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STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO

Giancarlo BOERI e Piero CROCIANI Tavole di Andrea VIOTTI

L'ESERCITO BORBONICO DAL 1815 AL 1830

Roma 1995


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Presentazione Gli anni che intercorrono tra la restaurazione della dinastia borbonica a Napoli nel 1815 e l'ascesa al trono di Ferdinando Il sul finire del 1830 sono anni densi di avvenimenti - e di sconvolgimenti - politici che non possono non ripercuotersi sul!'esercito. C'è all'inizio la difficile - ed incompleta - compenetrazione nell'esercito "dell'amalgama" delle sue due diverse componenti, quella "napoletana", composta da quanti provenivano dall'esercito di Gioacchino Murat, e quella "siciliana", formata da quanti avevano seguito Ferdinando IV in Sicilia nel 1806. Segue poi la graduale infiltrazione, soprattutto attraverso le milizie provinciali, della Carboneria nelle forze armate borboniche, coronata dai moti del 1820 e dalla concessione della costituzione. L'anno appresso, però, nè le milizie carbonare nè l' esercito saranno capaci di organizzare una splida difesa contro gli Austriaci, saranno ben presto travolti e sarà poi l'esercito a pag'àre, con il suo scioglimento, il prezzo più alto per questo tentativo liberale. Gli anni immediatamente successivi saranno dedicati ad una lenta ricostituzione di un nuovo esercito, di dimensioni ridotte, politicamente a_ffidabile ed affiancato, per di più, da quattro reggimenti reclutati in Svizzera. Soltanto dal 1827, con la nomina a comandante in capo del principe ereditario Ferdinando, forse il solo dei Borboni interessato alle forze armate ed ai loro problemi, l'esercito vedrà una sua progressiva rinascita che darà i migliori frutti a partire dal 1831, dopo l'ascesa al trono del giovane principe, come Ferdinando Il. Così come negli altri volumi di questa serie ampio spazio è dedicato, oltre che alle vicende storiche ed alle uniformi, anche ai vari altri aspetti della vita militare, da quelli relativi al reclutamento, all'istruzione ed all'avanzamento di ufficiali e truppa a quelli dell'organica e della giustizia militare, delle paghe e stipendi alle pensioni, dal sistema amministrativo a quello ospedaliero, dall'armamento alla rimonta, il tutto attraverso ricerche bibliografiche e di archivio, attingendo spesso a fonti sinora non Jjruttate.

Il Capo Ufficio (Col. a.s. SM Stefano Romano)

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Elenco delle abbreviazioni A.S.Na. = Archivio di Stato di Napoli A.R.C.R. = Archivio Riservato Casa Reale (Archivi Privati) B.N.Na. = Biblioteca Nazionale di Napoli Arch.Borb. = Archivio Borbone Aff.Est. = Affari Esteri Min.Guen-a = Ministero Guerra 0.d.g. = Ordini del Giorno Comando Generale Com.Gen.Art. = Comando Generale di Artiglieria Contr. = Giunta dei Contratti Exc. = Excerpta (Sez. Militare A.S.Na.) Ms = Manoscritto Segr.Ant. = Segreteria Antica S.N.S.P. = SocietĂ Napoletana Storia Patria Atti Aquila, Calabria = Atti dell'Intendenza dell'Abruzzo Ulteriore Secondo o della Calabria Citra Prot.Cons. = Protocollo Consiglio dei Ministri M.C.R.R. = Archivio del Museo Centrale del Risorgimento - Roma NB I decreti reali menzionati nel testo senza esplicitazione di una fonte archivistica sono stati tratti dal Bollettino delle Leggi del Regno delle Due Sicilie.

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Il Regno in cifre Alla fine del 181_6 dall'unificazione dei due regni di Napoli e di Sicilia, sino ad allora formalmente divisi, pur se soggetti ad un unico re, nasce il Regno delle Due Sicilie. Questo abbraccia tutte le regioni meridionali della nostra penisola oltre alla Sicilia ed a parte del territorio delle odierne provincie di Latina, Frosinone e Rieti ed include, al suo interno, le enclaves pontificie di Benevento e di Pontecorvo. La sua popolazione è di circa 7 .000.000 di abitanti, di cui mezzo milione concentrati a Napoli e negli immediati dintorni. Per facilitare la comprensione dei lettori elenchiamo qui di seguito le monete e le unità di misura del regno, pur dovendo soggiungere che localmente, e specialmente in Sicilia, ne sussistevano altre diverse. Monete

Grano= 12 piccoli (o calli) Carlino = 1O grana Ducato = 1O carlini Misure di lunghezza

di peso

Palmo lineare = cm. 26,367 (di 12 oncie) Canna lineare = m. 2,109 Miglio = km. 1,851

Oncia= gr. 26,88 Libbra = kg 0,320 Rotolo = kg. 0,890 Cantaio = kg. 89,099

Per determinare l'altezza dei coscritti erano in uso il piede (cm. 32,484) e il pollice (cm. 2,707). Unità di capacità per aridi

Misura = 1. 2,304 Tomolo= 1. 55,318

liquidi

Caraffa = 1. O, 727 Barile = 1. 43,624 Botte= 1. 523,488

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Capitolo I

Vicende storiche

Quando il 25 maggio 1815 le prime truppe borboniche provenienti dalla Sicilia sbarcarono a Napoli trovarono la città già occupata dal1 esercito austriaco il cui comandante, maresciallo Bianchi, aveva stipulato cinque giorni prima la convenzione di Casa Lanza con i generali dell'esercito sconfitto di Gioacchino Murat, in base alla quale si era addivenuti alla cessazione delle ostilità tra l'Austria (ed i suoi alleati compreso Ferdinando di Borbone) e Napoli. Con la stessa convenzione erano stati garantiti ai componenti dell'esercito vinto il riconoscimento dei gradi ed il mantenimento in servizio nelle forze armate di Ferdinando IV restaurato sul trono di Napoli. La convenzione era stata firmata sia perchè l'Austria voleva recuperare al più presto libertà di manovra nei confronti di Napoleone (ed una parte delle truppe austriache e di quelle alleate, parmensi e modenesi, si sarebbe subito portata verso la Francia meridionale) sia perchè si voleva che il ritorno di Ferdinando sul trono di Napoli non fosse accompagnato da resistenze ostinate e da dure repressioni come si era verificato nel 1799. Il re conoscendo questi orientamenti politici dell'Austria (che erano stati accettati grazie ad una convenzione stipulata a Vienna il 29 aprile con la quale Ferdinando si impegnava a trattare con mitezza tutti coloro che avevano servito Murat) si era intelligentemente adeguato e già da tempo aveva iniziato una campagna di avvicinamento ai suoi ex sudditi, promettendo perdono, anzi oblio, per quanto si era verificato negli anni precedenti insieme al mantenimento dello status quo nel regno per quanto riguardava proprietà privata, impieghi, pensioni e gradi militari, promesse ribadite in due proclami emanati da Messina il 20 ed il 21 maggio alla vigilia del ritorno sul trono di Napoli. Quello dell'assetto da dare all1esercito era uno dei primi problemi che il re avrebbe dovuto esaminare all'arrivo sul continente e venne affrontato, nelle sue linee generali, con un decreto emanato da Portici il 14 giugno che così stabiliva all'articolo 1: «L'esercito del nostro regno di Napoli e quello venuto di Sicilia d'ora innanzi formeranno un esercito solo, saranno soggetti alle medesime ordinanze e disciplina, e godranno 1

degli stessi vantaggi e prerogative.» Dai due eserciti di Napoli e di Sicilia che venivano

ora riuniti nasceva quello che sarebbe stato definito, appunto, l'esercito dell'amalgama, amalgama che si sarebbe però realizzata in misura incompleta e tra incertezze, dubbi e difficoltà di ogni tipo insiti nella natura stessa di quest1ardua opera di unificazione di due eserciti sino ad allora nemici e che in quel momento, oltre alla lingua, avevano in comune solo il servizio prestato nello stesso esercito dieci anni prima dagli ufficiali superiori e da una parte dei capitani e dei sottufficiali. Infatti dieci anni di separazione avevano introdotto, nell'esercito di Napoli, nuovi regolamenti, nuovi sistemi amministrativi, nuove ordinanze e le continue campagne e la generosità di re Gioacchino nel premiare e nel promuovere avevano fatto rapidamente progredire nella carriera quanti ave9


vano lasciato l'esercito borbonico nel 1806 per schierarsi a fianco dei Francesi. Così il naturale scorrere del tempo (in un'epoca in cui la durata della vita media era assai meno elevata di oggi), la falcidia operata dalle campagne e l'immissione di una notevole massa di coscritti e di giovanissimi ufficiali avevano reso quello di Napoli un esercito con caratteristiche sue proprie e dotato - alla vigilia della campagna del 1815 - di forze non indifferenti. Murat era infatti sceso in campo contro gli Austriaci con un esercito che contava, almeno sui fogli paga, circa 70.000 uomini ripartiti in quattro divisioni atti ve ed una della Guardia Reale, per un totale di 40 - 50.000 uomini, a seconda delle fonti, oltre alle truppe di supporto e presidiarie, totalizzando dodici reggimenti di fanteria di linea, quattro ùi fanteria leggera, quattro di cavalleria, due di artiglieria e del treno, uno di zappatori-minatori, quattro reggimenti di fanteria e quattro di cavalleria della Guardia Reale, oltre ad un corpo di Gendarmeria su tre legioni, a reparti minori ed alle milizie locali. Bisognava ora amalgamare l'esercito di Sicilia (e quale fosse la sua situazione nel maggio del 1815 è stato esposto nelle pagine del precedente volume della collana (l) con quello di Napoli, anzi, più esattamente con quanto ne rimaneva, dato il suo progressivo sfaldamento dopo l'esito sfavorevole della battaglia di Tolenti no. Questo compito, mancando una figura militare che - nominata m inistro della Guerra - potesse esser considerata in quel momento super partes, venne affidato ad un organo collegiale, il Supremo Consiglio di Guen-a (decreto 13 luglio 1815), composto da un presidente, Leopoldo, principe di Salerno, secondogenito del re, da un vice-presidente, il generale de Saint-Clair, un emigrato francese proveniente dall'esercito siciliano, e da quattro consiglieri, due generali borbonici, Angelo Minichini e Gianbattista Fardella, e due murattiani, il giovanissimo Carlo Filangieri ed Angelo d'Arnbrosio. Il Supremo Consiglio di Guerra, che ricalcava nel nome e neIJe funzioni il Consiglio Au lico dell 1alleato austriaco, si accinse ad affrontare il pesante compito addossatogli e se i risultati non furono sempre pari alle aspettative lo si dovette soprattutto ai troppi e troppo grandi problemi che incombevano, al tempo limitato in cui si trovò ad operare ed alla naturale preferenza del re per i siciliani. D altra parte le sole accuse mosse ai consiglieri furono quelle di voler dare ai problemi una soluzione di perfezione ideale e quella di favorire, per non dar mostra di parzialità, la parte opposta, così i murattiani, in caso di dissenso favorivano uomini ed istituzioni dell'esercito di Sicilia ed i siciliani, a loro volta, facevano lo stesso per quelli di Napoli. Nei giorni successivi cominciarono ad essere emanati i primi decreti istitutivi dei diversi corpi del nuovo esercito come quello del 20 luglio, relativo all'organizzazione di cinque reggimenti di fanteria di linea, o quello del 31 relativo alla cavalleria di linea. L'8 agosto, infine, era emanato un decreto quadro relativo all'organizzazione di tutto l'esercito che si progettava fosse forte, sul piede di pace, di 60.000 soldati (anche per venire incontro ad una clausola della convenzione con l'Austria del 29 aprile che prevedeva che ci fosse un contingente disponibile di 25.000 uomini). Il nuovo esercito napoletano doveva essere cos1 c omposto : St,ito Maggiore Generale, Stato Maggiore dell'esercito e quelli dell'artiglie1ia, del genio e della gendarmeria, Guardià Reale (su due reggimenti Granatieri e due Cacciatori di due battaglioni ciascuno, due reggimenti Cavalleggeri ciascuno su quattro squadroni, una compagnia di Guardie del Corpo, una di Alabardieri, una di Guardie di Polizia del Reale Palazzo, due compagnie di pionieri e due di cacciatori reali a cavallo, uno squadrone di artiglieria a cavallo e due compagnie del treno di artiglieria), dieci reggimenti di fanteria nazionale e 1

(l) Boeri, Crociani L'Esercito Borbonico dal 1789 al 1815. Roma 1989.

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due di fanteria estera, tutti su tre battaglioni di sette compagnie, quattro reggimenti di cavalleria di quattro squadroni, due reggimenti di artiglieria a piedi e una brigata a cavallo, diciotto compagnie di artiglieri litorali, un re_ggimento del treno d'artiglieria, un reggimento di zappatori e minatori, due compagnie di artefici ed una di pontonieri, oltre ai comandi, alle scuole, ai veterani ed agli invalidi. Seguivano poi nel corso dell'anno altri decreti relativi agli Stati Maggiori delle Piazze (1 O agosto), ai vari reparti della Guardia Reale (17 e 18 agosto), all'artiglieria (24 agosto, 9 novembre e 21 dicembre), ai nuovi reggimenti della fanteria di linea (22 settembre) ed al completamento della cavalleria di linea (9 novembre). Ma ben più importante di tutti questi decreti era stato quello del 27 luglio, relativo alla incardinazione degli ufficiali dell'antico esercito à reggimenti di nuova istituzione, con il quale si sanciva ufficialmente il diverso trattamento che il re intendeva riservare all'esercito di Napoli i cui componenti - rispettandosi così la lettera, se non lo spirito, del trattato di Casalanza erano mantenuti in servizio con il loro grado, ma erano esclusi dai reparti della nuova Guardia Reale, che si era cominciato ad organizzare sin dalla metà di giugno con elementi tratti esclusivamente dai reggimenti siciliani (2) . Il decreto del 27 luglio prevedeva infatti che gli ufficiali (ed i soldati) provenienti dalla fanteria di linea e dalla Guardia Reale del disciolto esercito murattiano formassero i quadri (e la truppa) di quattro dei cinque reggimenti di linea la cui costituzione era stata prevista il 20 luglio, con le compagnie scelte formate da appartenenti ai reparti della disciolta Guardia Reale. (Il quinto reggimento Estero doveva invece essere organizzato a Palermo con elementi stranieri, svizzeri, polacchi o tedeschi tratti dai due eserciti). Il decreto del 27 luglio stabiliva inoltre che con gli ufficiali ed i sottufficiali murattiani eccedenti il fabbisogno dei quattro reggimenti (la truppa - come vedremo in seguito - era in quel momento ridotta a ben poca cosa) venisse costituito un deposito suddiviso tra Procida e Pozzuoli - alle dipendenze di un generale - in attesa di futura destinazione, ciò che si sarebbe verificato, e non per tutti, soltanto nell'ottobre dell'anno successivo (3). Questo provvedimento, pur se comprensibile nell'ottica di re Ferdinando, era destinato a scavare un solco tra le due componenti dell'esercito dell'amalgama. Era infatti un provvedimento di carattere generale (cui sarebbero state apportate in pratica solo poche eccezioni) e non aveva alcuna motivazione legale come l'aveva avuta, invece, l'equiparazione - con conseguente promozione - dei brigadieri siciliani ai marescialli di campo napoletani e dei marescialli di campo siciliani ai tenenti generali napoletani, giustificata dall'esistenza, nell'esercito di Sicilia, di due soli gradi di ufficiale generale, ciò che avrebbe penalizzato, in caso di mancata parificazione, i generali siciliani. Un altro provvedimento che poteva apparire discriminatorio, ma che era legalmente giustificabile, era stato quello, contenuto nel decreto del 5 agosto, che fissava l'anzianità di servizio dei murattiani al 23 maggio 1815, al giorno cioè in cui erano passati nel nuovo esercito, provvedimento giustificabile perchè non era possibile attribuire una diversa anzianità e perchè riconosceva, ai fini della pensione, anche il servizio prestato sotto Murat. Non era però valutata il doppio, ai fini della pensione, la partecipazione alle varie campagne del decennio francese (ad eccezione di quella del 1813 contro i franco-italici) mentre erano valutati il doppio, ai siciliani, gli anni di permanenza nell'isola del 1806 al 1815. Anche quest'ultimo dettaglio non era così discriminatorio come può apparire a prima vista, sia perchè era assurdo pensare che re Ferdinando premiasse la partecipazione alle campagne contro di lui o i suoi alleati sia, soprattutto, perchè gli ufficiali (2) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 931. (3) A.S.Na Ibidem.

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di Murat per l'accrescersi dell'esercito, per le conseguenze delle campagne e per la generosità del sovrano avevano fatto in genere una rapida carriera. Di questi provvedimenti il Supremo Consiglio era responsabile solo in parte, dato che queste scelte di fondo, queste decisioni, erano di natura squisitamente politica ed il re non poteva non premiare quanti gli erano rimasti fedeli, privilegiando l'affidabilità e la devozione rispetto alla professionalità, come risultava abbastanza chiaramente dalle promozioni concesse ai siciliani a partire dal maggio, così da poter immettere anche nei reparti de lla linea degli ufficiali, specie superiori, provenienti dall'esercito di Sicilia, perché si potesse trovare in genere, nei corpi, un comandante napoletano ed un vice siciliano o viceversa. Ma oltre ad organizzare le truppe - con tutte le difficoltà che esamineremo in seguito - il Supremo Consiglio di Guerra aveva intrapreso anche un'indispensabile opera di raccordo e di unificazione di tutti gli aspetti della vita militare, dall'amministrazione alla tattica, dalla sanità alla giustizia militare, attraverso una serie di apposite commissioni in genere paritetiche, formate per metà da ufficiali siciliani e per metà da napoletani. Così erano state istituite delle Commissioni per lo studio dei regolamenti relativi all'addestramento ed alla tattica (25 luglio 1815), per la riforma del sistema penale (settembre), per il vestiario (13 ottobre 1815) e per la riforma del sistema ospedaliero mentre era lasciato provvisoriamente in vigore il sistema amministrativo in uso fino ad allora nell'esercito murattiano (4). Tra le varie commissioni ne vennero nominate due, il 15 luglio 1815, incaricate di vagliare il comportamento di circa duecento ufficiali dell'esercito di Napoli nel corso della campagna contro l'Austria nella primavera di quell'anno. E questa era una concessione fatta alla componente murattiana che poteva così allontanare dall'esercito quanti si erano portati male nell'ultima campagna, evitando così che delle mancanze all'onore militare potessero essere sfruttate, come benemerenze politiche, presso il nuovo governo e, caso insolito, la commissione incaricata di esaminare gli ufficiali superio1i, presieduta dal generale Guglielmo Pepe, riuscì, a differenza dell'altra, a completare i suoi lavori. Naturalmente per poter dare dei frutti - in genere abbastanza buoni anche perchè in gran parte di derivazione francese - le diverse commissioni ebbero bisogno di parecchio tempo, risultando più longeve del Supremo Consiglio di Guerra che le aveva create. Così l'ordinanza amministrativa venne applicata in parte dal 1817 ed in parte dal 1818, il regolamento di manovra per la fanteria vide la luce nel 1817 e lo Statuto Penale Militare solo nel 1819, mentre per la riforma della sanità militare e per il nuovo regolamento sul casermaggio si dovrà arrivare addirittura al 182 1. Assai più difficile risultò invece l'edificazione materiale del nuovo esercito, la sua strutturazione: la sconfitta di Murat aveva infatti determinato il quasi completo scioglimento delle sue truppe e la dispersione di armi, equipaggiamento e cavalli, così da rendere estremamente difficile l'organizzazione de lla nuova armata. Basterà citare qualche cifra per avere un'idea della situazione. Pur se a fine maggio erano già stati recuperati nel regno 1397 fucili, 409 carabine, 222 pistole, 117 lance e 181 sciabole (5), un mese dopo risultavano ancora mancanti 47 .1 29 fucili, 3912 pistole, 87.424 tra sciabole e spade e 3129 lancie cui si dovevano aggiungere 11.337 fucili militari, 8211 fucili paesani e 137 1 sciabole già in dotazione alle Milizie Provinciali (6). Per riarmare l'esercito e per

(4) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 929 e O.d.g. 29/9/1 815. (5) A.S.Na A.R.C.R. Fs 851. (6) A.S.Na A.R.C.R. Fs.908.

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evitare pericoli all ordine pubblico una circolare del 15 luglio prometteva il pagamento delle armi, alla metà del loro valore, a chiunque le avesse consegnate (7). Non appariva migliore la situazione delle truppe_che durante la ritirata, rotti i vincoli organici, si erano sbandate ed avevano fatto in gran parte ritorno a casa. Al rientro di re Ferdinando, eccettuati ufficiali e sottufficiali, erano presenti nei reparti soltanto poche migliaia di uomini; così ad esempio, i quattro reggimenti di cavalleria di linea allineavano a fine maggio solo 180 soldati (8) e a giugno gli ussari della disciolta Guardia Reale erano poco più di 80 (9). Bisognava inoltre congedare, tra gli ex murattiani, l'elemento straniero ancora rappresentato nei ranghi òella Guardia Reale oltre che nell'll e nel 12° reggimento della fanteria di linea, reclutati questi quasi per intero nelle Marche. Un certo potenziamento lo si potè avere con le truppe delle guarnigioni di Ancona e Pescara, capitolate dopo Casa Lanza (Gaeta non si arrenderà che il 18 agosto) e con il ritorno, nell'autunno, di poche migliaia di prigionieri dall'Austria. Ma il flagello della diserzione non tralasciava di abbattersi anche su quanti erano fino ad allora rimasti nei ranghi o vi avevano fatto ritorno: i granatieri della disciolta Guardia Reale, acquartierati a Castellammare dalla fine di maggio, cominciarono a disertare ad agosto quando si diffuse la notizia che sarebbero passati a Capua per costituire le compagnie scelte di un reggimento di fanteria di linea, il Re, perdendo così il loro status privilegiato (IO). La diserzione era così diffusa che verranno eccezionalmente.elargiti quindici giorni di doppia paga alle truppe che marciando da Manfredonia a Palermo non avevano avuto alcun disertore (li). Ci si può accorgere della difficoltà di riordinare le truppe attraverso una serie di circolari delle autorità militari centrali (che abbiamo ritrovato negli Atti dell'intendenza della provincia di Aquila) che si susseguirono per tutto il 1815 e che dimostrano come in un certo senso si sia dovuto venire a patti con sbandati e disertori. Già il 15 luglio i diversi corpi erano autorizzati a riaprire i loro consigli di reclutazione per far fronte alle continue richieste di congedo avanzate, in genere tramite intermediari, dai tanti soldati tornati alle loro case. Una circolare del 15 agosto obbligava i soldati a presentare direttamente le loro richieste di congedo e prevedeva che «ogni individuo appartenente alla dispersa armata, il quale non si presenta subito volontariamente, debba essere arrestato e spedito a quel destino che gli spetta, salvo a reclamare in seguito quelle ragioni che potrebbe produrre per ottenere la dismissione dal servizio.» Il 17 agosto erano emanate delle disposizioni per far affluire, sotto scorta, gli sbandati della fanteria presso i depositi generali di Salerno, Cava e Vietri, quelli della cavalleria a Nocera mentre zappatori ed artiglieri dovevano presentarsi a Capua e a Maddaloni. Con una circolare del 6 settembre veniva fatto un passo indietro, era previsto che per il momento fossero richiamate alle armi solo quattro categorie di soldati e cioè coloro che si erano arruolati volontari, coloro che si erano offerti come cambi in sostituzione di un coscritto, coloro che avevano già beneficiato di un'ammnistia come disertori e coloro, infine, che prestavano servizio militare per misura di polizia, a titolo correziuuale, cioè, in commutazione di una condanna penale. Questo perchè - come spiegava la circolare - le prime due categorie dovevano onorare gli impegni liberamente assunti mentre le altre due erano tenute a 1

O

(7) In Atti Aquila 1815. (8) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 851. (9) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 908. (10) A.S.Na Segr.Ant. Fs. 79. (11) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 940.

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prestar servizio per rispondere in pieno alla generosità del governo che già una prima volta aveva perdonato le loro colpe. Comunque, dato che non si poteva fare a meno degli specialisti, artiglieri e zappatori erano esclusi dai benefici di questa circolare ( 12). Una settimana dopo un'altra comunicazione di segno opposto precisava che la circolare del 6 settembre non si applicava a quanti erano disertati prima del 20 maggio, aprendo comprensibilmente un cospicuo contenzioso visto che durante la ritirata doveva essere stato estremamente difficile stabilire la data della diserzio ne e l'incerto confine intercorrente tra questa e lo sbandamento. Tutte queste misure dovevano avere un carattere provvisorio, diretto a semplificare la soluzione del problema delle assenze illegali, legalizzandole magari a posteriori, facendo al contempo salvo il principio della prestazione del servizio militare grazie a un ordine del giorno del Supremo Consiglio di Guerra del 20 ottobre che ricordava che tutti i soldati del disciolto esercito fonnavano parte integrante del novello e che se non tutti erano chiamati subito alle bandiere tutti lo sarebbero stati in un secondo tempo. Ma anche questa affermazione rimaneva una semplice affermazione di principio e la difficoltà di far rientrare i soldati ai corpi era ancora testimoniata da una circolare del 15 novembre dello stesso Supremo Consiglio che si scagliava contro le autorità locali che seguitavano a favorire in ogni modo gli sbandati tornati alle loro case. Se nel complesso l'esercito dell'amalgama si sarebbe rivelato ben amalgamato, fuso, per quanto atteneva a istituzioni e sistemi amministrativi, non lo era altrettanto per quanto riguardava gli ufficiali delle due diverse provenienze e non si poteva, infine, quasi parlare di amalgama per quanto riguardava la truppa visto che c'era appena qualche migliaio d'uomini dell'esercito murattiano e che il loro numero era destinato a scemare negli anni successivi con il trascorrere del tempo. Anche dalla relazione sull'operato del Supremo Consiglio di Guerra nel corso del 1815 presentata al re nel marzo del 1816 ( l3) si deduce implicitamente che i risultati raggiunti nella formazione dei corpi erano stati soltanto parziali: mentre infatti questo rapporto si dilunga sui lavori delle singole commissioni incaricate di redigere i nuovi regolamenti è assai parco di notizie e, al limite, elusivo su quel fo ndamentale aspetto, limitandosi ad elencare i corpi costituiti (ed in maniera ancora embrionale come risulta da altre fonti) ai sensi del decreto dell'8 agosto e, anzi, dall'elenco mancano ancora tre dei reggimenti la cui formazione era stata prevista dal decreto stesso. Al di là del lavoro di riorganizzazione intrapreso dal Supremo Consiglio di Guerra gli unici avvenimenti militari di qualche rilievo nella seconda metà del 1815 o, quanto meno, gli eventi cui abbiano partecipato, almeno parzialmente, reparti ed uomini dell'esercito sono stati: l'assedio di G aeta, la repressione del brigantaggio e la cattura e la condanna a morte di Gioacchino Murat. Gaeta era l'unica piazza del regno che non si era arresa dopo Casa Lanza, il generale Begani, che la comandava, riuscì a difenderla sino all'8 agosto - anche per l'insufficienza del parco d'assedio - sventando pure un ammutinamento di parte delle sue truppe. All'assedio parteciparono, da parte borbonica, il 2° battaglione del 2° reggimento Estero, insieme a 100 artiglieri ed a 50 zappatori, e, dal 23 luglio, anche il 4 ° reggimento Estero. Pur se il nuovo governo aveva mantenuto in servizio con il precipuo compito di mantenere l'ordine pubblico la gendarmeria e le truppe provinciali, istituite nel decennio francese, toccò anche all'esercito, almeno in parte, il compito di combattere il brigantaggio che, dopo esser stato favorito dai Borboni per motivi politici, era riuscito a sopravvivere alla caduta di Murat. Le inevitabili agita(12) In Atti Aquila. (13) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 945.

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zioni connesse al cambiamento di regime, lo sbandamento dell'esercito murattiano, la difficoltà per briganti e soldati di tornare aI lavoro dei campi e la crisi economica, che proprio nel 1815 aveva avuto inizio, portarono infatti ad un recrudescenza del fenomeno e nel tentativo di stroncarlo vennero ricostituite, dopo un1abolizione di brevissima durata, delle apposite commissioni militari formate, come già nel decennio francese, da ufficiali del11esercito incaricati di procedere con giudizio sommario contro i colpevoli di reati connessi col brigantaggio (decreto del 28 giugno 1815). Fu proprio una di queste commissioni, che operavano in genere con l1appoggio di colonne mobili, che dovette giudicare e condannare Gioncchino Murat dopo il suo sbarco a Pizzo Calabro. Il 1816 vedeva il Supremo Consiglio di Guerra ancora al lavoro per organizzare il nuovo esercito, lavoro reso ancor più difficile dalla situazione economica che si andava aggravando e, poi, verso la metà dell1anno, dalle incomprensioni e dalle frizioni tra il Supremo Consiglio di Guerra ed il marchese Medici, presidente del Consiglio dei Ministri, che, anche nell'intento di procedere alle necessarie economie di bilancio, intendeva entrare nel merito dei singoli capitoli delle spese militari. Considerate queste difficoltà per raggiungere gli obiettivi fissati l'anno prima per quanto riguardava la forza complessiva dell'esercito e considerato altresì che si era ora pienamente rassicurati circa l'affidabilità degli ufficiali murattiani (specie dopo la morte dell'ex - re) Ferdinando IV, con decreto del 30 agosto, scioglieva il Supremo Consiglio di Guerra. Sempre per non scegliere definitivamente tra un comandante in capo napoletano ed uno siciliano, il re chiamava ad organizzare l 1esercito il generale Nugent, del corpo di occupazione austriaco di stanza nel regno dopo Casa Lanza. Era un ufficiale di origine irlandese, buon comandante sul campo, come aveva dimostrato alla testa di una delle colonne che avevano marciato su Napoli l'anno prima, ma non era l'uomo adatto ad organizzare l 1esercito, tanto più che non conosceva l'ambiente in cui si sarebbe trovato ad operare. Il Nugent era nominato capitano generale ed era coadiuvato dal tenente generale Minichini. Le diverse incombenze del Supremo Consiglio di Guerra vennero suddivise tra tre dipartimenti, il primo con funzioni di intendenza, il secondo con quelle di Stato Maggiore ed il terzo con quelle amministrative, del ministero. Nel giro di quattro mesi una serie di decreti, già preparati forse in parte dal Supremo Consiglio, modificava la composizione dell'esercito. Lo ripartiva infatti in divisioni militari territoriali (al comando delle quali vennero messi tutti ufficiali murattiani, tranne due) a ciascuna delle quali era assegnata una brigata di fanteria; questa era a sua volta (decreto 18 settembre 1816) suddivisa in dieci reggimenti di linea (oltre al reggimento Estero) e quattro corpi leggeri. I primi erano su due battaglioni attivi (di sei compagnie oltre ad una di deposito) ed uno di riserva (di quattro o sei compagnie a seconda della popolazione della provincia cui era assegnato di guarnigione), i corpi leggeri, invece, erano su un battaglione attivo (di sei compagnie oltre ad una compagnia di deposito) ed un battaglione di riserva (di quattro o sei compagnie). Ad ogni provincia continentale del regno era destinato un reggimento di linea o un corpo leggero, il cui ballagliene di riserva ed i cui depositi dovevano essere acquartierati nei capoluoghi così come segue: reggimento Re a Capua, Regina a Campobasso, Principe a Chieti, Principessa ad Avellino, Borbone a Foggia, Farnese a Salerno, Real Napoli a Potenza, Real Palermo a Cosenza, Principe Leopoldo a Bari, Real Corona a Lecce, Corpo Leggero Marsi a Teramo, Sanniti all 1Aquila, Calabri a Reggio Calabria e Bruzii a Catanzaro. A Napoli e a Palermo prestava servizio la Guardia Reale cui si aggiungevano, a turno, dei battaglioni distaccati dalle provincie, così come si verificava per Messina e Siracusa, mentre alla guarnigione di Gaeta era addetto il reggimento Estero. La nuova organizzazione dell'esercito e la sua dislocazione nelle provincie dovevano ora servire anche a facilitare il completamento dei corpi e, a tale scopo, un decreto del 24 15


dicembre 1816, dopo aver promesso il congedo a quanti avevano compiuto sei anni di servizio o si erano arruolati per la durata della guerra, richiamava alle bandiere quanti avevano fatto parte delle due leve che Murat aveva chiamato alle armi nel 1813 (due in un anno perchè si era voluto chiamare in anticipo la leva del 1814). Costoro avrebbero dovuto terminare i sei anni della loro ferma arruolandosi nei battaglioni di riserva della loro provincia di origine. Una volta incorporati nei battaglioni di riserva i richiamati potevano essere trasferiti nei battaglioni attivi (e per il passaggio ci si doveva attenere al numero progressivo che era stato estratto dall'urna al momento della leva del 1813) per rimpiazzarvi quanti dovevano essere congedati o potevano, se no, essere rinviati alle loro case, salvo eventuali nuovi richiami, lasciando vacanti i loro posti nei battaglioni di riserva che avrebbero così assunto l'aspetto di vere e proprie unità quadro. Conseguenza della nuova organizzazione dell'esercito fu la definitiva chiusura dei depositi degli ufficiali murattiani, ancora esistenti a più di un anno dalla loro costituzione, chiusura resa possibile anche dall'assegnazione, in soprannumero di un considerevolissimo numero di ufficiali alle diverse unità. La palma degli ufficiali al seguito spetta senza confronti alla cavalleria i cui quattro reggimenti contavano ben sessantatre ufficiali in soprannumero, oltre ad altri quarantanove assegnati ai depositi ( 14) . La fanteria ebbe in soprannumero nei suoi undici reggimenti di linea solo 112 ufficiali, cui se ne dovevano aggiungere altri sedici nei corpi leggeri, mentre l'artiglieria si limitò ad averne diciassette. I sottufficiali in esubero vennero ugualmente posti al seguito dei corpi, bloccando così la naturale progressione delle carriere e creando un altro fomite di malcontento. Terminava così, con l'esercito in fase di ristrutturazione, il 1816 che vedeva proprio nel suo ultimo mese un'importantissima riforma di carattere istituzionale - amministrativo: nasceva il regno delle Due Sicilie (legge in data 8 dicembre) in luogo dei due distinti regni di Napoli e di Sicilia uniti dalla persona del comune monarca. La Sicilia avrebbe continuato a godere di prerogative particolari, ma era abolita la costituzione del 1812 con conseguenze che si sarebbero fatte sentire di lì a poco più di tre anni. In relazione a queste riforme venne finalmente ripristinato il Ministero e Reale Segreteria di Guerra mentre Nugent diventava comandante in capo dell'esercito. Il richiamo delle due leve del 1813 si andava intanto attuando con estrema lentezza - le istruzioni relative sarebbero state emanate solo il 1 febbraio 1817 per essere diffuse nelle provincie durante il mese di marzo (attraverso i parroci che le avrebbero dovuto annunciare la domenica dal pulpito) - tra difficoltà di ogni genere e con i risultati che ci si potevano attendere da individui che già una prima volta avevano servito malvolentieri. Si cercavano dei correttivi e si permetteva così l'esenzione dal richiamo a quanti donavano un cavallo o versavano ottanta ducati alla giunta di rimonta ( 15), dopo aver provato le maniere forti con la condanna a tre anni di reclusione dei richiamati autolesionisti ( 16). Ma nè le buone nè le cattive maniere dovevano raggiungere i risultati prefissati se ancora il 19 dicembre 1818 una circolare del ministero rinnovava le premure per l'arresto dei requJsiti non presentatisi. Comunque dimostrando fiducia, o forse meglio ottimismo, un decreto del 5 aprile prevedeva di attivare, in ogni battaglione di riserva, cinquanta uomini per compagnia (smentendo così il decreto del 24 dicembre 1816) ed un decreto del 25 luglio prevedeva che i battaglioni di riserva venissero tutti organizzati su

(14) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 931. (15) Circolare del 15 aprile 1818 in Atti CalabriaCitra 1818. ( 16) Ibidem.

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quattro compagnie utilizzando le venti compagnie resesi di conseguenza disponibili (ed opportunatamente amalgamate con elementi dei battaglioni attivi) per formare cinque nuovi battaglioni di cacciatori, su quattro compagni~ ciascuno. La realtà era però ben diversa dalle intenzioni; una situazione della forza dell'esercito alla data del 15 agosto, segnala una forza complessiva di 44.028 uomini, con l'esclusione degli ufficiali generali e di quelli dello Stato Maggiore e delle Piazze, secondo la seguente tabella. Guardia Reale Reali Guardie del Corpo Compagnia Alabardieri Corpo dei Pionieri e Cacciatori Reali 1° reggimento Granatieri 2° reggimento Granatieri 1° reggimento Cacciatori 2° reggimento Cacciatori 1° reggimento Cavalleggeri 2° reggimento cavalleggeri Guardia di Polizia del Real Palazzo Squadrone di Artiglieria a cavallo Squadrone Treno artiglieria a cavallo

Ufficiali 32 5 26 43 40 41 44 48 48 4 10 8

Soldati 71 116 398 830 822 958 885 501 515 62 140 80

Fanteria Corpo dei Fucilieri Reali Sezione Fucilieri Veterani Rgt. Re Rgt. Regina Rgt. Principe Rgt. Principessa Rgt. Borbone Rgt. Principessa Rgt.Borbone Rgt. Farnese Rgt.Real Napoli Rgt. Real Palermo Rgt.Leopoldo Rgt.Corona Corpo l leggero Marsi Corpo 2° leggero Sanniti Corpo 3° leggero Calabri Corpo 4° leggero Bruzii Rgt. Estero

14 133 99 98 114 90 114 90 122 · 99 91 112 104 43 54 66 57 86

3115 475 1562 1769 1609 1833 1609 1833 1601 1760 1382 1735 1593 1586 403 861 928 943 1062

Cavalleria Gendarmeria Reale Rgt. Re Rgt. Regina Rgt. Principe Rgt. Borbone

38 87 76 , 66 67

674 -485 420 339 334

21 25

284 283

130

863

O

Genio Brigata Pionieri Pontonieri Brigata Zappatori Minatori Artiglieria Rgt. Re

92

100 cavalli

301 315 75 85

630 212 324 125 120 .

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Rgt. Regina Brigata Artefici Pompieri Brigata A1tefici Armieri Direzione Manifattura Artiglieria in Sicilia Direzione delle Piazze Corpo del Treno Divisione de' Regi Bagagli

83

20 16 10 11

46 1

1053 187 360 8

15 268 56

295 79

Sedentanei Real Collegio Militare Btg. Allievi Milit:iri Scuola di Educazione Ussari di Sicurezza Rgt. Guarnigione di linea Corpo Reali Veterani Cannonieri Veterani Rgt. Invalidi di Sicilia Casa degli Invalidi di Napoli Comp.ie di Dotazione delle Isole Ufficiali aggregati alla Piazza di Palermo

9 16 7 16 103 45 3

30 15 12 54

123

420 209 121 1336 1094

147 443 577 472

Su questa forza di circa 44.000 uomini ci sono da fare due considerazioni. La prima è che se da questo totale si detraggono la gendarmeria ed i fucilieri reali - truppe adibite alla pubblica sicurezza - che contano 4414 uomini ed i corpi sedentanei che ne contano altri 5.686, si riduce a meno di 33.000 uomini la forza dei reparti combattenti, pur includendo nel novero di questi ultimi unità senz'altro non impiegabili in maniera attiva come j pionieri e cacciatori reali, gli alabardieri, la compagnia di polizia del Reale Palazzo e gli artefici pompieri ed armieri. La seconda considerazione è che nel suo complesso la fanteria di linea e leggera ha effettivi ridotti di 1/3 rispetto a quanto previsto dagli ordinamenti in vigore mentre la cavalleria di linea ha sì la truppa completa all'80%, ma ha un'abnorme sproporzione, grazie ai soprannumerari, tra ufficiali e truppa, in rapporto di 1 a 5. / Forse anche per cercar di alleggerire questa anomala situazione era costituito (decreto 25 luglio 1817) un nuovo reparto di cavalleria, il reggi mento dragoni Real Ferdinando, mentre si tentava di accrescere in ogni modo la forza dell'esercito, concedendo un'amnistia per i disertori (decreto del 17 luglio 1817), riunendo in un solo reparto - e potenziandolo - tutti gli albanesi al servizio napoletano e costituendo così il battaglione cacciatori Macedoni (decreto del 28 novembre) e ribadendo infine (decreto 21 novembre) il richiamo delle due leve del 1813, ciò che dimostra gli scarsi risultati fino ad allora conseguiti. D'altra parte occorreva potenziare con ogni mezzo la forza dell'esercito sia perchè con il finire del 1817 sarebbe ripartito il corpo di occupazione austriaco sia perchè il hrigantaggio si diffondeva sempre più. Proprio per fronteggiare tale fenomeno erano stati dapprima potenziati i fucilieri reali (decreto 3 febbraio 1817), immettendo nelle loro file gli elementi delle disciolte compagnie provinciali (truppe locali in servizio permanente istituite da Gioacchino Murat nelle diverse provincie del regno), poi con un decreto del 25 luglio erano riorganizzate le legioni provinciali, milizie locali organizzate nel decennio francese sul modello della garde nationale rifacendosi anche alle vecchie milizie borboniche. Era previsto un reggimento per provincia con un battaglione per distretto ed una compagnia in ogni circondario, per un totale di 52 battaglioni con 496 compagnie. La tutela dell'ordine pubblico nei paesi e nelle campagne era il compito più importante al quale queste legio18


ni erano destinate e per fronteggiare in maniera adeguata il brigantaggio ogni battaglione doveva avere un compagnia mobile, o scelta, sempre pronta a marciare insieme alla gendarmeria ed ai fucilieri reali. . La conseguenza più importante della ristrutturazione e del potenziamento delle legioni provinciali, a parte un certo miglioramento della situazione della pubblica sicurezza, fu quella di organizzare militarmente, sia pure in forma embrionale, e di dotare di armi quella larga parte della società delle provincie in cui da qualche anno, dagli ultimi tempi del regno di Murar, si era capillarmente diffusa la Carboneria. Questa società segreta, di tendenze liberal1, era stata 1niz1almente favorita dai Borboni in opposizione a Murat, successivamente le era stata invece contrapposta un altra società segreta, quella reazionaria dei Calderari, appoggiata dal ministro della polizia Canosa, ma alla caduta in disgrazia di quest ultimo la Carboneria aveva ripreso a proliferare raccogliendo i suoi aderenti, soprattutto in provincia, tra professionisti, piccoli proprietari, impiegati ed artigiani, desiderosi di maggior libertà e di minori tasse e divenuti in un certo senso nostalgici del decennio francese. Vendite carbonare esistevano anche all'interno dell'esercito, formate in genere da sottufficiali ed ufficiàli subalterni (quanto più si saliva nella scala gerarchica tanto meno c era da lamentarsi del trattamento economico e delle possibilità di carriera). Ora il continuo contatto nelle provincie tra reparti dell esercito ed elementi delle legioni provinciali non poteva non favorire lo sviluppo della Carboneria, del quale il primo ministro e Nugent pareva non si accorgessero o, quanto meno, del quale non pareva si preoccupassero. Per di più, a partire dal 1818, la Carboneria sarebbe penetrata nell'esercito anche attraverso le nuove leve, visto che per cercare di completare gli effettivi, portando l esercito a 46.000 uomini e consentendo finalmente il congedo di quanti avevano terminato la loro ferma, si era deciso, infine, di ristabilire la coscrizione obbligatoria. -Un rapporto di Nugent al re in data 3 gennaio 1818 aveva proposto infatti l'introduzione di una leva discreta e proporzionata alle popolazioni con una previsione di chiamata alle armi di 9000 uomini ogni anno, nella speranza di poterne arruolare effettivamente 7 .700 così da poter sostituire gli altrettanti previsti congedandi (17). La leva proposta doveva essere effettuata sulla base dei 3/2000 degli abitanti delle provincie continentali del regno (al di quà del Faro) e dell 1/1000 degli abitanti delle provincie della Sicilia (al di là del Faro). La scelta doveva essere operata mediante estrazione a sorte, in ciascun comune, di un predeterminato numero di giovani (in rapporto alla popolazione del comune) da scegliersi su cinque classi a partire dai 21 anni. Se la prima classe dava un numero di coscritti sufficiente non era necessario passare all'estrazione a sorte nelle classi successive. Altri provvedimenti di carattere militare di quest anno 1818 erano l'estensione alla Sicilia della organizzazione delle legioni provinciali, che venivano a sostituirsi ai volontari siciliani (decreto 18 gennaio), il riordinamento del reggimento Estero su due battaglioni organizzati come i battaglioni leggeri (decreto 17 gennaio) e l'aggiunta delle riserve urbane alle milizie provinciali, in sostituzione della preesistente guardia di interna sicurezza (decreto 21 marzo). Proseguiva poi in pressocchè tutte le provincie la lotta contro il brigantaggio ed a tale scopo era conclusa una convenzione con lo Stato Pontificio che autorizzava le colonne mobili deJle due parti a sconfinare, se necessario, durante l'inseguimento dei banditi. Proseguiva anche, nelle provincie, la diffusione della Carboneria, facilitata ora dal1

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(17) A.S.NaO.d.g. Gennaio 1818.

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la progressjva organizzazione delle legioni provinciali che serviva, in un certo senso, a dotare legalmente di armi la società segreta. L'anno 1819 iniziava con l'istituzione di un nuovo ordine cavalleresco militare, quello di San Giorgio e della Riunione (decreto 1° gennaio), che veniva a sostituire, in pratica, per guanti provenivano dall'esercito murattiano, quello delle Due Sicilie, istituito appunto durante il decennio francese e mantenuto dopo Casalanza, ma del quale re Ferdinando non aveva mai insignito alcun militare. Il re aveva concesso, invece, una speciale medaglia per costante attaccamento ai militari provenienti dalla Sicilia rendendo così evidenti, a semplice colpo d'occhio, attraverso le decorazioni di cui si era insigniti, le due diverse provenienze dei militari dell'esercito dell'amalgama e contribuendo, in questo modo, a mantenere un certo clima, se non di diffidenza, certo di scarsa reciproca stima tra le due componenti dell'esercito stesso con indubbi riflessi, purtroppo più di sostanza che di forma, sui normali rapporti gerarchici. Ora il nuovo ordine cavalleresco - accordato naturalmente anche ai siciliani - sembrò rappresentare un motivo di unità, facendo scomparire anche visivamente i simboli delle differenti provenienze. Nella prima parte dell'anno non si ebbero provvedimenti militari di grande rilevanza, ci si limitò a riordinare gli istituti militari (decreto 1° gennaio), ad approvare lo Statuto Militare (il nuovo codice penale militare che sarebbe entrato in vigore il 1° giugno) ed a costituire una divisione di cacciatori a cavallo Esteri su due compagnie (decreto 23 giugno) mentre faticosamente si procedeva alle operazioni relative alla leva bandita l'anno prima e si continuava a dare la caccia ai renitenti del 1813 richiamati alle armi, com'è attestato da diverse circolari emanate a tale riguardo. Nel luglio si riordinavano genio ed artiglieria (decreto del giorno 20 luglio) poi per meglio inquadrare i reparti - e probabilmente per impiegare i tanti ufficiali esuberanti - erano aggiunti degli aiutanti alle unità di fanteria e cavalleria (decreto 9 dicembre). Con l'ausilio delle reclute della nuova leva - inizialmente destinate per due terzi ad essere inquadrate nei battaglioni di riserva rimanendo alle loro case e chiamate invece poi tutte a prestare servizio effettivo con disposizione del 15 dicembre 1819 (18) - si decideva di portare a due battaglioni attivi ed uno di riserva i quattro reggimenti di fanteria leggera. Anche durante il 1819 proseguiva il rafforzamento della Carboneria sia attraverso le milizie provinciali sia attraverso le vendite nei reparti dell'esercito in cui si trovavano ora accanto ai sottufficiali ed agli ufficiali subalterni anche i soldati dell'ultima leva. All'attivo delle milizie provinciali c'era però da ascrivere il fatto che, dove queste erano organizzate in maniera efficiente, l'ordine pubblico andava migliorando, ciò che serviva al governo, sempre sotto la guida del moderato Medici, anche come alibi per non prendere quei drastici provvedimenti contro la Carboneria che da qualche parte si cominciavano a chiedere. Il capitano generale Nugent continuava a comportarsi senza manifestare alcuna preoccupazione per il futuro anche nell'anno successivo e se da un lato proseguiva nella politica tesa a comprimere le spese, soprattutto attraverso tagli effettuati sulle competenze dei militari ( 19), dall'altro creava ugualmente cinque nuovi reggimenti di fanteria leggera, su due battaglioni, da organizzare in Sicilia con i coscritti e con gli elementi dei quattordici battaglioni di riserva della fanteria di linea e leggera. L'avvenimento militare più importante della prima metà del 1820 fu però rappresentato dalle manovre militari al campo di Sessa, alle quali pai1eciparono in tre riprese (a partire dal 3 e dal 24 aprile e

(18) A.S.Na Segr.Ant. Fs. 933. (19) A.S.Na O.d.g. 24 marzo 1820.

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dal 12 maggio) diverse brigate di fanteria oltre a reparti di cavalleria e di artiglieria. Erano le prime grandi manovre dopo il 1815 e si era diffuso il timore che potessero fornire una facile occasione ai Carbonari per insorgere e chiedere la concessione di una costituzione, approfittando dell'assenza di parte di truppe dalle provincie. Sembrò invece che il campo di Sessa 'dimostrasse l'estraneità dell'esercito alle congiure: il re presenziò alle manovre, intrattenendosi con ufficiali e truppa, senza che si verificasse il minimo incidente. In realtà il campo fornì anche l'occasione di contatti tra le vendite carbonare dei reparti impegnati nelle manovre e quelle delle provincie attraversate per·raggiungere Sessa. I risultati non si sarebbero fatti attendere, tanto più che a marzo, in Spagna, i liberali insorti avevano ottenuto senza eccessive difficoltà la concessione di unà carta costituzionale da parte di un re, Ferdinando VII, stretto parente di Ferdinando I, ed anche per questo motivo si guardava, a Napoli, alla costituzione di Spagna come ad un obiettivo raggiungibile in maniera abbastanza facile. A giugno il governo parve scuotersi e prese qualche misura, peraltro blanda, per contrastare la Carboneria, sostituendo tra l'altro al comando della divisione di Avellino il generale Guglielmo Pepe, un murattiano non carbonaro (tra l'altro il giuramento di fedeltà al re era incompatibile con l'appartenenza a società segrete), che era però in ottimi rapporti con le vendite carbonare di Foggia e di Avellino. Ma le mezze misure non erano più sufficienti e la rivoluzione, il cui inizio era stato più volte rinviato, scoppiò nella notte tra il 1° ed il 2 luglio quando 127 cavalleggeri del reggimento Re, agli ordini dei sottotenenti Silvati e Morelli lasciavano la loro caserma a Nola dirigendosi su Avellino insieme a carbonari appartenenti alle legioni provinciali. Non è questa la sede per seguire minuziosamente lo svolgersi degli avvenimenti, per i quali rinviamo ad altri e più specifici studi (20), basterà qui dire che il governo non seppe prendere decisioni ferme - utilizzando magari la Guardia Reale sulla quale poteva fare affidamento - e conferì dapprima l'incarico di sedare l'ammutinamento al generale Pepe, salvo a revocarglielo subito dopo non ritenendolo abbastanza affidabile, cosicchè il Pepe, offeso, il 5 luglio, facendosi seguire da due reggimenti di cavalleria si recava nel campo degli insorti prendendone il comando, mentre la rivoluzione dilagava nelle provincie senza alcuna opposizione da parte dell'esercito. Il re prometteva allora la concessione della costituzione di Spagna e, accampando il motivo delle cattive condizioni di salute, nominava suo vicario il principe ereditario Francesco, mentre Pepe, le truppe insorte ed i Carbonari facevano il loro ingresso trionfale in Napoli. Appena giunta in Sicilia la notizia della concessione della costituzione spagnola, Palermo insorgeva reclamando invece il ristabilimento della costituzione siciliana del 1812 ed in breve la città era persa per le truppe napoletane. La rivolta non si estese però a Messina ed alla Sicilia orientale facilitando così la susseguente spedizione napoletana al comando di Florestano Pepe che obbligava alla resa Palermo nell'ottobre, costringendo comunque a tener distaccati in Sicilia sedici battaglioni composti con i migliori e più sperimentati elementi dell'esercito e dei quali si sarebbe sentito un gran bisogno-quando il vero pericolo per il nuovo regime costituzionale si sarebbe affacciato dal Nord. A Napoli intanto Guglielmo Pepe era stato nominato comandante in capo dell'esercito mentre il dicastero della Guerra era affidato al generale Carrascosa, anch'egli proveniente dall'esercito murattiano come quasi tutti i generali che andavano occupando i

(20) Vedi, tra gli altri, «Guglielmo Pepe» di R. Moscati, Roma 1938, «Scritti storici» di L. Blanch, Bari 1945 e «Storia militare del Risorgimento» di P. Pieri, Torino 1962.

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posti chiave dell'esercito, mettendo in secondo piano quelli provenienti dall'esercito siciliano ( 2 1). Se i murattiani, liberali sì, ma anche fautori di un potere centralizzato, erano al comando dell'esercito, la Carboneria (ingrossata nel momento della vittoria dagli adepti dell'ultima ora), oltre ad aver in mano le milizie provinciali, esercitava ora - grazie alle vendite militari - una grandissima influenza anche sui reparti regolari, sovvertendo l'ordine gerarchico e minando la disciplina. Questa difficile situazione rendeva ancora più ardui i tentativi di riordinare e di potenziare l'esercito in vista di un non improbabile intervento delle potenze della Santa Alleanza, tentativi resi ancor più difficoltosi dai cattivi rapporti interc01Tenti tra il Pepe che diverrà ispettore generale - ed il Carrascosa, che per l'ostilità della Carboneria dovrà abbandonare la guida del ministero. Questi due generali rappresentavano le due nuove diverse correnti dell'esercito, che sostituivano la vecchia ripartizione tra murattiani e siciliani e le loro personalità - così come le descrive uno storico come Ruggero Moscati ( 22) - ben rispecchiano la diversità di impostazione, di concezione del ruolo dell'esercito in quel particolare momento: fantasioso, intemperante, sempre pronto a spingere ogni cosa all'estremo, il Pepe; privo di slanci, aderente alla realtà, conscio delle infinite difficoltà che accompagnano la realizzazione di ogni progetto riformatore il Carrascosa. Da queste diversità non potevano nascere che provvedimenti militari tra loro contradditori e perciò sempre bisognosi di una serie di successivi aggiustamenti. Inizialmente almeno, al di là delle divisioni interne, l'esercito che aveva imposto al re la costituzione poteva far sentire la sua voce, poteva far valere i suoi diritti, le sue necessità: Pepe nel suo primo ordine del giorno poteva promettere che sarebbero stati presi in considerazione problemi <<che per l'addietro erano stati di grave danno agl'interessi dé militari, oggi sostegno della gloria nazionale..... Indennità di vitto, alloggi di cui esistono massimi inconvenienti, giusta separazione tra soldo e soprassoldo» (23). Ed in effetti vennero adottati diversi provvvedimenti, tendenti in genere al ripristino dei benefici economici accordati nel 1815 e successivamente limitati o revocati dalla politica di risparmio voluta dal Medici (decreti del 20, 21 e 25 luglio, dell' ll settembre e del 26 dicembre). Altri provvedimenti, invece, sembravano adottati, più che altro, per soddisfare il desiderio di rivalsa della vecchia componente murattiana, come, ad esempio, la sostituzione delle ordinanze di manovra della fanteria e della cavalleria allora in vigore con quelle francesi del 1791 e del 1798 (che erano state abrogate nel 1815 dopo esser state adottate a Napoli nel decennio francese), come l'abolizione della pena delle verghe o la progressiva sostituzione del numero ordinale al nome nella designazione dei reparti di fanteria e cavalleria, come si era usato, appunto, sotto Murat. Ma quando i provvedimenti da adottare dovevano essere di ben maggiore rilevanza e più profondamente incisivi, le intrinseche difficoltà, i contras tanti interessi della Carboneria - e dei gruppi che la esprimevano - e le rivalità all'interno dell'esercito riuscivano a togliere molta efficacia ai provvedimenti stessi. Così le richieste (peraltro eccessive) di ricompense e di promozioni avanzate per gli appartenenti ai primi reparti che si erano schi erati a favore della costituzione, dapprima accordate, dovettero poi essere accantonate, così come si dovette non dar seguito ai lavori di due commissioni di scrutinio incaricate di vagliare l'efficienza di tutti gli ufficiali dell'esercito q uando l'opposizione di questi ultimi stava per sfociare in un vero e proprio moto di rivolta. Allo stesso modo dei provvedimenti, almeno in parte contraddittori, vennero ema-

(21) A.S.Na A.R.C.R. 1017 - Decreto 10 lugl io 1821. (22) «Guglielmo Pepe» a cura di Ruggero Moscati - Roma 1938. (23) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1017.

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nati per affrontare il più importante tra tutti i problemi, quello del rafforzamento dell'esercito che si voleva portare sul piede di 45.000 effettivi, forza alla quale si era in quel momento abbastanza vicini, almeno sulla carta, vist_o che secondo la tabella di cui alle pagine 30-32, da datarsi al giugno 1820, l'esercito disponeva di 2521 ufficiali e 40.251 sottufficiali e soldati, almeno sulla carta, abbiamo detto, perchè la stessa tabella ci rivela che erano in realtà disponibili solo 30.953 uomini e che da questi ne andrebbero ulteriormente detratti altri 4500 appartenenti alla gendarmeria ed ai corpi sedentari. Per raggiungere i 45.000 uomini previsti dal decreto del 16 agosto relativo all'organizzazione provvisoria dell'esercito si richiamavano infatti alle armi per un periodo di sei mesi (decreto del 3 settembre) tutti coloro di età inferiore ai quarant'anni che avevano prestato servizio dopo il 1806, celibi ed ammogliati, salvo a precisare poi il 9 settembre che dal richiamo erano escluse le due leve del 1813, già richiamate nel dicembre del 1816 e finendo poi il 28 novembre con il rinvio a casa dei richiamati eccedenti la forza prefissata di 45.000 uomini, creando così ingiustificate condizioni di favore per chi si era presentato in ritardo e provocando un comprensibile risentimento nei circa 22.000 richiamati già affluiti (24). E questo mentre la situazione disciplinare dell'esercito scadeva a livelli assai bassi tra le continue interferenze delle vendite carbonare, le diserzioni (899 tra il 1° ed il 9 ottobre) e gli ammutinamenti culminati con scontri a fuoco il 14 luglio ed il 25 novembre (25). La situazione politica avrebbe invece reso più che mai necessario un esercito forte e, soprattutto, compatto, ora che i sovrani della Santa Alleanza riuniti a Troppau convocavano a Lubiana il re di Napoli per imporre la loro volontà di ripristino del vecchio regime. A rinforzare l'esercito, ristrutturato ora su dodici reggimenti di fanteria di linea (uno dei quali della Guardia Reale), quattro di fanteria leggera (uno dei quali della Guardia Reale), quattro battaglioni bersaglieri - questa era la nuova denominazione ufficiale dei cacciatori - e sei reggimenti di cavalleria (di cui uno della Guardia Reale) dovevano provvedere le milizie, che un decreto del 3 settembre 1820 aveva accresciuto di una legione per provincia, composta con gli uomini tra i 20 ed i 40 anni. Le milizie erano poi ulteriormente accresciute (decreto del 9 settembre 1820) fino a raggiungere, almeno sulla carta, la forza di 219.000 uomini, la metà dei quali da considerarsi quale riserva dell'esercito, ripartiti in 34 reggimenti, forti complessivamente di 123 battaglioni, organizzati nel continente ed in Sicilia su base territoriale. All'organizzazione di questa imponente massa, suddivisa in militi e legionari, era stato preposto, come si è detto, Guglielmo Pepe che si avvvaleva, in ciascuna delle divisioni militari del regno, dell'opera di un sotto-ispettore, colonnello o generale. Il compito prefisso era però troppo ambizioso nelle difficili condizioni in cui versava lo stato ed i risultati raggiunti furono, nel complesso, scarsi. Il re intanto aveva raggiunto Lubiana dopo aver promesso di difendere davanti ai sovrani della Santa Alleanza la costituzione che aveva concesso, ma alla quale in realtà non si sentiva affatto vincolato, dato che riteneva che la carta costituzionale gli fosse stata estorta con la forza . Ora, così, un esercito austriaco stava per scendere dal Lombardo - Veneto verso Napoli, mentre altre truppe austriache e russe si tenevano pronte ad intervenire in caso di bisogno. Le quattro divisioni in cui era stato diviso l'esercito napoletano, tre attive ed una di

(24) A.S.Na A.R.C.R. Fs 1017. (25) A.S.Na ibidem.

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riserva (decreti del 19 agosto e 5 dicembre 1820), vennero mobilitate nel gennaio - febbraio 1821, ricevendo in rinforzo unità di legionari e di militi e subito la situazione dell'esercito, schierato sulle frontiere nel cuore dell'inverno, apparve assai difficile: mancavano le armi e, in qualche caso, il vestiario, gli apprestamenti difensivi erano incompleti e, soprattutto, era assai basso il livello morale della truppa. Il lavoro della Carboneria nei mesi precedenti aveva infatti minato la fiducia negli ufficiali, il comando supremo era nominalmente affidato al principe ereditario Francesco, lasciato dal padre quale suo Vicario nel regno, i soldati richiamati stavano per terminare il loro semestre di servizio e chiedevano con sempre maggior insistenza il congedo, legionari e militi, infine., avevano visto che a partire erano stati quasi esclusivamente i contadini poveri, dato che gran parte dei membri attivi della Carboneria era riuscita ad eludere la chiamata alle armi con mezzi legali ed illegali. Per di più era ormai nota l'intenzione del re, che seguiva a distanza le truppe austriache, di annullare le concessioni già fatte, ciò che induceva gli elementi siciliani ed i molti indecisi ad impegnarsi il meno possibile ed a far dimenticare eventuali trascorsi costituzionali. Il grosso dell'esercito napoletano (18.000 regolari e 7.000 tra militi e legionari) era schierato lungo l'abituale via di invasione tra Gaeta e l'appennino abruzzese, solo il II corpo del generale Pepe (circa 7.000 regolari e 7.000 militi e legionari) era schierato a difesa dell'acrocoro abruzzese, su posizioni per natura assai forti. L'esercito austriaco, forse perchè sottovalutava - ed i fatti gli daranno ragione - quello napoletano, decise di dirigere il primo colpo in quella direzione. Pepe, sperando che una vittoria iniziale galvanizzasse le sue truppe, per metà formate da militi e legionari, non attendeva l'urto ed attaccava gli austriaci poco al di là dei confini del regno, nella piana di Rieti, il 7 marzo, con 10.000 uomini divisi in tre colonne, che avrebbero dovuto battere separatamente le due brigate di prima linea nemiche. Mancava però la sincronizzazione dei movimenti delle tre colonne napoletane e gli austriaci non avevano difficoltà a respingere gli avversari che, nel complesso, si erano battuti discretamente. L'inizio della ritirata coincideva però con la dissoluzione delle truppe napoletane, scosse anche da voci di tradimento e da minaccie diffuse da elementi borbonici. Le posizioni che sbarravano, nella stretta di Antrodoco, la via per l'Aquila erano superate il 9 dagli austriaci senza troppo sforzo mentre le truppe del Pepe non accennavano ad arrestarsi nella ritirata, compromettendo anche lo schieramento in pianura delle altre tre divisioni napoletane che, ormai scosse dalle notizie sull'andamento della campagna, si sbandavano progressivamente disertando o ammutinandosi. Già il 20 marzo era stipulata una cessazione delle ostilità e tutto il potere ritornava al re che nell'Abruzzo occupato dagli Austriaci si era fatto precedere da un generale di sua fiducia, il maresciallo di campo Church, incaricato di emanare in quella regione le disposizioni che pochi giorni dopo sarebbero state estese da Napoli a tutto il regno (26). Dato che quasi tutti gli elementi più compromessi nel periodo costituzionale erano riusciti ad espatriare, la repressione, dal punto di vista politico e giuridico, fu, nel complesso, abbastanza blanda, con pochi processi e tutto sommato poche condanne. Fu invecè durissimo il trattamento riservato all'esercito considerato come il maggior responsabile di quanto era avvenuto. Una raffica di provvedimenti punitivi gli si abbattè addosso: dapprima furono sciolte le milizie provinciali ed i (pochi) corpi volontari (decreti del 2 e del 6 aprile 1821), poi vennero annullate le promozioni e le ricompense accordate nel nonimestre costituzionale (decreto 3 aprile), il 6 maggio erano an-

(26) In Atti Aquila 1821.

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nullati tutti i provvedimenti adottati nello stesso periodo, il 14 si accordava il congedo a quanti soldati e sottufficiali lo avessero chiesto, il 16 era formata una commissione cui se ne sarebbero aggiunte altre due, composta unicamente da siciliani, incaricata di esaminare il comportamento dal 1799 in poi di tutti gli appartenenti al passato esercito (ed il termine passato doveva suonare come un chiaro preannuncio). L111 giugno era abolita la coscrizione, il 21 erano espulsi dall'esercito e rimessi ai tribunali ordinari gli ufficiali che avevano raggiunto il campo dei Carbonari a Monteforte nel luglio precedente, il 1° luglio infine, con l'eccezione della Guardia Reale, erano disciolti tutti i reparti di fanteria e cavalleria dell'esercito che più non esiste, perchè non ha saputo esistere dando così

pratica attuazione ad una decisione che il re aveva preso - come detto nella prolusione al decreto - sin dal 24 marzo. Il re voleva procedere ad una rigorosissima epurazione, intendendo ricostituire un esercito fidatissimo, destinato al solo mantenimento dell'ordine pubblico, un esercito magari anche poco numeroso, tanto più che restava nel regno un corpo di occupazione austriaco. Gli ufficiali dei reparti disciolti erano sospesi dal servizio, in attesa dello scrutinio, con metà o due terzi della paga, a seconda del grado, mentre chirurghi, cappellani, truppa e sottufficiali (almeno quanto ne restava, viste le diserzioni e le possibilità di congedo anticipato) erano ripartiti in due depositi di fanteria, a Castellamare e ad Afragola, ed uno di cavalleria a Maddaloni. Il lavoro delle commissioni di scrutinio dovette procedere per tutto il resto dell'anno, così da render impossibile l'immediata ricostituzione dei primi reparti, tanto che alla tradizionale parata di Piedigrotta sfileranno l'otto settembre solo la Guardia Reale, che sarà riordinata a fine ottobre (27), i veterani e gli allievi del Collegio Militare (28). Gli unici provvedimenti approvati nella seconda metà del 1821 furono il regolamento sugli ospedali, il riordinamento degli istituti militari (probabilmente in attuazione di due progetti anteriori al 1820) e la ristrutturazione della gendarmeria comandata ora, di preferenza, da ufficiali che non avessero aderito al moto costituzionale (decreto del 13 ottobre). Anche nella prima metà del 1822 il riordinamento dell'esercito procedette con lentezza, tanto più che la disfatta del 1821 oltre agli uomini, sbandati o congedati, aveva fatto andar persi anche i cavalli - 659 secondo una comunicazione del 13 aprile 1821 del Ministero della guerra (29) - ed armi. Ad aprile la forza complessiva dell'esercito era di soli 729 ufficiali e 12.963 sottufficiali e soldati, destinati poi a crescere fino a dicembre diventando rispettivamente 1157 e 21380 (3 0), dopo che un decreto del 29 luglio aveva stabilito le basi sulle quali l'esercito sarebbe stato ricostituito, precisando inoltre il trattamento economico riservato agli ufficiali che, per il momento, non erano richiamati in servizio per mancanza di posti. Molti altri erano stati intanto definitivamente esclusi dal servizio dalle commissioni di scrutinio, in una sola volta, il 18 gennaio, diciassette cappellani e 79 chirurghi (31). Intanto un decreto del 19 gennaio 1822 aveva provveduto alla formazione dei primi quattro reggimenti di fanteria ed un altro del 1° agosto a quella di due reggimenti di cavalleria, mentre a partire da agosto erano cominciati ad affluire, almeno in parte, i congedati dell'anno prima, richiamati in servizio il 22 marzo. Il 21 ottobre era riordinata l'artiglieria e veniva sciolto lo Stato Maggiore dell'esercito. Per mantenere al completo i corpi dell'esercito non potevano più bastare arruola-

(27) A.S.Na Min.Guerra Fss. 2550-52. (28) A .S.Na A.R.C.R. Fs. 1018. (29) In Atti Aquila 1821. (30) A .S.NA A.R.C.R. fs. 1026. (31) A.S.Na A.R.C.R. fs. 1019.

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menti volontari e richiami e si ripristinava la leva (decreto del 28 marzo 1823), rinunciando intanto a perseguire gli sbandati ed i congedati che, richiamati alle armi da una nuova disposizione del 27 agosto 1822, non si fossero ancora presentati. Le modalità della leva erano poi precisate da un decreto del 14 marzo. A giugno, quando la forza dell'esercito aveva raggiunto i 1128 ufficiali e 22179 sottufficiali e soldati con 2439 cavalli (32), un decreto del giorno 27 precisava che la fanteria sarebbe stata formata da otto reggimenti di linea e quattro battaglioni cacciatori e la cqvalleria da quattro reggimenti. Anche il 1824 presentava, in campo militare, poche novità degne di rilievo: ci si limitava a prescrivere nuove disposizioni sul vestiario della fanteria, un regolamento di manovra per la fanteria leggera e la nuova ordinanza amministrativa che offriva anche l'occasione di immettere in servizio un capitano aiutante maggiore e due ufficiali subalterni di dettaglio in ogni corpo di fanteria e di cavalleria (decreto 29 giugno 1824), previe beninteso informazioni favorevoli della polizia, com'era abituale in quel periodo. Con lo stesso decreto si disponeva poi che altri ufficiali fossero impiegati per rafforzare l'inquadramento aggiungendo un ufficiale subalterno alla pianta organica di ogni compagnia di fanteria e di ogni squadrone di cavalleria. Inoltre erano aggiunte una compagnia di deposito ai battaglioni di fanteria ed uno squadrone di riserva ai reggimenti di cavalleria. Il 1825 si apriva con la morte di Ferdinando, dopo sessantasei anni di regno, forse troppi per un uomo privo di una forte personalità che nel volgere poco più di vent'anni aveva perso e recuperato per tre volte il suo trono con le conseguenze che sono facili da immaginare sulla sua linea di condotta politica, sull'amministrazione dello stato e sui rapporti con le forze armate. Il suo successore, Francesco, pur se più equilibrato del padre, non nutriva alcun interesse, alcuna fiducia in un esercito saldo e ben strutturato. Lo preferiva di dimensioni ridotte, più facilmente controllabile, più fedele alla famiglia reale, meno legato all'evoluzione politica dello stato, però, come il padre, non voleva neppure dipendere per sempre dalle truppe di occupazione austriache, stanziate nel regno ormai da cinque anni e che per di più gravavano in maniera assai onerosa sul bilancio statale. Considerate le idee del re il più valido appoggio per la dinastia non poteva consistere che in truppe straniere, mercenarie, legate alla dinastia ed estranee al paese nel quale erano chiamate a servire. Dopo inutili tentativi di arruolare truppe irlandesi ci si rifece a quanto era stato in uso nel regno fino al 1789 ed a quanto si praticava in quei medesimi anni nella Francia della restaurazione, si fece ricorso all'arruolamento di unità svizzere, per le quali erano state intavolate infruttuose trattative già nel 1822 (33). Stavolta vennero stipulati degli accordi, detti capitolazioni, con le autorità di alcuni cantoni elvetici, a cominciare da quello, firmato il 5 maggio 1825, con i cantoni di Lucerna, Uri, Unterwalden ed Appenzell per l'arruolamento di un reggimento su due battaglioni ed una sezione di artiglieria. Era poi stipulata il 7 ottobre un'altra capitolazione per due reggimenti con i cantoni di Friburgo e Soletta, cui aderiva l'anno successivo il cantone del Vallese fornendo un battaglione, mentre tre anni più tardi, il 6 settembre 1828, era firmata un'ultima capitolazione con il cantone di Berna per l'arruolamento di un quarto reggimento. I primi reparti erano pronti alla fine deJ 1826, così da colmare il vuoto che sarebbe stato lasciato dalle truppe austriache che dovevano cominciare a lasciare il regno nel marzo del 1827. Un altro corpo era stato levato nel 1825, un reggimento siciliano (in origine ne era-

(32) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1026. (33) A.S.Na Prot.Cons.Min Guerra Vol. 726.

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no stati previsti due), che i] decreto istitutivo del 22 dicembre prevedeva fosse su due battaglioni attivi ed uno di riserva, da reclutarsi esclusivamente con volontari siciliani, arruolati nell'isola a cura e spese di nobili e borghesi agiati, che avrebbero potuto poi, come ricompensa, far nominare dal re tre ufficiali da loro proposti per ogni compagnia, così come era avvenuto nel 1796. Si era scelto questo particolare sistema di reclutamento sia per risparmiare, sia perchè era difficilissimo reclutare in Sicilia, sia, soprattutto, perchè questa soluzione era stata ispirata da ambienti militari, vicini alla corte, i cui esponenti intendevano sistemare i propri figli. Pagando le spese di ingaggio di un numero di reclute sufficiente potevano proporre al re la nomina di un subalterno o di un capitano, nella persona appunto dei figli, comprando così, ora per allora, dei posti da ufficiale per dei giovani che ancora frequentavano l'Accademia o, addirittura, per dei bambini, cosicchè alla fine del regno, nel 1860, c'erano ancora in servizio una dozzina di generali che avevano dovuto la loro carriera, almeno inizialmente, a questo acquisto dei gradi (3 4). Il 1826, in attesa del totale rimpatrio degli austriaci, fu un anno scarso di avvenimenti militari: si andarono completando i primi tre reggimenti svizzeri, venne decisa la riorganizzazione di genio e artiglieria (decreto del 17 dicembre) ed agli otto reggimenti di fanteria venne aggiunto un terzo battaglione su quattro compagnie (decreto del 1° giugno). Il 1827 cominciò con la costituzione di un nuovo battaglione di cacciatori, il quinto (decreto 1° febbraio) poi una serie di decreti, emanati il 29 maggio, dava il via ad un riordinamento dell'esercito, destinato a protrarsi per più anni, con la nomina del principe ereditario, Ferdinando duca di Calabria, a comandante in capo. Era allora assai giovane Ferdinando, appena diciasettenne, ma era (e sarebbe rimasto) l'unico Borbone, dopo il fondatore della dinastia Carlo, interessato alla vita militare. Di ingegno pronto, pur se di spirito non coltivato, Ferdinando non era certo un grande capitano, nè voleva esserlo, ma, a differenza del padre e del nonno, aveva fiducia nelle capacità militari napoletane e voleva poter disporre di un esercito efficente (che quindi doveva prima organizare) ed il cui funzionamento intendeva conoscere e predisporre, interessandosi, magari in maniera troppo minuziosa, anche agli aspetti della vita quotidiana delle sue truppe, che cominciò a frequentare nelle caserme e durante le esercitazioni. Queste sue idee di rinnovamento della compagine militare borbonica dovettero segnare il passo ed essere attuate con estrema gradualità fino a quando - vivente re Francesco - la sua opera venne frenata dal ministro della guerra, principe della Scaletta, ma questa gradualità gli permise di conoscere meglio la macchina militare napoletana nei suoi meccanismi e, soprattutto, nei suoi uomini. Già al momento della sua nomina a comandante in capo dell'esercito era ricostituito, ai suoi ordini, uno Stato Maggiore Generale, al cui funzionamento ed a quello del Comando Generale erano dedicati il 25 maggio due regolamenti. Lo stesso giorno un decreto fissava la pianta organica dei reggimenti di fanteria e di cavalleria della Guardia Reale e della Linea e l'esercito era ripartito in divisioni e hrigate. Per completare gli organici dell'esercito, i cui effettivi erano inferiori di 10.596 uomini a quanto previsto dalle ordinanze, era stabilito che la chiamata alle armi per l'anno successivo fosse bandita per questo numero esatto di coscritti (35) ed era promulgata un'amnistia per i disertori e per i renitenti alle leve del 1823, 1824 e 1825 (decreto del

(34) Non erano necessariamente i peggiori generali, basterà citare per tutti il Pianell, ministro della guerra nel 1860, passato poi nell'esercito italiano come generale di divisione e distintosi a.Custoza nel 1866. (35) A.S.Na Prot.Cons.Min. Guerra Vol. 734.

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13 agosto), ciò che dimostra come ancora le operazioni di leva si svolgessero con mo lte difficoltà e con risultati non entusiasmanti. Per quanto si riferiva alle nomine degli ufficiali per i posti resi disponibili dal completamento della forza organica dell'esercito si procedeva, in linea cli massima, coprendo i due terzi dei posti con il richiamo dalla disponibilità e promuovendo al grado superiore ufficiali già in servizio attivo per coprire il rimanente terzo (36). Il 30 agosto era emanata una nuova ordinanza sulla gendarmeria, che riordinava quest'arma dopo una prima epurazione che aveva fatto allontanare dai suoi ranghi 687 elementi, per motivi per lo più politici, mentre l'anno successivo sarebbero stati trasferi ti nelle truppe di linea altri mille gendarmi giudicati non all'altezza dei loro compiti per i più diversi motivi (37). Erano d'altra parte questi gli anni in cui la totale affidabi lità politica era condizione prima ed indispensabile per far parte dell'esercito e tutte le riammissioni in servizio degli ufficiali allontanati dopo il 1821 erano subordinate alle positive informazioni da parte delle autorità di polizia, tanto che sarebbe divenuta obbligatoria dal 1829 la menzione delle qualità politiche sui certificati di buona condotta previsti per l'arruolamento nell'esercito (38). Il 1828 cominciava (decreto del 3 gennaio) con la determinazione di non formare il 2° reggimento siciliano, per le difficoltà di reperimento di volontari (ed il primo battaglione del reggimento, già costituito, era trasformato nel nuovo 6° battaglione cacciatori) e terminava con la formazione di un nuovo corpo di cavall eria, i lancieri Real Ferdinando, su due squadroni. Il J829 presentava ancor meno novità per quanto riguardava gli organici, ci si limitò a decretare (9 giugno) il riordinamento del personale degli ospedali militari. Ma anche in quest'anno, come nel 1828 e come sarà nel 1830, continuò l'attivo, costante, quotidiano interessamento del principe Ferdinando nei confronti dell'esercito, testimoniato in primo luogo dalla raccolta degli Ordini del Giorno. Il giovane principe ereditario si interessava, si può dire, a tutto: dal nuovo modello di sciabola alle manovre a fuoco (per le quali erano minuziosamente previsti l'uniforme da indossare ed il numero di cartucce da distribuire), dal pagamento delle pensioni provvisorie al controllo della qualità del pane della truppa, dalla documentazione sanitaria che doveva accompagnare i soldati ricoverati in ospedale alla pubblicità che voleva fosse data alla punizione di un ufficiale che aveva ferito un soldato. Tutta questa attività era in perfetta sintonia con i fini di ammodernamento che si prefiggeva e che, d'improvviso, avrebbe potuto cominciare a realizzare proprio sul finire del 1830, q uando, morto il padre l'otto novembre, il giovane principe saliva al trono, come Ferdinando II delle Due Sicilie, e nel giro di poco più di un mese iniziava la definitiva ristrutturazione dell'esercito eliminando alcune unità della Guardia Reale, i cui fini istituzionali erano superati dai tempi , riordinando gli organici e lasciando sperare in una graduale reimmissione nei ranghi degli ufficiali allontanati dopo il 1821. Nel più importante dei decreti emanati allo scorcio del 1830, quello del 17 dicembre, relativo alla riorganizzazione dell'esercito, il re così sinte liuava l'opera di preparazione protrattas i per tre anni e mezzo: dal mese di maggio 1827 principio dell'istallazio-

ne del Comando generale dell'esercito in poi, colle continue ed indefesse sollecitudini e fatiche adoperate si giunse non solo a stabilire per le reali truppe il loro ben essere, tanto col migliorare la nutrizione del soldato, il suo vestir militare, l'annamento e gli (36) A.S .Na Prot.Cons.Min. Gue1Ta Vol. 734. (37) A.S.Na Prot.Cons.Min. Guerra Vol. 736. (38) In Atti Aquila 1829.

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alloggiamenti, quanto perchè si conseguì il nobile scopo di elevarle ad un aspetto più imponente ed a dar loro una solida esistenza; ma si provocò una legge per gli ascensi, mercè la quale svanì ogni arbitrio, ed equilibrandos_i l'anzianità ed i talenti, si ottennero allo esercito uffiziali istruiti e di maturi servizj, talchè uscendosi dalle circoscritte e parziali evoluzioni dè corpi, furono nè campi di questa capitale, del pari che nè vasti terreni delle altre guarnigioni dè nostri reali dominj, riunite le varie armi, che mutuamente combinandosi, si eseguirono frequentemente in nostra presenza delle grandi manovre. E con queste parole di meritato compiacimento veniva impostata la fase finale del riordinamento dell'esercito, quell'esercito delle riforme ferdinandee che sarebbe stato, senz'altro, il migliore tra gli eserciti napoletani.

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STATO MAGGI1 Stato della forza approssimativa 1

v.)

o

Corpi Uffiziali Compag. Guardie del Corpo l" Compag. Alabard ieri 2• Compag.· Pionieri e Cacciatori a Cavallo 1° Granatieri Fanteria 2° Granatieri I ° Cacciatori 2° Cacciatori " l 0 Cavallegg. Cavalleria 2° Cavallegg. Cavalleria Campagnia di Polizia del Palazzo Squadrone di Art a cav. Squadrone Fucilieri Totale l Battaglione 2 Battaglione ,, 3 Battaglione 4 Battaglione " 5 Battaglione · ,, 6 Battaglione 7 Battaglione Battag. attivi Rgt. Re Deposito Baug. attivi Rgt. Regina Deposito Balt. attivi Rgt. Principe Depos. Batt. attivi Rgt. Princ. Depos. Rgl. Borbone Batt. attivi Depos. Rgt. R. Farnese Batt. attivi Depos. Rgt. R. Napoli Batt. attivi Dipos. Rgt. R. Palermo B alt. attivi Dispos. Batt. attivi Rgt. P. Leop. Depos. Rgt. R. Corona Batt. attivi Depos. Battag. attivi Rgt. Marsi

Fucilieri reali

3 5 5 23 31 39 34 33 38 35 2 10 5 263 7 9 4 4 2 2 8 53 5 45 4 32

6 50 4

52 3 56

Presenti sotto le Armi Cava.lii Totale Truppa 103 117 56 3 11 3 10

684 553 738 330 397 62 120 55 4236 44 166 95 48 126 30 72 950 67 897 62 488 76 11 15 69 94 1 64

39 5

998 67 449 68

49

570

4

68 853 37 1303 68 647

5

45 3 97 4 41

106 122 61 334 74 1 723 587 771 368 432 64 130 60 4499 51 175 99 92 128 32 80 10.03 72 942 66 520 82 1165 73 999 67 1054 72 488 73 619 72 898 40 1360 72 688

11 l

Uffiziali

'

6

204 288

15 7 12 12 2 3

73 84 760

I 59 7 5 9 10 10 12 6 7 10

IO 3 25 3 9 4 6 3 3 5 17

3 10 3 10 4 4 3 3


ORE DELL'ESERCITO ile' sottoscritti corpi Nazionali del Regno

Assenti Totale Truppa

2 1 72 101

Cavalli

Uffiziali

3

2

5 5 78 li 6

97 221 65 54 31

104 233

2 27 673

2 28 732

270 235 192 329 209 187 329 86 15 156 23 690 8 49 15 134 8 120 20 523 2 156 18 250 29 73 17 49

277 240 201 339 219 199 265 99 25 166 26 715

2

77

56 34

102 6

l

11

52 20 140 11 123 25 540 5 166 21 260 33 77

20 52

35 145

29 46 46 46 45 40 38 3 10 6 822 14 14 13 14 12 14 14 60 15 55 7 57 9 59 8 58 6 59 10

56 8 59

7 55

7 61 7 44

Effettivo Truppa Totale

108 123 61 4 12 857 827 820 748 424 466

105 118 56 383 811 781 774 803 384 428 62 122 82 4909

132 88 523 1

314 104 287 377 335 214 311 1036 82 1053 85 1178 84 1158 85 1075 72 1118 87 972 70 726 86 1103 66 1376 85 696

328 415 300 391 347 231 325 1096 97 1108 92 1235 93 1217 93 1133 78 1117 97 1028 78 758 93 1158 73 1437 92 740

Cavalli

Stazione Napoli

,,

113

Palermo Caserta Napoli Napoli

30 294

Palermo Napoli Palem10 Napoli

73 119 905

Napoli

65

Capua Salerno Avellino Solmona Monteleone Barletta Napoli Capua Caserta Palermo Campobasso Salmona Chieti Messina Avellino Napoli Foggia Gaeta Salerno Capua Potenza Napoli Cosenza Napoli Bari Gaeta Taranto Capua


Deposito Batt. attivi Depos. Rgt. Calabri Batt. attivi Depos. Rgt. Brnzii Batt. attivi Depos. Rgt. Siracusa Batt. attivi Depos Rgt. Catania Batt. attivi Rgt. Agrigento Batt. attivi Rgt. Sanniti

Rgt. Trapani

Deposito Batt. attivi Depos.

1° Battaglione 2° Battaglione 3° Battaglione 1° Battaglione Bersaglieri 2° Battaglione 3° Battaglione 4° Battaglione 5° Battaglione Provvisori 1° Battaglione 2° Battaglione Totale della Linea e Leggieri

s 12 19 10 14 20 20 20 22 19

. l3

810

4

251 62 266 50 588 251 49 480 34

53 507 99

174

24 2 16 6

10 13

J 11 2 9 7 2

186 401 139 347 403 68

313 123 333 383 48 85 395 673 799 17893

417 692 813 18938

41

32 19 22 29 264 332 302 276 344

43 23 31 36 302 379 341 32 1 385

37 26 19 22 227 278 289 227 264

1 6 2 4 4 1 8 6 5

10

96

106

95

2

10

80

90

98

272

1877

2149

153 1

Corpo dei Pionieri

22

30 1

323

11

Artiglieria Regg. Re

53

254

287

55

54

228

282

33

14

1045

I~ Divisione 23 Divisione 3a Divisione 4a D ivisione Re Cavalleria Regg. Regina ,, Principe " ,, ,, Borbone ,, Dragoni Fedinolo " Disione dei Cacciatori Esteri l a Divis. di Cacciatori a Cavallo 2a Divis. di Cacciatori Totale della Cavalleria Gendarmeria R.

VJ

69 511 74 76 270 66 288 57 627 282

72

4 27

Esteri

.......

65 486 71 771

4

25 3 39 4 19 4 22 7 39 31

Regg. Regina

11 4 9 7 38 47 89 45

105 3 5 934

41


14 191 7 68 15 5 16 61 369 30

14 204 7 72 15 540 63 385 36 88

4 98 3 43 4 43 39 38 13 39 41

79 677 78 839 87 767 502 635 80 588 329

83 715 81 882 91 810 541 673 93 627 370

78 14 95 37

14 108 35

4 40 6

63 575 71

67 615 77

244 56 196 104 31 25 25 35 138 186 6656

255 58 205 111 33 25 23 35 141 191 6990

23 20 19 21 22 20 20 22 22 19 1379

418 439 319 437 4 14 73 11 O 430 811 985 24549

441 459 338 458 436 93 130 452 833 1004 25928

32 92 81 79 79 89 49 24

33 98 83 77 89 40 57 78 29

30 85 81 70 70 IO 12 35 148

12 10 11 11 42 48 47 51 46

64 111 103 102 343 371 351 348 368

76 121 114 11.3 385 419 398 399 414

67 111 100 98 297 288 27 1 262 412

14

16

3

12

110

122

98

Lecce

5

6

1

11

85

96

33

S. Maria di Capoa

563

604

545

313

2440

2753

2076

339

350

39

640

673

774

829

88

1028

1116

461

50 1

87

696

783

72

Teramo Avellino Augusta Cosenza Reggio Palermo Napoli Siracusa Messina 1° Batt. Torre 2° Bat. Castel. Girgenti Trapani

Idem Lecce Palermo Lecce Cosenza Campobasso Gaeta Idem Napoli Gaeta Siracusa Napoli la e 211 Div .. Mil. 3a e 4a Div. Mil. 4a e 5a Div. Mii. Napoli Aversa Napoli Nola Napoli

Idem

Napoli 2 batt. a Napoli 3°r. 3a Palermo 1" Batt. Napoli 2" e 3n Capoa


w N

113

146 15 721

157 93 834

Corpo del treno di linea 25 Divisione de' Regi Bagr Gti 9 Totale del Treno 92 Artiglieri Litorali 52

214 31 245 232

239 38 277 286

Zappatori veterani Fucilieri veterani

38

107 688

111 726

Regg. R. veterani

49

898

947

Invalidi di Napoli Idem di Sicilia Collegio Militare Accademia mii. 1~. cuoia militare 23 idem 3a idem Dotazione delle Isole Totale dei Sedentari

14 l3

210

535 237 94 l 16 126 211 87 392 3723

549 250 105 132 126 211 87 405 3933

Ricapito!. Totale della Guardia 263 Totale della linea segg. 1045 Torale della VaUaeria 272 Corso di Ponieri 22 Totale dell'Artiglieria 113 Totale del Treno 32 Totale dei Sedentari 210 Tomie generale dell'esercito 1957

4296 17893 1877 301 72l 245 3723 28996

4499 18938 2l49 323 834 277 3933 30953

Brigata di Pompieri artefici Armieri Totale dell'Artiglieria Trcro

11

4

li

16

13

4 108

94 312 3l 343

3 3

13

9

22 760

59 334

1531

41

11 94 343

3

2634

22 564


65 2 1456

69 149 1550

151

79 25 104

82 25 l09

92 49 141

207

211 17 2177

226 242 2384

28 7 35 52

293 56 349 232

321 63 384 24 l 19

15

2 38

2 38

6 38

109 726

764

1121

1134

62

2019

2081

65 228

65 237 9

14 22 1I 16

13 232

600 465 103 11 7 126 214 90 392 5193

614 487 114 133 126 214 90 405 5425

322 1379 313 33 207 35 232 2521

4909 24549 2440 640 2177 349 5193 40257

5231 25928 2753 673 2384 384 5425 42778

9

l 3 3

3 3

1470

1492

673 6656 563 339 l456 104 1470 11261

732 6990 604 350 1550 107 1492 11825

145 545

831

-- --

Napoli

259 404 80 484

Idem

Napoli Napoli in diversi punti del Litorale Napoli I Ocomp. nel le rispeL.e div. Mil. I O batt. a Napoli 2° a Pozzuoli, 3° a Gaeta Napoli Palermo Napoli ldcm Idem Procida Monreale Nelle isole della Sicilia

905 2076 484 3465


Capitolo II

Struttura dell'Esercito

1 Ministero Nel decreto del 4 giugno 1815, emanato da re Ferdinando a bordo del vascello di S.M. Britannica The Queen nel porto di Baja, con cui erano nominati i vari ministri del restaurato governo borbonico, era fatta un'eccezione per quanto concerneva il Ministero della Guerra, al quale era interinalmente preposto il maresciallo di campo de Saint Clair in attesa che il re organizzasse un Consiglio di Guerra che svolgesse le funzioni di quel dicastero. Questo perchè - come si è già accennato nel primo capitolo - non c'era alcun comandante, alcun ufficiale, dotato di una carica carismatica tale da farlo considerare super partes, nè siciliano nè murattiano. Sembrò quindi più opportuno costituire un organismo in cui fossero rappresentate pariteticamente le due componenti dell'esercito chiamando a presiederlo un membro della famiglia reale, Leopoldo principe di Salerno, secondo-genito del re. A comporre il Supremo Consiglio di Guerra vennero chiamati i murattiani Filangieri e d'Ambrosio ed i siciliani Minichini e Fardella. Un decreto del 13 luglio conferiva al Consiglio tutte le funzioni ed attribuzioni del Ministero della Guerra. Nello svolgimento dei suoi compiti il Consiglio si serviva di proprio personale suddiviso in sei dipartimenti diretti, ognuno, da un ufficiale di carico e composti da due sezioni, dipendenti da un ufficiale capo sezione. I dipartimenti erano: personale dell'armata, direzione della cancelleria (che disponeva anche di una terza sezione, l'archivio generale), materiale dell'armata, rassegne e reclutamento, soldo e fondi ed artiglieria e genio. Il 30 agosto 1816 il Supremo Consiglio di Guerra era sciolto ed il generale austriaco Nugent, nominato capitano generale borbonico, era incaricato dell'organizzazione generale di tutto il ramo militare. Provvisoriamente le incombenze del consiglio disciolto erano ripartite tra tre dipartimenti, uno diretto dal maresciallo di campo Medici, incaricato di tutte le incombenze di ordine amministrativo, un secondo, diretto dal colonnello Clary, con funzioni di Stato Maggiore, ed un terzo, diretto dal maresciallo di campo Selvaggi, con le incombenze proprie del ministero. Quest'assetto provvisorio durava sino alla fine dell'anno quando era sostituito dall'organizzazione sancita dal decreto del 18 dicembre. 11 decreto ristabiliva la Segreteria (Ministero) di Guerra affiancandole un nuovo organo, il Comando Supremo. In pratica, però, la Segreteria di Guerra si limitava ora a ricevere dal Comando Supremo proposte e rapporti da sottoporre al re ed a trasmettere le relative decisioni sovrane al comandante in capo, dato che per legge non poteva avere corrispondenza diretta con alcuna autorità militare. In pratica - come diceva l'articolo 3 delle istruzioni accluse al decreto - la firma del Segretario di Stato per la Guerra nella trasmissione degli ordini del re aveva soltanto per iscopo di annunziare la verità dell'ordine, essendo il comandante in capo incaricato del!' esecuzione. Fu forse per questi motivi che venne ripristinata la Segreteria di Guerra ma non fu mai nominato un ministro, essendo le sue funzioni esercitate da un al33


tro ministro, come previsto dall'articolo 8 delle istruzioni. Alla Segreteria di Guerra erano addetti un capo divisione, due capi sezione, due ufficiali di prima classe, tre di seconda, due di terza ed un portiere. Assai più articolata, naturalmente, l'organizzazione del Comando Supremo, diviso in quattro dipartimenti. Il primo, su una sola divisione, diretta da un ufficiale maggiore, civile, o da un commissario ordinatore, era la vera e propria Segreteria, suddivisa in quattro sezioni. Il secondo dipartimento dettaglio militare era ugualmente su una sola divisione, diretta da un colonnello, ed era ripartita in cinque sezioni. Il terzo operazioni e movimenti aveva le incombenze e le funzioni dello Stato Maggiore, er::i diretto appunto dal capo di Stato Maggiore, o dal più anziano dei s uoi colonnelli, ed era diviso in tre sezioni. Il quarto dipartimento intendenza generale - retto dall'intendente generale - era ripartito in quattro divisioni: segretariato generale, stati discussi ed ordinativi delle spese del materiale, verifica delle spese del materiale e contenzioso e verifiche della contabilità interna dei corpi. AI Comando Supremo dovevano essere addetti complessivamente due capi divisione, 19 capi sezione, 23 ufficiali di prima classe, 38 di seconda e 33 di terza (in buona parte ufficiali o commissari di guerra) oltre a quattro portieri. I loro stipendi erano determinati da un decreto del 21 dicembre, che li fissava, per i funzionari ci vili, in 120 ducati mensili per i capi di visione, 80 per i capi sezione, 50, 30 e 18 per gli ufficiali delle tre classi e 12 e 10 per i soprannumerari di prima e seconda classe (di cui scopriamo così l'esistenza) e 15 per i portieri. Successivamente, Io apprendiamo dall'Almanacco Reale del 1820, il Supremo Consiglio di Guerra era riorganizzato su una Segreteria Generale e cinque dipartimenti oltre il gabinetto. Quest'organizzazione, assai peculiare, rimase in vita finchè il generale Nugent fu generale in capo. I moti del 1820 la spazzarono via, venne nominato un ministro della Guerra, il 19 luglio, nella persona del generale Carrascosa, al quale, con decreto del successivo 29 luglio, era conferito l'incarico di riordinare il ministero, ripartendolo in quel numero di dipartimenti che avesse rjtenuto opportuno e fissandone i compiti e mansioni. Al Carrascosa, partito per raggiungere il fronte, era sostituito interinalmente il vecchio generale Parisi e poi il Colletta. Le modifiche eventualmente introdotte nel nonimestre costituzionale dovettero avere, ovviamente, vita assai breve. Già il 15 marzo 1821, prima ancora di rientrare nel regno, da Firenze re Ferdinando aveva nominato un nuovo governo ed aveva incaricato della direzione della Segreteria di Guerra, come direttore, il tenente generale Fardella, un fedelissimo siciliano cui con decreto del 28 maggio vennero attribuiti i più ampi pote1i. Il 5 giugno 1822 era nominato ministro il principe della Scaletta ed al ministero della Guerra era unito quello della Marina. Il Ministero era poi diviso, al suo interno, in quattro dipartimenti e dieci carichi, secondo la terminologia amministrativa napoletana, ed era pubblicato il relativo decreto (26 giugno 1822). Dal palazzo di Coscia, a Chiaia, il ministero cambiava sede, nel 1825, per occupare a palazzo San Giacomo (attuale sede del comune di Napoli), in cui venivano allora 1iuniti tutti i ministeri, la porzione del terzo piano che si affacciava sul largo del Castello e sul vicolo Concezione, ciò che conferma le sue assai limitate esigenze in fatto di spazio e, quindi, di personale. All'incirca nel lo stesso tempo mutava sede anche l'Intendenza, passando dall'ex convento di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone (l'attuale sede della Sezione militare dell'Archivio di Stato di Napoli) al locale della Madonna delle Grazie a Toledo (decreto 20 dicembre 1825). L'istituzione, nel 1827, di un Comando Generale dell'esercito, affidato all'erede al trono, principe Ferdinando, comportò alcune modifiche nelle attribuzioni del ministero, soprattutto per quanto riguardava il personale ed il materiale, secondo le massime stabi34


lite nel Regolamento per il Comando Generale accluso al decreto istitutivo del 29 maggio. Solt~n~o nel 1830, pe:ò, con decreto del 16 agosto, veniva rio_rdinata l'organizzazione del numstero che per 11 ramo guerra, separato dal ramo manna, prevedeva quattro dipartimenti, e.on_ tre ~arichi ~i~scu:10, cui erano a?d~tti quattro uffic_ia_li di. d!pl!-rt~me1:to, dodici ufficiali dz carico (sei d1 pnmo rango e sei d1 secondo), dod1c1 uff1crnh di pnma classe e dodici di seconda (ugualmente 1ipartiti tra due ranghi), diciotto di terza (sempre di due ranghi), dodici alunni soprannumerari, un usciere maggiore, quattro uscieri, due barandieri e cinque serventi. Era questo l'ultimo provvedimento relativo al ministero emanato nel periodo di no-

stro interesse: quattro mesi dopo Ferdinando II, salito al trono, ne modificava ancora una volta la struttura riunendo sotto la dipendenza del nuovo ministro della Guerra (il generale Fardella succeduto al principe della Scaletta che era entrato in contrasto con Ferdinando quando questi era Comandante Generale) tutto quanto atteneva all'esercito. 2 Comandi

Nel 1815 il restaurato governo borbonico conservò provvisoriamente, sul continente, l'organizzazione militare del decennio francese, lasciando sussistere le quattro divisioni attive e le cinque territoriali esistenti. Per quanto riguardava le piazze, sia del continente che della Sicilia, si provvide invece subito ad un loro ordinamento suddividendole in cinque classi, a seconda della loro importanza. Le piazze di prima classe, comandate da un ufficiale generale e con uno Stato Maggiore formato da un Tenente di Re, colonnello, un primo ed un secondo maggiore, rispettivamente con il grado di tenente colonnello e maggiore, quattro aiutanti di piazza, due capitani e due tenenti (a Napoli, però, dodici aiutanti, sei capitani e sei tenenti, uno per ogni quartiere della citta), un cappellano, due segretari ed un capitano di chiavi, tenenti e sottotenenti, erano le seguenti: Napoli, Gaeta, Capua, Palermo, Messina e Siracusa. Piazze di seconda classe, comandate da un generale o da un colonnello, con uno Stato Maggiore formato da sei ufficiali, erano Taranto, Pescara, Forte S. Elmo a Napoli , Capri, Trapani, Augusta, Forte Castellammare a Palermo, la cittadella di Messina e Lipari. Erano piazze di terza classe, al comando di un ufficiale superiore coadiuvato da cinque ufficiali: Brindisi, i castelli del1 1Ovo e del Carmine a Napoli, quelli di Ischia, Procida e Baia, Ponza, Gallipoli, Otranto e Reggio, il forte di S. Salvatore e la Torre del Faro a Messina, Favignana, Marettimo, i castelli di Girgenti, Termini e Licata, Taormina, Pantelleria ed Ustica. Le piazze di quarta classe, comandate da un capitano con uno Stato Maggiore ridotto a tre ufficiali erano Crotone, Cosenza, Monteleone, Scilla, Salerno, Potenza, Foggia, Vieste, Campobasso, Manfredonia, Tremiti, Barletta, Trani, Bari, Lecce, Avellino, Chieti, Teramo, Aquila e, in Sicilia, Castellaccio, Capo Passero, Marsala, Mazzara, i castelli di Catania e della Brucola e Colombara. Piazze di quinta classe, infine, comandate da un capitano o da un tenente, con un aiutante di piazza - segretario, sottotenente o aiutante, ed un capitano di chiavi sottufficiale, (ma i capitani di chiavi erano previsti solo per le piazze cinte da mura e per i forti) erano il forte del Granatello presso Napoli, Pozzuoli, Ventotene, Castrovillari, Tropea, Catanzaro, Amantea, Bovino, Monopoli, Castellammare di Stabia e, in Sicilia, il forte del Molo a Palermo, quello Gonzaga a Messina, le Grotte, S. Leonardo, S. Caterina ed il castello di San Giacomo. L'accresciuto numero delle piazze, aumentato del 50% rispetto ad una ventina di anni prima, testimonia da una parte (le piazze sul mare e le isole minori) il permanere del pericolo rappresentato dai pirati barbareschi e dall'altra (piazze dell'interno) una piÚ

35

~


diffusa presenza dell'esercito nelle provincie ed un maggiore interesse per la tutela dell'ordine pubblico. Qualche mutamento nell'organizzazione delle piazze si verificava negli anni successivi e, per motivi di praticità e di completezza, vi accenniamo qui brevemente: con decreto del 14 dicembre 1815 alle piazze di quarta classe venivano aggiunti i forti di S. Aspasia e S. Alessio in Sicilia; con decreto del 22 febbraio 1816 erano aggiunti agli stati maggiori delle piazze aperte dei portinai ed a quelle delle piazze chiuse dei custodi, da trarsi dai sottufficiali; con decreto del 25 ottobre 1817 erano dichiarate piazze di quarta classe Aversa, Torre Annunziata e Sulmona; con decreto del 6 marzo 1818, probabilmente per dare un incarico ai molti ufficiali in attesa di destinazione, veniva stabilito che il comando delle piazze di quinta classe fosse riservato per l'avvenire ai soli capitani e quello delle piazze di quarta ai maggiori; con decreto del 21 maggio 1825 venivano fissati grado, numero, paghe e destinazioni di tutti i capitani di chiavi ed il 30 maggio 1823, infine, la piazza di Milazzo era dichiarata di seconda classe. Anche altre modifiche si devono essere verificate nei medesimi anni, che non sono state riportate, come dovuto, su l Bollettino delle Leggi e che possiamo, comunque, conoscere attraverso l'esame dell'Almanacco Militare del 1830. Sono state, ad esempio, classificate piazze di seconda classe Civitella del Tronto e Castelnuovo a Napoli (probabilmente omesse nel primo decreto), Capri e Lipari sono state declassate a piazze di terza classe e sono state abolite molte piazze minori, specie dell'interno, come Cosenza, Monteleone, Scilla, Salerno, Potenza, Foggia, Campobasso, Lecce, Avellino, Chie ti , Teramo, Pozzuoli, Castrovillari, Catanzaro, B ovino, Castellammare, Grotte, Aversa, Torre Annunziata, Sulmona, S . Aspasia e S. Alessio. Dallo stesso almanacco possiamo anche riscontrare come il personale in forza alle piazze di prima classe sia più numeroso di quello previsto dalle tabelle organiche, sia invece meno numeroso in quelle di terza classe e sia ridotto al solo comandante e ad un aiutante tutto-fare nelle piazze di quarta e quinta classe. C'è però da aggiungere che sono segnalati dieci ufficiali aiutanti di quartiere degli ed(fizi militari ove non sono piazze che prestano servizio anche in località in precedenza classificate come piazze forti, mentre sono ascritti al seguito sedentaneo delle piazze ben sessantadue altri ufficiali, dislocati per circa due terzi a Napoli. E passiamo ora ai comandi territoriali. Era soltanto sotto Nugent (seguendo, però, probabilmente indicazioni espresse dal Supremo Consiglio di Guerra), che, sciolte le divisioni attive, si provvedeva ad una completa organizzazione dei comandi territoriali da affiancare agli ispettori generali (uno per arma) già esistenti ed al Comando Supremo, in via di costituzione e del quale si è trattato nel paragrafo precedente. Considerato che un decreto del 18 settembre 1816 aveva ripartito le unità della fanteria di linea e di quella leggera nelle varie provincie continentali, cosicchè ci fosse un reggimento in ogni provincia, un altro decreto emanato il giorno successivo suddivideva la parte continentale del regno in sei divisioni tenitoriali (oltre al governo di Napoli), ciascuna con a capo un comandante generale, e riuniva in sei brigate, una per regione militare, a secouùa ùella loro dislocazione, i reparti di fante1ia. La prima divisione comprendeva Terra di Lavoro e Molise, la seconda i tre Abruzzi, la terza Principato Ultra e Capitanata, la quarta Principato Citra e Basilicata, la quinta le tre Calabrie e la sesta le provincie di Bari ed Otranto. Il comandante generale della divisione militare - che riuniva in sè i poteri prima spettanti ai comandanti delle divisioni attive e di quelle territoriali - aveva ai suoi ordini il maresciallo di campo comandante della brigata di fanteria stanziata nel territorio della divisione ed i comandanti militari delle singole provincie istituiti con lo stesso decreto del 19 settembre e dotati, nelle 1ispettive provincie, dei medesimi poteri spettanti fino 36


ad allora ai comandanti delle divisioni territoriali. Lo stesso decreto prevedeva infine la possibilità di nomina, in caso di bisogno, di ispettori incaricati, per la fanteria, di verificare sulla faccia del luogo lo stato dei corpi relativamente ad istruzione, disciplina e dettagli di amministrazione. La distribuzione delle truppe nelle diverse provincie doveva servire sì al mantenimento dell'ordine pubblico ma, certamente, non si intendeva con questo frazionare troppo i reparti, tanto d~ alle~t~rne i v!ncoli organi_ci. A qu_e~t? sc_op? !'an_no su~~e~sivo e~ano invece messe a d1spos1z10ne de1 comandantl delle d1v1s10m nuhtan le m1hz1e provmciali e si destinavano queste, insieme alle truppe di sicure7.7.n (fucilieri reali e gendarmeria), per la persecuzione de' briganti specie avvalendosi di colonne mobili. La truppa regolare doveva appoggiare queste truppe con una o, al più, due compagnie rn. Questa partecipazione limitata contrastava, almeno in apparenza, con l'interesse che il governo manifestava per il problema, visto che destinava un ufficiale di Stato Maggiore in ogni divisione per l'arresto de' malviventi e per le altre operazioni militari aggiungendo anche due colonnelli incaricati di coordinare i movimenti delle colonne delle diverse provincie. Nel 1817, con la costituzione di cinque nuovi battaglioni di cacciatori, vennero variati l'inquadramento e la dislocazione delle unità di fante1ia - rese ora meno stanziali rendendo ardua la conservazione di un rapporto gerarchico automatico tra il comandante della divisione militare, quello della brigata territoriale e quelli dei reparti. Venne allora deciso (decreto 25 luglio 1817) che i comandanti delle b1igate seguissero sempre le loro truppe in caso di trasferimento, che i reparti isolati di una brigata trasferiti fuori dalla loro provincia potessero essere assegnati ad altre brigate su decisione del Comandante Generale (senza necessità di un decreto reale) e che, infine, fosse nominato in ogni divisione territoriale un comandante di brigata territoriale (che poteva essere anche il comandante di una delle provincie) per sostituire, in caso di assenza, il maresciallo di campo comandante la brigata o il comandante della divisione militare e che assu. meva il comando dei battaglioni di riserva, dei depositi e di tutte le altre truppe non facenti parte delle brigate attive. I comandanti delle brigate attive e territoriali dovevano far capo ai comandanti delle divisioni di cui facevano parte le loro b1igate per quanto atteneva ad amministrazione e personale ed eventualmente ai comandanti delle divisioni nel cui territorio erano state trasferite le loro truppe per quanto atteneva a movimenti, servizio e disciplina. Sul finire dell'anno, con decreto del 25 dicembre 1817, il sistema delle divisioni militari era esteso alla Sicilia che formava la settima (valli di Messina e Catania), ottava (valli di Girgenti, Caltanissetta e Siracusa) e nona divisione militare (valli di Palermo e Trapani), tutte e tre direttamente dipendenti dal preesistente Comando Generale delle Armi al di là del Faro con sede in Palermo. . Un decreto del 6 ottobre 1818 perfezionava (o complicava) il sistema della catena _ d1 comando con l'introduzione, per la fanteria, di quattro Ispezioni Generali cui erano preposti degli ispettori generali con competenza, per i reparti delle loro ispezioni, su tutto quanto atteneva a promozioni, congedi, istruzione ed amministrazione interna. Per 9uanto atteneva a disciplina, tenuta, movimenti, servizio e distribuzione della forza era mv~ce _responsabile il comandante della divisione militare sia per la fanteria sia per j reparti d1 altre armi dislocati nel territorio della divisione. Gli ispettori generali avevano pure il comando diretto di tutti i reparti di fanteria della propria ispezione nel luogo in 0) Istruzione pe' Comandanti Generali delle divisioni militari relativamente alla tranquillità e sicurezza da osservare nel proprio territorio (6 febbraio 1817).

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cui si trovavano anche nel caso in cui il comandante della divisione territoriale, presente nella medesima località, fosse stato di grado più elevato del loro. Le brigate non erano più, come inizialmente, costanti e fisse (2) ma variavano a seconda delle guarnigioni e delle circostanze, restando però, sempre, ogni corpo alle dipendenze del proprio ispettore. La prima ispezione della fanteria comprendeva i reparti addetti alla la ed alla 2a divisione ed il 2° battaglione provvisorio, la seconda quelli della 3a e della 6\ la terza quelli della 4a e della 5° e la quarta le tre divisioni (73, 8a e 9a) della Sicilia. I battaglioni bersag lieri sarebbero stati distribuiti in seguito tra le varie ispezioni a giudizio del Comando Supremo. Con i muli del 1820 era abolito il Comando Supremo dell'esercito affidato a Nugent ed era provvisoriamente nominato generale in capo Guglielmo Pepe. Il 10 luglio erano cambiati quasi tutti gli ispettori generali insieme a quattro dei comandanti delle divisioni militari, in pratica ora quasi tutti i posti di comando erano nelle mani di ufficiali murattiani. Il 19 agosto erano costituite quattro divisioni attive, tre agli ordini di ufficiali murattiani (d'Ambrosio, d'Aquino e Filangieri) ed una agli ordini di un ufficiale siciliano, la quarta del generale Fardella (3). Il 26 settembre erano nominati i nuovi comandanti delle brigate di fanteria ed il 19 ottobre Pepe lasciava il comando in capo. Il 5 dicembre tutto l'esercito al di quà del Faro era ripartito nelle quattro divisioni attive (l'ultima delle quali doveva però essere considerata, per il momento, di riserva) riunite poi in due Corpi d'Armata. Il rapido crollo seguito, nel marzo del 1821, alla battaglia di Rieti portava allo scioglimento dell'esercito ed all'abolizione, il 31 marzo, delle quattro luogotenenze generali che avevano sostituito, nel mese precedente, le divisioni attive (4). Nell'esercito, che cominciò a ricostituirsi, assai lentamente, l'anno successivo, restarono soltanto gli ispettori generali, uno per arma, che dell'arma erano al contempo anche i comandanti generali. Le dimensioni dell'esercito erano talmente ridotte che, addirittura, era stato nominato un solo ispettore per fanteria e cavalleria di linea, il generale Nunziante, che soltanto nel 1826 sarebbe stato affiancato da un ispettore per la cavalleria, il maresciallo di campo Pinedo. L'intero sistema di comando era riordinato nel 1827, con la nomina del principe ereditario Ferdinando a Comandante Generale dell'esercito. Il decreto di nomina del 29 maggio prevedeva che dal comando generale dipendessero tutti i corpi delle diverse armi (eccettuati alabardieri, compagnia di polizia del R. Palazzo e Guardie del Corpo che rimanevano agli immediati ordine del re). Ferdinando esercitava il comando avvalendosi di un quartiermastro generale, Nunziante, di un sotto quartiermastro generale e di due

(2) Così ad esempio un ordine del giorno del 23 settembre 1819 disponeva la costituzione di otto brigate, di composizione disuguale, distinte dal nome del loro comandante: duca Milano (due battaglioni del Regina) di stanza a Napoli, Saluzzo (due battaglioni del Leopoldo) pure a Napoli, Rossaroll (due hiittaglioni del Principessa) a Capua, D'Aquino (un battaglione del Re, Borbone e Principe ed il 1° battaglione provvisorio) a Gaeta, de Majo (un battaglione del Real Napoli e 4° leggero Bruzi) a Napoli, principe di Cariati (2° e 3° bersaglieri) a Napoli, Pastore (due battaglioni del Famese e due del Real Corona) a Salerno e Clary (due battaglioni del Real Palermo, 1° battaglione bersaglieri e 2° battaglione estero) a Messina. Tutti gli altri reparti restavano al1e dipendenze dei comandanti delle brigate territoriali. A.S.Na. O.d.G. Com. Gen. 1819. (3) La 1• divisione era formata dal 4°, 5° e 10° di linea, dal 2° leggero e dal 1° battaglione bersaglieri, la 2• dal 6°, 8° e 9° di linea, dal 3° leggero e dal 2° battaglione bersaglieri, la 3• dal 1° di linea e dal 1° leggero (già granatieri e cacciatori della guardia), dall'l l O e 12° di linea e dal 3° bersaglieri, la 4" dal 2°, 3° e 7° di linea, dal 4° leggero e dal 4° battaglione bersaglieri. A.S.Na A.R.C.R. fs. 1017. (4) A.S.Na. O.d.G. Com. Gen. 182 1.

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tenenti generali alla sua diretta immediazione, oltre che di un maggiore, suo segretario presso il comando. Al comando generale erano attribuiti pieni pote!i per quanto concerneva il personale dell'esercito ed il materiale di guerra, mentre il ministero conservava le sue competenze per la parte amministrativa. L'approvazione di piani, regolamenti, ordinanze e la costituzione di nuovi corpi erano riservati al re, su proposta del Comando Generale presentata attraverso la Segreteria di Guerra. I rapporti, ordinari e straordinari, dei comandi territoriali - che erano ora i comandi provinciali e di piazza, il Comando Generale delle Armi in Sicilia ed il governo di Napoli - erano inoltrati in doppia copia alla Segreteria di Guerra ed al Comando Generale C5). Un altro decreto del 29 maggio divideva le armi di fanteria e cavalleria in brigate di due reggimenti agli ordini di un brigadiere, riunendosi le brigate in divisioni agli ordini di marescialli di campo. Il comando e l'ispezione (o direzione) per i corpi facoltativi delle diverse armi erano infine prerogativa dei tenenti generali, alle immediate dipendenze del Comando Generale del R. Esercito. 3 Stato Maggiore Il decreto dell'8 agosto 1815 sull'organizzazione dell'esercito sanciva la costituzione dello Stato Maggiore formato da sette colonnelli, dodici tenenti colonnelli o maggiori, e trentadue aggiunti, capitani o tenenti (6). Quattro colonnelli prestavano servizio nelle divisioni attive, uno nella Guardia Reale, uno al Deposito Generale della Guerra ed uno, infine, era destinato all'immediazione del Supremo Consiglio di Guerra. Gli altri ufficiali dello Stato Maggiore prestavano servizio presso gli stessi comandi. Per far parte del nuovo Stato Maggiore - che sostituiva i precedenti siciliano e murattiano - bisognava superare un esame sulle scienze esatte e militari ed un'apposita commissione, presieduta da Pietro Colletta e formata dal maresciallo di campo Costanzo, preposto alla Scuola . Politecnica, e dal cattedratico di matematica Pergola, era nominata il 23 settembre. Alcuni ufficiali che avevano prestato servizio nello Stato Maggiore di Murat rifiutarono di sottoporsi all'esame. Per questa ragione si perse forse qualche ufficiale di talento, ma si stabilÏ subito un severo criterio di selezione per l'ammissione in questa èlite di ufficiali. Nel 1816 con lo scioglimento del Supremo Consiglio di Guerra le mansioni dello Stato Maggiore vennero accentrate nel secondo dipartimento, agli ordini del colonnello Clary, e nel 1817, con la definitiva organizzazione del Comando Supremo, tali mansioni vennero svolte dal terzo dipartimento operazioni e movimenti, diretto dal piÚ anziano tra i colonnelli dello Stato Maggiore e dal quale dipendevano tutti gli ufficiali del corpo. La composizione dello Stato Maggiore era modificata da un decreto del 6 febbraio 1818 che la fissava in tre colonnelli (che sarebbero stati Giuseppe Brocchetti, Ferdinando Visconti e Francesco del Carretto), quattro tenenti colonnelli, sei maggiori e dodici capitani oltre ad un certo numero, da precisare successivamente, di ufficiali subalterni. Con il ritorno del re, nel 1821, lo Stato Maggiore, pur comparendo tra gli enti ed i corpi che avrebbero dovuto formare il nuovo esercito secondo il decreto del 1° luglio, aveva ben poche funzioni da svolgere in un organismo che si andava ricostituendo assai parzialmente e con estrema lentezza.

(5) Regolamento per il Comando Generale annesso al decreto del 29 maggio 1827. (6) C'erano inoltre degli Stati Maggiori particolari per l'artiglieria, genio e gendam1eria.

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Un decreto del 21 ottobre, allora, lo scioglieva ritenendolo unicamente necessario per tutte le operazioni militari in tempo di guerra. Era soltanto con la nomina del principe Ferdinando a Comandante Generale dell'esercito, il 29 maggio 1827, che veniva ricostituito lo Stato Maggiore, definito stavolta, Generale. Era agli ordini del Quartier Mastro Generale (il tenente generale Vito Nunziante) ed era formato da un Sotto Quartier Mastro Generale (colonnello Leonardo Cacciatore) e da dodici capitani. Questi ultimi, poi, ai sensi del regolamento emanato in pari data, erano in realtĂ soltanto addetti allo Stato Maggiore, dato che continuavano a figurare in forza presso i rispettivi reparti, ai quali facevano effettivo ritorno in occasione cli promozioni o su parere uel Comandante Generale. Nel 1830, al momento dell'ascesa al trono di Ferdinando, uno dei posti da capitano era vacante e gli alt1i undici erano occupati da cinque ufficiali di fanteria, tre di artiglieria, due del genio ed uno di cavalleria. Faceva parte dello Stato Maggiore (oltre alle guide di cui si parlerĂ  trattando della cavalleria) il Deposito Generale della Guerra, di origine murattiana, che era stato definitivamente organizzato nel 1814 con il compito di procedere sia a tutte le rilevazioni topografiche ed idrografiche necessarie per le forze armate, curando poi la pubblicazione dei risultati, sia alla raccolta e conservazione di carte, mappe e libri di interesse militare, raccogliendo tutti i libri in una biblioteca aperta agli ufficiali e facendoli, se necessario, tradurre. Organizzatore del deposito era stato il famoso geografo milanese Visconti, chiamato appositamente a Napoli da re Gioacchino. Il Visconti venne ovviamente mantenuto in servizio anche da re Ferdinando che con un decreto del 21 dicembre 1815 lo confermava direttore del deposito col grado di colonnello. Il Visconti doveva essere affiancato, nel Deposito, da un ufficiale superiore dello Stato Maggiore e da un corpo di ingegneri geografi composto da otto capitani ed altrettanti tenenti dello Stato Maggiore incaricati, in primo luogo, di levare una carta del regno in scala 1:20.000 e da stampare poi in scala 1:80.000 (per errore nel decreto si parlava di 1:50.000). Restavano comunque in servizio anche gli ingegneri geografi civili. Del Deposito faceva parte anche un professore incaricato di insegnare geodesia ed astronomia. Il Deposito era diviso in quattro sezioni: Corrispondenza e economato, Biblioteca, Disegni archivio e traduzioni, Disegni e Incisioni. Al Deposito erano annesse anche una stamperia delle incisioni in rame ed una tipografia ai cui costi si doveva far fronte con il ricavato della vendita delle carte geografiche e delle pubblicazioni militari (7). Il personale civile addetto al Deposito comprendeva due capi-sezione, quattro commessi di prima classe, quattro di seconda e tre di terza. per le prime due sezioni (constipendi tra gli 86 e i 24 ducati mensili), un capo disegnatore, cinque disegnatori di prima classe e cinque di seconda per la terza sezione (stipendi tra gli 86 ed i 34 ducati) ed un capo incisore, cinque incisori di prima classe e quattro di seconda, con gli stessi stipendi, per la quarta sezione. Un decreto del1 8 maggio 1816 aggiungeva al personale del Deposito un ufficiale superiore quale sotto-direttore. Probabilmente per rivalitĂ  di carattere personale al suo interno il Deposito Generale era diviso, l'anno successivo, in due stabilimenti separati, l'Officio Topografico, organizzato con decreto del 22 gennaio, ed il Deposito di Guerra, organizzato con decreto 1

(7) Accanto al Deposito di Napoli era stato conservato (decreto 31 agosto 1815) anche il preesistente Officio Topografico di Palenno, che aveva formato in precedenza il terzo dipartimento dello Stato Maggiore. Di questo facevano parte cinque ufficiali del genio, undici impiegati civili e militari ed un professore di astronomia. All'Ufficio topografico di Palermo era annessa anche una stamperia.

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del 4 giugno. Quest'ultimo, istituito per riunire, elaborare e conservare i piani, le memorie, le opere, i progetti, insomma tutto il materiale relativo alla parte sublime della guerra era diretto da un colonnello di Stato Maggio_re che si avvaleva dell'opera di un bibliotecario conservatore, capjtano, e di due ufficiali o sottufficiali dei veterani. Facevano parte del Deposito la biblioteca, la tipografia e la calcografia militari. L'Officio Topografico era incaricato dell'incisione e della stampa delle carte geografiche, delle piante e di ogni tipo di disegno che poteva occorrere ai bisogni dell'esercito. Ai lavori di rilievo, sul terreno, avrebbero invece atteso, in numero variabile a seconda delle necessità, degl i ufficiali di Stato Maggiore. L'Officio Topografico, agli ordini di un colonnello di Stato Maggiore, direttore, e di un tenente colonnello o di un maggiore, sotto-direttore, era formato da un professore di astronomia e geodesia, tre ingegneri di prima classe e tre di seconda, sei disegnatori ed incisori di prima classe, sei di seconda e dodici soprannumerari di prima e di seconda classe oltre a qualche impiegato per la scrittura e la corrispondenza. Veni va ancora mantenuto in funzione l'Officio Topografico di Palermo presso il quale dovevano essere distaccati parte degli ingegneri e degli incisori. Furono, questi, anni assai fecondi per l'operato dell'Officio Topografico che, a parte la preparazione di lavori minori, procedette alle rilevazioni necessarie per una carta idrografica dell'Adriatico e per un'altra dei dintorni di Napoli, dai cui studi preparatori partendo dalla base di Castelvolturno - si pervenne poi alla triangolazione definitiva di tutto il regno. Nei bollettini e nei giornali delle intendenze (prefetture) interessate da questi lavori si trovano di frequente avvisi o circolari tendenti a fornire alloggio, mezzi di trasporto e guide per gli ufficiali incaricati dei rilevamenti. Questa stagione felice ebbe vita breve. La repressione dei moti del 1820-21 e le conseguenti epurazioni incisero profondamente sull'Officio Topografico: Visconti venne allontanato e con lui diversi ufficiali, tanto che i lavori geodetici rimasero praticamente interrotti fino al 1830 ed oltre. L'abolizione dello Stato Maggiore (decreto 21 ottobre 1822) portava allo scioglimento del Deposito di Guerra ed al passaggio alle dirette dipendenze del ministero della tipografia e della biblioteca militari (8) e degli offici topografici di Napoli e Palermo, la cui guida era passata nelle mani di ufficiali di provenienza siciliana, il colonnello Bracchetti ed il maggiore Melorio. Iniziava così un periodo di ripiegamento verso l'interno durante il quale ci si dedicò soprattutto a lavori di non eccessiva importanza e, spesso, di carattere non cartografico, utilizzando anche il procedimento litografico, grazie anche all'istituzione, nel 1822, della Reale Litografia Militare. Un decreto del 22 ottobre 1828 disponeva infine che gli otto ufficiali del Real Officio Topografico venissero, almeno ufficialmente, assegnati ad un'unità dell'esercito, come ufficiali al seguito, e che le tre classi degli ingegneri in servizio fossero equiparate ad alfiere, secondo tenente e primo tenente. Alle dirette dipendenze dello Stato Maggiore c'erano anche le guide, alle quali, per motivi pratici, si accennerà trattando della cavalleria, il cui corpo ebbe peraltro vita limitata. A Napoli, poi, almeno inizialmente, accanto allo Stato Maggiore dell'esercito esisteva anche Io Stato Maggiore Generale - e lo testimonia il decreto dell'8 agosto 1815 relativo alla composizione dell'esercito - inteso ancora alla maniera settecentesca come

(8) Con decreto del 4 maggio 1824 era previsto che alla biblioteca militare venisse obbligato1iamente consegnato un esemplare di ogni libro, stampato nel regno, riguardante la matematica, la storia, il commercio, la fisica, la storia naturale, la geografia, la chimica e tutto ciò che potesse riguardare l'arte militare.

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l'insieme di tutti gli ufficiali generali. Lo dovevano comporre infatti un capitano generale, quindici tenenti generali e sedici marescialli di campo (i brigadieri non esistevano nell'esercito murattiano e quelli siciliani erano stati equiparati ai marescialli di campo). Il capitano generale aveva diritto a tre aiutanti di campo, un ufficiale superiore e due capitani o ufficiali subalterni, i tenenti generali ne avevano diritto a due ed i marescialli ad uno e potevano essere capitani o ufficiali subalterni. Gli aiutanti di campo figuravano come ufficiali al seguito nei corpi di provenienza. Un decreto del 4 novembre 1816 riduceva il numero degli aiutanti di campo a due per il capitano generale e ad uno solo per gli altri ufficiali. Il limitato numero di ufficiali generali previsto nel 1815 non venne mai rispettato, troppi erano gli ufficiali generali provenienti dai due eserciti e qualche altro generale venne anche nominato negli anni successivi. Così nel 1820 c'erano due capitani generali (Nugent ed il vecchio de Bourcard, comandante generale delle Armi al di là del Faro), ventisei tenenti generali (dieci dei quali di origine murattiana), quarantaquattro marescialli di campo, nove brigadieri, otto colonnelli ordinari graduati generali e dieci generali onorari. Le drastiche epurazioni seguite al 1821 insieme al trascorrere degli anni e ad un quasi completo blocco delle promozioni portarono ad una netta riduzione del numero degli ufficiali militari che nel 1830 si erano ridotti a sette tenenti generali, ventiquattro marescialli di campo (sei dei quali graduati tenenti generali) e ventotto brigadieri, oltre a sei marescialli di campo e quattro brigadieri onorari.

4 Fanteria 4.1 Fanteria di linea La fanteria di linea costituiva il nerbo dell'esercito. Ai termini del trattato di Casalanza i corpi del nuovo esercito dovevano incorporare ugualmente gli uomini del disciolto esercito murattiano e quelli provenienti dalle fila di quello siciliano. Poichè l'esercito murattiano, dopo la campagna del 1815 contro gli austriaci, s'era sbandato gli avanzi delle truppe della linea vennero riunite in depositi provvisori a cui affluivano lentamente anche i disertori che si presentavano alle autorità. I reggimenti siciliani rimasero viceversa in vita, costituendo spesso la base per i nuovi corpi, e ancora nei primi mesi del 1816 nei ruoli e negli ordini di movimento molti reggimenti siciliani vengono denominati con i loro antichi titoli. Il decreto reale dell'otto agosto 1815 con cui si stabiliva la composizione del nuovo esercito prevedeva che la fanteria di linea dovesse essere costituita da dieci reggimenti nazionali, denominati: Re, Regina, Real Borbone, Real Farnese, Principe, Principessa, Real Napoli, Real Palermo, Principe Leopoldo, Real Corona. Ogni reggimento sarebbe stato composto da tre battaglionj, ognuno di sette compagnie, di cui una di granatieri, una di volteggiatori e cinque di fucilieri. Lo stato maggiore di reggimento doveva essere composto da diciotto persone, lo stato minore da venti. Le compagnie dei battaglioni erano composte di 142 persone. In ogni compagnia di granatieri vi erano quattro zappatori, che erano all'occasione riuniti in una squadra e comandati dal Caporale degli zappatori. Ogni reggimento doveva avere un deposito composto con le tre quinte compagnie fucilieri di ogni battaglione. Avrebbero dovuto completare la fanteria della linea anche due reggimenti Esteri, ma in realtà ne fu formato solo uno, detto appunto reggimento Estero ed anche, almeno 42


agli inizi reggimento Svizzero, formato con gli stranieri (svizzeri, tedeschi e polacchi) che esistevano nei vari corpi dell'esercito. Nel marzo 1816 la forza del reggimento Estero era di 668 uomini (9). Nel 1816 un nuovo decreto emanato il 18 settembre stabiliva una nuova organizzazione della fanteria di linea; in base a tale decreto essa doveva venire composta dai dieci reggimenti nazionali sopra menzionati e, prendendo atto della realtà, da un solo reggimento estero. Ogni reggimento doveva avere due battaglioni di campagna, ciascuno di sei compagnie di 110 uomini l'una, ed una compagnia di deposito; la forza organicatotale di ogni reggimento avrebbe dovuto essere di 1449 uomini. Ogni reggimento doveva avere inoltre un battaglione di riserva di sei compagnie (905 uomini) o di quattro compagnie (605 uomini) a seconda della popolazione della provincia nella quale si trovava di guarnigione. Il 18 settembre 1816 insieme ai reggimenti di fanteria di linea, con i terzi battaglioni dei reggimenti Re, Regina, Borbone e Farnese vennero anche istituiti quattro corpi di fanteria leggera, detti 1° Marsi, 2° Sanniti, 3° Calabri, 4° Bruzi. Ogni corpo leggero doveva venire composto da un battaglione di campagna di sei compagnie e da una compagnia di deposito per un totale di 766 uomini. Vi doveva inoltre essere per ognuno dei suddetti corpi un battaglione di riserva di sei oppure di quattro compagnie, a seconda della popolazione che viveva nella provincia in cui il corpo era di guarnigione. Lo stato maggiore del battaglione at6vo dei corpi di fanteria leggera doveva avere un colonnello, un tenente colonnello al deposito, un maggiore, un capitano aiutante maggiore, due tenenti quartiermastri, uno dei quali al deposito, un cappellano, un secondo ed un terzo chirurgo. Costituivano lo stato minore un aiutante di battaglione, un foriere maggiore, un profosso, un caporale dei tamburi, un armiere, un sarto ed un calzolaio. Ogni compagnia contava un capitano, un tenente, un sottotenente, un sergente maggiore e quattro sergenti, un caporal foriere, otto caporali, due tamburi o trombette e 91 cacciatori o fucilieri. Le due compagnie di ala erano dette cacciatori ed avevano trombette anzichè tamburi. I fucilieri della compagnia di deposito dovevano essere 71. Lo stato maggiore di un battaglione di riserva era formato da un maggiore, un capitano aiutante maggiore ed un terzo chirurgo, mentre lo stato minore era formato da un aiutante di battaglione ed un caporal tamburo. Ogni compagnia era formata oltre che dalle solite cariche da due tamburi e da 131 soldati. In realtà solo a metà del 1817 venne dato l'ordine di attivare i battaglioni di riserva dei dieci reggimenti di fanteria di linea e con soli 30 soldati per compagnia. Ad ogni provincia, con l'esclusione di quella di Napoli, era assegnato un reggimento di linea o un corpo di fanteria leggera. I depositi ed i battaglioni di riserva avevano la residenza nei capoluoghi della provincia di appartenenza. La residenza dei depositi e dei battaglioni di riserva fu stabilita secondo lo schema seguente: fanteria di linea reggimento Re a Capua « « Regina a Campobasso « « Principe a Chieti « « Principessa a Avellino « « Borbone a Foggia « « Farnese a Salerno

(9) A.S.Na Segr.Ant. Fs. 918.

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Real Napoli a Potenza Real Palermo a Cosenza Leopoldo a Bari « « Corona a Lecce Il reggimento Estero era assegnato alla provincia di Terra di Lavoro e la residenza del deposito era stata stabilita in Gaeta. «

«

« «

« «

fanteria leggera reggimento Marsi a Teramo « « Sanniti a Aquila « « Calabri a Reggio « « B ruzi a Catanzaro Nel mese di marzo del 1816 era stata regolamentata la composizione delle bande dei reggimenti di fanteria, confermando una disposizione dell'agosto 1815, che non era mai stata convertita in decreto. Ogni reggimento di fanteria doveva pertanto avere una banda composta da un capobanda, dieci musicanti, un suonatore di gran cassa, un suonatore di cassa rullante, due suonatori di piattini e due suonatori di cappelli cinesi. Il 4 settembre venne anche stabilito che gli strumenti da suonarsi dai musicanti dovevano essere cinque clarinetti, uno dei quali quartino, due corni, un trombone, una tromba, un serpentone ed un ottavino. Il 25 luglio 1817 venne stabilito che i battaglioni di riserva dei reggimenti di fanteria Re, Regina, Sanniti (corpo leggero), Principessa, Farnese, Real Napoli, Calabri e Bruzi (leggeri), Leopoldo e Corona passassero da sei a quattro compagnie. Con gli uomini delle compagnie così rimane nti si dovevano formare cinque b attaglioni di Cacciatori (v.). Uno stato della forza dei reparti dell'esercito al 15 di agosto 1817 per quanto riguarda la fanteria fornisce le seguenti informazioni ( 10): reggimento

Re Regina Principe Principessa Borbone Farnese Real Napoli Real Palermo Leopoldo Corona 1° leggero Marsi 2° leggero Sanniti 3° leggero Calabri 4° leggero Bruzi 1° reggimento Estero

(10) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1100.

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ufficiali 133

99 98 114

90 122

99 91 112 104 43 54 66 57 86

truppa -

1562 1769 1609 1833 1601 1760 1382 1735 1593 1586 903 861

928 -

943 1062


Il 28 novembre 1817 venne formato un battaglione con individui di nazione grecaalbanese, sotto il titolo di battaglione cacciatori Macedoni, assolvendo così all'impegno preso nel 1812 in Sicilia dal re, quando per mancanza_di fondi dovette licenziare un anaJooo battaglione che esisteva nell'esercito borbonico nell'isola. La formazione di tale battaglione era simile a quella degli altri di caccjatori nazionali; il 23 gennaio 1818 il maggiore Francesco Grenet, in servizio nel reggimento di fanteria Principessa veniva incaricato del comando dei cacciatori Macedoni. Il sei dicembre 1817 vennero formati due battaglioni provvisori, reparti di disciplina, uno con sede a Gaeta e l'altro a Siracusa. Ogni battaglione aveva uno stato maggiore e uno minore di 12 persone e quattro compagnie di 100 teste l'una. Il 17 gennaio 1818 venne deciso di dividere il reggimento Estero in due battaglioni separati (1 ° e 2° battaglione Estero) a cui si univa il terzo battaglione Estero, quello dei cacciatori Macedoni. Il 21 dicembre 1819 un ordine reale stabiliva di portare la forza organica dei quattro reggimenti di fanteria leggera a due battaglioni attivi ciascuno, ad un battaglione di riserva ed una compagnia di deposito. Di conseguenza lo stato maggiore di ogni reggimento doveva venire composto da un colonnello, un tenente colonnello, tre maggiori, due capitani aggiunti per i due battaglioni attivi, due tenenti aiutanti di reggimento, tre sottotenenti aiutanti di battaglione, due quartier mastri, un cappellano, un chirurgo maggiore, due secondi e tre terzi chirurghi. Lo stato minore doveva a sua volta venire composto da sei sottufficiali aiutanti, tre forieri maggiori, un profosso, un sergente trombetta, due caporali dei trombetti, un armiere, un sarto ed un calzolaio. Ogni battaglione attivo era composto da quattro compagnie, formate ciascuna da un capitano, un capitan tenente, due sottotenenti, un sergente maggiore, quattro sergenti, un caporale foriere, otto caporali, due trombetti e 91 fucilieri. Il battaglione di riserva e la compagnia di deposito dovevano essere formati come quelli dei reggimenti di fanteria di linea. Con questo ordine si abolivano quindi le compagnie scelte nei reggimenti leggeri. Nella stessa occasione al / battaglione Estero venne data la stessa composizione del 2° battaglione Estero, riducendosi da sei a quattro le compagnie. I soldati in esubero delle due compagnie cacciatori abolite vennero passati ai cacciatori Esteri a cavallo. Il 12 aprile 1820 venne stabilito di denominare i tre battaglioni Esteri esistenti nella fanteria nel seguente modo: l° granatieri Esteri, 2° fucilieri Esteri e 3° cacciatori Esteri (ossia battaglione Macedone). Durante il periodo della insurrezione costituzionale i battaglioni Esteri vennero licenziati dal servizio napoletano, vennero aboliti i battaglioni provvisori e venne riorganizzata la fanteria di linea, incorporando in essa i reggimenti della Guardia Reale. Al rientro del re a Napoli i reggimenti della fanteria di linea furono dichiarati disciolti e altri furono poi nuovamente ricostituiti in loro vece. Il 4 maggio 1821 venne per primo dichiarato disciolto il 4° battaglione bersaglieri. Il 1° luglio 1821 venne stabilito, provvisoriamente, che nel nuovo esercito che avrebbe dovuto sorgere sulle ceneri ùel vecchio sciolto per la sua inaffidabilità, la fanteria di linea sarebbe stata costituita da quattro reggimenti di fanteria nazionale, Re, Regina, Borbone e Principe e da tre reggimenti di fanteria Estera, ancora da denominarsi (evidentemente si stava già pensando di reclutare i reggimenti svizzeri, come diffatti avvenne qualche anno dopo). Con un altro ?ecreto della stessa data venivano dichiarati disciolti la maggioranza dei corpi di linea, m particolare tutti i reggimenti della fanteria, quelli di fanteria leggera ed i battaglioni bersaglieri. L'anno successivo, il 29 luglio 1822, venivano nuovamente ribadite, attraverso un decreto reale, queste disposizioni e il dì seguente si sanciva la formazione dei primi quattro reggimenti della fanteria di linea nazionale con il titolo già stabilito, utilizzando gli uomini esistenti nei depositi di fanteria. 0

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Il 9 gennaio 1823 la fanteria di linea, ancora in costituzione, rispetto ad un organico teorico di 1395 uomini per reggimento risultava cosĂŹ composta ( 11 ): reggimento effettivi

Re Regina Borbone Principe

1361 1368 1371 559

I reggimenti Farnese, Principessa, Real Napoli e Real Palermo, di nuova formazione, sarebbero stati messi in organico solo al 1° maggio. Il 27 giugno 1823 un nuovo decreto, sulla composizione dell'esercito, a proposito della fanteria di linea stabiliva che essa sarebbe stata costituita dagli otto reggimenti di fanteria di linea sopra elencati, evidentemente dando una sanzione reale a quanto già stabilito ed in fase di attuazione a livello ministeriale. Il 4 luglio 1823 i reggimenti di fanteria vennero ripartiti in brigate nel seguente modo: brigata reggimento

r r 3a 4a

Re Regina Principe Principessa Borbone Farnese Real Napoli Real Palermo

L'undici settembre 1824 venne ripristinata in ogni corpo di fanteria e cavalleria dell'esercito la classe dei capitani aiutanti maggiori. Fu anche stabilito di aggiungere un quarto ufficiale in ogni compagnia di fanteria che veniva pertanto ad avere un capitano, un primo ed un secondo tenente ed un alfiere, diminuendosi nel contempo il numero dei secondi sergenti a due soli. Nella stessa occasione venne aggiunta ad ogni reggimento di fanteria di linea una compagnia di deposito di uguale forza delle altre compagnie. Il 22 dicembre 1825 fu emanato un decreto per la formazione di due reggimenti di fanteria di linea di sudditi siciliani della stessa formazione degli altri reggimenti di linea. Ogni reggimento avrebbe dovuto essere composto di due battaglioni attivi ed uno di riserva e quest'ultimo non avrebbe dovuto avere le compagnie scelte. Gli individui di piana minore ed i musicanti dovevano essere fomiti a carico dell'erario, mentre gli ufficiali proprietari delle sedici compagnie di ogni reggimento, che potevano essere nobili, magistrati o abbienti che avevano ottenuto dal re l'incarico, dovevano incaricarsi di reperire le reclute e provvederle di equipaggiamento ed armamento. In compenso il proprietario di una compagnia poteva nominare i tre ufficiali subalterni, sia pure con l'avallo del sovrano. In realtĂ venne formato solo il primo reggimento e del secondo ne ven-

(11) A.S.Na Prot.Cons. Guerra Voi. 727.

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nero costituite solo alcune compagnie con le quali, come vedremo, fu poi costituito un battaglione di cacciatori. Il 24 febbraio 1826 venne stabilito di separare in due distinti ispettorati l'ispezione generale della fanteria e quella della cavalleria della linea, che sino ad allora erano state riunite sotto il comand0 del tenente generale Vito Nunziante, poichè si erano accresciuti i corpi della fanteria. L'ispezione generale della fanteria nazionale venne affidata ancora alle cure del Nunziante, mentre quella della cavalleria rimase affidata al maresciallo di campo Antonio Pinedo. Il primo giugno di quello stesso anno 1826 fu ordinata la formazione di un terzo battaglione in ognuno dei primi otto reggimenti di linea, che doveva venire composto da quattro compagnie fucilieri della stessa forza di quelle già esistenti. Questi battaglioni dovevano assorbire le compagnie di deposito di ogni reggimento che sino ad allora erano esistite. In conseguenza della formazione del terzo battaglione lo stato maggiore reggimentale veniva aumentato di un maggiore, un cappellano ed un terzo chirurgo, mentre allo stato minore venivano aggiunti un aiutante sottufficiale, un primo sergente foriere, un caporale dei tamburi ed un armiere. Il 29 maggio 1827 venne emesso un nuovo decreto di modifica della composizione dei reggimenti di fanteria di linea. Ogni reggimento doveva venire composto da uno stato maggiore, stato minore e tre battaglioni. Ciascuno dei primi due battaglioni era formato da sei compagnie, di cui una di granatieri, una di cacciatori e quattro di fucilieri. il terzo battaglione doveva avere solo le quattro compagnie di fucilieri. Il totale della forza organica di un reggimento doveva essere di 2032 uomini tra ufficiali, sottufficiali e truppa, così ripartiti. Lo stato maggiore era formato dal colonnello, tenente colonnello, tre maggiori, un capitano aiutante maggiore, un ufficiale subalterno quartiermastro, due ufficiali subalterni di dettaglio, tre cappellani, un primo, un secondo ed un terzo chirurgo. Lo stato minore comprendeva tre aiutanti sottufficiali, tre portabandiera, tre primi sergenti forieri, un tamburo maggiore, due caporali tamburi, un caporale dei guastatori, un primo sergente professo, un capo banda, undici musicanti, un suonatore di gran cassa, uno di cassa rullante, due di piattini, due maestri armieri, un maestro sarto, un maestro calzolaio. Ognuna delle sedici compagnie aveva un capitano, un primo ed un secondo tenente, un alfiere, un primo e quattro secondi sergenti, un caporale foriere, otto caporali, due tamburi, un piffero o un cornetta, un guastatore e 102 soldati. Lo stesso organico doveva valere per i reggimenti siciliani, era però previsto che l'aumento di organico da 112 a 124 uomini per compagnia dovesse avvenire a carico dell'erario e non degli organizzatori delle singole compagnie. Il 3 gennaio 1828 fu deciso di non procedere nella formazione del 2° reggimento siciliano, che era giunto alla forza di un battaglione, e con gli uomini sino ad allora arruolati fu formato invece il 6° battaglione di cacciatori di linea. 4.2 Fanteria svizzera

Per tutto il Settecento, dallo stabilimento della monarchia borbonica sul trono di Napoli, erano esistiti alcuni reggimenti di fanteria svizzera al servizio del regno di Napoli arruolati mediante capitolazioni coi rispettivi colonnelli. Con le riforme avviate da Giovanni Acton verso la fine degli anni 1780 furono licenziati questi reggimenti, e venne in loro vece creata una brigata estera su due reggimenti che erano ancora composti essenzialmente da svizzeri, ma non più capitolati con i colonnelli. Tale corpo rimase in vita nell'esercito borbonico col nome di Real Alemagna prima ed ancora con quello di reggimento Estero dal 1800 al 1812. 47


Nel giugno 1815, come si è detto a proposito della fanteria di linea, venne ricostituito il reggimento Estero il cui comando era affidato ad uno dei discendenti dei comandanti dei primi reggimenti svizzeri, Tschoudi, e che era composto per la massima parte da cittadini elvetici; tale corpo venne sciolto nel 1820 con gli altri corpi stranieri da parte dei costituzionalisti. Dopo la sconfitta dei sollevati ad opera dell'esercito austriaco già nel 1821 si pensò di ricorrere a truppe mercenarie svizzere per costituire un nerbo di soldati affidabile, prendendo a modello i reggimenti svizzeri al servizio della monarchia francese. Nel J 824 erano iniziate le trattive conclusive per stabilire capitolazioni con alcuni cantoni svizzeri per la formazione di alcuni corpi al servizio della dinastia napoletana. Il 5 maggio 1825 venne stipulata una capitolazione con i cantoni di Lucerna, Uri, Unterwalden e Appenzell-Innerrhoden per la formazione di un primo reggimento di fanteria svizzera di J452 uomini. Esso doveva essere formato su due battaglioni, ognuno di sei compagnie di cui una di granatie1i, una di cacciatori e quattro di fucilieri. Al reggimento era anche assegnata una sezione di artiglieria ed una banda. Il primo reggimento si organizzò al comando di Ludwig von Sonnenberg von Kastelln il 14 ottobre 1825 a Torre Annunziata. Con il consenso del governo sardo venne stabilito a Genova un deposito per le reclute provenienti dai cantoni elvetici, affidato ad un ufficiale appositamente distaccato; da Genova le reclute venivano inviate gruppi via mare a Napoli dove venivano incorporate nel corpo di apppartenenza. In breve termine altri tre reggimenti simili vennero organizzati. Il secondo reggimento svizzero venne formato in Castellamare di Stabia il 6 luglio 1826 al comando del colonnello Karl Emanuel Vonderweid da Friburgo. Il terzo reggimento, reclutato nei cantoni di Wallis, Schwyz e nei Grigioni, verso la fine del 1827, dopo un'ispezione passata dall'erede al trono Ferdinando, venne stanziato a Nola. Il quarto reggimento, del cantone di Bema, venne organizzato il primo settembre 1829 a Nola e poi passò di guarnigione a Capua sotto il comando del colonnello Johann Karl Friedrich Albert von Wyttenbach. Ogni reggimento poteva essere composto per un terzo di stranieri, cioè di sudditi non svizzeri ad esclusione però di sudditi di stati italiani o dell'impero austriaco. Gli stranieri eventualmente presenti avrebbero dovuto ripartirsi in modo proporzionato tra le compagnie in maniera da avere sempre la maggioranza di svizzeri in ogni unità. Per i musicanti non era invece richiesto un requisito particolare di nazionalità, ed infatti ve ne furono anche di napoletani. Gli ufficiali dovevano invece essere tutti svizzeri e ricevevano le patenti dal proprio governo cantonale, con il quale era stata stipulata la capitolazione. I comandi nei reggimenti svizzeri venivano impartiti in lingua tedesca. Il codice penale militare era uguale a quello dei reggimenti svizzeri al servizio della monarchia francese. Come notato a proposito delle paghe il trattamento economico (e non solo quello) degli svizzeri, ufficiali e truppa, era superiore di quello riservato ai corpi nazionali e ciò contribuì sempre a creare un certo clima di malumore ed anche talvolta una animosità da parte dei sudditi del regno nei confronti dei loro colleghi elvetici. Ognuno .dei 4 reggimenti svizzeri era composto, come già detto a tenore delle loro capitolazioni, da uno stato maggiore e da uno stato minore di reggimento e da due battaglioni , ognuno dei quali composto a sua volta da uno stato maggiore ed uno minore di battaglione, da quattro compagnie di fuci lieri, dette anche compagnie cantonali, e da una compagnia di granatieri ed una di cacciatori. Formavano lo stato maggiore reggimentale il colonnello, il tenente colonnello, un capitano aiutante maggiore, un quartier mastro, un capitano addetto al reclutamento, un capitano con l'incarico di provvedere al1 1abbigliamento, un capitano gran giudice (ricordiamo che i corpi svizzeri avevano diritto ad amministrare la propria giustizia), un chirurgo 48


maggiore, un primo tenente addetto anch'esso al reclutamento, un cappellano cattolico, un cappellano protestante, un portabandiera. Costituivano invece lo stato minore reggimentale un foriere di stato maggiore, un tamburo maggiore, u_n capo banda ed un profosso. Lo stato maggiore di battaglione veniva formato dal maggiore, da un tenente aiutante maggiore, da un quartier mastro e da un secondo chirurgo. Lo stato minore era costituito da un sottufficiale aiutante, un caporal tamburo, tre maestri di cui uno sarto, uno calzolaio ed il terzo armiere ed, infine, da un profosso. La composizione di ogni compagnia era la seguente: un capitano, un tenente, un primo ed un secondo sottotenente, un sergente maggiore, cinque sergenti compreso uno reclutatore, un foriere, otto caporali, un musicante, due tamburi o due cornette (nelle compagnie cacciatori), 96 soldati. La sezione di artiglieria (che comprendeva anche il suo treno) veniva formata da un tenente di artiglieria, un sergente, un caporale, venti artiglieri cannonieri ed operai ed un sergente, un caporale e quindici soldati per il treno. La sezione di artiglieria era considerata e riceveva il trattamento di una compagnia scelta, cioè granatieri o cacciatori. Oltre ai dodici musicanti in organico (distribuiti nelle compagnie) la banda dei reggimenti svizzeri poteva avere altri otto suonatori aggiuntivi, che dovevano però ricevere il trattamento di soldati semplici e la spesa relativa doveva gravare su un fondo apposito a carico del corpo degli ufficiali del reggimento. La composizione della musica di un reggimento era stata stabilita nella forma seguente: dieci suonatori di clarinetto, due flautini, due corni, due fagotti, una tromba, un serpente, due cimbali ed una gran cassa.

4.3 Battaglioni bersaglieri e cacciatori Il 25 luglio 1817 venne stabilito che i battaglioni di riserva dei reggimenti di fanteria Re, Regina, Sanniti (corpo leggero), Principessa, Farnese, Real Napoli, Calabri e Bruzi (leggeri), Leopoldo e Corona passassero da sei a quattro compagnie. Continuando una tradizione che era stata dell'esercito borbonico della fine del secolo precedente di disporre di corpi di fanteria leggera adatti al combattimento in ordine sparso per l'impiego nelle contrade montuose e forniti di armi da tiro più precise, con gli uomini delle compagnie così rimanenti si dovevano formare cinque battaglioni di cacciatori, detti anche bersaglieri, il 1° a Capua, il 2° a Sulmona, il 3° a Salerno, il 4° a Monteleone ed il 5° a Brindisi. I battaglioni cacciatori bersaglieri dovevano avere uno stato maggiore di cinque persone, uno stato mjnore di sei e due compagnie con tre ufficiali e 107 tra sottufficiali e comuni. Per gli uomini mancanti al completo dell'organico, dato che le vecchie compagnie avevano solo 30 uomini ciascuna, si sarebbe dovuto provvedere con l'arruolamento di volontari, preferibilmente coloro che avevano servito nelle compagnie di riserva (12). Ai primi di novembre del 1817 venne costituito il 2° battaglione cacciatori bersaglieri con tredici ufficiali e 214 uomini di truppa ed il 21 novembre a Salerno venne formato il 3° battaglione con soli sei ufficiali presenti (otto risultavano assenti) e 238 uomini di truppa (13). Come già notato a proposito degli altri corpi, la decisione di creare nuove unità non comportava di per sè il completamento degli organici; ancora nel mese di febbraio 1818 l'ispettore incaricato doveva segnalare che nonostante che ogni

(12) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 929. (13) A.S.Na Segr.Ant. Fs. 918.

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corpo di guarnigione a Napoli avesse fornito una quota di 24 persone per l'organizzazione del 1° battaglione cacciatori bersaglieri esso raggiungeva a malapena il numero di 200 persone e si cercavano misure straordinarie per portare il 1° ed il 2° battaglione alla forza di almeno 300 persone ciascuno ( 14). I battaglioni bersaglieri parteciparono attivamente alla lotta politica del periodo costituzionale e al rientro del re nella capitale furono subito aboliti. Nei primi decreti di ricostituzione dell'esercito del luglio 1821 e 1822, la specialità dei cacciatori non venne nominata e fu solo il 27 giugno e il 4 luglio 1823 che, insieme ai nuovi reggimenti di fanteria di linea, fu stabilita la formazione di quattro battaglioni di car:r.iatori nazionali, denominati rispettivamente 1°, 2 °, 3 ° e 4 ° battaglione cacciatori. Ognuno di essi doveva essere composto da uno stato maggiore e da uno stato minore e da sei compagnie. Lo stato maggiore doveva constare di un ufficiale superiore comandante, di un capitano aiutante maggiore, di un sottotenente o tenente quartiermastro, di un cappellano e di un secondo chirurgo. Lo stato minore comprendeva un aiutante sottufficiale, un sergente trombetta, un caporal trombetta, un foriere maggiore ed un profosso. Ogni compagnia era costituita da un capitano, un tenente, due sottotenenti, un sergente maggiore e due sergenti, un sergente foriere, otto caporali, due cornette e 86 cacciatori. Il 1 ° febbraio 1827 fu formato il 5° battaglione Cacciatori di linea riunendo a Portici, sotto la direzione del tenente generale Nunziante, le seste compagnie di ognuno dei primi quattro battaglioni già esistenti. Il 3 gennaio 1828 con gli uomini sino ad allora arruolati nel11unico battaglione del 2° reggimento siciliano, di cui fu decisa l'abolizione, fu formato il 6° battaglione cacciatori, che in breve assunse la stessa composizione degli altri battaglioni.

5 Cavalleria della linea La organizzazione della cavalleria di linea non si presentò facile, perchè a parte gli scarni organici dei reggimenti provenienti dalla Sicilia non erano rimasti alle armi molti dei soldati che militavano in precedenza nei reggimenti murattiani; a ciò si doveva aggiungere la spoliazione che veniva fatta da parte degli eserciti invasori di armi e cavalli, un genere allora prezioso. Infatti fu necessario intervenùe presso il generale Bianchi comandante delle truppe austriache affinchè l'armata toscana, che aveva marciato insieme agli austriaci, nel ritornare alle proprie basi non portasse via con sè i cavalli che aveva requisito come preda bellica ( 15). In ogni caso dovettero essere recuperati i cavalli sparsi per tutti i territori del regno, in molti casi portati con sè da quanti si erano ritirati alle proprie case dopo lo scioglimento del1 esercito murattiano (16). Mentre si riordinava l'esistente si iniziava a considerare il modo di organizzare da capo l'arma di cavalleri a. Il decreto n° 44 del 31 luglio 1815 fissava la composizione che avrebbero dovuto avere i nuovi reggimenti di cavalleria della linea ancora da formarsi. In base a tali disposizioni ogni.reggimento doveva essere costituito da uno stato maggiore e da nove compagnie. Di queste le prime otto dovevano comporre quattro squadroni di gue1Ta e la nona compagnia, con una formazione particolare, doveva costituire il deposito del reggimento. Due squadroni formavano un battaglione, che veniva quindi ad avere quattro compagnie, una delle quali era dichiarata scelta. 1

(14) A.S.Na Segr.Ant. Fs. 123. (1 5) A.S .Na A.R.C.R. Fs. 944. (16) A.S.Na Segr.Ant. Fs. 930.

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Lo stato maggiore del reggimento era formato da un colonnello, un tenente colonnello, due maggiori, due aiutanti maggiori col grado di capitano, un sottotenente portastendardo, un tenente quartier mastro, un chimrgo n;iaggiore ed uno aiutante maggiore, un cappellano, due aiutanti sottufficiali, un aiutante portastendardo, un sergente ed un caporale trombetti, un ·veterinario ed uno aggiunto, un maestro sellaio, uno armaiolo, un sarto ed un calzolaio. In campagna si aggiungeva allo stato maggiore reggimentale un sottotenente che assolveva le funzioni di ufficiale pagatore ed un vagomastro (=direttore del carreggio reggimentale). Ognuna delle otto compagnie degli squadroni di guerra era formata da un capitano,

un tenente, due sottotenenti, un sergente maggiore, quattro sergenti ed otto caporali, due trombette, un maniscalco ed 83 soldati e 77 cavalli di tmppa. La compagnia di deposito aveva la stessa composizione per quanto riguardava gli ufficiali, ma solo 6 sergenti, un caporale foriere, dodici altri caporali, due trombette e due maniscalchi e quel numero di soldati che provenienti dalla leva o da arrolamento volontario cominciano ad istruirsi nella carriera delle armi, e di coloro che soffrendo eccezioni nella loro salute, per cui non fanno parte degli squadroni, attendono una destinazione determinata. Il decreto dell18 agosto 1815 sulla organizzazione dell'esercito stabiliva, a proposito della cavalleria, che questa dovesse essere costituita da quattro reggimenti di cavalleria leggera, ogni reggimento composto come già stabilito con il decreto dianzi citato. Il 26 agosto 1815 il generale marchese di Saint Clair emanava la istruzione per l'organizzazione di due reggimenti di cavalleria che venivano denominati il primo reggimento Re cavalleria ed il secondo reggimento Regina cavalleria. Nella stessa occasione veniva deciso di costituire un Deposito di cavalleria riunendovi le truppe murattiane montate, in attesa di una decisione sul loro destino. In realtà il 1° reggimento si era iniziato ad organizzare già alla fine del mese di giugno a Nola con i residui dell'esercito murattiano (17). Il 3 ottobre veniva deciso che nell'arma di cavalleria del nuovo esercito si dovessero adottare i tocchi da tromba e di manovra che erano in vigore nella cavalleria dell'esercito siciliano, abbandonando quelli francesi in vigore nell'esercito murattiano (18). Il 9 novembre dello stesso anno 1815 con un nuovo decreto venne stabilita la formazione e la denominazione degli altri due reggimenti di cavalleria, costituenti la seconda brigata. Il primo reggimento della seconda brigata doveva essere chiamato Principe Reale ed il secondo Real Borbone. Il 18 dicembre 1815 fu decisa la formazione di una compagnia di guide dello Stato Maggiore dell'esercito. Tale compagnia ebbe però una vita breve perchè fu poi abolita il 23 settembre 1816, incorporando gli uomini nel secondo reggimento dei cavalleggeri della Guardia Reale (19). Come già più volte notato a proposito delle altre armi, l'organizzazione dei nuovi corpi procedeva in realtà estremamente a rilento, con organici effettivi molto scarsi, e gli stessi comandi modificavano a breve distanza di tempo le disposizioni emanate in precedenza, indice chiaro che non tutte le disposizioni erano quindi giunte ad effetto. Il 6 ottobre 1816 venne pubblicato un nuovo decreto sulla organizzazione della cavalleria di linea. Questa arma doveva continuare ad essere composta dai quattro reggimenti già creati, ognuno con un organico di 516 uomini e 325 cavalli su uno stato maggiore ed u-

(17) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 944. (18) A.S.Na A.R.C.R. Ibidem. (19) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 927.

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no minore, quattro squadroni di campagna che dovevano formare due divisioni, ed uno squadrone di deposito; i reggimenti dovevano essere raggruppati in due brigate, la prima costituita dai reggimenti Re e Regina, la seconda Principe e Borbone. Lo stato maggiore di ogni reggimento doveva essere formato da un colonnello, un tenente colonnello a cui era devoluto il comando del deposito, due maggiori e due capitani aiutanti maggiori, due tenenti quartier mastri, un sottotenente portastendardo, un chirurgo maggiore, un secondo ed un terzo chirurgo ed un cappellano. Lo stato minore era invece composto da due aiutanti di divisione, un portastendardo, due forieri maggiori, un sergente ed un caporale trombette, un veterinario, un sarto, un calzolaio, un sellaio ed un armaiolo. Lo squadrone di guerra (due compagnie) era composto da due capitani, due tenenti e due sottotenenti, un sergente maggiore e quattro sergenti, un caporale foriere ed otto caporali, due trombette, un maniscalco, 52 soldati montati e 22 smontati. Lo squadrone di deposito era formato da un capitano, un tenente ed un sottotenente, un sergente maggiore e quattro sergenti, un caporale foriere e otto altri caporali, due trombette, un maniscalco, 32 soldati montati e 51 smontati. Il comando degli squadroni veniva affidati ai cinque capitani piĂš anziani di ogni reggimento. Il maresciallo di campo Pinedo insieme a.I colonnello ordinatore Tolva venivano incaricati della organizzazione della prima brigata, mentre il maresciallo di campo principe di Campana ed il colonnello commissario di guerra del Puente avevano l'incarico della seconda brigata. Il 25 luglio 1817 veniva decisa la creazione di un reggimento di dragoni, chiamato Real Ferdinando. Doveva avere la stessa composizione degli altri reggimenti di cavalleria, con la eccezione che il numero dei capitani doveva essere di cinque e non giĂ di nove. Gli uomini ed i cavalli dovevano essere di taglia maggiore di quelli dei cavalleggeri della linea. Uno stato della forza dei reparti dell'esercito al 15 di agosto 1817 per quanto riguarda la cavalleria della linea fornisce le seguenti informazioni (20):

reggimento Re Regina Principe Borbone

ufficiali 87 76 66 67

truppa 485 420 339 334

cavalli 2 12 324 125 120

Il 23 giugno 1819 per combattere il brigantaggio in terra di Puglia veniva stabilito che, con lo squadrone montato esistente in Bari e facente parte del primo reggimento Estero organizzato provvisoriamente dal maresciallo di campo Church, si formasse una divisione estera di cacciatori a cavallo, composta da due squadroni con stato maggiore e minore corrispondenti, e cioè un maggiore o tenente colonnello comandante, un aiutante maggiore col grado di capitano o tenente, un quartier mastro tenente o sottotenente, un secondo chiurgo, un aiutante sottufficiale, un foriere maggiore, un caporale trombetta, un veterinario, un sarto, un calzolaio, un armiere ed un sellaio. Ciascuno dei due squadroni era composto come quelli dei cavalleggeri di linea, ma aveva un solo capitano. I cacciatori a cavallo dovevano svolgere un servizio di ricognizione e di disturbo, con cavalli di altezza minore di quelli della linea e con bardatura, armamento e vestiario atti a marce lunghe e celeri quali potevano essere richieste al corpo. La divisione dove-

(20) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1100.

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va continuare a dipendere dall'ispettore generale delle truppe estere. Nel settembre del 1819 i soldati delle due compagnie di cacciatori abolite nel 1° battaglione del reggimento Estero passavano ad incrementare i ranghi dei cacçiatori Esteri a cavallo (21). Il 9 dicembre 1819 vennero organizzate altre due di visioni di cacciatori nazionali a cavallo con la stessa composizione e caratteristiche dei cacciatori esteri a cavallo. La sollevazione a Nola dei reggimenti di cavalleria Borbone e di dragoni Real Ferdinando il 2 luglio 1820 diede avvio alla parentesi costituzionale nel governo del regno. L'esercito venne interamente riorganizzato dal governo provvisorio, almeno sulla carta, licenziando le truppe estere. Il decreto del 16 agosto 1820 sulla organ1zza7.ione provvisoria della forza pubblica prevedeva per la cavalleria la presenza di sei reggimenti di cavalleria, dei quali quattro di cavalleggeri (cacciatori a cavallo), il primo dei quali formato con quanto rimaneva dei reggimenti della cavalleria della guardia reale, e due di dragoni. Dopo la sconfitta dei costituzionalisti ad opera del corpo di spedizione austriaco nel 1821, con il conseguente scioglimento dei corpi dell'esercito, il decreto n° 73 del 21 luglio stabiliva che la cavalleria di linea doveva venire composta da due soli reggimenti di cavalleria denominati Re e Regina. Come già al momento della restaurazione la riorganizzazione dell'esercito, tra mille sospetti e scrutinii, come venivano chiamati gli esami a cui erano sottoposti gli ufficiali e gli uomini dei corpi che avevano prestato servizio nell'esercito costituzionalista, procedeva molto lentamente. I componenti dei vecchi corpi che non fossero stati licenziati vennero riuniti in depositi. Il primo agosto 1822 fu ribadito che la cavalleria sarebbe stata formata da due reggimenti, formandosi il primo Re con la seconda frazione del deposito ed il secondo Regina con la terza frazione di detto deposito. La maggioranza dei soldati veniva incardinata nel primo reggimento, che veniva quindi ad essere quello a ranghi più completi. Uno stato dei corpi dell'esercito al 9 gennaio 1823 fornisce per la cavalleria della linea le seguenti informazioni (22): reggimento Re reggimento Regina

445 effettivi 229 effettivi.

L'organico teorico di ogni reggimento avrebbe dovuto essere di 452 uomini. Nella stessa occasione veniva rilevato che nei corpi di cavalleria e del treno mancavano 578 cavalli. Il 27 giugno 1823 venne nuovamente rivista l'organizzazione dell'esercito, prevedendo per la cavalleria la creazione di quattro reggimenti, che avrebbero dovuto chiamarsi: Re, Regina, Principe e Borbone. Ma già il 7 settembre successivo nel consiglio dei Ministri di quel giorno fu deciso dal re di rimandare agli anni successivi la formazione del terzo e del quarto reggimento di cavalleria (il terzo reggimento venne formato solo nel 1833 ed il quarto rimase sempre sulla carta, da formarsi solo in caso di guerra), restando quindi in organico i soli primi due già organizzati ( 23). L' 11 settembre 1824 con un ordine del giorno venne comunicata la decisione di ripristinare la classe dei capitani aiutanti maggiori che era stata abolita. Nello stesso ordine venne anche stabilito che in ogni squadrone di guerra della cavalleria di linea vi fossero un capitano, un primo ed un secondo tenente e due alfieri. In ogni reggimento si (21) A.S.Na. Segr.Ant. Fs. 131. (22) A.S.Na Prot.Cons. Guerra Fs. 727. (23) A.S.Na Prot.Cons.Min. Fs. 728.

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doveva poi creare uno squadrone di riserva composto di un capitano, un primo tenente, un primo e due secondi sergenti montati, quattro caporali montati, un trombetta montato, un maniscalco smontato, 48 soldati montati e dodici smontati (24). Il 24 febbraio 1826 venne stabilito di separare l'ispezione generale della fanteria e del1a cavalleria della linea, che sino ad allora erano state riunite sotto il comando del tenente generale Vito Nunziante, poichè si erano accresciuti i corpi della fanteria e l'ispezione generale della fanteria nazionale rimase affidata ancora alle cure del Nunziante, mentre quella della cavalleria venne affidata al maresciallo di campo Antonio Pinedo. Il 29 maggio 1827 un nuovo decreto modificava ancora una volta gli organici dei corpi dell'esercito. La composizione dei reggimenti di cavalleria di linea veniva ad essere invariata per quanto riguardava il numero di squadroni, ma se ne aumentava la consistenza fino ad un organico totale teorico di 703 uomini e 580 cavalli per reggimento. Lo stato maggiore doveva essere composto da un colonnello, un tenente colonnello, due maggiori, un capitano aiutante maggiore, un quartier mastro, due ufficiali subalterni addetti al dettaglio, un cappellano, un primo ed un secondo chirurgo. Lo stato minore era composto da due aiutanti sottufficiali, quattro portastendardi, due primi sergenti forieri, un veterinario, un aiutante domatore, un primo sergente profosso, un sergente ed un caporale trombetta, quattro maestri: un sellaio, un armiere, un sarto ed un calzolaio. Ogni squadrone, incluso quello di riserva, doveva esser composto da un capitano, un primo ed un secondo tenente, due alfieri, un primo e quattro secondi sergenti, dodici caporali ed un caporal foriere, due trombette, un maniscalco, 94 soldati montati e quindici smontati. Nella stessa data con un differente decreto si ripartivano nuovamente i corpi dell'esercito in brigate, sottoposte al comando di ufficiali generali. Il 28 dicembre 1828 l'arma di cavalleria veniva ad essere arricchita di una nuova specialità e cioè i lancieri, che fino ad allora non era mai stata presente nell'esercito borbonico, anche se invece l'esercito murattiano l'aveva avuta. Il nuovo corpo veniva chiamato Corpo dÊ lancieri real principe Ferdinando. Tale corpo doveva essere composto da uno stato maggiore ed uno minore e da due squadroni per una forza totale di 285 uomini. Il 9 dicembre 1830 il corpo dei lancieri veniva portato alla forza di reggimento, denominato reggimento lancieri, su cinque squadroni della stessa forza organica degli altri reggimenti di cavalleria di linea, incorporando, tra l'altro, sottufficiali e soldati del disciolto corpo dei cacciatori reali a cavallo. 6 Corpi Facoltativi

6.1 Artiglieria e treno Nel generale lavoro di riorganizzazione dell'esercito che doveva fondere in uno solo quello siciliano ed i resti di quello murattiano anche i corpi di artiglieria e del genio siciliani (un reggimento a piedi di 12 compagnie, una brigata a cavallo, un corpo di artefici

(24) A.S.Na Min.Guer. Fs. 2550.

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e di pontonieri, personale delle direzioni, treno) e quelli murattiani (due reggimenti di artiglieria di terra, un reggimento del treno, due compagnie di artefici e due prontonieri) dovevano venire amalgamati. L1incarico di ciò era stato affidato alla prima sezione del sesto ripartimento del Consiglio Superiore di Guerra, che aveva appunto come oggetto delle proprie incombenze gli affari concernenti l'artiglieria, e cioè il personale, l'organizzazione e l'ispezione delle truppe, nomine, promozioni, fonderie, arsenali, forze, armi, polveri e salnitri, forniture per gli stabilimenti e le rispettive contabilità. Il decreto dell'8 agosto 1815 stabilì la composizione dell'artiglieria in uno stato maggiore, due reggimenti di artiglieria a piedi ed un corpo di artiglieria a cavallo, un certo numero di compagnie di artiglieri litorali, un corpo del treno, varie compagnie di artefici e pontonieri ed un corpo di artiglieria a cavallo e del treno della Guardia Reale. Lo stato maggiore avrebbe dovuto comporsi di sette colonnelli da ripartirsi fra la direzione dell'arsenale di Napoli, quella di Palermo, la direzione di Sicilia, la direzione delle coste del Tirreno, la direzione delle coste dell'Adriatico, la direzione delle frontiere e quella delle manifatture d'armi, nonchè da tredici tenenti colonnelli sottodirettori e da dieci capitani a residenza fissa. I decreti di formazione relativi agli altri corpi furono emanati il 24 dello stesso mese: il corpo dell'artiglieria venne a comporsi di due reggimenti a piedi denominati, secondo la tradizione dell'esercito borbonico del secolo precedente, il primo Re ed il secondo Regina del corpo reale di artiglieria, ciascuno con un grande ed un piccolo stato maggiore di quindici ufficiali e 25 sottufficiali e musicanti, due battaglioni di dieci compagnie ciascuno, ognuna delle quali avrebbe dovuto avere un piede di pace di 78 teste ed un piede di guerra di 106 teste; tre compagnie di artejìci del corpo reale di artiglieria, di cui due di cannonieri ed una di pontonieri di 106 uomini l'una; diciotto compagnie di artiglieri litorali, che avevano il compito della guardia delle artiglieria da costa, una brigata di artiglieria a cavallo ed una speciale amministrazione per le polveri e salnitri. Il 5 ottobre il re nominava il colonnello Ferdinando Macrì maresciallo di campo ed ispettore generale dell'artiglieria, dividendo però a fini operativi il comando tra lo stesso Macrì per il regno di Napoli ed affidando quello per il regno di Sicilia a Pietro Afan de Rivera (25). Componevano lo stato maggiore dei reggimenti Re o Regina un colonnello, sei tenenti colonnelli, un aiutante maggiore capitano ed uno tenente, un quartier mastro col grado di tenente, un tenente ufficiale pagatore, un cappellano, un chirurgo maggiore e due altri chirurghi aiutanti maggiori. Il piccolo stato maggiore (detto anche stato minore) era composto da due aiutanti sottufficiali portabandiere, un vagomastro (in campagna), un tamburo maggiore, un caporal tamburo, un capo banda e dieci musicanti a cui andavano aggiunti un suonatore di gran cassa, di cassa rullante e due di piattini, cinque maestri: un fuochista, un armjere, un sarto, un calzolaio ed uno stivalettaio. Ogni compagnia doveva venire formata da un capitano comandante, un capitano in secondo, un primo ed un secondo tenente, un alunno sottotenente, un aiutante sottufficiale, un sergente maggiore e quattro altri sergenti, un caporal foriere e quattro caporali, quattro fuochisti, due artefici ferrari, due artefici falegnami, sedici cannonieri di 1a classe (24 sul piede di guerra), 36 cannonieri di 2a classe (56 in guerra) e due tamburi. Le dieci compagnie di ogni battaglione di un reggimento erano riunite in cinque bri-

(25) A.S.Na Segr.Ant.Reg. 19bis.

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gate, comandate ognuna da un tenente colonnello; la quinta brigata aveva il carattere di deposito, per cui ogni battaglione attivo veniva ad essere composto di otto compagnie. Nello stesso decreto si stabiliva poi che inizialmente dovessero essere costituiti solo i primi battaglioni dei due reggimenti a Capua, che diveniva la sede del deposito del corpo. Le suddette disposizioni vennero poste in pratica nel mese di ottobre. Il 10 di tale mese si stabilÏ la fusione del reggimento di artiglieria dell'armata siciliana con i due reggimenti murattiani (o quanto ne restava) secondo il criterio di destinare le compagnie pa1i del reggimento siciliano al reggimento Regina e quelli dispari al reggimento Re (cioè i quadri di 1.;umando delle sudette compagnie) e di distribuire gli uomini del reggimento siciliano in tutte le 40 compagnie dei due nuovi reggimenti di cui avrebbero costituito la base. Dei due reggimenti murattiani in linea di massima gli uomini del 1° reggimento erano destinati a passare nel reggimento Re e quelli del 2° nel reggimento Regina. Negli stessi giorni si decideva di mantenere uno dei due reggimenti stanziato a Napoli, anche al fine di provvedere al suo addestramento ed al funzionamen to della scuola, e di distribuire l'altro reggimento nelle piazze dei due regni, un battaglione dovendo guarnire il regno di Napoli e l'altro quello di Sicilia (26). Le due compagnie di cannonieri artefici erano composte da un capitano comandante, un primo ed un secondo tenente, due aiutanti sottufficiali, un sergente maggiore e quattro altri sergenti, un caporale foriere e quattro altri caporali, quattro capi maestri, 24 artefici di 1a classe, 36 di 2a classe, 25 di 3a classe e due tambmi. La prima compagnia doveva avere tre squadre di artefici ed una di armieri, la seconda tre di artefici ed una di fonditori. Ogni squadra di artefici doveva essere costituita da dieci forgiatori e limatori, cinque falegnami e dieci ruotai compresivi i due aiutanti sottufficiali che dovevano avere uno dei suddetti mestieri. La squadra degli armieri doveva avere sei tamburi, dieci piastrinari, due forgiatori di guarnizioni, tre artefici di armi bianche e quattro pulitori. La prima compagnia veniva organizzata in Palermo dal direttore dell'arsenale e delle manifatture di Palermo e dal commissario di guerra addetto, mentre la seconda compagnia veniva organizzata in Napoli a cura del maresciallo di campo Afan de Rivera e dal commissario di guerra incaricato della direzione dell'arsenale. Al seguito delle due compagnie vi erano inoltre un capo artefice di stato, un sottocapo ed otto artefici, destinati il capo e cinque artefici all'arsenale di Napoli ed i rimanenti a quello di Palermo. La compagnia di artefici pontonieri aveva la stessa composizione delle altre due di cannonieri artefici. Essa era divisa in tre squadre di artefici pontonieri ed una di armieri. Ciascuna delle squadre di artefici pontonieri era composta da otto forgiatori e limatori, sei falegnami segatori di lungo, quattro falegnami calafati e cinque rotai compresi i due aiutanti sottufficiali. La squadra di armieri doveva avere invece sei tinerari, dieci piastrinari, due forgiatori di guarnizioni, tre artefici d'armi bianche, quattro pulitori. Le tre compagnie suddette venivano riunite nell'amministrazione. La compagnia pontonieri doveva essere organizzata nella piazza di Capua. La brigata di artiglieria a cavallo doveva essere composta da uno stato maggiore e da due squadroni, ognuno di due compagnie. Lo stato maggiore doveva comprendere un tenente colonnello comandante, un capitano aiutante maggiore, un tenente quartier mastro, un chirurgo aiutante maggiore, un cappellano, un aiutante sottufficiale portastendardo, un capo trombetta e cinque maestri di cui: uno armiere, uno sarto, uno stivalaio, uno maniscalco ed uno sellaio. Ognuna delle compagnie era composta da un capitano

(26) A.S.Na Segr.Ant.Reg. 19 bis.

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comandante, un capitano in secondo, un primo ed un secondo tenente, due aiutanti, un sergente maggiore e quattro altri sergenti, un caporal foriere e quattro altri caporali, quattro fuochi_sti: d~e artefici in ferro, ~ue ar~efici fa}egnarni, un s_ell_ai~, un maniscalc?, sedici cannomen d1 1a classe (24 sul piede d1 gue1Ta), 36 cannomen d1 2a classe (56 m o-ue1Ta) e due trombetti. 0 Le diciotto compagnie di artiglieri litorali, addette alla custodia ed al servizio delle batterie costiere (rimesse in piedi essenzialmente per la difesa contro le incursioni dei corsari barbareschi che ancora infestavano i nostri mari) venivano suddivise nel modo seguente: sei compagnie per la direzione del Tirreno, cinque per quella della Sicilia, quattro per la direzione delle coste dell'Adriatico e tre compagnie per la direzione della frontiera. In ogni direzione vi doveva essere un maggiore con l'incarico di comandante degli artiglieri litorali ed un tenente quartier mastro. Ognuna delle compagnie doveva poi essere composta da un capitano, un tenente, un sergente maggiore, tre sergenti, sei caporali, sei fuochisti, 86 artiglieri e due tamburi. Le piazze di tenenti dovevano essere concesse agli aiutanti di artiglieria, ai guardamagazzini di 2a e di 3a classe o ai sottufficiali dell'artiglieria di linea. La scelta degli individui, tra i 25 ed i 40 anni di età, che dovevano comporre le compagnie veniva lasciata agli intendenti delle province. Gli uomini dovevano essere domiciliati a non più di sei miglia dalla località in cui sorgeva la batteria alla quale erano addetti. Gli artiglieri litorali restavano ingaggiati sei anni, trascorsi i quali potevano essere congedati oppure si dovevano impegnare per un'altra ferma di sei anni e cosi via. Dopo i primi dodici anni veniva concesso un soprassoldo all'artigliere che fosse rimasto in servizio. Essi prestavano servizio per turni di una settimana che avevano inizio la domenica mattina. In caso di allarme però tutti avrebbero dovuto essere presenti alla batteria. Nel 1827 tali compagnie vennero sciolte e i loro componenti vennero incorporati nella Brigata di artiglie1i veterani appena costituita. Successivamente, il 2 settembre 1815, fu decretata la formazione di uno squadrone di artiglieria a cavallo della Guardia Reale, su uno stato maggiore e due compagnie, forti ciascuna di 80 uomini in tempo di pace e di 108 in tempo di guerra; lo stato maggiore era composto da un tenente colonne.Ilo, un tenente aiutante maggiore, un tenente quartier mastro, un chirurgo aiutante maggiore, un cappellano e cinque maestri di cui: un armiere, un sarto, uno stivalaio, un maniscalco ed un sellaio. Ogni compagnia doveva essere formata da un capitano comandante ed un capitano in secondo, due tenenti uno in primo ed uno in secondo, due aiutanti, un sergente maggiore e quattro sergenti, un caporale foriere e quattro caporali, quattro fuochisti, due artisti in fe1To e due in legno, un sellaio ed un maniscalco, sedici cannonieri di 1a classe e 36 di 2\ che divenivano rispettivamente 24 e 56 sul piede di guerra, e due tamburi. La base del nuovo squadrone della guardia reale doveva essere costituita dalla compagnia di artiglieria a cavallo proveniente dall'esercito siciliano, integrata poi da elementi tratti dalla disciolta guardia murattiana. Per il futuro potevano entrare nel11artiglieria della guardia (il che comportava un prestigio ed un soldo maggiore) gli uomini provenienti dai corpi di linea con almeno quattro anni di servizio e come ricompensa di una condotta esemplare. Lo squadrone dipendeva dal comando della Guardia Reale per quanto riguardava il servizio ed i movimenti e dal direttore generale del1 artiglieria per quanto riguardava la contabilità del materiale e delle spese proprie dell'arma, degli ascensi (le promozioni cioè) e della ispezione annuale a cui andavano sottoposti tutti i corpi dell'esercito. Il 7 dicembre 1815 vennero quindi emanate le disposizioni per l'organizzazione del treno (dell'artiglieria) ed il 21 dicembre dello stesso anno venne disposta I1organizzazio~e del Corpo politico de1l1artiglieria. Poco tempo dopo, 1'11 gennaio 1816 venne abolito 11 Comitato centrale dell'artiglieria, e si istituiva in sua vece, con funzioni consultive, una commissione di ufficiali generali superiori, denominata Giunta di artiglieria. 1

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In genere, come negli altri corpi dell'esercito, le truppe borboniche provenienti dalla Sicilia rice vettero un trattamento di riguardo: i corpi della guardia reale (che ricevevano paghe più elevate di quelle dei corrispondenti corpi della linea) erano pressochè interamente costituiti da uomini provenienti dai reparti siciliani. L' 11 gennaio 1816 per accelerare il grado di omogeneizzazione e di organizzazione dell'arma dell'artiglieria, su proposta del supremo consiglio di guerra, veniva soppresso il comitato centrale di artiglieria, appositamente istituito il 5 ottobre 1815, e in sua vece creata una Giunta centrale di artiglieria con compiti consultivi e propositivi, composta da ufficiali superiori e generali dell 'arma, e cioè dall'ispettore generale de1l'artiglieria nel regno di Napoli, dai colonnelli direttori del Ti1Teno, delle manifatture militari e dell'arsenale, dal comandante del battaglione di artiglieria dislocato nelle piazze continentali e dal sottodirettore dell'arsenale. Il 6 ottobre 1816 un decreto reale ordinava di nuovo all'ispettore generale dell'arma, il maresciallo di campo Ferdinando Macrì assistito dal commissario Ciafrone, di costituire sulla base delle due compagnie esistenti uno squadrone di artiglieria a cavallo della Guardia Reale, della forza di 136 uomini e 76 cavalli, oltre allo stato maggiore, e doveva dividersi in due plotoni addetti al servizio di due batterie di quattro pezzi ciascuna; ogni pezzo doveva venire servito da dieci uomini, di cui otto a cavallo e due a piedi; questi, unitamente ai fuochisti, nelle marce dovevano sedere sugli avantreni o sui cassoni. Con successivo decreto del 7 ottobre il comando di questo squadrone fu affidato al tenente colonnelJo Ignazio Velasco. Rispetto alJ'altro decreto del 2 settembre dell 'anno precedente dello stesso oggetto, la nuova composizione prevedeva uno stato maggiore più snello formato solo dal tenente colonnello, un tenente aiutante maggiore, un cappellano ed un secondo chirurgo. Lo squadrone non veniva diviso in due compagnie ed era costituito da due capitani, uno in primo e l'altro in secondo, un primo ed un secondo tenente, due aiutanti, un sergente maggiore, quattro sergenti di cui due smontati, un caporal foriere e sei caporali di cui due smontati, otto fuochisti, tre trombette, due artefici in legno e due in ferro, un maniscalco, un sellaio, un armiere, un sarto ed un calzolaio (passati quindi dal piccolo stato maggiore alle dipendenze dirette dello squadrone), 32 primi e 64 secondi artiglieri. Il corpo del treno fu nuovamente riorganizzato con il decreto del 15 ottobre 1816. In base ad esso il corpo veniva ad avere la consistenza di uno squadrone e di cinque divisioni, di 4 17 uomini e 518 tra cavalli e muli. Lo squadrone fu addetto al servizio dell'artiglieria a cavano della Guardia Reale, mentre delle cinque divisioni quattro furono adibite al servizio della artiglieria a piedi ed una al trasporto degli equipaggi e dei bagagli militari. Fino a quel momento all'organizzazione dell'artiglieria aveva prestato opera intelligente e fattiva Pietro Afan de Rivera, che aveva come principali collaboratori Macrì, Giulietti e Parisi. Ma il maresciano Macrì, da sempre fedele sostenitore della causa borbonica, venne elevato al supremo comando. Infatti il decreto del 28 novembre I 816 assegnando gli ufficiali ai reparti del nuovo corpo d'artiglieria destinava alla direzione generale Ferdinando Macrì, alle ispezioni generali per le province al di là del Faro il maresciallo Pietro Afan de Rivera, e per le province al di qua del Faro il colonnello Andrea Dupuy. Il decreto organico (n°559) per la formazione del corpo reale di artiglieria del 28 novembre 1816 rappresentava infatti un momento di riorganizzazione complessiva dell'arma, dopo che si erano succeduti rapidamente tanti cambiamenti. Assimilando e razionalizzando quanto già in parte disposto in precedenza fu stabilito che il corpo reale di artiglieria si dovesse compoITe di una direzione generale, di due ispezioni generali, due reggimenti di artiglieria a piedi (Re e Regina), uno squadrone di artiglieria a cavano del58


la Guardia Reale, una brigata di artefici pompieri, una brigata di artefici armieri, sei direzioni e diciasette sottodirezioni. La direzione generale veniva affidata ad un uffiGiale generale, che assumeva il titolo di direttore generale del corpo reale di artiglieria (nella persona di Ferdinando MacrÏ). Due marescialli di campo assolvevano le funzioni di ispettori generali dei materiali e del personale rer i domin~i a~ d! qua ed al di 1~ del Faro. . . Ogni reggunento a p1ed1 s1 componeva d1 uno stato maggiore ed uno stato mmore, di quattro brigate attive, ognuna di quattro compagnie, e di una brigata di deposito di due sole compagnie. Lo stato maggiore era fmmato da un colonnello, cinque tenenti colonnelli, al piÚ anziano dei quali veniva affidato il comando del deposito del reggimento, un capitano aiutante maggiore, un tenente aiutante maggiore, un tenente qurutier mastro, un cappellano e tre chirurghi, uno maggiore e due secondi chirurghi. Lo stato minore era invece composto dal furiere maggiore, un tamburo maggiore, un profosso, un caporale dei tamburi, dieci strumentisti compreso il capobanda, un armiere, un sarto ed un calzolaio. Ognuna delle sedici compagnie attive era formata da due capitani, uno in primo ed uno in secondo, due tenenti uno in primo ed uno in secondo, un aiutante, un sergente maggiore, cinque sergenti, un caporal foriere, tre caporali e tre fuochisti, un tamburo, dodici primi artiglieri e 36 secondi. Le compagnie di deposito avevano le stesse cariche di quelle attive, ma non avevano fuochisti ed erano composte di 69 allievi, anzichè artiglieri. Alle sedici compagnie attive del reggimento che si fosse trovato di guarnigione nelle province continentali del regno (al di qua del Faro) erano anche addetti sedici alunni sottotenenti (provenienti dalla scuola militare). Ogni compagnia attiva doveva venire divisa in tre squadre ed era addetta al servizio di sei pezzi. A seconda delle necessità gli allievi del deposito passavano nel.le compagnie attive con la qualifica di secondi artiglieri per essere rimpiazzati con la reclutazione o con militari tratti da altri corpi dell'esercito. Il capitano in secondo di ogni compagnia era destinato ad essere impiegato negli stabilimenti ed officine dell'artiglieria, alternandosi in questo compito con i capitani a residenza fissa, la cui classe formava un ruolo ad esaurimento. Per lo squadrone di artiglieria a cavallo della Guardia Reale si confermavano le disposizioni già emanate il 6 di ottobre. La brigata di artefici pompieri doveva venire composta da uno stato maggiore e da tre compagnie. Formavano lo stato maggiore il tenente colonnello comandante, un tenente quartier mastro ed un secondo chirurgo. Ogni compagnia era composta dagli stessi ufficiali e sottufficiali (sino al grado di caporale) delle compagnie dei reggimenti di artiglieria, da un tamburo, tre capi maestri, dodici artefici di la classe, diciotto artefici di 2a cla~se ~ 24 allievi. La prima compagnia doveva risiedere a Palermo, le altre due a Napoh . Ciascuna compagnia doveva venire divisa in tre squadre. La 1a compagnia aveva d~e syuadre di artefici pompieri, inclusi sei fonditori e la terza di armieri. La 2a compagma aveva due squadre di pompieri e la terza di fonditori. La 3a compagnia aveva tre squadre di pompieri. La brigata artefici armieri aveva la stessa composizione per numero di compagnie e n~llo stato maggiore, ma ogni compagnia aveva diciotto artefici armieri di 1a classe, 24 d1 2a classe e 36 allievi; ogni compagnia era analogamente divisa in tre squadre. . La _costruzione delle armi, la manutenzione ed utilizzo delle macchine e la progettaz10ne d1 nuove venivano affidate a vari stabilimenti militari ripartiti nelle varie direzioni e sottodirezioni, affidate le prime a colonnelli e le seconde a tenenti colonnelli dell'arma, nel seguente modo: 59


direzioni Ia per le province al di là del Faro 2a per la 1a, 2a e 3a divisione militare 3a per la 4\ 5a e 6a divisione militare 4a per la provincia di Napoli 5a per gli arsenali 63 per le manifatture militari Sottodirczioni 1a per Valdimazzara 2a per Valdemone 3a per Valdinoto

4a per Terra di Lavoro e Molise Y per Gaeta 6a per tre Abbruzzi 7a per Principato ultra e Capitanata

{

{ 1a direzione {

{

{2a direzione { {

ga per Principato citra e Basilicata 9a per le tre Calabrie 10a per Bari e Otranto

{

11 a per Napoli colle due 1ive del golfo

{43 direzione

12a per arsenale di Napoli 13a per arsenale di Palermo 14a per fonderia e barena

{ { Y direzione {

15a per sala d'armi e montatura di Napoli 16a per fabbrica d'armi alla Torre ] 7a per stabilimento della Mongiana

{ {63 direzione {

{3a direzione {

Un tenente colonnello del corpo reale veniva addetto, come fiscale del ramo della guerra, alla commissione delle polveri e dei salnitri. Le due brigate di artefici pompieri ed armieri venivano addette rispettivamente alla Y e 6a direzione per quanto riguardava i lavori e le istruzioni relative, ma dipendevano dall'ispezione generale per quanto riguardava il rimanente. Veniva anche istituito un Consiglio di artiglieria composto dall'ispettore generale delle province continentali e dai tre colonnelli direttori più anziani ivi residenti col compito di discutere i progetti tecnici più rilevanti per l'arma e di proporli al term..im!-di ogni anno al sovrano. In questa occasione al corpo dei veterani venivano aggiunte due compagnie di artiglieri veterani per le province al di qua del Faro. Queste compagnie erano destinate ad accogliere gli elementi più anziani del corpo di artiglieria, degli zappatori minatori e dei pionieri pontonieri. Ogni compagnia doveva avere le stesse cariche delle altre del corpo reale ed 87 artiglieri. Il primo dei due reggimenti di artiglieria a piedi ebbe come comandante il colonnello Ferdinando Castelnuovo Landini e come comandanti di brigata i tenenti colonnelli Pasquale Bianco, Francesco Polizzi, Francesco Marsiglia, Giuseppe Salvi e Nicola

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Landi; il secondo comandato dal colonnello Gaetano Giordano, ebbe come comandanti di brigata i tenenti colonnelli Giuseppe Guillarmat, Carlo Guerrieri, Pasquale Orsini, Emanuele Sicardi, Emanuele Merati. La brigata di artefici pompieri fu affidata al tenente colonnello Raffaele Carrascosa, quella degli artefici armieri al tenente colonnello Emanuele Diaz; alle sèi direzioni furono preposti i colonnelli Luigi Parisi, Gaetano Simeone, Giuseppe Pedrinelli, Tommaso Poulet, Francesco Giulietti, Vincenzo Ritucci. Alle diciasette sottodirezioni vennero assegnati i tenenti colonnelli Fortunato del Core, Carlo Ros, Placido Morena, Gaetano Mezzacapo, Raffaele de Silva, Gaetano Fichelet, Domenico Montcmajor, Ludovico Matina, Gavino de Mena, Giuseppe Biondelli, Francesco Righetti, Giuseppe Montegaudier, Francesco Peranni, Giuseppe Liberati, Giuseppe Garzia, Antonio de Cosiron, Giuseppe Mori, mentre le polveri e salnitri venivano affidati a Vincenzo Riario. Altri ufficiali superiori rimasero al seguito del corpo, cioè il colonnello Emanuele Ribas, ed i tenenti colonnelli Pietro Casanova, Emanuele Pegnalver, Ridolfo La Granalais, Domenico Salvo, Francesco Sicardi, Michele Boldoni, Guglielmo La Granalais e Gaetano Pesce. Il 5 luglio 1817 venne stabilito che i] corpo del treno dovesse avere un deposito, con funzioni di addestramento, composto da un sergente, un caporale e 38 soldati. Riportiamo di seguito due stati della forza dei due reggimenti Re e Regina del luglio 1817: Effettivi reggimento Regina artiglieria stato maggiore: Gaetano Giordano colonnello; tenente colonnello vacante + quattro tenenti colonnelli; capitano aiutante maggiore; tenente aiutante maggiore; tenente quartier mastro; cappellano; chirurgo maggiore e due secondi chirurghi stato minore: foriere maggiore; tamburo maggiore; profosso vacante; caporal tamburo; armiere; sarto; calzolaio. 18 compagnie: diciassette capitani in 1°; diciotto capitani in 2°; diciotto tenenti in 1°; quattro tenenti in 2°; diciotto aiutanti; 32 sergenti maggiori; 56 sergenti; diciassette forieri; 53 caporali; 45 fuochisti; diciotto tamburi; 192 primi artiglieri; 632 secondi artiglieri; 28 Allievi, in totale 1185 (dodici stato maggiore e sette stato minore) oltre a 113 al seguito (di cui una cassa rullante e circa 40 sergenti). Reggimento Re artiglieria effettivi 963, mancano 363 al completo di 1306 stato maggiore tredici persone stato minore diciassette persone 18 compagnie: diciassette capitani in 1°; diciotto capitani in 2°; quattro tenenti in 1°; sedici tenenti in 2°; diciotto aiutanti; diciotto sergenti maggiori; 54 sargenti; 18 forieri; 48 caporali; 47 fuochisti; 18 tamburi; 161 primi artiglieri; 476 secondi artiglieri; tre allievi (27). Per quanto riguarda il treno di artiglieria di linea la forza al 15 gennaio 1817 era la seguente (28): stato maggiore ed ufficiali 34 (su un organico di 34); stato minore sette; sergenti otto; caporali forieri quattro; caporali sedici; trombetti otto; soldati 176. Il 2 gennaio 1818 un rescritto reale ripristinava la classe dei maggiori nei corpi dell'artiglieria e del genio. . Il decreto del 20 luglio 1819, che regolava il servizio dell'artiglieria, non mutava le lmee fondamentali di quello del 28 novembre 1816. Le principali variazioni consistevano nell'aggiunta di un vice direttore al supremo comando del11arma; la creazione di un (27) A.S.Na Com.Art. Fs. 2 e 3. (28) A.S.Na Com.Art. Fs. 3.

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.........

terzo ispettore generale per il servizio degli arsenali e delle manifatture militari; l'aumento delle direzioni di artiglieria portate a diciotto con la contemporanea soppressione delle sottodirezioni; la soppressione delle due compagnie di artiglieri veterani e delle quattro compagnie di deposito e l'aumento di dodici uomini in ciascuna delle sedici compagnie attive di ogni reggimento. Al direttore generale, al vice direttore ed ag li ispettori veniva anche assegnato un aiutante di campo per i primi due col grado di capitano in primo e per gli ispettori col grado di tenente. Le direzioni di artiglieria erano affidate ad un ufficiale superiore od anche ad un capitano. Le prime dodici dovevano occuparsi del servizio locale del materiale dell'arma, per tutti i luoghi compresi nelle nove circoscrizioni militari. dei due governi di Napoli e Gaeta e del comando della piazza di Taranto e del suo circondario. Le altre direzioni erano dedicate agli stabilimenti ed alle manifatture dell'artiglieria per la fabbricazione e la conservazione di tutte le armi, delle munizioni e delle macchine da guerra secondo lo schema seguente: Tabella 1 Direzioni di artiglieria

1"

2• 3• 4• 5°

6" T g•

9• 10·

11. 12" 13• 14• l5"

I6" 17•

1g•

A qual divisione,

LORO CIRCOSCRIZIONE

Terra di lavoro e Molise, eccetto Gaeta e suo circondario ........................................................... 1 tre Abruzzi. ......................... .................................. ....... Principato ultra e Capitanata, comprese le isole di T remiti ......................................................... . Principato ci tra e Basilicata ........ .................................. . Le tre Calabrie ................................................... .......... .. Bari ed Otranto, eccetto Taranto e suoi circondario ......................................................... . Messina, Catania ed isole adiacenti ................ ............... Siracusa, Trapani ed isole adiacenti ............................ .. Palermo, Trapani ed isole adiacenti ............................. . Napoli, rive adiacenti ed isole del golfo ........................ Gaeta ed isole adiacenti.. ....................... ........................ Taranto e suo circondario ............................................. . arsenale di Napoli .............. ........................................... . fonderia e barena .......................................................... . sala d'armi e montatura .. ............................................... . fabbrica d'armi della Torre ............................................ stabilimento della Mongiana ....................... .................. arsenale di Palermo ...................................................... .

governo, o comando militare appartengono 1• divisione militare

2' idem 3° idem 4• idem 5• idem

6" idem 7° idem 9• idem 9• idem Golfo di Napoli Governo di Gaeta 6" divisione militare "

Ogni reggimento a piedi doveva essere formato, come per il passato, da uno stato maggiore ed uno minore e da sedici compagnie ripartite in quattro battaglioni. Lo squadrone di artiglieria a cavallo non venne toccato, mentre le compagnie delle due brigate di artefici pompieri ed artefici armie1i vennero aumentate di nove uomini. Le diciotto compagnie di artiglieri litorali dovevano avere una forza di 98 uomini ciascuna, ufficiali inclusi. Tutti gli uomini dal grado di ufficiale a primo artigliere dovevano provenire dai ranghi della artiglieria di linea. I secondi artiglieri erano scelti come per il passato e potevano ancora far parte anche del reggimento di milizia della rispettiva provincia, nel qual caso avrebbero però prestato servizio solo in qua lità di artiglieri litorali. Le compagnie dovevano dipendere direttamente dalla direzione generale di artiglieria attraverso la direzione locale.

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Con lo stesso decreto per l'arma di artiglieria fu deciso che i tenenti in primo da allora in avanti si sarebbero chiamati semplicemente tenenti, mentre la classe dei tenenti in secondo si sarebbe estinta e gli alunni sarebbero stati dichiarati sottotenenti. In tal modo la classe degli ufficiali del corpo realè veniva ad essere composta da un tenente generale o maresciallo di campo direttore generale; otto tra marescialli di campo e colonnelli, cioè uno come vice direttore, tre ispettori, due colonnelli dei reggimenti e due per le direzioni più importanti o a disposizione; dodici tenenti colonnelli, due dei quali ai reggimenti; diciotto maggiori, otto dei quali per i battaglioni dei due reggimenti ed i rimanenti per le direzioni, per le brigate di artefici pompieri ed armieri, per lo squadrone di artiglieria a cavallo o a disposizione; 41 capitani in primo, dei quali 32 per i reggimenti, sei per le due brigate, uno per l'artiglieria a cavaJio e due per aiutanti del direttore e del vice direttore generale; 41 capitani in secondo distribuiti come i capitani in primo esclusi gli ultimi due che erano destinati ad aiutanti maggiori nei reggimenti; 52 tenenti, cioè 32 per le compagnie dei reggimenti, sei per quelle delle brigate, nove per aiutanti maggiori degli otto battaglioni e dello squadrone, due per lo squadrone e tre per gli ispettori; 52 sottotenenti, cioè 32 ai reggimenti, sei alle brigate, due allo squadrone e dodici al seguito del corpo cioè alla scuola di applicazione o alle direzioni. Gli ufficiali degli artiglieri litorali formavano una classe separata. Con questo inquadramento, agli inizi del 1820, continuava a reggere la carica di direttore generale il maresciallo di campo Ferdinando Macri, coadiuvato da tre ispettori generali per il materiale nei dominii ultra Faro, per quello citra Faro e per il governo degli stabilimenti militari, rispettivamente i colonnelli Francesco Giulietti, Luigi Parisi e Vincenzo Ritucci. Comandanti dei due reggimenti Re e Regina erano i colonnelli Giuseppe Pedrinelli e Gaetano Giordano; comandante della brigata di artefici pompieri il colonnello in seconda Raffaele Carrascosa e di quella degli artefici armieri Pietro Casanova. A seguito dei rivolgimenti collegati ai moti carbonari il 16 agosto 1820, con un decreto della Reggenza (cioè a firma del principe ereditario Francesco) ed in attesa che il Parlamento appena istituito deliberasse definitivamente in proposito, fu di sposta la provvisoria organizzazione delle forze armate dello stato. L'artiglieria, secondo questa organizzazione, doveva esser ripartita in modo da fornire: 1) 5 pezzi da battaglia dell'artiglieria a piedi per ogni 2000 uomini di fanteria di linea; 2) un pezzo da 4 o da 3, da montagna, per ogni 1000 uomini di fanteria leggera; 3) 2 pezzi da battaglia dell'aiiiglieria a cavallo per ogni 1000 uomini di cavalleria. Il personale del corpo d'artiglieria veniva suddiviso nello stato maggiore generale (sei uomini), due reggimenti di artiglieria a piedi, Re e Regina, ognuno di sedici compagnie attive e due di deposito (3368 uomini), una divisione d'artiglie1ia a cavallo (290), due brigate d'artefici (750), due battaglioni del treno (1080), stato maggiore e ufficiali suptriori direttori e sottodirtlluri (27). A capo dell'arma veniva destinato un tenente ge n~rale con la qualifica di primo ispettore generale. Esso era assistito da due marescialli d1 campo, in qualità di ispettori per il personale ed il materiale, per le province di qua ed al di là del Faro. A conclusione della infelice parentesi costituzionale, come per gli altri corpi dell'esercito, anche l'artiglieria venne sottoposta a uno scrutinio da parte di una commissione apposita, costituita dal tenente generale duca di Sangro con la qualifica di presidente e cinque membri rappresentati dai marescialli di campo Ferdinando Macri, Luigi Bardet di Villanova, ~i~hele Candriano, Filippo CanceJlieri e Lattanzio Seregardi. L'esame fu esteso a 401 ufficiali, di cui molti furono espulsi perchè troppo gravemente compromessi con i moti. 63


Il 21 ottobre 1822 fu deciso di riunire in un'unico corpo, denominato treno reale Io squadrone del treno della Guardia e la direzione dei regi bagagli. Il nuovo corpo continuava a far part e della Guardia Reale e conservava le incombenze dei due corpi originari. Lo stato dei corpi dell'esercito venne passato in rassegna confrontando gli effettivi presenti al corpo rispetto all'organico teorico, al consiglio dei ministri nella seduta del 9 gennaio 1823. Per quanto riguarda l'artiglieria la situazione risultava la seguente (29):

reggimento Re Regina Brigata artefici Treno di linea Artiglieria a cavallo del la Guardia Treno e bagagli della Guardia

effettivi 521

organico 783 783

457

704

176

181 113 141

699

109 130

Il 17 dicembre 1826 dopo molte esitazioni venne proposta, sulla base del regolamento provvisorio approvato il 21 ottobre 1822, una nuova organizzazione per il corpo reale di artiglieria e del treno. Il decreto prevedeva che il corpo reale fosse costituito da una direzione generale, due ispezioni, tre direzioni e quattordici sottodirezioni, due reggimenti di artiglieria a piedi, mezza brigata di artiglieria a cavallo della Guardia Reale, una brigata di artefici pompieri ed armieri, una brigata di artiglieri veterani addetti alla custodia ed al servizio delle batterie sulle coste, nelle isole e nelle piazze marittime; un corpo politico militare ed un corpo di artiglieri litorali. La direzione generale doveva venire affidata come per il passato ad un tenente generale o ad un m aresciallo di campo, al quale era addetto un capitano come aiutante di campo. Due brigadieri o marescialli di campo erano gli ispettori per i dorninii al di qua ed al di lĂ del Faro. Le tre direzioni erano comandate da tre colonnelli denominati direttori, mentre le sottodirezioni venivano destinate a tenenti colonnelli col titolo di sottodirettori (v. tabella 2). I due reggimenti di artiglieria, che continuavano a denominarsi Re e Regina, erano composti ciascuno da uno stato maggiore ed uno minore e da due battaglioni, ognuno di due brigate ed ogni brigata di quattro compagnie. Lo stato maggiore reggimentale era composto dal colonnello comandante, da un tenente colonnello, quattro maggiori comandanti le quattro brigate, un capitan tenente aiutante maggiore, un primo o secondo tenente quartier mastro, due tenenti ufficiali di dettaglio, un cappellano, un primo e due secondi chirurghi. Lo stato minore era formato da un primo sergente foriere, un primo sergente profosso, un caporale dei tamburi, un armiere, un sarto ed un calzolaio. Allo stato maggiore del reggimento di guarnigione in Napoli venivano aggiunti gli individui componenti la banda dell'artiglieria: un tamburo maggiore, un capo banda, undici musicanti, un suonatore di gran cassa, uno di cassa rullante e due dĂŹ piattini. Ogni compagnia era formata da un capitano comandante, un capitan tenente ed un primo tenente, un aiutante sottufficiale, un primo e quattro secondi sergenti , un caporal foriere, quattro caporali, quattro fuochisti, dodici primi e venti secondi artiglieri e dodici allievi da dividersi in quattro squadre. In caso di guerra le compagnie sarebbero state

(29) A.S.Na Prot.Cons. Guerra Voi. 727.

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Tabella 2 DIREZIONE E SOTTO-DIREZIONI DI ARTIGLIERIA Specie delle Sotto-Direz.

Num. delle sotto-Direz.

Direz. cui sono addette

stabilimenti di manu fatture

1a 2· 3• 4" 5" 6a

" "

7•

,,

,," " "

RESIDENZA DE' Direttori

,, ,, ,, ,, " ,,

Sotto-Direttori

Napoli Idem Idem Torre Annunziata Mongiana Napoli

"

Capua

addetta alla 1• Direzione

"

Gaeta

9•

"

10·

addette alla 2• Direzione

" Barletta

Napoli. 3•

locali

1· 12·

Taranto Addette alla 3• Direzione

13• 14°

Pescara Monteleone

"

Palermo

Palenno

"

Messina

,,

Siracusa

Estensioni delle Sotto Direzioni

arsenale di Napoli fonderia e barena montatura d'armi manifattura d'armi stabilimento della Mongiana Provincia di Napoli, e due Proncipati Capua colla parte di Terra di lavoro al di quà del Garigliano, e col Contado di Molise Gaeta colle isole adjacenti, e con la parte di Ten-a di Lavoro al di là del Garigliano i tre Abruzzi le tre Calabrie con la Basilicata provincia di Capitanata Bari, ed Otranto valli minori di Palermo, Trapani, e Girgenti compreso l'arsenale di Palermo valli minori di Catania, e Messina valli minori di Siracusa, e Caltanissetta

aumentate con l'aggiunta di un numero imprecisato di allievi. Aggregati al reggimento di guarnigione a Napoli vi sarebbero stati sedici alunni, col grado di alfieri di fanteria, provenienti dal Real collegio militare. La mezza brigata di artiglieria a cavallo della Guardia doveva essere composta dallo stato maggiore e minore e da due compagnie. Lo stato maggiore doveva avere il tenente colonnello comandante, un primo tenente aiutante maggiore, un tenente quartier mastro, un tenente ufficiale di dettaglio, un cappellano ed un secondo chirurgo. Lo stato minore doveva avere un veterinario, un sellaio, un armiere, un caporale trombetta, un sarto ed un calzolaio. Ognuna delle compagnie era formata da un capitano comandante, un capitan tenente, un primo ed un secondo tenente, un aiutante sottufficiale, un primo ed un secondo sergente, un caporal foriere, quattro caporali, quattro fuochisti, dodici primi e venti secondi artiglieri, dodici allievi, un maniscalco e ùue trombelli. La brigata degli artefici pompieri ed annieri su quattro compagnie aveva lo stato maggiore composto dal tenente colonnello comandante, da un tenente quartier mastro e da un altro ufficiale di dettaglio, un cappellano ed un secondo chirurgo. Lo stato minore comprendeva un primo sergente foriere, un sarto ed un calzolaio. Ogni compagnia aveva un capitano comandante, un capitan tenente ed un primo tenente, un aiutante sottufficiale, un primo e quattro secondi sergenti, un caporale foriere e quattro caporali, un tamburo, quattro capi maestri, dodici artefici di 1a classe, 24 di 2a classe e 36 artefici di 3a classe per le due compagnie di artefici pompieri e solo 24 di essi per le due compagnie di artefici armieri. Le compagnie artefici pompieri, oltre a prestare servizio negli arsenali, nei parchi

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del materiale ed alle pompe per spegnere gli incendi avevano anche il compito di pontonieri in caso di campagne militari. La brigata degli artiglieri veterani aveva uno stato maggiore e minore e quattro compagnie. Componevano lo stato maggiore il tenente colonnello comandante, un tenente quartier mastro ed un altro ufficiale di dettaglio; lo stato minore era invece composto da un sergente foriere, un sarto ed un calzolaio. Ogni compagnia era formata da un capitano, un primo ed un secondo tenente, un aiutante sottufficiale, un primo e quattro secondi sergenti, un caporale foriere ed otto caporali, un tamburo e 60 artiglieri. Tale brigata doveva incorporare le compagnie degli artiglieri litorali esistenti che venivano abolite (ciò avvenne solo sul finire del 1827). In loro vece veniva costituito un corpo di artiglieri litorali in venti compagnie, sulla base delle disposizioni in materia del 1793 (30); ogni compagnia aveva una forza variabile in funzione delle esigenze di uomini date dalle batterie esistenti nei luoghi che essi dovevano presidiare. Le persone che sarebbero state ammesse a far parte del corpo, di età minima di diciotto anni, sarebbero state esenti dalla leva. Essi non percepivano soldo se non quando venivano chiamati in servizio attivo, ma godevano di una serie di privilegi. Il corpo politico militare di artiglieria aveva sia il compito di provvedere alla fabbricazione del materiale dell'arma negli stabilimenti e nelle manifatture militari sia quello di custodire e mantenere questo nelle piazze, nei forti e nelle batterie del regno e doveva avere la seguente composizione: un guarda magazzino principale, un primo ed un secondo aiutante, sette guarda magazzini di 1a classe, quindici di 2a classe e 30 di 3a classe, 45 guardiani; due cappellani, di cui uno per la fabbrica d'armi della Torre dell'Annunciata e l'altro per lo stabilimento della Mongiana; due fonditori principali, uno per la Mongiana e l'altro per la fonderia di Napoli; quattro allievi di fonderia; un costruttore per la Mongiana; un disegnatore per l'arsenale e la fonde1ja di Napoli; un chirurgo per la Mongiana; due controllori d'armi di 1a classe, tre controllori di 2a classe e quattro revisori; un aiutante segretario per la Mongiana; due amanuensi (scrivani) per la Mongiana; un capo ed un sottocapo artefice veterano ed otto artefici veterani per l'arsenale di Napoli; un capo e nove guarda boschi per la Mongiana. Il corpo del treno continuava ad essere formato da un divisione del treno di casa reale, addetta al servizio dell'artiglieria a cavallo della Guardia, al trasporto degli equipaggiamenti e della persone della casa reale e dal battaglione del treno di linea, addetto al servizio dell'artiglieria a piedi ed ai trasporti militari. La divisione del treno di casa reale, che dipendeva dal comandante ed ispettore generale della guardia, continuava ad essere composta da uno stato maggiore e minore e da due compagnie. Lo stato maggiore era formato da un tenente colonnello o maggiore comandante, un aiutante maggiore primo tenente, un tenente quartier mastro ed uno ufficiale di dettaglio, un cappellano ed un secondo chirurgo. Lo stato minore era formato da un veterinario, un capo maniscalco, un capo sellaio, un primo sergente foriere, un sergente domatore, un caporale trombetta, un sarto ed un calzolaio. Le due compagnie avevano lo stesso numero di ufficiali, sottufficiali, graduati e cariche speciali e cioè un capitano, un primo ed un secondo tenente, un 1;1iutante sottufficiale, un primo e quattro secondi sergenti, un caporal foriere e sei caporali, due trombette, due maniscalchi e due sellai, mentre i soldati della prima compagnia erano 38 di prima classe e 38 di seconda, e solo 30 e 30 nella seconda compagnia. I cavalli da sella erano tredici per le due compagnie e 118 e 82 quelli da tiro rispettivamente per la prima e la seconda compagnia. La seconda compagnia poteva anche, in tempo di pace, essere incaiicata del servizio del treno di artiglieria da montagna.

(30) In merito v. Boeri, Crociani, L'esercito borbonico dal 1789 al 1815 Roma 1989.

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Il battaglione del treno di linea aveva uno stato maggiore ed uno minore e quattro compagnie. Lo stato maggiore e minore avevano la stessa composizione di quelli del treno della guardia, con la sola aggiunta allo stato maggiore di un primo chirurgo. Ognuna delle quattro compagnie era formata come 1a seconda compagnia del treno di casa reale, cioè con 60 soldati ed un organico totale di 79 uomini. Gli animali per compagnia erano tredici cavalli da sella e 82 muli. Ordinariamente il treno della linea nel servizio dell'artiglieria a piedi aveva attacchi a quattro muli, ma in tempo di guerra ne avrebbe avuto a sei muli. Nella seduta del consiglio di stato del 18 novembre 1827 il re, ai fini di provvedere concretamente ad una nuova organizzazione del corpo di artiglieria, diede ordine di redigere un foglio di istruzione al consiglio generale dell'artiglieria. Tra queste proposte vi era quella di istituire una compagnia di deposito per il treno della linea. La presenza delle truppe austriache, il cui mantenimento aveva gravato sulle finanze del regno, aveva intaccato in maniera consistente le risorse per cui il 9 maggio 1828 la real segreteria di Guerra raccomandava al comando generale dell'esercito di fare in modo che le proposte di riorganizzazione che sarebbero state avanzate rimanessero contenute nei limiti della somma stanziata per tale ramo nei bilanci statali. 6.2 Corpi facoltativi: genio

Il decreto dell'otto agosto 1815 sulla composizione del nuovo esercito prevedeva per quanto riguardava il genio la creazione di un reggimento di zappatori minatori e la formazione di uno stato maggiore del genio composto da cinque colonnelli, direttori di Napoli, del settore Adriatico, Calabria, Sicilia e delle frontiere; tredici tenenti colonnelli sottodirettori alle fortificazioni di Napoli, Salerno, Crotone, Reggio, Brindisi, Barletta, Gaeta, Pescara, al deposito delle fortificazioni di Gaeta, Valdemone, Valdinoto, Valdimazzara; diciotto capitani comandanti, diciotto capitani in secondo, dieci primi tenenti, dieci secondi tenenti e sedici alunni sottotenenti. Il 26 ottobre 1815 venne emanato il decreto di formazione del reggimento di zappatori e minatori su uno stato maggiore e due battaglioni riunendo le quattro compagnie di pionieri dell'esercito siciliano con il reggimento di zappatori e minatori di quello murattiano. Lo stato maggiore doveva venire composto dal colonnello, tre tenenti colonnelli, un capitano ed un tenente aiutanti maggiori, un tenente quartier mastro, un tenente ufficiale pagatore, un cappellano, un chirurgo maggiore e due chirurghi aiutanti maggiori; due aiutanti portabandiera, un vagomastro in campagna, un tamburo maggiore, un caporale tamburo, un maestro armiere, uno sarto, uno calzoJaio ed uno stivalettaio. Ogni battaglione doveva essere composto di sei compagnie, una di minatori e cinque di zappatori. Ognuna delle compagnie doveva essere fo1mata nel modo seguente: un capitano comandante, un tenente in primo ed uno in secondo, un aiutante, un sergente maggiore e quattro sergenti, un caporal foriere e quattro caporali, tre artefici in ferro e tre in legno, 28 zappatori o minatori di la classe (38 sul piede di guerra), 48 di seconda classe (68 in caso di gue1Ta) e due tamburi. In ciascuno dei due battaglioni vi era poi una settima compagnia di deposito. Il reggimento avrebbe dovuto essere organizzato a Marcianise a cura dell'ispettore generale del genio colonnello Piscicelli e del commissario di guerra Maturo. Il 23 settembre 1816 il reggimento degli zappatori veniva disciolto ed in sua vece creata la Brigata dei pionieri e pontonieri, che doveva essere addetta allo Stato Maggiore dell'esercito. Il nuovo corpo doveva avere, oltre allo stato maggiore e minore, due compagnie di pionieri ed una di pontonieri, forti in tutto di 326 uomini. 67


Lo stato maggiore doveva venire composto dal tenente colonnello, un tenente in primo aiutante maggiore ed uno in secondo quartier mastro, un cappellano ed un secondo chirurgo. Lo stato minore era composto da un aiutante di battaglione, un caporale dei tamburi ed un armiere. Ogni compagnia doveva essere formata da un capitano in primo, un tenente in primo e due in secondo, un sergente maggiore e quattro sergenti, un caporal foriere e quattro caporali, due tamburi, 30 primi e 60 secondi pionieri o pontonieri. Alla stessa data veniva sciolta la brigata degli ingegneri di campagna (un'ereditĂ dall'esercito siciliano che avrebbe giĂ  dovuto essere stata disciolta) ed in sua vece organizzata una brigata di zappatori minatori composta da uno stato maggiore, uno minore e due compagnie di zappatmi ed una di minatori forti in tutto di 331 uomini. Lo stato maggiore doveva essere formato da un tenente colonnello, un tenente in p1imo aiutante maggiore ed uno in secondo quartier mastro, un cappellano ed un secondo chirurgo; lo stato minore, poi, era costituito da un caporale dei tamburi ed un armiere. Ognuna delle compagnie doveva essere composta da un capitano in primo, un tenente in primo ed uno in secondo, un primo ed un secondo aiutante, un sergente maggiore e quattro sergenti, un caporal foriere e quattro caporali, due tamburi, 30 primi e 60 secondi zappatori o minatori. Questa brigata era addetta al genio, e quindi i suoi ufficiali erano ufficiali del genio. Il 7 ottobre 1816 venne emesso un nuovo decreto sull'organizzazione del corpo reale del genio. Esso veniva distribuito in una direzione generale affidata ad un ufficiale generale, due ispezioni generali affidate a due marescialli di campo, cinque direzioni, tredici sottodirezioni, venti circondari ed il comando della Brigata zappatori minatori. Il 20 luglio 1819 le due brigate di pionieri e pontonieri e di zappatori minatori vennero riunite in un sol corpo, chiamato corpo dei pionieri che doveva essere sottoposto al comando superiore di un ispettore. Detto corpo doveva essere composto da uno stato maggiore, uno stato minore, quattro compagnie di pionieri, due compagnie di zappatori, una compagnia di minatmi, una compagnia di pontonieri, due compagnie di zappatori veterani. Lo stato maggiore era formato da un tenente colonnello comandante, un maggiore comandante in secondo, un aiutante maggiore ed un quartier mastro, un cappellano ed un secondo chirurgo. Lo stato minore era composto da un foriere maggiore, un caporale dei tamburi ed un armiere. Ciascuna delle otto compagnie attive era formata da un capitano, un tenente, un sottotenente, un aiutante sottufficiale, un sergente maggiore e quattro sergenti, un caporal foriere ed otto caporali, un tamburo, sedici primi e 32 secondi pionieri, zappatori, minatori o pontonieri e 32 allievi. Dei capitani quattro erano di 1a classe e gli altri di 2a classe. Tutte le compagnie dovevano ricevere un'istruzione nell'esercizio e nelle manovre di fanteria, cosĂŹ come nei lavori di trincea, di costruzione delle strade e dei collegamenti. Le compagnie degli zappatori inoltre dovevano ricevere un'istruzione particolare nei lavori di piazza e di assedio. Ogni compagnia di zappatori veterani doveva essere composta da un capitano, un tenente, un sergente maggiore e dodici sergenti, un caporale foriere e dodici caporali, 36 primi e 72 secondi zappatmi. Gli uomini di queste compagnie avrebbero dovuto provenire dai ranghi del corpo tra quegli individui non piĂš idonei al servizio attivo. Il 21 ottobre 1822 veniva emanato un regolamento provvisorio per il servizio del corpo reale del genio. Al 9 gennaio 1823 la brigata zappatori minatori risultava costituita da 179 uomini, su un totale previsto di 192 (31).

(1) A.S .Na Prot.Cons. Guerra Vol. 727.

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Il 19 maggio 1824 veniva decretata la riorganizzazione del corpo degli zappatori in un reggimento della stessa specialitĂ composto di uno stato maggiore, uno stato minore e due battaglioni ognuno dei quali su sei compagnie attive e da due compagnie di deposito. Lo stato maggiore era costituito da un tenente colonnello, un maggiore, un capitano aiutante maggiore, un tenente quartier mastro, due ufficiali di dettaglio, un cappellano, un chirurgo maggiore ed un secondo chirurgo. Lo stato minore aveva un foriere maggiore, un tamburo maggiore, un sergente profosso, un caporale dei tamburi ed un armiere. Ognuna delle dodici compagnie attive era composta da un capitano, un primo ed un secondo tenente ed un alfiere, due aiutanti, un primo e quattro altri sergenti, un caporale foriere, otto caporali, due tamburi, 24 zappatori di prima classe, 30 di seconda e 46 di terza. Ognuna delle compagnie di deposito aveva lo stesso numero di ufficiali e di altre cariche con un numero variabile di zappatori. Il corpo doveva dipendere dal direttore generale del real corpo del genio, che ne diveniva anche l'ispettore. Il 21 settembre 1824 con gli uomini esistenti al deposito degli zappatori venne provvisoriamente stabilita la formazione di un solo battaglione di sei compagnie attive in luogo del reggimento completo di zappatori. Il comando del battaglione veniva affidato al tenente colonnello Raffaele Hueber. Il battaglione doveva avere lo stato maggiore e quello minore prescritti per il reggimento, ad eccezione del tamburo maggiore che sarebbe stato creato solo alla formazione completa del reggimento. Il 17 dicembre 1826 veniva emanato il nuovo regolamento sul servizio del corpo reale del genio. In base ad esso il suddetto corpo rimaneva distribuito in una direzione generale, due ispezioni, quattro direzioni, nove sottodirezioni e ventuno circondari. La direzione avrebbe continuato ad essere comandata da un direttore generale del corpo del genio, ufficiale generale, al quale era assegnato un capitano come aiutante di campo; gli ispettori sarebbero stati due brigadieri o marescialli di campo, uno per le province al di qua e l'altro per quelle al di lĂ  del Faro. Le quattro direzioni dovevano essere comandate da colonnelli, denominati direttori delle fortificazioni; analogamente le nove sottodirezioni sarebbero state comandate da ufficiali superiori, tenenti colonnelli o maggiori, col titolo di sottodirettori delle fortificazioni. A comandare i circondari venivano destinati capitani o capitani tenenti. Altri venti ufficiali subalterni venivano destinati alle direzioni maggiori. Al corpo del genio venivano anche aggregati otto alunni col grado di alfieri di fanteria, provenienti dal real collegio militare. Questi avrebbero dovuto essere istruiti nel mestiere nelle scuole di applicazione dell'artiglieria e del genio onde essere promossi in seguito ai posti vacanti di tenenti del genio. Al corpo del genio erano inoltre aggiunti dodici guardie di prima classe ed altrettante di seconda e di terza classe, alcuni addette al la direzione generale ed agli ispettori e le altre adibite a diverse incombenze. 7 Corpi di casa reale 7 .1 Compagnia delle Reali Guardie del corpo

La tradizione di affidare la custodia personale del sovrano ad un corpo di elite formato dai rappresentanti delle famiglie nobili maggiormente legate alla casa regnante è presente in tutti gli stati e gli eserciti europei da diversi secoli. In particolare durante il regno di Luigi XIV in Francia vennero costituite diverse compagnie di gentiluomini

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Guardie del corpo, che erano distinte l'una dall'altra mediante una bandoliera a scacchi d'argento e di seta di colori diversi a seconda della compagnia. Nel 1701 all'avvento sul trono di Spagna di Filippo V, nipote del re Sole, vennero estese alla nuova corte borbonica molte delle tradizioni di quella francese, tra cui la creazione di quattro compagnie di Guardie del corpo, rappresentanti le nazionalità allora soggette alla corona spagnola, fra di esse vi era una compagnia di Guardie italiane con bandoliera a scacchi argento e verdi. Quando nel 1734 l'infante Carlo conquistò, strappandolo agli austriaci, il regno di Napoli lo seguiva una parte della compagnia italiana, che divenne ben presto la base per la nuovn compagnia delle Guardie del corpo del regno di Napoli. Da allora accanto ai sovrani Borboni sul trono delle due Sicilie rimase in vita una compagnia di Guardie del corpo, con ranghi più o meno ampi a seconda delle vicende storiche, comandata da un tenente generale, che per antica tradizione prendeva il nome di capitano delle Guardie, ed era contraddistinta dall'uso della sopracitata bandoliera; i componenti della compagnia dovevano essere caratterizzati dall'appartenenza a famiglie nobili del Regno con quattro quarti di nobiltà. Il 1° agosto 1815 venne nuovamente stabilita con sudditi provenienti dalla Sicilia e dai ranghi del disciolto esercito murattiano la creazione di una compagnia di Guardie del corpo che doveva venire composta da un capitano, un tenente, un secondo tenente, due primi esenti, quattro esenti proprietari, quattro esenti sopranumerari, quattro brigadieri, otto sottobrigadieri, un portastendardo, due trombettieri, 120 guardie. Delle guardie, che erano tutte insignite di un grado di ufficiale nei ranghi dei corpi della Guardia o della linea, una metà dovevano prestare servizio montato e l'altra metà a piedi ed a tutti era richiesta una provata abilità nel cavalcare. Alla compagnia erano anche addetti alcuni garzoni (palafrenieri) che avevano il compito del governo dei cavalli. Tutti gli appartenenti alla compagnia, sia di provenienza siciliana che napoletana, dovevano possedere i requisti di nobiltà che erano sempre stati richiesti nel passato. L'avanzamento nel grado doveva avvenire partendo da quello di guardia semplice, e potevano giungere a quello di capitano solo i rampolli di famiglie illustri. Per le Guardie del corpo era anche prevista la possibilità di avanzare nei gradi dei corpi della Guardia Reale e della linea. La compagnia venne effettivamente organizzata solo più avanti e .le cronache dell'epoca riportano che solo il 30 maggio 1816 la compagnia montò la guardia per la prima volta (32). Uno stato della forza dei reparti dell'esercito al 15 di agosto 1817 riporta che la compagnia delle guardie del corpo era costituita da 32 ufficiali e 71 guardie (33). Il 5 marzo 1819 venne modificato i I decreto organico di costituzione della compagnia, così come era stato stabilito nel 1815. In base ad esso le Guardie venivano suddivise in due classi: 24 Guardie di 1a classe e 48 Guardie di 2a classe. In questa occasione venne anche modificata la tariffa degli averi, cioè le spettanze economiche di ogni individuo della compagnia. Dopo i fatti del 1821 la compagnia ricevette una nuova formazione o, meglio, vennero confenpati nel loro incarico gli ufficiali e molte delle guardie vennero promosse, ad altre fu concesso di continuare a servire nella compagnia ed alcune, il cui comportamento aveva destato dei sospetti per la loro lealtà al trono, vennero allontanate dal servizio. Per tutto il periodo in esame non vi furono altre variazioni di rilievo negli organici della compagnia. (32) Dal Pozzo «Cronaca Civile e Militare delle Due Sicilie sotto la Dinastia Borbonica dall' anno 1734 ìn poi» (33) A.S.Na A.R.C.R. Fs.1100.

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7.2 Compagnia degli alabardieri Fino dal tempo dei vicerè spagnoli era esistita a.Napoli, come a Palermo, una compagnia di alabardier~ ~on funzioni di ~uardia al l?alazzo rea~e e ~i scorta ~l rappresentante del re. La tradizione venne contmuata con 1 re della dmastia borbomca ed anche durante il decennio francese. Nel 1736 il nuovo re Carlo aveva disposto una nuova orcranizzazione della Real compagnia degli alabardieri, licenziando i vecchi soldati sviz~eri e tedeschi e formandola solo di fidati soldati regnicoli. In base a questa organizzazione la compagnia era formata da 117 persone, ivi compresi gli ufficiali superiori ed i tamburi. Nel 1784 furono ridotti i compiti della compagnia ed il suo organico fu di conseguenza diminuito a 51 uomini; dopo la prima invasione del regno da parte dei francesi nel 1802, nel corso della generale ristrutturazione dell'esercito, fu stabilito un organico di 63 uomini, che rimase in teoria valido fino all 'occupazione del regno da parte delle truppe bonapartiste nel 1806. La compagnia degli alabardieri di Sicilia, anch'essa derivata da quella del tempo dei Vicerè in Palermo, rimase in vita, inglobando anche elementi napoletani, durante il periodo in cui i Borboni dovettero riparare nell'isola mentre i francesi occupavano con Giuseppe Napoleone, prima, e Murat, poi, la parte continentale del regno. Dopo il ritorno di Ferdinando sul trono di Napoli venne mantenuto in vita il corpo impiegando alcuni degli alabardieri murattiani e parte di quelli venuti da Palermo. La reale compagnia degli alabardieri di Napoli ricevette la sua formazione il 4 agosto 1815. In base al decreto istitutivo essa doveva essere composta da un capitano, un tenente, un sottotenente, un chirurgo, un cappellano, un sergente maggiore, quattro sergenti, un foriere, otto caporali e 100 alabardieri. Il compito degli alabardieri era quello di fornire le sentinelle agli appartamenti reali, con squadre che si alternavano in turni composte di quindici alabardieri comandati da un sergente ed un caporale, e quello di fungere da ordinanze per le reali segreterie (cioè i ministeri) e per i capi della corte. La analoga compagnia esisteva a Palenno, ma come già nel secolo precedente non figurava negli organici dell'esercito ed era pagata sui fondi del regno di Sicilia. Nell'agosto del 1815 vennero trasferiti nella compagnia di Napoli gli alabardieri di nazionalità napoletana (cioè nativi delle province continentali) che ancora prestavano servizio a Palermo. Nel luglio 1815 venne nominato capitano della compagnia di Napoli il principe di Torchiarolo, che ricopri va il grado di colonnello ed era, anche, esente nelle Guardie del corpo. Egli richiese subito, ed ottenne il 30 agosto dello stesso anno, la graduazione di maresciallo di campo che si soleva dare nel secolo precedente ai capitani della compagnia in considerazione del servizio particolare, a contatto del sovrano, che doveva prestare. Il capitano della analoga compagnia murattiana, don Giuseppe de Franchis, mantenendo la graduazione di capitano venne ammesso a far parte della nuova solo con il grado di sottotenente (nella compagnia). Come tenente venne scelto don Giuseppe Colonna, che ricopriva il grado di tenente colonnello dell'esercito ed era anch'egli esente delle Guardie del corpo (34). La organizzazione effettiva della compagnia richiese i suoi tempi; i candidati dovevano essere esaminati uno per uno (scartando in genere quelli provenienti dalle fila dell'esercito murattiano); al termine del mese di settembre 1815 erano in servizio circa 50 individui (35). Alla stessa data la compagnia di Sicilia era composta dal suo capitano, da

(34) A.S.Na Reg.Segr.Ant. 18. (35) A.S .Na Segr.Ant. Fs. 892

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un tenente, un provosto graduato capitano, un chirurgo, un cappellano e 51 alabardieri divisi in tre squadre di sedici uomini, comandati da un capo squadra (36). Uno stato della forza dei reparti dell'esercito aJ 15 di agosto 1817 mostra che la compagnia degli alabardieri di Napoli era costituita da cinque ufficiali e 116 alabardieri (37). Il 26 agosto 1819 un ordine reale conferiva ai comuni della compagnia alabardieri il grado di sergente dell'esercito, ma senza l'uso del relativo distintivo. L'ordine aveva però valore solo per il futuro e quindi coloro che già si trovavano insigniti del grado di sergente ne continuarono a portare il distintivo. Insieme agli altri corpi della casa reale le compagnie degli alahardieri di Napoli e quella di Sicilia vennero confermate nel loro servizio, dopo i moti del 1821, ed in particolare gli ufficiali delle due compagnie, che evidentemente non si erano compromessi con i costituzionalisti. Nel dicembre 1825 la compagnia alabardieri di Napoli era costituita da 141 individui, tra cui un primo sergente, quattro sergenti, un furiere, cinque caporali, due tamburi e due pifferi. La compagnia di Palermo contava invece solo 39 individui, oltre tre caporali al seguito (38). L'organico della compagnia non subì grosse variazioni per tutto il periodo trattato.

7.3 Compagnia di polizia del real palazzo Il 4 agosto 1815 venne stabilito di formare una compagnia di guardie di polizia del real palazzo con il compito di sorvegianza delle corti e dei corridoi del palazzo reale a Napoli e dei siti reali (come venivano chiamate le altre residenze della famiglia reale); la compagnia era composta da un tenente, un primo sergente (dopo alcune settimane la piazza divenne di aiutante col grado di secondo tenente e alla compagnia venne aggiunto un capitano come comandante), sei sergenti, due dei quali avevano la funzione di guardaporte, sei caporali e 50 guardie. Gli individui con i quali la compagnia doveva essere formata v,ennero scelti tra i veterani più meritevoli dell'esercito in possesso di qualifiche di particolare buona condotta. Nell'ottobre 1815 per armare la compagnia fu ordinato alla sala d'armi di consegnare al suo capitano 64 moschettoni da gendarmeria con le rispettive baionette e 64 sciabole da fanteria. Uno stato della forza dei reparti dell'esercito al 15 di agosto 1817 ci informa che la compagnia di polizia del real palazzo era costituita da quattro ufficiali e 62 soldati (39). A novembre del 1821 il capitano della compagnia venne confermato nel suo incarico, cosi come la compagnia intera veniva confermata nel suo servizio senza variazioni al suo ordinamento, segno evidente che i suoi componenti non si erano compromessi con il regime costituzionalista. Al 1° gennaio 1823 la compagnia risultava essere a pieno organico e formata da 115 uomini (40). La compagnia venne abolita nel dicembre 1830 insieme al corpo dei pionieri e cacciatori reali. I soldati passarono al reggimento reali veterani e gli ufficiali andarono in pensione o passarono anch'essi al reggimento veterani a secondo della loro anzianità di servizio.

(36) A.S.Na Segr. Ant. Fase. 892. (37) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1100. (38) A.S.Na Min.Guerra Fs. 2630. (39) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1100. (40) A.S.Na Prot.Cons. Guerra VoJ. 727.

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8 Gendarmeria reale e fucilieri reali.

Una delle istituzioni militari introdotte dal doµrinio francese nel regno di Napoli che venne mantenuta in vita, praticamente senza variazioni, fu la gendarmeria, cosa del resto che avvenne in tutti gli stati italiani ed in molti altri stati europei che avevano conosciuto la dominazione francese. L'istituto della gendarmeria venne anzi esteso in breve anche al regno di Sicilia. La gendarmeria era considerata un corpo militare, con unità a piedi e altre a cavallo, addetto a compiti di ordine pubblico e di forza armata della giustizia e con una suddivisione in piccole brigate sull'intero territorio del regno, ma rimase sempre anche un corpo combattente. Come gli odierni Carabinieri (discendenti anch'essi da un corpo analogo) per il servizio di ordine pubblico dipendevano dal ministero dell'interno e dalle autorità civili, ma per il servizio, l'organizzazione, l'addestramento ed altro dipendevano dai comandi militari. Con il decreto del 13 settembre 1816, seguito da quello applicativo del 10 novembre dello stesso anno, la gendarmeria subì una ristrutturazione. La gendarmeria a cavallo veniva ad assumere il titolo di corpo della gendarmeria reale a cavallo, che veniva ad essere considerato il primo corpo della cavalleria dopo quello della Guardia Reale, mentre le unità a piedi venivano invece ad assumere il titolo di corpo de' fucilieri reali. Anche per questo corpo si stabiliva che dovesse essere il primo della fanteria dopo quelli della Guardia Reale. Per entrambi questi corpi si confermava la subordinazione alle ordinanze in vigore per tutto l'esercito, pur conservando una amministrazione separata, dovendo dipendere da una apposita ispezione affidata ad un maresciallo di campo (Filippo Cancellier), che aveva ai suoi ordini un colonnello capo dello stato maggiore del corpo ed un aiutante di campo da estrarsi dagli ufficiali del corpo a cavallo. Per far parte della gendarmeria, come già notato nel capitolo dedicato alla leva, erano necessari requisiti più stringenti di quelli ammessi per l'arruolamento nei corpi di linea. Si richiedeva in genere una certa prestanza fisica (statura oltre i 5 piedi), garanzie di moralità e di fedeltà (da attestarsi attraverso appositi certificati delle autorità di polizia), un livello minimo di istruzione (sapere almeno leggere e scrivere). L'appartenenza alla gendarmeria era considerato un elemento di distinzione e di premjo, che poteva venire concesso anche a veterani particolarmente qualificati (ad esempio dopo il 1821 quando venne avvertita l'esigenza di disporre in questo corpo di forza pubblica di elementi fidati). Come vedremo una continua particolare attenzione fu dedicata alla organizzazione della gendarmeria, tanto che i provvedimenti strutturali e riorganizzativi si susseguirono con cadenze molto vicine. Nel. seguito citeremo i principali, ma potrebbe essere istruttivo elencare la serie di questi regolamenti o istruzioni o statuti succedutisi: a) Decreto 13/9/1816 b) Organizzazione 15/12/1819 c) Ordinanza 19/10/1821 d) Statuto 19/11/1822 e) Maneggio d'arme .. per l'istruzione della gendarmeria a piedi Marzo 1824 f) Reale Ordinanza della gendarmeria reale 30/8/1827 g) Istruzioni per il servizio e funzioni 26/12/1827 h) Manuale di gendarmeria 1829 La gendarmeria reale a cavallo doveva venire composta da quattro ufficiali di stato maggiore e da sette squadroni per un organico totale di settecentosei uomini. I sette squadroni dovevano essere ripartiti sul territorio nella maniera seguente: Il primo squadrone era addetto alla provincia di Napoli ed il comando doveva avere 73


sede nella capitale. Il secondo squadrone doveva guarnire le province di Terra di Lavoro e del Molise con base a Capua. Il terzo era invece destinato alle province di Principato Citra e di Basilicata con comando a Salerno. Il quarto squadrone era addetto alle province di Principato Ultra e di Capitanata ed il comando era stato stabilito ad Avellino. Il quinto era destinato alle tre province dell1Abruzzo con base a Chieti. Il sesto doveva custodire le tre province della Calabria con comando a Cosenza mentre il settimo squadrone, infine, era destinato alle province di Bari e di Otranto con comando in Lecce. Lo stato maggiore del corpo doveva venire formato da un colonnello con l 1incarico di ispettore, un tenente colonnello e di due aggiunti con il grado di tenenti. Ogni squadrone era comandato da un capitano, un tenente ed un sottotenente, ma il quinto ed il sesto squadrone avevano un altro tenente in più degli altri. Ogni squadrone aveva una pianta organica di un sergente maggiore, cinque sergenti, undici caporali ed 80 gendarmi. Ogni squadrone veniva poi suddiviso in sedici brigate, composte ognuna da un sottufficiale e da cinque gendarmi. Il sergente maggiore però non doveva avere una brigata, in quanto era incaricato della amministrazione e della tenuta dei registri ed era smontato. Essendo più di una le province a cui erano addetti i singoli squadroni i tenenti dovevano risiedere nel capoluogo di provincia ove non si era stabilito il capitano; con questo dovevano risiedere il sottotenente ed il sergente maggiore. Il corpo dei fucilieri reali aveva quattro ufficiali di stato maggiore, analogamente a quanto previsto per la gendarmeria a cavallo, e si componeva di quindici compagnie per una forza organica totale di 3205 uomini. Ognuna delle suddette compagnie veniva assegnata ad una provincia del regno, di cui assumeva la denominazione. La forza di ogni compagnia era proporzionata alla popolazione della provincia a cui era addetta; in base a ciò le compagnie si suddividevano in tre classi secondo il prospetto seguente:

classe

cap.

ten.

s.ten.

serg.magg.

serg.

cap.le

carab.

fuc.

1 1 1

2 2

3 2 2

1 1 1

6 5 4

14 10 6

100 75 50

200 150 100

1

Le province di Terra di Lavoro, Principato Citra e Basilicata avevano compagnie di

1a classe; quelle di Napoli, Principato Ultra e 2° Abbruzzo Ultra di 2a classe e quelle di Molise, Abbruzzo Citra, 1° Abbruzzo Ultra, Capitanata, Bari, Otranto, Calabria Ci tra, 1a e 2a Calabria Ultra di 3a classe. Ogni compagnia doveva essere divisa in brigate e queste a loro volta in squadriglie. La brigata era composta da un sottufficiale, cinque carabinieri e dieci fucilieri; la squadriglia da un carabiniere e due fucilieri. I carabinieri erano assimilati ai fucilieri come grado, ma in assenza di sottufficiali assumevano il comando del distaccamento. Come già detto a proposito della gendarmeria a cavallo il sergente maggiore non aveva brigata, essendo addetto a compiti di natura amministrativa. Una parte di queste brigate era addetta al ser:vizio dei tribunali, un'altra porzione doveva svolgere i compiti di polizia ed una terza parte aveva compiti di riserva per interventi di ordine pubblico (i briganti infestavano ancora numerosi le contrade del regno) e di repressione dei delitti contro la finanza pubblica. Ai gendarmi a cavallo veniva affidato in modo particolare il compito di garantire la sicurezza delle strade, e quando ne avessero avuto bisogno potevano richiedere l'assistenza anche dei fucilieri reali. Per ogni squadrone e compagnia della gendarmeria e dei fucilie1i reali vi doveva essere un consiglio di amministrazione composto dal capitano, dal sottotenente a ciò addetto e dal sergente maggiore. 74


Insieme agli altri corpi dell'esercito, dopo la bufera del 1820, anche la gendarmeria venne sottoposta ad opera di riorganizzazione. I provvedimenti relativi vennero raccolti nella Ordinanza di Sua Maestà per la gendarmeria .reale e pè gendarmi ausiliari emanata il 19 ottobre 1821. Mediante questa ordinanza fu stabilito che il corpo della gendarmeria reale dovesse essere composto di uno stato maggiore, quattro legioni divise in 22 compagnie, addette ognuna ad una provincia o valle del regno, e da dieci compagnie di gendarmi ausiliari, estendendosi ora il servizio della gendarmeria anche alla Sicilia. Nella stessa occasione si abolì il titolo difucilieri reali si no allora assegnato alla fanteri a chiamando col solo termine di gendarmi sia gli uomini delle compagnie di fan teria che di quelle montate. Lo stato maggiore doveva venire composto da un ispettore generale, col grado di tenente generale o maresciallo di campo che era il comandante dell'arma, un colonnello in qualità di capo dello stato maggiore, un aiutante di campo, col grado di tenente, addetto all'ispettore generale. La prima legione, che era addetta tra l'altro al servizio della capitale, doveva essere formata da un comandante, col grado di colonnello o tenente colonne1lo, un maggiore, un tenente con funzioni di quartiermastro, due aiutanti sottufficiali, cinque capitani, sette tenenti, dieci sottotenenti, cinque sergenti maggiori a piedi, 61 sergenti a piedi e tredici a cavallo, cinque caporali forieri a piedi, 122 caporali a piedi e 27 a cavallo, 732 gendarmi a piedi e 200 a cavallo. Le altre legioni avevano più o meno la stessa composizione organica con qualche lieve differenza: la seconda legione aveva lo stesso numero di ufficiali, ma solo 51 sergenti e 105 caporali e 624 gendarmi a piedi; la terza legione aveva nove tenenti anzichè sette, 63 sergenti, 126 caporali e 756 gendarmi a piedi; nella quarta era invece variato il numero dei tenenti e cioè nove, i sottotenenti erano quattordici, e vi erano sette sergenti maggiori, 51 sergenti, sette caporali forieri, 103 caporali e 616 gendarmi a piedi, mentre quelli a cavallo erano nello stesso numero delle altre legioni. Ogni compagnia era composta di brigate a cavallo e di brigate a piedi; ognuna delle brigate a cavallo era composta di sei persone e di cinque quelle a piedi, per un totale di 682 brigate a piedi e 160 a cavallo. Di queste 528 a piedi e 120 a cavallo dovevano essere stazionate sul continente e le rimanenti in Sicilia. Un terzo delle brigate era comandato da sergenti e le altre dai caporali. Una compagnia di gendarmeria veniva formata con le brigate, a piedi e a cavallo, di una provincia; era comandata da un capitano e doveva avere un numero di ufficiali pari al numero di distretti di quella provincia; le altre cariche dovevano essere costituite da un sergente maggiore e un caporal foriere, e vi dovevano ancora essere due trombetti inclusi nel numero dei gendarmi. Le dieci compagnie di gendarmi veterani, che erano state istituite con un appositodecreto nell'agosto 1821, presero la denominazione di gendarmi ausiliari, e vennero portate alla forza organica di 200 uomini l'una, con funzioni di forza ausiliaria alla gendarmeria reale. Tali disposizioni vennero in parte ribadite e in parte modificate nello Statuto per la gendarmeria reale e pe' gendarmi ausiliarj emanato il 19 novembre 1822. Al 9 gennaio 1823 erano presenti nel corpo della gendarmeria 5190 uomini, tra gendarmi e gendarmi ausiliari, rispetto ad un organico teorico di 6674 (41).

(41) A.S.Na Prot. Cons. Guerra Voi. 727.

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Infine con un decreto del 30 agosto 1827 fu emessa una nuova ordinanza reale che, ancora una volta, portava modifiche ed aggiustamenti all'organizzazione della gendarmeria reale, come specificato anche nelle istruzioni del dicembre dello stesso anno. Per completare gli organici della nuova gendarmeria si prevedeva, solo in questa occasione, di potere scegliere gli ufficiali da altri corpi dell'esercito; per il seguito invece essi avrebbero dovuto essere scelti solo nell'ambito dei ruoli degli ufficiali della stessa gendarmeria. Con questa nuova ordinanza venne anche abolita la gendarmeria ausiliaria. Come nel passato il corpo della gendarmeria reale doveva essere composta da fanteria e cavalleria; la prima suddivisa in otto battaglioni e la seconda in otto squadroni. Oltre a questi per servizio nella capitale, ed in particolare per scorta a personaggi reali o di rango, vi stabilivano due compagnie scelte di gendarmi a piedi e mezzo squadrone di gendarmi scelti a cava1lo, i cui componenti erano da considerarsi come i granatieri dei corpi dell'esercito. Ogni battaglione di fanteria doveva essere diviso in quattro compagnie, ogni compagnia a sua volta in due plotoni di due sezioni ciascuno. Ogni sezione era composta da quattro brigate di undici uomini ciascuna ad esclusione delle cariche. Ogni squadrone di cavalleria era suddiviso in due plotoni, essendo ciascun plotone composto di quattro brigate di dieci uomini ciascuna oltre le corrispondenti cariche. Tutta l'arma della gendarmeria doveva venire comandata da un ufficiale generale ispettore, il quale doveva avere ai suoi ordini un comandante in seconda, con il compito di coadiuvarlo nei suoi incarichi ed in particolare nelle ispezioni e nel le riviste alle unità distaccate e sostituirlo in caso di assenza. Alle dipendenze dell'ispettore doveva anche esservi un colonnello per il disbrigo degli affari correnti, un aiutante di campo e due altri aiutanti provenienti dalle fila dell'arma. Ogni battaglione doveva venire comandato da un tenente colonnello o da un maggiore, dovendo il numero complessivo degli ufficiali superiori essere in proporzione di due tenenti colonnelli ogni sei maggiori. Ogni compagnia doveva essere composta da un capitano, da un primo e da un secondo tenente, da un alfiere, da un primo e da quattro secondi sergenti, da un caporal foriere e da sedici caporali e da 176 gendarmi, di cui quattro erano cornette. Ogni squadrone montato era composto da un capitan tenente, da un primo ed un secondo tenente, da un alfiere, da un secondo sergente graduato di primo, da tre secondi sergenti, da otto caporali ed 80 gendarmi, fra i quali vi dovevano essere due trombette ed un maniscalco. Tra i caporali vi erano due classi (la e 2a) la qual distinzione si rifletteva solo sulle paghe. Alla gendarmeria venivano anche assegnati un cappellano ed un secondo chirurgo (smontati) con residenza a Napoli. Per il servizio nelle province si doveva far ricorso ai cappellani e agli ufficiali di salute che vi si potevano trovare. Gli squadroni erano uniti ai battaglioni della stessa provincia e dipendevano dal comandante del battaglione. Alla Sicilia era destinata solo la gendarmeria a piedi, giacchè vi prestavano un servizio analogo a quello dell'arma a cavallo le compagnie d'armi, quindi lo squadrone montato in piÚ veniva destinato alle province di Terra di Lavoro e Molise. Le due compagnie ed il mezzo squadrone scelti dipendevano dal comandante del battaglione di Napoli. Le residenze dei vari comandi venivano stabilite in Napoli per l'ispettore ed il comandante in secondo oltre al comandante del battaglione di Napoli e per gli altri sette battaglioni nelle città di Palermo, Caserta, Salerno, Avellino, Sulmona, Cosenza e Bari. Si ribadivano i requi siti che venivano pretesi a quanti aspirassero a far parte della

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gendarmeria, e cioè statura minima di 5 piedi e 3 pollici e 5 piedi e 4 pollici, rispettivamente per fanteria e cavalleria, sana e robusta costituzione come si direbbe al giorno d'oggi, età compresa tra 20 e 35 anni (diciotto per le reclute), sapere leggere e scrivere, essere celibi o vedovi senza figli, di buona condotta politica e morale e, soprattutto, non essere stati licenziati dall'esercito nel 1821 o nel 1822. Questa organizzazione rimase in vigore per tutta la durata del regno di Francesco I.

9 Veterani e invalidi Era prassi costante di quasi tutti gli eserciti di creare istituzioni per potere accudire a quanti servendo il loro paese o erano troppo avanzati nelJ 'età o avevano subito menomazioni fisiche che non li rendevano più atti al servizio e che non avevano una famiglia o parenti che si potessero prendere cura di loro. A tal fine si crearono case per invalidi e corpi di veterani. Alle case degli invalidi (una nel regno di Sicilia per i militari dell'esercito borbonico ed una nel continente per quelli dell'esercito napoletano di Murat) erano destinati coloro che non potevano essere di alcuna utilità, mentre nel corpo dei veterani erano ammessi soldati, sottufficiali e ufficiali che, ancorchè anziani e non più impiegabili in marce e campagne, potevano ancora essere di utilità in un servizio meno stringente e meno affaticante, quale la guardia di torri e posti di retroguardia e potevano essere impiegati all'occorrenza per inquadrare e addestrare coscritti (oltre al reggimento dei veterani esistettero anche compagnie di artiglieri veterani, inquadrati nel corpo dell'artiglieria e fucilieri reali veterani, cioè gendarmi a piedi addetti a quel corpo). Dopo un periodo di campagne e di guerre, come era stato il decennio napoleonico, molti furono coloro che anelavano al desiderato riposo di un servizio meno attivo. Il 21 marzo 1816 venne finalmente emanato un decreto che metteva ordine nella situazione. Infatti, in precedenza, nei due diversi eserciti esistevano istituzioni diverse. Nell'esercito di Napoli (murattiano) esisteva un reggimento di veterani con sede a Napoli e in quello di Sicilia (borbonico) esisteva analogamente un reggimento guarnigione, composto dai veterani dell'esercito, che aveva sede principale a Palermo, ma era dislocato anche in altre piazze del regno. Inoltre molti degli appartenenti al reggimento guarnigione erano veterani originari delle province continentali del regno, che avevano seguito il loro re in Sicilia quando Napoli venne occupata dai francesi . Con il decreto in oggetto i due corpi dovevano venire riuniti in un unico reggimento da denominarsi reggimento di veterani. Il suddetto reggimento doveva venire composto da uno stato maggiore reggimentale (suddiviso in grande e piccolo) e da tre battaglioni. Il grande stato maggiore era composto dal colonnello, un tenente colonnello, tre maggiori, tre capitani aiutanti maggiori, un tenente quartiermastro, tre cappellani, un chirurgo maggiore, due chirurghi aiutanti maggiori, due chirurghi sotto aiutanti maggiori. Il piccolo stato maggiore (o stato minore) era composto da sei aiutanti sottufficiali, un tambur maggiore, un caporal tamburo, un sarto, un maestro stivalettaio, un armiere e un calzolaio. Ogni battaglione doveva venire composto da sei compagnie, di cui una di artiglieria (assorbendo quindi gli artiglie1i veterani) e di individui provenienti dai corpi facoltativi e cinque di soldati provenienti dai corpi di fanteria e di cavalleria. Ognuna di queste compagnie doveva essere formata da un capitano, un tenente ed un sottotenente, un sergente maggiore e quattro sergenti, un caporal f01iere, otto caporali, tre tamburini e 122 comuni. Il reggimento doveva prestare servizio di guarnigione; dei tre battaglioni due dovevano risiedere nella parte continentale del regno ed uno in Sicilia.

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7 Una volta formato il reggimento veterani con i due corpi esistenti si indicavano i criteri per l'ammissione nel seguito al detto reggimento. L'entrata nel corpo era riservata a chi con diciotto anni di servizio nell'esercito e possibilmente con meriti per comportamento e servizio, non avendo i requisiti per essere inclusi negli invalidi. Il corpo era soggetto a tutti i regolamenti in vigore per l'esercito relativamente alla amministrazione, alla contabilità e alla disciplina. Il 28 febbraio 1823 venne emesso un decreto che regolava l'istituzione delle due case degli invalidi di Napoli e di Sicilia. Infatti nel corso della riorganizzazione di tutte le istituzioni militari si provvide anche alla sistemazione deJle due case di invalidi esistenti nei due regni, ognuna delle quali aveva fino al momento regolamenti diversi giacchè si formarono in tempi diversi. Con questo regolamento l'istituzione di Napoli si chiamava prima real casa degli invalidi e quella di Monreale la seconda. Non furono fissati degli organici precisi per quanto riguarda il numero degli ospiti delle due case, perchè ciò sarebbe dipeso dalle circostanze. Per essere ammessi in una delle due case bisognava avere compiuto il 60° anno d'età, avere prestato quarant'anni di servizio irreprensibile nell'esercito ed essere celibi o vedovi senza figli. I primi due requisiti potevano essere dispensati per soldati che avessero ricevuto ferite, fratture, mutilazioni o fossero rimasti ciechi per cause di servizio. Alla prima real casa, che era organizzata sulla base di quattro compagnie, erano addetti un comandante col grado almeno di colonnello, un tenente colonnello, un maggiore, un tenente o sottotenente quartier mastro, un capitano o tenente conservatore, due cappellani, un chirurgo maggiore ed un secondo chirurgo, due forieri maggiori, quattro capitani, quattro tenenti,quattro aiutanti sottufficiali, dodici tra sergenti e caporali, quattro tamburi. AJla seconda real casa, quella stabilita in Monreale, della forza di due compagnie, erano attribuiti due ufficiali superiori uno dei quali doveva fungere da comandante, un quartiermastro, un conservatore, un cappellano, un secondo chirurgo, un foriere maggiore, due capitani, due tenenti, due aiutanti sottufficiali, sei tra sergenti e caporali e due tamburi. Data la natura particolare degli istituti agli ospiti non veniva richiesto se non la guardia al proprio quartiere con le alabarde, di provvedere ai servizi minori interni e all'assistenza ai propri compagni ciechi, storpi o mutilati.

10 Milizie e volontari Nel 1815, al ritorno di Ferdinando a Napoli, accanto agli eserciti regolari esistevano, nei due regni di Napoli e di Sicilia, delle milizie, delle unità, cioè, reclutate ed impiegate localmente, secondo apposite norme che tenevano conto della qualità delle persone e degli speciali servizi da prestare. In Sicilia c'erano i volontari siciliani cui si è accennato nel precedente volume, nelle regioni continentali, invece, la situazione era molto più articolata. C'erano in primo luogo le legioni provinciali, una per provincia, con un numero variabile di battaglioni e di compagnie, chiamate in servizio in caso di necessità e che costituivano, in primo luogo, la riserva cui attingere per la formazione delle rispettive compagnie scelte, una per ciascu n distretto delle varie provincie, forti complessivamente di quasi 4.500 uomini, in servizio permanente ed incaricate in maniera prevalente delle repressione del brigantaggio e della guerriglia filo-borbonica (42). Alla tutela degli impianti (42) Nel 1815 erano stati fatti dei tentativi di utilizzare le compagnie scelte come delle vere e proprie truppe regolari unendole all'esercito, con risultati meno che mediocri.

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fissi (edifici pubblici, prigioni, ecc.), alla scorta degli esattori delle tasse e ad altre incombenze minori provvedevano invece le compagnie provinciali, reclutate tra i soldati in congedo o tra i gio_val? non so~getti agli obblighi mil_itari. Era!1o una per provincia, divise in quattro class1 d1 forza diversa a seconda della popolaz10ne, prestavano anch'esse servizio permanente e ·contavano complessivamente oltre 2000 uomini (saranno sciolte con decreto del 1817). A Napoli, infine, c'era un'organizzazione patticolare: invece della legione provinciale prestava servizio la guardia di interna sicurezza composta da uno squadrone ussari e da sei battaglioni di fanteria (che si limitavano, in realtà, a far servire a turno elementi tratti dalle due compagnie scelte di ciascun battaglione). Mentre le legioni provinciali - e di conseguenza le loro compagnie scelte o mobili erano composte in netta prevalenza da piccoli e medi proprietari terrieri (che pagassero almeno sei ducati l'anno di imposte) la guardia d'interna sicurezza, reclutata in una metropoli, annoverava tra le sue file soprattutto negozianti, professionisti, possidenti e impiegati, i più interessati al mantenimento dell'ordine. A Napoli questo corpo prestò servizi assai utili nei difficili momenti del trapasso dei poteri, impedendo che si verificassero moti di piazza di qualsiasi genere. I suoi sforzi furono apprezzati a tal punto che venne incaricata, nei primi giorni del ritorno del re, di fornire la guardia al palazzo reale. Servizi altrettanto utili avrebbero potuto svolgere altri consimili reparti , la cui creazione era stata disposta in tutti i capo-luoghi di provincia e di distretto sul finire dell'aprile 1815, se ci fosse stato il tempo di organizzarli. Il nuovo governo borbonico, oltre a conservare la guardia d'interna sicurezza a Napoli, rinnovò l'ordine di organizzarla nelle provincie, dapprima con una circolare emanata sul finire d'agosto e poi con un decreto del 25 marzo 1816. Le compagnie della guardia di interna sicurezza, una per località, dovevano essere composte da 102 elementi (un capitano, quattro tenenti, un sergente maggiore, quattro sergenti, un foriere, otto caporali, un tamburo ed ottantadue guardie) incaricati esclusivamente del mantenimento dell'ordine pubblico e dell'interna tranquillità. L'uniforme, prescritta con una decisione del re del novembre 1816, doveva essere quella della guardia d'interna sicurezza di Napoli, ma senza fregi d'argento ai paramani e con colletto e paramani del colore dello stemma di ciascuna provincia (43) _ La situazione si presentava più complicata per le legioni provinciali, soprattutto per le compagnie scelte o mobili i cui componenti, chiamati a prestare servizio con l'eserdto, si erano in gran parte sbandati. Le legioni provinciali vennero conservate, con qualche cambiamento ai vertici, e così pure vennero conservate le compagnie scelte che vennero ricostituite con molta fatica grazie alle minaccie (44 ) e grazie a nuovi arruolamenti operati in maniera indiscriminata, immettendo numerosi disertori dell'esercito <45). Nel 1816 - dopo che alcune di queste avevano prestato servi zio nel cordone sanitario steso intorno a Noja per evitare il diffondersi della peste - le compagnie scelte vennero sciolte. Queste compagnie tornavano però in vita l'anno successivo, nell'ambito della ristrutturazione delle truppe provinciali. Un decreto del 25 luglio 1817 riordinava infatti l'intera materia ribattezzando le legioni reggimenti di milizie provinciali - secondo la vecchia denominazione borbonica - e prevedendo l'esistenza di un reggimento per provincia, un battaglione per distretto ed una compagnia per circondario, secondo la tabella acclusa, per un totale di 52 battaglioni e 496 compagnie.

(43) Atti Calabria Citra 1816. (44) Una circolare del supremo consiglio di Guerra datata 29 luglio 1815 minacciava l'arresto ed il trasferimento nella fanteria di linea ai disertori di queste compagnie. Atti Calabria Citra 1815. (45) A.S.Na Segr.Ant. Fs. 924.

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Tabella 1 REGGIMENTI addetti Alle provincie

BATTAGLIONI corrispondenti a' distretti

COMPAGNIE corrispondenti a' circondarj

Napoli, escluso il distretto di Napoli

Casoria ........ ..................... . Castellamare .................... . Pozzuoli ......... ......... ......... .

8 10 5

Terra di Lavoro

Capoa ................................ Nola.................................. . Gaeta ...................... .... ...... . Sora .................................. . Piemonte ........................... Salerno ........ .................. .... Sala .............. .................... . Campagna ........................ . Vasto ......... ......... ..... ......... .

14

Principato citeriore

Basilicata

Principato ulteriore

Capitanata

Bari

Otranto

/

Calabria citeriore

2• Calabria ulteriore

1• Calabria ulteriore

Molise

Abruzzo citeriore

2° Abruzzo ulteriore

1° Abruzzo ulteriore

80

Potenza................ ............. . Matera ............................... Melfi ....... ................... ...... . Lagonegro .......... .... .......... . Avellino ........................... . Ariano ............. ................. . S . Angelo de' Lombardi.......................... .

3

23

5

48

4

43

4

41

3

32

3

27

3

35

4

45

4

42

4

35

8 3

22

3

32

3

24

10

9 7

8 17 7 9 10

14 8 9

10 14 7

11

Foggia ............ .................. . Sansevero ......................... . Bovino ............................. .

li

Bari .................................. . Barletta.............................. Altamura ........................... Lecce ................................. Taranto ............................. . Brindisi ............................ . Gallipoli ...................... ..... .

17

9 7 11

7 13 IO

8 14

Cosenza.......... .............. .... . Castrovillari ..................... . Paola .............................. ... Rossano ............................ .

16

Catanzaro ......................... . Monteleone ....................... Nicastro ...... ...................... . Cotrone ............ ................ .

11 10 8

Reggio ............................... Gerace ............................... Palmi ................................. Campobasso ..................... . Isernia ............................... Laiino ............... ................ .

7

Chieti ................................. Lanciano ................. .......... Vasto .......... ...................... .

TOTALE .______ - - - - -- de' delle battaglioni compagnie

10

9 7

6

8 7

15 9

8 8 8

8 9

Aquila .............. ..... ............ Sulmona ....... ..................... Città-ducale ...................... . Avezzano ...... ................... .

7 7 7

4

50

Teramo .. ..... ..... ............. .....

10

2

17


Gli ufficiali erano di nomina regia, scelti tra i più facoltosi proprietari o tra gli ufficiali in ritiro. Al comando del reggimento c'era un colonnello coadiuvato ad un maggiore dell'esercito quale direttore e comandante in seconda, a quello del battaglione c'era un maggiore con un capitano o un tenente dell'esercito, quale aiutante maggiore e con un aiutante pure dell'es~rcito. Ogni battaglione, oltre alle compagnie sedentanee, doveva avere una compagnia scelta, o mobile, inquadrata da venti addetti tra ufficiali, sottufficiali, graduati e cariche speciali (capitano, tenente, sottotenente, sergente maggiore, quattro sergenti, caporale foriere, otto caporali, due tamburi e un piffero). A seconda della popolazione del distretto le compagnie scelte potevano avere un diverso numero di militi ed erano ripartite in quattro classi secondo la tabella 2. Tabella 2 UFFIZIALI e bassi-uffiziali

SOLDATI di milizie scelte

TOTALE

compagnie mobili di 1• classe pe' 14 contronotati distretti

Capua, Salerno, Potenza, Avellino, Foggia, Bari, Lecce, Cosenza, Catanzaro, Reggio, Campobasso, Chieti, Aquila e Teramo

20

150

150

compagnie mobili di 2' classe pe' 12 contronotati distretti

Casoria, Castellamare, Pozzuoli, Nola, Gaeta, Sora, Barletta, Altamura, Taranto, Castrovillari, Monteleone e Lanciano

20

110

150

compagnie mobili di 3" classe pe' 14 contrnnotati distretti

Piedimonte, Sala, Matera, Melfi, Lagonegro, Ariano, Sansevero, Brindisi, Paola, Gerace, Isernia, Vasto, Solmona e Penne

20

90

110

compagnie mobi li di 4' classe pe' I2 contronotati distretti

Campagna, Vallo, S. Angelo Lombardi, Bovino, Gallipoli, Rossano, Nicastro, Cotrone, Pal111i, Larino, Città-ducale ed Avezzano

20

70

90

Le compagnie scelte (o mobili) dovevano essere formate con i migliori elementi, celibi e, possibilmente, volontari e dovevano essere sempre mantenute al completo. A differenza delle compagnie scelte disciolte l'anno prima non erano in servizio permanente ma erano chiamate a prestarlo in caso di bisogno. Non bastando, in alcuni casi, le compagnie scelte erano allora chiamate in servizio anche quelle sedentanee. Un organizzazione analoga era adottata per la Sicilia con un decreto del 18 gennaio 1818, che non precisava però il numero delle compagnie sedentanee. Un altro decreto del giorno successivo scioglieva i volontari siciliani destinandone i migliori elementi per la formazione delle venticinque compagnie mobili previste. La ripartizione delle milizie provinciali in Sicilia risulta dalla Tabella 3. Un decreto del 21 marzo 1818 che approvava il regolamento per l'organizzazione ed il servizio delle truppe provinciali scioglieva la guardia di interna sicurezza nelle provincie, sostituendola con le riserve urbane da comporre con impiegati, proprietari, professionisti, maestri artigiani e coloni agiati, che dovevano prestare servizio all'interno del comune in caso di necessità. Lo stesso regolamento aumentava le compagnie sedentanee dei reggimenti provinciali da 496 a 501 (aggiungendone cinque al distretto di Casoria) e suddividendole in tre classi a seconda della popolazione del circondario in cui erano reclutate. Quella di prima classe, con oltre 120 uomini, erano inquadrate da un 81


Tabella 3 DENOMINAZIONE de' reggimenti Addetti a' valli

BATTAGLIONI corrispondenti a' distretti

TOTALE de' Battaglioni

1° Palermo

Palermo. ............. ................................. .

3

2° Palermo

Temlini ............................................... . Corleone ......... ..................................... Cefalù ..................................................

3

Messina

Messina .............. ......... .............. .......... . Castroreale .... ..... ................................. . Patti ................................................. .... . Mistretta ............................ .................. .

4

Catania

Catania ......................................... ....... . Caltagirone ........... ...... ......................... Nicosia .... .......... ................... ................

3

Girgenti

Girgenti ...................................... .......... Bivona........ ....................... .............. .... . Sciacca ................................................ .

3

Siracusa

Siracusa ........ .................. ..................... . Noto ............. ....................................... . Modica ............... ................................. .

3

Trapani

Trapani ................ ................................ . Mazzara ..... ......................................... . Alcamo ............ .................. ..... ............ .

3

Caltanissetta

Caltanissetta......................................... Piazza................................... ............... . Terranova ................................... .... ..... .

3

capitano, un tenente, due sottotenenti, un sergente maggiore, quattro sergenti, un caporale foriere, otto caporali, due tamburi ed un piffero, quelle di seconda classe, tra i 60 ed i 120 uomini, avevano un sottotenente, un sergente e due caporali in meno, quelle di terza, infine, erano inquadrate da un tenente, un sottotenente, un sergente maggiore, due sergenti, un caporale foriere, quattro caporali e due tamburi. Ad ogni reggimento era aggiunto un qlfartiermastro, tenente o sottotenente dell1esercito. Dovevano far parte delle milizie i proprietari che pagavano almeno tre ducati annui di tasse, gli impiegati con almeno cinque ducati al mese di stipendio, i negozianti, i professionisti e gli artigiani tra i 21 ed i 50 anni (tra i 21 ed i 35 per le compagnie mobili). I militi avevano diritto ad essere curati per le infermità e le ferite riportate in servizio e, se del caso, avevano diritto alla pensione di invalidità. Erano preferiti negli impieghi pubblici ed i loro ufficiali e sottufficiali potevano ottenere la licenza di caccia pagando soltanto metà della tassa. Dopo aver prestato quattro anni di servizio i militi erano esenti dalla leva. L 1istruzione si faceva nei giorni festivi tranne che all epoca della mietitura e del raccolto. Stipendi e pa1

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ghe erano previsti per le milizie soltanto in caso di mobilitazione al di fumi del proprio comune (i soli comandanti di compagnia erano considerati in servizio permanente con nove ducati al mese di stipendio). _ Oltre che per conservare la pubblica tranquillità e il buon ordine all'interno del regno le milizie, in circostanze straordinarie e mancando le truppe regolari, potevano sostituire nel servizio queste ultime. La chiamata in servizio era disposta dai comandi militari su richiesta degli intendenti. Il milite che, chiamato, si rifiutava di prestare servizio era posto dapprima agli arresti, per quindici giorni, un mese e due mesi, poi, al quarto rifiuto, era inviato a servire per sei mesi nell'esercito. Il 1° agosto il supremo consiglio di Guerra emanava una circolare esplicativa del decreto del 21 marzo (46) con la quale si emanavano le disposizioni per la formazione delle liste di quanti avevano le qualità richieste per essere chiamati a far parte delle milizie (e si aggiungevano ora anche i figli o i fratelli conviventi), per l'estrazione a sorte dei militi stessi e per regolare il loro servizio. Allo sviluppo delle milizie, al loro impiego contro i briganti, alla loro politicizzazione ed alla parte rilevantissima da esse svolta nei moti del luglio 1820 si è già accennato nel primo capitolo. Nella situazione politica tesa che caratterizzò il periodo costituzionale e che vide, in un certo senso, le provincie all'avanguardia dei moti e la capitale su posizioni più moderate la guardia di interna sicurezza rappresentò l'elemento sul quale ci si basava per tutelare l'ordine pubblico a Napoli contro qualsiasi tentativo di ricorso alla piazza, ordine pubblico tanto più necessario quanto più era indispensabile non fornire alcun pretesto di intervento straniero. Così, non a caso, tra i primi decreti emanati in regime costituzionale ce n'era uno del 7 luglio che nominava per la fedelissima città di Napoli e per la sua provincia una Commissione momentanea di sicurezza pubblica presieduta dal comandante ed ispettore della guardia, incaricata in primo luogo di distribuire a misura delle circostanze il servizio della guardia di sicurezza interna. Ed il 26 luglio la guardia era riordinata su dodici battaglioni, uno per quartiere, con una forza pari al 2% della popolazione del quartiere, battaglioni ripartiti in tre reggimenti organizzati come quelli della fanteria di linea con uno stato maggiore reggimentale formato da un colonnello, un tenente colonnello, tre maggiori, tre aiutanti maggiori e tre aiutanti di battaglione. Per comporre la guardia si dovevano scegliere cittadini agiati, proprietari, negozianti, professionisti e funzionari, tra i 20 ed i 50 anni, in grado di provvedersi a proprie spese dell'uniforme e con la possibilità di dedicare al servizio qualche giorno al mese senza pregiudizio per i propri affari. Era previsto che i soli magistrati potessero essere dispensati dal servizio attivo dietro il pagamento di una speciale tassa per il mantenimento dei tamburini. Speciali facilitazioni nel tipo e nella durata del servizio erano invece previste per gli impiegati statali. Dalle liste formate con i nominativi di quanti avevano i requisiti previsti si dovevano estrarre a sorte il numero di guardie necessario in mancanza di un sufficiente numero di volontari. Considerate le classi sociali in cui si effettuava questo reclutamento si cercò di largheggiare nella concessione di gradi (il 22 agosto era aggiunto un capitano in seconda a ciascuna compagnia ed il 31 si confermavano nel grado tutti gli ufficiali e sottufficiali in servizio il 1° luglio che in un primo tempo non erano stati riconfermati) e nella formazione di corpi scelti. Così era portato ad una brigata di due reggimenti lo smilzo corpo degli ussari della guardia di interna sicurezza con uno stato maggiore formato da un colonnello, un tenente colonnello, due maggiori e due aiu-

(46) Atti Calabria 1818.

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tanti maggiori e con compagnie inquadrate da due capitani, due tenenti e due sottotenenti (decreto 27 luglio 1820). 11 6 agosto il secondo reggimento ussari era trasformato in reggimento dragoni. Se per la fanteria gli sforzi furono coronati da successo - la forza complessiva dei reggimenti era, al primo dicembre, di 10.029 uomini - lo stesso non può dirsi per le unità di cavalleria che rappresentavano un vero e proprio cedimento al desiderio di gradi (tra I1altro anche i semplici ussari o dragoni potevano far uso, fuori servizio, dei distintivi di grado da sottotenente) della parte più agiata della borghesia e della nobiltà. Sempre al primo dicembre il reggimento ussari contava un colonnello, un tenente colonnello, due maggiori, un capitano aiutante maggiore, un tenente quartiermastro, un chirurgo maggiore, un medico chirurgo, un medico di terza classe, un sottotenente portastendardo, quattro capitani in 1a e quattro in 2a, otto tenenti, otto sottotenenti, due aiutanti sottufficiali, un veterinario, un capotromba, un sellaio, un armiere, un sarto, un calzolaio, quattro marescjalli d'alloggi capo, sedici marescialli d'alloggi, quattro fo1ieri, 32 brigadieri, quattro trombette, due maniscalchi e soltanto 79 ussari, cui si dovevano aggiungere altri dodici tra ufficiali e sottufficiali al seguito. Il reggimento dragoni contava ancor meno effettivi, 124 in tutto, dei quali soltanto 31 semplici dragoni C47). L'ordine pubblico fu comunque assicurato, specie nel momento del trapasso dei poteri, ed anche in considerazione di questa sua benemerenza la guardia di interna sicurezza non venne disciolta, pur se dispensata da ogni servizio e ridotta alla forza ed all'organizzazione che aveva prima del 5 luglio 1820 (decreto del 31 marzo 1821). Diverso fu invece l'atteggiamento delle autorità politiche e, soprattutto, di quelle militari nei confronti delle milizie provinciali durante il nonimestre costituzionale: da una parte si voleva aumentarle e potenziarle, cosicchè rinforzassero l'esercito, dall'altra si temeva una loro eccessiva influenza, o meglio l'influenza che le vendite carbonare delle provincie avrebbero potuto esercitare loro tramite. Così si cercò di limitare il numero dei militi rimasti a Napoli dopo esservi giunti al seguito delle truppe insorte e se l'ordine del giorno del 21 luglio era prodigo di elogi per il reggimento del Principato Ultra, che tanto si era adoperato per il trionfo della causa, quello di dué giorni dopo faceva presente che era tempo di mietitura e che, di conseguenza, i militi provinciali avrebbero fatto ritorno alle loro case. E ancora un decreto del 25 luglio prescriveva che tutti i reggimenti provinciali fossero riorganizzati come quelli del Principato Ultra e della Capitanata salvo a precisare, il 9 agosto, che quest'organizzazione doveva considerarsi provvisoria. E mentre in Parlamento era presentato un progetto di riordinamento di tutte le forze armate che prevedeva, in pratica, la nazione armata con tre diverse categorie di militi e due di guardie urbane per un totale, teorico, di oltre 600.000 uomini C4 8) un decreto del 3 settembre affiancava ai reggimenti provinciali - conservati con la loro organizzazione - delle legioni provinciali, una per provincia, composte da cittadini tra i ventuno ed i quarant'anni, non iscritti tra i militi provinciali e da chiamare in servizio soltanto in caso di guen-a. L'organizzazione - che doveva essere compiuta entro il 20 settembre - era ten-itoriale, per distretti e per circondari. Caporali e sergenti erano eletti dai legionari ed eleggevano, a loro volta, il tenente ed il sottotenente della compagnia, tutti insieme, poi eleggevano il capitano. Quest'ultimo sceglieva il sergente maggiore ed i furieri. I capitani presentavano poi all'autorità politica una terna di nomi tra cui scegliere il maggiore. A loro volta i capitani ed i maggiori sottoponevano una terna di nomi tra cui scegliere il colonnello. (47) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1017. (48) A fine novembre era definitivamente approvato un progetto di riorganizzazione della Guardia Nazionale che prevedeva, oltre ai reggimenti cli fanteria anche unità cli cavalleria e di artiglieria, di veterani e di alunni .

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Per sovraintendere a questo notevole sforzo organizzativo e per dare un indirizzo unitario a tutte le unità di riserva fu chiamato il Pepe (nominato il 19 ottobre ispettore generale dei reggimenti di milizia, delle legioni e de[la guardia d'interna sicurezza di Napoli sia a piedi che a cavallo <49J) che, giusta un decreto del 6 novembre, veniva coadiuvato nei suoi compiti da un capo di stato maggiore e, in ogni provincia, da un sottispettore, colonnello o uffiòale generale. Tra guardia d'interna sicurezza e reggimenti e legioni provinciali vennero formati 72 battaglioni, 64 dei quali vennero mobilitati il 14 febbraio 1821 e così ripartiti tra 1e varie divisioni: alla 1a Divisione quattro battaglioni delle milizie e due delle legioni della Calabria Citra, due delle milizie ed uno della legione della Calabria Ultra ed uno della legione della Basilicata, alla 2a Divisione due delle milizie e due della legione di Terra di Bari, lo stesso contingente per la terra d'Otranto e per la Basilicata ed un battaglione delle milizie ed uno della legione della Terra di Lavoro, alla 3a Di visione tre battaglioni delle milizie e due della legione della Capitana, tre e tre del Principato Ultra, tre ed uno del Molise, uno e due dell'Abruzzo Citra, uno ed uno dell'Abruzzo Ultra 1° e due ed uno, infine, dell'Abruzzo Ultra 2°, alla 4a Divisione, poi, quattro e quattro del Principato Ultra, tre e due di Napoli, uno della Guardia di Interna Sicurezza e due delle milizie della Terra di Lavoro (50). Il rendimento di queste truppe in campagna non fu pari alle aspettative ed i decreti di scioglimento di tutte le truppe provinciali, limitati dapprima all'Abruzzo, all'indomani dello scontro di Rieti (51), e poi estesi a tutto il regno con decreti del 2 e 3 aprile furono in pratica il suggello di uno sbandamento già verificatosi. L'abolizione di ogni tipo di guardie provinciali rispondeva a precise necessità di ordine politico ma prescindeva da alcuni risvolti negativi: la gendarmeria, anch'essa in fase di epurazione, non era certo in grado di garantire l'ordine pubblico in tutto il territorio dello stato ed era perciò giocoforza ricostituire nei comuni più piccoli una nuova guardia provinciale su basi assai ridotte, con elementi politicamente sicuri e destinata al mantenimento della pubblica sicurezza (determinazione del 21 aprile 1821). Queste nuove guardie provinciali erano abolite con decreti del 7 febbraio e del 7 aprile 1827 per essere, almeno in teoria, sostituite da guardie comunali che non ebbero poi un'effettiva organizzazione visto che già il 24 novembre un nuovo decreto le sostituiva con delle guardie urbane in tutti i comuni continentali del regno, tranne che nei capoluoghi di provincia e di distretto e nelle città considerate piazze militari (52). Il numero delle guardie urbane nei diversi comuni variava a seconda della popolazione: fino a 40 guardie per i comuni con meno di mille abitanti, tra 40 e 90 per quelli tra i mille ed i duemila, fino a 120 per quelli tra i duemila ed i cinquemila abitanti e fino a 200 per quelli con oltre cinquemila abitanti. Erano obbligati a prestar servizio i proprietari, gli impiegati, i negozianti, i professionisti, gli artigiani ed i contadini tra i 24 ed i 50 anni, politicamente affidabili e che non si fossero macchiati di reati infamanti. Nei comuni più piccoli, nel caso in cui non fosse stato possibile completare il reclutamento ~ tra queste sei categorie, si potevano arruolare braccianti ed operai. In ogni comune c'erano un capo ed un sottocapo urbano. Compiti delle guardie erano l'esecuzione degli ordini di arresto, gli arresti in flagranza di reato, l'esecuzione dei provvedimenti di giusti(49) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1017. (50) A.S.Na Ibidem. (51) Ordine del giorno emanato il 13 marzo 1821 dal generale Church - Atti Aquila 1821. (52) Un decreto del 17 giugno 1828 sanciva la costituzione in Sicilia dj una istituzione simile, quella dei rondieri comunali, incaricati delle ispezioni notturne alle dipendenze dei sindaci. I rondieri, a differenza degli urbani, erano pagati ed il loro numero variava a seconda delle necessità dei comuni.

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zia, la custodia dei detenuti e l'appoggio alla gendarmeria. Il servizio delle guardie non era retribuito e, per questo motivo, si svolgeva con carattere non continuativo: dovevano essere disponibili ogni giorno quattro guardie nei comuni più piccoli e dodici, al massimo, in quelli più grandi. Le guardie urbane erano armate, in servizio, di un fucile con baionetta ed erano distinte da una coccarda rossa al cappello (cappello rotondo, cioè a cilindro dal 1829). Erano facoltative la sciabola ed una giacca bleu con colletto e paramani rossi (più tardi abito lungo, a frac). Due resc1itti reali del 30 luglio e del 26 settembre 1829 avrebbero provveduto ai distintivi di grado per capi e sottocapi: due gigli argento al colletto, alti, rispettivamente, un oncia e tre linee ed un oncia e galloncino d'argento per fermare la coccarda del cappello. In ogni comune ci doveva essere un posto di guardia con garitta, stemma reale e, all'interno, busti o litografie dei sovrani (53).

Corpi volontari Durante il periodo costituzionale oltre alle milizie e ali.e legioni vennero organizzati, in genere ad iniziativa locale, dei reparti di volontari. Di pochissimi se ne conserva memoria. Tra questi spiccano à simiglianza dé trecento spartiati guidati da Leonida i trecento Bruzii, trecento calabresi armati e vestiti a proprie spese che, con il loro arruolamento volontario, sconvolsero le buone regole della burocrazia militare, sino a quando iJ loro caso non giunse fino al Parlamento che lo esaminò nel gennaio del 1821. Il loro corpo venne allora considerato della guardia nazionale transitorio, perchè passeggero l'oggetto della sua istituzione. Nonostante fosse stata prevista l'adozione dell'uniforme delle milizie i trecento Bruzii indossarono una divisa particolare, in cui prevaleva il nero del costume calabrese, che conosciamo grazie a una tavola di Auri9 che erroneamente definisce il reparto dei trecento Abruzzj. Un'altra formazione volontaria conosciuta è la compagnia degli ussari salentini, costituita in v,ista della guerra con decreto dell'll febbraio 1821. Il precipitare della situazione impedì però ai volontari di raggiungere il fronte e la compagnia rimase a Lecce, meritando per il suo aspetto e il suo comportamento le lodi del nuovo comandante borbonico (54) _ Altri volontari, questa volta, però, isolati, erano affluiti nella cavalleria di linea ed un ordine del giorno del 25 febbraio 1821 stabiliva che la loro fenna fosse limitata alla durata della guerra <55). Un ultimo reparto di cui si ha notizia è il battaglione ufficiali in costituzione all'Aquila all'epoca della battaglia di Rieti.

(53) Raffaele Mozzillo Manuale di polizia - Napoli 1847. (54) A.S.Na Min. Guerra Fs. 2693 (55) A.S.Na O.d.G. 1821

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Capitolo III

La giustizia militare e la disciplina

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L aspetto più evidente della difficile coesistenza delle due componenti dell esercito del1 amalgama fu rappresentato subito dopo la restaurazione della contemporanea permanenza in vigore di due diversi codici penali militari, di due differenti sistemi disciplinari. Se per il sistema disciplinare si giunse abbastanza rapidamente ad un unificazione, per quanto atteneva, invece, alle nuove norme penali, uniche per tutto l esercito, non si arrivò che nel 1819, pur essendo stata istituita prestissimo (nel settembre del 1815) una commissione incaricata di procedere alla stesura di tali norme. Per il momento, lasciando sussistere per le truppe di linea le norme in vigore nel decennio francese, si mantenne in vigore per la Sicilia e per la Guardia Reale la preesistente normativa borbonica, limitandosi a costituire due Consigli di Guerra permanenti ed uno di Revisione sia per la Guardia Reale che per le truppe di stanza nell'isola (decreti 4 ed 11 gennaio 1816). I due diversi sistemi vigenti risentivano delle due differenti concezioni dell esercito proprie del1 Ancien Regime e della rivoluzione francese: l'esercito borbonico era regolato da norme giuridiche assai avanzate, ma tipiche di un esercito settecentesco, a carattere dinastico e con reclutamento mercenario, l'esercito murattiano, invece, era, almeno in teoria, un esercito nazionale, formato da coscritti, da cittadini, ed il suo codice penale ed il suo sistema disciplinare prendevano atto di questo dato fondamentale. Quelle punizioni corporali che erano alla base del sistema disciplinare e punitivo degli eserciti di mestiere non potevano essere tollerate - e non erano previste - in un esercito di cittadini. Quindi, almeno in teoria, ma negli ultimi tempi anche in pratica, l esercito napoletano di Murat non era stato assoggettato alle punizioni corporali. Così pur se inizialmente - e ne sono testimonianza, tra l1altro, le memorie di Guglielmo Pepe - si era fatto ricorso a questi sistemi punitivi successivamente il ricorso a questo tipo di punizioni andò man mano rarefacendosi, specie dopo che un ordine del giorno emanato dallo Stato Maggiore il 19 giugno 1811, ebbe proibito questi abusi perchè, come diceva: il soldato napoletano dev'essere trattato come il soldato francese ..... l'onore deve essere la sua sola guida, e1

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gli non puù divenire buurw che per sentimento, mentre al contrario i colpi di bastone, o le altre pene corporali, avviliscono sì lui che chi li ordina.

Queste parole, nobili, belle, volte ad educare, potevano costituire un pò il manifesto di quanti erano contrari alle punizioni corporali, ed a queste, dalla parte avversa, si contrapponeva la teoria secondo la quale questo tipo di punizione, in uso presso quasi tutti gli eserciti europei, era di efficacia immediata, graduabile e, soprattutto, non impediva, come la detenzione, l'adempimento dei doveri militari da parte del soldato. Ed un punto a favore dei fautori di questa teoria lo si ebbe con l'ordine del giorno del 14 dicembre, che, per far cessare l'assurdo di due diversi tipi di pena inflitti ai disertori di uno stesso esercito, stabilì che per le diserzioni sarebbe stata applicata da allora in poi l'Ordinanza

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Militare del 1789 che prevedeva per questo reato anche la pena delle bacchette. Un sentiero opposto era invece battuto dalla commissione incaricata di redigere il nuovo codice penale militare, della quale era magna pars Pietro Colletta - il futuro storico - da poco promosso generale, che, pur provenendo dal genio, era provvisto di una notevole cultura umanistica e filosofica come si poteva avvertire nella relazione che accompagnava, il 18 agosto 1816, il progetto di codice militare di pace. Nella relazione si specificava infatti come per un esercito di cittadini non si fosse reputato opportuno sancire la punizione delle verghe e neppure quella del prolungamento del servizio. Queste scelte - così come altre - non vennero però condivise dal Supremo Consiglio di Guena ed il progetto venne sottoposto ad una rielaborazione che doveva protrarsi per oltre due anni. L'uso del bastone - oltre a quello delle bacchette - veniva intanto legalizzato per tutto l'esercito, pur se in un primo momento non venivano fissate precise modalità al riguardo. Soltanto con un dispaccio del 18 ottobre 1817 (1) era stabilito che questa punizione non potesse essere inflitta altro che dai comandanti di corpo (fino ad un massimo di 25 colpi). Finalmente il 30 gennaio 1819 vedeva la luce il nuovo Statuto Penale Militare che sarebbe entrato in vigore il 30 giugno. Seguendo la tendenza a limitare la competenza dei tribunali militari, già manifestatasi dopo il 1790, e tenendo conto anche dei più moderni concetti giuridici che vedevano con sfavore l'esistenza di fori particolari (che rischiavano di divenire fori privilegiati) il nuovo Statuto prevedeva che i tribunali militari fossero competenti a giudicare esclusivamente i reati militari e più precisamente quelli commessi contro la disciplina e la subordinazione militare, i reati commessi in servizio all'interno di forti, caserme, accampamenti, e gli omicidi e le lesioni di cui fossero stati vittime dei militari ad opera di commilitoni. I tribunali militari potevano inoltre giudicare i civili per i reati commessi nei castelli e nelle piazzeforti in stato di assedio o per quelli commessi ai danni dell'esercito dagli abitanti dei paesi occupati nel corso di operazioni belliche. In linea di massima, quindi, erano soggetti al foro militare tutti gli appa1tenenti all'esercito, gli impiegati del ministero della guerra e, in tempo di guerra, anche i funzionari civili militarizzati, gli addetti ai viveri ed ai trasporti ed i vivandieri. Invertendo l'ordine di trattazione delle materie seguito dallo Statuto Penale Militare cominceremo con l'esame del libro III De' reati militari e delle foro punizioni. Assai opportunamente il primo articolo di questo libro distingueva tra contravvenzioni e reati militari. Le prime - semplici violazioni della disciplina - erano punite con castighi militari che eranno inflitti direttamente dai superiori. Più precisamente ogni sottufficiale poteva infliggere gli arresti agli uomini di truppa ed ai sottufficiali di grado inferiore al suo, dandone comunicazione, appena possibile, al superiore comune; ogni ufficiale poteva infliggere ai propri subordinati anesti semplici o di rigore, che potevano ugualmente essere inflitti da ogni comandante di distaccamento, mentre ogni comandante di corpo poteva infliggere, oltre agli anesti, anche le bacchette, la sospensione o la destituzione e i servizi ignobili. Gli arresti semplici - la cui durata non doveva superare i 30 giorni - erano scontati dagli ufficiali nella propria casa e dai sottufficiali e dalla truppa in caserma, casa e caserma dalle quali si poteva uscire soltanto per motivi di servizio. Gli arresti di rigorè, della durata massima di un mese, erano scontati dagli ufficiali in un castello o in un'apposita stanza della caserma, mentre sottufficiali e soldati li subivano nelle prigioni reggimentali, dalle quali dovevano uscire solamente al mattino per l'istruzione. I servizi ignobili - di una durata compresa tra i sei ed i 30 giorni - erano un castigo riservato ai soldati e consistevano nella prestazione di lavori particolarmente gravosi e

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sgradevoli (ad esempio pulizia delle lattine) nelle caserme, negli ospedali ed in altii stabilimenti militari. Si accompagnavano ad una limitazione di paga e per tutta la loro durata il soldato non poteva prestare alcun servizio anpato e vestiva la tenuta di quartiere recando sulla manica sinistra le iniziali S.I. per servizi ignobili. La sospensione (per un periodo massimo di un mese) e la destituzione erano castighi specificatamente previsti per sottufficiali e caporali e consistevano nella rimozione dall'uniforme, da parte dello stesso punito, dei distintivi di grado e nella parificazione nel servizio e nella paga al soldato semplice. Quello delle bacchette, con un massimo di cinque giri per 100 uomini, era il ca~tigo militare più severo, era riservato alla truppa e consisteva nel far sfilare il colpevole tra due righe di soldati ciascuno dei quali doveva vibrargli un colpo con la bacchetta di legno della quale era stato dotato. Fin qui i castighi militari, c'erano poi le punizioni militari - noi diremmo le pene - che potevano essere inflitte soltanto in conseguenza di una sentenza di un tribunale militare nei confronti di ufficiali, sottufficiali o soldati riconosciuti colpevoli di un reato militare. Le pene previste erano: la mmie, l'ergastolo, i lavori forzati a vita, quelli temporanei, la reclusione, la degradazione, la destituzione in castello e, per i soli soldati, l'aumento della durata del servizio militare, le bacchette e il passaggio nei battaglioni provvismi. La pena di morte era inflitta mediante fucilazione. Se più di due imputati erano condannati a morte come complici di uno stesso reato la condanna era eseguita soltanto contro alcuni, in numero variabile a seconda del numero dei condannati. Per gli altri, prescelti a giudizio del tribunale, la pena di morte era sospesa ed il tribunale stesso doveva raccomandarli al re per la grazia. In tempo di guerra era il sorteggio dei dadi, anzichè la scelta dei giudici, a decidere chi doveva morire. Ergastolo, lavori forzati e reclusione erano scontati con le modalità e nei luoghi di pena previsti per i civili condannati dai tribunali ordinari. La degradazione era inflitta agli ufficiali, consisteva nello spogliare pubblicamente il condannato dalla sua uniforme e comportava la perdita delle decorazioni e della pensione. Con la destituzione l'ufficiale era privato del suo status militare e la condanna era applicata mediante una apposita comunicazione nell'ordine del giorno. Lo stesso sistema - con la comunicazione nell'ordine del giorno - era adottato per la sospensione dell'ufficiale dall'impiego (durata massima un anno). Durante questo periodo l'ufficiale non poteva portare i distintivi di grado e rimaneva agli arresti con un terzo dello stipendio. I servizi ignobili per sottufficiali (previa destituzione) e truppa e la detenzione in castello per gli ufficiali si scontavano come si è detto poc'anzi, trattando dei castighi militari; la detenzione si diversificava per la diversa durata, non inferiore ad un mese nè superiore ad un anno. L'aumento della durata del servizio, una pena suppletiva cui potevano essere condannati sottufficiali e soldati disertori, non poteva superare gli otto anni ed era scontata in un corpo diverso da quello nel quale era avvenuta la diserzione. Fino ad un massimo di due anni il prolungamento del servizio poteva aver luogo nei battaglioni provvisori, due uni Là ùi punizione l:o:-;Liluite nel 1817. La pena delle bacchette era la medesima descritta parlando dei castighi militari, differendo soltanto per il numero dei giri, non minore di cinque per 100 uomini nè maggiore di quindici per 200. Doveva essere subita in una sola volta ed era interrotta se nel corso della sua esecuzione il condannato rischjava di essere ridotto in fin di vita. In questo caso gli si faceva grazia dei giri residui. Dopo le bacchette il condannato passava nei battaglioni provvisori. Questi reparti destinati essenzialmente a richiamare al dovere con rigorosa disciplina e sopraveglianza i soldati recidivi a delinquere erano acquartierati all'interno delle piazze di Gaeta e Siracusa. Chi era condannato a prestarvi servizio era incorporato nelle ultime tre compagnie del battaglione, assoggettate ad una discipli-

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na particolare, poi dopo aver dato segni manifesti di miglioria nella condotta, passava nella prima compagnia nella quale riacquistava il suo status militare. II periodo trascorso nei battaglioni provvisori non era considerato, neppure in quest'ultimo caso, ai fini del servizio (2). Il primo dei reati esaminati nel secondo titolo del 3° libro era il tradimento di cui erano precisate ben dieci fattispecie. Era punito con la morte previa degradazione. Seguiva poi la mancanza di subordinazione offesa fatta dal!' inferiore al superiore con detti, gesti e vie di fatto, ed ogni resistenza agli ordini ricevuti da superiori in materia di servizio o disciplina militare. A seconda delle diverse circostanze il rento poteva essere punito con le bacchette, con la reclusione o, nei casi più gravi (vie di fatto contro i superiori) addirittura con la morte. Era ugualmente punito - secondo un'apposita scala di pene - anche il superiore che con violenze gravi o altri modi illeciti avesse provocato l'inferiore. Reati collettivi come l'ammutinamento, la rivolta, l'abbandono di una posizione, il rifiuto di marciare o di attaccare da parte di un reparto erano puniti con la morte e con i ferri. Sotto la voce mancanze di servizio erano raccolte le più diverse fattispecie riconducibili a questa denominazione, partendo da una generica trascuratezza punibile, una prima volta, con un semplice castigo militare, per passare all'abbandono di posto, punito con dieci giri di bacchette per 100 uomini, sino a finire con la viltà di fronte al nemico per la quale era prevista la pena capitale. Questo capitolo dedicato alle mancanze di servizio era uno dei pochi nei quali erano stabilite due diverse pene per lo stesso fatto a seconda del tempo in cui si era verificato, in pace, cioè, o in guerra, circostanze di cui invece non si teneva conto per altri reati, ciò che sollevò le giuste critiche di Pietro Colletta. Il 4 ° capitolo Della infedeltà in fatto di amministrazione e manutenzione militare e dei furti militari esaminava ogni possibile caso di reato economico, dal furto di oggetti militari, punito con la reclusione, a quello di anni e munizioni, punito con i ferri a vita, dalla vendita non autorizzata di generi di vestiario, punita con le bacchette, alla frode durante le riviste per far risultare presenti più uomini o più cavalli del vero, punibile, a seconda delle Gircostanze, con i servizi ignobili o con le bacchette. Date le particolari caratteristiche di questo genere di reati erano previste anche alcune fattispecie ascrivibili ai civili militarizzati al seguito dell'esercito (addetti ai trasporti, fornai, macellai, depositari di viveri) come l'alterazione della qualità o del peso di vive1i o foraggi o la distrazione di generi affidati in custodia. Il 5° capitolo del saccheggio, della devastazione, dell'incendio e delle scorrerie esaminava un insieme di reati legati, in genere, all'allentarsi dei vincoli disciplinari in guerra e al manifestarsi dei peggiori istinti di distruzione e di avidità. Le pene previste erano assai severe giungendo fino a quella di morte comminata agli uccisori di civili disarmati ed agli incendiari, mentre le bacchette o i ferri punivano i saccheggiatori, i ladri di bestiame o gli sciacalli che depredavano i feriti sul campo di battaglia. Per i vivandieri che ricettavano la refurtiva c1erano il sequestro di tutte le merci e l'allontanamento dell'esercito. Erano previste anche pene per gli ufficiali che non avessero saputo impedire ai loro soldati di darsi al saccheggio o che, peggio, se ne fossero resi complici. Nel primo caso erà prevista la reclusione in castello, nel secondo la reclusione ed i ferri . 1 L ultimo reato previsto dallo Statuto Penale era quello, forse, più diffuso: la diserzione. Era considerato disertore il soldato assente a tre appelli quotidiani consecutivi o quello che, allontanatosi essendo di guardia, fosse risultato assente la mattina successiva o quello trovato senza permesso al di là dei limiti del presidio o, infine, quello che non (2) I battaglioni provvisori vennero poi aboliti durante il periodo costituzionale con decreto dal 18 luglio 1820 considerato anche che la loro creazione non aveva corrisposto al fine al quale essi tendevano.

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fosse tornato al corpo entro dieci giorni dallo scadere della sua licenza. Erano poi precisate le diverse circostanze aggravanti del reato, quali la recidivitĂ o il passaggio al nemico, l'asportazione di armi, cavalli o capi di vestiario, la resistenza alla forza pubblica o il complotto. La gamma delle punizioni era assai variata: si cominciava con cinque o dieci giri di bacchette per 100 uomini per le fattispecie piĂš semplici di diserzione o con dodici giri per chi avesse asportato capi di vestiario per passare ai ferri per chi portava via un cavallo e alla morte per chi disertava con un'arma da fuoco. La pena di morte era ugualmente prevista per i disertori che avessero aggredito le sentinelle e per i disertori in tempo di guerra. Per i disertori che, in tempo di pace, si costituiv:rno entro un mese dalla diserzione ci si limitava ad un aumento di uno o due anni di servizio, ma se la diserzione si era verificata con circostanze aggravanti gli anni di servizio suppletivi potevano salire fino ad otto. Se la presentazione dei disertori avveniva entro un mese, inoltre, il tribunale, dopo aver emesso la sentenza, poteva raccomandare, il condannato alla clemenza del re. Il tentativo di diserzione, infine, era punito con un semplice castigo militare a giudizio del comandante di corpo. Passando a trattare del processo lo Statuto Penale stabiliva che i reati militari fossero giudicati, in prima istanza, da tre differenti Consigli di Guerra - a seconda del grado degli imputati e della loro appartenenza allo stesso o a diversi corpi - e che contro la loro sentenza si potesse ricorrere, per i soli motivi di diritto, all'Alta Corte Militare. Il collegio giudicante dei tre Consigli di Guerra era composto da un presidente e sette giudici, tutti chiamati a turno a prestare la loro opera presso questi tribunali, con l'eccezione del presidente del Consiglio di guarnigione che rivestiva tale carica in maniera permanente. Presso ogni Consiglio di Guerra c'era un Commissario del Re, con funzioni di Pubblico Ministero, ed un sottufficiale cancelliere. I tre Tribunali erano il Consiglio di Guerra di corpo, quello di guarnigione e quello di Divisione. Il primo si formava nei reggimenti o nei battaglioni autonomi per giudicare i reati commessi da ufficiali subalterni, sottufficiali e truppa del reparto stesso. Il Consiglio di Guerra di guarnigione (uno per provincia, oltre uno a Napoli ed un altro a Gaeta) era competente a giudicare i reati dei capitani e quelli commessi in complicitĂ  da militari appartenenti a differenti corpi. I Consigli di Guerra di Divisione, infine, giudicavano i reati commessi dagli ufficiali superiori e dai generali. La composizione dei Consigli di Guerra variava a secondo del grado dell'imputato secondo la tabella qui acclusa: imputato soldato sottufficiale sottotenente tenente capitano maggiore tenente colonnello colonello generale

collegio giudicante maggiore - due capitani - tenente - sottotenente - sottufficiale - due soldati maggiore - due capitani - due tenenti - sottotenente due sottufficiali pari grado dell'imputato maggiore - due capitani - due tenenti - tre sottotenenti maggiore-quattro capitani - tre tenenti tenente colonnello - quattro maggiori - tre capilani colonnello - quattro tenenti colonnelli - tre maggiori generale - quattro colonnelli - tre tenenti colonnelli generale - sette generali o colonnelli otto ufficiali generali

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* I soldati dovevano saper leggere e scrivere ed avere almeno tre anni di servizio. La procedura giudiziaria si iniziava, non appena pervenuta la notizia del reato, con l'incarico al Commissario del Re di procedere all'istruttoria, ciò che aveva luogo me91


diante l'accertamento dei fatti attraverso l'esame dei testimoni e dei documenti, gli interrogatori dell'imputato e le ispezioni giudiziali, da eseguire con uguale impegno di scoprire il reato e di trovare l'innocenza, dovendosi aver di mira unicamente la verità, ciò che è l'oggetto della procedura criminale. Al termine dell'istruttoria - cui lo Statuto Penale dedicava ben 86 dettagliatissimi articoli, quattro dei quali, della ricognizione delle persone, prevedevano un confronto all'americana ante litteram - si procedeva al costituto degli imputati, pressappoco il rinvio a giudizio. L'imputato doveva scegliere a questo punto il proprio difensore, un ufficiale o un avvocato residente nel luogo di convocazione del Consiglio di Guerra, cui erano dati cinque giorni per preparare la difesa. Venivano intanto nominati i giudici, uno dei quali poteva essere ricusato dalla difesa senza addurre ragioni, mentre altri potevano essere ricusati secondo le disposizioni di legge. Seguiva poi il dibattimento con l'interrogatorio dell'imputato e dei testimoni (questi ultimi potevano essere contro-interrogati dalI1imputato o dal difensore tramite il presidente) e con la richiesta della pena da parte del Cmmnissario del Re, concludendosi con le dichiarazioni della difesa. A questo punto il Consiglio si ritirava per deliberare. Ogni giudice, senza motivarlo, doveva esprimere il suo voto col sentimento della certezza morale, prodotta in lui dà mezzi di prova raccolti secondo le leggi, e valutati con senso comune. Si doveva rispondere dapprima al quesito se l'imputato fosse colpevole o se non constasse abbastanza la sua colpevolezza o se, infine, non fosse colpevole. In caso di parità di voti prevaleva il parere più favorevole all'imputato, nei giudizi per reati che comportavano la pena di morte occoffevano, in caso di colpevolezza, almeno due voti di maggioranza. Se l'imputato non risultava colpevole lo si rimetteva in libertà, se <<non constava abbastanza la sua colpevolezza» l'imputato poteva essere posto in Iibe11à provvisoria (se necessario sotto la sorveglianza dei superiori) o poteva invece rimanere sotto custodia, a seconda delle decisioni del Consiglio. Comunque quando non constava abbastanza la colpevolezza dell'imputato il Consiglio di Guerra ordinava al Commissario del Re di istruire nuovamente il processo che doveva essere celebrato entro sei mesi. / Se l'imputato risultava colpevole secondo le dichiarazioni di voto dei membri del Consiglio di Guerra (che dovevano anche precisare nella dichiarazione le eventuali circostanze attenuanti) il Presidente chiedeva se si riteneva di dover applicare la pena richiesta dal Commissario del Re. Se la maggioranza non concordava con la richiesta era il Presidente a chiedere ai giudici quale altra pena dovesse applicarsi. Si stendeva quindi la sentenza che era letta all'imputato. Entro le successive 24 ore doveva essere annunciato il ricorso all'Alta Corte Militare avverso la sentenza, ricorso che doveva essere inoltrato nei due giorni seguenti. L'Alta Corte poteva respingere il ricorso o annullare il giudizio di prima istanza, sempre però, come si è già detto, per motivi di diritto, quali la violazione delle forme, l'erronea applicazione della legge o la contravvenzione alla stessa. A seconda delle motivazioni giustificative adottate l'Alta Corte poteva annullare in via definitiva il giudizio di primo grado oppure annullarlo e 1imettere la causa al Consiglio di Guerra competente per uu uuuvu giudizio. Nel caso in cui fosse stato necessario dare un esempio immediato perchè la gravità del reato (rivolta, diserzioni plurime) poteva compromettere la disciplina militare, era previsto un particolare tipo di giudizio, detto subitaneo, in cui tempi e formalità erano ridotti al minimo, con un'istruttoria condotta in maniera sommaria. I Consigli di Guena subitanei poteva essere convocati dal comandante in capo all'armata, dai comandanti delle divisioni, dagli ispettori e dai comandanti di truppa al campo, che dovevano poi dimostrare all'Alta Corte i motivi che li avevano indotti a tale decisione, tanto più che contro le sentenze dei consigli subitanei non era possibile ricoffere all'Alta Corte. Di almeno un caso di giudizio subitaneo abbiamo trovato traccia nella carte del Consiglio di

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Stato (3), quello tenutosi contro sette soldati del 1° reggimento siciliano, accusati di diserzione e complotto, per essere fuggiti da Gaeta il 9 luglio 1827 e conclusosi con due condanne a morte e cinque alla reclusione. _ Lo Statuto Penale rimase pressochè invariato per tutto il periodo in esame, con qualche modifica dettata dalle mutate circ~stanze. Così nel 1820 veniva sospesa l'applicazione della pena delle bacchette, con ordine del giorno del 16 luglio (4), facendosi invece ricorso, per punire i disertori, alle ordinanze murattiane (5), salvo a tornare alle maniere forti, con il peggiorare della situazione che spingeva il Parlamento a decretare, 1'8 marzo 1821, la pena di morte da erogarsi con giudizio suhitaneo contro il colpevole di diserzione ed insubordinazione. Successivamente lo scioglimento di quasi tutti i corpi dell'esercito rendeva impossibile la formazione - e l'opera - dei consigli di guerra di corpo, la cui competenza era passata, con decreto del 7 luglio, ai consigli di guerra di guarnigione. La temporanea abolizione della leva rendeva possibile anche una nuova fattispecie di diserzione, quella di chi disertava per riarruolarsi altrove ed incassare il premio di ingaggio. Un apposito decreto del 19 gennaio 1822 prescriveva le pene da erogare in tale circostanza, pene, nel complesso, più miti di quel che ci si sarebbe potuto aspettare. Sempre nel 1822 due decreti, uno del1 8 febbraio e l'altro del 1° agosto, regolamentavano le disposizioni relative alle prigioni militari da impiantare nelle più importanti piazze, nelle quali dovevano essere custoditi sia gli imputati in attesa di giudizio sia i condannati in attesa di essere trasferiti ne1le carcere comuni, sia, infine, quanti erano detenuti per castigo militare. Erano previsti ambienti separati per ufficiali, sottufficiali e truppa. Mentre le stanze per gli ufficiali erano dotate di letto, sedia, tavolo e candeliere quelle riservate a sottufficiali e truppa avevano soltanto un tavolaccio dipinto di rosso, da usare come letto, o, in mancanza di questo, della paglia, in ragione di sette rotola per recluso. I detenuti avevano diritto ad un'ora di aria al giorno. L'amministrazione delle prigioni dipendeva dai commissari di guerra, mentre al controllo della sorveglianza era adibito giornalmente un ufficiale subalterno della guarnigione e, periodicamente, il maggiore di piazza. Un decreto del 30 luglio 1823 ripristinava la competenza dei consigli di guerra di corpo, cosicchè il sistema giudiziario militare previsto dallo Statuto del 1819 tornava in pieno vigore. Con disposizioni a carattere locale si disciplinò poi, a partire dal 1826, il mantenimento dell'ordine pubblico per quanto atteneva ai rapporti tra mjlitari e popolazione civile. Dapprima a Palermo (R. Rescritto 29 marzo 1826) e poi a Napoli (R. Rescritto 19 febbraio 1827) fu nominata un'apposita commissione, composta dal capo della polizia e da un colonnello dell'esercito, incaricata di punire con le legnate, la prigione o la relegazione (confino) lo scambio di insulti o di vie di fatto tra soldati e borghesi. Tali disposizioni vennero poi estese anche ad altre piazze (6). Non siamo in grado di stabilire quale fosse l'effettiva, quotidiana applicazione delle norme penali e disciplinari. Ci si può limitare a citare solo alcuni dati, piuttosto frammentari. I più interessanti, anche se circoscritti ad un periodo di tempo abbastanza limitato - dal maggio 1822 al giugno 1823 - sono quelli relativi ai militari in giudizio, in attesa cioè di processo. Per gli ufficiali sono dati assai poco interessanti, dato che si va da un minimo di uno sino ad un massimo di tre ufficiali in attesa di giudizio. 1

(3) A.S.Na Prot.Cons.Min. Guerra Vol. 734. (4) A.S.Na A .R.C.R. Fs. 1017. (5) A.S.Na A.R.C.R. ibidem (O.d.g. 9 novembre 1820). (6) Raffaele Mozzillo Manuale di Polizia - Vol. II - Napoli 1847.

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Per la truppa le indicazioni sono un pò più consistenti. Si và da un minimo dello 0,26% di militari detenuti in attesa di giudizio nel maggio del 1822 (con 34 individui su 16.749) ad un massimo dell'l,77% nell'agosto (con 321 su 18091) e la media nel complesso dei mesi presi in esame si aggira intorno all'l % (7). Se si considera che il processo doveva essere tenuto in tempi assai brevi, nell'ordine di pochi giorni, mentre invece potevano occorrere dalle settimane perchè il disertore tratto in arresto (ed era quella dei disertori la categoria che forniva il maggior numero di imputati) venisse trasferito al corpo e processato e se azzardiamo, nell'insieme, una detenzione in attesa di giudizio della durata media di 2 o 3 mesi possiamo valutare nel 4-6 % annuo la percentuale dei soldati sottoposti a giudizio. Ma, si tratta, lo ripetiamo, di ipotesi che sono peraltro suffragate dai dati, frammentari anch'essi, contenuti nelle carte Rossaroll e che si riferiscono a delle situazioni giornaliere di alcuni reparti nella primavera del 1820. Per le truppe svizzere era invece in vigore un peculiare codice penale militare, stilato sulla fattispecie di quello già vigente per gli svizzeri al servizio della Francia, più severo dello Statuto Penale del 1819 e che inoltre, a differenza di questo, si estendeva ad ogni tipo di reato. I soldati dei reggimenti svizzeri, infatti, erano giudicati esclusivamente (o quasi) dai propri tribunali militari e nell'organico di ciascun reggimento era previsto, a tale scopo, un capitano gran giudice con funzioni di pubblico ministero. Non costituivano parte della legislazione penale militare, pur se erano applicate da apposite commissioni composte da ufficiali o da ufficiali e magistrati assieme, le norme speciali previste per reprimere il brigantaggio ed altri gravi reati, in qualche caso di natura politica. Questa legislazione speciale, introdotta nel regno durante il decennio francese, era stata abolita e subito dopo reintrodotta da Ferdinando all'indomani del suo ritorno a Napoli e successivamente, a seconda delle situazioni, venne a più riprese estesa o limitata nelle diverse provincie del regno. Queste commissioni giudicavano con procedura sommaria e, in genere, senza possibilità di appello. /

(7) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1026.

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Capitolo IV

Reclutamento e avanzamento

1 Il reclutamento della truppa

L'arruolamento volontario. AI reclutamento della truppa ed all'alternarsi dei due diversi metodi di effettuarlo, l'arruolamento volontario, cioè, e la coscrizione obbligatoria si è già accennato nel primo capitolo. Nel 1815, al momento dell'amalgama i due eserciti di Napoli e di Sicilia non facevano più ricorso, per alimentarsi, alla coscrizione obbligatoria, pur se erano ancora composti in buona parte da truppe di leva che costituivano, poi, nell'esercito murattiano la quasi totalità degli effettivi. Infatti il continuo ricorso alla coscrizione obbligatoria era stato il principale motivo di attrito nelle province continentali tra le popolazioni ed il governo cosicchè Murat l'aveva abolita nel 1814, non dopo aver chiamato anticipatamente alle armi un'ultima classe. Anche Ferdinando IV, una volta tornato a Napoli, si era affrettato a confermare l'abolizione della leva cosicchè ora, almeno ufficialmente, l'esercito dell'amalgama si trovava ad affrontare i difficili problemi connessi con la sua ristrutturazione e con i suoi organici facendo affidamento soltanto sull'afflusso dei volontari. Almeno ufficialmente, abbiamo detto, perchè come si è visto nel primo capitolo gran parte dei suoi sforzi nei primi due anni vennero finalizzati al recupero dei soldati ex murattiani, sbandati o diserto1i, provenienti dalla coscrizione obbligatoria. Per quanto concerneva i volontari un decreto del 22 maggio 1816 cosi fissava i requisiti. Chi si ingaggiava volontariamente doveva impegnarsi a servire per sei anni, essere di buona complessione e capace di sostenere le fatiche ed i disagi del mestiere delle armi, avere tra i diciotto ed i 40 anni (sedici se figlio di truppa) ed una statura variabile tra i cinque piedi previsti per la fanteria (cinque piedi ed un pollice se l'arruolato aveva più di 24 anni) ed i cinque piedi e tre pollici previsti per artiglieria, genio e zappatori, passando per i cinque piedi ed un pollice per la cavalleria. Il volontario doveva avere una fedina penale pulita e se era già stato soldato non doveva essere incorso nel reato di diserzione (non si teneva però conto delle diserzioni dell'esercito murattiano anteriori al ~ luglio 1815). Era possibile, per il volontario che aveva i requisiti richiesti, scegliere l'arma in cui prestare servizio, non era però possibile arruolarsi nella Guardia Reale o nella gendarmeria. Erano comunque accordate delle eccezioni a tale divieto quando era indispensabile mantenere questi corpi al completo o quando se ne voleva migliorare il livello qualitativo(!)_ Un decreto del 5 luglio 1817 aumentava di due anni la durata del servizio per la cavalleria e di tre per i corpi facoltativi e la gendarmeria. (1) Nel 1817 c'è da Napoli una richiesta di volontari per la cavalleria della Guardia Reale di distinta condizione e buona morale. Atti Aquila 1817.

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Per ingaggiare i volontari non si usava più il sistema settecentesco delle partite di reclutamento inviate di provincia in provincia per far reclute, ora erano i volontari che si presentavano al corpo. Ci fu, naturalmente, un'ovvia eccezione per il battaglione macedone per facilitare il cui completamento il maggior Grenet si trasferì a Corfù onde effettuarvi i reclutamenti necessari (2). Un nuovo regolamento sull'arruolamento volontario venne approvato da un decreto del 9 novembre 1818, in concomitanza con l'introduzione della coscrizione obbligatoria. L'età massima prevista per i volontari era di 36 anni e veniva precisato che il volontario non doveva esser ammogliato nè condannato per furto. La durata del servizio era adesso di nove anni per la cavalleria ed i corpi facoltativi e di sei anni per gli altri corpi. La tabella relativa alla statura era stavolta più dettagliata: piedi pollici cavalleria p10men artiglieria e zappatori dragoni minatori bersaglieri altri corpi

da da da da da

5 5 5 5 4 4 4

2 2 3 4 11 10 11

piedi pollici a

5 m 111

a a

m 5 5 111

5

su su su 2 2

su

Nel regolamento veniva precisato che il volontario doveva presentarsi al corpo in cui intendeva prestar servizio e qui era sottoposto a visita medica, superata la quale era trasferito in una compagnia o in uno squadrone da cui era preso in forza dopo esser stato presentato al commissario di guerra. Questo regolamento si affiancava a quello emanato lo stesso giorno per l'arruolamento dei cosçritti ed i due diversi sistemi di reclutamento convivevano sino al 1821, fino, cioè, allo scioglimento dell'esercito. Poi, dato che un decreto del 26 maggio di quell'anno aboliva la coscrizione obbligatoria, un altro decreto dell'll giugno prescriveva che il nuovo esercito fosse tenuto al completo con arruolamenti volontari ed era nominata una giunta degli ingaggi, formata da un maresciallo di campo, un maresciallo ordinatore ed un colonnello in ritiro, incaricata di affrontare il problema. Per il momento erano stabilite solo la durata dell'ingaggio, sei anni per la fanteria ed otto per le altre armi, e l'entità del premio di arruolamento, fino ad un massimo di dodici ducati. Il 21 settembre era emanato un nuovo decreto, che era un ampliamento di quello precedente, in base al quale era ammesso l'arruolamento di volontari tra i diciotto ed i 30 anni (elevabili a 35 per chi già aveva in precedenza servito), celibi o vedovi senza prole, alti almeno cinque piedi e due pollici, non soggetti a condanna per furto e provvisti di un attestato di buona condotta civile e politica. Il premio andava da sei a dodici ducati, a seconda della statura. Seguivano poi altre disposizioni dirette a favorire i reingaggi di elementi già sotto le armi. Alla giunta degli ingaggi di Napoli ne veniva temporaneamente aggiunta un'altra a Palermo, mentre era stabilito che per il futuro, cioè ad avvenuta organizzazione del1'esercito, i diversi corpi avrebbero reclutato nelle province in cui erano di guarnigione a mezzo di partite di reclutamento presentando poi i volontari al comando militare della provincia a cura del quale si sarebbe provveduto alla visita medica.

(2) A.S.Na. Aff.Est. Fs. 4341 .

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Così come si era verificato dopo il 1815 neanche stavolta il gettito dei volontari si dimostrò sufficiente a far fronte alle esigenze dell'eseròto cosicchè fu di nuovo necessario far ricorso anche alla coscrizione obbligatoria. D~l decreto del 28 febbraio 1823 che reintroduceva la leva faceva anche parte un regolamento per la reclutazione de' corpi nazionali dell'armata la cui seconda sezione era dedicata agli arruolamenti volontarj. I requisti prescritti per i volontari erano, ad un dipresso, quelli già in vigore; uniche novità la durata dell'ingaggio, sei anni per tutte le armi, il premio, di sei ducati (con particolare considerazione per gli ascensi a sottuffiziali per chi vi avesse rinunciato) ed una statura minima di cinque piedi e tre pollici per la cavalleria, artiglieria e grnnatieri della Guardia Reale. La terza sezione del decreto reingaggi prevedeva che caporali e soldati, decorsi i primi quattro anni di ferma, potessero raffermarsi per altri quattro o sei anni fino a raggiungere un massimo di diciotto anni di servizio, per passare poi nei corpi sedentari. Il premio di reingaggio previsto era di un ducato per anno. Queste norme avrebbero regolato ingaggi e reingaggi per tutto il residuo periodo di nostro interesse. Criteri analoghi erano emanati nel 1825 (decreto del 22 dicembre) per i volontari dei due reggimenti siciliani, con la sola differenza dei limiti di età, tra i diciotto ed i 25 anni elevabili a 30 per chi avesse già servito nell'esercito, nei volontari siciliani o nelle truppe inglesi. I depositi di questi volontari erano stabiliti a Palermo, Messina, Siracusa e Catania e le diverse compagnie, una volta raggiunti i due terzi degli effettivi, dovevano esser trasportate, via mare, in una piazza militare del continente, ciò che la dice lunga sulla fiducia che si riponeva in questi volontari. I risultati non corrisposero alle attese e - come già detto - il secondo di questi reggimenti non fu mai compiuto pur se era stato autorizzato l'an-uolamento di condannati per lievi reati. Questi problemi di reclutamento non sembra che abbiano mai toccato i reggimenti svizzeri che riuscivano ad essere sempre al gran completo e che, come previsto dalle capitolazioni, avevano addirittura sei uomini in sovrappiù in ogni compagnia, proprio per far fronte ad eventuali rallentamenti degli ingaggi. I primi tre reggimenti avevano in Svizzera degli ufficiali di reclutamento agli ordini di un capitano coadiuvato da un primo tenente e da un sergente reclutatore. Ci si arruolava per quattro o sei anni con reingaggi di almeno due anni. L'età prevista era tra i diciotto ed i 36 anni, elevabili a 40 per chi avesse già prestato servizio, l'altezza minima era di cinque piedi (quattro piedi e sei pollici e sedici anni per i tamburi). Il 4 ° reggimento bernese aveva invece a capo del suo ufficio di arruolamento un primo tenente e l'età minima prevista per gli arruolamenti era di diciassette anni. Il premio di ingaggio era di 40 franchi francesi, di cui una piccola parte era anticipata alla recluta dopo la visita medica, al suo arrivo al deposito provvisorio del reggimento. Qui le reclute restavano per qualche giorno a pensione in una locanda fino a quando, raggiunto il numero previsto, erano inviate a Genova sotto la guida di un sottufficiale. A Genova le reclute erano raccolte in una caserma che fungeva da deposito generale dei reggimenti svizzeri e vi rimanevano, cominciando ad impratichirsi dei primi rudimenti della vita militare, finchè non erano imbarcate per Napoli. I reclutatori in Svizzera erano aiutati dagli ufficiali, sottufficiali e soldati che trascorrevano in patria il semestre di licenza. A questo scopo, anzi, si largheggiava nella concessione del semestre di congedo, inviando a volte fino a tredici ufficiali e 58 sottufficiali e soldati per volta anzichè i dieci e 48 previsti dalle norme (3). La coscrizione obbligatoria. Come diceva Nugent in un suo rapporto al re del 3

(3) A.S .Na. Prot.Cons. Guerra Vol. 734.

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gennaio 1818 l'arruolamento volontario non dava i risultati voluti nè li avrebbe dati una coscrizione violenta, senza considerare la popolazione - secondo i sistemi del decennio fran~ese - quel che ci voleva era una leva discreta e proporzionata alla popolazione. E questa la prima traccia che abbiamo trovato relativa all'introduzione della coscrizione nel regno dopo la restaurazione del 1815, che sarà sancita dalla legge del 6 marzo 1818. Questa legge ed il successivo decreto del 19 novembre concernente le istruzioni per la leva del vegnente anno 1819 prescrivevano minuziosamente tutte le diverse fasi che portavano all'incorporazione dei coscritti nell'esercito. Era previsto un pre lievo di reclute pari al 3/2000 nelle provincie continentali del regno e del 1/1000 in Sicilia. Per prima cosa venivano formate in ogni comune le liste delle cinque classi soggette alla leva, comprendenti i giovani tra i 21 ed i 26 anni, e queste liste venivano esposte alla porta della casa comunale. C'erano poi quindici giorni per inoltrare reclami contro eventuali omissioni ed a tale scopo c'era un'apposita cassetta sulla porta della chiesa principale del paese chiusa con tre serrature le cui chiavi erano affidate al sindaco, al paJToco (il cui libro dei battesimi fungeva ancora da anagrafe per queste prime classi di leva) ed al più elevato in grado tra i componenti delle milizie provinciali che 1isiedeva nel comune . Erano esenti dalla leva gli ammogliati, i vedovi con figli, i figli unici sostegno di famiglia, i chierici, i laureati in medicina, in giurisprudenza, in scienze fisiche o matematiche purchè esercitassero le rispettive professioni, i vincitori di primi premi di pittura, scultura, architettura, incisione e musica delle accademie e degli istituti reali, gl i impiegati pubblici con uno stipendio mensile superiore ai quindici ducati, gli impiegati della casa reale, quelli del telegrafo (ottico), i maestri di posta, gli addetti alle polveriere, miniere, fonderie e fabbriche d'armi (purchè vi servissero per dieci anni) e quanti avevano già un fratello che serviva nell'esercito. Venuto il giorno dell'estrazione a sorte erano immessi in un'urna, detta bossolo, tanti foglietti di carta, quanti erano gli iscritti sulle liste suddivisi per classe. I foglietti, piegati a cilindro e contraddistinti da un numero, erano poi estratti e coloro che avevano estratto il numero più basso erano destinati a marciare. Se gli estratti della prima classe erano sufficienti a coprire il numero delle reclute richieste al comune non si effettuava la estrazione progressiva delle classi successive. Si procedeva poi alla misurazione dell'altezza dei coscritti estratti a sorte (misura minima quattro piedi e undici pollici) che il medico facente parte della commissione di leva (composta dal sindaco, dai decurioni ad un dipresso gli assessori - e da tutti i parroci del comune) successivamente visitava. Se il coscritto non raggiungeva la statura prevista o se era affetto da una delle malattie o delle imperfezioni che esimevano dal servizio militare secondo un elenco allegato al decreto si procedeva ad una ulteriore estrazione a sorte. Il giorno successivo tutti gli estratti, compresi anche quelli poi eccettuati, dovevano raggiungere il capoluogo della provincia. Qui un consiglio di reclutazione avrebbe riesaminato quelli eccettuati ed avrebbe proceduto ad un'ulteriore estrazione a sorte per decidere chi doveva essere aggiunto ai corpi attivi e chi , invece, poteva far ritorno a casa con la patentigLia per esser stato assegnato alla riserva (4) . A volte 11elle istruzioni per la leva indirizzate ai singoli intendenti (prefetti) erano prescritti l'estrazione e l'invio al capo-luogo di un numero di coscritti maggiore di quello prefissato, così da poter fronteggiare il non improbabile caso dell'accertamento, da parte del Consiglio di reclutamento, di nuovi casi di esenzione (5) _ (4) Allo stesso modo era rinviato a casa con la patentiglia il coscritto che avesse arrestato un richiamato del 1813 che non si fosse ancora presentato. Circolare del 17 marzo 1819 in Atti Aquila 1819. (5) Circolare 1° maggio 1819- Atti Calabria 1819.

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I coscritti estratti a sorte potevano legalmente evitare la prestazione del servizio militare sja scambiando il proprio numero con quello di un altro, volontariamente ed alla presenza degli incaricati della formazione delle liste, sia facendosi sostituire da un fratello sia - ed era il caso di gran lunga più frequente - facendosi rimpiazzare da un cambio. Questo doveva avere tra i 21 ed i 31 anni, essere della stessa provincia(6), avere la statura prevista per servire in cavalleria e doveva impegnarsi a servire per nove anni. I coscritti avevano quattro mesi di tempo per farsi rimpiazzare ed erano poi responsabili per quattro anni del loro cambio; se questo disertava dovevano prestare servizio al suo posto o trovare, invece un nuovo cambio. Le operazioni di leva, abbastanza laboriose, duravano alcuni mesi, così quelle relative alla leva del 1819 dovevano iniziarsi a gennaio per terminare ad aprile e quelle del 1820 dovevano iniziare ad aprile e finire a giugno. I risultati non dovettero però essere troppo buoni se ancora nell'autunno del 1820 si sollecitavano insieme alle reclute di quell1anno anche quelle residue del 1819. La causa prima di questi risultati era da attribuire all'alto numero di refrattari, come erano definiti sin dal decennio francese i renitenti alla leva, di quanti, cioè, si sottraevano alla chiamata non presentandosi il giorno dell'estrazione a sorte o che, estratti, riuscivano a dileguarsi prima di raggiungere il corpo. I renitenti an-estati (e il coscritto o il soldato delle riserve munito di patentiglia che li arrestava era poi esente da ogni genere di servizio militare) erano inviati ai battaglioni provvisori, quelli che si costituivano o che erano presentati dai fratelli erano obbligati a servire per nove anni. Il sindaco ed il comandante dei militi del comune del renitente erano tenuti a ricercarlo ed a procurarne l'arresto. Chi dava asilo ad un refrattario rischiava due mesi di prigione ed una multa tra i venti ed i 300 ducati. Da questa pena erano eccettuati i parenti più stretti, ma se il renitente era sorpreso in casa di costoro ne rispondevano il sindaco ed il comandante dei militi (un modo più efficace di tanti altri per responsabilizzarli). A questo insieme di norme venne apportato, nei mesi successivi, qualche emendamento marginale. Così ad esempio un decreto del 21 luglio 1819 esentava dalla leva gli abitanti delle isole minori (con i quali sarebbero state costituite le cosiddette compagnie di dotazione) mentre un decreto del 31 maggio 1820 esentava ogni anno dalla leva il miglior alunno del collegio veterinario ed una circolare del Supremo Comando del 28 giugno 1820(7), non esentava invece dalla leva - sospettando la frode - coloro che avevano sposato donne d'età maggiore di 40 anni. La stessa circolare esentava gli addetti alle case del duca di Calabria e del principe di Salerno, che dovevano essere rimpiazzati, come gli addetti alla casa reale, dagli ospiti del real ospizio dei poveri(S). Con la restaurazione del 1821 la leva, come è già stato detto, era abolita e l'arruolamento volontario tornava ad essere l'unico mezzo per tenere a numero l'esercito. Se questo sistema poteva essere compatibile per un esercito - quello del 1821-1822 - ridotto ai minimi termini, non era certo valido per un esercito che si voleva accrescere di forza come quello del 1823 e degli anni successivi. Non essendo sufficiente per rag-

(6) Con R. Rescritto del 17 novembre 1819 era consentito che il cambio provenisse da un'altra provincia, ma in questo caso si dovevano 36 ducati a beneficio dell'Orfanotrofio Militare - Atti Calabria 1819. (7) Atti Aquila 1820. (8) I giovani ricoverati in quest'istituto, come in altre istituzioni similari del regno, erano obbligati ai sensi del decreto 1° gennaio 1819 - a prestare servizio militare per ripagare lo stato di quanto questo aveva fatto per loro. Inizialmente erano tenuti a prestare servizio a vita, poi una circolare del 1° gennaio 1820, accordava loro la possibilità di essere congedati dopo vent'anni, se avevano tenuto buona condotta. A.S.Na A.R.C.R. Fs. 933.

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giungere questo obiettivo il richiamo in servizio di quanti si erano sbandati nel 1821 (9), si dovette tornare alla coscrizione obbligatoria reintroducendola, accanto al volontariato ed ai reingaggi, con il Regolamento per la reclutazione dei corpi nazionali dell'armata del 28 febbraio 1823. Questo regolamento prevedeva che ogni anno il numero dei coscritti da chiamare alle armi venisse fissato in relazione alle prevedibili necessità dell'esercito per l'anno successivo. Erano chiamate le classi d'età comprese tra i diciotto ed i 25 anni ed i giovani di queste classi, per essere arruolati, devevano essere celibi, alti almeno cinque piedi, avere una fedina penale pulita erl. essere fisicamente idonei. Successive istruzioni del 14 marzo precisavano le modalità di della leva. Queste istruzioni esentavano dalla coscrizione le stesse categorie già esentate dalle prescrizioni precedentemente in vigore estendendo tale vantaggio anche a favore di tutti gli impiegati pubblici, indipendentemente dallo stipendio percepito, ed agli allievi del collegio medico-cerusico e del collegio nautico di Palermo. Per i seminaristi, i chierici con i soli ordini minori ed i novizi degli ordini monastici l'esonero dalla leva era limitata sino al compimento del ventesimo anno, dopo tale data gli appartenenti a queste categorie che non avessero ancora ottenuto il suddiaconato o non avessero pronunciato la professione dei voti erano di nuovo inseriti nelle liste di leva ( IO). Il sistema seguito per preparare le liste di leva era analogo a quello precedente: si compilavano e si esponevano queste liste sulle porte della chiesa che era dotata di una cassettina per i reclami. Seguivano l'estrazione a sorte, la misurazione dell'altezza e la visita medica. Il contingente dei coscritti veniva poi fatto partire per uno dei sei depositi previsti dal regolamento (11). I coscritti che disertavano lungo il percorso dovevano essere sostituiti da quelli che avevano estratto il numero o i numeri successivi così come lo erano quei coscritti che al deposito non fossero stati trovati idonei al servizio. Era ammessa anche talvolta la possibilità di farsi sostituire da un cambio che doveva avere tra i diciotto e i 30 anni (35 se aveva già servito ed era in possesso di un regolare congedo). Chi si faceva rimpiazzare era responsabile per un anno del suo cambio, se questo disertava doveva sostituirlo personalmente o a mezzo di un altro cambio. Per i refrattari era previsto un prolungamento della ferma di due anni, da sei ad otto. Le reclute ricevevano, a spese dei comuni, 15 grana al giorno, per tutta la durata del viaggio per raggiungere i depositi. Qui era loro praticata una visita medica di controllo e venivano poi ripartite, in ragione dei loro requisiti fisici, secondo il seguente ordine: granatieri della Guardia Reale, cavalleria di linea, treno, cacciatori della Guardia, fanteria di linea. Per non depauperare la fanteria di linea degli elementi migliori era previsto che la Guardia Reale ed i corpi facoltativi reclutassero ogni anno in un deposito diverso. Per il treno erano preferite le reclute che nella vita civile erano di mestiere vetturini, cocchieri o mulattieri e per l'artiglieria gli armieri e gli artefici di legno o di ferro. Pur se erano state emanate apposite istruzioni per l'esecuzione della leva anche in

(9) R. Rescritto 27 agosto 1822 in Atti Napoli. (10) Con decisione del Consiglio di Stato del 26 agosto 1823 era accordata un'ulteriore esenzione per sei mesi per dar tempo ai seminaristi di età superiore ai vent'anni, estratti a so,te per la prestazione del servizio militare, di accedere al suddiaconato. Atti Aquila 1823. (11) Napoli per le reclute della capitale, della Tena del Lavoro, e dei due Principati, Gaeta per quelle degli Abruzzi e del Molise, Cosenza per quelle delle Calabrie e della Basilicata, Foggia per quelle di Bari, Taranto e Capitanata, Palermo per quelle dei valli di Palermo, Girgenti e Trapani e Messina per quelle dei valli cli Messina, Catania, Siracusa e Caltanissetta.

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Sicilia non sembra che sia stato dato successivamente seguito a tali istruzioni, troviamo jnfatti che per la leva di 10.596 uomini bandita nel 1826 le reclute dovevano esser date solo dalle provincie continentali del regno così come sarà poi per la leva del 1830, che suddivideva le reclute in sette depositi dislocati tutti in terra ferma. Negli anni successivi non erano emanate nuove disposizioni di carattere generale concernenti la leva salvo un decreto del 22 ottobre 1828 che prescriveva che per il futuro i cambi venissero scelti soltanto tra i soldati già sotto le armi, provenienti dalla leva del 1823 e dalle successive, di età non superiore a 32 anni, di buona condotta e di perfetta idoneità fisica, che fossero giunti al loro ultimo anno di servizio. Lo stesso decreto prevedeva per i refrattari e per tutti i soldati, compresi i volontari e i cambi, ed i volontari dei reggimenti siciliani, la possibilità di farsi rimpiazzare presentando due cambi, confermando così una circolare in tal senso emanata dal ministero della guerra il 25 luglio 1823 ( 12). Il restringimento della scelta degli uomini da utilizzare come cambi ai soli soldati in procinto di congedarsi era una misura che tendeva alla formazione, almeno parziale, di un esercito di caserma, di soldati di mestiere, privilegiando l'affidabilità (ben difficilmente questi cambi avrebbero disertato) e l 1esperienza a scapito della formazione di riserve in congedo già istruite. Che non ci fossero in seguito disposizioni innovative di carattere generale (!3), non vuol dire però che le cose andassero bene, tutt'altro. Già il fatto che l'ammnistia del 1827 fosse estesa anche ai renitenti alla leva è sufficiente a confermarlo. L'avversione delle popolazioni nei confronti della coscrizione obbligatoria è ribadita da una serie di disposizioni di carattere particolare e da un insieme di dati, sia pure parziali. Così un decreto del 19 settembre 1823 puniva con tre anni ed un mese di carcere le reclute autolesioniste ed una decisione del Consiglio di Stato del 22 luglio 1826 considerava destinato a marciare, come se avesse estratto il suo numero dalla bussola, il giovane che fosse entrato in seminario sei mesi prima della pubblicazione delle liste di leva per uscirne sei mesi dopo l'estrazione a sorte. Non essendo sufficiente la forza un rescritto del 6 aprile 1824 prevedeva che non venisse prolungata la ferma ai renitenti che si fossero presentati spontaneamente ( l4). I comuni, che avevano a carico il mantenimento delle reclute sino al loro anivo ai depositi, non volevano, da parte loro, che le reclute disertassero strada facendo, andando incontro al rischio di doverle sostituire pagando di nuovo le spese di viaggio e così facevano a volte partire i coscritti legati a guisa di malfattori. Questo abuso era vietato da una disposizione del ministero degli interni che riservava questo trattamento ai soli renitenti catturati per i quali - si diceva - doveva essere raddoppiata la durata del prolungamento del servizio (15). Toccava sempre ai comuni fornire alla gendarmeria reale un abitante del paese che la guidasse nelle sue ricerche dei renitenti così da poterli identificare. Nonostante tutte queste misure non si riusciva a dar piena e puntuale esecuzione alle disposizioni sulla leva. Limitandoci alla provincia dell1Abruzzo Ultra II, l'Aquila

(12) Atti Aquila 1823. (13) Ci fu però una disposizione di carattere particolare limjtata alla città di Napoli. Un R. rescritto del 15 luglio 1827, per alleviare la città dal peso dal contingente delle reclute del 1826, autorizzava l'arruolamento forzato di vagabondi ed oziosi, tra i sedici ed i 35 anni, a meno che negozianti, possidenti o capi artigiani non garantissero a costoro un lavoro con una paga non inferiore a sei ducati. Una misura diretta, forse, più a risolvere problemi sociali che non a fornire reclute all'esercito. (14) Atti Aquila 1824 e 1827. (15) Atti Napoli 1824.

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(i cui dati però, trattandosi di una provincia di confine, possono non essere assunti come

modello), possiamo rilevare che, ai primi del 1825, non erano ancora state fomite tutte le reclute del 1823, a causa del11aito numero di renitenti, così come sarà per la leva del 1826 (10.596 uomini da reclutarsi nelle provincie continentali del regno). In quell'anno la provincia avrà 117 renitenti su 434 reclute richieste e per la leva del 1830, 127 su 509. In alcuni paesi sul confine la renitenza era totale o fortemente maggioritaria: così Cappadocia aveva otto renitenti su otto reclute richieste, Amatrice dieci su tredici, Montereale otto su undici e Leonessa otto su tredici.

2 Il reclutamento degli ufficiali ed il sistema delle scuole militari La particolare situazione in cui si trovò a metà del 1815 I1esercito dell'amalgama con ufficiali provenienti da due diversi eserciti in numero esorbitante rispetto alle immediate - ed anche alle future - esigenze non poteva non avere ripercussioni sul reclutamento degli ufficiali e, soprattutto, sul loro avanzamento. In quei primi mesi si trovavano a contatto due distinti metodi di formazione dei qua1 dri. Nel1 esercito murattiano la scuola politecnica militare - erede della Nunziatella - aveva fornito soprattutto gli ufficiali delle armi dotte (o facoltative come si diceva a Napoli) mentre gli altri ufficiali provenivano da una speciale unità-scuola della Guardia Reale, il reggimento delle Guardie d'onore, dagli ufficiali delle truppe provinciali, dalla vita civile, su nomina regia, e dai sottufficiali. L1esperienza, il rapido ricambio dovuto al quasi continuo stato di guerra e la larghezza di Murat nel ricompensare i suoi fedeli avevano creato una numerosa classe di ufficiali la cui base sociale - la piccola e media borghesia non coincideva se non in parte con quella dei loro colleghi siciliani, in gran parte provenienti dai cadetti, scelti a loro volta quasi esclusivamente tra i figli degli ufficiali. Inoltre gli anni trascorsi in Sicilia senza una vera e propria scuola militare non avevano permesso ai più giovgni tra costoro di acquisire delle solide basi teoriche, ciò che era invece stato possibile in quanti erano usciti a Napoli dalla scuola politecnica e, in minor misura, dalle Guardie d'onore. Per di più nell'esercito murattiano, come in tutti gli eserciti napoleonici, non esistevano i cadetti, almeno nella loro accezione ancien regime con la quale esistevano nell1esercito siciliano, cosicchè ci si trovò nell'assurda situazione dell'esistenza di un grado (o di una classe secondo l'espressione burocratica dell'epoca) che non era prevista nei quadri organici dell'esercito dell'amalgama, costituendo una sopravvivenza, un relitto storico. Ai cadetti ed ai soldati esenti da meccaniche arruolatisi nelle settimane successive al ritorno a Napoli di re Ferdinando e destinati tutti alla Guardia Reale (16), si provvide con il decreto del 17 agosto 1815 sull'organizzazione della fanteria della Guardia che prometteva da parte del re di far esperimentare la nostra sovrana munificenza, prometteva, cioè, una più o meno rapida promozione a secondo tenente (com'erano chiamati i sottotenenti della Guardia Reale). Promozione che sul finire dell'anno toccò intanto a quei cadetti dell'esercito siciliano destinati nei vari corpi di nuova formazione ad esercitare le funzioni di sottotenenti, (decreto 21 dicembre 1815) e che venne poi estesa a tutti gli altri con la riorganizzazione del 1817 che aboliva la classe dei cadetti così come quella dei primi e secondi aiutanti - sempre di provenienza siciliana - che servivano nella linea e che avevano diritto alla promozione ad ufficiali rispettivamente dopo cinque e dopo dieci anni di servizio nel grado (decreto 5 novembre 1817).

(16) A.S.Na Segr. Ant. Fs. 79. Per i volontari esenti da meccaniche cfr. Boeri, Crociani «L'esercito borbonico dal 1789 al 1815» Roma 1989.

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Eliminata così in due tempi la categoria dei cadetti la più importante fonte di reclutamento degli ufficiali restava la Nunziatella, che manteneva la denominazione, di derivazione francese, di scuola politecnica militare, mentre altre fonti, di più limitato apporto ed alle quali si farà cenno in seguito, erano la compagnia delle reali guardie del corpo, ]a real paggeria, la volontà del re, la promozione, in alcuni casi, di sottufficiali e, per i reggimenti siciliani, la possibilità di essere proposti al re come ufficiali dagli organizzatori dei reggimenti stessi. La scuola politecnica militare si riapriva nell'autunno del 1815 con le quattro classi previste dall'ordinamento murattiano e con una classe elementare, aggiunta proprio in quell'occasione, per essere ammessi alla quale era necessario conoscere le quattro operazioni e la grammatica italiana (17) _ La scuola, nella quale si entrava tra i quindici ed i vent'anni, preparava gli ufficiali di fanteria e cavalleria, che al termine dei corsi venivano immessi direttamente nei reparti, e quelli delle armi facoltative che passavano alle scuole di applicazione. I programmi erano, in linea di massima, ancora quelli della vecchia Nunziatella di fine Settecento e ciò non deve stupire dato che per ammissione degli stessi ufficiali francesi questi programmi erano all'altezza delle scuole d'oltralpe e come aveva scritto in un suo rapporto il 1° luglio 1807 il ministro della guerra franco-napoletano «Les eleves pour l'artillerie et le genie subissent les mémes examens que en France» (18)_ L'altra scuola militare murattiana, la scuola di Marte, destinata a preparare gli allievi sia per la scuola politecnica sia per immetterli direttamente nell'esercito come sottufficiali o come capi-operai, accoglieva in quello stesso anno scolastico tutti ifigli di truppa dell'esercito. Al termine dell'anno scolastico 1815/16 erano variate la denominazione e l'organizzazione delle scuole militari. La scuola di Marte liprendeva la vecchia denominazione borbonica di real battaglione degli allievi militari (decreto 11 gennaio 1816), era trasfelita da Aversa a Napoli e riorganizzata su sei compagnie di 60 allievi con un grande stato maggiore di undici ufficiali, un piccolo stato maggiore di 30 sottufficiali e trabanti, 45 professori e maestri oltre a quattrordici impiegati ed ai forzati necessari per la pulizia dei locali. Nel battaglione erano ammessi i figli di militari tra gli otto ed i dodici anni che frequentavano corsi della durata di nove anni secondo il programma, lipartito per classi, di cui alla pagina successiva cui si doveva aggiungere la pratica della scherma, del nuoto e del maneggio delle armi. Al termine del sesto anno i migliori allievi del battaglione erano trasferiti al real collegio militare, nuova denominazione della scuola politecnica e militare, mentre gli altri proseguivano il corso di studi per altri tre anni per passare poi nella fanteria o nella cavallelia di linea come sergenti o come semplici soldati, se erano stati trovati di poca applicazione. La Nunziatella, ora real collegio militare, aboliva la classe preparatoria e modificava i cliteli per gli esami di ammissione e per quelli finali (decreti 6 e 13 giugno 1816) mentre a Capua era istituita una scuola di Applicazione unica per artiglieria e genio alla quale erano ammessi, come alunni sottotenenti, i migliori allievi del collegio al termine dei quattro anni di corso. Mentre i loro colleghi erano immessi come sottotenenti di fanteria o di cavalleria nelle unità della linea gli alunni sottotenenti frequentavano a Capua un corso biennale (il primo anno comune per le due armi ed il secondo diviso in due classi, una per l'artiglielia e l'altra per il genio) al termine del quale erano promossi tenenti.

(17) A.S .Na A.R.C.R. Fs. 929. (18) Citato da N. Cortese Corpi e scuole militari dal 1806 al 1815 in Rassegna Storica Napoletana 1933 I/3.

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La mattina Ora una e mezzo Leggere e scrivere Leggere e scrivere Calligrafia Disegno di figura Disegno di figura Disegno di figura Delineazione e disegno di solidi

Disegno di campagna

Disegno di topografia e di fortificazioni

/

Ora una 1• classe Leggere e scrivere 2" classe Leggere e scrivere 3a classe Grammatica latina 4" classe Grammatica latina 5" classe Aritmetica 6a classe Geometria piana 7" classe Geometria Solida e trigonometria piana e logaritmi s· classe Geometria pratica e trigonometria sferica 9a classe Sezioni coniche, dinamica e statica, cosmografia e geografia

Ora una Catechismo Catechismo Grammatica latina Lingua francese Umanità Umanità Algebra, incluse le equazioni di 3° grado

Cosmografia e geografia matematica Fortificazione permanente, teorica delle manovre di fanteria e cavalleria

Il dopopranzo Ore due

l" Leggere e serivere

2· Gramatica italiana 3" Gramatica italiana 4• Geografia narrativa 5" Lingua francese 6a Introduzione alla storia 7" Rettorica, sto1i a politica, ordinanze e codice penale

8" Storia militare, arte di scrivere; teorie delle manovre di fanteria e cavalleria

9" Conoscenza delle armi usate, cambiamenti prodotti dalle medesime nell'arte della guerra, amministrazione militare e codice militare.

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Accanto alle scuole del1a parte continentale del regno continuava la sua esistenza la Sala di educazione di Monreale con qualche decina di allievi (119 per l'esattezza, suddivisi in due compagnie ed il cui corso di studi comprendeva geometria, algebra, aritmetica, calligrafia, grammatica, statistica. La seconda compagnia, inoltre, formata dai figli di sottufficiali, studiava anche ogni sorta di strumento musicale) (1 9). Un decreto del 1° gennaio 1819 dava un assetto diverso al sistema degli istituti di educazione militare che, dal primo ap1ile, si sarebbero così suddivisi: il real collegio militare, destinato a preparare gli ufficiali del genio, dell'artiglieria e dello stato maggiore, la real Accademia militare, destinata alla fo1mazione degli ufficiali delle altre armi ed alla preparazione degli allievi del real collegio, e, infine le scuole militari che avrebbero formato i futuri sottufficiali e sarebbero state anche preparatorie per la real Accademia, facendo transitare in questa i loro migliori allievi. Nel real collegio si entrava tra i quattordici ed i sedici anni, i posti erano 140, dei quali 90 gratuiti, erano destinati a chi proveniva dalla real Accademia, i corsi duravano quattro anni e si usciva sottotenenti del genio, passando alla scuola di applicazione, o dell'artiglieria (occupando la metà dei posti disponibili, l'altra metà era riservata ai sottufficiali) o nello stato maggiore, ma dopo aver prestato un anno di servizio in fanteria o in cavalleria. Nella real Accademia militare si entrava tra i dodici ed i quindici anni, i posti erano 450 dei quali 250 gratuiti riservati ai figli degli ufficiali ed agli allievi delle Scuole Militari. Dopo tre anni di corso venivano scelti i novanta alunni che dovevano passare nel real collegio, gli altri proseguivano i loro studi per due anni ancora uscendo come sottotenenti di cavalleria o di fante1ia, se c'erano vacanze in tali ruoli, se no come sottufficiali. In linea di massima nel real collegio e nella real Accademia le piazze franche, gratuite, erano riservate ai figli di militari, quelle a pagamento potevano essere attribuite ai figli di famiglie nobili o di civile estrazione, di possidenti, cioè, di impiegati o professionisti. Nelle tre scuole militari di Napoli, Aversa e Monreale, si entrava tra i nove ed i quindici anni per uscirne tra i diciassette ed i diciotto. Gli alunni, 360 a piazza franca (figli di ufficiali o di qualche distinto sotto-ufficiale) e 180 a pagamento, erano suddivisi in tre classe, in relazione all'età. Dopo la seconda classe i migliori potevano accedere alla real Accademia, gli altri compivano un altro anno di studi e passavano nell'esercito come sottufficiali. Il decreto del I gennaio 1819 prevedeva inoltre che tutti i giovani accolti nel real albergo dei poveri a Napoli e presso le altre istituzioni assistenziali avrebbero dovuto obbligatoriamente prestare servizio militare come soldati, salvo avessero dimostrato particolari talenti, tali da farli assegnare alle scuole militari. Il sistema scolastico sancito dal regolamento di applicazione allegato al decreto del 1° gennaio 1819 era destinato ad una vita breve: gli eventi del 1820-1 821 lo avrebbero travolto insieme all'esercito dell'amalgama. Dopo la restaurazione del 1821 l'esercito napoletano, pur se ridotto ai minimi termini, non aveva più sovrabbondanza di quad1i, le comrrùssioni di scrutinio rimandavano a casa quanti si fossero compromessi coi moti liberali ed anche il sistema di reclutamento degli ufficiali doveva prender atto della nuova realtà. Per un breve periodo venne ristabilita la classe dei cadetti, per essere ammessi nella quale bisognava essere di famiglia nobile o civile, avere tra i sedici e vent'anni, conoscere la matematica e l'italiano ed avere, infine, una famiglia disposta a pagare dodici ducati al mese per il mantenimento (decisione del Consiglio dei Ministri del. 3 agosto 1821) (20). Un decreto del 7 settembre riordinava gli istituti di educazione militare, reO

(19) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1047.

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stringendo in pratica l'ammissione ai soli figli di ufficiali, sopprimendo l'Accademia, conservando la scuola militare e ripristinando il battaglione allievi militari. Secondo questo ordi namento gli allievi del real collegio militare, al termine del loro corso di studio, passavano come cadetti nei diversi corpi dell'esercito. Alcuni allievi che non erano riusciti ad adeguarsi al nuovo clima, più chiuso e repressivo del precedente, vennero espulsi dal real collegio, in una sola volta nove il 21 novembre 1822 (2 1), altri, invece, vennero sottoposti a scrutinio nel 1823 (22). Ma questa nuova regolamentazione degli istituti di educazione militare, redatta in tutta fretta, doveva essere meglio graduata per riuscire utile e così, dopo meno di due anni, un nuovo decreto del 14 marzo 1823 poneva le basi di un più duraturo ordinamento degli istituti di educazione militare, che orarisultavano essere soltanto il real collegio militare e la prima e la seconda scuola militare, sottoposte tutte all'ispezione di un ufficiale generale. Il real collegio militare doveva ora preparare con corsi della durata di otto anni gli ufficiali, non più i cadetti, essendo stata definitivamente abolita questa categoria per tutti i corpi dell'esercito. La prima scuola militare a Napoli doveva preparare i sottufficiali mentre la seconda, a Monreale, doveva essere preparatoria alla prima. Le preesistenti scuole erano soppresse e tutti gli allievi figli di ufficiali, da capitano in su, erano ammessi nel real collegio insieme ai pochi figli di famiglie titolate. I figli dei tenenti e dei sottotenenti (in pratica i figli degli ufficiali provenienti dai sottufficiali), dei sottufficiali e dei soldati dovevano invece frequentare, a seconda della loro età, la seconda o la prima scuola militare, i cui quattro migliori alunni erano ammessi al real collegio militare a prescindere dalle condizioni della famiglia d'origine. Era questa l'unica concessione egualitaria fatta dal nuovo regolamento, più restrittivo del precedente, ed ormai in netta contrapposizione rispetto a quello introdotto nel decennio francese, che tendeva a favorire l'accesso alla carriera militare di giovani provenienti anche dalle famiglie della borghesia, figli di impiegati o di professionisti, tanto che 55 dei 135 allievi ammessi a frequentare il real collegio tra il 1815 ed il 1820 non appartenevano a famiglie di militari. (23). Secondo il nuovo ordinamento al real coLlegio erano ora ammessi al massimo 100 allievi - anche nel numero si verificavano restrizioni - suddivisi in due compagnie a seconda dell'età, con quattro ufficiali e con otto sottufficiali e caporali, sottufficiali e caporali da scegliersi tra gli allievi stessi. Lo stato maggiore comprendeva il comandante, ufficiale superiore, un aiutante maggiore, gli otto ufficiali addetti alle due compagnie, un conservatore - quartiermastro, un medico, un chirurgo, un rettore e due cappellani (non pochi tre sacerdoti per un massimo di 100 allievi). Lo stato maggiore era composto da dodici tra sottufficiali, caporali e tamburi dei veterani o degli invalidi addetti ai servizi. C'erano poi tredici professori, con stipendi tra i 30 ed i 45 ducati mensili, e dieci maestri, con stipendi variabili tra i 20 ducati dei maestri di grammatica italiana e latina o di lingua francese, i sedici di quelli di calligrafia, scherma e bal1o ed i dodici del maestro d'assalto. All'esame di ammissione al coLlegio, da sostenersi ogni anno nel mese di agosto, potevano presentarsi i ragazzi tra gli undici ed i dodici anni, figli di ufficiali con il grado minimo di capitano (a loro erano riservate le 60 piazze franche) o di titolati. Oltre ad essere in possesso delle cognizioni scolastiche richieste per la loro età gli esaminandi dovevano essere di sana costituzione fisica, vaccinati contro il vaiolo (o aver già contratto (20) A.S.Na Mio.Guerra Fss 2550-2551. (21) A.S.Na O.d.G. 1822. (22) A.S.Na Caos. Min. Guerra Fs. 734. (23) Renata Pilati La Nunziatella. L'organizzazione di un'Accademia militare 1787 - 1987 Napoli 1987.

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questa malattia), essere sudditi del regno: nati ~a matrimon~o l~~itti_m o e, per i figli_ di ufficiali, contratto secondo le norme previste dai regolamenti mihtan. L 'anno scolastico cominciava il 5 novembre e terminava alla fine di settembre, il mese di ottobre era considerato di vacanza, ma neanche in quest'occasione gli allievi potevano far ritorno alle loro case. Potevano pei"Ò essere visitati dai parenti, nei gionù festivi, nel parlatorio del collegio alla presenza dell'ufficiale di ispezione (ed anche queste norme erano assai più rigide di quelle in vigore prima del 1821). La giornata era suddivisa in otto parti - di diversa durata - da dedicare: 1°) ai doveri della religione (messa al mattino e preghiera la sera) 2°) allo studio in camera, 3°) alle lezioni, 4°) agli esercizi militari, 5°) agli esercizi ginnastici, 6°) al pranzo ed alla cena, 7°) alla ricreazione, 8°) al riposo, senza trascurare le marcie da farsi nei giorni festivi. Gli allievi erano seguiti singolarmente ed ogni mese era presa nota dei loro progressi. Pur essendo in vigore la disciplina militare le punizioni per gli allievi non andavano al di là della chiusura, sotto chiave, in un camerino con un giorno a pane ed acqua. Le materie di insegnamento dell'intero corso erano così precisate dal regolamento, suddivise per le otto classi nelle quali erano ripartiti gli allievi, in rapporto alle loro età. Prima classe per l'età di undici anni conùnciati: Rudimenti di lingua italiana e latina cogli esercizi coITispondenti; Aritmetica teoretica ed algoritmo algebrico; Disegno di figura; Calligrafia. Seconda classe per l'età di dodici anni cominciati: Aritmetica teoretica ed algoritmo algebrico; Grammatica italiana e latina cogli esercizi corrispondenti; Elementi di storia patria; Disegno di figura; Calligrafia. Terza classe per l'età di tredici anni conùnciati: Geometria piana; Algebra fino all'equazione di secondo grado; Continuazione della lingua latina; Elementi di storia universale; Geografia locale; Disegno di figura; Calligrafia. Quarta classe per l'età di quattordici anni conùnciati: Algebra fino all'equazione di quarto grado col calcolo delle serie; Costruzione delle tavole logaritmiche; Trigonometria rettilinea, e costruzione delle tavole dé seni e coseni; Applicazione del calcolo alla geometria a due coordinate in generale, ed in particolare alla costruzione e proprietà delle curve di second'ordine; 107


Disegno di figura. Quinta classe per l'età di quindici anni cominciati: Calcolo sublime ed applicazione di esso alla geometria a tre coordinate, e costruzione dell'equazione di terzo e quarto grado; Stereometria; Geometria descrittiva colla soluzione dé problemi dipendenti; Eloquenza; Logica. Sesta classe per l'età di sedici anni cominciati: Meccanica divisa nelle sue quattro parti, colle esperienze corrispondenti; Fisica e chimica colle esperienze dipendenti; Grammatica generale; Lingua francese. Settima classe per l'età di diciassette anni cominciati: Trigonometria sfe1ica; Geografia matematica; Artiglieria teoretica col disegno relativo; Principi teoretici di architettura ed esercizio del disegno corrispondente; Lingua francese. Ottava classe per l'età di diciotto anni cominciati: Geodesia; Costruzione effettiva del reticolato per la delineazione delle carte geografiche; Disegno di topografia; Fortificazione teoretica e disegno relativo; Lingua francese. Il regolamento soggiungeva poi: Gli alunni verranno ben anche instruiti nel maneggio delle armi, nelle manovre e nel servizio di piazza, e nè regolamenti dell'amministrazione militare e di campagna. Impareranno il ballo, lo scherma, il nuoto o l'arte di cavalcare. Una volta al mese, e nel tempo delle vacanze una volta la settimana, faranno delle marce militare colle armi e colla mucciglia. Dovranno imparare e montare e smontare il fucile, pulirlo e metterlo in istato da potersene servire, conoscerne la denominazione dé pezzi. Ed in fine si eserciteranno nella manovra del cannone, quelli particolarmente che promettono ottima riuscita per l'artiglieria. D'estate gli allievi si istruivano nel nuoto al Molosiglio (24).

(24) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 737.

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Alla fine di ogni anno scolastico, ad ottobre, gli allievi erano esaminati di una commissione formata dai professori che li avevano seguiti durante l'anno, da quelh che li avrebbero seguiti l'anno successivo, da tre ufficiali e da due professori universitari. Era ammessa la possibilità di ripetere l'anno, ma una sola -volta per tutta la durata del corso. Gli allievi che al sesto -anno non davano affidamento di poter divenire buoni ufficiali delle armi facoltative restavano per altri duè anni nel real collegio a perfezionarsi nelle materie professionali per essere poi promossi sottotenenti di fanteria o di cavalleria (chi non era all'altezza passava ai reparti come sottufficiale o tornava in famiglia), gli altri, dopo altri due anni di corso, passavano come ufficiale, a seconda dei risultati finale, nel genio, in artiglieria e nel corpo topografico o, se i risultati finali non erano stati loro brillanti, in fanteria o in cavalleria. Tra il 1823 ed il 1830 il real collegio ospitò 228 allievi, tutti, praticamente, figli di ufficiali. Contrariamente a quel che si potrebbe ritenere, dato il clima politico instaurato dopo il 1821, i figli degli ufficiali già dell'esercito murattiano costituivano la maggioranza, due terzi degli allievi delle classi comprese tra il 1805 ed il 1815, come si può agevolmente riscontrare dalle località di nascita (nelle provincie continentali) degli allievi stessi. Nel 1830 frequentavano il real collegio 11 O allievi. La prima scuola militare, con sede in Napoli, a San Giovanni a Carbonara, poteva avere fino ad un massimo di 160 alunni, per tre quarti a piazza franca, divisi in tre compagnie, ognuna con tre ufficiali e con cinque sergenti e nove caporali scelti tra gli alunni stessi. Comandante della scuola era un ufficiale superiore, coadiuvato da un aiutante maggiore, un quartiermastro, un conservatore, un medico, un chirurgo, un rettore e due cappellani. C'era poi lo stato minore con ventiquattro tra sottufficiali, caporali e tamburi degli invalidi e dei veterani. L'insegnamento era impartito da sedici maestri, con venti ducati mensili di stipendio (sedici per i maestri di calligrafia). I requisiti per l'ammissione, tranne quelli relativi al grado militare del padre, erano gli stessi previsti per gli allievi del real collegio militare. L'ingresso alla scuola avveniva tra i nove ed i dodici anni finiti e gli alunni erano divisi in quattro classi, sempre sulla base delle loro età. Questo era il programma di studi secondo quanto affermato dal decreto istitutivo. Prima classe per l'età di nove anni ed un giorno fino a dodici anni cominciati: Rudimenti di grammatica italiana cogli esercizi corrispondenti; Aritmetica pratica; Leggere e scrivere; Disegno di figura; Calligrafia; Grammatica italiana; Elementi di storia patria; Catechismo. Seconda classe per l'età di tredici anni cominciati a quattrordici cominciati: Elementi di storia patria; Aritmetica teoretica; Rudimenti di grammatica italiana; Geometria piana; Disegno di figura; Calligrafia; Catechismo. 109


Terza classe per l,età da quindici anni cominciati a sedici anni cominciati: Storia Universale; Grammatica italiana; Aritmetica teoretica; Geometria piana; Spiega della Bibbia e del Vangelo. Q1rnrta classe per l'età di diciassette anni cominciati a diciotto cominciati: Eloquenza; Storia universale; Geografia elementare; Regolamenti di piazza, di manovre e di amministrazione militare; Spiega della Bibbia e del Vangelo. Inoltre soggiungeva il regolamento: Gli alunni si eserciteranno ben anche al nuoto, al maneggio delle armi, a conoscerne i nomi e l'uso dé pezzi: si abitueranno alle marce militari colla mucciglia, ed a tutti gli altri esercizi e pratiche che conducono a formare un buono ed instruito sottuffiziale. L'anno scolastico aveva la medesima durata di quello del real collegio e, come nel real collegio, il passaggio da una classe all'altra avveniva per esami. I quattro migliori alunni della prima classe passavano, a piazza franca nel real collegio. A diciott,anni gli alunni, superato l'esame finale, entravano a far parte dell'esercito come sergenti, caporali forieri o caporali e, se non c'erano posti disponibili, come soldati semplici (salvo ad esser promossi al primo posto vacante). Dovevano prestare servizio ugualmente come soldati semplici gli alunni giudicati immeritevoli dei galloni da sottufficiale o da caporale. Per tutti la durata del servizio era di otto anni. Nel 1830 frequentavano la scuola 136 alunni. La seconda scuola militare, a Monreale presso Palermo, poteva accogliere un massimo di 80 alunni divisi in due compagnie con tre ufficiali e con quattordici sottufficiali e caporali scelti tra gli alunni stessi. Lo stato maggiore comprendeva il comandante, ufficiale superiore, i sei ufficiali delle compagnie, il quartiermastro, il rettore e il cappellano. Lo stato minore era composto da quattordici tra sottufficiali e tambuti dei veterani e invalidi. Nove erano i maestri, uno di geometria ed aritmetica, uno di grammatica italiana, uno di storia e geografia, ci nque di leggere e scrivere, uno di disegno ed uno di calligrafia. Gli alunni erano ripartiti in due classi, il cui programma era uguale a quello delle prime due classi dell,altra scuola. I requisiti per l'ammissione erano gli stessi previsti per la prima scuola militare alla quale gli alunni passavano al compimento del quattordicesimo anno. Nel, 1830 frequentavano la scuola 41 alunni. Oltre al real collegio un'altra via per ottenere le spalline da ufficiale era offerta dalla compagnia delle guardie del corpo (già di per sè equiparate ad ufficiali) i cui componenti, sottoponendosi ad apposito esame, potevano transitare come secondi tenenti nella cavalleria di linea. Il programma d'esame, almeno nel 1827, verteva sull'ordinanza amministrativa del 1824, sullo Statuto Penale del 1819 e sull'ordinanza di cavalleria del 1808 (25).

(25) A.S.Na. Prot.Guerra 736.

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Ancora più avvantaggiati erano i giovani appartenenti alla paggeria reale. I paggi potevano infatti passare come ufficiali direttamente nella Guardia Reale ed un esempio di quest'agevolazione è dato dalla nomina di due p11ggi ad alfieri della cavalleria di Guardia i 1 26 giugno 1825 (26). Un trattamento di particolare favore venne mantenuto anche dopo lo scioglimento della paggeria, il relativo decreto dell'll dicembre 1825 prescriveva infatti che i paggi di età inferiore ai quattordici anni fossero ammess.i nel real collegio e che, in via del tutto eccezionale, al termine del loro corso di studi venissero assegnati alla Guardia Reale come alfieri di cavallelia o secondi tenenti di fan teria o fossero invece promossi al grado superiore se destinati ai reparti di linea. Per i paggi di età superiore ai quattordici anni e che dovevano far ritorno alle loro case erano previste le stesse opportunità, previo il superamento di un esame, una volta compiuti i diciotto anni. La volontà del re poteva poi conferire per grazia la nomina ad alfiere di giovani di civile condizione. In genere si trattava di manifestazioni della benevolenza sovrana nei confronti di famiglie di funzionari o di magistrati particolarmente attaccate alla monarchia. Di alcuni casi specifici è portata testimonianza nei verbali del Consiglio di Stato del 1827. Infine gli organizzatori dei due reggimenti siciliani (ridotti in seguito ad uno solo) potevano nominare - ai sensi del decreto istitutivo dei reggimenti del 22 dicembre 1825 - i tre ufficiali subalterni di ciascuna delle compagnie da essi organizzate, sottoponendo il nome dei prescelti all'approvazione sovrana. Ci fu così chi si comprò il grado, pagandolo all'organizzatore (e l'acquisto del grado non deve far troppo scalpore, in alcuni eserciti, come quello inglese, era una pratica abituale), e chi invece lo ricevette in grazioso dono dal proprio padre, visto che quasi tutti gli organizzatoli del reggimento si sobbarcavano a questa fatica per accelerare la carriera dei figli, allora ancora allievi delle scuole militari o addirittura bambini. Per evitare gli inconvenienti che sarebbero derivati dal far esercitare il comando a degli adolescenti o addirittura a dei ragazzi si procedette sì alle nomine, con dispensa dal requisito dell'età, ma venne anche disposto che si cominciasse a prestare effettivamente servizio al compimento del sedicesimo anno (seduta del Consiglio di Stato del 24 agosto 1827). Il principe ereditario Ferdinando, allora comandante in capo dell'esercito, avuto riguardo al decoro della Reale Divisa faceva inoltre disporre, con Ordine del Giorno del 30 gennaio 1829, che questi ufficiali non potessero comunque far uso dell'uniforme prima dei sedici anni, tranne che nel caso di presentazione al re. Per l'arruolamento degli ufficiali dei reggimenti svizzeri le capitolazioni prescrivevano che al momento dell'organizzazione dei reggimenti gli ufficiali superiori fossero scelti dal re mentre i capitani ed i subalterni dovevano invece essere scelti dai cantoni che avevano stipulato le capitolazioni ed essere approvati dal re, ad eccezione degli aiutanti maggiori, dei cappellani, degli ufficiali medici, dei giudici e dei portabandiera che erano proposti dai colonnelli all'approvazione reale. Successivamente gli ufficiali sviz- zeri avrebbero iniziato la propria carriera come sottotenenti su proposta del colonnello al re. Il sottotenente doveva essere originario del cantone che aveva organizzato la compagnia in cui si era reso disponibile al posto. Le istituzioni militari cui si è fatto poc'anzi cenno (scuola di Marte, real battaglione degli allievi militari, scuole militari) e la promozione, graduale, dai ranghi della truppa, sulla base del merito e dell'alfabetismo, erano le sole fonti cui era possibile attingere per guanto atteneva al reclutamento dei sottufficiali.

(26) A.S.Na Min.Guerra Fs. 2688.

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3 Avanzamento Le promozioni al grado superiore erano subordinate, in via generale, all'esistenza di un posto disponibile negli organici previsti per tale grado in una determinata arma, ci doveva cioè essere - per usare il linguaggio del tempo - una vacanza. Data questa premessa e data altresì l'esuberanza di ufficiali, e in minor misura anche di sottufficiali, nell'esercito dell'amalgama gli avanzamenti, fino al 1821, furono pressoché inesistenti e, di conseguenza, le caniere furono praticamente bloccare, una volta esaurita l'ondata di promozioni accordate dal re ai siciliani nei mesi seguiti al suo ritorno a Napoli, per poter disp01Te di un insieme di ufficiali di sua fiducia sufficiente a bilanciare quello degli ufficiali murattiani (27). Più regolare, anche se abbastanza lento, fu invece l'evolversi delle carriere negli anni successivi alla ricostituzione dell'esercito del 1822/23. I sottufficiali iniziavano la loro carriera attraverso le scuole militari - come si è visto - o provenendo dai ranghi della truppa, attraverso il grado di caporale cui il soldato era promosso per anzianità, purché sapesse leggere e scrivere, ciò che escludeva dagli avanzamenti buona parte dei soldati. Sempre per merito si proseguiva poi lungo la scala gerarchica ed un ordine del giorno del 13 febbraio 1817 stabiliva che - una volta impiegati tutti i sottufficiali ancora esuberanti - le promozioni ai vari gradi di sottufficiali ancora esuberanti - le promozioni ai vari gradi di sottufficiale sarebbero state accordate dal colonnello su proposta del comandante di compagnia vistata dal comandante di battaglione, tranne quelle a portabandiera e portastendardo che sarebbero invece state accordate dall'ispettore generale su proposta del colonnello vistata dal brigadiere (28). Un successivo ordine del giorno del 29 settembre 1819 disponeva poi che queste ultime promozioni fossero invece accordate dal Comando Supremo su proposta dei generali ispettori (29). Per la promozione ad ufficiale, da accordarsi previo esame, venivano indetti appositi concorsi su scala nazionale (e nei quali dobbiamo presumere fossero particolarmente avvantaggiati quanti provenivano dalle scuole militari). Così troviamo che il 30 dicembre 1819 31 sottufficiali di vari gradi distinti per istruzione e condotta erano promossi secondi tenenti, passando però al seguito dei corpi per mancanza di posti disponibili ( 30) . In artigheria un terzo dei posti da sottotenente era riservato, per concorso, ai migliori sottufficiali (decreto 10 gennaio 1819). Durante il periodo costituzionale un decreto del 28 novembre 1820 fissava precise, anche se un po' complicate, norme per l'avanzamento dei sottufficiali, ma l'invasione austriaca, sopravvenuta di li a poco, ne impedì !'effettiva applicazione. Era soltanto nel 1828, con un decreto emanato il 13 aprile, che l'intera materia delle promozioni - o come allora si diceva degli ascensi - veniva definitivamente regolamentata, suddividendo a tale scopo l'esercito in quattordici ruoli, che corrispondevano, a un (27) Fu soltai1to nel 1820, con ordini del giorno del 18 aprile e ciel l O luglio, che vennero banditi dei concorsi, per titoli ed esami, a tenente, capitano e maggiore, dato che erano stati finalmente sistemati gli uffic iali al seguito. Oltre che dei risultati di un esame teorico e pratico si doveva tener conto dell'anzianità, del precedente compo11amento in guerra, della condotta morale e dell'idoneità a ricoprire il grado superiore. Gli esami avrebbero dovuto esser tenuti nell'autunno ma, per le sopravvenute vicende politiche, non ebbero luogo. A.dì.S. Na. Excerpta n. 13. (28) A.S. Na. O .di G . 1817. (29) A. di S . Na. O.di G. 1819. (30) A.S. Na. Ibidem. In quella stessa occasione era dato avviso di un successivo concorso per tre posti riservato ai sottufficiali della Guardia Reale che, essendo sposati, non avevano potuto fino ad allora beneficiare di alcun avanzamento ai sensi dei regolamenti in vigore.

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dipresso, ad altrettanti corpi all'interno dei quali erano previsti gli avanzamenti. Per quanto concerneva i sottufficiali questi, nella fanteria e nella cavalleria, sia della linea che della Guardia Reale, potevano esser promossi fino al grado di primo sergente per esame ed all'interno del corpo. I primi sergenti, in numero triplo rispetto alle disponibilità, concorrevano poi per i due terzi dei posti da alfiere, a mezzo di un apposito esame di idoneità. Effettuato l'esame veniva compilata una lista degli idonei in ordine di anzianità, i primi tra costoro erano promossi direttamente alfieri, fino alla copertura dei posti disponibili, gli altri erano invece promossi aiutanti o portabandiera (portastendardo in cavalleria) e sarebbero poi divenuti, a loro volta, alfieri, per anzianità, dopo dieci anni di permanenza nel grado. I sottufficiali della Guardia Reale (i cui organici non prevedevano alfieri), una volta promossi, passavano nella linea e da questa erano trasferiti nella Guardia Reale un pari numero di secondi tenenti. Nelle truppe sedentanee le promozioni erano accordate soltanto per anzianità. Nell'artiglieria tutte le promozioni da caporale ad aiutante erano per esame, poi gli aiutanti previo esame sulle pratiche, e non sulle scienze del mestiere erano promossi sottotenenti negli artiglieri veterani e potevano proseguire qui la loro carriera fino al grado di capitano (tra questi ufficiali erano poi scelti i quar6ermastri ed i tenenti di dettaglio per i consigli di amministrazione dell'artiglieria). Era inoltre riservata agli aiutanti la metà delle piazze da tenente previo superamento dell'esame scientifico cui erano sottoposti gli alunni provenienti dal collegio militare. Le guardie del genio di 3a classe erano scelte, per esame, tra i militari ed i civili, sempre per esame seguivano le promozioni alla 2a ed alla 1a classe. Assieme agli alunni provenienti dal collegio militare le guardie di 1a classe potevano poi affrontare l'esame per la promozione a tenente, conc01Tendo per la metà dei posti. Un primo frutto di queste 1ifonne lo si aveva il 1° gennaio 1830 con la promozione di diciotto sottufficiali ad alfieri di fanteria, di quattordici ad alfieri di cavalleria e di quattro ad alfieri dello stato maggiore delle piazze (} 1). Prima di trattare dell'avanzamento vero e proprio degli ufficiali è necessario accennare a due decreti del 1815, quello del 14 giugno e quello del 20 luglio, con i quali venne attuata l'equiparazione di alcuni dei gradi degli ufficiali dei due eserciti (argomento che è già stato sfiorato), dato che l'esercito di Napoli aveva abbandonato la tradizionale scala gerarchica borbonica per adottare quella francese. Con il primo di questi decreti i brigadieri e i marescialli di campo siciliani erano parificati (con promozione) ed ai marescialli di campo ed ai tenenti generali murattiani mentre i capi-battaglione ed i maggiori dell'esercito murattiano divenivano rispettivamente maggiori e tenenti colonelli dell'esercito dell'amalgama. Quasi a compensare questo ritorno all'antico il secondo decreto, parificando ai sottotenenti gli alfieri dell'esercito siciliano, aboliva quest'ultimo grado, cosicché ora tutti gli ufficiali subalterni avevano denominazioni di grado di deri- _ vazione francese. La sovrabbondanza di ufficiali, dando luogo al fenomeno degli ufficiali al seguito, cui si è accennato nel primo capitolo del volume, determinò nei primi anni progressioni di carriera lentissime se non nul1e ed un decreto del 15 ottobre 1816 ribadì va la necessità di non accordare alcuna promozione, se non quelle indispensabili per coprire i posti vacanti, sino alla totale estinzione degli ujj,ciali superanti. Anche per facilitare la sistemazione di costoro tutti gli ufficiali erano ripartiti in sei classi (in attività di servi-

(31) A.S. Na. O.di G. 1830.

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zio, in servizio locale, in attesa di impiego, riformati in attesa di destinazione, in ritiro, onorari). All'interno di questo sistema - ufficialmente nato ai soli fini economici - il passaggio da una classe all'altra costituiva in pratica una promozione mentre le promozioni vere e proprie erano riservate ai soli appartenenti alle prime due. I criteri vigenti in materia di avanzamento erano quelli dell'esercito siciliano, con promozioni per anzianità fino a colonnello - tranne che nel passaggio a maggiore, che avveniva previo superamento di un esame - ed a scelta per le promozioni degli ufficiali generali. Delle innovazioni per quanto riguardava gli ufficiali generali, vennero apportate da due decreti del 13 e del 19 giugno 1817. Con il primo si precisava che la promozione da colonnello a maresciallo di campo doveva esser accordata, di regola per meriti o per talenti, particolarmente pe' servizi, distinti in tempo di guerra ed esclusivamente per questi motivi, poi, poteva esser accordata la promozione a tenente generale. Si noterà come in questo provvedimento sia stata omessa la promozione da colonnello a brigadiere, questo perché il secondo decreto prevedeva che il grado di brigadiere fosse ora conferito, a scelta, come termine di un'onorevole carriera militare soltanto ai colonnelli che non erano più in grado di sostenere le fatiche di una guerra attiva per ferite o acciacchi o ai colonnelli che non prestavano servizio attivo mentre gli altri colonnelli potevano esser promossi direttamente marescialli di campo. Di conseguenza i brigadieri, per il futuro, non avrebbero più avuto comando effettivo di truppe, limitandosi ad esercitare comandi territoriali, mentre il comando delle truppe sarebbe stato riservato agli altri generali i quali oltre alla robustezza di corpo ed alle necessarie conoscenze strategiche dovevano dar segno di poter sostenere per diversi anni la carica a cui aspirava (va) no. Le prescrizioni adottate nel periodo costituzionale in materia di avanzamento, con il decreto del 28 novembre 1820, non ebbero tempo di essere applicate. Dei cambiamenti, di un certo rilievo, vennero apportati nel 1823, nell'ambito della ricostituzione _çlell'esercito. Un decreto del 16 dicembre aboliva le disposizioni del 1817 relative al grado di brigadiere, che tornava ora ad essere il primo nella classe degli ufficiali generali ed al quale potevano esser promossi tutti i colonnelli per poter poi eventualmente proseguire nella carriera con la promozione a maresciallo di campo ed a tenente generale. Lo stesso decreto reintroduceva poi il grado di alfiere (tranne che nei reggimenti della Guardia Real) come primo grado degli ufficiali subalterni e ripristinava le vecchie denominazioni di primo e di secono tenente invece di quelle di tenente e di sottotenente, di derivazione francese. Un altro decreto dello stesso giorno regolamentava le prove d'esame per la promozione a maggiore. Quest'esame poteva esser sostenuto, per arma, dai capitani che ne avessero fatto domanda e consisteva in prove scritte, orali e pratiche sulla base di un programma indicato dalla giunta (commissione) d'esame appositamente nominata. Infine un decreto del 13 ap1ile 1828 approvava un completo regolamento per gli ascensi militari, suddividendo tutti gli ufficiali in quattordici diversi ruoli e precisando per ciascun nrnlo (in pratica per ciascun corpo o arma) le modalità per gli avanzamenti. I colonnelli, purché impiegati nelle armi attive, potevano esser promossi brigadieri per capacità o per rilevanti servizi e con le stesse modalità erano accordate le successive promozioni a maresciallo di campo e tenente generale. Nella fanteria e nella cavalleria della linea e della Guardia Reale, così come negli zappatori e nel treno, le promozioni da alfiere a capitano erano concesse per anzianità all'interno dell'arma. La promozione a maggiore era conferita attraverso un esame di idoneità cui erano ammessi, in numero triplo rispetto alle vacanze, i capitani più anziani. Da maggiore a colonnello le promozioni erano accordate ancora per anzianità e sempre all'interno dell1arma. 114


In artiglieria e genio gli alunni usciti dal collegio militare dovevano superare un esame per diventare tenenti. Per anzianitĂ si diventava poi capitan tenente e capitano comandante. C'era poi un esame per la promozione a maggiore e da maggiore a colonnello si era promossi per anziantĂ . Le promozioni per" gli ufficiali delle truppe sedentanee erano accordate tutte per anzianitĂ .

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Capitolo V

Istruzione, servizio e vita quotidiana

1 Istruzione

Anche se nel luglio del 1815 era stata costituita una commissione (formata, come al solito, da due ufficiali murattiani, i generali Filangieri e Rosarrol, e da due siciliani, il. maresciallo di campo Selvaggi ed il colonnello Ritucci) incaricata della compilazione di nuove ordinanze militari relative al servizio di fanteria in guarnigione ed in campagna venne deciso poi, un anno dopo, nell'ottobre del 1816, di ripristinare le vecchie ordinanze borboniche di fine Settecento con poche modifiche dovute al diverso ordinamento della fanteria (I). Nel 1817 vedeva così la luce l'Ordinanza di Sua Maestà per l'esercizio e per le manovre delle sue truppe di fanteria. Per adeguarsi alle prescrizioni in essa contenute (ciò che poteva riguardare soprattutto quanti provenivano dall'esercito murattiano) veniva disposto, nel gennaio del 1818, che ogni reggimento di fanteria formasse una divisione modello, su due compagnie, con i migliori elementi del corpo per esercitarsi, alle dirette dipendenze di un maggiore, secondo tali prescrizioni. Alla divisione dovevano essere addetti, pensiamo a turno, tutti gli ufficiali mentre i sottufficiali dovevano essere istruiti nella teoria e nella pratica dall'aiutante maggiore (2). Dato che la nuova ordinanza ricalcava quella precedente del 1788 e che anche quella del 1822 come quella del 1824 per la fanteria leggera nulla innoveranno per quanto attiene all'istruzione non possiamo far altro che rinviare al precedente nostro volume chi sia interessato a sapere come venissero addestrate le reclute e che tipi di <<scuole» esistessero nei corpi. Soltanto per un breve periodo, durante il nonimestre costituzionale, le ordinanze borboniche vennero sostituite con quelle francesi del 1791 per la fanteria e del 1788 per la cavalleria e fu proprio il generale Rosarrol ad essere incaricato della loro applicazione (3). Se per l'istruzione della fanteria e dell'artiglieria - per la quale era rimasta in vigore l'ordinanza del 1789 - non possiamo pertanto dire nulla di nuovo, ove si eccettui la diversa cadenza del passo ordinario portata da 76 ad 80 passi al minuto (4), si può invece aggiungere qualcosa per quanto riguarda l'istruzione della cavalleria, per la quale era in vigore (e venne poi ristampata nel 1823) l'Ordinanza di Sua Maestà per l'esercizio e le manovre delle sue truppe di cavalleria del 1808, alla quale si è soltanto accennato nel precedente volume. (1) M.C.R.R. Fs. 205. (2) M.C.R.R. ibidem. (3) A.S .Na O.d.G. Com. Gen. 1820. (4) Ordine del giorno del 2 dicembre 1823 - II passo a volontà ne comportava invece 84.

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Il soldato di cavalleria, dopo aver terminato la sua istruzione a piedi fino all' esercizio di plotone, imparava ad andare a cavallo passando attraverso le tre classi dell' equitazione militare. Nella prima classe apprendeva a sellare il cavallo, a conoscere l'uso del bridone di scuola, attraverso il quale doveva familiarizzarsi con la sua cavalcatura, a montare, a smontare ed a tenersi la sella. Passato alla seconda classe il soldato riceveva gli speroni (e le annotazioni dell'ordinanza sull'uso e sull'abuso di questi aiuti sono quanto mai interessanti) ed imparava ad andare al trotto e ad esercitarsi insieme ad altri cinque commilitoni, su due righe, nel maneggio òrcolare e poi in quello quadrangolare. Con la terza classe arrivavano le briglie e la bardatura completa ed il soldato scopriva il galoppo (5), poi il caracollo ed il salto della barriera e del fosso, imparando infine a sparare da cavallo con la pistola e la carabina. Dopo la costituzione dei lancieri Real Ferdinando venne emanata, nel 1830, un' apposita Istruzione nel maneggio della lancia. Il li vello dell'istruzione era controllato annualmente dagli ispettori nel corso della rivista che passavano ai corpi affidati alla loro ispezione. Era infatti previsto e lo ribadirà l'Ordinanza dell'Amministrazione Militare del 1824 - che l'ispettore, dopo aver passato la rivista di dettaglio alle truppe schierate e dopo aver proceduto alle operazioni relative alla riforma dei militari invalidi ed al congedo di quelli incorreggibili e inutili, interrogasse ufficiali e sottufficiali sopra le Reali Ordinanze e regolamenti militari, la di cui cognizione è necessaria per adempiersi da ciascuno, à doveri del proprio grado. Per quanto riguardava la truppa l'ispettore doveva limitarsi, invece, ad accertare che le fosse stata letta, almeno una volta alla settimana, I' Ordinanza penale, particolarmente per quanto riguardava gli articoli relativi alla diserzione e all 'insubordinazione. In precedenza, con l'esercito di dimensioni più limitate, com'era negli anni successivi al 1821, il controllo sul livello dell'istruzione era più minuzioso, almeno da quanto possiamo giudicare in base al Regolamento... che definisce i doveri degli ispettori generali relativi al personale de' Corpi di truppa, emanato 1'8 novembre 1821. L'articolo I 02 di questo regolamento prescriveva, infatti, che durante le ispezioni (che avevano carattere straordinario ed erano eseguite dietro espresso ordine del re) le truppe venissero fatte manovrare ed ufficiali e sottufficiali fossero esaminati in molte sedute e sul terreno sotto il doppio rapporto delle conoscenze di teoria e di pratica nelle manovre.

2 Servizio Con il 1815 l'Ordinanza di S.M. pel servizio delle piazze de Suoi Reali Domini tornò ad essere valida anche nella parte continentale del regno, soppiantando i regolamenti francesi introduttivi sotto Giuseppe e Gioacchino. Vandamento della giornata del soldato tornò .quindi ad essere quello che si è descritto nel precedente volume e sul quale, ovviamente, non torneremo ad insistere.

(5) Le velocità - così si esprimeva l'ordinanza - previste erano il passo, il trotto, il trotto esteso, il gran galoppo e la gran corsa. Durante il gran galoppo la trnppa doveva mantenere l'allineamento ed il grado imponente di serenità. Nella gran corsa il cavaliere, sollevatosi sulle staffe, inclinando il corpo in avanti, doveva alzare la sciabola e slanciarsi a spron battuto sul nemico così da moltiplicare il proprio valore e disperderlo.

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C'è però da notare come, pur tornando in vigore l 1ordinanza del 1788, la diversa organizzazione dell'esercito con la suddivisione del regno in divisioni militari e la più diffusa presenza di truppe in ogni provincia tendessero a sminuire, nella pratica, 11importanza dei comandanti delle piazze a vantaggio dei comandanti di corpo ed a conferire un'impronta diversa, più moderna, più operativa, più di campagna all1esercito del11amalgama, tendenza, questa, favorita dai recenti e non dimenticati trascorsi, fossero questi siciliani o murattiani. Tabella Tabella dell'alloggio in natura spettante agli uffiziali a tenore de' loro gradi ARI\IIA

LOCALI

INDICAZIONE de' gradi Camere per uffiziali

Stato Maggiore generale

Camere per domest.

Cucine

Tenente generale .. ............. Maresc. di campo comand. di div. o di brigata ..... ...... .. Detto, comandante di ........ provincia o ispettore ...... ... Brigadiere impiegato ........ Comand. di prov ............... uffiz. super........................

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Piazze per cavalli

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Ispezioni

Fanteria, artiglie1ia e geruo

Cavalleria, real corpo topografico, artiglieòa a cavallo,e treno

Colonnello ........ .............. ... Tenente colonnello ..... ....... Maggiore ........................ ... Ajutante, maggiore .... ..... .. Capitano o capitan tenente Uffiziali subalterni ............ Quartiermastro ........... ....... Cappellano ........... ............. Primo chirurgo .................. Secondo o terzo chimrgo .. Colonnello ......................... Tenente colonnello ............ Maggiore .............. ............. Ajut. maggiore capitano .... Ajut. magg. primo tenente o quartiermastro ............. ... Primo chirur. o cappellano Secondo o terzo chirurgo .. Capitano o capitan tenente Uffiziali subalterni ........ ....

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Costituiva invece un ostacolo a questa tendenza - che si doveva estrjnsecare soprattutto in colonne mobili dirette a combattere il brigantaggio - la cronica insufficienza di effettivi (6) tanto che al momento della ricostituzione dell'esercito dopo il 1821 un'apposita circolare del 12 aprile 1822 raccomandava di non suddividere troppo i reparti in via di ricostituzione perchè l'istruzione ne avrebbe risentito e, soprattutto, perchè il servizio, divenuto troppo gravoso avrebbe avuto effetti nocivi sulla salute della truppa (7). Quando i reparti si spostavano sia per normali trasferimenti, sia in colonna mobile, e non soggiornavano in località sede di guarnigione, dovevano essere loro forniti i vive., ri di campagna ed i foraggi a cura, se possibile, dell'assentista di tali generi, secondo alcuni precisi articoli del contratto di assiento, se no se ne dovevano far carico i comuni ai quali sarebbero poi stati pagati dall'amministrazione militare. Sempre ai comuni faceva carico, in questi casi, l'alloggio secondo le disposizioni dei decreti del 24 novembre 1816 e del 17 settembre 1818. La truppa doveva essere alloggiata al coperto e fornita di paglia, sempre però che la permanenza non si protraesse oltre quindici giorni, in questo caso, infatti, doveva provvedere la sua opera l'appaltatore dei letti e del mobilio delle caserme della zona. Gli ufficiali alloggiavano invece presso i privati, in alloggi differenziati a seconda del grado. Le tabelle che riportiamo alle pagine 119 e 121 relative al tipo di alloggi ed al mobilio, tratte dell'Ordinanza di amministrazione militare del 1824, ricalcano quelle precedentemente in uso. Spettava all'autorità civile procedere alla scelta degli alloggi da assegnare agli ufficiali e fissare i relativi turni di utilizzo, in genere erano gli intendenti che emanavano circolari in tal senso, come quello di Cosenza il 13 novembre 1817 e quello dell'Aquila il 19 giugno 1824, mentre spettava all'amministrazione militare il pagamento al proprietario della casa dell'indennità di alloggio. Erano esentate dall'obbligo dell'alloggio le case che, pur presentando il requisito della disponibilità di vani, appartenevano a vedove, ad impiegati dell'amministrazione finanziaria dello stato, a vescovi, vicari e sacerdoti con cura d'anime. Per quanto riguardava i mezzi di trasporto al seguito dei reparti rimase in vigore un regolamento emanato durante il decennio francese, quello del 20 luglio 1807, che prescriveva per ogni battaglione di fanteria e per ogni reggimento di cavalleria l'uso di due vetture a quattro cavalli in grado di trasportare 833 rotola, una destinata ai bagagli e l'altra ai malati ed ai convalescenti. Una vettura a quattro cavalli ed una a due spettavano invece ai distaccamenti forti tra i 150 ed i 500 uomini, una vettura a tre cavalli per quelli tra i 75 ed i 150 uomini ed una vettura trainata da un solo cavallo per quelli tra i 25 ed i 75 uomini. Nelle zone di montagna prive di strade carrozzabili i trasporti dovevano essere eseguiti con degli animali o a schiena di muli a ragione di 137 rotola per carico di qualunque animale da soma, quindi sei muli al posto di ogni vettura a quattro cavalli. Mezzi ed animali dovevano essere messi a disposizione dai comuni attraversati dai reparti nel corso della marcia. In ogni provincia esisteva un preciso tariffario sul costo di questi mezzi çli trasporto, in relazione alle distanze ed alla qualità delle strade. Il pagamento era effettuato ai comuni dall'amministrazione militare sulla base delle ricevute ri(6) Oltre all'insufficienza degli effettivi doveva pesare sulle colonne mobili di cavalleria anche la non buona qualità delle cavalcature, così il re accordava il 7 marzo 1817, una mezza razione di più di avena al distaccamento di cavalleria del tenente colonnello Del Carretto, incaricato di inseguire la comitiva dei Vardarelli che benchè inseguita da tutte le parti nulladimeno perchè provveduta di ottimi cavalli perveniva sempre con rapide marcie ad eludere la vigilanza della forza militare - Atti Aquila 1817. (7) A.S.Na Min.Guerra Fs. 2691.

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Tabella

MOBILIO INDICAZIONE de' generi

Lettiera con iscanni di fen-o ...... .. Paglione ............ ......................... . Materasso di lana ....... ................ Cuscini di lana ......................... .. . Coltre di lana fina ....................... Coltre di cotone ... ...................... . Lenzuola ................... ................. . Cope1tura di cuscini................... . Tavole di camera ....................... . Sedie .............. ..... ....................... . Comò da chiudersi con chiave ... . Armaggio di legno per sostenere il cappotto ed il cappello ........... . Vaso per acqua ............... ........... . Bacile di creta con piede .......... .. Asciugamani .............................. . Seggette .................................... .. Candelieri di ottone con ismoccolatojo ............................. . Orinale ....................................... . Tavola per cucina ...................... .

Per colonnelli, tenenti colonnelli, maggiori ed cornmessarj di guerra

Per capitani, capitan tenenti, quartiermastri, cappellani e primi chirurgi

Per primi e secondi tenenti, alfieri, secondie terzi chirurgi

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1

Nota: l generali e gli ordinatori avranno il mobilio pel loro bisogno e per quello delle persone che debbono essere al loro seguito. Ogni direttore e sottodirettore del genio e dell'aniglieria, ogni uffiziale di artiglieria e del genio e dell'officio topografico impiegati in ma piazza o in un circondario, ogni ordinatore o commessario di guen-a, oltre la competenza di alloggio del proprio grado, avranno una carnea luminosa per le loro occupazioni. Per gli uf!iziali subalterni che sono alloggiali ne' padiglioni, esisterà una cucina comune distribuita convenevolmente pel numero degli alloggi; e quando eglino saranno alloggiati da' comuni, una sola camera dovrà servire per due domestici: non potendosi ciò conseguire pcl domestico di un uffiziale subalterno, si darà un solo camerino. In un tempo di guerra le piazze pe' cavalli si daranno in corrispondenza delle razioni di foraggio stabilite pe' rispeuivi gradi. I mobili pe' domestici saranno un letto simile a quello de' soldati, una piccola tavola ed una sedia.

lasciate dai comandanti dei reparti in marcia che spesso tendevano, a volte con la complicità degli amministratori locali e a volte, invece, approfittando della loro inesperienza, a disporre di un maggiore numero di mezzi di trasporto, generando così un notevole contenzioso di cui si trova traccia nelle circolari più volte riportate nei bollettini o negli atti pubblicati dagli intendenti delle diverse provincie. L'Ordinanza di amministrazione militare del 1824 distingueva poi tre diverse specie di trasporti militari, quelli ordinari (di generi di casermaggio, armi, mobilio di ospedali, malati), i bagagli militari (i mezzi di trasporto necessari ai reparti in trasferimento per bagagli, materiale di cavalleria, convalescenti ed ammalati) e i convogli militari (trasporti di materiali da guerra, viveri, ospedali e quartier generali in caso di conflitto o di riunione di truppe). I mezzi di trasporto previsti per i casi ordinari erano quelli riportati nella tabella di cui a pagina 122. In linea di massima era previsto che, tranne per il trasporto dei malati, ci si servisse di vetture e quadrupedi del regio treno e che nel caso in cui quest'ultimo non fosse stato in grado di provvedere ci si dovesse avvalere, a pagamento, dei mezzi fomiti dai comuni. 121


Tabella

INDICAZIONI DE' CORPI distaccamenti, e militad isolati, che hanno dritto a' mezzi di trasporto

SPETTANZE In vetture o carrette ad un animale

Distaccamenti da 29 a 42 uomini ............... ..... .. Idem eia 43 a 85 uomini Idem. da 86 a 96 uomini Una compagnia ......... .... Due dette..... .................. Tre dette ...... .................. Un batt. di 4 compagnie Un battaglione di 6 dette Un reggim. di fanteria di due battaglioni ....... ... Uno squadrone.............. Due squadroni. .... .......... Un regg. di cavalleria ... Uffiziale isolato che ha dritto a' mezzi di trasporto ........................ Sottoffiz. o sold. idem .. .

a due animali

a tre animali

SOSTITUZIONI

In muli o cavalli da basto

In asini

In !orgoni O in carrette Oin muli o del treno a a tre muli o cavalli da t1uattro muli, cavalli in basto in manquando sieno mancanza di canza di ogni disponibili quelle a due sorta di carri

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1 2

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6

3

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1

Note: A' distaccamenti in colonna mobile o di scorta a' procacci, qualunque ne sia il numero, non si accordano mezzi di trasporto, perché debbono marciare alla leggiera. Gli uffiziali e gl'impiegati del ramo militare che viaggiano per servizio, sulla presentazione dell'ordine ricevuto avranno dritto ad un animale da sella ed a' mezzi di trasporto occorrenti pe' loro equipaggi; ma coll'obbligo di pagarne l'importo di proprio danaro e colle norme prescritte nella presente ordinanza. Gli uffiziali ammogliati avranno in oltre ugual dritto pel trasporto delle loro famiglie colle medesime condizioni. /

Per i convogli militari, poi, ambulanze, furgoni e animali da tiro e da basto dovevano essere forniti dall'artiglieria insieme al personale militarizzato. Quando invece i reparti presidiavano le piazzeforti o formavano la guarnigione di grandi città il servizio di guardia assorbiva buona parte degli effettivi, così ad esempio a Palermo, nel 1818, ogni giorno 360-380 uomini, tra ufficiali, sottufficiali e truppa (sei ufficiali, quattordici sergenti, 41 caporali, cinque tamburi e 310-330 comuni), erano destinati ad armare una trentina di posti di guardia sparsi nella città. Questi posti di guardia non erano destinati soltanto ad installazione di carattere militare ma avevano anche una funzione di tutela dell'ordine pubblico (8). Si andava dai 70 uomini tra ufficiali e truppa di fanteria e cavalleria destinati a sorvegliare l'arsenale ai 42 della Gran Guardia ai 30 distaccati all'ospedale militare sino ad una serie di piccoli posti guardati da un caporale e (8) 11 1° cacciatori della Guardia Reale provvedeva ai posti di guardia presso il capitano generale, il comandante della divisione, la case1ma cli San Giacomo e l'ospedale civile, i veterani guarnivano l'ospedale militare, l'ufficio di sanità, la posta a mare, Montegrande, il comando di piazza, i Fossi, l'alta polizia, la posta, la Consolazione al molo e San Gregorio, il reggimento Principe Leopoldo guarniva l'arsenale, la gran guardia, il castello del molo, la Flora, la S. Casa, il lazzaretto, l'Arenella, la lanterna, i laboratori dell'arsenale, i laboratori di Castellammare, gli invalidi fornivano la guardia al Monte dei Pegni ed all'ospedale dei matti, l'artiglieria al real palazzo, a S. Bramo ed al posto avanzato di Castellammare, i cavalleggeri della Guardia Reale, infine, fornivano le ordinanze montate e cooperavano con quattordici uomini alla guardia all'arsenale A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1047.

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da tre soldati. Se poi in città era presente un componente della famiglia reale, come si verificherà a Palermo l'anno successivo con l'arrivo del principe ereditario Francesco, le guar<Jie d?vevano essere au_mentate e~ _il solo p~azzo real~ ~ssor~irà 85 _uo~ini. E chiaro che con tanti elementi 1mpegnat1 nel -serv1z10 d1 guardia c, fossero poche occasioni per consumare la polvere da sparo, all'infuori di quando si scaricava il fucile al termine del turno di sentinella. Il Regolamento sulle domande e La tenuta delle armi portatili e sulle munizioni che si somministrano alla truppa del 20 settembre 1817 prescriveva che venissero somministrate tre oncie di polvere l'anno per ripianare questo consumo. Sei oncie erano invece assegnate per le esercitazioni di tiro insieme a cinque oncie di piombo, cosicchè ogni sottufficiale e soldato potesse sparare quindici colpi, mentre assegnazioni straordinarie di polvere erano previste per le esercitazioni a fuoco (dieci tiri a salve) e per le truppe in servizio di guen-a (60 tiri per uomo). L'Ordinanza di amministrazione niilitare del 1824 prescriveva la somministrazione ad ogni soldato di dodici oncie di polvere e venti di piombo ogni anno, oltre alla polvere necessaria per 50 tiri a salve da effettuarsi cinque volte l'anno nel corso delle grandi manovre a fuoco. Se possibile, in questo caso, si doveva usare polvere avariata. Sul finire degli anni venti, nell'ambito dell'opera di ammodernamento voluta dal principe Ferdinando, si venne invece nella determinazione di stabilire di volta in volta e con maggiore larghezza - la quantità di munizioni da consegnare alle truppe impegnate in esercitazioni a fuoco. Così il 9 febbraio 1829 per i soldati di sei battaglioni impegnati in una manovra erano previsti venti tiri a testa mentre il 3 giugno la concessione era più articolata: i battaglioni svizzeri dovevano eseguire quindici tiri, quelli della fanteria nazionale venti, così come i battaglioni cacciatori, 24 la Guardia Reale e sei i cacciatori a cavallo mentre ogni pezzo dell'artiglieria della Guardia Reale doveva sparare venti colpi . Ma se queste manovre erano abbastanza frequenti negli ultimi anni la stessa cosa non può dirsi per gli anni precedenti: erano state relativamente poche tra il 1822 ed il 1828 mentre nel periodo antecedente ai moti del 1820 l'unica volta che si svolsero delle grandi manovre fu, come si è accennato al primo capitolo, al campo di Sessa, nella primavera del 1820. Una serie di ordini del giorno emanati in quest'occasione e conservati tra le carte Rosarrol ci fornisce diversi spunti interessanti. Al campo, tenuto neJia località di Carano, nei dintorni appunto di Sessa Aurunca, parteciparono tre brigate per volta. I reparti vivevano attendati, in campi di battaghone ordinati secondo quanto era stato stabilito con l'ordine del giorno del 14 febbario 18 I 8 che aveva reintrodotto l'uso delle tende ed aveva prescritto che le truppe fossero esercitate nella scuola di alzare e abbassare le tende e di tracciare il campo. Questo doveva essere ordinato con le tende della truppa disposte su tre linee cui seguivano le cucine e le tende dei capitani e degli ufficiali subalterni, venivano poi le tende degli stati maggiore e minore, quelle dei vivandieri, dei vetturini e degli addetti ai trasporti ed infine, a distanza, i luoghi comodi. Le tende, di cotone bianco - per quel che possiamo giudicare dal Regolamento pel servizio del casermaggio militare che sarebbe stato pubblicato nel 1821 - erano quadrilatere e di cinque diversi modelli: per cappella (quattordici palmi per 25), per vivanderia (venti per 40), per ufficiali superiori (dodici per diciannove con sopra.tenda), per capitani ed ufficiali subalterni (nove per tredici) e per sottufficiali e truppa (sedici per sedici). C'erano poi delle piccole tende per i fasci d'arme ricoperte da un cappelletto tondo di faggio largo un palmo e mezzo. Le aste per sorreggere le tende (dei primi quattro modelli) erano in due pezzi con le estremità cerchiate di rame, sulla punta delle due aste, sopra alle tende, c'erano dei pomelli di legno dipinti di rosso. 123


Le tende - secondo il regolamento ora citato - dovevano essere così assegnate: Per ogni colonnello, intendente colonnello, o maggiore Per ogni aiutante maggiore Per ogni quartier mastro, o ufficiale pagatore Per ogni cappellano Per ogni chirurgo maggiore, con le casse de' medecinali, ed istrumenti della professione Per ogni due chirurghi di seconda, o terza classe Per ogni capitano Per ogni uffiziale subalterno di cavalleria Per ogni due uffiziali subalterni di fanteria Per ogni sette sott'uffiziali, soldati o strumentisti di fanteria Per ogni 24 uomini di truppa di fanteria Per ogni cinque sott'uffiziali, soldati trombetti di cavalleria

Una tenda con la sopra tenda Una tenda per domestici Una tenda di uffiziale Una tenda di uffiziale Una tenda di uffiziale Una Una Una Una Una

tenda di tenda di tenda di tenda cli tenda di

uffiziale uffiziale uffiziale uffiziale uffiziale

Una tenda di soldati Una tenda di fascio d'anni Una tenda di soldati.

II numero dei soldati di cavalleria alloggiati in una tenda era inferiore a quello dei soldati di fanteria perchè i primi portavano con sè le selle, i finimenti e le armi. Erano in uso anche tende da soldati più grandi, di diverso modello, per sedici fanti o dodici cavalieri. Le tende non erano assegnate ai singoli corpi in proporzione alla loro forza, erano invece depositate presso il magazzino della commissione per il casermaggio e distribuite cli volta in volta a seconda delle esigenze. Così fu anche per il campo di Sessa: un'apposita istruzione del 22 marzo 1820 disponeva che un reparto dei pionieri o degli zappatori - veterani, forte di 40 uomini con quattro caporali e quattro sottufficiali agli ordini di un ufficiale, curasse il trasporto delle tende da Napoli a Sessa, le custodisse in un magazzino e le distribuisse ai distaccamenti che ogni corpo avrebbe inviato al campo il giorno prima del suo arrivo. L'istruzione dava anche precise disposizione sulla consegna delle tende e su tutte le relative operazioni di carico e scarico da far controfirmare ad un ufficiale al dettaglio del magazzino, ad un ufficiale del corpo che le riceveva, ad un commissario di guerra e ad un verificatore al casermaggio. A Sessa i soldati dormivano nelle tende ed avevano diritto a dieci rotoli cli paglia a terra per la giacitura e ad un rotolo e mezzo di legna per riscaldarsi, portato poi a due rotoli per la maggior rigidezza del clima. Al campo i soldati dovevano ricevere due pasti ordinari al giorno ed in previsione di ciò era stato consigliato ai reggimenti di farsi accompagnare da due vivandieri ai quali si sarebbero poi aggiunti, sul posto, altri venditori di commestibili. Questi ultimi, dopo il 3 maggio, vennero concentrati in due punti del campo sotto la sorveglianza di un capitano. Il pane era distribuito dapprima ogni due giorni (come la legna) poi ogni tre mentre per la carne si provvedeva giornalmente. Al comando del campo si alternava, quotidiamente, un maresciallo di campo di giornata, coadiuvato da tre ufficiali superiori di ispezione, uno per brigata. Per tutta la durata del campo venne assegnato ai sottufficiali ed alla truppa un soprassoldo di due grana al giorno (mentre era loro detratta una parte del prest in compenso dei viveri forniti in natura) mentre agli ufficiali era aumentato di un terzo lo stipendio. Il programma base delle esercitazioni prevedeva manovre di battaglione e regola124


mento di combattimento due volte al giorno, la mattina ed il pomeriggio, oltre alla spiegazione ed alla applicazione dell'Istruzione provvisoria di servizio e disciplina delle reali truppe in campagna. Erano previste anche ese~citazioni notturne ed in questo caso si ricordava che l'adunata delle compagnie doveva essere fatta a voce sommessa e a memoria non essendo possibile leggere. C'erano poi esercizi di tiro (ogni soldato aveva 1icevuto 40 cartucce a palla) e manovre a fuoco a livello di divisione. Per le esigenze del servizio sanitario si era provveduto con il potenziamento dell'ospedale civile di Sessa cui erano stati assegnati due chirurghi militari, un cappellano ed un ufficiale superiore <li ispezione. Alla sicurezza del campo concorrevano a turno distaccamenti di tutti i reparti mentre il servizio di polizia militare era diretto dal gran provosto - un tenente dei fucilieri reali - che si avvaleva di venti elementi di questo corpo. Criteri simili per quanto attiene alla polizia militare sarebbero stati adottati l'anno successivo in vista della breve e sfortunata campagna contro gli austriaci: con decreto del 18 febbraio 1821 era infatti nominato un gran provosto all'armata, maggiore, coadiuvato da un capitano provosto e da quattro tenenti provasti, uno per ciascuna delle divisioni attive. Ai loro ordini un certo numero di gendarmi a piedi e a cavallo e più esattamente dodici gendarmi a cavallo e 30 a piedi presso il gran Quartiere Generale e sei a cavallo e diciotto a piedi presso ogni divisione (9). In vista della campagna venne anche attivato il servizio di posta militare. Fino ad allora il recapito della corrispondenza di carattere ufficiale tra i comandi e gli uffici dell'esercito era stato effettuato in franchigia, secondo le indicazioni specifiche e restrittive contenute nel Regolamento per le franchigie militari del 19 gennaio 1820. Ora occorreva qualcosa di più, dovendosi seguire I1esercito in guerra: con ordine del giorno del 22 febbraio 1821 - sulla traccia di quanto si era praticato durante il decennio francese - un funzionario dell'amministrazione postale era nominato direttore della posta militare in campagna. Sei giorni dopo un altro ordine del giorno disponeva la costituzione, presso i quartieri generali dei due corpi d'armata, di due direzioni di posta militare, ciascuna di due impiegati, uno dei quali facente funzioni di direttore, e due commessi. Il servizio effettivo era iniziato ai primi di marzo, due volte alla settimana, il mercoledì ed il sabato, la valigia partiva da Napoli alla volta dei corpi d'armata ( 10). Non si conoscono fonti, a stampa o manosc1itte, che ci possano illuminare sulla vita privata dei soldati e degli ufficiali napoletani della Restaurazione. I soldati erano in gran parte analfabeti e gli ufficiali non sembra abbiano lasciato memorie, ad eccezione di qualche generale come Pepe e Carrascosa, memorie queste che, comunque, riguardano soltanto i grandi eventi politico-militari. Siamo quindi costretti a far ricorso ai pochi frammenti che si possono ricavare dalla documentazione ufficiale ed archivistica. La giornata del soldato era regolata sulla base dell'Ordinanza di piazza del 1788, cui si è accennato nel precedente volume, e cosa facesse il soldato nelle ore libere pos-_ siamo soltanto cercare di intuirlo. Almeno nei primi anni il soldato napoletano della restaurazione era un pò più evoluto dei suoi predecessori; sia che provenisse dai siciliani sia che avesse militato sotto Murat si trattava di un veterano che, combattendo, aveva spesso conosciuto un pò di mondo, incontrato altre genti, visto altri paesi, di un soldato che, vincitore o sconfitto, aveva acquisito una certa coscienza di sè, delle sue possibilità. Certo il numero di questi veterani - tra i quali, inzialmente almeno, non mancavano

(9) A.S .Na O.d.G. 1821. (10) A.S.Na O.d.G. 1821 .

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7 gli stranieri ( 11 ) - andò progressivamente scemando ed il loro posto venne preso da coscritti più o meno volenterosi e che, prima del 1820, non erano insensibili ai richiami delle vendite carbonare. Vendite nelle quali, accanto agli ufficiali, erano ben rappresentati anche i sottufficiali che fino ad allora nell'esercito murattiano (ed in assai minor misura in quello siciliano) avevano avuto buone possibilità di ca1Tiera e, quindi, di avanzamento sociale, sino al raggiungimento delle spalline da ufficiale (naturalmente dopo il 1821 i sottufficiali rimasti in servizio troncarono ogni rapporto con le società segrete). Il soldato della restaurazione era un pò più fornito di denaro del suo predecessore, aveva il sno denaro di saccoccia e poteva quindi servirsene per qualche semplice svago, come il tabacco o il vino. E doveva essere il vino la causa di una buona parte della infrazioni disciplinari; si registrano infatti abbastanza spesso punizioni per manifesta ubriachezza, che degenerava a volte in insubordinazione o in risse. Risse che, a prescindere dall'alcool, dovevano essere abbastanza frequenti e foriere di gravi conseguenze se un ordine del giorno del 13 febbraio 1817 permetteva soltanto ai sottufficiali di essere armati di sciabola fuori servizio (12) ed un altro del 18 aprile 1822 minacciava punizioni ad ogni militare che avesse attaccato briga con i soldati austriaci (13). Se poi nelle ore libere il soldato incontrava il grande amore aveva ben poche possibilità di veder realizzato il suo sogno, un ordine del giorno del 13 febbraio 1817 aveva stabilito che non ci potessero essere più di sei sottufficiali o soldati sposati per compagnia ( 14) ed il mat1imonio era subordinato alle prescrizioni in vigore nel periodo precedente. Il soldato napoletano della Restaurazione era più favorito del suo predecessore per quel che riguardava le licenze o permessi. Al ritorno sul trono nell'estate del 1815, il re aveva giustamente largheggiato in licenze per permettere ai soldati siciliani originari delle provincie continentali di rivedere le famiglie d'origine dopo dieci anni di lontananza e nel novembre del medesimo anno la stessa facilitazione era stata accordata ai granatieri della Guardia Reale che non ne avevano ancora usufruito. Il sistema delle licenze era poi regolamentato da un ordine del giorno del 13 febbraio 1817 che prevedeva fosse il colonnello ad accordare permessi fi no a quattro giorni, il brigadiere fino ad otto, gli ispettori fino a quindici ed il Comando Supremo o, in Sicilia, il Comando Generale delle Armi al di là del Faro fino a 29. Licenze più lunghe, fino a sei mesi, per motivi ovviamente da documentarsi specificatamente, potevano invece essere accordate, senza soldo, dal Comando Supremo militare ai sensi di un decreto del 9 dicembre 1818. Due periodi semestrali di congedo erano poi previsti per la fanteria, ma non per la cavalle1ia e per l'artiglieria, dal decreto del 16 agosto 1820 con il quale il nuovo governo costituzionale voleva riorganizzare l'esercito. L'Ordinanza di amministrazione militare del 1824, infine, disciplinava in maniera organica tutta la materia distinguendo tra permessi e reali licenze. I permessi fino a quindici giorni, erano accordati dagli ispettori mentre quelli fino a 29 giorni o a due mesi lo erano dal rninistro della gue1Ta, oltre i due mesi i permessi divenivano reali licenze ed erano accordati <fal re. I permessi e le licenze non potevano essere accordati contemporaneamente a più del 10% degli ufficiali e del 2,5% dei sottufficiali e truppa presenti al corpo. L'ordinanza fissava anche I.e norme relati ve a soldo e soprassoldo durante i permessi.

(l l) Così c'erano, ad esempio, nel secondo cacciatori della Guardia Reale, a metà del 1816, 185 stranieri u·a i quali 46 sudditi austriaci, 39 genovesi, 37 romani e venti tra prussiani, olandesi, spagnoli e russi. ( l 2) A.S.Na. A.R.C.R. Fs. 931. ( 13) A.S.Na O.d.G. 1822. (14) A.S.Na. A.R.C.R. Fs. 931.

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Le capitolazioni dei primi tre reggimenti svizzeri prevedevano la possibilità di accordare ogni anno dei permessi semestrali (in realtà di otto mesi) ad ufficiali, sottufficiali e soldati, il cui numero doveva essere deciso dal re. La capitolazione del 4° reggimento, stipulata nel 1828, fissava tale numero in dieci ufficiali e 48 sottufficiali e soldati precisando anche che questo era il numero dei congedi semestrali accordati dal re agli altri reggimenti. Con i loro stipendi gli ufficiali conducevano una vita, ovviamente, più agiata, pur se dovevano provvedere direttamente al proprio mantenimento ed al vestiario. Alcun vantaggi marginali di cui godevano al momento del ritorno del re sul trono andarono persi alle prime avvisaglie della successiva crisi economica: un decreto del 23 novembre 1815 aboliva la concessione di un attendente, o trabante e più tardi, sempre per motivi economici, era interdetto l'uso del cavallo, durante i trasferimenti, ai capitani di età superiore ai 50 anni, come si era invece sino ad allora usato sulla base dei regolamenti in vigore nel decennio francese. Agli ufficiali si richiedeva, oltre ad un puntuale adempimento dei loro doveri ( 15), una vita privata che non desse adito a critiche. L'uso degli abiti borghesi era estremamente limitato, non si poteva entrare in caserma se non in uniforme (16), un ufficiale che non si era adeguato a tali disposizioni era punito con otto giorni di castello e la punizione era annunciata nell'ordine del giorno del 14 settembre 1822 (17). Se lo stipendio poteva essere sufficiente per mantenere un discreto tenore di vita bisognava che l'ufficiale, specie se subalterno o capitano, rimanesse scapolo, se si metteva su famiglia la situazione cambiava, ed in peggio. Per evitare la fmmazione di famiglie prive dei mezzi necessari a condurre una vita decorosa o, comunque, all'altezza del rango sociale degli ufficiali, il matrimonio era subordinato all'assenso del re ed all' esistenza di una dote, ciò che doveva, almeno in teoria, porre un deciso ostacolo al matrimonio stesso. Gli eventi succedutisi nel decennio francese e negli anni immediatamente successivi avevano però portato ad un rilassamento dei controlli ed alla nascita di moltissime famiglie più o meno irregolari, con situazioni che andavano dalla convivenza pura e semplice al matrimonio di coscienza, celebrato prescindendo dalla pubblicità e dall'assenso regio. Per regolarizzare tutte queste situazioni e per porre un punto fermo per l'avvenire vennero emanati da Francesco I due decreti, uno del 17 gennaio e l'altro del 9 marzo 1825. Il primo convalidava tutti i matrimoni contratti dai militari (ufficiali, sottufficiali e truppa) senza autorizzazione e condonava le eventuali punizioni irrogate a causa di tale inadempienza. Con lo stesso decreto si disponeva poi che per il futuro gli ufficiali superiori potessero sposarsi con il regio assenso, previo il consueto accertamento sulle condizioni e la moralità della sposa, mentre capitani e subalterni, oltre a sottostare a queste condizioni, dovevano anche dimostrare l'esistenza di una dote della sposa la cui rendita doveva fruttare almeno 240 ducati l'anno. (La rilevanza della cifra, pari allo stipendio base annuo di un sottotenente, è un indice di per se stesso chiarissimo dell'intendimento dell'esercito di scoraggiare il matrimonio degli ufficiali). Il decreto si concludeva con la minaccia di destituzione per quanti, in futuro, osassero contrarre matrimonio senza assoggettarsi a queste procedure o convivessero con una donna e minacciava la stessa pena ai comandanti di corpo e di piazza che non avessero denunciato tali

(15) Un ordine del giorno del 14 marzo 1818 istituiva nei reggimenti una scuola, diretta da un capitano, per coneggere l'ortografia degli ufficiali subalterni. A.S.Na O.d.G. 1818. (16) A.S.Na A .R.C.R. Fs. 932. (17) A.S.Na O.cl. G. 1822.

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irregolarità nel giro di sei mesi. Con il secondo decreto, quello del 9 marzo, volendo il re che fossero la piÚ pura morale e l'esemplarità de' costumi carattere distintivo di ogni individuo che serve ne' Nostri eserciti di terra e di mare erano concessi due mesi di tempo, per regolarizzare la loro posizione col matrimonio, a quanti convivessero more uxorio con donne dalle quali avevano avuto figli. Mogli e figli di questi matrimoni non avrebbero però avuto diritto ai benefici pensionistici. Chi non aveva figli o non poteva, per un qualunque impedimento, contrarre matrimonio era obbligato a separarsi.

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Capitolo VI

Amministrazione e servizi

1 Organi amministrativi centrali ed appalti

Nel 1815 per evitare l'impossibile convivenza in uno stesso esercito di due distinti sistemi amministrativi venne provvisoriamente lasciato in vigore quello prescritto per l'esercito murattiano, armonizzandolo con le esigenze delle altre istituzioni amministrative statali e riordinandolo poi in maniera organica con il raccogliere nel 1817 l' intera materia in quello che sarebbe stato il Regolamento dell'amministrazione militare pel Regno delle Due Sicilie entrato in vigore l'anno successivo. L'armonizzazione con le altre istituzioni era stata ottenuta con un decreto del 25 dicembre 1816 che prescriveva che i pagamenti delle somme occorrenti all'esercito venissero richiesti dall'intendente generale alla scrivania di razione, che li avrebbe eseguiti attraverso la tesoreria generale e la cui validità amministrativa sarebbe stata riscontrata in seguito dal controloro generale. L'intera materia amministrativa era più ampiamente e più organicamente trattata, come si è ora accennato, dal Regolamento dell'amministrazione militare le cui 94 pagine di testo, insieme a decine di altre di modelli, abbracciavano tutti gli aspetti della vita amministrativa dell'esercito, aspetti che saranno in gran parte esaminati nei paragrafi successivi, limitandoci in questo a tratteggiare la composizione ed il funzionamento del più importante organo amministrativo militare centrale, l'intendenza generale. I compiti più importanti dell'intendenza generale dell'esercito erano la predisposizione del bilancio, la sorveglianza sulla sua completa applicazione, la verifica delle contabilità interne dei corpi e l'amministrazione ed il controllo di tutte le spese per sussistenze ed ospedali (le spese della seconda classe, come si ricorderà) e per il materiale (spese di terza classe). Il Regolamento prevedeva che l'Intendenza Generale, alla cui testa era posto l'Intendente Generale, fosse ripartita in Divisioni e Sezioni e che a fianco dell'Intendente Generale ci fosse un Consiglio, di sei membri, mentre per la Sicilia era conservata un'amministrazione a parte con una Vice-Intendenza (I). Il personale dell' intendenza comprendeva commissari ordinatori, commissari di guerra, commissari di guerra aggiunti (2) e, per la parte strettamente contabile-ammini-

(1) Con decreto del 24 dicembre 1817 erano nominati intendente generale il maresciallo di campo Medici (fratello del primo ministro) e consiglieri dell' intendenza quattro marescialli di campo e due commissari ordinatori. Lo stesso giorno era provvisoriamente nominato vice intendente generale, a Palermo, un commissario ordinatore. A.S.Na. O.d.G. 1817. (2) I commissari di guerra dell'artiglieria e del genio, che fino ad allora erano stati aggregati alle rispettive armi, erano immessi dal Regolamento nell'intendenza generale.

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strativa ufficiali contabili di prima e seconda classe (3). Con l'eccezione dei commissari ordinatori (che un decreto del 28 novembre 1817 avrebbe equiparato a tenenti colonnelli) che erano addetti, a seconda delle necessità, ai compiti di maggiore importanza, tutti gli altri componenti del corpo amministrativo militare erano distribuiti stabilmente nelle diverse piazze del regno secondo la tabella allegata al Regolamento del 1817 (v. tab. 1) così da sovrintendere alle operazioni contabili e amministrative degli enti e delle unità ivi dislocati. Tabella 1 COMMISSARI di Guerra

Napoli.... rive, isole adjacenti, manifatture, ed arsenali ................ Palenno, comprese le mani fatture .................... ............... Messina................. ........................ Gaeta ............................................. Provincie di Terra di Lavoro ... Abruzzo Citra ..... Principato Ultra .. Principato Citra .. Calabria Ci tra ..... Bari ..................... Molise ................. 1° Abruzzo Ultra 2° Abruzzo Ultra Capitanata ........... Basilicata ............ /1° Calabria Ultra 2° Calabria Ultra Valli di Mazzara .............. Demone .............. Noto .................... Taranto ..................... .................... Mongiana...................................... Trapani ......................................... Melazzo ........................................ Augusta.......... ...............................

AGGIUNTI

Uffiziali contabili di

I8 classe

di 2" classe

3

7

3

7

2 l 1

3 2 1 -

2 1

2

1 1 1

I 1 1 1 I I 1 1 1 l 1 1 1

1 1 1 1 1 28

-

-

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I I 1 I 1

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 l

1

-

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-

-

1 1 1 1

13

28

3

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1

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-

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Per la Sicilia l'organizzazione dell'intendenza era diversa - essendo colà diverse le corrispettive istituzioni finanziarie dello stato - e così era diverso il suo funzionamento regolamentato dal decreto del 1° marzo 1817 successivamente modificato.

(3) Una disposizione del 15 gennaio 1817 immetteva nei ruoli altro personale e, più precisamente, dieci assimilati agli ufficiali di terza classe, dieci assimilati ai sopranumerari di prima classe, diciotto a quelli di seconda ed otto esuberanti, che avrebbero prestato servizio fino all'esaurimento delle pratiche arretrate per essere immessi poi a mezzo soldo. A.S.Na. O.d.G. 1817.

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Erano poi emanate le disposizioni relative al reclutamento dei commissari di guerra, che avrebbero dovuto essere presi per una metà tra gli aggiunti e per un'altra metà tra i funzionari della tesoreria e del ministero (decreto del 10 giugno 1817) previo esame teorico e pratico davanti al consiglio dell'intendenza (decreto 30 aprile 1818).Era infine riordinata la pianta organica dell' intendenza (decreto 18 novembre 1818) che, per il futuro, avrebbe dovuto contare su nove ordinatori, diciotto commissari e 36 aggiunti (al momento erano in servizio nove ordinatori, venti commissari e 25 aggiunti) ed era approvata una loro diversa dislocazione (decreto 17 luglio 1820). Un riordinamento dell'intendenza, avviato subito dopo gli eventi del 1820-1821, si completava nell'estate del 1822. Un decreto del 31 luglio modificava il sistema di contabilità fino ad allora in uso e riduceva di numero gli addetti all'intendenza che nel dicembre successivo troviamo così formata: un maresciallo di campo facente funzione di intendente generale, un altro maresciallo di campo come segretario generale, quattro ordinatori, otto commissari ed undici aggiunti (4). In questi provvedimenti del 1822 si faceva poi esplicita menzione di quelli che erano in que] momento i due più importanti problemi dell' amministrazione militare: liquidare le tantissime partite in sospeso dovute alle vicende straordinarie del nonimestre costituzionale - ed era stata a tale scopo istitutita una giunta di verifica dei corpi disciolti - e preparare un nuovo e più funzionale testo di norme amministrative. Questo testo, più moderno, ma senz'altro non più conciso del precedente, vedeva la luce nel 1824 come Ordinanza dell'amministrazione militare, approvata con decreto del 24 giugno. L'intendenza militare era confermata alle dirette dipendenze del ministero della guerra e con l' intendente generale come preposto cui si affiancava un commissario di guerra quale capo del!' ojjìcio di verifica. Per la Sicilia erano previste due vice-intendenze, una a Palermo e l'altra a Messina, con a capo due ordinatori. I commissari (e gli ordinatori) formavano ora nel loro complesso il commissariato di guerra corpo fiscale militare addetto per propria instituzione al servizio amministrativo dell'armata. I commissari erano di prima e di seconda classe equiparati a maggiori e capitani. Potevano essere nominati commissari di guerra di seconda classe, previo esame, i capitani dell'esercito, alcuni funzionari del ministero della guerra, e i controlori degli ospedali militari. Per anzianità si era promossi commissari di guerra di prima e poi ordinatori, ma a questo rango potevano accedere, con precedenza, gli uffiziali di ripartimento del ministero della guerra. In periferia il compito p1incipale dell'intendenza era quello di far passare in rivista dai commissari, tutti i mesi, i corpi e i militari isolati per accertare la forza effettivamente presente sotto le armi, sulla cui base dovevano poi essere liquidate le spese di prima classe (stipendio e soldo) mentre era, almeno apparentemente, secondario quello di controllare l'effettiva esecuzione dei vari contratti di appalto per forniture di pane, foraggio, medicinali, letti, ecc. Al centro era invece la stipula dei contratti per forniture di vario genere a costituire il più importante dei compiti - e sin dal 1817 - visto che l'articolo 34 del regolamento di quell'anno ne faceva car·ico al consiglio dell'intendenza. Tranne casi eccezionali queste forniture erano assegnate in appalto attraverso un'asta pubblica, così un decreto del 5 aprile di quell'anno prevedeva le modalità di sub-asta (la seconda seduta di asta) per i contratti di forniture.

(4) A.S.Na. A.R.C.R. Fs. 1019.

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Nel corso dello stesso anno erano stati approvati i Contratti tipo per il vitto ed i mobili degli ospedali e per il casermaggio, l'illuminazione e il riscaldamento nonché le istruzioni per la stipula, nelle province, dei relativi contratti per i singoli ospedali e per le singole caserme (5). Successivi decreti del 13 aprile e del 20 agosto 1818 avevano fornito chiarimenti circa il tipo di cauzione che gli appaltatori erano tenuti a dare una volta vinta la gara per la fornitura e un ultimo decreto del 9 dicembre 1819 aveva prescritto che tutte le cause relative a contratti stipulati con l'Intendenza fossero giudicate con precedenza come per affari urgenti dai competenti tribunali. L'Ordinanza del 1824 prescriveva ora che per i contratti generali validi per tutto il regno, per quelli relativi ai cespiti dell'orfanotrofio militare e per quelli della Piazza di Napoli, fosse costituita una giunta dè contratti formata da11 'intendente generale, tre ordinatori, lo scrivano di razione e, per la parte legale, dal procuratore generale o da uno degli avvocati generali della gran corte dè conti. I contratti per le forniture nelle singole province erano stipulati invece da apposite commissioni, la cui costituzione era pure esplicitamente fissata dall'Ordinanza. Tutti i contratti di fornitura dovevano essere banditi quattro mesi prima del giorno dell'asta, poi, una volta procedutosi all' aggiudicazione provvisoria, si doveva tenere una seconda seduta d'asta, sub-asta, che era quella definitiva. Queste disposizioni erano parzialmente modificate da un decreto del 3 maggio 1828. Tutte le cautele prese dall'intendenza per assicurarsi dei buoni risultati non dovevano però risultare sempre sufficienti se un decreto del 27 giugno 1830 prevedeva che, in caso di inadempienza da parte del fornitore, l'amministrazione potesse intervenire direttamente acquistando i generi necessari e ponendo la spesa a carico del fornitore inadempiente. In quell'anno l'intendenza generale comprendeva oltre all'intendente generale, maresciallo di campo, un ordinatore, maresciallo di campo onorario, come capo dell' officio di verifica, tre capi di ripartimento, quattro capi di sezione, dodici ufficiali di prima classe, otto di seconda, 23 di terza e dieci alunni. La vice-intendenza di Palermo comprendeva, oltre al vice-intendente, ordinatore, due capi sezioni, due ufficiali di prima classe, due di seconda e due di terza e un sopranumero, quella di Messina, oltre a un Vice-Intendente interino, aveva un capo sezione, due ufficiali di seconda classe ed uno di terza. Il Commissariato comprendeva cinque ordinatori, undici commissari di prima e quattordici di seconda classe.

2 Bilanci Non abbiamo elementi tali da permetterci di illustrare in maniera esauriente i bilanci militari del Regno delle due Sicilie nei primi anni della Restaurazione, bilanci sui quali doveva.no, per di più, gravare spese di carattere straordinario, come quelle per l'organizzazione del nuovo esercito e della nuova marina, negli anni 1815 e 1816, e quelle per il Iiarmo nel 1820-21. Nel suo fondamentale lavoro «Della storia delle finanze del Regno di Napoli» il Bianchini fa ammontare a 5.750.000 ducati le spese di organizzazione del nuovo esercito (armi, uniformi, equipaggiamento ecc.) ed a 1.447.000 quelle della marina, senza te-

(5) Decreti Il luglio e 11 dicembre 1817 e Istrnzioni del 14 dicembre 1817 A.S.Na. O.d.G. 1817.

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ner conto di quelle correnti e di quelle, ancor più gravose, necessarie per far fronte al pagamento delle spese della guerra del 1815 (6) ed al mantenimento del corpo di occupazione austriaco, che tra il 1815 ed il 1817 sarebbt: costato quasi cinque milioni di ducati. Nel 1820 l'esercito richiedeva annualmente 7 .642.000 ducati, una somma che risultò, però, insufficiente per finanziare il suo potenziamento, visto che già al 30 gugno erano stati spesi 5 .266.483 ducati. Pertanto il Parlamento, nella seduta del 6 ottobre, dovette deliberare un nuovo stanziamento di cinque milioni di ducati per le spese di prima messa dei diciassettemila uomini destinati a completare i reparti e già un mese dopo il ministro della Guerra ne richiedeva altri 528.309 per uniformi, scarpe, servizio degli equipaggi militari e per sei mesi di soldo ed accesso1i. Altri stanziamenti dovettero poi esser stati votati nelle sedute sucessive, non possiamo sapere, però, se vennero effettivamente erogati. Lo scioglimento dell'esercito dopo il ritorno di re Ferdinando a Napoli nel 1821 e la sua soltanto parziale ricostituzione fecero scendere il bilancio militare di quell'anno - sempre secondo il Bianchini - a soli quattro milioni di ducati, un contenimento di spesa, però, soltanto apparente, dato che le funzioni dell'esercito erano svolte dalle truppe di occupazione austriache del maresciallo Frimont (7) che sarebbero costate, in sei anni, all'erario napoletano l'astronomica cifra di settantacinque milioni di ducati, ciò che avrebbe fatto chiudere in passivo, per più esercizi, il bilancio dello stato, che, ancora sul finire degli anni venti, registrava annualmente un deficit di circa seicentomila ducati. Il bilancio del 1823 prevedeva, per l'esercito, stanziamenti per 4.200.000 ducati, da elevarsi a 4.800.000 in caso di aumento della forza alle armi, oltre a un milione e mezzo di ducati per la marina; in totale le spese militari assorbivano un quarto del bilancio. Nel 1824 le spese previste per l'esercito salivano ad oltre 5.400.000 ducati che diventavano oltre 5.600.000 nel 1825. Dal 1826 al 1830 le spese per l'esercito vennero preventivate ogni anno in 7 .200.000 ducati mentre quelle per la marina lo erano per un milione e mezzo, coprendo complessivamente un terzo, circa, dell'intero bilancio statale. Nei bilanci le spese erano suddivise in quattro classi. La prima personale dell'armata comprendeva stipendi, paghe, indennità e fondi speciali. La seconda sussistenze ed ospedale quelle per pane, foraggi, viveri e spese ospedaliere di ogni genere. La terza materiale dell'armata abbracciava quelle per fortificazioni, caserme e loro mantenimento, acquisto e fabbricazione di armi e munizioni, acquisto di cavalli e muli, convogli e trasporti, collegi militari e casa degli invalidi. La quarta classe spese impreviste comprendeva, appunto, le spese che non potevano essere in alcun modo predeterminate come q,uelle processuali, per reclutamenti volontari e per gratificazioni per l'arresto di diserton. Le classi erano divise in capitoli e questi, a loro volta, in articoli. Mentre era possi- bile girare delle somme da un articolo all'altro dello stesso capitolo era invece vietato, salvo un espresso decreto reale, girarle da un capitolo all'altro. Può essere interessante conoscere quale fosse - ad esempio nel 1829 - la suddi visione del bilancio e, più esattamente, delle spese destinate al personale ed al materiale, traendola da già citato volume del Bianchini: Militari isolati, sotto quale nome si com(6) Con decreto del 1° gennaio 1818 era imposta a tutti i comuni al di qua del Faro una tassa straordinaria per il soddisfacimento di tali spese, ancora residuate a 6.224.885 ducati. (7) Con decreto del 30 novembre 1821 «per distinti servizi resi allo stato» erano accordati al maresciallo Frimont, nominato duca di Antrodoco, 220.000 ducati come «attestato di gradimento»

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prendevano il ministro, e il direttore del ministero, il Comando generale del!' esercito in Napoli ed in Sicilia, i governatori militari in Napoli, Capoa, e Gaeta, i commissari di guerra, il corpo del genio, la direzione di artiglieria, l'ufficio topografico, i comandi di piazze, i militari non attivi, ma alle così dette piazze, gli ujjìciali e la direzione di ospedali militari, i Cappellani. tali spese in uno ammontavano a ducati 921.074, 20 - Per gli'impiegati nel ministero di guerra, comprese le spese di uficio, erano assegnati due. 50702, 64 - Gl'impiegati della intendenza dell'esercito, della vice Intendenza in Sicilia, dell'alta Corte militare, della giunta dei contratti militari, il comando delle armi in Sicilia avevano due. 40707 - Gli averi delle milizie della xuardia reale erano in ducati 631.245 - Gli averi de' zappatori, dell'artiglieria a piedi e del treno di linea, ducati 312.786 e 29 - Gli averi della gendarmeria a piedi e del treno di linea, ducati 312.786 e 29 - Gli averi della gendarmeria reale, compresa la spesa de' vestimenti, ducati 938.043 e 48 - Gli averi ed altro dovuto ai reggimenti svizzei a norma delle capitolazioni 566.542 e 55 - Avere de' corpi detti sedentanei, cioè veterani, invalidi, ed altri simili una coi depositi de' presidiari ducati 339.856 - Instituti di educazione militare 44.225 e 28 - Sussistenza alle milizie imbarcate, cioè pane, foraggi, legna ecc. due. 612,904 e 80 - Rinnovamento delle vesti ai primi tre reggimenti svizzeri, prima messa al quarto, ed a tutte le altre milizie meno la gendarmeria, taluni corpi della guardia reale, gf'invalidi, gl'instituiti militari, 526.822 e 66 - Mantenimento degl'infermi nell'ospedale per vitto, medicine, ed altre simili spese 228. 782 - sussidio a' sotto uficiali, e soldati in carcere per reati militari 400 - Rata pel Monte delle Vidue de' militari ducati 48.119 e 49 Fortifìcazioni ed edifici militari ducati 123.340 - Fabbriche, e riparazioni d'armi, de' proietti, degli affusti, e delle macchine da guerra colle spese accessorie, acquisto di munizioni da guerra 88.377 e 86 - Letti e paglia a' sottouffìciali e soldati, mobili, illuminazione e fuoco de' corpi di guardia, illuminazione esterna de' forti, e delle piazze chiuse due. 188.422 - Spese di viaggio e spese accessorie pei lavori topografici due. 15. 000 - Stampe diverse ducati 6000 - Gratificazioni per arresto di disertori, spese de' giudizi militari, mercede a' servi di pena addetti a militari usi due. 6000 - Rinnovamenti delle robbe dz cuoio e delle bardature due. 15000 - Compra di cavalli e muli 30.000 Trasporti, bagagfie, e convogli militari 50.000 - Arretrati di ogni natura per esercizi chiusi 30.000 - fondo particolare, e spese imprevedute 62.000. 3 Amministrazione interna dei corpi Le somme necessari alla gestione dei corpi erano loro rimesse, con cadenza mensile, sulla base delle presenze effettive accertate, nel mese precedente, dall'ispezione del commissario di guerra. Gran parte delle somme era utilizzata per pagare (mensilmente e posticipatamente) gli stipendi degli ufficiali e (dapprima giornalmente e poi, almeno in teoria, ogni cinque giorni) le paghe della truppa. Altre somme, dette ,nasse e assegni, teoricamente di spettanza dei singoli, erano poi gestite, in realtà, dal corpo per le diverse esigenze del mantenimento. Un decreto del 21 dicembre 1816 aveva così suddiviso i diversi assegni: di vestiario (tra i 60 e gli 80 grana mensili, a seconda del corpo e, quindi, a seconda del differente modello di vestiario), di biancheria e calzatura (tra i 60 grana ed un ducato e mezzo, sempre a seconda del corpo), di lume e fuoco (tra i sedici ed i 24 grana), di mantenimento (sei grana e mezzo, uguali per tutti) e di bardatura e ferratura (tra i 25 e gli 80 grana, per i soli corpi a cavallo). Alcuni di questi assegni (vestiario, biancheria e calzatura) potevano essere, almeno in parte, accordati ai singoli nella misura in cui costoro risultavano creditori nei con134


fronti della massa, cioè a dire se avevano beneficiato della loro quota di massa in misura inferiore a quella prevista dai regolamenti, per fare un esempio, se le spese occorrenti per la riparazione della loro biancheria erano inferiori all'assegno di biancheria e calzatura di loro spettanza. Successivamente,-nel 1818, l'assegno di lume e fuoco, che era fissato tra i cinque e gli otto calli al giorno, a seconda del corpo, era unito alla paga, o prest, ed era distribuito insieme a questa, previa, però, una trattenuta di cinque calli (ciò che azzerava per buona parte dei soldati il beneficio) che era utilizzata per provvedere all'illuminazione ed alla legna per la caserme oltre che per la pulizia dei soldati. Alla gestione del denaro provvedeva in ogni reggimento, battaglione o reparto, comunque, autonomo un consiglio di amministrazione formato dal comandante, da un certo numero di membri (variabile tra due e cinque, a seconda del corpo e rispettando precise disposizioni regolamentari) e da un quartiermastro, in pratica un ufficiale di amministrazione. Il consiglio si radunava almeno due volte al mese e gestiva i diversi assegni annotandone l'utilizzo dapprima sul registro delle deliberazioni e poi, a seconda dei casi, su uno o ·più degli altri undici registri, divisi per materia, di cui era dotato. I comandanti di compagnia davano poi pratica attuazione alle deliberazioni del consiglio di amministrazione. L'assegno di vestiario era destinato al rinnovo dei generi di vestiario all'epoca della scadenza della loro durata, fissata, questa, dai regolamenti. L'assegno di biancheria e calzatura serviva per la conservazione e, eventualmente, il rimpiazzo dei generi di piccolo equipaggio, cioè biancheria, scarpe, gavetta, posate, borraccia ed altri oggetti, come sarà meglio specificato nel paragrafo dedicato al vestiario. L'assegno di mantenimento era destinato a coprire le spese per le riparazioni dei capi di vestiario, per l'acquisto dei medicinali necessari per l'infermeria, e per scope, forconi e secchi per le stalle. A formare l'assegno di mantenimento concorrevano, oltre alle somme appositamente stanziate, anche quelle ricavate dalla vendita dei generi di piccolo equipaggio dei disertori e dei morti, da quella dei generi di vestiario fuori durata ed inservibili, da una parte dei guadagni dei soldati impiegati in lavori pubblici o come travagliatori (autorizzati, cioè, a lavorare per conto di privati fuori dalle caserme) e dal prelevamento di una metà dei compensi che spettavano ai soldati incaricati di prestar man forte agli esattori delle imposte. L'assegno di bardatura e ferratura, per i soli corpi a cavallo, doveva servire per i medicinali per gli animali ammalati, per le riparazioni ed i rimpiazzi delle bardature, per i ferri da cavallo e per le piccole riparazioni dei carri. Concorrevano a formare questo assegno, oltre all'assegnazione regolamentare, il prodotto delle vendite dei vecchi generi di bardatura, dei ferri da cavallo inservibili e del letame. Qualche cambiamento era introdotto all'interno di alcuni assegni dall'Ordinanza amministrativà del 1824. L'assegno di bardatura era separato da quello di ferratura ed era unito a quello di mantenimento. Quest'ultimo era accresciuto anche dalla metà dei guadagni dei soldati utilizzati come comparse nei teatri, secondo l'uso del tempo, o per _ dar lustro con la loro presenza a cerimonie religiose o pubbliche, dalla sesta parte dei provenli ùei musicanti in occasione ùella loro partecipazione a feste o processioni, dal ricavo della vendita del cuoio dei cavalli e dei muli morti e del letame, ma doveva adesso servire oltre che alla riparazione dei generi di vestiario e di bardatura, anche per la legna per la cucina, per le alte paghe dei musicanti, per i premi da assegnare ai soldati che vincevano le gare di tiro e che accudivano meglio il proprio cavallo, oltre che per altri scopi minori e per il lustro di compagnie e squadroni. Per lustro si intendevano le spese per il lavaggio della biancheria, per il barbiere, per il bianchetto, la cera ed il nerofumo occorrenti per le buffetterie e, infine, per il materiale di cancelleria e di pulizia. L'assegno di ferratura prendeva ora il nome di assegno di massitta e doveva servire anche per pagare gli oggetti necessari per il governo dei cavalli. 135


L'ordinanza introduceva anche qualche variazione per quanto riguardava la vera e propria amministrazione interna dei corpi. Anzitutto perché attribuiva agli ispettori la sorveglianza dell'operato dei consigli di amministrazione, essendo gli ispettori - come diceva l'articolo 558 dell'ordinanza - i tutori degl'interessi de' soldati e poi perché stabiliva i compiti dei due ufficiali di dettaglio che erano stati aggiunti agli organici dei reggimenti di fanteria e di cavalleria (decreto 29 giugno 1824) proprio in occasione dell'adozione del nuovo sistema amministrativo. Uno dei due doveva restare al reparto per essere addetto al materiale (vestiario, equipaggiamento, armamento ecc.) mentre l'altro era distaccato a Napoli per l'adempimento di tutte le incombenze amministrative di cui era incaricato dal proprio consiglio di amministrazione. Gli ufficiali di dettaglio dovevano essere periodicamente cambiati, tornando a prestar servizio nelle compagnie e negli squadroni.

4 Stipendi e paghe Stipendi e paghe dei vari corpi dell'esercito napoletano nell'epoca di nostro interesse sono ben conosciuti grazie alle tabelle accluse ai decreti relativi alle retribuzioni dei militari. È però assai arduo rapportare queste retribuzioni al loro valore attuale, sia perchè non è facilmente determinabile il loro potere d'acquisto sia perchè le esigenze della società di allora erano quanto mai dissimili dalle nostre. Il valore di L. 4,25 del 1861 (e quindi L. 25.600 del 1994) dato al ducato dai vari autori che si sono interessati alla storia economica del Sud è quello attribuito alla moneta napoletana al momento dell'unificazione. Considerato che questa valutazione faceva riferimento al contenuto intriseco in argento della moneta e che tale contenuto era rimasto invariato sin dai primi anni del secolo, si è attribuito tale valore al ducato per tutto questo periodo, prescindendo quindi dal suo reale potere d'acquisto e dalle condizioni di mercato, e questo anche perchè, pur registrandosi :çluttuazioni dei prezzi abbastanza avvertibili nel breve periodo, l'inflazione, nel suo complesso, era assai meno sensibile di oggi. C'è, infine, da notare ancora una volta che la paga del soldato, pur se esigua, era sicura, tutti i giorni dell'anno, ed aITivava insieme al pane, all'alloggio ed al vestiario, ciò che non si poteva senz'altro dire per una parte, almeno, dei contadini, dei braccianti e dei sottoccupati che costituivano la maggioranza della popolazione del regno, e ciò era tanto più vero nel periodo della Restaurazione, caratterizzato da una vera e propria carestia tra il 1815 ed il 1817 e da una generale stagnazione nel decennio successivo. Per motivi essenzialmente pratici (come il non voler appesantire troppo il discorso con sovr~bbondanza di tabelle) l'esame degli stipendi e delle paghe sarà ristretto ai corpi più importanti e che comunque abbracciano la quasi totalità degli appartenenti all'esercito - rinviando, per gli altri, ai singoli decreti pubblicati nel Bollettino delle Leggi del Regno, di non difficile reperimento nelle principali biblioteche italiane. Facendo seguito ad una serie di provvedimenti parziali un decreto del 26 ottobre 1815 fissava 's tipendi e paghe per tutto l'esercito, precisando inoltre che la paga o prest di sottufficiali e soldati fosse suddivisa in tre differenti quote: due grana e mezzo (tre per la Guardia Reale) dovevano essere utilizzati come massetta (8), sei per l'acquisto dei viveri necessari per il rancio (o ordinario) mentre il resto era versato direttamente al soldato come danaro da tasca . Il decreto salvaguardava anche i diritti di quanti, ufficiali (8) La massetta, conosciuta anche come assegno di vestiario, era la somma che doveva essere accantonata per provvedere al rinnovo dei generi di vestiario.

136


soldati, fruivano già di emolumenti superiori a quelli stabiliti dal decreto stesso, costoro (e si trattava in pratica di quasi tutti i siciliani) avrebbero continuato a beneficiare del trattamento più favorevole. Un diverso discorso era stato fatto in precedenzà per la gendarmeria (decreto 11 settembre 1815) dato che-questa doveva provvedere, oltre che al vitto, anche al vestiario e, se montata, pure all'acquisto ed al mantenimento del cavallo. Le paghe della gendarmeria erano pertanto più elevate e sono indicate nella tabella n. 1. 0

Tabella 1

STIPENDI E PAGHE TARIFFA DEGLI AVERI DELLA GENDARMERIA REALE TARIFFA

CLASSI E GRADI

OSSERVAZIONI

del soldo per mese

Due

STATO MAGGIORE Maresciallo di campo comandante in capo ........ Colonnello capo dello stato maggiore ............. ... Ajutante di campo del comandante ....................

o o o

Il soldo del grado Il soldo del rispettivo grado nella gendarmeria, di cui debbono far parte

LEGIONI 172

Colonnello ............................ Capo di squadrone ............... Tenente quartiermastro ........ Capitano ....... .............. ...... .... Tenente ........ ........................ Sottotenente .........................

114 40 75 40 34

Maresciallo di alloggio ........ Brigate a cavallo Brigadiere ........................... . Gendarme ............................ .

28 26 22

Maresciallo di alloggio ........ Brigadiere ............................ Gendanne ...................... .......

15

Uffiziali

Brigate a piedi

Più la gratificazione di ducati 6 al mese

]3

11

Un successivo decreto del 1O novembre aumentava gli stipendi della fanteria di linea e della Guardia Reale e quelli degli ufficiali subalterni della gendarmeria e fissava l'alta paga di veteranza per sottufficiali e truppa in un grano al giorno dopo sei anni ininterrotti di servizio, in uno e mezzo dopo dodici ed in due dopo diciotto. Con lo stes- so decreto erano impartite disposizioni circa il soldo di rotta, cioè l'indennità di marcia. Erano queste le ultime concessioni economiche di segno favorevole: la situazione economica era assai difficile, nelle campagne imperversava una vera e propria carestia e nella seconda metà del 1816 si susseguì una raffica di provvedimenti che tendevano aridurre le spese per l'esercito. Si cominciò con un decreto dell' 8 agosto che sopprimeva le indennità di via e di marcia, seguì poi un altro del 15 ottobre che faceva decorrere il nuovo stipendio degli ufficiali da sei mesi dopo il giorno della promozione mentre un altro decreto dello stesso giorno suddivideva gli ufficiali in sei classi, a seconda delle destinazioni, attribuendo loro un diverso godimento delle rispettive retribuzioni, con conseguenze negative per quegli ufficiali murattiani che non erano riusciti ad ottenere un comando

1.37


di truppe. Le spettanze degli ufficiali erano divise in soldo propriamente detto, in soprassoldo (diverso a seconda dell'arma, del corpo o dell'incarico) e, per i comandanti di corpo ed assimilati, in spese di officio dette anche rappresentanza di comando, variabili tra i cinque ducati dei comandanti dei battaglioni di riserva ed i 100 dei comandanti di divisione militare. La prima classe comprendeva gli ufficiali addetti ai reparti operativi, cui spettavano soldo, soprassoldo e, se comandanti, anche le spese di officio, la seconda comprendeva gli ufficiali con incarichi sedentari (addetti ai battaglioni di riserva, depositi, giudici, addetti agli uffici), cui spettava il semplice soldo. Gli ufficiali in attesa di incaiico formavano la terza classe e ricevevano la metà del soldo, la quarta comprendeva gli ufficiali riformati in attesa della definitiva decisione al loro riguardo, che percepivano un terzo del soldo (all'incirca il soldo di riforma previsto da un decreto del 21 marzo 1816), la quinta comprendeva gli ufficiali in pensione, non più a caiico del ministero della guerra, e la sesta gli ufficiali onorari, che potevano vestire la divisa, ma non avevano diritto ad alcuna retribuzione. Agli ufficiali della prima e seconda classe spettava l'alloggio se erano destinati a Napoli, Palermo e Messina. Se non c'erano alloggi disponibili era loro pagata una speciale indennità di alloggio che andava dai 34 ducati mensili del tenente generale ai tre dei capitani e degli ufficiali subalterni. Gli ufficiali provenienti dalla Sicilia avevano comunque diritto al soldo ed al loro speciale soprassoldo che consisteva nella differenza tra il soldo semplice e la loro paga di Sicilia. Infine un decreto del 21 dicembre 1816 approvava le nuove paghe di sottufficiali e soldati che vedevano decurtate le loro spettanze di due - tre grana al giorno (e per i sottufficiali di grado più elevato la decurtazione era anche maggiore). L'unica innovazione apportata dal Regolamento per l'amministrazione militare del 1817 consisteva in una modifica, in senso peggiorativo, dei benefici connessi con l' anzianità di servizio: il primo aumento di un grano al giorno decorreva ora dopo dodici anni ed il secondo, di due, dopo diciotto. Un decreto del 17 settembre del 1818 suddivideva l'indennità di alloggio per gli ufficiali che ne avevano diritto in due parti uguali, una per il mobilio e l'altra per l'abitazione, per cui c'erano, a seconda delle disponibilità effettive, degli ufficiali che ricevevano alloggio e mobilio in natma, altri in contanti ed altri ancora parte in natura e parte in contanti. Nel 1819 con tre decreti del 20 luglio erano fissate le paghe dei pionieri e degli ufficiali del genio (vedi tabelle 2 e 3) ed erano approvate quelle nuove dell'artiglieria. Queste ultime confermavano quelle del 1816 per quanto atteneva a sottufficiali e truppa mentre erano leggermente diminuiti gli stipendi degli ufficiali. Il successo dei moti del luglio del 1820, dovuto in primo luogo all'iniziativa dell' esercito, permise ai militari di ottenere dei miglioramenti economici. Così come aveva promesso Guglielmo Pepe nel suo primo ordine del giorno già il 20 luglio erano ripristinate le indennità di via, di marcia, di alloggio e di mobilio secondo le disposizioni del 1815. Poi era concessa un'indennità di due grana al giorno a sottufficiali e tmppa della guarnigione Gli Napoli ed un'altra, di tre grana, alle truppe di Sicilia e a quelle, da mobilitare, a Gaeta, Capua e Napoli, insieme ad un aumento del 25% degli stipendi dei loro ufficiali, tutti aumenti che si cercò di revocare a fine novembre. Con la seconda restaurazione del 1821 vennero annullate tutte le disposizioni emanate durante il nonimestre costituzionale e vennero ripristinati gli stipendi e le paghe più favorevoli di cui beneficiavano i siciliani e che erano stati ridotti al livello degli altri durante il periodo costituzionale. Dato il clima non era certo possibile pensare ad aumenti ed un decreto del 19 novembre 1822 confermava per gli ufficiali gli stipendi in vigore nel giugno del 1820.

138


Stipendi Tabella 2 CORPO DE' PIONIERI ALMESE Osservazioni

GRADI soldo

Soprassoldo

Totale

Due

Due

Due

Tenente-colonnello................. Maggiore ................................

70 60

10 8

Ajutante-maggiore ..................

-

-

-

Quartiermastro ....................... Cappellano ...................... ..... .. Secondo chirurgo ................. .. Capitano di 1â&#x20AC;˘ classe .............. Capitano di 2" classe .............. Tenente ................................... Sottotenente............................ Ajutante sotto-ufficiale ..........

-

-

-

18 24 40 40 22 18 16

3 5 12 5 7 6 2

21 29 52 45 29 24 18

GRADI

~~::~ ~!~~~~~.:::::::::::::::::::::::::::::: :::::::::::::

}

Con due razioni di foraggio, in danaro per ognuno Gli averi del grado nel corpo. All'ajutante-maggiore una razione cli foraggi in danaro

AL GIORNO Grana

Foriere maggiore ......................................... . Caporal de' tamburi ..................................... . Armiere ... ..................................................... . Sergente-maggiore ....................................... . Sergente........................................................ . Capora!-foriere ....................................... ...... . Caporale .............................. .......................... Tamburo ......................... .............................. . Primo pioniere...............................................

80} 68

Calli

37 20 IO 33 24 24 17 14

5 5 5 5 5 5 5 5

14

5

12

s

10

5

)

Primo pontoniere .......................................... . Secondo pioniere................ ........................... } Secondo zappatore ........ ............................... . Secondo minatore .......... ............................... . Secondo pontoniere Allievo ... ........................................................

Nota: Al comandante del corpo si daranno ducati diciotto al mese per spese di rappresentanza

139


Stipendi Tabella 3 CORPO REALE DEL GENIO OSSERVAZlONI

GRADI Soldo

Soprassoldo

Averi

Due.

Due.

Due.

Direttore generale .... ..... .......

-

-

-

Vicedirettor generale ........... Ispettor de' lavori ................

-

-

-

-

-

Colonnello ...........................

95 70

20 IO

11 5 80

60 40 40 22

8 12 5 7 6

68 52 45 29 24

Tenente-colonnello ... .......... Maggiore ............................. Capitano in primo ............... Capitano in secondo ............ Tenente ......... .............. ......... Sottotenente.........................

18

Gli averi del suo grado di Generale

}

)

Se sono Generali, gli averi del grado; se sono colonnelli, gli averi del loro grado nel corpo E due razioni di foraggio in denaro per ognuno

In occasione dell'adozione dell'Ordinanza dell'amministrazione militare del 1824 un decreto datato 24 giugno approvava le nuove tar(ffe generali dell'armata con le quali erano stabiliti stipendi e paghe per tutto l'esercito. Nel complesso per quanto atteneva a sottufficiali e truppa le paghe del 1824 restavano presspcchè invariate rispetto al 1816. Più particolarmente, quelle della fanteria di linea e della Guardia, dell'artiglieria e del treno rimanevano identiche così come quelle di zappatori, minatori, pionieri e pontonieri restavano uguali a quelle del 1819, quelle della cavalleria di linea e della Guardia registravano delle diminuzioni limitatamente ad un paio di cariche speciali, quelle dell'artiglieria della Guardia Reale registravano delle diminuzioni per quanto riguardava i sottufficiali e soltanto quelle del treno della Guardia Reale, infine, segnavano una tendenza al rialzo (vedi tabelle da 4 a 11 ). Gli stipendi netti (depurati, cioè, della trattenuta del 2,5% a favore del Monte delle Vedove) degli ufficiali generali e dei commissari di guerra restavano invariati rispetto al 1816 mentre per la fanteria, cavalleria ed artiglieria, sia della Guardia che della linea, si poteva osservare, rispetto al 1815, una diminuzione degli stipendi degli ufficiali superiori e dei capitani ed un contemporaneo aumento di quelli degli ufficiali subalterni (vedi tabelle da 12 a 19). Restavano invece invariati, rispetto al 1819, quando erano stati determinati per la prima volta, gli stipendi degli ufficiali del genio e degli zappatori. Le possibilità, per un soldato, di ulteriori fonti di entrata al di là del prest e dell'eventuale alta paga di veteranza, erano assai scarse, limitandosi ad un doppio prest, che poteva essere eccezionalmente elargito come manifestazione del compiacimento del re in occasione di parate o manovre (era però quasi di rigore per le truppe che partecipavano 1'8 settembre, a Napoli, alla rivista di Piedigrotta) alle gratificazioni che potevano spettare quando si era chiamati a prestare man forte agli esattori delle tasse o a fungere da comparsa a teatro o a dar lustro, con la propria presen140


Tabella 4 Fanteria della linea Ajutante di battaglione ducati 16 al mese Prest giornaliero in grana

1815

1816

Pmtabandiera .............................................................. .... . Foriere maggiore ..................................... .............. ..... .... . Tamburo maggiore ....................................... .................. . Profosso ...................................................................... .... . Caporale de' tamburi ................ .................................. .... . Caporale de' guastatori ......... ..... ......... ............... ............. . Capo banda .................. .. ,...... ......... ............................. ..... Strumentista............................... .......... .............. ............. . Armiere................... ......... ............................................... . Sartore .......... ...... ....................... ...................................... Calzolajo............................... ..... ......................................

32

33 30 30 30 16 16 20 15 10 10

Sergente maggiore...... scelto ........................................ . del cenu¡o .......................... ........ .

1824

10

30 30 30 16 16 20 15 10 10 10

34 32

31 29

31 29

Sergente ...................... scelto .......................... ..... ........ . del centro ................................. ..

24 22

22 20

22 20

Caporale foriere .......... scelto ........................................ . del centro ...... ............ ... ............ ..

24 22

22 20

22 20

Caporale ...................... scelto ...................................... .. del centro ................................. ..

18

16 15

16 15

15

13 12

13 12

13

13 11 11 10

Tamburi ...................... scelti .... ................................... .. del centro .................................. . Trombetta ....................................................................... . Guastatore............ ............................. .............. ................ . Granatiere e volteggiatore .......... ................................... .. Soldato ........................................ ............... ..................... .

32

18 18 18 12 12 12

14

13 12

11 11 10

za in uniforme, a cerimonie pubbliche o private. Erano inoltre previsti premi per i vincitori delle gare di tiro e, in cavalleria, per i soldati che meglio accudivano gli animali loro affidati. Qualche possibilitĂ di guadagno in piĂš era riservata ad alcuni specialisti, come sarti, calzolai ed armaioli, per i compiti loro spettanti ai corpi, ed alle truppe del genio, quando prestavano la loro opera per lavori di particolare importanza. Sul finire degli anni venti venne ripristinata l'indennitĂ  di marcia che era stata abolita nel 1816. Ripristinata dapprima nella misura di sei grana al giorno per sottufficiali e truppa in colonna mobile era ridotta, nel 1828, a tre grana, che diventavano dieci per gli aiutanti, venti per gli ufficiali subalterni, 30 per i capitani ed un ducato per gli ufficiali superiori. Nel caso, poi, in cui la colonna mobile fosse stata chiamata ad operare per la persecuzione di malviventi queste tariffe venivano raddoppiate. Alle colonne mobili venivano somministrati anche i viveri di campagna con una trattenuta di quattro grana al giorno (9).

(9) A.S.Na Prot. Cons. Guerra Vol. 737.

141


---,

Tabella 5 Fanteria della guardia Ajutante Portabandiera ducati 18 al mese

Prest giornaliero in grana

Foriere maggiore ............................................................ . Tamburo maggiore ......................................................... . Profosso ........................................................ ................... Caporale de' tamburi ...................................................... . Caporale de' guastatori.................... .......... ..................... . Capo banda ..................................................................... . !strumentista ...... ....................... ....................................... Armiere............................................................................ Sartore ........................................ .................................... . Calzolajo......................................................................... . Sergente maggiore ................... ..... ........................ .......... . Sergente .......................................................................... . Caporal foriere ................................................................ . Caporale ......................................................................... . Tamburo e trombetta ...................................................... . Guastatore... ............... ..................................................... . Granatiere e cacciatore ................................................... . Granattiere o cacciatore di seconda classe ..................... .

1815

1816

40

37 37 37 20 20 24 18 13

40 22 22 22 22 15 15 15 40 27 27 21 18 15 15

13 13

1824 37 37 37 20 20 24 18 13 13

37 24 24 18

13 37 24 24 18

15

15

13 13

13 13 11

Tabella 6

Prest giornaliero in grana Corpo di Artiglieria

1815 Foriere maggiore ............................................................ . Tamburo maggiore ................................. ..... ................... . Profosso .......................................................................... . Caporale de' tamburi ..................................................... .. Capo banda ..................................................................... . Strumentista..................................................................... Armiere............................................................ ............... . Sa1tore ........... ....................... ................................. .......... Calzolajo ...................... ................................................... . Sergente maggiore .......................................................... . Sergente ..............'. ................................. ......................... .. Caporal foriere ............................................................... .. Caporale .......................................................................... Capo maestro .......... .............. ....................... ................... . Artefice cli l" classe ........................................................ . Artefice di 2" classe ........................................................ . Fuochista ........................................................................ . Tarnburo .................................................... ..................... . 0 1. Artigliere ................................... •• ......... ••••••••••••••••••••·· 0 2. Artigliere .. ................................ ................................. . Allievo ................ .............. .... .......................................... .

142

42 23

21 21

21 13

1816 37 37 37 20 24 17 10

11

10 10

42 28 28 20 42 18

37 24 24 17 37 15

18 16 16 14

1824 37 37 37 20 24 18 10

37 24 24 17

13

15

15

14 14

14 14

12

12

10

IO


Tabella 7 Prest giornaliero in grana Treno dell'artiglieria di linea

1816 Veterinario ........... .................... .... ..... . Capo sellajo..... .......... ........................ . Foriere maggiore ................................ Maniscalco maggiore ........................ . Sergente trombetta ............................. Sartore ................................................ Calzolajo ............................................ Sergente maggiore ...... ....................... Sergente .... ......... ..... ........................... Caporal foriere .................. ..... ........... . Caporale ............. ............... ................ . Trombetta ........... ............................. ... Maniscalco ..... .... ........... .............. ..... .. Sellajo ... ..... .... ..... ..... ..... ...... ........ ..... .. Soldato ....... ......................... ............. ..

1824 secondo il grado

57

37 32 16 16

72

37 37 37 33 16 16

37 23 23 15

37 23 23 15

18 18 18 11

18 18 18

ll

Tabella 8 Prest giornaliero in grana Zappatori e Minatori

Caporale de' tamburi ....................................... .. Anniere .............................................................. Sergente maggiore ...................................... ...... . Sergente ............................................................ . Caporal foriere ..................... ............................. . Caporale ...... .......... ........................................... .. T amburo.. .... ..... .......... .......... ..... ......... ..... .... ...... . 0

1. Zappatore o minatore ................... .............. .. 2. Zappatore o minatore ..... ..... ..... .................. .. 0

1816

1824

20

20

10 37

10 37

24 24

24 24

14

17 14 14 12

17

14 12

143


Stipendi

Tabella 9 Cavalleria di Linea Ajutante di battaglione ..... D. 18 al mese Prest giornaliero in grana

Portastendardo ......................... .............. ...... ......... .......... . Foriere maggiore ............................................................. Sergente trombetta...... .................................................... . Caporale trombetta ............... .......................................... . Artista veterinario ........................................ .................... Sartore ............................................................................ . Calzolajo......................................................................... . Sellajo ....................................... ................... .................... Armajuolo...... .............. .............. ............................. ........ . Sergente maggiore ......................... ......................... ........ . Sergente ................................ .................................. ........ . Caporal foriere ....................... ............. ............................ . Caporale ..... ........ ......... ................................................... . Trombetta ................... ....................... ............................ . Maniscalco ......................................... ............................ . Soldato ...................... ................................ .............. .........

1815

1816

60

46 37 37 23 72 10 10 18 18 37 23 23 15 18 16 11

40 26 75 13 13 24 24 40 26 26 18 21 21 13

Stipendi

1824 37 24 20 72

I1 11 18 18 37 23 23 15 18 16 11

Tabella IO CAVALLERIA DELLA GUARDIA Ajutante di divisione .............. D . 22 al mese Aj utante Portastendardo ........ D. 22 Presi giornaliero in grana

Foriere maggiore ............................................................ . Sergente trombetta.......................................................... . Ca~orale tro?-1-be.tta .......................................................... Artista vetermano ............................................................ Sartore ....................................... ...................................... Calzolajo ..... ........â&#x20AC;˘......... ....................... ..... ....................... . Sellajo ...................... ................................ ........................ Ann ajuo lo ....... ............. ................................................... . Sergente maggiore ....... ...... .......................... ................... . Sergente ...... .... ............. ................................................... . Caporal foriere ............. .............. ......... ............................ . Caporale .......................................................................... Trombetta ....................................................................... . Maniscalco ..................................................................... . Soldato ......................... ................................................... . Soldato di seconda classe ............... ................................ .

144

1815

1816

50 32 75 16 16 30 30 50 32 32 22 26 26 16

47 47 29 72 13 13 27 27 47 29 29 19 23 23 14

1824 47 30 25 72 14

14 27 27 47 29 29 19 23 23 14 11


Stipendi

Tabella 11

ARTIGLIERIA A CAVALLO DELJ:,A GUARDIA Prest giornaliero in grana

1815

55

Sergente maggiore .......................................................... . Sergente .......................................................................... . Caporal foriere ............... ......... .................................. ...... . Caporale ...................................... ............................. ...... . Fuochista ............................................................. ........... . Trombetta ............................................. ........................... Artefice in legno ............................................................ .. Artefice in feno ............................................. ................ .. Maniscalco ............. ........................................................ . Armiere......... ..... ..... ....................................... ................ .. Sellajo ............................................................................ .. Sartore .... ........................................................................ .

37 37 30 25 28 25 25 25 32 25 17 17

~~!~l~~igli~~~:::::::::::::::::::: : : :::::::::: ::::::::::::::::::::::::::::::

Secondo artigliere ........................................................... .

Stipendi

22 20

1816

1824

Grana

Grana

53

35 35 28 23 26 23 23 26 26 30 15 15 20 18

48 32 32 23 21 21

21 15 15 20 18

Tabella 11

TRENO DELLA GUARDIA E REGJ BAGAGLI Prest giornaliero in grana

Maniscalco maggiore .................................. ...... . Sergente maggiore .... ....................................... .. Sergente ........................................... ................. . Caporal foriere ............................ ....................... Caporale ............................................................ . Trombetta .......................................................... . Maniscalco ......................................................... Sellajo ..... ............................. .......... .................... Soldato ........................... ...... ............................. . Soldato di seconda classe ................................. .

1816

1824

Grana

Grana

72

48 32 32 22 24 22 22 15

52 36 36 26 28 26 26 19

16

145


Tabella 12 STIPENDI MENSILI DEGLI UFFICIALI GENERALI (in ducati) 1815

Capitan Generale ............... Tenente Generale ......... ..... Maresciallo di Campo ....... Brigadiere ..........................

1816

568 284 189 -

1824

Soldo

Soprassoldo

400 200 120 -

100 50 40 -

Soldo Netto

Soprassoldo

390 195

100 50 40 30

131

117

Tabella 13 STIPENDI MENSILI PER COMMISSARI DI GUERRA (in ducati) 1815

1816

1824

Soldo netto

Spese di ufficio

Soldo netto

Spese di ufficio

Ordinatore ......................... ......

120

50

95

55

92,63

55

Commissario di guerra ........... .

78

30

70

30

68,25

30

Commissario di guerra di 2• classe

-

-

-

-

39

30

Aggiunto ai Commissari di guerra

50

30

40

30

-

-

Soldo netto

Spese di ufficio

/

Tabella 14 STIPENDI MENSILI (IN DUCATI) FANTERIA DI LINEA (E CACCIATORI)

COLONNELLO .................................................... .......... TENENTE COLONNELLO ................................. .......... MAGGIORE ..'. ........ ........................................................ CAPPELLANO .......................... .... .......... ....................... CHIRURGO MAGGIORE .... .............. ........................... CHIRURGO AIUTANTE MAGGIORE ................. ....... CHIRURGO SOTTO AIUTANTE ................................. CAPITANO ................ ..... .... .............. .............................. TENENTE .......... ............................................................. SOTTOTENENTE .. ......... ............................................... ALFIERE .. .............................................. ........................

146

1815

94 · 81 68 22 40 30 18 46 26 20

-

1824 Soldo netto

Soprassoldo

92,63 68,25 58,50 17,55 33,15 23,40 39 23,40 19,50 17,55

10 8 6

3

5 4 -

5 4 3 2


Tabella 15 STIPENDI MENSILI (IN DUCATI) CAVALLERIA DI LINEA

1815

COLONNELLO ................................................ .............. TENENTE COLONNELLO ............... ............................ MAGGIORE .......... ................... ...................................... CAPPELLANO .................................................. ............. CHIRURGO MAGGIORE ............................................. CHIRURGO AIUTANTE MAGGIORE ........................ CHIRURGO SOTTO AIUTANTE ................................. CAPITANO ..................................................................... TENENTE ....................................................................... SOTTOTENENTE .......................................................... ALFIERE ............................. ...........................................

120 90 76 22 40 30 18 56 32 26 -

1824 Soldo netto

Soprassoldo

92,63 68,25 58,50 17,55 33,15 23,40 39 23,40 19,50 17,55

20 14

12 3 5 4

12 9 8 6

Tabella 16 STIPENDI MENSILI (IN DUCATI) ARTIGLIERIA DI LINEA

COLONNELLO .................................. ............... ............. TENENTE COLONNELLO ........................................... MAGGIORE ................ ............... ..... ............... .... ............ CAPPELLANO ............................................................... CHIRURGO MAGGIORE ......... .................................... CHIRURGO AIUTANTE MAGGIORE ........................ CAPITANO COMANDANTE ....................................... CAPITANO IN 2° * ........................................................ TENENTE IN 1° .. ........................................................... TENENTE IN 2° ................................................... .......... ALUNNO SOTTOTENENTE* --- --- ---- --- --- - ---- -- · -- -· -•-• · ·- •

1815

134 86

22 40 30 56 46 30 26 20

1824 Soldo netto

Soprassoldo

92,63 68,25 38,50 17,55 33,15 23,40 39 29,25 23,40 19,50 17,55

20

10 8 3 5 4 12 1

7 6 2

* Nel 1824 rispettivamente "capitan tenente" e "alunno alfiere"

147


Tabella 17 STIPENDI MENSILI (IN DUCATI) FANTERIA DELLA GUARDIA REALE

1815

COLONNELLO ..................................................... ...... ... TENENTE COLONNELLO ...... .................... .............. ... MAGGTORE · · ·· --· · ·-- -- - ...... . ..... .... . . . . - . - . - - - . . - . --- ---- --CAPPELLANO ......... ....................... ..... ..... ............... ...... CHIRURGO MAGGIORE ............................................. CHIRURGO AIUTANTE MAGGIORE ........................ CAPITANO .................................... ..... ............................ CAPITAN TENENTE..................... .......... ................... ... TENENTE ................. .... ..... .... .... ...... ............................... SECONDO TENENTE .................... ............................... . .

.

. .

.

118 93 78 27 50 37 57 -

32 26

1824 Soldo netto

Soprassoldo

92,63 68,25 58,50 17,35 33,15 23,40 39 29,25 23,40 19,50

35 15 12 8 12 12 12 10 9 8

Tabella 18 STIPENDI MENSILI (IN DUCATI) CA VALLERTA DELLA GUARDIA REALE

COLONNELLO ........................ ..... ..... ............................ TENENTE COLONNELLO .. ......................................... MAGGIORE .......................... ............... .......................... CAPPELLANO ............................ .... ............................... CHIRURGO MAGGIORE .................................. .......... . CHIRURGO AIUTANTE MAGGIORE ........................ CAPITANO ... .......................................... ............... ......... TENENTE ...... ..................................... ............................ SECONDO TENENTE ............................. ..... ................. ALFIERE ....................... .... .... .........................................

1815

150 112 95 27 50 37 70 40 32 -

1824 Soldo netto

Soprassoldo

92,63 68,25 58,50 17,55 33, 15 23,40 39 23,40 17,50 17,55

45 16 26 8 12 12 24 17 13 9

Tabella 19 STIPENDI MENSILI (IN DUCATI) ARTIGLIERIA A CA VALLO DELLA GUARDIA REALE

1815

TENENTE COLONNELLO ............ ............................... CAPPELLANO ...... .... ......... .... ............... .... .................... . CHIRURGO AIUTANTE MAGGIORE ............. ........... CAPITANO COMANDANTE ............... .............. .......... CAPITANO IN 2° .................................................. ......... TENENTE IN la.. ............................................................ TENENTE TN 2a.............................. .............................. ..

ll5 27 37 75 62 40 37

148

1824 Soldo netto

Soprassoldo

68,25 17,55 23,40 39 29,25 25,40 19,50

23 8 12 28 16 17 14


5 Pensioni e sistema assistenziale Un decreto del 3 maggio 1816 annullava tutte le disposizioni in materia di pensioni emanate in precedenza sia dal governo murattiano sì a, in Sicilia, da quello borbonico. Dal 1° luglio 1816 il Monte delle vedove e dei ritirati avrebbe provveduto alle pensioni degh impiegati civili dello stato ed a quelle dei militari, sui cui stipendi e sulle cui paghe veniva effettuata una trattenuta del 2,50%. Si aveva diritto alla pensione dopo almeno vent'anni di servizio e la pensione ammontava, in questo caso, ad un terzo dello stipendio o della paga, per salire alla metà dopo 25 anni, a due terzi dopo 30, a cinque sesti dopo 35 ed alla totalità dopo 40 anni. La pensione era calcolata in relazione alla paga base dell'ultimo grado rivestito dal pensionato, purché questi avesse prestato servizio con tale grado per almeno due anni, se no ci si basava su quella del grado precedente. Non c'era però alcuna barriera d'età che obbligasse al pensionamento, in teoria si poteva continuare a servire fino a 100 anni. Accanto a queste pensioni di giustizia ci potevano essere delle pensioni straordinarie di grazia concesse dal sovrano in sostituzione o in aggiunta alle pensioni di giustizia per particolari benemerenze. Un decreto del 12 dicembre 1816 stabiliva la valutazione da dare, ai fini pensionistici, alle campagne di guerra, alle ferite ed alle mutilazioni. Ogni campagna di guerra dava diritto all'aumento di un anno di servizio; erano valutate come campagne di guerra tutte quelle sostenute dopo il 1793 dal regno delle Due Sicilie e, per i provenienti dall'esercito murattiano, la sola campagna del 1814 contro i franco-italici ( 10). Chi per ferite di guerra era divenuto cieco o storpio in due membra aveva diritto al massimo della pensione indipendentemente dagli anni di servizio, chi aveva perso l'uso di una delle membra o era divenuto quasi cieco aveva diritto al minimo della pensione se non aveva ancora prestato servizio per vent'anni, se no aveva diritto ad una maggiorazione di cinque anni. Sei mesi di maggiorazione spettavano infine per le ferite con pericolo di vita. Oltre alla pensione, per venire incontro alla necessità dei soldati più vecchi e malandati in salute, esistevano poi il reggimento veterani (in Sicilia reggimento di guarnigione) e le case degli invalidi. Entrambe queste istituzioni vennero riordinate durante il periodo oggetto del nostro studio. Per i veterani si provvide con un decreto del 18 agosto 1817 che permetteva di prestare ancora un servizio sedentaneo e meno faticoso ai militari che ordinariamente una lunga serie di anni di servizio prestato sempre nell'attività, del pari che gli acciacchi derivati dagli strapazzi della guerra avevano reso inabili a servire attivamente. Requisiti per passare nel reggimento veterani erano almeno diciott'anni di servizio ininterrotto (11 ), la buona condotta e la provata impossibilità di continuare a servire altrimenti. Per gli invalidi, e non ne dovevano certo mancare dopo un decennio di continue guerre, la riforma del sistema si fece attendere più a lungo, giungendo col regolamento accluso _ al decreto del 28 febbraio 1823. Per essere ammessi nelle due case di invalidi di Napoli e di Monreale bisognava avere 40 anni di servizio e 60 d'età ed essere invalidi per ferite riportate in azione o per lunghi ed onorati servizi. Queste drastiche condizioni erano mitigate dalla possibilità di ammissione, indipendentemente da limiti di età e di servizio, per i

(10) Durante il periodo costituzionale un decreto dell'll settembre 1820 riconobbe tutte le altre campagne ciel decennio francese, riconoscimento annullato poi l'anno successivo. (11.) Con ordine del giorno del 12 ottobre 1819 era precisato che i diciotto anni di servizio decmTevano, per chi aveva iniziato a servire ancora bambino, dal sedicesimo anno di età se si era figli cli militari, se no dal diciottesimo.

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ciechi ed i mutilati che non potevano procacciarsi la sussistenza in altro modo. Un'altra condizione per l'ammissione era l'esser celibi o vedovi senza figli. Per quel che riguardava l'adempimento di quest'ultima condizione (che pure doveva verificarsi nella grande maggioranza dei casi, visti i limiti imposti al matrimonio di sottufficiali e soldati) ci dovette essere, almeno inizialmente, una certa tolleranza, tanto che una risoluzione del Consiglio di Stato del 22 Ottobre 1828 sancì per gli invalidi ammogliati o vedovi con prole l'espulsione dalle case e l'assegnazione di un soldo quotidiano di 22,5 grana (12). A tutti gli invalidi ricoverati, oltre al vestiario ed al letto, spettava una paga di 22,5 grana, 15 dei quali per viveri, pane e legna e 2 per denaro di saccoccia. L'invalido poteva assentarsi per brevi licenze retribuite ed era libero di lasciare in qualsiasi momento la casa e di vivere per proprio conto con la pensione cui aveva diritto al momento di passare agli invalidi. Per le vedove la pensione era pari ad un sesto del soldo del marito al momento della morte, sempreché questi avesse maturato venti anni di servizio. A quest'ultima condizione si faceva eccezione per le vedove dei militari caduti in guerra o negli scontri con i briganti. Questa pensione era erogata finché durava lo stato vedovile e doveva servire anche per il mantenimento di eventuali figli. In caso di seconde nozze o di morte della vedova la pensione era suddivisa tra i figli maschi, fino al diciottesimo anno di età, e le figlie femmine, finché restavano nubili. Per aver diritto alla pensione la vedova doveva aver contratto il matrimonio dopo aver ottenuto la prescritta autorizzazione reale. Qualche deroga a questa condizione venne apportata per le vedove dei siciliani con un decreto del 15 ottobre 1819. Un'ultima annotazione a proposito delle pensioni: neppure allora le si poteva ottenere in tempi brevi se un ordine del giorno del 22 aprile 1829 a firma del principe ereditario, Ferdinando, ricordava che le pensioni dovevano essere erogate con la massima urgenza, magari in via provvisoria, senza costringere chi ne aveva diritto a lunghe attese mentre si andava decidendo l'esatta determinazione dell'ammontare della pensione dovuta (13). Considerata l'esiguità delle pensioni di reversibilità erano previste per vedove ed orfani alcune agevolazioni, agevolazioni che si estendevano anche ai figli di militari in non buone condizioni economiche. Così per le vedove e per le orfane era prevista la assegnazione di appositi alloggi militari, padiglioni, e, per le orfane, anche la concessione di un certo numero di doti ogni anno, almeno inizialmente dodici del monte delle doti di Santa Maria Vertecoeli e quattro di Santa Rosalia. Al ritorno di re Ferdinando sul trono, nel 1815, c'erano tre istituzioni che provvedevano agli orfani ed ai figli di militari in non buone condizioni economiche: l'o,fanotrofio militare di Napoli, la sala d'educazione di Monreale ed il conservatorio del Cuore di Gesù, pure a Monreale. Mentre le prime due istituzioni provvedevano ai maschi la terza era adibita all'educazione delle femmine. Qui nel 1818 erano ospitate 23 figlie o orfane di ufficiali e 48 di sottufficiali e soldati, divise in otto squadre (probabilmente in relazione all'età), che eraqo impiegate giornalmente nel lavoro di ricamare, filare, torcere, far calzette e altre cose femminili. Per la maggior sollecitudine nel filare erano stati costruiti venti filatoi o rotelle alla tedesca. Alla scuola erano addette una superiora, quattro maestre e due infermiere oltre ad un sottufficiale incaricato dei rapporto con l'esterno (14).

(12) A. S . Na. -Cons. di Stato-Guerra fr. 737 (13) A. S . Na - O.d.G. - Com. Gen. 1829 (14) A. S. Na - A.r.c.r. fs. 047

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Nelrarnbito del riordinamento degli istituti di educazione militari, verso i quali erano indirizzati gli orfani e gli altri figli di militari loro assimilati, un decreto del 1° gennaio 1819 sancì l'unificazione delle tre preesistenti istituzioni in una sola, denominata Orfanotrofio militare, alle dipendenze del Comando Supremo, le cui rendite dovevano servire ad educare ed a dotare quattrocento orfane (che per il momento avrebbero continuato a beneficiare di un assegno mensile di due ducati, già previsto in precedenza) ed a mantenere gli allievi delle diverse scuole militari. Un successivo decreto del 22 maggio 1820 approvava il regolamento relativo all'amministrazione dell'Orfanotrofio militare nella cui dotazione confluivano, oltre alle rendite delle preesistenti istituzioni, anche la

ritenuta di due stipendi cui erano assoggettati i militari allorché ottenevano l'autorizzazione a contrarre matrimonio, i 36 ducati pagati dai coscritti che si facevano rimpiazzare da cambi di altre provincie e, soprattutto, le rendite derivanti dallo sfruttamento delle acque di irrigazione del canale del Sarno nel fertile agro nocerino. All'amministrazione era preposto un consiglio con un ufficiale generale come presidente, un vice-presidente ufficiale generale o superiore, tre amministratori, un segretario ed un razionale, che si avvalevano di undici impiegati. Un successivo decreto del 28 settembre 1821 dettava ulteriori norme sulle modalità d'incasso delle rendite dell'orfanotrofio, soprattutto di quelle derivanti dagli immobili, mentre un decreto del 2 aprile 1822 modificava l'intera amministrazione ampliando il consiglio di amministrazione ed il numero degli impiegati, aggregando al personale un avvocato e diciotto addetti al controllo delle acque del canale del Sarno. Venivano anche riordinate le rendite dell'orfanotrofio, che ammontavano ora a circa 51.000 ducati annui, derivanti da quattro diverse fonti e cioè: affitti di case e terreni, affitti di terreni adiacenti a caserme e fortezze (in genere zone di rispetto utilizzate per far pascolare il bestiame), affitti di vivanderie e bettolini all'interno di installazioni militari e infine i proventi dello sfruttamento delle acque del Sarno e dei pedaggi del ponte militare di Pescara. A queste rendite si sommavano poi le trattenute di due mesi di stipendio ai militari in occasione del matrimonio. Oltre all'Orfanotrofio ed alle Scuole Militari c'era ancora qualche altra facilitazione per i figli di ufficiali e soldati. Così nel convitto Calasanzio di Palermo erano riservati quattro posti gratuiti per figli di ufficiali (15) e c'erano a Napoli almeno nel 1828, due scuole di arti donnesche, a Castelnuovo ed a Pizzofalcone, per l'educazione delle figlie di militari (16). 6 Infrastrutture

Al momento della restaurazione, nel 1815, la situazione delle caserme era assai migliorata rispetto al passato, almeno per quanto riguardava il loro numero e la loro ca- pienza. Durante il dPrPnnin fmnrPsP, infatti, erano stati adottati a caserma numerosi edifici appartenenti ad ordini religiosi e si era proceduto anche a molti lavori di riadattamento e restauro. Col decreto dell'll settembre 1815 le incombenze relative alla somministrazione del casermaggio e dell'illuminazione degli edifici militari ed al riscaldamento dei corpi di guardia erano affidate alla commessione di vestiario, che le avrebbe assunte attraverso appalti suddivisi per provincia o per piazza, sostituendosi, a far terripo dal 1° gennaio 1816, alla regia militare, l'ente statale che, sotto Murat, aveva provvedu(15) A. S. Na - Cons. Stato Guerra 1827 (16) A. S. Na- Cons. Stato Gue1n 1828

151


to al casermaggio, all'illuminazione, al riscaldamento, ai viveri ed ai foraggi. Per quel che riguardava l'olio per l'illuminazione, la legna ed il carbone, i contratti di appalto erano quelli normali, di fornitura, diverso era invece il caso del materiale di casermaggio che era fornito dall'amministrazione militare e che era soltanto gestito dall'appaltatore, che lo custodiva, ne curava la manutenzione e lo distribuiva, quando necessario. Le procedure per la presa in carico del materiale, per lo scarico e, soprattutto, per la verifica di eventuali danni e per il pagamento, appena accennate nel decreto dell'll settembre 1815, erano poi maggiormente precisate nei singoli contratti che vennero in seguito stipulati sulla base del r:nntratto-modello approvato l' 11 dicembre 1817 ( 17). Un anno dopo, con decreto del 18 dicembre 1818, era nominata una commessione di casermaggio cui erano affidati l'acquisto e la manutenzione de' generi di casermaggio e la fornitura di paglia, fuoco e lume. La commessione, composta da un presidente, ufficiale superiore, due membri, ufficiali o impiegati, ed un segretario, doveva avvalersi, per il controllo diretto del servizio, dell'opera dei commissari di guerra. Il regolamento sul casermaggio che doveva essere emanato sollecitamente, secondo l'articolo 15 del decreto, si fece invece attendere per tre anni, anche a causa degli eventi del 1820-21, e venne approvato con decreto del 16 ottobre 1821. Il Regolamento per servizio del casermaggio militare prevedeva ora due distinte commissioni di casermaggio, una con sede in Napoli e l'altra in Palermo. La prima era composta da un presidente, brigadiere o colonnello, e quattro ufficiali superiori con otto impiegati, divisi tra due sezioni, tre magazzinieri, quattro facchini, un barandiere ed un portiere, da scegliersi quest'ultimi tra i veterani, insieme a quattro sottufficiali o soldati di questo corpo da adibire come ordinanze. Alla commissione era inoltre addetto un commissario di guerra. La seconda commissione era composta da un presidente, colonnello o tenente colonnello e due membri, ufficiali superiori o capitani, con quattro impiegati, un magazziniere, un usciere, un portiere ed un barandiere e quattro facchini tratti dai sottufficiali o dai soldati dei veterani (18). Dopo ave.v precisato la composizione delle commissioni il regolamento proseguiva per altre 60 pagine che abbracciavano ogni aspetto del servizio, dai contratti alla contabilità, dalle consegne e riconsegne dei generi al loro imballaggio e spedizione, dai rimpiazzi ai generi di accampamento (cui si è accennato nel paragrafo dedicato al servizio), ma sarebbe troppo prolisso il seguirlo in ogni capitolo, basterà qui accennare ai letti, alla mobilia, ai lumi. I letti dei soldati erano ad una o due piazze. I primi, servivano i sottufficiali ed i componenti della piana minore ed i secondi per ogni due caporali e soldati (questi ultimi letti non erano sempre occupati completamente perché una discrezione percentuale di soldati era sempre distaccata, assente o impegnata a prestar servizio di notte). I letti, larghi tre palmi e sei pollici se ad una piazza ( 19) e quattro palmi e sei pollici se a due, erano lunghi sette palmi e mezzo ed erano composti da due scanni di ferro, alti due piedi, sui cui erano appoggiate delle tavole di legno sulle quali era disteso un pagliericcio di canapa pieno di paglia. . Completavano il letto delle lenzuola di canapa, delle federe, pure di canapa, riempite di paglia, a mo' di cuscino, ed una coperta di lana. Le lenzuola dovevano essere cam(17) A di S. Na - O.d.G. 1817 (18) Nel 1830 non si ha più traccia di questa seconda commissione, ma non si è riusciti a trovare alcuna menzione del provvedimento che l'aveva abolita. Alla stessa data era cambiata anche la composizione della prima commissione, fonnata ora da un presidente e da tre funzionari. (19) I vecchi letti erano leggermente più stretti.

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biate ogni venti giorni d1invemo ed ogni quindici d'estate (20), la paglia doveva invece essere cambiata ogni tre mesi ed esser asciutta e lunga. Le coperte erano distribuite il 15 ottobre e ritirate il 15 aprile nelle provincie di Napoli, Terra di Lavoro, Principato Citra ed Ultra, Capitanata, Bari,Terra d'Otranto ed in tutte le provincie della Sicilia, tranne quella di Caltanissetta, qui e nelle altre provincie del continente erano distribuite il 1° ottobre e ritirate il 1° maggio. Se, occasionalmente, in una piazza il numero dei soldati era superiore a quello dei letti consegnati al gestore del casermaggio i soldati in soprannumero dormivano sulla paglia. Ne erano previsti dieci rotola per uomo, da cambiarsi ogni quindici giorni. In questi casi gli ufficiali erano alloggiati presso privati. L'Ordinanza dell'amministrazione militare del 1824 introduceva due variazioni di notevole rilevanza al sistema: accordava a tutti i militari letti ad una piazza (quelli a due erano riservati agli ammogliati), prescrivendo che le lenzuola venissero cambiate il 1° ed il 16 di ogni mese, e prevedeva la stipula di veri e propri contratti di appalto per la fornitura di letti e mobilia. Di conseguenza i vecchi gestori prendevano, anche ufficialmente, il nome di appaltatori. Lo spartano arredamento delle camerate e degli alloggi dei sottufficiali consisteva in un tavolino, una sedia ed un attaccapanni (detto cappellinaio) per gli aiutanti, i forieri, i sergenti maggiori e gli appartenenti alla piana minore e in un attaccapanni per ogni sergente, un attaccapanni ogni due, una rastrelliera per fucili ogni dieci ed un tavolo per mangiare con due banchi, ogni venti caporali o soldati. Il tavolino da sottufficiale, in legno di pioppo, misurava tre palmi per due ed era dotato di un cassetto con chiave. L'attaccapanni consisteva in una tavola, lunga cinque palmi, da attaccare al muro, munita di cinque pioli per indumenti e buffetterie e provvista di un'altra tavola, posta orizzontalmente, al di sopra, su cui poggiare il pane. La rastrelliera per dieci fucili era lunga sette palmi e mezzo ed era il legno di pioppo, come le tavole per mangiare ed i banchi. Le prime misuravano sei palmi per tre, i secondi nove per uno. Assai migliore era il trattamento per gli ufficiali. Il loro letto, oltre al pagliericcio, era dotato di materasso e cuscino di lana e di lenzuola e coperte (c 1era anche una coperta di cotone per l'estate) di migliore qualità. Ognuno di loro aveva poi diritto ad un'attaccapanni ed un comò (tre per i colonnelli e due per i tenenti colonnelli e i maggiori) con due cassetti, dipinto in color mogano, quattro sedie impagliate, di faggio dipinte di color ceraso (24 sedie per i colonnelli e sedici per i tenenti colonnelli ed i maggiori), due candelieri d'ottone (quattro per i colonnelli), un bacile di maiolica con treppiedi di legno color mogano, un tavolino con cassetto, dipinto dello stesso colore (quattro tavolini per i colonnelli e tre per i tenenti colonnelli e maggiori), uno specchio di cristallo di Gennania ed infine una cascetta di notte con ruoto di covertura e coverchio apritoio, della consueta tinta di mogano. Erano inoltre previsti letti da soldato ad una piazza per iloro domestici. Su coperte, lenzuola, pagliericci e materassi era stampigliato un marchio con le iniziali C.C.M. commissione casermaggio militare, un marchio simile era impresso a fuoco sui mobili o inciso sugli oggetti di ferro. Quando gli oggetti letterecci o il mobilio erano scartati veniva usato, per prevenire frodi, un altro marchio con le lettere F.S. fuori servizio. (20) In precedenza, a giudicare da un contratto per il servizio di casermaggio stipulato nel 1816 per la Sicilia, le lenzuola dovevano esser cambiate ogni venti giorni nei mesi più caldi ed ogni mese negli altri. A. S. Na - A.R.C.R. fs 931.

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---

I corpi di guardia erano dotati di tavolacci per far riposare la truppa (21), di tavolino, dipinto in verde, per il capo-posto, di attaccapanni, banchi, rastrelliera per armi,faocone portatile in legno e in ferro per riscaldare l'ambiente e, per l'ufficiale di guardia, di una sedia impagliata dipinta a ceraso ed una lettiera di legno. Esistendo corpi di guardia di prima, seconda e terza classe, variava, di conseguenza, anche il numero di banchi, rastrelliere ed attaccapanni. Insieme ai letti ed ai mobili dovevano esser fomiti anche gli utensili per la pulizia di caserme e corpi di guardia, come scope di saggina o di ramaglia, pale, cofani e secchi per l'acqua, le cui caratteristiche erano minuziosamente indicate nel regolamento del 1821. L'appaltatore doveva infine fornire, a pagamento, l'olio occorrente per le lampade delle caserme e dei corpi di guardia, in ragione di quattro oncie e mezzo per lampada nei mesi invernali, tre in primavera ed in autunno e due in estate (decreto del 31 agosto 1815). L'ordinanza amministrativa del 1824 riduceva a quattro oncie la dotazione invernale ed aumentava a due e mezzo quella estiva. Il numero delle lampade necessarie era stabilito di comune accordo dal comandante di piazza e dal commissario di guerra. Per il riscaldamento dei corpi di guardia era fornito del carbone, in quantità diversa a seconda del tipo di corpo di guardia e per un periodo di tempo differente, tra i quattro ed i sei mesi, a seconda delle provincie. Non era previsto in origine nulla circa il riscaldamento delle caserme, ma un decreto del 1° febbraio 1816 lo poneva a carico dei corpi, insieme alla legna per preparare il rancio, ed all'olio per l'illuminazione, aumentando a tale scopo il soldo di sottufficiali e soldati di sei calli al giorno. 7 Vettovagliamento

Dal 1° ottobre 1815 tutte le truppe dell'esercito vennero poste sul piede di pace e, di conseguenza, cessò la distribuzione dei viveri di campagna, riprendendosi l'uso settecentesco di fornire al soldato, in tempo di pace, la sola razione di pane, lasciando che provvedesse direttamente al resto della propria alimentazione, a sue spese, con il sistema dell'ordinario, al quale si è fatto cenno nel precedente volume. Uniche eccezioni a questo sistema il vitto per i ricoverati in ospedale, quello per i soldati detenuti nelle carceri e le razioni di viveri da distribuirsi alle truppe in occasione di manovre, mobilitazioni o guerra. In previsione del cambiamento di sistema era stata sciolta la regia militare, un organismo di origine murattiana che aveva provveduto sino ad allora, sul continente, al vettovagliamento dell'esercito e con decreto del 24 agosto 1815 era stata costituita una soprantendenza pe' viveri e foraggi, composta da un alto magistrato, un commissario di guerra ed un commerciante, incaricata di provvedere alle forniture di pane, foraggi e viveri di campagna attraverso la stipula di appositi contratti di fornitura e, in caso di indisponibilità, prqvvedendo direttamente. Dopo un primo decreto del 31 agosto uno successivo del 26 ottobre 1815 fissava definitivamente la composizione della razione viveri in tempo di pace, quella dei viveri di campagna e quella dei foraggi, stabilendo anche il numero di razioni spettante a ciascun appartenente all'esercito. In tempo di pace la razione viveri consisteva solamente in 24 oncie di pane al giorno, oltre a 25 rotola di legna al mese per cucinare l'ordinario. (21) I tavolacci, come le garitte, erano considerati come patte integrante delle case1me e delle fortezze, non erano compresi nel materiale di casermaggio e, per le riparazioni, dipendevano dal genio militare.

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In campagna, (con una trattenuta sulla paga della truppa alla quale, in questi casi, rimanevano soltanto due grana come denaro di saccoccia) ogni soldato doveva ricevere 36 oncie di pane (oppure 24 di biscotto), otto oncie di c_arne, 1/3 d oncia di sale, una caraffa di vino, 25 oncje di legna e- come distribuzione straordinaria, da effettuarsi solo dietro autorizzazione del Supremo Consjglio di Gue1Ta- una caraffa d'acquavite da dividere tra dieci uominj ed una di aceto - accordata in genere d'estate - da dividere tra tredici soldati, per rendere più tollerabile l'acqua cattiva. La razione di foraggio era composta, per gli animali da sella, da tomola tre e un quarto al mese d'orzo oppure quattro e un quarto di avena e da rotola otto e mezza di paglia al giorno (ovvero da sei di fieno). In tempo di gue1Ta, per mettere in grado i cavalli di affrontare maggiori sforzi, la razione era portata a tre e mezza tomola d orzo e quattro e mezza d avena. Per gli animali da tiro erano assegnate rotola tre e tre quarti d'orzo al mese, sostituibili con il 25% in più di avena erotola otto e mezza di paglia (oppure sei di fieno) al giorno. Più abbondanti le razionj di foraggio prescritte per gli animali del treno da un decreto del 7 dicembre 1815: il treno della Guardia Reale aveva diritto a cinque tomola d'orzo o sei e mezza di avena al mese, quello della linea, invece, ne doveva avere quattro di orzo o cinque di avena. Per tutti otto rotola al giorno di paglia. Le competenze in viveri e foraggio previste dal decreto del 26 ottobre sono quelle riportate nella seguente tabella: 1

1

1

Osservazioni

Razioni di

Gradi

Viveri in guerra

Foraggi in pace in guerra

Stato maggiore generale Capitan-generale Tenente-generale Maresciallo di campo Ajutante di campo di ogni grado ed uffiziali attaccati allo stato maggiore Intendente generale di campagna Commessario ordinatore Commesso di guerra Aggiunto a' commessarj di guerra, quando funzioni da commessario Ispettore generale di sanità Medico, chirurgo e farmacista m capo Medico, chirurgo e farmacista d'ambulanza Uffizio topografico

20 10 8

10 6 4

14 10

8 Secondo il rispettivo grado nella cavalleria

4

5

4

3

2

3

2

2

3

4

4

3

3

2

2

Come allo stato maggiore

Uffiziale delle piazze e depe coste Comandanti d'armi

l • classe

3

2• classe

2

3• 4• 5" idem

3 2

2

Ajutante di coste

2

Secondo il proprio grado pe' vi veri solamente

Ajutante cli piazza 2

155


-Fanteria Colonnello Tenente-colonnello Maggiore Ajutante maggiore Quartiermastro ed uffizial pagatore Chirurgo maggiore Cappellano, ministro di culto o giudice de' reggimenti svizzeri di capito.Iazione Capitano Tenente

4 3 3 2 2 2

2 2 I 1

4 3 3 2 1 1

2 2

In tempo di guerra coloro che avranno oltrepassata l'età di 50 anni, avranno una razione di foraggio In tempo cli pace avranno invece de' viveri una razione di pane

Ajutante sottuffiziale, sergente maggiore, sergente, caporale, foriere, tamburo e soldato

Cavalleria Colonnello Tenente-colonnello Maggiore Ajutante maggiore Qua11iennastro ed uffizial pagatore2 Chimrgo maggiore Idem ajutante o sotto-ajutante Cappellano Capitano Tenente e sottotenente Ajutante sottuffiziale, maresciallo di alloggio in capo, maresciallo cli alloggio, brigadiere, foriere, trobetta e soldato

3 3 2 2 2 2 2 2 2 2

4 3 3 3 2 2 1 3 2

5 4 4 4 2 2 1 4 3 In tempo di pace invece de' vi veri avranno la razionedi di pane

Artiglieria a piedi e Genio Colonnello Tenente-Colonnello Maggiore

3 3 2

Ajutante maggiore Quartiermastro ed 1.1ffizial pagatore Chimrgo maggiore Idem ajutante e sotto-ajutante Cappellano Capitano

2 2 2 2 2 2

Tenente e sotto-tenente

2

156

2 2 2

5 4 3

Quando i I maggiore sarà attaccato dalle forge o alla manifattura d'armi, riceverà una razione cli foraggio in più sul piede di pace

3

2 I 1

2

Quando il capitano sarà impegnato alle forge o al la manifattura d'armi, riceverà una razione di foraggio sul piede di pace


l

Ajutante sottuffiziale Sergente maggiore, sergente, caporale, foriere, tamburo e soldato

In tempo di pace, invece de' viveri, avranno la razione di pane Come la cavalleria Come la fante1ia. Gli uffiziali saranno assimilati per la razione di foraggio agli uffiziali del genio, nel caso che distaccati dalli loro truppa faranno le funzioni proprie degli uffiziali di questo corpo

Artiglieria a cavallo Zappatori e minatori

Amministrazioni militari Poste militari Ispettore in capo Direttore in capo Ispettore e direttore particolare Controloro, cassiere ed impiegato 1a classe e 3a classe

2 2 2

3

3

2

Sussistenze Ispettore e controloro Capo della costruzione de'viveri Sotto-capo idem Guardmagazzino, commesso principale e capo contabile

2 2 2

2 2

2

2

Ospedali Controloro divisionario Idem delle ambulanze e direttore particolare degli ospedali Commesso di ospedale e di ambulanza Infermiere

2

2

2

Impiegati allo stato maggiore Impiegati di qualunque classe e di qualunque grado, attaccati, o al seguito dell'armata..................

1

Artiglieria

Guardia in capo, idem ordina1ia, conduttore in capo, idem principale, idem ordinario ............. .

Un decreto del 15 ottobre 1816 riduceva leggermente di numero le razioni di foraggio spettanti agli ufficiali, aboliva quelle previste per il tempo di guerra e stabiliva che le nuove razioni venissero distribuite in natura agli ufficiali dei corpi a cavallo ed in contanti (25 grana giornaliere per razione) a tutti gli altri per i quali, quindi, la razione di foraggio veniva ora a costituire un supplemento di stipendio. 157


Alla fine del 1817, con l'entrata in vigore del nuovo regolamento per l'amministrazione militare e con la ricostituzione dell'intendenza, era abolita la soprantendenza pe' viveri e foraggi, proprio mentre era sta·ta invece introdotta un'altra istituzione simile in Sicilia (decreto del 15 luglio) dove non sarebbe stato ancora possibile applicare il nuovo regolamento. Sempre nel 1817, in occasione della costituzione del corpo dei lancieri Real Ferdinando, con ordine del giorno del 28 novembre era fissata la razione di foraggio per i cavalli del nuovo reparto (due misure e 96/140 d'orzo e tre e 90/100 di avena). Per i cavalli della Gendarmeria era stata prevista una razione ancora diversa: misure due e 96/100 d'orzo e tre e 70/100 d'avena e 8 e mezza di paglia. Le razioni di foraggio vennero temporaneamente variate da un decreto del 21 ottobre 1820 che, abolendo l'orzo, prescriveva tre misure e mezzo di avena e 8 rotoli e un terzo di paglia al giorno per i cavalli dei cacciatoti a cavallo, per i cavalli da sella e per i muli del treno e quattro misure d'avena e dieci rotola di paglia per i cavalli da tiro del treno e per quelli dei dragoni. All'incirca alla stessa epoca cominciarono ad esser distribuiti alle truppe mobilitate i vi veri di campagna e nel febbraio del 1821 per facilitarne la distribuzione e, soprattutto, il reperimento vennero addetti ai due corpi l'armata mobilitati altrettanti commissari con due aggiunti. Il 4 marzo, infine, era nominato un appaltatore generale delle sussistenze ed il 18 erano accordati i vi veri di campagna (pur se sotto forma di sedici grana in contanti al giorno) alla guarnigione di Napoli (22). Ma si trattò di cosa di breve momento, già il 23 marzo, con gli austriaci vittoriosi, le truppe tornavano sul piede di pace e di lì a poco si reintroduceva il sistema abituale con il soldato che al mattino faceva il suo ordinario ed alla sera, se aveva qualche soldo da spendere, passava al bettolina della caserma dove c'era la possibilità di acquistare commestibili e potabili e, addirittura, acquavite e liquori, salvo proibizioni dei superiori. Cerano a quest'epoca, a Napoli, ventidue bettolini in altrettanti forti e caserme, oltre a quattro altri a Pizzofalcone, due a Forte Sant'Elmo e due bettolini ed un caffè a Castel Nuovo (23). Un decreto del 29 giugno 1824, emanato in occasione della promulgazione dell'ordinanza amministrativa, disponeva che, per il futuro, la composizione ed il numero delle razioni dei viveri di campagna sarebbero stati determinati dal re al momento del bisogno. Lo stesso decreto stabiliva anche una diversa composizione delle razioni di foraggio. Per le guardie del corpo, cacciatori ed artiglieria a cavallo queste sarebbero state di 3 misure d'orzo o 3,75 d'avena e nove rotola di paglia o sei di fieno, per la cavalleria della Guardia e della linea e per i cavalli del treno della linea sarebbero state, rispettivamente, di 2,80 o 3,50 e di otto e mezzo o cinque e mezzo, per i muli ed i cavalli del treno della Guardia sarebbero state di quattro o cinque e nove o sei e per i muli del treno della linea, infine, le razioni previste erano di 3,80 misure d'orzo o quattro di avena e di nove rotola di paglia o sei di fieno. In caso di guerra queste razioni potevano esser aumentate del 20%. Dai contratti stipulati tra l'intendenza ed i fornitori di pane, foraggi e vi veri di campagna (24) pos~iamo ricavare qualche altro dettaglio sulle razioni. Il pane doveva essere di grano, duro o tenero, napoletano o siciliano, non estero, ben cotto, in pagnotte da 48

(22) A. S. Na. A.R.C.R. Fs. 1018. (23) A. S. Na. Giunta dei contratti Fs. 5. (24) Queste forniture erano valide, separatamente, per le provincie continentali e per la Sicilia. Data la loro rilevanza i fornitori dovevano essere imprenditori dotati di notevoli capitali, tra costoro non mancavano gli stranieri. Troviamo infatti in questi anni un Guitard, un Dolfous ed un Dupont.

158


oncie e poteva essere distribuito ogni due giorni, sempre, però, almeno ventiquattro ore dopo essere uscito dal forno. Le otto oncie di carne dovevano essere, se possibile, tutte di vaccina. In caso contrario era ammessa, per un ter.zo, la carne di montone. Il fornitore si impegnava a stabilire dei magazzini nelle più importanti piazze militari e nelle guarnigioni, con rifornimenti per quindici giorni (per un mese d'estate e per tre mesi, invece, d'inverno nelle isole). I prezzi di pane, foraggi e razioni di viveri erano fissati di volta in volta alla firma del contra~to, così, ad esempio, in quello stipulato con Maurizio Dupont nel 1822 e valido per due anni il prezzo convenuto per ciascuna razione di pane era di grana tre e due decimi e di tredici grana per ogni razione completa di foraggio, prezzi che passavano nel contratto stipulato con Gennaro Paternò nel 1824, per la durata di tre anni, a grana due e 47 centesimi per il pane ed a dodici grana per i foraggi. Se il pane risultava di peso inferiore a quello stabilito oppure era di cattiva qualità doveva essere rifiutato e si doveva, invece, acquistarne altro al mercato libero, imputando la spesa al fornitore inadempiente, eventualità, questa, tutt'altro che improbabile, anche se raramente acce11ata. Con il principe Ferdinando alla testa dell'esercito, però, i diritti dei soldati vennero maggiormente tutelati e troviamo così che questa clausola venne fatta osservare, a Napoli, per tre giorni di seguito nel 1830 (25). Qualche dettaglio sul vitto possiamo ricavarlo anche dalla raccolta degli ordini del giorno del campo di Sessa, del 1820, conservata tra le carte Rosarroll. Durante il campo la truppa doveva usufruire giornalmente di due pasti, per la preparazione dei quali erano stati stipulati particolari contratti. Troviamo così che il rancio del Regina e del Principessa del 13 aprile era di ottima qualità e in giusta abbondanza, ciò che si poteva dire il giorno 23 per il reggimento Re, cosicché il comandante del campo poteva soggiungere: Mi auguro di poter dire altrettanto de' rimanenti Corpi, ogni capo de' corpi deve riputare di non aver fatto nulla se qualche cosa rimane a farsi perché i viveri siano via via più di qualità e di minor prezzo. Nulla sarà ammesso perché l'abbondanza regna nel campo. E l'abbondanza, in effetti, doveva regnare nel campo (tra l'altro i venditori di pasta venivano fin dai paesi della costa) pur se con risultati non sempre positivi. Cos'ì il 2 maggio, per motivi igienici, erano banditi dal campo i venditori ambulanti di acqua e miele e di ogni altro sorbetto dello stesso genere ed il 4 la stessa misura era presa nei confronti dei venditori di liquori mentre il 3, sempre per motivi igienici, era stato fatto divieto di usare per il rancio carni che non fossero bovine, dato che le carni delle altre bestie e particolarmente quelle piccole erano causa delle malattie e delle diarree tra le truppe affaticate. Su un solo altro rancio, infine, possiamo avere qualche maggiore informazione, quello consumato il 18 ottobre 1830 durante una manovra a Capodichino, di ragù e maccheroni cucinato direttamente sul campo di esercitazione ed accompagnato dal pane che le truppe avevano portato negli appositi sacchi a pane e dall'acqua trasportata in botti su carri (26). 8 Vestiario

Con decreto del 13 ottobre 1815 erano poste le basi del sistema con cui sarebbe stato regolamentato il servizio del vestiario negli anni successivi. Veniva nominata una (25) A. S. Na. O. di G. 1830. (26) A. S. Na. O. di G. 1830.

1.59


commessione di vestiario - che sostituiva quella creata l'anno precedente da Murat - cui erano affidati l'acquisto, la costruzione e la distribuzione di tutti gli oggetti componenti l'intero vestiario, equipaggiamento e bardatura... tanto di prima fornitura, che di rimpiazzo. Era adottato un sistema centralizzato, come quello più confacente ai bisogni di un esercito, sul piede di pace, che doveva adottare ora un nuovo modello di uniformi, quanto meno per le unità della linea. La commessione, nominata il 29 novembre 1815 (27), era presieduta dal tenente generale Pietro Colletta ed era composta da un colonnello di fanteria, un aiutante generale di cavalleria e da un colonnello per il servizio di c~sermaggio e di accampamento oltre che da un commissario ordinatore e da un segretario, quest'ultimo, però, senza diritto di voto. Dovevano coadiuvare la commessione tre ufficiali superiori o capitani ed un commissario di guerra (o un aggiunto) oltre ad alcuni impiegati. Era previsto che ci fosse riunione almeno tre volte alla settimana nella sede di San Domenico Maggiore, che i generi grezzi venissero acquistati per asta pubblica, a lotti e mai tutti insieme, e che, in linea di massima, la commissione provvedesse direttamente alla confezione dei capi di vestiario. Data l'urgenza di vestire l'esercito si stabilì anche che per tutto il 1816 si facesse a meno delle formalità connesse con l'asta pubblica. Nonostante questi snellimenti ci vollero parecchi mesi perchè tutto l'esercito fosse dotato delle nuove uniformi, ciò che si dovette verificare soltanto nel 1817. Infatti, pur se nel decennio francese l'industria tessile del regno aveva fatto dei passi avanti, la notevole mole delle commesse, i metodi di lavorazione ancora abbastanza primitivi e le difficoltà dei trasporti non potevano richiedere certo periodi di breve durata. Ed era all'industria nazionale che ci si volle rivolgere, come risulta chiaramente dal regolamento che prevedeva dover essere il panno per uso militare.... tutto di lana maggiorina di Puglia con, al più, una piccola quantità di lana di prima condizione di Basilicata. Anche per i cuoiami si cercava di ricorrere al prodotto nazionale, così per gli shakot si voleva un cuoio simile a quello di Tours, per gli stivali consimile al vitellone di Francia o alla vacchetta di Russia con suola come quella di Lisbona e per gli zaini, infine, di vitello consimile a quello peloso di Francia o di Svizzera. E questo voler rivolgersi all'industria locale risulta ancor più chiaro dall'articolo XXI del regolamento che recita «Perchè in avvenire non si abbia scarsezza delle materie grezze necessarie per uso dell'armata il Supremo Comando farà conoscere alle fabbriche del Regno ed a negozianti il contenuto nell'articolo precedente», quello cioè che prescriveva le caratteristiche merceologiche di stoffe e cuoiami. La commessione aveva adempiuto al suo più importante incarico, quello di vestire a nuovo l'esercito, anzi per usare le parole del re quello difornire i generi di prima necessità a tutti i corpi dell'armata, ora per provvedere ai ricambi, per proseguire nell'ordinaria amministrazione, si poteva far ricorso ai sistemi ordinari. Un decreto del 21 novembre 1818 prescriveva che dal 1° gennaio 1819 fosse il Comando Supremo a procedere all'acquisto delle materie prime e che la confezione dei capi di vestiario venisse demandata ad una ni10va commissione, presieduta da un generale o da un colonnello e formata da quattro ufficiali superiori e da un segretario. C'erano poi un ufficiale superiore (o capitano) sovraintendente ai magazzini, quattro ufficiali suoi aggiunti e quattro altri ufficiali addetti ai laboratori e magazzini (sartoria, selleria, stivaleria e magazzini di materie grezze e lavorate) oltre ad un ufficiale pagatore (28). (27) A.S.Na. A.R.C.R. Fs. 929. (28) A.S.Na O.d.G. 1818.

160


TAi

Della durata fissata agli effetti di vestiario, grand'equip

DESTINAZIONE degli EFFETTI

DURATA PER .

Guardia Reale

Corpi Facoltativi

Cor po di

Linea e leggieri

Cac,

Veterani

VESTIARIO

Colback .............................................. Schakos con veste d'incerata ............. Casco ................................................. scarlatto .................... blcu .......................... Abiti con rolli verde dragone........... di gala per tamburo maggiore ..................

Giubba

di panno grigio ......... di panno bianco ........ di panno verde-erba . di panno bleu per iscuderia ................... di panno verde-dragone per iscuderia ............. di cotone bianco .......

96 48

96 48

48

96 48

56

56

56

50

240

240

240

24 42

56

56

18

18

18

24

24

24

24

48

48

48

48

bleu .......................... verde ... .....................

36

36

36

36

Sacco di pelle ....................................

84

84

84

84

240 72

240 72

72

240 72

300

300

300

300

Pantalone di panno

bleu .......................... bianco ....................... grigio ........................

Cappotto di panno

bianco ....................... gng10 ........................

Berretta di panno

¡v aligiotto ........................................... Stivali ................................................ Bando liera

di gala per Lamburo maggiore .................. di caporal-tamburo ...

GRAND'EQUIPAGG!O t--1-

O\ t--1-

Giberne ..............................................

3(


3ELLA aggio e bardatura, appartenenti a' diversi corpi dell'armata

MESI A CIASCUN EFFETTO FANTERIA

:i a tori

CAVALLERIA

Artiglieria

a cavallo della Guardia

l8 ,,

96 48 48

Treno della guardia e regj bagagli

96 48 48

Cavalleg. della Guardia

Treno della Linea

Linea

Dragoni

96 48

96 48

96 48

96

48,,

96 60

60 48

36 30 24

24

24

24

24 24

24

24

24

24

24

24

96

l8

96

96

96

96

96

" 36

36

36

36

36

36 36

~4

96 24

96

96

96

96

96

24

24

24

24

24

300

300

300

300

300

300

72

)0


>-O\

giberne ..................... fucile ........................ carabina .................... sciabla o bajonetta ....

t0

Porta scure

................................. sega ..........................

300 300

300' 300

300 300

300 300

300 300 300

300

300

300 300 300

DESTINAZIONE

300 300

DURATAPERM

degli

I

EFFETTI Guardia Reale

Corpi Facoltativi

Corpo

di Veterani

Linea e leggieri

Caccia

VESTIARIO Porta

bacchetta ................. . tan1buro ................... . pifferia ..................... .

Cinturino ........................................... . Guardacosce ............................. :....... . Grembiale ......................................... . Dragone di pelle ............................... . Tamburo di rame con bacchelte ....... . Piffcriera di rame .............................. . Tron1ba ............................................. . Cornetta ............................................ . Grancassa ......................................... . Cassa rollante ................................... .

BARDATURA Sella completa con testiera ............... . Briglione e cavezza di scuderia ........ . Mantiglia .......................................... .

300 300

300

300

300

144

144 ,,

144

300 300 300 300

144,,

300 300

300 300

240 240 240

240 240

300 300 300 300 240 240 240

300

240


300

300

300

300 ,,

300

300

300

300

300

ESI A CIASCUN EFFETTO i'ANTERIA tori

CAVALLERIA

Artiglieria

a cavallo della Guardia

Treno della

guardia e regj bagagli

300

Cavalleg. della Guardia

Treno della Linea

300

Linea

Dragoni

300

300

300

300

300

300

300

300

300

300

300

300

300

300

240

240

240

240

240

240

240 240 96

240 240

240 240 96

240 240 96

240 240

240 240 96

96

96


Le uniformi, suddivise tra tre taglie, erano inviate ai consigli di ammm1strazione dei corpi che, ai sensi del Regolamento dell'amministrazione militare dovevano farle provare ai militari cui erano assegnate alla presenza_del comandante della compagnia e del11ufficiale incaricato del vestiario onde essere certi che gli siano bene adattate. Altri generi di dotazione, per il loro uso limitato o per la robustezza dei materiali da cui erano costituiti, non avevano invece una durata prefissata ed erano quelli elencati nelle tabelle 2 e 3 ugualmente accluse al decreto. Tabella 2 GUARDIA REALE

DETTAGLIO DEGLI EFFETfl

LINEA

ARTIGLIERIA

numero 2 per reggimento

bandiere ........................ ...... ..........

numero 2 per reggimento

numero 5 per reggimento

berrette di pelo d'Nso .......... ..........

a' soli granatieri

a' soli granatieri

guanti .............................................

a guastatori e tan1buro 1naggiore

a' guastatori e tamburo maggiore

a' guastatori e tamburo maggiore

canna pel tamburo maggiore ..........

al tamburo maggiore

al tamburo maggiore

al tamburo maggiore

"

1

bastone di caporal tamburo .. ·····-···

al caporal tamburo

al caporal tamburo

al caporal tamburo

i strumenti pe' musicanti .................

numero 34 per reggimento

numero IO per reggim.

numero IO per reggimento

piattini ............................................

paja 2 idem

paia 2 idem

paja 2 idem

numero 2 idem

numero 2 idem

numero 2 idem

cappelli cinesi ................ pifferi ..

.........

·•························"··.... , ....

numero l per campagna a sol i granatieri

,,

"

mamùtte .........................................

numero 8 per compagnia

numero 8 per compag1ùa

numero 6 per compagnia

reti per pane ...................................

numero 8 per compagnia

numero 8 per compagnia

numero 6 per compag1ùa

sacchi di tela per la distribuzione ...

numero 4 per compagnia

numero 4 per compagnia

numero 3 per compagnia

accette grandi .................................

numero 2 per compagnia

numero 2 per compagnia

numero 2 per compagnia

accette piccole ................................

numero 4 per compagnia

numero 4 per compagnia

numero 4 per compagnia

rnorselte..........................................

numero 8 per compagnia

numero 8 per compagnia

numero 8 per compagnia

Biancheria e generi personali erano invece forniti ai soldati dai corpi, come si è in precedenza accennato, con addebito sull'assegno di biancheria e di massa. Per la fante1ia questi generi comprendevano due camicie, due paia di scarpe, un cravattino di cuoio, un paio di pantaloni con ghette di cotone ed un paio di tela, un tascapane, una bottiglia di vetro impagliata con correggia come borraccia, un paio di ghette di panno nero, una gavetta di ferro battuto (29), una borsetta con pettine e forbici, una spazzola per gli abiti ed una per le scarpe, il libretto personale, una posata d ottone, un cacciavite ed uno spillone per pulire il focone del fucile. Per la cavalleria c'era invece un solo paio di scarpe (gli stivali erano provveduti a parte), un paio di pantaloni di panno grigio, gli stessi generi personali della fanteria, un sacco per la biada ed il trasto completo (cioè il necessario per accudire il cavallo) che comprendeva sacchina, brusca, striglia, morale, forbici, appannatoia, due pettine e due spugne. Il sistema instaurato dal decreto del 2 1 novembre 1818 e dal regolamento della commissione del vestiario doveva dare, nel complesso, dei buoni risultati ma era un sistema adatto ad un esercito sul piede di pace, con aumenti di forza limitati e prevedibili, e dovette per forza mostrare i suoi limiti quando, tra il 1820 eò il 1821, si volle procedere ad un tumultuoso aumento degli effettivi, anche se il problema era reso meno acuto dal fatto che militi e legionari dovevano, almeno in teoria, essere già provvisti delle loro uniformi 1

(29) Il Regolamento dell'amministrazione militare del 1817 la prevedeva di rame.

163


DOTA DETTAGLIO

CAVALLEGGIER

DEGLI EFFETTI

della guardia e cavalleria di line

stendardi ........................................................ . 1narmitte ........................................................ . accette grandi ................................................ . accette piccole .............................................. .. 1norsette .......................................................... matricole per cavalli ...................................... . gutdon1 ........................................................ .

n. 0 2 per rcggimen n. 0 8 a squadrone n. 0 2 idem n. 0 4 idem n.0 8 ide,n n. 0 1 per reggi meni n. 0 3 idem.

siringhe grandi con cannelle raddoppiate . .. ..... .. .. . . N. 0 2 bevanda.............. ...... " 1 masticatoj ... ... .. . .. ... ... " 2 siringhe piccole ........ » 2 fe1Ti per cauterizzare, di taglio, numero 4 di rame e numero 4 di ferro .. ,, 8 bottoni di fe1To ......... " 4 stellette per passare i setoni . ,, gran d 1 •••••• ••••.•. . ••• ••••• • 2 idem.......................... idem piccoli ...................... » 1 trecaro di ottone per estrarTe ) Pel veterinario l'urina di 15 pollici... " marmitta ............ ....... '' 1 cassarola .................. . » 1 balze per impastojare i cavalli .................... . " 6 ,, coltelli anatomici .... . 4

per reggimento


Tabella 3

lZIONE TRENO della linea

a to

to

TRENO della guardia e Regj bagagli

ARTIGLIERIA a cavallo della guardia

,,

,,

,,

n.0 5 a divisione n. 0 l idem. n. 0 2 idem n. 0 l idem n. 0 l per corpo n. 0 4 idem.

n. 0 1 idem. n. 0 l idem. n. 0 2 idem n. 0 2 idem n. 0 l per corpo n. 0 l idem.

n. 0 1 idem.

pcl corpo

pel corpo

pel corpo

l idem. 11. 4 idem n. 0 4 idem

11.

0

0

n. 0 1 idem n. 0 1 idem


" roinette grandi .......... " Idem a 1nano piccole ,, forbice grande dritta. ,, Idem, piccola curva ... corda per abbattere i " cavalli di canne 5 ..... cavezza di forza con pelle imbottita di crini " vasetti per medicainenti " cigna per travaglio ... "

incudine .................... martelli grandi .......... Idem piccoli ............. pel man iscalco tenaglia grande ......... pel veterinario Idem piccole ............. carro con forgia ........ mantice .....................

2 1

1 1 l 2 3 l

"

1

"

"

2 2 l 2

"

l 1

" " ,,

per la scuola de' coscritti

cavezza con anello ... " guida con punta di cuojo

per la scuola de' polledri

cavezzoni ................. mattascioni ............... " fruste .................... .... Âť guinsagli per dette fruste testiere di briglie, con morsi ................. " testiere di bridoni con morsi ................ . " ,, Cigne ........................

,,

1

idem.

per reggimento

idem. Âť

10 10 10 Âť

10 10 10

idem.


idem.

idem.

idem.

pel corpo

pel corpo

pel corpo

idem.

idem.

idem.

idem.

idem.

1

10 idem.


Soltanto a novembre si potè infatti procedere alla stipula di un contratto per la fornitura di 60.000 paia di scarpe, 10.000 zaini, 6000 abiti bleu per fanteria di linea, 1500 per fanteria leggera, 500 verdi per bersaglieri, 1500 verdi per cacciatori a cavallo, 500 per dragoni, 8000 shakot da fanteria, 500 per bersaglieri e 1500 per cacciatori a cavallo (30). Cosicchè a febbraio le truppe di Pepe, in Abruzzo, mancavano ancora di scarpe mentre si confezionavano sul posto, in tutta fretta, zaini e giberne ed i cappotti giunti da Napoli provavano la necessità di darsi un esempio sopra i fornitori, o sopra gli impiegati, i quali rubano senza ritegno (31). Lo scioglimento del1 1esercito e la sua progressiva ricostituzione su basi, almeno inizialmente, più ridotte permisero il pronto ritorno alla normalità anche per quanto con. cerneva il vestiario, grazie anche ai notevoli progressi, quantitativi non qualitativi, dell'industria tessile del regno negli anni venti (32)_ 9 Armamento

I due eserciti che dovevano dar vita all'esercito dell'amalgama erano dotati, nel maggio del 1815, di armi di due diverse provenienze (con la parziale eccezione di armi napoletane di tipo obsoleto che armavano però unità di seconda schiera), in relazione alle differenti sfere di influenza in cui si erano trovati ad operare sino ad allora. L'esercito siciliano - come si è visto nel precedente volume - era dotato di armamento inglese, con il fucile Brown Bess come arma base, mentre quello murattiano aveva armi di derivazione, se non direttamente di fabbricazione, francese a cominciare dal fucile modello 1777. Sembra che inizialmente si fosse pensato di mantenere in esistenza, almeno provvisoriamente, i due diversi sistemi di armamento, intavolando trattative con l'Inghilterra per l acquisto di diecimila fucili destinati alla Guardia Reale e cominciando a dotare i reggimenti di linea con armi francesi. Per armare le prime truppe del nuovo esercito il generale Saint Clair aveva manifestato la necessità di poter disporre di 11.940 fucili, 10.248 sciabole da fanteria, 1.830 moschettoni e 1.825 sciabole da cavalleria, 2.854 paia di pistole da cavalleria e 1.426 da gendarmeria. Per poter far fronte a queste necessità si contava, più che sulle giacenze dei magazzini, sul recupero delle armi disperse nel corso dell'ultima campagna (quasi 60.000 fucili, moschettoni e carabine, 4.000 pistole e 28.000 sciabole e spade) ed alle quali si è fatto cenno nel primo capitolo. Durante l1estate, però, _venne deciso di adottare progressivamente per tutto l'esercito l armamento di tipo francese ed il fucile 1777 venne ufficialmente definito fucile del modello adottato. Non essendo sufficienti le armi reperite nel regno ed essendo il fabbisogno troppo superiore alle possibilità della fabbrica d armi di Torre Annunziata se ne acquistarono all'estero. Interrotte le trattative con l'Inghilterra se ne aprirono di nuove, nell'ottobre, con la ditta Barisoni di Milano e con la Paris e Franzini di Brescia, che disponevano dei surplus dell'esercito italico (fucili, soprattutto, ma anche sciabole di fanteria e di caval1

1

1

(30) A.S.Na O.d.G. 1820. (31) Lettera di Guglielmo Pepe al principe ereditario Francesco del 21 febbraio 1821, in Guglielmo Pepe a cura di R. Moscati. (32) G. Brancaccio L'Industria tessile napoletana in un inedito censimento cittadino del 1825-26 Archivio Storico Province Napoletane 1988.

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Ieria) che i vincitori austriaci non intendevano utilizzare direttamente avendo anni di altro tipo. Così i modelli 1777 di fabbricazione bresciana vennero ad aggiungersi a quelli provenienti dalle fabbriche di Saint Etienne, di Maubege, di Torino e di Torre Annunziata già in dotazione. Sotto il nome generico di fucile del modello adottato erano compresi tre diversi tipi di modello 1777: quello per compagnie fucilieri cori canna da 42 pollici e quelli da granatiere e da volteggiatore con canna da 38 pollici. Naturalmente l'adozione delle armi del nuovo modello approvato richiese anni per esser completata in tutte le unità dell'esercito e rimasero nel frattempo in uso fucili, moschettoni e sdabole di provenienza inglese e sciabole e pistole d'ordinanza nell'esercito borbonico prima del 1806, che andarono man mano ad armare unità di seconda schiera per passare poi definitivamente alle milizie provinciali. Così, tanto per fare qualche esempio, il 1° Granatieri della Guardia Reale sostituì i Brown Bess con fucili da volteggiatore del modello adottato nel 1817 ed il 2° soltanto l'anno successivo, consegnando a settembre 843 fucili inglesi in cambio di altrettanti fucili da volteggiatore. Fucili inglesi armavano ancora, nel 1818, alcuni battaglioni di fanteria di linea ed i battaglioni provvisori mentre moschettoni inglesi erano distribuiti in quello stesso anno ai battaglioni bersaglieri. Più varie le provenienze dell'armamento della cavalleria~ quella della Guardia Reale, ad esempio, aveva, oltre alle carabine, sciabole da cavalleria leggera inglese e pistole napoletane distribuite nel 1794. Un documento del 10 gennaio 18 18 ci segnala (33) che tutte le unità di fanteria di guarnigione a Napoli sono ormai tutte dotate di fucili del modello adottato con la sola eccezione del 2° battaglione del reggimento Re armato con 599 fucili inglesi. Pure del modello adottato era la sciabola da fanteria, la vecchia sabre-briquet francese. A questa stessa epoca risale una prima sommaria catalogazione ufficiale delle diverse armi in dotazione ed è riportata nel Regolamento sulle domande e la tenuta delle armi portatili e sulle munizioni da somministrare alle truppe, promulgato il 20 settembre 1817 e che era, in pratica, una riedizione del precedente regolamento murattiano del 1° luglio 1808 relativo alla conservazione ed alla riparazione delle armi. Un po' più esauriente è la catalogazione contenuta nel modulo a stampa relativo allo stato delle armi inviato ai diversi corpi il 22 agosto 1818. Il modulo prevedeva fucili da 42 e da 40 pollici, con canne ramate, di modello inglese, da volteggiatore, con baionetta a doppia schiena e infine di vari modelli; le carabine potevano essere da cavalleria e di vari modelli; le pistole erano del modello adottato (modello francese anno XIII) e da gendarmi e le sciabole infine erano per la fante ria del modello adottato, di vari modelli, a sega, da gendarmeria, da cavalleria con lame dritte, da cavalleria con lame curve, alla ussera con fodero di ferro ed inglesi. A partire da quell'anno le baionette dei fucili per le compagnie granatieri divennero a doppia schiera e lunghe diciotto pollici e tre linee mentre quelle dei fucili delle compagnie cacciatori e fucilieri, a sezione triangolare, erano lunghe rispettivamente quindici e diciassette pollici. Le baionette per i moschettoni (presumibilmente del modello francese anno IX), ugualmente a sezione triangolare, erano lunghe diciannove pollici ed otto linee. Un ordine del giorno del 31 agosto 1820, che riportiamo integralmente, cercava di

(33) A. S. Na. - Segr. Ant. f., 919. Tutte le notizie relative all'armamento dell'esercito napoletano tra il 1815 ed il 1819 sono tratte da questo fascio e da quello precedente.

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standardizzare ulteriormente l'armamento della fanteria, prescrivendo dapprima il risultato finale che si voleva perseguire e fissando poi le disposizioni transitorie che furono, forse, le sole a trovare effettiva applicazione (3 4). «/ dodici reggimenti di fanteria di linea saranno tutti indistintamente armati di fucili con canne di 40 pollici, guarnite in ferro e con baionette a semplice schiena, comprese anche le compagnie di Granatieri, ad eccezione delle compagnie di volteggiatori che saranno armate di fucili con canna di 38 pollici detti da volteggiatori». «I quattro reggimenti di fanteria leggiera saranno in totalità armati di fucili con canne di 38 pollici e con baionette a doppia schiena, eccettuatene le snlP. r.ompagnie di volteggiatori che saranno armate di fucili di volteggiatori». «I quattro battaglioni di Bersaglieri saranno interamente armati con moschettoni da bersaglieri». «Tutte le compagnie di riserva (deposito) continueranno indistintamente ad essere armate con fucili di modello inglese». «Fraditando i dodici reggimenti difanteria di linea, i quattro reggimenti ed i quattro battaglioni leggieri saranno armati come segue e cioè: il I° reggimento di linea che va ad essere formato da Granatieri della Guardia Reale riterrà il suo attuale armamento cioè i fucili come canne di 38 pollici e con baionette a doppia schiena. IL 2°, il 3°, il 4°, il 5°, il 6° ed il 7° di linea saranno armati di fucili con canne di 38 pollici e con baionetta a doppia schiena. Per le compagnie Granatieri li istessi fucili, de fucili da volteggiatori per le compagnie di volteggiatori, e de' fucili con canne di 40 pollici e con baionetta a schiena semplice per tutte le altre compagnie de' fucilieri. I rimanenti cinque reggimenti di linea saranno interamente armati de' fucili di 38 pollici e con baionetta a doppia schiena, eccettuatene li volteggiatori che verranno armati con fucili da volteggiatori. I quattro reggimenti leggieri saranno indistintamente armati con fucili da volteggiatori e finalmente de' quattro battaglioni di bersaglieri il 2° e il 4° saranno armati con moschettoni da bersaglieri ed il 3° ed il 1° con moschettone da gendarme». «Saranno perciò restituiti all'artiglieria tutti i fucili di modello adottato con canna di 42 pollici, tutti gli altri di vari modelli e non corrispondenti all'ultime suindicate distribuzioni che trovansi attualmente in potere de' vari corpi dell'esercito destinati a comporre i dodici reggimenti di fanteria di linea, i quattro reggimenti leggieri ed i quattro battaglioni bersaglieri». Successivamente l'aumento degli effettivi e la mobilitazione dei primi mesi del 1821 resero abbastanza difficile la situazione per quel che riguardava l'armamento. Nelle sue lettere Guglielmo Pepe si lamenta spesso dell'insufficiente dotazione di munizioni e di pietre focaie e della scarsità di fucili, tanto che giungerà a chiedere la fabbricazione di duemila picche con cui armare le prime righe dei battaglioni di militi e di legionari (35) . Per cercare di ovviare a tali deficienze era stato inviato in Spagna - unico mercato disponibile - un ufficiale incaricato di acquistare seimila fucili, ma la sua missione, iniziata nel febbraio, non era ancora stata compiuta quando gli austriaci erano già entrati a Napoli. (34) A. S. Na. - Excerpta Fs . 516. (35) Lettera al duca di Calabria del 4 marzo 1821.

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Lo scioglimento dell'esercito e la sua graduale ricostruzione facilitarono poi la regolarizzazione del suo armamento ed un'apposita tabella allegata alla Ordinanza della amministrazione militare del 1824 ci permette di sapere quale fosse l'armamento previsto per i diversi corpi: - reali alabardieri: -spade ed alabarde (36); - corpo de' pionieri e cacciatori reali a cavallo: moschettoni con baionette e sciabole da fanteria e moschettoni da cavalleria, pistole e sciabole da cavalleria; - Granatieri della Guardia Reale: fucili da granatiere con baionetta, moschettoni con baionetta, sciabole da fanteria, strumenti da guastatore e sciabole a sega (37); - Cacciatori della Guardia Reale: fucili da cacciatore con baionetta, per il resto come i Granatieri; - fanteria di linea: fucili da granatieri, da fucilieri e da cacciatori con baionetta, per il resto come i Granatieri; - corpi di cacciatori di linea: fucili da cacciatori con baionetta, moschettoni con baionetta, sciabole da fanteria; - cavalleria della Guardia e della linea: carabine, pistole, sciabole da cavalleria (38); - artiglieria a cavallo della Guardia: pistole, sciabole da cavalleria; - artiglieria a piedi e zappatori: moschettoni con baionetta sciabole da fanteria, - artefici pompieri ed artefici armieri: sciabole da fanteria; - treno: pistole, sciabole da fanteria e da cavalleria; - gendarmeria reale ausiliaria: moschettoni e pistole da gendarmeria, sciabole da fanteria e sciabole da gendarmeria; - reali veterani e compagnie di dotazione delle isole: fucili con baionetta e sciabole da fanteria; - artiglieria veterani o litorali: fucili o moschettoni con baionetta e sciabola da fanteria. Le guardie del corpo non contemplate dalla tabella, erano datate di moschettone, pistole e sciabola da cavalleria pesante. Nel 1828 era formato il Corpo de' lancieri real Principe Ferdinando che era dotato, ovviamente, di lancia. Il decreto istitutivo era, anzi, a questo proposito, assai dettagliato prescrivendo la sciabola (da cavalleria leggera) ed un paio di pistole per l'aiutante sottufficiale, il primo sergente furiere, i portastendardi, il caporale trombetta ed i primi e secondi sergenti, la sola sciabola per i sottufficiali ed i soldati smontati e sciabola, pistole e lancia per caporali e soldati montati. Per il nuovo corpo era anche stampata, nel 1830, una Istruzione del maneggio della lancia. Sul finire degli anni venti la situazione dell'armamento si era ormai stabilizzata e regolarizzata e le armi di modello superato (come i vecchi fucili di fabbricazione napoletana, quelli di Germania o le prime sciabole moscovite in dotazione ai Granatieri della Guardia nel 1800) avevano definitivamente raggiunto le sale d'armi dell'artiglieria in cui dovevano tener loro compagnia delle armi sperimentali che avevano avuto solo un'approvazione ufficiale ma non un'effettiva produzione come il nuovo modello di baionetta per fucile da 40 pollici ideato dal generale Filangieri ed approvato dal Supremo Consiglio di Guerra il 17 marzo 1817 (39). Questo modello di baionetta, era (36) Il re aveva disposto il 30 ottobre 1815 che le alabarde fossero costmite secondo l'antico modello (A. S. Na. - Segr. Ant. F. 918) scartando il consiglio del generale Rosarrol che aveva proposto l'adozione della lancia triaria degli antichi Romani (M.C.R.R. - Roma - B. 205). (37) I moschettoni erano in dotazione ai trombettieri ed agli zappatori, questi ultimi poi, oltre agli strumenti loro propri (ascie, pale, picconi) avevano anche le sciabole a sega. (38) Sciabole da cavalleria leggera per la Guardia Reale e da dragoni per la linea. (39) A. S. Na. - Segr. Ant. f. 918.

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dotato di un secondo braccio situato diametralmente opposto alla lama, dell'altezza di circa due pollici per impedire che li colpi riparati con la lama possano cadere sul compagno laterale e per far sì che l'arma nemica tenuta tra la lama della baionetta ed il secondo braccio venisse con un movimento del fucile ad essere rotta. Per q uanto riguarda le armi degli ufficiali siamo a conoscenza di alcuni modelli di sciabole e di spada introdotti in quegli anni. Il primo, approvato dal Supremo Consiglio d i Guerra il 20 luglio 1817 e dal capitano generale quattro giorni dopo, era ispirato alla spada degli ufficiali dei cacciatori della Guardia Reale ed era obbligato1io per tutti i capitani e gli ufficiali subalterni. Lo stesso modello, ma con una lama di diversa larghezza era prescritto per gli ufficiali superiori. Dodici anni dopo, il 10 aprile 1829, Ferdinando, nella sua q ualità di comandante in capo dell'esercito, approvava due diversi modelli di sciabola con fodero di cuoio, uno per ufficiali superiori di fanteria (tranne che per i reggimenti svizzeri), di artiglieria a piedi, zappatori, veterani e invalidi e delle piazze, ed uno per capitani ed ufficiali subalterni di fanteria (compresi i reggimenti svizzeri), genio, artiglieria a piedi e zappatori. Gli ufficiali di artiglieria e quelli delle piazze dovevano far uso di un fodero di acciaio quando prestavano servizio montato. Seguendo una moda introdotta durante il decennio francese i generali facevano uso, con la grande uniforme, di una scimitarra, dapprima con impugnatura alla turca, poi con una guardia a vol ta semplice. Nelle altre circostanze i generali erano armati con una spada corta, a lama dritta. Anche per le artiglierie dopo un periodo iniziale di commistione tra pezzi di derivazione francese (il sistema dell'anno XI), provenienti dall'esercito murattiano, e di pezzi in assai minor quantità - di derivazione inglese fu il sistema francese a prevalere. Per l'artiglieria da campagna rimasero in uso un cannone da sei, uno da dodici corto da posizione ed un obice a canna corta, tutti su affusto modello anno XI francese e con carro da munizioni Gribeauval. L'artiglieria da montagna era dotata del solo cannone da quattro con affusto someggiato mentre assai più ricca era la dotazione per l'artiglieria d'assedio, da piazza e da costa con cannoni da 24, da 16 e da 33 ed obice da otto pollici, oltre, naturalmente, a tutti gli altri pezzi di modelli anteriori che ancora guarnivano forti, castelli e batterie costiere. Le fabbriche d'armi e gli stabilimenti militari - rimasti in funzione nel periodo murattiano - erano ancora, durante la Restaurazione, quelli borbonici del Settecento, soltanto .in parte potenziati: la fen-iera di Mo ngiana in Calabria, l'arsenale di Napoli, destinato soprattutto alla costruzione di affusti e materiali d'artiglieria e del carreggio (tra la fine del 1820 e gli inizi del 1821 ebbe momenti di convulsa attività per apprestare i mezzi di difesa contro gli austriaci), la fonderia di Napoli (situata come l'arsenale a Castelnuovo), destinata alla fusione di cannoni, la fab brica d'armi di Torre Annunziata, che provvedeva alla produzione delle singole parti delle armi (40) che erano assemblate nella montatura d'armi di Napoli e, infine, il polverificio di Torre Annunziata e quelli minori di Sulmona e Soriano. La preparazione della polvere da sparo ed il suo commercio per usi civili erano - al momento del ritorno di Ferdinando sul trono di Napoli - di competenza dell'amministrazione delle polveri e salnitri, istituita nel 1807 da Giuseppe Bonaparte alle dipendenze del ministero della guerra. Nel 1818 questa amministrazione passava alle dipendenze del mi nistero delle finanze per essere sciolta l'anno successivo con un decreto del 5 aptile che sanciva l'obbligo per questo ministero di provvedere al fabbisogno (40) Alcuni pezzi erano prodotti da opifici minori dipendenti dalla fabbrica d'armi, come le piastrine, fabbricate a Lancusi.

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di polvere che le sarebbe stato annualmente sottoposto dai ministeri della gue1Ta e della marina. Alle fabbriche ed agli stabilimenti militari erano addetti elementi tecnici del corpo politico di artiglieria (fonditori, controllori, revisori d'armi, artefici veterani ecc.) gli artiglieri artefici ed il personale civile. Il particolare interesse del governo per gli stabilimenti e le fabbriche militari è attestato dai premi di operosità accordati ai migliori artefici, dalla pensione di sei ducati mensili accordata loro dopo trent'anni di lavoro ininterrotto (la pensione, all'epoca, non era prevista per artigiani ed operai) e dall'esenzione dalla leva per i giovani che avessero prestato servizio per dieci anni in una delle fabbriche d'armi (decreti dell 'l l gennaio e dell'8 febbraio 1817). 10 Servizio sanitario

Volendo dare al servizio degli ospedali militari quella regolarità che vaglia a ben impiegare i fondi che sono destinati alla cura della classe benemerita de' nostri sudditi che si dedicano al mestiere delle armi re Ferdinando, con decreto del 17 agosto 1815, riorganizzava provvisoriamente il servizio sanitario nella parte continentale del regno. Con questo decreto era sciolta la regia militare, l'organismo statale che sotto Murat aveva provveduto anche al funzionamento degli ospedali militari, venivano fissati i criteri per l'ammissione ed il mantenimento in servizio di medici, cerusici e farmacisti (4 1) ed era affidato ad un consiglio generale di sanità militare, composto da un presidente, ufficiale generale e due membri (un ispettore generale di sanità ed un commissario di guerra), la direzione del servizio sanitario. Era previsto che agli ospedali militari fossero addetti, oltre a medici, cerusici e farmacisti di tre classi, dei controlori e dei commessi, per quanto riguardava la parte amministrativa, e dei cappellani, infine, per l'assistenza spirituale. L'altro personale doveva essere fornito a cura degli appaltatori, o assentisti, dato che era esplicitamente previsto dal decreto che al funzionamento degli ospedali, per quanto atteneva a vitto, medicinali e mobilio si sarebbe provveduto per appalto. Questo ritorno all'antico, con la rinuncia alla gestione diretta delle strutture ospedaliere, doveva però essere parziale giacché nel 1819 si cominciò a gestire direttamente l'ospedale di Cava dei Tirreni ed i risultati vantaggiosi per l'erario derivati da questa gestione avrebbero indotto il capitano generale Nugent ad abolire il sistema degli appalti se gli eventi del 1820-21 non lo avessero impedito (42). Quest'organizzazione doveva essere provvisoria, dato che uno degli articoli del decreto prevedeva che il consiglio generale redigesse subito un regolamento per gli ospedali militari per riordinare definitivamente la materia. Però, pur se nel 1817 e nel 1818 erano stati approvati i modelli dei contratti da stipularsi per l'appalto degli ospedali militari (modelli che stabilivano tra l'altro le tabelle dietetiche ed i tipi di mobilio e di bian- _ che1ia), fu soltanto con un decreto del 21 dicembre 1821 che venne riordinato il servizio degli ospedali militari con l'emanazione del relativo regolamento generale, estremamente preciso e dettagliato, composto com'era da 398 articoli e 63 modelli e statini. Il consiglio generale aveva ora una diversa composizione, accanto al presidente c'e(41) Dovevano essere ammessi ad apposito esame sia gli aspiranti medici, cerusici e farmacisti sia gli appattenenti alle stesse categorie in quel momento in servizio, che erano stati però nominati con semplici lettere ministeriali e non con un decreto reale. Gli esami, da sostenersi davanti a professori dell'Università di Napoli, si articolavano su una parte teorica ed una pratica. L'apposito regolamento ed il relativo programma erano emanati dal Supremo Consiglio di Guerra il 23 dicembre successivo. (42) A.S .Na. Min. Guerra Fs. 2505-06.

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rano un commissario ordinatore ed un ufficiale superiore mentre un professore primario di medicina con il titolo di medico in capo dell'armata partecipava alle riunioni ma con un semplice voto consultivo pur essendo il diretto superiore degli ufficiali di sanità per quanto atteneva alla parte tecnica. Al consiglio erano inoltre addetti otto impiegati con mansioni amministrative. Cera poi a Palermo un consiglio secondario di Sicilia, composto a un colonnello, dal vice-intendente dell'esercito e da un capitano cui era aggiunto un primario medico. Era previsto l'impianto sul continente di sei ospedali, due a Napoli con un massimo di 700 letti e quattro nelle provincie con un massimo di 1.000 letti. In Sicilia erano previsti un ospedale a Palermo, con un massimo di 300 letti, e tre altri a Messina, Siracusa, e Trapani con un massimo di 500 letti. Erano poi previsti due magazzini generali, uno per la mobilia e l'altro per i medicinali. Oltre agli ospedali cui si è accennato, erano previste anche, nelle isole minori, a Ponza, Capri, Procida ed alle Tremiti, delle infermerie destinate ai primi soccorsi ai mi litari di quelle guarnigioni isolate che dovevano poi essere trasferiti, appena possibile, negli ospedali militari o civili. Ugualmente dovevano essere trasferiti, non appena poss ibile, negli ospedali militari i militari caduti malati o infortunatisi in località sprovviste di ospedali militari e ricoverati temporaneamente in quelli civili. Dovevano invece essere curati in caserma dagli ufficiali sanitari dei corpi i militari affetti da malattie leggere ( 43 ) . D'estate era attrezzato ad Ischia un ospedale con 200 letti per quanti necessitavano di cure balneo-termali per malattie articolari. I malati, su indicazione dei medici degli ospedali o dei corpi, erano preventivamente inviati a Napoli per essere sottoposti a visita d'ispezione dal medico in capo dell'armata. Analogamente si procedeva in Sicilia per le cure termali a Termini (ospedale di 80 letti) ed Alì (50 letti). Agli ospedali ed ai magazzini erano addetti, per la parte amministrativa, cinque controllori di 1a classe e cinque di 2\ 21 commessi di 1a classe, 23 di 2\ 26 di 3a e 24 soprastanti e, per la parte sanjtaria, nove medici di 1a classe, nove di 2U, undici chirurghi di 1a classe, undici di 2a classe e 50 di 33, otto fannacisti di La classe, undici di 2a e 29 di 3a_ G li ospedali dovevano essere dotati di farmacia con laboratorio, dispensa, cucina, guardaroba, deposito degli zaini e delle uniformi dei ricoverati, camera mortuaria, ufficio di amministrazione, stanze per i sanitari, i cappellani e gli impiegati di guardia e stanza per il portinaio. C 'erano poi le sale destinate ai ricoverati, suddivise in modo che i malati ed i feriti fossero separati, così come gli ufficiali e la truppa, e, sempre separate dalle altre sale, c'erano quelle riservate agli oftalmici, ai malati infettivi ed ai cancrenati e la sala di disciplina per i malati in punizione. C'erano, infine, i bagni, otto per ogni 100 ricoverati, riservati per metà, separatamente, a rognosi e venerei. Nelle sale i letti erano disposti su una o più file, a tre palmi l'uno dall'altro, con la testa del ricoverato perpendicolare alla parete e con una distanza tra una fila e l'altra non inferiore a sette palmi. I letti erano composti di due scanni di ferro dipinti in nero con tre tavole di pioppo dipinte in rosso, pagliericcio e materasso. Pagliericci e materassi degli ufficiali erano di qualità diversa, superiore rispetto a quelli di sottufficiali e truppa, così come lenzuola e coperte (gli ufficiali avevano inoltre diritto a due materassi invece di uno). Anche le camicie da notte degli ufficiali erano differenti da q uelle degli altri, in tela di lino le prime ed in canapa le seconde, mentre erano invece uguali i berretti di tela e di lana, i pantaloni di tela ed i cappotti di panno rigato. Le camicie da notte per i feriti (43) Scabbia semplice, coliche momentanee, blenorrea, ulcerazioni, paterecci e mal di denti, oltre alle lussazioni di lieve entità ed alle ferite semplice purché non localizzate alla testa. Ugualmente presso i corpi doveva esser trascorsa la convalescenza.

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erano diverse da quelle dei malati, erano completamente aperte sul davanti e lungo le maniche ed allacciate con nastri. Tutta la biancheria, personale e da letto, era marcata con le lettere «O.M.» ospedali militari ed era nuovamente marcata con le lettere «F.S.» fuori servizio quando era dismessa. Gli ufficiali sanitari facevano uso, in servizio, di grembiuli di tela di Francia nera, legati alla vita ed al collo e provvisti di tasca nella parte superiore, e di uno spolverino della stessa stoffa. I grembiuli degli infermieri invece erano di canapa. Gli ufficiali avevano diritto, oltre al letto, anche ad un comodino, un comò, due sedie ed una mensetta portatile per i pasti, il tutto in noce. Le loro posate consistevano in forchetta e cucchiaio d'argento e coltello d'acciaio con manico d'osso nero. Il bicchiere e la bottiglia erano di cristallo. Anche sottufficiali e soldati avevano una mensetta portatile ma le loro posate si limitavano, probabilmente per motivi di sicurezza, a forchetta e cucchiaio, ambedue di ferro stagnato. La mobilia loro riservata si limitava ad una sedia e ad una mensetta attaccata al muro. Scodella e piatti erano, per loro, in rame o ferro battutto, di ten-aglia, invece, per gli ufficiali. Anche il regime alimentare era diverso per gli ufficiali e sottufficiali e truppa e, all'interno di queste categorie, era ulteriormente suddiviso, secondo le prescrizioni mediche, in porzioni intera (oltre che tre quarti, metà ed un quarto di porzione) e in leggieri alimenti, secondo le prescrizioni che seguono, leggermente innovative rispetto a quanto previsto nel 1817. La porzione intera, da uffiziale, qualunque sia il suo grado, si comporrà dei generi qui appresso descritti: Pane bianco ben cotto, ben lievitato, ben .fabbricato, e composto di farina della più sana qualità di frumento, once sedici. Zuppa consistente in pane, o in riso, o in farro, o in semola, o in pasta bianca, once cinque e mezza, o pure in erbaggi, o legumi freschi once sette. Carne bollita di bave, da pesarsi dopo cotta, once otto. Carne arrostita consistente in una costata di bave, o due di castrato, o in un quarto di gallina, o in mezzo pollastro, o in mezzo piccione, o in due quaglie, secondo la prescrizione del professore curante. In mancanza della carne arrostita, pesce fresco, once sei. Il peso del pollo intero non potrà essere minore di once venticinque. Frutti.freschi, once otto, o once sei di/rutti secchi, crudi, o cotti o due once e mezza di uva passala, o ftchi secchi, o tre once di noci. Vìno rosso, detto lacrima, una carafa napolitana, di once ventiquattro. I leggieri alimenti per gli uffiziali saranno: Frittura di erbaggi, once quattro, o in supplimento due uova fresche cotte separate, o in frittata, o in interiora di pollo. La porzione pe' sotto-uffiziali, e pe' soldati sarà la seguente: Pane bianco come quello per gli ufjìziali, once sedici. Zuppa, composta di pane, o di riso, o di semola, o di pasta bianca, once cinque e · mezza; se sarà di erbaggi, oru;e .sette. Carne bollita di bave, da pesarsi dopo cotta, once otto. Vino rosso, detto mezza lacrima, una cara/a napolitana di once ventiquattro. Gli alimenti leggieri pei sotto-uffiziali, e pe' soldati saranno i seguenti: Vermicelli, o tagliolini, once quattro in brodo. Vermicelli con latte, vermicelli once quattro, latte once otto. Pan grattato, once tre con due uova. Zuppa di latte, il pane di once quattro, ed il latte di once otto. Latte semplice della quantità da prescriversi da' professori, da non oltrepassare una caraffa. 173


Uova da bere, due. Costatina di castrato, una. Pesce, once sei. Seguivano poi le prescrizioni relative alle porzioni ridotte, quelle relative ai ristori per gli infermi di mali acuti (neve, acqua nevata con o senza sugo di limone e zucchero, vino generoso e biscottini), que lle relative alla preparazione del brodo e quelle, infine, che prescrivevano la razione intera per i ricoverati negli ultimi tre giorni di permanenza in ospedale. Tanta abbondanza di cibo e di prescrizioni lascia però il sospetto che la realtà quotidiana fosse, specialmente per la truppa, un po' diversa, in particolare negli ospedali dati in appalto. Se il controloro doveva aver cura dell'amministrazione dell'ospedale e gli ufficiali sanitari di 1a classe erano preposti al servizio sanitario era ad un ufficiale dell'esercito, nominato comandante del1 ospedale, che spettava cli curare il servizio interno per quanto atteneva al buon ordine ed alla disciplina dei ricoverati e, eventualmente, del personale addetto. Erano i comandanti a nominare, su proposta, se del caso, dell'appaltatore, gli infermieri necessari. Questi erano di due classi: infermieri ordinari e maggiori. Era previsto un infermiere maggiore per ogni 50 ricoverati ed uno ordinario ogni dodici, mentre altro personale era necessario per la cucina ed i magazzini. Oltre aJla paga (cinque ducati e quaranta grana per gli infermieri maggiori e tre e trenta per quelli ordinari) spettava agli infermieri una razione quotidiana di vitto composta da 24 once di pane di truppa, nove once di carne ed una caraffa di vino. Era loro incombenza, oltre all'assistenza sanitaria, anche la pulizia degli ospedali. Le sale dovevano essere spazzate quotidianamente almeno tre volte, i letti dovevano essere rifatti almeno d ue volte al giorno, la biancheria doveva essere cambiata non appena necessario e comunque le camicie dopo non più di tre giorni e le lenzuola dopo non più di quindici. Nelle giornate asciutte le sale dovevano essere lavate con acqua e aceto ed asciugate con segatura e sabbia, l'aria doveva essere cambiata spesso e , se necessario, si dovevano fare suffumigi con bacche di ginepro o con pece greca per scacciare i cattivi odori. Almeno sei volte l'anno - fatti uscire i ricoverati - si dovevano effettuare fumigazioni con composti muriatici. Erano anche prescritte norme rigorose per il bucato e per lo spurgo della biancheria personale e da letto dei malati, specie di quelli contagiosi. Negli ospedali militari potevano essere ammessi oltre ai militari in servizio o in attesa di destinazione anche i prigionieri di guerra e gli impiegati dell'amministrazione militare (44). Al momento dell'ingresso in ospedale, salvo casi di comprovata urgenza, il ricoverato doveva essere provvisto di un viglietto di entrata rilasciato dai suoi superiori e dal medico del suo reparto. All'arrivo era visitato dal chirurgo di guardia, lasciava i suoi abiti ricevendo la biancheria dell'ospedale, era lavato e messo a letto. Sul letto era posta una tavoletta con nome e cognome del ricoverato, corpo di appartenenza, malattia e l'elenco dei capi di vestiario e delle somme che, eventualmente, aveva con sé all'ingresso. Due volte al giorno il medico ed il chirurgo più elevati in grado procedevano alla visita dei ricoverati, di prima mattina e poi alla sera, visite che potevano essere anche più frequenti in caso di aggravamento dei pazienti. Nella visita costoro erano seguiti da un chirurgo ed un farmacista cli 3a classe con i quaderni di visita, uno con le prescrizioni e le osservazioni del giorno e l'altro con que lle del giorno precedente, un infermiere maggiore prendeva nota delle prescrizioni per il vitto e le pulizie. Le operazioni chirurgiche di maggior impegno dovevano essere eseguite dai chirurghi di 1a classe o, sotto la 1

(44) I militari pensionati potevano essere ammessi solo dietro espressa autorizzazione reale.

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loro direzione e sempreché ciò non mettesse in dubbio la riuscita, da quelli di 2a o eventualmente di 3a classe, che potevano così acquisire la pratica necessaria. Amputazioni e riduzioni di fratture e di lussazioni erano compito de_i chirurghi di 2a classe, mentre toccavano a quelli di 3a l'incisione di ascessi, le medicazioni, le iniezioni e i salassi. Negh ospedali più importanti, dotati di anfiteatri anatomici, era compito dei chirurghi di 1a classe operare dissezioni e tenere lezioni di anatomia pratica cui dovevano assistere gli altri chirurghi e gli ufficiali sanitari dei corpi della guarnigione. Il servizio di guardia negli ospedali durava 24 ore, iniziava dopo la visita del mattino ed era prestato da un commesso, un chirurgo ed un farmacista di 3a classe e un soprastante nonché da due infermieri per ogni divisione dell'ospedale, infermieri che durante la notte si riducevano ad uno solo. Durante la guardia non ci si poteva spogliare e ci si riposava vestiti. Visite di ispezione agli ospedali potevano essere effettuate oltre che dai componenti del consiglio generale anche dai comandanti di piazza. Ogni giorno, poi, c'era un ufficiale di visita per ognuno dei reparti della guarnigione incaricato di interessarsi dei ricoverati appartenenti al corpo. Ogni sei mesi, a gennaio ed a luglio, e, se dal caso, anche più frequentemente i comandanti militari delle provincie dovevano passare una visita agli ospedali militari per il passaggio ai veterani, agli invalidi o al ritiro dei ricoverati le cui condizioni fisiche erano tali da renderli inadatti al servizio attivo. I ricoverati guariti, invece, erano dimessi con un regolare biglietto di uscita che prescriveva anche la durata della convalescenza. Speciali norme regolavano poi i trasferimenti da un ospedale all'altro. L'ultima parte del regolamento era dedicata al servizio in campagna. In caso di guerra o di entrata in campagna ad ogni divisione era assegnato del personale sanitario con il quale dovevano essere posti in attività degli ospedali temporanei nelle retrovie, in genere due, ed il servizio di ambulanza in prima linea (45) . Il personale poteva essere scelto tra quello che era già impiegato negli ospedali o attraverso la requisizione, la chiamata in servizio. Gli ufficiali sanitari, quelli amministrativi ed i cappellani dovevano essere provvisti di cavallo. In caso di combattimento l'ambulanza doveva essere posta dietro la linea di battaglia, a distanza di sicurezza. Gli ufficiali sanitmi dei corpi dovevano prestare i primi soccorsi ai feriti ed inviarli subito indietro accompagnati da altri soldati. A metà strada tra l'ambulanza e la linea di combattimento li attendevano, sotto la sorveglianza della gendarmeria (incaricata di rimandare al fuoco i soldati che avevano accompagnato i feriti) gli infermieri provvisti di barelle. I feriti venivano così portati fino all'ambulanza dove erano medicati e, se l'urgenza lo richiedeva, operati. Poi quelli intrasportabili erano sistemati in un deposito di feriti, allestito con mezzi di fortuna, ed assistiti da uno o due chirurghi ed un cappellano mentre gli altri erano avviati agli ospedali temporanei con i mezzi di trasporto assegnati all'ambulanza divisionale che consistevano in quattro carrettoni, su molle, a quattro cavalli (o muli). Altri due carrettoni a stanghe a quattro cavalli erano invece destinati al trasporto dei medicinali e <lelle attrezzature mentre due can-ettini a molle, fabbricati alla leggiera, con quattro cavalli, servivano per trasportare all'andata gli infermieri e per sgomberare al ritorno i feriti dalle località inaccessibili ai carri pesanti. L'Ordinanza dell'amministrazione militare del 1824, che dedicava 100 articoli agli ospedali militari apportava alcune innovazioni a quanto era stato sancito dal regolamen(45) Ad ogni ospedale temporaneo erano addetti un contro/oro cli 2", un commesso cli l •, uno cli 2• e due di 3•, due soprastanti, un chirurgo cli 2• e due cli 3", un farn1acista di 2• ed uno di 3", un cappellano, un infermiere maggiore e dieci ordinari. Ad ogni ambulanza tre chirurghi cli 2", otto di 3", un commesso di 3", due farmacisti di 3", un soprastante, due cappellani, due infermieri maggiori e venti ordinari.

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to del 1821, preparato per l'esercito dell'amalgama e frettolosamente adattato alle esigenze dell'esercito del 1821 ridotto ai minimi termini. Il posto del consiglio generale (il consiglio secondario era soppresso) era preso dalla direzione generale degli ospedali militari composta da un generale dell'esercito quale direttore generale, un ufficiale superiore quale sotto-direttore, da un medico in capo, un medico consulente ed un chirurgo consulente. Era modificata anche la pianta organica del personale addetto alla direzione generale ed erano precisati facoltà e poteri di quest'organismo. L'Ordinanza fissava ora in maniera diversa anche il numero degli ospedali, la loro capienza e la loro localizzazione. Erano previsti un ospedale generale di 500 letti, a Napoli, presso il quale i chirurghi di 3a classe di nuova nomina dovevano frequentare un corso di istruzione, due ospedali di prima classe di 300 letti, uno a Napoli e l'altro a Palermo (con possibilità di aprire qui anche un ospedale di seconda classe), tre ospedali di seconda classe, di 200 letti, a Capua, Gaeta e Messina, due di terza, con 100 letti, a Siracusa e Trapani, e degli ospedaletti con una capienza massima di 50 letti a Pescara, Chieti, Cava, Foggia, Andria, Catanzaro, Milazzo, Augusta ed alle Tremiti. Ad ogni ospedale ed ospedaletto era addetto ora anche un commissario di guerra per il controllo amministrativo. Altre variazioni erano pure apportate alla composizione del personale sanitario e di assistenza: il medico ed il chirurgo più anziani di ogni ospedale avevano la qualifica e le incombenze di capi di servizio, i farmacisti non erano più previsti nella pianta organica degli ospedali la cui gestione era data in appalto, ad ogni ospedale erano addetti come portinai due sottufficiali dei veterani, anche per controllare i presidiari o forzati a tempo, i detenuti, cioè, che fungevano da portantini in ragione di uno ogni dieci degenti (46), riducendosi al contempo il numero degli infermieri ad uno per sala ed a uno, o al più due, per ogni 50 ammalati. Erano anche stabilite le norme relative alla nomina ed all'avanzamento degli ufficiali sanita1i: si diventava terzi chirurghi o terzi farmacisti per concorso, dopo la laurea in chirurgia e/o medicina o farmacia, e la commissione d'esame era composta dal medico in capo, dal medico e dal chirurgo consulente e da altri professori militari o civili. Per anzianità, poi, a seconda della laurea si diventava secondi chirurghi, medici o farmacisti e sempre per anzianità si era promossi al grado successivo. I più anziani tra i primi medici ed i primi chirurghi divenivano medico e chirurgo consulente della direzione generale e tra costoro, per anzianità, era poi scelto il medico in capo. Erano invece abolite le tabelle dietetiche fissate nel 1821, per ufficiali e sottufficiali e truppa e sostituite di quelle della tabella di cui alla pagina successiva. Le disposizioni relative al numero, alla localizzazione ed alla capienza degli ospedali emanate nel 1824 dovettero esser progressivamente modificate insieme alla pianta organica del personale sanitario man mano che si accresceva la forza dell'esercito ed un decreto del 29 gennaio 1829 aggiornava le vecchie disposizioni. Era ora previsto che il personale sanitario ed amministrativo addetto agli ospedali (compresi i cappellani), fosse composto da 300 persone e più precisamente da quattro primi, quattro secondi e quattro terzi contruluri, diciotto primi, 21 secondi e 47 terzi commessi, 24 cappellani, quindici primi e quattordici secondi medici, undici primi, venti secondi e 62 terzi chirurghi, otto primi, quattordici secondi e terzi farmacisti. Questo personale era ripartito tra la direzione generale, il magazzino generale del mobilio e quello dei medicamenti, l'ospedale generale della Trinità a Napoli (750 letti), quello del Sacramento, pure a Napoli (400 (46) Questi detenuti ricevevano una piccola gratificazione giornaliera ed otto mesi di servizio in ospedale equivalevano ad un anno di prigione. Entrambe le concessioni fanno capire come non fosse affatto facile, per la durezza ed il rischio delle mansioni, trovare chi fosse disposto a lavorare in ospedale.

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TABELLA DEL VITTO SPETTANTE AD OGNI UFFIZIALE INFEB a porzione intera ALIMENTI

ame: porzi,

a tre quarti di porzione

nella mattina

nella sera

nella mattina

nella sera

nella mattina

8

6

6

4

4

2.1/4 2.1/4 2.1/2 3 4

2.1/4 2.1/4 2.1/2 3 4,,

2.1/4 2.1/4 2.1/2

once pane bianco ·················

zuppa

pasta fina .......... o riso ................ o semola ........... o p~ne .bianco ... o c1cona ........... o vennicelli ......

"

2.1/4 2.1/4 2.1/2

3

3

4 2

4 2

2.1/4 2.1/4 2.1/2 3 4 2

bollito, carne di bue .......

4

3

3

2

2

di bue ............... o di castrato ...... o di pollo ..........

6

4.1/2

4.1/2

9 4

6

6

4

3

3 4 3

3 5 3

.

I 1

1 1

1 1

1 1

-

2 2 16 "

2 2

2 2

2 2

-

12

12

8

"

"

"

8 "

arosto

o

o aranc10 n ...... o mela .............. once frutta o fichi secchi .... o uva secca ....... vino ..................... ........... ristori .............................

1

-


'.MO, SECONDO LA PRESCRIZIONE DE'PROFESSORI CURANTI ad un quarto di porzione

iza one nella sera

nella mattina

nella sera

4

2

2

2.1/4 2.1/4 2.1/2 3 4 2

2.1/4 2.1/4 2. 1/2 3 4 2

2

Dietanti nella mattina

nella sera

OSSERVAZIONI

di ottima qualitĂ .

-

-

2.1/4 2. 1/4 2.1/2 3 4 2

-

-

-

-I

I

1

-

-

da pesarsi cotta senza ossa, pelli, tendini e cartilagini.

3 4 3

1.1/2 2.1/2

-

-

2

1/1/2 2. 1/2 2

-

-

da pesarsi cotti: del pollo si escludono la testa, i piedi ed i visceri.

1

1

-

-

-

-

-

1

-

-

-

8,,

4,,

4,,

-

I

-

-

~

da pesarsi crudi

-

secondo la stagione.

-

-

"

"

1

I

-

-

-

rosso, detto lagrima


letti), quello di San Francesco Saverio a Palermo (450 letti), quello di Capua (300 letti), di Gaeta (220 letti), di Messina (220 letti), di Siracusa (120 letti), di Trapani (100 letti), l'ospedaletto di Cava ( 120 letti), quello di Chieti (50 letti), di Foggia (30 letti), di Andria (50 letti), di Milazzo (45 letti) e di Lipari (25 letti) di nuova istituzione. Gli ospedali del continente erano, a quest'epoca, gestiti tutti direttamente, quelli della Sicilia erano invece ancora appaltati, sarebbero però stati gestiti anch1essi diretta· mente alla scadenza degli appalti. Il personale era ripartito tra i vari ospedali secondo le tabelle accluse al decreto, a prescindere dal numero dei malati ricoverati (47). In caso di improvvise epidemie locali il personale poteva esser trasferito a seconda delle esigenze o si poteva, invece, ricorrere alla requisizione, alla chiamata in servizio, cioè del personale sanitario civile. Era inoltre previsto dal decreto che fossero ammessi in servizio gratuito degli allievi, in numero di venti, per impratichirsi del servizio amministrativo e da esaminare annualmente per coprire i posti vacanti di terzo commesso. L'Almanacco Militare del 1830 rispecchia sostanzialmente nei fatti le prescrizioni del decreto del gennaio 1829. Prestano infatti servizio - pur non essendo stati ancora organizzati gli ospedaletti di Foggia e di Ponza - 287 elementi cui si devono aggiungere otto soprastanti (quella dei soprastanti, non più prevista, era una categoria ad esaurimento) e ben 30 allievi, definiti qui alunni, invece dei venti preventivati. Un'annotazione che si può fare scorrendo i ruoli del personale addetto agli ospedali militari è quella della scarsa rilevanza dell'elemento di origine straniera rispetto alle armi combattenti; sono pochi, pochissimi, i cognomi che denotano un'origine spagnola o, in minor misura, vallona, irlandese o svizzera, ed appartengono quasi tutti al ruolo amministrativo, evidentemente gli studi di medicina, chirurgia e farmacia non attiravano i figli delle famiglie con tradizioni militari. Per quanto riguarda le malattie che affliggevano i militari borbonici non possiamo che rinviare a quanto è stato scritto nel volume precedente, dato che né la medicina né le condizioni igieniche avevano fatto grandi progressi, ove si eccettui una maggiore diffusione della vaccinazione antivaiolosa. Non a caso nelle istruzioni per la leva era esplicitamente sancito l'obbligo di precisare se la recluta era già stata vaccinata contro il vaiolo o se era stato affetto da tale malattia. Una sola malattia sembra abbia colpito specificamente l'esercito, un'epidemia di oftalmia, nel 1815, talmente violenta da indurre il Supremo Consiglio di Guerra a far decretare dal re la costituzione, a Napoli, di uno speciale deposito degli oftalmici, al quale dovevano essere inviati tutti i malati affetti da oftalmia. Il deposito doveva esser diretto da un chirurgo maggiore del11esercito austriaco, Giovan Battista Quadri, coadiuvato da ufficiali sanitari napoletani ed obbligato a tenere un corso di lezioni sull'oftalmia per i chirurghi militari e civili (decreto 31 agosto 1815). Doveva trattarsi di una forma di tracoma particolarmente virulenta che già aveva colpito nel 1812-13 i reparti dell'esercito del Regno Italico stanziati nelle Marche e che dovrebbe essere stata trasmessa all'esercito borbonico.dai soldati dell'esercito murattiano, sia da quelli, pochi, che erano stati reclutati da Murat nel 1814 tra le unità del disciolto esercito italico, sia da quelli, in assai maggior numero, che erano transitati o che erano stati di guarnigione nelle Marche, tra il 1814 ed il 1815, negli stessi ospedali e nelle stesse caserme che avevano ospitato i primi malati (48). (47) Con decreto del 15 settembre 1829 erano aggiunti altri sette commessi di 3• classe. (48) Vedi a questo proposito il libro di Annalucia Forti Messina Il soldato in o:,7Jedale - I servizi di sanità del!'esercito italico ( 1796-1814).

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Per quanto riguarda la morbilità dell'esercito nel periodo da noi considerato siamo in possesso di dati molto frammentari. Solo per il periodo aprile 1822 - giugno 1823, durante la seconda ricostituzione dell'esercito, siamo in possesso di dati precisi, anche se mancanti per il gennaio-marzo 1823 (49) . In questo periodo il numero degli ospedalizzati si aggira intorno al 3% della forza presente alle armi, con un massimo del 3,67% (466 malati su 12.693 soldati) nell'aprile del 1822 ed un minimo del 2,24% (499 malati su 22.241 soldati) nell'aprile del 1823. A riprova del fatto che gran parte delle malattie derivavano da cattive condizioni igieniche aggravate, spesso, da una costituzione fisica provata dalle difficoltà e dalla sottoalimentazione dell'infanzia e dell'adolescenza, c'è il

fatto che nel periodo esaminato sono segnalati solo quattro casi di ricovero in ospedale di ufficiali. Basandoci sulle medesime fonti si può fare qualche osservazione sulla mortalità nell'esercito che, nel periodo esaminato, era pari, in media, al 7,6% dei soldati ricoverati in ospedale, con un minimo del 3% nel maggio del 1823 ed un massimo del 10,9% nell'aprile del 1822. Riteniamo però necessario, per poter esaminare correttamente il problema della mortalità, far rilevare sia che ai morti in ospedale se ne potrebbero aggiungere altri, deceduti in caserma o nelle infermerie reggimentali (anche se si dovrebbe trattare di pochi casi), sia, soprattutto, che i dati relativi ai morti in ospedale si riferiscono, in buona parte, a ,soldati di età avanzata o in cattive condizioni di salute, come i veterani e gli invalidi. E quindi probabilmente più opportuno fornire dei dati disarticolati segnalando, mese per mese, il numero complessivo dei morti e mettendo tra parentesi quello degli appartenenti ai veterani ed agli invalidi: aprile 1822, 51 (16); maggio 39 (19); luglio 32 (13); agosto 35 (11), settembre 39 (10); ottobre 42 (23); novembre 50 (21); dicembre 29 (10); aprile 1823, 36 (18); maggio 21 (11); giugno 35 (12). Se e quanto la realtà quotidiana degli ospedali si distaccasse dalle prescrizioni ufficiali non è dato di sapere con esattezza, troppo pochi sono i dati finora affiorati a questo riguardo. Nel complesso si può comunque affermare che l'assistenza sanitaria di cui godeva l'esercito borbonico era senz'altro migliore di quella del resto della popolazione, specie durante il periodo cui il principe Ferdinando fu alla sua testa. Dell'interessamento del principe per la salute delle truppe sono, tra l'altro, testimonianza due ordini del giorno del 1830, uno del 19 gennaio che, con termini energici, ricorda agli ufficiali medici di ricoverare immediatamente in ospedale i militari ammalati, senza cercare di curarli, tranne che nei casi previsti, nelle infermerie reggimentali e l'altro, del 13 agosto, che infligge otto giorni di arresti agli ufficiali medici che non si sono adeguati alle prescrizioni sulle misure preventive contro il diffondersi del vaiolo, che erano state emanate all'inizio del mese (50). 11 Rimonta e servizio veterinario

Alla rimonta dei quadrupedi necessari per i bisogni dell'esercito provvedeva - ai sensi di un decreto del 15 febbraio 1816 - un'apposita commissione formata da due ufficiali, un maggiore (già incaricato provvisoriamente di questo compito sin dall'ottobre dell'anno precedente) ed un capitano, entrambi di cavalleria, che potevano avvalersi di altri ufficiali, sottufficiali e soldati della stessa arma per tutte le esigenze di servizio. La commissione procedeva all'acquisto, nelle varie fiere che si tenevano nel regno, (49) A. S. Na - A.R.C.R. fs. 1026. (50) A. S. Na O. di G. 1830.

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dei cavalli e dei muli necessari per soppe1ire ai bisogni dei reggimenti di cavalleria, di artiglieria e del treno avvalendosi dei fondi che ogni anno le erano assegnati. Per le particolari necessità del treno della Guardia Reale, poi, la commissione doveva concertarsi con l'ispettore ed il veterinario di questo corpo. Una commissione analoga operava in Sicilia. Ne troviamo traccia in un rapporto del 20 agosto 1820 che segnala la partenza da Palermo di una commissione formata da un capitano di cavalleria ed un veterinario per l'acquisto di cavalli con la scorta di un sergente e quattro cavalleggeri (51). L'Ordinanza de ll 'amministrazinnP. militare del 1824 sanci va alcune modifiche alla commissione costituita nel 1816 e divenuta ora una giunta composta da tre ufficiali di cavalleria, ufficiali superiori o capitani, con un impiegato del ministero come segretario. Nell'espletamento del suo incarico la giunta poteva servirsi come commissionati in servizio di capitani o di ufficiali subalterni di cavalleria e di partite di sottufficiali e soldati, che avevano diritto, in caso d'impiego fuori della località di residenza, ad una diaria. A tutte le operazioni della giunta sovraintendeva un ufficiale generale ispettore. I cavalli da acquistare, che in caso di necessità potevano provenire anche dall' estero, dovevano avere tra i quattro ad i sei anni di età (da cinque a sette in tempo di guerra) ed il prezzo massimo di acquisto era fissato ogni anno dal ministero della guerra a seconda dell'andamento del mercato. P1ima della consegna ai corpi ai cavalli era impresso un marchio a fuoco della giunta, e ai reparti, poi, gli animali ricevevano altri due marchi: sulla spalla dritta la lettera iniziale del corpo e sulla coscia opposta a quella su cui era stato impresso il marchio del primo proprietaiio il numero progressivo di immatricolazione. La giunta di rimonta provvedeva anche alla vendita dei cavalli e dei muli ritenuti inutili, su segnalazione del veterinario e degli ufficiali del reparto cui era stato assegnato il quadrupede. Prima della vendita all'asta agli animali 1iconosciuti inutili veniva impresso un altro marchio della giunta, diverso da quello impresso il momento dell' acquisto. Precedentemente, a giudicare da un regolamento dell ' 8 novembre 1821, la decisione di scartare i cavalli divenuti inutili era presa, nel corso delle sue visite ai reparti, dal generale ispettore della cavalleria che poteva anche avvalersi, se del caso, dell'opera di periti esterni. Agli animali riformati - per prevenire truffe - era praticato un taglio longitudinale all'orecchio. In caso di estrema necessità si faceva ricorso a misure particolari. Così nel 1820 volendosi completare gli organici dell'esercito e necessitando questo di diverse centinaia di quadrupedi, impossibili a reperirsi per acquisto in tempi brevi, era emanato, il 6 settembre, un decreto che prevedeva la requisizione di cavalli e di muli. Questi dovevano essere presi ai proprietari che ne avevano più di uno ed erano pagati ad un prezzo variabile tra i 65 ed i 100 ducati per ogni cavallo e tra i 120 ed i 180 ducati per ogni mulo. Gli animali dovevano avere tra i tre ed i sette anni ed erano scelti, in ogni provincia, da una commissione formata dall'intendente, dal comandante militare, dal commissario di guerra e da uµ ufficiale di cavalleria. Secondo il sistema introdotto a Napoli durante il decennio francese (e così come era stato praticato negli stessi anni anche in Sicilia) alla cura degli animali dei reparti montati e del treno era preposto un vete1inario, che faceva parte dello stato minore. Per favorire la preparazione di questo tipo di specialisti erano riservati ai militari diciassette posti gratuiti nel convitto annesso alla scuola veterinaria i cui corsi avevano u-

(51) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1047.

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na durata di quattro anni (52) . Dapprima gli allievi veterinari erano scelti dai corpi montati cui avrebbero dovuto far ritorno come soldati semplici nel caso in cui non avessero tratto profitto dai corsi, poi, forse per la difficoltà di t~ovare nei reparti degli elementi adatti, si preferì inviare al convitto veterinario dei giovani del battaglione allievi militari che dimostravano la disposizione necessaria (decreto del 17 settembre 1818). Un nuovo regolamento su] convitto della scuola veterinaria, emanato nel 1823, non fa' però più menzione degli allievi militari. Alla scuola era annesso un ospedale veterinario che riservava una delle sue cinque stalle per la cura dei cavalli dei reparti militari di stanza a Napoli e dintorni. 12 Assistenza spirituale

L'assistenza spirituale alle truppe dell'esercito dell'amalgama venne impartita sin dall'inizio secondo le modalità in vigore per l'esercito borbonico, risalenti alla bolla papale Convenit del 1741 ed alle Istruzioni ai cappellani curati de' reggimenti del 1799. L'esercito murattiano aveva avuto sì dei cappellani (equiparati, ai soli fini amministrativi, ai secondi tenenti), ma era stato pur sempre un esercito derivato da quelli della rivoluzione francese ed i rapporti tra stato e chiesa erano stati, quando c'erano stati, assai tiepidi. Logico quindi che nel clima della restaurazione venisse riportato in auge, anche nelle province continentali del regno, il vecchio sistema, come risulta implicitamente da un decreto del 17 agosto 1815 che prevedeva, tra l'altro, che i cappellani degli ospedali militari fossero prescelti dal cappellano maggiore del re - considerato come l'ordinario militare - che ne avrebbe fatto poi convalidare la nomina dal Supremo Consiglio di Guen-a. I decreti organizzativi dell'esercì to emanati nell'estate del 1815 prevedevano la presenza dei cappellani nei corpi (tra l'altro dapprima uno e poi due per ciascun reggimento di fanteria) e nelle piazze militari. Il Concordato del 1817 tra il regno delle Due Sicilie e la Santa Sede nulla innovava, in linea di principio, rispetto al passato e l'articolo 26 della legge 21 marzo 1818 sull'applicazione del concordato lo confermava con queste parole: «La cura del cappellano maggiore e la sua giurisdizione si conterranno ne' · limiti della costituzione di Benedetto XIV, che comincia «Convenit» e del susseguente motu-proprio dello stesso pontefice sul medesimo oggetto». Delle innovazioni, per quello che riguardava le modalità del servizio da prestarsi dai cappellani, possono invece essere riscontrate con le successive Istruzioni per i cappellani militari emanate il 18 ottobre 1819 (53) che in sedici articoli riordinavano l'intera materia. I cappellani continuavano ad avere compiti religiosi, morali ed assistenziali. Tra i primi spiccavano la messa e la predica nei giorni festivi, il rosario quotidiano serale, la celebrazione della festa del santo protettore del reggimento e delle esequie dei militari defunti, nove giorni di esercizi spirituali in preparazione del l'assolvimento del precetto pasquale e l'istruzione religiosa dei soldati e delle loro famiglie. A tale scopo era anzi previsto che ogni soldato, appena an-uolato, fosse presentato dal sergente maggiore al cappellano perchè questi - al momento della benedizione delle armi e dell'uniforme del(52) Otto allievi per i reggimenti di cavalleria di linea, quattro per quelli della cavalleria della Guardia Reale ed uno per ciascuno dei seguenti corpi: l'artiglieria a cavallo della stessa Guardia, regi bagagli, cacciatori reali a cavallo e treno della linea (decreto 8 aprile 1817). (53) A.S .Na - Decreti Originali alla data.

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la recluta - J' esaminasse sui rudimenti della dottrina cristiana. Se il soldato non veni va trovato abbastanza preparato il cappellano era tenuto ad istruirlo nelle ore piÚ opportune. Tra i compiti di natura morale c'era la sorvegl ianza sul comportamento dei soldati, degli ufficiali e delle loro famiglie. Il cappellano doveva controllare soprattutto i casi di possibile concubinaggio e di matrimonio contratto senza autorizzazione, facendo anche in modo che donne sconosciute non entrassero negli impianti militari e che neppure le mogli entrassero negli alloggiamenti della compagnia di cui facevano parte i loro mariti. Dopo replicate, paterne ammonizioni il cappellano poteva chiedere al comandante la punizione di bestemmiatori, di giocatori e. di chi dava pubblico scandalo e se il comandante non dava seguito aUa richiesta il cappellano poteva far rapporto direttamente al cappellano maggiore. Tra i compiti assistenziali c'erano la visita ai soldati ricoverati in ospedale e l'insegnamento sia del leggere e dello scrivere sia della dottrina ai figli di militati. Il cappellano - come in precedenza - faceva parte della piana maggiore e godeva degli onori riservati agli ufficiali. Doveva avere un alloggio decente nell'acquartieramento militare o nelle immediate vicinanze e qui sarebbe stata posta la cappella del corpo con l'olio santo e gli arredi sacri. In genere forti e castelli erano provvisti di una cappella o, addirittura, di una chiesa. In alcuni casi la chiesa era eretta a parrocchia militare ed il cappellano ne era parroco con cura d'anime su quanti vi risiedevano. Erano parrocchie militari a Napoli: Castel Nuovo, Castel dell'Ovo, Castel Sant'Elmo, Castello del Carmine, i presidii di Pizzofalco ne e della Darsena e la Nunziatella; a Palermo: Castellamare ed il quartiere di San Giacomo. In queste parrocchie per speciale concessione del cappellano maggiore si potevano lucrare, in occasione del Giubileo, particolari indulgenze. Se il cappellano non adempiva ai propri doveri non poteva essere punito con gli arresti come gli altri ufficiali (cosÏ una circolare del 18 settembre 1819), il comandante doveva in questi casi far rapporto al Comando Supremo che - a seconda della gravità avrebbe inflitto mortijfrazione, castigo o destituzione (54). In campagna o al campo di battaglione il posto del cappellano era accanto ai chirurghi per assistere eventuali feriti gravi o moribondi. Sempre in campagna (ai sensi del regolamento p el servizio di casermaggio militare del 1821) al cappellano era riservata una tenda singola da ufficiale mentre un'altra tenda lunga 25 palmi, larga quattordici ed alta undici era adibita a cappella ed era dotata di tutti gli arredi necessari: cassa ferrata per l'altarino, crocefisso in legno dorato, quattro candelieri in legno dorato, tre carte gloria, letterina, pietra sacra, calice e patena d'argento, due ampolline con piattino, campanello, cotta, due calici, due tovaglie, due amitti, due cingoli, dodici purificatori, due palii, due corporali , due pianete con stola e manipolo, due sopracalici, due borse e due messali. . Durante il nonimestre costituzionale vennero proposte delle riduzioni nel numero dei cappellani dei corpi, che si voleva portare a venti, ma il progetto relativo non venne mai attuato e,. anzi, al momento della mobilitazione contro gli austriaci un decreto del 1 ° marzo 1821 (55) provvedeva alla nomina di un vicario generale per l'esercito mobilitato con uno stipendio di 90 ducati mensili, quattro razioni da bocca e tre di foraggio. Con il ritorno del re anche i cappellani vennero sottoposti a scrutinio, davanti alla stessa commissione che doveva esaminare gli ufficiali subalterni. Successivamente, nel gennaio del 1822, in attesa della ricostituzione dell'esercito gli ex cappellani dei corpi (54) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 933. (55) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1018.

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che, insieme agli altri ufficiali,. erano stati riuniti nei depositi di Castellamare, Afragola e Maddaloni erano rinviati alle loro case con due terzi dello stipendio, lasciandone in servizio soltanto uno per ciascun deposito ed un quarto, infine, a disposizione del cappellano maggiore. Restavano in servizio, ovviamente, i cappellani della Guardia Reale e quelli addetti alle piazze e fortezze (per quelle della Sicilia si era provveduto con apposito decreto del 6 dicembre 1821) ed agli ospedali. A questi ultimi era dedicato un capitolo, il XXI, del regolamento generale pel servizio degli ospedali militari emanato proprio in quei giorni (21 dicembre 1821). I doveri di questi cappellani consistevano fondamentalmente nella celebrazione della messa, nella recita serale del rosario, nella lezione settimanale di catechismo e, soprattutto, nell'amministrazione dei sacramenti ai malati. Alcuni articoli del regolamento ci offrono un dettaglio curioso, significativo però di un certo clima: la necessità della presenza del comandante dell'ospedale e del controloro per convalidare i lasciti di denaro da parte di un morente per far celebrare messe in suffragio della sua anima ed il divieto al cappellano dell'ospedale di celebrare queste messe. Lo stesso regolamento - innovando rispetto alle istruzioni del 1819 - prevedeva che il comandante dell'ospedale potesse infliggere ai cappellani le stesse punizioni che poteva infliggere a medici, chirurghi e funzionari amministrativi (arresti semplici o arresti di rigore fino a cinque giorni), usando però quella prudenza che dovrà ispirargli quella persona che l'avrà meritata. I cappellani degli ospedali, come tutti gli altri, erano dotati di un'uniforme, così descritta dall'articolo 67 del regolamento: «Sull'abito di sacerdote un giglio ricamato in oro ad ognuna delle estremità del collaretto e tre su ciascun paramano». Gradualmente poi, specie dopo il 1825, con la ricostituzione dell'esercito i cappellani aumentarono di numero (ora nella fanteria ce n'era uno per battaglione) ed insieme ai cappellani dei corpi venivano spesso chiamati a prestar servizio retribuito presso le installazioni militari dei sacerdoti locali, che non erano però assunti in pianta stabile, e di questo fenomeno se ne trova traccia nei verbali del Consiglio di Stato. Aumentarono di numero anche i cappellani addetti agli ospedali, che dagli otto previsti dal regolamento del 1821 dovevano passare ai 24 previsti dal decreto del 9 gennaio 1829, pur se il decreto stesso consigliava, per gli ospedaletti, di servirsi di sacerdoti locali, da pagarsi a parte. Lo stesso decreto prevedeva anche la possibilità in caso di impreveduta urgenza o per ragioni di sviluppi epidemici, la chiamata in servizio come requisiti dei cappellani dei corpi - che non ne avrebbero tratto alcun beneficio economico supplementare - o di sacerdoti locali da stipendiarsi come i cappellani con 15 ducati al mese sino al venir meno dell'impreveduta urgenza. Il cappellano maggiore, cui spettavano gli onori militari previsti per vescovi o arcivescovi a seconda della dignità di cui era rivestito (56), si avvaleva per l'espletamento delle sue mansioni, sia per quanto riguardava il servizio a corte che per quanto riguardava le forze armate, di un cancelliere-archiviario, di un segretario e di due aiutanti del segretario (regolamento del 16 maggio 1820 sul servizio di casa reale). La corrispondenza d'ufficio del cappellano maggiore e quella a lui diretta per le medesime ragioni godevano della franchigia ai sensi dell'articolo 6 del regolamento per le franchigie militari del 19 gennaio 1820. Con la partecipazione obbligatoria alle cerimonie di culto l'adesione, almeno quella esteriore, degli ufficiali e della truppa alle prescrizioni ed ai riti religiosi era data per

(56) A.S.Na Prot.Cons. Stato Guerra Vol. 734.

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scontata, anche se c'è da supporre che, almeno prima del 1821, tra gli ufficiali di provenienza murattiana trovassero una certo eco idee se non anti-religiose certo anti-clericali. Ma, come si è detto, almeno a livello formale, questo adeguamento alle esigenze religiose e culturali sussisteva. Così fu necessario, ad esempio, che uno degli ufficiali murattiani, il generale Napoletano, regolarizzasse la sua posizione davanti alla chiesa, ottenendo ufficialmente la riduzione allo stato laicale, per poter proseguire nella carriera delle armi che aveva iniziato nel 1799 gettando la tonaca alle ortiche. Allo stesso modo nel 182 l si richiese il breve di secolarizzazione per reintegrare nel grado due capitani che nel 1816 avevano abbandonato l'esercito per il ministero sacerdotale e che ora volevano tornare alle armi (57). Il favore con cui si guardava da parte delle autorità militari a qualsiasi manifestazione di religiosità traspare da molte piccole, e meno piccole, concessioni che si possono riscontrare nei verbali delle sedute del Consiglio di Stato e che vanno dal restauro di una cappella nel laboratorio dei fuochisti dell'artiglieria per facilitare loro la messa domenicale (58), al rimborso delle spese incontrate dai cappellani per i Sepolcri del giovedì santo (59) sino al riconoscimento da parte del re, contro il parere del consiglio dei ministri, della validità ai fini civili - con tutti i benefici connessi - del matrimonio di coscienza di 34 ufficiali il cui caso era stato sottoposto a Francesco I dal cappe llano maggiore (60). Per entrare a far parte dell'esercito era indispensabile l'appartenenza alla confessione cattolica apostolica romana: così nel decreto del 21 settembre 1821 sugli ingaggi era previsto che nella filiazione (foglio matricolare) fosse ben espresso che la recluta era cattolica, apostolica, romana; nel decreto del 28 febbraio 1823 sulla reclutazione dei corpi dell'armata era prescritto che coloro che si volevano arruolare dovessero professare la religione cattolica apostolica romana e sui fogli matricolari del 1827 le iniziali C.A.R. figuravano già a stampa nella casella riservata alla religione professata (61 ). Il monolitismo religioso era rotto nel 1825 con l'arruolamento dei reggimenti svizzeri composti in parte da protestanti. Le capitolazioni prevedevano infatti esplicitamente che nei reggimenti tutti conservassero il libero esercizio del proprio culto e che la diversa confessione religiosa non impedisse agli ufficiali svizzeri di ricoprire q ualsiasi grado o dignità militare. I reggimenti svizzeri avevano inoltre nel loro stato maggiore reggimentale uno o due pastori protestanti come cappellani militari (c'erano state a questo proposito preventive intese con Roma). Non risulta alcun tentativo da parte delle autorità, militari o civili, napoletane di violare le capitolazioni per quanto riguardava la libertà di culto, tanto più che ci sarebbe stata senz' altro una fermissima opposizione da parte dei comandanti dei reggimenti e delle autorità cantonali. Ci si limitò soltanto, nel 1828, ad accettare la richiesta di un cappellano militare austriaco di passare al servizio napoletano per esser impiegato nell'ospedale militare del Sacramento a Napoli, dove la sua conoscenza della lingua tedesca sarebbe stata preziosa per l'assistenza ai malati svizzeri ivi ricoverati, nella speranza, questo sì, che la presenza di un sacerdote di madre lingua tedesca potesse facilitare, se possibile, la conversione di soldati protestanti (62 ) .

(57) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1017. (58) A.S.Na Prot.Cons. Guerra Vol. 734. (69) A.S.Na Cons.Stato Guerra Yol. 736. (70) A.S.Na Prot.Cons. Guerra Voi. 734. (71) A.S.Na Min.Guerra Fs. 2676. (72) A.S.Na Prot.Cons. Guerra Vol. 737.

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Capitolo VII

U niformi e bandiere

1 Generalità

Le fonti documentarie ufficiali sulle uniformi del11esercito borbonico sono molto scarse sia a causa del frazionamento della documentazione avvenuta dopo la caduta delI1amministrazione borbonica con I1altemarsi di diverse autorità e sia, soprattutto, a causa di un grande incendio sviluppatosi nei locali dell'Archivio di Stato di Napoli nel 1876, che ha distrutto tutti gli incartamenti della sezione che comprendeva le pratiche sul vestiario. Gli eventi bellici dell1ultima guerra, tra bombardamenti e distruzioni operate dalle truppe di occupazione, hanno ulteriormente compromesso la possibilità di ricostruire in modo organico le vicende dell'esercito borbonico. Ciononostante, grazie alla notevole quantità di incisioni d 1epoca e a ritrovamenti di oggetti di vestiario e di documenti nelle sedi più disparate, siamo in grado di ricostruire con sufficiente sicurezza, e a volte anche con buon dettaglio, la storia e l'evoluzione delle uniformi indossate dall1esercito napoletano dalla restaurazione dei Borboni sul trono di Napoli alla fine del loro regno nel 1861. Nel seguito quindi, in mancanza di testi scritti, ci rifaremo spesso alla iconografia per descrivere le tenute indossate. Nel 1815, al ritorno dalla Sicilia, l'esercito borbonico continuò ad indossare le uniformi che portava precedentemente sia pure con qualche eccezione e qualche modifica. Vennero peraltro mantenute in uso anche molte uniformi dell'esercito murattiano, cambiando le coccarde ed alcuni distintivi, come nel caso della gendarmeria, delle truppe provinciali e della guardia dell1interna sicurezza. Fu mantenuto in uso molta parte del materiale, quali i berrettoni di pelo dei granatieri, gli arnesi da guastatore, le armi e naturalmente i panni rinvenuti nei magazzini del disciolto esercito napoletano. La Guardia Reale, fante1ia e cavalleria, continuava a portare uniformi a fondo rosso di stampo inglese, come pure la cavalleria di linea che aveva un'uniforme assai simile a quella dei reggimenti di dragoni leggeri dell'armata britannica, o i corpi di fanteria leggera, i bersaglieri, che portavano giubba verde con gli alamari all1ussera come i Rifles inglesi. Negli anni successivi la moda militare francese esercitò grande influenza su 4uella napoletana, ma dopo il 1821 molti elemenli ùel vesliario furono ispirati anche all'esercito austriaco. Bisogna però osservare che nel contempo l'esercito napoletano conservò diverse caratteristiche proprie con una straordinaria continuità, viste le vicende che lo coinvolsero, come i colori distintivi, alcuni emblemi e stemmi, i ricarni o le insegne di grado. La commissione incaricata di riorganizzare l1esercito, il Supremo Consiglio, si occupò anche delle uniformi che avrebbero dovuto indossare i nuovi corpi dell1esercito. Furono fissati i nuovi modelli e si iniziò a fare confezionare i nuovi vestiari, che la truppa incominciò a ricevere in modo consistente solo verso la fine del 1816 o addirittura nel 1817. 185


Nel 1815 gli ufficiali superiori venivano distinti per mezzo della sciarpa, in filato d'argento e seta scarlatta, che cingevano in vita ed i distintivi del grado che portavano sui paramani. Gli ufficiali subalterni della linea venivano distinti dalle spalline, oltre che dalla sciarpa, con un sistema alla francese. Gli ufficiali della Guardia, anch'essi in uniformi rosso-scarlatto, avevano al cappello un gallone speciale, detto a punta di Spagna, come poi fu in uso anche per gli svizzeri. Gli ufficiali dei cavalleggeri e della artiglieria a cavallo della Guardia avevano, oltre le spalline, distintivi di grado costituiti da galloni allo schakot sul tipo di quelli degli usseri britannici. Gli ufficiali superiori portavano sempre il cappello a bicorno con fiocchetti cl'argento ai latì. Tutti gli ufficiali in piccola tenuta avevano il cappello a bicorno senza distintivi. Spesso i musicanti portavano uniformi con i colori invertiti rispetto a quelli della truppa, cioè del colore distintivo; probabilmente per la fanteria di linea l'uso fu abbandonato molto presto, mentre proseguì a lungo per i corpi della Guardia, i corpi montati e gli svizzeri. Le truppe provinciali conservarono le uniformi verde scuro dell'epoca murattiana, avendo cambiato solo il colore della coccarda. Esse conservarono anche i colori distintivi stabiliti nei decreti di re Gioacchino. La gendarmeria infine rimase vestita come lo era durante il regno del generale napoleonico, cambiando solo il colore delle mostre da cremisi in rosso. Il taglio dell'uniforme era ancora quello in voga negli ultimi anni dell'epoca napoleonica, anche se alcuni ritratti leggermente poste1iori ci mostrano ufficiali che già concedevano qualcosa alla moda romantica con colletti molto alti. Per quasi tutti i corpi a piedi il modello dell'uniforme seguiva generalmente quello della fanteria di linea. In alta tenuta alcuni corpi portavano, ancora fino al 1818, le ghette alte, al di sopra del ginocchio, gli ufficiali gli stivali all'ussera; le truppe a piedi, poi, in luogo delle spalline a frangia che avevano contraddistinto le truppe murattiane, portavano i rolli di lana all'inglese, che conservarono sino al 1839, e le truppe a cavallo avevano ugualmente rolli di lana con controspalline formate da squame di metallo. I calzoni della truppa a piedi erano ampi e lunghi giungendo a coprire le caviglie; per la truppa montata erano anche forniti di un tirante da passare sotto lo stivale. I copricapi della truppa di linea furono in un primo tempo gli schakot rinvenuti nei depositi murattiani, ma ad alcuni corpi, quali i bersaglieri, la fanteria di marina o l'artiglieria a cavallo furono distribuiti schakot di tipo inglese. Le compagnie granatieri portavano il berrettone di pelo d'orso; guastatori, musicanti della Guardia e trombe delle truppe montate portavano colbacchi con fiamma, indossati in precedenza dalle teste di colonna dell'esercito murattiano. Uniformi particolari avevano i cacciatori e pionieri reali, vestiti in verde con elmi a cresta del tipo di quelli dei dragoni leggeri inglesi del 1800. Le basse tenute, di quartiere e di fatica, erano di taglio molto pratico: corti giubbetti ed ampi calzoni (erano ancora quelli del 1812) di cotone bigio azzurro o di tela bianca in estate (bleu per artiglieria e genio). Con queste tenute si purlava di solito la berretta da quartiere. • Nel 1818 furono apportate le prime modifiche alle uniformi del 1816 adattandole nel taglio alla moda civile. Per quest'anno abbiamo due documenti che integrano le notizie scarse sulle uniformi , e cioè le tabelle dei generi di vestiario che accompagnavano il decreto del 21/11/1818 ed un regolamento della commessione del vestiario che fissava i criteri per la fabbricazione di alcuni capi di vestiario e di equipaggiamento (vedi Capitolo VI.8). Dopo i fatti del 1821-1822 l'esercito fu disciolto e ricostituito da capo e fino al 1827 il regno occupato da truppe austriache, che dovevano garantire al re Ferdinando e alla

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comunità internazionale la tranquillità dei suoi domini. Questa occupazione lasciò un'impronta nella foggia delle uniformi napoletane di quel periodo. Nel 1824 furono approvate, con la nuova Ordinanza amministrativa militare, nuove tabelle sul vestiario dei corpi; le principali modifiche furono rappresentate dalla introduzione di elmi per la cavalleria di linea e la modifica della forma degli schakot degli altri corpi. Questi vennero ancora modificati nel 1827 sul modello degli schakot della fanteria austriaca, mentre gli abiti vengono ammodernati e resi più attillati al corpo. Le ultime modifiche, o meglio la codifica delle variazioni che si erano venute introducendo negli anni, avvennero tra il 1829 ed il 1830, proprio al termine del periodo trattato in questo volume. Le bandiere dell'esercito borbonico seguivano la tradizione settecentesca; esse erano col fondo di colore bianco, ad eccezione delle bandiere colonnelle dei corpi della casa reale, che lo avevano invece cremisi. Le bandiere colonnelle avevano sul verso le armi reali, sormontate da una corona e circondate dalle insegne del Toson d'oro, il recto ed ambedue le facce delle altre bandiere (dette sensiglie) erano invece ornate delle croci di Borgogna e dell'ordine di S.Giorgio. Nella parte in basso era anche indicato il nome del reggimento o del corpo. Ai quattro cantoni di ogni bandiera vi era poi un giglio dorato contornato da fronde d 1alloro. Le bandiere dei corpi svizzeri facevano ancora eccezione alla regola, avendo il verso con l'emblema elvetico della croce bianca in campo rosso sulla quale campeggiavano gli stemmi dei cantoni da cui erano tratti gli uomini del reggimento, e l'altro lato era invece ornato delle armi reali. 2 Generali e Stato Maggiore 2.1 Ufficiali generali. Come più volte già affermato il decreto del 14 giugno 1815 relativo alla formazione del nuovo esercito del regno delle Due Sicilie, oltre a fornire indicazioni di carattere generale sulla formazione dei nuovi corpi, conteneva anche disposizioni sulle uniformi di varie classi di militari. Per quanto riguarda gli ufficiali generali fu stabilito che i tenenti generali, i marescialli di campo ed i brigadieri del nuovo esercito, sia in servizio attivo che sedentario, dovevano adottare l'uniforme ed i distintivi di grado delle classi degli ufficiali generali che erano in vigore nell'esercito siciliano. Questa uniforme era caratterizzata da un numero di ordini di ricami sui paramani, sul colletto e sull'abito in funzione del grado ricoperto, in oro per i tenenti generali ed i marescialli di campo ed in argento per i brigadieri, il cui disegno aveva distinto per cir- ca un secolo i generali delle dinastie borboniche regnanti in Europa (Franci;;i, Spagna, Napoli e Parma). Il criterio seguito nella distribuzione dei ricami è quello stesso in vigore anche negli anni successivi, 1ichiamato in tabella 1, con l 'unica differenza che i marescialli di campo portavano un ordine di ricamo in oro ed i brigadieri uno in argento. Richiamiamo brevemente gli elementi essenziali di tali unifonni, già descritte in un altro volume dell'Ufficio Storico (1 ). L'uniforme dei generali era costituita da un abito di panno bleu, simile nel taglio a

(1) Boeri, Crociani, L'esercito borbonico nelle guetTe napoleoniche 1789 - 1815.

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quella degli ufficiali di fanteria, con le falde cucite, rivoltate ed appuntate con due gancetti ai quali erano sovrapposti due gigli in oro o in argento a seconda del grado ricoperto. Il colletto, i paramani e le falde erano di panno scarlatto. Sui paramani erano posti i ricami distintivi del grado. Lo stesso ricamo ornava anche l'orlo davanti e le colonne dell'abito al di sotto dei due bottoni posti nella schiena all'altezza della vita. I bottoni erano argentati o dorati a seconda del grado. In inverno il gilet era di panno b.leu ed in estate di tela a color naturale; nelle occasioni di gala però il gilet era sempre bianco. I calzoni erano degli stessi colori. In un'epoca imprecisata sembra che i generali abbiano anche adottato calzoni di panno rosso con ricami dorati o argentati ai lati. Al di sopra dei calzoni si indossavano stivali al ginocchio di cuoio nero. Come tenuta di servizio era consentito l'uso di un abito simile con i soli ricam i distintivi, senza la bacchetta (cioè un listello dentato) agli orli del'abito, al colletto ed ai paramani. Il cappello era del tipo a bicorno ed aveva una coccarda rosso scarlatta con una ciappa a forma di sole d'oro a d'argento a seconda del bottone. Il cappello dal grado di m aresciallo di campo in su era guarnito di penne bianche tutto attorno al bordo. In vita i generali, quale distintivo di servizio attivo, portavano una sciarpa di filato d'argento e seta scarlatta terminante in due grandi fiocchi a frangia degli stessi colori. DISTINTIVI DE' DIVERSI GRADI MILITARI CHE SI USANO DAGLI INDIVIDUI DEL REAL ESERCITO 23 SETTEMBRE 1824

capitano generale tenente generale brigadiere

3 ricami in oro sui paramani 2 ricami in oro sui paramani I ricamo in oro sui paramani

{col {cappello {bordato {con un gallone d'oro a punta di {Spagna, guarnito di piume bianche {alla parte interna della {circonferenza e col sole cli rame {indorato.

Nota Per i generali di ogni rango il ricamo al collare è uno, differenziandosi il grado dal ricamo d'argento in oro, e dal numero dé ricami d'oro sui paramani. L'uniforme giornaliero dè general i è col solo ricamo nel collare e né paramani. Quello cli mezza gala clippiù ha un dente in giro suU'uniforme, cioè d'argento pè brigadieri e d'oro per gli altri. Quello di gran gala nel giro dell' uniforme ha un ricamo della grandezza eguale a quello del collare e dè paramani.

Tabella 1

La gualdrappa per la tenuta giornaliera era di panno bleu con un bordo scarlatto ed esternamente un bacchetta d'oro o d'argento, a seconda del ricamo, con due piccoli fiocchi d 'oro o d'argento, alle due estremità. Quella di gran tenuta era invece di panno scarlatto con un bordo bleu con un giro del ricamo distintivo; alle estremità della gualdrappa pendevano due fiocchi di dimensioni maggiori di quelli della gualdrappa giornaliera. Ai lati delle gualdrappe erano ricamate in oro o in argento le iniziali reali sormontate da una corona. Nel 1824, in occasione del riordino dell'esercito, vennero nuovamen te ribadite le disposiLioni in merito ai distintivi di grado di tutto l'esercito, ed anche degli ufficiali generali, fornendo alcuni elementi sulla tenuta ( 2), che tiportiamo nel seguito. Proprio al termine del periodo trattato nel presente volume, fu emanato un nuovo regolamento sull ' uniforme dei generali, del quale ci è pervenuto il testo (3) e che presentiamo nel seguito in quanto riassume in dettaglio le disposizioni precedenti e costituisce la base per il successivo periodo. (2) A.S.Na. Min.Guerra Fs.2798 (3) Brown's Military Collection, Providence R.l. USA

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Regolamento Pel vestiario del reale esercito Capo Primo Generali Disposizioni generali La giambcrga de' Generalj sarà di panno blu oscuro, con collare e paramani di pan-

no scarlatto, chiusa sul davanti con nove bottoni di metallo del diametro di 10 linee, e della forma segnata nella Tavola 1. N. 4.; l'inferiore di questi starà sull'umbilico: le falde cavalcheranno di dietro: le tasche saranno orizzontali e segnate in direzione del vuoto de' fianchi, e le patte tagliate a scudo saranno guernite di tre bottoni: due bottoni saran pure alla vita. Il collare, foderato ed orlato di panno blu, sarà tagliato ad angolo ottuso e dell'altezza da 2 pollici 6 linee a 3 pollici 10 linee. I paramani avranno altezza bastevole a comprendere i ricami che debbono starvi, come si dirà, e saranno guerniti di tre bottoni. Le falde avran tale lunghezza da radere la polpa della gamba ponendosi in ginocchio. I Generali avran tre uniformi; uno di gala cioè, che si porterà nelle gaie di Corte, e nelle grandi parate e cerimonie; di mezza gala, di cui si farà uso ne' circoli ordinari e straordinari di Corte, nelle parate ordinarie e cerimonie, nelle ispezioni periodiche ed eventuali, e nelle riviste; giornaliero infine, che sfodosserà nelle marce, negli esercizi, nelle evoluzioni d'istruzione, visite di quartieri, ed in ogni altro servizio non rimarchevole. Le giamberghe de' due primi uniformi avranno la fodera ed i rovesci delle falde di panno scarlatto, di panno blu quella del giornaliero. Le calza-brache saranno di panno bianco l'inverno, e di tessuto di filo o cotone bianco la state, e si porteranno coll'uniforme di gala a piedi soltanto. I soli Capitani Generali le avranno di panno scarlatto: con queste calza-brache si porteranno degli stivali alti sino al di sotto della rotula, tagliati dritti innanzi, e con un leggiero incavo nel _di dietro ove sarà l'unica cucitura. Gli sproni vi si adatteranno con corregge di 0

CUOJO.

A cavallo faranno uso di un pantalone di panno blu l'inverno, e di tessuto di filo o cotone bianco la state, legato sotto il piede da staffe della materia stessa: avranno allora gli sproni fissati al tacco dello stivale. De' pantaloni medesimi faran pure uso indossando la giamberga di mezza gala, o la giornaliera. Due saranno i cappelli, uno di gala e mezza gala, giornaliero l'altro. Ambi avranno la falda alta 9 pollici, il becco 7, e le ali 5 pollici 6 linee che formeranno un'apertura di 2 pollici 6 linee da ciascun lato, ove si porrà un fiocchetto formato da due strati, ciascuno di 6 canutiglie, di argento le superiori, di seta scarlatta le altre. Tali fiocchetti penderanno da una trina di argento larga 4 linee, nel cui mezzo sarà un rigo di seta scarlatta. La coccarda sarà di lana scarlatta, circolare, del diametro di 4 pollici, e fermata al cappello da una ciappa di rame dorato della forma segnata Tav. 2 N. 2 su cui sarà un giglio di argento. Nell'interno del cappello vi sarà una penna di astruzzo bianca, che ne sorpasserà l'orlo di 2 in 3 linee. Il cappello di gala e mezza gala sarà guernito tutto intorno da un gallone di oro a merli, largo nel massimo 40 linee e 29 nel minimo, di cui 5 linee saranno ripiegate nell'interno: il disegno del gallone sarà come nella Tav. 1 N. 5. IL cappello giornaliero sarà orlato di un gallone liscio di seta nera largo un pollice nell'esterno. Sul cappello di gala e mezza gala si porterà un pennacchio di penne di Airone bianco, alto 12 pollici, che all'origine sarà scarlatto per un pollice. 0

0

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La ciarpa sarà di seta scarlatta ed argento, tessuti insieme a forma di nastro: la fascia sarà larga 30 linee e divisa longitudinalmente in 4 strisce scarlatte e cinque di argento e foderata di pelle scarlatta in tutta la parte che cinge il corpo. Agli estremi vi saranno due fiocchi di canutiglie, di cui le superiori di argento e le inferiori di argento e seta scarlatta, lunghi ognuno 7 pollici, compresa la ligatura che avrà 17 linee. La ciarpa cingerà il corpo e ne penderanno dal nodo in giù due estremi lunghi 6 pollici che caderanno co' fiocchi sul mezzo della tasca sinistra della giamberga. I Generali useranno una spada ed una sciabla, ambe guernite di bronzo dorato: porteranno la prima ne' Reali Appartamenti ed a piedi; la seconda a cavallo in gran gala. I cinturoni della spada e della sciabla saranno di gallone di oro, largo 19 linee con tre fili rossi equidistanti, larghi ognuno 1 linea, ed avranno sul davanti un fermaglio di bronzo dorato col monogramma di S.M. in argento, Tav. 1 N. 7. I galloni e le conegge saranno foderati di pelle scarlatta. Il fiocco della spada e della sciabla sarà composto da un gallone di argento largo 1O linee e lungo 10 pollici, con tre fili paralleli di seta scarlatta per lungo, e da un fiocco di canutiglie di cui le superiori di argento e le interne di seta scarlatta, lungo 38 linee, compresa la legatura che ne avrà 16 e su cui sarà ricamato in oro il monogramma del Re. I guanti saranno di dante bianco senza guardamani. Il cravattino sarà di seta nera, orlata da una striscia di tela bianca larga 2 linee nella parte superiore. Non sarà permesso mostrar le punte della camicia, né il riccio de' manichini. Il soprabito sarà di panno blu oscuro, con collare rovesciato, e paramani del,panno medesimo. Sul davanti avrà due file di 9 bottoni ciascuna, parallele, e distanti 5 pollici. Due bottoni saranno alla vita, due alle tasche che saranno nelle colonne dell'abito, e due piccoli all'angolo de' paramani Fig. 5. Il cappotto sarà di panno blu scuro, con mantelletta che sorpassi di 1 pollice la punta delle dita distese, con collare e fodera blu, e con bottoni di metallo del modello Fig. 5. 0

Capitan Generale Le giamberghe di gala, mezza gala, e giornaliera di un Capitan generale saranno le stesse di quelle che si stabiliranno pe' Tenenti generali, con la differenza, che quella di gala avrà un ricamo su tutte le cuciture della larghezza di 22 linee e del disegno segnato Tav. 1. N. 1 senza però la bacchetta, e che sui paramani di tutte e tre vi saranno tre ordini del ricamo stesso, largo però soltanto 14 linee, avendo i paramani medesimi 54 linee di altezza, Fig. 1.

Tenente Generale La giamberga di gala di un Tenente Generale avrà i paramani alti 50 linee, e su di essa vi saranno due ordini di ricami in oro Tav. 1. N. 0 1 disposti in modo che la bacchetta a merli corrisponda all'alto del paramano stesso. Il collare e le tasche saranno parimente guernite di un ricamo, come vedesi Tav. 1. N. 3, 4. Intorno alla gìamberga vi sarà il ricamo segnato Tav. 1. N. 1 con la sua bacchetta che ne compierà l'intero giro passando al disotto del collare, in modo che di ciascun'ala del petto lo stesso ricamo sarà eseguito in modo che la larghezza media essendone di circa 30 linee non compresa la bacchetta, si diminuisca nel basso di 1h e si aumenti di altrettanto nell'alto presso 0

0

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al collare. Le estremità inferiori delle falde saranno rivoltate e cucite colla fodera in fuori, in modo che i vertici degli angoli di ciascuna siano a contatto. La fodera di ogni falda farà due pieghe, l'una delle quali termini nell~ estremità superiori della incavalcatura, e l'altra nel punto d'incontro della linea esteriore della falda, e della inferiore del petto. $ulle dette falde il ricamo prescritto per guernire la intera giamberga dovrà comparire come se fosse eseguHo, non solo su di ogni falda, ma anche sulla fodera, Tav. 1 N. 6, Fig. 2 e 3. La giamberga di mezza gala sarà simile alla precedente, ma invece di essere guernita da1l'interno ricamo, lo sarà dalla bacchetta a merli: il collare, le tasche, i paramani, ed il dintorno de' bottoni della vita ne saran però ricamati al modo stesso che nella precedente, vedi Fig. 4. Alla punta di ciascuna falda sarà ricamato un giglio d'oro sull'angolo del rovescio scarlatto. La giamberga giornaliera avrà solo i paramani ed il collare ricamati al modo delle precedenti, ed al basso delle falde avrà due gigli d'oro ricamati nel rovescio blu della fodera, Fig. 4. Gli sproni saranno di rame dorato. 0

Marescialli di campo Le tre giamberghe de' Marescialli di Campo saranno simili alle prescritte de' Tenenti Generali, ma su i paramani, che avranno 42 linee di altezza, vi sarà un solo ordine di ricamo.

Brigadieri L'uniforme de' Brigadieri sarà del tutto simile a quello de' Marescialli di Campo, ma il ricamo, ed i gigli al basso delle giamberghe, non che gli sproni saranno di argento.

Bardatura La bardatura de' cavalli sarà come alla Fig. 2. La testiera la groppiera ed il pettorale saranno di cuojo nero lucido guernito di bronzo dorato; il sottogola verrà formato da una catenetta del metallo stesso: il morso sarà di ferro con le borchie di bronzo dorato. Con gli uniformi di gala e mezza gala si porterà sulla sella una mantiglia di panno scarlatto, guernita intorno di un gallone di ferro con le borchie di bronzo dorato. Con gli uniformi di gala e mezza gala si porterà sulla sella una mantiglia di panno scarlatto, guernita intorno di un gallone di tiratiglio largo 3 pollici 3 linee. Agli angoli sarà ricamato il monogramma del Re con sopra una corona: il gallone ed il ricamo saranno sotto la sella un pannetto scarlatto guernito di un gallone largo 18 linee, Fig. 6. I tappafondi saranno di cuojo lucido nero, ed i fondi avranno l'estremità di bronzo dorato. Nelle marce e nei viaggi si permetterà di far uso di un pannetto simile al precedente, ma di panno blu.

Brigadieri graduati I Colonnelli graduati di Brigadieri allorquando comanderanno un reggimento, ne porteranno l'uniforme co' distintivi di Colonnello, e col ricamo di Brigadiere sulla parte 191


posteriore del paramano. ma se non comanderanno reggimento, porteranno l'intero uniforme assegnato a' Brigadieri.

Avvertenza generale Qualsivoglia posto occupi un Generale, sia qualunque la funzione che disimpegna, o l'arma cui è addetto, non potrà alterare in menoma parte l'uniforme che gli è dal presente regolamento assegnato. L'approvo Firmato - Francesco Per Copia conforme Pel Ministro Segretario di Stato della Guerra, e Marina impedito Il direttore Firmato - G.ni Bracchetti.

2.2 Stato Maggiore e Ufficiali aggregati Tra le prime disposizioni emanate i1 14 giugno 1815 sul riordino del nuovo esercito vi furono quelle relative agli ufficiali addetti allo Stato Maggiore dell'esercito. Gli aiutanti generali dell'esercito di Napoli, cioè l'ex esercito murattiano, pur conservando provvisoriamente il loro titolo dovevano vestire l'uniforme assegnata allo Stato Maggiore dell'esercito siciliano e portare il distintivo corrispondente al grado di colonnello. Tutti gli altri ufficiali addetti allo Stato Maggiore dell'esercito di Napoli dovevano indossare l'uniforme di quello siciliano con portarne anche i corrispondenti distintivi di grado. Gli ufficiali dello Stato Maggiore portavano in gran tenuta una giamberga di panno bleu, del tipo di quella degli ufficiali di fanteria, con colletto e paramani rossi e falde rivoltate di panno bleu. Ornava il colletto, i paramani, le asole dei bottoni al petto e le patte delle tasche un ricamo distintivo a foglie d'oro. Al colletto era anche posta un' asola dorata, caratteristica del corpo. Al punto di unione delle falde era apposto un emblema costituito da un piccolo trofeo dorato di bandiere. I bottoni erano di metallo dorato con il trofeo delle bandiere. In tenuta giornaliera si usava un abito senza ricami al petto ed alle tasche. In gran tenuta si portavano calzabraghe di panno bianco e stivali all'ussera. Il cappello era un bicorno come quello degli ufficiali di fanteria. Secondo quanto stabilito il 23 settembre 1824 gli aiutanti di campo dovevano portare sulla spalla destra un laccio d'oro o d'argento, a seconda del bottone, appuntato al petto e dovevano sempre portare il cappello a bicorno con bordo di gallone di seta nera.

3 Fanteria di linea Al momento della restaurazione della dinastia borbonica sul trono di Napoli la fanteria di linea, ai termini del trattato di Casalanza, dovette essere 1iorganizzata fondendo i reparti

murattiani esistenti nel regno continentale con quelli rientrati dal lungo esilio in Sicilia. Le truppe murattiane furono riunite in depositi provvisori, e vennero in seguito impiegate nei nuovi reparti che si andavano costituendo. 192


Per quanto riguarda le uniformi dei nuovi corpi che si venivano formando fu deciso di adottare come colore di fondo il bleu, portato dai reggimenti siciliani sin dal 1807, in luogo deJ bianco che contraddistingueva invece i reparti napoletani, forse anche per rimarcare il cambiamento avvenuto. L'uniforme della fanteria di linea serviva da modello nel tipo, con qualche piccola variazione, per quelle di quasi tutti i corpi a piedi e degli ufficiali dello stato maggiore delle piazze e dei servizi. Le nuove uniformi furono distribuite a tutti gli uomini solo verso la fine del 1816 e, fino a quel momento, la maggioranza delle truppe continuava a portare gli abiti di fatica o le vecchie uniformi dell'esercito siciliano o, in qualche caso, anche di quello murattiano con la sola sostituzione della coccarda al copricapo e della aggiunta di un giglio borbonico alla placca degli schakot. Con i decreti di formazione dei reggimenti che componevano la fanteria di linea fu infatti stabilito che l'uniforme di tutta la fanteria fosse abito di colore bleu scuro, con mostre e falde del colore di brigata. I primi reggimenti di ogni brigata erano poi contraddistinti dai bottoni di metallo giallo (dorati per gli ufficiali) che erano invece bianchi (argento per ufficiali) per i secondi reggimenti. L'abito della truppa, fino al grado di primo sergente, era di panno bleu, con le falde corte, ad un petto con una fila di nove bottoni posti sul davanti, tre su ciascuno paramano, tre ad ogni tasca disposta in verticale, due ai fianchi ed uno per parte sulle controspalline, che erano delJo stesso panno dell'abito. Oltre al colletto, ai paramani ed alle falde, del colore distintivo del reggimento (v. tab. 1), erano dello stesso panno i profili che ornavano il petto sul davanti, la vita, le controspalline e le tasche sul dietro. Il colletto era tagliato dritto ed alto ed i paramani erano tondi. Sulle falde un giglio, una cornetta o una granata ritagliate in panno bleu distingueva la compagnia di appartenenza. Per gli ufficiali tali distinti vi erano di ricamo dorato o di argento a seconda del bottone. Alle spalle, come già in uso nell'esercito borbonico in Sicilia, si portavano rolli di lana, che erano di colore rosso per le compagnie granatieri, verdi per i cacciatori e del colore reggimentale per le compagnie fucilieri, coperti di strisce di panno bleu. Oltre i rolli sulle spalle vi erano due controspalline di panno bleu, filettate del colore distintivo e fermate da un bottone verso il colletto. I sottufficiali avevano le strisce ai rolli ed il bordo delle controspalline ornate da un galloncino d'argento. Nel 1818 i rolli persero le strisce bleu e per le compagnie fucilieri di tutti i reggimenti divennero di lana bianca. I calzoni erano di panno bianco in inverno e di cotone bianco nell'estate. Essi arrivavano a coprire la polpa del piede. Sulla scarpa si calzava una ghetta bianca, portata al di sotto del calzone. Nel 1818 vennero introdotti nell'uso pantaloni di panno bleu per l'inverno con i quali si usavano ghette di panno nero, mentre rimasero di cotone bianco per l'estate. Il copricapo era uno schakot di feltro nero, di forma tronco-conica svasato verso il basso, con visiera e bordo superiore ed inferiore di cuoio nero, sul tipo di quelli portati dall'esercito francese. Molto probabilmente si erano utilizzati quelli ritrovati nei magazzini dell'esercito murattiano. Sul davanti di esso campeggiava la rossa coccarda di casa Borbone fermata da una piccola ganza di metallo, al di sotto della quale vi era una corona reale e una placca di ottone di forma romboidale recante impresso il distintivo della specialità del fante, cioè un giglio per le compagnie fucilieri, una granata per i granatieri ed una cornetta per i cacciatori. Come già detto, lo stesso distintivo, in lana bleu, era posto sulle falde dell'abito. Sempre lo schakot recava un piumetto dello stesso colore dei rolli posti alle spalle. Ornavano il copricapo cordoncini con fiocchi pendenti di lana degli stessi colori e due soggoli di metallo a scaglie. Al collo si portava una cravatta di cuoio nero fermata sul dietro da un fermaglio d'ottone sormontato da una fascetta di tela bianca. 193


La berretta da quartiere, o di polizia come usava dirsi, era di panno bleu del tipo a bustina con filetti alle cuciture, fiocchetto pendente sul davanti di lana di colore distintivo. Sulla parte anteriore vi era anche ritagliato in lana il simbolo della .specialità (giglio, granata o cornetta). I sottufficiali apponevano alla berretta un gallone del tipo di quello che indicava il loro grado sulle maniche. Il cappotto era di panno grigio con piccole mostrine al collo di panno di colore distintivo. Esso veniva portato a falde abbassate, e solo verso la metà del secolo venne in uso di portare i lembi delle falde sollevati. I guastatori erano considerati come granatieri, di cui portavano i rolli rossi alle spalle. In alta tenuta essi avevano un berrettone di pelo (probabilmente formato dal fusto di uno schakot ricoperto di pelo d'orso) con manica pendente di panno rosso scarlatto, pompon rosso e pennacchio bianco, di quasi certa origine murattiana. Al di sopra dell'abito si indossava, come era costume di questa specialità, un grembiule di cuoio bianco. I budrieri ed il cinturone, che si portava sopra il grembiule, erano anch'essi di cuoio bianco. Completavano l'abbigliamento i guanti bianchi alla crispina. L'armamento era costituito da un moschettone, una sciabola da granatiere ed un' ascia o una zappa che era assicurata mediante un apposito fodero di cuoio bianco al budriere a tracolla. I tamburi, i pifferi, e le cornette delle compagnie cacciatori, erano vestiti come i soldati comuni, ma venivano distinti mediante l'apposizione di un gallone di livrea reale al colletto, ai paramani, lungo le cuciture delle maniche, cinque chevron per parte sulle braccia e il gallone ornante ancora i profili delle tasche e foqnante uno scudo attorno ai bottoni della taglia, cioè all'altezza della vita nella schiena. E probabile che portassero, come nel peliodo seguente, pennacchi bianchi e/o rossi, ma non abbiamo potuto ritrovare, nella scarsa documentazione esistente, conferme in tal senso. Come buffetteria si portavano due budrieri di cuoio bianco incrociati sul petto per reggere la giberna e la baionetta (per i fucilieri) od anche la sciabola per sottufficiali, granatieri e cacciatmi. Gli ufficiali erano vestiti con gli stessi colori della truppa, ma le falde del loro abito erano più lunghe, di modo che quando chi l'indossava fosse inginocchiato le falde dovevano rasentare il suolo. Come era tradizione all'epoca i materiali impiegati nella confezione dei capi di vestiario degli ufficiali erano di qualità più fina rispetto a quelli impiegati per la truppa. Anche i bottoni e gli altri attributi di metallo in genere erano di maggior costo essendo inargentati o dorati. Tutti gli ufficiali in servizio portavano in vita una sciarpa di seta bianca e scarlatta con fiocchi ricadenti sulla sinistra. Gli ufficiali erano ulteriormente distinti mediante spalline a frangia in gallone, se di rango inferiore, o da galloni d'oro o di argento, a seconda del colore dei bottoni, posti sui paramani e sul colletto, se ufficiali superiori, secondo lo schema presentato in tabella 2 (valido in genere per tutti i corpi di linea). Gli ufficiali superiori insigniti di una graduazione di ufficiale generale ne portavano i ricami distintivi sui paramani oltre a quelli corrispondenti al loro grado nel corpo di cui indossavano l'uniforme. I pantaloni erano per l' alta tenuta del tipo a calzabraga di panno bianco ed andavano portati entro gli stivali. Fuori servizio si portavano di panno bianco in inverno e di cotone in estate. Anche gli ufficiali dal 1818 furono dotati di pantaloni bleu per la tenuta invernale. Tutti gli ufficiali in servizio armato portavano stivali di cuoio nero all'ussera. Gli ufficiali di compagnia portavano come copricapo uno schakot analogo a quello della truppa con i metallj e le cordelline dorate, mentre gli ufficiali superiori avevano il bicorno il cui modello fu stabilito il 1° dicembre 1816 (decreto n° 560). In base a questo 194


decreto venne prescritto che tutti gli ufficiali superiori dovessero portare un cappello appuntato a tre falde col bordo d'oro liscio. Sul cappello si appuntava poi, mediante una _ ganza dorata, una coccarda scarlatta. Gli ufficiali di compagnia portavano un budriere portabriquet a traverso del petto. Ufficiali e truppa delle compagnie granatieri in parata o nelle occasioni solenni indossavano un berrettone di pelo d'orso nero, probabilmente eredità dei depositi murattiani, con un pennacchio sulla sinistra e con cordoni come allo schakot. Come tenuta di servizio agli ufficiali era concesso l'uso di un soprabito di panno bleu ad un petto, con il colletto di colore distintivo. Fuori servizio anche agli ufficiali inferiori (e per qualche tempo anche ai sergenti) era permesso portare un cappello a bicorno, ma senza galloni nè distintivi di sorta. Tra il luglio ed il settembre 1815 fu stabilito di formare dieci reggimenti di fanteria di linea ed un reggimento estero, per i quali furono fissati, nei decreti costitutivi, i seguenti colori distintivi per le mostre:

Tabella 1 Colori distintivi della fanteria di linea 1815-1820 reggimento

mostre

bottoni

note

Re Regina Real Borbone Real Farnese Principe Principessa Real Napoli Real Palermo Principe Leopoldo Real Corona Estero

scarlatte scarlatte crem1S1 crerms1 gialle gialle celesti celesti verdi verdi scarlatte

gialli bianchi gialli bianchi gialli bianche gialli bianchi gialli bianchi bianchi

con alamari bianchi

I distintivi di grado per ufficiali e sottufficiali inizialmente furono quelli che erano in vigore nell'esercito siciliano (v. tab. 2), ma giĂ il giorno 11 ottobre 1815 (4) ven- ne stabilito che la nuova classe dei sottotenenti, che sostituivano gli alfieri il cui grado era per il momento abolito, portassero per distintivo una spallina di gallone a frangia (d'oro o d'argento a seconda del colore dei bottoni), che in un primo tempo doveva essere attraversata da una striscia rossa; gli aiutanti di battaglione dovevano invece portare due spalline senza frangia ed una sola sulla destra doveva distinguere i secondi portabandiera; i distintivi di grado possono quindi venire riassunti nella tabella seguente:

(4) A.S.Na. A.R.C.R. fs 927.

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Tabella 2 Distintivi di grado 1815 - 1821 grado

distintivo

colonnello 3 righe di galloncino dorato o argento sui paramani tenente colonnello 2 righe come sopra maggiore 1 riga come sopra capitano 2 spalline con frangia tenente I spallina con frangia a dritta sottotenente 1 spallina con frangia a sinistra aiutante di btg. 2 spalline senza frangia portabandiera spallina senza frangia a destra primo sergente due galloni oro o argento trasversali al di sopra del paramano secondo sergente un gallone oro o argento trasversale al di sopra del paramano foriere maggiore due galloni trasversali oro o argento sulla parte alta della manica foriere un gallone trasversale oro o argento sulla parte alta della manica caporale un gallone stretto di argento o dorato trasversalmente sopra il paramano carabiniere un piccolo gallone di lana (bianca o gialla) trasversalmente sulle maniche Il reggimento Estero, formato nel 1815, era vestito come la fanteria di linea con mostre scarlatte e bottoni di metallo bianco, ma alle bottoniere del petto, sui paramani, alle tasche ed al colletto i soldati portavano alamari di filo bianco (in argento per sottufficiali ed ufficiali). Dopo la parentesi costituzionale nel decreto del 1° luglio 1821 fu stabilito che, mantenendo sostanzialmente invariata l'uniforme del 1818, i colori distintivi dei primi quattro reggimenti, gli unici che al momento si venivano ricostituendo, fossero i seguenti:

Reggimento

mostre

bottoni

1° Re 2° Regina 3° Borbone 4° Principe

scarlatto scarlatto giallo giallo

gialli bianchi gialli bianchi

Man mano che veniva decisa la costituzione dei nuovi corpi in sostituzione di quelli soppressi furono emanate nuove disposizioni per i colori distintivi, cambiando quanto previsto per il reggimento Borbone, che, messo in brigata col nuovo reggimento Farnese, prese le mostre di colore cremisi ed il reggimento Principe, che cambiò il colore dei bottoni da bianco in giallo, essendo stato accorpato in brigata col nuovo reggimento Principessa, a cui veni vano dati invece i bottoni bianchi. Per raccogliere in un testo organico le disposizioni che si erano date a più riprese dal 1821 nel marzo 1824 "'.enne pubblicato il dettaglio del vestiario dè corpi di linea (v. Appendice I), che per quanto riguardava la fanteria prevedeva che gli abiti fossero di

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colore blò bordiglione stretti alla vita, e larghetti sul petto, con tasche verticali poste sul dietro. Come nel periodo precedente colletto, paramani, falde e profili al petto, alle tasche ed alle controspalline erano dei rispettivi colo~i distintivi. Questi ultimi, per i reggimenti nuovamente ricostituiti, erano stati fissati con il decreto del 4 luglio 1823; come indicato nella tabella 3.

Tabella 3 Colori distintivi della fanteria di linea 1823-1830 reggimento 1° Re 2° Regina 3° Principe 4 ° Principessa 5° Borbone 6° Farnese 7° Real Napoli 8° Real Palermo

Siciliano

mostre

bottoni

scarlatte scarlatte gialle gialle rosso cre1rus1 rosso crem1s1 celesti celesti

gialli bianchi gialli bianchi gialli bianchi gialli bianchi

verdi

bianchi

NB: Formato nel 1825

Alle spalle erano apposti i rolli di lana per distinguere le compagnie il cui colore era secondo lo schema seguente: - bianco per le compagnie fucilieri; - rosso per quelle di granatieri; - verde per i cacciatori. Sulle falde venivano disposti i distintivi della specialità: gigli per le compagnie fucilieri, granate per i granatieri e le cornette per i cacciatori. La truppa ed i sottufficiali avevano questi emblemi di panno bleu, mentre per gli ufficiali, inclusi gli aiutanti ed i portabandiera, questi erano di filo metallico del colore dei bottoni ricamati su panno bleu. Gli strumentisti avevano invece, come distintivo della loro professione, due lire ricamate sulle falde. Sopra i paramani, ancora di taglio tondo, erano disposti 3 bottoni per parte. I bottoni recavano al centro il numero d'ordine del reggimento. I calzoni, come nel periodo precedente, erano di panno bleu per il periodo invernale e di cotone bianco per l'estate. Con i pantaloni bleu si portavano, sopra le scarpe ghette, di panno nero, mentre cOn la tenuta estiva le ghette erano di tela bianca. Gli ufficiali avevano il calzone a calzabraga portato infilato entro stivali alJ'ungherese; ma dopo qualche anno (probabilmente già sulla fine del 1825) anche gli ufficiali portavano calzoni a pantalone. Alcune tavole contemporanee, conservate presso il Museo di S. Martino di Napoli, e che probabilmente si riferiscono al testo del Dettaglio ci indicano che la fanteria conservava ancora gli schakot del modello 1818. Con i nuovi schakot che si iniziarono a distribuire dal 1824 la forma degli stessi venne ammodernandosi, allargandosi la parte superiore ed rastremandosi maggiormente nella parte inferiore; nel 1827 con l'introduzio· ne di un nuovo modello lo schakot divenne meno voluminoso. 197


Lo schakot era quindi di feltro nero con una placca frontale romboidale di metallo giallo per tutti i reggimenti, recante nel mezzo il distintivo della specialità della compagnia di appartenenza dell'individuo, cioè il giglio, la cornetta o la granata. I sottogola erano a squame di metallo giallo con orecchioni tondi con una stella nel mezzo. La coccarda era retta da un sottile cappietto di metallo ed al di sopra di questa si portava il pompon che, fino al 1825, fu costituito da un corto pennacchio a tronco di pino terminante a punta, del colore dei rolli alle spalle, ed in seguito da pompon sferici di lana degli stessi colori. Il bordo superiore dello schakot era contornato da una fascia di cuoio nero per la truppa e di gallone giallo o bianco per i caporali e dorato o argentato per i sergenti (e gli ufficiali). I tamburi avevano al bordo dello schakot un gallone della livrea della casa reale oppure, come i musicanti della banda del reggimento, un gallone con il fondo di lana del colore delle mostre e ricami di fogliami di colore bianco o giallo a seconda del colore dei bottoni. Il cappotto era di panno grigio con piccole mostre a tre punte di colore distintivo al colletto. Sino al 1827 il cappotto era ad una sola bottoniera e dal 1827 fu invece a due petti. La berretta di quartiere era di panno bleu (di solito per confezionarla si adoperava il panno dei calzoni usati) con profili e fiocchetto di lana del colore distintivo. Sul davanti vi era il simbolo della specialità, cioè il giglio per le compagnie fucilieri, la granata o la cornetta per i granatieri o i cacciatori. I sottufficiali erano distinti da un gallone dorato o di argento. In tenuta giornaliera e di servizio ordinario gli ufficiali portavano un soprabito di panno bJeu con bottoni di uniforme al petto disposti in due file parallele ed una piccola mostra a tre punte del colore distintivo del reggimento al colletto. In alta tenuta gli zappatori erano distinti dal colbacco di pelo d'orso nero con un pennacchio di crini rossi ricadente: I colbacchi saranno tutti coverti di pelle d'orso di Moscovia, tinto in Francia, ben lucidi anche nell'interno dè peli; avranno una penna di crini color scarlatto; avranno un pompane grande anche di colore scarlatto. Avranno un cordone di cotone di Franeia; saranno forniti di squame e di emblemi di ottone e di incerata .. (5). Gli strumentisti delle bande dei reggimenti ebbero nuove uniformi nel 1824 (6). I bandisti indossavano un caratteristico colbacco di pelo d'orso nero con placca frontale di metallo dorato, visiera, pennacchio ricadente rosso, borsa laterale di panno del colore distintivo del reggimento ricamata in oro o argento, a seconda del colore del bottone, tenninante con un fiocco a pompon con le cifre reali sul davanti ricamate in oro o argento. L' abito era di panno fino bleu con colletto e paramani erano ornati di un gallone d'oro o di argento. Sul petto alle bottoniere vi erano ricami d'oro o di argento. Lo stesso tipo di ricami ornava anche i calzoni di panno. I due bottoni della taglia sul retro erano ornati di nodi di gallone all'ungherese. Gli strumentisti erano armati di spada. Il tamburo maggiore era vestito in modo ancora più sfarzoso. Il colbacco di pelo d'orso era più voluminoso di quello dei bandisti ed era ornato di quattro pennacchi bianchi alla cui base erano disposte penne rosse. Il colbacco era ornato di cordelline e fiocchi in oro o in argento, oltre la borsa di panno con ricami e fiocco terminale sempre in oro o in argento. I pantaloni erano per l'alta tenuta di panno rosso scarlatto, riccamente ricamati in oro o in argento, del tipo a calzabraga; con essi venivano calzati corti stivali di pelle chiara con orli di pelliccia e terminanti sul davanti con un fiocchetto all'unghe-

(5) Contratto del 30 giugno 1824 per la fornitura di 65 colbacchi ai reggimenti Principe, Principessa, Famese, Real Napoli e Real Palermo A.S.Na Giunta Contratti Fs.15. (6) A.S.Na Prot.Cons. Guerra Voi. 729.

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rese. La tracolla per la spada era di panno del colore distintivo con ricami, galloni e frange d'oro o d'argento; sul davanti vi era in argento massiccio uno scudo recante le armi reali, sormontate da una corona. La bassa tenuta era costituita da un abito e calzoni di panno bleu scuro con rolli di lana rossa alle spalle e· colletto e paramani ornati del gallone di livrea reale. La tracolla per la bassa tenuta era di panno del colore distintivo bordata attorno e guarnita nel mezzo con traversine del gallone di livrea reale ed una granata in oro o argento sulla parte in basso. L'arma bianca del tamburo maggiore era costuita da una caratteristica scimitarra alla turca. Lo schakot, come già osservato, era ornato sulla parte superiore di un bordo di gallone ricamato su seta il cui fondo era del colore delle mostre ed i ricami a fogliami erano d'oro o d'argento a seconda del colore dei bottoni. La placca frontale, recante una lira e due tube contornate di fronde, era in metallo dorato. Sullo schakot il tamburo maggiore portava un pompon sferico del tipo di quello degli ufficiali. La bassa tenuta dei bandisti era simile, ma avevano i paramani a punta ed il colletto ornati di un gallone e ricami in oro o argento anzichè della livrea reale. Nella tabella 4 sono elencati i distintivi di grado in vigore per l'esercito, che in qualche caso avevano subito una variazione da quanto previsto prima del 1821. Nel novembre 1829 i distintivi di grado dei sottufficiali vennero ancora variati; infatti la larghezza dei galloni divenne eguale per caporali e sergenti, ma essi venivano distinti dal numero di galloni, uno per i caporali e forieri, due per i secondi sergenti e tre per i primi sergenti e primi sergenti forieri (j forieri continuavano a portare i galloni sulla parte alta della manica). Al termine del periodo in esame (dicembre 1830) vennero anche modificati i distintivi di grado degli ufficiali, ma l'argomento sarà oggetto di trattazione nel volume successivo di questa serie.

Tabella 4 Distintivi dè diversi gradi militari che si usano dagli individui del real esercito 23 settembre 1824

colonnello tenente col. maggiore capitano comandante capitano tenente primo tenente secondo tenente aiutante portabandiera foriere maggiore primo sergente secondo sergente foriere caporale

3 galloncini all'estremità del paramano 2 galloncini all'estremità del paramano 1 galloncini all'estremità del paramano 2 spalline con giglio al di sopra d'oro se le spalline erano d'argento e viceversa 2 spall ine 1 spallina con giglio al di sopra alla spalla destra 1 spallina alla spalla destra 2 spalEne senza cannottiglia 1 spallina senza cannottiglia alla spalla sinistra 2 galloni d'oro o d'argento sulla parte superiore delle maniche 2 galloni d'oro o d'argento sulle maniche (al di sopra dei paramani) l gal1one c.s. 1 gallone c.s. sulla parte superiore delle maniche 1 gallone sulle maniche (al di sopra dei paramani)

NB: Gh ufficiali superiori avevano anche cappello bordato con gallone d'oro liscio. I colonnelli in seconda, che ancora esistevano nell'esercito, dovevano fare uso di 2 galloncini d'oro, ed uno d'argento disposto nel mezzo, o viceversa a seconda del colore dei bottoni del corpo in cui prestassero servizio. 199


Il 22 dicembre 1825 venne decisa la formazione di due reggimenti siciliani (in realtĂ ne venne formato uno solo). L'uniforme doveva essere simile a quella degli altri reggimenti di linea, le mostre erano di colore verde (tradizione dei reggimenti siciliani) ed i bottoni erano di metallo bianco, anche per il primo reggimento della brigata. Come altro distintivo particolare vi era un bottoncino con una piccola asola di filo bianco sul colletto dell'uniforme, almeno fino al 1827. In seguito tale particolaritĂ  venne eliminata. Dopo il 1827 le uniformi non subirono altre variazioni sino a tutto il 1830. Reggimenti svizzeri

Nel maggio del 1825 fu formato il primo reggimento svizzero, a cui seguirono nel corso dei successivi tre anni altri tre reggimenti. Le capitolazioni, concluse con i cantoni elvetici per la formazione di questi reggimenti, prevedevano che ad ogni sottufficiale e soldato dovessero essere consegnati i seguenti effetti: Ogni due anni un abito di panno un cappotto di panno uno schakot guarnito una copertina di schakot un pompon Ogni anno un paio di pantaloni di panno una veste con maniche di panno bianco una ben-etta da quartiere di panno 3 paia di pantaloni di tela, di cui uno di fatica 3 sottocalzoni di tela 4 paia di mezze ghette, di cui uno di panno nero e 3 di tela bianca 2 fazzoletti da tasca 2 paia di solature un libretto di sconto 2 paia di bretelle da pantalone 2 colletti neri con due bordi bianchi Generi forniti una tantum uno zaino d'ordinanza con corree una spazzola da abito una spazzola doppia per calzature una scatola di grasso una bors~ di vitello con: una spazzola di pelle per lucidare i bottoni 3 aghi una spoletta di filo bianco una spoletta di filo nero L'abito per tutti i reggimenti svizzeri doveva essere di panno rosso scarlatto, con mostre (colletto, paramani, profili alle tasche e alle controspalline) di colore reggimentale e falde rivoltate di colore bianco, uguale nella forma e nell'uso dei distintivi delle

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specialità delle compagnie a quelli della fanteria di linea nazionale. Nello schema seguente sono indicati i colori distintivi dei quattro reggimenti svizzeri:

Reggimento 1° svizzero 20 « » 30 « » 40 « >>

mostre

bottoni

celeste giallo paglia bleu nero

gialli gialli gialli gialli

Le mostre del 2° svizzero furono poi ben presto mutate da giallo paglia in colore verde in quanto sul primo non avrebbero ben figurato gli alamari gialli. Il quarto reggimento, di Berna, aveva dalla sua formazione galloni oro (gialli per la truppa) al colletto, ai paramani ed ai risvolti al petto. Questa disposizione venne poi estesa anche agli altri tre reggimenti. Alle spalle degli abiti della truppa erano apposti i rolli di lana: il colore bianco distingueva le compagnie fucilieri e granatieri (che inzialmente avevano i rolli rossi come i granatieri della fanteria di linea nazionale) ed il verde quelli dei cacciatori. Sul davanti dell'abito vi era una pettiglia di panno del colore delle mostre. Alla formazione del 2° reggimento fu deciso di apporre galloni gialli al colletto ed in seguito, come detto, anche al petto; in conseguenza di ciò anche al l O reggimento vennero dati gli stessi galloni. Nel 1827 i comandanti dei primi tre reggimenti chiesero di potere abolire la pettorina, ma ciò non fu concesso che alcuni anni dopo. Come già detto, il taglio delle uniformi e dei cappotti doveva essere uguale a quello delle truppe nazionali. I pantaloni per la gran tenuta invernale erano di panno bleu-celeste ed erano invece di cotone bianco per l'estate. I cappotti erano di panno bleu scuro con una piccola mostra rossa al colletto. La truppa aveva schakot simili a quelli delle truppe nazionali; le compagnie cacciatori avevano però in alta tenuta un pennacchio a pioggia di penne verdi simile a quello dei cacciatori della Guardia Reale. I granatieri in alta tenuta ostentavano un berrettone di pelo d'orso con pennacchio che fu rosso in un primo tempo, ma venne ben presto mutato in colore bianco, come i rolli alle spalle, giacchè tale colore meglio si intonava con il colore dell'abito. Bottoni, spalline, dragone (per gli ufficiali) erano di metallo giallo oro. Fuori servizio gli ufficiali potevano portare il cappello a bicorno, senza piumette di sorta e che doveva sempre essere fornito di pompon. I musicanti, inclusi i tamburi ed i pifferi delle compagnie, dovevano avere gli abiti con i colori invertiti rispetto a quelli della truppa, cioè rispettivamente per i 4 reggimenti celesti, gialli (poi verdi), bleu e neri con collelli e paramani di colore rosso. Gli ufficiali di sanità dovevano vestire la stessa uniforme di quelli dell'esercito napoletano (V. capitolo sui Medici). In tenuta giomahera si portava una veste bianca (una corta giacca a piccole falde), che aveva il collo, le falde, i paramani ed il petto filettati di rosso; in un primo tempo si portarono anche sulle spalle i rolli, rossi per fucilieri e granatieri e verdi per i cacciatori. L'uniforme dei componenti la sezione di artiglie1ia stabilita in ogni reggimento era simile a quella dell' artiglieria nazionale, cioè abito e calzoni bleu con mostre rosse, ma con gli alamari gialh al colletto ed alla pettorina rossa dell'abito, come quelli della fanteria svizzera, e con la placca allo schakot uguale a quella del reggimento a cui erano addetti. 201


Reggimenti di fanteria leggera I reggimenti di fanteria leggera formati nel 1817 erano vestiti di bleu come la fanteria di linea, con rolli verdi alle spalle e pompon di lana verde allo schakot. Purtroppo non ci sono pervenute disposizioni in merito ai colori distintivi delle mostre di ciascun reggimento; abbiamo potuto rintracciare solo i riferimenti ai colori di alcuni di essi. Il 1° reggimento leggero Marsi aveva le mostre di colore arancio ed il 2° Sanniti di colore verde pistacchio (7). Per i cinque nuovi reggimenti di fanteria leggera formati in Sicilia il 1° mar7.0 •1820 il decreto di costituzione prevedeva che l'uniforme dovesse essere uguale a quella degli altri quattro già formati, con le mostre ed i bottoni del colore come risulta dalla seguente tabella:

Reggimento

mostre

bottoni

5° leggero Messina «» Siracusa «» Catania « » Agrigento «» Trapani

rosa dante cilestro cilestro dante

oro oro oro argento argento

60 70 go 90

Dopo il 1821 i reggimenti di fanteria leggera vennero disciolti e non furono più ricostituiti nel seguito.

Battaglioni bersaglieri e cacciatori di linea I battaglioni di cacciatori-bersaglieri formati nel 1817 riassunsero le tradizioni dei battaglioni cacciatori che erano esistiti neJI' esercito borbonico durante tutto il periodo delle guerre napoleoniche e che erano poi stati sciolti nel 1812. Anche le uniformi furono ispirate a quelle degli antichi battaglioni. Infatti, come per essi, l'uniforme si componeva di una corta giacca di panno verde (che in un primo tempo fu in verità di colore verde erba e non già verde scuro) e pantaloni di panno grigio (8). Il nuovo corpo risentiva anche dell'influenza inglese, perchè, almeno secondo quanto risulta da un disegno coevo conservato al Royal Army Museum di Londra, la giacca era guarnita sul davanti da alamari a cordelline di lana nera all'ussera, secondo la moda dei r(fles dell'esercito britannico, fermate da bottoni di metallo giallo. Secondo un documento del 1817 il 3° e 5° battaglione avevano mostre gialle, mentre il 2° le aveva nere (9) e il 1° battaglione aveva ie mostre cremisi. All'inizio del 1821 fu decisa l'adozione delle mostre cremisi anche per il 4 ° battaglione, al quale furono anche assegnati i bottoni di metallo giallo. I sottufficiali dovevano essere armati con sciabole di modello particolare che, non essendo disponibili nel regno, dovettero arrivare dalle fabbriche di armi della Lombardia.

(7) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1100. (8) A.S.Na Segr.Ant. Fs. 918. (9) A.S.Na A.R.C.R. Fs. 1100.

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Verso il finire del 1820, in pieno periodo costituzionale, fu deciso di contraddistinguere le compagnie carabinieri (equivalenti ai granatieri della fanteria di linea) con rolli e pennacchio rossi e quelle dei volteggiatori con il colore giallo. Dopo la sfortunata vicenda del governo costituzionale i battaglioni cacciatori-bersaglieri furono disciolti •interamente, evidentemente per una partecipazione troppo sentita a tali eventi. Il dettaglio del marzo 1824, per quanto riguardava l'uniforme dei cacciatori, che intanto si venivano costituendo, stabiliva che essa fosse costituita da un corto abito verde a due file di bottoni gialli al petto Il 12 aprile 1825 il re approvava una nuova uniforme per i battaglioni cacciatori: «composto da spenzer verde, trenato con paramani e collare giallone; pantalone grigio con strisce giallone e cappello confanne a quello de cacciatori tirolesi» (10) .. .. probabile che, almeno per il copricapo, la disposizione abbia avuto una vita molto breve, giacchè tutte le illustrazioni che ci sono pervenute ci mostrano i cacciatori con schakot simili a quelli della fanteria di linea. Dopo il 1825, come risulta dall'ampia documentazione iconografica (stampe e quadri contemporanei) l'uniforme dei battaglioni cacciatori era costituita, per la truppa, da abito di panno verde scuro con colletto e paramani gialli e calzoni di panno grigio-celeste. Gli ufficiali avevano un abito lungo, simile nel taglio a quelli dei loro colleghi della fanteria di linea, dello stesso colore verde scuro, con colletto, paramani e filetto al petto, alle falde ed alle tasche di colore giallo. I bottoni erano di metallo dorato con l'impronta della cornetta ed il numero del battaglione. Alle falde erano inoltre apposte, una per lato, una cornetta in ricamo d'oro. Come i bottoni anche le spalline erano in gallone dorato. I calzoni della tenuta invernale erano di panno grigio-celeste, come per la truppa, con un filetto laterale di colore giallo, che nel 1827 divenne invece una banda laterale verde filettata ai due bordi esterni di colore giallo. In estate si usavano invece calzoni di cotone bianco. La placca allo schakot a forma di cornetta era di metallo dorato, sormontata da una ganza anch'essa dorata che reggeva la coccarda ed un ampio pompon in filato dorato con parte centrale in panno rosso ed iniziale dorate del sovrano. In vita, come gli altri ufficiali di fanteria, quelli dei cacciatori portavano la sciarpa di seta bianca e rosso-scarlatta. Gli ufficiali superiori portavano il cappello a bicorno con pennacchio ricadente di piume verdi. Quando erano montati avevano la gualdrappa di panno verde con bordo di gallone dorato e una cornetta agli angoli. Le trombe delle compagnie erano vestite come i soldati con l'aggiunta di un gallone dorato al collo ed ai paramani e di un gallone verde a fogliami gialli al bordo superiore dello schakot che era anche ornato da un pennacchio ricadente verde. I musicanti dei battaglioni cacciatori avevano un abito lungo verde con galloni e trene di color giallo oro. T guastatori in parnta portavano un colbacco di pelle d'orso nero con pennacchio e cordoni verdi e una placca a forma di cornetta d'ottone. Alle spalle rolli di lana verde con controspalline di ottone a squame. Si portava un grembiale di cuoio bianco retto in vita da una cintura a scaglie d'ottone che reggeva sul davanti una piccola giberna nera. Il 6° battaglione cacciatori formato nel 1828 con il battaglione del 2° reggimento siciliano, di cui fu decisa la cassazione, all'inizio vestì, probabilmente come 1isulta da una stampa coeva a cui non corrisponde purtroppo una conferma scritta, un'uniforme

(1 O) A.S.Na. Prot.Cons. Guerra Vol. 730.

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--particolare che conservava molti elementi del vestiario del reggimento siciliano. In fatti le mostre rimasero verdi, al colletto vi era l'asola bianca ed i bottoni erano di colore bian~o anzichè giallo come gli altri battaglioni; gli uomini ebbero tutti anche abiti lunghi. E probabile che questa tenuta fu conservata solo per poco tempo (forse i 2 anni della durata dell'abito), ed in seguito il battaglione venne vestito come tutti gli altri, col solo numero 6 sui bottoni, sulla placca dei cinturoni e sullo schakot a denotare il battaglione di appartenenza. 4 Cavalleria di linea. Come è già stato ricordato le uniformi di molti corpi dell'esercito delle Due Sicilie nel 181.? rimasero sostanzialmente quelle adottate nel 1812 dall'esercito borbonico in Sicilia. E questo senz'altro il caso della cavalleria di linea. Le fonti ufficiali in merito sono, al solito, abbastanza lacunose; i decreti di costituzione dei corpi fissavano genericamente solo il colore dell'uniforme e delle mostre; le tabelle del vestiario del 1818 elencavano gli indumenti che venivano fomiti ai diversi corpi, ma senza fornire eccessivi dettagli, qualche altra informazione aggiuntiva si può desumere dal già citato regolamento della commessione del vestiario e da contratti di vendita o di acquisto di panni o di effetti di vestiario stipulati in questi anni e pubblicati sul Giornale Ufficiale delle Due Sicilie. Viceversa le fonti iconografiche sulle uniformi della cavalleria nel primissimo periodo sono relativamente numerose. Dall'esame di queste fonti possiamo concludere che l'uniforme degli uomini di trnppa della cavalleria di linea nel 1815 era costituita da un abito corto di panno bleu, con una pettorina di panno del colore distintivo a doppia bottoniera; in tenuta giornaliera la pettorina veniva portata rovesciata, lasciandone talvolta scorgere un lembo. Dello stesso colore distintivo erano il colletto, le faldine ed i paramani, che alcune fonti ritraggono tondi ed altre a punta. L'abito aveva le spalle guarnite da controspalline di squame di metallo, del colore dei bottoni, soppannate di panno del colore della Brigata e di due rolli di lana del colore distintivo oppure rosso scarlatto per le compagnie scelte. Nel 1818 furono fissati nuovi modelli, in rame, per le squame delle spalline. I pantaloni erano bianchi, di panno in inverno e di cotone in estate. In un secondo tempo, probabilmente nel 1818, furono introdotti nell'uso anche calzoni di panno bleu con una banda laterale del colore distintivo per l'alta tenuta e solamente bleu per la tenuta ordinaria. Il copricapo era costituito da uno schakot di feltro nero con placca di metallo, forgiata a scudo sannita, al di sopra del quale vi era una corona, con l'insc1izione delle iniziali reali FR (Ferdinandus Rex), e soggolo di metallo a scaglie. Alcune fonti iconografiche riportano una granata o una cornetta entro la placca, al posto delle lettere. Forse ciò valeva per le compagnie scelte, che furono in realtà ben presto abolite. Sul davanti vi era anche un pennacchio ricadente di crini rossi, sostituito in piccola tenuta da un pompon rosso. Talvolta i soldati sono invece raffigurati con pennacchi diritti bianchi o rossi (forse quest'ultimo colore per le compagnie scelte). Probabilmente in alta tenuta allo schakot venivano aggiunti cordoni e fiocchi di lana rossa che venivano agganciati al petto sul lato destro. Alcune illustrazioni ritraggono i soldati della seconda Brigata (reggimenti Principe Reale e Borbone) con cordoni bianchi, anzichè rossi . Per i casi di tempo inclemente sullo schakot veniva portata una copertina d'incerata. In seguito, secondo quanto appare da alcuni quadri dell'epoca che ritraggono solda-

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ti della cavalleria di linea, sul davanti dello schakot comparivano solo in metallo le lettere delle inziali del re (F.B.) sormontate dalla corona reale. La truppa era inoltre dotata di un cappotto di panno bianco con mostre al colletto di colore distintivo. Il decreto n. 175· del 9 novembre 1815 fissava i colori distintivi per i reggimenti della seconda brigata di cavalleria: «/ due reggimenti che costituiscono la seconda brigata di cavalleria della linea, si denomineranno il primo reggimento Principe Reale, ed il secondo Real Borbone. L'uniforme del reggimento real Principe sarà di color bieu, colla retto e paramani di colore giallo, con spalline e bottoni di colore d 'oro. L'un(forme del reggimento Borbone reale sarà di colore bleu, collaretto e paramani di colore giallo, con spalline e bottoni d'argento>>. Possiamo aggiungere (anche se relativamente a questi due reggimenti non venne pubblicato uno specifico decreto) che per i reggimenti costituenti la prima brigata, Re e Regina, colletto e paramani erano rosso scarlatto, con bottoni e spalline rispettivamente oro ed argento. Le buffetterie erano di cuoio bianco, con fibbie e placche d'ottone. Gli ufficiali vestivano un'abito simile a quello della truppa, ma confezionato con materiali di miglior qualità. Gli ufficiali inferiori portavano spalline a frangia di gallone dorato o d' argento, a seconda del colore dei bottoni, mentre gli ufficiali superiori erano distinti da galloni sui paramani ed al colletto, il tutto secondo lo schema di tabella 2 del capitolo sulla fanteria di linea. In servizio gli ufficiali erano ulteriormente distinti da sciarpe di seta bianca e scarlatta portate in vita, come è già stato riferito a proposito della fanteria di linea. Per gli ufficiali inferiori il copricapo era costituito dallo schakot come quello della truppa, con i metalli dorati e le cordelline anche in filo d'oro o d'argento. Gli ufficiali superiori portavano invece un cappello a bicorno con bordo di gallone d' oro ed una coccarda rossa fermata da una ganza dorata. Fuori servizio tutti gli ufficiali portavano il cappello a bicorno senza altro ornamento che la coccarda ed una piccola ganza. Non abbiamo trovato disposizioni in merito al vestiai;-io delle trombe, ma da alcuni schizzi e per analogia con il periodo precedente, riteniamo probabile che esse fossero vestite con i colori rovesciati rispetto ai soldati, cioè con l'abito del colore delle mostre e, in alta tenuta, con un colbacco basso di pelo con una placca frontale a raggiera (del tipo di quella portata dalle trombe dell' artiglieria a cavallo di questo periodo), probabile eredità murattiana. Il dovere vestire da capo il nuovo esercito non fu un'impresa facile, sia per i costi che erano a carico di un erario del tutto esaurito, sia perchè non si potevano reperire tutti i generi necessari in breve tempo. Si cercò perciò di fare uso, almeno all'inizio, di quanto era ancora in grado di servire dei due eserciti, murattiano e siciliano. Il reggimento Principe, ad esempio, nel novembre 1815 ricevette in un primo momento, in modo da potere esibire gli uomini vestiti in modo uniforme, gli abiti verdi della cavalleria dell'esercito dei volontari siciliani ( 11 ). La stessa disposizione venne presa ancora nel febbraio 1816 per vestire gli uomini del reggimento Borbone. La compagnia delle guide dello Stato Maggiore fu formata del dicembre 1815 sulla base dell'analoga unità che già esisteva nell'esercito siciliano di cui conservava l' u-

(11) A.S.Na A .R.C.R. Fs. 944.

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niforme. Il decreto istitutivo, all'art. 3 così la descrive: «L'uniforme della compagnia delle guide sarà lo stesso di quello stabilito in Sicilia, cioè all'ussera. L'abito sarà di colore bleu con colletto e paramani di colore scarlatto. Il pantalone sarà di panno di colore bleu per l'inverno con striscie rosse, e di cottone bianco per l 'està; lo schakot avrà una placca sulla quale vi dovrà essere l'emblema dello Stato Maggiore ed un pennacchio di piume nere con punta rossa, secondo il modello adottato per gli altri corpi. La sciarpa di lana color bianco e rosso. Il restante vestiario dovrà essere in tutto consimile agli altri corpi di cavalleria». L'armamento e l'equipaggiamento erano costituiti da carabina, 2 pistole, um1 sciabola, una sabretache, una piccola giberna ed un portacarabina. La sella doveva essere all'inglese con una gualdrappa di panno bleu con un bordo rosso all'intorno e l'emblema dello Stato Maggiore posto agli angoli. Nel 1817 venne costituito un reggimento di dragoni, denominato real Ferdinando. La sua uniforme, che abbiamo potuto ricostruire da alcuni contratti di fornitura di panno ed effetti e da alcuni schizzi contemporanei, era costituita da un abito di colore verde dragone, cioè verde scuro, come quelli dei dragoni francesi. Le mostre, cioè colletto, paramani e falde erano di colore giallo. Dello stesso colore erano i rolli sulle spalle, mentre tutti i metalli, incluse le scaglie alle spalline, erano di metallo giallo. In capo portavano un elmo con grande placca frontale in ottone, un esemplare del quale ci è pervenuto; l'elmo era sormontato da una cresta di ciniglia nera. In alta tenuta si indossavano calzoni di panno bianco con grandi stivali alla scudiera, mentre in tenuta di servizio si portavano calzoni di panno grigio forniti di bottoni lungo le cuciture laterali. In una illustrazione tali calzoni appaiono inoltre fornite di balzane di cuoio all'interno della gamba per rinforzo del panno. Il berretto da scuderia era di panno verde con una fascia di colore distintivo. L'armamento era costituito da una carabina e da una sciabola lunga e dritta a squadrone con elsa di ottone. Nel 1819 vennero anche creati i cacciatori a cavallo (nazionali ed esteri), che adottarono l'unifo/me dei battaglioni bersaglieri a piedi. La giubba era di panno verde con alamari di cordelline nere; colletto e paramani erano di panno nero; di lana nera erano anche i rolli alle spalle, con il corpo della spallina di squame di rame come gli altri corpi di cavalleria. Bottoni e metalli erano di colore giallo. Come distintivo di un corpo di cavalleria i cacciatori portavano in vita una sciarpa all'ussera di lana bianca e rossa, probabilmente del tipo di quelle portate dalla cavalleria borbonica in Sicilia dopo il 1808. Il copricapo era, come per i bersaglieri a piedi, uno schakot con pennacchio recante una cornetta in metallo giallo sul davanti. Dopo la ricostituzione dell'esercito, seguita ai moti del 1820, verso il 1823 furono modificate in modo sostanziale le uniformi della cavalleria di linea. Ridotti i reggimenti a soli due (cavalleggeri Re e cavalleggeri Regina), scomparve la varietà dei colori distintivi che fino ad allora avevano contraddistinto i vari reggimenti e, nel decreto del I luglio 1820, si assunse per colletto e paramani il solo colore scarlatto, distinguendosi i due reggimenti tra di loro per il colore dei bottoni e del metallo delle spalline e dei fregi; tale colore era giallo per il reggimento Re e bianco per il reggimento Regina. Un'altra grossa novità venne rappresentata dall'adozione dell'elmo a cresta, sormontato dalla ciniglia nera, sul modello di quello dei dragoni austriaci, che rimpiazzò completamente lo schakot, che 1imase invece in uso per i cavalleggeri della Guardia Reale. L'abito della truppa era di panno bleu scuro, ad un petto, con colletto alto e paramani tondi di colore rosso scarlatto. Il davanti e la vita erano orlate di un filetto di panno rosso. Il bordo delle falde, che erano corte e 1ivoltate, era ricoperto di una striscia di panno rosso. I bottoni erano tondi di metallo giallo, o bianco a seconda del reggimento, disposti in 0

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numero di nove a chiudere il petto, uno per parte a chiudere le falde, due all'altezza della taglia della vita nella schiena ed uno sul lato sinistro, poco al di sopra della vita, per allacciare un passante di panno bleu filettato di rosso p~r reggere il cinturone. Sulle spalle si portavano due spalline di metallo del colore dei bottoni a squame, terminanti con un piatto tondo, senza frange, e soppannate del colore distintivo. I calzoni erano bianchi, di panno in inverno e di cotone in estate. In un primo tempo, sino al 1825 circa, si portavano stivali di cuoio nero al ginocchio al di sopra dei calzoni, e in un secondo tempo i calzoni furono indossati al di sopra dello stivale, e venivano fissati mediante un tirante che passava al di sotto dalla scarpa. Il copricapo era, come anticipato, un elmo di cuoio nero con una placca frontale in ottone recante nel mezzo le iniziali reali, una cresta in ottone sbalzato con la parte superiore a foglie; la cresta era normalmente sormontata dalla ciniglia. Sul davanti dell'elmo vi era una visiera di cuoio con un bordino di ottone; anche il coprinuca era di cuoio con un analogo bordino. Completavano l'elmo due orecchioni a scaglie di ottone. Attraverso il petto si portava una bandoliera di cuoio bianco che reggeva una giberna nera, e al di sotto di essa vi era un'altra bandoliera con il moschettone a molla di acciaio per reggere la carabina. In vita si portava un cinturone di cuoio bianco con una placca d'ottone, sulla quale campeggiavano le iniziali del re. In parata si portavano guanti di pelle giallina, con i crispini bianchi al di sopra dei polsi. L'armamento era costituito da una carabina, una sciabola con elsa d'ottone e fodero d'acciaio, e due pistole. La bassa tenuta per i servizi giornalieri e gli esercizi consisteva in una giacca corta alla vita, senza falde, di panno bleu con il collo, paramani, petto e vita filettati in rosso. Sulla sinistra vi era anche un passante, come per l' aJta tenuta. I calzoni da scuderia erano di panno o di cotone di colore grigio, lunghi fino a coprire il piede. Come berretto da scuderia, ossia di bassa tenuta, si portò in un primo tempo (sino al 1825 circa) una berretta di panno a bustina, come quelle della fanteria con filetti alle cuciture e fiocchetto ricadente di colore rosso. Dopo il 1825 fu invece adottato un berretto tondo di colore bleu e filetti rossi, con una fascia attorno al capo e visiera di cuoio. Il cappotto da cavalleria era di panno bianco con la fodera rossa, con la pellegrina ed il colletto alto. La gualdrappa era di panno bleu con filetto esterno rosso e le iniziali del re apposte agli angoli a punta. Il coprisella era di pelle nera. La valigia sulla sella era in panno bleu con una banda rossa sul bordo esterno e una croce di panno rosso nel mezzo. Tutti i finimenti erano di cuoio nero con parti metalliche in ottone. L'abito di alta tenuta dei trombetti della cavalleria era del taglio di quello della truppa, ma di colore rosso con le mostre ed i profili al petto, alla vita e alle falde bleu. Il petto era guarnito da nove alamari bianchi e rossi con un filetto turchino al centro; la stessa trina guarniva le cuciture dell'abito nella schiena ed un gallone simile ornava il colletto ed i paramani. La gualdrappa dei musicanti era di panno rosso scarlatto, colla cavallerizza di pelle bianca di capretto, orlata da una banda e cifre reali F.B. ai <lue lali, gialle pel il 1° reggimento e bianche per il 2 °, e la valigia di panno celeste con lacci di seta, gialla o bianca a seconda del reggimento. Gli stendardi reali della cavalleria di linea erano bianchi di forma quadrata, con lancia in ottone. Nel centro recavano sul recto le armi reali e la scritta con il nome del reggimento, sul verso le due croci di Borgogna e dell'ordine costantiniano con il nome del reggimento. Una frangia dorata accompagnava tutti gli orli esterni. Gli stendardi sensigli erano analoghi, ma non recavano le armi reali sul recto bensÏ erano ornati delle due croci su entrambi i lati. Il 23 settembre 1824 vennero fissati nuovamente i distintivi di grado per l'esercito.

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Per la cavalle1ia fu stabilito che essi dovevano essere uguali a quelli della fanteria (v.) con la differenza che i galloni che distinguevano il grado dei sottufficiali dovevano essere cuciti ad angolo sul braccio. Nel dicembre 1828 venne creato il nuovo corpo dei lancieri real principe Ferdinando. La p1ima uniforme, ispirata alla analoga specialitĂ dell'esercito russo o di quello prussiano, era costituita da un abito corto e calzoni di panno bleu scuro, con mostre (colletto e paramani) di colore rosso scarlatto. L'abito aveva il petto con due file di nove bottoni di metallo bianco, i paramani a punta recanti sul davanti al culmine della punta un altro bottone. Le falde erano di panno bleu, filettate di scarlatto, tagliate leggermente ricurve ed erano tenute ferme da altri due bottoni. Tutte le cuciture delle maniche e della schiena erano filettate di scarlatto. La schapska sul modello di quella degli ulani prussiani e russi aveva la coccia di cuoio nero con una placca frontale di metallo e la parte superiore coperta di panno rosso; sulla sinistra vi era un pompon di lana rossa a cui, in alta tenuta, veniva fissato un pennacchio bianco. I calzoni erano di panno bleu con due bande laterali di panno rosso, in estate di cotone bianco. I calzoni di scuderia erano di panno grigio con un filetto esterno rosso. Il berretto da fatica, come per i cavalleggeri di linea, era di panno bleu, tondo con la visiera di cuoio nero ed una banda in basso di colore rosso. Il cappotto per la truppa era di panno bianco con ampia pellegrina. Tutta la buffetteria era di cuoio bianco con le parti in metallo in ottone. La gualdrappa e la valigia erano di panno bleu. La gualdrappa era orlata da una banda rossa e recava agli angoli le cifre reali, mentre la valigia aveva il tondo orlato da una striscia rossa ed una croce rossa nel mezzo. La banderuola della lancia era divisa in due strisce orizzontali, quella superiore rossa e quella inferiore bianca. La tenuta degli ufficiali era simile a quella della truppa, ma l'abito era leggermente piĂš lungo, le spalline erano in argento e tutti i metalli erano dorati o argentati. In vita gli ufficiali portavano, come in tutti gli altri corpi dell'esercito, la sciarpa. Il cappello di piccola tenuta per ufficiali aveva una fascia in gallone d'argento e le iniziali reali sulla fronte ricamate in filo d'argento. Il loro soprabito era di panno bleu con una piccola mostra scarlatta al colletto e con i bottoni di uniforme. La gualdrappa degli ufficiali era anch'essa in panno bleu con un bordo e le cifre reali d'argento. I trombetti erano vestiti come la truppa, con le seguenti differenze. I calzoni erano in panno rosso con una doppia banda laterale bianca. Colletto e paramani erano orlati di un galloncino bianco. La schapska aveva un pennacchio ricadente di penne bianche e azzurre. I cordoni della tromba erano bianchi e azzurri. La gualdrappa era di panno rosso con banda laterale e cifre bianche.

5 Artiglieria, treno e genio. Con il decreto emanato il 12 giugno 1815 riguardo alla formazione di un solo esercito tra quello napoletano e il siciliano fu stabilito che nei corpi di artiglieria e genio dell'esercito di Napoli gli ufficiali avrebbero dovuto vestire l'uniforme che indossavano gh stessi corpi nell' esercito siciliano. Allo stesso modo si dovevano regolare per i distintivi di grado. 208


Il 24 agosto 1815 con il decreto con cui si costituivano due reggimenti di artiglieria, Re e Regina, fu anche stabilita l'uniforme della truppa. Riportiamo nel seguito il testo degli ai1icoli a tale riguardo. art.9) L'uniforme di questi due reggimenti sarà di colore bleu con paramani e collaretto scarlatto. Il bottone sarà d'oro, in mezza del quale vi sarà una piramide di dieci palle sormontata dalla nostra Corona reale..... art.IO) Sopra le spallette degli uffiziali d'artiglieria vi sarà di getto in argento la piramide di dieci palle colla corona al di sopra. art.11) Gli u_ffiziali superiori e gli ajutanti maggiori del reggimento Re porteranno il pennacchio allo schakos di penne bianche. Tutti gli altri individui del corpo l'avranno di penne bianche con quelle della cima rosse. Nel reggimento Regina poi il pennacchio sarà rosso per gli uffiziali superiori ed ajutanti maggiori; e rosso colle penne della cima bianche per gli altri individui. art.I2) I reggimenti di artiglieria saranno armati con moschettoni e sciable corte..... art. 7) In ognuno dé due reggimenti vi saranno due bandiere collo stemma e saranno portate dà due ajutanti sotto-ujjiziali del piccolo stato maggiore del rispettivo reggimento. Per le due compagnie di cannonieri artefici e quella di artefici pontonieri del corpo di artiglieria, formate alla stessa data, furono emanate le seguenti prescrizioni: L'un(forme delle compagnie di artefici sarà lo stesso che quello dé due reggimenti di artiglieria di terra, tanto pé colori e bottoni quanto pel modello. Gli artefici però porteranno il pennacchio allo schakos di color bleu. La stessa disposizione vigeva per la compagnia dei pontonieri. L'armamento era lo stesso di quello prescritto per i due reggimenti. Anche le spalline degli ufficiali erano uguali a quelle degli ufficiali dei due reggimenti. Sempre alla stessa data venne anche stabilita la formazione di una brigata di artiglieria a cavallo. Citiamo nel seguito gli articoli del relativo decreto che fanno riferimento all'uniforme, armamento e bandiere: art.7) La brigata di artiglieria a cavallo avrà uno stendardo collo stemma [le armi reali] e sarà portato dall'ajutante porta-stendardo del piccolo stato maggiore. art.8) La brigata di artiglieria a cavallo sarà armata di sciable e pistole.... art.9) L'uniforme dell'artiglieria a cavallo sarà di color bleu con paramani, collaretto e pettini scarlatto. Il bottone sarà rotondo avendo nel mezza la piramide di dieci palle sormontata dalla nostra corona reale, come nell'artigleria di terra..... art.IO) Sopra le spalline degli uffiziali dell'artiglieria a cavallo vi sarà di getto in argento la piramide di dieci palle colla corona al di sopra; il tutto simile all'artiglieria di terra. Come nella fanteria di linea, a cui il corpo dell'artiglieria era equiparato, gli ufficiali superiori portavano il cappello a bicorno con un pennacchio di colore bianco per il reggimento Re e rosso per il reggimento Regina, come era stabilito nel decreto già citato. Il taglio degli abiti era appunto uguale a quello della fanteria di linea, ma i paramani erano tagliati per il lungo ed avevano un filetto bleu verticale che continuava in rosso sopra la manica; l'apertura veniva chiusa da tre bottoni di metallo (uno sul param ano e due sopra la manica). Sulle spalle gli artiglieri portavano rolli di lana rossa. Sulle falde vi erano piccole granate in lana gialla (in filo dorato per sergenti ed ufficiali), come pure ai lati del colletto. Per il servizio giornaliero gli artiglieri indossavano corte giacche di panno bleu con mostre rosse; nel 1815 queste avevano piccole falde rosse, ma in seguito le falde furono abolite. Con tale tenuta si portavano pantaloni di panno o di tela bleu con ghette nere. Il copricapo di quartiere era una bustina di panno bleu con gallone, filetti e fiocco di lana rossa ed una granata gialla sul davanti. Nel 1815 furono ancora indossati gli effetti avanzati dell'esercito murattiano, tra cui pantaloni e vesti a maniche

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(giacchette) bianche ed anche abiti e calzoni grigi. Nel 1817 fu deciso che la dragona della sciabola fosse di cuoio bianco anzichè in lana rossa come era stato sino ad allora. Per quanto riguarda la brigata di artiglieria a cavallo essa continuò a portare l'uniforme che aveva il corpo nel!' esercito siciliano; la brigata di linea non fu in realtà costituita completamente, ma si formò in sua vece con gli stessi uomini solo il corpo della Guardia Reale, che, come vedremo, aveva quasi la stessa uniforme sopra descritta con l'aggiunta di una pettorina rossa e galloni d'oro per ufficiali e sergenti e di lana gialla per la truppa al petto ed al colletto. T r:nmmJssari rli artiglieria dovevano vestire di bleu, come gli altri commissari dell'esercito, con le mostre di colore cremisi ed i ricami distintivi del grado e probabilmente le granate dorate alle falde e al colletto. L'uniforme del treno era costituita da abito e calzoni di panno bleu con colletto e paramani rosso e falde in un p1imo tempo rosse e più tardi bleu profilate di rosso. Di rosso erano profilati anche il petto, la vita e le tasche, disposte verticalmente. Alle spalle vi erano rolli di lana rossa. I bottoni erano di metallo giallo. Lo schakot era ornato di pennacchio, cordoni e fiocchetti rossi. Il 24 maggio 1816 fu stabilito di concedere al corpo del treno di artiglieria di linea di apporre una granata sulle falde come era in uso nell'artiglieria. Anche il corpo degli artiglieri littorali venne organizzato contestualmente. L'uniforme prescritta era uguale a quella dei reggimenti di artiglieria, ad eccezione della fodera dell'abito che doveva essere di colore bleu, e non rosso scarlatto, e del fatto che non dovevano portare pennacchio allo schakot. Le spalline degli ufficiali inoltre non recavano la piramide di palle nè la corona reale. L'armamento della truppa era simile a quello della fanteria di linea. L'uniforme dell'artiglieria e del treno della Guardia Reale era basata su quella portata già dall'artiglieria a cavallo dell'esercito siciliano, i cui componenti avevano, come già visto, costituito la base per la formazione del corpo della Guardia Reale. Essa era costituita da un abito di panno bleu scuro con paramani, colletto, falde, profili e rolli alle spalle di colore rosso scarlatto. I bottoni e la fregeria metallica erano di colore giallo (oro per sergenti e ufficiali). Al petto, alle tasche e ai paramani erano apposti galloni di colore giallo. Come i corpi di cavalleria le controspalline erano di metallo giallo a scaglia. Il copricapo era uno schakot di feltro nero con fregi di metallo giallo e cordoni e pompon di lana rossa scarlatto (i cordoni mescolati a lana oro per i sergenti e dorati per gli ufficiali). Le trombe in alta tenuta avevano una giubba di colore rosso scarlatto con mostre bleu ed indossavano un caratteristico colbacco di pelo d'orso. Gli ufficiali incaricati di prestare servizio nel genio dovevano portare l'uniforme che aveva il corpo nell'esercito siciliano. Riassumiamo per comodità del lettore quanto già riportato in proposito in L'esercito borbonico dal 1789 al 1815 già citato. L' uniforme di gran tenuta degli ufficiali, fissata nel 1813, era di panno bleu con mostre, fodera e profili al petto ed alle tasche di colore scarlatto. Il colletto, i paramani e 1' apertura delle maniche al di sopra del paramano erano guarniti da un ricamo in argento, costituito" da una serpentina attorno a due bacchette, che rimarrà caratteristico del corpo per tutto il periodo in esame. Il davanti dell'abito era chiuso da una fila di otto bottoni in argento, che recavano a rilievo un elmo alato (il simbolo che sarà poi adottato al colletto dei soprabiti degli ufficiali). Sulle falde era posto un rombo di panno bleu, orlato d'argento e recante nel mezzo un giglio in ricamo d'argento. Le spalline erano in argento ed avevano sul piatto in oro il simbolo di una corazza sormontata da un elmo alato. Gilet e calzoni erano di panno bianco. In vita si doveva portare la sciarpa d'argento e seta scarlatta come gli altri ufficiali dell'esercito. Il cappello era bordato da un gallone d'argento ed aveva una coccarda scarlatta fer210


mata da una ganza d'argento appuntata ad un bottone d'uniforme; la coccarda era sormontata da un pennacchio bianco. La piccola tenuta era costituita da un abito bleu a due petti con falde appuntate e senza mostra (cioè paramani, colletto e fodera erano dello stesso colore dell' abito), portante però il ricamo dél corpo al colletto ed ai paramani. I bottoni ed il distintivo alle falde erano uguali a quelli della gran tenuta. Sull'abito si portavano le spalline simili alla gran tenuta. Il cappello era liscio, con una piccola coccarda retta da una ganza d'argento e da un bottone. Gli alunni (cadetti) non portavano nè spalline nè sciarpa in vita, ma avevano alla spalla sinistra il laccio d ' argento dei cadetti. La gran tenuta dei soprastanti, graduati e non, era simile a quella degli ufficiali, ma il ricamo compariva solo al colletto. Coloro che non avevano il grado da ufficiale non portavano la sciarpa in vita. Il bordo al cappello era più stretto di quello degli ufficiali. I fiocchetti al cappello e la dragona della sciabola erano uguali a quelle degli aiutanti della fante1ia. La piccola tenuta era anch'essa simile a quella degli ufficiali, con il ricamo solo al colletto. L'aiutante maggiore ed il quartier mastro avevano un gallone d'argento attorno al colletto ed ai paramani anzichè il ricamo del corpo. L'uniforme dei capi maestri era bleu con mostre e fodere scarlatte, senza alcun ricamo, e le falde si portavano abbassate e non appuntate. Il decreto di formazione del reggimento zappatori minatori del 26 ottobre 1815 stabiliva che per la truppa l'uniforme fosse di colore bleu con paramani e colletto scarlatti, con bottoni di metallo bianco recanti due scuri incrociate. Sullo schakot vi era un corto pennacchio bianco. Gli ufficiali dovevano invece portare l'uniforme del genio. Il corpo dei pionieri ricevette le nuove uniformi nel marzo 1819. Esse erano costituite da un abito lungo ed un paio di pantaloni di panno bleu con paramani di velluto nero e colletto e rivolte alle falde di colore rosso. Sulle falde si portava l'emblema del corpo, cioè due trofei di bandiere, ricamate in lana. La piccola tenuta era costituita invece da una giacca (senza falde) e pantalone di colore bleu; la giacca aveva un piccolo colletto e paramano scarlatto (12). Dopo la ricostituzione dell'esercito dal 1823-1824 furono stabilite alcune modifiche alle uniformi per i corpi facoltativi. Come per la fanteria di linea le modifiche si andarono introducendo poco alla volta; nel 1827 furono infine modificati gli schakot ed i cappotti. I reggimenti di artiglieria continuarono ad essere vestiti di abiti bleu con mostre rosse (i paramani erano tagliati come già indicato in precedenza) e bottoni di metallo giallo. Sulle falde dell'abito della truppa vi erano due granate di lana gialla (in filo dorato per sergenti ed ufficiali) ed al collo una granata anch'essa gialla. In estate i pantaloni per l'alta tenuta erano di colore bianco, mentre in inverno erano di panno bleu. Alle spalle i soldati avevano due spalline con il piatto di metallo giallo a squame e le frange di lana rossa scarlatta. Gli artiglieri del reggimento Re erano contraddistinti da un pompon rosso con il centro bianco e quelli del reggimento Regina al contrario pompon bianco con centro rosso. Gli ufficiali inferiori avevano invece un pompon in filo d 'oro e centro rosso recante nel mezzo le cifre reali (come gli alt1i ufficialI della fanteria). Il bordo superiore dello schakot era ricoperto di un gallone di lana gialla per la truppa, di seta color d'oro per i sergenti e di filo dorato per gli ufficiali. La placca dello schakot era costituita da una piramide di palle di cannone ed i sottogola erano di metallo giallo.

(12) A.S.Na Min.Guerra Fs. 1453.

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Gli ufficiali superiori portavano un cappello a bicorno con bordo di gallone dorato, ganza dorata fermata da un bottone di uniforme che reggeva la coccarda rossa; gli ufficiali del reggimento Re artiglieria aveano un pennacchio rosso e quelli del Regina un pennacchio bianco. La gualdrappa per il servizio montato era di panno b]eu con un bordo di gallone dorato e granate dorate agli angoli. Per gli ufficiali era prevista una bassa tenuta costituita da un abito a due bottoniere tutto di panno bleu; al colletto erano apposte due granate in ricamo di filo dorato. I calzoni con questa tenuta erano di panno bleu in estate ed in cotone bianco in estate. Con questa tenuta, inoltre, anche agli ufficiali inferiori era concesso l'uso del cappello a hi corno, che recava la coccarda rossa con una ganza di gallone dorato ed un bottone con una piccola granata. In servizio gli ufficiali potevano anche indossare un roccappotto (o capottina) di panno bleu con una doppia bottoniera dritta al petto e le due granate al colletto. Con il roccappotto gli ufficiali inferiori dovevano portare lo schakot. La tenuta di servizio degli artiglieri era costituita da una corta giacca senza falde di panno bleu, con due file di bottoni al petto ed il colletto di panno rosso con una granata gialla per parte. In inverno i calzoni erano bleu ed invece bianchi in estate. Il cappotto era della stessa forma di quella stabilita per i reggimenti della fanteria della linea, fino al 1827 circa ad un solo petto e dopo a due petti, ma di panno bleu anzichè grigio come la fanteria. Al collo vi era un filetto di panno rosso, cosÏ come alle controspalline. Una granata gialla ornava i due lati del colletto. Con questi capi si portava comunemente il beITetto da quartiere che era di panno bleu con un gallone, filetti, cordoni e fiocchetti rossi e sul davanti vi era una granata di panno rosso. I sergenti avevano il gallone e la granata dorati. La truppa aveva anche una piccola uniforme di panno bleu, senza falde, con paramani rossi e mostre rosse al collo (in altre fonti il colletto è interamente rosso e senza granata), sulla quale non si portavano le spalline ma solo controspalline di panno bleu filettate di rosso. Il davanti della giubba ed il bordo inferiore erano filettati di rosso. Con quest'abito si po1iava lo schakot. Tutti i cuoiami erano imbiancati. Gli artiglieri erano armati di moschetto, baionetta e sciabola. I tamburi avevano come distintivo della propria funzione, in alta tenuta, innestato sul pompon un pennacchio 1icadente a pioggia di penne rosse (reggimento Re) o bianche con punta rossa (Regina), un gallone al bordo superiore dello schakot rosso sul quale vi erano intrecciati cerchi bianchi; collo e paramani erano bordati con un gallone della livrea reale. Con lo stesso gallone erano formati nove alamari che terminavano con un fiocchetto per parte che ornavano il petto. Le maniche erano inoltre ornate da cinque galloni della stessa livrea disposti trasversalmente sul braccio. Il portacassa era di cuoio imbiancato con una granata di metallo giallo ed una placca per reggere le bacchette dello stesso metallo. La cassa del tamburo era di rame, ed i cerchi erano dipinti a bande trasversali bleu e rosse. I tamburi erano armati di sciabola. I musicanti della banda in alta tenuta indossavano un abito lungo e calzoni di panno bleu fine con paramani e colletto e falde rosso scarlatto. Colletto e paramani erano bordati di un gallone dorato, cosÏ come i bottoni posti all'allezza della vita nella schiena. Una granata dorata era apposta ai due lati del colletto e sulle falde. Lo schakot era ornato di un pennacchio di piume ricadenti bianche e rosse. In tenuta giornaliera si indossava ancora un abito e calzoni di panno bleu con colletto e paramani rossi bordati di un piccolo gallone dorato. Il tamburo maggiore in alta tenuta aveva calzoni attilati di panno rosso ricamati e bordati d'oro all'ungherese, con un gran colbacco di pelo d'orso nero ed un pennacchio rosso. La manica del colbacco era di panno scarlatto ricamata d'oro e terminante con un fiocco dorato. Il budriere era ricoperto di panno rosso con galloni dorati ai lati ed una granata pure d'oro al centro. 212


La brigata artefici armieri ebbe la stessa uniforme, ma i pompon allo schakot e le frange delle spalline erano di co1ore celeste ( 13). Gli artiglieri litorali erano contraddistinti da_un bordo di colore arancio allo schakot, pompon tondo e frange delle spalline di colore arancio. I soldati del treno dell'artiglieria di linea avevano un abito e calzoni di panno bleu con colletto rosso. Alle spalle dell'abito erano apposti rolli di lana rossa. I paramani erano tondi di panno bleu con un filetto rosso ed una patta rossa a tre punte. Le falde erano bleu con profilo rosso. Le tasche, disposte in orizzontale, erano orlate di rosso. I bottoni erano di metallo giallo. Lo schnknt era ornato di cordoni e pompon rosso; la placca era di metallo giallo. I soldati della sezione di artiglieria dei reggimenti svizzeri, come indicato a proposito di questi ultimi, erano vestiti con abiti simili a quelli dell'artiglieria nazionale, ma erano distinti dall'uso di galloni gialli al colletto, ai paramani ed alla pettorina dell' abito, che era di colore rosso.

Artiglieria e treno della Guardia Reale L'uniforme dell'artiglieria a cavallo della Guardia Reale continuava ad essere simile a quella indossata dai suoi componenti nel periodo precedente. Essa consisteva di abito e calzoni di panno bleu scuro con colletto, paramani, falde e pettorina di panno rosso scarlatto. I calzoni di panno bleu (in alta tenuta invernale) erano ornati, in alta uniforme da un banda gialla con un filetto scarlatto al centro. Il collo e le falde portavano una granata di lana gialla (oro per sergenti ed ufficiali). Petto, paramani, tasche (disposte in orizzontale sul retro con un filetto rosso) erano ornate di alamari di lana gialla (in seta color d'oro per sottufficiali e in filato d'oro per gli ufficiali) terminanti con un fiocchetto, del tipo di quelli indossati dalla fanteria della Guardia Reale. In vita la truppa portava una sciarpa all'ussera di lana bianca e cordoni rossi. Le spalline erano di metallo giallo a scaglie con frange di 1ana scarlatta (frammiste ad oro per i sergenti). Lo schakot era di feltro nero con un bordo superiore di gallone di lana gialla (seta dorata per sergenti), placca e soggoli di ottone, pompon di lana rossa (di filo dorato per ufficiali) e cordoni e fiocchi di lana scarlatta (mista ad oro per sergenti). L'uniforme del treno della Guardia era analogamente simile a quella del treno della linea con l'aggiunta di una pettorina di panno scalatto e alamari gialli al petto, ai paramani e alle tasche.

Genio L' uniforme degli appartenti al corpo del genio dopo le riforme del 1821-1822 era abito di panno bleu con colletto, paramani e falde di colore rosso. I bottoni ed i metalli erano di colore bianco. Il colletto e i paramani erano ornati del tipico ricamo a catenella d'argento, giĂ portato dagli ufficiali del Genio dell' esercito siciliano. Il reggimento di zappatori minatori era vestito con un abito bleu e paramani, colletto, falde e profili di colore rosso scarlatto. I bottoni erano di metallo giallo con l' emblema del corpo a rilievo. Alle spalle spalline con il corpo di metallo giallo e frangia di lana rossa, del tipo di quelle degli artiglieri. Lo schakot, del tipo di quelli della fanteria,

(13) A.S.Na Contr. Fs. 3.

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recava sul davanti una placca costituita dall'emblema del corpo (un trofeo di bandiere incrociate) in metallo giallo e un pompon sferico di lana rossa. I tamburi avevano colletto e paramani orlati del gallone di livrea reale, così come le maniche. L'orlo superiore dello schakot era coperto da un gallone rosso con cerchi incrociati bianchi. I Pionieri erano vestiti ugualmente con i bottoni di metallo bianco. Il 22 ottobre 1828 furono emanate nuove disposizioni in merito agli ufficiali appartenenti all'ufficio topografico, tra cui alcune sulla loro tenuta: «Tutti gli uffiziali destinati al real ufficio suddetto, vestiranno l'un(forme del corpo al quale sono assegnati, coll'aggiunzione di un'asola in ricamo d'oro al collare, giusta il modello annesso all'originale del presente decreto. Gl'ingegn.eri del real ufficio topografico avranno l'uniforme simile a quello degli uffìziali del real corpo del genio, senza alcun distintivo di grado militare, ma colla asola al collare, simile in tutto a quella prescritta per gli uffiziali destinati all'ufficio».

6 Corpi di Casa Reale 6.1 Compagnia delle reali Guardie del corpo La compagnia delle guardie del corpo alla sua ricomposizione nel 1815 ricevette uniformi ispirate al corpo analogo istituito presso i Borboni di Francia. Come è stato più volte ripetuto a proposito degli altri corpi dell'esercito, non disponiamo di testi regolamentari sulle uniformi di questo periodo, ma le raffigurazioni di guardie del corpo in vari quadri ed incisioni d'epoca ci permettono di ricostruire senza eccessive difficoltà i I loro aspetto. L'elemento che più di ogni altro caratterizzava gli appartenenti a questo corpo di elite era la bandoliera, di tradizione settecentesca, di pelle bianca a scacchi di seta verde con bordi e tn1mezzi di gallone d'argento e fibbie e fermagli dorati. Quando erano in servizio le guardie del corpo indossavano sempre a tracolla, come principale distintivo, questa bandoliera. L'abito delle guardie era ad un petto di panno bleu, con colletto, paramani, falde e profili al petto ed alle tasche di colore rosso scarlatto. Sul petto, sulle tasche e sui paramani, in conispondenza dei bottoni, vi erano alamari d'argento. Sulle falde vi erano due gigli per parte in ricamo d'argento. A tutte le guardie erano distribuiti guanti alti di pelle gialla col crispino bianco. I calzoni erano di pelle bianca per l'alta tenuta a cavallo ed altrimenti di panno bianco. Per il servizio a cavallo le guardie calzavano inoltre alti stivali neri alla scudiera. Il copricapo era costituito da un bicorno nero con coccarda scarlatta fermata da una ganza dorata e sormontata da un pennacchio bianco. Gli abiti .degli ufficiali e degli esenti della compagnia, almeno da come appare da un ritratto di un esente, erano ancora di stampo settecentesco con una particolare gallonatura di argento a volute tonde molto ampie. Dopo il 1823 nella generale rifo1ma dell'esercito e delle sue uniformi, anche le guardie del corpo ricevettero un nuovo modello di uniforme. Il cambiamento più vistoso consisteva nell'adozione di un elmo di metallo bianco con cresta d'ottone dorata ricoperta da ciniglia nera, ad imitazione di quelli delle guardie del corpo francesi. L'abito per la tenuta giornaliera era di panno bleu con le mostre rosse, sul taglio di quello degli ufficiah della cavalleria di linea, con nove bottoni d'argento al petto, quattro su 214


ogni paramano, tre per lato alle tasche disposte in orizzontale e due all'altezza della vita e un alamaro d'argento al colletto e ai bottoni dei paramani e delle tasche. I calzoni erano di panno bleu con una banda laterale d'argento. Con questa tenuta si portava un cappello a bicorno gallonato d'argento con pennacchio bianco a pioggia. Gli ufficiali che erano insigniti del grado di generali dell'esercito portavano al cappello gallone e placca da generali. In alta tenuta si portava al petto dell'abito, che era ancora bleu con mostre rosse, una pettorina rosso scarlatta con nove bottoni per lato e alamari di filato d'argento. I bottoni recavano come distintivo tre gigli sormontati da una corona. Sulle falde vi era ancora, in argento, il distintivo dei gigli. Le tasche ed i paramani avevano galloni d'argento alle bottoniere. Un altro gallone d'argento ornava il colletto. Alle spalle si portavano spalline d'argento disposte a seconda del grado ricoperto. Anche la bandoliera venne mantenuta uguale a quella del periodo precedente. In alta tenuta si portavano guanti di pelle con i crispini bianchi . Per servizio a cavallo in alta tenuta si portavano calzoni di pelle bianca con alti stivali neri alla scudiera. L'armamento delle guardie era costituito dalla tipica spada ad elsa con conchiglia dorata e da una carabina. La gualdrappa era di panno bleu con bordi esterni ricoperti di gallone d'argento e filetto rosso e le iniziali reali alle estremità . La tenuta dei trombetti era di panno rosso scarlatto con le mostre e la pettorina bleu, cioè con i colori dell'abito invertiti rispetto a quelli delle guardie. Per qualche anno i trombetti non portarono l'elmo, ma ebbero invece un cappello a bicorno con un pennacchio di penne a pioggia di colore azzurro e bianco. Degli stessi colori, azzurro ed argento, erano i cordoni della tromba e la drappella era in velluto azzurro con frange e ricami in argento. Quando, probabilmente nel 1827, i trombetti vennero dotati di elmo esso aveva una ciniglia bianco e azzurra. Gli ufficiali della compagnia che erano insigniti del grado di ufficiali generali ne portavano anche i distintivi al di sopra dell'uniforme propria della compagnia; in particolare portavano le spalline e la sciarpa di seta e d'argento da generale e i ricanti del grado al di sopra dei paramani e del colletto. Anche la gualdrappa era diversa da quella delle guardie, essendo rossa scarlatta con bordo e cifre in argento.

6.2 Compagnia degli alabardieri Un elenco di generi di vestiario da distribuirsi nel 1816 agli alabardieri della compagnia di Palermo, poi confe1mato anche per quelli di Napoli, è il primo cenno che si ritrova sulle uniformi di questo corpo, che rimasero in un primo tempo praticamente invariate rispetto a quelle portate dagli alabardie1i durante il periodo siciliano, e, curiosamente, molto simili anche a quelle degli alabardieri che montavano la guardia al palazzo reale sotto il regno di Murat. L'abito era di panno bleu con mostre rosso scarlatto, del taglio simile a quello degli ufficiali di fanteria, con le tasche disposte però orizzontalmente. Sulle falde vi erano, in ricamo d' argento, due gigli per parte. I bottoni erano di metallo argentato. Il cappello era del tipo a bicorno. Il cappotto, che era fornito ad ogni componente della compagnia, era di panno bleu con mostre rosse e bottoni argento. L'armamento era costituito dalla alabarda e da una spada portata tramite un budriere a tracolla di cuoio bianco. Dopo la riforma del 1823 l'uniforme degli alabardieri non subÏ grosse modifiche; i colori di base rimasero gli stessi. Al petto dell 'abito, sui paramani e sulle tasche furono apposti alamari in filato d'argento. 215


6.3 Compagnia di polizia del real palazzo L'uniforme della compagnia di polizia del real palazzo, che ebbe una breve esistenza, è ben documentata in alcune stampe contemporanee ed in alcuni ritratti dell'epoca. L'abito degli uomini di truppa era di colore azzurro celeste, con mostre, cioè colletto, paramani e falde di colore rosso scarlatto. I bottoni erano di metallo argentato ed erano disposti come per gli abiti della fanteria di linea. Sulle spalle si portavano rolli di lana bianca. Il colletto era inoltre ornato di un alamaro bianco. I calzoni erano bianchi (di panno in inverno e di cotone in estate), al di sotto dei quali si portavano le ghette, anch'esse bianche. Lo schakot era ornato di una placca frontale di metallo argentato, due sottogola a scaglie di metallo giallo ed un pennacchio bianco. Al di sopra della placca vi era la coccarda borbonica. Gli ufficiali avevano anch'essi l'abito celeste, ma con una pettorina rosso scarlatta, con le bottoniere ornate di alamari a punta di gallone d'argento. Alle spalle si portavano le spalline d'argento. Tutti i metalli dello schakot erano dorati o argentati. In vita si portava la sciarpa di seta a righe scarlatte.

6.4 Fanteria della Guardia Reale: reggimenti granatieri e cacciatori Non sono noti testi regolamentari sulle uniformi della fanteria della Guardia Reale; le prime informazioni che si ritrovano nei documenti dell'epoca sono quelle contenute nelle tabelle dei generi di vestiario del 1818 e qualche accenno a contratti di acquisto o vendita di effetti di vestiario riportati nel Giornale Ufficiale delle Due Sicilie. Sono comunque egualmente ben documentate le tenute dei granatieri e cacciatori della Guardia attraverso l'iconografia contemporanea, in particolare per merito di diverse raccolte di incisioni ed alcuni quadri. Dall'insieme di queste fonti si può affermare che la fanteria della Guardia Reale, continuando la/tradizione instaurata nel 1800 e mantenuta durante la lunga pennanenza in Sicilia dell' esercito borbonico, era vestita con abiti di colore rosso con mostre di colore bleu. I granatieri erano caratterizzati, in alta tenuta, dal berrettone di pelo d'orso con pennacchio bianco posto sulla sinistra. In tenuta giornaliera o in marcia si portava uno schakot con placca frontale di ottone, recante nel mezzo una granata, e pennacchio bianco. Per la truppa l'abito era corto di colore rosso ed aveva colletto, paramani e falde di panno bleu. Il colletto aveva un profilo esterno di panno rosso. Al petto vi era una pettorina, cioè risvolti, di panno bleu. Pure di lana bleu filettati di fettuccia bianca erano i rolli sulle spalle. Sulle falde, quale distintivo della specialità, si portavano due granate a fiamma di lana bianca (in argento per sergenti ed ufficiali). Dopo il 1818 i rolli divennero rli lana bianca. Fino al 1818 i calzoni erano del tipo apampiera di panno o di cotone bianco, a seconda della stagione. Dopo il 1818 furono adottati calzoni del tipo a pantalone di panno bleu in inverno e cotone bianco in estate. In alta tenuta al petto, ai paramani e sulle tasche vi erano alamari di filo bianco. Tutti i cuoiami erano bianchi. I guastatori detti anche zappatori, cioè i soldati armati di piccone o di zappa posti alla testa del reggimento, vestivano l'abito dei comuni, ma in alta tenuta portavano un grande grembiale di cuoio bianco, al di sopra del quale si portavano le bandoliere ed una cintura in vita, che reggeva una piccola giberna nera. In capo portavano un colbacco basso e tondeggiante con fiamma ricadente di panno rosso, terminante con un fiocco di 216


lana bianca, e sul davanti vi era un pennacchio bianco al di sopra di una nappina rossa. Come tutti i guastatori dell'epoca dovevano portare una ampia e fluente barba scura. Sulle maniche, come distintivo della loro specialità, ,avevano inoltre due scuri incrociate di lana bianca (in argento per il caporale). Anche l'armamento era di tipo particolare, infatti i guastatori avevano una daga a sega con elsa in ottone forgiata a testa di leone, mentre come arma da fuoco avevano un moschetto corto. La zappa o la picca venivano portate in un fodero di cuoio bianco posto sul retro e retto da una delle bandoliere. Gli ufficiali erano vestiti come la truppa, ma il loro abito era di misura più lunga, come è già stato detto a proposito della fanteria di linea, e la qualità dei panni era più fina di quella della truppa. In particolare il panno dell'abito era di colore scarlatto intenso. Gli alamari erano tutti in gallone d'argento. Come distintivo di grado gli ufficiali della fanteria della Guardia Reale portavano le spalline, che erano d'argento ancorchè i bottoni fossero dorati. Gli ufficiali delle compagnie portavano, in servizio, il copricapo come quello della truppa, mentre gli ufficiali superiori portavano il cappello a bicorno con gallone dorato a punta di Spagna e coccarda rossa. Anche il cappello era dotato del pennacchio bianco. In tenuta giornaliera e fuori servizio tutti gli ufficiali potevano portare il cappello a bicorno con la sola coccarda ed una ganza per reggerla. Come gli ufficiali dei corpi di linea anche quelli di fanteria della Guardia Reale portavano in vita, quale distintivo di servizio, la sciarpa di seta bianca e scarlatta (argento per gli ufficiali superiori). Gli ufficiali subalterni portavano stivali neri, all'ungherese, sotto il ginocchio. Gli ufficiali superiori, quando erano montati, calzavano stivali da cavalleria e la gualdrappa era di panno bleu scuro con un bordo d'argento e le cifre reali in argento ricamate agli angoli. Le due punte posteriori della gualdrappa terminavano in due grossi fiocchi di filo d'argento. Le tabelle allegate all'Ordinanza del 1818 forniscono il seguente elenco di generi destinati alla fanteria della Guardia Reale: colbacchi e schakot abito scarlatto con rolli abiti di gala per tamburo maggiore e per musicanti giubba di panno bianco giubba di cotone bianco pantalone di panno bleu cappotto di panno grigio berretta di panno bleu sacco di pelle (zaino) bandoliera di gala per tamburo maggiore bandoliera di caporal tamburo Tenute particolarmente ricche e vistose erano indossate dai m usicanti della banda

grande e piccola dei reggimenti granatieri. Il tamburo maggiore ed i tamburi erano contraddistinti da abito con i colori inversi a quelli della truppa e cioè giacca bleu con mostre rosse e ricami in argento. I tamburi delle compagnie avevano anch'essi la giacca bleu a mostre rosse, ma gli alamari erano in filo bianco come la truppa ed al collo. Ai paramani e sulle braccia portavano i galloni della livrea reale. Gli strumentisti, che avevano la piazza di soldato avevano invece abiti rossi a mostre bleu. Tutti portavano colbacchi di pelo bruno-nero con vistosi pennacchi e cordoni e fiocchi d'argento. Facevano parte della banda, eredità del periodo siciliano e murattiano, alcuni strumentisti negri (in genere schiavi mori fattisi cristiani) che vestivano fantasiosi abiti alla turca costituiti da 217


--camicioni ed ampi bragoni bianchi con corpetti a maniche corte e svasate di panno ricamati minuziosamente in argento con una fascia bleu in vita; il copricapo era costituito da un turbante bianco avvolto attorno ad una calotta argentata al culmine della quale vi era innestato un lungo pennacchio bianco. Completavano la tenuta delle papusce (babbucce) di colore giallo. I cacciatori della Guardia Reale avevano anch'essi un abito rosso, con mostre bleu, ma senza pettorina. Sul petto J' abito era invece chiuso da una fila centrale di nove bottoni, guarniti da entrambi i lati di alamari bianchi. I rolli alle spalle erano di lana verde, colore distintivo della specialità dei cacciatori. Dello stesso colore era il pennacchio che ornava lo schakot. I cacciatori avevano come unico copricapo, ad eccezione dei guastatori e dei musicanti, lo schakot, che era di feltro nero, di forma tronco conica come quello dei granatieri, e portava sul davanti una placca d'ottone con il simbolo della specialità, cioè la cornetta e la granata, a rilievo. Alle falde era apposto lo stesso distintivo di una cornetta unita ad una granata, in lana bianca per la truppa e in filo d'argento per sergenti ed ufficiali. Anche per i pantaloni si seguivano le stesse disposizioni in vigore per i granatieri. I guastatori dei cacciatori vestivano come la truppa del reggimento, con attributi del tutto simili a quelli dei guastatori dei due reggimenti granatieri. Il pennacchio, che ornava il colbacco a pelo, era però di colore verde, posto sopra ad un pompon rosso. Gli ufficiali dei cacciatori, come quelli dei granatieri, avevano l'abito simile a quello della truppa, con le stesse differenze già indicate a proposito dei granatieri. I tamburi e le cornette delle compagnie avevano, probabilmente, abiti con colori invertiti rispetto a quelli dell.a truppa, ed il colletto, paramani e braccia gallonati con il gallone della livrea reale. I musicanti della banda erano vestiti analogamente a quelli dei granatieri reali, ma senza la pettorina. Le bandiere dei reggimenti di fanteria della Guardia Reale erano simili nella forma e nel disegno a quelli della fanteria di linea, ma quelle delle compagnie colonnelle erano di colore rosso cremisi. Dopo gli eventi del 1821, tra il 1823 ed il 1825, anno in cui vennero modificate tutte le uniformi de.Il' esercito, la pettorina bleu fu abolita e venne adottato per tutta la fanteria della Guardia Reale (granatieri e cacciatoti), un abito ad un petto, come tutta la fanteria di linea, con nove bottoni di metallo giallo, con l'impronta di una granata, sul davanti. Ogni bottone era guarnito, sia al petto che ai paramani ed alle tasche, da alamari di filo bianco (in argento per sergenti ed ufficiali) terminanti con un fiocchetto, ed un alamaro per parte, fermato da un bottone, era pure posto sul colletto. Per i due reggimenti di granatieri furono mantenuti i rolli di lana bianca alle spalle, sulle quali vi erano anche controspalline di panno filettate del colore distintivo e fermate da un bottone verso il colletto. In alta tenuta si indossava ancora un berrettone di pelo d'orso, la cui foggia era stata però mutata rispetto al passato, essendo quella presente ispirata ai modelli della fanteria austriaca anche nel tipo di panno che copriva il retro del berrettone. Questo era bianco a strisce rosse a zig-zag (argento e scarlatto per ufficiali). Una grande placca d'ottone, con un complicato trofeo, ornava il davanti del berrettone, che era anche dotato di visiera. Dopo il 1827 il berrettone prese una f01ma più slanciata ed il panno sul retro divenne tutto rosso e al di sopra vi fu applicata una granata bianca, mentre la placca frontale venne mutata in una granata d'ottone. La tenuta giornaliera della truppa era costituita da una giacca di panno bianco a corte falde con colletto e paramani di panno bleu guarniti dei soliti galloni di filo bianco. Di bleu erano profilati il davanti dell'abito e le falde, sulle quali vi erano applicate le granate anch'esse ritagliate dal panno bleu. I rolli alle spalle erano di lana rossa. La berretta di quartiere era di panno bleu con filetti sulle cuciture e fiocchetto di lana rossa. /

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Un gallone bianco ornava la parte inferiore della bustina (in argento per i sottufficiali). Sul davanti della bustina vi era poi in lana rossa il distintivo del corpo, e cioè una granata per i reggimenti granatieri ed una cornetta con granata per il reggimento cacciatori. Il cappotto per la truppa era simile a quello della fanteria di linea, cioè di panno grigio ad un petto. Distintivo dei corpi della Guardia Reale era però il coUetto che, accanto alla mostrina di panno bleu a tre punte, recava anche un alamaro di filo bianco disposto orizzontalmente. I guastatori portavano un berrettone di pelo d'orso ed erano contraddistinti dal grembiule di cuoio bianco, al di sopra del quale si incrociavano i due budrieri anch'essi bianchi. Sulle maniche si portava il distintivo della specialità, che era costituito da due ascie incrociate ritagliate in panno bianco soppannate di bleu; il caporale dei guastatori aveva tali distinti vi in ricamo d'argento. I guastatori erano inoltre caratterizzati dalla fluente barba che dovevano sempre esibire. Tamburi e pifferi erano vestiti, come nel periodo precedente, con colori invertiti rispetto alla truppa, cioè abito bleu con mostre rosse. Continuavano a portare i galloni della livrea reale al colletto, ai paramani ed alle braccia e, per un periodo di qualche anno, anche gli alamari al petto erano formati con galloni della livrea reale. Con la tenuta bianca invece i tamburi erano vestiti come i soldati con la sola aggiunta dei galloni di livrea. Il tamburo maggiore aveva un abito lungo degli stessi colori dei tamburi ordinari con gallonatura in argento. I musicanti avevano due tenute; quelle di gala erano di fondo rosso scarlatto con ricami in argento e mostre di colore bleu. I calzoni erano a calzabraga di colore bianco. Il copricapo era un berrettone di pelo con ampia placca dorata e parte centrale in argento. La tenuta ordinaria era invece costit11ita da abito e calzoni di panno bleu con mostre rosse. I granatieri avevano allo schakot un pennacchio bianco a punta rossa, mentre i musicanti dei cacciatori avevano il pennacchio verde a punta rossa. I mori che ancora facevano parte della gran banda della fanteria della Guardia Reale indossavano ancora quasi la stessa uniforme del periodo precedente, che già portavano nell'esercito siciliano. Erano caratterizzati dal turbante bianco con pennacchio bianco e nero quelli dei granatieri e verde e rosso quelli dei cacciatori. I calzoni erano quelli ampi alla turca e il vestiario era completato dal gilet ricamato in filo d'argento. Gli ufficiali, come nel periodo precedente, vestivano ih modo simile alla truppa, ma i panni erano di qualità più fine, gli abiti erano più lunghi e tutti i galloni agli abiti erano in argento. Anche i ricami delle granate alle falde erano in filo d'argento, così come le spalline, a seconda del grado, erano in gallone d'argento. In vita si continuava a portare la sciarpa di seta bianca e scarlatta. I pantaloni erano, come per la truppa, in panno bleu in inverno ed in cotone bianco in estate, ed al di sotto di essi si calzavano i coturni, cioè le scarpe alte. Il copricapo era costituito dal berrettone con i ricami della fiamma in argento, o dal cappello per gli ufficiali superiori con gallone dorato a punta di Spagna, ed una ciappa fe1mata da una piccola granata a fiamma argento e bomba oro posta sopra la coccarda dei Borboni. Il pennacchio era bianco a base nera. In tenuta giornaliera tutti gli ufficiali portavano il cappello a bicorno, con ganza e granata e coccarda scarlatta. In tenuta giornaliera, come per tutto l'esercito, era consentito agli ufficiali della fanteria della Guardia Reale, di fare uso di un soprabito di panno bleu lungo fino al ginocchio, ad un petto con una fila di sette bottoni di uniformi al petto, tasche con patta orizzontali e martingala sul retro. Il colletto era caratterizzato da una mostrina a tre punte di panno scarlatto, con un alamaro d'argento posto trasversalmente nel mezzo. Il 23 settembre 1824 vennero stabiliti i disti ntivi di grado per l'esercito (v. fanteria di linea), e per quanto riguarda la Guardia Reale vennero anche fornite alcune indicazioni sulla tenuta degli ufficiali: 219


«Nella fanteria della Guardia Reale i maggiori, tenenti colonnelli e colonnelli usano il cappello col gallone d'oro a punta di Spagna (come quello dei generali), ciappa di gallone d'oro, portando la granata quelli dè granatieri, e la cornetta confiamma al di sopra quelli dè cacciatori. Gli altri uffiziali della guardia suddetta essendo franchi di servizio usano il cappello con bordo di fittuccia di seta nera, ciappa di gallone d'oro, distinguendosi quelli dè granatieri con la granata e quelli dè cacciatori con la cornetta come sopra. Gli aiutanti di campo appartenenti alla Guardia Reale portano la ciappa d'oro, e la granata o la cornetta secondo l'arma di cui fan parte». Come gli altri aiutanti di campo dovevano inoltre portare sulla spalla destra un laccio d'oro appuntato al petto e far sempre uso di cappello con bordo di fettuccia di seta nera. Il reggimento cacciatori della Guardia Reale aveva un'uniforme quasi del tutto eguale a quella dei granatieri della stessa Guardia. Le principali differenze che distinguevano i due corpi erano costituite, per la truppa del reggimento cacciatori, dall'uso di rolli di lana verde, anzichè bianchi, dai distintivi alle falde, comi con granate, e dall'uso dello schakot a fmma tronco conica rovesciata, del tipo di quello introdotto nell'esercito piemontese qualche anno dopo, ornato sul davanti da un fregio di corno e granata sovrapposta, dalla coccarda rossa e da un pompon sferico a periferia verde e centro rosso. Il bordo superiore dello schakot era gallonato di bianco per la truppa, e di argento per sottufficiali ed ufficiali. Anche la tenuta bianca, come quella dei reggimenti granatieri, era caratterizzata dall'uso dei rolli di lana verde e dagli stessi distintivi alle falde della tenuta rossa, in lana bleu.

6.5 Pionieri e Cacciatori Reali Il corpo dei pionieri e cacciatori reali apparteneva ai reparti di casa reale, ed era costituito da soldati di fanteria (pionieri) e di cavalleria (cacciatori). L'uniforme del corpo era costituita da un abito di panno verde, tradizione conservata dal secolo precedente, con mostre di panno azzurro-cenerino bordate da un filetto giallo- oro. L'abito era chiuso sul petto da una fila di nove bottoni di metallo giallo recanti i I simbolo del corpo, che era costituito da una cornetta che aveva nel centro i tre gigli di casa Borbone ed era s01montata da una corona reale. Sulle spalle vi erano rolli di lana gialla. I calzoni erano bianchi per i pionieri e di colore grigio per i cacciatori. Il copricapo era un elmo di cuoio nero a cresta di ciniglia, con un turbante di lana cenerina ed un pennacchio verde posto sulla sinistra e fregi metallici in metallo giallo. Gli ufficiali avevano un abito simile a quello della truppa, ma con le falde più lunghe (come negli altri corpi dell'esercito) e la fregeria ed i metalli in oro. Le trombe avevano l'abito adornato di galloni e alamari di colore giallo oro. Le gualdrappe della cavalleria e degli ufficiali di fanteria montati erano cli panno verde come l'abito, con un bordo costituito da una fascia azzurrina con due filetti esterni gialli (oro per gli ufficiali). Negli angoli vi era Io stemma del corpo, cioè una cornetta sormontata dalla corona reale.

6.6 Cavalleggeri della Guardia Reale La prima uniforme dei cavalleggeri della Guardia Reale al momento della loro costituzione nel 1815 fu ispirata a quella della fanteria della stessa guardia, essendosi a220


<lottati per l'arma a cavallo i medesimi colori rosso nel fondo dell'abito e bleu per le mostre dei corpi a piedi. L'alta tenuta per la truppa era costituita da uno -5chakot cilindrico di feltro nero, con una placca frontale romboidale di rame, che recava nel mezzo a sbalzo le iniziali reali sormontate da una corona. Una nappina di lana bianca era posta al di sopra della coccarda rossa, che era fermata da una ganza di metallo giallo. Un pennacchio bianco (altre fonti danno invece un pennacchio bianco con la punta rossa) era innestato nella nappina. Ornavano lo schakot cordelline di lana bianca terminanti in fiocchi alla foraggera, pure in lana bianca. In seguito (prohahilmente dopo il 1818) il pennacchio divenne nero ricadente a pioggia. Nello stesso tempo al bordo superiore dello schakot venne aggiunto un gallone bianco (argento per sottufficiali). I soggoli dello schakot erano a squame di rame. L'abito era, come anticipato, di panno rosso a falde corte. Le tasche erano disposte orizzontalmente con profili bleu e tre bottoni sulle patte, alle cui bottoniere erano apposti galloncini bianchi. Il colletto, i paramani di taglio tondo, le rivolte alle falde e la pettorina erano di panno bleu. Il colletto era profilato di scarlatto. I bottoni erano di ottone con l'impronta del numero del reggimento, uno per lato al colletto, tre su ogni paramano, nove per lato al petto e tre alle tasche. Ad ogni bottone corrispondeva un alamaro di cotone bianco con fiocchetto in punta. Alle spalle vi erano controspalline a scaglie di rame con rolli di lana bianca. La gualdrappa era di panno bleu con bordo di gallone bianco. La valigia era anch'essa di panno bleu con un giro di bordo bianco ed il centro rosso. Gli ufficiali erano vestiti come la truppa, ma come al solito con abiti confezionati con panni piÚ fini. Al bordo supe1iore dello schakot gli ufficiali avevano distintivi di grado costituiti da giri di anelli intrecciati e linee di ottone dorato, il cui numero e la cui disposizione stabiliva appunto il grado. Oltre a ciò gli ufficiali portavano spalline dorate. Secondo alcune fonti iconografiche fino al 1818 sui calzoni bianchi della alta tenuta gli ufficiali portavano ricami e nodi all'ungherese dorati; i calzoni venivano portati infilati entro stivali all'ussera neri con fiocchetto di cuoio nero. Dopo il 18 18 i calzoni, come per la truppa, divennero di panno bleu con bande laterali argento e filetto centrale scarlatto. In vita gli ufficiali avevano la sciarpa di seta argento per gli ufficiali superiori e bianca per gli altri a righe scarlatte. Essi portavano inoltre una sabretache di cuoio nero con cifre e corona reale dorate. Le cifre, in un primo tempo erano G.R. (Guardia Reale). Con la riorganizzazione dell'esercito tra il 1822 ed il 1823 i cavalleggeri della Guardia Reale mutarono in parte le uniformi, abolendo, come i granatieri della Guardia, la pettorina bleu ed apponendo gli alamari di filo bianco direttamente ai bottoni sul petto. In questa occasione furono anche adottati per lo schakot pennacchi ricadenti a _pioggia di penne nere, forse per imitazione degli ussari austriaci del corpo di occupazione. Per la descrizione delle uniformi, che non subirono sostanziali modifiche per tutto jl periodo di interesse, ci rifaremo alle numerose fonti iconografiche (quadri e stampe), ad alcune tabelle delle ordinanze amministrative ed infine al testo relativo ad alcuni appalti per la fornitura di generi di vestiario. L'alta tenuta per la truppa era costituita da un alto schakot (detto casco) di feltro nero, con guarnizioni in ottone, cioè placca romboidale recante le iniziali reali sormontate dalla corona, e soggolo a squame. Il cappello era ornato di lacci con fiocchi alla foraggiera in cotone bianco, a volte portati appuntati ad un bottone al petto. La rossa coccarda dei Borboni era fermata da una ganza d'ottone. Al di sopra di essa vi era una nappina con periferia bleu e parte centrale bianca. In parata si portava, come già osservato, un pennacchio a pioggia di penne nere.

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Gli schakot erano forniti di incerata; anche la nappina ed il pennacchio erano forniti d'incerata (la veste) da indossarsi con il brutto tempo o durante gli esercizi. La dolmanda, cioè la giubba a vita alla ussara, era di panno rosso con colletto aperto e paramani a punta di panno bleu. Colletto e paramani erano ornati di un gallone di trina di cotone bianco, che sul paramano formava un nodo ungherese sul davanti e orlava le cuciture sul retro della manica, bordati da un ricamo sempre in cotone bianco. Un altro ricamo in cotone bianco era posto nella schiena alla base del colletto e delle spalle; lungo le cuciture della schiena vi era un gallone bianco circondato dal solito ricamo in cotone bianco. Sul davanti del colletto si mostrava il cravattino di crine nero con un orlo superiore (rivrittino) bianco. Cinque file leggermente divergenti di diciassette bottoni d'ottone erano disposte al petto, ognuna di esse attraversata da alamari in cordelline di cotone bianco. Cingeva la vita una sciarpa all'ussera di cotone turchino a passanti bianchi, con fiocchetti terminali bianchi. Il cinturone era di cuoio bianco con fibbia d'ottone. Le corregge per la sciabola e la sabretache erano anch'esse di cuoio bianco. I calzoni da parata, portati al di sopra degli stivali, erano di panno bleu con doppie bande laterali bianche con un filetto scarlatto al centro. D'estate si portavano calzoni di cotone bianco. La sabretache era di pelle nera con le iniziali reali sormontate da una corona in ottone. La sciabola era del tipo da cavalleria leggera, ricurva con elsa e fodero in acciaio e la dragona col suo fiocco era in pelle bianca. Attraverso il petto si portava la bandoliera per la giberna ed una tracolla con molla d'acciaio per reggere la carabina. La giberna era piccola e lunga in cuoio nero senza emblemi. Le fibbie ed i fermagli erano d' ottone. Al centro vi era un bottone a cui era attaccata una correggia per reggere la bacchetta per la carabina. Entrambe le bandoliere erano in cuoio bianco. La gualdrappa era di panno bleu con un gallone esterno bianco e Je cifre reali agli angoli. La valigia era bleu di forma tonda con i coperchi con un cerchio di gallone bianco ed un centro rosso. Come già nel periodo precedente gli ufficiali avevano l'uniforme simile nell'insieme a quella della truppa, ma i panni degli abiti erano di qualità più fine. Allo schakot si portavano i distintivi di grado (gli anelli intrecciati e le bacchette) come era entrato in uso dal 1815. Il pompone era di tiratiglio d'argento con la parte centrale in panno scarlatto e le iniziali reali in metallo dorato. Lacci e fiocchi dello schakot erano d'argento. Alammi e galloni che ornavano l'abito erano anch'essi in filato d'argento, così come i ricami all'interno del colletto e dei paramani. Gli ufficiali superiori avevano le bande laterali dei calzoni da parata in gallone d'argento, anzichè in lana bianca. In vita si continuava a portare la sciarpa in seta bianca e scarlatta (o argento e scarlatta per gli ufficiali superiori). La sabretache degli ufficiali aveva la parte anteriore ricoperta di panno scarlatto con ricami ed iniziali reali in argento. La giberna era argentata con bordino e stemma dorato al centro. Lo stemma era costituito da uno scudo sormontato dalla corona reale e circondato da fronde. Anche la fregeria della bandoliera era in metallo dorato. Le trombe jn alta tenuta avevano abito con i colori invertiti rispetto alla truppa, cioè col fondo bleu e le mostre di colore rosso. Il copricapo, come nel periodo precedente, era rappresentato da un colbacco di pelo con pennacchio a pioggia di colore bleu e rosso. In bassa tenuta le trombe avevano invece un abito rosso con galloni al collo e ai paramani e portavano il colbacco senza pennacchio, con il solo pompon. Gli stendardi dei due reggimenti erano, come per gli altri corpi di cavalleria, di for-

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ma quadrata con le armi reali da un lato e la croce di Borgogna e quella Costantiniana dall'altro. Gh stendardi delle compagnie colonnelle erano però di colore rosso cremisi, mentre quelli ordinarii col fondo bianco.

7 Gendarmeria reale La gendarmeria reale fu una delle istituzioni militari del regime murattiano che rimase in vita anche dopo la restaurazione borbonica a Napoli. Poichè non esisteva una precedente tradizione furono lasciate invariate quasi tutte le disposizioni che la riguardavano, anche in fatto di uniformi. L' unica variazione importante che fu apportata alla tenuta in uso fu quella di mutare il colore delle mostre e dei profili agli abiti dal cremisi, che aveva contraddistinto il c01po murattiano, in rosso scarlatto (14). L'uniforme della gendarmeria era quindi costituita da un abito lungo e calzoni calzoni bianchi (di cotone in estate) con colletto rosso, come rossi erano i filetti ai paramani, alle falde, alle tasche ed al petto. Alle falde vi erano granate di lana bianca. I bottoni erano di metallo bianco con una granata a rilievo. Il copricapo era costituito da un cappello a bicorno con pennacchio. Alla fine del mese di ottobre 1815 fu stabilito di aggiungere le spalline di filo bianco allo squadrone di gendarmi d'elite, composto con i corazzieri della Guardia murattiana, in luogo dei lacci con controspallina che avevano fino ad allora a somiglianza della gendarmeria a piedi. Questo squadrone aveva anche conservato il colbacco di pelo d'orso nero come copricapo per l'alta tenuta. L' ordinanza sulla gendarmeria reale del 19 ottobre 1821, al titolo XII, conteneva anche alcune disposizioni in merito al vestiario. Come già nel 1815 anche in occasione di questa nuova rifondazione dell'esercito alla gendarmeria venne conservato nell'insieme il vestiario già in uso. In quest'occasione vennero però aboliti la gran tenuta ed i berrettoni a pelo per le compagnie scelte, rimanendo in uso il cappello a bicorno per tutti i componenti dell'arnia. La nuova gran tenuta doveva consistere nell'aggiunta di spalline bianche per i gendarmi a cavallo e nell'uso di ghette corte, sotto il calzone, per gli uomini a piedi, mentre gli ufficiali dovevano cingere la sciarpa. I bottoni dell' uniforme dovevano recare impresso il numero della legione di appartenenza. Anche l'armamento e la bardatura non subirono variazioni. Fino al marzo 1824 non furono mai fissate in un unico testo le disposizioni in merito al vestiario del corpo della gendanne1ia reale. Il 21 marzo di quell'anno, insieme alle disposizioni vigenti per altri corpi dell'esercito, vennero pubblicati i dettagli per lo vestiario della gendarmeria per i tipi della real tipografia militare (15), il cui testo completo viene riportato in appendice. Abbiamo potuto fortunatamente rintracciare alcuni dei figurini che accompagnavano i dettagli, che presentiamo nella parte iconografica. L'ahito, come nel p:1ssat.o, era ancora confezionato con panno bleu. Il colletto, i paramani a punta e le falde non erano più rosse, ma bleu; questi, il petto e le tasche erano filettate di scarlatto. I bottoni erano di metallo bianco. Il copricapo era ancora il tradizionale cappello a bicorno. Gli ufficiali avevano un gallone argento al cappello e spalline in filato d'argento a seconda del grado, come stabilito per la fanteria o la cavalleria della linea. I cappotti ed i pastrani per i gendarmi montati erano di colore bleu. Gli ufficiali della gendm·meria a piedi quando montavano a cavallo portavano una gualdrappa bleu con (14) A.S.Na.Segr.Ant. Fs.145. (15) Bibl.Naz.Na. Collezione delle leggi, decreti e regolamenti militari Palat. XXX-63.

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un gallone argento ed un filetto rosso esterno, e una granata argento agli angoli e sulle fonde della pjstola. Verso il 1825 per lo squadrone scelto di Napoli fu introdotto in uso un elmo a cresta con coda in crini di cavallo neri. In un primissimo tempo l'elmo ebbe la coccia in cuoio nero e la cresta e gli ornamenti di metallo bianco, sostituito dopo pochi anni da un elmo con calotta in metallo bianco, cresta e finimenti in ottone. ¡ La gualdrappa e le fonde erano di panno bleu con un gallone bianco al bordo ed un filetto esterno rosso. Agli angoli erano apposte granate di lana bianca (galloni e granate erano in argento per gli ufficiali). Il trombettiere di questo squadrone portava un pennacchio di colore bianco picchiettato di rosso e la criniera dell'elmo di colore bianco. La sua gualdrappa era di colore rosso con bordo bianco e granata bianca negli angoli.

8 Veterani, invalidi e ufficiali ritirati Il decreto del 21 marzo 1816 sulla formazione del corpo dei veterani ne fissava anche l'uniforme. art.5) Uniforme bleu con paramano anche bleu e collaretto rosso. L'uniforme stesso sarĂ lungo e unito da nove bottoni. Il pantalone sarĂ  di colore bleu con i stivaletti neri ed il cappello montato. I bottoni saranno bianchi e vi si leggerĂ  VETERANI. Un figurino contemporaneo ci mostra un soldato con l'uniforme descritta fornito di schakot con un pennacchietto a punta di colore bianco. Il 18 settembre 1816 veniva fissata l'uniforme per gli ufficiali pensionisti. Questa doveva essere di colore bleu con paramani e colletto bianchi, bottoni in argento con l'impronta di due spade incrociate; per gli ufficiali riformati l'abito doveva essere bleu con colletto e paramani rossi e bottone in argento con l'emblema del giglio. Quest'ultima disposizione venne confermata nel 1822. II decreto del 28 febbraio 1823, relativo alla creazione delle due case d'invalidi a Napoli ed in Sicilia, stabiliva, tra l'altro, anche l'uniforme che gli appartenenti al corpo avrebbero dovuto indossare. Il vestiario era costituito da una giamberga di panno grigio con asole ripassate con filo rosso e con bottoni di metallo bianco (da sempre distintivo dei corpi sedentanei). Per il quartiere era invece previsto l'uso di una giacca dello stesso panno senza falde. Per l'inverno il pantalone era dj panno grigio, mentre d'estate si portavano calzabraghe di cotone dello stesso colore. Il cappello era a tricorno; per il quartiere si portava invece la berretta di panno grigio. Il cappotto era di panno marrone. Dopo il 1824 il reggimento dei veterani ricevette abiti e pantaloni di colore bleu con collo e paramani e falde rosse. Sulle falde erano apposti due gigli di lana bianca. I bottoni erano di metallo bianco. I rolli alle spalle erano di lana bianca. Gli zappatori portavano spalline con piatto di metallo e frangia bianca. I metalli dei copricapi erano invece di colore giallo. In tenuta di quartiere i veterani indossavano un corto giubbetto senza falde con un filetto rosso al petto, ai paramani e al giro della vita ed un cappello tondo a visiera di colore bleu con un filetto rosso al giro.

9 Ufficiali sanitari Con ordine del giorno del 4 settembre 1816, ribadito il 4 ottobre 1818, fu prescritto che l'uniforme degli ufficiali sanitari doveva essere quello giĂ stabilito per l'esercito si224


ciliano, e cioè abito bleu scuro con colletto e paramani neri, fodera bianca e rosoni sui paramani in oro o argento a seconda del bottone, calzoni di panno bianco e cappello a bicorno e bottoni del corpo di appartenenza. Anche i chirurghi e medici dei battaglioni bersaglieri, che erano vestiti di verde, dovevano avere l'abito bleu; ciononostante talvolta alcuni di essi indossavano abusivamente l' abito verde. Il regolamento del 4 novembre 1816 che, in applicazione del decreto del 19 ottobre 1815, regolamentava l'istituzione della scuola veterinaria stabiliva, tra l'altro, l'uniforme degli allievi veterinari. Essa era composta da abito bleu scuro, con fodera dello stesso colore, hottoni dorati con l'impronta clel giglio e la scritta tutt'intorno Regia Scuola Veterinaria. Al colletto vi erano le iniziali (RSV) contornate da piante allusive (cioè fronde), cappello a bicorno con coccarda rossa fermata da una ciappa dorata e con fiocchetti dorati sporgenti dai lati. Il sottabito (cioè il gilet) ed i calzoni erano bleu d' inverno e con essi si calzavano gli stivali; d'estate si portavano invece sottabito e calzoni di cotone bianco. Tale disposizione venne riconfermata il 28 settembre 1823 (decreto n° 792) in tutto e per tutto, adeguando semplicemente il taglio dell'uniforme alla moda del momento. Il regolamento degli ospedali e dell'amministrazione sanitaria del 1821 stabiliva la tenuta per tutte le classi. L'abito per tutti doveva essere bleu con fodera dello stesso colore, colletto e paramani dovevano essere di velluto nero; il petto era chiuso da una fila di nove bottoni grandi, coniati col bastone d'Esculapio e recanti la leggenda Ospedali Militari. Le falde erano ripiegate e tenute unite con due gigli ricamati. Il sottabito era di panno o cotone bianco. Scarpe, spada e cappello dovevano essere simili a quelli degli ufficiali di fanteria. I bottoni erano di metallo bianco per gli impiegati dell'amministrazione e gialli per gli ufficiali di sanità . I ricami, in oro o in argento a seconda del bottone, distinguevano i diversi gradi. I soprastanti (equiparati a cadetti) non avevano ricamo. I commessi, i chirurghi ed i farmacisti di terza classe (equiparati a sottotenenti) avevano una riga dentellata intorno al colletto e ai paramani, al di sopra dei quali avevano una sola asola di uno dei bottoni ricamata con una foglia di acanto. I commessi, i medici, i chirurghi ed i farmacisti di seconda classe avevano due asole ricamate con foglie d'acanto al colletto e sui paramani ed il righello dentato ai paramani. I commessi di prima classe (equiparati a capitani) avevano attorno al colletto e sopra i paramani un ricamo di foglie d'acanto intrecciato col serpente, ed il righello dentellato. I controllori di seconda e di prima classe, ed i medici, i chirughi e i farmacisti di prima classe (equiparati a maggiori) avevano lo stesso ricamo attorno al colletto, ai paramani e sopra le tasche. Il medico aggiunto al consiglio secondario di Sicilia (equiparato a tenente colonnello) ai distintivi precedenti aggiungeva un altro contorno alle tasche. Il medico in capo dell'armata (colonnello) aggiungeva ancora un righello dentato a tutti gli orli dell'abito, anteriormente e posteriormente. I cappellani degli ospedali avevano per distintivo, sull'abito da sacerdote, un giglio ricamato in oro ai due lati del colletto e tre al di sopra di ciascun paramano. Gli infermieri erano vestiti di uniforme consistente in una giubba di panno grigio con mostrine di panno scarlatto e bottoni di metallo giallo, un pantalone di panno grigio e due di tela scura ed un berretto di panno grigio. Agli infermieri degli ospedali di campagna si forniva inoltre uno schakot da fanteria, un paio di ghette di panno, un cappotto, uno zaino di pelle ed una sciabola di fanteria. 225


-Con le disposizioni del settembre 1824 sui gradi vennero anche fornite disposizioni in merito alla tenuta degli ufficiali sanitari (16). «I chirurghi portano sempre le mostre nere, e sopra i paramani delle rosette ricamate in oro o in argento secondo il corpo di cui fan parte, beninteso che i chirurghi maggiori usano tre rosette per ogni paramano, e due i secondi chirurghi. Taluni di essi provenienti da Sicilia conserveranno dè gradi militari per sola onoreficenza». Nel 1829 fu emanato un nuovo regolamento sulle uniformi dell'esercito, del quale ce ne sono pervenuti solo alcuni stralci; riportiamo nel seguito la parte relativa agli ufficiali sanitari. Impiegati sanitari Disposizioni generali Gl'Impiegati sanitar:j, che non avranno gradq nella milizia, vestiranno un un(forme composto come segue. Giamberga di panno blu scuro, con fodera del panno stesso, collare, paramani e rovesci di falde di velluto nero, del taglio e delle dimensioni prescritte per gli Uffiziali della fanteria di linea, ma con le tasche orizontalmente segnate e con le patte tagliate a scudo e guernite di tre bottoni. Al basso di ciascuna falda vi sarà un giglio di ricamo entro un rombo contornato da una bacchetta. Tav. 1. N° 1. Pantaloni, stivali, cravattino, guanti e cappotto com'è prescritto per gli Uffiziali della fanteria di linea. Soprabito simile a quello della fanteria di linea, ma col collare ed i paramani di velluto nero. Bottone di metallo di 10 linee di diametro con un fior di giglio nel mezzo, e la leggenda intorno Servizio Sanitario Tav. 1. N° 2. Non avranno ciarpa né pennacchio.

Medico in Capo Il Medico in Capo dell'Esercito avrà un un(forme di gala ed uno giornaliero: la giamberga del primo sarà guemita su tutti gli orli, sulle tasche, e sul collare di un ricamo d'oro composto di fronde di Acanto e serpi, della forma e dimensioni segnate Tav. I. N° 3. Su i paramani alti 50. linee avrà due di tali ricami con una sola bacchetta. I bottoni saranno di rame dorato. Con questo solo uniforme poterà le calza-brache di panno bianco l'inverno, e di tessuto di filo o cotone bianco la state, gli stivali ali' ussera, e gli sproni di rame dorato Fig.

1. La giarnberga dell'uniforme giornaliero avrà solo un ricamo al collare e due su i paramani Fig. 2. Il cappello sarà simile per la forma e le dimensioni a quello degli Uffiziali superiori della fanteria di linea, ma il gallone e la ciappa sarano ornati di un festone angolare Tav. I. N° 4. e la ciappa stessa verràfermata da un bottone. Intorno al cappello vi sarà una penna di astruzzo nera che oltrepassi il gallone di 2 in 3 linee.

(16) A.S.Na. Min.Guerra Fs. 2798

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dorato

La spada sarà guernita di bronza simile al modello, il fiocco, ed il cinturone ne saran simili a quelli prescritti per gli U.ffiziali di fanteria di linea. Medici e Chirurgi consulenti

I Medici e Chirurgi consulenti vestiranno come il Medico in Capo con le seguenti differenze. La Giamberga di gala avrà un solo ricamo d'oro al collare, alle mostre ed alle tasche: su gli orli vi sarà la sola bacchetta. La giamberga giornaliera avrà un ricamo al collare ed uno a' paramani. Al cappello non vi sarà penna nera, Fig. 3. Medici e Chirurgi

I primi Medici e primi Chirurgi qualunque ne sia il destino, avranno un'asola d'oro al collare simile per laforma e dimension_i a quella segnata Tav. 1. N° 5. il collare stesso ed i paramani saran guerniti intorno àd una bacchetta di ricamo d'oro, e su i paramani avranno tre fronde di Acanto con serpi intrecciati Tav. 1. N° 6. Il cappello ne sarà simile a quello del Medico in Capo, ma senza penna nera, ed il gallone intorno ne sarà di seta nera, liscio e largo un pollice all'esterno, ed altrettanto nell'interno. Porteranno la sciabla, il fiocco ed il cinturone simile a' prescritti per gli U.ffiziali di fanteria di linea, Fig. 4. I secondi Medici e secondi Chirurgi porteranno l'uniforme simile al precedente ma avranno due sole fronde co' serpi sul paramano, Fig. 4. I terzi Chirurgi avranno l'un(forme simile al precedente, ma una sola fronda col serpe all'angolo del paramano, Fig. 7. · I primi Contro/ori avranno al collare due asole di ricamo d'argento della forma e dimensioni segnate Tav. 1. N° 5. ed il collare stesso non che i paramani orlati all'in su da una bacchetta parimente di argento, avranno pure tre gigli di ricamo d'argento su ciascun paramano, che sarà tagliato ad angolo Fig. 5. i bottoni saranno simili al modello, ma in argento. La spada, il cappello, il.fiocco ed il cinturone saran come quelli de' Medici in Capo e Chirurgi, ma la ciappa al cappello sarà di gallone di argento, ed il gallone intorno M~ilill~~~

.

I Contro/ori di seconda clase avran l'uniforme de' precedenti, ma due soli gigli nel paramano Fig. 5. I Contro/ori di terza classe, avran l'uniforme stesso, ma con un giglio all'angolo del paramano Fig. 6. Commessi

I primi Commessi avranno al collare un asola di ricamo d'argento simile a quella segnata Tav. 1. N° 5. e tre gigli di ricamo stesso su ciascun paramano, Fig. 6. il cappello sarà come quello de' Contro/ori, non che il cinturone e la spada, ma questa non avrà fiocco. I secondi Commessi avranno lo stesso un(forme de' precedenti, ma su ciascun paramano due soli gigli. I terzi Commessi avranno pur lo stesso uniforme, ma un solo giglio all'angolo del paramano. 227


Farmacisti

I Farmacisti di prima classe avranno un'asola d'oro al collare e tre gigli pur d'oro su i paramani col serpe. Porteranno la spada ed il cinturone come quello del Medico in Capo, ma senza fiocco: il cappello come quello de' Medici e Chirurgi, ma co' fiocchetti e la trina senza seta scarlatta, i bottoni saranno di rame dorato Fig. 7. I Farmacisti di seconda classe avranno lo stesso uniforme, ma con due gigli sul paramano. Quelli di terza classe vestiranno lo stesso un(forme, ma con un sol giglio sull'angolo del paramano. Infermieri

Gl'lnfermieri avranno al collare una fronda col serpe in ricamo d'oro, porteranno il cappello de' medici e chirurgi, ma senza fiocchetto, e la sciabla simile a quella de'

sotto uffiziali di fanteria. Soprastanti

I Soprastanti vestiranno come gl'Infermieri, ma non avranno l'asola al collare. Magazzinieri

I Magazzjnieri solo in campagna vestiranno l'uniforme stesso de' Soprastanti con un giglio d'argento all'angolo del collare. Tutti gl'impiegati sanitarj porteranno sulle mostre e su i paramani del soprabito gli stessi ricami che su quelli dell'uniforme. Bardatura

Il Medico in Capo, ed i Medici e Chirurgi consulenti, dovendo far servizio a cavallo, avranno la bardatura di questo simile a quella prescritta per gli Uffiziali Superiori della fanteria di linea. I Medici, Chirurgi e Contro/ori, in pari circostanze de' precedenti avranno la bardatura de' cavalli simile alla giĂ detta, ma porteranno in vece della mantiglia un pannetto blu sotto la sella con intorno un gallone, d'oro per i primi, e d'argento pe' secondi, largo un pollice, ed i tappafondi di cuojo nero. Gli altri impiegati sanitarj a cavallo useranno una bardatura con le sole fibbie di rame, ma senza guarnizioni, crociera, o catenette, con un pannetto blu senza gallone. 10 Guardia di interna sicurezza, milizie e legioni provinciali La guardia di interna sicurezza, creata da Murat con funzioni di ordine pubblico, mantenne nel 1815 le uniformi che aveva in uso, col semplice espediente di sostituire 228


allo schakot la coccarda bianco e cremisi del generale francese con quella rosso scarlatta della dinastia borbonica. Quando nel luglio 1820 fu riorganizzata la guardia di interna sicurezza della capitale fu stabilito di vestirla in verde scuro al pari delle milizie provinciali e della guardia nazionale. · In proposito fu infatti decretato: «Ogni individuo che apparterrà alla guardia di sicurezza dovrà avere un'uniforme completa ed un fucile di calibro... L'uniforme dovrà essere verde con mostre cremisi ed il bottone d'oro colla lettera N indicante Napoli». A novembre 1820 risultavano già vestiti 4000 militi della suddetta guardia. Fu poi stabilito che anche gli usseri e i dragoni della stessa guardia dovessero essere vestiti con gli stessi colori ( 17). Il regolamento delle milizie provinciali del 21 marzo 1818 fissava, tra le altre cose, anche i colori delle uniformi delle Milizie Provinciali: «art. 35) L'uniforme delle milizie sarà di color verde oscuro; il taglio sarà secondo il modello che dovrà essere approvato da S.M. [venne poi deciso che il taglio dell'uniforme dovesse essere uguale a quello della fanteria di linea]. I distintivi, i bottoni, i collaretti ed i paramani saranno come appresso: reggimenti

distintivi e bottoni

colori de collaretti e paramani

Napoli Terra di Lavoro Principato Citeriore Basilicata Principato Ultra Capitanata Bari Otranto 1° Calabria Citeriore 2° Calabria Ulteriore 1° Calabria Ulteriore Molise Abbruzzo Citeriore 2° Abbruzzo Ulteriore 1 ° Abbruzzo Ulteriore 1° Palermo 2° Palermo Messina Catania Girgenti Siracusa Trapani Caltanisetta

moro id. in argento in oro in argento moro id. in argento id. in oro verde id. in argento in oro in oro verde in argento moro in argento id. in oro in argento moro in argento moro

rosa scarlatto cremisi cilestro giallo cremisi verde id. cilestro pistacchio arancio scarlatto giallo pistacchio arancw scarlatto id. rosa nero id. dante id. cremisi

36) Gli uffiziali delle compagnie mobili porteranno lo sciaccò come gli uffiziali (17) A.S.Na. Excerpta Fs. 516.

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dell'armata. Quelli delle compagnie sedentarie porteranno il cappello senza gallone come gli uffiziali isolati. 37) Tutti i sottuffiziali saranno vestiti in uniforme. In conseguenza per tali impieghi saranno preferiti, per quanto sarà possibile, coloro che avranno i mezzi di provvedersi da loro stessi di generi di prima fornitura. I soldati di milizie potranno ancora vestire la divisa a loro spese, se vogliono. Per ogni porzione di milizie che marcerà in distaccamento sarà indispensabile che vi si trovi almeno un sottuffiziale vestito in uniforme. 38) I sottuffiziali, i tamburi, i pifferi, ed i soldati delle compagnie mobili dovranno essere vestiti di uniforme stando in servizio. Armamento 39) Gl'individui delle compagnie sedentarie debbono essere armati a loro conto [cioè con.armi proprie, e quindi senza uniformità di calibri o di generi]. 40) L'armamento delle compagnie mobili sarà somministrato a spese dell'erario. Esso consisterà in: fucile con baionetta sciabla per sottuffiziale casse da guerra giberna con correggia bodriè I fucili e le sciable saranno provveduti dà regi arsenali. Le casse da guerra, le giberne, ed i bodriè si costruiranno sull'assegno del vestiario.

Con una c}rcolare del primo agosto 1818, emanata dal supremo comando, si emanarono istruzioni supplementari. Fu innnanzi tutto stabilito, come già anticipato, che il taglio dell'abito doveva essere uguale a quello della fanteria di linea. Le compagnie mobili dovevano portare i distintivi dei granatieri della fanteria di linea (cioè i rolli rossi alle spalle, le granate allo schakot) e quelle sedentarie dovevano portare i distintivi delle compagnie di centro. Tutti compresi gli ufficiali dovevano portare lo schakot; ai soli ufficiali e solo per l'anno 1819 veniva concesso di usare il cappello. Per l'inverno i pantaloni erano di lana grigia; quelli per la tenuta estiva di cotone bianco. Al primo battaglione era concessa una bandiera, agli altri solo una banderuola di manovra. (18). Nel settembre 1820 fu anche fissata l'uniforme delle legioni provinciali. Il colore di fondo dell'abito doveva essere ancora verde scuro, con mostre nere e bottoni bianchi su cui doveva essere impresso il nome della provincia di appartenenza. Si propose di adottare un cappello alla tirolese, detto alla Gugliemo Teli, ma pare, almeno dalla iconografia dell'epoca, che vennero poi adottati schakot come quelli ùdla fanteria di linea, ad esclusione del ·reparto dei trecento Bruzii. Anche per le compagnie di cavalleria della guardia nazionale nel novembre 1820 venne stabilito di adottare un'uniforme di colore verde scuro con mostre dicolore cremisi. Nella placca dello schakot doveva essere inscritto il nome della provincia.

(18) Archivio Stato Aquila XVI B .4431.

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11 Bandiere

Rispetto ad altri paesi risulta stranamente scarna_l'informazione sulle bandiere delle forze armate napoletane nell'Ottocento, nonostante una iconografia relativamente ricca sull'esercito. In partic0lare non si conosce molto sul periodo dal 1815 al 1823. Il nuovo esercito ricevette le bandiere nel 1816 che furono solennemente benedette nel corso di cerimonie pubbliche. Come accennato nell'Introduzione a questo capitolo le bandiere dell'esercito borbonico della restaurazione continuavano a seguire la tradizione settecentesca. Esse erano col fondo di colore bianco, ad eccezione delle bandiere colonnelle dei corpi della casa reale, che lo avevano invece cremisi. Le bandiere colonnelle avevano sul verso le armi reali, sormontate da una corona e circondate dalle insegne del Toson d'oro, il recto ed ambedue le facce delle altre bandiere (dette sensiglie) erano invece ornate dalle croci di Borgogna. Nella parte in basso era anche indicato il nome del reggimento o del corpo. Ai quattro cantoni di ogni bandiera vi era poi un giglio dorato contornato da fronde d'alloro. L'unica rappresentazione nota di bandiere è da ritrovarsi in un quadro alla reggia di Caserta; in esso si vede un reparto di cacciatori della Guardia Reale con un portabandiera che regge una bandiera bianca di battaglione ripiegata in cui si scorge la croce di Borgogna rossa molto grande ancora di tipo settecentesco. Dopo la riorganizzazione dell'esercito del 1822-1823 nuovi modelli di bandiere vennero stabiliti, anche se i canoni generali non vennero modificati di molto. Per questo secondo periodo è stato possibile reperire alcuni esemplaii di disegni, probabilmente di carattere ufficiale che ci permettono di descrivere le bandiere di molti corpi dell'esercito napoletano con sufficiente precisione. Come nel periodo precedente le bandiere tuttora erano di colore bianco per tutti i corpi, ad eccezione della colonnella dei corpi di casa reale e di quelle dei reggimenti svizzeri. Le bandiere della fanteria erano di forma rettangolare, mentre gli stendardi dei corpi montati erano piÚ piccoli e di forma quadrata. L'asta delle bandiere di fanteria era ricoperta di velluto a strisce bianche e rosse. Gli stendardi di cavalleria erano invece portati innestati su una versione moderna delle lance seicentesche della cavalleria, con un guardamano. I portabandiera della fanteria avevano a tale fine un budriere con una piccola borsa in cui poggiare l'asta della bandiera sul davanti. Il tutto era ricoperto di panno del colore distintivo con un bordo di gallone d'oro o d'argento a seconda del colore dei bottoni e, pet i reggimenti della fanteria della linea, dal numero del reggimento sul davanti della ¡ borsa. I portastendardo della cavalleria erano dotati di una bandoliera terminante con una molla, del tipo dei portacarabina, a cui veniva agganciato il guardamano della lancia dello stendardo. Anche questa bandoliera veniva ricoperta di panno del colore delle mostre, bordato di gallone d'oro o d'argento. I battaglioni cacciatori non erano dotali <li bandiere reali o reggimentali, ma avevano ugualmente bandiere di manovra, col campo di colori diversi a seconda del battaglione e bordi, stemma (una cornetta con numero) e scritte di colore diverso. Non abbiamo rintracciato alcuna disposizione scritta in merito, ma ci sono pervenuti alcuni esemplari, relativi peraltro ad un periodo successivo, anche se pare probabile che già dopo il 1824 tali bandiere siano state distribuite ai cacciatori. Le bandiere dei corpi svizzeri facevano ancora eccezione alla regola, avendo il verso con l'emblema elvetico della croce bianca in campo rosso sulla quale campeggiavano gli stemmi dei cantoni da cui erano tratti gli uomini del reggimento, e l'altro lato era invece ornato delle armi reali. 231


-Allegato 1 Dettaglio del vestiario de' corpi di linea Per la fanteria Uniforme

Il davanti dell'uniforme degli Uffiziali e della truppa oltrepasserà di tanto l'ombelico che l'ultimo bottone sia esattamente in direzione del fianco e che i due bottoni della vita siano ali'estremo dei reni. Le falde avranno lafodera del colore stesso dell'uniforme, la saccoccia sarà segnata verticalmente siccome vedesi sulla Tavola n. 2 all'abito dello Stromentista. Gli uniformi dovranno essere stretti alla vita, e larghetti sul petto: le falde chiuderanno dietro senza cavalcare. Le mostre delle falde saranno del colore dei paramani e del collare, e verranno cucite sull'uniforme senza orlatura. Le mostre stesse si prolungheranno sul davanti del!' abito e vi formeranno una fascia larga 3. linee per Sotto-Uffiziali e Soldati di linea: gli uniformi degli Uffiziali non avranno sul d'avanti che il solo astragalo. La lunghezza delle falde per gli uniformi degli Uffiziali sarà tale, che inginocchiata la persona, il loro estremo rada leggermente la polpa delle gambe. Per Sotto-Ufficiali e Soldati sarà come nel figurino. Al basso di ciascuna delle falde, tutti gli Uffiziali, Sotto-Ufjiziali e Soldati avranno due gigli. Quelli degli Uffiziali saranno di filo metallico del colore dei bottoni, ricamati su panno blu; quelli dei Sotto-Uffiziali e Soldati saranno di panno blu. I soli Uffiziali, Sotto-Uffiziali e Soldati dei Granatieri, avranno invece dei gigli due granate, e quelli dei Cacciatori due cornette, della materia e colore degli antecedenti. Gli Uffiziali dei Battaglioni Cacciatori avranno le cornette ricamate sul panno verde. Gli strumentisti avranno invece dei gigli o granate, delle lire al basso delle falde. Gli Ajutanti e Porta Bandiere avranno i gigli simili a quelli degli Uffiziali. L'altezza del collare varia di 2. pollici 3. linee, quella dei paramani 3. pollici 3. linee, il primo chiuderà esattamente al basso i secondi saranno lateralmente chiusi da un bottone piccolo sulle mostre vi saranno 3. bottoni grandi. Il diametro dei bottoni sarà di 9. linee e mezza: i bottoni della vita disteranno dai 2. in 3. pollici. Le due bottoniere degli uniformi dei Cacciatori disteranno 5. pollici tanto nell'alto che nel basso. Il numero dei bottoni sul davanti dell'abito sarà per tutti di 9. Non potrà portarsi l'uniforme sbottonato per qualsivoglia circostanza.

Roccappot · Il Roccappot per gli Uffiziali, Ajutanti, e Porta-Bandiere sarà come al figurino tavola 3a e sarà sempre portato abbottonato, le due file di bottoni saranno parallele e disteranno per 6. pollici.

Cravattino Sotto le armi gli Uffiziali avranno un cravattino di seta nero orlato di tela bianca tutto intorno, questo eccederà convenevolmente il collare e non sarà molto largo. In qualunque tempo non si potrà annodare la cravatta sul davanti.

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Calzoni e Pantaloni I Sotto Uffiziali e Soldati porteranno la state .i pantaloni bianchi che scopriranno un poco il malleolo onde il loro estremo rada il collo del piede e gli stivaletti bianchi. · L'inverno i Sotto-Uffiziali e Soldati di linea porteranno i pantaloni di panno blu e quelli dei Battaglioni Cacciatori i pantaloni di panno grigio che saranno costruiti al modo stesso degli antecedenti; tutti poi avranno gli stivaletti; di panno nero. Gli stivaletti copriranno bene la scarpa sino a 2. pollici circa dalla punta. Gli Ujfiziali di linea d'inverno porteranno la calzabraca blu sotto gli stivali questa assenterà alla gamba ed alla coscia. Gli stivali degli Uffiziali saranno all'ussera co' fiocchi neri sul davanti, essi giungeranno a circa lh poll. dalla rotola. Gli Uffiziali di Battaglioni Cacciatori porteranno nella stagione stessa il pantalone di panno grigio sopra gli stivali. La state poi tutti gli Uffiziali porteranno il pantalone bianco al di sopra degli stivali. Quello degli Uffiziali Superiori avrà ali'estremo le staffe che lo leghino al piede. Gli Ajutanti e Porta Bandiere porteranno in inverno il pantalone blu o grigio secondo che apparterranno alla linea o ai Battaglioni Cacciatori.

Cinturone Il cinturone degli Uffiziali sarà di cuoio bianco della larghezza di 20 linee. La ciappa sarà di rame dorato col giglio per tutti eccetto per quelli dei Granatieri e Cacciatori, dei quali i primi vi avranno la granata, gli altri la cornetta. Gli Uffiziali avranno la sciabla conforme al modello e come vedesi sulla Tavola 3a ai due figurini, degli Uffiziali Superiori e degli Uffiziali. Gli Ajutanti e Porta Bandiere, porteranno il cinturone e la sciabla simile a quella degli Uffiziali.

Il.fiocco Il fiocco della sciabla sarà per tutti gli Uffiziali di argento e seta rossa conforme al modello. Quello degli Ajutanti e Porta Bandiera sarà tutto di argento senza filetti o cannottigli rossi. I Sergenti Maggiori avranno un fiocco simile a quello degli Ajutanti, ma di filo bianco. Tutti gli altri individui avranno il fiocco di cuoio bianco. Gli strumentisti avranno un fiocco in oro od argento secondo il bottone intrecciato con seta del colore delle mostre.

Sciarpa La sciarpa degli Uffiziali sarà di seta bianca e rossa conforme al figurino. Gli Ajutanti avranno la sciarpa della forma e colore di quella degli Uffiziali, ma di lana; i Porta-Bandiera non avranno sciarpa. 233


Bandoliera

I Porta Bandiera avranno una Bandoliera di panno del colore delle mostre larga 3. pollici 4. linee, orlata da galloni larghi 4. linee del metallo dei bottoni, e ricamato. Al suo estremo ci sarà un tubo ove si situerà la punta inferiore dell'asta. Galloncini

I galloncini per distintivi degli Uffiziali Superiori saranno di tiratiglio a cinque jìli della larghezza di 3. linee e lh; disteranno l'un dall'altro, ove sian più, per una linea e saran posati sulla parte estrema del paramano. Spallette

Le spallette degli U.ffìziali saranno simili al modello, e posate nel mezzo della spalla, il galloncino che le fissa sarà simile a quello dei distintivi degli U.ffìciali Superiori. Le spallette ed il galloncino verranno foderati di panno del colore delle mostre sporgente mezza linea. Ogni ricamo sulle spallette e su i galloncini è vietato. 1 gigli che distinguono i gradi saranno di metallo. Cappello

I soli Uffiziali Superiori faranno uso di cappello, il quale è vietato a tutti gli altri Uffiziali in qualunque circostanza. I cappelli stessi avranno le dimensioni seguenti Altezza della falda di dietro 9. poll. Altezza del becco 7. poli. Lunghezza delle falde laterali misurate dalla tessitura 5. 6 linee 2. - 3. Lunghezza nel sito ov'è il fiocchetto Diametro della coccarda di lana 4. Larghezza del gallone o che serve per ciappa I. Il gallone di bordo sarà largo 2. - 3. 2. di questo ne appariranno sulla supeificie esterna I }tocchetti avranno 6. cannottigli di argento e 6. di seta scarlatta al di sotto, il loro galloncino sarà di 3. in 4. linee. La ciappa sarà fermata da un bottone grande. Pennacchio

Il Pennacchio sarà di piume americane, bianco colla base scarlatta per la linea, e tutto verde per i Cacciatori, della forma che è al figurino Tavola 3a_ La sua altezza totale sarà pollici 8. lo scarlatto sarà 1. pollici. Quelli alla forma di salice sono vietati. Pettinatura

I capelli saran tenuti non molto lunghi, e sarà vietato assolutamente che sortano in ricci fuori del caschetto tanto dal davanti che dal di dietro. 234


Guanti

I guanti degli Ujjiziali saranno di colore dante chiaro, egualmente che quelli dei Sergenti Maggiori e Sergenti. Orologi

Sono vietati i ciondoli degli orologi, che dovmnnn essae sempre nascosti. Manichini

Sono vietati parimenti i jabot e manichini. Collare È vietato sotto le armi di mostrare le punte del collare della camicia.

Sproni

Gli sproni degli Uffiziali Superiori saranno di acciaio ed inchiodati al tacco dello stivale. Decorazioni

Le croci degli ordini cavallereschi e le medaglie saranno disposte in una linea all'altezza del bottone superiore dell'abito. Caschetto

Il caschetto sarà alto 8. pollici: la striscia superiore di cuoio sarà larga un pollice e 6. linee la inferiore 12. linee. Il pennacchietto di lana sarà alto 4. pollici. Il caschetto sarà portato esattamente dritto nel senso delle spalle, ed inclinato sul davanti, onde la visiera sia bassa. Le squame non si caleranno sulle ;?Uance che per ordine. la striscia superiore sarà di velluto pè soli Ujjìziali, ai Sotto-Uffiziali è proibito averla altrimenti che di cuoio. Gli Uffiziali, Sotto-Uffiziali e Soldati delle Compagnie Granatieri quando non porteranno il berrettone a pelo faranno uso del caschetto.

Rolli I rolli saranno solitamente legali sulle spalle e le lor punte saranno aderenti alla cucitura della manica sull'uniforme, mediante dei lacci che non dovranno vedersi. 235


Chirurgi

I Chirurgi avranno l'uniforme blu, sia che servano nella linea, sia nei Cacciatori; questo sarà tagliato come quello degli Uffiziali. Essi saranno calzati al modo stesso. Il collare ed i paramani dell'uniforme saranno di velluto nero, l'orlatura e le mostre delle falde saranno del colore delle mostre del Corpo ove sono addetti. I primi Chirurgi porteranno sui paramani tre fiori di riccame, ed i secondi Chirurgi due. Ogni altro ornamento è vietato. Il Cappello dei Chirurgi sarà simile a quello degli Uffiziali Superiori per la forma e le dimensioni; ma non avrà ne galloni intorno, ne pennacchio. Ajutanti Maggiori

Gli Ajutanti Maggiori saranno vestiti come i Capitani, ma porteranno gli sproni e la sciabla come gli Uffiziali Superiori. Bardatura La. bardatura sarà per tutti gli Uffiziali conforme al modello in disegno che fu distribuito ai Corpi. La testiera, il pettorale e la groppiera saranno di cuoio nero con le guarnizioni in rame. Le mantiglie copriranno la sella e i fondi: essi avranno un gallone di oro Largo 2. pollici 3. linee intorno, ed agli angoli due cifre delle lettere iniziali F.R. con una corona sopra. Intorno la mantiglia sarà un astragalo del colore delle mostre. Le cinghie e sopraccinghie saranno di lana bianca, lafalsetta di lana nera. Giornalmente si farà uso di un panno blu parimente gallonato in oro, ma il gallone sarà di 1. pollice e 6. linee.

Allegato 2 Dettagli per lo Vestiario della Gendarmeria Marzo 1824 Gendarmi R. a piedi Articolo 1 Vestiario

Uniforme

L'uniforme è di panno blò profilato di scarlatto; le sole pannine delle falde, saranno di panno scarlatto, ed avranno ai loro estremi quattro granate ricamate in argento e lana rossa. Si procurerà che il taglio dell'uniforme corrisponda alla struttura fisica delL'uomo. Quindi il petto arriverà sino all'osso dell'anca nella cui direzione orizzantale saranno fermati i due bottoni di dietro, che marcano la vita. Le falde saranno piuttosto 236


larghe da coprire tutta la parte posteriore; ed evitare che si schiudano, anche quando il Gendarme commina, lunghe fino a quattro dita sopra la piegatura del ginocchio: il collo deve coprire al di dietro tutta la fibbia del cravattino, e con una insensibile gradazione si abbasserà sino a nove linee sotto il suo orlo nella direzione del mento, ove sarà chiuso da tre ciappetté. . . Nove bottoni adatteranno l'uniforme al petto, ed uno piccolo chiuderà la parte inferiore della manica immediatamente accanto alla mostrina la quale sarà anche profilata rossa e terminerà con un angolo acuto curvilineo verso la parte esterna del braccio. Le granate delle falde dell'uniforme pe' sotto uffiziali saranno di argento e nelle sole fiamme vi sarà mischiata un poco di lana rossa. Bottoni

I bottoni sono di lamina di argento col giglio e la corona reale rilevati nel mezzo e nel perimetro vi sarà la leggenda Gendarmeria Reale. Saranno alquanto convessi, i grandi del diametro di un'oncia ed una linea. di palmo napolitano, i piccoli di otto linee e mezza. Spalline

Le spalline fermano il cuojame sopra le spalle; esse sono di lana rossa composte da un gallone largo due once e quattro linee, ed orlato da un galloncino di argento a cordoncini di sette fili, largo sette linee, colla francia ricoperta di cordoni lana al numero di trentadue e lunghe once tre e quattro linee. Queste spalline vengono adattate alle spalle da un piccolo bottone fissato nella giuntura del collo, e da un travetto a passante di gallone di argento, largo cinque jtli, appuntato sulla cucitura della manica colla spalla e foderato di panno scarlatto. Il galloncino delle spalline pe' Caporali e Sergenti sarà largo dieci linee, e sulla francia, porteranno cento fili di argento a scacchi. Pe' sergenti maggiori il galloncino sarà largo dieci linee, e la francia tutta ricoperta di fili di argento. Fiocco di Sciabla

Il fiocco della sciabla è di lana rossa composto da un gallone largo un'oncia e lungo in doppio due palmi, e da una francia di cordoncini lunghi dieci once e otto linee. La francia de' fiocchi di sciabla pe' sotto ufficiali sarà tutta ricoperta di fili di argento, ed il gallone sarà suddiviso in parti uguali di argento e lana rossa alternativamente di due once l'una. Crovattino

Il Cravattino è di suola nera incerata orlato da una pelle sottile alto nella direzione del mento tre once e sette linee crescendo con una certa curvatura verso i lati sino a quattro once, una fibbia di ottone le chiuderà dietro il collo. 237


Calzatura

Pantaloni, stivaletti e scarpe formano la calzatura dè Gendarmi a piedi. Si avrà cura che i pantaloni siano ·di una larghezza tale da calzarsi comodamente senza essere eccessivamente larghi; saranno tanto lunghi da coprire fin sopra il collo del piede lo stivaletto che arriva sotto il polpone della gamba. L'uno e l'altro sono di cotone bianco l'està, e l'inverno di panno blu il pantalone e nero lo stivaletto co' bottoni di osso nero. Cappello

Il cappello è di feltro foderato d'incerata nera ed orlato da un gallone di seta scura a cordoncini largo un oncia ed undici linee cucito in modo che metà resti dalla parte esterna, è l'altra metà dall'interno del cappello. Una ganza di gallone di argento a cordoncini larga un'oncia e mezza, e tramezzata nella sua lunghezza da un filo nero, si adatterà da sopra la coccarda fino all'orlo inferiore ed cappello, ove sarà fissata da una granata di metallo bianco colla fiamma indorata. La. coccarda è di lana del diametro di quattro once e otto linee. Dalla parte superiore della ganza sortirà un pompane conico di lana rossa lungo cinque once e quattro linee e del diametro alla base di un'oncia e dieci linee. I sotto uffiziali porteranno alle punte del cappello due fiocchi di fili d'argento al numero di sessantaquattro lunghi due once e due linee. Il Gendarme porterà il cappello in modo che la granata cada in linea verticale del limite esteriore del ciglio sinistro, mentre il dritto resti quasi coperto dall'ala dritta elfi cappello, ed avrà i capelli tagliati a corto, perché non escan ricci verso la fronte o al di dietro. Cappotto Il Cappotto è di panno blò senza pellegrina, foderato di tela nera alle spalle ed alle maniche, ed appuntato al petto sino a mezzo corpo da una fila di nove bottoni di metallo bianco fuso, e lungo sino a mezza gamba. Il collo è orlato rosso, alto mezzo palmo per garantire le orecchie e la bocca dal freddo quando è alzato potendosi portare anche ripiegato. Vi sono cucite due orecchielle, che appuntandosi come le spalline frenano il cuojame. Quando i Gendarmi non indossano il cappotto, lo terranno avvolto a cilindro, alto quanto la larghezza della mucciglia sulla quale viene legato da tre corree di cuojo bianco espressamente cucite alla mucciglia. Quando poi viaggiano senza mucciglia, allora avvolgeranno il cappotto a cilindro in tutta la sua larghezza; lo ripiegheranno a metà, e ne legheranno gli estremi con un laccio nero, in questa forma lo porteranno accavalcato dalla spalla dritta sotto il braccio sinistro. Distintivi

I distintivi de' sotto ufficiali sono di gallone di argento a quindici fili, larghi un'oncia e sei linee, uniti dall'antibraccio accanto alla mostrina da una cucitura all'altra, innalzandosi verso la cucitura esterna sotto un angolo di quarantacinque gradi. Questi galloni come tutti gli altri sieno di seta, di cotone etc. e per qualunque classe sono sempre a cordoncini e senza alcun lavoro. 238


Articolo 2° Abito di Quartiere Giacca

Dagli unifonni vecchi si ricaverà una giacca di panno col collo a le mostrine orlate di panno scarlato come l'uniforme e ad un petto, ove si adatta con nove bottoni di metallo bianco come quelli de' cappotti, dev' esser lunga sino all'osso dell'anca; il quarto di dietro términa con due orecchielle alla parte inferiore. Pantalone

Il pantalone è di cotone blò tessuto a spica, lungo sino al tacco della scarpa e siccome devesi portare senza stivaletto avrà avanti una piccola pampiera che copre le orecchielle della scarpa; una staffetta di cuojo che passa da sotto la scarpa ferma l'arco della pampiera del collo del piede. Bonetto

Infine un Bonetto di panno blò tagliato alla granatiera, e guarnito alle cinture di laccetti e galloni di cotone bianco e da una granata ricamata in cotone anche bianco. Per evitare un inutile soprabbondanza di panno, saranno costruiti secondo il modello eh'espressamente si rimette. Articolo 3 Cuojame Budriè ·

Il budriè serve per portare la sciabla e la bajonetta, quando questa non è sul fucile. È largo due once e otto linee, e guarnito al petto da una ciappa di ottone rettangolare, alta quattro once e larga tre, cogli angoli tagliati; sul mezza vi è la R. Impresa rilevata in un quadrato alto due once e otto linee colla leggenda Gendarmeria Reale. Una fibbia di ottone unita al boccaglio destinato per la sciabla serve per allungarlo ed accorciarlo. Sopra i due boccagli della sciabla e della bajonetta saranno cucite due piccole .fibbie colle quali si .fennano due piccole corree espressamente cucite a' foderi della sciabla e della bajonetta. Giberna La giberna è formata da un cassettino di legno capace due mazzi di cartucci, fode rato di cuojo nero e coperto da una falda di suola nera che ne oltrepassi l'altezza di due once, in mezza della quale si adattq una granata di ottone del diametro di due once ed una linea, colla fiamma alta tre once e larga quattro. Per due anelli di ottone del diametro di due once, e due linee cuciti agli angoli su-

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periori della giberna passano gli estremi -della correa che restano fermati per mezza di due bottoncini, questa correa è larga quanto quella del bodriè, e guarnita da una fibbia rettangolare, da un passante e da una plancetta a puntale di ottone, che corrispondono alla spalla sinistra sotto la spallina. Mucciglia

La mucciglia è di pelle di vitello col pelo, a forma di cassettino largo un palmo e mezzo, alto cinque once e lungo un palmo. Fiasca

Una.fiasca ed un piatto di latta quasi della stessa.figura ed adattati l'una nell'altro vengono legati alla mucciglia per mezzo di una correa di cuoio bianco Larga quanto quelle che legano alla mucciglia il cappotto, e lunga sei palmi; qual correa cinge orizzontalmente la mucciglia; In questo modo si evita al Gendarme la pena di trasportare due separati recipienti. Quando il Gendarme viaggia senza mucciglia, potrà portare questa fiasca per mezzo della correa che la lega a modo di tracolla dalla spalla dritta sotto il braccio sinistro. Articolo 4° Armamento Sciabla

Tutti i Gendarmi a piedi porteranno la sciabla del modello de' Granatieri dell'Esercito. Moschettoni

L'arma da fuoco è il moschettone colla bajonetta espressamente costruiti nella R. Sala d'Armi. Capitolo 2° Gendarmi Ausiliarj Articolo 5° Vestiario Uniforme

L'uniforme è come quello de' Gendarmi Reali coi gigli ricamati in cotone alle falde, invece delle granate ed anche pe' sotto-Uffiziali

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Bottoni

I bottoni sono gli stessi de' Reali colla leggenda (;endanneria Ausiliaria Spalline

Le spalline sono verdi, e col galloncino di cotone invece di argento; il travetto a passante è di cotone bianco, foderato di panno scarlato. I sotto-U.ffiziali vi porteranno il galloncino e francia di argento come que!Li de' Reali. Crovattino

Il cravattino è come quello de' Reali. Calzature

La calzatura come i Reali. Cappello

Il cappello idem col bottone invece della granata. Pompone

Pompane verde. Fiocco di sciabla

Fiocco di sciabla verde; i sotto-U.ffiziali vi porteranno l'argento come i Reali. Cappotto

Il cappotto come i Reali. Distintivi

I Sotto Uffiziali Ausiliari porteranno i distintivi come quelli della fanteria di linea. Articolo 6° Abito da quartiere

Non si distingue da quello de' Reali, che al bonetto ove portano il giglio, invece della granata. 241


Articolo 7° Cuojame Budriè

Il budriè è lo stesso de' Reali, la sola leggenda della ciappa distingue gli Ausiliarj. Giberna

La Giberna è la stessa ammeno della granata ch'è sostituita da un giglio Mucciglia

Come quella de' Reali. Fiasca

Idem Idem. Articolo 8° Armamento

Come i Gendarmi Reali. Capitolo 3° Gendarmi a cavallo Articolo 9° Vestiario Uniforme

L'uniforme è come quello de' Gendarmi a piedi. Bottoni

I bottoni idem. Ltlcci

Invece di spalline avranno alla sinistra un laccio di cotone bianco a quattro capi, due de' quali sono legati ad anello, e gli altri due intrecciati, e con due puntuali di argento agli estremi.

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Alla spalla dritta porteranno una controspallina di trena di cotone intrecciata sullo scartato; I lacci de' sottouffìziali sono di argento e lana blò divisi in parti eguali di due once in due once alternativamente. La trena della controspallina sarà anche di argento e lana blò.

Crovattino Cravattino come quelli a piedi.

Calzatura Calzoni corti di cotone in està; e di panno blò in inverno, un pajo di bottini di tela bianca, e gran stivali alla scudieraformeranno la Loro calzatura.

Speroni Gli speroni sono di ferro annerito, coll'asta dritta e lunga tre once a contare dal chiodo della rotella, sino all'apertura delle gambe. Si adattano allo stivale per mezza di un guardapolvere a fibbia largo due once e otto linee. Si permettono i pantaloni larghi da sopra i brodecchini, co' sproni inchiodati in que' servizi che i Capitani stimeranno a proposito secondo le circostanze della Provincia.

Cappello Il cappello come quello de' Gendarmi a piedi.

Pennacchio Avranno un pennacchio di penne di capone rosse formato a pigna e lungo un palmo e un terzo.

Fiocco di sciabla Il fiocco della sciabla è di cuojo bianco. I sotto U.ffiziali lo portano come quelli a piedi, colla lana blò invece di rossa per a dattarsi ai lacci.

Cappotto Il cappotto deve coprire la groppa del cavallo, e le gambe del cavaliere; perciò sarà lungo cinque palmi e mezzo e largo tre come e quattro palmi. La mostreggiatura sarà di scartato, come pure il collo, il quale è alto mezza palmo per coprire le orecchie,

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come quello de' Gendarmi a piedi. Oltre delle maniche è fornito di una pellegrina lunga due palmi ed un quarto co' bottoni di panno per coprire le braccia del cavaliere, che tiene la briglia in mano. Guanti

Avranno i guanti di pelle gialla col guardabraccio di cuojo bianco alto tre once e due linee da sopra la manica dell'un(forme. Distintivi

I Sotto-Uffiziali a cavallo porteranno i distintivi paralleli alla mostrina di modo che anch'essi formino l'angolo acuto curvilineo. Articolo 10 Abito da quartiere Giacca

La giacca è come quella de' Gendarmi a piedi. Pantalone

Il pantalone idem senza pampiera. 7

Bonetto

Sonetto idem idem. Articolo 11 ° Cuojame Cinturone

La sciabla sarà pendente ad un cinturone largo quanto il bodriè de' Gendarmi a piedi, e colla stessa ciappa, e interrotto da due anelli di ottone, nè quali per mezzo di due bottoncini vengono adattate le due corree a fibbia che si legano agli anelli della sciabla. Questa non viene cinta ai fianchi, ma a forma di bodriè pende dalla spalla dritta sotto il braccio sinistro. Tra' due anelli del cinturone v'è un boccaglio anche di cuojo bianco per la bajonetta. Giberna

La giberna è come quella del Gendarme a piede, colla sola differenza che la falda di suola oltrepassa l'orlo l'inferiore del cassettino di due sole linee, invece di due once. 244


J

Articolo 12° Armamento Sciabla La sciabla è del modello espressamente costruito nella Real Sala d'Armi, cioè una spadancia colla impugnatura di ottone ed il fodero di cuojo nero, coi puntuali e crespelli di ottone.

Moschettone

Il Moschettone e la bajonetta come quelli dei Gendarmi a piedi. Pistole

Le pistole sono del modello esistente nella Real Sala d'Armi. Articolo 13° Bardatura

I cavalli della Gendarmeria sono montati alla dragona, e secondo i modelli attualmente in uso, cioè Sella

La sella è di suola a color naturale con falde grandi e quadrate, e gli arcioni rilevati; le cigne sono di filo tessuto; quella di sotto è spaccata agli estremi e porta quattro fibbie. La cigna ne porta due. Gli staffili sono anche di cuojo a color naturale e le staffe di ferro a color naturale, colla grata rettangolare e vuota, la quale ripiegandosi verso gli estremi è in continuazione de' rami che formano quasi un semicerchio. Fondi

I fondi sono di suola a color naturale; vengono accavallati al pomo della sella, e al di là dell'arcione, e colle gambe pendenti jiwri il corpo della sella; una correa di cuojo dello stesso colore che gira intorno l'arcione ve li ferma. Groppiera

La groppiera è di cuojo nero e si unisce alla sella per mezzo di una sola correa a fibbia di ferro annerito, come lo sono tutte le fibbie della bandatura. Pettorale

Il pettorale è anche di cuojo nero e fornito di due .fibbie per adattarsi alla diversa

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larghezza del petto dei cavallo; agli estremi è ripiegato, e forma due anelli pe' quali passano le cigna, e così viene fermato alla sella, e per sostenerlo nella sua posizione orizzontale verso gli estremi ha due corree cucite ad angolo, che si affibbiano all'arcione della sella. Queste due correce oblique hanno anche due anelli, né quali si intromettono le punte de' fondi. Testiera

La testiera non intreccio ha alcun intreccio adorno sulla faccia del cavallo, e non è composta che dal frontale a passante, la museruola sottogola e laterali della biglia, colle corrispondenti fibbie, per adattarsi alla testa del cavallo. Morso IL morso è a gambe alquanto ricurve spanale ad occhio agli estremi, dove per mezza di un perno mobile è adattato un anello al quale si affibbia la reclina. Questo morso è di ferro stagnato, e guarnito da due bocce di ottone, colle granate rilevate; una catenella unisce i due estremi delle due gambe.

Barbezzale Il barbezzale è a maglie conosciuto sotto questo nome.

Filetto

Per gli anelli del filetto passano le due redini a fibbia e il portamorso anche a fibbia. Cavezza

La cavezza ed il ronzale sono anche di cuojo nero. Caprifondi

I coprifondi sono di panno blò a due registri, e girati da un gallone di cotone largo due once e quattro linee. Gualdrappa

La gualdrappa non copre affatto la sella, anzi è tagliata ad arco per adattarsi alla curvatura dell'arcione, e per mezzo di due fibbie che porta agli estremi viene fermata alle corree cucite alla sella vicino agli staffili. La suaforma è quadrata con una grazia curvilinea verso le punte, che le rende alquanto acute e girata da un gallone di cotone

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come quello dei copr(fondi, e porta verso le punte due granate di cotone bianco a ricamo; due strisce dello stesso gallone accompagnano la cucitura sulla groppiera.

Valigiotto Il valigiotto è a basi rettangolari guarnito alle cuciture da un laccetto di cotone bianco e da un gallone dello stesso cotone largo un'oncia e tre linee. Esso poggia sopra il cuscinetto già. ricopntn dalla gualdrappa, e col cappotto viene legato alla sella per mezza di tre corree adattate all'arcione di dietro. Sul pomo della sella è impiantato un perno con due anelli mobili che portano le corree, l'uno del boccaglio, che riceve la bocca della carabina, e l'altro che ne lega il manico, di modo che la carabina sta in una posizione obliqua poggiata alla spalla dritta del cavallo, colla bocca in avanti che guarda a terra facendo un angolo di quarantacinque gradi.

Capitolo 4° Uffiziali ed Ajutanti Articolo 14° Distinzioni comuni ali'Esercito Gli Uffiziali ed Ajutanti si distingueranno da' loro dipendenti secondo Le norme stabilite per quelli dell'Esercito, come fiocchi di sciabla, fiocchi di cappello, granate dell'uniforme, sciarpe e distintivi di grado.

Articolo 15° Distinzioni dell'Arma 1° Gli Uffiziali Reali portano il laccio tutto d'argento, pendente dalla spalla dritta, gli Uffiziali Superiori, e dalla sinistra da Capitano in giù. 2° Il cappello è di feltro. 3° Il pennacchio è di piume americane bianche con un poco di rosso alla base per gli Ufficiali Superiori, rosso per quelli di Gerdarmeria Reale e verde per gli Ausiliarj. 4° Gli Ufficiali di Gendarmeria Reale porteranno i gran stivali e sproni a correa. Gli U.ffiziali Ausiliarj modelleranno la loro calzautra su quelli della Fanteria di linea. 5° La sciabla per gli Ufjiziali di Gendarmeria Rele è una spadancia simile a quella de' Gendarmi a cavallo, coi pezzi di ottone indorati. Gli Uffìziali Superiori la portano cinta ai fianchi colla stessa ciappa indorata; da Capitano in giù la portano pendente dalla spalla dritta sotto il braccio sinistro come i Gendarmi. Gli Uffiziali Ausiliarj si armeranno come quelli della fanteria di linea. La sella è di dante, i galloni de' coprifondi e della gualdrappa sono d'argento, co.me pure le granate. Tutte le fibbie ed il morso inargentati. 6° Infine tanto gli U.fffiziali di Gendarmeria Reale, quanto quelli dell'Ausiliaria, modelleranno i loro soprabiti nel seguente modo, cioè a due petti con due file di bottoni, l'orlo rosso al collaro, ed alle mostrine delle maniche, senza patte ai fianchi; oltre di due bottoni che marcano la vita, ne porteranno altri due un palmo più sotto nello stesso prolungamento della cucitura della colonna per marcare le saccoce. 247


Tavole

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Ringraziamenti Gli autori desiderano ringraziare per la collaborazione generosamente prestata la direzione ed il personale dell'Archivio di Stato di Napoli, sede centrale e sezione militare, della SocietĂ Napoletana di Storia Patria, della New York Public Library, della fondazione Anne S.K. Brown Military Collection di Providence Rhode Island, in pai1icolare Maria Antonietta Arpago, Giovanni Bono, Raffaele della Vecchia, Achille di Salle, Daria Storchi, Harry Smith e Richard Harrington. Numerosi studiosi hanno contribuito con materiale e segnalazioni mettendo a disposizione il risultato delle loro ricerche e gli oggetti delle loro collezioni, in particolare si desidera segnalare l'apporto fattivo di suggerimenti e di materiale da parte di Carlo di Somma, Roberto Selvaggi e Ernesto Vitetti. Gaetano Fiorentino ha contribuito in modo sostanziale mettendo a disposizione molto materiale della sua eccezionale collezione di libri e iconografia sull' esercito napoletano.

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DOMENTCO CARLETTI, Nomenclatura ragionata delle armi portabili da fuoco e da taglio, 1839 R. DE CESARE, La fine di un regno, Città di Castello 1908. P. COLLETTA, Lettere e scritti inediti (a cura di Nino Cortese), Napoli 1932 P. COLLETTA, Storia del Reame di Napoli dal 1737 al 1825 - (a cura di Nino Cortese), Napoli 1951 M . CARRASCOSA, Memoires historiques, politiques et militaires sur la revolution du Royaume de Naples, Londra l 823 A. GENOINO, Le Sicilie al tempo di Francesco I, Napoli 1934 L. BLANCH, Scritti Storici (a cura di Benedetto Croce) - Napoli 1945 N. CORTESE, Per la storia del Regno delle Due Sicilie dal 1815 al 1820 in Archivio Storico delle Province Napoletane 1927 L. GUARINI, Catalogo de' Cappellani 1.Waggiori del Regno di Napoli, Napoli 1819 G. LANDI, Istituzioni di diritto pubblico nel Regno delle Due Sicilie, Milano 1977 F. Russo, La difesa costiera del Regno di Napoli, Roma 1989 L'Accademia Militare della Nunziatella dalle origini al 1860, a cura di M.A. Martullo Arpago Napoli 1987 R. PILATI, La Nunziatella. L'organizzazione di un'Accademia militare 1787 - 1987, Napoli 198'7 R. MOSCATI, "Guglielmo Pepe "(Val.I) Regio Istituto Storia Risorgimento Italiano, Voi.XXVI, Roma 1938 C. CAMPANELLI, Manuale per l'Amministrazione in materia di un corpo di Fanteria, Napoli, 1852 DURELLI, Amministrazione Militare, Napoli, 1838 - idem ed. 1852 C. MoNTÙ, Storia dell'Artiglieria italiana - Voli. lii e TV, Roma, 1937 R. PALMIERI, L'Ospedale Militare di Napoli e le vicende del Servizio Sanitario Militare Napoletano, Roma, 1927 478


H. GANTER, Histoire des regiments suisses, Ginevra A. MAAG, Geschichte der Schweizertruppen in Neapolitanischen Diensten 1825 - 1860 - Zurigo 1909 F. TRINCHERA, Degli Archivi Napoletani, Napoli, 1872 C. ULLOA (editore), Antologia Militare Napoli (varie annate) GIUSEPPE M0REA, Sunto delle Leggi e Decreti Reali per le armate di terra e di mare dal 18/2/1806 al 31/12/1836, Napoli 1838 P. LIBERATORE, Istituzioni della Legislazione Amministrativa vigente nel regno delle Due Sicilie, Nnpoli , 1817 LUIGI HUENERSD0RF, Metodo per ammaestrare il cavallo, (trad.)1837 Collezione delle Leggi e de' Decreti del Regno delle Due Sicilie (1815-1860) Almanacco di Corte anni 1818-1820 Almanacco Militare, anni, 1830-1832 Reali decreti portanti l'organizzazione nominativa di diverse parti del Corpo di Artiglieria sotto la data de' 15 ottobre 1815 Istruzioni per organizzare la Fanteria a' termini del decreto organico del 18 corrente 1816 Regolamento sulle domande e la tenuta delle armi portatili e sulle munizioni da somministrarsi alle truppe Napoli 1817 Ordinanza di S.M. per l'esercizio e per le manovre delle sue truppe di fanteria, Napoli, 1817 Regolamento della Commessione di Vestiario Napoli 1818 Statuto penale militare per lo regno delle Due Sicilie Napoli 1819 Regolamento concernente l'esercizio e le manovre della fante1ia 1791, ed. 1820 Progetto per l'organizzazione della Guardia Nazionale compilato dal deputato Borreli ed approvato dal Parlamento Nazionale del 1820 Regolamento sugli aggiusti e sulla contabilità interna de' Corpi di Truppa e sull'amministrazione del Vestiario e che definisce i doveri degli Ispettori Generali, relativi al personale de' Corpi di Truppa Napoli 1821 Regolamento pel servizio del casermaggio militare 1821 Ordinanza di S.M. per l'esercizio e per le manovre delle sue truppe di fanteria, Napoli, 1822 Regolamento generale pel servizio degli ospedali militari Napoli 1822 Regolamento per la Reclutazione, Napoli, 1823 Ordinanza della amministrazione Militare del Regno delle Due Sicilie, Napoli, 1824 Capitulation des regiments suisses au service de Sa Majestè le roi du royaume des Deux Siciles, 1825 Istruzione pel maneggio della lancia, Napoli 1829 Ordinanza di Piazza, Napoli, 1831 Tavole per il Progetto di Ordinanza di S.M. il Re del Regno delle Due Sicilie per l'esercizio e le manovre di A1tiglie1ia, Napoli 1833 Ordinanza di S.M. per gli Esercizii e le Evoluzioni delle Truppe di Fanteria, Napoli, 1833 Ordinanza di S.M. per l'esercizio, e per le manovre delle sue truppe di Cavalleria del 9/4/1808, ed. 1823 Ordinanza e Atlante delle Manovre di Cavalleria 1808 ed. 1817 - idem, ed. 1834 Ordinanza di S.M. per gli Esercizii e le Evoluzioni delle Truppe di Cavalleria, Napoli, 1843 Collezione di dispaccj, decreti, regolamenti, istruzioni, reali rescritti e ministeriali di 479


massima relati vi all'istituzione, dotazione e amministrazione dell' Orfanatrofio Militare dell'Esercito e della Real Marina, Napoli 1850 Ruoli de' Generali ed Uffiziali attivi e sedentanei del Real Esercito e dell'Armata di Mare di S.M. il Re del Regno delle Due Sicilie, Napoli, 1860 Fondazjone e Statuti del Real Ordine di S.Gennaro B. Fonti manoscritte Ordinanza di Armamento per l'Esercito Napoletano 1834, Bibl. Mil. Centr. Dettagli per lo Vestiario della Gendarmeria, 1824 BNN Dettaglio per lo Vestiario dei Corpi di Linea, 1824 in A.S.Na O.d.g. Comando Generale Vol.3 Fonti archivistiche Archivio di Stato di Napoli - fondi consultati: Decreti e leggi originali 1815-1860 Protocolli Consiglio dei Ministri Guerra 1822- 1860 Ordini del giorno del Comando Generale (1815-1830) Segreteria Antica (1815-1820) Ministero Guerra Giunta dei Contratti Militari Comando di Artiglieria

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INDICE DELLE TAVOLE

1 Alabardiere reale 1816. Guardia del corpo 1816. 2 Soldato della Guardia di Interna Sicurezza. Ussaro della Guardia di Interna di Sicurezza 1816-1818. 3 Soldato della Compagnia di Polizia del real Palazzo. Gendarme a cavallo 18161818. 4 Fanteria della Guardia Reale: Cacciatore e Granatiere 1816-1818. 5 Banda grande dei reggimenti di Granatieri della Guardia Reale 1816 (particolare da un quadro giĂ presso la Reggia di Caserta, oggi trasferito). 6 Soldato e ufficiale dei Granatieri della Guardia Reale 1818-1820. 7 Ufficiale e guastatore del reggimento Cacciatori della Guardia Reale 1818-1820. 8 Ufficiale dei Cavalleggeri della Guardia Reale 1818 (particolare da un quadro presso la Reggia di Caserta). 9 Ufficiale dei Cavalleggeri della Guardia Reale 1818. 1O Soldati dei reggimenti di fanteria Re e Principessa 1816. 11 Soldati dei reggimenti di cavalleria Re e Principessa 1816. 12 Ufficiale dello Stato Maggiore 1820. 13 Dragone del reggimento Real Ferdinando 1818-1820. 14 Ufficiali generali (figurini su seta) 1825-1827. 15 Ufficiali generali in mantella (servizio montato) e in soprabito 1829. 16 Ufficiali della compagnia reali Alabardieri 1827. 17 Guardia del Corpo in gran tenuta a cavallo 1825. 18 Guardie del Corpo in tenuta giornaliera a piedi 1827. 19 Trombetto della compagnia delle reali Guardie del Corpo 1829. 20 Ufficiali in tenuta giornaliera e in gran tenuta dei Granatieri della Guardia Reale 1825. 21 Granatieri della Guardia Reale in gran tenuta invernale ed estiva 1827. 22 Granatieri della Guardia Reale in tenuta estiva e in tenuta di marcia invernale 1827. 23 Tamburo in tenuta estiva e caporale in gran tenuta invernale dei Granatieri della Guardia Reale 1825. 24 Piffero e Tamburo in gran tenuta dei Granatieri della Guardia Reale 1825. 25 Ufficiale in gran tenuta invernale e ufficiale medico dei Cacciatori della Guardia Reale 1827. 26 Cacciatori della Guardia Reale in gran tenuta estiva ed invernale 1827. 27 Cacciatori della Guardia Reale in tenuta giornaliera estiva (caporale) e in tenuta di marcia invernale 1827. 28 Guastatore e cornetta dei Cacciatori della Guardia Reale in gran tenuta 1827. 29 Tamburo maggiore dei Granatieri della Guardia Reale in tenuta di gala 1825. 481


30 Tamburo maggiore dei Granatieri e dei Cacciatori della Guardia Reale in tenuta giornaliera 1825. 31 Mori delle bande dei Cacciatori e dei Granatieri della Guardia Reale 1825. 32 Musicanti dei Granatieri e dei Cacciatori della Guardia Reale in gran tenuta 1825. 33 Ufficiali dei Cavalleggeri della Guardia Reale 1827. 34 Cavalleggero della Guardia Reale in gran tenuta 1827. 35 Ufficiale e soldato dei Cavalleggeri della Guardia Reale in tenuta giornaliera invernale con cappotto 1827. 36 Cavalleggeri della Guardia Reale in tenuta giornaliera e in gran tenuta 1827. 37 Trombetto in gran tenuta e ufficiale in tenuta giornaliera dei Cavalleggeri della Guardia Reale 1827. 38 Trombetto dei Cavalleggeri della Guardia Reale in tenuta ordinaria 1827. 39 Ufficiale dei Cacciatori Reali a cavallo 1827. 40 Cacciatore Reale a cavallo 1827. 41 Pionieri reali in gran tenuta invernale ed estiva 1827. 42 Ufficiali dell'artiglieria della Guardia Reale in gran tenuta 1825. 43 Artigliere della Guardia Reale in gran tenuta 1827. 44 Artiglieri della Guardia Reale in tenuta ordinaria e in gran tenuta 1825. 45 Artigliere della Guardia Reale in tenuta ordinaria invernale in cappotto e trombetto in tenuta ordinaria 1827. 46 Ufficiale in tenuta ordinaria e trombetto in gran tenuta dell'Artiglieria della Guardia Reale 1827. 47 Soldati del treno della Guardia Reale in gran tenuta 1825. 48 Trombetti del treno della Guardia Reale in gran tenuta 1825. 49 Ufficiale della Gendarmeria scelta in gran tenuta 1827. 50 Trombetto della Gendarmeria scelta in gran tenuta (dettaglio) 1827. 51 Ufficiali della Gendarmeria reale a cavallo (in gran tenuta) e a piedi (in soprabito) 1827. / 52 Gendarme reale a cavallo in gran tenuta 1827. 53 Gendarmi reali a cavallo in tenuta invernale con cappotto e in tenuta giornaliera 1827. 54 Fuciliere e granatiere della fanteria di linea 1824. 55 Fuciliere in cappotto e cacciatore della fanteria di linea 1824. 56 Ufficiale superiore in gran tenuta della fanteria di linea 1827. 57 Ufficiali in gran tenuta estiva e in soprabito della fanteria di linea 1827. 5 8 Portabandiera e soldato in cappotto della fanteria di linea 1827. 59 Granatiere e fuciliere della fanteria di linea in gran tenuta 1829. 60 Guastatore e tamburo in gran tenuta della fanteria di linea 1827. 61 Tamburo maggiore in tenuta giornaliera della fanteria di linea 1825. 62 Musicanti in tenuta di gala della fanteria di linea 1827. 63 Granatieri-in gran tenuta estiva e invernale dei reggimenti svizzeri 1829. 64 Fuciliere in tenuta estiva e cacciatore in cappotto dei reggimenti svizzeri 1829. 65 Ufficiale dei battaglioni cacciatori 1825. 66 Cornetta e musicante del 6° battaglione cacciatori 1828. 67 Guastatore del 6° battaglione cacciatori 1828. 68 Sergente e soldato dei battaglioni cacciatori 1827. 69 Soldati in gran tenuta estiva e in cappotto dei battaglioni cacciatori 1827. 70 Musicanti della fanfara dei battaglioni cacciatori 1827. 71 Guastatore e tromba dei battaglioni cacciatori 1827. 482


72 Ufficiale del reggimento cavalleggeri Re in gran tenuta 1825. 73 Cavalleggero del 1° reggimento Re in gran tenuta 1827. 74 Trombetto in gran tenuta del 1° reggimento Cavalleggeri Re 1825. 75 Ufficiale del Lancieri Real Ferdinando 1828. 76 Lanciere del Real Ferdinando 1828. 77 Lanciere del Real Ferdinando 1830. 78 Trombetto dei Lancieri Real Ferdinando 1828. 79 Trombetto dei Lancieri Real Ferdinando 1830. 80 Lancieri Real Ferdinando in tenuta ordinaria 1830. 81 Ufficiale superiore di artiglieria 1830. 82 Ufficiale di artiglieria in gran tenuta e in tenuta giornaliera 1827. 83 Ufficiale e tamburo di artiglieria 1825. 84 Artiglieri in gran tenuta estiva ed invernale 1827. 85 Artiglieri in tenuta di servizio estiva ed invernale 1827. 86 Artefici di artiglieria in tenuta di servizio estiva e in gran tenuta invernale 1827. 87 Musicanti della banda dell'artiglieria in tenuta di gala 1826. 88 Sottufficiale del treno di linea 1827. 89 Soldato del treno di linea 1825. 90 Soldati del treno di linea in cappotto e in piccola tenuta 1827. 91 Trombetto del treno di linea in gran tenuta 1827. 92 Ufficiale superiore del Genio 1827. 93 Soldati dei Pionieri in gran tenuta 1827. 94 Pionieri in tenuta di servizio e in cappotto 1827. 95 Ufficiali dei Pionieri in tenuta ordinaria e soldato in tenuta di lavoro 1827. 96 Stendardi del 1° reggimento Cavalleggeri 1829. 97 Tavola i Galloni e le «ciappe» per i cappelli degli ufficiali 1829. 98 Tavole di regolamento sui galloni e le «ciappe» per i cappelli degli ufficiali 18241825. 99 Particolari dell'uniforme degli ufficiali generali 1829. 100 Ufficiali generali in alta tenuta (Tenente generale) e in pastrano (Maresciallo di campo) 1820-1825. 101 Tamburo dei Granatieri della Guardia Reale e Guida dello Stato Maggiore 1816. 102 Reali Guardie del Corpo: Guardia e Esente 1816-1818. 103 Ufficiale e soldato del reggimento cavalleria Principe Reale 1818 circa. 104 Portabandiera e soldato del Reggimento di fanteria leggera. 105 Gendarme a cavallo 1815. 106 Cacciatore reale a ·cavallo e soldato dell'Artiglieria a cavallo della Guardia Reale 1816. 107 Ufficiale superiore (graduato maresciallo di campo) in alta tenuta della fanteria della Guardia Reale e in tenuta giornaliera con cappotto 1816-1818. 108 Soldato dei Cavalleggeri della Guardia Reale 1816-1818. 109 Reggimento dragoni Real Ferdinando. Sottufficiale in tenuta giornaliera e soldato in tenuta di marcia 1817. 11 O Battaglioni Cacciatori - Bersaglieri e Divisione Cacciatori a cavallo 1819. 111 Fanteria di linea 1824. Ufficiale in soprabito e caporale di una compagnia cacciatori del reggimento fanteria Re in gran tenuta. 112 Ufficiale e tromba in piccola tenuta del reggimento Re cavalleria 1824. 113 Ufficiali medici del reggimento Cacciatori della Guardia reale e di un battaglione Cacciatori 1829.

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INDICE GENERALE Presentazione.............................................................................................................. Elenco delle abbreviazioni......................................................................................... Il Regno in cifre.......................................................................................................... Capitolo I. Vicende storiche................................................................................... Capitolo II. Struttura delr esercito.......................................................................... - J Ministero ........ .......................... .......... .......... ...... ..... ...... ...... ..............................

Comandi............................................................................................................

- 3 Stato Maggiore...................................................................................................

- 4 Fanteria.............................................................................................................

Cal'<dfrria della linea........................................................................................... - 6 Corpi facoltativi.................................................................................................. - 7 Cerpi di cĂšsa reale ......................................... ...................... ............................... - 8 Gendarmeria reale e fucilieri reali.......................................................................... - 9 Veterani e invalidi................................................................................................ JO Afilizie e volontari.............................................................................................. - Corpi volontari.......................................................................................................

Capitolo III. La giustizia mi litare e la disciplina.................................................... Capitolo IV. Reclutamento e avanzamento............................................................

- 1 If rec!umento dc-Ila truppa..................................................................................... - 2 Il recl11tame11w degli ufficiali ed il sistema delle scuole militari ........... ....... .... ....... .... .. Avan::.amento .............. ... ... .... ........ ....................... ............ ........... . ... ... . .......... ......

Capitolo V. Istruzione, servizio e vita quotidiana..................................................

-1 Istruzione...........................................................................................................

- 2 Servizio..............................................................................................................

Capitolo VI. Amministrazione e servizi.................................................................

Organi amminisrrati1 i cemrali ed appalti ................................................................ Bilanci............................................................................................................... A,nministra::,ione interna dei corpi.......................................................................... Stip1mdi e paghe.................................................................................................. Pensirmi e sistema assistenziale ....... .. .............................................................. ...... Infrastrutture...................................................................................................... - 7 Vettovagliamento................................................................................................. - 8 Vestiario ....................................................................... ..... ................ ................ - 9 Annamento........ . ... ........ .. .... ........... ... .. ... ... ... ........... ...... . ................ .................... - 1 O Servizio sanitario............................................................................................... - Il Rimnma e servizio veterinario.............................................................................. 12 Assistenz.a spirituale,.......................................................................................... -1 -2 -3 -4 -5 -6

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3 5 1 9 33 33 35 39 41 50 54 69 73 77 78 86 87 95 95 102 112 117 117 118 I :29 129 132 J 34 l 36 149 151 154 159 166 171 179 181


Cap1tolo VII. Uniformi e bandiere......................................................................... 185 GeneralitĂ ...... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . 18 5 - 2 Generali e Stato Maggiore.................................................................................... 187 - 3 Fanteria dĂŹ linea.................................................................................... . . . . . . . . . . . . . . 1 92 - 4 Ca11alleria dilinea............................................................................................... 204 - 5 Artiglieria, treno e genio....................................................................................... 208 - 6 Corpi di casa Reale............................................................................................. 214 - 7 Gendarmeria reale............................................................................................... 223

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224 - 9 Ufficiali sanitari.................................................................................................. 224 - 10 Guardia di interna sicurezza, milizie e legioni provinciali......................................... 228 - I 1 Bandiere........................................................................................................... 231 Tavole.......................................................................................................................... 249 Ringraziamenti ........................................................................................................... 477 Bibliografia generale.................................................................................................. 478 Indice delle tavole....................................................................................................... 481 Indice generale........................................................................................................... 485 - 8 Veterani, invalidi e ufficiali ritirati..........................................................................

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L'ESERCITO BORBONICO DAL 1815 AL 1830  

Autore Giancarlo Boeri, Pietro Crociani e Andrea Viotti - uniformologia - edizione Ufficio Storico dello SME - 1995

L'ESERCITO BORBONICO DAL 1815 AL 1830  

Autore Giancarlo Boeri, Pietro Crociani e Andrea Viotti - uniformologia - edizione Ufficio Storico dello SME - 1995