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costruzioni e impianti

Anno 6 - n 44 - Ottobre 2012 - euro 4,50

fare architettura in italia

le marche paesaggio, cittĂ , luoghi del lavoro

F o n t s r l - v i a S i u s i 2 0 / a 2 0 1 3 2 M i l a n o - S p e d . i n a b b . p o s t a l e 4 5 % D . L . 3 5 3 / 2 0 0 3 ( c o n v. i n . 2 7 . 0 2 . 2 0 0 4 n . 4 6 ) A r t . 1 C o m m a 1 D C B M i l a n o


Ogni realizzazione, a partire da un pensiero creativo è frutto di un accurato studio, di un attento lavoro di squadra. Questo è il nostro stile il nostro modo esclusivo di costruire l’opera. Il complesso residenziale Isola Blu è sottolineato dalle incidenti fughe prospettiche e caratterizzato dalla forte presenza dei marcapiano rivestiti con pannelli compositi di alluminio e dal cangiante ‘gioco’ che i frangisole scorrevoli proiettano sui ballatoi. Un rigore architettonico formale accentuato dalla trasparenza delle balaustre in vetro che consentono un’ampia visione sugli spazi comuni e sui roof gardens.


complesso residenziale isola blu Jesolo Lido (VE) Project: Arch. Fabio Grisogani


MADE è COSTRUZIONI E CANTIERE Ingegneria del Territorio • Sistemi Costruttivi per l’edilizia e le infrastrutture Strutture in Legno, Calcestruzzo, Laterizio, Acciaio e Sistemi Misti • Sistemi e componenti non strutturali • Prefabbricazione • Materiali e Manufatti • Intonaci e Malte Chimica per l’edilizia • Impermeabilizzazione ed Isolamento • Ponteggi e Opere provvisionali Utensili • Attrezzature e Macchine per il Cantiere • Sicurezza e Protezione Sismica Servizi e Software per la Progettazione • Manutenzione e Gestione Immobili

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Globale e loCale

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Un mondo interconnesso si appoggia su infrastrutture invisibili fatte di cavi sottomarini, centrali ipogee con soglie invalicabili e datacenter sparsi per il mondo. Quasi sempre edifici opachi e anonimi, qualche volta trasparenti e aperti come quelli di Facebook. Una trasparenza sempre più diffusa quando si tratta di torri per uffici, come quella che sta sorgendo sul sito della vecchia Fiera di Milano. Ma più che nella finanza mondiale, l’Italia può trovare le risorse per un nuovo rinascimento nella cultura e nella bellezza dei suoi paesaggi. Paesaggi dove cultura e lavoro, natura e città, storia e futuro dovrebbero convivere armonicamente. Come nelle Marche, regione a cui dedichiamo il primo di una serie di speciali che IoArch realizzerà periodicamente sulle diverse zone d’Italia, alla ricerca dei progetti e dei professionisti che confrontandosi quotidianamente con il territorio e le sue contraddizioni danno il loro contributo a quella “ripresa” che molti aspettano ma pochi sanno dove cercare.

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68 In copertina: Tullio Pericoli, Natura, 2010 olio su tela

IoaRCH Costruzioni e Impianti n. 44

Direttore responsabile Sonia Politi Comitato di direzione Myriam De Cesco, Carlo Ezechieli, Antonio Morlacchi Comitato Tecnico Sebastiano Abello, Michele Caterino, Eric Ezechieli, Walter Marabelli, Guido Pesaro

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la FabbRICa DI FaCebooK

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VeRTICalITÀ SeNZa FINe

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Sheehan Partners Architects

Arata Isozaki e Andrea Maffei

UNa SCUola PeR GaZa

Mario Cucinella e Building Green Futures

Contributi Francesca Emily Amato, Roberta Cassi, Mara Corradi, Alice Gramigna, Laura Maffeis, Marco Penati, Silvia Zotti Grafica e impaginazione Roberta Basaglia Fotolito e stampa Pinelli Printing, Milano

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SPeCIAle

le maRCHe aRCHITeTTURa e ambIeNTe 20 22 39 47

il paesaggio i luoghi del lavoro Danilo Guerri Ancona

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le residenze restauri e recuperi soluzioni per l’architettura dna di una regione

editore Font srl, via Siusi 20/a 20132 Milano tel. 02 2847274 fax 02 45474060 redazione@ioarch.it www.ioarch.it

Prezzo di copertina euro 4,50 arretrati euro 9,00. Abbonamento (10 numeri) euro 30,00; estero euro 60,00. Versamento su c.c.p. 64538911 intestato a Font Srl

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Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004.

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nEws/LEttUrE

ToWaRDS a NeW KIND oF

BUILDING

a designers Guide for nonstandard architecture

La città ha raggiunto la montagna, umanesimo disegnativo

mINImo&SoSTeNIbIle Gino Finizio ci Guida attraverso un nuovo approccio al desiGn contemporaneo per diseGnare Futuri scenari sociali e urbani

autore Kas Oosterhuis editore nAi Publishers 176 pp euro 29,50 (testo in inglese)

La nonstandard Architecture è architettura su misura. Oggi la progettazione si affida a strumenti digitali e metodi di calcolo a controllo numerico, una vera rivoluzione nella concezione della natura e della realizzazione del progetto che apre nuovi dibattiti sulla bellezza costruita. ripetizione o variazione formale? L’architetto olandese Kas Oosterhuis espone il proprio punto di vista e i progetti nati in relazione ai recenti sviluppi sociali, soprattutto nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. si possono constatare così due cambiamenti di paradigma: da una progettazione statica a una dinamica e interattiva, dall’architettura basata sulla produzione di massa a quella fondata sulla produzione industriale di componenti realizzati su misura.

GoING PUblIC

Dopo Design&management. Gestire l’idea (2002) e Architettura&mobilità. Tradizione e innovazione (2006), Gino Finizio conclude con questa nuova pubblicazione dal titolo enigmatico il terzo capitolo di un complesso progetto editoriale intrapreso con Skira. Designer, architetto, scrittore, docente universitario e artista, Gino Finizio (1941) ci conduce alla ricerca del “minimo e sostenibile”, ovvero di un possibile nuovo modello di sviluppo che, evocato già dal titolo, si rivela attraverso un lungo e intricato percorso fatto di considerazioni personali, immagini, spunti poetici, scritti teorici, citazioni ed esempi progettuali esemplari non solo per il mondo del design e dell’architettura, ma dell’intera comunità sociale. Il design non è solo progettazione di oggetti ma segna le epoche inducendo tra l’altro nuovi comportamenti nei consumatori. Ripensando se stesso, oggi il design può accompagnare la società alla ricerca del giusto

equilibrio tra l’uomo, la mobilità e l’ambiente. La struttura del libro è articolata in sette capitoli: Aria, Analisi, Attori, Attività, Architettura, Auto, Artificio. Il filo conduttore che collega i singoli temi è il concetto di “minimo” come possibile risposta agli eccessi della produzione industriale e della società dei consumi. autore Gino Finizio editore skira 1032 pp - euro 50,00

(foto ©endstart photo)

sotto, Gino Finizio, Mappa Architettura, 2010. A sinistra, Massimiliano Fuksas, Maranello, Ferrari research Centre, 2001-2004 (foto ©endstart photo)

public architecture, urbanism and interventions il volume tratta la rinascita creativa dello spazio pubblico nei nostri paesaggi urbani e rurali in una selezione di interventi formali e informali, di bonifiche e architetture che illustrano l’attuale portata e l’interesse per la riqualificazione dell’ambiente costruito avente una destinazione pubblica. Gli esempi proposti spaziano dalla comunicazione e dalle esperienze collettive all’ideazione di nuove forme di ritrovo e di relazione con la natura, mentre le architetture e i progetti urbani selezionati offrono interpretazioni stimolanti degli ambienti pubblici e dei paesaggi naturali.

Il DISSeSTo IDRoGeoloGICo previsione, prevenzione e mitigazione del rischio

a cura di R. Klanten, S. Ehmann, S. Borges, L. Feireiss editore Gestalten 272 pp - euro 49,90 (testo in inglese)

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Giuseppe Gisotti, presidente della società italiana di geologia ambientale sigea, con questa pubblicazione intende fornire uno strumento di analisi delle cause e delle molteplici manifestazioni del dissesto idrogeologico, comprensivo di una guida relativa agli interventi strutturali e non strutturali per ridurne pericolosità e rischi. Il volume si divide in tre sezioni: una prima parte affronta i fattori generali e diffusi del dissesto, lo stato della ricerca e gli strumenti conoscitivi per impostare una strategia difensiva dalle calamità. nella seconda parte le

Metropolitana di Amsterdam, 2007

differenti categorie di dissesto idrogeologico sono analizzate in termini di processi, fattori causanti, metodi di valutazione della pericolosità e del rischio, tecniche per contrastare i fenomeni. Infine, la terza parte esamina il quadro normativo sulla difesa del suolo, i dati quantitativi del dissesto idrogeologico e stila una rassegna storica dei principali eventi disastrosi avvenuti in Italia dall’anno mille fino a oggi. autore Giuseppe Gisotti editore Dario Flaccovio 640 pp - euro 58,00


ArChIVI DIGItALI

la FabbRICa

DI FaCebooK Antonio Morlacchi

la nuova economia non è solo virtuale e il cloud dove risiedono sempre più dati è molto più solido e concreto delle nuvole in cielo. è Fatto di inFrastrutture e server che consumano enerGia, producono calore e occupano spazio. come i datacenter di Facebook, in costante crescita per ospitare le bacheche di 900 milioni di utenti che oGni Giorno vi aGGiunGono più di 300 milioni di Foto

Abbiamo visitato quello di Prineville, una cittadina di 10mila abitanti nell’Oregon centrale, conosciuta solo per il clima arido e il paesaggio desertico, progettato dallo studio specializzato di Chicago Sheehan Partners, Ltd, sotto la diretta supervisione del team infrastrutture di Facebook e in collaborazione con Alfa Tech Consulting Enterprise e Peoples Associates Structural Engineers per gli impianti e le strutture. Il primo interamente di proprietà di Facebook, che ha sviluppato propri sistemi e architetture hardware che hanno già portato a risparmi in termini di consumi di energia del 38% e di costi del 24%.

sopra, il datacenter di Prineville è un modello di efficienza nella gestione dei flussi d’aria che raffreddano i server e mantengono una temperatura costante di 22°C nelle sale

(tutte le foto del servizio ©Jonnu singleton e ©Alan Brandt).


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ArChIVI DIGItALI

sopra, vista su strada del datacenter di Prineville. Per ragioni di sicurezza i datacenter in genere sono collocati in anonimi edifici industriali; la scelta controcorrente di Facebook trova espressione in forme forti e ben inserite nella natura del luogo, a sottolineare il dichiarato impegno ambientale della compagnia; a sinistra, la parete vetrata dell’area dei servizi, sulla sinistra rispetto all’ingresso carrabile principale.

leeD GolD e eNeRGy STaR i datacenter sono strutture energivore. un centro di medie dimensioni assorbe l’equivalente dell’energia necessaria per circa 25.000 abitazioni private. la sua efficienza si misura in pue – power usage effectiveness, dove il rapporto ideale è di 1, quando tutta l’energia impiegata venisse assorbita interamente dai processi di calcolo senza ulteriori contributi energetici per il raffrescamento e il funzionamento delle altre infrastrutture. un indice che nella pratica si aggira oggi intorno a 1,5 mentre nel caso di prineville si ferma a 1,07. un risultato ottenuto ripensando l’intera infrastruttura, dall’altezza dei server, in Facebook maggiore della media, che permette di adottare ventole di raffreddamento più grandi operanti a velocità ridotte, all’uso di un voltaggio superiore (277v invece di 208v) per evitare un passaggio di trasformazione e

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la conseguente dissipazione di energia. il tutto si traduce in un risparmio del 24% sui costi operativi del centro. il datacenter di prineville, certificato leed Gold, ha ottenuto il punteggio massimo (19 punti) nel sistema di crediti relativo all’ottimizzazione delle performance energetiche, con un miglioramento del 48% rispetto a un edificio analogo. Oltre allo studio per massimizzare l’uso della luce naturale, l’illuminazione artificiale e le altre funzioni di servizio sono alimentate da un adiacente impianto fotovoltaico in grado di fornire 204.000 kW/h/anno. analizzato anche il consumo di acqua, che grazie al sistema di raccolta e distribuzione è risultato di 0,3 litri/kWh, inferiore al consumo medio di 1,0 litri/kWh di strutture analoghe, e i materiali usati: il materiale da riciclo impiegato per il cemento della struttura è pari al 30%, e al 71% nel caso dell’acciaio.

Vi sono edifici che già dalla forma devono dichiarare la loro funzione e altri volutamente anonimi. Tra questi, anche per ragioni di sicurezza, le migliaia di datacenter sparsi per il mondo per conservare, gestire e alimentare la fame di dati della nuova economia. Non è questo il caso del datacenter di Prineville, Da un paio d’anni infatti, con l’Open Compute Project, Facebook ha adottato il modello di trasparenza e condivisione dei software Open Source, aprendo alla comunità mondiale di tecnici e ingegneri IT tutte le specifiche di infrastruttura messe a punto in-house. Ai vantaggi di questa scelta – la possibilità di contare su un numero di cervelli molto più ampio di quello dei soli dipendenti della società per migliorare i progetti futuri - si aggiungono motivi “di immagine” legati alla recente quotazione in

il concept architettonico prende esempio dalle costruzioni della zona, con muri esterni ciechi che le proteggono dai venti del deserto Borsa. Così il primo datacenter interamente di proprietà di Facebook (gli altri sono in affitto, mentre è già stato annunciato l’ampliamento di Prineville e la costruzione di due nuovi datacenter, in North Carolina e in Svezia) è diventato una sorta di nave ammiraglia, a dimostrare l’openness di Facebook e la sua attenzione verso l’ambiente. Modellato su esempio delle tradizionali costruzioni del deserto, con muri esterni ciechi


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che proteggono le corti interne e gli edifici dai venti, il complesso è delimitato da megaliti lisci e puliti in cemento che riprende i toni del paesaggio circostante, i cui colori si riflettono nella vetrata trasparente a tutta altezza della zona di ingresso, che prosegue in profondità fino alla corte interna su cui si aprono gli uffici, in parte selettivamente opacizzata dove è richiesta maggiore privacy. Ogni postazione di lavoro riceve luce naturale da almeno due direzioni. Oltre che nei punti in cui il cantiere ha recato disturbo all’ambiente, Il paesaggio locale e la vegetazione sono stati ricostruiti nella corte interna degli uffici, un giardino con acqua

sopra, una corte interna contribuisce all’illuminazione naturale degli uffici, riduce l’effetto “isola di calore” e offre spazi esterni di relax. sul fondo il contenitore di acqua piovana usata per i servizi e l’irrigazione.

delimitato su un lato da una grande cisterna (38.000 litri) di raccolta delle acque meteoriche a servizio degli impianti igienici e di irrigazione. Il cuore del datacenter è ovviamente la sala dei server, che occupano 13.600 mq del complesso, ovvero tutto il piano terra con l’esclusione dei 2.100 mq degli uffici. Per avere un’idea delle dimensioni, della

l’ImPaTTo ambIeNTale DI INTeRNeT nei grafici, Facebook dichiara il proprio fabbisogno energetico, il mix di fonti che lo alimentano e le emissioni di gas serra (http://newsroom.fb.com/sustainability.aspx). anche Google pubblica una dichiarazione energetica su www.google.com/ green/bigpicture. secondo alcuni ricercatori di berkeley il consumo di energia imputabile a internet è di circa 31GW, pari al 2% del fabbisogno mondiale (16TW). recentemente il new York Times ha pubblicato i risultati di un’inchiesta secondo cui solo il 10% dell’energia assorbita dai datacenter viene utilizzata per il calcolo mentre il resto viene sprecato. Greenpeace, con l’osservatorio “how green is your cloud”, mette in relazione l’energia consumata dalle grandi compagnie di internet e dell’iT con le fonti da cui proviene, creando un indice di impatto ambientale. del resto è utile ricordare che altri dati indicano che una videoconferenza via skype costa solo l’1% dell’impatto energetico e ambientale di un incontro fisico.

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ArChIVI DIGItALI

Facebook prineville datacenter Località Prineville, Or Anno di realizzazione 2011 Slp 26.700 mq (13.600 mq l’area dedicata ai server; annunciata un’espansione per ulteriori 15.000 mq)

Coordinamento e direzione lavori Facebook Infrastructure team

Progettazione architettonica sheehan Partners Architects

Progettazione impiantistica

Alfa tech Consulting Enterprise, san Jose, CA

Progettazione strutturale

Peoples Associates structural Engineers, Milpitas, CA

in queste pagine, altre immagini di Prineville: in alto una vista notturna dell’ingresso al parcheggio;, a destra uno dei fronti vetrati degli uffici e, qui sopra, la sala degli impianti collocata immediatamente sopra le sale server. Il blocco funziona come un grande impianto di trattamento dell’aria.

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domanda di energia e del calore prodotto in quest’area possiamo immaginare 42 computer, molto più potenti del nostro laptop, messi uno sull’altro come in un Lego a formare una scaffalatura (rack). 28 rack fanno una fila. Il datacenter contiene 4 blocchi di 56 file. La soluzione adottata per mantenere questa armata di computer alla temperatura costante di 22°C è semplice ma innovativa: l’intero blocco dei computer e il piano superiore, occupato dagli impianti, sono concepiti come un’unica, grande unità di trattamento aria (AHU), con l’architettura che ne riveste e avvolge i f lussi. Lungo l’intera facciata

ovest del piano destinato agli impianti, che poggia sul basamento in cemento armato della sala server, sono disposte prese d’aria, mentre gli scarichi si trovano tutti sulla facciata opposta. Zero consumo di energia per il raffrescamento meccanico: l’aria esterna che entra dalle prese si mescola con l’aria calda di ritorno, viene filtrata, umidificata o ulteriormente raffrescata con acqua polverizzata ad alta pressione prima di essere indirizzata verso la sottostante sala dei server. Qui, ventole applicate ad ogni singolo rack dirigono l’aria fresca sui processori dei server. Riscaldandosi, l’aria sale verso l’alto facendo


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Sheehan Partners, ltd

sheehan Partners ,Ltd, con sede a Chicago e lavori in tutti gli stati Uniti, è stato fondato nel 2004 da neil sheehan per progettare soluzioni architettoniche innovative e funzionali alle esigenze costruttive e alle specifiche necessità dei committenti. Lo studio - 20 professionisti che operano in un ambiente altamente collaborativo - è specializzato nella realizzazione di datacenter e altre operazioni “mission critical”, affinando costantemente i dettagli e i mezzi per trasmettere le soluzioni progettuali ai diversi attori della filiera costruttiva. sheehan Partners Architects è stato premiato dall’AIA di Chicago con il Distinguished Building Awards e l’Interior Design Awards e dalla rivista Architectural record con il premio “Good Design is Good Business Award”. www.sp-arch.com

UNo STUDIo SPeCIalIZZaTo sheehan partners ha già progettato e realizzato numerosi datacenter ritorno al piano degli impianti. I ventilatori dei due ambienti agiscono in coordinamento tra loro, e un sistema automatico di gestione ne regola la velocità per definire umidità e temperatura del mix di aria immessa nella sala server. Recuperatori estraggono il calore dall’aria di scarico prima che venga espulsa per riutilizzarlo durante la notte e nella stagione fredda per riscaldare l’aria in ingresso e gli uffici. Ogni elemento dell’edificio, incluso il suo stesso volume, è stato disegnato per ottimizzare questi flussi continui. L’edificio ha ottenuto le certificazioni LEED Gold e Energy Star

Completato nel 2007 e premiato con un Distinguished Building Award dall’AIA di Chicago nel 2008, il CH3 si sviluppa su tre piani e una superficie di 26.500 mq. Progettato e costruito in 18 mesi, si compone di elementi prefabbricati in cemento, mentre scale, parti comuni e uffici sono collocati in un involucro vetrato ad elevato isolamento. Il datacenter accoglie 3.400 rack ai due piani superiori, mentre il basamento è occupato dagli impianti e dai router. Certificato LEED Silver, il progetto SV5 (11.700 mq), sviluppato in collaborazione con uno studio locale affiliato nel Nord della California, è stato completato nel 2010. Disegnato intorno a moduli-base progettati per le diverse funzioni – la sala server su un piano, gli impianti elettrici su due e un modulo per gli uffici – l’edificio ha una struttura in acciaio con pannelli architettonici esterni in cemento prefabbricato, più sottili e accoppiati a pannelli in metallo dove sono aggraffati direttamente alla struttura per ridurne il peso. I generatori del gruppo di continuità (UPS) sono collocati in una corte interna schermata.

nelle foto a destra, dall’alto: un interno e una vista esterna del datacenter chiamato Ch3 (foto ©Anthony May Photography); i pannelli in cemento che rivestono i fianchi del datacenter sV5, nel nord della California (foto ©Jonnu singleton); vista d’insieme del datacenter DC6, in Virginia (foto ©sisson studios).

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CItyLIFE 2015

VeRTICalITÀ SeNZa FINe

ispirata alla colonna infinita di brâncuşi, la nuova torre progettata da arata isozaki e andrea maffei svetta verso il primato di grattacielo più alto d’italia grazie ai suoi 207 metri di altezza per 50 piani di uffici La Torre Isozaki rientra nel programma di riqualificazione della vecchia Fiera di Milano e costituisce una delle tre grandi realizzazioni del futuro Business & Shopping District di CityLife, assieme alle torri disegnate da Zaha Hadid e Daniel Libeskind. Frutto della progettazione congiunta del giapponese Arata Isozaki in collaborazione con l’architetto Andrea Maffei, la struttura del grattacielo è stata concepita come un sistema modulare teoricamente ripetibile all’infinito che prende spunto dalla Colonna senza fine realizzata nel 1918 dallo scultore Rumeno Constantin Brâncuşi per il giardino pubblico di Târgu Jiu, in Romania. La torre Isozaki presenta dunque otto moduli leggermente convessi che si susseguono verticalmente, aventi ognuno sei piani destinati a ospitare uffici e rivestiti da una pelle di vetro a doppia


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torre tca cityliFe Anno di realizzazione 2012 - 2015 Destinazione uffici Committente CityLife srl, Milano Progetto Arata Isozaki e Andrea Maffei Design team Pietro Bertozzi, takeshi Miura, Alessandra De stefani, Chiara Zandri, Vincenzo Carapellese, roberto Balduzzi, Francesca Chezzi, takatoshi Oki, stefano Bergagna, Paolo Evolvi, Elisabetta Borgiotti, Adolfo Berardozzi, sofia Bedinsky, Atsuko suzuki, Antonietta Bavaro, Carlotta Maranesi, higaki seisuke, hidenari Arai / Andrea Maffei Architects srl Milano Strutture

Maurizio teora (PD), Luca Buzzoni (PM), Matteo Baffetti - Arup Italia, Favero & Milan Ingegneria

Facciate Mikkel Kragh, Mauricio Cardenas, Matteo Orlandi, Maria Meizoso, Carlos Prada / Arup Italia (Milano)

Impianti

Gianfranco Ariatta, roberto Menghini, riccardo Lucchese, Andrea Ambrosi, sylvia Zoppo Vigna Ariatta Ingegneria dei sistemi (Milano)

arata Isozaki architetto e progettista

(Oita, Giappone,1931). Allievo di Kenzo tange, nel 1954 si laurea in architettura all’Università di tokyo. nel 1963 fonda l’Arata Isozaki Atelier, oggi Arata Isozaki & Associates. Membro della giuria del Pritzker Prize tra il 1979 e il 1984, Isozaki ha ricevuto importanti riconoscimenti per le sue opere, come il Gunma Museum of Modern Art (1978), il Museum of Contemporary Art di Los Angeles (1986), il soho Guggenheim Museum a new york (1992), la Kyoto Concert hall (1995), e il Palasport Olimpico a torino (2002-2006).

Antincendio ing. salvatore Mistretta Trasporti verticali

Jappsen Ingenieure (Francoforte)

Lighting design

Lpa Light Planners Associates (tokyo)

Acustica

Vernon Cole, Cole Jarman, Addlestone (surrey UK)

Project management

J&A (Milano) - ramboll (Londra)

Appalto Colombo Costruzioni (Milano) Dimensioni

superficie lorda torre: 81.615 mq superficie lorda parcheggi e interrati: 44.485 mq. altezza massima fuori terra: 207m, numero piani: 50 numero piani uffici: 46, postazioni di lavoro: 3.864

a sinistra, prospetto nord. La struttura della torre Isozaki è stata concepita come un sistema modulare teoricamente ripetibile all’infinito. sotto, pianta piano 28°.

camera con effetto leggermente bombato verso l’esterno. Lungo le due facciate principali dell’edificio sono stati previsti quattro “puntoni” inclinati studiati per contribuire al sostegno della costruzione, ridurre l’ingombro delle strutture portanti sullo spazio interno e fornire uno dei sistemi di controventatura. Le facciate laterali della torre sono in parte vetrate e percorse da ascensori panoramici che conducono ai vari piani dell’edificio e ne accentuano, assieme ai puntoni, l’aspetto futuristico.

Una lobby d’ingresso open space su due livelli connette la torre direttamente con la piazza centrale del quartiere CityLife e con la piazza sottostante nella quale è prevista la fermata “Tre Torri” della nuova linea M5 della metropolitana milanese. Spazi di servizio e locali tecnici saranno collocati nei piani interrati, assieme a un parcheggio sotterraneo per 611 posti auto e 93 posti moto. Il progetto soddisfa i prerequisiti di sostenibilità ambientale previsti dagli standard internazionali Leed, ed ha quindi già ottenuto la pre-certificazio-

andrea maffei architetto e progettista

(Modena, 1968) dopo la laurea in architettura a Firenze si trasferisce a tokyo nel 1997, diventando collaboratore e responsabile dei progetti italiani di Isozaki. Con la società Andrea Maffei Architects srl è attualmente impegnato come co-progettista e firmatario dei progetti della nuova stazione di Bologna Centrale e di CityLife a Milano per la realizzazione del complesso direzionale e residenziale qui illustrato. ha svolto il ruolo di project architect per il Palahockey di torino, realizzato in occasione delle Olimpiadi invernali 2006, e per la piscina olimpionica e il parco di Piazza d’Armi di torino, completati nello stesso anno.

sotto, nel render del futuro Business & shopping District di CityLife a Milano, la torre Isozaki (a destra) è il più alto dei tre grattacieli (gli altri due disegnati da Daniel Libeskind e Zaha hadid) che si affacciano sulla piazza comune denominata “delle tre torri”.

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sopra, piante, prospetti, sezioni e dettagli dei puntoni gialli in acciaio, collocati in posizione inclinata sui prospetti principali della torre.

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ne Leed con rating Gold. Il cantiere avviato nei mesi scorsi presenta caratteristiche fisiche e tecnologiche di portata considerevole. La platea di fondazione ha previsto

un getto continuo di calcestruzzo per un totale di 4.260 metri cubi, operazione che ha avuto una durata di ben 42 ore di lavoro senza soluzione di continuitĂ .


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L’armatura della platea di base è stata realizzata con barre di acciaio per un peso totale di circa 1.200 tonnellate e una dimensione in pianta di circa 63 per 27 metri, con 62 pali di sottofondazione in cemento armato aventi una lunghezza di oltre 30 metri. Le azioni del programma dei lavori di cantiere sono strettamente connesse le une alle altre: una volta realizzate le strutture, man mano che i piani si libereranno dalle impalcature temporanee verranno assemblate le facciate

â–

a sinistra, dettaglio in pianta degli ascensori panoramici vetrati che percorrono i prospetti laterali del grattacielo, che oltre alle superfici in vetro presenta rivestimenti in pannelli di alluminio color grigio chiaro (immagine qui sopra). a destra, sezione della facciata principale con tripla vetrata curva di tipo low iron.

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aRCHITeTTURa ReSPoNSabIle 700 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua; 1,3 miliardi non dispongono di energia elettrica; 2,5 miliardi sono privi di servizi igienico-sanitari. migliorare le condizioni di vita di queste popolazioni reinventando l’ambiente costruito è lo scopo di building Green Futures, l’associazione non profit fondata da mario cucinella che intende riunire professionisti, imprese private, università, OnG e esperti della cooperazione internazionale per costruire edifici sostenibili: adottando un modello progettuale che integri tecnologie pulite e sapienza locale; in un percorso di pianificazione condiviso con le popolazioni e i governi locali; con processi costruttivi a basso costo che utilizzino materiali e risorse del posto. dopo la scuola di Gaza, sono in programma due nuovi interventi in palestina: la riqualificazione di una scuola a betlemme e un edificio per abitazioni nella Valle del Giordano (in collaborazione con l’unesco). Oltre a mario cucinella, il team di building Green Futures comprende italo minguzzi, Giulia Floriani, Federico butera, brian Ford, ugo bot, Gian pietro Testolin, Giulia pentella, alberto bruno, riccardo balbo, Francesca de Filippi, luca d’ambrosio. www.buildingreenfutures.org

CoSTRUIRe la PaCe Da due anni Pilosio, azienda friulana che produce e distribuisce in tutto il mondo ponteggi e casseforme per il mondo delle costruzioni e strutture per lo spettacolo, organizza il Premio Pilosio per la Pace. Quest’anno la consegna del premio è avvenuta nel corso di una convention organizzata presso la sede dell’azienda, a tavagnacco (UD) a cui hanno partecipato 300 ospiti provenienti da tutto il mondo, accolti dall’amministratore delegato di Pilosio Dario roustayan. numerosi i relatori, tra cui spiccava il nome di nouriel roubini, che ha passato in rassegna il clima economico globale ed elogiato l’operato del governo Monti, ribadendo che la recessione non è finita e invitando gli imprenditori a diventare protagonisti della ripresa. Dopo la consegna del premio a Mario Cucinella e a Munir Manneh, dell’Agenzia delle nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, una tavola rotonda sulla sostenibilità e la sicurezza nelle costruzioni e contributi dagli operatori del settore, da Italcementi a rizzani De Eccher, da saipem Canada al saudi Bin Laden Group. www.premio.pilosio.com

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Mario Cucinella per Gaza

ZeRo ImPIaNTI il proGetto di una scuola per Gaza ha ricevuto il premio pilosio per la pace 2012. per costruirla, mario cucinella ha Fondato anche un’associazione non proFit. in collaborazione con le nazioni unite e con il sosteGno della banca islamica, insieme a un ediFicio bioclimatico sta nascendo un nuovo modello di architettura responsabile

Un edificio dove il massimo della tecnologia risiede nei software utilizzati durante la progettazione per verificare l’efficacia delle soluzioni adottate, che permettono di ridurre la temperatura interna di 6°C senza alcun tipo di impianto. Per il resto, la scuola per Gaza impiega esclusivamente materiali e sistemi reperibili sul posto, che non sono molti in un territorio sotto assedio da 5 anni. È il progetto che conta, insieme alla capacità di recuperare, adattandole alle esigenze contemporanee, tecniche costruttive millenarie, che Mario Cucinella ha potuto approfondire attraverso numerosi incontri con giovani architetti del luogo e con i futuri utenti della scuola, compiendo un percorso di condivisione dei saperi che appartiene a pieno titolo al concetto di sostenibilità: sociale, democratica e geopolitica. Il progetto integra i risultati di anni di ricerche svolte da Cucinella nel campo dell’architettura bioclimatica. Pilastri di 2 metri di diametro, in cemento e riempiti con terra di scavo, accrescono con la massa l’inerzia termica (e riducono i costi di cantiere); gli sporti in copertura ostacolano la penetrazione dei raggi solari in estate e la favoriscono in inverno; il manto di copertura in metallo ondulato è ventilato, posato su un solaio a volta in mattoni di terra cruda rifinito in calcestruzzo leggero; la ventilazione naturale è favorita dalla corte verde interna e dai camini solari, in metallo nero per aumentarne la capacità di richiamare aria dal basso. La temperatura esterna è mitigata anche dagli alberi piantati alla sommità dei grandi pilastri, sporgenti dal tetto. Le strategie attive prevedono l’installazione di 100 mq di pannelli solari per la produzione di acqua calda e celle fotovoltaiche integrate in 272 mq di

copertura di un secondo edificio per far fronte alle necessità elettriche della scuola, in un Paese dove i blackout sono più frequenti dei giorni di pioggia. In questo come in numerosi altri posti nel mondo infatti costruire e fare architettura senza ricorrere a costose soluzioni tecnologiche non è una scelta ma la sola opzione per contribuire a costruire un futuro degno di essere vissuto, per favorire lo sviluppo dell’istruzione, la diffusione di fondamentali cure mediche, per rispondere ai bisogni basilari delle popolazioni. Questi sono anche i compiti dell’Unrwa, l’organizzazione delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi, con cui è nata la collaborazione per realizzare la scuola a Gaza. Ottenuti, attraverso la Banca Islamica e il fondo del Kuwait per lo sviluppo, i finanziamenti, i lavori stanno per iniziare, creando i presupposti per la realizzazione di centinaia di altre opere dovunque ve ne sia bisogno.

sopra, modello della scuola per Gaza e, sotto, studio dei sistemi di ombreggiamento, ventilazione e raccolta delle acque (©MC A).


speciale marche

le marche

architettura e ambiente

italia in sedicesimo, le marche conservano una qualità del paesaGGio esemplare. è il risultato di una diFFusa capacità proGrammatica e culturale del proGetto architettonico di interpretare la storia dei luoGhi e la morFoloGia del contesto inteGrando in un ambiente plasmato nei secoli le nuove esiGenze insediative. scelte lunGimiranti di Governo del territorio, una Forte identità locale e il rispetto per il lavoro e la natura sono Gli altri elementi che Fanno della reGione un esempio di “sostenibilità totale” per il resto del paese. rinGraziamo la reGione e Gli studi, i proFessionisti, le aziende, Gli ordini e le associazioni per l’appoGGio, la Fiducia, il tempo e il supporto che ci hanno dedicato per dare vita a questo speciale.

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la belleZZa è eColoGICa la rivoluzione del Futuro è nel nome della bellezza. è questa la sFida lanciata dal seminario estivo orGanizzato dalla Fondazione symbola a treia, in provincia di macerata Possono la cultura e la green economy rappresentare una soluzione alla crisi economica, culturale, sociale? È questa la questione posta dal seminario La bellezza è ecologica. Cultura e Green economy contro la crisi organizzato dal 19 al 21 luglio scorso a Treia dalla Fondazione Symbola per la promozione delle qualità italiane. Non è un caso se per la decima edizione dell’evento estivo, tradizionalmente ospitato in comuni rappresentativi delle qualità italiane, sia stata scelta una cittadina delle Marche, paradigma di quel connubio fra contesto storico, culturale e paesaggistico e realtà imprenditoriali locali che fonda l’eccellenza del Made in Italy. Il seminario è stato l’occasione per presentare L’Italia che verrà: Rapporto 2012 sull’Industria culturale in Italia, realizzato da Symbola e Unioncamere con il sostegno e la collaborazione dell’Assessorato alla cultura della Regione Marche. Nel rapporto, il pri-

sopra, panorama di treia, in provincia di Macerata (qui a sinistra, Piazza della repubblica). A destra, l’architetto Mario Cucinella, tra i relatori del seminario. (foto ©romina surace)

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mo in Italia che quantifica il peso della cultura nell’economia nazionale, le Marche risultano fra le realtà d’eccellenza in vetta alla classifica con risultati che variano - seppur di poco - a seconda dei parametri considerati. Se infatti si esamina l’incidenza del valore aggiunto della cultura sul totale dell’economia, in testa alla classifica c’è il Lazio (6,8%) seguito a stretto giro da Marche, Veneto e Lombardia (tutte e tre le regioni attestate sulla soglia del 6,3%), e quindi dal Piemonte (5,8%). Se consideriamo invece che per quanto riguarda il Lazio e la Lombardia sono le industrie culturali a prevalere, nel caso di Marche e Veneto sono le attività più tipiche del made in Italy (industrie creative e manifatturiere) a fornire un contributo fondamentale. Considerando invece l’incidenza dell’occupazione delle industrie culturali sul totale dell’economia la classifica regionale cambia ancora, con il Veneto in testa a quota

7%, seguito dalle Marche (6,9%), dal Friuli Venezia Giulia (6,4%), e dal Lazio e dalla Toscana (entrambe al 6,3%). Un dato è certo, come emerge dalle considerazioni di Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola: “per affrontare la crisi l’Italia deve fare l’Italia”. E cioè, contare su quell’immenso patrimonio artistico, paesaggistico, culturale che l’ha resa famosa nel mondo. “È necessario fronteggiare la crisi finanziaria e il debito pubblico senza lasciare indietro nessuno, ma per risanare l’economia serve un’idea di futuro. Non possiamo che puntare su innovazione, ricerca, green economy, e incrociarle con la forza del made in Italy, con la qualità, con la bellezza. La cultura è l’infrastruttura immateriale fondamentale di questa sfida”, conclude Realacci. Un futuro dunque fatto anche di attenzione all’ambiente, intesa non solo come valore da preservare ma come frontiera di nuovi settori economici e produttivi


speciale marche

[ n. 44/2012 ] IoaRCH Costruzioni e Impianti

Il paesaggio dell’uomo 20 un paesaGGiO aTTiVO e parTecipaTO arch. achille bucci 22 la Fabbrica cambia pelle mc architects e maurizio Varratta architects iGuzzini Illuminazione 28 alla luce del sOle bassetti building Workshop santoni 31 ci VediamO nel FOYer arch. riccardo diotallevi Elica 34 alTa eFFicienza, bassO cOsTO a&effestudioarchitettura Villa MF 37 la TradiziOne del maTTOne petrini solustri and partners Linea Marche 39 diO È nei deTTaGli l’architettura di danilo Guerri 47 ancOna, il mare e la ciTTà arch. Vittorio salmoni 48 ancOna, eX umberTO i studio salmoni e studio brau 52 ancOna, il campO deGli ebrei studio salmoni 54 TradiziOne reinTerpreTaTa a&effestudioarchitettura Villa Dolina 58 il casale cambia pelle a&effestudioarchitettura Villa a Loreto 60 raziOnalismO rurale sardellini marasca architetti Cohousing a Osimo 62 il cielO in una sTanza pietro Quatrini architetto abitazione a Montelupone 64 san benedeTTO marTire arch. Gianfilippo Frati restauro a san Benedetto del tronto 66 FascinO arisTOcraTicO morenoFarinastudio e ing. alessandro lucciarini Palazzo Fenili a Grottammare 68 lussO cOnTempOraneO paolo schicchi architetto a Treia 70 benVenuTi al passeTTO studio brau riqualificazione ad Ancona 72 sOluziOni per l’arcHiTeTTura a colloquio con alberto simonetti 74

dna di una reGiOne alessandro carlorosi Il Paesaggio dell’Eccellenza

“L’Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo; le Marche dell’Italia. Qui abbiamo l’esempio più integro di quel paesaggio medio, dolce, senza mollezza, equilibrato, moderato, quasi che l’uomo stesso ne avesse fornito il disegno” (Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1957)

Lo stile è una delle cifre distintive delle Marche. Il saper fare, la creatività, la passione per il bello, la cura dell’ambiente e del prodotto. La tradizione e l’innovazione. Tutto questo si può leggere nel Made in Marche, ambasciatore del nostro lifestyle nel mondo, non meno che nell’architettura dei borghi e delle città. Da dove veniamo, noi marchigiani non lo dimentichiamo: le nostre radici parlano di noi, ci dicono chi siamo stati, chi siamo e anche chi saremo. Il Rinascimento è nato qui, nelle Marche. Non tutti sanno che Urbino, uno dei numerosi gioielli che fanno brillare la terra marchigiana, è stata la capitale, insieme a Firenze, di questa epoca straordinaria per la storia dell’umanità. La città ideale, sintesi perfetta di insediamento urbano secondo le regole della razionalità e dell’impostazione scientifica, ha trovato nel ’400 la sua massima espressione proprio nelle Marche. Era il XV secolo, ma la cultura e l’arte, la ricerca e il desiderio di creare qualcosa di grande, sono ancora nel dna della comunità marchigiana. Una comunità coesa, forte anche nei momenti difficili, legata ad un f luire del tempo ancora scandito da ritmi naturali eppure proiettata verso il futuro. La qualità della vita che caratterizza le Marche, le sue bellezze storico-architettoniche, la ricchezza ambientale e paesaggistica, l’elevato livello del welfare, sono beni irrinunciabili che la Regione, con la comunità tutta, vuole con forza tutelare e difendere. Beni che anche all’estero trovano il giusto riconoscimento: non è un caso se la rivista americana Aarp che vanta milioni di lettori negli Usa, ha definito le Marche come uno dei paradisi terrestri in cui vivere. Sono tanti gli stranieri che scelgono di trasferirsi nelle nostre città della costa o nei borghi dell’entroterra; tantissimi coloro che apprezzano, in tutto il mondo, i prodotti che le nostre imprese realizzano curando design e qualità. Noi marchigiani ne andiamo fieri, anche se spesso - per la “atavica” ritrosia che ci caratterizza - tendiamo a minimizzare quanto di bello abbiamo. Poi, quando una qualsiasi domenica mattina, la mente libera dal lavoro, ci perdiamo nei vicoli delle nostre città e il nostro sguardo si posa sul fregio di un palazzo storico o è rapito da uno scorcio inedito, si perde nell’orizzonte del mare o nel verde delle montagne, quasi ci stupiamo di tanta bellezza. E l’orgoglio di vivere in una terra così straordinaria riemerge con forza. Gian Mario Spacca, Presidente Regione Marche

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speciale marche

PIAnO PAEsIstICO rEGIOnALE

UN PaeSaGGIo aTTIVo TTIV TTIVo e PaRTeCIPaTo dalla tutela al governo della trasformazione. È questo l’approccio della regione al paesaggio, con l’intento di fornire strumenti capaci di indirizzare anche i paesaggi futuri verso la qualità diffusa che tutti riconoscono alle marche

Come un microcosmo, le Marche comprendono una grande varietà di ambiti paesaggistici, determinati dalla morfologia, dalla storia, dall’economia che si è sviluppata nei secoli. Alle valli che scendono a pettine verso l’Adriatico si sommano gli ambiti montani e quelli dove arte e cultura hanno svolto un ruolo rilevante. Città, borghi e campagne che hanno conservato una rara armonia. nelle foto, un tipico paesaggio marchigiano e Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno. (courtesy turismo Marche)

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La Regione Marche è stata la prima tra le regioni italiane, nel 1989, ad adottare il Piano Paesistico Ambientale Regionale, affidando ai Comuni un ruolo determinante nel processo di riconoscimento e di salvaguardia del paesaggio, assunto ormai da quasi tutti gli enti locali della Regione all’interno dei loro piani regolatori: nei piani urbanistici troviamo norme stringenti finalizzate alla conservazione delle numerose e rilevanti risorse paesaggistiche (geomorfologiche, botaniche e storico-culturali) presenti nel territorio. Sono stati perciò sottoposti a tutela i centri e i nuclei storici, gli edifici e i manufatti storici extraurbani, i boschi e i pascoli, le aree floristiche, i luoghi della memoria storica, le falesie e i litorali marini, le aree panoramiche, e l’elenco potrebbe continuare. Ma il paesaggio soffre di un evidente paradosso: per sua stessa natura è in continua trasformazione, proprio perché è l’esito di un costante processo di sedimentazione e di mutazione che nel tempo determina le forme fisiche del territorio. Se è dunque ragionevole ipotizzare di contenere e ridurre, nelle aree di grande valore, la trasformazione, resta irrisolto il nodo di come continuare a produrre nuovo valore paesaggistico diffuso sull’intero territorio, così com’erano

stati capaci di fare i cittadini marchigiani delle generazioni passate (che agivano, per la verità, in situazioni meno complesse e a evoluzione più lenta). Come tutelare e conservare dunque i paesaggi esistenti che, per loro stessa natura o per fattori esterni (tra tutti, il cambiamento climatico, i cambiamenti delle produzioni agricole, gli andamenti demografici), sono comunque oggetto di mutamento, avendo nel contempo la capacità di costruire nuovi paesaggi che abbiamo qualità comparabili

con quelli che abbiamo ereditato dal passato? Secondo gli indirizzi della Regione Marche, attraverso il progetto e la partecipazione attiva per costruire strategie e azioni. Per questo, il lavoro in corso di adeguamento del Piano Paesistico del 1989 al codice Urbani e alla Convenzione Europea si svolge secondo tre linee guida. In primo luogo una definizione, in accordo con le Sovrintendenze, delle prescrizioni d’uso per aree soggette a specifica tutela, orientando le procedure di autorizzazione


[ n. 44/2012 ] IoaRCH Costruzioni e Impianti

paesaGGiO macrOambiTi di paesa Il Montefeltro Le Marche settentrionali del Pesarese Le dorsali Interne Le Marche Centrali dell’Anconetano Le Marche Centrali del Maceratese Le Marche Meridionali del Piceno Il t territorio dei parchi nazionali

parti del territorio regionale in cui la stessa regola di consonanza/concordanza ordina il mutuo rapporto tra le risorse paesaggistiche, nello stesso modo in cui nella musica la singola nota si relaziona all’intero accordo. Una regola implicitamente riconosciuta dalle popolazioni insediate e che spesso si scopre fondante per l’identificazione degli abitanti con i luoghi in cui vivono. Infine condividendo, dapprima con le strutture tecniche degli Enti locali (più di 140 quelli coinvolti, tra Comuni, Province, Parchi e Comunità Montane) e del Ministero e ora, via web, anche con associazioni e cittadini, la descrizione e il racconto paesaggistico di ogni singolo ambito, a partire dalle schede di analisi. Per individuarne limiti e punti di forza, debolezze e opportunità. Insieme a coloro che quel paesaggio abitano, vivono e condividono giorno per giorno

Arch. Achille Bucci Regione Marche, Assessorato Ambiente Funzione urbanistica, paesaggio e informazioni territoriali

Il qUaDRo NoRmaTIVo • legge sul paesaggio 29 giugno 1939, n. 1497: è il primo tentativo di individuare e assoggettare alla tutela della legge mediante i “vincoli” aree di particolare qualità paesaggistica • legge 8 agosto 1985, n. 431 (legge Galasso): le aree tutelate passano dal 18% al 47% del territorio nazionale e alle regioni viene fatto obbligo di redigere il Piano Paesistico territoriale • piano paesistico ambientale regionale (ppar) approvato con d.a.c.r. n. 197 del 3 novembre 1989: le Marche sono la prima regione italiana a dotarsi del Piano Paesistico regionale previsto dalla Legge Galasso www.ambiente.regione.marche.it/Territorio/Paesaggio/ PPARPianoPaesisticoAmbientaleRegionale.aspx • codice dei beni culturali e del paesaggio d.l. n. 42 2004 (codice urbani) e successive modificazioni: d. lgs. 24 marzo 2006, n. 156; d. lgs. 24 marzo 2006, n. 157; d. lgs. 26 marzo 2008, n. 62; d. lgs. 26 marzo 2008, n. 63: è la norma attualmente in vigore; ribadisce l’obbligo per le regioni di dotarsi di piani urbanistico-territoriali con specifica attenzione ai valori paesaggistici www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/04042dl.htm • convenzione europea sul paesaggio del 2000, cui l’Italia ha aderito nel 2006 www.darc.beniculturali.it/ita/paesaggio/convenzione.htm • documento preliminare per la verifica e l’adeguamento del piano paesistico”, delibera G.r. n. 140 dell’11.02.2010: è la delibera con cui la regione Marche dà avvio al lavoro di redazione dell’adeguamento del Piano Paesistico, tuttora in corso.

UN’aNalISI DeSCRITTIVa DeI 21 ambITI PaeSaGGISTICI ReGIoNalI

paesaggistica con la definizione delle condizioni necessarie a garantire la compatibilità paesaggistica delle opere da realizzare. In secondo luogo con la ricerca e l’analisi delle caratteristiche dell’intero territorio per la definizione dei diversi ambiti cui applicare distinti obiettivi di qualità paesaggistica. È importante specificare che gli ambiti di paesaggio individuati non sono caratterizzati da omogeneità interna e ciascuno di essi non identifica perciò un unico esito paesaggistico. L’ambito riconosce e descrive

il nuovo piano paesaggistico prevede la redazione, per ogni ambito, di una scheda completa di cartografie che analizzano gli aspetti morfologici, quelli agricolo-naturali, gli insediamenti storici, il sistema dei beni botanico-vegetazionali e storico-culturali, le unità ecologicofunzionali, il sistema insediativo e delle infrastrutture, messi a confronto con le aree di riconosciuto valore naturalistico e paesaggistico. attraverso un’analisi sWOT possono così emergere i punti di forza e di debolezza di ciascun ambito, le minacce e le opportunità di sviluppo. nelle immagini, due esempi di cartografia analitica riferiti all’ambito di ancona (sopra le componenti morfologiche e sotto i paesaggi agrari naturali e gli insediamenti storici).

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speciale marche

I LUOGhI DEL LAVOrO

la FabbRICa CambIa Pelle

Fin daGli anni settanta iGuzzini illuminazione ha cercato di creare per il proprio insediamento industriale ai piedi di recanati una buona relazione con il paesaGGio e, aFFidando a mario cucinella l’incarico per la nuova sede uFFici e incontri, inauGurata nel 1997, con l’ambiente Cucinella ha realizzato per iGuzzini uno dei primi edifici bioclimatici, dalle eccellenti prestazioni in termini di risparmio e riduzione delle emissioni. Un percorso che non si è più arrestato: nel 2008 con la sede di iGuzzini UK a Guilford, progetto di Pierluigi Copat, e l’anno scorso con la sede spagnola, affidata a Josep Mias, e i Laboratori della luce a Recanati, disegnati da Maurizio Varratta, che presentiamo alle pagine seguenti.

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[ n. 44/2012 ] IoaRCH Costruzioni e Impianti

mario Cucinella mC a Srl

L’edificio è stato progettato per accogliere gli uffici amministrativi, commerciali e direzionali puntando in particolare al controllo della luce naturale, allo sfruttamento della ventilazione naturale e all’uso della massa termica. Gli uffici sono distribuiti su quattro piani e organizzati attorno a un atrio centrale in cui è stato realizzato un giardino minerale con scaglie di pietra e canne di bambù. Lo sviluppo dell’atrio a tutta altezza fino ai lucernari e l’uso prevalente del vetro assicurano il massimo ingresso della luce naturale; inoltre lo spazio centrale costituisce il fulcro di un naturale sistema di circolazione dell’aria, funzionando da “vuoto impiantistico”: l’aria calda proveniente dagli uffici vi si raccoglie e viene poi espulsa attraverso le griglie di ventilazione collocate ai lati dei lucernari, contribuendo – congiuntamente al controllo delle aperture della facciata – al raffrescamento nelle mezze stagioni. Le facciate meridionale e settentrionale sono interamente trasparenti; la protezione dall’irraggiamento solare è assicurata su tutto l’edificio da una copertura metallica a lamelle, che in parte scende sulla facciata sud, assicurando l’adeguato ombreggiamento/irraggiamento nei diversi periodi

dell’anno. All’interno un ulteriore controllo dell’illuminazione è dato dall’uso di tende veneziane e da una mensola che rif lette la luce naturale verso il soffitto per la sua migliore distribuzione in profondità negli uffici. La cura della qualità visiva e ambientale si rivela anche all’esterno nella zona di accesso al fronte sud, con un piano verde inclinato che serve da parcheggio coperto e nasconde le centrali termiche.

Ogni elemento architettonico è progettato per favorire il comportamento bioclimatico dell’edificio. Il suo carattere industriale è mitigato dalla leggerezza e dall’uso del verde, per una migliore relazione con il contesto. (Foto ©Jean De Calan e MC A Archive)

Mario Cucinella (Palermo, 1960), si laurea a Genova con Giancarlo De Carlo nel 1987 e dal 1987 al 1992 lavora nello studio di renzo Piano, prima a Genova e poi a Parigi, dove nel 1992 fonda Mario Cucinella Architects (MC A), che dal 1999 diventa srl con sede a Bologna. Lo studio, che si occupa anche di ricerca e disegno industriale, conta sugli associati Francesco Barone e David hirsch e circa trenta collaboratori. Dal 2004 Mario Cucinella è visiting professor presso l’Università di nottingham. Particolarmente interessato ai temi legati alla progettazione ambientale e alla sostenibilità in architettura, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali. tra le sue realizzazioni più significative: il sino Italian Ecological Building (sIEEB) a Pechino, la nuova sede del Comune di Bologna, il Centre for sustainable Energy technologies (CsEt) di ningbo, la sede della 3M a Milano e, completato pochi mesi fa, il centro direzionale santander a Milano. nel 2011 fonda Building Green Futures, organizzazione non profit per diffondere l’architettura sostenibile nei Paesi in via di sviluppo. www.mcarchitects.it

PRoGeTTaZIoNe bIoClImaTICa

iGuzzini headquarters Anno di realizzazione 1997 Luogo recanati (MC) Cliente iGuzzini Illuminazione Superficie 2.700 mq. Architettura MCA Design Team

Mario Cucinella con Elizabeth Francis, Edoardo Badano, simona Agabio, Francesco Bombardi, nadia Perticone, Cristina Pin, James tynan, Elisabetta trezzani

Ingegneria Strutture stefano sabbatici Strategie Ambientali

Alistair Guthrie, Ove Arup & Partners

Site Managers

Andrea Biti, Mario Cucinella

Facciate e Strutture metalliche Promo spa, Giuliano Procaccini

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speciale marche

la FoRma Della lUCe nel 2009, dopo un lungo periodo di gestazione, il sito industriale iGuzzini viene ampliato con i laboratori della luce, progettati dall’architetto genovese maurizio Varratta che ha riunito intorno a sé un ampio gruppo interdisciplinare di lavoro

sopra il titolo, fronte strada notturno del sito iGuzzini. In primo piano il cubo della luce inaugurato nel 2011 (tutte le foto del servizio © Maurizio Varratta Architetto, ©Giuseppe saluzzi, ©Archivio iGuzzini)

6.000 mq distribuiti su 4 piani fuori terra, dedicati alle funzioni R&D, più un piano interrato che ospita lo show-room e una sala conferenze a doppia altezza in grado di accogliere oltre 300 persone, parzializzabile in sale più piccole mediante pannelli mobili automatizzati acusticamente efficienti. Un edificio organizzato per varie funzioni, di forma essenziale, ben integrato con i complessi esistenti e costruito secondo i più moderni requisiti di sostenibilità ambientale. La progettazione si è svolta seguendo una metodologia integrata, affrontando in parallelo tutti gli aspetti che concorrono all’efficienza e le scelte progettuali sono state valutate per massimizzare il livello di

sostenibilità ambientale definito dal sistema di certificazione Sustainable Building Challenge certificato dall’iiSBE (international initiative for Sustainable Built Environment, www.iisbe.org). Si tratta di un criterio di valutazione che tiene conto, tra gli altri, dell’utilizzo di sistemi passivi per il controllo della luce naturale e della temperatura, l’uso di fonti rinnovabili, l’efficienza energetica degli impianti, il comfort termico e visivo, la qualità dell’aria e l’uso di materiali a basso impiego di energia o riciclabili. Il punteggio generale raggiunto dal cubo della luce secondo questo metodo di valutazione è stato di 3,5 (su una scala che va da 1 a 5). La rigorosa geometria dell’edificio si carat-

terizza per le facciate in vetro a doppia pelle protette da schermature ad azionamento automatico poste nell’intercapedine tra le due pelli. La vetrata più esterna, verticalmente continua, è provvista alla base e in sommità di serrande che, chiuse, creano un’intercapedine che aumenta l’isolamento termico in inverno e, aperte, generano un “effetto camino” che contribuisce al raffrescamento estivo. Le parti opache, coibentate, sono ventilate mediante una sottostruttura che regge pannelli modulari in alluminio, mentre in copertura un “tetto verde” in piena terra contribuisce a migliorare l’isolamento termico. Pannelli fotovoltaici integrati nella pensilina dell’ingresso e sulle coperture del parcheggio esterno forniscono circa il 30% del fabbisogno elettrico dell’intero edificio. Gli uffici sono climatizzati mediante pannelli radianti a bassa temperatura incassati a soffitto, con un comfort termico maggiore rispetto ad una soluzione tradizionale a fancoil: il sistema radiante minimizza il rischio di discomfort da corrente d’aria (draught rate) limitando la movimentazione alla sola portata d’aria esterna necessaria per il rinnovo igienico. L’energia contenuta nell’aria espulsa viene nel disegno a sinistra, la distribuzione delle funzioni sui cinque piani dell’edificio. L’accesso al piano terra e alle sale conferenze e formazione è libero, mentre i tre piani superiori, riservati alla funzione ricerca&sviluppo dell’azienda, sono a ingresso controllato. a destra, l’organizzazione impiantistica che è valsa all’edificio il punteggio di 3,5 sulla scala da 1 a 5 di iisBE.

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[ n. 44/2012 ] IoaRCH Costruzioni e Impianti

maurizio Varratta architects

per la maggior parte (65%) recuperata da un recuperatore di calore, con ulteriori risparmi energetici per la ventilazione, che costituisce una voce importante del consumo energetico annuale dell’edificio. La produzione di acqua calda e fredda per la climatizzazione è effettuata con un impianto dotato di pompe di calore a scambio geotermico ad acqua di falda. Nei periodi di fabbisogno simultaneo di acqua calda e refrigerata (per esempio al mattino nelle mezze stagioni la parte Est dell’edificio può necessitare di raffrescamento mentre la parte Ovest di riscaldamento) il sistema consente di parzializzare il funzionamento dei gruppi frigoriferi e di scaldare (o raffrescare) gratuitamente alcune parti dell’edificio con il calore gratuito generato (o assorbito) dalle macchine. Il calore in eccesso prodotto in estate nel processo di climatizzazione viene riutilizzato per coprire una larga parte del fabbisogno

sopra e a sinistra, due immagini degli interni. La luce, che rappresenta il core business dell’azienda, svolge un ruolo molto importante sia dal punto di vista architettonico sia per il comfort degli occupanti.

Maurizio Varratta (Genova, 1955) si laurea in architettura a Genova nel 1981. Dal 1981 al 1983 svolge la libera professione acquisendo esperienza di cantiere e dal 1983 al 1999 lavora in rPBw di renzo Piano, con cui nasce un legame di stima e amicizia che prosegue ancor oggi, confermato dalla collaborazione nello sviluppo di numerosi progetti in ambito nazionale ed internazionale. Dal 1994 al 1997 è professore a contratto presso il Politecnico di torino, dove tiene corsi sull’integrazione di architettura ed impianti, e nel 1999 apre il suo studio, che oltre all’attività di progettazione dalla grande scala al dettaglio si occupa di design e di ricerca e industrializzazione di componenti per l’architettura. tra i lavori che ha seguito: come responsabile di progetto in rPBw le stazioni della metropolitana di Genova, il Lingotto, le sale dell’auditorium di Parco della Musica; come libero professionista, la stazione di Cunning town. tra i suoi clienti: Autogrill, Autostrade, Fiat, Ansaldo, Castaldi Illuminazione, norlight, smeg. www.varrattaarchitect.com

L’auditorium a doppia altezza, al piano interrato, nel suo massimo sviluppo può ospitare più di 300 persone. Pannelli mobili comandati dal BMs dell’edificio consentono di ricavare aule più piccole per i corsi di formazione.

Il SISTema eDIFICIo-ImPIaNTI • Involucro dinamico con vetrata a doppia pelle, schermature regolabili automaticamente (tende a rullo) e intercapedine serra/camino con lamelle mobili motorizzate. Vetrocamera interno basso-emissivo extra-chiaro, tende interne regolabili manualmente • tamponamenti opachi ventilati con rivestimento esterno in alluminio • tetto verde: riduce l’effetto “isola di calore” grazie all’evapo-traspirazione che favorisce il raffrescamento, ha un elevato potere coibente, assorbe parte delle acque meteoriche, favorisce l’inserimento dell’edificio nel contesto paesaggistico • Pensiline fotovoltaiche in ingresso e a copertura delle aree di parcheggio • sistema a pompa di calore (parzializzabile per climatizzazione a zone) con scambio geotermico ad acqua di falda • Distribuzione del clima a pannelli radianti a soffitto

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speciale marche

di acqua calda sanitaria dell’edificio. Anche le soluzioni impiantistiche sono state analizzate in fase di progetto (in questo caso facendo ricorso al software EnergyPlus, messo a punto dal Dipartimento per l’energia statunitense). Cervello di questo complesso sistema-edificio è il BMS (building management system) che ne regola le funzioni e gli automatismi: impianti termofluidici, elettrici, automatismi di gestione delle schermature e delle aperture motorizzate delle facciate, intensità dell’illuminazione artificiale, in base alle condizioni interne e esterne puntuali. Dulcis in fundo, prossimamente nel parcheggio di iGuzzini illuminazione vedremo una colonnina di ricarica per veicoli elettrici

iGuzzini ‘liGht laboratory’ Anno di realizzazione 2009-2011 Totale area 7.900 mq Progetto architettonico arch. Maurizio Varratta Design team

Maurizio Varratta, Luca Massone (responsabile di progetto) Valentina noli, stefano russo, Valentina Fenoglio

Strutture e direzione lavori

Favero & Milan Ingegneria spA (Mirano, VE)

Impianti Manens - tiFs spA (Verona) Progetto acustico Müller BBM (Monaco di Baviera) Facciate vetrate

stahlbau Pichler Gmbh (Bolzano)

Pavimentazione

tekma srl, Marazzi Group (sassuolo)

Impianti elettrici

sEAM di sarnari G. & Polenta F. snc (Montecassiano)

Ascensore Maspero Elevatori (Appiano Gentile, CO) Sanitari teuco Guzzini spa (Montelupone, MC)

Facciata ventilata, voci di capitolato


artigiani contemporanei... nelle Marche

bernabeiparquet.it


speciale marche

Bassetti Building Workshop

alessandro Bassetti (Fabriano, 1972) si laurea in architettura nel 2000 alla Sapienza di roma e nel 2001 fonda lo studio Bassetti Building Workshop. Con lui collaborano dal 2004 l’architetto daniele Gentili (1978), laureatosi all’università di Camerino e dal 2008 l’architetto raniero Pellegrinello (roma, 1974. Laurea alla Sapienza). Lo studio copre vari ambiti di intervento, dall’interior design alle ristrutturazioni e recuperi, fino alla progettazione urbanistico-paesaggistica. Nel 2011 il progetto della Sede Santoni qui pubblicato vince il Premio internazionale “Sistema d’autore Metra” nella sezione “realizzazione di involucri edilizi con tecnologie innovative”. www.studiobassetti.com

da godere il più possibile di un apporto quasi costante di luce esterna. Lo sfruttamento della luce naturale, accompagnato da un corretto “studio del sole”, porta inoltre ad un notevole abbattimento dei consumi energetici. Contribuisce all’obiettivo del risparmio energetico la creazione di Accanto, la vetrata di copertura del vuoto centrale della sede di Santoni è caratterizzata da una struttura a costole ribassate. Le lame frangisole sono a sezione variabile.

i LuoGhi deL Lavoro

alla luce del sole La sede di Santoni ospita gli uffici, i laboratori progettuali e un ampio showroom dell’azienda di calzature di Corridonia (MC). L’edificio a pianta quadrata è interamente realizzato in vetro, acciaio e allumino, materiali quasi interamente riciclabili

A lato, da sinistra: vista della sala riunioni principale perimetrata dalla parete “verde”; l’intercapedine presente fra la doppia pelle in vetro dell’involucro esterno; la corte centrale su cui affacciano, con nastri vetrati, i vari ambienti (tutte le foto del servizio ©Gianni Cuttone)

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Comfort e abbattimento dei costi di gestione sono stati gli obiettivi del progetto, perseguiti attraverso un attento studio per massimizzare l’apporto di luce naturale e soluzioni di involucro e impiantistiche in grado di renderlo il più possibile autonomo energeticamente. La luce naturale è garantita dalle facciate vetrate che coprono interamente i prospetti nord-est e nord-ovest dei tre livelli fuori terra, e dal grande lucernario posto a copertura del vuoto centrale sul quale questi affacciano.

Il disegno della vetrata di copertura del vuoto centrale è il risultato di uno studio dell’irraggiamento solare per garantire agli uffici che si affacciano verso l’interno un’illuminazione diffusa evitando però l’abbagliamento dei raggi solari, schermati dall’apposita conformazione delle costole ribassate progettate in base alla posizione del sole durante le diverse ora della giornata. Luce naturale indispensabile soprattutto per gli uffici stile al piano terra portati a ridosso della facciata nord-ovest, in modo


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scHema IRRaggIamento solaRe su luceRnaRIo dI copeRtuRa

Schema di studio per la progettazione delle costole a sostegno della copertura vetrata. Il disegno nasce dell’analisi dell’inclinazione dei raggi solari nell’arco della giornata con lo scopo di garantire la naturale illuminazione dell’interno evitando i fenomeni di abbagliamento.

una facciata a doppia pelle (una doppia parete in vetro distanziata di circa 80 cm) che consente all’edificio completamente trasparente di funzionare come una vera e propria serra bioclimatica nei mesi invernali e come un camino solare nei mesi estivi. In inverno nel vuoto che si crea tra

Prospetto nord-est della sede Santoni. L’intradosso della copertura aggettante è rivestito con vetro smaltato.

Sezione trasversale dell’edificio da cui emerge la gerarchia degli spazi: uffici open space che si articolano intorno al vuoto centrale.

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IoaRcH costruzioni e Impianti [ n. 44/2012]

una vista della corte centrale allestita a showroom e illuminata da luce zenitale, su cui affacciano gli uffici disposti ai piani superiori.

le due superfici l’aria si riscalda e funge da isolante, mentre nei mesi estivi tramite l’apertura di apposite griglie motorizzate poste alla base e alla sommità l’aria circola dal basso verso l’alto creando delle correnti che raffrescano la superficie interna del vetro. Uno specchio d’acqua, posto in corrispondenza dell’ingresso e del lato nord, contribuisce in maniera determinante al funzionamento del sistema nei mesi estivi raffrescando l’aria che circola nell’intercapedine. Ulteriori elementi che con-

Alta tecnologia per l’efficienza dell’involucro Promo, leader nella realizzazione di involucri edilizi, è da più lustri impegnata nello sviluppo di sistemi costruttivi finalizzati alla sintesi tra forma, funzione e riduzione del consumo energetico e vanta al proprio attivo centinaia di realizzazioni esemplari. Nata dalla lungimiranza di chi ha saputo investire in un settore che solo recentemente, con la crescente attenzione verso i temi del risparmio energetico e della sostenibilità ambientale, ha ottenuto definitiva consacrazione, Promo offre con il progetto per la sede dell’azienda Santoni, che le ha affidato il ruolo di main contractor, una buona rappresentazione di questa formula che, per trovare piena realizzazione, non può prescindere da un continuo confronto tra le diverse professionalità interessate. una sfida avvincente, resa attuale dal progredire della tecnologia dei materiali e dalla crescente versatilità compositiva imposta dal modo contemporaneo di fare architettura.

PROMO SPA Contrada Montecavallo 9, 62014 Corridonia (MC) www.promospa.org

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tribuiscono al risparmio energetico sono rappresentati da una centrale fotovoltaica composta da 3.800 pannelli in silicio policristallino e cisterne per la raccolta e il riutilizzo dell’acqua piovana. Infine, 300 mq di “pareti verdi”, presenti sia nella hall che nelle sale riunioni, oltre alla funzione estetica di abbellimento degli ambienti, contribuiscono a migliorarne la vivibilità, purificando l’aria, regolando umidità e temperatura, e assorbendo CO 2 nel corso delle ore diurne

SANTONI HEADQUARTERS Luogo Corridonia (MC) Data 2008 -2010 Committente Santoni Spa Superficie totale 5.200 mq Architetto alessandro Bassetti (Bassetti Building Workshop)

Collaboratori raniero Pellegrinello, daniele Gentili Imprese esecutrici

Promo Spa (carpenterie metalliche e serramentistica) Gesuelli e iorio (calcestruzzo armato) Gea verde (giardini verticali)


speciale marche

i LuoGhi deL Lavoro

cI vedIamo nel foyeR Per il secondo anno consecutivo Elica figura al primo posto nella classifica del Great Places to Work Institute come miglior luogo dove lavorare in Europa. Un risultato ascrivibile anche all’architettura degli uffici, progettati da Riccardo Diotallevi in collaborazione con Guzzini Engineering per gli aspetti tecnico-impiantistici

Sopra il titolo e a destra, fulcro della sede di elica è il foyer centrale, luogo di relax e incontri informali che favorisce lo scambio di idee, aperto su una corte centrale dove si organizzano riunioni all’aperto (foto courtesy of elica)

A Fabriano, all’interno dello spazio che fu del primo sito produttivo (poi adibito a magazzino), gli uffici della prima azienda al mondo per la progettazione, produzione e commercializzazione di cappe per cucina completano un piano di micro-urbanistica industriale avviato da Diotallevi più di dieci anni fa con la realizzazione di un ponte pedonale di collegamento tra il parcheggio, situato oltre l’arteria stradale, e l’area industriale. Il progetto di ristrutturazione è stato l’occasione di miglioramento sia dell’organizzazione del lavoro che della comunicabilità aziendale, in una logica di trasparenza e nuova circolazione interna delle persone. I corridoi non più cul-de-sac, le pareti non più opache ma di vetro e le porte ora comunicanti tra i diversi uffici sono tutte soluzioni

che promuovono il contatto diretto tra le persone e creano nuove possibilità di incontro, favorendo lo scambio di informazioni e di idee. Punto cruciale dell’intero progetto è il foyer, che con la sua posizione baricentrica esplica molteplici funzioni, sia di aggre-

gazione delle persone che di distribuzione degli spazi. Un’ampia area, arredata con bar, tavoli e divani, che ingloba un patio-giardino con un vecchio ulivo, rilassante alla sola vista da tutti gli uffici e godibile su una pedana in teak dove è possibile fare riunioni all’aperto. Dal foyer si smistano i percorsi provenienti dalla reception, l’accesso allo showroom, l’auditorium, gli uffici e i piani superiori. Attorno al bancone del bar, immagine di una grande cucina, si intrecciano le relazioni informali tra colleghi o con i visitatori, prendendo un caffè o un tè; oppure si può stare seduti ai tavoli per dibattere un argomento o ancor meglio adagiarsi nei sofà per una pausa rigenerativa, dedicandosi alla lettura di un quotidiano o di un libro. Questa la filosofia che ha guidato la progettazione [ 31 ]


speciale marche

Riccardo diotallevi

architetto “prestato all’industria”, riccardo diotallevi (ancona, 1961) si laurea alla Sapienza di roma nel 1987 e intraprende l’attività di libero professionista, dedicandosi in particolare a interventi di restauro, architettura di interni, percorsi espositivi e museali. La collaborazione con elica inizia nel 1994, con progetti per il design di prodotto, l’architettura, gli eventi culturali e l’immagine del brand. docente presso la Scuola di disegno industriale della facoltà di architettura dell’università di Camerino, membro del comitato scientifico della Fondazione Casoli e Coordinatore Territoriale dell’osservatorio del design adi index, riccardo diotallevi è Communication manager del Gruppo elica.

architettonica e tecnologica dell’intervento di recupero, conferendo ai nuovi spazi un’impronta di socializzazione e modernità e mantenendo pressoché intatta la struttura originaria, memoria storica del primo edificio Elica. Così la vecchia struttura, anziché essere facilmente e comodamente mascherata, viene totalmente recuperata e messa in risalto anche attraverso opere di rinforzo, con l’inserimento di strutture metalliche. Si tratta di elementi che dichiarano il principio fisico

L’aria ha fatto la storia e il successo di Elica. Per questo dislocatori e condutture diventano elementi architettonici distintivi. dell’andamento degli sforzi, percepibile nella diversa forma delle piastre ancorate ai travetti originali. Le pareti in vetro di chiusura interna assumono una plasticità estrema per modellarsi ai profili dei pilastri in cemento armato che sono stati mantenuti nella loro forma originale e tradizionale, esaltandone

accanto, la sala mensa e l’auditorium di elica; in alto, il foyer e parte degli uffici visti dalla corte esterna. (foto courtesy of elica)

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il movimento. Il vetro diventa veicolo per dare totale visibilità a quanto preesistente, arricchendo gli spazi con geometriche leggerezze e creando ambienti dove lo sguardo può posarsi su ciò che immediatamente lo circonda, ma può anche riportare alla memoria un edificio che ha visto nascere e crescere il prestigio dell’azienda nel mondo. La scelta di non controsoffittare l’edificio, che nel colmo raggiunge gli 8 metri di altezza, ha comportato qualche difficoltà nel risolvere le normali problematiche di climatizzazione degli ambienti. La soluzione adottata è costituita da un doppio impianto: impianto a “tutt’aria” del tipo “a dislocamento” e impianto “a pavimento” che, insieme, consentono di ottenere elevati standard di comfort con un notevole contenimento dei consumi energetici. Il sistema messo a punto consente di controllare il clima nei primi tre metri di altezza e ignorare il volume d’aria sovrastante. L’impianto a pavimento funge da integrazione per il solo periodo invernale. In pratica l’aria, trattata


[ n. 44/2012 ] IoaRcH costruzioni e Impianti

ElIcA Luogo Fabriano (aN) Anno di completamento 2004-2006 Progetto arch. riccardo diotallevi + Guzzini engineering Collaboratori

Strutture ing. Mauro Marinelli (Spinetoli, aP) Coordinamento Luca Pianelli (elica) Arredi arch. andrea Giust e renato Manzoni

Superficie coperta

area di intervento mq 2.450; Slp mq 3.800

Imprese esecutrici

Opere edili Campanelli Costruzioni (San Paolo di Jesi, aN) Opere di copertura Tecnocoperture (osimo, aN) Opere in ferro e carpenteria daG (Controguerra, Te) Infissi e opere in alluminio adi (Folignano, aP) Impianti termici e aeraulici Sordi impianti (Fabriano) e roccheggiani (Camerano, aN) Impianti elettrici Tecnomatic (Serra San Quirico, aN) Impianti audio-video e comunicazioni videoworks (ancona) Opere in cartongesso Catena Service (osimo, aN) Arredi speciali Xilografia nuova, Milano Installazioni artistiche di ettore Favoni, Cesare Pietroiusti, Cristian Frosi e Nico vascellari

Sopra, salvaguardando le altezze pre-esistenti, la trasformazione ha creato open space “protetti” (foto in alto): postazioni comunicanti ma isolate anche mediante parziali controsoffittature con compiti a un tempo di space planning e funzionali per una migliore disposizione dell’illuminazione e per favorire il comfort climatico. A sinistra, pianta degli uffici (piano terra e primo piano)

preventivamente, viene guidata da un punto all’altro in maniera laminare, senza turbolenze, climatizzando perfettamente una porzione di ambiente. L’aria è un elemento determinante per Elica, che ne ha fatto la propria storia e il successo, elevando la qualità della vita nelle nostre case. Anche per questo, gli apparecchi tecnologici quali i dislocatori e le condutture degli impianti diventano elementi architettonici distintivi. Ambienti ufficio con un alto comfort abitativo, come ogni postazione di lavoro, che seppure collocata in open space conserva caratteristiche di riservatezza e di indipendenza, nel rispetto dell’individualità di chi vi opera. Sopra ogni isola di lavoro è collocata una copertura, un soffitto flottante in legno, studiato anche per migliorare l’assorbimento acustico. Il sistema d’illuminazione è a luce riflessa con specchi che consentono di ottenere un’illuminazione diffusa e calibrata, di provata efficacia e di notevole impatto suggestivo. L’intero edificio è, infine, controllato e monitorato attraverso un sistema di supervisione (Building Automation) che costituisce l’elemento centrale e caratterizzante dell’automazione integrale e rappresenta

l’interfaccia tra il gestore e gli impianti, in modo da ottimizzare il funzionamento, la manutenzione e i flussi energetici. L’innovazione per Elica è uno stile di vita: dai prodotti per la casa, unici e sorprendenti, agli spazi del lavoro, ambienti per lo scambio e la condivisione delle idee, le opinioni e le culture differenti, luoghi dove il gusto si fonde con l’appartenenza

Sotto, una vista dello show room dell’azienda (foto courtesy of elica)

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speciale marche

deMoLizioNe e riCoSTruzioNe

alta effIcIenza Basso costo Sulla collina recanatese, un modello di casa “near zero emission” all’italiana. Consumi ridotti nel rispetto del paesaggio, con spazi contemporanei, relazione interno-esterno e una struttura in acciaio che ha ridotto i costi e i tempi di cantiere

Sopra il titolo, la residenza oggetto del servizio, abitata tutto l’anno, si inserisce armonicamente nel paesaggio conservando le volumetrie dell’abitazione rurale che ha sostituito. (foto ©alessandro di Gaspare)

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Salvaguardando orientamento, sagoma e volumetrie dell’abitazione rurale che avrebbe sostituito, l’intervento aveva l’obiettivo di realizzare un fabbricato a emissioni quasi zero lavorando su un budget molto contenuto. Il nuovo edificio si sviluppa su tre piani, di cui uno, completamente interrato, costruito in c.a. con solai in laterizio e c.a, mentre l’ossatura dei due piani fuori terra è realizzata in acciaio. La copertura, adeguatamente coibentata, è realizzata in coppi tradizionali sulla falda a nord, mentre la falda sud integra pannelli fotovoltaici che si estendono anche alla serra. Un giardino d’inverno a doppia altezza che, reinterpretando in chiave contemporanea la tipica loggetta delle case marchigiane, contiene la scala di collegamento tra i due livelli fuori terra e permette di sfrut-

tare gli apporti gratuiti dell’irraggiamento solare nel periodo invernale, riducendo il fabbisogno termico. A piano terra, ampie aperture lungo i lati minori aiutano a regolare la ventilazione della zona giorno a seconda dell’apporto di calore prodotto dalla serra. Le murature perimetrali esterne sono in blocchi di laterizio termico a doppia parete (Poroton) con un rivestimento “a cappotto”. Le finiture esterne dell’edificio ripropongono materiali e colori del territorio: laterizio di recupero con tonalità variabile dal rosso al beige, cotto di recupero, infissi a tutta luce ne minimizzano l’impatto estetico, intonachino e acciaio riprendono il colore della terra appena arata, vetro extra-chiaro per una maggiore leggerezza della tamponatura (per la serra/giardino d’inverno). I

Nelle immagini in basso, sull’ambiente unico a piano terra si apre il ballatoio in vetro della zona notte. a destra, l’ampio patio creato sul retro dell’abitazione, aperto sul giardino. (foto ©alessandro di Gaspare)


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autonomIa eneRgetIca l’edificio è stato concepito per produrre da sé l’energia necessaria per l’alimentazione degli impianti interni, elettrico e termico. Per questo è stato progettato un involucro particolarmente efficiente, abbinato a un impianto di produzione e distribuzione del calore ad alto rendimento e a un impianto fotovoltaico di supporto in copertura.

Sopra, il fronte è caratterizzato dalle schermature a lamelle della loggia a tutt’altezza, che insieme alle aperture (a sinistra) svolgono importanti funzioni di termoregolazione. (foto ©alessandro di Gaspare)

Sopra, la scala a rampa unica, in ferro e legno, che conduce al ballatoio in vetro aperto sul piano terra e alla zona notte. Sulla sinistra si apre il vano della scala che conduce invece al piano interrato. (foto ©alessandro di Gaspare)

pavimenti della serra, dei percorsi esterni, di un portico e di una pergola sono in cotto di recupero. L’impianto di riscaldamento e raffrescamento, concepito per sfruttare integralmente l’energia elettrica autoprodotta in copertura, utilizza una pompa di calore acqua-acqua (con scambio termico in un pozzo irriguo) che fornisce anche il necessario fabbisogno di acqua calda sanitaria. Il calore viene distribuito mediante pannelli radianti a bassa temperatura a pavimento, mentre l’impianto di raffrescamento è limitato alle sole camere da letto: la ventilazione naturale del piano terra ne rende qui superflua l’installazione. Fulcro dell’abitazione è la scala a rampa unica, con cosciali in ferro e pedate in rovere, che partendo dalla serra raggiunge la zona notte e il ballatoio in vetro che si affaccia sul piano terra, un’aula unica di 13,5 x 7 metri. Una seconda scala in muratura, sempre a rampa unica, conduce poi al pia-

no interrato. I proprietari da subito hanno evidenziato l’esigenza di poter vivere “dentro come fuori” e di rendere il piano terra flessibile per ospitare spesso e in maniera disinvolta. Per questo al blocco principale si assemblano volumi secondari a falda unica che nel periodo estivo permettono di proiettare all’esterno le varie attività abitative, mentre con un’opera di ricucitura un precedente annesso è stato trasformato nell’ampia cucina affacciata sul boschetto di proprietà, la cui disposizione è stata studiata per essere utilizzata agevolmente sia ad uso interno che esterno. La forma finale dell’edificio è un’esemplificazione dei volumi preesistenti. L’ampia vetrata del giardino d’inverno smaterializza il prospetto principale e lascia intravedere lo spazio interno. L’inserimento di ampie aperture nel soggiorno/cucina genera continuità tra l’interno e l’esterno in ogni angolo del piano terra

Stratigrafia dell’involucro due pareti in poroton termico racchiudono un isolamento in polistirene da 12 cm e l’acciaio della struttura portante. Completa eliminazione dei ponti termici. infissi a taglio termico con valore medio di trasmittanza di 1,7 W/mq/K. isolamento di 16 cm in copertura. Impianto di riscaldamento Pompa di calore acqua-acqua da 14 kW, valori medi di CoP = 3,8. La pompa di calore, sfruttando la tecnologia dell’inverter e la sensoristica di bordo, permette un inseguimento quasi continuo della potenza richiesta dall’impianto radiante a pavimento minimizzando gli sprechi di potenza e quindi i consumi. PLC dedicato alla sola gestione della termoregolazione. La stessa pompa di calore provvede anche alla produzione dell’acqua calda sanitaria per il fabbisogno interno. Produzione di energia Moduli fotovoltaici cristallini integrati in copertura per una potenza complessiva di 11,5 kWp.

Schema del sistema di produzione e distribuzione dell’energia da geotermia e fotovoltaico

il comportamento della serra solare in inverno

e in estate, con la ventilazione naturale del piano terra

VIllA MF Località recanati Anno di realizzazione 2011 Progetto architettonico

a&effestudioarchitettura, arch. Francesca Filippetti, in collaborazione con Claudio Filippetti, Marco Baiocco, Federica Stacchiotti

Direzione lavori arch. Francesca Filippetti Opere in c.a. edilizia Fratelli Cingolani Superficie lotto: 3500 mq, abitazione: 250 mq Opere in carpenteria metallica Maracci srl Impianto termoidraulico

idrotermica P&G snc di Papetta e Gambini

Un cantiere veloce, pulito e sicuro un momento della fase di montaggio della struttura in acciaio della casa. L’intera struttura portante è stata montata in meno di una settimana, con un notevole risparmio sul costo della manodopera e garantendo allo stesso tempo sicurezza a livello sismico grazie alle caratteristiche intrinseche dell’acciaio: leggerezza strutturale, resistenza e duttilità.

MARACCI SRL via Bonomi 2, 60027 osimo (aN) www.maracci.it

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IoaRcH costruzioni e Impianti [ n. 44/2012]

III symposIum dI studI vItRuvIanI

I pIonIeRI del coloRe BIo

AccADEMIcI DA TUTTO Il MONDO A FANO pER QUATTRO gIORNI DEDIcATI AllA cUlTURA clASSIcA

MATERIAlI VEgETAlI, INNOVAzIONE TEcNOlOgIcA, RIMANDI AllA TRADIzIONE pITTORIcA ITAlIANA. È QUESTA lA FORMUlA VINcENTE DI SpRINg cOlOR, AzIENDA MARcHIgIANA SpEcIAlIzzATA NEllA pRODUzIONE DI VERNIcI EcOlOgIcHE E pRODOTTI pER lA bIOEDIlIzIA

Il Centro Studi Vitruviani di Fano organizza il III Symposium di Studi Vitruviani, in programma da giovedì 8 a domenica 11 novembre 2012. L’evento è dedicato alla cultura classica e all’architettura e ingegneria trattata da Marco Vitruvio Pollione nel suo De Architectura, opera letteraria enciclopedica redatta tra il 35 e il 25 a.C. Mostre, incontri, convegni, workshop si susseguiranno tra Fano, Fossombrone e Cagli a iniziare dall’inaugurazione de La via Flaminia, immagine del paesaggio archeologico, un’esposizione di fotografie e riproduzioni multimediali in programma giovedì 8 novembre a palazzo Corbelli. Il Symposium è in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche e l’università degli Studi di Urbino Carlo Bo, con il patrocinio del Ministero dei Beni e Attività Culturali e con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, Comune di Fano, Provincia di Pesaro e Urbino, Riserva Statale Gola del Furlo e Sovrintendenza per i Beni Archeologici delle Marche.

Nata dall’esperienza artigianale della decorazione e dalla presa di coscienza dei danni provocati dai prodotti di origine petrolchimica, Spring Color è una realtà fondata da Roberto Mosca che realizza miscele di sostanze vegetali e minerali nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute delle persone garantendo un risultato estetico ottimale. Nello stabilimento vicino a Castelfidardo le malte, le pitture e le vernici sono prodotte con leganti e tensioattivi ecologici - latte fresco, albume e tuorlo d’uovo, cera d’api, amidi, oli, fibre vegetali, grassi, estratti da agrumi, piante officinali - utilizzando sistemi naturali di conservazione come l’acidificazione e alcalinizzazione con aceti, oli essenziali, acidi citrici, borati, sali, calce, propoli. Tali soluzioni biocompatibili sono state segnalate per la loro qualità e innovazione in Italia e all’estero. Nel 2002 l’azienda marchigiana è entrata a far parte del gruppo di 21

Associazione Centro Studi Vitruviani via vitruvio 9, 61032 Fano Pu info@centrostudivitruviani.org www.centrostudivitruviani.org

imprese europee coinvolte nel Premio Innovazione Amica dell’Ambiente organizzato da Legambiente, Regione Lombardia, Politecnico e Bocconi di Milano. Spring Color è stata inoltre inclusa tra le dieci imprese nazionali segnalate per servizi e prodotti innovativi dal Premio Sviluppo sostenibile 2011 con l’adesione del Presidente della Repubblica.

www.springcolor.it

Le infinite possibilità di personalizzazione con rivestimenti per pareti sia interne che esterne e la velocità di realizzazione garantiti da Habitum permettono di ottenere facilmente ambienti di assoluta eleganza, stile ineguagliabile e raffinatezza unica. Con Habitum l’eleganza e la bellezza del gusto italiano si esaltano e si esprimono ai massimi livelli, grazie a prodotti unici con texture 3D inimitabili che possono essere applicati sia ad ambienti interni che esterni e personalizzare controsoffitti. Moltepilci i materiali utilizzati, come i solid surface (pietra acrilica), alluminio, pelle, materiali compositi. Habitum è sempre al fianco di architetti e designer per proporre la giusta soluzione per ogni esigenza.

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speciale marche

i LuoGhi deL Lavoro

la tRadIzIone del mattone

L’antica fornace di laterizi di Serra de’Conti è un esempio di archeologia industriale che diventa nuova realtà produttiva grazie al progetto di restauro firmato dallo studio Petrini Solustri and Partners Il lungovalle del fiume Misa è una zona storicamente importante per l’industria della provincia d’Ancona. Grazie all’abbondanza di terreno argilloso ha infatti ospitato numerose fornaci per la produzione di laterizio, elemento principale che caratterizza la maggior parte delle costruzioni locali,

Sopra il titolo, dettaglio del ponte che collega la struttura circolare del forno, ora showroom, con i corpi laterali degli uffici. a destra, visione generale del complesso. (foto ©arch. raffaello Scatasta)

dai palazzi e monumenti pubblici alle abitazioni urbane e rurali. La fornace di Serra de’ Conti è stata la prima realizzata su tipo Hoffmann, basata cioè sul principio del recupero di calore per la cottura degli impasti di argilla in strutture di tipo circolare con galleria anulare e camino centrale, sostituite

dalla tipologia “distesa” su pianta rettangolare allungata con le gallerie di cottura affiancate e parallele. L’impianto industriale fu inaugurato nel 1884, chiuso nel 1971 e successivamente acquistato dal calzaturificio Linea Marche nel 1997. Il complesso storico è stato adibito a un nuovo uso produttivo in seguito al recupero funzionale di tutti i corpi di fabbrica esistenti senza aumento di cubature. All’interno della struttura restaurata sono state collocate le funzioni necessarie alla nuova attività produttiva: un laboratorio-prototipi, un reparto di ricerca e sviluppo, una sala convegni, gli uffici direzionali, gli show-room e una foresteria. Il restauro conservativo ha tenuto conto principalmente del valore storico e architettonico del forno, un grande ambiente suggestivo destinato a diventare spazio espositivo e luogo di rappresentanza per non alterare la struttura originaria. La ricerca progettuale si è concentrata sui [ 37 ]


IoaRcH costruzioni e Impianti [ n. 44/2012]

petrini-solustri & partners

Lo studio associato nasce dalla collaborazione dell’architetto Nazzareno Petrini (1950), docente presso la facoltà di ingegneria edile-architettura dell’università Politecnica delle Marche, e dell’ingegnere raffaele Solustri (1952), membro del Consiglio Nazionale degli ingegneri. operando nei campi della progettazione architettonica, urbana e ambientale, lo studio Petrini-Solustri & Partners realizza opere attente al contesto, alla funzionalità e all’aspetto costruttivo con un particolare interesse per l’innovazione tecnologica di nuovi materiali e tecniche costruttive. www.petrinisolustriandpartners.it

La sala polivalente per circa 80 posti è destinata a ospitare riunioni didattiche e formative. (foto ©arch. raffaello Scatasta)

materiali, abbinando agli elementi tradizionali dei mattoni in laterizio nuovi supporti, come l’acciaio Corten. Il progetto di restauro ha voluto inoltre conservare le parti di muratura con tessitura non ordinata e precaria, memoria delle diverse trasformazioni avvenute durante la precedente attivi-

In una fornace Hoffmann il laterizio diventava elemento architettonico fondante in quanto le condotte di riscaldamento erano formate dagli stessi pezzi di argilla non ancora cotti. tà industriale. Alle pareti in laterizio sono state abbinate pavimentazioni in resina che hanno contribuito a non alterare il carattere dei vecchi spazi lavorativi. Le coperture presentano elementi portanti in legno con tavolato coibentato e sovrastante manto di rivestimento in laterizi. Il fabbricato pre-

cedentemente destinato ad essiccatoio presenta ancora la sua struttura portante e le caratteristiche bucature ad archetto, chiuse con pareti in vetro intelaiate con profili in ferro. I nuovi infissi sono stati installati in posizione arretrata rispetto al filo esterno della muratura, in una rilettura precisa dello schema compositivo originario. La climatizzazione della struttura polifunzionale ha richiesto una particolare attenzione sia per quanto riguarda l’analisi dei carichi termici che per la tipologia impiantistica e quindi la distribuzione dei fluidi. Il complesso architettonico recuperato è servito da un piccolo gruppo di cogenerazione, da un gruppo frigorifero a pompa di calore, da un ice-bank e da una caldaia di emergenza. Le canalizzazioni sono state installate a vista, circolari spiroidali con diffusori lineari direttamente montate sul canale

Accanto, il corridoio della zona uffici. La parte attigua al forno è stata tamponata e coperta con una struttura metallica completamente vetrata per non occultare la visuale del tetto circolare e del camino. (foto ©arch. raffaello Scatasta) Sotto, pianta del complesso.

FORNAcE SERRA DE’cONTI Luogo Serra de’Conti (aN) Anno di realizzazione 1998 - 2000 Committente Linea Marche spa Tipologia d’intervento ristrutturazione Progetto arch. Nazzareno Petrini, ing. raffaele Solustri Progetto impianti

ing. remo romani, P. i. roberto Mancini

Opere edili eredi verdini Giulio srl, Serra de’Conti (aN) Impianto elettrico

Marchigiani Giuseppe, arcevia (aN)

Impianto telefonia dati Securnet, Jesi (aN)

Impianto termoidraulico

Tecnoimpianti, Montecarotto (aN)

Opere in ferro

Fratelli apolloni romeo e ubaldo src Serra de’Conti (aN)

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speciale marche

[ n. 44/2012 ] IoaRcH costruzioni e Impianti

DANIlO gUERRI (cASTElFERRETTI, 1939). NEl 1971, QUANDO SI lAUREA IN ARcHITETTURA A ROMA cON lUDOVIcO QUARONI FREQUENTA gIà I cANTIERI DA QUAlcHE ANNO, All’EUR E A FREgENE, cOME ASSOcIATO DEllO STUDIO TAU. È IN QUEl pERIODO, pRIMA DI FARE RITORNO NEllE MARcHE, cHE STRINgE UNA SOlIDA AMIcIzIA cON MARIO RIDOlFI, cHE cONSIDERA SUO MAESTRO. ApRE Il SUO STUDIO A FAlcONARA AlTA NEl 1972. HA INSEgNATO pRESSO lE FAcOlTà DI ARcHITETTURA DI FERRARA E AScOlI pIcENO E DI INgEgNERIA DI ANcONA www.daniloguerri.com

daNiLo Guerri

dIo è neI dettaglI In un bell’articolo apparso l’1 settembre sul New York Times, Michael Graves si domandava se le nostre mani, ormai rimpiazzate dai computer, non siano diventate obsolete come strumenti creativi, e rilevava che il disegno, in quanto espressione dell’interazione tra mente, mani e occhi, è parte fondamentale nel pensiero nel progetto di architettura. Niente di più vero può essere applicato a Danilo Guerri, che dal disegno ricava gioia. E si noti, dal definitivo, con cui Guerri avvia altre relazioni, quelle con gli esecutori, gli artigiani, le maestranze. Nel corso della nostra conversazione durata un giorno intero abbiamo potuto ascoltare innumerevoli nomi, e ricordi di vite, di abilità che credevamo scomparse, in tutte le arti e i dettagli che fanno la differenza tra edilizia e architettura. Dovunque

Guerri abbia lavorato, in Inghilterra o a Valtournanche, ma soprattutto nelle Marche. Perché l’altro segno distintivo di Danilo Guerri, accolto talvolta con stupore, è il suo essere locale. Diversi architetti, come ad esempio Mario Botta, dichiarano questa loro predilezione per il lavoro nei luoghi dove hanno le loro radici, molti di più vi sono costretti, ma nessuno che lo abbia scelto e perseguito, pur senza sentirsi in dovere di spiegarne i motivi, come Danilo Guerri. Soprattutto riuscendo con successo, come le sue opere dimostrano, nel difficilissimo compito di portare il contemporaneo in una terra fin troppo attaccata alla tradizione, dove il vernacolare prediletto dai nouveaux riches è dietro l’angolo. Con i materiali, i dettagli. E con il pensiero che si fa disegno.

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Il teatRo delle muse Il bassorilievo che gli dà il nome nasconde un intervento contemporaneo che lo trasforma in una piazza pubblica. La riapertura nel 2002, dopo sessant’anni, fu un evento per la regione a più alta densità di teatri d’Italia

Sopra, la cavea con i pilastri bugnati dell’ordine loggiato inferiore che riproducono fedelmente il porticato esterno del Teatro. (foto ©alberto Guerri)

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Il maggiore teatro di Ancona fu costruito nel 1821 su progetto dell’architetto Pietro Ghinelli. L’edificio, forzatamente chiuso durante la seconda guerra mondiale, fu oggetto di demolizioni nel corso degli anni Sessanta per realizzare una struttura in cemento armato nella sala principale. L’incarico di proseguire la trasformazione degli interni fu affidato verso la fine degli anni Settanta a Danilo Guerri, in seguito affiancato dall’architetto Paola Salmoni. Il mandato si dimostrava particolarmente complesso in quanto occorreva conciliare i nuovi interventi con le precedenti trasformazioni delle parti originarie superstiti, estendendo la ristrutturazione all’intero isolato del Teatro. La sala principale, amplificata in larghezza ma con profondità invariata, è concepita

come una grande piazza digradante in grado di ospitare 1.147 spettatori. Lo spazio è definito da due loggiati di ordini sovrapposti adiacenti alla scena poggianti su uno stilobate che segue la pendenza della platea, risultando in questo modo gradualmente più alto nelle vicinanze della scena. L’ordine inferiore loggiato con pilastri bugnati riproduce esattamente il porticato in pietra d’Istria della facciata del Teatro ed è realizzato con un calco in calcestruzzo su casseforme lisce, mentre gli ordini superiori sono in mattoni sul filo della struttura esistente. L’ordine delle gallerie termina con logge di servizio comunicanti e una galleria aggettante. I pilastri reggono mensole sporgenti in legno lamellare e ferro, alla testa delle quali è incernierata una trave


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armata in legno lamellare e tiranti metallici. La soluzione amplifica lo spazio della cavea di tipo classico e sfrutta la pendenza della platea principale, mentre nell’anello di cornice è collocata la galleria nazionale. La separazione tra il palcoscenico e il pubblico è segnata da una campata di transizione pensata come un prolungamento della scena, che si proietta verso il centro della sala con una lieve espansione nella parte centrale. Sul soffitto della campata centrale e nelle due laterali opposte al palco è collocata la passerella centrale delle luci di scena, mentre una seconda passerella di luci separa la porzione di soffitto corrispondente ai loggiati da quella delle gallerie. La progettazione ha rivolto una particolare

attenzione alle esigenze di acustica, permettendo a tutti i settori del teatro di essere ben serviti. In particolar modo, i riflettori posti sopra il boccascena e i piani acustici regolabili montati su compassi presenti nella seconda metà del soffitto tecnico rinforzano i suoni diretti verso la parte centrale della cavea e l’ultimo settore di gallerie. Inoltre, il volume stesso della sala e l’utilizzo di materiali lapidei assicurano un discreto tempo di riverberazione. TeATRO ALLe MuSe Anno di realizzazione 1978 - 2002 Luogo ancona Progetto danilo Guerri, Paola Salmoni

Sopra, alcune immagini degli spazi interni e di servizio (foto ©alberto Guerri). a sinistra, disegno della sezione di danilo Guerri.

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la cIttà nella cIttà Destinato in origine a ospitare spazi turistici e ricreativi, il complesso di Villa Sorriso a Senigallia è stato ampliato e ristrutturato per diventare un condominio residenziale articolato in una rete di percorsi interni dalle foto di queste pagine emerge con chiarezza la complessità dell’intervento, che ha dato vita a un insieme di ambiti tra aperto e chiuso che ricostruiscono su scala della singola residenza spazi urbani.

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Il progetto ha previsto la sostituzione e l’ampliamento di un volume centrale, la ristrutturazione di un fabbricato a due piani sul confine del lotto con l’apporto di alcune modifiche e la realizzazione di un nuovo edificio che incorpora una costruzione preesistente costituita da un piccolo padiglione. L’intero impianto architettonico si caratterizza per un

uso ricorrente delle forme geometriche quadrate, sia per quanto riguarda la complessiva suddivisione dell’isolato in tre grandi blocchi, sia per l’intero impianto dei diversi corpi scala e per il modulo base previsto per le residenze originate dall’ampliamento delle preesistenze. Un altro denominatore comune consiste nell’utilizzo costante di elementi strutturali in cemento armato a vista e di mattoni sempre a vista su murature e coperture. La trasformazione di Villa Sorriso ha stabilito una nuova dimensione urbana, creando una piccola città nella città. L’area infatti presenta quattro gruppi edilizi di cinque alloggi con un totale di venti appartamenti di ben 12 diverse tipologie distributive – collegati e integrati tra loro da una sequenza di percorsi, piazzette, passaggi coperti e scalinate. Il blocco centrale risulta formato da due schiere sovrapposte ed è composto da cinque aree profonde 24 metri, larghe 6 e con un’altezza crescente in progressione verso l’interno dell’isolato. Il padiglione


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situato tra via Amendola e via Venezia è stato invece inglobato in un gruppo di alloggi simmetrici sfalsati due a due. La struttura degli edifici è costituita da pilastri in calcestruzzo armato e solai in laterocemento e le murature di tamponamento sono in mattoni pieni con tessiture differenziate. I solai sono invece costruiti da voltine di calcestruzzo armato, con controsoletta in tavelloni e caldana armata su doppie file di mattoni. Le coperture dell’ex-albergo e di parte degli alloggi centrali sono rivestite da coppi. Per quanto riguarda i percorsi interni, il corridoio di distribuzione alle camere

dell’albergo è stato trasformato in un profondo sottoportico aperto su via Amendola che conduce direttamente all’isolato condominiale. Proseguendo attraverso delle gradinate, si accede al percorso pedonale in quota del blocco centrale. Un ulteriore percorso è costituito da un passaggio ricavato tra i due edifici centrali e il fabbricato ad angolo. VILLA SORRISO Anno di realizzazione 1984 - 1988 Luogo Senigallia (aN)) Collaboratori a. Pozzi

Nei disegni originali di Guerri, il prospetto degli appartamenti duplex e sotto, il retro dell’edificio centrale.

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RuRale contempoRaneo Per definizione, la casa ideale non è reale ma esiste solo nei regolamenti edilizi. Paradosso brillantemente risolto da Guerri in questo intervento nella campagna di Macerata Le case coloniche tradizionali erano insediamenti quasi del tutto autosufficienti in cui più corpi aggregati assolvevano a funzioni residenziali e produttive insieme. Il terreno non era parco ma luogo del lavoro. La bellezza del paesaggio costruito derivava dall’armonia dell’insieme e dalla sua, oggi perduta, “necessità”. Con questo intervento, tanto poetico quanto tecnico, Danilo Guerri ricostruisce una nuova armonia adattando il complesso colonico alle esigenze residenziali dei committenti. Interamente ricostruito con una maglia strutturale in cemento armato tamponata in laterizio che reca i segni del tempo e con solai in latero-cemento a capannuccia, l’edificio principale viene collegato ai corpi esterni, tra cui un silo già

deposito delle granaglie ora trasformato in foresteria, da percorsi aperti e ipogei. Sotto il porticato un tempo deposito dei macchinari agricoli viene scavata una rimessa. Stabilite nuove relazioni esterne prevalentemente con materiali del luogo – oltre al cotto, legno e pietra, cui il ferro di ringhiere, cancelli e balaustre aggiunge la firma del progettista - è l’interno a rivelare la modernità dell’intervento. Qui la tradizione, sapientemente disegnata e altrettanto abilmente messa in opera, si legge solo osservando gli elementi a U in laterizio che, fungendo da casseforme a perdere per il getto dei solai, rimangono a vista nell’intradosso. Il calcestruzzo a vista delle colonne, dei corpi scale e degli ambienti ipogei manifesta tutta la sua bellezza plastica VILLA A MACeRATA Anno di realizzazione 2000-2005 Luogo Macerata Progetto danilo Guerri

Sopra, un particolare della zona pranzo, resa luminosa dal vetrocemento. dietro la residenza principale sorge il silo trasformato in foresteria. (foto ©alberto Guerri) A destra, le piante del piano terra/interrato e del primo piano del complesso. a destra, un’immagine dello studio ipogeo. (foto ©alberto Guerri)

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Sopra, il complesso colonico come appare all’esterno. Nelle foto di destra, dall’alto, due immagini della scala principale e il living a piano terra, dove si può osservare il particolare soffitto “a capannuccia” con il laterizio a vista. (foto ©alberto Guerri)

grazie a casseforme studiate nei dettagli e alla costante presenza in cantiere dell’architetto. La scala principale si svolge intorno alla canna fumaria in rame di un ampio focolare ai suoi piedi. Il vetrocemento illumina un’ampia cucina conferendole l’impronta di laboratorio del gusto. Il ferro imprime movimento alle scale. Soluzioni originali e labirintiche collegano internamente i diversi corpi; terrazze si aprono sulla torre/silo/ foresteria; lucernari spuntano dal terreno come torrette di sommergibili. L’insieme ha preso forma, e nella ritrovata armonia, che si snoda fin giù per la collina con una recinzione cieca in mattoni che segue, riproducendola, l’ondulazione naturale del terreno, si concede anche una piscina. Forse al posto dell’orto, o del pollaio.

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lectIo magIstRalIs Un antico convento rinasce come spazio culturale pubblico grazie a soluzioni spettacolari che rispettano e valorizzano le preesistenze storiche

bIbLIOTeCA DI SAn gIOVAnnI Anno di realizzazione 1998 - 2001 Luogo ascoli Piceno Progetto Massimo Carmassi, danilo Guerri, Gabriella ioli

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Il complesso di San Giovanni è situato nella zona nord-occidentale di Pesaro in posizione marginale rispetto alla città storica. Il nucleo principale del convento, risalente alla seconda metà del XVII secolo, presenta una disposizione a L con un’area verde esterna. L’ingresso principale, posto sul fronte lungo la strada principale, è costituito da un’alta apertura vetrata che riprende le forme degli arconi dell’adiacente chiesa di San Giovanni. All’estremità opposta, l’accesso secondario è in un corpo aggiunto di vetro e legno con un angolo caffè e un ballatoio. Al corpo principale è stato aggiunto un porticato con capriate in legno e copertura trasparente affacciato sullo spazio verde che

in passato ospitava gli orti del convento. L’interno conserva la distribuzione originale e si sviluppa su due piani tranne lo spazio a tutt’altezza in corrispondenza dell’ingresso principale. Le maggiori sale di lettura sono sovrapposte e collocate nella grande aula capitolare e nel refettorio. Al piano superiore, il lungo corridoio che dava accesso alle celle è stato completamente ripensato con un’illuminazione spettacolare dall’alto e una suddivisione su due livelli sovrapposti di ballatoi in legno e metallo con studioli singoli e tavoli di consultazione. Lo spazio verde esterno è diventato un giardino pubblico aperto al quartiere

in alto a sinistra, il porticato con copertura trasparente affacciato sul parco e a destra, il corridoiostudio affrescato del piano superiore. (foto ©alberto Guerri) Sotto, prospetto interno e sezione.


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aNCoNa

Il maRe e la cIttà Il primo insediamento greco era sulle pendici del Guasco ma il suo tempio era dedicato alla dea che protegge la navigazione. Una relazione tra la collina e il mare, tra gli abitanti e il porto, in cui si può leggere tutta la storia della città Il waterfront di Ancona si è disegnato nel corso dei secoli attraverso trasformazioni più spontanee che pianificate, generate da esigenze funzionali, spinte urbane, evoluzioni delle tecniche di navigazione e delle tecnologie del trasporto marittimo. Solo in tempi relativamente recenti (dal sec XVIII) l’intervento della Municipalità con i propri ingegneri marittimi, tra cui il Fontana, ha dato all’arco portuale un disegno organico che, sia pure con qualche modifica, è arrivato sino ad oggi. La contemporaneità esige oggi una diversa struttura portuale. Con la sua stretta entrata centrale, il limitato bacino di manovra, i moli troppo ravvicinati, i tratti di banchina troppo corti e il baluardo metallico del limite “Shengen”, Il porto storico è ormai inadatto a contenere il traffico merci e passeggeri con l’intensità necessaria per essere competitivo. La scelta, ormai confermata e parzialmente attuata, è dunque di spostare

l’attracco delle navi nella lunga banchina lineare esterna, seguendo gli esempi di Genova e La Spezia, che prima di Ancona si sono misurate con l’efficienza e la competitività dei loro porti. Conseguentemente, in una transizione neppure troppo dilatata, sarà possibile riabilitare il rapporto del Porto Antico con la città, oggi drammaticamente interrotto. Se Ancona riesce a riappropriarsi del rapporto con il mare si apre per la città una formidabile occasione di trasformazione e progresso, paragonabile a quelle vissute nel recente passato, dopo il secondo dopoguerra e dopo il terremoto degli anni Settanta, che ne hanno disegnato l’attuale fisiono-

mia. È facile immaginare quali e quante nuove opportunità di utilizzo, di iniziative imprenditoriali, di nuovi servizi, possano offrire gli spazi e gli immobili liberati dalle funzioni attuali; quale nuovo ruolo, nell’ambito dell’offerta culturale, possa giocare, in questo contesto, quello straordinario edificio, unico nel Mediterraneo, che è la Mole Vanvitelliana, circondato dal più scenografico porto turistico dell’Adriatico, il vecchio Mandracchio, e dalle rilevanti aree e capannoni della ex Fiera Campionaria e del mercato del pesce, che si offrono ad una straordinaria riconversione. Sull’altro versante dell’arco portuale, sotto il colle Guasco, attorno al Parco Archeologico del porto Traianeo, all’antico Corridore, si può ricostituire il fronte della città sul porto, evocato dalle immagini prebelliche del Fondo Corsini, aprendo la sfida di una progettazione urbana senza precedenti per Ancona

La foto del Fondo Corsini illustra il rapporto tra la città e il mare negli anni 30.

vuoti urbani centralità urbane aree verdi e piani attuativi area ex-ospedale umberto i piano di sviluppo del porto

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Vittorio Salmoni


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archisal_studio salmoni architetti associati

eX-umBeRto I

tRasfoRmazIonI uRBane

Due milioni di lire: a tanto ammontavano nel 1903 i fondi necessari per la costruzione del nuovo ospedale cittadino, nell’area demaniale di Monte Cardeto. Rimase in funzione fino agli anni Sessanta

Sopra il titolo, il masterplan dell’area con l’indicazione dei diversi ambiti attuativi e, qui sopra, un’immagine d’epoca (circa 1918) del complesso ospedaliero da poco inaugurato.

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Il piano di recupero dell’ex ospedale Umberto I è uno degli interventi di riqualificazione urbana più significativi della città di Ancona: un’area di 52.000 mq dal discreto dislivello scelta, come si legge nel progetto preliminare redatto cent’anni prima dagli ingegneri Cinelli e Caselli, perchè “salubre, ben esposta, vicina ai quartieri centrali della città e facilmente accessibile”. Il complesso ospedaliero, inaugurato nel 1911, era formato da dieci padiglioni organizzati a gruppi di edifici paralleli alle curve di livello, con strade interne di collegamento ad anello e due ingressi attraverso il perimetro murario con cui negli anni Trenta venne sostituita l’originaria recinzione. Sia nel preliminare sia nel progetto definitivo, a cura dell’ingegner Giulio Marcovici di Bologna, i caratteri architettonici e l’articolazione planimetrica del complesso rispecchiavano i più moderni criteri dell’architettura funzionale sociale dell’epoca, che per igiene, salubrità e morale corrente prevedeva la separazione dei pazienti per patologia e per sesso, con ampi spazi verdi tra un padiglione e l’altro. In questo modo il complesso racchiude tuttora un esteso sistema di giardini, percorsi pedonali e accessi che, pur contaminati nel tempo da superfetazioni e manomissioni, rimangono uno degli ultimi spazi verdi definiti e progettati insieme all’architettura cui si riferiscono. E, altra caratteristica notevole, il tutto inserito all’interno del tessuto urbano storicamente consolidato. Il verde d’altronde prende il sopravvento negli spazi esterni al complesso, che confina con il Parco del Cardeto. Un’area di grande pregio vincolata dalla Sovrintendenza ai Beni Archeologici delle Marche in quanto compresa nell’area delle necropoli picena, ellenistica e romana, e protetta dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici per l’indubbio interesse culturale e architettonico dei padiglioni costruiti. Ecco dunque che sul masterplan generale dell’area, a firma dell’ingegnere Sauro Moglie e degli architetti Claudio Centanni e Daniele Martelli, si sono avviati i primi progetti di recupero e intervento. In particolare quello sviluppato da Archisal_Studio Salmoni Architetti Associati per il riuso di alcuni padiglioni esistenti e il progetto di nuova costruzione dello Studio Battistella Roccheggiani che presentiamo in queste pagine.

Fondato negli anni ‘50 dall’ingegnere Claudio Salmoni e dall’architetto Paola Salmoni, lo studio ha svolto attività in campo regionale e nazionale nell’ambito dell’urbanistica, dell’architettura e della ricerca disciplinare, attraverso numerose collaborazioni, tra le quali quelle con Ludovico Quaroni, Mario Coppa e Mariolina ottolenghi, Giancarlo de Carlo, Bruno zevi e Pericle Fazzini. oggi archisal_Studio Salmoni architetti associati è un’associazione professionale impegnata, in continuità con la sua storia, in attività che riguardano i settori pubblico e privato e che spaziano dalla progettazione architettonica alla pianificazione territoriale strategica e urbanistica. Tra i lavori recenti, interventi residenziali e urbanistici ad ancona e Senigallia, il completamento del restauro e trasformazione in museo e auditorium dell’ex Convento di San domenico a Camerino, il restauro del Teatro delle Muse di ancona, inaugurato nell’ottobre del 2002, la rete dei musei civico diocesani di Camerino, Castelraimondo e visso, i progetti per alloggi ecosostenibili nel quadro del Piano di recupero del quartiere Palombare ad ancona e i progetti illuminotecnici di numerosi monumenti ad ancona. Tra i progetti più recenti, il Piano Particolareggiato della zona portuale di Pescara, il recupero e la rifunzionalizzazione dell’ex ospedale umberto i° di ancona e il progetto di ristrutturazione e adeguamento scenico del Teatro Brancaccio a roma. Lo Studio ha inoltre realizzato diversi allestimenti, tra i quali raffaello e urbino nel 2009, i colori di Giotto nel 2010 e La città ideale nel 2012. Lo Studio partecipa a diversi concorsi tra i quali il Concorso internazionale di progettazione per il Nuovo Complesso integrato nell’ambito della Stazione di Bologna Centrale (selezionato per la seconda fase); il concorso internazionale di architettura “rimesse in gioco” per la trasformazione dell’ex-deposito aTaC in piazza Bainsizza a roma, con Pippo Ciorra (progetto vincitore). Nel 2010 ha partecipato al Concorso di progettazione per il museo nazionale dell’ebraismo italiano e della shoah di Ferrara (Menzione speciale). www.archisal.it Nella foto di Maria Francesca Nitti gli associati Archisal: da sinistra Vittorio Salmoni, Raffaella Coppari, Giovanna Salmoni e Paolo Alocco.

sez AAI


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a sinistra, render del prospetto verso valle di un padiglione-tipo una volta completato il lavoro di recupero, con gli accessi agli appartamenti singoli o duplex posti nel basamento (©Studio Salmoni).

I vIncolI sono oppoRtunItà Un’operazione culturale alla base del progetto di riuso dei padiglioni storici dell’ex Umberto I messo a punto da Archisal

sez BBI

sez CCI

In definitiva, il vincolo di tutela, oltre ad essere considerato nei suoi aspetti tecnici e normativi, viene interpretato da Studio Salmoni nel suo spirito di ripristino e valorizzazione, attraverso il riuso, del carattere stesso del vecchio complesso, dando significato contemporaneo a quella “ariosità” e “salubrità” su cui si fondavano le scelte dei primi progettisti. Un esempio di conservazione integrata, al contrario del restauro delle “sole pietre”.

pROgETTO DI REcUpERO A DESTINAzIONE RESIDENzIAlE Luogo area ex ospedale umberto i, ancona Committente

Santarelli Costruzioni Spa, ascoli Piceno

Progettazione

Studio Salmoni architetti associati, Studio di ingegneria Talevi

Consulenza scientifica per il restauro

Prof. Giovanni Carbonara, università La Sapienza

Consulenza botanica Studio Minelli-Negroni Consulenza infrastrutture e Impianti

Termostudi Srl società di ingegneria, ancona

sez CCI

sez BBI

ripristinando la totale autonomia del piano seminterrato, servito da accessi a livello; con accessi a ponte sopra gli scannafossi, valorizzati in quanto elementi-filtro, per gli appartamenti ai piani primo e secondo; ripristinando le aperture originarie (al momento lo Studio è in attesa di valutazione, da parte degli Enti competenti, della proposta di ripristino delle altezze); intervenendo caso per caso negli ambienti di sottotetto, resi fruibili con asole vetrate aperte in orizzontale lungo la falda, con terrazzini a tasca o con cappuccine nascoste alla vista esterna laddove l’altezza delle coperture lo consente; modificando le quote dei solai di sottotetto e inserendo soppalchi e “trapiani” per ridurre le altezze interne anche ai fini di una migliore efficienza energetica. L’esame delle possibilità distributive applicabili ai diversi padiglioni ha inoltre permesso a Studio Salmoni di prevedere differenti tipologie residenziali, anche “duplex” (con accesso diretto dal piano terra - ingresso a valle - e scala interna al primo piano, o su primo e secondo piano - ingresso a ponte a monte). sez AAI

Sotto, le sezioni di un padiglione-tipo evidenziano le possibili soluzioni che verranno adottate caso per caso per realizzare cappuccine, trapiani e soppalchi, distribuzioni verticali a servizio delle singole residenze. Si notino gli accessi con passerella a ponte per i fronti a monte.

Il progetto di trasformazione dei padiglioni dell’ex ospedale Umberto I parte da un’attenta analisi storica con cui Studio Salmoni mette in luce le caratteristiche originarie degli edifici e del complesso nel suo insieme, perdute a causa degli interventi eseguiti nel corso dei decenni. Tutti gli ingressi principali erano rivolti a monte e conducevano direttamente ai piani, nettamente separati dal livello contenuto nel basamento, che si rivelava solo nel prospetto a valle, assorbendo il salto di quota. Questa soluzione, semplice e funzionale, determinava la composizione delle facciate dei singoli padiglioni, conferendo al complesso nel suo insieme un doppio livello gerarchico, capace di far apparire sulla grande scala, nel lato rivolto alla città, come principali i prospetti a valle, mentre alla scala del singolo edificio era vero il contrario. Altri elementi di pregio perduti quando vennero sostituite le coperture, erano i sopraluce delle finestre del secondo piano e i cornicioni. Il progetto recupera le caratteristiche originarie, procedendo con soluzioni tra loro coerenti e adatte alla nuova destinazione d’uso:


speciale marche

le nuove ResIdenze Su un’area di 4.000 mq a monte dei padiglioni dell’ex ospedale e confinante con il Parco del Cardeto si sviluppa il progetto di nuova edificazione realizzato dallo studio Battistelli Roccheggiani, incaricati anche della realizzazione della piazza In alto, lo schizzo illustra il concept: due blocchi di edifici poggianti sulla platea comune delle autorimesse e collegati tra loro da passerelle aeree. Nella miniatura del masterplan è evidenziata l’area dell’intervento.

RESIDENzE “Il cARDETO” Committente

Santarelli Costruzioni Spa, ascoli Piceno

Progettazione

Studio Battistelli roccheggiani architetti associati, Studio di ingegneria Talevi

Consulenza scientifica per il restauro

Prof. Giovanni Carbonara, università La Sapienza

Consulenza botanica

Studio Minelli-Negroni, reggio emilia

Consulenza infrastrutture e Impianti

Termostudi Srl società di ingegneria, ancona

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Si tratta di due blocchi di edifici residenziali, di altezza massima di 12,60 metri, a sviluppo longitudinale che, collegati tra loro e con il blocco completamente interrato delle autorimesse da passerelle in acciaio e vetro, appaiono come un’unica e articolata costruzione. La struttura portante, interamente in cemento armato, impiega tamponature in forati e un rivestimento esterno a cappotto tinteggiato di colore bianco ghiaccio. I materiali impiegati appartengono al repertorio esistente, riproposti con un linguaggio contemporaneo, integrando così la nuova edificazione con i padiglioni storici esistenti. Gli accessi pedonali avvengono lungo la strada, da un marciapiede in cemento la-

vato su cui si aprono 5 dei 6 ingressi previsti (il sesto sul lato ovest). L’orografia del terreno ha influenzato lo sviluppo del progetto in altezza, riproponendone, con lo sfalsamento delle quote dei vari blocchi (da 66 a 82 m slm), l’andamento naturale. La soluzione architettonica scelta per il prospetto a valle instaura un dialogo con gli imponenti padiglioni dell’ex-ospedale, realizzati in muratura e privi di qualsiasi tipo di aggetto, riproponendone la complanarità e l’omogeneità della facciata in mattoni; omogeneità architettonica e materica, con l’impiego di elementi frangisole in cotto, con un uso contemporaneo di materiali appartenenti al repertorio esistente. Ma a monte l’altra presenza importante con cui il progetto si confronta, anche per il suo

Sopra il titolo e nella pagina a fianco, i due render di Studio Brau illustrano i fianchi sud-est e nord-ovest dei due edifici; qui sotto, il prospetto a valle poggia sul blocco autorimesse; dettaglio di una residenza.


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BRau - Battistelli Roccheggiani architetti associati

Fondato nel 1996 da Sergio roccheggiani e Marco Battistelli, è Studio associato dal 2005. Brau opera nel campo della progettazione architettonica, urbanistica e del restauro con un gruppo di 14 professionisti seguendo un flusso di lavoro certificato dal Sistema Qualità uNi eN iSo 9001:2000.

valore naturalistico che può contribuire al benessere abitativo, è il Parco del Cardeto. Per questo la soluzione scelta per il prospetto a monte è diametralmente opposta alla precedente, privilegiando uno slancio architettonico e una maggiore apertura, alla ricerca di quel rapporto interno-esterno negato sul fronte opposto. Tra i due blocchi trasversali, a loro volta suddivisi in blocchi minori dalla scansione degli ascensori in cemento e vetro che creano “cannocchiali visivi” tra l’area e il parco, una corte centrale con struttura grigliata in acciaio carrabile conserva una superficie permeabile a prevenzione di fenomeni idrogeologici che l’orografia del sito potrebbe favorire.

Sergio Roccheggiani (ancona, 1965) si è laureato nel 1992 alla Facoltà di architettura di Pescara. Nel 2004 e 2005 è professore a contratto presso l’università Politecnica delle Marche. Membro del direttivo iNu Marche e consigliere della Federazione degli architetti delle Marche e della Fondazione, dal 2004 è presidente dell’ordine degli architetti PPC della Provincia di ancona. Marco Battistelli (ancona, 1965), laurea in architettura a Firenze nel 1993, nel 2000 consegue il Phd in disegno e rilievo del patrimonio edilizio presso l’università Politecnica delle Marche dove tra il 2001 e il 2005 è professore a contratto. autore di pubblicazioni sui temi del restauro, del rilievo e del disegno, si occupa attivamente di progettazione ecocompatibile. www.brau.it

una fase dello studio sugli apporti solari sviluppato sia ai fini bioclimatici sia per determinare le posizioni ottimali in termini di illuminazione naturale degli ambienti.

la pIazza un altro ambito di lavoro affidato a Studio Brau è quello dove in origine sorgeva la lavanderia, corpo di fabbrica fortemente degradato e da demolire. un parcheggio pubblico sotterraneo porta tutta l’area alla stessa quota, rendendo lo spazio fruibile e sicuro per bambini e anziani.

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PaeSaGGio CuLTuraLe / STudio SaLMoNi

Il campo deglI eBReI Il paesaggio si fa storia con il recupero e la riqualificazione del più antico cimitero ebraico d’Italia. Per un percorso culturale e museale nel vento, sulla collina, tra il mare e la città

Sopra il titolo, il Belvedere e sotto il percorso allestito. (tutte le foto del servizio ©andrea Jemolo)

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Affetto, rispetto, memoria. Sono i sentimenti che possono migliorare le relazioni tra le persone e la qualità dei luoghi dove le loro vite si dipanano. Fino alla morte, che della vita fa parte. Andrebbero promossi, questi sentimenti, sempre, contro la volgarità, l’ignoranza e l’arroganza che conducono al degrado. Come degradato era il sito dove per più di cinquecento anni, dal 1428 al 1863, sorgeva il cimitero ebraico di Ancona, il più antico d’Italia. Un terreno quasi rettangolare di 15.000 mq in declivio sul mare, un’area un tempo densa di conventi e in seguito, data la sua posizione strategica (a poca distanza sorge il faro) di forti e caserme. Verso la città e le vecchie caserme i resti del muro che nell’Ottocento univa forte Cardeto con forte dei Cappuccini. A monte il cimitero confina col bastione cinquecentesco del Baluardo dei Cappuccini, sotto il quale si trovano le tombe più antiche, risalenti al XVI secolo. In totale ne sono state ritrovate 1.058, ma solo 735 an-

cora nella loro collocazione. Delle altre sono state recuperate le lapidi o i cippi, colpiti dai bombardamenti “alleati” e rotolati giù per la falesia, alcuni financo in mare e per questo, per non saper più dove fosse il tumulo, a restauro ultimato allineati lungo il percorso di visita. Il progetto di restauro si è concentrato su tre aspetti, il primo dei quali riguardante la realizzazione di una nuova recinzione, integrata alla parte di muro ottocentesco che è stato possibile recuperare, e di un nuovo cancello di accesso lungo la strada che conduce al faro, in ferro con setti di invito di acciaio preossidato corten. Tutta la nuova recinzione, in rete metallica, è trasparente, per consentire la vista all’interno del recinto e per conservare quella continuità visuale tra il campo e il mare che ne rappresenta una delle caratteristiche più affascinanti. Per sottolineare questa caratteristica lungo il recinto corre un percorso perimetrale, realizzato in legno e stabilizzato, che permette


[ n. 44/2012 ] IoaRcH costruzioni e Impianti

Sopra, La rampa pedonale in ferro e legno che corre lungo il muro ottocentesco che definisce il limite esterno dell’antico cimitero ebraico. dalle bucature nel muro, traguardando il campo, la vista corre al belvedere, nella foto a destra; in alto a destra, alcuni dei cippi recuperati e disposti lungo il percorso allestito.

di guardare nel campo e allo stesso tempo integra il cimitero nei percorsi che legano la città ai suoi luoghi monumentali. Il percorso inizia con una rampa pedonale in ferro, pavimentata con doghe di legno, che corre lungo il limite esterno del cimitero, definito dal muro ottocentesco nel lato città e che supera il dislivello esistente. Dalla rampa è possibile, in corrispondenza delle bucature del vecchio muro, affacciarsi all’interno del perimetro cimiteriale e ricollegarsi, a monte, al belvedere, luogo di sosta organizzato con sedute in legno e corten, con affaccio panoramico verso il cimitero, il mare e il parco del Cardeto. Il secondo aspetto ha riguardato la sistemazione interna, restaurando e conservando o rimettendo al loro posto il maggior numero possibile di lapidi e definendo appositi spazi per quelle ritrovate e recuperate. Infine, il restauro specifico delle lapidi e la loro catalogazione, con l’allestimento di un possibile spazio dedicato accanto al campo può trasformare la memoria in cultura. Le tombe coprono infatti tutti i cinque secoli in cui il cimitero è rimasto in funzione e l’ordine cronologico dei diversi tipi, così come le iscrizioni, offrono motivi di studio: quelle cinquecentesche sono in genere lapidi molto semplici, con iscrizioni in ebraico. Verso il Settecento, via via che la comunità cresce, troviamo pietre funerarie più elaborate, a forma di cippi cilindrici, con ampie iscrizioni e decorazioni particolarmente elaborate. Nell’ottocento compaiono per la prima volta tombe con iscrizioni bilingue, in ebraico e in italiano. I nomi sono quelli di altrettante vite passate che a partire dall’etimo qualcuno può desiderare ripercorrere

ANTIcO cIMITERO EbRAIcO DI ANcONA Luogo ancona, Parco urbano Cappuccini Cardeto Anno di realizzazione 2001 - 2005 Committente Comune di ancona Progettist arch. Paola Salmoni, arch. Giovanna Salmoni. Collaboratori

arch. Carla Lucarelli, arch. Cristina M. Ferrara, arch. Manuela vecchietti, arch. Giovambattista Padalino

Strutture ing. Giuseppe Lucarini Impresa esecutrice Pasquale de Marco-Trani

Finanziamento doc. up. ob. 2 misura 3.2 sub1 Sistema Museo diffuso 2000-2006

Sotto, altre immagini e, a destra, la mappa del sito. INGRESSO ANtICO CIMItERO EBRAICO

RECINzIONE

PERCORSO

INGRESSO DEPOSItO DEL tEMPO INGRESSO MUSEALIzzAzIONE LAPIDI RECUPERAtE INGRESSO MUSEALIzzAzIONE ANtICO CIMItERO EBRAICO

BELVEDERE

PERCORSO

PERCORSO

PERCORSO

INGRESSO AL PARCO

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speciale marche

tra passato e presente

Tradizione reinTerpreTaTa Trasformata in una villa contemporanea, la casa colonica degli anni Quaranta sulla collina, con viste ineguagliate verso il Conero e il paesaggio agricolo di Recanati, conserva intatto il fascino della tradizione Il fabbricato originale è stato recuperato in maniera filologica per quanto riguarda la ripresa della muratura a vista esterna, della copertura in coppi e di alcune porzioni dei

Sopra, vista esterna dell’abitazione lato nord. La scala esterna è realizzata in cemento bianco e un sottile strato di breccia lavata sulla pedata.

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solai in legno e, con notevole innovazione, dove non era possibile mantenere o recuperare il costruito. Per l’involucro esterno è stato messo in opera un vero e proprio restauro, recuperando e stuccando il mattone faccia a vista originale. Il colore della muratura, piuttosto stonalizzato, presenta una prevalenza di rosso che conferisce carattere ai prospetti. Le superfici finestrate sono state ampliate, migliorando l’ariosità degli ambienti e soprattutto favorendo un dialogo più intenso tra il paesaggio e gli interni, dove è stata conservata la sola muratura portante in modo da creare spazi ampi e comunicanti. In particolare, attraverso il vano centrale adiacente all’ingresso avvengono tutti i collegamenti orizzontali e verticali della casa, rendendola dinamica in ogni momento della giornata. Tutto si sviluppa a partire


[ n. 44/2012 ] ioarCH Costruzioni e impianti

a&effestudioarchitettura arch. Francesca Filippetti

dal posizionamento della scala e del camino ”passante” della zona giorno: a sinistra del vano scala/camino ci sono i servizi, a destra il soggiorno con un imponente pianoforte a coda e la sala tv. Al primo piano, a destra, abbiamo la camera padronale con relativo bagno e a sinistra le camere per gli ospiti. Percorrendo il vano centrale e la scala, elementi chiave all’interno del progetto, è possibile avere una vista su ciò che accade in tutta la casa. Nei soppalchi sono stati ricavati due piccoli studioli (uno per il proprietario, l’altro per sua moglie) collegati tra loro da una pas-

Francesca Filippetti si laurea a Venezia presso lo IUaV nel 1995. nel 1996 vince una borsa di studio della Comunità europea e si trasferisce a parigi presso lo studio MCa dell’architetto Mario Cucinella. rientrata in Italia, nel 2000 consegue il titolo di dottore in Fisica tecnica ambientale e svolge attività di ricerca per l’Università di ancona studiando strategie ambientali nella progettazione di edifici. Dal 2000 entra a far parte di a&effe studio architettura. Dal 2002 ad oggi il suo impegno professionale è rivolto prevalentemente a ristrutturazioni di edifici rurali o di palazzi storici.

Sopra, piano sottotetto con particolare della passerella in vetro, illuminazione colorata, tecnologia led a strisce lineari.

serella in vetro. All’interno sono utilizzati esclusivamente materiali naturali: legno al pavimento del primo piano, pietra a grandi blocchi posati, poi levigati sul posto, cerati per il piano terra: pietra nei bagni dell’abitazione e mosaico vitreo nella pool-house. Le travi originali in legno e le relative pianelle del solaio di copertura, annerite da un incendio che la casa subì in passato, sono state tinteggiate di bianco. Il solaio originale

Piscina interrata con bordo sfioratore Blue pool by Gramaglia, con oltre 30 anni di esperienza, affianca il cliente nella scelta del sito e della tipologia costruttiva: cemento, prefabbricato, acciaio o in vetroresina, e nella messa in opera dell’impianto di filtrazione. In funzione dell’esposizione solare, delle pendenze di terreno, della vegetazione si definiscono insieme le dimensioni e i relativi costi per il committente. a villa Dolina, Gramaglia ha realizzato uno specchio d’acqua di 12 x 7 metri con profondità da 1 a 2.4 che si integra perfettamente con il paesaggio. È una piscina rettangolare, a bordo sfioratore e perimetro in pietre e pianelle in cotto, rivestimento interno in mosaico. L’acqua viene purificata con un sistema ad idrolisi. L’illuminazione è affidata a fari a Led, che creano suggestivi giochi di colori. Una scala sommersa con sistema di idromassaggio trasforma l’ingresso in una zona di gradevole relax. al centro è stato installato un sistema geyser che produce un benefico effetto effervescente.

GramaGlia Srl Via D’ancona, 67 - 60027 osimo (an) www.gramaglia.it

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in legno del piano primo, invece, è stato tutto riportato a legno naturale con finitura a cera. La committenza ha deciso di introdurre impianti tecnologici molto sofisticati automatizzandone la gestione. Tra questi, il controllo via touchscreen di una scenografica illuminazione a Led RGB inseriti nel solaio bianco permette di gestire diverse regie luminose secondo il mood A sinistra, dall’alto, pianta piano terra, primo piano e soffitta; in alto, piano primo e passerella in vetro (percorrendo il vano centrale e la scala è possibile avere una vista su ciò che accade in tutta la casa). (tutte le foto del servizio ©Fausto Martorello e ©alessandro Di Gaspare)

che i committenti intendono creare in occasione di eventi organizzati per gli ospiti. Il parco che circonda l’abitazione, una porzione del fondo agricolo cui in origine era destinato il casale, accoglie la grande piscina circondata da selciati in quarzite chiara utilizzati anche nei percorsi per raggiungerla. La piccola loggia che scherma la piscina dall’ingresso principale ne delimita lo spazio creando così l’effetto di un grande balcone affacciato sul mare. Il parco comprende anche un laghetto e una roccaglia che mimetizza i servizi (docce e spogliatoi) annessi alla piscina

villa dolina luogo recanati (MC) anno di realizzazione 2007 Progetto architettonico

a&effestudioarchitettura, arch. Francesca Filippetti in collaborazione con Claudio Filippetti

Opere in muratura aWr srl, recanati impianto termoidraulico

Idrotermica p&G snc di papetta e Gambini, recanati

impianto elettrico

elettrica recanatese, recanati

Piscina Gramaglia piscine, osimo infissi Della Ceca Group, tolentino Giardino Vivai Lauri, porto san Giorgio

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TuTTe le forme ® dell’acqualiTà

dal 1980 piscine e wellness blue pool by GramaGlia ®

GramaGlia srl via d’ancona 67 | 60027 osimo (an) | tel. 071 7108700 info@gramaglia.it | www.gramaglia.it


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VILLa MonoFaMILIare a Loreto

il Casale Cambia pelle

Lamelle fisse in legno per l’ombreggiamento trasformano un’abitazione agricola priva di pregio in residenza di vacanza per una famiglia lombarda Siamo nelle campagne intorno a Loreto. L’ideale bucolico dell’uomo di città riceve qualche scossa dal confronto con la realtà agricola. La vista è meravigliosa ma la casa lascia perplessi: non segue alcun canone estetico e compositivo, aggiunte successive peggiorano la situazione, dentro è umida, le “carte” non si trovano. Del resto le esigenze sono diverse: quello che era un ricovero dalla pioggia per attrezzi e animali dovrebbe diventare un patio per pranzare all’aperto nella bella stagione; la soffitta potrebbe diventare un appartamento per gli ospiti. Il progetto di riqualificazione parte dalla

Qui accanto, la costruzione prima dell’intervento e, sopra, l’aspetto attuale. al riordino formale contribuiscono le lamelle schermanti in legno, riprese nelle persiane del primo piano (Foto ©Gianni Cuttone)

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composizione. Le aperture assumono un nuovo ordine, rimarcato da una schermatura dei pannelli scorrevoli del loggiato a lamelle fisse in legno su telaio in acciaio, ripresa anche nelle persiane del primo piano: da sola cambia l’aspetto della casa. Anche le aperture sul retro, dove viene aggiunto un patio da cui parte il percorso che porta alla piscina, vengono modificate, rendendole speculari a quelle del fronte principale sulla base di valutazioni bioclimatiche, in modo da assicurare una circolazione d’aria interna tale da rendere superf lua l’installazione di un impianto di climatizzazione estivo. La scala che con forma a C conduce al primo piano, in cemento bianco gettato in opera e armatura in ferro, è inclusa nel loggiato mentre una seconda scala, in ferro e rivestita in legno, conduce alla soffitta della parte sud della costruzione, resa abitabile mediante traslazione di 50 cm del solaio di questa parte. Mantenuta su entrambe le porzioni a doppia falda (a due a due), la copertura viene

rifatta, resa simmetrica dove non lo era, con la posa di un tetto in legno ventilato capace di garantire sia la necessaria leggerezza sia il rispetto dei valori limite di trasmittanza e inerzia termica. All’interno vengono realizzati soppalchi in acciaio nelle tre camere del primo piano. Oltre che attraverso le soluzioni architettoniche, le esigenze di efficienza energetica vengono affrontate con un rivestimento “a cappotto” delle strutture esistenti. Gli infissi, con valori complessivi U compresi tra 1,8 e 1,9 W/mq*K, conservano eccellenti doti di luminosità garantendo al contempo un’adeguata protezione dal freddo. Dal punto di vista impiantistico il comfort interno è dato dall’impianto di riscalda-


[ n. 44/2012 ] ioarCH Costruzioni e impianti

mento a pannelli radianti a pavimento, alimentato da una caldaia a condensazione, che potrà essere facilmente integrata da pannelli solari termici utili anche per la produzione di ACS. Particolare attenzione è stata data infine alla termoregolazione interna ponendo termostati per ogni locale e, nell’ampio ambiente del piano terra, più termostati, per garantire il corretto funzionamento della centralina climatica della caldaia e quindi la modularità dell’alimentazione

Sopra, la scala in cemento bianco gettato in opera e armatura in ferro, prima esterna e ora protetta dal loggiato, conduce con forma a C alla zona notte; in basso una vista del living. (Foto ©Gianni Cuttone)

villa a loreto anno di realizzazione

2008 (progetto); 2009-2011 (costruzione)

Progetto

a&effestudioarchitettura: arch. Francesca Filippetti in collaborazione con Claudio Filippetti, Marco Baiocco, Graziano Bravi, Carla Castellani

Direzione lavori

arch. Francesca Filippetti

Superficie 300 mq Opere in muratura aWr srl, recanati

infissi e carpenteria metallica promo spa, Corridonia

impianto termoidraulico

Idrotermica p&G snc di papetta e Gambini, recanati

impianto elettrico

elettrica recanatese, recanati

Porte

proposte Interni, Montecassiano

A sinistra, voci di capitolato del nodo pannelli mobili/involucro e del sistema di schermatura; sopra, un’immagine della camera ricavata nella soffitta resa abitabile e la scala interna. (foto ©Gianni Cuttone)

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InnoVazIone

razionalismo rurale Nelle campagne di Osimo la casa colonica tradizionale acquista forme e contenuti nuovi per svolgere funzioni adeguate allo stile di vita contemporaneo

Sopra il titolo, le case e il grande gelso e, qui a destra, immerse nella vegetazione del luogo; nella pagina accanto, in alto, la piscina all’ombra dell’ulivo e, sotto, il masterplan dell’insediamento. In basso, la doppia altezza del soggiorno dallo studio. ( Foto ©paolo semprucci)

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A quindici minuti dal mare e da Ancona, a ridosso del centro di Osimo e circondato da ulivi secolari e gelsi, un vecchio e fatiscente casale di campagna è stato demolito e sostituito da un nuovo aggregato di edifici che ne ricorda la forma e l’orientamento planimetrico. L’intervento di riqualificazione generale prevedeva di creare tre unità identiche e autonome con una serie di servizi in comune per tre famiglie di amici. Le case occupano la parte alta del lotto, mentre a valle e collegata da una serie di percorsi c’è la grande piscina con gli annessi privati e comuni. Grazie alla particolare distribuzione degli spazi interni ed esterni, ogni famiglia dispone di zone private esclusive direttamente collegate con l’abitazione, mentre gli spazi esterni sono vissuti in comune senza nette separazioni. Le limitazioni del Piano di Recupero (tetto a falde inclinate, copertura in coppi) sono state utilizzate come stimolo per una riflessione più approfondita sulla tipologia architettonica delle case di campagna. Il nostro territorio negli ultimi cinquanta anni è stato offeso dalla costruzione di edifici che hanno male interpretato le ca-

ratteristiche tipologiche delle costruzioni coloniche, inserendo balconi, cornicioni spropositati e dettagli di ogni genere. Liberandosi dell’inutile nell’ottica di un nuovo “razionalismo rurale”, l’intento era quindi di realizzare un progetto che da un lato evocasse i tratti essenziali della casa colonica e dall’altro risultasse contemporaneo,

utilizzabile in tutte le stagioni ed energeticamente intelligente. L’architettura è perciò volutamente semplice ed essenziale. Grondaie e pluviali celati all’interno dell’architettura permettono di leggere i volumi delle case liberi da ogni ornamento. Il marcapiano orizzontale in acciaio verniciato non solo sottolinea la


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sardellini marasca architetti

Laureata a roma con Ludovico Quaroni nel 1970, dallo stesso anno anita sardellini svolge la professione di architetto. Cultore della Materia alla facoltà di architettura di ascoli piceno, si è sempre interessata d’architettura contemporanea. Lo studio, con sede ad ancona, si avvale di un team di collaboratori e dal 2006, con la trasformazione in sardellini Marasca architetti, comprende i nuovi soci andrea Marasca e Giorgio Marasca. L’attività dello studio si sviluppa su tutte le scale, dall’architettura al restauro, dal paesaggio all’interior design. Il lavoro si fonda sulla ricerca continua di qualità, controllo del budget e del programma, confronto e convergenza di competenze. ogni progetto è il risultato di un processo creativo volto al miglioramento della qualità e della sostenibilità ambientale attraverso un’architettura silenziosa, diretta e dalle forme pure. www.sardellinimarasca.com Da sinistra: Giorgio, paolo, andrea Marasca e anita sardellini

scansione verticale degli edifici ma diventa pergola per gli spazi privati e sede per lo scorrimento dei grandi portelloni scorrevoli. Gli spazi interni sono in diretta continuità con l’esterno grazie alle grandi finestre ad angolo. Gli infissi scorrono in una controparete unificando il soggiorno col porticato esterno. La forma irregolare del tetto, oltre a rievocare la crescita spontanea nel tempo degli edifici rurali, fa intuire lo spazio interno a doppia altezza del pranzo sottolineato dal sovraluce delle finestre d’angolo. Una scala stretta tra due muri porta alle due camere del piano superiore e al soppalco aperto sul soggiorno. Ogni famiglia ha poi personalizzato gli ambienti interni pur conservandone la distribuzione. Negli interni dell’abitazione presentata il soggiorno

è caratterizzato da una parete contenitiva in rovere spazzolato che diventando libreria separa la zona giorno dalla camera matrimoniale al piano terra, disegna i mobili alti della cucina e avvolge una delle pareti della scala fino a raggiungere il soppalco. La zona della piscina è la parte comune più sfruttata nei mesi estivi. La scala con alzate in cotto smaltato di Bagheria separa gli annessi privati da quello comune che ospita la cucina, un piccolo deposito e un forno a legna esterno. I colori in questo caso, sia per la pavimentazione che per il tonachino e l’interno della piscina sono sui toni della sabbia, mentre le abitazioni sono caratterizzate da un colore rosso ricco di sfumature, volutamente vivo e pieno di carattere che ben si sposa con la vegetazione circostante. La struttura delle case, in blocchi autoportanti di legno mineralizzato, garantisce un microclima interno molto piacevole. Il riscaldamento a pavimento e il grande camino testimoniano la volontà di utilizzo delle case anche nelle stagioni fredde

Co-HoUSinG a oSiMo luogo osimo (an) anno di realizzazione 2010 Progetto generale e architettonico sardellini Marasca architetti Progetto strutturale Ing. r. antonucci Direzione lavori Ing. p. zoppi, arch. a. sardellini Contabilità Geom. p. Marasca Dati dimensionali superficie totale area 8.000 mq, abitazioni e annessi 530 mq circa impresa generale di costruzioni Modula infissi e opere in ferro Cifa di pierella & Montapponi Opere idriche piccinini Falegnameria nubilosi - osimani arredamenti impianti piscina Gramaglia materiali e prodotti: Blocchi in legno mineralizzato Isotex; pavimentazione

esterna e coperture san Marco gruppo terreal; infissi ponzio; rivestimento in legno per esterni parklex; parquet eos; camino piazzetta

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FraMMentI DI poesIa In arChItettUra

il Cielo in una sTanza Nuovi volumi e una sapiente scelta di materiali trasformano una convenzionale residenza urbana isolandola dal rumore formale e visivo del contesto

Sopra il titolo, il diaframma in rete stirata che protegge la nuova scala esterna. La scala, che come il percorso di ingresso è pavimentata in pietra naturale arenaria grigia “Florence Grey” con finitura fiammata e levigata, ha inizio a lato del cubo dell’ampliamento, rivestito in pietra naturale limestone “Bianco d’oriente” con finitura patinata. A destra, un’immagine della cucina (sp29 di Modulnova, sgabelli stil di patrick norguet per lapalma, sospensione tolomeo di Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina per artemide). (foto ©alessandro Di Gaspare)

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Per affrontare il disordine, la volgarità e le brutture abbiamo bisogno di poesia. Ma invece che di parole, la poetica in architettura è fatta di luce, volumi e materiali. Le soluzioni scelte dall’architetto Pietro Quatrini per trasformare questa abitazione, circondata dal rumore formale di una zona priva di qualità architettonica di Montelupone, ne sono una dimostrazione. Così l’ampliamento diventa un volume bianco, stereometrico e minimale, aggiunto alla preesistente abitazione. Dove quel che più importa si trova sopra, una stanza-terrazzo aperta verso l’abitazione con una vetrata scorrevole e chiusa su tre lati da pareti bianche, che ha per tetto il cielo. O se vogliamo, una corte privata traslata al primo piano, con un pavimento in teak, il legno che conservando nella sua anima la memoria del tempo e delle stagioni acquista la bellezza degli uomini che molto hanno vissuto. Tornando al punto d’osservazione iniziale, di lato al monolite rivestito in pietra Bian-

co d’Oriente tagliata al grezzo la scala che sale all’ingresso, in pietra arenaria grigia, protetta da un diaframma in rete stirata a maglie esagonali, termina in un aggetto di Scarpiana memoria che segna l’ingresso. Varcato il portone in Corten cerato la vista si apre su una gigantografia dei figli della coppia, applicata a una parete bianca come tutte le altre pareti interne, mentre i pavimenti sono resi caldi dal legno di quercia che conserva le sue naturali imperfezioni, posato a correre in plance di diversa larghezza. Secondo la tradizione del luogo, il soffitto è in legno di rovere a vista e pianelle in cotto, mentre la scala interna di collegamento con il piano superiore, rivestita in quercia naturale spazzolata, ha struttura minimale protetta da un parapetto in vetro che, secondo i riflessi, crea illusioni ottiche e prospettiche. Grande attenzione è stata dedicata all’interior: il living caratterizzato dalla sospensione di Ingo Maurer sopra un piano laccato bianco dal forte spessore sospeso su due


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pietro quatrini architetto

pietro Quatrini si laurea in architettura a Firenze nel 1996 e dopo un esperienza formativa presso il Gruppo Marche con paolo Castelli, nel 1998 fonda lo studio che porta il suo nome. L’attività spazia dall’urban design alla progettazione dell’architettura e degli interni in un processo che coinvolge competenze specifiche nel rispetto del genius loci, con la consapevolezza che la qualità urbana dipende dalle relazioni che si instaurano tra oggetto architettonico e contesto. negli interventi su spazi preesistenti e nei progetti di interior design l’attenzione si focalizza nella ricerca di una sintesi di tutti gli elementi in campo, dalle tracce di storia al benessere sensoriale ed emotivo degli occupanti alle specifiche richieste del committente: per farli confluire in una narrazione spaziale e visuale coerente. pietroquatriniarchitetto.eu

L’interno è pavimentato in tavole artigianali di legno di quercia francese a larghezze miste. Da sinistra: la scala interna; la gigantografia che accoglie gli ospiti all’ingresso; nel living il tavolo air di Lago (foto ©alessandro Di Gaspare).

abitazione privata a MontelUpone luogo Montelupone (MC) anno di realizzazione 2010-2012 Superficie intervento

esistente 215 mq; ampliamento 50 mq

rete in lamiera di alluminio stirata Fils (BG) Pavimenti in legno terrazzo e abitazione Bernabei parquet, Belforte del Chienti MC

piani verticali in vetro chiaro; la cucina dove i piani di lavoro in pietra Piasentina e legno di rovere rimarcano la natura di laboratorio del gusto e della passione; il bagno con i rivestimenti Déchirer di Patricia Urquiola per Mutina e il piatto

doccia con pedana in teak di Philippe Starck. La camera da letto padronale è stata interamente realizzata su progetto e incorpora una cabina armadio in resina opaca con corpi illuminanti in filo di ferro intrecciato di Knikerboker

Teak e quercia francese alla stanza liberata dal soffitto dell’abitazione di Montelupone è stato riservato un piccolo lusso che tutti si possono concedere per rendere ancora più accogliente lo spazio all’aperto: pavimento dei Bernabei realizzato con listoni massello in teak posati con un sistema di fissaggio a scomparsa. anche la realizzazione del pavimento in legno all’interno dell’abitazione è stata affidata ai Bernabei: tavole artigianali controbilanciate con sei millimetri di strato nobile in quercia francese a larghezze miste, un classico di questa azienda artigiana, sono state posate in ogni ambiente e utilizzate per rivestire i gradini della scala interna che conduce alla zona notte. Il trattamento finale effetto cera rispetta il desiderio dei committenti di esaltare le infinite sfumature naturali e i nodi del legno, nonché l’esigenza di praticità nella manutenzione.

bernabei Parquet Via Betti, 2 - 62020 Belforte del Chienti (MC) www.bernabeiparquet.it

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architetto Gianfilippo Frati

Laureato in architettura nel 1982 presso l’Università degli studi di roma La sapienza, l’architetto Gianfilippo Frati (san Benedetto del tronto, 1956) ha firmato numerosi progetti di restauro, conservazione, consolidamento e miglioramento sismico di architetture religiose. tra questi si segnalano i progetti di recupero dell’ex seminario Vescovile di Montalto delle Marche (ap) divenuto sede museale, il restauro della Chiesa di s. Giovanni Battista di Grottammare (ap), il consolidamento e restauro conservativo delle Chiese di san Leonardo nel comune di Monteprandone (ap) e della Cattedrale di san Gregorio e san niccolò nel comune di ripatransone, danneggiate dal sisma del 1997.

rIstrUttUrazIone e VaLorIzzazIone

san benedeTTo marTire Una chiesa neoclassica di San Benedetto del Tronto è stata sottoposta a interventi di consolidamento, miglioramento sismico e restauro adottando tecniche e materiali innovativi, leggeri e reversibili La chiesa sorge sull’antico sepolcro del patrono di San Benedetto del Tronto. Nata come pieve battesimale nel IV-V secolo, fu interamente ricostruita tra il 1775 e il 1778 su progetto dell’architetto Pietro Augustoni. L’edificio è in stile neoclassico semplice con impianto ad aula rettangolare e torre campanaria affiancata al corpo principale. La mu-

La facciata della chiesa neoclassica oggetto dell’intervento di restauro.

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ratura presenta una morfologia costruttiva a “semi sacco” costituita da due paramenti distanziati con porzioni di laterizio di mattoni e calcinacci. La tessitura è regolare con mattoni messi prevalentemente di fascia, tranne una parte della parete Est, in blocchi di pietra risalente al vecchio impianto. La volta di copertura dell’aula è stata realizzata con camorcanna e struttura in centina di legno, mentre la volta dell’abside e del presbiterio è in mattoni posti in piano. La volta di copertura sull’aula interna presentava una conformazione a capanna a doppia falda con sette capriate in legno in forte stato di degrado e sottodimensionate, i cui appoggi caricavano in maniera disomogenea la muratura. Alcuni avvallamenti con sconnessioni generalizzate presenti sul manto di copertura hanno favorito infiltrazioni di acqua piovana responsabili dei danni e delle macchie di umidità sulla volta in camorcanna. La messa in sicurezza sismica delle coperture è stata realizzata mediante la loro demolizione e ricostruzione con dieci capriate in legno lamellare, ognuna delle quali provvista di due puntoni, due catene e un monaco. Data l’assenza di catene longitudinali e trasversali, la grave vulnerabilità della chiesa consisteva nella scarsa resistenza delle pareti murarie alle oscillazioni

nei disegni, sopra il titolo e qui sotto, i rilievi architettonici delle lesioni e fratturazioni presenti nella chiesa prima dell’intervento.


[ n. 44/2012 ] ioarCH Costruzioni e impianti

L’intervento di consolidamento prevede diverse fasi esecutive:

ConsolidamenTo della Cupola absidale La struttura voltata dell’abside a semi-calotta e quella del presbiterio, realizzate in mattone in foglio, presentavano dissesti imputabili allo spessore ridotto del manto. Il consolidamento è stato eseguito utilizzando strisce in tessuto di carbonio disposte all’estradosso, lungo il perimetro e sulle nervature diagonali. si tratta di un supporto innovativo, sufficientemente rigido da limitare le deformazioni delle volte e ridurre notevolmente possibili

fenomeni di instabilità, garantendo una maggiore duttilità della struttura in caso di sisma. Questa tecnica, le cui fasi sono descritte a destra, permette inoltre di distribuire gli eventuali carichi concentrati su tutta la struttura eliminando gli effetti del punzonamento. tra i vantaggi dell’intervento, si segnalano la scarsa invasività e la reversibilità, a differenza di altre tecniche di placcaggio pesanti come il rinforzo della volta con soletta armata.

• pulizia del supporto murario; • eventuale sabbiatura della superficie muraria; • applicazione di adesivo epossidico per riprese e iniezioni di microfessurazione; • risanamento della superficie con malta tissotropica; • applicazione di primer a base di resina epossidica per l’aggrappaggio di tessuto in fibra; • applicazione di stucco a consistenza tissotropica e applicazione di adesivo epossidico per l’impregnazione del tessuto; • stesura del tessuto di carbonio (fresco su fresco).

sismiche orizzontali. Il miglioramento sismico ha previsto la realizzazione di cordoli-tiranti in profilato metallico perimetrale, formati da due piatti con traversi di collegamento a passo variabile e diagonali irrigidenti, che svolgono una funzione di cerchiaggio delle murature. L’ancoraggio dei tiranti è stato realizzato sulla parte esterna del muro fissando capochiavi tradizionali a vista con paletto a occhiello per assicurare la catena, stabilizzata con uno spessore a cuneo. In alcuni punti, l’ancoraggio è stato effettuato con resine epossidiche

San benedetto Martire luogo san Benedetto del tronto (ap) anno di realizzazione 2009-2012 Committente

Diocesi di san Benedetto del tronto-Montalto ripatransone

Progettisti

arch. Gianfilippo Frati, arch. Francesco Galieni, Ing. simone sciarroni

Direzione lavori arch. Gianfilippo Frati Consulenza tecnica F.lli simonetti spa, Castelfidardo (an) impresa esecutrice Jacoponi Vito, ripatransone (ap) applicazione materiali compositi seraf, ripatransone (ap)

Consolidamento delle capriate La messa in sicurezza sismica delle coperture ha comportato la sostituzione delle preesistenti capriate lignee, insufficienti e danneggiate, con dieci capriate in legno lamellare che garantiscono una maggiore leggerezza e resistenza rispetto al legno massiccio.

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speciale marche

a lato, prospetto est e, sopra, una stanza al secondo piano e lo scalone. L’intervento di restauro delle pareti esterne e negli ambienti interni è stato realizzato grazie allo studio su frammenti di colore originario e comparazioni con altri edifici settecenteschi. (foto ©alessandro Di Gaspare)

rIstrUttUrazIone e VaLorIzzazIone

FasCino arisToCraTiCo Un complesso intervento di restauro ha riportato agli antichi splendori Palazzo Fenili di Grottammare, tra le maggiori realizzazioni settecentesche in ambito piceno, memoria storica che ha ospitato il compositore Franz Listz in uno dei suoi soggiorni sulla costa marchigiana

In alto, dettaglio del prospetto ovest e della torre ascensore con profili portanti in ferro e pannelli di vetro stratificato antisfondamento. (foto ©alessandro Di Gaspare)

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Il nucleo originario dell’edificio, risalente agli ultimi decenni del XVIII secolo, presentava condizioni di degrado strutturale e materico e necessitava di adeguati interventi sul piano sismico, strutturale, impiantistico e di accessibilità. In origine, il palazzo aveva una planimetria quadrangolare con corte centrale e un’ala principale più alta -attualmente su via Cavallotti- con funzione principalmente residenziale. Sul finire del XIX secolo, il complesso subì la demolizione delle ali nord e ovest, che assieme al lato sud erano destinate a funzioni commerciali e di deposito dei prodotti agricoli. Il corpo residenziale a est si sviluppava su tre livelli fuori terra e durante il XX secolo fu frazionato in singole residenze con interventi che hanno alterato significativamente le condizioni distributive originarie. Le caratteristiche architettoniche permettono di intuire la rilevanza rappresentativa

di Palazzo Fenili: su tutte, l’impostazione formale della facciata principale con portale in pietra e modanature austere. L’androne d’ingresso, oggetto di un profondo risanamento dalla diffusa umidità di risalita, conduce a uno scalone di scuola Vanvitelliana che connette ai livelli superiori, con colonne dai capitelli compositi e modanature che si raccordano alle paraste. Gli ambienti interni presentano volte a crociera e a calotta, con superfici decorate prevalentemente lungo gli spazi del secondo livello sul lato est. L’intervento ha rispettato integralmente la sequenza e i caratteri formali delle aperture perimetrali e delle parti comuni interne. Sono stati apportati interventi di consolidamento strutturale e adeguamento sismico per i settori interessati da cedimenti significativi, soprattutto lungo il prospetto ovest, con consolidamento delle volte e dei solai mediante l’applicazione di tiranti metalli-


[ n. 44/2012 ] ioarCH Costruzioni e impianti

morenoFarinastudio

studio ing. lucciarini

Fondato nel 2006 dall’arch. Moreno Farina (san Benedetto del tronto, 1977), lo studio opera nel campo della progettazione e del restauro architettonico per incarichi pubblici e privati. attualmente è impegnato nella realizzazione di insediamenti residenziali e turistici e nella valorizzazione di alcuni insediamenti liberty della costiera picena. www.farinastudio.com

Lo studio fondato dall’ing. alessandro Lucciarini De Vincenzi (ripatransone, ap, 1974) si occupa della progettazione strutturale e architettonica di edifici civili e fabbricati industriali in conglomerato cementizio armato, acciaio, legno lamellare, muratura classica e armata, del consolidamento e adeguamento sismico di edifici esistenti e della sicurezza nei cantieri temporanei e mobili.

ci e fasciature invisibili. Sono stati sostituiti gli elementi lignei del tetto deteriorati e non recuperabili, consolidando la muratura di supporto e riposizionando le varie orditure e il manto di copertura con coppi originari. Le volte decorate a tempera del secondo piano, che manifestavano macchie d’umidità e lesioni, sono state restaurate sotto la supervisione della Sovrintendenza di Urbino. Le formelle delle pavimentazioni storiche del secondo piano e dei pianerottoli del corpo scala sono state catalogate e rimosse per il consolidamento dei fondi, e in seguito riposizionate secondo i disegni originari, installando pannelli per il riscaldamento radiante a pavimento nelle unità. Data l’impossibilità di realizzare un sistema di elevazione interno, una torreascensore è stata collocata sul retro, risultando completamente autonoma sul piano strutturale e collegata al fabbricato mediante due passerelle chiuse. L’installazione esterna dell’ascensore, con profili portanti in ferro e pannelli di vetro stratificato antisfondamento, consente inoltre di limitare le sollecitazioni meccaniche ai gradoni dello scalone

Il sottotetto dopo l’intervento di restauro (parte sud). Sotto, dettaglio appoggio capriata.

palazzo fenili luogo Grottammare (ap) anno di realizzazione 2009-2012 Committente soledil spa Progetto architettonico arch. Moreno Farina Progetto strutturale

Ing. alessandro Lucciarini De Vincenzi

impianti termoidraulici ecotech, san Benedetto d/t impianti elettrici eletecnica, san Benedetto d/t restauro architettonico

Impresa edile Caponi Domenico, Monteprandone (ap)

Consulenza tecnica

F.lli simonetti spa, Castelfidardo (an)

Fornitura e posa del tetto

Sopra, sezione della struttura portante in ferro della torre-ascensore esterna.

A sinistra, la torre-ascensore presenta una rotazione rispetto all’edificio per evitare ombreggiamenti agli ambienti interni.

A sinistra, sopra, rilievo del prospetto nord (in evidenza le diverse tipologie di deterioramento) e, sotto, lo stato post-ristrutturazione con l’aggiunta della torre-ascensore.

F.lli simonetti spa, Castelfidardo (an)

(foto ©alessandro Di Gaspare)

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speciale marche

paolo schicchi architetto

nato a Fabriano (1956), laureato presso la Facoltà di architettura di Firenze, l’architetto paolo schicchi opera da trent’anni nel campo della progettazione architettonica, del restauro e ristrutturazione edilizia e dell’architettura di interni. ha progettato e realizzato numerosi interventi per edifici residenziali, industriali e del terziario, sviluppando la propria attività anche nel campo del design con particolare riferimento al settore dell’arredobagno. www.studioschicchi.eu

restaUro DI Una aBItazIone prIVata

lusso ConTemporaneo Un piccolo intervento di recupero di una residenza privata diventa l’occasione per conoscere uno dei tanti borghi storici di cui sono costellate le Marche. Siamo a Treia, in provincia di Macerata

Sopra il titolo, due immagini dell’atrio d’ingresso e dello scalone di palazzo acquaticci a treia e. a destra, uno degli ambienti dell’appartamento restaurato, dove è possibile osservare le decorazioni pittoriche del soffitto e delle pareti. Il pavimento in legno in primo piano è posato “a spina antica”, seguendo tradizioni del luogo

(foto ©alessandro Di Gaspare)

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Esiste (e fortunatamente resiste) un’Italia cosiddetta “minore” che sa preservare il suo tessuto storico e che è ancora in grado di stupire per l’equilibrio e la capacità innovativa della sua urbanistica e per la qualità architettonica dei suoi palazzi. Treia è una cittadina di circa novemila abitanti sulle colline marchigiane a circa 20 km dal capoluogo di provincia, Macerata, che dalle origini romane, passando per la ricostruzione medievale per arrivare ai palazzi neoclassici, colpisce per aver saputo trasformare il sito naturale in spazi di relazione di grande qualità e armonia, così come colpisce per il pregio della sua edilizia pubblica e privata che racconta la storia di un importante ceto aristocratico e di una solida borghesia del tempo. Il progetto di recupero riguarda un’unità abitativa all’interno di uno di questi palazzi aristocratici, Palazzo Acquaticci, che, a fronte di un carattere austero del suo lato

A fianco, tra le due camere da letto è stato creato un bagno limitato in altezza, evitando interferenze con le decorazioni pittoriche del soffitto a volta (foto ©alessandro Di Gaspare). Sopra, la pianta dell’appartamento restaurato


[ n. 44/2012 ] ioarCH Costruzioni e impianti

abitazione privata luogo treia (MC) anno di realizzazione 2010-2012 Progetto e direzione lavori paolo schicchi architetto

Collaboratori

Restauro decorazioni pittoriche estia srl restauro Beni Culturali - Bastia Umbra (pG) Maria Luisa omenetti tronelli & C - Montefalcone appennino (FM) Strutture-Sicurezza-Coordinamento ing. Claudio speranza Progetto architettonico arch. Maria Laquaniello, arch. Gabriele Chiavatti, studio schicchi

Dati dimensionali

piani 2 totale superficie 154.00 mq

imprese esecutrici

Opere edili Calamante Dino e Crucianelli Daniele snc,treia (MC). Impianti elettrici Gieffe, appignano (MC) Impianto termosanitario termoservice,treia (MC) Pavimenti in legno su disegno Bernabei parquet, Belforte del Chienti (MC) Finiture di interni Mino & Grazia - Jesi (an), Gattucci - pollenza (MC), effeemme - appignano (MC)

di riqualificazione strutturale e impiantistica è stato affiancato un minuzioso intervento di restauro che ha interessato in particolar modo le decorazioni pittoriche dei soffitti, con il consolidamento dei distacchi di intonaco più accentuati e il riempimento delle numerose lacune. In seguito si è proceduto al consolidamento dei dipinti procedendo infine alla reintegrazione pittorica delle superficie. Il medesimo criterio di recupero è stato applicato a tutte le finiture, procedendo al restauro degli infissi interni ed esterni con il loro apparato decorativo e riproponendo le coloriture originarie per le pareti. Una particolare attenzione è stata riservata infine alla scelta della pavimentazione in legno, con parquet posato a disegno in tutti gli ambienti della casa, inclusi bagni e cucina

resTauro deCorazioni piTToriCHe realizzate a tempera su muro tra la fine del ‘600 e la fine del ’700, le decorazioni pittoriche dei soffitti richiedevano un intervento di restauro, eseguito secondo due metodologie differenti. La prima è consistita nel recupero di un dipinto completamente coperto e danneggiato dalla suddivisione del vano originario in due ambienti distinti. sono stati asportati gli strati di scialbo che ricoprivano la pittura originale, fissando l’intonaco al proprio supporto con iniezioni di resine acriliche in emulsione a bassa percentuale, procedendo in seguito alla pulitura della superficie per rimuovere e ridurre macchie, imbianchimenti e ridipinture e stuccando le lesioni. L’integrazione pittorica è stata eseguita per ridurre l’interferenza visiva delle abrasioni, delle lacune e delle alterazioni cromatiche con colori ad acquarello steso per velatura a imitazione dell’originale. Un’estesa interruzione dovuta alla caduta dell’intonaco è stata integrata con tinta neutra, escludendo interventi di ricostruzione mimetica. Una seconda metodologia di restauro ha riguardando le altre decorazioni pittoriche che presentavano lesioni, distacchi dell’intonaco e una scarsa o non corretta manutenzione.

L’arte del legno: essenze e posa

pubblico, nasconde al suo interno un tesoro architettonico con un elegantissimo atrio e uno scalone impreziosito da decorazioni pittoriche e statue che, in piccola scala, riproducono le magnificenze di residenze nobiliari ben più importanti. Si tratta, come spesso accade in situazioni analoghe, di un appartamento che è il

L’eccellenza dell’artigianalità marchigiana prende forma nell’esecuzione di questo pavimento storico in legno affidata ai Bernabei, storica ditta del luogo specializzata nella realizzazione di pavimenti in legno. La geometria di posa è una replica fedele di spina antica e rievoca pavimenti realizzati in antiche dimore. Le liste massello, bisellate e levigate rigorosamente a mano, sono ricavate dalla quercia, essenza tra le più nobili e rinomate. L’abilità artigianale dei Bernabei trova la sua espressione anche nel trattamento finale effettuato direttamente in opera con oli e cere, prodotti naturali in omaggio a una vocazione ecologica che ha le sue radici nella tradizione.

prodotto dello smembramento di un’unità abitativa più grande dove gli spazi originari sono stati “piegati” alle esigenze contingenti dei nuovi abitanti. Ai necessari lavori

bernabei Parquet Via Betti, 2 - 62020 Belforte del Chienti (MC) www.bernabeiparquet.it

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speciale marche

ospItaLItà

benvenuTi al passeTTo Lo studio BRAU Battistelli Roccheggiani Architetti Associati firma la riqualificazione del locale storico di Ancona posto in posizione panoramica con vista sul mare

Sopra il titolo, dalla terrazza panoramica del ristorante la vista spazia a 360° sul mare e sulla città; al centro, l’edificio da poco ristrutturato e riaperto al pubblico (foto ©Gianni Cuttone) e, sotto, una foto storica, con il Monumento ai Caduti in primo piano e il Monte Conero sullo sfondo.

accanto, due immagini del ristorante dopo la ristrutturazione: la terrazza e il bar a piano terra. (foto ©Gianni Cuttone)

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I lavori di ristrutturazione della costruzione a torre con pianta ellittica e sviluppo su tre livelli che segna la conclusione del percorso centrale ottocentesco di Viale della Vittoria (il “passetto”, appunto), sono stati eseguiti in modo da non alterare la natura e le caratteristiche estetiche dell’edificio, con il rifacimento degli impianti, delle finiture e la messa a norma della struttura. La progettazione ha previsto una nuova disposizione degli spazi e una diversa organizzazione dei percorsi interni per differenziare le zone a uso pubblico da quelle destinate a ospitare i servizi, procedendo alla demolizione e ricostruzione dei tramezzi non portanti. L’ingresso principale è stato

trasformato dall’inserimento di una porta in vetro e di un locale guardaroba anch’esso vetrato. In posizione laterale, la sala ristorante a piano terra è uno spazio unico reso più ampio eliminando un muro divisorio preesistente e lasciando unicamente i pilastri strutturali. In questo modo l’ambiente è stato collegato fisicamente e visivamente al corridoio e al bar centrale, ampliato e rinnovato mediante la demolizione di alcune sezioni di muro e la realizzazione di una parete-filtro con elementi brise-soleil in legno. Tali aperture non percorribili garantiscono una migliore illuminazione del bar e isolano acusticamente la zona ristorante. Inoltre, i listoni verticali di legno enfatizzano la

geometria circolare dell’architettura e sono stati utilizzati in altre zone con colori e dimensioni differenti ma con una coerenza estetica globale. Contigue alla sala principale, due sale minori sono separate dal corridoio per mezzo di porte scorrevoli in legno. Le bucature delle sale a piano terra sono rimaste invariate, procedendo unicamente alla sostituzione degli infissi. I pavimenti della sale ristorante, del bar e della hall d’ingresso, per un totale di 307.57 mq, sono in legno, mentre nella zona del corridoio è stata conservata una parte del pavimento preesistente. Il piano primo mostra un segno di continuità con il livello inferiore per lo stesso trattamento delle pareti. Infatti, la sala principale è stata collegata con una minore demolendo parte della parete divisoria. Una delle tre aperture risultanti è stata schermata mediante lo stesso sistema di brise-soleil in legno e parete vetrata. Le aperture della sala ristorante poste lungo i prospetti nord-est, nord-ovest e


[ n. 44/2012 ] ioarCH Costruzioni e impianti

brau - battistelli roccheggiani architetti associati

Fondato nel 1996 da sergio roccheggiani e Marco Battistelli, è studio associato dal 2005. BraU opera nel campo della progettazione architettonica, urbanistica e del restauro con un gruppo di 14 professionisti seguendo un flusso di lavoro certificato dal sistema Qualità UnI en Iso 9001:2000. Sergio Roccheggiani (ancona, 1965) si è laureato nel 1992 alla Facoltà di architettura di pescara. nel 2004 e 2005 è professore a contratto presso l’Università politecnica delle Marche. Membro del direttivo InU Marche, dal 2004 è presidente dell’ordine degli architetti ppC della provincia di ancona. Marco Battistelli (ancona, 1965), laurea in architettura a Firenze nel 1993, nel 2000 consegue il phD in disegno e rilievo del patrimonio edilizio presso l’Università politecnica delle Marche dove tra il 2001 e il 2005 è professore a contratto. autore di pubblicazioni sui temi del restauro, del rilievo e del disegno, si occupa attivamente di progettazione ecocompatibile. www.brau.it

sud-est, precedentemente caratterizzate da un’alternanza di porte-finestre e finestre, sono state trasformate in aperture a tutt’altezza. Il cambiamento non risulta percepibile dal livello stradale in quanto la struttura superiore è arretrata e protetta da un parapetto. Nella sala ristorante, la precedente boiserie è stata sostituita con una in legno bianco che reinterpreta in chiave contemporanea l’estetica barocca dell’ellisse e il soffitto è stato rivestito con un telo teso fonoassorbente Barrisol in cui sono stati ricavati alloggiamenti per l’illuminazione della sala. Interamente rivestito in legno nautico, il terrazzo al terzo livello trasferisce per intero agli ospiti la sensazione di trovarsi a bordo di uno yacht. La funzionalità dell’edificio è stata migliorata e messa a norma con la creazione di due rampe, una posta al piano terra in sostituzione dell’attuale scalinata d’ingresso al ristorante e una posta al primo piano per connettere l’area parcheggio

pianta piano terra. Sotto, sezione del prospetto.

il paSSetto di anCona Data 2011-2012 Progetto studio BraU

arch. sergio roccheggiani, arch. Marco Battistelli

Progetto impianti studio solidoro Progetto strutture studio talevi intervento adeguamento funzionale e interior design Superficie intervento 1.000 mq materiali F.lli simonetti spa: parquet interno di

Fiemme 3000; doghe per pavimentazioni esterne terrazza di Ravaioli; rivestimento bagni di Kerlite Cotto D’Este; serramenti di Pail; pitture di Mapei.

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speciale marche

alberto simonetti, presidente della F.lli simonetti spa, con la moglie Luciana.

sIMonettI

soluzioni per l’arCHiTeTTura Specializzazione, formazione e attività innovative. Sono questi, da sempre, i cardini della strategia di Simonetti, la rivendita marchigiana che si dimostra vincente anche quando il mercato rallenta e raccoglie il consenso dei professionisti dell’architettura La F.lli Simonetti è una realtà profondamente radicata nel territorio marchigiano, con 16 punti vendita tra magazzini edili e showroom di finiture di interni da Ancona ad Ascoli Piceno, fino alla provincia di Teramo. La vocazione é sempre stata la distribuzione di materiali e tecnologie per l’edilizia, ma oggi il cuore dell’azienda è la ricerca di soluzioni avanzate per l’architettura, declinate in un’offerta ampia e articolata che privilegia i materiali più innovativi per il

livinG & more Il primo showroom integrato di arredamento e finiture sarà presto inaugurato a Civitanova Marche, nella sede dello storico showroom di arredobagno. La riconfigurazione dei 6mila mq, iniziata con l’introduzione del reparto cucine e arredo garden, sta per essere ultimata in questi giorni. Accanto ai rinnovati spazi dedicati a pavimenti e rivestimenti, porte, serramenti e arredo bagno fa la sua comparsa il settore living, con proposte per l’arredocasa e il contract; particolare attenzione è dedicata all’area home wellness. L’intervento porta la firma del designer Ido Corradini, affiancato dallo staff di interior designer di Simonetti.

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risparmio energetico e la sostenibilità degli edifici. Ne abbiamo parlato con il presidente e fondatore dell’azienda marchigiana, Alberto Simonetti. Qual è la configurazione attuale della F.lli Simonetti? Sono sicuro di non sbagliare affermando che dopo oltre 25 anni di presenza sul mercato siamo il principale interlocutore nelle Marche per tutti i soggetti coinvolti nel processo edilizio, dalle imprese di costruzione agli

artigiani, dagli studi di architettura ai progettisti d’interni. Abbiamo perseguito una politica oculata di crescita, attraverso acquisizioni e aperture di nuovi punti vendita e l’ampliamento progressivo dell’offerta merceologica, che oggi comprende anche il comparto dell’arredamento. La divisione arredo affianca la divisione edilizia, che a sua volta comprende vari reparti tecnici tra cui quello relativo alle strutture e alle coperture in legno - in cui abbiamo creduto prima che la domanda fosse alimentata dalle nuove normative in ambito di eco compatibilità degli edifici - e quello dedicato all’isolamento termo-acustico, che oggi è ancora più regolamentato e richiede anche un grande impegno nell’offrire consulenza alle imprese che si occupano dell’installazione. Qualunque sia il nostro ambito di attività ricerchiamo le migliori tecnologie sul mercato e le proponiamo con il corredo di un servizio tecnico specializzato di supporto alla progettazione e alla messa in opera, offrendo alle imprese e ai professionisti possibilità continue di aggiornamento tecnico. Una sfida sul mercato che si gioca sul terreno della qualità... In una fase come l’attuale, dove la clientela è sempre più volatile e l’economia è in stallo, occorre offrire al mercato i migliori prodotti al miglior prezzo e con il migliore corredo di servizi. Questo è ció cui miriamo, soprattutto per essere sempre piú competitivi negli anni a venire. Il nodo centrale di questa strategia di qualità, il nostro grande punto di forza, è la qualificazione professionale dello staff dei nostri venditori e tecnici, che ci impegniamo ad elevare con continui investimenti in formazione e specializzazione. Difficile investire in tempi contrassegnati da una congiuntura economica sfavorevole. Sì, per chi come noi si occupa di edilizia il momento è critico. Le aziende del settore sono attanagliate da problemi finanziari, gli istituti bancari hanno ridotto in modo sostanziale l’erogazione del credito alle imprese e l’accesso ai mutui, il mercato immobiliare è fermo. Nonostante la recessione


[ n. 44/2012 ] ioarCH Costruzioni e impianti

abbiamo mantenuto le posizioni e chiuso il 2011 con segno positivo. Ma soprattutto abbiamo messo le mani nelle nostre tasche per evitare di dover ricorrere a licenziamenti o agli ammortizzatori sociali. Questo è il miglior investimento che potessimo fare. I nostri collaboratori sono motivati a dare sempre il massimo, con passione, a non lasciare mai solo il cliente nelle sue scelte e soprattutto nella risoluzione delle problematiche di cantiere che incontra quotidianamente nello svolgimento della sua attività. Questo ci permette di non essere per la clientela un semplice centro di approvvigionamento e di acquisto di prodotti, ma un vero e proprio centro servizi per l’architettura, l’edilizia e l’arredamento. A livello direzionale, naturalmente, lavoriamo per rafforzare la diffusione del nostro nome e delle competenze ad esso legate sul territorio in cui operiamo, adottando una articolata strategia di comunicazione e fidelizzazione del cliente. In che modo si articola questa strategia? In un modo certamente non convenzionale. Al cliente non interessa solo essere assistito, ma anche avere accesso a occasioni di crescita professionale. Per artigiani e posatori abbiamo strutturato una scuola di posa per rivestimenti a cappotto e coperture in legno. Quest’anno abbiamo potenziato gli incontri di formazione per architetti e tecnici, invitati a partecipare a incontri con le aziende o con nostri esperti di varie materie. In occasione della Biennale di Architettura di Venezia, in corso in questi mesi, abbiamo invitato 50 professionisti a partecipare a due tour di tre giorni guidati da un docente del Politecnico di Milano, in grado di trasformare l’immancabile visita al piú importante evento di ar-

Nato nell’800 come stadio per il gioco della palla con il bracciale, lo Sferisterio è il palcoscenico ideale del Macerata Opera Festival sponsorizzato quest’anno da Fratelli Simonetti Lo Sferisterio di Macerata è una grande arena neoclassica, indicata da alcuni come il teatro all’aperto con la migliore acustica in Italia. La struttura architettonica, unica nel suo genere, in origine aveva una funzione diversa: fu progettato nel 1823 dall’Arch. Ireneo Aleandri per il gioco della palla con il bracciale. L’arena ellittica larga 90 metri è definita ai lati da due testate rettilinee, da una parete curvilinea con 56 colonne doriche di ordine gigante e doppia serie di palchi coperti coronati da una balconata, e da un colossale muro di fondo che fungeva da battipalla e in seguito da sfondo del palcoscenico. Inaugurato nel 1829, fu utilizzato per la prima volta come arena operistica nel 1921 con l’allestimento dell’Aida di Verdi, il cui centenario della nascita sarà celebrato nella prossima stagione operistica 2013.

Il figlio di Mario Del Monaco, Giancarlo, riceve da alberto simonetti il ricordo in onore del padre. accanto, Giorgio squinzi con la moglie adriana e il direttore artistico dello sferisterio, Francesco Micheli.

chitettura in Italia in una ancor piú significativa occasione di crescita culturale. E dato che siamo attenti alla crescita soprattutto dei giovani professionisti, stiamo proponendo loro una “Biennale young”, organizzata nello stesso modo, ma dal costo irrisorio. Quest’estate invece avete sponsorizzato la stagione lirica dello Sferisterio di Macerata. Per quale motivo? Mi hanno proposto di sostenere il Festival Off, cioè il programma di eventi collaterali ideato per avvicinare la lirica alla gente e portarla nelle piazze e nelle strade. L’abbiamo sposato per rimarcare il nostro radicamento e il nostro legame con il territorio, ma anche per portare l’attenzione sull’impegno che la nostra azienda dedica alla diffusione della cultura dell’abitare. Senza cultura non

può esserci crescita, investire in cultura significa investire nella ripresa. É stato un grande successo, oltre 1.200 professionisti da tutta la regione hanno accettato il nostro invito ad assistere alla recita della Bohème, della Carmen e del concerto in ricordo del grande tenore Mario del Monaco. E in occasione della “notte dell’opera”, l’evento che ha chiuso la stagione lirica e che si è svolto completamente per le strade del centro storico di Macerata, abbiamo organizzato il concorso “Vinci il design by F.lli Simonetti”, mettendo in palio tre importanti oggetti d’arredo scelti tra le nostre collezioni che saranno consegnati ai vincitori il 17 novembre in occasione dell’inaugurazione del rinnovato showroom di Civitanova Marche

terrItorIo e CULtUra

quando l’opera è a cielo aperto

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speciale marche

L’aMBIente DeLL’UoMo

dna di una reGione Ogni anno l’associazione Il Paesaggio dell’Eccellenza organizza un concorso fotografico regionale. La scarna selezione che presentiamo compone un mosaico della regione in cui lavoro e paesaggio convivono, influenzandosi a vicenda in un raro gioco di equilibri

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Siete mai stati nelle Marche, regione ‘da scoprire all’infinito’? Non è una provocazione commerciale dato che questo periodico tratta tutt’altri temi e chi scrive non è un’agenzia di incoming turistico. È l’invito a scoprire questa regione spesso inedita anche per noi marchigiani. L’unica regione - doveroso ricordarlo – forse non a caso al plurale, per la storia, le bellezze culturali, l’enogastronomia, le tradizioni e i personaggi, il tutto legato da ciò che ne determina la vera differenza, il paesaggio marchigiano. Un paesaggio che dagli Appennini si ammorbidisce nelle valli disposte a petti[ 74 ]

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ne verso la costa del mare Adriatico. Colline che accolgono l’uomo e le sue attività in un rapporto da sempre di grande armonia e rispetto reciproco. Un territorio che si sviluppa in origine con il duro lavoro agricolo favorito dalla geografia e dalla presenza dei fiumi che identificano le varie vallate. Un lavoro che ha forgiato i caratteri dei marchigiani tenaci e capaci di cogliere quello che la terra suggerisce, ma anche capaci di pensare e produrre oggetti e manufatti di ausilio dapprima al lavoro dell’uomo poi anche alla vita quotidiana. È così che dopo l’agricoltura si sviluppa l’ar-

tigianato, favorito dalle importanti fiere commerciali che le Marche ospitano dalla fine del Trecento e che offrirono spunti per ripensare oggetti da realizzare e non più da acquistare. All’artigianato segue lo sviluppo dell’industria di piccole e medie dimensioni con un modello del tutto particolare che si dimostra capace di resistere piuttosto bene alle crisi grazie alla flessibilità delle imprese, alla dedizione dell’imprenditore e alla plurisettorialità produttiva dell’area. I più importanti distretti produttivi vanno dal mobile e la cantieristica navale nel pesarese alla meccanica nell’anconetano, dalla


[ n. 44/2012 ] ioarCH Costruzioni e impianti

i soci del paesaggio dell’eccellenza Acrilux, Banca di Credito Cooperativo di Recanati e Colmurano, Brandoni, Campetella Robotic Center, Castagnari Organetti, Clementoni, Fbt elettronica, Garofoli Vini, Pigini Fisarmoniche, Rainbow, Soema, Studio Conti, Valenti&Co, Fimag Gruppo Guzzini - Fratelli Guzzini, Gitronica, iGuzzini illuminazione, Teuco, Gruppo Garofoli - Garofoli Porte, Gidea, Pigini Group - Eko Music Group, Eli edizioni, Rotopress International, Tecnostampa, Somigroup - Somidesign, Somipress.

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Comune di Recanati, Fondazione Its, Itis E. Mattei di Recanati, Università di Camerino

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DIDA foto aquaspe rsperferunt, que consedi ni vent odi re sitatem qui tor si volut eturisquodi (Foto ©archivio IGuzzini)Mostia dolora dolorpo riossitate sunt pa quis

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calzatura tra il fermano e il maceratese fino all’agroalimentare e ittico nell’ascolano. A questi si affiancano prodotti d’eccellenza riconosciuti in tutto il mondo e un tessuto capillare di terzisti dalle elevatissime qualità produttive. Ancor oggi l’uomo, con le sue attività, osserva l’originale rispetto per il paesaggio che nel corso dei secoli lo ha premiato con una elevata qualità della vita e un diffuso benessere. Nel 2005 per volontà di alcuni imprenditori, amministratori locali e il mondo accademico viene costituita l’Associazione ‘Il Paesaggio dell’Eccellenza’ con l’intento di

nectio. Ut autem eture net accus. Vita que pro bla vendentibus, cum etureic iatureicidel intur, quia di ommolup tibereh enitem quis por sum repudamus nesto moloremquas doles inctat. pieniatet am, ut fugit modis adio. totat audi incitiae voloribus, non nonse volupit facepudi quam, estotat. Vid et hit volupiet exerrum quidus, ulparunt et facepedit explici liquia id ulla si doluptatur, odit, conestio magnatias id et, volupta tquossequod et laceriam utatus, odit quo vellanditae molorepe vendenem quae sunt que nobit et et que voloria spellen descim as dolupta voluptas acipiciis aut quas maximus acim non coreiciis accum as rem. It velliqui te pa sus aut a nobitem remquia que ereres et quiae nectas ea quisest quiatem 16

conservare e valorizzare la cultura d’impresa dell’area compresa tra le valli del Potenza e Musone. Una porzione di territorio atipica per la spiccata plurisettorialità, quasi la sintesi dell’intera regione, con Recanati al suo centro. 30 imprese tra le più rappresentative e alcune istituzioni pubbliche per promuovere l’intera cultura d’impresa della regione e l’identità del saper fare marchigiano attraverso eventi, attività espositive, seminari, concorsi e collaborazioni con le scuole

Alessandro Carlorosi direttore dell’associazione Il Paesaggio dell’Eccellenza

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Soggetti e autori 1. soema, recanati (foto Marco Gentili) 2. ex Molino albani, Fano (foto Lorenzo amaduzzi) 3. Castagnari, recanati (foto Vittorio Faggiani) 4. Vetrotec, Montecchio (foto arianna Gaia Mamini) 5. Desi Mobili, Cerreto d’esi (foto andrea Bevilacqua) 6. rainbow, Loreto (foto Federica Di Giovanni) 7. Fratelli Guzzini, recanati (foto Daniele Cinciripini) 8. Università di Camerino (foto Federica ruggeri) 9. Garofoli Vini, Loreto (foto Federica Giorgetti) 10. tecnostampa, Loreto (foto Corrado Vidau) 11. Cava tancredi, acquasanta terme (foto alessandra Mandozzi) 12. FBt, recanati (foto andrea Veneri) 13. Fornace Koch, recanati (foto antonio Baleani) 14. ex Montecatini, Falconara M.ma (foto Mario Ferrara) 15. eli edizioni, Loreto (foto Michele Florio) 16. zipa, Jesi (foto Massimo Bardelli) 17. santoni, Corridonia (foto elisabeth Garvey)

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[ n. 44/2012 ] ioarCH Costruzioni e impianti

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Si tratta di pavimenti dalle notevoli qualità estetiche e tecniche, come la stabilità dimensionale. I laminati sono realizzati con una speciale tecnologia di protezione antigraffio, e sono adatti per il riscaldamento a pavimento; grazie alla resistenza dello strato superiore, sono protetti al meglio contro la caduta di oggetti, tacchi a spillo, sporcizia in generale; il pannello di base in combinazione con un sottofondo Quick Step produce un piacevole suono di legno autentico. Ogni pavimento Quick Step viene sottoposto

Accanto, il laminato Quick Step serie Eligna spessore 8 mm, realizzato con una speciale tecnologia di protezione antigraffio. Sopra, il prefinito Castello, realizzato con tre strati di legno, spessore 14 mm e finitura di protezione.

ad un esclusivo trattamento antistatico permanente. I pavimenti in legno Quick Step sono prodotti con legno certificato Pefc e realizzati con tre strati di autentico legno più una finitura di protezione (sette strati di vernice UV) che rendono le doghe stabili, dure e resistenti. Lo strato superiore è di 3 mm di solido legno. Il cuore è in legno composito di Hevea, legno riciclato dell’albero della gomma: da questa scelta, unica al mondo, derivano le speciali qualità di stabilità dimensionale e perfetta reazione a sollecitazioni e pesi.

dall’aTeneo alla realizzazione edilizia L’azienda veneta Secco Sistemi, specializzata in sistemi per serramenti e facciate in acciaio e in ottone, ha avviato una collaborazione con l’università IUAV di Venezia, mettendo a disposizione le proprie esperienze per il master Processi Costruttivi Sostenibili organizzato dalla Facoltà di Architettura. Il corso ha messo a disposizione degli studenti gli strumenti per promuovere il risparmio energetico, la cantierizzazione del progetto architettonico e

per bulGari allesTimenTi di marCo piva È stato esposto in anteprima alla Biennale dell’antiquariato di Parigi l’allestimento disegnato da Marco Piva per le oltre 1000 vetrine Bulgari di tutto il mondo, da Roma a New York, da Milano a Singapore. Nell’innovativo progetto d’allestimento, gli elementi espositivi in ceramica lucida richiamano le figure femminili ritratte da Modigliani e sono stati realizzati con grandi forme in stampo. Gli elementi tubolari di sostegno dei ripiani

espositivi e le lampade sono in una speciale lega di alluminio trattata in superficie con finitura in oro brillante. I piani d’appoggio in legno sono rifiniti con laccature che riflettono e diffondono la luce, elemento fondamentale che contribuisce all’effetto scenografico complessivo. Grandi lampade ceramiche dalle forme avvolgenti sono al contempo espositori e generatori di luce associati ai fondali scenici in tessuto delle vetrine.

il rating ambientale secondo le procedure di certificazione energetica e ambientale Leed, consentendo di acquisire le competenze specifiche per la gestione dell’intero processo progettuale. Le lezioni sono state tenute dall’architectural advisor Alessandro Pandolfo che ha illustrato tecnologie, materiali e soluzioni Secco a basso impatto ambientale e riciclabili al 100%, adatte alle nuove costruzioni e al recupero e restauro di architetture di pregio. www.seccosistemi.it

le soluzioni brianza plasTiCa per leed Gli esperti di Habitech - Distretto Tecnologico Trentino Scarl hanno tracciato una mappatura dei prodotti Brianza Plastica verificandone il contributo ai requisiti dei crediti Leed, il sistema di certificazione della sostenibilità degli edifici che prende in esame l’efficienza energetica, la gestione delle acque, il sito, i materiali e le risorse utilizzati in cantiere e la qualità interna degli ambienti. Sarà possibile così scegliere i prodotti più performanti in grado di apportare crediti per il raggiungimento della certificazione finale dell’edificio di nuova costruzione o ristrutturato. L’indagine ha portato alla stesura di un elenco che comprende i prodotti Isotec, Isotec Xl, Isotec Linea, Isotec Parete, X-Roof Al, Elyplan, Elyfoam. www.brianzaplastica.it

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ioarCH Costruzioni e impianti [ n. 44/2012]

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l’arCHiTeTTura del FuTuro nella bGF House Lo studio di Padova FPA Franzina+Partners Architettura ha vinto l’European Property Awards 2012 nella categoria Architecture Single Residence con il progetto BGF house. Il concorso premia i più alti livelli di realizzazione da parte delle imprese che operano nel settore immobiliare in Europa, con l’obiettivo di riconoscere e di promuovere uno standard internazionale delle eccellenze. Il progetto BGF House disegnato dallo studio dell’arch. Michele Franzina,

in fase di realizzazione a Padova, si caratterizza per il riuscito connubio tra design avveniristico e principi dell’efficienza energetica e dell’industrializzazione edilizia. www.michelefranzina.it

Progettata dal designer industriale Yves Behar, WattStation di GE è la stazione di ricarica per veicoli elettrici e ibridi nella nuova versione da parete compatta dal design elegante e di facile utilizzo plug-and-play. Sintesi di funzionalità ed estetica con colori personalizzabili, WattStation Wall è ideale per l’installazione interna o esterna in ambienti privati, spazi pubblici o in aree di rilievo architettonico ed è compatibile con tutti i principali tipi di connessioni per la ricarica delle auto elettriche. Il dispositivo inoltre è dotato di un cavo comodamente avvolgibile intorno all’unità, può essere acceso e spento anche a distanza e collegato ad altre stazioni di ricarica mediante circuito.

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[ n. 44/2012 ] ioarCH Costruzioni e impianti

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l’innovazione doka a made e saie Il sistema di casseforme per pareti Framax Xlife Doka verrà impiegato per delimitare l’area stand di MADE in concrete, iniziativa promossa da Atecap con dimostrazioni, prove e interventi di relatori tecnici su diversi temi riguardanti il calcestruzzo. Il nuovo sistema a elementi per solai Dokadek è una cassaforma a montaggio manuale senza travi, dalla struttura leggera in acciaio con telai verniciati a polvere e pannello Xlife. Dokadek si distingue dagli altri sistemi modulari per maneggevolezza, velocità di impiego e per la massima sicurezza in quanto l’assemblaggio e lo smontaggio avvengono da terra. Doka sarà presente anche alla fiera Saie

di Bologna dove il sistema autorampante Ske 50 plus sarà premiato nella mostra SAIE People Meet Innovation tra le tecnologie costruttive più innovative. Il sistema è particolarmente adatto per cantieri con altezze elevate in quanto completamente autonomo dai mezzi di sollevamento, grazie alla movimentazione idraulica dei moduli e l’avanzamento congiunto di casseforme e piattaforme di lavoro. Ske 50 plus di Doka è stato impiegato per la costruzione della Torre Unifimm di Bologna, progetto esemplare per l’impiego di tecnologie e metodi innovativi nel processo costruttivo. www.doka.it

16 artisti e 30 opere per interpretare il “non-luogo” ascensore, strumento di servizio al centro della vita quotidiana (se sapete raccontare la vostra storia nel tempo di una corsa di ascensore, dicono gli americani, sarà più facile trovare un finanziatore per la vostra start-up). Dopo Torino e Milano, la mostra itinerante d’arte contemporanea “Living in Lift”, parte del progetto Schindler per l’Arte, sarà a Palazzo Ducale a Genova dall’8 novembre. Sempre a Palazzo Ducale, negli spazi di Sala Dogana, in mostra anche le 12 opere vincitrici di “Verticalità”, concorso nazionale rivolto a giovani artisti italiani “under 35” ispirato a criticità e opportunità legate alla mobilità metropolitana. Un tema e un titolo che ben si adattano a Genova e alla sua orografia.

Living in Lift 8-29 novembre 2012 Genova, palazzo Ducale Liguria spazio aperto Vernissage 8 novembre 2012, h 17.30 Lun-ven h 09.00-19.00 sab-dom h 14.00-19.00 Ingresso libero

ComForT, risparmio, eFFiCienza, ConTrollo C’era anche l’Ingegner Shinji Izumi, presidente di Daikin Italy, alla presentazione a Milano, lo scorso 4 ottobre, della quarta generazione di VRV, il sistema a volume di refrigerante variabile in pompa di calore introdotto 27 anni fa dalla multinazionale giapponese leader nei sistemi di climatizzazione. Nei sistemi tradizionali in pompa di calore, in fase di sbrinamento il ciclo della macchina è invertito: il fluido refrigerante caldo è utilizzato per sbrinare lo scambiatore esterno. Durante questa operazione le

il nuovo sistema a volume di refrigerante variabile in pompa di calore VrV IV di Daikin.

unità interne si fermano, interrompendo temporaneamente l’erogazione di calore all’ambiente. La tecnologia di riscaldamento continuo di VRV IV permette invece di fornire calore agli ambienti anche quando si attiva il ciclo di sbrinamento grazie a un accumulo termico che immagazzina calore durante il normale funzionamento della macchina e lo rilascia in fase di sbrinamento. Il sistema si avvale inoltre del controllo dinamico della temperatura di evaporazione/condensazione che consente di personalizzare il funzionamento,

scegliendo tra diverse configurazioni. È così possibile privilegiare il rapido raggiungimento della temperatura di setpoint o il risparmio energetico, che rispetto alla precedente gamma VRV III può raggiungere il 25%. Un ulteriore elemento di innovazione è il software VRV Configurator che semplifica la personalizzazione del sistema. Infine, il nuovo sistema di controllo Intelligent Touch Manager permette di gestire fino a 2.560 gruppi di unità interne. www.daikin.it

Come funziona il materiale a cambiamento di fase (PCM)

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ioarCH Costruzioni e impianti [ n. 44/2012]

serramenTi e sisTemi osCuranTi Criteri di scelta, misura delle prestazioni, modalità di installazione Una panoramica completa sulle diverse tipologie di serramento, componente fondamentale dell’involucro edilizio, alla luce dell’entrata in vigore delle normative sulla marcatura CE, sulla certificazione energetica degli edifici e sulla prestazione acustica delle facciate che ha comportato grandi cambiamenti nelle possibilità di scelta dei prodotti. Il testo offre al progettista un metodo generale di valutazione basato sulle prestazioni e sulle modalità di installazione, con approfondimenti tecnici, una rassegna commentata delle norme tecniche più rilevanti e, su CD accluso, un programma di calcolo della trasmittanza e MSViewer per l’analisi di numerosi esempi di ponti termici.

autore Giovanni tisi editore Dario Flaccovio 360 pp - euro 50,00 con CD allegato

Alessandro Belgiojoso, Giovanna Poletti

inaFFerrabile milano fra MeMoria e attUalità, tradizione e innovazione, la Città più dinaMiCa del paeSe Si raCConta nelle iMMaGini di aleSSandro belGiojoSo e nelle parole della GiornaliSta Giovanna Spadafora poletti

Dopo Firenze, Torino, Roma e Palermo, Inafferrabile Milano è il quinto volume della collana dedicata da Hermès alle più belle città italiane e al loro infinito patrimonio culturale e artistico. Il capoluogo lombardo si presenta come nucleo urbano in continuo fermento, epicentro della creatività, della moda e del design e punto di riferimento mondiale per l’innovazione. Ma non solo. Milano cela in sé i segni di un passato glorioso, evidenti nelle memorie monumentali e nelle raffinate architetture o in particolari inaspettati visibili solo a uno sguardo curioso. Come quello del fotografo Alessandro Belgiojoso, che ha tradotto in immagini le suggestioni narrate da dieci racconti della giornalista Giovanna Spadafora Poletti. I due autori hanno perlustrato la città soffermandosi su alcuni punti emblematici per evocare ricordi ed emozioni e raccontare la complessità dei luoghi e dei tipi umani. Il risultato è uno spaccato della personalità sfaccettata di Milano e insieme la testimonianza in prima persona dell’impossibilità di fissarla univocamente, di afferrarla in una singola definizione.

Inafferrabile Milano autori fotografie di alessandro Belgiojoso racconti di Giovanna poletti spadafora editore silvana editoriale formato 30 x 20 cm 160 pp - euro 35,00 2012, edizione bilingue (italiano/francese)

A destra, la graniglia di marmo rosso della torre Velasca. sotto, il deposito atM di via Messina, e l’ultima cena di Leonardo da Vinci, nel refettorio del convento di santa Maria delle Grazie.

my Green CiTy Back to Nature with Attitude and Style Il volume presenta le iniziative sorte in questi anni in tutto il mondo per riportare la natura nelle nostre città. esempi di agricoltura urbana, guerilla gardening e visioni architettoniche ma anche prodotti, arredi e altri oggetti di uso quotidiano che concepiscono la vegetazione in maniera funzionale o estetica. alcuni progetti stanno già modificando i paesaggi urbani mentre altri possono contribuire a rendere le nostre strade e le nostre case più verdi, cercando di indirizzare le persone verso un nuovo modo di pensare. per tutti gli interessati a uno stile di vita più responsabile e rispettoso dell’ambiente, il volume mostra la capacità di progettare il futuro urbano in maniera innovativa, vivace e costruttiva. a cura di r. Klanten, s. ehmann, K. Bolhöfer editore Gestalten 240 pp - 38 euro (testo in inglese)

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Food For THe CiTy A Future for the Metropolis

Nel 2050 la Terra sarà popolata da 9 miliardi di persone, il 75% delle quali vivrà in città. Di questo passo, avremo bisogno di pianeti extra per la produzione del nostro fabbisogno alimentare. Food for the city esamina come possiamo continuare a nutrire le nostre città, presentando tredici visioni provenienti da tutto il mondo e da diverse categorie professionali: dall’attivista al filosofo all’architetto. Ognuno offre il suo contributo e la sua visione sul futuro dell’alimentazione urbana. Con un’infografica utile, una preziosa timeline sull’evoluzione umana in materia di cibo e immagini strepitose.

autori vari Johannes sC Wiskerke, Jorge Mario Jáuregui, Vandana shiva e altri editore nai publisher 254 pp - euro 29,50 (testo in inglese)


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