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Ellen Schreiber

«Non avrei potuto studiare una vendetta migliore. Posso distruggere te e ottenere una compagna per l’eternità... con un solo morso.»

Vampire

Kisses Morso d’amore ROMANZO

Il secondo romanzo del fortunato ciclo di Ellen Schreiber, consacrato anche dalla classifica del New York Times tra le serie più lette e amate dai lettori d’oltreoceano.

ISBN 978-88-95261-67-6

€ 0

,9

11

www.renoircomics.it

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788895 261676

ReNoir

Alexander Sterling, il bel tenebroso del Maniero di Benson Hill, è scomparso nella notte dopo aver baciato Raven e averle fatto capire di essere davvero un vampiro. Raven non si dà pace, è preoccupata per il suo amore ed è disposta ad andare in capo al mondo, se necessario, per riabbracciarlo. Ma non dovrà andare tanto lontano, perché è da un oscuro segreto del suo passato che Alexander si sta nascondendo. E il passato è appena arrivato in città.

Vampire Kisses

Morso d’amore

Ellen Schreiber, attrice e cabarettista, ha studiato improvvisazione al Second City of Chicago Training Center, prima di intraprendere la carriera di scrittrice. È autrice di tre romanzi, oltre ai cinque finora pubblicati negli Stati Uniti della serie Vampire Kisses.

Ellen Schreiber

ReNoir


1 Cuore che sanguina u come l’ultimo chiodo nella bara. Becky e io ce ne stavamo rintanate nel buio della mia stanza, rapite dal film culto degli anni Ottanta, Morso d’amore. La femme fatale, Jenny, una teenager biondina che indossava un microscopico vestitino di cotone bianco, stava fuggendo disperata lungo un tortuoso sentiero di pietre in cima al quale si trovava un maniero infestato. I lampi, come vene abbacinanti, rischiaravano il cielo, dal quale cadeva una pioggia battente. Solo la sera prima, Jenny aveva scoperto la vera identità del suo fidanzato, trovando per caso la sua catacomba segreta, dove lo aveva visto uscire da una bara. Il fascinoso Vladi-

F

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mir Livingston, stimato professore di inglese, non era un semplice uomo, ma un immortale vampiro succhia sangue. Sentendo i raggelanti strilli di Jenny, il professor Livingston si era subito coperto i canini con il mantello nero. I suoi occhi rossi però erano rimasti scoperti, e l’avevano guardata con cupidigia. «Non devi vedermi in questo stato» dissi, all’unisono con il vampiro. Jenny non scappava, ma anzi, si avvicinava al suo amante vampiro che arretrò, si nascose tra le ombre, e scomparve. La pellicola vampiresca si era guadagnata molti irriducibili appassionati nella comunità goth, e la sua popolarità non era mai scemata. La gente andava alle retrospettive cinematografiche in costume, declamava le battute in coro, e mimava i vari ruoli davanti allo schermo. Anche se avevo visto il film almeno una decina di volte, a casa, in DVD, e lo sapevo a memoria, non avevo mai avuto la fortuna di andare a vederlo al cinema. Per Becky, invece, era la prima volta. Ce ne stavamo in camera mia, incollate allo schermo, mentre Jenny decideva di tornare al maniero del professore per il fatale faccia a faccia con il suo immortale compagno. Becky affondò le sue unghie smaltate di rosso e rosicchiate fino alla radice nel mio braccio, mentre Jenny apriva la cigolante porta ad arco che dava sulla catacomba. La povera ingenua scendeva lentamente la scala a chiocciola che portava al covo sotterraneo di Vladimir, guidata solo dal bagliore delle torce appese alle pareti, dalle quali pendevano festoni di ragnatele. Al centro della stanza c’era una semplice bara 10


nera, sotto la quale c’era del terriccio. Si avvicinò lentamente e con tutte le sue forze sollevò il coperchio del cofano. Le note di violino sempre più alte. Jenny guardò dentro. La bara era vuota. Becky sobbalzò. «Se n’è andato!» Sentii le lacrime riempirmi gli occhi. Mi sembrava di vedere me stessa sullo schermo. Il mio amore, Alexander Sterling, era sparito nella notte due sere prima, poco dopo che avevo scoperto che anche lui era un vampiro. Jenny si sporse sul cofano vuoto e pianse melodrammaticamente, come solo a un’attrice da film di serie B può riuscire. Una lacrima minacciava di cadere dalle mie ciglia. La asciugai con il dorso della mano prima che Becky la notasse. Premetti il tasto STOP sul telecomando e lo schermo divenne nero. «Perché l’hai fermato?» mi chiese Becky. Il disappunto sul suo volto era a malapena illuminato dai pochi lumini che avevo acceso in giro per la stanza. Una lacrima sulla sua guancia brillò del riflesso di una candela. «Stava arrivando la parte più bella.» «L’ho già visto centinaia di volte» dissi, alzandomi per estrarre il DVD. «Ma io no» si lamentò lei. «Cosa succede, dopo?» «Lo finiamo la prossima volta» la rassicurai, mentre riponevo il DVD nel mio armadio. «Se Matt fosse un vampiro» rifletté Becky, riferendosi al suo nuovo ragazzo, «mi lascerei mordere da lui senza alcuna esitazione.» 11


Avrei voluto dirle cosa pensavo della sua considerazione innocente, ma mi morsi la lingua. Non potevo condividere il più segreto dei miei segreti nemmeno con la mia migliore amica. «Guarda, non puoi dire come ti comporteresti» fu tutto ciò che mi riuscì di dire. «Oh, gli permetterei di mordermi» replicò lei, sicura di sé. «Si sta facendo tardi» dissi, accendendo la luce. Nelle due notti da quando Alexander se n’era andato, non avevo chiuso occhio. Avevo occhiaie più nere dell’ombretto che usavo di solito. «Già. Devo chiamare Matt prima delle nove» disse, dando un’occhiata alla mia sveglia di Nightmare Before Christmas. «Che ne dici di venire a vedere un film con noi, domani sera? Porta anche Alexander!» mi disse, prendendo il giubbetto di jeans dallo schienale della mia sedia. «Uh... non possiamo» dissi, senza spiegare il motivo. «Magari la settimana prossima.» «La settimana prossima? Ma non lo vedo dalla sera della festa.» «Te l’ho detto, Alexander sta preparando gli esami.» «Be’, sono sicura che se la caverà benissimo» disse lei. «Sta sui libri giorno e notte!» Ovviamente non potevo dire a nessuno, nemmeno a Becky, perché Alexander non si faceva vedere in giro. Nemmeno io stessa ero sicura del motivo. Ma soprattutto, non riuscivo ad ammettere a me stessa che se ne fosse andato. Negavo l’evidenza. Andato... la parola mi rivoltava lo stomaco e mi serrava la gola. Il solo pensiero 12


di spiegare ai miei genitori che Alexander aveva lasciato Dullsville mi faceva piangere. Non riuscivo ad accettare la verità, figuriamoci se potevo parlarne. E poi non volevo che circolassero altre voci incontrollate, a Dullsville. Se si fosse saputo che Alexander aveva traslocato senza preavviso, non ci sarebbe stato modo di sapere quali conclusioni avrebbero tratto i pettegoli della città. Per il momento, volevo salvare le apparenze finché l’RBI – il Raven Bureau of Investigation – non si fosse inventato un piano d’azione. «Faremo un’uscita a quattro appena possibile» promisi, mentre accompagnavo Becky al furgone. «Muoio dalla voglia di sapere...» disse, accomodandosi al posto di guida. «Mi dici cosa succede a Jenny?» «Uh... Va in cerca di Vladimir.» Becky chiuse la portiera e abbassò il finestrino. «Se scoprissi che Matt fosse un vampiro e lui sparisse, andrei a cercarlo» disse, senza esitazione. «E sono sicura che tu faresti lo stesso per Alexander.» Avviò il motore e percorse il vialetto in retromarcia. Il commento della mia amica fu come una manciata di mortaretti accesi nel mio cervello. Perché non ci avevo pensato prima? Avevo passato gli ultimi giorni a domandarmi come avrei potuto giustificare la prolungata assenza di Alexander. Non era necessario passare il resto dei miei giorni a Dullsville, domandandomi se sarebbe mai ritornato. Anche perché non avevo intenzione di sobbalzare a ogni squillo del telefono, per poi scoprire che era per mia madre. Feci un cenno a Becky mentre si avviava lungo la via. «Hai 13


ragione» dissi tra me e me. «Devo trovarlo!» «Vado da Alexander, torno presto...» gridai a mia madre, che era immersa nella lettura di un catalogo J. Jill sul divano del soggiorno. Sentivo una scossa elettrica percorrere il mio corpo, che era rimasto inerte fin da quando il mio amore dark era sparito. Presi il cappotto e corsi fino al Maniero, alla ricerca di indizi rivelatori. Non potevo accettare i fatti senza compiere un’indagine stile Jessica Fletcher... solo che io ero la Signora in Nero. Anche se avevo sempre sognato di diventare un vampiro, mi rendevo conto che davanti alla possibilità concreta di trasformarmi non avrei saputo cosa decidere. Alexander era già riuscito a fare qualcosa di cui erano capaci solo i grandi vampiri: mi aveva cambiato. Desideravo la sua presenza in ogni istante della giornata. Avevo sete del suo sorriso e fame del suo tocco. Era davvero necessario che mi trasformassi in una donna delle tenebre, per stare con il mio fidanzato vampiro? Volevo davvero passare il resto della mia vita ancora più isolata di quanto non fossi già nel mio ruolo di ragazza dark che tutti schernivano? In ogni caso, volevo fargli capire che lo amavo, a prescindere da chi o cosa lui fosse. Avevo passato la vita ad amare la notte, vestendomi da ribelle nel mondo lindo e pinto della tradizionalista Dullsville. I bulli, come Trevor Mitchell, non avevano perso occasione di prendermi in giro. La gente per la strada, i compagni di scuola, gli insegnanti mi fissavano come un fenomeno 14


da baraccone. La sola amica che avevo era Becky, ma non avevamo gli stessi gusti in fatto di musica o moda; eravamo i proverbiali opposti che si attraggono. Quando Alexander Sterling si era trasferito nel Maniero di Benson Hill, per la prima volta in vita mia avevo avuto la sensazione di non essere sola. Mi ero sentita attratta da lui ancora prima di incontrarlo... quando l’avevo visto in piedi in mezzo alla strada buia, con i fari del furgone di Becky che ne illuminavano la pelle pallida e i lineamenti sensuali. Mi aveva tolto il fiato. Poi, quando mi aveva sorpreso mentre mi intrufolavo nel Maniero e avevo avuto modo di guardarlo meglio, avevo sentito qualcosa di mai provato prima. E avevo capito che dovevo stare con lui. Dopo i primi appuntamenti avevo scoperto che non solo era un dark con gli anfibi come me, ma ci piaceva anche la stessa musica: Bauhaus, Korn e Marilyn Manson. E ancor più importante dei gusti, condividevamo gli stessi desideri e gli stessi sogni. Alexander capiva la solitudine, l’isolamento, la sensazione di essere diverso. Come me, era stato giudicato semplicemente per ciò che indossava, per il suo aspetto, per il fatto di studiare a casa e di esprimersi con il pennello sulla tela, invece che dando calci a un pallone. Quando stavo con lui, avevo la sensazione di aver finalmente trovato il mio posto. Non venivo giudicata, presa in giro o schernita per i miei vestiti, mi sentivo accettata, perfino ammirata, per la persona che ero nel profondo. Da quando Alexander se n’era andato e io non sapevo dove fosse, mi sentivo più sola di quando ancora non lo conoscevo. 15


Spostai il mattone che teneva ferma la finestra rotta e mi intrufolai nella cantina del Maniero. La luna piena illuminava grandi specchi coperti da lenzuola spiegazzate, scatoloni di cartone impilati alla meno peggio e un tavolino a forma di bara. Quando mi accorsi che le casse piene di terra non c’erano più, mi venne un tuffo al cuore. L’ultima volta che mi ero aggirata per il Maniero senza essere stata invitata, avevo sperato di fare scoperte spaventose. Avevo trovato casse con i timbri della dogana romena, e la dicitura TERRA. Avevo trovato un antico albero genealogico, nel quale c’era anche il nome di Alexander, senza date di nascita... o di morte. In quel momento, invece, avevo paura di ciò che non avrei trovato. Al piano di sopra, i ritratti appesi nel corridoio erano spariti. Andai fino in cucina, e aprii il frigorifero. C’erano solo avanzi. Le mensole erano ancora piene di antichi piatti di porcellana e calici di peltro. Vidi una candela spenta e una scatola di fiammiferi sul piano da lavoro di granito. Mi aggirai per i saloni deserti portando con me la candela. Le assi di legno scricchiolavano sotto il mio peso come se il Maniero abbandonato stesse piangendo. Nel soggiorno la luce della luna filtrava dai drappi di velluto rosso alle finestre. Il mobilio era nuovamente coperto da teli bianchi. Scoraggiata, mi avviai verso lo scalone. Invece della musica degli Smiths che ero abituata a sentir provenire dal piano di sopra, sentivo solo il vento che frustava le imposte chiuse. Le stanze spettrali del Maniero non mi facevano più vibrare di emozione; mi davano brividi di solitudine. Salii i gradini 16


ed entrai cautamente nello studio, dove una volta ero stata accolta dal mio notturno cavaliere, che mi aveva offerto le margherite che aveva colto per me. Era tornata ad essere solo una biblioteca abbandonata: libri che si impolveravano, senza che nessuno li leggesse. La stanza del maggiordomo era ancora più spartana, con un solo letto perfettamente rifatto, e l’armadio di Jameson svuotato di indumenti, mantelli e scarpe. La camera padronale era dominata da un letto a baldacchino ornato di pizzi neri drappeggiati sulle colonnine gotiche. Guardai la toeletta senza specchio posta di fronte al letto. Non c’erano più i pettinini, i pennelli e gli smalti nei toni del nero, del grigio e del marrone che appartenevano a sua madre. Non avevo mai avuto modo di conoscere i genitori di Alexander. Non ero nemmeno certa che esistessero. Tormentata, mi fermai ai piedi della scala che portava alla soffitta. Mi domandai come si fosse sentito Alexander, dovendo partire così all’improvviso, proprio quando tanti abitanti di Dullsville l’avevano finalmente accettato. Mi inerpicai su per la stretta scala e spensi la candela quasi del tutto consumata. Entrai nella sua camera abbandonata, nella quale mi aveva invitato per la prima volta appena due sere prima. Il suo materasso matrimoniale era ancora a terra, sfatto. Tipico di qualunque adolescente, vampiro o no. Il cavalletto nell’angolo era vuoto. Guardai gli schizzi di colore secco sul pavimento. Tutti i suoi dipinti erano spariti, compreso quello che aveva fatto per me, un mio ritratto in cui indossavo il costume del Ballo della Neve, con il cestino 17


a forma di zucca e una barretta di Snickers, con tanto di anello a forma di ragno e finti denti da vampiro. Sopra a una latta di pittura rosso sangue, ai piedi del cavalletto, c’era una busta da lettera nera. La guardai alla luce della luna. Era indirizzata ad Alexander e aveva un francobollo romeno. Non c’era mittente, e il timbro postale era illeggibile. Era stata aperta. La curiosità prese il sopravvento, così infilai le dita nella busta ed estrassi la lettera. Con inchiostro nero, c’era scritto: Alexander, LUI STA ARRIVANDO! Purtroppo, il resto della lettera era stato strappato via. Non sapevo chi l’avesse mandata, né cosa significasse. Mi domandai quali informazioni vitali avesse trasmesso... magari una località segreta. Era come guardare un film senza poterne vedere il finale. Chi era lui? Mi avvicinai alla finestra e guardai la luna; mi trovavo proprio alla finestra dalla quale alcuni giuravano di aver visto il fantasma di sua nonna. Mi sentivo molto vicina alla Baronessa. Lei aveva perduto l’amore della sua vita, ed era rimasta a vivere in totale isolamento. Mi domandavo se mi sarebbe toccato lo stesso destino. Dov’era diretto Alexander? Era tornato in Romania? Avrei comprato un biglietto per l’Europa, se necessario. Avrei bussato a tutte le dimore di quel paese, per trovarlo. Mi domandai cosa sarebbe stato di lui, se fosse rimasto. Se in città si fosse saputo chi era veramente forse gli avrebbero 18


dato la caccia? Lo avrebbero usato per esperimenti scientifici, oppure l’avrebbero ingabbiato, come un’attrazione da circo? Mi domandai cosa ne sarebbe stato di me. Forse l’FBI mi avrebbe interrogata, o sarei stata costretta a vivere come un’eremita. Mi avrebbero chiamata la Vedova del Vampiro. Stavo per uscire dalla stanza, quando vidi un libretto che spuntava da sotto il materasso. Lo portai alla finestra della soffitta per esaminarlo meglio. Possibile che Alexander si fosse dimenticato il passaporto? C’era un riquadro vuoto, dal quale era stata strappata la sua foto. Sfiorai quello spazio, domandandomi che fotografie potesse farsi un vampiro. Sfogliai le pagine. C’erano timbri di ingresso di Inghilterra, Irlanda, Italia, Francia e Stati Uniti. Se quello che avevo tra le mani era il passaporto di Alexander, non poteva essere tornato in Romania. Non avrebbe potuto lasciare il paese, senza. Improvvisamente avevo qualcosa che fino a quel momento mi era mancata. Speranza. «Rallenta!» disse mia madre quando entrai di corsa dalla porta di cucina. «Stai portando in casa un sacco di fango.» «Dopo pulisco io» dissi, senza fermarmi. «Vorrei invitare Alexander a cena, una sera» mi disse, raggiungendomi. «Non lo vediamo dalla sera della festa. Lo stai tenendo tutto per te.» «Va bene...» mormorai. «Ne parliamo dopo. Vado a studiare.» «A studiare? Non hai fatto altro, da dopo la festa. Alexander 19


Ellen Schreiber

«Non avrei potuto studiare una vendetta migliore. Posso distruggere te e ottenere una compagna per l’eternità... con un solo morso.»

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Kisses Morso d’amore ROMANZO

Il secondo romanzo del fortunato ciclo di Ellen Schreiber, consacrato anche dalla classifica del New York Times tra le serie più lette e amate dai lettori d’oltreoceano.

ISBN 978-88-95261-67-6

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Alexander Sterling, il bel tenebroso del Maniero di Benson Hill, è scomparso nella notte dopo aver baciato Raven e averle fatto capire di essere davvero un vampiro. Raven non si dà pace, è preoccupata per il suo amore ed è disposta ad andare in capo al mondo, se necessario, per riabbracciarlo. Ma non dovrà andare tanto lontano, perché è da un oscuro segreto del suo passato che Alexander si sta nascondendo. E il passato è appena arrivato in città.

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Morso d’amore

Ellen Schreiber, attrice e cabarettista, ha studiato improvvisazione al Second City of Chicago Training Center, prima di intraprendere la carriera di scrittrice. È autrice di tre romanzi, oltre ai cinque finora pubblicati negli Stati Uniti della serie Vampire Kisses.

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ReNoir


Vampire Kisses vol.2