__MAIN_TEXT__
feature-image

Page 1

Powered by IL BULLONE I B.Livers raccontano Richmond Italia

MANAGERS OF THE FUTURE

Gennaio 2020 Anno III #03


each

Powered by B.LIVE

Powered by B.LIVE

I B.Livers raccontano Richmond Italia

I B.Livers raccontano Richmond Italia

I B.Livers sono ragazzi affetti da gravi patologie croniche

Luglio 2019 Anno II #02

HUMAN 2 HUMAN MAG

00 Powered by B.LIVE I B.Livers raccontano Richmond Italia I B.Livers sono ragazzi che lottano contro la malattia e hanno deciso di dire sì, per andare oltre i propri limiti

Dicembre 2018 Anno I #01

La vita è troppo bella per avere paura LOG IN

Luglio 2018, Anno 1, numero 00

leggi il numero #00 di REACH su issuu.com/richmonditalia

1

leggi il numero #01 di REACH su issuu.com/richmonditalia

leggi il numero #02 di REACH su issuu.com/richmonditalia

REACH - MANAGERS OF THE FUTURE powered by IL BULLONE Richmond Italia Via Guglielmo Silva, 22 Milano 20149 info@richmonditalia.it  richmonditalia.it    @richmonditalia IL BULLONE Via Voghera, 11 Milano 20144 info@bliveworld.org  bliveworld.org    @bliveworld REACH è stato ideato e realizzato dai B.Livers Gennaio 2020 - Anno III - Numero 03 Distribuzione gratuita In copertina: Cecilia Nostro, foto di Davide Papagni Concept: IL BULLONE Impaginazione e grafica: Elisa Legramandi, Freepik Video e foto: Davide Papagni, Elisa Legramandi, Paolo Tosti, Sandra Riva, Stefania Spadoni, Redazione: Ada Baldovin, Davide Papagni, Eleonora Prinelli, Elisa Legramandi, Francesca Filardi, Maria Antonietta D’Onghia, Sandra Riva, Silvia Cappellini, Stefania Spadoni


indice Perché Reach? 4

Claudio Honegger

Richmond Italia

12 14

Padre Natale Brescianini Alessandra Monasta Massimo Bustreo

16 18

Paola Pirri Manuela Prestipino

Eremo di Monte Giove Enpathos Docente IULM e Libero Professionista Humanities InventriX Opera Beat Innovation Leadershipyou

Special Guest 20 50

Ferdinando Buscema Luca Mercalli

76 100

Nicola Rizzoli Germano Lanzoni

Libero Professionista Società Metereologica Italiana Responsabile Arbitri Serie A Libero Professionista

Picture of a Manager 24 28 34 42 54 80 84 92 104 110 114

Marco Bravarone De Torcello Alessio Romero Giorgio Falsone Francesco Ferrara Andrea Lorenzi Michele Palumbo Roberto Piterà Daniele Marazzi Alessandro Favole Raoul Chiesa Matteo Alessandro Brunetti

Raffaello Pellegrini Giorgio Damato

44 60 82 96 106

Luca Montagna Riccardo Signorini Gabriele Mariani Fabrizio Mattioli Pasquale De Angelis

Natur House NYX Professional Make-up L’Oréal Nexive Fabio Perini Flint Group Packaging Selda Informatica

40 58 88 118

Nadia Pavarelli Giusy Grosso Giulia Carrer Silvia Magnaghi

Richmond Italia Richmond Italia Richmond Italia Richmond Italia

Fashion and the Forum

Manager’s Tools 10

26 32

This is Richmond Italia

Perché Reach?

Meet the Founder 6

Managers for a Better World

Total Home System Tradelab Nutrition et Santè Humanities InventriX Opera Lefay Resorts & Spa Bayer Gazeley Consorzio DAFNE Eolo Security Brokers Witt Italia

30 62 94 116

Simone Ubertino Rosso Cecilia Nostro Federico Tempella Valentina Raineri

Lanificio F.lli Cerruti Friendz Comarch Onetrust

Inspirational Managers 36 56

Luca La Mesa Guido G. Ceccherelli

90

Sabrina Bonomi

108

Pietro Poccianti

Publisoftweb EffeGi, Eco Business Consulting SEC - Scuola di Economia Civile Aixia

Managers around the World 38 46 86 98 112 120

Ruggero Frigoli Giuliana Dusi Damiano Frosi Paolo D’Adda Paolo Cozzi Valentina Frediani

Tonki GMDE Politecnico di Milano COIM Caffè Borbone Colin & Partners

About the Forum 66 68 70 72 74

Mauro De Caro Matteo Lusiani Mattia Canevari Marco Golinelli e Alessandro Fontana Luigi Biondani

Genesys Matteo Lusiani GNV Italcogen Blue Rock Logistics


MANAGERS OF THE FUTURE


Perché Reach? La vita è fatta di incontri, alcuni dei quali hanno il potere di portarti in luoghi dove da solo non saresti mai potuto arrivare. Credo talmente tanto nelle potenzialità di una stretta di mano, che intorno a quello che per alcuni è un semplice gesto, Richmond Italia organizza ben 16 eventi in 13 settori, fatti e pensati proprio affinché le persone, i manager, la domanda e l’offerta si incontrino. Per me, ad esempio, uno degli incontri più preziosi è stato quello con Bill prima e con i B.Livers dopo. Bill è un imprenditore illuminato che, in seguito a un’esperienza personale, ha deciso di dedicare le proprie capacità imprenditoriali a quei giovani che, a causa di gravi patologie, si trovano davanti a un percorso di studi, di lavoro o di vita interrotto da cure e ricoveri in ospedale, con cui dovranno per forza convivere. Come una lente che diffraziona la luce, Bill ha cercato di essere per questi ragazzi il punto di riferimento in cui i loro progetti e sogni non si interrompono, ma semplicemente cambiano prospettiva e direzione. E così, insieme, hanno fatto progetti meravigliosi, portando alle aziende un nuovo e diverso punto di vista, per renderle un luogo dove persone e finalità si prendano cura anche del bene comune e non solo di un “bene” economico. È grazie a loro se oggi esiste Reach, il nostro Human2Human Magazine, lo strumento che ci permette di rimanere in contatto e di raggiungere (reach) le persone che partecipano ai Richmond Business Forum. Reach, oltre ad essere un magazine confezionato benissimo e prodotto al 100% dai B.Livers, è un progetto di cui sono molto orgoglioso: è un modo per mettere ancora una volta le persone al centro e dare voce alle storie personali di ognuno attraverso narrazioni un po’ diverse da quelle che si leggono di solito nelle interviste. Spero che abbiate voglia di scoprirlo, leggerlo, sfogliarlo e soprattutto raccontarlo a chi potrebbe creare nuove opportunità per i B.Livers di mettersi alla prova e lasciare il segno.

Claudio Honegger Amministratore Unico di Richmond Italia

5


Meet the Founder


“Il punto di fine anno” Come ogni anno, intorno al 31 dicembre, abbiamo la buona abitudine di tirare le somme perché, come diceva il buon Principe De Curtis, “è la somma che fa il totale”. Incominciamo così a considerare tutti gli anni passati tramite somme, grafici a torta, iperboli ed incroci di dati. Più ci mettiamo a tirare le somme e più ci accorgiamo di quanto tempo è passato. Il primo pensiero che mi viene in mente è: “per fortuna”! Più anni riesco a contare e più ne ho potuti vivere! È vero, sono diventato più vecchio, sento dei dolori che prima non avevo, dormo peggio e non corro più come una volta, però fino a qui ci sono arrivato, anche perché l’alternativa a invecchiare è una sola. Voglio quindi vivere questo “punto di fine anno” come il punto di partenza per il futuro. Mi aspetto di crescere ancora, prima di tutto come persona, grazie a tutte le opportunità che la vita mi offre, grazie alle persone che incontro, allo scambio di idee, alle emozioni, alle riflessioni e grazie agli errori. In secondo luogo, mi aspetto di crescere in termini di business. Con Richmond Italia siamo ormai arrivati a venticinque anni di storia. Il nostro passato è stato a tratti divertente ed emozionate, a tratti difficile, ma la cosa più stupefacente è il futuro che ci aspetta!

Credo che per poter lavorare e vivere bene si debba cercare di costruire un ecosistema di persone felici intorno a sé, siano essi dipendenti, clienti o fornitori; senza dimenticare che ognuno ha le proprie esigenze, problemi e personalità. Per essere buoni manager ed imprenditori nei prossimi anni dovremo sempre più coniugare i nostri valori con quelli del mondo che ci circonda. Se ci si concentra solo sui propri bisogni, senza tenere conto di quegli degli altri, a un certo punto ci si ritrova da soli. Sicuramente il futuro che ci sta aspettando sarà complicato, ma interessante. Abbiamo la fortuna di vivere in uno dei periodi storici più incredibili che l’uomo abbia mai attraversato. La tecnologia ha fatto sì che i tempi di sviluppo delle invenzioni siano estremamente veloci ed impattanti nella vita quotidiana dell’uomo, più che in qualsiasi altro momento nella storia! Sì, l’uomo ha vissuto vari momenti rivoluzionari, a partire dall’invenzione della ruota, ma l’impatto di tali cambiamenti una volta era più lento e dava all’uomo il tempo di adattarsi. Oggi non è così.

Pertanto l’unico modo per godersi la vita in questo favoloso momento storico è tornare alle fondamenta, alle relazioni, allo stare insieme, all’ABC, a una stretta di mano, a guardarsi negli occhi, a sedersi intorno a un tavolo e giocare a carte, a bere un bel bicchiere di vino Ciò che mi auguro per il futuro è di essere un po’ e soprattutto a condividere. In poche parole, più bravo e buono, di riflettere di più, di ascoltare essere uniti nel guardare ai bisogni comuni, di più, di essere più presente e soprattutto di sperando che coincidano con i propri. In fondo, aumentare il benessere intorno a me, creando se sono comuni, saranno anche un po’ miei! nuovi posti di lavoro! So che in un Paese come l’Italia è difficile, ma so anche che in un Paese Spero e mi auguro che il tuo bene, dopo che come l’Italia tutto è più bello. hai avuto la pazienza e il coraggio di leggermi, coincida con quello degli altri, in modo che Ah dimenticavo, mi auguro di perdere qualche quando si realizzerà non sarai l’unico ad esserne chilo! felice. Buon futuro!

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

Claudio Honegger Amministratore Unico di Richmond Italia 7


DAL 1994 EVENTI B2B CON LA PERSONA AL CENTRO Richmond Italia è il leader italiano nell'organizzazione di eventi di business matching, dove i veri protagonisti sono le persone, uomini e donne d’azienda. 25 anni di esperienza. Un consolidato network internazionale (Milano, Londra, Basilea, New York). 50 forum organizzati ogni anno nel mondo. 46.108 aziende coinvolte. 100.117 partecipanti. 1.304.057 meeting organizzati. 1.009.037 tematiche trattate nei programmi conferenze. Business, aggiornamento, relazioni, confronto. La cornice formale e il clima disteso dei forum, firmati Richmond Italia, permettono di vivere un’esperienza unica, che riesce a lasciare il segno, ad arricchire i rapporti umani e a favorire il nascere di vere opportunità di business.

SPRING EDITION

AUTUMN EDITION

ENERGY BUSINESS FORUM

DIGITAL COMMUNICATION FORUM

CYBER RESILIENCE FORUM

RETAIL BUSINESS FORUM

LOGISTICS FORUM

MARKETING FORUM

Dedicato a: tutta la community dell'energy management. Energy manager ed aziende di servizi e prodotti, insieme per condividere tutte le novità e le best practice del settore.

Dedicato a: una visione completa, per i Digital Marketing manager, del panorama della comunicazione digitale grazie alle conferenze e seminari e agli incontri tra le società fornitrici presenti.

Dedicato a: i nuovi trend dal mondo cyber e le soluzioni più innovative legate alla sicurezza informatica per i professionisti del mondo della sicurezza informatica e cyber risk.

Dedicato a: un evento rivolto ai responsabili e manager dell’area retail per confrontarsi con i temi più caldi del settore ed i fornitori più innovativi.

Dedicato a: Direttori della Logistica e Supply Chain, e ai fornitori di prodotti, soluzioni e servizi del mercato logistico.

Dedicato a: nato nel 1996, con una crescita costante è divenuto l'appuntamento irrinunciabile per chi si occupa di marketing e comunicazione.


SPRING EDITION

SPRING EDITION

AUTUMN EDITION

AUTUMN EDITION

HSE FORUM

IT DIRECTOR FORUM

FINANCE DIRECTOR FORUM

SECURITY DIRECTOR FORUM

E-COMMERCE FORUM

PROCUREMENT DIRECTOR FORUM

HUMAN RESOURCES FORUM

Dedicato a: HSE Manager, RSPP, Responsabili Ambiente e alle aziende che forniscono servizi in area Health, Safety ed Environment.

Dedicato a: tutto il network dell’area Information technology, CIO, Manager IT e aziende che si occupano della realizzazione, governo, sviluppo e gestione dell'IT aziendale.

Dedicato a: la community italiana dei CFO e fornitori di soluzioni specifiche dell’area finanziaria per un appuntamento che guarda al futuro del settore AFC.

Dedicato a: l’evento per chi si occupa della sicurezza e tutela del sito aziendale, Security manager e aziende di servizi e prodotti in materia di sicurezza sul lavoro.

Dedicato a: i principali temi e le migliori strategie per incrementare le performance degli eCommerce per questo evento d e d i c a t o a tutti i player del commercio elettronico.

Dedicato a: Manager dell’area Acquisti e a tutto il ricco mondo di fornitori che ruota intorno agli acquisti indiretti aziendali.

Dedicato a: un evento sulle innovazioni di prodotto e di processo per la community d e l s e t t o re H R : Capi del Personale e fornitori di servizi e prodotti per la gestione delle risorse umane.

INFO@RICHMONDITALIA.IT - TEL. +39 02 312009


Manager’s

TOOLS

Quali sono gli assi nella manica del manager del futuro? Quali strumenti gli permetteranno di gestire al meglio non solo il proprio lavoro, ma anche il fattore umano dell’azienda? Attraverso un insieme di articoli scritti da grandi professionisti del settore, la rubrica Manager’s Tools vuole rispondere al crescente bisogno di trovare nuovi stimoli ed ispirazioni per una figura professionale in continua evoluzione, quella del business manager.

PADRE NATALE BRESCIANINI OSB Cam, Coach ACC ICF Eremo di Monte Giove 10


LEADER 4.0 OPUS, ARS, LABOR: TRE PROSPETTIVE PER DARE CALORE E COLORE AL LAVORO In un corso di formazione, mi raccontarono questa storia: “Un uomo stava passeggiando lungo la strada; ad un certo punto vide un cantiere con tre uomini che stavano lavorando. Al primo che incontrò chiese: “Cosa stai facendo?” L’operaio rispose indispettito: “Non vedi? Sto mettendo una pietra sopra l’altra!!” Fece qualche altro passo e incontrò un secondo operaio, al quale fece la stessa domanda: “Cosa stai facendo?” Quello rispose: “Ho costruito questo bel muro! Vedi come tutto è perfetto: i mattoni in ordine, le rifiniture… è proprio un bel lavoro!!” Fece qualche altro passo e incontrò un terzo operaio, al quale pose la stessa domanda: “Cosa stai facendo?” L’operaio, si alzò e con sguardo fiero rispose: “Sto costruendo una Cattedrale!!” Nella Regola di San Benedetto ci sono tre parole per parlare del Lavoro: Opus, Ars, Labor. Opus identifica la preghiera e il lavoro spirituale e intellettuale (anche lo studio faceva parte di questo). Ars fa riferimento al lavoro degli artisti, dei creativi, degli artigiani, di coloro che mettevano qualcosa in più nelle loro attività. Labor era il lavoro puramente manuale, concreto, a volte ripetitivo. Nella prospettiva benedettina occorre tenere assieme il tutto; nel famoso motto benedettino Ora et Lege et Labora (Prega e Studia e Lavora) la parola più importante è quel “et”: ci spinge a tenere in equilibrio tre dimensioni che sembrano distanti. Opus ha a che fare con il senso di ciò che si fa Ars è la specializzazione e unicità che ho come persona. Labor indica le competenze. Applicare queste prospettive sul lavoro alla propria persona significa: • Opus: coltivare la propria spiritualità, la profonda dimensione di senso e di capacità di porsi le domande • Ars: la parola Latina ha la stessa radice della parola greca Arethè, che indica la virtù. Coltivare l’Ars personale (Ars vivendi) significa essere persone virtuose, centrate, armoniose, che sanno creare e vivere relazioni di qualità. Spesso la gente se ne va dai luoghi di lavoro per contrasti relazionali con i propri responsabili. • Labor: riconoscere e valorizzare le proprie competenze; avere un giusto concetto di sé e l’umiltà di riconoscere e accogliere anche i nostri limiti, debolezze, fragilità. Riconoscere ciò che siamo, ma anche ciò che non siamo! Poi resta il lavoro da fare con gli altri e sugli altri… ma questa è un’altra storia…

Padre Natale Brescianini OSB Cam, Coach ACC ICF Eremo di Monte Giove eremomontegiove.it

11


Manager’s

TOOLS

Quali sono gli assi nella manica del manager del futuro? Quali strumenti gli permetteranno di gestire al meglio non solo il proprio lavoro, ma anche il fattore umano dell’azienda? Attraverso un insieme di articoli scritti da grandi professionisti del settore, la rubrica Manager’s Tools vuole rispondere al crescente bisogno di trovare nuovi stimoli ed ispirazioni per una figura professionale in continua evoluzione, quella del business manager.

ALESSANDRA MONASTA Life & Sport Coach Enpathos

12


SAPER ESSERE... DI SERIE A “Chi sei?” Una delle domande più difficili alle quali rispondere. Mi sono posta molte domande prima di comprendere chi fossi davvero. Oggi sono le stesse domande che chiedo di farsi ai professionisti che incontro. Ci identifichiamo con la definizione scritta sul nostro biglietto da visita, con il ruolo che svolgiamo. Incontriamo qualcuno ed è più forte di noi, la prima domanda che facciamo riguarda il lavoro: “cosa fai”? Diventa automatico conoscere qualcuno attraverso quello che fa e non per quello che è. Usando la metafora dello sport, Saper Essere di Serie A è uno stato d’animo e non soltanto una categoria di appartenenza. Rappresenta il sacrificio, l’impegno, la passione, la gestione dei propri errori, l’accettazione del cambiamento e il passaggio dalle re-azioni ad azioni consapevoli. Conoscere se stessi, abbandonare gli alibi per attivare il senso di responsabilità, valorizzando risorse e competenze. Perché Saper Essere? La formazione del Terzo Millennio ha cambiato forma. Si è evoluta. Dà valore all’esperienza. Ha affiancato al Sapere e al Saper Fare, il Saper Essere che valorizza la persona, la sua storia, le sue competenze, la sua unicità. Alle porte del 2020 lo stesso World Economic Forum ci richiede un salto personale andando a porre l’attenzione sulle competenze trasversali della persona, quelle che realmente fanno la differenza nel mercato del lavoro e nella vita privata. Se il mondo del lavoro richiede sempre più trasversalità, come equipaggiarsi? C’è un enorme potenziale di risorse personali che spesso è sommerso e poco esplorato. Abbiamo la curiosità di viaggiare e scoprire nuovi luoghi, vedere paesaggi e persone, mentre trascuriamo l’unico luogo in cui viviamo per tutta la vita: noi stessi. Il nostro mondo interno è bellissimo, può riservarci incredibili scoperte, far vivere emozioni e soprattutto… non si finisce mai di esplorare! Le domande hanno un enorme potere, obbligano a cercare una risposta e forniscono la grande opportunità di entrare in una forma di comunicazione diversa con noi stessi e con l’altro. Prendi qualche minuto per te… Quali sono le tue abitudini? Qual è la tua storia? Cosa ti piace fare? E cosa sai fare bene? Come superi un ostacolo? Sai qual è la tua passione? Il fuoco che ti fa sentire vivo? Quali sono i tuoi punti di forza? Quali sono i comportamenti che si ripetono nella tua vita dando sempre lo stesso risultato? Quali sono i tuoi valori? Conosci le tue competenze? Quali sono i tuoi sogni? Li alimenti o li lasci nel cassetto? Cosa ti rende unico? Combinando insieme la tua storia, i valori, le competenze, i punti di forza, gli ostacoli, i tuoi sogni, le tue abitudini… Oggi, chi sei?

Alessandra Monasta Life & Sport Coach Enpathos enpathos.com

13


Manager’s

TOOLS

Quali sono gli assi nella manica del manager del futuro? Quali strumenti gli permetteranno di gestire al meglio non solo il proprio lavoro, ma anche il fattore umano dell’azienda? Attraverso un insieme di articoli scritti da grandi professionisti del settore, la rubrica Manager’s Tools vuole rispondere al crescente bisogno di trovare nuovi stimoli ed ispirazioni per una figura professionale in continua evoluzione, quella del business manager.

MASSIMO BUSTREO Umanista, consulente in psicologia del lavoro, formatore e coach, pianista Docente IULM e Libero Professionista 14


IL MANAGER DI DOMANI Il manager. Donna o uomo a cui si riconosce il potere della decisione, a cui si demandano interessi e governo di un’impresa, nelle cui mani professionisti, artisti, lavoratori affidano il proprio destino. Il manager, un termine, che nella storia è stato oggetto di un doppio prestito linguistico, alla cui origine è bene tornare per comprendere quale possa essere il suo futuro migliore. Il management. Dall’inglese to manage, a sua volta giunto dal francese manager, la cui origine è l’espressione latina manu agere, “condurre con la mano”, “guidare una bestia stando davanti a lei”. Mostrare la via, forti della capacità umana di aver appreso a governare con destrezza la forza bruta, l’energia in potenza, l’addomesticamento delle nostre pulsioni. Capacità che oggi si fanno sempre più complesse mentre gira la grande giostra a maneggio dell’economia e della vita. Se da questo carosello fossimo capaci di scorgere all’orizzonte il passato dal quale proveniamo, il cambiamento sarebbe facilitato, ma non quel cambiamento nel quale tutti sono convinti di essere immersi solo perché il progresso va e va in avanti; quel cambiamento che, in un mondo ambiguo, troppo rapido e complicato, proviene da una rinnovata abilità a guardare al passato che sta davanti per comprendere il futuro che ci sta dietro. E dentro il quale c’è un gran bisogno di guide, con tutta la dimensione minacciosa che tale esigenza comporta. Come un’antica auriga, infatti, il manager sale a bordo della sua biga, da dove tende le briglie con cui governare i cavalli bianchi della ragione e delle idee e quelli neri della passione e delle emozioni. Il manager maneggia capacità e competenze con abilità. Ne deve necessariamente dirigere i movimenti con garbo e determinazione per guidare in una determinata direzione. E lo deve fare con responsabilità. Nelle imprese, enti pubblici o aziende che siano, chi gestisce il lavoro di altri intende e agisce il proprio ruolo con modalità differenti. Nel fare questo è oggetto di aspettative, inevitabilmente. Spesso contraddittorie da parte dei suoi diversi interlocutori (direzione, colleghi, subordinati, clienti esterni ed interni): ammirazione od ostilità, invidia o gratitudine, stima o rabbia. Caratteristica fondamentale di un’organizzazione, infatti, è quella di essere un sistema di responsabilità. Qui, alcuni possono far svolgere un lavoro ad altri, restando però responsabili del lavoro di questi ultimi. Lungo la linea di comando, ovvero nella gerarchia delle responsabilità, ogni manager risponde del proprio lavoro e del lavoro dei suoi subordinati al loro proprio capo. E qui si ritrova il tema della legittimazione intersoggettiva del potere: se una persona è ritenuta responsabile

delle prestazioni di altri lavoratori deve disporre di una certa influenza sull’agire organizzativo dei suoi collaboratori. Un’influenza che per essere efficace deve essere legittimata non solo a livello giuridico-formale, ma anche e soprattutto a livello intersoggettivo: ciò accade quando i collaboratori sanno rispondere alla domanda «a chi rispondo del mio lavoro?». Domanda alla quale davvero in pochi danno seguito in modo lucido e univoco. Ecco che tra le prime qualità che il manager di domani dovrebbe avere c’è quella capacità di condividere in modo chiaro e diffuso il principio di responsabilità con i proprio colleghi. Il manager di domani dovrebbe saper dedicare una gran parte del proprio tempo e della propria energia a far crescere il proprio gruppo di lavoro, motivandolo e sostenendolo. Così da esser affiancato da professionisti sempre più bravi di lui con cui condividere una strategia e un progetto, con cui centrare l’attenzione al problem setting prima che al problem solving e al decision making. Il manager di domani dovrebbe mostrare con chiarezza e capacità di coinvolgimento quello che è il traguardo, l’obiettivo, il punto di arrivo della fatica che il lavoro comporta. Garanzia di successo questo, perché il raggiungimento dei risultati diventi una promessa di sviluppo e non una minaccia di prestazione. E per far ciò, dovrebbe saper sviluppare al meglio il potenziale dei propri professionisti impegnati insieme a lui a raggiungerlo, insieme, in modo inclusivo, ma in forza di una capacità di delega ancor oggi troppo spesso confusa, ambigua o narcisisticamente posseduta come un bene inalienabile. Il manager di domani dovrebbe curare la comunicazione, partendo dalla riconquista di un ascolto che sia mirato a comprendere prima che a rispondere. A domandarsi cosa sia possibile fare, e come, per il proprio gruppo di lavoro, prima di chiedere che sia questo a fare qualcosa per lui. In tale clima relazionale, l’errore non diventa più un evento da cancellare, ma un’esperienza da cui apprendere, crescere e migliorare, generativo di una realtà in cui è più agevole evolvere, sapendo cogliere opportunità e stimoli anche là dove la nostra mente ci suggerirebbe di non poterne trovare, attraverso contaminazioni, slanci creativi e sguardi che riportino al centro la capacità artistica della creazione. Solo così, infatti, si può facilitare il cambiamento, quel cambiamento necessario che oggi non si può più demandare. Il manager di domani «dovrebbe fare» tutto questo. Perché se già lo fa, è un ottimo manager del presente per un futuro professionale migliore.

Massimo Bustreo Umanista, consulente in psicologia del lavoro, formatore e coach, pianista Docente IULM e Libero Professionista massimobustreo.it 15


Manager’s

TOOLS

Quali sono gli assi nella manica del manager del futuro? Quali strumenti gli permetteranno di gestire al meglio non solo il proprio lavoro, ma anche il fattore umano dell’azienda? Attraverso un insieme di articoli scritti da grandi professionisti del settore, la rubrica Manager’s Tools vuole rispondere al crescente bisogno di trovare nuovi stimoli ed ispirazioni per una figura professionale in continua evoluzione, quella del business manager.

PAOLA PIRRI Organizational Psychologist, senior partner HXO, training and development Humanities InventriX Opera

16


IL LEADER RISONANTE DÀ FEEDBACK ISPIRANTI Il mondo delle emozioni è qualcosa che si crede di poter lasciar fuori dal mondo produttivo, come se le organizzazioni fossero un contesto puramente razionale; le emozioni invece hanno un forte legame con l’ingaggio e la motivazione. Emozione, ex movere, vuol dire muovere all’azione, attivare il comportamento. Un leader ha una specifica responsabilità in questo senso: catalizzare e indirizzare le emozioni delle persone che gli stanno vicino sostiene e massimizza la produttività e la qualità del lavoro del gruppo. Esistono leader che creano risonanza e altri che creano dissonanza. I leader che creano risonanza sono quelli che regolano le emozioni dei collaboratori in senso positivo, che creano coinvolgimento, dando visione, strada da seguire, creando senso di orgoglio, desiderio di appartenere al gruppo, entusiasmo, speranza per il futuro, il senso della possibilità, della riuscita, dell’orgoglio di sé e di ciò che è possibile costruire. Sono capaci di ottenere il meglio dai collaboratori, perché stabiliscono un clima di lavoro positivo. I leader che creano dissonanza rendono al contrario il clima angoscioso, ottenendo dai collaboratori reazioni emotive negative che inficiano le loro prestazioni. Il leader dissonante si focalizza sulle debolezze, sugli errori e sui fallimenti; è un leader inconsapevole, che ha scarsa attenzione all’effetto dei propri comportamenti e del proprio umore sui collaboratori e sul gruppo. Comunica preoccupazione, dà sfiducia, genera vissuti di inadeguatezza, incertezza, paura, sospetto. Il leader dissonante può essere seguito, non per ingaggio o motivazione, piuttosto per paura, per inquietudine sulle conseguenze dell’errore, per il timore di non rispettare le attese. Il leader risonante ha speranza e dà speranza, sa sdrammatizzare le situazioni, è allegro, è consapevole, di sé e degli altri, sa proporre e presidiare un senso di vicinanza, partecipazione, prossimità. Soprattutto sa comprendere e contemplare negli altri ciò che c’è di bello, facendolo fiorire, desidera nutrirli attraverso il feedback continuo, per comunicare “io ti vedo, e ci tengo”. Nel dare feedback sa, come ogni manager, che un feedback, da sempre, è descrittivo, fa riferimento a comportamenti osservabili, non va sul personale, non parla solo di punti deboli o aree di miglioramento, ma va anche su feedback positivi, eccetera, ma sa anche che questo non è sufficiente per generare cambiamento. Un feedback che generi cambiamento è ispirante e un feedback ispirante suscita emozioni positive. “La tua partecipazione alle riunioni è caratterizzata da molti contributi, ma sarebbe meglio che non interrompessi gli altri e li ascoltassi” è un feedback formalmente corretto, ma non ha nulla di ispirante. Perché? È descrit-

“Ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto, le persone possono dimenticare ciò che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire” Maya Angelou, Poetessa, leader del movimento americano per i diritti civili

tivo, dico una cosa positiva insieme a quella negativa, quella negativa la porto come area di miglioramento, non rimane una critica su un punto debole, non vado sul personale… ma non è ispirante. “Sei potente in ogni riunione, il tuo carisma è dirompente, ogni parola è una bomba che può accendere le menti o generare cenere. Scegli cosa vuoi ottenere: la tua attenzione agli altri è un fertilizzante vigoroso, il tuo silenzio è un magnete, di pensieri e idee che possono arrivare dagli altri, la tua valanga di parole inonda e inabissa. Scegli cosa vuoi ottenere.” Questo feedback racchiude in sé le caratteristiche di un feedback ispirante. Di cosa si compone? Non abbiate paura a usare termini enfatici, incisivi, che dipingono a tinte forti la distintività della persona. Usate metafore, immagini, che consentano alla persona di visualizzare se stessa oltre le parole, oltre i fatti, di scorgersi come in un ritratto. Usate simboli, perché sono universali, hanno un forte valore evocativo, agganciano l’immaginazione. Fate in modo di utilizzare il termine “scelta”. La persona sa scegliere come muoversi, la vostra responsabilità finisce nel segnalarle le possibili conseguenze del suo muoversi in una direzione utile e costruttiva o verso rotte improduttive e infeconde. “Scegli” è il riconoscimento di una responsabilità e di una autodeterminazione che in sé fortifica e rende tonica la percezione di sé. Usate frasi al positivo, censurate i “non”: “non interrompere” diventa “resta in silenzio”, “non restare sempre zitto” diventa “ho bisogno di sentire la tua voce”, “non prendere decisioni troppo rapide” diventa “prendi tutto il tempo che può servirti e aggiungine ancora”. Il “non” trasmette un vuoto ed è giudicante, censura qualcosa che la persona oggi è o fa, il feedback ispirante ingigantisce il valore. Usate “puoi” piuttosto che “devi”. Le ingiunzioni, che portano con sé un vissuto genitoriale, normativo, sono imposizioni che trasmettono un’esigenza di controllo. L’ingiunzione è soffocante, disperde l’ossigeno, il feedback ispirante è arioso. Fate derivare il negativo dal positivo, il veleno dal valore. Una persona non è fatta di punti forti e deboli, è fatta di talenti e i talenti possono diventare dèmoni. La persona è approssimativa e imprecisa? Da quale talento derivano queste caratteristiche che vogliamo smuovere? Dal suo essere creativa? Dal suo essere veloce? Dal suo essere visionaria e sulle nuvole? Bene, è il suo talento che oscura il suo talento. Siate ottimisti, allegri, sorridenti, i vostri occhi brillino mentre date questo feedback. E soprattutto disponetevi a sorprendere. E a sorprendervi.

Paola Pirri Organizational Psychologist, senior partner HXO, training and development Humanities InventriX Opera hxo.it

17


Manager’s

TOOLS

Quali sono gli assi nella manica del manager del futuro? Quali strumenti gli permetteranno di gestire al meglio non solo il proprio lavoro, ma anche il fattore umano dell’azienda? Attraverso un insieme di articoli scritti da grandi professionisti del settore, la rubrica Manager’s Tools vuole rispondere al crescente bisogno di trovare nuovi stimoli ed ispirazioni per una figura professionale in continua evoluzione, quella del business manager.

MANUELA PRESTIPINO Leadership Coach Beat Innovation - Leadershipyou

DI CHE COLORE È IL TUO TEAM? E TU, IN CHE COLORE PENSI? All’ interno di un team, modi di pensare diversi, visioni contrapposte, approcci divergenti, sono un fattore vincente o sono ostacoli per la performance e per i risultati? Recentemente, ho sentito un leader asserire con convinzione che il suo team era troppo eterogeneo: “sono profili troppo diversi e farli andare d’accordo sta diventando un problema serio. “Insieme non possono funzionare! Comprensibile. Tutti sperimentiamo, quotidianamente, come, proprio dalle diversità di approccio e di pensiero, nascano tensioni, conflitti, demotivazioni, scollamenti e sofferenze personali. E, di conseguenza, si lavora male ed emergono rallentamenti, cali di performance e mancati risultati. Tuttavia nei team, i veri rischi nascono dall’ omogeneità, non dalle differenze nel modo di pensare. Che team sarebbe quello composto solo da persone creative, visionarie, sempre pronte a sperimentare nuove soluzioni, a prendere rischi elevati, per nulla interessate a pianificare, a buttare un occhio ai budget, a seguire le procedure? Certo un team di creativi puri potrà permettersi tutto questo, ma solo se dietro di loro si ammette l’esistenza di un altro pezzo di team: quello concreto, coi piedi a terra, che valuta rischi e fattibilità delle idee e dei progetti, che si aggancia ai numeri e ai file Excel, con rigore logico ed economico. E che team sarebbe quello composto da persone che evitano conversazioni difficili per non rischiare di creare tensione o disaccordo, prevalentemente preoccupate di non scontentare nessuno e garantire pace 18

e serenità per tutti? È evidente che un team eterogeneo ha molte più possibilità di arrivare insieme a un buon risultato, grazie a sguardi diversi sui problemi, a prospettive differenti che si integrano e si rafforzano a vicenda. La diversità nei modi di pensare diventa, quindi, un asset di grande valore per qualsiasi team a patto che si affronti consapevolmente l’eterogeneità e si lavori con impegno sulle diverse preferenze di pensiero. Senza una sufficiente consapevolezza su come dare spazio e valore alle differenze di pensiero, le diversità portano ad assumere rigide posizioni, difendere a oltranza i propri punti di vista, a reagire sul piano personale, a svantaggio delle relazioni fra le persone. Ma da dove iniziare a mettere l’attenzione su questo snodo fondamentale per la vita di un Team? Il primo passo è osservare le interazioni con uno sguardo più profondo. Avrete spesso notato che l’approccio di una certa persona è fortemente orientato verso la logica, l’analisi, la capacità di problem solving e che quello di un’altra persona tende nettamente verso la creatività, la sintesi, la tendenza al ragionamento astratto… altri membri del Team, invece, seguono certe “autostrade di pensiero” che mettono al primo posto l‘ elemento emozionale, quello espressivo, relazionale… In altri prevale il pragmatismo, la tendenza al controllo, all‘ organizzazione o alla cura per il dettaglio.


The Whole Brain ® Model Hermann Brain Dominance Instrument

A

D LOGICAL ANALYTICAL FACT BASED QUANTITATIVE

ORGANIZED SEQUENTIAL PLANNED DETAILED

HOLISTIC INTUITIVE INTEGRATING SYNTHESIZING

INTERPERSONAL FEELING BASED KINESTHETIC EMOTIONAL

B

C

Il secondo passo è provare a giocare con questo cerchio colorato. Questa immagine è una rappresentazione grafica che può aiutare a dare un’idea schematica delle varie preferenze di pensiero. Le basi teoriche di questo quadrante sono gli studi di Ned Hermann, fisico, ricercatore, pioniere del pensiero creativo. Nel suo lungo lavoro in General Electric, Hermann ha analizzato stili di pensiero e di apprendimento delle persone, per migliorarne l’interazione, la motivazione, la creatività e, quindi, la produttività. Quelle che vediamo nel quadrante sono le quattro macro-aree che, secondo Hermann, descrivono le preferenze di pensiero più comuni: quattro tipologie di approcci diversi che, se ci fermiamo un attimo a riflettere, possiamo facilmente riconoscere nelle persone intorno a noi. Hermann ci aiuta a riflettere sul fatto che ogni individuo, pur avendo accesso a tutte le modalità di pensiero, ne utilizza alcune che prevalgono e che influenzano il suo sguardo soggettivo sulle cose. Un Team ingloba varie e differenti dominanti di pensiero, tante quanti sono i membri che lo compongono. La vera ricchezza sta nel mettere in atto il gioco virtuoso di integrarle, indirizzandole verso obiettivi comuni. In genere, il clima del Team e la qualità della collabora-

zione migliorano sorprendentemente quando si apre una riflessione su questi temi. Quando si lavora insieme quotidianamente, è fondamentale sapere, ad esempio, che chi si posiziona nel quadrante azzurro non sempre troverà fluidità di dialogo col collega che sta nel quadrante giallo. Grazie a questa consapevolezza, aumenterà l’ attenzione nel comunicare e nel mettere in atto uno sforzo empatico che porti a un dialogo più produttivo. Sapere che la propria dominante di pensiero è intuitiva e relazionale e che è diametralmente opposta a quella di un collega pragmatico e razionale, farà facilmente comprendere la ragione di certe divergenze che sfociano in tensioni, discussioni poco proficue, polarizzazioni e stalli durante le riunioni e a rallentamenti nell’operatività di tutti i giorni. Il Team ideale dunque, non è fatto di persone che la vedono allo stesso modo, che producono idee simili e propongono soluzioni allineate. Il Team ideale ed efficace è un team che può contare su diverse preferenze di pensiero, su visioni differenti che, debitamente integrate, comporranno un puzzle completo, conferiranno al Team una visione a 360°. Creare un’adeguata sensibilità sulle diversità di pensiero è una delle sfide fondamentali per ogni Leader che voglia sviluppare Team efficaci e ridurre al minimo dinamiche ostacolanti per la collaborazione.

Manuela Prestipino Leadership Coach Beat Innovation - Leadershipyou beatinnovation.it - leadershipyou.it

19


Ferdinando Buscema Magic Experience Designer


La sera, durante la conferenza d’apertura, Ferdinando ci ha tenuto tutti incollati al palco con i suoi numeri di magia, sfidandoci a sfidarlo. La mattina dopo non potevamo non intervistarlo per cercare di scoprire tutti i suoi segreti, ma si sa che un mago non svela mai i propri trucchi! E così, abbiamo virato verso altre tematiche che ci stanno a cuore. Di cosa ti occupi Ferdinando? Io mi occupo della progettazione di “esperienze magiche”, che significa creare dei momenti nei quali le persone possano sperimentare una dose di sorpresa e stupore. La magia parla un suo linguaggio e, a seconda dei contesti in cui mi trovo, posso accentuare la performance e l’intrattenimento, oppure l’elemento dei contenuti. La sfida creativa è trovare il giusto equilibrio tra contenuti e spettacolo, per mantenere alta la curiosità, l’interesse e il coinvolgimento dei partecipanti. Tutto ciò, permette di trasmettere dei messaggi. Come mai hai deciso di dedicarti ad un lavoro così particolare? Il mio lavoro è frutto di un’esplorazione: mi occupo di magia fin da quando ero un ragazzino, poi si sono affiancati gli studi universitari e un’esperienza di alcuni anni in un’azienda. Scoprire l’ambito della formazione mi ha permesso di unire tutti questi pezzi, creando una sintesi nuova che oggi è alla base del mio lavoro. Ad ogni modo, il percorso è stato graduale, con errori e tentativi, ma sempre animato dal perseguire i miei interessi e le mie passioni. Il mondo dell’e- commerce è magico, ci permette di ricevere a casa ciò che vogliamo in pochissimo tempo. Questo può essere anche un’arma a doppio taglio? Direi di sì, ognuno di noi deve trovare il proprio modo per navigare in questo mondo in cui digitale e reale sono così strettamente intrecciati. C’è qualcosa di magico nell’andare on-line e, in pochi click, ricevere a casa quello che abbiamo ordinato. Ad oggi, possiamo ottenere virtualmente qualsiasi cosa sia vendibile e acquistabile sul pianeta. E’ un potere enorme, qualcosa di mai sperimentato prima dal genere umano, e questa cosa si porta dietro un lato oscuro, potenzialmente negativo, poiché ci rende assuefatti all’idea di poter ottenere istantaneamente tutto ciò che desideriamo. Dal sorgere di un desiderio alla sua realizzazione passa sempre meno tempo, e quasi svanisce quell’attesa—a mio avviso fondamentale—che rende speciale il desiderio stesso. Quale muro vorresti abbattere? Credo che la maggior parte dei muri—senz’altro quelli più ingannevoli e pericolosi—siano immaginari: non sono fatti di mattoni, ma di idee. Nel presente in cui viviamo, il principale muro da abbattere ha a che fare con la presa di coscienza della nostra comune natura umana, al di là di ogni apparente differenza. Mi auguro che questa presa di coscienza avvenga prima della nostra estinzione! :-)) Invece come pensi si possa creare un ponte virtuoso tra il mondo del profit e quello del non profit? È una domanda molto difficile perché più il tempo passa, più ci si rende conto che è necessaria una rivisitazione dell’idea di come fare business. Qualcuno usa l’espressione inglese “late stage capitalism” per indicare l’idea che il capitalismo—per come lo conosciamo—abbia ormai raggiunto il suo stadio terminale, ossia quello della massimizzazione del profitto. E’ ormai chiaro che il capitalismo non è il modello economico più sano e tanto meno sostenibile; sebbene abbia portato grandi benefici al nostro vivere collettivo, lo ha fatto ad alto prezzo— specialmente per alcune fasce della popolazione mondiale. Pertanto, rivedere le regole del business è una delle necessità più impellenti nel prossimo futuro. Oltre alla magia, qual è la tua passione? La mia passione sono i libri. Quando mi trovo con un libro in mano è sempre un momento di gioia.

Ferdinando Buscema Magic Experience Designer E-COMMERCE FORUM

ferdinando.biz

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia


“Cosa succede quando la magia incontra il mondo del business?�

23


Marco Bravarone De Torcello Founder

Total Home System 24


L’HOTEL DIFFUSO, UNA NUOVA

START-UP Cos’è l’amore? L’amore è la cosa più bella del mondo, è quello che dà un senso a tutto. Se cerchi un senso lo trovi lì. L’amore è oltre tutto, non puoi darne una definizione. Di cosa ti occupi? Mi occupo di una start-up che opera nel campo dell’arredamento. L’obiettivo primario di questa nuova azienda, in incubazione da circa un anno e mezzo, è quello di riqualificare appartamenti destinati alla rendita con affitto breve. L’affitto breve è un modello di rendita immobiliare, che permette di superare i limiti e i rischi dell’affitto tradizionale, coi suoi costi e problemi di tasse. Questa è la parte tecnica e finanziaria. In realtà parliamo di un concetto molto più affascinante: l’hotel diffuso. L’hotel ha avuto una grande validità negli anni, ma oggi è superato per i suoi limiti. Una famiglia oggi preferisce un appartamento e con i servizi attuali, per esempio Deliveroo, in qualsiasi punto della città puoi avere un servizio pari o migliore a quello dell’albergo. Di fatto l’affitto breve è un fenomeno che sta crescendo moltissimo. La gestione degli affitti brevi è semplice: come “acquisti” quell’appartamento per due notti? In rete. Ci sono delle belle immagini, un po’ di recensioni che ti dicono cosa è credibile e cosa no. Io faccio tutto questo e provvedo alla richiesta offrendo la soluzio-

ne “chiavi in mano” su un portale web. Come affronti le tue paure? Dipende da che paure sono. Quando mi dici paura penso a quella cosa che mi impedisce di ragionare. Quindi, la prima cosa che faccio, è quella di essere analitico e di contestualizzarla nella realtà in cui vivo. Ragionare è il primo passo. Qual è la tua fragilità? Penso che rimuginare troppo diventi una fragilità, nella misura in cui più sei iper riflessivo, più tendi a trasformare la realtà in una iper realtà, che potrebbe essere, ma a volte non è. Il presente è l’unico tempo che possiamo vivere. Il passato normalmente lo modifichiamo per nostra esigenza, il futuro mediamente è una visione e un sogno, il presente è adesso. Inoltre, ho sempre riflettuto sul fatto che il presente è anche un regalo, come ci insegna la lingua inglese, dove present significa proprio regalo. Come pensi si possa costruire un ponte virtuoso tra mondo profit e non profit? Secondo me il concetto di profit/ non profit è un po’ male interpretato, perché a livello aziendale si pensa che il non profit sia uno strumento di marketing per far vedere al tuo cliente e utente quanto tu sia sensibile e politically correct.

Escludo il non profit come termine. Io penso ad una responsabilità singola e collettiva, che coincide con una sensibilità. Penso che l’ignoranza sia la prima nemica di tutto quello di cui stiamo parlando, perché non sapere semplifica. Quindi la prima cosa da fare è superare il grosso fardello dell’ignoranza, dopodiché ognuno si può confrontare con la propria responsabilità e sensibilità. Cosa ne pensi invece dello sviluppo della responsabilità sociale da parte delle aziende? Penso che non sia importante essere una grande azienda per affrontare questi argomenti, perché non è il volume a fare la differenza. Credo che ci voglia un atteggiamento out of the box, senza considerare sempre il non profit come un format, ma esprimendolo liberamente in progetti veri, che vanno al di là del fattore donazioni.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

E-COMMERCE FORUM

Marco Bravarone De Torcello Founder Total Home System totalhomesystem.com

BUSINESS KEYNOTES Innovazione nell’ambito dell’affitto breve, per superare i problemi legati alle locazioni tradizionali. Capacità di individuare i punti di forza del settore degli affitti

brevi e offrire soluzioni “chiavi in mano”. Rivedere il concetto di non profit senza limitarlo a mero strumento di marketing.

Il non profit è una responsabilità singola e collettiva, che coincide con una sensibilità. Responsabilità sociale significa realizzare e sostenere progetti veri.


Managers for a better world

Noi B.Livers vogliamo costruire un mondo migliore. Per farlo ci interroghiamo su ciò che ci circonda, su cosa vogliamo cambiare e su cosa facciamo per dare il nostro contributo a questa piccola grande impresa. Dal tema della sostenibilità ambientale a quello della “rivoluzione”, ci piace chiedere alle persone cosa ne pensano e cosa si augurano per il futuro. Pensiamo che questo possa essere un primo passo verso la realizzazione di un mondo migliore.

IN QUINDICI ANNI HO CREATO OLTRE 1500 POSTI DI LAVORO Di cosa ti occupi? Sono amministratore delegato di Naturhouse Italia, la nostra azienda si occupa di educazione alimentare e prevenzione per aiutare i clienti a migliorare le proprie abitudini fornendo prodotti naturali di erboristeria che accelerano i tempi di raggiungimento dei propri risultati. Chi bussa alla nostra porta, nel 99% dei casi, lo fa per questioni prettamente estetiche, per eliminare il sovrappeso, noi accontentiamo le loro richieste migliorandone la qualità della vita. Cosa fa la vostra azienda per migliorare il mondo? Purtroppo l’industria alimentare fa danni, gli alimenti devono essere sempre più belli e più acquistabili, ma sono più nocivi. Se pensate a cinque anni fa, solo in pochi avevano un’intolleranza alimentare, oggi tutti hanno o pensano di averne una. Le intolleranze non sono legate agli alimenti, ma ad eccipienti, coloranti, conservanti e antibiotici e tutto quello che le aziende utilizzano per rendere i prodotti più fotogenici e acquistabili. Quale muro vorresti abbattere? Vorrei abbattere quel muro che molte famiglie, inconsapevolmente, stanno creando perché dietro al boom del take-away, della consegna del cibo a casa, dei piatti pre-confezionati e dei fast food, c’è una rinuncia alla nostra cultura. La dieta mediterranea è stata dichiarata patrimonio dell’UNESCO e noi siamo tra i migliori profeti, insieme agli spagnoli, ma stiamo perdendo questa cultura. La famiglia media sta perdendo l’abitudine di fare una spesa di qualità, di cucinare e di usare l’olfatto. È un muro che per fortuna non è ancora solido, ma si sta costruendo con molta velocità. 26


RAFFAELLO PELLEGRINI

AD

NATUR HOUSE Chi troviamo nel vostro punto vendita? In ogni punto vendita c’è una persona con titolo di studio idoneo: laurea in biologia, scienze dell’alimentazione e scienze della nutrizione che, a seconda della problematica del cliente, corregge le abitudini alimentari in un percorso che si sviluppa su base settimanale, portando a risultati sia nell’immediato, come la perdita di peso, sia a lungo termine come la rieducazione alimentare per mantenere il proprio peso. Qual è la tua rivoluzione, sia personale sia come azienda virtuosa? Dal punto di vista aziendale è stata quella di aver creato in circa quindici anni oltre 1500 posti di lavoro, di cui 300 imprenditori; 94% donne neolaureate in discipline scientifiche, che avrebbero fatto fatica a trovare uno sbocco professionale per il loro percorso di studi. Quindici anni fa non esisteva la cultura dei complementi dietetici, oggi in Italia vale più di tre miliardi di euro l’anno. Per cui c’è stata una piccola rivoluzione anche nelle abitudini al consumo.

E-COMMERCE FORUM

Raffaello Pellegrini AD Natur House naturhouse.it

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia 27


Alessio Romero Senior Business Developer

Tradelab 28


RAGGIUNGERE IL

TARGET CORRETTO AL MINOR COSTO Di cosa ti occupi Alessio? Io mi occupo di pubblicità all’interno di una azienda che opera nell’ambito del Programmatic Advertising, ossia un modello di acquisto data driven e automatizzato di spazi pubblicitari online. È un cambio di prospettiva nel mondo pubblicitario: in passato si acquistavano spazi pubblicitari sui singoli siti (pianificazione “site centrica”), presumendo di trovare il proprio target su quel sito; oggi, grazie a strategie data driven ( ovvero basate sul dato), il punto di partenza della strategia è l’audience, ossia il target e il suo comportamento online. La strategia verte nell’identificare le varie fonti di dato, i formati, i messaggi giusti e il momento giusto per andare ad intercettare quell’audience e comunicare. L’acquisto del media avviene in maniera automatizzata, grazie a piattaforme, quando viene riscontrata quell’audience sulla pagina web dove è presente lo spazio adv. Quale aspetto del tuo lavoro preferisci? E quale invece ti piace di meno? Amo avere l’opportunità di creare strategie personalizzate a seconda delle aziende e dei settori differenti con i quali vengo a contatto. Capita, infatti, di fare diverse strategie di marketing nello stesso

giorno a seconda del cliente con cui stiamo lavorando. La cosa che non mi piace? Nel mio lavoro, in realtà, non c’è nulla che non mi piaccia! Forse non amo svolgere le attività compilative, preferisco il contatto e l’ideazione delle strategie. Quali sono gli ingredienti fondamentali per un buon manager? Secondo me, dipende dall’incarico che ricopri: ogni manager ha le proprie hard skills e soft skills. Io faccio consulenza nel mio campo, dove bisogna avere molta pazienza e una buona dialettica per spiegare i concetti e comprendere le esigenze del cliente. Bisogna utilizzare un metodo deduttivo e capire qual è il prodotto giusto in relazione alle esigenze del cliente. Hai una passione? La mia passione è mio figlio, che per me è una grande gioia. Prima di sposarmi non avevo intenzione di creare una famiglia, ma poi ho scoperto che un figlio ti riempie la vita. Anche quando torno a casa e sono stanco, lui mi vede, sorride e mi si riempie il cuore. Come hobby faccio molto sport: sono ligure, mi piace fare windsurf e stare a contatto con la natura. Amo anche il beach volley, lo sci e lo snowboard. Lo sport aiuta a sfogarsi.

Che cos’è l’amore? Mi piace definirlo come un graffio al cuore: un sentimento forte che scaturisce dall’incontro con una persona speciale. È un’emozione che si fa fatica a contenere, perché la persona che hai incontrato ti fa cambiare la prospettiva con cui guardi la vita e ti spinge a fare cose che non avresti mai pensato di fare prima d’allora.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

E-COMMERCE FORUM

Alessio Romero Senior Business Developer Tradelab tradelab.it

BUSINESS KEYNOTES Gli acquisti sono diventati automatizzati, di conseguenza è radicalmente cambiato il modo di fare pubblicità. In passato la pubblicità era

basata sull’audience del sito, oggi si arriva direttamente al target. La strategia di marketing deve essere estremamente

personalizzata a seconda del cliente e del settore. Pazienza e dialettica sono punti chiave nella relazione col cliente.


30


Anche la moda fa parte dell’esperienza Richmond Italia. In questi scatti abbiamo voluto catturare gli outfit più interessanti incontrati ai Forum.

Simone Ubertino Rosso Key Account & Communication Manager

LANIFICIO F.LLI CERRUTI

Simone indossa pantaloni e blazer blu in tessuto travel, un tessuto da viaggio molto resistente con una mano molto piena, una tela rustica ad alta torsione di 300g. Il blazer ha la tasca a toppa, stile napoletano, con la spalla a camicia vuota e il bottone a canna di fucile, il tipico blazer di gusto inglese, ma interpretato all’italiana. Il pantalone ha una doppia pence e una vita alta, ispirato a un modello di Nino Cerrutti degli anni ’60, con un fondo abbastanza largo e un risvolto due e mezzo che non è proprio tradizionale per un pantalone da uomo italiano, che di solito è di quattro centimetri e mezzo. La camicia in denim, comprata in Giappone realizzata da uno dei suoi stilisti preferiti, Camoshita per United Arrows. La cravatta è una regimental classica di un marchio coreano che si chiama Memento Mori, una start-up fondata da due ragazzi coreani che vengono dal Finance e si sono lanciati nel settore moda aprendo un piccolo show room a Gangnam, Seul. Le bretelle sono della sartoria Liverano & Liverano di Firenze che è una delle sartorie più importanti del mondo. Infine il tocco di classe, la pochette originale del nonno.

E-COMMERCE FORUM

Simone Ubertino Rosso Key Account & Communication Manager Lanificio F.lli Cerruti lanificiocerruti.com/it 31


Managers for a better world

Noi B.Livers vogliamo costruire un mondo migliore. Per farlo ci interroghiamo su ciò che ci circonda, su cosa vogliamo cambiare e su cosa facciamo per dare il nostro contributo a questa piccola grande impresa. Dal tema della sostenibilità ambientale a quello della “rivoluzione”, ci piace chiedere alle persone cosa ne pensano e cosa si augurano per il futuro. Pensiamo che questo possa essere un primo passo verso la realizzazione di un mondo migliore.

OFFRIAMO AL NON PROFIT LE RISORSE DEL PROFIT Di cosa ti occupi? Lavoro nell’ E-Commerce in NYX Professional Make-Up del gruppo L’OREAL da un anno e qualche mese. Gestisco la parte E-Commerce con focus sul CRM e sul SEO, e mi occupo dell’ ottimizzazione del sito. Secondo te, come si può costruire un ponte virtuoso tra profit e non profit? Offrendo al non profit le risorse del profit. Fare in modo che tutte le risorse che uno acquisisce tramite il profit vengano restituite al non profit attraverso la formazione e il networking. Mettere a disposizione del sociale il sapere guadagnato nel mondo del profit. Quale muro vorresti abbattere? Uno dei tanti muri che ha costruito Trump: il muro fisico dell’indifferenza. Qual è la tua rivoluzione? La rivoluzione nella mia vita è aver fatto quello che mi piaceva e non quello che volevano che io facessi come corso di studi. Essermi distaccato dalle indicazioni è stato positivo, perché faccio qualcosa che mi piace e di cui sono contento. 32


GIORGIO DAMATO

E-COMMERCE MANAGER

NYX PROFESSIONAL MAKE-UP - L’OREAL Di cosa ha bisogno la società per andare incontro ad un bene comune? Come dice il filosofo Slavoj Žižek siamo in una fase in cui non è più necessario un bene comune personale. Al contrario credo sia necessario strutturarsi su un bene comune globale. Finché il bene comune si limiterà ad una piccola comunità di persone, anche tra loro molto simili, continuerà ad avere sempre meno effetto. Prendendo l’esempio della plastica: finché tutti non hanno preso consapevolezza del problema è rimasto un problema. Forse tra qualche anno, ora che si sta agendo a livello globale, si vedrà qualche risultato.

E-COMMERCE FORUM

Giorgio Damato E-Commerce Manager NYX Professional Make-up L’Oréal nyxcosmetics.it

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia 33


Giorgio Falsone Digital Strategist

Nutrition et Santè 34


MI PIACE

SCOPRIRE COSA PENSANO

I CLIENTI DEI NOSTRI

BRAND Di cosa ti occupi? Mi occupo di definire tutte le strategie digitali per i brand dell’azienda cercando di attivare, con il marketing di agenzie esterne, quelle che potrebbero essere delle campagne Cross Media che riguardano l’ambito digital. Cosa ti piace del tuo lavoro? Mi piace molto scoprire cosa pensano i clienti dei nostri brand, dei nostri prodotti e parlare con loro per saperne ancora di più. Quindi il focus è sul cliente? Diciamo che adesso c’è una forte impronta da parte di tutta la dirigenza che spinge a concentrarsi molto sul cliente finale e conoscerlo sempre di più. Che cos’è per te l’amore? L’amore è trovare una persona sincera con cui instaurare un rapporto di amicizia e per la quale si prova stima e complicità. L’amore è un insieme di tutte queste cose. Hai voglia di parlarci di una tua fragilità? Come tutti sono fragile alle critiche e, a seconda da chi le ricevo, reagisco in maniera diversa. Una critica di un collega ha un peso, una critica di un dirigente ha un altro peso, e da un collega estero ha un altro peso ancora; tutti possiamo essere fragili se veniamo colpiti su ciò che ci rende sensibili e vulnerabili.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

E-COMMERCE FORUM

Giorgio Falsone Digital Strategist Nutrition et Santè nutritionetsante.com

BUSINESS KEYNOTES

Cercare di creare con il marketing delle agenzie esterne delle campagne Cross Media.

Scoprire cosa pensano i clienti dei nostri brand riguardo ai nostri prodotti è fondamentale, parlarne con loro è una buona occasione per approfondire.

La direzione è sempre più quella di concentrarsi sul cliente fianale e conoscerlo a fondo.


Inspirational Managers

36


LUCA LA MESA CEO

PUBLISOFTWEB

Apri nuove finestre sul mondo e lasciati ispirare Di cosa ti occupi? Mi occupo di social media. Dopo aver lavorato per quasi dieci anni nel settore marketing in Procter & Gamble decisi di licenziarmi e fondare una piccola società specializzata in social media. Lavoriamo con clienti medio – grandi come Fendi, Bulgari, Versace, piuttosto che nell’ambito sportivo. L’anno scorso abbiamo collaborato con il CONI nella gestione social delle Olimpiadi di Pyongyang e abbiamo partecipato alle Olimpiadi di Rio nel 2016, così come agli Internazionali di tennis. Abbiamo sviluppato anche dei progetti con la Roma, la Superbike e Pirelli. Si tratta di un’agenzia che lavora per chi vuole fare social media a un livello superiore. Come gestisci l’ansia da prestazione prima di iniziare un workshop? Esattamente come nello sport, si sbaglia il colpo che non si è allenato abbastanza, pertanto bisogna sempre prepararsi prima. In questo modo non provi tensione, devi solo buttarti e vincere la partita. L’ansia da prestazione sopraggiunge quando devi parlare di qualcosa che non conosci: se adesso improvvisassimo una lezione di cinese, ad esempio, sarei in difficoltà, mentre se parlassimo di marketing e social media sarei molto sereno. Questo accade perché è da dieci anni che dedico sistematicamente due ore al giorno allo studio nel mio ambito. Sono convinto che il male dei nostri giorni sia la fretta: facciamo tutti troppe cose e siamo schiacciati dall’operatività della giornata. Pertanto preferisco avere meno clienti, che pagano di più rispetto al resto del mercato, per avere del tempo libero da dedicare alla formazione. Ci puoi dare un consiglio per migliorare l’ambiente di lavoro? In agenzia ho l’abitudine di disegnare un grafico per migliorare la gestione del lavoro. Su un asse metto i clienti in base al fatturato e chiedo al mio team di mettere sull’altro asse i clienti che creano continuamente problemi: se un cliente crea troppe problematiche per il team senza fatturare abbastanza, non rinnoveremo quel contratto. In questo modo ci alleggeriamo dal cliente con il quale ci troviamo meno bene a lavorare e abbiamo del tempo libero da dedicare a nuovi clienti. Secondo me la qualità di vita dei dipendenti è fondamentale, perché da imprenditore devo fare in modo che loro stiano meglio nella mia società rispetto a quella di un concorrente. Come applichi nella vita quotidiana i propositi che presenti nel workshop? Le strategie per stimolare la creatività le applico quotidianamente: apprendo da chi è più bravo di me, nutrendomi della sua creatività e ogni anno faccio nuove esperienze di crescita personale slegate dal mio contesto. Ad esempio, tra due mesi farò un tour in Cina per conoscere la realtà dove è nato Tik Tok e tanto altro, al fine di raccogliere nuovi spunti e farmi ispirare da ambienti differenti. Magari tra qualche anno farò un lavoro diverso, ma sarà basato sugli stimoli che ho ricevuto in tutto questo tempo. Puoi essere il migliore nel tuo campo solo se apri nuove finestre, perché il mondo cambia molto velocemente.

E-COMMERCE FORUM

Luca La Mesa CEO Publisoftweb lucalamesa.com

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

37


Ruggero Frigoli CEO

TONKI

Di cosa si occupa la tua azienda? Insieme alla mia socia Alessandra, sono il fondatore di Tonki, una piccola azienda italiana nata sette anni fa. Abbiamo inventato un prodotto che si posiziona nel mondo del design e che consiste in un foglio di cartone con una forma particolare su cui stampiamo le fotografie delle persone. Abbiamo un sito dove ognuno può caricare le proprie foto, noi le stampiamo sul foglio di cartone e le spediamo a casa in un paio di giorni; a quel punto si montano e diventano quadretti da appendere ad ogni tipo di parete. Raccontaci di un posto nel mondo importante per te. 38

Scelgo di raccontarti dell’Uganda, perché è l’unico posto del pianeta dove vivono i gorilla di montagna, al confine con il Congo. Qualche anno fa sono partito proprio per l’Uganda con mio padre, per andare a osservare delle famiglie di gorilla di montagna. Si tratta di un posto davvero speciale. Parlaci invece di un posto che ti ha fatto vivere un viaggio interiore e ti ha permesso di sviluppare una maggiore consapevolezza di te stesso. Londra, dove è nato Tonki! In realtà la nostra azienda è nata per caso, da una storia d’amore. Alessandra era a Londra da sua sorella e io ero andato a trovarla. Era stato un viaggio abbastanza avventuroso e pieno di imprevisti. Così, quando mi


MANAGERS AROUND THE

World

Viaggiare ci cambia e ci fa crescere, perché quando si torna non si è mai la stessa persona di quando si è partiti.

“TONKI, UN’IDEA IMPRENDITORIALE NATA DA UN VIAGGIO D’AMORE”

sono presentato a casa sua, ho realizzato che non le avevo fatto nessun regalo, nessuna sorpresa. Le ho donato il pezzo di cartone sul quale avevo annotato l’indirizzo per arrivare alla sua abitazione con l’autostop. Qualche giorno dopo ho visto che ci aveva appiccicato la nostra foto e da lì abbiamo deciso di tornare in Italia insieme e iniziare a creare il nostro progetto: Tonki. Oggi lavoriamo e viviamo assieme con la nostra bambina di due anni. A questo punto la domanda è d’obbligo. Cos’è l’amore? L’amore è tante cose insieme. È il rispetto e l’unione di due persone per la vita.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

E-COMMERCE FORUM

Ruggero Frigoli CEO Tonki tonki.com 39


I Forum sono fatti di persone, così come lo è Richmond Italia. Abbiamo deciso di dedicare uno spazio ai suoi dipendenti, al fine di raccontare coloro che stanno “dietro le quinte” e che lavorano ogni giorno con passione per dare vita agli eventi di Richmond Italia.

“L’AMBIENTE DI LAVORO FA LA DIFFERENZA” Nadia, di cosa ti occupi in Richmond Italia? Io sono una Delegate Manager, mi occupo di contattare i responsabili delle aziende per dare loro la possibilità di incontrare i fornitori di servizi di loro competenza, nonché di seguire delle conferenze d’interesse e fare networking. Non è un servizio di vendita, ma l’obbiettivo è quello. Qual è la cosa più bella del tuo lavoro e cosa invece vorresti cambiare in Richmond Italia? La cosa più bella in Richmond Italia è l’ambiente. Vengo da un’esperienza di lavoro precedente non proprio positiva, quindi apprezzo molto la disponibilità e l’atmosfera che si respirano qui in Richmond Italia. Quello che vorrei fare è poter raggiungere un livello di organizzazione sempre più efficiente. Da quando sono arrivata, cinque anni fa, ci siamo allargati molto e gli eventi sono aumentati, pertanto sono necessari dei cambiamenti a livello organizzativo. Cos’è l’amore, per te? L’amore è dedizione e ti riempie la vita, anche se non sempre lo puoi vivere come vorresti. Quale consiglio daresti per superare o affrontare le paure? Io mi considero una persona molto timorosa, anche quando devo affrontare un’intervista come questa. Espormi mi intimorisce, anche se, in realtà, svolgo un lavoro basato proprio sulle relazioni e quando vengo ai forum incontro e conosco personalmente tutte le persone che ho invitato. Tuttavia, spesso ho delle difficoltà e quindi mi sento una persona poco adatta per dare un consiglio. Nel mio caso, faccio il possibile per allontanare l’ansia. Qual è la tua rivoluzione? La mia rivoluzione personale è stata sacrificare in parte la mia vita sociale per via di una situazione personale che mi impone di stare a casa con mio marito. L’ho fatto per amore e dedizione, ma questa condizione, talvolta, mi allontana dalle altre persone, con le quali, spesso, non ho momenti di divertimento da condividere.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

40


NADIA PAVARELLI Delegate Manager

RICHMOND ITALIA 41


Francesco Ferrara Partner

Humanities inventriX Opera 42


AIUTIAMO LE PERSONE

A RITROVARE SENSO E SIGNIFICATO IN QUELLO CHE FANNO Raccontaci un po’ di te, di cosa ti occupi? Mi occupo di formazione e sviluppo delle risorse umane, faccio lo psicologo del lavoro ed insieme ad altri soci portiamo avanti una bella avventura professionale che si chiama Humanities. Lavoriamo per grandi organizzazioni sullo sviluppo del potenziale delle persone che sono all’interno delle organizzazioni, cercando di aiutarle e supportarle a vivere contesti organizzativi che di per sé non sono semplici. È questo che volevi fare da grande? No, non penso. Da grande volevo fare l’ingegnere, perché a casa mia sono tutti ingegneri o architetti, poi ho avuto il periodo in cui volevo fare il calciatore, quando ero molto piccolo volevo andare con il camion a raccogliere l’immondizia, perché mi piaceva molto l’idea di stare dietro attaccato al camion, lo trovavo molto divertente e poi alle superiori, con lo studio della filosofia ho iniziato a interessarmi molto agli aspetti dell’animo umano. Qual è un valore aggiunto del tuo lavoro? Penso che i valori aggiunti possano essere molti, perché in ogni caso io, o i miei colleghi, ma anche altre persone che fanno questo mestiere, lavoriamo su un elemento molto importante, cioè quello di aiutare le persone a ritrovare senso e significato in quello che

fanno e credo che questo sia davvero il valore aggiunto del nostro lavoro, indipendentemente dalle cosiddette competenze. Come la tecnologia e l’umanità possono comunicare in questo periodo? Parto dal presupposto che non sono un teorico di questi argomenti, quello che però vedo è che sicuramente tutto ciò che è digitale, tutte le nostre appendici tecnologiche che ci portiamo dietro, impattano fortemente su come siamo e su come facciamo le cose; è un po’ come la storia del martello, dipende da come lo utilizzi: ci puoi appendere un quadro al muro, o lo puoi dare in testa a qualcuno. Secondo me è una strada da cui non si può tornare indietro, il mondo va in quella direzione e bisogna seguirla. Sicuramente il tool digitale c’è e per molte cose è estremamente utile, ma creare dei momenti e delle situazioni di incontro, confronto e scambio, penso che sia un elemento fondamentale e una condizione sine qua non rispetto a quello che noi andiamo a fare nell’organizzazione, cioè l’apprendimento. Hai qualche consiglio su come affrontare le paure? Allora, affrontare le paure è un grande tema: anche io ne ho, tantissime e non so se le affronto o le metto da parte, le nego o le evito. Quello che posso dire è che alla fine la paura è un elemento fonda-

mentale, ed è sicuramente adattiva. Nella mia esperienza ho notato che, se la paura la eviti, alla fine ti piomba addosso come un macigno e può fare del male. Quindi va gestita: non so se sono in grado di farlo bene, però in ogni caso va affrontata per quella che è. Tu sei abituato ad ascoltare le fragilità degli altri, ma potresti raccontarci una tua fragilità? Questo è un colpo basso! Una mia fragilità è assolutamente il bisogno di sentire sempre qualcuno vicino, la necessità di essere accolto. Lo stare da solo e il lavorare da solo, il non confronto, l’autoreferenzialità fanno emergere la mia domanda esistenziale: “Tu mi vuoi bene?”. Di fondo è questa la mia fragilità. Per te, cos’è l’amore? È condivisione, è debolezza, è ascolto ed è soprattutto la sensazione di poter stare sereni.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

Franesco Ferrara Partner E-COMMERCE FORUM

Humanities InventriX Opera hxo.it

BUSINESS KEYNOTES Aiutare i lavoratori a sviluppare il proprio potenziale. È grazie alla filosofia studiata alle scuole superiori che ho iniziato a interessarmi agli aspetti dell’animo umano.

Il valore aggiunto del mio lavoro è quello di aiutare le persone a ritrovare un senso in ciò che fanno. La tecnologia è una strada da cui non si può tornare indietro.

Creare delle situazioni reali di incontro, confronto e scambio resta, comunque, una conidizione sine qua non, indipendentemente dalla tecnologia.


Managers for a better world

Noi B.Livers vogliamo costruire un mondo migliore. Per farlo ci interroghiamo su ciò che ci circonda, su cosa vogliamo cambiare e su cosa facciamo per dare il nostro contributo a questa piccola grande impresa. Dal tema della sostenibilità ambientale a quello della “rivoluzione”, ci piace chiedere alle persone cosa ne pensano e cosa si augurano per il futuro. Pensiamo che questo possa essere un primo passo verso la realizzazione di un mondo migliore.

L’INNOVAZIONE SUL LAVORO È TUTTO Di cosa ti occupi? Sono responsabile commerciale di Nexive, il primo operatore postale privato italiano. Sviluppo Business nel mondo del recapito postale e nel mondo e-commerce. Nell’ambito mail siamo nati come TNT Post e abbiamo innovato il mercato superando la barriera del monopolio postale tramite le consegne di posta certificata (recapito a data e ora certa) . Siamo un’azienda che ha sempre creato soluzioni innovative e customizzate per rispondere alle esigenze di un mercato in continua evoluzione ed oggi siamo anche un importante player e-commerce. Nexive è un’azienda giovane e che ama innovarsi ogni giorno di più, motivo per cui ha stretto anche rapporti di partnership e consulenza con i propri clienti. A livello personale, qual è la tua rivoluzione? La mia rivoluzione sono i miei due figli. Sono un papà che cerca di insegnare loro i valori che anche Nexive mi trasmette nel mio lavoro quotidiano. Rispetto dell’ambiente e la collaborazione per raggiungere risultati sempre migliori. Non fermarsi mai alla prima impressione, ma chiedersi sempre il perché delle cose! Dobbiamo guardare al di là delle apparenze, solo così possiamo migliorare l’ambiente che ci circonda. 44


LUCA MONTAGNA

INDIRECT SALES AREA MANAGER

NEXIVE Noi B.Livers pensiamo e agiamo per un mondo e un bene comune. Come pensi sia possibile andare in questa direzione? Personalmente penso che sia fondamentale essere in linea e anticipare le richieste del mercato. L’innovazione deve essere il fulcro di tutto, ma deve essere fatta in primis in Italia. Non possiamo rischiare di perdere “talenti” che preferiscono andare all’estero per avere l’opportunità di crescere e sviluppare nuovi progetti. Nexive è sensibile a questo tema; spesso è partner di iniziative che permettono ai giovani di mettersi in gioco anche studiando all’estero.

E-COMMERCE FORUM

Luca Montagna Indirect Sales Manager Nexive nexive.it

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

45


Giuliana Dusi MARKETING MANAGER

GMDE

Di cosa ti occupi? Io lavoro in GMDE, dove sono responsabile marketing da tre anni. Mi occupo del sito web e dei social dell’azienda, così come della partecipazione agli eventi e dei contatti con i vari partner. Portaci in un posto importante per te nel mondo. Berlino: la mia città preferita! Ci sono stata tante volte e mi piace particolarmente, perché è una città 46

dove si respira la sua storia, specialmente in alcune zone dove puoi percepire ciò che hanno vissuto i suoi abitanti. Ci puoi raccontare un’esperienza che ti ha portato a fare un viaggio interiore? Di recente la mia vita ha vissuto uno stravolgimento, per il quale in questo momento sto ancora affrontando un viaggio di conoscenza verso me stessa.


MANAGERS AROUND THE

World

Viaggiare ci cambia e ci fa crescere, perché quando si torna non si è mai la stessa persona di quando si è partiti.

“IMPARIAMO A CHIEDERE AIUTO”

Capire chi è Giuliana, cosa fa e cosa vorrebbe fare. Capire anche cosa mi piace e come mettere me stessa davanti agli altri ogni tanto, dato che spesso tendo a essere molto disponibile ed aiutare, ma poco propensa ad essere aiutata. Sto cercando di imparare a ricevere aiuto e solidarietà, perché a volte è quello che serve.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

E-COMMERCE FORUM

Giuliana Dusi Marketing Manager GMDE gmde.it 47


B.LIVE è una fondazione no profit che coinvolge e lavora con ragazzi che hanno vissuto o vivono ancora il percorso della malattia. I ragazzi si chiamano B.Livers e la loro esperienza genera Il Bullone, un nuovo punto di vista che va oltre il pregiudizio e i tabÚ verso uno sviluppo sociale, ambientale ed economico sostenibile. Il Bullone è pensiero: un giornale, un sito e un canale social, i cui contenuti sono realizzati insieme a studenti, volontari e professionisti per pensare e far pensare. Il Bullone è azione: esperienze con i B.Livers, progetti di sensibilizzazione, lavoro in partnership con aziende. Il Bullone. Pensare. Fare. Far Pensare.

bliveworld.org

E bliveworld

Q bliveworld


COSA FACCIAMO Il Bullone organizza per i B.Livers attivitĂ settimanali: interviste e incontri, formazione e laboratori, approfondimenti e svago. Bullone fa sensibilizzazione attraverso visionari progetti artistici, viaggi temerari, storytelling, esperienze e incontri che uniscono realtĂ  diverse in percorsi originali. Il Bullone lavora in partnership con aziende che credono nel suo sguardo, ironico, profondo e fuori dalle convenzioni, per sviluppare e realizzare progetti di comunicazione, eventi formativi e nuovi prodotti.

Per saperne di piĂš vai al sito bliveworld.org oppure scrivici a info@bliveworld.org


Luca Mercalli Presidente SocietĂ Meteorologica Italiana e divulgatore scientifico


“Diamo amore al nostro pianeta� 52


Quali sono le prossime sfide da compiere per salvaguardare il futuro del pianeta? E cosa possiamo fare noi stessi per preservarlo? Abbiamo discusso di questo e molto altro con Luca Mercalli, noto climatologo, meteorologo e portavoce della comunità scientifica, che da anni si batte per la corretta divulgazione delle condizioni climatiche del nostro pianeta. Con lo spirito combattivo che lo caratterizza e il suo immancabile papillon, ha tenuto la conferenza d’apertura dell’Energy Forum e ci ha raccontato con passione in cosa consiste il suo lavoro di ricercatore. Di cosa parli nel tuo discorso di apertura? I dati che raccogliamo mensilmente sulle anomalie climatiche ci rendono molto più attenti, e forse più preoccupati, sul fatto che le condizioni ambientali stiano peggiorando; io cerco di descrivere il problema ambientale e propongo delle soluzioni. Faccio la parte di colui che fa la diagnosi di un problema, suggerisce delle piste per le cure che riguardano l’insieme delle attività umane che ognuno poi declina per la propria professione, prima fra tutte, l’energia, che è la causa principale del cambiamento climatico. Le aziende possono contribuire al processo di risparmio energetico? I problemi ambientali nascono dai consumi delle persone, ma provengono anche dalla produzione di beni e servizi; perciò l’industria si trova in prima linea nella scelta di produzione e consumo di energia e su come ridurre gli sprechi. Affinché le istituzioni si accorgano del problema ambientale, qual è il prossimo passo da compiere? Sicuramente la recente mobilitazione dei giovani è un buon segno, tuttavia non è una garanzia di successo, perché questi momenti di “euforia mediatica” si sono verificati spesso negli ultimi trent’anni, senza apportare cambiamenti significativi. L’ultimo momento di questo genere è stato il dicembre 2015 con la firma dell’Accordo di Parigi: fu un momento di grande plauso per le Nazioni Unite e di esaltazione per un testo che è stato poi disatteso da Trump. Quindi, io penso che oggi il ruolo dei giovani sia importante per riportare il tema all’attenzione, ma la politica internazionale conosce benissimo il problema già da tempo. Bisogna che tutte le persone, nella loro quotidianità, decidano di dare una svolta concreta, perché la sostenibilità ambientale si misura con i kilowattora e con le tonnellate di CO2. Tu sei climatologo, meteorologo e portavoce della comunità scientifica. È ciò che volevi fare sin da bambino? Assolutamente sì, mi interessava lo studio del clima e dell’atmosfera: lavorando sul tema climatico, verso la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ’90, quando non erano ancora espliciti i segnali di cambiamento climatico, ma erano solo previsti dalla teoria scientifica, la mia attività era di ricerca pura. A partire dal 1992, con la firma della Convenzione Quadro sui cambiamenti climatici a Rio de Janeiro, presi coscienza delle responsabilità etiche dello studio del clima e così cominciai la mia attività informativa; dalla mia ricerca solitaria, isolato dal mondo, capii che quello che stava succedendo ai ghiacciai dipendeva dai prodotti delle città. Che cos’è l’amore? È prendersi cura di qualcosa e di qualcuno: l’amore esiste tra le persone, ma penso che si possano dimostrare forme di amore anche per il nostro pianeta, per la natura e per ciò che ci circonda; penso che l’Enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”, è molto vicina alla mia concezione di amore per una causa comune. Hai una visione pessimistica del futuro ambientale? Realistica, direi. Purtroppo, in base ai fatti, non posso essere ottimista. Qual è il tuo augurio per il futuro? Penso che l’unico augurio che possa fare, affinché si possa rilevare un effetto tangibile, sia prendere coscienza rapidamente della sfida che dovremo affrontare: finché pensiamo che questo sia un problema marginale, non ci mobiliteremo mai concretamente.

Luca Mercalli Presidente Società Meteorologica Italiana e divulgatore scientifico ENERGY BUSINESS FORUM

nimbus.it

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia


Andrea Lorenzi Chief Engineer

Lefay Resorts & Spa 54


LAVORO NEL MONDO DEGLI

ALBERGHI DI LUSSO DA VENT’ANNI Di cosa ti occupi? Mi occupo del settore dell’ospitality di lusso, casualmente sono capitato in questo mondo dopo studi e gavette e ormai sono quasi vent’anni che sono nel mondo degli alberghi di lusso. Ho avuto la possibilità di far parte di catene importanti internazionali. Mi occupo di tutti quelli che sono gli aspetti tecnici delle strutture e seguo gli aspetti legati agli investimenti, alle manutenzioni e alla parte tecnica che permette alle realtà alberghiere di rimanere nell’élite. Per quanto riguarda il settore dell’energy che cosa ne pensi? È un aspetto fondamentale che nell’ultimo decennio, nel mondo degli alberghi di lusso, ha un impatto veramente importante a livello gestionale. Ci sono dei monitoraggi e dei controlli giornalieri che vanno poi a beneficiare la struttura su possibili nuove modifiche in miglioria di tutti quelli che sono gli impianti. La parte energetica è fondamentale, perché dà la possibilità di sviscerare e vedere come reagisce una tua struttura, un albergo, in tempo reale. Al di là dell’efficienza economica e gestionale nell’ambito degli alberghi di lusso, si sta iniziando a lavorare sul lato della sostenibilità?

Assolutamente. L’esperienza attuale nasce proprio da questa nuova sfida, far parte di un importante gruppo italiano impegnato nell’ambito della sostenibilità. I nostri hotel sono strutture sostenibili: per esempio noi utilizziamo prodotti naturali e certificati. Nel mondo della spa e del wellness questa cura al dettaglio è molto importante. Utilizziamo tecnologie che riducono le immissioni di CO2 nell’ambiente, permettendo di gestire la “nostra boutique” in maniera sostenibile. Questo è il volano della nostra realtà ed è quello che fa la differenza. Quali sono gli ingredienti per essere un buon manager? Essere un grande ascoltatore, percepire le criticità all’interno della propria struttura (l’albergo è come un paese dove all’interno ci sono tantissime realtà). Bisogna essere molto bravi ed attenti a capire le problematiche e fare un’analisi concreta con l’obiettivo di migliorarsi. Tutto questo va sempre fatto con il sorriso, l’educazione, il rispetto e con la collaborazione. Questo è il lavoro che ti saresti immaginato di fare sin da bambino? Assolutamente sì! Ho sempre visto sin da bambino questi alberghi di lusso e la voglia e la passione di

poterne far parte. Giorno dopo giorno sono sempre più innamorato del mio lavoro. Come affronti le tue paure? Ogni tanto ci penso… poi le paure cambiano anche con i percorsi. Devo dire che tante paure le ho affrontate sempre con trasparenza e con l’umiltà che mi contraddistingue. La paura non deve essere qualcosa che va nascosta, ma qualcosa che devi affrontare, percepire e analizzare con calma. Poi penso sempre che le paure si superano. Un desiderio che chiederesti al genio della lampada? Rimanere così, sia nella mia vita privata che in quella lavorativa.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

ENERGY BUSINESS FORUM

Andrea Lorenzi Chief Engineer Lefay Resorts & Spa lefayresorts.com/it

BUSINESS KEYNOTES Lavoro nel settore dell’hospitality di lusso, occupandomi di tutti quegli aspetti tecnici e di investimento che permettono alle realtà alberghiere di rimanere nell’élite.

La parte energetica è fondamentale: dà la possibilità di vedere come reagisce una tua struttura in tempo reale. La sostenibilità ambientale

è la nuova sfida e i nostri hotel sono strutture sostenibili. Un buon manager sa ascoltare e capire le criticità all’interno della propria struttura.


Inspirataional Managers

56


GUIDO G. CECCHERELLI PRESIDENTE

EFFEGI, ECO BUSINESS CONSULTING

Mi sono reinventato almeno tre volte nella vita Di cosa ti occupi? Mi occupo di sostenibilità ed energie rinnovabili. Una delle grandi opportunità che sostengo con forza da anni è l’uso intelligente dei rifiuti. Come esempio, con l’applicazione di opportune tecnologie facciamo sì che i rifiuti organici vengano digeriti come nel nostro stomaco producendo biogas e generando come scarto compost per fertilizzare i campi. Il passaggio ulteriore per rendere il biogas ancora più pulito e fruibile è trasformarlo in biometano, così da poterlo usare compresso o liquefatto per le automobili, per il riscaldamento e per la produzione di energia elettrica. Per far funzionare i veicoli nei prossimi 20/25 anni ci sarà bisogno di qualcosa di transitorio prima di passare al full-electric e il gas naturale è una fonte pulita. Ma ancora meglio, il biogas è una fonte che ottimizza lo smaltimento dei rifiuti e diventa un prodotto che trasformato in biometano ci consentirebbe di sostituire fino al 10-15% delle fonti minerali ed è quindi un’energia rinnovabile, programmabile ed alternativa. Finora ci siamo focalizzati soprattutto sulla produzione di biogas da scarti agricoli e zootecnici, ma se invece si pensa a tutti i rifiuti che produce una città, potendo differenziarli massicciamente, otterremmo maggiore rifiuto organico; questo significa che si avrebbe una fonte programmabile, rinnovabile e che è disponibile comunque, in grado di generare effetti estremamente positivi sia per l’ambiente sia, soprattutto, per la società. Come gestisci l’ansia da prestazione in quanto relatore? Come tutti i manager ho fatto tanti corsi, l’ansia da prestazione quando sali sul palco c’è sempre, dire il contrario è impensabile. Per affrontare l’ansia da prestazione bisogna prepararsi bene sull’argomento che si sta portando al pubblico, questo offre maggiore sicurezza, una volta salito sul palco mi sento a mio agio e mi passa tutto. Devi essere conscio di quello che sei tu e quando ti presenti alle persone in maniera autentica risulterai più spontaneo e credibile. Quali sono gli ingredienti fondamentali per essere un buon manager? Avere passione in quello che si fa. Non bisogna mai smettere di imparare. Io mi sono reinventato almeno tre volte nella vita, sono passato dall’essere manager, ad amministratore delegato, ad imprenditore. Uno deve avere queste capacità: la curiosità, la passione e la voglia di mettersi alla prova. Come affronti le tue paure? Innanzitutto le paure vanno riconosciute, perché ci permettono di capire i nostri limiti, poi si prova a superarle... ma un po’ di paura bisogna sempre averla. Un augurio per il futuro? Il mio augurio per il futuro riguarda “la gentilezza”, non intesa come formalità, ma come sentimento vero è uno strumento che ci aiuti nell’approccio con gli altri e con il mondo che ci circonda.

ENERGY BUSINESS FORUM

Guido G. Ceccherelli Presidente EffeGi, Eco Business Consulting effegi-consulting.it

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

57


I Forum sono fatti di persone, così come lo è Richmond Italia. Abbiamo deciso di dedicare uno spazio ai suoi dipendenti, al fine di raccontare coloro che stanno “dietro le quinte” e che lavorano ogni giorno con passione per dare vita agli eventi di Richmond Italia.

“UN MIO DESIDERIO? CHE TRUMP SE NE ANDASSE” Come sei arrivata a Richmond Italia? È successo più di sei anni fa, prima lavoravo in una società editoriale che pubblicava riviste e organizzava fiere, ero responsabile di una web tv nel settore delle energie rinnovabili. È stata un’esperienza bellissima, ma che purtroppo si è conclusa per la crisi di settore. Richmond Italia cercava una persona che sviluppasse un canale dove pubblicare interviste realizzate durante gli eventi e dopo soli tre giorni dalla conclusione del mio precedente lavoro sono stata coinvolta in un evento di Richmond Italia. Casualmente si trattava di un evento sull’energia. Questa è stata una fortuna, perché era il mio mondo e mi sono ritrovata tra amici. Claudio, titolare di Richmond Italia mi ha subito proposto di occuparmi dell’evento. Com’è che definiresti gli eventi di Richmond Italia in una parola? Un parola non basta. Sono eventi di business, ma con una grande considerazione verso la persona. L’aspetto umano è la cosa che mi piace di più. È vero che lo scopo è quello di fare business, ognuno partecipa per sviluppare il proprio lavoro, ma Richmond Italia è stata molto brava nel creare un format per far incontrare le persone, vedendole appunto come “esseri umani” e non come aziende, considerando le loro necessità, offrendo stimoli, il tutto in un contesto piacevole e amichevole. Com’è che ti sei appassionata al settore dell’energy? Ho vissuto dodici anni in California, nel cuore della Silicon Valley, circondata dalle più grosse aziende informatiche, in un contesto completamente diverso, ma in un ambiente favorevole in cui sviluppare una coscienza ecologica (l’America è il paese delle contraddizioni), quindi riciclare e aver cura dell’ambiente per me è un must fin dagli anni ’90. Quando al mio rientro mi fu proposto di occuparmi di energie rinnovabili, ho unito un mio “credo” ad una professione. Creare una web tv che parlasse di energie rinnovabili e di ambiente fu pionieristico, era il 2006 e le web tv non erano ancora molto diffuse. Sono stati anni di grandi entusiasmi in cui si lavorava con molta passione, perché si era convinti di poter portare avanti un messaggio a favore dell’ambiente, per fermare il surriscaldamento del pianeta e mitigare i cambiamenti climatici. Ora 58

sembrano parole al vento perché la situazione non è cambiata, qualcosa è stato fatto, ma non è abbastanza. Manca la cultura e la politica. Qual è stato il più grande investimento che hai fatto nella tua vita sia a livello umano, sia a livello economico? Il mio più grande investimento è stato antieconomico. In California mio marito aveva un ottimo lavoro, ma non era felice. Abbiamo deciso di ritornare in Italia per ritrovare la serenità, una scelta che ha comportato sicuramente una rinuncia a livello economico, ma ha migliorato la nostra qualità della vita scoprendo di poter vivere bene indipendentemente dai soldi. Cos’è l’amore? L’amore per la persona con cui si sceglie di condividere la vita per me si traduce nel capirsi, rispettarsi, essere amici e soprattutto complici. Credo che senza complicità non ci sia amore. Vuol dire essere sempre “dalla stessa parte”, nei confronti dei figli, degli amici, del mondo, rispettandosi senza limitare le scelte altrui. L’amore per i figli invece è semplicemente “incondizionato”. Come ti vedi fra qualche anno? Non lo so, la vita mi ha insegnato che tutto può cambiare, anche in maniera radicale. Cambiare non mi spaventa. Sono milanese di nascita, ho trascorso a Milano la metà della mia vita. L’altra metà divisa equamente tra la California, dove mi sono sposata e ho avuto due figli, e un paesino in Piemonte dove ho scelto di vivere. Fra qualche anno chissà.. forse sarò al mare. Ora mi va bene così, anche perché dal punto di vista personale sono sempre più coinvolta nella realtà del territorio in cui vivo e mi piace poter contribuire come volontaria ai progetti che riguardano lo sviluppo del territorio per migliorare il benessere del paese. Dove abiti? Abito a Moncalvo in una cascina ristrutturata immersa nelle colline del Monferrato. Se dovessi chiedere al genio della lampada un desiderio? Che Trump se ne andasse.


GIUSY GROSSO Conference Manager

RICHMOND ITALIA 59


Managers for a better world

Noi B.Livers vogliamo costruire un mondo migliore. Per farlo ci interroghiamo su ciò che ci circonda, su cosa vogliamo cambiare e su cosa facciamo per dare il nostro contributo a questa piccola grande impresa. Dal tema della sostenibilità ambientale a quello della “rivoluzione”, ci piace chiedere alle persone cosa ne pensano e cosa si augurano per il futuro. Pensiamo che questo possa essere un primo passo verso la realizzazione di un mondo migliore.

LAVORARE ASSIEME, PER UN BENE COMUNE, CON UNA MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA Parlaci di te, che cosa fa la tua azienda? Lavoro per Fabio Perini , una multinazionale con sedi sia in Italia che all’estero: Stati Uniti, Brasile e Cina. Ci occupiamo di realizzare e commercializzare macchinari per la trasformazione e il confezionamento della carta tissue e siamo leader di mercato. Infatti, circa 1 rotolo su 4 è prodotto con le nostre linee. In passato mi sono occupato per lungo tempo di customer service, mentre da qualche anno gestisco la manutenzione dei siti produttivi italiani, a Lucca e a Bologna. Inoltre seguo gli investimenti del gruppo e i Capex - una sfida interessante. In questo ambito mi occupo anche della gestione energetica e, nonostante la Fabio Perini non sia un’azienda energivora, è molto attenta a ridurre il proprio impatto sull’ambiente. In questo la tua azienda vuole essere virtuosa. Tu come pensi si possa creare un ponte tra profit e non profit? Pensi che la società italiana e il mercato siano già pronti per farlo? Non saprei dire se il mercato sia già pronto a farlo, ma lo ritengo un obiettivo interessante e valido. Il profitto di un’azienda non deriva soltanto dalle sue vendite, ma anche dalla sua immagine sul mercato, frutto anche della collaborazione con organizzazioni no profit. Il lato umano delle aziende può essere raccontato proprio tramite questo tipo di attività e approccio. Ci puoi fare un esempio di virtuosismo nella tua azienda? La Fabio Perini è fortemente impegnata per la sostenibilità ambientale e ha già avviato una serie di attività all’interno dell’azienda. Tra le tante, una che ritengo particolarmente entusiasmante può essere ribattezzata come “plastic-free”. In poche parole, stiamo installando dei distributori di acqua naturale e gasata gratuita per tutti i dipendenti, al fine di eliminare l’utilizzo delle bottiglie di plastica in ufficio. Abbiamo inoltre avviato la campagna “My Heart is Green”, per supportare tutte le iniziative in essere e future, e per sensibilizzare tutti i colleghi su una tematica come la sostenibilità che, per la Fabio Perini, è ormai diventata un valore imprescindibile. 60


RICCARDO SIGNORINI

MAINTENANCE AND CAPEX MANAGER

FABIO PERINI I ragazzi del Bullone vogliono costruire un mondo migliore. Come possiamo andare in questa direzione secondo te? Credo che sia necessario avere una maggiore consapevolezza sul mondo in cui viviamo, sulle sue risorse e, in generale, sull’impatto dell’uomo. Lavorare assieme, per un bene comune, è fondamentale.

Quale muro vorresti abbattere? Vorrei abbattere il muro dell’egoismo, dell’Io prima di tutto. Il mondo è bello perché è vario, perché esistono persone diverse da noi, non solo per una questione di etnia, ma anche per il vissuto socio-culturale. Dovremmo quindi cercare abbattere qualsiasi barriera in nome di questa consapevolezza.

ENERGY BUSINESS FORUM

Riccardo Signorini Maintenance and Capex Manager Fabio Perini fabioperini.com

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia 61


62


Anche la moda fa parte dell’esperienza Richmond Italia. In questi scatti abbiamo voluto catturare gli outfit più interessanti incontrati ai Forum.

Cecilia Nostro Founder

FRIENDZ

Cecilia spicca fra la folla per la sua giacca fucsia, di un brand inglese anni ‘20. L’ha rubata nell’armadio della nonna e l’ha modificata colorando i bottoni a righe con lo smalto per le unghie e fissandolo col flatting Anche i pantaloni neri sono vintage e sono stati acquistati in Brasile. Completano l’outfit una semplice maglietta bianca e delle décolleté nere. Gli anelli alle mani sono un misto fra regali della mamma per i suoi trent’anni, acquisti fatti in vari viaggi, Montenegro, Balcani, Corea, India e pezzi d’artigianato. Gli occhiali, anch’essi vintage hanno alle loro spalle una storia affascinante, perché sono stati la prima linea che questo designer è riuscito a lanciare sul mercato.

ENERGY BUSINESS FORUM

Cecilia Nostro Founder Friendz friendz.it 63


About the Forum Abbiamo ideato una mini intervista per raccontare il valore aggiunto che ogni Forum lascia ai propri partecipanti. Un valore fatto non solo di incontri business tra aziende, ma soprattutto di relazioni tra persone. Al termine delle quali ognuno torna a casa arricchito, anche a livello umano.

65


MAURO DE CARO SENIOR ACCOUNT EXECUTIVE

GENESYS


About the Forum

“RICHMOND ITALIA: IL NETWORKING CHE ARRICCHISCE LE PERSONE” Di cosa ti occupi? Sono senior account executive per Genesys, un’azienda che opera nel mondo B2B da diversi anni e leader mondiale per quanto riguarda l’esperienza fornita ai clienti in ambito contact center e CMR. Da un po’ di tempo abbiamo avviato anche un lavoro dedicato al sales marketing ed all’e-commerce. Oggi abbiamo presentato una soluzione completamente nuova per l’analisi dei comportamenti su sito web, cercando di favorire l’ingaggio tra un possibile personal shopper all’interno dell’azienda e le persone che visitano il nostro sito. Come descriveresti il forum in una parola? La mia parola per descrivere il forum è “particolare”. Ho trovato interessante la particolarità del format di questo evento, che a differenza di altri è più contenuto. Un numero inferiore di partecipanti consente la creazione di un vero e proprio networking con la possibilità di avere un confronto più utile, generando dei momenti di discussione diretta. Come relatore qual è il valore aggiunto che ti porti a casa da questa esperienza? Il valore aggiunto che porto a casa dalle presentazioni fatte in questi giorni è dato dal momento di scambio biunivoco con i partecipanti, ai quali ho cercato di trasferire i vantaggi della nostra proposta. È stato molto interessante ricevere in risposta i feed back dai nostri possibili clienti e dal mercato. Mi sento arricchito dalle informazioni che ho ricevuto. Possono essere molto utili per tarare e focalizzare la nostra offerta in modo migliore.

E-COMMERCE FORUM

Mauro De Caro Senior Account Executive Genesys genesys.com/it-it

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

67


MATTEO LUSIANI CONSULENTE MARKETING & COMUNICAZIONE

MATTEO LUSIANI


About the Forum

“LE EMOZIONI NEL MARKETING” Come descriveresti gli eventi di Richmond Italia in una parola? Userei la parola “condivisione”. Nonostante io sia una persona poco estroversa, quando vengo ai forum riesco facilmente a conoscere nuove persone e farmi ispirare da idee e spunti interessanti. Eventi come questo ci fanno sentire a proprio agio e liberi di condividere le rispettive conoscenze e know-how. Secondo te qual è il valore aggiunto di questa esperienza? Venire a contatto con le persone. Incontrando quotidianamente i propri clienti non si hanno gli stessi riscontri che si possono ottenere qui ai forum, dove si instaurano rapporti più “calorosi” di quelli aziendali. Questo ci permette di migliorare e farci venire nuove idee. Quali idee porti alle persone come relatore? Il mio seminario si intitola: “Le emozioni nel marketing”. Cerco di indicare un modo per creare una connessione emotiva con il proprio pubblico, affinché le persone ti scelgano, senza però manipolarle al solo scopo della vendita del prodotto. Le connessioni emotive nascono trasmettendo le idee attraverso le armi della narrazione ed una strategia coerente, semplice e funzionale. È chiaro, vendite e guadagni sono l’obbiettivo finale, tuttavia, se si pensa solo alla vendita si finisce per fare unicamente promozione; se invece si cercano persone, prima di clienti, si possono produrre business solidi e sostenibili. Qual è l’incontro più insolito che hai fatto ai forum? Ti posso raccontare un incontro che ho avuto al Digital Communication forum dell’anno scorso: era la prima volta che partecipavo ed ero arrivato molto presto. Ero da solo e mi sentivo un po’ in imbarazzo. Poco dopo arrivò un’altra persona e, con mia grande sorpresa, scoprì che era un mio vecchio amico con cui giocavo a calcetto da bambino. Non lo vedevo da quindici anni ed è stato bellissimo ritrovarlo in questo contesto.

E-COMMERCE FORUM

Matteo Lusiani Consulente Marketing & Comunicazione Matteo Lusiani matteolusiani.com

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

69


MATTIA CANEVARI ENERGY MANAGER

GNV


About the Forum

“IL VALORE DEI FORUM È SICURAMENTE IL FATTORE UMANO” Di cosa ti occupi? Lavoro come Energy Manager all’interno delle navi e la nostra mission è rendere migliore il profilo dei consumi; la nostra azienda, GNV, si occupa di navigazione e fa parte del gruppo MSC. Uno degli aspetti principali, oltre la sostenibilità ambientale, è quello economico: nelle società come la mia, in cui ci sono prassi consolidate nel tempo, spesso bisogna trovare delle strade alternative senza che l’efficacia e l’efficienza ne risentano. Come descriveresti con una parola i Richmond Forum? Efficaci. Perché hanno una formula vincente, hanno la giusta durata, in modo che si possano recepire le informazioni necessarie rapidamente; l’incontro non è finalizzato alla conclusione di un contratto, ma è human-to-human, per capire ciò che la persona può offrire e se sarebbe vantaggioso approfondire in seguito la conoscenza a livello aziendale. Qual è il valore aggiunto di questa esperienza? Sicuramente il fattore umano, la relazione e la conoscenza di persone che potrebbero entrare a far parte del nostro network in maniera attiva. Cosa ne pensi delle conferenze a cui hai partecipato? Per gli Energy Manager, il workshop tenuto da Secem è importante, perché presenta tutte le novità del settore, mostra i risultati annuali e come il mondo dell’efficienza energetica si stia evolvendo e dà informazioni alle quali non si può accedere dal proprio ufficio. Qual è stato l’incontro più bizzarro? A parte la sorpresa dei B.Livers, la cosa più bizzarra che mi è successa, anche nelle edizioni precedenti, è stata quando mi hanno chiesto un incontro, ma poi non avevano trovato un punto di contatto con la mia azienda, quindi sono stato io a dover suggerire al fornitore e trovare un appiglio per continuare il nostro colloquio.

ENERGY BUSINESS FORUM

Mattia Canevari Energy Manager GNV gnv.it/it

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

71


MARCO GOLINELLI

ALESSANDRO FONTANA

PRESIDENTE ITALCOGEN

ASSOCIATION MANAGER

ITALCOGEN 72


About the Forum “DECARBONIZZAZIONE E COGENERAZIONE PER RIDURRE I CONSUMI ENERGETICI” Di cosa vi occupate? Marco: Italcogen è un’associazione che promuove la realizzazione di impianti di cogenerazione di efficienza energetica e di generazione distribuita, e raccoglie i produttori di macchinari che sviluppano queste tecnologie; la nostra finalità è partecipare a quei meccanismi di efficientamento complessivo del sistema energetico, per una riduzione dell’impatto ambientale dei nostri prodotti. Siamo dei grandi metalmeccanici, però lavoriamo anche per una maggiore sostenibilità, rispettando l’ambiente.

ne), in un contesto sociale molto povero; mi ha fatto pensare alla necessità di intervenire su un ecosistema, che può essere migliorato anche compiendo piccole, ma significative scelte. Marco: Io sono molto più banale, per me quel posto è semplicemente casa: avere dei figli ti cambia la vita, la percezione delle cose, il meccanismo con cui si valutano le fragilità, lo sviluppo, le prospettive; oggi, vederli che partecipano alle manifestazioni di “FridaysForFuture” mi rende molto orgoglioso e anche noi, con il nostro lavoro, cerchiamo di fare la nostra parte.

Come possiamo immaginare le vostre tecnologie nel futuro? Alessandro: Noi facciamo parte del sistema Confindustria e le nostre tecnologie,anche se consolidate, sono in evoluzione continua e costante. Gli obiettivi per il 2030 sono verso la decarbonizzazione, l’incremento dell’efficienza energetica e la riduzione dei consumi; vorremmo delineare uno scenario energetico più flessibile e vario, rispetto allo schema rigido applicato fino a pochi anni fa.

Qual è invece il viaggio interiore più significativo che avete fatto? Alessandro: io lo affronto tutti i giorni; con il tempo che passa mi rendo conto che, al di là del luogo in cui mi trovo e delle condizioni in cui vivo, posso accrescere la consapevolezza di me stesso e del mio rapporto con il mondo.

Quindi siete ottimisti? Alessandro: L’ottimismo ci vuole sempre: il nostro intervento è necessario, ma non è gratuito, servono degli sforzi e degli impegni, insieme al sostegno politico e una dedizione da parte dell’industria al fine di trovare delle soluzioni tecnologicamente avanzate, più pulite e più efficienti sia per l’azienda, che per l’ambiente. Qual è quel posto che avete visitato e che ha cambiato la vostra vita, o che vi ha permesso di compiere scelte importanti? Alessandro: Mi viene in mente Angkor Wat, in Cambogia, un luogo molto suggestivo, in cui ci si rende conto quanto sia importante la conservazione del nostro pianeta. Lì ho potuto vedere dei templi di quasi mille anni fa, che tuttavia appaiono fragili, visitati da tantissime persone (creando così problemi per la loro conservazio-

ENERGY BUSINESS FORUM

Marco Golinelli Presidente Italcogen Italcogen italcogen.it

Cos’è la cogenerazione? Alessandro: È la produzione combinata di energia elettrica e calore. Marco: Ed è il metodo più utile per ridurre le emissioni di CO2. È possibile costruire un ponte tra profit e non profit? E le aziende come possono agire per migliorare la società? Alessandro: Secondo me i cambiamenti all’interno dell’azienda devono avvenire step-bystep. Un’azienda, per quanto riguarda le tecnologie da noi rappresentate, può decidere di valorizzare al meglio i suoi consumi energetici, di ridurre il suo impatto ambientale, scegliendo una tecnologia che le permetta di risparmiare economicamente e nelle emissioni. Cos’è l’amore? Marco: Come diceva Pallanza in un bellissimo film: è ciò che per te è unico. Alessandro: È qualcosa che potrebbe guidare di più le nostre vite.

ENERGY BUSINESS FORUM

Alessandro Fontana Association Manager Italcogen italcogen.it

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia 73


LUIGI BIONDANI GLOBAL BUSINESS DEVELOPMENT DIRECTOR

BLUE ROCK LOGISTICS


About the Forum

“UN BUON MANAGER DEVE SEMPRE METTERSI IN GIOCO ED IMPARARE DAI PROPRI ERRORI” Di cosa ti occupi Luigi? Io sono Business Development Director di Blue Rock Logistics, una società che offre soluzioni software per i problemi legati al mondo della logistica. Partecipo al forum come relatore: spiego quali siano i nuovi trend all’interno della supply chain logistica e come la mia azienda possa aiutare altre imprese a risolvere i propri problemi in questo ambito, con uno sguardo strategico al futuro. Qual è il valore aggiunto che acquisisci nei forum di Richmond Italia? Cerco sempre nuovi spunti qui ai forum, perché trovo molto interessante ascoltare opinioni diverse e trovare in esse un fattore comune da applicare alla nostra realtà aziendale. Amo questi eventi perché ognuno porta la propria esperienza, con anche i relativi successi e fallimenti. Difatti, è proprio da questi ultimi che si può imparare e migliorare. Amo le sfide, dalle quali non mi sono mai tirato indietro nella mia esperienza lavorativa. Mi sono sempre voluto mettere in gioco e, sebbene vi sia sempre la possibilità di sbagliare, so che imparando dai miei errori potrò fare meglio la volta successiva. Qual è stato invece l’incontro più interessante di questo evento? Mi è piaciuto molto l’intervento di Nicola Rizzoli (arbitro di serie A che ha tenuto la conferenza d’apertura dell’evento ndr) poiché, pur parlando di calcio, ha proposto molti spunti interessanti da applicare nel mondo del business.

LOGISTICS FORUM

Luigi Biondani Global Business Development Director Blue Rock Logistics bluerocklogistics.com

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

75


Nicola Rizzoli Dirigente Arbitrale (Responsabile Arbitri Serie A)

76


77


“Gioco di squadra e fattore umano, non solo sul campo da calcio” Nicola Rizzoli Dirigente Arbitrale (Responsabile Arbitri Serie A) LOGISTICS FORUM

78

instagram.com/nicolarizzoli_official

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia


Ascoltare la conferenza di Nicola Rizzoli ci ha fatto aprire la mente verso una realtà fatta di sacrifici e determinazione, nella quale le scelte sono fondamentali e la gestione dello stress, il sangue freddo e la sicurezza in sé stessi sono elementi importantissimi. Così come l’accettazione dell’errore, perché in fondo siamo esseri umani e non macchine. Un’intervista in cui i temi cari al suo lavoro specifico diventano universali e ci possono accompagnare nelle scelte della nostra quotidianità. Durate la conferenza d’apertura del Forum hai parlato di “cadute” e di “crescita”. Nella tua vita c’è stato un momento in cui hai dovuto affrontare una simile situazione? Indubbiamente sì. E le ho ritenute una parte formativa fondamentale per la crescita della mia personalità. Da bambini, quando impariamo a camminare cadiamo spessissimo, ma questo ci aiuta a riconoscere l’equilibrio del nostro corpo. Nel percorso della vita è inevitabile fare errori o dover affrontare imprevisti: ciò che fa la differenza è il modo con cui noi ci rialziamo, coscienti di aver imparato nuove nozioni. Così facendo, tutte le situazioni negative possono essere trasformate in esperienze positive. Come affronti gli imprevisti? Intanto accetto la possibilità di sbagliare. Durante una partita l’arbitro deve prendere tante decisioni: se una di queste fosse sbagliata e non accettasse di aver commesso un errore, non arbitrerebbe correttamente per il resto dell’incontro. L’errore fa parte del gioco e bisogna averne coscienza. Gli imprevisti li affronto con questo spirito: come parte integrante della vita, dove è il fattore umano a fare la differenza. Non si può programmare tutto, talvolta capita di inciampare e di cadere. Tuttavia, chi è molto preparato e professionale nel mio campo sa che è l’istinto a giocare un ruolo fondamentale nella gestione delle situazioni inattese. Un arbitro chiede scusa? Assolutamente sì. Molti pensano che gli arbitri non siano delle “persone”, ma in realtà dietro alla nostra figura, spesso odiata, c’è una persona normale che può compiere degli errori. Che rapporto hai con i tuoi colleghi, in un ambiente di lavoro così competitivo? L’ambizione è giusta nel momento in cui è proporzionata, altrimenti può portare a delle situazioni negative. Sul posto di lavoro serve coltivare invece le relazioni e le amicizie. La capacità di lavorare in squadra e di relazionarsi con i colleghi è fondamentale al fine di ottenere maggiori risultati, sia sul campo da calcio, sia nel proprio ufficio. Quest’anno, per la prima volta, sono state trasmesse in diretta le partite della nazionale femminile. Secondo te si può dire che

sta avvenendo un cambiamento nel mondo del calcio? Sicuramente la storia sta cambiando: il movimento femminile nel calcio ha avuto un impatto molto forte per via del Mondiale, ma in realtà c’è sempre stato e finalmente è esploso a livello mediatico. La gente si è resa conto che è uno sport piacevole e bello, con veri talenti e con dinamiche decisamente migliorate rispetto al passato. Questo sta avvenendo non solo nella Nazionale, ma anche nei club. Sono certo che tutto questo incrementerà il progresso culturale nel mondo del calcio, soprattutto in Italia. Come possiamo colmare l’enorme abisso che c’è tra il calcio e gli altri sport? Credo che il CONI stia già elaborando una strategia in tal senso. È un tentativo molto importante a mio parere, perché tutti gli sport hanno qualcosa da insegnare ed è giusto che abbiano tutti la stessa visibilità. Il calcio è molto seguito, essenzialmente per passione e per condivisione. Il suo segreto è la natura istintiva del gioco: se lasci un pallone a un bambino egli comincerà subito a giocarci con i piedi. Tuttavia, si può trovare un nuovo equilibrio con tutte le altre discipline. Dal punto di vista economico, invece, sarà compito della società trovare il modo per soddisfare la domanda. Una cosa è certa, il calcio ha costruito un network che difficilmente potrà essere superato da altri sport. Nel tuo lavoro ti capita di avere paura? Che consiglio daresti per imparare ad affrontarla? Spesso ho dovuto affrontare delle situazioni di forte tensione, che talvolta si può trasformare in paura. Uno sportivo non dovrebbe mai provarla, perché potrebbe rovinare la sua performance. Tuttavia, è inevitabile provare tensione che, se gestita nel modo corretto, può addirittura aiutarti nella prestazione. Il segreto è riuscire ad affrontare la competizione traendo energia dalla situazione. Giocare in uno stadio con centomila persone, con la consapevolezza che tutti ti stanno guardando, può essere spaventoso, ma è anche una delle sensazioni più forti ed adrenaliniche del mondo, che ti spingeranno a dare il meglio. Secondo te, in futuro le partite saranno arbitrate dall’intelligenza artificiale? Mi auguro di no, anche perché il fattore umano farà sempre la differenza. I computer possono leggere e codificare, ma non potranno mai essere in grado di gestire un imprevisto come una persona umana. L’imprevisto, come dice la parola stessa, è qualcosa che si verifica per la prima volta: l’intelligenza artificiale non può averne coscienza e quindi non può affrontarlo come farebbe un arbitro in carne ed ossa.


Michele Palumbo Head of Supply Chain Management Italy

Bayer 80


SENZA

COLLABORAZIONE SIAMO

UNO ZERO

Di cosa ti occupi? Io sono responsabile della catena di fornitura, dal fine linea di produzione dei farmaci, alla vendita al consumatore finale. Bayer offre medicinali per ospedali, case di cura, grossisti e farmacie: il nostro obiettivo è poter migliorare la vita delle persone. Quali sono gli ingredienti per essere un buon manager? Per mettere in atto una buona leadership bisogna avere chiaro un concetto legato ad una semplice equazione: essere consapevoli di essere zero e di poter realizzare qualcosa solo grazie alla collaborazione di qualcun altro. Il pensiero non è mio, ma ne traggo ispirazione tutti i giorni. Per me lo zero è l’origine di tutto: anche la sua forma riprende l’idea di sostenibilità e di circolarità, che in un contesto fertile può comportare un miglioramento nella vita di molte persone. Penso ad esempio a Greta Thunberg, inizialmente sola, oggi smuove la coscienza di milioni di persone in ambito sociale e culturale. Le aziende hanno come obiettivo quello di produrre utile e generare valore, ma possono farlo solo grazie alla collaborazione delle persone che ne fanno parte. Nel tuo lavoro quale muro vorresti abbattere? Da dieci anni mi occupo di tematiche logistiche e distributive e ho sempre avuto la fortuna di non scontrarmi con muri o limitazioni. Ho fatto molta innovazione, potendomi muovere liberamente, sebbene sempre con un obiettivo. Tuttavia bisogna tener presente che ogni attività o investimento debba avere un ritorno, che si rispecchi nella soddisfazione del cliente, nella produzione di profitto o nel miglioramento della nostra immagine. Cos’è per te l’amore? L’amore si presenta in diverse forme. C’è l’Amore con la A maiuscola, che proviamo per tutte le persone importanti che ci accompagnano nella nostra vita e poi c’è un amore senza la A maiuscola, ma comunque ricco di dignità. Quest’ultimo è quello che nutriamo nei confronti della nostra professione e che ci aiuta a comprendere il nostro ruolo nel mondo. Personalmente, se mi accorgo che non metto amore e passione in quello che faccio o non capisco il motivo delle mie azioni, allora preferisco dedicarmi ad altro.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

LOGISTICS FORUM

Michele Palumbo Head of Supply Chain Management Italy Bayer bayer.it

BUSINESS KEYNOTES Una buona leadership è legata alla semplice equazione: essere consapevoli di essere zero e di poter realizzare qualcosa solo grazie alla collaborazione di qualcun altro.

Le aziende possono produrre utile e generare valore solo grazie alle persone che ne fanno parte.

Ogni attività deve avere un ritorno, che può essere di diversa natura (soddisfazione del cliente, profitto, miglioramento dell’immagine). 81


Managers for a better world

Noi B.Livers vogliamo costruire un mondo migliore. Per farlo ci interroghiamo su ciò che ci circonda, su cosa vogliamo cambiare e su cosa facciamo per dare il nostro contributo a questa piccola grande impresa. Dal tema della sostenibilità ambientale a quello della “rivoluzione”, ci piace chiedere alle persone cosa ne pensano e cosa si augurano per il futuro. Pensiamo che questo possa essere un primo passo verso la realizzazione di un mondo migliore.

LAVORIAMO PER UNA SUPPLY CHAIN ETICA E SOSTENIBILE Di cosa ti occupi nella tua azienda Gabriele? Sono responsabile del reparto Supply Chain per il principale sito produttivo del gruppo multinazionale Flint. La mia azienda è uno dei principali fornitori a livello mondiale di inchiostri per l’industria di stampa e del packaging. Noi B.Livers agiamo per un bene comune. Qual è il tuo impegno per andare in questa direzione? Il mio impegno, in relazione al mio ruolo in azienda, è quello di supportare in ambito logistico il concetto di sostenibilità e di rispetto nei confronti del mio team. Come manager dell’area Supply Chain sono responsabile nella mediazione tra i numerosi input e devo assicurarmi di prendere la migliore decisione possibile in tal senso.

82

Secondo te, quindi, è possibile cambiare il mondo partendo dalla propria professione? Certamente è possibile fare la propria parte, migliorando l’impatto ambientale e garantendo i valori etici all’interno della propria filiera logistica. Possiamo fare questo tramite un costante dialogo con i nostri partners esterni (Clienti e Fornitori) con i quali possiamo disegnare flussi logistici e soluzioni ottimizzate rispetto ai valori precedentemente espressi. In questo senso, il nostro Customer Service ha un ruolo centrale, in quanto permette di recepire i fabbisogni del mercato e trasferirli come requisito nella filiera.


GABRIELE MARIANI

SUPPLY CHAIN MANAGER

FLINT GROUP PACKAGING Qual è la tua rivoluzione sul lavoro? La trasformazione digitale del mercato del lavoro, unita agli standard sempre più sfidanti imposti dalla concorrenza, impongono una costante riqualificazione e upskilling del personale. Il mercato cambia molto velocemente e non lascia spazio ad attendismo e conservazionismo, mentre è fondamentale costruire un team polivalente che sappia gestire il cambiamento. Per questo motivo, promuovo il concetto di “empowerment” nel mio team tramite la delega ed il coaching volto ad acquisire capacità manageriali. È una grande ed inderogabile sfida che va portata avanti ogni giorno e nella quale credo fermamente. Il feedback positivo delle persone nel mio team, che hanno già vissuto questo percorso, ed i risultati raggiunti sono un motivo di grande soddisfazione professionale.

LOGISTICS FORUM

Gabriele Mariani Supply Chain Manager Flint Group Packaging flintgrp.com

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia 83


Roberto PiterĂ Country Manager - Italy

Gazeley 84


PER FORMARE I MANAGER DEL FUTURO BISOGNA DARE SPAZIO AI GIOVANI TALENTI! Benvenuto Roberto, ci racconti in cosa consiste il tuo lavoro? Io sono Country manager di Gazeley, un’azienda logistica che si occupa della parte hardware di questo settore. Noi curiamo lo sviluppo, la locazione e la messa a reddito di magazzini ad uso logistico nel lungo periodo (di solito più di dieci anni). Come sei arrivato a fare questo lavoro? Arrivo da un’esperienza di vent’anni nel campo della logistica, ma nel settore delle consulenze. Dallo scorso giugno, invece, collaboro con Gazeley, che al momento si trova in una fase di start up: stiamo gestendo l’apertura del nuovo ufficio e la creazione del team di lavoro. Ti piace la tua professione? Sì, assolutamente. Si tratta di un lavoro nuovo in un contesto che conosco molto bene, pertanto è molto stimolante e motivante. Quali sono gli elementi fondamentali nella vita del manager? Per prima cosa, il rispetto. Un manager non gestisce solo il business, ma anche le persone: ognuno deve essere seguito e supportato con i suoi ritmi. Partendo da questo, tutto è possibile: una persona rispettata è una persona motivata. Come immagini il manager del futuro? Penso sia fondamentale scoprire nuovi talenti tra i giovani. Il manager del passato si definiva “leader di sé stesso” e il più delle volte aveva ricevuto l’azienda in eredità dal padre. Ahimè, questa configurazione

era molto presente anche nelle imprese multinazionali, dove venivano anteposti i ruoli politici al merito. Si è sempre investito poco sui giovani, cosa che io invece faccio abitualmente, perché è proprio da loro che provengono idee innovative e una nuova energia. Se il giovane manager è sveglio e motivato può imparare velocemente e fare carriera, ma non in una struttura dove le posizioni si presentano già “calcificate”. Come gestisci le tue paure sul lavoro? Le paure sono quotidiane, poiché il nostro lavoro comporta una continua esposizione. Spesso dobbiamo prendere decisioni importanti, a volte anche molto rischiose dal punto di vista finanziario. Io affronto le mie paure tenendo a mente i miei valori, sia personali che aziendali, e finalmente posso dire di svolgere un lavoro in cui essi coincidono! Quando non si sa quale sia la direzione giusta da prendere è bene appellarsi a ciò che si sente, pensando al bene dell’azienda. E mediamente non si sbaglia. Come si può creare un ponte virtuoso tra il mondo del profit ed il mondo del non profit? Sia personalmente che a livello aziendale, ho a cuore i temi dell’ambiente e della responsabilità sociale: per me sono elementi cardine e penso che le imprese, specialmente nel nostro campo, non possano più prescindere da questi aspetti. Dobbiamo imparare a operare meglio in questo campo ed in modo più innovativo. Lo stesso vale sul fronte sociale, che va integrato quotidia-

namente in tutto ciò che facciamo. Gazeley lo sta già facendo da anni, permettendo ai propri dipendenti di dedicare del tempo al volontariato e prestando attenzione all’impatto del proprio intervento sulle comunità locali. Di recente abbiamo aperto un istituto scolastico in Inghilterra, all’interno di un nostro parco logistico, dove abbiamo disposto delle arnie per le api, a sostegno della preservazione della biodiversità. Uno dei miei obiettivi in Italia, invece, è diventare il più possibile a impatto zero, per quanto riguarda il riciclo della plastica, l’uso dei mezzi pubblici e della sharing economy, attraverso iniziative concrete. Il rischio di fare volontariato nella mia attività è quello di finire al servizio del marketing aziendale, il che non è corretto. Come agevolate i vostri dipendenti nel fare volontariato? Ci sono progetti organizzati quotidianamente sul territorio in quanto, realizzando immobili, la nostra azienda è molto collegata alle realtà locali. Tuttavia lasciamo anche libera iniziativa al singolo dipendente, concedendogli la giornata lavorativa per partecipare ad attività di volontariato a sua scelta. Qual è la tua passione? Ho diverse passioni: oltre al lavoro, mi piacciono le passeggiate nella natura, il pensiero introspettivo e la crescita spirituale. Conosco bene l’Umbria, dove mi reco spesso per fare dei ritiri. Diciamo che mi appassiona tutto ciò che riguarda l’interiorità e la connessione del sé rispetto a ciò che ci circonda.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

BUSINESS KEYNOTES Un manager non gestisce solo il business, ma anche le persone. Per questo il rispetto è fondamentale.

Quando non so che direzione prendere, mi appello a ciò che sento, pensando al bene dell’azienda.

È essenziale scoprire nuovi talenti fra i giovani.

Uno dei miei obiettivi è diventare ad impatto zero.

LOGISTICS FORUM

Roberto Piterà Country Manager Italy Gazeley gazeley.com/it

85


Damiano Frosi DIRETTORE DELL’OSSERVATORIO CONTRACT LOGISTICS DEL POLITECNICO DI MILANO

POLITECNICO DI MILANO

86

Damiano ci indichi un posto importante per te nel mondo? Un posto per me importante è l’Israele. Lì ho fatto un tour con mia moglie, subito dopo esserci sposati, ed è stato fantastico. Mi ha colpito vedere tanta differenza culturale in uno spazio così delimitato, specialmente a Gerusalemme, e come questa convivenza sia proprio sul filo del rasoio. È stato qualcosa di forte, pazzesco. L’esperienza di viaggio più bella, però, l’ho vissuta in Tanzania, sempre con mia moglie, durante un safari. Il silenzio assordante del tramonto e gli animali della savana attorno a noi... era la pace dei sensi, l’equili-

brio della natura. Parliamo di un altro tipo di viaggio, un viaggio interiore che ti è capitato di fare nella tua vita e che poi ti è stato utile sul lavoro. Ho fatto un percorso di studio sul modo di comunicare, attraverso il quale ho imparato a riconoscere i linguaggi e la comunicazione delle altre persone. Prima ero abituato a basare il mio modo di comunicare totalmente su me stesso e sulle mie attitudini. Poi, ho iniziato a fare lo sforzo di ragionare con la mente dell’altra persona e parlare il suo linguaggio. Fare questo esercizio mi è piaciuto molto ed oggi


MANAGERS AROUND THE

World

Viaggiare ci cambia e ci fa crescere, perché quando si torna non si è mai la stessa persona di quando si è partiti.

“SUL LAVORO È ESSENZIALE SAPER RAGIONARE CON LA MENTE DELL’ALTRO” mi aiuta tanto anche a livello professionale. Mi ha aperto un mondo. Damiano, tu partecipi al forum in quanto relatore. Quali consigli dai ai manager che partecipano ai tuoi workshop? Chiedo loro di essere il più possibile trasparenti, come se fossimo in un ambiente familiare: a casa propria o al bar. L’idea è che ci si possa parlare serenamente, condividendo anche gli aspetti critici del proprio lavoro e della logistica, che studiamo tutti i giorni. Per ottenere migliori risultati è importante poterci confrontare senza paure.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

LOGISTICS FORUM

Damiano Frosi Direttore dell’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano Politecnico di Milano contractlogistics.it 87


I Forum sono fatti di persone, così come lo è Richmond Italia. Abbiamo deciso di dedicare uno spazio ai suoi dipendenti, al fine di raccontare coloro che stanno “dietro le quinte” e che lavorano ogni giorno con passione per dare vita agli eventi di Richmond Italia.

“L’AMICIZIA SUL POSTO DI LAVORO: UN ELEMENTO FONDAMENTALE!” Come descriveresti Richmond Italia in una parola? Caotico! In un anno abbiamo organizzato ben quattordici eventi e saranno sedici dall’anno prossimo. Però mi piace moltissimo e sento di aver trovato la mia strada. Nonostante la naturale confusione che si genera quando si organizzano eventi simili, traggo una grande soddisfazione nel vedere il risultato ben riuscito e sento di aver realizzato qualcosa di utile per altre persone. Di cosa ti occupi nello specifico? Io sono una delegate manager: mi occupo di far incontrare la domanda e l’offerta, selezionando i possibili clienti per i nostri fornitori. Come affronti i tuoi timori sul lavoro? Li affronto senza pensarci troppo. Mi butto a capofitto nel lavoro e cerco di dare il meglio di me stessa ogni giorno. Come hai conosciuto Richmond Italia? Grazie a Denise, che lavora in Richmond Italia da settembre dello scorso anno. Il mio precedente lavoro non mi dava soddisfazioni e così decisi di non proseguire per quella strada. Parlando con Denise venni a sapere dell’opportunità che Richmond Italia mi poteva offrire e l’ho colta al volo. Quale muro vorresti abbattere? Vorrei abbattere il muro generato dalla mia timidezza. Voglio imparare ad essere più sicura di me stessa. Che cosa ti ha colpito di più del tuo mondo professionale? Mi ha colpito molto la perseveranza e la determinazione dei partecipanti agli eventi. Ci sono persone che danno tutte se stesse pur di portare al proprio datore di lavoro delle nuove proposte strategiche che migliorino l’attività. Secondo te, è importante l’amicizia sul posto di lavoro? Sì, assolutamente. In Richmond Italia ho trovato delle vere e proprie amiche che si preoccupano per me. Penso che coltivare le relazioni e le amicizie sul lavoro sia uno degli aspetti fondamentali per raggiungere ottimi risultati.

88


GIULIA CARRER Delegate Manager

RICHMOND ITALIA 89


Inspirational Managers

90


SABRINA BONOMI PROFESSORE ASSOCIATO

SEC - SCUOLA DI ECONOMIA CIVILE

L’impresa è come un’orchestra: funziona se tutti vanno nella stessa direzione Sabrina, di cosa ti occupi? Sono professore associato di organizzazione aziendale in università e fondatrice, insieme ad altre colleghe, della “Scuola di Economia Civile”. Questa scuola è nata allo scopo di insegnare un’economia diversa, che metta al centro la persona. Ho sviluppato questa consapevolezza osservando il mio stesso percorso lavorativo, che è iniziato occupandomi prima di logistica e poi di risorse umane in azienda, per poi dedicarmi, invece, al non profit come project manager. In tale contesto ho saputo cogliere un’energia positiva e un entusiasmo da cui ho tratto ispirazione. A volte le organizzazioni tendono a dividere troppo i compiti e nel lungo periodo non riescono a portare a termine la propria missione. Qui entra in gioco il mio lavoro: mi occupo delle “interazioni inter-organizzative”, per prevenire tutte quelle situazioni che impediscono a un’organizzazione di raggiungere il proprio obiettivo. Quali sono le nozioni principali che trasmetti attraverso l’insegnamento? Amo proporre delle riflessioni che facciano sorgere dei quesiti nei miei interlocutori. In particolare, vorrei che i dipendenti delle imprese potessero ricominciare a porsi delle domande, per ritrovare un senso in ciò che fanno. Avendo lavorato nel settore della logistica in passato, ho potuto notare come i dipendenti in questo settore non operino in modo direttamente osservabile. Per questo motivo, spesso i logistici si sentono dei leader non riconosciuti, mentre in realtà sono fondamentali: un’impresa può vendere il prodotto migliore, ma se non arriva al cliente in maniera ottimale è evidente che manchi un’armonia tra le parti. Ho visto grandi progetti fermarsi proprio a causa delle lacune nella logistica aziendale. Ecco, mi piacerebbe che gli specialisti della logistica riconoscessero di essere dei leader e sapessero che una leadership di servizio non è meno importante di un’altra. Come gestisci l’ansia da prestazione durante i tuoi workshop? Penso che la credibilità sia essenziale in questo lavoro. In aula è necessario essere coerenti ed in armonia con sé stessi, perché quando non si è veri, gli altri lo sentono. Si deve essere consapevoli di ciò che si è, con i propri punti di forza e le proprie debolezze; e allo stesso tempo si deve avere fiducia nella relazione con i propri uditori. In questo modo si sviluppa un processo educativo composto da uno scambio dare-avere. Provo sempre dell’ansia da prestazione prima di un workshop. Tuttavia, non sono qui per essere perfetta, ma per essere me stessa: se le persone davanti a me sono intelligenti, capiranno ciò che posso offrire, altrimenti sapranno solo giudicare. Quale potrebbe essere un elemento per migliorare i luoghi di lavoro? Nella mia esperienza, i luoghi di lavoro devono essere belli, luminosi e trasparenti, in modo da favorire il benessere delle persone. La privacy si può garantire tramite l’isolamento acustico, ma è necessaria meno iniquità, anche solo attraverso le scrivanie. Un vero leader non ha bisogno di piedistalli, le sue capacità emergono lo stesso. Ho visto aziende straordinarie in cui il settore della produzione è circondato dagli uffici, in modo da non creare distacco tra una funzione e l’altra. Dopotutto, un’organizzazione è come un’orchestra e non funziona se c’è un’eccellenza che suona da sola, bensì se c’è una visione d’insieme e se tutti si va nella stessa direzione.

LOGISTICS FORUM

Sabrina Bonomi Professore Associato SEC - Scuola di Economia Civile scuoladieconomiacivile.it

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

91


Daniele Marazzi CEO

Consorzio DAFNE 92


PER CREARE UN NUOVO MODELLO BUSINESS, REALTÀ PROFIT E NON PROFIT DEVONO COLLABORARE Di cosa ti occupi Daniele? Sono amministratore delegato di Consorzio DAFNE. Si tratta di un’iniziativa non profit B2B, voluta dall’industria e dalla distribuzione healthcare, insieme, per favorire l’adozione di soluzioni digitali a supporto del dialogo tra i diversi attori dell’ecosistema sanitario italiano. Cosa volevi fare quando eri piccolo? Da bambino non avevo le idee molto chiare e non immaginavo neanche che esistesse un lavoro come quello che svolgo oggi. Prima di iniziare la mia esperienza al consorzio un paio di anni fa, lavoravo come ricercatore, divulgatore e consulente per il Politecnico di Milano, negli Osservatori Digital Innovation. Da tempo avevo il desiderio di concretizzare ciò che stavo studiando e Consorzio DAFNE me ne ha dato l’opportunità. Ci racconti un progetto che il consorzio sta portando avanti? In questo momento vi è una proficua collaborazione e un reciproco scambio con il Ministero delle Finanze: stiamo lavorando con il MEF per l’avvio dell’obbligo di ordine elettronico via NSO per gli Enti del Servizio Sanitario Nazionale, che rispecchia i valori promossi dal Consorzio. Ma soprattutto diamo e daremo il massimo supporto a valle della data di decorrenza di questo obbligo (prevista per feb-

braio 2020), affinché il percorso di miglioramento innescato non si arresti e, anzi, prosegua a completare il processo anche con la digitalizzazione della fase di consegna merci o erogazione servizi. Questo è possibile perché vi è una forte apertura e una grande disponibilità al dialogo da parte delle Istituzioni, in questa fase storica, e con riferimento ai temi del Digitale. La mia organizzazione svolge un ruolo di mediatore proprio per facilitare la comunicazione fra i diversi stakeholder del progetto. Pensi si possa costruire un “ponte virtuoso” tra profit e non profit? Certamente. Consorzio DAFNE, ad esempio, è un ente non profit che nasce con l’obbiettivo di favorire i consociati mettendo a disposizione dei servizi in una logica di copertura dei costi. Non siamo un soggetto che deve produrre valore economico in senso stretto, ma che deve erogare servizi a valore aggiunto per il proprio ecosistema, fatto di aziende che, invece, devono generare profitti. Credo che queste realtà si possano coniugare, in quanto sono risposte diverse a domande diverse. Qual è il vantaggio di essere un consorzio anziché una società? Intanto è una realtà espandibile: Consorzio DAFNE è un unicum a livello europeo in ambito healthcare ed è stato un modello anche per

filiere di altri settori in Italia, che pure hanno assunto una struttura societaria diversa per via delle complessità che quella consortile comporta. Essere un consorzio ha tuttavia molti aspetti positivi, in quanto si è “consociati” per definizione, pertanto tutti i soci possiedono il consorzio in egual misura. Inoltre penso che la forma del consorzio sia un esempio italiano di una bella storia di successo e che si possa diffondere anche all’estero. Se potessi esprimere un desiderio oggi, quale sarebbe? In realtà oggi sto facendo ciò che mi dà maggior soddisfazione, quindi chiederei che questo momento positivo della mia vita possa proseguire. Se dovessi esprimere, invece, un desiderio a livello “globale”, vorrei che le problematiche della nostra società fossero affrontate con un dialogo più aperto e costruttivo tra le parti.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

LOGISTICS FORUM

Daniele Marazzi CEO Consorzio DAFNE consorziodafne.com

BUSINESS KEYNOTES Sono amministratore delegato di Consorzio DAFNE, un’iniziativa non profit voluta dall’industria healtcare. Stiamo svolgendo il ruolo di mediatori tra gli attori coinvolti

in un progetto in collaborazione con il Ministero delle Finanze. Creare un ponte tra profit e non profit è possibile, e il Consorzio Dafne ne è la prova.

La forma del consorzio è un esempio italiano da diffondere anche all’estero.

93


94


Anche la moda fa parte dell’esperienza Richmond Italia. In questi scatti abbiamo voluto catturare gli outfit più interessanti incontrati ai Forum.

Federico Tempella Business Development Manager

COMARCH

Quando chiediamo a Federico di raccontarci come sia vestito, la sua risposta è molto chiara: “Di solito mi sveglio e vado a lavorare in pigiama, poi se accade qualcosa di imprevisto corro da Zara in Stazione Centrale e mi compro qualche abito al volo”. Tranne le giacche, le giacche no. Federico le compra solo a Lodi, in un negozio specifico, dove c’è una persona di cui si fida ciecamente perché, ci dice, “ha molto gusto e sa vestirmi”. Ai piedi un classico della calzatura maschile, le Clarks, ma quello che ci incuriosisce maggiormente sono i calzini corti, di una fantasia che non passa inosservata e che Federico ci confessa aver rubato a suo padre.

LOGISTICS FORUM

Federico Tempella Business Development Manager Comarch comarch.it 95


Managers for a better world

Noi B.Livers vogliamo costruire un mondo migliore. Per farlo ci interroghiamo su ciò che ci circonda, su cosa vogliamo cambiare e su cosa facciamo per dare il nostro contributo a questa piccola grande impresa. Dal tema della sostenibilità ambientale a quello della “rivoluzione”, ci piace chiedere alle persone cosa ne pensano e cosa si augurano per il futuro. Pensiamo che questo possa essere un primo passo verso la realizzazione di un mondo migliore.

PRESERVIAMO IL VALORE DEL TEMPO SUL LAVORO Di cosa ti occupi nella tua azienda? Mi occupo di acquistare servizi logistici e di trasporto. Fabrizio, secondo te, come si può costruire un mondo migliore? Dando maggiore valore alle relazioni, sia tra le aziende che tra le persone. Per farlo dobbiamo rallentare e soffermarci di più su ciò che facciamo, sia sull’aspetto relazionale che coinvolge le persone, sia ricostruendo la “struttura delle cose”. Cosa intendi per “struttura delle cose”? Ridare valore alla struttura delle cose vuol dire non imporre soltanto regimi economici, ma capire quali sono le conseguenze indirette sulle scelte delle persone: scelte che hanno un tempo di risposta e delle conseguenze su chi assicura quel livello di servizio.

96

Quale muro vorresti abbattere? Vorrei abbattere il muro relazionale che si erge tra le persone, sia all’interno che all’esterno dell’azienda, a causa dell’estrema velocità con la quale siamo portati a lavorare. Dobbiamo ridare valore al tempo e soffermarci di più a riflettere sul nostro operato. Nel concreto, penso si dovrebbe dare vita ad una collaborazione interaziendale non dettata semplicemente dal profitto, ma caratterizzata da uno spirito collaborativo volto a portare valore ad entrambe le aziende.


FABRIZIO MATTIOLI

PURCHASING DEPT. STAFF, BRAND & GENERAL SERVICES – INDIRECT MATERIALS

Qual è la tua rivoluzione? La mia rivoluzione personale, che spero sia anche l’andamento futuro del nostro settore, è ridare valore al tempo. Di recente ho fatto un’importante scelta professionale: sono passato da un mondo che fa del tempo e delle consegne il proprio core business, a un’area molto più valoriale. Questo perché penso sia importante difendere il tempo che le persone in azienda si dedicano reciprocamente quando collaborano. Cosa ti auguri per il futuro? Mi auguro di trovare il mio posto nel mondo, come tutti d’altronde.

LOGISTICS FORUM

Fabrizio Mattioli Purchasing dept. Staff, Brand & General Services - Indirect Materials

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia 97


Paolo D’ Adda SUPPLY CHAIN MANAGER

COIM

98

Di cosa ti occupi? Io sono Supply Chain Manager di COIM, una multinazionale di proprietà italiana che esporta prodotti di natura chimica nel mondo. Non produciamo manufatti, bensì siamo a monte di una filiera di prodotti in diversi settori di business, ma soprattutto in specialità poliuretaniche. In quanto azienda di proprietà italiana, siamo una rarità per quanto riguarda il mercato concernente la chimica. Io mi occupo della gestione di tutte le attività logistiche: dalla distribuzione dei prodotti all’omologazione dei provider di servizi logistici di trasporto e spedizione, piuttosto

che la logistica di magazzino, il customer service o la gestione degli ordini del cliente. Qual è un posto per te importante nel mondo? Il posto in cui abito, un piccolo paese della provincia di Bergamo che si chiama Sotto il Monte Giovanni XXIII. Tra tutti i posti nel mondo, mi sento di dire che il luogo in cui vivo è davvero il più importante per me. Quanto un viaggio interiore può esserci utile sul luogo di lavoro?


MANAGERS AROUND THE

World

Viaggiare ci cambia e ci fa crescere, perché quando si torna non si è mai la stessa persona di quando si è partiti.

“L’EFFICACIA SUL LAVORO PASSA ANCHE ATTRAVERSO UN ESERCIZIO INTROSPETTIVO SU NOI STESSI ” Penso che a volte si fugga dagli aspetti legati alla nostra persona e al nostro Io. Di solito evitiamo di fare un esercizio introspettivo e meditativo su noi stessi perché pensiamo di non avere tempo. In realtà credo sia un modo per evitare di farlo. Eppure penso sia importante, così come l’approccio con persone nuove e che fanno un mestiere completamente diverso dal tuo. Spesso questo ci fa riflettere su come approcciare a livello comunicativo con gli altri ed essere più efficaci sul lavoro.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

LOGISTICS FORUM

Paolo D’Adda Supply Chain Manager COIM coimgroup.com

99


100


Germano Lanzoni Formatore, comico e web star irriverente

101


“L’amore è l’apostrofo rosa tra il preventivo e il fatturato”

Germano Lanzoni Formatore, comico e web star irriverente IT DIRECTOR FORUM

102

germanolanzoni.it

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia


Eravamo molto emozionati da quello che stava per accadere sul palco dell’IT Forum. Eleonora, l’inviata “Imbruttita” del Bullone, stava per incontrare Germano Lanzoni, volto e voce del Milanese Imbruttito. Ci aspettavamo un’intervista super imbruttita e così è stato, ma non solo. Germano ci ha restituito un momento speciale in cui abbiamo parlato di sogni, ispirazioni, amore, valore del denaro e futuro. Germano, oggi sei il volto de “Il Milanese Imbruttito” e la voce del Milan. Da bambino sognavi di svolgere un lavoro come quello che hai intrapreso? È vero, io sono il volto de “Il Milanese Imbruttito” e la voce del Milan, ma il mio corpo è di mia moglie, quindi teoricamente a me rimangono solo i sogni! Da bambino sognavo di diventare un giocatore di basket, ma non lo sono diventato per limiti cestistici. E poi tutta la mia vita è stata una sequenza di incontri fortuiti, anche se a volte penso che il caso si possa sfruttare a proprio vantaggio... le vicende casuali non lo sono mai del tutto. Dunque, non ho capito niente di quello che ho detto, ma comunque suonava bene. Hai un mentore nel tuo lavoro? Certo, assolutamente. Quando arrivi a Milano in Stazione Centrale, scendi le scale ed entri nell’androne, sulla destra vedi una gigantografia della Feltrinelli, dove ci sono Gaber, Jannacci e Dario Fo che ridono; ecco, per me loro sono i tre grandi re della città, che ti accolgono ridendo. Per molti è semplicemente una foto e una strategia di marketing, ma per me è un portale, come se dicessero: “Vieni, che qui c’è da ridere”. Avverto una grande distanza tra noi giullari moderni e loro, i vecchi maestri, perché viviamo in una società diversa, con responsabilità diverse. Tuttavia, sono stati loro ad insegnarmi a guardare alla realtà con ironia. Sei stato scelto come Milanese Imbruttito perché tu, in fondo, lo sei davvero? Sì, si vede?! I Milanesi Imbruttiti veri e propri sono Marco, Tommaso e Federico, i fondatori del progetto. Avevano lo studio in via Loandri 14, mentre al 12 c’erano i filmmakers de “Il Terzo Segreto Di Satira” con i quali io già collaboravo; grazie alla conoscenza comune del portinaio, queste due realtà sono entrate in contatto. Entrambi i gruppi sono nati dalle idee di ragazzi giovani, che all’epoca erano già ad un buon livello di notorietà. Inizialmente gli imbruttiti avevano scelto Loizzi per fare la parte, ma ahimè... era pugliese! Non era adatto come frontman di questo progetto, che doveva essere autoctono. E così hanno scelto me. Il Milanese Imbruttito fa parte di coloro che fanno satira “territoriale”, come gli “Actual” di Roma, che propongono lo scontro tra Roma Nord e Roma Sud, i “Canal” in Veneto, i “The Jackal” a Napoli, “Casa Surace” o “Il Terrone Fuori Sede”. Penso che la nostra sia una formula di successo, perché permette di rappresentare le nostre criticità, ridendoci sopra: quando

racconti una situazione con ironia, la serietà si scioglie e ti diverti. Che cos’è per te l’amore? Sono cinque lettere, come M I L A N! L’amore è il fil rouge della vita, l’indicatore delle nostre scelte, una prova di pazienza ed accettazione. L’Imbruttito direbbe che l’amore è l’apostrofo rosa tra il preventivo e il fatturato! La mia psicologa mi dà un sacco di informazioni interessanti: mi ha spiegato che uno spermatozoo fa 42 km per passare dal testicolo all’ovulo, proprio come la maratona. Quindi se la tua corsa è orientata verso l’amore, si tratta di un cambiamento di stato, altrimenti è la corsa di un coglione e basta! Se fossi il sindaco di Milano, che cosa faresti? Oggettivamente è difficile fare il sindaco di Milano meglio di Sala, che in questo momento sta davvero dimostrando molta attenzione e competenza. Dopo questa piccola parentesi, beh, sicuramente asfalterei Linate con il parquet, così gli aeroplani seguono le venature del legno! Tornando seri, penso che Milano debba includere maggiormente la periferia secondo un concetto di appartenenza, perché la periferia è un terreno di conflitto e di confronto in cui possono nascere cose più interessanti rispetto al centro, dove le criticità non arrivano. Inoltre vorrei che ci fosse uno sviluppo a livello dell’edilizia, aprendo il mercato alla consapevolezza che esistono diverse fasce di acquisto. Ho sentito, ad esempio, che a Parigi hanno aperto una stessa zona a gruppi di popolazione differenti, il che è molto interessante, poiché in tal modo il quartiere non è mai vuoto e si ha una maggiore percezione del reale. Che cos’è per te il denaro? Il denaro è un mezzo con cui ottenere più facilmente e più velocemente alcune cose. Va anche amato, ma non mi interessa accumularlo. Qual è un tuo desiderio per il futuro? Che il Milan torni a vincere come una volta, il più velocemente possibile. Scherzi a parte, la cosa che più desidero è capire come le mie figlie affronteranno l’adolescenza. Essendo un comico, ho sempre lavorato sulla distruzione dell’autorità e anche le mie figlie, crescendo, distruggeranno l’autorità che io rappresento. Ultimamente amano attaccare mia moglie e per me è divertentissimo: rido dentro, perché fanno battute che sono da applausi, ma allo stesso tempo devo comportarmi in modo intransigente e rimproverarle un po’. Vedo che hanno un forte senso dell’umorismo e ne sono felice. Mia figlia Rachele chiama la mia stempiatura “Piazza San Giorgio” come la piazza del nostro paese, e quando l’ha detto la prima volta ho riso per due ore, perché era stata in grado di colpire proprio il mio punto debole; Sofia invece, la sua gemella, fa spesso battute sul fatto che io stia diventando anziano. Spero che continuino a scherzare in questo modo, così io avrò ancora più materiale, che pubblicherò su TikTok!


Alessandro Favole Head of Direct and Indirect Sales

Eolo 104


EOLO AIUTA I COMUNI PIÙ PICCOLI A

DIGITALIZZARE LE PROPRIE STRUTTURE Di cosa ti occupi? Sono il direttore vendite di Eolo, una internet company molto giovane che presidia il mercato delle connettività fornendo servizi sia ai privati che alle aziende con focus sulle cosiddette aree bianche, ovvero quelle zone dove la connessione non è attivata da nessun altro operatore. Noi forniamo connettività attraverso una tecnologia wireless basata su ponti radio e antenne ricettive installate sui tetti dei clienti. Come si vende questa tecnologia? Utilizziamo canali di vendita pool, ossia negozi, installatori e gallerie di grande distribuzione, mentre per il business ci appoggiamo a partner commerciali quali agenti di vendita o system integrator che usano la nostra offerta integrandola ai loro servizi. E dal punto di vista umano? Bisogna dare importanza alla relazione con il cliente finale, è cruciale per fare il salto di qualità. Noi basiamo questa relazione su tre grossi plus: velocità di connessione, velocità di installazione del servizio e velocità di assurance. Come vedi il tuo business tra dieci anni? In questo settore, dieci anni sono un’era geologica. La vera rivoluzione si fonderà sulla qualità del servizio offerto e sui servizi aggiuntivi che si basano sulla connettività.

Vincerà questa sfida chi sarà in grado di fornire il servizio migliore e riuscirà a comunicarlo più efficacemente. Cos’è per te l’amore? È una cosa che ti sconvolge, che non capita sempre nella vita. Ha diversi gradi: puoi provarlo per un’altra persona, per il lavoro o per le tue passioni. Io ho avuto la fortuna di incontrarlo diversi anni fa e di provarlo nella sua forma più incondizionata per i miei figli. Cosa ci consiglieresti per affrontare le paure? Le paure esistono, tutti ne abbiamo almeno una. La differenza la fa il coraggio, inteso come la capacità e la reattività nell’affrontarle. Nel tuo lavoro, come si può immaginare uno sviluppo che tuteli anche la società? Nel nostro settore, la maggior parte degli operatori si sono concentrati sulla fornitura di servizi di connettività di alta qualità nelle aree urbane metropolitane. Noi ci siamo concentrati, invece, sui piccoli comuni e proprio in queste zone, ad oggi, abbiamo avviato un progetto che si chiama “Missione Comune”. Si tratta di un progetto che vede la restituzione di una parte del fatturato a comuni sotto i 10.000 abitanti. La scelta viene fatta su una piattaforma online, su cui vengono cari-

cate le foto dei comuni interessati e i cittadini votano il proprio; mensilmente in base al punteggio si sorteggiano i primi tre classificati che beneficeranno di un contributo economico per digitalizzare le proprie strutture. Eolo, inoltre, è una delle prime aziende in Italia a certificarsi per poter partecipare al B Corporation, un progetto internazionale che valuta l’impatto ambientale dei processi produttivi delle aziende. Se trovassi una lampada magica, quale desiderio esprimeresti? Vorrei che la mia azienda riuscisse a proseguire in questo percorso intrapreso ormai da qualche anno e che comprende anche i progetti sociali che vi ho presentato. Siamo un’azienda diversa, anche in relazione ad altre aziende del settore Telco, abbiamo a cuore le esigenze delle zone che ancora non hanno copertura.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

IT DIRECTOR FORUM

Alessandro Favole Head of Direct and Indirect Sales Eolo eolo.it

BUSINESS KEYNOTES Dare importanza alla relazione con il cliente finale è cruciale. Non è importante solamente fornire il servizio migliore, ma anche riuscire a comunicarlo nel modo più efficace.

La maggior parte degli operatori si sono concentrati sulla fornitura di servizi di connettività ad alta qualità nelle aree urbane metropolitane. Noi ci siamo concentrati sui piccoli comuni, avviando il nostro

progetto “Missione Comune”. Siamo una delle prime aziende in Italia a certificarsi per poter partecipare al B Corporation, che valuta l’impatto ambientale dei processi produttivi.

105


Managers for a better world

Noi B.Livers vogliamo costruire un mondo migliore. Per farlo ci interroghiamo su ciò che ci circonda, su cosa vogliamo cambiare e su cosa facciamo per dare il nostro contributo a questa piccola grande impresa. Dal tema della sostenibilità ambientale a quello della “rivoluzione”, ci piace chiedere alle persone cosa ne pensano e cosa si augurano per il futuro. Pensiamo che questo possa essere un primo passo verso la realizzazione di un mondo migliore.

SONO STATO UN PIONIERE DELL’INFORMATICA Di cosa ti occupi? Mi occupo di informatica. Sono stato un pioniere, quando mi sono diplomato al Montani di Fermo ero giovanissimo e siamo stati fra i primi a livello nazionale. All’epoca si chiamava trattamento automatico delle informazioni o elaborazione dati. Durante l’università andai a Roma, dove fondai insieme al mio socio ingegnere la nostra società, attiva da quarant’anni. Quali sono le caratteristiche che deve avere un buon imprenditore? Un buon imprenditore dovrebbe sempre avere passione, perché l’amore per il proprio lavoro é il motore che genera entusiasmo. Nell’ambito informatico bisogna essere aggiornarti costantemente, essere innovativi e perseveranti. E poi avere un pizzico di fortuna, che non guasta mai. Come si può costruire un mondo migliore? Si può costruire se ri-collochiamo l’uomo al centro, come l’uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci. Dovremmo sempre mettere al centro la persona, espressione universale di vita, mentre la tecnologia deve essere uno strumento che arricchisce e dà valore aggiunto. 106


PASQUALE DE ANGELIS

DIRETTORE COMMERCIALE

SELDA INFORMATICA Quale muro vorresti abbattere? Il muro che voglio abbattere riguarda i valori, vorrei riportarne alcuni nella nostra quotidianità. I valori si possono riattivare investendo nella formazione e nella scuola fin dalla tenera età. Il mio sogno è che si insegni musica, perché è riconosciuto universalmente che questa disciplina amplia la mente e dona autostima. Qual é la tua rivoluzione? La mia rivoluzione personale è quella di poter affrontare la vita con gioia ed entusiasmo.

IT DIRECTOR FORUM

Pasquale De Angelis Direttore commerciale Selda Informatica selda.net

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia 107


Inspirational Managers

108


PIERO POCCIANTI PRESIDENTE

AIXIA

L’intelligenza artificiale non deve essere a beneficio di pochi Vuoi parlarci della tua associazione? Si chiama “Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale”, è nata nel 1988, conta circa 1000 membri tra ricercatori ed aziende, si occupa di diffondere e promuovere la ricerca nell’ambito dell’intelligenza artificiale nel nostro Paese ed è il membro italiano di EurAi, European Association for Artificial Intelligence, che si occupa di intelligenza artificiale a livello europeo. Le attività di diffusione della ricerca seguono tre canali principali: l’organizzazione di convegni per i soci, l’organizzazione di eventi per le aziende, nel tentativo di mettere a confronto queste ultime con i ricercatori e l’organizzazione di eventi per i ragazzi, per stimolare in loro un ragionamento sull’impatto etico dell’uso di questa tecnologia. Come l’intelligenza artificiale può migliorare i nostri luoghi di lavoro? Esiste uno studio della Stanford University che valuta l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo, si chiama “studio dei cento anni” e viene ripetuto ogni cinque anni. E’ stato usato dall’amministrazione Obama per lanciare un monito alla politica sulle conseguenze dell’impiego delle macchine nel mondo del lavoro e sui risvolti etici della questione. Il tema etico principale non è legato alla riduzione del lavoro in funzione dell’introduzione delle macchine, che è fisiologico, visto che sono state create con questo proposito, ma al come viene redistribuita la ricchezza generata e come vengono gestiti i costi. I costi sono sempre stati definiti dal mercato, seguendo un modello economico che vede capitale e lavoro come risorse finite, mentre le risorse ambientali come infinite e intangibili. Molti si stanno accorgendo che non è così. Attualmente si sta andando verso un modello economico che si basa sul riciclo e la gestione ottimale delle risorse, lavorando per il benessere delle persone: in questo contesto, l’intelligenza artificiale potrebbe essere uno strumento efficace, a patto che non sia a beneficio di pochi. Ci fai un esempio concreto dove l’intelligenza artificiale può essere rivoluzionaria? Pensa all’ambiente e all’impatto enorme che sta riscontrando l’uso dei combustibili fossili: dobbiamo andare nella direzione di un consumo energetico intelligente e dell’uso di fonti di energia rinnovabili. Per farlo abbiamo bisogno di ridurre i consumi all’interno dei data center, delle aziende e delle abitazioni ed in questo avremmo a disposizione degli strumenti fantastici che ci consentirebbero di ottimizzare l’uso delle risorse, anche in ottica dell’uso di fonti di energia rinnovabili. Dobbiamo utilizzare l’intelligenza artificiale per prevedere i consumi e scegliere le fonti da sfruttare in un dato momento, ad esempio: l’energia eolica quando c’è vento, quella solare quando c’è il sole, etc. Una curiosità: esiste già il frigo che ti avvisa quando un alimento si sta deteriorando? Sì, esiste, ma è un prototipo. In California si sta sviluppando un progetto di intelligenza artificiale per la grande distribuzione che valuta lo stato degli alimenti, l’obiettivo principale è quello di evitare gli sprechi ricollocando i prodotti in diversi punti vendita.

IT DIRECTOR FORUM

Piero Poccianti Presidente Aixia aixia.it

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

109


Raoul Chiesa President

Security Brokers 110


SE NON C’È

PRIVACY

NON PUÒ ESSERCI

DEMOCRAZIA Di cosa ti occupi? Sono stato il primo hacker italiano in “tempi non sospetti”. Mi occupo di Information Security. So che hai hackerato un sito quando eri molto giovane, hai voglia di raccontarci questa storia? Sì, era il sito della Banca d’Italia. Tutti mi chiedono: “Hai rubato?”, e io rispondo sempre: “No!”. Erano gli anni 80’ e facevo hacking per curiosità, ero un teenager con molto tempo libero: non era come oggi che esiste il cyber crime. Come é nata la passione per questo lavoro? Secondo me ce l’hai nel DNA. All’epoca ero un ragazzino, ho iniziato a divertirmi con i primi home computer: i Commodore, con i modem a 300 baud. Mi ero iscritto all’università, ma poi ho deciso di lasciare gli studi per aprire la mia prima azienda nel 96’ occupandomi di security. Era prima della bolla di internet, quando andare a parlare nelle aziende di penetration test, verifiche di security ed etica hacking era molto strano e non mi capivano. Per me fare security è una religione, la mia passione. Ho una consapevolezza tale riguardo al mio mestiere che posso affermare che senza security il mondo andrà molto male.

Qual é la più grande sfida oggi nel tuo campo? È una cosa tecnica che si chiama security by design. Ho un sogno: mi piacerebbe che ogni router o pc europeo acquistato abbia un bollo che garantisca la sicurezza del prodotto. Il petrolio di oggi sono i dati e le informazioni: chi le possiede detiene il potere e ne può abusare, c’é molta ignoranza sull’argomento. Uno degli errori comuni é pensare: «Non mi riguarda, non ho nulla da nascondere ». Credo che senza privacy non possa esserci la democrazia. Come funziona con i social? Cosa può fare nel suo piccolo un utente privato per proteggersi? Evitare di credere nelle favole. Sui social quello che é spaventoso é la velocità di diffusione delle informazioni e la superficialità degli utenti. Vorrei che capissero che nulla é gratuito. Nel momento stesso in cui ti iscrivi ad un social consegni i tuoi dati e le tue informazioni personali. Facebook é la più grande operazione di intelligence mai creata ed é geniale! Mi spaventa perché stanno sparendo i confini tra ciò che é giusto e ciò che non lo è. Se tu potessi chiedere un desi-

derio al genio della lampada, quale sarebbe? In primis, spero che internet, con le sue enormi potenzialità, possa un giorno annullare le barriere economiche e sociali. In secondo luogo, i governi dovrebbero iniziare a porre dei limiti chiari, perché ormai internet è un far west.Tutti gli strumenti di intelligence e spionaggio creati per evitare le guerre, oggi non sono più al servizio della società. Hai voglia di dare un consiglio, da esperto a noi B.Livers? Proteggete i vostri file, le fotografie, i documenti e non sottovalutate che con un click sbagliato potreste perdere una vita di ricordi. I nostri ricordi sono la nostra memoria dati.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

IT DIRECTOR FORUM

Raoul Chiesa President Security Brokers security-brokers.com

BUSINESS KEYNOTES Sono stato il primo hacker italiano e mi occupo di information security. Negli anni ‘80 ho hackerato la Banca d’Italia, facevo hacking per curiosità.

Mi piacerebbe che ogni router o pc europeo acquistato abbia un bollo che garantisca la sicurezza del prodotto. Nulla è gratuito, Facebook é la più grande operazione di

intelligence mai creata. I governi dovrebbero iniziare a porre dei limiti chiari perché ormai internet è un far west. 111


Paolo Cozzi ICT MANAGER

CAFFÈ BORBONE

Ciao Paolo, puoi dirci un posto nel mondo che per te ha significato qualcosa? Irlanda! È un viaggio che ho fatto quando avevo 22 anni. Sono partito da solo in interrail, ho fatto l’autostop e ho visto luoghi meravigliosi. É stato un bellissimo viaggio di scoperta. Cosa hai imparato in questo viaggio? Questo viaggio mi ha insegnato a guardare il mondo con occhi nuovi. Occhi da bambino, senza sovrastrutture e preconcetti. Ho conosciuto persone e usanze diverse, mi sono aperto a ciò che non conoscevo. Di cosa ti occupi? Lavoro nell’informatica ormai da 25 anni. Sono IT manager di Caffè Borbone. Ho fatto della mia passione un lavoro e di questo sono molto contento. Non vedo la tecnologia come fine a sé stessa. Per me la tecnologia deve essere un mezzo, uno strumento, non un fine, deve servire alla società per ampliare 112

la conoscenza e vivere meglio facilitando il modo di connettersi con altre persone, semplificando i processi produttivi. Vuoi parlarci di un tuo viaggio interiore, legato anche al tuo lavoro, che ti ha aperto ad una visione nuova? Ricordo una frase di Proust che dice: «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi». Il viaggio interiore è qualcosa che faccio costantemente, perché cerco di analizzarmi, di mettermi in discussione e mi irritano le persone che non lo fanno. Credo nel valore positivo del dubbio socratico: non si sa mai abbastanza! Le persone che credono di avere tutte le certezze le guardo sempre con sospetto, perché, secondo me, non si rendono conto che non si finisce mai di imparare. La vita, come un vero viaggio di scoperta, è dunque un percorso continuo, come dicono gli inglesi un continuous improvement.


MANAGERS AROUND THE

World

Viaggiare ci cambia e ci fa crescere, perché quando si torna non si è mai la stessa persona di quando si è partiti.

“IL VIAGGIO È UN CONTINUOUS IMPROVEMENT” Nel tuo lavoro, fra 10 anni, la tecnologia come si evolverà? Chi può dirlo! Nel giro di dieci anni possono cambiare moltissime cose, ma credo che la tecnologia diventerà sempre più pervasiva nella vita di ognuno di noi. Cos’é l’amore per te? L’amore é il motore della vita che viviamo. L’ultima volta che ti sei innamorato? Potrei dirti che é stato due giorni fa, o venti anni fa. Nella mia vita è abbastanza ricorrente, perché riesco a trarre stimoli sempre nuovi dai rapporti umani e dalle passioni che coltivo. Che muro vorresti abbattere? Il muro dell’indifferenza perché genera una totale inerzia emotiva. Se c’è indifferenza non esiste empatia e non vi é modo di entrare in relazione con l’altro e con il mondo che ti circonda.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

IT DIRECTOR FORUM

Paolo Cozzi ICT Manager Caffè Borbone caffeborbone.it 113


Matteo Alessandro Brunetti IT Manager

Witt Italia 114


PRODUCIAMO COSMETICI CON LA

MUSICA CLASSICA

AD UNA FREQUENZA DI 432 HZ Per quale azienda lavori e di cosa ti occupi? Sono responsabile IT di Witt Italia, che da 50 anni produce cosmetici, detergenti e rimedi naturali con l’utilizzo di materie prime selezionate e una tecnica di produzione molto particolare. Usiamo infatti la musica classica alla frequenza di 432 Hz che, secondo studi scientifici, conferisce caratteristiche peculiari all’acqua e riesce a modificare la struttura cristallina dei prodotti, trasmettendo maggiore carica energetica. Quali sono gli ingredienti per essere un buon manager? Un buon manager deve avere la capacità di captare e capire i segnali che arrivano dal mercato e tradurli in strategia e piani d’azione. Inoltre, deve essere in grado di coinvolgere le persone, includerle nel processo decisionale e motivarle, perché andare da soli in un’unica direzione è difficile e presenta molti ostacoli. Come vedi il tuo lavoro tra 10 anni? Come si potrà far convivere la parte tecnologica con l’aspetto umano dell’azienda? Questo ambiente è quello che

negli ultimi 10 anni ha vissuto le maggiori rivoluzioni. Io sono entrato nel settore informatico nel 2000, nel momento in cui c’è stato il boom di questa new economy, dove internet sembrava la panacea di tutti i mali e su cui tutte le aziende hanno investito, facendo così collassare il sistema. Poi si è assistito alla sua rinascita, con una nuova infrastruttura, una maggiore comprensione della tecnologia e una maggiore accessibilità da parte degli utenti. In questo contesto l’IT manager assume il ruolo di “selezionatore” di tecnologie in funzione del business. Ci puoi dare un consiglio per affrontare le paure? Nella vita mi sono trovato nella situazione di dover affrontare situazioni molto complesse in ambito familiare, che sono arrivate senza alcun preavviso. Ho capito che preoccuparsi ed aver paura per cose che non è possibile prevedere è solo uno spreco di energie. Bisogna iniziare a vedere dentro le proprie paure delle nuove opportunità: questo aiuta a vivere con tutta un’altra spinta e la paura diventa così un propulsore

per poter evolvere. Quale muro vorresti abbattere? Ho una bambina con una grave disabilità motoria e, approcciandomi al suo mondo, mi sono reso conto di quanti muri e barriere, sia fisiche che mentali, debbano ancora essere abbattute, nonostante la crescente attenzione verso questo tipo di situazioni.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

IT DIRECTOR FORUM

Matteo Alessandro Brunetti IT Manager Witt Italia witt.it

BUSINESS KEYNOTES La musica classica a 432 Hz conferisce all’acqua caratteristiche peculiari, permettendo la modifica della struttura cristallina dei prodotti. È importante captare i segnali

che arrivano dal mercato e tradurli in strategia. È fondamentale coinvolgere e includere le persone nel processo decisionale.

Il mio settore ha già vissuto un collasso e una rinascita, caratterizzata da una nuova infrastruttura, una comprensione diversa della tecnologia e una maggior accessibilità da parte degli utenti.

115


116


Anche la moda fa parte dell’esperienza Richmond Italia. In questi scatti abbiamo voluto catturare gli outfit più interessanti incontrati ai Forum.

Valentina Raineri Solutions Engineer

ONETRUST

Valentina indossa un paio di pantaloni a righe dai colori tenui rosa e beige che arrivano dalla sua Sicilia, terra d’origine e del cuore. Sono un regalo degli zii, che a Palermo hanno un negozio d’abbigliamento. Sono passati un po’ di anni, ma non passano mai di moda. Il maglioncino nero è di sua madre e al dito porta l’anello di sua nonna. La collana è stata realizzata su misura da un’artigiana in due esemplari: uno per lei ed uno per la sua coinquilina. L’incisione raffigurante il numero 2 rappresenta il civico della loro casa.

IT DIRECTOR FORUM

Valentina Raineri Solutions Engineer Onetrust onetrust.com/it/ 117


I Forum sono fatti di persone, così come lo è Richmond Italia. Abbiamo deciso di dedicare uno spazio ai suoi dipendenti, al fine di raccontare coloro che stanno “dietro le quinte” e che lavorano ogni giorno con passione per dare vita agli eventi di Richmond Italia.

“HO CONOSCIUTO MONDI E MERCATI CHE NON CONOSCEVO PRIMA” Come hai conosciuto Richmond Italia? Grazie al mio ex capo! Ho fatto un colloquio, ma non ci credevo molto. Inaspettatamente, invece, mi hanno preso, “rubandomi” al mio ex capo. Da allora sono passati sei anni. Cos’è per te Richmond Italia? Richmond Italia è un micromondo, fatto di persone eterogenee per storia e provenienza. I colleghi non li scegli tu, ma con loro passi gran parte del tuo tempo per raggiungere risultati e condividere gli obiettivi. Cosa ti piace del tuo lavoro? Sicuramente mi piace il rapporto che ho instaurato con i miei colleghi, i quali, negli anni, sono diventati qualcosa di più. Mi piace avere la possibilità di interfacciarmi con manager e professionisti, grazie ai quali in questi anni ho avuto la possibilità di conoscere mondi e mercati che non conoscevo prima. Mi piace anche avere la possibilità di staccare dal ruolo di mamma ogni tanto e giocare a “fare l’adulta”. Cos’è per te l’amore? L’amore ha tante sfumature, ma da quando sono diventata mamma ho scoperto l’amore nella sua forma più pura e forte. Cosa ci consiglieresti per affrontare le paure? Innanzitutto, bisogna riconoscerle e concedersi di provarle. Poi bisogna esternarle, perché si può trovare negli altri un aiuto per affrontarle. Quale muro vorresti abbattere? Dal punto vista sociale, ci sarebbe un elenco infinito di muri da abbattere. Dal mio punto di vista, abbatterei l’incoerenza, soprattutto quando è abbinata alla presunzione, perchè alla lunga questa combinazione rischia di creare situazioni spiacevoli e confusive.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

118


SILVIA MAGNAGHI Delegate Manager

RICHMOND ITALIA 119


Valentina Frediani FOUNDER & CEO

COLIN & PARTNERS

Qual è stato un viaggio significativo per te? Il mio viaggio di nozze. Immaginavo delle spiagge meravigliose al caldo con il sole e poi mi sono ritrovata con quel pazzo di mio marito ad attraversare l’Australia! Siamo stati nelle zone più impervie, mettendo a repentaglio la nostra sicurezza, guadando fiumi senza capire quanto fossero profondi, incontrando animali mai visti prima e questo ha cambiato la mia visione di viaggio. Puoi parlarci di un tuo viaggio interiore? Che ti è servito per fare una scelta, o per avere un’idea? Ho avuto un tumore all’eta di 28 anni. É stato un viaggio importante che mi ha aperto gli occhi. Mi ha insegnato che la vita va vissuta giorno per giorno e questo percorso mi ha reso più consapevole anche nel lavoro, non mi preoccupo più per tutto, perché penso che ci siano sempre altre possibilità. Ci saranno sempre delle cadute, magari non si 120

raggiungono gli obiettivi, ma non succede niente, si scala la marcia e si va sempre oltre. Ci sono degli eventi che ti insegnano che finché non é finita, non é finita! Che muro vorresti abbattere? Sono avvocato in una società che si occupa di diritto delle nuove tecnologie in ambito informatico. Un muro che vorrei abbattere, banale, ma è un muro generazionale. Non tollero le persone che parlano male di internet, ad esempio sento spesso dire che i giovani di oggi sono superficiali per colpa dei social e che non si comunica più, ma non sono d’accordo, anzi, i social ci permettono di comunicare con persone che sono dall’altra parte del mondo e vivono realtà completamente differenti dalla nostra. Di cosa ti occupi? Mi occupo della normativa del diritto applicata


MANAGERS AROUND THE

World

Viaggiare ci cambia e ci fa crescere, perché quando si torna non si è mai la stessa persona di quando si è partiti.

“BISOGNA SFATARE LA PAURA!”

alla tecnologia con una visione più strategica per il business: l’elemento economico, normativo, organizzativo e culturale all’interno dell’azienda. Sembrano temi solo legali, ma, volutamente come visione nostra di Colin&Partners, sono temi sociali che permettono al business di raggiungere obiettivi importanti sui mercati internazionali. Cos’é l’amore per te? L’amore é quella cosa a cui si ricorrerà finché ci sarà l’ultimo respiro! L’amore massimo l’ho conosciuto da quando sono madre.

Guarda il video dell’intervista sul canale YouTube di Richmond Italia

Puoi darci un consiglio per superare le paure? Bisogna sfatare la paura! Occorre ascoltarsi e chiedersi: “Ci sono? Io ci sono!” e finché ci sono, le cose si gestiscono con calma, piano piano. Si sopravvive a tutto!”. IT DIRECTOR FORUM

Valentina Frediani Founder & CEO Colin & Partners consulentelegaleinformatico.it 121


Gubbio e Rimini LE LOCATION SCELTE DA RICHMOND ITALIA PER I SUOI FORUM

122


GUBBIO, PARK HOTEL AI CAPPUCCINI

Via Tifernate, 06024 Gubbio (PG) +39 075 9234, info@parkhotelaicappuccini.it

EQHAP

RIMINI, GRAND HOTEL RIMINI

Parco Federico Fellini, 47921 Rimini +39 0541 56000, info@grandhotelrimini.com

EDQH


124


Il Bullone è il giornale mensile ideato e scritto dai B.Livers, ragazzi che lottano contro la malattia e che hanno deciso di andare oltre i propri limiti. Il Bullone è anche tuo, fai sentire la tua voce. Se ti abboni a Il Bullone potrai scrivere il tuo articolo.

LA RIVOLUZIONE INIZIA DA TE PER ABBONARTI AL BULLONE: bliveworld.org/il-bullone/ilbullone/ SCRIVI #latuarivoluzione e SOSTIENI #larivoluzionedelpossibile

ilbullone.org

E redazioneilbullone


THE

TEAM

LOGO DEFINITIVO RICHMOND ITALIA 2018


CLAUDIO HONEGGER

BENEDETTA FAVARA

GIUSY GROSSO

PAOLA SIGNORINO

NADIA PAVARELLI

CARLA PARISI DENISE CORBETTA

TEODORO RUBINO

MARINA CARNEVALE

SILVIA RESTELLI

CARLA FINIZIO GIULIA CARRER

FLAMINIA ANGELUCCI

GABRIELE TEDOLDI DANIELA MOSCA

SiLVIA MAGNAGHI GIULIA LA ROTONDA

CRISTIANA GUIDA

SARA BURRO

SIMONA BOMBELLI

JACOPO HONEGGER LAMBERTENGHI

MASSIMILIANO OLDANI

ANDREA BALESTRERI


È la somma che fa il totale

HUMAN2HUMANEVENTS W W W. R I C H M O N D I TA L I A . I T

Profile for richmonditalia

Reach #3 - Human2Human Magazine powered by Blivers per Richmond Italia  

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded