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Anno 12 - n 75 - Maggio 2018 - euro 9,00 ISSN 2531-9779

I profili di LPP

STRATIFICAZIONI IN DIALOGO

studiorossi+secco

Maestri alternativi Morassutti e Mangiarotti Félix Candela Marco Bacigalupo

Residenze Elements

Soluzioni per l’abitare

FONT Srl - Via Siusi 20/a 20132 Milano - Poste Italiane SpA Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 DCB Milano


Qatar National Library Education City, Doha 2018

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www.unifor.it unifor@unifor.it

Art Direction Studio Cerri & Associati

Photo Mario Carrieri


Libreria CF. Dante Bonuccelli


IOARCH 75_SOMMARIO

LPP ROSSI+SECCO

18 Legno norvegese, design contemporaneo | Reiulf Ramstad Arkitekter 36 Gli spazi aperti del sapere | OMA, Biblioteca nazionale del Qatar, Doha 44 Villa Blanc. La bellezza ritrovata | di Tommaso Fersini - Studio Gemma

62

Associati, Luiss Business School, Roma 50 Un’architettura per le scienze della vita | FTA, Campus Humanitas University, Milano 56 Una giornata serena | Davanzo Architetti, Centro Diurno Alzheimer, Castelfranco Veneto

I PROFILI DI LPP | Luigi Prestinenza Puglisi

62 Nuovi architetti italiani | studiorossi+secco

MAESTRI ALTERNATIVI

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MAESTRI ALTERNATIVI

Maestri alternativi | di Carlo Ezechieli Il moderno targato Milano | Bruno Morassutti e Angelo Mangiarotti Via Quadronno 24 | Bruno Morassutti e Angelo Mangiarotti, Milano Lo studio BR, una storia di professionalità italiana | di Alessandro Sartori Dal Messico al mondo. I gusci di Félix Candela

di Juan Ignacio del Cueto Ruiz-Funes 84 Eroi del cemento | Intervista a Maurizio Milan di Carlo Ezechieli 86 L’ascesa dell’Archibrand | di Carlo Ezechieli e Christiane Bürklein

RESIDENZE

87 L'invenzione della tipologia iconica | BIG ‑ Bjarke Ingels Group Via 57 West, New York 92 Il futuro deell'abitare | Ssa, Zda, Recchi, Ai, Re_View, UpTown 96 La casa nella foresta | Zda, Sestroretsk, Russia 100 Una penthouse nella città che cambia | Libeskind, Milano CityLife 104 Living dinamico | Paolo Balzanelli / Arkispazio, Milano 108 Boutique office su misura | Iarchitects, Nuova sede Woodco, Trento 110 Quando il clima si fa smart | Climatizzazione

ELEMENTS

117 Contract Residenze | Soluzioni per l'abitare

87

RESIDENZE

FOCUS

8 Forme, tecnologia e colore | Peter Blineder a Leonding, Austria 10 Rigore volumetrico e eleganza formale | Gianluca Bo', Giussano 12 L'architettura del rinnovamento | Westway Architects, Fossalta di Portogruaro 14 Quattro sale e tre stelle | Jouin Manku, Ristorante Auberge de l’Ill, Alsazia 16 Quando la luce diventa architettura | Nicolò Aliverti, Villa a Brunate 20 Impianti efficienti, anima ecologica | Archistudio, Eur, Roma

WORK IN PROGRESS

28 31 32 34 35

117

Bologna Cagliari, Grado Køge, Bengasi Milano San Donato Milanese

DESIGN CAFÈ 6, 22, 24, 26, 116, 130 Libri, arte, cultura, attualità

IOARCH Costruzioni e Impianti n. 75

ELEMENTS CONTRACT RESIDENZE

Direttore responsabile Sonia Politi Comitato di direzione Myriam De Cesco Carlo Ezechieli Antonio Morlacchi Grafica e impaginazione Alice Ceccherini Federica Monguzzi

Marketing e Pubblicità Elena Riolo elenariolo@ioarch.it Contributi Laura Bellia, Christiane Bürklein, Juan Ignacio del Cueto Ruiz-Funes, Tommaso Fersini, Pietro Mezzi, Luigi Prestinenza Puglisi, Alessandro Sartori

In copertina: Studiorossi+Secco, Terrazzamenti abitati (foto ©Moreno Maggi)

Iniziative speciali Ornella Forte

Prezzo di copertina euro 9,00 arretrati euro 18,00

Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004.

Fotolito e stampa Errestampa

Abbonamenti (6 numeri) Italia euro 54,00 - Europa euro 98,00 resto del mondo euro 164,00

Spedizione in abbonamento postale 45% D.L. 353/2003 (convertito in legge 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1 DCB Milano

Editore Font srl, via Siusi 20/a 20132 Milano T. 02 2847274 redazione@ioarch.it www.ioarch.it

Pagamento online su www.ioarch.it o bonifico a Font Srl - Unicredit Banca

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ISSN 2531-9779


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LE VOLTE CINESI DI ZAHA HADID ARCHITECTS PER IL COMPLESSO SCOLASTICO DI LUSHAN NELLA PROVINCIA DI JIANGXI IL PROGETTO DELLO STUDIO LONDINESE PRESENTA ASPETTI SIA FORMALI SIA COSTRUTTIVI INNOVATIVI. SENZA TRASCURARE LE TRADIZIONI DELLA REGIONE

Il progetto di Zha per la scuola di Lushan, regione agricola del Jiangxi. Le tegole a copertura delle volte si rifanno alla tradizione ceramica della zona (render VA, courtesy Zha).

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Uno dei progetti più recenti di Zaha Hadid Architects si concentra sulla realizzazione della scuola elementare di Lushan, città della zona settentrionale della provincia di Jiangxi, nel sudest sdella Cina. Una regione agricola, circondata da montagne, fiumi e laghi, che vanta un’antica tradizione nella produzione di ceramiche di qualità. Il complesso scolastico ospiterà 120 studenti e servirà 12 villaggi abitati da 1.800

persone. L’area su cui sorge la scuola è una piccola penisola, circondata su tre lati dall’acqua, che si colloca su una scarpata sopraelevata a una quota di cinque metri sopra il livello delle acque del vicino fiume. Gli spazi didattici all’aperto e le strutture sportive della scuola sono ben inserite nel paesaggio circostante, il cui terreno sale verso la scuola creando delle aree naturali all’interno dei cortili, collocati, a loro volta, a una quota sopraelevata. Il campus comprende la scuola, le residenze studentesche e gli edifici di servizio, tutti ricompresi all’interno di grandi volte a botte, tra di loro allineate, che si aprono verso il fiume e orientate per incontrare le migliori condizioni di luce. Un lungo percorso centrale connette tutti gli ambienti del complesso e funziona anche da area di svago per gli studenti. Lo sbalzo delle volte protegge le aule dall’irraggiamento solare e dal clima subtropicale della zona e, nello stesso tempo, estende gli spazi esterni dedicati all’insegnamento. Al di là delle scelte formali, la decisione di utilizzare il sistema costruttivo delle volte a botte è dipesa dalla volontà di ridurre i tempi di costruzione e di trasporto in cantiere di materiali e componenti. Il progetto di Zaha Hadid Architects, oltre a far leva sulle tecniche costruttive locali per quanto riguarda la realizzazione delle parti in calcestruzzo, ha puntato sull’utilizzo di tecniche robotizzate per la rea-

lizzazione delle casseforme delle volte (gli stampi dei blocchi poliuretanici sono ottenuti dal taglio a caldo effettuato con una macchina robotizzata collocata in cantiere). La modularità del sistema costruttivo consente inoltre il riutilizzo degli stampi, riducendo ulteriormente tempi e costi di realizzazione. Il progetto recupera anche le tradizioni produttive ceramiche della zona attorno a Lushan: una tradizione di alta qualità che risale alla dinastia Ming, che si traduce nell’utilizzo di rivestimenti ceramici esterni per l’intero complesso, disposti secondo differenti tonalità in relazione alle diverse funzioni e ai livelli scolastici

CREDITI Realizzazione Complesso scolastico elementare Località Lushan, Jiangxi, Cina Progetto architettonico Zaha Hadid Architects Progetto Patrik Schumacher, ZHA Responsabili del progetto

Charles Walker, Nils Fischer, ZHA

Capoprogetto Michal Wojtkiewicz, ZHA Progettista associato Armando Solano, ZHA Team di progettazione Nassim Eshaghi, Nastasja Mitrovic, Marko Margeta, Hung-Da Chien, ZHA

Progettazione ingegneristica

Shing & Partners Design Group

Anno di progetto 2018


› FOCUS

FORME, TECNOLOGIA E COLORE A LEONDING, IN ALTA AUSTRIA UNA CASA UNIFAMILIARE VIENE RIVESTITA CON LE DOGHE IN ALLUMINIO DI PREFA. UNA SOLUZIONE CHE TIENE UNITE FORMA E TECNOLOGIA E CHE OFFRE, GRAZIE ANCHE ALL'USO DEL COLORE, FORTE IDENTITÁ E RICONOSCIBILITÁ La casa di Leonding progettata e realizzata da Peter Blineder. È la facciata, realizzata con doghe di alluminio Prefa, il tratto distintivo della nuova abitazione (foto Prefa/Croce).

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Un gioco di colori e di superfici rendono la casa unifamiliare di Leonding, città non distante da Linz in Alta Austria, un esempio di come si possa produrre architettura capace di emozionare e allo stesso tempo legare forme, tecnologia e colore. La nuova abitazione, progettata

dall’architetto-costruttore Peter Blineder, realizza i suoi obiettivi progettuali e costruttivi utilizzando le doghe di rivestimento Prefa. Il progetto della facciata, grazie alle linee create dalle doghe di rivestimento proposte in tre diversi colori (marrone, bronzo e avorio), rappresenta un tratto distintivo dell'abitazione: alternando le doghe il progettista ha dato vita a una facciata elegante, che conferisce all’edificio una precisa personalità. Le singole doghe di rivestimento della facciata, realizzate su misura in lunghezza e in formato standard di 200 millimetri in larghezza, sono state montate su una sottostruttura in alluminio e l’edificio è stato isolato con fibra naturale. In totale, sono state installate doghe per 200 metri quadrati di superficie. Le proprietà del prodotto, come lo spessore ridotto (un millimetro), il peso contenuto dei singoli elementi, la facilità di lavorazione e la flessibilità del materiale, rendono l’installazione semplice e veloce. Le doghe sono rivestite da un doppio strato di verniciatura poliammidica poliuretanica di alta qualità in coil coating, che rende la colorazione ancora più resistente e duratura nel tempo; hanno un

L’architetto Peter Blineder.

peso variabile da 3,3 a 4,3 chilogrammi al mq e la posa avviene su un tavolato pieno di 24 mm di spessore. I formati sono standard: 138 x 0,7 mm; 200 x 1 mm, 300 x 1,2 mm

CREDITI Realizzazione Casa unifamiliare Località Leonding, Austria Committente Privato Progettista e costruttore Peter Blineder Superficie di rivestimento 200 mq Azienda produttrice Prefa Materiale alluminio preverniciato, spessore 0,7 mm

Fotografie Prefa/Croce


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› FOCUS

RIGORE VOLUMETRICO E ELEGANZA FORMALE

Nella foto l’edificio progettato da Gianluca Bo’ a Seregno. Rivestito a doghe Alu-skin di Alubel nella versione alluminio smooth colore bianco puro.

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L’utilizzo intelligente dei materiali e delle tecnologie permette di realizzare architetture di qualità. Ne è un esempio l’edificio progettato e realizzato a Seregno, in provincia di Monza Brianza, da Gianluca Bo’: si tratta di una palazzina di tre piani, per cinque unità immobiliari, che, grazie al rivestimento in doghe di alluminio accompagnato dall’attenzione ai dettagli, riesce a distinguersi per stile e carattere. Ovviamente la validità delle idee progettuali è resa concreta dalla qualità dei materiali utilizzati: rivestimenti metallici a doghe Alu-skin di Alubel, in questo caso nella versione alluminio smooth colore bianco puro. Si tratta infatti di un prodotto tecnicamente all’avanguardia, frutto dell’esperienza di Alubel nel settore dei rivestimenti metallici: di facile posa, con fissaggio a scomparsa, con un’ampia gamma di colorazioni, Alu-skin è una soluzione elegante ed efficace. L’utilizzo dell’alluminio garantisce durabilità e la massima protezione dagli agenti atmosferici. Inoltre la disponibilità di un’ampia gamma di pezzi speciali e la conoscenza tecnica di Alubel consente l’ap-

CREDITI

plicazione di Alu-skin in ogni situazione: in questo caso fra la testata delle doghe e i monoblocchi delle finestre sono stati inseriti dei Led che permettono scenografici effetti luminosi; inoltre è stato realizzato un volume aggettante ricoperto da verde verticale retroilluminato da luci Led

Località Via Papa Giovanni XXIII, 11 Seregno, MB Impresa Eurometal di Civate, Lecco Anno di realizzazione 2017 Superficie 700 mq di rivestimento in doghe Alu-Skin in alluminio spessore 11/10 mm. preverniciato smooth colore bianco puro simil RAL 9010

Progettista Gianluca Bo’ – Giussano, Milano Materiali Alubel SpA di Bagnolo in Piano, Reggio Emilia


Le pareti manovrabili per il settore residenziale

VILLA M Firenze Progetto di FW A Filippo Weber Architetto La parete manovrabile Anaunia realizzata nell’elegante sala di questa villa del 1920, completamente ristrutturata, crea spazi flessibili che si coniugano perfettamente con il sapore della tradizione toscana. Lo spazio unitario e compatto diventa duttile e assume configurazioni diverse a seconda delle diverse esigenze, mentre la porta originale d’epoca viene inserita nell’elemento della parete mobile. Costituita da moduli indipendenti che consentono la pratica suddivisione fisica e acustica in due o più spazi, rappresenta uno strumento in più a disposizione di architetti e interior designer per progettare, con intelligenza e creatività, soluzioni flessibili dello spazio, vero lusso della contemporaneità. Una soluzione totalmente innovativa che risponde agli stili di vita contemporanei: Anaunia inventa la parete manovrabile per il settore residenziale.

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LA CITTADELLA DEL VINO, FOSSALTA DI PORTOGRUARO, VENEZIA

L’ARCHITETTURA DEL RINNOVAMENTO IL PROGETTO DI RESTYLING DELLA CANTINA SANTA MARGHERITA SI È CONCLUSO CON LA REALIZZAZIONE DELL’EDIFICIO DESTINATO ALL’IMBOTTIGLIAMENTO. LE NUOVE FACCIATE IN DOGHE DI ZINCO TITANIO SONO L’IMMAGINE CONTEMPORANEA DELLA STORICA IMPRESA. PROGETTO DI WESTWAY ARCHITECTS

In alto, il nuovo edificio destinato all’imbottigliamento della Cantina Santa Margherita di Fossalta di Portogruaro con le facciate in doghe di zinco titanio di Vmzinc. Sotto, lo stesso edificio che fronteggia il complesso esistente già oggetto di una lunga operazione di restyling (foto Pier Mario Ruggeri).

La Cantina Santa Margherita, fondata nel 1935 dal conte Gaetano Marzotto a Fossalta di Portogruaro, rappresenta un pezzo della storia imprenditoriale italiana. È parte di un progetto più ampio, che ha visto la creazione di un modello sociale di città con case per gli operai, residenze per i dirigenti, scuole, un teatro, centri ricreativi e una casa di riposo. Il progetto di restyling del complesso, iniziato una decina di anni fa e affidato allo studio di architettura Westway Architects, dopo aver interessato le aree di stoccaggio e vinificazione, della cantina e degli uffici, si è concluso di recente con la realizza-

zione dell’edificio destinato all’imbottigliamento, che completa l’insediamento vinicolo trasformandolo in Cittadella dei Vino. La struttura di 2.600 metri quadrati di superficie nasce dalla riconversione di vecchi opifici industriali degli anni Trenta, è rivestito con doghe in zinco titanio di Vmzinc, con finiture a Pigmento Rosso Terra e Quartz-Zinc. L’edificio punta al risparmio energetico e all’estetica: le vele di facciata proteggono infatti dall’irraggiamento solare, mentre il rivestimento in zinco titanio da continuità materica con l’edificio delle cantine

Gli architetti di Westway Architects, Luca Aureggi e Maurizio Condoluci

CREDITI Realizzazione Restyling edificio produttivo (imbottigliamento del vino)

Località Fossalta di Portogruaro, Venezia Committente Santa Margherita Gruppo Vinicolo

Anno Luglio 2017 Progettazione architettonica Westway Architects, Roma e Milano

Facciate Vmzinc

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› FOCUS

RISTORANTE AUBERGE DE L’ILL, ALSAZIA

QUATTRO SALE E TRE STELLE RISTRUTTURATO DALLO STUDIO JOUIN MANKU, L’AUBERGE DE L’ILL, DA PIÙ DI CINQUANT’ANNI TRE STELLE MICHELIN, SOTTOLINEA CON MISURATA ELEGANZA IL LEGAME CON IL LUOGO AGGIUNGENDO VALORE ALL’ESPERIENZA GASTRONOMICA. LE SEDUTE DEL RISTORANTE SONO DI PEDRALI

In alto, alcuni interni del ristorante l’Auberge de l’Ill a Illhaeuesern in Alsazia, arredate con la poltrona Ester di Pedrali (foto ©Nicolas Mathéus).

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Poco conosciuta e a lungo contesa tra Francia e Germania, la regione dell’Alsazia, compresa tra il Reno e il massiccio dei Vosgi, è il paradigma del termine ‘terroir’, quello che meglio valorizza l’offerta gastronomica francese e che conferma l’equivalenza tra bello e buono, giacché proprio l’economia basata sulla trasformazione del cibo e la cultura che ne consegue contribuiscono alla bellezza dei luoghi. Qui, dove in cognomi e toponimi l’idioma tedesco è addolcito dal francese, nel piccolo villaggio di Illhaeuesern ai bordi dell’Ill da 150 anni sorge l’Hôtel des Berges, allora rifugio per viandanti e oggi di categoria 5 stelle e, sempre gestito dalla famiglia Haeberlin-Baumann, il suo ristorante – l’Auberge de l’Ill –che da più di 50 anni vanta le tre stelle Michelin. Raggiungere Illhaeuesern in una giornata di primavera – da Strasburgo a nord, in meno di un’ora, o da Colmar, a sud, in poco più di 20 minuti – è una gioia: strade di campagna che attraversano prati, boschi e campi coltivati, incrociando i numerosi corsi d’acqua che scendono dai Vosgi; sedersi a tavola un piacere per i cinque sensi. Ristrutturato di recente, l’Auberge de l’Ill conta quattro sale, allestite e arredate con elegante leggerezza dallo studio Jouin Manku. Mentre nella sala principale la tappezzeria, che farfalle e colibrì in origami rendono tridimensionale, dà la riposante sensazione di trovarsi ancora all’esterno, gli arredi della veranda, affacciata sul giardino e sul fiume, amplificano i riflessi dell’acqua con una quinta in

cristallo di Murano e grandi tondi in acciaio inox martellato applicati al soffitto. Ancor più della sala principale, la salle alsacienne richiama il paesaggio circostante con steli pavimento-soffitto irregolari come piccoli tronchi d’albero a far da quinte tra i tavoli e una tappezzeria dove ricorre la flora e la fauna del Ried. Infine, per i giorni d’inverno, la colombaia con il camino, interamente rivestita in legno cui toglie pesantezza un’aerea sospensione in vetro soffiato che pende dal soffitto a falde. Patrick Jouin, partner con Sanjit Manku dello studio che ha fatto della convergenza tra industrial design, alto artigianato e interior design la propria caratteristica distintiva, è il designer delle poltroncine Ester di Pedrali dove siedono gli ospiti. Menu tradition a 132 euro, menu Haeberlin a 188 euro o pranzo à la carte. E, come si dice, vale il viaggio


› FOCUS

VITA DI ESTER Pensata inizialmente per il ristorante Alain Ducasse at the Dorchester a Mayfair, Londra, Ester poi è stata scelta dal famoso chef anche per gli altri suoi ristoranti, tra cui Le Jules Verne, al secondo piano della Tour Eiffel, salito alle cronache pochi mesi fa per la colazione che il presidente francese Emmanuel Macron ha offerto a Donald Trump in visita ufficiale nella capitale francese. Sedute Ester anche per la terrazza ristorante all’ultimo piano del rinnovato Hotel Eden di Roma (IoArch 71) e per un altro ristorante stellato, il Saraceno di Roberto Proto a Cavernago (Bergamo). Anche i crocieristi della Seabourn Encore, progettata dall’architetto Adam Tihany, siedono su poltrone Ester quando scelgono il Sushi Restaurant della nave. Disegnata da Patrick Jouin, Ester combina mirabilmente ergonomia, eleganza e funzionalità. La scocca, uno schiumato poliuretanico con cinghie elastiche su struttura di acciaio, è rivestita in pelle o in tessuto. Le gambe, realizzate in pressofusione di alluminio, possono avere finitura in alluminio satinato, bronzo satinato, ottone anticato o nichel nero.

Design Patrick Jouin Misure poltrona mm 590 x 520 x h 820

(bracciolo h 665); altezza da terra della seduta mm 495

Misure sedia mm 480 x 540 x h 850; altezza da terra della seduta mm 480

Rivestimenti pelle o tessuto Finiture gambe alluminio spazzolato; bronzo satinato; ottone anticato; effetto titanio

www.pedrali.it

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› FOCUS

La villa di Brunate sul lago di Como. La ristrutturazione degli infissi (Italserramenti) dell’ampia vetrata-soggiorno della casa offre luminosità e una vista importante sullo specchio d’acqua (foto Mattia Aquila).

NELLA RISTRUTTURAZIONE DI UNA VILLA I NUOVI SERRAMENTI IN LEGNO VALORIZZANO UN SOGGIORNO VETRATO DI AMPIE DIMENSIONI. GLI INFISSI SONO DI ITALSERRAMENTI

QUANDO LA LUCE DIVENTA ARCHITETTURA A cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, per circa trent’anni, sulle rive del lago di Como sono sorte numerose ville e alberghi in stile Liberty. Brunate, piccolo centro sopra Como, è un esempio importante di una presenza architettonica che coinvolge tutte le sponde del lago. Non fa eccezione la villa, una residenza privata, riprogettata dallo studio dell’ingegnere Nicolò Aliverti di Como, che l’ha resa moderna e contemporanea. Il panorama sul lago è favorito dalla presenza di un soggiorno vetrato di grandi dimensioni, che è stato trasformato con la posa di 43 serramenti in legno laccato bianco, dalle linee tradizionali e adatti all’atmosfera liberty della villa, prodotti da Italserramenti. Nell’intervento sono state utilizzate finestre

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Bach 78, caratterizzate da profili e modanature sagomate, dal gusto classico, particolarmente indicate per gli interventi nei centri storici o di recupero edilizio. Sono in legno laccato anche le porte-finestre, con traversini riportati con aperture a battente, gli elementi fissi e una soluzione a bilico orizzontale. Per la chiusura della veranda sono stati realizzati su misura serramenti di grandi dimensioni, caratterizzati, nella parte superiore, da una particolare sagomatura degli spigoli che segue l’andamento della muratura. È stata così posata una vetrata fissa (3.580 per 3.210 mm), una portafinestra con sopra luce (2.100 per 3.210 mm) e una finestra a due ante apribile con sopra e sotto luce (2.100 per 3.210 mm)


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LEGNO NORVEGESE DESIGN CONTEMPORANEO UN COMPLESSO RESIDENZIALE REALIZZATO A MANDAL, NEL SUD DELLA NORVEGIA, PROPONE UN’ARCHITETTURA DALLE LINEE ESSENZIALI. CAPACE DI RAPPORTARSI AL MARE E AI SUOI PAESAGGI. I PROGETTO È DI REIULF RAMSTAD ARKITEKTER DI OSLO

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Il complesso residenziale Slipway, realizzato a Mandal in Norvegia su progetto dello studio di architettura Reiulf Ramstad Arkitekter di Oslo, per le forme delle coperture e per la cura dei particolari delle finestre, si configura come un progetto iconico e, allo stesso tempo, evocativo dei caratteri costruttivi locali e della città di Mandal in particolare. Nella cittadina norvegese, posta alla confluenza tra il fiume Mandalselva e il fiordo di Mannefjord nel sud del Paese, le architetture in legno delle case si incontrano con il mare, dando vita così a un paesaggio di qualità. Con l’intervento di Slipway siamo di fronte a un’architettura ricca di tradizioni costruttive locali, interpretate in modo nuovo e con soluzioni che si richiamano alla contemporaneità. Il progetto organizza le quattro residenze su un’area di circa ottomila metri quadrati, su cui si collocano tre edifici, di dimensioni più contenute rispetto al quarto, che grazie alla loro collocazione lungo il fiume garantiscono a tutti gli appartamenti la luce naturale e la vista sul mare. Il quarto edificio è invece collocato a nord, alle spalle degli altri tre. L’intervento ha previsto la realizzazione di 46 alloggi, suddivisi in 16 differenti tipologie, con taglio degli alloggi variabile da 65 a 175 metri quadrati. Tutti gli appartamenti sono dotati di balcone (rivolto a sud ovest) e alcune camere sono soppalcate a doppia altezza, mentre l’ultimo piano di ciascun edificio è dotato di una terrazza in sommità. Le facciate e le coperture sono

rivestite in legno di cedro non trattato. Il progetto ha posto particolare attenzione alle relazioni tra gli spazi esterni e le funzioni abitative e all’esposizione alla luce naturale. Il design pulito delle facciate e dell’architettura nel suo complesso si evince anche dalla cura dei particolari, come ad esempio le tubazioni esterne di scarico, i serramenti e l’insieme degli elementi presenti in facciata

Il complesso residenziale Slipway a Mandal nel sud della Norvegia, alla confluenza tra il fiume Mandalselva e il Mannefjord. Il progetto è dello studio Reiulf Ramstad Arkitekter di Oslo.

CREDITI Realizzazione Complesso residenziale di 4 edifici Località Mandal, Norvegia Committente Laksesoben Eiendom Progettazione architettonica Reiulf Ramstad

Arkitekter

Anno 2016 Fotografie Reiulf Ramstad Arkitekter


Rivestimento Alu-Skin

Elegante, resistente, ecologico.

Il rivestimento in alluminio Alu-Skin coniuga i vantaggi di un materiale progetresistente ed elegante alla versatilità che da sempre desidera il proget tista. Moderno, dai colori, posa e dimensioni variabili, consente infinite soluzioni per la personalizzazione delle facciate. L’alluminio pesa un terzo rispetto all’acciaio, resiste al tempo, alla corrosione, ed è 100% riciclabile. Per questo con Alu-Skin dai più valore al tuo immobile.

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› FOCUS

LE TERRAZZE BIANCHE, EUR, ROMA

IMPIANTI EFFICIENTI ANIMA ECOLOGICA Il progetto Le Terrazze Bianche è di Archistudio Roma, degli architetti Sergio Sardone e Stefano Bruno. La progettazione degli interni e i dettagli esecutivi sono del gruppo di architetti composto da Francesca Marchese, Emanuela Guarnera e Giuseppe Pisciotti con il contributo di Silvio Rossi. L’iniziativa immobiliare è del gruppo romano Rossi, fondato da Niccola Rossi e gestito dal figlio Silvio.

All’Eur, accanto all’architettura monumentale degli anni Trenta del secolo scorso, sono sorti, dal Dopoguerra a oggi, complessi edilizi di segno moderno, frutto di un lungo processo di urbanizzazione e di interventi di riqualificazione urbana realizzati più di recente. Un esempio di rinnovo urbano è offerto dal complesso Le Terrazze Bianche di via Sierra Nevada, strada nel centro del quartiere capitolino. Qui, un vecchio stabile degli anni Sessanta ha lasciato il posto a una costruzione di sei piani di buona architettura, dalle linee sinuose e piene di luce. Ma non è solo l’aspetto estetico a prevalere in questa realizzazione: all’interno, l’edificio dell’Eur

nasconde un’anima ecologica con un insieme di soluzioni funzionali, innovative e di qualità. Tra queste spicca il Sistema Comfort di Rdz, un impianto completo di riscaldamento e raffrescamento a pavimento, corredato da unità per la deumidificazione dell’aria e da dispositivi elettronici per il controllo della temperatura e dell’umidità ambiente. Il clima ideale, in inverno e in estate, è garantito dal Sistema Cover Hp di Rdz, che provvede all’uniforme distribuzione delle temperature all’interno dei locali, generando una sensazione di benessere elevato. Semplice da installare, Cover Hp si compone di pannelli in polistirene sinterizzato con grafite, in grado di fornire alte prestazioni di isolamento termico, anche con spessori ridotti, e di accogliere tra le bugne la tubazione Rdz Tech Interior Layer di 17 millimetri di diametro, di elevata resistenza e affidabilità nel tempo. Nella residenza Le Terrazze Bianche la superficie radiante si estende per 3.690 metri quadrati con 40.920 metri di tubo, organizzati in 537 circuiti,

Planimetria di un alloggio tipo del complesso residenziale con l’indicazione degli arredi interni.

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› FOCUS In questo edificio, il clima ideale in inverno e in estate è garantito dal Sistema Cover Hp di Rdz, che provvede all’uniforme distribuzione delle temperature all’interno dei locali, generando una sensazione di benessere elevato.

UN EDIFICIO DEGLI ANNI SESSANTA LASCIA IL POSTO A UN COMPLESSO DI 40 ALLOGGI SU SEI PIANI. CENTRALE NELLA PROGETTAZIONE L’ATTENZIONE AGLI IMPIANTI DI RISCALDAMENTO E RAFFRESCAMENTO DEL SISTEMA COMFORT RDZ

in una trama regolare e ordinata che percorre le 40 unità abitative di varia metratura. I collettori di distribuzione della serie Top Composit in tecnopolimero sono stati inseriti in armadietti Slim in acciaio zincato di spessore limitato per consentirne l’alloggiamento discreto nelle pareti divisorie. Nei locali bagno si è optato per la versione New Plus, l’impianto di riscaldamento a pavimento a ingombro ridotto e a elevata resistenza meccanica. Con l’impianto radiante Rdz, alimentato a bassa temperatura, agli inquilini vengono garantiti risparmio energetico, ambienti salubri, assenza di vincoli impiantistici, massimo sfruttamento degli spazi interni e posa di pavimentazioni di qualsiasi tipo. Per il funzionamento estivo sono stati installati 50 deumidificatori Rnw 411, che oltre a controllare l’umidità relativa, apportano potenza sensibile in presenza di carichi termici elevati. Si tratta di unità compatte e silenziose, montate a incasso nel controsoffitto, adatte agli ambienti residenziali.

Il controllo dei parametri termici avviene attraverso l’impiego di 40 centraline elettroniche (una per ogni unità abitativa), corredate di sonde di rilevazione della temperatura e dell’umidità (per un totale di 169 terminali), che sono state personalizzate con placche Bticino Living di varie finiture

CREDITI Realizzazione complesso Le Terrazze Bianche Località Roma, Eur Committente Gruppo Rossi e Betonica Progettazione Archistudio, Roma Progettazione esecutiva interni Francesca Marchese, Emanuela Guarnera e Giuseppe Pisciotti

Piani 6 Alloggi 40 Impianti Sistemi di climatizzazione radiante Cover Hp e New Plus RDZ completi di deumidificatori RNW 411 e regolazione LC

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› DESIGNCAFÈ

HOUSE IN MOTION È DI FACILE REALIZZAZIONE, POCO COSTOSA E PUÒ ESSERE RICOLLOCATA IN UN ALTRO LUOGO SENZA DIFFICOLTÀ. È L’ABITAZIONE MOBILE IDEATA DALLO STUDIO DI PROGETTAZIONE RAHBARAN HÜRZELER ARCHITECTS DI BASILEA. CEMENTO, LEGNO, VETRO E FONTI RINNOVABILI I PROTAGONISTI DELL’OPERAZIONE

Immagini dell'abitazione mobile ideata dallo studio Rahbaran Hürzeler Architects di Basilea. Una soluzione di facile realizzazione ed economica (courtesy, Rahbaran Hürzeler Architects).

Il progetto che Shadi Rahbaran e Ursula Hürzeler dello studio Rahbaran Hürzeler Architects di Basilea hanno messo a punto risponde alle più imprevedibili richieste. Anche a quella di un loro cliente che esprimeva il desiderio di cambiare la sede della propria casa spesso, ogni due anni. La risposta progettuale si è orientata su una struttura di abitazione che fosse di facile realizzazione e poco costosa da smontare e rimontare altrove. La casa si compone di una platea di cemento armato di 10 metri per 10 di lato

suddivisa in cinque parti di dimensioni tali da poter essere trasportate su un mezzo pesante. Su tale piattaforma vengono poi installati quattro nuclei di legno prefabbricati, che svolgono una doppia funzione: quella di contenitori dei servizi dell’alloggio e di elementi strutturali dell’edificio. Gli elementi verticali sono disposti a croce sfalsata, una configurazione che consente di suddividere il piano della casa in cinque spazi funzionali: due camere da letto, una cucina e un soggiorno. Al centro della croce è previsto uno spazio centrale, sormontato da un lucernario a cupola, con la funzione di atrio. Anche il tetto è una piastra in cemento, formata da cinque elementi identici a quelli utilizzati per il basamento, posati però a rovescio. L’edificio è completato di pareti vetrate che permettono la continuità tra l’interno e l’esterno dell’edificio. Dal punto di vista energetico, grazie all’utilizzo delle fonti rinnovabili, la casa è autosufficiente

Shadi Rahbaran e Ursula Hürzeler

CREDITI Realizzazione House in motion Committente Privato Progettazione architettonica Rahbaran Hürzeler Architects, Basilea, Svizzera

Team di progettazione Shadi Rahbaran, Ursula Hurzeler, Julian Nieciecki, Lisa Tran, Elisavet Papadopoulou, Ilinca Zastinceanu, Eugenio Cappuccio

Progetto strutturale zpf.Ingenieure, Nico Ros Nicolas Gamper

Consulenza Istituto di Energetica delle costruzioni dell’università delle Scienze e delle Arti del Nord Ovest della Svizzera

Anno Marzo-Giugno 2018 [ 22 ]

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› DESIGNCAFÈ PER CAPIRE LE CITTÁ DEL 20° SECOLO

Urbanity and Density è il titolo del libro che Wolfgang Sonne, docente di Storia e teoria dell’architettura all’università di Dortmund, ha pubblicato per l’editore berlinese Dom. Dalla giuria del premio dell’International planning history society, è stato definito il libro in lingua inglese più innovativo nella storia della pianificazione urbana. Con questo titolo Sonne ha vinto il prestigioso Book Prize 2018 dello stesso Iphs. Urbanity and Density, alla cui realizzazione ha contribuito anche la Fondazione tedesca per la ricerca, analizza la progettazione e la realizzazione degli spazi urbani densi realizzati nel ventesimo secolo. In poco tempo, il testo di Sonne è diventato un riferimento per gli studiosi di oggi, anche per la sua capacità di introdurre una prospettiva nuova nella storia della pianificazione nei paesi occidentali.

Urbanity and Density In 20th Century Urban Design Wolfgang Sonne Dom publisher 359 pp ‑ 98 € ISBN 978-3-86922-491-6

URBANPROMO 2018: CONFERMATI GLI APPUNTAMENTI D’AUTUNNO Anche per quest’anno Urbanpromo, la manifestazione nazionale sulla rigenerazione urbana organizzata dall’Istituto nazionale di urbanistica e da Urbit, si svolgerà in tre diverse città e in tre date differenti. Il 20 e 21 settembre a Palazzo Badoer allo Iuav di Venezia, si terrà la seconda edizione di Urbanpromo Green, la due giorni di discussione sui temi della pianificazione, delle condizioni di vita e di funzionamento delle città, analizzate da un punto di vista delle politiche di sostenibilità. L’11 e 12 ottobre alla Galleria d’Arte moderna e contemporanea di Torino, [ 24 ]

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è in programma l’ottava edizione di Urbanpromo social housing, la manifestazione di analisi e approfondimento sull’abitare sociale. Dal 20 al 23 novembre, alla Triennale di Milano, si svolgerà l’evento finale di Urbanpromo, per la sua quindicesima edizione. Confermato anche l’appuntamento di Urban-promogiovani, giunto alla sua decima edizione. Si tratta del concorso internazionale dedicato agli studenti universitari, a cui è collegato uno specifico workshop, che si terrà a Milano a Urbanpromo, sempre in Triennale.


› DESIGNCAFÈ COSTRUZIONI, LE NUOVE NORME TECNICHE

L’ARCHITETTURA E L’ARMONIA DEI CONTRASTI

Entrate in vigore il 22 marzo scorso, dopo un’attesa di dieci anni, le nuove Norme tecniche per le costruzioni hanno modificato, aggiornandole, le Ntc del 2008. In sintesi, le nuove norme ridefiniscono i criteri generali tecnico-costruttivi per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo degli edifici e per il loro consolidamento; i criteri generali per la verifica di sicurezza delle costruzioni; le indagini sui terreni e sulle rocce, i criteri generali e le precisazioni tecniche per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione, i criteri generali e le precisazioni tecniche per la progettazione, esecuzione e collaudo di opere speciali; la protezione delle costruzioni dagli incendi. Le nuove norme sono entrate in vigore subito, ma si sono dovute misurare con la situazione preesistente. Da qui la necessità di disporre di un periodo transitorio, che la nuova norma disciplina. Infatti, per le opere in corso di realizzazione al 21 marzo 2018, quindi fino al giorno prima dell’entrata in vigore delle nuove Ntc, così come per i progetti definitivi o esecutivi già affidati alla stessa data, sarà possibile continuare ad applicare la normativa con la quale sono state progettate, a condizione che la consegna dei lavori avvenga entro il 22 marzo 2023 (cinque anni dopo la data di entrata in vigore). In tutte le altre fattispecie sarà necessario fare riferimento alla nuova norma. La casa editrice Maggioli, nella serie Progettazione Tecniche & Materiali, pubblica un nuovo libro, dallo stesso titolo della norma.

L’architetto russo-tedesco Sergei Tchoban e il teorico dell’arte russa Vladimir Sedov, nel loro libro 30:70 Architecture as a Balancing Act indagano sul senso di disagio che accompagna l’architettura contemporanea. I due autori pongono la domanda relativa a cosa l’architettura odierna, rispetto a quella che l’ha preceduta, ha smarrito e cosa invece ha ricevuto in cambio. Il libro di Tchoban e Sedov, prima di giungere a quella che giudicano l’anomalia del Modernismo, attraversa 2.500 anni di storia dell’architettura e mostra come nella contemporaneità si sia perso l’equilibrio tra le icone architettoniche e gli elementi di fondo che le circondano. Gli autori sostengono la tesi secondo cui si è persa l’intuizione per ciò che è naturale in un edificio e rilevano come vi sia oggi il desiderio, per ogni nuova architettura, di

Norme tecniche per le costruzioni 2018 Aggiornamento delle Norme tecniche per le costruzioni Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Decreto 17 gennaio 2018 Maggioli Editore - 2018 379 pp - 19 € ISBN 978-88-916-82879-4

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affermarsi a scapito di quelle esistenti. Tchoban e Sedov propongono anche una via d’uscita: per sviluppare quella che loro definiscono “un’armonia di contrasti” nel paesaggio urbano, suggeriscono di garantire un rapporto 30:70 tra edifici iconici e architetture di fondo. Il libro, grazie ai disegni di Sergei Tchoban, compie un viaggio attraverso la storia dell’architettura occidentale, con una serie di casi che esplorano ciò che manca (e che si ricerca) nell’architettura contemporanea.

30:70. Architecture as a Balancing Act Sergei Tchoban e Vladimir Sedov Prefazione di Bernhard Schulz DOM publishers 160 pp - 28 € ISBN 978-3-86922-683-5

LA LUCE DI BARRAGÁN E SANDBACK Una cosa Fred Sandback (1943-2003), scultore minimalista statunitense, e Luis Barragán (1902-1988), il più importante architetto messicano del XX° secolo e vincitore del premio Pritzker, condividevano: l’interesse per le proprietà e il colore della luce, che entrambi consideravano fondamentale per la loro attività. Nel 2016 le sculture di Sandback sono state temporaneamente allestite nelle Case Luis Barragán, Antonio Gálvez, Gilardi e nella Cuadra San Cristóbal. L’influenza che ne è

derivata è stata documentata in numerose e straordinarie fotografie, che sono state per la prima volta pubblicate nel libro di Hatje Cantz dal titolo Las propriedades de la luz / The properties of Light. La pubblicazione è accompagnata dai saggi del direttore della Fondazione Barragán, Federica Zanco, del curatore Daniel Garza Usabiaga e da una lunga conversazione avvenuta a New York nel gennaio del 2017 tra l’architetto statunitense Roger Duffy, l’artista messicano Amavong Panya, la curatrice al Modern Art Museum di New York Lilian Tone e lo storico dell’arte Edward Vázquez.

Luis Barragán, Fred Sandback Las propriedades de la luz / The properties of Light Hatje Cantz Testi di Daniel Garza Usabiaga, Federica Zanco, contributi di Roger Duffy, Amavong Panya, Lilian Tone, Edward Vazquez 128 pp - 40 € ISBN 978-3-7757-4382-2


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› WORK IN PROGRESS BOLOGNA DI GREGORIO ASSOCIATI PER UNA FIERA CHE DIALOGA CON LA CITTÁ La Fiera di Bologna si amplia. Sono iniziati infatti i lavori della prima fase di riqualificazione e ampliamento dei padiglioni fieristici. A fronte di un investimento di circa 44 milioni di euro, il primo lotto di opere prevede la costruzione di due nuovi padiglioni (29 e 30) e degli spazi dedicati alle attività congressuali e alla ristorazione, per una superficie di oltre 33 mila metri quadrati sui 270 mila complessivi previsti dal masterplan. L’inaugurazione è in programma per settembre, in occasione di Cersaie 2018, undici mesi dopo l’avvio dei lavori, iniziati nel novembre dello scorso anno. Autore del progetto è lo studio di architettura Di Gregorio Associati di Parma, che si è avvalso della progettazione strutturale di Massimo Majowiecki e della consulenza scientifica di Aurelio Galfetti. Il progetto riguarda la trasformazione dell’area fieristica e, contemporaneamente, dei rapporti tra lo spazio fieristico e la città: questo attraverso una serie di percorsi che definiscono gli stessi spazi espositivi. La spina centrale del progetto è il mall, un’asse ortogonale alla via Emilia, che attraverserà il complesso fieristico da nord a sud, che migliorerà l’accesso dalla tangenziale e darà vita a flussi di

scorrimento per le attività di servizio e per i visitatori su più livelli. I padiglioni avranno delle grandi superfici traslucide, il verde avrà il compito di fare da cerniera tra i padiglioni a sud e gli spazi verdi residuali a nord. I percorsi dell’ampliamento fieristico saranno spazi porticati, in grado di integrare le funzioni annesse alle manifestazioni fieristiche grazie a una struttura neutra: una maglia regolare studiata per essere componibile e ripetibile, un’ossatura leggera e multifunzionale. I padiglioni, a campata unica di 72 metri e liberi da sostegni interni, grazie alle travature perimetrali che ne definiscono lo spazio, consentiranno la massima flessibilità di allestimento e l’utilizzo di

stand multipiano. «Negli anni Sessanta la Fiera di Bologna venne trasformata da Leonardo Benevolo, Tommaso Giura Longo e Carlo Melograni, chiamati a rispondere alla rinnovata spinta internazionale del tempo – ha spiegato Francesco Di Gregorio in occasione della conferenza stampa di presentazione del progetto. Nel corso degli anni, l’impianto razionalista del disegno originario ha via via perso il suo vigore a causa di interventi frammentati che ne hanno minato la chiarezza compositiva, sul piano funzionale e architettonico. Il nostro progetto introduce una nuova matrice distributiva, basata su un sistema modulare che intende ricucire le componenti del contesto».

In alto, render del masterplan dell’ampliamento della fiera di Bologna, secondo il progetto dello studio Di Gregorio Associati.

Progetto Riqualificazione e ampliamento del quartiere fieristico di Bologna Fiere Località Bologna, Italia Cliente Bologna Fiere Progettazione architettonica Di Gregorio Associati (Gianni Di Gregorio, Francesco Di Gregorio, Francesco Musetti) Progettazione strutturale Massimo Majowiecki Consulenza scientifica Aurelio Galfetti e Gabriele Cappellato Stato in corso di realizzazione Superficie utile complessiva 270 mila mq Superficie utile complessiva (fase 1) 33.400 mq Fine lavori prevista (fase 1) Settembre 2018

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› WORK IN PROGRESS CAGLIARI LO STADIO ALL’INGLESE DI SPORTIUM Il 16 aprile il Cagliari Calcio ha scelto il progetto presentato dal consorzio Sportium – che raggruppa Progetto Cmr, Manica Architecture, Ideas e B&L Real Estate – per la realizzazione del suo nuovo stadio, che sorgerà sulle ceneri del Sant’Elia. Si tratterà di uno stadio multifunzionale dotato di servizi che spaziano dall’ospitalità al divertimento alla ristorazione, da utilizzare

tutto l’anno. L’impianto sportivo in senso stretto – che avrà una capienza di 24mila posti ampliabile a 30mila – è concepito per migliorare la visione del gioco da parte degli spettatori. Il complesso poggia su una piazza pavimentata che sale dal mare seguendo le linee naturali del terreno e si trasforma in giardino a copertura degli spazi

complementari sottostanti. Dal giardino si accede a un percorso lungo la parte esterna dell’arena che conduce alla sommità dell’impianto dove sarà realizzata una piscina. Il progetto prevede anche la realizzazione di un albergo di 72 camere, che affacciano sul campo da gioco, sul mare e sulla città di Cagliari. Al concorso di progettazione avevano partecipato 25 proposte di cui tre – oltre a Sportium quelle di J+S con One Works e di Tractebel-Engie con Gau Arena – ammesse alla fase finale. Entro la fine del 2018 verrà completato il progetto definitivo.

Realizzazione Nuovo stadio del Cagliari Calcio Progetto Sportium (Progetto Cmr, Manica Architecture, Ideas, B&L Real Estate) Collaboratori fase definitiva Università di Cagliari, Ginevra Balletto, Alessandro Gosti, Mario Marongiu Capienza 24mila posti (ampliabile a 30mila) Funzioni Campo di calcio, piscina, hotel, ristorante Tempi di progettazione definitiva/esecutiva 20182019 Costo stimato 55 milioni di euro

GRADO ARCHEST CAPOGRUPPO PER L'AMPLIAMENTO DEL POLO TERMALE Promosso da Promoturismo FVG, l’intervento di riqualificazione e ampliamento del centro termale realizzato nel 1974 (architetto Gianni Avon) è finalizzato al rilancio turistico di Grado. L’intento è anche quello di destagionalizzare i flussi con la creazione di un complesso multifunzionale in cui wellness e divertimento affianchino la tradizionale destinazione terapeutica.

Il gruppo di progettazione, con capogruppo Archest, include gli studi di Alberto Apostoli, a cui è affidata la progettazione del centro benessere, e di Ralf Dejaco per l’area dedicata al divertimento acquatico. Il progetto prevede il recupero dell’attuale stabilimento termale, una pregevole

architettura che si apre a forma di C verso la spiaggia, cui si collegheranno, a un’altezza non superiore, i nuovi volumi, che verso sud si dissolvono in terrazze e piscine esterne a diversi livelli, minimizzando l’impatto dalla spiaggia. L’investimento previsto è di 25 milioni di euro. Il cronoprogramma prevede il completamento dei lavori per la fine del 2021. Progetto Ammodernamento e ampliamento del polo termale di Grado Inizio Lavori febbraio 2019 Fine lavori settembre 2021 Costo dell’opera 25,350 milioni di euro Superficie totale 32.147 mq (aree interne ed esterne) Gruppo di progettazione Archest (capogruppo), Dejaco + Partner, Alberto Apostoli, VonLutz, SiPuò, Deerns e Geomok.

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› WORK IN PROGRESS DANIMARCA POLITECNICA, ITINERA E CMB PER LO ZEALAND UNIVERSITY HOSPITAL Politecnica, società di architettura, ingegneria e urbanistica di Modena, progetterà l’ampliamento del polo universitario e ospedaliero di Køge, centro urbano a sud di Copenaghen. Con questo

intervento il nosocomio danese diventerà uno dei più importanti ospedali del Nord Europa e un polo di eccellenza nella ricerca delle scienze biomediche: ospiterà dipartimenti ospedalieri ad alta tecnologia medica, oltre che aree didattiche destinate all’attività universitaria e congressuale. Politecnica è stata indicata dalle imprese Itinera del Gruppo Gavio e Cmb di Carpi per guidare un gruppo di progettazione internazionale di cui fa parte anche la società di ingegneria Ekj di Copenhagen.

Il progetto prevede l’ampliamento e la ricostruzione dell’attuale struttura, che da circa 64mila metri quadrati di superficie interna crescerà a 185mila con 789 posti letto. L’iniziativa permetterà di trasferire in un’unica nuova sede tutti i reparti di cura, pronto soccorso, emergenza e di ricerca della regione. Per integrare le numerose discipline coinvolte, il progetto sarà realizzato su piattaforma Bim. Il completamento delle opere è previsto per il 2024.

Realizzazione Ampliamento dell’ospedale universitario di Køge in Danimarca Committente Autorità regionale danese Zealand Team di progettazione Politecnica Ingegneria e Architettura e Ekj Consulting Engineers Imprese di costruzione Itinera (Gruppo Gavio) e Cmb di Carpi Inizio-fine lavori 2018-2024 Superficie coperta 110mila mq Valore dell’intervento 295 milioni di euro

BENGASI BUSINESS DISTRICT. PROGETTO DI ARTELIA ITALIA E BOERI ARCHITETTI Un lotto di 6 ettari, una superficie costruita di circa 130mila mq e un investimento di 600 milioni di dollari. Sono i numeri del progetto del Business District di Bengasi che Artelia Italia – gruppo internazionale che opera nei settore dell’ingegneria integrata, del project management e della consulenza – si è aggiudicata dalla National Oil Corporation libica (Noc). Il progetto prevede la costruzione di 7 edifici attorno all’immobile destinato a quartier generale della Noc, il Diamond, una torre di 30mila metri quadrati. Nel distretto verranno

realizzate anche le sedi della Central Bank of Libya, del ministero del Petrolio e del gas, gli uffici della società Brega e delle compagnie petrolifere internazionali, un centro congressi, un hotel da 250 camere, un centro sanitario, un mall, oltre a una grande piazza coperta con ristoranti, bar, negozi, parcheggi e spazi esterni. Risparmio delle risorse, efficienza energetica, selezione dei materiali, illuminazione a ridotto consumo, qualità degli ambienti interni, utilizzo di sistemi di gestione degli immobili sono i principali contenuti del

progetto, per l’architettura firmato dallo Studio Boeri Architetti. «La costruzione di un quartiere polifunzionale attorno al nuovo headquarter della compagnia petrolifera libica è il segno tangibile di una rinascita che sino a qualche mese fa sembrava impensabile – commenta Stefano Boeri – ed è l’auspicio di un futuro di scambi tra il nostro Paese e la Libia». Il cantiere partirà nel 2019, ma l’incarico conferito ad Artelia Italia, che gestirà anche i servizi di project e construction management, prevede l’immediata redazione del progetto multidisciplinare integrato, cui seguiranno la fase di gestione delle procedure di selezione delle imprese e delle gare di appalto e la supervisione dei lavori. Realizzazione Business District di Bengasi, Libia Località Bengasi Committente National Oil Corporation of Libia Progettazione architettonica Studio Boeri Architetti, Milano Project e construction management Artelia Italia, Milano Funzioni Direzionale, terziario, congressuale, alberghiero, commerciale, spazi pubblici, parcheggi e spazi esterni Superficie complessiva 60mila mq Superficie costruita 130mila mq Edifici 7 Investimento 600 milioni di dollari

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› WORK IN PROGRESS MILANO GLI HORTI DI MICHELE DE LUCCHI E DANIELE FIORI Michele De Lucchi firma Horti, il segreto di Porta Romana, un nuovo progetto residenziale che nasce dal recupero di un ex edificio religioso con annesso parco – già proprietà dell’Università Cattolica che lo ha ceduto a Bnp Paribas Real Estate Property Development – in pieno centro a Milano, tra le vie Lamarmora e Orti. Sui 14.600 mq dell’area verranno realizzate circa 80 unità immobiliari. Il progetto prevede la ristrutturazione della grande villa interna del XIX secolo, esaltandone le linee originali ottocentesche in chiave residenziale, il recupero di due edifici storici, la Lavanderia e il Casello, la realizzazione di ville urbane indipendenti che richiamano l’architettura milanese su via Orti e un edificio di nuova costruzione su via Lamarmora. Il progetto degli interni è dello studio Dfa Partners di Daniele Fiori. Elemento caratterizzante dell’intervento è il parco di 10mila mq, polmone verde nel

cuore della città che sarà preservato nel suo impianto originario conservando le piante d’alto fusto e creando un giardino storico di circa duemila metri quadrati ispirato all’idea di hortus conclusus, spazio che in epoca medievale era destinato alla coltivazione di piante officinali. I lavori iniziati nel primo trimestre 2018, termineranno nel 2020. Realizzazione Horti, il segreto di Porta Romana Località vie Orti e Lamarmora, Milano Committente Bnp Paribas Real Estate Property Development Progettazione architettonica aMDL, Michele De Lucchi Studio Progettazione architettonica degli interni DFA Partners di Daniele Fiori Progettazione architettonica esecutiva Redesco Progetti Srl Progettazione esecutiva strutture Ariatta Ingegneria dei sistemi Srl Progettazione esecutiva impianti Starching Architettura Ingegneria Progettazione del paesaggio Watg Wimberly Allison Tong & Goo Superficie del lotto 14.600 mq Inizio-fine lavori 2018-2020

MILANO BORIO MANGIAROTTI CON CUCINELLA E DESVIGNE PER SEIMILANO Seimilano è il nuovo progetto di rigenerazione urbana di Borio Mangiarotti, storica impresa che dal 1920 opera nel settore immobiliare, e Värde, fondo d’investimento statunitense. L’operazione si sviluppa su una superficie di oltre 300mila metri quadrati nella zona sud-ovest della città, tra le vie Calchi Taeggi e Bisceglie. L’intervento prevede la realizzazione di residenze (circa mille alloggi, di cui la metà in residenza convenzionata a un prezzo di vendita intorno a 3mila euro/mq), uffici, una piazza commerciale, funzioni pubbliche e un grande parco urbano di 200mila mq, alla cui realizzazione è destinata una quota importante dei 32 milioni di oneri di urbanizzazione previsti. Il masterplan e l’architettura sono di Mca

Mario Cucinella Architects, mentre il disegno del parco è del paesaggista francese Michel Desvigne. Il tema del paesaggio rappresenta il cuore del progetto: 20 ettari in cui si alternano filari alberati, frutteti, prati, orti, corsi d’acqua e rogge e intorno ai quali sorgeranno, disposti su due file, gli edifici residenziali. Tra i due ordini si verrà così a creare una sorta di cortili aperti e protetti. La joint venture Borio Mangiarotti-Värde prevede un investimento di oltre 250 milioni di euro. Partner dell’iniziativa, per una quota del 6,5% della volumetria totale, il consorzio di cooperative Solidarnosc (che metterà in locazione un quinto degli 8mila mq di alloggi residenziali). Il progetto prevede anche il contributo di Arup per lo studio della mobilità

e una partnership con Microsoft per la connettività e l’implementazione tecnologica. L’avvio dei lavori è previsto nel 2019 e il completamento a partire dal 2022.

Realizzazione Seimilano Località vie Calchi Taeggi e Bisceglie, Milano Committente Borio Mangiarotti e Värde Progettazione architettonica Mca Mario Cucinella Architects Progetto del paesaggio Mdp Michel Desvigne Paysagiste Superficie complessiva 300mila mq Dimensioni residenze (1.000 alloggi), uffici (30mila mq ), commercio, funzioni pubbliche, parco urbano (200mila mq) Investimento 250 milioni di euro Inizio-fine lavori 2019-2022

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SAN DONATO MILANESE NASCE LA CITTADELLA DELLO SPORT Si chiama SportLifeCity. Sarà la cittadella dello sport, di 300mila metri quadrati. Nascerà a San Donato Milanese, nella città dell’Eni, a sud di Milano. L’iniziativa è di WiP, società di professionisti fondata da Federico Barbero, Nicola Di Troia e Marco Splendore, in collaborazione con lo studio Form_A. Si tratta di un polo polifunzionale destinato a ospitare eventi sportivi, culturali, di intrattenimento e del tempo libero. La cittadella dello sport sorgerà su un’area strategica, compresa tra l’imbocco dell’autostrada A1, le line di trasporto metropolitano e ferroviario suburbano e l’aeroporto di Linate. Il programma funzionale prevede un’arena da 2025mila posti, destinata ad ospitare eventi sportivi e d’intrattenimento, un distretto commerciale di 5mila metri quadrati, un altro distretto direzionale di 3.400 metri quadrati, una Sport Hall da 1.500 posti e otto campi sportivi multifunzionali, per attività indoor e all’aperto. Il programma integrato di intervento prevede anche 9.200 metri quadrati di residenze temporanee, aree fitness, palestre e piscine per 3.300 metri quadrati, un centro medico sportivo di 7mila metri quadrati, un liceo scientifico sportivo destinato ad ospitare 400 studenti, con annesso Athletic Center coperto di 3.800 metri quadrati. L’area sarà servita da quasi 5mila parcheggi e avrà a disposizione105mila metri quadrati di verde. L’obiettivo del piano integrato è riqualificare, con

funzioni di pubblico interesse, un ambito urbano intercluso e inaccessibile, integrato alla maglia territoriale. La realizzazione del complesso verrà realizzata in tre fasi, in modo da renderle accessibili per parti con l’avanzare dei lavori.

Realizzazione SportLifeCity Località San Donato Milanese, quartiere San Francesco, Milano Funzioni Sportivo-ricreativa, commerciale, direzionale, commerciale, istruzione, residenziale Superficie territoriale 300mila mq Progettazione architettonica WiP Architecture Technical Engineering Masterplan Form_A (Sandra Maglio e Andrea Fradegrada) Progettazione paesaggistica Studio Laura Gatti Progettazione acustica ProACustica Analisi del traffico Centro Studi Traffico Analisi geologica Geolambda Engineering Valutazione ambientale strategica UrbanStudio (Dario Vanetti) Valore del progetto 170 milioni (oneri esclusi)

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› CULTURA E SPAZIO PUBBLICO

Office for Metropolitan Architecture | OMA Nel 1975 Rem Koolhass, con Elia e Zoe Zenghelis e Madelon Vriesendorp, fonda Oma. Nel 1978 pubblica Delirious New York: A Retroactive Manifesto for Manhattan e nel 1995 S, M, L, XL che riassume il lavoro dello studio in una sorta di romanzo sull’architettura. Ha realizzato numerose importanti opere in tutto il mondo, tra le più recenti la Qatar National Library (2018) e la sede della Qatar Foundation (2016), la Fondazione delle Galeries Lafayette a Parigi (2018), la Fondazione Prada a Milano (2015-2018), il Museo d’arte contemporanea di Mosca (2015), il quartiere generale della televisione di stato cinese a Pechino (2012), la Casa della Musica a Porto (2005), la Central Library di Seattle (2004) e l’ambasciata olandese a Berlino (2003). Attualmente Oma sta lavorando alla realizzazione del Centro delle Arti di Taipei, del nuovo edificio dell’editore Springer a Berlino e dello spazio The Factory Manchester, che ospiterà l’arte d’avanguardia della città inglese. Koolhaas è impegnato al più importante evento in programma nel 2019 al Guggenheim Museum di New York dal titolo Countryside: Future of the World (la foto di Koolhass è di Fred Ernst, quelle di Ellen van Loon e di Iyad Alsaka sono rispettivamente di Frans Strous e Blommers Schumm). www.oma.eu

In questa pagina, un esterno della Biblioteca, il plastico e due sezioni trasversali. A fianco, lo spazio aperto della nuova biblioteca del Qatar (foto ©Iwan Baan e Oma).

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› CULTURA E SPAZIO PUBBLICO

L

a Biblioteca nazionale del Qatar a Doha è una delle ultime realizzazioni di Oma. L’edificio, da poco inaugurato, ospita la Biblioteca nazionale della capitale, la Biblioteca universitaria e la Collezione Heritage, con testi antichi e preziosi manoscritti della civiltà araboislamica. Non è la prima volta che Oma si misura con il tema della progettazione degli spazi dedicati alla conservazione libraria e delle biblioteche dell’era moderna. La prima volta fu alla fine degli anni Ottanta, epoca in cui la rivoluzione microelettronica metteva in discussione la sopravvivenza delle biblioteche di fronte all’incedere della cultura digitale. A distanza di trent’anni si può affermare che l’esigenza di concentrare fisicamente il sapere all’interno degli stessi spazi fisici, convive con l’utilizzo diffuso e accessibile delle nuove tecnologie. La nuova biblioteca nazionale, inaugurata a metà aprile scorso, fa parte di un proget-

to, la Città dell’educazione, voluto dall’emiro Shiekha Mozah e dalla Fondazione del Qatar, che intende costruire, in una fase di progressivo abbandono delle fonti fossili di energia, un’economia basata sulla conoscenza. Il masterplan della città di fondazione, progettato da Arata Isozaki nel 1995 e avviato nel 2003, comprende strutture per l’istruzione e la ricerca, incluse le sedi decentrate di università di fama internazionale e la sede della Fondazione Qatar, anch’essa progettata da OMA e completata nel 2016. Secondo Koolhaas la tipologia che contraddistingue le biblioteche è adatta a produrre architetture radicali, come il caso rappresentato dalla Biblioteca nazionale: un edificio lungo 138 metri, che nonostante le dimensioni risultasse di facile accesso ai cittadini qatarioti. L’idea progettuale si è quindi concentrata sulla realizzazione di un edificio unico, di un’unico vasto ambiente, evitando suddi-

visioni in sezioni e su più livelli. I bordi dell’edificio, sollevati dal suolo, creano tre corridoi che ospitano la collezione di libri e, allo stesso tempo, racchiudono uno spazio triangolare centrale. Una configurazione che consente al visitatore di accedere all’edificio dal suo centro, piuttosto che da lunghi corridoi perimetrali. L’effetto che si ottiene è di essere

«Con la Biblioteca nazionale del Qatar abbiamo voluto esprimere la vitalità del libro con un progetto che favorisse lo studio, la ricerca e l’interazione all’interno di un unico spazio fisico» Rem Koolhaas circondati dai libri: fisicamente presenti, visibili, accessibili senza difficoltà. Le navate laterali sono progettate come una topografia di scaffalature, intervallate da spazi per leggere, socializzare e navigare. segue a pagina 42

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› CULTURA E SPAZIO PUBBLICO

La biblioteca in cifre Al momento dell’inaugurazione, la nuova biblioteca ospita 800mila libri, ma la sua potenzialità è di un milione di volumi. Le collezioni ospitate spaziano dalle scienze umane a quelle sociali, principalmente con testi in lingua araba e inglese (oltre a numerosi testi in francese, tedesco, italiano, portoghese, spagnolo, tamil). La circolazione dei libri è automatizzata e AUTOMATIC BOOK SORTING TO BOOKSHELVES progettata su misura con macchine per il check-in e il check-out automatico; ricca è la dotazione di sistemi informatici, come tablet, schermi interattivi e apparecchiature audio e video. Alcune scale mobili rendono accessibili le collezioni anche sulle terrazze dell’edificio.

Nel disegno, il sistema automatizzato di distribuzione dei libri (courtesy Oma).

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Esiste una biblioteca dedicata a bambini di età compresa tra zero e dodici anni, con 100mila libri in arabo e inglese, e una sezione per adolescenti. Infine, nella sezione che ospita i libri più preziosi, sono racchiusi più di quattromila manoscritti alcuni dei quali risalenti al VI secolo. In questa parte della biblioteca è custodita la mappa di Tolomeo, Sexta Asiae Tabula, stampata a Roma nel 1478, che è la prima mappa a indicare il Qatar.

BOOK SORTING PD X4

Ressunt mo il il eos atendundis poribus enisciatus voluptia quiaspe Oluptati comniant quid que doluptia non net aut veliquis dendant On poreict otatusd aerestrum qui dis etum ratiosantur.


› CULTURA E SPAZIO PUBBLICO Nelle foto, i grandi spazi della Biblioteca nazionale del Qatar a Doha inaugurata di recente. È una delle più recenti realizzazioni di Oma (foto ©Iwan Baan e Oma).

inside

UniFor

Arredi che parlano italiano Per questo importante intervento UniFor ha fornito il sistema di librerie modulari che disegnano e organizzano le diverse aree funzionali della biblioteca, nonché le postazioni di lettura e consultazione e gli arredi e gli elementi di partizione vetrati dei vari ambienti. Qualificata da un design essenziale e da elevate prestazioni tecniche di resistenza e sicurezza, la Libreria CF (design Dante Bonuccelli) è costituita da ripiani e montanti in alluminio agganciati tra loro e fissati a un basamento in lamiera di acciaio. Realizzate in 18 differenti versioni, per un totale di 325 elementi, queste librerie modulari a doppio affaccio sono state personalizzate con rivestimenti laterali e superiori in marmo bianco La Marina e dotazioni studiate per soddisfare specifiche esigenze di progetto: illuminazione diretta e indiretta a LED, sensori di temperatura e umidità, sistema di ricircolo dell’aria. Le zone di lettura e consultazione sono allestite con tavoli modulari Naòs System (design Studio Cerri & Associati) con struttura in alluminio anodizzato naturale e piano in vetro retroverniciato bianco, attrezzato con sportelli di accesso alla canalizzazione sottopiano e lampada a luce diretta. Gli uffici chiusi e gli ambienti di lavoro, di studio e riunione sono protetti da elementi di partizione Parete AP (design Andrée Putman ) realizzati in una versione speciale personalizzata di 3.000 mq, con struttura in alluminio naturale anodizzato, a scomparsa a pavimento e a soffitto, pannellature in doppio vetro di sicurezza con intercapedine isolante. Gli spazi operativi sono arredati con scrivanie realizzate su disegno, completate da cassettiere e contenitori per archiviazione.

UniFor

Via Isonzo, 1 - 22078 Turate CO Tel. 02 967191 unifor@unifor.it | www.unifor.it

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› CULTURA E SPAZIO PUBBLICO

Nella foto a fianco, le navate ospitano le scaffalature della biblioteca. Sotto, la parte centrale della biblioteca, collocata a una quota inferiore, che accoglie la maggior parte del patrimonio librario storico (foto ©Iwan Baan e Oma).

CREDITI Realizzazione Qatar National Library Località Doha, Qatar Committente Qatar Foundation Cronologia 2008 (avvio progetto) ‑ 2017 (consegna)

Partners in charge Rem Koolhaas Ellen van Loon, Iyad Alsaka

Associate in charge Kunle Adeyemi Team di progettazione Sebastian Appl,

Laura Baird, Andrea Bertassi, Helen Billson, Benito Branco,Nils Christa, Daniel Colvard, Tom Coronato, Anita Ernodi, Clarisa Garcia-Fresco, Dina Ge, Mauricio Gonzales, Bermy H o, Vincent Kersten, Keigo Kobayashi, Dimitri Koubatis, Jang Hwan Lee, Oliver Luetjeus, Bimal Mendis, Joaquin Millan Villamuelas, Barbara Modolo, David Nam, Sebastian Nau, Rocio Paz Chavez, Francesca Portesine, Teo Quintana, Miriam Roure Parera, Peter Richardson, Silvia Sandor, Tjeerd van de Sandt, Louise Sullivan, Anatoly Travin, Yibo Xu

Gli scaffali sono pensati per essere parte dell’edificio sia in termini di materialità (sono rivestiti in marmo bianco come i pavimenti) che di impianti incorporati (illuminazione, ventilazione, prelievo e restituzione dei libri). I corridoi principali sono tra loro collegati attraverso un ponte sospeso che è allo stesso tempo un luogo di incontro, studio, lettura, mostre e che ospita un auditorium polifunzionale, separato dal resto mediante una tenda a scomparsa progettata da Petra Blaisse (InsideOutside). La maggior parte del patrimonio librario è collocata al centro della biblioteca in uno [ 42 ]

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spazio scavato profondo sei metri, rivestito in marmo Travertino di colore beige. La facciata in vetro ondulato filtra la luce naturale creando un’atmosfera adatta alla lettura. La luce in ingresso viene poi diretta verso il centro dell’edificio grazie a un soffitto realizzato in materiale di alluminio riflettente. All’esterno, il patio fornisce luce agli spazi destinati agli uffici posti nel seminterrato e, allo stesso tempo, funge da luogo di transizione prima di entrare nella biblioteca e nel suo mondo di libri

Team esecutivo Vincent Kersten, Gary Owen Progettazione strutturale Arup Progettazione acustica Dhv Progettazione delle facciate Abt Progetto interni, schermature e paesaggio Inside Outside

Impresa di costruzioni Heer Bokelweg Superficie coperta 45.000 mq Superficie netta 32.000 mq Volumetria 304.704 mc Lunghezza totale scaffali 21.000 ml Librerie e arredi UniFor


FONT Srl - illustrazione di Jochen Schittkowski / Germany

Il pavimento incontra il progetto

Pavimenti tecnici vinilici e in PVC di ultima generazione in legno prefinito, in laminato, in gomma, linoleum e moquettes. Soluzioni specifiche per pavimenti ad uso residenziale, sportivo, industriale, per la nautica, per il settore scolastico, ospedaliero e contract.

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› UNIVERSITÀ

LUISS BUSINESS SCHOOL, ROMA

VILLA BLANC LA BELLEZZA RITROVATA La Libera Università di Studi Sociali Guido Carli ha promosso e interamente finanziato l’intervento di restauro e recupero di Villa Blanc e del suo parco, trasformando una rovina nella sua nuova Business School, centro di studi post-laurea internazionale di Tommaso Fersini

L’architettura eclettica di Villa Blanc a Roma. Il progetto di restauro è di Massimo Picciotto e dello Studio Gemma Associati di Roma.

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Situata lungo la via Nomentana, dove importanti famiglie romane avevano realizzato le proprie residenze suburbane, dopo un breve periodo di splendore Villa Blanc era rimasta disabitata e abbandonata per più di sessant’anni. Avvolta da una fitta e selvatica trama vegetale che aveva ridotto il grande parco in una sorta di bosco spontaneo, quest’affascinante architettura era giunta a un passo dall’oblio, dimenticata dalle istituzioni, occultata ai cittadini e fatta oggetto di razzie e mutilazioni. L’intervento di recupero ebbe inizio nel 2010 con i primi sopralluoghi, rilievi, saggi e studi, cui seguì il progetto di restauro a

cura dell’architetto Massimo Picciotto (poi anche Direttore dei Lavori) e dello Studio Gemma Associati di Roma. Le lavorazioni vere e proprie, partite nel dicembre del 2012, sono state condotte dall’impresa Sac Società Appalti Costruzioni Spa di Roma, organizzata con uno staff di tecnici che hanno curato la progettazione esecutiva, e hanno condotto alla riscoperta e alla restituzione integrale di un eccezionale manufatto architettonico. La Villa, completata nel 1896, è un esempio di architettura eclettica, stile molto in voga a Roma nella seconda metà dell’Ottocento, reso unico nel suo genere dalla presenza di

molteplici influssi culturali raramente riscontrabili in altre architetture del tempo e che in questo caso raggiungono aspetti di unicità, coniugati in un insieme armonico pur se eterogeneo. Artefici di quest’opera sorprendente furono in primo luogo i committenti, il barone Alberto Blanc, ministro degli esteri durante il governo Crispi, e la moglie, l’ereditiera cubana Natividad Terry y Dorticos. Molti aspetti della costruzione derivano dalle loro personalità. Il barone era un abile diplomatico e la sua carriera lo aveva condotto in varie parti del mondo. La moglie aveva una passione per le grandi feste con le quali


› UNIVERSITÀ

«Come in uno scavo archeologico sono stati riportati alla luce disegni e colori nascosti; le strutture sono state rinforzate e rese antisismiche; è stata studiata l’installazione degli impianti in maniera non impattante con l’apparato decorativo, sfruttando passaggi nascosti sotto i pavimenti, dietro le boiserie, sulle cornici e in cavedi già esistenti nelle murature»

amava impressionare gli ospiti con ricchi buffet e stravaganti allestimenti. A interpretare i gusti e le esigenze di questi non comuni committenti fu una squadra di tecnici, artisti e artigiani dotati di grande capacità, guidati dall’architetto Giacomo Boni, uomo di grande e poliedrica cultura e archeologo di fama, autore di importanti scoperte archeologiche nei Fori e al Palatino. Tra gli altri attori della costruzione della Villa è d’obbligo citare, per l’apparato decorativo e pittorico, Giuseppe Nobili Vitelleschi e Alessandro Morani, per le maioliche invetriate Adolfo de Carolis e per il parco la preziosa consulenza dell’allora direttore

dell’Orto Botanico di Roma Raimondo Pirrotta. Partendo dai sotterranei, con la sala Ipostila di ispirazione Egiziana, fino alla torre romanica, ogni elemento o sala della villa attinge a una diversa fonte stilistica per epoca ed area geografica: il Salone in Rinascimento Veneziano, la grande scala gotica sovrastata da una Kore greca, la Galleria degli specchi ispirata a schemi francesi del ‘600-‘700, la Sala da Pranzo Verde di influenza inglese Arts & Crafts, la grande Sala da Ballo con il soffitto a cupolette ottagone di sapore mediorientale, aperta verso il parco con grandi vetrate che ricordano le serre londinesi di

Paxton. E ancora le sale da letto del barone e della baronessa con le ricche boiserie in stile Luigi XIV e Luigi XVI e a proseguire, anche in facciata, con gli inserti decorativi in maiolica invetriata: composizioni di fiori di campo ispirate alle Arts & Crafts nei capitelli disegnati da Boni (che aveva intensi rapporti culturali con Philip Webb e William Morris) e frutti policromi “della robbiani” nelle metope e per finire, sul fronte principale, il bellissimo bassorilievo preraffaellita con figure femminili a grandezza naturale. Il restauro di questo monumento è stato una vera e propria avventura che ha portato alla riscoperta di un mondo raffinato in

Una delle sale della villa trasformata in spazi universitari della Luiss Business School. La progettazione degli interni ha saputo mantenere intatta l’atmosfera della storica villa della fine dell’Ottocento. In alto, sul fronte principale, un bassorilievo con una figura femminile a grandezza naturale.

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› UNIVERSITÀ

Master internazionali in business administration Già proprietà di Roma Capitale, Villa Blanc è stata acquistata dalla Libera Università Internazionale di Studi Sociali (Luiss) che l’ha trasformata nella sede della Luiss Business School. Diretta dal professor Luca Pirolo, la sede di via Nomentana attualmente accoglie ogni anno circa 800 studenti, un terzo dei quali stranieri, che frequentano i 35 master in business administration gestiti dall’Università. Distribuito su un parco di 4 ettari, il complesso di Villa Blanc comprende diversi edifici per una superficie costruita complessiva di 5.300 metri quadrati. La villa vera e propria, dove si svolgono i corsi, sviluppa una superificie complessiva di 2.700 metri quadrati. L’intervento ha permesso all’Università di riorganizzare e razionalizzare gli spazi della didattica, prima in parte ospitati nella sede principale di Viale Romania ma ormai da qualche anno distribuiti anche in altre sedi provvisorie in locazione.

CREDITI Realizzazione Luiss Business School Località Roma Superficie complessiva edificata 5.300 mq Cronologia 2008 – 2016 Responsabile dei lavori Paolo De Nardo Progetto definitivo Massimo Picciotto, Cristiano Gemma (Studio Gemma)

Direttore dei lavori Massimo Picciotto Consulenza storica Michelangelo Lupo Consulenza architettonica e paesaggistica Luca Zevi

Progettazione impianti Andrea Porru, Pietro Nozzi

Consulenza per i restauri Consorzio Restauratori Corest (Gea Storace, Stefano Provinciali)

General contractor

SAC Società Appalti Costruzioni S.p.A.

Capo commessa Bruno Cavallaro Progettazione esecutiva architettonica Bruno Cavallaro, Tommaso Fersini, Massimo Galli, Giuditta Milano

Direttore di cantiere Massimo Galli Capo cantiere Marco Roscini Contabilità Sandro Rotella Assistente di cantiere Matteo Mariani Progettazione impianti tecnologici D.F.M. Consulting Srl (Paolo d’Ulisse, Fabrizio Freddi)

Progettazione strutturale Inge.Co. Srl

(Francesco Sylos Labini, Alessandro Clementoni)

Indagini geognostiche

Geoter Srl (Massimo Mantovani)

Opere a verde Agrifolia Studio Associato (Daniele Dallari, Filippo Lucatello)

Progettazione e fornitura arredi XOffice [ 46 ]

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› UNIVERSITÀ

Un progetto di arredo funzionale che si confronta con ambienti eclettici

La volontà progettuale di conservare e restaurare gli elementi originali attribuendo a un ambiente universitario l’atmosfera di una villa di fine Ottocento rende il caso di Villa Blanc unico nel panorama degli interventi di restauro e trasformazione. Impianti tecnologici e progetto degli arredi hanno svolto un

ruolo essenziale nella rifunzionalizzazione degli ambienti, ma mentre nel primo caso gli interventi risultano invisibili, il progetto degli arredi – realizzato da XOffice, azienda di riferimento in ambito contract, specializzata nella pianificazione di uffici, residenze e spazi comuni – è risultato decisivo per restituire l’atmosfera della villa creando ambienti di didattica, luoghi destinati all’approfondimento individuale, spazi di socializzazione e uffici direzionali rispondenti alle esigenze della Business School e al contempo integrati nell’architettura di villa Blanc. La scelta di elementi d’arredo iconici, come il tavolo A1700 (Thonet), la Soft Pad Chair 217-219 di Charles & Ray Eames (Vitra) o la Unix Chair di Antonio Citterio (sempre di Vitra) è stata motivata anche dalla disponibilità delle due aziende alla personalizzazione spinta dei prodotti a catalogo, sviluppata sia a livello di materiali sia di colori, trasformandoli in elementi unici come gli ambienti della villa che avrebbero dovuto arredare. Una personalizzazione che è stata il risultato di un intensa attività di coordinamento svolta da XOffice tra committenza, progettazione e produttori.

XOffice Srl

Via Alessio Baldovinetti, 101 - 00142 Roma RM Tel. 06 50780120 www.xoffice.it

cui il pensiero colto dei progettisti si è ben coniugato alla capacità di artigiani esperti e all’estro di artisti dalla fervida creatività. Per la costruzione della Villa venne impiegata una grande varietà di materiali, accostati con criteri non usuali e lavorati con tecniche sia tradizionali sia innovative per il tempo: marmi policromi, pietre, legni intagliati, stucchi, maioliche invetriate, terrecotte, ferro battuto, ghisa, vetri, mosaici, boiserie. Alla base del restauro e del recupero di questo complesso edificio vi è stato uno studio approfondito del rilievo dello stato di fatto e della documentazione disponibile, per restituire il più possibile l’esattezza del dettaglio. Ogni traccia è stata seguita per recuperare informazioni che sembravano perdute, comprese foto storiche che sembravano introvabili rintracciate in Internet. Anche la scoperta, sulle pareti della Villa, sotto strati di vernice o carte da parati, di alcuni disegni e appunti tracciati dai mastri esecutori o forse dallo stesso architetto, in alcuni casi ha contribuito alla ricostruzione di parti mancanti. Nelle foto (courtesy Sac - Società Appalti Costruzioni Spa), alcuni spazi di Villa Blanc con le nuove destinazioni e con i nuovi utilizzi didattici: una villa storica di grande valore estetico, oggi fruibile come un edificio contemporaneo, dotato delle più moderne tecnologie.

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› UNIVERSITÀ

Attraverso altri documenti, come i registri della famiglia Blanc dell’epoca, riguardanti le periodiche forniture di piante, è stato possibile ricostruire il carattere del grande parco secondo le intenzioni con cui era nato. Ne è emerso un inedito giardino, anch’esso aderente ai principi dell’eclettismo. Un’influenza nordeuropea si può qui ravvisare nella presenza di ricche e colorate fioriture che si alternano con il succedersi delle stagioni, ottenute con cespugli e bulbose dai colori brillanti, sistemati nelle aiole e ai bordi di larghe radure di prati all’inglese. Contestualmente furono mantenuti molti elementi tradizionali del giardino romano, con pini secolari, lecci, cedri del Libano, ancora presenti nel parco, viali con roccailles, fontane e rovine archeologiche con l’aggiunta di palmeti e altri alberi esotici. Come in uno scavo archeologico sono stati riportati alla luce disegni e colori nascosti sotto le sciatte scialbature realizzate, come ultima manutenzione, poco prima dell’abbandono per coprire il vasto degrado delle decorazioni, già vistosamente attaccate da infiltrazioni, efflorescenze e distacchi. Le strutture sono state rinforzate e rese antisismiche. È stata studiata con grande cura l’installazione degli impianti in maniera non impattante con l’apparato decorativo, sfruttando passaggi nascosti sotto i pavimenti, dietro le boiserie, sulle cornici e in cavedi già esistenti nelle murature. Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti. Un edificio storico di eccezionale valore estetico interamente restituito all’originaria bellezza, fruibile come un moderno edificio, dotato [ 48 ]

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di ogni comfort e della tecnologia necessaria per lo svolgimento al suo interno di tutte le funzioni di un moderno campus universitario. Tutti gli impianti del complesso sono gestiti da un sistema integrale di Bms che effettua la supervisione, il controllo e la gestione di centrali, sotto-centrali e tutti gli elementi del condizionamento. Analogamente sono controllati da remoto tutti gli apparati di sicurezza, come anche gli interruttori presenti su tutti i quadri elettrici e i corpi illuminanti installati col sistema Dali. Il controllo dei fattori ambientali, dell’illuminamento e della temperatura sono gestiti in modo ottimale in base all’effettiva presenza di persone in ogni ambiente, limitando così l’uso di energia utilizzata per la climatizzazione e l’illuminazione. È stato assegnato, da programma, un illuminamento minimo che deve essere garantito dalla luce artificiale in funzione dell’ora del giorno a integrazione della luce naturale. Sono stati inoltre installati unicamente corpi illuminanti Led, abbattendo notevolmente gli assorbimenti elettrici. Il controllo si spinge anche alla gestione dell’illuminazione esterna che con diversi scenari di luci rende suggestivo il parco e l’aspetto degli edifici nelle ore notturne. Grazie alla Luiss l’intervento costituisce un esempio virtuoso di come possa essere gestito al meglio il patrimonio architettonico italiano: una vera risorsa economica capace di creare valore aggiunto e off rire uno scenario straordinario alle attività quotidiane

Il restauro ha riguardato anche il grande parco. Ne è emerso un inedito giardino, aderente ai principi dell’eclettismo, in cui convivono influenze nordeuropee ed elementi tradizionali del giardino romano. Nei disegni, il prospetto est e la pianta della villa (disegni courtesy Sac Società Appalti Costruzioni Spa).


TANTE FAMIGLIE HANNO SCELTO UPTOWN, E TU?


› UNIVERSITÀ

CAMPUS HUMANITAS UNIVERSITY, PIEVE EMANUELE

UN’ARCHITETTURA PER LE SCIENZE DELLA VITA Il complesso di edifici e verde progettato dallo studio Filippo Taidelli Architetto è un articolato campus composto da tre nuovi edifici per circa 25mila mq organizzati intorno a una piazza al centro di un vasto parco. I laboratori di ricerca e la prossimità dell’ospedale Humanitas favoriscono lo scambio e la contaminazione dei saperi tra docenti, ricercatori e allievi

Omnerehemo hos, que desi pesis morum. Opul veribut gra, occhus, nonvendam ali ine intierm isquam vereis

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Inaugurato all’apertura dell’anno accademico 2017/18, il Campus dell’Università Humanitas, accoglie oggi 1.200 studenti provenienti da 31 Paesi. Principio ispiratore del progetto – sviluppato dallo studio Filippo Taidelli Architetto e realizzato da un’Ati guidata da Colombo Costruzioni – la dissoluzione dei confini tra studio, ricerca e pratica medica. Idealmente strutturato come un ‘triangolo della conoscenza’, il campus si articola nei tre volumi distinti ma contigui della didattica, degli ambienti condivisi, tra cui mensa e biblioteca, e dei 25 laboratori di ricerca dove operano, guidati dal Professor Alberto Mantovani, 300 ricercatori insieme a più di 100 medici. Poco distante è oggi in fase di completamento una residenza universitaria di 8.000 mq per 240 posti letto.


› UNIVERSITÀ

L’insediamento universitario dell’Humanitas, nella periferia sud di Milano. In apertura, la planimetria del complesso; a fianco gli schizzi progettuali relativi agli attuali tre nuovi edifici organizzati attorno a una piazza verde (courtesy Fda).

Il complesso è organizzato attorno a una piazza aperta verde con grandi vetrate in corrispondenza degli ingressi principali, mentre l’edificio polifunzionale si sviluppa su tripla altezza a partire dai livelli interrati (per cui un solo volume emerge dal piano di campagna) che si aprono su una corte interna vetrata che si pone in continuità con gli spazi interni, assicura il massimo apporto di luce diurna e sfrutta l’apporto solare, opportunamente schermato in estate, per riscaldare gli ambienti in inverno. Sul piano della didattica l’ateneo vanta un Simulation Lab di 2.000 mq realizzato secondo gli standard dei più avanzati centri di simulazione presenti in Europa che costituisce l’unica esperienza in Italia di integrazione tra ospedale e campus universitario: uno spazio altamente tecnologico

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› UNIVERSITÀ

DORMAKABA

Estetica e controllo. Una cosa sola Per regolare gli accessi di ciascuno dei tre edifici di cui si compone il Campus Humanitas University sono state scelte e installate porte girevoli Ktv. Le porte della dormakaba sposano infatti l’esigenza di controllo delle aree interne con le caratteristiche di eleganza estetica e di prestigio che un edificio di eccellenza come quello di Humanitas deve possedere. Dal punto di vista tecnico e funzionale, le porte Ktv ottimizzano il bilancio energetico dell’edificio in quanto proteggono gli utenti dalle correnti d’aria, riducendo così i costi del riscaldamento. Grazie a una vasta gamma di finiture, profili, vetri, dimensioni e alle differenti modalità operative, la porta Ktv è esteticamente versatile e può adattarsi a qualsiasi tipo di esigenza progettuale. Le porte girevoli sono disponibili per diametri interni da 1.600 a 3.800 mm. Secondo il diametro vengono raggiunte altezze fino a 4.000 mm. Le porte girevoli sono disponibili a tre o a quattro ante e possono essere equipaggiate in molteplici modi, ad esempio con tamponamenti laterali in vetro di sicurezza o con uno scudo notturno supplementare di chiusura. Le porte installate al Campus Humanitas sono nella versione a tre settori, di 3.600 mm di diametro (una dimensione che garantisce una capacità massima di 37 [ 52 ]

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persone al minuto) e sono complete di azionamento automatico. Come le altre soluzioni di ingresso, le porte Ktv sono conformi alla normativa europea 16005 in materia di sicurezza e sono certificate Tuv. Le porte girevoli dormakaba fanno parte di una vasta gamma di soluzioni che spazia dalle porte automatiche fino ai sistemi più complessi di controllo degli accessi.

info.it@dormakaba.com www.dormakaba.it

Nelle foto, l’ingresso e un cortile interno coperto che ospita le attività di studio. In basso, un’area interna e l’ingresso allo spazio tecnologico del Simulation Center all’interno del Simulation Lab (courtesy Fta).

LE PORTE GIREVOLI KTV, DISPONIBILI IN DIFFERENTI VERSIONI E DIMENSIONI, UNISCONO SICUREZZA ED ELEGANZA DEGLI INGRESSI. IL CASO DEL CAMPUS HUMANITAS UNIVERSITY


› UNIVERSITÀ

Filippo Taidelli Architetto | FTA Lo studio di architettura e design multidisciplinare è stato fondato a Milano dall’architetto Filippo Taidelli nel 2005. Ha realizzato numerosi progetti residenziali, commerciali e terziari. Lo studio opera nell’ambito del retrofit urbano per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti e nell’ambito socio-sanitario. Negli anni ha ricevuto premi e riconoscimenti internazionali. Filippo Taidelli ha insegnato allo Ied di Torino, al Politecnico di Milano e alla Scuola Politecnica di Design. Tra i lavori più recenti di Fta la sede di Techint Engineering and Construction di Città del Messico, gli headquarter di Tenova a Castellanza, l’Internazionale F.C. Training Facility ad Appiano Gentile e lo Zenale Building a Milano. Attualmente lo studio è impegnato nella ristrutturazione della Clinica Humanitas San Pio X a Milano, in un progetto di retrofit residenziale di strutture rurali nel Parco Agricolo Sud Milano e del complesso ospedaliero Humanitas Centro del Mediterraneo a Catania. www.filippotaidelli.com

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› UNIVERSITÀ CREDITI Realizzazione campus Humanitas University Località Pieve Emanuele, Milano Committente Pieve Srl Progettazione architettonica Fta - Filippo Taidelli Architetto

Team di progetto Fta (Silvia Ristori

Walter Di Giorgio, Alessandra Naitana Tommaso Conti, Karen Anyabolu)

Consulenza illuminotecnica

Rossi Bianchi Lighting Design

Progettazione esecutiva e direzione lavori Artelia Italia

Progettazione strutturale e direzione lavori strutture Sajni e Zambetti Progettazione paesaggistica Area 68 Superficie 25.100 mq Volumetria 99.400 mc Project manager Andrea Bambini Construction manager Andrea Gardelli Impresa di costruzioni

Ati tra Colombo Costruzioni Spa (capogruppo) e Landi Spa

Costo dei lavori 100 milioni di euro Fine lavori novembre 2017 Pavimentazioni esterne e facciate ventilate Casalgrande Padana

Pavimentazioni interne in linoleum Forbo Resilienti Srl

Rivestimenti interni fonoassorbenti Fantoni Serramenti Schüco Ingressi Dormakaba

Nelle foto, un’altra immagine del cortile coperto interno e degli ambienti dell’hub che vi si affacciano (foto courtesy Fta). A sinistra, schemi della distribuzione ai vari livelli delle funzioni ospitate in due degli edifici del Campus, l’hub (a sinistra) e la didattica (a destra, courtesy Fta).

di smart medicine dove vengono simulate le situazioni che medici, infermieri, fisioterapisti e professionisti sanitari vivono dal reparto alla sala operatoria in ambienti ospedalieri riprodotti fedelmente, dalla corsia all’area emergenza, dalla sala operatoria alle sale di endoscopia e angiografia. Il progetto estende il verde agricolo del Parco sud attorno ai tre edifici, attraverso diversi sistemi di verde autoctono: un tessuto naturale connettivo, progettato per collegare il campus al vicino ospedale con boschetti di piante ad alto fusto che formano aree ombreggiate diffuse. Il verde è protagonista anche nelle terrazze, che sono state concepite come estensione naturale degli spazi interni in cui gli studenti possono studiare e rilassarsi. Il complesso, grazie all’applicazione di pompe di calore ad acqua di falda, riscaldamento a pannelli radianti a bassa temperatura e pannelli fotovoltaici in copertura, è in classe energetica Cened A3 (la certificazione energetica adottata dalla regione Lombardia)

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› UNIVERSITÀ

Il cantiere: tecniche costruttive miste, specifiche stringenti e data di consegna certa

A novembre 2015 c’era solo uno scavo di 16.000 mq. Dopo soli 16 mesi, il 10 maggio 2017 i tre edifici, finiti e completi di impianti, venivano consegnati in tempo per l’allestimento degli ambienti, dei laboratori e della simulation room che sarebbero entrati in funzione a metà novembre con l’inaugurazione del nuovo anno accademico. Come ci spiega l’Ingegner Tommaso

Ferrari, direttore tecnico di cantiere, l’adozione del metodo Bim in tutte le fasi della progettazione esecutiva, curata, al pari del cantiere, dall’Ati formata da Colombo Costruzioni Spa (capogruppo) e Landi Spa per la parte impiantistica, ha favorito la rapidità di costruzione di un complesso di quasi 100mila m3 che data la sua particolare natura deve rispondere a specifiche stringenti. Gli edifici poggiano su una platea in c.a. immersa ‘in falda’, impermeabilizzata con membrane sintetiche ‘pregetto’ e, sulle pareti verticali del piano interrato, con altre membrane ‘postgetto’. L’abbassamento della falda nel corso dei lavori è avvenuto attraverso un sistema Wellpoint e mediante perimetrazione di tutto il piano interrato con palancole profonde10 mt. L’edificio della didattica ha una struttura in carpenteria metallica avvolta da una facciata ventilata. Particolari accorgimenti sono stati adottati per eliminare i ponti termici tra questa e gli imbotti delle bucature. L’hub polifunzionale invece ha una struttura in c.a. mentre a causa della sua altezza la facciata continua che delimita gli ambienti verso la corte interna dispone di una propria struttura portante, che regge anche i frangisole metallici in copertura. In carpenteria metallica anche tutte le scale interne dei diversi edifici. Particolare attenzione è stata posta agli aspetti riguardanti l’acustica: pavimentazioni interne, serramenti, porte e partizioni interne forniscono un elevato abbattimento acustico, aumentato nelle parti comuni dell’hub polifunzionale da specifici rivestimenti fonoassorbenti interni in legno.

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› STRUTTURE SOCIOSANITARIE

CENTRO DIURNO PER MALATI DI ALZHEIMER, CASTELFRANCO VENETO

UNA GIORNATA SERENA Nel progetto di Davanzo Architetti gli ambienti, i percorsi, le relazioni tra interno e esterno, il paesaggio e la tipologia stessa dell’edificio sono parte integrante della terapia per pazienti nella fase iniziale della malattia

Il Centro Diurno Terapeutico Alzheimer di Castelfranco Veneto (foto Alessandra Chemollo).

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Il Centro diurno terapeutico Alzheimer di Castelfranco Veneto in provincia di Treviso è una struttura sociosanitaria che si relaziona dal punto di vista architettonico e funzionale con il contesto urbano esistente – la vicina Casa di Riposo, progettata negli anni ‘70 da Giuseppe Davanzo e Livia Musini (di cui riprende i materiali, cemento, guaina rossa e legno), il parcheggio e il parco – pur mostrando un’evidente autonomia figurativa e tipologica. L’equilibrio fra queste due componenti fondamentali rispecchia, nell’edificio progettato da Martina Davanzo di Davanzo Architetti, la terapia prescritta agli ospiti: 30 persone al massimo in fase non comple-

tamente degenerativa della malattia. Partendo dalla premessa che un ambiente idoneo può promuovere le facoltà residue in un malato di Alzheimer, nell’organizzazione degli ambienti dedicati agli ospiti hanno prevalso la dimensione domestica, la disposizione su un unico livello e un solo colore che facilita l’ambientazione e l’orientamento. Ma non sono le sole soluzioni di un progetto che mette al centro il paziente e le sue esigenze. L’assenza di corridoi è stata sopperita con allargamenti e soste in grado di interrompere le sequenze, così come la riconoscibilità degli spazi d’accoglienza degli assistiti, che sono anche d’attesa per la visita medica o occasio-

ni di pausa, è stata ottenuta attraverso una diversa modulazione della luce, del colore o delle forme. E ancora: la variazione dei luoghi e dei temi, pur con percorribilità semplici, dirette, senza frequenti cambi di direzione, permette un orientamento autonomo. La struttura, in considerazione delle specifiche esigenze della committenza, presenta un’impostazione aperta e flessibile, con ambienti di dimensione ridotta che si possono contrarre, dividere, ma anche ampliare per un maggior numero di ospiti o un diverso utilizzo. La distribuzione planimetrica e spaziale differenzia le stanze come se fossero gli ambiti di una casa con diverse funzio-


› STRUTTURE SOCIOSANITARIE

«Bisognava progettare lo spazio per la fase iniziale della malattia, quando al lieve danno biologico si possono aggiungere sovrastrutture culturali, psicologiche e emotive. Un ambiente idoneo diventa promotore delle facoltà residue, sia sul piano cognitivo, funzionale, comportamentale e affettivo»

Martina Davanzo

Prospetti del Centro di Castelfranco Veneto. Per favorire un ambiente idoneo per i pazienti, le principali funzioni si sviluppano su un solo livello.

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› STRUTTURE SOCIOSANITARIE

Davanzo Architetti Giuseppe Davanzo (1921-2007) inizia la propria attività a partire dalla seconda metà degli anni ’50 affiancato da Livia Musini, che negli anni si dedicherà soprattutto alla progettazione del verde. Dal 1995 fa parte dello studio Martina Davanzo, a cui è affidato il compito della continuità e la sistematizzazione del ricco archivio di materiali dello studio, che ha portato all’allestimento della mostra nel 2016 e alla pubblicazione del libro postumo “A margine del mestiere” nel 2017. Lo studio si è sempre caratterizzato per l’attività di ricerca, sperimentazione, affrontando i molteplici temi della progettazione: dai concorsi-appalto degli anni ’60-‘70 per importanti opere pubbliche, fra cui il Foro Boario di Padova, alla progettazione del verde anche in ambito storico all’allestimento di mostre d’arte. Fra gli ultimi incarichi dello studio la sede di una banca in palazzo Marcati a Treviso (2007-2013) e il centro diurno per Alzheimer a Castelfranco Veneto oggetto di questo servizio. Molti dei lavori di Davanzo Architetti sono stati oggetto di pubblicazioni, premi, segnalazioni e mostre in Italia e all’estero. http://davanzoarchitetti.it

Nell’organizzazione degli spazi interni dedicati agli ospiti hanno prevalso la dimensione domestica e la scelta di un unico colore per facilitare l’orientamento dei pazienti (foto Alessandra Chemollo). A destra, alcuni schemi funzionali di progetto.

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ni. I riti quotidiani legati all’intimità domestica scandiscono il ritmo della giornata e diventano filo conduttore, occasione di sollecitazione, terapia riabilitativa, occupazionale o cognitiva. La sala da pranzo accoglie la cucina e si affaccia su una loggia verso il giardino per permettere, nelle stagioni più miti, di mangiare o sostare all’aperto. Il soggiorno può essere suddiviso in spazi più piccoli. A completamento è stato realizzato anche un spazio insonorizzato per la produzione o l’ascolto della musica. Tutte le aree sono controllate da un centro operativo allo scopo di proteggere

gli ospiti pur garantendone l’indipendenza d’iniziativa e di movimento. Gli spazi all’aperto sono disposti in sequenza per aumentare le occasioni di utilizzo e di socializzazione. Tutti i giardini sono infatti tra loro collegati attraverso un percorso circolare coperto per favorire, anche in condizioni di maltempo, la deambulazione continua tipica di alcuni pazienti a un certo stadio della malattia. Gli stessi principi di accudimento, protezione e autonomia riservati agli ospiti regolano quindi il rapporto fra spazi interni ed esterni creando un circolo virtuoso con un po-


› STRUTTURE SOCIOSANITARIE

In alto, alcuni ambienti interni del centro; sopra, la loggia verso il giardino (foto Alessandra Chemollo). La planimetria del centro riabilitativo: la distribuzione planimetrica e spaziale differenzia le stanze come luoghi di una casa con le sue ben definite funzioni: la sala da pranzo, la cucina, il soggiorno, che può essere suddiviso in spazi più raccolti.

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› STRUTTURE SOCIOSANITARIE

Nel disegno, le aree verdi del Centro. I giardini sono tra loro collegati attraverso un percorso circolare coperto per favorire la deambulazione dei pazienti.

CREDITI Realizzazione Centro Diurno Terapeutico Alzheimer

Località Castelfranco Veneto, Treviso Progettazione architettonica Davanzo Architetti – Martina Davanzo con Carlo Calderan

Progetto strutturale

Giovanni Cocco con Andrea Cantarini

Progettazione impiantistica Nelle foto (Alessandra Chemollo), in alto, il percorso coperto a confine col verde del giardino; sotto, un corridoio del su cui si aprono le diverse stanze del centro.

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sitivo impatto terapeutico. Il progetto è diventato anche occasione per valorizzare una parte di Castelfranco Veneto – nelle immediate vicinanze del centro storico – riordinandone gli spazi e definendone gli ambiti, attraverso lo spostamento del parcheggio esistente sul confine ovest dell’area di proprietà. L’edificio, disponendosi parallelamente al parcheggio con un muro in calcestruzzo forato che attenua il dualismo

dentro-fuori, diventa margine di recinzione del verde verso nord e parte del fronte verso via Ospedale, consentendo l’ampliamento dello spazio scoperto. La dilatata volumetria, che si sviluppa come lato lungo del confine a nord, risulta ulteriormente attenuata dallo scavo del terreno di circa 1,20 metri. Soluzione che ha permesso di realizzare, senza necessità di barriere fisiche di recinzione, il giardino dedicato all’Alzheimer

Studio Benozzi, Studio Giacometti

Superficie 730 mq. Anno 2016 Fotografie Alessandra Chemollo Casseri Alpi Spa Isolamento Rockwool Pavimentazioni in linoleum Forbo Resilienti srl Pareti a secco Fassa Bortolo, Knauf Serramenti Schüco, Eku Impianto elettrico bTicino Sistema HBA ABB Spa Climatizzazione Mitsubishi Electric


› STRUTTURE SOCIOSANITARIE

L’IMPIANTISTICA INTEGRATA DEL CENTRO DIURNO Generazione in pompa di calore con macchine Mitsubishi Electric al cuore del sistema Curata dall’Ingegner Mauro Benozzi, fin dall’inizio la progettazione impiantistica del centro diurno Alzheimer di Castelfranco Veneto ha previsto l’adozione di sistemi evoluti di generazione e distribuzione del clima e la produzione di Acs. L’impianto, in pompa di calore ad alimentazione elettrica ad alta efficienza energetica, si compone di un’unità esterna collocata in copertura e più unità interne per il riscaldamento radiante a pavimento e il raffrescamento del tipo a tutt’aria. I canali di distribuzione, così come i condotti per il trattamento dell’aria, sono integrati nei tamponamenti interni in cartongesso. Il sistema è del tipo a recupero di calore: in questo modo nel periodo estivo si sfrutta il vettore termico di risulta dei compressori della pompa di calore per produrre acqua calda sanitaria.

raggiunge livelli di efficienza energetica che consentono già di ottemperare alla direttiva ErP con i limiti che entreranno in vigore nel 2021. In particolare, sono stati riprogettati il compressore, con un sistema che abbatte la forza centrifuga e un sistema di parzializzazione dei carichi che consentono di raggiungere un’elevata velocità di rotazione, e con l’adozione di due valvole addizionali di espulsione dei gas refrigeranti che garantiscono il corretto funzionamento anche a carichi ridotti. Sempre a basso carico, le nuove

unità consentono di aumentare la temperatura di evaporazione diminuendo il carico di lavoro del compressore e di conseguenza l’assorbimento elettrico. Un ulteriore risparmio energetico si ottiene attivando la modalità ‘high sensible heat’, che gestisce la temperatura di evaporazione in funzione dei valori di umidità riscontrati – tramite sensori – all’interno degli ambienti.

clima@it.mee.com climatizzazione.mitsubishielectric.it

Mitsubishi Electric, produttrice del sistema – che nel periodo invernale oltre a produrre Acs permette anche di riscaldare gli ambienti in maniera indipendente l’uno dall’altro – nel frattempo ha messo sul mercato l’evoluzione delle macchine Hvrf (a flusso di refrigerante variabile e con recupero di calore) adottate in questo progetto. Completamente riprogettata nelle sue componenti, oggi la nuova generazione ‘next stage’ dei sistemi Vrf-Hvrf City Multi

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› I PROFILI DI LPP

INIZIA DA QUESTO NUMERO LA SEZIONE ‘I PROFILI DI LPP’, DOVE LUIGI PRESTINENZA PUGLISI PRESENTA UNO STUDIO EMERGENTE CHE, CON I SUOI PROGETTI PERCORRE, RINNOVANDOLA, LA TRADIZIONE CULTURALE DELL’ARCHITETTURA ITALIANA. UNA SELEZIONE CRITICA CHE PRIVILEGIA L’AUTONOMIA, IL CORAGGIO E LA CULTURA VERSUS LE MODE. IL PRIMO SERVIZIO È DEDICATO ALLO STUDIOROSSI+SECCO DI IMPERIA

Nuovi architetti italiani

STUDIOROSSI+SECCO Luigi Prestinenza Puglisi

Avete sentito parlare dello sudiorossi+secco? Probabilmente no, o almeno non spesso e non approfonditamente. Così come probabilmente fate fatica a individuare, per citare solo i primi che mi vengono in mente, Sergio Bianchi, Fabio Barillari, Andrea Ponsi, Luca Bruno, i fratelli Matassoni, Giuliano Fausti, Orazio La Monaca, lo studio Cusenza Salvo, Massimo Mariani, Massimo Russo, Luca Peralta, Davide Marazzi, Vincenzo Bernardi, Daniele Corsaro. Nonostante lo sforzo di questa rivista IoArch, che le opere di qualcuno ha pubblicato, si tratta di architetti che raramente raggiungono i più blasonati e diffusi canali di comunicazione. Un fatto che dovrebbe metterci in allarme su quanto la pubblicistica d’architettura sia tagliata e parziale, e tenda a restituirci una visione distorta del panorama italiano, sbilanciato sulle grandi firme o sull’appartenenza a gruppi di interesse e di potere. Per questo motivo, a partire da questo numero, cercherò di parlare di personaggi poco conosciuti, che costituiscono, invece, il tessuto connettivo della qualità nel nostro Paese, soprattutto in provincia, dove spesso operano con mille difficoltà. Lo studiorossi+secco è attivo ad Imperia da una decina di anni, precisamente dal 2008, con l’inserimento di un nuovo partner, Eleonora Secco, che ha affiancato Mario Clemente Rossi che operava in forma singola dal 1998. Entrambi provengono da una formazione artistica. Rossi ha passato diversi anni nello studio di scultori genovesi, quali Lorenzo Garaventa e Luisa Caprile, modellando sculture in creta, marmo, bronzo. Eleonora Secco affianca la sua professione di architetto con la pittura. È molto interessante, in proposito, vedere i plastici dei progetti dello studio realizzati come bassorilievi con una tecnica che ricorda un po’ le sculture espressioniste degli anni

Cinquanta e un po’ gli oggetti a reazione poetica di scuola lecorbusieriana. Sia Rossi che Secco tengono a precisare che l’Architettura, la Scultura e la Pittura sono discipline molto distanti tra loro, nonostante il fatto che, per esempio, le tecniche scultoree siano molto utili per costruire simulazioni, modelli o presentazioni strumentali all’architettura. Affermazione però che va presa cum grano salis, considerando il grande amore di entrambi per Le Corbusier e cioè di un Maestro che, sebbene avesse una visione ben distinta dell’arte dall’architettura, poi senza esitazione, e con ottimi risultati, ibridava e confondeva le discipline. Sapendo che dovevo scrivere questo pezzo, Mario Rossi mi ha mandato un messaggio dicendomi che entrambi si sentono ben descritti dalla parola stratificazioni. E difatti la gran parte dei lavori dello studio può essere descritta attraverso questa parola chiave. Che, però, a me sembra

Pagina di sinistra, i Terrazzamenti Abitati (foto ©Moreno Maggi)

Planivolumetrici modelli di studio in terracotta. Entrambi provenienti da una formazione artistica, sia Mario Clemente Rossi sia Eleonora Secco ritengono che le tecniche scultoree siano molto utili per costruire simulazioni, modelli o presentazioni sttrumentali dell’architettura.

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› I PROFILI DI LPP solo una parte della verità, utile per legare concettualmente il loro lavoro a quello di altri progettisti italiani che proprio sul tema del palinsesto e delle sovrapposizioni, anche di realtà distanti temporalmente, operano. La parola che mi sembra però più specifica per descrivere il loro lavoro è scontro, o meglio la sintesi che nasce da questo e del quale conserva sempre le tracce. In tutte le loro opere e, in particolare in quelle migliori, quali per esempio la Villa A e B, entrano in conflitto coppie di opposti. Per esempio l’animo razionale, leggero, lirico che si confronta con quello organico, materico ed espressivo se non espressionista. E poi la natura verso l’architettura. Da uno scontro potrebbe venir fuori di tutto. E invece la sintesi che lo studiorossi+secco riesce a gestire, mostra che gli opposti possono convivere, completarsi e portare a un arricchimento della forma. In questo senso va bene la precedente parola stratificazioni, cioè l’organizzazione secondo livelli ognuno dei quali dotato di una relativa autonomia formale. Anche il rapporto con l’orografia dei luoghi gioca sulla risoluzione della conflittualità: è rifiutata l’architettura mimetica, che si nasconde per paura di apparire. Nello stesso tempo sono evitate le forme aggressive, esibizioniste che considerano il contesto come un fatto trascurabile e quindi totalmente riplasmabile. La sintesi, come dicevamo, non porta ad amalgami. Gli ingredienti sono sempre distinguibili. Ciò che risponde a una logica euclidea si distingue da ciò che afferisce a una logica più organica, l’artificiale dal naturale. La stessa logica entra all’opera negli interventi negli edifici storici. Da un lato l’antico lasciato il più possibile intatto per dargli modo di raccontare la propria storia, senza alterazioni, rifacimenti e imbellettamenti. Dall’altro il moderno che nella sua asciuttezza e integrità rifiuta le scorciatoie mimetiche. Ne risultano opere notevoli, testimonianza di una ricerca per la qualità che produce lavori, anzi strategie, di straordinaria intelligenza formale.

Eleonora Secco e Mario Clemente Rossi, studiorossi+secco atelier di architettura

STUDIOROSSI+SECCO

LE RADICI, LA STORIA E IL TERRITORIO TERRAZZAMENTI ABITATI Una zona prevalentemente boschiva dell’entroterra di Ponente, il cui paesaggio è definito da secolari segni antropici, in particolare dai muri di contenimento in pietra che ritagliando nelle forti inclinazioni nastri di terra ne rendevano possibile la coltivazione, e dai caselli di presidio. Il progetto fa propri questi elementi e inserisce in maniera minimale i volumi nel profilo del terreno esistente e nel paesaggio, così che le residenze, aperte da un lato su spazi verdi di pertinenza attrezzati con pergolati, appaiono nel complesso seminascoste alla vista. Il sedime di progetto è stato disegnato seguendo le linee di minor densità del bosco circostante, che costituisce parte integrante della qualità architettonica generale, al pari degli spazi esterni progettati, con muretti in pietra a vista, pavimentazioni a secco, materiali drenanti e tetti verdi. L’intervento propone una relazione con il tradizionale uso delle antiche caselle di presidio, solitamente semiipogee in materiale lapideo, destinate al presidio agricolo e alla protezione dei prodotti della terra, degli animali e delle persone. Materiali utilizzati: pietra, legno, vetro, tetto verde.

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› I PROFILI DI LPP

CREDITI Realizzazione I Terrazzamenti Abitati Località Cervo (IM) Committente Covire Srl Progettazione architettonica

Studiorossi+Secco

Progetto strutture E. Bertolotto Consulente illuminotecnico E. Labate Impresa esecutrice M. M. Mirone Costruzioni Fornitori iGuzzini, Davide Groppi, Ingo Maurer,

Duravit, Sial Serramenti, Vitra, Artemide, Stobag Nelle foto di Moreno Maggi il territorio, l’inserimento nel paesaggio e un dettaglio dei Terrazzamenti Abitati. A destra, schizzo di studio.

Anno 2018 Superficie 730 mq Fotografie Moreno Maggi

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› I PROFILI DI LPP

Sezione trasversale.

Sotto, schizzo planimetrico

Nel progetto di Cervo i volumi sono inseriti nel paesaggio utilizzando le condizioni di acclività come componente organica, in armonia con le preesistenze. I volumi sono completamente inseriti nel profilo terreno esistente, con bucature dimensionate al fine di garantire le condizioni necessarie al basso consumo ed equilibrio energetico grazie al contributo solare. Il verde costituisce parte integrante della qualità architettonica generale. I giardini, gli orti e i pergolati completano e confermano le indicazioni progettuali. Gli spazi esterni sono sistemati con muretti in pietra a vista ed è utilizzato materiale naturale drenante, pavimentazione posta a secco, ghiaia; i camminamenti e la strada di accesso sono in terreno naturale e ghiaino; gli spazi di pertinenza alle unità sono completati con pergolati e diaframmi (foto ©Moreno Maggi).

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› I PROFILI DI LPP

IL PARCO PARASIO Il Parco Parasio fa parte del progetto di sviluppo urbano Porto Maurizio dal Parasio al Mare selezionato e finanziato dalla Regione Liguria. Il progetto interessa le piazze e gli spazi del centro storico di Imperia detto Parasio, con la consapevolezza dell’importanza testimoniale e architettonica del sito. Il progetto di Piazza della Chiesa Vecchia coglie ispirazione dalla forma originaria della Parrocchiale di San Maurizio, sottolineandone la preesistenza con la valorizzazione degli elementi storici ed archeologici, traducendo il valore metaforico nella ricostruzione della navata attraverso i segni sulla pavimentazione. In piazza Parasio il progetto prevede la definizione di un’area pedonale con spazi di sosta, gioco e meditazione aventi forme e segni posti a memoria delle antiche architetture. In via Parasio l’attenzione progettuale si concentra sui vuoti causati dal terremoto del 1887: dove oggi sono parcheggiate le auto erano presenti edifici e palazzi residenziali; i crolli causati dal sisma hanno lasciato questi spazi che, con il passare del tempo, sono stati assorbiti dalla città come vuoti e piazze. L’intervento progettuale si fa carico di ricucire concettualmente il presente con il passato mediante la sottolineatura delle tracce storiche. Materiali utilizzati: arenaria, travertino, legno, luce, vento.

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› I PROFILI DI LPP

Sopra, piazza Parasio. Il disegno di pavimentazione della piazza propone l’impronta degli edifici crollati nel terremoto del 1887. Accanto: Piazza della Chiesa Vecchia, il cui disegno metaforicamente valorizza e propone l’orientamento della navata scomparsa.

CREDITI Realizzazione Parco Parasio, progetto di

sviluppo urbano di via Parasio, piazza Parasio, via delle Carceri, piazza della chiesa vecchia

Località Imperia, Porto Maurizio Committente Comune di Imperia Progettazione architettonica studiorossi+Secco

Impresa esecutrice Silvano Srl Illuminazione iGuzzini, Viabizzuno Anno 2017 Superficie 7.200 mq Arredo urbano Santa&Cole, Escofet Fotografie Studiorossi+Secco

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› I PROFILI DI LPP

CREDITI Realizzazione

Antico Frantoio di Marmoreo

Località Marmoreo (SV) Committente Comune di Casanova Lerrone

Progettazione architettonica studiorossi+Secco

Impresa esecutrice Formento Restauri

Superficie 800 mq Illuminazione iGuzzini Fotografie Alberto Piovano

ANTICO FRANTOIO DI MARMOREO Il complesso dell’Antico Frantoio di Marmoreo sorge sulla sommità di crinale in Frazione Marmoreo, mentre le caselle sono nei boschi di Casanova Lerrone. Il progetto, finanziato dalla Regione Liguria, consiste nel recupero di tre caselle di presidio agricolo e di un antico frantoio finalizzato all’utilizzo per scopi museali, didattici, culturali e di interesse pubblico. La ricerca è stata centrata sulle modalità con cui l’antropizzazione del territorio ha consentito lo sviluppo di una rete di presidio territoriale. Il progetto interessa alcuni manufatti ed edifici: la Casella, un avamposto; il Percorso, un tessuto connettivo e un polo principale di riferimento; il Frantoio: un net produttivo attraverso cui si è storicamente strutturato il presidio di ampie porzioni di territorio. Il Frantoio è infatti la casa del coltivatore di castagne e del frantoiano ed è costituito da un edificio di grandi dimensioni localizzato in posizione strategica, dove il materiale proveniente dalla coltivazione dell’olivo e della castagna veniva selezionato, lavorato e stoccato. Il Frantoio di Marmoreo è un frantoio a sangue, cioè mosso da animali, ed è stato restaurato e destinato ad attività espositive. Materiali utilizzati: pietra, ciappe, ferro.

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MAESTRI ALTERNATIVI LE IDEE IN ARCHITETTURA SONO IL RISULTATO DI INFLUENZE MOLTEPLICI, DI OPERE E DI AUTORI CHE MERITANO DI ESSERE RISCOPERTI

Carlo Ezechieli


› MAESTRI ALTERNATIVI L’IMPETO DELLA NARRATIVA SUI MAESTRI E SULLE ARCHISTAR HA MESSO IN OMBRA ALTRE FIGURE DI IMPORTANZA CRUCIALE ANCHE SE MENO NOTE CHE OGGI, COMPLICE LA DIFFUSIONE ORIZZONTALE DI INFORMAZIONI, VENGONO INASPETTATAMENTE RISCOPERTE

Le nostre radici culturali Le idee in architettura sono il risultato di influenze molteplici, di opere e dei loro autori. Talvolta, tuttavia, lo strapotere dei media – il grande fiume dove questa stessa rivista scorre – tende a convogliare l’attenzione su alcune figure lasciando altre, spesso meritevoli della medesima attenzione, ai margini. Voci non allineate, il più delle volte meno digeribili, spesso del tutto cruciali per molte regioni o nazioni, e tuttavia rimaste ai margini della ribalta internazionale. Durante tutto il periodo del Moderno i maestri hanno affermato il loro marchio, orchestrando contemporaneamente i mezzi per gettare le loro alleanze. Altri,

IL MODERNO TARGATO MILANO Le opere di Bruno Morassutti e Angelo Mangiarotti maestri dell’architettura milanese e autori di un’architettura che merita di essere riscoperta anche al di fuori dei confini nazionali

ugualmente validi, non hanno mai avuto un tale allineamento, né una tale influenza. Questi ‘maestri alternativi’ sono ovviamente i nomi meno noti a livello internazionale e che oggi sembrano inaspettatamente riemergere. Fino a qualche anno fa il modo in cui abbiamo imparato l’architettura e la sua storia era attraverso il grande racconto dei protagonisti. Con l’internet, non solamente abbiamo accesso all’informazione in modo più orizzontale, ma anche la possibilità di accedere ad alternative, stemperando sia l’impeto della narrativa sui maestri sia la presenza pervasiva delle archistar. È forse possibile l’accesso a nuove fonti di ispirazione, o finalmente riscoprire, come è stato per secoli, le persone, le loro opere e le radici culturali di un’architettura? È questa la domanda che, negli ovvi limiti di questo numero, abbiamo esplorato, andando alla riscoperta di poche figure di grandissimo interesse e forse ancora non sufficientemente esplorate. Carlo Ezechieli [ 72 ]

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Bruno Morassutti (Padova 1920 – Belluno 2008) e Angelo Mangiarotti (Milano 1921 – Milano 2012) hanno segnato alcuni dei capitoli più rilevanti dell’architettura italiana dal dopoguerra ad oggi. Entrambi formatisi in ambito statunitense, con un’esperienza fondamentale di Morassutti a partire dal 1949 presso la Taliesin Fellowship di Frank Lloyd Wright, e di Mangiarotti dal 1953 al 1954 come Visiting Professor presso l’IIT. Dal 1954 anno di fondazione a Milano del loro studio associato, fino allo scioglimento, avvenuto all’inizio degli Sessanta, hanno dato forma a una versione delle esperienze del Moderno attualizzata e molto caratterizzata rispetto al contesto culturale milanese: che in quegli anni assorbiva, riverberandola in forma originale ed eccelsa, molteplici influenze straniere. Le opere realizzate da Morassutti e Mangiarotti presentano ancor oggi caratteri di straordinaria attualità, anche dal punto di vista tecnologico. Introdussero, e spesso anticiparono, raffinatissime tecniche di industrializzazione e prefabbricazione, rese possibili anche grazie all’aiuto di Aldo Favini, ingegnere di altissimo profilo formatosi alla scuola di

Pierluigi Nervi. Nella chiesa di Baranzate (1956-1958) è straordinaria la composizione delle travi di copertura tramite l’assemblaggio di moduli in cemento post-tensionati, come lo sono le strutture a “fungo”, con unico pilastro centrale, nella “casa a tre cilindri” di via Gavirate a Milano (1959-1962). Come del resto è notevole la composizione architettonica dei volumi, la capacità di controllo dei particolari, la scelta dei materiali e la composizione modulare delle facciate, iniziata nell’edificio di Via Fezzan a Milano (1958) e culminata nell’edificio di Via Quadronno, sempre a Milano. Dopo la conclusione del loro breve ma intenso sodalizio – che rende oggi difficile la netta attribuzione delle opere realizzate in quel periodo a uno o all’altro autore – il lavoro di Mangiarotti si è progressivamente esteso verso il design, mentre quello di Morassutti ha trovato picchi notevolissimi in opere come l’edificio residenziale le Fontanelle a San Martino di Castrozza (1964), uniti alla raffinatezza del disegno dei tamponamenti in legno o nel celebre Centro di Formazione Ibm a Novedrate (1970-1974)


› MAESTRI ALTERNATIVI

In apertura (pagina 71): Bruno Morassutti e Angelo Mangiarotti, casa in Via Quadronno a Milano, 1963 (foto ©Cinzia N. Rojas). Alla pagina di sinistra, in alto: Bruno Morassutti e Angelo Mangiarotti, ingresso dell’edificio di abitazione di Via Fezzan a Milano, 1958. In questa pagina, sopra, Bruno Morassuti e Angelo Mangiarotti, la “Casa a tre cilindri” di via Gavirate a Milano (19591962), particolare della struttura “a fungo” messa a punto con l’ingegnere Aldo Favini; a fianco, Bruno Morassutti, unità residenziale “Le Fontanelle” a Sant Martino di Castrozza, 1964. Tutte le immagini di queste pagine sono per gentile concessione dell’Archivio dello Studio Memoli & Benevento).

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› MAESTRI ALTERNATIVI

Sopra: Bruno Morassutti e Angelo Mangiarotti, chiesa di Baranzate (1956-1958), con la straordinaria composizione delle travi di copertura tramite l’assemblaggio di moduli in cemento post-tensionati. A sinistra, Bruno Morassutti e Angelo Mangiarotti, edificio per abitazioni in Via Fezzan a Milano, 1958 (entrambe le mmagini per gentile concessione dell’Archivio dello Studio Memoli & Benevento).

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Bruno Morassutti (Padova 1920 - Belluno 2008). Laureato all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia quando insegnavano Giuseppe Samonà e Carlo Scarpa e con compagni di corso come Marcello D'Olivo e Edoardo Gellner, nel 1949 parte per gli Stati Uniti per prendere parte alla celebre Taliesin Fellowship di Frank Lloyd Wright in Wisconsin. Sempre negli Stati Uniti compie un Grand Tour di visita delle opere di Ludwig Mies Van Der Rohe, Richard Neutra e dello stesso Wright, un’esperienza presentata in Italia nel corso di numerosi incontri, conferenze e articoli. Sciolto il sodalizio con Angelo Mangiarotti, Morassutti fonda intorno alla metà degli anni Sessanta lo studio Morassutti & Associati Architetti, con Maria Gabriella Benevento, Giovanna Gussoni, Mario Memoli e Aldo Favini. Angelo Mangiarotti Angelo Mangiarotti (Milano 1921 - 2012) si laurea in Architettura al Politecnico nel 1948. Durante la sua breve ma intensa esperienza statunitense (1953-1954) Mangiarotti viene a contatto con importanti nomi della scena internazionale come Frank Lloyd Wright, Walter Gropius, Mies van der Rohe e Konrad Wachsmann. Entra nel 1961 in Alfa Romeo come consulente. Nel 1963-1964 riceve una cattedra all'Istituto Superiore di Disegno Industriale di Venezia e due anni dopo realizza alcuni dei suoi prodotti di disegno industriale più famosi: dalle lampade Lesbo e Saffo disegnate per Artemide alla serie di tavoli in marmo prodotti da Agape. È riconosciuto come una delle figure più influenti del design a livello internazionale.


› MAESTRI ALTERNATIVI

Tutte le foto contemporanee di questo servizio sono di Cinzia Naticchioni Rojas (www.offlabstudio.com). Dopo la laurea in architettura a Roma, Cinzia frequenta corsi di fotografia e studia arti visive all'Accademia di Brera a Milano, dove si laurea con una tesi sulla fotografia. Inizia l'attività di fotografa lavorando in camera oscura con l'analogico e il medio formato e successivamente passa all'utilizzo della tecnica digitale. Dal 2013 affianca le due attività di progettista e fotografo. Dal suo lavoro emerge lo sguardo di chi ha familiarità con le forme e gli elementi dell'architettura e opera per trasmettere l'identità del luogo che ritrae, narrandone l'esperienza attraverso immagini. Nel 2017 fonda Offlab Studio, realtà che si occupa principalmente di fotografia di architettura, interni e scala urbana.

MILANO VIA QUADRONNO 24 L’edificio oggi, visto dal giardino. Il ponte che lo collega al corpo della portineria era stato realizzato per evitare i costi di copertura del corsello dei garage. Nella foto piccola, dettaglio della griglia modulare delle facciate, pensata per evolversi nel tempo alternando logge, tamponamenti in legno e superfici finestrate.

Alla riscoperta del capolavoro di Bruno Morassutti e Angelo Mangiarotti in via Quadronno 24 a Milano Carlo Ezechieli Foto di Cinzia N. Rojas

Sono molte le storie che si intrecciano intorno all’edificio residenziale di via Quadronno 24 a Milano, capolavoro della coppia Morassutti/Mangiarotti. Nello scoprirle ringrazio il contributo e la testimonianza dell’architetto Mario

Memoli, già associato di Bruno Morassutti, e che ad oggi esercita la propria attività nel suo stesso studio. Il progetto, iniziato nel 1956, si sviluppava in un periodo in cui Milano, non ancora affacciata sul boom economico, attraversava una fase di ricostruzione post-bellica e malgrado l’attuale apparenza gentilizia – un condominio affacciato su un giardino, coperto di rampicanti, ubicato in un luogo, il Quadronno, nel Medioevo un importante bosco e oggi elegante area del centro storico di Milano – venne realizzato da cooperative che, per via delle

ristrettezze economiche di quel periodo, badavano innanzitutto al risparmio. L’area, in forte e rapidissima trasformazione, si trovava ai margini della vecchia sede dell’Istituto Marchiondi, destinato alla demolizione per lasciare il posto all’attuale giardino ed essere ricostruito in periferia su disegno di Vittoriano Viganò che, peraltro, a quei tempi abitava a due passi da Via Quadronno. È in questo contesto che Morassutti e Mangiarotti progettano il loro edificio. L’ispirazione è, esplicitamente, la Glasarchitektur dell’edificio in Friedrichstrasse

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› MAESTRI ALTERNATIVI

A sinistra, la vite canadese che oggi riveste completamente l’edificio, piantata ad opera completata, era intesa quale elemento fondamentale di progetto. Foto in alto: l’interno del ponte di connessione tra il corpo della portineria e l’edificio principale.

di Mies Van Der Rohe. La combinazione e rotazione di geometrie in pianta dava origine a un’articolazione architettonica degli spazi estremamente ricca e, malgrado le apparenze, rigorosamente simmetrica, tanto da poter essere replicata nel lotto adiacente, secondo un piano che poi non ebbe prosecuzione. Le plan c’est tout, diceva Le Corbusier, e anche in questo caso l’assetto planimetrico [ 76 ]

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dava origine a un involucro le cui sfaccettature consentivano di ampliare notevolmente lo sviluppo dei fronti verso il giardino. Menti capaci erano in grado di trasformare la parsimonia da limite a incredibile potenzialità, e uno degli elementi architettonici più significativi dell’opera, il ponte tra il corpo della portineria e l’edificio principale, era risultato della ne-

cessità di evitare i costi di copertura del corsello dei garage, al piano interrato. Come del resto gli infissi e gli elementi di tamponamento, anziché al costruttore, erano stati dati in appalto a una ditta esterna: un fatto allora del tutto singolare, che anticipava le successive pratiche di industrializzazione e fabbricazione off-site. La griglia modulare delle facciate era pensata per potersi evolvere nel tempo, alternando logge, tamponamenti in legno e superfici finestrate che si contrapponevano all’organicità della vite canadese che oggi riveste completamente l’edificio, e che era intesa – precorrendo, con maggiore consapevolezza, le mode odierne – quale elemento fondamentale del progetto. Le soluzioni architettoniche e tecnologiche erano del tutto inedite in Italia per quel periodo, ma allo stesso tempo tanto ben fondate da far sembrare l’opera estremamente attuale e, insieme, senza tempo


› MAESTRI ALTERNATIVI

Sopra, la scala di accesso al livello dei garage. A sinistra, piante originali di progetto. L’assetto planimetrico dava origine a un involucro le cui sfaccettature consentivano di ampliare notevolmente lo sviluppo dei fronti verso il giardino; in basso, modello di studio, da cui traspare l’esplicito riferimento all’edificio di Friedrichstrasse di Mies Van Der Rohe. La combinazione e rotazione di geometrie in pianta dava origine ad un’articolazione architettonica degli spazi estremamente ricca e, malgrado le apparenze, rigorosamente simmetrica, tanto da poter essere replicata nel lotto adiacente, secondo un piano che poi non ebbe seguito (disegno e immagini per gentile concessione Archivio Studio Memoli & Benevento).

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â&#x20AC;º MAESTRI ALTERNATIVI

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› MAESTRI ALTERNATIVI

LO STUDIO BR, UNA STORIA DI PROFESSIONALITÀ ITALIANA di Alessandro Sartori

Marco Bacigalupo (1922-1994) e Ugo Ratti (1922-1980) sono stati due architetti italiani. Nel 1948 fondarono lo Studio BR e, durante i decenni successivi, lavorarono in diversi ambiti della progettazione architettonica e urbana. Fondamentale fu il sodalizio professionale con l'Eni di Enrico Mattei, grazie al quale lo studio realizzò una lunga serie di commesse dagli anni Cinquanta sino agli anni Ottanta del Novecento, tra cui i prestigiosi palazzi per uffici al quartiere Eur di Roma (19591962) e a Metanopoli (1962-1963). I due architetti sono noti tra appassionati e addetti ai lavori grazie anche all'edificio milanese di via Leopardi 1 (1966-1967), all'angolo con via Carducci, un'originale intervento di ristrutturazione su un fabbricato ottocentesco che viene integrato in un moderno complesso per abitazioni e uffici. Se le scelte materiche e la qualità formale del sistema di facciata in alluminio anodizzato brunito – una “doppia pelle” che riveste il prospetto in tesserine

di grès – spiccano nel contesto dell'architettura milanese di quegli anni, l'idea di svuotare l'interno dell'edificio preesistente su via Leopardi ma di mantenerne l'involucro esterno come semplice scenografia manifesta una sensibilità verso lo spazio urbano tutt'altro che comune. La città moderna è qui intesa come un palinsesto, luogo del progetto dove è possibile accostare vecchio e nuovo in un insieme coerente, parte di uno stesso problema e senza il timore di sperimentare arditi contrasti compositivi. Sempre agli anni Sessanta risale un altro loro importante edificio, ovvero l'ex-Provveditorato di Sondrio in via Sauro 66-68 (1960-1962). Concepito inizialmente come Istituto Magistrale, l'edificio ospita due opere a mosaico del noto artista Bruno Cassinari. Il complesso è caratterizzato dal razionale fronte modulare del corpo delle aule, con eleganti serramenti a filo facciata, e dal volume più basso dei laboratori: a testimonianza del-

la sua qualità progettuale, è stato segnalato nel censimento ministeriale delle opere architettoniche di interesse del Secondo Novecento, dove è possibile consultare l'apposita scheda descrittiva (www.lombardiabeniculturali.it/architetture900). Dell'edificio, tuttavia, potrebbe a breve restare traccia solo nei libri e nelle riviste:

Pagina a fianco, in alto e sotto: Studio BR, edificio per abitazioni e uffici in via Leopardi 1, Milano, 1966-1967 (foto ©Alessandro Sartori).

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› MAESTRI ALTERNATIVI

nel 2017 è stato venduto dal Comune di Sondrio a una società privata e ne è stata programmata la demolizione per far spazio a una nuova palazzina. Pare dunque che l'architettura moderna, con poche e circoscritte eccezioni, fatichi ancora una volta ad essere compresa e apprezzata entro i confini nostrani: ciò desta certamente impressione perché all'estero, oltre a trovare architetti di chiara fama che dichiarano di aver imparato molto dalle opere costruite in Italia tra gli anni '30 e '60, continuano a uscire studi e pubblicazioni curati da prestigiose università che approfondiscono questa straordinaria stagione della nostra architettura. Se Milano è certamente, assieme a Como, Torino, Roma e Venezia, il centro fondamentale della vicenda del Razionalismo Italiano, nondimeno molti dei maestri e dei loro “allievi” hanno realizzato opere di grande qualità anche in luoghi molto più decentrati: e sono proprio queste che, in virtù della loro minore notorietà, corrono i maggiori rischi di essere perdute per sempre, sostituite da interventi quasi sempre a carattere speculativo o di scarso interesse per la collettività. L'importanza dello Studio BR – riguardo al quale auspichiamo l'avvio di studi si[ 80 ]

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stematici che ne restituiscano la traiettoria professionale – non si esaurisce tuttavia solo nelle sue opere ma è da ritrovare anche nella sua innovativa metodologia progettuale: molto più di altri, Bacigalupo e Ratti hanno infatti avuto il merito di sviluppare un'idea di professione vicina alle moderne società di progettazione dove alla cultura e alla sapienza artigia-

nale del singolo architetto, in rapporto fiduciario con il committente, si sostituisce progressivamente una struttura di servizi formata da tecnici specializzati in molteplici settori disciplinari coordinati tra loro. Una storia di professionalità tutta italiana che meriterebbe di essere studiata, raccontata e tramandata attraverso le opere

Sopra e a sinistra: Studio BR, edificio scolastico in via Nazario Sauro 66-68, Sondrio, 1960-1962 (foto ©Marco Introini).


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DAL MESSICO AL MONDO I GUSCI DI FÉLIX CANDELA Sopra: Félix Candela, chiesa di San Antonio de las Huertas, Città del Messico, 1956, con Enrique de la Mora e Fernando López Carmona. (foto Guillermo Zamora, Archivo Arqs Mexicanos Fa-Unam).

Juan Ignacio del Cueto Ruiz-Funes

Félix Candela scosse l’architettura mondiale con le strutture laminari in cemento armato, meglio conosciute come i gusci, che costruì in Messico nel decennio tra il 1950 e il 1960 applicando una tecnologia di origine europea (Freyssi-

net, Dischinger, Finsterwalder, Torroja) che raggiunse in territorio messicano i suoi massimi livelli di creatività e di ispirazione. Non fu il primo nè l’unico che realizzò questo tipo di coperture, ma aprì nuovi percorsi nell’arte di impiegare profusamente e con gran virtuosismo il paraboloide iperbolico, sfruttando al massimo i vantaggi strutturali ed espressivi di questa forma geometrica per creare un insieme di opere che decisamente lasciò un’impronta nell’architettura della seconda metà del XX secolo. Nato a Madrid il 27 gennaio del 1910, Candela concluse la propria carriera di architettura nella sua città natale nel 1935, un anno prima dello scoppio della Guerra Civile Spagnola (1936-39) dove lottò nello schieramento repubblicano sconfitto dall’esercito fascista di Francisco Franco, appoggiato da Hitler e Mussolini. Nel 1936 arrivò, esiliato, in Mes-

sico e poco dopo acquisì la nazionalità messicana. Nel 1949 costruì il suo primo guscio sperimentale e fondò l’impresa Cubiertas Ala, con la quale realizzò le opere che gli diedero fama mondiale, lavorando come architetto, progettista strutturale, calcolatore delle strutture, appaltatore e costruttore. Fu professore alla Scuola Nazionale di Architettura dell’Universidad Nacional Autònoma de Mexico (Ena-Unam) dal 1953 al 1971, l’annò in cui si trasferì negli Stati Uniti per entrare come docente all’università dell’Illinois a Chicago. Visse in seguito a New York e a Reaeigh (Nc), dove morì il 7 dicembre del 1997.

A sinistra, padiglione Rayos Cósmicos, Città Universitaria del Messico, 1951, con Jorge González Reyna (foto Archivo Arqs Mexicanos Fa-Unam).

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› MAESTRI ALTERNATIVI

Cubiertas Ala e l’apogeo dei gusci Il paraboloide iperbolico conosciuto anche come hypar (abbreviazione di hyperbolic paraboloid) genera superfici a curvatura inversa che hanno la caratteristica di trasmettere quasi esclusivamente sforzi a compressione, fatto che permette di realizzare membrane in cemento armato molto sottili e che Candela soleva ridurre a 4 o 5 centimetri di spessore. Il fatto di essere una superficie regolare, costruita con linee rette, facilitava la co-

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struzione della cèntina. Una volta definita la geometria del guscio e verificato il calcolo strutturale, il processo di elaborazione richiedeva la partecipazione di abili carpenteri per sollevare la cèntina, e un esercito di operai per eseguire le armature, il getto del cemento, la scasseratura e la rifinitura dei dettagli. I gusci risolti con paraboloidi iperbolici si dividono in due grandi famiglie: di bordo curvo e di bordo retto. Candela creò opere magistrali in entrambi i modi

La chiesa di San José Obrero, 1959, San Nicolás de los Garza, Nuevo León, Mexico (foto Archivo Arqs Mexicanos Fa-Unam); sotto, Capella de El Altillo, Coyoacán, Città del Messico, 1955-57, con Enrique de la Mora e Fernando López Carmona (foto Alberto Moreno Guzmán).

lavorando con architetti messicani che arrivavano alla sua impresa Cubiertas Ala in cerca di soluzioni creative per le coperture dei loro progetti, nei quali lo spazio architettonico acquista una nuova dimensione, di radicale modernità, con i mantelli sinuosi di cemento che lo ricoprono. Questo tipo di coperture raccolse molte richieste all’epoca, sia per le qualità estetiche, sia, soprattutto per le caratteristiche tecniche e costruttive che le rendevano strutture molto economiche. Candela utilizzò queste forme geometriche per la prima volta nel 1951 per risolvere la copertura del Pabellòn de Rayos Cosmicos, progetti di Jorge Gonzàles Reyna presso la Città Universitaria, l’opera vertice dell’architettura moderna messicana che fu dichiarata Patrimonio dell’Umanità nel 2007. Il piccolo padiglione è coperto con due hypar a “sella di cavallo” che nella maggior parte della loro superficie hanno uno spessore di 15 millimetri. A partire da quest’opera, che gli garantì un notevole prestigio, sperimentò continuamente con gusci che ebbe l’opportunità di costruire essendo pienamente cosciente dell’importanza della scala e del comportamento delle strutture laminari resistenti per conformazione. Nel 1953 Candela iniziò il progetto del suo primo edificio religioso: la chiesa della Virgen de la Medalla Milagrosa a Città del Messico, una tipica pianta ba-


› MAESTRI ALTERNATIVI silicale a tra navate coperta con un sorprendente gioco di gusci capaci di creare uno spazio quasi espressionista. Su questa opera commentò: «Il materiale della nostra epoca è il cemento armato, e io ho cercato di costruire con questo materiale una chiesa di carattere tradizionale, dove tanto la funzione strutturale quanto l’espressione interna dipendono esclusivamente dalla forma». Candela trovò la sua relazione professionale più feconda con l’architetto Enrique de la Mora (1907-1980), uno dei grandi maestri dell’architettura moderna messicana, e con il suo giovane collaboratore Fernando López Carmona (1921). Insieme crearono soluzioni innovative per costruire tipi differenti di edifici. La sua prima collaborazione fu per risolvere la copertura della sala delle aste della Borsa Valori messicana (1953-1955) per le intersezioni dei bordi di una arco risolta con hypar, la prima di questo tipo mai costruita. Successivamente realizzarono vari edifici religiosi come San Antonio de las Huertas (1956), El Altillo (1955-57), San Vicente de Paul (1958-60), Santa Monica (1963), La Florida (1964), La Divina Providencia (1965) e il Perpetuo Socorro (1966), tutti a Città del Messico, così come San José Obrero a Monterrey (1959-62), Santa Cruz a San Luis Potosì (1965-67) e Nuestra Señora de Guadalupe a Madrid (1963, conosciuta nella capitale spagno-

la come ‘la chiesa dei messicani’). Tra le sue opere più riuscite con altri architetti ci sono il Cabaret Jacaranda a Acapulco (1957, con Juan Sordo Madaleno), il ristorante Los Manatiales a Xochimilco (1958, con Joaquín Álvarez Ordóñez), la cappella di Palmira a Cuernavaca (1959, con Guillermo Rossell e Manuel Larrosa), l’Hotel de la Selva a Cuernavaca (1959, con Jesùs Martiì e Juan Antonio Tonda) e l’impianto di imbottigliamento Bacardi-Mexico a Tultitlàn (1958-60). La traccia di Candela La fama di Candela attraversò le frontiere e la sua opera ebbe un impatto in molti Paesi, come gli Stati Uniti, Guatemala, Venezuela, Colombia, Cuba, Ecuador, Perú, Brasile, Spagna, Germania, Norvegia, Inghilterra, Polonia o l’Unione Sovietica. I tedeschi Ulrich Müther e Jörg Schlaig, lo svizzero Heinz Isler, il guatemalteco Mauricio Castillo Contoux, il colombiano Guillermo González Zuleta, gli spagnoli José Enrique Ruiz-Castillo, Coello de Portugal e Luis López Díaz o il messicani Juan Antonio Tonda e Alberto González Pozo emergono come costruttori che seguirano le sue tracce. Si possono identificare cenni del suo genio anche nella logica strutturale di architetti contemporanei del calibro di Santiago Calatrava, Norman Foster o Zaha Hadid

L’autore Juan Ignacio del Cueto Ruiz-Funes Nato a Città del Messico nel 1961, laureato in architettura presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (Unam, 1986) e dottore di ricerca in Architettura presso la Universidad Politécnica de Cataluña (Upc) nel 1996. La sua tesi di dottorato su Arquitectos españoles exiliados en México. Su labor en la España republicana (1931-1939) y su integración en México riceve il Premio Staordinario di Dottorato della Upc. Dal 1993 è Professore e Ricercatore di Ruolo presso la Facoltà di Architettura della UNAM, specializzato nella storia dell’architettura del XX secolo. È coordinatore del centro di riceca in Architettura, Urbanistica e Paesaggio (Ciaup-Fa Unam). Curatore delle mostre Félix Candela, 19102010 (2010), Candela’s Shells (2012) e Presenza dell’esilio spagnolo nell’architettura messicana (2014). I suoi libri Félix Candela 1910-2010 (Madrid, 2010), Guía Candela (Arquine-Unam, México, 2013) e Arquitectos españoles exiliados en México (Bonilla Artigas Editores-Unam, México, 2014) sono stati finalisti in tre Biennali Iberoamericane di Architettura e Urbanistica: Cadice 2012, Rosario 2014 e Sao Paulo 2016.

La lettera di Bruno Zevi a Félix Candela del 26 maggio 1957. In occasione del centenario della nascita di Zevi, fino al 16 settembre il Maxxi dedica al grande storico e critico dell’architettura una mostra. A sinistra, Candela e Zevi in Perù, alla firma della Carta di Cuzco (dicembre 1977).

La stima di Bruno Zevi In Italia l’opera e la personalità di Félix Candela furono apprezzate da Bruno Zevi, che in una lettera inviata a Candela nel 1957 come direttore della rivista L’Architettura. Cronache e Storia, commentava: «[…] quello che Lei scrive costituisce una lezione di modestia che soltanto i veri creatori, gli artisti più autentici e sinceri possono dare […] Quello che Lei dice dell’economia, dell’antidemagogia, dell’antifariseismo stilistico dovrebbe essere scritto a grandi lettere in tutte le Facoltà di Architettura del mondo: la moraltà è condizione dell’arte, e l’artista, prima di essere un creatore, è un uomo; quando crea, proietta l’impronta della sua peronalità morale. È per me un titolo di gioia e di onore aver contribuito a far conoscere in Italia uno dei rari artista contemporanei: Félix Candela […] Io vorrei pubblicare soltanto architetture che siano stimolo a una vita più seria, più umana, migliore».

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› MAESTRI ALTERNATIVI

EROI DEL CEMENTO Riscoprendo l’opera di Félix Candela con Maurizio Milan uno dei più importanti maestri dell’ingegneria italiana Intervista di Carlo Ezechieli

Maurizio Milan Laureatosi in Ingegneria Civile a Padova nel 1977, la figura di Maurizio Milan è strettamente legata al lavoro di architetti come Renzo Piano, una collaborazione decennale, Michele De Lucchi, Herzog&DeMeuron, Marg+Von Gerkan&Partners. Progetta e realizza più di mille interventi di natura complessa anche facendo uso di materiali non convenzionali, come pietra precompressa, vetro strutturale, titanio, legno lamellare, bambù, leghe leggere, terre pisée, materiali compositi. La sperimentazione e la ricerca hanno sempre caratterizzato la sua attività. Fino al 2008 è titolare della cattedra Master di Specializzazione in Ingegneria Strutturale al Politecnico di Milano e dal 2007 è docente di Progettazione Strutturale presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia Iuav.

Sotto: Il “varo” del Ponte della Pace di Tblisi, architetto Michele De Lucchi, progetto ingegneristico e strutturale di Maurizio Milan (foto ©archivio aMDL – Architetto Michele De Lucchi).

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Nel campo dell’ingegneria strutturale, Maurizio Milan è senza dubbio una delle figure più significative a livello internazionale. È stato inventore di soluzioni brillanti e non convenzionali: delle straordinarie lastre in vetro piegate in opera a freddo per il Ponte della Pace a Tblisi, alla lunga trave lamellare in listelli di bambù del ponte del Museo del Design alla Triennale di Milano, entrambi con Michele de Lucchi. Fino ai grandi archi, composti da ciclopici blocchi in pietra, nella chiesa di Padre Pio di Renzo Piano. Dal suo studio di Milano, nel complesso delle Ex Fonderie Napoleoniche, ci tiene a precisare che: “…ogni progetto è un progetto nuovo”, sottolineando l’importanza di identificare i principi di intervento per ogni tema e ogni problema che, malgrado la sua complessità, richiede soluzioni specifiche, efficaci e soprattutto semplici. Un approccio ben lontano dai luoghi comuni e che ha molti punti in comune con quello dei grandi protagonisti dell’ingegneria del passato recente. Félix Candela è uno di questi, ed è un autore che merita di essere riscoperto, anche dal punto di vista di uno dei principali maestri dell’ingegneria italiana. Candela fu uno uno dei principali ingegneri-architetti del XX secolo ma da noi è ancor oggi semisconosciuto. Quali erano le caratteristiche fondamentali della sua opera? Innanzitutto metteva insieme ingegneria e architettura, aveva una comprensione e un intuito formidabili circa l’utilizzo dei materiali e l’ottimizzazione dell’uso dei componenti, una conoscenza ottima del comportamento fisico-meccanico. In base a questo metteva a punto soluzioni estremamente raffinate ed essenziali, il tutto passando dal razionalismo ma formulando soluzioni originali di incredibile intelligenza creativa.

Quello di Candela, tra le due Guerre Mondiali e nel secondo dopoguerra, era un periodo d’oro per l’ingegneria e per le strutture. Certamente. Non sono so se e quanto Candela abbia preso spunto da Pierluigi Nervi, ma è un dato di fatto che in quel periodo si sono manifestati virtuosismi incredibili nell’utilizzo del cemento armato. Il calcestruzzo è un materiale che funziona in trazione ma ha un comportamento formidabile in compressione, e le strutture a doppia curvatura, come quelle di Candela, lavorano a compressione. Ed il punto è che a quei tempi non esistevano neanche lontanamente gli strumenti di oggi. Il tutto si basava molto sull’intuizione e sulla sensibilità nella comprensione del comportamento della materia. Era un periodo eroico per l’ingegneria. Era sperimentazione pura finalizzata a superare i limiti.

«Era un periodo eroico per l’ingegneria, era sperimentazione pura finalizzata a superare i limiti. Oggi abbiamo a disposizione una potenza di calcolo incredibile ma si verificano errori clamorosi dovuti a un’errata concezione iniziale delle strutture» Su cosa si basava questa capacità di intuito? Ho qui con me questa immagine di Frei Otto, che studiava il comportamento delle membrane saponose. Il procedimento consisteva nel prendere un liquido saponoso, né più né meno quello delle bolle di sapone, e farlo aderire a una struttura a telaio. La membrana si estendeva e si disponeva esattamente in base alle linee di massima tensione. Ribaltando la struttura, si ottiene la forma di un “guscio”, come quelli di Candela, che invece lavora a compressione. La cosa curiosa è che in assenza degli odierni software di analisi per elementi finiti, le tensioni in-


› MAESTRI ALTERNATIVI

terne venivano rivelate illuminando le strutture con la luce polarizzata: le tensioni scompongono la luce mettendo in evidenza le linee di tensione. Era un’epoca in cui l’ingegno superava abbondantemente i limiti nella strumentazione. Cosa è cambiato principalmente? Innanzitutto sono le condizioni di qualità e controllo dei materiali. Il che è sacrosanto, dato che corrisponde ad una maggiore sicurezza per gli abitanti. Ma anche gli strumenti. Oggi abbiamo a disposizione una capacità di calcolo di potenza incredibile. Il tutto praticamente a portata di taschino. Ma allo stesso tempo si verificano errori, infine clamorosi, legati all’inserimento dei dati, o ad un errata concezione iniziale delle strutture. Posso spiegarlo

con un semplice aneddoto. Con Renzo Piano mi ero occupato dell’allestimento del Prometeo presso l’Ansaldo a Milano, peraltro in stretta e stupenda collaborazione con Marco Visconti, oggi uno dei principali architetti italiani. Supervisore per la parte di ingegneria era Riccardo Morandi che per la prima volta si trovava a doversi confrontare con il legno lamellare. Il bello era che un genio come Morandi, cauto nei confronti di questa tecnologia, allora nuova, aveva verificato tutta la struttura con un sistema grafico di calcolo degli sforzi basato su poligoni noto anche come “grafico cremoniano”. È evidente che un approccio di questo tipo consente una verifica continua della corretta impostazione della struttura e questo, a causa della grande fiducia

nelle macchine, si sta perdendo. E forse è vero anche che non ci sono più le maestranze di una volta Devo dire che l’ultima volta, ancora da studente, che ho visto un lavoro di carpenteria del livello di quelli di Candela o di Nervi è stato sul cantiere della Chiesa dell’Autostrada. I carpentieri erano dei veri e propri maestri d’ascia. Oggi a livello tecnologico abbiamo una capacità di produzione incredibile, come nel caso di un tipo di supercalcestruzzo spesso 30mm e rinforzato con polipropilene e con fibra di basalto che ho inizialmente messo a punto per un progetto di Renzo Piano. Resta sempre il problema di trovare chi è capace di costruirle. Qual è l’opera più affascinante di Candela? A mio avviso è quella del ristorante nella City of Science di Valencia, progetto che riprende lo schema del ristorante Los Manantiales di Xochimilco a Città del Messico. Esprime l’apoteosi della conoscenza del comportamento della struttura. È talmente perfetta che potrebbe essere un’opera della natura, come una foglia o un fiore. Mette in pratica il concetto più semplice, quello dell’arco, peraltro risolvendo elegantemente intersezioni complesse, in modo sublime, sviluppando il tema in modo magistrale

Sopra: I grandi archi in pietra della chiesa di San Giovanni Rotondo, progetto architettonico Rpbw, progetto strutturale e ingegneristico Maurizio Milan (foto ©archivio Rpbw – Renzo Piano Building Workshop). A sinistra, costruzione in cemento e pisée del centro di chirurgia pediatrica di Emergency a Entebbe (Uganda), sempre con Renzo Piano Building Workshop.

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› OPINIONI

A R C H I B R A N D

L’ASCESA DELL’ di Carlo Ezechieli e Christiane Bürklein

FRANK GEHRY HA 89 ANNI, NORMAN FOSTER 83, RENZO PIANO 81. MENTRE L’ETÀ MEDIA DELLE ARCHISTAR STORICHE OSCILLA TRA I 70 E I 90 ANNI, LA NUOVA GENERAZIONE SI PRESENTA CON CONNOTATI DIVERSI. UNA NUOVA FIGURA PLASMATA DA QUEST’EPOCA

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Di architetti capaci di lasciare il segno ce ne sono sempre stati, ma é dall’inizio degli anni ’90 che ha inizio la consacrazione non di semplici Maestri, ma di vere e proprie icone. La capacità dei mezzi di comunicazione, culminata con la diffusione capillare dell’internet, rendeva possibile una diffusione e la conoscenza immediata, su scala industriale e planetaria, non tanto delle opere, ma di immagini. Era l’ascesa e l’impero dell’archistar: un neologismo dilagante al punto da rendere ormai inservibile il copyright originariamente depositato nell’intento di identificarne il conio. Ma qual è la differenza tra un Maestro e un’archistar? La si coglie immediatamente cercando immagini su Google. Sotto il nome di Louis Kahn escono innanzitutto le sue opere, sotto quello di Norman Foster appare il ritratto. L’archistar è un Maestro, ma anche la stella di uno showbiz planetario “pop”, ed è noto anche quando si sa poco o nulla delle sue opere e ormai l’età della prima generazione di archistar indiscusse oscilla tra i 70 e i 90 anni: Norman Foster ha 83 anni, Renzo Piano 81. Più ‘giovani’ Daniel Libeskind o Rem Koolhaas: rispettivamente ‘solo’ 72 e 74 anni, solo per citarne alcuni. Il numero degli anziani soverchia quello dei giovani, quelli della nuova generazione come Ma Yasong (43 anni), Alejandro Aravena (51), o Kazuyo Sejima (62), che del resto non sono più personalità individuali, ma i fondatori di studi dal profilo corporate come Mad, Elemental e Sanaa (fondato con Ryue Nishizawa, 51 anni). Come nel caso di Zaha Hadid, il cui studio sopravvive tranquillamente alla sua dipartita, avvenuta nel 2016, quella delle archistar è una generazione che non sembra avere successori sotto forma di individui, bensì di marchi o di sigle. Spesso il marchio non è nemmeno esplicitamente associato a una persona specifica. Ci può essere un “front man”, come Winy Maas per Mvrdv, ma le figure oggi emergenti sono più spesso gruppi. Non si tratta di una semplice traslazione di termini, è un’evoluzione strutturale, e se le tecnologie di informazione e comunicazione avevano dato origine all’impero delle archistar, all’ascesa dell’Archibrand contribuiscono altri elementi. La questione è semplice, e può essere riassunta in questo modo: se fino a trent’anni fa portare a compimento un tema di progetto semplice e completo come, ad esempio, una casa unifamiliare era una mansione alla portata di un singolo architetto, oggi non è possibile fare altrettanto senza il contributo, opportunamente coordinato, di almeno un paio di ingegneri e relativi collaudatori/certificatori. Non di rado le figure professionali coinvolte aumentano, incorporando un nutrito gruppo di consulenti tecnici e legali. Scomparsa la figura eroica dell’architetto che da solo ideava e realizzava progetti, i processi, i requisiti, la complessità dei sistemi (senza escludere esigenze collaterali di ordine commerciale), è diventato ormai impossibile il lavoro in solitaria. L’autore che si distingue per inventiva e capacità è obbligato a lavorare in squadra e, così come l’archistar è una versione – amplificata dai media – del Maestro, così l’Archibrand è ormai una configurazione necessaria. Un Archibrand che conserva il suo “maitre a pensér”, ma all’interno di un organismo integrato e organizzato come una corporation. Per motivi anagrafici e strutturali la generazione delle archistar, legata al singolo individuo, è in via di esaurimento. L’Archibrand è l’entità che la sostituirà. Rispecchia i tempi e la sua ascesa è inarrestabile. Superato il mito Modernista dell’individuo e del suo libero arbitrio, l’Archibrand risponde a processi e agli algoritmi dei motori di ricerca e, invece di aprire studi, fonda multinazionali.


VIA 57 WEST, NEW YORK

L’INVENZIONE DELLA TIPOLOGIA ICONICA L’INVENZIONE TIPOLOGICA È UNA CIRCOSTANZA CHE SI DÀ MOLTO RARAMENTE. NEL CASO DELL’EDIFICIO SULLA 57TH WEST DI BJARKE INGELS A MANHATTAN UN TIPO È DIVENTATO UNA VERA E PROPRIA ICONA


› RESIDENZE

BIG-Bjarke Ingels Group

CROSS SECTION

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Lo studio, formato da architetti, designer, urbanisti, paesaggisti, designer di interni e di prodotto e ricercatori, ha sedi a Copenhagen, New York e Londra e conta oggi più di 200 collaboratori. BIG sta lavorando a diversi progetti in Europa, Nord America, Asia e Medio Oriente. Il suo fondatore, Bjarke Ingels (nella foto di Thomas Loof), ha lavorato per diversi anni nello studio Oma. Nel 2001, con Julien de Smedt, ha fondato l’agenzia Plot. Successivamente Ingels ha dato vita a Bjarke Ingels Group. L’architettura di BIG cerca di essere attenta ai cambiamenti della vita contemporanea, influenzata dagli scambi multiculturali, dai flussi economici globali e dalle tecniche della comunicazione. www.big.dk


› RESIDENZE

Il Via 57 West progettato dallo studio danese Big-Bjarke Ingels Group propone una tipologia edilizia ibrida a metà strada tra il grattacielo e l’edificio a corte (foto ©Iwan Baan). Nei disegni, una sezione e gli studi relativi allo sviluppo dell’edificio, all’orientamento e alla collocazione all’interno dell’isolato (courtesy Big).

L’

edificio sulla 57th West di Bjarke Ingels Group a Manhattan è stato ampiamente pubblicato. Perfino il National Geographic, non precisamente una rivista di architettura, lo ha ritratto su una delle sue copertine: un privilegio abitualmente riservato a monumenti consacrati, o comunque, a edifici altamente rappresentativi di un luogo o di una comunità. Il 57th West, con la sua cuspide in acciaio a doppia curvatura di 141 metri, si distingue per dimensioni. È una forma tanto strana quanto intrigante e che, dato il suo affaccio sul fiume Hudson, spicca quanto un’architettura su un crocevia. Indubbiamente il principio

di “morphing” e ibridazione – comune a molti progetti di BIG e che in questo caso ha fuso un tipico high-rise newyorkese con un edificio a corte europeo – si è infine rivelato non solo una mirabile acrobazia tipologica, ma anche un ardito esperimento di controllo del “salto” che comporta l’adeguamento di un tipo edilizio europeo alla scala americana. Una vera e propria invenzione tipologica, un caso che si dà molto raramente in architettura, tanto avventurosa da diventare infine un’icona, una singolarità nello skyline newyorkese. Il salto di scala ha dimensioni ragguardevoli, tanto che l’edificio – che ospita 709 unità abitative di cui 142 a prezzi calmie-

rati, per una superficie complessiva di circa 80 mila metri quadrati – occupa un intero isolato ai margini della West Side Highway, una delle strade più trafficate della città, lasciando al suo interno un giardino che ripresenta in miniatura le stesse proporzioni del Central Park ed è diretta continuazione, all’interno dell’edificato, del Parco Fluviale dell’Hudson. Questo primo intervento di BIG sul suolo statunitense introduce concetti – come la continuità dei sistemi verdi, i bow window e gli ampi balconi, il mix funzionale all’interno dell’edificio (4 piani di commercio al dettaglio e funzioni comuni) – di derivazione tipicamente nordeuropea e scandinava. Sono caratte-

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› RESIDENZE

ri fino a questo momento quasi del tutto estranei all’architettura americana e che rendono il 57th West un caso inedito e potenzialmente rivoluzionario per Manhattan, un contesto particolarmente denso di cultura di progetto, ma che fino ad oggi ha visto il dominio assoluto di due fondamentali entità tipologiche: la casa a schiera di ispirazione vittoriana e le torri high-rise. Che 57th West sia in condizione di diventare un modello, lo potremo verificare tra qualche decennio

Carlo Ezechieli

In alto, un affaccio sulla corte verde. Sul fondo, l’Hudson. Nel disegno, la pianta degli alloggi che si affacciano sulla corte e sulla 57 West Street. A fianco, un prospetto con i bow window in facciata. Nella pagina a fronte, alcuni ambienti all’interno del grattacielo (foto ©Iwan Baan).

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CREDITI Realizzazione Complesso residenziale Via 57 W Località West 57 Street, New York, Usa Committente Durst Fetner Residential Progetto architettonico Bjarke Ingels Group Responsabili del progetto Bjarke Ingels,

Thomas Christoffersen, Beat Schenk

Progettista David Brown Progetto di interni David Brown, Beat Schenk (project manager)

Fine lavori agosto 2016 Superficie 80mila mq Consulenti Slce Architects, Starr Whitehouse

(landscape), Thornton Tomasetti (ingegneria strutturale), Dagher Engineering (Mep), Langan Engineering, Hunter Roberts, Philip Habib & Assoc (involucro), Nancy Packes, Van Deusen & Assoc, Cerami & Assoc (acustica), CPP, Akrf (impatto ambientale), Glessner Group

Fotografie ©Iwan Baan

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UPTOWN, MILANO

IL FUTURO DELL’ABITARE Al limite nord-ovest di Milano sta sorgendo UpTown, quartiere residenziale smart sviluppato da EuroMilano, che definisce nuovi standard per la residenza urbana del XXI secolo. Un futuro sostenibile dal punto di vista economico, ambientale e della qualità di vita

Sopra il titolo, gli edifici a torre di residenza libera si richiamano per forma e materiali alle palazzine del Moderno milanese. Accanto, le facciate delle zone giorno, in genere orientate verso il parco, si aprono su ampi terrazzi (immagini courtesy EuroMilano). Alla pagina di destra, il masterplan dell’area, un render delle piazze interne alle residenze e la cascina ristrutturata (foto ©Moreno Maggi), hub della comunità.

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Lo sviluppo di UpTown prende avvio con il masterplan di Cascina Merlata, area di 900.000 mq immediatamente a sud dell’area Expo/Mind, sviluppato dieci anni fa da Caputo Partnership con lo studio di Antonio Citterio e Patricia Viel. Le prime ad essere costruite furono le prime torri di housing sociale – progetti di Mario Cucinella, Cino Zucchi, Cappai e Segantini, Teknoarch, B22 e P.u.r.a. – che nel 2015 ospitarono i componenti delle delegazioni internazionali di Expo e che oggi sono in via di completamento: una volta concluso, con un totale di 11 torri per 700 alloggi, sarà il più grande housing sociale d’Italia e uno dei maggiori d’Europa. Ma UpTown è prima di tutto un grande parco di 250mila mq, bonificato e urbanizzato, viabilisticamente strutturato per separare lo scorrimento automobilistico, dalle lunghe percorrenze fino ai parcheggi sotterranei, dai percorsi di mobilità dolce (10 chilometri di piste ciclabili e pedonali), intorno al quale stanno sorgendo le residenze a libero mercato, tutte in classe A+, con spazi collettivi ai piani terra, materiali

e finiture di alta qualità e un prezzo accessibile. Abitazioni per persone normali, da vivere quotidianamente e non solo da contemplare. Al primo lotto di 137 appartamenti, venduti in 8 mesi – Slp complessiva di 9.359 mq, in consegna nella primavera del 2019 – si aggiunge la costruzione di

UpTown East: due edifici in linea (10 piani) a ridosso del parco e tre edifici a torre (di 13 e 24 piani) sui confini dell’area per circa 280 appartamenti e ulteriori 21.500 mq di Slp. A una settimana dal lancio risultano già pre-venduti il 35% dei 140 appartamenti della prima tranche.


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Attilio Di Cunto, a.d. di EuroMilano

Innovazione e senso di comunità La via italiana alla Smart City passa da UpTown. Tendiamo a definire ‘smart’ tutto ciò che è associato alla tecnologia trascurando il fatto che la tecnologia è un mezzo per migliorare la vita delle persone. Il progetto di UpTown include, nelle residenze e negli spazi pubblici, tutta la tecnologia che si è consolidata negli ultimi anni. In primo luogo la connettività, gestita con Vodafone, che copre in wi-fi tutto il quartiere e che si estende all’IoT (per esempio per la videosorveglianza, con Bosch) e al cloud. In secondo luogo la mobilità, con il bike sharing di ClearChannel e un sistema di car sharing di quartiere, a tariffe/ chilometro dimezzate, messo a punto con Share’ngo. Bosch è partner del progetto anche per gli elettrodomestici home connect e, in sperimentazione dall’autunno 2019, un bus elettrico di quartiere senza conducente. Samsung invece fornirà TV, tablet e telefoni, oltre a ledwall che forniranno informazioni nel parco, nel quartiere, nel condominio e nelle abitazioni. Infine l’energia. In collaborazione con A2A, UpTown è il primo quartiere d’Italia a impatto zero in loco: tutti gli edifici sono in classe A+, il riscaldamento è garantito dalla più grande rete geotermica residenziale mai realizzata in Italia e dal teleriscaldamento, insieme all’uso del fotovoltaico e dei led per l’illuminazione. L’aspetto interessante è che con UpTown per la prima volta tecnologia e sostenibilità diventano accessibili a persone e famiglie di reddito medio e che il masterplan favorisce un equilibrato mix sociale data la tipologia di residenze - comprende anche il più grande housing sociale d’Italia - e favorisce la crescita di una comunità, con parchi e spazi pubblici aperti, primo tra tutti l’antica cascina Merlata che, ristrutturata, offre servizi di utilità pubblica come centro medico, ciclo officina, drop-off per l’e-commerce, sala prove, ristorante, gelateria e gastronomia e un market agricolo, servizi welfare, sala convegni, e ambienti condominiali ai piani terra di tutti gli edifici residenziali.

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Francesco Guerrera | EuroMilano

Umberto Zanetti | ZDA

Alessandro Scandurra | SSA

L’ingegner Francesco Guerrera (Messina, 1972), direttore tecnico di EuroMilano, ha accumulato 17 anni di esperienza nel settore delle costruzioni e della promozione immobiliare, sviluppando un’approfondita conoscenza, visione strategica e capacità di gestione nel campo del real estate. Dal 2009 al 2017 ha collaborato con Nexity Italia in qualità di direttore tecnico e sviluppo, acquisendo competenze di comunicazione con specifico focus sul settore immobiliare. Prima ancora è stato responsabile tecnico di Dauro Costruzioni e project manager di Carogi. Come libero professionista ha eseguito attività di direzione lavori, sicurezza e collaudo nell’ambito dei lavori pubblici.

Dopo la laurea al Politecnico di Milano, nel 1982 Umberto Zanetti fonda lo studio Zda Zanetti Design Architettura, specializzato in architettura, interior, industrial e graphic design. Ha progettato e realizzato numerosi interventi in Italia e all’estero (Stati Uniti, Francia, Belgio, Svizzera e Russia) relativi a edifici residenziali, negozi e uffici. Ha lavorato per importanti aziende come Unifor e Essequattro (brand Nero3) e ha svolto attività per PlasticDesign sul riutilizzo di materiali plastici riciclati come accessori per ufficio. Attualmente è impegnato nella progettazione di edifici residenziali, alloggi sociali, uffici, hotel a basso costo e nello sviluppo di progetti che fanno ampio ricorso alla prefabbricazione in Myanmar e Mongolia. www.zanettidesign.it

Alessandro Scandurra fonda SSA nel 2001 a Milano. Progettista in Italia e all’estero, ha relizzato sedi di aziende come Philips Italia e Zurich Insurance Italia e il primo Smart District d’Italia per EuroMilano, spazi per il commercio, hotels e interventi su edifici storici come il Palladio Museum. Svolge attività di direttore artistico per aziende ed è direttore scientifico della Fondazione Portaluppi. Partecipa al dibattito internazionale tenendo conferenze in tutto il mondo oltre che in Italia, in particolare per la Biennale di Venezia, la Triennale di Milano e il Politecnico di Milano. All’attività professionale affianca quella didattica e di ricerca con scritti e pubblicazioni. Ha insegnato presso il Politecnico di Milano e Naba, è visiting professor in Svizzera. www.scandurrastudio.com

Disposti planimetricamente in modo da creare spazi interni di socializzazione e assicurare permeabilità visiva e percettiva, gli edifici, le cui facciate sono caratterizzate da un elemento marcapiano continuo con finitura tipo cemento, intonaci lisciati e rivestimenti in grès, comprendono ampie terrazze vegetate per le zone giorno, con elementi vetrati fissi e scorrevoli che regolano il microclima interno. Sui fronti senza terrazzi sono previsti elementi captatori di luce che collaborano con la regolazione del comfort interno intercettando la luce naturale. Le finestre a tutt’altezza in alluminio di colore scuro sono dotate

di parapetto in vetro. Gli spazi tecnici, concentrati nel nucleo centrale, lasciano ai singoli appartamenti ampia flessibilità in pianta. Gli impianti – tutto il quartiere è alimentato in geotermia per il raffrescamento estivo – sono collocati in copertura, arretrati rispetto alla facciata e schermati da un elemento che richiama l’andamento dei balconi e dei marcapiano. La domotica, con il videocitofono che diventa la centrale operativa della casa con la possibilità di agire da remoto, è un altro punto di forza degli appartamenti per gestire luci, tapparelle, riscaldamento, raffrescamento, carichi, musica, video-

CREDITI Realizzazione Residenze UpTown Status in costruzione Project management EuroMilano, Re_View Team leader project management Recchi Engineering (capogruppo)

progettazione architettonica Scandurra Studio (coordinamento), Zanetti Design Architettura

progettazione ingegneria Ai Studio, Ai Engineering

consulente architettura del paesaggio

Jacopo Pellegrini (Figueiredo & Pellegrini)

Planimetria del lotto R2 (East UpTown) di cui è stata appena avviata la commercializzazione e, sopra, due piante-tipo degli appartamenti. Il progetto architettonico è di SSA-Studio Scandurra e di Zanetti Design Architettura (immagini courtesy EuroMilano).

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Daniele Piludu | Re_View Laureato in Ingegneria Edile/Architettura, Daniele Piludu è project manager di UpTown. Socio fondatore di Re_View Spa, la società tra professionisti che affianca EuroMilano e gli altri clienti, pubblici o privati, nelle operazioni tipiche del real estate, dallo studio di fattibilità fino alla realizzazione e consegna del progetto, Piludu si è occupato per dieci anni di progettazione e coordinamento di progetti complessi tra cui l’ampliamento del Politecnico di Milano in Bovisa, progetti residenziali e progetti di ricerca in ambito residenziale. Attualmente Re_View comprende 16 professionisti tra ingegneri e architetti. www.reviewspa.com

sorveglianza e antintrusione. Un sistema di gestione degli accessi privati e pubblici permette l’ingresso alla propria abitazione o agli spazi comuni con due sole chiavi, con controllo accessi selettivo e a consumo, pagando solo i servizi utilizzati. Prossimi passi di UpTown saranno il terzo lotto di residenze, il cui concorso di progettazione è stato vinto da Labics, il plesso scolastico del nuovo quartiere – progetto vinto da Onsite – e la realizzazione del centro commerciale di 65.000 mq sul margine nord dell’area, a ridosso dell’autostrada A4, che sarà gestito da Falcon Malls

In alto, un altro render delle torri residenziali di UpTown East (courtesy EuroMilano). In basso, il parco di UpTown copre una superficie di 250.000 mq che comprende anche la cascina Merlata - a sinistra hub di servizi per la comunità, ristrutturata alcuni anni fa da Caputo Partnership (foto ©Moreno Maggi).

I numeri di UpTown area riqualificata 900.000 mq superficie del piano 550.000 mq parco 250.000 mq alberi 3.500 percorsi ciclopedonali 10 km superficie edificabile 395.000 mq residenze 330.000 mq di cui: social housing 53.000 mq residenza convenzionata 130.000 mq residenza libera 147.000 mq centro commerciale 65.000 mq 155 negozi 9 sale cinematografiche 35 bar e ristoranti 3.500 parcheggi distretto scolastico 25.000 mq 2 asili nido, materna, primaria e media inferiore

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DACIA A SESTRORETSK, RUSSIA

LA CASA NELLA FORESTA Una dacia moderna interamente prefabbricata, assemblata in stabilimento, smontata, trasportata e rimontata sul posto. Un processo industriale che ha permesso di realizzare una bella architettura salvaguardando la qualità del prodotto con tempi e costi contenuti. Progetto di Umberto Zanetti - Zda

La dacia a Sestroretsk vicino a San Pietroburgo. Il progetto è di Zda Zanetti Design Architettura. La struttura prefabbricata è di Wood Beton (courtesy Zda).

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Siamo a nord di San Pietroburgo, a Sestroretsk, in Karelia, una delle ventidue repubbliche della Federazione russa, in una foresta affacciata sul golfo di Finlandia. Un luogo nel verde che ha ispirato e indirizzato la realizzazione di una moderna dacia progettata pochi anni fa dallo studio milanese Zda - Zanetti Design Architettura di Umberto Zanetti: dalla disposizione planimetrica alla determinazione dei volumi, alle scelte riguardanti la sostenibilità della costruzione. La particolarità dell’edificio, oltre che nell’architettura, risiede nella scelta costruttiva: la casa è stata interamente realizzata in stabilimento in Italia, poi smontata, quindi trasportata sul posto e infine rimontata pezzo dopo pezzo in cantiere.

La forma a stella della pianta della costruzione, definita in funzione dei rilievi effettuati sul posto, ha permesso di inserire la residenza tra gli alberi esistenti senza ricorrere ad abbattimenti e, contemporaneamente, moltiplicarne i fronti esposti alla luce naturale, fattore importante a 60°05’52”di latitudine nord. Le quinte dell’edificio, quelle di maggiori dimensioni, racchiudono delle terrazze, orientate al sorgere e al tramontare del sole e in rapporto diretto con il terreno e la vegetazione circostante. Al centro della pianta, su doppia altezza, si trovano la veranda-pranzo (uno spazio che appartiene alla tradizione storica della dacia), con accesso alla terrazza più grande, e la zona cucina e area comune,

in cui tutte le funzioni convergono e sulla quale si affaccia un lato del soppalcostudio del piano superiore (l’altro si apre sul soggiorno). Soggiorno, camere da letto e servizi sono collocati nelle cuspidi della ‘stella’, alla stregua di blocchi indipendenti: i loro ambienti godono di una doppia o tripla esposizione per intercettare la luce naturale. La residenza si articola su tre piani: interrato (realizzato in loco), piano terra rialzato e piano centrale soppalcato. La quota del primo solaio è rialzata per permettere di rimanere al di sopra del livello medio della neve e ventilare la costruzione nelle altre stagioni. La struttura della costruzione, nelle parti fuori terra, è realizzata con pannelli in


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La forma a stella della pianta della dacia. Al centro, su doppia altezza, sono collocate la verandapranzo e la zona cucina-colazione. Nei disegni, due prospetti dell’edificio. In basso, il soggiorno dell’abitazione con la scala di accesso al soppalco (courtesy Zda).

Omnerehemo hos, que desi pesis morum. Opul ve Omnerehemo hos, que desi pesis morum. Opul veribut gra, occhus, nonvendam.

legno massiccio a strati incrociati X-Lam (pareti e solai di 14 centimetri di spessore), sagomati a partire da file Cad 3D mediante taglio laser. L’industrializzazione dell’intero processo di costruzione, mediante l’ingegnerizzazione di tutti i componenti architettonici e impiantistici, ha permesso di realizzare una residenza interamente prefabbricata giungendo fino al pre-assemblaggio in officina. Successivamente si è proceduto allo smontaggio, al trasporto e al definitivo rimontaggio in opera adagiando la struttura sulle fondazioni realizzate in cantiere e collegandola alle derivazioni impiantistiche. I bagni sono cellule, anch’esse prefabbricate, complete in tutte le finiture e attrezzate tipo hot & cold, così da poter essere inserite nella costruzione senza ulteriori lavorazioni. Fondazioni e piano interrato sono realizzati con setti di cemento armato gettato in opera in parallelo alla realizzazione

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ZDA Zanetti Design Architettura Dopo la laurea al Politecnico di Milano, nel 1982 Umberto Zanetti fonda lo studio Zda Zanetti Design Architettura, specializzato in architettura, interior design, industrial e graphic design. Ha progettato e realizzato numerosi interventi in Italia e all’estero (Stati Uniti, Francia, Belgio, Svizzera e Russia) relativi a edifici residenziali, negozi e uffici. Ha lavorato per importanti aziende come Unifor e Essequattro (brand Nero3) e ha svolto attività per PlasticDesign sul riutilizzo di materiali plastici riciclati come accessori per ufficio. Attualmente è impegnato nella progettazione di edifici residenziali, alloggi sociali, uffici, hotel a basso costo e nello sviluppo di progetti che fanno ampio ricorso alla prefabbricazione in Myanmar e Mongolia. www.zanettidesign.it

1 soggiorno 2 entrata 3 cabina armadio 4 camera matrimoniale 5 bagno 6 terrazzo 7 veranda 8 cucina 9 area relax 10 camera matrimoniale 11 bagno 12 camera singola 13 bagno 14 cabina armadio 15 camera doppia 16 terrazzo

della costruzione. I materiali impiegati per le finiture esterne sono tipici dell’architettura nordica: rivestimento della facciata e delle terrazze in doghe di legno di iroko naturale (per una maggiore durabilità al clima umido del Baltico), mentre quello di copertura è realizzato in lastre di lamiera di zinco–titanio, in coerenza con i tetti delle dacie storiche. La sostenibilità dell’edificio è stata perseguita con le scelte progettuali (orientamento della costruzione e disposizione delle aperture di ventilazione) e mediante l’impiego del legno come materiale da costruzione, capace di isolare termicamente l’edificio, e inoltre contenendo il bilancio energetico necessario per le lavorazioni e le movimentazioni. A queste scelte si è aggiunto un impianto geotermico con pompa di calore ad alta efficienza e terminali in pannelli radianti e ventilconvettori

CREDITI Realizzazione Residenza privata Località Sestroretsk, San Pietroburgo, Federazione Russa

Progettista Umberto Zanetti

ZDA Zanetti Design Architettura

Collaboratori Linda Greco, Maria Fantoni, Marco Stazzonelli

Impresa costruttrice (prefabbricazione) WoodBeton - Gruppo Nulli

Serramenti Faliselli Arredi su disegno Essequattro Illuminazione Kreon (a incasso), Opglabbeek Fine lavori 2012

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In alto, la pianta della dacia. Nelle foto, ambienti interni dell’abitazione: la cucina vista dal soppalco e una camera da letto (courtesy Zda).


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REALIZZARE ARCHITETTURA DI QUALITÁ CON LA PREBBRICAZIONE È POSSIBILE. LO DIMOSTRA LA COLLABORAZIONE TRA UN BUON PROGETTO E UN PROCESSO COSTRUTTIVO INDUSTRIALIZZATO. GRAZIE AL QUALE È POSSIBILE GARANTIRE CONTROLLO DELLA QUALITÁ, DEI TEMPI E DEI COSTI

ISEO-SESTRORETSK

dalla fabbrica al cantiere Fare buona architettura con l’industrializzazione edilizia è possibile. Lo dimostra il lavoro di Umberto Zanetti, dello studio milanese Zanetti Design Architettura, che ha già progettato e realizzato alcune dacie nel territorio della federazione russa, tra le quali quella di Sestroretsk oggetto di questo servizio. Tutte le abitazioni sono state pre-montate in stabilimento, a Iseo in un capannone dell’azienda bresciana Woodbeton (Gruppo Nulli), poi smontate, sempre in stabilimento, quindi trasportate in Russia su gomma (15 gli automezzi impiegati per la dacia di Sestroretsk) e, infine, rimontate in cantiere dopo un viaggio di tremila chilometri. Nella prima fase, quella del pre-

montaggio in officina, i componenti in legno, che utilizzano la tecnologia X-Lam, sono stati prima sagomati con macchine a taglio laser direttamente da file Cad 3D per mezzo di macchine a controllo numerico, e poi montati. Successivamente (fase 2), si è provveduto all’isolamento termico dell’intera struttura e all’impermeabilizzazione delle varie parti (fase 3). La fase successiva ha riguardato la posa del rivestimento esterno in legno e dei serramenti esterni (fase 4). L’ultima (fase 5), è consistita nello smontaggio in officina delle varie parti della costruzione. Dopo il trasporto in cantiere, i lavori sono consistiti nella realizzazione delle fondazioni (setti di cemento armato gettato in opera in parallelo alla realizzazione della costruzione), nel rimontaggio delle varie parti dell’edificio e, infine, nel collegamento con le derivazioni impiantistiche e nella realizzazione delle finiture interne. Anche i bagni della dacia sono prefabbricati: si tratta di cellule complete di tutte le finiture, così da poter essere inserite nella costruzione senza ulteriori lavorazioni.

Nelle foto, le fasi di prefabbricazione in stabilimento della dacia di Sestroretsk (foto courtesy Zda).

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RESIDENZE LIBESKIND A CITYLIFE, MILANO

UNA PENTHOUSE NELLA CITTÀ CHE CAMBIA Le chiamano ville urbane. Sono le 20 penthouse che occupano gli ultimi piani delle 5 torri residenziali disegnate da Daniel Libeskind per Citylife, le prime ad essere costruite e già interamente abitate, come gli altri 290 appartamenti con superfici che vanno da 70 a 400 metri quadrati Il complesso delle residenze Libeskind di Milano, a cui si accede da via Spinola 8, dove una volta si trovava l’ingresso più vicino alla stazione Amendola-Fiera della linea M1, fa parte dello sviluppo Citylife che con torri per uffici, piazze, shopping center e parchi occupa i 300mila metri quadrati della vecchia Fiera campionaria di Milano. I lavori di sviluppo non sono ancora conclusi: al completamento della torre per uffici progettata da Zaha Hadid, che verrà occupata dalla nuova sede di Generali, si aggiunge la costruzione – ora in corso – della sede della società Pwc: la terza torre per uffici prevista dal masterplan, disegnata da Daniel Libeskind e, in un prossimo futuro, di altre residenze sempre su disegno dell’architetto americano. Perché [ 100 ]

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l’operazione ha avuto successo e le residenze di via Spinola – 307 appartamenti di cui 20 ville urbane, come vengono chiamate le penthouse agli ultimi piani delle 5 torri residenziali – sono state vendute. Al successo hanno contribuito diversi fattori. In primo luogo la qualità dell’architettura e dei materiali combinata con la relativa accessibilità economica dell’investimento: nonostante i prezzi al metro quadro non proprio popolari, le misure degli appartamenti – che partono da 70 metri quadrati – li rendono accessibili anche per single in carriera e giovani coppie; in secondo luogo la natura del contesto, un semi-centro che si è trasformato di fatto in pochi anni in nuovo polo centrale cittadino, con uffici destinati ad accogliere


› RESIDENZE

migliaia di persone e servizi commerciali, di intrattenimento e di ristorazione che già oggi danno vita a un’intensa frequentazione di persone che risiedono altrove; infine gli spazi collettivi, a loro volta organizzati in aree pubbliche, che comprendono un vasto parco, e in ambienti riservati ai residenti. L’impianto planivolumetrico dispone gli edifici, a pianta compatta e semicircolare, intorno ad ampi giardini privati in continuità prospettica con il verde pubblico del nuovo quartiere cosicchè da ogni livello le viste spaziano sul parco, verso la città storica e, a ovest, l’orizzonte dell’hinterland. Le facciate sono il risultato dell’alternanza di ampie vetrature a tutt’altezza, schermate da avvolgibili in alluminio con cassetta integrata alla facciata, e di pareti rifinite in lastre di grès porcellanato con finitura tipo travertino, come i parapetti dei balconi. Ogni edificio ha una lobby di ingresso – presidiata h 24 – distribuita su due livelli dalla quale si raggiungono gli ascensori che servono i parcheggi sotterranei (dai quali i condomini possono raggiungere direttamente il proprio appartamento), i piani residenziali e gli spazi comuni al piano terra, che a loro volta comprendono aree fitness e spazi di carattere funzionale, come i depositi per biciclette e passeggini.

Nelle foto, le torri residenziali di Libeskind di CityLife a Milano. L’impianto planimetrico dispone gli edifici attorno ai giardini privati. Da ogni livello la vista spazia sul parco, sulla città e sull’hinterland.

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› RESIDENZE

SHOIN Anta da 50 mm di spessore, configurabile in diversi sistemi di pannelli scorrevoli e fissi, disponibile con vetro di sicurezza spessore 6 mm e profilo in alluminio, oppure in legno a struttura tamburata. Binario con sistema decelerante e carrello con meccanismo di regolazione in altezza nascosto nel binario (foto Beppe Raso).

RASOMURO Anta di spessore 55 mm in legno a struttura tamburata oppure in vetro e profilo in alluminio. Completa di serratura magnetica, cerniere a scomparsa regolabili sui tre assi e guarnizioni di battuta antirumore. Telaio in alluminio anodizzato preassemblato da murare senza falso telaio (foto Beppe Raso).

Ambienti trasformabili e aperture invisibili LE PORTE RASOMURO E LE PARTIZIONI MOBILI SHOIN DI LUALDI CONFERISCONO AGLI AMBIENTI INTERNI FLESSIBILITÁ ED ELEGANZA

Sviluppata su due livelli e a tre affacci, una delle penthouse Libeskind è definita internamente da chiusure Rasomuro e partizioni mobili Shoin di Lualdi. Ispirata alle ampie e leggere superfici mobili della casa tradizionale giapponese, Shoin è un sistema ingegnerizzato di ante scorrevoli e pannelli fissi in vetro o in legno, a uno o due binari, progettato per comporre pareti a scomparsa che qui si integra perfettamente nel modulo Wall&Door. Se fino a poco tempo fa alle porte interne erano affidati solo – fatti salvi alcuni elementi decorativi che dovevano rappresentare lo status sociale della casa – compiti pratici di separazione e privacy, oggi esse si trasformano in elementi fondamentali per conferire all’abitazione quella flessibilità richiesta dai nuovi stili di vita, fluidi perché

rispondono più allo stato d’animo – che si sa, è mutevole – che allo stato sociale. Non è una mera questione di momentanea trasformazione degli ambienti – pure efficace, come si vede nelle foto – ma di luce e di atmosfera, materie di cui è fatta l’architettura. Così una partizione mobile traslucida Shoin, aperta porta la luce del terrazzo nell’ambiente di soggiorno, allargandolo verso il cielo della città; o trasforma l’ambiente cucina nel palcoscenico di un domestico show cooking. Così le porte Rasomuro scompaiono, integrandosi, per colori e totale assenza di accessori visibili, nella parete dando accesso a passaggi che schiudono nuovi orizzonti e modificano la percezione della pianta.

info@lualdi.com www.lualdi.com

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› RESIDENZE

APPARTAMENTO PRIVATO, MILANO

LIVING DINAMICO Un appartamento del centro cittadino cambia aspetto dopo un intervento di ridisegno degli interni. Spazi dinamici e articolati, grandi ambienti luminosi con arredi su misura. Il progetto è di Paolo Balzanelli di Arkispazio

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› RESIDENZE

Paolo Balzanelli | Arkispazio Nel 2000 fonda a Milano Arkispazio. Lo studio lavora prevalentemente nel campo della ristrutturazione di residenze, uffici e spazi commerciali, con una progettazione su misura. Ha realizzato numerose installazioni e opere di architettura e piani urbanistici. Tra le sue più recenti realizzazioni figurano il museo Mumac e la nuova sede del Gruppo Cimbali. Le realizzazioni dello studio sono pubblicate sulle principali riviste di architettura. www.arkispazio.it

C L’ampia zona giorno della casa di Milano. Lo spazio risulta dinamico e articolato, capace di mettere in relazione le due zone dell’appartamento. Il progetto è di Paolo Balzanelli di Arkispazio.

orso Italia, Milano. Un edificio degli anni Cinquanta è stato da poco ristrutturato su progetto di Paolo Balzanelli di Arkispazio. Un intervento non facile, considerato il rigido schema tipologico dell’edificio, ma che ha sfruttato le potenzialità offerte dal doppio affaccio contrapposto. Il progetto ha così ricavato un’ampia zona giorno, separata da una zona notte, dotata di un doppio bagno. La pianta della zona giorno si sviluppa su direttrici diagonali, che creano uno spazio dinamico e articolato e che mette in relazione contemporaneamente i lati est e ovest dell’appartamento. Ampi serramenti vetrati scorrevoli separano dall’ingresso gli ambienti di cucina e il soggiorno rispetto all’ingresso mantenendo al contemnpo la percezione di un

unico grande ambiente. L’illuminazione artificiale sottolinea le direttrici di progetto tramite una serie di luci a Led lineari, che attraversando uno dei serramenti scorrevoli percorrono tutta la zona giorno. La pavimentazione in legno rimarca l’omogeneità dello spazio, sviluppandosi uniformemente in tutti i locali ad esclusione dei bagni. In quello principale è stata recuperata la pavimentazione in marmo macchia vecchia, presente in origine nella zona di ingresso. Nella camera padronale è stata invece recuperata e valorizzata una parete di mattoni a vista, nascosta da un vecchio tavolato che è stato demolito. Gli arredi realizzati su misura sono caratterizzati da linee semplici e grafiche, che dialogano tra loro e contrastano con la complessiva luminosità dell’alloggio.

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MOTTURA / F.LLI RE

Plus 2029, la tenda che filtra la luce In questa ristrutturazione, F.lli Re - azienda specializzata in sistemi per tende da interni ed esterni - ha fornito un sistema di tende per filtrare la luce e garantire la privacy. È stata scelta la tenda a rullo Plus 2029 e tessuto Galaxy 3725/12, un tessuto tecnico ignifugo, 100% in Trevira, classificato come attenuante e inserito nella Collezione Tecnica Mottura 2018. La tenda è dotata di un sofisticato meccanismo che permette la risalita rallentata e l’arresto in qualsiasi posizione e con grande precisione. È indicata in ambiente domestici e professionali; l’installazione può avvenire a soffitto e a parete.

Mottura Spa

Via XXV Luglio, 1 10090 S. Giusto Canavese TO Tel. 0124 494949 mottura@mottura.com www.mottura.com

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F.lli Re

Via Binasco 28 20082 Casarile MI Tel. 02 9055012 | 348 2498970 info@fratellire.com www.fratellire.com

Con l’intervento di Corso Italia ci troviamo così di fronte a una ristrutturazione che restituisce un’abitazione contemporanea, dinamica, elegante e sobria che ben riflette lo spirito delle nuove architetture di Milano

CREDITI Realizzazione Ristrutturazione di interni Località Milano, Corso Italia Committente Privato Progettazione Paolo Balzanelli / Arkispazio Anno 2017 Superficie 150 mq Pavimenti Superskin Tende Mottura / F.lli Re Illuminazione Entis Arredi Danzi 1983


› RESIDENZE

PIANTA STATO DI FATTO

PIANTA PROGETTO CON ARREDI

A destra,le piante dello stato di fatto e dell’alloggio trasformato con l’indicazione degli arredi.

inside

SUPERSKIN

L’eleganza del parquet in Rovere Superskin dal 1976 si occupa della fornitura e della posa in opera di ceramiche per pavimenti e rivestimenti, mosaici in vetro e marmo, parquet moderni e antichi, marmi, pietre e graniti, moquettes e vinilici. Dispone di una sala mostra di circa 500 mq e i suoi specialisti seguono il progettista dalla scelta dei prodotti alla loro posa in opera. Su richiesta dell’architetto Paolo Balzanelli, orientato su una pavimentazione neutra e naturale, Superskin ha messo a punto un parquet in Rovere, trattato con un procedimento che lascia all’immaginazione le vene del legno.

Superskin Srl

Via Marco d’Oggiono, 4 - 20123 Milano MI Tel. 02 8373925 r.a. info@superskin.it | www.superskin.it

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› UFFICI

NUOVA SEDE WOODCO, TRENTO

BOUTIQUE OFFICE SU MISURA

In alto, gli esterni della nuova sede Woodco. A destra, gli uffici del piano superiore, con ampie pareti vetrate per favorire la luminosità degli ambienti.

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L’headquarter di Woodco, azienda trentina di pavimenti in legno, realizzato su progetto dello studio milanese iarchitects, si riconosce nell’innesto – sul sedime di un volume esistente demolito e poi ricostruito con una geometria più complessa – di un nuovo corpo edilizio che amplia la spazialità e la luminosità della nuova sede. Un risultato ottenuto grazie alla facciata di vetro che restituisce identità all’ingresso principale dell’azienda. L’edificio si sviluppa su tre livelli e, rispetto alla sede prima esistente, presenta una nuova distribuzione funzionale, distinguendo l’area privata degli uffici al piano superiore dagli ambienti pubblici – showroom, sale riunioni, auditorium – del piano terra; il terzo piano accoglie invece un grande terrazzo per eventi e presentazioni. Superato l’ingresso, l’ampio openspace è marcato da un vuoto a tripla altezza che definisce il desk d’accoglienza, sottolineato dalle lampade a sospensione (Artemide); alle spalle del desk su una parete, che nasconde il corpo scala, il logo aziendale. Dal centro dello spazio si articolano le aree espositive organizzate con tavoli esposito-

ri e pannelli scorrevoli, aree per riunioni, stanza meeting e auditorium riconfigurabili a seconda delle esigenze; infine, l’ampia sala da pranzo per i dipendenti. Pensata come zona relax, un’installazione di pannelli di essenze di legni retroilluminati definisce un angolo, raccolto e informale, con arredi dalle forme organiche (Moroso). Al piano superiore troviamo

gli uffici, una meeting room per riunioni interne e una zona touchdown. Nel lavoro di iarchitects la luce naturale è diventata un importante elemento di progetto, una scelta amplificata grazie alle pareti interne vetrate, che hanno permesso ampia visuale, luminosità degli ambienti e cromaticità delle pareti, delle pavimentazioni e degli arredi. Questi ultimi


› UFFICI IL NUOVO QUARTIER GENERALE DI WOODCO, AZIENDA TRENTINA DI PAVIMENTI IN LEGNO, PUNTA SU SPAZI AMPI, FUNZIONALI E LUMINOSI, GRAZIE A UNA PROGETTAZIONE SARTORIALE. OBIETTIVI OTTENUTI CON L’INNESTO DI UN NUOVO VOLUME E L’UTILIZZO DELLE FACCIATE VETRATE. IL PROGETTO È DI IARCHITECTS DI MILANO

La rinnovata distribuzione funzionale, con showroom e auditorium al piano terra, uffici al piano primo e terrazza per eventi al terzo livello.

CREDITI virano su sfumature neutre, dal bianco al beige al tortora, donando allo spazio un effetto di morbidezza visiva. L’ultimo piano, dotato di un piccolo terrazzo, ospita uno spazio destinato ad eventi e mostre. La nuova sede di Woodco, grazie alle dimensioni contenute e al numero ridotto di addetti (circa venti persone), ha permesso ai progettisti di lavorare a una scala contenuta e di concepire l’headquarter come un boutique office, curandone ogni dettaglio con una progettazione su misura

Le piante dei piani terra, primo e secondo della nuova sede di Woodco a Trento.

Realizzazione Nuova sede aziendale Località Trento Committente Woodco Anno 2018 Superficie 2.000 mq Progettazione architettonica iarchitects (Davide Cumini, Francesco D’Asero, Pietro Perego)

Project leader Davide Cumini (collaboratori Erik Mainardis e Bruno Minichini)

Coordinamento sicurezza Raffaele Bordignon Progetto strutturale Stefano Tabarelli Collaudi strutturali Betti&Vialli Impresa esecutrice Costruzioni Caliari Giuseppe & C

Impianti elettrici Lightech snc Impianti meccanici Tecnoimpianti Obrelli Impianti tecnologici Mario Zorzi Controllo impianti meccanici Gianni Cattoni Fotografie ©Claudia Calegari

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› SPECIALE MCE PANASONIC UNITÁ CONDENSANTE PER L’AMBIENTE

Giuliano Dall’O’, professore associato al Dipartimento di architettura, ingegneria delle costruzioni e ambiente costruito del Politecnico di Milano e presidente del Green Building Council Italia.

IN MCE IL MONDO DEL BIM HA FATTO BELLA MOSTRA DI SÉ, PROPONENDO SOLUZIONI DAVVERO INTERESSANTI. IL MONDO DEGLI IMPIANTI, DOPO QUELLO DELL’ARCHITETTURA, DIMOSTRA GRANDE INTERESSE VERSO QUESTO NUOVO APPROCCIO ALLA PROGETTAZIONE CHE OFFRE NON POCHI VANTAGGI. Il percorso Efficienza e Innovazione di Mce ha consentito di evidenziare alcune tendenze in atto nei settori merceologici presenti in fiera. Innanzitutto la presenza di sistemi ibridi per la generazione del caldo per la climatizzazione invernale. La coesistenza all’interno un unico generatore di due tecnologie, quella più tradizionale della caldaia e quella più attuale della pompa di calore, in questi sistemi viene valorizzata dalla presenza di sistemi di gestione, regolazione e controllo intelligenti, in grado di attivare l’una o l’altra tecnologia, o entrambe, in funzione di elementi di convenienza prestazionale ed economica. Un altro elemento che emerge è la tendenza a una concezione della climatizzazione a ciclo annuale: non più riscaldamento invernale e condizionamento estivo separati, ma impianti in grado di garantire il comfort senza soluzione di continuità. Le tecnologie elettriche, legate prevalentemente all’uso di macchine frigorifere reversibili, ossia in grado di fornire freddo ma anche caldo (in ciclo pompa di calore) sembrano le più adatte nel soddisfare questa esigenza. Tecnologie elettriche che possono beneficiare dell’energia elettrica rinnovabile fornita dagli impianti solari fotovoltaici che diventano sempre più convenienti economicamente. Il mondo del caldo e quello del freddo tendono quindi a fondersi o a integrarsi ed è probabile che in un futuro non troppo lontano il mercato cambi. Come prevedibile, in fiera hanno trovato sempre più spazio i produttori di sistemi intelligenti, di soluzioni smart. Si tratta di prodotti e sistemi che entrano in relazione non solo con l’alloggio e l’edificio, ma con la città. L’internet delle cose, insomma, è entrato anche nella gestione degli impianti.

In linea con le norme per la riduzione delle emissioni di gas fluorurati, Panasonic Air Conditioning ha sviluppato, per applicazioni di refrigerazione, un modello di unità condensante transcritica a CO2 di 15kW di capacità. L’unità sarà presto disponibile nelle versioni standard e speciale, ad alta resistenza alle atmosfere saline. Gli impianti di refrigerazione a CO2 di grande capacità sono già ampiamente diffusi nell’ambito dei supermercati e ora, per potenze minori, sempre più anche nelle piccole attività di vendita alimentare. Si configurano come la soluzione ideale per la conservazione del cibo in vetrine e celle frigorifere.

https://aircon.panasonic.com

QUANDO IL CLIMA SI FA SMART INNOVAZIONE, AMBIENTE, COMFORT E DESIGN. LE NUOVE PROPOSTE SONO SEMPRE PIÙ ATTENTE ALL’AMBIENTE. PREVEDONO LA COESISTENZA DELLA CALDAIA E DELLA POMPA DI CALORE ALL’INTERNO DI UN UNICO GENERATORE E LA TENDENZA AD ADOTTARE SOLUZIONI CHE OFFRONO CONDIZIONAMENTO E RISCALDAMENTO INSIEME

VIESSMANN VITOCLIMA 232-S, TANTE FUNZIONI IN UNA I nuovi condizionatori Vitoclima 232-S, top di gamma che, grazie all’utilizzo del gas refrigerante R32, garantiscono efficienza e comfort acustico, con livelli di rumorosità pari a 24dB. Il tutto accompagnato da un design elegante e da attenzione all’ambiente. I nuovi modelli raggiungono un indice di efficienza energetica stagionale fino a 8,5 e un coefficiente di prestazione stagionale fino a 5,4 (A+++/A+++). Il Wi-Fi di serie permette la gestione a distanza tramite un’apposita App. Alle funzioni di base si aggiunge quella di deumidificazione, mentre la tecnologia plasma a freddo permette di purificare l’aria dai batteri.

www.viessmann.it [ 110 ]

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› SPECIALE MCE L’EFFICIENZA ENERGETICA AI MASSIMI LIVELLI, SILENZIOSITÀ E SISTEMA (WI-FI) DI CONTROLLO DA REMOTO

MITSUBISHI ELECTRIC MSZ-LN KIRIGAMINE STYLE MSZ-LN Kirigamine Style di Mitsubishi Electric è un modello che coniuga efficienza energetica, silenziosità, sistema di controllo da remoto e un design curato. Il modello utilizza il refrigerante R32 per abbattere le emissioni di gas, ha un’efficienza energetica di classe A+++ e un livello di pressione sonora di 19 dBA. Il sensore 3D Isee Sensor monitora la temperatura dell’ambiente e la posizione delle persone e, con l’ausilio del doppio deflettore, garantisce una distribuzione dell’aria ottimale. La connessione wi-fi consente la gestione dell’impianto di condizionamento da remoto. Disponibili in quattro taglie diverse.

https://climatizzazione.mitsubishielectric.it

CON PROFONDITÀ DI SOLI 18,9 CM, STYLISH SI PRESENTA CON PROPORZIONI DA RECORD. È DISPONIBILE IN BIANCO, ARGENTO E NELLA NUOVA TONALITÀ BLACKWOOD

DAIKIN ITALIA STYLISH, A BOX IN BOX Daikin Italia ha presentato la nuova gamma di climatizzazione residenziale Stylish. Di dimensioni compatte e contenute (29,5 x 79,8 cm), ciò che caratterizza la nuova unità della gamma Stylish è la profondità di soli 18,7 cm. La gamma unisce tecnologia e design, in particolare per quanto riguarda il pannello frontale. Sono disponibili, oltre ai tradizionali colori bianco e argento, il modello blackwood, dalla texture unica che ricorda il legno. Stylish rientra nella classe energetica A+++, sia in raffrescamento che in riscaldamento. Disponibile nella versione Monosplit e Multi, in cinque diverse taglie.

www.daikin.it

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› SPECIALE MCE

LOEX RISCALDAMENTO E RAFFRESCAMENTO A SOFFITTO

RDZ COMFORT INVISIBILE IN OGNI STAGIONE

Loex ha presentato il sistema di riscaldamento e raffrescamento a soffitto per uso residenziale BLife: una soluzione per la climatizzazione degli edifici. Realizzato con pannelli con struttura a sandwich, BLife sfrutta la capacità di scambiare caldo e freddo per irraggiamento dall’alto, assicurando un’omogenea distribuzione delle temperature e un risparmio sui costi di gestione. Prestazioni che vengono ampliate dall’utilizzo in combo con i deumidificatori Loex Climate della linea BLife Air, soluzione in grado di controllare l’umidità e garantire un livello di comfort termico anche nel periodo estivo, evitando la formazione di condensa superficiale.

Il sistema radiante a pavimento, oltre ad essere il miglior impianto di riscaldamento, è un’ottima soluzione anche per il raffrescamento. Per la climatizzazione ad alta efficienza Rdz propone Super D, un innovativo pannello radiante a pavimento nato dalla necessità di ridurre al minimo l’inerzia termica. Con un unico sistema, invisibile e a basso consumo, il comfort ideale si diffonde negli edifici nuovi o da ristrutturare durante tutto l’anno. Grazie all’uso di materiali performanti e agli ingombri contenuti, Super D garantisce un notevole risparmio energetico e massima libertà di arredo.

www.loex.it

www.rdz.it

GEBERIT NOVITÁ PER IL CANTIERE

IRSAP VENTILAZIONE CLIMATICA SMART

Geberit ha presentato numerosi nuovi prodotti. Per gli impianti di riscaldamento a pavimento, la novità è rappresentata dal monotubo Volex (nella foto), realizzato in polietilene a resistenza termica maggiorata (Pe-Rt Typ II). Il tubo, che si aggiunge al classico multistrato PushFit, consente di realizzare impianti a pannelli radianti velocemente e in sicurezza. Il tubo multistrato Geberit PushFit sarà disponibile anche in barre da 5 m nei diametri da 16, 20 e 25 mm, per facilitare la realizzazione di impianti idrici e di riscaldamento.

La ventilazione meccanica controllata e la climatizzazione a zone si fondono nel sistema Easy Clima sviluppato da Irsap per le nuove abitazioni e per le ristrutturazioni ad elevata classe di efficienza energetica. Le serrande intelligenti sono il cuore tecnologico di questo sistema. Efficiente e silenzioso, Easy Clima consente il recupero dell’energia termica ad alta efficienza dell’aria estratta; l’immissione dell’esatta quantità d’aria di rinnovo negli ambienti; l’integrazione del fabbisogno termicofrigorifero; la regolazione indipendente di ogni ambiente.

www.geberit.it [ 112 ]

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www.irsap.com


› SPECIALE MCE WEISHAUPT LA CALDAIA A CONDENSAZIONE A GAS Grazie alla suddivisione verticale dei settori, i singoli componenti della nuova caldaia a condensazione a gas Thermo Condens Wtc-Gw 15/25-B agevolano le operazioni di manutenzione. La caldaia ha peso contenuto (41 kg) e può essere installata da un solo operatore. L’interfaccia Lan di serie e il portale Weishaupt per il management energetico le permettono di comunicare tramite internet in modo semplice e sicuro con pc, smartphone e tablet.

www.weishaupt.it LA CALDAIA PUÒ COMUNICARE TRAMITE INTERNET IN MODO SEMPLICE E SICURO

BAXI INIZIA L’ERA SMART Per Baxi è iniziata l’era smart. Sono stati infatti presentati diversi servizi e alcune applicazioni. Tra questi, la Libreria Baxi con i suoi 300 schemi d’impianto da scaricare. Di grande interesse anche i prodotti di alta potenza e le pompe di calore monoblocco in versione Bim caricati sulla piattaforma bimobject.com. Baxi on the Go permette di consultare documenti, certificazioni e moduli in formato pdf. Per il controllo da remoto, la società ha messo a disposizione l’App Ibridi e il tool Remote Monitoring. La prima applicazione serve per gestire da remoto gli impianti integrati con caldaia o in pompa di calore, la seconda è sviluppata per controllare le centrali termiche.

www.baxi.it

ZEHNDER GROUP NUOVA SALDATURA PER IL CLASSICO CHARLESTON Il gruppo Zehnder, azienda storicamente nota nell’industria dei radiatori e importante fornitore di sistemi per la ventilazione indoor, ha sviluppato un metodo innovativo di saldatura al laser per la fabbricazione dei radiatori ad elementi. Il nuovo metodo di saldatura Rbs verrà utilizzato per la prima volta su tutti i modelli e varianti del radiatore Zehnder Charleston, il multicolonne che abbraccia 80 anni di storia del made in Germany. A differenza della saldatura a scintillio, la nuova tecnologia garantisce una saldatura completamente pulita, assicurando che nessun residuo si depositi sulla testata o sulle connessioni testata/tubo all’interno del radiatore, evitando danni alle valvole e all’impianto.

www.zehnder.it

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› SPECIALE MCE HITACHI AIR CONDITIONING | JOHNSON CONTROLS NUOVI CLIMATIZZATORI R32 Hitachi, marchio giapponese produttore di climatizzatori, e Johnson Controls, società nata dalla joint venture tra la stessa JC con Hitachi Appliances, propone i climatizzatori dotati di refrigerante R32, una soluzione che garantisce minor impatto ambientale e maggior risparmio energetico. Quattro i modelli presentati: Akebono R32, Performance R32, Dodai R32 e Light Commercial R32. Dodai R32 (nella foto) è dotato di un’unità a parete di dimensioni compatte, ha una classe energetica A++/A+, è compatibile con interfaccia wi-fi ed è gestibile da smartphone o tablet tramite un’apposita app (Hi-Kumo).

www.hitachiaircon.it | www.johnsoncontrols.com

LG ELECTRONICS R32, ECOLOGICO ED EFFICIENTE Lg Electronics si è concentrata sull’utilizzo di refrigeranti a maggior sostenibilità, senza trascurare efficienza e qualità. Esigenze che hanno trovato risposta nell’R32 che, grazie al valore potenziale di impoverimento dello strato di ozono pari a 0, ha un ridotto impatto ambientale. Il vantaggio sta nel valore di global warming potential, pari a 675, un valore tre volte inferiore a quello dell’R410A. Grazie all’elevata velocità di compressione, il refrigerante contribuisce a migliorare l’efficienza dei prodotti. L’R32 sarà utilizzato nei sistemi di climatizzazione per edifici residenziali e commerciali, nelle versioni monosplit e multisplit.

www.lg.com/it | www.lgbusiness.it

FUJITSU KG, MINIMALE IN TRIPLA A Fujitsu Climatizzatori ampia la propria gamma residenziale R32 con i nuovi modelli delle linee KG e KM. Il modello KG ha un’estetica minimale, è in classe energetica tripla A, è disponibile nelle taglie da 7, 9, 12 e 14 mila Btu. A ottimizzare i consumi contribuisce il sensore di prossimità, in grado di riconoscere la presenza di persone all’interno della stanza per gestire il flusso d’aria nel modo più efficace. Può operare a soli 19 decibel. È possibile controllare i climatizzatori dell’intera gamma KG anche da remoto tramite smarthphone e tablet: è sufficiente scaricare gratuitamente l’app FGLair, disponibile anche in italiano, e installare la nuova interfaccia.

www.fujitsuclimatizzatori.it

VORTICE UNITÁ DI VENTILAZIONE DECENTRALIZZATE Le unità di ventilazione decentralizzate Vort Hrw 60 Hp Mono di Vortice sono progettate per locali residenziali e commerciali caratterizzati da elevato isolamento termico, anche in presenza di climi rigidi e non serviti da sistemi di ventilazione centralizzati. L’unità viene installata a parete (perimetrale). Grazie alla pompa di calore integrata, è adatto per la ventilazione decentralizzata ad alta efficienza con recupero di calore e smaltisce la condensa senza dover disporre di uno scarico esterno.

www.vortice.it [ 114 ]

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› SPECIALE MCE CLIMAPAC VENTILAZIONE MECCANICA CONTROLLATA INSIDE Climapac ha sviluppato Inside, sistema di ventilazione meccanica controllata a scomparsa che, oltre ad assicurare l’aerazione dei locali anche a finestra chiusa, riduce la penetrazione di pollini e sostanze inquinanti. Inside è dotato di doppio filtro antipolvere di serie. Il filtro F7 in entrata arresta la quasi totalità delle particelle fino a 0,4 µ bloccando, oltre a batteri e inquinanti, anche i pollini e gli allergeni. Il filtro G4 purifica l’aria in uscita, preservando le prestazioni del sistema, allungandone la durata. Inside lascia a vista solo la cover, personalizzabile nei colori e nei materiali.

SAMSUNG ELECTRONICS ARIA PULITA INDOOR

www.climapac.it

Samsung Electronics ha presentato l’ampliamento della gamma di condizionatori a tecnologia windfree: una soluzione che, grazie ai microfori, garantisce un condizionamento dell’aria privo di fastidi, silenziosità e comodità di controllo a distanza wi-fi. Il sistema di raffreddamento a due fasi abbassa la temperatura con la modalità fast cooling e, in automatico, la bocchetta si chiude passando a una modalità di raffreddamento windfree. Per garantire aria pulita, il condizionatore windfree pure, top di gamma della categoria, filtra l’aria in ingresso, riducendo le polveri ultrasottili.

www.samsung.com

ROBUR TECNOLOGIA E DESIGN PER L’ARIA CALDA I generatori d’aria calda pensili Next di Robur, adatti per riscaldare ambienti commerciali e industriali, si distinguono per tecnologia e design. 7 modelli per le diverse esigenze. Grazie alle dimensioni compatte, l’installazione risulta facilitata, mentre il sistema di controllo intelligente Genius permette di regolare l’impianto da remoto. Il comfort zone system consente ai generatori d’aria di riscaldare gli ambienti garantendo una bassa stratificazione del calore.

www.robur.it

OLIMPIA SPLENDID LA GENERAZIONE Bi2 Olimpia Splendid ha presentato la nuova generazione dei terminali ventilradiatori della gamma Bi2: nuovo design integrale, misure ultraslim e comando multiset touch. Nasce dall’idea di realizzare un terminale idronico dedicato alle applicazioni residenziali. Da qui il design integrale: racchiude in un unico corpo macchina, comandi e funzioni avanzate. Un terminale completamente flat, senza griglie, di soli 12,9 cm di spessore, in grado di riscaldare e climatizzare come un fancoil e, grazie alla piastra radiante idronica, di riscaldare per irraggiamento.

www.olimpiasplendid.it

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› DESIGNCAFÈ

LA CASA NEL VIGNETO UNA GEOMETRIA LINEARE, UN TETTO A FALDE, UN GUSCIO DI CEMENTO ATTRAVERSATO DA VOLUMI REALIZZATI IN LEGNO DI PINO. SONO LE STANZE DELL’ABITAZIONE DI CAMPAGNA PROGETTATA DALL’ARCHITETTO RAMÓN ESTEVE A FONTANARS DELS ALFORINS, VALENCIA. TRA ULIVI, PINI E CIPRESSI

La Casa nel vigneto di Ramón Esteve vicino a Valencia. Un esempio di integrazione tra l’architettura, l’ambiente e il paesaggio circostante. Un rifugio di campagna a forma di guscio attraversato da stanze in legno di pino (foto Mariella Apollonio).

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La casa nel vigneto si trova a Fontanars dels Alforins, un piccolo paese di un migliaio di abitanti nella comunità autonoma valenciana, sulle colline interne a circa 100 chilometri da Valencia. Il cottage è alla periferia del villaggio, circondato da grandi superfici coltivate. Il progetto dell’architetto valenciano Ramón Esteve ha ricercato la massima integrazione con l’ambiente e con il paesaggio circostante, proprio per la sua posizione di confine tra una zona di pinete e un’altra di vigneti. Si tratta di un vero rifugio di campagna

che nasce da un’idea di casa rurale tradizionale, con un tetto a falde, a geometria lineare, sotto il quale si sviluppa l’intero progetto, un semplice guscio di cemento attraversato in modo ortogonale dalle varie stanze, realizzate sotto forma di contenitori di legno di pino. Al di là dell’aspetto monolitico si tratta di un’abitazione aperta su entrambi i lati, con accessi che avvengono dalle strutture in legno che attraversano l’edificio principale. Alla residenza invece si accede attraverso un sentiero circondato da ulivi. Tutto attorno cipressi, pioppi e pini

CREDITI Realizzazione La Casa nel vigneto Località Fontanars dels Alforins, Valencia, Spagna Progetto architettonico Ramón Esteve (collaboratori: Anna Boscà, Víctor Ruiz, Tudi Soriano, Patricia Campos)

Progettazione tecnica Emilio Pérez Impresa di costruzioni Covisal Futur Project manager Gonzalo Llin Inizio progettazione 2012 Fine lavori 2017 Superficie 414 mq.


elements contract residenze a cura di Elena Riolo

Cultura della casa. È questa la sintesi estrema delle migliaia di proposte del recente Salone del Mobile e della design week milanese. Proposte che a loro volta sono i modi con cui un sistema produttivo altamente specializzato riflette i termini di un dibattito ininterrotto sul futuro delle città e dell’abitare, sulle modificazioni degli stili di vita, sull’ambiente e su temi di rilevanza sociale che coinvolgono anche la politica. Ne emerge un panorama nel quale il prodotto come lo conosciamo è parte di soluzioni integrate che si adattano ai tempi. Non limitandosi a rispondere alla domanda del mercato, ma stimolando con le proprie proposte nuove aspettative. Perché se Steve Jobs si fosse limitato ad ascoltare il mercato oggi non avremmo l’iPhone (e i suoi imitatori).

Aldo Cibic, Happy Carpets by Moret - www.moret.it


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VIRAG EVOLUTION ZERO FLEX Evolution Zero Flex è il nuovo pavimento vinilico di Virag che non si dilata, nemmeno se sottoposto ad alte temperature, è velocissimo da posare: fa risparmiare il 20% del tempo rispetto ai normali pavimenti a click e presenta superfici decorative di grande effetto. Le finiture sono infatti opache e riproducono fedelmente il legno con un effetto superficiale materico che ricorda anche al tatto i materiali di riferimento. È un pavimento rigido, molto stabile e molto sottile 3,2 mm (per risolvere il problema comune dell’altezza delle porte), che può essere posato anche su sottofondi non perfettamente lisci. Realizzato in pvc, è impermeabile e quindi idoneo anche ad essere posato nelle cucine e negli ambienti bagno ed offre un’elevata resistenza al carico statico e al calpestio. Evolution Zero Flex è una linea di grande impatto ed eleganza, indicata nel contract residenziale.

www.virag.com www.evolution-virag.com

Dilatazione zero longitudinalmente e trasversalmente pari a 0,01% Giunto di dilatazione longitudinalmente e trasversalmente ogni 15 ml Sottofondo planare e liscio fughe piastrelle fino a 0,5 cm di larghezza senza rasatura purché planari Posa in opera meno 20% di tempo Stabilità dimensionale garantita fino a 70°C Improntamento resistente al carico statico Misure doghe effetto legno 178 x 1219 mm

GAGGENAU PIANO COTTURA VARIO 400 I piani cottura della serie Vario 400 si ispirano alla cucina professionale e combinano un design scultoreo a un sistema modulare personalizzabile. L’acciaio inox è di 3 mm di spessore; i piani di induzione ‑ a gas, con grill elettrico, vaporiera, Teppan Yaki e friggitrice - possono essere combinati con un’unità di aspirazione telescopica estraibile dal piano. Il centro di aspirazione è particolarmente adatto per le cucine con isola e negli open space.

www.gaggenau.it

IRIS CERAMICA LE MAXI-LASTRE DI STEELWAY Steelway, di Iris Ceramica, amplia la gamma di maxi- lastre Hi-Lite. La tecnologia di produzione permette di ottenere prodotti a tutto impasto, le maxi lastre Hi-Lite, di 300 x 100 cm di dimensione e 6 mm di spessore. Le superfici Hi-Lite si prestano sia per la posa a pavimento e rivestimento sia per altre applicazioni nei settori residenziale, contract e ospitalità. Texture che interpretano il rame e altre leghe metalliche, ampliano il campionario materico. Steelway è disponibile in quattro colori: grigio, rame, antracite e peltro e nella finitura Twist (spazzolata), che enfatizza la matericità della struttura, con un interessante effetto visivo.

www.irisceramica.it

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LUALDI SUPERFICI IN MOVIMENTO Recentemente presentato nella versione boiserie in noce canaletto, Matrix è l’emblema di un sofisticato utilizzo tecnologico dei materiali. Una nuova finitura che conferisce dinamismo ai sistemi Lualdi rendendoli elementi architettonici flessibili, innovativi e di grande impatto decorativo. Dall’accostamento di tre diversi intagli nascono inediti giochi grafici di linee ed ombre in grado di donare nuova vita alla solida purezza del legno massello. Design Piero Lissoni.

www.lualdi.com

EMU SEDICI COLORI PER NOVA La collezione di poltroncine Nova, design di Aldo Ciabatti, offre un adeguato comfort nonostante le dimensioni contenute. Si tratta di una serie di sedute dalle linee originali. L’insolito bracciolo conferisce stile alla poltroncina e permette di arredare differenti ambienti. La struttura è in acciaio ed è disponibile in 16 differenti colori. Il peso è di 4,9 kg, la larghezza e la profondità di 57, l’altezza di 80. Sono impilabili fino a un massimo di 16 pezzi.

www.emu.it

BUDRI MAREA, AGUA COLLECTION Marea fa parte della collezione Agua disegnata da Patricia Urquiola per Budri: un esercizio di gradazioni cromatiche verdi e rosa, selezioni di sorprendenti pietre provenienti da diverse parti del mondo che, abbinate tra loro, ricordano le diverse profondità del mare. La linea comprende il tavolo dining, una consolle e due coffee tables, proposti in due sfumature di colori, che si caratterizzano per il piede monolitico legato al piano circolare dalla particolare continuità grafica.

www.budri.com

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LAPITEC

FACCIATA VENTILATA SEMPLICE ED ECOLOGICA Lo studio MAMA Architettura e Ingegneria di Treviso ha lavorato al progetto di ristrutturazione e ampliamento di una residenza privata di inizio ‘900 situata vicino le mura a nord del centro storico di Treviso. Si è trattato del recupero puntuale delle murature esterne del fabbricato principale, mentre per la parte interna il progetto ha ripensato l’intervento in chiave moderna. La parte posteriore della casa è stata ampliata con una nuova struttura in legno con rivestimento in Lapitec. Per l’ampliamento si è optato per uno stile contemporaneo, caratterizzato dalla presenza di un tetto piano, spigoli retti, finestre quadrate di grandi dimensioni, alternate ad altre più piccole e allungate. Per realizzare la facciata ventilata il rivestimento in Lapitec è stato fissato su un supporto in legno, con due differenti tipi di Nella foto, il dettaglio della facciata dell’edificio ristrutturato di Treviso. Il rivestimento della facciata ventilata è in Lapitec, con due tipi di finiture: Arena e Urban. Grazie alla tecnologia Bio Care, il rivestimento è autopulente e battericida.

A TREVISO UN’ABITAZIONE DI INIZIO NOVECENTO È STATA RISTRUTTURATA E AMPLIATA CON UNO STILE CONTEMPORANEO. IL RUOLO DELLE LASTRE IN PIETRA SINTERIZZATA LAPITEC

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finiture: Arena e Urban. Tutte le grandi lastre in pietra sinterizzata hanno uno spessore di 12 mm e sono state fissate con il sistema Kerf. La scelta dei colori è ricaduta su tonalità morbide: Bianco Crema e Roma. Le lastre in pietra sinterizzata a tutta massa sono complanari e di spessore omogeneo, caratteristiche che semplificano le attività di montaggio. Grazie alla tecnologia Bio Care, che impiega nel processo produttivo il biossido di titanio, il rivestimento in Lapitec possiede un potere disgregante del pulviscolo atmosferico, con effetto autopulente e battericida, proprietà fondamentali per le applicazioni in esterno.

www.lapitec.com


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ARPER DIZZIE IN ELEGANTE MARMO BIANCO ITALIANO Tavoli e tavolini Dizzie, design Lievore Altherr Molina, sono ora disponibili con i nuovi piani in marmo bianco italiano. Eleganti e sofisticati, rappresentano una rilettura raffinata per le loro forme organiche che li rendono ideali per i contesti residenziali, l’hospitality e il contract. Fusto in acciaio cromato o verniciato bianco; piano, realizzato in Mdf bianco o in laminato, in molteplici formati e dimensioni: ovale, grande o piccolo, rotondo o quadrato. Il tavolino in versione altezza 50 cm con base ovale, oltre al bianco, è disponibile in quattro vivaci colorazioni: grigio, moka, rosso, sabbia e nero.

www.arper.com

MINOTTICUCINE INCLINE, MONOBLOCCO PER L’OUTDOOR Uno scoglio nel verde. È questa l’immagine evocativa che la cucina Incline di minotticucine, disegnata da Alberto Minotti, offre all’osservatore. Il monoblocco monomaterico racchiude nel suo nome la propria peculiarità: un’angolatura che permette la fruizione di ciascun lato di una composizione che, senza elementi di discontinuità, si propone come elemento unico e di rottura, protagonista dell’ambiente circostante. Incline misura 250 per 85 per 90 cm; ha una struttura in acciaio inossidabile austenitico; un’inclinazione di 5° sui quattro lati; la vasca è in pietra con piletta nascosta con coperchio scorre scorrevole in pietra.

www.minotticucine.it

IL GRUPPO BONOMI PATTINI PROPONE ALLA PROPRIA CLIENTELA UN’AMPIA SELEZIONE DI MATERIALI DI TENDENZA, IN SVARIATE FINITURE E COLORI, AL FINE DI CONSENTIRE AD OGNI UTENTE DI CUSTOMIZZARE LO SPAZIO SECONDO LE PROPRIE ESIGENZE

GRUPPO BONOMI PATTINI QUANDO I MATERIALI INCONTRANO IL DESIGN Nel 2010 il Gruppo Bonomi Pattini, specializzato nella distribuzione di materiali innovativi per l’arredamento e l’architettura ha riunito diverse aziende, Coppo Legno (PD), Sinco Wood (PN), Lara Compensati (BS) e Pbs Legnami (TO), con l’obiettivo di creare una rete distributiva più capillare e integrata. Le Aziende del Gruppo propongono un’ampia selezione di materiali di tendenza, in diverse finiture e colori. Tra questi, Staron Solid Surface, un materiale minerario con il quale si possono creare allestimenti personalizzati con retroilluminazione, stampa a sublimazione e intarsi. É riciclabile, riparabile, resistente, ignifugo, termoformabile e facile da pulire. Il Gruppo Bonomi Pattini offre anche un’ampia gamma di rivestimenti di pavimenti resistenti all’umidità, di lunga durata, con caratteristiche ecologiche e un design d’alta qualità e per completare il tailor made project degli ambienti, mette a disposizione della propria clientela anche una varietà di porte.

www.gruppobonomipattini.com

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“LA GRANDE IDEA È QUELLA DI PORTARE IL LEGNO NELLE SUPERFICI VERTICALI DEL BAGNO” ALDO CIBIC

MOROSO LO SMUSSO CREATIVO DI URQUIOLA Si chiama Chamfer il divano disegnato da Patricia Urquiola per Moroso. Il nome deriva dal linguaggio della carpenteria e indica uno smusso creato con un taglio a 45° di un angolo retto. Nel divano il termine esprime un duplice ampliamento di prospettiva, estetico e funzionale; in architettura rimanda all’angolo smussato. Esternamente lo smusso ammorbidisce e funge da guida, conferendo all’ingombro un valore spaziale e architettonico; internamente, l’angolazione racchiude e sostiene, favorendo una seduta versatile che si adatta sia all’ambiente domestico sia agli spazi pubblici. Attraverso cinque moduli e un solo raccordo è possibile immaginare più combinazioni: dal semplice accostamento speculare alle sequenze geometriche più articolate.

www.moroso.it

LISTONE GIORDANO / INKIOSTRO BIANCO LINEADEKO, IL DECORO DELLE SUPERFICI LIGNEE Lineadeko, realizzata da Inkiostro Bianco e Listone Giordano, è una collezione di superfici di legno, a effetto tridimensionale, progettata da Aldo Cibic. Superfici di forte impatto visivo e morbide al tatto. Sono adatte ad arredare i diversi ambienti dell’abitare. Nove texture, i cui diversi pattern evocano elementi provenienti dal mondo della botanica e da figure geometriche e lineari. Le strutture sono disponibili in calde nuance che ne valorizzano la morbidezza.

www.listonegiordano.com | www.inkiostrobianco.com

PIAVAL PIPE, LA SEDIA DELLO SLOW DESIGN La sedia Pipe, firmata da Vicente Garcìa e Cinzia Cumini, è il manifesto dello slow design dello studio che ha recentemente assunto la direzione artistica dell’azienda. La sedia ha un’eleganza sobria e senza tempo ed è proposta in una gamma di essenze. Un’importante funzione strutturale è assolta da un anello (che ha il compito di separare e unire la gamba posteriore della seduta all’elemento che sale a sostenere lo schienale). Pipe esprime un’evoluzione formale anche nell’assenza di traversi e nell’essenzialità dello schienale, che risulta avvolgente e resistente. La seduta è caratterizzata da una imbottitura che favorisce la dissipazione del peso corporeo; è rivestita in tessuto o in pelle. Per rispondere alle specificità del contract, la sedia è personalizzabile in numerose combinazioni.

www.piaval.it

NARDI SISTEMA NET PER L’OUTDOOR Il progetto Net, design di Raffaello Galiotto, è una composizione d’arredo in resina fiber-glass per salotti all’aria aperta, verande e giardini d’inverno. Il sistema si compone della poltroncina Net Relax, del divano a due posti Net Bench e del tavolino d’appoggio con piano rettangolare Net Table. Il design è pulito, le dimensioni generose e il set è proposto in sei colori: bianco, antracite, senape, corallo, salice e tortora. Oltre alla resina fiber-glass, trattata anti uv, finitura mat e colorata in massa, il leitmotiv è la scocca decorata da un motivo a fori quadrati distribuiti uniformemente su tutta la superficie delle sedute e del tavolino, grazie alla modellazione 3D e di fresatura. Il sistema Net è impilabile, non necessita di particolare manutenzione ed è riciclabile al 100%.

www.nardioutdoor.com [ 122 ]

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SITLAND RETRÓ LOUNGE, LA COMODA POLTRONCINA DAL SAPORE VINTAGE Sapore vintage per la poltroncina Retró Lounge altamente confortevole e dalle linee armoniosamente essenziali e slanciate che arreda con eleganza zone living adibite all’accoglienza e all’attesa. Sedile e schienale, in poliuretano flessibile e indeformabile, sono sostenuti in un gioco di equilibri da una struttura in acciaio che abbraccia la seduta e ne completa il design. Rivestimenti, cura sartoriale e finiture della base costituiscono la cifra decorativa di Retró Lounge: la collezione veste infatti un’ampia gamma di tessuti, pelli pregiate e la possibilità di scegliere anche una struttura in un raffinato e attuale color rame.

www.sitland.com

SCHÜCO ASE 67 PD, LA VETRATA CHE SCOMPARE Schüco Italia presenta il nuovo sistema panoramico ASE 67 PD, il primo scorrevole a soglia 0-level progettato per scomparire nella muratura: 99% di trasparenza. che rende possibile la realizzazione di vetrate scorrevoli di grandi dimensioni (con grandezza dell’anta fino a 3500x3000 mm e peso fino a 400 Kg) e dalla massima trasparenza. Il telaio esterno, infatti, è stato progettato per scomparire all’interno delle murature, lasciando in vista solamente un sottilissimo nodo centrale di 31 mm. Elegante e discreto, il nuovo scorrevole Schüco ASE 67 PD è performante anche dal punto di vista dell’accessibilità: la soglia 0-level, perfettamente piana, agevola il passaggio tra ambienti interni ed esterni favorendo l’accesso anche a chi ha difficoltà di movimento.

www.schueco.it

FOX, LA POLTRONCINA DAL CARATTERE DISTINTIVO DISEGNATA DA PATRICK NORGUET È STATA PRESENTATA IMBOTTITA IN CUOIO O IN TESSUTO IN DIFFERENTI ABBINAMENTI CROMATICI

PEDRALI FOX SOFT, DIMENSIONI CONTENUTE GRANDE CARATTERE Fox è un’elegante collezione di poltroncine dal carattere distintivo e dalle dimensioni contenute, un mix armonico di materiali e contrasti fra linee geometriche. La scocca sottile sagomata viene imbottita in cuoio o in tessuto e incassata in un profilo in frassino curvato e arrotondato alle estremità. La versatilità è accentuata dagli ulteriori abbinamenti cromatici tra il legno e il

rivestimento della scocca, combinati a gambe in frassino o in tubo d’acciaio. Finiture: telaio in acciaio verniciato bianco, sabbia, nero. Frassino sbiancato o tinto nero. Cuoio nero o naturale e tessuto. Design Patrick Norguet.

www.pedrali.it

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ARPA INDUSTRIALE FENIX, BELLO E TECNOLOGICO Fenix NanoTech materials for interior design di Arpa Industriale è un materiale ad alto contenuto tecnologico: anti-impronta, morbido al tatto, opaco ed estremamente resistente. Può sopportare urti, graffi, l’attacco di solventi e reagenti normalmente usati nelle pulizie domestiche. Fenix è inoltre igienico e resistente alle muffe, perfettamente adatto al contatto con gli alimenti e facile da pulire. Un materiale di nuova generazione che resiste anche al calore. Anzi, qualora si presentino micro graffi superficiali, il calore aiuta a ripararli. Recentemente sono stati presentati due nuovi colori della gamma Fenix NTA, NanoTech Alloy, con struttura in vero metallo: Oro cortez e Argento Dukat.

www.arpaindustriale.com

PORRO LE MENSOLE LEGGERE DI SYSTEM Il sistema di libreria e pareti attrezzate System, design Piero Lissoni e Centro Ricerca Porro, propone nuovi vani a grande luce di 1990 mm: una soluzione resa possibile dalle nuove mensole tecnologiche che consentono lunghezze importanti senza flettere. Alleggerita visivamente, System inserisce nel suo passo anche cassettiere a terra in olmo termotrattato, contenitori pensili con ante a ribalta color tortora e interni in tessuto, e le nuove scatole in lamiera che ritmano la sequenza di pieni e vuoti con funzioni di fermalibri.

www.porro.com

TMITALIA RUA, MATERIALI DI QUALITÁ La cucina Rua è il più recente risultato della collaborazione tra TM Italia e lo studio di progettazione Ruadelpapavero. Il concept punta alla qualità dei materiali e delle lavorazioni, con elementi strutturali metallici di grande forza, che caratterizzano il mobile a giorno e l’isola sospesa. All’effetto antracite dei metalli, presenti nella struttura e nella cappa di aspirazione, sono abbinati il rovere tinto grigio fumo e il top in Gres Ardoise Noir. La lavorazione tridimensionale delle ante crea un disegno di fresature che valorizzano la superficie e che, insieme alla trama del vetro Scannellato Belga delle vetrine, confermano la qualità dei laboratori artigiani.

www.tmitalia.it

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I MODULI DELLE PARETI MANOVRABILI SCORRONO SU UNA GUIDA DI ALLUMINIO FISSATA SOLO A SOFFITTO

ANAUNIA PARETI MOBILI PER RICONFIGURARE GLI AMBIENTI Costituite da moduli indipendenti, con spessore minimo di 6 cm, le pareti manovrabili residenziali rappresentano la soluzione ideale per la pratica suddivisione fisica e acustica di ambienti domestici in due o più spazi indipendenti. I moduli scorrono su una guida di alluminio fissata solo a soffitto e si impacchettano in una nicchia appositamente progettata. Non necessitano di guida o carrelli a pavimento. Non c’è limite alla tipologia

dei rivestimenti superficiali applicabili: rivestimenti melaminici, laminati, vinilici, stoffe, legni, spatolati, corian, con possibilità di infinite personalizzazioni. L’indice di isolamento acustico infine, con valori da Rw=35 dB fino a Rw=41 dB, secondo le Uni/En/Iso 140-2:2010 e Uni En Iso/717-1:2007 (certificati da Accredia) garantisce comfort e benessere.

www.anaunia.it

LUXY PONTE, SISTEMA SOFT SEATING VARIAMENTE COMPONIBILE Ponte di Luxy nasce dall’incontro tra le esigenze dell’azienda e la capacità espressiva del designer spagnolo Mario Ruiz. Versatile e poliedrica, la seduta ha la capacità di mutare assetto mantenendo sempre uno stile fortemente riconoscibile. Alla varietà di configurazioni e dimensioni si aggiunge quella di materiali e colori. Ponte è un vero sistema soft seating variamente componibile: in linea retta, curva, tondo, mono-facciale o bi-facciale. Ogni configurazione è regolata da due profondità: 80 cm, per gli ambienti domestici, oppure 60 cm, ideale per gli spazi comuni, di accoglienza e di lavoro. Strutture portanti in fusione di alluminio, imbottitura schiumata a freddo, lavorazioni e finiture sartoriali di cucitura a scomparsa.

www.luxy.com

LAPALMA SEELA, CON INSERTO INTEGRATO A FILO Disegnata dal finlandese Antti Kotilainen, Seela è una seduta impilabile, realizzata in polipropilene che si distingue per un inaspettato inserto in legno che segue il profilo della sedia, conferendole un tocco di calda matericità. L’inserto può essere stampato in polipropilene, per giocare su mix di colori, o servire come base per un sedile imbottito e rivestito. Interessante anche la declinazione a sgabello, grazie all’estremo comfort dato da un’ampia seduta e dallo schienale alto. Una proposta eclettica, che punta su un perfetto equilibrio tra ergonomia ed estetica e che consente un’ampia personalizzazione per differenti funzioni d’uso.

www.lapalma.it

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AGOSTINI GROUP SISTEMA STREAMLINE STEP A CINQUE CAMERE

ALIAS DREAM, DIFENDE GLI AMBIENTI INTERNI

Nella ristrutturazione della Casa M+M di San Donà di Piave - progetto studio Ank - l’elemento centrale è la grande vetrata fissa di 6.390 x 2.760 mm di dimensione con un frangisole esterno. Il sistema utilizzato è Streamline Step in pvc a cinque camere, con valore di trasmittanza termica del solo telaio (Uf) uguale a 1.30 W/m²K e un Uw fino a 0,86 W/m²K. Con questo sistema sono state realizzate finestre e portefinestre ad anta ribalta e la vetrata fissa. I serramenti in pvc hanno un sistema di tenuta a due guarnizioni, un telaio profondo 76 mm a cinque camere per l’isolamento termico e un piano inclinato del profilo esterno per una migliore pulizia ed evacuazione dell’acqua. La finitura utilizzata è il bianco venato.

Dream, la porta per interni progettata da Alias, è la nuova soluzione a difesa degli ambienti interni, come camere da letto e studi professionali. Racchiude le caratteristiche di robustezza delle porte blindate e le unisce a un design lineare personalizzabile. Dream è facile da posare e studiata per accogliere qualsiasi tipo di telaio e pannello. Consente di utilizzare, sia come rivestimento sia come coprifilatura, le finiture già presenti all’interno dell’appartamento integrandosi nello stile del design esistente. Dream, a completa tutela della privacy, garantisce anche il comfort acustico: il valore di isolamento acustico certificato è di 33 dB.

www.agostinigroup.com

www.aliasblindate.com

DADA LA STRUTTURA È PROTAGONISTA Ratio, design di Vincent Van Duysen, è una cucina componibile in cui la struttura è protagonista. I reticoli metallici disegnano l’architettura di basi, pensili, colonne, cappe e accessori. Volumi pieni, vuoti e piani di diversi spessori si agganciano agli elementi tecnici strutturali creando un gioco di equilibri. Oltre alle composizioni lineari, il modello prevede soluzioni ad angolo, isole centrali e mobili accessori. La ricerca sui materiali è orientata al calore e ai caratteri mediterranei, con alternanza tra essenze ricercate come il rovere Mooreiche e la palma nera, e pietre naturali come il marmo silk georgette e il travertino rapolano.

www.dada-kitchens.com

SECCO SISTEMI 0S2 65: DESIGN, SPESSORI MINIMI, ALTE PRESTAZIONI Nella ristrutturazione del Podere Panico vicino a Siena, trasformato in un luxury resort su progetto dell’architetto Fulvio Di Rosa, sono stati inseriti serramenti adatti a rispondere ai requisiti prestazionali ed estetici della nuova destinazione. Sono stati scelti perciò i serramenti in ottone brunito OS2 65 di Secco Sistemi. Il sistema associa spessori minimi, alte prestazioni, pulizia del design e materiali di qualità in una gamma che va dall’acciaio zincato all’inox, dal corten all’ottone. Sono più di 40 i profili che il sistema a taglio termico OS2 mette a disposizione dei progettisti.

www.seccosistemi.com [ 126 ]

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SIMONSWERK LA TRASPARENZA DI TECTUS GLASS Simonswerk, azienda tedesca che produce cerniere per porte, propone il nuovo sistema di cerniere a scomparsa Tectus Glass. Si tratta di una soluzione per porte in vetro in cui il telaio, le cerniere e l’anta sono complanari. Le dimensioni contenute della cerniera permettono la massima trasparenza della porta in vetro, offrendo al tempo stesso una portata di 60 kg. Questo corrisponde a una porta vetrata di 10 x 1.000 x 2.300 mm di dimensione. La nuova soluzione prevede anche una chiusura magnetica. I componenti del sistema sono adatti all’utilizzo su porte in vetro e su moderne porte in legno. Tectus Glass facilita anche la posa in opera, in quanto non è necessaria alcuna la lavorazione della lastra.

EFFEGIBI MODULARE, NATURALE E ACCOGLIENTE. È YOKU Yoku è una sauna modulare disegnata da Marco Williams Fagioli (Zup design), che si ispira a un ramo della medicina naturale giapponese fondata sugli effetti benefici del contatto con le piante. Pur avendo un design essenziale, equilibrato e rigoroso, Yoku è accogliente, calda e naturale. Il volume della stufa è integrato nella panca più bassa. La vetrata frontale è scandita all’esterno da elementi verticali in legno naturale, che rendono lo spazio intimo e diventano contemporaneamente elementi portanti di ripiani a giorno che dialogano con l’esterno.

www.effegibi.it

www.simonwerk.com

VIVA VPIVOT, LA PORTA CHE RUOTA

MOTTURA | F.LLI RE L’IMPORTANZA DELLE TENDE PER INTERNI

VPivot è una porta elegante e funzionale che, grazie a due perni verticali a scomparsa, ruota sul proprio asse con leggerezza. In fase di apertura, il meccanismo consente di creare un esteso passaggio che ridefinisce e amplia l’ambiente. Quando l’anta viene chiusa si integra in continuità alla parete isolando e circoscrivendo le stanze. VPivot si presta a soluzioni che richiedono porte di grandi dimensioni e adattabili ad ambienti preesistenti, le cui pareti prevedano superfici apribili. Può raggiungere fino a 5 metri di altezza e 2 di larghezza ed è disponibile in molteplici finiture: laccata lucida o opaca, in essenza di legno di rovere o noce canaletto o con rifiniture personalizzate. L’installazione è semplice e non sono necessari interventi invasivi a pavimento o a soffitto.

Le tende per interni svolgono un ruolo importate nell’arredamento di un’abitazione; danno luce agli spazi, forniscono carattere e personalità agli ambienti, rinnovano l’atmosfera di un alloggio. Importante la scelta del tessuto, che non è solo una questione estetica: contano le dimensioni, le forme, il tipo di luce che filtra dalla finestra. La scelta deve nascere da una valutazione dello spazio disponibile, della tipologia del serramento e della grandezza del vetro. Le tende Mottura rispondono a queste differenti esigenze, con un servizio su misura che va dal sistema al tessuto. Altrettanto importante è il confezionamento e la posa in opera del prodotto: attività che vede impegnate realtà come F.lli Re, rivenditore autorizzato Mottura.

www.vivaporte.com

www.mottura.com | www.fratellire.com

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VITRA GRAND SOFÀ E CITÉ, DESIGN STORIES Grand Sofà di Vitra, design di Antonio Citterio, è proposto in tre soluzioni: Chaise longue, Seater a tre posti e Seater con il lato sinistro aperto. Gambe in alluminio pressofuso, corpo formato da un telaio perimetrale in metallo e poliuretano espanso sagomato. Nel catalogo Vitra Home Stories for Winter 2017-2018 anche Cité, la poltrona progettata nel 1930 da Jean Prouvé per l’arredamento della residenza universitaria all’interno della Cité Universitarie di Nancy. Cité ha pattini in lamiera d’acciaio verniciata a polvere e braccioli costituiti da ampie cinghie in pelle.

www.vitra.com

MOLTENI&C D.859.1 IL TAVOLO DI GIO PONTI Nel 1958 Gio Ponti progettò l’Auditorium annesso al Time&Life building di New York, sede della casa editrice Time Inc. compresi gli interni e tutti gli arredi. Tra questi il tavolo D.859.1, utilizzato principalmente come grande tavolo per conferenze, di imponenti dimensioni - oltre 3,60 m di lunghezza - e straordinaria eleganza. Realizzato al tempo in frassino massello con puntali in ottone, viene riproposto sia in versione originale sia in un legno dalle tonalità scure come il frassino tinto nero. Oltre alle dimensioni originali, D.859.1 è disponibile in dimensioni più contenute, che rispettano fedelmente l’armonia e le proporzioni del progetto originale.

www.molteni.it

B LINE BIX, TRE VOLTE BELLA

BALERI ITALIA MISS MATCH, 6 ELEMENTI PER IL DIVANO DINAMICO

Poltroncina dalle linee definite, caratterizzata dalla scocca solcata da un segno netto e sinuoso che forma due semigusci: il sedile morbido e accogliente si accosta all’ampio schienale con profilo accentuato e avvolgente. Il risultato è Bix, una seduta con braccioli, composta e confortevole, che trova utilizzo in ambienti contract e home. Interamente rivestita in tessuto o pelle, è disponibile con gambe in legno di faggio naturale, in metallo o a razze girevole in metallo cromato. Design Zanellato/Bortotto, 2018.

Baleri Italia, con l’art direction di Aldo Parisotto, P+F architetti, presenta Miss Match il nuovo sistema divano pensato come unione di semplici blocchi che si caratterizzano per una sottile irregolarità dovuta dalle dimensioni degli schienali (profondità e altezza) che variano di alcuni centimetri. I sei elementi possono essere combinati in molteplici configurazioni e, grazie alle differenze dimensionali delle singole unità accostate, si crea un effetto dinamico e interessante. Design dello studio svedese Claesson Koivisto Rune.

www.b-line.it

www.baleri-italia.com

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ITALGRANITI GROUP LASTRE IN GRÈS PORCELLANATO Italstone, brand di Italgraniti Group, propone lastre in grès porcellanato di grandi dimensioni per l’ambiente cucina e non solo. Le lastre ricreano l’effetto marmo, metallo o cemento e sono proposte in un unico grande formato di 160 x 320 mm, declinate in due differenti spessori di 6 e 2 mm. Il grès porcellanato è igienico, compatto, non teme le alte temperature e non richiede manutenzioni particolari. Sono adatte per la realizzazione di top da bagno, tavoli da cucina e rivestimenti di ogni tipo.

www.italgranitigroup.com

CARLO DONATI STUDIO RELOADED, ATMOSFERA ANNI TRENTA La nuova collezione di arredi Reloaded firmato da Carlo Donati Studio e realizzata in collaborazione con Colefax & Fowler, ricrea un mood sofisticato, un’atmosfera anni Trenta accompagnata da suggestioni moderniste. I velluti, che richiamano le scenografie di Wes Anderson, nelle inconfondibili tonalità ruggine Brique, rosa Soft Pink e giallo Safran, vengono accostati ai materiali della tradizione italiana come il noce e l’ottone brunito per un lifestyle elegante e senza tempo.

http://www.carlodonati.it/design-gallery/

BOFFI CUCINE D’AUTORE PER ARCHI DI LUCE Nel complesso residenziale Archi di Luce di Lugano, studio Herzog & de Meuron, sono state inserite le eleganti cucine Boffi in Corian realizzate su misura, appositamente studiate per questo intervento. Ciascuna delle 8 esclusive residenze è distribuita su tre livelli ed è dotata di spazi di soggiorno e sale da pranzo al piano terreno. L’intervento è il risultato di uno studio delle forme: i tagli semicircolari negli edifici, l’uso degli archi come unità architettonica essenziale e l’inclinazione dei piani permettono di far entrare la luce e l’aria all’interno delle abitazioni, creando così piccoli patii interni in grado di offrire spazi aperti e riservati allo stesso tempo.

www.boffi.com

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› DESIGNCAFÈ L’ARCHITETTURA DI NARCISO

DIARIO SCORRETTO DI UN URBANISTA GLOBALE Architetto, urbanista e docente universitario, Gaetano Lisciandra (1947-2016), è stato anche autore di articoli, testi e di una rappresentazione teatrale incentrata sulla figura di Giuseppe Mengoni – Galleria di Milano: ambizione, denaro, architettura e morte in una storia di magnificenza civile – frutto di un lungo lavoro di ricerca. Questo volume, curato dalla moglie e dalla figlia e con la prefazione di Giovanna ‘Gin’ Franco Repellini e di Massimo Giuliani, con cui Lisciandra collaborò per molti anni alla redazione della rivista ‘Architetti’, raccoglie oggi i suoi scritti. Imperdibili i duelli a distanza di ‘Gl_obal/Noglobal’ con l’anonima ‘Mari del Sud’ e drammaticamente veri gli articoli classificati sotto l’occhiello di ’Scorrettamente tuo’. In tutti emerge la pungente ironia frutto del rigore logico con cui affrontava la professione e l’insegnamento al pari delle cene con gli amici. Da una delle quali nacque l’idea di fondare questo giornale, di cui Gaetano Lisciandra rimane ancor oggi il padre spirituale.

Paradossi d’architettura pensare luoghi, vivere paesaggi, abitare città. Diario “scorretto” di un urbanista globale Gaetano Lisciandra a cura di Maria Pia Balestri e Chiara Lisciandra Editore thedotcompany Srl, Reggio Emilia pp 178 - euro 14,90 ISBN 978-88-992-57-477

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Sembra che oggi si progetti soprattutto la superficie degli edifici, con pelli scintillanti ed efficienti dietro le quali c’è ben poco, ma non perché l’autore sia superficiale. Il fatto è – questa la tesi di Architexture – che solo mettendo in scena questa mancanza di profondità si restituisce il senso della contemporaneità, ovvero la sua profondità paradossale. Del resto, scrive Luigi Prestinenza, nel 1968 Hans Hollein dichiarava che tutto è architettura. Quindi tutto può essere materiale (come del resto già spiegava Gregotti nel 1966), dalle fibre ottiche di Heatherwick per il padiglione britannico all’Expo di Shanghai agli alberi del Bosco Verticale di Boeri. Ma nello stesso tempo crollano i confini che segnavano l’autonomia della disciplina, e difatti oggi l’architettura si mescola con l’arte e sfuma ogni distinzione con il design e le tecniche della comunicazione pubblicitaria.

Architexture Luigi Prestinenza Puglisi Luca Sossella editore, collana Collassi pp 98 - euro 7,60 ISBN 978-88-97356-75-2

Attraverso queste lenti Prestinenza rilegge, con felice leggerezza e colti riferimenti teorici, le opere più celebrate di un’architettura pop che riproduce gli stessi meccanismi del sistema della moda e dei brand. Text e texture hanno la stessa radice: se il text è la storia, la texture è il modo con cui questa viene raccontata.

VIAGGIO IN ITALIA L’allestimento della prima navata del Padiglione Italia alla 16. mostra biennale di architettura di Venezia è organizzato come un grande libro fuori scala, una sorta di guida turistica dei territori interni del Paese, fuori dalle grandi aree urbane, che comprendendo borghi, paesaggi plasmati da millenni di presenza dell’uomo, presenze artistiche di inestimabile valore e settanta episodi di architettura contemporanea ricostruisce da un punto di vista inedito il patrimonio culturale che dà forma al nostro Paese. Quello del curatore Mario Cucinella è stato un viaggio, documentato nella mostra anche da un film di 60’, e un workshop che ha elaborato cinque proposte per altrettanti luoghi dell’Italia interna, raccolti in questo catalogo mirabile per grafica, illustrazioni e organizzazione delle informazioni.

Non tascabile come le tradizionali guide turistiche ma indispensabile per ricostruire il lavoro svolto dal curatore e dal suo team nel corso di un anno e per comprendere meglio il Paese e le energie che lo animano.

Arcipelago Italia Progetti per il futuro dei territori interni del Paese Catalogo del padiglione Italia alla Biennale Architettura 2018 Curatore Mario Cucinella Editore Quodlibet ISBN: 978-88-229-0176-7


UN PERCORSO STRAORDINARIO DI DESIGN CONTEMPORANEO XO_DESIGN STYLE SERVICE DALLA CULTURA DEL PRODOTTO ALLA CULTURA DEL PROGETTO IN UN CONCETTO DI CONTRACT CONDIVISO CON I PIÃ&#x2122; IMPORTANTI MARCHI DEL DESIGN. www.xoffice.it


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IoArch 75 Apr-May 2018  

IoArch, il magazine degli architetti italiani, ogni due mesi in abbonamento e online IoArch, the Italian bimonthly architects' magazine, on...

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