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Via Gramsci, 39 - Ellera di Corciano (PG) - Tel. / Fax 075 5171090 - info@labottegadellorafo.it - www.labottegadellorafo.it


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EDITORE CT Comunicazione DIRETTORE RESPONSABILE Mario Timio

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VICEDIRETTORE Carlo Timio REDAZIONE Alessio Proietti, Noemi Furiani, Giulio Siena, Alessia Mencaroni, Roberto Gagliardi La Gala, Elisabetta Bardelli, Barbara Isidori, Marilena Badolato, Laura Patricia Barberi, Walter Leti HANNO COLLABORATO Matteo Papini, Francesca Magnani, Claudio Cattuto, Barbara Venanti, Elisa Giglio, Denisse Elcorrobarrutia, Beatrice Cuniberti, Francesco Salis, Melissa Mariucci, Italo Profice, Anastasia Romanova, Ilaria Fiaoni, Alessandro Biscarini REGISTRAZIONE Tribunale di Perugia n. 35 del 9/12/2012 IMPAGINAZIONE e STAMPA Tipografia Metastasio Palazzo di Assisi - Perugia RINGRAZIAMENTI Antonio Morabito, Federica Angelantoni, Carlo Pagnotta, Antonio Mari, Matteo Bragone, Federica Bardani, Paola Bistocchi Museo dell’Accademia di Belle Arti di Perugia CONTATTI direzione@riflesso.info editore@riflesso.info artdirector@riflesso.info info@riflesso.info PUBBLICITÀ commerciale@riflesso.info SITO WEB www.riflesso.info DISTRIBUZIONE Regione Umbria e Principato di Monaco

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EDITORIALE 03 Riflesso e i suoi ruoli ben definiti 05 Lettera dell’Ambasciatore d’Italia nel Principato di Monaco 06 08 10 11

APPUNTAMENTI EVENTI - Umbria Jazz 2012 Il Festival dei Due Mondi alla sua 55° edizione EVENTI RIFLESSO: Infiorata di Spello - FestArch - Schoolday AGENDA - Luglio-Agosto 2012

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ECONOMIA MADE IN UMBRIA - Archimede Solar Energy ARTI E MESTIERI - Le vetrate di Adriana Bodrero MODA - Umbria Happy List GREEN ECONOMY - La gestione dei rifiuti in Umbria Il Festival dell’Energia e il focus sul Brasile

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ARCHITETTURA, ARTE E TERRITORIO BORGHI - Perugia… il borgo più bello di… Francia!? PALAZZI STORICI - Palazzo Monaldeschi a Orvieto CONTEMPORANEITÀ E DESIGN - Gae Aulenti a Gubbio ARTE - Luca Signorelli ETRUSCOLOGIA - L’Ipogeo dei Volumni DISCOVERY - La processione dei “Bianchi” di Vallo di Nera

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SOCIETÀ PERSONAGGIO - Carlo Pagnotta fondatore di Umbria Jazz COUNTRYHOUSE - Le Torri di Porsenna BRIEFING CULTURALE - Inaugurazione Museo dell’Accademia Pittori umbri nelle grazie di Sgarbi PARLA L’ESPERTO - La cancellazione di una societá LONDON CALLING - A Londra va di moda affittare la propria auto NEW YORK - Il Jazz e la Grande Mela STORIE INTERNAZIONALI - Vietnam nel sangue, Italia nel cuore

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TEMPO LIBERO GIRI DEL GUSTO - E l’Umbria sa (anche) di Birra SPORT - L’Umbria con il suo “storico” campo da Golf SELEZIONE LIBRI - Scrittori in Umbria


EDITORIALE

Riflesso e i suoi ruoli ben definiti di Mario Timio Alcuni lettori di “Riflesso” ci chiedono il motivo per cui insistiamo sulle cose belle ed eccellenti dell’Umbria, a fronte delle negatività che la investono. Domanda più che lecita. Ma fa parte del nostro target concentrarci sui tesori della Regione per valorizzarli, per amplificarne il significato, per farli conoscere meglio. Insomma per condurli su un palcoscenico in cui tutti possono ammirarli, apprezzarli, seguirli. Non siamo interessati alla scoop la cui ipnosi finisce per paralizzare la società. Non ci lambisce la bramosia di riempire spazi, ma di elaborare utilmente il contenuto di eventi che inducono ad apprezzarne la componente storica, culturale, artistica, economica. Certo, c’è crisi. Tuttavia ci piace esaltare chi in silenzio, ma con efficacia, affronta la crisi attuale con la certezza della crescita o della ricrescita. Anche perché la parola crisi in greco significa crescita. “Riflesso” cerca allora chi nella crescita vede un’ opportunità, un percorso che stimola a ritrovare ed esprimere le migliori energie. Si parla giustamente della crisi di sicurezza in alcune città umbre, ove la violenza la fa da padrone. Lasciamo ad altri il commento e l’analisi sociologica. A noi piace invece mettere in risalto la bella notizia, diffusa dal National Geographic, che le località più romantiche d’Italia sono concentrate tutte in Umbria, per via dell’alta concentrazione di borghi medievali, di antiche palazzi, di meravigliose opere d’arte, di suggestive viuzze strette. Certo, c’è crisi economica e del lavoro. Chi non la vede, che non la sente? Eppure “Riflesso” vuole esaltare l’iniziativa di S. Francesco e del francescanesimo che, contrariamente alla diffusa icona, hanno dato risposte anticipate a domande economiche del presente. Lo hanno ricordato recentemente i francescani del Sacro Convento di Assisi, in un meeting internazionale, alla presenza del ministro Passera. Tutti si lamentano della sanità in Umbria, anche sulla scorta dei recenti tagli assistenziali ed ospedalieri. Noi rispondiamo che in Umbria si vive più a lungo di tutte le altre regioni (tranne le Marche), motivandone le cause, essenzialmente in termini di DNA regionale. Il fenomeno della droga miete più vittime in Umbria che in tutte le altre regioni. “Riflesso” mette in campo le motivazioni e le tante iniziative di volontariato e di assistenza che pullulano in tutto il territorio; non risolvono il problema, ma pongono in essere le componenti culturali positive per fronteggiare il fenomeno. Insomma, con il periodico vogliamo attivare lunghezze d’onda per celebrare iniziative e bellezze inedite dell’Umbria.. In questo numero ne è un esempio l’esposizione storica ed artistica di Cattuto sulla “Processione dei Bianchi” affrescata sulle pareti di una chiesetta di campagna a S.Anatolia di Narco. Sconosciuta ai più. Allora, l’ancoraggio a questi valori è il viatico del nostro periodico. Ed è anche la risposta a quei lettori della prima riga sulla definizioni dei nostri ruoli.

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Fantasie d’arredo

la casa si racconta. luci, porcellane, poltrone, tessuti e storie da regalare... Madame Dorè ricorda la stanza dei giochi, quel luogo dove fantasticare mescolando forme, stili e colori senza paura di osare! Ogni oggetto proposto da Giulia Aglietti, dai tessuti variopinti alle porcellane decorate a mano, dai saponi couture ai pezzi d’arredo e agli accessori femminili, raccontano per immagini di sogni mai infranti.

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L’Ambasciatore d’Italia nel Principato di Monaco Monaco, 5 luglio 2012

Cari lettori, il progetto editoriale umbro RIFLESSO, unico nel suo genere, elegante nella forma e ricco di contenuti di altissimo livello culturale, sta suscitando un crescente interesse nella comunità monegasca. Reputo che il format della Rivista, snello, lineare e graficamente accattivante, sia di forte impatto mediatico. La diffusione della Rivista a Montecarlo punta a promuovere l’Umbria, le sue eccellenze imprenditoriali, le sue bellezze storiche e naturali e i suoi prodotti enogastronomici, di cui avremmo piacere fossero più presenti nelle tavole e nei ristoranti di Montecarlo. Il territorio monegasco, seppur di piccole dimensioni, ha sempre avuto una forte vocazione per il bello, per il lusso e per i beni di eccellenza. Ritengo che questa Rivista rappresenti una spinta pubblicitaria importante per il cuore verde d’Italia e per le aziende del territorio umbro. Credo tuttavia che dalla carta si debba passare ai fatti e che le piccole e medie imprese umbre, collocate con i loro prodotti nell’alta gamma del luxury, debbano essere più presenti su questo territorio con iniziative di carattere promozionale e con incontri business to business. Del resto, Montecarlo è una realtà sempre aperta a conoscere nuove realtà imprenditoriali e scoprire inediti prodotti made in Italy. Auspico vivamente che anche le istituzioni umbre possano contribuire a supportare le aziende locali con azioni di sostegno e di promozione della qualità e della filosofia imprenditoriale, che rende l’Umbria amata e ammirata in tutto il mondo.

Antonio Morabito


EVENTI

Umbria Jazz 2012, dieci giorni di musica e il ritorno di Sting di Elisa Giglio

La grande musica, dal jazz al pop, dal soul al blues e al reggae, comprese numerose sperimentazioni, segnano le giornate dell’estate perugina, facendo risuonare note calde e ricche di emozioni

Sting

Perugia è sinonimo di jazz. Infatti, ogni anno nel periodo estivo il capoluogo umbro diventa la sede di Umbria Jazz Festival, che rappresenta da sempre una delle più importanti e rinomate manifestazioni di richiamo internazionale dedicate alla musica jazz.

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Il 23 agosto del 1973 venne inaugurata la prima edizione del festival e da allora a Perugia si sono esibiti i più grandi artisti del genere. Nel 1982 Umbria Jazz cambiò format: da itinerante in tutta l’Umbria, a stabile, da gratuito a pagamento per la maggior parte dei concerti. L’edizione di quest’anno si svolge dal 6 al 15 luglio e rappresenta, come sempre, il punto d’incontro per migliaia di amanti della musica, provenienti non solo dall’Italia, ma anche dall’Europa e dagli Stati Uniti. Il centro storico di Perugia prevede oltre cinquecento artisti, concerti pomeridiani, serali e notturni, l’arena palco principale, due palchi all’aperto con concerti gratuiti, teatri e jazz club, jazz lunch & dinner, con proposte musicali, che spaziano ormai sull’intero orizzonte musicale per abbracciare i gusti di un pubblico


<<appuntamenti>>

sempre più eterogeneo. La grande musica, non solo jazz puro, ma anche pop, soul, reggae, blues e sperimentazioni, segna, quindi, le giornate dell’estate perugina, le strade risuonano di note calde e piene di emozioni. Il capoluogo umbro dunque, è avvolto dall’esclusività di quell’atmosfera, che solo ormai il noto festival è in grado di regalarle. Il programma prevede ospiti d’eccezione quali Sting, Macy Gray, Wayne Shorter, Sonny Rollins. A questi si aggiungono, fra gli altri, anche Al Jarreau, Erykah Badu, Herbie Hancock ed Esperanza Spalding. Inoltre, ci sarà il reggae di Rita Marley (moglie del grande Bob Marley), che suonerà insieme a Stephen Marley, secondo figlio del musicista. Tutti questi concerti si terranno all’Arena Santa Giuliana, una delle location principali del festival, insieme al Teatro Pavone,

l’Oratorio Santa Cecilia e gli spazi aperti del centro storico, Piazza IV Novembre e i giardini Carducci. Inoltre, quest’anno si terrà la venticinquesima edizione dei seminari estivi tenuti dalla scuola leader mondiale nel settore dell’insegnamento musicale, ovvero le Clinics del Berklee College of Music. Per celebrare l’anniversario ci sarà la consegna delle lauree “ad honorem”, con una solenne cerimonia all’Arena Santa Giuliana il 15 luglio, a Renzo Arbore, Stefano Bollani e Horacio “El Negro” Hernandez. In più, il 12 luglio al Teatro Morlacchi ci sarà in programma un concerto, che vedrà coinvolti insegnanti, assistenti e alunni dei corsi e un workshop speciale con Horacio “El Negro” Hernandez dedicato alle percussioni. A tutti gli iscritti ai corsi del Berklee College at Umbria Jazz Clinics verrà offerto l’accesso gratuito ai concerti del main stage del Sonny Rollins Santa Giuliana.

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EVENTI

Il Festival dei

Due Mondi

alla sua 55° edizione di Barbara Isidori

“Cinque gli anni del Festival dei Due Mondi richiamato a nuova vita. Cinque come le dita di una mano tornata ad afferrare il filo delle nuove idee e delle grandi memorie. E capace di tenerlo stretto nel suo pugno”. Con queste parole il direttore della kermesse spoletina Giorgio Ferrara, da cinque anni al timone e confermato per un altro quinquennio, condensa così il Festival numero 55 che ha aperto

i battenti il 29 giugno e durerà fino al 15 luglio. Cinque anni passati per cercare di ridare vita e dignità ad un Festival che pareva sull’orlo della morte e che invece grazie a Ferrara è rinato ed è pronto a rafforzarsi. “Prima la rinascita e adesso il consolidamento” ha detto il direttore artistico. E questo Festival 55 celebra quindi un traguardo e si pone nuovi ed importanti obiettivi per il futuro. Come quello di trovare sempre più interventi di privati per far brillare ancora di più un Festival che è tornato a porsi all’interesse nazionale ed internazionale. “La cultura può aiutare al meglio ad uscire dalla crisi. Wiener Staatsballett (foto di Micheal Pohn)

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Tugan Sokhiev (foto di Patrice Nin)

Molti lo hanno capito e credo sempre più persone seguiranno questa strada” - ha commentato Ferrara. Programma ricchissimo quest’anno che vedrà 41 spettacoli con 109 aperture di sipario, due rassegne di cinema, un laboratorio teatrale, tre convegni, due concorsi, quattro premi, eventi speciali e mostre d’arte. E in più stelle di grandezza internazionale, spazio per giovani artisti e tutte le arti, prosa,

La direzione artistica di Giorgio Ferrara ha rilanciato la kermesse spoletina sul panorama internazionale teatro e danza, rappresentate in questa diciassette giorni che si preannuncia così scoppiettante. Si partirà con “Il giro di vite”, capolavoro novecentesco di Benjamin Britten sul contrasto tra innocenza e dannazione con la regia dello stesso Ferrara mentre sul podio dell’Orchestra Verdi ci sarà il maestro Debus. Per la sezione prosa invece i piatti forti saranno Bob Wilson e Baryshnikov. Il primo firmerà da regista “Lulù” di Frank Wedeking con le musiche di Lou Reed. L’ex osannato ballerino russo sarà protagonista da attore nella commedia di Dmitry Krimov “In Paris” sull’amore e sulla perdita. Ricco il cartellone anche per quanto riguarda la danza. Dieci titoli diversi presenti al Teatro Romano. Si comincerà con i solisti del Wiener Staat-sballet ai quali seguiranno quelli del Pacific Northest Ballet che incentreranno la loro coreografia in un repertorio moderno incen-

trato su William Forsythe. E poi questa nuova edizione ha deciso di rinnovarsi anche nella comunicazione diventando sempre più “social” con il nome di Spoleto55. Rinnovato il sito(www.festivaldispoleto.com) il Festival si racconterà quotidianamente sulla propria pagina Facebook così come parlerà attraverso Twitter. Da non perdere il canale ufficiale su Youtube dove sono presenti i video delle 4 passate edizioni e saranno caricati durante la manifestazione filmati e interviste agli artisti. Spoleto55 presente anche su Flickr con le fotografie dell’edizione attuale e delle passate. Infine per tutti la possibilità di raccontare il Festival e tutte le sue sfumature attraverso le immagini e le foto su Pinterest. Lulu (foto di Lesley Leslie-Spinks)

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EVENTI RIFLESSO Riflesso e l’infiorata di Spello Nei giorni 9 e 10 giugno Riflesso ha partecipato alle Infiorate di Spello, una serie di creazioni uniche e delicate, che nascondono un lungo e complesso lavoro di preparazione dei disegni e di raccolta di fiori ed erbe, che provengono dal Monte Subasio e dall’Appennino umbro-marchigiano. Le opere sono realizzate interamente con prodotti vegetali non soggetti ad alcun tipo di trattamento. Inoltre i soggetti dei quadri e dei tappeti sono sempre rinnovati e si allacciano alla grande tradizione della pittura umbra dal Rinascimento al Settecento. L’unicità di queste opere di petali, essenzialmente di ginestra, viene ancora più apprezzata considerando la loro brevissima durata: la domenica dopo il passaggio del Vescovo i partecipanti possono passare per le strade infiorate in un tripudio di colori e profumi.

La distribuzione di Riflesso al Festival dell’Architettura Si è conclusa il 10 giugno a Perugia la quarta edizione di Festarch, il festival internazionale di architettura quest’anno animato dal tema delle “Città nelle città”, ovvero le diverse realtà urbane incluse nei grandi centri, realtà delle quali spesso non viene considerata la rivalorizzazione a favore di un consumo di suolo. Si è data anche molta enfasi ai temi del riuso e dell’ecosostenibilità, oltre che alle architetture periferiche, popolari e in espansione (dalle favelas alle baraccopoli, fino alla periferia italiana): gli slums che - con le parole di Boeri - “non sono soltanto negativi: sono luoghi fragili e potenti, con un’economia e una vitalità interna che sarebbe sbagliato condannare per partito preso”. La Rivista Riflesso è stata distribuita all’Ufficio Stampa del Festival.

La vincitrice dello Schoolday indossa la fascia Riflesso Sembra aver portato fortuna la Fascia Miss Riflesso assegnata dall’editore Carlo Timio a Alice Alunni Ciubini, che dopo pochi minuti ha vinto il titolo di Miss Schoolday 2012. In una serata emozionante tra musica, sfilate, colori e un cospicuo numero di persone, anche quest’anno è stata eletta la ragazza più bella delle scuole umbre. Grazie alla solita impeccabile organizzazione di Simone Ferroni e di Federica Bardani quest’anno la Rivista Riflesso ha partecipato attivamente all’evento anticipando la vittoria di Alice Alunni Ciubini che ha meritato di conquistare questo traguardo che in Umbria ha lanciato sul mondo delle spettacolo ragazze del calibro di Francesca Testasecca (Miss Italia 2010) e Laura Chiatti (attuale attrice).

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Agenda Luglio - Agosto 2012 Gran Premio Italiano Mongolfieristico Todi (Pg) 8-22 Luglio

Corciano Festival Corciano (Pg) 4 -15 Agosto www.promozionecorciano.it

www.comune.todi.pg.it

Umbria Film Festival Montone (Pg) 11-15 Luglio

Palio dei Quartieri Nocera Umbra (Pg) 6-12 Agosto www.paliodeiquartieri.it

www.umbriafilmfestival.com

Trasimeno Blues Località intorno al Lago Trasimeno (Pg) 18-29 Luglio

Palio dei Terzieri Città della Pieve (Pg) 8-19 Agosto www.paliodeiterzieri.it

www.trasimenoblues.it

Gubbio Summer Festival Gubbio (Pg) 20 Luglio-6 Agosto

Festa della Montagna Costacciaro (Pg) 12-19 Agosto

www.gubbiosummerfestival.it

www.comunecostacciaro.it

Palio delle Barche Passignano sul Trasimeno (Pg) 21-29 Luglio

Gubbio no Borders Festival Gubbio (Pg) 15-26 Agosto

www.paliodellebarche.it

www.gubbionoborders.it

Rockin’ Umbria Perugia e Umbertide (Pg) 23-28 Luglio

Umbria FolK Festival Orvieto (Tr), 21-26 Agosto www.umbriafolkfestival.it

www.rockinumbria.it

Agosto Montefalchese Montefalco (Pg) 28 Luglio-19 Agosto

Festival delle Nazioni Città di Castello (Pg) 25 Agosto-7 Settembre

www.comunemontefalco.it

www.festivalnazioni.com

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MADE IN UMBRIA

Archimede Solar Energy, innovazione e tecnologia della famiglia

Angelantoni Inaugurato nel 2011 a Massa Martana, lo stabilimento Archimede Solar Energy, una società del Gruppo Angelantoni Industrie, oggi rappresenta un’eccellenza umbra di fama internazionale. Ma da dove deriva questo nome? Come riporta l’Amministratore delegato della società Federica Angelantoni “il primo a pensare di concentrare l’energia solare utilizzando degli specchi fu proprio Archimede. Questo nome è poi stato ripreso dalla prima centrale al mondo che Enel ha costruito in Sicilia con questo tipo di tecnologia e per la quale abbiamo

Grazie ad un brevetto sviluppato in collaborazione con il Premio Nobel Rubbia, viene prodotta energia anche quando il sole non c’è prodotto i tubi”. Grazie a una perfetta fusione di ricerca, tecnologia e innovazione, si è arrivati alla costruzione di un tubo ricevitore, di cui Angelanto-

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di Carlo Timio ni è l’unico produttore al mondo, che genera energia pulita attraverso centrali solari termodinamiche. La novità di questa tecnica esclusiva (il cui brevetto è stato ideato e sviluppato all’interno dell’Enea e di cui Angelantoni ha la licenza in esclusiva), si basa sull’impiego di sali fusi quale fluido termovettore. “Grazie a delle nostre conoscenze – asserisce Federica Angelantoni – che avevamo sul vuoto e sulla deposizione a film sottile, che è la tecnica con cui si producono i tubi ricevitori, abbiamo dato inizio alla collaborazione con l’Enea per ottimizzare questo tubo”. Secondo quanto sosteneva il Premio Nobel Carlo Rubbia, presidente dell’Enea, il termodinamico, per essere più efficiente, deve raggiungere temperature più elevate utilizzando il fluido dei sali fusi per poter accumulare e stoccare calore. Sono così


iniziati gli studi e la ricerca sui tubi ricevitori e da lì, tra il 2001 e il 2005, è nata una serie di brevetti. La tappa successiva è stata l’idea di industrializzare la produzione e automatizzarla. Così è stato realizzato il nuovo stabilimento con capacità produttive che si aggirano intorno ai 75.000 tubi all’anno, pari a circa 250 MW elettrici. Ma come funzionano i tubi ricevitori? La loro vera caratteristica è quella di lavorare a temperature molto alte, permettendo di conservare il fluido in temperatura, utilizzandole anche quando il sole non c’è e più precisamente anche di notte. All’interno del ricevitore scorre un fluido che si scalda generando vapore che aziona turbine che producono energia elettrica da solare per uso non domestico ma per la grandi produzione. “Questo sistema – continua la Angelantoni – abbatte un po’ il limite classico delle fonti rinnovabili, che sono legate alla presenza delle fonte stessa, per cui l’eolico funziona se c’è il vento e il pannello fotovoltaico solo se c’è il sole. In questo modo riusciamo a mettere energia in rete e creare continuità oltre a poterla fornire secondo le richieste e non secondo le disponibilità”. I temi delle energie rinnovabili e della salvaguardia dell’ambiente stanno riscuotendo una crescente attenzione e il trend per le energie rinnovabili è decisamente interessante. “Oggi lavoriamo con tutte le grandi utilities – continua la Angelantoni – e abbiamo appena terminato di ottimizzare la prima azienda a Massa Martana, ma in prospettiva non escludiamo di progettare altri stabilimenti, magari anche all’estero. Ma questo dipenderà da quali saranno i bacini più interessan-

ti del mercato. Stiamo sviluppando altri interessanti progetti e puntiamo anche all’implementazione della fase 2 del Progetto che consiste nel raddoppiare la capacità produttiva dello stabilimento”. Archimede Solar Energy Villa San Faustino 06056 - Massa Martana (PG) Tel. +39 075 895491 Fax +39 075 8954800 info@archimedesolarenergy.it www.archimedesolarenergy.com

Federica Angelantoni (A.D. del gruppo)

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ARTI E MESTIERI

Le vetrate di

Adriana Bodrero,

un mix di

passione e creativitá di Elisa Giglio Il vetro, il fuoco, i colori, la luce e lo spazio: sono questi gli elementi vitali delle creazioni artistiche firmate da Adriana Bodrero. Le sue opere attraverso la trasparenza e per mano della luce superano la bidimensionalità del piano, restituendo iridescenze e sfumature. La luce oltrepassa, illumina, rimbalza i colori dando corposità e profondità ai temi e alle forme. Classe 1958, l’artista piemontese è titolare dal 1984 dello studio “Vetri D’Arte Bodrero” ad Umbertide, dove realizza, con passione e creatività, vetrate artistiche sacre e per l’arredamento, con la tecnica della vetrata piombata dipinta a fuoco, del mosaico, della vetrofusione, della sabbiatura e dell’incisione tecnica givrè. Nel suo studio Adriana si dedica, inoltre, al restauro di vetrate, seguendo con scrupolo le indicazioni date dal Corpus Vitrearum Medii Aevi Italia. Ha realizzato varie vetrate sacre per Cappelle private e Chiese, tra le quali la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli a Passignano sul Trasimeno, la Chiesa del Torreone a Cortona, la Chiesa di San France-

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sco di Assisi a Chianacce (Cortona) e la Cappella di Sant’Antonio presso la Parrocchia di San Francesco a Grosseto. Attualmente sta lavorando alla realizzazione delle vetrate del rosone e di due finestre per la Parrocchia Convento di S. Maria ad Umbertide. L’artista piemontese lavora prevalentemente su commissione e ha un tipo di clientela privata molto eterogenea ma raffinata; le richiedono soprattutto vetrate o lampade per l’arredamento. La realizzazione è sempre preceduta da un sopralluogo, per conoscere lo stile dell’abitazione e per verificare la condizione della luce, che è sempre parte determinante di una vetrata. Le opere di Adriana sono realizzazioni uniche ed originali, dove la funzionalità si fonde sempre con la poesia dell’ispirazione. Inoltre, con la tecnica della vetrofusione e delle perle a lume Adriana Bodrero realizza an-


<<economia>>

che dei monili contemporanei, che sono esposti e venduti in vari negozi in Italia e all’estero, oltre che nel suo show-room del laboratorio a Montecastelli (Umbertide) e nel suo negozio a Umbertide, dove espone anche quadri, sculture e oggetti d’arte. Tra le sue creazioni quella più significativa per Adriana, sia da un punto di vista artistico che di soddisfazione, è la vetrata “Multiverso”, realizzata per un’importante azienda di tecnologie informatiche di Prato. Si tratta di una grande vetrata per una finestra esterna, realizzata in vetro soffiato, in cui i vetri dipinti a fuoco “universi paralleli” sono rilegati con una sua personale tecnica di saldatura, che dà origine ad un’opera materica, tra la vetrata e la scultura. Multiverso è una vetrata che le viene spesso commissionata anche per arredamenti o punti di illuminazione in medio o piccolo formato e che realizza ogni volta con variazioni, rendendole sempre opere uniche. Infine, lo scorso ottobre l’artista, che collabora anche come docente dei corsi di arte vetraria con il museo del vetro di Piegaro, ha vinto, con la sua opera

“Autunno”, il primo premio nell’estemporanea di artigianato vetrari. La bottega Bodrero Via della Rinascita, 15 Montecastelli, 06010 Umbertide (PG) Tel e fax: 075/9307020 info@adrianabodrero.com www.adrianabodrero.com

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MODA 1 2

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Umbria Happy List 4

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1 Cappello “Borsalino” Brunello Cucinelli 2 Braccialetto “Anniversary” Cruciani 3 Occhiali Sartoriali Ozona 4 Bauletto Le Sacche di Anna Rita


S p o l e t o

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F o l i g n o

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T e r n i

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GREEN ECONOMY

La gestione dei

in

Umbria

rifiuti

di Walter Leti

La gestione dei rifiuti derivanti dalle attività umane, sia domestiche che economiche, costituisce una problematica di particolare complessità che coinvolge aspetti non solo tecnici e ambientali ma anche economici, sociali e sanitari. La Regione Umbria con la Deliberazione del Consiglio Regionale del 5 Maggio 2009 n. 301, ha approvato il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti finalizzato a ottenere un sistema integrato orientato al potenziamento della raccolta differenziata, al recupero e al riciclo

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dei materiali e all’ottimizzazione del recupero energetico dei materiali di scarto in modo tale da minimizzare il ricorso al conferimento in discarica. Le procedure per l’attuazione e l’aggiornamento del Piano sono state disciplinate con la successiva Legge Regionale n. 11 del 13 Maggio 2009, comprendente, tra l’altro, il Piano di bonifica delle aree inquinate. L’uso indiscriminato delle discariche, così drammaticamente evidenziato dalle vicende di Napoli, con la connessa, ingente produzione di percolato (massa di rifiuti in decomposizione) e l’emissione di gas


maleodoranti non è più sostenibile. A monte delle varie tecniche di neutralizzazione o riutilizzo dei rifiuti si pone necessariamente la raccolta differenziata su vasta scala. L’obiettivo si potrà raggiungere solo con il responsabile coinvolgimento dei cittadini che dovranno essere adeguatamente informati e sensibilizzati. A tal fine la Regione ha adottato un PIANO DI COMUNICAZIONE per far sì che le “singole azioni virtuose” diventino prassi collettiva e consolidata. Il target della campagna è costituito essenzialmente da nuclei familiari, adulti, anziani e studenti. Su scala locale la campagna regionale, integrando le iniziative che Comuni e Gestori hanno in programma, si concretizzerà in un tour che toccherà le principali piazze dei Comuni umbri, progressivamente interessati dalla riorganizzazione del “porta a porta”. Il tour itinerante sarà organizzato in uno stand gonfiabile che sarà un punto di attrazione, di informazione e di aggregazione. I rifiuti raccolti in maniera differenziata potranno essere trattati, a seconda della tipologia, mediante due

procedure: riciclaggio, per le frazioni secche; compostaggio, per la frazione umida. I materiali che possono essere riciclati sono numerosi: metalli, carta, vetro e molte tipologie di plastica che vanno gestite separatamente in relazione alla loro composizione. Il compostaggio, infine, è una tecnologia biologica usata per trattare la frazione organica dei rifiuti (anche detta “umido”) sfruttando un processo di bio-ossidazione che consente di ottenere un ottimo concime. Da 100 kg di frazione organica si ricava una resa in compost di 30-40 kg. Tramite digestione anaerobica viene ottenuto anche del biogas che può essere bruciato per produrre energia. Date le premesse, dipenderà solo dalla sensibilità ecologico-ambientale di ognuno di noi se potremo presto considerare i rifiuti come una risorsa piuttosto che un problema.

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GREEN ECONOMY

Il Festival dell’Energia e il focus sul

Brasile

Il Festival dell’Energia 2012 tenutosi lo scorso giugno a Perugia ha acquisito un importante rilievo internazionale grazie al Focus sul Brasile organizzato dal Centro Estero Umbria. Il Brasile sta ricevendo una sempre maggiore attenzione da parte italiana, oltre che globale per i suoi passi in avanti nel settore delle energie rinnovabili. Nel corso della manifestazione è stato delineato quello che potrebbe essere lo scenario futuro del mercato per il settore delle rinnovabili, e come le imprese umbre possano accedere alle notevoli opportunità di business puntando sul vantaggio tecnologico di cui godono ancora oggi rispetto alla concorrenza brasiliana. All’evento sono intervenuti, oltre a Gianluigi Angelantoni, Presidente del Centro Estero Umbria, due importanti esperti brasiliani: Marcelo Anhesine, docente universitario e responsabile del progetto “Città del Sole” di San Josè; Luiz Horta Nogueira, docente universitario esperto di biomasse e biodiesel, che vanta importanti collaborazioni

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di Matteo Papini internazionali, tra cui quella con Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica. A completare il parterre di esperti, Marco Barbanera del Centro Ricerca Biomasse e Francesco Rizzo del Cesi. Il Brasile è in effetti una potenza nella produzione di agro-combustibili (in particolare biodiesel da canna da zucchero), nonché è anche uno dei cinque maggiori Paesi al mondo per potenziale idroelettrico (detenendo il 12% delle riserve di acqua dolce dell’intero pianeta). Nei piani del Governo federale ci sono però politiche dedicate al consolidamento del comparto delle biomasse e allo sviluppo e diffusione delle tecnologie eoliche, fotovoltaiche e solari. Ad esempio un dato significativo nel settore solare riguarda l’accelerazione della diffusione dei pannelli solari, che dovrebbe portare ai 15 milioni di m² entro il 2015 (a partire dai 6.24 milioni del 2011). L’Umbria presenta una posizione vantaggiosa nel comparto della green economy e potrebbe puntare quindi a stringere partenariati importanti con le realtà imprenditoriali brasiliane.


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BORGHI

Perugia: il borgo più bello di… Francia!? Perugia ha una gemella in Francia. Oggi si è francesizzata e si fa chiamare Pérouges, ma quando venne “battezzata”, portava lo stesso identico nome. L’origine di questo centro abitato viene attribuita ad una colonia di Galli di ritorno dall’Italia, che volle fondare un villaggio prendendo come modello Perugia, che li aveva affascinati. Secondo un’al-

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di Alessio Proietti tra ipotesi, invece, fu fondata proprio da perugini emigrati in Francia. Pérouges è un pittoresco villaggio situato a circa 30 km da Lione, che mantiene inalterate le sue caratteristiche di borgo fortificato


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medievale. Vi si possono riscontrare similitudini col capoluogo ed altre realtà umbre, sia per quanto riguarda il contesto territoriale sia in alcuni tratti stilistici dell’edificato. Sorge su di una collina che domina la valle del fiume Rodano ed è avvolta da

L’origine di questo centro abitato viene attribuita ad una colonia di Galli di ritorno dall’Italia, che decise di fondare un villaggio ispirandosi all’affascinante città di Perugia

in costume tra cui Monsier Vincent e I Tre Moschettieri. Tra salite, discese e suggestivi scorci visivi, la visita viene allietata da numerosi negozi con prodotti locali; per riposarsi la sera non mancano attività alberghiere e se ci si vuol sentire ancor più a casa non c’è da preoccuparsi, c’è anche un hotel dal nome “Casa la Signora di Perugia”.

una cinta muraria accessibile dalla porte d’en haut (porta dall’alto) e dalla porte d’en bas (porta dal basso). Gli usci delle abitazioni e le botteghe artigiane si affacciano su vicoli acciottolati, stretti e tortuosi, che portano al cuore del borgo, place du Tilleul, ombreggiata dall’Arbre de la Liberté, piantato nel 1792 in onore della rivoluzione. Fa parte de “Les plus beaux villages de France”, l’equivalente del club italiano “I borghi più belli d’Italia” ed ogni anno viene visitata da più di 300 mila persone; non deve sorprendere che abbia fatto da sfondo a diversi film

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PALAZZI STORICI

Palazzo Monaldeschi a Orvieto:

intima residenza di nobili guelfi

Potente casato orvietano schiettamente guelfo filopapale, i Monaldeschi deriverebbero da un nobile feudatario francese sceso in Italia al seguito di Carlo Magno nell’800. La famiglia sarebbe stata generata dal capostipite Monaldo, mentre i suoi fratelli avrebbero originato nobili famiglie radicatesi a Firenze e Siena: i Cavalcanti, i Calvi ed i Malevolti. I Monaldeschi assunsero ruoli di prestigio in diversi scenari della penisola italiana, in territori e città fedeli alla santa sede. Diedero senatori a Roma, podestà a Firenze e Lucca, funzionari di fiducia del potere pontificio e abili condottieri in campagne militari. Le proprietà della famiglia si estendevano in tutta la Tuscia viterbese, nella valle del lago di Bolsena, fino a Montalto, Tarquinia, Orbetello e l’Isola del Giglio. Anche sucessivamente al subordinamento di Orvieto allo Stato Pontificio, i Monaldeschi conservarono un alto status sociale, fondato sull’amministrazione delle terre, l‘adempimento alle cariche pubbliche municipali e fornendo valorosi cavalieri in numerose e storiche battaglie (Montaperti). In città rivaleggiarono crudelmente con la potente famiglia orvietana dei Filippeschi, convinti ghibellini; una sanguinosa discordia immortalata da Dante come maledetto esempio di anarchia

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di Giulio Siena in Italia, una terra logorata dall’odio tra fazioni e dall’assenza di un’autorità centrale. Dalla sconfitta nel 1313 dei Filippeschi, con uccisioni, bandi e confische, Orvieto conoscerà il suo primo signore in Ermanno Monaldeschi, dimostran-


<<territorio>> do abili capacità diplomatiche con la soppressione però degli ordinamenti democratici comunali. Alla morte di Ermanno, la famiglia si divise in quattro rami sulla base delle rispettive insegne (cervo, cane, aquila e vipera). Nel 1420 Agnese Monaldeschi della Cervara andò in sposa a Ranuccio Farnese, capitano dell’esercito pontificio e fondatore della potentissima famiglia Farnese, unendo pertanto titoli, contratti e proprietà tra le due famiglie. Francesco Monaldeschi sarà ricordato, invece, come vescovo di Firenze alla fine del duecento per aver presenziato alla fondazione di illustri chiese in città: Santa Maria del Fiore, Santa Croce e San Marco. Nel 1527, anno del “Sacco di Roma”, la violenta armata tedesca devastò i possedimenti della casata

«Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: color già tristi, e questi con sospetti!» Dante Alighieri Divina Commedia - Purgatorio, Canto VI nella campagna dell’Alfina, loro capoluogo laziale. Passata l’orda dei lanzichenecchi, i Monaldeschi poterono nuovamente dedicarsi al governo dei loro feudi ma a metà del ‘600 con la cessione alla Camera Apostolica di Torre Alfina, la casata cominciò la sua decadenza. Tuttavia, riemersero per notorietà con Rinaldo, amante di Cristina, regina di Svezia, che lo fece assassinare a Fontainebleau per aver tradito intimi segreti. Sarà Sforza Monaldeschi della Cervara, condottiero e viceduca di Castro, a ideare il progetto a Orvieto per la sua residenza. Convocò gli architetti Simone Mosca e Ippolito Scalza, a metà del ‘500 mentre Cesare Nebbia e la sua equipe di pittori ingentilirono con affreschi il palazzo. Il ciclo pittorico dipinto nel palazzo

celebra le imprese del committente con illustrazioni di carattere astrologico, mitologico e araldico. Le gesta della carriera militare di Sforza, interamente dedita al servizio della difesa della religione cattolica, prendono a modello la decorazione di palazzo Farnese a Caprarola. Nei primi anni del ‘600 il palazzo diviene proprietà di Orazio dei Conti di Marsciano e in seguito ceduto ai Meoni di Buonconvento. Perduta la funzione di dimora nobile, il palazzo diviene sede di istituti scolastici. Numerose altre sono le testimonianze architettoniche lasciate dalla nobile casata monaldeschi; dal castello di Bolsena, al palazzo-fortezza di Onano, dall’elegante residenza di Lubriano al palazzo che ospita ancor oggi la sede dell’ambasciata di Spagna nell’omonima e famosissima piazza di Roma.

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CONTEMPORANEITÀ E DESIGN

Gubbio e la riqualificazione di Piazza San Giovanni ad opera dell’Aulenti

Il progetto di Gae Aulenti a Gubbio è simbolo dell’energia della semplicità. Piazza San Giovanni, oggetto dell’intervento di riqualificazione, si trova nel centro Storico di Gubbio. La piazza originariamente era organizzata su due livelli, una da dove si accedeva alla chiesa di San Giovanni ed una che degradava fino al torrente Camignano; tra i due livelli c’era un vasca d’acqua che alimentava un mulino. Dopo le sistemazioni attuate nel 1870, la piazza perde questa particolarità portandosi tutta alla stessa quota, ed è questo il punto di partenza dell’inter-

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di Alessia Mencaroni vento dell’architetto. Il progetto raccoglie di Gubbio, in una felice sintesi, i valori civici, le memorie ubaldiane e francescane, il raccoglimento meditativo che la cittadina ispira con le espressioni culturali recenti. La pavimentazione della piazza in “gengone” locale bocciardato, è ridisegnata indicando una prospettiva che lega in direzione longitudinale la Chiesa con la Loggia dei Tiratori, attraverso l’affaccio sul torrente. Il nuovo asse è inquadra-


to ad ovest dal muro di sostegno della stretta del Fondaccio, e ad est da una sottile vasca d’acqua (a memoria dell’originale canale che alimentava il mulino) e da un filare di nuovi ulivi. Anche l’illuminazione segna questo andamento longitudinale della piazza, scandito da tre file di apparecchi luminosi, una verso la stretta del Fondaccio, una a ridosso della vasca d’acqua ed una oltre gli ulivi. In questo progetto prende forma ciò che l’architetto Aulenti spesso cita nel raccontare il suo modo di “fare architettura”; sì perché “l’architetto deve saper leggere il contesto dove molto spesso queste radici sono nascoste e sotterranee. Il saperle riconoscere e farle apparire è il grande lavoro di rilettura storica di un luogo…”. Se infatti la prima fase è puramente analitica e frutto di attenti approfondimenti, poi si presenta la fase sintetica in cui emergeranno le sintesi ritenute più evidenti ed importanti. La consistenza lapidea, nuova per questo spazio urbano, la tenue gestione delle pendenze e dei dislivelli, l’affacciarsi al fiume, la luce verde di alcuni alberi, il suono leggerissimo e la freschezza dell’acqua che vi scorre danno un’idea di armonia della piazza. Anche la stravaganza dei lampioni che segnano il percorso fra chiesa e fiume, certamente diversi all’abitudine dei nostri sguardi, risultano familiari e

inseriti nel paesaggio urbano e addirittura si percepiscono come degni indicatori di percorsi in direzione della chiesa di S.Giovanni e della grande architettura eugubina. Infine l’apertura del vicolo che scende al fiume, diventa un ordinato spazio di sosta da cui godere visuali che le barriere del tempo avevano nascosto. Ed è merito di questo tipo di approccio se la riqualificazione urbana di Piazza San Giovanni risulta così adatta e contestualizzata. Questa volta la “firma” del grande architetto di turno ha avuto rispetto del deposito storico rappresentato dalla città, non andando in contrapposizione al tessuto urbano ma unificando la piazza alle case e agli orti circostanti del tessuto eugubino.

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ARTE

Luca Signorelli

irrequieto, girovago e intellettualmente vivace di Noemi Furiani

La mostra dedicata al Signorelli ha un allestimento ideato e realizzato in modo ecosostenibile, in linea con la politica della green economy, sulla quale l’Umbria è da anni impegnata Il 21 aprile 2012 ha aperto i battenti la mostra dedicata a Luca Signorelli che segna una ulteriore tappa nel percorso volto alla valorizzazione degli artisti rappresentativi della stagione rinascimentale in Umbria. Luca Signorelli (Cortona 1450 – 1523) fu un artista molto attivo nell’Italia centrale dal 1472 al 1519: «fu né suoi tempi tenuto in Italia tanto famoso e l’opere sue in tanto pregio, quanto nessun’altro in qualsivoglia tempo sia stato già mai perché nell’opere che fece di pittura, mostrò il modo di fare gli ignudi, e che si possono sì bene con arte e difficultà far parer vivi (…)» . Così Giorgio Vasari ci presenta l’artista cortonese nelle “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti italiani da Cimabue insino a’ tempi nostri”. Da Vasari in poi la critica ha sempre sottolineato la fondamentale influenza che Signorelli ha avuto su Michelangelo proprio per la capacità dell’artista di costruire scene articolate e complesse, dai coloro vivaci e brillanti. Giovanni Santi, padre di Raffaello, di Signorelli notò “l’ingegno” ma soprattutto lo “spirto pelegrino” che lo portò a cercare i

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Deposizione dalla Croce Chiesa Museo di S. Croce Umbertide

maestri più eccellenti e i committenti più prestigiosi: l’apprendistato presso la bottega di Piero della Francesca lo porta ad Arezzo, la collaborazione con Verrocchio a Firenze, il suo contributo al grandioso progetto della Cappella Sistina gli fa fare una lunga sosta a Roma. Signorelli lascia tracce in tutta Italia. La mostra umbra cerca proprio di mettere in evidenza il carattere “itinerante”del dipingere rinascimentale e per questo si articola in tre sedi espositive: a Perugia nella Galleria


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Resurrezione della carne (particolare) - Cappella di S. Brizio, Duomo di Orvieto

Nazionale dell’Umbria, a Orvieto nel Duomo, nel Museo dell’Opera e nella chiesa dei S. Apostoli, a Città di Castello nella Pinacoteca Comunale. Molto forte fu il legame di Signorelli con l’Alta Valle del Tevere e tutt’oggi sono diverse le località a ridosso di Città di Castello che conservano importanti opere dell’artista: Morra, Umbertide, Citerna. L’Alta Valle del Tevere, poco permeabile al gusto peruginesco, alle sue figure devotamente atteggiate, era l’isola felice di Signorelli, della sua pittura massiccia ed aggressiva, capace di sprigionare una grande energia. A Morra, nell’Oratorio di S. Crescentino, si conserva un ciclo di affreschi dedicati alla Passione e Morte di Cristo: queste pitture se da un lato presentano evidenti reminiscenze pierfrancescane e quattrocentesche, dall’altro dimostrano che l’arti-

Flagellazione di Cristo Oratorio di S. Crescentino, Morra

sta aveva ben inteso il nuovo rigore e la nuova forza di Michelangelo così come la delicatezza e la profonda spiritualità di Raffaello. La Deposizione dalla croce (1516) conservata all’interno della chiesa museo di S. Croce di Umbertide illustra con efficace gusto narrativo i momenti salienti della passione e morte di Cristo: sotto il corpo ceruleo del Salvatore esanime si agitano gli astanti come in una sacra rappresentazione. Nella chiesa di S. Francesco a Citerna si conserva un affresco di qualità piuttosto bassa che rappresenta la Madonna col Bambino fra gli angeli e i santi Michele e Francesco. È collocabile fra le ultimissime opere del Signorelli (152223) del quale conserva soltanto il disegno e l’esecuzione dei due bellissimi angeli in alto. Le altre figure spettano a un allievo, molto probabilmente al Papacello, i cui caratteri stilistici sono bene riconoscibili: immagini gonfie, mancanza di rilievo, fissità delle immagini. Il Museo dell’Opera del Duomo di Perugia, in occasione della mostra dedicata al Signorelli, ha allestito un’area particolare di restauro della Pala di Paciano per rendere i visitatori partecipi anche dei processi di riqualificazione e restauro delle opere.

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ETRUSCOLOGIA

La necropoli del Palazzone e l’Ipogeo dei Volumni 150 anni or sono durante i lavori per la realizzazione della via Nazionale Cortonese all’altezza di Ponte San Giovanni (provincia di Perugia) nelle vicinanza della villa detta del “Palazzone” di proprietà del conte Baglioni, fu rinvenuta la tomba ipogea più bella della nostra città appartenuta alla famiglia etrusca dei Velimna, latinizzato Volumni. Quest’ipogeo è scavato interamente nel terreno sedimentario, detto in gergo locale Tassello. All’ipogeo si accede attraverso una scala realizzata poco

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di Barbara Venanti dopo la scoperta. Presso l’ingresso è ancora visibile la porta originaria in pietra e su un lato dello stipite si trova l’ iscrizione etrusca della famiglia dei Velimna. Internamente il sepolcro si struttura come le antiche case etrusco-romane. Divisa in dieci ambienti con il tablinum opposto all’ingresso, la tomba presenta nel soffitto del corridoio, modellati nel terreno, travi orizzontali e verticali ad imitazione dei tetti delle case. Esternamente l’ipogeo, qualche anno dopo la scoperta nel 1863, venne protetto con la costruzione dell’edificio ancora visibile progettato dall’Architetto Calderini. Intorno alla tomba dei Velimna si sviluppa una grande necropoli etrusca con quasi 200 sepolcreti che vanno dall’età arcaica fine VI secolo a.C. al II secolo a. C. Queste tombe vennero rinvenute nel corso di due secoli dalla metà del 1700 alla fine del 1900. I materiali provenienti dalla necropoli sono in parte conservati negli ambienti annessi all’ipogeo dei Volumni, in parte al museo archeologico dell’Umbria e presso l’antiquarium. La necropoli del Palazzone è stata riorganizzata di recente con percorsi di vista dove sono visibili le tombe più importanti e di valore come la tomba bella, sepolcro ipogeo di piccole dimensioni con copertura a tetto con travatura, nicchie scavate nel terreno e vicino all’ingresso scolpiti sul terreno scudi ed armature etrusche.


DISCOVERY

La processione dei “Bianchi” di Vallo di Nera

di Claudio Cattuto

Sul finire del XIV° secolo si sono verificati fatti tramandati nella storia col nome della “Leggenda dei tre pani”, che simboleggiavano la fame, la guerra e la peste. Per placare l’ira di Dio, intervenne la Madonna che ottenne per i suoi figli un sostanziale sconto. La fame e la guerra furono scongiurate ma la peste no. Almeno una punizione l’avrebbero dovuta subire. Nel 1399 un gruppo di persone iniziò a fare penitenza. Si coprirono con un saio ed un cappuccio bianchi sul quale spiccavano due croci rosse. Si battevano, si flagellavano, digiunavano per nove giorni consecutivi, andavano di paese in paese invocando la misericordia divina e facendo proseliti man mano che scendevano lungo lo stivale. In Umbria arrivarono attraverso la Valnerina e la Sabina. Ad Assisi il 2 luglio del 1399, a dare ulteriore forza al movimento, si verificò un’altra

apparizione della Madonna lungo la strada che dalla città portava a Foligno. Disgraziatamente, i pellegrini che solcarono l’Italia invocando la misericordia di Dio, furono inconsapevolmente l’origine della diffusione di quella malattia di cui andavano chiedendo la cessazione. Nel giro di un anno come spontaneamente era sorto, il movimento dei Bianchi svanì. In pochi luoghi italiani è dato di vedere la rappresentazione pittorica di questo storico avvenimento. Uno degli affreschi più interessanti lo dobbiamo al pittore Cola di Pietro di Camerino, che sulla parete laterale destra della Chiesa di Santa Maria di Vallo di Nera ci ha lasciato una meravigliosa “istantanea” lunga sette metri che raffigura i momenti salienti della “processione”. Ci sono persone che innalzano labari con l’effigie della Vergine, altri che sotto lo sguardo amorevole di un Angelo si riconciliano baciandosi, altri sostengono il peso di un Crocifisso, altri infine leggono le laudi.

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PERSONAGGIO

Carlo Pagnotta fondatore di Umbria Jazz

e la sua passione per la musica Oggi l’Umbria è famosa nel mondo anche grazie alla sua storica kermesse musicale di jazz, le cui qualità e notorietà sono ormai indiscusse, anche per merito del fondatore e direttore artistico della manifestazione Carlo Pagnotta. Direttore Pagnotta, come nasce la sua passione per il jazz? “Dal 1949 ho cominciato ad amare il jazz, comprando il primo disco. Allora già ascoltavo Frank Sinatra e altra musica americana. Dopo aver fatto l’Università a Bologna, tornai a Perugia nel 1955, entrai a far parte dall’Hot Club, fondato da Adriano Mazzoletti, e cominciammo a organizzare insieme concerti jazz”. Ha mai suonato qualche strumento? “Ho provato a strimpellare per un po’ il contrabbasso e il sassofono, ma poi mi sono reso conto che la musica è una cosa seria e che va studiata. Io neanche all’università studiavo, figuriamoci…”. Come faceva a convincere i grandi nomi del Jazz, come Louis Armstrong, a partecipare ai concerti in Umbria? “L’arrivo a Perugia di Armstrong è stata opera di Mazzoletti. Io non sono neanche riuscito a trasmettere la passione per il jazz a mio figlio, figuriamoci se ero in grado di convincere i

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a cura di Carlo Timio grandi artisti a venire a suonare a Perugia”. Nel 1960 nacque il Jazz Club Perugia e nell’agosto del 1973 Umbria Jazz. Cosa ricorda di quel periodo? “Nel 1960 fondai il Jazz Club di Perugia, di cui ero presidente e dopo tredici anni nacque Umbria Jazz (UJ). Negli anni Settanta, il clima che si respirava era di demagogia e di ideologia. Io fui anche accusato di essere fascista perché promuovevo questo tipo di musica. In realtà, il jazz l’hanno chiamata la musica classica del ventesimo secolo, ma non è di sicuro musica di massa, anzi, rimane sempre di nicchia”. Inizialmente UJ era itinerante per altre città umbre. Perché decise di focalizzare l’evento soltanto su Perugia? “All’inizio, oltre a Perugia veniva organizzato a Todi, Gubbio, Terni e Città della Pieve. Inizialmente, quando prese forma Umbria Jazz, erano previste quattro date, due a Perugia una a Terni e l’altra a Gubbio. La prima tappa fu organizzata a Terni e per questo i ternani ancora sostengono che UJ è nata a Terni. Ma in realtà lì è stato fatto soltanto il primo concerto. E scegliemmo di iniziare da là per motivi prettamente pratici e di costi”.


PERSONAGGIO Intorno agli anni Ottanta si cominciò a sconfinare nei terreni del rock, blues e pop. Da dove nasce questa volontà di allargare il panorama musicale? “Nel 1987 venne a Perugia Sting e così abbiamo esordito con la musica un po’ più popolare. Fino ad allora Umbria Jazz era solo strictly jazz. Poi, per una sorta di evoluzione, decisi di portare qui anche un artista pop. E da lì, avendo avuto arene più grandi, giocoforza sono stato costretto a ingaggiare artisti pop e rock che attirassero un numero maggiore di persone”. Come è cambiato Umbria Jazz nel corso degli anni? “Tra il 1978 e il 1982 la manifestazione fu sospesa. Poi, appena ricominciammo, cambiammo formula. Prima della chiusura tutti i concerti erano gratis, ma la gente non veniva per ascoltare il jazz, ma piuttosto per stare insieme. Dal 1982 inserimmo concerti a mezzogiorno, alcuni a pagamento e altri concerti non-stop: ma questo non facilitava il decentramento per cui siamo stati costretti a concentrare tutta la manifestazione a Perugia”. Avrebbe mai immaginato che UJ potesse un giorno acquisire una tale fama internazionale? “Ho cominciato come appassionato di jazz, ma non mi sarei mai immaginato di diventare un addetto ai lavori di uno dei festival più famosi al mondo. Oggi Umbria jazz fa parte dell’International Jazz Festival Organization, che comprende i migliori festival nel mondo. Con gli altri membri ci incontriamo tre, quattro volte e insieme vediamo i prezzi degli artisti e parliamo di jazzisti emergenti”. Ha avuto sempre contatti di carattere internazionali, specialmente con gli Stati Uniti? “A Boston abbiamo la collaborazione più antica che ha il Berklee College of Music, che dura ormai da ventisette anni. Dal 1982 faccio Roma-New York anche otto volte l’anno. Ma poi sono le agenzie che prendono i contatti: e le più grandi si trovano a

New York e a Londra”. Lo sviluppo tecnologico ha cambiato la veste del Festival o sostanzialmente è rimasto invariato? “Siamo ancora deficitari nel sito web, ma lo stiamo implementando. Purtroppo, il difetto di Umbria Jazz è che, dato che si sorregge sul lavoro dei volontari, è difficile mantenere a lungo i bravi ragazzi. Del resto la voce degli stipendi non incide nemmeno dell’1% sul bilancio totale, che è di tre milioni di Euro”. Organizzate anche degli eventi all’estero per far conoscere il Festival? “Oggi, girando e parlando dell’Umbria, la gente conosce questa Regione non solo grazie a San Francesco di Assisi, ma anche all’Umbria Jazz. Abbiamo provato a esportare la manifestazione a Melbourne. Negli Stati Uniti invece abbiamo fatto la settimana di Umbria Jazz a New York, Chicago e Boston”. Secondo lei quali sono state le condizioni per cui UJ è riuscito ad avere tutto questo successo? “Sicuramente il supporto della Regione Umbria ci ha permesso di crescere e conquistarci un ruolo da grandeur. Il binomio Jazz e turismo con il tempo ha cominciato a prendere piede. Del resto, questa manifestazione musicale ha da sempre attratto turismo da ogni parte del mondo, andando a riempire camere di alberghi e ristoranti”. Se dovesse fare una previsione, come si immagina Umbria Jazz tra dieci anni? “Speriamo che UJ sia qualitativamente meglio dell’edizione di quest’anno, il che vorrebbe dire che anche la situazione in Italia è migliorata”.

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<<società>>

COUNTRYHOUSE

Le Torri di Porsenna Tra Umbria e Toscana sorge tra uliveti e boschi una bellissima struttura amena di nome Le Torri di Porsenna. Si tratta di una country-house ubicata in posizione dominante su una collina che si affaccia sulla città etrusca di Chiusi e sul lago omonimo. Il complesso prende il nome dal leggendario re etrusco, il cui mausoleo sembra essere localizzato proprio all’interno della proprietà. Dotata di ogni comfort e arredata con grande cura, la struttura ospita quattordici suites indipendenti, eleganti e corredate da aria condizionata, telefono diretto, tv satellitare e accesso internet. Gli spazi comuni, ampi e accoglienti, sono la sala lettura, la sala da pranzo e un grande portico panoramico. Inoltre, Le Torri di Porsenna sono dotate di piscina esterna, piscina interna riscaldata con idromassaggio, entrambe vitalizzate in modo naturale e una spa per massaggi e trattamenti per il viso e il corpo, eseguiti da personale esperto e competente per un completo

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relax in un ambiente caldo e confortevole. In più, nel centro benessere troviamo la “sala del silenzio”, ovvero la sala relax panoramica. Un angolo di tranquillità e di riposo per concedersi preziosi momenti di calma, dopo un bagno, una sauna o semplicemente per leggere un buon libro su comodi lettini a sdraio e lettini ad acqua, musica rilassante e luci soffuse. All’interno anche una piccola zona dedicata alle tisane. Sempre in posizione panoramica con vista sulle colline umbro-toscane, ma posta all’esterno, a pochi passi dalla zona relax coperta, si trova, infine, la vasca idromassaggio Jacuzzi, con una temperatura di 37°, dove l’avvolgente tepore dell’acqua e dell’idromassaggio scioglie tensioni muscolari e libera dallo stress.


BRIEFING CULTURALE INAUGURATO IL MUSEO DELL’ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI DI PERUGIA Alla presenza delle istituzioni locali e dei vertici dell’Accademia, è stata inaugurata il 30 giugno scorso il Museo dell’Accademia delle Belle Arti di Perugia. La riapertura ha una portata simbolica anche perché avviene dopo 15 anni dalla sua chiusura a causa del terremoto del 1997. La progettazione del museo è stata ideata per porre l’utente al centro dell’attenzione, attraverso un perfetto equilibrio degli spazi. Il Museo, collocato a Piazza San Francesco, è suddiviso in due aree tematiche: la zona gipsoteca e l’area disegni, dipinti e incisioni. Come sostiene il direttore Giuliano Giuman, ideatore del marchio, “La rinascita del Museo coincide anche con il rilancio della didattica”. Di recente infatti, grazie ad un intervento del Ministero, l’Accademia è stata accreditata come ente statale. Le due nuove scuole verteranno sulla didattica per l’arte e sulla progettazione artistica per l’impresa con indirizzo design. Il diploma di laurea potrà essere così musicale e artistico.

PITTORI UMBRI NELLE GRAZIE DI SGARBI Non capita tutti i giorni di essere citati dalla penna ipercritica di Vittorio Sgarbi. Nel raccontare Nicolò Alunno Benedetto Bonfigli Pier Matteo d’Amelia la storia dell’arte italiana, il critico d’arte, nel duplice inserto settimanale del Giornale, si sofferma su tre pittori umbri del ‘400: Nicolò Alunno di Foligno, Benedetto Bonfigli di Perugia, Pier Matteo d’Amelia. Il primo definito “la più forte personalità e meglio documentata dell’arte umbra nel pieno Quattocento”. Di Bonfigli, autore del Gonfalone di San Bernardino a Perugia, si dice che è considerato il più grande artista umbro prima dell’ascesa del Perugino. Pier Matteo d’Amelia, autore dell’Annunciazione Gardner di Boston, deve la sua notorietà a un sensazionale ritrovamento di una piccola edicola votiva ad Avigliano Umbro - Toscolano, ove l’artista si cimenta in un ciclo di affreschi culminanti nella Madonna con il Bambino.

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PARLA L’ESPERTO

La cancellazione di una societá dal registro delle imprese L’estinzione di una società coinvolge inevitabilmente una serie di rapporti che l’impresa collettiva ha creato nel corso della sua esistenza e che, con la sua liquidazione, sono destinati a concludersi. Accade di frequente che, nonostante l’intervenuta cancellazione di una società dal registro delle imprese, alcuni di questi rapporti non sono ancora definiti e pertanto l’estinta lascia dietro di sé una serie di creditori insoddisfatti e, in alcuni casi, anche delle controversie giudiziali ancora pendenti. Le ripercussioni che tale fenomeno produce su queste situazioni rimaste indefinite giustifica l’ampio dibattito che si è sviluppato intorno alla questione degli effetti giuridici della cancellazione di una società dal registro delle imprese, sulla quale è infine intervenuta la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con tre sentenze (nn. 4060/2010, 4061/2010 e 4062/2010) che hanno fatto chiarezza sul punto, affermando un principio generale che rende omogenea la disciplina in materia. La Suprema Corte ha infatti affermato a chiare lettere che, a seguito della cancellazione, la società si estingue in maniera irreversibile e perde ogni capacità e legittimazione, anche processuale, nonostante la presenza di crediti insoddisfatti, rapporti di altro tipo non definiti ed eventuali giudizi pendenti. Risulta così superata la tesi che riconduceva l’estinzione della società soltanto all’effettiva definizione di tutti i rapporti giuridici in sospeso. Con la riforma del diritto societario è stata infatti introdotta una modifica al codice civile con la quale, per le società di capitali, si

di Elisabetta Bardelli

L’estinzione di una società coinvolge inevitabilmente una serie di rapporti che l’impresa collettiva ha creato nel corso della sua esistenza è precisato che l’estinzione della società “resta ferma” dopo la sua cancellazione, anche se i creditori dell’estinta possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci. La Cassazione ha ritenuto di poter estendere tale effetto estintivo anche alla cancellazione delle società commerciali di persone, in favore di un identico trattamento di tutti i creditori delle imprese individuali e collettive.

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LONDON CALLING

Londra va di moda affittare la propria auto. E a Perugia? A

“Ama il tuo vicino, affittagli la tua macchina”. Questo è lo slogan di WhipCar (www.whipcar.com), un nuovo servizio di noleggio auto che è stato da poco lanciato in Inghilterra. Una bella idea, che fa

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di Roberto Gagliardi La Gala (inviato da Londra) bene all’ambiente e anche al portafoglio. Il concetto è semplice: chiunque possieda un’auto, attraverso questo canale può affittarla per i periodi in cui non la usa. Direttamente dal sito internet, il proprietario sceglie il prezzo, inserisce dati e fasce orarie in cui l’affitto della sua auto è possibile, il luogo del ritiro (generalmente il garage di casa sua) mentre WhipCar applica una commissione al prezzo richiesto e si occupa delle spese assicurative addizionali. Il pagamento avviene tramite internet: semplice, veloce e sicuro. Ma soprattutto comodo: la ricerca avviene per zona e non è raro scoprire che è proprio il vicino di casa ad affittare l’auto cercata. Il costo? Per una utilitaria si chiedono in media 30 sterline al giorno. WhipCar è destinato a fare concorrenza non solo ai ‘classici’ autonoleggi ma anche ai vari servizi di car sharing - cioè di condivisione dell’auto - che operano in città. Fra questi il più conosciuto è probabilmente ZipCar (www.zipcar.co.uk), attivo anche in Canada e negli USA. Con ZipCar si può affittare via internet un’auto anche


<<società>>

per un’ora soltanto. Per andare a fare la spesa, ad esempio. Il servizio è comprensivo di tutti i costi, carburante incluso, e per accedervi è necessario registrarsi ed ottenere una membership card ricaricabile, che funziona come una vera e propria chiave. A Londra le auto ZipCar sono centinaia e parcheggiate in diversi punti della città; l’utente, una volta prenotato il veicolo, semplicemente ne fa uso per il tempo necessario per poi parcheggiarlo nuovamente al punto di partenza, che è riservato. Il costo orario parte da 5 sterline, quello giornaliero da 49, mentre la membership ha un costo fisso di 60 sterline all’anno. Insomma, guidare assicurati per poco più di 6 euro all’ora senza nemmeno fare rifornimento può fare al caso nostro? E soprattutto, potrebbe un servizio di ‘noleggio dal vicino’ o di car sharing rappresentare una nuova idea per risparmiare (o perchè no, guadagnare) in regime di crisi? Certo, Perugia non è Londra, dove sbuca un taxi da ogni angolo e dove la ragnatela dei trasporti urbani fa si che dell’auto si può far benissimo a meno, visti anche i costi orari di parcheggio (fino a 3 euro) e di congestion charge, un pedaggio giornaliero di 10 sterline per chi osa accedere in centro. Però è anche vero che, fra studenti stranieri e fuori sede, o semplicemente per chi un’auto non può permettersela,

un po’ di mercato ci sarebbe. Soprattutto se si considera il sempre crescente prezzo del carburante, che, sommato agli oneri di bollo, assicurazione, manutenzione ordinaria e (ahimè) straordinaria, fa ammontare i costi di gestione annui di un’utilitaria a svariate migliaia di euro. Ma allora perché un’idea del genere da noi non ha ancora preso piede? Forse perché ciò che dobbiamo vincere non è

Per chiunque possieda un auto, attraverso il sito intenet, la si può affittare per i periodi in cui non viene usata tanto il rischio imprenditoriale quanto il coraggio di cambiare le nostre abitudini. Perché, inutile negarlo, noi italiani ‘di provincia’ un po’ viziati lo siamo, alle nostre comodità rinunciamo malvolentieri e fra queste...guai a chi ci tocca la macchina (e il parcheggio sotto casa).

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NEW YORK

Il Jazz e la Grande Mela HANNO DETTO DEL JAZZ Il Jazz è il fratello maggiore della Rivoluzione. La Rivoluzione gli va dietro. Miles Davis In soldoni, il jazz è come l’uomo con cui non vorreste che uscisse vostra figlia. Duke Ellington Il Jazz c’è, poi sparisce. Accade. Devi essere presente. È semplicissimo. Keith Jarrett

di Francesca Magnani (inviato da New York) La patria del Jazz è New Orleans, ma la città che l’ha adottato con più fervore è New York. Ed è curioso che anche il termine “la grande mela” unisca, nelle origini, le due città. La frase infatti appare negli articoli del cronista sportivo John J. Fitzgerald che lo sentì sulla bocca di due stallieri di New Orleans - che definivano così l’ippodromo di New York. L’espressione gli piacque e la usò sul New York Morning Telegraph: per gli scommettitori di corse ai cavalli, New York era sicuramente il circuito più ambito e remunerativo. Ma furono proprio i musicisti jazz negli anni ‘30 e ‘40 che ratificarono l’uso di quest’appellativo, metafora del successo che ci si aspettava dai club di Harlem e downtown. Oggi accanto ai locali storici come Birdland, Blue Note, Knitting Factory e il leggendario Smalls, l’estate newyorkese brulica di Jazz Festival: Blue Note Jazz Festival, Summerstage, Celebrate Brooklyn e River to River Festival. Ma non solo: nelle piazze, agli angoli delle strade, e in alcune ambitissime fermate chiave della subway, si esibiscono musicisti strepitosi, ad esempio i giovani Moon Hooch (http://moonhooch.bandcamp.com) che hanno lanciato la loro carriera (un paio d’anni fa quando ancora studiavano alla New School) a par-

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Non so in che direzione vada il Jazz. Forse all’inferno? Non puoi costringerlo in nessuna direzione. Se vuoi sapere quale sound diventa la mia musica, vieni a NY e apri le orecchie. Thelonious Monk

tire dalla fermata Bedford della linea L, nella trendyssima zona di Williamsburg. E qui a NY per la festa di laurea o il matrimonio, i ragazzi non chiamano un DJ, ma preferiscono pagare un musicista. Rigorosamente jazz. Uno per tutti? Il venticinquenne Peter Sparacino (http://petersparacino.com), sassofonista californiano di origine toscana. Si mantiene alla grande nell’Upper East Side suonando jazz agli eventi di suoi coetanei. E per luglio ha realizzato un sogno: un viaggio a Perugia con la fidanzata. Peter Sparacino


STORIE INTERNAZIONALI

Vietnam nel sangue Italia nel cuore di Mai Le Hong

Sono nata a Perugia da genitori del Vietnam. La curiosità è che i miei genitori si sono conosciuti a Milano, sono venuti a Perugia e mi hanno messo alla luce. Altra curiosità è il mio nome, Mai, che è spesso soggetto a scherzi e prese in giro. In realtà è la denominazione di un fiore che si trova in Vietnam. Se mi chiedete se mi sento più italiana o vietnamita, vi rispondo che sono italiana perché nata e vissuta qui, ho amici italiani, amo la mia città, la pizza e la pasta, ma mi sento anche vietnamita per i miei lineamenti e per aver ereditato il carattere e i modi di fare dei miei genitori. Le mie tradizioni asiatiche le mantengo anche parlando in vietnamita con i miei genitori. In realtà, più che italiana mi sento perugina: la cosa più buffa, che mi succede sempre, è che quando mi capita di parlare con per-

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sone sconosciute, questi ultimi rimangono spesso sorpresi e divertiti dal fatto che pur avendo degli occhi a mandorla e un carnato olivastro, sentono parlare un dialetto perugino stretto. E non credo che questo capiti tutti i giorni in effetti. Comunque devo riconoscere che sono completamente integrata in questo territorio, e malgrado qualche scherno quando ero più piccola, non ho avuto mai problemi per la mia differenza sia estetica che culturale. Da quattro anni lavoro in un centro di accoglienza e quando mi trovo lì, mi sento cittadina del mondo in quanto il colore della pelle e i lineamenti passano in secondo piano e quello che si valoriz-

za è ciò che sei dentro e ciò che riesci a trasmettere col cuore. Il mio sogno è che questa indifferenza nelle diversità delle persone, facesse parte anche della mia vita quotidiana, ma mi rendo conto che spesso non è così. Ormai quando qualcuno mi prende in giro, non mi fa più alcun effetto, anzi, mi dispiace per chi lo fa, perché significa che non riesce ad andare oltre all’apparenza e non riesce ad apprezzare la bellezza della vita.


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GIRI DEL GUSTO

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l’Umbria sa (anche) di Birra di Marilena Badolato Birra, “ceppo di Saccaromiceti biondi scuri rossi”, fermentazione alcolica di zuccheri di amidacei, malto d’orzo, frumento, mais, avena, poi aromatizzati con il luppolo. Diffusissima e antichissima bevanda. Oggi in Umbria anche al farro, alla lenticchia e alla cicerchia. Il farro qui da noi è jurassico, è il nostro autoctono Triticum dicoccum durum, che esiste, attestato nella famosa tomba etrusca della altrettanto famosa Biga, già dal VI secolo a.C. in quel capolavoro di alta bellezza, 1000 metri di altitudine, che è Monteleone di Spoleto. Il primo Farro Dop Europeo. E la lenticchia, altra Dop, è quella inimitabile di Castelluccio di Norcia. Per non parlare della cicerchia altra nostra famosa leguminacea. Birra, bevanda antichissima, alimentomedicina, “giovava alla digestione e alla circolazione”. Ma nel Medioevo il salto di qualità ad opera dei frati nei conventi: il luppolo per dare un aroma diverso che fino allora era stato dato da erbe e spezie. Così alle già attestate virtù terapeutiche, si aggiungono quelle delle birre trappiste alle quali si assegnano doti miracolose, “ricostituenti per convalescenti, da somministrare alle partorienti per aumentare la scesa di latte, ai malati come purgante, digestivo e migliorativo circolatorio”. Di sicuro birre dense, corpose, dal grande

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<<TEMPO LIBERO>>

potere nutrizionale. For a quart of Ale is a dish for a king, W. Shakespeare ne Il racconto d’inverno, atto IV, scena III, Perché un quarto di Ale è un piatto da re, dove la birra è considerata un vero e proprio alimento. Oggi in Italia tante birre artigianali. E anche in Umbria non mancano ottime birre nate dalla passione di produttori vivaci entusiasti e curiosi del mondo, scommettitori che hanno iniziato a produrle spinti dalla voglia di berle. E in Umbria c’è, unico in Italia, il CERB, Centro di Eccellenza per la Ricerca sulla Birra, della Facoltà di Agraria della Università di Perugia, dove lo Staff scientifico del Prof. Fantozzi studia e tasta il gusto delle varie birre. Nel 2011 l’Italia ha guadagnato 7 milioni di estimatori arrivando in totale a quota 36 milioni di appassionati bevitori. La preferita è la chiara - gli uomini, si sa, preferiscono le bionde - anche perché è la più bevibile, leggera da pasto, ma anche così gradevole da fuori pasto, fresca, d’estate si beve in un attimo. Musica Jazz e pianeta birra. Da sempre. Anche quest’anno per Umbria Jazz, per le vie e le piazze di Perugia berremo birra. Birra da bere e da gustare nei luoghi dove c’è Musica jazz. Birra/ Jazz/ Lounge/ Swing, birra in concerto, concerto di note e di gusto. Allora da noi sarà Birra, Bruschetta e Jazz, connubio di gusto vincente. Con birre artigianali umbre Bruschetta all’olio umbro, Bruschetta con pomodorini e origano, Bruschetta con aglio olio e acciughe, Bruschetta con peperoni arrosto, Bruschetta con zucchine trifolate, Bruschetta con formaggio molle piccante, Bruschetta al Ciauscolo, bruschetta al tartufo, Bruschetta stracchino e noci. E volete le birre in abbinamento? Eccole: quelle arti-

gianali umbre sono: Mastri Birrai Umbri, con le loro Bionda al farro, la Cotta 21, la Rossa alla cicerchia, la cotta 37, e la Scura alla lenticchia, la cotta 74, birre con la tradizione delle nostre leguminose umbre e con l’esperienza di un grande marchio di una famiglia di produttori umbri; la Birra Artigianale San Biagio, da un antico monastero, le birre monastiche: Ambar, Gaudens, Monasta e Verbum, in un’azienda agraria biologica di 150 ettari; la Birra Artigianale Khamen di Pila; La Birra cruda artigianale Camiano di Montefalco; la Birreria dei Magi Bigi, di Città di Castello, carino il nome, forse deriva

dai doni dei Magi: oro, incenso e…birra?; il Birrificio Artigiano di Perugia con le sue Birre Grifone; il Birrificio Artigianale Bacherotti di Città della Pieve e altri e altri veramente micro birrifici.

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SPORT

L’Umbria con il suo storico campo da Golf Il Circolo del Golf di Perugia è un’oasi amena a pochi chilometri dal centro del capoluogo umbro. Si tratta di un cuore verde nato nel 1959 dall’ingegnoso Mario Spagnoli, figlio di Luisa Spagnoli, il quale decise di realizzare le prime due buche da golf sugli allora argillosi terreni della zona di Santa Sabina. Da allora, il circolo, sempre più esteso con più buche, divenne subito un piacevole punto di ritrovo, dove convivialità e sana amicizia stringono i soci per mantenere sempre viva l’associazione. Oggi il primo club umbro vanta cinquanta ettari, diciotto buche, tre executive, un campo pratica, una piscina, illuminazione notturna, bar, ristorante, parcheggio e una club house ristrutturata con nuovi servizi e spazi per i soci, tra cui uffici, palestra, pro-shop e spogliatoi con bagno turco. La club house, con i suoi due maestosi camini, è il simbolo per eccel-

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lenza del circolo del Golf. Il numero dei soci può variare annualmente oscillando tra duecento a trecentocinquanta. Il presidente del circolo cambia periodicamente. Attualmente la presidenza è affidata a Antonio Mari, amministratore delegato del Golf Perugia spa. All’interno del circolo, il cui direttore è Matteo Bragone, viene svolta attività competitiva dilettantistica, con gare sponsorizzate. La stagione delle gare va da marzo ad ottobre e


<<TEMPO LIBERO>>

ogni week-end c’è uno sponsor diverso. Ogni anno invece viene ospitato il campionato nazionale e federale con un numero di giocatori che varia da 70 a 140. Ora il Golf club sta focalizzando l’attenzione su tre aspetti: sviluppare il turismo collegato al golf grazie al progetto con la Regione Umbria; puntare su iniziative con le scuole elementari per sviluppare la conoscenza di questo sport tra i giovani ed, infine, diffondere la possibilità di giocare a golf su tre campi. Significativo è senza dubbio il progetto con le scuole: il Golf club di Perugia ha investito sul fronte della promozione tra i giovani, stipulando un accordo con il presidente del Coni della Provincia del capoluogo umbro, ideatore dell’iniziativa, il gen. Domenico Ignozza. Si tratta di un progetto vincente che durerà tre anni ed è iniziato nel febbraio 2012: un programma di informazione per avvicinare i bambini al golf e fargli apprendere i primi rudimenti di questo sport. Dopo una prima fase di esperienza pratica svolta nelle scuole, gli studenti vengono portati al club per fare ulteriori esercizi. Finora ci sono state cinque scuole, trentuno classi e seicentocinquanta bambini. Seguiranno poi altre scuole, fino a comprendere tutte quelle della Provincia di Perugia. Per tutti coloro che volessero cominciare ad avvicinarsi a questo sport, il Golf club mette a disposizione anche tre professionisti che curano l’attività didattica. Gli oltre cinquanta

anni di storia trascorsa finora non hanno scalfito lo spirito del Golf club, anzi lo hanno rafforzato, facendo l’occhiolino al futuro. GOLF CLUB PERUGIA Loc. Santa Sabina 06132 - Perugia (PG) Tel. + 39 075 517.22.04 Fax. +39 075 517.23.70 www.golfclubperugia.it

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SELEZIONE LIBRI

Scrittori in Umbria FRANCo VENANTI, pittore, collezionista, scrittore, è tornato alla ribalta con la ristampa anastatica di un libro che ripercorre le fasi più amene della vita universitaria a Perugia: “Il Cappello a ciondoli”. Fatti e misfatti della goliardia perugina. Insieme al giornalista Giancarlo Scoccia, Venanti ripercorre le tappe più significative delle feste delle matricole con i loro preparativi, i loro fasti, i loro personaggi e le loro regole. Ma la festa dell’Ateneo era anche la festa della città, coinvolta in mille rivoli di baldoria goliardica, con il gusto “di genuini spezzoni di vita, di irripetibili avventure e di atmosfera perdute”. Il libro racconta la storia di un Ateneo, di una città che guarda con nostalgia alla stagione “verde” della propria vita, così bene descritta e vivacizzata. L’Editore è Morlacchi, Perugia.

ALBERTo MoSSoNE, esperto in marketing e formazione imprenditoriale e manageriale, nel suo libro: “Il Mondo è cambiato, cambiamo l’Umbria”, espone le motivazioni per cui l’Umbria non decolla dal punto di vista della internazionalizzazione, non mette a frutto le potenzialità e le eccellenze ambientali, culturali e imprenditoriali di cui è dotata. Occorre fare sistema per perseguire il bene comune, superando individualismi, frammentazioni e campanilismi che contribuiscono a tenere stagnante l’economia. L’autore addebita la stagnazione dell’economia e dello sviluppo umbro soprattutto all’incuria ed alla miopia della sua classe dirigente ed all’arroganza nella gestione della res publica. Stampato con i caratteri di Sabbioni Editore, Trestina (PG).

CRISTINA CRESCENTINI, poetessa folignate, nella sua ultima raccolta di poesie: “Un soffio di vento”, veste in una elegiaca esposizione di quotidianità, gli argomenti più vari ma più comuni della nostra esistenza. Ad ogni tema dà una connotazione di levità e di dolcezza che si traducono in un quadro di appartenenza e di condivisione da parte del lettore. Il quale si ritrova in tutte le situazioni che Crescentini mette in versi. E sono versi in cui si snoda e si modula l’amore nelle varie accezioni, ma sempre avvertito come un diapason che vibra in una esplosione di gioia e di armonia. Amore che diventa anche preghiera che si traduce in un colloquio filiale o in un dialogo di ammirazione e di contemplazione. Stampato presso la Tipografia T. J. di Jesi.

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Riflesso Luglio-Agosto 2012