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› DESIGNCAFÈ

LA CORRENTE DEL BENGALA UN PAESE CHE SOPPORTA INONDAZIONI E DISASTRI AMBIENTALI E SOCIALI PROPONE UN’ARCHITETTURA ORIGINALE, IN DIALOGO CON LE RADICI DELLA TRADIZIONE LOCALE E CON LA CULTURA OCCIDENTALE DEL MODERNO. UN LIBRO E UNA MOSTRA, CON 60 PROGETTI E LE FOTO DI IWAN BAAN, DESCRIVONO IL PANORAMA DELLA PRODUZIONE ARCHITETTONICA LOCALE

Nelle foto di Iwan Baan alcuni esempi di architettura bengalese. In alto, il Kalindi Housing Complex nel cuore di Dacca; il progetto architettonico è di Bashirul Haq & Associates. Sotto, il Friendship Centre a Gaibandha, dove ha sede l’Ong Friendship. Il progetto è dell’architetto Kashef Chowdhury di Urbana.

Per la maggior parte di noi il Bangladesh è sinonimo di inondazioni, disastri ambientali e condizioni disumane dei lavoratori dell’industria tessile. A tutto ciò si aggiungono gli effetti che questo Paese – su cui insiste il più grande delta fluviale della Terra – subisce a causa dei cambiamenti climatici. Esiste tuttavia un altro Bangladesh. Una nazione giovane – sia per costituzione (1971) sia per età media della sua popolazione – ma radicata in una cultura secolare che la scena architetto-

nica locale ha integrato in modo originale con il Modernismo di matrice occidentale. L’architettura più nota del Bangladesh, l’edificio del Parlamento di Dacca, è opera dell’occidentale Louis Kahn, ma pochi sanno che egli venne invitato a realizzarla da Muzharul Islam, architetto bengalese che aveva studiato a Yale con, tra gli altri, Paul Rudolph. L’opera divenne il primo esempio di una globalizzazione culturale che qui più che altrove ha saputo integrarsi con le caratteristiche dei

luoghi, ispirando una corrente – da cui il titolo del libro e della mostra – che ha prodotto e produce lavori che tengono conto delle condizioni date, con l’uso di materiali locali e interessanti progetti di resilienza ambientale: scuole e ospedali galleggianti, rifugi di emergenza che resistono ai cicloni, acqua che diventa materiale dell’architettura e riserva funzionale per i periodi di siccità. Una dialettica culturale che ha dato vita a un’architettura originale, oggi raccontata da un libro e da una mostra – al Museo Svizzero di Architettura di Basilea, fino al 6 maggio 2018 – prodotta in collaborazione con studi di architettura locali, che raccoglie più di 60 progetti. Oltre a una serie di saggi è la fotografia, commissionata a Iwan Baan, a spalancare le porte dell’affascinante quanto sconosciuto mondo dell’architettura bengalese. Le opere vi sono ritratte immerse nella vita quotidiana di un Paese grande quanto la metà dell’Italia ma con il triplo della sua popolazione. Scelta insolita ma decisamente appropriata per progetti che, per motivi economici, si completano spesso attraverso processi di autocostruzione guidati da architetti che svolgono l’antico e nel mondo occidentale perduto ruolo di capomastri

Bengal Stream The Vibrant Architecture Scene of Bangladesh a cura di Niklaus Graber, Andreas Ruby, Viviane Ehrensberger. Fotografie di Iwan Baan Editore CMV (Christoph Merian Verlag), Basilea Testo in inglese, 440 pagg - 68 euro ISBN 978-3-85616-843-8

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IoArch 73 Nov-Dec 2017  

IoArch, il magazine degli architetti italiani. IoArch, the Italian architects' magazine

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