L'IMPEGNO NAVALE ITALIANO DURANTE LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA (1936-1939)

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UFFICIO STORICO DELLA MARINA MILITARE FRANCO BARCONI

L'IMPEGNO NAVALE ITALIANO durante

LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA (1936-1939)

Roma 1992



PRESENTAZIONE L'Ufficio Storico della Marina è lieto di presentare questo libro di Franco Bargoni il cui titolo "L'impegno navale italiano durante la guerra civile spagnola (1936-1939)" già ne delinea il contenuto. È un'opera imperniata su un argomento per lungo tempo considerato del.icato da affrontare, ma che sicuramente doveva essere indagato per la verità storica, alla luce dei documenti che il tempo ha reso disponibili; l'opera risulta esaustiva, supportata come è dalla documentazione esistente presso il nostro archivio. Nel libro è già delineato lo schieramento internazionale delle forze contrapposte così come si presenterà sul teatro della storia nel 2° conflitto mondiale. Emerge anche l'atteggiamento del governo italiano dell'epoca, il cui impegno travalicava il controllo internazionale del contrabbando di guerra, ed interferiva sull'equilibrio del conflitto. Dall'archivio privato dell'Autore e dalla Fototeca dell'Ufficio Storico è stata tratta la ricca iconografia, mentre per l'illustrazione della sopracopertina ci si è serviti di un brevetto ritrovato anni or sono presso 1'archivio della Direzione Generale del Personale Milita.re della .Marina. Il Capo dell'Ufficio Storico Ammiraglio di Divisione R E NATO SICUREZZA



INDICE GENERALE



INDICE GENERALE

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Introduzione

CAPITOLO I LUGLIO E AGOSTO 1936

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I precedenti della guerra civile spagnola Insurrezione militare ed inizio della guerra civile Italia e Spagna: l'afflusso delle notizie e i procedimenti decisionali Tangeri e la difesa della neutralità nella zona internazionale Missione di protezione ed evacuazione di cittadini italiani e stranieri e di profughi spagnoli dai porti della Spagna repubblicana - La situazione nelle Isole Baleari - Primi aiuti italiani ai nazionalisti spagnoli - Navi cisterna per il rifornimento delle unità navali italiane stazionarie o di passaggio nei porti spagnoli

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CAPITOLO II SETTEMBRE E OTTOBRE 1936

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- Settembre ed ottobre 1936 sui fronti terrestri - La guerra sul mare - Tangeri: attività delle nostre navi e scorta ai transatlantici italiani nello Stretto di Gibilterra - Presenza delle navi italiane a Barcellona e negli altri porti della Spagna repubblicana

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- Compartecipazione cli unità italiane agli avvenimenti nelle Isole Baleari I primordi della Missione Navale Italiana in Spagna - Missioni di navi mercantili requisite per l'esodo dei profughi dalla Spagna - Marina mercantile italiana e traffico con i porti spagrioli Comitato di Londra per il controllo del non intervento in Spagna - Navi cisterna per il rifornimento delle Unità italiane nei porti spagnoli

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. CAPITOLO III NOVEMBRE E DICEMBRE 1936

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- Novembre e dicembre 19 36 sui fronti terrestri e sul mare - Contributo della Marina italiana all'armamento di alcuni incrociatori ausiliari nazionalisti - Tangeri - Barcellona e porti della Spagna r~pubblicana - Missione Navale Italiana in Spagna· - Crociere di vigilanza dei cacciatorpediniere italiani nel Canale di Sicilia - Isole Baleari - Inizio della prima Campagna sottomarina con battelli italiani contro il traffico diretto ai porti repubblicani - Viaggi di navi mercantili italiane - Requisizione di navi mercantili spagnole internate in porti italiani - Istituzione e organizzazione del trasporto in Spagna del Corpo Truppe Volontarie italiane - Riunioni degli Ammiragli nazionalisti spagnoli, tedeschi e italiani per concordare linee comuni sugli aiuti alla Marina franchista e sulla conduzione delle operazioni

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CAPITOLO IV GENNAIO, FEBBRAIO E MARZO 1937

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- Gennaio, febbraio e marzo 1937 sui fronti terrestri e sul mare - Ampliamento dei compiti della Missione Navale Italiana in Spagna - Crociere pendolari di incrociatori italiani nel Mediterraneo occidentale Assistenza delle navi della Regia Marina alle azioni dell'Aviazione · tedesca - Collaborazione navale ali' attacco e alla conquista di Malaga - Preparazione e svolgimento della missione dei MAS italiani contro il porto di Malaga - I bombardamenti dal mare di Valencia e di Barcellona ad opera degli incrociatori italiani - Invio in Spagna di due MAS italiani per la difesa ravvicinata del porto di Cadice - Contributo della Regia Marina alla istituzione di una base navale a Palma di Maiorca - Continuazione della prima Campagna sottomarina - Organizzazione definitiva della Missione Navale Italiana - Viaggi singoli e convogli di navi mercantili per il trasporto in Spagna di uomini e materiali del C.T.V. nel gennaio e febbraio 1937 - Primi viaggi di navi ospedale a Cadice per l'assistenza e il trasporto di malati e feriti del C.T.V.

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CAPITOLO V DA MARZO A OTTOBRE 1937

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- Da marzo a ottobre 193 7 sui fronti terrestri e sul mare - Trasporto degli aiuti militari alle Forze franchiste a mezzo di piroscafi spagnoli - Guerra di mine

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- Comitato Internazionale di Controllo per il non intervento in Spagna - Bombardamenti aerei dell'incrociatore ausiliario Barletta e della corazzata tedesca Deutschland - Attacco aereo al piroscafo italiano Madda Base di rifornimento per gli incrociatori ausiliari spagnoli nell'Isola di Favignana - Cessione di due sommergibili italiani alla Marina nazionalista spagnola Organizzazione del servizio comunicazioni della base navale di Palma di Maiorca - Macchine cifranti " E nigma" e "Hagelin" Missione della nave posacavi Città di Milano per la riparazione e il ripristino dei cavi telegrafici con la Spagna nazionalista - Trattative per la cessione di unità navali italiane alla Marina spagnola - La seconda Campagna sottomarina ed il blocco del Canale di Sicilia con navi di superficie nell'estate 193 7 Sommergibili impiegati nel Canale di Sicilia e lungo le coste africane - Il blocco del Canale di Sicilìa con navi di superficie - Missioni dei sommergibili italiani nelle acque spagnole e nel Mediterraneo occidentale - Cessione alla Marina nazionalista di quattro cacciatorpediniere italiani - Conferenze ed accordi di Nyon, Ginevra e Parigi relativi alla protezione della navigazione mercantile nel Mediterraneo - I sommergibili legionari italiani d(base a Porto Soller nelle Isole Baleari Il caso del cacciatorpediniere Basilìsk - Viaggi singoli e convogli di navi mercantili dirette in Spagna per il rifornimento in uomini, armi e materiali al C. T. V. e alle Forze Armate nazionaliste da marzo a dicembre 1937 - I viaggi delle navi ospedale nella seconda metà del 193 7

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CAPITOLO VI DALL'OTTOBRE 1937 AL DICEMBRE 1938

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- Dall'ottobre 1937 al dicembre 1938 sui fronti terrestri - Dall'ottobre 19 3 7 al dicembre 19 3 8 sul mare - Dislocazione delle navi militari italiane stazionarie nei porti spagnoli, durante l'anno 1938 - Missioni delle navi ospedale durante l'anno 1938 - Rimpatrio dei primi 10.000 legionari italiani nell'ottobre 1938 - Viaggi singoli e convogli di navi mercantili dirette in Spagna per il rifornimento in uomini, armi e materiali al C.T.V. e alle Forze Armate nazionaliste durante l'intero anno 1938 Navi cisterna italiane impiegate nelle acque spagnole dal 19 3 7 alla fine della guerra

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CAPITOLO VII DAL DICEMBRE 1938 ALLA FINE DELLA GUERRA

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- Sui fronti terrestri dal dicembre 1938 alla fine della guerra - Gli ultimi mesi della guerra sul mare - Dispositivo navale italiano per l'intercettazione della flotta rossa fuggita da Cartagena - Viaggi di navi mercantili dirette in Spagna per il ricambio in uomini, armi e materiali al C. T.V. e alle Forze Armate nazionaliste e per il rifornimento di viveri alle popolazioni delle zone conquistate negli ultimi tre mesi di guerra, gennaio-marzo 1939 - Le ultime missioni delle navi ospedale - Fine della guerra civile spagnola e rimpatrio dei legionari italiani - Considerazioni finali

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Allegati

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Elenco delle abbreviazioni

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Bibliografia

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Indice dei nomi

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Indice delle navi

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INTRODUZIONE Oltre mezzo secolo è ormai trascorso dall'inizio della sanguinosa guerra civile spagnola che vide poi coinvolte, nell'appoggio all'una o all'altra parte, le principali Potenze europee del periodo. Fu una guerra lunga, terminata nel 1939, nella quale vennero a trovarsi contrapposte ideologie ben diverse: fasciste e marxiste; dittature e democrazie. Eravamo negli anni Trenta e l'Italia, per la sua forma istituzionale e di governo, si adoperò ben presto anche militarmente in favore della parte che, per ideologia e metodi, era più vicina alla propria politica di allora. Pochi mesi dopo la conclusione di questo conflitto fratricida, scoppiò la seconda guerra mondiale e la tragedia che ne seguì fece momentaneamente passare in second'ordine l'interesse per i fatti precedenti. Dalle ceneri della disfatta nacque un'Italia democratica che del passato fascista non voleva più sentire parlare. Gli archivi si chiusero. I documenti degli anni dal 1936 al 1939 rimasero ammassati nei depositi del Ministero degli Affari Esteri, dell'Archivio di Stato, negli Uffici Storici delle tre Forze Armate ed ogni tentativo di prenderne visione da parte di studiosi, sia italiani sia stranieri, venne per molto tempo a cozzare con il più netto rifiuto e con l'affermazione çhe la legge prevedeva il trascorrere di cinquant'anni prima dell'apertura. , Questo almeno per quanto riguarda gli Uffici Storici della Marina Militare, Esercito ed Aeronautica, mentre invece all'Archivio di Stato e a quello del Ministero degli Affari Esteri la consultazione di quelle carte era divenuta possibile fino dal trentesimo anno (1969). Nella decade successiva, infatti, sono usciti i ben documentati volumi del prof. Enzo De Felice, Mussolini il Duce, e del prof. statunitense John Coverdale I fascisti italiani alla guerra di Spagna, (titolo orrendo dell'edizione italiana per un'ottima opera globale sul nostro intervento politico e militare in appoggio al movimento nazionalista spagnolo del generale Franco). Ma tranne una memorialistica che ha risentito delle passioni, delle frustrazioni, delle esaltazioni e, perché no, spesso anche delle esagerazioni dei protagonisti sia dell'una sia dell'altra parte, fino ad oggi non era stato ancora pubblicato uno studio ufficiale che narrasse obiettivamente lo svolgersi cronologico delle operazioni militari, basandosi sulla inoppugnabile documentazione conservata negli Uffici Storici delle tre Forze Armate. L'autore che, da giovanissmo studente nautico, imbarcato d'estate su un peschereccio della Genepesca, aveva toccato porti della Spagna nazionalista e traversato più volte lo Stretto di Gibilterra, proprio mentre la guerra fratricida era al suo culmine, per tutti questi lunghi decenni ha conservato vivo il ricordo dei fatti di allora. Allo scadere delle remore che ne impedivano la divulgazione, ha proposto all'Ufficio Storico della Marina Militare la stesura del presente volume, con il quale spera di avere colmato ogni lacuna sull'impegno della nostra Marina Militare in quelle drammatiche vicende. Prima di fornire qualche cenno sull'impostazione data al lavoro, riteniamo doveroso ringraziare per la fiducia accordata l'ammiraglio Franco Papili che, in un piacevole incontro presso il Circolo Ufficiali con il comandante Leonardo Panebianco

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(allora Capo dell'Ufficio Storico) e con il professor Willard C. Frank della Old Dominion University di Norfolk, fu prodigo di consigli ed incitamenti; il comandante Elio Di Prisco (successivo Capo Ufficio) che apri l'archivio della Marina alla consultazione e dette il via alla stesura del volume; il contrammiraglio Antonio Severi, ed infine l' ammiraglio di divisione Renato Sicurezza, attuale Capo dell'Ufficio Storico. L'argomento da trattare era molto delicato; come esporlo senza sconfinare in commenti di parte o in descrizioni a senso unico? Come abbiamo già accennato, sulle questioni politiche e di natura diplomatica e decisionale è già stato scritto molto; del rest·>, presso l'Ufficio Storico della Marina sono conservati, in oltre trecento cartelle, solo i documenti riguardanti tutti gli ordini esecutivi e le fasi di attuazione delle operazioni navali, che la Marina è stata chiamata a compiere. Il silenzio di tutti questi lunghi anni ha contribuito a creare una curiosità legittima sulle missioni, sulle navi che vi hanno partecipato, sulle azioni belliche; tutte cose che nella scarsa conoscenza dei fatti hanno finito per ingigantirsi. Dall'esame accurato delle carte emerge un impegno navale prolungato, ma frammentario, espletatosi in modi diversi che v·m no da quello umanitario del salvataggio di profughi e vite umane a quello perfettamente legale e di collaborazione internazionale per la difesa della neutralit·à nella zona di Tangeri o di protezione del traffico marittimo nel Mediterraneo, sotto l'egida del Comitato di Controllo Internazionale. Alternandosi a queste legittime atti, ità, e a volte addirittura in contemporanea, si svolgeva un altro intervento meno limpido - cosa che, del resto, può essere imputata a quasi tutte le Marine coinvol, e, in un modo o nell'altro, in quel sanguinoso conflitto - ma di grande aiuto per la causa della Spagna nazionalista. Si trattava del trasporto, a mezzo di navi mere. ntili con o senza scorta di unità da guerra, di rifornimenti, truppe volontarie e le o servizi logistici. Infine, si ebbe anche l'impiego offensivo occulto di mezzi subacquei e di superficie italiani, per stroncare l'oppoc > traffico di rifornime nto ai repubblicani. Tutta questa intensa attività navale, come vedremo nello scorrere delle pagine, non portò mai ad incontri o scontri a fuoco, proprio per la mancanza di un vero avversario o per la sua passività. Il lettore si troverà davanti ad u 1a esposizione cronologica degli avvenimenti contenuta ed essenziale, suddivisa in capitoli che raggruppano periodi di due o più mesi, a seconda dell'importanza degli eventi accaduti in quel lasso di tempo. All'inizio di ogni capitolo, poche pagine daranno un quadro generale degli avvenimenti che si svolgevano sui fronti terrestri e sulle azioni delle due Marine spagnole, uniche forze navali legittimate a combattersi. Al lettore di quest'opera, giunta a compimento dopo un lavoro di oltre tre anni, si richiede di considerare che la sua stesura, per quanto effet tuata con cura e scrupolo, non può essere scevra da qualche inesattezza o lacuna. Preghiamo, anzi, chi dovesse rilevarne di inviarci rettifiche o segnalazioni di omissioni, ben lieti di prendere in considerazione ogni suggerimento atto a permettere una migliore esposizione della materia in una eve11t uale futura seconda edizione. FRANCO BARGONI

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CAPITOLO I LUGLIO E AGOSTO 1936

I precedenti della guerra civile spagnola - Insurrezione militare ed inizio della guerra civile - Italia e Spagna: l'afflusso delle notizie e i procedimenti decisionali - Tangeri e la difesa della neutralità nella zona internazionale - Missioni di protezione ed evacuazione di cittadini italiani e stranieri e di profughi spagnoli dai porti della Spagna repubblicana - La situazione nelle Isole Baleari - Primi aiuti italiani ai nazionalisti spagnoli - Navi cisterna per il rifornimento delle unità navali italiane stazionarie o di passaggio nei porti spagnoli.


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I precedenti della guerra civile spagnola Per risalire alle remote cause della guerra civile, bisogna tornare indietro nel tempo almeno fino all'instaurazione in Spagna, nel 1923, di una dittatura capeggiata dal generale Miguel Primo de Rivera. Egli prese il potere in un Paese dotato di un' economia arretrata e poverissima, con un'agricoltura primitiva e di tipo feudale, con un'industrializzazione poco sviluppata e per di più concentrata nella Catalogna e nel nord della Penisola. Il dittatore, al cui governo non era inizialmente mancata la collaborazione anche di elementi socialisti come Largo Caballero, nel suo programma verso riforme avanzate nel settore dei lavori pubblici e degli incentivi a favore dell'agricoltura, dell'industria e del commercio, dovette affrontare la crisi finanziaria mondiale e l'ostilità della borghesia liberale e delle stesse Forze Armate, tanto che nel gennaio 19 3 O fu costretto a dimettersi. Dopo la sua uscita di scena, venne ripristinato un regime di democrazia parlamentare sotto il controllo del re Alfonso XIII, con la ricostituzione dei partiti politici e dei sindacati, fra cui molto forti erano la CNT anarchica e la UGT socialista. Il 12 aprile 19 31 vennero effettuate nel Paese le prime elezioni municipali, che videro eletti con forte maggioranza 20 .120 consiglieri monarchici e solo 5. 975 repubblicani. Nonostante il risultato apparentemente favorevole, il Re si rese perfettamente conto che nelle grandi città, come Madrid e Barcellona, la stragrande maggioranza della popolazione attiva era decisamente repubblicana, ed a seguito delle minacciose pressioni della piazza, subito mobilitata dai partiti di sinistra, decise di abdicare e di lasciare il Paese. Nacque così la seconda Repubblica spagnola, che porterà con sé un lungo periodo di confusione politica. Il nuovo governo delle sinistre procedette subito alla promulgazione di una serie di leggi orientate a ridurre il potere delle Forze Armate e della Chiesa cattolica, che godeva di una grande influenza negli affari interni. Benché la massima parte degli ufficiali avèsse disciplinatamente prestato giuramento di fedeltà alla nuova Repubblica, lo svilupparsi degli avvenimenti portava nei quadri delle tre Armi il serpeggiare di un malcontento crescente. Inoltre, in un Paese dove le associazioni anarchiche godevano di largo seguito e dove la politica era da sempre accompagnata da manifestazioni violente, una così rapida liberalizzazione democratica aveva portato al rapido decadimento dei valori della legge e dell'ordine. Oltre tutto, la situazione si andava complicando per la dura opposizione dei movimenti separatisti delle Provincie basche e della Catalogna. Comunque, dal 1931 al 193 3 il governo, presieduto da Manuel Azaiì.a, si rivelò abbastanza abile nel barcamenarsi fra le opposte fazioni e nel tenere a freno sia l'estremismo di destra, sia quello di sinistra. Riuscì, anzi, nell'agosto 1932, a debtf lare rapidamente un maldestro tentativo di sollevazione militare, condotto dal generale José Saniurjo. Ma il fuoco seguitava a covare sotto le ceneri. Nel novembre 1933, le elezioni generali fecero emergere il malcontento dell'elettorato il quale, rovesciando i risultati delle precedenti consultazioni, mandò in Parlamento solo 99 rappresentanti dei

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partiti al governo, contro 167 del centro e 207 di destra. Dopo un lungo giro di consultazioni, l'amministrazione dello Stato finì in mano ai partiti di una coalizione di centro, diretta da Alejandro Lerroux, con I' appoggio esterno della destra. Da quel momento, scioperi a catena promossi dagli anarchici e manifestazioni violente si diffusero in tutto il Paese, mentre la Falange di José Antonio Primo de Rivera, figlio del vecchio dittatore, (partito assimilabile anche in certe forme esteriori al fascismo italiano), e i carlisti (di stretta osservanza monarchica) osteggiavano apertamente il Governo, non ritenendolo sufficientemente forte e rappresentativo della volontà popolare. Gli sforzi dell'Esecutivo per ristabilire almeno parzialmente il potere della Chiesa cattolica, incontrarono un'opposizione decisa da parte delle sinistre (fra queste la piccolissima, ma organizzata formazione comunista con circa 3.000 iscritti). Da quel momento divenne sempre pii.1 difficile mantenere l'ordine pubblico e fare rispettare )e leggi dello Stato. · Per di più, nell'ottobre 1934, tre membri del partito dell'ala destra, la CEDA, (Confederaciòn Espafiola de Derechas Autònomos), entrarono a far parte del governo, causando altre immediate reazioni (sciopero generale a Madrid, ribellione dei catalani a Barcellona) , che però v,ennero rapidamente soffocate. Assai più grave, invece, l'improvvisa estesa rivolta dei minatori, causata da una crisi economica, nella regione delle Asturie. Per frenare l'impeto delle masse operaie, ben organizzate e in parte armate, dopo l'assalto e l'occupazione della fabbrica d'armi di Trubia, si dovette ricorrere a reparti dell'Esercito e del Tercio (Legione straniera), chiamati dal Marocco e comandati dal giovanissimo generale Francisco Franco y Bahamonde. Questi, all'epoca, leale osservante degli ordini del governo, diresse la repressione, che fu durissima ed ebbe termine, dopo accaniti combattimenti, con molte vittime: morirono 22 ufficiali, 25 sottufficiali e 173 soldati e furono feriti oltre 743 uomini, contro gli 85 5 morti e i 1.4 50 feriti fra i minatori. Si era trattato di un vero e proprio episodio di guerra civile, in cui il carattere fermo del generale Franco si era imposto. Egli lo definì: "guen·a di frontiera, in cui i fronti sono il socialismo, il comunismo e le altre sovversioni che attaccano la civiltà per sostituirla con la barbarie". Queste sue parole riscossero l'approvazione di gran parte dell'opinione pubblica che cominciò a considerarlo come il salvatore della Spagna dall'anarchia e dal bolscevismo, e lo stesso governo Lerroux, dopo avergli decretato la Gran Croce al Merito Militare, nel febbraio 193 5 lo nominò nella prestigiosa carica di Comandante in capo dell'Esercito del Marocco. Vi rimase per poco tempo. Infatti, nell'estate successiva, dopo un rimpasto del Gabinetto con l'entrata di altri rappresentanti di destra e con la nomina a Ministro della Guerra del capo della CEDA, Gil Robles, venne richiamato a Madrid come consigliere militare e nominato Capo di Stato Maggiore Centrale, con il compito di ammodernare le Forze Armate. La coalizione di centro destra rimase al governo per altri sei mesi, non riuscendo però a risolvere nessuno dei gravi problemi del Paese e dando .la stessa dimostrazione di intrinseca debolezza, incapacità ed impotenza che avevano già, in precedenza contraddistinto i Governi di centro sinistra. Alla fine dell'anno scoppiò una nuova

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crisi di governo, provocata da una serie di scandali finanziari che coinvolsero anche alcuni componenti della stessa maggioranza . II 4 gennaio 1936, il presidente della repubblica Niceto Alcalà Zamora fu costretto a sciogliere le Cortes e a convocare nuove elezioni generali. I partiti di sinistra - meno gli anarchici che non riconoscevano alcuna autorità costituita - formarono l'Alleanza del Fronte Popolare, comprendente il piccolo partito comunista, i socialisti .e i due principali partiti repubblicani. Il Blocco nazionale delle destre e la Coalizione di centro si presen tarono separati. Fu un errore, perché in base alla legge elettorale - che premiava chi otteneva la maggioranza relativa - il Fronte Popolare, pur ricevendo un numero di consensi inferiore al 50%, riuscì ad avere la maggioranza assoluta con 256 seggi (1) . Azafia, capo della sinistra repubblicana, formò un governo appoggiato dall'esterno da socialisti e comunjsti. Si determinò, ovviamente, un cambiamento della politica interna, certo non bene accetto alle destre, ma che anche a sinistra causò dissensi e perplessità. Per di più, si era verificata una profond a frattura fra i principali sindacati, la CNT dominata dagli anarchici, e l'UGT, dominata dai socialisti. Per di più, all'interno di quest'ultima organizzazione era in atto una discussione fra i socialisti moderati diretti da Indalecio Prieto e l'ala sinistra comunisteggiante di Largo Caballero. Il Paese era piombato in un caos indescrivibiJe e nascostamente ricominciarono i complotti del centro destra miranti alla ripresa del potere. Il Governo, nel timore di sollevazioni militari, provvide subito ad allontanare da Madrid, confinandoli in destinazioni periferiche, i generali con maggior seguito; lo stesso Franco, infatti, venne allontanato con la nomina a Governatore Militare delle Canarie. In aprile, il Parlamento destituì il presidente della Repubblica Alcalà Z amora ed il 15 maggio elesse alla massima carica dello Stato il primo ministro Manuel Azafia. A capo del Governo andò Casares Quiroga, che cercò di tranquillizzare le masse con un indirizzo moderato della sua politica. Ma la situazione in Spagna era ormai completamente compromessa e la catastrofe si stava avvicinando. Si arrivò così ai primi giorni del luglio 1936.

Insurrezione militare ed inizio della guerra civile

L'estate del 1936 si annunciava calda sotto ogni punto di vista; in tutta la Spagna regnava una forte tensione fra le forze sociali. Disordini con violenze sulle persone, occupazioni di proprietà terriere, scioperi, uccisioni, incendi di chiese, manifestazioni anarchiche e comuniste avvenivano in tutte le maggiori città. (1) Da U. Thomas - Storia della Guerra Civile Spagnola - Torino 196.3 I risultati furono : - Fronte Popolare 4.176.156 voti - seggi 256 - Blocco N aiionale 3.783.601 voti - seggi 14.3 - Partiti di centro 681.047 voti - seggi 49 - Nazionalisti baschi 130.000 voti · seggi 3

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Si vociferava della possibilità di una sollevazione militare, da molti invocata, appoggiata dalle destre e dalla Falange, e per contrapposizione, di una rivoluzione popolare in preparazione (2}. Il 13 luglio, l'uccisione a Madrid del leader dell'opposizione monarchica Calvo Sotelo da parte di un gruppo di "asaltos" accendeva ancora di più' gli animi e faceva precipitare gli eventi. Dietro le quinte, il generale Francisco Franco y Bahamonde, governatore semiesiliato delle Canarie, il generale Manuel Godet Llopis, capo militare delle Isole Baleari, il generale Emilio Mola Vidal, governatore militare di Pamplona, e il generale José Saniurjo Sacanell dall'esilio di Lisbona, organizzavano la rivolta militare, appoggiandosi anche ai falangisti diJosé Primo de Rivera, e stabilivano i particolari del piano compresa anche la data del "pronunciamento". Questo prevedeva il convergere su Madrid, da nord, delle forze agli ordini di Mola, da nordovest di quelle di Godet (dando per scontata la facile conquista di Barcellona da parte dei nazionalisti) e di Franco da sud; il generale Saniurjo sarebbe giunto in aereo da Lisbona (3). Il 16 luglio, il generale Franco lasciò Santa Cruz de Tenerife con un pretesto e si spostò a Las Palmas a bordo del piroscafo Viera y Clavijo che effettuava i collegamenti fra le isole. Ad attenderlo si trovava un aereo inglese "Dragon Rapide" giunto da poche ore, ii:0leggiato dal giornalista Louis Bolin che nei giorni successivi si rivelerà un efficace propagandista e raccoglitore di aiuti per la causa nazionalista. Le voci di una prossima sollevazione militare venivano intanto prese in seria considerazione dal governo repubblicano che ordinava vari arresti preventivi fra cui, a Cadice, quello del generaleJosé Enrique Varela Iglesias. Temendo soprattutto le forze del Tercio extrajero e le truppe regolari del Marocco spagnolo, il primo ministro Santiago Casares Quiroga inviò il cacciatorpediniere Churruca da Cartagena ad Algesiras e la cannoniera Dato a Ceuta, con la speranza di riuscire ad impedire l'eventuale passaggio di truppe, attraverso lo Stretto, sul territorio nazionale. Nel pomeriggio del 17 luglio, con un paio d'ore di anticipo sull'orario previsto, l'insurrezione militare scoppiò a Melilla, nel Marocco spagnolo. In poche ore tutto il protettorato finì nelle mani delle forze nazionaliste; Melilla, Tetuan, Ceuta, Larache costituirono i primi capisaldi ed i punti di partenza per la "nueva crusada". Nella serata, da Ceuta, il colonnelo Juan Yagi.ie telegrafava la parola d'ordine "sin novedad", segnale atteso per la ribellione delle guarnigioni sull'intero territorio nazionale. I tre giorni successivi furono quelli cruciali che videro, con alterne vicende, l'estendersi della rivolta militare in tutta la Spagna, accompagnata da scioperi, manifestazioni e sommosse popolari in appoggio al governo del Fronte popolare. Immediatamente dopo l'annuncio della sollevazione delle Forze Armate nel territorio africano, il governo di Madrid dispose la partenza dalle basi navali di tut-

(2) Già dalla fine di maggio del 1936 veniva riferito dal Console italiano a Tangeri che correvano voci insistenti di un imminente colpo di stato di destra ad opera dell'Esercito. (telegramma a mezzo corriere 5231/R.25 maggio 19.36 - M.A. E ., politica-busta 9). (3) I nazionalisti provenivano dai reparti insorti dalle tre Forze Armate e dai partiti del blocco nazionale (monarchici, falangisti e altre formazioni di destra); i repubblicani clai seguaci del Governo di Madrid, (anarchici, comunisti e socialisti) e, nelle Forze Armate convergevano i reparti lealisti non insortL ·

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te le unità in grado di muovere. L'ordine era di raggiungere le acgue dello Stretto di Gibilterra e d'impegnare gli insorti anche dal mare, impedendone così il passaggio sul territorio metropolitano. Partiti da Cartagena nelle prime ore della notte, i tre cacciatorpediniere 5anchez Barcaiztegui, Lepanto, Almirante Valdés giunsero a Melill a nella mattinata del 19 luglio. A questo punto i tre comandanti, simpatizzanti per la causa nazionalista, cercarono di port are dalla loro parte gli equipaggi che invece si ribellarono, arrestarono gli ufficiali, si .impadronirono delle navi, dirigendo verso l' alto mare. Al largo, elessero comitati di sottufficiali e marinai per la conduzione delle unità, che furono così le prime tre navi della flotta spagnola a pronunciarsi a favore del Governo repubblicano. La nave idrografica Tofifio, che si trovava ormeggiata a Ceuta, dopo aver ricevuto da Madrid l'ordine, via radio, di trasferirsi ad Algesiras, riuscì a salpare, ma l'equipaggio, che aveva preso posizione a favore del Governo, la portò direttamente nel porto internazionale di Tangeri. Nello stesso giorno, nella base di Cartagena, gli ufficiali dell'incrociatore Libertad, aderenti al movimento nazionalista, vennero uccisi, mentre la stessa sorre subivano quelli dell'incrociatore Miguel de Cervantes che si trovava in navigazione e che venne dirottato dall'equipaggio nel porto di Tangeri. 1119 luglio, appena giunto in aereo a Tetuan dalle Canarie, il generale Franco assunse il comando del Movimento Nazionale e per prima cosa si premurò di ordinare il passaggio a Cadice (nel frat tempo occupata dal generale Gonzalo Queipo de Llano y Serra) delle guarnigioni del Marocco, composte in massima parte dai legionari del Tercio e da truppe indigene. Il giorno stesso, infatti, con la motonave Ciudad de Algeciras scortata dal cacciatorpediniere Chun-uca, passava da Ceuta a Cadice un primo contingente (220 uomini) di truppe marocchine (il 1° Tabor di Regulares di Ceuta e uno squadrone di cavalleria); questo contingente si rivelerà determinante per la conquista nazionalista della zona di Siviglia. Gli ufficiali del Churruca, ripartito subito da Cadice per effettu are altri trasbordi, vennero però sopraffatti dall'equipaggio ed anche quel cacciatorpediniere passò così dalla parte repubblicana. Ma il blocco dello Stretto, ordinato dal governo di Madrid e tenuto da navi senza più capi qualificati e senza una vera disciplina, non riuscl ad impedire nella stessa serata il passaggio, a mezzo del piroscafo Cabo Espartel scortato dalla cannoniera Dato (nazionalista), di un secondo contingente di Regulares . Il 20 luglio, una volta in mare, gli ufficiali della vecchia corazzata ]aime I diressero da Cartagena per Cadice. La rivolta a quel momento aveva già raggiunto notevoli proporzioni; la stazione radio governativa, emetteva da Madrid un annuncio generale incitando gli equipaggi ad impadronirsi delle navi, a imprigionare i loro ufficiali e a dirigere indifferentemente su Cartagena o Tangeri. Il messaggio, ricevuto praticamente da tutte le unità, portò in poche ore ad arresti e massacri in massa degli Stati Maggiori delle navi. Sul Jaime I due ufficiali furono uccisi ed altri quattro, insieme a due marinai vennero feriti mentre cercavano di contrastare la presa di possesso della vecchia unità da parte dell'equipaggio ammutinato . Ovviamente i restanti ufficiali vennero tutti imprigionati e la corazzata poté raggiungere Tangeri. Al largo delle coste di Rio de Oro, l'equipaggio dell'incrociatore Méndez Nu-

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fìez dopo aver ucciso tutto Io Stato Maggiore deIIa nave, volse la prora su Cartagena. In quel porto, intanto, tutte le altre unità presenti, in armamento o ai lavori o in aIIestimento come: Alsedo, Lazaga, Alcald Galiano, Almirante Ferrdndiz, Almirante Miranda, Gravina, Escano, Ciscar, ]orge Juan, ]osé Luis Diez, la cannoniera Laya, i sommergibili Cl, C2, CJ, C4, C5, B5, B6, erano già passate (o rimaste) aIIa Marina repubblicana, a seconda da quale punto di vista si consideravano gli avvenimenti. In quei giorni, la sola delle unità in mare che riuscì.a passare in modo incruento alla causa nazionale fu la nave scuola a vela Galatea. Il bellissimo tre alberi si trovava in pieno oceano, in crociera di istruzione con cinquanta allievi ufficiali della Scuola Navale. Le prime notizie della rivolta, segnalate dal messaggio della radio di Madrid del 20 luglio, per un puro caso vennero personalmente ricevute dal comandante dell'unità, don Fausto Escrigas, il quale immediatamente mise la stazione radiotelegrafica di bordo in condizione di non potere né trasmettere né ricevere altri messaggi. Con l'accordo degli altri ufficiali e degli insegnanti della Scuola Navale diresse poi per Tenerife, neile Isole Canarie, che sapeva già controllate dai nazionalisti e d~tte fondo nel porto di Santa Cruz, sotto la protezione dei cannoni del forte. L'equipaggio e gli allievi finirono tutti per aderire alla causa del movimento insurrezionale. ·-. Per la futura Marina nazionalista, l'apporto deIIa nave scuola Galatea fu d'importanza determinante. Dato che il grosso della Marina spagnola era rimasto agli ordini del Governo repubblicano, per i nazionalisti uno dei maggiori problemi era reclutare marinai addestrati. Il personale del Galatea, già sperimentato nell' addestramento di ufficiali, sottufficiali e comuni, riuscirà a trasformare in marinai circa 4.000 persone, che consentiranno alla piccola flotta franchista di prendere già, nello stesso scorcio del 1936, il controllo del mare e mantenerlo per tutta la durata del conflitto. Nella grande Base navale di El Ferrol, posta all'estremità nordoccidentale della Penisola iberica e affacciantesi sull'Atlantico, si ebbero violenti scontri fra ufficiali, con i pochi marinai rimasti loro fedeli, e gli equipaggi delle navi e gli operai dei cantieri e dell'Arsenale. Questi ultimi erano comandati dall'ammiraglio Antonio Azarola, uno dei pochi alti ufficiali rimasti fedeli al Governo di Madrid. In un primo momento ebbero la meglio i repubblicani che poterono impossessarsi delle navi presenti e della Base Navale. Ma prima che le unità potessero prendere il mare, le truppe nazionaliste agli ordini del generale Mola entrarono neIIa città e con l'aiuto di piccoli gruppi di ufficiali di Marina e marinai insorti, agli ordini diretti del capitan de navio don Francisco Moreno, rioccuparono l'Arsenale e dopo brevi scontri si impadronirono di nuovo deIIe navi presenti. La riconquista di El Ferro! consentì ai nazionalisti di costituire il primo nucleo della loro flotta. Oltre che della vecchissima corazzata Espana, dell'incrociatore leggero Almirante Cervera, del cacciatorpediniere Velasco , vennero in possesso dei due nuovissimi incrociatori Canarias e Baleares (in allestimento avanzato) e di sei posamine classe "Jupiter" che si trovavano in costruzione. Nei mesi successivi tutte queste unità furono completate e, sia pure con armamento arrangiato, poste in servizio. Per l'incrociatore Canarias, quasi pronto, si ricorse al reclutamento di uomini nei territori intorno a El Ferro!. Questi vennero man mano addestrati sulla nave stessa, mentre tutte le altre unità furono equipaggiate con marinai' formatisi a bordo della nave scuola Galatea.

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Nei primi giorni dell'insurrezione militare, le zone occupate dai nazionalisti, rimasti privi momentaneamente del loro capo, generale Sanjurio, morto in un incidente aereo, erano formate da tre nuclei praticamente isolati. Di questi, il più grande, agli ordini del generale Mola, comprendeva Aragona, Navarra, Alava, la vecchia Castiglia, (escluso Santander), l'antico regno di Leon, la Galicia e la provincia di Caceres. A sud, nell'Andalusia, le quattro città di Siviglia, Cordoba, Granada e Cadice erano rimaste agli ordini del dinamico generale Queipo de Llano, che con pochi uomini era riuscito ad imporre la sua volontà, ma che abbisognava di aiuti in armi ed effettivi per continuare a mantenere il controllo della regione. Il terzo nucleo, il più organizzato, con truppe scelte e fedeli ai propri ufficiali, era quello del Marocco spagnolo, alle dipendenze del generale Francisco Franco y Bahamonde. Come abbiamo visto, i nazionalisti conquistarono Cadice il 18 luglio; nel porto si trovava da tempo, fuori uso, il vecchio incrociatore Republica, il cui equipaggio aveva tentato di far prendere il mare alla nave senza però riuscirvi a causa delle condizioni delle caldaie. Posta sotto il tiro dei cannoni dell'Esercito, l'unità dovette arrendersi. Ribattezzata Navan·a, nel corso dei due anni successivi venne rimodernata e riarmata ma poté prendere parte attiva al conflitto soltanto negli ultimi mesi. Nello stesso porto si trovavano anche le due cannoniere Cdnovas del Castillo e Lauria, che aderirono immediatamente alla causa nazionalista. Frattanto, le navi repubblicane, operando da Tangeri, effettuarono cannoneggiamenti delle città costiere del Marocco e della Spagna in mano ai nazionalisti mentre, al ritorno, venivano talvolta attaccate dai pochi aerei a disposizione di Franco. Comunque, l'obiettivo principale della flotta repubblicana consisteva nel cercare di bloccare Io Stretto di Gibilterra per impedire il trasferimento delle truppe del generale Franco dal Marocco ai territori metropolitani. Le navi impiegate formavano una consistente forza navale che, se ben condotta, avrebbe potuto veramente ottenere lo scopo prefissato tanto più che da parte nazionalista si potevano opporre solo poche cannoniere. Nel controllo dello Stretto si alternarono, nei primi giorni, la vecchia corazzata ]aime I, gli incrociatori Libertad e Miguel de Cetvantes, i cacciatorpediniere Sanchez Barcaiztegui, Lepanto, Almirante Valdés, Churruca e Almirante Ferrdndiz, la cannoniera Laya e sommergibili C.1 e C.J. A questi, a partire dal 25 luglio, si aggiunsero, partendo da Cartagena, anche i cacciatorpediniere Alcala Galiano e Gravina ed il sommergibile C.5. Il mese si chiuse con attacchi aerei nazionalisti alle unità repubblicane che operavano nello Stretto, mentre con i primi aerei italiani e tedeschi, giunti nel Marocco spagnolo, si effettuavano trasporti di piccoli nuclei di truppe marocchine e del Tercio, da Ceuta ad Algesiras. II 29 luglio veniva attaccato il cacciatorpediniere Almirante Ferrandiz; nello stesso giorno anche tre sommergibili repubblicani, sorpresi in superficie, venivano bombardati. II C.4 fu costretto ad entrare a Tangeri, con danni in coperta, e ad affiancarsi alla nave idrografica Tofiiio . Dopo il 1° agosto 1936, Tangeri fu base di appoggio per le navi della flotta repubblicana ancora per pochi giorni. Nello stesso periodo, il generale Franco effettuava un ponte aereo per il trasporto delle proprie truppe ad Algesiras e Cadice, partendo da Tetuan e Ceuta. Gli aerei impiegati per il trasporto e la difesa furono i venti "Junker" tedeschi ed i primi nove "Savoia Marchetti S. 81" italiani, arrivati da pochi giorni. Il 3 agosto la corazzata repubblicana Jaime I, accompagnata dall'incrociatore

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Libertad e da un cacciatorpediniere, cannoneggiò dal mare Punta Tarifa, dirigendo poi la prora verso Ceuta per bombardarne il porto. Aerei nazionalisti, immediatamente alzatisi in volo, attaccarono la formazione navale nemica, sganciando sette bombe che scoppiarono tutte a pochi metri dal Libertad. II piano di cannoneggiamento di Ceuta fu inoltre ostacolato ed impedito dalla presenza in rada della corazzata tedesca Deutschland e del cacciatorpediniere Luchs, giunti nella mattinata, ufficialmente per proteggere la vita dei cittadini tedeschi, ma in realtà per sbarcarvi casse di bombe per aerei, e per permettere all'ammiraglio Carls di recarsi in visita al generale Franco a Tetuan. La formazione navale repubblicana fu quindi costretta ad invertire la rotta, proprio per non correre il rischio di colpire le unità germaniche creando un caso internazionale. Il 5 agosto il generale Franco - giudicato ormai improcrastinabile l'invio di consistenti aiuti in uomini alle deboli forze nazionaliste nel territorio continentale - tentò per la prima volta di rompere massicciamente il blocco navale dello Stretto, facendo passare un convoglio, la cui formazione era stata studiata attentamente nei giorni precedenti. Si prevedeva e si temeva la presenza in mare di forze nemiche preponderanti, avvistate anche dagli aerei in ricognizione. Nondimeno, circa 2.000 uomini e una batteria di cannoni da 105 mm, al comando dell'ormai famoso colonnello Yagiie, vennero imbarcati sui tre trasporti Ciudad de Algesiras, Ciudad de Ceuta e Arango. La scorta era formata dalla cannoniera Dato - che fin dal primo giorno, ufficiali ed equipaggio al completo, era passata agli ordini del movimento - dalla cannoniera Uad Quert e dalla vecchissima torpediniera N. 9. Si giocava sul fatto che, scegliendo il momento giusto per uscire, il convoglio, protetto dall'aria, avrebbe potuto essere attaccato dal nemico ' solo quando fosse già entrato nel Golfo di Algesiras. Le vicende, in effetti, ebbero proprio questo svolgimento. Poco dopo l'uscita delle navi da Ceuta, fu segnalato l'arrivo sulla sinistra del cacciatorpediniere Alcald Galiano, che provenendo da Almeria, tentava di interporsi fra la costa e i trasporti. Ne nacque un breve scambio di colpi fra la cannoniera Dato, vecchia e lenta, ma ben comandata e equipaggiata, ed il più potente cacciatorpediniere che però era privo degli ufficiali, uccisi o imprigionati nei giorni dell'insurrezione. Il convoglio riuscì a passare e si ebbe così un primo importante successo sul mare da parte delle piccole forze nazionaliste. Durante la mattinata, l'aviazione legionaria aveva già riportato una sua vittoria rendendo possibile l'azione del Dato: il cacciatorpediniere repubblicano Lepanto, in missione di blocco al largo di Punta Europa insieme al Churruca, era stato colpito e lievemente danneggiato da una bomba di aereo (lanciata, · sembra, dall'"S.81" del capitano italiano Spotti) e costretto ad entrare a Gibilterra per sbarcarvi un ferito. Il 7 agosto prese il via da Valencia la spedizione repubblicana per la riconquista dell'Isola di Maiorca in mano nazionalista fin dal primo giorno. Dello sbarco e dei particolari della fallita operazione parleremo diffusamente nella parte riguardante l'intervento italiano, che in questo caso fu determinante. Lo abbiamo accennato soltanto perché fu l'unica operazione combinata da parte delle forze armate repubblicane fuori del territorio metropolitano durante tutto il corso del conflitto, e alla quale parteciparono reparti delle tre Armi.

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Cartina n. 1 - Divisione della Spagna alla fine di luglio 1936. . (All'interno delle linee tratteggiate, le zone occupate dai nazionalisti)


Sempre intorno al 7 agosto si sviluppò il massimo sforzo da parte repubblicana per assicurarsi il completo controllo dello Stretto di Gibilterra. Mentre il cacciatorpediniere Lepanto bombardava Ceuta, la corazzata Jaime I e gli incrociatori Libertad e Miguel de Cervantes si portarono a distanza di tiro da Algesiras. La città subl due cannoneggiamenti: uno nella mattinata ed uno nelle ore pomeridiane; ambedue produssero un certo numero di danni con morti e feriti fra la popolazione civile, ma, in fondo, ebbero solo un effetto psicologico marginale, mentre dal punto di vista navale, l'unico successo conseguito fu la messa fuori combattimento per qualche mese della cannoniera Dato, ripetutamente colpita. A partire dal 10 agosto, le autorità inglesi di Gibilterra, per impedire il ripetersi di attacchi ad A]gesiras - che avrebbero potuto causare una caduta di proiettili anche sul loro territorio - istituirono un regolare pattugliamento dello Stretto con cacciatorpediniere. Queste misure produssero per qualche tempo un rallentamento dell'attività navale nel sud della Spagna, ma nel nord i nazionalisti ebbero modo di dare nuovo impulso alla loro campagna lungo le coste basche. La vecchia corazzata Espaiia, l'incrociatore Almirante Cervera ed il cacciatorpediniere Velasco, rimessi in pochi giorni in grado di navigare, furono impiegati in missioni di blocco al largo delle coste atlantiche, e condussero anche azioni di bombardamento contro Santander e contro i depositi di carburante posti nelle vicinanze di Bilbao. Il 12 agosto, nel porto di Malaga, la corazzata repubblicana faime I venne attaccata e colpita a prora con una bomba da 150 libbre da un aereo nazionalista "Junker". Nonostante il gran parlare che all'epoca se ne fece, vi furono solo sei morti ed alcuni feriti, mentre le due falle, in coperta nell'opera morta, poterono essere riparate in pochi giorni presso l'Arsenale di Cartagena, dove la nave si era trasferita con i propri mezzi il 14 agosto. Durante la seconda metà di quel caldo mese estivo, le unità nazionaliste bombardarono a più riprese Forte Guadalupe, postazione avanzata sul mare davanti a San Sebastiano, mentre il governo di Madrid, nell'intento di ostacolare il blocco delle coste del Golfo di Biscaglia, ancora sotto bandiera repubblicana, inviò i tre sommergibili B.1, B.6 e C.4, ma il loro intervento risultò vano. Italia e Spagna: l'afflusso delle notizie e i procedimenti decisionali

Anche se nell'aprile 1932, nell'autunno 1933 e nel marzo 1934 aveva tentato approcci ed incoraggiamenti,-perfino di ordine economico-verso le destre monarchiche e il nascente falangismo, nel suo insieme la politica italiana nei riguardi della Repubblica spagnola era stata di attesa. Esponenti fascisti avevano stipulato un accordo formale con i monarchici, i quali si erano impegnati - una volta riportato il Re sul trono con l'eventuale aiuto italiano - ad annullare qualsiasi accordo militare che il Governo repubblicano avesse stretto con la Francia, ma in verità impegni precisi di Mussolini non c'erano mai stati. Del resto, il biennio successivo (1934-1936) aveva finito per porre in second'ordine ogni interesse nei riguardi della situazione spagnola, perché l'attenzione italiana era tutta concentrata sulla vittoriosa campagna di guerra in Africa Orientale, sulle sanzioni economiche, sul pericolo del coinvolgimento in un conflitto contro la Gran Bretagna, e sulla necessità, a proclamazione dell'Impero appena avvenuta, di reprimere la guerriglia che già andava accendendosi in varie zone dell'Etiopia.

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Il nostro Paese aveva raggiunto il massimo dell'orgoglio patriottico e del consenso nel suo Capo. Ma il costo finanziario dell'operazione oltremare era stato alto, e l'economia italiana e le stesse Forze Armate ne avevano risentito pesantemente. Mussolini, pur ripetendo spesso che l'Italia non avrebbe mai potuto tollerare l'instaurarsi del comunismo nell'area mediterranea, in realtà si dimostrava molto prudente, non prendendo, in quella tarda primavera del 19.36, posizioni d' ingerenza, nei riguardi della caotica situazione spagnola. Oltre·tutto, cercava di non compromettere gli importanti successi politici appena ottenuti, e cioè la cessazione delle sanzioni economiche ed il ritiro, che stava iniziando, del grosso della flotta britannica dal Mediterraneo. Gli avvenimenti del luglio finirono, tuttavia, per dare uno scossone a tale politica, riportando in primo piano, insieme alle questioni ideologiche di contrasto tra fascismo e antifascismo, anche, e forse soprattutto, motivi di strategia militare, indubbiamente determinanti per lo Stato che si considerava la principale Potenza mediterranea. La notizia dell'insurrezione nazionalista giunse in Italia quasi inattesa e, si potrebbe dire, non molto gradita. Vi era, infatti, il pericolo che il Governo repubblicano spagnolo, nell'incalzare degli eventi, uscisse dalla sua neutralità nei confronti delle controversie fra Stati democratici e Stati autoritari, e si appoggiasse alla Francia costituendo un'alleanza del Frente Popular col Front Populair (4). In fondo è proprio quello che poi successe. Leon Blum, Primo Ministro francese, sin dai primi giorni inviò aiuti ai governativi e Mussolini si decise a fare altrettanto nei riguardi dei nazionalisti, ma dopo aver già rifiutato per ben due volte, e comunque di malavoglia (5) . Nei prossimi paragrafi v~dremo come si svolse tutta la manovra e gli sviluppi cronologici successivi. Rimane solo da dire che, oltre alla paura della costituzione di un'alleanza fortemente politicizzata tra Francia e Spagna, che avrebbe fatto sentire l'Italia chiusa nel Mediterraneo, la guerra civile spagnola ravvivò le vecchie aspirazioni italiane di poter disporre, in caso di guerra contro la Francia, di basi navali ed aeree nelle Isole Baleari. La realizzazione di questo progetto avrebbe indebolito le lunghe rotte britanniche sulla direttrice Gibilterra-Suez, ma soprattutto avrebbe consentito il taglio delle rotte di rifornimento Algeria-Francia, con conseguente dominio navale sul Mediterraneo occidentale. Queste mire strategiche italiane erano ovviamente ben note da tempo e gli stessi spagnoli ne temevano la realizzazione, tanto è vero che, già nel marzo 1935, quindi in epoca non sospetta, lo scrittore di cose militari D .F. Fernandez y G . Longoria, con un articolo sul quotidiano "El Debate", richiamava l'attenzione sul problema:

"Il caso in cui le isole acquisterebbero maggior valore strategico, è l'ipotesi di una guerra fra Italia e Francia, dato che si troverebbero sopra le linee di comunicazione marittima di quest'ultima con l'Algeria.

(4) Roux, George La guerra civile spagnola, Sansoni, Torino 1966, pag. 130. (5) Cantalupo, Roberto, Fu la Spagna. Ambasciata presso Franco (febbraio-aprile 193ì), ed. Mondadori "Le scie", 1948.

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Per l'Italia, ad esempio, l'occupazione delle Baleari porterebbe a disporre di una buona base di azione navale ed aerea contro quelle comunicazioni... (6) Dopo avere sviluppato l'analisi di tutte le possibilità relative a quell' arcipelago, alla fine dell'articolo reputava comunque opportuno allontanare l'attenzione da questo problema e, affermava che in fondo sia l'Italia sia la Francia potevano benissimo fare a meno delle Baleari. Infatti, in una guerra aeronavale le basi in Sardegna, date le distanze abbastanza brevi, sarebbero state più che sufficienti, mentre la Francia poteva a sua volta impedire gli attacchi alle proprie navi, utilizzando le basi della Corsica o dello stesso territorio metropolitano.

A questo punto, per meglio comprendere come si fosse arrivati, nel luglio 1936, alle decisioni d'intervento politico e militare italiano, bisogna innanzi tutto possedere un chiaro quadro relativo agli Enti (segreti o meno) preposti all'informazione, alla organizzazione decisionale e alla trasmissione delle conseguenti direttive. -

In quell'anno il Governo italiano presentava la struttura seguente: (Benito Mussolini) Capo del Governo (Galeazzo Ciano) Ministro degli Esteri (Benito Mussolini) Ministro degli Interni Ministro della Guerra (Benito Mussolini) Ministro della Marina (Benito Mussolini) Ministro dell'Aeronautica (Benito Mussolini) Altri Ministri (di scarsa rilevanza per il nostro studio). Commissione Suprema di Difesa (composta dai Ministri degli Esteri, delle Colonie, della Guerra, della Marina, dell'Aeronautica, delle Finanze, delle Corporazioni, delle Comunicazioni) il cui Comitato Deliberativo era presieduto dallo stesso Benito Mussolini.

È chiaro che l'identificazione nella stessa persona di cinque dei principali Ministeri e della Presidenza dello stesso Comitato Deliberativo, annullavano in quest'ultimo consesso ogni possibilità di approfonditi dibattiti. Per di più, dal 1933, oltre ad essere rette da un Ministro unico, si era avuto nelle singole Forze Armate anche l'abbinamento nella stessa persona della carica di Sottosegretario di Stato e di Capo di Stato Maggiore. Nella Regia Marina, l'ammiraglio Domenico Cavagnari ricopriva contemporaneamente le due cariche. Con questo ordinamento, che fondeva una carica politico-disciplinare-

(6) Copia del suddetto articolo è conservata presso il M.A.E., Politica (Spagna), b.9-fl.

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amministrativa con una tecnica-militare-operativa, si era ottenuto certamente un'unità di indirizzo e maggiore rapidità di decisione, ma anche l'inconveniente di consentire un minor vaglio delle deliberazioni. In questo modo la fusione del potere politico con quello militare era diventata talmente estesa da non poter in nessun modo separare le rispettive responsabilità (7) . Più indipendente e con maggior margine di decisionalità, anche se per carattere, comune ideologia politica e vincoli familiari assai legato al Capo del Governo, era indubbiamente il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, nominato nel giugno 19.36. Nel corso di tutta la guerra di Spagna sarà proprio lui il principale coordinatore dell'intervento italiano. Per quanto riguarda la raccolta delle informazioni sulla situazione spagnola prima e durante la guerra civile, nei mesi precedenti il riconoscimento ufficiale (28 novembre 19.36) del governo nazionalista del generale Franco, lo sviluppo della rete informativa, normale o segreta, era articolato come segue: Al Ministro degli Esteri facevano capo: - l'ambasciatore italiano a Madrid, Orazio Pedrazzi; - il ministro italiano a Tangeri, De Rossi del Lion Nero; - il console generale italiano di Barcellona, Bossi; - i consoli e gli agenti consolari nelle varie città spagnole. Le notizie d'ordine militare erano invece raccolte dalla rete di informatori dei Servizi Segreti; il S.I.M., diretto dal colonnello Mario Roatta, dipendeva dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, ed aveva compiti informativi militari generali interessanti nel loro complesso le tre Forze Armate, e già dal 19.30 aveva organizzato a Barcellona un suo centro operativo. Ciascun Capo di Stato Maggiore (Esercito, Marina, Aeronautica) possedeva inoltre un proprio Organo per la raccolta di informazioni di carattere tecnico, che faceva capo agli addetti militari. In Spagna, presso il Governo di Madrid, erano destinati: - Un addetto militare dell'Esercito, dipendente dal M.A.E., dal S.I.M., dallo S.M.G. e dallo S.M.E. - Un addetto navale della Marina, dipendente dal M.A.E., dal S.I.S., dallo S.M.G. e dallo S.M.M. - Un addetto dell'Aeronautica, dipendente dal M.A.E., dal S.I.A., dallo S.M.G. e dallo S.M.A. Vi era inoltre un Servizio Segreto del Ministero degli Affari Esteri, che operava prevalentemente iri cooperazione con il reparto di controspionaggio del S:I.M. (8).

Dopo la fase di raccolta e valutazione delle notizie e la fase deliberativa si arri(7) Vds. G. Fioravanzo, L 'organizzazione della Marina durante il conflitto, vol. XXI. Tomo I, Ed. U.S.M.M. Roma 1972 - pagg. 32-33. (8) Ambrogio Viviani, Selvizi Segreti Italiani 1815/1985, Adnkronos, Roma 1985 - pagg. 192, 206, 208.

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vava alla trasmissione degli ordini esecutivi, che nel campo militare venivano ovviamente eseguiti dalle Forze Armate. Delle tre, quella. che maggiormente ci interessa, dato il carattere del presente volume, è la Regia Marina, che nel periodo in cui ebbero inizio i fatti di Spagna poteva considerarsi completamente mobilitata, in quanto la crisi mediterranea seguita alla guerra di Etiopia (1935/1936), era da poco entrata nella fase conclusiva e la smobilitazione era appena all'inizio. Il 17 luglio, la dislocazione delle Forze Navali, nelle grandi linee, era la stessa già attuata da più di un anno per fronteggiare la situazione di una, non tanto pere· grina, possibilità di conflitto italo-inglese. La flotta era suddivisa in due Squadre Navali: - I Squadra, agli ordini dell'ammiraglio Umberto Bucci, costituita dalle unità più pesanti, ossia atte ad affrontare il combattimento, poiché la loro maggiore protezione le rendeva più idonee a sostenere l'offesa nemica. - II Squadra, agli ordini dell'ammiraglio di divisione Romeo Bernotti, costituita con navi più leggere (saranno proprio, in massima parte, le unità della II Squadra quelle che parteciperanno agli eventi spagnoli). Le due Squadre Navali avevano ripartito le loro Divisioni fra i porti di La Spezia, La Maddalena, Cagliari, Augusta e Taranto. Tangeri e la difesa della neutralità nella zona internazionale

Cominciamo ad analizzare come la situazione andò evolvendosi, osservandola da bordo delle unità italiane che vi si trovarono coinvolte a Tangeri fino dai primissimi giorni dell'insurrezione (9). La prima fu la nave posacavi Città di Milano che, partita da La Spezia il 3 luglio 1936 diretta a Malaga, doveva eseguire lavori di riparazione e sostituzione di alcuni tratti del cavo telegrafico Malaga-Las Palmas, per conto della Società l talcable. Giunta 1'8 luglio a Malaga, il 9 si trasferì a Ceuta, sostandovi cinque giorni. 1114 riprese il mare per un periodo di sei giorni nei quali effettuò i lavori previsti dal programma nelle acque dello Stretto di Gibilterra. Durante quei sei giorni la situazione in Spagna era precipitata. A Tangeri le notizie provenienti dai vicini territori marocchini, annuncianti la rivolta delle guarnigioni militari e gli avvenimenti che si profilavano sulla Penisola iberica, produssero nella città internazionale apprensione e fermento fra la popolazione, che risultò divisa fin dall'inizio tra favore voli agli insorti del movimento nazionalista e fautori della Repubblica. La popolazione di Tangeri era composta da circa 60.000 persone, di cui metà musulmani, 1.200 ebrei, 2.000 francesi e quasi 6 .000 spagnoli, che nel giro di pochi giorni diventarono 12.000 per l'arrivo di numerosi profughi dalla Spagna continentale. Il giorno 18 dette fondo in rada la nave idrografica spagnola Tofiiio, il cui equi(9) La città di Tangeri ed il suo entroterra di .382 km2 erano stati proclamati zona internazionale, su decisione inglese e francese, dal Convegno di Parigi del 192.3 . Uno speciale statuto, redatto da Gran Bretagna, Francia e Spagna, affidava aDe tre Nazioni il controllo cli questo importante punto strategico. In seguito, nel 1929, il governo della città venne allargato ad altri quattro Stati: Italia, Portogallo, Belgio, Olanda. La zona era in ogni caso da considerare demilitarinata e assolutamente neutrale.

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paggio, esautorati ed imprigionati gli ufficiali, aveva confermato la sua fedeltà al governo madrileno. Il Comitato Internazionale di Controllo (composto da inglesi, francesi, spagnoli, portoghesi, italiani, belgi e olandesi) che governava la zona, ed il cui Presidente di turno era il ministro italiano De Rossi del Lion Nero, temendo incidenti e rivolte, anche perché cominciavano a giungere notizie di ammutinamenti sulle navi spagnole, con uccisione o imprigionamento degli-ufficiali, richiese ai governi garanti l'invio di navi da guerra per la salvaguardia della neutralità della zona. La sera del giorno 19, la nave posacavi Città di Milano dette fondo a Tangeri per rifornirsi di viveri. Essendo l'unità, in quel momento, la sola nave straniera sul posto, il suo comandante, capitano di fregata Giuseppe Fiorentino, venne formalmente invitato a rimanere fino all'arrivo di altre unità, per la tutela degli interessi e la protezione dei cittadini stranieri residenti. Il giorno 20, su precisi ordini del Governo di Madrid, le navi della squadra repubblicana iniziarono il concentramento nel porto di Tangeri dove, ormai in mano agli equipaggi ammutinati e con ufficiali nominati con votazioni assemblati, avrebbero utilizzato la rada come base di rifornimento ed appoggio per bloccare lo Stretto ed impedire il passaggio delle truppe franchiste dal Marocco alla Spagna. Nel corso della giornata, infatti, dettero fondo in rada l'incrociatore Libertad, proveniente da Cadice, che aveva bisogno urgente di rifornirsi di nafta, l'incrociatore Miguel De Cervantes, i cacciatorpediniere Sdnchez Barcdiztegui e Churruca. L'eccitazione nella zona e nella città cominciava a raggiungere punte elevate; il Comitato di Controllo dovette intervenire più volte per calmare gli animi e dividere i contendenti. Nel pomeriggio entrò in porto il piroscafo italiano Silvia Tripcovich sbarcando numerosi profughi fuggiti da Malaga, poiché, essendo fallita l'insurrezione, la città era in preda al terrore per le rappresaglie e le vendette personali dei miliziani anarchici e comunisti. Gli ufficiali e l'equipaggio del Città di Milano, coadiuvati dalle autorità diplomatiche e consolari, si prodigarono nell'assistenza ai profughi e agli altri cittadini appartenenti alla comunità italiana. Nella notte fra il 20 e il 21 arrivarono le prime unità navali inviate dalle altre nazioni componenti il Comitato di Controllo della Zona Internazionale; per primo il cacciatorpediniere portoghese Tejo, seguìto dal francese Tempète e dall'inglese Beagle. Il 21 luglio fu un giorno cruciale, e il Città di Milano non poté ripartire come era nei programmi. Infatti dalla mattina alla sera vi fu un gran movimento di navi spagnole, sia in entrata (cacciatorpediniere Almirante Femindiz, corazzata Jaime I, cannoniera Laya, guardacoste Uad Muluya e Uad Lucus, sommergibili C.1. e C.3) sia in uscita, per missioni di blocco nello Stretto e bombardamenti di coste. Il generale Franco fece immediatamente rimarcare che questa attività era in contrasto con l'Articolo n. 3 dello Statuto della Zona Internazionale di Tangeri e pretese il rispetto assoluto della neutralità, minacciando, in caso contrario, di attaccare con aerei le navi nel porto ed, in caso estremo, d'invadere il territorio. A dimostrazione delle sue intenzioni, inviò un aereo a sganciare a_lcune bombe contro una piccola petroliera inglese che, proveniente da Gibilterra, stava entrando nel porto per rifornire le navi spagnole.

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Il capo del Governo itt1liano Benito 1\'1ttssoli11i, Ministro delle tre Forze A nnate e l'ammiraglio Domenico Cavagnari, al u•mpo stesso Sottosegretario di Stato e Capo di Stato Maggiore dellc1 Regia ,Warina, fotografati mentre passeggiano in coperttl a poppa dell'incrociatore ZARA, il 26 novembre 1937. La nave posact1vi CITTÀ DI MJLANO, prima unità della Marina italiana a tmvarsi coinvolta nella gue1ra civile spagnola. (coli. F. Bargoni)

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Tangeri - 20 luglio 19)6 - Incrociatore spagnolo MIGUEL DE CERVANTES, il cui eq11ipaggio, esalllorati gli 11ffi· eia/i, ha optato per la fedeltà al Govemo repubblicano. Notare i marinai che salutano o pugno chimo. (coli. F. Bargoni).

Il piroscafo italiano SILVIA TRIPCOVTCH fotogmfato nel porto di Malaga, da cui salperà poche ore dopo portando in salvo a Tangeri numerosi profughi italiani fuggiti do/la città, in preda al terrore. (coli. F. 13argoni).

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Nella serata di quel giorno la situazione in città si era fatta particolarmente tesa e si temevano gravi disordini. Il Comitato di Controllo fu costretto a richiedere ai comandanti delle navi straniere presenti lo sbarco di reparti armati da porre a protezione delle varie legazioni e dei quartieri di abitazione dei cittadini di varia nazionalità. Il plotone del Città di Milano risultò composto da venti marinai al comando di un tenente di vascello e fu il primo di una serie di reparti da sbarco forniti via via da una nave italiana stazionaria, le cui prestazioni vennero mantenute durante tutto il corso della guerra. Frattanto, mentre giungevano a Tangeri anche l'incrociatore inglese Galatea e il cacciatorpediniere Brilliant nonché l'incrociatore francese Su/fren, la richiesta urgente del Comitato di Controllo della città libera di Tangeri pervenne sul tavolo di Mussolini, che immediatamente ordinò la partenza dell'incrociatore Eugenio di Savoia. L'unità, nave ammiraglia della 7 a Divisione della 2 a Squadra (comandante C. V. Massimiliano Vietina) alzando l'insegna dell'ammiraglio di divisione Mario Falangola, salpò da La Spezia il 22 luglio 1936 e dette fondo a Tangeri nelle prime ore del mattino del 24 luglio (10) . La nave posacavi Città di Milano poteva cosl riprendere il corso della sua missione. Il 26 luglio lasciò Tangeri e fino al 30 dello stesso mese lavorò alla riparazione del cavo telegrafico nello Stretto di Gibilterra. Dal 30 luglio al 2 agosto fu nuovamente a Tangeri per rifornimento, sostando poi a Gibilterra fino al giorno 5. Partita nella mattinata dalla base inglese, a 3 miglia a sudest da Punta Europa, dirigeva per Malaga raggiungendola nel pomeriggio; l'unità venne fatta segno al lancio di sei bombe da parre di un aereo repubblicano, ma proseguì la navigazione senza avere subìto danni e, dopo una sosta di due giorni a Malaga per effettuare un controllo delle riparazioni eseguite al cavo telegrafico, ripartì per l'Italia rientrando a La Spezia 1'11 agosto 1936.

Al momento dell'arrivo dell'Eugenio di Savoia, la situazione era sempre esplosiva; le navi spagnole entravano e uscivano per le loro azioni di guerra, mentre le minacce del generale Franco si facevano ancora più pressanti. Il 28 luglio, pertanto, sotto la presidenza del ministro italiano De Rossi del Lion Nero, si riunì il Comitato di Controllo per esaminare la situazione e decidere quali provvedimenti prendere per far rispettare la neutralità. AJ termine della riunione venne emanato il seguente comunicato:

"Il Comitato di Controllo, considerando che l'attività della Marina spagnola nel porto di Tangeri può provocare nuovi atti di guerra e muovere violazioni alla neutralità permanente per la zona di Tangeri, oltre a scontri che porterebbero gravi conseguenze per l'ordine pubblico locale, potendo anche minacciare le buone relazioni internazionali fra i Paesi firmatari che aderiscono alla convenzione di Pa,.igi del 18 dicembfe 1923,

(10) Archivio U.S .M .M. - 0.M.S . cartella 2995.

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Il cacciatorpediniere portoghese TEJO, giunto a Tangeri il 21 luglio 1936. (coli. F . Bargoni).

Il cacciato1pediniere britannico llEAGLE, anch'esso fra i p1imi a giungere a Tangeri il 21 luglio 1936. (coli. F . Bargoni)

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Tangeri, 21 luglio 19)6 - I bagnanti assistono dalla spiaggia all'attacco portato da 11n aereo nazionalista contro 11110 piccola cistema i11glese entrata 11el/a rada per rifornire le 1uwi repubblicane (notare al ce11tro della fo to la colo1111a d 'acqua sollevata dalla bomba caduta in mare). Sullo sfondo da sinistra: 1111'11nità spagnola, il et. francese TEMPET~. la 11(/Ve id,-ografica spagnola TOFINO e l'incrociatore spagnolo MIGUEL DE CERVANTES. (coli. F. Bargoni)

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L'incrociatore leggero EUGENIO DI SAVOIA giunto a Tangeri il 26 luglio alzando l'insegna dell'ammiraguo di divisione Mario Falangola, che rimarrà stazionario nelle acque della zona i11temazionale per circa un mese. (coli. F. Bargoni)

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considerando d'altra parte che il Comitato di Controllo ha per sua specifica missione la salvaguardia del regime internazionale e, in particolar modo la protezione della vita e dei beni di tutte le collettività stabilite nelle zona di Tangeri, decide: Con riserva circa la soluzione ulteriore sulla gestione di diritto relativa alla interpretazione dell'Articolo 3 dello Statuto sulla neutralità permanente delta zona internazionale, viene costituita una Commissione composta dai comandanti delle navi da guerra inviate a Tangeri dalle Potenze in occasione degli ultimi avvenimenti, nella proporzione di un membro per ogni nazione. Questa Commissione avrà per scopo di assicurare il servizio di polizia del porto nella zona internazionale e di prendere tutte le misure utili per la sicurezza della città. Sarà tenuta a comunicare tutte le sue decisioni per l'approvazione, al Presidente del Comitato di Controllo che s'incaricherà di darne comunicazione ai membri del Comitato stesso e all'Amministrazione della zona" (11). Stabilita cosl la nascita della Commissione internazionale di difesa della zona di Tangeri, l'ammiraglio Falangola, essendo il più alto in grado, invitò a bordo del1' Eugenio di Savoia i comandanti delle navi delle altre Marine presenti in rada. Nel corso della riunione, che vide già un primo formarsi di tendenze contrapposte in appoggio alle tesi dei due diretti contendenti (italiani e portoghesi favorevoli a Franco, francesi e inglesi più o meno marcatamente dalla parte dei repubblicani), fu esaminata a fondo la situazione militare della zona. Constatata l'impossibilità tecnica di costituire un cordone di truppe da sbarco lungo la linea di confine, a difesa del territorio, si finì per decidere di piazzare alcuni reparti armati solo nei punti più nevralgici della città. Inoltre, venne comunicata alle navi da guerra spagnole la proibizione di entrare a Tangeri dato che, fra l'altro, il Governo di Madrid aveva già annunciato ufficialmente il proprio intendimento di non inviare, né fare sostare, navi della flotta repubblicana nelle acque del territorio libero . Per diversi giorni, però, questo provvedimento non trovò applicazione concreta, anche perché il Governo repubblicano si sentiva appoggiato dalle autorità navali inglesi, che sostenevano non costituire violazione dell'Art . 3 dello Statuto di Tangeri il permanere in porto di unità appartenenti al legittimo Governo spagnolo. Giuridicamente questo comportamento poteva avere una sua validità, tanto che il Governo di Londra dette ordine alle proprie navi di rispondere con la forza ad eventuali azioni militari da parte degli insorti del generale Franco nelle acque di Tangeri. Rileggendo oggi attentamente lo Statuto, si può constatare una certa capziosità degli argomenti inglesi, intesi a larvatamente favorire, in quei primi giorni di ancora incerta guerra civile, la repressione della rivolta da parte delle autorit~ madrilene. L'Art. 3 poneva infatti la zona di Tangeri in regime di neutralità permanente e non era, quindi, consentito a nessuna potenza d'impiegarla come base per azioni militari di qualsiasi genere.

(11) Archivio U.S .M.M. - O .M.S. cartella 3091.

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Tangeri 29 luglio 19}6 - La nave idrografica repubblicana TOFINO mentre presta soccorso (I/ sommc•rgibile C.4 danneggiato nello Stretto di Gibilterra da un aereo nazionalista. (coll. F. Bargoni)

Il cacciato,pediniere spagnolo repubblicano ALrnDO, che il 10 agosto 1936 entrà a Tangeri con un condizionatore in avaria. (foto M.. Bar - coli. F. Bargoni)

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L'incrociatore leggero ii(cliano GIOVANNI DELLE BANDE NERE che, alzando l'insegna dell'mnmimglio di divisione Silvio Saka, rimase stazionario a Tangeri dal 14 agosto al 3 ottobre 1936. (co!l. F. Bargoni)

L'ammiraglio di divisione Silvio Saka, Comandante delle Forze Navali italiane nelle acque dello Stretto di Gibilterra e, in pitì riprese, della Commissione navale internazionale di difesa di Tangeri, dal 14 agosto al 10 novembre 1936.

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Ai primi di agosto la situazione non era ancora risolta. Le unità spagnole continuavano ad entrare ed uscire, mentre alla nave idrografica Tofiiio si appoggiavano per rifornimenti e carica deUe batterie i sommergibili C.2, C.6 e B.5. In città vi era nervosismo e nello stesso Comitato di Controilo non si raggiungeva una unanimità di vedute. Il generale Franco, già abilissimo politico, seguitava a minacciare azioni di forza, che il nostro rappresentante De Rossi del Lion Nero, per forzare la mano agli altri componenti del Comitato, mostrava di temere oltre misura. In mezzo al disordine, alle minacce, alle dimostrazioni popolari, alla disparità di vedute fra le Nazioni componenti l'amministrazione della zona, si ebbero anche atti di civiltà ed umanità da parte dei nostri rappresentanti diplomatici e degli ufficiali dell'Eugenio di Savoia, che avviarono contatti con il Comando della flotta repubblicana, nell'intendimento di salvare la vita agli ufficiali ancora imprigionati sulle navi, riuscendo anche ad ottenere che alcuni, feriti o malati, fos sero sbarcati e ricoverati negli ospedali della città. Il 4 agosto, a]Ja vigilia della partenza del famoso "convoglio della vittoria", il generale Franco inviò un' ulteriore energica nota al Comitato di Tangeri, sollecitando di nuovo l'applicazione integrale dello Statuto e dichiarando che in caso contrario, sarebbero state attuate immediate, definitive ritorsioni. In seguito a questa nota il Comitato di Controllo tornò nuovamente a riunirsi ed il rappresentante italiano, appoggiato anche dal Portogallo e questa volta dalla Gran Bretagna, (che non vedeva di buon occhio la permanenza di tante navi da guerra dirimpetto alla sua Base di Gibilterra), riuscì ad imporre il suo punto di vista per l'attuazione delle norme contenute nella Risoluzione del 28 luglio: si stabilì di istituire un turno di servizio di ventiquattro ore fra tutte le unità militari delle Nazioni garanti per lo svolgimento delle pratiche con le navi spagnole eventualmente in arrivo. La nave di servizio avrebbe dovuto inviare subito a bordo delle stesse un ufficiale di comandata con il seguente promemoria:

"Il Ministro di Spagna ha comunicato al Cornitato di Controllo che il Governo di Madrid ha ordinato alle unità della sua flotta di non venire e di non restare a Tangeri. Pertanto vengo a nome della Commissione di Difesa per comunicare a codesta Unità l'invito del Comitato di Controllo a lasciare la rada e le acque teni.toriali di Tangeri e di far conoscere in base a quali ordini del Govemo di Madrid codesta unità è entrata a Tangeri". Se le unità spagnole avessero giustificato il loro approdo con avarie all' apparato motore o altri motivi tecnici, l'unità di servizio avrebbe inviato una commissione tecnica per controllare i bisogni reali della nave in avaria, per stabilire la data della partenza e poterla comunicare al Comitato di Controllo. Queste nuove norme non vennero subito accolte dal Governo di Madrid, che si faceva forte dell'appoggio francese. Ma, o per l'incertezza che regnava ormai sulle stesse navi spagnole o per la brillante riuscita dell'attraversamento dello Stretto da parte del "convoglio della vittoria" o per i movimenti di truppe ai confini della zona internazionale, sta di fatto che il giorno 7 agosto era rimasta nella rada soltanto la nave idrografica Tofiiio, che peraltro, si era arrogata poteri di polizia, sequestrando le carte di bordo ad un motopeschereccio tangerino, proveniente da Siviglia.

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Era una situazione ormai giunta al limite e 1'8 agosto anche il Tofino lasciò l'ancoraggio per non più tornarvi. La tensione nella zona cominciò via via ad allentarsi ed il giorno 10 agosto si ebbe la prima applicazione delle norme stabilite. Alle 01.30 del mattino entrò in porto il cacciatorpediniere Alsedo. La diesel barca dell' Eugenio di Savoia con l'ufficiale di comandata italiano si avvicinò sotto bordo al cacciatorpediniere spagnolo intimandogli di allont.anarsi immediatamente. Avendo il comandante della nave fatta presente una grave avaria ad un condensatore, la Commissione di Controllo, subito informata, ne ordinava ugualmente la partenza, entro ventiquattro ore, con una sola macchina. A mezzogiorno giunse il cacciatorpediniere Lepanto, che fu autorizzato a rifornirsi d'acqua dall'incrociatore francese Suffren e che alle 15. 00 ripartì con l' Alsedo a rimorchio. Per la sosta a Tangeri di unità da guerra appartenenti ad altre nazioni le norme erano meno restrittive; comunque, prima di entrare nella rada avrebbero dovuto tutte chiederne espressa autorizzazione. Cos'era successo? Il 5 agosto il Governo germanico - che non voleva perdere l'occasione di far sventolare anche nelle acque di Tangeri la bandiera della risorta Kriegsmarine - si era rivolto al Governo francese tramite la propria ambasciata a Rabat. In ragione dell'influenza che quest'ultimo aveva nell'Amministrazione del territorio libero, faceva presente che le navi tedesche, impegnate nel soccorso e nel!' evacuazione dei propri connazionali dai porti spagnoli, avrebbero potuto, in alcuni casi, essere costrette a far scalo a Tangeri. Il Ministero degli Esteri di Parigi, dopo essersi consultato con il Foreign Office inglese, concesse il permesso alle soste per rifornimenti e riparazioni di avarie, precisando, però, che le navi da guerra tedesche non sarebbero mai state chiamate a partecipare a missioni di protezione e sorveglianza, che per la zona dì Tangeri erano riservate alle potenze statutarie. In data 11 agosto, infine, il Comitato Internazionale di Controllo emise il seguente comunicato:

"Nelle riunioni dei giorni 7, 8 e 9 agosto il Comitato di Controllo si è impegnato nella definizione dei metodi per salvaguardare, nelle attuali circostanze, la situazione speciale di Tangeri, come si è stabilito, dal punto di vista della neutralità permanente, nell'Articolo 3 dello Statuto. A questo titolo, ha ricevuto, in data .10, comunicazione ufficiale della decisione presa dal Governo spagnolo, che pure mantenendo una riserva totale sulla questione di diritto, si impegna al ritiro delle proprie forze navali dalle acque del porto, decisione che con soddisfazione possiamo confermare avere avuto pieno effetto. Per quanto si riferisce al movimento di passeggeri e mercanzie fra la zona di Tangeri e la Spagna, ha riconosciuto che ci si deve attenere strettamente, nelle pratiche amministrative, all'applicazione delle regole statutarie e legislative in vigore" (12) .

(12) A.U.S.M.M. - 0.M.S. - Cartella .3091.

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Che la situazione nella Zona internazionale si fosse ormai sdrammatizzata, è dimostrato dal fatto che il 13 agosto 1936 l'incrociatore Eugenio di Savoia poté lasciare Tangeri per circa ventiquattro ore. A Malaga, dove era concentrata una parte della flotta governativa per operare nello Stretto di Gibilterra, e dove la vicinanza delle linee nazionaliste ed i bombardamenti della città da parte di aerei, riconosciuti come italiani, avevano creato una forte ostilità nei nostri riguardi, vi erano stati incidenti e minacce che avevano coinvolto anche il nostro agente consolare, commendatore Bianchi. Venne perciò inviato il nostro incrociatore, che nella giornata del 13 imbarcò 15 italiani e 12 stranieri - fra cui il figlio del generale Queipo de Llano (comandante nazionalista di Siviglia) sfuggito alle ricerche della polizia locale - portandoli in salvo a Tangeri. Dopo 21 giorni di permanenza, la delicata missione dell'Eugenio di Savoia si era conclusa. A dargli il cambio, il 14 agosto arrivò dall'Italia l'incrociatore leggero Giovanni delle Bande Nere e la sera stessa l'Eugenio di Savoia poté lasciare definitivamente il porto di Tangeri e dirigere per La Maddalena, dove giunse il 16 successivo. L'incrociatore leggero Giovanni delle .Bande Nere (comandante C.V. Ferdinando Casardi), nave ammiraglia della 2 a Divisione della II Squadra navale, alzando l'insegna del!' ammiraglio di divisione Silvio Salza, salpò da Cagliari l' 11 agosto, diretto a Tangeri insieme agli esploratori Luca Tarigo e Antonio Da Noli. Durante il percorso 1a formazione navale scortò fino a Melilla il piroscafo Nereide, partito il giorno prima da La Spezia con un importante carico di materiale aeronautico per i nazionalisti. Giunse a Tangeri il 14, prendendo il posto, come abbiamo già detto, dell'Eugenio di Savoia, mentre l'ammiraglio Salza assumeva il Comando delle Forze Navali italiane dislocate nella zona dello Stretto di Gibilterra. Stazionò a Tangeri per circa un mese e mezzo (fino al 3 ottobre), periodo durante il quale l'ammiraglio Salza operò in stretta correlazione con i comandanti delle unità inglesi, francesi e portoghesi incaricate di assicurare il rispetto della neutralità nella zona internazionale (13).

Anche la sezione esploratori leggeri, Antonio Da Noli (comandante C.V. Giacomo Perissinotti Bisoni) e Luca Tarigo (comandante C.F. Armando Squinobal), appartenenti alla 3 a Squadriglia Esploratori della II Squadra Navale, venne dislocata a Tangeri nell'agosto 1936, per uscite alternate da quel porto, in servizio di scorta a piroscafi italiani attraverso Io St retto di Gibilterra ed eventuale soccorso a piloti o equipaggi dei velivoli impegnati nel ponte aereo o in azioni offensive fra il Marocco e il territorio metropolitano. Il giorno 15 l' esploratore Antonio Da Noli fu chiamato ad una importante missione, per la quale si trasferì a Siviglia, prima nave italiana a visitare un porto della Spagna in saldo possesso delle forze nazionaliste. La visita coincise con i festeggiamenti in quella città per il ripristino dell'antica bandiera nazionale a strisce giallo oro e rosso. Le accoglienze alla nave e al suo equipaggio da parte della popolazione

(13) Archivio U.S.M.M. - O.M.5. - Cartella 3124.

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Una bella imm(lgine dell'esploratore ANTONIO DA NOLI, prima unità navale italian(I, proveniente da 1à11geri a raggiungere Siviglia il 14 agosto 1936 risalendo il Guadalquivir. Vi si recava ufficialmente per partecipare ai festeggiamenti in occasione del rip1istino nei tenitori nazionalisti dell'antica bandiera spagnola rosso e oro, ma in realtà per sbarcarvi un carico di fucili e rmmizioni diretto alle ancora modeste forze del generale Queipo de Llano. (coli. F. Bargoni)

L'incrociatore pesante italiano GORIZ!fl fotografato il 2.5 agosto 1936 a Gibiltemt, dove era giunto a rimorchio in seguito all'esplosione del deposito carburanti per gli aerei, a~·venufa il giorno prima nella mda di Tangeri.

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e delle autorità furono molto calorose. Nella tarda serata, in gran segreto, da bordo dell'esploratore venne sbarcato un carico di fucili e munizioni, diretto alle forze, ancora piuttosto modeste, del generale Queipo de Llano, e la nave, che ufficialmente era andata per imbarcare eventuali profughi, poté così rientrare subito a Tangeri. Il 17 agosto si ebbe la prima missione nello Stretto : il Da Noli esegu) un'uscita in concomitanza col passaggio del piroscafo Delia, proveniente dall'Italia e diretto a Cadice. Il 26 iniziò la scorta al piroscafo Nereide, che rientrava in Italia da Melilla . La sera stessa un sommergibile repubblicano si avvicinò a circa 1.000 metri dal piroscafo, segnalando di fermarsi, ma il Da Noli s'interpose ed il battello si allontanò immergendosi. La scorta proseguì fino al 5° meridiano, poi l'esploratore invertì la rotta rientrando a Tangeri il 30. Nello stesso periodo il Tat'igo effettuò quattro uscite (22/24 - 25 - 27 - 28 agosto) nelle acque dello Stretto in appoggio al ponte aereo nazionalista. Ancora qualche giorno di permanenza nel porto di Tangeri, poi il rientro in Italia: il Tarigo partì il 4 settembre, dopo essere stato sostituito dal Pancaldo, con arrivo a La Maddalena il 6, mentre il Da Noli dopo un'ultima breve uscita il giorno 5, salpò il 9 con arrivo a La Spezia l' 11 settembre. A questo punto s'inserisce un interessante episodio, non direttamente correlato con la guerra civile spagnola, che ebbe per protagonista l'incrociatore pesante Gorizia, alla fonda nel porto di Tangeri. L'unità, appartenente alla 1 a Divisione Incrociatori della 1 a Squadra Navale (comandante C.V. Romeo Oliva), partita da Messina il 26 Luglio 1936 e diretta a Kiel per assistere alle Olimpiadi della vela che si svolgevano in quelle acque, durante il viaggio effettuò la sosta di un giorno (dal 31 luglio al 1° agosto) nei porti di Gijon e Saint Jean de Lux (nel Cantabrico) per eventuale assistenza ed imbarco di connazionali. Appurato che ormai la situazione si era chiarita, proseguì la normale missione, giungendo a Kiel 1'8 agosto e sostandovi fino al 20 dello stesso mese. Nel viaggio di ritorno, durante una breve sosta a Tangeri, nel pomeriggio del 24 avvenne a bordo un grave incidente che fortunatamente non provocò vittime. Una forte esplosione ali'estrema prora, dovuta a fuoriuscita di vapori di benzina dal deposito carburante per gli idrovolanti da ricognizione, provocò due ampie falle simmetriche nei masconi della nave. Trovandosi l'unità all'àncora, non vi erano reali pericoli per la sua galleggiabilità; ma a Tangeri essa non poteva né rimanere né essere riparata. L' ammiraglio Salza, pertanto, in qualità di Comandante delle Forze Navali italiane nelle acque dello Stretto, si mise in contatto con le autorità navali inglesi di Gibilterra, che accordarono il permesso al Gorizia di trasferirsi in quell'arsenale per le prime sommarie riparazioni. Il 25 agosto, aiutato da un rimorchiatore inglese, giunto espressamente, e navigando a marcia indietro per non sovraccaricare le paratie trasversali di prora, l'incrociatore, scortato dall'esploratore Luca Tarigo, si spostò da Tangeri a Gibilterra. Immesso in bacino, vi rimase dal 26 agosto al 9 settembre, giorno in cui, sostituite le lamiere del fasciame interessate dall'esplosione, poté ripartire per l'Italia, giungendo a La Spezia 1' 11 settembre. L'incidente avrebbe potuto avere gravi ripercussioni internazionali poiché le autorità inglesi, effettuando le misurazioni della carena della nave, mentre questa si trovava in bacino, scoprirono ciò che già sospettavano, e cioè che il dislocamento

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era di un buon 10% superiore alle diecimila tonnellate consentite dal Trattato di Washington. Se 1a cosa finì per acquietarsi fu dovuto soltanto al desiderio del Governo di Londra di arrivare ad un riavvicinamento con l'Italia dopo il raffreddamento dei rapporti seguìto alla guerra d'Etiopia (14).

Missioni di protezione ed evacuazione di cittadini italiani e stranieri e di profughi spagnoli dai porti della Spagna repubblicana

In seguito alle gravi notizie sulle atrocità che venivano commesse nelle città spagnole durante i primi giorni della guerra civile, che impressionarono e commossero l'opinione pubblica di tutto il mondo, le principali Nazioni disposero l'invio nei porti iberici di navi da guerra per la protezione della vita e dei beni dei propri connazionali. Si trattava di un falso scopo, atto a coprire interventi di Potenze contrapposte pronte ad approfittare della situazione di caos per loro futuri disegni? O veramente lo stato di pericolo per i cittadini stranieri in Spagna era reale? Dai telegrammi inviati al Ministero degli Affari Esteri, dall'ambasciatore italiano Pedrazzi, dai Consoli di Barcellona, Malaga e di altre città, oltre che dai nostri diplomatici in Gran Bretagna, Francia e Germania, emerge il quadro di una __/situazione confusa di disordine e di terrore, dovuta alla violenta reazione degli elementi popolari, anarchici e comunisti contro l'insurrezione militare, che avevano preso il sopravvento sul governo costituito. Ne riproduciamo alcuni per intero: - Rapporto dell'ambasciatore Pedrazzi al ministro Ciano sulla situazione interna spagnola - 12 Giugno 19 36 - (relazione di oltre un mese precedente all' insurrezione militare)

''... Gravi incidenti avvenuti a Malaga fra socialisti e comunisti da una parte e anarchici dall'altra, nei quali ha culminato giomi fa .... situazione ordine pubblico che, specie in provincia e secondo quanto ho già segnalato è sempre più grave, hanno vivamente preoccupato questi ambienti anche ufficiali...... ". (15) - Telegramma n° 7085 R del 20/07/1936 del R. Consolato Generale di Malaga al M.A.E., sulla situazione in Spagna:

"Ho potuto far entrare porto Malaga piroscafo nazionale SILVIA TRIPCOVICH per prendere collettività italiana. Città saccheggiata in piena rivoluzione.

(14) Vds. A.U.S.M .M. - O.M.S . . Cartella 2955 e Gretton Peter, Elfactor olvidado, Editoria) San Martin, Madrid 1984 - pag. 11 l. (15) Archivio storico M.A.E . - Politica (Spagna) - b.9 - f.1

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Comunicazioni interrotte. Non posso comunicare con Ambasciata. Rimango sul posto con pochi connazionali ltalcable. Scarseggiano viveri e lotta continua per le strade. Militari con rivoltosi anarchici. Console Bianchi". (16) - Telegramma n° 7154 R del 22/07/1936 del R. Consolato Generale di Barcellona al M.A.E.

" ...... ... . Dato predominio anarchico comunista moltiplicansi attentati, minacce contro beni, persone connazionali, provocati da noti elementi fuoriusciti. Connazionale Dogliotti ucciso in circostanze misteriose. Negozi e uffici italiani devastati. Coppadoro, Direttore Soc. Pirelli, depredato. Connazionali residenti Mauresa e Sitges isolati. Tenterò oggi farli affluire Barcellona ................ ". (17) Nell'ultimo telegramma si parlava di un solo italiano ucciso a Barcellona. In realtà i morti furono due; infatti, oltre al commerciante Luigi Dogliotti, era stato assassinato, anch'egli nel proprio domicilio, il fiorentino Antonio Nistri. (18) Le immediate note di protesta da parte del nostro Ministero degli Esteri, ottennero le più ampie scuse del Governo repubblicano, ma la situazione rimase incerta e pericolosa per gli italiani. Ancor più lo divenne nei mesi successivi, quando gli opposti schieramenti si furono delineati. Fra il luglio e l'ottobre 1936, almeno altri sei connazionali furono, infatti, brutalmente uccisi da bande armate o fucilati per i motivi più banali, su sentenze di improvvisati tribunali rivoluzionari. Ad esempio: - 1 agosto 1936 - A Borgo di Barbastro (provincia di Huesca) i fratelli Salvatore e Nicola Perrella "rei di essere italiani e militanti in associazioni cattoliche". - 5 agosto 1936 - in un sobborgo di Barcellona, l'ing. Edoardo Marselli, assassinato in casa davanti ai familiari, senza specifico motivo, ma per puro odio di classe. - 3 settembre 1936 - Umberto Fasanella, ucciso da bande anarchiche a Barcellona, sembra, unicamente perché teneva in casa immagini religiose. (19)

In mezzo ad una ridda di notizie, a volte anche contradditorie, ma comunque allarmanti, si giunse al 22 luglio. In quel giorno Mussolini stesso, tramite l'ammiraglio Cavagnari, Capo di Stato Maggiore della Marina, dispose l'immediata partenza di alcune unità navali per i porti della Spagna, allo scopo di offrire assistenza ed aiuto alle comunità italiane, salvaguardare il prestigio della nostra bandiera e seguire sul posto l'evolversi degli avvenimenti.

(16) (17) (18) (19)

Archivio Archivio Archivio Archivio

storico storico storico storico

M.A.E. M.A.E. M.A.E. M.A.E.

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Politica Politica Politica Politica

(Spagna) (Spagna) (Spagna) (Spagna)

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- b.9 - b. 9 - b.9 - b. 9

- f.2 - f.3 - f.3 -f.3


Questo invio di navi da guerra non implicava però ancora l'intenzione di intervenire in Spagna a fianco dei nazionalisti. Come Comandante delle unità che dovevano operare in quelle acque, venne nominato l'ammiraglio di divisione M .0. Ildebrando Goiran, che sbarcato dall'incrociatore Alberto di Giussano (nave ammiraglia della 4 a Div. della I Squadra), alzò l'insegna sull'inc. pesante Fiume appartenente alla 3 a Div. della P Squadra, (comandante C. V. Luigi Sansonetti), che nella stessa giornata del 22 salpò da Taranto dirigendo per Barcellona. (20) Contemporaneamente lasciò La Spezia per uguale destinazione l'incrociatore leggero Raimondo Monlecuccoli (comandante C.V. Mario Bonetti), appartenente alla 6a Div. della II Squadra, per formare un Gruppo Navale insieme all'altra unità. Nelle prime ore del mattino del 23 luglio 1936, dopo una notte di navigazione ad alta velocità, il Montecuccoli giunse nelle acque antistanti il porto di Barcellona. (21) La città, che nei giorni precedenti era stata teatro di combattimenti nelle strade fra sostenitori del pronunciamento militare e aderenti alle organizzazioni anarchiche e comuniste, le quali preso il sopravvento avevano poi compiuto vendette e fucilazioni, appariva, vista dal mare, nuovamente calma e tranquilla. La sollevazione militare era fallita, ma i segni restavano; case danneggiate, alberi abbattuti per effettuare barricate, tram rovesciati, ecc .. Anche talune sedi di industrie e rappresentanze consolari di nazioni straniere erano state devastate; fra le tante, la sede della nostra Società di Navigazione Italia e gli impianti della Pirelli. La città era presieduta da popolani armati. Per evitare incidenti, data la manifesta ostilità delle masse operaie nei confronti dell'Italia e del fascismo, l'incrociatore rimase alla fonda in rada, mentre a bordo, d'accordo col console italiano Bossi, si studiavano ed organizzavano le possibilità di sgombero dei nostri connazionali. Avuta assicurazione dalle autorità locali che si sarebbero adoperate per evitare spiacevoli incidenti, si prese la decisione di lasciare in mare aperto le unità da guerra, mentre i mercantili, inviati appositamente dall'Italia, sarebbero entrati in porto per imbarcare gli eventuali profughi. Il 24 luglio alle cinque del mattino, l'incrociatore pesante Fiume giunse davanti a Barcellona, dando fondo in rada accanto al Montecuccoli. Da quel momento l' amm. Idelbrando Goiran prese il comando del Gruppo Navale, e nel corso della mattinata dette inizio alle visite di cortesia alle Autorità della Catalogna; visite improntate da ambo le parti alla massima gentilezza e che servirono, inoltre, a rendersi conto della reale situazione dell'ordine pubblico in città. Intanto, anche dalle altre località e porti spagnoli - dove la situazione non era ancora ben definita o dove stavano prendendo il sopravvento forze governative e organizzazioni politiche di sinistra, con tutte le manifestazioni di violenza che una rivoluzione comporta - giungevano pressanti le richieste di aiuto. Accogliendo l'appello del Console italiano di Valencia il 25 Luglio, l' amm. Goiran vi distaccò il Montecuccoli. La nave vi giunse la mattina del 26. Nella città le autorità erano già riuscite però a ristabilire un certo ordine; soltanto il quartiere del Grao era ancora in mano a bande armate di operai e popolani. Gli eccessi violenti dei giorni precedenti erano cessati e molti italiani e stranieri decisero cosl di rimanere.

(20) Vds. allegato n. 1 a pag. 43.3. (21) Vds. allegato n . 1 a pag. 43.3.

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.. ,

L'incrociatore leggero RA /MONDO MONTECUCCOLI prima unità italiana a dare fondo davanti a Barcellona il 23 luglio, per offrire assiste11za e aiuto alla comunità italiana e salvaguardare il prestigio de/Ila nostm bandiera in una zona della Spagna ÌII preda alla /uria rivol11zionaria. (coll. F. Bargoni)

Barcellona 27 luglio 1936. Imbarco mila nave ospedale TéVERE di 640 profughi di varie nazionalità, in gran parte donne e bambini.

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L'ammimglio di divisione lldebrando Goiran, che dal 24 luglio 1936, alzando la sua insegna sull'incrociatore FIUME, assunse il Comando delle unità italiane opemnti nei porti spagnoli del Mediterraneo.

Acque antistanti il porto di Barcellona, prima decade di agosto 1936. L'incrociatore americano QUTNCY e l'incrociatore italiano FIW1IE 01111eggiati al largo, fotogmfati da bordo della corazzata tedesca DEUTSCIILAND

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Nella notte del 27 luglio, dopo avere preso a bordo 11 profughi italiani e 23 di altre nazionalità, il Montecuccoli salpò diretto a Barcellona. Durante il breve viaggio, il 28 sostò per poche ore nel porto di Tarragona, ma non essendovi profughi da imbarcare, perché già partiti per il capoluogo della Catalogna accompagnati dal Console italiano, ripartì in serata e dette nuovamente fondo in mare aperto, accanto all'incrociatore Fiume. ;'.

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Non essendo sufficienti le navi da guerra a far fronte al massiccio esodo di profughi dalla Spagna, il 22 luglio 1936 era stato deciso anche l'impiego di navi mercantili passeggeri, già da tempo requisite dalla R. Marina per le esigenze del1' A.O.I. (22). I piroscafi messi immediatamente a disposizione furono il Principessa Maria (varo 1923 - tsl 8.918 -vel. 14 nodi - armatore: Soc. Nav. Italia) e le navi ospedale Tevere (varo 1912 - tsl 8.289 - vel. 15 nodi - armatore: Lloyd Triestino) e Urania (varo 1916 - tsl 7.099 - vel. 12 nodi - armatore: Lloyd Triestino) che nell'ultimo scorcio del mese di luglio effettuarono quattro missioni: 1) -

Il primo a lasciare l'Italia fu il piroscafo Principessa Maria, che il 24 luglio verso le sette del mattino entrava direttamente nel porto di Barcellona andandosi ad affiancare ad una banchina. Fra le 16.00 e le 20.00 dello stesso giorno, 552 italiani, 278 tedeschi, 16 spagnoli ed altre 165 persone di varie nazionalità salirono a bordo della nave, che, completato il carico nella più assoluta tranquillità, nelle prime ore della notte ripartì per Genova giungendovi il mattino del 26 luglio.

2) - Partita dall'Italia il 24 luglio, la nave ospedale Tevere giunse a Barcellona il 27 ripartendo immediatamente per Genova dopo avere imbarcato nella mattinata 640 profughi di diverse nazionalità (in gran parte donne e bambini) fra cui 95 italiani, 323 tedeschi e 45 spagnoli riusciti a sfuggire ai controlli della polizia. 3) - Nella serata del 24 luglio fu la volta della nave ospedale Urania , che partita da Genova arrivò a Barcellona il 2 7. Sostò due giorni in quel porto in attesa dell'inc. Montecuccoli in arrivo da Valencia, che gli trasbordò i 34 profughi raccolti in quella città. Imbarcate in totale 697 persone (126 italiani, 323 tedeschi, 113 spagnoli e 135 appartenenti ad altri paesi) il 29 lasciò il porto catalano sbarcando i profughi a Genova il giorno successivo. 4) - Il 28 luglio, sempre da Genova, iniziò il secondo viaggio del piroscafo Principessa Maria. A Barcellona imbarcò 1.4 78 profughi (250 italiani, 345 tedeschi,

(22) Vds. Telegr. 8124 P.R. del 22/07/36 e firma del ministro degli Esteri Ciano e indirizzato al Ministero delle Comunicazioni (Gabinetto) e al Ministero della Marina (Gabinetto). Archivio Storico M.A.E. - Serie affari politici 1931-1945 busta 13 - f.2.

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603 spagnoli - simpatizzanti nazionalisti, che lasciavano la Catalogna con l'appoggio ed il consenso delie autorità locali desiderose di riportare la calma nelle città - e 280 delle più varie nazionalità). Ripartito da Barcellona il 31 luglio, concluse la sua missione efltrando a Genova nelle prime ore del 2 agosto .

Nei giorni successivi all'arrivo delle navi italiane la situazione a Barcellona ebbe un netto peggioramento. Il governo della Catalogna autonoma, costituitosi intorno a forze moderate, non aveva sufficiente autorità ed i gruppi anarchici e rivoluzionari acquistavano sempre maggior vigore dominando la città e provocando anche, talvolta, furiosi scontri fra loro stessi con spargimento di sangue. Erano nuovamente ore drammatiche, tanto che il 28 luglio i rappresentanti delie principali Potenze europee, presenti a Barcellona con loro navi o agenti consolari, si riunirono a bordo dell'incrociatore francese Duquesne ed emanarono l'ordine di evacuazione dalla città di tutti i cittadini inglesi, tedeschi, francesi ed italiani, che vi si trovavano. Ovviamente sarebbero state aiutate anche persone di altra nazionalità. Da bordo del Fiume, l'ammiraglio Goiran fu molto impegnato a coordinare i movimenti delle navi italiane nei porti spagnoli. In stretta correlazione con i comandanti delle navi straniere presenti (in particolare l'inc. francese Duquesne e l'inc. inglese Galatea) venne dato aiuto ai profughi sia italiani, sia di altra nazionalità, e soprattutto spagnoli, che in preda al terrore lasciavano il paese per sfuggire alle vendette e agli eccessi della guerra civile ormai in atto. In seguito a trattative svoltesi fra il console generale italiano Bossi ed il vice presidente della Generalidad, Casso!, fu possibile ottenere la liberazione del cardinale Francisco Vidal y Barraquer, Arcivescovo di Tarragona, che era stato arrestato e condannato a morte nei primissimi giorni della sollevazione. Il Cardinale ed altri prelati vennero, nella notte del 30 luglio, accompagnati con un motoscafo a bordo del Fiume, che li ospitò fino all'indomani.

-:~ * . ,., Fin dal primo giorno di inizio del "pronunciamento" militare, anche dalla città di Malaga cominciarono a giungere notizie inquietanti, per cui l'inc. legg. Muzio Attendo/o (comandante C.V. Manlio Tarantini) , appartenente alla VII Div. della 2a Squadra Navale, la sera del 24 luglio ricevette l'ordine di partire da La Maddalena e dirigere in quel porto, dove infatti giunse la mattina del 26, dando fondo in rada. La città era fra quelle che avevano subito maggiori danni ad opera dei miliziani anarchici e comunisti, che nei primi giorni avevano imperversato compiendo saccheggi e fucilazioni. La maggior parte degli italiani, però, era riuscita a salvarsi in quanto, con l'aiuto dell'agente consolare Bianchi, aveva trovato imbarco sul piroscafo italiano Silvia Tripcovich, che si trovava nel porto e che aveva potuto trasportarli a Tangeri. (23)

(2.3) Telegramma 7085 R del 20 luglio 1936 • M.A.E., politica b.9 · f.2 - il telegramma è riprocbtto per intero a pag. 44 del presente volume.

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Sul posto erano rimasti soltanto venti connazionali, quasi tutti dipendenti dell'Itakable. Nei due giorni che seguirono vennero accolti a bordo dell'Attendo/o: 13 italiani, 2 svizzeri, 3 cecoslovacchi, 3 ungheresi, 1 belga ed 1 colombiano; quindi, la sera del 28 luglio l'unità salpò dirigendo per Barcellona dove, il 29 mattina si ancorava fuori della diga del porto. Il giorno 31, nella tarda serata, poté infine salpare per il rientro in Italia, av€ndo a bordo in salvo, il cardinale Vidal y Barraquer, l'arcivescovo di Tortosa monsignor Bilbao Ugarrizza ed altri prelati trasbordati nel pomeriggio dall'incrociatore Fiume. La missione ebbe termine a La Spezia il 1° agosto 1936.

* -), ;', All'inizio del mese di agosto a bordo dell'incrociatore Fiume al largo della diga di Barcellona, I' amm. Goiran ed i suoi diretti dipendenti seguitavano a curare e organizzare il massiccio esodo dei connazionali e dei profughi, in collaborazione con le navi di altre Marine, che nel corso di quel mese vennero più volte ad ormeggiarsi in una lunga linea di fila nelle stesse acque: fra esse la corazzata tedesca Deutschland, l' inc. statunitense Quincy, l'inc. francese Duquesne, e l'inc. inglese Galatea. La situazione dell'ordine pubblico in città sembrava migliorata. Si erano riaperti i ritrovi, le sale cinematografiche e i teatri, ma in realtà la situazione tendeva nuovamente ad aggravarsi. Il nervosismo, dovuto in gran parte alle notizie contraddittorie sull'affermarsi del movimento insurrezionale nazionalista e sui primi aiuti inviatigli da parte italiana e tedesca, fece sì che i tentativi delle autorità di allontanare da Barcellona le squadre armate della Federazione Anarchica Iberica e della C.N.T. (24) inviandole al fronte di Saragozza, finissero praticamente nel nulla. La · zona rimaneva ancora in balìa delle bande di miliziani armati. Il 13 agosto giunse a Barcellona l'incrociatore leggero Alberto di Giussano (comandante C.V. Luigi Rubartelli) appartenente alla II Divisione della 2a Squadra Navale, per sostituire il Fiume. Il 14, l'amm. Goiran trasbordò ed il Fiume, dopo venti giorni di sosta in rada sotto un torrido sole estivo, con l'equipaggio che non era mai potuto scendere a terrn, fu libero di ripartire per l'Italia.

*

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Il 25 luglio, due unità appartenenti alla 4 a Squadriglia Esploratori della 2 a Squadra Navale, che fin dai primi giorni della guerra civile si trovava dislocata a Cagliari, Grecale (comandante C.F. Onorato Brugnoli) e Scirocco (comandante C.F. Michele Marcatili) ricevettero l'ordine di salpare per Barcellona in rinforzo alle unità navali già impegnate in quel porto. Partiti il giorno successivo giunsero a destinazione nel pomeriggio del 27 luglio. Mentre il primo venne immediatamente dirottato verso i centri costieri mediterranei del nordest della Spagna, il secondo rimase a disposizione dell'ammiraglio Goiran.

(24) Confederacién nacional del trabajo.

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Nel corso del giorno successivo (28 luglio) il Grecale toccò Lloret, Tossa, S. Jelia da Inixal, Palamos, Escala e Rosas e rientrò, quindi, a Barcellona nella tarda serata, avendo a bordo quaranta persone in prevalenza di nazionalità tedesca. Alla stessa ora lo Scirocco lasciò Barcellona diretto a Valencia, dove giunse il 29 mattina. Il comandante Marcatili, messosi in contatto telefo nico con l'Addetto navale italiano presso la nostra Ambasciata a Madrid, iniziò l'organizzazione dello sg9mbero dei nostri connazionali che desideravano lasciare_ la capitale spagnola ed altri centri dell'interno. Il numero dei profughi da evacuare si rivelò, però, molto alto ed il Comandante dello Scirocco fu costretto a chiedere l'intervento di altre unità navali. Il 30 luglio, inviato dall' amm. Goiran, giunse infatti da Barcellona l'inc. Montecuccoli. Le due navi provvidero ad alloggiare ed assistere fino al 3 agosto, giorno in cui poterono trasferirli sulla nave ospedale Urania, 104 profughi di varie nazionalità, provenienti dalla capit ale . Mentre l'incrociatore, ormai al termine della sua missione, salpava dirigendo per La Maddalena, lo Scirocco, il 4 agosto, dava nuovamente fondo al largo della diga del porto di Barcellona. Senonché la situazione nelle Isole Baleari si era intanto notevolmente aggravata e fu, quindi, cambiata destinazione alla nave, inviandola a Palma di Maiorca. Anche questa missione venne, tuttavia, ritardata in quanto da Madrid giunsero notizie inquietanti sulla situazione della nostra Ambasciata, divenu ta critica per l' atteggiamento totalmente ostile nei riguardi dell'Italia sia da parte del Governo repubblicano sia delle masse popolari. Si decise allora di spostare ad Alicante tutto il personale diplomatico con le rispettive famiglie, per imbarcarlo sull'esploratore Ugolino Vivaldi di cui era previsto l'imminente arrivo dall'Italia. Non essendo però sufficiente questa sola unità, vi fu dirottato il Fiume che, partito da Barcellona il 15 agosto, vi giunse nella tarda serata. Il 19 agosto, dopo quattro giorni di attesa, essendosi nel frattempo un po' allentata la tensione e quindi rimandato lo spostamento dell'Ambasciata da Madrid ad Alican te, l'inc. Fiume poté salpare e raggiungere Palma di Maiorca, dove sostò sino alla fine del mese. (25) All'inizio di agosto, anche il et. Grecale si trovava ormeggiato davanti al porto di Barcellona a disposizione dell'ammiraglio Goiran che il giorno 3 lo distaccò a Valencia. In quella città la situazione dell'ordine pubblico non era molto diversa da quella della capitale catalana; anche lì le forze popolari estremiste avevano preso il sopravvento. L'unità italiana vi rimase fino al 12; rientrò quindi a Barcellona, dopo una brevissima sosta a Palma di Maiorca per raccogliere dieci cittadini italiani che lasciavano le Baleari, ma il 15 dovette tornare a Valencia per un paio di giorni. Fu proprio durante questa sosta, e precisamente la sera del 16, che l'equipaggio, sdegnato ed emozionato, assistè da bordo alla fucilazione di circa dieci persone, probabilmente ufficiali, che avevano partecipato ali' insurrezione militare. L' esecuzione avvenne sulla prora del piroscafo spagnolo Santo Tomé, ormeggiato poco distante e che veniva utilizzato come prigione galleggiante. Nello stesso giorno era giunto a Valencia l'esploratore Emanuele Pessagno per sostituire il Grecale, che poté quindi rimpatriare, sostando il 17 a Barcellona e dando fondo alla Maddalena il 18 agosto. Terminata la sua missione a Valencia, il 4 agosto, dopo essere stato sostituito

(25) Archivio U.S.M.M. - 0 .M.S. - Cartella 2955.

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L'incrociatore leggero GALATEA, nave ammiraglia delle forze navali britanniche nelle acque spagnole del Medite"a· neo nell'estate 1936. (coli. F. Bargoni)

La nave ospedale britannica MAINE che nel periodo luglio· agosto 1936 trasportava da Barcellona a Maniglia cittadini inglesi e cli altre nazionalità, raccolti ed evacuati d,1i vari porti della Spagna repubhlica11,1. (coli. F. Bargoni)

5.3


L 'incrociatore argentino \IEN'f!CINCO Dli MA] O, che sostò ad Alicante dal 20 agosto 1936 al 17 dicembre ,1 tutc/11 della conumità sudamericana residente nella Spag11a rep11bblica11a. (coli. F. Bargoni)

li pirosCt1fo germa11ico VCKERMARK, fotografato da bordo della corazzata DI.illTSCHLAND, mentre lascia Barcello11a co11 1111 carico di pmfughi. (coli. A. Dc Toro)

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'fra le navi repubblicane spagnole pit, attive nel controllo dello Stretto di Cibilten·a nei primi giorni del!(t guerra civile, troviamo la corazzata JATME I, qui ripresa (I Cartagena il 14 agosto 1936. Due giorni prima l'unità, bombardata a Afa/aga d(t un ae1·eo nazionalista, aveva riportato notevoli danni a estrema prora. Notare lo squarcio nel mascone sinistro, che comunque non impedz' all'unità di prendere parte allo sbarco di Porto Cristo.

Il LIBERTAD, incrociatore spagnolo repubblicano che fece parte delle notevoli forze navali che attaccarono ,Waiorca sbarcando il 16 agosto un nutrito contingente di trttppe nei pressi cli Porto Cristo. (coli. F. Bargoni}

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dal Grecale, l'esploratore Scirocco dette nuovamente fondo al largo della diga del porto di Barcellona. Nei giorni successivi effettuò una missione lungo la costa nord della Spagna per ricuperare, alcuni italiani a Blanes e a Palamos, dove era stata chiusa la nostra Agenzia consolare. Il 12 agosto tornò nuovamente a Valencia rimanendovi per tre giorni, in sostituzione del Grecale, quindi n uova sosta a Barcellona e rientro a La Maddalena il 17 agosto, dopo essere stato rilevato dall'esploratore Ugolino Vivaldi.

A questo punto si ritiene opportuno accennare brevemente all'opera svolta anche dalle navi di molte altre nazioni che si prodigarono in quei giorni nello stesso compito umanitario che impegnava le unità della Regia Marina. Se nell'ultima decade del luglio 1936 troviamo molti cittadini tedeschi, sulle navi italiane in partenza dai porti spagnoli del Mediterraneo è perché, data la distanza dalle basi del Mare del Nord, prima di agosto non fu possibile alle unità dalla nuova Marina germanica intervenire in modo più tempestivo. Dai primi di agosto in poi, invece, piroscafi di quella nazionalità fecero più volte scalo ad Alicante ripartendone con il loro carico umano. (26) Non si trovavano invece, sulle navi italiane, cittadini inglesi, in quanto le unità da guerra di quel Paese, in rientro verso la madrepatria - provenienti da Alessandria d'Egitto, porto di concentramento in funzione anti italiana durante la guerra etiopica (1935-36) - si distribuivano nei vari porti iberici (si citano ad esempio, il Ct. Boadicea ad Alicante; il Ct. Basilisk ad Almeria; il Ct. Keith a Valencia; il Ct . Gipsy a Cartagena; il Ct. Brazen a Malaga; a Barcellona, prima l'incr. London e i C.C.T.T. Douglas. Gallant, Garland, poi l'inc. Galatea; a Palma di Maiorca l'inc. Devonshire; ecc.). Le unità militari britanniche, dopo avere accolto a bordo i profughi, li trasbordavano sulla nave ospedale Maine che li conduceva a Marsiglia. Gli americani, a loro volta, furono presenti con l'inc. Quincy e con la corazzata Oklahoma. Gli argentini, con l'incr. Veinticinco De Maya che rimarrà ad Alicante dal 20 agosto 1936 al 17 dicembre 1936 e con il C t. Tucuman, che vi effettuò una sosta il 29 agosto. Il Portogallo con l'avviso Alfonso De Albuquerque, che effettuò un viaggio a Malaga a fine luglio ed uno ad Alicante a fine agosto. Da segnalare un altro viaggio ad A~cante del Ct. Dottro il 18 agosto. E infine da ricordare anche la sosta ad Alicante, il 23 agosto, del piroscafo svedese Hibemia. Non abbiamo parlato dell'evacuazione di civili dai porti baschi del Mar Cantabrico (nel nord della Spagna), in quanto non avendo riscontrato l'impegno di unità italiane, l'operazione esula dal tema di questo volume.

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-1,

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(26) Vedi De Toro Augusto, L'intervento navale tede!co nel/a guerra civile spagnola, in "R.I.D. " - Aprile 1988 - pag. 80-94.

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Durante la permanenza nelle acque spagnole si avevano contatti e scambi di visite fra i comandanti delle navi militari appartenenti alle varie Marine. Dai resoconti inviati al Ministero Marina a Roma dai comandanti delle nostre unità (27) vjene fuori un quadro ben netto dei rapporti avuti con gli ufficiali di altra nazionalità; rapporti sempre molto corretti, ma con diverse caratteristiche. Ad esempio: 1 - gli inglesi esageravano nelle loro cortesie verso di noi, accentuandole ogni qual volta Io potevano, cercando di dimostrare che da parte loro era ormai dissipata qualsiasi nube o qualsiasi contrasto derivato dalla nostra avventura africana. Ad ogni incontro si effettuavano reciproci brindisi al Re d'Italia e al Re d'Inghilterra. 2 - I francesi, pur dimostrandosi apparentemente cordiali ed espansivi, nella sostanza seguitavano ad essere ostili e diffidenti e, a onor del vero, questo contegno lo tenevano pure nei riguardi dei colleghi inglesi. 3 - Con l' inc . statunitense Quincy vi furono sempre relazioni cordiali, aperte ed amichevoli, come è nel carattere di quel popolo e come avviene quando non vi sono contrasti di interessi. Gli americani, in fondo, si disinteressavano totalmente della ques tione spagnola e non nascondevano il loro disappunto per aver dovuto interrompere una più piacevole crociera. 4 - Il contegno degli ufficiali tedeschi era molto riservato, essi davano la netta impressione di volersi appartare e di volere intrattenere solo relazioni ufficiali con le altre unità da guerra delle Marine estere. La situazione nelle Isole Baleari

Oltre che da Tangeri e dai porti mediterranei della Spagna, dove la situazione dell'ordine pubblico era precaria, un altro motivo di preoccupazione veniva dalle Isole Baleari. Infatti, l'insurrezione ad Ibiza e Minorca era fallita, mentre a Palma di Maiorca la situazione, ad una settimana dai primi avvenimenti, non era ancora del tutto chiarita. Dalle isole vicine, infatti, aerei rimasti fedeli al Governo di Madrid eseguivano incursioni poco consistenti sulla città di Palma, spargendo però il terrore fra la popolazione civile. Anche Jì si rivelò, quindi, necessaria la presenza di una nave italiana. Il 26 luglio venne fatto partire da Cagliari l'esploratore Maestrale, caposquadriglia della IV Squadriglia esploratori della 2a Squadra (comandante C.V. Luigi Biancheri) (28). L'unità, dopo una notte di navigazione, dette fondo nel porto di Palma il 27 mattina.

(27) A. U.S.M.M. - O.M.S. - Cartelle varie. (28) Nel 19.36, le unirà della classe "Maestrale" erano classificate esploratori. Non portavano sigle letterali, ma bande sul fumaiolo. Solo nel 1938 rientrarono a far parte dei cacciatorpediniere.

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L'esploratore italiano MAESTRALE, unità che aprì la serie delle navi stazionarie a Palma di Maiorca d11ra11te la guerra civile spagnola. Vi rimase dal 26 luglio al 1G agosto 1936. (coli. F . Ba rgoni)

L 'incrociatore /!'(Incese DUQUESNE, anch'esso presente a B11Tcellona nell'estate 1936. (coli. F. Bargoni)

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Carlo Margottini che da capitano di frep_ata, al comando dell'esploratore LllNZEROTTO MA LOCELLO, fu 11110 dei principali artefici della difesa e della riconquista delle Isole Baleari (tranne Mi1101'Ca) da parte dei nazionalisti spagnoli. La foto è successiva a quegli avvenimenti, è infatti del 1940 e il valente ufficiale riveste il grado di Capitano di Vascello.

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La ragione era sempre la stessa, proteggere gli interessi italiani ed accogliere ed organizzare l'evacua:.:ione dei connazionali e di quanti altri avessero voluto lasciare le isole. Ma la situazione alle Baleari era diversa da quella della Spagna repubblicana; nell'arcipelago, infatti, il Comandante Militare, generale Manuel Godet Llopis, aveva saputo ben preparare l'insurrezione, tanto che al primo annuncio delle rivolte militari nel Marocco, nelle isole di Maiorca, Ibiza e Formentera, si ebbe l'immediata adesione delle forze armate locali e della popolazione al movimento nazionalista. Il generale Godet sicuro di essere riuscito nell'intento, dopo aver lasciato il comando al suo Capo di Stato Maggiore, partì in aereo, diretto a Barcellona, per prendere la direzione della rivolta in quella città e nella Catalogna. A Barcellona, però, l'insurrezione nazionalista era fal1ita e ques to coraggioso e dinamico generale, arrestato e processato, venne condannato a morte e fucil ato. La posizione di Maiorca e delle altre isole si fece quindi assai critica: isolate, a poche decine di miglia dai porti di Valencia e Barcellona, con l'Isola di Minorca in mano ad un governo rivoluzionario aderente alla Repubblica, e dove gli ufficiali erano stati arrestati, ci si dovette preparare alla difesa, senza speranza di ricevere aiuti dall'esterno. Infatti, sarebbe stato impossibile al generale Franco, nonostante l'importanza strategica di quelle isole, inviare truppe o armi, non essendo egli stesso ancora riuscito a passare lo Stretto e a rafforzare la posizione dei nazionalisti, ben lontani, per il momento, da una chiara affermazione. Dalla base aerea di Minorca, intanto, l'Aviazione, rimasta compatta agli ordini del governo di Madrid, effettuava bombardamenti quotidiarù contro i centri abitati delle isole vicine, ed in particolare contro Palma di Maiorca, che si trovava a soli venti minuti di volo. Si cercava di fiaccare il morale deJJe popolazioni prima di operare sbarchi per la rioccupazione delle isole. L'esploratore Maestrale rimase nel porto di Palma, mentre il suo dinamico comandante cercava di rendersi conto della situazione in tutti i suoi risvolti ed inviava relazioni circostanziate ai propri superiori. Il 5 agosto, essendosi nel frattempo presentati 18 cittadini italiani che volevano lasciare l'arcipelago, l'unità partiva per Barcellona, dove trasbordava i profughi sul piroscafo Principessa Giovanna diretto in Italia, rientrando a Palma il giorno successivo. Consapevoli di non poter sostenere a lungo l'eventuale attacco in forze di truppe da sbarco, che già il 1° agosto avevano occupato la disarmata Isola di Cabrera, le autorità di Maiorca inviarono emissari in vari paesi, alla ricerca di aiuti, e particolarmente in Italia, nazione amica, dove si sapeva che il problema deJJe Baleari era molto sentito. Inizialmente però tutti questi tentativi andarono a vuoto. L'8 e il 9 agosto, intanto, una formazione navale repubblicana composta dalla motonave Mar Cantabrico, scortata ed appoggiata dai cacciatorpediniere Almirante Antequera ed Almirante Valdés, partita da Valencia, effettuò sbarchi di "Milicianos" e reparti della "Guardia Civil", occupando senza colpo ferire le isole di Ibiza e Formentera. Il cerchio si andava stringendo, tanto più che giungevano notizie del concentramento a Port Mahon (Minorca) di un corpo di spedizione - formatosi a Barcellona e comandato dal capitano di Aviazione Alberto Bayo - che aveva lo scopo di conquistare l'Isola di Maiorca. Allarmati dall'incalzare della situazione militare, autorità e popolazione intensificarono gli sforzi per apprestarsi a difendere l'isola. Si mobilitarono le scarse truppe disponibili, mentre si formavano unità di volontari provenienti dalla Falange, che

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vennero inquadrate in quella che fu denominata "Legion de Mallorca" . Armi, munizioni e quanto potesse servire veramente ad una resistenza seria non erano però sufficienti. Si ripeterono allora da parte del Capo della Falange di Maiorca, tramite intermediari spagnoli, le richieste di aiuti al Governo Italiano. Questa volta le assicurazioni non mancarono, la situazione delle Baleari era seria e all'Italia fascista la perdita da parte nazionalista delle isole, da sempre considerate base ideale per l'eventuale taglio delle comunicazioni navali tra Francia e Africa settentrionale in caso di conflitto, non poteva essere gradita. La trattativa per l'acquisto di aeroplani procedette abbastanza rapidamente. Si trovò facilmente l'accordo per gli aiuti che sarebbero stati inviati. Una parte dei tre milioni di lire richiesti vennero forniti dal finanziere Juan M.arch, che aveva già finanziato l'acquisto dei primi "S.81" inviati in Marocco; il rimanente, in oro, gioielli e valuta, fu raccolto mediante sottoscrizioni pubbliche fra la popolazione di Maiorca e ricorrendo inoltre alla requisizione delle riserve auree del Banco di Spagna (604.000 pesetas oro). Ma la situazione precipitava. La mattina del 16 agosto si ebbero le prime notizie di uno sbarco in forze nei dintorni di Porto Cristo (sulla costa a levante dell'isola) da parte di una poderosa formazione navale repubblicana. Si parlava di migliaia di uomini, che però non riuscirono, nonostante la quasi inesistente reazione dei pochi difensori, ad avanzare né a consolidare la testa di sbarco. Nello stesso giorno, in base al programma di avvicendamento delle unità militari italiane nelle acque spagnole, giunse a Palma di Maiorca (proveniente da La Spezia) l'esploratore Lanzerotto Malocello (comandante C.F. Carlo Margottini), che sarebbe stato spettatore e protagonista degli avvenimenti dei giorni successivi. L'esploratore Maestrale, al termine della missione, si apprestava a fare ritorno alla sua base italiana. Approfittando di questa partenza, l'oro e la valuta raccolti per pagare armi ed aiuti, e versati dietro regolare ricevuta al console italiano Abramo Facchi, vennero portati durante la notte a bordo dell'unità italiana, che l'indomani 17 salpò, rientrando a La Spezia il giorno successivo.

La situazione a Palma di Maiorca era, per le scarse forze nazionaliste, particolarmente preoccupante; infatti, come già accennato, la mattina del giorno 16 agosto, verso le cinque, una consistente formazione navale repubblicana si era avvicinata alle spiagge della costa a levante dell'isola, nei dintorni di Porto Cristo, ed aveva iniziato un'operazione di sbarco. La formazione comprendeva: la corazzata Jaime I, l'incrociatore Libertad, i cacciatorpediniere Almirante Miranda e Almirante Antequera, la torpediniera N° 17, le cannoniere Xauen e Tetuan, i sommergibili B.3 e B.4, i rimorchiatori della Marina R. 13, R. 14 e Ciclope, la vecchia nave idrografica Giralda e le lance del Monopolio Tabacchi I. 2 e I. 6. Il convoglio di trasporti carichi di truppe era a sua volta composto dalle motonavi e piroscafi Mar Cantabrico, Ciudad De Ta1'ragona, Mar Negro, Ciudad De Cadiz,

Ciudad De Barcelona, Ciudad De Mahon, Marqués De Comillas, Isla De Teneri/e, Cabo Silleiro, Ciudalela, Rey Jaìme II, Sil, e dallo yacht Rosa e dai motovelieri di Madera Isabel Matutes, Pons Marti e Trinidad.

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I.A famosa squadra "\'Vurstel, Crauti e Macchcro11i" uscita il 16 agosto 19}6 da Palma in seguito al minaccioso ammncio di 1111 bombardamento aeteo da parte tepubhticana, manovra pe,· akunc ore al largo dell'ho/a di Maiorca. N,•l!a foto , l'incrociatore bri11111nico GALATEA seguito dall,1 corazzata tascf,bile tedesca DEVTlCHLAND e dall'esploratore italiano LANZEROTTO MALOCELLO. (coli. F . Bargoni)

Un'a!tm immagine dello stesso avve11i111ento: in primo piano la prora del MAL OCELLO, che segue in pe,fetto allineame11to la corazzata tascabile tedesca DEUTSCHLAND. (coli. F. Bargoni)

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Durante la tra11q11il/a 11avigazio11e i diciassette prof11ghi italiani, fra c11i il comole Abramo Facchi (al ce11tro i11 abito grigio) posano per 11110 foto ricordo insieme a parte del/'eq11ipaggio dell'esploratore MALOCELLO. 19 agosto 19)6. (coli. r. Bargoni) 20 agosto 1936 - L'esploratore MAL OCELLO, giu11to espressamente da Palma di Maiorca, ,·imorchia fuori delle acque territoriali il panfilo italiano DADA REGINA, sorpreso dagli avvenimenti nel porto del Soll.er. (coJJ. F. Bargoni)

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A mezzogiorno, già 2. 500 uomini avevano preso terra, mentre altri 7.000 circa sbarcarono nelle ore successive. Incomprensibilmente una forza così massiccia, che non aveva di fronte a sé che pochi difensori, non fu capace di ampliare la testa di ponte che si estendeva per circa trenta chilometri fra Rosas e Porto Colon, consentendo così ai nazionalisti di organizzarsi, di riaversi dallo sbandamento iniziale e di prendere l'iniziativa tattica. Nei giorni successivi, il risollevarsi del morale _della popolazione di Maiorca fu certamente, in gran parte, dovuto all'opera entusiasta del comandante Margottini e alla presenza nel porto del Ma/ocello. Nello stesso 16 agosto, il Comandante della Spedizione da sbarco, capitano di Aviazione Alberto Bayo, nominato dal governo catalano di Barcellona, proclamò il blocco delle Isole Baleari e pregò i Consoli stranieri a Barcellona di far allontanare le navi dei loro paesi presenti nel porto di Palma, dato che stavano per avere inizio pesanti bombardamenti dal mare e dall'aria. L'ammiraglio Goiran, Comandante delle unità navali italiane nelle acque spagnole, rispose che non poteva riconoscere al capitano Bayo l'autorità di impedire 1' accesso al porto di Palma o di ordinare la partenza delle navi che vi fossero ormeggiate. Nondimeno e solo per quel giorno, dette l'ordine al Ma/ocello di raccogliere i connazionali che volevano allontanarsi e di uscire in mare aperto nelle ore previste per i bombardamenti. L'esploratore, accolti a bordo 17 cittadini italiani, fra cui il console Abramo Pacchi, alle ore 13 salpò, accodandosi alle navi militari straniere che lasciavano il porto. La strana divisione navale, che manovrò per qualche ora in mare aperto, tornando in porto verso le 18.30 , risultò composta dall'incrociatore inglese Galatea (amm. Somerville), dalla corazzata tascabile tedesca Deutschland (amm. Carls), dall'esploratore italiano Ma/ocello e venne subito scherzosamente denominata "Squadra wurstel, crau ti e maccheroni" . Da quel momento le nostre navi, Malocello e Fiume (giunto nella tarda serata), non lasciarono più 1' ancoraggio, nonostante le ripetute minacce del capitano Bayo. Nello stesso giorno 19 erano arrivati in volo dall'Italia, ammarando nella Baia di Pollenza, tre idrovolanti "Savoia Marchetti S.55" (i famosi protagonisti delle crociere di Italo Balbo) con personale italiano . Immediatamente attaccarono le navi repubblicane al largo delle spiagge di sbarco, ripetendo l'azione anche all'indomani mattina, senza però colpire nessuna unità. Consumate tu tte le bombe furono costretti a rimanere inermi all'ancora nella baia di Palma, dove il 21 fu rono attaccati dagli aerei di Minorca che ne danneggiarono due. Nondimeno il loro intervento contribuì a demoralizzare gli attaccanti e a risollevare momentaneamente il morale dei difensori. Ma col passare dei giorni si venivano ad aggiungere n uovi timori. Il 21 le truppe sbarcate avevano ripreso ad avanzare e le difese dell'isola e la popolazione cominciavano a dare segni di cedimento. Fu in questo momento che l'opera di stimolo del comandante Margottini si fece maggiormente sentire; su suo suggerimento le Autorità di Palma si rivolsero al governo italiano chiedendo oltre gli aiuti anche consiglieri militari per organizzare e condurre meglio le operazioni. Mussolini inviò immediatamente un ex squadrista bolognese, Console della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, Arconovaldo Bonacorsi, denominato dagli spagnoli "Conde Rossi" , che con indiscutibile energia prese in mano la situazione (29). (29) Nonostante che in quasi tutte le pubblicazioni e d ocumentazioni, compaia col nome d i Bonaccorsi, in effetti si chiamava Bonacorsi.

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Ma quello che maggiormente contribuì al ristabiJirsi di una sensazione di fiducia nei difensori ed al contenimento della pressione nemica fu l'arrivo, la sera del 27 agosto, del piroscafo Emilio Momndi con un carico di aerei, tre caccia "C.R. 32" e tre idrocaccia "Macchi M. 41 ", munizioni ed armi leggere. L'esploratore Lanzerotto Malocello era uscito ad incontrarlo, e dopo che questi aveva simulato un'avaria per giustificare l'entrata nel porto di Palma, lo prese a rimorchio conducendolo alla banchina. Nella notte, con il contributo anche degli ufficiali e dell'equipaggio del Malocello, il piroscafo venne scaricato e i tre aerei da caccia "FIAT CR. 32" furono rimontati in poche ore tanto che nel pomeriggio del 28 due di essi poterono già compiere, al comando del maggiore Luigi Gallo (denominato dagli spagnoli "sig. Cirelli"), un primo mitragliamento delle truppe, delle navi e degli aerei avversari. Il risultato fu la quasi completa sparizione dai cieli degli antiquati aerei rossi che non erano certo in grado di competere con i nostri "CR. 32" . Gli ultimi giorni del mese trascorsero nella totale riorganizzazione delle forze di difesa dell'isola, - messa a punto in conferenze tenute a bordo del nostro incrociatore Fiume, a cui partecipava anche il comandante Margottini - mentre l'opera di risollevamento del morale della cittadinanza era portata avanti entusiasticamente dal console Bonacorsi che fra l'altro riuscì ad arruolare numerosi volontari, inquadrandoli in una particolare unità denominata " Los Dragones de la Muerte".

Primi aiuti italiani ai nazionalisti spagnoli

Non è compito di questo studio accertare se Mussolini fosse inizialmente contrario all'invio di aiuti agli insorti nazionalisti; se vi fu spinto per una emulazione con la Germania nazista, oppure dalla notizia che già dal 25 luglio aiuti francesi in aerei e mezzi arrivavano alle forze del Governo di Madrid. Sta di fatto che il possibile instaurarsi nell'ovest europeo di due governi alleati di fronte popolare, ambedue politicamente antifascisti, era fortemente temuto dai governanti di Roma, che si sentivano chiusi nel Mediterraneo. È quindi spiegabile che, con riluttanza o no, Mussolini finisse, dopo due risposte negative, con l'autorizzare l'invio nel Marocco spagnolo di 12 aerei trimotori Sayoia Marchetti "S. 81" e dei rispettivi equipaggi. E chiaro che tutta la simpatia dei gerarchi fascisti andava agli insorti nazionalisti, ma è pur vero che in un primo periodo gli aiuti inviati furono modesti e dissimulati. Sarà in un secondo tempo, quando ormai il conflitto civile spagnolo si sarà trasformato da una questione interna di quella nazione in un fatto di lotta internazionale, che l'intervento italiano si farà massiccio, con la piena approvazione dello stesso Mussolini. Nel luglio 1936, comunque, gli aiuti si concretizzarono nell'invio, preparato e diretto dal generale Giuseppe Valle, Capo di Stato Maggiore della R. Aeronautica, di dodici "S. 81" al comando del tenente colonnello Ruggero Bonomi ed i cui equipaggi, volontari, erano dotati di falsi documenti. I dodici aerei, senza segni di riconoscimento, senza i colori italiani dipinti sui timoni, e senza bombe, decollarono da Elmas in Sardegna alle 04.30 del mattino del 30 luglio.

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1~ una fotografia nota, ma sempre interessante· Vi sono infatti immortalati tre dei principali artefici della insurrezione militare nazionalista ùt Spagna. Al centro: il generale franco; alla ma destra il generale Cavalcanti e alla sua sinistra il generale Mola. Burgos, autunno 1936.

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Alle 11.45 soltanto nove aerei atterravano all'aeroporto di Nador, nei pressi di Melilla. Il viaggio, contrastato da condizioni meteorologiche avverse, era durato piL1 del previs to e tre velivoli dovettero tentare atterraggi di fortuna, perché ormai privi di carburante. Il primo si perse in mare con tutto l'equipaggio e gli altri due, credendo di atterrare in territorio spagnolo, finirono invece nel Marocco francese, scatenando una canea internazionale contro l'Italia e i suoi governanti, che durò vari giorni. Di questi due aerei, uno, atterrando, era capottato con la perdita di cinque persone. Saranno i nove apparecchi giunti indenni a Nador ed i loro equipaggi, che si arruoleranno immediatamente nella 4 3 Bandera del Tercio, a formare per la prima volta neHa stor.ia una squadriglia di aviazione della Legione Straniera spagnola. Ma per il loro impiego era necessario provvedere al più presto all'invio di bombe, munizionamento per le mitragliere, combustibile e materiali vari cli rispetto, di cui la piccola forza aerea del Marocco spagnolo, alle dipendenze del generale Franco, era completamente sprovvista. Durante la fase di approntamento dei dodici aerei si provvide, quindi, anche a preparare questi rifornimenti. Per il loro trasporto venne noleggiato il piroscafo. - Emilio Morandi - (Pfo. da carico - varo 1904 - tsl 1.522 - vel. 9 nodi - armatore: Federazione Italiana Consorzi Agrari, Piacenza) - sul quale, neHa notte fra il 27 ed il 28 luglio 1936, in una zona un po' fuori mano del R. Arsenale di La Spezia, vennero imbarcati 22 uomini e 390 tonne11ate di materiale aeronautico, costituito da bombe di vario peso, mitragliatrici, munizioni, benzina avio, olio per motori, materiali R. T. e pezzi di ricambio. Nel pomeriggio del 28 il piroscafo (comandante militare T.V. Domenico Ravera) partì da La Spezia ed il 29 sostò a La Maddalena ripartendone nella notte. Temendo di incontrare navi spagnole repubblicane, per il caso di fermo, a bordo vi erano documenti che comprovavano essere il carico destinato aHe navi italiane dislocate a Tangeri. Dopo una navigazione ostacolata dal mare grosso, il Morandi giunse in vista delle coste marocchine. Per evitare che durante lo scarico si potesse capire la provenienza della nave, si provvide a cancellare il nome dalla prora e dalla poppa, ed il distintivo della società armatoriale dal fumaiolo . All'alba del 3 agosto entrò nel porco di MelilJa, dove con grande rapidità venne sbarcato tutto il materiale. La sera stessa verso le 21.00, senza avere suscitato molti sospetti, poté ripartire dando fondo a Cagliari il 9 agosto. Navi cisterna per il rifornimento delle unità navali italiane stazionarie o di passaggio nei porti spagnoli

Con notevole lungimiranza le autorità italiane si preoccuparono fin dai primissimi giorni del problema logistico riguardante le nostre navi militari, che, stazionarie o di passaggio nei porti spagnoli, sia nazionalisti che repubblicani, non avrebbero certamente potuto contare sui rifornimenti da terra. Prevedendo una maggiore attività navale per lo sgombero dei profughi dai porti della Catalogna e quindi l'arrivo e la partenza di numerose unità militari e mercantili, si provvide immediatamente a requisire la vecchia cisterna Utilitas - (varo 1904 - tsl 5.342 - portata 7.000 t - vel. 10 nodi - armatore: Soc. Ind. Armamento, Genova) che carica di nafta venne dislocata a Barcel1ona a partire dal 26 luglio 1936. Vi rimarrà stazionaria fino al 27 settembre 1936.

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CAPITOLO II SETTEMBRE E OTTOBRE 1936

Settembre e ottobre 1936 sui fronti terrestri - La guerra sul mare - Tangeri: attività delle nostre navi e scorta ai transatlantici italiani nello Stretto di Gibilterra · Presenza delle navi italiane a Barcellona e negli altri porti della Spagna repubblicana - Compartecipazione di unità italiane agli avvenimenti nelle Isole Baleari · I primordi della Missione Navale Italiana in Spagna - Missioni di navi mercantili requisite per l'esodo dei profughi dalla Spagna - Marina mercantile italiana e traffico con i porti spagnoli - Comitato di Londra per il controllo del non intervento in Spagna - Navi cisterna per il rifornimento delle Unità italiane nei porti spagnoli.



Settembre e ottobre 1936 sui fronti terrestri

Ad un mese dall'inizio della guerra civile, il potere dei nazionalisti nell'Andalusia si era già andato consolidando, nonostante l'esiguità delle forze disponibili. Nel mese di agosto le truppe franchiste avevano iniziato la lenta avanzata verso il settentrione e, conquistata il 14 agosto Badajoz in Estremadura, si erano congiunte con l'esercito del generale Emilio Mola Vidal proveniente dal nord. A fine agosto si era consolidata anche la situaz.ione nelle Isole Baleari mentre, sempre nello stesso periodo, le colonne agli ordini del colonnello Juan Y agtie, spostatesi nella zona Merida-Caceres-Trujillo che divenne base per la prima fase dell'offensiva su Madrid, puntavano su Talavera della Reina, che venne occupata il 3 settembre. Il 4 settembre le forze di Mola raggiunsero Irun, sulla frontiera dei Pirenei, tagliando le comunicazioni tra la Francia e Bilbao ed isolando così il settore settentrionale repubblicano. Il 15 settembre cadde anche San Sebastian. La conquista di Talavera, giudicata imprendibile, dette una dura scossa al morale dei repubblicani fornendo , invece, ai nazionalisti la possibilità di marciare rapidamente sulla capitale. Ma Franco, appreso che a Toledo un migliaio di uomini della guarnigione, comandata dal colonnello José Moscardò, insieme a circa 200 fra donne e bambini, erano assediati all'interno dell'Alcazar, decise una deviazione delle proprie forze rimandando di qualche giorno l'attacco di Madrid. Militarmente fu certo un errore, perché le forze repubblicane ebbero il tempo di prepararsi alla difesa della capitale; ma dal punto di vista politico e sentimentale, la liberazione degli assediati, avvenuta il 28 settembre, si rivelò come una grande vittoria che finì per rendere indiscutibile la designazione del generale Franco a Capo dello Stato e delle Forze Armate nazionaliste. Il 16 ottobre , dopo qualche giorno dedicato a consolidare le nuove basi di operazione, sei colonne franchiste ripresero l'offensiva partendo dal fronte Toledo-San Martin di Valdeiglesias e dirigendo verso Madrid, nella convinzione di riuscire ad entrare in poco tempo nella città, che distava circa 60- 70 chilometri. I repubblicani, raccolte tutte le forze disponibili, si prepararono a resistere, effettuando anche inefficaci contrattacchi, nell'attesa che arrivassero in linea i carri armati e i materiali, che piroscafi russi stavano scaricando a Cartagena e in altri porti. Il 29 ottobre, infatti, quando ormai si trovavano a circa 30 km da Madrid, i nazionalisti furono improvvisamente assaliti da carri armati russi, condotti da equipaggi della stessa nazionalità. Vi fu un confuso combattimento che alla fine portò alla distruzione di tre carri e al fallimento totale di quella controffensiva. L'avanzata poté quindi riprendere. La guerra sul mare

Durante il mese di settembre l'unica importante operazione nelle acque del sud della Spagna fu il cannoneggiamento di Melilla da parte del cacciatorpediniere repubblicano Alcalà Galiano, il quale ricevette a sua volta un colpo dalle batterie costiere. Per il resto le navi repubblicane rimasero inattive all'àncora nel porto di

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Cartagena a causa della mancanza di autorità sugli equipaggi da parte degli improvvisati Stati Maggiori delle navi stesse. Ogni unità era infatti diretta da un comitato di ufficiali inferiori assistito da un commissario politico nominato dal Governo di Madrid, ma i continui contrasti fra il personale politico e quello tecnico finirono per paralizzare 1' attività del naviglio. Il 19 settembre i nazionalisti colsero il loro secondo importante successo sul mare. I due rimorchiatori armati Galicia (comandante Federico Sanchez Barcaiztegui) e Ciriza, in missione di blocco al largo di Santander nel Cantabrico, intercettarono il sommergibile repubblicano B. 6, che navigava in superficie, ed aprirono il fuoco. Il sommergibile accettò il combattimento che inizialmente volse a favore del battello; i due rimorchiatori furono, infatti, colpiti e si dovettero lamentare un morto e 13 feriti fra gli equipaggi. L'avvistamento era stato però segnalato al cacciatorpediniere nazionalista Velasco, che pendolava al largo di Gijon, e che, invertita la rotta, diresse a tutta forza sul luogo dello scontro. L'unità riuscì a piazzare due colpi da 102 mm a bordo del B. 6 che, immobilizzato, si vide costretto ad alzare la bandiera bianca in segno di resa. Mentre autoaffond ato dall'equipaggio, si inabissava, le unità nazionaliste poterono salvare trentanove dei quarantuno uomini che si trovavano a bordo. Verso la fine di se ttembre, il grosso della flotta repubblicana venne inviato in Atlantico per intercettare nelle acque del nord della Penisola le unità franchiste che operavano partendo dalla base di El Ferro!. La formazione era composta dalla corazzata ]aime I, dagli incrociatori Libertad e Miguel de Cervantes e dai cacciatorpediniere ]osé Luis Diez, Valdés, Lepanto, Antequera, Escano e Miranda. Queste navi però non riuscirono ad intercettare nessuna unità nemica e dovettero ripiegare su bombardamenti di posizioni costiere di secondaria importanza. Più o meno negli stessi giorni gli incrociatori nazionalisti Canarias, battente l'insegna del vice ammiraglio Francisco Moreno Fernandez, e Almirante Cervera salpavano diretti a sud, arrivando nello Stretto di Gibilterra la mattina del 29 . Poco dopo le sei antimeridiane il Cervem avvistava il cacciatorpediniere repubblicano Gravina in missione di blocco. Entrambe le unità aprirono il fuoco, ma il Cervera, avvantaggiato dalla maggiore gittata dei propri pezzi, riuscì a mettere un colpo da 152 mm a bordo dell'avversario . Il Gravina, benché danneggiato, sfruttando la maggiore velocità poté disimpegnarsi e raggiungere Casablanca nel Marocco francese, aiutato dalla consuet a nebbia dello Stretto. Successivamente tornò a Cartagena. Verso le 06.30 della stessa mattina (29/9/1936) il Canarias avvistò al largo di Punta E uropa il cacciatorpediniere repubblicano Almirante Fetrandiz ed il peschereccio armato Xauen; aprì immediatamente il fuoco ed in tre minuti il Fen·andiz, incendiato, cominciò ad affondare di prora. Nelle vicinanze si trovava il piroscafo francese Koutoubia che nel giro di tre ore riuscl a salvare quaranta tra feri ti ed ustionati dell'equipaggio della nave (165 persone) mentre altri dieci vennero tratti in salvo dallo stesso Canarias. Fu poi la volta dello Xauen raggiunto ed affondato davanti a Malaga. Il blocco dello Stretto era stato così nuovamente infran to. Da quel momento la Marina nazionalista prese decisamente il controllo del mare, operando per i rimanenti mesi dell'anno, nel sud, da Cadice, con Canarias e Cervera, e da El Ferrol, nel nord, con la corazzata Espaiia e il cacciatorpediniere Velasco. Con il rientro, il 13 ottobre 1936, della flotta repubblicana nel porto di Cartage-

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L'incrociatore pesante CANAR1AS, na~·e ammiraglia della Squadra Navale 11azio11alista, che il 29 sellembre 1936 af fondò a ca1111onate nello Stretto di Gibilte1Ta il cacciatorpediniere repubblicano ALMIRANTE FERRANDIZ. (coll. F. Bargoni)

Il 11ecchio cd 1/Stll"alo cacciato,pediniere VELASCO, unic" unità del tipo in se1vizio nella Marina nazionalista all'inizio della P,ue1Ta civile. (coli. F. Bargoni)

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Un'immagine delle 1111i1à militari all'àncqra nella rada di Tangeri scattala verso la metà di settembre. Da sinistra: et. i11glese BRILLIAN'J; il1c. legg. tedesco NURNBERG, i11c. legg. GIOVANNI DELI.E BANDE NERE, espi. LEONE PANCALDO, cist. NEVONA, ct. po,toghese TEJO, et. francese classe ''Le Fa11tasqrie", espl. ital. NICOLOSO DA RECCO.

L'esploratore LEONE PANCALDO che nel settembre 1936 trasportò a Swiglia il nostro ambasciatore De Rossi del Lion Nero per zm incontro col generale Franco, il quale nell'occasione volle visitare !ti nave. (coll. F. llargoni)

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Cartina n. 2 - Divisione della Spagna all'inizio di settembre 1936.


na, l'attività offensiva delle unità rosse cessava quasi del tutto . Nel mese di ottobre, Canarias e Cervera, invece, si alternarono più volte fra Cadice e Ceuta mantenendo così sotto controllo lo Stretto di Gibilterra ed imped endo il passaggio a qualsiasi mercantile repubblicano. A partire dal 9 ottobre, proprio in virtù di questa loro padronanza delle acque, fu possibile ai nazionalisti trasferire tutte le forze terrestri dal Marocco al territorio metropolitano (circa 50.000 uomini) . Il 16 ottobre 1936 arrivò il primo successo colto da uno dei nuovi incrociatori ausiliari franchisti, che, armati ed attrezzati in gran parte con l'aiuto italiano e tedesco , e indirizzati verso le prede dalle segnalazioni delle navi italiane operanti nel Canale di Sicilia, saranno attivi per tutta la durata della guerra. Il Ciudad de Mahon, armato con due cannoni da 102 mm, intercettò il mercantile repubblicano Fernando Poo al largo di Bata nella G uinea spagnola. AI rifiuto del piroscafo ad arrendersi, l'incrociatore ausiliario nazionalista aprì il fuoco affondandolo. Il 22 ottobre i nazionalisti avvertirono l'Unione Sovietica che da quel momento in poi avrebbero attaccato qualsiasi nave russa carica di armi per i repubblicani e diretta ai porti spagnoli. Nello stesso mese si ebbero però anche viaggi di mercantili italiani e tedeschi in violazione della neutralità. Nel corso del mese venne effettuata la prima cattura di nave neutrale, con carico di contrabbando di guerra diretto ai repubblicani, ad opera della cannoniera Canovas del Castìllo che fermò un piroscafo greco carico di munizioni, conducendolo nel porto di Ceuta. Infine, il 23 ottobre, al largo di Malaga si svolse un duello di artiglierie, senza danni, fra gli incrociatori Canarias e Libertad.

Tangeri: attività delle nostre navi e scorta ai transatlantici italiani nello Stretto di Gibilterra

Ai primi di settembre, in base al programma di avvicendamento piuttosto frequente delle unità navali italiane nei porti della Spagna rossa e di Tangeri - anche per evitare agli equipaggi troppo lunghi contatti con popolazioni in gran parte ostili al fascismo - si prepararono a par tire dall'Italia gli esploratori leggeri Leone Pancaldo e Nico/oso da Recco. Il primo, appartenente alla 3 a Squadriglia Esploratori della 2 a Squadra Navale (comandante C .F . Mario Rossi), lasciò Gaeta il 2 settembre, dopo avere imbarcato il generale Mario Roatta, il colonnello Emilio Faldella, il tenente colonnello tedesco Warlimont e gli altri componenti di una Missione Militare italo-germanica, che doveva recarsi presso il Quartier Generale di Franco e prendere contatto con lo stato maggiore nazionalista per meglio coordinare gli aiuti e gli invii di armi e di uomini. L'unità dette fondo a Tangeri il 4 settembre ed i componenti la missione militare poterono spostarsi a Tetuan e di Il proseguire per Siviglia con un aereo tedesco. Il Panca/do salvo una breve uscita il 10 settembre, rimase a Tangeri in sostituzione del Tarigo, fino al 20, giorno in cui fu inviato a Siviglia per trasportarvi il ministro d'Italia De Rossi del Lion Nero, per un incontro diplomatico col gen. Franco giunto da Burgos.

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Durante la permanenza a Siviglia, il Pancaldo fu accolto festosamente dalla popolazione e lo stesso gen. Franco volle visitare la nave. Intanto, a bordo dell'incrociatore Giovanni Delle Bande Nere, all'àncora nel porto, veniva fra l'altro organizzato il servizio di scorta ai transatlantici italiani che transitavano nello Stretto nei due sensi, servizio che entrò in funzione il 30 settembre. Questa nuova attività si era resa necessaria in quanto, a causa degli avvenimenti nei due mesi precedenti, si era verificata una diminuzione di passeggeri sulle nostre navi di linea. I viaggiatori, diretti alle due Americhe ed in Sudafrica, preferivano, infatti, partire da Le Havre e dai porti francesi, su navi di altra bandiera, piuttosto che correre il rischio di trovarsi coinvolti in azioni navali o in attacchi aerei. Il servizio di scorta nelle acque dello Stretto venne effettuato dalle unità che operavano da Tangeri, cessando soltanto il 5 novembre. La guerra navale si era infatti ormai spostata più a nord. La prima missione venne effettuata proprio dal Bande Nere che, uscito da Tangeri il mattino del 30 settembre, andò incontro al transatlantico Duilio proveniente da Durban e diretto a Genova, accompagnandolo poi nel transito dello Stretto e rientrando in porto la sera. Il Pancaldo rientrò a Tangeri, da Siviglia, il 21 settembre, ripartendo il giorno successivo per una missione nelle Isole Canarie, che aveva ufficialmente lo scopo di tranquillizzare la nostra comunità - benché nelle isole, saldamente in mano ai nazionalisti, non vi fossero reali pericoli di sollevazioni popolari - ma in realtà con lo scopo di sbarcarvi un certo quantitativo di fucili, armi leggere e munizioni per rafforzare le guarnigioni dell'arcipelago. Dal 24 al 27 sostò a Santa Cruz de Tenerife; dal 27 al 30 a Las Palmas, quindi, toccata nuovamente Santa Cruz (30 settembre) riprese il mare rientrando a Tangeri il 2 ottobre. (1) La missione del Pancaldo era praticamente conclusa. Il 5 ottobre andò incontro al transatlantico Vulcania proveniente da New York e diretto a Napoli-Trieste e, dopo averlo scortato attraverso lo Stretto di Gibilterra, diresse per La Spezia dove giunse il giorno 7 ottobre. Contemporaneamente a quella del Pancaldo, si svolgeva la missione del Nicoloso Da Recco. Caposquadriglia della 1 a Squadriglia Esploratori della 2 a Squadra Navale (comandante C.V. Gustavo Strazzeri) lasciò La Spezia il 9 settembre 1936 diretto a Tangeri, dove entrò il giorno 12 per sostituirvi l'esploratore Da Noli. Vi rimase fino al 4 ottobre, effettuando solo tre uscite per scorte nello Stretto di Gibilterra; dal 17 al 20 settembre scortò il piroscafo Aniene (spagnolo Ebro) che transitava diretto a Viga; il 3 ottobre il transatlantico Oceania, proveniente da Buenos Aires e diretto a Napoli, e, in senso inverso, il piroscafo Città di Bengasi diretto a Vigo. Il 4 ottobre, sostituito dall'esploratore Antonio Pigafetta, ripartì per l'Italia dando fondo a La Spezia il 6 ottobre 19 36. Il 1° ottobre, frattanto, era partito da La Spezia l'incrociatore leggero Alberico Da Barbiano, nave ammiraglia della 5 a Divisione incrociatori della 2 a Squadra (comandante C.V. Carlo Savio), diretto a Tangeri, dove giunse il 3, prendendo il posto dell'incrociatore Bande Nere, che dopo cinquanta giorni di permanenza rientrava in Italia. L'amm. Salza, comandante delle forze navali italiane dislocate nella (1) Relazione del comandante del Panca/do sulla missione eseguita a Siviglia - A. U.S.M.M. -

O.M.S. cartella 2995.

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zona dello Stretto di Gibilterra, vi alzava la propria insegna. Con l'inc. Da Barbiano arrivò a Tangeri anche un reparto del Battaglione " San Marco" , che in caso di necessità avrebbe dovuto operare a terra. Questo reparto rimase a Tangeri per oltre un anno, trasbordando sulle navi che periodicamente si alternavano in quel porto. Fra i compiti, importanti, perché oltre tutto alleviavano le fatiche degli equipaggi, vi era il servizio di polizia in città e di guardia alla sede del nostro Consolato Generale. Le prime due decadi di ottobre furono, per la zona internazionale di T angeri, abbastanza tranquille, tanto che per ben quattro volte l'Alberico Da Barbiano, benché nave ammiraglia, poté uscire in missione per la scorta ai nostri transatlantici in transito nello Stretto:

5 ottobre

scorta alla motonave Vulcania proveniente da New York e diretta a Napoli-Trieste. 8 ottobre - scorta alla motonave /lugustus, diretta da G enova a Buenos Aires. 13 ottobre - scorta al piroscafo Conte Biancamano proveniente da Buenos Aires e diretto a Genova. 15 ottobre - scorta al piroscafo Conte di Savoia, proveniente da New York e diretto a G enova. 18 ottobre scorta al piroscafo Duilio proveniente da Genova e diretto a Durban (Sudafrica) Nello stesso mese di ottobre 1936, l'ammiraglio Salza fu impegnato in varie riunioni della Commissione Navale di D ifesa, che si ripeterono anche nel mese di novembre, alternativamente sotto la presidenza dell'Ammiraglio italiano o del vice ammiraglio Blake, Comandante in seconda della Flotta inglese del Mediterraneo, e che servirono a concordare criteri di comportamento comuni per quanto riguardava l'impiego a terra delle compagnie da sbarco delle varie navi. Sul finire dello stesso mese di ottobre, le notizie che provenivano dal territorio metropolitano spagnolo, con la conferma dell'avanzata delle truppe nazionaliste in direzione di Madrid e del consolidamento della rivolta militare, provocarono nuove tensioni nella zona di Tangeri, con manifestazioni anti italiane nei quartieri indigeni della città, dove prevalevano elementi di tendenza anarchico comunista, favorevoli al governo repubblicano. Il contegno dell'equipaggio del Da Barbiano fu sempre disciplinato e corretto (2). Il 2 ottobre 1936, intanto, per sostituire rispettivamente Panca/do e Da Recco, erano partiti da La Spezia gli esploratori leggeri Antonio Pigafetta (comandan te C.V . Giuseppe Bestagno) e Alvise da Mosto (comandante C. F. Angelo Varoli Piazza), appartenenti alla 2a Squadriglia Esploratori della 1 a Squadra Navale. Giunsero a Tangeri il 4 ottobre per rimanervi stazionari ed effettuarono, nel corso dei trenta giorni successivi, numerose missioni per scorta ai nostri transatlantici in transito nello Stretto di Gibilterra :

Da Mosto:

5 ottobre - con la copertura a distanza dell' inc. Da Barbiano, scorta

(2) Sugli incidenti a Tangeri fra marinai italiani e arabi vedi A.U.S.M.M. - O.M.S. - Cartella 2966/4.

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alla motonave Saturnia proveniente da Napoli e diretta a New York. 8 ottobre - con la copertura a distanza delJ'inc. Da Barbiano, scorta al piroscafo Rex, proveniente da New York e diretto a Napoli-Genova. 15 ottobre - con la copertura a distanza dell'inc. Da Barbiano, scorta al piroscafo Conte di Savoia proveniente da New York e diretto a Napoli-Genova. 18 ottobre - con la copertura a distanza delJ'inc. Da Barbiano, scorta al piroscafo Duilio proveniente da G enova e diretto a Durban (Sudafrica)

Pigafetta

11 ottobre - scorta alla motonave Orazio proveniente da La Guayra e diretta a Genova. Nel rientro accompagnò da Capo De G ata a Capo San Vincenzo il piroscafo Argentina che carico di materiale bellico era diretto a Vigo. Dava nuovamente fondo a T angeri il 13 ottobre. 20 ottobre - scorta alla motonave Oceania proveniente da Napoli e diretta a Buenos Aires. 28 ottobre - scorta al piroscafo Giulio Cesare proveniente da Durban

(Sudafrica) e diretto a Genova. Dei due esploratorì, il Pigafett'a fu il primo a rientrare in Italia; partì, infa tti, il 2 novembre e dette fondo a La Maddalena il 4. Il Da Mosto, invece, rimase nelle acque di Tangeri fino al 27 novembre effettuando ancora due uscite di cui la più importante, dal 19 al 21, per scorta al piroscafo Emani proveniente da La Spezia e diretto a Lisbona. Concludeva la sua missione con il rientro a La Spezia il 3 dicembre 1936.

Presenza delle navi italiane a Barcellona e negli altri porti della Spagna repubblicana. Nei primi sessanta giorni di guerra civile, nei territori della Spagna rimasti fedeli al Governo di Madrid, si era andata sviluppando un'ondata di propaganda antifascista, che però nei riguardi dei nostri fu nzionati, dei nostri cittadini e delle autorità consolari e navali italiane era rimasta allo stato di esercizio verbale e gior, nalistico. Si era tentata anche l'infiltrazione di idee rivoluzionarie, facendo giungere ai nostri equipaggi volantini e opuscoli invitanti alla sedizione, ma senza alcun esito. Nel mese di agos to 1936, erano inoltre afflui ti nella città d i Barcellona molti fuoriusciti italiani provenienti dalla Francia, i quali iniziarono a loro volta una propaganda massiccia contro il regime fascista e gli italiani che lo seguivano. Il clima cominciava ad arroventarsi: venne anche minacciato il Console Generale d 'Italia a Barcellona, fino a che il giorno 2 settembre 193 6, nel corso di una rissa con un gruppo di miliziani, venne ucciso un operaio di nazionalità italiana. A questo punto il nostro Governo reagl, inviando nel porto catalano, in appoggio al Di Giussano già sul posto, l'incrociatore Pola (comandante C.V. Antonio Legnani) con l'incarico di tutelare con ogni mezzo gli interessi e la vita dei nostri connazionali.

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Ottobre 1936 . ivla,·inai del llattag!ione "San Marco", inviati a T(lnge,i pc,· eventuale impii!RO a temi in servizio di ordine p11bblico, mentre effr:ttuano il cambio del picchetto di guardia a bordo dell'i11crociatore DA BAR/JfANO.

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t

. ft

In 111u1 /oto scattata intorno al 10 ottobre 1936, l'incrociatore leggero ALB ERICO DA BARBIA NO alla / ond(l nella rada di T(lt1geri. (coll. F. Bargoni)

13 ottobre 1936 · L'incrociatore DA BARBIA NO nello Stretto di Gibilterra in missione di scorta al transatlantico italia110 CONTE BIANCA1\4ANO proveniente da Buenos Aires e diretto n Genovn.

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L'unità, appartenente alla I Divisione della 1 a Squadra, lasciò Gaeta il 3 settembre e il giorno 5 dette fondo in rada davanti a Barcellona. Anche se le Autorità catalane protestarono per "l'ingiustificato aumento" delle forze navali italiane nelle acque spagnole e assicurarono che non c'era mai stato bisogno di intervenire a protezione, lo spiegamento di forza ebbe successo e per qualche giorno gli incidenti diminuirono. Ottenuto lo scopo, l'l l settembre l'incrociatore Pola si spostò a Palma di Maiorca, dove, dopo i combattimenti vittoriosi contro la forza da sbarco repubblicana, bisognava pensare all'opera di consolidamento e ricostruzione sociale dell'isola ormai saldamente in mano ai nazionalisti. Vi si trattenne fino al giorno 3 ottobre, rientrando quindi definitivamente in Italìa il 4. L'incrociatore leggero Bartolomeo Co/leoni, appartenente alla II Divisione della 2a Squadra Navale (comandante C.V. Priamo Leonardi), il 5 settembre partl da La Spezia diretto a Barcellona, per sostituirvi il Di Giussano. Nella stessa mattina del 6 settembre, appena la nave ebbe dato fondo, l'amm. I. Goiran vi si trasferiva alzando la sua insegna di comando, mentre il Di Giussano salpava rientrando in Italia. Fino al 3 ottobre 19 36 rimase nelle acque della capitale catalana, rientrando al La Spezia il giorno 4, questa volta con a bordo l' amm. Goiran che, sostituito dall'amm. div . Vittorio Tur, lasciava dopo oltre due mesi di fattivo lavoro, il comando delle unità italiane nelle acque della Spagna repubblicana. Partito da La Spezia il 3 settembre 1936, l'esploratore leggero Antoniotto Usodimare (comandante C.F. Francesco Baldizzone), appartenente alla 1 a Squadriglia Esploratori della 2a Squadra navale, dopo sette giorni di sosta a Palma di Maiorca (dal 4 all' 11) nel momento cruciale della ritirata delle forze repubblicane dalle Isole Baleari, dava fondo a Barcellona l' 11 settembre per sostituire il Pessagno che rimpatriava. Vi rimase tutto il mese, salvo brevissime uscite di poche ore per l'addestramento dell'equipaggio. Il 29 settembre lasciò Barcellona trasferendosi il 30 ad Alicante, dove imbarcò 11 profughi italiani che il giorno successivo trasportò a Palma di Maiorca. Li trasferl sull'incrociatore Pola, dove potevano essere meglio alloggiati, ed il 2 ottobre salpò rientrando a La Spezia il 3.

Dovendo distaccare ad Alicante un'unità stazionaria con compiti di assistenza al personale della nostra Ambasciata presso il Governo di Madrid - personale che, fra l' altro, per ragioni di sicurezza doveva essere alloggiato a bordo - si pensò di sostituire l'esploratore normalmente impiegato con un'unità più antiquata e che non avesse compiti di servizio in Squadra. Venne perciò riarmato il vecchio incrociatore leggero Quarto (comandante C.F. Giovanni Galati) che, lasciata La Spezia il 7 Settembre, dopo una breve sosta a Barcellona, raggiunse Alicante il 9, sostituendovi l' Ugolino Vivaldi. Quest'ultima unità salpò la sera stessa con a bordo due profughi italiani ed alcuni spagnoli, diretto a La Spezia, dove giunse il giorno 11 dopo una breve sosta a Palma di Maiorca. Iniziava cosl per il Quarto un periodo di un anno e mezzo di quasi ininterrotta

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permanenza in acque spagnole. Dopo trentotto giorni di sosta ad Alicante, l'incrociatore ebbe l'ordine di rimpatriare per accordare un breve periodo di riposo all'equipaggio. Il 17 ottobre, infatti, dopo essere stato rilevato dall'esploratore Da Verazzano e dopo una brevissima sosta a Barcellona, lasciava la Spagna nella serata dirigendo per La Spezia dove arrivò l'indomani.

* * "', ':

L'incrociatore leggero Eugenio di Savoia (comandante C.V. Massimiliano Vietina), nave ammiraglia della VII Divisione Navale della 2a Squadra, partito da La Spezia il 1° ottobre, giunse a Barcellona il giorno successivo. Aveva a bordo l'ammiraglio di divisione Vittorio Tur, che, prese le consegne dall' amm. Goiran, assunse il comando delle forze navali italiane nelle acque spagnole. Nella stessa mattinata iniziò una serie di visite alle Autorità locali, ricevendole .a nche a bordo, sempre accolto molto cortesemente. Nondimeno però, anche se da parte del Governo della Catalogna si dimostrava cortesia e premura nei riguardi dei nostri rappresentanti, la situazione di caos ed anarchia nella città rimaneva preoccupante. (3) Ai primi del mese di ottobre l'effettivo esercizio del potere sulla popolazione, con epurazioni e repressioni sommarie nei confronti, non solo dei simpatizzanti per la Falange, ma anche degli avversari politici locali, era nelle mani delle organizzazioni anarchiche (F.A .l.) e della C.N.T. di ispirazione comunista. Ma la guerra si stava facendo sempre più dura; verso la metà del mese, con l'occupazione di Oviedo e la marcia verso Madrid delle truppe franchiste, si pensò ad un'imminente caduta della capitale. Il presidente della Repubblica, Azaria, ed il suo governo, si trasferirono quindi a Barcellona. Con l'istallazione delle autorità governative nella città, la situazione dell'ordine pubblico andò migliorando in quanto nel giro di pochi giorni si riuscl a sciogliere o mettere sotto controllo, militarizzandole ed inviandole verso il fronte, le organizzazioni di tipo anarchico o separatista, gli armati appartenenti alle varie confederazioni sindacali, e ciò anche con l'aiuto dei volontari stranieri, come comunisti italiani e specialmente russi, che entravano ormai numerosi dalla frontiera francese. L'ordine pubblico ebbe un netto miglioramento e la popolazione poté ricominciare a condurre una vita quasi normale, anche se si andava sempre più nella direzione di un governo di impronta comunista. Questa forza , se pure assai minoritaria, era indubbiamente la più organizzata. Ufficialmente la permanenza di navi militari delle varie Marine nelle acque di Barcellona e degli altri porti del litorale spagnolo bagnato dal Mediterraneo era motivata dalla necessità di tutelare i propri connazionali, ed evacuare quelli che avessero desiderato rimpatriare.

(3) Vedi Tur Vittorio, Plancia Ammiraglio, ed. Canesi, Roma 1963 - voi. III, pag. 233 e seguenti.

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2 ottobre 19)6 - L'ammiraglio di divisione Vittorio T11r, che ha sostituito l'amm. Coiran, in visita di cortesia alla Cencmiidad di Barcellona. Da sinistra: console generale d'Italia Bossi, ammiraglio Tur, vice ptt•side11te Casso!. (coli. F. Bargoni)

8.3


Tangeri, ottobre 1936 - In primo piano l'esploratore italiano ANTONIO PIGAFEITA, in secondo piano l'esploratore AL V.ISE DA MOSTO. L'incrociatore pesante italiano POLA, eh<! /11 stazionario a Barcellu11a e a Palma di Maiorca dal 5 settembre al 4 ottobre 1936. (coli. F. Uargoni)

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Per parte italiana, il problema non era più quello. Le nostre unità seguitarono ad arrivare, sostare, partire, principalmente allo scopo di mantenere contatti con gli elementi simpatizzanti del movimento nazionalista e di attingere informazioni sull'attività dei repubblicani e sugli arrivi di rifornimenti (armi, aerei, viveri, ecc.) trasportati da navi francesi e russe. Era durante la notte che qualche spagnolo fuggiasco arrivava a nuoto sotto bordo all'Eugenio di Savoia o alle altre navi presenti, chiedendo di essere accolto e portato in salvo. Questo tipo di fuga da terra era particolarmente pericoloso. Per esempio, nella notte tra il 16 e il 17 ottobre giunse sotto bordo un battello a remi che trasportava un uomo, una donna e un bambino; la famiglia, che aveva pagata una somma considerevole per il passaggio, si salvò e, trasbordata sul Quarto, il 18 poté partire per l'Italia. Ma il battelliere, che poco furbescamente era tornato indietro, fu catturato dalle guardie e immediatamente fucilato. Le giornate, frattanto, trascorrevano lunghe e noiose per l'equipaggio che non veniva mandato in franchigia a terra per evitare che la propaganda comunista potesse fare in qualche modo presa sugli elementi più influenzabili ed anche per impedire eventuali incidenti, dato il clima ostile nei riguardi dell'Italia fascista. Non mancava neppure una certa tensione dovuta a segnalazioni, pervenute anche all' ammiraglio tedesco Carls imbarcato sulla Graf Spee, che annunciavano la possibilità di attacchi di sommergibili repubblicani alle navi delle due nazioni vicine al generale Franco. L'Eugenio di Savoia e la Graf Spee spostarono allora l'ancoraggio più verso terra, in bassi fondali, ed istituirono un servizio continuato di vedette, tenendo sempre armata una parte delle artiglierie secondarie. Dopo quattro settimane di permanenza della nave in un ancoraggio battuto dalla traversia locale, con difficoltà logistiche notevoli, l'equipaggio era stanco. Approfittando della presenza nelle stesse acque dell'incrociatore corazzato San Giorgio, l' amm. Tur vi si trasferl provvisoriamente e l'inc. Eugenio di Savoia, il 30 ottobre, poté spostarsi a Palma di Maiorca per concedere un breve periodo di svago e di riposo ai suoi marinai. Vi rimase due giorni, tornando a Barcellona il 3 novembre. L'll novembre 1936, passate le consegne all'amm. Angelo Iachino, l'amm. Tur lasciò Barcellona con l'Eugenio di Savoia che rimpatriava.

L'esploratore leggero Giovanni da Verazzano (comandante C.F. Gaetano Catalano Gonzaga) appartenente alla 2 a Squadriglia Esploratori della 1 a Squadra, il 2 ottobre 1936 partì da La Spezia diretto a Barcellona dove giunse il giorno successivo. Rimase in quelle acque a disposizione dell'ammiraglio Tur per quindici giorni; si spostò poi ad Alicante, dove arrivò il 16 ottobre per sostituire l' inc. Quarto che rientrava in Italia. Con una certa difficoltà, date le minori dimensioni della nave, poté alloggiare a bordo il personale dell'Ambasciata italiana di Madrid. Mentre l'esploratore stazionava ad Alicante, giunsero notizie inquietanti da

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Almeria: le autorità locali minacciavano l'espulsione del nostro personale consolare e l'occupazione della sede del Consolato stesso. Il Da Verazzano venne allora inviato in quel porto, dove rimase dal 23 al 25 ottobre; periodo di tempo nel quale il comandante riuscl ad ottenere l'assicurazione che il nostro Consolato, in base alle leggi internazionali, non sarebbe stato molestato. Nei due giorni di permanenza si approfittò per imbarcare 14 italiani che desideravano lasciare la Spagna, un cittadino tedesco imprigionato dai governativi e che il comandante Gonzaga riuscì a far liberare, e al momento di partire, un prigioniero politico spagnolo fuggito dal carcere e arrivato sotto bordo a nuoto. La mattina del 25 l'unità lasciò Almeria per rientrare ad Alicante, ma durante lo spostamento effettuò una breve ricognizione nella base navale repubblicana di Cartagena con lo scopo principale di riferire all' amm. Tur le condizioni della flotta spagnola "rossa" ed altre notizie che potessero interessare la Marina nazionalista. Dalle relazioni esce il quadro di una flotta in abbandono e in disordine. Fra l'altro, il Comando della nave comunicava che in porto vi erano navi mercantili che scaricavano materiale bellico (probabilmente si sarà trattato di un piroscafo russo, dato che nell'ottobre 1936 solo tre carrette di quella nazionalità giunsero a Cartagena, e due di queste senz'altro prima del giorno 25). Rientrato la sera stessa ad Alicante, il Giovanni Da Verazzano riprese le sue funzioni di nave stazionaria in quella località.

Il 10 ottobre 1936, il cacciatorpediniere Lampo (comandante C.C. Francesco Gatteschi), appartenente all'8a Squadriglia CC.TT. della 1 a Squadra Navale, ricevette l'ordine· di portarsi a Barcellona a disposizione dell' amm. Tur. Partì da La Spezia il 12, sostò a Palma di Maiorca dal 13 al 15 e nello stesso giorno dette fondo a Barcellona. Nei cinque giorni seguenti effettuò due brevi uscite dopo di che, il 20· ottobre, toccò Tarragona e Valencia con lo scopo di accertare se vi era traffico sospetto di piroscafi stranieri a favore dei repubblicani. Toccata quindi di nuovo_Palma di Maiorca (21 ottobre) rientrò a La Spezia il 24.

A due mesi e più dall'inizio della guerra civile, la posizione delle navi italiane alla fonda in rada davanti ai porti della Spagna repubblicana (Spagna "rossa", come si diceva allora), a causa della piega che stavano prendendo gli avvenimenti, si faceva ogni giorno più delicata. Infatti, oltre all'usura e alla stanchezza degli equipaggi vi era il pericolo di attacchi contro le nostre unità da parte di forze non controllate o di navi e sommergibili governativi, data la sempre maggiore ostilità nei riguardi dell'Italia. Per questa ragione si decise il ritiro delle navi più moderne, sostituendole con altre più antiquate e di minore importanza. Fu così che, al termine di un breve periodo di lavori, venne riarmato il vecchio incrociatore corazzato San Giorgio che al comando del C.V. Giuseppe Sparzani lasciò La Spezia il 18 ottobre giungendo a Barcellona il 20 dello stesso mese, per prepararsi a sostituire l'inc. Eugenio di Sa-

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vaia nel ruolo di nave ammiraglia delle forze navali italiane nelle acque spagnole (4).

Sempre nel quadro della sostituzione delle navi più moderne con unità più vecchie, l'esploratore Carlo Mirabella, rientrato da poco dalla base di Tobruk, in Cirenaica, dove esercitava il comando del gruppo Navi Sottili della Libia orientale, venne destinato ad operare sulle coste della Spagna repubblicana. AI comando del C.F. Gino Parilli, lasciò La Spezia il 18 ottobre giungendo a Barcellona il 19. Dal 23 al 26 ottobre si trasferì ad Alicante per sostituire il Da Verazzano impegnato in una missione ad Almeria e Cartagena. In quei tre giorni, a bordo del vecchio esploratore si svolsero colloqui fra elementi spagnoli nazionalisti inviati dal generale Queipo de Llano e rappresentanti delle autorità civili della città di Alicante, allo scopo di coordinare uno scambio di prigionieri ed ottenere così la liberazione del capo della Falange, José Antonio Primo de Rivera, e del fratello, in prigione fino dal marzo 1936. I colloqui, a cui presenziarono anche il comandante della nave, l'agente consolare italiano e quello tedesco, purtroppo non approdarono a niente e così un'altra vita umana non poté essere risparmiata. Il 18 novembre, infatti, José Primo de Rivera venne condannato a morte da un tribunale repubblicano e fucilato. Il 26 ottobre il Mirabella partì nuovamente alla volta di Barcellona. Durante lo spostamento verso nord si fermò, prima a Valencia (26 ottobre) e poi a Tarragona (27 ottobre). Nel primo porto poté assistere allo sbarco di volontari stranieri arruolati in Francia e nel Belgio, mentre due piroscafi russi scaricavano sulle banchine armi ed automezzi. Rientrato a Barcellona, rimase in quelle acque a disposizione dell' amm. Tur. Compartecipazione di unità italiane agli avvenimenti nelle Isole Baleari

Ancorato in rada a Palma di Maiorca, l'esploratore Lanzerotto Ma/ocello fu testimone, nei primi giorni di settembre, del fervore riorganizzativo delle forze nazionaliste. Fra l'altro, alcuni marinai della nave vennero impiegati, insieme a volontari civili, nella sistemazione e nell'ampliamento del campo di aviazione di Son San Juan, per potere meglio accogliere e rifornire i tre primi grossi aerei da bombardamento "SM81", arrivati in volo dall'Italia. Questi tre aerei, insieme ai "CR32", contribuirono certamente con i loro reiterati attacchi dall'aria alla riuscita della controffensiva delle colonne nazionaliste contro le forze repubblicane della testa di sbarco. Nella sera del 3 settembre, col calare delle tenebre, iniziò la ritirata ed il reimbarco delle truppe repubblicane del capitano Bayo. Non è facile stabilire se la rinuncia all'Isola di Maiorca fu veramente dovuta alla impossibilità di conquistarla o se, come asserirono le fonti del governo di Madrid, il richiamo delle truppe in (4) Vedi relazione del contrammiraglio Angelo Iachino che assumeva il comando ciel Gruppo Navale - A.U.S.M.M. - O.M.S. cartella 2954.

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terra ferma fu consigliato dalla situazione non buona per i repubblicani sul fronte di Saragozza. La mattina del 4, comunque, le colonne nazionaliste comandate dal tenente colonnello spagnolo Don Louis Garcia Ruiz, dal colonnello italiano Giovanni de Francisco e dal console Bonacorsi, erano completamente padrone dell'isola. Era una prima svolta nella lunga guerra civile da poco cominciata. Il governo repubblicano aveva perduto per sempre l'occasione di conquistare il dominio del mare e dell'aria nel Mediterraneo occidentale. L'attività del comandante Margottini e dell'esploratore Malocello non era però ancora terminata. Il 7 settembre la nave dovette uscire incontro al piroscafo Nereide in arrivo da La Spezia con tre aerei "CR32", artiglierie e munizioni per l'organizzazione della difesa antiaerea di Maiorca. Contemporaneamente, era cominciato nell'isola, da parte delle autorità militari, lo studio per una eventuale rioccupazione di Ibiza. Da notizie varie è dai bombardamenti aerei effettuati fra il 1Oed il 15, ci si era accorti che la stessa era stata abbandonata dalle forze repubblicane. Il Malocello fu allora inviato ad effettuare una ricognizione. Il 18 settembre, avendo a bordo il console Bonacorsi ed il capo dei falangisti di Maiorca, la nave dette fondo ad Ibiza, con la solita motivazione dell'eventuale aiuto ai nostri connazionali. Resosi conto della possibilità di poterla riconquistare senza dispendio di forze, la sera stessa il comandante Margottini, al suo rientro a Palma, iniziò l'organizzazione di una spedizione. Nel porto era all'àncora il piroscafo spagnolo Ciudad De Palma di 3.959 tonnellate, che venne requisito . Vi s'imbarcarono, al comando del cap. Montis, due compagnie della "Legion Mallorquina", due della Falange e un distaccamento di marinai spagnoli. Faceva parte della spedizione anche il console Bonacorsi. La nave, falsamente ribattezzata Sicilia, e scortata dal Malocello, partita nella notte del 19, giunse al mattino del 20 davanti ad Ibiza che venne conquistata senza sparare un solo colpo. Nei giorni successivi si provvide anche alla rioccupazione delle due piccole isole di Cabrera e Formentera. La fase militare della conquista delle Baleari da parte nazionalista era così completata. Solo Minorca rimaneva in possesso delle forze repubblicane ma per tutta la durata della guerra non costituì mai una minaccia per le altre isole. La situazione delle Baleari era ormai consolidata; ma fra i consiglieri militari italiani e le autorità civili e militari nelle isole cominciavano piccole incomprensioni; attriti dovuti a conflitti di competenza, alla mano pesante usata nei riguardi degli avversari repubblicani dal console Bonacorsi, ecc. L'unica personalità italiana veramente ben vista, per la sua umanità e valentia sia militare sia diplomatica, era il comandante Margottini che, proprio perché i buoni rapporti non venissero turbati per il futuro, il 10 ottobre venne passato, dall'esploratore Malocello, che rientrava in Italia, al comando dell'eploratore Nicolò Zeno, giunto il giorno 3 da La Spezia. La sua opera organizzativa continuò favorendo le richieste da parte spagnola e l'accettazione da parte italiana per la costituzione di una base navale falangista a Palma di Maiorca e per la fornitura di tutto ciò che si rendeva necessario.

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Contemporaneamente al Nicolò Zeno, unità della 2a Squadriglia Esploratori della 1 a Squadra, il 1° ottobre partì da Napoli il cacciatorpediniere Ostro (comandante C.C. Carlo Ghé) appartenente alla 2a Squadriglia Cacciatorpediniere della 1 a Squadra, diretto a Palma di Maiorca in ausilio alle unità già operanti in quelle acque. Vi rimase solo nove giorni: 2-3 a Palma, 3 a Barcellona, 4 ad Alicante e dal 4 al 10 ottobre nuovamente a Palma di Maiorca. Ripartì, quindi, alla volta dell'Italia, dando poi fondo a Gaeta il 12 ottobre.

A questo punto ci sembra interessante inserire alcuni brani tratti dal Promemoria per il Capo di Gabinetto di S.E. il Ministro della Marina, scritto il 3 settembre 1936 dal Comandante dell'incrociatore Fiume, C.V. Luigi Sansonetti, e dalla relazione sulla "Situazione militare e politica dell'Isola di Maiorca" inviata il 3 ottobre 1936 al Capo di Stato Maggiore delle R.Marina dal C.V. Antonio Legnani, comandante dell'incrociatore Pola che, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, . fu stazionario a Palma di Maiorca dall' 11 settembre al 3 ottobre 1936. Le due relazioni, ridimensionando in parte i fatti accaduti, che erano stati montati a dismisura dalla propaganda del!' epoca, danno un'idea del carattere spagnolo visto nel!' ottica di noi italiani che andavamo ad aiutarli e, soprattutto, ci illuminano sui criteri che ci ispiravano nella politica a lunga scadenza tentata dall'Italia non per ottenere vantaggi territoriali, che però erano temuti dagli spagnoli, ma per godere l'eventuale disponibilità di appoggi nelle isole in caso di futuri possibili conflitti con Gran Bretagna e Francia. Dalla relazione del comandante Legnani (5):

"Dopo ventidue giorni di permanenza a Palma di }.;faiorca, dopo avere avuti giornalieri colloqui con il console della M. V.S.N. Bonaccorsi, con il C.F. 1Hargottini, Comandante del MALOCELLO e con l'agente consolare italiano cav. Facchi, dopo avere avuto contatti con i vari governatori militari e civili succedutisi al potere con molta frequenza in quei giorni, dopo avere trattenute a discreti colloqui varie personalità militari e civili di Palma di Maiorca, dopo aver visitato qualche località e qualche piccolo centro dell'isola, ritengo di poter essere in grado di espon·e a V.E. la situazione militare e politica di Palma di Maiorca quale è da me apprezzata. Situazione Militare

Il suo inizio, il suo svolgimento e il suo epilogo sono ormai troppo noti perché io abbia qui a rievocarli. Sfrondata da ogni necessaria o non necessaria ampollosità la vittoriosa conclusione delle operazioni militari, si può affermare che l'Isola di Maiorca non ha affatto subÌto la violenza dei rossi; il l01'o riuscito sbarco a nordest dell'isola ha lasciato quasi indiffe-

(5) A.U.S.M.M. - O.M.S. Cartella 2953.

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.. ,

,~

L'incrociatore italiano BARTOLOMEO COLLEONI, battente l'insegna dell'ammiraglio Goimn, alla fond<t al largo di 13arcellona nella seconda metà di settembre 1936. (coli. A. De Toro)

Barcellona, primi di ottobre 1936 - L'incrociatore leggero italiano EUGENIO Df SAVOIA, che ha sostituito il COLLEONI, fotografato all'ancora in una giomata di mare mosso e vento fresco. (coli. F. Bargoni)

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L'ammiraglio Vittorio Tur mentre sale ti bordo della corazzatt1 tedesca GRAP SPEE, in visitti di cortesia all'ammimglio Carls, viene salutato dal picchetto d'onore della nave. Barcellona, ottobre 1936.

Nell'ottobre 1936, in seguito alla decisione di sostituire nelle acque spagnole le navi pitì recenti con unità pitl antiquate e di minore importanza, venne riarmato il vecchio incrociatore corazzato SAN GTORGIO, che qui vediamo durante un attraversamento del canr,le navigabile di Tarrmlo, e che partì da La Spezia il 18 dello stesso mese, per assumere il compito di nave ammimglia a Barcellona. (coll. F. Bargoni)

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renti i pacifici maiorchini che con eguale serena incoscienza hanno pe,messo che i rossi evacuassero dall'isola senza subire perdite. Ed è la prima volta che nella storia militare marittima mondiale si registra un fatto simile. Qualche episodio notevole è dovuto all'aviazione ad alla condotta personale del Console Bonaccorsi: in tutti gli altri apatia ptima, esagerato entusiasmo poi per una inesistente vittoria della quale tutti hanno voluto adornarsi in una esaltazione che ben presto ha ceduto il passo ad una inevitabile crisi tra i dirigenti locali, preoccupati più che altro di trarre il massimo p1·0/itto possibile da questo evento. Attualmente l'isola, libera dai rossi, non subisce più nemmeno i modesti e consueti attacchi aerei ai quali si era già assuefatta: la difesa costiera mediocremente organizzata langue e nessuno pensa più ad un ritorno delle tmppe rosse. In fondo ciò è anche espressione di buon senso poiché l'azione militare rossa sulle Isole di Maiorca e di Iviza sembra essere stata ordinata dal Fronte Popolare francese, e solo l'imbelle contegno di assalitoti e assaliti ha fatto naufragare il piano della Francia che intendeva probabilmente ipotecare queste isole. Ritengo che il destino delle Baleari sarà deciso sui fronti della Spagna continentale e che qualsiasi azione militare oggi sarebbe da sconsigliarsi nell'incertezza del futuro. Comunque anch'io non credo che esistano preoccupazioni per un eventuale ritorno offensivo dei rossi: la difesa aerea di Maiorca è di per sé sufficiente garanzia. Situazione politica

Ben diversa, più complessa e più delicata appare la situazione politica, la quale s'impernia su due elementi: a) una classe dirigente di idee conservatrici a sfondo militat'ista, sfruttatrice della classe operaia più per boria che per necessità matetiale, usa a mantenere le distanze ed a circondarsi di un fasto e di una pompa atte solo a nascondere il vuoto impressionante di energia, di carattere e di idee. b) una classe operaia che finora ha obbedito alla classe dirigente per tradizione e per convenienza. L'Isola di Maio rca può ben definirsi un'isola felice, in quanto ché alla bellezza naturale si accoppia un genere di vita semplice a patriarcale: e solo in questi due ultimi anni l'industria del turismo ha orientato i suoi abitanti allo sfmttamento collettivo dei forestieri. Il carattere degli isolani è quanto mai mite e alieno dalla guen·a : la vita vi è facile e semplice poiché la quasi assenza di ogni tassazione, il ten·eno ubertoso, i proventi del tu1ismo eliminano molte preoccupazioni della vita materiale. Di ciò approfitta la classe dirigente per mantenete un rango ed un posto che non le compete e nella classe di1igente impera l'elemento militare, non per il ptestigio di un'attitudine energica, ma per atavica consuetudine. Su questo sfondo sta per inserirsi a Maiorca il Falangismo.. .. » «.. .Il console Bonaccorsi ha potuto trarre profitto nella sua propaganda dal fascino che gli veniva dell'essere apparso quale salvatore di una situazione militare barcollante, non per la sua gravità, ma per la incapacità e l'ignavia dei capi militari. Uomo dotato di eccezionale energia e di forza fisica, di aperta intelligenza, di sano e schietto entusiasmo, di una impulsività che è solo apparente perché è dominata da un notevole spùito di osservazione, egli ha saputo ben presto conquistarsi l'animo delle masse alle quali ha predicato il nuovo vangelo con una foga e con una irruenza che

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ha stupefatto gli abitanti delle campagne e li ha conquistatì perché sino ad oggi nessuna persona di un certo rango era scesa in mezzo al popolo a parlare di ordine, di giustizia e di disciplina. Probabilmente molti dei suoi proseliti non hanno ancora compreso la dottrina fascista; ma l'avvincente parola del Console Bonaccorsi, la sua figura aitante e a un tempo mistica, il suo gran cuore, la sua schietta affabilità hanno compiuto il miracolo di conquistargli in modo assai saldo l'animo di tutte le popolazioni rurali. Episodi del suo valore e della sua bontà quasi circonfusi di leggenda sono stati i suoi migliori alleati, ma migliori alleati ancora le qualità negative di coloro che pur essendo da tempo a capo del movimento falangista non avevano la più pallida idea del come si parla alle folle e del modo di conquistarle e dominarle. L'esponente più appariscente del Falangismo locale è il marchese De Zayas che di fronte al Bonaccorsi rappresenta un'assai mediocre personalità». «... Purtroppo egli è ancora la personalità sulla quale si può contare per continuare l'opera del Bonaccorsi, con il pericolo però che, rientmto questi in Italia, il Falangismo locale diventi una delle tante e policrome associazioni spagnole preoccupate solo di far sfoggio di variopinte divise e di ancor più variopinte idee... ». «... Il Bonaccorsi è certo un animatore attivo ed energico, ma se ha tutte le attitudini per mettere in moto la massa, non le ha poi al completo per regolare la marcia o per frenarla, o per accelerarla. Sarebbe molto desiderabile trovare nell'ambiente maiorchino chi potesse prendere questa eredità». «... Si può quindi affermare che la situazione politica di Maiorca s'impernia su quattro persone: un Governatore M.ilitare, il Benjumeda; uno civile, il Rubi; un Capo delle falangi, il marchese De Zayas, ed un propagandista di italianità, il console Bonaccorsi... ». Deduzioni

Allo stato attuale della situazione maiorchina è forse prematuro poter trarre delle deduzioni: certo è molto difficile. Anzitutto bisogna preoccuparsi delle sorti delle Baleari, le quali sono strettamente legate alle sorti della lotta che si combatte sui fronti della Spagna fra gli uomini del generale Franco e le orde anarchiche e comuniste: ma qualche segno favorevole già esiste che ci autorizza a ben sperare pe1· il successo delle armi nazionali. Il generale Franco non è mai stato amico dell'Italia e quando egli fu qui Governatore delle Baleari fu proprio lui che volle potentemente armare Forte Mahon in odio o meglio in sospetto dell'Italia; egli poi - pur appoggiando il Falangismo - è del partito di Gill Robles (Popolare) col quale fu Capo di Stato Maggiore dell'Esercito quando Gill Robles era Ministro della Guerra. Anche giorni fa il suo p01'tavoce ufficiale, il generale Queipo de Llano, in una allocuzione non priva di slancio poetico tenne a dire ben chiaro che le Baleari erano spagnuole e resteranno spagnuole nonostante le mene di certe potenze straniere. Esclusa quindi qualsiasi idea di possesso territoriale delle Baleari, resta quella di una penetrazione pacifica sotto la veste commerciale per crearci in queste isole un ambientejavorevole alla loro utilizzazione in tempo di guerra. E da escludere che a noi convenga una penetrazione commerciale che abbia fine a se stessa poiché a parte le difficoltà di deviare le magre con-enti di traffico esistenti prima della rivoluzione, il mercato delle Baleari non è tale da allettare quello italiano.

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Quindi la penetrazione commerciale dovrà servire per facilitare il raggiungimento del nostro obiettivo, cioè poterci servire delle Baleari in caso di conflitto. Ciò sarà certamente costoso, ma a parte questo, il problema della utilizzazione delle Baleari entra nel campo dell'arte militare marittima e quindi, a t·igore, esulerebbe da questo rapporto. Ma anche a volerne parlare, io ritengo che il problema debba essere scisso in un problema positivo ed in un problema negativo, chiamando positivo quello che concerne la vera e propt'ia utilizzazione degli ancoraggi delle Baleari e negativo quello che invece si riferisce al rendere difficile o quasi impossibile alla Potenza nostra avversaria lo stesso uso che noi vorremmo farne. Le ipotesi di conflitto che ci interessano sono varie: Italia contro Francia; Italia contro Inghilterra; Italia e Francia contro Inghilterra; Italia contro Francia ed Inghilterra. Nella ipotesi di conflitto di Italia contro Francia la utilizzazione delle Baleari da parte nostra è certamente interessante, ma non bisogna illudersi che le Baleari rappresentino una Base Navale: solo Mahon può essere un rifugio temporaneo per naviglio sottile, per aerei e per sommergibili. Pensare di utilizzare Maiorca con i suoi due ancoraggi dì Palma e Pollenza è oggi in·eale; allo stato attuale Palma e Pollenza hanno bisogno dì lavori ciclopici per essere trasformati in Basi navali ed aeree militari, e lavori che certamente non si possono compiere né in fase di tensione diplomatica né durante le ostilità: solo la potenza che detiene da molti anni queste isole e che vi avrà profuso dei miliardi potrà sfruttarle. Più interessante appare invece il problema della loro utilizzazione nel caso di conflitto Italia contro Inghilten·a, perché allora e solo allora, anche senza possederle, con la benevole neutralità del Governo spagnuolo, gli ancoraggi di Maiorca e di Minorca potranno essere adoperati dal naviglio sottile, dai nostri aerei, dai nostri sommergibili senza temere quella violenta reazione che accadrebbe se il nemico anziché l'Inghilten·a fosse la Francia. Gibilterra e Malta sono troppo lontane dalle Baleari perché possano creat'e serie preoccupazioni contro queste isole che sono mirabilmente poste per inte1ferire sulle comunicazioni tra Gibilterra e 1vlalta e rappresentare una seria minaccia per il collegamento delle due basi navali. Quindi io ritengo che il nostro problema debba essere mantenuto in te1mini dì cordiale amicizia con un Governo fascista spagnuolo di continuata penetrazione commerciale nelle Baleari per crearvi e rassodarvi un ambiente a noi favorevole, e di utilizzazione saltuaria di esse nel caso di conflitto contro l'Inghilterra. Scarterei l'ipotesi di alleanza con la Spagna: ci metteremmo letteralmente una palla al piede e paghet'emmo cento volte il suo valore l'apporto che a noi verrebbe dall'uso autorizzato delle Baleari. Il popolo spagnuolo oggi è un popolo imbelle ed anche dopo la galvanizzazione del Falangismo di Franco non potrà mutare molto. Sarebbe un assai magro affare quello che faremmo se ci alleassimo con una nazione rovinata materialmente, devastata nei suoi territori, sempre sotto l'incubo di contese civili e dove le rivoluzioni sono all'ordine del giorno. Tutte queste considemzioni limitano quindi, e nettamente, la nostra ingerenza nelle Baleari e ci segnano la nostt'a linea di condotta. Speculare sulla riconoscenza dei maiorchini e degli ivizani per l'aiuto loro dato nella lotta contro i rossi è vano. Non è passato un mese dalla liberazione dell'isola dai rossi che già affiorano le prime critiche contro l'elemento italiano: e se qualche italiano ha meritato queste criti-

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che per incomprensione e per ignoranza, non è men vero che la più elementare delicatezza avrebbe dovuto indun·e i maiorchini ad astenersi da queste aitiche quando ancora è notorio che la migliore garanzia dell'isola è riposta nei nostri aviatori. Ma ciò è un indice abbastanza importante di quella che sarà la situazione fra un mese o due, anche se il Falangismo a Maiorca prenderà piede, il che io non credo; esso sarà sempre impotente perché una cosa è organizzare dei giovani in legioni e un'altra è quella di mutare le abitudini secolari e la mentalità millenaria di un popolo il quale è privo di energia e non ha attitudini guerriere. Piuttosto debbo segnalare una mia impressione che è relativa alla Germania. I tedeschi operano in Spagna con un silenzio e con una disciplina ammirevole e sanno sempre mantenersi un gradino più in alto di quegli spagnuoli che essi aiutano. Noi questo non sempre abbiamo saputo fare: il nostro carattere latino ed esuberante ci ha trascinati in manifestazioni ed in espressioni che ci hanno troppo avvicinato a quelli che aiutavamo e credo che abbiamo troppo svelato i nostri sentimenti e le nostre mire e qualche volta abbiamo esaltate quelle inesistenti. Né bisogna dimenticare che la Germania in Afediterraneo non dà sospetti alla Spagna, noi invece siamo guardati con diffidenza. E ciò è ovvio. Concludendo: Pur continuando nel pmgramma minimo di penetrazione commerciale e nel programma di fascistizzazione dell'isola occorre marciare più cautamente, scegliendo uomini provati a contatto con stranieri, che sappiano sempre mantenere il loro prestigio e che sappiano tenersi sempre un centimetm più in alto del livello spagnuolo. Conclusione

Segnalo a V.E. l'opera costante, metodica ed intelligente del capitano di fregata Margottini e del regio agente consolare cav. Pacchi. Il comandante Margottini si è dedicato completamente alla missione affidatagli e per la quale lavora ininten·ottamente mettendo a profitto di essa la sua decisione, il suo spirito di iniziativa, il suo profondo senso di responsabilità. Gode di largo e sicuro prestigio, ha molto ascendente sulle Autorità locali e diffonde in tutti quella energia che è vibrante in lui e sopita od assente nei maiorchini. Durante la mia carriera ho già avuto altre volte l'occasione di vedere operare questo ufficiale superiore, e rafforzo sempre di più il mio convincimento che, per maturità di pensiero, per acutezza di giudizio, per dirittura di carattere, e per inflessibilità verso se stesso e gli altri, il comandante M.argottini sia pronto ad assumere qualsiasi incarico del grado superiore. Anche del regio agente consolare cav. Pacchi non ho che da esternare la più completa soddisfazione per la collaborazione chJ egli dona con disinteresse e con onestà a quanti a Maiorca lavorano per la nota missione. Il Pacchi ha larga e sicura conoscenza dell'ambiente locale, sicuro apprezzamento degli uomini e degli eventi, visione serena e precisa di ogni fatto. Il suo consiglio è sempre prezioso, il suo aiuto indispensabile. Ho potuto personalmente constatare di quale prestigio egli goda nell'ambiente di Maiorca e come egli copra bene la sua carica di Agente Consolare». IL CAPITANO DI VASCELLO CO.MAND,\NTE

-.': *

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(Antonio Legnani) ·k


Dal Promemoria del comandante Sansonetti, interessante perché non concorda pienamente con tutte le affermazioni del pari grado C. V. Legnani, specialmente sulla figura del console Bonacorsi (6): · «.. .Il console Bonaccorsi è stato effettivamente prezioso nei giorni più critici. Ma le sue deficienze di equilibrio, di misura, di metodo, di ordine, di forma e la scarsa competenza tecnica (è stato ufficiale inferiore degli Alpini durante la grande guerra e basta) diventano ogni giorno più appariscenti e non giovano al nostro prestigio. Nella posizione di ordinatore delle falangi sarebbe tutt'altra cosa. Comunque credo indispensabile la presenza di un moderatore che lo vigili e abbia autorità su di lui. Questo compito non può esser fatto dal comandante della nave presente senza compromettere la propria apparente neutralità, specialmente ora che son tornate le navi estere. D'altra parte il console Bonaccorsi dice di avere avuto istruzioni da S.E. Ciano e di doverne rispondere solo a lui. L'aviazione è ormai completa e ben organizzata, salve alcune deficienze, delle quali una - la mancanza di armieri - ha avuto conseguenze gravissime che mi riservo di riferire a voce: mentre quella di bombe piccole e di spezzoni non ha permesso di agire efficacemente contro le truppe. I tre "S.81" si sono accaniti a bombardare un piroscafo; ma per il momento, pur lasciando cadere in tre attacchi cinque tonnellate di bombe e cioè una forte aliquota del munizionamento disponibile, non sono riusciti a colpire il bersaglio. Altrettanto fecero a suo tempo i tre idrovolanti. Si tratta di mancanza di addestramento cui si rimedierà a forza di provare. L 'occasione è propizia. Ma occorre rifornirli subito e abbondantemente. Il maggiore Gallo fa veramente, ammirevolmente bene: ma anche lui agisce autarchicamente, asserendo di avere avuto istruzioni dirette da S.E. Valle e di dover rispondere a lui solo. In queste condizioni la posizione acquistata che potrebbe essere fonte di tanto vantaggio per noi, rischia di sboccare nell'effetto opposto. Fra l'altro tanto, il Bonaccorsi quanto gli aviatori, eccitati dagli applausi e non abituati alle relazioni con l'estero, si compromettono nelle forme meno prevedibili: intervento in massa in chiesa con fazzoletti tricolori al collo, allocuzioni in italiano ecc.. Il coordinamento non può essere fatto da noi. Le relazioni con le navi in rada debbono essere ridotte al minimo. Ho dato istruzioni al comandante Margottini perché torni a mantenere i contatti solo attraverso l'agente consolare e senza eccessiva frequenza. Egli avrà inoltre un ottimo informato,:e nel Capitano del Porto che ogni sera, tardi, lo metterà al corrente dei r.etroscena. Ma anche Margottini, magnifico di attività, di acume, di dinamismo, e, per il momento, insostituibile, ha bisogno ogni tanto di freno. Però delle sue promesse di prudenza mi fido . Stando così le cose vedo una soluzione capace di assestare e sfruttare seriamente a nostro vantaggio la situazione. Ed è che venga inviato subito un coordinatore che: a) possa risiedere a terra e non abbia bisogno di nascondersi; quindi in veste di addetto al consolato o di giornalista; (6) A.U.S.M.M. - 0.M.S. Cartella 2953.

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b) abbia evidente e indiscutibile competenza militare per grado rivestito e per esperienza di guerra; c) sia presentato. riservatamente alle Autorità locali come "coordinatore dell'aiuto italiano" e quindi in diritto di esser tenuto al corrente della situazione e debitamente ascoltato, salvo a sospendere ogni prestazione da parte nostra; d) abbia pratica di relazioni con l'estero. È da tener presente che l'attuale rivolta in Spagna è capeggiata da militari dell'Esercito, e che solo un ufficiale superiore dell'Esercito con un forte e appariscente passato di guerra sarà volentieri ascoltato da loro. La persona più adatta all'incarico sarebbe un ex addetto militare di ambasciata. Deve avere istruzioni e autorità ben precisate. Deve portare con sé un proprio segretario dattilografo di fiducia. Deve andare immediatamente. Il comandante dello stazionario potrà restare apertamente in contatto con questo "addetto consolare" o "giornalista", essere il suo consulente navale, trasmetterne le comunicazioni al Governo, con i nostri cifrari. Sarebbe inoltre opportuno che l'Ammiraglio che sta a Barcellona facesse ogni tanto una visita a Palma. Due giorni "per fare i franchi", come press'a poco fanno gli altri. La sua presenza fissa a Barcellona, che è a poche ore di distanza, non è indispensabile. Il rifornimento di materiale in piccole cassette può esser fatto benissimo con cacciatorpediniere, per mezzo della barca cisterna che rifornisce di acqua. La situazione di Maiorca non è più critica; è però sempre instabile e delicata; possiamo ricavarne grandi vantaggi o grande scorno. Occon-e che si avveri la prima ipotesi». 1° settembre 1936.XIV

I primordi della Missione Navale Italiana in Spagna

Nonostante che l'immediato inizio di attività della Marina nazionalista possa far pensare ad un'organizzazione efficiente, essa si riduceva a ben poca cosa. Le scarse navi entrarono in servizio a poco a poco, man mano che il loro precario approntamento lo consentì. Nei primi giorni del conflitto si può dire che la flotta nazionale fosse pressoché inesistente. Inoltre si trattava della Marina di un paese in cui la mentalità marinara non era diffusa e che per di piì.1 in quel momento era sottoposta ad un regime in mano a generali ddl'Esercito. Con i pochi mezzi a disposizione fece comunque miracoli, creando praticamente dal nulla un apparato navale, sia pure frammentario ed incompleto: nessuna organizzazione centrale, essendo la capitale Madrid rimasta in territorio repubblicano; crisi del personale, sia degli ufficiali (ridotti ad un terzo degli Organici) sia della bassa forza; materiale navale scarso e di tipo inadatto alla forma di guerra al traffico che si stava preparando. Come Capo di Stato Maggiore della Marina venne nominato il vecchio ammiraglio Juan Cervera Valderrama, ben affiancato dai suoi collaboratori: il C.V., poi contrammiraglio con funzione di viceammiraglio Francisco Moreno comandante della

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flotta, e il viceammiraglio Luis Castro, comandante del settore marittimo del Cantabrico. Si trattava di un'organizzazione embrionale, tanto che ai primi di ottobre lo stesso amm. Cervera era rappresentato presso Franco da un solo tenente di vascello. Il Governo italiano, d'accordo con quello tedesco, già dai primi di settembre aveva inviato a Caceres presso il Quartier Generale di Franco, una missione militare composta dal generale Mario Roatta e dal colonnello Emilio Faldella. Questi due ufficiali dovevano stabilire un collegamento per ottenere con contuinità notizie esatte sullo svolgimento delle operazioni militari e sugli eventuali bisogni di aiuto. La Germania, da parte sua, aveva inviato l' amm. Canaris. Ma, come abbiamo visto, bisognava pensare anche alla Marina e cercare di darle un contributo diretto nello sforzo di riorganizzazione e potenziamento. L'incarico venne affidato in gran segreto ad un ufficiale superiore, il capitano df vascello Giovanni Ferretti. Con il nome convenzionale di dott. Rossi, giunse a Tangeri con il Da Barbiano, si spostò in aereo a Tetuan e Siviglia, ed il 3 ottobre prese servizio a Cadice, in qualità di ufficiale di collegamento, presso il Comandante della Forza Navale spagnola C.V. Francisco Moreno. I promemoria ed i rapporti di missione che il comandante Ferretti, con cadenza all'incirca quindicinale, cominciò da quel momento ad inviare a Marina Roma, forniscono un quadro chiaro e circostanziato dell'attività svolta dalla Missione Navale stessa. A titolo esemplificativo pubblichiamo alcuni stralci del rapporto di Missione n. 1 del 20 ottobre 1936 (7): 1-2-3-4-

omissis

5 - C.V. Moreno - Concetto di impiego delle Unità Navali Il giorno 11 ho avuto un primo abboccamento col comandante della Flotta C. V. Moreno. Egli era stato chiamato a far pat'te della ]unta de Defensa de Burgos, ed in tale qualità ha preso il comando delle navi, malgrado la permanenza in servizio di Ufficiali A mmiragli, e a bordo dello stesso CANARIAS, che alza la sua insegna, di un C. V. più anziano, che è il Comandante della nave. Non possiedo ancora elementi per giudicare della sua capacità. Indubbiamente la stessa composizione della forza navale da lui dipendente '(due incrociatori, una n.b. non in ottimo stato: non è il caso di parlare del C.t. VELASCO di vecchio tipo e con le caldaie in disordine, né dell'incrociatore REPUBBLICA con le macchine inutilizzabili che fa da batteria galleggiante a Cadice e che ha sbarcato alcuni cannoni) lo porta ad un impiego delle sue unità, che in qualche caso ha dell'assurdo, in quanto egli esegue con gli incrociatori delle missioni che logicamente potrebbero essere attuate si e no da una semplice sezione di cacciat0tpediniere.

(7) A.U.S.M.M. - 0.M.S. Cartella 295.3.

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L'esploratore LANZEROTrO ,tfALOCELLO mentre esce a lento moto dcii porto di Palma di Maiorca. Foto estate 1936. (coli. F. Bargoni)

Il console della ,W. V.S. N. Arconoualdo Bonacorsi (alias Conde Rcmij, il discusso animatore della resistenza e della ,iconquista d" parte nazionalista dell'Isola di Maiorca, fotografato il 2 settembre 1936 al balcone del municipio di lvfanacor mentre, acclmnato d<ill.a popolazione, annuncia la sconfitta dei rossi sbarcati a Porto Cristo. Alla sua destra il tenente colonnello spagnolo don Lo11ìs Garcia Ruiz, comandante delle forze nazionaliste delle Baleari. (coli. F, Bargoni)

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Il capita11 dc navio, fa cente funzioni di co11trammiragtio Don Francisco Moreno Femrmdez, Capo della Flotta 11azio11alista, fo tografato sul ponte dell'i11cl'ociatore CllNARl!lS nel settembre 1936.

Il piroscafo italiano ARGENTINA, varato nel 1907, appartenente alla Soc. Nav. Ti"enia.

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Ho notato in lui la preoccupazione soprattutto di muoversi, di agire. Benché la strategia delle uscite "per/are qualche cosa" sia inammissibile, si comprende come cerchi di evitare che equipaggi non pienamente sicuri abbiano a divenire malfidi, arrugginendosi in porto. Gli ho chiesto quale fosse il concetto direttivo della sua azione. Mi ha risposto, in modo un po' vago, che era quello di s01prendere reparti minot'i sfruttando tutte le possibili occasioni per logorare e diminuit'e il nemico. La traduzione in atto di tale concetto trova ostacolo nella totale mancanza di naviglio leggero e di quello sommergibile (mancanza che è sentita e deplorata) e di adeguati servizi di esplorazione, sia navale sia aerea (oggi, 20 ottobre, vi è un solo idrovolante (tedesco) it: efficienza). E anche in lui viva la preoccupazione di perdere una delle sue unità, col che la sua Marina rimarrebbe praticamente dimezzata. 6 - Crociera in Mediterraneo del CANARIAS e CERVERA fino al 10 ottobre

Ho chiesto al comandante Moreno gli scopi e lo svolgimento della crociera testè compiuta dai due incrociatori in Mediterraneo, e che ha avuto termine il 10 a Cadice. Mi ha comunicato quanto segue: Principale obiettivo, dare la caccia a unità mercantili rosse. Tale obiettivo è venuto a mancare a causa della intercettazione di un radio telegramma imprudentemente cifrato con un vecchio cifrario posseduto forse dai rossi. A loro volta i bianchi hanno intercettato un radio dei rossi che mettevano sull'avviso le loro navi mercantili, onde non ebbe luogo nessun incontro. Altro obiettivo: bombardare le officine della Hispano-Suiza a Barcellona (non compiuto perché non potuto esattamente localizzarle) e gli alti forni di Sagunto (non eseguito perché spenti). Eseguita la protezione diretta di alcuni convogli che transitavano dal Marocco, e affondati sulla costa tra Malaga e Gibilterra due navigli minori. Come si rileva, l'unica parte del programma portata a termine è quella che si riferisce all'ultimo obiettivo, e che risponde anche ad un detem1inato e preciso scopo. 7-8-

omissis

9 - Sommergibile tedesco

Il comandante Moreno mi ha affermato che il giorno 11 l'ufficiale superiore di Marina tedesco qui in missione gli avev..z assicurato che quella Marina avrebbe dato ai bianchi un sommergibile di 250 te che, dato il termine di consegna indicato, egli riteneva che l'anivo ne fosse imminente. Da 15 giorni però egli non aveva sentito parlare di questo sommergibile. Il 14 ho avuto notizie dalla nostra Missione di Salamanca che la questione della fornitura del sommergibile da parte dei tedeschi, dopo un primo arresto, è attualmente in esame presso le Autorità navali di Berlino. Come si rileva, le notizie a conoscenza del Comando della Flotta sono vaghe, frammentarie e non sempre esatte. Il comandante Moreno mi ha anche annunciato la prossima fornitura di lancia

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torpediniera (MAS da 36 t) con due tubi di ltmcio. 1O - Equipaggi per sommergibili

Per ordine di Marina Roma ho chiesto conferma al Comando della Squadra della possibilità da parte della Marina spagnola di atmare con suo personale due smg... Confermando e chiarendo il telegramma 137 dell'l 1 corr. inviato dalla Missione, rendo noto che, interpellati i Comandi in Capo di Cadice e Ferrol, il Comando della Squadra mi ha comunicato esistere la possibilità di fornire i Comandanti, Stati Maggiori ed equipaggi. Detto Comando è d'accordo con me nel ritenere opportuno, in caso di cessione di due smg. che essi venissero a Cadice con personale nostro, si ormeggiassero giungendo di notte in luogo riservato e non frequentato in fondo alla baia; e sostituissero il personale italiano con quello spagnolo man mano che questo risultasse istruito. Qualora le difficoltà di natura politica relative a una tale collaborazione risultassero sormontabili, non c'è dubbio che essa costituirebbe, sia nei riguardi del personale sia del materiale, una ottima presa di possesso da parte della nostra Marina. 11 - Difes a a mare di Cadice

Cadice è difesa dalle batterie di cui invio i piani. La difesa a mare è assai sommaria. Una rete è disposta nel golfo ma non costituisce un serìo ostacolo. Di notte l'entrata è sorvegliata da due piccole unità di pattuglia. Con tutto ciò sarebbe assai agevole una azione di so1presa nel porto con unità minute. Il CA NARIAS, ad esempio, è stato due giorni attraccato al molo di Cadice, fuori delle ostruzioni ma pare che nessuno se ne preoccupasse, neppure i rossi. Gli incrociatori non hanno mezzo di fare nafta a Cadice; debbono a tale scopo recarsi a Ceuta. omissis

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13 - Marina tedesca

Confemzando la mia comunicazione trasmessa col fonogramma 174 del 18 della missione militare a Salamanca, informo che la Marina tedesca dà in forma palese, e direi quasi ostentata, la sua collaborazione alla Marina dei bianchi. Le notizie che ho avute al riguardo mi sono state date da ripetute fonti e confermate dal Comando di Marina di Cadice. Le ho anche desunte dai colloqui avuti con gli ufficiali qui delegati dalla Marina germanica, uno dei quali mi diceva francamente che essi lavorano principalmente per l'avvenire. Non vi è dubbio che questa incessante campagna di penetrazione compiuta con mezzi e con sistemi che attualmente rappresentano un grande, apprezzato e fattivo aiuto per gli spagnoli, si risolve a tutto danno del nostro Paese e della nostra Marina, che nel campo attivo, a differenza delle altre Forze Jlrrnate, non è ancora attualmente rappresentato. Ripeto le notizie date col telegramma di cui sopra: a) vi è un ufficiale di Marina tedesco a Siviglia-Cadice, altro a Ferro!, altro a Salamanca. Essi hanno a disposizione personale subalterno per le necessità materiali del loro ufficio. Parlano tutti perfettamente la lingua spagnola. La Marina tedesca è cosi' sempre presente nelle località in cui deve esplicare la sua azione.

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L'ufficiale di Ferro!, venuto ora a Cadice, per trattare meco la questione dell'armamento del BALEARES (vds. comma 15) mi ha comunicato che in tale base, sui pescherecci armati si trova imbarcato, quale armamento mitragliere, personale tedesco, che ha preso anche parte con lui a crociere. b) gruppi di navi tedesche (generalmente una nave maggiore e due cc.tt., talvolta più) compiono con continuità, crociere a E e W dello Stretto, approdando frequentemente a Cadice per trasmettere notizie senza usare la radio. Il 15 è giunto appunto a Cadice l'AD.MIRAL SCHEER il etti comandante ha dato le comunicazioni relative allo sbarco di urgente materiale a Cartagena da parte di piroscafi russi, francesi, ecc.; notizie a suo tempo comunicate dal Capo della .Missione. Le unità tedesche, per quanto mi ha detto il C.S..M. di Marina Cadice, hanno talvolta anche trasportato fra porto e porto, anche nella zona rossa, personale falangista con missioni segrete. e) Notizie date il 16 comnte dal Comandante dello SCHEER al Generale Comandante di Cadice, e comunicatovi da 1'\tiarina Cadice: - a Cartagena la FAI è stata sopraffatta dal fronte popolare che ha grandi speranze nella Russia. - Offerto banchetto in municipio a 14 Ufficiali russi. - In porto a Cartagena vi sono: 3 piroscafi spagnoli che sbarcano munizioni da Marsiglia 1 francese sbarca bombe aviazione e mitragliere. 1 messicano sbarca esplosivi 1 russo sbarca 50 carri blindati con armamento di 4 uomini ciascuno. 1 russo sbarca autocarri. Vi sono in porto altre .10 navi mercantili e sul molo 2 aerei nuovi. 14 - Carico dell'Argentina

Il 13 corr. è giunto !'ARGENTINA col noto carico. L'ho fatto dirigere a scaricare a Matagorda (sulla riva della baia opposta a Cadice e in altra giurisdizione portuale) sia per comodità di scarico, sia per evitare che approdando il piroscafo a Cadice, intervenisse nelle pratiche portuali l'agente della Triestina ed ordinario consegnatario dei piroscafi italiani in Cadice che è un belga, sposato a una francese. Attraccato il piroscafo la stessa sera, il successivo 14 ha avuto inizio lo sbarco dei materiali. Per quel che si riferisce ai materiali di .Marina, le autorità spagnuole hanno dato ad essi le seguenti destinazioni: contrariamente alle previsioni, i pezzi spagnoli da 120 a.a. e navali del CANARIAS sono stati approntati nelle officine di .Matagorda in numero di 4: essi sono sfati senz'altro imbarcati, e gli altri 4 si prevede lo saranno entro novemb·re. E stato di conseguenza disposto che gli otto pezzi da 100 mm inviati con !'ARGENTINA siano sistemati sul BALEARES, di cui formeranno l'armamento a.a. e a.s .. Le mitragliatrici da 40 saranno imbarcate sul CANARIAS. Il rimanente materiale destinato in parte a Cadice ed in parte ad unità minori, rimairà a Cadice. Lo scarico ha proceduto con la dovuta sorveglianza (è stato messo a disposizone un plotone di 30 uomini con Ufficiale) senza ritardi ed è stato ultimato il 19.

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La nave si è quindi trasferita a Huelva, dove è in corso l'imbarco della. pirite che costituisce il carico di ritomo. 15 - Armamento del Baleares

Il 16 si è presentato a me in Cadice un ufficiale di Marina tedesco, per prendere accordi circa i provvedimenti da attuare tra l'Italia e la Germania, per l'armamento del BALEARES... Il 19 mi sono recato insieme col delegato tedesco a Ceuta per dare conoscenza al Comandante la Flotta (ivi approdato dopo la crociera di cui si è detto al comma 8) delle conclusioni concretate circa l'armamento del BALEARES e per discutere alcuni particola.ri al riguardo. Dal colloquio è risultato quanto segue: - Circa la stazione da 100 (navale a.a.) la Spagna da tempo aveva ordinato alla. Ditta Hazemeyer una centrale di tiro a.a. e navale per l'armamento di medio calibro. Non è noto alle Autorità spagnole se la. centrale sia pronta o possa comunque essere tempestivamente fomita: ciò risulterà a seguito della domanda che il delegato tedesco fa al suo Governo. Dato l'impegno assunto colla. Hazemeyer, se la centrale è pronta e se essa può adattarsi ai nostri cannoni da 100, verrebbe acquistata da detta Casa: in caso contrario sarebbe desiderato fosse data dall'Italia. - Circa le mitragliere da 40: se non fosse possibile avere dall'Italia 4 complessi doppi, sono chiesti complessi singoli. Si preferisce avere le mitragliere italiane anche per il BALEARES, per uniformità di calibro e tipo col CANARIAS. Coi complessi da 40 occorre il rela.tivo munizionamento. 16-17-

omissis

18 - Programma di lavoro

Esaurite le principali questioni rela.tive al materiale inviato con !'ARGENTINA ed all'invio del materiale per Fen-ol, mi sono trasferito di nuovo a Sala.manca per prendere contatto col nuovo Capo di Stato Maggiore della. Marina. Mi porterò quindi a Ferrol, provvedendo con frequenti continui spostamenti alla necessità di non la.sciare senza nostro controllo nessuna delle zone che interessano. Malgrado ciò, la mia azione, se messa al confronto con quella. esercitata dai tedeschi, risulta di necessità meno completa. Dal punto di vista della. nostra penetrazione (tenendo anche presente che una simile occasione non si presenterà facilmente nell'avvenire) e per dare migliore efficacia e organicità al nostro la.varo, propongo l'invio di Ufficiale in sottordine, del grado di C.C. o T.V. anziano. È poi assolutamente necessario, assolvere le necessità d'ufficio (copiatura, scrittura a macchina, porto di corrispondenza) l'invio di due Capi furieri adatti (uno

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da portare in giro, uno da lasciare alla Sede della Missione). Il non avere modo di espletare tali necessità materiali crea inciampi e ostacoli che si risolvono a danno delle cose ben altrimenti importanti che si devono trattare e risolvere. IL CAPITANO DI VASCELLO

(Ferretti)

Missioni di navi mercantili requisite per l'esodo dei profughi dalla Spagna

La nave ospedale Tevere, giunta ad Alicante il 30 agosto, vi rimase fino al 18 settembre a disposizione dell'Ambasciata italiana. Avendo imbarcato in quei giorni 69 persone che desideravano lasciare la Spagna, si trasferì a Barcellona raccogliendone altre 22 nell'Isola di Ibiza. Nel porto catalano, i profughi vennero trasferiti sul piroscafo Sicilia giunto il 20 dall'Italia, mentre la Tevere rimase a Barcellona a disposizione dell'Ammiraglio comandante le Forze Navali italiane, per l'eventuale improvviso sgombero di altri concittadini. Il 19 ottobre partì con 230 profughi (40 italiani, 92 spagnoli, ecc.) rientrando a Genova dove terminò il suo impiego come nave ospedale. Sbarcate tutte le attrezzature sanitarie, il piroscafo venne nuovamente requisito dalla Regia Marina e adibito a trasporto di truppe e materiali. Il 27 ottobre ripartì da Genova per Barcellona, ritornando alle dipendenze del Comando Navale italiano, per qualsiasi eventuale impiego, venendo adibito altresì al rifornimento di viveri per le unità militari italiane che si alternavano in quel porto.

Il piroscafo Sicilia (varo 1924 - tsl 9.646 - vel. 12 nodi - armatore: Lloyd Triestino), al suo primo viaggio, partito da Genova il 9 settembre, dette fondo a Barcellona il 10. La sera stessa, dopo avere imbarcato 1.3 75 profughi, fra cui molti spagnoli, ripartì giungendo a Genova l' 11. Il 19 settembre lasciò nuovamente il porto ligure· per tornare a Barcellona, dove arrivò il 20. Rimase in porto due giorni, durante i quali vennero raccolte le ultime 98 persone che lasciavano la Catalogna e che, aggiunte alle 91 trasbordate dalla Nave ospedale Tevere, formarono un carico ridotto di sole 189 persone. II Sicilia ripartì il 22 settembre rientrando a Genova il 23. Marina mercantile italiana e traffico con i porti spagnoli

Con la partenza da Malaga del piroscafo italiano Silvia Tripcovich nei primissimi giorni della sollevazione militare, per un certo tempo ogni traffico mercantile

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con i porti spagnoli venne sospeso. I viaggi delle linee regolari, gestite principalmente dalle Società armatrici V. Passio, Costa e Tripcovich, dopo un breve intervallo, ripresero, sebbene più diradati, toccando i porti della Spagna nazionalista. Si trattò quasi esclusivamente di navi della Società armatrice Tripcovich di Trieste che, per questa sua presa cli posizione, negli scali francesi e nordafricani venne boicottata per rappresaglia da parte dei portuali delle organizzazioni sindacali simpatizzanti col Fronte popolare. Si trattava comunque di soste portuali al di fuori del traffico degli aiuti in armi e materiali da parte del Governo italiano. Il silenzio dei nostri organi ufficiali, mantenuto fino ad oggi, ha contribuito certamente a creare una certa confusione fra gli stessi spagnoli circa l'entità degli aiuti iniziali forniti alla causa nazionalista e sui piroscafi che li trasportavano. Nel corso di questa cronaca abbiamo finora nominato, e continueremo su questa strada, solo i piroscafi mercantili noleggiati o requisiti per conto dello Stato. Siamo ancora ai primi invii di materiali cli rifornimento: nei mesi di settembre e ottobre 1936 si avranno, infatti, quattro soli viaggi compiuti dai seguenti piroscafi: - Pfo. Nereide - (comandante militare T.V. Domenico Ravera) al suo secondo viaggio . Appena rientrato a La Spezia, tornò in Arsenale per imbarcarvi segretamente altro materiale aeronautico diretto alle Isole Baleari. Il carico si componeva di 3 aerei da caccia FIAT "C.R.32", 20.000 bombe a mano, 32 mitragliatrici, 5,5 tonnellate di polveri, 6.000 bombe d'aereo del peso variante da 12 a 250 kg, 14.400 bombe da 2 kg e 660.000 proiettili di mitragliatrice. Partì da La Spezia il 4 settembre, entrando a Palma di Maiorca il 7, scortato dall'esploratore Ma/ocello uscito ad incontrarlo. Lo scarico del piroscafo venne effettuato, molto discretamente, nelle ore notturne. Ripartì da Palma il 10 rientrando quindi a La Spezia il 13 settembre. - Mn. Aniene - (spagnolo Ebro) - (motonave varata nel 1928 - tsl 2.522 - armatore: M.M. de Pinillos, Cadice). Motonave spagnola adibita, insieme a tre unità gemelle, al traffico regolare fra i porti delle isolè Canarie e quelli del Mediterraneo. Partita da Tenerife il 16 luglio 1936, in seguito alla sollevazione militare riparò in un porto francese del Mediterraneo; ma avendone il Governo di Madrid richiesta la restituzione, riuscì con un audace colpo di mano a fuggire e a rifugiarsi nel porto di Genova. Dopo un mese dall'inizio del conflitto la nave venne requisita dal Governo italiano per un trasporto di materiale aeronautico a Vigo, a favore delle forze nazionaliste. Col nome fittizio di Aniene entrò in Arsenale a La Spezia per imbarcarvi 12 aerei da caccia FIAT " C.R. 32", 10 aerei da ricognizione "R.O. 37" e quat. tro motori d'aereo Alfa Romeo 750 R. Partl il 15 settembre, scortato dall'esploratore Vivaldi da sud di Capo Spartivento fino allo Stretto di Gibilterra, proseguendo poi da sola fino a Vigo, dove giunse il 30. Rientrò quindi in Italia per esservi nuovamente internata.

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- Pfo. Città di Bengasi - (varo 191 7 - pfo. misto passeggeri e merci - tsl 2.8 13 vel. 12 nodi - armatore: Soc. Nav. Tirrenia, Napoli) Ai primi di settembre, il generale Roatta, dopo averne discusso col generale Franco aderì alle richieste di altre forniture militari, e non soltanto di materiale aeronautico, da inviare alle forze nazionaliste. L'utilizzazione delle stesse avrebbe dovuto avvenire nel nord della Spagna; pertanto, anche per dare meno nell'occhio, si noleggiò il pfo. Città di Bengasi che già veniva utilizzato dalla Soc. Tirrenia per viaggi nel Nord Europa. Il piroscafo (comandante militare T.V. Giorgio Giobbe), caricò in ore notturne, all'interno dell'Arsenale di La Spezia, 19 carri armati veloci L.3 (di cui 15 armati di mitragliatrici e 4 di lanciafiamme), 4 stazioni radiotelegrafiche mobili, 38 cannoni da 65/27 mm e 800 granate per ogni cannone. Al seguito di queste armi presero imbarco anche 15 ufficiali, 45 sottufficiali e 104 soldati, perché fungessero da istruttori e provvedessero al funzionamento delle apparecchiature in combattimento, fino a quando gli spagnoli non fossero in grado di usarle da soli. La nave salpò da La Spezia il 23 settembre, passò attraverso lo Stretto il giorno 29, poggiando su Cadice,in quanto era in pieno svolgimento lo scontro navale fra il Cervera ed il et. Gravina. Proseguì la sera stessa ed entrò nel porto di Vigo il 7 ottobre. Il reparto di volontari, sbarcato insieme alle armi, venne arruolato immediatamente nel Tercio e inviato sul fronte di Madrid, dove carri e cannoni entrarono in azione già dal 21 ottobre.

- Pfo . Argentina - (varo 1907 - misto passeggeri e merci - tsl 5.083 - vel. 14 nodi - armatore: Soc. Tirrenia, Palermo) . Noleggiato dal Governo italiano (comandante militare T.V. Francesco Murzi), partendo da La Spezia il 9 ottobre, trasportò a Cadice un grosso carico di materiale vario da guerra. Scortato dall'esploratore Pigafetta da Capo de Gata a Capo San Vincenzo, transitò per lo Stretto di Gibilterra il 13. Giunse a Cadice il giorno stesso, rientrando in I talia il 20. (per particolari sul carico vedi pag. 103)

Verso la fine del mese di ottobre 1936, con l'allontanarsi della guerra dalle acque dello Stretto e dalle Isole Baleari, il traffico mercantile ordinario riprese con maggiore regolarità. Addirittura vennero istituite due linee regolari da carico e passeggeri: 1) Genova-Siviglia e viceversa, con scali a Gibilterra e Palma di Maiorca. Linea tenuta da navi della Soc. Villain & Passio. 2) Genova-Palma di Maiorca e viceversa, a mezzo del pfo. Le Tre Marie (1.086 t) della Soc. Tripcovich.

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Comitato di Londra per il controllo del non intervento in Spagna Fino dai primi giorni della sollevazione militare, le nazioni europee si erano divise in due gruppi: quello dei simpatizzanti per la causa repubblicana: Francia, Gran Bretagna, URSS, e quello dei simpatizzanti per la ribellione nazionalista: Italia, Germania, Portogallo. Se la situazione si fosse mantenuta sul piano di un appoggio morale, probabilmente la rivolta si sarebbe esaurita nel giro di poche settimane e non avremmo dovuto assistere ad una guerra civile così lunga e sanguinosa. Ma gli interessi politici in gioco fra nazioni europee rette da regimi diversi, fecero si che aiuti imponenti, in armi, uomini e mezzi venissero sotto banco forniti ai due contendenti, finendo per internazionalizzare il conflitto. Non ha molta importanza stabilire chi fu ad incominciare, sta di fatto , però che nel breve volgere di poche settimane, gli aiuti militari, sempre mascherati, aumentarono con notevole progressione. I Paesi più coinvolti fu rono: Francia e Russia in favore del Governo di Madrid; I talia e Germaµia in favore di Franco. Mentre nei porti spagnoli repubblicani giungevano piroscafi russi e francesi, e attraverso la frontiera dei Pirenei passavano treni e convogli di aiuti vari, nei porti del Marocco spagnolo e della Spagna meridionale in mano ai nazionalisti, sbarcavano, però ancora in misura contenuta, aiuti italiani e tedeschi. Di fronte a questa situazione, che andava facendosi di giorno in giorno più esplosiva e che non trovava nell'opinione pubblica dei paesi interessati unanime consenso, il ministro francese degli Esteri, Delbos, si fece promotore, fin dal 3 agosto, di una proposta di accordo per il non intervento; proposta che il 9 agosto venne inviata a tutti i governi europei. Pur fra indifferenza e scetticismo, l'invito venne accolto da tutte le potenze del Vecchio Continente, compresa l'Italia. Ma prima di vedere concretamente nascere il "Comitato per il non intervento" passerà ancora circa un mese. Vi furono, successivamente, numerose riunioni fra i rappresentanti dei vari governi interessati; riunioni in cui rimbalzavano reciproche accuse di violazione della neutralità, mentre, sempre larvatamente, si intensificavano gli invii di aiuti alle due fazioni in lotta. Il Comitato di Londra, così denominato dalla città in cui si riuniva, organo mastodontico e praticamente senza possibilità concreta d'intervento, era composto da rappresentanti dei Governi di Gran Bretagna, Francia, U.R.S.S., Germania, Italia, Belgio, Polonia, T urchia, Portogallo, Cecoslovacchia, Austria, Ungheria, Grecia, Bulgaria, Romania, Danimarca, Iugoslavia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Olanda, Lettonia, Estonia, Lituania, Lussemburgo, Albania e Irlanda. E ra, però, tale l'impotenza, che nella sessione del 12 novembre 1936 il Presidente, lord Plymouth, dichiarò non esservi prove o informazioni sufficientemente esatte per trarre la conclusione che vi fossero state infrazioni all'accordo sul non intervento. Di fronte a questa malafede generale, l'Italia, che indubbiamente non era seconda a nessuno nel violare le norme dell'accordo, nell'ottobre organizzò, con l'impiego di cacciatorpediniere della R. Marina, un servizio di controllo nel Canale di Sicilia, per il riconoscimento e la segnalazione alle navi da guerra e agli incrociatori ausiliari nazionalisti, dei piroscafi di bandiera russa o spagnola, presumibilmente diretti con carichi cl' armi e rifornimenti vari ai porti della Spagna repubblicana. Negli ultimi giorni del mese di ottobre vennero impiegati i due cacciatorpediniere: Borea (comandante C.F. Giulio di Groppello), appartenente alla 2a Squadri-

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R. ~AVE "DALMAZIA,.

La regia cisterna per acqua DALMAZIA, che dal 10 ottobre 1936 (Il 3 novemhrefu stazionaria ,1 Barcellona per assicurare il rifornimento d'acqua (Il/e navi italiane che sostavano nei porti spagnoli. (coll. F . Bargoni)

Cisterna per combustibili liquidi CLELIA CAMPANELLA noleggiata dal governo italiano e S/(1:t.ionaria a Palma di Maiorca dal 29 ottobre al 20 novembre 1936. (coll. F . Bargoni)

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Il piroscafo italiano LE TRE MARIE, appartenente alla Soc. amzatrice Tripcovich, che alla fine di ottobre 1936 riprese un regolare servizio di linea da Genova a Palma di lv!aiorca e viceversa.

Il cacciatorpediniere italiano BOREA che a fine ottobre 1936 dette inizio alle crociere di controllo nel Canale di Sicilia, per ,iconoscere e segnalare il passaggio di piroscafi russi o spagnoli diretti ai porti della Spagna repubblicana. (coli. F. Bargoni)

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glia CC.TT. della 1 a Squadra e Nembo (comandante C.F. Leonardo Elena) appartenente alla 1 a Squadriglia CC.T T. della 1a Squadra, che effettuarono, alternandosi; quattro crociere:

Borea: Nembo: Borea: Nembo:

Siracusa Siracusa Trapani Trapani

p . 28/10/1936 p. 28/10/1936 p. 30/10/1936 p. 31/10/1936

- Isola di Favignana a. 29/10/1936 - Trapani a. 29/10/1936 - Trapani a. 31/10/193 6 - Trapani a. 2/11/1936

Navi cisterna per il rifornimento delle Unità italiane nei porti spagnoli

Laura C01ndo - (varo 1899 - tsl 3.645 - portata 6.000 t - vel. 10 nodi - armatore: Soc. Corrado, Genova) Noleggiata daJla R. Marina, venne destinata a Barcellona dove giunse il 29 settembre, prendendo il posto dell' Utilitas partita da due giorni. Vi rimase fino al riconoscimento del Governo di Burgos da parte italiana; il 20 novembre salpò rientr'ando in Italia. Utilitas - partita il 27 settembre da Barcellona, si trasferì a Tangeri per sostituirvi la cisterna Nevona. Giunta il 6 ottobre, vi rimase fino al 20 febbraio 19 3 7. Dalmazia - pirocisterna per acqua, appartenente alla Marina Militare - (varo 1922 - D. 2.900 t - vel. 10 nodi) Stante la difficoltà del rifornimento d'acqua da terra alle unità navali nei porti di Palma di Maiorca e di Barcellona, si pensò di dislocarvi questa cisterna. L'unità partì da La Spezia il 3 ottobre, sostò a Marsiglia il 7 e 1'8, entrando a Barcellona il 10 dello stesso mese e rimanendovi stazionaria fino al 3 novembre. Clelia Campanella - (varo 1917 - piroscisterna per combustibili liquidi - tsl 3.245 - vel. 10 nodi - armatore: Soc. T. Campanella, Genova) Rimase stazionaria a Palma di Maiorca dal 29 ottobre al 20 novembre 1936.

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CAPITOLO III NOVEMBRE E DICEMBRE 19.36

Novembre e dicembre 1936 su fronti terrestri e sul mare - Contributo della Marina italiana all'armamento di alcuni incrociatori ausiliari nazionalisti - Tangeri - Barcellona e porti della Spagna repubblicana - Missione Navale Italiana in Spagna - Crociere di vigilanza dei cacciatorpediniere italiani nel Canale di Sicilia - Isole Baleari - Inizio della prima Campagna sottomarina con battelli italiani contro il traffico diretto ai porti repubblicani - Viaggi di navi mercantili italiane - Requisizione di navi mercantili spagnole internate in porti italiani - Istituzione e organizzazione del trasporto in Spagna del Corpo Truppe Volontarie italiane - Riunioni degli Ammiragli naziqnalisti spagnoli, tedeschi e italiani per concordare linee comuni sugli aiuti alla Marina franchista e sulla conduzione delle operazioni.



Novembre e dicembre 1936 sui fronti terrestri e sul mare

Nei primissimi giorni di novembre le colonne franchiste, ripresa l'avanzata e respinto il giorno 3 un altro contrattacco nemico, si avvicinarono alla capitale, attestandosi il 4 su posizioni distanti meno di 15 km dal centro della città. La conquista pareva imminente; ma a metà del mese precedente aveva avuto inizio su vasta scala l'appoggio militare sovietico ai repubblicani, ad ingrossare le file dei quali, inoltre, giungevano le "Brigate Internazionali" formate da volontari reclutati in tutti i Paesi e appartenenti in massima parte alle organizzazioni di sinistra. Il giorno 7 i nazionalisti iniziarono quello che ritenevano l'attacco risolutivo. I combattimenti fra i repubblicani e le forze del col. Yagiie e del generale José Enrique Varela si fecero durissimi e durarono continuativamente fino al giorno 23 . In quella data, infatti, gli assalitori vennero fermati, soprattutto per merito delle Brigate Internazionali, sul monte Garabitas e oltre il fiume Manzanares all'interno della città universitaria di cui occupavano sette edifici. Per tutta la durata della guerra, sul fronte di Madrid le posizioni rimarranno invariate. Non si avranno più combattimenti di rilievo, ma Madrid non sarà più nemmeno la vera capitale della Repubblica in quanto il governo, nei giorni cruciali dell'offensiva, l'abbandonò per trasferirsi a Valencia, in luogo più sicuro. In compenso, proprio mentre i combattimenti si facevano più duri, il 18 novembre l'Italia e la Germania riconoscevano ufficialmente come legittimo governo della Spagna quello di Burgos, di cui era a capo il generale Franco. Il mese successivo servì soprattutto per consolidare le posizioni conquistate. I due rivali, stremati dagli attacchi e contrattacchi condotti nell' arco di una ventina di giorni, non erano più in grado, per un certo tempo di iniziare nuove offensive. Il mese di dicembre fu quindi caratterizzato da una stasi su tutti i fronti e dallo sbarco a Cadice dei primi contingenti di Camicie Nere facenti parte di un Corpo Truppe Volontarie inviato dal Governo fascist a italiano.

Sul mare durante i] mese di novembre si ebbero numerose puntate offensive dell'incrociatore Canarias, del tutto indisturbato, lungo le coste mediterranee della Spagna repubblicana, che portarono alla cattura di un piccolo piroscafo spagnolo e all'affondamento di un altro e che il giorno 18 culminarono con il cannoneggiamento ed incendio dei depositi di benzina ed clii minerali situati nei pressi del porto di Almeria. L'Almirante Cervera si mantenne invece nella zona dello Stretto per proteggere i convogli. Nel nord, lungo le coste del Cantabrico, operava il cacciatorpediniere Velasco, insieme ai "Bous" (pescherecci armati) e alla corazzata Espana. Il 22 novembre, davanti a Cartagena, avvenne il siluramento dell'incrociatore leggero repubblicano Miguel de Cervantes ad opera del sommergibile italiano Torricelli (vedi pag. 137), che lo mise fuori combattimento fino quasi alla fine della guerra, dando inizio ad una campagna sottomarina, per il blocco delle coste spagnole del

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Mediterraneo, condotta dai sommergibili italiani che senza farsi riconoscere agivano come unità nazionaJiste. Da quel momento, per vari mesi, l'attività della Flotta repubblicana rimarrà praticamente paralizzata, anche se qualche volta vi saranno movimenti di naviglio leggero e di sommergibili, ma senza nessuna azione rilevante. Contributo della Marina italiana all'armamento di alcuni incrociatori ausiliari nazionalisti

Con lo sbarco a Matagorda, dal piroscafo Argentina, di cannoni e mitragliere destinate all'armamento secondario a.a. e a.s . dell'incrociatore Canarias e di alcuni piroscafi da trasformare in incrociatori ausiliari, le possibilità di lavoro dell' arsenale di Cadice vennero saturate. Quando il 27 ottobre il governo di Salamanca emanò il decreto di costituzione della categoria degli incrociatori ausiliari dell' Armada Navale, mediante la militarizzazione di alcuni mercantili della Compagnia Transmediterranea, si pose il problema del dove trasformarli, in teinpi brevi, in unità da guerra: - Il Ciudad de Valencia, dovendo operare nel Cantabrico, fu inviato a El Ferro! e così pure il Galerna, piroscafo rosso catturato nello stesso mare. - Antonio Lazaro, Vicente Puchol, Ciudad de Alicante vennero trasformati a Cadice. - Per i tre Ciudad de Palma, M.allorca e Rey Jaime I, requisiti il 31 ottobre a Palma di Maiorca, fu stabilito, d'accordo con il governo italiano, di effettuare segretamente i lavori presso il R. Arsenale Marittimo di La Spezia. Le tre unità partirono da Palma intorno alle ore 18 del 5 novembre 1936, battendo bandiera italiana e con un nome di copertura falso:

Buccari (Rey Jaime I) Isarco (iv!allMca) Adriana (Ciudad de Palma) Dopo una navigazione del tutto tranquilla, nel pomeriggio del 7 novembre entrarono nella darsena dell'Arsenale spezzino. Ognuna delle tre unità aveva nella propria stiva un cannone Shneider Canet da 140/45 mm e cento proiettili e bossoli senza carica. In quello stabilimento militare, Maricost avrebbe provveduto ad effettuare il carenamento ed altri lavori allo scafo, mentre a Marinarmi era devoluto il compito di fornire tre proiettori, quattro cannoni antiaerei da 76/40 mm, tre telemetri e a Marim,uni di confezionare 275 cariche in bossolo per i pezzi spagnoli da 140 mm. Quest'tùtima operazione si rivelò la più difficile, richiedeva infatti molto tempo e avrebbe ritardato l'effettiva entrata in azione delle tre navi. Si preferì allora non usare le armi spagnole e fornire quattro pezzi da 120/40 mm che la Marina italiana aveva disponibili in magazzino con il relativo munizionamento. I lavori, che presero immediatamente l'avvio e che culminarono il 24 dicembre 1936 con il collaudo delle armi imbarcate, si possono così sintetizzare per tutte e tre le unità: - immissione in bacino per il carenamento. - pulizia radicale interna di tutte le caldaie, con sostituzione di numerosi tubi; re-

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visione dei condensatori e dei vari macchinari ausiliari; manutenzione dei vari depositi; cambiamento di alcune ossature e lamiere corrose. Per quanto riguarda l'armamento, si ebbe: - Sul Ciudad de Palma: sistemazione di due cannoni da 120/45 mm, uno a dritta ed uno a sinistra nel pozzo di prora. sistemazione di due cannoni da 76/40 mm a.a., uno a prora ed uno a poppa. sistemazione all'albero prodiero di un proiettore su apposita plancetta. sistemazione di un telemetro su di apposita plancetta. sistemazione di tre depositi munizioni. costruzione e sistemazione di riservette in prossimità dei pezzi.

- Rey ]aime I e lvfallorca sistemazione di un cannone da 120/40 mm a poppa sistemazione di un cannone da 76/40 mm a.a. a prora. sistemazione di un telemetro a centro nave su apposita plancetta. sistemazione di un proiettore all'albero di trinchetto, su apposita plancetta. costruzione e sistemazione di un deposito munizioni e di riservette in prossimità dei pezzi. Le spese per i lavori effettuati (1) risultarono: Per il Ciudad de Palma Lit. 151.000 " " Rey ]aime I 387.000 " " Mal/orca " 183.200 Totale complessivo

Lit. 721.200

Le tre navi, terminate tutte le prove, lasciarono La Spezia il 31 dicembre 1936 rientrando alle Baleari, con la loro nuova veste di guerra, il 2 gennaio 1937.

Tangeri La pacifica convivenza nella città internazionale di Tangeri, già turbata dalle manifestazioni anti italiane dell'ultima decade di ottobre, divenne precaria nella prima quindicina del mese di novembre. Il 4 ed il 5, infatti, vi furono altre manifestazioni di ostilità nei nostri riguardi, che culminarono in incidenti con passaggi a vie di fatto fra dimostranti antifascisti, appoggiati da marinai francesi, e gruppi di marinai del Da Barbiano (2). La stampa locale, filo francese o favorevole al governo di Madrid, scatenò una campagna contro la presenza italiana, ma le acque si acquietarono dopo che un'in-

(1) A.U.S.M.M. - O .M.S. - Cartella 3095. (2) A.U.S.M.M. - 0.M.S. - Cartella 2995 - f.l.

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chiesta condotta dal Comitato Internazionale di Controllo stabilì esserci state gravi provocazioni nei riguardi dei nostri marinai, alle quali, prima di reagire, avevano risposto con un contegno sereno e corretto. Frattanto, come nel mese precedente, ora a bordo del Da Barbiano, ora a bordo dell'avviso inglese Despatch, tornò a riunirsi la Commissione Navale di Difesa di Tangeri per stabilire in modo definitivo le modalità di intervento delle compagnie da sbarco straniere. Il Memorandum che ne uscì e denominato "A.C.T. 2" era così formulato:

PROPOSTA RIGUARDO ALL'AZIONE COALIZZATA DI TRUPPE NAVALI DA SBARCO A TANGERI Norme di massima

- Le decisioni prese dalla Commissione di Difesa sono sottoposte all'approvazione del Comitato di Controllo. - L'Amministrazione è responsabile del mantenimento dell'ordine nella Zona di Tangeri. - La Gendarmeria è posta sotto l'autorità dell'Amministratore. Situazione prevista

- La situazione che si considera è il caso di una sommossa od altro incidente abbia luogo nella città di Tangeri e zona internazionale e ove l'Amministratore domandi a mezzo del Comitato di Controllo il soccorso di truppe da sbarco navali. Azione proposta

- Su domanda del Comitato di Controllo, l'ufficiale superiore di Marina delle navi in rada inviterà le unità navali delle potenze firmatarie che si trovano in porto a sbarcare una truppa armata. Le navi dei paesi menzionati nell'articolo 34 della Commissione di Tangeri potranno a loro volta sbarcate delle truppe navali armate. Obiettivi

- L'obiettivo di questo sbarco di plotoni è: A) - di proteggere i consolati generali e le rispettive principali costruzioni. B) - di aiutare in linea generale la Polizia. Modo di procedere

A) - Il Comitato di Controllo comunicherà al Consolato generale dell'ufficiale di Marina più alto in grado la richiesta di aiuto. B) - L 'ufficiale di Marina superiore in grado inviterà a sbarcare i plotoni. C) - Dopo lo sbarco i plotoni si recheranno ai loro rispettivi Consolati generali o in

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luoghi prestabiliti; il trasporto e le guide saranno fomiti dal Consolato generale. D) - Un rappresentante dell'ufficiale di Marina superiore in grado sbarcherà con le sue truppe al fine di stabilire un quartiere generale presso l'Amministratore della zona ed agirà in generale come ufficiale di collegamento. E) - Ogni Consolato generale infonnerà l'Amministratore dell'arrivo del suo plotone. Ritorno a bordo

- Resta stabilito che i plotoni riman-anno a terra fino a quando ne sussista la necessità. Essi saranno richiamati a bordo contemporaneamente su invito dell'ufficiale di Marina superiore in grado che agirà d'accordo con il Comitato di Controllo. Allorquando, dopo essersi consultato con l'Amministratore e con la Commissione di Difesa l'ufficiale di Marina superiore in grado giudicherà conveniente una riduzione di truppe da sbarco senza tuttavia ritirarle completamente, la forza dei distaccamenti ridotta sarà stabilita con la stessa procedura secondo le circostanze del momento ed i principi dell'azione comune. (3) A questo documento era allegata un'appendice con tutte le disposizioni di dettaglio, per l'impiego dei reparti a terra, per il servizio delle comunicazioni fra loro; gli effettivi che avrebbero dovuto comporre i reparti, i punti di sbarco, ecc. Q ueste norme, per la stesura delle quali era occorso un tempo abbastanza lungo, rimasero in vigore per tutta la durata della guerra e contribuirono non poco nel prevenire e frenare possibili intemperanze ed incidenti nella città. Il memorandum venne firmato dai comandanti delle navi straniere presenti: avviso inglese Despatch, et. francese Vauban, et. portoghese Lima, inc. italiano Al-

be1ico Da Barbiano. La stipula di ques to accordo fu l'ultima fatica dell' ammiraglio Salza come comandante della Commissione Navale di Difesa di Tangeri.

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In base alle nuove direttive che prevedevano l'impiego, come unità stazionarie in acque spagnole, di navi militari di valore bellico ridotto, il 9 novembre 1936 l'esploratore Quarto (comandante C.V. Giovanni Galati) lasciata La Spezia, dopo una breve sosta a Barcellona (10/11) e a Palma di Maiorca (11/11 - 16/11), dette fondo a Tangeri il 18 novembre, rilevando l'inc. Da Barbiano che doveva rimpa. triare e che partì infatti il mattino dopo. Siamo così giunti alla metà del mese di novembre 1936. Nelle acque dello Stretto di Gibilterra il dominio del mare era ormai saldamente in mano alla divisione nava·1e nazionalista composta dagli incrociatori Canarias e Almirante Cen;era. La flotta repubblicana stava praticamente inoperosa a Car tagena, mentre sul suolo iberico

(3) A.U.S.M.M. - 0.M.S. - Cartella 3091.

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L'incrociatore ausiliario posamine spagnolo VICENTE PUCIIOL fotografato all'inizio del 1937. Notare la banM nem al fumaiolo, segn(l/e distintivo delle unità nazionaliste. (coli. F. l3argoni) Il AIALLORCA, uno dei tre piroscc1/i requisiti a Palma di Maiorca il 31 ottobre 1936 e tm~(o,mati in incrociatori ausiliari per la Marina nazionalista, presso il R. Arsenale della Spezia. (coll. F . Bargoni)

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Una foto aerea della rada e del porto di Tangeri wrso la fine del 19)6. All'ancora, ÌJI basso, l'esploratore QUARTO, nave ammiraglia del Gmppo Navale italiano nei porti prossimi allo Stretto dopo il riconoscimento del govemo di Burgos da parte dell'Italia. In secondo piano 1111 cacciat-0,pediniere /ra11cese classe "Tarttì". (coli. F. Bargoni)

Umi fo to dell'esploratore EM/lN Uf!LE PE~SA GNO, durante 11110 dei periodi (ii pe111u1ne11:r.a a Tangeri nel 193 ì. (col i. F. Bargoni)

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le truppe del generale Franco consolidavano le posizioni raggiunte e avanzavano lentamente su Madrid. Nella zona della città internazionale di Tangeri gli animi si erano acquietati e la situazione dell'ordine pubblico si manteneva tranquilla. Dopo il riconoscimento ufficiale da parte dell'Italia del Governo Nazionale del generale Franco ed il conseguente ritiro delle navi italiane dai porti repubblicani, venne costituito il "Gruppo Navale Italiano nei porti prossimi allo Stretto". Al comando del contrammiraglio Alberto Marenco di Moriondo, aveva come nave ammiraglia l'esploratore Quarto, dislocato a Tangeri con alle dipendenze i due esploratori Da Mosto e Da Verazzano, che alla fine del mese vennero sostituiti dai più vecchi cacciatorpediniere A quila e torpediniera Audace. Fino alla fine dell'anno non vi fu praticamente storia. Solo una parte della stampa locale, favorevole al governo di Madrid, continuava con una campagna an ti italiana, tanto che il giorno di Natale 1936 si ebbero tafferugli fra i marinai del Quarto ed elementi locali in seguito a notizie e vignette ingiuriose pubblicate dal giornale " Democrazia". Tre mesi più t ardi, il 25 marzo 193 7, dopo Guadalajara, la redazione dello stesso giornale venne assaltata e devastata da un gruppo di componenti l'equipaggio dell'esploratore Nico/oso Da Recco, in seguito alla pubblicazione di commenti offensivi nei riguardi dei legionari italiani del Corpo Truppe Volontarie. Ma nel complesso la situazione era molto migliorata. Ai primi di gennaio si poterono addirittura ridurre gli effettivi del Battaglione "San Marco" , lasciandone solo un piccolo nucleo per la guardia al Consolato e alle scuole italiane. La neutralità della zona di Tangeri venne ancora violata una sola volta, proprio all'inizio di quello stesso anno 1937, da una cannoniera nazionalista. L'incidente, non grave, portò alla riunione della Commissione Navale di Difesa, diretta dal contrammiraglio Marenco di Moriondo, che fra le altre decisioni stabill di allargare all'Italia e all'Inghilterra l'incarico di vigilanza di tutte le acque territoriali della zona internazionale, che per l'Art. 4 dello Statuto era stato fino ad allora compito solo di Francia e Spagna. Nei due anni che seguirono, mano mano che le forze franchiste si avvicinavano alla vittoria, ogni tensione nella zona internazionale di Tangeri venne gradualmente a cessare. L'opera delle navi italiane stazionarie si ridusse sempre più ad una normale attività di routine. Senza tediare quindi i lettori con una serie di date indicanti partenze ed arrivi, forniamo soltanto i nomi delle unità navali italiane che a partire dal gennaio 193 7 e fino alla fine della guerra civile si alternarono a più riprese nel porto di Tangeri come stazionarie o vi sostarono, anche per poche ore, per rifornirsi nel corso di missioni particolari. Nell'ordine, suddivise per tipo:

1937

Inc. leggero ,, ))

Esploratore

"

Muzio Attendalo Alberto Di G iussano Quarto A quila

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Esploratore

" " ",, ,, Cacciatorp. " " " Torpediniera

Falco Carlo Mirabella Augusto Riboty Nicoloso Da R ecco Giovanni Da Vera:aano Emanuele Pessagno Antonio Pigafetta Luca Tarigo Antoniotto Usodimare Grecale Libeccio Afoestrale Scirocco A udace

1938 Esploratore

" ,, "

" Nave posa cavi

Quarto Carlo Mirabella Augusto Riboty Antonio Da Noli Nico loso Da Recco Lanzerotto M.alocello Luca Tango Antoniotto Usodimare Ugolino Vivaldi Città di Milano

1939 Cacciatorp.

"

Anloniotto Usodimare Luca Tarigo A ntonio Da Noli.

Il primo Aprile 1939 la guerra civile spagnola giunse al suo epilogo . Cessando quindi ogni motivo di permanenza di unità militari nelle acque della zona internazionale, il cacciatorpediniere Antonio Da Noli, per ultimo, lasciava Tangeri il 6 aprile rientrando in Italia a La Spezia il 9 dello stesso mese. In conclusione possiamo affermare che nell'ambito della partecipazione delle Forze Armate italiane alla guerra civile spagnola, gli avvenimenti di Tangeri videro la Regia Marina impegnata a tutelare le allora vigenti norme internazionali, in collaborazione con le altre Marine interessate.

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Barcellona e porti della Spagna repubblicana

L'll novembre 1936, nelle prime ore del mattino, avvenne il passaggio delle consegne fra l'ammiraglio Vittorio Tur, che rientrava in Italia con l'Eugenio di Sc1voia, e il contrammiraglio Angelo Iachino, che assumeva l'incarico di Comandante delle nostre Forze Navali lungo le coste orientali spagnole, alzando l'insegna sull'incrociatore corazzato San Giorgio. Dopo la cerimonia, il nuovo Comandante prese contatto col Console Generale italiano che gli consigliò, data la particolare posizione del nostro Governo nei riguardi delle due parti contrapposte, di non andare a presentarsi alle autorità spagnole a terra. Dette allora inizio alle visite ufficiali ai Comandanti Superiori delle navi straniere presenti in rada. Dopo essersi messo al corrente sulla situazione locale di Barcellona e della Catalogna, nei giorni successivi inviò al Capo di Stato Maggiore della Marina una relazione in cui esternava le proprie impressioni (4). Lo scritto, che riproduciamo è particolarmente interessante perché, oltre ad essere l'ultimo inviato da un testimone qualificato - presente in una zona sotto il controllo del governo repubblicano prima del riconoscimento ufficiale del governo del generale Franco, - è ricco di intuizioni sulla lunga durata che presumibilmente avrebbe caratterizzato il proseguire del sanguinoso conflitto:

... omissis ... Situazione politico-militare.

L 'arrivo a Barcellona del presidente della Repubblica Azana e di parte del Governo di Madrid, l'accordo intervenuto fra le due grandi organizzazioni operaie della Catalogna (la C. N. T. e la U. G. T.), e soprattutto la direzione politica passata quasi completamente nelle mani del rappresentante dei Soviet, hanno migliorato grandemente la situazione interna della città, dandole un ordine esteriore che almeno apparentemente sembra del tutto normale. Le esecuzioni sono diminuite (forse anche per deficienzc1 di materia prima) e sono fatte più in sordina, gli armati sono tenuti più a freno, i saccheggi sono più rari e la vita cittadina ha ripreso un ritmo più regolare, costretto soltanto dalle restrizioni economiche causate dal commercio molto diminuito e dalle requisizioni per il fronte. · Si può, quindi, dire che la situazione politica si è andata consolidando in questi ultimi tempi e che gli aspetti più tumultuosi della rivoluzione sono andati via via scomparendo. Anche dal punto di vista militare i governativi hanno fatto sensibili progressi; i reclutamenti sono aumentati di numero, ma soprattutto sono migliorate l' organizzazione e la disciplina delle truppe. L'equipaggiamento dei soldati è anch'esso notevolmente migliorato, ed adattato all'imminente stagione invernale; l'istruzione militctre, affidata

(4) A.U.S.M.M. - 0.M.S. - Cartella 2954.

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ad elementi {tranieri per la maggior parte russi, procede con ritmo accelerato e con buoni risultati. E difficile dire quale sia l'effettivo attrezzamento bellico delle unità di nuova formazione, che vengono man mano inviate al fronte, ma la vicinanza del confine francese lascia presumere che esse non abbiano a difettare di buon materiale da guen·a. Rifornimenti per via mare non sono frequenti né copiosi; in questi giorni è stato notato in porto un solo piroscafo russo che ha sbarcato materiale da guerra non ben precisato. Sull'efficienza della Marina rossa non si hanno notizie precise, ma pare che sia stata notevolmente riordinata grazie al concorso di ufficiali russi, e che si sia probabilmente alla vigilia di una maggiMe attività bellica diretta contro le unità dei nazionalisti. Può valere a confermare questa impressione la recente pubblicazione di un decreto col quale il Ministero della Marina ha nominato i nuovi Comandanti delle unità spagnole. Essi hanno tutti il grado di ufficiale, anche se non superiore a Capitano di Corvetta ed anche se non provengono dal Corpo regolare degli Ufficiali di Vascello. Si può concludere che l'attrezzatura politico-militare della Catalogna va continuamente rafforzandosi; anche il morale della popolazione e delle truppe è migliorato in conseguenza della continua propaganda di f!lenzogne che fanno i giornali locali, i quali magnificano come gran._di vittorie tutti i piu piccoli successi che i governativi riportano sul fronte di lviadrid. E da presumere quindi che la conquista della Catalogna per via di terra diventerà col tempo un 'impresa sempre più difficile e certamente molto lunga. Più facile ne sarebbe la conquista per via di mare con opportuni sbarchi lungo la costa nei vari punti che più si prestano a tal genere di operazioni. Ma occorrerebbe che la Marina nazionalista si assicurasse in precedenza il dominio del mare, il che per ora non è; e non è nemmeno improbabile che coll'andare del tempo i governativi riescano ad effettuare quanto hanno già manifestato l'intenzione di/are, e cioè un'efficace difesa delle coste mediante posa di mine e sistemazione di batterie costiere nei punti più minacciati. Data questa situazione, può anche avvenire che nazionalisti e governativi finiscano per trovare una base d'accordo, sistemando l'avvenire della Catalogna senza ricot'1'ere ad una guerra che sarebbe durissima, lunga e che lascerebbe dietro di sé rovina e miseria. Ciò diventerà più probabile con l'andare del tempo, man mano che le parti in lotta sentiranno la stanchezza di una guerra tanto spietata e sanguinosa. Già si sono manifestate a Barcellona tendenze individuali dirette alla ricerca di una via di accomodamento che eviti alla Catalogna gli orrori della guerra civile e le assicuri un certo grado di autonomia almeno economica in una Spagna ordinata e tranquilla. Col tempo probabilmente queste tendenze si andranno a/fermando ed estendendo, e potranno forse finire per trionfare, superando, o se necessario abbattendo, l'ostacolo che indubbiamente sarà costituito dalla immancabile opposizione degli anarchici. Situazione della nostra colonia e della nostra rappresentanza consolare.

La maggior parte degli italiani che vivevano a Barcellona è rimpatriata; non si conosce esattamente il numero di quelli che sono rimasti nella città, ma è certo che essi sono di dubbia fede e che ben poche centinaia consentirebbero a rimpatriare quand'anche avvenissero nuovi disordini rivoluzionari in occasione di un nostro riconoscimento del Governo di Burgos. Non esiste d'altra parte un collegamento sicuro fra il Consolato e questi elementi italiani sparsi nei quartieri in/imi della città, per cui, in caso di evacuazione, la loro riunione sulle banchine non sarebbe né facile né rapida.

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Dal punto di vista degli interessi italiani da proteggere, non si può quindi davvero dire che la presenza del nostro Console a Barcellona sia assolutamente necessaria. Essa è invece utile per mantenere contatti con il Governo locale, e fornire informazioni a Roma sull'attività dei rossi e sui rifornimenti ru.ssi e francesi: la rete d'informato11 che il comm. Bossi ha recentemente impiantata, dovrebbe, a mio parere, essere tenuta in vita il più a lungo possibile. Essa potrebbe esserlo forse anche quando il Consolato fosse chiuso, approfittando dell'anello di collegamento fi'a le navi e la terra, costituito dal fornitore italiano Pannocchia: è certo tuttavia che il funzionamento della rete sarebbe meno facile e sicuro, tanto più se le cose si complicassero e sorgessero sospetti nelle autorità locali. Il comm. Bossi non ha per ora istruzioni di lasciare Barcellona, nemmeno quando noi avessimo riconosciuto il Governo di Franco. Tuttavia il Console tedesco, più vecchio di anni e di spirito, ha chiesto ed ottenuto l'autorizzazione di chiudere il suo Consolato al momento in cui la Germania avrà riconosciuto i nazionalisti, e pare che abbia insistito presso il suo Govemo perché Roma dia analoghi ordini al nostro Console. Situazione delle nostre navi a Barcellona.

Le navi qui presenti (come del resto anche l'esplo1·atore ad Alicante) hanno 01·dine di esercitare un'attiva vigilanza di giorno e di notte: cannoni di piccolo calibro e mitragliere sono pronti ad entrare in azione sia contro aerei sia contro bersagli navali. La sera vengono chiuse le porte stagne e tutta la portelleria: gli ufficiali fanno la guardia di notte a poppa e a prora le sentinelle hanno le armi cariche. Non è possibile fare di più per prevenire un colpo di mano da parte di unità nemiche di superficie e subacquee. D'altra parte, non essendo noi in stato di guerra con alcuno, non potremmo aprire per p11mi il fuoco né di giorno né di notte contro siluranti o sommergibili che si avvicinassero in emersione; potremmo al massimo agire contro sommergibili in immersione, e reagire in seguito ad offesa da parte di qualunque unità navale. Non si può quindi escludere che, per ordine del Governo o per iniziativa personale di qualche scalmanato, unità navali al comando di ufficiali spagnoli o ru.ssi tentino il colpo contro qualche nostra nave alla fonda; e, se esse si avvicinassero senza dimostrare fino all'ultimo i loro intendimenti ostili, non sarebbe a noi possibile impedirne il successo, salvo poi naturalmente a far pagare cara l'offesa patita. Non vi è per ora probabilità che un simile colpo sia tentato, le navi spagnole avrebbero tutto da perdere da un tale tentativo perché la nostra reazione sarebbe immediata e decisiva. I sommergibili, che potrebbero meglio sfuggire alla nostra reazione immergendosi, non pare siano attualmente in condizioni di tentare il colpo con successo; da informazione inglese risulta infatti che non vi sono ufficiali russi sui sommegibili spagnoli, e che questi sono scarsamente efficienti per cui non possono facilmente immergersi e non sanno lanciare. Sembra che questi sommergibili abbiano da tempo l'intenzione di attaccare il CANARIAS sorprendendolo alla fonda a Ceuta, ma per ora non sono riusciti a realizzare il loro progetto. In ogni modo, siccome è possibile che, col tempo e con l'eventuale aiuto dei ru.ssi, i sommergibili spagnoli riescano a diventare più efficienti, è bene che le nostre navi prendano alla fonda delle precauzioni intese a rendere più difficile il successo di un colpo di mano nemico. Per quanto riguarda Barcellona, ho esaminato specialmente la situa-

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zione del SAN GIORGIO, che attualmente è molto esposto ad ogni offesa dal largo, essendo ancatato in rada aperta in circa 35 m di fondo. Non è possibile mettere la nave a ridosso del molo dell'est, perché la parte interna di questo molo è interamente ingombrata di pontoni per la cultura dei mitili; né è possibile tenere il SAN GIORGIO in avamporto, dato che questo è giustamente riservato alle unità minori di tutte le marine. Non v'è quindi altra soluzione che avvicinare il SAN GIORGIO alla terra pur lasciandolo fuori del porto, e ancorarlo in circa 12 m di fondo. La maggior vicinanza alla costa, ed il fatto che esso verrebbe ad avere verso il largo una linea di piroscafi e di altre navi straniere, renderebbero certo più difficile ad un sommergibile ostile la manovra di avvicinamento in immersione e pe1metterebbero di avvistarlo in tempo, almeno di giorno. Conto quindi di far prendere al SAN GIORGIO questa nuova posizione di ancoraggio, alla prima favorevole occasione, approfittando di un rifornimento di acqua o nafta e giustificando questo spostamento della nave agli occhi delle Autorità locali, con la necessità di un maggior ridosso dal mare nei mesi invernali. La nuova posizione della SA N GIORGIO risulterà anche vantaggiosa nei riguardi delle comunicazioni con la terra perché la distanza sarà minore, e più breve risulterà il percorso delle imbarcazioni fuori del porto. Il MIRABELLO si ancorerà nell'avamporto e sarà quindi ben protetto contro ogni colpo di mano. Per quanto riguarda A licante, mi riservo di trattare la questione quando arriverà !'AUDACE destinato· a quel porto. Per quanto riguarda i rifornimenti ed in genere la vita giornaliera, le condizioni attuali sono soddisfacenti e si possono perfezionare con provvedimenti di poco conto. La cosa più importante è constatare che lo spirito degli equipaggi è altissimo e che essi sono lieti ed onorati di rappresentare l'Italia fascista sulle coste spagnole per il trionfo della causa nazionalista. La presenza della musica lasciata sul SA N GIORGIO dall'EUGENIO DI SAVOIA ha reso più brillanti ed efficaci le cerimonie militari dell'alza ed ammaina bandiera, cambio del picchetto, defilamento dell'equipaggio, ecc. ed ha permesso poi di riunire ogni sera tutta la gente a poppa per la preghiera e i canti della Patria. Con queste cerimonie che tengono alto il morale e cementano la fusione degli spiriti fra ufficiali e marinai, con la distrazione giornaliera del cinematografo, le ore libere dal se,vizio passano rapidamente per la gente, la quale così non sente troppo la mancanza della franchigia. Tuttavia non sarebbe bene che la nave rimanesse continuamente ferma a Barcellona, e converrebbe che almeno una volta al mese essa si recasse a Palma per la franchigici dell'equipaggio: approfittando di questo 5JJostamento si potrebbe visitare Valencia, Tan·agona, ecc. in modo da tener d'occhio tutta la costa a Nord di Alicante. Tutto questo presume naturalmente che non vi siano disordini a Barcellona, o comunque che non sia considerata necessaria qui la presenza della nave maggiore. Per quanto riguarda i rifornimenti, essi possono essere assicurati con il LAURA CORRADO (nafta) e col DALMAZIA (acqua). Il campione di acqua che quest'ultimo ha portato da Palma è stato esaminato e trovato buono sia per macchina che per bere: d'altra parte lo ZENO, interessato all'uopo ha dichiarato che è possibile rifornire il DALMAZIA di 1.500 t di acqua ogni 10 giorni. Facendo quindi fare ogni 10 giorni un giro al DALMAZIA per rifornire le unità a Batullona ed Alicante e fare poi il carico a Palma di Maiorca, si può considerare risolto soddisfacentemente il problema dell'acqua. Per il combustibile provvede ampiamente ancora per parecchio tempo il LAURA CORRADO, nonostante che una parte della nafta da esso portata sic1 stata trovata inquinata, come riferisco con foglio a parte. · Per i rifornimenti di materiali vari, e per completare le razioni del TEVERE, man

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mano che queste si consumeranno, converrà che una volta al mese si provveda facendo fare una sosta a Barcellona a qualche piroscafo da carico diretto da Genova a Gibilterra: la deviazione dalla rotta e la perdita di tempo saranno molto piccole ed il trasporto dei materiali risulterà economico. Conoscendo per tempo la data di partenza di tale piroscafo, le unità dislocate sulla costa spagnola potranno avanzare, per mio tramite, le richieste dei materiali e generi occo!7'enti per sopperire a tutti i loro bisogni. Fra i rifornimenti periodici più necessari è da tener presente quello della benzina per le imbarcazioni del SAN GIORGIO, MIRABELLO, DA VERAZZANO, del consumo settimanale di benzina di tutte queste unità, ma è certo che esso non è trascurabile e che bisognerà almeno una volta al mese rifornirne i depositi con l'invio dall'Italia. Per la posta ci si potrà servire dell'aereo settimanale di Palma approfittando delle visite periodiche che farà il DALMAZIA a questo porto, o inviandovi espressamente il MIRABELLO. Converrà in ogni modo approfittare di ogni partenza di navi o pit'oscafi dall'Italia per far arrivare la posta più direttamente: l'an'ivo regolare della corrispondenza è una cosa che ha grande importanza per il morale della gente e finora non ha funzionato molto soddisfacentemente. A proposito del benessere generale sulle navi dislocate su queste coste, è da tener presente che le mense equipaggio e sottufficiali non possono andar bene, dato l'alto prezzo dei viveri che ancora si possono acquistare a te1,a, e la maggiorazione del 50% sul prezzo dei generi prelevati in cambusa: su questo argomento riferisco a V.E. con lettera a parte. Relazioni con le Marine straniere.

Gli scambi di visite con le navi straniere presenti in rada o che sono a1,ivate successivamente, si sono svolti in un'atmosfera di grande cortesia e di affabilità con tutti; naturalmente più cordiali ed amichevoli con i tedeschi. L'll novembre, festa di S.M. il Re, il TOUR VILLE non ha alzato il pavese alle 8, ma appena ha visto che noi avevamo alzato il nostro, ha mandate le sue scuse e lo ha subito alzato con la bandiera italiana in testa d'albero, spiegando l'omissione col fatto del mancato preavviso e con la no mia regolamentare della Marina francese di non festeggiare in acque straniere la data dell'armistizio. Il c. t. tedesco ALBA TR OS è rimasto invece assente dal porto per tutta la giornata. Il servizio sulle coste spagnole è dagli inglesi disimpegnato mediante una flottiglia di CC. TT.; attualmente una squadriglia di CC. TT. rimane per 15 giomi dislocata sulla costa da Gibilterra ad Alicante, l'altra nei porti da Alicante a Barcellona. Dopo 15 giorni le squadriglie si scambiano di posto; dopo un mese, l'intera flottiglia viene rilevata da un'altra della "Medite1,anean Fleet". L'Ammiraglio incaricato del servizio sulle coste di Spagna rimane generalmente a Gibilte1,a oppure a Palma. I tedeschi sono divisi in due gruppi di unità che si alternano lungo le coste spagnole ogni mese: un gruppo al comando dell'amm. Carls è composto delle navi DEUTSCHLAND, KOLN e di tre torpediniere tipo "Albatros"; l'altro gruppo, al comando dell'Ammiraglio Boehm è composto del VON SCHEER, del NURNEBER G, (sic) del KONIGSBERG e di tre to1pediniere. Gli incrociatori KOLN e KONIGSBERG si alternano sulle coste nord della Spagna, gli altri si dislocano sulle coste sud e orientali a seconda del bisogno; essi si muovono frequentemente in modo da vigilare tutti i porti di qualche importanza. Una torpediniera si trova sempre a Barcellona; il piroscafo OCEA -

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NA si trova sempre ad Alicante a disposizione dell'Ambasciata tedesca. I francesi sono meno ordinati ed organizzati dei tedeschi e degli inglesi; il Comandante in Capo del Mediterraneo è incaricato di vigilare le coste spagnole e vi disloca da Tolone navi e cacciat017Jediniere a seconda del bisogno. Nessuna unità rimane più di 15 giorni di seguito in un porto spagnolo; esse anzi vengono sostituite assai più frequentemente per evitare che gli equipaggi possano subit'e gli effetti della propaganda rossa. Attualmente si trova a Barcellona il DUPLEIX con l'ammiraglio Decoux; per i primi di dicembre è annunciato l'arrivo del Comandante in Capo, vice ammiraglio Abrial, probabilmente col SUFFREN, per fare una rapida ispezione lungo le coste spagnole e rendersi personalmente conto della situazione. Le navi tedesche non hanno come noi alcun contatto con la terra a Barcellona; dalle navi inglesi e francesi scendono a terra soltanto gli ufficiali e sempre in divisa. IL CONTRAMMIRAGLIO Capo Gruppo (A. lACHINO)

Il 18 novembre l'Italia riconobbe ufficialmente il governo nazionalista spagnolo di Burgos, l'indomani, pertanto, le navi italiane lasciarono i porti della Spagna repubblicana per non piL1 ritornarvi fino alla fine delle ostilità. L'incrociatore San Gimgio lasciò Barcellona il giorno 19, trasferendosi a Palma di Maiorca; vi sostò dal 20 al 23, rientrando quindi nelle acque nazionali e dando fondo a La Maddalena il 25 dello stesso mese. Missione Navale Italiana in Spagna

Col passare dei giorni, dal 3 ottobre data di assunzione dell'incarico da parte del Comandante Ferretti, si vennero sempre più chiar.endo i compiti della M.N.I. e le necessità per il buon funzionamento della stessa. Sarà però nei mesi di gennaio 1937 e successivi, con l'arrivo del C.T.V. e l'impiego in guerra dei legionari,. che l'organizzazione troverà il suo assetto definitivo. Inizialmente i compiti riguardarono: la collaborazione col Comando della Marina spagnola in questioni inerenti impiego, organizzazione, necessità relative al personale e ai materiali; il collegamento, nel campo operativo, tra elementi navali italiani ed elementi spagnoli; l'organizzazione di un servizio di scoperta, con norme comuni alle tre Marine, spagnola, tedesca e italiana; l'organizzazione di un servizio comunicazioni della Missione Navale adatto ad assolvere i compiti già detti, nonché ad assicurare un collegamento con le superiori autorità della R. Marina in Roma; l'organizzazione tecnica ed operativa del servizio comunicazioni della Marina spagnola. Fin dall'inizio della sua attività il comandante Ferretti si rese conto che ai fini

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della collaborazione fra le tre marine, italiana, tedesca e spagnola, era necessario anzitutto disporre di un codice per la cifratura dei messaggi e di una organizzazione di comunicazioni di scoperta che permettesse qualsiasi immediato scambio di notizie al riguardo. In quei primi mesi di guerra il servizio telecomunicazioni della Marina nazionalista presentava una situazione veramente disastrosa (situazione analoga in tutti gli altri campi), che si può così sintetizzare: esistenza solo di alcuni apparati di tipo antiquato ad onda lunga, che permettevano incerte comunicazioni fra le basi nazionali e le navi della piccola flotta, tanto che il Capo di S.M. spagnolo aveva vietato qualsiasi comunicazione R.T. con le basi, per il timore di fornire indicazioni di posizione ai centri radiogoniometrici nemici, dei quali era nota l'esistenza. Questa situazione limitava notevolmente l'attività delle Forze navali nazionaliste e poteva essere modificata solo con la forni tura e ]'impianto di stazioni R.T. a bordo e a terra, e con la creazione di una organizzazione delle comunicazioni. La principale difficoltà da superare veniva dalla mancanza di un nucleo di personale radiotelegrafis ta spagnolo pratico, dovuta al fatto che gli operatori R.T. erano quasi totalmente rimasti al servizio del governo repubblicano. Trovato l'accordo con spagnoli e tedeschi, si dette il via a quello che si rivelerà un vero e proprio "colpo di mano" . Fra il giorno 3 ed il 9 dicembre, dalla collaborazione tra l'addetto navale tedesco, un ufficiale spagnolo ed il comandante Ferretti, nacque un Codice di Scoperta trilingue (codice DEI) con tabelle di seconda cifratura, che venne subito stampato e così distribuito: 25 copie al Comando Navale italiano a Palma. al Comando Navale italiano a Tangeri 5 " 25 '' al Ministero Marina a Roma 50 " alla Missione Navale tedesca 75 " al Comando della Marina spagnola. Il 10 dicembre entrò quindi in funzione a Cadice un'organizzazione provvisoria a cui aderirono i tedeschi (amm. Boehm per le sue navi) e gli spagnoli (Comando deila Marina e Comando della Squadra). Organizzazione che si trasformerà in definitiva, con l'istituzione di una stazione radiotelegrafica forni ta dai tedeschi ed installata a San Fernando (Cadice) con personale italiano ed esclusivamente addetta al servizio di scoperta. (5) Crociere di vigilanza dei cacciatorpediniere italiani nel Canale di Sicilia

Nei primi giorni di novembre proseguirono nel Canale di Sicilia le crociere effettuate dai cacciatorpediniere italiani, sempre per riconoscere e segnalare alle unità nazionaliste il passaggio dei piroscafi di bandiera russa o spagnola con carichi di armi e rifornimenti presumibilmente diretti ai porti della Spagna repubblicana. Oltre a Borea e Nembo, operarono i CC.TT. Strale (comandante C.F. Roberto Ferrari), Freccia (comandante C. V. Della Campana) e Dardo (comandante C. F. Carmine D 'Arienzo) appartenenti alla 7a Squadriglia CC .TT. della 1 a Squadra Navale: (5) Vedi Rapporto di Missione n . .3 - 18 Dicembre 1936 del comandan te ferretti indirizzato al Capo dell' Ufficio Stampa del Ministero degli Affari Esteri a Roma . A.U.S.M.M. - 0.M.S. - Cartella 2960.

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- Borea - Trapani p. 2 novembre 1936 - Trapani a. 3 novembre - Strale e Dardo - in sezione - Trapani p. 3 novembre 19 36 - Missione effettuata con condizioni di mare e di tempo avversi, nel corso della quale lo Strale intercettò e seguì, fotografandolo, il pfo. russo Komsomol, che verrà affondato il mese successivo (14/12/1936), nel corso del suo terzo viaggio, dall'inc. nazionalista Canarias - Trapani a. 4 novembre 1936. - Freccia - Trapani p. 4 novembre 1936 - Trapani a. 4 novembre - Nembo - Trapani p. 5 novembre 1936 - Trapani a. 6 novembre - Borea - Trapani p. 6 novembre 1936 - Trapani a. 7 novembre Con il rientro del Borea dall'ultima missione, queste crociere nel Canale di Sicilia vennero sospese. Infatti si usuravano navi ed equipaggi, senza riuscire ad ottenere tangibili risultati. I piroscafi segnalati finivano sempre per arrivare a destinazione, in guanto le navi nazionaliste erano troppo poche e non riuscivano ad intervenire in tempo. Comunque, nel periodo 28 ottobre - 6 novembre 1936, il numero dei piroscafi sottoposti al controllo e al riconoscimento fu di ben 51 (cinquantuno) unità. In collaborazione con le Forze navali che esercitavano il controllo del Canale di Sicilia, a partire dai primi di novembre anche reparti aerei della ricognizione marittima, posti alle dipendenze della R. Marina e dislocati a Stagnoni, parteciparono saltuariamente all'azione di vigilanza.

Isole Baleari

Il cacciatorpediniere Audace (comandante C.F. Antonio Dallai), rientrato nel1' ottobre dall'Africa Orientale, dopo un breve periodo di lavori, venne inviato a Palma di Maiorca come unità stazionaria, secondo il programma di avvicendamento delle navi italiane impegnate nel conflitto spagnolo. Partì da Gaeta il I 9 novembre dando fondo a Palma il 21. Vi rimase guasi un mese, durante il quale effettuò un'uscita (30 novembre - I O dicembre) nell'àmbito delle missioni di controllo del traffico diretto ai porti repubblicani. Il 15 dicembre, lasciate le Isole Baleari, si trasferì a Tangeri dove giunse il giorno successivo, entrando a far parte del Gruppo "Quarto".

Inizio della prima Campagna sottomarina con battelli italiani contro il traffico diretto ai porti repubblicani ·

Subito dopo l'inizio della guerra civile, l'addetto navale spagnolo a Parigi, capitano di corvetta sommergibilista Arturo Genova, aveva abbandonato il proprio posto per unirsi ai militari insorti. Avendo constatato con rammarico la mancanza di sommergibili nella piccola flotta nazionalista, con il consenso dei propri superiori si dette molto da fare contattando gli ambienti amici in Europa, allo scopo di tentare l'acquisto di due battelli con i quali condurre una sia pure limitata guerra sottomarina. Sia in Germania, sia in Italia, però, non trovò favorevoli accoglienze.

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Il cacciat01pedinie1'e itt1liano STRALE, che nel corso di 11110 crociera di so,veglit1nza nel Canale di Sicilia (3-4 novembre 1936) seg11ì per molte ore il piroscafo msso K01WSOMOL dire/lo a Barcellona. (coll. F. Bargoni)

Il piroscafo russo KOMSOMOL, dire/lo dal Mar Nero a Barcellona con 1111 carico di aerei, carri annati e materiali vari per i repubblicani, fowgrafato dal Ct. STRALE il 4 novembre 1936 al largo di Capo Bon (Tunisia), Nel corso del viaggio successivo il piroscafo fu affo11dt1to dall'incrociatore 11azionalista spagnolo CANARJAS. (coli. F. Bargoni)

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In Germania l'ammiraglio Raeder, al contrario dello stesso Hitler, sarebbe stato propenso ad un intervento più diretto della Marina tedesca; in Italia, all'opposto, era Mussolini che avrebbe accolto volentieri l'idea di cedere due battelli ai nazionalisti, mentre gli ambienti della R. Marina si dimostravano nettamente contrari. Fra l'altro le speranze del comandante Genova di poter ottenere il completo possesso di due unità cozzavano con la mancanza, nelle file della Marina franchista, di personale sufficientemente addestrato per poter sostituire abbastanza rapidamente gli equipaggi italiani. Nel corso del mese di ottobre, comunque, in Italia venne emanato l'ordine di tenere pronti due sommergibili per eventuali operazioni segrete. Alla fine dello stesso mese, il comandante Genova ed altri ufficiali spagnoli designati dall' amm. Cervera (Capo della Marina nazionalista) partirono da Tangeri, a bordo dell'esploratore italiano Antonio Pigafetta, e si trasferirono segretamente a La Maddalena per essere imbarcati su battelli italiani. Si giunse cosl al mese di novembre, che si rivelerà cruciale per le sorti delle armi franchiste. Dopo un periodo di stasi, infatti, le forze repubblicane si stavano riorganizzando e rinforzando, grazie soprattutto ali' arrivo nei porti iberici del Mediterraneo di grandi quantità di rifornimenti in armi e volontari, trasportati principalmente da navi mercantili russe e francesi. La Marina nazionalista, che non possedeva sommergibili, era impossibilitata ad attaccare tale traffico. La prova dell'assoluta tranquillità con cui si svolgeva la navigazione nelle acque spagnole repubblicane si ricava dal fatto che spesso le forze navali governative, al rientro da missioni di guerra, davano addirittura fondo in rada senza osservare la minima norma di sicurezza. Le crociere di navi italiane, di cui abbiamo già parlato, appositamente istituite dalla R. Marina nello Stretto di Messina e nel Canale di Sicilia, in concomitanza con analogo impiego di navi tedesche nel Mediterraneo occidentale, servivano ad informare tempestivamente i bianchi (come venivano allora chiamati i nazionalisti) del transito di naviglio proveniente dai porti russi del Mar Nero e già segnalato dallo speciale servizio informazioni, installato nel mese di ottobre ad Istambul e nello Stretto dei Dardanelli. Ma l'esiguo numero di unità nazionaliste idonee ad effettuarne l'intercettazione e l'eventuale cattura, rendevano vani i sacrifici degli equipaggi e l'usura delle navi italiane impiegate nelle suddette crociere. Per questi motivi e nell'intendimento di tagliare quel traffico di rifornimento, l'Italia, già sulla strada del massimo aiuto alle forze del generale Franco, decise di impiegare i propri sommergibili.

Ma prima di parlare dell'impegno diretto dei battelli italiani, bisogna far notare come a seguito della notizia fornita dal comandante Moreno alla nostra Missfone Navale sulla prossima cessione alla Marina franchista di un sommergibile tedesco da 250 tonnellate, anche le noste Autorità militari in Spagna, spinte dallo stesso amm. Cervera, cominciassero a fare pressioni presso il governo di Roma, affinché si cedessero agli spagnoli almeno due unità subacquee. La richiesta, anche se non trova conferma nella documentazione di archivio conservata presso l'Ufficio Storico della Marina Militare, non deve essere stata subito respinta. Abbiamo già detto che Mussolini era propenso, mentre l'Alto Comando della Marina non sembrava essere dello stesso avviso. Comunque qualche

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assicurazione fu probabilmente fornita, perché il comandante Ferretti nei primi giorni di novembre, in accordo con il Comando Marina di San Fernando (Cadice) e con il Comando dell' Arsenale della Carraca, provvide a stabilire il punto di ormeggio per i sommergibili ceduti e a predisporre tutte le necessarie misure, fino nei minimi par ticolari. (6) La scelta del luogo rispondeva a un doppio requisito: quello di offrire il normale supporto logistico per il personale e per il materiale ed essere il più appartato possibile nei riguardi delle indiscrezioni, sperando senza molte illusioni sul mantenimento del segreto. I battelli sarebbero sempre dovuti arrivare o partire nelle ore notturne. Il loro posto di ormeggio venne preparato nelle acque dell'Arsenale della Carraca, presso la testata del bacino più interno. Vi fu portato quindi ad ormeggiare il vecchio incrociatore Republica (poi Navarra) in disarmo e parallelamente ad esso, a distanza di una cinquantina di metri, vennero piazzate due draghe, in modo da togliere la vista dei sommergibili a chi fosse passato nelle vicinanze. Per non fare coincidere l'aumento del servizio di guardia con l'arrivo delle nostre unità, fin dai primi giorni di novembre venne interdetto l'accesso a chiunque non autorizzato. Fu richiesto e disposto l'arrivo dalla Base atlantica di El Ferrai di un compressore e di un gruppo elettrogeno per la carica degli accumulatori. Il Republica sarebbe stato adibito a nave alloggio per Stati Maggiori ed equipaggi, con mense e personale di governo. Fu organizzato un eventuale servizio di autobus e di automobili per trasportare i marinai franchi , in piccoli gruppi per ragioni di riservatezza, a Siviglia anziché a Cadice. Insomma mancava solo l'arrivo dei battelli e lo svolgimento della loro prima azione, già studiata, nelle acque di fronte a Cartagena. Tutto questo lavoro organizzativo iniziale andò peraltro sprecato, in quanto a metà del mese, col ritorno da Roma del generale Roatta capo della Missione Militare italiana in Spagna, giunse la conferma dell'impiego diretto di sommergibili italiani, con partenza e rientro dalle loro basi nazionali, senza parlare di cessioni.

Nel proseguimento di questo capitolo vedremo come usualmente i battelli utilizzati in questa prima campagna, che si protrarrà fino al febbraio 19 3 7, fossero in gran parte sommergibili di grande o media crociera, in quanto comandati da ufficiali superiori (capitani di corvetta o capitani di fregata) con una lunga pratica sommergibilistica alle spalle. Infatti non esisteva ancora nessuna scuola per l'addestramento all'impiego di quest'arma insidiosa, ed i tenenti di vascello in comando sui battelH più piccoli, tranne alcuni, non erano sufficie ntemente allenati per parte-

(6) Dal Rapporto di missione n° 2, dire tto dal comandante Ferretti a Marina Roma il 22 novembre 1936. A.U.S.M.M. - 0.M. S. - Cartella 2960.

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cipare a vere missioni di guerra. Proprio allo scopo di preparare nuovi comandanti, nei mesi che seguirono, quattordici tenenti di vascello provenienti dalla Scuola Comando imbarcarono in soprannumero distribuendosi a turno sulle unità che partivano rn m1ss10ne. I sommergibili pronti, appartenenti allo stesso turno vennero accentrati a La Maddalena. I primi quattro furono: Naiade, Topazio, Scìesa e Torricelli. Nel porto sardo, lontano da occhi indiscreti e di norma la notte prima della partenza, l'equipaggio si dava da fare a cancellare tutti i segni che sarebbero potuti servire a far riconoscere la nazionalità del battello. Una mano di vernice nero fumo (colore degli scafi in quel periodo) copriva a prora le lucide lettere in ottone del nome, i fasci littori, le lettere distintive sui fianchi della torretta ed ogni altro particolare compromettente. Era certamente una guerra clandestina che, per ordine del governo fascista, la R. Marina si accingeva ad intraprendere. Gli eventuali affondamenti di navi mercantili avrebbero dovuto essere sempre attribuiti a sommergibili sconosciuti, o, meglio ancora, a sommergibili nazionalisti (che però non esistevano) in quanto su ogni battello imbarcava un ufficiale di Marina spagnolo incaricato di aiutare nel riconoscimento delle unità avversarie, o di figurare quale comandante dell'unità nel caso fosse stato necessario emergere nei pressi di qualche nave di nazionalità neutrale. Fortunatamente ciò non fu mai necessario. Inizialmente le missioni speciali, così le troviamo definite in ogni pubblicazione ufficiale, vennero compiute da due battelli per volta, dislocati, uno lungo la costa fra Valencia e Barcellona, porti di arrivo del principale traffico mercantile, ed uno nelle acque di Cartagena, principale base navale repubblicana. La profondità verso il largo della zona di agguato raggiungeva le venticinque miglia. La durata delle missioni venne stabilita in circa dieci giorni da trascorrere nella zona, mentre altri cinque o sei giorni servivano per la navigazione di andata e ritorno. Gli ordini di operazione per i sommergibili in missione prevedevano: 1 - attaccare col siluro navi da guerra spagnole rosse (definizione di allora); 2 - attaccare col siluro navi da carico sicuramente riconosciute come spagnole ros-

se od appartenenti a nazioni extramediterranee (in particolare Unione Sovietica) notoriamente trafficanti in favore dei rossi, ma soltanto se sorprese all'interno del limite delle tre miglia delle acque territoriali; 3 - attaccare col siluro le navi che di notte transitavano a luci oscurate nella zona assegnata all'agguato. L'ordine di operazione era tassativo e studiato per evitare incidenti e complicazioni internazionali, ma come vedremo, costringendo il battello a portare la sua offesa solo dopo avere effettuato in ogni caso il riconoscimento sicuro del bersaglio, rimanendo in immersione, si finiva per ridurre notevolmente le possibilità di successo per ogni sommergibile. Questo, che poteva facilmente riconoscere le unità da guerra, per la sagoma inconfondibile e per le caratteristiche ormai note essendo state riportate dagli annuari e dagli album dei profili, si trovava in notevole difficoltà quando le navi avvistate erano mercantili. Per queste, infatti, non era sufficiente la sagoma, bisognava riconoscere la bandiera (che a volte era falsa o addirittura non c'era) o avvicinarsi molto per poter leggere nome e porto d'armamento. Tutti questi limiti non potevano che ostacolare l'azione del sommergibile, il quale, spesso, dopo avere iniziato l'attacco era costretto ad interromperlo nel dubbio di attac-

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care un bastimento neutrale. (7) Ecco un breve riassunto delle missioni compiute dai sommergibili italiani nel mese di novembre 19 36: - 1) Naiade - Smg.p.c. - i.s. 1933 - 3° Grupsom Messina - D. 681/842 t - (comandante C.C. Alfredo Criscuolo) - (Ufficiale spagnolo C.C. Arturo Genova). Fu il primo della serie a lasciare La Maddalena diretto alla zona di agguato di Alicante, Valencia, Barcellona - p. 8/11/1936 incontrò mare grosso nel Golfo del Leone e dopo otto giorni fu costretto da un'avaria a rientrare alla base di partenza senza avere potuto raggiungere la zona di agguato. - R.m. 16 novembre; - 2) Topazio - Smg.p.c. - i.s. 1934 - 1° Grupsom La Spezia - D. 681/842 t - (comandante T.V. Giuseppe Caputi) - (Ufficiale spagnolo C.C. Bobadilla) - p. La Maddalena 9/11/1936 - Z.a. Cartagena - Mare piuttosto calmo - D.m: 12 giorni - O.m.s. 172 - O.m.i. 76 - nessun attacco-. R.m. La Maddalena 19 novembre. Nel corso di questa missione, e precisamente il 12 novembre, si verificò per la prima volta un fatto che si ripeté, poi, su altri battelli in azioni successive e che in un primo momento sorprese negativamente il comandante del sommergibile stesso. Dal rapporto di navigazione stralciamo:

... Omissis ... c) Subito dopo avvistai una formazione di navi da guerra che mi attraversava la rotta a notevole distanza e dirigeva ugualmente verso Capo Palos. Solo sulle ultime unità avrei potuto tentare un attacco, ma tuttavia con limitate probabilità di successo per la notevole distanza, la quale mi impediva d'altra parte di effettuare un sicuro riconoscimento della loro nazionalità. Si trattava di una formazione di cinque o sei esploratori con pittura grigio chiara. Sui due più vicini potei notare delle /asce bianche ai fumaiuoli e sull'ultimo scorsi altresì una grande lettera distintiva a prora (ritengo fosse una C). Ordinai l'allargamento di due tubi prodieri (un 450 ed un 533). Non avendo nessuna notizia sulle colorazioni e sulle caratteristiche distintive di pitturazione delle unità del partito rosso spagnolo, rimasi nella più completa incertezza sulla nazionalità delle unità incontrate, incertezza dalla quale l'ufficiale straniero imbarcato non mi tolse. Trattandosi di ufficiali di primissimo ordine sotto ogni aspetto, ritengo che il mancato riconoscimento delle unità incontrate, ove queste fossero state spagnole (come in realtà risulterebbero dalle informazioni e dagli avvenimenti successivi) doveva essere una omertà voluta e premeditata. Qualunque ufficiale alla distanza di 2.000 o 3.000 metri riconosce con assoluta certezza una unità della propria Marina vista di profilo. Non è pertanto verosimile che il suddetto ufficiale non abbia riconosciuto con tutta certezza almeno l'ultima unità che era fuori fomtazione ed è passata notevolmente

(7) Per gli ordini di operazione dei sommergibili, vedi A.U.S.M.M. - O.M.S. - Cartella 2840.

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più vicina delle altre. L'ho fatta fotografare.>> (8) Si trattava veramente di omertà nei riguardi della parte avversa? Nell'opinione dei comandanti dei sommergibili italiani, che qualche volta al momento propizio si vedevano privati della possibilità di colpire o affondare un'unità militare, non sussisteva dubbio, ma la realtà era diversa. Non bisogna, infatti, dimenticare che si trattava di una guerra civile in cui i contendenti appartenevano alla stessa nazione. L'aiutare ad affondare un piroscafo con pochi uomini di equipaggio delle più disparate nazionalità, ma con un carico vitale per le sorti del conflitto, era lo scopo principale cui miravano gli ufficiali di collegamento nazionalisti a bordo dei nostri battelli. L'affondamento invece di una unità militare, probabilmente con elevate perdite umane, e dato anche lo scarso e maldestro impiego che ne facevano i repubblicani, sarebbe stato certamente un danno gravissimo per la ricostituenda Marina Spagnola, alla fine della guerra. Si sarebbe distrutto un patrimonio che apparteneva alf intera Nazione spagnola. E proprio in quest'ottica che bisognerebbe osservare il comportamento di alcuni di questi ufficiali. - 3) Antonio Sciesa - Smg.g.c. - i.s. 1929 - 2° Grupsom Napoli - D. 1450/1904 t- (comandante C. C. Michele Jannuzzi) - (ufficiale spagnolo T.V. Diaz) p. La Maddalena 15/11/1936 - Z .a.: Alicante, Valencia, Barcellona (in sostituzione del Naiade rientrato per avaria) - mare grosso - D.m.: 18 giorni - O.m.s. 190 - 0.m.i.: 196 - nessun attacco - R.m. La Maddalena 2 dicembre. - 4) Torricelli - Smg.g.c. - i.s. 1934 - 3° Grupsom Messina - D . 985/1259 t - (comandante C.C. Giuseppe Zarpellon) - (ufficiale spagnolo C.C. Genova) Z.a: Cartagena, Alicante (in sostituzione del Topazio) - Sarà una missione fortunata. Lasciata La Maddalena, il 17/11/1936, dopo cinque giorni dinavigazione con mare grosso, nella notte sul 21-22 novembre, giunse nella zona d'agguato. Navigando in superficie, alle prime luci dell'alba, gli uomini di guardia in torretta avvistarono, in mezzo alla nebbia mattutina che copriva la costa, una massa grigia all'àncora all'esterno del porto di Cartagena, poco fuori della diga della Curra quasi di fronte ad Encombreras. Il comandante Zarpellon, dopo avere accerchiato a lento moto l'eventuale bersaglio, ordinò l'immersione. Portatosi a quota periscopica, avuta conferma dall'ufficiale di collegamento spagnolo C.C. Genova che si trattava dell'incrociatore repubblicano Miguel De Cervantes, manovrò per portarsi a distanza di lancio. Mentre nei locali lanciasiluri si preparavano i tubi, il cacciatorpediniere britannico Glowworm traversava a velocità sostenuta il campo · di azione ed entrava nel porto. Il sommergibile si avvicinò piano piano per lanciare, quando, sulla sinistra più vicino alla costa apparve un altro incrociatore, il Mendez Nufiez (si trattava di un'intera formazione navale rientrata

(8) Rapporto di navigazione del comandante del sommergibile Topazio in data 21 novembre 1936.

A.U.S.M.M. - O .M.S. - b86 - f541.

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da una missione e che attendeva il giorno per entrare in porto; era alla fonda in mare aperto senza particolari precauzioni di protezione antisom). Era ormai troppo tardi per tentare il lancio anche su questo; si sarebbero dovuti regolare altri siluri e portarsi in posizione appropriata, con il rischio di essere avvistati e di veder salpare le unità. Il comandante si concentrò allora sul primo bersaglio, che cominciava a delinearsi meglio nella foschia. Anzi, qualche istante prima di ordinare il "fuori", comparve un po' sulla dritta, in posizione favorevole, ma presentando la poppa e quindi non facilmente centrabile, anche la corazzata ]aime I. Erano ormai quasi le nove del mattino ed il comandante Zarpellon, vagliate tutte le possibilità, ordinò il lancio di due siluri da 533 mm e contemporaneamente fece scendere il battello a circa 60 metri di profondità, dirigendo verso dritta. Dei siluri lanciati uno solo giunse a segno. Colpl infatti l'incrociatore verso poppa sul fianco dritto provocando, con l'esplosione, una falla di 21 metri di lunghezza per 14 di larghezza. L'altro siluro, mancato il bersaglio, andò a perdersi in mare fuori della diga. La nave colpita si appoppava rapidamente, ma si riuscì (questo, bisogna riconoscerlo, va molto a merito del suo comandante C.C. Luis Gonzales Ubieta) a rimorchiarla fino ali' entrata del bacino in muratura della Base navale, fortunatamente sgombro, ed a farvelo adagiare. Giunto alla profondità di sicurezza, constatato che il fondo marino tendeva a salire, il cte Zarpellon, prevedendo una caccia da parte dei cacciatorpediniere di scorta, fece invertire la rotta del battello e si allontanò dalla zona. Durante le ore seguenti e per tutta la notte, gli idrofoni del sommergibile percepirono rumori di eliche di navi in moto che effettuavano la ricerca, ma non vi furono lanci di bombe di profondità. La missione del battello proseguì nella stessa zona, e nei giorni seguenti iniziò altri sette tentativi di attacco, che non poterono essere portati a fondo per l'impossibilità di riconoscere la nazionalità delle navi sospette. Rientrò quindi a La Maddalena il 2 dicembre, dopo 16 giorni di mare con 156 ore di navigazione in superficie e 124 in immersione.

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Il siluramento del Miguel De Cervantes sollevò grande scalpore, suscitando ottimismo e fiducia nelle forze nazionaliste, e scoraggiamento e timore nella compagine avversaria. Gli esperti di una commissione nominata dal governo repubblicano, dopo un attento esame dei frammenti del siluro, espressero il convincimento essersi trattato di un attacco portato da un sommergibile tedesco; mentre l'Ammiragliato britannico ed il Foreign Office lo attribuivano ad un battello spagnolo passato ai nazionalisti. L'incrociatore danneggiato rimase praticamente inutilizzabile fino alla fine del conflitto. I sommergibili tedeschi, in base ad un preciso accordo fra le due Marine, avrebbero effettivamente dovuto operare lungo le coste iberiche del Mediterraneo, rilevandosi alternativamente con i battelli italiani nelle zone di agguato. Fino a pochi anni orsono non risultava però che tale normativa fosse mai stata applicata. Sape-

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Il sommergibile italiano TORRICELLI, che il 22 novembre l9)6 silurò davanti a Cartagena l'incrociatore repubblicano spagnolo MIGUEL DE CERVANTES. (coli. F. Bargoni) L'incrociatore spagnolo it,fIGUEL DE CERVANTES che il 22 novembre 1936 venne silurato dal sommergibile italiano TORRICELLI, rimanendo inutilizzato per tutto il rimanente corso della g11erra. (coll. F . Bargoni)

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Il sommergibile tedesco U.34, che nel novembre-dicembre 1936, insieme all'U.33, operò nelle acque del sud della Spagna in appoggio alle forze nazionaliste. (foto Druppel - coli. F. Bargoni)

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vamo solo che i battelli tedeschi erano venuti nel Mediterraneo a più riprese, a partire dalla fine di novembre 1936, ma niente di preciso era mai emerso sul loro reale impiego, che si supponeva avesse avuto scopo didattico e di allenamento degli equipaggi, in vista di future più impegnative prove. Oggi siamo a conoscenza che fin dal 24 ottobre Hitler aveva comunicato al ministro degli esteri italiano Galeazzo Ciano la sua intenzione di appoggiare gli sforzi italiani in favore della causa nazionalista, inviando due sommergibili nelle acque spagnole. L'organizzazione dell'operazione programmata all'O.K.M., denominata in codice "Operazione Ursula", che prese il via il 2 novembre, prevedeva l'impiego dei due nuovissimi U-boote U33 e U34. Il 17 novembre, in una riunione a Roma presso il Ministero Marina, gli ammiragli Pini e Di Giamberardino, per l'Italia, e i comandanti Lange e Heye, per la Germania, studiarono le norme per l'impiegb alternato dei battelli lungo le coste spagnole del Mediterraneo. L'accordo, preciso e circostanziato, di cui non vi è però traccia nella documentazione dell'Ufficio Storico della Marina, ma è riportato soltanto da Alcofar Nassaes a pag. 106 del suo volume "La Marina italiana en la guerra de Espana", non trovò mai applicazione, in quanto dai movimenti dei sommergibili ci accorgiamo che le due unità tedesche operarono nelle acque a sud della Spagna, davanti ad Almeria e Malaga, dalla fine di novembre al 15 dicembre 1936, mentre i battelli italiani pendolavano davanti alle coste repubblicane più a nord. Un originale del verbale di quella riunione è stato reperito, qualche tempo fa, presso il Bundesarchiv-Militararchiv tedesco, dal professor Willard C. FrankJr. della Old Dominion University di Norfolk (USA) e gentilmente fornitoci in fotocopia. Dato l'alto interesse del documento, lo riportiamo per intero:

Roma, 17 novembre 1936-A.XV In una riunione avvenuta oggi 17 novembre 1936 - XV - presso l'Ufficio di Stato Maggiore della Marina, fra l'ammiraglio di squadra Wladimiro Pini ed il contrammiraglio Oscar di Giamberardino per la Marina Italiana il Capitano di vascello Lange ed il capitano di corvetta Heye per la Marina del Reich è stato convenuto quanto segue circa la cooperazione fra le due Marine nei riguardi della attività dei sommergibili sulle coste spagnole del Mediterraneo: 1) I sommergibili italiani e quelli tedeschi si alterneranno nella vigilanza su dette coste. I battelli italiani rimarranno in agguato fino al tramonto del giorno 29 novembre corrente, poi si allontaneranno verso est. I battelli tedeschi giungeranno a nord di Capo de Gata soltanto al mattino del giorno 30 novembre e vi rimarranno fino al tramonto del 11 dicembre. Nella notte in cui lasceranno l'agguato si allontaneranno per circa 40 miglia dalla costa. Distanza che dovranno mantenere nel viaggio di ritorno. Saranno sostituiti il mattino successivo dagli italiani, e così di seguito. Nella notte del cambio nessun sommergibile dovrà essere attaccato. 2) I battelli italiani attualmente in missione hanno facoltà di attaccare anche i cacciatmpediniere ed i sommergibili, ma anche dal punto di vista italiano e nello spirito delle consegne impartite, è intesa la preferenza da dare ai bersagli costituiti da navi più grandi. È data f-acoltà di attaccafe anche i piroscafi russi o spagnuoli rossi carichi, in a,rivo entro le acque tenito,-iali spagnuole.

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3) È riconosciuta pe1fettamente anche dagli italiani la convenienza di non fare alcuna comunicazione agli spagnuoli bianchi, circa la attività che svolgono o svolgeranno i_ sommergibili tedeschi ed italiani. 4) E riconosciuta inoltre la convenienza di unificare il se1'Vizio di infot'mazioni sulla costa spagnuola, nel senso che le notizie attinte dalle unità tedesche ed italiane che visitano i diversi porti spagnuoli, dovranno essere accentrate presso gli Ammiragli o l'Ammiraglio delle due Potenze che risiedono nelle acque spagnuole, che si interesseranno di trasmettere o di far trasmettere ai Ministeri Marina a Roma e Berlino, i quali giudicheranno circa l'opportunità di comunicade ai sommergibili di servizio. 5) Si conviene sulla utilità che, della presenza dei sommergibili sulla costa spagnuola siano informati oltre all'Ammiraglio anche i Comandanti delle singole unità di supe1ficie, affinché sia più facile evitare equivoci e trovare, da parte di detti Comandanti, la linea di condotta da tenere nelle diverse situazioni che si potranno verificare. 6) In caso di avaria, di malati gravi a bordo, o per necessità di rifornimenti, i sommergibili tedeschi potranno dirigere per il porto italiano della Maddalena, atterrando sulla Sardegna nei pressi di Capo Caccia e costeggiando poi per entrare nelle Bocche di Bonifacio. Atterrando dovranno tenere alzata la bandiera italiana. 7) Circa la possibilità di qualche richiesta che, in caso di siluramenti avvenuti, potesse venir rivolta ai Governi tedesco e italiano da parte di qualche altro Governo, si ritiene opportuno di manifestare sempre l'ignoranza o la so1presa più profonda.

w.

P tNI - LANGE - HEYE - Dr GrAMBERARDINO

Il 18 novembre 1936, sia la Germania sia l'Italia riconoscevano formalmente come governo legittimo della Spagna il Governo nazionalista del generale Franco; ma, mentre gli italiani imbarcarono sui loro sommergibili ufficiali di collegamento spagnoli, i tedeschi non informarono mai la Marina nazionalista dello svolgimento dell'operazione "Ursula". Ed è per questo che l'affondamento del sommergibile repubblicano C3, ad opera dell'U.34 al largo di Malaga (12 dicembre 1936), venne attribuito per oltre quarant'anni ad una accidentale esplosione interna (9). Il siluramento del Miguel De Cet'Vantes, come abbiamo già accennato, aveva avuto una risonanza, sulla stampa e nelle cancellerie di tutto il mondo, che andava molto al di là dei danni riportati dalla nave. Nell'ambito della Marina repubblicana, l'effetto sugli equipaggi fu disastroso, anche perché fino a quel momento erano stati certi che l'avversario non possedeva sommergibili. Invece, l'effetto esaltante sulle forze nazionaliste provocò, nei primissimi giorni del mese di dicembre, l'annuncio da parte del generale Franco, che le proprie forze navali avrebbero attaccato qualsiasi nave "supposta" nemica in navigazione nelle acque mediterranee spagnole. Il tentativo di blocco riguardava principalmente i piroscafi russi. Fra la fine di novembre e il 6 dicembre, ad opera degli incrociatori

(9) Frank, Willard C.J. Naval Operations in the Spanish Civil War (1936-1939), "Naval College Review" n. 37 - 1984 e De Toro, Augusto, L'intervento navale tedesco nella guen-a civile spagnola, in R.LD. - aprile 1988, pag. 80.

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ausiliari nazionalisti, ne furono fermati e controllati ben sette. Al blocco, che però non era così stretto come possiamo immaginare (piroscafi neutrali di altre nazionalità, come inglesi e francesi, non venivano molestati) partecipavano anche i sommergibili italiani all'agguato davanti ai porti spagnoli. Il momento culminante di questa azione di blocco, si ebbe il 14 dicembre con l'affondamento da parte dell'incrociatore Canarìas del piroscafo contrabbandiere russo Komsomol. Da parte italiana, invece, ci si preoccupò per il troppo clamore sollevatosi intorno all'episodio del Cervantes, e temendo un coinvolgimento in un eventuale conflitto con altre nazioni europee, si aumentarono ancora le restrizioni imposte ai comandanti dei sommergibili, esigendo che si facesse ricorso al lancio dei siluri soltanto in caso estremo. Questo fece sì che gli equipaggi dei nostri battelli si affaticassero, sottoposti ad inutili tensioni, iniziando manovre di attacco che il più delle volte non arrivarono a conclusione. Né poteva essere usato il cannone, in quanto durante le ore diurne non dovevano assolutamente emergere. Nel mese di dicembre presero il mare undici sommergibili, che in massima parte si trovarono ad operare in condizioni meteorologiche avverse e di cui sintetizziamo di seguito lo svolgersi delle missioni: 5) - Glauco - Smg.g.c. - i. s. 19.35 - 4° Grupsom Taranto - D. 1055/1325 t (comandante C.C. Francesco Baslini) - (ufficiale spagnolo C.C. Bobadilla) - p. Cagliari 9/12 - Z.a. Car tagena - mare mosso - D .m. 18 giorni - O.m.s. 191 - O.m.i. 196 - 3 manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine - Rm. Napoli 27 dicembre.

6) - Otaria - Smg.g.c. - i.s. 1935 - 4° Grupsom Taranto - D. 1055/1325 t - (comandante C.C. Alessandro Mirane) - (ufficiale spagnolo T.V. J uan Garcia) - p. Cagliari 9/12 - Z.a. Capo Palos, Cartagena - mare agitato - D.m. 15 giorni - O.m.s. 78 · O.m.i. 106 · 2 attacchi iniziati di cui uno portato a termine il 20 dicembre con lancio di un siluro da 533 mm contro un cacciatorpediniere senza colpire. Il siluro stesso scoppiò contro la diga di Cartagena - Rm. Napoli 24 dicembre. 7) - ]alea - Smg.p.c. - i.s. 1933 - 1° Grupsom La Spezia - D. 650/810 t - (comandante C.C. Silvio Garino) - (ufficiale spagnolo T.V . Diaz) - p . Cagliari 9/12 - - Z.a. Barcellona - mare grosso - D.m. 6 giorni - O.m.s. 78 - O .m.i. 106 - Costretto a rientrare per avaria a La Spezia il 14 dicembre, senza aver potuto raggiungere la zona di agguato. 8) - Ferraris - Smg.g.c. - i.s. 1935 - 3° Grupsom Messina - D. 985/1259 t - (comandante C.C. Enrico Simala) - p. La Maddalena 9/12 - Z. a. fra Valencia e l'isola di Formentera - mare agitato - D. m. 17 giorni - O.m.s. 190 -0.m.i 196 - Nessun attacco - Rm. La Maddalena 25 dicembre. 9) - Delfino - Smg.m.c. - i.s. 1931 - 5° Grupsom Tobruk - D. 933/1142 t - (comandante T.V. Folco Buonamici) - p. La Maddalena 9/12 - Z. a. fra Barcellona e Tarragona - mare agitato - D.m. 16 giorni · O.m.s. 192 - O.m.i 123 - Solo un tentativo di attacco ad un piroscafo, successivamente interrotto. - R.m. La Maddalena 24 dicembre.

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10) - Enrico Toti - Smg.g.c. ~ i.s. 1928 - 2° Grupsom Napoli - D . 1450/1904 t - (comandante C.C. Remo Polacchini) - p. La Maddalena 11/12 - Z.a. Capo Nad - mare agitato - D .m. 15 giorni - 0.m.s. 160 - O.m.i. 127 ben 23 manovre di attacco a piroscafi sospetti, ma nessuna poté essere portata a compimento. - Rm. La Maddalena 25 dicembre. 11) - LucianoManara - Smg.m.c. -i.s. 1930- 5° Grupsom Tobruk- D. 942/1147 t - (comandante C.C. Ugo Mazzola) - p. La Maddalena 13/12 - mare agitato - D.m . 9 giorni - O.m.s. 160 - O.m.i. 36 - Un attacco iniziato, ma non portato a termine. - Rm. La Maddalena 21 dicembre. 12) - ]alea - Smg.p.c. - i.s. 1933 - 1° Grupsom La Spezia - D. 650/810 t - (comandante C. C. Silvio Garino) - (ufficiale spagnolo T.V. Diaz). Riparata l'avaria riportata nella missione precedente ripartì da La Spezia il 20 dicembre, per operare davanti al porto di Barcellona, dove riuscì ad eseguire quattro manovre di attacco (di cui due interrotte) a piroscafi in transito nella zona. Nella notte del 25 dicembre effettuò un attacco senza esito a piroscafo sospetto, con lancio di un siluro da 533 mm. e di uno da 450 mm. Nella prima mattina del 26 dicembre lanciò, senza esito, due siluri da 533 mm. contro la motonave spagnola Villa De Madrid, che entrava nel porto. Una delle armi finì inesplosa sulla spiaggia di Prat de Llobregat, nelle vicinanze del faro. Recuperata venne portata a bordo dell'incrociatore 1v!endez Nufiez per esami tecnici, che stabilirono trattarsi di siluro di fabbricazione italiana e provando al mondo, senza più ombra di dubbio, che nostre unità subacquee operavano in diretto appoggio alle forze nazionaliste. Mare agitato - D .m. 14 giorni - 0.m.s. 164 - 0 .m.i. 127 - R.m. La Spezia, 2 gennaio 1937. 13) - Ettore Fieramosca - Smg.g.c. -i.s. 1931- 2° Grupsom Napoli- D. 155/1965 t - (comandante C.C. Mario Bartalesi) - (ufficiale spagnolo T.V. Luis Cebreiro) - p . Livorno 21/12 - Z .a. Valencia - Fu la prima missione di un nostro sommergibile effettuata con mare calmo nella zona d'agguato. Iniziò ben 12 manovre di attacco a piroscafi in transito. Una sola di queste azioni fu portata a termine il 27 dicembre, senza nessun esito, lanciando, di notte in superficie, tre siluri da 533 mm. contro l'incrociatore 1v!endez Nufiez che entrava nel porto scortato da due cacciatorpediniere. - Mare buono - D.m. 16 giorni - O.m.s. 166 - O .m.i. - 145 R.m. La Spezia 5 gennaio 1937. 14) - Enrico Tazzoli - Smg.g.c. - i.s. 1936 - 4° Grupsom Taranto - D. 1150/2060 t - (comandante C.C. Mario Leoni) - (ufficiale spagnolo T .V. Juan Bona) - p. La Spezia 22/12 - Z.a. Cartagena. - Trovò mare agitato, ma riuscì ugualmente a portare a termine tre attacchi a navi che entravano in porto, lanciando quattro siluri da 533 mm, che però non colpirono. Uno degli attacchi fu rivolto, nella notte fra il 26 ed il 27 dicembre, al cacciatorpediniere spagnolo Almi1'ante Valdés (o Lazaga, secondo altre in-

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formazioni). L'unità spagnola evitò il siluro, dopo di che il sommergibile venne sottoposto a caccia da parte di altre unità repubblicane uscite da Cartagena, con lanci di bombe di profondità che danneggiarono un doppiofondo del battello. D .m. 9 giorni - O.m. s. 157 - O.m.i. 44 - R.m. La Spezia 30 dicembre. 15) - Des Geneys : Smg.m.c. - i.s. '1929 - 6° Grupson Lero - D. 880/1058 t - (comandante CC . Candido Corvetti) - (ufficiale spagnolo T.V. Juan Garda) - p. La Maddalena 24/12 - Z.a. acgue isola di Minorca - Mare buono D .m. 12 giorni - O .m.s. 152 - 0.m.i. 105 - Nessun attacco - R.m. La Maddalena 5 gennaio 1937. Dopo l'euforia suscitata dal primo colpo fortunato, col passare dei giorni subentrò in campo nazionalista un senso di frustrazione per le restrittive istruzioni e per la prudenza nell'impiego dei sommergibili italiani, che impedivano di esercitare una decisiva influenza nella guerra marittima. Nonostante tutto la presenza di battelli (di nazionalità sconosciuta) davanti ai principali porti spagnoli repubblicani, accompagnata dai fermi, sequestri ed affondamento di navi sospette, effettuati dalle scarse forze navali franchiste, finirono per produrre, a partire dalla metà di dicembre, una notevole contrazione nel traffico di piroscafi di ogni nazionalità da e per i porti della Spagna rossa. La mancanza di successi da parte dei nostri battelli, nonostante il numero elevato di manovre di attacco iniziate, fece sì che lo / Stato Maggiore della Marina Nazionalista cominciasse nuovamente a premere affinché il Governo Italiano trasferisse alcuni cacciatorpediniere e sommergibili, insieme ad istruttori per l'addestramento degli eguipaggi spagnoli. Lo stesso ammiraglio Juan Cervera Valderrama (Capo di Stato Maggiore della Marina Nazionalista) in una riunione svoltasi a Cadice il 29 dicembre 1936, come vedremo meglio da pag. 15 3 in poi, portò avanti queste richieste all'ammiraglio Angelo Iachino e ali' ammiraglio tedesco Hermann von Fischer, che, interpellati i loro superiori, poterono offrire, al massimo, le cessioni di alcuni MAS o motosiluranti ed una assistenza tecnica per una guerra di mine. La R. Marina si mostrò inoltre disposta ad effettuare, in determinate occasioni ed a patto del mantenimento del pit.1 assoluto segreto, alcuni bombardamenti notturni di coste o zone industriali, per appoggiare dal mare l'avanzata, in direzione di Malaga, delle truppe franchiste e dei legionari italiani del C. T.V., che cominciavano a sbarcare a reparti completi nel porto di Cadice. Viaggi di navi mercantili italiane

- Tevere - piroscafo passeggeri Con il riconoscimento del Governo nazionalista spagnolo di Burgos da parte del Governo italiano, insieme alle unità da guerra che lasciavano i porti della Spagna repubblicana, partì da Barcellona anche il piroscafo Tevere. Dopo avere imbarcato il Console Generale, comm. Rossi, gli impiegati e funzionari del Consolato e gli ultimi cittadini italiani che desideravano lasciare la Spagna (in totale 73 persone,.oltre a 59 tedeschi) la nave salpò il 19 novembre 1936 diretta a La Spezia dove giunse la mattina del 22 .

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- Ernani - Varo 1910 - piroscafo da carico - tsl 6.618 - vel. 10 nodi - armatore: I.N.S.A., Genova). Già noleggiato dalla R. Marina per le esigenze dell' A.O.I. partì da La Spezia il 16 novembre 1936 (comandante militare T.V. Francesco Murzi) con un carico composto da 12 aerei da caccia FIAT "CR 32", quattordici motori FIAT per aereo, bombe, mitragliatrici ed altro materiale di rispetto per l'Aeronautica. Nelle stive portava inoltre una grossa quantità di tubi da caldaia per l'incrociatore spagnolo Almirante Cervera. Arrivò a Cadice il 21 novembre 1936, dopo essere stato scortato dall'esploratore Alvise Da Mosto attraverso lo Stretto di Gibilterra. H 30 novembre si spostò a Siviglia completandovi lo scarico dei materiali. Il 15 dicembre ripartì per l'Italia. Transitò nello Stretto, scortato dall'esploratore Aquila, e giunse a Portoferraio il 20 dicembre. Requisizione di navi mercantili spagnole internate in porti italiani

Come abbiamo già accennato nel 2° capitolo a proposito del piroscafo Aniene (spagnolo Ebro), un certo numero di unità mercantili spagnole vennero sorprese dalla insurrezione militare in acque di paesi simpatizzanti con le forze nazionaliste, come Germania e Italia. Altre vi giunsero per libera scelta nel corso dei primi giorni della guerra civile. In base alle leggi internazionali vennero tutte internate, in guanto non potevano essere consegnate alla giunta franchista, forza ribelle e non riconosciuta, mentre d'altra parte il legittimo governo madrileno faceva pressione tramite i propri ambasciatori per rientrarne in possesso. A nostra insaputa, fra tedeschi e nazionalisti si giunse ad un compromesso che avrebbe consentito a tutte queste navi di riprendere il mare battendo bandiera germanica, protette quindi dalle unità di quella Marina militare. Tutti i piroscafi sarebbero stati affidati all'HISMA (società di commercio ispano-marocchina) costituitasi il 26 luglio 1936 come copertura all'arrivo di aiuti in merci e materiali tedeschi in porti nazionalisti. Il Governo italiano, venutone a conoscenza, si oppose decisamente ed il 23 dicembre 1936, per proprio conto, provvide all'emanazione di norme per la requisizione delle navi mercantili spagnole nei porti italiani. Le prime due furono l' Arantza Mendi e l' Ehm. Il governo nazionalista inizialmente si oppose pretendendone la restituzione. Ne nacque così una polemica che durò qualche giorno, ma che fu vinta dal Governo italiano, al quale fu facilmente dimostrato che se si dovevano trasportare aiuti alle forze franchiste era giusto che questo avvenisse il più possibile con navi spagnole. Le prime due unità, ribattezzate rispettivamente Lecce (ex Arantza-Mendi) e Aniene (ex Ebro) passarono sotto bandiera italiana. L'Aniene, affidato alla Regia Marina, effettuerà un regolare servizio fra Italia e porti spagnoli' nazionalisti fino alla fine della guerra. Il Lecce, insieme ad altri nove piroscafi che si aggiungeranno nei mesi successivi, verranno invece dati in gestione alla "Soc. Nav. Garibaldi" appartenente allo Stato, con sede in Genova, che li gestirà durante il 1937 e parte del 1938, restituendoli mano mano al Governo spagnolo.

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lt sommergibile repubh!icano C.3, che il 12 dicembre 1936, venne ((/fondato al largo di Mafaga dal sommergibile tedesco U.34. (coll. F. Bargoni) li piroscafo TEVERE, del LloJ1d Triestino, che, prima come 11((Ve ospedale e poi come trasporto, fu uno dei più attivi mercantili italiani, impieg((to nell'esodo dei profughi dai porti del!<, Spagna repubblicana fino al 19 novembre 1936 e nel trasporto di reparti del C. T.V. nei mesi successivi. (coli. F. Bargoni)

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Il piroscafo da carico INDAUCHA (nome italiano SUU.10NA) uno dei dodici piroscafi spagnoli internati in porti italiani, che furono requisiti dal nostro governo nel dicembre 1936 e dati in gestione ali<, Soc. di Navigazione Garibaldi per la durata della guerra.

Entrando nelkt foce del Guadalquivir per raggiungere Siviglia si incontrava il relitto del pimscafo spagnolo LANDFORT di 772 tonn., carico di cemento, autoaffondato dai repubblicani il) agosto 1936 nel tentativo non riuscito di ostmire la via d'acqua.

Superate tutte le altre difficoltà si raggiungeva Siviglia percorrendo l'ultimo tratto del fiume in mezzo ad una lussureggiante vegetazione. Le due foto furono scattate da bordo dell'esploratore PANCALDO durante la missione effettuata dalla nave nel settembre 1936.

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In ordine alfabetico:

Arezzo (ex Jupitet~ Bologna (ex Bachi) Brescia (ex Cilumum) Cosenza (ex Uribitarte) Lecce (ex Arantza-Mendi) Padova (ex Bizcaya) Perugia (ex Kauld) Potenza (ex Maria Vittoria) Siena (ex Artxanda-Mendi) Sulmona (ex Indaucha) Come si vede tutte queste unità ebbero nomi di città italiane. Trattandosi di piroscafi impiegati per trasporto di carbone, i loro viaggi furono in genere effettuati per conto delle Ferrovie dello Stato fra i nostri porti e quelli dell'Europa settentrionale. (10) Istituzione e organizzazione del trasporto in Spagna del Corpo Truppe Volontarie italiane

Nel mese di novembre si era avuto il mutamento di indirizzo di Mussolini nei riguardi dell'appoggio ai nazionalisti spagnoli. I tentennamenti che avevano caratterizzato la politica di aiuti vennero a cessare quando si apprese che sul fronte di Madrid combattevano dalla parte repubblicana alcune formazioni di volontari stranieri, denominate Brigate Internazionali e ben comandate da ufficiali francesi, belgi e russi. Per di più, come abbiamo già visto, gli invii di materiali da guerra russi e francesi, in aerei, carri armati ed altre armi, stavano raggiungendo valori notevolissimi. Sul fronte terrestre le truppe di Franco trovavano crescenti difficoltà e l' attacco su Madrid andava trasformandosi in una guerra d'assedio. Fu a questo punto che il Comando nazionalista sollecitò pesantemente l'invio di più consistenti aiuti, specialmente in mezzi ed armamenti, sia dall'Italia sia dalla Germania. Presso il Comando Supremo nazionalista si riunì allora un convegno a cui presero parte per la Germania l'incaricato d'affari von Faupel e per l'Italia il rappresentante del Ministero degli Esteri Filippo Anfuso, il quale pose al generale Franco la domanda: " ... quali aiuti in particolare sono più urgenti?" ed ottenne la seguente risposta: "Tutti". Nell'accordo segreto, firmato il 28 novembre 1936, insieme a clausole che garantivano rimborsi, impegni politici, ecc., era concordato l'invio di armamenti di vario tipo, equipaggiamenti e quadri per l'addestramento all'uso e l'inserimento in due brigate miste itaio-spagnole. Ma la parola "tutti" finl per alimentare nella mente di Mussolini l'idea di inviare in Spagna delle unità volontarie complete. Già ai primi di dicembre, il mini(10) Gonzales Echegaray, Rafael, La Marina mercante y el trafico maritimo en la guemi civil, ed. S. Martin, Madrid 1978.

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stro degli Esteri Galeazzo Ciano, parlava pubblicamente di questa intenzione del Duce, il quale non teneva in gran conto le capacità strategiche dello Stato Maggiore nazionalista e le doti di combattenti degli spagnoli, arrivando a sostenere che

"una nostra divisione di Camicie Nere si piglierebbe la Spagna". Anche altre iniziative, come l'apertura a Roma di un ufficio spagnolo per il reclutamento di volontari, finirono per fare maturare definitivamente la decisione del Capo del Governo italiano di inviare a combattere a fianco delle truppe nazionaliste le nostre Camicie Nere ed i nostri soldati. In una riunione segreta a Palazzo Venezia, tenuta il 6 dicembre sotto la presidenza di Mussolini e alla quale parteciparono il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, il generale Roatta, i Capi di Stato Maggiore dell'Esercito, Marina, Aeronautica e Milizia, l'ammiraglio Canaris, capo dei servizi segreti tedeschi, la decisione prese definitivamente corpo. Lo stesso generale Roatta venne nominato Comandante di tutte le Forze Armate italiane già presenti nel territorio spagnolo e del Corpo di Spedizione che ci si preparava ad inviare. (11) A metà dicembre un sorpreso colonnello Faldella, Capo della Missione Militare Italiana in Spagna, dovette comunicare la notizia al generale Franco, il quale rimase molto meravigliato e contrariato rispondendo seccamente: "Quien lo spidiò?" (Chi li ha chiesti?) Non essendo negli scopi di questo studio narrare tutti i retroscena del nostro intervento, chiudiamo questa breve introduzione esplicativa per arrivare alla descrizione dell'apporto fornito dalla Marina Mercantile e dalla Marina Militare italiana per il trasporto in Spagna del Corpo Truppe Volontarie. I volontari, molti dei quali attirati dal premio d'ingaggio (Lit. 300) e dalla paga giornaliera (Lit. 20), cominciarono ad affluire ai numerosi uffici di reclutamento aperti in tutte le principali città d'Italia. In abiti borghesi partivano poi in treno per Gaeta, dove, nella vecchia fortezza borbonica, venivano inquadrati e preparati per l'imbarco. Ma se l'operazione di arruolamento, inquadramento e partenza di un numero limitato di uomini poteva essere facilmente portato a termine, il compito organizzativo che veniva richiesto, ed in tempi brevi, alla Marina Militare per il trasporto dell'intero Corpo di spedizione non era dei più semplici. Occorrevano infatti lenavi adatte al trasporto delle truppe, un sufficiente numero di piroscafi per il trasporto dei materiali ed armamenti al seguito. Bisognava attivare un'organizzazione per l'accentramento, l'imbarco e lo sbarco degli uomini e dei materiali; creare un sistema di convogli e predisporne la scorta ravvicinata e a distanza con navi militari; predisporre quindi a Cadice, porto prescelto, tutte le infrastrutture necessarie per regolare l'afflusso delle navi e per smistare rapidamente uomini e mezzi sbarcati. Insomma, un'imponente mole di lavoro che dovette essere sbrigata, sia pure con qualche ritardo ed inconveniente, nell'arco di pochi giorni. Per di più il tutto doveva essere portato avanti con la massima segretezza possibile.

(11) Vedi minute ufficiali della cronaca di questa riunione, in Archivio Storico M.A.E., Ufficio Spagna, b.10.

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Per quanto riguarda il naviglio mercantile occorrente, la Regia Marina poté farvi fronte tempestivamente impiegando: - otto navi trasporto personale già noleggiate per le esigenze dell'Africa Orientale Italiana (navi tipo "Regioni"): Calabria, Liguria, Lombardia, Sannio, Sardegna, Sicilia, Tevere, Toscana; - tre navi da carico noleggiate direttamente dalla R. Marina: Antonietta, Emani, Lodoletta; - una nave ospedale, l'Helouan; - 31 navi da carico noleggiate dalle Ferrovie dello Stato: Africana, Amelia Lauro, Andrea, Bainsizza, Caterina Gerolimich, Confidenza, Dante, Ercole, Ernesto, Fedora, Giorgio Holsen, Giuan, Grazia, Honestas, Luigi Razza, Marigola, Marte, Mincio, Nino Padre, Potestas, Rapido, Securitas, Serenitas, Titania, Traviata, Valdirosa, Valsavoia, Valverde, Veloce, Vittorio Veneto, Zeffiro. Data la difficoltà in quel periodo nel reperire piroscafi disponibili da poter noleggiare, l'Azienda Monopolio Carboni consentì che queste trentuno unità gestite per conto delle Ferrovie dello Stato, durante il viaggio di andata in zavorra dall'Italia ai porti del Nordeuropa per l'imbarco del carbone fossero impiegate fino ai , porti spagnoli per le necessità della spedizione. Fra l'altro, l'utilizzazione di questi piroscafi, mentre permise di risolvere il difficile problema dei mezzi necessari per il trasporto, contribuì a far realizzare una notevole economia all'Erario, in quanto si trattava di navi già noleggiate dallo Stato che vedevano allungarsi solo di poche ore i loro normali viaggi.

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Trattandosi di invii di uomini e materiali che dovevano rimanere per quanto possibile segreti, furono scelti Gaeta e Napoli come porti di imbarco delle truppe. Nella prima località, che si prestava meglio a mantenere la riservatezza, in quanto decentrava dalle normali linee di comunicazione, gli uomini, preventivamente concentrati nel castello entro la cinta bastionata, venivano imbarcati in piena notte sulla nave giunta nella serata ed ormeggiata in rada. A Napoli, invece, l'imbarco avveniva in una zona periferica del porto, ben sorvegliata ed isolata. I materiali, come automezzi, cannoni, carri armati e tutto ciò di cui necessitava il corpo di spedizione, venivano accentrati in zone appartate dell'Arsenale di La Spezia e del porto di Napoli e quindi mano mano caricati sui piroscafi che dovevano trasportarli. In Spagna il porto nazionalista più vicino dotato di banchine e attrezzature adatte ali' attracco e alla discarica di grandi piroscafi era Cadice, che venne così prescelto come punto di sbarco. In alcuni momenti, però, risultò insufficiente e quindi

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si dovette ricorrere saltuariamente anche alle attrezzature del porto di Siviglia, che le navi di minor tonnellaggio raggiungevano risalendo il Guadalquivir e che era già utilizzato dai tedeschi per il rifornimento della Legione Condor. Anche a Cadice, dove fu istituito un Comando Marina e impiantata un'organizzazione portuale snella ed efficiente, lo sbarco delle truppe avveniva di notte in gran segreto. Gli uomini venivano quindi rapidamente istradati a Siviglia dove sostavano il più brevemente possibile prima di essere inviati con automezzi alle zone di guerra.

I piroscafi requisiti o noleggiati conservavano il loro equipaggio mercantile, ma ciascuno di essi imbarcava un ufficiale della R. Marina che ne assumeva il comando durante la navigazione e rispondeva della disciplina, oltre ad un reparto di marinai per assicurare le comunicazioni radio e le segnalazioni. I trasporti, che navigavano generalmente isolati o al massimo in convogli di due, dirigevano verso la costa algerina all'altezza di Capo Ténès, passavano quindi a sud dell'isolotto di Alboran ed infine imboccavano lo Stretto di Gibilterra in maniera da percorrerlo durante le ore notturne, eludendo così la vigilanza inglese. Alle prime ore dell'alba si trovavano all'imboccatura del porto di Cadice. La rotta seguita era quella che li manteneva il più lontano possibile dalle eventuali offese di navi ed aerei repubblicani. La scorta ravvicinata ai grossi piroscafi che trasportavano truppe era assicurata da un incrociatore leggero che arrivava ali' appuntamento a sud di Capo Spartivento e che si poneva di prora in posizione protettiva, a distanza visiva di giorno (per non dare nell'occhio ad eventuali osservatori) e ravvicinata nelle ore notturne. La scorta ravvicinata agli altri trasporti era effettuata dai cacciatorpediniere . Alcuni piroscafi carichi di materiali, come già accennato, costituivano convogli di due unità e, se il carico non era di particolare importanza, navigavano senza scorta per non distrarre troppe unità militari dai loro compiti di squadra. Gli incrociatori e le siluranti che si alternavano in questo servizio appartenevano tutti alla 2 a Squadra Navale. L'incrociatore o il cacciatorpediniere di scorta, generalmente ali' altezza del meridiano di Malaga o all'imboccatura dello Stretto, passavano in consegna il piroscafo ad una delle unità del gruppo "Quarto" di base a Tangeri (et Aquila o torp. Audace), uscita per incontrarlo e che provvedeva a perlustrare le rotte di accesso a Cadice. E adesso la descrizione sommaria dei primi quattro viaggi effettuati nel mese di dicembre 1936: Lombardia - pfo. passeggeri - (varo 1920 - tsl 20.006 - vel. 17 nodi - armatore: Lloyd Triestino) - Già noleggiato dalla R. Marina per trasporto truppe in A.O.I., effettuò cinque viaggi nel periodo dicembre 1936/febbraio 193 7, per trasporto truppe e materiali. Comandante militare C.V. (r.n .) Francesco Canzoneri - Trasportò in totale 18.239 uomini. 1° viaggio - Partì da Genova, ufficialmente diretto in A. O .I., il 17 dicembre

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spostandosi a Gaeta, dove nella notte del 18 dicembre imbarcò i primi volontari del costituendo "Corpo Truppe Volontarie I taliane in Spagna", portati sotto bordo con grosse barche. Si trattava di 83 ufficiali, 177 sottufficiali, 3 .186 uomini di truppa, più 11 fra ufficiali e sottufficiali della R. Marina. - Gli uomini, in abito borghese, ebbero l'ordine tassativo di rimanere sotto coperta per tutto il tempo del viaggio. Salpato da Gaeta la stessa notte, effettuò la navigazione senza scorta fino al meridiano di Malaga, dove venne raggiunto dall'incrociatore leggero Quarto e dal cacciatorpediniere Aquila usciti da T angeri, che lo scortarono attraverso lo Stretto di Gibilterra, dove transitò di notte completamente oscurato e con il nome cancellato. Entrò a Cadice il giorno 22 dicembre, sbarcò le truppe e la sera stessa ripartì arrivando a Napoli il 28 dicembre 1936.

Tevere - ex nave ospedale: tre viaggi nel periodo dicembre 1936 - febbraio 1937 per trasporto truppe e materiali, per un totale di 2.453 uomini - Comandante militare C.C. (compi.) Giuseppe Sardi. 1° viaggio - partì da La Spezia il 23 dicembre scortato dall'incrociatore Alberico Da Barbiano, dette fondo a Palma di Maiorca il 25 rimanendovi fino al 28 per sbarcare il materiale destinato alla stazione R.T. da installare in quella località a cura della R. Marina. Ripartì da Palma di Maiorca il 28 dicembre, scortato dall'espi. Nico/oso Da Recco fino all'imboccatura di Cadice dove arrivò il 29 dicembre. Sbarcati 54 ufficiali, 63 sottufficiali, 659 uomini di truppa, 24 autocarri, 6 automobili e materiale vario, ripartl il 30 giungendo a Napoli l' 1 Gennaio 1937.

Lombardia - Il giorno stesso del rientro dal primo viaggio lasciò Napoli dando fondo a Gaeta. Rimase in rada due giorni, durante i quali la nave venne camuffata; in particolare i tre fumaioli furono pitturati di nero, con una banda rossa su quello anteriore. Nella notte del 29 dicembre, completato il carico, il piroscafo lasciò Gaeta diretto ad ovest. Aveva a bordo 105 ufficiali, 217 sottufficiali, 3.186 uomini dei battaglioni "530 bis", "535 bis", "551 bis" e la 1 a e 2a batteria antiaerea da 20 mm. Scortato dall'inc. Luigi Cadorna da Capo Spartivento fino oltre lo Stretto di Gibilterra, giunse a Cadice l' 1 gennaio 193 7, ripartendone il giorno successivo e rientrando a Napoli il 4 gennaio.

Traviata - Piroscafo da carico - (varo 1920 - tsl. 5 .123 - vel. 9 nodi - armatore: Lloyd Triestino). Noleggiato dalle Ferrovie dello Stato, effettuò due viaggi per trasporto materiali vari di rifornimento per il C.T.V. (Corpo Truppe Volontarie). 1° viaggio - Partito da La Spezia ir29 dicembre 1936, scortato dall'esploratore Antoniotto Usodimare, arrivò a Cadice il 4 gennaio 19 3 7. Trasportava 2 ufficiali, 23 soldati, 56 automezzi, 5 motociclette e 1.016 tonnellate di materiali vari. Ripartito da Cadice il 6 gennaio 193 7 proseguì il viaggio diretto a Rotterdam per conto delle Ferrovie dello Stato.

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Riunioni degli Ammiragli nazionalisti spagnoli, tedeschi e italiani per concordare linee comuni sugli aiuti alla Marina franchista e sulla conduzione delle operazioni

Nei primi giorni del mese di dkembre il contrammiraglio Hermann Boehm, Capo delle forze di esplorazione della Marina tedesca, invitò il C.V. Moreno (f.f. di Ammiraglio), Comandante della Squadra Navale spagnola franchista, ad una riunione a bordo della sua nave (inc. Niimberg) dislocata a Ceuta, allo scopo di discutere insieme su questioni d'impiego delle unità navali. L'ammiraglio Cervera, Capo di Stato Maggiore della Marina nazionalista, espresse allora il desiderio di partecipare alla riunione, mentre il C.V. Ferretti (alias signor Rampoldi) Capo della nostra Missione Navale, lo seguiva, sia per non far mancare un rappresentante italiano, sia per poter prendere cognizione degli scambi di idee che ne sarebbero scaturiti. L'incontro ebbe luogo il 10 dicembre 1936 e fu il primo di una serie che portò ad una sempre più solida collaborazione per la rinascita della Flotta spagnola e per una coordinata conduzione della guerra sul mare . Dalla lettura del resoconto dei colloqui, che trascriviamo per intero data l' importanza degli argomenti trattati, emerge un quadro preciso delle enormi necessità di aiuto di cui abbisognava la Marina franchista, nonché della dignità degli ufficiali spagnoli nel respingere i tentativi di inframettenza, sia degli italiani sia dei tedeschi, nella conduzione di una guerra, purtroppo civile e quindi esclusivamente spagnola. Di questi tentativi italiani e tedeschi, di questo voler dare consigli ed ordini e della diffidenza nei riguardi degli alleati da parte degli orgogliosi (in senso positivo) spagnoli, vi è traccia in tutta la documentazione ufficiale riguardante il conflitto in terra iberica; ne vedremo degli esempi nel corso degli eventi successivi. Ma torniamo alla riunione di Ceuta ed esaminiamo le domande e le risposte nella verbalizzazione del comandante Ferretti:

Omissis Boehm:

È necessario che le tre Marine lavorino insieme ed in intimo collegamento. Ciascuno deve sapere come gli altri pensano di risolvere i problemi in corso. Prego pertanto l'ammiraglio CenJera di comunicarmi quale è stato il lavoro finora svolto dalla Marina spagnuola.

Cervera Siamo arrivati a questa guen·a dopo 5 anni di mal governo.

Il governo della Repubblica aveva fatto della Marina il campo più favorevole per spargere il veleno rosso. Non abbiamo sottufficiali né equipaggi. Abbiamo provveduto al sollecito armamento del CANARIAS e del BALEARES. Esprimiamo alla Germania e all'Italia, che ci aiutano, la nostra riconoscenza; ma desideriamo che queste nazioni comprendano la nostra situazione. Ci troviamo in questo momento col solo CANARIAS, che non è neppure terminato, e col CER VERA che sta cambiando i tubi alle caldaie. La situazione del CER VERA è causata dalla voluta anteriore trascuratezza del governo. Coll'aiuto principalmente dell'Italia, si sono a1mati 7 piroscafi; ma essi

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hanno solo una velocità di 15 miglia. Oltre a ciò abbiamo i pescherecci che fanno servizio di pattuglia. Con una Marina come questa, che cosa si può fare? Senza un grande aiuto da parte degli alleati non si arriverà a vincere. L 'aiuto deve essere assoluto facendoci partecipare alle decisioni che si adattino. Sotto il Comando di Salamanca, chiediamo la vostra collaborazione. All'azione militare si deve unire quella sociale. Se il nostro popolo ci vede dominati nella azione di Comando, il prestigio di qualsiasi azione sociale che noi possiamo esercitare ne viene scosso. Abbiamo Maiorca abbastanza fortificata per la guen-a attuale. Vogliamo avere ugualmente Ceuta e Algesiras. Abbiamo Cadice abbastanza difesa, e molto il Fen-ol. Temiamo che il nemico possa lanciarsi ad un'avventura. Di modo che se le Marine amiche ci danno sei cacciat01pediniere e sei sommergibili, potremo efficacemente esercitare il Comando, aiutati anche dall'azione fiancheggiatrice che esse ci daranno. Potremo allora mantenere il blocco. Boehm: L'ammiraglio Ce1vera può contare sul nostro aiuto. Sono del parere che tutti gli interessati debbano cooperare nella direzione delle operazioni. Le questioni finanziarie e sociali sono al di fuori della mia competenza, onde non posso rispondere al riguardo. Cervera Queste questioni sono intimamente unite a quella militare. La parte finanziaria va male, ma sono certo che le nazioni amiche ci aiuterebbero per questa parte. All'azione sociale penseremo noi, ma è necessario non esautorarci. Quindi aiuto militare, ma non come viene dato ai rossi che sono sotto gli ordini dei russi. Si è testè pubblicata una nota in cui noi dichiariamo di aver bloccato tutto il litorale spagnuolo, sia mediterraneo che atlantico, meno Alicante per un riguardo alle Ambasciate; abbiamo dato questa nota ai vostri Ambasciatori. Abbiamo in precedenza gli incrociatori ausiliari PUCHOL e LAZARO con le mine tedesche; penso di mandare Moreno col PUCHOL ad affondarle a Barcellona, Valenza, Cartagena se è possibile, Almeria, Malaga, Bilbao, Santander, Gijon: con ciò pensiamo di dare un colpo al traffico nemico. Ma non abbiamo navi per sostenere i campi minati ed impedire che i rossi li draghino. Si calcola che si stia sbarcando a Cartagena un piroscafo russo al giorno e che a Madrid ci siano 20.000 russi. Contro tutto ciò non vedo che i campi di mine, opportunamente sorvegliati. Insisto per i 6 caccia ed i 6 sommergibili e chiedo che si mettano completamente a disposizione dell'ammiraglio Moreno. Non credo che ne possa venire la gue1·ra europea, perché tutti la temono; ma questa cessione è l'unico modo di impedire che il bolscevismo dilaghi in Spagna, da cui si estenderebbe in Francia e minaccerebbe tutta l'Europa. Boehm: Sono pienamente d'accordo circa quanto V.E. dice sul bolscevismo. Questo è il fondamento di tutta la nostra azione. Non ho il potere per risolvere qui circa la cessione delle navi; comunicherò la richiesta di V.E. al Governo tedesco. Come potrebbe provvedere la Marina spagnuola per gli equipaggi dei sommergibili e dei caccia?

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Cervera: Abbiamo pronti due equipaggi per sommergibili; abbiamo molti Ufficiali capaci di comandare sommergibili. Da un mese stiamo facendo dei corsi di specialisti. Boehm:

Desidero sapere in quanto un sommergibile col suo nuovo equipaggio potrebbero entrare in funzione.

Cervera: Subito. Ferretti: Fez delle riserve su tale possibilità immediata. Cervera: Due sommergibili potrebbero entrare in funzione subito, gli altri in due o tre settimane. Dei caccia, due potrebbero essere armati subito, meno qualche specialista; in seguito gli altri quattro. Boehm:

Questa questione va trattata dai nostri governi. Pensiamo intanto al da farsi. Von·emmo sapere quali operazioni hanno recentemente compiuto CANARIAS e CERVERA.

Moreno: Abbiamo fatto 4 crociere spingendoci fino al golfo Leone; abbiamo per molte volte tagliata la rotta Marsiglia - Rosas. Il nemico ha informazioni esatte dai suoi aerei, che incrociano fra la frontiera e Marsiglia: essi ci avvistano e fanno rientrare i piroscafi a Marsiglia e nei porti francesi del Golfo Leone. Quindi abbiamo solo, in quella zona, affondato un piroscafo spagnuolo pmveniente da Marsiglia con rotta diretta; e ciò è avvenuto anche per caso, perché non aveva ricevuto l'avviso dagli aerei. È mia opinione che i piroscafi seguono la rotta costiera, mentre quelli grandi fanno la rotta diretta nelle ore notturne. Boehm: Ha osservato qualche cosa sull'entrata di Barcellona? Moreno: Abbiamo cercato di bombardare i depositi di nafta, ma senza risultato perché le carte non ne indicavano la posizione esatta. Non abbiamo constatato nessuna vigilanza, né veduti entrare piroscafi. · Il contrabbando di guerra giunge al litorale spagnuolo da tre rotte distinte: Golfo Leone (rotte costiere e notturne dirette); costa di Algeria fino a Orano e di notte salto a Carta9,ena e Alicante; rotta diretta proveniente da levante. Boehm:

Ha preso altri piroscafi?

Moreno Ho affondato un piroscafo scarico nel porto di Palamos; ho poi presi tre mssi. Cervera: Si teme a Salamanca che il fermare dei piroscafi russi non contrabbandieri ci possa mettere contro la Ft-ancia, che aspetta un pretesto per intensificare l'azione contro i bianchi. Boehm: Ringrazio per queste informazioni, e sono pienamente d'accordo in tutto. Il principale scopo nostro è di tagliare le comunicazioni ai russi. Quindi, finché non si risolva circa la richiesta di unità fatta dalla Marina spagnuola, vedia-

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mo che cosa si può fare ora. Siamo d'accordo sulla questione delle mine. Cervera: Non saremo pronti cogli affondamine prima del giorno 25. Boehm:

Occorre mettere le mine vicinissime all'entrata. Siccome per ora i campi non si possono vigilare, almeno si ostacola, se non si impedisce, l'entrata dei piroscafi. Le mine debbono essere molto vicine all'entrata del porto e molto vicine fra loro.

Cervera: Io disporrei le mine, per es. in questo modo (disegna lo schizzo seguente):

(omissis) Boehm: Proporrò di aiutarvi nelle operazioni relative alle mine. Le Marine tedesca e italiana hanno ripartita la costa per la vigilanza, rispettivamente a sud e a nord di Capo De La Nao. Le due marine e5plorano, per poter sapere quello che fanno i rossi e per poterne dare notizia agli spagnuoli. Per esempio: un caccia tedesco percorre la costa a distanza di 6 miglia da te1,a fra Capo De Gata e Capo Palos; quando passa davanti a Cartagena vede i movimenti dei rossi. Cervera: Non teme che i forti di Cartagena possano sparare? Boehm:

No. L'esplorazione è tale che ogni due giorni e, se necessario, più spesso, si passi su ogni punto della costa. Le navi che esplorano, seguono la rotta delle navi di commercio, e così possono avvicinarsi e vedere che cosa succede nei porti.

Cervera: E quando hanno visto questo, che cosa succede? Noi abbiamo una nave sola per agire efficacemente. Boehm: Scopo è avvistare delle forze navali rosse, per dar modo alle navi bianche di evitare il nemico, o di attaccarlo. Cervera: Ma il nostro scopo è di evitare che i piroscafi entrino nei porti. L'unico mezzo efficace consiste negli incrociatori ausiliari. Vo i tedeschi, sosterreste questi incrociatori se impiegati? A ciò non potrà bastare il solo CA NARIAS. Boehm:

No. Non possiamo farlo. Noi vi informiamo delle posizioni delle navi rosse. Per esempio, ora vi posso dire che il MENDEZ NUNEZ è entrato in Barcellona con 2 c.t. ieri sera, e che il JAIME e il LIBER TA D sono a Cartagena. Questi risultati hanno grande valore. Pennetteranno all'Ammiraglio Moreno di operare in questo caso, presso Barcellona.

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Cervera: Come può Moreno utilizzare queste in/mmazioni? Boehm:

Ne parleremo fra breve.

Cervera: Se avessimo pronti tutti e tre i nostri incmciatori, con essi e cogli incrociatori ausiliari non avremmo più bisogno di nulla. Ma che cosa pensate che possiamo fare con un solo incrociatore leggero? Il CER VERA tarderà ancora 40 giorni ad esser pronto; il BALEARES due mesi. I rossi ci hanno tolto le acciaierie, le fabbriche di macchine elettriche, le fabbriche di munizioni. Pensi l'Europa se le conviene che noi restiamo sopraffatti. Boehm:

Cerchiamo dunque di impedit'e che i rossi ricevano i rifornimenti di materiali e di armi.

Cervera: Se contate coi soli nostri mezzi non riuscirete a impedirlo. Boehm: I mezzi adatti per lo svolgimento della guerra al traffico, sono: 1 - esplorazione costiera. 2 - attacchi con aerei sopra Cartagena per distruggere le navi nei porti e le sistemazioni dei porti stessi. 3 - attacchi consimili da Palma a Barcellona, e propongo - dall'Italia a Barcellona. Cervera: Il Generale Sander ha bombardato Cartagena tutta una notte senza affondare navi. Eppure ce n'erano in porto da 15 a 20. Ed esse seguitano a scaricare. Boehm:

D'accordo: il danno non è stato come ci si aspettava, ma io spero che si possano ottenere migliori risultati ripetendo l'azione. La preparazione dei bombardamenti è stata tedesca?

Cervera: Non è questione di nazionalità. La realtà è che l'aviazione non è un'arma così decisiva come si crede. Boehm: Mi risulta che si è affondato un bacino galleggiante e un piroscafo, e si sono prodotti danni al molo. Vorrei che questi attacchi fossero ripetuti. Il concorso massimo di piroscafi contrabbandieri è a Cartagena. A 60 miglia dalla costa avviene la riunione fra c.t. di scorta e piroscafi. Noi riteniamo che i piroscafi entrino in porto convogliati da c.t. - Questa riunione è notturna. I piroscafi an'ivano sul fare della notte. Propongo che il CANARIAS agisca contro questi convogli; esso può ad ogni modo ritirarsi a M.aiorca. A Barcellona i c.t. vanno a prendere i piroscafi a 30-40 miglia dal porto. Con azioni degli incrociatori ausiliari appoggiati dagli incrociatori, si distrugge il commercio nemico e lo si disorienta. Perciò la base di operazioni di Moreno può essere variata in base alle informazioni italo-tedesche. Ci vuole un continuo contatto. Quindi occorre avere in Cadice uno S.M. del-

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le 3 nazioni, con autorità di dare ordini. Cervera: Non ci manca chi dia ordini. Noi abbiamo i nostri Ammiragli. Manca chi li riceva. Non è il caso di mettere un Ammiraglio in Cadice. Non abbiamo bisogno di organi di Comando. Ci siamo noi. Ciò che ci manca sono le navi. Se però ciascuno degli Ammiragli comanda le navi della sua nazione, non abbiamo nulla da obbiettare. Boehm: Non è uno Stato Maggiore che propongo, ma un servizio di collegamento.

Cervera: D'accordo che Ufficiali italiani e tedeschi facciano parte dello S.M. di Moreno o di quello di Cadice. Boehm: Allora potremo mettere uno S.M. in Cadice con ufficiali delle tre nazioni,

e un servizio informazioni. In Cadice: si potrà mettere una stazione r.t. con 1 o 2 Ufficiali di ogni Marina. Ciò alla dipendenza dei Capi Missione Navali che risiedono a Salamanca. Ferretti: Per ora, in attesa della stazione da impiantare a Cadice, c'è in funzione la stazione a onda corta dell'ELCANO. Boehm: Prende atto, e ringrazia,a nome delle due marine, il comandante Ferretti per

l'organizzazione dei collegamenti e per la compilazione del Codice, etc. etc. Tutto ciò si potrà dire in efficienza non appena il CANARIAS potrà ricevere i segnali di scoperta colla stazione a onde corte in via di impianto. Ferretti: Spiega come il CANARIAS e il CERVERA possano fin d'ora ricevere i se-

gnali, ripetuti da radio Cadice su 2000 m. Boehm: Siamo passati da poco da Palma; ho saputo da Margottini che la sua cisterna nafta è a disposizione di Moreno . Io sarei inoltre disposto a proteggere il CA-

NARIAS coi miei c.t. mentre fa petrolio. Penso che sarebbe conveniente si disponesse alcuni pescherecci. Cervera: Ci saranno dalla settimana ventura. Boehm: Penso che con tutta probabilità si potrebbe prendere Palma per base.

Cervera: Si stà pensando a sistemarvi una rete metallica. Boehm: Penso che in Palma non ci sia pericolo, perché a Minorca non ci sono som-

mergibili. Cervera: C'è il B1 che fa prove; ad ogni modo altri sommergibili possono sempre anda1vi.

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Moreno: Posso stare in Palma, e venire qui di tanto in tanto.

Boehm: Che pensa sulle capacità offensive dei sommergibili rossi?

Cervera: Quando cinque mesi fa comandavo Cartagena, la Squadriglia dei nostri sommergibili era perfetta come la migliore del mondo (!) . .Ma avevano le batterie in disordine. È/acile che anche ora i sommergibili abbiano le batterie in cattivo stato. Essi hanno un solo ufficiale a bordo e manovrano male.

Boehm: I rossi hanno mine?

Cervera: Credo di no. Ci hanno detto che 100 ufficiali e 500 sottufficiali russi vengono a prendere in consegna la Marina rossa. In tal caso la Marina diventerebbe russa. Credo tale informazione possibile. In Madrid ce ne sono 20. 000.

Boehm: State preparando qualcosa per proteggervi dalle mine?

Cervera: Prepariamo posamine e materiale per rastrellate. La difficoltà è che il cavo da usare è sinistroso e non ne abbiamo.

Boehm: Solleciteremo questa riçhiesta al nostro governo. Armate altri navi ausiliarie?

Cervera: Non ne abbiamo; né abbiamo cannoni. La nostra penuria è così grande che il DOMINE lo abbiamo disarmato per trasportare i 6.000 volontari irlandesi, non potendo pagare il passaggio richiesto dalle compagnie tedesche.

Ferretti: L'Ammiraglio Boehm ha suggerito una forma di azione contro il commercio, cogli incrociatori ausiliari appoggiati dal CANARIAS. Ora, io, col vincolo della maggiore riservatezza, desidero comunicargli che una azione del genere è già stata studiata dal mio Governo e sta attualmente pet' avere attuazione, con due incrociatori ausiliari e il CANARIAS, nella zona costiera della penisola, a Sud delle Baleari. Ed anzi, perché gli incrociatori tedeschi che pedustrano la costa ne abbiano

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norma per non dar luogo a interferenze o a gravi inconvenienti, comunica all'Ammiraglio Boehm che 6 sommergibili dal 13 al 19, saranno all'agguato nelle zone segnate (le indico). Boehm: L 'azione che mi indica è esattamente quale la avrei suggerita. Prendo nota delle posizioni dei sommergibili, e modifico gli ordini ai miei esploratori, in modo che essi non interferiscano. (a Cervera) V.E. ha più bisogni da esprimere? Cervera: Che ci aiutate al più presto. Chiediamo "auxilio, auxilio, auxilio ". Boehm: (convenevoli; congedo) (12). IL CAPITANO D I VASCELLO

(Ferretti)

, -: * * A questa prima riunione informale, in cui le decisioni prese servivano solo come orientamento per una linea comune da portare avanti e sottoscrivere in un successivo incontro ufficiale, fece appunto seguito la più conosciuta Conferenza degli Ammiragli, che si svolse a Cadice a bordo dell'incrociatore Canarias il 30 dìcembre 1936 (dopo un più ristretto colloquio preparatorio tenuto il giorno prima). Da questo vertice uscì la linea generale definitiva a cui più o meno si sarebbero attenute, nel futuro proseguo della guerra, le tre Marine alleate (spagnola, italiana e tedesca) sia riguardo agli aiuti diretti alla piccola flott a nazionalista, sia per quanto riguardava l'impiego delle unità navali. Come rappresentante della R. Marina italiana, partecipò il Contrammiraglio Angelo Iachino, Comandante del Gruppo navi italiane nelle acque spagnole, che era giunto a Cadice il giorno 29 a bordo dell'esploratore Nicoloso Da Recco, impegnato nella scorta del piroscafo Tevere carico di effettivi del C.T.V. L' ammiraglio Iachino stilò un dettagliato resoconto della conferenza, che riportiamo per intero insieme al testo del documento finale firmato dai quattro ammiragli. (13) CONFERENZA DEG LI AMMIRAGLI A CADICE - 30 dicembre 1936 Presenti: Ammiraglio Cervera - Capo di Stato Maggiore della Marina Spagnuola Ammiraglio Moreno - Comandante in Capo della f lotta spagnola. Ammiraglio von Fischer - Comandante la Divisione Graf Spee. Contrammiraglio Iachino - Comandante Gruppo San Giorgio. Assistevano anche il Cav. Rampo/di ed i Capi di S. M. degli ammiragli imbarcati. L 'ammiraglio Cervera ha ringraziato gli Ammiragli tedesco ed italiano per la collaborazione che le due marine stanno dando a quella spagnuola nazionalista ed ha affermato essere necessario:

a) che la direzione della guerra rimanga nelle mani dell'Ammiraglio spagnuolo; (12) A.U.S .M.M. - O.M.S. - B 7 - F 34. (13) A.U.S.M.M. - 0.M.S. - B 7 - F 34.

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b) che la collaborazione ft'a le tre marine sia la più intima possibile Gli Ammiragli tedesco ed italiano hanno dichiarato di condividere pienamente questi due punti di vista,ed hanno illustrato il lavoro già preparato nelle precedenti sedute per assicurare una maggiore collaborazione nel campo informativo con più frequenti e sicure comunicazioni di carattere ordinario ed urgente,

È stata poi presa in esame la collaborazione fra le tre Marine nel campo operativo, e l'ammiraglio Cervera ha messo in rilievo la necessità di avere a sua disposizione almeno sei cc,tt, per condurre la guen·a al traffico senza dover sempre impiegare gli incrociatori. L'Ammiraglio italiano ha fatto osservare che: a) Il trattato di '\Y/ashington proibisce la cessione di navi da guen·a ed il trattato di Londra 1936 riconferma tale proibizione; l'Italia non ha fi1mato quest'ultimo trattato, ma si riserva di farlo se lo ritiene conveniente: in ogni modo si dovrà tener conto delle ripercussioni che nel futuro potrebbe avere il precedente di una cessione di C. T. alla Spagna. b) La guerra al traffico con c.t. potrebbe essere fatta soltanto impiegando unità di numero e di tipo non inferiori a quelle che i rossi possono avere in mare: occo11"erebbe cioè che l'Italia cedesse sei c.t. modernissimi o sei esploratori da 2.000 tonnellate, ciò che il R. Governo potrebbe forse considerare una eccessiva incisione nell'efficienza delle sue forze navali di prima linea: il cedere unità di tipo antiquato non gioverebbe alla Spagna per la condotta della guerra al traffico: c) La guerra al traffico si può fare nel miglior modo con gli incrociatori, in concorso coi piroscafi armati operando dalla base di Palma e dimostrando notevole attività nel Mediterraneo occidentale sia a sud che a nord delle Baleari: l'esperienza insegna che i contrabbandieri rossi non si avventurano in mare quando sanno che il CANARIAS si trova nelle vicinanze, ed è perciò presumibile che sola presenza attiva di un incrociatore nel Mediterraneo occidentale basti a impedire o per lo meno ostacolare efficacemente il contrabbando a favore dei rossi. L'Ammiraglio tedesco, per quanto meno interessato alla questione in quanto la Germania non darebbe mai c.t. alla Spagna, avendone essa in piccolo numero, ha approvato quanto esposto dall'Ammiraglio italiano. L'ammiraglio Cervera non ha insistito sulla questione dei c.t. per la guerra al traffico ed ha solo aggiunto che qualche c.t. di vecchio tipo potrebbe essere utile come scorta antisommergibile agli incrociatori. Tutti hanno convenuto su questo, osservando però che la questione può essere riesaminata quando si saprà con maggior sicurezza se esistano smg. russi in Mediterraneo, dato che i smg. rossi si dimostrano finora di assai dubbia efficienza. Prendendo lo spunto di questa discussione, si è trattato della condotta generale della guerra marittima da parte della marina nazionalista spagnuola. In ultima analisi si è convenuto che: a) non conviene fare azioni di bombardamento da mare contro centri o batterie costiere per non consumare troppe munizioni ed usare i cannoni degli incrociatori con scarsi risultati pratici; tutt'al più si potrebbe utilmente bombardare il porto di Valencia; b) conviene provocare l'incontro in mare di unità da guen·a rosse intercettandole quando esse escano dai loro porti e soverchiandole con la grande preponderanza delle artigliere:

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c) conviene condurre la guen-a al traffico nemico con maggiore attività fermando quanto più piroscafi possibile onde dare la sensazione di una grande vigilanza o spaventat'e ì contrabbandieri: per questa operazione la zona più redditizia è quella d'innanzi alla costa spagnuola da Cartagena a Capo Creus dove sono i porti commerciali più importanti; d) per queste forme di attività bellica nel Mediterraneo occidentale è indispensabile attrezzare la base di Palma come base di operazione per incrociatori; e) nella zona sud della Spagna il traffico di contrabbando nemico è molto minot'e ed anche le occasioni di incontrare forze navali rosse sono poche; è però necessario provvedere alla protezione dei convogli di truppe nazionaliste che passano lo stretto da Ceuta ad Algesiras, per cui è necessario che Ceuta sia attrezzata come base di operazione e che vi faccia base uno degli incrociatori bianchi: /) sempre nella zona sud della Spagna si può offendere il nemico mediante azioni di motoscafi e di aerei contro Malaga; i motoscafi caduti dalla Germania che si trovano a Melilla sono adatti ad azioni di forzamento notturno del porto di Malaga; i sei aerei tedeschi di Melilla assicurano l'esplorazione giomaliera della costa sud della Spagna e l'eventuale bombardamento dei centri abitati: g) le basi di Cadice e Fen'Ol sono in posizione adatta, e sufficientemente attrezzate per

costituire le basi logistiche ed il raddobbo della marina nazionalista; fra bt'eve il CERVER/2 dovrà andare appunto a Ferro! per cambiare i tubi a due caldaie; h) nel nord della Spagna la guen·a navale non ha praticamente alcuna attività, ne potrà averne in avvenire per la mancanza di utili obbiettivi, almeno finché non sia richiesto il concorso della Marina per le operazioni dell'esercito contro Bilbao. i) conviene condurre una guerra di mine presso i porti e nelle acque ten'itoriali spagnuole allo scopo di spaventare e scoraggiare il traffico mercantile del nemico, che, anche se non è tutto contl'abbando di guen·a, è però utile alla resistenza delle popolazioni rosse e perciò dannoso ai nazionalisti. Conviene affondare campi di mine con i due piroscafi adattati all'uopo; i posti prescelti sono le acque di Valencia e quelle territoriali dinanzi a Capo Creus, dove atterrano i piroscafi contrabbandieri provenienti da Ma1'Siglia. L'ammiraglio Cervem ha annunciato che avrebbe fatto una dichiarazione gene1'ica a quest_o riguardo informandone tutte le nazioni per conoscenza dei rispettivi pit'oscafi. E stata accennata la possibilità di fare questi a/fondamenti di mine con sommergibili, ove ne avessero già pronti a tale operazione; essi infatti pe,mettet'ebbem di agire anche nelle acque di Barcellona ed eventualmente in quella di Cartagena, cosa che non sarebbe possibile con i piroscafi; l) conviene prepat'arsi a possibili ritorsioni da parte dei rossi e quindi approntare dei dmgamine nelle basi e nei principali porti dove trafficano navi da guen·a e mercantili dei nazionalisti. Si è poi esaminata a fondo la pt'eparazione della base di Palma convenendo su quanto proposto dall'Ammit'aglio italiano e stabilendo quale concorso debba essere dato dalla Marina italiana pet· sopperire alle deficienze di attrezzamento dei nazionalisti: di tutto

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ciò non è fatto cenno nel verbale, poiché si h·attc1 di cose che non riguarda la marina tedesca. Si è messa in evidenza la necessità di fare di Palma anche una forte base aerea per collaborazione con la marina spagnuola allo scopo di assicurare il frequente servizio di esplorazione della costa spagnuola da Capo Sant'Antonio a Capo Creus, e l'eventuale bombardamento aereo dei porti e delle Unità rosse. La discussione sulla guerra al traffico ha fatto sorgere il problema delle norme che le unità adibite a tale forma di guerra devono seguire per il fermo, la visita e la cattura dei piroscafi incontrati in mare. Si è notato da parte degli spagnuoli una notevole incertezza e confusione di idee al riguardo; menh·e l'ammiraglio Moreno ritiene di poter esercitare, ed ha effettivamente esercitato, diritto di visita anche al di fuori delle acque territoriali, l'ammiraglio Cerve1'a aveva dato ordini in senso contrario alle Autorità di Palma. Le navi spagnuole non hanno poi istruzioni precise in merito, ma soltanto delle consegne riguardanti il comportamento verso i piroscafi inglesi onde ottemperare a quanto richiesto dalla nota britannica di circa un mese fa. Si è fatto notare all'ammiraglio Cervera che è necessario precisare bene le istruzioni alle navi onde evitare differenze di trattamento od eventuali incidenti diplomatici, e che pur rispettando il desiderio della Gran Bretagna, bisogna avere la possibilità di verificare che non si faccia abuso della bandiera inglese da parte dei russi o dei rossi. L'ammiraglio Cervera ha assicurato che avrebbe richiesto all'Ambasciata britannica il nulla osta perché le navi spagnuole fermino le navi con bandiera inglese onde verificarne la effettiva nazionalità. Lo stesso Ammiarglio ha assicurato che avrebbe esaminato a fondo la questione e avrebbe emanato delle norme per la guerra al traffico delle quali darà copia agli Ammiragli italiano e tedesco. Impressioni sugli Ammiragli spagnoli e tedesco

L'ammiraglio Cervera, richiamato dalla posizione ausiliaria in cui era stato posto per limiti di età una settimana prima della rivoluzione, è un vecchietto vivace ed intelligente: buon parlatore e di decisioni rapidissime, e talvolta un po' troppo precipitoso nelle sue conclusioni, onde gli occorre sovente di dover contromandare le sue decisioni dopo che un più maturo esame della questione gli ha dimostrato l'opportunità di mutare parere. L'ammiraglio Moreno (o meglio Capitano di Vascello con le funzioni del grado superiore) è giovane energico e risoluto dimostra intelligenza e visione esatta delle cose nonché sicura conoscenza della dottrina della guerra navale. L'ammiraglio von Fischer è giovane, proviene dagli Ufficiali sommergibilisti che si sono fatti un nome durante la passata guerta; è stato a lungo in Adriatico ed in Mediterraneo dove ha affondato vari pirq__scafi. E serio intelligente ma un po' lento e non dimostra grande energia ed attività. E però molto ben coadiuvato dagli ufficiali del suo Stato Maggiore. Impressioni sulle navi spagnole

Sembrano abbastanza efficienti ma difettano di pulizia e rassetto: il personale è tutto nuovo e poco esercitato; non è tutto fidato dal punto di vista politico e si fanno continuamente epurazioni che finiscono con fucilazioni. Il BALEARES ha bisogno ancora di un mese almeno di lavori prima di essere pronto con tre torri: quando pronto, il CER VERA andrà a Ferro! per cambiare i tubi a due caldaie. Il CANARIAS va bene ed ha molto lavorato percorrendo 22. 000 mg. dall'ago-

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sto scorso; non ha ancora la centrale di tiro e credo abbia poca p1Y:cisione di tiro. L'ammiraglio Moreno dice che ciò dipende dal fatto che specialmente nei primi mesi gli sono stati richiesti molti bombardamenti costieri che usuravano i pozzi e li srettificavano, per cui poi non erano più in ordine per le successive azioni navali. Il servizio r.t. sulle navi spagnuole è molto mediocre sia per il materiale che per il personale operatore il quale è ben poco scrupoloso poiché i radiotelegrafisti sono stati il nerbo della rivoluzione rossa. Varie

A Cadice c'è scarsa difesa costiera non ci sono ostruzioni ma solo due piccole batterie dì medio calibro. La difesa a.a. è principalmente costituita dalle artiglierie delle navi quando presenti; il servizio di scoperta degli aerei è fatto assai male. Il 29 dicembre sono passati sopra Cadice diretti a Siviglia 6 apparecchi S.81 italiani; sono stati segnalati come nemici, ma le artiglierie a.a. non sono entrate in azione sul gruppo di quattro che è arrivato per il primo e che ha sorvolato la città a bassa quota, mentre si sono accanite contro un quinto apparecchio ritardatario che è passato pitì distante e più alto. Contro quest'ultimo sono state sparate varie salve di diverso calibro fortunatamente senza colpirlo: gli incrociatori CANA RIAS e CERVERA hanno sparato salve anche con le torri da 203 e con gli impianti da 152. I Capi della Marina nazionalista sono piuttosto ottimisti circa l'andamento della guerra; secondo le dichiarazioni dell'ammiraglio Cervera, si verrà presto alla caduta di Bilbao, all'accerchiamento di Madrid e all'investimento di Ma laga, operazione quest'ultima che sarà affidata agli italiani. Successivamente si cercherà di anivare con la linea delle truppe fino alla costa nei pressi di Vinaroz separando la Catalogna dal resto della Spagna rossa che dovrebbe così cadere più facilmente. L'ultima operazione della guerra sarebbe la conquista della Catalogna. Il CANARIAS ed il CER VERA partiranno da Cadice lunedz' o martedì prossimo; si recheranno a Ceuta e Melilla pmseguendo poi per Palma insieme con un piroscafo che porta l'ostruzione retate o altro materiale per quel porto, e con quattro navi di pattuglia armate". (14) Verbale di Riunione

Gli Ammiragli spagnolo, tedesco ed italiano hanno convenuto quanto segue: 1°

- Collaborazione fra la Marina spagnola e le unità che le altre due Marine vorranno destinare nelle acque spagnuole a tale scopo.

2 ° - Collaborazione infonnativa. È stata convenuta una via di comunicazione ordinatia per posta aerea, ed una urgente per r.t. riguardanti tutte le infomzazioni relative alla situazione della guerra navale.

- Collaborazione operativa

tra le Marine spagnuola e tedesca. a) - 2 motoscafi armati con base a Melilla o Ceuta per operazioni contro la costa meridionale della Spagna: motoscafi e personale spagnuoli.

(14) A.U.S.M.M. - 0.M.S. - 13 7 - F .34.

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b) - aerei da bombardamento e ricognizione con base a 1vfelilla per la vigilanza ed offesa della costa stessa. c) - pattuglie di dragamine per i porti della costa settentrionale occidentale e meridionale della Spagna, costa nord del Marocco: battelli da pesca e personale spagnuoli. Apparecchi di dragaggio in parte tedeschi. 4° - Collaborazione operativa tra le Marine spagnuola e italiana. a) sommergibile lungo la costa est della Spagna: personale italiano. b) aerei da ricognizione e bombardamento con base a Palma per vigilanza ed offesa della costa stessa. c) dragamine per la rada di Palma: analoghi ai tedeschi. 5 ° - Criterio della condotta della guen·a marittima. La guerra marittima è diretta dall'Ammiraglio spagnuolo con la collaborazione delle frazioni della Marina tedesca e italiana destinate allo scopo. Basi logistiche e di raddobbo: Ferro! e Cadiz Basi di operazione: Ceuta per il Sud Palma per l'Est Da Ceuta le unità spagnuole proteggeranno i trasporti attraverso lo Stretto di Gibilten-a. Da Palma le unità spagnole attaccheranno il traffico di contrabbando. Da ambedue tali basi esse saranno pronte ad impegnare unità da guerra rosse. Si è convenuto di procedere al più presto alla guerra di mine nei porti e lungo le coste spagnuole: sarà fatta una notificazione generica al riguardo, specificando che nei porti nazionalisti si potrà entrare con pilota. 6° - Norme per la guerra al traffico. Si è convenuto che l'Ammiraglio spagnuolo emanerà delle norme dettagliate circa il trattamento da farsi ai piroscafi di qualunque nazionalità incontrati in mare dalle navi destinate alla guerra al traffico. Copia di tali norme sarà comunicata agli Ammiragli tedesco ed italiano per conoscenza dei ri!>pettivi Governi. Sarà richiesto al Governo britannico di poter visitare le navi di bandiera inglese per verificare l'effettiva nazionalità. Fùmato: CERVERA FISCHER lACHINO

MORENO

(La riunione è stata tenuta nelle ore antimeridiane e pomeridiane del 30 dicembre 1936 a bordo dell'incrociatore CANARIAS nel porto di Cadice: essa è stata preceduta da una riunione preparatoria a bordo dello stesso incrociatore nel pomeriggio del giorno precedente fra gli ammiragli Fischer, Iachino e Moreno). (15) (15) A.U.S.M.M. - O.M.S. - B 7 - F 34.

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CAPITOLO IV GENNAIO, FEBBRAIO E MARZO 1937

Gennaio, febbraio e marzo 1937 sui fronti terrestri e sul mare - Ampliamento dei compiti della Missione Navale Italiana in Spagna - Crociere pendolari di incrociatori italiani nel Mediterraneo occidentale - Assistenza delle navi della Regia Marina alle azioni dell'Aviazione tedesca - Collaborazione navale ali' attacco e alla conquista di Malaga - Preparazione e svolgimento della missione dei MAS italiani contro il porto di Malaga - I bombardamenti dal mare di Valencia e di Barcellona ad opera degli incrociatori italiani - Invio in Spagna di due MAS italiani per la difesa di ravvicinata del porto di Cadice - Contributo della R. Marina alla istituzione di una base navale a Palma di Maiorca - Continuazione della prima Campagna sottomarina - Organizzazione definitiva della Missione Navale Italiana - Viaggi singoli e convogli di navi mercantili per il trasporto in Spagna di uomini e materiali del C.T.V. (Corpo Truppe Volontarie) nel gennaio e febbraio 19 3 7 - Primi viaggi di navi ospedale a Cadice per l'assistenza e il trasporto di malati e feriti del C.T.V ..



Gennaio, febbraio e marzo 1937 sui fronti terrestri e sul mare

Il 1936 si era chiuso con le forze nazionaliste attestate alle porte di Madrid, ma la capitale aveva opposto una forte resistenza e l'obiettivo della conquista era fallito. I primi giorni del 193 7 evidenziavano la fine della classica guerra civile, trasformatasi infatti in guerra di logoramento fra due contendenti, alquanto stremati, ai quali però andavano ad aggiungersi i volontari provenienti dall'estero e a cui il prossimo avvenire avrebbe riservato ben più importanti battaglie. Comunque, sia in terra sia in mare, l'iniziativa rimarrà ormai, pur con alterne vicende, sempre in mano alle forze nazionaliste, che per aggirare l'ostacolo formato dalla imprendibile capitale, pensarono di effettuare alcune azioni sui fianchi del fronte principale. A metà gennaio, con la piena approvazione di Franco, il generale Queipo de Llano dette inizio alle operazioni militari tendenti alla eliminazione del saliente di Malaga, che si estendeva a sud della zona nazionalista fino ad una decina di chilometri da Algesiras. L'offensiva culminò con l'occupazione della città e del porto, che insieme al territorio circostante vennero incorporati nella zona franchista. Determinante alla riuscita dell'operazione si rivelò l'apporto delle formazioni italiane del Corpo Truppe Volontarie, ammontati già a circa 35.000 uomini. Nei giorni successivi, le divisioni italiane vennero trasferite a Valladolid e Soria per cooperare a una nuova operazione militare, con la quale si cercava di aggirare Madrid da nordovest seguendo la "carretera" di Aragon, in direzione di Guadalajara, mediante un attacco in profondità, approfittando dei mezzi motorizzati di cui disponevano per sfruttare rapidamente il successo una volta sfondate le linee nemiche. L' azione delle forze franchiste, iniziata 1'8 febbraio, si era intanto sviluppata con l'attraversamento, il giorno 11, del Fiume Jarama al ponte di Pindoque. Per tre o quattro giorni le truppe del generale Varela continuarono lentamente ad avanzare in direzione di Arganda-Chinco, ma la loro spinta offensiva venne fermata il 17 da un violento contrattacco repubblicano. A questo punto si rendeva necessario l'impiego del C.T.V., in maniera da poter effettuare una manovra a tenaglia di più ampio respiro destinata ad isolare Madrid, interrompendo dal sud e dal nordest le comunicazioni con Valencia. Le forze italiane, che Franco avrebbe preferito diluire su un ampio fronte intercalandole alle proprie e con Comandi misti, in modo da non dare l'impressione che gli eventuali successi venissero da truppe straniere, iniziarono la loro avanzata 1'8 marzo, spingendosi in tre giorni per oltre 30 chilometri in territorio avversario. Secondo gli accordi e le direttive che i nostri generali cercavano di imporre agli spagnoli, ma che non venivano di buon grado accettate dagli stessi, si sarebbe dovuto simultaneamente sviluppare un nuovo attacco sullo J arama, iri modo da tenere impegnato al massimo il grosso delle truppe repubblicane dell'Armata Centrale. Se così fossero andate le cose, indubbiamente l'insuccesso di Guadalajara, che tanto peserà sul morale delle nostre truppe e sarà fonte di umiliazione per l'intera nazione, non si sarebbe verificato . Ma inspiegabilmente le cose andarono in tutt'altra maniera da come erano state pianificate.

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Il C.T.V., che il 9 marzo aveva sfondato il fronte conquistando Almandrones,

il 10 occupata-Brihuega e l' 11 Triqueque, si trovò improvvisamente al cospetto delle forze repubblicane dell'Armata Centrale, richiamate dalle sierre a nord di Madrid e dal fronte dello Jarama, zona da cui si sarebbe dovuto sviluppare il contemporaneo attacco nazionalista. L'offensiva italiana venne così bloccata e parzialmente respinta. Il 13 fu perduta Triqueque; il 14 si svolsero mischie accanite lungo la "carretera" di Francia, dove da parte repubblicana era entrata in azione anche la XII Brigata Internazionale, composta da volontari antifascisti italiani, che riuscirono a strappare qualche limitato successo. Dopo tre giorni di relativa calma avvenne un violento contrattacco repubblicano sul fianco sinistro del dispositivo italiano, che era scoperto per la mancata avanzata nazionalista in quella zona. I legionari del settore di Brihuega vennero rapidamente soverchiati ed il Comando del C.T.V. decise allora di ripiegare di una decina di chilometri su posizioni più facilmente difendibili, che infatti tennero testa a tutti gli attacchi che si svilupparono dal 20 al 25 marzo. Sul mancato appoggio delle truppe nazionaliste si è sempre molto discusso ed alcuni commentatori, anche militari, hanno addirittura adombrato il sospetto di una tacita intesa fra gli spagnoli dei due campi avversi, per dare una lezione a questi intrusi stranieri che, per una fazione rappresentavano il nemico fascista e per 1' altra un alleato necessario, ma ingombrante, il quale voleva comandare, dare consigli e lezioni di strategia sul modo di condurre una guerra che purtroppo si svolgeva tra fratelli. (1)

Sul mare, i primi due mesi del 1937, furono caratterizzati da un'attiva cooperazione tra la piccola flotta nazionalista e le forze terrestri impegnate nell' offensiva, partita da Algesiras lungo la costa Sud della Spagna, in direzione di Malaga e degli altri porti repubblicani del Mediterraneo. I tre incrociatori Canarias, Baleares ed Almirante Cervera, coadiuvati dalle cannoniere LaU11a e Canovas del Castillo e da alcuni pescherecci armati, si prodigarono efficacemente nel bombardamento delle strade costiere, della città di Estepona (14 gennaio 193 7) e della stessa Malaga, che cadde 1'8 febbraio. Le crociere delle navi nazionaliste avevano anche lo scopo di mantenere uno stretto blocco a quest'ultima città, in modo da impedire l'arrivo in quel porto di rifornimenti, sia dal mare sia dalla strada litoranea. Ai bombardamenti effettuati dagli incrociatori spagnoli si aggiunsero quelli dei sommergibili italiani e gli attacchi al traffico marittimo repubblicano condotti dai nostri battelli. Nella stessa mattina del giorno 8 la flotta nazionalista entrava nel porto di Malaga, dove i governativi avevano perduto le due cannoniere Xauen e Artabro e vari piroscafi e pescherecci. Di questi ultimi, alcuni vennero in seguito ricuperati e ri-

(1) Vds. ad esempio Emiliani - Ghergo, Nei cieli di Spagna, ed. Giorgio Apostolo, Milano 1986 - pag. 11 .

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Cartina n. 3 - Divisione della Spagna nel gennaio 1937.


messi in servizio. In acque costiere giaceva sul fondo anche il sommergibile C. 3, il cui scafo, localizzato e recuperato, sarebbe stato poi riparato a Cadice. Nel corso dei giorni successivi, la Divisione Navale franchista effettuò altri bombardamenti di città repubblicane della costa mediterranea, coadiuvata in queste missioni anche da incrociatori italiani che bombardarono Barcellona e Valencia. Consolidatosi ormai il fronte sud, a fine febbraio il Canarias, che era stato costretto per tredici giorni ai lavori a causa di una collisione con un piroscafo greco avvenuta nello Stretto di Gibilterra la sera del 13, si spostò nel Mar Cantabrico per operare insieme alla corazzata Espafia nel blocco delle coste basche. La presenza della nave nel nord portò alla cattura di due importanti prede: il pfo. Galdames, sebbene, fosse scortato da quattro mercantili armati e dal et. ]osé Luis Diez, ed il pfo. Mat' Cantabrico proveniente da Vera Cruz con un carico militare per i repubblicani e che diventerà uno dei migliori incrociatori ausiliari della Marina franchista. Nel Mediterraneo, gli altri due incrociatori insieme ai mercantili armati continuarono invece le loro missioni di posa delle mine e di blocco del traffico navale diretto ai porti rossi, riuscendo tra l'altro a catturare il pfo. 1v!at'qués De Comillas.

Ampliamento dei compiti della Missione Navale Italiana in Spagna

Uno dei settori nei quali, a partire dalla fine di dicembre 1936, la Missione Navale Italiana fu chiamata a svolgere una notevole attività, fu quello relativo allo sbarco in Spagna degli uomini e dei mezzi necessari per la costituzione del Corpo Truppe Volontarie e del materiale ceduto alle Forze Armate spagnole . L'afflusso di piroscafi necessari allo scopo, e che aveva avuto inizio il 22 dicembre 1936, prosegul con ritmo sempre più accelerato ed incessante fino ai primi giorni del febbraio 1937; andò quindi calando fino a cessare quasi del tutto il 22 febbraio. Appena delineatosi il notevole sviluppo che andava assumendo il traffico dei piroscafi, la Missione Navale, dipendente formalmente dalla Missione Militare italiana e dal C. T.V., avocò a sé la direzione completa del traffico portuale, del movimento delle navi e della loro rispettiva assegnazione nei tre porti principali di Cadice, Huelva e Siviglia. Si instaurò un buon rapporto di collaborazione con il Comando della base militare del C.T.V. e con le Autorità portuali spagnole dei tre centri di sbarco. Ciò consentì di prevedere le necessità e di vigilare in ogni settore dell' attività portuale, riducendo al massimo gli ingorghi nei porti e assicurando un adeguato servizio di smistamento dei piroscafi, permettendo una continuità di discarica e il rapido inoltro degli uomini e dei mezzi verso i centri di raccolta predisposti. Descritto così può sembrare che tutto funzionasse alla perfezione, ma non bisogna dimenticare l'entità dello sforzo concentrato in due soli mesi. Dal 22 dicembre al 22 febbraio, infatti, giunsero 63 piroscafi (per un totale di 425 .000 tonnellate di stazza) di cui 49 a Cadice, 10 a Siviglia e 4 a Huelva, e che sbarcarono 46.200 uomini e 35.000 tonnellate di materiali. Qualche inconveniente ci fu, e non solo nell'organizzazione degli sbarchi, ma anche in partenza nell'accumulo, smistamento e imbarco affrettato di uomini e materiali. Ce ne fa una descrizione dettagliata il generale Francesco Belforte (nome

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vero: Francesco Biondi Mora) nel 3° volume della sua opera "La Guerra Civile in Spagna" che per essere stata scritta nel 1939 ed in quel clima politico non può che essere in massima parte considerata attendibile. A pagg. 87 - 88 si legge:

«La prepamzione per la conquista di Malaga si svolse attraverso un gigantesco lavoro con mezzi di fortuna. Occorrevano ingenti quantità di anni, munizioni, materiali di ricambio, viveri, parchi e officine. Dai primi di gennaio la Base Sud svolse la sua attività in condizioni eccezionalmente difficili. Bisognava fronteggiare necessità di ordine operativo prima ancora di provvedere ad un assestamento logistico. Dalla fine di gennaio al 1Ofebbraio giunsero a Cadice, porto più che mediocremente attrezzato, migliaia di uomini e tonnellate di merci avviate, subito, verso il nord; altri volontari sbarcarono a Siviglia e Huelva. Di fronte alla necessità di far presto, per approfittare della situazione politico-militare del momento, il materiale era stato caricato, in Italia, in fretta e perciò senza indicazioni, caoticamente ammassandolo in casse, stivato alla rinfusa mentre non erano stati approntati sufficienti mezzi di sbarco. Nel Mediterraneo infuriava una tremenda tempesta per cui molti autocarri, stivati nei piroscafi, ruppero i ritegni e cozzarono fra loro giungendo gravemente deteriorati anche in parti vitali. Gli autisti erano inesperti; moltissimi fra loro avevano appena sette giorni d'istruzione, sicché, nella marcia di trasferimento da Cadice all'autoparco di Siviglia (150 km), gli incidenti stradali furono numerosi e dovuti, tutti, alla imperizia dei conducenti, improvvisati al punto che alcuni fra loro mettevano in marcia l'autocarro partendo dalla quarta velocità. Pezzi d'artiglieria erano giunti senza trattori; materiali disparatissimi con imballaggi di circostanza e senza indicazione di contenuto. Tutti i proietti di artiglieria erano privi - come è, del resto, regolamentare - di spolette e di inneschi che si dovettero ricercare nelle numerosissime casse per alcune centinaia di migliaia di proietti. Fu necessario costituire depositi e laboratori; ricercare il personale specializzato; costruire le chiavi per lo spolettamento; compiere, insomma, un gravoso e complesso lavoro di organizzazione con mezzi di fortuna ... omissis La Base Sud, tuttavia, riuscì ad assolvere senza intralci e ritardi il compito che le era affidato: garantì ai combattenti il necessario per vivere e operare; assicurò il deflusso, il ricovero e il riordinamento delle restanti truppe e dei materiali; evitò, o ridusse al minimo, ogni perdita e curò il decongestionamento dei porti e delle stazioni di scarico. Ciò si deve, in gran parte, all'attività, all'iniziativa, alla capacità di opportune improvvisazioni che presiedettero l'ingente lavoro compiuto.» Inoltre, dalle relazioni del comandante Ferretti e dei suoi collaboratori viene fuori il quadro delle difficoltà incontrate, che non erano solo quelle contingenti già descritte, ma anche quelle derivanti dal rapporto quotidiano con il personale portuale spagnolo che non si rendeva conto della necessità di ridurre al minimo le per-

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manenze dei vari piroscafi in porto e di avviare rapidamente all'interno i diversissimi materiali in arrivo, ossia non capiva la necessità di sottoporsi ad un lavoro febbrile e continuo. Vi era anche da tenere presente che le istruzioni inviate da Roma, per ovvie considerazioni di natura politica, esigevano che tutte le operazioni descritte si svolgessero nella massima segretezza possibile. Ma ciò finiva per essere in contrasto con la celerità desiderata costringendo così tutti gli operatori a un lavoro pÌLl stressante. Qualche autore, compreso il già nominato gen. Belforte, ha sollevato qualche dubbio sulla giusta utilizzazione dei porti di sbarco, facendo notare che per decongestionare il porto di Cadice si sarebbero dovuti impiegare maggiormente Siviglia e Huelva. Non è esatto: prima di tutto perché questi scali erano già usati dai tedeschi, e poi perché c'era la difficoltà di raggiungere Siviglia da parte di navi di grosso tonnellaggio. Queste infatti dovevano essere alleggerite, mediante trasbordo di parte del carico su piccoli piroscafi, prima di risalire il corso del Guadalquivir. Ma sulle difficoltà che s'incontravano vale meglio di ogni altra descrizione la relazione del comandante del piroscafo Aniene (spagnolo Ebro) che per primo raggiunse quel porto:

omissis a) - La navigazione fino a Cadice, l'entrata in rada, e la navigazione fino alle foci del Guadalquivir è stata compiuta con la carta italiana n. 431 mancando questa unità di carte fuori Mediterraneo e dei relativi Portolani. La navigazione si è svolta regolarmente. Il fanale di Capo Trafalgar è risultato spento. b) - Per risalire il corso del Guadalquivir occorrono due piloti: il primo, abilitato per il passaggio della foce, esce dal piccolo molo di Scipiona con una motobarca e imbarca in prossimità della prima coppia di boe segnalanti il canale navigabile nella baia di Sallucar; il secondo abilitato a pilotare sul corso del fiume da Sallucar de Barrameda a Siviglia per un percorso di circa 45 miglia. Lungo il fiume sono sistemate alternativamente delle boe dipinte in nero e in rosso, le prime da lasciare a d1'itta le seconde a sinistra, risalendo il fiume. Nei gomiti la direzione è indicata da allineamenti sistemati a terra. Lungo le due rive sono sistemati posti di vedetta allacciati telefonicamente tra di loro e con Siviglia in modo che la nave è sempre seguita durante la sua navigazione. Per risalire il fiume bisogna attendere l'ora del cambio della marea dato il fondale limitato, che in alcuni punti non supera i 17 piedi. La navigazione della foce sino al canale fra l'Isola Major e l'Isola Menor si può compiere con una velocità variabile dalle 14 alle 16 miglia mentre nel tratto successivo non si possono oltrepassare le 6-8 miglia dato il minimo fondale, la ristrettezza del canale e la curvatura dei gomiti. La città di Siviglia si vede solamente quando giunti a meno di un miglio di distanza, perché situata in basso ed occultata dalle ondulazioni del terreno. A Siviglia il porto è costituito dalle due rive banchinate lungo le quali scoprono su rotaie mancine della portata di cit'ca due tonnellate. Ampie tettoie in cemento armato costituiscono i depositi. A tali banchine ci si affianca dopo aver girato la nave. Tale manovra si effettua facendo far perno alla prua poggiata nella sponda fangosa, con la forza delle macchine e l'aiuto della corrente. La larghezza del fiume in questo tratto è di circa 150 metri. A nord di queste banchine il fiume è attraversato da un ponte in ferro apribile oltre il quale possono andare navi di limitato pescaggio. Nell'attuale momento il traffi-

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co commerciale è completamente sospeso e nel porto vi sono solo pochi piroscafi completamente disarmati. A circa Gmiglia prima di giungere a Siviglia è ormeggiato sulla riva un piroscafo con un carico di circa 6 mila tonnellate di benzina per i bisogni dell'Armata di Franco. c) - Impedimenti alla navigazione. Alla foce del fiume, al traverso di punta Malandar in con·ispondenza della settima coppia di boe, è affondato nell'interno del canale navigabile un piroscafo carico di cemento, della lunghezza di circa 70 metri, orientato per l'asse del canale, emerge con la plancia e con gli alberi. Occorre randeggiarlo con la massima cautela data la ristrettezza del passaggio in quel punto. Di notte nessun segnale lo indica. Detto piroscafo è stato affondato dai governativi nei primi di agosto con il proposito di ostruire l'accesso al fiume: scopo non raggiunto perché durante l'affondamento . la corrente ha orientato il piroscafo per l'asse del canale». (2)

Crociere pendolari di incrociatori italiani nel Mediterraneo occidentale.

Il dispositivo di protezione dell'intenso traffico di mercantili italiani diretti a Cadice o in viaggio· di ritorno, venne completato effettuando, con divisioni di / due incrociatori, delle crociere pendolari nella zona più esposta ad eventuali atti di ostilità da parte di navi spagnole della flotta repubblicana. Le crociere, della durata di quattro o cinque giorni, effettuate in numero di otto nel periodo cruciale del gennaio e febbraio 19 3 7, si svolsero nella zona del Mediterraneo occidentale compresa fra le congiungenti Capo Palos - Capo Blanc (Tunisia), Malaga, Melilla, su una latitudine più a Nord della rotta dei piroscafi. In ordine cronologico: 1 - Divisione inc. Colleoni - Diaz comandante amm. div. Silvio Salza Dal 31/12/1936 al 7/1/1937 Con partenza da Cagliari e rientro del Co/leoni a Melilla e del Diaz a Palma di Maiorca.

2 - Divisione inc. Colleoni - Diaz comandante amm. div. Silvio Salza Dall' ll/1/1937 al 18/1/1937 Con partenza del Colleoni da Melilla e del Diaz da Palma, e rientro delle due navi rispettivamente a La Maddalena e a Cagliari. 3 - Divisione inc. Eugenio di Savoia - Montecuccolì comandante amm. div. Vittorio Tur

(2) A.U.S.M.M. - O.M.S. - Carcella 2945.

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Dal 19/1/1937 al 25/1/1937 - Con partenza da Cagliari il 18 e rientro a La Maddalena il 26. 4 - Divisione inc. Bande Nere - Di Giussano comandante amm. sq. Romeo Bernotti, Comandante in capo della 2a Squadra Navale. Dal 25/1/1937 al 30/1/1937 - Con partenza del Bande Nere da La Maddalena e del Di Giussano da Cagliari il 23/1 e rientro delle due navi rispettivamente a La Maddalena e a Cagliari il 31/1. 5 - Divisione inc. Colleoni - Da Barbiano comandante amm. div. Silvio Salza Dal 31/1/1937 al 4/2/1937 - Con partenza da La Maddalena il 28/1 e rientro il 5/2. 6 - Divisione inc. Eugenio di Savoia - Diaz comandante amm. div. Vittorio Tur Dal 4/2/1937 all' 8/2/1937 - Con partenza da La Maddalena il 2/2 e rientro delle due navi rispettivamente alla Maddalena e a Palma di Maiorca il 10/2. 7 - Divisione inc. Duca d'Aosta - Montecuccoli comandante amm. di squadra Romeo Bernotti Dall'8/2/1937 al 10/2/1937 - Con partenza da La Maddalena il 7/2 e rientro a Palma di Maiorca 1'11/2. Dopo qualche giorno di sosta venne effettuata un'ultima crociera-pendolare in concomitanza con l'invio a Cadice dell'ultimo consistente contingente di uomini del C.T.V. 8 - Divisione inc. Bande Nere - Colleoni comandante amm. div. Silvio Salza Dal 18/2 al 24/2/1937 - Con partenza da La Maddalena e rientro a La Spezia. Durante tutto il periodo delle crociere pendolari e dei viaggi dei mercantili italiani diretti a Cadice, non si dovettero registrare né contatti né incidenti con unità della flotta repubblicana. Soltanto il cattivo tempo, con mare grosso e venti contrari di Libeccio e Maestrale, che nell'inverno 1936-37 furono particolarmente violenti, costituì motivo di preoccupazione per i nostri comandi. In complesso le avverse condizioni del tempo vennero affrontate con spirito di sacrificio e perizia marinaresca da tutti gli equipaggi, mentre le lievi avarie lamentate dalle nostre unità minori e da qualche mercantile non ritardarono minimamente il compimento delle missioni. In complesso, dal 18 dicembre 1936 alla fine di febbraio 193 7, per il trasporto in Spagna del Contingente italiano e dei suoi rifornimenti, vennero effettuati ben 62 viaggi ed in alcuni giorni vi furono in mare fino a venti unità contemporaneamente, fra mercantili e navi militari di scorta.

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Dal 20 dicembre 19) 6 alla metiuli man:o 1937. 23 viaggi, ve,me trasportato dall'Italia ai po,ti franchisti un fortt• co11ti11gente di 11olontari italiani. Nello stesso periodo, per prt~J,•11irc atti di ostilità dt1 parte di 11nittl navali repubbliu111e contro i nostri piroscafi, furono effettuate da divisioni composte di due i11cmciatori 1111 certo ,mme,v di crociere pendolari 11e!!a zo11a piiì esposta all'avvt'1!al'Ìo. Nelle sci immagini che seiuono, il !)A .13ARBIANO in lotta con gli elementi, visto dal COLLEONT, durante lo svolgimento della cmciera pendolare sulla direttrice La ,\laddalcna · Malaga, i11izial(J il 28 R(!llnaio e termi,J({/a il 5 .febbraio 1937. co11

Le due unità in linea di fila avanzano faticosamc11tc. In primo piano l'estrema poppa del COL-

LEONI, lucida per l'acqua che inonda la coperta ad ogni ondata che si frange, sullo sfondo il DA /JARBIANO (coli. F. Bargoni). La prora ciel COLLEONI che si tuffa 11etle onde (coli. F. Bargoni).

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Due foto del DA BARBIANO scatttite dal COLLEONI il 29 gennaio 193ì. (coll. F. Bargoni)

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Magnifica incappellata sulla prora del DA BARll/ANO. In kmtanam:.a è visibile il COLLEONl. (coll. F. Bargoni}

Un particolare della prora dell'i11c. DA BARBIANO, che migliorate le condizioni atmosferiche naviga in maniero pirì tranquilla. Notare sul cielo della to1re 11 " 2 la bandù:ra itoliml(I stesa per il rico11oscimento della nazio11alità da parte degli aerei. (coli. F. Bargoni)

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Assistenza delle navi della Regia Marina alle azioni dell'Aviazione tedesca.

Nel corso della Conferenza degli Ammiragli (Cadice 30/12/1936) fu posto sul tappeto anche il problema dell'assistenza agli aerei legionari tedeschi, di base a Melilla (Marocco spagnolo) e destinati ad operare sul mare contro le navi della Marina repubblicana e in appoggio agli incrociatori nazionalisti che bombardavano gli obiettivi strategici lungo la costa del Mediterraneo sud-occidentale. Gli stessi aerei sarebbero stati anche impiegati in azioni contro truppe e punti strategici più nell'interno. Durante il corso di tali missioni, unità navali avrebbero dovuto assicurare le comunicazioni r.t. fra gli aerei in volo e la base, che era sprovvista di apparati idonei. Dovevano inoltre prestare aiuto in mare a quei velivoli e ai loro equipaggi che, colpiti, fossero stati abbattuti o comunque costretti da avarie ad ammaraggi forzati. Le unità più idonee per questo tipo di missioni erano i cacciatorpediniere, ma la ancora piccola flotta tedesca non ne possedeva in numero sufficiente da poterne dislocare alcuni nel Mediterraneo per periodi piuttosto lunghi. Per questo compito, quindi si offrì di buon grado la Marina italiana, che mise a disposizione l'esploratore Antoniotto Usodimare. L'unità (cte C.F. Mario Zambon), che si trovava a Tangeri dopo avere scortato a Cadice il pfo Traviata, 1'8 gennaio entrò a far parte del Gruppo " Quarto" e si trasferì a Melilla, alle dipendenze, per l'impiego, dell'Ammiraglio Comandante le Forze Navali germaniche nelle acque spagnole. L'Usodimare rimase a Melilla per circa un mese, durante il quale funzionò da stazione r.t. uscendo anche in mare il 22, il 29 ed il 31 gennaio, per eventuale assistenza agli idrovolanti impegnati nel bombardamento di Alicante. Il 12 febbraio, essendo giunto da Tangeri l'esploratore Antonio Pigafetta (comandante C.V. Giuseppe Bestagno) per sostituirlo, l'unità partì rientrando a Cagliari il 14. Ma l'occupazione di Malaga da parte dei nazionalisti e lo spostarsi più a nord della guerra marittima, resero necessario il trasferimento degli idrovolanti tedeschi da Melilla a questa nuova base, che si trovava in posizione più conveniente, specialmente per le azioni contro i porti della Marina repubblicana. Anche il Pìgafetta fu quindi trasferito a Malaga, dove giunse il 16 marzo. Vi rimase per un intero mese, vissuto in costante stato di allarme, perché oltre ad una accresciuta attività degli aerei tedeschi che impegnava il nostro personale R. T. , vi erano i numerosi bombardamenti dal mare e dall'aria effettuati da unità navali e da aerei repubblicani. Durante uno di questi attacchi aerei, alcune pallottole shrapnel colpirono la nave, senza fortunatamente causare danni. Terminato il suo compito, il Pigafetta lasciò Malaga il 16 aprile rientrando a Cagliari il 20 (3). In sostituzione, fin dal giorno 12 era giunto l'esploratore Falco (comandante C.F. Pietro Sandrelli) che vi rimase fino al 3 maggio, compiendo anche una missione in mare nella notte fra il 24 e il 25 aprile. Con la partenza del Falco il servizio di appoggio agli aerei tedeschi cessò, non essendovi ormai più bisogno di una nave destinata solo a quell'impiego.

(3) A.U.S.M.M. - 0.M.S. - Cartella 2953.

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Collaborazione navale all'attacco e alla conquista di Malaga

Dopo avere, per il momento, abbandonato l'idea di un attacco risolutivo su Madrid, il Comando nazionalista decise di dirigere i suoi sforzi su di un altro obiettivo di primaria importanza. Gli unici porti di cui disponevano i nazionalisti nel sud della penisola erano Cadice e Siviglia. In queste località sbarcava quasi tutto quello che arrivava dall'Italia e dalla Germania, ma erano troppo vicine allo Stretto di Gibilterra ed il traffico navale era così sempre pericolosamente a portata della flotta rossa di Cartagena. Alle forze franchiste occorreva uno sbocco nel sud del Mediterraneo per cui venne preparata un'offensiva su Malaga, impiegando i con. tingenti italiani da poco sbarcati. I nove battaglioni di Camicie Nere, agli ordini del generale Mario Roatta, e quattro battaglioni spagnoli, agli ordini di José di Borbone, Duca di Siviglia, suddivisi in tre colonne, per un totale di circa 14.000 uomini, dovevano effettuare una marcia convergente sulla città. La colonna principale, partita da Algesiras, seguì la costa e giunse a Marbella il 17 gennaio, rallentando la marcia per la notevole resistenza che vi incontrò. Fu per questo motivo e per impedire l'afflusso di rifornimenti ai rossi dal nord, lungo la strada costiera, che, intervallandosi a quelli assai più massicci degli incrociatori Canarias, Baleares, Almirante Ceroera, i sommergibili italiani iniziarono i bombardamenti notturni dal mare. Fu questa una for ma di cooperazione fra le forze terrestri e navali che, studiata e preparata da tempo, divenne particolamente intensa durante la vera offensiva per la conquista della città, che si svolse nei giorni dal 3 al1' 8 febbraio e che fu integrata da un'azione di nostri MA Scontro il porto di Malaga, da missioni esplorative ed offensive da parte degli idrovolanti tedeschi basati a Melilla e dalla presenza, nell'ultimo giorno, di nostre unità da guerra (et. Maestrale e et. Scirocco) nelle acque della zona attaccata a scopo, però, puramente intimidatorio per incidere maggiormente sul morale dell'avversario che, da informazioni, si sapeva assillato dalla preoccup azione di sbarchi. La missione dei due esploratori prese il via 1'8 febbraio da Ceuta, dove le due navi avevano dato fondo la sera del giorno precedente, al termine della scorta da Tangeri, attraverso lo Stretto di Gibilterra, dei due piroscafi Tevere e Sicilia che rientravano scarichi in Italia. All'annuncio dell'entrata nella città di Malaga delle truppe italiane e spagnole e delle prime navi nazionaliste, le due unità vennero fatte salpare e inviate a pendolare nelle acque antistanti il porto e lungo la costa. Oltre a mostrare la bandiera, dovevano segnalare per tempo l'eventuale approssimarsi di qualche unità repubblicana da Cartagena. Non essendovi stato nessun segno di reazione da parte avversaria, già la sera dello stesso giorno rien trava a Ceuta lo Scirocco, mentre il Maestrale continuava il pendolamento fino all'indoman i 9 febbraio. Per attuare la collaborazione alla quale abbiamo accennato e che si doveva svolgere principalmente nel campo tattico, con rapidità quindi di comunicazioni, si rese necessario utilizzare come organo di collegamento, di coordinazione e di controllo fra le truppe attaccanti da una parte e gli elementi navali e aeronavali dall' altra,

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OPERAZIONI PER LA CONQUISTA DI MALAGA - 5-10 FEBBRAIO 1937

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Cartina n . 4 - Operazioni terrestri per la conquista di Malaga.


la nostra stessa Missione Navale, che mise a disposizione i propri mezzi di comunicazione della sede di Cadice, integrati da quelli degli elementi terrestri e navali interessati. In sottordine al comandante C.V. Giovanni Ferretti, operavano il C.C. Corrado Tagliamonte (nome di copertura Donato Tornabuoni), presso il Quartier Generale del gen. Roatta, ed il C.C. Carlo Cuturi (nome di copertura Corrado Celleri) imbarcato sull'inc. spagnolo Canarias. II 9 febbraio lo stesso comandante Ferretti e l'Addetto navale tedesco presso il Governo di Franco s'imbarcarono a Cadice sull'esploratore Giovanni da Verazzano, sbarcando a Malaga il giorno 10. L'unità fu la prima nave da guerra straniera ad entrare in quel porto. Preparazione e svolgimento della missione dei MAS italiani contro il porto di Malaga.

Essendo venuti a maturazione, nel gennaio 19 37, gli accordi raggiunti con la Marina spagnola nazionalista nella riunione del 30 dicembre 1936, a metà del mese di gennaio 19.3 7 l'incrociatore leggero Muzio Attendalo fu incaricato di trasportare a Ceuta i due 1vfAS 435 e MAS 436, che avrebbero dovuto operare davanti al porto di Malaga, in missioni notturne contro il naviglio repubblicano. L'unità, sbarcati gli idrovolanti da ricognizione e sistemanti i due motoscafi ai lati della catapulta, lasciò Messina il 17 gennaio entrando a Ceuta Ja sera del 20. Per una quindicina di giorni, le due piccole navicelle eseguirono uscite per l'allenamento degli equipaggi e prove varie, in attesa di iniziare l'attività operativa vera e propria. Contemporaneamente gli idrovolanti tedeschi di base a Melilla eseguivano missioni di ricognizione aerea su Malaga, mantenendosi in collegamento radio con l'esploratore Antoniotto Usodimare, dislocato appositamente nel porto marocchino e che serviva da tramite per le comunicazioni con la Missione Navale. Da queste ricognizioni si trasse la conclusione che l'azione fosse possibile, in quanto nel porto erano sempre presenti alcuni piroscafi ed un sommergibile, mentre sembrava che non vi fossero difficoltà di ordine nautico, in quanto veniva assolutamente esclusa l'esistenza di barra notturna all'imboccatura del porto stesso. L'ordine di operazione che prevedeva il rimorchio dei due MAS da Ceuta fino a poche miglia da Malaga, giunse all'espl. Giovanni Da Verazzano (comandante C.F. Mario Schiavuta) il 4 febbraio. Nella notte seguente si provvide a coprire il nome della nave e a camuffare l'unità, con l'aggiunta di un terzo fumaiuolo in tela, in modo da far pensare, di notte, ad un cacciatorpediere francese. Il 5 sera, ricevute dalla ricognizione aerea tutte le notizie che potevano interessare, l'operazione ebbe inizio. II Da Verazzano uscì da Ceuta alle 18,.35, recandosi all'appuntamento con i MAS, tre miglia a levante di Punta Almina. Li prese a rimorchio e, allungando la rotta per non farsi avvistare da alcuni cacciatorpediniere inglesi impegnati in esercitazioni di tiro, diresse verso Malaga. La piccola formazione, protetta a distanza dall'incrociatore spagnolo Canarias, giunse verso l'una di notte a 11 miglia circa dall'obiettivo. I MAS vennero lasciati liberi ed iniziarono la loro navigazione verso nord. La corrente era forte, i punti di riferimento sulla costa completamente oscurati, per cui i due motoscafi, a fondo piatto, cominciarono a scarrocciare e, disorientati, a compiere ampi giri senza riu-

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scire ad indentificare l'entrata del porto. Intorno alle 03,00, il MAS 435, che nel frattempo aveva perduto il contatto con il sezionario, avvistò nel riflesso lunare una sagoma nera, che identificò in un sommergibile emerso; lanciò quindi un siluro da 450 mm che però non colpì. Oggi sappiamo che l'unità avvistata non poteva essere che lo stesso Da Verazzano, non essendovi quella notte in mare nessun sommergibile, e che il siluro gli passò, fortunatamente, a poca distanza dalla prora. Il rientro fu piuttosto confuso, comunque alle 05,30 i due MAS erano nuovamente a rimorchio dell'esploratore e dirigevano per Ceuta (4) . Negli stessi giorni arrivò la notizia che la corazzata repubblicana Jaime I si trovava nel porto di Almeria. Venne quindi programmata, per la notte del 20 febbraio, un'azione di forzamento di quel porto ·da parte degli stessi MAS, che avrebbero dovuto essere rimorchiati, in vista dell'obiettivo, da una cannoniera spagnola. Ma l'ammiraglio Cervera, giustamente scettico sulle possibilità offensive dei due motoscafi, finì per negare l'uso della cannoniera e l'azione dovette così essere annullata. Dopo queste missioni fallite sul nascere, le due usurate navicelle rimasero, con equipaggio italiano, a disposizione della Marina nazionalista, la quale, giudicandole inidonee ad impieghi in mare aperto, le utilizzò solo per vigilanza foranea nelle immediate vicinanze del porto di Malaga appena conquistato. Ma visto l'uso a cui gli spagnoli volevano adibirle, la Marina italiana finì per prendere la decisione di cederle definitivamente. I passaggi di consegna furono lunghi e laboriosi, data la deficenza di personale / specializzato che consentì solo con molto ritardo e fatica la costituzione degli equipaggi spagnoli. Dal 17 marzo 19 3 7 entrarono ufficialmente a far parte dell' Armada franchista con i nomi, rispettivamente, di Candido Pérez (ex MAS 435) - Javier Quiroga (ex MAS 436).

Durante il periodo di passaggio delle consegne e di addestramento del nuovo personale, le due piccole unità vennero comunque mantenute sempre pronte a muovere, eseguendo per di più, sotto il comando dello stesso C.C. Mario Giorgini e con equipaggi italiani, cinque uscite di guerra in previsione o durante attacchi nemici alla città di Malaga: - 27 marzo 193 7 - ore 00,25, durante il bombardamento della città da parte di un cacciatorpediniere repubblicano, i MAS uscirono 4 minuti dopo l'allarme, anche se non riuscirono ad intercettare l'unità nemica. - 30 marzo 1937 - agguato notturno al largo del porto, in previsione di un attacco di unità repubblicane. Durata della missione 7 ore. - 4 aprile 1937: agguato notturno per lo stesso motivo. Durata della missione 15 ore. - 20 aprile 1937: nuovo pendolamento notturno. Durata della missione 4 ore e mezza. - 24 aprile 1937: nuova uscita durante il bombardamento della città da parte di cacciatorpediniere rossi. Durata della missione 3 ore e 30 minuti. Con questa ultima uscita il compito degli equipaggi italiani era concluso. Il 28 aprile, a consegne ultimate, il C.C. Giorgini ed i suoi dipendenti rientravano in I talia. (4) Vcls. rapporto .di operazione del comandante Mario Schiavuta dall'esploratore Da Verazzano

- A.U.S.M.M. - O.M.S. - Cartella 2937

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L'incrociatore leggero italiano AfUZJO A ITENDOLO, che il 20 gennaio 193 7 sbarcò nel porto di Cadice i due ,HAS 435 e MAS 436, da impiegare nel blocco di M(l/(lga. (col!. F. Bargoni)

Il MAS 436, successiv(lmente spagnolo JAVIER QUIROGA. (coli. F. Bargoni)

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Lancha torpedera CANDTDO PEREZ, ex MAS 435 ceduto dalla Marina italiana a quella nazionalista nel marzo 1937. Notare la bandiem dipinta sul fianco della piccola tmiuì, quale dislilltivo di 11azio11alità. (coli. F. Bargoni)

L'esploratore leggero italiano GIOVANNI DA \IERAZZANO, che nella notte del 5-6 febbraio 19}7 rimorchiò ed appoggiò i due MAS 435 e MAS 436 nella inconcl11de11te missione crmt1·0 il porto di Malagt1. (coli. F. 13argoni)

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I bombardamenti dal mare di Valencia e di Barcellona ad opera degli incrociatori italiani.

Abbiamo visto che l' 8 febbraio 19 .3 7 la città di Malaga, sottoposta da più giorni ad attacchi aerei e terrestri e investita dall'offensiva dei legionari italiani del C.T.V., veniva occupata. Ma non per questo cessarono i bombardamenti dal mare, effettuati sulle città e sui porti costieri repubblicani, da parte degli incrociatori spagnoli Canarias, Baleares e Almirante Cervera. Nell'intento d'influire maggiormente sul già depresso morale delle popolazioni e delle truppe governative, anche da parte italiana si pensò di intervenire con l'impiego di incrociatori. Intervento del resto già previsto dalla Conferenza degli Ammiragli (Cadice 30/12/1936). Le missioni di bombardamento condotte dalle nostre unità navali furono comunque soltanto due: 1) L'incrociatore leggero Eugenio di Savoia (comandante C.V. Massimiliano Vieti-

na), battente l'insegna dell'amm. Vittorio Tur, comandante la VII Divisione della 2a Squadra, nonostante il semaforo segnalasse "burrasca forte" , lasciò la Maddalena alle 04,30 del 13 febbraio, diretto a Barcellona. Nonostante il mare grosso incontrato, l'unità procedette ad alta velocità regolando la rotta in modo da evitare incontri e riconoscimenti da parte di navi di altra nazionalità. Alle 17,30 fu avvistato fra l'altro il sommergibile italiano Ettore Fieramosca che navigava in emersione. Prima della partenza, il comandante aveva fatto coprire con pittura grigia il nome della nave, levare i fasci littori dalle sovrastrutture, mentre all'equipaggio fu ordinato di portare in testa solo il basco o il passamontagna per evitare che durante l'azione, cadendo in mare qualche berretto, si potesse stabilire di quale unità si trattava e a quale nazionalità essa apparteneva. Il forte mare nei quartieri prodieri rese difficoltosa e tormentosa la navigazione fino a dopo le Baleari, successivamente il tempo volse al bello e l'incrociatore poté presentarsi a 9 .000 metri dal porto di Barcellona all'ora preventivata. Erano le 22,50 del 13 febbraio, poco dopo il tramonto della luna. Circa 10 minuti trascorsero per riconoscere gli obiettivi da inquadrare; aiutandosi con i pochi fanali accesi a terra e con i rilevamenti dei punti cospicui della fortezza di Montjuich, I' Eugenio di Savoia, completamente oscurato e con la gente al posto di combattimento, si portò nella posizione esatta, 9 .000 metri al largo del fanale verde della diga dell'Est, e alle 23,00 precise aprì il fuoco con tutte le torri da 152 mm. Il bombardamento di Barcellona durò quattro minuti e quarantacinque secondi, durante i quali vennero sparate 9 salve di 7 -8 colpi ciascuna. Immediatamente dopo la prima salva, la città si oscurò completamente mentre si accendevano vari proiettori che scrutavano il mare allo scopo di individuare l'assalitore. Alcune batterie costiere di piccolo calibro aprirono a loro volta il fuoco, ma con tiri nettamente corti. I 72 proietti sparati dall'Eugenio di Savoia si abbatterono in gran parte sulla città, causando danni non gravi alle abitazioni nella zona residenziale di Calle Corzega, ma veniva anche centrato l'obiettivo principale, costituito dalla fabbrica di materiali aeronautici Elizalde.

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I morti causati dal bombardamento furono sedici, fra militari e civili. Dopo la nona salva l'Eugenio di Savoia invertiva la rotta e, sempre navigando con tempo pessimo, rientrava alla Maddalena nelle primissime ore del 15 febbraio (5).

Emanuele Filiberto Duca d'Aosta (comandante C.V. Alberto Da Zara), nave ammiraglia della VI Divisione, battente l'insegna dell'amm. di squadra Romeo Bernotti, comandante in capo della 2a Squadra Navale, partito il 14 febbraio alle 13,00 da Palma di Maiorca, insieme all'incrociatore Raimondo Montecuccoli (comandante C.V. Mario Bonetti), diresse variando più volte la rotta verso la costa spagnola. Alle ore 21 ,00 le due navi si separarono e, mentre il Montecuccoli rimaneva in crociera protettiva circa 20 miglia al largo della costa, l'Aosta diresse sul porto di Valencia, fino al arrivare a circa 6.000 metri dai moli. Controllata la posizione, alle 21 ,54 aprì il fuoco per raggruppamenti di due torri contro gli obiettivi previsti, effettuando 32 salve da 152 mm in otto minuti (in totale 125 proietti). Dopo la sorpresa iniziale, già alla quarta salva, le batterie costiere, e sembra anche una nave di superficie, aprirono il fuoco sparando in direzione delle vampe dei cannoni. Alcuni colpi passarono sull'Aosta e caddero in mare nelle vicinanze, mentre una granata di piccolo calibro, esplosa in prossimità del barcarizzo di sinistra, produsse danni ad una gru per imbarcazioni e, con le scheggie, lievi scalfiture ad una delle torri poppiere. Non si ebbero feriti. Il bombardamento causò danni nella città e qualche vittima fra la popolazione civile; vennero fra l'altro colpiti la stazione ferroviaria e, purtroppo, l'ospedale provinciale ed una mensa per bambini, fortunatamente vuota data l'ora, gestita dal Soccorso Rosso Internazionale. Terminato il tiro, l'Emanuele Filiberto Duca d'Aosta, dopo essersi occultato dietro una cortina fumogena, si allontanò ad alta velocità (30 nodi) e, ricongiuntosi col Montecuccoli diresse per la base di La Spezia, dove le due navi rientrarono il 16 febbraio alle ore 15,00 (6).

2) L'incrociatore leggero

Il segreto su queste due operazioni è stato indubbiamente ben conservato, se ancora qualche an'no fa fonti spagnole attribuivano i due bombardamenti stessi all'incrociatore italiano Armando Diaz, o addirittura all'incrociatore spagnolo Canarias. Gli ufficiali delle corazzate inglesi Royal Oak e Ramilles e quelli del cacciatorpediniere francese Guepard, alla fonda in rada davanti a Valencia nella notte del 14 febbraio, non si fecero invece trarre in inganno; parlando, infatti, a Palma di Maiorca, nei giorni successivi, con il contrammiraglio Angelo Iachino, pur senza affermarlo apertamente, lasciarono intendere di essere convinti che il tiro contro la città era opera di un incrociatore italiano. Invio in Spagna di due MAS italiani per la difesa ravvicinata del porto di Cadice

Con l'utilizzazione di Cadice come base principale di sbarco delle truppe volontarie italiane e degli aiuti in materiali ed armi, la nostra Marina Militare, che (5) Vds. rapporto di missione dell'incrociatore Eugenio di Savoia . A.U.S.M.M. - 0.M.S. - Cartelle 3092 e 2829. (6) Vds. rapporto di missione dell'incrociatore Duca d'Aosta. A.U.S.M.M. - O.M.S. - Cartella 2829.


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Cartina n. 5 - Grafico della rotta seguita dall'incrociatore Duca d'Aosta nella missione di bombardamento del porto di Valencia, effettuato nella notte del 12 febbraio 1937. (il Montecuccoli, che accompagnava la nave ammiraglia, si fermò al1' altezza del meridiano O).


come abbiano già visto vi aveva istituita la sede della Missione Navale italiana ed un Comando Marina, pensò che sarebbe stato importante provvedere, anche con mezzi propri, alla difesa foranea ravvicinata dell'imboccatura. Si decise quindi di inviarvi due vecchi MAS, di ridotta efficienza, indipendentemente dagli altri due più moderni destinati ad azioni offensive contro Malaga. Vennero prescelti il MAS 100 e il MAS 223, che prima di essere inviati in Spagna furono sottoposti a manutenzione e riverniciatura presso l'Arsenale di La Spezia, che provvide anche alla revisione dei due motori del Mas 100 e di quello di sinistra del Mas 223. Il motore di dritta, invece, essendo particolarmente usurato venne affidato, per la rimessa in efficienza, alla Ditta Maggi di La Spezia. In pochi giorni le due piccole unità furono pronte. Effettuarono alcune prove nel golfo, poi tornarono in Arsenale per essere imbarcate sul piroscafo Ernani, che effettuò l'operazione nella notte tra 1'8 e il 9 gennaio 1937. Rizzati sul ponte di coperta del mercantile, nascosti da grossi teloni, i due motoscafi giunsero a Cadice il 15 gennaio. Per circa due mesi, in occasione degli arrivi o delle partenze dei convogli di rifornimento, effettuarono brevi uscite davanti all'imboccatura del porto e la vigilanza nelle acque dello stesso. Si approfittò anche di queste occasioni per istruire il personale spagnolo che avrebbe dovuto, in un breve proseguo di tempo, prenderli in consegna. In questo primo periodo i due MAS non crearono mai grossi problemi per avarie o cattivo funzionamento dei motori, pur già evidenziandosi la pratica impossibilità di usare questi mezzi, troppo piccoli (solo 12 t di dislocamento) e a fondo piatto, in acque generalmente piuttosto mosse e con correnti marine di notevole intensità. Il 20 marzo 1937 le due unità furono regolarmente consegnate al personale spagnolo, con scambio di firme sui relativi verbali. Dieci giorni dopo ribattezzati Napoles (ex Mas 100) e Sicilia (ex Mas 223), caricati con i pezzi çli rispetto e con tutti i bagagli della gente, partivano alla volta di Ceuta senza scorta e con mare mosso. A due o tre miglia della costa il Napoles, avendo fatto avaria al motore di dritta, era costretto a rientrare rimorchiato dal Sicilia. Da quel momento, dopo la pulizia della carena e la riparazione del motore, i due motoscafi vennero impiegati soltanto nelle acque di Cadice. L'episodio sembrava ormai chiuso, quando a metà giugno, da Salamanca perveniva alla Missione Navale italiana la proposta dell'ammiraglio Cervera di restituire alla R. Marina i due MAS, perché praticamente di nessuna utilità, a causa delle piccole dimensioni, della mancanza di qualità marine, della loro insufficente velocità, delle continue avarie e della mancanza assoluta di abitabilità (7). Il Comandante Ferretti (alias Rampoldi) richiese allora l'immediato invio del ten. D.M. Pighini e successivamente di due sottufficiali motoristi da affiancare agli equipaggi spagnoli per la conduzione dei due mezzi. Vennero effettuate verifiche e prove di vario genere, giungendo alle conclusioni che possiamo leggere qui sotto nello stralcio tratto dalla relazione dello stesso Comandante della M.N.I., in data 12 luglio, e diretta al Ministero della Marina in Roma: (7) Vds. J. Cervera Valderrama · "Memorias de guerra" · Madrid 1968. Vds. relazione del cte Ferretti · A.U.S.M.M. · O.M.S. · Cartella 2852.

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Una bella foto dell'incrociatore EUGENIO DI SAVOIA, che nel/ti notte del 13 febbraio 193i, battendo l'insegna dell'ammiraglio di divisione Vittorio Tur, effettuò un bomhardamenlo dal mare contro il porto di llarcellona. (coll. A. Fraccaroli) Una foto scattata daUa plancia ammiraglio dell'incrocù1tore EUGENIO DI SAVOIA, mentre naviga a velocità elwata lottando con le condizioni del mare, non certo favorevoli, diretto a Barcellona per bombardarne il porto e la zona industriale. Prime ore del mattino 13 febbraio 19Ji . (coli. F. Bargoni)

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L 'incrociatore !e?,gero italiano EA!ANUELE FILIBERTO DUCA D'AOSTA, nave ammiraglia della VI Divisione Navale, che la sem del 14 febbraio 1937 bombardò a sua volta il porto di Valencia. (col!. F. Bargoni)

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I lievi danni prodotti da un colpo di piccolo calibro di una batteria costiera, ricevuto a poppa dall'inc. DUCA D'AOSTA durante il bomba,damento del porto di Va!encia. (coll. F. Bargoni)

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L'ammiraglio di divisione Romeo Bemotti, che nella missione di bombardamento del porto di Valencia, alzava la sua insegna sull'inc. DUCA D'AOSTA. (coll. F. Bargoni}

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omissis Essendo mia opinione che il cattivo funzionamento dei MAS, a parte la velocità, dipendeva da questioni di personale, ho allora richiesto l'invio del tenente D.M. Piglini ed in un secondo tempo di due sottufficiali motoristi. L'ufficiale in questione ha eseguito una scrupolosa visita ad ambedue le unità e varie prove ed uscite con essi. A tutt'oggi è possibile dire quindi che i due MAS sono nelle seguenti condizioni: MAS SICILIA Apparato motore in buono stato. Ha eseguito una prova in mare durata 4h30m a varie andature (giri 600 - 1100). Funzionamento motori normale. La prova è stata interrotta in seguito a richiesta del Comandante stesso che ha ritenuto inutile prolungarla. Lo scafo aveva infiltrazioni d'acqua e dalle vibrazioni riscontrate durante il moto si aveva motivo çj,i ritenere che i cuscinetti supporto esterno dei due assi fossero in cattive condizioni. E stato messo il MAS sullo scalo per verificare lo stato dei cuscinetti e per l'eventuale calafataggio dello scafo. Attualmente si sta procedendo a tale lavom, al cambio di una delle eliche che è stata trovata in cattive condizioni a causa di un urto ricevuto ed al cambio di metallo, che era fuso, ai cuscinetti esterni. MAS NAPOLI Il MAS in questione circa un mese fa ebbe una avaria che ha causato la rottura del biblocco centrale e di un pistone. Tale avaria fu causata da cattiva manutenzione delle punterie e dalla poca esperienza del personale: la riprova di quanto sopra è data dallo spappolamento completo delle valvole e della testata del cilindro che appare completamente martellata e sfondata in due punti. Gli organi avariati furono a suo tempo sostituiti e rimontati a mezzo del personale di bordo e di due operai dell'Arsenale della Carraca. Il motore quindi appariva pronto all'esame oculare. Messo in moto, si osservavano però delle anomalie di funzionamento, perdite di olio e mancanza di circolazione d'acqua. Esaminata la tubolatura del!' olio si riscontrava in una flangia un tampone di carta messovi nel periodo dello smontaggio e dimenticato all'atto di rimontare il motore. In previsione allora di ulteri01i sviste e dato quanto è detto sopra, si è ritenuto opportuno procedere ad una completa revisione, attualmente in atto, del motore. Conclusioni

a) Il MAS SICILIA, tranne piccole avarie nonnali a tutti i mr;tori a scoppio di una certa età e dovute forse anche in parte alla relativa poca esperienza del personale di bordo, è però sempre stato in grado di navigare e di assolvere i compiti di un MAS costiero. b) Il MAS NAPOLI viceversa è stato inutilizzato anche un mese di seguito, per la nota avaria, non è mai andato perfettamente bene a causa sopmttutto del motore di dritta ed è fondo l'unico che può aver dato luogo a lagnanze in parte giustificate. Anche per questo però è da osservare che la poca esperienza del personale motorista,

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meno pratico di quello del SICILIA , ha contribuito in modo notevole a tale stato di cose. c) È doveroso infine riconoscere che se invece di avere più di 15 anni, ossia di far parte di quelli classificati M.E. , i due MAS avessero avuto motori meno usurati, gli inconvenienti lamentati non si sarebbero forse verificati. I due MAS di Malaga infatti, a parte il noto incidente dovuto ad imperizia marinaresca, non hanno mai dato luogo ad avarie di macchina pur avendo a bordo personale motorista della stessa capacità di quello dei MAS di Cadice e pur avendo coperto lunghi tragitti. Previsioni

a) Dal punto di vista dell'apparato motore e salvo ulteriori avarie possibili (perché ripeto i motori sono vecchi ed usurati) ma non probabili, i due MAS potranno ritenersi pronti a svolgere missioni inerenti al loro stato di vetustà ed alla loro velocità verso il 25 del mese con·ente. b) Dal punto di vista dell'allevamento del personale, i due sottufficiali meccanici giunti dall'Italia provvederanno intanto a mettere bene al corrente i motoristi spagnoli: è da ritenersi che per la fine di agosto la loro opera potrà essere compiuta. RllMPOLDI

Una relazione simile, più o meno addolcita nei commenti sull'efficienza degli equipaggi spagnoli, venne inoltre inviata all'ammiraglio Cervera, Capo di Stato Maggiore della Marina nazionalista. La stessa era completata da un quinto paragrafo di considerazioni sul modo migliore di impiegare le due imbarcazioni:

omissis Considerazioni

a) I MAS NAPOLI e SICILIA, avendo requisiti differenti da quelli del CANDIDO PEREZ debbono avere un impiego costiero, e cioè difesa ravvicinata dei porti, vigilanza in un passaggio obbligato in vicinanza di forze di sostegno, sia dal punto di vista bellico che marinaresco. b) Eventuali spostamenti da una base all'altra delle due unità debbono essere /atti a rimorchio e mai con i propri mezzi: concetto analogo è sempre seguito dalla Marina Italiana. e) L'impiego dei due MAS deve essere alternato in modo che uno di essi possa essere sempre in manutenzione mentre l'altro è di servizio: solo così potrà assicurarsi un prolungato funzionamento od un elevato rendimento di essi (8) . ROSSI

(8) Vds. relazione del Com. Ferretti (alias Rossi) - A.U.S.M.M. - O.M.S. - Cartella 2852.

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Possiamo dire con cognizione di causa che quei consigli vennero accettati, dal momento che di restituzione non si parlò più. Anzi, a fine guerra i due motoscafi vennero denominati rispettivamente, L. T. 17 e L. T. 18 rimanendo in servizio nella ricostituita Marina spagnola, fino al marzo 1941.

Contributo della Regia Marina alla istituzione di una base navale a Palma di Maiorca Nell'incontro del 30 dicembre 1936 a Cadice, i tre ammiragli, spagnolo, tedesco e italiano, oltre a fissare i criteri per la condotta futura della guerra marittima, avevano riconosciuto la necessità di attrezzare, per lo sviluppo delle operazioni nel Mediterraneo occidentale, una base aeronavale a Palma di Maiorca. Delle attrezzature navali già esistenti, le uniche ritenute abbastanza idonee furono le batterie costiere poste a difesa dell'entrata della baia. La Marina spagnola avrebbe provveduto successivamente a fornire una batteria antiaerea da sistemare su Punta San Carlos oltre ad una squadriglia di navi pattuglia, armate con cannoni di piccolo calibro, per la sorveglianza diurna e notturna in rada e per il pilotaggio delle navi da guerra e dei mercantili. Per quanto riguardava le infrastrutture ed i servizi della componente aerea fu deciso di rimettersi alla R. Aeronautica, che avrebbe provveduto in base alle proposte formulate dall'ammiraglio Iachino. La parte più cospicua, infine, venne affidata alla Regia Marina, che in brevissimo tempo dovette programmare, richiedere e mano mano sistemare tutte le attrezzature di cui aveva bisogno una struttura così strategicamente importante e che doveva praticamente sorgere dal nulla. Comunque il 15 febbraio 193 7, sia pure con alcune limitazioni, la Base navale di Palma fu in grado di entrare in funzione come appoggio per le operazioni di guerra al traffico, al momento condotte dagli incrociatori Baleares e Cel'vera. Ma vediamo in dettaglio i servizi della nuova Base: 1)

In testa all'ordine delle priorità venne posta una stazione R. T. ad onde corte, per le comunicazioni fra Roma, Palma, Cadice e Salamanca. La sistemazione di questa stazione era in realtà stata decisa dalla nostra Marina, indipendentemente dalla Conferenza degli Ammiragli; infatti le apparecchiarture erano arrivate già dal 25 dicembre 1936 col piroscafo Tevere (vedi pag. 152). Subito installata nei locali predisposti allo scopo, a cura del personale italiano giunto espressamente sotto la direzione del maggiore A.N. Rosati, entrò in funzione come stazione ricevente fin dall' 11 gennaio 193 7. Come trasmittente, invece, a causa del maltempo e della scarsa collaborazione delle maestranze spagnole, non fu pronta a funzionare che il 4 febbraio. Al servizio vennero preposti un ufficiale del C.R.E.M. con 18 operatori della R. Marina e 6 operatori spagnoli.

2) Tutte le altre attrezzature, nautiche o di difesa, seguirono invece col piroscafo Valsavoia (varato nel 1910; tsl 5.733; vel. 10 nodi; armatore, I.N.S.A., Genova) che partito dalla Spezia il 14 gennaio, dopo un giorno di sosta a La Madda-

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lena, ne ripartiva scortato dal et. Carlo Mirabello dando fondo nel porto di Palma il 17 gennaio. 3) Un capitolo importantissimo era quello della posa di una ostruzione retale destinata a proteggere dai siluri uno specchio d'acqua sufficientemente ampio per consentire l'ormeggio degli incrociatori e dei piroscafi armati nazionalisti. I lavori per la messa in opera della rete, delle catene di ormeggio, delle boe e dei galleggianti relativi, iniziarono immediatamente, organizzati e diretti dal cap. del C.R.E.M. Secci e da un altro ufficiale sempre del C.R.E.M., ed effettuati da quattro sottufficiali, 3 sottocapi, 6 comuni, 5 operai del R. Arsenale di La Spezia, con l'utilizzazione di 40 operai e manovali spagnoli. Nonostante la scarsezza di mezzi nautici disponibili e l'imperversare del cattivo tempo, l'ostruzione, lunga 2.000 metri, fu tutta in mare entro il 16 febbraio. Una parte del materiale inviato da La Spezia risultò, però, esuberante, tanto che il Comando Marina di Palma decise di servirsene per mettere a posto un altro tratto di rete, non previsto nel progetto iniziale e per il quale vennero chieste a Roma altre quattro boe. 4) Per il servizio di ricerca e scoperta, e per il tiro notturno, dallo stesso Valsavoia vennero sbarcati due proiettori da 90 cm che furono subito inviati alla batteria costiera di Enderrocat dove già esisteva un gruppo elettrogeno adatto. Il 16 febbraio, inoltre, dal piroscafo Traviata sbarcavano, tre fotoelettriche autocarrate, concesse dal R. Esercito, anch'esse con proiettori da 90 cm. Riscontrato, però, che questi ultimi erano di portata insufficiente per uso delle batterie costiere, vennero immediatamente richieste altre due fotoelettriche con proiettori da 120 cm. 5) Quanto alle due apparecchiature di dragaggio destinate ad altrettanti dragamine, giunte anch'esse col piroscafo Valsavoia il 17 gennaio, esse vennero assegnate a due unità di pattuglia (Ciudadela e Santa Barbara) scelte appositamente. Ma alla fine di febbraio 19 37 una sola di esse era pronta a funzionare. Per l'altra i lavori di sistemazione procedettero più lentamente, anche per il fatto che, non risultando fossero stati posati da parte dei rossi campi minati nelle acque delle Baleari, l'impiego dei dragamine si rivelava, al momento, non necessario. 6) Dovendo servire come base d'appoggio alla divisione di incrociatori nazionalisti e alle unità italiane ivi dislocate, si dovette provvedere ai mezzi per il rifornimento d'acqua e di combustibile alle navi in questione. Per le unità italiane, fin dal 6 dicembre 1936, era all'ormeggio in rada la cisterna Laura Con·ado (varo 1912; tsl 3.645; portata 6000 t.; vel. 10 nodi; Armatore: Soc. Corrado, Genova) con equipaggio borghese ed un R. Commissario (1 ° T.V. Compl. Longobardi), mentre il 7 febbraio giungevano in convoglio dall'Italia, scortate dall'espl. Alvise da Mosto uscito ad incontrarle, la pirocisterna per combustibili Consolata (ex Persiano) (varo 1889; tsl 2474; portata 3.000 t; vel.10 nodi; armatore: Soc. Armatrice It., Genova), la pirocisterna per acqua Teodolinda (varo 1925; tsl 362; armatore: Compagnia Marittima Soc. An., Genova) e la bettolina per nafta G.R. 154 da 300 t, da utilizzare per il rifornimento di nafta prelevata dai depositi a terra.

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Queste tre unità furono subito consegnate agli spagnoli, alzando bandiera nazionalista. Il personale italiano che le aveva condotte a Palma venne rimpatriato dopo pochi giorni, a consegne ultimate. Trattandosi di una Base navale operativa della Marina spagnola, con pericolo d'incursioni aeree da parte repubblicana, a fine febbraio venne deciso di decentrare la cisterna Laura Corrado, appartenente ad una Marina ufficialmente neutrale, a Porto Pi. L'unità, che nel frattempo aveva avuto completato il carico dalla cisterna Utilitas proveniente da Tangeri, per potersi ormeggiare in questo porto dovette prima scaricare 900 tonnellate di nafta in due depositi della CAMPSA esistenti sul posto, riservandosi di ritirarle mano mano che avesse effettuato dei rifornimenti. A metà febbraio la nuova Base navale di Palma diventò effettivamente operativa. Il C.V. spagnolo Francisco Bastarreche (dal 7 marzo 1937 contrammiraglio) fin dal 22 gennaio ne aveva assunto il comando, ma che tutto funzionasse perfettamente a dovere non è proprio possibile affermarlo. Infatti, il contrammiraglio A. Marenco di Moriondo, Comandante del Gruppo "Quarto", la cui nave ammiraglia stazionava ormeggiata in rada, ci riferisce in una relazione del 17 marzo (9) che gli incrociatori nazionalisti Baleares e Cervera, provenienti da Ceuta scortando gli incrociatori ausiliari Antonio Lazaro e Vicente Puchol (trasformati in posamine e con un carico di materiali destinati alla base), appena ultimato il rifornimento di combustibile, eseguito alla fonda internamente all'ostruzione re tale, erano salpati. Il Cervera aveva quindi dato fondo fuori delle ostruzioni ed il Baleares nell'insenatura di Porrasse più riparata dal libeccio. L'ammiraglio Moreno, Comandante la Squadra Navale nazionalista, spiegò che, con il cattivo tempo da sud, i due incrociatori, stando alla fonda in vicinanza del porto di Palma, avevano ripetutamente arato, trovandosi così costretti a rinunciare alla difesa delle ostruzioni dato il forte vento di libeccio che soffiava nella zona. L'amm. Bastarreche aveva immediatamente sollecitato l'invio da Cadice di boe, catene ed àncore per preparare ormeggi sicuri per i grossi incrociatori. Nella relazione dell'amm. Marenco di Moriondo vi è poi un'altra considerazione sull'attività navale delle unità da guerra, sia nazionaliste sia repubblicane. Egli si meraviglia che in quel periodo, in cui da Palma si poteva contrastare il traffico marittimo, bloccando effettivamente i porti repubblicani, gli incontri fra navi da guerra venissero evitati, sia dall'un contendente sia dall'altro. Non starò qui a ripetere quanto già detto in merito a questo apparentemente strano modo di condurre una guerra, ma rimando il lettore ai commenti espressi a pag. 137 del presente volume.

Continuazione della prima Campagna sottomarina

Nel gennaio 19.3 7 si ebbe il massimo sforzo deì nostri battelli impegnati nel blocco delle coste repubblicane, anche se il primo successo venne colto proprio nel-

(9) A.U.S.M.M. - Fondo O.M.S. - Cartella 2854.

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l'ultimo giorno del mese stesso. Ben 16 sommergibili si alternarono in missioni di agguato nelle zone di Barcellona, Valencia, Cartagena, Almeria e Malaga. Durante questo mese, inoltre, i nostri sommergibili dettero inizio ai bombardamenti dal mare contro particolari obiettivi terrestri. Per lo più si trattava di zone industriali e portuali o di strade di comunicazione lungo la costa. Il batte11o incaricato avrebbe dovuto emergere di notte a circa 10.000 metri dall'obbiettivo, preventivamente riconosciuto al periscopio, e rapidamente, nel giro di 10-15 minuti, sparare una cinquantina di colpi. La rapidità dell'azione avrebbe consentito al sommergibile di disimpegnarsi ed immergersi prima che le batterie costiere avessero il tempo di reagire ed inquadrarlo. Ai sommergibili che par tivano per le missioni speciali, fino dalla fine di dicembre 1936 vennero consegnate delle informazioni e dei promemoria ricavati dalle osservazioni e dai rapporti stilati dai comandanti delle unità subacquee che rientravano dagli agguati nelle acque spagnole. Sono interessanti e ne riportiamo alcuni integralmente, perché ci danno un quadro esatto delle attività navali nelle acque territoriali della Spagna repubblicana e delle possibilità di attacco dei nostri battelli a seconda delle rotte di avvicinamento ai porti e del traffico che a questi faceva capo: «Informazioni vade per i sommergibili che eseguono missioni (10)

1) Le navi da guerra nazionali spagnuole portano sui fumaiuoli una fascia nera sul bordo superiore e sotto di questa un'alt1·a fascia ad intervallo della medesima altezza della precedente. 2) Le navi mercantili spagnole bianche portano all'estremità dei fumaioli una striscia nera indi una doppia striscia grigia poi un'altra uguale striscia nera. 3) L'incrociatore MENDEZ NUNEZ risulta dipinto mimeticamente, (ha un c. t. pitturato sul fianco). I CC. TT. rossi hanno strisce bianche ai fumaioli e sono dipinti in grigio scuro. Sembra che portano le lettere distintive sulle scafo dipinto sotto la plancia anziché a prora. 4) Dal 20.12.36 navi nazionali in navigazione, esclusi pescherecci, porteranno ad un albero prodiero seguenti segnali: 1° - Due bandiere quadre qualsiasi 2° - Una bandiera quadra e un pennello sotto 3° - Due pennelli 4° - Un pennello e una bandiera quadra sotto. I segnali si seguiranno nei successivi giorni del mese cominciando dal segnale n. 1 al primo giorno del mese. 5) Il Governo di Burgos ha dichiarato ancoraggi di sicurezza per le navi da gue11'a e mercantili neutri nei porti spagnoli di levante i seguenti:

(10) A.U.S.M.M. - Fondo 0.M.S. - Cartella 3067.

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a) b) e) d) e)

Tarragona . a ovest del meridiano 1° 13' 10" Valencia - a sud del parallelo 39° 25' Alicante · a ovest del Meridiano 0° 29' 40" Barcellona di fronte - a Barcelloneta, a nord dell'orologio del porto. Cartagena - a sud parallelo punto Tocadera e a ovest meridiano detta punta.

6) Cartagena - esiste ostruzione fra estremità diga Curra e molo batteria Navidad. È stato inoltre osservato che le navi che entrano e escono dal porto evitano di passare a ponente ed a nord dell'Isola di Encombrera, a meno di due miglia di distanza. 7) Gli incrociatori ausiliari bianchi MALLORCA e CIUDAD DE PALMA hanno le seguenti caratteristiche: MALLORCA - Sagoma vecchio piroscafo tipo "Città di Siracusa", con un solo fumaiolo CIUDAD DE PALMA - Sagoma motonave tipo "San Marco" con 1 fumaiolo basso e schiacciato. Entrambi in navigazione portano segnali riconoscimento regolamentari. 8) L'offesa aerea contro sommergibili in vicinanza Isole Baleari si estende fino a 1O miglia da costa di detta isola. (i smg. non dovranno avvicinarsi a meno di 15 miglia di dette coste) 9) Incrociatore MENDEZ NUNES è impiegato come scorta ai piroscafi tra Barcellona e Terragona. 1O) La dislocazione delle navi rosse secondo le ultime informazioni è quella che risulta dall'allegato. Di notte in genere i cc.tt. rossi incrociano fuori dei porti principali. 11) Sembm che lungo la costa spagnola e specialmente davanti ai porti, squadriglie di pescherecci siano impiegate in servizio di vigilanza; sembrerebbe che siano muniti di idrofoni se la notizia non è ancora sicura e comunque la loro efficacia è dubbia. Ne è stato visto uno armato con un piccolo cannone (da 40). 12) A Cartagena vi è sempre qualche et. pronto che può uscire in caso di avvistamento. 13) A Cartagena vi sono riflettori che durante qualche notte sono stati tenuti accesi. Data la presenza di questi proiettori converrà allontanarsi alquanto per la emica per non essere visti da unità in crociera nelle vicinanze, quando illuminati debolmente dai fasci dei proiettori: 14) Non si hanno notizie della presenza di torpedini, ad ogni modo i sommergibili eviteranno di avvicinarsi molto alle imboccature .dei porti salvo per scopi molto importanti come attacco di navi ancorate in rada. 15) Tutti i fari da Barcellona alla frontiera francese vengono aperti alle ore 24. I fari di Capo Tinoso, Escombrera e Capo Patos sono spenti. 16) Piroscafi che fanno servizio per i rossi: CIUDAD DE UNEZ

Dipinto tutto grigio

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CIUDAD DE BARCELLONA VILLA DE MADRID

Scafo e soprastrutture in marrone Scafo grigio molto scuro e sovrastrutture in marrone e fumaiolo con fascia bianca Tutto grigio

CIUDAD DE IBIZA

Tutto nero

JAIME II

Tutto grigio

CIUDAD DE TARRAGONA

I primi tre fanno servizio fra Spagna e Marsiglia. Gli altri 3 fm Spagna e Orano (si ritiene che trasportino anche passeggeri). 17) Secondo informazioni non ancora confermate il governo nazionale ha dichiarato minabili dal 25.12.1936 le seguenti zone: MALAGA

Non si dovrà navigare a occidente del/anale della punta di Elz

ALMERIA

Non navigare a settentrione delle Torre di San Miguel fino a tanto che il meridiano della Cattedrale non sia stato ben oltrepassato;

CARTA GENA

Non navigare ad Oriente del meridiano di Pocadera fino a tanto che l'est-ovest di Capo Tinoso non sia stato ben oltrepassato.

VALENCIA

Non navigare a settentrione del parallelo 39° 26'. Il porto di Tarragona verrebbe chiuso completamente. Sarà segnalato per R. T. ai sommergibili il giorno che tali zone diventeranno pericolose per la navigazione. Bilbao - G ijon e Santander sono già stati minati.

18) Un smg. nazionale è stato attaccato da un et. rosso con bombe di profondità. Secondo infonnazioni di massima le unità ed i piroscafi rossi pattano da Minotca al ttamonto e vi arrivano all'alba. Ugualmente risulterebbe che i piroscafi rossi entrano nei loro porti subito dopo l'alba. p.c.c.: CAPITANO DI CORVETTA UFFICIALE ADDETTO (Pietro Scammacca) « Osservazioni fatte nelle precedenti missioni

VALENCIA:

Punti di riferimento Il solo faro acceso, di tutta la costa spagnola, è quello delle Isole Columbretes. Dovendo giungere verso la costa dopo la mezzanotte è bene determinare su detto faro

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IlMAS 223, successivamente• sp(lgnolo SJCILIA, che nel gennaio 1937, insieme al MAS 100, era stato inviato (I Cadice con compiti di vigilanza all'imboccatura e nelle acque del porto stesso. (coli. F. Bargoni)

Il sommergibile PIETRO CALVI che nella notte del 12 gennaio 1937 bombardò la zona industriale ad ovest di Valencia. (coli. G. Gotuzzo)

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Il sommergibile italiano CTR O ,WENO'fTI, che nel corso di un'intensa missione affondò 01 gennaio 1937) il piroscaf, spagnolo rosso DELFIN e bombardò, in due no/ii consecutive (2 e J febbraio 193 7), ponti e viadotti della strada costie" ad est di Malaga. (coll. F. Bargou.i)

Relitto del piroscafo spagnolo repubblicano DELFlN silurato ed affondato dal sommergibile italiano CIRO MEN01TI nei pressi del porto di Malaga. (coli. F. Bargoni)

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la propria posizione. La città di Valencia è bene oscurata dopo la mezzanotte e se ne può individuare la posizione riferendosi al lungo pezzo di costa completamente oscuro, costituito dalla palude "Albuferas". I lumi che si vedono a destra di questa palude sono quelli di Puerto del Grao (Porto di Valencia). Prima della mezzanotte, nella città di Valencia, e cioé nell'interno della costa, sono accesi dei fanali rossi molto luminosi che si ritiene siano delle insegne luminose. Tali fanali rossi sono visibili anche a 1O miglia di distanza, ma sono spenti dopo la mezzanotte. Il faro di Capo Cullera e quello di Valencia si accendono di quando in quando, con periodi del tutto irregolari, all'avvicinarsi di un piroscafo e, quando questo è a cfrca un miglia dalla costa, si accendono anche i fanali delle testate dei moli. IMBOCCATUR E Delle due entrate del porto, quella più utilizzata è quella di sud, e ciò forse per la vicinanza di questa entrata alla zona neutra, dove sono ancorati bastimenti da guerra e mercantili esteri, il che costituisce un'ottima difesa per le navi che entrano ed escono dal porto. ROTTE SEGUITE Le rotte seguite dai piroscafi per arrivare a Valencia sono le seguenti:

a) Diretta dalle Isole Columbretes a Valencia. Questa rotta è poco frequentata. b) I}a Capo Sant'Antonio costeggiando fino a Punta Cullera e, quindi su Valencia . E frequentatissima ed ha in vantaggio di permettere la navigazione in fondali bassissimi ed in vicinanza di una costa che si illumina al passaggio delle navi. Si ha ragione di ritenere che anche le navi provenienti dal Mediterraneo orientale atterrino a Capo Sant'Antonio. c) Rotta da Barcellona a Marsiglia . Anche questa molto frequentata, corre lungo la costa. La navigazione è facilitata dal saltuario accendersi del faro di Capo Canet, del fanale di Sagunto e di un altm fanale che si ritiene sistemato sulla torre del monastero del "Puyg", magnifico castello molto visibile di giorno, situato tra Sagunto e Valencia. Di Sagunto sono molto visibili i fumaioli degli alti forni che sono in funzione e, dai quali, viene emanata di sera una luce rossastra che può servire da punto di riferimento. Non esiste reazione da parte di navi da guen·a. Esistono aerei che saltuariamente esplorano le acque circostanti il porto di Valencia. · CARTA GENA

È la zona più sorvegliata. Ogni notte è in mare almeno una sezione di cc.tt. che esce dal porto subito dopo il tramonto per rientrarvi prima dell'alba. Qualche volta questi

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cc.tt. portano i fanali accesi. Sembra che il servizio idrofonico svolto da tali unità e dai pescherecci, sia abbastanza preciso. ALICANTE

Non è stata notata alcuna sorveglianza speciale. Il traffico è scarso. I piroscafi atterrano generalmente nella mattinata tenendosi molto sotto costa (Tabarca a sud, Capo Huentas a nord). Di notte la città è oscurata. ALMERIA

È stato notato scarso traffico. Di notte la città resta illuminata. Il faro di Capo de Gata è spento. BARCELLONA - TARRAGONA

Sia a Barcellona che a Tarragona e specialmente in quest'ultima località, per tenere l'agguato dinnanzi alla imboccatura del porto e poter attaccare qualsiasi piroscafo entti in porto occo1'rerebbe stare troppo nelle immediate vicinanze dell'imboccatura e in una quasi continua accostata. Poiché ambo i porti, e specialmente Tarragona, sul lato occidentale hanno bassi fondali, che possono rendere problematico l'attacco e difficile il lancio, si ritiene che per l'agguato dinnanzi ai porti suddetti convenga scegliere la zona a levante e navigare - come fanno quasi tutti i piroscafi in arrivo e in partenza a 1,5 miglia dalla costa. In tal modo sarà possibile prendere i piroscafi provenienti da levante e buona parte di quelli provenienti dal largo. L'agguato nella zona di ponente di detti porti è forse conveniente che l'agguato sia tenuto sotto costa rispettivamente a ponente del faro del Llobregat e del faro di Capo Salon. p.e.c. : CAPITA NO DI CORVEITA UFFICIALE ADDEITO

(Pietl'o Scammacca)

Ma dal punto di vista del Diritto Internazionale, le missioni dei nostri sommergibili erano senza dubbio assolutamente iUegali. Si doveva quindi tenere una doppia serie di registri e documenti: una più segreta e reale, ed una ufficiale, ma non veritiera, da cui non fosse possibile ricavare e divulgare dati che potessero provare attacchi ad unità navali o bombardamenti di obiettivi a terra. I comandanti avevano infatti l'ordine di: - conservare a bordo i giornali di chiesuola tra i documenti riservati personali e di non consegnarli, come d'abitudine, ai Dipartimenti se non dietro disposizioni di Maricosom;

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- distruggere i brogliacci di plancia e cancellare le rotte segnate sulle carte di navigazione. Se ciò non fosse stato possibile, dette carte dovevano essere distrutte e sostituite; - al rientro dalla missione, il Comandante doveva riconsegnare al Comando del Gruppo la bandiera spagnola e presentarsi in abiti civili a Maricosom portando tutti i documenti e i cifrari ricevuti, una copia del brogliaccio R.T. e la relazione completa sulla missione compiuta. Ma come giustificare ufficialmente i lanci dei siluri e come scaricare amministrativamente le armi? Si doveva redigere un verbale di perdite da conservare fra le pratiche riservate personali, riguardanti la missione, e cosl motivandolo:

"Durante una esercitazione di lancio con testa di guerra, in seguito a improvviso forte appruamento del sommergibile, verificatosi mentre i cappelli erano aperti, il siluro ... ... ... ... ... .. ... ... munito della testa in guerra ......... .............. per cause non potute accertare è fuori uscito dal tubo affondando in fondali superiori ai 500 metri." La data della perdita doveva essere quella del giorno antecedente la partenza del sommergibile per la missione (11) .

Si riporta adesso in dettaglio lo svolgimento delle missioni, che nella prima metà del mese di gennaio si svolsero in condizioni di tempo e mare buoni, mentre a partire dal 18-20 le condizioni meteorologiche furono di notevole disturbo, tanto da provocare il rientro anticipato di alcuni battelli: 12) - Archimede - Smg.g.c. - i.s. 1934 - 3° Grupsom Messina - D. 985/1.259 t (comandante C.C. Sergio Lusena) - p. Napoli 1/1/1937 - Z.a. Barcellona - mare buono - 16 giorni - O.m.s. 208 - O.m.i. 128 - 12 manovre di attacco iniziate, ma interrotte prima del lancio - Rm. Napoli 16 gennaio . 13) - Pietro Calvi - Smg.g.c. - i.s. 1935 - 4° Grupsom Taranto - D . 1.550/2.060 t - (comandante C.C. Alberto Beretta) - p. La Maddalena 1/1/1937 - Z.a. Valencia - mare buono - 22 manovre di attacco iniziate, di cui due sole la notte dell'8,. portate a termine, con il lancio di due siluri da 533 mm contro due piroscafi, senza però colpirli. Sul finire della missione ricevette l'ordine di bombardare la zona industriale ad ovest di Valencia, con l'obiettivo di colpire i cantieri navali e i depositi di petrolio. Nella notte del 12 gennaio si portò a circa 10.000 metri dai bersagli ed, emerso, aprì il fuoco con i pezzi da 120 mm. In tredici minuti sparò 71 granate dirompenti, poi poté allontanarsi fatto segno soltanto a tiri di mitragliere da terra. La città, già alla terza salva, si era completamente oscurata. Rm. La Maddalena 18 gennaio 193ì D.m. 18 giorni O.m.s. 158 - O .m.i. 135. 14) - Berillo - Smg.p.c. - i.s. 1936 - 3° Grupsom Messina - (comandante C.C . Vittorio Prato) - (ufficiale spagnolo CC. Bobadilla) - p. Napoli 1/1/1937 -

(11) A.U.S.M.M. - 0.M.S. - CarcelJa 3067.

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Z. a. Cartagena - mare buono - D.m. 18 giorni - O.m.s. 215 - O.m.i. 158 - 4 manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine - R. m. Napoli 18 gennaio. 15) - Sirena - Smg.p.c. - i.s . 1933 - 4° Grupsom Taranto - D. 681/842 t - (comandante e. e. Luigi Caneschi) - p. Napoli 2/1/1937 - Z.a. Almeria, Capo de Gata - mare buono - D.m. 18 giorni - O.m.s. 273 - O.m.i. 130 - 3 manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine - Rm. Napoli 19 gennaio. 16) - Galilei - Smg.g. c. - i.s. 1934 - 3° Grupsom Messina - D. 985/1.295 t - (comandante C.e. Alfredo Criscuolo) - p . Napoli 12/1/193 7 - Z.a. Almeria - mare buono - D .m. 18 giorni~ O.m.s. 164 - O.m.i. 188 - 7 manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine - Rm. Napoli 28 gennaio. 17) - Diamante - Smg.p.c. - i.s . 1933 - 6° Grupsom Lero - D. 635/842 t - (comandante C. C. Andrea Gasparini) - (ufficiale spagnolo T.V. Cebreiro) - p. Napoli 12/1/1937 - Z.a. Valencia - mare buono - D.m. 17 giorni- O .m.s. 173 - O.m.i. 124 - 8 manovre di attacco iniziate, di cui una sola portata a termine. Agendo in superficie contro un piroscafo, alle ore sei del mattino del 16 gennaio, lanciò un siluro da 533 mm ed uno da 450 mm senza riuscire a colpire il bersaglio, contro il quale sparò anche un colpo di cannone da 120 mm - Rm. Napoli 28 gennaio. 18) - Torricelli - Smg.g.c. - i.s. 1934 - 3° Grupsom Messina - D. 985/1.259 t - (comandante C. C. Giuseppe Zarpellon) - p. Napoli 13/1/1937 - mare buono - Alla sua seconda missione, diresse per le acque antistanti Barcellona, dove avrebbe sostituito l'Archimede. Giunto in zona vi si trattenne per circa dieci giorni, durante i quali poté iniziare 8 manovre di attacco, di cui una sola alle ore 13 del 19 gennaio portò al lancio di tre siluri da 533 mm contro un piroscafo senza peraltro centrare il bersaglio. Nella notte del 18 gennaio, emergeva di fronte al porto di Barcellona, sparando in rapida successione, con i cannoni da 120 mm 43 granate dirompenti contro le navi ormeggiate alle banchine e contro i depositi di petrolio della ditta C.A.M.S.A. - L'azione di fuoco durò in tutto 12 minuti, durante i quali non si ebbe nessuna reazione da parte delle batterie terrestri. Sostituito neUa zona d'agguato dal smg. fantina, rientrava alla base di partenza il 28 gennaio. D.m. 16 giorni O. m.s. 156 - 0.m.i. 124 - Al termine della guerra civile, per le due missioni compiute, il comandante Giuseppe Marcello Zarpellon, con decreto del Caudillo in data 14 luglio 1939, fu decorato con la " Medalla Militar individuai espaiiola". 19) - Otaria - Smg.g.c. - i. s. 1935 - 4° Grupsom Taranto - D. 1.055/1. 325 t - (comandante C.C. Alessandro Mirone) - (ufficiale spagnolo T.V. Gard a) - p. Napoli 13/1/193 7 - Z. a. Capo de Gata - mare buono - D .m. 19 giorni - O.m.s. 177 - O.m.i. 1.38 - Nel corso di questa sua seconda missione, iniziò 3 manovre di attacco, che però dovette interrompere prima del lancio. - Rm. Napoli 31 gennaio. 20) - Enrico Tazzoli - Smg.g.c. - i.s. 1936 - 4° Grupsom Taranto - D. 1.550/2.060 t - (comandante C. C. Mario Leoni) - (ufficiale spagnolo C.C. Aristotile

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Bona) -Alla sua seconda missione - p. La Spezia 13/1/1937 - Z.a. Cartagena - mare molto grosso - Eseguì una sola manovra di attacco con lancio di due siluri da 533 mm, contro unità militari, ma senza esito. - Rm. La Spezia 27 gennaio 1937. Nell'ultimo giorno di missione, a mgl. 15 per 315° da Punta Ravellato (Corsica) si ebbe purtroppo a lamentare la perdita in mare di un membro dell'equipaggio (un sottocapo furiere) che era sceso in coperta - D.m. 15 giorni - O.m.s. 161 21) - Pietro Micca - Sommergibile posamine - i.s . 1935 - 4° Grupsom Taranto D. 1.567/1.967 t - (comandante C.C. Ernesto Forza) - (ufficiale spagnolo C.F. Genova) - p. Napoli 23/1/1937 - Za. Valencia - mare agitato non incontrò nessun bersaglio - Rm. Napoli 2 febbraio 193 7. m. 11 giorni - O.m.s. 172 - O.m.i. 28. (Durante il corso della missione non effettuò nessuna posa di mine). 22) - Tito Speri - Smg.g.c. - i.s. 1929 - 4° Grupsom Taranto - D. 830/1.010 t (comandante C .C. Mario Canò) - p. Cagliari 23/1/1937 - Z .a. Alicante, Cartagena - mare molto grosso - 4 manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine. - Rm. Napoli 2 febbraio 1937 - D.m. 11 giorni - O.m.s. 202 - O.m.i. 35. 23) - Giovanni Bausan - Smg.m.c. - i.s. 1929 - 6° Grupsom Lero - D. 880/1058 t - (comandante C.C. Giovanni Onnis) - p. Cagliari 22 gennaio 1937 - Diretto verso Capo de Gata, dovette rientrare per avaria ad un motore, senza avere raggiunto la zona di agguato. - Rm. Cagliari 28 gennaio 1937 - D.m. 6 giorni - O.m.s. 129. 24) - Ciro Menotti - Smg.m.c. - i.s. 1930 - 5° Grupsom Tobruk - D. 942/1147 t - (comandante C.C. Vittorio Moccagatta) - p. Cagliari 23/1/1937 - mare grosso - Pendolando nelle acque antistanti Malaga, nella notte del 31 gennaio avvistava un piroscafo alla fonda, a luci spente, presso il faro di Torrox. Si portò quindi all'attacco lanciando 2 siluri (uno da 5 3 3 mm ed uno da 450 mm). Una delle due armi centrò il bersaglio che, per i danni riportati, affondò appoggiandosi sul fondo e rimanendo con le sovrastrutture emerse. Si trattava del piroscafo spagnolo Del/in, di 125 3 tsl appartenente alla Soc. Armatrice Transmediterranea. Benché modesto, era il primo successo della campagna sottomarina per il blocco delle coste repubblicane, anche se, data la vicinanza della costa, gran parte del carico poté essere salvata. Al termine della guerra civile, per questa sua azione, il cte Moccagatta fu decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare. (Per il proseguimento della missione del Menotti, rimandiamo il lettore alla pagina 206 riguardante il mese di febbraio 19 37). 25) - Domenico Millelire - Smg.g.c. - i.s. 1928 - 2° Grupsom Napoli- D. 1.450/1.904 t - (comandante C.C. Alberto Ginocchio) - p. La Spezia 23/1/1937 - Za. Cartagena - mare grosso - Nessun attacco - Rm. La Spezia 31 gennaio - D.m. 8 giorni - O.m.s. 140 - O.m.i. 15. 26) - ]antina - Smg.p.c. - i.s. 1933 - 6° Grupsom Lero - D. 650/810 t - (comandante C.C. Cristiano Masi) - p. La Spezia 24/1/1937 - Z.a. Barcellona - mare grosso - nessun attacco - Rm. La Maddalena 31 gennaio 19 3 7 - D .m. 7 giorni - O.m.s. 100 - 0.m.i. 35.

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27) - Ettore Fieramosca - Smg.g.c. - i.s. 1931 - 2° Grupsom Napoli- D. l.556/1. 965 t - (cte C.C. Mario Bartalesi). Alla sua seconda missione - p. La Spezia 28/1/1937 - Diretto alla zona di Valencia, dopo poche ore di navigazione dovette interrompere la missione per una avaria - Rm. La Spezia 29 gennaio 1937.

Vediamo adesso come si svolsero le missioni dei nostri battelli durante l'offensiva per la conquista di Malaga: Verso le 19, 00 del 2 febbraio i} sommergibile Ciro Menotti, che continuava la sua missione nelle acque davanti a quel porto, emerse a circa 1.500 metri dalla costa e nel giro di 10 minuti sparò 27 granate da 100 mm contro il ponte e la strada di Herradura, senza incontrare nessuna reazione da parte avversaria. La not te successiva (3 febbraio) ripeté l' azione contro il viadotto di Cala Honda. Il bombardamento durò circa 15 minuti e le granate da 100 mm sparate furono 35. Anche questa volta non si ebbero reazioni da terra. Il sommergibile rientrò a Napoli il 9 febbraio. - D. m. 19 giorni - O .m.s. 236 - O.m.i. 183. 28) - Ettore Fieramosca - Smg.g.c. - i.s. 1931- 2° Grupsom Napoli - D . 1.556/1.965 t - (comandante C.C. Mario Bartalesi) - (ufficiale spagnolo C. C. Bobadilla). Riparata l' avaria, ripartì da La Spezia il 2 febbraio, diretto alla zona di Barcellona. Nel corso della missione, effettuata con mare grosso, iniziò 13 manovre di attacco, tutte interrotte prima del lancio. Effet tuò inoltre due bombardamenti notturni: I) 8 febbraio 19 37. Bombardamento contro la darsena Morot (porto di Barcellona). Dopo avere sparato 10 granate da 120 mm dovette sospendere il tiro per una avaria al sistema di percussione. Dopo il terzo colpo, porto e città si erano completamente oscurati, mentre da terra, con i proiettori, si cercava di individuare il sommergibile, ma senza nessun'altra reazione. II) 9 febbraio 19 3 7. Effett uò un nuovo bombardamento della darsena Morot, sparando 35 granate da 120 mm in 15 minuti. La città si oscurò fino dai primi colpi, mentre si accendevano alcuni proiettori, fra cui, sulla testata del molo, uno autotraspor tato. Si ebbero anche tiri, mal diretti e completamente inoffensivi, da parte di tre batterie terrestri. Uno dei colpi del battello raggiunse la petroliera spagnola Zorrosa (4597 tsl) appartenente alla Soc. CAMPSA, ormeggiata ad una banchina, danneggiandola non gravemente - R.m. La Spezia 16 febbraio - D. m. 15 giorni - 0.m.s. 140 - O. m.i. 149. 29) - Nereide - Smg.p.c. - i.s. 1934 - 4° Grupsom Taranto - D. 681/ 842 t - (comandante C.C. Michele Asnach) - p. Napoli 2/2/1937 - Z .a. Cartagena - mare agitato - 9 manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine - Rm. Napoli 18 febbraio - D .m. 17 giorni - O.m.s . 226 - O.m.i. 129.

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30) - Ferrat'is - Smg.g.c. - i.s. 1935 - 3° Grupsom Messina - D. 985/1259 t - (comandante e.e. Primo Longobardo) - p. Taranto 2/2/1937 - Z.a. Tarragona - mare mosso - 5 manovre di attacco iniziate, di cui una sola felicemente condotta a termine. Nella notte del 9 febbraio avvistava, a breve distanza dalla costa, un piroscafo che navigava a luci oscurate. Gli lanciò 2 siluri da 533 mm., di cui uno solo colpì il bersaglio. Il piroscafo, si trattava del Navarra di 1688 tsl appartenente alla Soc. Ramos, colpito riuscì a portarsi ad incagliare in bassi fondali. Il sommergibile gli lanciò allora un altro siluro, che colpì il bersaglio facendolo sbandare fortemente ed appoggiare sul fondo. Fu questo il secondo ed ultimo successo, contro mercantili diretti in porti repubblicani, ottenuto nel corso dell'intera prima campagna sottomarina - R.m. Napoli 17 febbraio 1937 - D.m. 16 giorni - O .m.s. 140 - O .m.i. 149. 31) - Topazio - Smg.p.c. - i.s. 1934 - 1° Grupsom La Spezia - D. 681/842 t - (comandante e.e. Paolo Pesci) - p. La Spezia 2/2/1937 - Za. Valencia - mare agitato - 8 manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine. Nella notte del 12 febbraio Verso le 1,45 emerse ad ovest del porto di Valencia, iniziando alle 02,36 un bombardamento del Grao. Durante 15 minuti sparò .34 granate da 100 mm. Dopo circa cinque minuti dall'inizio del fuoco, si ebbe una reazione delle batterie terrestri, che non riuscirono però ad inquadrare il sommergibile. Al .34 ° colpo il Topazio dovette interrompere il tiro per un'avaria al cannone. Singolare avaria: infatti, il cannone che già dagli ultimi colpi denotava delle deficenze nel ritorno in batteria, provocando un rallentamento del ritmo di tiro, si sfilò per tranciamento dei perni di fissaggio della culatta al cilindro recuperatore e cadde in mare, urtando èon la volata la coperta e la controcarena di sinistra, fortunatamente senza danni per i serventi. Nella navigazione di rientro, per mascherare in qualche modo la perdita del pezzo, venne fissato all'affusto il manico di una redazza coperto da una cappa di tela. - R.m. Cagliari 15 febbraio 1937 - D.m. 14 giorni - O.m.s. 189 - O.m.i. 118. 32) - Balilla - Smg.g.c. - i.s. 1927 - 2° Grupsom Napoli - D. 1450/1904 t - (cte C.C. Stefano Pugliese) - p. La Spezia 3/2/19.37 - Z.a. Malaga, Almeria - mare agitato - 4 manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine - Rm. La Spezia 19 febbraio - D.m. 17 giorni- O.m.s. 194- O.m.i. 135. Con il completamento dell'invio di truppe volontarie italiane in Spagna e con la conquista di Malaga, in campo internazionale la posizione dell'Italia, impegnata fra l'altro nel blocco delle coste repubblicane con i propri sommergibili, veniva facendosi delicata. Fin dall'inizio di dicembre 1936, infatti, fra Roma e Londra vi erano stati colloqui diretti, culminati il 2 gennaio 193 7 nella firma del "Gentlemen' s Agreement", che ristabiliva un certo clima di distensione fra le due nazioni, da tempo in urto fra loro. Per di più, pure andando molto per le lunghe, stava giungendo a termine

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Nelle tre immagini, scattate il )1 gennaio 1937 dalt'incrociatol'(: EUGI1Nl0 DI SAVOIA, al sommergibile JA NTTNA it1, avaria al largo delle coste sarde, al riet1tro da una missione nelle acque spagnole. Il battello venne prr:so a rimorchio e comiotto a LA Maddale11a.

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Il sommergibile italiano GALILEO FERRARIS, che nella notte del 9 febbraio 1937, davanti a Tarragona, si!ttl'ava ed affondava il piroscafo s-pagnolo repubblicano NAVARRA. (coli. F. Bargoni)

Il piroscafo spagnolo repubblicano NAVARRA fotografato a ,Warsiglia il 1° febbraio 1937, mentre stà caricando. Sal'à affondato otto giorni dopo. (coli. F. Bargoni)

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la trattativa internazionale, condotta nell' ambito del Comitato di Controllo delle nazioni neu trali, che prevedeva l'istituzione di un sistema di blocco di tutte le coste spagnole per impedire il rifornimento di armi e volontari alle due parti in lotta. Il progetto, definitivamente messo a punto ed approvato il 22 febbraio, prevedeva, a partire dal 26 dello stesso mese, l'istituzione di zone di controllo delle acque spagnole, divise fra Inghilterra e Francia (coste nazionaliste) e Germania e Italia (coste repubblicane). Era esclusa la Russia che non aveva interessi diretti nel Mediterraneo . Di fronte alla nuova situazione che veniva delineandosi, il Governo italiano, consapevole di non potere più condurre, con unità navali, una guerra clandestina a favore di Franco, il 14 febbraio ordinò il rientro di tutti i sommergibili in mare e la sospensione immediata di ogni attività offensiva. I seguenti battelli, interessati a questo ordine, partiti iJ 13 febbraio per le zone di agguato, invertirono la rotta rientrando alle loro basi iJ 15; essi erano:

Vettor Pisani, Diaspro, Giovanni da Procida, Pietro Micca, Zaffiro, Marcantonio Colonna.

La prima campagna sottomarina era conclusa. Ma non possiamo chiudere il capitolo senza tracciare prima un brevissimo consuntivo. I risultati erano rimasti molto al disotto delle aspettative del G overno nazionalista. Infatti, nei tre mesi di campagna, i ben 36 battelli italiani impiegati (gli ultimi 6 non sono da considerare, in quanto richiamati poche ore dopo avere lasciato la base di partenza), dopo avere avvistato e tallonato 161 navi mercantili sospette, riuscirono ad identificarne come bersagli solo 15, compreso l'inc. Miguel de Cervantes, contro i quali furono lanciati 28 siluri. Di queste armi soltanto 4 giunsero a segno, danneggiando l'incrociatore ed affondando d ue piroscafi spagnoli (Del/in e Navarra), proprio negli ultimi giorni del periodo preso in esame. Senza tornare su cose già dette riguardo alla difficoltà dell'identificazione certa della nave contrabbandiera da attaccare, occorre fare una breve considerazione proprio sulla notevole sproporzione fra i siluri lanciati e i bersagli colpiti. Una delle cause è senz'altro da imputare all'imperfetto funzionamento di alcune armi, mentre l'altra va ricercata negli errori di valutazione nell' apprezzamento dei dati da parte dei comandanti dei nostri sommergibili. Q uesti avevano varie scusanti, come la mancanza di buone centraline di lancio e di strumenti ottici a grande luminosità per gli attacchi in superficie di notte, ma soprattutto mancavano di un addestramento adeguato. Questa prima campagna sottomarina, ed ancor P!Ù la seconda dell'estate 1937, servirono ad aprire gli occhi ai nostri alti comandi. E della seconda metà di quell'anno, infatti, l'intensificarsi di manovre addestrative e di lanci di esercizio, effettuati dai nostri sommergibili. Lanci che portarono ad identificare ed eliminare alcuni difetti nei dispositivi di scoppio e di controllo della rotta e della quota dei siluri, anche se la tattica di impiego dei nostri battelli rimase sempre negli anni successivi quella sorpassata allora in atto.

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Car tina n . 6 - Le rotte seguite dal sommergibile Ferraris, sia in emersione che in immersione, e le fasi della manovra che portò al siluramento e al1' affondamento del piroscafo spagnolo rosso Navarra. (dal grafico allegato alla relazione del Comandante dello stesso sommergibile) .


Organizzazione definitiva della Missione Navale italiana

Partita all'inizio da un'organizzazione inesistente, composta da un solo ufficiale che seguiva i movimenti dell'embrionale Comando Navale nazionalista, operando prima a Cadice, poi a Salamanca, quindi dal 20 novembre 1936 a Burgos, raggiunse nei primi mesi del 19 3 7 il massimo della efficienza. Ma per l' adempimento dei numerosi compiti che era chiamata a svolgere si rendeva necessaria la suddivisione in numerose sedi, poste in centri diversi situati fra loro a notevoli distanze. Il comandante Ferretti (alias Rampoldi) fu quindi costretto ad organizzare la Missione stessa nelle varie sedi, tutte alle sue dipendenze, aventi ciascuna un proprio settore di attività, ma formanti un unico insieme, come le varie sezioni di una direzione generale. Dispose poi le cose in modo da non rimanere personalmente vincolato a nessuna località e potersi, quindi, spostare al bisogno, dove fosse necessario, conservando inoltre la possibilità di continuare a tenersi al corrente degli avvenimenti nelle varie zone che furono collegate fra loro per radio, per telefono e con corriere aereo. Vediamo l'ubicazione delle Sedi distaccate, da cui il comandante Ferretti poté continuare ad esercitare le sue funzioni di comando: 1) Sede di Cadice

(Base Navale e di raddobbo - Centro di controllo della zona dello Stretto - Testa di ponte dei nostri trasporti). Vi erano destinati un ufficiale superiore ed un tenente di vascello. A San Fernando (Cadice) era sistemata la stazione r. t., servita da personale italiano e spagnolo. Questa stazione, oltre che il Dipartimento Marittimo, serviva le comunicazione della Missione Navale con Palma e con Roma. Compiti assegnati alla Sede di Cadice: - collegamento con il Comando del Dipartimento, per questioni organizzative e di impiego; con l'Arsenale e con le dipendenti Direzioni, per questioni soprattutto di carattere tecnico; - collegamento col Comando Navale di Ceuta, per questioni operative; - servizio trasporti, sia per quanto si riferiva ad approdi nel porto di Cadice, che per gli altri della zona dello Stretto; - collegamento con le nostre unità navali della zona stessa; - date le frequenti e rapide comunicazioni con Roma, la sede di Cadice rappresentava quello che si potrebbe chiamare il centro corrispondenza della Missione Navale. - allorché le nostre Unità operarono nello Stretto, e quando la collaborazione fra navi e colonne di legionari operanti a terra ebbe luogo in questa zona, le operazioni furono dirette da Cadice. 2)

Sede di Burgos (Comando della Marina spagnola - Sottosegretario di Stato - Altri Ministeri e Governo centrale). Vi erano assegnati due ufficiali, di cui uno addetto alle comunicazioni. Il compito principale della sede di Burgos era il collegamento con le superiori autorità centrali della Marina.

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Il sommergibile ETTORE FIERAMOSCA che per due notti consecutive (8 e 9 febbraio 1937) bombardò la darsena ,Uorot del porto di IJarcellona, danneggiando anche in modo non grave la petroliera spappola ZORROSA . (coll. F. Bargoni)

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Il sommergibile TOPAZIO che nella notte del 12 febbraio 19.37 effettuò il bombardamento del Grao di Valencia. (coli. F. Bargoni) L'incrociatore leggero nazionalista AL,HJ RANTE CER VERA in manovra nelle acq11e della base di Palma di i'ltfajorca.

Marzo 1937. (coli. F. Bargoni)

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L'unità di pattuglia n(l:t,ionalista CJUDAD!iLA, ex peschereccio requisito e dotato di 1m'(1pp(lrecchiat11ra di dragaggio fornita dalla Marina italiana, tirata in secco sullo SC(llo di alaggio per effettuare la pulizi(I della carena. Palma di Maio,-. ca, prim(lvera del 1937. L 'esplomtore italiano QUARTO stazion(ll"io nella nuova base cli P(lfma di ,\,Jaiorca, fotoP,m/ato nel/ebbi-aio-marzo 193 7. In secondo piano, la cistema LAURA CORRA DO addett(J (I/ rifornimento delle unità italiane di passaggio in quel porto. (coli. E mi liani)

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La sede di Burgos fu inoltre un osservatorio del complesso e tormentato mondo politico spagnolo. Tali osservazioni fornivano spesso utili elementi di giudizio sia alla nostra Ambasciata sia al C.T.V. 3)

Sede di Palma (Comando delle forze del blocco del Mediterraneo). Vi era assegnato un ufficiale superiore con compiti di collegamento nel campo operativo.

4) Sede presso il C. T.V.

La dipendenza della M.N .I. dal C. T.V., da cui derivava il dovere di essere presente presso di questo, e di tenerlo informato, sia pure in termini generali, del1' attività svolta dalla Missione stessa; gli argomenti di servizio comune; la collaborazione che il C.T.V. talvolta richiedeva: tutte queste cose rendevano necessario mantenere presso quel Comando, un ufficiale inferiore che assicurasse un minimo di collegamento . Ma il settore delle comunicazioni fu in ogni caso quello in cui l'opera della M.N.I. si venne col tempo sempre più approfondendo ed affermando. Valendosi della collaborazione, prima del C.C . Paolo Cornei e, per più lungo tempo, del T. V. Luigi Franzoni, la Missione Navale italiana, in questo particolare campo, risolse per la Marina nazionale una situazione che si presentava veramente disastrosa. Venne portato avanti un ordinato lavoro di organizzazione e costituita la rete completa delle stazioni terrestri, impiantando i centri R.T. di Cadice, Ferro!, Salamanca e Burgos. Furono inoltre forniti e resi operanti gli impianti navali, con un totale di 19 apparati. Fu praticamente organizzato ex novo il servizio comunicazioni della Marina e predisposta la relativa regolamentazione. Furono anche istituiti corsi per radiotelegrafisti. L'ufficiale italiano alle comunicazioni diventò praticamente il capo servizio comunicazioni della Marina nazionalista, anche se vi era un ufficiale spagnolo titolare. Comunque fra i due non sorsero mai né piccole né grandi incomprensioni.

Viaggi singoli e convogli di navi mercantili per il traspotto in Spagna di uomini e matetiali del C.T.V. nel gennaio e febbraio 1937

In ordine cronologico:

Sardegna - pfo. passeggeri. (varo 1923 - tsl 11.452 - vel. 14 nodi - armatore: Lloyd Triestino) - Noleggiato dalla R. Marina esegul cinque viaggi - Comandante militare C.V. (r.n.) Agostino De Negri - in totale 11.093 uomini. 1° viaggio - Partl da Napoli l' 1/1/1937 con a bordo il 1°, 2°, 3° Plotone mortai d'assalto - 1 a e 2 a batteria di accompagnamento di cannoncini da 65/27mrri. - 7.38 a Sezione di sanità - 538 a Sezione di approvvigionamento - in totale:

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100 Uff., 128 sottuff., 2.498 uomini di truppa, 234 tonnellate di materiali. Scortato dall'incrociatore leggero Alberico Da Barbiano da Capo Spartivento allo Stretto di Gibilterra, giunse a Cadice il 5/1, ne ripartì il 6/1 rientrando Napoli il 10/1. •

Convoglio piroscafi Africana e Bainsizza

Africana - pfo. da carico - (varo 1919 - tsl 5.869 - vel. 10 nodi - armatore: I.N.S.A. Genova). Bainsizza - pfo. da carico - (varo 1930 - tsl 7.933 - vel. 10 nodi - armatore: Soc. Emilio Parodi, Genova). Noleggiati dalle F.F.S.S. - Effettuarono un viaggio in convoglio scortato dall'incrociatore Luigi Cadorna da Capo Spartivento all'altezza di Tangeri. Partiti da Napoli l' 1/1 giunsero a Cadice il 6/1. Vi sbarcarono rispettivamente, Africana: 93 automezzi - 46 motociclette e 88 tonnellate di materiali vari, Bc1insizza: 146 automezzi. Il 7/1/1937 ripartirono da Cadice diretti a Rotterdam, in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S.S.

Convoglio piroscafi Dante e Fedora

Dante - pfo. da carico - (varo 1914 - tsl 4.901 - vel. 10 nodi - Armatore: Soc. Nav. ''Corrado'', Genova). Fedora - pfo. da carico - (varo 1910 - tsl 5.016 - vel. 8 nodi) - armatore: l.N.S.A. Genova). Noleggiati dalle F.F.S.S. - Effettuarono il viaggio in convoglio scortato dall'esploratore Giovanni Da Verazzano da Capo Spartivento a Tangeri. Partiti da Napoli l' 1/1/1937 giunsero a Cadice il 7/1. Vi sbarcarono rispettivamente, Dante: 113 automezzi, 1 motocicletta e 14 7 tonnellate di materiali vari; Fedora: 83 automezzi. Il 9/1 ripartirono da Cadice diretti a Rotterdam, in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S.S.

Convoglio piroscafi Antonietta e Potestas

Antonietta - pfo. da carico - (varo 1901 - tsl 4.423 - vel. 11 nodi -Armatore: Bozzo, Genova) - Noleggiato dalla R. Marina. Potestas - Mn. da carico - (varo 1919 - tsl 5 .23 7 - vel. 11 nodi - armatore: Soc.

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Ind. Armam., Genova) - Noleggiata dalle F.F.S.S. Effettuarono il viaggio in convoglio scortato dall'esploratore Lanzerotto Ma/ocello da Sud di Capo Spartivento fino a Ceuta. Partiti da La Spezia l' 1/1/1937 giunsero a Cadice il 7/1. Vi sbarcarono rispettivamente, Antonietta: 86 automezzi, 1 motocicletta, 284 tonnellate di materiali vari; Potestas: 58 automezzi. Ripartirono ambedue da Cadice il 10/1, ma mentre l'Antonietta rientrava a La Spezia il 15/1, il Potestas proseguiva il viaggio verso il Nord Europa per conto delle F.F.S.S .

.A Convoglio piroscafi

Confidenza e Valdirosa

Confidenza - pfo. da carico - (varo 1920 - tsl 6 .4 5 7 - vel. 8 nodi - Armatore: Soc. Nav. "Corrado", Genova) - Noleggiato dalle F.F.S.S.

Valdirosa - pfo. da carico (varo 1914 - tsl 4.436 - vel. 8 nodi - armatore: I.N.S.A., Genova) - Noleggiato dalle F.F.S.S. E ffettuarono il viaggio in convoglio scortato dall'esploratore Luca Tarigo da Cagliari a Tangeri. Partiti da Napoli il 5/1/1937 giunsero a Cadice il 10/1. Vi sbarcarono rispettivamente, Confidenza: 6 soldati, 91 automezzi, 4 tonnellate di materiali vari; Valdirosa: 92 automezzi. Il 12/1 ripartirono da Cadice diretti a Rotterdam, in prosecuzione del viaggio per conto delle F .F.S.S.

Calabria - pfo . misto per passeggeri e merci - (varo 1923 - tsl 9 .514 - vel. 12 nodi - Armatore: Lloyd Triestino) - Già noleggiato dalJa R. Marina per trasporto uomini in A.O.I. - Effettuò tre viaggi - Comandante militare C.V. (r.n.) Garzola - trasportò in totale 11. 093 uomini. · 1° viaggio - Partì da Napoli, ufficialmente diretto in A.O.I. , il 7/1/1937, dopo avere caricato un Reggimento di Artiglieria Pesante con l'intero Comando e composto dal 1° Gruppo cannoni da 105/28 (3 batterie, 10 pezzi) e dal 1° Gruppo obici da 149/12 (3 batterie, 12 pezzi). In totale: 115 Uff. , 176 Sottuff., 1.757 uomini di truppa, 13 automezzi, 399 tonnellate di materiali vari e munizionamento. Scortato dall'inc. legg. Raimondo Montecuccoli da Capo Spartivento al meridiano di Malaga, e attraverso lo Stretto di Gibilterra dal et. Audace, giunse a Cadice il 12/1. Ne ripartì il 13 e, scortato dall'esploratore Quarto attraverso lo Stretto di Gibilterra fino a Capo de Gata, rientrò a Napoli il 17/1/1937.

Sardegna - 2° viaggio - Partl da Napoli l'll/1/1937 con a bordo il Comando della 1 a Brigata volontari - 1° Gruppo obici da 100/17 mm (3 batterie, 12 pezzi) - 4° gruppo di artiglieria da 75/27 mm (3 batterie, 12 pezzi) - 2° Gruppo di

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MARE MEDITERRANEO

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Cartina n. 7 - Schema delle rotte seguite dai convogli di piroscafi per il trasporto dei legionari italiani del C.T.V. e dai mercantili carichi di rifornimenti, diretti a Cadice o a Palma di Maiorca durante l'inverno 1936-37 . .__ _ - rotte seguite dai convogli --- - - - limiti della zona entro la quale si svolgevano le crociere pendolari degli incrociatori italiani a protezione dei convogli stessi.


obici da 100/17 mm (3 batterie, 12 pezzi) - 15 a Compagnia radiotelegrafisti - Compagnia mista Genio Zappatori e Minatori - Sezioni di Sanità E e F Nuclei chirurgici A e B - Ospedali da campo A, B, C, D - 1 a e 2a Sezione di rifornimenti speciali. In totale: 234 Uff., 244 Sottuff., 1. 731 uomini di truppa, 1 automobile e 62 tonnellate di materiali vari. Scortato dall'inc. legg. Alberto Di Giussano da Capo Spartivento fino oltre lo Stretto di Gibilterra, giunse a Cadice il 15/1, ne ripartì il 16 rientrando a Napoli il 20.

À.

Convoglio piroscafi Emani e Rapido

Emani - In convoglio con il pfo. Rapido. Rapido - pfo. da carico - (varo 1919 - tsl 5.363 - vel. 8 nodi - Armatore: Achille Lauro, Napoli) - Noleggiato dalle F.F.S .S. I due piroscafi, partiti rispettivamente da La Spezia e da Napoli il 9/1, si incontrarono a sud di Capo Spartivento e vennero scortati fino al porto di Cadice dall'esploratore Giovanni Da Verazzano. Vi entrarono il giorno 9/1 ed iniziarono lo sbarco del carico. Il Rapido, dopo avere sbarcato 222 automezzi, ripartiva il 19/1 rientrando a Napoli il 23. L'Emani invece terminato lo sbarco, di 4 uff., 75 uomini di truppa, 135 autocarri, 17 motociclette, 170 tonnellate di materiali il 22/1, rientrava a Napoli il 27.

À.

Convoglio piroscafi Lodoletta e Honestas

Lodoletta - pfo. da carico - (varo 1940 - tsl 2.822 - vel. 10 nodi - Armatore: I. N.S.A., Genova) - Noleggiato dalla R. Marina. Honestas - pfo. da carico - (varo 1920 - tsl 4.959 - vel. 9 nodi - Armatore: Soc. Mare Nostrum, Genova) - Noleggiato dalle F.F.S.S. Effettuarono il viaggio in convoglio scortato dall'espi. Luca Tarigo da nord di Capo Blanc fino oltre lo Stretto di Gibilterra. Partiti da La Spezia il 13/1/1937 giunsero a Cadice il 18/1 . L' Honestas si spostò immediatamente a Siviglia sbarcandovi 16 uomini, 39 automezzi, 187 tonnellate di materiali vari, ripartendone il giorno 22/1 diretto nel Nord Europa, in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S.S. - Il Lodoletta, invece, che aveva a bordo 2.580 tonnellate di materiali vari, rimase a Cadice fino al 1° febbraio spostandosi quindi a Siviglia per completare le operazioni di scarico. Ripartì il 11/2/1937 e, scortato dall'espl. Maestrale attraverso lo Stretto di Gibilterra, diresse per Genova dove giunse il 16/2.

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Il piroscafo italiano SARDEGNA che nel gennaio-febbraio 1937 effettuò quattro viaggi (I Cadice per trasporto effettivi del Corpo 7'mppe Volontarie. (coll. F . Bargoni)

Il piroscafo PIEMONTE diretto a Cadicc con a bordo reparti del C. T.V. (coli. F. Bargoni)

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Lombardia - 3° viaggio - Partito da Napoli il 15/1/1937 si incontrò a sud di Capo Spartivento con l'incrociatore leggero Alberico da Barbiano che lo scortò fino all'imboccatura del porto di Cadice, dove dette fondo il 18/1. Dopo avervi sbarcato 176 UH., 287 sottuff., 4.205 uomini di truppa, 208 tonnellate di materiali, ripartì il 19/1 rientrando a Napoli il 23.

Marigola - pfo. da carico - (varo 1906 - tsl 5. 996 - vel. 9 nodi - Armatore: Bibolini G.B., Genova) - Noleggiato dalle F.F.S.S. - Partì da Napoli il 16/1/1937 giungendo a Cadice il 20/1, scortato dall'espl. Aquila da Nord di Capo Blanc fino all'ingresso del porto. Sbarcò il carico composto da 185 automezzi e 384 tonnellate di materiali, ripartendone il 30/1 e rientrando a Napoli il 3/2 . .A. Convoglio piroscafi Amelia Lauro e Andrea

Amelia Lauro - pfo. da carico - (varo 1919 - rsl 5.335 - vel. 9 nodi - Armatore: Achille Lauro, Napoli).

Andrea - pfo. da carico - (varo 1921 - ts1 5.152 - vel. 9 nodi - Armatore: Soc. Nav. ''Corrado'', Genova). Effettuarono il viaggio in convoglio scortato dall' espl. Antoniotto Usodimare attraverso lo Stretto di Gibilterra da Melilla a Tangeri. Partiti da La Spezia il 16/1/1937 giunsero a Cadice il 22/1. Vi sbarcarono rispettivamente, Amelia Lauro: 148 automezzi, 2 motociclette, 1.354 tonnellate di materiali vari; Andrea: 57 automezzi, 168 tonnellate di materiali vari. Data la diversa quantità di carico, l'Andrea poté lasciare Cadice il 30/1 mentre l'Amelia Lauro Io seguiva il 4/2 proseguendo separatamente verso il Nord Europa per conto delle F.F.S.S.

Tevere - Partito da La Spezia il 17/1/1937, scortato dal et. Libeccio, giunse a Cadice il 21/1. Ne ripartiva il giorno successivo, dopo avere sbarcato 23 Uff., 850 uomini di truppa, 18 automezzi, 78 motociclette e 40 tonnellate di materiali vari, rientrando a Napoli il 26/1.

Zeffiro - pfo. da carico - (varo 1918 - tsl 5.165 - vel. 9 nodi - Armatore: Soc. Nav. "Corrado", Genova) - Noleggiato dalle F.F.S.S. - Partì da La Spezia, senza scorta, il 18/1/1937 - Durante il viaggio usufruì della protezione a distanza della crociera pendolare. Giunse a Cadice il 23/1 e vi sbarcò 97 automezzi, 12 motocicli, 408 tonnellate di materiali vari. Vi si trattenne fino al 30/1 rientrando a Napoli il 4/2.

Nino Padre - pfo. da carico - (varo 1913 - tsl 4.171 - vel. 9 nodi - Armatore: Gavarone G., Genova) - Noleggiato dalle F.F.S.S. - Partì da Napoli, senza scorta, il 18/1/1937 giungendo a Cadice il 24/1. Durante il viaggio usufruì della protezione a distanza della crociera pendolare. Carico: 102 automezzi, 111 motociclette, 271 tonnellate di materiali vari

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- Ripartì il 2/2 diretto a Rotterdam, in prosecuzione del viaggio per conto delle F .F.S .S.

Giorgio Holsen - pfo. da carico - (varo 1926 - tsl 5.694 - vel. 9 nodi - Armatore: I.N.S.A., Genova) - Noleggiato dalle F .F.S.S. - Partì da Napoli, senza scorta, il 20/1/1937; durante il viaggio usufruì della protezione a distanza della crociera pendolare. Giunse a Cadice il 25/1 e vi sbarcò 66 automezzi. Ripartì da Cadice il 31/1 diretto nel Nord Europa per conto delle F .F.S.S.

Mincio - pfo. da carico - (varo 1921 - tsl 5.404 - ve!. 9 nodi - Armatore: Soc. Nav. Unione, Genova) - Noleggiato dalle F.F.S.S. - Partì da Napoli, senza scorta, il 20/1/1937. Durante il viaggio usufruì. della protezione a distanza della crociera pendolare. Giunse a Cadice il 25/1 e vi sbarcò 60 automezzi e 113 tonnellare di materiali vari. Ripartì il 2/2 diretto a Rotterdam in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S.S.

Antonietta - Al suo secondo viaggio, lasciò La Spezia, senza scorta, il 21/1/1937 usufruendo a distanza della protezione della crociera pendolare. Giunto a Cadice il 28/1 vi sbarcò parte del carico,composto da 91 automezzi e 557 tonnellate di materiali, spostandosi quindi l' 1/2/1937 a Siviglia. Vi rimase fino al 9/2 rientrando quindi a La Spezia il 15/2.

Serenitas - pfo. da carico - (varo 1918 - tsl 5 .1ìl - vel. 9 nodi - Armatore: Soc. Ind. Comm. Nova Gennensis, Genova) - Noleggiato dalle F.F.S.S . - Partì da La Spezia, senza scorta, il 21/1/1937 usufruendo della protezione a distanza della crociera pendolare. Giunto a Cadice il 29/1 vi sbarcò parte del carico, composto da 78 automezzi, 80 motociclette, 648 tonnellate di materiali, spostandosi quindi il 4/2 a Siviglia. Vi rimase fino al 9/2 ripartendo diretto a Rotterdam, in prosecuzione dd viaggio per conto delle F.F.S.S .

Toscana - pfo. misto passeggeri e merci - (varo 1923 - tsl 9.442 - vel, 12 nodi - Armatore: Lloyd Triestino, Genova) - Già noleggiato dalla R. Marina per esigenza A.O.I. - (Comandante militare C.V. (r.n.) Mario Grana). 1° viaggio. Parti da Napoli il 23/11937, scortato dal Ct. Scirocco da Capo Spartivento fino allo Stretto di Gibilterra; giunse a Cadice il 29/1. Sbarcato il carico, composto da 94 Uff. , 119 sottuff., 1729 uomini di truppa, 16 automezzi, 8 motociclette, 4 75 tonn. di materiali, ripartì il 31/1 rientrando a Napoli il 4/2.

Sannio - pfo. misto passeggeri e merci - (varo 1921 - tsl 9.834 - vel. 12 nodi- Armatore: Llyod Triestino, Genova) - Già noleggiato dalla R. Marina per le esigenze dell'A.O.I. - Effettuò due viaggi - (comandante mil. C.V. (r.n.) Carlo Fecia di Cossato). 1° viaggio. Partl da Napoli il 23/1/1937. Scortato dal et. Maestrale da Capo Spartivento all'imboccatura dello Stretto di Gibilterra, giunse a Cadice il 29/1/1937. Vi sbarcò il carico, composto da 125 uff., 122 sottuff., 1.969 uomini di truppa, 31 automobili, 5 motociclette, 106 tonnellate di materiali vari, e ne ripartì il 30/1 rientrando a Napoli il 3/2.

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Rapido · Al suo secondo viaggio. Lasciò Napoli, senza scorta, il 24/1/1937, usufruendo della protezione a distanza della crociera pendolare. Giunto a Cadice il 2/2 vi sbarcò parte del carico, composto da 175 automezzi, 8 motociclette, 448 tonnellate di materiali vari, spostandosi quindi a Siviglia il 4/2. Vi rimase fino al 9/2 ripartendo, diretto a Rotterdam, in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S.S. Lombardia · 4 ° viaggio. Partito da Gaeta il 27/1/1937 si incontrò a sud di Capo Spartivento con l'inc. legg. A1mando Diaz che lo scortò fino all'imboccatura del porto di Cadice, dove si ormeggiò il 31/1. Vi sbarcò due Comandi del gruppo di Banderas - 724°, 730°, 735°, 738°, 740°, 751 ° Battaglioni di Fanteria - 5a e 6 8 Batteria di accompagnamento da 65/17 mm - 6° e 9° Plotone mortai d'assalto - 638a Sezione di Sanità - 638a Sezione di approvvigionamento - Il tutto per un totale di 205 uff., 322 sottuff., 3.852 uomini di truppa, 175 automezzi, 8 motociclette. Ripartiva vuoto da Cadice il 2/2/1937, scortato fino a sud di Capo Spartivento dal et. Libeccio, rientrando a Napoli il 4/2. Veloce· pfo. da carico - (varo 1911 - tsl 5.464 · vel. 12 nodi - Armatore: Achille Lauro, Napoli) - Noleggiato dalle F.F.S.S. Lasciò Napoli, senza scorta, il 28/1/1937 usufruendo della protezione a distanza della crociera pendolare. Giunto a Cadice il 3/2 vi sbarcò 44 automezzi e 1941 tono. di materiali, ripartendone il 10/2 diretto a Rotterdam, in prosecuzione del viaggio per conto delle FF.SS. Marte· pfo. da carico - (varo 1917 - tsl 5.290 - vel. 9 nodi - Armatore: Soc. Ligure Armamento, Genova) - Noleggiato dalle F.F.S.S. Partì da Napoli, senza scorta, il 28/1/1937, usufruendo delle protezioni a distanza della crociera pendolare. Giunto a Cadice il 2/2 vi sbarcò parte del carico composto da 7 operai, 4 7 automezzi, 1.050 tonnellate di materiali, ed il 4/2 si trasferì a Siviglia per completare la discarica. Vi rimase fino al 16/2, ripartendone quindi diretto a Rotterdam, in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S.S. Securitas · pfo. da carico - (varo 1918 - tsl 5.366 - vel. 9 nodi - Armatore: Soc. An. Ind. Armamento, Genova) - Noleggiato dalle F.F.S.S. Lasciata Napoli il 29/1/1937, senza scorta, proseguì sotto la protezione a distanza della crociera pendolare, diretto a Cadice dove giunse il 4/2. Vi sbarcò 134 automezzi, e 695 tonn. di materiali vari, ripartendo 1'8/2 diretto a Rotterdam, in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S.S. Grazia· pfo. da carico· (varo 1923 - tsl 5.857 - vel. 9 nodi - Armatore: I.N.S.A., Genova) · Noleggiato dalle F.F.S.S. Partito da Napoli, senza scorta, il 30/1/1937, usufruendo della protezione a distanza della crociera pendolare, arrivò a Cadice il 5/2. Vi sbarcò 73 automezzi e 1.529 tonn. di materiali vari, ripartendone il 9/2 diretto a Rotterdam, in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S.S.

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Quel Natale del 1935 .... 1,

Il gl'osso piroscafo SANNIO che già era stato usato pel' trasporto truppe durante la guerra d'Etiopia. (coli. F. Bargoni)

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À

Convoglio piroscafi Calabria e Sardegna

Calabria - Al suo secondo viaggio. Sardegna - AI suo terzo viaggio. Effettuarono il viaggio in convoglio scortato dall'inc. legg. Muzio Attendalo da sud di Capo Spartivento fino all'imboccatura del porto di arrivo. Partiti da Gaeta l'l/2/1937 giunsero a Cadice il 6/2. Vi sbarcarono rispettivamente: Calabria - Lo Stato Maggiore della Divisione "Littorio" - Il Reggimento di Artiglieria (Div. "Littorio") su due gruppi di pezzi di accompagnamento da 65/17 mm (tre batterie ciascuno) - 1 a Compagnia mista del Genio (Div. "Littorio") - 1 a Sezione di Carabinieri Reali (Div. "Littorio") - 1 a Sezione approvvigionamento (Div. "Littorio") - Per un totale di 117 uff., 184 sottuff., 1. 914 uomini di truppa, 20 automezzi, 1 tonn. di materiali vari. Sardegna - Il Comando del 7° e 8° gruppo di Banderas. I Battaglioni di Camicie Nere 824, 830, 838, 840 e 851. Il Comando del Battaglione carri d'assalto. 7 a e 8 a Batteria di artiglieria di accompagnamento di cannoni da 65/17 mm - 7° plotone di mortai d'assalto per un totale di 140 uff., 219 sottuff., 2.289 uomini di truppa, 37 automezzi, 20 tonn. di materiali. Ripartirono ambedue da Cadice il 7/2 rientrando a Napoli l' 11/2.

À

Convoglio piroscafi Tevere e Sicilia

Tevere - Al suo terzo viaggio. Sicilia - Al suo secondo viaggio in acque spagnole - (comandante militare C. V. r.n. Michelangelo Fedeli). Effettuarono il viaggio in convoglio scortato dal et. Scirocco. Partiti da Gaeta l' 1/2/1937 giunsero a Cadice il 7/2. Vi sbarcarono rispettivamente: Tevere: 36 uff., 70 sottuff., 595 uomini di truppa, 14 automezzi, 10 motociclette, 37 tonn. di materiali vari. Sicilia: 81 uff., 1902 sottuff. e militari di truppa. Ripartirono ambedue da Cadice il 7/2 rientrando a Napoli rispettivamente: Sicilia 11/2, Tevere 12/2.

Ercole - pfo. da carico - (varo 1904 - tsl 5 .027 - vel. 9 nodi - Armatore: Achille Lauro, Napoli. Noleggiato dalle F.F.S .S. Lasciò Napoli l'l/2 senza scorta, usufruendo durante il viaggio della protezione a distanza della crociera pendolare effettuata dal gruppo incrociatori Cadorna - Da Barbiano. Giunse a Cadice

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il 6/2/1937 e dopo avere sbarcato 119 automezzi e 703 tonn. di materiali vari, ne ripartì il 10/2 diretto a Gdynia, in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S.S. Vittorio Veneto - pfo. da carico - (varo 1918 - tsl 4.595 - vel. 8 nodi - Armatore: "La Camogliese" Soc. Nav. Camogli). Noleggiato dalle F.F.S.S. Partì da Napoli senza scorta l' 1/2/1937 giungendo a Huelva il 7/2. Durante il viaggio usufruì della protezione a distanza della crociera pendolare. Dopo avere sbarcato 35 automezzi e 133 tonnellate di materiali vari, ripartì il 15/2 diretto a Rotterdam in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S .S. Caterina Gerolimich - pfo. da carico - (varo 1912 - tsl 5.430 - vel. 11 nodi - Armatore: I.N.C.S.A., Roma) - Noleggiato dalle F.F.S.S. Partì da Napoli senza scorta 1'1/2/1937 giungendo a Cadice il 6/2. Durante il viaggio usufruì della protezione a distanza della crociera pendolare. Carico: 20 automezzi - 1.419 tonnellate di materiali vari. Dopo due giorni, 1'8/2 si spostò da Cadice ad Huelva per completare Io sbarco, ripartendone il 16/2 diretto a Rotterdam in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S.S. Luigi Razza - pfo. da carico - (varo 1913 - tsl 4.318 - vel. 9 nodi - Armatore: Soc. Nav. Garibaldi) - Noleggiato per conto dalle F.F.S.S. Partito da Napoli senza scorta l' 1/2/1937, usufruì durante il viaggio della protezione a distanza della crociera pendolare, giungendo a Cadice il 7/2. Dato l'assembramento di piroscafi in quel porto, fu costretto ad ormeggiarsi in rada scaricando par te del carico sul piccolo piroscafo spagnolo requisito Mira Flores. Due giorni dopo poté affiancarsi alla banchina per completare lo sbarco dei 54 automezzi e delle 899 tonnellate di materiali vari che componevano il carico. Ripartì.il 12/2 diretto a Rotterdam, in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S.S: Valverde - pfo. da carico - (varo 1910 - tsl 4.463 - vel. 8 nodi - Armatore: I.N.S.A. Genova). Noleggiato dalle F.F.S.S. Il 2/2/1937 partì da Napoli senza scorta, e usufruendo della protezione a distanza della crociera pendolare, raggiunse Cadice 1'8/2, dando fondo in rada a causa dell'elevato numero di navi presenti nel porto. L'll/2 si spostò a Siviglia dove scaricò i 106 automezzi che ne componevano il carico. Ripartì da Siviglia il 15/2 diretto a Rotterdam, in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S.S. Emani - Al suo terzo viaggio in acque spagnole, partl da Genova il 2/2/1937, sostò a Napoli il 3/2 ripartendone senza scorta, ma sotto la protezione a distanza della crociera pendolare. Trasportava 105 automezzi, 61 motociclette, 1.699 tonnellate di materiali vari. Arrivò in rada di Cadice il 9/2 e dopo un giorno di sosta, non essendovi posto per lo scarico, si spostò ad Huelva. Ne ripartì il 16/2 rientrando a Genova il 22.

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Fedora - AI suo secondo viaggio. Partì da Genova il 2/2 e protetto a distanza dalla crociera pendolare raggiunse Cadice il 9/2. Vi sbarcò 70 automezzi, ripartendo il 12/2 diretto a Rotterdam in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S .S. Ernesto - pfo. da carico - (varo 1914 - tsl 7 .272 - vel. 9 nodi - Armatore Soc. Breda, Milano) - Noleggiato dalle F.F.S.S. Partito da Napoli il 4/2 senza scorta, protetto a distanza dalla crociera pendolare, arrivò a Cadice il 10/2. Nello stesso giorno, dato l'ingorgo del porto, venne dirottato a Siviglia. Dopo avervi sbarcato 146 automezzi, 22 motociclette e 38 tonnellate di materiali vari, ripartiva il 16/2 diretto a Gdynia in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S.S. Titania - pfo. da carico - (varo 1918 - tsl 5.397 - vel. 10 nodi - Armatore: Soc. Nav. Garibaldi, Genova) - Noleggiato dalle F.F.S.S. Napoli p. 4/2/1937 - Cadice a. 10/2/1937. Senza scorta - Protezione a distanza della crociera pendolare. Carico: 57 automezzi. 486 tonnellate di materiali vari. Dopo avere sbarcato una parte del carico, I' 11/2 si spostò a Siviglia per completare le operazioni. Ne ripartì il 16/2 diretto a Gdynia, in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F~S.S. Sannio - AI suo secondo viaggio. Gaeta p. 6/2/1937 - Huelva a. 11/2/1937. Scortato dall'espl. Grecale da Capo Spartivento fino al porto di destinazione. Carico: comando della 3 a Brigata Volontaria. Due sezioni di sanità. Due sezioni di approvvigionamento - 2°, 3°, 4°, 5° Ospedali da campo. In totale: 61 Uff., 74 Sottuff., 1.694 uomini di truppa, 29 automezzi, 5 motociclette, 6 tonnellate di materiali vari. Ripartì da Huelva il 13/2 rientrando a Napoli il 17/2. Liguria - pfo. misto passeggeri e me.rei - (varo 1918 - tsl 15.354 - vel. 15 nodi Armatore: Lloyd Triestino, Genova) - Noleggiato dalla R. Marina. Al suo primo viaggio (comandante militare C.V. (r.n.) Umberto Cugia). Il 5/2/1937, imbarcate a Napoli 170 tonn. di munizioni, si spostò a Gaeta, da cui ripartl il 6/2, senza nome e con i due fumaiuoli pitturati in bianco e nero, scortato dall'espl. Antonio Pigafetta da sud di Capo Spartivento fino allo Stretto di Gibilterra e dal et. Maestrale attraverso lo Stretto fino a Cadice, dove giunse il 10/2/1937 sbarcandovi le munizioni e 3.250 uomini del 1° Reggimento Fanteria della Divisione "Littorio" con la 10a Batteria d' accompagnamento. Ripartì vuoto da Cadice l' 11/2, scortato attraverso lo Stretto dall'esploratore Antonio Pigafetta e poi fino a Capo Spartivento dal et. Scirocco. Entrò a Napoli il 15/2/1937. In totale aveva trasportato 128 uff., 251 sottuff., 2.842 uomini di truppa e 194 tonnellate di materiale vario. Giuan - pfo. da carico - (varo 1918 - tsl 5.473 - vel. 9 nodi - Armatore: I.N.S .A., Genova) - Noleggiato dalle F.F.S.S. - Partì da Napoli senza scorta il 6/2/1937.

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Durante il viaggio usufrul della protezione a distanza della crociera pendolare. Giunse a Cadice 1'11/2 nel pomeriggio e vi sbarcò 47 automezzi e 320 tonnellate di materiali vari. Ripartì il 14/2/1937 diretto a Gdynia (Polonia) , in prosecuzione del viaggio per conto delle F.F.S .S.

Lombardia - 5 ° viaggio - Il 7/2 si trasferì da Napoli a Gaeta. Partito da Gaeta· 1'8/2/1937 si incontrò a sud di Capo Spartivento con 1'esp1. Emanuele Pessagno che lo scortò fino all'imboccatura del porto di Cadice, dove si ormeggiò

l' 11/2. Vi sbarcò il 2° Reggimento di Fanteria della Divisione "Littorio", il 10° e 1'11 ° Gruppo Cannoni da 75/27 mm e il 20° Gruppo artiglierie d'accompagnamento da 65/1 7 mm. In totale 150 uff., 18 1 sottuff., 2. 278 uomini di truppa. 10 tonnellate di materiali- vari. Ripartiva vuoto da Cadice il 12/2/1937, rientrando a Napoli il 15/2.

Marigola - 2° viaggio - Partì da Napoli senza scorta il 10/2/1937. Durante il viaggio usufruì della protezione a distanza della crociera pendolare. Giunse a Cadice

il 14/2 e vi sbarcò 8 motociclette e 1.149 tonnellate di materiali vari. Neripartì il 17/ 2 diretto a Rotterdam in prosecuzione viaggio per conto delle F.F.S .S.

Zeffiro - 2° viaggio. Partito da Napoli senza scorta l' 11/2/1937 usufruì durante i1 viaggio della protezione a distanza della crociera pendolare. Giunto a Cadice il 17/2, dopo avere sbarcato 2 automezzi, 48 motociclette e 970 tonnellate di materiali vari, ne ripartì il 20/2, diretto a Rotterdam in prosecuzione viaggio per conto delle F .F.S.S .

Traviata - 2° viaggio. Partl da Genova senza scorta il 13/2/1937 arrivando a Cadice il 18/2. Vi sbarcò 70 automezzi ripartendo il 23/2 diretto a Brema, in prosecuzione viaggio per conto delle F .F.S.S. à Convoglio piroscafi Sardegna, Sicilia e Calabria

Sardegna - Al suo quarto viaggio. Sicilia - Al suo quar to viaggio. Calabria - Al suo terzo viaggio. Effettuarono il viaggio in convoglio scortato da sud di Capo Spartivento fino davanti a Cadice dall'incrociatore Alberto di Giussano e nello Stretto di G ibilterra anche dall' espL Aquila. Partiti da Napoli il 19/2/1937 giunsero a Cadice il 22/2. Vi sbarcarono rispettivamente: Sardegna - 121 uff. , 193 sottuff. , 1.901 uomini di truppa, 24 automezzi. Sicilia - reparti di truppe appartenenti al C.T.V. per un totale di 46 uff., 1.334 sottuff. e militari di truppa, 14 carri, 16 autocarri Fiat, 618 biciclette. Calabria - 62 uff., 120 sottufficiali, 1.526 uomini di truppa, 19 automezzi.

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Ripartiti tutti insieme da Cadice il 23/2/1937, scortati nello Stretto di Gibilterra dall'incrociatore Alberto Di Giussano, rientrarono a Napoli il 27/2.

Mirella - pfo. da carico - (varo 1918 - tsl 5.340 - vel. 9 nodi - Armatore: I.N.S.A. Genova) - Noleggiato dalla Regia Marina. Partito da Napoli senza scorta il 27/2/1937, giunse a Cadice 1'8/3/1937. Vi sbarcò 51 automezzi, rientrando quindi in Italia (12).

Primi viaggi di navi ospedale a Cadice per l'assistenza e il trasporto di malati e feriti del Corpo Truppe Volontarie

L'arrivo in terra spagnola di un così forte contingente di truppe, con tutti i problemi di ordine sanitario che avrebbe comportato, oltre ai feriti da curare e rimpatriare dopo i combattimenti che si annunciavano frequenti ed accaniti, spinse i nostri Comandi ad organizzare un servizio di navi ospedale, che provvedessero alla sistemazione a bordo, alla cura degli ammalati ricuperabili e dei feriti, al rimpatrio dei più gravi. Essendo terminata da poco la campagna etiopica per la conquista dell'Impero, bastò prolungare la requisizione e mantenere in servizio quattro delle otto navi ospedale che avevano operato in quella guerra e che erano particolarmente adatte, per attrezzature sanitarie e capacità di posti letto, al compito umanitario che avrebbero dovuto seguitare a svolgere. L'equipaggio di ogni unità, per quanto riguardava la conduzione della nave e la parte nautica, era formato dai marittimi della Società di navigazione, mentre la Direzione, dal punto di vista militare ed ospedaliero, era affidata ad un colonnello medico della R. Marina, coadiuvato dal personale sanitario fornito dalla stessa Forza Armata e dalla Croce Rossa Italiana. Le unità prescelte furono:

Helouan - pfo. da passeggeri - (varo 1911 - tsl. 7.156 - vel. 17 nodi - Armatore: Lloyd Triestino) - Noleggiato dalla R. Marina nel 1935 e trasformato in nave ospedale a Trieste, presso i Cantieri del Lloyd. Aquileia - pfo. da passeggeri - (varo 1914 - tsl 9.448 - vel. 14 nodi - Armatore: Lloyd Triestino) - Noleggiato dalla R. Marina nell'autunno 1935, venne trasformato in nave ospedale presso i Cantieri del Lloyd a Trieste. Cesarea - pfo. da passeggeri- (varo 1912 - tsl 7.785 -vel. 16 nodi- Armatore: Lloyd

(12) Sui viaggi dei mercantili e sui loro carichi. Vds. A.U.S.M.M. - O.M.S. - Cartelle 2879, 2880, 2881, 2884, 2885 .

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Triestino) - Noleggiato dalla R. Marina nell'autunno 1935, venne trasformata in nave ospedale presso i Cantieri del Lloyd a Trieste.

Gradisca - pfo. da passeggeri - (varo 1913 - tsl 13.870 - vel. 16 nodi - Armatore: Lloyd Triestino) - Noleggiato dalla R. Marina nell'autunno 1935 per essere impiegato come trasporto truppe in A.O., venne trasformato in nave ospedale presso l'Arsenale Militare di Taranto, nel periodo 6/10/1935 - 15/1/1936. Come porto di partenza e di ritorno per le missioni delle navi bianche fu scelto Napoli. Qui l'unità, prima di ogni viaggio, veniva convenientemente disinfestata, rassettata e messa in condizione di poter fare fronte a qualsiasi evenienza, con la revisione delle attrezzature tecniche delle sale operatorie, con il reintegro dei materiali sanitari, come medicinali, presidi chirurgici e medicazioni. La nave, divisa in reparti come ogni grande ospedale, aveva medici specializzati delle varie branche, mentre ad ogni missione imbarcava un gruppo di infermiere volontarie della C.R.I. Nel territorio spagnolo nazionalista, come porto di imbarco e di sosta delle navi, venne scelto Cadice. In questa città, base principale della Missione Navale Italiana e dell'Intendenza del C.T.V., confluivano, a mezzo di treni ospedale attrezzati piuttosto male, i malati ed i feriti, o direttamente dagli ospedali civili delle varie città del territorio nazionalista o dagli ospedali da campo situati nelle retrovie dei fronti di guerra. Tutta questa organizzazione, inizialmente rudimentale, andò nel tempo sempre più perfezionandosi fino a raggiungere buoni livelli di funzionalità. La nave ospedale non ripartiva subito, ma si tratteneva in quel porto per un periodo più o meno lungo funge ndo da convalescenziario per i malati ed i feriti meno gravi, che potevano così rimettersi un po' in forze dopo gli strapazzi ed i disagi del viaggio in treno. Durante la permanenza nel porto l'organizzazione di bordo restava a disposizione anche del personale militare e civile italiano ivi residente, e che poteva così sottoporsi a cure ambulatoriali, esami clinici e radiologici, piccoli interventi chirurgici, etc. Al momento di ripartire per l'Italia, completato il carico di dolore e di infermità, i malati ed i feriti non ancora completamente ristabiliti, ma che si presumeva potessero riprendere il loro posto nelle destinazioni, venivano trasbordati sulla nave ospedale in arrivo da Napoli, in modo che vi potessero ultimare il periodo di convalescenza senza subire interruzioni nelle cure. Quello che abbiamo adesso sommariamente descritto rispecchia il normale svolgimento della missione tipo di ogni nave ospedale durante tutta la durata della guerra. Vedremo mano mano i particolari nella descrizione schematica e cronologica di ogni viaggio. Il primo ebbe inizio quattro giorni dopo la conquista di Malaga. La nave prescelta, opportunatamente pitturata in bianco e con le croci rosse e gli altri segni distintivi prescritti dalla Convenzione Internazionale di Ginevra, fu:

Heiouan - (Dirett. col. medico Ulderico Germani) che lasciò Napoli il 12 febbraio 1937 diretta a Malaga, dove giunse il 18. Vi imbarcò 3 Ufficiali, 4 sottouff., e 109 uomini feriti nei combattimenti della settimana precedente, riparten-

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I piroscafi d(I carico TITANIA e ZEFFIRO usati per tr(IS/)Orto automezzi e materiali vari di rifomime11to per il C. T.V. (coli. F. Bargoni) (Dalle foto del TJTANJA e dello ZEFFIRO si può avere un'idea dell'aspetto e delle dimensioni dei piroscafi italiani impiegati per trasporto materiali in Spagna durante la guerra civile). Notare la bandiera tricolore dipinta sulla murata a centro nave, come distintivo di riconoscimento della nazionalità.

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La nave ospedale HELOUAN, prima 1111ità ad essere impiegata nel trasporto ed assistenza di malati e feriti del C. T.V. d11n1nte la gt,erra civile spagnola (coll. A. Rastclli) La nave ospedale GRADISCA, forse la pirì nota fra quelle della nostra Marina Militare. Operò infatti durante la gue,,-a

d'Etiopia, la g11e,,.a di Spagna e Ja seco11.da g1uma mondiale. (coli. F. Bargoni)

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clone lo stesso giorno con destinazione Cadice. Dette fondo in quel porto il 20 e vi si trattenne fino al 28 febbraio . In quei giorni imbarcò, a distanza sì e no di un mese dall'arrivo in terra iberica, 10 uff., 23 sottuff. , 398 uomini di truppa e 2 marinai, che rimpatriavano per malattia. In totale, il 5 marzo sbarcò a Napoli 538 persone, più 2 salme di militari deceduti in seguito alle ferite riportate nei combattimenti.

Helouan - Secondo viaggio. Napoli p. 8 marzo 193 7 diretta a Cadice, dove giunse il 13. Vi rimase fino al 23 marzo, ripartendo quindi alla volta di Napoli, dove si ormeggiò il 27 dello stesso mese. Aveva a bordo complessivamente, fra ufficiali, sottufficiali e militari di truppa, 20 feriti, 284 ammalati e 123 militari di passaggio che rimpatriavano.

Gradisca - Al suo primo viaggio - (Dirett. col. medico Giulio Ceccherelli) . Sarà la nave ospedale che nel corso dell'intero conflitto compirà il maggior numero di missioni: ben 16. Partì da Napoli il 21 marzo alle 06,30, dopo avere imbarcato nella notte, con la massima riservatezza, 60 sottufficiali dei reparti speciali, che andavano a sostituire altrettanti colleghi feriti, malati o rimpatriati per altri motivi. Questo uso improprio delle navi ospedale, come vedremo nei prossimi capitoli, diverrà col tempo, più massiccio, tanto che nonostante la riservatezza, francesi ed inglesi se ne accorsero e pretesero, tramite il Comitato di controllo, che anche su queste navi imbarcassero i controllori. L' unità giunse a Cadice il 24 marzo, rimanendovi fino al 12 aprile. Completato l'imbarco del gruppo dei passeggeri, che si componeva di 54 uff. , 68 sottuff., 651 legionari ammalati e di 4 persone di passaggio, ripartiva alla volta di Napoli, dove dava fondo il 17 dello stesso mese.

Gradisca - AI suo secondo viaggio. Partenza da Napoli il 27 aprile 193 7 - Arrivo a Cadice il 5 maggio. Venti giorni di sosta, poi 26 maggio inizio del viaggio di ritorno. Giunta a Napoli il 30 dello stesso mese, vi sbarcò 22 uff., 60 sottuff., 446 militari di truppa feriti nei combattimenti delle settimane precedenti oltre a 14 uff., 8 sottuff. e 149 militari ammalati.

Gradisca - Terzo viaggio. Partì da Napoli il 4 giugno 193 7 sostando per qualche ora a Siracusa il giorno successivo. Doveva infatti imbarcare 600 profughi spagnoli, fuggiti a suo tempo dai territori della Spagna repubblicana e che intendevano rientrare nella zona nazionalista. Proseguì quindi la missione entrando a Cadice il 10 giugno eripartendone dopo una sosta di un mese esatto, con a bordo 33 uff., 60 sottuff., e 53 7 militari di truppa per un totale complessivo di 630 fra malati e feriti. Concluse la missione a Napoli il 16 luglio 1937 (13). (13) Sull'impiego delle navi ospedale in Spagna· vedi A.U.S.M.M. - O.M.S. - Cartella 2870. Inoltre nelle cartelle singole di ogni nave ospedale, nel fondo riguardante il naviglio mercantile requisito.

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CAPITOLO V DA MARZO A OTTOBRE 1937

Da marzo a ottobre 1937 sui fronti terrestri e sul mare - Trasporto degli aiuti militari alle forze franchiste a mezzo di piroscafi spagnoli - Guerra di mine - Comitato Internazionale di Controllo per il non intervento in Spagna - Bombardamenti aerei dell'incrociatore ausiliario Barletta e della corazzata tedesca Deutschland - Attacco aereo al piroscafo italiano Madda - Base di rifornimento per gli incrociatori ausiliari spagnoli nell'Isola di Favignana - Cessione di due sommergibili italiani alla Marina nazionalista spagnola - Organizzazione del servizio comunicazioni della base navale di Palma di Maiorca - Macchine cifranti "Enigma" e "Hagelin" - Missione della nave posacavi Città di Milano per la riparazione e il ripristino dei cavi telegrafici con la Spagna nazionalista - Trattative per la cessione di unità navali italiane alla Marina spagnola - La seconda Campagna sottomarina ed il blocco del Canale di Sicilia con navi di superficie nell'estate 193 7 - Sommergibili impiegati nel Canale di Sicilia e lungo le coste africane - Il blocco del Canale di Sicilia con navi di superficie - Missioni dei sommergibili italiani nelle acque spagnole e nel Mediterraneo occidentale - Cessione alla Marina nazionalista di quattro cacciatorpediniere italiani - Conferenze ed accordi di Nyon, Ginevra e Parigi relativi alla protezione della navigazione mercantile nel Mediterraneo - I sommergibili legionari italiani di base a porto Soller nelle Isole Baleari - Il caso del cacciatorpediniere Basilisk - Viaggi singoli e convogli di navi mercantili dirette in Spagna per il rifornimento in uomini, armi e materiali al C.T.V. e alle Forze Armate nazionaliste da marzo a dicembre 1937 - I viaggi delle navi ospedale nella seconda metà del 1937.



Da marzo a ottobre 193 7 sui fronti terrestri e sul mare

Al termine dello scontro di Guadalajara, che pur con i suoi 2.500 fra morti, feriti e prigionieri, non era da considerarsi una vera sconfitta, il prestigio dell' apparato militare italiano era uscito scosso. Da quel momento l'organico del C.T.V. venne rivisto, ristrutturato e soprattutto non più impiegato come forza unita sotto un proprio comando autonomo, ma ripartito in formazioni miste italo-spagnole.

'}': * ';,(' A fine marzo 193 7 il fronte madrileno si era definitivamente stabilizzato, inutile, quindi, risultava per i nazionalisti insistere in attacchi frontali contro la capitale. Il generale Mola decise allora di spostare l'obiettivo sulla conquista delle Provincie basche. Nell'aprile, sei brigate nazionaliste portarono avanti la loro azione, che dai primi di maggio verrà anche appoggiata dalla nostra Brigata mista "Frecce Nere" e dal raggruppamento "XXIII Marzo" con sette gruppi di artiglieria. Questi reparti italiani, nati dalla riorganizzazione del C.T.V., concorsero, sulla destra dello schieramento, all'avanzata lungo la costa cantabrica, in direzione di Bilbao, che venne occupata il 18 giugno. Il 3 giugno, nel frattempo, nei pressi di Burgos, un incidente aereo aveva causato la morte del gen. Mola.

La perdita delle Provincie basche rendeva assai precaria, per i repubblicani,

la situazione delle Asturie e di Santander, completamente accerchiati dalle forze nazionaliste di cui, in Estremadura, faceva parte anche la 1 a Brigata mista italiana "Frecce Azzurre". O pportunità militari e necessità politiche ed economiche spingevano il Governo di Franco al tentativo di eliminazione del Fronte Nord, che avrebbe consentito di svincolare le numerose forze impegnate nel settore. La progettata operazione venne però ritardata, fino alla metà di agosto, dal1' attacco diversivo e di alleggerimento lanciato dallo Stato Maggiore repubblicano contro Brunete ad ovest di Madrid. Furono diciotto giorni di accaniti combattimenti (dal 5 al 23 luglio) poi, respinta l'azione repubblicana, il Comando dell'Esercito nazionalista tornò a studiare la possibilità di attaccare e occupare Santander. La località era protetta, a una distanza di circa 40 km, dalla cordigliera cantabrica, la quale poteva essere superata avanzando su due sole rotabili che provenendo da sud confluivano sulla città. Entrambe erano comprese in un ampio e profondo saliente che a sud della displuviale comprendeva l'alto bacino dell'Ebro. Operando in perfetto accordo, il rinnovato C. T.V. e sei brigate navarresi provvidero inizialmente alla conquista dell'importante bacino minerario di Reinosa e a chiudere il grosso delle forze repubblicane in una sacca che, nel giro di tre giorni (14-15-16 agosto) fu praticamente eliminata.

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La via per Santander era aperta. Le colonne dei legionari e dei nazionalisti, superata la zona montagnosa dei contrafforti della cordigliera, in pochi giorni, caratterizzati da brevi e numerosi combattimenti, raggiunsero il mare entrando nella città il 26 agosto 193 7. Decisamente sconfitti nel settore di Santander, il 24 agosto i repubblicani reagirono in Aragona, gettando le loro forze, agli ordini del gen. Pozas, in un attacco di sorpresa in direzione di Saragozza, rompendo il fronte fra Quinto e Belchite che il 3 settembre cadde in loro possesso. Nel mese di settembre si sviluppava però la controffensiva nazionale, a cui partecipava anche la Divisione italiana "Frecce Nere", respingendo l'avversario nel settore di Zuera e ristabilendo le comunicazioni stradali e ferroviarie tra Saragozza e Huesca. Frattanto, nel nord le truppe franchiste agli ordini dei generali Antonio Aranda e José Salchaga, dal 1° settembre avevano ripreso l'offensiva nelle Asturie. La resistenza incontrata rallentò il loro movimento, ma il 14 ottobre riuscirono ad occupare Arriondas, mettendo in crisi lo schieramento repubblicano. Un' altra settimana di combattimenti ed a conclusione l'occupazione di Gijon. T utta la zona mineraria e industriale del nord finiva incorporata nella Spagna nazionalista, mentre il territorio della Repubblica si restringeva, confinando ancora, nella parte alta, con la Francia ed affacciandosi ormai soltanto sul Mare Mediterraneo.

Dopo la conquista di Malaga, con la diminuita attività offensiva della nostra Marina Militare in appoggio alle forze franchiste e con l'entrata in vigore del pattugliamento internazionale delle rotte mediterranee contro il traffico di rifornimento ai due contendenti, per la Marina nazionalista il principale teatro di guerra divenne il Cantabrico. Il blocco dei porti in quel mare sarà il principale obiettivo fino alla totale conquista del nord della Spagna, nell'ottobre 1937. Nel Mediterraneo rimasero soltanto le pochissime unità disponibili, due incrociatori (talvolta uno solo) e alcuni piroscafi armati, per proteggere le proprie rotte di rifornimento e per attaccare o catturare qualche mercantile avversario. Partendo da Palma di Maiorca, Baleares ed Almirante Cervera, prima, Baleares e Canarias, dopo, continueranno ad effettuare bombardamenti di obiettivi terrestri, come le zone di Castellon, Tarragona e il porto di Valencia, mentre la flotta repubblicana usciva raramente per proteggere nelle rotte costiere il traffico dei piroscafi rossi, proveniente dai porti francesi o dal Mar Nero. Soltanto una volta, il 25 aprile, a breve distanza da Cartagena, si verificò un incontro fra gli incrociatori Canarias e Baleates e la flotta rossa, che scortava un convoglio proveniente dall'Africa settentrionale. In quell'occasione la corazzata repubblicana ]aime I si incagliò davanti a Punta Sabina!, ma la vicinanza di Almeria e la scarsa visibilità, consentirono alle unità rosse di liberare la nave ed entrare in quel porto senza subire ulteriori danni. Nei mesi seguenti, mentre la situazione nel Mediterraneo raggiungeva le sue punte massime di tensione politica internazionale fra le potenze europee, a causa dell'impiego, in agosto, dei sommergibili e dei cacciatorpediniere italiani contro il

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traffico mercantile repubblicano, le attività delle due flotte, a difesa dei propri convogli, continuarono e portarono a nuovi incontri senza esito, anche perché, come spiegato nei capitoli precedenti, non vi era da ambo le parti una vera volontà di spingere al massimo questi combattimenti fratricidi. Gli incontri più importanti si ebbero: - L' 11 luglio 193 7, davanti a Valencia, con scambio di cannonate fra il Baleares ed una flottiglia di CC.TT. repubblicani. - Il 7 settembre 1937, nelle acque algerine, combattimento di Cherchel fra il Baleares e gli incrociatori repubblicani Mendez Nufiez e Libertad scortati da sette CC.TT. Nello scambio di colpi rimasero danneggiati sia il Libertad che il nazionalista Baleares, il quale da solo fu sottoposto al fuoco di tutta la Squadra avversaria, riuscendo comunque ad impedire al convoglio di mercantili di raggiungere i porti di destinazione. - Nella notte del 17 settembre, infine, il Canarias riuscì ad intercettare tre cacciatorpediniere che scortavano da Barcellona a Port Mahon due piroscafi. I cacciatorpediniere furono costretti a ripiegare verso la costa, mentre i due mercantili, f. f. Sister e Rey ]aime II, venivano catturati. Comunque, l'azione più proficua per i nazionalisti ebbe luogo il 9 ottobre 193 7, quando le due cannoniere Dato e Canovas del Castillo , uscite da Palma di Maiorca, riuscirono ad intercettare al largo di Capo Ro (Algeria) il trasporto repubblicano, battente falsa bandiera inglese, Santo Tomé di 12.600 t, con un armamento di 2 cannoni da 152 mm; 4 cannoni da 75 mm; 4 da 45 mm e alcune mitragliere da 47 mm. Il piroscafo, proveniente da Perecok (Odessa), era diretto a Valencia con un carico di sei aerei, 1.800 tonnellate di materiale bellico e 500 tonnellate di viveri. Nel combattimento ebbero la meglio le due piccole unità nazionaliste, che benché danneggiate riuscirono a mettere a segno alcuni colpi che produssero un incendio alla stiva poppiera e costrinsero il mercantile a gettarsi in costa, dove si perse completamente per un'esplosione del deposito munizioni.

Trasporto degli aiuti militari alle forze franchiste a mezzo di piroscafi spagnoli

Avendo l'Italia aderito al piano di controllo marittimo internazionale per il non intervento in Spagna, dai primi del mese di marzo 1937 non fu più possibile effettuare spedizioni di uomini e materiali in modo palese. Lo sbarco del C.T.V. e dei materiali di supporto era stato completato, ma indipendentemente da questo massiccio traffico che riguardava le truppe volontarie italiane, bisognava fare fronte alle necessità di aiuti militari in aerei, armi ed altri materiali, per le Forze Armate Nazionaliste. Abbiamo già visto come era organizzato questo traffico nei primi mesi di guerra; ma dovendo diventare consuetudinario e con almeno due viaggi al mese per tutta l'incerta durata del conflitto, a Roma ci si cominciò a preoccupare in quanto non era facile reperire piroscafi mercantili da adibire a quell'uso. Per i primi invii il problema era stato risolto con la requisizione, il 23 dicem-

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bre 1936, del piroscafo spagnolo Ebro, di cui fu simulata la vendita ad una fittizia Compagnia armatoriale italiana, e ribattezzato Aniene con contratto di restituzione a fine guerra, ma in effetti dato in uso alla R. Marina. La nave, nonostante le proteste degli spagnoli che ne richiedevano la restituzione, effettuò cinque viaggi prima della effettiva entrata in funzione del sistema di controllo (20/4/1937) ed un sesto subito dopo l'inizio: 1) La Spezia p. 28/12/1936 - Siviglia a. 1/1/1937 Scortato dall'esploratore Aquila attraverso lo Stretto di Gibilterra. Carico: 15 uff. - 24 sottuff. - 21 uomini di truppa - 250 tonnellate di materiali vari d'aviazione) . Siviglia p. 7/1/1937 - La Spezia a. 11/1/1937 2) La Spezia p. 31/1/1937 - Siviglia a. 5/2/1937 Senza scorta - Carico: 560 tonnellate di materiale aeronautico. Siviglia p. 8/2/1937 - La Spezia a. 14/2/1937 3) La Spezia p. 11/3/1937 - Palma di Maiorca a. 15/3/1937 Scortato dall'esploratore Giovanni Da Vera:aano da Capo Spartivento fino a notte inoltrata del 12/3, venne quindi preso in consegna da un'unità spagnola nazionalista. Carico: materiali aeronautici Palma di Maiorca p. 21/3/1937 - La Spezia a. 23/3/1937 4) La Spezia p. 31/3/1937 - Siviglia a. 5/4/1937 Scortata dall'incrociatore leggero Alberico Da Barbiano da Capo Spartivento al!' altezza dell'isolotto di Alboran. Dal tramonto del 3/4 scortato da un incrociatore ausiliario spagnolo fino a destinazione. Carico: materiali aeronautici Siviglia p. 9/4/1937 - La Spezia a. 14/4/193 7 5) La Spezia p. 16/4/1937 - Siviglia a. 19/4/1937 Scortato dall'incr. legg. Bartolomeo Colleoni da Capo Spartivento fino al meridiano di Malaga, poi da un incrociatore ausiliario spagnolo. Carico: materiali vari Siviglia p. 21/4/1937 - La Spezia a. 25/4/1937 6) La Spezia p. 29/4/1937 - Siviglia a. 4/5/1937 Scortato dall'esploratore Nicolò Zeno da Capo Spartivento fino al meridiano di Malaga, poi da un incrociatore ausiliario nazionalista. Carico: 700 tonnellate di materiali vari Siviglia p. 7/5/1937 - La Spezia a. 12/5/1937 Ma il solo Aniene si rivelò ben presto insufficiente; occorrevano altri piroscafi. Il Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano comunicò allora al generale Franco che l'Italia avrebbe continuato, anche in regime di controllo internazionale, a rifornirlo di armi e munizioni come aveva fatto fino a quel momento, ma con la precisa condizione che le forniture fossero ritirate in un porto italiano da navi mercan tili

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spagnole, scortate da unità militari nazionaliste (1) . Per provvedere a queste precise richieste, pur fra gravi difficoltà, la Marina Mercantile nazionalista impiegò in due primi viaggi i piroscafi:

- Marqués de Comillas (nome italiano Galilea) - varo 1928 - Tsl 9.900 - Armatore: Transatlantica Campania Barcelona - che partì da La Spezia il 30/4/1937 con un carico di 2 .485 tonnellate di materiali vari, arrivando a Cadice il 4/5. - Domine (nome italiano Stelvio) - varo 1934 - Tsl 6.900 - Armatore: Transmediterranea, Compania, Barcelona - che partì da La Spezia l'l/5/193ì, con un carico di 2.500 tonnellate di materiali vari e 22 fra uff. e sottuff. italiani, che sbarcò a Siviglia il 5/5/1937. Contemporaneamente si apriva però una serrata discussione tra Marina Nazionalista spagnola, Missione Navale italiana, Ministero degli Esteri italiano ed il generale Ettore Bastico (alias Doria) comandante del Corpo Truppe Volontarie. Vale la pena di riprodurre per intero, al riguardo, una prima relazione del comandante Ferretti (alias Rossi) del 5 maggio 193 7, prot. 1878, diretta a Marina Roma (2):

((1 °

- La Marina

Mercantile spagnola è in grave crisi di unità adatte al trasporto. Per provvedere infatti alle ultime richieste, sono stati adibiti nei recenti viaggi i due piroscafi COMILLAS e DOMINE, di cui il primo necessiterebbe, e va continuamente ritardando, lavori all'apparato motore, mentre il secondo dovrebbe essere riarmato quale incrociatore ausiliario. Se si dovesse fare fronte a maggiori necessità, non sarebbe facile la soluzione, e comunque non sarebbe scevra da inconvenienti. 2° - A sanare tale stato di cose proporrei che si estendesse anche ad altre unità una soluzione simile a quella adottata per l'ANIENE (alias EBRO): ossia che si simulasse la vendita a spagnoli o il passaggio di bandiera di qualche piroscafo italiano adatto, il quale, nella vicinanza delle acque spagnole assumerebbe la qualità di piroscafo spagnolo. Tale qualità potrebbe venire confermata davanti ad eventuali visite, oltre che dalle carte di bordo, da qualcuno dello Stato Maggiore che fosse di nazionalità spagnola. Si ritiene che tale sistema non darebbe luogo a complicazioni di carattere politico, visto che funziona già perfettamente nei riguardi dell'ANIENE. 3 ° - Come ho avuto il pregio di segnalare, il servizio di scorta ai piroscafi riesce gravissimo agli incrociatori, che vengono distratti dal loro ordinario compito, al quale sono già di per sé insufficienti. Propongo che anche per la scorta degli altri piroscafi italo-5pagnoli di cui al comma precedente, o siano piroscafi soltanto spagnoli come il COMILLAS e il DOMINE, venga adottato il sistema seguito per l'ANIENE, ossia: usare bandiera

(1) A.U.S.M.M. - Fondo 0.M.S .. Cartella 2851 (2) A.U.S.M .M. - Fondo 0 .M.S - Cartella 2851

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italiana e essere scortati da nave da guerra italiana fino al meridiano di Malaga anziché fino a Spartivento, ed assumere nazionalità e scorta spagnola dal meridiano di Malaga in poi. Il sollievo che si darebbe alla Marina spagnola in tal modo, svincolando dal servizio di scorta gli incrociatori, e consentendo di armare come incrociatori ausiliari piroscafi attualmente adibiti a questo traffico sarebbe di notevole importanza ai fini della guerra marittima che qui si svolge. fto Rossi)) A sua volta, il Ministero degli Esteri, in data 9/5/1937, faceva pervenire al generale Bastico (alias Doria) un promemoria sull'argomento (3). Ne pubblichiamo un ampio stralcio: «...... Sembra che Governo Spagnolo cercherebbe di esimersi dall'inviare piroscafi MAR-

CHESE DE COMILLAS e DOMINE di cui il primo necessiterebbe lavori all'apparato motore et secondo dovrebbe essere riarmato quale incrociatore ausiliario alt Si è anche accennato at eventuale richiesta che verrebbe inoltrata per la restituzione del piroscafo ANIENE alt Sarà opportuno fare presente, prima che voci predette prendano consistenza, che Regio Governo mantiene fenna condizione predetta et cioè che per esigenze d'ordine internazionale tutti rifornimenti di armi per Spagna debbono avvenire su trasporti Spagnoli anche in considerazione che est nell'esclusivo interesse spagnolo che tali invii vengono fatti alt Tentativo perciò di codesto Ministero Marina qualora venisse confermato, sarebbe per lo meno inesplicabile et metterebbe nell'assoluta impossibilità tanto il Governo Italiano quanto quello Germanico, il quale si propone di inviare il suo materiale via Italia, di continuare loro rifornimento alt Veda V.E. di interessare personalmente Franco di quanto precede ed ottenere un affidamento preciso che rifornimenti continueranno nel modo seguito finora alt Attendo assicurazioni alt Quanto alla richiesta relativa all'ANIENE faccia comprendere che, a causa necessità rifornimenti, detta richiesta non, potrebbe neppure essere presa in considerazione alt CIANO»

. A queste sollecitazioni dello stesso ministro degli Esteri Ciano, il generale Bastico, il giorno successivo, 10 maggio 193 7, rispose con la seguente lettera, che riproduciamo per intero: «...... Rife1'imento 1089 in data 9 di cotesto Ministero e a seguito mio radio n ° 6459

in data di ieri. Ho esaminato a fondo la questione dei trasporti in relazione al pensiero di cotesto Ministero, alla situazione di fatto del tonnellaggio nazionale, alle imprescindibili esigenze del rifornimento materiale nonché ai compiti che si propone assolvere la Ma1'ina nei ,'i.guardi della guerra al traffico. Sono giunto alle seguenti conclusioni basate su dati di fatto:

(3) A.U.S.M.M: - O.M.S. - Cartella 2851.

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a) - effettivamente il Governo nazionale non dispone che di pochissime navi che bene si prestino al trasporto di materiali, sia nei riguardi del tonnellaggio, sia nei riguardi dell'efficienza nautica di tali unità (scarsa velocità). - Tali navi sono: il MARCHESE DI COMILLAS - il DOMINE - il MAR CANTABRICO - l'ANIENE (ora EBRO dopo note vicende). - A detta dei competenti il rimanente naviglio di cui dispone il Governo nazionale è costituito da piroscafi non idonei allo scopo sia per tonnellaggio, come per deficienze apparati motori (velocità massima, con tempo buono, 1O miglia). b) - Il MARCHESE DI COMILLAS ha effettivo bisogno di urgenti riparazioni alle caldaie e non potrà riprendere il mare che tra qualche tempo. - Il DOMINE come ieri ho comunicato, non appena scaricato ripartirà da Siviglia alla volta dell'Italia (probabile partenza giorno 11). - Saranno fatte pressioni perché il MAR CANTABRICO venga costà a caricare. c) - L'intenzione, -non per altro ancora ufficialmente fatta presente, di usufruire del MARCHESE DI COMILLAS del DOMINE e del EBRO (in fondo, piroscafo loro) quali incrociatori ausiliari, è in dipendenza della necessità (più volte dalle nostre autorità navali sollecitata) di intensificare la guen·a al traffico. Anche in materia, reputo opportuno insistere, dato il preoccupante afflusso di materiali di ogni genere che, nonostante il controllo internazionale, continua a verificarsi in campo rosso. d) - In modo indubbio è provato che se il Comando spagnolo tende ad ottenere che i traspot'ti di materiali (di cui, certo ha estremamente bisogno) si effettui indipendentemente dalla messa in opera dei suoi mezzi, ciò non dipende da "cattiva volontà" ma da vere, proprie, sentite necessità, dipendenti dallo stato di "miseria imperante" da cui sono afflitti, in ogni campo. In conseguenza di quanto sopra, mi permetto insistere onde venga ripresa in benevolo esame la proposta già a suo tempo inoltrata, in data 5 maggio, oggetto: "Trasporti dall'Italia per la Spagna". Infatti la fittizia cessione di naviglio alla Spagna per l'effettuazione dei noti rifornimenti ritengo sia una soluzione che, oltre, salvaguardare i nostri interessi, possa assicurare un impulso più redditizio in materia di afflusso rifornimenti e contemporaneamente dia al Comando Spagnolo una tangibile sensazione di una sincera fattiva collaborazione; sensazione questa che per ovvie ragioni d'opportunità e prestigio (specie in vista delle prossime nostre operazioni) stimerei opportuno venisse a rafforzarsi sempre più.

IL

GENERALE DI CORPO D'ARMATA COMANDANTE

fto Doria

»

A seguito di questi scambi di lettere e di altri contatti diretti, si giunse comunque ad un accordo col governo nazionalista, che da quel momento non richiese più la restituzione dell'Aniene (spagnolo Ebro), ma anzi concesse ancora per qualche viaggio il Marqués De Comillas e adibì, per il rimanente corso della guerra, il Domine a trasporto materiali ed uomini, mentre saltuariamente riuscì ad eseguire viaggi

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singoli a mezzo di altri piroscafi spagnoli. Vedremo in dettaglio , nei prossimi capitoli, la serie di ques te missioni di trasporto e le unità mercantili che vi parteciparono. Guerra di mine

Anche se non è facile sradicare un convincimento consolidatosi in cinquanta anni, si può affermare con assoluta certezza che nessuna unità navale italiana, di superficie o subacquea, ha mai effettuato posa di mine nelle acque territoriali spagnole, durante tutto il corso del lungo conflitto. La guerra di mine, peraltro in misura molto limitata e senza risultati apprezzabili, venne posta in atto da entrambi i contendenti. I nazionalisti, impiegando unità ausiliarie appositamente attrezzate ed in un secondo tempo anche cacciatorpediniere e posamine, nel corso del 193 7 e inverno l 93 8, posero sicuramente dei campi minati di cui comunicarono ufficialmente le coordinate geografiche alla nostra Missione Navale: a) 23 Febbraio 1937 - Davanti a Capo de Creus - Tre sbarramenti, di cui due formati da 16 mine ed uno da 28 . b) 26 Febbraio 1937 - Davanti a Capo Bagur - Tre sbarramenti, di cui due formati da 16 mine ed uno da 31. c) 7 Aprile 1937 - Davanti ad Almeria - 4 mine a Sud di punta del Rio. d) 18/19 Agosto 1937 - Due sbarramenti di 7 mine ciascuno davanti a Punta Infach. - Uno sbarramento di 8 mine, a Sud dell'isola di Benidorme. - Uno sbarramento di 8 mine a Sud di Punta Escaleta. e) 12/16 Novembre 1937 - Uno sbarramento di 6 mine a miglia 1,2 davanti a Valencia .- Uno sbarramento di 6 mine a miglia 1,5 davanti al porto di Castellon della Plana. f) Fine Febbraio 1938 - Uno sbarramento lungo la costa rossa fra Valencia e Sa-

gunto, costituito da due file parallele in direzione sud-sudovest - nord-nordest, di cui la più esterna composta da 60 mine e la più interna da 4 9. Per quel che riguarda i campi minati posti in opera dalla Marina repubblicana, sappiamo per certo che nell'estate 19 3 7 i piroscafi in navigazione nella zona compresa da Capo Blanes a Capo San Sebastiano e da lì a Capo de Creus e viceversa, non dovevano tenersi a meno di 6 miglia dalla costa. A fine dicembre 19 3 7 risultavano esistenti anche: -

Un campo minato davanti al Golfo di Rosas. Una triplice linea di mine davanti a Barcellona. Uno sbarramento, non proprio certo, davanti ad Alicante. 25 mine disposte in 4 miglia quadrate all'entrata del Mar Menor.

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- Due piccoli campi minati davanti a Cartagena, uno a sud dell'Isola Escombrera ed uno a sud delle isole Palmaos. In circa 3 anni di guerra, gli unici risultati ottenuti dalle torpedini da blocco furono l'affondamento di soli 7 mercantili e nel Cantabrico della corazzata nazionalista Espaiia il 30/4/1937: - Peschereccio spagnolo repubblicano Goizeko Izarra di 136 t - affondato all'imboccatura di Bilbao il 17/1/1937 - Petroliera greca Loukia di 2 .14 3 t - Proveniente da Costanza (Romania) e diretta a Barcellona con 3 .500 tonn. di gazolina. Affondata di fronte a Capo San Sebastian il 4/3/1937 - Veliero spagnolo repubblicano Cala Engosauba di 426 t - Affondato fra Casrellon e Valencia il 22/11/1937 - Piroscafo francese Artois di 439 t proveniente da Marsiglia e diretto ad Orano - Affondato il 14/8/1938 . - Peschereccio spagnolo nazionale Nuevo Pepe Leston di 36 t - Usato come dragamine ed affondato a Tarragona il 24/1/1939 - Piroscafo greco Loulis di 330 t proveniente da Porto Vendres e diretto a Gandia - Affondato di fronte a Capo Creus il 25/2/1939 - Piroscafo francese Saint Prosper di 4.330 t, in viaggio da Algeri a Marsiglia. Affondato 1'8/3/1939 Nel paragrafo riguardante l'attività dei nostri sommergibili legionari di base a Soller, vedremo come nella sua ultima missione del gennaio 1938 l'Iride avesse fra i vari compiti quello di accertarsi della presenza di campi minati davanti al porto di Valencia. (4)

Comitato Internazionale di Controllo per il non intervento in Spagna

Prima di parlare dell'organizzazione del sistema di controllo del traffico diretto in Spagna, sistema approvato dal Comitato Internazionale 1'8 marzo e divenuto esecutivo il 20 aprile, dobbiamo fare un passo indietro ed accennare a come ci si arrivò dopo che lo sbarco dei volontari italiani a Cadice, l'impiego dei nostri sommergibili ed infine l'occupazione di Malaga e l'avanzata verso Madrid, aveva messo in allarme le nazioni simpatizzanti per la Spagna repubblicana. Come scriveva nel 1937 il senatore, amm. Dino Ducci, si diceva che la Commissione deJ non intervento sarebbe passata alla storia come esempio del "fare e non fare". E giusto però convenire che le sarebbe stato difficile andare al di là di quanto riuscisse a stabilire, date le contrastanti attitudini delle 27 Nazioni (tutte

(4) Per quanto riguarda la guerra di mine, vedere: A.U.S.M.M. -

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0.M.S. - cartella 2904.


quelle europee, meno la Svizzera e lo stato libero di Danzica) e delle due parti in conflitto che non avrebbero ammesso mai alcuna ingerenza straniera sul rispettivo territorio e nelle acque territoriali dipendenti. Dopo l'accennata riunione del Comitato, i1el novembre 1936, in cui si videro i membri accusarsi vicendevolmente di violazioni agli accordi sul non intervento, e dopo l'ostruzionismo dei blocchi di nazioni che propendevano per l'una o l'altra parte, e che scontrandosi soprattutto su questioni di dettaglio o sul costo dell'operazione cercavano di portare per le lunghe la conclusione, venne approvato finalmente un primo progetto per la supervisione dell'accordo di non intervento. Ai primi di dicembre 193 6 il progetto venne rimesso ai 27 governi membri per un più approfondito esame. Il 2 dicembre ne era stata fatta pervenire inoltre una bozza a ciascuna delle due fazio ni spagnole in lotta fra loro, chiedendo se sarebbero state disposte a collaborare per l'esecuzione del progetto stesso. L'aspetto più importante era la proposta di piazzare osservatori imparziali nei principali punti di entrata in Spagna, sia dalla parte di terra che di mare, con la missione di informare il Comitato di qualsiasi violazione riscontrata. Le contestazioni furono subito numerose: per esempio, di fronte al suggerimento russo di includere nelle liste del contrabbando di guerra anche i volontari in arrivo, i tedeschi e gli italiani fecero presente che questo era già stato da loro proposto nel settembre e che, comunque, avrebbero dovuto cessare anche le altre forme di intervento indiretto, come raccolte di fondi e azioni propagandistiche. I nazionalisti si mostrarono invece seccati nei riguardi della Gran Bretagna per la mancanza di comprensione da parte di quella nazione di fronte alla " grandezza del Movimento Nazionale Spagnolo ", ma non scartarono a priori l'approvazione di un piano rivisto e corretto, e quindi spostato più in là. I repubblicani da parte loro erano contrari principalmente perché non si teneva conto del fat to che il loro era il governo legittimo della Spagna. Comunque il progetto andò avanti e nelle riunioni del Comitato, a fine dicembre, già un primo organigramma dei punti da presidiare, del numero di osservatori internazionali (64) e personale addetto (580 persone) e delle spese da sostenere annualmente (620.000 Sterline) era stabilito. Tutti sembravano d'accordo nel fare presto ed il 10 gennaio 1937, dopo uno scambio nutrito di note e conversazioni dirette fra i governi francese, inglese, italiano, tedesco, portoghese e russo, si arrivò alla firma di un primo documento che stabiliva: 1)

Ogni stato doveva prendere provvedimenti legislativi tendenti a proibire nel suo territorio l'arruolamento di propri cittadini per le forze combattenti in Spagna. Il Comitato di non intervento avrebbe fissato la data dalla quale le singole disposizioni avrebbero dovuto entrare contemporaneamente in vigore .

2)

Si doveva proseguire attivamente l'esame delle altre forme di intervento diretto .

3) Doveva essere posto in atto un effettivo sistema di controllo. Ma intanto a Cadice e Siviglia continuavano i cospicui arrivi di volontari italiani, tedeschi e di materiali di ogni genere, mentre piroscafi russi, inglesi e di altre

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Cartina n. 8 - Suddivisione delle acque intorno alla Penisola iberica in zone di pattugliamento navale, affidate alle varie Marine dal Comitato Internazionale di Controllo per il non intervento in Spagna. Primavera 1937.


nazionalità convergevano verso i porti della Spagna repubblicana con i loro carichi di contrabbando di guerra, seguiti ed attaccati da sommergibili sconosciuti (italiani). Fra tira e molla, discussioni, accordo e disaccordo su singoli punti, tutta la materia venne a maturazione 1'8 marzo 1937. In quella data fu approvato il piano definitivo di Controllo Internazionale, che si può così riassumere: 1) Supervisione internazionale delle frontiere terrestri di Francia, Portogallo e

Spagna. 2) Supervisione delle frontiere marittime della Spagna, sia a mezzo di ispezioni nei porti di partenza, sia imbarcando osservatori internazionali sulle navi dirette in Spagna. 3) Progetto di impiantare pattuglie di vigilanza navale intorno a tutta la costa spagnola per impedire l'entrata nei porti iberici alle navi mercantili che non avessero imbarcato l'osservatore internazionale. Sarà, come tutti sanno, un fallimento; ma quello che interessa questo studio è vedere per sommi capi come venne organizzato il controllo marittimo, che entrò in funzione il 20 aprile 1937. I mercantili di uno stato aderente ali' accordo di non intervento, se diretti in Spagna o Marocco spagnolo, dovevano dirottare, a seconda della provenienza, in uno dei seguenti porti: Dover, Downs (Inghilterra); Cherbourg, Brest, Le Verdon (Francia); Lisbona (Portogallo); Madera; Gibilterra; Orano (Algeria); Cette, Marsiglia (Francia); Palermo (Italia). Imbarcavano quindi degli "osservatori internazionali" che accertavano e garantivano la legalità del carico trasportato, proseguendo il loro viaggio fino al porto di destinazione. In una fascia compresa fra le 3 miglia e le 10 dalla costa spagnola, potevano essere fermati, per la verifica della presenza a bordo dell'osservatore, da unità da guerra delle seguenti marine: Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania. Erano escluse da questi controlli tutte le navi battenti bandiera spagnola nazionalista o repubblicana o bandiere di nazioni non aderenti al patto. Le zone di pattugliamento erano così suddivise: - Marina britannica:

zona Atlantica, dalla frontiera francese a Capo Buso e dalla frontiera portoghese a Capo De Gata;

- Marina francese:

zona Atlantica, da Capo Buso alla frontiera settentrionale portoghese. Zona Mediterranea: Maiorca, Ibiza e Marocco spagnolo;

- Marina tedesca:

Mediterraneo, da Capo De Gata a Capo Oropesa;

- Marina italiana:

Mediterraneo, dalla frontiera francese a Capo Oropesa e Minorca.

Era un sistema di controllo che serviva a ben poco. La Marina italiana vi partecipò impiegandovi una sua forza navale (VI Divisione), dislocata a Palma di Maiorca

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agli ordini dell'ammiraglio Alberto Marenco di Moriondo imbarcato sull'esploratore Quarto, e dividendo in quattro zone il tratto di coste spagnole sotto la sua giurisdizione: I II III IV

Zona Zona Zona Zona

- Dal confine francese al meridiano di Capo Tessa. - Dal meridiano di Capo Tessa al meridiano di Geltru. - Dal meridiano di Geltru al parallelo di Oropesa. Isola di Minorca.

Le unità impiegate per il pattugliamento, nel periodo 20 aprile 31 maggio 1937, furono : Esploratore ,,

,," ,, Cacciatorp. " lnc. ausiliario '' ''

Quarto, nave ammiraglia Aquila Carlo Mirabello Leone Pancaldo Alvise Da Mosto Daniele Manin Francesco Nullo Adriatico Barletta

L'impiego delle unità, dopo un primo brevissimo periodo di assestamento, si stabilizzò nel seguente modo: A) turno in due fr a le motonavi armate Adriatico e Barletta lungo la costa spagnola nella I Zona, sia perché la più distante dalla base e quindi la più indicata per le unità con maggiore autonomia, sia perché praticamente fuori del normale teatro di operazioni della Marina repubblicana, ed in ogni caso facilmente protetta dalle nostre siluranti dislocate più a sud; B) un cacciatorpediniere in servizio di controllo lungo la costa spagnola non oltre 40 miglia a sud ovest della motonave; C) un cacciatorpediniere in servizio di controllo intorno all'Isola di Minorca; D) delle rimanenti unità: due pronte a muovere a turno, dovendo almeno una (Quarto o Da Mosto) essere in porto per poter sempre mantenere il necessario colJegamento con la stazione R.T. e con le Autorità di Palma; due pronte per la successiva missione o in corso di trasferimento; una in riserva. A complemento, ci si serviva dell'aiuto dell'esplorazione aerea e del servizio informazioni e crittografico della base di Palma, per avere una relativa conoscenza dei movimenti delle navi rosse in modo da potere eventualmente fare appoggiare

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l'incrociatore ausiliario da uno dei due cacciatorpediniere, dislocati rispettivamente nella II e III Zona. Sarebbe stato perfetto questo sistema? Qualche incidente sarebbe sempre potuto accadere. Nonostante gli accordi firmati, infatti, pochi giorni prima dell'entrata in funzione del dispositivo di vigilanza, ne avvenne uno, fortunatamente senza conseguenze, fra un nostro mercantile ed un'unità militare del Governo di Valencia. Il 2 aprile, alle 7,20, dieci miglia al largo di Capo de Gata, la nave ricuperi Rampino della Società S.0.R.I.M.A. di Genova, fu avvicinata da un cacciatorpediniere repubblicano, che tenendo puntati i pezzi sul mercantile, ordinava di fermare le macchine. Il Rampino eseguì l'ordine e alla domanda della destinazione rispose: "Lorient". Il cacciatorpediniere segnalò allora di alzare il nominativo, ordinando quindi al piroscafo di dirigere per Almeria. A questo punto il Comandante del Rampino rispose che non vi era motivo. Il Ct. insisté col segnale "Entrate nel porto indicato", ma questa volta non ottenne risposta. Non successe niente, ma il Ct. chiese che carico trasportasse la nave. Il Comandante del mercantile affermò di non avere nessun carico e di essere diretto a Lorient (Francia) per effettuare lavori di ricupero. L'incidente si concluse con l'autorizzazione a proseguire e con gli auguri di buon viaggio (5). Si era trattato di un episodio marginale ed insignificante, a risolvere il quale era bastata la fermezza dimostrata dal Comandante del nostro mercantile. Tuttavia il fermo si era verificato fuori dalle acque territoriali iberiche e in dispregio alle norme del Diritto internazionale del tempo di pace (si trattava infatti di una guerra civile che, teoricamente, impegnava soltanto gli spagnoli) offrendo l'occasione ai nostri comandi: 1) di ribadire le istruzioni date al naviglio mercantile italiano che, in casi del gene-

re, avrebbe dovuto immediatamente rivolgersi alle unità militari dislocate attorno alle coste della Spagna; 2) di chiarire ai mercantili italiani che, in caso di bisogno e a seconda della loro

posizione, potevano chiedere aiuto all'esploratore stazionario a Tangeri o a Palma di Maiorca. A suggello, si ebbe anche una nota di protesta diretta al Governo di Valencia, nella quale il nostro Ministro degli Esteri dichiarava di non ammettere che il naviglio mercantile italiano potesse essere disturbato nella sua navigazione in alto mare e che le navi da guerra italiane avevano ricevuto l'ordine di impedire con la forza qualsiasi tentativo del genere.

(5) A.U.S.M.M. - 0.M.S. - cartella 3298.

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Vediamo adesso nel dettaglio il susseguirsi delle missioni effettuate dalle unità impegnate nel pattugliamento:

Adriatico - Incrociatore ausiliario - comandante C.V. F.Guentini - I.m. 19/4/1937 - Rm. 24/4/1937. Piroscafi fermati: - 21/4 - Cervantes - inglese - (non segnalato) - dest. Barcellona - Senza controllore. Con documenti in regola. · - 23/4 - ore 05.00 - Frane - francese (non segnalato) - dest. Valencia - Con controllore. In regola. - 23/4 - ore 06.30 - Iméréthie II - francese (non segnalato) - dest. Barcellona - Dichiarato appartenere naviglio ausiliario francese con comando militare. - 23/4 - ore 07 .30 - Midanc - francese (non segnalato) - dest. Valencia - Con controllore. In regola.

Barletta - Incrociatore ausiliario - comandante C.V. Raffaele Lauro - I.m. 19/4/1937 - Rm. 24/4/1937. Piroscafi fermati: - 22/4 - ore 07 .30 - Riri - francese - dest. Marsiglia - Lasciato proseguire a causa delle condizioni del mare.

Daniele Manin - Cacciatorpediniere - comandante C. C. - Gennaro Coppola - I.m. 22/4/1 937 - Rm. 26/4/1937.

Aquila - comandante C.F. Roberto Caruel - I.m. 23/4/1937 - Rm. 26/4/1937 Piroscafi fermati:

- 23/4 - ore 12.00 - Lise - francese - Segnalato da Londra in partenza da Marsiglia e diretto a Barcellona. In regola. - 25/4 - Harriet - danese - In regola. - 25/4 - Kajserind - danese - fermato, ma non eseguite indagini a bordo a causa del mare. - 25/4 - Finisterre - francese (non segnalato) - fermato, ma non eseguite indagini a bordo a causa del mare.

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Alvise da Mosto - Esploratore - comandante C.F. Carlo Margottini - I.m. 23/4/1937 - Rm. 27/4/1937 - Piroscafi fermati: - 25/4 - Soliner - francese (non segnalato) - dest. Alicante - Non in regola. Ha dichiarato di essere carico di viveri, ma di non avere né documenti né autonomia per ritornare a Cette. Fu lasciato proseguire, ma il fatto venne segnalato al Ministero degli Esteri. - 25/4 - ore 12,00 - Springwear - inglese (segnalato da Londra il 22/4 in partenza da Gibilterra e diretto a Barcellona) - In regola.

Carlo Mirabella - Cacciatorpediniere - comandante C.F. Enrico Mirti della Valle - Im. 26/4/1937 - Rm. 29/4/1937 - Piroscafi fermati: - 26/4 - ore 16,00 - Catherine Schiaffino - francese - dest. Cette - Non batteva lo speciale guidone. Non è stato fermato date le condizioni del mare. - 28/4 - ore 09 .30 - Cor Jesu - italiano - dest. Casablanca - Non alzava lo speciale guidone. Eseguiti accertamenti a bordo. Regolare.

Francesco Nullo - Cacciatorpediniere - comandante C.C. Ugo Avelardi - Im. 26/4/1937 - Rm. 30/4/1937 - Piroscafi fermati: - 27 /4 - ore 8,50 - Maiotis - greco - Senza controllore. In regola.

Quarto - Esploratore (nave ammiraglia VI Divisione) - comandante C.F. Giovanni Galati - Im. 28/4/1937 - Rm. 29/4/1937

Alvise da Mosto - Esploratore - comandante C.F. Carlo Margottini - Im. 28/4/1937 - Rm. 29/4/1937

Adriatico - Incrociatore ausiliario - comandante C. V. F. Guentini - Im. 1/5/1937 - Rm. 3/5/1937 - Piroscafi fermati: - 1/5 - ore 05.25 - Cid - inglese - Non visitato causa mare. Dichiarato essere senza controllore a bordo. - 2/5 - ore 17.25 - Finisterre - francese - prov. da Algeri - dest. Cette - Senza controllore, non era diretto a porti spagnoli.

Daniele Manin - Cacciatorpediniere - comandante C.C. Gennaro Coppola - Im. 1/5/1937 - Rm. 6/5/1937 - Piroscafi fermati:

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- 6/5 - ore 08.05 - Gaulois - francese - prov. da Valencia - dest. Marsiglia - Con controllore.

Barletta - Incrociatore ausiliario - comandante C.V. Raffaele Lauro. Im. 2/5/1937 - Rm . 7/5/1 93 7

Francesco Nullo - Cacciatorpediniere - comandante C.C. Ugo Avelardi - Im. 5/5/1937 - Rm. 10/5/1937 - Piroscafi fermati: - 7/5 - ore 06.15 - Iméréthie II - francese - prov. da Marsiglia - dest. Barcellona - Con controllore. - 8/5 - ore 21. 15 - Riri - francese - prov. da Marsiglia - dest. Alicante - Con con trollore.

Carlo Mirabella - Esploratore - comandante C. F. Enrico Mirti della Valle - Im. 6/5/1 93 7 - Rm. 10/5/1937 - Piroscafi fermati: - 7/5 - ore 18.05 - Telamon - olandese - dest. Barcellona - Con controllore.

Adriatico - Incrociatore ausiliario - comandante C.V. F. Guentini - Im. 6/5/1 93 7 - Rm. 9/5/1937 - Piroscafi fermati: - 8/5 - ore 12.13 - Azeima - francese - prov. da Benicarlo - dest. Marsiglia - Non visitato; ha dichiarato avere la speciale dichiarazione rilasciata dal1' amministrazione di Marsiglia. - 9/5 - ore 16.50 - Massaria - greco - Non visitato, documenti in regola.

Aquila - Esploratore - comandante C.F. Roberto Caruel - Im. 9/5/1937 - Rm. 13/5/1937.

Alvise Da Mosto - Esploratore - comandante C.F. Carlo Margottini - Im. 9/5/1 937 - Rm. 14/5/1937 - Piroscafi fermati: - 11/5 - ore 18.10 - Telamon - olandese - dest. Barcellona - Con controllore. - 12/5 - ore 7.20 - Iméréthie II - francese - prov. da Marsiglia - dest. Barcellona - Con controllore. - 13/5 - ore 00 .30 - Essex Envoy - inglese - prov. da Orano - dest. Barcellona - Con controllore.

Barletta - Incrociatore ausiliario- comandante C.V. Raffaele Lauro - Im. 10/5/1 937 - Rm. 15/5/1937

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Daniele Manin - Cacciatorpediniere - comandante C.C. Gennaro Coppola - Im. 12/5/1937 - Rm. 17/5/1937 - Piroscafi fermati: - 14/5 - ore 14.20 - Riri - francese - prov. da Marsiglia - dest. Alicante - Con controllore. Visitato. - 16/5 - ore 18.00 - Jonion - greco - prov. da Vinaroz - dest. Marsiglia - Con controllore. Visitato.

Carlo Mirabella - Esploratore - comandante C.F. Enrico Mirti della Valle - Im. 13/5/1937 - Rm. 17/5/1937 - Piroscafi fermati: - 14/5 - ore 14 .40 - Iméréthie II - francese - prov. da Marsiglia - dest. Barcellona - Con controllore. Visitato.

Adriatico -Incrociatore ausiliario - comandante C.V. F. Guentini- Im. 14/5/1937 - Rm. 19/5/1937 - Piroscafi fermati: - 16/5 - ore 06.00 - Continental Coester - inglese - prov. da Cette - dest. Cartagena - Con controllore. - 16/5 - ore 18.00 - Conlara - inglese - prov. da Cette - dest. Marsiglia - Con controllore. Non visitato causa mare. - 17/5 - ore 14.05 - Sebaa - francese - prov. da Cette - dest. - Non fermato a causa del mare. Dichiarò non avere controllori a bordo.

Francesco Nullo - Cacciatorpediniere -comandante C.C. Ugo Avelardi- Im. 16/5/1937 - Rm. 21/5/1937 - Piroscafi fermati: - 19/5 - ore 22.00 - Pelayo - Inglese - prov. da Valencia - dest. St. Feliu Con controllore. Non fermato a causa del mare. - 20/5 - ore 07.40 - Iméréthye II - francese - prov. da Barcellona - dest. Marsiglia - Con controllori. Non visitata causa mare .

Leone Pancaldo - Esploratore - comandante C.F. Ettore Aymone - Im. 17/5/1937 - Rm. 22/5/1937. Barletta - Incrociatore ausiliario - comandante CV. Raffaele Lauro - Im. 18/5/1937 - Rm. 23/5/1937 Alvise da Mosto - Esploratore - comandante C.F. Umberto Salvatori-Im. 21/5/1937 - Rm. 26/5/1937 Piroscafi fermati: - 22/5 - ore 15.50 - Dover Abbey - inglese - prov. da Barcellona - dest. St. Louis du Rhone - Con controllore.

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- 23/5 - ore 15.00 - Riri - francese - prov. da Alicante - dest. Marsiglia - Con controllore.

- 24/5 - ore 07.00 - Jeanne M. - Inglese - prov. da Barcellona - dest. Liverpool - Con controllore. - 24/5 - ore 08.00 - Royal Star - Inglese - prov. da Barcellona - dest. Santos - Con controllori. Daniele Manin - Cacciatorpediniere - comandante C.C. Gennaro Coppola - lm. 21/5/197 - Rm. 26/5/19 37 Piroscafi fermati: - 22/5 - ore 19.10 - Pacheco - inglese~ prov. da Valencia - dest. Terragona - Con controllori. Adriatico - Incrociatore ausiliario - comandante C.V. F. Guentini - Im. 22/5/1937 - Rm . 28/5/1937. Piroscafi fermati: - 23/5 - ore 06. 30 - Antho17>e - inglese - prov. da Barcellona - dest. Marsiglia - Con controllore. - 23/5 - ore 15.45 - Loulis - greco - prov. da Marsiglia - dest. Valencia - Con controllore. - 26/5 - ore 07.07 - Ponzano - inglese - prov. da Barcellona - dest. Londra - Con controllori. - 27/5 - ore 18.00 - Marvia - inglese - prov. da Barcellona - dest. Alicante Con controllore.

Carlo Mirabella - Esploratore - comandante C.F. Ugo Bisciani - lm. 25/5/1937 Rm. 29/5/1937 Piroscafi fermati: - 28/5 - ore 07.40 - Jonion - greco - prov. da Marsiglia - dest. Benicarlo - Non visitato in quanto a 5 miglia al largo di Galtru e con rotta che lo portava decisamente fuori dalla zona. - 28/5 - ore 10.40 - Frane - Francese - prov. da Marsiglia - dest. Valencia Con controllore.

Francesco Nullo - Cacciatorpediniere - comandante C.C. Avelardi - l m. 27/5/1937 - Rm. 1/6/1937 Piroscafi fermati: - 31/5 - ore 09 .20 - Cheaf Water - inglese - prov. da Barcellona - dest. Orano - Con controllore.

Daniele Manin - Cacciatorpediniere - comandante CC. Gennaro Coppola - Im. 28/5/1937 - Rm. 1/6/1937 Piroscafi fermati:

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- 29/5 - ore 10.30 - Leonia - greco - prov. da Valencia - dest. Pireo - Senza controllore né documenti rilasciati dal Comitato di Controllo. Il comandante affermò di non avere a bordo né merci, né passeggeri; di aver sostato per oltre 45 giorni a Valencia, di essere diretto al Pireo e di non aver quindi toccato nessun porto di dirottamento. - 29/5 - ore 19.00 - Ponzano - inglese - prov. da Tarragona - dest. Valencia - Con controllore.

Quarto - esploratore - comandante C.F. Giovanni Galati - Im. 29/5/1937 - Rm. 30/5/1937. Anche se nel periodo preso in esame le navi italiane riuscirono a fermare e verificare 17 piroscafi inglesi, 21 francesi, 2 danesi, 6 greci, 2 olandesi e 1 italiano, per un totale di 49, il controllo effettuato con le norme precedentemente esposte si rivelò praticamente inefficace (6). Nel caso specifico della vigilanza affidata alle unità italiane, le possibilità di controllo si riducevano praticamente a zero per il fatto che la zona di accesso tra le acque territoriali spagnole rosse e quelle francesi era sorvegliata da unità della Marina francese . Inoltre risultò che l'Amministratore del controllo a Marsiglia era un inglese. Pertanto i pochi piroscafi che si sottoponevano al nostro controllo, i quali evidentemente avrebbero dovuto essere in regola, non davano nessun affidamento perché controllati da inglesi. Il traffico avveniva quasi esclusivamente nelle acque territoriali, ed i piroscafi si mantenevano il più possibile sotto costa rendendo difficile distinguere la bandiera (che normalmente non tenevano alzata e che le nostre unità non avevano il diritto di fare issare). Veniva quindi a mancare l'unica possibilità del controllo, che era quella di fare almeno una statistica delle infrazioni riscontrate. Il controllo sulle coste nazionaliste era invece effettivo anche per guanto riguardava l'accesso alle acque territoriali, in quanto effettuato dalle stesse Marine (Inglese e francese). Inoltre, almeno per quello che si verificava a Palma di Maiorca, accadeva che le navi francesi addette al controllo si trattenessero alla fonda nelle acque nazionaliste e quando avvistavano un piroscafo ç_he dirigeva nella baia per entrare nel porto, salpavano per andarlo ad incontrare. E ovvio che ciò facilitava enormemente il controllo ed era in antitesi con le scarsissime possibilità offerte alle nostre navi che da molti mesi non ancoravano più nelle acque della Spagna repubblicana. Di conseguenza, per quanto riguardava il controllo delle coste spagnole rosse, veniva frustrato il principio basilare che detto controllo doveva essere fatto dalla Germania e dall'Italia, mentre tale principio rimaneva praticamente intatto per quanto riguardava il blocco delle coste nazionali. Per di più le coste repubblicane del Golfo di Biscaglia erano controllate dalla Gran Bretagna. Ma non basta; si ebbero infatti anche a lamentare attacchi in porto, da parte dell'aviazione repubblicana, a navi italiane e tedesche facenti parte delle forze impiegate nei pattugliamenti. (6) A.U.S.M.M. - 0.M.S. - cartella 2841.

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Il piroscafo spagnolo DOMINE che, col nome italiano di STELVIO, compì numerosi viaggi per trasporlo di rifornimenti, amri e m1111i1.io11i destinati alle Forze Annate nazionaliste.

Un particolare del/'esplomtore AQUILA, che naviga ad alta velocità durante una missione di pall11glia111e11to nella wna di mare affidata aUa Marina italiana dal Comitato i11temazio11ale di controllo per il 11011 intervento i11 Spagna. Foto fine aprile 19)7. (coli. N. Siracusano)

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Il foro d'entrata della bomba caduta sulla coperta dell'incroci(ltore ausiliario 13ARLEITA durante il bombardamento da parte di aerei repubblicani, nel porto di Palma di Maiorca. 25 maggio 1937. Danni prodotti sotto coperta dallo scoppio della bomba d'etereo che colpi' il BARLETTA.

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Bombardamenti aerei dell'inc. aus. Barletta e della corazzata tedesca Deutscbland

Un primo incidente si verificò il 24 maggio I 93 7 alle 07 .30 del mattino, con il bombardamento della rada e del porto di Palma di Maiorca ad opera di cinque aerei repubblicani "Martin Bombers" provenienti da Valencia. Durante tale azione cinque bombe caddero nelle vicinanze della nostra cisterna Nevona, colpendola con numerose schegge, ma causandole lievissimi danni. Altre cinque caddero nei pressi degli esploratori Quarto e Mirabella (su questo si ebbe un ferito) e dell'incrociatore ausiliario Barletta. In seguito a questo attacco, il Comando del Gruppo ordinò l'uscita in rada del Badetta, che andò ad ancorarsi a circa 300 metri di distanza dal molo del porto, nelle vicinanze del cacciatorpediniere Nazario Sauro e di un cacciatorpediniere inglese (Hardy) che si trovava all'ancora. La giornata del 25 maggio trascorse senza altri incidenti. Alle 07 .00 del mattino del giorno 25 maggio, l'allarme aereo annunciò l' approssimarsi di un nuovo attacco. Nove aerei dell'Aviazione repubblicana, volando sulla rada, sganciarono 4 bombe sulla torpediniera tedesca Albatros, senza colpirla, e le rimanenti sul gruppo di navi italiane. L'esploratore Quarto riportava lievissimi danni da schegge, mentre una bomba cadeva sull'incr. aus. Barletta, perforando, all'altezza del barcarizzo di dritta, il ponte superiore ed il ponte di coperta, scoppiando in batteria all'interno della cabina del capitano D.M. Carlo Battaglia. La detonazione causò numerosi danni ed alcuni morti e feriti. Per prima cosa a bordo ci si preoccupò di constatare se vi fossero infiltrazioni d'acqua dal mare che potessero mettere in pericolo la galleggiabilità della nave. Contemporaneamente, visto che nella zona colpita non vi erano pericoli di incendio, s'iniziò la pietosa opera di soccorso ai feriti e di recupero delle salme. L'esploratore Quarto, nave ammiraglia, inviò immediatamente una comandata agli ordini del suo comandante in seconda (T.V. Sebastiano Castagna) per contribuire alle operazioni di soccorso, mentre lo stesso ammiraglio Alberto Marenco di Moriondo si spostava sul Barletta per impartire le direttive. Le salme furono sbarcate e composte nella sala mortuaria dell'Ospedale di Palma. Inizialmente erano cinque: Capitano D.M . Carlo Battaglia Tenente D.M. Carlo Natalicchio Tenente D.M. Nicola Spigonardo Sottotenente D.M. Cesare Picca Guardiamarina Ennio Penco a queste, purtroppo, si aggiungerà la salma del sottotenente di vascello Angelo Angeli deceduto qualche ora dopo in ospedale per le ferite riportate. Gli altri feriti, fortunatamente non gravi, che dopo le necessarie medicazioni poterono rientrare a bordo furono:

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Il Comandante della nave Cap. Vasc. Raffaele Lauro Sottotenente medico Vitaliano Marino Marò militarizzato cameriere Ermanno Pagan Tenente di Vascello Sebastiano Castagna (probabilmente feritosi durante le operazioni di soccorso) Sottocapo cannoniere telemetrista Pio Baggio I danni più gravi furono invece: 1) Distruzione di parte delle sistemazioni di 1 a Classe e degli alloggi ufficiali mac-

chinisti. 2) Deformazione di varie lamiere dell'opera morta.

.3) Avaria al compressore del motore di dritta.

4) Interruzione di alcuni circuiti elettrici compresi quelli del mulinello salpa ancore e del timone. 5) Rottura di alcune tubazioni nel locale macchine, ecc. Verso le 14.00, mentre a bordo si effettuavano le operazioni di sgombro dei locali e si provvedeva ad approntare la nave per la partenza, giunse l'ordine del Comando del Gruppo di spostarsi a levante del meridiano della cattedrale di Palma. Non potendo salpare l'àncora a causa dell'avaria al molinello, il Barletta filò per occhio lasciando in mare l'àncora di dritta con quattro lunghezze di catena a cui si era fissato un gavitello per un successivo ricupero, e con un solo motore in moto si spostò nel nuovo ancoraggio. Comunque, la sera stessa alle 21,45, scortato dal cacciatorpediniere Nazario Sauro, il Barletta, manovrando col timone a mano, lasciò Palma di Maiorca diretto a La Spezia per le riparazioni. Vi giunse il 28 maggio (7). Di fronte a questi due incidenti, se così li possiamo chiamare, e dopo che anche i comandanti delle unità tedesche ed inglesi furono concordi nell'affermare che il lancio delle bombe dagli aerei aveva avuto come obiettivo le navi italiane del servizio di vigilanza internazionale ormeggiate a Palma, il Governo italiano richiese d'urgenza e con precedenza assoluta sulla discussione di qualsiasi altro argomento, la riunione plenaria del Comitato Londinese del Non intervento. In tale sede, l' ambasciatore italiano a Londra Dino Grandi presentò una durissima protesta, che terminava con queste frasi: «.. .. il Governo fascista attende perciò che il Comitato trovi il modo di riaffermare energicamente la sua autorità ed il suo prestigio scossi da questi atti, attraverso i quali i rossi di Valencia hanno dimostrato voler sfidare un organo internazionale che è la risultante della unanime volontà di 27 Nazioni europee».

Subito dopo questa dichiarazione, il Comitato plenario adottò all'unanimità una risoluzione in cui si deplorava profondamente la perdita di ufficiali italiani a (7) A.U.S.M.M. - O.M.S. - cartella 2854.

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28 maggio 1937. Con /'(liuto di rimorchiatori, l'incr. aus. BARLETTA, danneggiato da una bomba d'aereo, viene portato all'ormeggio all'intemo del R. Arsenale di La Spezia, per le necessarie riparazioni.

Un partico/(lre della deformazione provocata alla murata di dritta del BARLETTA, dall'esplosione della bomba.

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Incendio a bordo de//(1 corazzai(/ tascabile tedesca DEUTSCI-ILAND colpita da una bomba d'aereo nel porto di Ibi:t.a. (coli. F . Bargoni)

La corazzata tedesca ADMlRAL SCHEER che il 31 maggio 1937 bombardò per rappresaglia la città di Almeria in mano ai repubblicani. (coli. F. Bargoni)

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bordo del Barletta, ed il lancio di bombe in prossimità di navi inglesi, tedesche ed italiane.

Ma l'incidente più grave si ebbe il 29 maggio. La corazzata tascabile tedesca Deutschland, insieme al cacciatorpediniere Leopard, si trovava all'àncora davanti al porto di Ibiza, che la forza navale germanica usava come punto di appoggio e di rifornimento di combustibile dalla cisterna tedesca Neptun, proveniente in genere dall'Italia o direttamente dal porto russo di Baku. Alle ore 19 .12, due bombardieri " Katiuscia" , provenienti da ovest, con il sole alle spalle, lanciavano da bassa quota alcune bombe di cui tre colpivano la corazzata provocando danni ed incendi. Fra gli uomini dell'equipaggio, che da poco avevano consumato il rancio e che si trovavano riuniti nella parte prodiera della nave, si ebbero venti morti e ottantuno feriti. Nei giorni successivi le vittime salirono a 31 a causa del decesso dei feriti più gravi. La rappresaglia tedesca fu immediata. Il 30 maggio si riunì a Berlino un consiglio di guerra presieduto dallo stesso Hitler e a cui parteciparono il Ministro degli Esteri Von Neurath, il Capo di Stato Maggiore della Marina amm. Raeder ed il ministro della guerra Von Blomberg. Il 31 maggio all'alba, la corazzata Admiral Scheer e i due cc. tt. Seadler e Albatros, effettuarono un pesante bombardamento dal mare contro le installazioni por· tuali e le batterie costiere di Almeria, causando notevoli danni insieme a 20 morti e quasi un centinaio di feriti. Dopo questa operazione l'Alto Comando tedesco emetteva il seguente comunicato:

«Per misura di rappresaglia contro il criminale attentato compiuto da ae,·oplani da bombardamento rossi contro la corazzata DEUTSCHLAND che si trovava all'ancora, fon.e navali tedesche hanno bombardato stamattina il porto marittimo fortificato di Almeria. Dopo aver distrutto le installazioni del porto ed aver ridotto al silenzio le batterie rosse avversarie, l'azione di rappresaglia ha avuto termine».

Nello stesso giorno (31/5/1937), pur senza denunciare gli accordi presi per il non intervento, i governi tedesco e italiano presentavano separatamente al Comitato di Londra la seguente risoluzione:

«Avendo il ripetersi di attacchi aerei rossi contro navi italiane e tedesche chiaramente provato l'esistenza di un premeditato piano di aggressione contro le fon.e navali inviate dai due stati per esercitare il controllo navale per conto del Comitato di non intervento, il Governo fascista ha deciso di ritirare le navi italiane dal Controllo marittimo internazionale e di ritirare il proprio rappresentante dal Comitato di Londra sino a quando il Comitato stesso non avrà ad9ttato provvedimenti che valgano ad impedire nuovi criminosi attacchi».

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In contemporanea con la presentazione della comunicazione suddetta, il governo di Berlino annunciava.l'invio nelle acque spagnole di altre unità da guerra, in rinforzo a quelle già presenti. L'l giugno 1937, infatti, l'incrociatore leggero Leipzig (comandante CV. Schenk) lasciava l'ancoraggio di Wilhelmshaven, seguito il 3 giugno dalle torpediniere Iltis (comandante TV. Wenninger) e Tìger (comandante TV. Forster) ed il 7 giugno dall'incrociatore Koln (comandante CV. Backenkohler). Anche i quattro sommergibili U.28, U.33, U.34, U.35 dirigevano verso il sud della Spagna. Francia e Gran Bretagna, dal canto loro, senza lasciarsi impressionare dallo spiegamento di forze navali tedesche, ma paventando la ripresa in grande stile di aiuti al generale Franco, si dettero molto da fare per ristabilire la situazione e vi riuscirono con un nuovo regolamento, che forniva maggiori garanzie nei riguardi delle unità da guerra impegnate nei pattugliamenti, e di cui fu chiesta I' approvazione ai due belligeranti. Le riunioni per arrivare ad una parvenza di accordo si erano tenute al Foreign Office di Londra, presiedute dal segretario di Stato Eden, con l'intervento dell' ambasciatore d'Italia conte Dino Grandi, dell'ambasciatore tedesco Von Ribbentrop e dell'ambasciatore francese Corbin. Senza stare ad illustrarne le norme, dato che praticamente non entrarono mai in vigore, diciamo che il 15 giugno 193 7 questa formula venne consegnata alle autorità nazionaliste di Salamanca e a quelle repubblicane ·di Valencia. Il giorno successivo le Ambasciate d'Italia e di Germania a Londra diramarono il seguente comunicato ufficiale:

«Gli ambasciatori d'Italia e di Germania hanno informato oggi il Presidente del Comitato di non intervento che in conseguenza dell'accordo raggiunto sabato 12 giugno tra le quattro potenze navali responsabili per le pattuglie istituite con lo schema di osservazione marittima, i Governi italiano e tedesco hanno deciso di riprendere la loro collaborazione nel Comitato di non intervento e la loro attiva partecipazione ai compiti di controllo navale nelle acque spagnole». I pattugliamenti, da parte italiana, ripresero il 19 giugno, ma il 23 dello stesso mese, in seguito ad un misterioso e non mai chiarito mancato siluramento dell'incrociatore Leipzig da parte di un sommergibile repubblicano, Italia e Germania uscirono definitivamente dal sistema di controllo. In quei quattro giorni soltanto gli esploratori Leone Panca/do e Giovanni Da Verazzano avevano fatto in tempo a compiere ima missione ciascuno (8). Prima di parlare delle conseguenze, bisogna però spendere due parole su questo increscioso episodio e sulla veridicità dello stesso. L'incrociatore germanico Leipzig, giunto da pochi giorni nel Mediterraneo, presidiava da solo il triangolo Orano - Almeria - Cartagena. Il 15, mentre si trovava (8) A.U.S.M.M. - 0 .M.S. - cartella 2971 - Sugli attacchi aerei al Barletta e al Deutschland vedi anche Ranieri Biscia, Attacchi al naviglio adibito al controllo in Spagna - "Rivista marittima", LuglioAgosto 1937.

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Nel giugno 19) 7 a Palma di Maiorca si svolsero i sole1111i /1111erali aUe vittime dell'att.acco aereo subìto in rada dalt'i,1. crocia/ore ausiliario BARLE'fTA. Le bare, portate a .1palla da ufficiali italillni e spagnoli, escono dalt'ospedall' mililmr: e: vengono adagiale su affusti di cannone.

L'ammiraglio Mare11co di Moriondo saluta il passaggio del corteo funebre.

I

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Imbarcate su un rimorchiatore e coperte letteralmente di fiori, le sei bare ricevono l'ultimo saluto da un plotone di marinai italiani e da rappresentanze delle Forze Annate .1-pag11ole. L'estremo saluto alle sei bare, 11el momento in cui il rimorchiatore si stacca dalla banchina per portarle sotto bordo all'incrociatore BOLZANO, giunto apposta da La Spezia per ricondurle in Italia. (coli. F. l3argoni)

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circa 20 miglia a nord di Orano, in ascolto idrofonico, come da ordini ricevuti da Berlino in seguito alle minacce formulate nei giorni precedenti dalla Marina repubblicana, credette di essere stato fatto segno al lancio di tre siluri, che però non vennero assolutamente avvistati. Il giorno 18, mentre l'incrociatore navigava scortato da tre cacciatorpediniere nella stessa zona al largo della costa Nord africana, l'idrofonista alle 15 .3 7 segnalava nuovamente i classici rumori di un siluro diretto verso l'unità stessa. Anche questa volta non fu avvistata nessuna scia, ma il comandante del Leipzig, dopo avere ordinato alle unità di scorta di effettuare la caccia al sommergibile, comunicò a Berlino il mancato siluramento della nave. Oggi sappiamo che nella zona non vi era in mare nessun battello repubblicano, e che quindi si era trattato di un errore di. valutazione dovuto allo scarso allenamento degli idrofonisti o alle particolari condizioni ambientali in quel tratto di mare. Ma il nervosismo del momento politico e il desiderio, probabilmente, di disimpegnarsi da una fa ticosa quanto inutile partecipazione a missioni di controllo, finì per influenzare gli atteggiamenti del governo tedesco. Questo, infatti, dopo avere protestato a gran voce, cercò un'intesa con Gran Bretagna e Francia per un'azione comune contro il governo rosso. Non avendola trovata, il 23 giugno comunicava che, pur continuando a partecipare alle sedute del Comitato di non intervento, avrebbe ritirato definitivamente le proprie navi dall'attività di controllo. Le stesse sarebbero state impegnate soltan to nella difesa degli interessi tedeschi in quella parte del mondo. Il Governo italiano, a sua volta, come aveva già fatto pochi giorni prima in occasione dell'incidente di Ibiza, segul l'esempio di Berlino, un po' per solidarietà e un po' perché spintovi dall'attacco aereo subito dal mercantile italiano Madda nello stesso giorno (15 giugno) del primo controverso mancato siluramento del Leipzig. Attacco aereo al piroscafo italiano Madda

Il mercantile Madda (pfo. da carico - v. 1919 - Tsl. 5 180 - vel. 11 nodi - armatore: Bozzo G., Genova) mentre navigava al largo delle coste algerine diretto a Gibilterra, fu attaccato da aerei repubblicani provenienti dal territorio spagnolo e fatto segno a mitragliamento e a lancio di bombe. Una di queste esplose nella parte prodiera della nave, provocando danni con conseguente allagamento del gavone di prora ed appruamento del piroscafo. Anche l'apparato RT di bordo rimase danneggiato. Il mattino del 16 giugno, per portare soccorso al mercantile colpito, partl da Palma di Maiorca l'esploratore Nicolò Zeno (comandante C.F. Arturo Solari), che raggiunta l'unità la scortò fino a Gibilterra, dove giunse con i propri mezzi. Alcuni giorni di sosta per una riparazione di fortuna, dopo di che il Madda poté riprendere il suo viaggio per l'Inghilterra (9).

(9) A.U.S.M.M. · O.M.S. - cartella 2850.

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Base di rifornimento per gli incrociatori ausiliari spagnoli nell'Isola di Favignana

Con la cessazione dell'offensiva sottomarina italiana, a fine febbraio 19 3 7 e con l'entrata in funzione del sistema internazionale di controllo navale, rivelatosi ben presto inefficace, da parte del nostro Governo si cominciò a temere un aumento dei viaggi di mercantili russi, inglesi e francesi diretti ai porti repubblicani con carichi di armi e rifornimenti militari. Il Comandante della M.N.I. C.V. Ferretti si mise allora in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Marina nazionalista amm. Cervera, con un telegramma in data 5 maggio 1937 (10), e ne parlò anche con il Comandante della Squadra Navale amm. Moreno.

In sostanza, si chiedeva che gli incrociatori ausiliari spagnoli, sia pure protetti a distanza dagli incrociatori maggiori e dall'Aviazione delle Baleari, spostassero la loro attività nelle acque territoriali della Spagna rossa. Al limite di dette acque eseguivano il loro controllo le unità da guerra italiane e tedesche, che avrebbero potuto fornire utili e tempestive informazioni sul traffico e sulle caratteristiche dei piroscafi che si sospettava fossero al servizio dei repubblicani. Alla proposta, con motivi diversi, ma sempre derivanti da una condotta prudenziale a causa della impossibilità pratica di fornire una copertura adeguata alle missioni dei piroscafi armati, venne risposto che l'impiego degli stessi sarebbe stato più proficuo nelle acque ciel Canale di Sicilia. Dopo una breve serie di abboccamenti tra i rappresentanti delle due Marine, si arrivò alla conclusione che per quest'ultimo tipo di guerra di corsa, sarebbe occorso un punto di appoggio e di rifornimento per aumentare la tempestività dell'intervento e l'autonomia degli incrociatori ausiliari stessi. Il governo italiano finì per accordare l'uso di un ancoraggio nell'Isola di Favignana, che, data la splendida posizione strategica, per tutta l'estate 1937 vedrà arrivare, sostare, rifornirsi e partire gli incrociatori ausiliari Ciudad De Alicante, Mallorca, Rey Jaime I e Mar Cantabrico. Come nave appoggio, a partire dal 10 giugno 1937, venne dislocato nell'isola il vecchio piroscafo carbonaio spagnolo Mina Piquera (tsl. 3. 73 5; armatore: Joaquin Velasco Martin) catturato il 1° maggio 1937 nel1o Stretto di Gibilterra, dalla cannoniera nazionalista Canalejas, con un carico di 5. 000 tonnellate di carbone destinato ad un porto repubblicano. Il mercantile rimarrà a Favignana, con il falso nome di Adriana e con la bandiera tricolore, fino alla firma degli accordi di Nyon. Nell'ottobre 193 7 rientrerà a Palma di Maiorca e successivamente diventerà nave appoggio delle motosiluranti nazionaliste.

(10) A.U.S .M.M. - O.M.S . - cartella 2989.

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Cessione di due sommergibili italiani alla Marina nazionalista spagnola

Il 18 febbraio 1937, con il rientro del sommergibile Balilla alla banchina sommergibili dell'Arsenale di La Spezia, si era chiusa definitivamen te la prima campagna sottomarina nazionalista contro il traffico di armi e rifornimenti via mare alla Repubblica Spagnola. I risultati tangibili in affondamenti di navi contrabbandiere da parte dei nostri battelli non erano stati soddisfacenti, ma lo schieramento dei sommergibili "sconosciuti" (italiani) davanti ai porti repubblicani mediterranei, aveva portato ad una consisten te rarefazione del traffico in arrivo, specialmente dai porti russi del Mar Nero. Avendo ormai sbarcato a Cadice e Siviglia l'intero Corpo Truppe Volontarie, che si dis tinse particolarmente nella conquista di Malaga, l'Italia poteva finalmente aderire al piano del Comitato di Controllo Internazionale per il non intervento in Spagna. Da quel momento la piccola flotta nazionalista, nonostante la continua attività delle sue navi, si venne a trovare nella pratica impossibilità di mantenere un effettivo blocco delle coste spagnole repubblicane. Non appena, infatti, dalla parte avversaria ci si rese conto della sospensione della campagna sottomarina, il traffico marittimo diretto dalla Francia e dall'U.R.S.S. ai porti repubblicani riprese con rinnovata intensità. Questo incremento di aiuti portò ad un rafforzamento effettivo delJ'esercito governativo, il quale, battuto nel sud della penisola iberica durante la campagna di Malaga, poté ricostituire le sue forze ed opporsi efficacemente all'avanzata nazionalista su Madrid e nello scontro di Guadalajara (7/3/1937). Fu a questo punto che le continue e pressanti richieste di cessione di unità navali alla Marina nazionalista cominciarono a trovare più attento e favorevole eco nell'ambiente governativo italiano. Nel marzo 193 7, infatti, il governo fascista aderl finalmente alla cessione di due sommergibili; dei due MAS 435 e 436, che già operavano per la difesa del por to di Malaga; dei due MAS 100 e 223, impiegati fin dal gennaio 193 7 nella difesa foranea del Porto di Cadice. Rimase in sospeso, invece, la cessione di unità di superficie (quattro cacciatorpediniere e l'incrociatore Taranto) in quanto, come firmataria del Trattato di Londra e come componente del Comitato di non intervento in Spagna, l'Italia era impegnata a non cedere ad altri nessuna nave da guerra facente parte delle proprie fo rze navali. Per i due battelJi subacquei si poté invece giocare sul fatto che il governo repubblicano spanalo e i governi francese ed inglese erano convinti dell'avvenuto passaggio di due battelli spagnoli nelle file nazionaliste. I sommergibili, inoltre, avevano sagome simili in tutto il mondo; sarebbe stato quindi più facile rendere difficoltoso il loro riconoscimento. I battelli prescelti furono: Archimede e Torricelli appartenenti alla medesima

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L'incrociatore leggero tedesco LEIPZIG che net giugno 1937 segnalò di essere sf(Jto fatto segno al lancio di 11n siluro da parte di un sommergibile sconosciuto. (coli. F . Bargoni)

L'incrociatore spagnolo BALEARES mentre l'ientra a Palma di Maiorca, al termine di una missione, con t'equipaggio schierato in coperta. La foto fu scattata da hordo dell'esploratore italiano QUARTO. (coli. F . Bargoni)

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Il sommergibile italiano ARCHIMEDE, c,·duto nell'aprile 1937 alla Marina rra:dona!ista spagnola che gli cambierà il nome in GENiiRAL MOLA . (coli. r. Bargoni)

!sol.a di Cabrera, 19 aprile 193 7: consegna del sommergibile TOR RICELLI ali.a Marina nazio11alista spagnola. Le persone in borghese sono gli ufficiali italiani che hanno co11dotto il battello nelle acque delle Isole Baleari. (coli. F. Bargoni)

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classe, ben armati e quasi nuovi (11) . Dopo un breve ciclo di lavori di manutenzione, il 17 aprile 19 37 partirono in gran segreto da La Spezia diretti alle Baleari. Avevano un equipaggio ridotto, composto da marinai italiani ed in parte da spagnoli già da qualche tempo in Italia per addestrarsi all'impiego. Durante la navigazione dovettero spesso effettuare rapide immersioni per non essere avvistati da navi militari o mercantili straniere. Il 19 davano fondo in una piccola baia dell'Isola di Cabrera, dove si trovavano ad attenderli i due piroscafi armati nazionalisti'Mallorca e Rey Jaìme I, provenienti da Cadice con a bordo gli equipaggi spagnoli, composti da volontari sbarcati da tutte le unità dell' Armada. Nella notte stessa si effettuò in gran segreto il passaggio delle consegne, dopo di che il personale italiano sbarcato partì diretto in Italia a bordo dell'esploratore Antonio Pigafetta. Per l'addestramento degli equipaggi spagnoli, inizialmente rimasero a bordo di ciascun battello, figurando come volontari legionari, undici persone: un ufficiale del Genio Navale, tre siluristi, due idrofonisti, due elettricisti, un timoniere e due cannonieri. Per far credere trattarsi di battelli spagnoli repubblicani affondati e ricuperati dai nazionalisti, per ordine espresso del generale Franco, vennero inizialmente ribattezzati C.3 e C.5. Il comando venne assunto rispettivamente dal C.C. don Pedro Suanzes e dal C. C. don Rafael Fernandez de Bobadilla, che il giorno 20 aprile trasferirono le due unità nella baia di Pollenza dove per due settimane effettuarono una serie intensiva di esercitazioni e di addestramento equipaggi. Al termine, battezzati definitivamente Genera! Mola (ex Archimede) e Genera! Sanjurio (ex Torricelli), iniziarono la loro attività di guerra lasciando Pollenza il 13 maggio. Non avendo però sufficienti scorte di siluri, i due battelli, armati con cannoni da 120 mm, operarono inizialmente nel Canale di Sicilia, dove potevano sorprendere ed attaccare le loro prede in superficie. Nel corso della prima missione riportarono i seguenti successi: 30 maggio - Il smg. Genera! Sanjurio silurava ed affondava presso Capo Tordera, di fronte a Malgrat, il trasporto spagnolo Ciudad De Barcellona di 3. 946 t di stazza. 30 Maggio 1937 - Il smg. Generai Mola affondava a cannonate, di fronte a Capo Palos, il motoveliero spagnolo Granada di 234 tsl.

(11) Caratteristiche dei due battelli:

Archimede - Cant. Tosi, Taranto - imp. 1/10/1931 - varo 10/12/1933 - i.s. 1/08/1934 Tonicelli - Cant. Tosi, Taranto - imp. 15/10/1931 - varo 19/03/1934 - i.s. 16/10/1934 Disl. 985/1.259 t - L.m. 70,5 - l.m 6,87 - imm. m 4,12 Armamento: 2 cannoni da 120/45 mm 2 mitragliere a.a. da 13,2 mm singole 4 Tls, da 533 mm AV 4 Tls. da 533 mm AD Apparato motore: 2 Motori diesel Tosi da 1.500 hP - ve!. in superficie 17 nodi 2 Motori elettrici Marelli da 550 hP - ve!. in immersione 7,7 nodi Equipaggio: 6 UH. 49 sottuff. e marinai

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4 aprile 1937 - Il smg. Generai Mola affondava davanti a Capo San Antonio il p. fo repubblicano Rapido. Nel corso deJla seconda missione, iniziata il 29 giugno, i due battelli diressero da Soller (che nel frattempo, con l'aiuto della Marina italiana, era stato trasformato in base sommergibili) verso la costa catalana, lungo la quale intercettarono in superficie la petroliera repubblicana Campero di 6. 382 t. L' attaccarono col cannone danneggiandola, ma dovettero immergersi prima di riuscire ad affondarla, per l'improvviso sopraggiungere di aerei nemici. 26 luglio 19 3 7 - Il Generai Mola silurava ed affondava, nei pressi di Capo Nao davanti ad Alicante, il piroscafo spagnolo _Cabo Palos di 6.342 t di stazza. Questi affondamenti, aggiunti alla cattura o affondamen to di piroscafi contrabbandieri da parte degli incrociatori e piroscafi armati nazionalisti, erano in ogni caso del tutto insufficienti a fermare il sempre più intenso traffico di rifornimenti diretto alle forze del governo spagnolo repubblicano (12). Organizzazione del servizio comunicazioni della base navale di Palma di Maiorca

Durante l'approntamento della stessa base navale, fin dal gennaio 193 7, apparve necessario fare fronte ad altre due esigenze che in un primo momento non erano state prese in considerazione, e cioè la decrittazione dei telegrammi repubblicani intercettati e il servizio di controspionaggio. Per qu anto riguarda la decrittazione, presso il Ministero Marina a Roma, era già funzionante un'embrionale organizzazione che lavorava sui messaggi intercettati dalle navi italiane dislocate nelle acque spagnole. Nello stesso periodo alcuni specialisti della Marina franchista si erano insediati a Palma, Cadice e Salamanca portando avanti ricerche crittografiche che cominciavano a dare dei buoni risultati. Si pensò allora di unificare ed accentrare a Palma di Maiorca l'intero servizio crittografico navale, in modo da potere utilizzare immediatamente, per i fini operativi della Squadra Navale nazionalista, tutte le notizie così estrapolate. Il centro venne installato nei locali della stazione R.T. di Radio Palma e ad esso fu destinato un sottotenente di vascello ed un sottufficiale del Reparto informazioni, oltre a vario personale d'ordine e ad alcuni crittografi spagnoli. Dopo questa breve premessa vediamo come, verso la fine di maggio 1937, funzionavano ormai nella loro forma definitiva e a pieno ritmo tutti i servizi a cui abbiamo accennato: l) Stazione R. T. Sistemata a terra e diretta da un nostro ufficiale (cap . Lai, sotto lo pseudonimo di Landi), vi prestavano servizio operatori italiani e spagnoli.

(12) A.U.S.M.M. · 0 .M.S .. cartella 2854.

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I compiti erano ben definiti: - servizio continuo, sull'onda di 55 metri, con Roma e sulle onde di 77 o 34 metri, con le unità italiane nelle acque spagnole; - servizi continui sul!' onda di scoperta; - servizio continuo con la stazione R.T. dell'Eleana a Cadice; - collegamenti vari navali e terrestri con Cadice e Salamanca; - collegamento continuo navale con le unità spagnole. Gli operatori spagnoli assicuravano: - il collegamento con una radio clandestina a Porto Vendres; - i servizi delle intercettazioni rosse, che venivano integrati dagli ascolti effettuati sul posto anche dalle unità italiane, le quali in quel particolare periodo seguivano per ordine di Maristat alcune comunicazioni delle navi inglesi. Sino a quando fu possibile, il collegamento tra stazione R. T. e l'unità dislocata a Palma venne effettuato a mezzo di telegrafo e telefono. Da quando le unità cominciarono a dare fondo in rada, la nave più anziana iniziò il collegamento diretto con Roma, mentre per il collegamento con la stazione R.T. vennero stabiliti dei segnali convenzionali per chiamate urgenti o per provvedere all'invio di mezzi che ritirassero eventuali messaggi in arrivo o in partenza presso la stazione R. T. stessa. L'ormeggio delle unità il più vicino possibile a terra e l'adozione del collegamento telegrafo-telefono con Radio Palma erano stati consigliati dalla necessità di valersi della stazione R.T. per tutte le trasmissioni, sia per disturbare il meno possibile gli ostacoli in funzione, sia per prevenire l'eventualità che fosse imposto il silenzio· R.T. a tutte le unità presenti a Palma, allo scopo di impedire che unità straniere segnalassero i movimenti della flotta nazionalista. I vari messaggi trasmessi dalla stazione R. T. di Radio Palma erano cifrati con il codice S.M.55 Ter S., unica pubblicazione segreta di cui era in possesso nei primi mesi dall'entrata in funzione. 2) Sottosezione Crittografica

La parte che si riusciva a decrittare, degli intercettati R.T. rossi, veniva inviata subito alle Autorità spagnole e alle Autorità italiane, le quali provvedevano al successivo inoltro, a mezzo aereo, a Maristat Roma Sez. I.S. L'estratto delle notizie contenute nei telegrammi rossi decrittati veniva compilato giornalmente dal S.T.V. Giovanni Fabiani. 3) Servizio di controspionaggio

Richiesto dalle Autorità militari spagnole delle Baleari, venne istituito con personale italiano verso la fine del mese di febbraio 1937. Si era infatti reso necessario seguire l'attività degli italiani residenti a Maiorca (non tutti favorevoli a Franco) e combattere l'opera insidiosa di spionaggio che i servizi di informazione dei vari paesi, specialmente inglesi e francesi, portavano avanti nelle Baleari, fin dall'inizio del movimento, a mezzo di emissari di ogni classe e nazionalità. Al centro vennero assegnati inizialmente 2 sottufficiali dei Carabinieri specializzati nel servizio C.S., e diretti da un tenente della stessa Arma, che apparentemente si occupavano di crittografia.

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Essi iniziarono il loro lavoro di orientamento e di ricerca, operando in accordo con un'altra analoga piccola organizzazione istituita dal Servizio Informazioni dell'Esercito. Il Centro di Controspionaggio lavorava sotto la direzione del Comando del Gruppo Navale Italiano, il quale trasmetteva alle locali Autorità spagnole le notizie del caso e si manteneva in contatto col S.I.M. Da quest'ultimo ufficio, per aumentare l'organico, vennero in seguito temporaneamente inviati altri due sottufficiali dei Carabinieri (13).

Macchine cifranti "Enigma" e "Hagelin·"

Un discorso a parte meritano le Macchine Cifranti, che in uso sperimentale presso la Marina tedesca vennero da essa date in prestito alla nostra e a quella nazionalista per le comunicazioni fra le rispettive Missioni Navali e le navi delle tre Marine. Già in una relazione della M .N.I. sulla collaborazione navale all'investimento e alla presa di Malaga (14), di cui riportiamo uno stralcio, si mettevano in evidenza i pregi della macchina cifrante sulle normali procedure fino ad allora usate:

"omissis Per quanto la cooperazione navale alle operazioni per la presa di Malaga sia stata limitata al prolungato bombardamento di una strada costiera ed alla protezione strategica contro il pericolo, dimostratosi inesistente, di incursioni avversarie per mare, pure nel campo delle comunicazioni erano richiesti pronti e sicuri collegamenti per provocare tempestivi interventi delle navi in azioni tattiche contro obiettivi definiti. Le maggiori difficoltà sono state create da: - deficienza di funzionamento e ritardi di allacciamento nei collegamenti via filo . - Esistenza di un solo apparato trasmittente della Radio Eleana. - Scarsa abilità degli operatori r.t. sulla nave spagnola. Tali difficoltà e la promiscuità di cifrari e di collegamenti per radio e per/ilo, ha ostacolato la realizzazione di comunicazioni immediate, come sarebbe necessario in azioni compiute da forze con set-vizi omogenei. Pertanto l'esperienza fatta non può portarsi come decisivo contributo alla tecnica delle

(13) A.U.S.M.M. - O.M.S. - cartella 2852 . (14) A.U.S.M.M. - O.M.S. - cartella 2960.

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comunicazioni in guen·a. Pure si ritiene opportutto segnalare alcuni fattori di ritardo nel servizio resi evidenti nel corso di tre giornate di intensificato traffico di guerra. 1) L'uso dei cifrari lenti. - È necessario in guerra disporre di un mezzo di cifratura che eviti le impazienti attese dovute alla doppia chiave, alla ricerca di parole nel cifrante e possa interpretare integralmente l'ordine emanato. Tali condizioni sono realizzate nella Macchina Cifrante tipo tedesco che assicurando la massima segretezza per l'uso comunque variabile delle chiavi e quindi la quasi impossibilità di una crittografia immediata, riduce considerevolmente il tempo per la cifratura, fatta direttamente dal testo in chiaro. 2) Trasmissione di telegrammi di argomento estraneo alle operazioni. - Tale fattore si è verificato nel caso attuale con numerosi e prolissi telegrammi molto inopportuni fatti dagli spagnoli per inviare espressioni di felicitazione e di elogio. 3) omissis" Nella documentazione conservata presso l'U.S .M.M. non è stato possibile rintracciare la lettera di trasmissione con la quale veniva consegnata alla M.N.I. la prima Macchina Enigma. Sappiamo però che in breve lasso di tempo ne vennero distribuite sette, così ripartite: 1 a - Ministero della Marina, Roma - matr. A.1236 2a - Ministero della Marina, Roma - matr. K. 238 3a - Nave stazionaria italiana, Palma - matr . K. 241 (questa macchina veniva passata in consegna all'unità che assumeva il comando del Gruppo navale) 4a - Missione Navale Italiana (UH. Cifra), Cadice - matr. K. 234 5a - Missione Navale Italiana (Uff. Cifra), Burgos - matr. K. 235 6a - Missione Navale Italiana (Uff. Cifra), Palma - matr. A. 1238 7a - Missione Navale Italiana (Uff. Cifra), Logrono - matr. K. 297 Un'ottava macchina (matr. K. 298), tramite la M.N.I., era stata consegnata alla Marina spagnola (Ufficio Stato Maggiore). Dopo la conquista nazionalista di Barcellona, una nona macchina cifrante (matr. A. 1250) verrà assegnata alla Sede della M.N .I. aperta in quella città. Esse si dimostrarono di grande utilità pratica, di estrema facilità nell'uso, e dai commenti dei Capi servizio emerge che fu dovuto alla loro disponibilità se per il rimanente corso della guerra poté essere disimpegnato un servizio continuo di cifratura nelle varie sedi, con personale poco numeroso e non molto allenato. In mezzo alla documentazione conservata presso l'Archivio dell'Ufficio Storico della Marina vi sono molti fascicoli con le variazioni periodiche delle chiavi esterne da impiegare per rendere difficile la decrittazione. Le macchine cifranti usate furono di due tipi: "Enigma" e successivamente "Hagelin".

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Quando nella primavera del 1939, verso la fine del conflitto, dovemmo provvedere alle restituzione delle stesse alla Marina Germanica, sorse nell'Alto Comando italiano il problema dell'acquisto di un certo numero di esemplari per lo scambio di messaggi sicuri fra i nostri Comandi a terra e le unità principali, sedi di Comandi in mare. Presso l'A.U.S.M.M. (cartella 3079) vi è tutto uno scambio di lettere fra Maristat e gli uffici che avevano avuto in uso le macchine stesse. Ci sembra pertanto interessante riportare il commento dell'ufficiale superiore addetto al servizio cifra presso la Missione Navalé a Cadice (siamo nell'aprile 1939):

''omissis .. Non vi è dubbio che la spesa per l'acquisto .sarebbe rilevante, però va tenuto presente che fino ad ora si ritiene che i messaggi ci/rati con la macchina non siano stati decrittati, e data la semplicità e praticità del loro impiego, come fatto sopra, ritengo che la spesa sarebbe giustificata, anche tenendo presente che le macchine potrebbero sempre servire in altre analoghe circostanze. "

In un' altra lettera del 10 maggio 1939 diretta al sig. Attieri (nome fittizio del Capo Servizio presso la Missione Navale Italiana a Cadice) Marina Roma comunicava che: " ... l'esperienza acquisita nell'impiego delle macchine cifranti tipo "Enigma" presso l'Ufficio Comunicazioni del Ministero, non consiglia l'acquisto di macchine di questo tipo, dato che si ha ragione di ritenere che quelle del tipo "Hagelin" siano nettamente superiori... "

In un promemoria allegato si spiegava il perché: "Le macchine Enigma sono assai più robuste delle Hagelin e crittograficamente parlando, sono superiori alle altre. Hanno però l'inconveniente che la macchina non è scrivente come la Hagelin (e ciò può portare a degli en·ori), e non è munita di contatore continuo che faciliti il controllo della cifratura stessa, ed è soggetta con una certa frequenza ad inconvenienti ai lampadini che obbligano a sospendere la cifratura e ad un paziente lavoro di rimessa in fase". Infine, in una lettera del Capo di Stato Maggiore della Marina all'Ufficio Comunicazioni presso il Ministero stesso (15) in data 4/5/1939 si metteva un punto fermo sull'eventuale acquisto di qualche esemplare.

"omissis 1) omissis 2) L'esperienza acquisita nell'impiego delle macchine Enigma presso l'ufficio Comuni-

cazioni di Marina in Sede non consiglia l'acquisto di altre macchinè cifranti di detto tipo. (15) A.U.S.M.M. - O.M.S. - cartella 3078.

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3) D'altra parte sono attualmente in esperimento su unità della 2 a Squadra Navale macchine cifranti tipo Hagelin nelle quali non si verificano gli inconvenienti constatati sulle macchine tipo Enigma e derivanti dal sistema a luci usato per l'individuazione dei caratteri. Se le macchine di questo tipo daranno buoni risultati, converrà eventualmente procedere all'acquisto di alcuni esemplari di esso. 4) Nel frattempo per le comunicazioni della Missione Navale in Spagna sarà provveduto con un cifrario particolare che sarà spedito entm la prima quindicina del corrente mese. 5) omissis''

Se ci siamo dilungati più del necessario su questo particolare aspetto della cifratura di messaggi durante la guerra civile spagnola, e che in fondo non fu determinante per la migliore conduzione di quelle operazioni, è solo perché l'esperienza acquisita in quegli anni finì per dare a noi e ai tedeschi la convinzione dell'assoluta impossibilità di una decrittazione da parte di eventuali nemici. Le macchine stesse, sia "Enigma" sia "Hagelin", furono acquistate ed impiegate dai nostri Comandi, sia a terra che a bordo, durante il corso della seconda guerra mondiale, nonostante che ciò, fino a qualche anno fa, venisse con forza negato presso alcuni ambienti della stessa Marina Militare. L'impiego delle macchine cifranti nel secondo conflitto mondiale si rivelerà, per noi e gli alleati germanici, forse più dannoso che utile. Infatti gli inglesi riuscirono a decrittarle e a sfruttare le notizie che ne traevano per attacchi, spesso vittoriosi, ai nostri convogli e alle nostre forze navali in mare.

Missione della nave posacavi Città di Milano per la riparazione e il ripristino dei cavi telegrafici con la Spagna nazionalista

All'inizio della guerra civile, le comunicazioni via cavo sottomarino fra l'Italia e la Spagna e l'Italia e l'America Latina rimasero interrotte, in quanto le due stazioni dell' "Italcable" di Malaga e Barcellona, da cui passavano le linee, vennero a trovarsi nel territorio controllato dal governo repubblicano. Con l'occupazione nazionalista di Malaga, nel febbraio 19 3 7, si presentò la possibilità di riallacciare i collegamenti usufruendo della stazione "Italcable" di quella città. Bisognava però tagliare i cavi Anzio-Barcellona e Barcellona-Malaga, provvedendo successivamente all'allacciamento dei due tronconi in unica tratta Anzio-Malaga. Dei lavori, che si dovevano svolgere in acque vicine alla costa spagnola, e quindi col pericolo di attacchi aerei da parte dell'aviazione rossa, fu incaricata la nave posacavi Città di Milano. L'unità, al comando del C.F. Giuseppe Fiorentino, lasciò La Spezia il 9 maggio 193 7 dirigendo per le acque di Barcellona. Lo stesso giorno uscivano da Palma di Maiorca l 'esploratore Leone Pancaldo, che doveva provvedere alla scorta ravvicinata della nave, e l'esploratore Alvise da Mosto, incaricato di incrociare davanti all'imboccatura del porto catalano. Il Città di Milano, in un solo giorno di lavoro, riuscì a rintracciare, grappinare e tagliare i due cavi Anzio-Barcellona e Barcellona-Malaga, provvedendo poi ali' al-

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lacciamento dei due tronconi, attivando così il collegamento diretto Anzio-Malaga. Diresse quindi per Gibilterra, dove giunse il 14 maggio e che gli servirà da base di appoggio nei giorni successivi. Tra il giorno 14 ed il 28 maggio, lavorando intensamente in difficili condizioni di mare, rimise in efficienza il collegamento Malaga-Las Palmas assicurando la ripresa delle comunicazioni via cavo fra l'Italia e il Sud America. A lavoro ultimato l'unità entrò a Malaga, dove avrebbe dovuto trattenersi per procedere al controllo sull'esito delle riparazioni effettuate; alla banchina vi era soltanto un vecchio piroscafo spagnolo adibito a prigione. Nello stesso giorno, però alcuni aerei repubblicani effettuarono un bombardamento sul porto, ma le bombe sganciate, pur cadendo in prossimità del Città di Milano non arrecarono nessun danno né all'unità né all'equipaggio. In ogni caso la sera stessa fu fatta partire diretta a Gibilterra, dove rimase fino al 2 giugno e da cui salpò per rientrare in Italia, dando fondo a La Spezia il 6 dello stesso mese.

Trattative per la cessione di unità navali italiane alla Marina spagnola.

Se il ritiro delle navi italiane e tedesche dal sistema di Controllo Marittimo finì per lasciare più libere queste due nazioni nel rifornimento ed invio di uomini ed armi al Governo Nazionalista (i mercantili impiegati, come già abbiamo visto, battevano bandiera italiana dal porto di partenza fino al meridiano di Malaga e viceversa, e bandiera spagnola nelle zone di mare sottoposte al controllo di unità inglesi e francesi), facilitò sicuramente l'aumento del traffico çli materiale bellico dai porti russi del Mar Nero. Le autorità nazionaliste, allora, preoccupate di non poter riuscire, con le modeste forze a loro disposizione, a fermare tale flusso di rifornimenti alle forze repubblicane, a mezzo dell' ambasciatore a Roma S.E. Conde si misero in contatto col Ministero degli Esteri Italiano per concordare, se possibile, la cessione di alcune unità navali da parte della R. Marina. Il problema era spinoso; con la cessione l'Italia avrebbe macroscopicamente violato gli accordi internazionali che vietavano espressamente la fornitura di armi o mezzi bellici ai due contendenti in guerra fra loro. Trattandosi di unità di superficie, inoltre, non si poteva pensare potessero sfuggire al riconoscimento della precedente nazionalità. Avremmo fatto comunque una brutta figura. La Regia Marina, nella persona del suo Capo di Stato Maggiore, si espresse negativamente, ma da parte delle Autorità govenative e dallo stesso Mussolini venne, se non altro, la richiesta di fornire una lista di vecchie unità, comunque prossime alla radiazione, e del relativo valore delle stesse in caso di effettiva vendita. Nel pomeriggio del 26 giugno 193 7 una copia di detto listino fu consegnata ali' Addetto Navale spagnolo perché lo mostrasse ai propri superiori. L'elenco era il seguente:

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UNITÀ

COSTO ATTUALE

STATO DI EFFICIENZA ED OSSERVAZIONI

Incr. Taranto

18.241. 100

In discrete condizioni generali - Deve seguire piecoli lavori di riassetto

Espi. Premuda

9.456.525

Unità di difficile condotta - È pronta - Ha eseguito lavori nel 1936 e nell'aprile 1937

Espi. Aquila

7.440. 740

In discrete condizioni generali - Ha eseguito lavori nel settembre 1936 ed aprile 1937

Espi. Falco

7.440.740

In condizioni generali abbastanza buone. Ha eseguito un turno di lavori riel marzo-aprile 1936 ed un altro turno dal 20 gennaio al 20 febbraio u.s.

C.T. Poerio

5.382.450

In discrete condizioni generali. H a eseguito turno di grandi lavori dall'aprile ·al settembre 19 3 6.

C.T. Pepe

5.382.450

In discrete condizioni generali. Ha eseguito grande turno di lavori dal gennaio ali' aprile u.s.

Torp. Audace

5.262.050

In discrete condizioni generali. Ha eseguito lavori in aprile 1937.

Torp. Grado

5.260.850

In mediocri condizioni generali - deve eseguire lavori.

Torp. Cortellazzo

5 .260.850

In mediocri condizioni generali - ha ultimato i lavori in maggio 193 7.

Dall'esame del documento ci accorgiamo subito che delle nove unità offerte almeno tre erano veramente da demolizione (Grado, Corte/lazzo e, per gravi difetti di costruzione e di conduzione, il Premuda). Gli spagnoli, infatti, nori le presero in considerazione e dopo solo quattro giorni, rivolgendosi al Sottosegretario di Stato per la Marina tramite l'Addetto N avale a Roma, fecero presente che l' ambasciatore S.E. Conde avrebbe rimesso nel corso della stessa giornata al nostro Ministero degli Esteri, a nome del suo Governo, la richiesta di cessione delle seguenti unità: Incrociatore Taranto Esploratore Aquila Esploratore Falco Cacciatorpediniere Alessandro Poerio Cacciatorpediniere Guglielmo Pepe Torpediniera Audace

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Il governo nazionalista chiedeva inoltre una riduzione del 40% sul prezzo richiesto dalla R. Marina e faceva presente che si trovava nell'impossibilità di eseguire i pagamenti in oro all'atto della consegna delle navi. Chiedeva che questa avvenisse subito e che per il saldo del debito si scegliesse fra ques te tre soluzioni: a) la somma sia inclusa nel conto generale dei crediti dell'Italia nei riguardi della Spagna. b) le navi siano cedute in prestito. Saranno restituite alla fine della guerra e saranno allora pagate le eventuali avarie o perdite. c) Pagamento a rate molto dilazionato nel tempo del materiale che la Marina Spagnola ricupererebbe dalla demolizione. Agli organi preposti della R. Marina bastò un giorno per decidere ed il 2 luglio il Capo di G abinetto del Ministero, ammiraglio Odoardo Somigli, scriveva al Cav. Rampoldi (comandante Ferretti, capo della M. N.I. in Spagna), che faceva da tramite con la Marina spagnola, riassumendo i termini della quc::stione e respingendo le clausole di natura economica proposte dai nazionalisti:

"omissis Per ordine superiore la R . Marina ha aderito alla richiesta alla condizione che il prezzo stabilito sia pagato anticipatamente ed in oro. Risulta che l'Ambasciatore spagnolo richiederà una riduzione del 40% sul prezzo comunicato dalla Marina e chiederà anche che il pagamento sia differito o compreso nel complesso dei crediti che l'Italia ha verso la Spagna per le forniture avute dal principio della guerra. Per norma di V.S. si comunica che a queste condizioni la cessione delle unità è impossibile. In tal senso sarà risposto all'Ambasciatore spagnolo quando si presenterà al Ministero. Il predetto Ambasciatore ha inoltre richiesto l'interessamento della Marina perché i Cantieri italiani di costruzioni navali intervengano nella riorganizzazione soprattutto dal punto di vista tecnico dei Cantieri navali spagnoli che sino allo scoppio della guerra civile si erano serviti degli inglesi. L'assistenza dei Cantieri italiani dovrebbe consistere in un primo tempo nel fornire agli spagnoli disegni e progetti di CC. IT. e Sommergibili, nel costruirne i macchinari e parti dello scafo in Italia e nel rimontarli nel Cantiere di Ferro!. In un secondo tempo le costruzioni dovrebbero essere fatte completamente in Spagna sempre con l'assistenza tecnica italiana. Per poter fornire ai Cantieri italiani dati esatti sulla reale efficienza dell'Arsenale del Ferro! e sulla capacità delle sue maestranze si prega V. S. di voler raccogliere e trasmettere con urgenza tutte quelle notizie che potrebbero essere utili a chiarire la capacità attuale di produzione sia per ciò che riflette il predetto Arsenale che per gli altri stabilimenti connessi o subfornitori. d'ordine IL CA PO DI GABINETTO f to Somigli"

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Ma la trattativa continuò e sotto le spinte che venivano dall'alto la R. Marina finì per accogliere le richieste di una riduzione del prezzo richiesto, formulando addirittura nuove offerte con suddivisioni in gruppi che diventavano economicamente più convenienti per l'acquirente, come è deducibile dal sottostante elenco, che porta la data del 9 luglio 193 7:

" .... il prezzo del R.I. TARANTO potrebbe essere ridotto a Lit. .16.950.000. I gruppi di unità sotto indicati potrebbero essere ceduti al prezzo a fianco indicato: Esploratore AQUILA " FALCO

Lit. 14.880.000

Esplofatore AQUILA " FALCO Torpediniera AUDACE

Lit. 19.640.000

Esploratore AQUILA " FALCO Cacciat01p. POERIO PEPE " Torpediniera AUDACE

Lit. 29.740.000

Le unità cedute dovrebbero essere pagate alla consegna per la massima parte in valuta e per il fimanente in rottami di ferro o rame". (16) Come si vede, anche nel sistema di pagamento si erano fatte alcune concessioni. In data 10 luglio 1937, infine, da parte del Ministero Marina si rispondeva con il seguente promemoria consegnato a S.E . Conde, Ambasciatore di Spagna in Roma, in merito ad una collaborazione tecnica di parte dei nostri cantieri navali con gli organi tecnici della Marina nazionalista: Collaborazione navale in Spagna

In relazione alle conversazioni avute da V. E. dall'Addetto Navale e dall'Ing. Suanchez con le competenti Autorità di questo Ministero, si prospetta quanto segue: Le ditte "Cantieri Navali Riuniti", "Cantieri del Tin·eno" ed "Odero-TerniOrlando", che hanno in corso la costruzione di CC. TI'. e sommergibili per la R. Marina, sarebbero disposte a prestare la loro collaborazione tecnica per la ,:iorganizzazione dell'Arsenale di El Ferro! e per la costruzione colà di tali tipi di navi. In linea di massima il compenso che il Governo Spagnolo dovrebbe corrispondefe alle pt'edette Società per la collaborazione tecnica e fornitura di disegni, dovrebbe essere fissato in base ad una percentuale da stabilirsi sull'importo complessivo presunto per la costruzione di 4 CC. TT. e di 6 sommergibili. Inoltre il Governo Spagnolo dovrebbe assumere a suo carico i compensi ed ogni altra spesa relativa ai viaggi e permanenze in Spagna dei componenti la Missione di collaborazione navale, che dovrebbe essere costituita da un sufficiente numero di tecnici (16) A.U.S .M.M. - Fondo O.M.S. - cartella 3047.

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delle Ditte sopra citate e presieduta, in qualità di coordinatore, da un Ufficiale Superiore del Genio Navale. Prima però di concretare le condizioni della collaborazione, si ritiene necessario che una Commissione esplorativa, costituita da alcuni tecnici delle Ditte "C. N.R. ", "C.D. T." ed "O. T. O." e presieduta da un Ufficiale Superiore del Genio Navale, si rechi ad El Fen-ol per esaminare sul posto la situazione dell'Arsenale e le possibilità che l'Industria Spagnola Nazionale ha di provvedere i materiali grezzi e lavorati necessari alla costruzione dei CC. TT. e sommergibili. I rilievi che saranno fatti da tale Commissione se1'viranno a precisare tutte le condizioni tecnico-economiche della collaborazione e come base per uno schema di contratto da stipulare tra le predette Ditte ed il Governo Spagnolo. È bene però fin d'ora precisare che tale contratto dovrebbe essere a lunga scadenza, in modo da garantire che l'assistenza tecnica italiana alla "Società Spagnola di Costruzioni Navali" non debba essere sostituita da quella di altra Nazione. Dato il presumibile attuale stato dell'industria navale e meccanica in Spagna,e la dichiarata urgenza che il primo gruppo di unità entri al più presto in servizio, si concorda con l'Addetto Navale e l'Ing. Suanchez circa la opportunità di lavorare in Italia la maggior parte dei materiali necessari (materiali di scafo ed allestimento - apparato motore· armamento) in modo da ridune il compito dell'Arsenale di El Ferro! al solo montamento delle unità. Naturalmente tutte le materie prime necessarie per le parti che sarebbero costruite in Italia dovrebbero essere fornite o provvedute dal Governo Spagnolo". (17) Mentre queste trattative e scambi epistolari procedevano con una certa lentezza, gli avvenimenti di quella infuocata estate precipitavano. Per combattere il ripreso traffico di rifornimento verso i porti repubblicani dovettero intervenire direttamente i sommergibili italiani. Di cessioni di navi alla Marina spagnola quindi per il momento non si parlò più. La seconda Campagna sottomarina ed il blocco del Canale di Sicilia con navi di superficie nell 'estate 193 7.

Come abbiamo già accennato, il ritiro delle navi italiane e tedesche dal sistema di controllo marittimo delle coste spagnole finì per facilitare l'aumento del traffico di materiale bellico dai porti russi del Mar Nero. Infatti, all'inizio di agosto 193 7, al Quartier Generale del Generalissimo Franco giunsero notizie allarmanti circa un imminente passaggio attraverso il Bosforo e i Dardanelli di un convoglio russo proveniente da Odessa e diretto ai porti repubblicani. Si diceva composto da cinque grossi trasporti (Terek, Titcherine, Neva, Kertch, Voroscilo/f) scortati da tre sommergibili e con un carico cli carri armati, aerei e grande quantità di altri equipaggiamenti, iJ tutto in una misura al di là del credibile. Il convoglio effettivamente esisteva ed il 30 di luglio era transitato attraverso il Bosforo, ma per quanto riguarda il carico si trattava di una evidente esagerazione, che tuttavia trovò credito negli ambienti nazionalisti, anche perché appena usciti

(17) A.U.$.M ..M. - Fondo O.M.S. - cartella 3047.

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dalla furiosa battaglia di Brunete e timorosi quindi di un incremento delle forze contrapposte. Il generale Franco si mise in contatto epistolare con Mussolini illustrandogli la minacciosa situazione, che richiedeva a suo parere "urgenti ed energici rimedi", e richiedendo un'accurata ricognizione con cacciatorpediniere italiani nel Canale di Sicilia, per bloccare il convoglio in arrivo, o direttamente con le navi battenti bandiera italiana, o con le stesse battenti bandiera spagnola e aventi a bordo un ufficiale spagnolo che figurasse da comandante. Il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, pur dubitando della consistenza delle informazioni ricevute, si parlava di circa 2.600 carri armati e 300 aerei pronti ad essere imbarcati nei porti del Mar Nero, era bene al corrente dell'aumento del traffico russo diretto in Spagna e non contrastò quindi la decisione di Mussolini di intraprendere, con unità navali italiane di superficie e subacquee e con gli aerei legionari di base alle Baleari, un esteso blocco dell'intero Mediterraneo. Ma prima dell'entrata in funzione del complesso dispositivo di vigilanza, la Regia Marina dispose un servizio di esplorazione aerea nella zona del meridiano di La Galite per rintracciare il convoglio e segnalarne la rotta alle unità della Marina nazionalista spagnola. L'avvistamento avvenne il 5 agosto nelle prime ore del mattino, ad opera di un idrovolante da ricognizione della 183 a Squadriglia. Immediatamente uscirono da Palma di Maiorca unità navali spagnole ed i nostri due cacciatorpediniere Daniele Manin (comandante C.C. Gennaro Coppola) Francesco Nullo (comandante C.F. Ugo Avelardi), con il compito di attaccare e distruggere i piroscafi stessi. L'operazione non riuscì, in quanto i cinque mercantili, favoriti dalla nebbia, dopo essere usciti incolumi da un bombardamento subìto il giorno 6 al largo di Capo Bengut ad opera di aerei legionari delle Baleari, ripararono nel porto di Orano. Dopo una sosta prolungata, tre dei piroscafi russi riuscirono a raggiungere separatamente i porti spagnoli, mentre gli altri due interruppero il viaggio trasbordando il carico su mercantili francesi che lo portarono a destinazione. La ricerca e l'attacco alle navi del convoglio russo da parte degli aerei S.81 della Squadriglia delle Baleari, avvenuta il giorno 6 agosto, non approdarono a niente per guanto riguarda l'obiettivo prefisso, ma portarono invece ad un incidente, che non fu mai reclamizzato, che pochi ricordano e che ancora oggi, a distanza di oltre cinguant' anni, emerge in forma confusa dalla documentazione conservata negli archivi. Ad esempio, presso l'Ufficio Storico della Marina Militare, è reperibile solo una relazione del 1° Ufficiale del piroscafo Mongioia (v. 1924 - Tsl 6.11.3 - vel. 12 nodi - armatore: Soc. Nav. Alta Italia, Genova) rilasciata al Consolato Generale d'Italia ad Algeri la sera del 6 agosto 19 3 7 e che parla di un attacco aereo portato da un velivolo "presunto spagnolo". I fatti si erano svolti nel modo seguente: la nave, partita da Palermo il 4 agosto alle ore 10,25 dopo avere imbarcato l'osservatore neutrale del Comitato di non · intervento, era -diretta a Siviglia a caricare sughero per conto di una Compagnia americana di Philadelphia. Il mattino del 6 agosto, poco dopo le 08,00, mentre si trovava circa 40 miglia al largo di Algeri, avvistava un aereo proviente da ponente, che giunto a circa 150 metri al traverso sulla sinistra, lanciava un razzo verde e compiva due giri di rico-

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gnizione intorno alla nave allontanandosi quindi verso levante. Il Mongioia, che già portava sui fianchi e sulla controplancia quattro bandiere italiane, per il riconoscimento della nazionalità, alzò a poppa la bandiera tricolore, pensando di essere stato perfettamente riconosciuto. Ma l'aereo, alle 08 ,33, si ripresentò ripetendo la manovra precedente. Fra le 08,38 e le 09,15 altri due sorvoli, ed infine alle 09,20 ultimo passaggio, con lancio di due bombe. Gli ordigni esplosero in acqua a pochi metri dalla murata di sinistra, in corrispondenza della stiva n. 4, fortunatamente senza produrre falle, ma danni vari dovuti alla concussione. La macchina venne subito fermata, mentre si portavano le prime cure al Comandante, che era rimasto ferito ad un polmone da una scheggia metallica e che perdeva molto sangue, e al capitano olandese Bruin (l'osservatore neutrale) che cadendo si era spezzato il braccio destro. Le avarie principali riguardavano, tubature di vapore, impianto elettrico, manometri, termometri e strumenti vari. Vi erano inoltre molti fori da schegge nella murata sinistra e si era tranciato l'aereo della stazione R.T .. Per riparare guest'ultimo ci volle circa un'ora, dopo di che, alle 10,25 fu possibile lanciare all'aria una richiesta d'aiuto con un apparecchio di fortuna e mettersi in comunicazione con la petroliera inglese Gkym e con i piroscafi italiani Tergestea, Monrosa e Conte di Savoia. Tutti diressero verso la nave colpita, ma su richiesta dello stesso comandante ferito rimase nelle vicinanze il solo Monrosa, in quanto appartenente alla stessa compagnia armatoriale. Il transatlantico Conte di Savoia, a sua volta giunto nei pressi alle 14,30, inviò a bordo un medico per le prime cure ai feriti. Questi vennero trasbordati sul Manrosa che diresse per il vicino porto di Algeri, dove entrò alle 16.00. Al largo aveva incrociato la rotta con l'incrociatore Canarias. La relazione citata si dilunga molto di più sui fat ti e sui danni subiti, ma quello che maggiormente interessa è la descrizione dell'aereo attaccante che ne fa il 1° Ufficiale della nave:

"Monoplano terrestre trimotore avente l'ala sotto la fusoliera , i motori a triangolo disposti due laterali in basso presso l'ala ed uno al disopra sulla fusoliera, eliche estrattive, fusoliera sagomata. Fusoliera dipinta in giallo recante sui due fianchi il numero 9133. Timone verticale dipinto in bianco recante il disegno nero. Ali dipinte superiormente metà verde scuro o viola e metà giallo con linea di separazione tra i due colori facente un angolo di circa 45° con l'asse dell'apparecchio". Non potevano sussistere dubbi, che del resto non sorsero mai. Si trattava proprio di un "S.81" legionario che per un fatale errore credette di avere attaccato e colpito uno dei famosi cinque piroscafi russi. Nello stesso giorno, in circostanze simili, furono bombardati, sempre dagli stessi trimotori delle Baleari, anche un piroscafo britannico ed uno spagnolo.

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Di fronte alla possibilità di gravi incidenti internazionali dovuti ad errori di riconoscimento, il nostro governo dette immediatamente l'ordine di sospendete ogni attacco sul mare da parte dell'Aviazione, mentre rendeva esecutivo il blocco del Mediterraneo ad opera delle nostre unità navali. La Regia Marina, tuttavia, era contraria ad impegnarsi nuovamente in azioni offensive, indubbiamente illegali, ma non poteva rifiutarsi. Di queste titubanze lo stesso Ciano ci dà un preciso riscontro nel suo diario alla data del 28 agosto 1937:

" ... Conde protesta contro l'ostruzionismo della Marina nella cessione dei due caccia e dei due sottomarini. Ho tagliato la resistenza legalitaria dei nostri marinai, con un gran cicchetto telefonico a Cavagnari. Il Duce ha approvato. Questa impresa di Spagna trova la costante opposizione della Marina, che fa resistenza passiva. L'Aeronautica benissimo, l'Esercito con regolarità, la Milizia con slancio ... " Comunque, nel breve volgere di poche ore venne organizzata ed iniziata la seconda campagna sottomarina e messo in atto il dispositivo di blocco del Canale di Sicilia. Questo nuovo intervento offensivo delle nostre unità navali nel conflitto spagnolo fu molto più importante del precedente, e si estese, come già accennato, a tutte le zone di passaggio obbligato del traffico mercantile nel Mediterraneo. I sommergibili operarono: nell'Egeo, davanti all'imboccatura dei Dardanelli; nel Canale di Sicilia e nello Stretto di Messina, insieme ad unità di superficie e lungo le coste spagnole repubblicane .

*

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"I':

Seguendo la traccia già usata nel capitolo riguardante il primo blocco delle coste repubblicane effettuato dai nostri sommergibili, vediamo come si svolsero le varie operazioni, che non erano distinte, ma interdipendenti. Le disposizioni per i nostri battelli subacquei erano le stesse, con le medesime limitazioni, della prima campagna sottomarina (novembre 1936 - febbraio 1937). Iniziamo ad analizzare dettagliatamente, nell'ordine, le missioni dei sommergibili italiani nelle acque dell'Egeo. Nel tratto di mare in prossimità dell'uscita dei Dardanelli si cercava di attaccare ed affondare l'eventuale piroscafo russo, spagnolo o di altra nazionalità, che si presumeva al servizio dei repubblicani, segnalato in transito nel Bosforo dal nostro servizio informativo speciale di Instanbul. l) Ruggiem Settimo - Smg.m.c. - i.s. 1932 - 4° Grupsom Taranto - D.954/1153

t - (comandante T.V. Luigi Arcadipane) - p. Tobruk 6/8/1937 - Za. Mare Egeo - Appena giunto in zona, dovette interrompere la missione e rientrare, a causa di un'avaria ad un asse portaeliche.- Rm. Taranto 14 agosto 1937 - D.m. 8 giorni - O.m.s. 110 - O.m.i. 130 - mare discreto - mg.s. 700 - mg.i. 350.

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2) Luigi Settembrini - Smg.m.c. - i.s. 1932 - 4° Grupsom Taranto - D. 954/1153 t - (comandante T.V. Beppino Manca) - p. Tobruk 6/8/1937 - Za. Mare Egeo - 34 attacchi iniziati, ma non portati a termine. - Rm. Lero 21 agosto 1937. D.m. 15 giorni O.m.s. 131 - O.m.i. 187, 30 - mg. 5.818 - mg.i. 475 - mare discreto. 3) Fe17aris - Smg.g.c. - i.s. 1935 - 4° Grupsom Taranto - D. 985/1259 t - (comandante e.e. Sergio Lusena) - p. Lero 10/8/1937 - Za. Mare Egeo - Nel corso di questa fortunata missione, svoltasi in condizioni di tempo e mare ideali, il battello iniziò 48 manovre di attacco, portandone a termine quattro di cui due con esito positivo. Dei cinque siluri da 533 mm complessivamente lan· ciati, due arrivarono a segno. - 14 agosto 1937 - nei paraggi di Tenedos, dopo il lancio inefficace di due siluri, emerse identificando il bersaglio nel piroscafo inglese dal nome Socony. - 15 agosto 1937 - Nelle prime ore del mattino, la motonave spagnola repubblicana Ciudad De Cadiz, di 4602 t di stazza, proveniente da Odessa, con un carico di armi, e diretta a Barcellona, venne intercettata all'uscita dello Stretto dei Dardanelli. Il sommergibile, che si trovava in superficie, iniziò l'inseguimento del mercantile, poi, verso le 10,.30, alzata la bandiera spagnola, attaccò il bersaglio a cannonate. Furono sparati 12 colpi da 120 mm, dopo di che il mercantile venne finito con un siluro. L'equipaggio della motonave, che si era già messo in salvo sulle imbarcazioni, venne più tardi raccolto dal piroscafo russo Varlaam Avassanev e sbarcato nel porto sovietico di Tuapse. - 18 agosto 1937 - Il Feliaris riuscì ad intercettare il pfo. spagnolo Aldecoa, di 3.088 t. Dopo un breve inseguimento gli lanciò un siluro, ma il mercantile riuscì ad evitarlo e a sfuggire alla caccia. - Nella serata dello stesso giorno, verso le 22, all'uscita dei Dardanelli verso Boozkada, silurava il piroscafo spagnolo Armuru di 2. 7 62 t, proveniente da Novorisk con un carico di materiale da guerra, e diretto ad un porto della Spagna repubblicana. Il piroscafo, colpito, riusciva a portarsi verso l'isola turca di Tenedos, dove si incagliava in bassi fondali, rimanendo in parte emerso. Si temette che questo siluramento, effettuato in acque greche, potesse portare ad incidenti diplomatici con la Grecia stessa, che supponeva l' affondamento opera di un sommergibile nazionalista. In effetti si ebbe soltanto una reazione da parte turca: l'incrociatore Hamidie, infatti, segnalò la presenza di un sommergibile senza bandiera nelle acque territoriali di questa nazione, dando quindi inizio ad una caccia con unità navali ed aeree. Il Fen-aris si era intanto allontanato proseguendo la sua missione, che ebbe termine con il rientro a Lero il 25 agosto. - D.m. 17 giorni - O.m.s. 254, 10 · O.m.i. 84, 20 · mg.s 1.577 - mg.i. 246, 7 - mare buono. 4) Dagabur - Smg. p.c. - i.s. 1937 - 4° Grupsom Taranto - D . 683/856 t - (comandante T.V. Gian Maria Uzielli) · p. Lero 12/8/1937 - Za. Mare Egeo. - Nel corso di una breve missione iniziò 6 manovre di attacco a piroscafi sospetti, portandone a termine una soltanto, i] 13 agosto, col lancio infruttuoso di un

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Nelle due foto, i cacciatorpediniere italiani fRANCESCO NULLO e DANIELE MANIN, che, di base a Palma di l\tfaiorca, il 5 agosto 1937 uscirono in missione per in!ercetMre il convoglio di cinque piroscafi russi carichi di armi, munizioni e rifornimenti, diretti ai repubblicani spagnoli. Notare, mgli scudi dei cannoni, le strisce bianche rosse e verdi, distintivi per il riconoscimento della nazionalità. (coli. F. Ba,goni)

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9

Q...LI. -9 ----i I l.

Un modello a tre rotori della macchina cifrante Enigma, di costruiione tedesca, del tipo di quelle fomite dalla Gem11111ia ed us//te duran· te la g11erra civile spagnola per le com11nicaiioni segrete fra la Marina nazionalista, la Marina tedesca e la Marina italiana. (coll. A. Santoni)

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2

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Torretta e ca1111011e prodiero da 100/43 mm del sommergibile GALILEO FERRARIS che il 15 agosto 1937 affondò all'uscita dei Dardanelli !tt motonave spagnola CIVDAD DE CADIZ e il 18 agosto il piroscafo AR.MURU. (coU. F. Bargoni)

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siluro da 533 mm. Dovette quindi rientrare per un'avaria ad un asse portaeliche. - Rm. Lero 17 agosto 1937. D.m . 5 giorni - 0.m.s. 83 - O.m.i. 75,32 - mare non buono - mg.s. 573,5 - mg.i. 145,5. 5) Naiade - Smg.p.c. - i.s. 1933 - 4° Grupsom Taranto - Aveva già effettuata una missione nel corso della I campagna sottomarina - D. 681/842 t - (comandante T.V. Manlio Petroni) - p. Lero 12/8/1937 - Z.a. Mare Egeo - 25 manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine. - Rm. Lero 21 agosto 1937. - D .m. 9 giorni - O.m.s. 89, 50 - O.m.i. 127, 47 - mare buono - mg.s. 442,3 - mg.i. 146,7. 6) Galilei - Smg.g.c. - i.s. 1934 - 4° Grupsom Taranto - D. 985/1.259 t - Aveva già effettuato una missione nel corso della I campagna sottomarina - (comandante C.C. Alfredo eriscuolo) - p. Lero 16/8/1937 - Z.a. Mare Egeo. - 18 manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine. - Rm. Lero 29 agosto 1937. - D.m. 13 giorni - 0.m.s . 137, 36 - O.m.i. 173, 39 - mare buono mg.s. 820, 2 - mg.i 294,7. 7) Dessiè - Smg.p.c. - 1937 - 4° Grupsom Taranto - D. 683/856 t - (comandante T .V. Mario Di Muro) - p. Lero 20/8/1937 - Za. Mare Egeo - una sola manovra di attacco iniziata, ma interrotta prima di arrivare al lancio . - Rm. Lero 29 agosto 1937. - D.m. 9 giorni - 0 .m.s. 90 - O.m.i. 120 - Mare buono mg.s. 300 - mg.i. 300. 8) Diamante - Smg.p.c. - i.s. 1933 - 4° Grupsom Taranto - D . 681/842 t - Aveva già effettuato una missione nel corso della I campagna sottomarina. - (comandante C.C. Mario Tabucchi) - p . Lero 21/8/1937 - Z.a. mare Egeo - 6 manovre di attacco iniziate, ma interrotte prima di arrivare al lancio. - Rm. Lero 31 agosto 1937 - D .m. 10 giorni - O.m.s. 118 - 0.m.i. 124,05 - mare discreto - mg. s. 794 - mg.i. 340,5. 9) Giovanni da Procida - Smg.m.c. - i.s. 1929 - 4° Grupsom Taranto - D .830/1.010 t - (comandante e.e. Luigi Ronca) - p. Lero 24/8/1937 - Za . Mare Egeo - iniziò 21 manovre di attacco a piroscafi in transito nella zona, ma in un solo caso giunse al lancio di un siluro da 533 mm., mancando però il bersaglio. - Rm. Lero 4 settembre 1937 - D.m. 11 giorni - O.m.s. 114 - O .m.i. 150 - mare mediocre - mg.s 870 - mg.i 500. 10) Naiade - Smg.p.c. - i.s . 1933 - 4° Grupsom Taranto - Alla sua terza missione - D. 681/842 t - (comandante T.V. Manlio Petroni) - p. Lero 28/8/1937 Z.a. Mar Egeo - Iniziò due sole manovre di attacco, interrotte prima di arrivare al lancio. - Rm. Lero 4 Settembre 1937. D.m. 6 giorni - O.m.s. 59 O.m.i. 74,5 4 - mare buono - mg.s 442,3 - mg.i. 146,7 11) Luigi Settembrini - Smg.m.c. - i.s. 1932 - 4° Grupsom Taranto - Alla sua seconda missione - D. 954/1153 t - (comandante T.V. Beppino Manca) - p. Lero

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30/8/1937 - Z .a. Mare Egeo - Fu una missione breve, ma fortunata, condotta in condizioni atmosferiche discrete e che vide il battello impegnato in 8 manovre di attacco contro piroscafi in transito nella zona. Uno solo di questi attacchi fu portato a termine: - il 3 settembre infatti, il battello, navigando in superficie, intercettò a circa sei miglia dalla costa dell'isola greca di Psara il mercantile russo B/agoiev di tsl 5.500, ufficialmente diretto da O dessa a Creta con un carico di asfalto. Il sommergibile alzò la bandiera spagnola nazionalista e sparò un colpo di cannone da 100 mm davanti alla prora del piroscafo per obbligarlo ad arrestarsi. Il capitano della nave fece fermare le macchine ed ammainare le imbarcazioni di salvataggio con le quali i trentacinque uomini dell'equipaggio si misero in salvo. A questo punto il sommergibile lanciò due siluri da 533 mm mancando il bersaglio, che fu invece centrato da un terzo siluro da 450 mm il Blagoiev affondò in pochi minuti, mentre l'equipaggio veniva più tardi tratto in salvo da un piroscafo greco, che lo sbarcò a Smirne. In questa occasione si sparse la voce che il sommergibile aveva mitragliato le imbarcazioni dei naufraghi; notizia assolutamente fals a, diffusa a scopo propagandistico, che poteva trovare qualche credito solo in quello scorcio di rovente estate 1937. - Rm. Lero 4 settembre 1937. - D.m. 6 giorni - O .m.s. 74 - 0 .m.i. 18, 34 - mg.s. 703 - mg .i 115 - mare discreto.

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12) Dagabur- Smg.p.c. - is. 1937 - 4° Grupsom Taranto -Alla sua seconda missione - D. 683/856 t. - (comandante T.V. Gian Maria Uzielli) - p. Lero 30/8/1937 - Z a.Mare Egeo - 5 manovre di attacco inziate, ma non portate a termine. - Rm. Lero 5 settembre 1937. - D. m. 5 giorni - O.m. s. 56 - 0.m.i. 59 - mare mediocre - mg.s . 579 - mg.i . 174,5. 13)

Pier Capponi - Smg .m. c. - i .s. 1929 - 4° Grupsom Taranto - D.830/1.010 t (comandante C.C. Domenico Emiliani) - p. Lero 3/9/1937 - Z .a. Mare E geo - D opo un giorno di navigazione fu cos tretto al momentaneo rientro per una breve riparazione. Effettuò comunque una manovra di attacco, ma dove tte interromperla prima di arrivare al lancio. - Rm. 5 settembre 1937. - D. m. 2 giorni - O.m.s. 24 - O .m. i. 17,03 - mare discreto - mg.s. 265 - mg.i. 48.

14) Pier Capponi- Dopo poche1 ore di sosta a Lero, il battello ripartl lo stesso 5 settembre, diretto in zona di agguato. Nel corso della missione iniziò 11 manovre di attacco a piroscafi sospetti, ma dovette interromperle tutte prima del termine - Rm. Lero 12 settembre 193 7 - D.m. 7 giorni - O.m.s. 94 - O.m.i. 88,06 - mare discreto - mg.s. 852,5 - mg.i. 222,5 . 15) Dagabur- Smg.p .c. -i. s. 1937 - 4° Grupsom Taranto - Alla sua terza missione - D. 683/856 t - (comandante T.V. G ian Maria Uzielli) - Rientrato alla base la mattina presto, ripartiva da Lero la sera dello stesso giorno 5/9/1937. Z a. Mare E geo - Trovò condizioni atmosferiche avverse e riuscì ad iniziare, senza portarla a termine, una sola manovra di attacco. - R.m. Lero 12 settembre 1937 - D.m. 7 giorni- O.m.s. 86 - 0 .m.i. 90- mg.s. 579 - mg.i 174,5.

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Cartina n. 9 - Zone di agguato dei sommergibili italiani in missione nel Mare Egeo, durante il mese di agosto 1937.


16) Diamante- Smg.p.c. -i.s. 1933 - 4° Grupsom Taranto - Alla sua terza missione - D. 681/842 t - (comandante C.C. Mario Tabucchi) - p. Lero 5/9/1937 Za. Mare Egeo - Trovò tempo cat tivo e mare grosso nella zona d'agguato, ma riuscì egualmente ad iniziare 16 manovre di attacco, interrotte tutte prima di arrivare a distanza utile per il lancio. - R.m. Lero 13 settembre 1937. - D.m. 8 giorni - O.m.s. 90 - O.m.i. 84 4 - mg.s. 609,5 - mg.i. 232,5. 17) Ruggiero Settimo - Smg.m.c. - is. 1932 - 4° Grupsom Taranto - Alla sua seconda missione -D.954/1.153 t. - (comandante C.C. Giuseppe Caridi) - p. Lero 5/9/1937 - Z.a. Mare Egeo - Durante la missione iniziò 3 manovre di attacco, interrotte prima di arrivare al lancio. Nel corso della terza, mentre inseguiva in superficie un piroscafo sospetto, uno dei motori principali andava in avaria ed il battello era costretto al rientro. - R.m. Lero 10 Settembre 1937. - D.m. 5 giorni - O.m.s. 54 - O.m.i. 37,05 - mare mediocre - mg.s. 456 - mg.i. 94. 18) Giovanni da Procida - Smg.m.c. - i.s. 1929 - 4° Grupsom Taranto - Alla sua seconda missione - D. 830/1.010 t - (comandante C.C. Luigi Ronca) - Partito da Lero il 10/9/1937, per sostituire il Ruggiero Settimo rientrato per avaria, non trovò bersagli e dopo due giorni ricevette l'ordine di rientrare alla base. - R.m. Lero 13 settembre 1937. - D.m. 3 giorni- O.m.s. 40,30 - O.m.i. 29,04 - mare mediocre - mg.s. 440 - mg.i. 125. Con questa breve missione , il Da Procida, ultimo dei sommergibili italiani impiegati in tutto il Mediterraneo a rientrare alla base, concludeva la seconda campagna sottomarina a favore delle forze nazionaliste spagnole. Vedremo adesso, nei paragrafi che seguono, come si erano svolte le missioni negli altri settori.

Sommergibili impiegati nel Canale di Sicilia e lungo le coste a&icane l) Ciro Menotti - Smg.m.c. - i.s. 1930 - 3° Grupsom Messina - Alla sua seconda

missione - D. 942/1.147 t - (comandante T.V. Francesco De Rosa) - p. Messina 5/8/1937 - Z.a. a nord di Pantelleria, sulla direttrice Capo Lilibeo - Capo Bon - Operò in condizioni meteorologiche ottime, iniziando 4 manovre di attacco senza portarle a termine. - R.m. Messina 19 agosto 1937. - D.m. 14 giorni - O.m.s. 153, 13 - 0.m.i. 182, 53 - mg.s. 765,5 - mg.i. 409 2) Santorre Santarosa - Smg.m.c. - i.s. 1930 - 3° Grupsom Messina - D. 942/1.147 t - (comandante T.V. Cucherano d'Osasco) - p. Messina 5/8/1937 - Z.a. centro del Canale di Sicilia, poche miglia a Nord di Pantelleria. - Nel corso della missione, condotta in condizioni di tempo e mare ottimi, poté iniziare 10 manovre di avvicinamento a piroscafi sospetti, ma senza arrivare al lancio. Fra l'altro era pronto ad intercettare ed attaccare la pirocisterna spagnola

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repubblicana Campeador, segnalata dal nostro servizio informazioni del Bosforo, come entrata in Egeo e diretta in Spagna con un prezioso carico di combustibili liquidi. Qualora la nave avesse eluso il blocco dei nostri sommergibili nell'Egeo e quello dei cacciatorpediniere nel Canale di Sicilia, il Santarosa avrebbe dovuto mantenere il contatto seguendola, di giorno in immersione e di notte in superficie, fino ad arrivare al siluramento. La sera del 12 agosto, all'ascolto idrofonico, venne localizzata la petroliera. Ci si preparò per l'attacco, ma prima di arrivare al lancio alcune sorde esplosioni segnalarono l'avvenuto affondamento del bersaglio ad opera dei cacciatorpediniere. La missione proseguì con un equipaggio deluso per il mancato successo. - R.m. Messina 20 agosto 1937. - D .m. 15 giorni - O .m.s. 115, 03 - O.m.i. 201, 55 - mg.s. 1.053 : mg.i. 419. 3) Berillo - Smg. p.c. - i.s. 1936 - Alla sua seconda missione - D . 695/855 t - (comandante C.C. Andrea Gasparini) - p. Augusta 5/8/1937 - Z .a. a Nordovest di Pantelleria, sulla direttrice Capo Bon - Capo Lilibeo - T rovandosi ad operare a ridosso delle coste tunisine, pattugliando una rotta praticamente obbligata, fu il b attello che iniziò il maggior numero di manovre di riconoscimento e di attacco a piroscafi in transito (ben 45). Una sola volta il 14/8 arrivò al lancio di due siluri da 53 3 mm contro un piroscafo sospetto, ma senza colpirlo. - Rm. Augusta 16 agosto 1937. - D.m. 11 giorni - O .m.s. 117 - 0.m.i. 135, 24 - mare buono - mg.s 65 9.2 - mg.i 248,2 4) Diaspro -Smg.p.c. - i.s. 1936 - 3° Grupsom Messina - D. 695/855 t - (comandante CC. Giuseppe Mellina) - p. Trapani 5/8/1937 - Z .a. a Nord di Capo Bon (Tunisia) - Anche questo battello, per la zona in cui si trovò ad operare, proprio allo sbocco del Canale di Sicilia lungo le coste africane, effettuò un grande numero di avvistamenti, iniziando 25 manovre di attacco ed arrivando il 13/8 al lancio in due casi: - contro un primo piroscafo, che il comandante ritenne di avere colpito con un siluro da 533 mm, e contro un altro a cui lanciò un siluro da 450 mm. in entrambi i casi il bersaglio venne mancato. - Rm. Cagliari 15 agosto 1937. D .m. 10 giorni- O. m.s. 148,30 - O.m.i. 116 - mare buono - mg.s. 1048 ,6 - mg.i. 267,9. 5) Nereide - Smg.p.c. - is. 1934 - 4° Grupsom Taranto - Alla sua seconda missione - D . 681/842 - (comandante T.V. Luigi Monterisi) - p. Taranto 15/8/1937 - Z.a. Canale di Sicilia a nord di Pantelleria, sulla direttrice .Capo Lilibeo - Capo Bon. - 2 manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine. Rm. 29 agosto 1937. - D.m. 14 giorni - O.m.s. 198,27 - O .m.i. 189, 16 mare buono - mg.s. 1433 - mg.i 389,5. 6) Tricheco - Smg.m.c. - is. 1931 - 3° Grupsom Messina - D. 933/1. 142 t - (comandante T.V. Benedetto Luchetti) - Z~. al centro del Canale di Sicilia a Nord di Pantelleria. - p. Messina 17/8/1937 - una sola manovra di attacco iniziata, ma non portata a termine. - Rm. Messina 29 agosto 1937. - D .m. 12 giorni - O .m. s. 125,51 - O.m.i. 142,43 - mare mediocre - mg.s. 485 mg.i. 274.

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Il sommergibile SANTORRE SANTAROSA, che durante la notte del 1° agosto 1937, portatosi in immersione a distanza di lancio, si vide sfuggire il successo, perché il bersaglio, la petroliera repubblicana CAMPEADOR, veniva in quel momento centrata dai siluri del cacciatorpediniere SAETTA. (coli. F. Batgoni)

La cisterna CAMPEADOR tallonata e fotogm/ata dal S1;1ETTA poche ore prima di essere silurata. (coli. F. Bargoni}

Il cacciatorpediniere italiano SAETTA, che nella notte del 12 agosto 1937 affondò la pirocisterna spagnola CA,'l,,fPEADOR. (coli. F . Bargoni)

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Il cacciatorpedi11iere iùJliano OSTRO che nella tarda serata del .l3 agosto 1937 affondò il pil'oscafo rep11bblicano CONDE DB /!BASOLO. (coli. F. Bargoni)

Il pirosct,fo CONDE DE ABASOLO. (in un.i brutta foto ufficiale spagnola) La allora m,ovis.rima nave coloniale ER fTREA che nell'agosto 1937 partecipò ,ti blocco del Canale di Sicilia.


7) Fisalia - Smg.p.c. - is. 1934 - 3° Grupsom Messina - D. 650/8 10 t - (comandante T.V. Giorgio Bernabò) - p. Messina 17/8/1937 - Z.a. a nord di Pantelleria, sulla direttrice Capo Bon-Capo Lilibeo - In condizioni meteorologiche non buone, iniziò 22 manovre di attacco, interrotte tutte prima di arrivare al lancio. - Rm. Messina 29 agosto 1937. - D.m. 12 giorni - O.m.s. 176 0.m.i. 170 - mare mediocre - mg.s. 485 - mg.i. 274. 8) An/itrite - Smg.p.c. - i.s. 1934 - 4° Grupsom Taranto. - D.681/842 t - (comandante T.V. Giovanni Bruno) -p. Messina 17/8/1937 - Z.a. a Nord di Capo Bon - Nessun avvistamento di piroscafi sospetti. - R.m. Messina 29 agosto 1937. -D.m. 12 giorni - O.m.s. 141 - O .m.i. 139,30 - mare mediocre - mg.s. 719 - mg.i. 215. 9) H.1 - Smg.p.c. - i.s. 1916- 4° Grupsom Taranto - D. 360/474 t - (comandante T.V. Alberto Torri) - p. Trapani 19/8/1937 - Za. Canale di Sicilia - una manovra di attacco iniziata, ma non portata a termine. - Rm. Trapani 24 agosto 1937. D.m. 5 giorni - O.m.s. 41, 25 - 0 .m.i.s 70, 15 - mare discreto - mg.s 789 - mg.i. 295 .2. 10) H.2 - Smg.p.c. - i.s. 1916 - 4° Grupsom Taranto - D. 360/474 t - (comandante T.V. Vittorio Cavicchia) - p. Trapani 24/8/1937 - Z.a. Canale di Sicilia Nessun avvistamento - R.m. Trapani 29 agosto 1937 - D.m. 5 giorni - O.m.s. 11, 20 - O.m.i. 58, 27 - mare mediocre - mg.s. 77, 4 - mg.i. 112,5 11) Alagi - Smg.p.c. - i.s. 1937 - 1° Grupsom La Spezia - D. 683/856 t - (comandante C.C. Luigi Bocconi) - p. Messina 27/8/1937 - Z.a. Canale di Sicilia - 7 manovre di attacco a piroscafi in transito iniziate, ma non portate a termine. - R.m. Messina 4 settembre 1937. - D.m. 8 giorni - 0.m.s. 106, 48 - O.m.i. 71, 49 - mare buono - mg.s . 857 - mg.i. 160. 12) Gemma - Smg.p.c. - i.s. 1936 - 3° Grupsom Messina - D. 695/855 t - (comandante T.V. Carlo Ferracuti) - p. Augusta 27/8/1937 - Z.a. Canale di Sicilia - 3 Manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine - R.m. Messina 5 Settembre 1937 - D.m. 9 giorni - O.m.s. 71, 55 - O.m.i. 84,10 - mare discreto - mg.s 640 - mg.i. 220. 13) Axum - Smg.p.c. - i.s. 1936 - 1° Grupsom La Spezia - D. 638/856 t - (comandante T.V. Ballini) - p. Messina 27/8/1937 - Z.a. Canale di Sicilia - Nessun avvistamento - R.m. Messina 5 settembre 1937. - D.m. 9 giorni - O.m.s. 117,07 - O.m.i. 103,12 - mare mediocre - mg.s. 775,5 - mg.i 125,5. 14) Macallè - Smg.p.c. - i.s. 1937 - 1° Grupsom La Spezia- D. 638/856 t - (comandante T .V. Giulio Aicardi) - p. Trapani 27/8/1937 - Z.a. Canale di Sicilia

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- 2 manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine - Rm . Augusta 3 settembre 1937. D .m. 7 giorni - O.m.s. 72,12 - O.m.i. 70 - mare buono - mg.s. 171 - mg.i. 67.

15) Rubino - Smg.p.c. - is. 1933 - 1° Grupsom La Spezia - D.638/842 t - (comandante T .V. Paolo Come}) - p. La Spezia 27/8/1937 - Z.a. Acque tunisine a nord di La Galite - 9 Manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine. - Rm. La Spezia 4 settembre 193 7. D.m. 8 giorni - O.m.s. 130,26 - O .m.i. 64 - mg.s. 998,5 - mg.i. 114 - condizioni del mare, mediocri.

16) Otaria - Smg.g. c. - is. 1935 - 2° Grupsom Napoli. Alla sua terza missione. D. 1.055/1325 t - (comandante C.C. Alessandro Mirone) - p. Napoli 27/8/1937 - Z.a. Acque algerine a nord di Capo Tenes. Rm. Napoli 5 settembre 1937 senza avere avvistato nessun piroscafo sospetto. D.m. 9 giorni. O.m.s. 132,15. O.m.i. 79,25. Mare buono . - mg.s. 1555. - mg.i. 132,5.

17) H. 4 - Smg.p.c. - is. 1917. 4° Grupsom Taranto. D . 360/474 t - (comandante T.V. Salvatore Todaro) - p. Trapani 29/8/1937 - Z .a. Canale di Sicilia - Nessun avvistamento. - Rm. Trapani 3 settembre 1937. - D.m. 5 giorni - O.m.s. 23 ,3 5 - O .m.i. 20,30. - Mare cattivo . - mg.s. 171 - mg. i. 67.

Il blocco del Canale di Sicilia con navi di superficie Mentre i primi sommergibili lasciavano le loro basi diretti alle zone d'agguato (due in Egeo, quattro nel Canale di Sicilia ad ovest di Pantelleria e sei nelle acque della Spagna Repubblicana) l'ammiraglio Riccardo Paladini, Comandante Militare Marittimo della Sicilia, d'ordine di Maristat, in data 7 agosto 19 3 7 emetteva l' ordine di Operazioni generale n. 1, diretto alle unità di superficie preventivamente concentrate nei porti di Augusta e Trapani. (Vedi ·allegato n. 3) (18) . Le unità inizialmente prescelte furono: - incrociatori leggeri Armando Diaz e Luigi Cado ma, appartenenti alla ' ' 4 a Divisione Incrociatori" . (comandante amm. div. Angelo Parona) - ad Augusta; - cacciatorpediniere Freccia - (Capoflottiglia C. V. Ernesto Pacchiarotti) - ad Augusta; - VII Squadriglia C.C.T.T. - (comandante C. F. Carmine D 'Arienzo) ad Augusta

- Dardo, Strale, Saetta. · - II Squadriglia C.C .T.T. - (comandante C.F. Ignazio Castrogiovanni) ad Augusta - Zeffiro, Borea, Espero, Ostro. - XI Squadriglia Torpediniere - (comandante C.C. Marco Notarbartolo) a Trapani

(18) Gli ordini di operazione successivi, con modifiche, diretti a Maricosom, alle unità di superficie e all'80° Gruppo idrovolanti, si trovano in A.U.S.M.M. - O.M.S. - cartella 2846.

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Cartina n. 1O . Dispositivo di blocco del Canale di Sicilia con navi di superficie, sommergibili ed aerei italiani, durante il mese di agosto 19 3 7.


- Cigno, Climene, Centauro, Castore. - XII Squadriglia torpediniere - (comandante C.C. Manlio Lazzeri) a Trapani - Al-

tair, Aldebaran, Andromeda, Antares. A queste squadriglie si aggiungeranno mano mano, a ranghi completi o ridotti: - VIII Squadriglia C.C .T.T. - (comandante C.C. A. Monaco di Longano) a Trapani - Fulmine, Lampo; - IX Squadriglia Torpediniere - (comandante C.C. Gianroberto Burgos) ad Augusta - Cassiopea, Astore, Spica. - X Squadriglia Torpediniere - (comandante C.C. Ernesto Pellegrini) a Trapani.

Vega, Siria, Sagittario, Perseo. - Cacciatorpediniere Aquila, Capo flottiglia della Scuola Comando (comandante C.V. Giuseppe Fioravanzo) a Messina. - I Squadriglia Torpediniere della Flottiglia Scuola Comando - (comandante T.V. Pariazzo) - Montanari, Papa, Cascina, Chinotto. - II Squadriglia Torpediniere della Scuola Comando - (comandante C.F. Corso Pecori Giraldi) - La Masa, Fabrizi, Prestinari, Missori. - III Squadriglia Torpediniere della Scuola Comando - (comandante C.F. Franco Garofalo) - Nievo, Abba, Fratelli Cairoti, Dezza, Pilo. - La nuovissima nave coloniale Eritrea, ad Augusta. (comandante C.F. Giuseppe Altoviti). Torpediniera Monfalcone (comandante C.C. Corrado Cini) a Messina. - Torpediniera Cosenz (comandante. C.C. Riccardo Boris) a Messina. - I due incrociatori ausiliari Adriatico (comandante C.F. Roberto Carnei) e Barletta (comandante C.F. E rnesto Ciurlo), che camuffati da navi spagnole vennero ribattezzati rispettivamente Lago e Rio, a Favignana. Con l'ordine di operazioni suddetto si dava il via alla messa in opera del complesso dispositivo di blocco del Canale di Sicilia e dello Stretto di Messina. Questo dispositivo, inizialmente più snello, subito dopo le prime esperienze venne così definitivamente attuato: 1° - Una esplorazione pendolare sul 16° meridiano, che si svolgeva in correlazione con una esplorazione aerea sistematica per parallelo, eseguita dagli incrociatori, dalla nave coloniale e da un cacciatorpediniere. 2° - Uno sbarramento esplorativo effettuato da cacciatorpediniere nei tratti di mare compresi fra l'estremo NE delle secche di Kerkennah, Lampedusa e Linosa. 3° - Una esplorazione a rastrello effettuata da torpediniere nella zona compresa fra Malta e Pantelleria, nel senso dell'asse del Canale di Sicilia. 4° - Una esplorazione a triangolo nei pressi di Capo Bon, condotta dagli incrociatori ausiliari. 5° - Una vigilanza sistematica nelle acque dello Stretto di Messina. 6° - Una sistematica esplorazione aerea, dal!' alba al tramonto, nelle zone di accesso al Canale di Sicilia, sulle direttrici Augusta, levante di Malta, secche di Kerkennah. 7° - Il tutto completato dallo sbarramento offensivo di quattro sommergibili disposti, come abbiamo già visto, all'uscita del Canale di Sicilia, a NW di Pantelleria.

295


La R. Aeronautica partecipava con 1'8.3° Gruppo Idrovolanti della ricognizione marittima, di base ad Augusta. Le operazioni iniziarono il giorno 8 agosto e si protrassero fino al 12 settembre. Si ebbe un massimo di intensità nella seconda quindicina di agos to, poi, essendovi stata una accertata riduzione e sospensione del traffico di piroscafi russi o spagnoli repubblicani attraverso il Bosforo, le missioni delle nostre unità furono man mano rido tte. Nel periodo di massima attività, nel solo Canale di Sicilia, oltre a 6 aerei in volo, si trovavano contemporaneamente in mare 12 unità di superficie e 5 sommergibili. Le unità in crociera dovevano riconoscere tutti i piroscafi avvistati e particolarmente quelli: - naviganti senza bandiera o a fanali oscurati. - di nazionalità spagnola repubblicana o russa. - battenti bandiera di nazione normalmente non abituale nel Mediterraneo (per es. Panama) - scortati da navi da guerra repubblicane - naviganti in convoglio - che avessero in coperta carichi militari Quando l'unità in crociera era certa di avere identificato un piroscafo al servizio dei repubblicani, cominciava a seguirlo e, con particolari procedure lo segnalava al sommergibile più vicino, il quale avrebbe provveduto ad attaccarlo e silurarlo. Se l'intervento del sommergibile risultava impossibile, l'unità stessa continuava a tallonare il bersaglio sino al calare della notte, quindi, in assenza di navi neutrali nelle vicinanze, lo attaccava cercando di colpirlo ed affondarlo col siluro. In nessun caso avrebbe dovuto usare il cannone. Se il riconoscimento avveniva molto lontano dalle acque territoriali tunisine, l'unità in crociera doveva richiedere l'intervento di uno dei due incrociatori ausiliari Rio (ex Barletta) e Lago (ex Adriatico) o di uno degli incrociatori ausiliari spagnoli, che facevano sosta nell'isola di Favignana, affinché accorressero e provvedessero alla cattura della preda. Nei modi su esposti, nel periodo 8 agosto - 12 settembre 19.3 7, vennero avvistati, seguiti e riconosciuti ben 1. 070 piroscafi di varia nazionalità. Vediamo adesso in dettaglio le crociere delle singole unità ed i risultati conseguiti.

Crociere di vigilanza lungo il sedicesimo meri.diano: Con partenza e rientro ad Augusta, in correlazione con gli aerei che effettuavano esplorazione sistematica per parallelo (fra il .35 ° ed il .36°): Cacciatorpediniere Zeffiro Incrociatori Diaz e Cadoma Nave coloniale Eritrea

8/8 9/8 11/8

296

11/8/19.37 12/8/19.37 17/8/19.37


12/8 18/8 26/8 1/9

Cacciatorpediniere Zeffiro Nave coloniale Eritrea

15/8/1937 - 23/8/1937 - 31/8/1937 - 2/9/1937

Sbarramento esplorativo effettuato dai cacciatorpediniere: Nei tratti di mare compresi fra l'estremo Nord-Est delle secche di Kerkennah, Lampedusa e Linosa, con partenza e rientro ad Augusta: -

Ct. Ct. Ct. Ct. Ct.

Borea (comandante C.C. Oliviero Diana) 8/8 - 11/8/1937 Espero (comandante C.C. Giacomo Sauro) 9/8 - 10/8/1937 Dardo (comandante C.F. Carmine d'Arienzo) 10/8 - 13/8/1937 Strale (comandante C.C. Roberto Ferrari) 10/8 - 13/8/1937 Saetta (comandante C.C. Giulio Cerrina Feroni) 10/8 - Essendo stato segnalato, fin dal giorno 5 agosto, il passaggio attraverso il Bosforo della petroliera spagnola Campeador di 7 .932 t di stazza, partita da Costanza (Romania) il 4 con un carico di 9. 5 00 tonnellate di benzina da consegnare nel porto di Barcellona al governo di Madrid, fu attivato al massimo il dispositivo del Canale di Sicilia, che portò al primo risultato tangibile. Il giorno 11 agosto il caéciatorpediniere Saetta, che pendolava nella zona fra le secche di Kerkennah e Linosa, avvistò l'unità che navigava a velocità di circa 15 nodi; ne segnalò l' ayvistamento all'incrociatore nazionalista spagnolo Baleares, che incrociava nella zona di Capo Bon, perch~ procedesse al fermo e alla cattura. Contemporaneamente, trasmesso l'allarme ai sommergibili italiani in crociera nelle acque a Nord di Pantelleria, il Saetta si mise a seguire a distanza la nave. La notte stava scendendo, dell'incrociatore Baleares non si avevano notizie precise ed il Campeador per sfuggire all'inseguimento stava prendendo una rotta che lo portava verso le acque territoriali tunisine. A questo punto il comandante Giulio Cerrina Feroni decise di portarsi all'attacco. Alle ore 20,14 lanciò infatti un primo siluro da 533 mm che arrivò a segno; dopo tre minuti ne lanciò un altro senza esito, ed infine un terzo alle 20,20 e un quarto alle 20,31 che colpirono l'unità al centro e a poppa, facendola incendiare ed affondare rapidamente a 12 mg. circa da Capo Bon. Il Saetta rientrava quindi ad Augusta il 13 agosto 1937.

- Ct. Espero (comandante C.C. Giacomo Sauro) 12/8 - 15/8/1937 - Ct. Ostro (comandante C.C. Franz Giuseppe Cerasuoli) 12/8 - La sera del del 13 intercettava il piroscafo repubblicano Conde de A basolo di 3. 945 tonn. di stazza, proveniente dal Mar Nero con una carico di rifornimenti di guerra. Lasciate calare le tenebre, il comandante C.C. Cerasuoli iniziò la manovra di attacco e portatosi a distanza utile, alle 20,43 lanciò un siluro da 533 mm, che colpito il bersaglio ne provocava il rapido affondamento di fronte a Bisetta, a 36°06' Ne 12°52' E - l'Ostt·o proseguiva quindi la sua missione rientrando ad Augusta il 15 agosto 1937. - Ct. Freccia (comandante C.V. Ernesto Pacchiarotti)

297

14/8

- Giunto in


zona iniziò il pendolamento. Avvistata la nave cisterna inglese George M.C. Knight di 6.213 t, che batteva abusivamente bandiera panamense e trasportava 8.000 tonnellate di nafta per i repubblicani, la seguì ad una certa distanza fino a Nord-Ovest di Pantelleria. Calata la notte e giudicato impossibile l'intercettamento dell 'unità da parte di navi nazionaliste, il comandante C.V. Ernesto Pacchiarotti alle ore 21,15 ordinò il lancio di un primo siluro da 5 33 mm, sbagliando il bersaglio. La caccia continuò per un' altra mezzora, con il lancio di altri tre siluri da 533 mm, di cui solo l'ultimo colpiva la cisterna immobilizzandola presso l'isola di Tenedos in acque tunisine. La nave però non affondava; per accelerarne la fine furono armati i pezzi da 120/50 mm e sparati 29 proietti perforanti e 24 granate dirompenti. La petroliera si incendiò, mentre il cacciatorpediniere si allontanava, rientrando ad Augusta il 15 agosto 193 7. La George M. C. Knight, alla deriva, continuò a bruciare per due giorni consecutivi, finché affondò nelle vicinanze di Tunisi. 14/8

rientrato a Lampedusa il 17/8/193 7.

(comandante e.e. Roberto Ferrari)

14/8

17/8/ 1937.

(comandante e.e. Giulio Cerrina Peroni)

14/8

17/8/ 193 7.

(comandante C.C. Oliviero Diana)

14/8

rientra to per avaria ad Augusta il giorno stesso.

(comandante C.V. Ernesto Pacchiarotti)

16/8

21/8/1937.

(comandante C.C. Giulio Di Groppello)

17/8

21/8/1937.

(comandante e.e. Giacomo Sauro)

18/8

21/8/1937.

- Ct. Dardo

(comandante C.F . Carmine D'Arienzo)

- Ct. Strale - Ct. Saetta

- Ct. Borea

- Ct. Freccia - Ct. Borea - Ct. Espero

Esplorazioni a rastrello effettuate dalle torpediniere: Nelle acque a Sud dello Stretto di Messina e nella zona compresa fra Malta e Pantelleria, nel senso dell'asse del Canale di Sicilia: - Tp. Abba T p. Cascina Tp. Cosenz

(AB)

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6

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Missioni nel periodo

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9

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8/8 - 11/9/1937 8/8

8/9/1937

8/8

2/9/1937

Effettuò poi un'altra uscita da Augusta il 9/9/1937 per ricerca (infruttuosa) di un mercantile sospetto, segnalato in rotta verso lo Stretto di Messina.

298

I


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Papa Pilo Castore Centauro Cigno Climene Cairoti Chinotto La Masa Missori Nievo Pt'estinari Aldebat'an Altair Andromeda Antat'es Sagittat"io Vega Montanari Fabt'izi Pet'seo Siria Astore Spica Monfalcone Canopo Cassiopea Dezza

(PA) (PL) (CT) (CO) (CG) (CE) (CL) (CH) (LM) (MS) (NV) (PR) (AL) (AT) (AD) (AN) (SG) (VG) (MN) (FB) (PS) (SI) (AS) (SP) (MF) (CA) (CS) (PA) -

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Missioni nel periodo " " " " " " " ))

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- 28/8/1937 - 8/9/1937 - 3/9/1937 - 3/9/1937 3/9/1937 1/9/1937 4/9/1937 8/9/1937 - 21/8/1937 - 12/9/1937 - 29/8/1937 - 26/8/1937 - 4/9/1937 - 27/8/1937 - 5/9/1937 - 5/9/1937 - 12/9/1937 12/9/1937 4/9/1937 10/9/1937 12/9/1937 12/9/1937 6/9/1937 8/9/1937 12/9/1937 - 31/8/1937 - 8/9/1937 - 11/9/1937

Il dispositivo di vigilanza del Canale di Sicilia non si rivelò, fin dai primi giorni, così ermetico come ci si era augurati. I piroscafi con carichi di materiali bellici regolavano la loro navigazione in modo da raggiungere la zona vigilata nelle ore notturne; entravano quindi nelle acque territoriali tunisine sostando, di giorno, nei porti di quella nazione. Per cercare di sorprenderli nel momento in cui lasciavano le acque territoriali africane, dirigendo sui porti spagnoli di destinazione, venne istituita una crociera di cacciatorpediniere nella fascia compresa fra le dieci e le trenta miglia al largo della costa africana, fra La Galite e Capo Tenès. I cacciatorpediniere, partendo alternativamente da Cagliari e Palma di Maiorca, operavano in sezioni di due, rimanendo in mare circa tre giorni. Per la loro even-

299


Nelle due foto, il cacciatorpediniere italiano PRECCIA e la sua preda, cisterna GEORGE M. C. KNIGHT, a/fondata il 14 agosto 1937. (coli. F. Bargoni)

Fotografato da un aereo, il sommergibile LUIGI SETTEMBRINI che il 3 settembre .1937 affondò in Egeo il piroscafo russo BLA GOIEV.

300


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In questo schieramento di torpediniere classe "Spica" all'ancora nel porto di Napoli nel 1938, (l[cune delle unità che nell'(lgosto 1937 parteciparono al blocco del Canale di Sicilia. Visibili da sinistra: SIRIO, CIGNO, CENTAURO, CASTORE, CLIMENE, CASSIOPEA, CANOPO, SPICA, ASTORE. (coli. F. Bargoni) L'esploratore NICOLOSO DA RECCO, uno dei tre (insieme a PANCALDO e PJGAFETTA) che in sezione con un cacciatorpediniere, effettuarono pendolamenti lungo le coste del Nord Africa, durante le oper(lzioni di blocco del Canale di Sicilia. (colf. F. Bargoni)

301


tuale protezione da attacchi di unità spagnole repubblicane, a Cagliari sostavano, sempre pronti a muovere, due incrociatori. Diamo qui di seguito lo specchio delle missioni compiute: - Sezione CCTT

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Panca/do - Turbine

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Da Recco - Euro

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Panca/do

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Pigafetta

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Turbine

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Pigafetta

Manin

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Da Recco - Euro

p. Cagliari ,, Rm. p. Cagliari Rm. " p. Cagliari Rm. Palma di Maiorca p. Palma di Maiorca Rm. Cagliari p. Cagliari Rm. Palma di Maiorca p. Cagliari Rm. Cagliari p. Cagliari Rm. Palma di Maiorca p. Palma di Maiorca Rm. Cagliari p. Cagliari Rm. Palma di Maiorca

8/8 12/8 10/8 12/8 14/8 17/8 16/8 19/8 18/8 21/8 20/8 23/8 22/8 25/8 24/8 27/8 26/8 29/8

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Turbine (comandante C.C. Virginio Rusca) - Ostro (comandante C.C. Teodorico p. Palma di Maiorca 28/8 Capone) Il 30 agosto, mentre pendolavano· lungo le coste algerine, le due unità intercettavano il piroscafo russo Timiriazev, di 2151 tsl, che ufficialmente trasportava carbone da Cardiff a Port Said, ma in realtà era carico di rifornimenti per i repubblicani spagnoli. Lo seguirono ponendosi in linea di fila a 500 metri sulla sinistra e tenendo una rotta parallela. Alle 20,00, quando ormai era sopraggiunto il buio, a cinque miglia circa da Tigzirt, il caposezione Turbine lanciava due siluri da 533 mm che colpivano il piroscafo al centro. Anche l'Ostro, che seguiva, effettuò il lancio di un siluro, ma il bersaglio, già colpito, stava rallentando ed accostando sulla sinistra, così che l'arma passò di prora senza toccarlo. L'equipaggio russo, composto di 35 uomini e 2 donne (rimaste ferite), mentre il piroscafo affondava, fece in tempo a calare le imbarcazioni e a raggiungere in salvo la costa. Il Turbine e l'Ostro proseguirono la loro missione rientrando a Cagliari il 31 agosto. - Sezione CCTT

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Pigafetta - Manin Turbine

Ostro

p. Cagliari Rm. La Maddalena p. Cagliari Rm. Cagliari

30/8 1/9 1/9 2/9

Appena rientrati da quest'ultima crociera, le due unità, la mattina del 3 settembre, dovettero ripartire da Cagliari per scortare fino a Capo Spartivento il piroscafo spagnolo rosso Mar Negro, che si era consegnato nel porto sardo per passare

302


ai nazionalisti. A Capo Spartivento venne passato in consegna all'incrociatore ausiliario nazionalista Rey Jaime I, che lo condusse a Palma di Maiorca. Come abbiamo già accennato, nel blocco del Canale di Sicilia vennero impiegati anche i due incrociatori ausiliari Barletta e Adriatico, che, con base nell'Isola di Favignana, si alternavano in un pendolamento a triangolo nei pressi di Capo Bon. Le due unità, camuffate da incrociatori ausiliari spagnoli, il Barletta ridenominato Rio e l'Adriatico ridenominato Lago, alzando al picco la bandiera giallo oro, avevano una maggiore possibilità di avvicinarsi, fermare, ispezionare ed eventualmente catturare qualche piroscafo con contrabbando di guerra. Nell'ordine, le missioni eseguite:

- Rio - Lago - Rio

(ex Barletta) Favignana (ex Adriatico) Favignana

23/8 26/8

Favignana

27/8/1937

Favignana

31/8/1937

Favignana

30/8

Favignana

1/9/1937

Nel corso della missione del 30 agosto, il Rio ricevette la segnalazione dal cacciatorpediniere Aquila, di stanza a Messina, che la petroliera Burlington battente bandiera inglese (ma in realtà spagnola Nausicaa) anziché passare per il Canale di Sicilia stava transitando per lo Stretto di Messina. La motonave armata, lasciato il normale pendolamento, diresse per una rotta a nord della Sicilia con l'intento di intercettarla. L'avvistamento avvenne il 31. Il Rio si avvicinò alla nave sospetta, ne intimò il fermo ed una squadra di marinai, al comando di un ufficiale nazionalista, salì a bordo. Dall'esame dei documenti si scoprì che il mercantile in pochi giorni aveva cambiato due volte bandiera e che la nazionalità inglese, sotto la quale si celava, non era affatto regolare, tanto più che il comandante era un cittadino greco. Il mercantile, con il suo carico di 5 .000 tonnellate di nafta, venne catturato e fatto dirigere per Palma di Maiorca. A sud di Capo Spartivento, nei pressi dell'isolotto del Toro, il Rio passò in consegna il Burlington all'incrociatore ausiliario spagnolo Ciudad de Alicante, giunto apposta all'appuntamento .

-

Lago Rio Lago Lago

Favignana

2/9

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3/9/1937

Favignana

3/9

Favignana

Cagliari Favignana

3/9

Favignana Favignana

4/9/1937 4/9/1937

6/9

7/9/1937

Missioni dei sommergibili italiani nelle acque spagnole e nel Mediterraneo occidentale

1) ]alea - Smg. p.c. - i.s. 1933 - 1° Grupsom La Spezia - D. 650/810 t - Alla sua seconda missione (comandante C.C. Silvio Garino) - p. Napoli 5/8/1937 - Za. Cartagena. Nel corso della missione iniziò 4 manovre di attacco a piroscafi sospetti in transito nella zona, tutte interrotte prima di arrivare al lancio. La mattina del 12 agosto, mentre si trovava a quota periscopica, avvistò due cacciatorpediniere spagnoli repubblicani che uscivano da

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Il cacciatorpediniere italiano TURBINE che la sera del 30 agosto 1937, in sezio11e col et. OSTRO, affondò davanti a Tig.zirt il piroscafo russo TIMIRIAZEV. (coll. F. Bargoni)

Una interessante fotografia scattata da 11n ricognitote dell'Aviazione Legionaria delle Baleari. Si tratta dell'incrociatore ausiliario BARLEITA camuffato da nave spagnola con nome RIO e la bandiera "sangre y oro" al picco, impegnato in una missione di blocco del Canale di Sicilia nella tatda estate 1937. (coli. A. Emiliani)

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Il sommergibile DIASPRO che, nelle acque territoriali della Spagna repubblicana davanti a Benicarlò, riuscì ad affondare la pirocisterna \\1/00DFORD battente bandiera britannica e diretta ad Alicante. (coli. F. Bargoni)

Effetti del blocco contro il tra/fico rosso: il 18 settembre 193 7, scortati dall'incrociatore CANARIAS che li ha catturati, arrivano a Palma di Maiorca, passando di prora all'incr. QUARTO om1eggiato in rada, i piroscafi repubblicani ~pagnoli REY JAIME II e SISTER. La III Squadriglia di to,pediniere della Scuola Comando, impiegata nell'agosto 193ì nel blocco del Canale di Sicilia. (coli. F. Bargoni)

·

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Cartagena. Manovrò per portarsi in posizione favorevole e lanciò un siluro da 533 mm contro l'unità capofila ed un secondo da 450 mm sull'altro bersaglio. Il primo siluro arrivò a segno danneggiando gravemente il cacciatorpediniere Chun-uca, che ebbe tre morti e nove feriti fra i membri dell'equipaggio. L'unità, immobilizzata, venne immediatamente soccorsa dal sezionario cacciatorpediniere Alcalà Galiano, che riuscì a rimorchiarla in porto, dove rimase poi inutilizzata per tutta la durata della guerra. Per questa azione, il comandante Garino venne decorato della Medaglia Militare individuale spagnola · Rm. Cagliari 21 agosto 193 7. D .m. 16 giorni· O.m.s. 222,35. O.m.i. 127,54 - Mare buono - Mg.s. 1785 - Mg.i. 231. 2) Glauco - Smg. g.c. - i.s. 1935 · 2° Grupsom Napoli - D. 1055/1325 t - Alla sua seconda missione. (comandante C.C. Francesco Baslini) - p. Napoli 5/8/1937 - Z.a. acque di Capo Palos. Appena giunto in zona era costretto ad interrompere la missione e a rientrare a Cagliari dopo soli otto giorni di mare, perché una parte del personale presentava sintomi di intossicazione, probabilmente dovuta a vapori di cloruro di metile fuoriusciti dalla tubolatura dell'impianto di condizionamento dell'aria, a causa di un'avaria - Rm. Cagliari 15 agosto 1937 - D.m. 8 giorni - O.m.s. 114 - O.m.i. 56 - Mare discreto · Mg.s. 1220 · Mg.i. 75. 3) Enrico Toti - Smg. g.c. - i.s . 1928 - 1° Grupsom La Spezia - Alla sua seconda missione - D. 1450/1904 t - (comandante C.C. Alberto Beretta) - p. La Spezia 6/8/1937 - Z.a. Valencia - Iniziò 12 manovre di attacco a piroscafi sospetti in transito nella zona, ma una sola (9/8/1937) fu portata a termine con il lancio, infruttuoso, di un siluro da 533 mm. contro un piroscafo identificato come il Vasco o il gemello Celta - Rm. La Spezia 19 agosto 193 7 - D.m. 13 .giorni - O.m.s. 107,30 - O.m.i. 119,05 - Mare buono - Mg.s. 1125,8 - Mg.i. 310,2. 4) Marcantonio Colonna- Smg. g.c. - i.s. 1929 - 3° Grupsom Messin·a - D. 880/1058 t - (comandante C.C. Cesare Bartolini) - p. La Spezia 6/8/1937 - Z.a. Barcellona - 13 attacchi iniziati; ma non portati a termine - Rm. La Spezia 19 agosto 1937 - D.m. 13 giorni - O.m.s. 116,50 - O.m.i. 158 - Mare buono - Mg.s. 1095,5 - Mg.i. 397,5. 5) Antonio Sciesa - Smg. g.c. · i.s. 1928 - 1° Grupsom La Spezia - Alla sua seconda missione. D. 1450/1904 t - (comandante C.C. Candido Corvetti) - p. La Spezia 6/8/1937 · Z.a. Alicante - Iniziò sei manovre di attacco a piroscafi sospetti, portandone a termine soltanto due. Nel primo attacco effettuato il 9 agosto, lanciò un siluro da 533 mm e nel secondo effettuato il 15/8 uno da 450 mm. e uno da 533. Nessuna delle armi giunse a segno, anche se il comandante del battello ritenne di avere centrato il bersaglio - Rm. La Spezia 20 agosto 1937 - D.m. 14 giorni - O.m.s. 146,30 - O.m.i. 171,35 - Condizioni di tempo ottime - Mg.s. 1376 - Mg.i. 296.

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Cartina n. 11 - Zone di agguato dei sommergibili italiani davanti ai porti spagnoli del Mediterraneo, durante la seconda Campagna sottomarina contro il traffico repubblicano. Agosto 1937.


6) Des Geneys - Smg. m.c. - i.s. 1929 - 3° Grupsom Messina. D. 880/1058 t Alla sua seconda missione - (comandante C.C. Adriano Foscari) - p. La Spezia 6/8/1937 - Dopo poche ore di navigazione dovette invertire la rotta e rientrare alle base, a causa di un'avaria ai motori. 7) Vettor Pisani - Smg. m.c . - i.s. 1929 - 3° Grupsom Messina - D. 880/1058 t - (comandante T.V. Girosi) - p. La Spezia 7/8/1937 - Z.a. acque a nord di Barcellona - Iniziò dodici manovre di attacco a piroscafi in transito nella zona, ma solo in un caso (15/8/1930) giunse al lancio di due siluri da 533 mm., senza colpire. Rm. La Spezia 20 agosto 1937 - D.m. 13 giorni - O.m.s. 141,30 - O.m.i. 152,40 - Mare buono - Mg.s. 1250 - Mg.i. 325. 8) Onice - Smg. g.c. - i.s. 1936 - 1° Grupsom La Spezia - D. 685/855 t - (comandante T.V. Mario Ricci) - p. Napoli 12/8/1937 - Z.a. Tarragona - Tre manovre di attacco iniziate, di cui una sola portata a termine. Infatti il 17 agosto, nelle vicinanze di Capo Salon, il comandante Ricci ordinò il lancio di due siluri da 5 3 3 mm contro una grossa petroliera e ritenne di averla colpita. In effetti nessuno dei due siluri raggiunse il bersaglio - Rm. Napoli 27 agosto 1937. - D.m. ·15 giorni- O.m.s. 165,11 - O.m.i. 101,40 - Mare mediocre - Mg.s. 1642 - Mg.i. 305. 9) Ametista - Smg. p .c. - i.s. 1934 - 1° Grupsom La Spezia - D. 681/842 t - (comandante T.V. Adalberto Giovannini) - p. Napoli 13/8/1937 - Z.a. acque di Capo Palos . 10 attacchi iniziati, ma non portati a termine - Rm. Napoli 1 settembre 1937 - D.m. 17 giorni- O .m.s. 218 - O.m.i. 170,37 - Mare mediocre - Mg.s. 2000 - Mg.i. 300. 10) ]antina - Smg. p.c. - i.s. 1933 - 1° Grupsom La Spezia - D. 650/810 t - Alla sua seconda missione. (comandante T.V. Gustavo Miniera) - p. La Spezia 14/8/1937 - Z.a. Barcellona - Nel corso della missione iniziò due manovre di attacco, di cui una interrotta prima del termine. Nella seconda effettuata nella notte del 17/8 lanciò due siluri da 5 3 3 mm contro un cacciatorpediniere, senza colpirlo sembra per la distanza eccessivamente breve (250 m). Il battello fu quindi sottoposto ad una intensa caccia da parte della stessa unità spagnola, che gli lanciò anche numerose bombe torpedini da getto - Rm. La Maddalena 22 agosto 193 7 - D.m. 8 giorni - O.m.s. 114,26 - O.m.i. 32,57 - Mare discreto - Mg.s. 1100 - Mg.i. 88,3. 11) Ondina - Smg. p.c. - i.s. 1934 - 4° Grupsom Taranto - D. 681/842 t - (comandante T.V. Stefano Nurra) - p. Napoli 15/8/1937 - Z.a. acque a nord di Barcellona - 7 manovre di attacco iniziate, ma non portate a termine. Una di queste fu condotta contro una formazione navale repubblicana, identificata dal comandante del battello in cinque cacciatorpediniere, ma non poté essere portata a buon fine per lo zig-zagare delle unità stesse - Rm. Napoli 1 settembre 1937 - D.m. 17 giorni - 0.m.s. 221,40 - 0.m.i. 176,15 - Mare mediocre - Mg.s. 1187,4 - Mg.i. 192,1.

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12) Pietro Calvi - Smg. p.c. - i.s. 1935 - 1° Grupsom La Spezia - D. 1550/2050 t - Alla sua seconda missione. (comandante e.e. Francesco Morale) - p. Napoli 15/8/1937 - Z.a. Alicante. Nel corso della missione iniziò 6 manovre di attacco a piroscafi diretti verso il porto di Alicante, ma arrivò al lancio in un solo caso. Nella notte fra il 18 e il 19/8 avendo raggiunto una petroliera, dette fuori due siluri da 533 mm che fallirono il bersaglio. Proseguì l' inseguimento navigando in superficie e lanciò un terzo siluro che non arrivò a segno. il battello venne quindi sottoposto a caccia antisom da parte di alcune unità da guerra - Rm. Napoli 4 settembre 1937 - D.m. 20 giorni - O.m.s. 169,41. O.m. i. 227,52 - Mare buono - Mg.s. 1161,9 - Mg.i. 201,4. 13) Giuseppe Pinzi - Smg. g.c. - i.s. 1936 - 1° Grupsom La Spezia - D. 1550/2050 t - (comandante e .e. Alvise Minio) - p. Napoli 15/8/1937 - Z.a. Valencia - Appena giunto in zona (20/8/1937) effettu ò un attacco, con lancio di due siluri da 533 mm, contro un cacciatorpediniere repubblicano classe ''Lazaga' ', che il comandante Minio ritenne di avere colpito. In effetti l'azione andò a vuoto, scatenando anzi la reazione delle unità spagnole, che attaccarono il sommergibile con bombe di profondità, provocando danni non gravi al periscopio di attacco del battello. Nei giorni successivi iniziò altre tre manovre di attacco contro piroscafi in transito nella zona, arrivando il 22/8 al lancio di un siluro da 533 mm e di uno da 450 mm contro un piroscafo riconosciuto come contrabbandiere, senza colpirlo - Rm. Napoli 4 settembre 1937 - D.m. 20 giorni - O.m.s. 203,08 - O.m.i. 193,25 - Mare discreto - Mg.s. 1630 - Mg.i. 340,6. 14) Serpente - Smg. p.c. - i.s. 1932 - 4° Grupsom Taranto - D. 650/810 t - (comandante e.e. E milio Francardi) - p. Napoli 17/8/1937 - Z.a. eartagena Due manovre di attacco contro piroscafi iniziate, ma interrotte prima di arrivare al lancio. Rm. Napoli 4 settembre 1937 - D.m. 19 giorni - O.m.s. 243,33 - O.m.i. 192,32 - Mare discreto - Mg.s. 1810,4 - Mg.i. 203,5. 15) Galatea - Smg. p.c. - i.s. 1934 - 4° Grupsom Taranto - D. 681/842 t - (comandante e.e. Vittorio Raccanelli) - p. Napoli 22/8/1 93 7 - Z. a. Tarragona - 6 Manovre di attacco iniziate, di cui solo tre portate a termine. Nel corso di questi tre attacchi due il 30/8 ed uno 1'1/9, vennero lanciati tre siluri da 533 mm ed uno da 450 mm. Sia pure dubitativamente, il comandante Raccanelli ritenne di avere colpito un piroscafo; in effetti tutti e quattro i siluri andarono a vuoto. Rm. Napoli 5 settembre 1937 - D.m. 12 giorni- O.m.s. 197,25 - O.m.i. 114,50 - Mare mediocre - Mg.s. 1554,5 - Mg.i. 205. 16) Malachite - Smg. p.c. - i.s. 1936 - 1° Grupsom La Spezia - D. 695/855 t - (comandante e .e. Alberto Dominici) - p. La Maddalena 24/8/1937 - Z.a. Barcellona - 5 attacchi iniziati, ma non portati a termine. Il 29/8 nel corso di una di queste manovre il battello venne avvistato da un'unità da guerra e sottoposto a caccia antisom con lancio di quattro bombe di profondità - Rm. La Maddalena 4 settembre 1937 - D.m. 11 giorni - O.m.s. 178,30 - O.m.i. 114,40 - Mare buono - Mg.s. 1469 - Mg.i. 216,5.

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17) Iride - Smg. p.c. - i.s. 1936 - 1° Grupsom La Spezia - D. 695/855 t - (comandante T.V. Junio Valerio Borghese) - p. Napoli 24/8/1937 - Sostava a Cagliari e ripartiva il 26/8 diretto alla zona d'agguato, nelle acque di Capo Sant' Antonio. La missione non si presentava diversa dalle altre; anche in questa si ebbero 8 manovre di attacco iniziate, di cui sei non portate a termine e due in cui si arrivò al lancio di 4 siluri da 533 mm ed uno da 450 mm, senza peraltro colpire i bersagli. Ma la particolarità fu che in uno di questi attacchi rimase coinvolto un cacciatorpediniere inglese. I fatti si svolsero in questo modo: la sera del 29 agosto, mentre l'Iride si trovava al centro dello stretto tratto di mare fra Capo S. Antonio e l'Isola di Ibiza, avvistò un mercantile carico, che navigava a luci spente alla velocità di circa 5 nodi, diretto al porto di Valencia. Iniziò allora una prima manovra di attacco, lanciando due siluri da 5 3 3 mm che si persero in mare. Si avvicinò ancora e da circa seicento metri di distanza, lanciò altri due siluri da 533 mm, anche questa volta senza esito. La delusione fra i membri dell'equipaggio e fra gli stessi ufficiali fu molto forte. Il Comandante, T.V. J uni o Valerio Borghese, che tutti conoscevano come persona volitiva e coraggiosa, decise di ripetere l'agguato nelle notti successive, operando in superficie. La sera del 30 agosto emerse molto vicino alla costa, iniziò la ricarica degli accumulatori e si mise a pendolare a lento moto. Intorno alle 20,45 le vedette in torretta segnalarono l'avvicinarsi da nord di una massa scura, navigante a velocità elevata. L'Iride diresse allora verso il bersaglio, mentre le distanze si accorciavano rapidamente ed il battello veniva a trovarsi in posizione favorevole per il lancio. L'unità avvistata venne riconosciuta come un cacciatorpediniere spagnolo della classe "Sanchez Barzcaitegui". Giunto alla distanza di 700 metri, verso le 20,52, il comandante Borghese ordinò il lancio ed un siluro da 450 mm lasciò il tubo lanciasiluri dirigendo verso il bersaglio. Evidentemente la scia fosforescente venne avvistata dal cacciatorpediniere, che accostò velocemente sulla dritta evitando di essere colpito. Il battello, per sfuggire alla caccia antisom, effettuò una rapida immersione, mentre l'unità attaccata, che si seppe dopo essere il et. inglese Havock, iniziava il lancio di bombe torpedini da getto. La caccia al sommergibile si snodò nell'arco di circa nove ore e fu condotta dall'intera squadriglia di cacciatorpediniere inglesi che si trovava nella zona: Hyperion, Ha1'dy, He1'eWa1'd, Hasty. Fortunatamente l'fride, ben comandato, riuscì con manovre appropriate a sfuggire alla distruzione. Riemerse la sera del 31 agosto ed il primo messaggio radio che riuscì a captare fu l'ordine di rientro immediato alla base, seguendo navigazione occulta per non essere visto. Come abbiamo già detto, il et. attaccato era l'inglese Havock. L'errore era del tutto scusabile in quanto i cacciatorpediniere spagnoli di progettazione britannica avevano la stessa sagoma. Ma la politica ha le sue esigenze, e sul mancato siluramento si aprl immediatamente una feroce polemica internazionale contro l'impiego dei '' sommergibili sconosciuti'' che attaccavano il traffico repubblicano. A Parigi si arrivò addirittura a proporre sui giornali di mutare il nome

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di "Boulevard des Italiens" in "Boulevard des Inconnus". Lo stesso Ministro degli Esteri italiano, Galeazzo Ciano, sul suo diario, riferendosi agli ultimi avvenimenti, in data 2 settembre 19.3 7, scriveva: "Grande attività della Marina: tre siluramenti ed un sequestro; ma l'opinione pubblica intemazionale si monta. Soprattutto in Inghilterra, ~ seguito del lancio contro il et. HAVOCK, fortunatamente non colpito. E stato !'IRIDE, siamo in piena polemica". .3 settembre 19.37 - "Grande orchestra franco russo britannica. Motivo: pirateria nel Mediten-aneo. Il Duce è calmo. Guarda verso Londra e non crede che gli inglesi vogliano lo scontro con noi". Mentre infuriavano queste polemiche, il sommergibile Iride, il 5 settembre 19.37, arrivava all'imboccatura _del porto di Napoli. Per impedire i contatti dell'equipaggio con la popolazione civile, venne fatto ormeggiare discosto dalla banchina alla testata del molo San Vincenzo. Ma anche il risentimento di Mussolini nei riguardi del TV. Borghese, per l'incidente involontariamente provocato, sbollì rapidamente, e l'Iride, la sera stessa del 5 poté partire per Taranto dove doveva sottoporsi ad un ciclo di lavori. Il comandante Borghese venne successivamente decorato di medaglia di bronzo al valer militare e l'equipaggio di croce di guerra - D.m. 11 giorni - O.m .s. 157,5 1 - 0.m.i. 96,50 - Mare buono · Mg.s. 1501 Mg.i. 181.

18) Diaspro - Smg. p.c. - is. 19.36 - .3 ° Grupsom Messina - D. 695/855 t - Alla sua seconda missione· - (comandante C.C. Giuseppe Mellina) - p. Napoli 25/8/19.37 - Z.a. acque di Capo Oropesa - Nel corso di questa missione dopo un attacco iniziato, ma non portato a termine, giunse finalmente il primo successo da parte di un battello italiano operante contro il traffico di contrabbando diretto, navigando in acque territoriali, ad un porto della Spagna repubblicana. All'alba dell' 1 settembre il Diaspro avvistò vicino alla costa, nei pressi di Benicarlò, una nave cisterna diretta ad Alicante. Non essendogli possibile raggiungerla in immersione, l'attaccò in superficie. Lanciò due siluri da 53.3 mm, che furono evitati dalla nave stessa, la quale manovrò cercando di investire il sommergibile. Il Diaspro, sottrattosi al pericolo di uno speronamento, lanciò altri due silurì da 450 mm che colpirono il bersaglio al centro provocandone l'affondamento. La pirocisterna, di circa 6.200 tsl, carica di benzina e nafta, batteva bandiera inglese ed esponeva sullo specchio di poppa il nome Woodford. Si trattava di un nome falso e di una bandiera ombra, in quanto la nave era comandata da un rumeno e non vi erano inglesi fra l'equipaggio. Nell'affondamento, avvenuto a poca distanza dalla costa e non a 24 miglia al largo in vicinanza delle Isole Columbretes, come affermato dal comandante stesso, perse la vita il secondo macchinista, di nazionalità greca, e rimasero ferite altre otto persone - Rm. Napoli 5 settembre 19.37 - D.m. 11 giorni - O.m.s. 182,.32 - O.m.i. 74,40 - Mare buono - Mg.s. 1519,5 - Mg.i. 189,5.

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Il sommergibile ]ALEA che il 12 agosto 1937, durante un agguato davanti a Cartagena, colpì con tm siluro il cacciatorpedi11iere repubblicano CHURRUCA, danneggiandolo gravemente. (coll. F. Batgoni)

Il caccù1torpediniere spagnolo CHURRUCA in tma foto precedente la guerra civile. (coU. F. Bargoni) L'IRIDE che fra i sommergibili italiani impiegati nella guerra civile spagnola fu se non riportò risultati concreti. (coli. F. Bargoni)

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dei maggiori protagonisti, anche


Il cacciatorpediniere inglese H/1 VOCK che il JO agosto 193 7 venne fortunosamente mancato dai siluri del sommergibile italiano IRIDE. (coli. F. Bar:goni)

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19) Smeraldo - Smg. p.c. - i.s . 1934 - 4° Grupsom Taranto - D. 681/842 t - (comandante C.C. Mario Canò) - p. Napoli 25/8/1937 - Z.a. acque di Capo Palos - Tre attacchi iniziati, ma non portati a termine. Nel corso di una di queste manovre il sommergibile venne probabilmente avvistato, perché il suo comandante segnalò scoppi di bombe di profondità in lontananza - Rm. Napoli 6 settembre 1937 - D .m. 11 giorni - O.m.s. 155,25 - O.m.i. 84,14. - Condizioni del mare, mediocri- Mg.s. 1398,7 - Mg.i. 193.

20) Topazio - Smg. p.c. - i.s. 1934 - 1° Grupsom La Spezia - D. 681/842 t. (comandante T.V. Giulio Cipollini) - p. La Spezia 27/8/1937 - Z.a. acque a nord di Barcellona - Il 31 agosto iniziava un attacco in superficie contro un piroscafo sospetto, ma non riusciva a portarlo a termine a causa di colpi di cannone sparati da un'unità militare che scortava il mercantile - Rm. La Spezia 6 settembre 1937 - D.m. 9 giorni- O.m.s. 112,30 - O.m.i. 84,25 - Mare buono - Mg.s. 1110 - Mg.i. 201.

21) Be1'illo - Smg. p.c. - i.s. 1936 - 3° Grupsom Messina - D. 695/855 t - Alla sua terza missione - (comandante C.C. Andrea Gasparini) - p. Napoli 28/8/1937 - Z.a. Cartagena - Non incontrò possibili bersagli - Rm. Napoli 6 settembre 1937 - D.m. 9 giorni - O.m.s. 163,34 - O.m.i. 50,24 - Mare buono - Mg.s. 1584,4 - Mg.i. 100,9.

22) Ambra - Smg. p.c. - i.s. 1936 - 1° Grupsom La Spezia - D. 695/855 t - (comandante T.V. Cesare Conrado) - p. La Spezia 29/8/1937 - Z.a. Alicante Una manovra di attacco iniziata, ma interrotta prima di arrivare al lancio - Rm. La Spezia 6 settembre 1937 - D.m. 8 giorni - O.m.s. 139 - O.m.i. 49 - Mare buono - Mg.s. 1171 - Mg.i. 94.

23) Domenico Millelire- Smg. g.c. - i.s. 1928 -.J O Grupsom La Spezia - D. 1450/1904 t - (comandante C.C. Giovanni Onnis). Il battello aveva già effettuato una missione durante la prima campagna sottomarina del novembre 1936 - Febbraio 1937 - p. La Spezia 30/8/1937 - Z.a. Valencia - Non incontrò nessun bersaglio - Rm. La Spezia 6 settembre 1937 - D.m. 7 giorni - O.m.s. 108,05 - O.m.i. 28,49 - Mare buono - Mg.s. 1318,9 - Mg.i: 37,5.

24) Enrico Tazzoli - Smg. g.c. - i.s. 1936 - 1° Grupsom La Spezia - D. 1550/2060 t - Alla sua terza missione. (comandante C.C. Mario Leoni) - p . Napoli 31/8/1937. Z.a. Capo Sant'Antonio - Appena giunto in zona di agguato ricevette l'ordine di rientro - Rm. Napoli 5 settembre 1937 - D.m. 5 giorni - O.m.s. 80,29 - O.m.i. 13 - Mare buono - Mg.s. 943 - Mg.i. 33,1.

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Con il rientro alla base del sommergibile Da Procida il 13/9/1937 si chiudeva definitivamente anche la seconda campagna sottomarina, condotta dai nostri battelli in favore delle forze nazionaliste spagnole; mentre le navi di superficie avevano cessato già da qualche giorno il blocco del Canale di Sicilia. Come si era giunti a questa decisione? Innanzi tutto, in quanto l'impiego dei sommergibili e dei cacciatorpediniere aveva sortito l'effetto previsto: pochi affondamenti, se vogliamo, ma grande effetto morale, che pòrtò all'immediata contrazione del traffico di contrabbando in aiuto del Governo repubblicano . In secondo luogo, perché l'U.R.S.S. , costretta dalla necessità ad aiutare con armi e rifornimenti la Cina (allora agli ordini di ChiangKai-Sheh) a respingere l'invasione giapponese, e consapevole di non potere ancora a lungo contrastare efficacemente la maggiore potenza dell'esercito nazionalista spagnolo, quasi di colpo mutò la sua politica nei confronti della Spagna repubblicana. Il momento era quindi favorevole a far uscire l'Italia da una situazione, diciamo pure, ambigua e che la rendeva invisa a gran parte degli Stati mondiali. Con l'incidente provocato dal sommergibile Iride si era infatti giunti al culmine della tensione internazionale. Gli organi di stampa di tutto il mondo parlavano apertamente di "pirateria sottomarina" e chiedevano misure concrete per reprimerla. I più accaniti erano i francesi ed i russi. Questi ultimi pretendevano addirittura dall'Italia il risarcimento dei danni e la punizione dei colpevoli. Più moderato appariva il Governo inglese, che cercava di frenare la campagna di accuse contro l'Italia, sempre allo scopo di riallacciare il rappor to di amicizia interrotto da qualche tempo. E pensare che la Gran Bretagna, tramite l'"Operational Intelligence Center" dell'Ammiragliato, Organo istituito pochi mesi prima, era a conoscenza dei movimenti, delle rotte e dello svolgimento delle missioni dei nostri sommergibili. Questi infatti comunicavano via radio con la madrepatria, usando messaggi cifrati a mano con il codice SM 19/S, che l'O. I.C. decrittava regolarmente. Tuttavia, per non compromettere il lavoro dell'O.I.C., il Governo inglese preferì non informare mai i mercantili direttamente interessati agli attacchi dei nostri battelli. La corda era ormai troppo tesa; il pericolo di coinvolgimento in uno scontro diretto fra Italia e grandi Potenze, si faceva ogni giorno più minaccioso. Mussolini comprese in tempo, e pago e soddisfatto della vittoria conseguita il 27 agosto con l'occupazione di Santander da parte del Corpo Truppe Volontarie, in data 3 settembre ordinò di richiamare tutti i sommergibili e le unità da guerra di superficie che si trovavano in mare. Contemporanemente finì per aderire alla Conferenza internazionale per il controllo e la repressione della "pirateria sottomarina", che si svolse a Nyon a partire dal 10 settembre 1937 ed i cui accordi furono accettati dall'Italia il 30 settembre.

In merito al mancato siluramento del cacciatorpediniere britannico Havock, mi sembra interessante pubblicare due relazioni inviate a Marina Roma dal contram-

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miraglio Alberto Marenco di Moriondo, comandante delle Forze Navali Italiane in Spagna: - La prima, in data 6 settembre 1937, che si riferisce ad una visita dell'ammiraglio inglese Somerville a bordo della nostra nave ammiraglia Quarto, ci dimostra come gli inglesi non si facessero ingannare e fossero bene al corrente della nazionalità dei sommergibili che attaccavano il traffico navale diretto ai porti spagnoli repubblicani. - La seconda, in data 17 settembre 193 7, è più interessante dal punto di vista tecnico, in quanto dalle conversazioni con gli ufficiali inglesi si poté avere la quasi assoluta certezza che già nel 193 7, due anni prima dell'inizio della seconda guerra mondiale, il peritero per la localizzazione dei sommergibili immersi era di uso comune sui cacciatorpediniere britannici. (19)

«Siluramento del C. T. inglese HA VOCK e del Pit'oscafo inglese WOODFORD. SEGRETO = RISERVATO PERSONALE 1. L'Ammiraglio Somerville, ritornato a Palma col GALATEA la sera di sabato 4 corrente, è venuto ieri mattina a trovarmi a bordo del QUARTO. Lo scopo della sua visita era quello di darmi alcune infmmazioni circa le recenti azioni di sommergibili lungo la costa spagnola rossa. 2. Per quanto riguarda l'incidente del C. T. HAVOCK, l'ammiraglio inglese ha dichiarato che l'attacco del sommergibile è stato condotto talmente bene da escludere a priori trattarsi di sommergibile rosso. Il C. T. HAVOCK avrebbe potuto senz'altro contrattaccare con successo il sommergibile ma "fortunatamente", dice l'ammiraglio, il comandante del C. T. ha voluto prima chiedere ordini. In un secondo tempo, lo stesso GALATEA ed alcuni CC. TT. hanno fatto una sistematica ricerca del sommergibile allo scopo di riconoscerlo, e l'ammiraglio Someroille mi ha riferito che a mezzo degli idrofoni, le sue Unità hanno potuto rintracciare e seguire peifettamente il sommergibile ed avrebbero perciò potuto affondarlo in qualsiasi istante. Ad ogni modo questa ricerca avrebbe permesso di accertare che il sommergibile non è fuggito verso i potti rossi ed avrebbe perciò dato la conferma che si trattava di un'Unità nazionalista. 3. Sembra invece che il piroscafo WOODFORD sia stato attaccato da un sommergibile che, a detta dell'ammiraglio Somerville non ha usato nessuna "finezza" perché non avrebbe dato al piroscafo nessun preavviso e, molto inopportunatamente, sarebbe emerso senza minimamente tentare di occultare la sua nazionalità. Infatti, il personale del piroscafo avrebbe rilevato perfettamente le caratteristiche del sommergibile, per cui è stato possibile stabilire che neppure in questo caso poteva trattarsi di sommergibile rosso. (19) A.U.S.M.M. - 0 .M.S. - cartella 2854. Interessante, sull'argomento, la relazione dell'amm. inglese].F. Somerville, in data 4 settembre 1937, diretta all'Ammiraglio inglese comandante in Capo del Mediterraneo. PUBLIC RECORD OFFICE, Londra. ADM 116/3534 - 123288.

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In conclusione, l'ammiraglio Somerville, ha voluto evidentemente farmi capire che i due sommergibili non potevano essere rossi. Inoltre, nel parlarmi della condotta del comandante dell'HA VOCK e delle ricerche delle sue Unità , egli ha tenuto a famii notare la loro generosità nel risparmiare un sommergibile che era praticamente in lo1'0 potere, ed ha perciò voluto con molta forma , mettere in rilievo il sospetto che si trattava di una Unità italiana. Egli ha aggiunto che, per ordine del suo governo, dovrà in avvenire intervenire senza alcuna riserva in caso che simili attacchi navi inglesi potessero ripetersi. IL CONTRAMMIRA GLIO Comandante (A. Marenco di Moriondo)» «Ricerca del sommergibile supposto autore dell'attacco al C. T. HA VOCK. Faccio seguito al mio foglio n. 11 43 R.P., del 6 u.s. ieri, 16 con-ente, ho ricevuto a bordo del QUARTO il capitano di vascello D. W. Boyd, comandante la Seconda Flottiglia CC. TT., ed imbarcato sul C. T. HARDY. Conoscevo il comandante avendolo già incontrato a Palma nel periodo dei bombardamenti eseguiti contro le unità nostre e tedesche, e come ebbi occasione di segnalare, egli si dimostrò in tale occasione molto cordiale e sincero. La nostra conversazione è caduta sulla ricerca del noto sommergibile, sospetto eseguita da lui e dai suoi CC. TT. Egli mi ha affermato di non avere mai svolto una esercitazione tanto interessante, ed ha confermato che la /ormazione dei CC. TT. ha potuto per dieci ore seguire il sommergibile. Tale notizia, già datami dall'ammiraglio Somerville, mi aveva lasciato dei dubbi circa la possibilità di tanta precisione ottenuta con gli idrofoni di unità di supe1ficie naviganti ad una certa velocità ed a breve distanza fra di loro. Il comandante Boyd mi ha invece confermato che le sue Unità possono eseguire con precisione la ricerca sino alla velocità di 20 nodi, ma risulterebbe adesso che le ricerche sono state svolte non a mezzo degli idrofoni, ma con i pe1'iteri. Segnalo quanto sopra ritenendo l'argomento di grande interesse e meritevole di ulteriori indagini, che non mancherò di svolgere in altre prossime favorevoli occasioni. IL CONTR AMMIRAGLIO Comandante (A. Marenco di Moriondo)»

In chiusura, senza ripetere le considerazioni, già formulate nel quarto capitolo sulla notevole sproporzione fra siluri lanciati e bersagli colpiti, effettuiamo rapidamente il consuntivo statistico della seconda campagna sottomarina dell'estate 19 3 7. Nell'Egeo, nel Canale di Sicilia e lungo le coste spagnole repubblicane, i 48 sommergibili italiani impiegati in 59 missioni, avvistarono e tallonarono 444 navi mercantili o militari sospette, riuscendo ad identificarne come bersagli solo 24. Contro queste unità vennero lanciati 3 7 siluri da 533 mm e 6 da 450 mm.

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MARE MEDITERRANEO

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Cartina n. 12 - Gli affondamenti di piroscafi al servizio del governo spagnolo repubblicano, effettuati da sommergibili e navi di superficie italiani nell'anno 1937: A - ad opera di sommergibili nel gennaio e febbraio i 9 3 7 1) - Navarra 2) - Del/in

• - ad oper,a dei cacciatorpediniere nell'agosto 19 3 7 B) - George M. C. Knight C) D) -

Campeador Conde De Abasolo

(Sp) (Sp)

(GB) (Sp) (Sp)

• - ad opera di sommergibili nell'agosto 1937 A) - W ood/ord E) F) G) -

Ciudad De Cadiz Armuru Blagojev

(Sp) (Sp) (URSS)


Di queste armi solo 4 da 533 mm e 2 da 450 mm giunsero a segno, danneggiando gravemente il cacciatorpediniere Churruca ed affondando quattro mercantili. Cessione alla Marina nazionalista di quattro cacciatorpediniere italiani

Come abbiamo già visto, il 12 settembre 193 7, con il rientro alla base delle ultime quattro torpediniere (Missori, Monfalcone, Perseo, Siria) impiegate nel blocco del Canale di Sicilia ed il 13 settembre del sommergibile Da Procida, la Regia Marina italiana aveva abbandonato le azioni offensive nei riguardi del traffico di rifornimento diretto ai porti della Spagna repubblicana. Ma il Governo del generale Franco non era d'accordo e le richieste di cessione di naviglio italhtno, che ai primi del mese di agosto avevano subito una battuta d'arresto, ripresero con particolare insistenza. I bisogni della piccola ed usurata Marina nazionalista erano veramente molti. Si lamentava in particolare la mancanza di sommergibili e di siluranti da impiegare nella scorta dei piroscafi, nei pattugliamenti delle rotte meno esposte al nemico, nella vigilahza dei porti, ecc .. Compiti che era costretta ad affidare in gran parte agli incrociatori, distraendoli da quello principale che era la ricerca e la distruzione delle forze avversarie. Per i sommergibili la trattativa si risolse abbastanza rapidamente, mentre assai più complessa si presentava la cessione delle navi di superficie. L'Italia era infatti ancora legata agli accordi internazionali per il nop intervento, firmati nell'agosto 1936; accordi che non consentivano consegne alle due parti in conflitto di navi da guerra di nessun tipo. La cessione alla Spagna Nazionalista delle siluranti richieste (l'inc. Taranto non venne piL1 preso in considerazione) avrebbe esposto l'Italia a gravi conseguenze politiche internazionali, a causa della violazione degli impegni a suo tempo liberamente presi. Le stesse considerazioni valevano, è vero, anche per i sommergibili. Però, mentre la cessione clandestina di queste unità era più facile e possibile, in quanto operavano generalmente in immersione, per le navi di superficie la cosa era assai diversa. Innanzi tutto la composizione delle forze navali di superficie del Governo di Franco era internazionalmente nota. Tutti sapevano che esse possedevano un solo cacciatorpediniere, il Velasco, di caratteristiche e di profilo ben diversi da quelli delle unità italiane desiderate dagli spagnoli. L'improvvisa apparizione di un numero maggiore di siluranti di un tipo sconosciuto per· quella Marina, avrebbe certo sorpreso. Non sarebbe stato facile poi giustificare la sparizione dai Quadri del nostro naviglio di unità di superficie, per la cui radiazione veniva sempre usata la procedura della pubblicazione del relativo decreto reale sulla Gazzetta Ufficiale. Ma la difficile situazione in cui versava la Marina nazionalista ed il desiderio del Governo italiano di andarle incontro anche a rischio di eventuali complicazioni, internazionali fecero sì che nel corso del mese di settembre 193 7 si arrivasse alla decisione di cedere i quattro vecchi cacciatorpediniere Aquila, Falco, Gugliel-

mo Pepe, Alessandro Poerio. (20)

(20) A.U.S.M.M. · 0.M.S. - cartella 3047.

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Le prime due unità, Aquila e Falco, si trasferirono immediatamente a Castellammare di Stabia, dove presso il locale cantiere navale vennero sottoposte ad un brevissimo ciclo di lavori di manutenzione. Fu inoltre modificata la loro sagoma con l'aggiunta di un quarto finto fumaiuolo e di alcune varianti aila linea del castello di prora, onde renderle somiglianti al cacciatorpediniere spagnolo Velasco . Ai primi di ottobre 1937 erano pronte. Il giorno 6, infatti, lasciavano Castellammare al comando, rispettivamente, del C. C. Teodorico Capone e del C. F. Antonio Raffai, giungendo l'indomani a Porto Conte in Sardegna, dove da poche ore erano arrivati i piroscafi armati spagnoli Ma l/orca e C iudad de Alicante con gli equipaggi che dovevano sostituire i nostri. Il cambio del personale avvenne fra if 7 ed· il 9 ottobre, giorno in cui fu anche effettuata una esercitazione in mare con tiri su bersaglio. La sera del 10 ottobre i due cacciatorpediniere, ribattezzati Velasco Ceuta (ex Aquila) e Velasco Mclilla (ex Falco), partirono per le Isole Baleari, dove l'indomani mattina alzarono definitivamente la bandiera giallo e oro. A bordo di ciascuna unità, per circa due mesi, rimase però come personale legionario un piccolo gruppo di italiani, composto da un ufficiale DM, un sottufficiale elettricista, uno meccanico, uno radiotelegrafista ed uno cannoniere armarolo. Due settimane dopo (23 ottobre) anche il Pepe (cte. C.C. Francesco Dell' Anno) ed il Poerio (cte. C.C. Teodorico Capone) lasciavano La Spezia, dove avevano subito lavori di manutenzione e piccole modifiche alla linea, giungendo a Porto Conte il 24 mattina. Nello stesso giorno, con i piroscafi armati Lazzaro e Mal/orca arrivarono gli equipaggi spagnoli. Nei tre giorni successivi presero regolare possesso delle due unità, che dopo il cambio di nome in Huesca (ex Pepe) e Teruel (ex Poerio) partirono per le Baleari. Anche su queste due navi, per circa due mesi, rimasero imbarcati alcuni sottufficiali e un ufficiale DM della Marina italiana. Si trattava di quattro unità vecchie ed usurate, ma che in quel particolare momento costituivano per la piccola Marina nazionalista un prezioso contributo alla futura vittoria. Svolsero infatti un ininterrotto servizio per tutta la rimanente durata della guerra. Il solo Ceuta (ex Aquila), in poco più di un anno di attività, percorse ben 45.000 miglia e venne impegnato anche in combattimento contro unità repubblicane.

Conferenze ed accordi di Nyon, Ginevra e Parigi relativi alla protezione della navigazione mercantile nel Mediterraneo

Non staremo ad approfondire quello che successe ail'interno del Comitato Internazionale per il non intervento in Spagna, dal momento del ritiro delle navi italiane e tedesche dal pattugliamento marittimo, fino alla fine di agosto 193 7. In quel periodo si era sviluppata in grande stile la campagna sottomarina ed il blocco del Canale di Sicilia, con attacchi ed affondamenti di navi mercantili di varia nazionalità, a mezzo di unità di superficie e sommergibili sconosciuti (italiani) . Basterà ricordare che le varie riunioni del Comitato non approdarono a niente e che le discussioni fra i vari membri finirono spesso per degenerare, in'quanto il clima politico internazionale si era andato sempre più riscaldando. La "pirateria sottomari-

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Il cacciatorpediniere it1iliano FALCO al momento della consegna alla ,Warina nazionalista s-pagnola che lo denominò MELILLA. Notare il quarto fumaiolo posticcio, installato per rendere la nave somigliante al et. VELASCO. L'immagi· ne risale all'ottobre 1937. (coli. F. Bargoni)

Il cacciatorpediniere spagnolo HUESCA (ex italiano CUGLIEL:'1-IO PEPE) in una foto scattata dopo la fine della guerra civile. (coli. F. Bargoni) ,, , .

Un'interessante fotografia del cacciato,pedinie· re spagnolo TERUEL (ex italiano ALESSANDRO POERIO) con la prora danneggiata per una collisione con l'unità gemella HUESCA, avvenuta nel maggio l9J8. (coli. F. Bargoni)

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Un'altra foto d<:l MELILLA (ex italiano FALCO) all'ancora davanti a Palma di Maiorca. La foto è del 19)8. (coli.

A. Molinari). Il cacciatorpediniere spagnolo CliUTA (ex italiano AQUILA) gemello del MELILLA, fotografato a Palma di Maiorca nella stessa occasione. (coli. A. Molinari)

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na" sollevava nell'opinione pubblica mondiale una vera e propria indignazione. Lo stesso Churchill si rivolgeva al ministro degli Esteri britannico Antony Eden chiedendo di ricercare il modo di " ... ricondurre l'Italia al rispetto dei suoi doveri internazionali e fare sì che gli atti di pirateria sottomarina nel M.editet't'aneo e l'affondamento di navi appartenenti a diversi paesi, senza riguardo alla vita degli equipaggi, non possano continuare". Oltre a questo, il 23 agosto vi era stata la presentazione al Segretario Generale della Lega delle Nazioni, a Ginevra, di un appello del Governo spagnolo repubblicano, il quale era logicamente il più interessato alla cessazione di tale forma di blocco, che già cominciava a dare i suoi frutti. (vds. allegato n. 4). Fra i più indignati, comunque si dimostravano i russi ed i francesi, mentre la Gran Bretagna, anche se nella forma minacciava ritorsioni ed attacchi ai sommergibili ignoti, anche dopo l'incidente del mancato siluramento del et. Havock non cessò sotto sotto di cercare di coinvolgere l'Italia in un nuovo accordo internazionale. In vista della sessione speciale della Società delle Nazioni, che a seguito della denuncia spagnola si sarebbe svolta in settembre con lo scopo di tentare di ridurre la tensione nel Mediterraneo, inglesi e francesi pervennero ad alcune conclusioni e tracciarono la linea d'azione che si sarebbe dovuta seguire. Il 2 settembre, in una riunione del Consiglio dei Ministri britannico, si discusse la linea politica suggerita dai francesi. Eden iniziò dicendo che si trovava d' accordo sulla riunione di Ginevra, ma non era però dell'avviso di includere la Russia sovietica nella lista degli invitati. Disse inoltre che non essendo l'Italia rappresentata nella Società delle Nazioni (21) non considerava opportuna la sua partecipazione alle conversazioni stesse. Per aggirare l'ostacolo e consentire a una delegazione italiana di prendere parte ai lavori senza perdere la faccia, da parte inglese e francese si decise allora di spostare a Nyon la conferenza di Ginevra e di invitarvi solo le nazioni più direttamente interessate al problema: Italia, Iugoslavia, Albania, Grecia, Turchia, Egitto, U.R.S.S., Romania, Bulgaria e Germania. I lavori dovevano iniziare il 10 settembre e portare avanti lo "studio di misure da prendere in vista di mettere termine allo stato attuale di insicurezza nel Mediterraneo e di rinforzare le regole del diritto internazionale concernenti la navigazione marittima". Inoltre, allo scopo di ammorbidire l'atteggiamento italiano, nell'invito si dava assicurazione che nelle previste riunioni si sarebbe discusso solo del futuro, evitando di farsi influenzare dagli eventi del passato. Le prime reazioni del Governo fascista furono favorevoli, anche perché essendo state escluse sia la Spagna repubblicana che quella nazionalista, per la prima volta i due contendenti venivano messi sullo stesso piano. Era un primo larvato riconoscimento della qualifica di belligeranti e non di ribelli alle forze nazionaliste. Per di più l'Italia avrebbe potuto sedere allo stesso tavolo e trattare da pari a pari e direttamente con i rappresentanti russi. Ma il 6 settembre 193 7 il Governo sovietico presentava af ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, a Roma, una energica nota di protesta per l'affondamento dei due piroscafi russi Timiriazev e Blagojev, accusando apertamente l'Italia di pirateria

(21) Ne era uscita dopo l'applicazione di sanzioni economiche a seguito della guerra d'Etiopia.

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e chiedendo ufficialmente il risarcimento dei danni e la punizione dei colpevoli. Questa nota e la successiva analoga dell'8 settembre, considerate da parte italiana, non senza qualche ragione, come un tentativo sovietico di sabot are la conferenza stessa, furono respinte. Contemporaneamente veniva data una risposta ufficiale all'iq.vito franco-britannico. In essa si faceva innanzitutto notare che a metà giugno, quando si era verificato l'incidente del Leipzig, in campo internazionale non era stata presa nessuna misura speciale perché non si ripetessero simili attacchi; si proseguiva poi affermando che il Governo italiano era costretto a rinviare ogni decisione in senso affermativo, relativamente alla sua partecipazione alla progettata conferenza di Nyon, fino a quando l'incidente con l'U.R.S.S. non fosse stato soddisfacentemente composto. L'Italia si diceva però disposta ad esaminare e discutere i problemi sul tappeto, in una riunione del Comitato di non intervento di Londra, dove già era presente con un proprio delegato. Anche la Germania rispose quasi negli stessi termini e rifiutò l'invito. Ma l'ultima proposta, che venne considerata come un tentativo da parte del nostro Governo per guadagnare tempo, non venne presa in considerazione. L'indomani 10 settembre, infatti, ebbe regolarmente inizio il convegno di Nyon, con l'assenza di Italia, Germania ed Albania. Erano presenti i rappresentanti di Irlanda del Nord, Bulgaria, Egitto, Grecia, Romania, Turchia, U.R.S.S., Iugoslavia e i ministri degli esteri di Francia, Delbos, e di Gran Bretagna, Eden, i quali, prima di spostarsi nella ridente cittadina, avevano emesso da Ginevra un comunicato congiunto franco-britannico. In esso si affermava che ambedue i Governi erano dispiaciuti che Italia e Germania non avessero accettato l'invito, ma la questione degli attacchi illegali al traffico nel Mediterraneo era così urgente da dover iniziare in ogni caso i lavori per una sua soluzione. Francia e Gran Bretagna avrebbero comunque informato i Governi italiano e tedesco sui progressi della conferenz a stessa, sperando in un loro successivo ripensamento .

I lavori procedettero molto rapidamente e già nella tarda serata dell' 11 settembre i rappresentanti delle nove Nazioni partecipanti si trovarono d'accordo sui seguenti punti fondamentali: 1) T utti gli Stati aderenti avrebbero ordinato ai propri mercantili di seguire determinate rotte fra i principali porti del Mediterraneo. 2) Queste rotte sarebbero state pattugliate da cacciatorpediniere ed aerei frances i e britannici, riservando all'Italia l'area del Mar Tirreno. 3) Se i sommergibili pirati avessero continuato nei loro attacchi o avessero tentato di avvicinarsi in immersione alle rotte del traffico per lanciare i siluri, ogni azione avrebbe incontrato l'immediata reazione di tutte le pattuglie navali in missione nella zona.

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Nei due giorni successivi la diplomazia anglo-francese effettuò altri tentativi per convincere l'Italia ad assumersi la responsabilità della difesa della zona riservatale nel Tirreno. Comunque il 14 settembre avvenne la firma del documento definitivo, di cui riassumiamo i punti fondamentali: 1) protezione delle navi mercantili, non appartenenti ad alcuno dei partiti in lotta in Spagna, contro attacchi, da parte di sommergibili, qualificati come atti di pirateria; 2) contrattacco e, possibilmente, distruzione, di ogni sommergibile operante in modo

contrario alle regole del Diritto internazionale; 3) la sorveglianza dell'alto mare in tutto il Mediterraneo fu affidata alle flotte britannica e francese, ad eccezione della zona tirrenica ove la sorveglianza avrebbe dovuto formare oggetto di particolari disposizioni; 4) ciascuno Stato avrebbe provveduto a proteggere la navigazione nelle proprie acque territoriali; 5) gli Stati rivieraschi del Mediterraneo orientale avrebbero messo a disposizione della flotta britannica e francese, dietro richiesta, alcuni porti per facilitare l' esercizio della sorveglianza; 6) i sommergibili avrebbero potuto transitare nel Mediterraneo alle seguenti condizioni: a) navigare in superficie b) essere accompagnati da navi di superficie c) dare anticipata notifica a ciascuna delle altre parti contraenti; 7) a scopo di esercitazione le Potenze si riservavano di definire delle zone nelle

quali i sommergibili propri non sarebbero stati sottoposti alle precedenti restrizioni; 8) per la navigazione mercantile venivano consigliate delle rotte principali che sarebbero state maggiormente sorvegliate, pur intendendosi che l'azione protettiva si estendeva a tutte le zone del Mediterraneo. 9) L'Adriatico non fu considerato nell'accordo di Nyon. Il preambolo dell'accordo specificava: A) Anche osservando le leggi della guerra sul mare, non si ammette il diritto di uno o dell'altro partito in lotta in Spagna, di esercitare i diritti di belligeranza o di controllare la navigazione mercantile in Mediterraneo. B) Ogni Potenza partecipante si riserva il diritto di esplicare l'azione che essa riterrà appropriata per proteggere la sua navigazione mercantile contro ogni specie di interferenza in alto mare.

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L'entrata in vigore delle norme sottoscritte era prevista a partire dal 20 settembre, anche in mancanza dell'adesione italiana della quale tuttavia gli inglesi si mostravano fiduciosi. In fondo avevano ragione, in quanto in virtù della decrittazione erano perfettamente al corrente dell'ordine di rientro dato da Mussolini ai sommergibili e della conseguente cessazione della campagna sottomarina. (22) Le riunioni dei nove, intanto, proseguirono e portarono ad un accordo addizionale, che venne firmato il 17 settembre a Ginevra e che prevedeva misure anche nei riguardi di attacchi al traffico mercantile, condotti da navi di superficie o da aerei. Ma l'Italia, il 14 settembre, aveva risposto ai Governi francese ed inglese, facendo notare che al nostro paese veniva offerta la sorveglianza della sola zona tirrenica, mentre alle flotte francese e britannica veniva affidato tutto il resto del Mediterraneo, mare nel quale aveva grandi interessi commerciali e politici. Dichiarava quindi l'invito inaccettabile, non essendole state riconosciute condizioni di assoluta parità con qualunque altra Potenza in qualsiasi zona dello stesso mare. Mussolini in effetti era rimasto molto contrariato dal fatto che, nonostante il suo rifiuto, la conferenza di Nyon fosse stata portata avanti ugualmente. Ma una prima vittoria l'aveva conseguita; i russi infatti, in parte per loro rinuncia, in parte perché non erano graditi nemmeno a inglesi e francesi, non entravano a far parte dei pattugliamenti, né si parlava più di condanne o di risarcimento di danni. La questione più spinosa rimaneva proprio quella della suddivisione delle zone di sorveglianza. Era una questione di orgoglio e di prestigio, che le diplomazie inglese e francese, consapevoli dei tentennamenti e dei dubbi dei governanti italiani in quel momento, cercarono di appianare in modo da non fare perdere loro la faccia. Il 21 settembre, infatti, dopo colloqui a Roma del nostro ministro degli Esteri Ciano con gli incaricati, britannico Ingram e francese Blondel, fu chiarito che l'Italia, con la sua nota del 14 settembre, non aveva declinato in modo assoluto l'invito; che essa avrebbe partecipato alla sorveglianza qualora si fosse rispettata la condizione della parità di diritti, intendendo con questa che alla flotta italiana doveva essere riservata una posizione uguale a quella delle flotte francese ed inglese nel1' applicazione delle misure protettive per la Marina mercantile nel Mediterraneo. In seguito a ciò, i Governi francese e inglese, con nota in pari data, proposero al Governo italiano una riunione degli esperti navali delle tre Potenze a Parigi per determinare le modifiche da apportarsi alle disposizioni stabilite a Nyon, allo scopo di permettere l'adesione italiana. Alla fine di questa trattativa, riteniamo di grande interesse il commento di Mussolini, che Ciano riporta nel suo diario: «.... accettiamo una conferenza tecnica per modificare le clausole di Nyon secondo i nostri deside1i. Una bella vittoria. Da imputati siluratori a poliziotti mediterranei, con esclusione degli affondati russi».

Gli esperti navali delle tre Potenze si riunirono a Parigi il 27 settembre. A

(22) P. Gretton - El Factor 0/vidado - Madrid 1984 S. Roskill - Naval Policy between the wars - Londra 1976 - Vol. 2°, 1929/1939 - pagg. 386-389.

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presiedere la delegazione italiana fu posto l'ammiraglio Wladimiro Pini, Capo di Stato Maggiore della Regia Marina, mentre per la Francia venne nominato l' amm. Godfrey, che già aveva partecipato alla conferen~a di Nyon, e per la Gran Bretagna l'amm. James. Il 30 dello stesso mese, in un clima di ottimismo e cordialità, fu firmato un accordo nel quale si accoglievano praticamente tutte le richieste presentate dal ministro Galeazzo Ciano come "condizioni sine qua non" per la nostra partecipazione, e si stabilivano i modi ed i tempi dell'impiego delle navi italiane. Il Mediterraneo venne diviso in zone e le 13 rotte consigliate ai mercantili furono suddivise in modo che ognuna delle tre Potenze vigilasse un percorso equivalente. Per ogni rotta, la vigilanza si estendeva alla zona che essa attraversava, in maniera che in ogni determinata zona agissero le navi appartenenti ad una sola Marina. L'Italia sarebbe stata presente nei bacini occidentale, centrale ed orientale e la zona ad essa affidata si estendeva dalle Isole Baleari fino al Canale di Suez. Veniva così assicurata alla nostra bandiera la protezione delle rotte congiungenti le isole italiane dell'Egeo con la Cirenaica. Per di più, data l'importanza dei nostri collegamenti con l'Africa orientale, la zona da noi sorvegliata si estendeva fino a Port Said. L'importanza della nostra posizione politica e geografica al centro del Mediterraneo, in quegli anni, era così pienamente riconosciuta. Per prendere gli ultimi accordi di dettaglio, la mattina del 30 ottobre a Bisetta, sulla nave da battaglia inglese Barham, si incontrarono I' amm. Romeo Bernotti, Comandante in Capo della 2a Squadra Navale, l'amm. Pound, Comandante in Capo della Flotta inglese del Mediterraneo, ed il viceammiraglio Esteva, Comandante in Capo del Dispositivo Speciale francese del Mediterraneo. Nel corso della riunione si stabilirono tutte le modalità di impiego delle navi delle tre Marine e si fissarono anche le norme per i collegamenti ed i codici per le comunicazioni fra i tre comandanti in capo e le unità adibite al pattugliamento.

Prima di passare alla descrizione del sistema di pattugliamento adottato e delle missioni compiute dalle nostre unità, riportiamo per intero un commento sugli accordi di Nyon, Ginevra e Parigi, dal punto di vista del Diritto internazionale, tracciato dall' amm. di div. Giuseppe Raineri Biscia e pubblicato sull'Almanacco Navale 1939 a pag. 129:

«Dal punto di vista del Diritto internazionale, l'accordo di Nyon richiede un breve commento. Difatti nel preambolo è detto che né i diritti di belligeranza né il diritto di contmllare la navigazione commerciale in alto mare, anche osservando le leggi della guerra, sono riconosciute alle due parti in lotta in Spagna. Nel testo invece si dice che sarà contrattaccato, e possibilmente distrutto il sommergibile che attaccherà contrariamente alle regole del Diritto. Ne discende che, qualora l'attacco sia portato in conformità di suddette regole, il sommergibile non viene né attaccato né distrutto. Perciò dovrebbe dedursi che a tali unità sono riconosciuti i diritti attribuiti al belligerante. La soluzione di questa contraddizione va trovata nello stesso preambolo, laddove è detto che ogni Potenza si riserva il diritto di agire nel modo che riterrà opportuno

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per proteggere la propria navigazione commerciale. I /innatari, quindi, hanno singolarmente voluto affermare di non aver riconosciuto la belligeranza, mentre collettivamente hanno ammesso che le forze navali spagnole dei due partiti in lotta possono agire in alto mare qualora rispettino le norme del diritto delle genti. Le navi che sono adibite al pattugliamento del Mediterraneo possono trovarsi a fronteggiare le seguenti differenti situazioni: 1) Attacco, senza tener conto delle regole di Londra, di: a) nave mercantile di Stato firmatario; b) nave mercantile di Stato non firmatario; c) nave mercantile spagnola. 2) Attacco, secondo le regole di Londra, di: d) nave mercantile di Stato firmatario; e) nave mercantile di Stato non firmatario; /) nave mercantile spagnola. Le navi di sorveglianza devono intervenire nei casi a) e b) mentre nel caso d) intervengono soltanto quando la nave attaccata batta la bandiera della nave di pattuglia. Il Comando di tutto il naviglio assegnato dall'Italia al servizio di pattugliamento in Mediten·aneo è stato affidato al Comandante in Capo della 2 a Squadra Navale ed accentrato nel porto di Palermo. L'alto comando francese è stato affidato all'ammiraglio Esteva, con sede a Biserta. Le unità della flotta inglese sono rimaste alla dipendenza del Comandante in Capo della Flotta del Mediterraneo. GIUSEPPE RAINERI BISCIA

Ammiraglio di Divisione»

Le Marine francese ed inglese avevano iniziato i loro pattugliamenti già dalla fine del mese di settembre. La prima destinò a questo servizio 9 cacciatorpediniere, 10 torpediniere, 2 avvisi, 9 aerei da ricognizione e la nave trasporto aerei Commandant Teste con i suoi idrovolanti. La seconda: una nave da battaglia, un incrociatore, 32 cacciatorpediniere, 2 navi appoggio, 6 MAS e 33 idrovolanti. La Regia Marina italiana, nominato Comandante in Capo del servizio di pattugliamento l' amm. Romeo Bernotti e stabilita come data di inizio delle missioni il 10 novembre 1937, mise a disposizione le seguenti unità:

Forze di Cagliati - per la sorveglianza della rotta n . 5 (Genova-Algeri) e della rotta n. 6 (Marsiglia-Biserta-Port Said). Incr. legg. - Giovanni delle Bande Nere Incr. legg. - Alberico Da Barbiano

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Rotta Rotta Rotta Rotta

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~ tt ((,o Sud

. . Mediterr. Or,e~ · Porti spogn~li diterr. Occ,d. Porti Adriohco - ~:diterr. OrienL Adriatico • • Alessandria Porti Nero . Egeo Mar

Baleari)


Cartina n. 13 - Zone e rotte assegnate per la vigilanza alle grandi Potenze, secondo il progetto di Parigi. Settembre 193 7.


Esploratore · Antoniotto Usodimare Esploratore - Ugolino Vivaldi Esploratore · Antonio Da Noli Esploratore - Leone Pancaldo 146a Squadriglia Idrovolanti R.M.

Forze della Maddalena - per la sorveglianza della rotta n. 7 (Marsiglia-Messina-Port Said). Torpediniera - Canopo Torpediniera - Cassiopea Torpediniera - Astore Forze di Messina - per la sorveglianza della rotta n. 9 (Porti Spagnoli - Mediterraneo orientale, con passaggio a nord delle Isole Baleari) Torpediniera Torpediniera Torpediniera Torpediniera

-

Giuseppe La Masa Generale Marcello Prestinari Giacinto Carini Generale Antonio Cantore

Forze di Tripoli Torpediniera - Sagittario Forze di Trapani - per la sorveglianza delle rotte n. 1 - 6 · 10 - 11 (Mediterraneo occidentale - Adriatico · Mediterraneo orientale) Torpediniera Torpediniera Torpediniera Tor pediniera

-

Cigno Climene Castore Centauro

Forze di Augusta 148 a Squadriglia idrovolanti R.M. Forze della Spezia - per la sorveglianza della rotta n. 4 (Genova-Gibilterra) Cacciatorpediniere - Curtatone Torpediniera - Generale Carlo Montanari 141 a Squadriglia Idrovolanti R.M.

Forze di Brindisi - per la sorveglianza della rotta n. 11 (Adriatico - Mediterraneo occidentale) e della rotta n. 12 (Adriatico - Mediterraneo orientale)

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Cacciatorpediniere - Confienza Torpediniera - Giuseppe Dezza Torpediniera - Siria Torpediniera - Giacomo Medici 14.3a Squadriglia Idrovolanti R. M.

Forze di Tobruk - per la sorveglianza delle rotte n. 1 - 6 - 7 - 9 - 10 (Mediterraneo occidentale - Adriatico - Mediterraneo orientale) e della rotta n. 12 (Adriatico Mediterraneo orientale) Cacciatorpediniere - Euro Cacciatorpediniere - Turbine Cacciatorpediniere - Aquilone Cacciatorpediniere - Palestro Incr. Ausiliario - Barletta Incr. Ausiliario - Adriatico

Forze di Lero - per la sorveglianza della rotta n. 13 (Mar Nero - Egeo - Alessandria) Cacciatorpediniere - Bettino Ricasoli Cacciatorpediniere - Quintino Sella Torpediniera - Altair Torpediniera - Andromeda Torpediniera - Antares Torpediniera - Aldebaran 185 a Squadriglia Idrovolanti R.M. Per alcuni mesi le crociere di vigilanza si svolsero in maniera regolare ed ininterrotta, con intensità variabile, in relazione alle circostanze e alle condizioni meteorologiche. Ci si accorse però quasi subito che al di fuori delle acque territoriali spagnole non si verificavano incidenti o episodi degni di rilievo, per cui, verso la metà del 1938 l'attività di pattugliamento cominciò a decrescere, anche se il dispositivo messo in atto in tutto il Mediterraneo rimase in vigore fino alla fine del conflitto. · Pur rimanendone costante il numero, le unità adibite a questo servizio venivano sostituite o rimpiazzate a seconda delle necessità di Squadra o dei periodi dei lavori. Gli incrociatori vennero ben presto tolti dal pattugliamento. Nel febbraio 1938, infine, l'amm. di squadra Wladimiro Pini assumeva il Comando in Capo della 2a Squadra Navale, in sostituzione del parigrado Romeo Bernotti, accollandosi anche la Direzione del servizio di pattugliamento.

**

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A chiusura del paragrafo, pubblichiamo per intero l'ordine emanato dal Capo di Stato Maggiore della R . Marina alle unità navali impegnate nell'esecuzione degli

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accordi di Nyon, Ginevra e Parigi (2.3):

ORDINI ALLE RR. NAVI PER L'ESECUZIONE DEGLI ACCORDI DI NYON, GINEVRA E PARIGI

ATTACCO EFFETTUATO IN MODO NON CONFORME ALLA REGOLE DI LONDRA NELL'ALTO MARE DELLA ZONA ITALIANA

1) Le RR. Navi contrattaccheranno e, se possibile, distruggeranno ogni sommergibile che, nell'alto mare della zona di sorveglianza assegnata all'Italia attaccherà, in modo non conforme alle regole di Londra 1930, una nave mercantile non appartenente alle due parti in lotta in Spagna.

2) Le RR. Navi contrattaccheranno e, se possibile, distruggeranno altresì ogni sommergibile incontrato nelle immediate vicinanze di una nave mercantile non appartenente alle due pat'ti in lotta in Spagna, la quale, nell'alto mare della zona di sorveglianza assegnata all'Italia sia stata attaccata in modo non conforme alle t'egole di Londra 1930, qualora abbiano fondata ragione di ritenere che tale sommergibile sia stato l'autore dell'attacco. 3) Le RR. Navi che "fossero presenti" ad un attacco contro una nave mercantile "non" appartenente alle due parti in lotta in Spagna effettuato in modo non con/onne alle regole di Londra 1930, nell'alto mare della zona di sorveglianza assegnata all'Italia, da una nave di superficie o aeromobile: a) se l'attacco è effettuato da un aeromobile, apriranno il fuoco su di lui; b) se l'attacco è effettuato da una nave, interve1ranno per opporvisi, qualora in possesso di mezzi adeguati. 4) Le RR. Navi nella loro azione, ai sensi dei precedenti numeri, potranno servirsi degli aeromobili "solo a scopo di esplorazione". · Non è infatti consentito ad un aeromobile di contrattaccare un sommergibile, o una nave di supe1ficie, o un aeromobile che, nell'alto mare della zona affidata all'Italia, effettuasse uno degli attacchi preveduti dai numeri 1-2 e 3.

(23) A.U.S.M.M. - 0 .M.S. · Pubblicazione riservata del Ministero della Marina (Gabinetto) "Accordi di Nyon, Ginevra e Parigi relativi alla protezione della navigazione mercantile in Mediterraneo" . 1937 · cartella 3128.

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ATTACCO EFFETTUATO IN MODO CONFORME ALLE REGOLE DI LONDRA NELL'ALTO MARE DELLA ZONA ITALIANA

7) Qualora un sommergibile o una nave di superficie o un aeromobile attaccasse "in qualsiasi modo" nelle acque teni.toriali italiane una nave mercantile di "qualsiasi bandiera ", le RR. Navi vi si opporranno con ogni mezzo a loro disposizione contrattaccando l'assalitore, se necessario. L'estensione delle acque territoriali italiane è di 6 miglia.

ATTACCO DI NAVE MERCANTILE ITALIANA NELL'ALTO MARE DELLE ZONE DI SORVEG LIANZA FRANCESE O INGLESE

8) Qualora un sommergibile o una nave di superficie o un aeromobile attaccasse in "qualsiasi modo", nell'alto mare delle zone ove la sorveglianza è svolta dalla Francia o dall'Inghilterra, una nave mercantile "italiana", le RR. Navi vi si opporranno con ogni mezzo a loro disposizione e contrattaccheranno l'assalitore se necessario.

O SSERVAZIONI GENERALI

9) Una R. Nave, in presenza di azioni tra navi da guerra o mercantili battenti bandiera spagnola delle due parti in conflitto, non dovrà comunque intervenire.

I sommergibili legionari italiani di base a Porto Soller nelle Isole Baleari

Quando il generale Franco venne a sapere che i sommergibili e le navi di superficie italiane rientravano alla base, rimase molto contrariato. Insistè allora con Mussolini per una prosecuzione della campagna sottomarina almeno fino alla fine di settembre, o, nella peggiore delle ipotesi, per la cessione alla Marina nazionalista di altri due sommergibili. Il Capo del Governo italiano si dichiarò pronto ad incrementare gli aiuti in armi, rifornimenti ed uomini, ma rifiutò categoricamente la cessione dei due battelli richiesti. Gli spagnoli però seguitavano ad insistere. Fra l'altro cercavano di fare leva sul fatto che al momento si trovavano assolutamente privi di sommergibili, in quanto

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il Genera! Sanju170 e il Genera! Mola erano rientrati in Italia per un periodo piuttosto lungo di lavori. L'occasione favorevole per un ripensamento da parte delle nostre autorità di governo, si verificò quando Francia ed Inghilterra decisero di iniziare i lavori della conferenza di Nyon anche in mancanza dell'adesione italiana. Il 15 settembre, Mussolini, sorpreso ed irritato per la firma del trattato suddetto, avvenuta il giorno prima, giunse ad un compromesso. Vennero vagliati tutti i pro ed i contro, mentre la Regia Marina si dichiarava contraria a privarsi di altri due sommergibili, tanto più che gli spagnoli non sarebbero stati in grado di armarli con equipaggi addestrati. Infine si decise di impiegare alcune unità della Marina italiana in una nuova campagna sottomarina meno pericolosa ed estesa di quella interrotta da pochi giorni. Quattro battelli, indicati come "sommergibili legionari" , sarebbero stati temporaneamente inquadrati nella Marina nazionalista. Avrebbero operato da un porto delle Baleari, con ufficiali ed equipaggi interamente italiani, vestiti in divisa spagnola e arruolati come volontari in quella Marina. Ogni battello avrebbe inoltre avuto a bordo un ufficiale di collegamento nazionalista.

Prima di parlare dei sommergibili utilizzati e delle loro missioni , conviene descrivere la base a cui dovevano appoggiarsi e da cui avrebbero dovuto operare. Si trattava di Puerto Soller, piccolo approdo dell'Isola di Maiorca, che prima della guerra civile serviva all'imbarco, su velieri e piroscafetti, dei prodotti agricoli della zona retrostante. L'insenatura, non molto grande, è ben protetta da tutti i venti tranne che da quelli di nord e nord-ovest . Quando questi soffiano, il mare si ingolfa e si produce una violentissima risacca. All'epoca questo piccolo golfo aveva alcuni tratti banchinati ed un molo interno che serviva a costituire un ridosso dalla tramontana per velieri e piroscafi di modesto tonnellaggio. Nell'aprile 19 3 7, al momento dell'arrivo dei due primi sommergibili acquistati in I talia, la Marina nazionalista pensò di utilizzare tale porticciolo per tenervi le unità minori. Cominciò quindi a costruirvi la Base navale. Il porto fu considerato zona militare, benché nel paese di Soller continuassero a vivere le famiglie dei pescatori e dei borghesi . Si requisirono ville, alloggi privati, piccoli alberghi e vi si sistemarono gli ufficiali. Il 20 settembre 1937, però, con l'arrivo del primo sommergibile legionario, ci si accorse che la base era ancora insufficiente. Ciò finì per creare qualche malinteso fra i nostri comandanti e le autorità spagnole, proprio in relazione alla mancanza di attrezzature e alla capienza degli alloggi per gli equipaggi. Si trattò soltanto di pochi giorni, pet;ché poi con la buona volontà delle due parti si poté collaborare e portare avanti i lavori già progettati. Tra l'ottobre 1937 e i primi due mesi del 193 8, sorsero poco a poco: - una piccola officina meccanica, diretta da un Capitano del G .N., fornita di buo-

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ne macchine ed in grado di eseguire tutti i lavori di non grande entità che potessero occorrere ai sommergibili; - una piccola officina siluri, a cui furono addetti alcuni operai specializzati ed un Tenente di Vascello esperto in armi subacquee; - un magazzino siluri molto ampio, in caverna, ma ancora da completare; - una stazione per la carica di energia elettrica, capace di assicurare la ricarica completa d~gli accumulatori di un solo sommergibile per volta; - una stazione di carica di aria compressa, in grado di rifornire un sommergibile nel giro di poche ore; Un certo numero di fabbricati nuovi, espressamente costruiti, destinati a contenere alloggi, refettorio, sala riunione per equipaggi, uffici, segreterie, sale di convegno per ufficiali, ecc.; - una ampio rifugio antiaereo in caverna; due alberghi requisiti per alloggio ufficiali. Il problema più importante rimaneva tuttavia quello di proteggere il porto dalla risacca dovuta ai venti dal nord e nord-ovest, che rendevano oltremodo diffic ile e pericolosa la manovra di entrata e di uscita. Nel febbraio 1938 si stava ancora studiando il progetto migliore e meno costoso. I fondali del porto si aggiravano mediamente intorno ai sei metri, ed in quel periodo la capacità ricettiva era di non più di sei sommergibili, tutti a ridosso del molo interno, considerato il fat to che al molo più esterno non si poteva spesso attraccare a causa della risacca. Erano stati comunque predisposti alcuni lavori di dragaggio dei fondali e di banchinamento, per aumentare i posti d'ormeggio. In ogni caso, durante tutto il periodo d 'impiego dei sommergibili legionari, il numero dei battelli contemporaneamente all'àncora non superò il numero di quattro.

La scelta dei battelli subacquei da inviare a Soller fu guidata da due considerazioni: - avendo la Marina nazionalista già in servizio due battelli italiani della classe "Archimede" , che al momento si trovavano in Arsenale a La Spezia per lavori, l' invio di altri due sommergibili uguali sarebbe forse passato inosservato; - dovendo operare, in pratica, soltanto in acque territoriali, a piccola distanza dai porti, era opportuno che gli altri due battelli fossero di minori dimensioni. . Furono .,, quindi prescelti e contrassegnati dalla sigla L, che significava " Leg1onan : Smg. L.1

Sommergibile oceanico Galileo Galilei (comandante e .e. Alfredo eriscuolo) temporaneamente battezzato Generai Mola II

Smg. L. 2

Sommergibile oceanico Galileo Ferraris (comandante e.e. Sergio Lusena) temporaneamente battezzato Generai Sanjutjo II

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Smg. L.3

Sommergibile costiero Iride (comandante T.V. Junio Valerio Borghese) temporaneamente battezzato Gonza/es Lopez

Smg. L.4

Sommergibile costiero Onice (comandante T.V. Mario Ricci) temporaneamente battezzato Aguilar Tablada

I primi due lasciarono Cagliari il 18 settembre 19 3 7, ufficialmente per trasferirsi a La Maddalena, dove rimasero cartolariamente in forza per tutto il periodo del loro impiego nelle acque spagnole. Il Ferraris giunse a Soller nelle prime ore del 20, seguito poco dopo dal Galilei. I due comandanti si trovarono subito a dover affrontare il problema degli alloggi per gli equipaggi, ed anche una certa freddezza e indifferenzà da parte degli ufficiali spagnoli, delusi dal fatto che comunque i battelli sarebbero stati condotti dal personale italiano. L'assenza temporanea, poi, dell'autorità principale e cioè del capitano di corvetta spagnolo comandante della base, finì per rendere più difficoltosa la prima sistemazione e l'affiatamento. (24). Successivamente, con una maggiore conoscenza reciproca e col rientro in sede del Comandante titolare della Base, le relazioni fra italiani e spagnoli divennero cordiali e cameratesche. Il giorno 23, infine, arrivarono da Cagliari, l'Onice, nella mattina, e l'Iride, nel pomeriggio. I quattro sommergibili, appena giunti alzarono la bandiera della Spagna nazionalista e passarono alla diretta dipendenza dell'ammiraglio Francisco Moreno, Comandante in Capo della Flotta nazionalista, che batteva la sua insegna sull'incrociatore

Canarias. Come ufficiale di collegamento fra la Missione Navale italiana e il Comando operativo della Flotta spagnola, fu imbarcato sulla nave ammiraglia il C.C . Stefano Pugliese (nome di copertura Po retti). Nei primi venti giorni successivi al loro arrivo a Soller i sommergibili legionari non eseguirono alcuna missione. Si dovevano infatti concretare le norme d'impiego fra il Capo della Missione italiana e il Comando della Flotta spagnola, e la cosa si trascinò fino ai primi di ottobre 19 3 7, anche e soprattutto in relazione al fatto che si stava trattando l'adesione italiana all'accordo di Nyon e al pattugliamento antisom delle rotte mediterranee. Il 3 ottobre 19 3 7, sbloccatasi la sit~azione, l'ammiraglio Moreno emanava le

"Consegne di massima per i sommergibili legionari". Era una serie di norme importanti, che riguardavano, oltre alle dipendenze operative e ai sistemi di comunicazione fra i battelli in missione ed il Comando della Flotta, delle ben precise norme di impiego, che riportiamo integralmente: (25)

(24) In merito esiste una relazione del contramm. Alberto Marenco di Moriondo diretta a Marina Roma .in data 1 novembre 1937 e conservata presso l'A.U.S.M.M. - 0 .M.S. - cartella 2854. (25) A.U.S.M.M. - Fondo O.M.S. - cartella 3014/9.

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<<A)

omissis

B) Norme d'impiego:

1 Segreto

le unità si recano in zone di agguato

Mantenere, prima, durante e dopo, il massimo segreto sulle missioni. Evitare nel modo più assoluto, ed in qualsiasi circostanza, che possano emergere elementi che rivelino il sommergibile ed il personale come italiani e appartenenti alla R. Marina. Accusare sempre nazionalità spagnuola.

2 Come

Le unità attraverseranno il mare aperto dalla Base alla zona di agguato, no1malmente di .notte; eccezionalmente di giorno, a galla, con ordine di immersione a qualsiasi avvistamento. La distanza fra Soller e le zone di agguato (v. comma 3) consentono di massima l'intero percorso notturno; in qualche caso in cui ciò non sia possibile, la partenza da Soller sarà anticipata rispetto alla caduta della notte, percorrendo di giorno il tratto di mare più prossimo alla Base. Le zone d'agguato debbono essere raggiunte prima dell'albeggiare, ad ogni modo dopo le Q h. Debbono essere lasciate per il ritorno alla base a notte fatta , prima delle 24. 00

3 Definizione delle zone di azione dei sommergibili

Sono stabilite sulla costa spagnuola rossa tre zone denominate come appresso. (Non è escluso che possano, in determinate missioni, essere stabilite zone differenti; in tal caso nell'ordine di operazione ne sono indicati i limiti). Zona alfa: Contenente i porti di Barcellona e Tarragona. Avente i seguenti limiti: Limite Limite Limite Limite

N. S. W. L.

-

Parallelo di Capo de Tossa, Parallelo di Capo de Tortosa, La costa, La linea che congiunge i seguenti punti: 1°) 1O miglia a levante di Capo de Tossa 2°) 55 miglia a levante di Terragona 3°) 20 miglia a levante di Capo de Tortosa.

Zona beta: Contenente il porto di Valenza - Dropesa - Castellon. Avente i seguenti limiti: Limite N. - Parallelo di Benicarlò. - Parallelo di Capo de La Nao Limite S. Limite W. - La costa Limite F. - La congiungente i seguenti punti: 1°) 20 miglia a levante di Benicarlò 2°) 20 miglia a levante di Valenza

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3 °) 25 miglia a levante di Gandia 4 °) 7 miglia a levante di Capo de La Nao. Zona gamma: Contenente i porti di Alicante e di Cartagena. Aventi i seguenti limiti: Limite N. - Pat'allelo di Benidorme, (attenti alle mine) Limite S. - Parallelo di Capo de Gata, Limite W. - La costa, Limite E. - Congiungente dei seguenti punti: 1°) 20 miglia a levante d Capo de Gata 2°) 10 miglia a levante di Capo Palos 3°) 10 miglia a levante delle Isole di Benidorme.

4 Uso della zona

Il sommergibile tertà l'agguato diurno e notturno nella parte della zona che comprende.la acque territoriali rosse, o in quella ad essa immediatamente più prossima, onde le azioni possano aver luogo nelle acque ten'itoriali, dove sono consentite minori limitazioni di impiego, ed è più legittimato l'uso dei mezzi offensivi. Sia tenuto anche presente che se nelle acque territ01'iali è più pt'Obabile la reazione rossa, ivi è meno probabile quella delle pattuglie di Nyon. La parte foranea della zona che è fu01'i delle acque territ01'iali, sarà utilizzata per la cat'ica, e in caso di reazione offensiva.

5 Modalità

Di giorno, le unità manterranno l'agguato di massima davanti ai porti o nei punti nei quali viene notato il maggior traffico. Di notte, a carica ultimata, le unità di massima mantertanno l'agguato in superficie, in vicinanza dei porti, tenendo presente che è molto probabile che le navi mercantili entrino ed escano dai porti di preferenza di notte. In caso di reazione offensiva, e quando ritenuto necessario, le unità potranno uscire dalla zona. In tal caso dovranno darne comunicazione immediata al Comando della Flotta, indicando dove si recano. Uscendo di zona, fare attenzione e non interfe1'ire colle rotte di Nyon e con le pattuglie che le proteggono.

d'agguato

6 Come son eseguite le azioni

Le azioni saranno n01malmente eseguite col siluro (di giorno in immersione, di notte in affioramento). Solo occasionalmente, con bersaglio esattamente individuato, fuori dalle possibilità di essere avvistati o sentiti da altt'i elementi navali, aerei o ten·estri, e per assicurare l'azione offensiva, sarà consentito l'attacco col cannone, e quindi di giorno l'emersione.

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7 Quali unità si

dovranno affondare

1 ° di notte a) nelle acque territoriali spagnuole rosse: (') I - le navi da guerra o mercantili oscurate. II - le navi mercantili ("non" le navi da guerra) che entrano od escono dai porti spagnuoli rossi, anche se non oscurate. III - le navi da guerra o mercantili, esattamente individuate, per cui si sia dato preciso ordine di affondamento. b) fuori delle acque territoriali spagnuole rosse: (") I - le navi da -guerra o mercantili che siano riconosciute "inequivocabilmente" come Jpagnuole rosse II - le navi da guerra o mercantili, esattamente individuate, per cui si sia dato preciso ordine di affondamento. 2 ° di giorno a) nelle acque tenitoriali spagnuole rosse: (') I - le navi mercantili" spagnuole rosse. II - le navi mercantili russe. III - le navi mercantili, di qualunque bandiera, o senza bandiera, scortate da navi da guerra spagnuole rosse. IV - le navi mercantili di bandiera estera (escluse Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Giappone), e quella senza bandiera. V - I sommergibili. VI - le navi da guerra spagnuole rosse. V II - le nav i mercantili esattamen te indiv iduate, per cui sia dato preciso ordine di affondamento.

(' ) ossia entro le miglia 3 (tre) dalla costa. (") e naturalmente fu01i dalle acque territoriali di altre nazioni; acque territoriali che in questo caso sono considerate prudenzialmente estese fino a miglia 6 dal-la costa».

Queste rigorose norme restrittive furono rese ancora più severe dall'intervento del Governo italiano che, preoccupato di non creare incidenti internazionali nel delicato momento politico che si stava traversando, stabili che: 1 - Potevano essere attaccate tutte le navi sicuramente spagnole isolate o scortate da unità da guerra repubblicane. 2 - Non si dovevano silurare navi straniere in navigazione al di fuori delle acque

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territoriali spagnole ed in nessun caso piroscafi francesi, inglesi, americani, o giapponesi. Un altro fattore che avrebbe reso ancora più scarse le possibilità di azione dei sommergibili, era la sicura esistenza di campi minati davanti a Barcellona, ma I' amm. Moreno, benché non troppo convinto della bontà di norme così severe, espresse il parere che anche se non si fossero ottenuti risultati tangibili, la minaccia creata da un sommergibile in mare avrebbe costituito per i repubblicani una forte preoccupazione per la sicurezza del loro traffico e quindi avrebbe finito per limitarlo. Organizzato e stabilito ogni particolare, si giunse finalmente alle missioni in mare. Come turno d'agguato fu previsto il turno in tre. Cioè, i battelli avrebbero dovuto effettuare in media, salvo imprevisti, una missione ogni ventiquattro giorni (agguati di otto giorni). Come però vedremo, varie cause ed imprevisti impediranno di mantenere strettamente tale rotazione. Comunque, 1'8 ottobre 193 7, con l'uscita da Soller dell'Aguilar Tablada, ebbe inizio la prima delle 13 missioni che complessivamente i sommergibili legionari riuscirono ad effettuare. Analizziamole una per una:

l 3) Aguilar Tablada (ex Onice) - comandante T.V. Mario Ricci - ufficiale spagnolo T.V. Manuel Alvarez Onorio - p . 8/10/1937 - Z.a. Cartagena - N.N. da segnalare - Rm. 18/10/1937. 2a) Generai Mola II (ex Galileo Galilei) - comandante C.C. Alfredo Criscuolo ufficiale ;pagnolo T.V. Francisco Nuii.ez - p . 9/10/1937 - Z.a. Tarragona, Barcellona - Nel corso della missione effettuò due attacchi a piroscafi in transito: 14/10 lancio di tre siluri da 533 mm senza colpire 15/10 lancio di due siluri da 533mm senza esito - Rm. 17/10/1937. 3a) Generai Sanju170 II (ex Galileo Ferraris) - comandante C.C. Sergio Lusena ufficiale spagnolo T.V. Gonzalo Diaz - p. 17/10/1937 - Z.a. Tarragona, Valencia - N.N . da segnalare - Rm. 25/10/1937. 4a) Gonzales Lopez (ex fode) - comandante T.V. Junio Valerio Borghese - ufficiale spagnolo T.V. Antonio CaHn - Barcellona - p. 24/10/1937 - N.N. da segnalare - Rm. 1/11/1937.

5 a) Aguilar Tablada (ex Onice) - comandante T.V. Mario Ricci - ufficiale spagnolo T.V. Manuel Alvarez Onorio - p. 2/11/1937 - Z.a. Tarragona, Barcellona - Nella notte fra il 7 e 1'8 effettuò una manovra d'attacco lanciando un siluro da 533 mm contro un piroscafo. II comandante udì una forte esplosione, ma il piroscafo risulta non essere stato colpito. - Rm. 9/11/1937. 6a) Genera! Mola II (ex Galileo Galilei) - comandante C.C. Alfredo Criscuolo -

ufficiale spagnolo Francisco Nufiez - Z.a. Alicante, Cartagena - Nessuna manovra di attacco - Rm. 18/11/1937.

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L' 11 novembre 19 3 7 l'Iride, a causa di un'avaria allo scandaglio acustico, che se vi fosse stato un bacino di carenaggio nella piccola base avrebbe potuto essere riparato sul posto, dovette rientrare in Italia, facendo ritorno a Soller solo il 5 gennaio 1938. 7 3 ) Generai Sanjurjo II (ex Galileo Fe1'raris) - comandante C.C. Sergio Lusena -

ufficiale spagnolo T.V. Gonzalo Diaz - p. 21/11/1937 - Z.a. davanti a Mahon - Nessun avvistamento - Rm. 1/12/1937. 8 3 ) Genera! Mola II (ex Galileo Galilei) - comandante C.C. Alfredo Criscuolo -

ufficiale spagnolo T.V. Francisco Nufiez - p. 1/12/1937 - Z. a. davanti a Mahon - Nessun avvistamento. Missione interrotta per il cattivo tem· po - Rm. 5/12/1937. Fra l'ottava e la nona missione dei nostri battelli, rientravano dall'Italia i due sommergibili spagnoli Genera! Mola e Genera! Sanjurjo, che avevano portato a termine il periodo di lavori. Entravano quindi in turno di agguato con i sommergibili legionari. 9 3 ) Generai Sanjurjo II (ex Galileo Ferraris) - comandante C.C. Francesco Baslini - ufficiale spagnolo T.V. Gonzalo Diaz - p. 17/12/1937 - Z. a. Tarragona, Valencia - N.N. da segnalare - Rm. 25/12/37. Il 22 dicembre 1937, anche l'Onice, a causa di un'avaria agli idrofoni, fu costretto a partire per La Spezia. Sarà nuovamente operativo a partire dal 25 gennaio 1938. 10 3 ) Generai Mola II (ex Galileo Galilei) - comandante T.V. Mario Ricci - ufficiale spagnolo T.V. Francisco Nufiez - p. 26/12/1937 - Z.a. T arragona, Capo Creus, Capo San Sebastiano - Nessuna manovra d'attacco - Rm. 5/1/1938. 11 3 ) Genera! Sanjurjo II (ex Galileo Ferrari5) - comandante C. C. Francesco Baslini - ufficiale spagnolo Gonzalo Diaz - p. 12/1/1938 - Z.a. Barcellona, T arragona - Nessun avvistamento sospetto - Rm. 21/1/1938. 12a) Gonzales Lopez (ex Iride) - comandante T.V. Junio Valerio Borghese - ufficiale spagnolo T.V. Antonio Calin - Rientrato dall'Italia il 5 gennaio 1938, il sommergibile lasciò Soller il 14/1/1938 - Z. a. Golfo di Valencia - Questa missione aveva uno scopo ben preciso; infatti il battello avrebbe dovuto seguire la linea dei 30 metri di fondale e segnalare e attaccare piroscafi , velieri, ecc. ormeggiati o diretti ai vari porti del Golfo di Valencia, che si sapeva essere congestionati dal traffico mercantile di rifornimento alla Repubblica. Il battello fu sfavorito dalle condizioni meteorologiche troppo buone; mare calmissimo, illuminazione lunare, visibilità perfetta, che rendevano difficili anche di notte gli attacchi in superficie senza essere avvistati. Tenne l'agguato per due giorni davanti a Castellon de La Plana, due giorni davanti a Valencia, uno presso Capo Sant 'Antonio, uno a Capo Oropesa, uno fra Denia e Gancia ed uno fra Sagunto e Valencia .

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La costa compresa nella zona venne così, sia pure a quota periscopica, minutamente visitata. Si poté appurare che non vi era traffico di passaggio né a Capo S. Antonio, né a Capo Oropesa. Viceversa in tutti i porti della costa fu osservato un gran numero di piroscafi ed un certo movimento. Tutti i mercantili incontrati, senza eccezioni, battevano bandiera inglese. Molti sarebbero stati facili bersagli, ma erano protetti dal fatto che i bassi fondali impedivano azioni più frequenti nel limite prescritto delle tre miglia dalla costa e che le norme per i sommergibili in missione non consentivano di portare attacchi (tranne rare eccezioni) a navi protette dalla bandiera britannica. Non vi era comunque nessuna visibile sorveglianza antisom ed i piroscafi stessi si muovevano in tutta·.tranquillità e sicurezza. Tuttavia, nel corso della missione. il Gonzales Lopez (ex Iride) riuscì per quattro volte ad arrivare al lancio: - Ore 10,00 del 19/1/1938 - avvicinamento ad un piroscafo di circa 2.000 tsl diretto a Valencia. Al comando ''Fuori'', il siluro non partì perché la bombola dell'aria compressa risultò essere semi vuota. - Ore 13,20 del 19/1/1938, lancio contro piroscafo di circa 2.000 tsl di cui era leggibile il nome Cammer (26) . li siluro probabilmente fu visto dalla nave, che accostò di 90° a dritta e non venne colpita. - Ore 10,20 del 22/1/1938, attacco contro un mercantile in uscita da Valencia. Al comando "Fuori" il siluro non partiva per una avaria al circuito dal lancio elettrico. - Ore 13.00 del 22/1/1938 - attacco ad un altro piròscafo in uscita da Valencia, con lancio di un siluro da 533 mm, che però non colpiva il bersaglio. Si trattava del piroscafo inglese Lake o/ Geneva. Il comandante Borghese ritenne che il siluro si fosse insabbiato a causa dei bassi fondali. Durante il corso della missione il comandante Borghese aveva, fra l' altro, osservato con attenzione che i piroscafi entravano ed uscivano dal porto di Valencia incrociando in tutte le direzioni sulla zona minata, senza seguire rotte di sicurezza. Ne dedusse quindi che le mine nazionali, posate dalle unità franchiste, erano state dragate e che non esistevano campi di mine dei repubblicani. La conferma venne dall'essersi portato col sommergibile fino a 1.500 metri dal faro di Valencia e dall'avervi incrociato a quota periscopica per tutto il giorno 22. L'indomani 23 gennaio 19 3 8 la missione aveva termine con il rientro del battello a Soller. lY) Aguilar Tablada (ex Onice) - comandante T.V. Manlio Petroni - ufficiale spagnolo T.V. Manuel Alvares Onorio - p. 31/1/1938 - Z.a. Tarragona, Barcellona - Nessun attacco - Rm. 4/2/1938 . (26) Il vero nome della nave era Flower.

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Questa appendice della campagna sottomarina, durata peraltro quattro mesi, a causa delle troppe restrizioni risultò del tutto infruttuosa. Ne venne decisa quindi la sospensione, con il rimpatrio dei quattro battelli. La ragione fu essenzialmente politica. All'inizio del 1938 le trattative fra Italia e Gran Bretagna per un accordo sul Mediterraneo, stavano giungendo alla conclusione, ed inoltre i due sommergibili italiani ceduti alla Marina nazionalista nel maggio 193 7 erano rientrati in servizio ai primi di dicembre dopo un lungo periodo di lavori. A proposito di questi due battelli, rimane ancora da dire che nell'estate 19 37 il Genera! Sanjurjo (ex Torricelli), nella notte del 30 agosto, prima di andare ai lavori, aveva silurato il piroscafo spagnolo Ciudad de Reus di 943 tsl appartenente al1' armatore M. Mallot di Tarragona. La nave riuscl a buttarsi in costa e poté, in seguito, essere ricuperata. Nel gennaio 1938 colsero altri due successi: - il gennaio 1938 - Smg. Genera! Mola (ex Archimede) silurava ed affondava, a sette miglia da Capo S. Antonio, il piroscafo olandese Hannah di 3. 730 tsl, diretto da Amberes a Barcellona. - 21 gennaio 1938 - Smg. Genera! Sanjurjo (ex Torricelli) affondava, 16 miglia al largo di Capo Tinoso, il piroscafo britannico Endymion di 887 tsl, diretto da Newport a Cartagena. Erano state queste le ultime due azioni sottomarine contro il traffico navale repubblicano. La guerra subacquea era terminata per mancanza di bersagli, mentre la guerra civile, in cielo, in terra ed anche in mare, si trascinerà ancora per un anno e qualche mese, ma già praticamente vinta dalle forze nazionaliste del generale Franco.

Tracciamo adesso un breve consuntivo sull'impiego dei quattro sommergibili legionari: Il Galilei (Genera! Mola II) era rientrato in Italia il 26 gennaio 19 38, a causa di un'avaria al periscopio di attacco. Gli altri tre lasciarono invece definitivamente Soller la mattina del 5 febbraio 1938. In definitiva, anche a causa dei temporanei rientri per lavori di Onice ed Iride, l'effettiva permanenza dei quattro battelli nelle acque spagnole, al servizio della Marina nazionalista, risulta leggermente diversa da sommergibile a sommergibile:

-

Galileo Ferraris Galileo Galilei Onice Iride

4 4 3 2

mesi mesi mesi mesi

e e e e

15 giorni 15 giorni 1O giorni 19 giorni

340


L'attività effettiva delle quattro unità fu invece la seguente:

Ferraris Galilei Onice Iride

4 4 3 2

missioni missioni missioni missioni

per complessive mgl s. ,, " mgl s. ,, ,, mgl s. ,, mgl s. ))

2. 800 1. 923 1.200 1.195

mgl mgl mgl mgl

i. i. i. i.

830 900 537 420

Da tali dati sono escluse le miglia percorse, sia in superficie che in immersione, nei trasferimenti da e per l'Italia.

È noto quanto fossero restrittive le norme stabilite circa le azioni offensive dei sommergibili, soprattutto per quanto riguardava la nazionalità delle navi attaccate. Era quindi difficile per i comandanti ottenere un successo. D 'altra parte, dato lo scarso numero di unità disponibili e dato l'esteso sviluppo delle coste avversarie, una sorveglianza continua ed ininterrotta dei principali porti repubblicani risultava praticamente impossibile. Tuttavia, durante le missioni svolte furono lanciati 8 siluri: 5 dal smg. Galilei (in una sola missione); 1 dall'Onice; 2 dall'Iride (in una sola missione). Nessuna delle otto armi arrivò a segno. Le navi attaccate (tre di notte e due di giorno) erano tutte mercantili. Gli attacchi di notte furono effettuati all'inizio delle missioni, quando i comandanti avevano interpretato le consegne ricevute secondo il seguente criterio: "i piroscafi che navigavano a luci accese dentro le acque territoriali con rotte dirette verso i porti rossi avrebbero potuto essere attaccati". Successivamente fu chiarito che "si dovevano attaccare nelle acque territoriali solo i piroscafi che dirigevano sicuramente verso i porti rossi, vale a dire che si trovavano quasi all'imboccatura dei porti". Ne derivò, di conseguenza, che le probabilità di successo, che di giorno erano scarsissime, lo diventarono anche di notte. I due attacchi diurni furono effettuatì dal sommergibile Iride contro due piroscafi inglesi, ma ciò fu possibile solo in seguito ad eccezionali e temporanee consegne date per quella particolare missione: «.. .. I cinque siluri lanciati dal GALILEI, con molta probabilità mancarono il bersaglio per errori commessi dall'unità attaccante. I siluri lanciati, viceversa, dall'IRIDE mancarono il bersaglio per cause probabilmente indipendenti dall'abilità e dalla volontà del comandante che attaccava (1 siluro ha fatto probabilmente una corsa irregolare ed un altro si è infilato sul f ondo) .... »

L'inciso è tratto dalla relazione del C.C. Stefano Pugliese (Poretti) ufficiale di collegamento fra la M. N.I. e l'Alto Comando delle Forze Navali spagnole, scritta nel marzo 1938 e nella quale lo stesso sposa senza mezzi termini le considerazioni del Comandante del Gruppo Sommergibili Legionari, C.C. Francesco Baslini (foglio del 29/1/1938), nei riguardi dei lanci dei siluri e della capacità professionale dei comandanti del Galilei e dell'Iride. (27) .

(27) A.U.S.M.M. - O .M.S. - cartella 2874.

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Di altro avviso si dimostrò invece il C.V. Giovanni Ferretti (Rampoldi), capo della M.N.I., nel rapporto segreto n° 788 a Marina Roma, in data 9 febbraio 1938, riguardante proprio la missione del smg. L.3 - Iride. (27) Nella stessa, di cui riportiamo un ampio stralcio della parte conclusiva, pur concedendogli alcune attenuanti, si esprime nei riguardi del T.V . J.V. Borghese in maniera piuttosto critica:

«4°) Concordo col parere del comandante Baslini, laddove egli si esp1ime circa l'alto spirito offensivo con cui il Comandante Borghese ha condotta la missione (comma 1 del foglio 58). 5°) Non condivido il suo apprezzamento circa le azioni compiute (comma 3 stesso foglio) e circa i lanci falliti (comma 5). Infatti: a) nei riguardi dei due lanci effettuati: - lancio del 19 - ore 13,20: È imprudente, a mio giudizio, asserire che, se il siluro non ha colpito, ciò "non deve asc1iversi ad errati apprezzamenti" etc. "ma solo a cause indipenenti dalla volontà od esperienza del comandante o del personale". In altre parole, con ciò si asserisce che si tratta di cattivo fun zionamento del siluro - indipendente dalla preparazione di esso - o di manovra del piroscafo. Stando il fatto che il comandante ha osservato corsa regolare, io non posso associarmi ad una osservazione cosi' esplicita, non giustificata da alcun elemento probatorio in contrario. E pertanto, pur non attlibuendo in modo assoluto il mancato bersaglio a errore di lancio, ritengo che con molta probabilità si tratti di ciò. - lancio del 22 - ore 13. 01: il comandante avrebbe dovuto tener conto del poco fondale. Sono però da attribuirsi allo stesso le attenuanti dovute alla ristrettezza della zona costiera costituita dalle acque territoriali. b) nei riguardi dei lanci mancati: non sono ammissibili, in un sommergibile organizzato, gli inconvenienti lamentati: sia il mancato approntamento della bombola di lancio, sia il non aver supplito immediatamente col lancio a mano, il mancato lancio elettrico. 6°) Non ritengo possa farsi che relativo ca,'ico di quanto sopra al comandante Borghese; almeno che non si possa prendere in esame la sua responabilità al riguardo senza insieme considerare quanto egli espone nei suo fogli 61 S.R.P. "Rapporto di fine Comando del smg. "FERRARIS (L.2) e assunzione Comando del smg. 'IRIDE" (L. 3)" e 45 "Stato Maggiore - necessità dell'imbarco ... etc", che qui allego. La complessità e la delicatezza di un insieme quale è un sommergibile, giustificano la necessità di preparazione organica lunga nel tempo ed immutata nei suoi dettagli, la quale tanto più rende, quanto meno ha dovuto soggiacere a quelle altre necessità di ordine più generale a cui sono dovuti, fra l'altro, cambi, o insufficienza numerica o qualitativa di personale. Elementi sfavorevoli che rappresentano pertanto, per un comandante, una decisiva attenuante rispetto ad eventuali manchevolezze. Rampo/di»

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Il caso del cacciatorpediniere Basilisk

A conclusione dell'argomento riguardante l'impiego offensivo dei nostri sommergibili nel conflitto spagnolo, è opportuno analizzare un ultimo episodio, anche se del tutto marginale, che il 3 ottobre 1937 (alcune fonti dicono il 4) vide coinvolto il cacciatorpediniere britannico Basilisk, in navigazione nei pressi di Capo di San Antonio. Il comandante dell'unità comunicò di essere stato fatto segno al lancio di un siluro da parte di un sommergibile sconosciuto e di avere reagito attaccando il battello con cariche di profondità. La stampa inglese raccolse la notizia e montò una nuova campagna contro l'Italia parlando di fallimento degli accordi di Nyon, ecc .. Il tutto durò comunque pochi giorni, anche perché, per primo, l'Ammiragliato britannico non prestò fede a tale segnalazione; arrivò infatti alla conclusione che i poco allenati marinai del Basilisk potevano avere confuso i salti di un delfino con la scia di un siluro, che fra l'altro non era stato minimamente avvistato dal sezionario et Boreas. Dell'avvenimento non si parlò più; ma stranamente, nel 1968, il principe Valerio Borghese, vecchio comandante dell'Iride, in un libro esaltativo dell'operato dei nostri sommergibili, scritto e pubblicato solamente in Spagna (28), confermò, chiaramente equivocando su tempi ed azioni, di avere lanciato anche quel famoso siluro e di avere avuto a bordo 2 morti e 4 feriti, per lo scoppio delle bombe di profondità. Questa pubblicazione ha fatto sì che che negli ultimi 20 anni, alcuni storici spagnoli, come il Cerezo, (29) abbiano ripreso la notizia considerandola vera. Dopo avere effettuato un'approfondita ed accurata ricerca sulla documentazione dell'Archivio Storico della nostra Marina Militare, oggi possiamo escludere tassativamente che l'incidente sia realmente avvenuto. Infatti, tutti i battelli italiani che avevano partecipato alle missioni dell'estate 1937 erano da tempo rientrati alle basi. A Soller si trovavano all'àncora i quattro battelli legionari, ma la loro attività non aveva ancora avuto inizio (il primo salperà 1'8 ottobre). Non poteva trattarsi nemmeno di uno dei due battelli nazionalisti, in quanto entrambi si trovavano in Italia per un periodo di lavori presso l'Arsenale M.M. di La Spezia. Non rimarrebbe che pensare ad un sommergibile repubblicano; lo stesso Mussolini, nel parlarne col ministro degli Esteri Ciano, indicò questa possibile tesi. Ma anche la suddetta soluzione è improbabile; non risulta infatti che in quei giorni ve ne fosse qualcuno in mare. (30)

(28) Vds. Borghese, J. Valerio - Los Diablos del mar. Ediciones Luis de Caralt, Barcelona, 1968. (29) Cerezo Martinez, Ricardo: Armada espafiola siglo XX, tomo IV, pag. 96 - Ediciones Poniente, Madrid 1983. (30) Per l'interpretazione di parte inglese vedere: Gretton, Peter - El Factor Olvidado, Editoria! San Martin, Madrid 1984.

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Uno dei somme,gibi!i legionari di Porto So!!er, probabilmente i'ONICE (alias AGUILAR TABLADA) in navigazione con mare piuttosto mosso. (coli. F. Bargoni)

Il sommergibile GALILEO GALILEI che, nel periodo 01tobre 1937 -febbraio 1938, divenne il sommergibile !egiot1ario rpagnolo GENERAL MOLA ll, di base a So!!er. (coli. F . l3argoni)

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Il cacciato1pediniere britannico BASILISK che il 3 ouobre 1937 comunicò di essere stato fatto segno al lancio di un siluro da parte di un so111mergibile sconosciuto. Notizia assolutamente infondata, in quanto in quei giorni non vi erano in azione nelle acque spagnole né sommergibili nazionalisti, né battelli italiani. (coll. F. Bargoni) lnvemo 1938 . Cinque battelli veterani della guerra di Spagna, tomati ai loro normali compiti, fotografati alla banchina som111ergibili del porto di Napoli. Notare che si sta togliendo la vemice scura che nascondeva il nome dei battelli, perché non potessero essere identificati durante le missioni speciali condotte contro il traffico repubblicano. Il nome dell'AMETJSTA si trova ancora in fase di ripulitura. (coll. F. Bargoni)

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Viaggi singoli e convogli di navi mercantili dirette in Spagna per il rifornimento in uomini, armi e materiali al C.T.V. e alle Forze Armate nazionaliste da marzo 1937 a dicembre 1937

L'8 marzo 193 7, con lo sbarco a Cadice di 51 automezzi dal piroscafo Mirella, era terminata la colossale operazione di trasporto in Spagna degli organici del C.T.V. italiano e dei materiali e armamenti necessari al funzionamento di una così complessa formazione militare. Tutti i convogli erano arrivati a destinazione senza il minimo contrasto. La flotta rossa non aveva mai tentato azioni di disturbo e solo una volta o due i cacciatorpediniere repubblicani si erano avvicin_a ti ai nostri mercantili, allontanandosi non appena avvistata l'unità di scorta. Tuttavia la campagna per la conquista di Malaga e successivamente lo scontro di Guadalajara, resero necessario, prima del previsto, l'invio di nuovi materiali di rifornimento per ricostituire le scorte consumate e di aliquote di truppe legionarie per rimpiazzare i morti ed i feriti. Accanto, quindi, al traffico normale di aiuti militari per l'esercito franchista, effettuato dai piroscafi spagnoli, che per il rimanente corso della guerra civile continueranno a fare la spola fra i porti nazionalisti e l'Italia, si risviluppò un andare e venire di mercantili italiani noleggiati dallo Stato per l'appoggio logistico al C.T .V .. Ne seguiamo qui, mese per mese, l'andamento:

MARZO 193 7

Sardegna 5° viaggio - Partì da Gaeta senza scorta l'l/3 diretto a Cadice, dove giunse il 5/3. Vi sbarcò: 66 ufficiali, 27 sottufficiali, 21 8 uomini di truppa, 300 autisti civili, 3 operai, 42 t di materiali vari. Ripartl da Cadice il 7/3 , rientrando a Napoli 1' 11/3.

A ndrea 2° viaggio - Partito da La Spezia il 3/3/1937, scortato dall'espi. GiovarJni Da Verazzano da Capo Spartivento fino al traverso di Capo Salinas, dette fondo a Palma il 5/3 . Carico: munizioni e polvere da sparo per rifornimento della guarnigione delle Baleari. Ripartiva il 7/3/1937 diretto nel Nord Europa, in prosecuzione viaggio per conto delle F.S.

Aniene (spagnolo Ebro) 3° viaggio - vedi pag. 238 (questa motonave, che fu il mercantile che effettuò più viaggi durante tutto il corso della guerra, operò sempre per conto della Regia Aeronautica. I suoi carichi saranno sempre composti da personale, materiali aeronautici e velivoli

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per l'Aviazione legionaria o per l'Aviazione nazionalista) .

Emani 4 ° viaggio - Si trattava del primo invio di nuovi materiali di rifornimento per ricostruire le scorte consumate dal C.T.V., ma avendo l'Italia aderito al piano di controllo internazionale per il non intervento, per questi trasporti si dovettero usare alcune precauzioni. Imbarcato segretamente il carico, composto da 3.600 t. di materiali vari, all'interno dell'Arsenale, l'Emani lasciò La Spezia il 18/3/1937. Il 19, a sud di Capo Spartivento, incontrò l'inc. Armando Diaz che lo scortò fino all'altezza di Melilla, dove giunse al tramonto del giorno 23. Alzò allora la bandiera spagnola e scortato da una cannoniera nazionalista attraversò lo Stretto di Gibilterra entrando a Cadice il 25/3. Cadice p. 29/3/1937 - Genova a. 4/4/1937. Praga pfo. misto passeggeri e merci - (varo 1908 - tsl. 3. 741 - vel. 12 n. - Armatore: Soc. Nav. "Tirrenia", Genova). Noleggiato per il viaggio dalla R. Aeronautica. Partì da Genova il 21/3/1937, dopo avere imbarcato 33 ufficiali 15 avieri, 765 tonnellate ·di materiali vari . Sia gli ufficiali che gli avieri viaggiavano in borghese. Durante il viaggio la nave venne scortata dall'inc. legg. Alberico Da Barbiano da sud di Capo Spartivento fino al meridiano di Malaga, dove giunse al tramonto del 25/3. A quella longitudine alzò bandiera spagnola e con la scorta di una cannoniera nazionalista attraversò lo Stretto di Gibilterra, entrando a Cadice il 26/3/937. Cadice p. 30/3/1937 - Genova a. 5/4/1937.

Aniene (spagn. Ebro) 4° viaggio - vedi pag. 238 APRILE 1937

Capo Pino Genova p. 9/4/1937 - senza scorta- con un carico di materiali vari per la Base di Palma Palma de Maiorca a. 10/4/1937. Palma p. 12/4/1937 - Genova a. 13/4/1937. Confidenza 2° viaggio - Con un carico di automezzi - Napoli p. 10/4/1937 - scortato dall'espl. Nicolò Zeno da Cagliari fino a Malaga, seguendo una rotta in modo da passare 15 miglia a nord di Capo Bianco, quindi isolotto di Alboran e infine Malaga. Arrivo 17/4/1937 Malaga p. 21/4/1937 diretto in Nord Europa in prosecuzione viaggio per conto delle F.S.

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Aniene (spagnolo Ebro) 5° viaggio - vedi pag. 238 Liguria 2° viaggio - partì da Napoli il 28/4/1937, avendo a bordo materiali di rifornimento per il C.T.V. e 60 specialisti in abito borghese. Scortato dall'inc. legg. Bartolomeo Colleoni da sud di Capo Spartivento fino al meridiano di Malaga. Qui inalberò bandiera spagnola e attraversò lo Stretto di Gibilterra scortato da una cannoniera spagnola. Giunse a Cadice il 1°/5/1937 e ne ripartì, dopo avere scaricato, il 3/5/1937. Scortato da Ceuta fino a sud di Capo Spartivento dall'inc. Colleoni, rientrò a Napoli il 7/5/1937. Aniene (spagnolo Ebro) 6° viaggio - vedi pag. 238 Marqués de Comillas (nome italiano Galilea) 1° viaggio - vedi pag. 239 MAGGIO 1937

Stelvio (spagnolo Domine) 1° viaggio - vedi pag. 239 Liguria 3° viaggio - Partl da N apoli il 12/5/1937, con un carico di materiali vari per il C.T.V.; scortato dall'espl. Antoniotto Usodimare, da sud di Capo Spartivento fino a Ceuta, arrivò a Cadice il 16/5/1937. Sbarcato il carico ne ripartì il 17/5 rientrando a Napoli il 20/5/1 93 7. L'andamento dei combattimenti sui fronti di guerra contribuiva logicamente all'aumento o alla diminuzione del traffico marittimo da e per i porti spagnoli. Gli effetti si resero particolarmente evidenti nell'estate 193 7, che vide la seconda campagna dei sommergibili italiani ed il blocco del Canale di Sicilia con navi di superficie. Nei mesi di giugno, luglio ed agosto 19 3 7 nessun mercantile italiano entrò a Cadice o a Siviglia. Si ebbero soltanto alcuni viaggi effettuati da piroscafi nazionalisti spagnoli:

Mar Cantabrico (nome di copertura italiano Maria) varo 1930 - tsl 6.632 - Armatore: Compagnia Marittima del Nervion, Bilbao - vel. 15 nodi - 1° viaggio La Spezia p. 7/ 6/ 193 7 con un carico di 4 .4 9 5 t di merci varie e 10 aerei. - Cadice a. 11/6/1937. Stelvio (spagnolo Domine) 2° viaggio - La Spezia p. 6/6/1937 con un carico di 221 uomini e 2.500 ton-

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nellate di materiali vari - Siviglia a.12/6/1937.

Marqués de Comillas (nome italiano Galilea) 2° viaggio - La Spezia p. 12/6/1937 con un carico di 2.113 tonnellate di materiali e 306 profughi spagnoli che rimpatriavano in territorio nazionalista. - Cadice a. 16/6/1937. Aniene (spagnolo Ebro) 7° viaggio - carico: 700 tonnellate di materiali aeronautici - La Spezia p. 24/7/1937 - Siviglia a. 29/7/1937 scortato dall'espi. Antoniotto Usodimare fino al Meridiano di Malaga. Siviglia p. 10/8/1937 - La Spezia a. 15/8/1937. Stelvio (spagnolo Domine) 3° viaggio - La Spezia p. 30/7/1937 con un carico di 2.500 tonnellate di materiali e 95 fra uff. e sottuff. - Siviglia a. 3/8/1937. Stelvio (spagnolo Domine) 4° viaggio - La Spezia p. 27/8/1937 con un carico di 2.493 tonnellate di materiali vari - Cadice a. 31/8/1937. Marqués de Comillas (nome italiano Galilea) 3° viaggio - La Spezia p. 28/8/1937 con un carico di 2.940 tonnellate di materiali e 84 militari - scortato da Capo Spartivento fino al meridiano di Malaga dall'espl. Antoniotto Usodimare - Cadice a. 31/8/1937.

SETTEMBRE 193 7

Con la fine dell'estate 1937, dopo la conquista di Santander e la definitiva liquidazione del fronte settentrionale, vi fu un periodo di riorganizzazione e rafforzamento delle formazioni impegnate. Riprese quindi più fitto il traffico fra i porti italiani e quelli in territorio nazionale.

Cosenza (spagnolo Uribitarte) varo 1922 - tsl. 3.456 - armatore spagnolo Don Antonio Menchaca y Bodega - Armatore italiano: Soc. Anonima Cooperativa "Garibaldi" - vel. 10 n - 1° viaggio - Partito da La Spezia il 2/9/1937, scortato dall'espi. Antonio Da Noli da sud di Capo Spartivento fino all'altezza del meridiano di Malaga e quindi, attraverso lo Stretto di Gibilterra, dall'inc. ausiliario spagnolo Puchol, dette fondo a Cadice 1'8/9/1937. Carico: 4.403 tonnellate di materiali per il C.T.V. Ripartiva da Cadice il 19/9/1937, diretto ad Amburgo in prosecuzione viaggio per conto della società armatrice.

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Stelvio (spagnolo Domine) 5° viaggio - La Spezia p. 18/9/1937 con un carico di 1.433 tonnellate di materiali e 14 7 militari - scortato da sud di Capo Sparivento fino al meridiano di Malaga dall' espl. Ugolino Vivaldi - Cadice a. 22/9/1937. Aniene (spagnolo Ebro) 8° viaggio - Carico: 700 tonnellate di materiali aeronautici - La Spezia p. 17/9/1937 - scortato dall' espl. Antoniotto Usodimare fino all'altezza del meridiano di Malaga. Siviglia a. 21/9/1937. Sbarcato il carico ripartiva da Siviglia il 25/9/1937 rientrando a La Spezia il 28/9/1937. Calabria (nome fittizio spagnolo Mar Cantabrico) 4 ° viaggio - partì da Napoli il 22/9/1937 con a bordo un carico di 731 colli di materiali da guerra e 7 autocarri. Scortato dall'espl. Antonio Da Noli da sud di Capo Spartivento fino all'altezza del meridiano di Malaga, giunse a Cadice il 27/9/1937, ne ripartì il 28/9 rientrando a Napoli il 1°/10/1937. Marqués de Comillas (nome italiano Galilea) 4° viaggio - La Spezia p. 18/9/1937 con un carico di 2 .771 tonnellate di materiali vari e 433 uomini - Cadice a. 22/9/1937. Aniene (spagnolo Ebro) 9° viaggio - Cagliari p. 29/9/1937 con un carico di materiali aeronautici per l'Aviazione delle Baleari - Scortato dall 'espl. Antoniotto Usodimare dette fondo a Palma di Maiorca il 30/9/1937. Palma p. 1/10/193 7 - La Spezia a. 2/10/1937 . OTTOBRE 1937

Stelvio (spagnolo Domine) 6° viaggio - La Spezia p. 2/10/1937 con un carico di 429 tonnellate di materiali vari e 71 uomini - Scortato da sud di Capo Spartivento al meridiano di Malaga dall'espl. Leone Panca/do giunse a Cadice il 6/10/1937. Nei primi giorni di. ottobre risulta anche una sosta a Cadice, dal 3 al 6, del piroscafo Morandi per sbarco materiali vari. Non siamo però riusciti a trovare maggiori dettagli.

Calabria (nome fittizio spagnolo Mar Cantabrico) 5° viaggio - Partì da Napoli il 5/10/1937 con a bordo 745 uomini, 27 automezzi e 67 tonnellate di materiali vari - Scortato dall' espl. Antonio Da Noli da sud di Capo Spartivento fino al meridiano di Malaga, giunse a Cadice il

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9/10/1937 - Cadice p. 10/10/1937 sempre scortato dal Da Noli rientrò a La Spezia il il 14/10/1937.

Aniene (spagnolo Ebro) 10° viaggio - La Spezia p. 10/10/1937 con un carico di 700 tonnellate di materiali aeronautici - Scortato dall'espl. Antoniotto Usodimare da Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta, arrivò a Siviglia il 16/10/1937 - Siviglia p. 18/10/1937 - La Spezia a. 23/10/1937. Mar Negro (nome italiano Maria) - varo 1930 - tsl. 6.632 - Armatore: Compagnia Marittima del Nervion, Bilbao. - vel. 15 n. - 1° viaggio La Spezia p. 20/10/1937 con un carico 2.188 tonnellate di materiali vari e 3 sottuff. - Scortato dall'espl. Leone Pancaldo fino all'altezza di Ceuta, entrava a Cadice il 24/10/1937.

NOVEMBRE 1937

Cabo Sacra ti/ (nome italiano Aurora) - varo 1909 - tsl. 2 .174 - Armatore: Ybarra y Cia., Siviglia - 1° viaggio La Spezia p. 11/11/1937 con un carico di 558 'tonnellate di materiali toccata Palma di Maiorca e scortato dall'espi. Antonio Da Noli fino all'altezza del meridiano di Malaga, entrò a Cadice il 18/11/1937. Aniene (spagnolo Ebro) 11 ° viaggio - La Spezia p. 20/11/1937 - Siviglia a. 26/11 carico: 700 tonnellate di materiale aeronautico - scortato dall'espi. Antoniotto Usodimare da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta. Siviglia p. 4/12/1937 - La Spezia a. 8/12/1937. Stelvio (spagnolo Domine) 7° viaggio - La Spezia p. 21/11/1937 - Palma di Maiorca a. 23/11/1937 - p. 24/11/1937 - carico: 1.658 tonnellate di materiali vari e 232 fra uff. e sottuff. e militari di truppa - scortato dall' espl. Antonio da Noli fino ali' altezza del meridiano di Malaga. - Cadice a. 28/11/1937. Marqués De Comillas (nome italiano Galilea) 5° viaggio - La Spezia p. 23/11/1937 con un carico di 2.140 tonnellate di materiali e uomini 56 - scortato da sud di Capo Spartivento al meridiano di Malaga dall'espl. Leone Pancaldo - Cadice a. 28/11/1937.

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DICEMBRE 193 7

Stelvio (spagnolo Domine) 8° viaggio - La Spezia p. 24/12/1937 con un carico di 1. 766 tonnellate di materiali vari. Scortato dall'espl. Ugolino Vivaldi da sud di Capo Spar tivento fino all'altezza del meridiano di Malaga - Cadice a. 28/12/1937.

I viaggi delle navi ospedale nella seconda metà del 193 7

D al mese di giugno 19 3 7, a causa dei sospetti inglesi e francesi, di trasporto illegale di truppe e materiali a mezzo delle navi ospedale, su ognuna di esse venne regolarmente imbarcato il controllore internazionale inviato dal Comitato di Controllo per il non intervento in Spagna. L'imbarco avveniva in rada a Gibilterra, dove la nave ospedale doveva sostare qualche ora, prima di proseguire per il porto di destinazione. Nel viaggio di ritorno, operazione inversa; il controllore, che era rimasto a bordo per tutto il periodo di sosta della nave nel porto spagnolo, veniva sbarcato a Gibilterra e l'unità poteva . cosl riprendere la rotta per l'Italia. In genere, sulle navi ospedale imbarcavano controllori di nazionalità inglese o olandese. I secondi erano nettamente preferiti dai nostri comandanti, in quanto si erano rivelati più tolleranti nei riguardi di eventuali infrazioni; insomma, chiudevano più facilmente un occhio. Vediamo adesso neJl'ordine le missioni delle navi ospedale fino alla fine del 193 7: Helouan - 3° viaggio N apoli p. 16/6/1937 - nave vuota - sosta a Gibilterra per imbarco controllori internazionali e arrivo a Cadice nelle stessa serata del 20/6. Cadice p. 26/6 e sosta a Gibilterra per sbarco controllori. Carico: 413 ammalati, 66 feriti e 29 militari di passaggio per rimpatrio. Sosta notturna a Gaeta per sbarcare ed avviare al carcere militare le 29 persone in trasferimento, quindi prosecuzione per Napoli dove giunse nella stessa mattinata del 30/6. Helouan - 4° viaggio Napoli p. 16/7/193 7 - Siviglia a. 21/7/1937 - Si trattava di una missione molto particolare: vennero infatti imbarcati 615 ragazzi e ragazze spagnoli che, con 63 accompagnatori, si recavano in Italia ospiti di alcune colonie marine. Siviglia p. 23/7/1937 - Napoli a. 29/7/1937.

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Gradisca - 4 ° viaggio Napoli p. 27/7/1937 - Cadice a. 31/7/1937 - Sosta di un mese nel porto spagnolo, con imbarco di 40 ufficiali, 62 sottufficiali e 620 militari di truppa, per un totale di 722 fra ammalati e feriti. - Cadice p. 1/9/1937 - Napoli a. 4/9/1937. Mentre il piroscafo Gradisca espletava il suo compito di ospedale e convalescenziario galleggiante a Cadice, si verificò in Italia un grave incidente che rese inutilizzabile l'unità che avrebbe dovuto darle il cambio ai primi del mese di settembre. Si trattava dell'Helouan, che rientrata a fine luglio 1937 a Napoli, venne sottoposta ai normali lavori di riparazione e di riassetto, prima di ripartire per un'altra missione. Gran parte dell'equipaggio e del personale della C.R.I. si trovava in licenza. Tutto sembrava procedere per il meglio. Il locale più importante, nel quale si stavano effettuando lavori di ripristino, era quello di 1 a Chirurgia contenente 132 lettini con materassi, che si trovavano smontati ed ammassati da una parte, per permettere agli operai incaricati di effettuare delle modifiche agli impianti di condizionamento dell'aria. Fra le 24,00 del 12 agosto e le 02,00 circa del 13, il sottufficiale addetto aveva effettuato le regolari ronde, mentre anche altri ufficiali medici erano passati nel locale e in quelli attigui senza notare niente di sospetto. Alle 03.00 circa, il timoniere borghese (dipendente del Lloyd triestino, cui apparteneva la nave) avvertl in plancia un odore di bruciato; scese a11ora in coperta per avvisare il personale di guardia al barcarizzo, che non si era accorto di niente. Un sottufficiale e due marinai scesero al ponte D e penetrarono nel reparto chirurgia, dove si trovarono avvolti in un fumo molto acre proveniente dalla dritta. Fu dato l'allarme, si chiamarono i vigili del fuoco, mentre dal posamine Dardanelli, ormeggiato accanto, si segnalava l'uscita del fumo dagli oblò del piroscafo. Il locale in fiamme, che nel servizio normale era adibito a sala da pranzo di 1 a classe, era rivestito da contropareti e controsoffitti in legno. Le fiamme, divampando, avevano surriscaldato le murate di dritta e nonostante il prodigarsi dell'equipaggio e dei pompieri, non si riuscì a domarle. Verso le 05.00 del mattino, persa la speranza di poter salvare la nave, dopo avere provveduto all'allagamento di alcuni locali, venne fatto sbarcare quasi tutto il personale. Furono quindi chiamati dei rimorchiatori, che riuscirono a portare l'unità in fiamme all'esterno del molo curvilineo. Qui l'Helouan, alle 08,20, sbandando sul lato dritto lentamente affondò. L'incidente era grave e si pensò anche ad un atto di sabotaggio, ma le Commissioni d'inchiesta, subito nominate, lo esclusero, addebitando all'incuria di qualche operaio o di qualche membro dell'equipaggio l'involontaria causa del disastro. (31). L'incendio tolse di linea l' Helouan, che si preparava a partire per la Spagna, e costrinse i nostri Comandi a sostituirla, almeno per quel viaggio, con il piroscafo Cesarea, impegnato già da più di un anno in missioni per rimpatrio di feriti e ammalati dall'A.O.I.

(31) A.U.S.M.M. - O.M.S . - cartella 3061.

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Cesarea - un solo viaggio Napoli p. 27/8/1937 - sosta a Gibilterra il 31 per imbarco controllori internazionali - Cadice a. 31/8/193 7. Durante la sosta in quel porto, imbarcò 17 ufficiali, 24 sottufficiali e 312 militari, per un totale di 353 fra feriti e ammalati. Durante l'ultimo giorno di permanenza, vennero sistemati a bordo anche 20 ufficiali, 26 sottufficiali e 312 militari di truppa che rimpatriavano. Cadice p. 18/9/1937 - sosta a Gibilterra il 18 per sbarco controllori - Napoli a. 21/9/1937.

Gradisca - 5 ° viaggio Partenza da Napoli 1'8/9/1937, avendo a bordo i 615 ragazzi e ragazze spagnoli con i 63 accompagnatori, che rientravano in patria dopo avere trascorso circa un mese in alcune colonie marine italiane. 12/9, sosta a Gibilterra per imbarco controllori internazionali e arrivo della nave a Cadice nel corso della stessa giornata. Dopo una permanenza di 3 7 giorni, imbarcati 44 ufficiali, 78 sottufficiali, 578 militari di truppa e 7 civili, per un totale di 400 ammalati e 307 feriti, ripartiva da Cadice il 18/10, sostava a Gibilterra per sbarco controllori, terminando la missione a Napoli il 22/10/1937.

Gradisca - 6° viaggio Partì da Napoli il 12/11/1937 trasportando 27 ufficiali, 10 sottufficali, 213 legionari, per un totale di 250 persone, facenti parte degli effettivi di quattro ospedali da campo. Vi erano inoltre 17 ufficiali spagnoli nazionalisti feriti, che tornavano in patria dopo un periodo di convalescenza passato in Italia. Dopo avere sostato a Gibilterra per imbarcare i controllori internazionali, il 16/11/1937 dette fondo a Cadice. Vi si fermò per 45 giorni, ripartendone il 30/1/1938. Dopo la consueta breve sosta a Gibilterra, proseguì la navigazione giungendo a Napoli il 3/2 e sbarcandovi 41 ufficiali, 57 sottufficiali, 619 militari di truppa, per un totale di 717 fra malati e feriti.

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Puerto de Soller nell'Isola di Maiorca, base dei sommergibili legionari in Spagna, in una recente fotografia . Vi si vedono numerose nuove costruzioni, ma l'ubicazione del piccolo centro di pescatori e le dimensioni del porto, delle dighe e delle banchine non wno variate. (da una cartolina inviata all'autore dal dott. Pier Paolo Meneghini, figlio dell'allora tenente di vascello Teucle .Meneghini, ufficiale in seconda defl'IRTDE).

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CAPITOLO VI DALL'OTTOBRE 1937 AL DICEMBRE 1938

Dall'ottobre al dicembre 1937 sui fronti terrestri - Dall'ottobre 1937 al dicembre 1938 sul mare - Dislocazione delle navi militari italiane stazionarie nei porti spagnoli durante l'anno 1938 - Missioni delle navi ospedale durante l'anno 1938 - Rimpatrio dei primi 10.000 legionari italiani nell'ottobre 1938 - Viaggi singoli e convogli di navi mercantili dirette in Spagna per il rifornimento in uomini, armi e materiali al C.T.V. e alle Forze Armate nazionaliste durante l'intero anno 1938 - Navi cisterna italiane impiegate nelle acque spagnole dal 19 3 7 alla fine della guerra.



Dall'ottobre 1937 al dicembre 1938 sui fronti terrestri

La caduta del fronte Nord produsse nelle massime autorità politiche, nei comandi militari e nelle stesse truppe nazionaliste un senso di grande ottimismo e la convinzione che i repubblicani fossero giunti, ormai, allo stremo delle forze. Anche il mutamento della politica inglese, nei riguardi della Spagna nazionalista, con un ammorbidimento dei rapporti, la istituzione di alcuni consolati, la visita di un incrociatore britannico a Ceuta ed alcuni tentativi sotterranei per portare ad una pace di compromesso le due diverse realtà spagnole, contribuirono a far sperare in una imminente fine della sanguinosa guerra. Ma Franco, non potendo pensare ad una Spagna divisa in due, chiedeva una resa senza condizioni. Intanto, il Governo repubblicano, ormai sopraffatto dagli avvenimenti e timoroso di poter rimanere tagliato fuori da comunicazioni terrestri con l'alleata Francia, il 3 ottobre prese la decisione di trasferirsi da Valencia (dove si trovava dal 6 novembre 1936) a Barcellona. Tuttavia, la situazione dei due eserciti non era ancora così sbilanciata da provocare il crollo della Repubblica; dopo un breve periodo di riorganizzazione, infatti, le forze terrestri che si fronteggiavano avevano pit1 o meno la stessa consistenza. Da parte nazionalista ci si preparava ad una nuova offensiva su Guadalajara, che si sarebbe dovuta sviluppare verso la fine dell'anno, con lo scopo di aggirare Madrid e provocarne la caduta. Ma anche i repubblicani non stavano fermi ed il 15 dicembre 193 7, prevedendo l'azione nemica, attaccavano in forze nel settore di Teruel e sull'Alfambra. Si trattò di una delle più dure battaglie dell'intera guerra; il 22 dicembre le truppe rosse entravano nella città, ma i difensori asserragliati negli edifici resistettero fino all'8 gennaio 1938. I combattimenti proseguirono per tutto il mese di gennaio. Faceva molto freddo, ma nonostante il clima impietoso i due contendenti non accennavano a cedere. Solo il 5 febbraio 1938, appoggiati validamente dall'artiglieria legionaria, le colonne nazionaliste al comando, rispettivamente, del gen. Aranda e del geo. Yagiie, riuscirono a spezzare l' equilibrio che si era stabilito e ad avanzare nuovamente conquistando le alture di La Muela e Muleton, capisaldi che dominavano Teruel da occidente e da nord. Il 21 febbraio i difensori della città si arrendevano. Era ancora in corso la battaglia dell' Alfambra, quando il gen. Franco decideva di attaccare in Aragona, spingendosi verso il mare, con lo scopo di tagliare in due il territorio della Repubblica, isolando la Catalogna. L'azione, alla quale partecipava nel settore Sud anche il C.T.V. (1), ebbe ini-

(1) Divisioni "Frecce" - "Fiamme Nere" - "XXIII Marzo" - "Littorio" con carri armati, artiglieria e unità varie del Genio.

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zio il 9 marzo. Le forze nazionaliste, in cinque giorni, avanzarono di circa cento chilometri, raggiungendo il Fiume Guadalupe. Gli effettivi del C.T.V., all'alba del 14, occupata l'Alcanin Castelseras e le adiacenze di Alcoriza, costituirono tre teste di ponte al di là del fiume. Ripresero quindi ad avanzare senza dare tregua all'avversario, raggiungendo Gandesa il 1° aprile, Pinelli il 3 aprile e facendo poi fronte a sud verso Tortosa. Ma anche il nemico si batteva con grande valore, appoggiandosi all'Ebro e concentrando contro il C.T.V. i resti di numerose brigate e forze fresche di fanteria e di artiglieria. La lotta raggiunse fasi di estrema violenza, ma il 18 aprile, superata l'ultima resistenza, i legionari entravano a Tortosa, sulla sponda destra del fiume, e raggiungevano il mare nei pressi di Vinaroz. La Catalogna era ormai tagliata fuori dal resto della Repubblica spagnola. Dopo alcune settimane di sosta, per consolidare e pacificare il territorio conquistato, le truppe nazionaliste dettero inizio all'offensiva del Levante. Dal 13 al 24 luglio si spinsero in direzione di Sagunto e Valencia, con obbiettivo il porto mediterraneo che alimentava la resistenza della capitale. In tre giorni di combattimenti il C. T.V. spezzò il sistema difensivo Sarrion-Albentosa, ma l'offensiva dovette essere sospesa perché i repubblicani, nell'ultimo vano tentativo di rovesciare le sorti di un conflitto ormai perduto, avevano varcato l'Ebro il 25 luglio e si erano spin.ti fino alle prime case di G andesa. Da quel momento la lotta si trasformò in una lunga e dura battaglia di logoramento. Il fronte rimarrà fermo fino al 20 ottobre, quando i nazionalisti, appoggiati da 134 cannoni dell'artiglieria legionaria, riusciranno a sfondare le linee nemiche nella Sierra de Caballs e a respingere al di là del fiume le truppe repubblicane. Terminava così la sanguinosa battaglia dell'Ebro.

DalI'ottobre 1937 al dicembre 1938 sul mare

Con l'entrata in vigore degli accordi di Nyon, la Marina nazionalista si venne a trovare praticamente sola e con pochi mezzi a contrastare l'aumento del flusso di armi, combustibili e viveri proveniente dall'U.R.S. S. e diretto ai porti del Mediterraneo ancora in mano alla Repubblica. La prima reazione del Governo di Burgos fu quella di riorganizzare le Forze Navali, che a causa della vittoria nel nord si potevano praticamente concentrare tutte nel Mediterraneo, e di proclamare un blocco stretto delle coste nemiche. La flot ta venne così suddivisa: - Divisione incrociatori, composta da Baleares, Canarias e Almirante Cervera, al comando del contrammiraglio Manuel Vierna, che dipendeva dal·.Comando Superiore della Marina a Palma. - Forze leggere assegnate al servizio di blocco e composte da 4 cacciatorpediniere ex italiani, Melilla, Ceuta, Huesca e Tet'Uel 2 posamine, ]upiter e Vulcano 2 cannoniere, Canalejas e Canovas del Castillo Incrociatori ausiliari, variabili nel numero da tre a sei, Antonio La.zara, Rey Jaime I,

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Cartina n. 14 - Divisione della Spagna alla fine del 1938.


Mallot'ca, Marqués De Comillas, Rey Jaime II. Qualche mese più tardi entreranno in servizio anche Mar Cantabrico e Mar Negro. Sul finire dell'anno 193 7 queste misure cominciavano a produrre i loro effetti, tanto più che alle mine posate sulle rotte di accesso ai porti e all'impiego delle poche, ma onnipresenti unità di superficie, si affiancava in forma massiccia l'incremento degli attacchi del!' aviazione ai piroscafi in mare ed il bombardamento aereo dei porti. L'Aviazione legionaria delle Baleari, il cui massimo sviluppo numerico si avrà a partire dai primi mesi del 1938, infatti, pur partecipando in alcuni periodi ai cicli operativi che si svolgevano nei pressi della fascia costiera del Levante e della Catalogna, essenzialmente opererà, fino alla fine della guerra, contro i porti rossi, come Cartagena, Alicante, Denia, Candia, Valencia, Sagunto, Castellon de la Plana, Tarragona, Barceilona e contro gli insediamenti industriali prossimi alla costa. Al bombardamento dei porti, durante e dopo l'offensiva della Catalogna, parteciperanno largamente anche le formazioni di bombardieri legionari di base nella Penisola iberica. L'aumentato flusso di rifornimenti alla Repubblica subirà, quindi, di nuovo una diminuzione consistente. Continuavano tuttavia ad operare clandestinamente i quattro sommergibili legionari italiani del Soiler (anche se con le limitazioni elencate nel paragrafo a loro dedicato) e che non riportarono alcun risultato. Le unità di superficie italiane partecipavano alle crociere di vigilanza dell' accordo di Nyon, mentre le unità tedesche avevano già lasciato il Mediterraneo e la flotta rossa di Cartagena non si muoveva che assai raramente. I continui attacchi nazionali al traffico marittimo, spinsero l'URSS all' abbandono delle rotte mediterranee. Gli invii di aiuti ripresero, comunque, in dicembre su scala più ridotta e consistettero principalmente in aerei, armi leggere e munizioni. La nuova rotta portava i piroscafi russi dal Baltico e dal Nord ai porti francesi dell'Atlantico, dove il carico veniva sbarcato ed avviato via terra al confine spagnolo. Ma il Governo francese, avendo aderito all'accordo di non intervento, doveva salvare le apparenze e permetteva, quindi, il passaggio della frontiera solo quando gli avvenimenti lo consentivano e lo esigevano. Questo stato di cose fece sì che, non essendo in pratica ostacolato sul mare, l'arrivo di aiuti in armi e uomini per la Spagna nazionalista continuasse a ritmo abbastanza costante.

E si arriva al gennaio 1938. La flotta rossa, che praticamente non aveva più da scortare propri convogli, sotto la spinta riorganizzativa del suo nuovo comandante, riprese ad uscire dalla base per esercitazioni di attacco e lancio di siluri, ma fino ai primi di marzo non effettuò nessuna vera missione. Gli incrociatori nazionalisti, invece, nell'anno appena iniziato, e che si rivelava come quello cruciale e risolutivo per la vittoria, continuarono ad effettuare le

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loro crociere. Durante una di queste, il 18 febbraio, le unità che stavano bombardando il porto di Valencia venivano attaccate da una formazione di trenta apparecchi del1'Aviazione repubblicana. L'incrociatore Almirante Ce1vera, colpito e danneggiato, ebbe circa 70 morti, ma potè rientrare alla base in quanto una delle due bombe, entrata in un fumaiolo e finita nel collettore superiore di una caldaia, fortunatamente non esplose. All'inizio di marzo si ebbe quella che rimarrà la prima ed ultima uscita a scopo offensivo della flot ta repubblicana di Cartagena, prima della fine del conflitto. Uscita par ticolarmente fortunata, in quanto la formazione navale, composta dagli incrociatori Libertad e Mendez Nunez, da ot to CC.TT . e da varie "lanchas torpederas", diretta a Palma di Maiorca per un attacco di sorpresa alle navi all'ancora, nella nofte del 6 marzo incontrò la Divisione navale di incrociatori nazionalisti, che scortava un convoglio. Nel breve e confuso scontro che ne seguì, due siluri, lanciati alle 02.15 dal cacciatorpediniere Lepanto, colpirono l'incrociatore Baleares che affondò. Nonostante il successo riportato, la formazione repubblicana interruppe la missione e rientrò a Cartagena, mentre l'Aviazione governativa portava due attacchi aerei contro le unità spagnole ed inglesi (CC.TT. Boreas e Kempenfelt) che si prodigavano nel salvataggio dei naufraghi. Tra le vittime vi fu un marinaio inglese del Boreas oltre a tre feriti fra i membri dell'equipaggio della stessa unità. La Marina nazionalista, incassato il grave smacco, reagl immediatamente, continuando con le sue missioni di blocco delle coste e con le scorte dei propri convogli. Le traversie non erano, tuttavia, finite. Un errore di manovra, con conseguente collisione, mise fuori combattimento per circa due mesi i due cacciatorpediniere Huesca e Teruel. Ma anche se l'equilibrio delle forze era spostato a favore della flotta repubblicana, questa si era rintanata nel porto di Cartagena e non sembrava voler dare più alcun segno di vita. Ai nazionalisti, cl' altro canto, bruciava ancora l'avvenuta perdita del Baleares; decisero, quindi, di vendicarla con l'in tercettazione ed eventuale cattura del et. repubblicano ]osé Louis Diez. Questa nave, a suo tempo fuggita da Gijon, quando la citt à cadde in mano alle forze franchiste, si trovava in bella mostra nel porto francese di Le Havre, pronta a partire per una audace missione di ricongiungimento alle altre unità governative di base a Cartagena. La Marina nazionalista, avuto sentore dal proprio spionaggio che il raid si sarebbe svolto a fine agosto 1938, concentrò nella rada di Ceuta una formazione navale composta dall'inc. Canarias e dai posamine Vulcano, Jupiter e Marte. Il 27 agosto, la trappola predisposta scattò. Alle tre del mattino, l'inc. Canarias, avvistato a sud di Punta Europa il et. Diez, che tentava di forzare lo Stretto, lo riconobbe immediatamente, anche se l'unità era camuffata da nave da guerra britannica, ed aprì il fuoco. Un colpo da 203 mm colpì il cacciatorpediniere al mascone sinistro, aprendo una grossa falla all'altezza del galleggiamento. L'unità, con morti e feriti a bordo, fu quindi costretta a dirigere per Gibilterra, dove dette fondo alle 04.30 circa del mattino. La compiacenza delle autorità inglesi concesse alla nave di rimanere tre mesi nella base, per la riparazione dei danni. Nel dicembre 1938 si sparse la voce che il Diez avrebbe tentato nuovamente di forzare il blocco; vennero allora posti in allarme e piazzati intorno alla Penisola

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di Gibilterra, la cannoniera Calvo Sotelo ed i posamine Jupiter, Marte e Vulcano. Nella notte del 29 dicembre l'unità repubblicana usciva ad alta velocità, dirigendo verso est, ma il Vulcano, ben appostato, durante il corso di un breve combattimento, la costrinse verso terra, arrivando perfino a collisione con l'avversario. Questi fu costretto a gettarsi in costa, arenandosi sulla spiaggia di Los Catalanos. Con questa ultima azione si chiudeva l'anno 1938 e, praticamente, la guerra sul mare.

Dislocazione delle navi militari italiane stazionarie nei porti spagnoli, durante l'anno 1938.

Mentre un gran numero di unità militari italiane, al comando dell' amm. Romeo Bernotti, si avvicendavano nel pattugliamento delle rotte assegnate dall' accordo di Parigi, altre navi seguitavano ad essere dislocate in porti spagnoli per la cura degli interessi italiani e per dare appoggio alle forze nazionaliste. Con il 1° gennaio 1938, tutte le unità navali italiane operanti nelle acque spagnole vennero raggruppate nella 6a Divisione Navale al Comando dell'ammiraglio Alberto Marenco di Moriondo, che alzava la sua insegna sull'esploratore Quarto dislocato a Palma di Maiorca. In quella data la nuova Divisione era così composta: - A Palma di Maiorca Esploratore Quarto - (comandante C.F. Ludovico Sitta) nave ammiraglia Cacciatorpediniere Daniele Manin - (comandante C.C. Tommaso Ferrieri Caputi) - A Tangeri Esploratore Nicoloso Da Recco - (comandante C.V. Sergio Fontana) Esploratore Antonio Pigafetta - (comandante C.F. Sesto Sestini) ma nel corso dei mesi successivi, per necessità di addestramento o per turni di lavori, subì numerose variazioni. Il Manin lasciò infatti Palma il 12 gennaio, sostituito dal et. Francesco Nullo (comandante e.e. Giobatta Mazzoli) e rientrò a La Spezia per eseguire un turno di lavori. A fine febbraio il Da Recco venne sostituito a Tangeri dal Piga/etta, mentre a Cadice il 20 febbraio arrivava il et. Augusto Riboty (comandante C.V. Ignazio eastrogiovanni). Ed i movimenti continuarono: Il 20 marzo giungeva a Palma l' Espero (comandante C.C. Giacomo Sauro) per sostituire il Nullo che rientrava in patria. L'8 aprile fu la volta del et. Carlo Mirabella (comandante C.F. Stanislao Esposito) che dette fondo a Palma, consentendo al Pigafetta di rimpatriare. Nel mese di giugno, infine, sempre a Palma, si ebbe lo scambio del Manin col Borea (comandante e.e. Moschini) giunto il 12 da Napoli. Col progredire del conflitto, ormai lo scopo principale della permanenza dinavi italiane nei porti spagnoli divenne sempre più quello di mostrare la bandiera e far sentire alle popolazioni che non mancava l'appoggio italiano. Molte furono, proprio a questo scopo, le crociere nelle varie città marinare della Spagna nazionalista. Per esempio:

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La nave ospedale CESAREA che in seguito a//'affo11damcnto tlell'HELOUAN fu tolta dal suo nonna/e servizio di rimpatrio feriti ed ammal.iti dall'A .O.I. e impiegata per un viaggio, nell'estate 19)7, al seroi:tio del C. T. V, in Spagna. (coli. F. Bargoni) Il cacciatorpediniere spagnolo repubblicano LEPANTO che nella notte del 6 man.o 19)8 riuscì a colpire con due siluri l'incrociatore 11a:t.ionalista BALEARES, che affondò. (coli. F. Bargo11i)

LEPANTO

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Illuminato dai proiettori delle navi che prestano soccorso ai naufraghi, l'incrociatore spagnolo nazionalista BALEARES, sbandato sulla dritta, sta affondando infilandosi con la prora. 6 marzo 1938 (coli. F. Bargoni)

TI cacciatorpediniere britannico BOREAS, che il 6 marzo 1938, mentre si prodigava nel salvataggio dei naufraghi del BALEARES, ebbe un morto e tre feriti fra i membri dell'equipaggio, a causa di un attacco aereo da parte di apparecchi spagnoli repubblicani. (coll. F. Bargoni)

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Il cacciatorpediniere repubblicano spagnolo JOSÈ LOUIS DlEZ, intercettato il 27 agosto 1938 dalla Squadra nazio11alista me11tre tc11tava, camuffato da nave i11glese, di forzare lo Stretto e costretto a riparare nelkl rada di Gibilterra. Nella fo to è visibile la falla a prora, provocata da tm colpo da 203 mm sparato dall'incrociatore CANARIAS e che causò anche morti e feriti . (coll. F. Bargoni) Una interessante fot ografia dell'incrociatore leggero italiano ARMANDO DIAZ scattata il 22 dicembre 1937 melllre era stazionario a Palma di Maiorca. Notare la banda trico/ere dipinta sulla torre poppiera superiore da 1.52 mm, per il riconoscimento della nazionalità. (coli. F. Bargoni)

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- il Pigafetta si spostò per qualche giorno a Malaga, in occasione del 1° anniversario della liberazione della città. L'equipaggio della nave partecipò alla solenne cerimonia commemorativa;

- il Mirabella, da Cadice, effettuò alcune puntate ad Algesiras, Ceuta, Siviglia e Huelva. In due occasioni fu impiegato anche per trasportare da Tangeri a Gibilterra i ragazzi della comunità italiana che si recavano in patria per un periodo di vacanze nelle colonie estive; - anche il Riboty effettuò alcune soste a Tangeri, Melilla, Ceuta, Larache; - lo stesso esploratore Quarto, nave ammiraglia, toccò vari porti, ma la sua missione più importante fu quella che prese le mosse da Cadice il 25 maggio 1938. L'unità aveva imbarcato la Missione speciale spagnola, al comando del generale Milan Astray, inviata dal generalissimo Franco per partecipare alla solenne giornata di solidarietà italo-spagnola che si celebrò a Roma ai primi di giugno. La nave, sbarcati gli ospiti il 27 maggio a Civitavecchia, ripartiva il 3 giugno da Napoli e dava fondo a Palma di Maiorca il 15. A fine giugno 1938 la 6a Divisione Navale era così composta: Nave ammiraglia

- espl. Quarto - a Palma - et. Augusto Rìboty - " et. Borea " - et. Espero - a Cadice - et. Carlo Mirabello - a Tangeri

Il 1° luglio, dopo un anno e mezzo di ininterrotto comando, prima a Tangeri, poi a Palma, il contrammiraglio Alberto Marenco di Moriondo, passate le consegne ali' ammiraglio di div. Paolo Maroni, lasciava la Spagna e rientrava in patria. E si arriva così al 1° agosto 1938; data piuttosto triste, perché funestata da un grave incidente. Il Quarto, che come le altre navi di base a Palma si trasferiva saltuariamente a Pollenza per missioni di appoggio agli aerei legionari delle Baleari, impegnati in azioni di bombardamento sui porti della costa spagnola repubblicana, quella mattina si accingeva ad uscire per rientrare a Palma. Non aveva ancora salpato le ancore, quando il collettore inferiore di una delle otto caldaie scoppiava, causando la morte immediata di un sottufficiale, di tre sottocapi meccanici e di tre fuochisti. Altri 28 componenti dell'equipaggio rimanevano invece feriti o ustionati. Vi fu un immediato prodigarsi delle autorità spagnole civili e militari e del personale sanitario dell'Ospedale Militare di Palma, che organizzarono in tempi brevissimi il trasporto da Pollenza ed il ricovero dei feriti e degli ustionati, dei quali, però, a causa della vastità delle scottature, un sottufficiale e otto marinai non sopravvissero. A bordo della nave, a loro volta, Stato Maggiore ed equipaggio si adoperarono senza risparmio nell'opera di soccorso ai feriti e nel tentativo, riuscito, di limitare il più possibile i danni subiti dall'esploratore. In conseguenza dell'esplosione erano andate fuori uso due delle otto· caldaie, mentre l'apparato motore e lo scafo avevano subìto avarie di minor conto. Ma la nave era in condizione di muovere ancora con i propri mezzi, ed il 4 agosto,

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quindi, si spostò a Palma per poter essere messa in condizione di affrontare il viaggio di rientro in Italia. Il giorno stesso dell'incidente, appena ricevuta la notizia, lo Stato Maggiore della R. Marina, dispose l'invio a Maiorca dell'incrociatore Attendo/o (comandante C.V . Federico Martinengo) per dare un efficente aiuto all'unità danneggiata. L'incrociatore, partito da La Spezia, dette fondo nella rada di Palma nella mattinata del 3 agosto e vi rimase fino al giorno 16. In tale data salpò insieme al Quarto, scortandolo nella traversata, che avvenne a lento moto e che terminò con l'entrata in Arsenale a La Spezia il 18 agos to 19 3 8. Questa fu l'ultima navigazione del piccolo "scout", una delle costruzioni navali meglio riuscite di questo secolo. L'esploratore Quarto, dopo che un'apposita commissione aveva giudicato antieconomico riparare una nave ormai obsoleta e di scarsa efficenza bellica, in data 23 gennaio 1939 venne radiato dai Quadri del naviglio militare. Per prenderne il posto come nave ammiraglia della 6a Divisione Navale, il 16 agosto partì da La Spezia il et. Emanuele Pessagno (comandante C.F. Gastone Minotti) che arrivato alle Baleari il 18 agosto, alzò l'insegna dell'amm. di div. Alberto Lais, nuovo comandante delle unità dislocate in acque spagnole. L'estate si avviava alla fine e per l'E uropa iniziava il periodo tormentato che avrebbe condotto, di lì ad un anno, alla seconda guerra mondiale. All'inizio di settembre, con l'acuirsi della crisi cecoslovacca e nel timore di complicazioni internazionali, fu deciso di ritirare dalle acque spagnole le unità italiane più antiquate e di sostituirle con navi di maggiore dislocamento e più efficenti dal punto di vista bellico. Rimpatriarono quindi il Borea, l'Espero e il Mirabello, mentre a Palma si concentravano, a costituire col Pessagno una buona ed equilibrata squadriglia, il cacciatorpediniere Ma/ocello (comandante C.F. Girolamo Indelicato) da Tangeri ed i cc.tt. Luca Tarigo (comandante C.F. Pietro Boyl di Putifigari) e Antonio Da Noli (comandante C.F. Francesco di Bracchetti) da La Spezia. Ma la crisi andava facendosi sempre pit1 acuta, la tensione internazionale montava e lo scoppio di un conflitto sembrava imminente. Per evitare il rischio di veder tagliate fuori dalla madrepatria le quattro unità, nella seconda metà del mese venne deciso lo scioglimento della 6 8 Divisione Navale ed il rientro nei porti della Sardegna dei cacciatorpediniere che la componevano. Il Da Noli salpava il 17 set tembre diretto a Cagliari. Il Tarigo lo seguiva il 27 settembre. Il Pessagno e il Ma/ocello salpavano invece il 28 settembre diretti a La Maddalena. Con gli accordi di Monaco del 29 settembre 1938, fra Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna, la crisi venne momentaneamente superata. Tornò a galla, quindi, la necessità di inviare nuovamente nelle acque spagnole alcune nostre navi da guerra. Non fu più ricostituita una Divisione navale, ma semplicemente un gruppo di tre cacciatorpediniere al comando di un capitano di vascello e così composto: - A Palma di Maiorca dal 30 settembre: et. Antoniotto Usodimare - (comandante C.V. Carlo de Bei) et . Luca Tarigo - (comandante C.F. Pietro Boyl di Putifigari)

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- A Tangeri, dal 25 Ottobre 1938: et. Antonio Da Noli - (comandante C.F. Francesco di Brocchetti).

Missioni delJe navi ospedale durante l'anno 1938

- Gradisca - 7° viaggio: - andata a nave scarica - Napoli p . 16/2/1938 - 22/2 sosta a Gibilterra per imbarco controllori internazionali - Cadice a. 22/2/1938 - ritorno - Cadice p. 2/3/1938, avendo a bordo: - 20 ufficiali, 24 sottufficiali, 117 militari, per un totale di 161 unità fra malati e feriti. - di passaggio, 10 ufficiali, 36 sottufficiali, 452 militari di truppa, facenti parte del 1° reggimento, che rientravano in patria per motivi disciplinari o di famiglia. 3/3/1938, sosta a Gibilterra per sbarco controllori - Napoli a. 6/3/1938. - Aquileia - l O viaggio: - andat~ a nave vuota - Napoli p. 10/3/1938 - sosta a Gibilterra il 14/3, per imbarco controllori internazionali - Cadice a. 14/3. - ritorno - Cadice p. 15/4, avendo a bordo 37 ufficiali, 55 sottufficiali, 518 militari di truppa, per un totale di 610 fra malati e feriti. Oltre a questi, vi erano di passaggio 3 ufficiali, 5 sottufficiali e 8 militari che tornavano in patria. 15/4 sosta a Gibilterra per sbarco controllori - Napoli a. 19/4/1938.

- Gradisca - 8° viaggio: - andata a nave scarica - Napoli p. 31/3/1938 - Il 4/4, dopo una breve sosta a Gibilterra per imbarco controllori, arrivò a Cadice, ma non potè entrare in porto non essendovi posti liberi. Rimase quindi alla fonda al largo, attraccando alla banchina solo il 15/4. - ritorno - Dopo avere imbarcato, oltre a 2 persone di passaggio, 16 ufficiali, 39 sottufficiali, 302 militari, 2 civili, per un totale di 359 fra malati e feriti, ripartì da Cadice il 24/4, sostando a Gibilterra per sbarco controllori e terminando la missione a Napoli il 28/4/1938. - Aquileia - 2° viaggio: - andata, avendo a bordo 124 ufficiali e 151 autisti in borghese, con documenti falsi e bracciali della C.R.I. - Napoli p. 22/4/1938 - Il 26/4, dopo la consueta sosta a Gibilterra, dette fondo a Cadice e nella stessa nottata, eludendo la sorveglianza del controllore, il personale di passaggio venne rapidamente sbarcato.

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- ritorno - Dopo una permanenza di ventisei giorni, durante i qualì vennero sistemati a bordo e curati 49 ufficiali, 69 sottufficiali e 4 79 militari, per un totale di 597 fra malati e feriti, il 22/5 lasciava Cadice. Dopo una breve sosta a Gibilterra per sbarcare i controllori, proseguiva terminando la missione a Napoli il 26/5/1938. Aveva anche trasportato un ufficiale e due marinai che rimpatriavano. Come possiamo vedere dallo specchio che si riferisce alla seconda missione della N. O. Aquileia, nel viaggio di andata, per la prima volta, era presente un contingente di passaggio di quasi 300 militari diretti in Spagna. Si trattava dei primi consistenti rimpiazzi per sostituire i morti, i feriti e gli ammalati, che lasciavano i reparti del C.T.V. impegnato nei furiosi, anche se vittoriosi, scontri dell'anno cruciale del conflitto . Certo non era un sistema strettamente legale, ma necessario, e che finiva per creare problemi e furbesche mimetizzazioni, ma che come vedremo continuerà per tutta la rimanente durata della guerra. Sulle preoccupazioni che questo trasporto semiclandestino di militari su di una nave ospedale portava al Comando di bordo, è illuminante lo stralcio che riportiamo, tratto dalla Relazione di viaggio del colonnello medico Giuseppe Sgarbi, Direttore sanitario e Regio Commissario dell'unità (2):

«Viaggio di andata La Nave è stata ferma a Napoli per soli 3 giorni, dal 19 al 22 aprile, appena il tempo strettamente necessario per lo sbarco degli ammalati e dei feriti, per una sommaria disinfezione dei Reparti e per l'imbarco dei vari rifornimenti per una nuova missione. Alla vigilia della partenza da Napoli e precisamente nel pomeriggio del 21 aprile e fino a sera inoltrata, come da ordine ricevuto dal Ministero della Marina, sono imbarcati n. 124 ufficiali e 151 autisti in abito borghese, provvisti di tessere di riconoscimento della Croce Rossa Italiana e del relativo bracciale internazionale. Partenza da Napoli 22/4, ore 15 con tempo poco buono e mare grosso da scirocco. Le condizioni della navigazione sono però migliorate nei giorni successivi fino all'arrivo a Gibilterra, avvenuto il 26/4 alle ore 7, ove venne imbarcato il controllore neutrale e si anivò a Cadice alle ore 13. Nella notte sbarcò tutto il personale di passaggio senza inconvenienti degni di rilievo. Come da istruzioni ricevute alla partenza da Napoli, sono stati ritirati tutti i bracciali e le tessere della C.R.I.: ne è risultata mancante una che sarebbe stata smarrita da un ufficiale di cui sono state prese le generalità. È stata fatta una relazione all'Ammiraglio Comandante la Missione Navale di Cadice sull'andamento di tutti i servizi, specialmente in relazione all'imbarco delle 300 persone di passaggio e mettendo in evidenza qualche ammaestramento utile per altre missioni di tal genere e cioè: 1°) ad evitare troppa pubblicità all'imbarco, questo dovrebbe avvenire in un porto meno frequentato e più tranquillo di quello di Napoli;

(2) A.U.S.M.M. - Cartella Al - N.O. Aquileia

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La n(IVe ospedale AQUILEIA, che fra il 1938 ed il .19.39, altemandosi con la GRADISCA, effettuò ben 11 missioni per cura e rimpatrio di ammalati e feriti (/ppartenenti al C. T.V. · (coli. F. Bargoni)

Una corsia del reparto medicina a bordo della nave ospedale AQUILEIA. (coli. F. Bargoni)

...

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2°) proibire che durante il viaggio vengano spediti radio-telegrammi agli ufficiali di passaggio col grado e con le qualifiche ordinarie, ciò che potrebbe compromettere la riservatezza della missione; 3°) non ritirare i bracciali e le tessere della C.R.I. allo sbm·co, il quale, anzi, deve essere effettuato sempre in borghese coi distintivi a posto, dato il caso che il controllore voglia assistere allo sbarco, come ha cercato di fare in questa missione. I documenti possono essere ritirati in qualche sede a terra. Durante il viaggio, a scopo diversivo ed istruttivo sono state tenute conferenze su argomenti che potevano presentare uno speciale interesse per il personale di passaggio» - Gradisca - 9° viaggio: - andata a nave scarica - Napoli p. 30/5/1938 - Il 3/6 breve sosta a Gibilterra per imbarco controllori, e arrivo a Cadice nella stessa giornata. - ritorno - Cadice p. 21/6/1938 e sosta a Gibilterra per sbarco controllori. - Carico: - 50 ufficiali, 40 sottufficiali, 388 militari di truppa per un totale di 480 fra malati e feriti. - 7 ufficiali, 6 sottufficiali, 21 militari di passaggio per rimpatrio. 55 detenuti politici, scortati da 4 sottufficiali e 6 carabinieri. · Arrivo a Napoli 24/6/1938.

- Aquileia - 3 ° viaggio - andata - Napoli p. 20/6/1938, con a bordo 29 ufficiali, 16 sottufficiali, 254 militari di truppa, più 2 mutilati spagnoli curati a Bologna dall'Istituto Rizzali. 26/6 sosta a Gibilterra per imbarco controllori e arrivo a Cadice nel corso della serata. - ritorno - Partenza il 30/6/1938 da· Cadice, con conseguente sosta a Gibilterra per sbarco controllori. - Carico: - 3 ufficiali, 3 sottufficiali, 31 militari feri ti. - 23 ufficiali, 13 sottufficiali, 217 militari malati. - 9 ufficiali e 5 militari di passaggio. - 4 indesiderabili rimpatriati. Napoli a. 4/7/193 8. Anche su questa terza missione dell'Aquileia pubblichiamo la prima parte della relazione di viaggio, stesa dal Direttore e R. Commissario colonnello Giuseppe Sgar~i. E interessante perché ci fornisce un racconto vivo delle piccole grane a cui il Comando di bordo poteva andare incontro quando il controllore internazionale era persona meticolosa e zelante (3).

(3) A.U.S.M.M.. Cartella Al · N.O. Aquileia

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«Riassunto del Diario di viaggio - Andata Il 20/6, alle ore 17.30 si parte da Napoli, si arriva a Gibilterra il 24/6 alle ore 7 e si riparte alle ore 8.30, dopo avere imbarcato il controllore neutrale. Il 24/6, alle ore 14, si arriva a Cadice. Condizioni della navigazione: nel complesso abbastanza buone, solamente nella giornata precedente all'arrivo a Gibilterra si è avuto vento abbastanza forte da grecale con mare grosso di poppa a dritta e foschia. Come da ordine ricevuto dal Ministero della Marina nella notte precedente alla partenza da Napoli, è stato imbarcato personale legionario in abito borghese, con il distintivo internazionale della Croce Rossa, così distinto: Ufficiali 29 Sottufficiali 16 Militi 254 Totale 299 Inoltre sono imbarcati un capitano ed un tenente Spagnoli, mutilati di guerra, provenienti dall'Istituto Ortopedico Rizzali di Bologna. Durante la navigazione sono state fatte conferenze di argomento sanitario ed il personale di passaggio ha preso parte ad esercitazioni pratiche per portaferiti. Tale personale si è mostrato abbastanza disciplinato e non ha dato luogo ad inconvenienti degni di rilievo; debbo però far rilevare che alcuni dei militi, che avrebbero dovuto figurare come infermieri, erano in condizioni deplorevoli per ciò che riguardava gli indumenti personali e l'igiene individuale, da far pensare piuttosto a dei mendicanti. Nel viaggio scorso, sempre a proposito di tale personale di passaggio, feci notare l'inconveniente che, in navigazione erano stati trasmessi, per via aerea, telegrammi con indirizzi ben diversi dalle qualifiche che ognuno aveva a bordo. Certamente è stato provveduto a tale riguardo, perché durante questo viaggio vi è stato un passeggiero solo, che ha ticevuto però parecchi telegrammi a tariffe intere, con accenni politici e frasi tali che avrebbero potuto compromettere la riservatezza della missione. Occorre inoltre tener presente che nel bagaglio a mano non vi debbono essere divise militari né armi di alcun genere. Tutti questi provvedimenti sono consigliati dal fatto che sembra che i Controllori internazionali abbiano ricevuto ordini di intensificare la sorveglianza e di esplicare nel loro compito un certo rigore. Infatti il controllore di questo viaggio, pur essendo una persona corretta, si è dimostrato molto meticoloso, qualche volta pedante ed armato di eccessivo zelo. Appena imbarcato ha voluto controllare tutti i documenti sanitari del personale di passaggio, che però ha trovati peifettamente in ordine; tuttavia ha protestato perché tale personale era sprovvisto di passaporto, imposto, secondo lui, dal regolamento del Comitato di non intervento. Io ho insistito perché ritenevo, che trattandosi di personale della Croce Rossa, non fossero necessari altri documenti, oltre quelli consegnati alla partenza da Napoli; egli però ha soggiunto che, pur essendo personale della C.R.I., questo sbarcava in Ispagna per soggiornarvi: perciò, erano tutti da considerare come passeggeri. Allora ha girato la questione e, come risulta dagli allegati 1 e 2, ha protestato contro il Comandante il quale, come Ufficiale responsabile di una Nave mercantile, avrebbe dovuto assicurarsi che i passeggeri imbarcati a Napoli e diretti in Ispagna, fossero provvisti dei documenti regolamentari. Quando poi ha saputo che, nonostante tutto, il perso-

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nale della C.R.I., preso in consegna dalle Autorità di Cadice, era partito per ignota destinazione, ha indirizzato al Comandante un'altra lettera di protesta contro lo sbarco stesso. Come nel viaggio precedente a questo, il personale della C.R. I. di passaggio è stato sbarcato ad un'ora di notte, forse per esigenze ferroviarie; sarebbe consigliabile, però, che lo sbarco possibilmente venisse fatto un pieno giorno, perchè lo sbarco di notte prende l'aspetto di uno sbarco candestino che può avvalorare sempre più i sospetti di un Controllore diffidente. Durante la breve pennanenza a Cadice, il Controllore, con la sua poltrona a sdraio si è installato vicino al barcarizzo non cessando un momento il suo controllo sul traffico di bordo, sia del personale, che del materiale ed interessandosi pure del movimento del porto. Ecco perché io ho già proposto che il Controllore sbarchi dal/,a Nave ospedale appena arrivata a Cadice, per non avere a bordo, per tutta /,a permanenza, che si può protrarre oltre un mese, un individuo che, essendogli proibito di scendere a terra e dovendo giustificare /,a sua presenza a bordo, finisce per diventare un indesiderato. Così pure, dopo l'imbarco dei rimpatrianti, il Controllore, all'atto del/,a partenza da Cadice, ha voluto tutti gli elenchi e le cartelle cliniche, ma non ha trovato alcunché da eccepire perché avevo in precedenza interessato le Autorità di terra affinché ogni rimpatriante fosse provveduto di qualche documento sanitatio; infatti, chi non aveva /,a cartella clinica era provvisto di una base d'entrata in Ospedale come convalescente e cosi~ anche i rimpatrianti per motivi vari, hanno figurato come amma/,ati. Da parte delle Autorità competenti occorrerà studiare la questione dei passaporti e se del caso aggiungerli alle tessere di cui viene provvisto il personale del/,a C.R.I. che sbarca in Ispagna.»

- Gradisca - 10° viaggio: - andata - Napoli p. 29/6/1938. Carico: - 31 O militari e 10 crocerossine. Sosta a Gibilterra e arrivo a Cadice 3/7/1938 - ritorno - Cadice p. 13/7/1938 e sosta a Gibilterra. Carico: · 15 ufficiali, 20 sottufficiali e 193 militari per un totale di 228, di cui solo 25 feriti - 4 ufficiali, 4 sottufficiali e 19 militi di passaggio. Napoli a. 16/7/1938

. Aquileia . 4° viaggio: - andata - partenza da Napoli 11/7/1938, con sosta a Gaeta, dove nella nottata furono imbarcati 5 ufficiali, 20 sottufficiali e 274 legionari. Partita da Gaeta il 12/7, sostò brevemente a Gibilterra giungendo a Cadice il 15/7. · ritorno· Cadice p. 3/8/193 8 e sosta a Gibilterra per sbarco controllori. Carico: · 16 ufficiali, 33 sottufficiali e 256 militari feriti · 22 ufficiali, 27 sottufficiali, 252 militari e 2 marinai ammalati

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- 5 ufficiali, 3 sottufficiali, 14 militari di passaggio - 2 indesiderabili rimpatriati d'autorità. Arrivo a Napoli 7/8/1938. - Gradisca - 11 ° viaggio: - andata - Napoli p. 22/7/1938 - Sosta a Gaeta nello stesso giorno, per imbarcarvi durante la notte 300 militari dell'Esercito. Arrivo a Cadice il 27/8 dopo la consueta sosta a Gibilterra. - ritorno - Cadice p. 27/8/1938 sosta a Gibilterra: Carico: - 60 ufficiali, 68 sottufficiali, 544 militari e 3 marinai, per un totale di 675 fra ammalati e feriti - 3 sottufficiali di passaggio, più un clandestino arrivato a Cadice con l'Aquileia e rimpatriato. Fine missione a Napoli 31/8/1938. - Aquileia - 5° viaggio: - andata - 12/8/1938 spostamento da Napoli a Gaeta per imbarcarvi 53 ufficiali, 19 sottufficiali e 206 militari di truppa, tutti con documento della C.R.I. e passaporto. Gaeta p. 13/8/1938 - Dopo la breve sosta a Gibilterra per imbarco controllori, il 16/8 arrivava a Cadice, dando fondo in rada perché la banchina era occupata dal Gradisca. - Dopo due giorni di attesa fu deciso di spostare la nave ad Huelva, ma anche in questo caso dovette ormeggiarsi al largo, perché il pescaggio era eccessivo. Il 27, liberatosi il posto, la nave ospedale potè tornare a Cadice e attraccare nel porto. - ritorno - Cadice p. 14/9/1938 e sosta a Gibilterra per sbarco controllori. Carico: - 13 ufficiali, 5 sottufficiali, 54 militari feriti - 23 ufficiali, 53 sottufficiali, 437 militari ammalati - 5 ufficiali, 2 sottufficiali e 9 militari di passaggio - 24 detenuti politici. Termine della missione a Napoli 18/9/1938. Gradisca - 12° viaggio: - andata - Partenza da Napoli il 16/9/1938 con a bordo 295 militari. Sosta a Gibilterra per imbarco controllori ed arrivo a Cadice il 20/9. - ritorno - 12/10/1938 partenza da Cadice e sosta a Gibilterra. Carico: - 43 ufficiali, 72 sottufficiali, 636 militari per un totale di 751 fra feriti e ammalati. - 2 ufficiali, 2 sottufficiali, 1 militare e 5 civili di passaggio. Napoli a. 16/10/1938.

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- Aquileia - 6° viaggio, iniziato dopo un breve ciclo di lavori eseguiti a Napoli. - andata - 12/10/1938 spostamento a Gaeta per imbarcare 19 ufficiali, 3 5 sottufficiali, 145 militari. Partenza da Gaeta 13/10/1938 e, dopo avere brevemente sostato a Gibilterra e preso a bordo il controllore, arrivo a Cadice il 17/10/1938. - ritorno - Avendo a bordo 41 ufficiali, 39 sottufficiali, 395 militari, per un totale di 475 fra malati e feriti, più 3 ufficiali, 3 sottufficiali e 4 crocerossine di passaggio, partl da Cadice il 29/10. Sostò a Gibilterra per sbarcare il controllore, dirigendo quindi per Palma di Maiorca dove giunse il 31. La sosta in quel porto delle Isole Baleari serviva per imbarcare: - 1 ufficiale e 1 militare ammalati - 1 ufficiale, 1 sottufficiale e 18 militari di passaggio per rimpatrio. - 97 ex prigionieri italiani recuperati nei territori liberati - 25 detenuti politici diretti al carcere militare di Gaeta. La prosecuzione del viaggio avvenne con partenza da Palma il 2/11. Sosta a Gaeta nella notte fra il 2 e il 3 con sbarco dei detenuti, e arrivo a Napoli il 3/11/1938.

- Gradisca - 13° viagg10: - andata - Napoli p. 5/11/1938, con a bordo 300 legionari - Cadice a. 9/11, dopo consueta breve sosta a Gibilterra. - ritorno - Cadice p. 30/11/1938 e sosta a Gibilterra per sbarco controllore. Carico: - 3 7 ufficiali, 44 sottufficiali, 303 militari ammalati - 4 ufficiali, 3 sottufficiali, 27 militari feriti. (Questi ultimi erano in numero limitato, dato che nel periodo vi era una stasi dei combattimenti sui vari fronti) . Arrivo a Napoli il 4/12/1938.

- Aquileia - 7° viaggio: - andata - 28/11/1938 spostamento da Napoli a Gaeta per imbarcarvi, durante la notte, 6 ufficiali, 8 sottufficiali, 151 Militari diretti in Spagna. Partenza da Gaeta il 29/11 e arrivo a cadice il 2/12, dopo avere preso a bordo a Gibilterra un controllore olandese . · - ritorno - 31/12/1938 partenza da Cadice e sosta a Gibilterra. Carico: - 36 ufficiali, 39 sottufficiali, 299 militari, tutti ammalati. - 1 sottufficiale ed 1 civile di passaggio. Arrivo a Napoli il 4/1/1939 .

- Gradisca - 14° viaggio: - andata - Napoli p. 29/12/1938, con a bordo 183 legionari. Sosta a Gibilterra ed arrivo a Cadice il 2/1./1939. - ritorno - 24/1/1939 partenza da Cadice e sosta a Gibilterra. Carico: - 46 ufficiali, 56 sottufficiali, 563 militari, per un totale di 665 fra malati (152), traumatizzati (63) e feriti (450).

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L'esploratore QUARTO, nave ammiraglia della 6' Divisione Navale, di base a Palma di Maiorca, mentre viene sorvolato da un aereo legionario delle Baleari. Foto 10 ge1111aio 1938.

Un'altra foto dell'esploratore QUARTO in visita a Malaga nel mar1.o del 1938, nel corso di 1111a missione per mostrare la bandiera nei diversi porti della Spagna 11a;:.ionalista. (coll. G. Alfano)

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L'esploratore ANTONIO PIGAFETTA alla fonda in rada nelle acque di Tangeri all'inùjo del 1938. (coli. F. Bargoni)

L'esploratore AUGUSTO RJBOTY chef11 ,ma delle unità della R. Marina, dislocate in Spagna negli am:i 1937 e 1938, pitì attive nel mostrare la bandiera e far sentire alte popolazioni che non mancava l'appoggio italiano. Nella foto, il definitivo rientro in patria, agosto 1938. (coli. F. Bargoni)

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Come si può notare i feriti erano molti, essendo in quel periodo in pieno svolgimento l'offensiva nazionalista per la conquista della Catalogna. - 3 marinai ed 1 civile di passaggio. Arrivo a Napoli il 28/1/1939.

Rimpatrio dei primi 10.000 legionari italiani nell'ottobre 1938

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Nell'estate 1938, quando la minaccia di un conflitto mondiale cominciò a farsi più consistente, quasi tutte le grandi Potenze iniziarono a valutare la possibilità di ritirarsi dal calderone spagnolo. Questa evoluzione della politica internazionale portò come primo risultato agli accordi conclusi a Londra, il 5 luglio 1938, in seno al Comitato di non intervento, relativi al ritiro dai fronti spagnoli dei volontari stranieri. Da due anni l'Inghilterra si prodigava per arrivare a questa soluzione, ma le trattative erano sempre fallite davanti al diniego di russi, britannici e francesi a riconoscere i nazionalisti come combattenti e non come ribelli. Mutata la situazione; ricuciti momentaneamente i rapporti in Europa, con il convegno di Monaco; con la Repubblica spagnola ormai in crisi dopo la battaglia dell'Ebro, si arrivò all'accettazione. L'Italia, già impegnata dall'accordo di Pasqua (aprile 1938) stipulato con la Gran Bretagna, a fine settembre decise di ritirare un primo contingente di 10.000 legionari. Nel novembre fu seguito dalla parziale riduzione delle brigate internazionali al servizio della Repubblica. Il 2 ottobre, Mussolini, d'accordo con lo stesso generale Franco, impartì l' ordine esecutivo per il rimpatrio, stabilendo che lasciassero il suolo spagnolo tutti quei legionari che avevano compiuto diciotto mesi consecutivi di campagna. Per la missione furono prescelti i piroscafi Sardegna, Liguria, Calabria e Piemonte, che, imbarcati i Regi Commissari (ufficiali de.Ile Capitanerie di Porto, col grado di Capitano), il 10 ottobre lasciarono senza scorta il porto di Napoli, dirigendo per Cadice. Contemporaneamente, la III Divisione della 2a Squadra Navale, agli ordini dell'amm. Wladimiro Pini che alzava l'insegna sull'incrociatore Trieste, riceveva l'ordine di tenersi pronta a partire da Messina per la missione di scorta, nel viaggio di ritorno da Cadice a Napoli, agli stessi piroscafi che trasportavano i legionari rimpatrianti. Nel porto spagnolo era frattanto iniziato il concentramento dei reparti delle Divisioni "Littorio" e "XXIII Marzo" destinati al rientro in Italia. Il giorno della partenza, sulle banchine si sarebbe svolta una cerimonia militare di saluto con conseguente passaggio in rivista della truppa da parte del generale Queipo de Liana e sfilata conclusiva per le vie della città. T utto si svolse nel migliore dei modi, fra entusiasmo e commozione, dopo di che i vari battaglioni si ripartirono fra le quattro navi nel seguente ordine:

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P. fo Sa1'degna

2° Regg. Fanteria Comando 1 battaglione 1 battaglione

24 uff.

745 militari

10 uff.

695 militari

3° Regg. Fanteria Comando 1 battaglione 1 battaglione

15 uff.

400 militari

13 uff. 62

330 militari

tot.

P. fo Liguria

9° Regg. battaglione speciale

250 militari

7° Regg. Fanteria Comando 1 battaglione 1 battaglione

34 uff.

910 militari

42 uff.

948 militari

9° Regg. misto Comando 1 battaglione 1 battaglione

27 uff.

603 militari

35 uff.

426 militari

tot.

P. fo Calabria

138

Comando Divisione XXIII Marzo 20 uff. 4° Regg. Fanteria Comando 44 uff. 1 battaglione 1 battaglione 26 uff. tot.

P.fo Piemonte

2170

3137

95 militari 763 militari 732 militari

90

1590

57 uff.

1705 militari

Comando Divisione Littorio 1 battaglione del 3° Regg. 35 uff. 1 battaglione del 2° Regg.

1167 militari

8° Regg. speciale Comando 2 battaglioni

tot.

380

92

2872


per un totale complessivo di 382 ufficiali e 9.769 sottufficiali e militari di truppa. Invece di descrivere con parole proprie lo svolgimento della missione, l'autore ritiene possa essere più interessante riportare l'intera relazione diretta al Capo di Stato Maggiore della Marina dall'ammiraglio di squadra Wladimiro Pini, Comandante in Capo della 2 8 Squadra Navale. In essa, importanti erano le conclusioni e le considerazioni sul funzionamento del servizio delle comunicazioni della nostra Marina in quel periodo, e per il miglioramento delle quali, anche in vista di eventuali future missioni dì guerra, dava consigli per semplificarle e fornire comunque ad un eventuale nemico minori possibilità di decrittazione (4): « 1) - Navigazione Messina-Cadice

a) Poco dopo le 12h del 12 ottobre il TRIESTE, il TRENTO, la 10a Squadriglia cctt. (col CAMICIA NERA al posto del LIBECCIO) e il MALOCELLO accendevano i fuochi in relazione a un ordine telefonico di V. E., riconfermato poi telegraficamente. Il TRENTO e il MALOCELLO in seguito a successiva modifica dell'ordine iniziale spegnevano i fuochi, cedendo parte del loro personale alle navi partenti, che avevano un terzo dei sottufficiali e dei volontari in licenza oltre un limitato numero di nativi della Sicilia in permesso. Il CAMICIA NERA, che, essendo pronto in 24 ore (come le altre unità), aveva smontato un tronco di tubolatura di vapore per cambiare le guarnizioni dei giunti, riusciva a rimontarla durante l'accensione e senza ritardare l'uscita dal porto. Questa è avvenuta tra le 17,40 e le 18,30, a n.otte quasi fatta. Tutte le unità erano rifornite al completo, avendo a ciò provveduto il giorno prima, appena giunte a Messina. b) Intetpretando opportunamente il contenuto dei telegrammi indicanti lo scopo e le direttive per la missione da compiere, decisi di arrivare a Cadice col TRIESTE il 15 mattina e pertanto eseguii la navigazione a 18 nodi, aumentandola a 20 nodi nelle ultime 14 ore, allo scopo di arrivare a Cadice prima delle 9h, come il cav. Rampoldi mi aveva prospettato per r.t. in relazione alla partenza di tutti i quattro piroscafi stabilita per la sera di quel giorno ed anche alle cerimonie preparate in onore dei partenti e alle quali era opportuno assistessi. L'arrivo nella mattinata del 15 mi era apparso necessario per poter stabilfre sul posto le modalità della traversata del convoglio, evitando di prendere accordi per r.t., come sarebbe stato necessario se non fossi giunto con adeguato anticipo. c) Ordinai il servizio di guerra per guardie, con tutte le mmi pronte a entrare in funzione, a partire dal meridiano di Capo Gallo. d) Scelsi una rotta passante 20 miglia a nord di quelle consigliate dagli accordi di Nyon, per evitare troppi incontri di piroscafi, e che si avvicinava a tali rotte (per

(4) A.U.S.M.M. - Fondo 0.M.S. - Cartella n. 2.870

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ragioni geografiche) dai pressi di Capo Tres Forcas (Meli/la) a Gibilte1w. e) Nella notte tra il 14 e il 15 entrai nello Stretto di Gibilterra, lasciando la 1Oa Squadriglia cctt. a Ceuta per il rifornimento, e arrivai a Cadice alle Bh ]()" del giorno 15 raggiunto poco dopo dalla sezione VIVALDI-DA NOLI. /) Questa sezione, proveniente da Cagliari, si era fermata a Ceuta per rifornirsi, poi aveva sostato qualche tempo a Tangeri perché le condizioni del mare a ponente di Capo Tari/a nella giornata del 14 non erano favorevoli. La sezione USODIMARE-TARIGO, proveniente da Palma di Mallorca, arrivò a Cadice nel pomeriggio. g) In massima trovai tempo buono durante tutta la traversata. Vento molto fresco da levante nelle ultime 15 ore circa. h) Nella seconda notte di navigazione, a m,età distanza tra la Sardegna e le Baleari, incontrai una sezione di cctt. inglesi tipo "Isis" che segnalò per prima il suo nominativo accompagnandolo con l'augurio di buon viaggio. 1

2) - Sosta a Cadice a) Per suggerimento del cav. Rampo/di assistetti alla rivista dei legionari a fianco del generale Queipo de Llano e di S.E. l'ambasciatore Viola. Partecipai insieme con altri Ufficiali del mio Stato Maggiore alla colazione che il generale Berti offriva all'Albergo Atlantico: fra le Autorità principali partecipavano anche il generale Queipo de Llano, S. E. Vio la con la Ambasciatrice, il generale Millan Astray, il generale Bergonzoli, e molti altri Ufficiali italiani e spagnoli. Al brindisi parlarono il generale Berti ed il generale Queipo de Llano. Questi disse fra l'altro che "dopo la prova di amicizia data dai volontari italiani, l'Italia può essere sicura che al momento del bisogno, i soldati fascisti troveranno al loro fianco i fratelli spagnoli". b) Riuniti sul TRIESTE i Regi Commissari (tutti ufficiali di Porto con grado di Capitano) dei quattro piroscafi, feci loro illustrare le consegne scritte per la navigazione, consegne di cui detti copia anche a S.E. il generale Berti ed a tutte le unità dipendenti (vedi allegato n. 1). c) Dato che i quattro piroscafi partendo tutti in serata avrebbero formato un unico convoglio, disposi per il servizio di scorta diurno e notturno, come dirò in seguito. d) La brevità della sosta a Cadice e la fugacità dei contatti avuti colle varie personalità italiane e spagnole non mi consentono di dare informazioni e impressioni, diverse da quelle che mi ha esposto il cav. Rampo/di e da lui già comunicate in varie riprese a V. E. J) - Condizioni dei piroscafi-formazione del convoglio

a) Le quattro unità SARDEGNA, LIGURIA, CALABRIA e PIEMO NTE erano giunte a Cadice nella giornata del 14 e subito avevano iniziato le operazioni di imbarco. Ritenevo dalle comunicazioni telegrafiche avute da Maristat (radiotelegramma 46420 del giç;rno 12) che due dei detti piroscafi potessero sviluppare 13 nodi e gli altri due 11; invece, da una comunicazione scritta avuta dal cav. Rampo/di, appariva che tre di essi promettevano 11 nodi, ed il quarto (SA RDEGNA) soltanto 10,5. b) Disposi pertanto che il SARDEGNA prendesse la testa della linea, e che gli altri, (nell'ordine determinato dall'ormeggio di Cadice) seguissero il primo a intervalli di 1. 000-1. 500 metri.

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Il cacciato,pediniere ANTONIOTTO US0Dllv!ARE, di scorta fatel'l1le al convoglio. In secondo piano il pfo. SARDEGNA. Foto 18 ottobre 1938. (coll. F. Bargoni)

Il piroscafo CALABRIA carico di legionari.

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Ottobre 1938. Rimpatria dalla Spagna 11n primo contingente di 10.000 legionari italiani. Nelle foto: l'incrociatore TRJESTE, di scorta, pm:orre la linea dei piroscafi per portarsi in testa al convoglio. Foto ottobre 1938. Da sinistra: prora dell'incr. TRIESTE, pfo. PIEMONTE, in secondo piano SARDEGNA, LIGURIA e CALABRIA. Un segnalatore dell'inc. TRIESTE trasmette un messaggio con bandiere al pfo. SARDEGNA.

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La formazione risultò nell'ordine di elencazione, di cui alla prima 1'iga del precedente comma: S. E. il Generale Berti era imbarcato sul SARDEGNA. c) Dai Regi Commissari (ripeto: tutti ufficiali di Porto) appresi che i piroscafi: - non avevano radiosegnalato1'e, - non avevano i documenti e i codici previsti dalle disposizioni per i trasporti militari O.M.S., - non possedevano alcun telemetm, - pe1' le comunicazioni r.t. potevano far conto soltanto sull'impiego della radio normale di bordo (onda 600). 4) - Navigazione Cadice-Napoli (e Gaeta) a) Alla partenza da Cadice avevo a disposizione per la scorta il TRIESTE e la 14a Sq. cctt. (USODIMARE), mentre alla 10a Sq. cctt. (MAESTRALE) avevo dato ordine di riunirsi al convoglio nello Stretto di Gibilterra (il che avvenne alle 2h a.m. del giorno 16). b) Disposi: - che di notte la Sezione USODIMARE-TARIGO navigasse in testa ai piroscafi e la Sezione VIVALDI-DA NOLI in coda; la Squadriglia MAESTRALE seguisse il TRIESTE in colonna di sezioni, marciando con esso sul fianco sinistro dei piroscafi (cioè verso nord) per prevenire eventuali attacchi provenienti dalle Basi spagnole rosse; - che di giorno la Squadriglia USODIMARE si disponesse per Sezione ai due lati dei piroscafi rinforzata dalla Sezione GRECALE-CAMICIA NERA; la Sezione MA ESTRALE-SCIROCCO scortasse il TRIESTE zigzagando a 16 nodi in varie direzioni, di prua al convoglio insieme coll'incrociatore. Prescelsi a questo scopo due tipi Maestrale, per la loro maggiore autonomia rispetto agli Usodimare. c) Mi riservai inoltre la facoltà (di cui mi valsi quando necessario) di correre saltuariamente col TRIESTE lungo il convoglio (mentre la Sezione MAESTRALE continuava a zigzagare) per poter comunicare coi piroscafi con segnali ottici diurni o notturni e domandare notizie sulle loro possibilità di marcia, eventuali avarie ecc. d) Intensificai, naturalmente, le misure di sicurezza interna ed esterna già attuate nella navigazione di andata. e) La manovra di partenza da Cadice cominciò poco prima del tramonto del giorno 15. L'uscita dall'ancoraggio avvenne al calar della notte senza piloti e in condizioni non facili per lo spegnimento di tutti i fanali, eccetto del faro di Cadice e di una sola delle quattro mede indicanti i vari bassifondi esistenti nell'estuario. /) Alle 19h il convoglio si mise in marcia, riordinando adagio adagio la formazione lungo una costa con tutti i /anali spenti fino a Punta Europa. Fino alle Jh35"' del mattino non si poterono superare gli otto nodi, perché il SARDEGNA aveva due caldaie (su quattro) in avaria fin dal mattino della partenza e non potè accenderle e metterle in comunicazione fino all'ora citata. Poi la navigazione prosegui~ senza incidenti degni di nota, alla media di 1Onodi con piccole oscillazioni dovute all'effetto di correnti variabili esistenti nelle zone attraversate.

385


g)

h)

k) i) l)

Soltanto al largo di Capo Sparlel il TRIESTE dovette mettere la prora, accendendo il proiettore, su un galleggiante che pareva in distanza un sommergibile emerso, presentante la prora, e analogamente fece durante l'ultima notte dinavigazione illuminando uno scafo completamente oscurato e inviando il GRECALE a riconoscer/o. In entrambi i casi trattavasi di due velieri, il primo molto piccolo e il secondo di grandi dimensioni. Nel pomeriggio del giorno 17 f eci eseguire fino al tramonto una ricognizione aerea nella zona di mare, che avrei attraversato nella notte, dal meridiano di Minorca verso est; nel pomeriggio del giorno 19, analogamente, a levante della Sardegna. Le ricognizioni furono eseguite con una prontezza e una precisione veramente lodevoli da due sezioni dello Stormo di Elmas. Dopo entrato il convoglio in Mediten·aneo ebbi notizia dal cav. Rampo/di delle predisposizioni prese dalla Marina spagnola per la protezione indiretta del convoglio e a Voi già note. Le predisposizioni portarono il mattino del 19 all'incontro, da me già segnalato, col NAVARRA a levante della Sardegna. Davanti a Cagliari ho dato libertà di manovra alla Squadriglia USODIMARE per entrare in quel porto. Alle 7"43"' del giorno 20 il piroscafo SARDEGNA imboccava il porto di Napoli. Nel Golfo c'era nebbia piuttosto densa e pertanto si dovette procedere adagio dalle Gh in poi. Il TRIESTE e la 10a Sq. cctt. hanno poi diretto per Gaeta giungendovi alle

10'130'11 • 5) · Manifestazioni varie durante la traversata a) Ne hanno con vivace fedeltà parlato Ma1'io Massai sul «Corriere della Sera» e gli altri giornalisti. b) Riassumendo, allo scopo di rendere meno monotona la traversata e dare ai camerati legionari una visione di potenza e di estetica navale congiunta a un profondo senso di fratellanza d'armi, disposi negli ultimi due giorni (quando ormai il pericolo di sotprese poteva ritenersi nullo): · un de/i/amento sotto i piroscafi della squadriglia USODIMARE con saluto alla voce (tre volte il grido Eia Eia Eia Alalà) al tramonto del giorno 18, prima che la Squadriglia dirigesse per Cagliari. · un attacco della Squadriglia MAESTRALE, con impiego di nebbia durante le fasi dell'attacco, il mattino del 19; · un catapultamento di velivolo con lancio di un messaggio sul SARDEGNA per S.E. Berti e di 8. 000 manifestini (che lo riproducevano) su tutti i piroscafi perché tutti i soldati ne avessero immediata conoscenza (vedi allegato n. 2); - un de/i/amento del TRIESTE e della Squadriglia MAESTRALE al tramonto del 19, con le stesse modalità del de/i/amento precedente; · un sorvolo dei piroscafi entranti a Napoli da parte degli apparecchi del TR IESTE e del TRENTO provenienti da Gaeta. I defilamenti sono avvenuti su rotta parallela e nello stesso senso di quella dei piroscafi a distanza che, anche per il TRIESTE, non superò 50 metri.

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Ho regolato la seconda e la terza manovra in modo che la sua fase conclusiva avvenisse quando il TRIESTE era al traverso del SARDEGNA. Per l'attacco ho prescritto, a scopo coreografico, il cerchio di lancio di 3.000 metri. 6) - Alcune considerazioni a) Sulle unità pa1·tite da Messina è stato fatto servizio di navigazione CJ)lle caldaie accese per 196 ore consecutive, di cui 180 cil'ca di moto. b) Tutto il personale ha assolto i suoi compiti, con turno in due per altrettanto tempo, sopperendo con la buona volontà alla deficenza del numero. Particolarmente soddisfacente è stato il servizio delle vedette, cui nessun galleggiate o fanale in vista è sfuggito fin dall'istante in cui era possibile percepirne la presenza. c) Il personale r.t. e segnalatore ha lavorato senza tregua con grande vantaggio per il suo addestramento. Il primo ha sopperito anche al collegamento dei piroscafi coll'Italia per tutte le comunicazioni del Comando del Corpo Legionario, e per tutte quelle cui le deboli stazioni r.t. dei piroscafi non potevano soddisfare per deficenza di p01tata. Il secondo ha svolto tutto il traffico a breve distanza tra le unità della scorta e tra queste e i piroscafi, essendosi evitato di adoperare per quanto possibile i radiosegnalatori e l'onda 600 metri. d) I giovani ufficiali e gli aspiranti si sono allenati alle osservazioni astronomiche, cui ho fatto dare uno sviluppo molto superiore al necessario al solo scopo di allenamento. e) Nel complesso la missione, sebbene esente da pa1ticolari difficoltà, ha rappresentato il più proficuo inizio di anno addestrativo che si potesse immaginare. La difficoltà più grave è stata quella di mantenere in formazione piroscafi alquanto eterogenei e sui quali erano imbarcati quali Regi Commissari giovani ufficiali di Porto, che alla loro inesperienza nautica e militare univano la mancanza di ogni autorità in materia sui comandanti. 7) - Servizio delle comunicazioni a) Molto vi è da dire su questo argomento, e, siccome la missione conpiuta può ritenersi di carattere guerresco specialmente durante il ritorno, essa fornisce occasione per utili insegnamenti e riflessioni. b) Per quanta fiducia si debba avere nella affermazione che le onde corte sono difficilmente radiogoniometrabili osservo che la richiesta di notizie da dare ogni sei ore, forniva una occasione troppo frequente di far sentire il TRIESTE in mare. c) Come ebbi occasione di riferire in altra circostanza, col mio foglio 2048/S del 6 ottobre 938, giungono anche in navigazione numerosi telegrammi in chiaro od in cifra per dare notizie od ordini per movimenti di personale sulle unità della Squadra e pe1· altri argomenti di ordinaria amministrazione. Ebbi modo di conferire su questo argomento con gli ufficiali di Maristat durante una mia recente missione a Roma; mi fu fatta rilevare la difficoltà di poter disporre

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affinché alle navi in mare siano trasmessi soltanto i telegrammi urgenti o di analogo carattere. Ma, pur riconoscendo detta difficoltà, sottopongo la necessità di cercare con tenacia il mezzo di superarla, affinché sia assolutamente evitata la possibilità che ad esempio Marinequip chieda al TRIESTE (che trovavasi nel Mediterrano occidentale a circa mille miglia di distanza) la ragione per la quale it DA MOSTO (che è a La Spezia in Arsenale a 500 metri da Marinequip) ha sbarcato un certo sottocapo. Ad ogni modo a tutti questi telegrammi (vedi allegalo n. J) ho risposto via filo dopo l'arrivo a Gaeta. La necessità di intervenire sulla disciplina del traffico r.t. è inderogabile: mi chiedo come sarebbe possibile sopperire in guerra alle varie esigenze, se non ci formiamo la mentalità che occorre ~vere nel campo delle comunicazioni. d) In genere tutti i telegrammi che contengono ordini di qualsiasi specie terminano con la richiesta di assicurazione. Questa richiesta implica la necessità di un telegramma di risposta, ossia raddoppia il numero dei messaggi. Dobbiamo chiederci se si deve ritenere indispensabile questa assicurazione che potrebbe far pensare ad una diffidenza del funzionamento dei servizi, ad una sfiducia nella buona volontà degli esecutori o ad un dubbio circa la possibilità di esecuzione dell'ordine dato. Ritengo sarebbe sufficiente che l'assicurazione venisse al Comando, diramante l'ordine, da parte della stazione o dell'ufficio telegrafico che lo hanno effe ttivamente trasmesso: stazione od ufficio che saranno in grado di garantire che il telegramma fu ricevuto dalla stazione della autorità destinataria. Talvolta, quando l'ordine si riferisce ad eventi futuri la richiesta di assicurazione può mettere in imbarazzo l'esecutore: per esempio - Il telegramma 90412 del giorno 16 mi ordinava di trattenere per la scorta la 14 a Squadriglia fino a Cagliari, anziché fino al terzo meridiano come precedentemente ordinato. Ho tardato ad assicurare (ed anzi ho dato poi cenno di ricevuta del telegramma, ma non ho assicurato), perché se nella giornata del 16 o 17 ottobre avessi avuto ragioni per far correre le unità della Squad,iglia a velocità alta, la loro provvista di combustibile avrebbe potuto escludere la possibilità di condurle fino a Cagliari. Comunque la questione deve essere molto studiata, perché dare assicurazione implica la trasmissione di un messaggio che non appare sempre necessario e che contrasta col concetto della disciplina r.t., la quale deve mirare al concetto del silenzio per non dare alimento alla crittografia del nemico. Ad ogni modo sta di fatto che l'inferiore non chiede generalmente mai assicurazioni o ricevuti al superiore, e non per questo i dispacci vanno dispersi. Nell'ambito della 2a Squadra Navale l'uso delle assicurazioni è stato soppresso dal febbraio in poi, senza mai un solo inconveniente: anche durante la missione di Cadice ho impartito varie disposizioni anche ad altri Enti (a Messina per la partenza delle unità restate in Sicilia, a La Maddalena per l'impiego della ricognizione marittima, a Cagliari per far dislocare il VOLTURNO a Gaeta, a Ceuta per dare appuntamento in mare alla 1oa Squadtiglia cctt. ecc. ) senza richiedere di proposito assicurazione e ogni disposizione impartita ha avuto regolare effetto: non per ciò ero assillato dal dubbio che ciò non avvenisse.

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e) Per quanto concerne i telegrammi privati e del servizio stampa, ne ho concessa la trasmissione a partire del pomeriggio del giorno 18, quando già erano stati superati i due terzi della distanza tra le Baleari e la Sardegna. IL COMANDANTE IN CAPO

Ammiraglio di Squadra (Wladimiro Pini) Nella mattina del 20 ottobre 1938, completate le operazioni di sbarco dalle navi, i reparti vennero ordinatamente schierati sul Molo Beverello, dove furono passati in rassegna dal re Vittorio Emanuele III e dal principe ereditario Umberto. Successivamente le due Divisioni Legionarie sfilarono in parata davanti alla tribuna reale e percorsero il tratto principale del lungomare di Napoli, accolte da una numerosissima folla festante. In alcune recenti pubblicazioni si legge che l'accoglienza fu freddina, ma dalle fotografie dell'epoca non sembra. Solo un particolare è certo: nel dualismo fra Mussolini e Vittorio Emanuele III vinse giustamente quest'ultimo, che come Re andò a ricevere i soldati italiani che rientravano da una Campagna vittoriosa. Il Capo del Governo fascista, promotore della partecipazione al conflitto, preferl non essere presente, ma salutare i reduci dall'impresa in una successiva cerimonia svoltasi a Roma.

Viaggi singoli e convogli di navi mercantili dirette in Spagna per il rifornimento in uomini, armi e materiali al C.T.V. e alle Forze Armate nazionaliste durante l'intero anno 1938

Durante l'anno 1938 si effettuarono in modo continuativo spedizioni dall'Italia alla Spagna del materiale da guerra necessario a completare l'armamento dei reparti spagnoli di nuova formazione e per reintegrare quello impiegato. Inizialmente vennero impiegati solo piroscafi spagnoli, ma in un proseguo di tempo si dovette ricorrere anche a piroscafi italiani, in quanto molti dei primi vennero trasformati dalla Marina nazionalista in incrociatori ausiliari. Mentre i mercantili spagnoli di ambedue le fazioni avevano diritto di accesso ai loro porti senza nessuna particolare formalità, i piroscafi italiani dovevano eludere gli accordi di non intervento, che facevano loro obbligo di imbarcare l'osservatore internazionale, usando nell'ultima parte del viaggio una falsa bandiera ed un falso nome spagnolo. Ma anche il traffico di piroscafi spagnoli da e per l'Italia doveva essere in qualche modo mascherato; ebbero quindi anch'essi un nome italiano ed impiegavano la bandiera italiana nella parte terminale o iniziale della rotta, in prossimità della nostra Penisola. Mentre negli ultimi mesi del 193 7 i mercantili diretti in Spagna venivano scortati da navi militari nazionaliste a partire dal largo della Sardegna, nel 1938, per alleggerire i compiti di quella Marina, si preferì farli sempre scortare da navi da guerra

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italiane sino al meridiano di Malaga o alle acque prossime alle Isole Baleari. Le ultime spagnole si limitavano quindi alla protezione nel tratto finale del viaggio, dopo che i mercantili avevano alzato la bandiera spagnola. Vediamone adesso l'elencazione mese per mese:

GENNAIO 1938

- Aniene (spagnolo Ebro) 12° viaggio - La Spezia p. 3/1/193 8 - Palma a. 5/1/1938 scortato dal et. Libeccio - Palma p. 8/1/1938 - Siviglia a. 11/1/1938 scortato dal et. Libeccio fino a Ceuta. Carico: 700 tonnellate di materiali aeronautici, in parte sbarcati a Palma. - Siviglia p. 15/1/1938 - La Spezia a. 20/1/1938.

- Arichachu (nome fittizio italiano Tivoli) - varo 1920 - Tsl 4.300 - armatore: Soc. Naviera Easo - vel. 11 nodi - 1° viaggio - La Spezia p. 4/1/1938 - Cadice a. 8/1/1938 scortato dall'espl. Antonio Da Noli da sud di Capo Spartivento fino al meridiano di Malaga. Carico: 3.510 tonnellate di materiali vari. - Cadice p. 10/1/1938 - La Spezia a. 14/1/1938.

- Cosenza (spagnolo Uribitarte) 2° viaggio - La Spezia p. 18/1/1938 - Cadice a. 25/1/1937 scortato dall'espl. Antonio Da Noli da sud di Capo Spartivento fino ali' altezza del meridiano di Malaga. Carico: 1.436 tonnellate di materiali vari. - Cadice p. 3/2/1938 diretto in Nord Europa in prosecuzione viaggio per conto dell'armatore.

FEBBRAIO 1938

- Aniene (spagnolo Ebro) 13 ° viaggio - La Spezia p. 8/2/1938 - Palma a. 10/2/1938 scortato a distanza fra Cagliari ed Ibiza dall'espl. Emanuele Pessagno. - Palma p. 12/2/1938 dopo avere sbarcato parte del carico, sempre scortato dall'espi. Pessagno fino all'altezza del meridiano di Malaga. - Siviglia a. 14/2/1938. Carico: 750 tonnellate di materiali aeronautici . - Siviglia p. 21/2/1938 - La Spezia a. 26/2/1938.

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.à Convoglio piroscafi Stelvio e Rey Jaime

- Stelvio (spagnolo Domine) 9° viaggio ·

- Rey Jaime II (nome fittizio italiano Tirso) varo 1.096 - Tsl 1.370 · armatore: Campania Transmediterranea, · vel. 11 nodi. I due piroscafi effettuarono il viaggio in convoglio scortato dall'espi. Antoniotto Usodimare, da sud di Capo Spartivento fino ali' altezza del meridiano di Malaga. - La Spezia p. 16/2/1938 - Cadice a. 21/2/1938 Carico: Stelvio 3 uff. dell'esercito, 1 sottuff. della Milizia, 14 autisti e 2.540 tonnellate. di materiali vari di Artiglieria e Genio. Tirso 21 O tonnellate di materiali vari.

· Aizcarai Mendi (nome fittizio italiano Gela) varo - Tsl 3.300 - Armatore: Campania Naviera Sota y Aznar, Bilbao· vel. 12 nodi. · La Spezia p. 24/2/1938 - scortato dal et. Daniele Manin nell'ultimo tratto del viaggio, giunse a Palma di Maiorca il 27/2/1938. Carico: 2.590 tonnellate di materiali vari e 20 militari.

· Umbe Mendi (nome fittizio italiano Ozieri) varo . Tsl. 4.313 · Armatore: Campania Naviera Sota y Aznar, Bilbao - vel. 14 nodi. · La Spezia p. 28/2/1938 - scortato dall'espl. Luca Tarigo, da sud di Capo Spartivento fino ali' altezza del meridiano di Malaga, giunse a Cadice il 3/3/1938. Carico: 2.482 tonnellate.

MARZO 1938

· Mar Negro (nome fittizio italiano Maria) 2° viaggio - La Spezia p. 12/3/1938. Cadice a. 16/3/1938 scortato dall'espi. Antonio Da Noli da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta. Carico: 4.051 tonnellate.

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- Aniene (spagnolo Ebro) 14° viaggio - Partito da La Spezia il 27/3/193 8 con un carico di 10 tecnici e 700 tonnellate di materiale aeronautico, sostò a Palma di Maiorca dal 31/3/1938 all'l/4/1938 sbarcandovi parte del carico. Sempre scortato dall'espl. Emanuele Pessagno fino all'altezza di Ceuta, giunse a Siviglia il 4/4/1938. - Siviglia p. 10/4/1938 - La Spezia a. 15/4/1938. - Marqués de Comillas (nome fittizio italiano Galilea) 6° viaggio - La Spezia p. 29/3/1938 - Cadice a. 4/4/1 938 scortato dall'espl. Leone Panca/do da sud di Capo Spartivento fino ali' altezza del meridiano di Malaga. Carico: 443 tonnellate di materiali e 19 militari di truppa.

APRILE 1938

- Ramon Alonso R (nome fittizio italiano Vietri) varo 1898 - Tsl 4.017 - armatore: Naviera Barcelonesa de Ramos - vel. 10 nodi - un viaggio, camuffato con un secondo fumaiolo finto. - La Spezia p. 21/4/1938 - Cadice a. 27/4/1938: Scortato da sud di Capo Spartivento fino davanti a Ceuta dall'espi. Antonio Pigafetta. Carico: 2.734 tonnellate di materiali vari - 19 autisti civili per la Ditta Trucchi e 2 operai. - Aniene (spagnolo Ebro) 15° viaggio - La Spezia p. 25/4/1938 - Palma a. 27/4/1938 - Palma p. 29/4/1938 - Siviglia a. 1/5/1938 scortato dalle Baleari fino davanti a Ceuta dali'espl. Emanuele Pessagno. Carico: 10 uomini- 700 tonnellate di materiali aeronautici - Siviglia p. 3/5/193 8 - La Spezia a. 8/5/1938.

MAGGIO 1938

- Stelvio (spagnolo Domine) 10° viaggio - La Spezia p. 23/5/193 8 - Cadice a. 29/5/1938 scortato dali' espl. Antonio Pigafetta dal sud delle Isole Baleari fino ali' altezza di Ceuta. Carico di materiali vari.

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GIUGNO 1938

- Aniene (spagnolo Ebro) 16° viaggio - La Spezia p. 3/6/1938 con sosta a Palma di Maiorca dal 5/6/1938 all'8/6/1938. Scortato dall'espl. Nicoloso Da Recco, prima nelle acque delle Baleari e poi fino a Ceuta. - Siviglia a. 10/6/1938. Carico: 700 tonnellate di materiali aeronautici. - Siviglia p. 16/6/1938 - La Spezia a. 21/6/1938.

- Adriatico - Motonave mista passeggeri e merci. varo 1931 - tsl 1.976 - vel. 14 nodi-Armatore: Soc. Adriatica, Trieste - Unità moderna, venne requisita dalla R. Marina nel Marzo 19 3 7, iscritta nei Ruoli del Naviglio Ausiliario ed impiegata come incrociatore ausiliario dall'aprile 19 37 alla fine di ottobre dello stesso anno (per attività di quel periodo, vedi capitoli precedenti). Nella tarda primavera del 1938, in seguito alla ripresa dell'offensiva nazionalista e all'intensificarsi delle operazioni su tutti i fronti, fu necessario istituire un servizio regolare di rifornimenti per la reintegrazione delle scorte di materiali e di armi e per l'avvicendamento di parte del personale del C. T.V .. Venne pertanto nuovamente requisita la m/n Adriatico che dal giugno 1938 alla fine della guerra effettuerà 13 viaggi per il trasporto di contigenti di truppe e materiali vari. Nello stesso periodo entravano in servizio i quattro nuovissimi avvisi scorta Orsa, Orione, Pegaso e Procione, che espressamente progettati e costruiti per la scorta ai convogli, dal giugno 1938 effettueranno un grandissimo numero di missioni, sostituendosi il più possibile agli esploratori della classe "Navigatori". 1° viaggio - Partito da Gaeta il 18/6/1938 con a bordo 224 militari e scortato dall'avviso scorta Procione, da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta, dette fondo a Cadice il 21/6/1938. - Cadice p. 22/6/1938 - Gaeta a. 25/6/1938.

- Marqués de Comillas (nome fittizio italiano Galilea) 7° viaggio - La Spezia p. 19/6/1938 - Cadice a. 22/6/1938 scortato dall'espl.

Lanzerotto Malocello da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta. Carico: 418 uomini e 2.857 tonn. di materiali.

- Stelvio (spagnolo Domine) 11 ° viaggio - La Spezia p. 22/6/1938 - Cadice a. 25/6/1938 scortato dall'espi.

Nicoloso Da Recco, da sud delle Baleari fino a Ceuta. Carico: 427 uomini e 1.200 tonnellate di materiali vari. - Cadice p. 29/6/1938 - La Spezia a. 1/7/1938. Venne scortato dal Da Recco anche nel viaggio di ritorno.

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- Butte1fly - pfo. da carico - varo 1920 - tsl 5.127 - vel. 11 nodi - Armatore: I.N.S.A., Genova - un viaggio. - Maria Eugenia - pfo. da carico - varo 1927 - tsl 4. 702 - vel. 11 nodi - Armatore: Soc. Eserc. Armamam, Genova. - 1° viaggio. Partiti da La Spezia il 28/6/1938 giunsero a Cadice il 4/7/1938. Sbarcato il carico che comprendeva 330 tonnellate di materiale automobilistico ciascuna (Vi erano molti camion e 33 autisti) ripartirono da Cadice, rispettivamente il 5/7/1938 e il 6/7/1938, diretti a Dover in prosecuzione viaggio per conto dei loro armatori. - Adriatico 2° viaggio - Gaeta p. 30/6/1938 - Cadice a. 3/7/1938 - questa volta scortato dall'avviso scorta Pegaso, trasportava 207 uomini . - Cadice p. 4/7/1938 - Gaeta a. 7/7/1938. LUGLIO 1938

- Aniene (spagnolo Eb1'o) 17° viaggio - La Spezia p. 5/7/1938 - Siviglia a. 9/7/1938 scortato dall'Avviso scorta 01'ione da sud di Capo Spartivento fino ali' altezza di Ceuta. Carico: 20 aerei e 1.200 tonnellate di bombe - Siviglia p. 16/7/1938 - La Spezia a. 19/7/1938. - Ma1' Cantabrico (nome fittizio italiano Patti) 2° viaggio - La Spezia p. 5/7/1938 con sosta a Palma di Maiorca dall'8/7/1938 al 15/7/1938. Scortato dall'avviso scorta Pt'ocione, prima nelle acque delle Baleari e poi fino all'altezza di Ceuta. - Siviglia a. 17/7/1938. Carico: 4.800 tonnellate di materiali vari. - Marqués de Comillas (nome fittizio italiano Galilea) 8° viaggio - La Spezia p. 8/7/1938 - Cadice a. 11/7/1938, scortato dall'espi. Lanzerotto Malocello da sud di Capo Spartivento fino davanti a Ceuta (nel!' occasione, l'espl. effettuò anche scorta a distanza alle navi scuola Amerigo Vespucci e Cristoforo Colombo dirette nel Nord Europa per la crociera estiva degli allievi dell'Accademia Navale di Livorno) Carico: 381 uomini. - Stelvio (spagnolo Domine) 12° viaggio - La Spezia p. 10/7/1938 - Cadice a. 14/7/1938 scortato dall'espi. Nicoloso Da Recco, da sud delle Baleari fino ali' altezza di Ceuta. Carico: 401 uomini e 100 tonnellate di materiali vari. - Cadice p. 18/7/1938 - La Spezia a. 21/7/1938.

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- Adriatico 3° viaggio - Gaeta p. 11/.7/1938 - Cadice a. 14/7/1938 scortato dall'avviso scorta Pegaso da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta. Carico: 210 uomini. - Cadice p. 15/7/1938 - Gaeta a. 18/7/1938 - Città di Catania - pfo. misto passeggeri e merci.- varo 1910 - tsl 3.355 - vel. 20 nodi - Armatore: Soc. Nav. Tirrenia, Palermo - noleggiato per effettuare alcuni viaggi nell'estate 1938, per trasporto uomini in normale avvicendamento durante la grande offensiva 1° viaggio - Gaeta p. 13/7/1938 - Cadice a. 16/7/1938 Trasportava 236 uomini. Scortato dall'avviso scorta Orsa da sud di Capo Spartivento fino all'imbocco dello Stretto di Gibilterra. - Cadice p. 18/7/1938 - Gaeta a. 21/7/1938 - Angelina Lauro - pfo. da carico - varo 1913 - tsl 5. 787 - vel. 11 nodi - Armatore: Achille Lauro, Napoli - La Spezia p. 21/7/1938- Cadice a. 27/7/1938 effettuò il viaggio senza scorta. Carico: 56 automezzi con relativi autisti e 374 tonnellate di materiali vari - Cadice p. 28/7/1938 diretto a Gdynia (Polonia) in prosecuzione viaggio per conto F.S .. - Adriatico 4° viaggio - Gaeta p. 21/7/1938 - Cadice a. 24/7/1938 trasportava 209 uomini. Scortato dall'avviso scorta Orione da sud di Capo Spartivento fino a Ceuta. - Cadice p. 25/7/1938 - Gaeta a. 28/7/1938 - Città di Catania 2° viaggio - Gaeta p. 23/7/1938 - Cadice a. 27/7/1938 Trasportava 331 uomini. Scortato dall'avviso scorta Pegaso da sud di Capo Spartivento fino all'imbocco dello Stretto di Gibilterra. - Cadice p. 28/7/1938 - Palermo a. 1/8/1938 - Stelvio (spagnolo Domine) 13° viaggio - La Spezia p. 25/7/1938 - Cadice a. 29/7/1938 Scortato dall'espl. Lanzerotto Malocello da sud di Capo Spartivento fino ali' altezza di Ceuta. Carico: 401 uomini e 100 tonnellate di materiali. - Marqués de Comillas (nome fittizio italiano Galilea) 9° viaggio - La Spezia p. 27/7/1938 - Cadice a. 30/7/1938 trasportava 477 uomini e 300 tonnellate di materiali vari Scortato dall'espl. Leone Pancaldo da sud di Capo Spartivento fino all'imbocco dello Stretto di Gibilterra.

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- Adriatico 5° viaggio - Gaeta p. 31/7/1938 - Cadice a. 3/8/1938 trasportava 200 uomini - Scortato dall'avviso scorta Orione da sud di Capo Spartivento fino all'imbocco dello Stretto di Gibilterra. - Cadice p. 4/8/1938 - Napoli p. 7/8/1938.

AGOSTO 1938

- Città di Catania 3° viaggio - Gaeta p. 7/8/1938 - Cadice a. 10/8/1938 Trasportava 306 uomini. · Scortato dall' espl. Leone Panca/do da sud di Capo Spartivento fino davanti a Ceuta. - Cadice p. 12/8/1938 - Palermo a. 15/8/1938 - Aniene (spagnolo Ebro) 18° viaggio - La Spezia p. 9/8/1938 - Palma a. 11/8/1938 - Palma p. 13/8/1938 scortato dall'avviso scorta Procione dalle Baleari fino a Ceuta. - Siviglia a. 15/8/1938 - trasportava 1.200 tonnellate di munizioni e bombe d'aereo. - Siviglia p. 22/8/1938 - La Spezia a. 27/8/1938 - Castillo Oropesa (nome fittizio italiano Patti) 2° viaggio - La Spezia p. 15/8/1938 - Cadice a. 20/8/1938 scortato dall'avviso scorta Orsa da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta. Carico: 4.500 tonnellate di materiale d 'artiglieria (munizioni di vario calibro, cartocci, bombe da mortaio, ecc.) e 28 autisti della Ditta Trucchi. - Arichachu (nome fittizio italiano Tivoli) 2° viaggio per trasporto materiali vari a Palma di Maiorca senza scorta. - La Spezia p. 28/8/1938 - Palma a. 1/9/1938.

SETTEMBRE 1938

- Aniene (spagnolo Ebro) 19° viaggio - La Spezia p. 8/9/1938 con sosta a Palma di Maiorca dall' 11/9/1938 al 13/9/1938; Scortato dall'avviso scorta Orione, prima nelle acque delle Baleari e poi fino all'altezza di Ceuta - Siviglia a. 15/9/1938. Carico: 1.200 tonnellate di munizioni e bombe d'aereo. - Siviglia p. 23/9/1938 - La Spezia a. ·28/9/1938.

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}l NAVARRA (ex REPUBLICA) vecchio incroci(ltore rimasto nelle mani dei franchisti a Cadice, a_llo scoppio della guerra civile, e che rimodernato e riarm(lto prese il posto del B1LEARES nella modesta squadra nazionalista, partecipando alle ultime fasi della guerra sul mare. (coli. F. Bargom)

La motonave ADRIATICO che, sia come incrociatore ausiliario che come trasporto truppe e rifornimenti per il C. T.V.,

fu insieme al gemello BARLETTA uno dei mercantili italiani più attivi durante la guerra civile spagnola. Nella foto lo vediamo all'ancora a Palma di Maiorca nella sua veste di incrociatore ausiliario, insieme all'esploratore DA MOSTO e alla cisterna CONSOLATA, nell'aprile 1937. (coli. F. Bargoni)

I ____L_.

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- Lecce (spagnolo Arantza-Mendi) - Mn. da carico - varo 1920 - tsl 3. 720 - vel. 11 nodi - Armatore spagnolo : Compagnia Naviera Sota y Aznar, Bilbao - Armatore italiano: Soc Anonima Cooperativa "Garibaldi". Un viaggio senza scorta per trasporto 5 .200 tonnellate di materiali vari e 44 uomini in abito civile. - La Spezia p . 19/9/1938 - Cadice a. 24/9/1938 - Cadice p. 28/9/1938 in prosecuzione viaggio verso il Nord E uropa per conto F. S.

- Maria Eugenia 2° viaggio - senza scorta - La Spezia p. 26/9/1938 - Cadice a. 1/10/1938 Carico: 705 tonnellate di materiali vari - Cadice p. 9/10/1938 diretto a Gdynia (Polonia) in prosecuzione viaggio per conto F.S.

- Adriatico 6° viaggio - Gaeta p. 26/9/193 8 - Cadice a. 1/10/1 938 Trasportava 218 uomini. Scortato dall' avviso scorta Orsa da sud di Capo Spartivento allo Stretto di Gibilterra. - Cadice p. 3/10/1938 - Gaeta a. 5/10/1938

O TTOBRE 1938

- Brescia (spagnolo Cilumum) - pfo. da carico - varo 1919 - tsl 3.077 - vel. 9 nodi - Armatore spagnolo: Don Antonio Menchaca y Rodega, Bilbao - Armatore italiano: Soc. An. Cooperativa "Garibaldi" Un viaggio per conto dell'Esercito Italiano. - La Spezia p. 4/10/1938 - Cadice a. 9/10/1938 Scortato dall'avviso scorta Procione da sud di Capo Sparti vento fino ali' altezza di Ceuta. Carico: 1.800 tonnellate di materiali vari Terminato lo scarico dei materiali, il 10/10/1938 il piroscafo venne restituito ali' armatore spagnolo, riprendendo il vecchio nome di Cilumum ed inalzando bandiera nazionalista.

- Angelina Lauro 2° viaggio - La Spezia p. 20/10/1938 - Cadice a. 25/10/193 8 senza scorta. Carico: 33 autocarri e materiali vari per un totale di 600 tonnellate. - Cadice p. 28/10/1938 diretto nel Nord Europa in prosecuzione viaggio per conto F.S .

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- Arezzo (spagnolo ]upiter) - pfo. da Carico - varo 1900 - tsl 4.833 - vel. 9 nodi - Armatore spagnolo: Maritima Union, Bilbao - Armatore italiano: Soc. An. Cooperativa "Garibaldi". Nel corso della guerra aveva compiuto numerosi viaggi nel Mare del Nord per trasporto carbone ed effettò un solo viaggio (l'ultimo) senza scorta per trasporto di materiali vari di rifornimento per il C.T.V. - La Spezia p. 26/10/1938 - Cadice a. 1/11/1938 Nello stesso giorno venne restituito all'armatore spagnolo, riprendendo il vecchio nome Jupiter ed alzando la bandiera della Spagna nazionalista.

NOVEMBRE 1938

- Adriatico 7° viaggio - Gaeta p. 6/11/1938 - Cadice a. 11/11/1938 Trasportava 167 uomini e 30 tonnellate di materiali vari. Scortato dall'avviso scorta Orione da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta. - Cadice p. 12/11/1938 - Napoli a. 15/11/1938 - Perugia (spagnolo Kauldi) - pfo. da carico - varo 1922 - tsl 3 .15 3 - vel. 12 nodi - Armatore spagnolo: Compagnia Bachi, Bilbao - Armatore italiano: Soc. An. Coop. "Garibaldi". Nell'ultimo viaggio sotto bandiera italiana fu destinato ad un carico di carri armati, automezzi e materiali vari per un totale di 450 tonnellate, per rifornimento C.T.V. - La Spezia p. 20/11/1938 - Cadice a. 1/12/1938 Dopo le operazioni di scarico, venne riconsegnato all'armatore spagnolo ed entrò nella nuova marina mercantile nazionalista col suo nome di Kauldi Nel corso del viaggio era stato scortato dall'avviso scorta Procione da sud di Capo Pino fino all'imboccatura dello Stretto di Gibilterra. - Bologna (spagnolo Bachi) - pfo . da carico - varo 1920 - tsl. 3.091 - vel. 9 nodi - Armatore spagnolo: Naviera Bachi, Bilbao - Armatore italiano: Soc. An. Coop. "Garibaldi". Fino alla fine del 1938 navigò sotto bandiera italiana, effettuando nell'ultimo viaggio un trasporto di autocarri viveri e munizioni per il C.T.V. - In totale 1.440 tonnellate di materiali vari. - La Spezia p. 29/11/1938 - Cadice a. 7/12/1938 Scortato dall'avviso scorta Orione da sud di Capo Spartivento allo Stretto di Gibilterra. Dopo le operazioni di scarico il piroscafo venne riconsegnato all'armatore spagnolo e tornò a far parte di quella Marina mercantile.

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DICEMBRE 1938

- Aniene (spagnolo Ebro) 20° viaggio - La Spezia p. 3/12/1938 con sosta a Palma di Maiorca dal 5/12/1938 a11'8/12/1938. Scortato dall'avviso scorta Orsa, prima nelle acque delle Baleari e poi fino all'altezza di Ceuta. - Siviglia a. 10/12/1938 Carico: 700 tonnellate di munizioni e bombe per aereo. - Siviglia p. 18/12/1938 - Palma a. 20/12/1938 - Palma p. 21/12/1938 - La Spezia .a. 23/12/1938

- Marigola 3° viaggio - senza scorta - Napoli p. 20/12/1938 - Cadice a 24/12/1938 Carico: 12 automezzi più 1. 100 tonnellate di materiali vari - Cadice p. 31/12/1938 diretto a Rotterdam in prosecuzione viaggio per conto del proprio armatore.

- Marqués de Comillas (nome fittizio italiano Galilea) 10° viaggio - La Spezia p. 18/12/1938 - Cadice a. 23/12/1938 trasportava 502 uomini e 2.000 tonnellate di materiali vari. Scortato dall'avviso scorta Pegaso da sud di Capo Spartivento fino ali' altezza di Ceuta.

- Adriatico 9° viaggio - Napoli p. 28/12/1938 - Cadice a. 2/1/1939 trasportava 219 uomini Scortato dall'avviso scorta Orione da sud di Capo Spartivento fino all'imbocco dello Stretto di Gibilterra. - Cadice p. 3/1/1939 - Napoli a. 6/1/1939

- Angelina Lauro 3° viaggio - senza scorta. - La Spezia p. 29/12/1938 - Cadice a. 5/1/1939 Carico: 70 automezzi e circa 580 tonnellate di materiali vari - Cadice p. 8/1/1939 - La Spezia a. 13/1/1939

- Cosenza (spagnolo Uribitarte) 2° viaggio - La Spezia p. 30/12/1938 - Cadice a. 5/1/1939. Scortato dall'avviso scorta Procione da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta. Carico: 2.200 tonnellate di rifornimenti per il C.T.V .. Sbarcata una parte del carico si spostò a Siviglia per terminarne lo scarico. - Cadice p. 8/1/1939 - Siviglia a. 8/1/1939. - Siviglia p. 15/1/1939 - Genova a. 21/1/1939.

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Navi cisterna italiane impiegate nelle acque spagnole dal 193 7 alla fine della guerra

Nel 193 7, la necessità di mantenere in acque spagnole, e principalmente a Palma di Maiorca, una o due cisterne per il rifornimento di acqua e combustibili alle nostre unità navali, si era fatta particolarmente acuta, tanto da richiedere anche l'impiego di due unità ausiliarie della R. Marina, in aggiunta alle cisterne mercantili noleggiate. Tale organizzazione logistica rimase attiva fino all'autunno del 1938. Infine, negli ultimi mesi di guerra, non essendoci più stato un impegno del naviglio militare italiano, anche l'impiego delle navi cisterna venne a cessare. Nell'ordine e per tutto il periodo indicato, rimasero alla fonda a Palma di Maiorca:

- Laura Corrado - dal 12 dicembre 19 36 al 7 aprile 1937 A disposizione della Marina spagnola nazionalista e con equipaggi di quella nazionalità: - Teodolinda - cisterna per acqua - dal 20 gennaio 1937 al 14 aprile 1938. - In caso di necessità riforniva d'acqua anche le nostre unità. - Consolata - cisterna per combustibili - Dal 25 gennaio 193 7 al 14 aprile 1938 bettolina per nafta - dal 25 gennaio 1937 all'ottobre 1939. Fu quindi spostata al Soller per il rifornimento dei quattro sommérgibili legionari. - Nevona - dal 20 aprile 19 37 al 20 agosto 19 37. - Giuseppe Ercoli - pirocisterna per combustibili (varo 1911 - Tsl 2.104 - Armatore: S.A.I.P.E .P., Genova) - noleggiata, con equipaggio borghese e con Regio Commissario cap. D.M. Giovanni Crocivore - Dal 21 maggio 1937 al 30 dello stesso mese e dal 13 giugno al 26 settembre 19 37.

- Marte - pirocisterna per nafta appartenente alla Regia Marina (varo 1892 - D 4.695

t - vel. 1O nodi) - Dislocata a Palma dal 29 settembre 193 7 al 1° settembre 1938 e dal 10 settembre 1938 al 28 settembre dello stesso anno.

Dobbiamo infine registrare un viaggio a favore della Marina nazionalista spagnola, per trasporto nafta da La Spezia ai depositi combustibili di Palma di Maiorca, effettuato dalla cisterna Urano (appartenente alla R. Marina - varo 1922 - D 10.555 t - vel. 10 nodi) con partenza il 20 settembre 1938 e rientro in patria il 27 dello stesso mese.

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La pirocistema MARTE appartenente a/la R. Marina, che per un anno (dal settembre i9)7 al settembre 19)8) fu sta;:ionaria a Palma di Maiorca per il rifomimento di combustibile alle unità italiane. (coll. F. Bargoni)

La pirocisterna URANO, appartenente alla R. Marina, che nel settembre 19)8 effettuò un viaggio per rifomire di nafta i depositi combustibili di Palma di Maiorca. (coU. F. 13argoni)

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CAPITOLO VII DAL DICEMBRE 1938 ALLA FINE DELLA GUERRA

Sui fronti terrestri dal dicembre 1938 alla fine della guerra - Gli ultimi mesi della guerra sul mare - Dispositivo navale italiano per l'intercettazione della flotta rossa fuggita da Cartagena - Viaggi di navi mercantili dirette in Spagna per il ricambio in uomini, armi e materiali al C.T.V. e alle Forze Armate nazionaliste e per il rifornimento di viveri alle popolazioni delle zone conquistate negli ultimi tre mesi di guerra, gennaio-marzo 1939. - Le ultime missioni delle navi ospedale - Fine della guerra civile spagnola e rimpatrio dei legionari italiani - Considerazioni finali.



Sui fronti terrestri dal dicembre 1938 alla fine della guerra

Dopo la conclusione della battaglia dell'Ebro, si ebbe circa un mese di sosta nei combattimenti. I due eserciti erano dissanguati, ma quello nazionalista, galvanizzato dalla vittoria finale che si intravedeva imminente, dopo solo un mese era pronto a sferrare una nuova offensiva. Nel dicembre 1938 il C.T.V., dopo avere modificato il proprio ordinamento in seguito al rimpatrio di 10.000 volontari, si schierò sulla destra del Segre, fra i Corpi dell'Esercito nazionale, destinati ad agire in Catalogna. Il 23 dello stesso mese l'Armata di Navarra e il C.T.V. iniziarono l'offensiva, sfondando le linee nemiche sul Segre a sud di Lerida. I combattimenti proseguirono furiosi per vari giorni, finché, sconvolti i piani di difesa avversari e tagliata la grande arteria Lerida-Tarragona, le divisioni franchiste e legionarie dilagarono in Catalogna occupando Borias-Blancas il 4 gennaio 1939 e Tarragona il 15. Barcellona, aggirata da nord, rimase isolata dal resto del proprio esercito e dalla Francia. Il Governo repubblicano, sentendo imminente la fine, il 23 gennaio ordinò a tutti gli Organi dello Stato di abbandonare la città, che verrà occupata dagli ita· liani e dalle truppe dell'Armata di Navarra il 26. Poi ancora, di paese in paese, di sierra in sierra, l'avanzata procedette senza ulteriori ostacoli, occupando tutto il territorio della Catalogna fino al confine francese. Ormai per la Repubblica si avvicinava la fine. Il fronte interno cominciava a cedere e gli eserciti franchisti ed il C.T.V. rischierati intorno alla Nuova Castiglia per l'attacco finale, ripresa l'avanzata il 26 maggio, in due giorni, senza praticamente incontrare resistenza, entrarono in Madrid, che si arrese il 28. La lunga guerra civile era giunta al suo epilogo. ed il 1° aprile il generalissimo Franco ne proclamò la fine ufficiale. In due anni e mezzo di operazioni, le perdite fra le nostre truppe legionarie erano state di 3.041 morti e 11.186 feriti.

Gli ultimi mesi della guerra sul mare

La caduta di Barcellona e l'occupazione totale della Catalogna portarono ad una drastica riduzione dei confini marittimi della Repubblica. Dal mare non arrivava quasi più niente e la supremazia della flotta nazionalista si dimostrava totale. La squadra navale rossa rimaneva ormai rintanata nel porto di Cartagena. Fuori dal territorio della Penisola iberica, solamente sull'Isola di Minorca sventolava ancora la bandiera dello Stato Repubblicano. Inglesi e francesi, fin quasi all'ultimo, cercarono con tutti i mezzi leciti di impedire l'occupazione, temendo che nel futuro l'Italia potesse impiegarla come base navale. Gli stessi timori già nutrivano nei riguardi di Maiorca.

405


Ma il precipitare degli avvenimenti mise le due Nazioni in condizione di non potersi più opporre. Le loro navi servivano soltanto per evacuare tutti i repubblicani che fuggivano nel timore di ritorsioni. L'8 febbraio, le guarnigioni di Cuidadela, Ferreria e San Cristobal insorsero, dichiarandosi apertamente a favore della causa nazionalista. Il momento era atteso ed il 9 mattina una cospicua forza navale, composta dagli incrociatori Canarias e Almirante Cervera e dai cctt. Ceuta e Meli/la, prese il mare da Palma di Maiorca in appoggio ad un convoglio carico di truppe, costituito dai mercantili Cìudad De Ibiza, A. Lazaro, V. Puchol, ].]. Sìster e Mal/orca, sotto la scorta ravvicinata dell' inc. Navarra, dei cctt. Huesca e Teruel e del posamine ]upìter. Gli sbarchi avvennero ordinatamente e senza quasi incontrare resistenza. Nei due giorni successivi si arrivò, con poche scaramucce, alla totale liberazione dell'isola. Con l'entrata nel porto di Mahon delle prime unità franchiste, si concludeva l'ultima operazione offensiva sul mare. La vittoria venne addirittura celebrata ad ostilità non ancora cessate; infatti, senza minimamente preoccuparsi dell'eventuale intervento della flotta rossa dalla Base di Cartagena, il generalissimo Franco, da bordo dell'incrociatore ausiliario Mar Negro, passava in rivista, nelle acque di Tarragona, in prossimità di Cabo Salou, le unità più importanti della Squadra navale nazionalista. Tre incrociatori, quattro cacciatorpediniere, tre posamine, due sommergibili, tre cannoniere e sei incrociatori ausiliari, sorvolati da squadriglie di aerei cieli' Aviazione legionaria, resero gli onori al Caudillo. L'ultimo definitivo atto della guerra sul mare si concluse, comunque, circa un mese dopo con la fuga della Squadra Navale Repubblicana da Cartagena, ed il suo internamento nel porto tunisino di Biserta. (Per i particolari rimandiamo il lettore ali' apposito paragrafo).

Dispositivo navale italiano per l'intercettazione della flotta rossa fuggita da Cartagena

Dopo la caduta di Barcellona, nel residuo territorio repubblicano, la situazione cominciò a precipitare. La costa da bloccare si era ridotta al tratto AlmeriaValencia. Il dominio del mare da parte della piccola flotta nazionalista divenne assoluto. La flotta repubblicana non si muoveva più e, sia nella sfera politica che in quella militare, cominciarono gli aspri contrasti fra coloro che volevano continuare la lotta e quelli che volevano cessarla. A Cartagena, in particolare, dopo le dimissioni del Governo e il riconoscimento della Spagna nazionale da parte di Francia e Gran Bretagna, si ebbero pronunciamenti e sollevazioni con alterne vicende, mentre sulle navi all' àncora nella Base si svolgevano discussioni animate. C'era chi voleva prendere il mare per un ultimo attacco alla squadra avversaria. Chi voleva uscire ed affondare le navi piuttosto di lasciarle ai nazionalisti. Chi invece, per cancellare il proprio passato ed acquistare meriti di fronte al vincitore, avrebbe preferito conservare intatte le unità o al limite portarle in un porto neutrale per attendere la fine ormai imminente della guerra.

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Cartina n. 15 - Divisione della Spagna nel marzo 1939 (dopo la conguista della Catalogna) .


Questa situazione confusa creava anche in Italia una certa apprensione: si temeva, infatti, che la flotta rossa si proponesse di raggiungere i Dardanelli per consegnarsi all'U.R.S.S. in Mar Nero. Si decise quindi di allertare tutte le nostre forze navali per bloccare i passaggi se si fosse verificata questa ipotesi. Il mattino del 5 marzo, a Cartagena, reparti dell'Esercito e nuclei di popolazione civile si sollevarono contro il Governo Negrin e proclamarono la loro adesione alla Spagna nazionale. Le forze degli insorti, impadronitesi del!' Arsenale, del porto e di alcune batterie costiere, fecero puntare i cannoni sulle navi, intimando alla Flotta di lasciare la Base. Le unità avevano attivato i fuochi ed erano quasi pronte a muovere quando, verso le 11,3 O, una formazione di aerei Savoia Marchetti "S 79", dell'Aviazione legionaria delle Baleari, iniziò un bombardamento da alta quota, colpendo e danneggiando i due cacciatorpediniere Sanchez Barcaiztegui e Lazaga, che restarono immobilizzati nel bacino di carenaggio. Dopo un ultimo avvertimento del generale Barrinuevo, che aveva assunto il comando della Base, alle 12,30 la flotta rossa salpava senza avere, però, ancora preso una decisione per quanto riguardava la destinazione. La formazione navale era composta dagli incrociatori Miguel De Ceroantes, Libertad, Méndez Nunez, dagli otto cacciatorpediniere Lepanto, Antequera, Valdés, Gra-

vina, ]orge ]uan, Miranda, Escano

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Ulloa.

A bordo si trovavano anche 600 profughi civili, fra uomini, donne e bambini. Appena ricevuta la notizia dell'uscita da Cartagena delle navi repubblicane, la Marina italiana dette il via alle misure già preventivate per impedirne il trasferimento verso il Mar Nero. Ali' alba del 6 marzo, mentre l'incrociatore spagnolo Canarias e tre cacciatorpediniere nazionali si avvicinavano al porto di Cartagena, senza potervi entrare, in quanto la città e la base navale erano state rioccupate dalle truppe repubblicane, si alzavano in volo gli aerei dell'aeroporto di Elmas in Sardegna, mettendo in atto un'operazione di esplorazione a largo raggio fra la Sardegna stessa e le coste africane. Contemporaneamente uscivano da Cagliari, sempre per pattugliare la stessa zona, gli Avvisi scorta Procione e la torpediniera Spica. L'Orione, invece, che rientrava nel porto sardo dopo una scorta al piroscafo Domine, si teneva pronto a muovere per ogni eventualità. Gli aerei delle basi siciliane e la 10a Squadriglia Cacciatorpediniere Maestrale, Grecale, Scirocco e Libeccio, uscita da La Spezia il 5 marzo, furono invece incaricati di esplorare la zona di mare compresa tra Capo Granitola e Pantelleria e tra Pantelleria e la costa tunisina. Dal 7 marzo mattina, inoltre, l'intera Divisione Scuola Comando (comandante amm. Angelo Iachino), uscita il giorno prima da Tripoli dove si trovava in visita da tre giorni, si dislocò in esplorazione navale lungo la direttrice Tripoli, levante di Malta, Capo delle Correnti in Sicilia. La Divisione Scuola Comando si componeva delle seguenti unità:

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!ne. legg. Giovanni Delle Bande Nere - nave ammiraglia Cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco - capoflottiglia. 1 a Squadr. torp.

Airone Ariel Aretusa Alcione

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Lupo Lince Lira Libra

Squadr. torp.

11 a Squadr. torp.

Cigno Climene Castore Centauro

12a Squadr. torp.

Altair Aldebaran Andromeda Antares

Anche le siluranti di stanza a Rodi furono poste in stato di allarme. Tutte queste unità avevano il preciso compito di cercare la flotta spagnola, che una volta avvistata non doveva essere persa di vista. Ne dovevano inoltre segnalare ogni movimento, ma non dovevano attaccarla per nessun motivo. Contemporaneamente erano uscite da Taranto la 1 a Divisione navale (amm. div. Ettore Sportiello) incrociatori pesanti

Fiume - nave ammiraglia Pola Zara Gorizia

9a Squadr. CC.TT.

Alfieri Oriani Carducci Gioberti

Da Taranto giungeva, inoltre, a Messina la 5a Divisione Navale (amm. sq. Arturo Riccardi) con le corazzate Conte Di Cavour, nave ammiraglia e Giulio Cesare.

Freccia Dardo Saetta Strale

7a Squadr. CC.TT.

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Il cacciatorpediniere NICOLOSO DA RECCO conduce la flottiglia torpediniere della Scuola Comando, durante il rastrello esplorativo nel Ca11ale di Sicilia. (coli. G. Gotuizo)

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Le sedici torpediniere classe "Spica" appartenenti alla Scuola Comando, all'àncora nel porto di Tripoli il 5 marzo 19J 9. L'indomani salparono d'urgc>nza per disporsi in tm rastrello sulla direttrice Tripoli, levante di Malta, Capo delle Correnti in Sicilia, allo scopo di intercettare la squadra navale rep1Jbbliccma spagnola ju?,gita da Cartagena. (coli. F. Bargoni)

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L'ammiraglio di divisione A11gl'lo Iachino che, come Comandante delle forze navali italiani 11el!e acque spagnole, era stato uno dei maggiori protagonisti del nostro intervento, qui fotografato a fine guerra mentre si reca a rendere omaggio ai Caduti italiani e spagnoli in un cimitero in terra iberica. Gli avvisi scorta italiani ORSA e PROCIONE che dall'estate 1938 alla fine della guerra, unitamente alle unità gemelle OR IONE e PEGASO, furono i maggiori protagonisti delle missioni di scorta ai piroscafi che trasportavano tmppe, materiali<: rifornimenti alle forze nazionaliste spagnole e al C. T.V. italiano. fotografati a Napoli nel 1939 (coU. F. Bargoni)

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A queste due Divisioni della 1 a Squadra, al comando dell' amm. Riccardi, era devoluto il compito di intercettare e far deviare nel porto di Augusta, le navi spagnole che, avvistate dalle torpediniere, avessero tentato di forzare il blocco. Le armi si sarebbero dovute usare soltanto in caso di rifiuto e di resistenza. Comunque, fino alla tarda mattinata del 6, le notizie sui movimenti deUa flotta rimasero confuse e contraddittorie. La prima segnalazione sicura fu quella di un aereo delle Baleari, che avvistò le navi davanti al porto di Algeri . Da quel momento non vennero più perse di vista. Si apprese intanto che trattative erano in corso fra il Comando della flotta rossa e le Autorità francesi, per l'internamento in quel porto. Vennero invece indirizzate a Biserta, da cui non avrebbero pit.1 potuto fuggire . Sempre seguite dai nostri aerei, ripresero quindi la rotta verso levante entrando nel porto tunisino nella nottata dello stesso giorno. Il 7 marzo, appreso che le Autorità navali di Bisetta avevano provveduto all'internamento e al disarmo di tutte le navi spagnole repubblicane che vi si erano rifugiate, il Capo di Stato Maggiore della Marina, amm. di sq. Domenico Cavagnari, ordinò il rientro delle nostre unità alle loro basi, dichiarando cessata l'emergenza. La formazione navale repubblicana rimase internata a Biserta ancora per circa un mese . Il 2 aprile, dopo trattative dirette fra il Governo nazionalista ed il Governo francese, le unità furono consegnate alla Marina franchista che le ricondusse a Cadice.

Viaggi di navi mercantili dirette in Spagna per il ricambio in uomini, armi e materiali al C.T.V. e alle Forze Armate nazionaliste e per il rifornimento di viveri alle popolazioni delle zone conquistate negli ultimi tre mesi di guerra, gennaio - marzo 1939.

La guerra volgeva al termine. Il fronte marittimo si era ristretto ormai soltanto ad una parte delle coste orientali della Spagna affacciata sul Mediterraneo. L' avanzata nazionalista procedeva velocemente. Fra gennaio e i primi di febbraio fu conquistata tutta la Catalogna, compresa la città di Barcellona. La Flotta repubblicana non si muoveva più, la Marina Mercantile governativa era ormai ridotta quasi a niente e bloccata completamente, mentre l'Aviazione delle Baleari la decimava con i bombardamenti sui porti. L'azione finale, però, richiedeva ancora l'avvicendamento di uomini, la sostituzione dei morti e dei feriti ed il rimpiazzo dei materiali consumati. Negli ultimi tre mesi il traffico diretto ai porti nazionalisti fu ancora molto intenso. I piroscafi che trasportavano carichi particolarmente importanti continuavano a viaggiare scortati, temendo gli ultimi eventuali colpi di coda della Flotta rossa e dell'Aviazione repubblicana. Da febbraio, inoltre, agli aiuti militari si dovettero aggiungere soccorsi in viveri per le popolazioni della Catalogna liberata, e che, per il blocco serrato dei mesi precedenti, avevano sofferto proprio della mancanza dei beni essenziali.

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Vediamo adesso nell'ordine come si svolsero i viaggi: G ENNAIO 1939

- Adriatico 9° viaggio - Napoli p. 9/1/1939 - Cadice a. 12/1/1939 - Con a bordo 250 uomini e 20 tonnellate di materiali vari. Scortato dall' avviso scorta Pegaso da sud di Capo Spartivento fino allo Stretto dì Gibilterra. Cadice p. 13/1/1939 - Napoli a. 16/1/1939. - Aniene (spagnolo Ebro) 21 ° viaggio - La Spezia p. 15/1/1939 - Palma a. 17/1/1939 scortato nelle acque delle Isole Baleari dall'avviso scorta Orsa - Aveva un carico di 700 tonnellate di materiali aeronautici, di cui una parte venne sbarcata a Palma. Ripartì da Palma di Maiorca il 20/1/1939, diretto a Siviglia dove avrebbe dovuto sbarcare il rimanente carico. Al largo di Ibiza venne raggiunto dall'avviso scorta Orsa, che doveva accompagnarlo fino allo Stretto di Gibilterra. Alle ore 15,15, circa 100 miglia a sud di Ibiza (latitudine 37°26', N e longitudine 1°19'W) il convoglio venne attaccato da tre aerei tipo "Martin-Bomber" del1'Aviazione repubbicana, che da circa 2.000 metri di quota lanciarono una trentina~di bombe, allontanandosi quindi in direzione di Cart agena. Due bombe caddero in vicinanza dell'On-a senza causare né vittime né danni. Delle altre, cadute fra le due navi, quattro esplosero molto vicine all' Aniene, fra centro nave e poppa, provocando un incendio in due cassoni posti in coperta e contenenti scarponi per idrovolanti, e producendo numerosi fori, scuciture e ingobbamenti nelle lamiere dell'opera morta e della timoneria. Altre schegge colpirono la nave in più punti, danneggiando in particolare l'impianto elettrico e ferendo leggermente il solo R. Commissario cap. di Aviazione Cinquegrani. A causa delle avarie riportate cominciò a filtrare acqua in una delle stive. Pertanto anziché far proseguire il convoglio, si preferì invertire la rotta, mentre da Palma veniva subito inviato il et. Antoniotto Usodimare per rinforzare la scorta, in caso di nuovi attacchi. Le tre unità rientrarono a Palma di Maiorca il 21/1/1939. Il carico venne trasbordato sul piroscafo spagnolo Casti/lo dé Soller e l' Aniene, riparati i danni con mezzi di fortuna, ripartì il 26/1/1939 arrivando a La Spezia, per la completa rimessa in efficienza, il 28/1/1939 (1). Angelina Lauro 4° viaggio - senza scorta. La Spezia p. 15/1/1939 - Cadice a. 26/1/1939 - Carico: 133 automezzi e 115

(1) Vedi rapporto del Comando della 14" Squadriglia cacciatorpediniere - A.U.S.M.M. - O.M.S. - cartella 3054.

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tonnellate di materiali vari - Cadice p. 28/1/1939 diretto nel Nord Europa in prosecuzione viaggio per conto F. S..

- Orata- p.fo da carico - varo 1910 -Tsl. 8.631 - vel. 9 nodi- Armatore: Soc. Nav. Polena, Genova - un viaggio - senza scorta. La Spezia p. 14/1/1939 - Cadice a. 20/1/1939. Carico: 1.000 tonnellate di materiali vari più un certo numero di autocarri. - Cadice p. 25/1/1939 diretto in Nord Europa in prosecuzione viaggio per conto del proprio armatore.

- Stelvio - (spagnolo Domine). 14° viaggio - La Spezia p. 15/1/1939 - Cadice a. 19/1/1939. Scortato dal et. Luca Tarigo da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta. Carico: 519 uomini e materiali d'artiglieria, oltre a 41 autocarri Bianchi. Cadice p. 23/1/1939 - La Spezia a. 26/1/1939.

- Badetta - motonave mista passeggeri e merci. Varo 1931 -tsl 1.975 - vel. 15 nodi - Armatore: Soc. Adriatica, Trieste - Gemella dell'Adriatico, venne anch'essa impiegata come incrociatore ausiliario dall'aprile 1937 alla fine di ottobre dello stesso anno. (Per l'attività in quel periodo vedi capitali precedenti). Requisita nuovamente nel gennaio 1939, negli ultimi mesi della guerra effettuò tre viaggi per trasporto materiali e rifornimenti e truppe per il normale avvicendamento del C.T.V. - Altri tre viaggi vennero effettuati a Barcellona, dopo la liberazione della città, per rifornire di viveri la popolazione. - 1° viaggio - La Spezia p. 20/1/1939 - Cadice a. 24/1/1939. Trasportava 258 uomini. Scortato dall'avviso scorta Procione da sud di Capo Spartivento allo Stretto di Gibilterra. Cadice p. 25/1/1939 - La Spezia a. 28/1/1939.

- Castillo Oropesa (nome fittizio italiano Patti). 3° viaggio - la Spezia p. 20/1/1939 - Cadice a. 28/1/1939 Scortato nel viaggio di andata dal et. Antonio Da Noli da sud delle Baleari fino all'imboccatura dello Stretto di Gibilterra. Carico: 3 72 uomini e 500 tonnellate di materiali vari Cadice p. 3/2/1939 - La Spezia a. 8/2/1939 scortato nel viaggio di ritorno dal1' avviso scorta Pegaso.

- Adriatico 10° viaggio - Napoli p. 24/1/1939 - Cadice a. 28/1/1939 con a bordo 266 uomm1. Scortato dall'avviso scorta Pegaso da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta. Cadice p. 30/1/1939 - Napoli a. 2/2/1939.

- Barletta 2° viaggio - La Spezia p. 30/1/1939 - Cadice a. 2/2/1939.

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Il 20 gennaio 1939, nel corso del 21 ° viaP,gio, il piroscafo ANIENE (spagnolo EBRO) mentre scortato dall'avviso scorta ORSA trasportava a Siviglia materiale aeronautico, fu attaccato da tre aerei rept1bblicani cento miglia a sud di lbiza e danneggiato 11011 gravemente. Nelle due foto, danni e fori da scheggia su una tt1ga della nave.

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Trasportava 304 militari e 222 tonnellate di materiali vari. Scortato dall'avviso scorta Procione da sud di Capo Spartivento fino all'imbocco dello Stretto di Gibilterra. Cadice p. 4/2/1939 - La Spezia a. 7/2/1939.

- Sivigliano - pfo da carico - varo 1921 - tsl. 1.270 - ve!. 10 nodi - Armatore: Tripc o vi c h Soc. Nav. Rim., Trieste. Il piroscafo, che già effettuava servizi di linea regolari con la Spagna nazionalista, subito dopo l'occupazione di Barcellona fu noleggiato per un trasporto di viveri da distribuire alla popolazione della città. Genova p. 31/1/1939 - Barcellona a. 2/2/1939. Fu il primo piroscafo italiano ad entrare nel porto catalano dopo la sua liberazione. Carico: 640 tonnellate di viveri. Barcellona p. 4/2/1939 - Genova a. 6/2/1939. FEBBRAIO 1939

- Paganini - Mn. mista passeggeri e merci - varo 1928. tsl 2.427 - vel. 12 nodi - Armatore: Soc. Nav. Tirrenia, Fiume. Un viaggio per trasporto 640 tonnellate di viveri per le popolazioni della Catalogna. Genova p. 2/2/1939 - Barcellona a. 4/2/1939. Barcellona p. 5/2/1939 - Genova a. 7/2/1939. - Stelvio - (spagn. Domine). 15° viaggio - La Spezia p. 2/2/1939 - Cadice a. 5/2/1939. Trasportava 489 uomini. Scortato dal et. Lanzerotto Malocello da sud del Capo Spartivento fino all'imboccatura dello Stretto di Gibilterra. Cadice p. 10/2/1939 - La Spezia a. 13/2/1939. - Procida - pfo. da carico - varo 1921 - tsl 5 .366 - ve!. 11 nodi - Armatore: Achille Lauro , Napoli. Un viaggio senza scorta per trasporto di materiali vari - La Spezia p. 2/2/1939 - Cadice a. 9/2/1939. Cadice p. 15/2/1939 in prosecuzione viaggio per conto del proprio armatore. - Adriatico 11 ° viaggio - Gaeta p. 6/2/1939 - Cadice a. 9/2/1939. Trasportava 264 militari. Scortato dall'avviso scorta Orione da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta. Cadice p. 10/2/1939 - Napoli a. 14/2/1939.

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- Barletta 3° viaggio - senza scorta. Genova p. 11/2/1939 - Barcellona a. 12/2/1939 carico: 1.000 tonnellate di viveri per le popolazioni spagnole - Barcellona p. 15/2/1939 - Genova a. 16/2/1939. - Castìllo Oropesa (nome fittizio italiano Patti). 4° viaggio - La Spezia p. 14/2/1939 - Cadice a. 20/2/1939 scortato dall'avviso scorta Procione da sud delle Baleari fino all'altezza di Ceuta. Carico 21 uff., 30 sottuff., 397 soldati e 2.500 t di materiali d'artiglieria. Cadice p. 3/3/1939 - La Spezia a. 7/3/1939 scortato nel viaggio di ritorno dal1' avviso scorta Orsa. - Adriatico 12° viaggio - Gaeta p. 19/2/1939 - Cadice a. 23/2/1939 - trasportava 256 uomini. Scortato dall'avviso scorta Orsa da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta. Cadice p. 26/2/1939 - Gaeta a. 1/3/1939. - Barletta 4 ° viaggio - senza scorta. Genova p. 19/2/1939 - Barcellona a. 20/2/1939 · carico 350 tonnellate di viveri per l'approvvigionamento delle popolazioni. Barcellona p. 22/2/1939 · La Spezia a. 23/2/1939. - Cosenza (spagnolo Uribitarte) e Padova (spagnolo Bizcaya). Il 24/2/1939 partono scarichi e senza scorta da Genova diretti a Barcellona, dove arrivano il 26/2/1939 per essere riconsegnati al loro armatore spagnolo. · Aniene (spagnolo Ebro). 22° viaggio - Dopo avere riparati i danni del bombardamento subito il 20/1/1939. La Spezia p. 25/2/1939 - sosta a Tarragona 27/2/1939 - Palma a. 28/2/1939. Scortato dal et. Luca Tango nelle acque delle Baleari trasportava un carico di materiali vari aeronautici - Palma p. 9/3/1939 - La Spezia a. 11/3/1939. - Stelvio (spagnolo Domine). 16° viaggio - La Spezia p. 26/2/1939 - Cadice a. 1/3/1939. Carico: 470 uomini e 3.000 tonnellate di materiali vari. Scortato dall'avviso scorta Orione da sud di Capo Spartivento fino ali' altezza di Ceuta. Cadice p. 3/3/1939 - La Spezia a. 6/3/1939.

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- Barletta 5° viaggio - senza scorta. Genova p. 2/2/1939 - Barcellona a. 28/2/1939. Carico: 600 tonnellate diviveri per approvvigionamento delle popolazioni catalane. Barcellona p. 3/3/1939 - Genova a. 4/3/1939.

MARZO 1939

- Barletta 6° viaggio - La Spezia p. 17/3/1939 - Cadice a. 20/3/1939. Trasportava un reparto di truppa di 295 uomini. Scortato dall'avviso scorta Pegaso da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta. Cadice p. 22/3/1939 - La Spezia a. 25/3/1939. - Adriatico 13° viaggio - Gaeta p. 17/3/1939 - Cadice a. 20/3/1939 trasportava 244 uomini. Scortato dall'avviso scorta 0,-sa da sud di Capo Spartivento fino all'altezza di Ceuta. Cadice p. 21/3/1939 - Napoli a. 24/3/1939. - Castillo Oropesa (nome fittizio italiano Patti). 5° viaggio - La Spezia p. 18/3/1939 - Cadice a. 24/3/1939. Trasportava 489 uomini. Scortato dall'avviso scorta Orione da sud delle Baleari fino all'altezza di Ceuta. - Stelvio (spagnolo Domine). 17° viaggio - La Spezia p. 19/3/1939 - Cadice a. 23/3/1939. Trasportava 705 uomini e 50 tonnellate di materiali vari. Scortato dal et. Ugolino Vivaldi da Palma di Maiorca fino all'imbocco dello Stretto di Gibilterra. Cadice p. 24/3/1939 - La Spezia a. 28/3/1939.

- Umbria - pfo. misto pass.e merci - varo 1912 - Tsl 10.128 -vel. 12 nodi-Armatore: Lloyd Triestino, Genova. Un viaggio - La Spezia p. 20/3/1939 - Cadice a. 25/3/1939. Trasportava un contingente di 638 uomini. Scortato dal et. Antonio da Noli da sud delle Isole Baleari fino all'altezza di Ceuta. Cadice p. 26/3/1939 - La Spezia a. 30/3/1939.

- Toscana 2° viaggio che coincise con l'ultimo invio di un contingente di truppe di rincalzo agli effettivi del C.T.V .. La Spezia p. 21/3/1939 - Cadice a. 26/3/1939. Trasportava 628 uomini.

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Scortato dall'avviso scorta Orsa dall'altezza dell'Isola di Cabrera fino allo Stretto di Gibilterra. Cadice p. 27/3/193 9 - La Spezia 1/4/1939. T uttavia, nonostante si fosse già in attesa della definitiva cessazione delle ostilità e della imminente proclamazione della vittoria nazionalista, il 29/3/1 939 partiva da Cagliari un ultimo convoglio, chiaramente senza nessuna scorta, composto da due piroscafi: Tenace e Titania con un carico di muli per le salmerie dell'Esercito spagnolo. I due mercantili dettero fondo a Cadice il 2/4/1939 a guerra ormai finita.

Le ultime missioni delle navi ospedale

- Aquileia - 8° viaggio . Andata - Partenza da Napoli il 19/1/1939 con sosta a Gaeta, dove nella nottata furono imbarcati 9 ufficiali, 18 sottufficiali, 240 militari di truppa. Lasciata Gaeta la mattina del 20, il giorno 23 sostò brevemente a Gibilterra per prendere a bordo i controllori internazionali, giungendo a Cadice nel corso della stessa giornata. Ritorno - Cadice p. 27/2/1939 e sosta a Gibilterra per sbarco controllori Carico: - 43 ufficiali, 51 sottufficiali e 375 militari, per un totale di 469 fra feriti e malati. 11 persone di passaggio per rimpatrio. Napoli a. 3/3/1939.

- Gradisca - 15° viaggio. Andata - Napoli p. 1/2/1939, avendo a bordo un contingente di legionari diretti in Spagna. 5/2/1939, dopo breve sosta a Gibilterra, arrivo a Cadice. Dovette però dare fondo in rada e rimanere al largo fino al 27/2, giorno di partenza dell' Aquileia, che occupava il posto in banchina. Ritorno - Dopo quasi due mesi di permanenza a causa dell'ultima offensiva in corso sul fronte terrestre, lasciò Cadice il 31/3/1939, sostò a Gibilterra nella mattinata dell' 1/4 per sbarcarvi il controllore e diresse quindi per Palma di Maiorca. Carico: 5 3 ufficiali, 51 sottufficiali, 329 militari, 2 marinai, per un totale di 435 fra feriti e malati. 2 civili di passaggio. Arrivò a Palma di Maiorca il 3/4, vi imbarcò 4 malati e 167 ex prigionieri italiani liberati, proseguendo immediatamene per Napoli, dove portò a termine la missione il 5/4/1939.

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- Aquileia - 9° viaggio. Andata - 18/3/1939 spostamento da Napoli a Gaeta per imbarcare un ultimo contingente di legionari diretto in Spagna. Si componeva di 6 ufficiali, 13 sottufficiali, 274 militari. Gaeta p. 19/3/1939 - Cadice a. 22/3/1939. Ritorno - Partenza da Cadice il 26/4/1939 con a bordo 60 ufficiali, 39 sottufficiali, 501 militari di truppa, per un totale di 600 malati. Vi erano inoltre 8 persone di passaggio. Arrivo a Napoli 30/4/1939 . Il 1° aprile 1939 la lunga guerra civile aveva termine, ma il compito delle navi ospedale si sarebbe prolungato per altri tre mesi. Infatti, in terra iberica vi erano ancora molti legionari italiani feriti o malati, ricoverati negli ospedali, che non potevano essere trasportati. Molti altri avrebbero dovuto essere ancora curati e rimessi in forze prima di affrontare lunghi giorni di treno e di viaggio per mare. Si resero guindi ancora necessarie tre missio1ù delle navi bianche:

- Gradisca 16° ed ultimo viaggio. Andata a nave vuota - Napoli p. 29/4/1939 - Cadice a. 3/5/1939. Ritorno - Cadice p. 28/5/1939. Carico: 43 ufficiali, 78 sottufficiali, 561 militari, per un totale di 663 malati e 19 feriti. 39 legionari detenuti e scortati da 19 carabinieri, 4 sottufficiali e 1 uff. dell'Arma. Napoli a. 1/6/1939.

- Aquileia 10° viaggio. Andata - Napoli p. 27/5/1939 - Cadice a. 31/5/1939 in coincidenza con la partenza del convoglio di rimpatrio del C.T.V .. Rimpatrio - Cadice p. 10/6/1939. Carico: 14 ufficiali, 52 sottufficiali, 541 militari, per un totale di 607 ammalati. 29 persone di passaggio per rimpatrio. Napoli a. 14/6/1939.

- Aquileia 11 ° ed ultimo viaggio. Andata - Napoli p. 17/6/1939 - Cadice a. 21/6/1939. Ritorno - Cadice p. 30/6/1939 diretta a Gaeta. Carico: 18 ufficiali, 55 sottufficiali, 293 militari ammalati. 17 ufficiali, 51 sottufficiali, 155 militari di passagio per rimpatrio. 20 militari detenuti, con la loro scorta di carabinieri, che verranno sbarcati a Gaeta nella notte del 4/7/1939 ed inoltrati al carcere militare. Nella mattina dello stesso 4/7 l'Aquileia portava a termine l'ultima missione, attraccando alla banchina nel porto di Napoli.

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Fine della guerra civile spagnola e rimpatrio dei legionari italiani

Il 29 marzo 1939 cadeva Madrid. La Repubblica spagnola del Fronte popolare cessava di esistere. Il J. 0 aprile, con il proclama letto dal generalissimo Franco, iniziava il lungo periodo di 40 anni del Regime franchista. La guerra era finita, anche se vi saranno ancora i rastrellamenti, i processi, le condanne, la carcerazione per i molti repubblicani che non erano riusciti a lasciare in tempo il Paese ed il forzato esilio per molti altri. L'esultanza, tuttavia, era grande ed il 19 maggio il Caudillo, in un'apoteosi di folla plaudente, passava in rivista nella capitale, conquistata o liberata a seconda dei punti di vista, una folta rappresentanza delle truppe spagnole che avevano combattuto e del C.T .V. italiane che avevano anch'esse versato il sangue nelle varie battaglie, contribuendo alla vittoria. Dopo la solenne cerimonia, in cui elogi e parole di gratitudine furono abbondantemente profusi nei riguardi del popolo italiano amico, i nostri legionari, in treno o con autocarri, iniziarono il loro trasferimento a Cadice per imbarcarsi e rientrare in Italia. Frattanto, uno alla volta, erano arrivati in quel porto i nove piroscafi classe "Regioni" appartenenti al Lloyd Triestino, che dovevano trasportarli. Si trattava di:

Toscana

partito da Napoli alle 08,30 del 24/5/1939 arrivato a Cadice alle 10 del 28/5

Sicilia

partito da Napoli alle 08,30 del 24/5/1939 arrivato a Cadice alle 14 del 28/5

Liguria

partito da Napoli alle 10,00 del 24/5/1939 arrivato a Cadice alle 15,00 del 28/5

Calabria

partito da Napoli alle 20,30 del 24/5/1939 arrivato a Cadice alle 09,00 del 29/5

Sannio

partito da Napoli alle 21,00 del 24/5/1939 arrivato a Cadice alle 07,00 del 29/5

Piemonte

partito da Napoli alle 1,15 del 25/5/1939 arrivato a Cadice alle 12,00 del 29/5

Lombardia

partito da Napoli alle 9,30 del 25/5/1939 arrivato a Cadice alle 11,00 del 29/5

Sardegna

partito da Napoli alle 19,00 del 25/5/1939 arrivato a Cadice alle 19 ,30 del 29/5

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Umbria

partito da Napoli alle 20,35 del 25/5/1939 arrivato a Cadice alle 07,00 del 30/5

Contemporaneamente all'invio a Cadice dei nove grandi piroscafi, si preparava la partenza di un gruppo navale composto dall'inc. legg. Emanuele Filiberto Duca d'Aosta (comandante C.V. Amedeo Nomis di Pollone) dai cacciatorpediniere Granatiere e Carabìnìere, che avrebbe dovuto, nel viaggio di ritorno, effettuare una scorta d'onore al convoglio dei legionari e recare a bordo il ministro degli Interni spagnolo Serrano Suner, che veniva in Italia per le celebrazioni della vittoria nelle grandi manifestazioni che si sarebbero svolte a Roma alla presenza dello stesso Mussolini. L'incrociatore salpò da Gaeta alle 04,00 del 29/5, con a bordo giornalisti ed operatori del Giornale LUCE . Diresse per il golfo di Cagliari dove, alle 17,00 nei pressi di Capo Pula, si riunì con i due cacciatorpediniere Granatiere e Carabiniere, che lo avevano preceduto di un giorno per effettuare il rifornimento completo di combustibile. Il gruppo così costituito diresse quindi alla velocità di 20 nodi per lo Stretto di Gibilterra, dove giunse all'alba del 31 maggio. Alle 03 ,00, in vista del fanale di Punta Almina, i due cacciatorpediniere, come da accordi presi con il contrammiraglio Enrico Accorretti, diressero per Ceuta, dove avrebbero effettuato un nuovo rifornimento di nafta, mentre l'Aosta proseguiva per Cadice. Vi giunse alle 9 ,30 del 31 maggio e dopo avere scambiato le consuetudinali salve di saluto con il Comando della Piazza, dette fondo in rada, in quanto le banchine erano occupate dai piroscafi del convoglio. (2) Nella stessa mattina i 20.390 volontari italiani che rimpatriavano ed i 3.161 militari spagnoli, che venivano in Italia per partecipare alle celebrazioni della vittoria, si ammassarono ordinatamente sul molo di Cadice, pronti a salire a bordo delle navi, subito dopo avere ascoltato il caloroso discorso di commiato del generale Queipo de Llano. Nel pomeriggio dello stesso giorno cominciarono le partenze scaglionate nel seguente ordine:

Umbria

ore 15,00 con a bordo i carristi e una compagnia di avieri dell'Aviazione legionaria.

Calabria

ore 19,00 con reparti italiani della Divisione, "Frecce".

Sicilia

ore 20,00, con i reparti del Genio del C.T .V., ed il loro Comandante.

Sannio

ore 21,00, con i reparti della Divisione "Littorio".

(2) Il C.V. Enrico Accorretti aveva assunto il comando della M.N.L in Spagna in data 9 novembre 1938.

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La lunga guerra è terminata. I legionari italiani rientrano in patria. Nel porto di Cadice in festa si imbarcano wi nove piroscafi giunti appositamente dall'Italia e che qui vediamo ormeggiati alla banchina e col gran pavese a riva. Da sinistra: LOAfBARDIA, SICILIA, CALABRIA, SANNIO e SARDEGNA. È il 31 maggio 1939. Di prora al LOAIBARDIA si intravede l'incrociatore DUCA D'AOSTA che effettuerà la scorta d'onore al convoglio. (coli. F. Bargoni)

Ore 15 dell'.l giugno 1939, ultimo a lasciare Cadice, il piroscafo LOMBARDIA che qui vediamo mentre scosta dalla banchina con l'aiuto di un rimorchiatore spagnolo.

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Durante la tranquilla navigazione di rimpatrio, a bordo del piroscafo PIEMONTE il cappellano militare celebra una mess(I di ringraziamento, attomiato dai legionari riuniti in coperta. (coli. F. Bargoni) Ore 13 circa del .5 giugno 1939, l'incrociatore DUC!l D'AOSTA, seguito dai cacciatorpediniere GRANATIERE e CARABINIERE, defila ad alta velocità lungo !t1 linea dei piroscafi. Notare /et bandiera spagnola in testa d'albero, in quanto sono ospiti a bordo il Ministro degli Esteri spagnolo Serrano Suner e molte altre autorità nazionaliste che vengo no in Italia per te celebrazioni della vittoria. (coli. F. Bargoni)

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Toscana Liguria

ore 21,00 con Reggimento Artiglieria della Divisione "Littorio" ore 22,00, con reparti di Artiglieria del C.T.V. ed

il loro Comandante Piemonte

ore 23,00, con Battaglioni di militari spagnoli appartenenti alla Divisione "Frecce".

Alle 18,00 erano giunti da Ceuta anche i due cacciatorpediniere Gmnatiere e Carabiniere. Con la partenza dei primi sette piroscafi la banchina n° 2 era rimasta sgombra. Nella mattina dell' 1° giugno fu allora deciso di far attraccare alla banchina stessa l'incrociatore ed i due cctt., in modo da poter dare maggiore solennità alla cerimonia d'imbarco delle personalità. Alle ore 04,00 del mattino aveva lasciato il porto anche il piroscafo Sardegna, il più lento di tutti, che riceveva a bordo, oltre al generale Gastone Gambara con tutto il suo Comando, S.E. Host Venturi; la moglie del ministro spagnolo Serrano Suner; la moglie dell'ambasciatore Guido Viola; 4 dame della Croce Rossa; 4 generali di Corpo d'Ar mata spagnoli (Martin Moreno con signora - Assenzio - Queipo de Llano, con moglie e figlia - Munoz Grande); 10 generali di div. spagnoli; 20 ufficiali superiori spagnoli; 5 personalità spagnole nel campo della medicina, cultura ed arte, raccomandate dal generale Franco; 8 giornalisti italiani ed esteri; la banda musicale dei Carabinieri e il Battaglione "Arditi". Per ultimo, alle 15,00 mollava gli ormeggi il Lombardia con a bordo una parte degli effettivi della Divisione "Littorio" ed il suo Comandante, generale Bitossi. Alle 17,00 salivano a bordo dell'Aosta il Ministro degli Interni spagnolo Serrano Suner, l'ambasciatore italiano a Madrid Guido Viola di Campalto ed altre personalità spagnole al seguito. Alle 17 ,32 il Gruppo navale salpava ed iniziava la sua navigazione verso Napoli. Navigazione che naturalmente si svolse per tutti nel modo più sereno e tranquillo. L'arrivo era previsto per il giorno 5 giugno. Il punto di riunione delle navi era stato fissato a circa 10 miglia al largo della congiungente Ischia-Capri. I piroscafi si disposero in colonna con il Sardegna in testa, mentre l'Aosta ed i due cacciatorpediniere nella tarda mattinata defilavano lungo la formazione delle navi, da bordo delle quali i legionari schierati effettuavano il saluto alla voce. Un idrovolante da ricognizione "RO 43" venne catapultato dall'incrociatore per lanciare un messaggio augurale sul Sardegna. La giornata era splendida, il convoglio con Aosta e Sardegna in testa procedeva tranquillo. Verso le 13,00 provenienti da Napoli, si fecero incontro alla formazione l'incrociatore Gorizia e i cctt. Alfieri, Carducci, Oriani, Gioberti, Maestrale, Grecale, Scirocco e Libeccio che defilarono a breve distanza sulla sinistra della linea dei piroscafi, rendendo gli onori con salve e saluto alla voce. Alle 17,30 il Duca d'Aosta si presentava all'imboccatura del porto di Napoli, andando quindi ad ormeggiarsi col fianco sinistro alla radice del Molo Razza, mentre le unità della I Squadra Navale, alla fonda in porto, rendevano gli onori.

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Stabilite le comunicazioni con la terra, salì a bordo il ministro degli Esteri italiano Galeazzo Ciano, che dopo avere calorosamente porto il benvenuto al ministro Serrano Suner, sbarcava insieme a lui e al suo seguito in forma ufficiale alle ore 18,30. Nelle ore successive i nove piroscafi, in una serata di confusione festosa, seguirono uno dopo l'altro andando ad ormeggiarsi allo stesso molo. Dopo lo sbarco dei legionari, che avvenne l'indomani mattina 6 giugno 1939, il re Vittorio Emanuele III passò in rassegna i reparti schierati sul Molo Razza, porgendo il suo saluto al generale Gambara. La cerimonia si trasformò in una fes ta di popolo, con la sfilata delle Divisioni legionarie davanti al palazzo reale e per le vie di Napoli. Ma il rimpatrio non era ancora del tutto ultimato. A metà giugno, infatti, tornavano in Italia gli aviatori legionari, trasportati a Genova dal transatlantico Duilio, scortato dall'avviso scorta Procione. Il 14 dello stesso mese, erano intanto ripartiti da Genova tutti gli inviati spagnoli e il reparto di militari dell'Esercito franchista che avevano partecipato alla sfilata di Roma. Erano imbarcati sui piroscafi Sardegna e Piemonte che, senza scorta, lasciarono Genova dirigendo per Alicante, dove giunsero alle 07,30 del 17 giugno. Il viaggio delle due navi non era però terminato. Il Sardegna ripartì alle 20,00 del 17 ed il Piemonte alle 08,00 del 18, dirigendo entrambi per lo Stretto di Gibilterra e dando fondo a Cadice, rispettivamente, il 19 e il 21 giugno. Ne ripartivano, sempre in convoglio, il 23 giugno con a bordo 5.000 uomini appartenenti agli ultimi reparti di volontari italiani rimasti qualche giorno in più, o perché provenienti da zone più lontane o perché impegnati nelle incombenze logistiche. I due piroscafi arrivarono a Napoli il 28 giugno. Per completare il rimpatrio anche degli ultimi piccoli contingenti dei servizi o dell'intendenza, ecc. fu necessaria un'ulteriore missione del piroscafo Sardegna che arrivò a Cadice l' 11 luglio 19 39, ripartendone il 15 diretto in Italia.

Considerazioni finali Nello svolgimento di vari capitoli del volume, abbiamo già commentato i singoli avvenimenti, ma tenuto conto del fatto che scopo primo della pubblicazione era illustrare l'impegno italiano nella guerra civile spagnola, a mezzo della propria Marina Militare e Mercantile, si ritiene utile esporre alcune brevi considerazioni finali, proprio sull'importanza, sui risultati e sugli ammaestramenti che da tale tipo di impiego sarebbero dovuti emergere. Non staremo ad,analizzare compiutamente l'azione politica e le finalità del1' intervento italiano. E chiaro che Mussolini nel 1936 era preoccupato del possibile instaurarsi, fra il Governo repubblicano spagnolo di fronte popolare e quello francese a guida socialista di Leon Blum, di un asse antifascista Parigi-Madrid, con la conseguenza di far sentire l'Italia, sia politicamente che strategicamente, chiusa nel Mediterraneo. Egli sperava inoltre di ottenere in cambio il beneficio di un eventuale uso di basi aeree e navali nelle Isole Baleari, in caso di guerra contro Francia

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e Gran Bretagna. Comunque, di tutti i governi che appoggiarono l'una parte o l'altra, quello italiano si dimostrò senza dubbio il più deciso a difendere la causa nazionalista, sia negli aspetti internazionali e diplomatici, sia nell'aiuto diretto, anche al di fuori del Diritto internazionale, come forniture di armi e guerra sottomarina. Per le suddette ragioni, Mussolini desiderava la vittoria franchista e per ottenerla non esitò a correre gravi rischi di crisi internazionali, impiegando particolarmente la Marina nell'intercettazione e distruzione del traffico di rifornimenti via mare ai repubblicani e l'Aviazione nel bombardamento aereo dei porti. L'aspetto non legale dei nostri aiuti pesò molto nelle assise internazionali per il non intervento, finendo per presentare l'Italia come un contraente, sia pure utile, ma inaffidabile quando si trattava di accordi, trattati o patti. Questo è forse il motivo per cui fino ad oggi è stato mantenuto tanto riserbo. Comunque l'impegno della R. Marina fu uno dei cardini su cui poggiò la vittoria nazionalista. A differenza di quanto accadde per l'Esercito e l'Aeronautica, i cui uomini potevano essere legalmente considerati volontari e quindi impiegati alla luce del sole, la Marina dovette agire in silenzio, mantenendo il segreto sulle proprie azioni offensive. La pagina che fino ad oggi è stata meglio conosciuta e dalla quale si può trarre legittima soddisfazione, è quella riguardante il salvataggio dei profughi italiani e stranieri, nell'estate 193 6, dalle principali città in preda al terrore, con l'evacuazio· ne di circa 9.000 persone. Anche l'impegno logistico, come il trasporto del C.T.V. e dei rifornimenti, l'organizzazione dei convogli, le crociere pendolari degli incrociatori, a difesa degli stessi, l'organizzazione delle pattuglie sotto l'egida del Comitato di non intervento ed il pattugliamento delle rotte mediterranee assegnateci dagli accordi di Nyon fu. rono dimostrazioni di una buona efficenza oi:s~nizzativa. Rimane, invece, da analizzare il costo del nostro intervento e degli aiuti inviati, nonché l'insegnamento che si sarebbe dovuto trarre dall'impiego offensivo delle nostre unità e dell'Aviazione legionaria, per quanto riguarda l'aspetto navale. Comunque, non tratteremo del costo totale e dell'indebolimento quantitativo subìto dalle nostre Forze Armate, proprio alla vigilia della seconda guerra mondiale, a causa dell'elevata quantità di materiali, armi, cannoni, carri armati, aerei ed automezzi forniti alla Spagna. Su questo argomento, negli ultimi quarant'anni, hanno già abbondantemente polemizzato storici ed esperti, sia militari sia civili. Ci limiteremo invece a far notare che, per quanto riguarda la R. Marina, le forniture accordate regolarmente pagate dagli spagnoli, non portarono assolutamente ad una minore efficienza della nostra Forza Armata nel momento cruciale dell'entrata in guerra nel 1940. Infatti, i quattro cacciatorpediniere ed i quattro MAS ceduti, erano unità molto usurate, già in procinto di radiazione, e che comunque sarebbero uscite dai Quadri del Naviglio prima della fine dell'anno 1938. I due sommergibili definitivamente passati sotto bandiera spagnola erano ottimi battelli, ma la loro mancanza non poteva farsi sentire che molto marginalmente in una flotta subacquea di 115 unità, considerata nel 1940 la seconda del mondo. L'intervento italiano, quindi, almeno per quanto riguarda la Marina Militare, non costituì un danno materiale, anzi, l'impiego in azioni di guerra, sia pure con

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I Provenienti da Napoli, otto cacciatorpediniere delle classi ''Oriani" e "Maestrale" defilarono a breve distanza sulla sinistra della linea dei pil'osca/i per rendere gli onori ai reduci. Nella foto, il Ct. SCIROCCO mentre corre lzmgo bordo al SARDEGNA e gli equipaggi salutano festanti. (col!. F. Bargoni) Mentre i cacciatorpediniere si allonta11a110, nell'imminenza dell'arrivo i piroscafi del convoglio si dispongono su due linee parallele. A sinistm, nella foto il LOMBARDIA. (coli. F . Bargoni)

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L'epopea è finita . La mattina del 6 giugno 1939, nel porto di Napoli, i legionari rimpatriati sbarcano dalle navi (nel/,a foto UMBRTA e PIEMONTE) e si vanno a schierare s11l molo Razza per essere passati in mssegna dal re Vittorio Emanuele III. (coli. F. Bargoni)

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limitato contrasto, poteva essere fonte di insegnamenti tattici, di sperimentazione di mezzi e di allenamento per comandanti ed equipaggi. Lo fu? - Per certi versi si, per altri no. Battelli, comandanti ed equipaggi, infatti, anche se con la loro sola presenza costituirono uno dei più validi sostegni alla vittoria, impiegati praticamente in una o al massimo due missioni ciascuno, senza incorrere in particolari pericoli, con troppo brevi navigazioni e pochi attacchi a bersagli quasi sempre privi di protezione, dimostrarono purtroppo carenze di addestramento e di tecnica. Gli alti Comandi della Marina si resero perfettamente conto della situazione, e già dalla seconda metà del 1937 organizzarono un maggior numero di manovre navali ed esercitazioni di attacco e di lancio, per rimediare agli inconvenienti tecnici evidenziati dai siluri e alle carenze di allenamento. Negli anni successivi si arrivò poi alla costituzione a Pola della Scuola Sommergibilisti. Ma la tattica di impiego dell'arma subacquea rimase la stessa. Era una tattica superata, nata dall'esperienza della prima guerra mondiale in Adriatico, e che difficilmente avrebbe potuto essere cambiata in breve tempo. Infatti, i nostri sommergibili, progettati e realizzati sulla base di quell'insegnamento, erano, in linea di massima, troppo appariscenti, con scafi eccessivamente alti ed enormi torrette, ma soprattutto troppo lenti nella fase di rapida immersione in caso di pericolo e poco manovrabili. Concepiti per essere impiegati in immersione durante le ore diurne, finivano per restare appostati a quota periscopica, in zone obbligate, attendendo il passaggio del bersaglio a distanza di lancio. Nel corso della guerra furono necessari radicali lavori di modifica e la costruzione di nuove serie, per avere battelli più rispondenti alle moderne modalità d'impiego (3). Riassumendo, possiamo concordare pienamente anche con quanto ha scritto sull'argomento lo spagnolo J.L. Alcofar Nassaes, che per primo ha trattato in modo organico, ma lacunoso a causa dell'impossibilità di consultare i nostri documenti, il problema dell'intervento della R. Marina nella guerra civile spagnola (4). Egli afferma che, nonostante il contributo della nostra Marina al trionfo della causa nazionalista sia stato importante, l'Italia trasse pochi insegnamenti dallo svolgimento della guerra di Spagna sul mare. Dice anche, a proposito dell'impiego del1'Aviazione legionaria, che dai massicci bombardamenti sui porti, con conseguente affondamento di alcuni piroscafi, si trasse la convinzione che quello fosse l'uso più appropriato dell'arma aerea per distruggere il traffico mercantile nemico. Queste fallaci illusioni finirono per ritardare la soluzione del problema degli aerosiluranti, che venne risolto solo nel 1940 a guerra iniziata.

(3) Vedi anche G . Fioravanzo L 'Organizzazione della ,".iarina durante il conflitto volume XXI Tomo I, Ufficio Storico della Marina Militare - Roma 1972. (4) Alcofar J.L. Nassaes La lvfarina Italiana en la guerra de Espaiia - Barcellona 1976

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ALLFGATI


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Allegato 1

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Data W; ·lug l i o ·· :rq:z(.i ·

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Allegato 2

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not te alle oi·e 4 . 00 per ,;iun,;erc all ' .::lba del e;io.r, no 23 e Barcellona .

L I}.1:d:: ,l;..~LIO DI S~Ui-.::J.?J.

Cocendon~e in Capo

&? 434

---


Allegato 3

Messina, 7 agosto 193 7 XV

COMANDO MILITARE MARITTIMO IN SICILIA Uff. O .A. - Sez. 1a Ind. Tel. : Marina Messina ARGOMENTO: Ordine generale di operazioni n . 1

1O) Data di origine: 7 agosto 193 7 XV 20) Autorità che emana l'ordine: Marina Messina 30) Unità che partecipano all'operazione:

C.T. VII Sq. C.T. II Sq. C.T.

XI Sq. T.P.

XII Sq. T.P.

Freccia Dardo Strale Saetta Zeffiro Borea Espero Ostro Cigno Climene Centauro Castore Altair Aldebaran Andromeda Antares

per conoscenza e norma: Marizona e per conoscenza: Maristat Zara Aquila Grupsom Marina Marina Marina

(C.V. Pacchiarotti)

Augusta Augusta Augusta Augusta (C.F. Castrogiovanni) Augusta Augusta Augusta Augusta (C.C. Notarbartolo) Trapani Trapani Trapani Trapani (C.C. Lazzeri) Trapani Trapani Trapani Trapani (C.F. D'Arienzo)

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Messina (a mano) Roma (bolgetta) per Squadra per Flottiglia

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1 2 3 4 5 6

7 8 9 10 11 12 13 14 15 16

copia 17

Augusta Messina Messina Napoli Augusta Trapani

(a mano con idro mil) (a mano) (a mano) (bolgetta) (a mano con idro mil) (a mano con idro mil)

copia 18 copia 19 copia 20 copia 21 copia 22 copia 23 copia 24

4°) Posizione del Comandante in Capo durante l'operazione: Marina Messina. SITUAZIONE:

5°) È probabile che piroscafi al servizio della Spagna rossa, provenienti dall'Egeo, attraversino il Canale di Sicilia per raggiungere la costa spagnola rossa.

435


I Smg. nazionali Santarosa, Berillo, Menotti, Diaspro, sono in agguato nel canale di Sicilia ed al largo di Capo Blanc, come risulta dal grafico allegato. SCOPO

6°) Intercettare e riconoscere i piroscafi di cui al comma 5°) per: a) segnalarli ai Smg. in agguato; b) per silurarli, di notte, dopo averli sicuramente riconosciuti. DISPOSIZIONI

7°) Il C.T. Freccia, la VII Squadr. CC.TT. e la II Squadr. CC.TT. dislocate ad Augusta assicureranno il servizio di esplorazione di sbarramento nei tratti di mare compresi: fra l'estremo Nord-Est del Banco di Kerkenah e Lampedusa; fra Lampedusa ed il punto centrale della congiungente Lampedusa-Pantelleria. 8°) Saranno mantenute in crociera tre Unità che percorreranno a velocità di miglia 16 i tratti AB, CD, EF, del grafico allegato. 9°) La XI Squadr. Tp. e la XII Squadr. Tp. , dislocate a Trapani assicureranno il servizio d'esplorazione di sbarramento nei tratti di mare compresi: fra il punto centrale della congiungente Lampedusa-Pantelleria e Pantelleria; fra Pantelleria e la costa sicula. 10°) Saranno mantenute in crociera tre Unità che percorreranno a velocità di miglia 15 i tratti CH, KL, MN, del grafico allegato. 11°) Il cambio delle Unità avverrà in mare agli estremi dei tratti da vigilare più prossimi alle basi di partenza. 12°) I turni avranno la durata di 48 ore oltre il tempo occorrente per le navigazioni di andata e ritorno ai punti stabiliti. 13°) Inizieranno il turno tre Unità della Squadriglia Zeffiro e tre Unità della Squadriglia Cigno. 14°) Le Unità in crociera dovranno riconoscere i piroscafi avvistati che: Siano senza bandiere; Navighino a fanali oscurati; Siano di nazionalità rossa spagnola o russi; portino bandiera di nazione che normalmente non traffica in Mediterraneo (esempio Panama) Siano scortate da unità rosse spagnole; Navighino in convoglio; Che visibilmente portino in coperta carichi militari. 15°) Avvistando i piroscafi di cui al comma 14°), le Unità in crociera effettueranno le comunicazioni come disposto nel comma 22°). Qualora l'avvistamento avvenga di giorno in prossimità della zona di agguato di un Sommergibile, l'Unità avvistante dovrà porsi nella scia del piroscafo avvistato sino a raggiungere la zona di agguato del più prossimo Sommergibile, che avrà in tal modo indicazione visiva della natura del piroscafo. Questa particolare disposizione è motivata dal fatto che le trasmissioni di avvistamento di Torrenova per i Smgg. sono emesse nei primi dieci minuti delle ore dispari e pertanto l'avvistamento effettuato a meno di 20 miglia dall' agguato dei Smgg. potrebbe non essere tempestivamente ricevuto dai Smgg. stessi.

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'


16°)

17°) 18°) 19°) 20°) 21 °)

Nel caso in cui una Unità debba seguire un piroscafo, detta Unità deve avvertire la contigua che si allontana dalla zona di crociera. Le Unità di superficie in crociera nel Canale di Sicilia, che durante la notte riconoscano per certi piroscafi rossi spagnoli e russi non al cospetto di altre Unità debbono affondarli con il siluro, allontanandosi, poi alta velocità, eritornando poi sulla zona di crociera. Per nessun motivo dovrà essere fatto uso del cannone. Per tale operazione la Unità di superficie, dopo il riconoscimento effettuato a luci accese, si allontanerà il più possibile, ma senza perdere il contatto con il piroscafo; spegnerà quindi le luci e, cosl oscurata, porterà a fondo l'attacco. Qualora il riconoscimento sicuro di piroscafo rosso spagnolo o russo, effettuato in ore prossime al tramonto, possa, a giudizio del Comandante dell'unità, dar luogo ad una azione offensiva nelle ore notturne, l'unità abbandonerà temporaneamente la zona di vigilanza, dandone avviso all'unità sull'onda di 14.450 m ripetendolo tre volte. Recandosi dalle basi alle zone di vigilanza e rientrando, le Unità si mantengano per guanto possibile lontane daJle zone di agguato dei Smg. La crociera delle Unità di superficie sia mantenuta a luci accese. I Comandanti del C.T. Freccia e deila Torp. Cigno assumeranno la direzione del servizio stesso, rispettivamente per le Unità dislocate ad Augusta e Trapani. Le Unità che debbono svolgere il primo turno dovranno lasciare le basi in tempo utile per iniziare il servizio di esplorazione alle ore 04,00 del 9 agosto p.v. I Capi Gruppo comunichino a Marina Messina e fra loro, telegraficamente e con sufficiente anticipo sull'ora di partenza per ciascuna missione, i nomi delle Unità e le zone rispettivamente assegnate. Tale comunicazione può essere del tipo:

Telegramma urgentissimo Marina Messina C.T. Freccia = Augusta Cigno .. ... .. .. Alt DaJle 04,00 del .. . corrente alt Castore 4 Centauro 5 Climene 6 F.to Cigno

SERVIZIO DELLE COMUNICAZIONI

22°) a) = I Smgg. hanno avuto ordine di prestare il seguente servizio di ascolto: 1) In emersione ascolto previsto dalla S.M. 56/S. 2) In immersione ascolto su onda 14.450 m nei primi dieci minuti delle ore dispari dalle 05,00 alle 21,00; b) = Le unità di superficie in servizio di crociera nel Canale di Sicilia dovranno prestare il servizio di ascolto previsto dalla S.M. 56/S. in relazione al numero degli operatori che hanno a bordo; c) = per le comunicazioni delle Unità di superficie ai Sommergibili: 1) Di giorno e cioè dalle 05,00 aJle 19,00 le Unità di superficie daranno il telegramma a Mariradio Roma sull'onda di kHz 5.455 (m 55). Mariradio Roma nel primo appuntamento successivo (primi 10 minuti dispari che segue alla ricezione del telegramma) ritrasmette il telegramma

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tramite Torrenova, sull'onda di 14.450 m. ripetendolo tre volte. 2) Di notte e cioè fra le 19,00 e le 05,00 le unità di superficie daranno il telegramma attenendosi alle seguenti norme: Fra le 19,00 e le 12,00 come indicato in C) 1) impiegando per l'onda di khz 3885 (77,22). Fra le 21,00 e le 05 ,00 direttamente ai smg. sull'onda di kHz 3885 (77,22) . 3) Sia Mariradio Roma che i Smg. daranno il ricevuto sulla stessa onda con cui è stato ad essi trasmesso il telegramma: e perciò le Unità di superficie, dato il telegramma, passeranno, qualunque sia l'ascolto previsto dal servizio navale, suli' ascolto relativo a detta onda di trasmissione per qualche minuto. 4) Le unità di superficie cifreranno il telegramma col cifrario S.M. 19/S di cui sono in possesso i Smg.; dando le indicazioni di posizione riferite a rilevamento e distanza di punti geografici cospicui oppure alla longitudine e alla latitudine. È utile che il segnale di scoperta sia, il più succintamente possibile, corredato di quelle notizie complementari relative alle caratteristiche del piroscafo, che possano interessare i Smg. dal punto di vista del riconoscimento al periscopio. Qualora non si voglia trasmettere il telegramma ad un particolare smg. nel qual caso sarà impiegato il nominativo militare del destinatario, sia Mariradio Roma che le Unità di superficie nelle trasmissioni ad onda corta faranno precedere il telegramma da uno dei gruppi seguenti che significano: "Sommergibile in crociera nel Canale di Sicilia" : K D 9 - M 3 G - 1 F A - O Q 7 5) Il centro R.T. di Messina dovrà disimpegnare l'ascolto navale (servizio quarto) per rimanere in contatto con le unità in servizio di crociera e l'ascolto quinto per intercettare le comunicazioni fra i smg . e· Roma. 6) Tutti i telegrammi trasmessi dalle Unità di superficie ai Smg. e ripetu ti da Mariradio su onda lunghissima o su onda corta ai Smg. , avranno come primo gruppo la parola NUME . L'AMMIRAGLIO DI DIVISIONE

Comandante Militare Marittimo (Riccardo Paladini)

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Allegato 4 LEAGUE OF NA TIONS.

Communicated to the Council and the Members of the League.

C.335.M.226.1937 .VII. Geneva, August 23rd. 193 7.

APPEAL BY THE SPANISH GOVERNEMENT

Note by the Secretary-General The Secretary-General has the honour to communicate to the Council and Members of the League the following telegram which he has received from the Spanish Government. Valencia, August 21st, 1937. (Translation) Telegram No. 114. I have the honour to acquain t you with the following facts: 1. On the eleventh of the present month at 8 p.m. the Spanish steamer "Campeador" was sunk fourteen miles south-east of Cape Bon. The Campeador left the port of Constanza on the 4th with a cargo of 9,600 tons of petrol fora Spanish port. On the 11 th at 9 a.m. the Campeador met, some ten miles south of Pampesuda Alarecio, a warship flying the Italian flag which, coming from the north-west, approached the Campeador, exchanging the usual salutes with her and standing in so dose that it was possible to read clearly her name (Saetta) on the stern and the letters S.A. painted in red and very prominent on the bows. From that moment the I talian warship did not leave the Campeador. At 4 p.m. on the same day another Italian warship of the same type and size as that already mentioned appeared, but it was impossible to read her name as she did not come so dose as the first vessel. Having once exchanged various signals with the Saetta she followed with the latter the route of the Spanish steamer. At 7 p.m. the position of the vessels was as follows: the Campeador was heading for Cape Bon followed at a distance of some five or six miles by the Italian warships referred to, which, sometimes in line and sometimes side by side, followed the direction taken by the Campeador. At sunset the Spanish vessel lit her navigation lights and this was also done by the warships following her. At 7 .20 p.m. the Italian warships extinguished their lights, moved forward and took up a position to starboard of the Campeador a little away from the latter. The movements of the Italian vessels could thus be distinguished as they were navigating a short distance off, and their silhouettes could be clearly seen. At 7.50 p.m. the Campeador experienced a violent shock from a projectile which hit the engineroom; all the lights on the vessel were extinguished and the wireless was put out of order. A second explosion oè:curred from five to seven minutes later and the third and last explosion from five to seven minutes after the second. The Campeador began to sink rapidly; some members of the crew were able to get away in

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the ship's boats after the last explosion. The Campeador caught fire. By the light of the fire the officers and crew in the boats were able to distinguish the silhouettes of the warships, which were stili quite near the sinking vessel but gave no assistance to the shipwrecked persons. The fire spread when the oil covered the sudace of the sea, endangering the lives of the persons who were trying to escape. From the foregoing and in accordance with the statements made by the captain and other members of the crew of the Campeador, there is no doubt that the vessel was attacked by the Italian warships, one of which was, we can assert, the "Saetta". Of the forty-two members of the crew thirty escaped in the boats and made for the coast o