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:\oi fummo da secoli Calpesti, derisi. Perché non siam Popolo. Perché siam divisi. Raccolgaci un'umca Bandiera. una spemc: Di fonderci msieme Già l'ora suonò.

Uniamoci. amtamoci, L'unione e l'amore Rivelano ai Popoli Le vie del Stgnore. Giuriamo far libero Il suolo natto: Uniti per Dio Chi v~nccr ci può?

Dall'Alpe a Sicilia Ovunque è Legnano. Ogni uom di Ferruccio Ha il core, ha la mano. l bimbi d'Italia Si chiaman Balilla. Il suon d'ogni squtlla l Vespri suonò.

Son giunchi che piegano Le spade ve ndute: Già l'aquila d'Austria Le penne ha pt:rdutc. Il sangue d'Italia, Il sangue Polacco, Bevé col Cosacco, Ma il cor le bruciò.

Stringtamct a coone ...

Stri ngiamci a coan e ...

Stringiamci a coone ...

Stringiamci a coone ...


La '·liturgia risorgimentale" consegna alla Storia il biennio 1848- 1849 come momento fallimentare dell'ipotesi rivoluzionaria, posta, dalla dottrina mazziniana e liberale. come strumento fondamentale per trasmutare l'titopia dell'unità d'Ita lia in radiosa rea ltà. Il Congresso di Yienna del 1815, dopo il tempestoso periodo napoleonico, aveva stabi lito il nuovo assetto europeo, improntato a creare uno steccato assolutistico per impedire ritorni rivoluzionari c per salvaguardare gli interessi delle potenze che avevano demolito l'Impero napoleonico. La mancata valutazione della collisione fra dette finalità e le trasformazioni, connesse agli aneliti di libertà e di unità. fu un grave errore. Ne conseguirono decenni di lotte. Le dottrine liberali- emergenti, richiamandosi ai fascinosi valori dcll '89, favorirono la nascita di organizzazioni segrete a lle quali aderirono in massa studenti c militari. Tra esse la Carboneria e la Giovine Italia, che ispirarono i moti del 1820 nel apolcta':lo, del 1821 in Piemonte, del 183 1 in Emilia e di Genova nel 1834. Alle cospirazioni e alle iniziative insurrezionali corrisposero violenze e condanne. Si abbatté sui patrioti il maglio repressivo della Santa Alleanza, costituita il 26 settembre 1815, dalla Russia, dalla Prussia e dall'Austria. Lo scopo era quello di mantenere, ad ogni costo, immutato l'assetto europeo, scaturito dal Congresso di Yicnna. L' improbo patto, fonte di aspre contese, stimolò negli Italiani la presa di coscienza del nuovo che prorompeva c il richiamo alle radici della loro Storia. "frugata nei particolari e penetrata nell'Universale". come da sublime sintesi spadoliniana. Per l' Italia. divisa in molti Stati, iniziò, così. la stagione eroica della ribellione agli oppressori stranieri. Il Piemonte. del quale faceva parte la Liguria, si propose, con l'azione e con l'esempio, alfiere dell'incontenibilc istanza unitaria, lievitante nel popolo c captata dal trascinarorc Giuseppe Mazzini c dal condottiero Giuseppe Garibaldi. Questi rapidi accenni alla situazione geo-politica europea cd italia11a, negli anni antesignani della stagione risorgimentale, appaiono utili a delineare l'atmosfera passionale sovrastante gli ambiti che inglobarono la formazione del giovane Goffredo Mameli.

IL " VATE DELL' ITALIA RIOESTA" Goffredo Mameli nacque a Genova il 5 settembre 1827, in un piccolo appartamento ubicato al numero 30 di Via S. Bernardo. Una lapide affissa, nel 1916, sulla facciata dell'edificio lo indica come casa natale del "Va te dell'Italia Ridesta". I genitori, Ammiraglio Giorgio Mamcli e Marchesina Adelaide Zoagli, si erano sposati nel 1826. La madre. che tra i suoi antenati vantava due Dogi, professava idee repubblicane e parteggiava per i movimenti mazziniani. Il padre, invece, valoroso Ammiraglio della Marina Sarda, manifestava rigorosa fedeltà alla monarchia sabauda. Q uesto clima influenzò

Goffredo Mameli (Genova, 5 settembre 1827- Roma, 7 luglio 1849).

l'infanzia di Goffredo -che si legò prevalentemente alla madre. la quale volle curarne personalmente la formazione. Da piccolo manifestava carattere forte, grande attenzione per il sapere c ferma determinazione nel perseguire i suoi programmi. Notevole attestazione del suo grado di maturità c dell'elevato livello delle sue conoscenze storiche è il saggio su Cicerone, presentato per l'ammissione a lla Facoltà di Filosofia de lla Regia Università di Genova. Era l'autunno del 1842. Aveva appena 15 anni. l noti rivoluzionari di quegli anni, pur non approdando a vistosi successi, avevano determinato una svolta nella lotta tra liberalismo e conservazione. Proprio a Genova si formarono le prime aggregazioni della '"Giovi11e Italia·'. Molti cospiratori furono scoperti, arrestati e conda11nati a morte. Tra essi lo stesso Mazzini. condannato in contumacia, e Giuseppe Garibaldi che riuscì a salvarsi con la fuga in Sud America. Nel frattempo, lo studente Goffredo Marneli seguiva con diligenza e prolitto i suoi studi. Nel 1847 si iscrisse al corso di laurea in Legge, ma nello stesso anno, per gli impegni assunti in campo politico. abbandonò l'Università. Ormai, in Goffredo, prevaleva rimeresse politico: si immerse nell'agone irredentistico. Tuttavia. assecondò la prorompente vena poetica. espressione feconda del suo patriottismo. L'aspirazione all'indipendenza fu sempre coltivata dai Genovesi. Una bandiera strappata agli Austriaci il 5 dicembre del 1746, durante i fatti di Pretoria, veniva


"l bimbi d'Italia l Si chiaman Balilla /. .. " Anche se non accertata storicamente, la figura di Balilla rappresenta il simbolo della rivolta popolare di Genova contro la coalizione austro-piemontese iniziata il 5 dicembre 1746.

sempre esposta, come simbolo di orgogliosa autonomia, nei momenti più salienti della vita cittadina. Il 1846, centenario dell 'epica sassaiola iniziata da Balilla. fu l'occasione per manifestazioni che videro. come importante protagonista, Goffredo Mamcli. Sulla scia di dette celebrazioni, egli esternò la sua sistematica. appassionata attività politica. Instaurò rapponi epistolari con Mazzin i, i l cui messaggio si diiTondcva tra i giovani provocando un entusiastico richiamo. A Genova si rinserravano le lite anche sotto la spinta di Nino Bixio. il quale nell 'agosto 1847. aveva iscritto alla ·'Giovane Italia" l'om1ai ventenne Mamcli. Il 1847 fu detto ..l'anno delle costituzioni": concessioni democratiche làttc da molti governi destarono attese incoraggianti . Anche Carlo Alberto, Re del Piemonte, attuò alcune riforme. Genova accolse con favore questi prodighi segnali . Nel fervore di cortei osannanti al Re riforn1atorc. nell 'effervescenza del patriottismo imperante, il giorno 9 novembre 1847. tra lo svento lio di bandiere, fu cantato per la prima volta l'inno "Fratelli d'Italia", titolato allora .. Il Canto degli Italiani" e composto da Go ffredo Mameli. L'entusiasmo con cui venne accolto c la rapidità della sua diffusione stavano a dimo-

srrare che quei vibranti versi corrispondevano perfettamente alla prorompente volontà popolare di rendere l' Italia libera c unita. L' Inno fu scritto quasi di getto c. per evitare la censura. venne stampato a Livorno. Il compositore genovese Michele Novaro. che lavorava a Torino come tenore e maestro del coro del Teatro Regio. appena conosciuto il testo lo musicò all'istante. Il 1848 iniziò con l' inasprimento delle sollcvazioni popolari. Sotto la minacciosa pressione di sommosse indipcndcntistichc, i governi furono costretti a concedere rifonnc costituzionali. A Milano, tra il 18 cd il 22 marzo, l'insurrezione delle "5 Giornate.. costrinse il generale Radctzky a ritirarsi nella fortezza del "Quadrilatero". Il governo provvisorio invitò Carlo Alberto ad intervenire. E intervenne. Dichiarò guerra all'Austria cd occupò la Lombardia. Fu la Prima guerra di indipendenza. Alle truppe piemontesi si unirono contingenti arn1ati. accorsi da llllta l'Italia. Tra questi i Genovesi, guidati da Goffredo Mameli e da ino Bixio. La vittoria di Pastrengo, la resistenza dei reparti napoletani e toscani a Curtatone e Montanara, alimentarono la speranza di vedere lìnalmcntc, sorgere l'alba dell'indipendenza c dell'unità. Invece. l'inopinato ritiro dalla lotta dci contingenti pontifici c degli altri Stati. prcannunciò il crollo delle intraviste primizie risorgimentali. Poi il collasso delle Forze piemontesi con le sconfitte di Custoza e di Novara e l'armistizio, firmato tra la costernazione dei volontari. sancirono il fallimento delle rivoluzioni c la brutale restaurazione del potere della Santa Alleanza. Il 1848, l'anno dcii 'alternanza di luminose prospettive c di cocenti rovesci, è stato tramandato come siJ10nimo di confusione disastrosa. Invece, da un'attenta analisi, sgombra da coinvolgimenti ideologici. il '48 ai lini del percorso risorgimentale deve essere considerato basilare. Erano state compiute le pròvc generali delle fasi terminali. Doveva trovare, ora, adcn:tpimcnto la mazziniana ..coerenza" tra pensiero ed azione. Con questi auspici iniziò il 1849. Il fuoco della ribellione covava in tutta la Penisola. L'evento più promettente si sviluppò a Roma. Il popolo romano aveva violentemente disapprovato il ritiro delle trupp~ pontificie dalla guerra contro l'Austria. La protesta era sfociata. il 15 novembre 1848, nell 'assassinio del Capo del Governo, Pellegrino Ros i. La pressione popolare divenne incontcnibile c Pio IX decise di allontanarsi da Roma. 1 ella notte tra il 24 cd il 25 novembre si rifugiò a Gaeta, ospite del Re di 1 apoli. Diffusasi la notizia dcll 'ciTcrvcscenza romana, una folla di patrioti affiuì a Roma da tut.ta l' Italia . Tra gli altri, Garibaldi con la sua legione di volontari. Luciano Manara. Nino Bixio. i fratelli Dandolo c GoiTrcdo Mameli. noto come sovversivo c poeta parriota d'Italia. Giuseppe Mazzini, da Firenze. spronava a superare tutti i tentennamenti c a proclamare la Repubblica. Dopo accesi dibattiti, alle due del mattino dcl 9 febbraio 1849, venne approvato il Decreto che dichiarava decaduto il


"Governo temporale del Papato" c istitu iva la Repubblica Romana. Goffredo Mamcli inviò a Mazzini il celebre cesariano telegramma:·· Roma Repubblica Venite". A Gaeta questi fatti provocarono forte reazione. In soccorso di Pio IX si mossero In Francia e il Re di apoli. l Francesi. condo11i dal Generale Oudinot. sbarcati a Civitavecchia. con subdola azione penetrarono in Roma c attaccarono gli insorti, schierati a difesa sulle mura di Roma. Il 30 aprile 1849 venne ricordato come il giorno del primo furioso e sangui noso scontro, che si concluse con il pieno successo dci difensori. Nella notte tra il 2 e il 3 giugno 1849, con il disonorevole inganno dell'anticipo di un giorno ulla data notificata. si manifestò l'assalto francese, concentrato soprattuuo verso le difese del Gianicolo. Feroci combauimcnti si svolsero a Villa Corsini o Casino dci Quauro Vcìui. Goffredo Mamcli. che apparteneva allo Stato Maggior~ di Garibaldi, nonostante fosse febbr icitante, aveva percorso per tullo il giorno le linee per diramare gli ordini del Condottiero. Era stanco c demoralizzato per non aver potllto partecipare direttamente alle azioni. A sera. quando vide che i plotoni si apprestavano ancora una volta alla lotla. implorò Garibaldi di pcrmcllcrgli di unir. i ai combattenti. Partecipò, così, all'ennesimo a11acco alla Casina dci Quattro Vent i. Subito fu gravemente ferito ad un ginocchio c ricoverato al vicino Ospedale dei Pellegrini. Iniziava cosi l'ultimo straziante percorso della sua breve vita. Il 3 giugno, giornata "terribile e memorabile", aveva segnato anche la fi ne dell ' utopia romana. Sull 'ara di Roma repubblicana si immolò la migliore giovcntll della stagione risorgimentale. GoiTrcdo Mameli consumava le sue ultime ore in una straziante agonia. Per una cancrena galoppante, partita dal ginocchio feri to, aveva dovuto subire l'amputazione della gamba . L'eco dei combattimenti gli giungeva mentre, immobile nel le11o dell'Ospedale, delirava per la febbre alta e per i dolori lancinanti. Il "ragazzo genovese''. come affettuosamente lo chiamava Mazzini, si spense venerdì 6 luglio, alle ore 7,30. Aveva poco piLI di venti anni. Anche la Repubblica Romana, dopo un mese di assedio. cessò la difesa. on ci fu resa; i Deputati, asserragliati nel Palazzo Scnatorio del Campidoglio, furono scacciati dalle tmppc frances i. Era il 4 luglio del 1849. Così, la Repubblica Romana si attestava nella Storia, come espressione della volontà c del diri tto degli Italiani ad essere azione. L' INNO (GIÀ " IL CANTO DEGLI ITALIANI")

Ad alimentare l'ansia unitaria avevano concorso le ··voci di Rimatori Patriottici" con strofe dense di dolore. di sdegno o di ammirazione. Incitavano a lottare, a soffrire. a morire per quell'ideale. umerosi poeti, maggiori o minori. preoccupati non del modo di rimeggiare

"Ogni uom di Ferruccio l Ha il core, ha la mano/. ... n Francesco Ferrucci (1 489-1530) guidò l'esercito della Repubblica fiorentina durante l'assedio di Firenze ad opera delle milizie imperiali di Carlo V.

ma di esternare l'ardore dei sentimenti, vivificarono l'azione politica. Sorgeva e si radicava, cosi, un nuovo movimento letterario: quello dci "Cantori per la Patria". l bardi di liriche pugnaci. Tra essi primeggiò Goffredo Mameli che consacrò la poesia con la mone. Gli eventi politici incalzanti convogliarono il suo talento poetico e il suo estro a celebrare i protagonisti dei moti risorgimentali di quegli anni. Ricordiamo "Ode ai Fratell i Bandiera''. l' inno ''All'ann i. All'am1i", il sonetto a Carlo Albeno. l'inno ·'La Battaglia di Marengo". La storia della letteratura italiana lo colloca tra gli autori di "Poesia per la Musica" del primo Ottocento, soprattutto per la composizione "Fratelli d' Italia", oggi Inno azionale d'Italia. La lirica del Mameli, vibrante per ritmo c densità di sentimenti. stimola al canto. inteso non come "onda melodica" ma come propulsione di memorie storiche assimi late c proiettate ad estrinsecarsi in atti-


Raccolgaci un' unica Bandiera, una speme: Di fo nderci insieme G ià l' ora suonò.

Michele Novaro (Genova, 23 oNobre 1818 - Genova, 21 ottobre 1885).

vismo cogente. Ai Fratelli d'Italia. il IO dicembre 1847, in occasione dei moti di Genova. Mameli consegnò le strofe solenni, che dalle ricordanzc di Roma antica. dalle sciagure che l' Italia patì indussero a proclamare giusta c santa la causa della libertà c dcii ' unità. "Eloquenza semp lice e dotta" è stata definita quella che promana dai versi agili e melodiosi, scritli per essere cantati. Per meglio intendeme gli aulici significati appare provvido un approccio analitico, illuminante nella sintesi.

Fratelli d ' Italia L' Italia s'è desta, Dell'elmo dÌ Scipio S'è cinta la testa, Dov'è la vittoria? La porg1l la chioma C hè schiava di Roma Iddio la creò. Stringia moci a coorte, Siam pronti alla morte; Siam pronti alla morte L' Italia chiamò. Noi fummo da secoli Calpesti, derisi, Per ché non siam popolo Perché sia m divisi:

• Il Poeta proclama ai Fratelli d'Italia che finalmente l' Italia è pronta alla guerra per l'indipendenza e l'unità. Ed ha già indossato l'elmo per tnuovere all'attacco. Ma non è un elmo usuale; è quello emblematico che simboleggia il trionfo di Roma in terra d'Africa. È l'elmo del Console romano Publio Cornelio Scipione che. per distruggere definitivamente Cartagine. l'acerrima nemica di Roma, non esitò ad afTrontarla proprio in Africa. Nel 202 a.C., a Zama, la sconfisse e Roma conquistò il dominio del Mediterraneo occidentale. L'elmo di Scipio sta, quindi , ad esprimere la certezza della vittoria dell'Italia sugli oppressori. Questo è il volere di Dio che l' ha accomunata all'impero di Roma. A questo divino volere deve sottostare la chiomata dea degli eserciti, la Vittoria, che deve porgere la sua capigliatura all'Italia in pegno di totale asservimento, in stato di assoggettamento incondizionato. Cosi come affiora nel mito di Berenice, cantato da Call imaco, ri visitato da Catullo c ripreso da altri autori, secondo i quali l' immaginario popolare aveva tramandato il taglio dei capelli come ano d i servi le umiliazione imposto al lo schiavo dal padrone, al quale appa11eneva interamente. G li Italiani non possono tentem1are; devono ascoltare il richiamo della Patria c unirsi in battaglioni combattenti, pronti anche a morire. L'appello a questa esigenza suprema chiude ogni strofa per dimostrare impellenza, determinazione e slancio. • L' Italia era divisa in sette Stati. cssuno rispettava gli Italiani, anzi venivano calpestati e beffeggiati perché non appartenenti ad una entità statuale definita c riconosc iuta. ll nome Ila l ia rappresentava soltanto una "espressione geografica". Per acquistare la dignità di Nazione era necessario riconoscersi in una sofà bandiera c ballersi per concretizzare una sola speranza. Il Poeta ricollegandosi alla brama di redenzione, espressa nella prima strofa, esorta i connazionali a stringersi insieme c a muoversì. on era il momento di indugiare; l'ora della riscossa era già scoccata.

Uniamoci, uniamoci L'Unione e l'amore Rivelano ai popoli Le vie del Signore, G iuriam di far libero Il suolo na tio: Uniti per Dio C hi vincer ci può? Son gi unchi che piegano Le spade vendute: Ah! L' Aquila d'Austria Le penne ha perdute Il sangue d' Italia,


11 sangue Polacco Bevé col Cosacco Ma il cor le bruciò.

• Il Poeta, addolorato e costernato per la situazione brutalmente denunciata nella strofa precedente, implora, con accenti patetici, ad unirsi. Nella ripetizione dell'invocazione ad unirsi esprime dolorosa partecipazione. Avverte un senso di disperazione e tocca, con palese emozione, la corda religiosa. L' unione e l'amore conducono al Signore. Poi, quasi pentito di aver ceduto alla commozione, urla: giuriamo di liberare la terra ove siamo nati. Prendiamo coscienza che se restiamo uniti nessuno potrà batterci .

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• In questi versi, il Poeta trasfonde sdegno e disprezzo per la politica di conquista e di oppressione svolta dall'Austria. Per costruire il suo impero si avvalse di truppe mercenarie: i Cosacchi equiparati a giunchi, ossia a ptante acquatiche che facilmente si flettono, indice, quindi, di debolezza. Allude all'insediamento in territorio italiano durante le guerre di successione ( 17001748); allo smembramento del Regno polacco tra la Russia, la Prussia e l'Austria (l 772- I 795) ed alle conseguenti ribellioni per riconqui stare l' indipendenza (Rivolta di Varsavia del 1830). L' immagine cruda del sangue italiano e polacco, bevuto dai Cosacchi, che mette in risalto la ferocia degli eserciti occupanti e la brutalità del dominio oppressivo, fa pregustare il compiacimento per il trasformarsi del sangue succhiato in veleno che dilania l'Aquila nera, blasone del potere tiranno. Dall'Alpi a Sicilia Dovunq ue è Legna no Ogni uomo di Ferruccio Ha il cuore e la mano I bimbi d ' Italia Si chiaman Balilla il suon d ' ogni sq uiUa Il Vespro suonò.

• In questa strofa Mameli cerca sostegno alla sua fede unitaria in eventi storici che in sette secoli hanno rappresentato tappe fondamentali nella lotta contro il dominio straniero. Dalle Alpi alla Sici lia, in tutto il territorio nazionale, ogni borgata si identifica in Legnano, città ove, il 29 maggio I 176, i Comuni della Lega Lombarda, guidati da Alberto da Giussano, sconfissero l'imperatore Federico Barbarossa e conquistarono una certa autonomia dal potere imperiale. Così pure ogni italiano ha il coraggio che il capitano fiorentino Francesco Ferrucci dimostrò, il 2 agosto del 1530, nella battaglia di Gavinana, in difesa della Repubblica fiorentina contro le truppe di Carlo V. Ferito gravemente e catturato, volse al mercenario Maramaldo, che lo colpì a morte, quel grido d' infamia rimasto scolpito nella Storia: "Vile, tu uccidi

L'episodio che provocò la rivolta antifrancese di Palermo (31 marzo 1282), detta del Vespro, è oggetto di questo dipinto (1846, Ga{{eria nazionale d'atte moderna, Roma) di Francesco Hayez (1791-1882).

un uomo morto"; i bimbi d'Italia hanno un protagonista da emulare nella lotta contro lo straniero: Balil la, il divino monello. Giovanni Battista Perasso, detto Balilla, il 5 dicembre 1746, nel quartiere genovese di Portoria, sollecitò la vittoriosa ribellione contro gli Austriaci scagliando un sasso contro un Ufficiale che pretendeva di essere aiutato dal popolo per sollevare un mortaio da bombe. Il Poeta, nella sequenza degli episodi storici evocati, a supporto de li ' incalzante incitamento alla lotta di redenzione, richiama anche la rivolta antiangioina, scoppiata a Palenno la sera del 30 marzo I282, quando tutte le campane (le squille) chiamarono il popolo di Palermo all ' insurrezione: era la guerra dei Vespri Sici liani. TI possesso o la riconquista delle memorie e delle glorie del passato come fomite ad identificarsi in esse e sentirne orgoglio e trame sicuri riferimenti nella quotidianità, è stato l' intento ispiratore di queste semplici note di commento al nostro inno naz ionale. La figura del suo Autore si staglia, luminosa, nel firmamento dell 'affascinante epopea risorgimentale. 11 12 ottobre I 946, un verbale del Consiglio dei Ministri dettava l 'adozione provvisoria di "Fratelli d'Italia" come inno nazionale, disponendo che, con successivo decreto, sarebbe stato fom1alizzato tale riconoscimento.

Girolamo Garonna Cultore di Storia Risorgimentale


L’INNO DI MAMELI  

Autori: Girolamo Garonna. Edizioni speciali edite da Rivista Militare 2007

L’INNO DI MAMELI  

Autori: Girolamo Garonna. Edizioni speciali edite da Rivista Militare 2007

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