cl i un centinaio di sudditi da parte dei barbareschi, rna lo diventava in relazione agli espliciti ordini di vie tare l'accesso, e specialmente il soggiorno, a chiunque ad Ustica in mancanza di fortificazioni . La inequivocabile disobbedienza originò un'aspra vertenza tra Napo li e Pa le rmo, e pochi giorni dopo un'ordinanza reale, in data 29 ottobre 1762 ingiungeva di: ··.. . suspcn<ler todas Jas disposiciones que se hayan dado a efeclllar. .. ... sospendere tu tte le disposizioni promulgate per il ri popolamento, fin tanto che, dopo aver maturato più approfondite conoscenze e riflessioni meglio calzanti alla fi nalit11vengano propos te alla reale approvazione, dovendo comunque le medesime conformarsi alle regole ed alle precauzioni previste dal l'i\ug ustissimo Padre a tal proposilo .. .".·16

Investiti dalle accuse di Napoli tanto il vicerè che il tribunale del Patrimonio fecero reciproco scaricabarile, accampando improbabili scuse e fumosi pretesti. Lo stesso Tribunale s i dichiarò indisponibile ad avviare i contatti con Tunisi per il riscatto dei catturati, in quanto abusivamente presenti su Ustica: e cli quèlla urn.iliante incombenza dove ttero farsi carico, nei limiti del possibile. sia i parenti sopravvissuti s ia la 'Deputazione della Redenzione dei Cattivi' cli Palermo. In seguito il governo assunse una più attiva partecipazione nelle trattati ve, avendo in definitiva accertato l' innocenza dei coloni e la loro artata strumentalizzazione. Ma ormai i disgraziati già da lunghi mes i languivano nei bagni di Tunisi, e da lì s i dipana il lungo e complesso calvario del loro riscatto.

La liheraz.ion.e dei coloni Dopo alcuni giorni di penosissima navigazione, resa ancora più intollerabile dalle avverse condizioni de l mare, i miseri coloni giunse ro a Tunis i, dove all ' epoca regnava Alì-Bey, non dissimile dai suoi tanti predecessori nell' astio contro gli europei, in gene re, ed i cristiani in particolare. I prigionie ri di Ustica poi, responsabili dal punto di vista corsaro delle perdite subite nella prima incurs ione, furono sottoposti a trattamenti ancora più crudeli della norma. I soliti Redentoristi, stabi I mente presenti nella città barbaresca avviarono immediatamente le trattative di riscatto, che per una fortunata circostanza possiamo valutare, nella loro estenuante comp lessità, da alcuni carteggi pervenutici. La fase iniziale della umanitaria missione consistette nello stabilire un p.-eciso collegamento tra la deputazione cli Pale rmo ed i cappuccini cli Tunisi: s i cercava dalla ex capitale, infatti, di apprendere, tramite l'intervento dei religiosi, le effettive condizioni dei catturati ed i passi da compiere in dettaglio per il loro eventuale riscatto e, soprattutto, una sorta di scaletta di priorità da assegnare alla procedura, ritrovandosi tra i catturati molte donne e fanciulli . Così la prima delle lettere pe rvenuteci, inviata circa due anni dopo la deportazione : "Dopo di avere con precedente nostra Carta seg.ta dc 7 Gennaro del caduto anno 1763. raccomandato con tuu a la vivezza ciel nostro spirito alla saviezza e sperimentato zelo cli V. P. tutli j nostri Sicil iani così languenti in schiavi tù. e specialmente quelli ultimamente predati in Ustica, il di cui maggior nurnero essendo composto cli Bambini . Ragazze e Donne. e in conseguenza pericolosi ssimo. pure scorso più d'un'anno, non abbiamo capitato risc()mro alcu no. però costernati al maggior segno, per ignorare tuttora la presenza, e maggiormente per Giuseppe

c rr. V rt LAfl lAi'sC.A. Diario, Palermo 1874. voi. X VIII. p.10 1. "' Il documen to è trauo <la C.TRASS ELLI, li p opolame1110 dell'isola ..., cit., p.37.La sua collocazi one archi vi stica riponma dall ' autore è A.S.Pa .. Real Segreteria. b.28 1I , fasc.4. 11°43. J\apol i 28 ottobre I 762. 1 ,


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llsiica 1762

Natoli. e Bartolomea tv.lartcllo. il pronto riscatto de' quali. attese le lacrimevoli circostanze d·enrrnmbi, abbiamo alla locale av vedutezza, e prue.lenza di V P. nommen che del P. Pietro Casanova commesso, venghiamo primariamente a confermarle quanto nella sud.n nostra de 7 Cennarn le abbiamo espressaw. quindi siamo a pregarl a, affinchè voglia avvisarci lo sta to attuale di questi sventurati favorendo desc,i verci precisamente di ognuno le part icolari tà, a qual'ogg.::110 serehhe a bene. che la P. V. per maggiore nostra dilucidazione. ed intelligenza, formasse una nora, o sia Relazione. nella quale fossero in primo luogo annotati i più pericolanti. assegnando di ognuno i mottivi, che lo rendono tale per nostra not izia. wm ' altresì per potersi in segui to dare le provvidenze più opponune per solcvarli dalle penose angustie. in cui si trovano. Seccessivamen te poi potrà co mpiacersi V P. formare una seconda Re laz.ione di rull i indis1:1me.nte addi tandoli di famiglia in famiglia separati. coll'avvenenza però che alle Donne che si troveranno maritate ponga prima i l cognome ciel Padre dopo quello del mari to. affinchè non possa cocTere alcuno equivoco... Palermo 2 marzo 1764

·· .17

Trascorre, quindi, quasi un altro anno e mezzo ed in data agosto 1765 la Deputazione scriveva ancora a Tunisi , chiedendo ulteriori conferme circa l'attendibilità delle insidie che pativano le più giovani vittime: ··.. In ques t' i ntelligenz.a dunque la D iputazione viene col la maggior efficacia cie l suo spiri to a pregar V. P. Rè1. da. pen:hè. meuendo in prattica la connaturale cl i lei pietà. e zelo voglia a ru tta possa interessars i per la sal1·e2.za cl i rulli j poveri Siciliani languenti sotto la crude! sferza di codesti Barbari, e part icolarmente de' poveri usliçani . il cui m aggior numero, pcrchè composto d i bambini. Ragazze e c.lonne sono nel prossimo imminente pericolo d i prevaricare b.1 n.ra ::ìanta Cauol ica Relligione, ed abbracciare l ' empia Musul mana seua. Fratt:rn to con sensibile amara dispiacenz.a del! D ip.ne l'è stata resa l'i nfausta notizia per via cl i un suo corri spondente d i Livorno. a cui fu comrn unicma da un suo amico di codesta (come dall'annessa copia) che il giorno 16 ciel caclu to giug no ha cl i giil abbandonata la n.ra Santa fede Cat1..ca A nton io Taranto Ragazzo di anni 18 in circa, e cli trovarsi nel pross imo perico lo di far l' istesso lui.li gl i altri usticani costì schiavi;1m1ggiore perù, e più evidente è quello in cui sono costi tui te Maria. e Giovanna Floria sorelle. e Bartolomea Martello Randazzo tutte e tre Rat!azzc. che non arri vano al l'anni 20 per cadauna. di avvenen te figu ra, epperò co ntinuamente sollecitate con llltti j possibili indegni mezzi da Barbari ad adempire le abbominevoli loro voglie, e di veni re musul mane. Quindi in tali critiche circostanze. in cui orma i sono indotte quesre sventurate, la Diputaz.ione vien colla maggior vivezza apregarla. perrhè impegnandosi per la salvezza delle medesime si compiaccia destramente rilievare colla locale sua avvedu tezza, e s,1gace co ndoua se sia vero. o pur vi sia dell'essaggerazione in tulto ciò. Qualora però sarà reale. e sincero il pericolo delle accennate sorelle cl i Maria e Giovanna Florio. e B anolomea M artello . in ta l caso V P cri.lo R.da passerà , senza frapporre il minor indugio. a ricomprare al maggior vantaggio, e risparmio degl i imeressi della Diputaz.e avvalendosi per primo costo del la somma di zecchini duecento veneti per c.1dauna, essendo q ues to il prezzo più alto tassato in codesta Reggenza per ogni donna... e dopo seguilO il di loro riscatto s·ingegner à Ella col la sua bontà di procurarle co lla possibile premura un irnbarco. che sia di bandiera frn nca n.cutrn le co nsegnandole colla dovuta cauzione al Patrone di quello. riconosciuto pri ma. che sia uomo cl i ottima nrnrale probi tfi, indossandogli l'obbligo di consegnarl e sane e sal ve a qualch e di lei amico nella piazza di L i vo rno . o (ìcnova .. Pal.mo 23 agosto 1765 . .··. .,s

Ma nei mesi successivi della delicata incombenza non si trova più traccia. Per contro la Deputazione avvia un ambizioso piano cli riscatto generale di tutti i Siciliani-i cui dettagli sono in appendice-pur ostentando una tragica carenza di fondi. Verso la fine di quello stesso anno pertanto così scriveva a Tunisi: ..Nell'atto in cu i questa D iputazione stava prat icando le maggiori, e più indust riose diligenze per cumular danaro. ad oggetto d i im piegarlo in ricomprare sollecitamente tutti j Sicil iani costi schiavi. e part icolarmente quel l i predati in Ustica. che arrivano al numero <li 4 I he.n' intesa delle gravissime angustie i n cui trovansi, co l prossimo cvidG11t,; pericolo di prevaricare e rinunciar la nostra Santa Catt.ca Rell igione. le viene eia questo Sig.r V iccrè rimess,1 ingionca in suo viv.mo B ig lietto cieli' I I del 'orcaduto Novembre. una :-appresentanza da V P. R. ma a lui avan zata. in cui confermando il vic ino perico lo dc sudctti Usti cani e l i rillcvanti motti vi c he lo pro rnu ovono. accompagna una nota ckj medesi mi. dalla d i cui let1.ura ,i scorge. che sono tulli degni di un pronto soccorso, nommeno in riguardo alla tenera et~1 degl i uni che al sesso facile ad esser sedouo dell'altre;Se dunque la p. V. Rev. ma adempiendo gl i obblighi del suo ministero. si è tanto inrer:::ssaca per la salute delle anime cli questi sventurati. ha in ciò

:; ; i\.R cGGIO. Schial'i dell'isola .. ., cit., p.53.La lettera cirn ta fa parte di un gruppo di documenti residui della cancelleria missi onaria di Tunisi . portati a Roma da P.Anselme des Arcs. agli ini z.i ciel protettorato francese, e qui cus toditi presso l'Archi vio dei Frnti M inori. rub rica le nel la cartel la AD 91, co me Scritture SJH!!lallli agli schiavi 1605-18/2: la citata è il n° 24 Ulteriori inrorm:1zioni sull,1 schiavi tù di siciliani presso i barbareschi si possono apprendere in S.80'10. L(I Sicilia e i Barbareschi. in Storia di Napoli e dd/a Sicilia. Palermo 1978. voi. VII, pp. I 85- 193.Ecl ancora più in generale S.BONO, /I Regno delle Due Sicilie e il Mogreh ! I ì34-I 799) . in Levante. a11110 XXIV, 11°2-3. Rom a 1977, pp.27-35 . .,~ Il documemo è 1rnno da A.R1GGIO. Schiai·i del/'isola .... cit., p.56. lctt.era n °27.


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G11erra di corsa

secondato le premure ed il pi ano della Dipurnzione l a quale ringrazi andola vivame nte di tanto d i lei zel o, l' assicu ra ch e auu alrnenLe aù al tro non pensa, se 11011 se all a maniera di poter più presto render li consol ati . per vederl i resLi1ui ti una vol ta alla Patr i a. Dovendo intanto la Diputazione esseguire de sudelli Usticani, e di tutli gli al tri Siciliani costì degenti un generale ri scano. vi ene fer vorosamente a pregare il solito zelo. e pietà. vog lia avvisar.la che somma presso a poco sarà d . uopo erogarsi .. Sarà dunque proprio della sav ien.a, e prudenza della P. V. R ev. ma... di animare cod.i sventurati suoi Nnzionali a tol erare con pazienza per al tro poco il duro peso di schiavitù sulla sicurezza che fra corto tempo sarann,J tu u i consol ati ... Palermo 6 Dcc.re 1765 .. ". J 9

D i sicuro da Tunis i i cappuccini dovettero nel frattempo ribadire le insostenibili condizioni m cui versavano le vittime più deboli , già a suo tempo indicate ed accertate, e la non praticabilità dei s ingoli ri scarti . La Deputazione diede ampia conferma della perfetta comprensione del contesto in cui languivano gli schiavi usticani. ins ieme con la do lorosa amm iss ione di insufficie nza econom ica: ··. Resta poi l,1 Deputazione int.esa. che sia pur troppo vero, e reale il peri co lo. in c ui trovansi consituiti tutti i prcdeui Usticani . e di essere maggiore quello <li A nna l'v1aria. e Gio vanna F lori o. e Bartolomea Martello. no mmeno per l'avvenente loro fi gura , e debole sesso, che per tenerle j Mori. co n pessi mo oggetto, lontane dal cornmercin degli Ecclesi astici, e dai SagramenLi , purno ndimeno crede la P. V. R ev.da colla direzione anche di più soggcui spcrimenatti in simi li affari ... che non si a possibile la ri compra parti cola re delle cennate tre Figlie sempre unita co n qud la ùi vari al tri , poichè i B arbari in questo caso potrebbero entra re nel la pretesa ùi ch iedere un prezzo esorbi tante... Per ri co m prare ad unque tutti acl una vo lta più soggetti a confronto di come V. P. Re. eia ragionevolmeme suggerisce abbi sognerebbero somme di co nsiderazione. e ri spettabili . Queste non ha attual mente in Cassa la Deputazione ... P;1lermo 7 marzo 1766''. 40

Trascorsero tre mesi, e la De putazione tornò ad informars i s ui casi più delicati , cercando al conte m po di ridurre le pretese del Bey tramite l'azione dei cappucc ini: . Intesa quesLU Deputazione... del li maneggi adoperati dalla P. V. :VI.Lo Rev. sul noto risca tto, sicco me non la~cia cl i co mmendare i l di lei zel o. e punLuatiLil per quanto lrn pratticato, cosLfa saperle, che la pretesa di zecc h. 23 1 veneti per ogn'uno è troppo eccessi va .. Sul spellante all o ri scatto clegl'uncl ici Schiavi di particoh1ri lo maneggi l a P. V. Rcv. con tutta destrezza, co n avvisarnc questa Dcputaz.c il finale prezzo. ed essendovi taluno che sia all'evidente, e prossimo peri co lo di rinunci:1r In S.ta Fede. si vag lia della libert i, datale nell e precclenti per metter lo in li bertà. P;1l o :?. maggio 1766" 4 1

Ma anche quella estrema incombenza, dettata da una urge nte necessità, non sembra trovare un equivc.1 lcnt.c rapido sviluppo, ta nt 'è che nella s uccess iva lettera s i afferma: ··... Questo i ntanto dovrà V. P. impiegare in ri com pra di quei soggetti giil ridotti al punto estremo, ed inevitabil e d i abbandonare la nostra Santa Catt.ca Re tligi one ed arrolarsi sono l'empia (setta) di Mahometw. e per i quali altra speranza d i sai vezza non avanzasse se non quel l a del pronto e sol lecito ri scatto ... Palermo I O ottobre l 766''.~2

Quanto ·pronto e sollecito' fosse poi qual riscatto, si cogl ie dalle successi ve le tte re: "Il veder accresciuto il numero de M usulmani coll'apos tasia che V. P. col gentile fog lio de 28 del cad.to gennaro . avv isa di aver praticnta l' incauto giovanotto Ciuseppe Nato li , fratello di qucll'emJ} io ì'vlichel' Angel o che lo prececlene in cale infame passo. quanta pena ahbia recata a q.a Diputaz.ne può la P. V. agevolmente misurarla da qu..:lla avrI1 certamente provata per l' isLessa cag ione.. . iVla per quamo sensibil e riusci ta si a al la D iputaz.ne tale in fausta notizia. pure venncgl i in parte addolcita dal ri levare. che V P. , dopo aver sperimentate inutili le premure fatte al Bey per accordare partitamente i riscatti dé Siciliani d i lui schiav i. per vo lerli questi esegui ti almeno di fam iglia in fami gli a, siasi co n saggio nvvedirnen to ri vol ta alla ri compra di quell i. a qualche part icolare ì\foro appartenenti ... Pal ermo 27 marzo 1767" 4'!-

>9 lclcm, p.55. lenera n° 25. J • 1 lclem. p.5 7, lenera n° 35. J I Idem. p.56. lettera n° 28. -1: Idem. p.57. kuera n"3 1. '' Idem. p.58. lettera n' 36.


Us1ico 1762

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li che oltre a confermare lo sterile protrarsi delle trattative, e le sempre più frequenti estorte abiure, ci conseme di apprendere che le villime usticane erano state, nel corso di quegli anni , separate e distribuite tra diversi padroni, dai quali il Bey, in vista cli un riscatto per gruppi fami liari, tentò il riacquisto discrezionale. Ma trascorsi altri due anni la situazione non presenta sostanziali differenze: ·· .. Quindi è che b.1 Diputazione priega vivamente la P. V. che voglia colla maggior ce lerità passarle questo cirçow111zia10 dc uaglio nel la guisa di sopra esprcssatale distinguendo tulli i Schiavi di famiglia in famig lia. ed aggiungendovi lllltc le part icolarità del maggior, o mi nor pericolo che ad ognuno di essi potrebbe so vraswre ... Palermo 29 seltembre 1769".+4

La li benà sopravvenne, e non per lutti i disgraziati coloni, soltanto ne l I771: tra i ri scattati in tale circostanza si individuano i nomi di Giovanna Florio e di Barto lomea Martello, ma non que llo cli Anna Maria quas i sicuramente cosrretta, dopo anni di inutile e sofferta resistenza, ad un 'matrimonio' barbaresco. pre via la rituale 'spontanea' abiura. Non escludibile peraltro una sua ulteri ore vendita, magari in una diversa località, o la non disponibilità del suo padrone al riscatto .

~~ Ide m.

p.58. lett era n°38.


Vendete tutti i nostri beni, meglio poveri e derelitti ma fuori da quest'inferno

CARLOFORTE 1798

Lo scoglio genovese Molte affinità d'impostazione ci inducono a ritenere c he la colonizzazione di Ustica, avviata da Carlo Ili cli Borbone, fosse una riproposiz ione, in chiave meridionale, di quanto gil1 da alcuni decenni si anelava rea lizzando ìn Sardegna per volere cli Carlo Emanuele lil cli Savoia, mirante appunto al ripopolamento di una intera isola minore, da secoli disabitata: San Pietro. La prima analogia si cogl ie nella storia stessa delle due isolette : entrambe, infatti , pur conservando eloquenti e moltep lici tracce e resti architettonici cli preceden ti insediamenti, a partire dal medioevo, per la insoste nibile pressione incurs iva, finirono totalmente disabitate. Persino la loro esatta conoscenza s i perse progressivamente. trasformandosi al contempo in comoda base navale per i corsari turco-barbaresc hi: non a caso anche a S. Pietro si incontra il significativo toponimo di Spalmadoreddu nei più antichi clocurne nti. Ecco come la descriveva un attentissimo relatore, il ca.p. Marcantonio Camos di lglesias nel 1572, allorchè compì la ricognizione di tutte le coste sarde per individuarvi i siti d'impianto delle erigende torri a ntincursive: ··fSLA DE S. T PEDRO esta desierta y segun relacion dc personas que han estado ... ISOLA 1)1 S. PIETRO. È deserta e secondo le informazioni d i alcuni che si sono spinti nel suo interno è molto aspra. montuosa e bo schi va. Dispone di una grande quamità di pini. Non si rintn1ccia altro genere di animali di gros~a taglia se non capre domestiche e maiali, domestici e sel va tici: si ignora la loro origine. Vi sono inoltre conig li ch e si dit:e siano del tipo di quelli indiani. Dal lato a grecale vi è un pono nel quale possono trovar ricovero un gran numero d i unità a r.emi. detto l'Espalmaclore...... 1

Tornando alle affi nità, a mbedue le colonizzazioni presero l'avvio sotto il duplice stimolo militare e comme rciale. dopo un costanteme nte di satteso reiterato ordine di fortificazione per eliminare la freque ntazione turco-barbaresca. La presenza de i coloni avrebbe cioè stornato la minacc ia dei corsari che s i a nnidiavano nelle isolette, e fornito un introi to fiscale significativo. E proprio in ossequio a tale visione pe r S. Pie tro-come poi per Ustica-s i preferirono nucle i soc iali con lunga tradizione marittima e con d imostrata temerarietà nei confronti dei barbareschi. Il che non significava affatto da parte loro una incoscie nte sottovalutazione del pericolo ma semplicemente una consapevo le accettazione dello stesso, condizione indispensabile per un suo positivo fronteggiame nto. Al riguardo i Tabarchini-i coloni prescelti per la ripopolazione di S . Pietro- vantavano una perfetta conoscenza tanto della costa nord-africana, da cui come meglio vedremo proven ivano, quanto del le città corsare su essa insedia.te, e delle procedure e consuetudini razziatorie dei loro abitanti , di cui erano rimasti, per lunghissimi decenni, mise ramente viti ime . Non è da escludere che in seguito a tale disgraziatissima vicenda, estrinsecatasi a cavallo della metà de l XVIII secolo, la dirigenza napoletana subordinò in maniera tassativa il ripopolamento dì Ustica

1 A.G .S.. Re/{lcion di wdas /as cos1as del Re\'llo de Cerdan(I. E 327.11 docurnento. c itaco per la prima volta eia F.8RADEL. Ci1·i/iù e imperi ..., cit.. voi.li. p.907. fu pubblicaw integralmente da E.PJLLOSU . Un inedito rappor10 ci11q11ecentesco sulla di/i?.s(1 cos1iera r/('l/a S(1rdeg11a. in Nuovo !3olle//ino Bibliografico Sardo, n.2 1. Cagliari 1959, pp.7 e sgg..È stato invece tradotto per la pri ma volt,1 i n F.Rt:sso . L(I difesa cos1iem del Regno di Sardegna... , cii , pp. 73 e sgg ..


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Carlo frm e 1798

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172 172. Cart a buia S. Pierro.

alla ultimazione delle fortificazioni. Ma quasi a voler confermare l'aforisma che vuole condannato a rivive re una sofferta traversia chi non riesce a ricordarla storicamente, Ustica subì. la so11e di Tabarca ed a ~ua volta S . Pietro-Carl oforte-quella di Us tica, a beneficio ovviamente dei corsari tunisini. Grazie ag li abbondanti documenti archivistici pervenutici, s iarno in grado di ricostruire la incredibi le duplice tragedia dei carlofortini, in maniera minuziosa e dettagliata, ad iniziare dai s uoi prodromi . A non molta distanza da T unisi, per l'esattezza a 170 km cli strada ed a so lo 500 m dalla costa, spicca un grosso scoglio cli nuda roccia, sormontato da una poderosa fortezza cli chiara matrice spagnola 2 : è Tabarca. Il nome gli proviene dall'antica cittadina romana cli Thabraca\ un tempo fiorente su lla opposta ri va. L a sua superficie complessiva tocca i 24 ettari, con un perimetro costiero di circa 5, 5 km e con dimens ioni massime di m. 600 per 400.Di configurazione sub-quadrilatera ostenta due lati a picco sul mare, e due degradanti verso il continente: proprio su questi ed, in particolare, su quello volto a libeccio s i impiantò una florida co lonia genovese. L'origi ne di quella incredibile enclave cristiana, al centro dell' arco barbaresco, appare per molti aspetti al limite ciel leggendario. Secondo la tradizione allorquando il corsaro Dragu t, luogotenete del ben più tristemente celebre K heir-Eddi n Barbarossa fu catturato dal Doria e trasportato a Genova4, toccò come preda in possesso della

! Afferma J.H.ELLI OT, La !lìwgna imperio/e /469-1716. Bologna 1982, p.58 :<<L a parola conquisra all 'orecchio del casti gl iano significa. sostan zial mente l' impianto cli una «presenza» spagno la e cioè l'occupazione di posci fortificati. la soddisfazione cli pretese rivendicazioni, l' acquisto della signori a su una popolazione sconfitt;i.Questo modo cli fare la guerra.. . venne (Wviamcntc adu1.tat0 anche nell' Africa seuemrionalc. anche se la natura dei luoghi e altre circostanze dovevano far dubitare fin dall' inizio dell a sua positiva e lJicacia... ». Circa le concezioni tec niche dei migliori ingegneri militari spagnoli del l'epoca cfr. A.S.,\ì\'CIIEZ (ì1.1 0N . Pedm Luis Escrivà. caballem Kdencic1110, costrnuor de Casrillos. Valenci a 1995. pp.58 e sgg.. L a costruzione della 1·u nen.a è fana risalire dagli studiosi. appunto a quegli anni. ovvero verso il 1540-42. 'Cl'r G. VALLEIJOì\'A. Carloforle sroria di una coloniz.:z.w;ione. Sas~ari I 988, pp.23-25.


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Guerrn di corsu

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17-1 173. La cok111ia J 1 J ah:,1-c·,1. 17-1. T,1harca. il forte.

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Carl<?fime i 798

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fami glia Lomell in i. La permanenza presso la nobile casata si protrasse per quattro anni , fi no al momento cioè de l pagamento cli un ingentissimo riscatto ai suoi detentori, costituito eminentemente, appunto, dalla assolllla ed incontrastata sovranità, presente e fu tu ra, sul menzionato scogl io di Tabarca. A prima vista se mbrerebbe una cessione stravagante e priva di alcun valore economico, ma in realtà - ed era perfettamente noto ai liguri quanto ai tunis ini - che i fo ndali adiacent.i all ' iso lotto ospitavano una incredibile quantità cli coral lo, di facil issima estrazione, e già all 'epoca richiestissimo ovunque e, quindi, fo nte di immensi profitti'. Per i genoves i che esercitavano da secoli la pesca del corallo6, dovunque se ne avesse il minimo sentore. una simile offerta dovette riusci re estremamente allettante e convincente, al punto da indurli, ignorando k ire cieli' intera cristianità, a restituire ai suoi loschi traffici il temutissi mo predone. Ad accertamenti più attendibili sembrerebbe però che la disponibilità dello scogl io ai Lomellin i pervenne in tutt'altra maniera, direttamente c ioè dall' imperatore Carl o V, impossessatosene a sua volta con la conquista di Tunisi del 154 1. In perfetta rispondenza a lla visione strategica spagnola, che supponeva cont ro llabi le l'intera costa nord -africana con la sem plice imposizione di alquanti presidi istallali preferib i lrnente su altrèltanti iso lotti a poca distanza dalla terrafenmt7 , anche Tabarca subì, allora, il suo adeguamento mi li tare. Erettovi, qu indi, il massicc io forte apicale restò disponi bile, con alquanta sicurezza, la pendice costiera per impavid i corallari. I Lomellin i, perfettamente consci de lla enorme remunerati vità de ll'i mpresa, ne dovettero sollecitare all'imperatore la concessione esclusiva, ovviamente supportata da un congruo esborso annuo. Ottenu tala vi impiantarono una loro colonia. Onde evitare l' insorgere di qualsiasi tentazione negli aggressivi dirimpettai barbareschi, un pingue tributo annuo fu stanziato tanlo al bey cli Tunisi che a quel lo di Algeri, che garantirono pertanto non solo l' indisturbato sfruttamento dei banchi coralliCeri ma pers ino l'indispensabi le approvv igionamento de lla colonia, assolutamente dipendente dal le importazioni alimen tari . Circa gli abitanti , che in breve volgere popo larono intensamente quel l' inospi tale roccia, va ricordato che la loro veste giuridica li equiparava, pi ù che a vassalli , ad operai rego larmente stipendiati dai Lornelli ni-in questo caso con percentua li fisse sul pescato-ai qual i però dovevano versare tutto il corallo . Libe ri , in defi niti va, i rabarchini di revocare in ogni momento la loro dipendenza, ma liberi anche i Lornellini cli licenziarli o allonta narl i dall'isolotto. Che, in pratica poi, i co loni godessero di considerevol i auto nom ie decis ionali lo conferma l' eserc izio, protratto per l'intero periodo del la loro permanenza in nord-1\frica, di una intensa azione di intermediazione e cli agevolazione per il riscatto di schiavi cri-

~ I n effetti nel la maggior pane delle cronache risulta che Dragu t res tò in sorte ad A ndrea Dori a. al quale viene peraltro attri -

bui t:1 l:1 fonc:me 1ne contestata iniziativa di accc tlame il r iscacto. previ o i l pagamento cli 3.000 ducati. Così. ad esempio L. ,\.tvl t· RATORI. A1111(1/i d 'fwlia. (mno 1541 . : « .. . Ri mi se poi And rea Dori a questo mal arnese in libenì1. co l farg li pagare una grossa l:lglia. ma con guadagn,1re ezianc.l io un hiasimo non lieve presso de' Cri stiani , perciocchè Dragu t divenne piL1 implacabile pè'r,ecutore dc' medesimi e cag ionò l oro da lì innanzi cki gravissi mi dann i ...» Per un approfond imen to sulla questi one d r. C.Brross1, // gu1'er110 dei magnifici a c;enornJì·a 5 (' '600-11 ruolo dei Ma[inifici e la po/irica 111ediiena11e.c1de.Ila S1wi1w.i

Lo111e/li11i e Tohm·cc1, Genova J 990. pp. 16 7 e sgg. 'Sulle vicende storiche della pesc,1 del cora llo c dei sui utili cfr. B . L!VF.R INO, // corallo esperienze e ricordi di un cora/lam. Bnlngna 1983.Analogamente cfr. G.TESC'IONF., lwliwii alla pesca del corallo, in Reg.Dep.Nap. cl i Sto ria Patri a, 1940 rista mpa 1%8.Sugli i mpieghi più pregiati del corallo clr. G.TESCIOKE. Il corallo nella aniJiiurntive, Napol i 1973. '' I n particolare sul ru olo dei genovesi ncll;i pesca ciel cora llo cfr.F.PouESTA, I Genovesi e le pescherie di corni/o nei mari dclrl.rn/11 di Sardetiw. Torino 1900. , Per avere un'idea degli stanziamenti m ili tari spagnol i appoggi ati ad una fortezza costiera basta ri cordare chc a partire dal 1505. anno in rn i si ebbe l a conquista di Mers el -Kebir. si succede ttero nel 1509 quella cl i Ornno, nel 15 I O B ugi a e T ripoli, nel I 5 11 T<.:nes. Dcll ys. Cherchel. Mostaganem e l' isolol to do minante i l porto d i A lgeri detto il Penon.Cfr. R.RAKIERO, S1oria

del 'Algeria. Bologna J 959, p.64.La concezione di i111pian1are, quando possibile, le fortezze su scogli costieri, co rne appunto a Tah:1 rca o , ul 1-'enon ad i\ lgeri. rispo ndeva alla necessi ti1 di una rnaggiorc Ji resa delle stesse garantita dal m are, sona cli invaso naturale:i l che peri) se agevol:1 \'il il r i Cornimento navale dei presidi. li rendeva al contempo assolutamente estrane i al terri torio <.:h.: i n prat ica avrebbero dovuto dominare. fi nendo per trasformarl i in vere e proprie navi immobili , di scarsa validità militare e stra1<:gica.Sullc prcc;ari e co ndi zioni di vita c he l a guarni gione cl i 1ali lortezze era cos1retta a subire c rr.F.B RAL:DEL. !n111eri e

,fri /1à . . cil .. voi. 11. pp. 9 I 2-1 6.


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Guerra di corso

s tia ni , fo nte 11011 ulti ma cli ul teri ori introiti. Lo scorrer dei secoli confermò la eccezionale validità dell'impresa, ed il costante benessere godu to da i tabarc hini ne favorì l'incre mento de mografico. Agli inizi del '700 il Joro numero appariva ormai insostenibile pe r le potenzial ità r icettive di Tabarca. 1ndis pensabi le, a quel punto, non solo scoraggiare il costituirsi di nuovi nuclei famili ari, ma persino il loro dis locame nto, nei casi non altrime nti risol vibili. su lla terraferma, con conseguenze facilmente intuibili. Ecco come ci viene tramandato, quell' a ngosciante stato res idenziale, in una memoria ciel 1736 compilata da Domenico Giovannini e eia G iacomo Rombi ed indirizzata al re cli Sardegna, in cui s i inizia a configurare il progetto di trasferimento a S.Pietro del l' inte ra colonia tabarc hina: ··11 Sig. Domenico Giovannini . Genovese Sacerdote della missione. che da Lrc anni d imora nelJ' isola cli Tahan.:a e i I sig. Domenico G iacomo Ro mbi naturale ckll ' isola medesima di passaggio in questa città per Genov a, J iscorrcndo nello stato in cui si trovano gli abitant i d i dena Isola hanno narrato che si tro va sovverchiamcnte popolata ;i segno tale che subito che uno si marita deve ritirarsi dal!' Isola per ordine del suo padrone i l sig. Giacomo Lo111cll ini. e non sapendo dove ritirarsi acl ahitare. vanno in Barberia dove sono to llcrnti. ma sempre vi è il perico lo d i Apostasia come giù alcuno ha apostatato. Quind i si è dai rnedes imi convenuto che se potessero aver ricovero in Sardegna nell' isola d i Sant' A ntioco ed in quell,1di S. Pietro venirebbero co me coloni acl abitarvi e son persuasi che il sig. G. Lo rnell ini lo gradi rebbe assai per sgravarsi del popolo sovrabbondante al suo negolio dei coralli. e che potrebhe non solo inviare in Sardegna quelli che vivono attuu.l mentc in Barberia in numero d i 200 e più ma alt ri ancora si no al numero di mille tra uomini donne e fig lio li. E che essendo persone molto industriose massime per la pesca dei coralli non sarebbero inutil i per ques to paese ment re farebbero lo stesso partito che fanno al sig. G. Lomellini. che di darle tuno il corallo a L. -1 e mezzo la l ibbra peso e moneta di Genova cavandone poi eletto signore Lomellini 9 in I O lire la lihbra. È però vero elle gli anticipa per ogni corall ina nuova in numero 82 pezze in lire cli Genova ... [eJ paghi 5. 000 scudi cli tributo annuo al Bcy di Tunisi e 4. 000 ad A lgeri e perciò mo lte più ne caverebbe pro fi no questo Governo supposto che la pesca dei coralli fosse ahbondan te come in quel mare. massi111a111enre che potendo eletti nuovi abi tanti applicarsi alla cul tura della campagna non avrebbe questo governo la necessità di provvederli d i tuno come li prov vede a una cena tassa che si è faua per grano, vino. ccc . . perchè Tabarca è uno scoglio dove non c'è niente a riserva se non qualche albero d i fico ... !\on sono in Tabarca più che 2. 000 anime escluse le ritirate in Barberia però 2. 000 anime è un numero sovrahho ndame per uno scoglio e per il negozio dei rn ralli . Dicono però che al pri ncipio converebbe dar qualcosa ai nuovi abitanti per vivere e per antccipare sinchè potcss.::ro cavar frulli dalla terra che supposto sia sua eccellenza propenso a farli ricevere tratteranno al sig. Lo mel lini e formeranno d i suo concerto un progetto. L·utile che si ripo ,1.crcbbe dall'accog liere eletta colonia sarebbe considerabile per più riguardi e singolarmente per riparc al pregiudizio di questo paese in ordine alla pesca dei coralli alla quale non vi è un sardo che vi attenda... Però sarrebbe necessari o fabbricare almeno una torre. E per invigilare a si'rosi. mantenere colà qualche ufficiale del!' Intendenza... Il Lrn tl ato cli cl.a colonia non dipendente totalmente dal L omell ini. ma anche dal popolo;no n essendo sudd iti. bensì servito ri salariati che puonno licenziars i quando vogliono. E per al tro i l popolo è inclinatissimo a venirsene in Sardegna ... ".8

Cominc ia, come accennato, da queste prime righe ad evide nziarsi l' interesse dei tabarchini verso l' iso la di S. Pietro, interesse che dove tte trovare un immediato, se non addirittura precedente, corrispettivo in quell o de lla corona risoluta ad incrementare sia il numero dei sudditi sia lo sfruttamento dell'intera supe rfic ie de l Regno. Alcuni documenti ciel 1735-36 infatti sembra no avallare questa affermazione, dal momento che proprio Carlo Emanuele TIT comunicava al suo vicerè l'intenz ione cli introdurre nuove popo lazion i nei territori di sabitati della Sardegna9 . Assodata la disponibilità del sovrano e l' interesse pressante dei tabarchini, un loro intraprende nte rappresentante, Agostino Tagliafico, inoltrò alla corte, nel 1736 questo suo dettagliato piano di fatti bil ità: .. Progetto che si Fa per Jri concessione in feudo ampio e perpetu o dell'isola di S. Pietro. Degnandosi S. M. d'accorciare l' Isola di Srin Pietro in f'cu clo anche perpetuo senza restrinzione alcun.i a tutti l i discendenti del progettante tanto maschio che fe mmina e che il progettante possa disporre a suo arbitrio di detta

~ Il documento citato è tnmo eia E.LUXORO, Tcibarca e 1c1barchinì, Genova I 9ì7. pp.239-240.Per l'autore la sua collocazion.... ardii vis ti va è A.S.C., Segret. di Stato e Guerra. seri e 2•. voi. I28, d ' ora innanzi SSG. •, Clr.G VALLEBO:-.i,\ , Carlcione .... cit.. p.25.


Corlo(o rte !79R

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i sola in darla a suo figli o secondogenito a qualsivoglia dei suoi nepoti discendenti della sua propri a linea, deuo progeuante si obbl iga alle seguemi cond izioni: P mo afferisce il progenante far una o più popolazione secondo la possibilitì1 della isola con la gente che con l'a~sistenza dei Minis1ri d i S. M. farà venire di Tabarca e pure la farà con gente del proprio regno ai quali darì1 per il primo ingresso ossia per il primo anno grano sufficiente tanto per il loro sostentamento per seminare l'isola, coJlle pure gli somministrerli bovi necessari per lavorarla, r iJllbOrsandoli dagli abitami con equità e con il respiro di tre anni. co rrendo a carico loro di fabb ricarsi le case. 2) Avverrà il progettatnle di far peschiere e saline se vi rosse luogo di poterle formare pagando a S. M .. il 5% d i tu uo il prodo tto di quelle. Po1rt1 liberamerne far la pesca dei coralli con i suoi abi tanti a quali effetti li conderà S. M . tante miglia di mare pagando le coralline dei naturali il 2% a S. M ... [e] di poter il progettante di imporre alle coralline forastiere oltre i I sr1r c he pagano a S. M. quello c he po1rà conven ire co n i padroni di quelle. 5) Più si farà un forte capace di dieci o dodici soldati invalidi con un U fficiale vecchio per comandarli e S. l'v1 . provvecler11 a Sue spese la artiglieria necessaria con tuni i suoi attrezzi cd il progettante farà a sue spese rutta la provv ig ione di munizioni come polvere e palle. 6 l Concederà pure S. M. al progettante il titolo di Marchese cli San Pietro e San Carlo, cioè quello di San Pietro in rn~ione dcli ' Isola è quello di San Carlo per la nuova popolazione che così si dovrà chiamare in onore di S. M .. :·. iO

li progetto dovette trovare una sostanziale approvazione da parte della dirigenza sabauda, tant'è che nel g iro poche sett imane il Re trasmise al vicerè il suo parere del tutto favorevole, tranne per alcune punrual izzazioni economiche: "Venendo ora al progetto d'una colon ia dell'Isola di Tabarca da stabili rs i nell' I sola di San Pietro, essendo questo d'ord ine Nostro allentamente ponderato. vi si è vcrameme riconosciuta tuna l' appro vanza e probabilità di cosa vamaggiosa. per il profino che ne può ridondare al nostro Reale Patrimonio, ed al Regno medesimo, donde il Maggior Decoro della Reale Corona. Conviene però avanti ogni altro accer1arsi se lo stabilimento della pesca dei coralli nel mare adiacente all'Isola predetta. sia per riuscire di notabile pregiudizio al diritto demaniale che pagano li napoletani, trapanesi e genovesi . che ,ogliono auendere alla mdesirna pesca nei mari d ' Alghero e Bosa, non molto dis1an1i da quelli dell'Isola... Evaquato questo punto. si è considerata indispensabile l' anticipazione di un notabile soccorso per sostentamento di 700 persone. sicchè possono procacciarsi la sussistenza co n la co ltura di quei terreni e la pesca dei corall i. alla quale si suppongono molto abili. Onde avendo Noi considerato l 'incen ezza dell'esito. che sempre s' inco mra in simili progetti quantunque assisti ti <lai probabile, e per altra parte fatto anche attenzione alle strettezze correnti del nostro Reale Erario, non stimiamo di addossare al medesimo questo nuovo sovraccarico, rna bensì procurare di far riuscire l'espedieme di infeudare l' Isola di S. Pietro a qualche persona sarda co l ti w lo marchionale ... ''. 11

Tn altri termini il sovrano. certamente persuaso della validità del progetto richiedeva una sorta di garante economico generale al quale addossarne gli oneri inizial i: e questi fu il marchese della Guardia don Bernardino. Riso lta la difficoltà, la concessione fu immediatamente promulgata in data 17 ottobre 1737 e così recitava: " I O • Si concede in feudo al sig. f\farchese della Guard ia tutto il territorio dell'Isola di San Pietro progressiv,un ence a maschi, e femmine discendenti da esso ... 2° - Poichè diverse famig lie abitanti nell 'Isola di Tabarca. . fanno istanza d'essere ammesse e introdotte ad abi tare e popolare dell'Isola <l.i San Pietro. sarà il predeì\o Sig. Marchese obbligaw di dar pronta mano per introdurre nuovi abi!alori ... nè po1.rà detto Sig. !vlarchese popolare dett'lsola di altri Regnicoli avvegnachè scarseggiando già di troppo questo Regno <l' abi tator i, non si consegu irebbe l'imento .. c: he vuole S. M. spopolando al tri terr i tori, per popolare quel lo ... 8c - Come c:he sia somrnameme necessaria la costruzione d'un forte, o sia Torre cl' Armi per la difesa dei nuovi popol i. che si porteranno nella predetta Isola di San Pietro. dall'invasione de' Mori, Turchi e Corsari , alle quali resta 111nl1n esposta. permetterà S. iVl. che si faccia un tal forte, a carico però di detrn Sig. Marchese... , e dovrà pur anche <kuo Sig. 'vlarchese... mamener sempre in esso fone un fondo competente di munizioni da guerra ... proporzionato a quel lo che suole somminis1rarsi dal Regio patrimonio alle altre torri del Regno ed in ordine alla costruzi one d'un t,l l forte. si degnerà S. tvl d ' accorciare senza costo, a carico di detto Sig. Marchese, l'assistenza d' un ingegnere per disegnarlo nèl sito più proprio e per invigilare, ed assistere alla costruzione d'esso ... come pure cli farlo com percntcmcme munire dei pezzi d'artiglieria. spingardè ed armi necessarie a difenderlo... senza che un ta l forte abbia alcuna dipenclcm.a o relazione coli 'altre torre del Regno, per non essere massi me questa a carico

11' A.S.C.. SSG, Serie 2•, vo l.1 287.TI documento è tratto da E. L UXORO, Tabarca.... cit., p.241-42. 11 ;\ .S.C.. SSG. Serie 2', vo l.1 287.II clocumemo è trntto da E. L UXORO, fobarca ..., ci t., pp.243 -244.


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ddt 'ammi nistrazione, nè nella categoria d'esse, dovendosi perc iò denominare piuttosto fo1ie che rnrre ... 13° - A c iò non rimanga defroda to il !ì ne della pubblica utilità, a cui è indirizzata una così lodevo le e gloriosa intra presa, colla riscossione immat ura dei tributi, sia Reali che Baronati, da deiti nuovi popoli, e prima che di essi ne sia in dett'lsola ben assicurato lo stabilimento, godranno li medes imi del!' esenzione da ogni tributo ... pel te rmi ne di amli dieci a l giorno del l'incominciata lo ro introduzione nell'lsola ... 14° - Sarà a carico di detti nuovi popoli il fabbricarsi le case per la loro abitazione ... ed a c iò te fabbriche rieschino con qualche regolari tà ... dall' ingegnere da S. M. preposto do vrà determinarsene, e designa rsene il sito più proprio, con prescriversi le misure e le regole .. . I 5° - E convenuto .. . che ne s ia il... norne ... di Carloforte ... Cagliari, addì 17 ottobre I 737 .. .". 12

La situazione intanto a Tabarca era ulteriormente peggiorata po ichè il be y di Tunisi, vuoi per veder sfumare i suoi introiti, vuoi per paura di un insediarsi francese sull'isolotto una volta evacuato, aveva interdetto ai tabarch ini ogni traffico per mare, compresa anche la pesca del corallo . 11 che sommandosi ,il già agognato trasferimento produsse una ormai insostenibi le apprensione, così riassunta dal Rombi in una lettera del gennaio 1738: " Da altra mia che mi presi confidenza di scrivere alt'E. V. .. sto stimando debito de lla mia attenzione soggiungerli altre novità state,ni notificate ultimamente cli Taba rca con Bastimento qui giunto eia colà, e sono, che avendo io fa tto penetrare a Tabarchini di Francia le sovvenzioni ed altri vantaggiosi progetti di S. M . accordati a quelli che fossero andati ad abita re in que ll'Isola, tu tta quella ge nte ne ha fatt o grandiosissima allegrezza e di già molti avevano a tal effetto preso moglie et altri motti se vi andava no disponendo che a cagione di rile vanti prctenzioni sebbene Lngiuste cli que l nuovo Bey cli Tunisi aveva proibito il commercio e traltìco a Ta barca e per tal cagione aveva co!à mandate due galeotte corsare per impedi rle altresì la pesca dei cora lli onde quei poveri abitanti si tro vano in grande strettezze d'ogni sorta d i viveri con che cessava quelf'lsota sen7.a traffico e sen,:a la pesca dei cora lli ... ". l3

Carloforte Nessuna meraviglia, quindi, che appena poche settimane dopo i primi tabarchini sbarcassero in Sardegna d iretti alla loro nuova terra. Eccone il resoconto dell' anivo a Cagliari redatto il 22 febbraio 173 8 dall ' allora vicerè : ''Dieu benit les ou vragc:~ de bons Rois la Ecriture no us l'enseig:nc ... li signore benedice le opere dei buoni sovrani come le scritture c i insegnano .. li 22 del corrente mese di febbraio il primo gruppo di taba rchini, composto da 86 individ ui , è gi1.1nto in questo po110 di Cagliari, e l' indomani ti ho visti sbarcare al lazza rc:110 per la prescritta quarantena ... Gti uomini appaiono tu ui di notevole statura e di bell'aspetto, al pari de lle do nm:, ed i ragazzi sono cli una bellezza soprendence. La stessa nave è qui ndi ripartita per un secondo traspor(o ... Ecco una colonia che si avvia con una popolazione di oltre 330 persone, il che fa sperare una notevole molri pticazione ne llo spazio di un ventennio. Agostino Tagl ia!ìco, tras feritosi con l' intera sua famiglia, mi ha informato che diffusasi la noti zia a Tabarca 30 giovani si sono sposati in dicembre e le loro mogli sono attualmente tutte incinte .. Non si è ancora stabilito nulla circa it frHte che vi si deve costruire. Attendo il ritorno detl'ing. Arduai per poter trasmettere: il rilevamento prec iso de ll ' Isola, al pari di quello della città, onde avere l'approvazioue eia V. M. · conto cli recarmi personalmente nel mese di marzo... in modo da poter rendere d iretta mente conto allorchè sarò a i Vostri pied i...''. 14

Da un' altra lettera, del 22 marzo, si evince come tali arrivi venissero visti di buon occhio per l'immissione di persone di notevole capac ità professionale e serietà esistenziale : ·'Nella breve dimora che ha nno fatto in questa città si sono lasciati conoscere per gente morigerata. timorata di Dio, e bene istruiti nclli artico li dc:fta nostra fede, e sarebbe desiderabile che questi a ltri suoi popoli della Sardegna avessero la minima. di queste foro buone qua lità. Hanno conliciato a condurre, oltre agli attrezzi delta pesca del corallo, q1.1attro piccoli bastimenti, per detta pesca... ". 15

È certo che, q uasi contemporaneamente all'arrivo a Cagliari dei primi taibarchin i, a S. Pietro si iniziarono i preliminari delle costruzioni civili e militari. Il castello trovò così una solerte realizzazione, e,

12

A .S.C., SS(ì , Serie 2", voi. 1287.11 documento è tratto da E.Luxo1w, Tctbarca .. . cit., pp.250-255. .S.C., SSG, I sez., vol.6.Il documento è tratto da E L UXORO, Taharca .... cit. , p.106. 14 La lettera è tratta da E .LUXORO, Yéiharca ... , cit., pp.245-47. 1s Idem, p.246-47. 1

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Carlof<me 1798

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con sostanziale analogia, anche la cerchia urbica alquanto articolata ed efficace, supportata ne lle sua elabornzione progeituale eia acu te osservazioni , del già menzionato ing. Augus10 De la Vallee. Esponeva infatti i I cccn ico, ai primordi dell'insediamento nel 1738 tali criteri ispiratori: "Eccellenza. Come c he à tutt'ahro che a un ingegnere d i mio grado conviene ri flettere se sia meglio il lasciare questa pi az2 ~1 di costruzione semplice come per ora si ritrova co l w lo rinc cli sostenersi contro le scorrerie dei Barbareschi

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pure ridurla in sta to per puotere resistere in qualche d'un altro occorrente. dico solo essere certo che li vantaggi qu<lli ne risulteranno non si restringono ad alcuni poch i raci li da congcltunirsi da ttllti, poichè il danno che ne ric.e1·eranno i mo ri. li quali cacciati dall'amico loro nido perderanno l,1 speranza d i potere al!'avve,1ire infestare in que~Le pan i l<1 Sardegna e molestare li Navigami in questo i\-1are, sarebbe di poco rilievo se non avessero moti vo di 1c: 111c:.re rivol te contro di loro le stesse sorprese per essere questa nuova popolazione proveniente dal la barbaria che ne conosce tulla la costa, e per co nseguenza è inforrnata del trailico e delle forze loro. Egli è anche positi vo che il rillellere al solo utile qual può produrre co l rendere à cohura un terreno abbandonato. non va le tamo, quanto il considerare ch'è un popolo esperto nell'ane ciel navigare. di professione pescatore. di coralli. composto di gente ardi li\. rana alle Fatiche. e cli costumi morigerati. ciò che può produrre un nuovo commercio in questo Regno. In vista dunque di questo trattandosi d i un'opera qual'è puro frullo del zelo inderesso che V. E. à per li interessi cl i S. lvi. formo li ri fl essi seguenti. e senza dire ch'è un effe.Ho della grande prudenza d i un vic.:c Re di tanto ~rido l' aver pensato cl i rimediare ad un inconveniente notahi lissirno, come quello di lasciare abandonato uno dei 111iglinri Poni di questo Regno. in cui q uasi tulli li bastimenti prima di rncuc rsi alla vela pensano già dovervisi ri lù gg.iare in occasione di qualche.d' una delle Borrasche sol ite succedere in .'vlcdi tcrranco. considero solo il piace re. che tulli devono avere 11ell'essere inrormati . che ohre al ritrovarvi le acque sempre tranq uille si sapranno fuori d'ogni insulw. muni ti d·i d i ffeSè e viveri, in sorte che alla sicurezza vi si aggiunge il benefizio d i poterne ricavare li rin lù r7..i nece,sari e di co mrr1erziare con una l\a7.inne tra11<1bil<.:. Lascio à chi megl io di mc si ritrova csperiment,llo nel l 'art,; della guerra di es<1minare se servendo per porto di frontiera debba ridursi ad un'ou ima piazza affinch è poss,1cagionare divers ioni di g rande conseguen1.a quallora se ne presenti l ' occasione, e ri flettere solo che se è c:on tro k regole il lasci arsi una piazza alle spalle quando si inten ta con tro alla capitale, tanto più lo sarebbe l'averne una quale pote~se sostenere sollo le sue di fese Bas timenti che ad ogni soffio di vemo favorevole sarebbero capac· i <::$Serle sopra co n grande inco modo. anzi ne inferisco che quallora pru dentemente l' inimico volesse prima impadro11irse11e. il maggiore d i tu tti li vantaggi quali potesse produrre, sarebbe quello di vedere apertamente nell' An tern urale dich iarata l ' os ti lità. cl1e per il pass<110 pme,'a portars i a cl irillura nel centro. e cli guadagnare con quò ltl i l tempo opponuno per le disposizioni a un'ottima di fesa. ran to più che mediame una mediocre resi stenza non san::bbe nisì facile al n,;mic.:o i l rendersene p;.1drone. mentre un';\ rmata 11 011 vi potrebbe sussis tere a lungo \,;rnpo i1 cagio ne della mancanza di viveri di ffi cili ssimi rica,·:,rsi dalla Sard,;gna. ment re che le Ciuà e vill aggi ne sono molto !o mano, e che le strade ritrovandosi fra va lloni e Montagn..: si possono rompi.:rc. e difendere con vantaggio. Ciò premesso . sendovi V. E. degnata portars i sopra del Luogo. cd il tulio esaminare ben bene spero che aven do rit ro vato q ues te forti ficazio ni colocate in sito molto comodo per il co rn mcrzio al centro delliJ cos ta verso terra. sopr:1 di una èminenza. quale comanda al porto, e di fende il solo luogo c he può servire per il tenervi le Coraline. ne avri1 gradi to l'elezione. tanto più che predomina il miglior rerreno che vi sia coltivabile e si trova à portata cl i s(11.:c;orrere in pochissimo tempo le torri progeuate alle pome della Spinosa e Colo mbara à favore delle due strade che V E. ha vedut.0 di gia' apertè. M i rtst a tamo più sperabile. quanto che si è degnata osservare essere il solo si to, in cui si trova no quanti tà di tùmane. sendovene ouo sono la portata del moscheto, cinque delle qual i sono di qual itil perfetta, anzi dopo l<.1 partenza di V. E. si ~ ritrovato un altro pozzo sotto le difese del Bastione cli S. V i ttorio in profonditl1 di circa tre trah11,:hi uno dei qual i scavato nel Roco con la muraglia sopra esso nma costrutta cli grosse pietre ... L'eminenza che si trova dietro di questa Piazza avrà dato luogo al credere, che come maggiormente sicura per c,scre più lo ntano dal mare. ed in si to inaccessib ile. quel la dovesse venir prefcrrn , onde senza dire che il porto si renderebbe ci i mollo minore considerazione. poichè il \'antaggio di essere fuo ri dall' insul to dc Bastimenti nemici non l'.(]Ui va lc al timore c he le può cagio nare A rti glieria cl i terra. panni si debba credere clic i l fine principale per rn i S. ivl. si è determinata il permettere la populazione di questa isola. si a quello di dare una assi sten za quei B:1sti111 en1i . che si ritrovano astreui a prendervi ricovero e perciò ho pensato dover preferire i l comrnodo dell a abitazi one. e degli abitanti all a l'o rza naturale del sito, quale sebbene avrebbe goduto ru lli li vantagg i dc luoghi inacces;,ibi li. ne avrebbe anche pati to tu tti li difetti, e principalrnemc quello del la scarsezza cieli ' acqua. scndovi una sola 1·()fll ana incapace cl i somministrare per cinque cento persone, che già si contano in Carloforte: tuuavia per far vedei\'. che conoscevo t.alc eminenza li hn destinata al suo proprio uso ric:ercando d i mantenere a favore di essa la comt1111cazionc co n la m ontagna. designandovi un castello col piccolo quadrato che V. E. avrà veduto nella pro, pe11i rn. eh· io avri) l 'ono re cli trasmeuerL e. So pur,:. che riguardo alli Bastioni. coloro i qual i sono assuefalli à vedere solamente i sistemi delli A utori limi int,::nt i al determinare le forze di un Bastione Reale. saranno di sentimento ch' il numero non si a in proporzione co n hì picio lez1.a del sito. mn io non essendo d i quelli che riguardano come articolo di fede tu tte quelle massime. le quali sono slahil ite per rego le generali ;1 principiami. le venero bensì ma sostenendo essere incontes tabile che le r:on ii'icaz ioni. le quali hanno maggiori difese sono migliori. e che il fro nte il quale ha più poligoni è il più fort e. ho creduto dovermi determ inare nella confonnit/1 che ho fa1lo, tamo più che à rigore i l sito non soffre altra figura e che

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175. S. Antioco e S. Pktru-Carloforte.


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lìì 176. Carl ofon~: pi ~ma de!l·isol.a di S. Pietro e prospettiva delle nuove fortificnioni redatta dall'ing. Augusto La Vallée (foto M. Vinc.is). 177. Carloforts:: cknaglio delle fort ificazioni dc La Vallée.


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il sC1lo poligono. il quale non riceve soccorso dal li Bastioni laterali, si ritrova sopra roche inaccessibili . gionto anche che avendo fallo il calcolo clelli huomini necessari alla difesa li ho trovati fra il numero d i cittad ini ahi li alle armi. In conseguenza cli quanto sovrn anche r Economia mi farà opposizione. cioè che un Basti one di meno avrebbe cagionmo grande spesa va considerato che quello , i dovrebbe spendere nell a maggior Jonghezza delle cortine. fia nchi e faccie di tutti gli altri . come racil 111e111e si potrà vedere formando il calcolo in parallelo tra il pentagono e l'esagono sC1pra l' istesso sito, rispondo elle ogni qualvolta il spannio può nuocere alla per fezione dell 'opera si rende vizioso e pen anto che ho tenuto per Legge stabilita dall'Arte i l dover secondare i l terreno. ho formato l i Ba~l ioni nel numero. e qualità che il medesimo ric hiedeva. e non Ilo più ricercato altro che di averli bene i'iancheggiati. ccl i nfatti premessa la sudcletca cornunicazione era il Cas tello e la ci ttà. V. E. m' ha fauo grazia osservare essere La fort ifi cazione colocata a vantaggiosame111e per le sortite in modo che li Caroli ni saranno sempre superiori . dacchè 1· Aggressore po trà difficilissimamente .scoprirsi . essendo impossibile di fo rmare alcun travaglio che si pon i in eguale altezza con ques te foniCicazioni. Molti non mancheranno cl i far risaltare che le muraglie quantunque di una grossezza considerabile non fa nno rorpo per poter resistere ali ' A rtiglieria essendo costrutte a secco. solamence di bella vista pcrchè i mboccate in calcina. sovra di che tacendo quanto potrei rispondere dico solo. che a favore della controscarpa saranno a coperto dal!' A rti glieri a dclii Basti menti. li quali potranno solo vedere tre piedi di parapetto costru tto di terra il peso della quale non porrà far danno alle M urag lie poichè riposerà imieramcnte sopra le fasc ine col ocate dietro cli esse. Anzi che tu1ti li fossi avranno per il meno uno. ù due trabucchi cli scarpamento. E per finire conchi udo che si tratta per ora d i resistere ad um) invasione de Barbari. poco o niente esperi i nella guerra e troppo deboli cli coraggio per osti narsi contro la resistenza cli un cont.inumo fuoco di moschelteria ed A rti glieria. Carl o Forte li I O Giugno 1738 Stottos.to Augusto De la Vallee" . 16

La planimetria che De la Yallee aveva tracciato per la erigenda cittadina, dai grafici pervenut ici , presenta una configurazione approssimativamente a stell a esagonale, strettamente adattata alla morfologia del terreno. Pur occupando all' incirca l' area dell 'abi tato odierno, la sua penrnmenza non superò il XVIII seco lo. Tncrementatas i in fatti la popolazione, e compresa dopo la tragica esperienza del 1798 la sua eccessiva espos izione alle iniziative corsare, si procedè, agli inizi del 1800, alla costruzione di una nuova cerchia, senza dubbio più sempli ce e meno articolata sotto il profilo dell'architettura mili tare-è in effetti una sorta di muro di cinta invece che una vera fortifi cazione perimetrale, come si ev ince da un disegno che la mostra in sovrappos izione con la precedente-ma in solida fa bbrica ed abbastanza alta. E quest' ultima è ancora oggi visibi le agevo lmente. Quan to all 'entità numerica dei nuovi immigrati-confermata peraltro dall'ingegnere-è fatta ascendere dalle varie fonti a ben 466 persone, suddivise in 126 nuclei famjliari, delle quali 381 in 100 famiglie da Tabarca e 83 in 26 dalla Liguria, oltre due sacerdoti 17. Tutti sembra che raggiunsero la nuova residenza soltanto il 17 aprile seguente, dopo cioè l' ultimazione delle provvisorie baracche destinate ad accoglierli. Che isola apparve allora ai loro occhi ? S. Pietro offre un superficie complessiva di circa 5. 023 ettari ed un perimetro costiero di 28 miglia: e ntitr1 da continente se riferite a Tabarca. Sotto il profilo morfologico appare leggermente collinosa con la quota massima attinta-ovviamente-dal cocuzzolo chiamato 'Guardia dei Mori' di circa 2 10 rn . . Al pari di Usti ca anche pe r S. Pietro i geol ogi ipotizzano un passato di maggiore estensione, fenomeno tipico per le fo rmazioni vulcaniche. cui questa isoletta apparte nne. Notevole la supe rficie pianeggiante faci lmente coltivabile, risorsa affatto secondaria per l'economia della colonia. Amp ie le testimonianze de lle antiche ci viltà avv icendatesi con insed iamenti di di sparate dimensioni , fino ai ruderi di villaggi medievali, ultime estrinsecazioni residenziali : non rari i pozzi. La disponibilità di spazio e le allettanti condizioni produssero, dopo il primo stanziamento, una grande richiesta da parte di altri tabarchini des iderosi di trasferirsi a Carloforte. Le loro condizioni del resto pegg ioravano conti nuamente al crescere delle intimidazioni barbaresche: e che il trasferimento

"A.S .C .. Guerra A rt iglieria, For tricazioni ecc., dal 1732 al 1740.11 cloumento è trai.lo cl21 13 .V JRDIS. l1as1io11i e 1orri di s10ria del/ 'ard1it1>1/11r a miliwre. Roma 1952. pp.21 -25. 17 C fr. G. VALLEDON A. Storia di 111w coloniz.zazion.e ..., cii.. p.34.Precisa ancora I 'autorc:«ln effetli i coloni che sbarcarono i11 San Pietro furono 490 (e le fa miglie I 44 . rna 2 I cli essi se ne tornarono a Pcgli dopo pochi g iorni dal loro sbarco e 3 mori rono nei primissimi giorni ...» .

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Corlo/àr1e 1798

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fosse aversato a Tunisi per la progressiva perdita cli comodi contribuenti e cli potenziali prede, lo dimostra l'interesse dei corsari per un raid contro Carloforte, mirante alla cattura degli stessi. In una lettera del l' apri le del 1738, indirizzata ali' ing. La Vallée, intento alla costruzione delle fortificazioni, ne troviamo la prima indiscutibile conferma: ..Con l'occasione... mi po,10 con li miei rozzi carauc ri a incomodare Sua Ecc. del quale gliene domando mille scusè. ìVla siccome la cari t/1 mi obbliga a far sapere ,1S. E. le novitiì in barberia mi affreuo a ri guardo di notificarli tuli o quello che passa in Tunisi e in B iserta. L i dico come li Consoli barbareschi vogliono venire a sorprendere di none tempo li poveri tabarc hini a l'fsola di S. Pietro .. ". 18

Di fatto, quasi a voler confermare quelle sinistre informazioni, comparvero nello stesso aprile alcune imbarcazioni barbaresche nel golfo cli Palma, ma tenute probabilmente a rispetto dai 4 cannoni cli cui i 50 uomini del presidio disponevano. non osarono attaccare. Poche settimane dopo i cannoni divennero I 4. eloquente riprova che la minaccia non veniva affatto minimizzata, disposti nel seguente ordine sugli appena ultimati bastioni: -bastione S. Carlo: 4 -bastione San Viuorio: 4 -bastione De Rivarol: 2 -bastione San Lazzaro: 2 -basrione B. Amedeo: 2 l'vla quello c he si temeva per Carloforte si verificò appena tre anni dopo a Tabarca.

Lo desertficaz.ione di Taharca Agli inizi degli anni quaranta, il profilarsi ciel completo abbandono di Tabarca, e il probabile passagg io di proprietà dello scoglio in mano francese, divenne per il bey di Tunisi una provocazione insostenibile. Finalmente, rimossi gli ultimi indugi, nell'estate del 1741 si risolse di eliminare la questione sopprimendo l'enclave cristiana, in spregio di ogni precedente accorcio. Armata una flottiglia di quattordici galeotte, affidate al comando del figlio-tal Tkonos-il giorno 18 giugno i tunisini sbarcarono su Taba rca, acco lti da una perplessa, quanto ignara, inerme popolazione. Il momento era stato scelto con particolare cura, approfittando della lontananza della maggioranza degl i uomini intenti alla pesca del corallo: comunque anche in caso contrario ben poco avrebbero potuto contro le migliaia di giannizzeri impiegati nell'operazione. Così descrive un contemporaneo la tragedia: ·'Alcuni ·particolari' di delta Isola volevano lar testa. sparare i cannoni sopra le galeolte e ostare l'ingresso al fi glio ciel Bey. ma il Governatore. Ufficiali. Religiosi e altri cons igliavano diversamente e invero in una sì critica c ircostanza era d' uopo fare più maturi ri flessi . Pri mo. i due Ulfo:iali erano già sul campo di lkonos e le barche dei pescatori erano tutte alla pesca, dove nell'estate s'imrattenevano tuua la senimana, senza più tornare a ·raoarca, conseguentemente doveva rifleuersi che. mancando in quell'isola duecentottantadue uomini dei più foni. mancava il nerbo della popolazione, perchè tolti ne altri inutili. rullo il ri manente erano donne, ragazzi e fanciulli. così che pareva inutile di fendersi da cinquemila soldati turchi. Secondo. se sparavansi i cannoni comro Ikonos veni va a rarsi un atto col quale Tabarca si dichiarava non più ,llnica e tributaria di Tunisi, ma hensì sua aperta nemica. onde in quel senso ... con tutta ragione poteva spedire le galeone a predare i pescatori di corallo e assedi are per mare e per rerra l'isola suddetta che, trovandosi allora sprovvista di munizioni da g uerra e specialmente di legna per rorni. non avrebbe potuto resistere all'assedio nemmeno un me~e. che siccome Taharca è lontana eia Genova miglia cinq uecento italiane, perciò era supcrlluo a1tenclere alcun soccorso che i Lomellini potessero mandare in tempo debito. Terzo. finalmente l konos non si era scoperto nemico, nè aveva dato segno cli essere tale, erano già dodici anni che suo padre regnava in T unisi con tu tta buona pace verso Tabarca, quindi è che se questa rosse stata la prima a sparare i cannoni e con ciò rompere la tregua. ch ' era con Tunisi da I 80 anni circa, il Govcrnawre e tulli quelli abit,lllti sarebbero stati cri ti cati e la perdita di Tabarca sarebbe stata ascritta a loro imprudente condona. Su J i ta li riflessi stimarono più conveniente di trattare con Ikonos da quelli che loro effettivamente erano, cioè d;1 amici e tri hmari e con c iù li aprirono le porta della mari na e l'acd Jlscro con segni d'amicizia e di rispecto.

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!\.S.C.. SSG.2" serie. voi. l 287.ll clocumcnto è trailo da E .LUXORO, Taharca ..., cit. , pp.117 - 11 8.


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I ntrodotto d1e fu, egli si protestò che era venuto per sua mera curiosi til per vedere un poco quell'isol a e per assi..:urargli. anche per pane cli suo padre. della sua pro tez ione esort andoli perciò nelle occoJTen ze d i scri verg li in Tun isi pro111ettenclo che con loro si sarebbe po,talo sempre da padre. T~1li olle11e servivano di consolazi one a quelli abitanti, e tosto si di leguarono quei sospe tt i che avevano concepi ti. e lutti rimasero conte nti di non aver oscaw il suo ingresso. Nell'entrata che l konos Cece in fortezza sparaca l' artigl ieria e per tutto quel giorno si fermò nel palano del (ìovernatore è anche vi pernottò, vedendo che stava inalberarn la bandiera con la Croce. disse che non era dovere che essendo lui in fortezza si alznsse la bandiera c1is tiana, 11111 bensì quella turca onde per cond iscendenza fu obbedito. Nel dì seguente 11 giugno del 174 1 che fu il giorno fatale della perdi ta di quell ' i sola, i l deno Ikonos, fingendo cli ,·o ler pan ire pregò per ulti mo il Go vernatore che nell'alto che anela va a i mbarcarsi li facesse vedere la c hiesa t: tullo quel popol o d'ogni eti'I e scsso:onde. datosi un tal ordine, tu tti quelli abi l.é:lnti {to lti ne quelli che erano alla pesca) si fecero vedere nella piazza dell a ch iesa parrocchiale, dove vi erano i duecento sol dati di lkonos. A ll ora, egl i, tog liendosi l a m aschera d' amico con ari a severa ord inò che llHle le donne, ragazzi e fanc iulle entn-isscro in chiesa. dove i vi le Cece c hiudere;fece sfondare cen to e più botti di vino che erano poste 111 magazzino per provvi g ione di quel li abitanti {e ciò allinchè nessun tu rco avesse il modo cli imbriaca rsi) sul tempo istesso fece circo ndare dai suni soldati tutti g li uo mini cristiani e condurre sopra le gal eot te per portarli al ca mpo e sul ri to rno che fecero k galeotte condussero al tri mi lle soldati clai quali fece saccheggiare tutte le case e le ch iese. ordinando che solo si lasciassero nel suo essere l a fortezza e i grandi ,nagazz.ini, dove si ri ponevano i generi per il co mmerc io, c:hc il tutto r11 c~eguito in pochi g iorni . e lasciando nella fortezza un Agà con trecento soldati partì con tutti quei po ver i abi tanti che ancora non pot evano credere di essere fatti schiavi. senza che nè'. g li uomini nè le donne potessero più entra re nell e l oro case per prcwvedervi almeno d i qualche stracci o da potersi mu tare;e nc ll' istessa guisa trattarono i l padre maestw G iò Ba tt a Rivaro lo parroco cli Taban:a con altri due suoi rel igiosi dell ' ord ine cl i Sant'Agostino. al quale ri uscì pri ma di essere legati. cl i co nsumare k ostie consacrate". 19

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A l lorchè i disgraz iati pescatori tabarchini rientrarono alle loro case, trovando le completamente vuote e devastare, compresero immediatamente l'accaduto. In buona parte s i recarono mestamen te a Tunis i e chiesero a l bey di vo ler condividere la schiavitù dei loro cari pur di non esserne separati, in attesa magari di un riscatto. L'offerta ricevette accoglienza. e per molti fu così poss ibile, se non altro, ricostituire una parvenza di legarne fami liare, sempre però sottoposto alla discrezionalità del bey, o di quanti a ltri d isponessero dei loro parenti. I catturati ammontavano ad 840 individui , per lo più, come citato, donne e ragazzi. ai quali si andarono ad aggiungere in un rapporto anoma lo-equiparabile a lla condizione classica dei liberti-i capi famig lia. L'appare ntemente umanitaria concessione ela rgita dal bey non sca turiva da una sua improbabile sens ibi li tà, rna da un fac ile abietto calcolo. Trattandos i infatti cli un grosso nucleo sociale, di cui sicuramen te le nazioni occidentali si sarebbero fatte carico ciel riscatto, la rile vanza dell' one re economico e la comp lessità delle mediazioni lasciavano, pe r consumata esperienza, presumere tempi alquanto lunghi pe r la liberazione. In tale intervallo molti cli quei disgraziati schiav i sarebbero ce rtamente morti, e per i tradizionali maltrattamenti e per le ricorrenti epide mie, decurtando così vistosamente l' utile del l'impresa. La riunificazio ne dei nuclei familiari avrebbe, pertanto, sopperito con nuove nascite alla perd ita, con sente ndo in definitiva una sostanz iale parità di bil ancio' La notizia della efferata cattura produsse una imme nsa costernazione nell' intero contesto civile cristiano. ed in particolare presso Carlo Emanue le lll, che s i reputava ormai quasi il leggittirno sovrano cli quei nuovi suoi potenzial i sudditi. Come supposto dal bey i contatti per il riscatto globale vennero prontamente avviati, ma s i ri levarono, altrettanto rapidamente, d i improba difficoltà per le astronom iche pretese tuni sine: la c ifra richies ta ammontava a ben 50.000 zecchini 1 Dopo quasi otto anni al fine cli imprime re una maggiore sole rzia alla do lorosa vicenda il sovrano incaricò un suo comandante della Reg ia Mari na, don Giovanni Porcile, di recarsi persona lmente a Tunis i-dove va ntava solide ed infl uenti conoscenze-o nde ris olvere ne lla m ig liore delle maniere il difficilissimo ri scatto. Così relazionava intorno al 1750 l' accorto mediatore: " Eccellenza I l Conte Porci le di S. Antiochio umi lmente rappresenta alla Ecc. v. come sino al l'anno I 749 che ebbe l'onore d i entrare a servizi o di S. M . in qualitì1 cl i Capi tan Guardi acoste di questo Regno al co mando di uno sciabecco e due galecHlc , ebbe l a sorte cl i passare in Torino . e dal Pio e benigno Sovrano Carlo Emanuele di sempre graziosa Mai::!'tà fu destinato a passare in Tunis per redi mere il popolo d i Tabarca, suoi parenti e compat rioti . affine cli con-

1'' La relazione è tratta eia E.LrxoRo, 7àbarC(/ .. ci t.. pp. 136- 139.Il bra no è del memorialis ta P.Vallacca. autore di Vita di Taharca.


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J urli ad ahit::tre con loro nell' Isola di S. Pietro e ne 111 appoggiata ili trattativa al fu fv1archese Fontana Ministro G iubilato mo lto caritatevole ebbe la sorte di comb inare un traltato con questo Bcy i n cambio di tanti schiavi Manrnellani a due per cri stiano che si degnò S. :vi. a tempo la Sua Grande Cari tà concedergliene N. 192 che di$armò sue Galere. e per gli ri manenti ru spedito l'oratore a Genova. Firenze. Roma. Napoli e M.alta avendone onenu to con faiica consa dernbi le. Affez ionato il supplicame a tama grande opera non ha mai 111anca10 d i impiegarsi per coadi uvare cli tempo in tempo delle tratlative per cl i versi poveri Cristiani . Schiavi sì regn icoli che fù rcst ieri avendo avuto da 18 anni a questa pane l'amicizia e corrisponde111.a del Signor A gost ino M aria Gorgoglione Genovese. medico cl i quel Bey. molto a llcuo e st i111 ato dal suo padrone. al quale gli è sta ta appoggiata dai rispettivi Vicerè la trattati va del riscatto e con ca111bio dei nostri schiavi Sardi che con tulla bontiì ed i111pegno ba sempre ri usci to senza veruno interesse. co me anche in :.iltri affari del Govcrno." 20

Graz ie agl i sforzi del Porci le un primo contingente di 133 tabarch ini potè essere liberato. Avviate positivamente le trattative non mancarono successive ulteriori liberazioni, nel 1753 ed in particolare nel 1755, non sempre però cli soli tabarchìni, ma anche di schiavi prove nienti da altri stati ital iani. Aci interro mpere la ormai proficua corrispondenza intervenne la guerra tra Algeri e Tunisi nel 1756, originata dalla mancata correspons ione, nei trascorsi 14 anni , del tributo che Tabarca assicurava alla prima città, non indennizzata in ness un modo dal bcy tunisino, artefice e beneficiario della conquista. Le sorti del conrlitto si risolsero in breve con la vittoria cli Algeri e l'umiliante esecuzione dello sconfitto bey: ma pe r i tabarchini ciò si trasformò in una immensa ennesima tragedia. Gli algerini, infatti, ritenendoli il premio del contendere li deportarono in massa nella loro città, dopo una allucinante marcia forzata, distando le due città oltre 500 km . "Durante il tragitto, non per strade, ma per dirupi, sterpi e selve, molte donne partorirono ed altre abortirono, mol(i infermi e vecchi morirono senza arrivare ad Algeri, e per quelli che arrivarono pi ù morti che vivi, cominciò un calvario più duro cli quello sofferto a Tunisi ... ".21 Aci Algeri le condizioni di vita riservate agli schi avi erano da sempre-e meglio lo esamineremo in seguito-notevo lmente peggiori di quelle vigenti a Tunisi, a cominciare dalla detenzione degli uomini nei famige rati bagni. Occorsero altri lunghissimi anni per venire a capo della trattativa e, finalme nte, nel 17(19, per l'attiva azione di Carlo Ili cli Borbone, si riuscì ad ottenere la liberazione dei tabarchini sopravvissuti a ben 28 anni di schi avitù. Non tutti i redenti però si diressero a Carloforte, ma molti , circa 3 11 , preferirono stabi lirsi presso l' Isola Piana di San Pao lo, distante 17 miglia da Alicante, che prenderà così il significativo nome di Nuova Tabarca. Le sue dimensioni ciel resto. appena rn. 1800 di lunghezza per 450 di larghezza, la rendevano molto simile all'origi nario scogl io, come pure la sua posizione costiera. Lì si eressero, con febbri le alacrità, idonee for!icazioni. sia perimetrali che apicali, in modo da consentirvi un sicuro soggiorno. Ma, paradossalmente, anche in quel caso la comunità dei tabarchini si trasformò in una sorta di capo~a lclo avanzato anticorsaro, e gli stessi finirono praticamente militarizzati 22 . li bi lancio complessivo della interminabile schiavitù registra la morte cli oltre 100 tabarchini, l'abiura di 17 ragazze-ovviame nte 'maritate' con l'immaginabile libert~t decis ionale-e di 5 giovani-altrettanto sponta nea mente convert itisi all ' islarn-;imprecisato il numero delle nasci te, ma senza dubbio cospicuo. Superate tante sofferenze alcuni red ivivi riuscirono a riabbracciare i loro parenti a Carloforte, cercando di inserirsi a pieno titol o in quella diversa realtà sociale.

La raz.zia cli Carh~forte L arrivo dei tabarchi ni redenti a Carloforte fu salutato con eccezionali festeggiamenti ed in memoria cieli ' azione svo lta dal sovrano fu fatta erigere una statua, posta nella piazza del paese intorno al 1780. Nel frattempo la colonia aveva assunto una sua connotazione abitativa alquanto stabile : non erano rnanc.:iti pesanti diss idi tra la dirigenza e la popolazione. c risi economiche penose ed anche emblemati-

A.S.C.. SSG. 2' serie. vol. 1462.11 documento è tratto da E.Luxo1w , foharca ... , cit. , p.263 E.Lt XO RO. Ttibtm:a .. ' cii. p. 14 1. ,: crr. G V.-\ 1..LEBO:s!A. Cc,rlo.forte..., ci t.. r,p.52-54.

~0

:1


Guerra di corsa


269

Car/()forre 1798

184

c he defezioni . ma col tempo tutto era rientrato in una sua to llerabilità. A d ifferenza del castello e della cerc hia. la torre dello Spal madoreddu non trovò im med ia ta realizzazione, ed occorsero q uasi venti anni pe r Jc1 sua costruzione, su pposta sin dall'inizio indispensabile per la sicurezza de lla comunità. Il dato confr rmere bbe il progress ivo scem are del! ' inc ubo barbaresco e delle sue incursioni, stimate ormai un ricordo d i un lontano passato. Ad una eguale conclusione induce il pessimo stato d i conservazione in cu i versavano le d ifese perimetrali, da lungo tempo non solo abbandonale all'incuria ma, addirittura, brecc iate in più punti per megl io consenti re il faci le transito dei cittadini. Con l'avvento deg li an ni '90, però, la minaccia tornb a concretizzarsi, complice ce rtamente il riacuti zzarsi della corsa ba rbaresca in concomitanza con gli scontri euro pei successivi alla R ivoluzione fra ncese. Strana mente tuttavia non si cogl ie nessun se rio intervento, anche di pura manutenzione, pre ~taro alle fortificazioni n onostante le già palesate deficienze. Nel g iugno del 1796, i tirnori cl i una probabile incursione si intensificarono a tal punto che il Consiglio di Com untà in data 29 de llo stesso mese: .... . d ietro proposta del sindaco ed in vista ciel le sicure noti zi e pervenute. di trovarsi anni dati nei l itorali della v icina Isol a d i Sani' An tioco d i vers i legni barhareschi .. . [istituisce] una ronda miliziana d i questa popol azione, di q uamo persone o ltre un capo ed un numero di sol dati di questo dis taccamenro. per invigilare ogni nolle pèr l a tran4ui lli cl1 dt:lla popolazi onc ... ". 23

A nche a voler t:rascurare le menz ionate segre te informazioni sulle iniz iative barbaresche che afflui vano con una certa regola rità a C arloforte-e c he grazie al la colonia taba rc hina rimasta residente in Tun is i appaio no ne lla dinamica credi bi li-il frequente passaggio d i vascelli corsari dinanz i alla cittadina con-

: .; G. V,\U

EBOKA.

Carioforre .... cit.. p. I 05.


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G11erra di corsa

sentiva una aggiornata val utazione del la minaccia. Ma, come sempre nccade, lo stato di allcrlarnento non pot~ essere protratto imkterminatamentc, e, lungo l' isola di S. Pietro, trascorsa qualche stagione dovette soppri mersi. sebbene nul la lasciasse ipotizzare una mutata intenzione tun isi na. Ed infatti. la notte del 2 !--ellcmbre del 1798, la più volte pavcmata incursione avvenne, devastando l' abitato con inaudita viok nzn e crudeltà. Per molti storici la piaga della corsa barbaresca, dalla metà del '700 in poi, mostra unn chiara e tan gibi le evoluzione: scarsamente !>anguinaria nelle catture, ed ancor meno nel le detenzion i . si sarebbe proposia in defini ti va quale pratica sistematica, e magari massiva, del sempl ice sequestro di persona. Una sorta di approssimato crimine gestito, pera ltro, con una indiscut ibile bonomia da parte islamica, in teressata esc lusivamente ai profitti dell'impresa. Nessuna vio lenia sugl i schiavi, nessun o sfrutta 111ento esasperato delle loro energie Ci siche, nessuna solleci tazione ali ' abiura. meno che mai estorta con incessanti vessazioni e torture fisiche e morali, per meglio garantirsi la soggezione delle vittime, anima e corpo14 . Il contesto conciliante così sostenu to è per i medes imi alla base dei successivi rapporti fraterni f'ra le due opposte ernie, tanto più che nu merose permanenze 'vo lontarie' in nord-Africa cli innumerevo li connaziona li in un certo senso li precorsero. In conclus ione. in virtù di siffaua visione, ogni catturalo subiva soltanto un momentaneo allontanamento dai propri affari o dalla propria famigli a, una sorta di riposante vacanza:ncssuna incertezza vigeva del resto sulla sua sorte: il riscatto avrebbe comunque ri:-.oho la vicenda, essendo venuta meno la sua secolare discrezional ità ed arbitrarietà dei detentori. Quanto siffatte proposiz ioni. anatamente ipocrite, siano lontane dall a realtà. lo si ricava facilmente persi no dalla sorte riservata ai Carolini . sin dal momento della loro cattura, senza dubbio di gran lunga migliore cli tanti deportati coevi . Una flotli glia tunisina di diverse unità corsare, per lo più ga leotte e sciabecchi2S, col favore de lle tenebre. mise n terra 300 predoni. Questi. certamente a conoscenza dettagl iata dei luoghi-come sempre (kl resto-si condussero immediatamente verso la Torre di S. Vittorio. dove soppressero spietatamente le !--Cntinelle e !>i di ressero verso l' ignaro ab itato. Ecco la ricostruzi one della razzia in base alle testimonianze dirette dei sopra vv issuti: .. An " ,m)n(1 nd la nou,:, Jèl 2 ~cuc n1lm:: in quelle acque cheti e inosserv ati. Le guardie della gran wrre od ,1,,,)ll1m1c u ~badale 11011 ,i a,,,·isa1onC1 ,.kl pencolo che quanJo cr,1 irreparahilc. Perciò i Barb.1reschi aveano agio di ,cenclc1e al lido e cli orrnpare i pa,,i principali pei 4uali 1x1tcano qu.:i popobni sfuggire. p111na che ro,scro da alrnno in1e,i. Fecero allora una fon e sc,mca di moschetteria. afTind 1è il terrn n: subì came 111c concitato in tulli gli ;111i mi non lasciassero luogo aJ alcun tenta1rn.:nto di d if'csa. E tosto. ,llcuni invadevano quel ca~1d lo. innanzi al quale a 1·c·ano g1(1 111<)1.zo i I capo alla semineI la posi a1·i a guardarl o. al Iorchi:: questa al primo av ,·cder~i dei nemici ,·olle dare il grido cl'allanrn:. I ,oldati risrn,,i ·ubilamenic dall"uffì1.ialc cav. Arra,. non ebbero 11<!ppure il tempo ad appr.:~1ar,i a quakh.: rc,btenza. perché ~opraffaui dal m1111ero cd attoniti per 1'111aspettato assalto. Scamparono alrnni pod1i con l'uffizi:ile e col comanclame cav. Rmmondo Dcca ndia. il quale assali to ne ll a sua casa avea cercato inu1iln11.:nte di di fendersi. cd avca anche toccato in quel tafferu glio qualche Cerita. C l i :11tri Curo no coll i e condolli pri gionieri alle navi. Più 1rb1e spetH11:olo prè~enta\'ano le case pri,atc. I Barbareschi sparsi in poco d'ora per mna quella piccola terra. an:ano ~ganghcra10 le porte e illuminato colle loro fiaccole quelle che1e ahita1.ioni. I popolani ancrri1i e quasi d iscnsati er.1n,1 afferra li ~cnz:i cormaslo alcuno ccl int'::ne.nai i. lncatc navansi i vecchi. i f'ram:iull i i quali trovavansi g i:1centi nei lo ro leui a quell 'ora vanz::ua di none. L e ùnnnc aveano anche a paventare oma e vil lanie:eù alc:unc di qudlc cl i~graziatc f'urono trafiue dal pugnale dei b:irhari in sullo ~,esso loro lt:lto perchè a ve vano ri fi utatao fortemente gli immondi loro abhracciamenti...

~; :\l'ferma A.RKi(ilO . in conclusione del "'o saggio ,ugli schiavi <li Ustica. che da:«un manipolo di leuere.. .l'odissea dei catturati ,i ri1·cla nel suo limpido aspetto di fouorc eminentemente economico... Si pcrpc1uava, così mediante la guerra di corsa. qucllo ,cambio d i uomini rra l' Italia mcridion;ile e l' J.\Crka minore, che nei tempi moderni doveva c.:rcarc le ba~i d' una collahnr:1rnrne la1in,1 nei paesi rin;bcenti della ci viltà islam ica» . ciLp.52.Similmerue arn:hc S.Bo:-o . // Rt•g,w delle Due Sicilie<' il ;\fog/, rcb. cil.. p.35: «Guerra cor~arn e schim 1tù...111ostrn110 di aver creato t'ra le dm: sponde del Mediterraneo legami ...eJ episodi di rompren!>ionc e di r1'jJ1;:llO r.:ciproci ». > Preci~a , \ .GL'GLJED·1 0-rn. \r,cubolono.... cii.. alle voci: « Calcoua:bas1imcn10 souile da guerra e da corso. a ve la e a remo.Sca fo stell:Ho. un solo alhcro latin o. b::1ncl1i da qumtordici a venti. l iii sol o rem o c un sol vogatOrè per banco, c irca sessanw ll(lll1inì d·arrn a1nento, tulli marinai e soldati .. .Sciabcc.:ro:nome derivato dallo Stambecc.:o o Capro sel vatico per le fornc del suo ,cafo a punta e coda.Specie di bastimento latino a tre alberi . con una gran freccia o batolo di opera morta a prua:e similmente opera morta ~porgente da poppa: grosso di scafo. rcggentc il mare. po11ata di 150 a 300 tonnellato::.Si usa pel commercio ...».


Car/ojime 1798

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Il honino cl i quei dcpred,,iori ru quale dO\ea riuscire in luogo indi feso. Rapirono quanto po terono, devastar0rn; ru ppero. profanarono. o vilipesero quanto clo veano la~ciarc. Guas taron o tra le al tre tmte le barche sparse in quei li torali. Ottocenta tre nta popolani al tempo stesso mc-colti e seminudi e manorimi in ogni maniera cacc iavansi <: ~ti va vansi com.:: supplemento di zavorra a .::aricare la sentina delle navi tunisine. Cièi o ltre ai moni , i cadaveri dei quali, e mo lti di Janc iulli si trovarono dappoi giuati nelle vie. Degl i arres taci avcavi più della metà fra ranc iulli e donne. Una d i queste svenuta in quell'an o. guarclavasi dai barbari co me già morta e huttavasi in mare. I pit1 avveduti o più fortunati aveano potuto correre a sal vamento nella montag na, o lancirirsi freu.o losamente in qu,1lche battello. col quale si condussero a Portoscuso o alla vicina I sola pi ana. Sommarono i sal vati ad un mig:li,,io . è Ira e~si erano ra re le donni::. ricercate a preferenza dalla bnnali til e.li quei pirati. Scampossi fra gli altri il c 1pitano ciel pono. scampossi i l parroco del luogo. chiusosi nella tornba della sua ch iesa. Rim ase rispellatu la sola ca~a ckl consolato inglese. e beato chi potè ric.:crca r\'i asilo. quantunque al console fosse toccato di ricornperarsi da insulto con generosi presemi. Non così avvenne al console francese Rombi. Egli stesso. la sua moglie ed i suoi l'igliuol i furono vo lli e traspo rt ati sulle navi e traumi con ogni maniera di co ntumelie, anche al lorquando, av veduto si i barbari che po tea loro torn ar danno da tale arres to. si disposero a rilasciarli: perchè il posero in libertà, dopo ,l\·ere s1ra ppati loro d ' ind osso per fino le camicie. e gittai il i sopra un baueiluccio senza ti mone o remi o guidatori. in rnare procelloso. ,1c.l al la distanza di quattro miglia dal liJo . L' inumanità e la ferocia ernnsi m ostrate in 1u11i i low possibi li aspetti".26

Più in denagl io, durante il saccheggio, la brutal itù dei tunisini non risparmi ò chiunque si attardava per qualsiasi motivo: "Rosa Ageno, disperatamente avvinta al cadavere del marito-Francesco Colombodal quale non riescono a s taccarla i suoi ucc isori . viene dai medesimi sgozzata con un colpo di yatagan ed inchiodata allo sposo. Battistino Pomata. colto eia una sc hioppettata mentre fugge, riesce a tornare sui suo i passi e morire ne lla sua casa sacchegg iata. Maria Armeni, ferita da fucilata, vede portar via il suo uo 1no e morirle vicino. soffocato , il bimbo ancora lattante ... Rosa Parodi che attende un bimbo, è uccisa mentre in vano implora misericordia per la c reatura che nutre in seno;e così Anna Leone, che trasportata fe ri ta monalrne nte su lla polacca. è lasciata morire senza alcuna cura ... Per dui: giorni imperversò sul la disgraziata Carlofo rte la fu ria barbaresca. I Carolini senza alcun riguardo al sesso, all'età o alla condizione soc iale, furono presi e tratti a bordo ... ".27 Così descri ve un test imone il tranamento ricevuto una volta sulla nave: --... Subi to giunto a bordo il primo cornplirnemo fu: si d i visero il vestiario che avevo ac.ldosso e m' incate naro no co n tu tti gli altri a due a due. Non fu compreso nell'arres to e nemmeno nel saccheggio i l viceco nsole ingle,e-Giuseppe Armeni -. è Lrn gli al tri vjçcconsol i che furo no a pan.:: del ca11i,·o trallamenro che si èbbe a soffrire a hnrdo. l ' unico ru il Con:,ok francese. anche mallratta to. a forza di proti::starsi ottenne di andarsene libero a terra l'OII la r,1mig lia ... A mc in partico lare. avendogli fallo prcsc ntè che appiù cl i essere interàrnerne spoglia10 a terra, e nudo sch iavo a bordo. m i cm venu w un fone dolore nel costato, che ne avessero cornpassione a darmi qualche ~traccio per ripararmi dal freddo e dall'aumento di dolore, ini ri,11osero che se aveva ardimento cl i più replicare mi an.::bbcrC1 nuovamente messo ~Ila c;,ti::11:1. e cos·1 mi cnn"enne stare. Simile negativa fu fatta ad una donna che partorì. pendendo il viaggio . sopra una tavo la. senza vo lerne dare un wcco di biancheria per coprire e conservare alla , i t,1 la bambina che nacque e che protc1ia dal cièlo vi ve anco ra ... Inso mma no n son o espri mibil i le c rude ltà e i 111allra11a111enti fau i non solo ai rappreser11 arn i delle amiche Potenze ma a tutte le mogli e i fi gli in gena ale. non solo nei due giorni che si stette a bordo in questa rada. ma pen,k tllc il viaggio in cui con venne sollrire fame. se1c. nuc.lità e anche il dolore di vedere questi barbari geuare in mare del le persone ,erni vive. in buon numero. tanto pi ì.1 che gli empi. esu.l tanc.lo di tale loro prodezza, dicevano che se 1· occasi1llle pon ava. ne a vrebbao fatto ailreuanw coi vi vi .. . ... L ascio alla ril1essione cl i un cuore sensibile la per fidi a di quei barbari e le pene del nostro viaggio. che durò c inque giorn i .; sei notti . passati più co l bastone che col pane ... ··.~s

Ecl ecco cosa invece incontrarono i soccorritori allorquando raggiunsero Carloforte. La relazione scguè nte. una sorta di cronaca giornal istica, fu redatta il :'i seuernbre da un inviato de l vicerè imbarcato sulla fregata franc ese la Bacline- fortun osamente, ma vanamente, coinvolta nel lentativo cli intercettare i corsari-e riporta le prime impressioni ·a calcio' della tragedia: ·' La 1·regata ·La l:3a<line' ì:: ,mcorata in questo pono dalle ore 8 della rnauina che abbiamo terminato il nostro Id ice viaggio. i \ppena arrivati co l dispiacere d i non tr<\\·::tre più nel porto nessun legno barbaresco, è vcnuLo a bord o un bauello Carnlino. col quale però non abbi amo punto comunica to. In esso vi era il Vice Consol e di Francia. il

:,, G. M,\S:-:o. S1oria moderna della Sardegna, Torino I 942. vol.11 , l. VI. p.1 76.

2, G.VAi.l.. EB0 1'.-\. Carhfo r1e... , c i t. . p. I I I.

::., Il documento ci1ato-rela2.ione cli Giacomo l'v1ongiardino al viccrè-è trauo eia G.V.,\ LLF.BO:'<A. Carlo.for1e..., eit.. pp. 111- 112


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Guerra di cOr.l'u

c;1pita no del Porto. cd ahri pochi d i quella in felice isola, che con pianto e singhiozzi ci lrnnno fana la rel azione dello stato deplorabile in cui ha messo C;1rlo forte l' irruzione rec.:cnre dei Barbareschi Tunisini. Adem pisco al m io dovere nel rendere conto a V. E. cli quanto m i è riuscito sapere di quesw terri bile avvenimento. ma i miei patimenti di viaggio. cd il quadro lu11uoso che ho sollo gli occhi non mi pcnneuono di scrivere coll'ordine e nella maniera debita ma~sime trovandomi ancora abordo. cioè a dire in una situazione per mc mollo incomoda. Aspetto ulteriori dcttafli del fallo, e se posso, andrò io stesso fra r oc:o a par lamentare in terra per procurarmene degli altri , affinchè V. F.. abbia di questa funesti ssima avventura tulla h1 circostanziata re lazione c:he permette la strettezza del tempo. I-In dato inco111benza al Capitano del Porto. che il solo della sua famiglia r imasto nudo. essendogli riuscito di salvarsi. <li procurarmi una nota. o rèla;,;ione del numero delle persone uccise. o predate dai barbari pirati. La sto aspettando e: non so se polrnnno somministrarmela pcrchè questo misero avanzo d'infelid abitanti si trova sopraffatto dal dolore. dalla fame, dal sonno, dalla nudi tà, e da ogni miseri a. Si <.:redc che il numero degli abitanti condotti schiav i in n arheria. da San Pietro. ascenda a quello di onocento. e la maggior parte donne e fanci ull i, sebbene tullorn nella misera loro situ azio ne questi Isolani non abbiano pmuto ritirare i fuggiaschi e vagabondi fra le loro rupi deserte. si presume che sono duecento ~oli uomini siano stati predati. e poi quauroccmo cinquanta donne e centocinquanta ragazzi . ma tutto questo a un dipresso. I Barbareschi approdarono qui la notte ciel due, cd al far ùel giorno feçero il l oro sbar<.:0, o per dire meglio principi:1rono il loro attacco e sacc;heggi o, poi chè approdarono all' Isola prima del giorno. I n questo punto arri va un seconJ o bauello per ch iedere medicamenti per c:inque feriti . finora sei le persone morte che si vanno scoprendo. e fra que~tc alcune donne che sorprese nel loro lcllo hanno ,·olu10 resistere alla brutalità dei pirati. Il Vice Console di Francia si è salvato a stento colla ,ua famiglia. 11 Vice Console Raguseo e quello di Danimarca non sono stati ri spettati : hanno i Barbari avuto partirnlar ri speuo per la casa ciel Vice Console cli I nghilterra. Il Sig. cavalier De Cand i:i 111i dico no che sia feri to . ma nnn gravemente. Egli è stato assalito in c.:asa ad ha cerca to di d ifendersi, cli modo che bc:nchè ferito. si è rotulo salvare colla fuga. Il suo subalterno cav. Arras è stato anche fortunato salvando~i. La fona dei Barbareschi consisteva in cinque orche tunisine. un sciabecco. due altre così delle barche. una polacca. cd una galeoua:hanno daw il sacco al paese. e sono partili la none stessa per la parte opposta a quella donde rwi siamo venuti. e quindi è che noi per istrada non abbiamo scoperto nessuna ve la. Mi è stato deuo ch e res teranno ,1 Carloforte mi lle incirca abi tanti. e rarissime le donne che non sono state preda del feroce nemico. Nell · Isola trovandosi quesli inrelici sprovvisti di vestito nonchè di ogni genere di sussistenza hanno dovuto meuer mano al fromento del !\fonte Grnnitico. che la PrO\ videnza ha voluto che si serbasse per loro indigenza. Questo Comandante della Fregata ha somministraw i medicamen ti richiesti per gli infermi di Carloforte, da quel chirurgo t hc: si è potu to sal vare per essere Corso. Il medi<.:o e lo spezial e sono stati imbarcati, e l,1Spczzeria spe,.,.ata e saccheggiata. eorne tutte k case: da questa fregata si è pure somministrata della pol vere ai carolini e domani ne avranno rure 1u11e le pic:tre da schioppo che p01rà levare il Capitano da questo suo bordo. L1 Parrocchia è stata parimenti !'.pogliala di rulli i suoi arredi. e due sacerdoti che hanno pouHo salvarsi dalla schiavitù non possono celebrare la Me~sa infinchè .\fonsignorc Vescovo non darà i suoi ordini opponuni. Il ven to è tal mente gag liardo ed il mare così agitato che 110 11 è possibile spedire oggi la lettera a Portoscuso L a fnc:ga1a neppure si può muovere da questo porto . I Barbareschi che sono evasi da qui la noue scorsa passando come ho dello tra l' I sola Piana e San Pietro, si dice che veleggino tutt'ora all'ahra pane di quest'ultima isola. Resto all'ubbidien1.a di V. E. ed ho l'onore di rnsscgnarmi co lla più gran venera;,;ione. D al porto cli Carloforte a bordo della fregata il 5 settem bre 1798. " 29

Migli orate alquanto le condizioni ciel mare il relatore riuscì. nel pomeriggio seguente, a prendere finalmente terra ricavandone altre informazioni dalla viva voce degli atterriti caroli ni , e prontamente, in una seconda lettera, così le trasmetteva: " Ieri dopo pran zo mi riuscl d i approdare in Carlo forte ed udire e vedere da vicino tu ui i d isastri di questi torturati i~olani. Sono talmente angustiati dal loro dolore. dalla paura e dalla miseria, che appena sanno riferire la storia dei loro guai. Dicono di aver ucciso circa trenta tunisini. ed i pochi di questi cadaveri che i Turchi hanno lascia10 partendo, si sono bruciati. H o sapu to che alcun i fanciulli co ndotti via dai pirati, e che sono morti oppure stati uccisi. si sono trovati nella spond a del mare. Comanderò al cav. de Candia oppure al Capitano ciel Porto di usare r iguardo ad essi la stessa caute la e di seppellirli co me si fa delle persone sospette cl i peste. Il guasto e gli orrori comme~si dai barbare~chi sono indicibili e non è possibile finora procurarsi una distinta relazione dell'occorso e del numi:m delle persone fane s<.:hiave. Questo Comandame della Fregata si mostra sen sibile di mollo agli insulti faui dai Tunisini al Vice Console Francese. ed a vari individui di questa nazione. lnte1vrc1ando le intenzioni di V.E. ho inca ricato part icolé1 rmeme tanto a Portoscuso che a Carloforte, di interromper e ogni c.:orrisponclen za e commercio dall' !~ola di San Pietro cogl i abi tant i della Sardegna. poi chè quell'Isola è in contumacia. I Carolini aspetrnno dal paterno cuore di V. E. qualche provvidenza e qualche soccorso per sollevarli nelle

è 1rauo da E.LUXORO. Tabt1rca ... , cit.. pp.197-200:per l'autore è custodito presso l'Archivio Bihliotera Comunale di Cagliari. 29 Il dol·umcnto citato


Car/ofone I 798

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loro misere c ircos tanze. La !regata aspett a c he il tempo camb i per rneuersi alla vela ve rso Cagliari. I ntanto spedisco la leuera di ieri e la prcscme co n un espresso di Portoscuso ed avrb poi l'onore d 'informare V. E. p.iù m inutamente di ogni cosa. " ~0

Una deci na cli giorni dopo sbarcb, a sua volta, a Carloforte un distaccamento cli 30 artiglieri, con al segu ilo le relative armi e munizioni, al comando del sottotenente Pastour, destinato a difendere guel che era rimasto della popolazione da un non improbabile secondo attacco barbaresco. L'ufficiale, compiuta una minuziosa ricognizione, redasse un preciso verbale che ci consente una più esatta comprensione dell a d inamica dell 'incursione, anche sotto il profilo mili tare. "In seguito all'ordti ne clcll'E V. degli otto scorso settembre, di portarmi all'isola di Carloforce dopo l' invasione dei Turc hi dei 3. cd evacuazione della medesima fatta nei 5 detto mese, tanto per vedere lo stato di essa, come anco per dare quelle disposizioni concernenti ali' A rtiglieria confo rmi alle circostanze, partito per mare nel giorno I O del suddeuo, con un Distaccamento di 30 cannonieri Nazionali tra Bassi Ufficiali, e Soldati, con alcune. munizi(lni . ed attrezzi d' Artiglieria, che reci imbarcare il giorno prima di m ia partenza ... per i co ntinui venti contnu:i, arrivai in quell a nel dei I 7_ dello. Appena g iunsi in essa, mi portai dal Comandante Povv.lc della medesima Cav. e Decandia. e fatt e sbarcare le poche munizioni, ed aureui sudd.ti. r i tirate in dispattc i n una stanza senza perder tempo mi portai con porzione dei Cannonieri alla iorre di S. N. V ittorio. nella quale essendomi introdotto osservai co n somma m ia meravi glia, e swporc (sapuio massi me che si erano fatte prestare un barrile di polvere dalla Fregata Fntl1(:cse La Badine. per non saper come di fende rsi in caso di nuo vo auaceo, od invasione, co me cliccano) che la mt:desirna era munita di dicci grossi pezzi di cannon i di ferro di onimo servizio, cli centosed ici rubbi circa pol ver e da guerra. in 875 canoccie da cannone cli pergamena fatte pel calibro dei sud. ti cannoni , di palle, e mitraglia a sul'~ fic ienza per unu buona d ifesa, come può vedersi dall ' in ventario d i quanto trovai i vi esislente... fatto nella medesima nel giorno segueme. con intervento ed a presenza del Contabile e Reg.o Magaz.re S.r Onorato Maurandi. Vedendo che una Torre sì rispellab ile, e di tantH co nscguen,.a, dalla quale dipende per così dire la sal vezza del residuo d i quegli abitanli era affidata alla cura di quauro soli Carolini col nome di Cann.ri 1V1iliziani porzione elci s<::i che avvicenda tre per none i l sunnorn inato Com. te D ecandia facea rimanere di guardi a in detta Torre, al dello del Cap. le dei medesimi Steffano Vigo. sul ri flesso di essere quelli stessi, che dormivano penden te l' invasione dei Turch i. e che allora se ne accorsero. e tirarono quattro cannonate quando i sudd.ti erano d i già padroni del Castello, e d i quella popolazione. abbandonando in segui to la precletl.l Torre, non stimai di dovermene fidare, e li licenziai i dalla med.ma col consenso, ed a presenza del Comandame dei regi legni Dn. Vittorio Porci le, e del Giudice della Reak Udienza D n. Raffaele Valentino Pii() meco imervenuti, facendo prender poslo, ed acquartierare nella sudd.ta il mio Distaccarnento de Cannonieri Nazi onali. Osservai esservi in detta Torre, due canno ni inchiodati dai turchi co n punte d'acciaio, quindi ordinai ai Cann.ri della maestra nza in l'e rro di far subito pri ncip io per schiodarli, fec i cambiare alcuni affusti levando i piLL guasti quantu nque fossero di qualche servizio, per essere più sicuro in ogni occasione, indi mi portui per in ventmizzarc i cannoni e ru eili che esistevano nell' armeria. e Castello di S. Carlo, come dalla nota... sottoscrina dal sovrad.to Maurandi Regio l'vfogaz.re. Ponatomi il giorno seguente nel Castello sucld.to per visitarlo anentamente. e vedere quelle r iparazioni, che pr ima delle allre doveano fa rsi per essere più necessarie, sì nelle piattaforme, che nelle arnbrosure, e per destinare ove sarebbe più opportu no il sistemare qualche pezzo di artiglieria inaspettatamente scopersi tra l'erba, e le pietre, altri quanro can noni di l'erro cl'ot'timo servi,.io di dievrsi calibri , la nota dei quali unisco ... La notte del giorn o 20 cl.to mese. una galeotta, cd al tra barca a vele latine barbaresche (prescindendo d'al tri quattro simili bastimenti, che riferirono i Carol ini d'aver visto vicini al litorale dell'isola e parte di Calavinagra) tentarono un nuovo sbarco nella medesima. ma la vigilanza delle mie guardi e dei Cannonieri sconcertò i loro diseg ni l'acenclole allontanare, e retrocedere a co lpi di cannone. Su tal ritlcsso e per la maggior sicurezza del ri manente di quelli abi tanti, i quali tro vansi co nti nuamente agi tali. ed impaur iti a segno tale, che tremano al solo nominar i Turchi, ed alla v ista di qualchè benchè piccolo bas timento. r: iudicai necessario di mandare qualche cannone nel Castello in loro di fesa, attese le massime continue instanzc-di quella Comu nit~. col parere e consenso del sudd.to Comandan.te Decandia, e suddivismi Sig.ri, feci estrarre dal co rpo di detta Torre due cannoni, uno del calibro da libr. 12, e l'altro ei a 10 coi loro ri spettivi affusti e ruote. e trasportare nel Castello. ove li pi;iaai unitamente ad altri due, di quei che ivi esistevano in Terra ai quali lcci prontamenle dai Cannonieri di macstr.za coll' ajuto d 'altri Cannonieri di simile facollà, i loro affusti . portandoli nei siti più importa nti cli esso Castello facendo tras po rtare nel magazzino a pol vere del medesimo, la necessar ia dotazione di polvere. palle cd altri armamenti. come dall ' in ventario ... Dovetti rar aggiustare la pon a di esso Castello, che per l'addietro non chiucl easi. per la mancanza di un croco, che con sole sei libbre di ferro lo feci fare in mezz'ora. per poter chiudere la porta suddelta, ecl avendo osservato nell a v isi ta fatta nel medesimo, d ' esservi un taglio nel bastione ve rso ponente d ' un trabucco ci rca d ' ampiezza, che dicono gl i abitanti essere stato fatto espressamente per poter accorc iàrc il ca rn m irH), nell'andare alle loro vigne e

.10

Idem, pp.200-20 1


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Guerra di corsa

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J85

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J85. To1Te di S. Viuono, nhevo ' 800. I 86. Carloforte, dettaglio inlemo del forte Santa Cdslina (foto Luca Caimas).


Ca r/ofàrre 1798

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poderi vic ini (ignorando però se ne abbiano avuco il permesso dal Comandan te o se sia stato fatto a loro capriccio) con si derando che si mii passo era pregiud i?.ievole alla sicurezza di quella popolazione. (come infan i ne ebbero la trista esperienza essendo i n detto luogo emrati i Turchi , ed i mpadroni tisi del Castello pria d 'ogni cosa nell 'invasione da essi falla) richiesi essa Comune dover prontamente riparare la breccia aperta d i esso Castello come infatti la ripararono prestandovisi voloncariarnente, i quali levatisi in massa non lasciarono di sl:ingucrsi facendo gratuitamente quanto, loro ven iva ordinato per le ri parazioni sudd.1.e, essendosi offerti di continuare , sino alla fine, in tu \lo ciò che può contrinuire alla lo ro difesa. T rasferito mi in seguito alla così detta Punta Nera, (luogo dove i T urc hi lecero il loro d isbarco) in compagnia del Sig. Cornanclame dei Regj legni Dn. Vittorio Porcile, e di alcuni altri , non essendo potmi intervenire i Sig.ri Comandante Cav. Decandia e il Giudice Dn. Raffaele Valentino, a moti vo di 1roq 1rsi inco moda ti. avendo osservata una altura nella punta suddetta che domina quelle vicinanze. giudicammo essert: luogo opportuno, da erigervi una piccola Torre, per impedire ogni sorte di disbarco nemico, maggiormente che l)l'. r la sua si tuazione avanza i.a, avrebbe. sotto il tiro del cannone tun i i bastimenci che passano nel canale per entrare nel porlo. ed impedirebbe q ualunque cl isbarco nemico. temassero fare nelle Cale ivi vicine ... ".·' '

11 giud ice don Raffale Valentino, che si era dichiarato indisponibile al sopralluogo dell'ufficiale, proprio in quella stessa giornata aveva perdu to un figlio, e nonostante il comprensibi le dolore nella generale afflizione dovette farsi carico cli un altro compito di vitale importanza: la richiesta urgente di un minimo di generi indispensabili per la sopravvivenza futura deg li scampati, lasciati dai corsari nella più assolu ta indigenza. Così scriveva al vìccrè all'indomani del suo grave lutto, il 21 settembre: "F.ccellenza L' infausto accidente della perdi ta di un Cig lio, che pi acque al Signore cli chiamare a sè nella notte d ' ieri l ' altro e la premura del Signor Sottotenente PaslOur cl i menere il Presidio in Stato di difesa. c iocchè sta facendo colla maggiore atti vi tà e intelligenza. non permisero di eseguirsi gli o rd ini della E. V riguardo alla con segna del danaro . ciocchè seguì nella mattina di oggi giorno 2 1. nè può il ri tardo aver recato pregiudi zio alcuno, poichè la distribui zione dei soccorsi e il quantitativo da somministrarsi a ciasc uno clipcndcndo dall a verificazione dello Stato della pe:rsona che: si soccorre e dai particolari riguard i che po trcbbonsi avere a misura del numero della quali tà delle per~one e del danno soffeno ho creduto doveroso che questa si prat icasse pri ma ed avanci ogni cosa per regolargl i poi secondo i l ri sultato Con tulli ques ti lumi che prendo ecl ho preso dal Parroco. dal Consiglio Cnmunitati vo e da qualche persona informata ri masta nel paese. si co mincerà domani a somministra re qualche somma con incerven10 del Si~. Comandame. Parroco. Sindaco e consigliere e quali trovandosi presenti al pagarnenco segneranno la nota :.i riserva di qualchedu no , che per qualche riguardo n motivo non potesse presentarsi personalmente, in qual caso troverò il mezzo d i far CQStare legalmente dal soccorso ri cevurn. sia per mio discarico, che per dimostrare alla E. V la mia delicatezza cd esattezza in corrispondere alla con fidenza che ha in mc riposta. Siccome peri) f inor a le circostanze della quarantena insieme al saccheggio sono state tali a doversi devenire alla distri buzione del grano ciel l\.foncc Granatico ed al M ace llo di buoi così pure distribuendone la carne tanto per persona di ogni fa mig lia, credo, che l'E. V. avrà per cosa questa. che dalla nota somma dei scudi mille si paghi l' i mportante della carne somministrata grati si a poveri come al trcsi che si indennizzi detto l\fonte, seguendone così un vantaggio e soccorso ai detti poveri, che potranno insernenzare i loro terreni senza d i che non potrebbero in modo alcuno no n soppo rterebbero in conseguenza anche la perdila del frutto dei medesi mi. Ri guardo poi alla nota deg li indumenti . c he singolarmente le donne e i ragani potrebbero aver bi sogno massime con lo avvicendarsi la !'reci da stagione co n due centinaia di cam icie, altrettante gonnelle cd anche qualche paio di lenzuola ecl una com p..:ten te quant ità di fazzo letti pare che per ora potrebbe bas tare, mentre eia eletta somma si è pensato a provveder e qualche co perta e materasso. per quei piLt poveri . che non sono in stai.o di averne altrimenti. Da quanto la E. V. sentirà dai Signor Comandante e Pastour ri leverà la E. V. che que~La isola infe lice è di ventata il bersaglio dei barbar..:schi e non so spiegarle la costernazione rinnovatasi ieri notte in questa Popolazione per aver essi tentata al tra i nvasione e vi accorse validamente esso signor PaslOur colla sua Art iglieria al Cone San Vittorio la eletta mezza Cìakra per rn are fatto e questo Signor Com andante coi paesani per terra. I deuagl i verranno fatti alla E. V. dai medesimi d,1i quali vedrà quanto a propos i to siano state le sue Prov idcnzc, alle quali null' altro mancherebbe se non la spedi zione cl i una cinquantina almeno cli soldati d'ordinanza. se possibile fosse. Nel prega re quindi la E. V a nome anche di questa popolazione intiera di non vo ler più lungamente protrarve la contu macera coll'Isola Madre poichè il ri tardo è del maggior detri mento ai poveri marinai e giornalieri stante: perfena salute, che quì ora si gode, cogli ani della pro londa veneraz ione mi ciò la gloria di reite:rarrni. D ella Eccellenza Vostra. U rni l issimo - Devotissimo - Ohbedientissirno servo Don Raffaele Valentino. " ~2

Carl oforte. 2 1 Settembre 1798.

Sempre nella stessa giornata, il sindaco di Carloforte spedi va una urgente richiesta d'invio di altri

n Il documento citato è trallo da B .V 1RDIS, Bastioni e torri ..., ci t. . pp.3 1-34-T rovasi in ASC SSG. vol. l 073. ·'" ;\ S C.. SSG . serie 2", vol. 169 1.ll documento è tratto da E.L uxo1w, Tabarca ... cit., pp.270-7 l.


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Guerra di corsa

soldati e di alquante armi individuali , facendo presente che le molestie da paite barbaresca continuavano, e che in uno scontro avvenuto la notte precedente, ricordato pure dal Pastour, erano stati catturati cinque marinai di una lancia di guardia.

L 'odissea dei deportati Stivati nelle fedite sentine dei battelli corsari, torturati oltre che dalla sete e dalla fame, anche dalle pessime condizion i del mare che ampli ficava l'incubo della feroce deportazione, dopo quasi una settimana di orrore scandito dall'uccisione dei più deboli, finalme nte, all'imbrunire dell'8 settembre la flottigl ia corsara gettava l'ancora a La Goletta. Gli sventurati però dovettero ancora attendere l'indomani pe r scendere a terra: effettuato un rapido trasbordo, i carolini vennero burocraticamente 'inventariati ' e, quindi, separati gli uomini dalle donne, spediti a Tunisi. Così la narrazione cli un protagonista: "Eravamo guidati per strada dai Mori t.:hc aguisa di com ili con bastonale raccvano correre tu tti a petto di cavallo. dovendo fare una strada di quattro ore per giungervi. Colù giunti e maltraUati peggio dei can i, stracchi e bramosi d 'acqua. pieni cli polvere che ci annegava. riscaldati dal sole, c i fecero entrare entro un magazzino e tu tti caduti a terra. non potendo profferir parola, dovettimo quivi aspettar le donne. che imbarcate aveano per mare sopra sandali dopo la nostra partenza ... In 4ucsto fra ttempo tutti i viceconsoli abbi amo procurato <li mandar l'avviso della nostra disgrazia ai rispettivi co nsoli ... Arri vate le <lo1rnc e i ragazzi, ci hairno unim nuovamenre, e formato uno squadrone di tanti disgraziati ci fecero passare in mezzo alla ci!tà per essere vista eia tucci la grande vittoria;nel quale ingresso poche persone rimasero con gli occ.:hi asciutti, e cristiani ed anche dei più barbari Turchi e Giudei chiudevano la porta per non essere spettawri d'una co~ì lacrimevo le processioni, che seguì fino al Bardo, nel 4uale ce la fecero continuare sino al piazzale del Bey... Fu111mo quindi alloggiati in case inabi tabili. poco distami dal suddetto piazzale e nuovamente separati gli uomini dalle donne ... " ..:n

li c itato testimone, grazie alla sua qual ifica di viceconsole, trascorse poche settimane di detenzione potè rientrare in patria, latore cli un piano di riscatto impostato dallo stesso Bey nella seguente maniera: ·'Per il riscatto general e della 111aggior pane della popolazione dell'Isola di San Pietro, ossia Carl oforte in Sardegna. stata qui condotta schiava il dì 8 settembre 1798 in numero 823 individui tra uomini. donne, fanciulli e fanc iulle. dalla Squadra T unisina comandata dal Rais Mohamed Rumeli, proposto per parte di S. E. Bassà Beij da Siclij Jussuf Koggia suo ministro Guard ia Sigilli il dì 24 7rnbre suddetto a tu tti lì Signori Consoli qui residcmi, alle cond i zioni seguenti. che sono incaricat i cli presentare a S. E. il Signor Vicerè di Sardegna, li Sig.ri Sebastiano Plaisant. Vice Console Imperiale c Raguseo e Giacomo Mongiardino. Vice Console Danese e Battavo nellu suddelta Isola cl i San Pietro al loro felice arrivo in Cagliari . Primo.Invece di Zecchini seicento Veneti, per le femmine, e Zecchini simili trecento per gli uomini che è il riscatto soli to - Sua Ec;cellenza i l Bassà, si limita indistintamente per ogni individuo a Zecchini trecento. Secondo. Saranno eccettuati dal riscatto tutti quelli, che !Ìno a risposta decisiva cambiassero religione, e quelli che moriranno; c.ome viceversa vi saranno compresi quelli. che nasceranno nell' intervallo, e sopravv i veranno si no ali ' Epoca fi ssata. Terzo. Accorda il suddetto Bassa Beij il termine cli Sei mesi a contare dal giorno di domani 26 7mbre per la ri spos ta affermari va, o negati va; nel primo caso res teranno liberi gl i schiavi , ed accorda un anno soprappiù per il pagamento. nel secondo c.aso sarà sciolto, e di nessun valore il trauato. Qu arto . Venendo accenato ed accordato il ri scall'O. e non potendosi eseguire il pagamento in Zecchini Veneri effe ttivi. saranno computati questi. a ragione di Piastre 8 J/4 cli questa corrente moneta, per ogni Zecchino, pagabi li in monete che hanno corso in questa Piazza, come pezzi duri o quadrupli di Spagna.; il Pezzo duro sarà accettato a ragione di Piastre 3 6/ I Odi questa stessa moneta, e la quadru pl a a Piastre 51. Quinto. S. E. il Beij non volendo transiggere riguardo ai diritti soliti, da pagarsi per i ri scalli, c he sono di Zecchini otto Veneti per ogni indi viduo. cioè quattro per Scrivano. Carta Franca, e Sigillo . e 4 per Guardian Basci, intende che resti a suo beneplacito per Carne una modificazione o no, al momento del pagamento. Sesto. Accettato. e<l accordato il riscauo si dovrà pagare sopra il totale ammontare del medesimo il dieci per cento a Sidij Jussur Koggia, Ministro Guardia Sigilli, senza I 'anuazione condizione non avrebbe effellll quanto sopra. Setlirno. S' intendono eccettuati nel presen te progetto quelli e quelle, che in piccolo numero si ritrovano in potere cieli i Rais, e di alcuni altri particolari. Fatto al Bardo il 25. 7mbrc I 798.

.;1 Il documento citato - rel azione cl i Giacomo Mongiardino -

è trailo da G.VALLEBONA, Carloforte ..., cit., p. 115.


C(/ rlo/or1e I 798

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Luogo d i una Souoscrizione T urca Per Sidij Jussuf Koggia 1\il inistro G. S. " Noi Souoscri tti Consoli Generali , Incaricati cli affari ecc., alla climanda come fa Sidij lussuf Koggia. Ministro Guardiasigilli a no me d i Sua Eccellenza Bassà Beij , promettiamo far partecipare co me sopra a chi spetta in Cagliari il preseme Progetto. per mezzo delli Signori Consoli delle rispeui ve nazioni colà residenti . Tunis. li 24 Ollobre 1798. "34

Allegato al piano vi era anche una lettera dei consol i destinata, se mai ve ne fosse bi sogno, ad implorare al vicerè. e quindi suo tram ite al sovrano, il più sollecito di sbrigo de lla trattativa, stante le dep lorab il i condizioni degli schiavi : " I Sottoscriu i Consoli qui residenti per commissione degli I ncaricati cli affari delle rispetti ve potenze amiche del Beij . e Reggenza di T unis loro Colleghi sono incombensati mtesa la reciproca seguita convenzione di presentare a S. E. il sig. Vieerè il qui unito Proge tto, che nota le condizioni, alle quali è stato fissato il riscatto per i Carolini caduti in ischiavi tL1 il giorno 3 settembre 1798 consegnato eia Sebastiano Plaisant, e Giacomo Mongiarclino - Deputati scelti dal Beij e Reggenza suddetta a tale effetto. Nell' adempire eletti Consoli a questo dovere si fan no una vera premura cli ram memorare all'E. S. la troppo deplorabile situazione di tallli infelici. che deve risvegl iare l'umani tà a patrocinio della prelodata E. S. presso S.M. i l Re cli Sardegna nella cui clemenza è giustamen te ripos ta tutta la fidu cia della redenzione. come lo sperano, mentre si rassegnano e.on profondo ossequiosissimo ri speuo. Cagliari . 28 7mbre 1798. "35

Alla lettera dei consoli faceva seguito anche quella dei due latori appositamenti tratti daJJa schiav itù: "P. M. I Sonoscritti incaricati dal Beij e Reggenza cl i Tunis cli umiliare al loro arrivo a S. E. il Sig. Vi cerè il progetto per il ri scallo dei poveri Carolini. che si ri trovano Sch iavi. firmato da Siclij Jussuf Koggia. ]V1inistro, collo intervento dei Consoli Generali ed Agenti delle Potenze medesime. si fanno una sollecita doverosa premura, attesa la pron ta partenza del bastimemo, che deve ripan ire Martedì colla risposta, cli rimenere ai Consoli delle po tenze suddette assieme questa Nota co lla quale vengono pregati att eso il conceno preso. e nell 'istesso progetto spiegmo. cl i voler appoggiare la sua presentazione a S. E. co n favorevole ufficio. a prò di tarni infelici . che gemono sono il peso ciel la più barbara schiavitù. dalla quale pu ò sicura111entc liberarl i .la cle mente muni ri cenza dell ' adorato loro Sovrano per la media,.ione di S. E. il signor Vicerè. che implorano ossequiosnmentc. Dal Bordo del "Capi tano Biaggio Martelletli'' nella Rada di Cagliari , in quara ntena li 28 8brc 1798 Giaco1110 !vl ongiard ino - Sebastiano Plaisant. " 16

La c ifra richiesta, e lo dimostra la insolita agevolazione cli computare maschi e femmine alla stessa s tregua, era immensa ed il te mpo fornito relativemente breve. Per avere un 'idea di quanti disgraziati carolini s i trovassero in catene a Tun is i, eccone un attendibile elenco suddiviso per nuclei familiari, dove la lettera P indica i probabili: " 1\2 Ageno Caterina e Maria di Filippo. 3 A limoncla Maria (ved. di Agostino Giera). 4 A li monda Rosa d i Pietro. 5\6 A li monda Giuseppe ( P) di G ioBaua e la moglie Maria Grazia Pellerano (P) di Giuseppe. 7 ,\lzetto Giuseppe di GioBaua. 8\ J5 A rmeni Gi useppe (P) di E manuele, la m oglie ;\ntonieLLa Vacca cl i Stefano e i figli Anna, Chjara, Maria. E manuele, Giacomo e Salvatore. 16\17 /\rmeni Nicola ( P) di Emanuele e la moglie Maria Caterina Repetto (P) cli Giacomo. 18 1\squer Francesco. visconte di Flumini (confinato pol itico). 19\2 1 i\ste Antonio cli G ioBatta, la mogl ie J'vladdalena e la madre M. A ntonietta Luxoro fu Bartolomeo. 11\13 Aste Andrea di Carlo e la moglie Benedetta Puggioni. 24\27 /\.sie Bartolomeo (P) cli GioBalta. la moglie A ngela Borghero cl i Giuseppe e i figl i GioI3aua e Sal vatore. 28\29 Baghino Giu.o;eppe (P) cli Simone e la moglie Brigida Rosso di Gi useppe. 30\33 Baghino N ico la di Giuseppe, la moglie Paola Moretto e i fi gli Benedetto e Giuseppe. 34\35 Barabino Giuseppe (P) cli A monio e la moglie l'vl addalena L eone (P) di Anton io .

.'4

.15

A.S.C.. SSG. serie 21. Riscatti schiavi, doc. n°1 78.ll documento citato è trauo da E.Luxo1w . fobarca ... , ci t, pp.204- 205 . Idem. p.206.

_ ; ;, Idem. p.207.


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Guerrn di corsa

36\39 Bambino GioBaua di Antonio, la moglie tvl. Rosa Rossino e i fig li Giaconw e N icoletta. 40 Barbino Rosa di Banolomco. 41\43 Bambino Giuseppe (P) di A ntonio, la moglie Maclclalena Leone (P) e la figl ia Anna. 44\49 Barabino Pietro. Nicola, Bartolomeo, A ngela, Maddalena e Nicoletta di Anlon io. 50\56 Biggio Andrea (P) di Antonio, la moglie Maddalena Penc:o di Bartolomeo e i figli Antonio, Pietro, Leopoldo, Claudia, M . Serafina e 1\II. Vittoria. 57\58 Biggio Tomaso di A ntonio e sua mogl ie Agostina. 59\6 1 Boccone Angelo di N icola, la moglie An na Maria Mocci e la fi glia Maria. 62 Boccone Anna di A ndrea. 63\65 Boccone GioBatta di Simone, la moglie A ngela Leone (P) di Nicola e la fig lia Anrni. 66\68 Boccone Giuseppe di Simone. la moglie Maria Granara di Nicola e il fig lio Nicol.a. 69\7 1 ~3oggio N icola di Carlo, la moglie Maria Parodi di Andrea e la fig lia M . Giulia. 72\ 79 Boggio Sebastiano cli Pasquale, la moglie Caterina Rivano cli Nicola, la madre Brigida e le sore lle Maria, l\¡1. Caterina, M. Rosa, Paola e Serafina . 80\85 Borghero Antonio di Nicola, la moglie Rosa Zuddas cli I gnazio e i figli Nicola, Maria, M. Grazia e Paola. 86\90 Borghero Giuseppe (P) di Nicola, la moglie Maria Rebuffo (P) di Giuseppe e le figlie Maria, Monica e Teresa. 9 I \92 Borghero Francesco di Giuseppe e la moglie Giulia Mariani di Giovanni. 93\94 Borghern GioBatta di Giuseppe e la mogl ie Maria Opisso di Pietro. 95\96 Borghero Pietro cli Sebastiano e la moglie Rosa Boccone di G ioBaua. 97 Borghero Salvatore di Pietro. 98 Borzoni Rosa. 99\10 1 Bracci An tonio, Giovanni e Maria Serafina . frate lli . di Agostino. 102 Bracci \licoletta di G iuseppe. 103\104 Buzzo Pietro (P} di Alberto e la moglie Teresa Bracci (P) di Giuseppe. 105\6 Bulla Antioco e sua moglie Luigia. 107\9 Caddco Agostino di Andrea, la moglie Maddalena Morello di Stefano e la sorella Caterina. I 10\J I Caddeo Giovanni di Diego e la moglie Maria Danovaro cli A mbrogio. 112 Cambiaggio Antonietta cli Giacomo. I 13 Cambiaggio GioBana di Antioco. l 14\ 15 Camboni Raffaele (P) e sua mogl ie Paola. 116\ 17 Camugino Agostino (P) di Simone e la moglie Caterina Napoli di Paolo. 118\ 19 Cappai Giuseppe (P) di Antonio e la moglie Anna Maria Vacca (P) cli Giuseppe. 120\2 1 Castello Antonio (P) di N icola e la moglie Caterina Granara (P) di Antonio. 122 Castello Nicola di Giuseppe. 123\29 Castello Pietro (P) di Stefano, la moglie Gerolama Moretta cli Giuseppe e i lÏgli AnLOnio, N icola, Antonietta. Maddalena e Maria. I 30 Castello Stefano di GioBatta. lJ 1\36 Cavai Giuseppe di Michele, la moglie Margherita Valacca di Stefano e i fig li Andrea, A . M. Regina, Giov. Luigi e Michele. 137 Cavassa Maria di Giuseppe. 138\43 Cevasco GioBatta cli Bartolomeo, la moglie Caterina Masnata cli Tomaso, i figli Andrea, Giacomo, A ngelica e la nuora M addalena Repetto di Lorenw (moglie di Giacomo). 144\45 Chiappe Francesco (P) di Nicola e la moglie Chiara Vian di Onorato. 146 Chiappe M. Antonieua di N icola. I 47\48 Chiossa GioBatta di Benedetto e la moglie Caterina Pellerano di Antonio. 149\5 1 C ipollina Giuseppe (P) di Sebastiano, la moglie Paola Opisso di Simone e i I figlio Antonio. 152 Ciprioti Caterina di Antonio. 153\54 Consigliero Bartolomeo (P) di Alberto e la moglie Gerolorna Castello di Stefano. 155\56 Copel Domenico e la moglie ~'!aria Napoli. l 57\58 Daccorso Francesco di Paolo e la moglie An na Parodo cli Giovanni. l 59\60 O' Acco rso Giovanni di Paolo e la moglie Paola Aste di Carlo. l 6 1\63 D'Accorso Paolo (P) fu Giovanni , la moglie A nna Giera e la figlia Nicoletrn. 164\65 D'Agostino Giuseppe (P) di A ntonio e la moglie Caterina Cadcleo (P) di Andrea. l 66 Damele Gerolorna fu Giovanni (vedova cli Ignazio Zucldas). I 67\69 Damele C.,iovanni (P) di Giuseppe, la moglie Agostina Rivano (P) e la figlia Serafina. 170 Damele Maria di Giovanni e Antonietta Borghero. I 7 l\72 Darnico Efisio Amonio di Giuseppe e la moglie M. Rosa Buzzo di Gerolamo. 173\74 Danovaro Antonio (P) di Sebastiano e la moglie Rosa D ' Accorso di Paolo 175\76 Dellemoglie Agosti no (P) di GioBana e la moglie Maddalena Rombi (P) di Barlolomco. 177\78 Donaver Giuseppe Francesco di Teodoro e la moglie Maddalena Rebuffo di Antonio. 179\80 Ferraro Andrea (P) cli Nicola e la moglie Anna Moretto (P) di Stefano.


Carlofòrf(: 1798

18 1 Ferraro Caterina fu Gaetano (vedova di Ben. Segni). I82\83 Ferraro Giovanni di GioBatta e la moglie Brigida Chiappe di Nicola. I84\Sì Ferrara Giuseppe di Giorgio, la moglie Caterina Granara <li Simone e i figli l'v1aurizio e Caterina. 188\89 Ferrara Giuseppe cli Nicola e la moglie Anna Capriata di GioBa!ta. 190 Ferraro Maria di Nicola (la prima nata a Carlofone). 19 1\92 Ferraro nicola fu Amonio e la moglie M. Antonietta Rocca fu Giuseppe. 193\94 Ferraro Nicola (P) di GioBatta e la moglie Anna Maria Lupo (P) <li Michele. I95 Fcrraro Salvatore di Carlo. 196 Ferrnro Terc~a fu GioBatta. I97 Ferrara Salval()re (non meglio identificato). 198\201 Ferro Amonio, la moglie e due figli non identificati. 202\04 Fisanotti Angela Teresa, .\ Il. Antonietta e Raffaele - fratelli - cli Giovanni. 105\09 Gamboni GioBatta (P) di Salvatore, la moglie Apollonia Chiappe (P) di Nicola e i figli Agostino, Luigi e Maddalena. 2 1O Gandolfo Sai val()re di Emanuele. 2 1I Ghigino Francesco di Pasquale. 2 12 Chigi no Teresa di Carlo. 21 :l\14 Giera Carlo (P) e la moglie Anna 1vlaria Rivano di Giovanni. 2 15 Giera Caterina di Martino. 2 16\ 1. 7 Gicra Dornenicò e Nicola - fratelli - di Agostino. 218\2 1 Giera GioBatta di Sebastiano, la moglie Nicoletta Ferraro di Giorgio, il figlio Gi useppe e la sorella Teresa. 222\23 Granara Agostino (P) di Antonio e la moglie Anna Rivano di Giacomo. 224i3 I Granara And rea di Giuseppe, la moglie Antonietta Rom bi di Francesco e i figli An namaria, Domitilla, Limbania, Gi useppe, Luigi e Nicola. 232 Granara Anna cli Giuseppe. 233\34 Granara Bernardo lP) di Giuseppe e la moglie Antoniena Traverso di Bcncdeuo. 235 Gra nara Bianca fu Giovanni. 236 Gra nara Francesca di Nicola. 237\38 Granara Francesco (P) di Giuseppe e la moglie Nicoletta Leone (P) cli Nicola. 239\41 Granara Francesco di GioBatta, la moglie Caterina Parodo di Benedeno e la sorella Paola. 242\43 Granara GioBaua di Giuseppe e la moglie Maddalena Rombi di Francesco. 244 Granara GioBatta di l\icola. 245\46 Granara GioBatta (P) di Giomaria e la moglie Angelica Boccone (P) di Gregrio. 247\48 Granara Giuseppe di (ìerolamo e la moglie Maddalena Rossino di Gerolamo. 249\5 1 Gra nara Giuseppe (P) di Sebastiano. la moglie Gerolama Cambiaggio di Sebas tiano e la figlia Serafi na. 252 Granara Luigia Cu Francesco. 253\54 Granara Nicol11 (P) di Gerolamo e la moglie Maddalena Bracci di Valerio. 255\58 Granara Nicola (P) di Giuseppe, la moglie Maddalena Rombi di Francesco e i l'i gli M.Rosa e Salvat0re . 259 Granara Serafina di Antonio. 260\65 Granara Simone (P) di Giuseppe, la moglie Rosalia Rosso cli Antonio e i fig li A.Maria, Bianca, Maria e tv1.Agostina. 266\6ì Grasso Maueo Angelo di Nicola e la moglie Caterina Boccone di Simone. 268 Grosso Agostino di Andrea. 269\ìO Grosso Ambrogio (P) di Francesca e la moglie Teresa Ri vano (P) di Francesco. 27 1 Grosso Caterina di Francesco. :.72 Gro~so Giova nni di Antonio. 273\ì6 Grosso Nicola di Arnonio, la mog.lie Giovanna Borghero di Giuseppe e i fratelli Giuseppe e M. Grazia. 27ì\ì 8 Grosso Stefano di Andrea e la moglie Francesca. 279 Laplaneta Angela cli AlbcrlO. 280\8 1 Leone Andrea di Pietro e la moglie Antonietta Ferrara di Nicola. 282\86 Leone Antioco di Gregorio, la mogl ie Giulia Rivano di Giacomo e i figli Antonio, Lazzaro e Pietro. 28ì\92 Leone Antonio di Nicola, la moglie Rosa Durame di Agostino, i figl i Agosti no, Nicola, Maddalena e la nuora Caterina Granara di Simone (moglie di Agostino). 293 Leone Antonietta di Giuseppe. 294 Leone Caterina di An na. ~ 295\9ì Leone Francesco di Giuseppe, la moglie Anna Armeni di Emanuele e la sorella Maria. 298\306 Leone Giuseppe (P) di Nicola, la moglie Francesca Ferraro di Bartolomeo e i figli Chiara, Maria, M. Caterina, M. Maddalena, M. Rosa. Giorgio e Giovanni. 30ì\09 Leone Giuseppe di Antonio e la moglie A. Maria Cevasco di Bartolomeo. 3 I O\ 12 Leone Giuseppe di Gregorio. la moglie Nicoletta Armeni di Emanuele e il figlio Gerolamo.

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Guerra di corsa

3)3\15 Leone Nicola di An! onio. la moglie Nicoletta Cambiaggio di Ambrogio e J.3 fi glia Bianca. 3 16\ I 7 Leone Pietro di An tonio e la moglie Frnncesca Cambiaggio di Antonio. 3 I 8\25 Leone Pietro (P) di N icola, la moglie Anna Boccone di Simone e i figli Anna. A ntonietta. Maria Vinoria. Francesco e Nicola.

326\27 Luxoro Antonio di GioBana e la moglie Francesca Pellaano di Antonio. 328 Luxnro M. A ntoniena di Bartolomeo. 329\32 Luxoro Lorenzo di G iorgio. la mogl ie Ro~a Ferraro di Andrea. la madre M aria e la sorella A ngelica. 333 Luxoro Pasquale di Giuseppe.

33-1\35 Luxoro Tomaso CP) di Martino e la moglie Caterina Rombi fu rrancesco. 336 Maggia Manco. 337\42 Manca A111onio di Tommaso. sua moglie Brigida Chiappe (P) cli Simone.

ligli M . Antonic1ta e Nicolcna e i genitori Tornaso e Nicoleun. 343 Mancosu Antonio. 34-1\-15 Manis Giorgio di Giovanni e la moglie Rosa Buzzo di "licola. 3-16\-17 \~arongiu Banolomeo (P) di Gio. Amonio e la moglie Nicolelta Parodo (P) di Frnncesco. 348 Marras G io. A ntonio. 349\50 Masnata Caterina e Vinoria - sorelle - fu Giovanni. 351\5-1 Masnata Emanuele di Tomaso. la moglie Mm'ia Ri vano di Al berto e i figli Tomaso e Paola. 355\56 Maurandi Antonio (P) di Onorato e: la moglie Regina Vacca (P) di Stefano. 357\58 Maurandi Giuseppe (P) di Domenico e la moglie Caterina Rosso cli Giuseppe. 359\60 l'vlcrccnaro N icola e Pellegrina - fratell i - fu Giovanni. 3(> 1\62 l\.1essina Bartolomeo (P) di GioBatta e la moglie N icoleua M anca di Andrea. 363\6-1 Mocci Amonio e la moglie Rosa Orrù. 365\66 .\fongiardino Giacomo di Domenico e la moglie Nicolena Barahino fu Antonio. 367\70 Moreno Gaetano fu Giuseppe. la moglie Rosolea Cipollina si Sebastiano e i fi gli Giuseppe e Nicola A monio. 37 l\72 Morello Giacomo fu Giuseppe e la moglie Benedetta Castello (P) cli Nicola. 373 Murroni. re,·crendo. confinato politico a Carloforte. 37-l. apoleone Francesco di Agostino. 375\77 Napoli Al essandro di Gerolamo. la mogli..: Caterina Pellerano di Giorgio e il figlio GioBatta. 378 Napoli Ann a ùi Agostino. 379 f'.lapol i M addalena di Giuseppe. 380 'apoli Rosalia (ultrasessantenne). ved. Rosso. 381\84 :-.!oli Giuseppe <P). la moglie Rosa l...:onc (P) di Gregorio e i figli Antonio e Caterina. 385 Onnis Antonio Maria. 386\l->7 Opisso Alltonio (P) di N icola e la moglie Vittoria Traverso di Paolo. J8S\9 I Opisso Nicola di Pietro. la moglie Nicoleua Borghcro di L uigi e i fi gli Pietro e Teresa. 392 Opisso NicoleHa fu Stefano (ved. di Francesco Parodo). 393\95 Opisso Stefano di Simone. la moglie Francesca Grasso (P) di Sal vatore e la sorella Paola. 396\97 Panzali L eonardo (P) cli Gavino e A ntoniet!a Cappai (P) di Andrea. 398\99 Panzali An tonio {P) cli Gavino e la moglie Elisabeu a L uxoro (P) di GinBalta. 400\02 Parodo Antonio (P) cli Francesco. la moglie Caterina Cambiaggio (P) di Antonio e il figlio Francesco. 403\04 Parodo Ben<!deuo (P) di France$CO e la moglie Bianca Repello di GioBaHa. 405\07 Parodo Gerolamo (P) di Antonio. la moglie Maria Boggio di Pasquale e il figli o Giuseppe. 408 Parodo Maddalena (ultrasessantenne) fu l'\icola. 409\1 I Parodo Nicol a di Amb rogio. la moglie Benedetta Vtìcca di Bartolomeo e la sorellina Maddalena. 4 12 Parodo Nicolena di Gi0Ba11a. -H 3\1-1 Parodo Nicola (P) di Antonio e la moglie Anna Peloso (P) di Giuseppe. -1 15\16 Parodo Stefano di Francesco e la mogl ie /vladdalena Baghino (P) di Nicola. 4 I 7 Pcl lerano Giolh ltta (ultrasessantenne) fu Nicola. 4 18\ 19 Pellerano Giorgio (P) di Antonio e la moglie Caterina Parodo di Agostino. 420\24 Pcllerano Nicola di GioBana. la moglie Barbara Cancpa di M ichele e i fratell i Gerolamo. Giacomo e \li.Maddalena. -125\27 Pcllerano i\icola (P) di Antonio. la moglie Colomba Parodo di Giuseppe e il figl ioletto Giuseppe. 428\37 Peloso A gnstino di Giuseppe. la moglie Maddalena Cambiaggio ui /\ntioco, la sorel la Maria e i figli A monio. Fra ncesco. GioBaua, Nicola. M .Antoni etra, M.Maddalena e \Ilaria (quest'ultima del primo leuo). -U8\-10 Peloso Francesco 1P) di Giuseppe. la moglie Paola Vacca di Stefano e il figlio Salvatore. -1-1 1\42 Penco Antonio di Ban olomco e la moglie Maddalena Masnata cli Simone. 44.'l\44 Penco Sebastiano di Han. e la moglie Rosa Boggio (PJ di Antonio. 445\46 Pianu Luigi di An tioco e la moglie Grazia Leone di Stefano. -1-17\48 Piualuga Agostino (P) e la moglie M.Anna Rosso di Gerolamo. 4-19\50 Pinaluga Giacomo (P) di Maria e la moglie Maddalena Repetto (P) di Giuseppe.


Co rloforre 1798

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45 1 Pitlaluga Anna Maria l"u Pietro. 4 51\55 Pictaluga Francesco cli Giuseppe, la moglie Brigida Fcrraro (P) cli Stefano e le sorelle Rosa e M. Maddalena.

45(i Plaisanti Giuseppe Giovanni cli Giuseppe. 457 Pollastrini A nna cli Lanaro. 458\64 Pomata Bartolomeo fu Francesco. la moglie Maddalena Laguerra di G iuseppe, i fi gli Amioco, Giuseppe. M. Barbara. M. Caterina e la nuora A ntonietta Mocci di Antonio (moglie cli Giuseppe).

465\73 Pomata Emanuele (P) fu rrancesco, la moglie Rosalia Masnata cli Tommaso e i figi.i Bartolomeo, Francesco, GioBana, Giuseppe, Paolo. Barbara e Giuseppin<1.

474\80 Pomata GioBatta (P) fu Francesco, la moglie Teresa Opisso di Nicola, i figli Amonio, Gioachino, la nuora Vittoria Napoli di Alessandro (moglie di Francesco) e il nipotino N icola. 48 1 Ponte Matteo (da Cuglieri). 482\85 Porcile Agostino cli Giovanni. la moglie Gavina e le figlie M. Giuseppina e M. Caterina. 486\90 Porci le Antonio di Giovanni, la moglie Barbara e le fig lie Anna, M. Carolina e ivl. Caterina. 49 1\92 Prefurno Antonio di >licola e la moglie Agnese Bracci di Valerio. 493\94 Puddu A nti oco <P) e lscioni L uisa (f'), sua moglie. 495\96 Puiè Lorenzo di Francesco e la moglie Caterina Caddeo cli A ndrea. 497\ 500 Rebu rro Antonio (P) di GioBatta. la moglie Borghero Paola (P) di Nicola e le figli e M. An na e Nico lena. 50 1\02 Repetto Agosti no di Giacomo e la moglie Caterina Aste di Carlo. 503 Repett.o G iacomo di Sebastiano e cli Rosa Castello. 504\05 RepetlO G i0 Ba1ta di Sebastiano e la moglie Maria Rossino (P) di Ignazio. 506 Repeuo Lorenzo di GioBatta. 507\08 Repetto Sebastiano di Giacomo e la moglie An na T~1gliafico di GioBatta. 509\ 10 Repetto Sebastiano di Sebastiano e la moglie Grazia Napol i di Agostino. 5 1I\ 12 Re petto Sebastiano (P) di Lorenzo e la moglie Nicoletta Rombi (P) di Nicola. 5 13 Rivano A l berte> (ultrasessantenne) fu N icola. 5 14\17 Rivano Ambrogio di Giovanni, la moglie M. A ngela Marocco, il figlio Gioachino e la cognata Barbara. 518 Rivano A mbrogio di Giovanni e Maria Rombi. 519\20 Ri vano Ambrogio (P) di N icola e la moglie Nicolelta Conte (P) di Lorenzo. 52 1\22 R ivano Antonio di Nicola e la moglie Maria Boccone di N icola. 523\26 Rivano AnLonio di Giacomo. la moglie Caterina Napoli di Francesco e le figlie Nicoletta e M . Grazia. 527\3 l Rivano Bartolomeo di N icola, la moglie Cateri na Leone di Giuseppe, la madre Maddalena D'Ace.orso fu Giovanni e le sorelle Maria e Rita. 532\36 Rivano Bartolomeo di Nicola e Maddalena Luxoro, la moglie Anna M ari a Rosso di Giovanni, i figl i Pietro e Rosolea e la sorella Benedetta. 537\38 Ri vano Giovanni di Giacomo e la moglie Caterina Vittoria Ferraro di Stefano. 539\40 Rivano Giuseppe di Nicola e la moglie Maddalena Parodo di Ambrogio. 541 \42 Rivano Sai vawrc di Ben eden o e la moglie M . Grazia Granara di Gerolamo. 543\44 Rombi Alessandro (P) di Nicola e la moglie Maddalena Vacca (P) di Stefano. 545 Rombi Bart olomeo di Giuseppe Giorgio. 546 Rombi Caterina di Pietro e di E lisabetta Alirnonda. 547\48 Rombi Nic<>la (P) di Giorgio e la moglie Caterina Perraro di Nicola. 549\50 Rombi Pietro cli Nicola e la moglie Paola Penco di Bartolomeo. 55 1\53 Rombi Rocco fu Giuseppe, la moglie Rosa Ferraro cli Girgio e la Ciglia Francesca. 554\55 Rossino Caterina e Vittori a - sorelle - di I gnazio. 556 Rossino GioBatta di Nicola. 557\59 Rossino Ciuseppe cli Gerol amo, la moglie Agostina Parodo di Giuseppe e il figlioletto Battista. 560\64 Rosso Anti<>co cli Vincenzo. la moglie M. Grazia Ferrara di Anwnio e i fig li Bartolomeo, Francesco e NI.Chiara. 565\66 Rosso Antonio e la moglie Maddalena Borghero (non meglio identificati). 567 Rosso Barbara (ultrasessantenne) fu Piel ro (ved. di Simone Masnata). 568\69 Rosso Bartolomeo cli Antonio e la moglie Anna Bevilacqua di Francesco. 570\73 Rosso Bartolomeo (P) cli Giuseppe e la moglie Caterina Opisso (P) di N icola e i figli GioBatta e Maddalena. 574 Rosso Francesca (ultrasessancene) fu Bartolomeo (veci. di Stefano Vacca). 575\76 Rosso Gaetano (P) di Nicola e la moglie M . Grazia Masnata (P) di Tomaso. 577\80 Rosso GioHatta di Giuliano. la moglie Agostina Zudclas di Ignazio e la figlia Caterina e la soreJla Marianna. 581 \82 Rosso GioBaua lP) di Antonio e la moglie Anna Mari a Parodo di Nicola.


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Guerra di corsa

583\84 Rosso GioAntonio (P) di Nicola e la moglie Maria Repetto cli Giacomo. 585 Rosso M ari a l[wn rneglio identificata). 586 Rosso M . Francesca di Bare. e Anna Sofia Cappai. 587\88 Rosso Giuseppe di Giuseppe e la moglie Anna Gicra di Sebasti ano. 589\90 Rosso Nicola di Pietro e la moglie A nna Giera di Agostino. 59 1\92 Rosso Rosa e Teresa sorelle di Pietro e A. Maria Zu ddas. 593\94 Sanna Salvatore e sua moglie Anna. 595\99 Segni Agostino. la moglie Agata T raverso di Benedetto la figl ioletta M. Angela, il padre Gerolamo e la sorella Vittoria. 600 Segni Antonio di N icola e A.Ma ria Chiappe. 60 l \03 Segni Giacomo fu GioBatta. la moglie Maddalena Armen i cli Emanuele e i I figlio Angelo. 604\05 Segni M. Vittoria e Teresa. sorelle cli Benedello e Caterina Ferrano. 606 Segni don Nicol ò. detto ·'u Prevìn··. cli Angelo e Nicoletta Gaza, schiavo volontario. 607\08 Serra Andrea e sua moglie Maria. 609\10 Tagliafico Carlo di GioBatta e la moglie Maddalena Pittaluga di Giuseppe. 6 11\ J2 Tagliavacca Domenico (P) e la moglie Caterina Buzzo di Alberto. 613 Ta ssarella Maria. 6 14\ 15 Tortorici Antonio (P) di Giuseppe e la moglie Caterina Saliu (P). 6 16\17 Tra vi Sal v atore e la moglie Anna M aria Traveso di Francesco. 6 18\6 19 Vacca Francesco di Bartolomeo e la moglie Maria Parodo cli Benedetto. 620\24 Vacca '\Jicola (P) d i Costantino. la moglie Paola Buzzo cli Giuseppe e le figlie A.Maria, M.Francesca e Rosalia. 625\26 Vi gnolo Benedetto di Paolo e la moglie Caterina Ferraro di N ico la. 627\30 Zenino GioBatta (P) cli Giuseppe. la moglie A pollonia Rosso di Antonio e i figli Giuseppe e Paola

Il nominativo degli schiavi certi è desunLo da un elenco incompleto cli "liberti" - 21 O - rinvenuto all'Archivio di Stato di Cagliari , e dai documenti ufficiali trovati nell' Archivio della parrocchia "S. Croce" di Tunisi (nascite, morti, matrimoni, testimonianze, padrini, ecc. ) per un totale di 509. Quello dei probabili eia deduzioni sulle cadenze demografiche, sulle pre senze dei figli minori , del coniuge, ecc. per un totale di 121. I rimanenti I 80 (a non voler contare queili fatti liberare in anticipo dall'amm. Lessige) devono ricercars i tra i figli non elencati di genitori schiavi, con un centinaio di assolutamente irreperibili " .37 Va osservato circa questi ultimi che, a Tunisi, non tutti i carolini furono effettivamente tenuti uniti, ed il piano di riscatto dello stesso bey fa riferimento ad alcuni in possesso dei singoli rais, o altrimenti già venduti. Il significativo dettaglio dimostrere bbe ulteriormente la totale indifferenza dei barbareschi verso ogni sentimento di umanità, anche in vista di un rilevante e rapido riscatto, e la già più volte affermata assol uta discrezionalità dello stesso. Del resto il bey non faceva affatto mistero che, spirato il termine concesso, avrebbe autorizzato la vendita frazionata dei disgraziati carolini senza riguardo od eccez ione alcuna. Tornando alla vicenda in questione, allorquando il re si vide direttamente investito del dramma, giudicò sensato affidarne la dipanazione ad un personaggio di provar.a esperienza in materia: il conte don Giovanni Porcile, artefice , quas i cinquant'anni prima, della liberazione dei tabarchini, il cui figlio peral tro s i trovava tra gli schiavi carolini. Ed a dispetto della sua ormai avanzatissima età il designato si mise immediatamente all'opera, recandosi a Tunisi con vistosi regali per il bey, u nica maniera per sperare almeno in una passabile accogl ienza. Così nella sua lettera delinea le spese necessarie per tale missione: .. li so ttoscritto Conte Porcile di Sant' Antioco riprotes ta al S. E. il Sig. Vicerè che si compiacque farnel i nuovo cenno la disposizione in cui trovasi d'eseguire gli ordini Regi comunicateli dalla prefata E. S. rispetto alla sua trasferi ta a Tunis per rra11are con quel Beij il riscatto de' schiavi Carolini. e si dichiara pronto d'intraprendere il viagg io colla maggior premura ben conscio che il termine di mesi sci accordato, per ritenere utile prefati schiavi senza venderli o separarli, è prossimo a spirare. Si fa pertanto un dovere di presentare in coerenza dell'ordine datogli dalla ''su lodata" E. S. la nota delle spese indispensabili che devono farsi pei ri gali , che sono necessari per un facile esito della trattativa, essendosi ri stretto a quelle più moderate che li è stato possibile. Ri guardo poi a quamo abbisogner:i al Sottoscritto sia per il noleggio ciel bastimento che dovrà trasportarlo a

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C.VALLEBOi':A. Carloforle ... , cit.. pp.166- 175, appen~ice yuinta.


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Carlofòrre 1798

detta cli Tunis sia per le spese d'i mbarco dei r igali in questa. e quelle del <lisimbarco de' medesimi dalla rada <li T unis sopra i battelli ossia sanclalli. per 1.rasponarl i nella detta cli Tunis, per un traLLo di mare cli dodici miglia circa, e quind i sbarcati. portarli in Cinà e da questa sopra e cav alli co ndurl i al Bardo, residenza del Beij, distante m iglia tre dalla ciltà suddella, a cui fine dovrì1 il Sottoscriuo prov vedere giornalmctc di una vettura per trasferi rs i al Bardo e suddetto. ol tre a due Ambe o siano Guardie del Corpo solite a concede rsi dal Beij a tutti gli incaricati di qualche Pmenza per loro garanzia, ai quali se li paga un Zecchino al giorno fra tutti e due. pendente il tempo della sua permanenza in detta C ittà, come altresì riguardo a tulle le spese indispensabili di buone mani e perfino del suo manteni memo. all oggio e d' allre casuali. che potranno occorrere per favorire i l bramato intento. non puole il Sottoscri tto darne in verun modo conto alcuno posi Livo ristringenclosi solo arar presente al l' E. S. che in riflesso a 1t.llle le sovranarratc spese di cui dov rà neccssariamem e soccombere. anche col maggior rispar mio. non è possibik al SonoscriLm cli eseguire della rn issi one se non le viene versam il fondo cli quattro mila scudi Sardi statili asscgrnui dalla Prov vida Munificenza della M. S. Sicco me poi non è autorizzato il Souoscrino di conchiudere la trattariva in ques tione non senza d'averne prima l'approvazione da questo Governo. moti vo per cui dovrà trattenersi più a lungo in detta T unis per la mancanza di occasioni per questa. così è in dovere il Souoscri no cli prevenire l'E. S. t:he atteso un tale inconveniente le verrebbe a mancare i l fondo assegnatogli e conseguememente sarebbe necessario rosse munito di una leLtera c1 ·orcline. mcn;è l' anuale venisse soccorso in caso di bisogno. Tosto che S. E. ahbia spiegato a tal r iguardo le sue intenzioni, il Sonoscrino si farà un premuroso dovere cli noleggiare i I bas timento e di procurare i generi che devono provvedersi per eletti regali. e di sut:cessi vamente intra prende il vi,1ggio per quella cl i Tunis ove possa giungere prima d i spirare il termine come sovra ricordato nel progetto proposto da quel Bcij. Ecco quamo si ha l'onore il Sottoscritto di rassegnare all' E. S. su tal proposi to mentre con pro fondo rispetto ha la g loria d i d irsi. Cagliari, li 13 febbn1io 1799. Obb. mo Servi tore li Conte di San( Antioco. •·,8

Dopo circa quattro mesi di estenuanti trattative il Porcile riuscì a stipulare con l' infido personaggio un conveniente contratto: le pretese econom iche si erano ridotte a meno di un terzo, ed inoltre si contemplava la prat icabilità di scambi con schiavi musulmani, oltre ad una congrua contrazione dei diritti. Così gli articoli di quel nuovo contratto: · .. In coerenza <lei Progetto di Riscauo Generale ciel la maggior parte della popohl7.ione dell' [sola di San Pietro , ossia Carloforte. in Sardegna. stata co n<loua Schiava in Tunisi , il dì 8 settembre 1798, e che per mezzo clell' Illustrissimi Signori Consoli delle Nazioni Europee in pace colla Reggenza, qui residenti. fu spedito in Cagliari a quell'Ecc. rno Signor V icerè. soltoscritto a nome di sua Eccellenza Amucla Bassà Beij di questo Regno. dall ' lll. mo Signol' Jussur Koggia suo Ministro Guardia Sigilli . sollo data dcli i 25 seuernbre ciel suddeuo passato anno. Sua .\llaest/1 il Re <li Sardegna avendo spedi to presso la prefata Ecc. ma Sua 1'111. mo Signor Conte cl i Sant' Antioco Don Giovanni Porcile, l\.faggi ore di Fanteria, suo incaricato. per trartare a tenore delle Sue intenzioni del Riscatto Generale del l i suddetti Carolini. dopo aver il prefaco signor Conte cli Sant' A ntioco presentate le sue Credenziali, e fau i riconoscere i suoi Poteri, e dopo aver tenuto con Sua Ecc. ma i l Bass/1 Beij delle frequenti conferenze amichevoli, sono convenuci cle lli patti, ed articoli seguenti. che com pongono il presente Trattat.O. Art. J - I n vece cli Zecchini 300 Venet i per ogni individuo. che furono progettati, e che, a rag ione di Piasrre 8 .1 /4 di questa corrente moneta per Zet:chino, formava no la somma di piastre 2. 4 75. Sua Eccellenza il Bassà Beij al r iguardo di S. tvl . Sarda ed il r i flesso delle circostanze attuali del tempo, si contenta della somma di Piastre M ille solamente. A rt. 2 - Resta con ven uto ed accordato che sono e saranno eccettuati dal r iscatto, tutti quell i e quelle, che hanno cambiato. o cambiassero di Religi one, e tutli quelli e quelle che sono morti. o moriranno. sino all'epoca della ratificaz ione ciel Contratto. che im mediatamente va a spedirsi in Cagliari, col bastimento che qui condusse il signor Come. e che il signor Don Antonio Porcile figlio, che ne sarà il latore. resta incaricato di sollecitamenre qui riporta re. Art. J - Viceversa, resta pure co nvenuto. ed accordalO . che i mmcdiatameme al ritorno della rati fica. come sopra. del Trattalo. dovranno essere consegnati della prefata Eccell.z.a Sua tutti gli Schiavi, e che da quel momento .. quelli o quelle. che morissero. o che ca mbi assero di Re ligione, saranno a carico di S. M. e se ne dovrf1 pagare il pattu ito Riscano. Art. 4 - Per quell i e quelle, che si trovano Schiavi deJJ i Rais, e cl i alcu ni part ico lari. se ne tratleriì il Riscatto separatamenre da quel li del Bassà Beij, il quale però si compiacerà adoperare l'autorevole sua medi azione. acciò questi venghi no rilasci ati ad un prezzo giusto ed equo .

.1~.A..S.C: ..

SSG, serie 2", vo l.1 402. f209. ll documento è tratto d,1

E.LuxoRo. Tabarca... , cit.. pp.2 10-2 11.


284

Guerra di corsa

Art. 5 - Saranno compresi nel Riscatto delli Carolini, i cinque Marinai della Mezza Galera cli S. M. Sarda, che nella mcd.ma epoca dell'lnvasio ne delrlso.la cli Carloforte furono predati da Corsari Tunisini a bordo di bas timento Raguseo che caricava di Sale in quel porto. Art. 6 - Saranno spedici liberi. e trasportaci a Tunisi, a spese di S. M. Sarda, 22 Mussu.lmani attualmente schiavi in Cagliari, come pure s'obbliga il Sig. Conte di Sani' Antioco, di coJil trasportare in dùno di S. E. il Bassà Beij di Tunis, Cento Cotlìs circa di Pizzolana. Art. 7 - Se tìno all'estinzione del debito del fissaco Riscatto, cadessero delli Mussulmani in ischiavitù in Sardegna, saranno questi rilasciati a Rrigione di 60 Zecchini Mabubi per ognuno, come si praticò in passato, ed in deduzione del debito sudcle110, in tal caso la spesa del Nolo e vino per il loro trasrorto in Tunis, sarà a carico di S. E. il 11eij. An. 8 - In conseguenza della ribassa, generosamente stata accorciata da S. E. il Bassà Beij sopra il progettato riscallo, così anche a proporzione saranno dimi nui ti soli ti diritti di Scrivano, carta franca Sigillo, Guardian Bassa, ed alt ro. Art. 9 - È accordato, stabilito e convenuto, che sarà proncamente ccl incieramenle pagato a Siddi .Jussuf Coggia, Ministro Guardiasigilli. il 10% sopra il totale ammontare del Riscatto cli tutti i Schiavi, appartenenti al Bassà Beij suo Padrone, e subilO che questi se ne saprà il numero preciso. ,~rr. IO- 11 riflesso della ribassa fatta dal preceso presso, S. E. il 13.issà Beij , intende essere pienamente, e proniamenre rimborsato del totale ammontare dell'o ra stabilita, e convenuto. Accorderà però il ricercato respiro, per tal pagamenlO. per due anni solamen te, da principiarsi a contare dal giorno della ratifica colle condizioni sinc qua non chè se li dovrà immediatamente e prontamente pagare al ritorno ciel Sig. Don Antonio Porcile, il terzo dell'ammontare del totale Riscatto. e gli altri due terzi, in eguali rate, cioè la prima al termine dell'anno dopo la ratifica, e l'ulti ma. che sarà l'estinzione del debito, al termine del secolo: purchè S. M. gli ottenga, o la garanzia di qualc he po1cnza amica della Reggenza, o le dia un pegno equivalente, o che la sua obbligazione, e ratifica sia accompagnata eia quella degli Stamenti del Regno Sardo, coll' intervenw, e la saputa cli rutti gli Ili.mi Signori Consoli delle Potenze amiche della Regenza stabiliti , ed accreditati presso la preloclata M. S. Tale è la conclusione del presente Trauato, che resterà fermo, cd invariabile, subito che vi sarà la sanzione e l'approvazione di S. M. Sarda, riguardo ul di sopra ulti mo articolo. F. Così è resta[() il tutto combinato venienclo firmac i e sigillati da S. E. Amuda Bassà Beij da parte sua, e dall' lii. mo Signor Conte Porci le da pane di S. M. Sarda. gli presenti articoli delli quali ogni parte ha la sua copia, onde servirsene al mantenimento del Trattato stesso. Fatto alla Corte del Bardo di Tunis. la Città la ben guardata il soggiorno della felicità, li 18 della Luna Maharm dell'anno del la Egira 1214 e li 21 giugno 1799. Noi Sottoscritti Consoli Generali Incaricati d' affari. presso S. Eccellenza il Bassà Beij, e la Reggenza di Tunis, attestiamo e certifichiamo essere stati in cutto presenti a quanto contiene nel di sopra Trattato, ed alla sottoscri zione ciel "medesimo''. Tun is, li 21 giugno 1799. ,,39

Dal citato documento traspare la preoccupazione del Porcile di far rientrare nel concordato riscatto anche i numerosi carolini già venduti, o comunque non in diretto possesso del bey, su lla cui sorte era lecito nutrire forti timori di recupero. Ma, nonostante la rilevantissima riduzione delle pretese tunisine, la cifra richiesta esulava abbondantemente dalle disponibilità del re, e, accampando pretesti circa la convenienza ed anche la correttezza del!' accordo-che mettevano in discussione pesantemente l'operato del Porci le-non si procedette alla soa ratifica: per i disgraziati schiavi carolini la libertà si allontanò improvvisamente e dolorosamente. In una straziante lettera inviata da Tunisi ai superstiti in patria così imploravano: .. Ve ndete tulli i nostri beni, meglio poveri e derelitti. ma fuori da quest'inferno' ... ". 40

Poch i g iorni dopo per giunta, forse proprio in conseguenza dell'estenuanti trattative, il generoso mediatore mori va, perdita che non agevolava certame nte Ja positiva risoluzione del dramma. Alla fi ne di quel 1799 il bey inasprito dal la sterile attesa minacciava la tanto paventata vendita frazionata, e comunque il rigetto del contratto. Intervennero allora le travagl iate vicende conseguenti alla epopea francese, che con l'occupazione ciel Piemonte posero di fatto termine alle dirette trattative per circa due anni . Nel 1802, complice il nuovo

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A.S .C., SSG, serie 2". vol.1462, f20 1.IJ documento è tratto da La lcctera è citata da G .VAU.ERONA , Car/oforle ..., cir., p. l 20:

E .LUXORO,

Tabarca ..., cit., pp.212-2 15.


Cnr/o/or1e 1798

285

clima instauratosi nel Mediterraneo, e le ormai deluse aspettative tunisine, il bey accettò di dimezzare la cifra stabi lita con il Porcile, portandola a sole 500 piastre: e questa volta la richiesta trovò accoglienza. Dopo cinque ann i di schiavitù, a partire dal giugno del 1803, i carolini in diversi scaglioni presero a rientrare in Sardegna. I liberati furono allora 755, preceduti da altri 100 fatti rilasciare gratuitamente dai francesi in quanto illecitamente catturati, essendo al momento dell' attacco rifug iati presso il loro consolato, e da altri 23 ottenuti clall ' arnm. Leissigne. Durante la detenzione ne erano morti 117 e 95 invece risultavano i nati in Tunisi. Di 13, a suo tempo venduti, non se ne seppe più niente, mentre 6 abiurarono, per lo più donne . Tra queste ultime si registrò la singolare vicenda di una giovane, Francesca Rosso, che essendo schi ava al Bardo fu costretta al matrimonio con il nipote del bey, previa abiura, e che, per circostanze estremamente fortuite si ritrovò pochi anni dopo, moglie del nuovo bey, e madre del suo successore.


quasi nudi del rutto e carichi di sangue

SANT' ANTIOCO 1815

La penisola e le sue fort~ficazioni A brevissima distanza dall'isoJa di S. Pietro si protende in mare una curiosa penisola, non a caso gratificata spesso della definizione di isola: Sant' Antioco. A renderla di incerta classificazione contribuisce un lungo istmo segmentato che di fatto la lega alla Sardegna, senza però costituire un vero e proprio passaggio continuo. Dal punto di vista geologico infatti, sebbene originatasi: "come isola a sè stanle, S. Antioco ha su bito in seguito una cattura da parte dell'isola madre. Le alluvioni immesse nel golfo di Palmas dai vari torrentelli, che vi sfociano (soprattutto Rio Palmas), dopo aver subito un complesso rimaneggiamento ad opera del mare, sono state indirizzate dalle correnti a formare un tombolo complesso, costituito da tre cordoni che, con direzione grosso modo Nord~Est Sud-Ovest, si stacca dalla Sardegna fra la località di Santa Caterina e la foce del Rio Palmas e si unisce a Sant' Antioco nella località di ponti. Ne è derivata, col tempo, la formazione di un istmo cli raccorcio in coffispondenza del lido più settentrionale, e l' uomo, che alla conclusione del processo era evidentemente interessato, ne ha accelerato la fase conclusiva dapprima nell'antichità, con la costruzione cli un ponte e poi, recentemente, con la messa in posto di pietrame e terriccio atti a sostenere ... il peso di una strada ... ". 1 La si ngolarità geografica sotto il profilo militare, ovvero di difenclibilità, pur ostentando innegabili vantaggi rispetto ad una isola propriamente detta, non offriva tuttavia i requisiti cli certezza ed affidabilià, per non parlare della facilità, dei collegamenti tipici della terraferma. La eccessiva strettezza dell'accesso ed il suo dipendere per giunta da alcuni ponti, costituirono gravissime deficienze che la facero sempre equiparare alla adiacente S. Pietro. E di quella condi vise tutte le già ricordate vicende stori c he ed i reiterati insediamenti e spopolamenti , con identiche incentivazioni e con identiche causali. Scriveva infatti il già citato capitano Marcantonio Camos, di Iglesias-alla cui famiglia competeva lo sfruttamento della penisola-nel 1572: " JSLA DE SANCT ANTIOGO que los A ntigas... lsol;,1 di S. Antioco che g li antichi chiamavano Sulcitancea: vi si accede attraverso un ponte... Fino ad oggi la sua giurisdizione la regge, in nome di S. M., il capitano di Iglesias... In molte sue pani si soleva un tempo colti varla ma, per timore <lei turchi. sono state abbandonate. Dispone di poca acqua e quella è lomi ta da alcuni pozzi, sebbene di onima qualità... Vi si scorgono rncleri di moll i edifici di epoca romana, e si ergono ancora le conine di un castello che, a suo tempo. dovene essere cli notevole potenza.. MONTARBU, è una montagna brulla all' interno dell' isola (m. 239), dove andrebbe erelta una torre per vigilanza co ncinua mediante l ' impiego di due vedette ... ".2

La necessità di impiantar vi postazioni stabili di avvistamento e difesa rappresenta-almeno stando al le fonti fino ad oggi esplorate-la testimonianza della prima intenzione di colonizzare, remunerativamente e stabi lmente, i circa Il O kmq della penisola, altrimenti inabitabi li per gli eccessivi risch i. Ma al pari di tanti ana loghi progetti, nulla se ne realizzò nel corso de.i successivi due secoli, limitandosi ad accentuare la cesura fra quel territorio a rischio e la Sardegna. Ancora nel 1731 l'unica difesa si individua nella destinazione cli qualche vedetta sulla massima altura della penisola: "NOTA DE RIPARTIMENTI DEL LITORALE DEL REG NO DI SARDEGNA, NE QUALI SI SONO

L'isola di Sant 'Antioco, ricerche di geografia umana. Cagl iari 1972, p.9, nota n° 1. A.(ì .S .. E0 327. Relacion ..., ci t..

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288

Guerra di corsa

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Sani 'A111ioco I f/ 15

DEPUTATE PERSONE !PER INV IGILARE ALLA CUSTODIA DELLE l'vlARINE E DELLE VILLE CHE PER ESSERE IN MAGGIOR VICINANZA ALLE MEDESIME PUONNO IN OCCASIONE DI QUALCHE SBARCO ACCORRERVI CON LA CAVALLERIA MILIZIANA Cioè dalla Torre Portoscuso sino a Porto Paglia miglia 8, e da questa a Formentorgiu miglia 35: s 'è deputato la custodia d'esse Marine e per mettere in esse le Guardie necessarie P. Francesco Oycr d'Iglesias, al quale s'è pure im:aricaw d'ordinare agli habita nti dell 'Isola di S. Antiogo cli mellere due Guardie sovra l'altezza de monti cli eletta lsola .. .''..Ì

La precauzione deve essere posta in stretta relazione all'insediarsi su lle coste della penisola cli una tonnara, intorno al 1724, continuando per il resto ad es.sere frequentata so ltanto saltuariamente eia pochi ed avvventurosi lavoratori forestali e carbonai . Verso la metà del XVIII, in paralello con quanto visto per Ustica e S. Pietro, anche per Sant' A ntioco si avviarono dei progetti d i colonizzazione. Nel 1754 la richiesta provenne da parte dì un g1uppo di greco-corsi: ed in effetti, dopo una serie alquanto complessa d i trattative, un nucleo dì un paio di centinaia di 'popolatori' si stanziò stabilmente in Sant' Antioco, impli-. cando il riesame dei lontani progetti difensivi. Pertanto a ridosso ciel 1760, finalmente, si eliminò lo stato cli abbandono difensivo assoluto, tant'è cbe in un dettagliato documento del 1761 possiamo leggere: "NELL'ISOLA DI S. ANTIOGO Vi sono in quest'Isola due Torri nova rnente costruitle una in Cala Setta, e l'altra situata in Canai come dal disegno dimost rativo chiaramente si vede. La Torre di Cala Setta si ri trova presentemence disarmata per motivo che è dal mare 90 trabucchi lineari presi dal la punla della lingua, questa Torre doveva essere costru tta in punta franc.:ese secondo il progetto ciel sig.re Maggiore Besson. e non in Cala Sella, ed è però necessario che s'armi con due buoni cannoni eia libre 12. già dall'amminist razione comprati per tale effetto perchè sendo la mcd.ma in questo modo armata potril diffcnder li due terzi ciel Canale che passa tra det.a Isola. e quella di S. Pietro, oltre due grandi Cale site una a Ponente, e l' altra a Levame di cl.a Torre. " 4

Sei anni dopo le d ue torri risultano dotate di due cannoni da 6 Iibbre quella cli Canai, e di due eia 8 quella d i Calasetta, oltre ad un numero consistente di armi individuali . Le rispettive guarnigioni ammontavano a 6 so ldati più il comandante per la prima, ed a 4 più il comandante per la seconda: un totale quindi di 12 uomin i.5 Ma fo so lo nell' ultimo quarto del XYIIl secolo che si può riscontrare una effettiva co lonizzazione della peniso la, non a caso avviata da una cinquantina di famigl ie di carloforlini, a cui se ne unì una pari quota di piemontesi, per un totale complessivo di circa 500 ab itanti . Le difficoltà che i coloni dovett.ero superare nei primi decenni, furono ingent issime e frustranti, tanto da infic iare ogni incremento demografico, a lungo confermatosi insignificante. La situazione ostenta un sensibile miglioramento all'avvento dell '800. per cui ne l l 8 12 l'arciduca Francesco d'Austria pote va affermare che: "l'lsola di S. Antioco ha a S. Antioco stesso una popolazione di 2. 000 anime, e 500 a Calasetta, che è una colonia di Piemontesi" .6 Ovv iamente il crescere della popolazione, specie dopo le drammatiche vicende di Carloforte, pose il governo in apprensione per la risaputa eccess iva esposizione, insufficientemente protetta dalle due ormai anacronistiche tolTi. Un fort ino in realtà era stato iniziato, probabilmente negli ultimi scorci del '700, a spese della popolazione locale, ma la sua ultimazione richiese, ad onta della medestissima concezione, oltre un decennio. Così il suo stato al 28 marzo l 808: "I l !'orte cli S. Antioco stato principiato a spese di quella popolazione. ed eseguito secondo il disegno del Barone Desgeneys [Des Gencys, futuro lntenclc,ue Generale cli Guerra], potrebbe in hn:ve tempo venir ulti mato;al compirncnto cli tal opera rimangono a farsi il parapeuo della Batteria a Barbeua, il fosso, il ponte levatojo, le piattalormc che devono essere di pietra di taglio. e l'inalmente cuoprire il magazzino a Polvere ed il piccolo quartiere. V'è pure da fin ire la cisterna. che si è fatta in esso forte, cui non ma nca che il solo smalto; per fac ilitare il mezzo di terminare una parte cotanto necessaria S. ivi . ha fatto ordinar a questa intendenza Generale di far distribuire grati al uffi ciale Serra direttore cli esso fone trentacinque starelli di porcellana cli quella esistente nei Regi Magazzeni

;\.S.C .. SS. 2''. voi. I 09 I. Il docu mento è tratto da E .P ILLOSU. Le IOl'l'i litorn11ee in Sardegna, Cagliari 1957, p.25 A ST, Sez. lV. vol.25. rir.37. s r'\ .S.T, Sardegna Economico. mazzo I c:art.3".Visita ciel cav. Ripol 1767.Cfr. F.RUS!>ù, La difesa costiera del Regno di Smdeg11t1 .... cii.. pp.224-225. 6 F. o· AL;STRli\- ESTE, Descrizione della Sonlegna ( !8/2j . a cura di G.Bardanzellu, Roma I 934. p. 101. -1

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Guerra di <.:orsa

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189. S. An tioco. e il forte. pianta XlX secolo.

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Sw,i'A111ioco 18 15

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190 190. Pl,1s1irn del «Forte del Ponte» - scala 1/40 di Mario Canna, - \ ilJl <> Lu,;, C.1nnas /

del Sale essendo necessaria la più sollecira ultimaz ione cli esso rone sarebbe più che conveniente invi tare quella popolazione affinc hè colla massi ma celerità faccia un forno di calc ina pel compimento cli tal opera. mentre pc] rimanente delle spese sembra no sufficienti i fondi di lire 8J Oesisten ti in ques ta Cassa uniti ai soccorsi cli mano d'opera di quell i abirnnti cd a quei sacri fizi che sar/1 loro possibile di fare... ... portato a termine ques to fo rte, si potrà pensare ai mezzi per formare le altre bauerie progettate pure dal Barone Degeneys per la sicurezza di esso Gol fo, e del Commercio tanto desiderato da quella Popolazione, e da Pastori circu mvicini. Questo forte sarà munito di due cannoni eia 16. e qmittro da 6. o pure da quattro, come lo prop011e esso Barone Degeneys in una sua memori a;questa artigl ieria alla riserv;i di due Cannoni da 16 si potrebbe lasciare in deposito a Carlof'one, per averla eia occasione pronte.. o·ordine cl i S. M. il cap.no ed ajutante tvlaggiore del Corpo d' A rtiglieria Sig. Ambrosia Capzon. . " 7

L' affermala inadeguatezza dell'opera ebbe tragicamente modo di confermarsi, appena quattro anni dopo. in una razzia cli barbareschi abbattutasi sulla pe nisola nella notte tra il 21 ccl il 22 luglio del 181 2 . Almeno 800 corsari tunisini, in quella c ircostanza, s barcarono, catturando ventidue persone-cinque uomini , quattro donne, sei bambini e sette cannonieri della Reale Artiglieria-ed uccidendone altre quattro. I l fo rte venne facilemnte conquistato: "sorgeva nei pressi dell'istmo, a ridosso del vecchio ponte romano. Aveva la forma cli un tronco di piramide la cui base quadrangolare misurava ventidue metri circa per lato per un altezza di circa nove metri. Accostata al forte si trovava un'opera in p ietra, nella quale e ra strulturata una scala in muratura con pianerottolo, su cui si appoggiava il ponte levatoio in legno. A ci rca due terzi dell' altezza correva intorno un vistoso cordone .. . Il forte non era altro che una piattaforma con otto cannoniere: con un parapetto a barbetta che difendeva la batteria orientata verso sud. Sul lato opposto si trovavan<) i quartieri per la guarnigione e la polveriera, sistemati su due piani, che erano co llegati tra loro con scale; vi era anche un magazzino e un pÌccolo carcere; la cisterna molto capiente,

, A.S.C: .. SSG. 2'', voi. I 073.


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192 191. Plastico del «Forte <lei Pon te», veduta d'i nsieme (foto Luca Cannas}. 192. Plastico del «Forte del Ponte», cleuaglio laterale ( foto Luca Cannas}.


Sant'Antioco 1815

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si trovava al centro dell'opera... [ma] essendo stato il basso parapetto concepito solo come cannoniera [esclusivamente orizzontale a differenza delle torri napoletane n. d. a. ]. .. era assurda, una volta che il nemico guadagnava il piede, ogni difesa. " 8 L'episodio ebbe un inusitato strascico penale: furono inquisiti per codardia sia il comandante del forte, sia i suoi subordinati, scampati alla morte ed alla schiavitù, sia infine alcuni miliziani nonchè, persino, la stessa popolazi.one, tutti accumunati dalla taccia di viltà davanti al nemico. Con involontaria sinistra iattanza, ricordando la descritta sanguinosa incursione, l'arciduca Francesco cl' Austria affe1mava, in quel medesimo 1812: "11 mancare di coraggio è un gran disonore fra i Sardi veri originmj, p. e. all'Isola di S. Antioco i barbareschi sbarcarono nel 1812 e tutta la popolazione era in campagna, li pochi che erano colle donne a casa fuggirono;e i barbareschi fecero la scorreria, saccheggianclo;questo piccò la popolazione, che desiderò un altro sbarco dei barbareschi per dar prova di coraggio".9 Difficile credere ad un siffatto desiderio: purtroppo però trascorsi appena tre anni, avvenne l'altro sbarco, con ulteriori tragiche conseguenze!

Un nuovo forte ed un nuovo comandante Dalla successione cronologica dei documenti pervenutici sulla rifortificazione della penisola, traspare una innegabile volontà, manifestatasi all'indomani della sanguinosa razzia, di voler rimontare il tempo perduto, avviando immediatamente la costruzione di un nuovo fo1tino. Poche settimane dopo l'incursione, infatti, nell'agosto del 1812, venne dato incarico al capitano d'artiglieria Ambrosio Capson di elaborare, con la massima sollecitudine, il progetto dell'opera che, puntualmente redatto ed approvato, passò, in alcuni mesi, alla realizzazione pratica, sotto la direzione del medesimo ufficiale. Circa il finanziamento della costrnzione si applicò, ancora una volta il sistema della contribuzione limitrofa, in denaro e soprattutto in natura, con la gratuita fornitura di mano d'opera e maestranze edili. Eccone lo stato di approntamento in una relazione indirizzata al vicerè di qualche mese successiva all'inizio dei lavori: " lll.mo Sig.re ... Subito che s'incominciò ad esigere il danaro della quota fissata a questa popolazione per ultimare il Fortino secondo ordine cli V. S. Ill. a feci intraprendere il travaglio con comandare al solito questi popolatori a torno si per manuali, si per trasportare calcina coi carri sabbia ed acqua, come facevano al tempo del Sig. Cap.no Capsone. Adesso che mi trovo quasi col travaglio ultimato mancando solo l'elastrico ad un parte delle Piazza d'anni, il fosso del Ponte elevatQÌO e qualche lavoro di legname e fe1Tamenla, qualche impiegato nelle M ilizie, il Collettore e qualche altro, che tiene impiego nella Com unità non vogliono più contribuire nel dar manuali a tenore ciel tomo che loro spetta, e nel somministrar carro per trasportar I.a calcina. Mi venne doglianza da una maggior pa1tc dei popolatori dicendomi che essendo un opera pubblica devono rutti contribuire, e che esentando questi che sono i Benestanti del luogo, tutto il torno dei comandamenti cade sopra quelli che vivono della sola giornata. Non diedi a questi soddisfazione a lcuna, ma che ne scriverei a V. S. Ili. ma per decidere di tutto. A questo riguardo vengo a pregarla, acciò abbia la bontà di darmi una norma come regolarn1i ... SantAnt. o 21 Aprile l8l3 U. mo osseq.o ed obb.o servit.e Efisio Melis ,,,o

Il citato documento, oltre ad attestare la eccezionalmente rapida edificazione conferma inequivocabile della vitale esigenza del caposaldo, ci introduce un nuovo ufficiale comandante, il sottotenente Efisio Melis. Del giovane militare sappiamo che giusto un anno prima era stato, con apposito decreto ciel sovrano, gratificato del grado e dell'ammissione nel Corpo Reale cl' Artiglieria, riscontro inoppugnabile delle sue capacità tecnico professionali. Così recitava la promozione:

M.CANNAS, R.MONAGIIEDDU, Forle del Ponle, in Cultura delle coste in Sardegna, Cagliari 1988, p.52. Descrizione... , cit., p.121. 10 A.S.C., SS, 2" serie, vol.2112.

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9 F.D' AUSTRIA-ESTE,


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I<J3. Forte (j uard ia dc Su Pisu. pianta • grafico co mputerizzato.

"Cagliari l i 14 aprile 1812

IL RE DI SARDEGNA DI CIPRO E DI GERUS.ME Uffizio del Soldo. A bbiamo eonfe rta ad Efisio Melis. già decorato del grado di Sotto Tenente d'Artiglieria, la Cari ca di Sollo Tenente nel Corpo Reale d'Artiglieria. con tutti gli onori. autorità, e prerngati ve, che ne dipendono. e colla cont inuazione della rnezza paga di cui ora gode. Vi rnandiamo perciò cli assentarlo in essa quali tà, che tale è J\ostra mente.

l'Ìrm. to V. Emanucle/Cont. o Rossi" 11

Quale fosse all'epoca l' importanza e la responsabilità di tale grado, lo attesta il seguente organigramma che certifica, al contempo, la insignificante consistenza numerica degli uomini dell' arma:

"Forza attuale esistente in Cagliari, e sue Dipartimenti della P. ma e 3a Compagnia del Corpo Reale Artiglieria, compresi li uomini 10 per caduna di riserva. Cagliari li 6 Marzo 1813 Forza Complessiva 189 di cui Capitani .. .. . ... ... . .. . . . . . L uogotenemi .. .. . Sottotenenti . . .. . . Furieri .. Sergenti ... .. . • .. . . • . .. .. . . . . . .. . . ..... Caporali . . .. . . . . . ... .. .

Tamburi . . . . . .. ... . . Soldati . . . ..... . . . . . . ... .

11 A .S.C..

Registro delle Patenti della SSCì, vol.36.

2 2 2 (i

8 12 4 153


Sa11r'A11tioco 1815

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195


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Sant A ntioco Scrgerne ... .. .. .... . . . . . .. ... . .. . . Soldati ..

l 9 •,12

A soli ventisette a nni, pertanto, il Melis si vide assegnato a l gravoso compito di dirigere la costruz ione ciel fortino, facendosi carico-secondo la procedura coeva- anche del reperimento delle maestranze ne cessarie e della gestione economica. Le difficoltà causate dalla non imparziale contribuzione degli abitanti, marginalmente affioranti dal rapporto c itato innanz i, dovettero in qualche maniera trovare una tacita comprensione ne l sottotenente. Non potendo tuttavia in alcun modo ufficialmente condividerle, le so tto pose a i suoi superiori, attendendone i relativi ordini. Nel frattempo comunque, con i residui mezz i materiali ed umani, i lavori proseguirono tant'è che nel giugno dell 'an no seguente, la loro u ltimazione appariva imminente, e si iniziava a prevederne l' a rmamento. Che l'attesa dell' entrata in servizio del forte fosse spasmodica, per l'enorme rischio in cui versava la penisola, lo si arguisce dalla distribuz ione di un r ilevante numero di armi. Eccone un prospetto del gen. Villamarino comandante delle armi a Cagliari: "Nel rest itui re alla Regia Scg.ria di Stato e cl i Guerra, il ricorso del Sindaco e Comunità di S.t Antioco colle pezze relative. il solloscriuo non è in grado di determinare gli effetti. e muni zio ni che saranno neceS5arie per mettere in stato cli difesa il forte nuovamente eretto. e che è sul punto d 'ullimarsi per non essere mai stata sua cognizione una tal erezione. e per non conoscere la pianta, senza di cui non si può stabilire dotazione alcuna. Converrà quindi che il S.r Cap.no Capson, che ne ha ideato il disegno, ed esegui ta l'opera. rimetta alla prefatta Seg.ria la sud. ta pianta, col suo proggetlO. perciò che crederà necessario. avuto riguardo al già i vi esistente. proponendo di ri tirarnè il superlJuo. Deve però ch i scrive. far osservare alla pred. ta Seg.ria, che quella Penisola, t rovasi g ià dotata, come dall ' Inventario che sì unisce. e successi ve distribuzioni non comprese in esso ... CagJiari li 7 giugno 1814 Y illamarino Armi e munizioni da guerra distribuite da q uesti Regi Magaz. ni al S. r Cap. no Capson pe1·di fesa dell'Isola di S. 1. ;\ntioco. oltre la dotaz ione per la mede.ma co me dall'inven tario cle 2 Marzo I 81 4 che si unisce 1813 Ap ri le

14 Fucili guarniti in ferro . . . .. ... .. .. .. .. .. .. Cartocc.:ie da fuc ile da 6/8 in tre cassette ... .. . .. . . . . 15 Pol vere da guerra ..... Picch i a punta e taglio manicai i ... . Badili rnanicati . Cannoni da campàgna di metallo da lih. 4 composti co' Buranoni a polvere con palla per li sud.ti .. . . ... . ... Detti a mitraglia per li medesimi .. . .... .. . ... . . . . Un giuoco cl'uti gli da minatore

.. ... .. .. .. ... .. . .... .. • .. ... . .... . . . . .. .. .. .. ... .. ..•.. ..

N"

150 3.000

rubbi

5

50 50 suoi affus., avantreni, e cassette . . . . . ... . . .... ... ...... ... . .... . . . ... . . . . .. .... .. . ... .. . .. . . . .

2

40 40

Maggio

25 50

29 rucili guarni ti in !erro cc.i' ~uoi cavaburri .. . Pietre fuocaie . Canoccie da fucile 6/8 . . . . Dette da cannetta da 60 ..

. .. . . .. .. .. . . . .. .

1.000

. . . . • .. . .

2.000 18 14

M arz.o

30 Un barile polvere da guen·a. Carta reale bastarda .. Palle da canno ne da libbre 12 ... ... . .. .. .... . . . . . .... . . . . .. .. .. . . . .... .. . .. .. . Dette da l ibbre 6 ..

nibbi risma

25 25

Cagliari li 7 Giugno 1814 Vi llamarino"l-'

li trascorrere dei mesi non ridusse le difficoltà del Melis, anzi, in un suo e nnesimo rapporto se ne

12

1.i

A.S.C.. SS l ' . vol.95 1, Corpo Reale Artiglieria. A .S.C .. SS 2". voi. I 098.


Sanl'Antiocu 1815

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colgono gli ulteriori aspri sviluppi, nonostante i reiterati sforzi dell'ufficiale per superarli: ''A lii. ma Sig. Indirizzai a V. S. Ili.a un altro mio foglio in data delli 25 ottobre per mezzo del quale la pregavo a dare il permesso per far contribuire questa popolazione in quella somma, che questa Comunità crederà poter contribuire ciascun Popolatore per ultimare il Fortino. Lo proposi di già al Sindaco, ed ad un tutto s'avvenne tranne l'ordine di V. S. Ili. a. Ne l dubbi o dunque che non le sia pervenuto vengo altra volta a pregarla a ciò abbia la compiacenza darmi un tal permesso a ciò quanto prima possa dar ultimato questo fotti.no. Mi dò l'ono re intanto d'esser col pi ù distinto ossequio e venerazione di V. S. Ili.a Sant Ani.o 14 Novembre 1814 Uno osseq.mo ed ob b.mo servii.e Elìsio Melis" 14

Quanto al caposaldo in questione, consiste in una: "piccola opera fortificata di duecentosettanta metri quadri eretta in posizione elevata, [sopra]. .. le fondamenta di un edificio sacro di epoca fenicio-punica che ne vincola la planimetria. La sua fonna è caratterizzata da un insieme di più figure quadrangolari sovrapposte agli spigoli, a livelli differenti. Una garitta a più feritoie proteggeva l'ingresso con ponte levatoio, progettato ma mai costruito. Uno spiazzo, nell'angolo Sud-Est, essendo il punto più alto, fungeva da torretta con gradini che portavano al piano sottostante, attraverso caim11inam enti di ronda a più livelli lungo i m uri perimetrali. Al di sotto di questo spiazzo si trnvano due ambienti con volta a botte, uno il comodo per il corpo di guardia, l'altro la già nominata garitta. Da questa piazza d'anni, dove è sistemata una apertura arcata in pietra per un cannone, rivolta ad est, si va crescendo verso l'altro livello, dove in un 'altra piazza d'anni divisa da un muro di spinta con polveriera incorporata, sempre con volta a botte, sono poste altre due aperture arcate per gli alloggiamenti degli altri cannoni, uno rivolto a Nord-Est sullo spigolo smussato e l'altro verso Sud di fianco all'ingresso. Sotto la piazza antistante l'atrio vi è una cisterna anch'essa con volta a botte. Una ghirlanda di feritoie, strombate all'esterno, corrono per tutto il perimetro della fortezza, mentre tutta la pavimentazione era fatta con lastroni squadrati di pietra. " 15 Agli inizi del 1815 il fortino risultava sos~anzialmente completato e si procedeva al suo armamento e munizionamento d'ordinanza. A confermare quasi la non ulteriormente procrastinabile sua entrata in servizio provvedevano le sempre più frequenti apparizioni di vascelli barbareschi, in crociera corsara. Scriveva nel g iugno del 18 15, il comandante Pastour-già tenente ali 'epoca di. Carloforte-al riguardo: "Il Sig. Luogoten.te Melis del Corpo Reale Artiglieria ha rimesso dalla Penisola di Sant Antioco al sottoscritto comandante il suddetto Corpo la nota la più ristretta delle munizioni, ed elfotti nccessatj per la precisa indispensabile dotazione di quel nuovo Fortino che si stà ultimando denominato La Guardia de Su Pisu e richiesta unita. Quindi lo stesso infrascrittn osservando la necessità, che vi sarebbe di armare sub ito il detto nuovo Fott ino, e 111aggiom1ente nelle attuali circostanze che le scoJTerie dei Barbareschi sono riprese frequenti, ed ardite, per il numero, e sopra dei loro Bastimenti, e tentando qualche volta disbarco si potrebbero facilmente respi ngere col fuoco del medesimo, essendo il solo, che protegga quella popolazione, per cui si fa premura di richiedere a questa regia Seg.ria di Stato, e di Guerra, affinchè previa le opportune determinazioni di S. M. la Regina Regg.te si compiaccia di far passare gli ordini a quest'Intendenza g.le per poter estrarre dai Regj Magazzini d'artigl.a i cannoni, e munizioni descritte nella suddetta nota, che compiega per dotazione di esso Fottino. Stante le risn·ettezz.c della forza attuale de' Bas. Uff.i e sold.i del Corpo R. le Attig.a che trovasi in questa, un solo Bass. Uff. le e tre soldati cam1onieri si propongono in aumento agli altri sette già esistenti i.n quel nuovo Fortino di S. Antioco. Attende perciò i.I sottoscritto le disposizioni della prelodata Regia Seg.a che si degnerà di dare sul proposito e nel mentre si costituisce col più distinto ossequioso profondo rispetto Cagliari il primo giu61J10 I 8 I 5 Past(>Ur" 16

Che i timori del comandante del Corpo cl ' Artiglieria in materia di possibili incursioni fossero tutt'altro che trascurabili, si apprendeva, di giorno in giorno, anche da altre fonti ben p iù qualificate. Da Tun isi, infatti, nelle stesse settimane, partiva una accorata nota diplomatica, destinata al ministro degli esteri del

A.S.C., SS, 2", vol.2 112. R. MONAGHEDOU, La Guardia de Su Pisu, in Cullura delle cos/e..., cit, p.58. 16 A.S.C., SS, 1" serie, vol.952, Corpo Reale Artiglieria.

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15 tvl.CANNAS,


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197 19(>. Plastico forte «Guardia Su Pisu». scorcio laterale (foto Luca Can nas). 197. De1taglio forte «G uardi a Su Pisu», altro scorcio laterale (foro Luca Cannasi.


So11i'A111ioco 181 5

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198 198. [kttaglio f'c,ne «Guardia Su Pisu». altro scorcio laterale

(foto

Luca Cannas).

Regno di Napo li , attestante la imm inente partenza di una agguerrita flottiglia corsara pronta ad operare razzie su lk coste meridionali , o comunque, insulari italiane: ·Tunisi 6 luglio 18 1.5 Eccellenza per mezzo cl i un Rctys Tunisino stato predato dagli algerini. e reclamata la sua persona da un Vascello Inglese. , i è sapulO. che hanno eseguito uno sharco nella Puglia. dove hanno predato c irca 500 persone.. . hanno anc he predato molti ssime barche con Bandiera Austriaca tra A ncona e Senigallia con c irca !00 persone. Una ta le terribile tragedia si è intesa da q uesta Reggenza rnn soddisl'a:;,ione. e suhito hanno dato l' ordine cli armare quanti corsari c:sis10110 in questo Porto per poter praticare lo stesso. Ho avuto il tempo di spedire la prcscme per la via di Cagliari pri rn a di chiudersi il Porto. sperando che arri vi presto all'E. V. onde prevenire tutte le Coste del Regno ... Tutti questi Signor·i Consoli si saranno anch' essi affrectati di preven ire lor Governi di ques ta spedizione, non ~apendosi ancora contro eh.i sarù dirdta:ma tutti vogliono sopra i l nostro Regno, qualora non venisse il regalo promc:sso al tempo pre fisso;e forse con tali no!izic neppure accetteranno il suddetto regalo per poter proCircare di qualcl1e in vasione... l 'epoca è molto contraria. mentre ques ti Pirati credono che tulle le Na,,ioni sono occupate altrove. ,:d ..:ssi ne vogliono pro fittare ... ;\ sua Eccellenza Il Sig . r Marchese di Circello [Vlinistro degli affari Esteri di S. t'vl. il Re delle D ue Sicilie NAPOLI cav. R. cle Manino" 17

Il dispaccio diplomatico s i conferma estremamente interessante in quanto asserisce che i barbarec:h i. ormai, non si facevano più alcuno scrupolo a razziare sol to falsa bandiera: indispensabile, pertan-

P ,-\ S.f\1.. A/fori E.Heri. 4 176.


.WO

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to, una assoluta diffidenza nei confronti di ogni nave, ad onta della sua 'sbandierata' nazionalità. Al contemp.o testimonia che tutti i consoli stranieri a Tunisi erano perfettamente al -corrente della imminente partenza. li Regno di Sardegna però all' epoca non disponeva di nessuna legazione presso la corte beycale: ciò non significava automaticamente l'ignoranza della minaccia, provvedendo le restanti corti italiane alla sua diffusione, ma soltanto un sensibile ritardo. Nel caso in esame, infatti, è probabile che qualcosa pervenne a Cagliari, e l'eco si coglie nelle richieste di incremento d'organico fatte pervenire alla dirigenza militare da S. Antioco e da Carloforte, alle quali tuttavia così si rispose: .. 16 Seuembre 18 15 Al Comandante Pastour St. Antioco Malgrado tuui li riflessi favoritirni nuovamente da V. S. Ili.ma sulla necessità di aumentare il Distaccamento di codesta Penisola. sussistendo sempre le circostanze medesime che su quest'oggetto che ho accennato nella mia, devo ripete rle che per ora non può aver luogo il succennato aumento, massime avendo ella l 9 cannonieri... '" 8

Ed ai so llec iti, ancora più allarmati, del Me lis, che si vedeva abbandonato in un fo1tino a mala pena ultimato con pochissimi uomini e scarse armi, si replicò con la solita retorica sufficienza: ·· Al Sig. Sotue Efisio l'v1clis Comand.te il Distaccamento in S.L Antioco li 14 8bre 18 15 Per relazione che ho avuto questa mauina dalla Guardia del Lazzaretto risultandomi, che i Legni da Guerra Barbareschi. che tcncansi da parecchi giorni alle alrure di questo Golfo siano de.I tu tto spari ti, con aver preso la direzione di Ponente, mi fo perciò una premura di tenerne intesa V. S. lll.ma, onde in coerenza de' precedenti avvi$ Ì faccia Ella tenere buona guardia, ed usare la massima vigilanza per impedire qualu nque sorpresa. che potessero i Barbari tentare in codesta penisola. Affidato pienamente nella di Lei sapienza, e Zelo ho il pregio di essere.. ". 19

Munito di sì confortante viatico lo sparuto presidio dei disgraziati artiglieri di S . Antioco ottemperava al suo dovere , contando probabilmente i giorni che mancavano alla cattiva stagione!

L'incursione Con u na puntualità degna di miglior causa le tanto temute vele tunisine, sull'albeggiare del 16 ottobre, compaiono alle vedette del Melis. La notizia però giunge con un incomprensibile ritardo ad Iglesias, dove, verso il tramonto, il comandante dei Regi Legni Giuseppe Porcile riceve il primo parziale, quanto terribi.le, dispaccio che prontamente ritrasmette a Cagliari: "lii mo Sig.re... Ieri verso le cinque pomeridiane ho avuto avviso, che nel P0tto Golfo di Palmas si vedeva comparire quattordici Legni che si supponevano Barbareschi; e che si supponca d' aver sbarcato alcune lancie di Turchi nelle pianure di Porto Pino e piano di Sarri. Pertanto ho spedito un Dragone con una mia !e1tera a Vi llamassargia, ove trovavasi per la festa della Vergine del Pilar il Sig.r Agostino Salazar Comandante della Cavalleria Miliziana di questo Dipartimento, avvisandolo che con tul:ta premu ra facesse partire per i littorali di Palrnas ]a Cavalleria di Villaggio e quella cli Musei e Domus Novas. e che lui si recasse in questa per radunarvi il restante della cavalleria cli questa città per partire al d.o Porto. Siccome questa maltina si è fatto batter il Pregone con tutta celerità per radunarsi gl 'individui di d.o Corpo, che la maggior parte si trova nelle vigne vindemiando. e fuori del popolato. mi venne verso le ott'ore d.o Sig.r Agostino a farmi relazione che era arri vato un uomo proveniente da S. Amioco partito forse ieri assicurando, che detti legni non eran Barbareschi bensì di Nazione Inglese. Si continuò non oscame a tener pronto il numero di uomini di Cavalleria, che potrebbe aversi , per partire al primo avviso. non avendo in tulla la giornata eia quei litto rnli avu to nissun riscontro non ostante che da ieri a notte ho fatto partire Franco Pabis Luogotenente di Cavalleria fVlil iziana domici liato in Palmas coll'incombenza di farmi avviso, se vi rosse cosa relativa ai Turchi, e di comandar e radunar gente per accorrere in quei lit.tornii, e sopratlullo al porto. che si credette aver bisogno di soccorso.

1~

A.S.C., SS. r• serie vol.847. SS. l" serie, vol.847.

1' 1 i-\.S.C. ,


Sa111 'Antioco 1815

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Questa sera verso le orazioni ho avuto notizi a senza vedere alcun espresso. c.:hc questa mattina disbarcarono nel piano cli Sarri una quamità d i Turch i. c.: hc svaliggiarono alcuni magazzeni, e presero delle pecore. e che essendosi prontamente imbarc.:ali scnz'avcr preso verun uomo, verso le dieci di man ina si son sentite mol te cannonate rccip roc.:hc dal Porte di Sant Antioco ai Basti menei e da questi al Forte. e c.:he alle tre del dopo pranzo un ' uomo che si trovava viaggiando dal Sulcis ad Iglesias asserisca che vedeva ancora il fuoco e sentiva le cannonate. Quindi ho dato l'ordine al cl. o D.n Agostino Salazar cl i partir immediatament:e con llltti i M ilizian i di cavalleria, che potrebbe radunare. come lo sta eseguendo in soccorso cli quei litto rali e Penisola caso mai si abbiano bisogno. supposta la realtà della relazione ciel Contadino, che questa notte mi fece, non ostante che cl.o Dn Agostino abbia fatto delli eccitam.Li per la m ancanza di polvere e provista. M i l'o do vere di partecipare a V. S. Ili.ma questa relazi one, riservandomi d'accertar.la maggiormente tantocc.: hè avrò dei positivi riscontri, mentre mi raffer mo co n distinto ri speuo D i V. S. lii.ma Uno D.1110 et Obb.o Serv.e l.glcsias li 16 8bre 1815 Giuseppe Porcile a ore nove di sera"20

Il Porcile, quindi , fino alle nove di sera ignorava quanto accaduto a S. Antioco nel corso della mattinata e di parte del pomeriggio. Riferisce a Cagliari, sulle discutibili informazioni di un contadino, di uno scambio di cannonate tra il forte nuovo ed alcune navi, ma non è in grado di precisarne la reale portata. Ad ogni buon conto fa allertare la cavalleria miliziana del settore, agli ordini di don Agostino Salazar, ordinandole comunque di dirigere, appena ultimato il concentramento, verso il litorale occidentale. Poche ore più tardi gli perviene, fi nalmente, il rapporto del luogotenente miliziano Francesco Pabis. estremamente drammatico nella sua laconica e sgrammaticata composizione: "lii.mo Sig. Coman<l tc Del Città e Provinc.:ia di Iglesias L i d isbarco si e l'atto nel isola di Sani A ntioc.:o, e an perso del nostra parte, per eser più la forza turca. E se agiuto non viene asai, e prontamente. crediamo di clisbarcare al parte di Yi liarin, ma vi prego di di manda tutte le caval lerie, che tuti i bastimenti sono ancurati al porto, e quando e parti to il cavalo due o tre erano armati d i ve lie erano caminanclo. credo di andare al i sola di S. Pietro che due bastimenti sono andati al canali del detta Isola. Le al tre notizie sono M unsiè l\1elis he morto N icol ò Baria Salvatore Lias Luiggi Barc.:a Giovani Lezcdu li 16 ollobre 18 15 li minimo servitore Fran.co Pabis A l lii.mo Si g.re... li sig.re Dn Giuseppe Porcile Comandante della Città di l glcsias" 21

Dalle poche ed approssimate righe trasparì immediatamente al Porcile l'estremo rischio della siniazione. e la urgentissima impellenza di far affluire in zona il maggior numero di forze miliziane disponibili . Occorreva inoltre ribadire alle stesse-con ordini tassativi per quanto di prammatica per simili circostanze-cli non entrare a nessun costo in diretto contatto sia con la popolazione sia con glì eventuali feri ti o cadaveri, essendo le probabi lità di contagio, per chi proveniva dalla Barbaria, sempre altissime. Ma neanche questa inderogabile precauzione riuscì ottemperabile, e lo stesso Porcile così notificava, sconsolato. a Cagliari: "li i.mo... idem Dell e due rnie lettere che m i l'ec i un dovere di scri vere con due parti colari espressi uno spedito ieri alla 10 e mezza di notte e l 'altro al le otto e mezzo ... di oggi avrà VS. li i.ma rilevato, quanto è accaduto nell a Penisola di S. Anl ioco. L' essere la medesima starn invasa e depredata dai Barbareschi e la rel azione dettagliata le sarà già pervenuta con espresso sped i to da colà dal sig. Sal azar che con mio sommo dispiacere e contro i miei ordini si è introdono co lla caval leria nd la popol atione avendol o i o strettamente incaricato cl i tirare un co rdone per evitare l a co municazio ne da detta penisola con la Sardegna, ma egli m i sc.:rive.. che l a comu nicazione di quei abhitanti era di gii1 appena co n quei del Sulcis ... l glcsia~ li 17 ouohre 1815 G ius. Porcile Conue" 2 2

Contemporaneamente a tali notizie iniziarono a pervenire nella Capitale relazioni più attendibili ed

.:0

A.S.C .. SS, 2' serie, vol.21 12 .

.:1 A .S.C:.. SS. 2• serie, vol.2112. 2: A S

C. . SS.

2" serie, vol.2112.


30:!

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esaue dell'accaduto, come qllella redatta dal torriere di Portoscuso Diego Manas : '"Ili. mo S ig.. . Ieri mattina in compagnia d ' altrc persone mi condussi a Porto Scuso e sue vicinanze auincnti alla marina all 'oggetto d'informarmi dell'accaduto in quell a disgraziata Isola di Carlo Forte, onde sono in grado cli rendere informata VS. III.ma che domenica mattina ch e si contava 15 del corrente alle ore 7 circa comparvero 7 Bastimenti verso S. A rni oco dalla parte cli levame composti d'una fregata tuni sina. clue sciabecchi ed altri quauro Bastimenti quadri . la surriferi ta domenica si sostennero al fondo, lunedì immecliaw che si contava 16 alle ore 7 circa si vid· clero nello stesso luogo e allo stesso atto, principiarono lo sparo cli alcune cannonate che dal bordo tramandavano, non avendo inteso il fracasso della medesima ,mesa la contrarietil dei venti. non osservandosi che il solo fum mo che ha fallo intorbidire l ' arca. a segno che non potevansi distinguere i bastimenti che dal suddetto fummo furono sorpresi. Si seppe in progresso che i Turchi diedero l'attacco all ' [sola di S. t An tioco alle ore ollo, avendo fatto lo sbarco verso la punta de Saliga e luogo dello Abingisedda. i quali si furono introdotti alla popolazione avendone riportato nel contlino la morte a 9 persone dei nostri perciò che ora si sa tra i quali rimase pure estinto il povero 1V1onsieur Melis, e la di lui sorella predata, e condotta in Tunisi, dei Turch i ne rimasero venti estinti, oltre uno vi vo che presero, e condussero a Carlo forte ove auualmcncc ri trovasi ;il numero dei cristiani predati furono da 150 circa i quali furono condotti al bordo. Nel giorno cli ieri si vicldero verso Ponente eia 7 bastimenti i quali si teme siano i medesi mi. che vogliansi tral· tanersi per dar qualche attacco all 'Isola di Carlo Forte. Dio voglia che non sia. La Torre cli Porro Scuso e in catti· vo sraro essa e mancante cli quelle munizioni di guerra necessarie. Si compiaccia rapportare al governo l ' infelice mia situazione trovandomi sprovvisto nella lbrre di Porto Paglia di rullo con quattro cannoni vecchi rigctati in terra, senza simili ne altri di più, e con ere soldati vecchi che vorrehhero miracoli dal cielo per fargli rimanere drit· ti. e qualora accada qualc:he disgrazia il povero Superiore non lascia di rimproverare... Gunesi li J7 8brc 1815 .. . Franco Diego Marras" 23

Il bi lancio de ll ' incursione prende a connotarsi in ogni suo dettaglio con sufficiente approssimazione, insieme con la ricostrnzione cieli' accaduto, così sinteti zzata dal Mai-rin i: "Ali' imbrunire del 15 apparvero alcune vele in prossim ità dell'isola cli S. Antioco;ma la tema che fossero b arbaresche colà svanì al vedervi sventolare la bandiera inglese. Mentre stava tranquilla quella popolazione, i Tunisini, col favore della notte, si preparavano allo s barco, che in fatti eseguirono all' al ba del giorno 16. Tosto gl'infelici popolan i d'improvviso s i videro accerchiati da quelle orde feroci . Tra il terrore e lo scompiglio posero in salvo i vecchi, le donne, i fanciulli ;gli atti alle anni , pronti alla difesa si ordinarono sotto il comando di Efi sio Melis- Alagna, ufficiale cl' Artiglieria. Alcuni coraggiosi popolani idearono di assalire a campo aperto ed in diversi punti il nemico. Il Melis, per la pochezza dei difensori, credette meglio di chiudersi con loro nel fortino prossimo al popo lato, e cli sfolgorare da questo punto i barbari: se non che non pose niente che da una casetta al fianco del fortino era faci le la scalata. Oltre un migliajo di Tunisini assalirono quel forti lizio, e così valida resistenza trovarono nei difensori, che per sette ore rimase indecisa la tenzone e in gran numero caddero morti o feriti . F inalmente dalla casetta si cacciarono dentro il forte. Benchè colti d'improvv iso e soverchiati dalle bande affricane, i Sardi vi pugnarono coll'impeto della disperazione, e molte teste nemiche abbatterono: però, crescendo sempre più il novero degli aggressori, dovettero piegare, e la vittoria fu dei musulmani, al cader morto ciel Melis con altri dodici popolani ... " .24 Circa le vittime: "di sedici soldati soli sei rimasero in vita, nè questi si arresero se non quando l'interno del fo rte fu coperto di cadaveri dei compagni, e tutto inondato da.I sangue ... " . 25 Nei g iorni seguenti si provvide alla sepoltura dei trucidati nel locale cirnjtero, come certificano i registri parrocchiali. Ma con procedura del tutto eccezionale, senza dubbio frutto della generale ammirazione e riconoscenza nei confronti dello sfortu nato ufficiale, trascorse alcune settimane, la sua salma fu riesumata e tumulata, con cerimonia solenne, nella stessa chiesa parrocchiale, di fronte all'altare maggiore, per disposizione dello steso vescovo di Iglesias mons . Niccolò Navoni. Così la memoria: " Nell'anno del Signore mileottocento quindici nel giorno sedici del mese di ottobre, Sant' Antioco: Attesto io

2 -'

A.S.C .. SS. 2" serie, voi 169 1

2·1 P. MARTIN I. "5

P.

T OLA.

Storia ecclesiastica di Sardegna, Cagliari 184 1, p.26 1. Di:ionario biograJìco dei/i 11omi11i il/11s1ri di Sardegna, Torino 1858, voi.li, pp.252-253.


Sw11'Antioco 1815

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souoscri11u Pro- vicario della Parrocchia! Chiesa di Sani' A ntioco come morì di morte di maleficio nella invasione dei turchi in ct11 d'anni venticinque incirca Efisio :Vlelis soldato uffizialc cannoniere di stato libero, quale sepolto pri ma dai propri Paesani nel Ci mitero poscia per ordine del Vescovo Monsignor Navone fu trasferito assistito con pompa fu nebre nell 'esequ ie e sepol!o nella Parrocchia! Chiesa dalla medesima popolazione col mio accompagnamen10 nelchè A ntonio l'vlarrangiu Parroco''26

Nella circostanza venne apposta una dettag liata lapide in latino la cui traduzione letteraria tramanda: "(Qui giaccio no) le ossa di Efisio Melis figlio di Gerolamo. na!O a Cagliari i l l O maggio del l 785, sottotenente dcllc truppe d 'artiglieria, il quale, dopo che si oppose alle orde turche che avevano fatto irruzione nell 'isola del Piombo 17 giorni innanzi alle calende di novembre 18 15, res istette strenuamente per sette ore nella rocca che presidiava ad una forza di gran lunga preponderante e cadde alla fine in com batti mento. Qui è stato sepolto in questa chiesa di S. A ntioco soprattutto pcrchè il Vescovo sulcitano lo permise in virtù del.la sua eccezionale Fede in Dio, nel Re e nella Patria. '· 27

Oltre ai morti i corsari tunisini catturarono e deportarono I 33 persone, fra le quali l'eroica sorella del Me! is, Angelina, che si era prodigata, nella difesa del forte, a passare le munizioni per i pezzi. In poche ore tutti i disgraziati prigionieri, molti dei quali feriti anche gravemente, fu rono gettati nelle stive de lle unità barbaresche che, con sufficiente tranqu illità, salparono le ancore, senza peraltro allontanarsi subito dalla zona.

I dispositi vi di difesa si attivano Sin dal giorno seguente iniziarono le operazioni cli spiegamento difensivo, rese oltremodo necessarie dalJa paura, affatto immotivata, di un ulteriore sbarco, magari a Carloforte o sulla stessa costa sarda. Il fort ino ciel Mel is fu raggiunto il giorno 18 da un sottuff iciale d' artiglieria per costatarne lo stato ed, eventualmente. per recuperarne le armi e le munizioni abbandonate, di impellente necessità. Eccone il rappo rto in fo rmativo ciel Pastour: --111.1110 ... S.r ho credu to opportuno di spedi re il scrg. te dei cannonieri Marlanò fu ngente le veci d' Aj utantc di questa Piaz.za, per far l'inventario delle munizioni d'Artiglieria rimaste nel fo rte nuovo di S. A ntioco assalito dai Barbareschi, alfinchè non si smarriscano con pregiudizio della R.a Azienda, ed è il presente che acchiudo, e la cui chiave trovasi ora in potere del primo co nsigliere L uigi Dessj, lasciandovi anche una guardia giornaliera di 4 con tadini del paese. Si è avu ta la posi ti va noti7.ia che i Bastimenti nemici hanno la stessa sera del 16 fatto vela da S. Antioco, d iri gendosi per mezzo giorno verso quest'Isola, cd ieri notte gli abbiamo avuti sempre alla vista, per qual motivo siarno sl aii sempre in piedi con tutta la truppa e gente sull'armi. qual operazione non tralascieremo fino ad essere pienamente sicuri d'essersi riti rati. Si sono portati ieri a $.Antioco 30 cavalli mi liziani cli Iglesias comandati eia! Sig. Cav. Agostino Salazar cap.no c:omand. te la cavalleria miliziana per soccorrerli , ne si poteva aspettare prima il soccorso da loro. lo non trascurerò cosa alcuna per procurare la diffesa e la salvezza d i questa popolazione che sembra l 'oggeno delle mire dei nemici, pure non mi sgomento. !Vii ciò il pregio intanto cli affermarmi con distinto ... Carl oforte li J 8 8brc 1815 ...Pastour" 28

li sergente, in effetti, trovò nel forte ,rncora un rilevante quantitati vo di munizioni, oltre ai cannoni di dotaz.ione, segno eloquente che i predoni avevano preferito abbandonare con notevole celerità lo sfortunato caposaldo, per la conquista del quale avevano lasciato sul terreno più di 300 connazionali. Questo l'inventario: " Nolte delle monizioni da guerra ritrovate nel f'o11ino nuovo di Sant Antioco ove mi portai per ordine clell' Ill.o

~" Il documento è trallo dai «Quinque libri» vol. 167 anno 1801-1823, rel ati vi a $.Antioco, fondo custodito presso l ' A rchivio della Curia Vescovile cli Iglesias. ~7 Idem. ~s A.S.C.. SS. 2'' serie, voi. I 69 1.


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I')'J

200

199. Cagliari. Palazzo Viceregio. Au la Consiliare. affresco di D. Brusch i raffigurante la diresa di S. Alllioco durante l'incursione del IS I~: sullo sfondo il «forte del Po nte» (Coto Gigi ?vloroni). 200. Dcuaglio cannone da 16: l' affusto é stalO ricostru ito presso il Piro tecnico Miliiarc di Capua. dove attua lmente è espos to su disegni di f-lav io Rosso.


Su11r'A111ioco 18/5

202

:w I· D.:ttagl io affusto . .202. To rre di Postoscuso .


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Sig.r Comand.te Pastour. .. N° 6 Baril i polvere da cannone 2 Casse burnttoni per i cannoni di campagna con palla e mitraglia 3 Cannoni di ferro del calibro di libbre 16 I deL(O da 8 2 detti di campagna da 4 di bronzo 4 affus marini ferrati con sue ruote per detti cannoni di ferro 2 affus coi suoi avantreni per detti cannoni di campagna Sant Antioco lì 18 8bre I815 Serg.te Martano••29

Nella stessa giornata pervenne al Pastour la confortante notizia dell ' invio dei primi rinforzi, tante volte inutilmente sollecitati: ··Al Sig.r Comand.te Pastour Carloforte li I 8 8bre I 8 I5 Al momento che S. V. Ili.ma verrà a ricevere il presente. spero che gli saranno pervenuti i soccorsi dei quali viene di far premure ne' di Lei fogli de' I 6 e 17 del corrente. Si è spedito un cont ingente di 30 uomini con un uff.le del Reggimento Sardegna diretto a Portoscuso per portarsi indi costì con altre munizioni da Guerra. e nelle circostanze attuali non mi rimane altro che eccitare il di Lei Zelo per animar la gente in un occasione, in cui si tratta difendere la Religione, il Sovrano, e la Patria. la Vita e la Liberl~l di ciascun individuo ...'' ..ìO

E sempre nello stesso giorno si prolungava, a tempo indeterminato, lo stato cli allertamento della caval leria miliziana, pronta ad intervenire su minimo preallarme: "/\I Sig.r Comandante di Iglesias Li 18 OllObre 181.'i Convenendo che le Cavallerie Miliziane si tengano sempre pronte per accorrere alla difesa del litorale di Portoscuso. ove il caso lo esigga. e per prestare soccorso aJJa Penisola di Sane' Antioco se i Barbaresch i tentassero colì1 tlll nuovo sbarco, mi facc io una premura di significarlo a V. S. lii.ma affinchè sia in grado cli dare a tal effetto le occorrenti sue disposizioni. ..".:1 1

Due giorni dopo Agost.ino Salazar inviava il computo accertato dei catturati e rapportava sulle tardive precauzioni sanitarie ormai rigidamente adottate, evidenziando il dipanarsi della razzia sotto la falsa bandiera inglese: "Ili.mo ... Essendomi procurato maggiori lumi sul proposito del numero degli schiavi condotti in Barbaria dalla flotta tunisinn compresi anche i morti rilevano a I 33 e quale oggetto accludo a V. S. Ill.ma la parte no ta. La Cretta di spedire l'espresso al mio a1Tivo in questa mi fece dimenticare una circostanza che di mostrò che la schiavitL1e la stragge e la perdita di suppellettili consistette nell'avere i tunsini tradito il diritto delle genti con l'approdare al porto e posto c1·onore inalberando bandiera Inglese, e fia mma dando a dire essa d'essere di quella nazione ed armamento Regio .. La cautele di sanità sonosi prese quì col medesimo vigore, bruciandosi i cadaveri_ pulendosi il fortino e ciancio alle fì arn rne gli stracci e robe lasc:iate dai turchi onde mi sembrano queste sufficienti per<.:hè non si è potuta impedire la comunicazione in ogni caso... don Agostino Salazar"32

Ma l'allarme nonostante il trascorrere dei giorni non rientrava affatto, e dalle due isole continuavano a tempestare Cagliari di richieste di armi e rnunizionì, alle quali, con un certo ritardo, si tentò di soddi sfare, adducendo a scusante proprio la persistenza nelle acque limitrofe di legni corsari: "Al Sig. Cornancl.te Pastour Carloforte li 21 8brc 1815 Fin clalli 14 corrente sonosi fall i passare li ordini li più premurosi all' Intendenza G.Jc per provvc.dere codesta

~~ A S.C.. SS. 2• serie. vol.169 l. ·"' A.S.C .. SS. l " serie, vol.847. 11 A.S.C., SS. I" serie. vol.847. -1~ .A.S.C .. SS. 2" serie. voi. I69 1.


Sa11r'A111ioco /8/ 5

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Pia,,za degli artico.li necessarj al servizio deJJ' Artiglieria, e cl i al tre M unizio1ù da Guerra del più urgente bisogno;siccome però tu ni questi effetti non possono per la loro quali tà e natura farsi trasportare costi c.he per la via del mare, è indispensabile perciò, che V. S. lJLrna ne auenda per poc.o la ri messa, ed a tal fi ne se ne sono repplicate le premure all ' lntend. a sucldclla ed al Sig. Commesso d ' Artiglieria, non lascio però cli dirle che anche eia qualche settimana pdma era impossibile d i spedi re li suddetti effen i perchè sulle alture del nostro gol fo si tcnca la Squadra B arbaresca sempre in crocicra ...".J.1

A sua volta Francesco Salazar non ricevendo nè ulteriori incrementi nè ordini specifici, non sapendo esattamente cosa dover fare, trasmise una patetica protesta a Cagliari, nella quale accen nava pure ad alcu ne notizie portate da Tunisi sull ' arrivo in quel porto dei prigionieri antiocheni: ·'J ILmo .. . Sono già olio giomi che tratenuw in questa Popolazione senza il menomo soccorso, e con questi pochi abirnwri. non posso comprel.ermi di cosa aie.una. Pare che sia qui lasciato in abbandono insieme a queslO scoglio, i di cui popolarori pensano cl i evacuare se non si prende qualche ripiego per poterli incoragg iare, tanto ne sono atterriti dal timore, massime vedendo abbandonato il fo rtino senza can nonieri, ove si recò il L uog.tc d' A rtiglieria S.r A .. per far l'inventario e subito ripari.i per Carloforte, In tali circostanze non posso dispensarmi di esporre a V. S. Ili.ma che non abbi riscontro alcuno già sci giorni nè dalla R.a Segrett.a. nè dalla Città di Iglesias, onde posso credere d'avermi quì ri legato per qualche gastigo.. M.i ro dovere cli notiziarc V. S. 111. rna che una Breganti na Genovese con band iera Inglese arrivò i vi alle ore quattro pomeridiane in Carloforte. e diede la notizia d ' essersi trovata alla Rada cli Tunisi e di aver visto sbarcare g iovedì a mez2.0 giorno che si contava 19, gli schiavi A ntiocheni con altri schiavi sardi che compresi dicci Romani fo rmavano il numero di 150 essendo g li An tiocheni in numero cl i 117. Riferisce cli essersi ri tirato quell' am1amen ·to co n perdita di 300 turc hi, e di 60 malamente feriti, e che vi erano anche feriti degli A ntiocheni suddetti ... Ed intanto racco manclanclomi nuovamente perchè venga sollecitata la venuta ciel S,r Brusca, o di qualunque altra in caso d ' impedi mento del rned.mo,.. Di V. S. lii ma S. Amioco li 23 8bre 1815 .. , Don Agostino S,ilazar"3 4

Verso la fine dello stesso ottobre, non accennando a scomparire le continue informazioni di imminenti pross imi sbarchi, i1 governo si vide costretto a varare tutta una serie di nonne mil itari, di assoluta emergenza, per porre , alla men peggio, l'intera Sardegna in stato di difesa. Eccone le disposizioni dettagl iate promulgate il 27 ottobre del 18 15: " In coe renza delle rn inaccie d' un i nvasione di barbareschi in questo Regno, e nell' Isola d i S. Pietro, il Congresso per c iò radu11at0si nella Regia Seg.ia cli Stato, la mattina delli 27 cor.te ha deliberato quanto segue, per soctoporlo alla disamina d i S. A . R. le onde ottenerne le provv idenze, che crederà dover lasciare. Per la C itti1. e castello. stante c: he non si è pur anco organizzata la fanteria M iliziana, a tenore dcll'indiuo di S. IVI. la Regina, potrà ordi narsi al Cav. Grisoni Serg.te Magg.rc della med.rn a, che con i ntelligenza dc' rispcni vi ca p. ni organizzi sul campo tre Compagnie cl i 150 uomini caci.a da completarsi tra i tre borghi di Srnmpace, J\farina, e V illanuova, e ciò o ltre tre Uffic iali per cadauno . di un cap.no, un Tenente, ed un sottotcneme, Sari1 quindi ciascu na di q ueste compagnie oltre li sudd.ti 3 ufficiali composta di nove sergenti, nove caporali e 132 soldat i, i quali dovranno prendere le armi al p.mo avviso ciel Governo, Saranno essi mun iti d i J'u cile e sciabla, e dovranno avere le provviste da guerra, e da bocca, per due giorni, nel caso che debbano marciare. come si dirà in appresso, per le altre M ilizie si di fanteria, che di cavalleria. Siccome però ha giudicato urgentissi mo dovere al più presl.O possibile spedire 50 uomini di tru ppa d ' ordinanza a Carloforte, con un Cap.no, Teneme, e Sottotenen te ol tre i trenta già spediti, onde rinforzare quella guarnigione. ed accudire alla difesa della Popolazione, attesa la forza imponente che credesi vogliano i turch i sbarcare, per cui questa Piazza verrebbe a mancare degl'uomini più precisi pel giorn aliero servi zio. Propone d i dover suplire a questa mancanza, co n sarrogarsi tanti indi vidui quanti ne saranno necessarj e~trae ndoli dalle sud.te Compagnie, onde insieme vengano a formare il totale d i una d'esse. le qual i tulle saranno sotto l' ordine di S. E il Sig.r Generale. Per rapporto agl' l.J f11ciali non crede il Congresso doversi per ora stabilire paga alcuna, dovendo i.I servi zi o c he pres teranno servir loro di meri to per le grazie che S. A. R. le crederà accorciarle, ma per rapporto agli altri indi vidui ho ordinato fissarsi le paghe come infra per cad.n giorno in moneta sarda soldi 12. 6 al sergente .. . 10 al capora le .. .

,,,, A. S.C,, SS, 1• serie. vol.847. -'·1

A .S.C.. SS. 2" serie , vo l.2 11 2.


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al soldato . . . . . ... .. .. ,

7. 6

Questa paga però non verrà loro corri sposta, che il puro giorno di servizio rimanendo a totale disposizione dd l' E. S. il numero, che crederà doversi impiegare alla g iorn ata. Per rapporto al littorale crede dover quanto in appresso. Si farà una circolare ai Comanùan.ti della cavalleria. e rantcria mil iziana di tutti i villaggi aJJ'intorno cli questa Capitale perchè ai tre primi colpi cli cannone che si spareranno eia questa Piazza. rad unino i rispettivi contingenti sul campo. e che per riguardo alla cavalleria di Pirry. Paulipirry. Selargius, Quartucciu, Settimo, Sinnay, Mara Calagonis. e Quarto, si portino indilattamente in quest'ultimo vi llaggio. per di lì dirigers i ove il bisogno lo richiecler~1 lungo la spiaggia di Levante. E la cavalleria cli Ulta, Assemini. Elrnas. Decimo Mannu, Decimo Putzuo. Capmerra e S. Rocco si diri gano alla spiaggia cli Ponente nel sito che sarà nominato. o taglianli la ritirata se possibi le. Le compagnie cl'lnfanteria al tempo stesso della caval leria piglieranno le armi , ma rimarranno ferme, c:iascuna nel 1ispettivo loro villaggio, sino a che ri cevano ordini precisi in scrit to. dalla Regia Seg.ria, o da S.e. il Sig.r Generale. pd sito ove dovranno postarsi. lo che eseguiranno colla massima celerità. onde soccorrere ove sarà il hisogno. La cavalleria poi. e fanteria cli questa Città. piglieranno parimenti le armi nello stesso contesto, ma non potranno muoversi dai loro Iispettivi quartieri. senza uno speciale ordi ne come sovra. o della Regia Seg.ria. o della prcfata E. S. In caso d' urgentissi mo bisogno. non solo li :vl ili2.iani .cles(inati ma qualunque individuo sarà c:ostrctto a pigliare le anni, quelli che hanno cavallo dovranno servirsene. e si gli uni che gli altri co' sud_ti l\1iliziani dc' rispett.vi borghi ci:> quali dovranno unirsi . scconcleranno le loro marce cd operazioni. Sì la fanteria, che la cavalleria dovrà essere munii.a cli munizioni eia bocca tanto per g li individui. c he per i cavalli per due g iorni. Dovrà ogni sera sul l'i mbrunire, ed in ogni rispettivo vi JJaggio farsi dai capi la visi ta dc' contingenti di milizia. accii) venendo i.I caso sicno essi certi che nessuno vi manca. Nel villagg io d i Quartu si spediranno 4/m cannc:c:i c d i cannetta de' quali la metà da 60, e l'altra eia 70.ln tu tti g li al tri villaggi sovranominati sì di Ponente. che di Levante. s·inviernnno per ciascuno 2/m cartoccic. cioè mille per caci.o dc· sud.ti cal ibri. a tenore della nota. che si unisce. I rispeuivi Comandanti. ccl i Consigli Cornunitat ivi sono i principali risponde mi de lle canoccic. che se gli ri rnenono. cli cui dovranno rendere stretto conto a questa Regia Seg.ria. avvenendo cli ritirarle dagl' individui cui le avranno consegnate con ricevuta. doppo svanii.O i l pericolo. Si spediranno ad Oristano 20/m conoccic da cannetta nella stessa propor2.ione cli cui sovra. per rapporto ai cali bri Il Comancl. te avrà cura di spedirne 4/m a Cabras che le d istribuirà alle vicine Comunità per g li occorrenti bi sogni lasciandone per la Ci ttà d i Oristano q uel la quantità che credesi opportuna. A l Comandame cli Bosa si spediranno altre 20/m cartoccie nella stessa propo rzione di cui sopra per ra pporto ai cal ibri;avrà egli cura cli distribuirne quella quantità che crederà necessaria per i villaggi di Cuglicri. La Planargia ed ;ifl ri attigui, ma eletti Comandami, e Comunità ne saranno sempre res ponsabili, e ne renderanno il più esatto conto. e dovranno ritirarle finito il pericolo. All i sud.ti Comandanti. come pure a quelli d ' Iglesias. di Castelsardo, di Tempio. e cli Ton o lì, ed ai Governatori d i Sassari . ed Alghero. sei i comunicheranno le disposizioni quì cime. perchè si regolino in conseguenza né rispct1. ivi loro D ipani menti. Per rapporto poi alle artiglierie s'ordinerà che li quattro cannoni cli ghisa clé quali due da 8 e due da 16 esis1cn1i nel magaz.no della Real mari na. siano al più presto trasportati all'Isola cli Carlo forte con tulle le munizioni .:d attrezzi. essendosi già riconosciuti in stato di pani re, come pure vi si spediranno qua!lro altri harrili di pol vere, e q uattro ri sme carta Reale bastarda. con un basso ufficiale d 'artigl ieria. Dovranno anche spedirsi quattro barili d i polvere a Portoscuso, acciochè di la possa provvedersi S.n Pietro. S. t Antioco. o Calasella ove il bisog no sarà più urgente. Si faranno ritirare in questa Cinà li due cannoni di Campagna esistenti nella penisola cli S.l Antioco, con gli arredi. e rnu niz;ioni ai med.mi appan cncnti al più presto possibile. Si ord inerà al Sig.r Aj uwntc Mag.e Brusca, che debba assolutamente abbandonare il forte demro la Popolazione. e doversi egli ritirare entro il foni no del Ponte, nel caso d i qualunque nuova i nvasione. od attacco. I cannoni che sono demro il fon ino dell11 Popolazione della penisola dovranno smontars i, e sotterrarsi se è possibi le. e g li aCfus cole muni2.ioni da guerra dovranno riporre dentro il fo rte elci ponte, inviando quella quantità cli munizi oni che sarà necessaria per la to rre cli Carlo ronc. poichè ne ha già richiesto. Li cannonieri esistenti nella sud.la penisola. saranno d istribuiti tra il forte del pon te. e quello cli Calasetta secondo i I bisogno. h nalmcnte per la mancanza cli cannon. ri d'ordinanza si faranno servire quelli eletti della Città, ma siccome ques ti asc:cndono u so li 40 ci rca il Comand.tc il Corpo Reale propone di formarsi una co mpagnia cli 150 cannon.ri nazionali . da scegliersi questi quanto sarà possibile fra g li affisti. e quelli che erano g ià cannonieri ed intanto a111macs1ra rl i ogni g iorno all'esercizio del cannone. per essere utili all'occorrenza. Il Congresso poi si riserva di ,aahilire la paga da dare a questi individui. nel caso sia necessario locchè non po1rf; es tenders i oltre i g iorni 15. Per rapporto finalmente alle altre Comuni tà del littorale, ha stabilito cli non spedirsi cartoccic senza che si ric hiedano, per cui la Regia Seg,ria potrà interpellare quelle che ne avran no bisogno. T ulle queste disposi zioni però cli munizioni ei a guerra non si faranno. che previa intelligenza dcll' l ntend.za


Sa111 'Awio('o 1815

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Gener.le. oncle cmnellare i Regj interess i. Ca!!.liar i l i 27 ottobre 1815 VilÌamar ino Cal vi Boyl ... " 15

Quale fosse, proprio in quegli stessi giorni, iI contesto di terrore e di sfiducia che ormai circondava la popolazione della zona lo tramanda questa relazione di un ufficiale della milizia da S. Antioco, in data 28 ottobre: ·•111.mo Sig.re... Sin clal giorno che ebbi l'onore cli rnrnunciarle A V.ra Hl.ma mi portai in questa di S. Antioco, ove trovai il tav. r Salazar solo. senza alcuno clell a sua cavall eria il quale in seguito a lettera di V.ra Ili.ma ha ritenuto il comando cl i questa e mi ha daLO il vantaggio di stare sono i suoi ordini ... li med.o mi ha avvisato di aver avuto l'onore d ' in f'ormare V.ra lii.ma dello slam deplorabile dcli i avanzi di questa miserabi le Popol..i zionc. c he si r iduce ad un pugno di persone. che appena pocranno ascendere al numero di 2.'i o trema. e quesci i più attempati, e non i m igliori del paese, che non si prcs1ano ad al tro c he a fare una sempli ce guard ia mal sicura per la lontananza in cui si mettono dal l i ttoralc per la somma paura che gl i domi na onde poter fuggirsene ad ogni menomo allarme. Questi si fanno leci10 di parlare, e mormorare pubblicamente cli essere stati abbandonati acl un nuovo pericolo . cd ulla l icenz:a di f'acinorosi. che approfit1ano cli queste circostanze. e per rubare. e per asassinare le case dei particolari . e le sostanze ri sparmi ate clai barbari. Quindi si protestano cli voler abbandonare il paese appena scontata la contumacia e di rit irarsi alla campagna, massime avv icinandosi i l Lernpo del seminario co lla scusa di maneggiare e solcare le loro terre nei sal ti di Canai. ecl altrove. non escluse neppure quelle poche guardie c he ora vi sono. e che non aspettano che la prima pioggia per eseguire le loro determin azioni . assieme alle loro fami glie. Lascio quindi a V.ra lii.ma il considerare l' infelice situazione di una persona destinata a comandare poche pcr~onc . che i l dolore. e la ùi speraz:ione non rende capaci cli alcun freno, nè riguardo . cd un timore che non ha li m iti sforza ad una fuga, e ad abbandonare inrieramente le loro abitazioni git1 in gran patte spogliate. e derelitte del rimanenre delle loro fam iglie. e che il più delle noui si troverà solo in un paese deserto con un solo sergente cl' A 1tiglicria, e due soldati . che sento dire verranno presi.O richiammi. lo prego ca lclamcnlc la bontà di V.ra lii.ma a prevenire il mio sommo imbarazzo se dovrò trovarmi solo al comando di quesci pochi sventurati paesani . seppur rimanessero, con quelle provvidenze che crederà opportune per la sicurezza e tranquilli t /1 d i questo paese, che và ad essere assolutamente abbandonato e dove io tra poco dovrò trov,1rmi solo senza avere neppure una guardia da poter essere avertito di un pericolo. e con quel riparo che si degnerà opporre a quelle éon seguenz.e che sono inevitabili , c che non sfuggiranno la savia penetrazione di V.ra Ili.ma. l due fortini non sono pii1 in stato cli fa r difesa alcuna;il nuo vo perchè abbandonato;il vecchio perc hè le ripc1razioni. che esigge del l astrico e delle piattaforme e del ponte levatoio, che in una occorrenza non può tirarsi sù. Prescindo cl i for rileva re a V.ra lii.ma il particolare stato cli m iu salute. perchè sono contento di autenticare la m ia souomi ssione ai suoi ordini anche a cosco della mia vita. s..icri ficanclol a. come sono in dovere cli farlo. con so111mo piacere al servizio del mio sovrano. Auenclo gli ordini _.. S.1 A ntioco l i 28 8bre 1815 D i v.mo ... Raimondo Brusca"36

La tanto temuta incursione però non vi fu, e dopo alcune settimane l'intero di spositivo potette finalmente ritirarsi. Per contro si attivarono a quel punto le trattative per il riscatto dei disgraziati schiavi antioc heni , di cui tratteggeremo brevemente l' odissea .

La sorte dei catturati Le prime informazioni sulla sorte dei catturati iniziarono a pervenire in Sardegna verso la seconda metà di ottobre, quasi u n mese dopo l'incursione. Già il 22 il comandante Pastour a Carloforte redigeva un dispaccio per Cagliari in cui notificava la notizia dell'arrivo a Tunisi cli 155 uomini e 5 donne di origine sarda. oltre ad alcuni romani. Dalla stessa fonte, un commerciante imbarcato su di un bastimento genovese battente bandiera inglese, maggiori dettagli si apprendevano il giorno seguente. Per la ricono-

3"- ,A.S.C.. SS. 2" serie, vo i. 169 1. '<, A.S.C.. SS. 2" serie, voi. I 69 I.


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Guerra di corsa

sc iuta attendi bilità del teste e per la rilevanza delle sue dichiarazioni da Cagliari si richiese al Pastour di so llec itarne la deposizi one scritta. Eccone la verbalizzazione: "Poichè mi fa rich iedere in iscri tto da questo Tll.mo Sig.r Comandante la relazione che non mancai di fare ie1i sera tos to che giunsi in questo Pono, e per mio dovere assecondo ne fui ansi osamente in.caricato a viva voce non hc1 difficol tà alcuna di ubbidire promarneme cd il più vo lenrieri onde attesto che sabato scorso di mattina giorno 21 co rr.tc mentre ero di partenza dalla ci ttà cli T uni s mi si presentò tuu'anclantc il Sig.r Giuseppe de Planetta Nepote d i questo Sig.r Cap.no del Porto D.Gi o.Batta Segni proveniente in fretta dal Bardo, per incaricarm i col massi mo ca lore d i toccare in questo Porto di Carloforte per dar l' interessamissimo avviso a questo Sig. r Com andante ed a \'liClO il Pubblico che vedendo un di quei Rays il più caro, cd il più stimato da quel Bey d i T unis per i suoi talemi nominato Siddi Abzu na il Medesimo Bey essere assai triste, e scontcntissimo dell'esi to del la spedizione e della passada campagna non ostante la presa di S. An tioco col numero di cento ci nquanta schiavi sardi quasi tutti cli detto luogo tanto più che si erano perduti in tale campagna 4] J Tunisini si fece esso Sicldi Abzuna ad interrogare il Medesimo Bey pcrchè stava con aria così pensierosa e lrista e se proveni va ciò da che si erano falli pochi schi avi . E ~e ciò è, di sse, m i obbligo, e lo giuro. sulla mia testa cli portar li qui tutti gli abitanti dell 'Isola di S. Pietro purchè Tu mi dia del Rinl'orw d i gente bastante e tu dia ord ine d' allestire al più presto la flmti gl ia. La qual promessa piacque al Bey, e rnsto se ne sono veduti i preparati vi co l maggi or movimento in co nsegucnz.a degli ordini pressantissimi eia Lui dati. Soggiungendo inol tre il sudd.o Sig.r Gi nseppe La Planetta c he la gente di sbarco che potevano e che erano d'idea di mandare non doveva essere minore di 4.000 turch i, tu tti L evantini agguer ri ti dai quali non si clovea che troppo te mere perciò mi racco1rnrn clava cl i fare ben sentire i l perico lo sommo per tu tta quesrn Popolazione e part icolarmente cl i persuadere col la maggior certezza tuui i di lui parenti e che in quanto ai Basti menti alti a r icevere rnrna gente eia sbarco, non ne mancavano a quel Bey, che anzi ne aveva piL1che non gliene fosse abbi sogno. Non essendo io che sopracarico imbarcato in questo Sciabecco il Vittorioso comandato Cap.n Fran.co Ciappino Inglese ... il Sig.r D omenico .\llerello Residente nella Cance lleri a del Consolato J'rancese... raccornanclò con ca lore cl i solecitare al più presto possi bile la di lui partenza perchè s' aspetta cl i certo, e da ca nale sicurissimo, che la llotliglia anda va a sortir di nuovo, dopo i l più breve raddobbo, e che di sicuro se anelava a ch iudere il Porto senta più lasciar sortire Bas timento veruno. co me sogliono fare ogni qual vol ta si preparano armamenti T unisini per uscire in ca mpagna... Carloforte li 23 8bre I 815 Anton io Boglio lo Francesco Malea··.n

Le citate informazion i, ed altre analoghe, furono la motivazione dei già ricordati dispositivi difen sivi. Circa la sorte dei catturati, poi, si parlava genericamente di almeno 150 persone sbarcate, per giunta non tutte sarde e non tutte di S. Antioco, il che non consentiva ancora una esatta detenninazione dei sopravvissuti alla deportazione a Tunisi. Un paio d i giorni pi ù tardi un secondo commerciante, questa volta di Alghero, rilasciò al governatore della sua c ittà una precisa testimonianza sullo sbarco dei catturati , da lui direttamente osservato e puntigliosamente ricordato in ogni dettaglio. Eccone le parole : " lii. Sig. Governatore Il soltoscritto Neg.te della Città cl ' A lghero, proveniente eia T unisi oggi 29 del corrente 8bre si fa un dovere di rassegnare a V.li i.ma la seg.le relazione per servirla in ciò che crederà opponuno. Il giorno I 8 del correme 8bre alle ore sei ciel matino, comparve sopra la Rada di T unisi la squadra tunisina:quesca c.omposra di 12 grossi legni da guerra ; f...13 (~abarrc ossia fregate da 42, 38, e 36 pezzi di ca nnoni eia 24 e I 6 cli calibro, 2 g rosse navi .. . mercan tili armate di 32 pea i di cannoni eia I 6 e I 2;2 bricch i da 28 pezzi cl i cannoni eia I2 e 8:duc sc.iabecchi g rossi eia 36 pezzi d i ca nnoni eia 16, e 12, e 3 Barche da I 6 cannoni da 16 e 12 cl i ca libro, e questi 12 armamenti avevano cadauno 3 scialuppe grosse e ben r inforzate, atte per far lo sbarco coi suoi due ca nnoni sopra la proda. ed ai fianchi desse barcacce grosse co me anche gli l 2 legni avevano appiù dei loro equipagg i per la manovra delle loro na vi d i circa 2/m uomini da sbarco, e questi sono c hiamati soldati ciel Bey, genle tutta senza alcu na disciplina, e di pochissimo valore. Il Comandante in Capite la squadra, ebbe l ' ordine nella sua panenza da Tunisi dal Bey-ora regnante di fare uno sbarco nell ' I sola di St. Pietro. S.t A nti oco e spiaggia di Quano ed Isola della Maddalena, e solo essendoli riuscito eseguire lo sbarco in S.( Antioco. quale fu eseguito la Domenica a sera ciel 15 corrente 8bre, ed il luneddi alla matrina diedero l'assallO al Forte, ove vi era il Comandante, con i suoi Canonieri, ed una porzione delle persone del Vi llaggio di St. Antioco, e dopo una v igorosa resistenza di 4 ore, essendo seguita la morte ciel co mandante m.r ìvlelis si resero. ed al lora i T urc.hi si resero padroni ciel paese, quale spogl iarono più che poterono, nulla rispar-

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St1111 A ntioco

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niiando q uella ciurmagl ia indisciplinata, facendovi 158 persone schiave, fra i quali 7 donne. compresa la sorella del comandante 111.r Melis, 5 ragazzini piccoli e 17 cannonieri:e cli queste 158 persone erano 40 circa feriti, ono dei quali pericolosi, cd uno all'arr ivo in Tunisi morì. E incredibi le il suporre la maniera barbara, siccome questi barbari tra ttarono quegli infelici, avendogl i io veduti coi miei propri occhi, quasi nudi del tullo. carichi di sangue, ed in questa mede.ma guisa hirono spediti dalla Gol..:ua a Tunisi per il lago di Cartagine, sopra a baccelli chiamati sandali. Essa squadra fu subito messa in disarmo, e porzione della quale ho veduto cavarl i l'artiglieria fina ed introdurla nella (ìolet1.a per il canale ove sogiornano in disarmo, e solo avendo avu[() l uogo di far qualche amicizia col secondo comandante di d.a squadra, uomo questo cli qualche merito, è levantino, e questo mi assicurò che il Bey non fu contento del comandante in Capite, per non aver fatto che quella sola operazione, e vi è il progetto per fare eseguire lo sbarco o rdinato dal bey all a nuo va stagione nel vemuro Febbraio, ove si pretenda d ' aumentare la flotta de persone eia sharco ... I lavori nella Golena d i Tunisi sono portati con attività, essi sono diretti per quel caid, uomo di molta intelligenza, e ministro della Marina, ed eseguiti da un Ingegnere olandese al soldo del Bey, e.olà stabilito eia molto tempo, e si chi ama IVl.r Amhen. come anche da vari altri Capi Prancesi colà stabiliti, i quali dirigono le fottifieazioni. Le batterie della Golena sono superhameme fomite ù' un materiale di hronz.o di quello che vi era in Italia di meglio. A lghero 29 8bre 18 15 Lazzaro Podcstà''.18

Si appresero così le inumani vessazioni a cu i vennero sottopos ti i disgraz iati prigionieri, molti dei qual i graveme nte feriti , a l loro arri vo a Tunisi. Uniche note positive la conferma delle gravissime perdite tunisine ed il probabile rinv io, al successivo anno, del la progettata massiccia incursione. I riferiment i. infine, alla collaboraz ione cli tecnici europe i alle opere difensive del co vo de i corsari non costi tuiva, pu rtroppo. un a significativa novità, come pure la costatazione che i migliori cannoni italiani di bronzoov viamente predati dai tunisini-le armavano. La tes timonianza de l commerciante però sembrava affetta da una malcelata motivazione di protagonismo. per cui il quadro tracciato, pur assolutamente credibile nella sua sostanza-, lasciava supporre di essere una sorta di esasperazione melodrammatica, specie nei confronti dei prigionieri. Non trascorse , tuttavia, molto tempo che quelle raccapriccianti immagini vennero inequi vocabilmente ribadite, addirittura ne i carteggi diplomatici, troncando ogni ottusa incredulità. ln data 7 dicembre il conte di Vallesa tras metteva a lcune lettere sulla questione al marchese d.i S. Marzano pervenutegli dal suo collega toscano. face ndole precedere da queste brevi righe: " I I Smroscrino M inisrro e Primo Segretario cli Stato per gli affari Esteri ha l' onore di crasmellere a Sua facc llcnza i l Sig. M archese di S. Marzano M ini stro d i Stato e Primo Segretario di Guerra e di Marina l' acchiusa Copia cli L euer; di S.E. il Sig. Cavaliere Fossomhroni Minis1ro degli Affari Esteri di Toscana colle annesse sue Carte relati vamente ali' armamento che prepara nsi in Tunisi diretto contro la Sardegna, per quell'uso che nella sua saviezza crederà dovern e rare. G li rinno va acl un tempo gli attestati del distintissimo suo ossequio. Dalla R.a Seg.ia di StalO/Esteri/ lì 7 xbre 18 15 li Conte di Vallcsa i\ Sua E. il Sig. l\1archese di S. Marz,ano":l 9 Prima lettera: " Copia di L euera in data di Tunis del 3 Novembre 1815 A i 19 8bre è rientrata la squadra Tunisina dopo aver fano uno sbarco nell'Isola cli S. Antioco in Sardegna. Quel la guc rn igione sostenne un fuoco d i 7 ore. rn a sventurn tameme essendo morto il Comanclame dell'Isola con altri 12 uornini. e no n essendovi più munizi oni per difendersi, i Barbareschi vi sbarcarono, e fecero schiava il rimanente della guernigione consistente in 158 Individui più 4 Donne, che furono portate nude in trion fo per Città. Tra deui in fe lici si trovano 32 feriti. e si dice che clé Turchi ne siano resta ti morti 300. Adesso poi in conseguenza delle rimostranze i'atle ùa Sidi Hassuna si va preparando una nuova spedizi one, che egli si è offerto di comandare. Questa spedizione è composta di 6 legni quadri, e l O L ance cannoniere;pare che il piano cli Sicli Hassuna sia quello di prendere J'Jsola cli S. Pietro in Sardegna. In questo momento cominciano a dare le paghe per il nuovo armamento cli cui si tratta.''40

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A .S.C., SS, 2" serie, vo i. I 69 !. A .S.T.. M inistero della \ fari na, Personale e materi ale, mazzo 11°238. 111 Idem.

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Seconda lettera: ··Oggi ventisette Novembre 18 15 alle o re 9 antimeridiane. Noi Niccolò t\1laria Frangialli Cap.no del Pon o di Piombino ci siamo trasferiti a questo porto nuovo, ed abbiamo fatto venire avanti di noi con le pi ù scrupolose regole di Sanità il Cap.no Gio.Batta Pietranera Comandarne i l Brigamino nominato l'Assunta con Bandiera Spagnuola. proveniente da Tunis diretto per Genova carico di Grano e Ccci. col l'equipaggio di persone 13. il quale ci ha dichiarato che fino dai primi del mese di 8bre scorso si trov ava ancorato nel Po rto di T unis co l suo Brigamino. e che verso la Cine del detto mese di 8bre entrò in detto Porto porzione della fl otta cl i eletta Reggenza, consistente in tre Gabarre, due Corvette, e due Sciabecchi quadri. i quali avevano al lo ro ho rdo 150 persone circa. che li detti Corsari avevano predato nello sbarco fatto sotto i l forte di S.Antioco in Sardegna. fra le quali ri trovansi. per quanto il D ichiarame avesse sentito dire, e veduto due figl ie del comancl ame del fnne suddetto . il detto esponente asserisce. che si ritrovano f uori in corso Lre legni eia guerra cli delta Nazione. e c he subilo entrati in Port0 dovevano nuovamente prapararsi , e sortire per tentare alt.ro sbarco nel]' Isol a suddetta cl i Sardegna... La presente dichiara,.,i one dopo di essere stata fatta leu ura è stata eia noi [innata, e non dal sud.o Cap.no PieLran cra per essere in isLaLo di contumacia. Firrnal <.l Frangialli ~ ap.no del Pono··~ 1

A questo punto le informazioni sulla successiva sorte dei deportati cessano del tutto, non consentendoci d i fornire alcun ulteriore dettaglio sulla loro disgraziata vicenda. È presumibile però ritenere che la stragrande maggioranza degli stessi venisse riscattata circa sei mesi dopo grazie alle pressioni inglesi , che condussero intorno alla metà del 18 16 ad una stipula di pace fra il Regno di Sardegna e le Reggenze di Algeri e di Tunisi, ovviamente per il valore che pote vano rivestire tali trattati. Unica conferma s ia pure indiretta di quanto affermato ci proviene dal la richiesta, datata giugno 1816 e patroc inata dal gen. Boy l, cli alcu ni militari, già di stanza a S. Antioco, di poter godere del soldo arretrato maturato durante la loro deportazione : "Il sottoscritto inseguilo alle rappresentanze fattegli dai bass.uff. li e soldati d 'artiglieria che svcntu rn tam.te fu rono fall i schiavi tanto nella Penisola cl i St. Antioco. come in alcune corri , per qualche sussidio per prov vedersi d'equipaggio. e ristorarsi de' sofferti d isagi. Prega questa regia Seg.ria di Stato e di guerra affinchè si compiaccia di farlo presente a S. A. R. le ed ottenere i l suo assenso per dar l'ordine a qucst' uffico del soldo d i bonificare le loro paghe per llltto i l tempo che ri masero in schiavi tù, conform e si praticò anche cò bass.uff. li e sokluLi del Reggim.tn Sardegna che anni addietro furono facti schiavi in Carlo forte. co me consta a d.to uff.e del soldo. e con ciò potranno essi indii viclui d'artiglieria sovvenirsi nelle presenti loro ind igenze. Cagliari 10 giugno 18 16 13oyl M.re Comancl.te··~2

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Idem. i\. S. C.. SS. J' serie. voi. 952.