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COSTRUZIONI E IMPIANTI

Anno 7 - n 51 - dicembre 2013 - euro 4,50

TRENTINO SUDTIROL FARE ARCHITETTURA IN ITALIA

PROGETTO | NATURA | CULTURA

TRASFORMAZIONI SULLA RIVIERA DEL BRENTA / LAB SOLAR DECATHLON EUROPE 2014 / SPECIALE TRENTINO_SÜDTIROL / FOCUS MATERIE MUSE / ARTEFACTS INIZIO DI STAGIONE Font srl - via Siusi 20/a 20132 Milano - Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 DCB Milano


foto: g. giannini


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BELLA E POSSIBILE Le bellezze naturali - ci ricorda Renzo Piano - non sono merito nostro. Né la bellezza dei nostri centri storici, ascrivibile a chi ci ha preceduto. I nostri (de)meriti sono le periferie, le zone commerciali-artigianali, i quartieri residenziali senza infrastrutture, le casette condonate. 5 milioni di edifici inefficienti da demolire e ricostruire, 60mila scuole pubbliche da ristrutturare, 29.500 kmq, quasi il 10% del territorio, a rischio di dissesto idrogeologico. Ci sarebbe molto da fare per ritrovare quella bellezza che rende il nostro Paese attraente nel mondo. Renzo Piano ha scelto sei architetti, remunerati con il suo compenso di senatore a vita, per riprogettare le periferie. Un gesto meraviglioso di intelligenza e buona volontà e un esempio per tutti: per chi ogni giorno a gran voce, dopo che gli hanno aperto la portiera della vettura blindata, ci spiega che non ci sono risorse. E per i professionisti del lamento inconcludente, che avvenga per strada o in qualche inutile convegno.

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94 6 RINNOVO SARTORIALE

Uffici e showroom Rubensluciano a Strà

IOARCH Costruzioni e Impianti n. 51

Direttore responsabile Sonia Politi Comitato di direzione Myriam De Cesco Carlo Ezechieli Antonio Morlacchi Grafica e impaginazione Roberta Basaglia Cristina Amodeo

Matteo Thun

15 TERRA DI MEZZO Architettura contemporanea in Trentino Südtirol

96 FENOMENOLOGIA DELL'ARCHITETTURA

29 MATERIE MUSE

Muse e Le Albere a Trento

Contributi Atto Belloli Ardessi Barbara Breda Ginevra Bria, Chiara Brusini Mariagrazia Leonardi Ugo Morelli, Marco Penati Franco Porto, Giuseppe Todaro Silvia Zotti Fotolito e stampa Pinelli Printing, Milano

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79 LA MONTAGNA INCANTATA 94 INIZIO DI STAGIONE

Solar Decathlon Europe 2014

In copertina, acquerello di Matteo Thun, 2011

10 L’ECO-CASA DEL FUTURO

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Collezione Maramotti

Giuseppe Todaro

98 VERSO IL COMPASSO D’ORO ADI Design Index 2013

Editore Font srl, via Siusi 20/a 20132 Milano Tel. 02 2847274 Fax 02 45474060 redazione@ioarch.it www.ioarch.it Abbonamenti Tel. 02 2847274 - Fax 02 45474060 abbonamenti@ioarch.it

Prezzo di copertina euro 4,50 arretrati euro 9,00. Abbonamento (10 numeri) euro 30,00; estero euro 60,00. Pagamento online su www.ioarch.it o bonifico a Font Srl - Unicredit Banca IBAN IT 68H02 008 01642 00000 4685386 Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004. Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1 DCB Milano

© Diritti di riproduzione riservati. La responsabilità degli articoli firmati è degli autori. Materiali inviati alla redazione salvo diversi accordi, non verranno restituiti.

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TUTTE LE FORME DELL’ACQUA

dal 1980 piscine e wellness blue pool by GRAMAGLIA ®

GRAMAGLIA srl via d’Ancona 67 | 60027 Osimo (AN) | tel. 071 7108700 info@gramaglia.it | www.gramaglia.it


Arena Museo Opera

nuovo progetto illuminotecnico Performance in Lighting illumina le sale e gli allestimenti di AMO (Arena Museo Opera), il nuovo museo di Verona dedicato alla cultura operistica italiana e ospitato nello storico Palazzo Forti, risalente al XIII secolo. Il percorso museale, che si dispiega su una superficie di 5mila mq e che conta una collezione permanente, è stato ampliato con due nuovi allestimenti su progetto dell’architetto Paolo Richelli: la mostra fotografica Arena di Verona, collocata nella zona archeologica al piano terra, e AMO l’Arena, raccolta di immagini e documenti mai esposti della Fondazione Arena di Verona curata dal direttore del museo Kikka Ricchio. Il progetto illuminotecnico, seguito da Giovanni Sartori, responsabile contract di Performance in Lighting, ha riservato un’attenzione particolare alla scelta di sorgenti luminose versatili e discrete

per valorizzare le opere e le sale del museo. Per gli interni sono stati utilizzati i proiettori a binario AS 23 LED di Spittler, concepiti appositamente per l’illuminazione di soggetti in ambito artistico senza alterarne la percezione visiva. Rotanti e orientabili, i proiettori sono dotati di riflettori in alluminio con 4 diversi angoli di emissione del fascio luminoso. L’assenza di emissioni ultraviolette e infrarosse, caratteristica degli apparecchi LED, contribuisce a preservare nel tempo le opere d’arte e assicura al contempo maggiore durata del dispositivo e ridotta necessità di manutenzione. Nei percorsi comuni degli allestimenti sono stati installati pannelli in sospensione FL595 LED di Spittler (60 x 60 cm), con design ultra-sottile che assicura una distribuzione omogenea della luce su tutta la superficie.

Paolo Richelli Gli studi universitari conclusi agli inizi degli anni '80 e le esperienze lavorative successive hanno permesso all’architetto Richelli di incanalare la propria energia creativa in tutti gli ambiti della progettazione. I suoi progetti sono alimentati da contaminazioni con ogni elemento reale o surreale, concreto o immateriale, classico o contemporaneo. La sola legge da rispettare è la soddisfazione dei desideri del committente attraverso equilibrio, personalità, funzionalità, senso, ricerca. In una parola, bellezza.

Gli apparecchi luminosi di Perfomance in Lighting sono stati scelti per rispondere alle specifiche esigenze espositive ed esaltare l'atmosfera delle sale.

PERFORMANCE IN LIGHTING Viale del Lavoro, 9/11 I 37050 Colognola ai Colli (VR) Tel. +39 045 6159211 Fax +39 045 6159292 info@prisma-pil.com www.performanceinlighting.com

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UFFICI E SHOWROOM RUBENSLUCIANO A STRÀ

RINNOVO SARTORIALE Un’architettura neo-palladiana torna agli antichi splendori e svela al suo interno ambienti di lavoro dalla chiara impronta contemporanea

La facciata esterna della Barchessa presenta decori di tondi e ippocrani (foto ©Jürgen Eheim). Nella pagina affianco, lo showroom materiali scarpe e ricerca è sovrastato dai soppalchi della divisione creativa con balaustra in cristallo che ne ricalca i profili curvilinei ((foto ©Jürgen Eheim).

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Collocata nel paesaggio della riviera del Brenta, la barchessa del complesso monumentale Gritti-Marchini è una costruzione d’ispirazione palladiana realizzata nel secondo decennio dell’Ottocento su progetto dell’architetto veneziano Giannantonio Selva e adibita a scuderia della villa padronale. Oggetto di un intervento di restauro eseguito dallo studio R&S Engineering di

Padova (l’intervento sulla villa è tuttora in fase di completamento), la barchessa ha trovato una nuova destinazione d’uso come sede dei nuovi uffici creativi e showroom di moda RubensLuciano grazie a un attento progetto di interior design e illuminotecnico, firmato dall’architetto Simone Micheli, che dialoga con le preesistenze storiche. L’edificio a pianta rettangolare con un lungo


› ADATTAMENTO E RIUSO

Simone Micheli (1964) Laureato presso la Facoltà di Architettura di Firenze, nel 1990 fonda l'omonimo Studio d’Architettura e nel 2003 la società di progettazione Simone Micheli Architectural Hero con sede a Firenze, Milano e Dubai. È docente presso il Polidesign e la Scuola Politecnica di Design di Milano. La sua attività spazia dalla progettazione architettonica all’interior e visual design passando per la comunicazione, con realizzazioni per committenti pubblici e privati. www.simonemicheli.com

portico anteriore rivolto verso la villa presenta una facciata rigorosamente simmetrica scandita da sette arcate a tutto sesto con portale centrale e frontone liscio a stucco veneziano sormontato da timpano e da decorazioni con ippocrani, chiaro riferimento all’originaria destinazione come scuderia. I due blocchi chiusi posti alle testate dell’edificio contenevano i vani delle scale da cui si accedeva all’ampio sottotetto-fienile sormontato da una copertura a capriate lignee dello stesso tipo utilizzato nel teatro La Fenice di Venezia, altra celebre realizzazione di Giannantonio Selva. Il progetto d’interni dell’architetto Micheli ha inteso valorizzare e rendere chiaramente leggibili le preesistenze storiche attraverso superfici neutre e trasparenti che definiscono funzionalmente gli spazi lavorativi. Il piano terra, nobilitato dalla presenza dell’originale lastricato in pietra con disegno geometrico a rombi annegato in un bianco pastellone alla veneziana, ospita in una sequenza open space gli uffici della divisione creativa con piani di

IL RESTAURO DELLA BARCHESSA Il progetto di riqualificazione di R&S Engineering ha comportato innanzitutto il risanamento e la deumidificazione delle facciate in muratura, che presentano un trattamento a intonaco con finitura liscia, cornici in pietra, cornici marcapiano a intonaco e, nella parte alta, decorazioni con teste di cavallo. La pavimentazione del sottoportico in lastre di trachite è stata rimossa previa numerazione di tutte le pietre per bonificare il sottofondo ed eliminare l’umidità di risalita. Anch’essa in pietra dura, la pavimentazione interna è suddivisa in quattro grandi aree da un’insolita composizione geometrica a rombi giganti sull’asse principale sud-nord intersecati da una fila di rombi minori secondo l’asse est-ovest. L’originaria copertura di tipo “a padiglione”, con timpano in corrispondenza del prospetto ovest e due abbaini rivolti a est, è costituita da una struttura principale in legno a capriate con un’orditura secondaria a sostegno del manto di coppi alla veneta. In parte crollata e molto deteriorata, è stata consolidata e ricostruita dove necessario recuperando il materiale in buono stato di conservazione.

R&S ENGINEERING Srl Lo studio di Padova guidato dagli architetti Claudio Rebeschini e Andrea Schiavon è specializzato nel restauro monumentale con una particolare attenzione ai temi dell'architettura del '900. Oltre al recupero di numerosi edifici storici nella città del Santo, tra i lavori in corso si segnalano il restauro dello stabilimento termale Leopoldine di Montecatini, di Palazzo Papadopoli a Venezia e di Palazzo Canossa a Mantova. www.studiores.it

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‹ ADATTAMENTO E RIUSO lavoro in melaminico bianco e struttura in alluminio verniciato. La zona centrale che fa da sfondo all’ampia reception è definita da alcuni setti bianchi ad angolo curvo con porte scorrevoli a scomparsa che individuano gli uffici grafici. Diametralmente opposto, lo showroom “materiali, scarpe e ricerca” presenta tre grandi espositori sovrapposti ad anello ribattuto e candide postazioni a isola con piano in laminato melaminico su struttura hi-tech in alluminio. Attraverso le due esedre voltate con soffitto a cassettoni alle due estremità dell'asse principale della pianta si raggiungono l’ufficio amministrazione, la stanza dei rappresentanti e i servizi, con anticamera dotata di ampio lavabo in porcellana bianca su un ripiano a L nero e sistema asciugamani ad aria ricavato in un tubo d’acciaio che scende dal soffitto. Dalla scala e dall’ascensore in vetro e acciaio si accede ai soppalchi curvilinei del primo piano poggianti su pilotis e delimitati da balaustre trasparenti di cristallo. Seguendo la stessa logica distributiva del piano terra, gli uffici della divisione creativa sono divisi in quattro settori principali illuminati dalle ampie mezzelune delle arcate vetrate poste sui fronti. ll parquet di rovere sbiancato disposto longitudinalmente amplifica la percezione degli spazi; le vele in cartongesso del soffitto sono leggermente ribassate per accogliere faretti a incasso orientabili. Murature e porte scorrevoli separano i settori open space dall’area creativa e dai servizi. Al secondo piano, le grandi capriate lignee a vista illuminate da proiettori led orientabili creano un caldo contrasto con il parquet di rovere sbiancato. Nell’ambiente open space

In alto, un'immagine dello showroom La suite che si trova al secondo piano ed è racchiuso da pareti in eps resinato bianco lucido di Mobilfar con nicchie a incasso a bordo stondato e mini faretti led a incasso orientabili di iGuzzini. Sotto, l’archivio conce e pelli (foto ©Jürgen Eheim).

Esserre

Zanon

Èurema Interni

Fondata nel 2001 a Sant’Angelo di Piove di Sacco da Stefano e Roberto Polato, la società Esserre Impianti si occupa dell’installazione, ampliamento, trasformazione e manutenzione di impianti elettrici, radiotelevisivi, elettronici e protezione antincendio in edifici residenziali e immobili adibiti ad attività produttive, commerciali e del terziario.

Zanon è una società specializzata nella progettazione, installazione e manutenzione completa di impianti di elevazione normali e speciali. Nella Barchessa di Villa Gritti ha installato due ascensori di tipo panoramico con caratteristiche personalizzate, integrati nel vano scale e tra le travi in legno della copertura originale al piano superiore.

ESSERRE IMPIANTI S.N.C.

ZANON DANILO & C. S.A.S.

Il ruolo di Èurema Interni nel progetto è dato dal supporto alla committenza nella scelta degli elementi di arredo di industrial design: nelle zone operative sono state disposte le sedie, le poltroncine e i tavoli della serie Frame (Alias), nella zona espositiva il tavolo Arthur (Extremis) con le sedie Rin (F. Hansen), nell'ufficio dei titolari alcuni pezzi ben selezionati come la poltrona Oxford (F. Hansen), il tavolo I-con desk (Arco) e il divano Damier (Edra).

Via Cornio 22 35020 Sant’Angelo di Piove di Sacco (PD) Tel. 338 7081975 - 338 7081976 esserreimpianti@pec.it

Via Bragni 103 35010 Cadoneghe (PD) Tel. 040 700409 - Fax 049 8876870 info@zanondanilo.it | www.zanondanilo.it

Impiantistica elettrica e antincendio

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Elevazione panoramica

Soluzioni condivise

ÈUREMA INTERNI Via G. Bruno 24/a, 35124 Padova (PD) Tel. 049 684390 info@euremainterni.it | www.euremainterni.it


› ADATTAMENTO E RIUSO è stato ricavato anche un punto cucina per il personale definito da blocchi squadrati rivestiti in legno di rovere sbiancato con sotto-piano estraibili e da due tavoli e sedute con struttura a slitta e scocca in materiale plastico bianco. Ampie scaffalature industriali scorrevoli con maniglione a disco smussato mantengono l’ordine delle pelli e dei materiali di lavoro. Le pareti sinuose in eps resinato bianco lucido che avvolgono l’area showroom sono intervallate da nicchie con bordo stondato illuminate da un percorso di mini faretti led a incasso. Sul lato opposto è stato collocato un grande tavolo circolare con struttura centrale a fascio d’archi rastremata corredato da sedute girevoli a pozzetto. La sala riunioni si caratterizza per il grande tavolo ricavato da un tronco di cedro del Libano appena sbozzato appoggiato su plinti rivestiti a specchio come la grande cornice dello schermo al plasma 60”. Più intima l’atmosfera nell’ufficio di Rubens Luciano, con una scrivania dal piano termoformato bianco e frontali in tranciato di legno, un ampio divano e due tavolini color fumo declinati in una vetrina-scrigno espositiva con piano in vetro e vassoio d’appoggio in legno

SCHEDA Località Strà (VE) Anno di realizzazione 2010-2013 Committente Rubens Luciano SpA Progetto restauro architettonico R&S Engineering Interior design e layout illuminotecnico

Simone Micheli

Superficie porticato esterno 230 mq Superficie piano terra 510 mq Superficie sottotetto 760 mq

L’area ricevimento clienti con zona pranzo dotata di blocco cottura a isola rivestita in rovere sbiancato. In alto, il foyer del secondo piano costeggiato da setti bianchi lucidi di Mobilfar e parquet in rovere sbiancato. Sulle capriate originali, proiettori orientabili led di iGuzzini (foto ©Jürgen Eheim).

Mobilfar

Vertigo Metals

Nardo Vetro

La maison dell’arredo

L'atelier dei metalli

Tecnologia della trasparenza

Vertigo Metals offre un servizio di qualità ed eccellenza nella progettazione, realizzazione e installazione di scale e complementi di arredo. Fondata nel 2005, è una realtà nuova e dinamica che pone le proprie basi sulla professionalità e sulle caratteristiche qualitative della migliore tradizione artigiana, realizzando lavori in luoghi esclusivi e partecipando a mostre ed eventi come il Fuorisalone di Milano.

Mobilfar ha realizzato su disegno dell'architetto Simone Micheli l'arredamento per gli uffici e lo showroom Rubensluciano. Specializzata nella realizzazione di progetti di alto profilo qualitativo e di ricerca dei materiali, Mobilfar ha maturato professionalità ed esperienza nella collaborazione con professionisti. La sua collezione Corso d’Opera è presente in molti atelier e showroom di interni attenti alle più attuali innovazioni.

VERTIGO METALS

MOBILFAR S.N.C

Via Treviso 86, 30037 Scorzè (VE) Tel. 041 445082 info@vertigometals.com www.vertigometals.com

Via Nazionale 19 30032 Fiesso d'Artico (VE) Tel. 049 9801076 info@mobilfar.it | www.mobilfar.it

VERTIGO /METALS

Da 50 anni Nardo Vetro opera nella lavorazione del vetro e nella progettazione, realizzazione e messa in opera di soluzioni per il suo utilizzo in edilizia e nell’architettura d’interni. Tecnologie di ultima generazione ed elevata automazione in fase produttiva consentono importanti economie in termini di valore e di tempi e perfezione nel dettaglio. Dal 2005 Nardo Vetro sviluppa una propria linea di elementi d’arredo di design, a marchio Kriositalia, orientati al settore del living contemporaneo.

NARDO VETRO PROGETTO&DESIGN

Via Artigiani 27, 30010 Camponogara (VE) Tel. 041 46.2357 - Fax 041 4174139 nardovetro@nardovetro.it | www.nardovetro.it

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Solar Decathlon Europe 2014

UN PASSO AVANTI UN BILANCIO ENERGETICO, AMBIENTALE E SOCIALE POSITIVO È ANCHE IL RISULTATO DI FATTORI QUALI LA DENSITÀ, L’ACCESSIBILITÀ E LA MOBILITÀ. IL PROGETTO "RHOME FOR DENCITY" DEL TEAM DI ROMA TRE

Un team multidisciplinare dell’Università degli studi Roma Tre, guidato dall’architetto Chiara Tonelli, partecipa all’edizione 2014 di Solar Decathlon Europe con il progetto Rhome for DenCity – a home for Rome. Il team

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presenterà a Versailles un prototipo abitativo a impatto zero, realizzato in collaborazione con Rubner e Daikin, in grado di produrre più energia di quanta ne consumi, ma, come suggerisce il nome del progetto, parte di un più vasto programma urbano, studiato per essere realizzato su due concrete aree della Capitale, una periferica (Tor Fiscale) e una più centrale, riqualificando un’area di Trastevere che, persa la sua funzione, è oggi abbandonata. Unendo tradizione formale e tecnologie innovative, la casa del futuro avrà un involucro in legno con grandi spessori murari, tetto spiovente, schermature mobili, logge e balconi, per offrire un’inerzia termica adatta al clima mediterraneo e integrarsi al meglio nel tessuto urbano esistente. Il programma Rhome for denCity prevede poi la creazione di edifici per appartamenti di piccole dimensioni, adatti alle esigenze abitative di giovani coppie o residenti temporanei - figure emergenti in un mercato del lavoro di crescente mobilità. I vantaggi di tale tipologia abitativa sono molteplici: risparmio economico ed energetico (gli edifici per appartamenti sono più

efficienti delle abitazioni indipendenti), minore impatto sul suolo edificato, massa critica necessaria per la realizzazione di servizi e infrastrutture (trasporti, aree commerciali, impianti) e coesione sociale – a tale proposito, la scala più adatta per un edificio non intensivo viene individuata in 3-4 piani fino a un massimo di 6. Dal punto di vista bioclimatico, il programma mira a un corretto equilibrio tra aree costruite e spazi verdi e si propone di rafforzare il dualismo tra città e campagna, preservare la permeabilità del suolo e la ventilazione naturale, ridurre al minimo gli sprechi per l’irrigazione con l’uso di specie autoctone. Dal punto di vista della risposta energetica, l’edificio costruito sarà un ibrido: alle proprietà passive della struttura in legno dell’involucro si uniranno tecnologie attive che utilizzeranno energia da fonti rinnovabili - fotovoltaico e solare termico, climatizzazione a pannelli radianti, elettrodomestici e apparecchi per illuminazione ad alta efficienza energetica, domotica. Al concorso per la casa più ecologica del mondo partecipano venti atenei di tre diversi continenti attraverso


Modello, pianta e schema di funzionamento del prototipo di Roma Tre per il prossimo Solar Decathlon Europe

Una squadra vincente Al progetto Rhome for DenCity lavora un team multidisciplinare di quasi 50 tra docenti, ricercatori e studenti di tre diversi dipartimenti – Architettura, Economia e Ingegneria - dell’Università degli Studi Roma Tre. Come per l’edizione 2012 di Solar Decathlon Europe, dove si era classificato al primo posto per la categoria sostenibilità e terzo assoluto con il progetto Med in Italy, il team è guidato dall’architetto Chiara Tonelli, docente di Tecnologia dell’Architettura presso l’Università Roma Tre. www.rhomefordencity.it

team multidisciplinari con il contributo scientifico dei docenti, il coinvolgimento degli studenti nelle fasi di progettazione ed esecuzione e l’assistenza economica e tecnica di aziende-partner. Solar Decathlon è una manifestazione interazionale nata nel 1999 come iniziativa del Dipartimento Energia degli Stati Uniti per coinvolgere le Università di tutto il mondo nella realizzazione di una casa autosufficiente dal punto di vista energetico grazie soprattutto all’impiego dell’energia solare. Dal 2007 il concorso internazionale si è doppiato nel Solar Decathlon Europe, ad anni alterni rispetto all’edizione americana.

IL FATTORE T Tradizione e tecnologia rappresentano gli aspetti-chiave del prototipo che sarà presentato a Versailles, frutto di un attento studio delle caratteristiche formali tipiche di Roma unite a soluzioni costruttive e impiantistiche innovative.

In apertura e qui sotto, ipotesi di edifici residenziali sostenibili per la periferia romana di Tor Fiscale - a sinistra l'inquadramento territoriale.

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ACOUSTIC ABSORBING SYSTEM ))) Evolution Panel di Virag, alta tecnologia al servizio della libertà compositiva Ideale per cinema, teatri, bar e ristoranti, sale conferenze, ambienti di lavoro e ovunque si richieda un’elevata capacità di assorbimento acustico, Evolution Panel è il nuovo sistema di contropareti e controsoffitti che coniuga estetica, fonoassorbenza e velocità di applicazione anche su impianti esistenti, ottimizzando i costi di installazione. È composto da doghe MDF rivestite in laminato, in legno o in eco-pelle da 19 x 360 cm, fresate in superficie e forate all’interno così da formare un insieme di cavità entro le quali il suono viene assorbito e disperso. In parete i valori di fonoassorbenza sono notevoli nelle medie frequenze (400-1250 hz) ed eccellenti nelle alte (1600-5000 hz). A soffitto è particolarmente performante sulle medie e alte frequenze con un pannello di lana minerale. In entrambi i casi le prestazioni aumentano inserendo tra il Panel e la parete un pannello di lana minerale. Grazie ai diversi cromatismi e texture consente inoltre una grande libertà espressiva. Panel è disponibile in 34 diversi decorativi per mantenere la continuità progettuale. Laddove non è richiesta la fonoassorbenza,

sono previsti altri due tipi di doga: la Tecnick, fresata ma priva delle forature e la Wall, priva sia di fresature sia di forature. Il sistema integrato permette la realizzazione di nicchie, librerie, contenitori, porte a battente e scorrevoli in un tutto monomaterico rigoroso ed essenziale.

L’ampia gamma di colori e textures (laminato, legno ed eco-pelle) lascia una grande libertà di composizione ed espressione spaziale per la progettazione di ambienti di forte impatto estetico quali lounge, bar, ristoranti, alberghi, showroom, spazi espositivi.

www.evolutionpanel.com www.virag.com

NATURA IN MINIATURA ORTO GREEN DESIGN È UN PROGETTO DI DESIGN SOSTENIBILE PER LA RIFORESTAZIONE DOMESTICA IN CONTESTI METROPOLITANI

I vasi ORTOground riprendono la forma stilizzata dei quartieri centrali di Milano. A destra, ORTObrick, mattoncino argilloso contenente semi.(2001).

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Ideata e autoprodotta da Tommaso Mancini, artigiano, designer e giardiniere lucchese, la collezione ORTO green design nasce per introdurre nella quotidianità urbana la cura semplice e istantanea di micro-orti e fazzoletti di terra soffermando l’attenzione su nuove forme di sensibilità ambientale. Il primo elemento della collezione è ORTObrick, mattone di terra argillosa che custodisce dei semi di graminacee da prato o piante orticole e che si trasforma naturalmente se bagnato con acqua offrendo il primo substrato per la germinazione delle piante. Può essere collocato tra le mura domestiche come oggetto di design da tavolo oppure impiegato in progetti di guerrilla gardening ed essere disseminato in angoli della città, muri, marciapiedi, giardini pubblici. ORTOground invece è un

mosaico di piccoli vasi stampati in materiale biocompatibile che rappresentano in forma stilizzata il tessuto urbano di Milano. Concepiti come oggetti minimi per la coltivazione di micro-orti a uso domestico, i vasi ORTOground possono essere collocati in uffici, abitazioni, studi oppure, in quanto biodegradabili, trapiantati direttamente in vasi più grandi, balconi, giardini o disposti liberamente in parchi e spazi pubblici. Orto green design è stato esposto alla Fabbrica del Vapore in occasione della Design Week 2013 di Milano, all’interno di Growing City, Natural Design exhibition a MADE Expo 2013 e a Operae 2013, Independent Design Festival di Torino. www.tommasomancini.com


Dal piano cucina alla torre urbana Presentato ufficialmente lo scorso giugno, Dekton è già una notizia. Per l’investimento (128 milioni di euro) in ricerca e sviluppo sostenuto da Cosentino per crearlo e produrlo e per le possibilità che offre ad architetti e designer nei diversi campi della progettazione, dall’involucro esterno ai rivestimenti, dai piani cucina all’arredobagno. Ne abbiamo parlato con Roberto Franceschin, Country Manager per l’Italia del Gruppo Cosentino. Roberto Franceschin, Country Manager Cosentino Italia. Sopra il titolo, gli stabilimenti di Dekton ad Almerìa.

Perché lanciare un nuovo materiale oggi? Perché alle difficoltà si risponde con l’innovazione. Per dimensioni, spessori, elasticità e resistenza Dekton è un materiale realmente innovativo. Finiture e possibilità di personalizzazione possono conferire a ogni progetto di architettura una connotazione unica, capace di migliorare i nostri paesaggi urbani. La finitura Spectra per esempio (nero lucido, NdR) possiede un punto di luminosità paragonabile a quello del vetro. E naturalmente un maggior grado di coibentazione. L’involucro dunque. Ma spesso i materiali compositi sono inadatti all’uso esterno. Pur essendo il risultato di un mix di componenti base, Dekton non è un composito, il solo legante è l’eccezionale pressione di 450 Kg per cmq a cui viene sottoposto, che innesca processi chimici analoghi a quelli che hanno generato le pietre naturali. Ma al contrario di queste, la compattezza di Dekton lo rende impermeabile “a livello molecolare”, il che lo rende esente da macchie e soprattutto, poiché l’acqua non penetra la superficie, evita i danni che l’esposizione alle intemperie e le escursioni termiche producono nel tempo. Stabilità e durabilità sono le prime caratteristiche che fanno di Dekton un materiale ideale per il rivestimento esterno dell’involucro.

Contractor internazionali specializzati in facciate ventilate se ne sono già accorti. Quindi presto vedremo stagliarsi nel cielo luminose torri nere lucide? O bianche, con le nuances del marmo di Carrara, o con l’aspetto del cemento senza dover erigere casseforme. Scherzo. Saranno i progettisti, i committenti e le comunità a decidere dei possibili usi di Dekton. Noi siamo tecnici dei materiali e siamo molto soddisfatti del risultato. Anche per quanto riguarda il processo costruttivo: con spessori e pesi inferiori a quelli della pietra, Dekton si movimenta e si lavora esattamente come la pietra: lastre verticali mosse con pinze e corde agevolano il cantiere, lo velocizzano e rendono il lavoro più pulito e sicuro. In Italia Cosentino era conosciuta soprattutto per le superfici interne. Ora questo salto di scala. Come si spiega? Quando siamo arrivati in Italia Cosentino era già un gruppo mondiale partito dalla pietra. Abbiamo cave di proprietà in Spagna e in Brasile, dove si estrae il granito migliore del mondo per il mercato americano. Dalla pietra al quarzo (Silestone - brand leader mondiale produttore di superfici adatte ad usi indoor, NdR) il passo è stato naturale. Oggi con Dekton si completa un percorso. Ma se con 60 lastre di Dekton di 12 mm di spessore puoi costruire una parete ventilata alta 200 metri, ne basta una per realizzare un piano cucina su cui puoi appoggiare senza danni una pentola bollente. Architetture, involucri, pavimentazioni esterne, rivestimenti interni, cucina, bagno, arredi: il solo limite all’uso di Dekton è la fantasia del progettista. E infatti, dopo la prima installazione nel cortile della Statale durante il Fuorisalone di quest’anno, Daniel Libeskind è già al lavoro presso gli stabilimenti Cosentino di Almerìa.

Dekton® Solid collection Dall'alto: il bianco puro minimalista di Halo (lucido) e Zenith (matte), il nero assoluto di Spectra (lucido) e Domoos (matte); Sirius con un tocco ruvido, e infine il tocco e il calore del legno sbiancato (Ariane) o nero (Ananké).

Dekton® Natural collection Dall'alto: le venature del marmo nelle lastre "tutta-massa" di Naone (bianco di Carrara), Aura (marmo Statuario), Danae (travertino, percepibile anche sulla superficie) e Sirocco (arenaria).

Dekton® Tech collection Dall'alto: Kadum e Keranium riproducono, in diverse tonalità, l’ossidazione dei metalli. Nel colore e al tocco Strato si ispira direttamente al cemento.

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TRENTINO_SÜDTIROL

2014_ Architettura contemporanea in Trentino_Südtirol Contributi e progetti 1 7 FERMARSI A GUARDARE Ugo MORELLI step 1 8 ROVERETO_L’HUB DELL’INNOVAZIONE Progetto MANIFATTURA 2 0 ROVERETO_GIOCHI DI COLORE Gianluca PEROTTONI Architetto 2 2 NOMI - VAL - SERVIS_STORIA E PAESAGGIO LEONI & LEONI

3 8 MADONNA DI CAMPIGLIO_ COMUNITA’ MONTANE NEXUS! ASSOCIATI 40 PASSO DEL REDEBUS_ NELL’ETA’ DEL BRONZO AMP Studio 42 LAGO DI TESERO_LO STADIO DELLO SCI Bortolotti e Pallaver Architetti Associati

5 4 CAMPO TURES_I PERCORSI DELL’ACQUA Christoph MAYR FINGERLE 5 6 NOVACELLA_IN DIE AUSSICHT BERGMEISTERWOLF 5 8 FORTEZZA_BASTIONI CULTURALI Markus SCHERER 61 BRENNERO_ POSTO DI FRONTIERA Carlo COSTA Autobrennero

2 4 TRENTO_CONTEMPORANEO TRENTINO ATELIERZERO

4 4 CANAZEI_UN TUFFO TRA LE DOLOMITI Ralf DEJACO

6 2 VIPITENO_GREEN GENERATION CeZ-CALDERAN ZANOVELLO Architetti

2 6 SPORMAGGIORE_TORRE DI GUARDIA Chiara M. A. BERTOLI

4 6 SELVA GARDENA_INTEGRAZIONI MINIMAL NADALET e STENICO

64 BOLZANO_CRESCITA UNDERGROUND Claudio LUCCHIN & Architetti Associati

2 9 TRENTO_MATERIE MUSE RPBW 34 TRENTO_QUESTIONI DI FACCIATA Bodino Engineering 3 6 MEZZOLOMBARDO_ CONTEMPORANEO ALPINO WEBER+WINTERLE architetti

48 SAN CASSIANO_BENESSERE LADINO G22 Projects 50 CASTELROTTO_LO SPIRITO DEL LEGNO Walter Karl DIETL 5 2 PLAN CORONES_ IL TEMPIO DELLA MONTAGNA Zaha HADID

6 6 BOLZANO_I CERCHI DELLA VITA MODUSARCHITECTS 6 8 ECONOMIA DELLA CONOSCENZA TIS 7 0 ART APERTURES Collezione FINSTRAL 72 LAIVES_CULTURA E ARCHITETTURA MODOSTUDIO 74 SCHENNA_NATURALE E AUTONOMO Manuel BENEDIKTER 76 MARLENGO_DAL CAVEAU ALLA LUCE Werner TSCHOLL 78 LANA_LA GEMMA DEL TIMMELSJOCH Werner TSCHOLL 79 LA MONTAGNA INCANTATA ESPERIENZE SENSORIALI NATURA A CINQUE STELLE Matteo THUN 84 MERANO _CALIFORNIA DREAMIN’ MONOVOLUME 8 6 MERANO 2000_VOLUMI DINAMICI Roland BALDI 88 NATURNO_SEGNALI DI CREATIVITÀ X-TERN Architects + urbanplanners 9 0 BURGUSIO_IL VILLAGGIO NEL VILLAGGIO MARX-LADURNER

Ringraziamenti Oltre agli architetti che ci hanno messo a disposizione i loro progetti e il loro tempo, ringraziamo gli Ordini provinciali e le due sezioni di INU che con il patrocinio ci hanno aiutato a conoscere alcune delle caratteristiche che definiscono l’unicità del territorio. Un ringraziamento particolare infine a Lia Nadalet, Rita Stenico, Carlo Calderan, Peter Langebner, Mario Liberali, Ugo Morelli: le loro indicazioni sono state una guida preziosa per avviare questa ricognizione.

Con il patrocinio di

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TERRA DI MEZZO

architettura | natura | cultura NATURALE VIA DI COMUNICAZIONE TRA NORD E SUD, L’AMBIENTE DELL’ALTA VALLE DELL’ADIGE E DELL’ISARCO, EDIFICATO SOLO PER IL 4% DEL TERRITORIO, È IL RISULTATO DELL’INCONTRO DI CULTURE GENERATO DA SECOLI DI SCAMBI. RIGORE MITTELEUROPEO E CREATIVITÀ MEDITERRANEA, COLTIVATI TRA INNSBRUCK E VENEZIA, DEFINISCONO LA QUALITÀ DI UN’ARCHITETTURA SPESSO REALIZZATA PER CONCORSO, CHE LA NOSTRA RICOGNIZIONE CI HA PERMESSO DI OSSERVARE DA VICINO, E LA QUALITÀ DELLA VITA NELLE DUE PROVINCE

Bergmeisterwolf, caserma dei pompieri di Magrè. Foto ©Leonhard Angerer. Dalla mostra A nord di Trento a sud di Bolzano, courtesy INU Trentino e INU Alto Adige

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SS E N L L E W t ES H G E .dolaondes.i w w w • t .i s e N FU dolaond & R 8811 - info@ 0 E 6 / T 8 4 3 A 1 0 W 26 N) - Tel. 046 - Canazei (T

iz n.7 Streda del P

Water & Fun

Eghes Wellnes

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FERMARSI A GUARDARE ACCORGERSI DEL MONDO

IL PAESAGGIO È PERCEZIONE E AZIONE RESPONSABILE. UNA VIA PRIVILEGIATA PER LA LIBERTÀ INDIVIDUALE E COLLETTIVA È L’AUTOEDUCAZIONE ALL’ESTETICA E ALLA VIVIBILITÀ DEGLI SPAZI DI VITA DI NOI ESSERI UMANI

MASTER

Ugo Morelli*

15/01_12/12 2014 CONOSCENZA E GESTIONE DEI BENI NATURALI ISCRITTI NELLA LISTA DEL PATRIMONIO MONDIALE UNESCO (DOLOMITI E ALTRI SITI MONTANI) WWW.TSM.TN.IT

STEP - Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio Istituita dalla Provincia autonoma di Trento all’interno di tsm-Trentino School of Managment, step-Scuola per il governo del territorio e del paesaggio nasce per valorizzare la capacità gestionale e competitiva del sistema Trentino attraverso attività educative e formative per il governo del territorio. Il Piano Urbanistico della Provincia autonoma di Trento propone un diverso modello di azione dell’Amministrazione Provinciale che prevede il decentramento del livello di decisione strategica favorirendo la partecipazione e la responsabilità dei cittadini e delle comunità locali. La Scuola per il governo del territorio e del paesaggio si propone quindi come ambiente di formazione delle competenze specialistiche per la realizzazione della Riforma del governo dell’autonomia in Trentino, per la promozione di un’idea condivisa sul paesaggio quale riferimento per lo sviluppo futuro del territorio, per la valorizzazione delle Dolomiti, bene naturale del Patrimonio mondiale Unesco.

Condizione per l’affermazione di questa prospettiva è il riconoscimento della necessità di una traduzione necessaria tra le diverse interpretazioni storiche del paesaggio e i diversi approcci con cui il paesaggio, l’ambiente e il territorio sono stati e sono considerati. Si pone un problema di traduzione in quanto i linguaggi specialistici, mentre consentono focalizzazioni conoscitive e supporto all’azione tecnica, rappresentano allo stesso tempo un vincolo a conoscere e ad agire in maniera integrata per la tutela e la valorizzazione. Da un certo punto di vista la traduzione è sempre stata necessaria, ma lo diventa in particolare nel momento in cui l’approccio al paesaggio, da una prospettiva formale, esteriorizzante e solo percettiva, si connette strettamente alla vivibilità, implicando una profonda trasformazione delle idee e dei progetti con cui si interviene in esso. Alla base di questa trasformazione vi è proprio il problema della vivibilità. Scopriamo, infatti, in questi nostri anni, di essere, noi esseri umani, la specie che non solo abita pervasivamente lo spazio, ma continua a farlo con la presunzione di essere sopra le parti, stentando vistosamente a riconoscere di essere ineluttabilmente parte del tutto nel sistema vivente. Le trasformazioni cognitive e affettive implicate da questo cambiamento sono enormi e altrettanto tenaci si mostrano le resistenze a cambiare idea e comportamenti riguardo al paesaggio, all’ambiente e al territorio. La prima grande esigenza di traduzione, quindi, è relativa proprio alla questione della vivibilità. La progettazione paesaggistica, lungi dall’assumere una prospettiva residuale, di contorno, di sfondo e connessa solo a problematiche di ordine percettivo e formale, dovrebbe divenire appannaggio di un approccio multidisciplinare e, forse, neodisciplinare, capace di includere la biologia dei sistemi viventi, le neuroscienze cognitive, la geologia, l’architettura, l’ingegneria, l’agronomia, l’economia e altre discipline. Come è evidente, tra i linguaggi specialistici di queste discipline si pone un grande pro-

blema di traduzione. Al centro del problema vi sta forse la constatazione elementare della rilevanza estetica del paesaggio e, quindi, il riconoscimento della struttura sensibile, della connessione di legame tra i sistemi viventi e la loro ecologia e, in particolare, della specie umana e della sua collocazione ecologica sul pianeta Terra. In questa prospettiva la trasformazione dei luoghi in paesaggio rappresenta il riferimento dell’analisi e della progettazione: anche in questo caso, infatti, si tratta di una questione di traduzione. Ognuno di noi nelle relazioni della propria esperienza sviluppa una trasformazione dei luoghi in paesaggio e costruisce un proprio orientamento alla vivibilità. In quell’unità elementare che è la traduzione trasformatrice risiede, forse, il principale riferimento della progettazione paesaggistica e di qualunque progettazione partecipata. Il lavoro di ricerca e applicazione che si sta svolgendo con gli amministratori locali, con gli ordini professionali, con le scuole e con la popolazione presso la step-Scuola per il governo del territorio e del paesaggio della Provincia autonoma di Trento mira a creare le condizioni perché il processo di traduzione prima considerato, con le sue molteplici implicazioni, possa affermarsi attraverso percorsi di apprendimento che pongono al centro l’ipotesi che l’estetica del paesaggio e della vivibilità non siano un lusso per civiltà che vogliono considerarsi avanzate, ma siano una necessità: in loro assenza l’intelligenza creativa e una progettualità responsabile appassiscono e muoiono

*Prof. Ugo Morelli Presidente del Comitato Scientifico di step-Scuola per il governo del territorio e del paesaggio

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EX MANIFATTURA TABACCHI A ROVERETO

L’HUB DELL’INNOVAZIONE Alla confluenza del Leno nell’Adige, memoria e futuro convivono in un progetto di trasformazione con forti valenze funzionali, simboliche e ambientali per promuovere con le cleantech lo sviluppo economico del Trentino Avviata dal governo di Vienna nel 1854, la manifattura tabacchi di Rovereto fu la prima vera “fabbrica” della zona. Alla chiusura dello stabilimento nel 2008 la Provincia di Trento, attraverso la sua partecipata Trentino Sviluppo, acquisì l’area di 9 ettari tra Borgo Sacco e il torrente Leno con l’obiettivo di sviluppare un sistema produttivo specializzato nelle energie rinnovabili, nel green building & manufacturing e nelle tecnologie per l’ambiente. Settori che già animano l’attività di molte imprese della zona e di cui Progetto Manifattura intende diventare facilitatore e motivatore, con servizi e spazi che favoriscano lo scambio di idee, la nascita di relazioni e la crescita delle dimensioni e della capacità competitiva. Una prima gara a inviti nel 2009 ha portato allo sviluppo del masterplan generale, frutto della collaborazione tra i team di Arup, Kanso, Kengo Kuma & Associates e Carlo Ratti Associati. Quattro fasi di lavoro (la prima già realizzata) in due distinti ambiti di intervento porteranno, entro il 2020, al completamento della trasformazione, che prevede la completa riqualificazione degli edifici storici (ambito A) e la demolizione delle parti non soggette a tutela con la realizzazione di un parco e la costruzione di nuovi edifici produttivi. Le molteplici funzioni, materiali e simboliche, [ 18 ]

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affidate al piano di trasformazione sono state tradotte in un planimetrico che, nell'area più vasta, a est degli edifici storici e in direzione del centro di Rovereto da una parte e del torrente Leno dall'altra (l'ambito B) si caratterizza per una serie di coperture a verde, disposte lungo l'asse sud-ovest nord-est e tra loro parallele, come i filari delle viti che circondano l'area. Tali coperture (28mila mq previsti) mimetizzano un'infrastruttura di base sotto la quale troveranno posto parcheggi coperti e i nuovi capannoni della futura area produttiva, prevalentemente in legno lamellare strutturale. Questa soluzione, che minimizza anche l'impatto dei cantieri, rende quello di Progetto Manifattura un programma di lavoro "scalabile", utilizzabile nelle sue diverse funzioni man mano che i relativi spazi prendono forma. Permeabile e aperto alla comunità, il complesso prevede anche spazi pubblici legati alla formazione, con un auditorium da 600 posti, e al tempo libero, nell'area verso il Lungoleno, dove già sorgono impianti sportivi pubblici. 32 le imprese che già operano tra gli spazi aperti, fluidi e luminosi creati tra le colonne in ghisa dell’edificio storico "delle zigherane", incubatore di start-up, e negli uffici ricavati nell'edificio “dell’orologio”, dove crescono le imprese già costituite. Tra queste, oltre alla di-


LA VERSIONE DI KENGO Interrogarsi sulla direzione intrapresa può aiutare a cambiare strada. Presentando il masterplan di Manifattura Domani, Kengo Kuma la metteva così: “Il fatto di edificare nei centri urbani enormi scatole conosciute con il nome di office building, stipandoci dentro esseri umani e facendoli lavorare efficientemente alle scrivanie, ha costruito la prosperità del XX secolo. Si può dire che l’essere umano sia stato stipato dentro pollai. L’architetto che ha proposto l’archetipo di tale pollaio è Mies van der Rohe. Ha progettato bellissimi edifici di vetro adibiti a ufficio, ma ciò non cambia il fatto che siano dei pollai. Noi oggi nutriamo il desiderio di rifuggire dai pollai. Abbiamo acquisito nuovi strumenti comunicativi che ce lo consentono e ci siamo resi conto che restando all’infinito dentro queste scatole si deterioreranno la mente, il

rezione di Progetto Manifattura, anche Habitech, consultancy che opera nel campo dell'innovazione edilizia e immobliiare, e GBC Italia, il chapter italiano di Leed. Prossimamente qui si insedierà anche il Cimec, centro interdipartimentale mente e cervello dell’Università di Trento, parte in un nuovo edificio e parte negli altri edifici storici contigui a Borgo Sacco, dove si creerà anche la prima delle tre piazze della comunità dell’innovazione trentina, aperta a imprenditori provenienti da altre regioni. Pensata in funzione di una mobilità a basso impatto, la “manifattura delle idee” sarà attraversata anche da una pista ciclabile che raggiunge Monaco di Baviera, collegando idealmente l’intervento di Rovereto ai più avanzati centri di riconversione industriale del Centro Europa

Kengo Kuma ©The Courier

corpo e alla fine anche il mondo. Questo progetto di Rovereto mostrerà agli abitanti del pianeta un modello di vita post-scatola. Qui la storia e la tecnologia più avanzata coabitano, le scatole si smantellano, il verde e l’uomo convivono. Forse ormai non c’è più bisogno di chiamare architettura quanto di nuovo verrà qui alla luce. In questo luogo, semplicemente, ci sono persone. Persone che riprenderanno quella ricca conversazione con il tempo e la natura che le scatole avevano interrotto”.

I NUMERI AMBITO A Uffici, depositi e laboratori 11.737 mq Cimec 15.097 mq Spazi semi-pubblici collettivi (espositivi, congressi, auditorium) 6.244 mq Foresterie 1.640 mq AMBITO B Spazi produttivi 20.300 mq Parcheggi 18.900 mq Spazi pubblici (museo, palestra, ristorante) 4.088 mq Servizi (impianto di trigenerazione, depositi e stoccaggio) 3.900 mq

A destra, Gianluca Salvatori, presidente e a.d. di Progetto Manifattura sul tetto dell'edificio storico dell'orologio. Nella pagina di sinistra il masterplan, sopra, render e sotto, un'immagine degli spazi già attivi a Rovereto.

PROFESSIONISTI DEL GREEN BUILDING Habitech considera la trasformazione del mercato dell’edilizia nella direzione della sostenibilità una leva strategica per l’innovazione e lo sviluppo. Tra i soci fondatori di Green Building Council Italia, la società diretta da Thomas Miorin, che ogni anno organizza il convegno RE Build dedicato alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, fornisce supporto strategico e operativo ai protagonisti del real estate anche per raggiungere la certificazione Leed. Tra i progetti già certificati l’i-Lab di Italcementi; tra quelli in fase di certificazione la Torre Unipol di Bologna, la torre Isozaki a Citylife, il nuovo Museo delle Scienze di Trento.

Habitech Distretto Tecnologico Trentino Piazza Manifattura 1 38068 Rovereto TN Tel. 0464 443450 info@habitech.it | www.habitech.it

Thomas Miorin, foto ©Hugo Munoz

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TRENTINO_SÜDTIROL

SCUOLE MEDIE NEGRELLI A ROVERETO

GIOCHI DI COLORE Un allegro mosaico scandisce il rigore di un complesso scolastico realizzato con criteri all'avanguardia per comfort ed efficienza energetica

Sopra il titolo, il fronte ovest del nuovo edificio scolastico,frutto di demolizione e ricostruzione del precedente immobile; sotto, il taglio che separa il corpo della palestra, fruibile anche fuori dall'orario scolastico.

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Realizzare edifici scolastici belli, funzionali e sostenibili è da anni la missione progettuale dell’architetto Gianluca Perottoni e del suo studio. Architetture nate dalla ricerca di un’armonia fra spazi costruiti e ambiente, che superano la semplice osservanza di normative e parametri tecnici e che intendono suscitare emozioni positive nelle giovani generazioni a cui sono destinate. Un esempio concreto di questa filosofia è rappresentato dalle nuove scuole medie Negrelli di Rovereto, frutto di un intervento di riqualificazione che ha portato alla completa

demolizione del vecchio istituto e alla sostituzione con un nuovo fabbricato più ampio e funzionale, sviluppato su tre livelli e in grado di ospitare 15 classi per un totale di circa 400 alunni. Con l’aggiunta di nuovi corpi e la riorganizzazione degli spazi esistenti, il complesso è stato dotato di tutte le attrezzature necessarie alle moderne attività scolastiche: alle tradizionali aule per le lezioni sono stati affiancati spazi aggregativi e 13 sale specialistiche per l’educazione artistica, tecnica, informatica, scientifica e musicale, oltre a un’ampia biblioteca con spazi per lo studio e

la lettura e una palestra usufruibile anche al di fuori delle attività scolastiche. L’edificio presenta una pianta rettangolare leggermente sfalsata con una rientranza sul lato sud in corrispondenza dell’atrio principale e, sul lato opposto, una sezione più regolare e rettangolare che ospita la palestra. Di fatto unitario, il grande volume dell’edificio è diviso in due blocchi funzionali da un deciso taglio verticale che separa la palestra dal resto del complesso. La divisione interna è percepibile anche esteriormente attraverso un diverso trattamento di facciata, più irregolare e meno colorata rispetto al corpo destinato alle aule. Sul lato opposto rispetto alla palestra, il prospetto sud presenta una grande apertura vetrata concepita come una frattura nella superficie costruita e trasposizione ideale dell’opera più famosa dell’ingegnere cui la scuola è dedicata - di origine trentina, Luigi Negrelli deve la sua fama principalmente alla stesura del progetto per il Canale di Suez. Fulcro vitale del complesso è il grande atrio a tutta altezza che può essere trasformato in un capiente spazio polifunzionale ed espositivo, che accoglie tutti i collegamenti verticali dell’edificio e funge da regolatore climatico sfruttando l’effetto serra generato dalla grande vetrata esposta a sud riparata in estate dalla sporgenza del tetto. L’intervento ha riservato particolare attenzione alla sostenibilità attraverso il miglioramento delle prestazioni energetiche,


Gianluca Perottoni Architetto & Group Lo studio dell’architetto Gianluca Perottoni (Rovereto, 1963) è specializzato da circa 20 anni nella progettazione e realizzazione di edifici per la pubblica amministrazione e in particolare per l’istruzione scolastica, curando il progetto in tutte le sue fasi, dalla localizzazione agli aspetti formali, impiantistici e tecnologici tesi all’autonomia della costruzione mediante l’impiego di fonti energetiche naturali e rinnovabili. Tra i progetti più importanti di edilizia scolastica ecocompatibile si segnalano la scuola elementare di Marco di Rovereto (TN) e quella di Quinto Vicentino (VI). www.perottoni.com

Sopra, la grande apertura vetrata dell'atrio principale caratterizza formalmente l'edificio e crea un effetto serra che contribuisce al riscaldamento interno. A destra, prospetti e planimetria complessiva del sito.

l’utilizzo di materiali naturali e l’impiego di soluzioni impiantistiche efficienti come pannelli radianti a pavimento alimentati da teleriscaldamento e pannelli fotovoltaici installati sulla copertura dell’atrio. Il trattamento delle superfici esterne e degli sporti della copertura, sorretti da colonne metalliche a formare un porticato lungo il perimetro dell’edificio, sono stati concepiti non solo per ottimizzare i benefici degli apporti esterni e minimizzare le dispersioni termiche, ma anche per creare una tensione espressiva degli elementi architettonici in una scansione di aggetti e rientranze, setti colorati e aperture vetrate. Grande importanza è stata conferita al rapporto tra la nuova costruzione e l’immediato contesto calibrando le superfici coperte con le aree trattate a verde e realizzando spazi ricreativi e di socializzazione all’aperto

SCHEDA Località Rovereto (TN) Anno di realizzazione 2009-2012 Committente Comune di Rovereto Progetto arch. Gianluca Perottoni Progetto impianti e D.L. ing. Luca Oss Emer Progetto strutture ing. Francesco Gadotti Superficie 5600 mq ca Volume 27912 mc Importo complessivo dei lavori 4.999.000 euro

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PERCORSO COLLINARE NOMI - VAL - SERVIS

STORIA E PAESAGGIO Un esempio di valorizzazione del patrimonio naturale e agricolo con l'uso di materiali locali e tecniche tradizionali Partendo dalla constatazione del progressivo abbandono delle attività agricole e del conseguente degrado dei manufatti esistenti - strade, muri di sostegno, edifici rurali tradizionali - l’obiettivo delll'intervento affidato allo studio Leoni & Leoni era il recupero e la valo-

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rizzazione del paesaggio agricolo da svolgersi attraverso la riqualificazione di tutti i percorsi di accesso ai poderi con i relativi manufatti di contenimento, nonché la valorizzazione paesaggistica degli elementi di pregio storico o ambientale. L’intervento ha riguardato un’area collinare nel comune di Nomi lungo un percorso che si snoda per circa tre chilometri dalla sommità dell’abitato fino alla località Servis. Sono stati predisposti interventi di carattere ordinario e straordinario in base alle condizioni dell’esistente tracciato stradale, eseguendo operazioni di rettifica e allargamento dei tratti di maggiore pericolosità, ridefinizione delle rampe a monte e a valle, messa in sicurezza dei tornanti, pulizia e ripristino dei muri a secco e costruzione di nuovi muri di contenimento dove crollati, riconfigurazione dei sistemi di scolo delle acque meteoriche nonché del fondo e manto stradale. Particolare attenzione è stata posta nella lavorazione dei muri a secco in pietra procedendo allo studio delle tecniche tradizionali e alla formazione delle maestranze di cantiere. La scelta delle tecniche costruttive e dei materiali - tutti legati alla tradizione rurale e per quanto possibile recuperati direttamente in loco - è stata orientata alla minore invasività dell’intervento e al massimo rispetto della natura. In un punto panoramico posto in località Val, con vista sulla valle dell’Adige, sono stati realizzati una terrazza semicircolare con struttura in acciaio verniciato finitura cor-ten e

sedute in legno di frassino, sovrastata da un padiglione in legno di recupero costruito con le tavole di larice massiccio di un preesistente manufatto abusivo. Il padiglione esalta la naturale predisposizione panoramica del luogo e la sua forma prismatica divergente inquadra la vista sul territorio punteggiato da numerose testimonianze storiche, da Castel Breseno alla rocca di Calliano fino alle rovine del Castello di Nomi

SCHEDA Località Nomi (TN) Anno di realizzazione 2011-2012 Committente Comune di Nomi - Provincia di Trento Progetto architettonico ing. Emiliano Leoni Collaboratori ing. Antonia Creazzi, per. ind. Elisa Pedrotti

Lunghezza percorso 2,69 km Superfice muri a secco 747 mq

In apertura, il padiglione in legno di recupero realizzato lungo il percorso in località Val e i muri a secco ripristinati. A sinistra, la vista dalla terrazza panoramica. A destra, cartografia dell'intervento (foto ©Alessandro Calabrese).


Leoni e Leoni Emiliano Leoni (Rovereto 1971) fonda il proprio studio a Rovereto nel 1998 dopo la laurea in Ingegneria Civile-Edile a Trento, le esperienze maturate presso il CITRAC, Circolo Trentino per l’Architettura Contemporanea, e il Renzo Piano Workshop Internet 0 100 200 500 Stage. L’attività dello studio copre vari ambiti di intervento, dalla progettazione ad alta efficienza energetica - per la quale si caratterizza - alla riqualificazione urbanistica e paesaggistica, all'allestimento di interni. Ogni progetto è frutto di un processo creativo volto al miglioramento della qualità e della sostenibilità ambientale ed economica. 972.2

www.leoni-leoni.it

Bus de

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Corona

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CASONE

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SAVIGNANO

Se conviene all‘ambiente conviene a tutti

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Climagrün è la sua impresa specializzata per tetti verdi, facciate vegetali, sistemi di anticaduta dall‘alto e impianti fotovoltaici integrati nel verde pensile.

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Climagrün srl | Via della Vigna 43 | 39100 Bolzano (BZ) Tel 0471 91 38 32 | Fax 0471 05 07 22

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TRENTINO_SÜDTIROL

GALLERIA CIVICA DI TRENTO

CONTEMPORANEO TRENTINO UNA RIQUALIFICAZIONE INTELLIGENTE E A BASSO COSTO PORTA L’ARTE CONTEMPORANEA IN CITTÀ CONFERMANDO LA VOCAZIONE DI POLO CULTURALE LOCALE E INTERNAZIONALE DEL MART

Sopra il titolo, il nuovo percorso espositivo al piano terra dell'edificio della Civica; qui sotto, l'ingresso su via Belenzani in un render (tutte le immagini courtesy Atelierzero).

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Il 19 ottobre scorso la storica Galleria Civica di Trento, di recente annessa al Mart, ha ripreso la propria attività con una mostra sull’artista Trentino Umberto Moggioli e le sue relazioni con l’ambiente di Ca’ Pesaro. Scelta rappresentativa dell’ambizione di Cristiana Collu, direttore del Mart, di creare un dialogo costruttivo con il territorio confermando tanto la vocazione cosmopolita quanto il legame con gli abitanti della provincia. La trasformazione e l’adeguamento degli spazi museali di Trento è stata affidata a Stefano Grigoletto / Atelierzero, selezionato tramite bando (indetto in collaborazione

con l’Ordine degli Architetti di Trento) tra i giovani architetti Trentini under 35. Considerando lo spazio esistente come un solido, il progetto di adeguamento degli ambienti della Civica nel centro di Trento si genera per successive sottrazioni di volumi: in primo luogo il vuoto della galleria espositiva, trasformando la successione di spazi esistenti in elemento continuo est-ovest a forma variabile, cui si “agganciano” sale espositive secondarie, di forma più regolare, offrendo così una varietà di locali e di sale a servizio delle varie mostre e capaci di offrire punti di vista sempre differenti, in un’ottica di flessibilità funzionale, relazionale – tra le opere esposte e i visitatori – e quindi emotiva, degli spazi. Sempre per interferire il meno possibile con le diverse esposizioni che verranno allestite all’interno degli spazi museali, materiali e finiture dei rivestimenti interni – contropareti in cartongesso e pavimenti in cemento lucido levigato – sono stati scelti per permettere un trattamento il più possibile neutro. Dall’ingresso su via Belenzani, a est del corpo edilizio, arretrato a filo parete interna per creare una soglia che connota la funzione e invita ad entrare, i visitatori accedono alla biglietteria e al bookshop per poi procedere, attraversata la corte interna, al percorso

espositivo vero e proprio che si sviluppa – nell’opposta direzione ovest-est, anche in un piano interrato. Un laboratorio per la didattica in corrispondenza del lato ovest è reso accessibile dall’ingresso su via Cavour, potendo così funzionare anche in maniera autonoma rispetto agli orari e al calendario espositivo. Grande attenzione è stata posta alla luce, pensata anch’essa in un’ottica di massima flessibilità. Le vetrate perimetrali aperte sulla corte a piano terra procurano illuminazione naturale diffusa ai percorsi espositivi. L’illuminazione artificiale comprende invece lampade a catodo freddo a basso consumo disposte a ritmo regolare in tutte le sale del museo e elementi spot-light a basso voltaggio nelle sale secondarie, montati direttamente all’interno di nicchie o su binari a soffitto in modo da permettere una regolazione del flusso luminoso

SCHEDA Località Trento Project team Atelierzero Architects Data di progetto/realizzazione mag_ott 2013 Committente MART - Museo di Arte Moderna e

Contemporanea di Trento e Rovereto

Superficie totale 880 mq Investimento 240.000 €


Atelierzero Architects Lo studio è stato fondato nel 2012 a Milano da Piermattia Cribiori, Stefano Grigoletto (Rovereto) e Alessandro Triulzi, tutti laureati in architettura nel 2009 e con interessanti esperienze alle spalle (con Kengo Kuma Cribiori, con Operastudio e Stefano Boeri Grigoletto, con Studio Mariani Triulzi) lavorando su un portfolio diversificato di progetti, approcciati con chiarezza concettuale, ricerca emozionale e equilibrio tra tecniche tradizionali e nuovi processi e materiali. Lo studio dedica particolare attenzione alle corrette relazioni tra l’architettura e il luogo in cui è collocata, incorporando nel progetto, fin dalla sua concezione, strategie volte a mitigarne l’impatto ambientale.

In alto, render della biglietteria e bookshop. Accanto, piante del piano terra e del livello -1.

www.atelierzero.it

MART, UN MUSEO INCLUSIVO La Galleria Civica di Trento è oggi la terza sede del Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, che si aggiunge alla sede di Rovereto, inaugurata nel 2002 su progetto di Mario Botta e Giulio Andreolli, e alla Casa d’Arte Futurista Depero di Rovereto. Dopo dieci anni in cui ha sviluppato il proprio patrimonio e ha costruito un sistema internazionale di alleanze, oggi il Mart con la direzione di Cristiana Collu è diventato un centro espositivo di rilievo europeo e un punto di ascolto e dialogo per le imprese e le comunità locali. I cambiamenti in atto si riflettono anche in una nuova centralità dei

progetti di allestimento, che assumono il compito di rendere visibile lo slancio vitale presente nell’atto stesso di costruire una mostra. Una riflessione che si ricollega all’attenzione per i temi del design, delle arti applicate e dell’architettura che il museo trae anche dall’opera di Fortunato Depero, il cui lascito costituisce uno dei suoi nuclei identitari. Per motivi analoghi, il Mart nell’ultimo anno ha inaugurato una serie di eventi espositivi costruiti su tematiche che promuovono le risorse di creatività e di innovazione dell’intera comunità, spesso solo tangenti al ristretto sistema dell’arte, nella convinzione che portare la realtà dentro le sale espositive sia più importante che segnalare la propria appartenenza nei confini di un sistema identitario. Il progetto che oggi incarna la visione del Mart – rendere accessibile il proprio patrimonio secondo criteri inclusivi e innovativi - è La magnifica ossessione, visitabile fino al 2 febbraio 2014: quasi 3.000 opere provenienti dalle collezioni museali e da interventi di artisti italiani e internazionali che si alternano a concerti, presentazioni di libri, video, documenti d’archivio, laboratori didattici

Una delle sale dell'esposizione La magnifica ossessione, attualmente in corso (fino al 2 febbraio 2014) al Mart. A destra, la famosa piazza disegnata da Mario Botta, ormai emblema della struttura di Rovereto (foto ©Fernando Guerra).

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Chiara Maria Amalia Bertoli Laureata in architettura al Politecnico di Milano, Chiara Bertoli svolge la propria attività professionale prevalentemente in Trentino, coniugandola con un forte impegno nella diffusione della cultura del paesaggio e del territorio. Insegna Architettura del Paesaggio al Politecnico di Milano e dal 2008 è membro del comitato tecnico scientifico di Step, Scuola per il governo del territorio e del paesaggio della Provincia di Trento. I suoi progetti affrontano spesso i temi del riuso e della rigenerazione, come nel caso del recupero di due masi in Val di Rabbi convertiti in nuovo esercizio rurale. Recentemente con Carmen Andriani e Joao Nunes ha vinto il primo premio del concorso per la valorizzazione del Parco delle Mura di Piacenza.

Nelle foto, la passerella che collega il corpo del castello alla torre di guardia e il volume in lamiera stirata che avvolge la scala a chiocciola. A destra dettaglio costruttivo della passerella a sbalzo e relativi ancoraggi alla muratura e, sotto, pianta della torre alla quota di calpestio (+9,39).

RESTAURO DI CASTEL BELFORT A SPORMAGGIORE

TORRE DI GUARDIA Al ripristino degli spazi esterni e al restauro dei paramenti murari con la messa in sicurezza del complesso si aggiunge una rilettura in chiave contemporanea dell’originaria relazione con il territorio L'intervento su Castel Belfort, che è valso a Chiara M.A. Bertoli uno dei premi di Costruire il Trentino 2009/2012, ha comportato il consolidamento statico delle situazioni più critiche e la sistemazione degli spazi esterni, procedendo inizialmente al restauro della rampa che giunge al portale d’ingresso in pietra databile agli inizi del XVIII sec. Alta circa 21 metri, la torre è l’unica testimonianza del primo nucleo castellano del XIV secolo, gravemente danneggiata dalla perdita degli orizzontamenti lignei e da un incendio che distrusse il palazzo alla fine del '600. Nella parte superiore sono stati inseriti ancorag[ 26 ]

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gi iniettati di tipo passivo sia orizzontali che sub-orizzontali della stessa tipologia impiegata anche per il consolidamento dell’angolo nord-est della cinta muraria esterna, dove le barre di cucitura sono ancorate al substrato roccioso della muratura. Il restauro ha poi riservato una cura particolare alla pulitura degli elementi lapidei di tessitura e alla cromia finale, data la coesistenza di porzioni restaurate in fasi diverse. Le sei sale del castello disposte verso est sono state pulite e rifinite con un fondo in battuto di ghiaino. Al termine del percorso che attraversa le sale è stata disposta una scala a chioc-


ciola in acciaio rivestita in lamiera stirata utilizzata per salire alla passerella che raggiunge la torre. Questo percorso consente una lettura stratigrafica del palazzo, la sua visione dall’alto e quindi la comprensione della sua struttura aggregativa e la individuazione delle precise relazioni che il castello tesseva un tempo con il territorio circostante e il paesaggio

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SCHEDA LocalitĂ  Spormaggiore (TN) Anno di progetto/realizzazione 2009/2012 Committente Comune di Spormaggiore Progetto architettonico arch. Chiara MA Bertoli Collaboratori arch. Donatella Basilio, arch. Vito Marco Marinaccio

Progetto strutture ing. Alfonso Dalla Torre, geom. Alessandro Pegoretti

Progetto impianti studio GB, Trento

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Südtiroler Architekturpreis 2013

GIURIA, CRITICA E PUBBLICO Giunto alla settima edizione, il Premio d’Architettura Alto Adige assegna con cadenza biennale un riconoscimento ai migliori progetti realizzati negli ultimi anni in ambito regionale. Istituito dalla Fondazione Architettura Alto Adige, il premio ha convocato quest’anno una commissione esterna per valutare con un occhio distante il valore dei 149 progetti in esame. Composta dall’architetto italiano Adolfo Natalini, dal giornalista svizzero Axel Simon e dal fotografo americano Tom Vack, la giuria ha conferito il primo premio al centro parrocchiale Madre Teresa di Calcutta a Bolzano progettato dall’architetto Siegfried Delueg. Inoltre, per la prima volta la Fondazione ha coinvolto nella valutazione anche il pubblico, che ha assegnato un premio speciale alla Casa Pliscia a Pieve di Marebbe progettata dallo studio Pedevilla Architeckten.

COSTRUIRE IN LEGNO Prima guida completa dedicata alla progettazione di strutture in legno, tema emergente soprattutto alla luce delle ultime normative sul risparmio energetico e di una nuova sensibilità ecologica da parte della committenza pubblica e privata. Con un’impostazione pratico-operativa, il manuale presenta una panoramica sulle regole e i requisiti necessari per la sostenibilità e illustra le caratteristiche tecnologiche del materiale e le diverse soluzioni d’impiego in architettura attraverso una ricca serie di realizzazioni italiane recenti accompagnate da immagini e particolari costruttivi in dettaglio. Legno. Manuale per progettare in Italia Autore Davide Maria Giachino Editore UTET Scienze Tecniche 240 pp – 90,00 euro ISBN 978-88-513-0132-3

Questi i progetti premiati: Public arch. Siegfried Delueg, Centro parrocchiale Madre Teresa di Calcutta, Bolzano Housing Pedevilla Architekten, Casa Pliscia 13, Pieve di Marebbe Office & Industry arch. Markus Scherer, Trasformazione e ampliamento della cantina vinicola Nalles Magrè, Nalles Tourism arch. Roland Baldi, Impianto di risalita Meran 2000 Open Space MoDus Architects, Circonvallazione Bressanone-Varna Interior arch. Stefan Hitthaler, Casa Burger Oberschmied, Monguelfo Renovation EM2 Architekten, Castello di Brunico, Messner Mountain Museum Ripa Camino di aerazione della circonvallazione di Bressanone, MoDus Architects, categoria Open Spaces (foto ©Leonhard Angerer).

LE NOVITÀ DI KLIMAHOUSE 2014

IDENTITÀ LOCALE E TURISMO CONSAPEVOLE Cosa possono significare oggi turismo e agriturismo in una regione geografica dall’identità politica e culturale così forte come l’Alto Adige-Südtirol, da sempre crocevia di culture diverse e allo stesso tempo realtà indissolubilmente legata al concetto di Heimat da difendere? Forte di numerose esperienze di ricerca in ambito alpino, l’autrice Daniela Tommasini argomenta in quest’opera come la scelta di proteggere identità e paesaggio possa sia una risorsa anche per il turismo. Geografia, paesaggio, identità e agriturismo in Alto Adige-Sudtirol Autore Daniela Tommasini Editore Franco Angeli 126 pp – euro 28,00 ISBN 978-88-204-1501-3

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Torna a Bolzano dal 23 al 26 gennaio 2014 la fiera internazionale per l’efficienza energetica e il risanamento in edilizia. Novità assoluta della nona edizione è l’iniziativa Go To Klimahouse 2014…!, servizio all inclusive per i visitatori comprensivo di trasferimento in pullman da numerose località italiane, ingresso in fiera e visita guidata al quartiere ecosostenibile Casanova di Bolzano. Tra i numerosi eventi in programma, la mostra Risanamento oggi e domani di APA, Associazione Provinciale dell’Artigianato di Bolzano, con modelli in scala 1:1 di edifici CasaClima di classe A, B o Gold. Dal 24 al 25 gennaio si svolge inoltre il tradizionale congresso internazionale organizzato da Fiera Bolzano in collaborazione con l’Agenzia CasaClima, con approfondimenti sulla bioedilizia e la partecipazione di ospiti di fama internazionale. www.klimahouse.it

Libera Università di Bolzano

NOVE GUIDE ALLA BIOARCHITETTURA Diretta da Cristina Benedetti, una collana che riassume i contenuti del Master CasaClima della Libera Università di Bolzano in forma di guide pratiche, con gli strumenti essenziali per una corretta progettazione e riferimenti teorici e normativi. I volumi si concentrano su fisica tecnica e proprietà dei materiali isolanti, così come di sistemi strutturali. Un prezioso vademecum su termini e soluzioni come la ventilazione naturale, le coperture a verde, il sistema finestra, i ponti termici. Docente presso la Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma dal 1975 al 2008, Cristina Benedetti dal 1987 opera come ricercatrice negli ambiti dell’architettura bioclimatica e degli edifici in legno. Le guide pratiche del master CasaClima - collana in 9 volumi Direttore della collana Cristina Benedetti Editore bu, press Bolzano 1.693 pp in totale – euro 15,00 ogni volume


MUSE E LE ALBERE A TRENTO

MATERIE MUSE IL MUSE È UNO DEI 18 EDIFICI CHE INSIEME REALIZZANO IL RECUPERO DI UN’AREA DISMESSA DI 11 ETTARI E MEZZO RESTITUITI AL TESSUTO URBANO CON UNA MOLTEPLICITÀ DI FUNZIONI E PER METÀ PARCO PUBBLICO. L’AREA SI ESTENDE DALLA LINEA FERROVIARIA, CHE LA SEPARA DAL CENTRO STORICO DI TRENTO, ALLA BANCHINA SINISTRA DEL FIUME ADIGE. CARATTERIZZATO DA UN PROFILO MOSSO CHE RICORDA QUELLO DELLE MONTAGNE TRENTINE, IL MUSE ENTRA IN DIALOGO CON L’AMBIENTE CIRCOSTANTE ATTRAVERSO LE GRANDI VETRATE CHE SI SVILUPPANO A TUTTA ALTEZZA E CHE CONFERISCONO UN’IMMAGINE DI TOTALE TRASPARENZA ALL’EDIFICIO, ACCENTUATA DAI RIFLESSI DELLO SPECCHIO D’ACQUA SU CUI SI AFFACCIA E APPARE ADAGIATO. Atto Belloli Ardessi


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In apertura, una delle sale del nuovo Museo della Scienza di Trento (foto ©Enrico Cano). Sopra, il prospetto sud dell'edificio (©Archivio Trento Futura, ph. Alessandro Gadotti) e,

sotto, il museo il giorno dell'inaugurazione

(foto ©Enrico Cano).

I volumi alterni del Muse sono calcolati sulla base di un esame geofisico e di un’attenta analisi del centro storico di Trento. Le aree esterne attigue al museo sono concepite in armonia con gli spazi pubblici dell'intero intervento sull'area ex-Michelin, che a sua volta re-interpreta i dettagli e i materiali presenti nel centro storico della città. Come i marciapiedi, i cordoli e i bordi dello specchio d'acqua, in pietra verdello con finitura bocciardata. Una pavimentazione che continua all'interno della lobby, a sottolineare l'idea del prolungamento dello spazio pubblico anche all'interno del Museo. Il progetto in sé favorisce un’interpretazione orizzontale della relazione tra i nuovi edifici e gli spazi aperti previsti dall’intero disegno. L'edificio del museo si sviluppa in pianta su

una lunghezza massima di 130 m fuori terra e una larghezza massima di 35 m. e sviluppa le sue funzioni su 2 livelli interrati e 5 livelli fuori terra. I prospetti Nord e Sud sono rivestiti in verdello bocciardato sostenuto meccanicamente da una sottostruttura metallica, riprendendo una finitura che caratterizza gli angoli di maggior pregio dei vari edifici nel nuovo quartiere e che qui caratterizza la finitura di tutte le superfici opache. Ai volumi in pietra si alternano le superfici vetrate: ai piani terra, in corrispondenza dei percorsi verticali, a tutta altezza sui fronti Nord e Sud della lobby e della rain forest. I nodi in acciaio dei serramenti riprendono per forma, passo e dimensioni gli elementi già utilizzati nel resto dell'intervento, acqui-

stando maggior complessità e arricchendosi dei necessari elementi di irrigidimento e controvento sulle grandi superfici. Il fronte Est, corrispondente alla porzione di edificio che contiene la biblioteca e gli uffici, è caratterizzato da una facciata verde, scandita da una successione di montanti principali in legno lamellare con passo di m 3.75 e ritmata da una struttura secondaria che dimezza il modulo e sostiene, in corrispondenza di ogni marcapiano, una serie di fioriere appositamente disegnate e attrezzate con sistema di irrigazione e drenaggio. Il fronte Ovest è caratterizzato dalla vista in successione delle falde di copertura, in primo piano quelle in vetro della serra tropicale. Le coperture sono caratterizzate da una successione di grandi falde, con orientamento EstOvest, in parte opache con finitura in zinco e in parte trasparenti. Tutte le falde sono dotate di ampi sbalzi caratterizzati da un progressivo alleggerirsi del telaio strutturale e un diradarsi, in fasce sempre più strette, del manto di copertura. Le coperture vetrate caratterizzano il volume della lobby e quello della serra tropicale, elemento architettonico con complesse dinamiche di funzionamento, destinato quindi a particolari attenzioni, sia tecnologiche che impiantistiche. Nelle strutture ritroviamo l'utilizzo complementare di travi in legno con elementi in acciaio che lavorano sfruttando al meglio, ognuno, le proprie caratteristiche statiche. L'involucro trasparente della serra è dotato di apposite aperture, sia in basso che in alto, per consentire la necessaria ventilazione naturale, nonché di sistemi di ombreggiamento per le superfici maggiormente esposte all'irraggiamento estivo. Gli spazi interni All’interno del museo le aree dedicate all'attività espositiva comprendono tanto i veri e propri piani allestitivi quanto le aule destinate ad attività didattiche di complemento

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Renzo Piano Building Workshop Il Premio Pritzker Renzo Piano, 76 anni, non ha certo bisogno di presentazioni. Dalla sua fondazione nel 1981, lo studio che porta il suo nome ha realizzato più di 120 progetti in tutto il mondo e ha ricevuto più di 70 riconoscimenti da associazioni e ordini internazionali, tra cui l'AIA (American Insitute of Architects) e il RIBA (Royal Institute of British Architects). Nei tre studi di Genova, Parigi e New York lavorano circa 130 collaboratori, oltre a numerosi stagisti provenienti da tutto il mondo, guidati da un team di 14 partners. Tra i progetti appena completati, l'estensione del Kimbell Art Museum di Fort Worth, in Texas, un progetto da 135 milioni di dollari. www.rpbw.com

alla visita. Gli spazi espositivi sono distribuiti dal livello -1 a quello +4 e possiedono un rivestimento a terra in listoni di bamboo massello particolarmente duro e resistente all'usura. I laboratori hanno una finitura in resina, mentre per gli uffici amministrativi e direzionali è prevista l'installazione di un pavimento sopraelevato. Diverse fenditure applicate nei solai, nonché l'inclinazione delle coperture a falda, consentono di avere, lungo il percorso espositivo, alcune aree con altezze libere maggiori rispetto ad altre, utilizzabili per allestimenti che richiedano maggior spazio. Gli ambienti destinati a laboratori di studio, ricerca e conservazione sono caratterizzati da specifiche attenzioni tecnologiche e impiantistiche per garantire le corrette condizioni per la preservazione delle raccolte. Illuminazione e ventilazione naturale contribuiscono alla riduzione complessiva dei consumi e al miglioramento del comfort. La posizione e la conformazione del layout di alcuni laboratori è stata pensata per consentire occasionali visite da parte del pubblico.

Esistono infatti spazi accessibili al pubblico non direttamente legati alla funzione museale espositiva, inclusa la lobby di ingresso ideata come una sorta di agorà coperta, che rappresenta il naturale prolungamento del principale asse pedonale pubblico del nuovo quartiere e che permette, attraversandola, di raggiungere lo spazio verde di fronte al Palazzo delle Albere. Vi è poi la Biblioteca/Mediateca, distribuita al piano terra, con uno spazio di prima consultazione, e su tutto il primo piano del corpo di fabbrica a Est della lobby. Materiali e scelte impiantistiche I materiali selezionati dal progetto sono il riflesso di una precisa volontà di integrazione e, allo stesso tempo, di sfida nei confronti del paesaggio circostante. Vetro, legno e pietra impiegati nelle superfici e nei rivestimenti conferiscono al Muse la massima naturalità. A destra, la rain forest il giorno dell'inaugurazione (foto ©Enrico Cano). Sotto, pianta del piano terra del Museo (©Renzo Piano Building Workshop).

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VENTILAZIONE NATURALE Attivata con temperature ambiente tra 14° e 22°

ENERGIA SOLARE DA FOTOVOLTAICO 45,35 kW picco, produzione globale annua di 44.000 kW/h

12/20 mq di aperture per la ripresa dell’aria esterna RECUPERO ACQUE METEORICHE Per gli acquari, l’irrigazione della serra e gli scarichi dei servizi igienici

ENERGIA DALLA CENTRALE DI TRIGENERAZIONE Energia termica e frigorifera proveniente dalla rete di Trentino Servizi alimenta pannelli radianti a pavimento. Il sistema radiante consente un risparmio ulteriore perché la distribuzione uniforme consente, a parità di comfort , di avere temperature ambiente più basse in inverno e più alte in estate

FACCIATA VERDE UTENZE IMPIANTI LUCE E FORZA MOTRICE IMPIANTO DI CLIMATIZZAZIONE

ENERGIA ELETTRICA DALLA RETE

SONDE GEOTERMICHE Potenza geotermica al servizio della climatizzazione: 75 kW frigoriferi, per il raffrescamento autonomo di specifici ambienti.

Una visione che si coniuga con l’obiettivo complementare del massimo risparmio energetico, conseguito attraverso l’utilizzo delle più sofisticate tecnologie impiantistiche, in parte condivise con gli edifici del nuovo quartiere residenziale: dalla copertura con pannelli fotovoltaici all’installazione di un impianto geotermico pilota, dall’attenta selezione delle tipologie di tamponamento all’accurata scelta dei materiali isolanti. Il sistema impiantistico fa inoltre uso di accorgimenti che aumentano le forme di risparmio energetico, come la cisterna per il recupero delle acque meteoriche che vengono utilizzate per i servizi igienici, per l'irrigazione della serra, per alimentare gli acquari e lo specchio d'acqua che circonda l'edificio. Il cantiere ha privilegiato materiali di provenienza locale per limitare l'inquinamento dovuto al trasporto. Il criterio della sostenibilità e del minor impatto trova un'applicazione peculiare nella scelta di utilizzare il bamboo italiano come legno per la pavimentazione delle zone espositive. Il legno è un materiale costituito essenzialmente dalla CO2 sequestrata dall'atmosfera nel corso della vita della pianta. Inoltre per raggiungere le dimensioni adatte per essere sezionato in listelli in forma di parquet il bamboo impiega circa 4 anni, mentre un’essenza tradizionale di pari qualità di durezza, ad esempio il larice, ne impiega almeno 40. Certificazioni CasaClima e LEED La scelta di serramenti con alte prestazioni energetiche, unite all’installazione di una centrale di trigenerazione, un sistema energetico centralizzato, un sistema di pannelli [ 32 ]

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Schema del funzionamento energetico dell'edificio (©RPBW); a sinistra, due immagini degli interni (sopra ©Enrico Cano; sotto ©Colombo Costruzioni, ph. Alessandro Gadotti).

fotovoltaici (con dimensione e passo coerente con quello della struttura di copertura, provvisti di appositi supporti per una corretta inclinazione verso Sud), ed elevati standard in termini di coibentazione e di controllo della dispersione termica sono i fattori che hanno permesso all’intero quartiere Le Albere di ottenere la certificazione CasaClima B. Lo scorso 13 giugno inoltre il Muse, con il supporto di Habitech-Distretto Tecnologico Trentino per le attività di project management Leed, ha ottenuto la certificazione Leed NC 2.2 Gold rilasciata dal Green Building Institute. Sarà il primo museo italiano a ricevere l'ambita certificazione Leed NC, definendo un nuovo benchmark nel settore

SCHEDA MUSE E LE ALBERE Località Trento Anno di realizzazione 2002-2013 (in corso) Committente Castello Sgr Progetto architettonico ed esecutivo

Renzo Piano Building Workshop

Design team S.Scarabicchi, D.Vespier (partner e project leader), con A.Bonenberg, T.Degryse, E.Donadel, V.Grassi, F.Kaufmann, G.Longoni, M.Menardo, M.Orlandi, P.Pelanda, D.Piano, S.Polotti, S.Russo, L.Soprani, G.Traverso, D.Trovato, C.Zaccaria e C.Araya, O.Gonzales Martinez, Y.Kabasawa, S.Picariello, S.Rota, H.Tanabe; S.D’Atri (CAD); F.Cappellini, A.Malgeri, A.Marazzi, S.Rossi, F.Terranova (modelli) Progetto strutturale Favero & Milan SpA Progettazione impiantistica Manens Intertecnica Srl Superficie totale area 116.331 m2 (Museo delle Scienze 11.710 mq; residenze 43.900 m2; commercio 10.500 m2; hotel 4.700 m2; centro congressi 2.900 m2; parco pubblico 5 ha)

Investimento complessivo 240 milioni di euro


Rete e progetto

Architettura su misura Ciò che in passato, dell’architettura come simbolo e rappresentazione, veniva delegato all’arte e alla decorazione, appartiene oggi al vasto dominio della comunicazione. Commercio, cultura e produzione di beni immateriali moltiplicano la domanda di spazi e di programmi. La “brandizzazione” di edifici, stand e allestimenti, permanenti o temporanei è un processo complesso che richiede una somma di capacità e competenze, dal progetto alla realizzazione. Il team di Bodino Engineering, guidato da Luigi D’Elia, fa esattamente questo: ingegnerizza progetti complessi affiancando l’architetto fin dalla fase del concept. Con una conoscenza dei materiali maturata in 75 anni di esperienza, un know-how industriale e una cura del dettaglio di

qualità artigianale, una rete controllata di fornitori e squadre di allestitori pronte a intervenire ovunque nei tempi, anche ristretti, richiesti, Bodino Engineering collabora da anni con studi di architettura di livello internazionale come RPBW. La società torinese è organizzata in tre distinte unità operative: architettura, per l’arredamento di spazi commerciali, museali, banche, sale conferenze e auditorium; engineering, per la messa in opera ad arte di strutture e involucri complessi in vetro, acciaio, metalli e per soluzioni di arredo urbano; allestimenti, per risolvere in maniera precisa e tempestiva le diverse esigenze di comunicazione (mostre, stand, spazi temporanei per eventi) affrontando sia i risvolti tecnologici sia gli aspetti scenografici del progetto.

WORLD CLASS ENGINEERING Fondata a Torino da Gioacchino Bodino nel lontano 1932 come manifattura e fonderia per la lavorazione del bronzo, Bodino Engineering (l’attuale denominazione è stata assunta nel 2011) conta oggi 64 dipendenti e un giro d’affari 2012 di oltre 19,5 milioni di euro. Tra i numerosi lavori svolti dalla società ricordiamo la Bolla del Lingotto (arch. Renzo Piano, 1999), facciate e coperture in vetro e acciaio di edifici residenziali e del terziario, la realizzazione di stand temporanei per aziende come Fiat, Finmeccanica, Tissot, Chopard, Raymond Weil, De Grisogono, Lavazza, Ferrari e allestimenti di grandi mostre. SOA - Attestazioni di qualificazione all’esecuzione di lavori pubblici: OG1 class. III

edifici civili e industriali

OS6 class. IV

finiture di opere generali in materiali lignei, plastici, metallici e vetrosi

OS18a class. IV

componenti strutturali in acciaio

OS18b class. III bis componenti per facciate continue

Sopra il titolo alcune realizzazioni di Bodino Engineering in ambito stand fieristici, architettura, facciate continue, sale conferenze e auditorium; accanto, intervento (2012) di trasformazione e riuso dell'ex monastero di Santa Maria Assunta a Cairate (VA).

BODINO ENGINEERING SRL Corso Tazzoli 235/3 10137 Torino TO Tel 011.0260711 info@bodinoengineering.it www.bodinoengineering.it

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RESIDENZE LE ALBERE A TRENTO

QUESTIONI DI FACCIATA A colloquio con Roberto Mairone di Bodino Engineering, che per più di due anni ha seguito il progetto e la costruzione degli edifici residenziali del nuovo quartiere Le Albere, dove sorge il MUSE Intervista di Ginevra Bria Il Museo delle Scienze di Trento è il landmark di un progetto complessivo di riqualificazione urbana dell’area ex-Michelin che oggi, ormai ultimato, comprende residenze, spazi commerciali e un parco di 5 ettari e che, in un paesaggio fatto anche di canali, recupera l’antico rapporto del territorio, prossimo al fiume Adige, con l’acqua. L’ingegnerizzazione delle facciate degli edifici è stata curata dalla società

In apertura e qui accanto: progettato da Renzo Piano, il nuovo quartiere residenziale Le Albere a Trento, al pari del Muse, è frutto della riqualificazione dell'ex area industriale Michelin, prossima al fiume Adige (foto ©Enrico Cano).

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torinese Bodino Engineering, e i calcoli e la struttura messi a punto sono stati in seguito parzialmente adottati anche per la facciata Est del MUSE. Quali sono stati i nodi progettuali più complessi che avete dovuto affrontare? Il primo nodo da risolvere è stato concepire l’ossatura completa della facciata, che doveva supportare il carico statico delle residen-

ze, attraverso le logge, i balconi e la facciata esterna ad essi. Un altro vincolo era il comportamento del sistema in legno lamellare di larice naturale, volutamente non impregnato e direttamente congiunto tramite elementi metallici alle strutture in CA degli edifici. Il larice, flessibile e durevole, è stato sottoposto a test presso la Stazione Sperimentale del Legno di Trento. Un terzo vincolo progettuale, direttamente legato al precedente, era quello di evitare contatti diretti tra il larice e gli elementi metallici di carpenteria, per prevenire deterioramenti del legno nel tempo. Per questo i profili delle travi principali e secondarie del graticcio sono vincolati grazie ad elementi metallici e profili in legno, sempre connessi alle travi con perni di acciaio inox. A partire dallo studio di questi elementi di vincolo si sono poi dovuti affrontare e risolvere i ponti termici generati dalla struttura in cemento armato, senza dimenticare altri temi fondamentali quali i balconi, realizzati con telai autoportanti in acciaio prefabbricati in officina e poi rivestiti in opera da impalcati in legno, dando vita a elementi ibridi di forte connotazione.


scossalina in lamiera di alluminio zinco-patinata LT-01

+ 204.25/+13.25

serramento in legno con vetrocamera SE-01

doga di finitura in legno

+ 201.10/+10.10

scossalina in lamiera di alluminio zinco-patinata LT-01

parapetto in vetro temperato stratificato 8+8 mm + 0,56 mm PVB con corrimano in legno profili in legno zincato e verniciato

+ 198.00/+7.00

montante in legno lamellare 80x120 mm montante in legno lamellare 120x320 mm traversi in legno lamellare 80x80 mm

+ 194.90/+3.90

serramento in alluminio verniciato ferromicaceo con vetratura di sicurezza

Era stato deciso fin dall'inizio che la progettazione strutturale delle facciate del quartiere residenziale sarebbe stata poi applicata anche al MUSE? In realtà il nostro intervento riguardava la costruzione dei sistemi di facciata e delle carpenterie (750 ton di metallo, NdR) e lo studio delle pareti degli uffici, nonché i complementi esterni come parapetti e balconi. La facciata Est del Museo è stata eseguita da altre imprese sulla base dei nostri disegni e modelli di calcolo originali dopo che questi avevano passato il vaglio della direzione artistica dello studio RPBW e ottenuto l’approvazione della Direzione Lavori del cantiere del MUSE. Quanto hanno influito materiali e tecnologie sulle performance? E sull'impatto estetico-ambientale? Devo dire che Bodino Engineering non è intervenuta direttamente sulle scelte di

coibentazione ma naturalmente, come tutti gli altri attori del processo di costruzione, avendo come obiettivo il migliore risultato di efficienza secondo gli standard CasaClima abbiamo posto la massima attenzione agli aspetti prestazionali. Più che sui materiali direi che è l’attenzione al taglio dei ponti termici già a livello di progettazione strutturale delle facciate l’elemento decisivo in termini di efficienza. Tutte le scelte architettoniche invece sono state curate da RPBW. Come ad esempio le vasche quadrate delle fioriere esterne, prodotte in piu di 1.160 unità, per le quali lo studio di Renzo Piano ha scelto un cemento naturale che ben si inserisce nel contesto finale della facciata verde. In che modo l'esposizione e la contestualizzazione paesaggistica delle Albere ha influito sull'ingegnerizzazione delle facciate? Ogni singolo elemento è stato pensato a

pavimentazione in pietra PA-10 sottofondo in CLS 5m-01 doppio strato di guaina impermeabilizzante IW-01

+ 191.00/+0.00

solaio SP 350 mm interrato PROSPETTO

priori, per non impattare sull’ambiente. Prima che iniziassero le gare dei diversi appalti la Bodino Engineering è stata chiamata dalla committente e da RPBW a realizzare un modello in scala 1:1 dell’edificio residenziale, un prototipo per la fase di approvazione della carpenteria di facciata, della struttura di parapetti e logge, del graticcio ligneo, di alcune porzioni dei rivestimenti delle finiture e di un tratto della scala interna. Solo a progetto ultimato i diversi appalti, gestiti dal General Contractor, sono stati distribuiti con gare dedicate alle diverse imprese esecutrici

Nelle foto di questa pagina dettagli di facciata, balconi e nodi di connessione descritti nel disegno del prospetto (©RPBW). L'esecuzione di involucri, balconi e balaustre dele complesso residenziale Le Albere è stata affidata a Bodino Engineering.

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NARDELLI SPORT A MEZZOLOMBARDO

CONTEMPORANEO ALPINO Completata nel 2012, l’architettura della sede di Nardelli Sport dichiara immediatamente il brand e la funzione. Senza bisogno di insegne. Contribuendo nello stesso tempo a connotare, riqualificandola, un’area commerciale cresciuta in modo disordinato Fattori intangibili, e non semplici merci, rendono alcuni negozi diversi da altri. Qui è la passione per la montagna dei titolari, i maestri di sci Willy e Rudy Nardelli, ad aver trasformato Nardelli Sport in un centro famoso in tutta la regione. Che crescendo aveva bisogno di una nuova sede capace di unire funzionalità e accoglienza. Il nuovo edificio progettato dallo Studio weber+winterle occupa il sedime della precedente sede, interamente demolita, e si sviluppa su 5 piani, di cui uno interrato, con una struttura in CA rivestita da un curtain wall ben coibentato formato esternamente da due maglie di reti metalliche stirate. Questa finitura, insieme alla leggera inclinazione verso l’alto di una delle pareti e ai tagli asimmetrici [ 36 ]

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delle grandi vetrate, si ispira agli elementi naturali del contesto e li rappresenta assumendo un evidente valore simbolico. Inglobato in un comparto commerciale di recente realizzazione, l’edificio emerge però in altezza rispetto al resto del tessuto urbano contiguo e, data la sua posizione strategica lungo la principale strada di accesso al centro abitato, assume anche il ruolo di porta d’ingresso di Mezzolombardo

La grande vetrata asimmetrica di spigolo e il rivestimento metallico dell'involucro, insieme all'inclinazione verso l'alto della parete, richiamano per contrasto il panorama alpino e la funzione dell'edificio (foto ©Günter Richard Wett). A lato, sezione, pianta del piano terra e prospetti.


weber+winterle architetti Fondato nel 1998 da Lorenzo Weber (1967) e Alberto Winterle (1965), con la collaborazione dal 2004 di Luca Donazzolo (1971), tutti laureati in architettura a Venezia, lo studio, con decine di realizzazioni e numerosi premi al proprio attivo, affronta le molteplici tematiche della progettazione architettonica e urbanistica con un percorso professionale che attraversa le diverse scale della progettazione: dall’aspetto materico degli allestimenti museali e dell’interior design alle esplorazioni progettuali sulla città contemporanea. All’attività progettuale si affianca un lavoro di ricerca che si concentra sui fenomeni dell’uso contemporaneo del territorio e sull’introduzione di elementi dell’architettura contemporanea nei contesti territoriali “fragili”. www.weberwinterle.com

Sotto, un'altra vista esterna dell'edificio e, a destra, immagini degli interni (foto ©Günter Richard Wett).

SCHEDA Località Mezzolombardo (TN) Anno di progetto/completamento 2007/2012 Committente Nardelli Sport Progetto e direzione lavori weber+winterle architetti

Strutture SAPI, ing. Adriano Bernardi Progetto impianto elettrico/termoidraulico

Unitecgroup, ing Oscar Nichelatti

Sicurezza geom. Fabrizio Tanel Impresa Libardoni Costruzioni srl - Levico Facciate Stahlbau Pichler srl Impianto elettrico Gianni Bettin Impianto termoidraulico Leveghi / La Termotecnica / Climacenter

Superficie totale 1.350 mq Volume totale 5.600 mc

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TRENTINO_SÜDTIROL

PRÀ DELLA CASA A MADONNA DI CAMPIGLIO

COMUNITÀ MONTANE La memoria antropica e paesaggistica della Val Brenta rivive in questo antico ricovero per la transumanza recuperato e inserito in un percorso turistico sostenibile In apertura l'edificio della Comunità delle Regole. Sotto, il portico del piano terra poggiante su colonne in legno con basamento in pietra (foto ©Paolo Sandri).

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Inoltrandosi nella Val Brenta dopo aver oltrepassato il torrente Sarca di Campiglio ci si imbatte nel Prà della Casa, ampia radura tra alti abeti formatasi nei secoli con il perenne ripetersi dei riti del nomadismo pastorale, attività comune a tutte le popolazioni dell’arco alpino fondamentale per garantire un equili-

brato sfruttamento delle risorse della montagna. Ogni anno all’inizio dell’estate gli uomini lasciavano le loro case nei paesi a valle per condurre il bestiame verso i pascoli d’altura, compiendo soste lungo il cammino in stazioni intermedie ai margini del bosco, dove semplici costruzioni erano costituite da un basamento di pietre legate da poca calce su cui poggiavano strutture di legno offrivano un riparo per i pastori e per gli animali più deboli. L’impianto del Prà della Casa è rimasto invariato per secoli fino al secondo dopoguerra, quando in seguito all’abbandono delle pratiche pastorali e allo sviluppo di nuove tecniche di silvicoltura il manufatto originale fu profondamente trasformato. Le colonne in legno del portico furono sostituite da pilastri in cemento e la vasta radura quasi interamente trasformata in un vivaio forestale. Abbandonato negli ultimi decenni, il sito è stato ora recuperato dalla Comunità delle Regole di Spinale e Manez, proprietà collettiva di antichissima fondazione da sempre impegnata nella difesa e nella valorizzazione del proprio territorio. Recentemente la Comunità ha elaborato il Percorso Achenio,

programma di sviluppo turistico sostenibile che propone una lettura del territorio sia dal punto di vista ambientale che antropico e di cui il progetto di recupero del Prà della Casa affidato allo studio Nexus! associati costituisce un primo intervento di attuazione. Smanetllate le rigide strutture del vivaio il prato ha ritrovato il suo aspetto naturale, mentre l’edificio adeguatamente sistemato è destinato all’accoglienza di turisti attenti ai valori ambientali e culturali. L’intervento ha reso eloquenti i rapporti tra l'edificio e il contesto ambientale soprattutto attraverso un corretto uso dei materiali e la rilettura in chiave contemporanea di alcuni caratteri costruttivi legati alla tradizione, quali l’avancorpo interamente in legno con il portico a piano terra sorretto da possenti colonne poggianti su basi in pietra e il mediato rapporto tra l’interno e l’esterno dell'edificio risolto con una griglia irregolare di tavole di larice. Alcune esigenze funzionali legate alla nuova destinazione sono state risolte con l’addizione di due volumi ipogei, prestando particolare attenzione all’inserimento dei manufatti nel naturale declivio che caratterizza il sito


Nexus! associati Dal 2005 Nexus! associati raggruppa liberi professionisti che hanno deciso di condividere le proprie esperienze e competenze tecniche per offrire servizi integrati e qualificati. Nel tempo, attorno ai quattro soci (da sinistra nella foto) Mario Giovanelli pianificatore territoriale, Roberto Paoli architetto, Francesco Pezzarossi perito termotecnico e Gianfranco Giovanelli ingegnere si è costituito un gruppo di lavoro più ampio, all’interno del quale le competenze delle singole figure professionali si integrano e si intrecciano con la passione, lo studio e la ricerca collettiva. www.nexusassociati.com

-1.00 -1.60

-1.00

+2.60

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-0.20

+2.60

SCHEDA

Nei disegni, sezione trasversale e piante dei piani 0 e 1. Sopra, il vasto ambiente interno al primo piano e, a sinistra, dettaglio del recupero del metodo costruttivo tradizionale (foto ©Paolo Sandri)

Località Madonna di Campiglio, loc. Ragoli Anno di realizzazione 2010-2013 Progetto Nexus! associati - Roberto Paoli,

Gianfranco Giovanelli, Mario Giovanelli, Francesco Pezzarossi

Collaboratori Gianni Cimarolli Superficie del lotto 15.000 mq Superficie totale interna 630 mq Costo 1.250.000 euro

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TRENTINO_SÜDTIROL

AREA ARCHEOLOGICA ACQUA FREDDA AL PASSO DEL REDEBUS, BEDOLLO

NELL’ETÀ DEL BRONZO Il paesaggio che conosciamo è il risultato di attività umane molto antiche, che l’architettura realizzata a protezione di questo sito invita a scoprire Il sito di Acqua Fredda (foto ©Edy Pozzatti)

e la planimetria: 1-area archeologica; 2-passerella di accesso; 3-percorso di visita e elementi evocativi; 4-piazza coperta; 5-anfiteatro dell'area sperimentale.

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A 1.445 m slm, nel Trentino orientale, il Passo del Redebus mette in comunicazione l’altopiano di Pinè con la Val Fèrsina, ricca di minerali. Qui una ricerca avviata nel 1980 dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Provincia di Trento ha portato alla luce nove forni fusori attivi tra il XIII e il IX secolo a. C. e un vasto deposito di scorie di

lavorazione, testimone di un’intensa attività metallurgica nell’area. La sistemazione in quota, anche lontano dalle cave di minerali, era probabilmente dovuta al costante fabbisogno di combustibile (carbone di legna) per i forni, che ventilati artificialmente con grandi mantici raggiungevano temperature di 1.200° C. Fabbisogno che condusse a

sua volta a un progressivo disboscamento e conseguentemente, con la creazione di pascoli in quota e la produzione di strumenti per gestirli, allo sviluppo dell’allevamento e della produzione di nuovi alimenti come il formaggio. Una storia che il progetto architettonico di copertura del sito, sviluppato con intenti funzionali e allo stesso tempo didattici dallo studio AMP di Trento, aiuta a conoscere, avvicinando i fruitori a comprendere meglio la cultura del luogo. Un’urna trasparente, realizzata con un perimetro di lastre di vetro incolore serigrafate con effetto ragnatela e il cui volume in alto è definito da una texture di fili d’acciaio tesi lungo il lato corto a un interasse di 10 cm, protegge i nove forni fusori del sito e permette ai visitatori di leggere alcuni pannelli didattici esplicativi. Urna e sito sono protetti da tre coperture con pendenze e forme diverse, formate da un’orditura metallica di travi a T disposte lungo una maglia regolare, con ali terminali perimetrali che concludono, con sottile spessore, tutto il sistema strutturale. Pilastri a sezione circolare, entro cui passano i cavi che portano l’energia necessaria al sito, reggono questa maglia con giunzioni a cerniera.


AMP Studio architettura+progettazione ambientale Lo studio, orientato verso l’esplorazione delle potenzialità dei contesti paesaggistici per la progettazione architettonica, viene fondato nel 2009 dagli architetti Fiorella Alberti (Montevideo, 1966) e Edy Pozzatti (Bolzano, 1965, al centro nella foto) e dal dottore forestale Claudio Maurina (Trento, 1960). L’approccio dello studio si fonda sull’analisi della sostenibilità materiale e sociale dell’architettura e i suoi compromessi con il territorio. Esemplificativo di tale approccio, il progetto “percorsi di Anaunia” ha vinto il Premio Costruire il Trentino 2009; ricevuto uno speciale riconoscimento dal MiBAC nel quadro della candidatura italiana al Premio per il Paesaggio del Consiglio d’Europa; ottenuto una menzione d’onore al Premio di architettura Città di Oderzo 2010 e una segnalazione al Premio Dedalo/Minosse 2010. www.ampstudiosite.com

Tutte le parti metalliche sono state realizzate in acciaio cor-ten, che se da un lato elimina qualsiasi necessità di manutenzione nel tempo, dall'altro esprime un forte significato evocativo delle attività che tremila anni fa si svolgevano quotidianamente proprio qui. L’intervento si completa con un volume seminterrato di servizio, rivestito da listelli di legno, nella parte nord-ovest del sito, il cui prolungamento, sempre in legno, genera una panca continua che definisce e racchiude una piazzetta coperta, con funzioni di riparo e adatta all’organizzazione di incontri, conferenze e manifestazioni pubbliche. Un’installazione in acciaio cor-ten lungo il lato principale di ingresso suggerisce, in modo interpretativo, l’antica funzione del luogo e, sul lato interno, fa da sostegno agli elementi di un percorso didattico. Infine, in un’area antistante il sito e prossima alla strada che conduce al passo, è stato creato un piccolo anfiteatro naturale sistemato con panchine e tavoli in legno dove sono stati riprodotti i forni fusori per sperimentazioni dal vivo. Sulla copertura principale del sito una batteria di pannelli fotovoltaici fornisce l’energia necessaria per illuminarlo discretamente anche nelle ore serali

SCHEDA Località Passo del Redebus, loc. Acqua Fredda, comune di Bedollo TN Anno di progetto/completamento 2002/2008 Progetto e direzione lavori arch. Edy Pozzatti, AMP Studio

Team di progettazione arch. Edy Pozzatti, arch. Ugo Bazzanella, arch. Renato Fornaciari

Strutture ing. Franco Decaminada Ricerche archeologiche Soprintendenza per i beni archeologici della Provincia autonoma di Trento dott. H.c. R. Perini, dott. F. Marzatico; Institut für Montanarchäologie Deutsches Bergbau-Museum Bochum, prof. G. Weisgerber, dott. J. Cierny

Progetto culturale e scientifico Soprintendenza

per i beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, dir. Dr. Gianni Ciurletti

Allestimento e progetto museografico arch Edy Pozzatti, arch. Fiorella Alberti, AMP Studio

Strutture in acciaio cor-ten Metall Ritten Superficie coperta 665 mq

Sopra, i prospetti della realizzazione. A destra, dall'alto, il percorso in legno che conduce alla piazzetta coperta, i forni fusori protetti dalla teca in vetro, i pilastri che sorreggono la maglia della copertura (foto ©Edy Pozzatti e Ugo Bazzanella)

Metall Ritten La fucina contemporanea Costituita nel 1990, Metall Ritten è specializzata in tutti i tipi di lavorazioni metalliche per l’architettura, dalla semplice ringhiera alla facciata complessa. A oggi conta su 30 collaboratori e alla fucina in bronzo e acciaio si sono aggiunte macchine a controllo numerico. Tuttavia, la sfida più grande consiste nella creazione di soluzioni personalizzate in metalli diversi e anche in vetro.

METALL RITTEN S.r.l. Zona Artigianale 35, 39054 Collalbo (BZ) Tel. 0471 357130 – Fax. 0471 358612 info@metallritten.com www.metallritten.com

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TRENTINO_SÜDTIROL

LAGO DI TESERO

LO STADIO DELLO SCI Legno locale e alluminio per il nuovo Centro del Fondo di Lago di Tesero, struttura moderna e polifunzionale che guarda oltre i mondiali di sci nordico 2013 della Val di Fiemme

Realizzato interamente in pannelli strutturali di legno X-lam, l'ampliamento del Centro del Fondo è definito da una copertura in alluminio color rame che avvolge i volumi lignei

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La rifunzionalizzazione del Centro del Fondo di Lago in vista dei campionati mondiali di sci nordico 2013 prevedeva la costruzione di due nuovi edifici, il principale per le giurie e i commentatori televisivi e un secondo per la sala stampa e il locale accrediti, oltre alla riorganizzazione degli accessi pedonali e dell’ufficio gare preesistente. Il progetto doveva poi tenere conto di possibili diver-

se destinazioni d’uso, una volta conclusi i Mondiali e anche slegate dalla tradizionale stagione sciistica. Dal punto di vista architettonico Roberto Bortolotti, autore del progetto, ha seguito due diversi criteri compositivi, perseguendo da un lato la continuità con l’esistente e sottolineando dall’altro la contemporaneità, adatta sia all’evento sia all’integrazione

formale con la futura copertura della pista di pattinaggio che caratterizzerà con forza l’intero complesso sportivo. Il nuovo corpo contenente il locale accrediti e la sala stampa, sviluppato su due piani, si pone in continuità con l’edificio esistente a cui è collegato mediante un corpo sospeso. L’ampia sala stampa al primo piano potrà diventare - fuori stagione - una sala ginnica


Architetto Roberto Bortolotti Roberto Bortolotti (Rovereto, 1951) si laurea in architettura allo IUAV di Venezia nel 1975 e da allora svolge la propria attività a Trento, dapprima con Arcoop-cooperativa di architettura e urbanistica e poi nel 1997 con il collega Andrea Pallaver nello studio Architetti Associati Bortolotti e Pallaver. Dal 2001 al 2005 è stato presidente dell’Ordine degli Architetti di Trento. Tra i lavori più recenti si segnalano il Polo scolastico superiore di Mezzolombardo e il quartiere Corti Fiorite a Trento. www.bortolotti-pallaver.it

15.60 3.15

4.56

6.80

1.55

1.57

3.45

6.88

13.01

3.45

13.01

4.56

5.65

9.50 16.20

9.40

5 POSTI AUTO

0.00

11.60

9.74

8.43 0.30

9.95

2.54

2.78

14 POSTI AUTO

1.09 0.45

7.00

2.24

0.30

8.13

5.52

15.70

15.56 2.67

4.80 5.95

7.00

0.30

2.52

4.80

7.79

0.30

0.60

16.05

7.80

15.20 2.95 0.60

2.74 8.34 5.34

0.8

1

0.2

1.46

1

6.73 6.7

0.30

4

6.69

5.61

6.63

8.02

6.63

7.65

8.34

44.40

0.30

6.09

7.92

6.63 7.72

2.21

6.63

7.56

6.63

2.44

2.21

Località Tesero (TN) Anno di realizzazione 2010-2011 Committente Comune di Tesero Progetto e direzione dei lavori arch. Roberto

Progetto strutture in legno ing. Mauro Croce Realizzazione strutture in legno

Collaboratori arch. Chiara Andreaus, ing. Ivan

Masè Termoimpianti Srl

Calcoli statici ing. Ivan Weirather

0.30

3.56

2.08

SCHEDA

Weirather, ing. Martina Martini

3.00

3.14

7.97

Bortolotti, Architetti Associati Bortolotti e Pallaver

0.30

2.15

1.95

1.55

0.55

9.00

2.27

scuola di sci e nei mesi estivi come base di campeggi socio-educativi e didattici. La riorganizzazione ha previsto infine un nuovo accesso pedonale alla parte superiore del centro (ovvero alla quota piste e servizi) realizzato con una nuova scala coperta da un lama inclinata sostenuta da pilastri metallici passanti, che richiama sia il volume superiore dell’area commentatori tv che la futura copertura della piastra del ghiaccio

12.50

e di danza dotata di servizi e spogliatoi contenuti nel corpo ligneo di collegamento con l’edificio limitrofo. La nuova costruzione destinata alla giuria e ai commentatori TV, disegnata in pianta come un arco che chiude a semicerchio e solo parzialmente a est il campo di gara assicurando un’ottima visibilità sulle competizioni ma consentendo comunque di godere dell'intero paesaggio della piana, si stacca invece nettamente dalle preesistenze. Realizzata interamente in pannelli di legno X-lam, la nuova struttura è caratterizzata da una copertura in alluminio a doppia graffatura color verde rame ossidato che parte da terra e avvolge i sottostanti volumi lignei affacciati sul campo di gara contenenti le cabine. Sul prospetto opposto, la copertura è sostenuta da pennoni passanti in acciaio, lungo i quali corre una pista ciclabile, che donano leggerezza e dinamicità all’insieme. Fuori dalle date delle competizioni, tale struttura potrà essere usata come sede della

STP Srl - ing. Elmar Mattevi

Il nuovo edificio per la giuria e i commentatori TV (in alto) ha una pianta a semicerchio che delimita a est il campo di gara, come visibile nella planimetria.

Progetto termoidraulico ing. Maurilio Pagliari Impianti termoidraulici Volume totale 14.406 mc Costo dell’opera 4.500.000 euro

STP Legno bello e sostenibile

MASÈ Impianti all'avanguardia

La STP è un’azienda nata per realizzare il sogno di una casa bella, confortevole e a bassissimo consumo energetico. È una delle prime aziende ad aver creduto nel legno come elemento principe per la costruzione di un edificio, facendo del proprio know-how e dello studio continuo di nuove soluzioni le basi per realizzare strutture di altissima qualità.

La Masè Termoimpianti opera da oltre 50 anni nel campo della progettazione, installazione e manutenzione di impianti idrico-sanitari, riscaldamento, condizionamento, trattamento aria, gas, antincendio, irrigazione, centri wellness e arredo bagno. Negli anni ha raggiunto uno sviluppo costante sia nella metodologia di lavoro che nell’impiego di nuove tecnologie impiantistiche.

STP S.R.L.

MASÈ TERMOIMPIANTI S.R.L.

Via Roma 60/A, 38012 Taio TN Tel. 0463 468107 – Fax 0463 468051 info@essetp.it | www.essetp.it

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UNI EN ISO 9001

Attestazione SOA Cat. OS3 - Class. V Cat. OS28 - Class. V

dal 1959 SRL

tel. 0465 806035 - www.masetermoimpianti.it

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TRENTINO_SÜDTIROL

CENTRO ACQUATICO A CANAZEI

UN TUFFO TRA LE DOLOMITI Geometrie e profili metallici del centro balneare Dolaondes richiamano il paesaggio e le tonalità dei boschi e delle vette circostanti Il progetto dell’architetto Ralf Dejaco per il nuovo centro acquatico di Canazei, in Val di Fassa, prevedeva la realizzazione di un nuovo corpo vasche a integrazione del centro benessere Eghes, che era rimasto sostanzialmente inalterato dalla sua apertura nel 1999. L’aspetto esteriore del nuovo edificio è caratterizzato da facciate a tutta altezza con vetri a triplo strato e da un rivestimento del tetto e della parte superiore dei fronti in lastre di rame preossidato di diversa lunghezza. La scelta dei materiali è stata fondamentale per evitare un contrasto cromatico troppo marcato rispetto al paesaggio, mentre l’altezza moderata e il tetto marcante a una falda mascherano le dimensioni dell’edificio rispetto alle costruzioni vicine. Posizionato sul lato sud-ovest, uno scivolo esterno comunica immediatamente la fun-

zione della struttura sviluppata su tre livelli. Al piano interrato sono stati disposi l’intero impianto tecnico e di trattamento acque con vari depositi e spogliatoi per il personale. I vani tecnici esistenti sono stati in parte conservati e allestiti con nuovi impianti di climatizzazione, depurazione acque, centrali termiche e cogenerazione. L’ingresso all’area delle piscine è situato all’interno di un corpo sviluppato su un unico piano e inserito tra la nuova costruzione e la struttura preesistente. Il piano terra è composto da un’ampia entrata con foyer e zona casse, un’area ristorazione, dagli spogliatoi per il pubblico con relativi servizi, da un vano destinato ai bagnini e al pronto soccorso e infine dalla vasca semi-olimpionica lunga 25 metri circondata da vasche ricreative. L’area destinata alla balneazione è stata pro-

Nella pianta del piano terra e nella sezione, le funzioni dell'edificio: 1.vasca natatoria, 2.vasca fun, 3.vasca esterna acqua salata, 4.vasca ric. bambini, 5.vasca di ammaraggio scivolo, 6.bar/bistro, 7.ingresso/ biglietteria, 8.spogliatoi, 9.servizi igienici/docce, 10.prato, 11.centro benessere esistente, 12.soppalco/zona relax, 15.scivolo, 16.terrazza, 17.vani tecnici.

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Ralf Dejaco Nato nel 1944 a Bressanone e laureato nel 1978 presso lo IUAV di Venezia, l’architetto Ralf Dejaco fonda il proprio studio d’architettura nel 2003 a Bressanone e si specializza nella progettazione di strutture sportive, ospedaliere, edifici residenziali e amministrativi, hotel e centri wellness in Italia e all’estero. Nel 2000 è co-fondatore con Beate Mitterhofe dello studio Ra-Be Interior Design e nel 2004 vince il premio internazionale Contractworld Award per il progetto della piscina coperta Acquarena realizzata a Bressanone. www.ralfdejaco.it

gettata in maniera tale da creare un ambiente unico scandito da pilastri inclinati, elemento ricorrente e caratterizzante in tutti gli interni. Al primo piano sono state disposte zone relax e una tribuna dalla quale è possibile godere della vista sull’intera area balneabile e sul paesaggio naturale. La copertura è stata realizzata con inverdimento estensivo, impianto fotovoltaico e collettori tubolari per il riscaldamento dell’acqua

A sinistra in apertura, il lato sud-ovest con lo scivolo acquatico esterno e, in basso, un'area relax. Qui sopra, la vasca "fun". Gli utenti del centro godono di viste spettacolari sul paesaggio delle Dolomiti.

SCHEDA Località Canazei (Tn) Anno di realizzazione 2010-2012 Committente SITC-Società Incremento Turistico Canazei

Progetto architettonico arch. Ralf Dejaco

Progetto elettrico Studio I.M.

Progetto Impianti termosanitari Thermostudio

Statica BauCon, Bolzano Volume 25.410 mc Superficie edificata 2.450 mq Capienza piscina coperta 274 persone

Dòlaondes Canazei Onde tra le Dolomiti Inaugurato lo scorso anno, il Centro Acquatico Dòlaondes è un luogo tutto da scoprire dove nuotare, divertirsi, rilassarsi e rigenerarsi grazie all’acqua che sgorga dalle montagne dolomitiche. Il centro amplia l’offerta turistica di tutta la Val di Fassa ed è suddiviso in quattro aree tematiche: Water & Fun con piscine e vasche per ogni esigenza, il percorso

del benessere Eghes Wellness, il settore Sport & Fitness e lo spazio Eat & Drink.

S.I.T.C. SOCIETÀ INCREMENTO TURISTICO CANAZEI S.P.A. Strèda del Piz 7, 38032 Canazei (TN) Tel. 0462 601348 info@canazei.org www.dolaondes.it

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TRENTINO_SÜDTIROL

RESIDENZA A SELVA GARDENA

INTEGRAZIONI MINIMAL Le forme della tradizione si aggiornano in chiave contemporanea negli appartamenti per vacanze di Villa Augusta

Lia Nadalet & Rita Stenico Gli architetti Lia Nadalet e Rita Stenico si laureano nel 1977 presso lo IUAV di Venezia e fondano lo studio associato nel 1997 a Bolzano. Sviluppano interessi professionali in vari campi, dalla residenza unifamiliare al complesso scolastico, dal piano di recupero allo studio di piste ciclabili, dal restauro storico alla ristrutturazione, e tutti i loro progetti perseguono l’obiettivo del risparmio energetico e della compatibilità ambientale. www.nadalet-stenico.com

L’offerta ricettiva di Selva Gardena, rinomata località turistica per lo sci e l’escursionismo, è spesso rappresentata da piccole realtà a conduzione familiare in strutture dall’aspetto tipicamente montano. Una tradizione che si rinnova da un punto di vista formale e anche funzionale, come esemplificato dal progetto di ristrutturazione e ampliamento di Villa Augusta firmato dagli architetti Lia Nadalet e Rita Stenico. La committenza richiedeva la realizzazione di dodici appartamenti per gli ospiti e di un garage interrato con ascensore che lasciasse inalterate le caratteristiche formali preesistenti. Le progettiste hanno operato una semplificazione degli stilemi tradizionali per sottrazione, recuperando una parte interrata e inutilizzata del volume costruito e

SCHEDA Località Selva Gardena (BZ) Anno di realizzazione 2011-2012 Committente Privato Progetto architettonico Rita Stenico, Lia Nadalet Responsabile sicurezza ing.Flavio Mussner, Studio XII Ville

Superfice lotto 1.472 mq Area coperta 433 mq Volume costruito 2.661 mc

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disponendone il risanamento energetico. Contigui e leggermente sfalsati tra loro, i due edifici di Villa Augusta presentano un fronte d’ingresso di aspetto tradizionale definito dal profilo delle coperture a doppia falda, da balconi con parapetti in legno e murature intonacate di bianco. Il fronte opposto mantiene le medesime caratteristiche per i piani superiori rivelando però una pendenza differente del terreno e il nuovo livello semi-interrato destinato agli appartamenti privati dei proprietari. Semplice e lineare, la nuova integrazione è definita da grandi aperture sul giardino che sovrasta il garage sotterraneo e da due wintergarten con pareti completamente vetrate, rivisitazione in chiave contemporanea delle verande alpine tradizionali

In apertura, il fronte ovest con i nuovi corpi e wintergarten (nella foto a sinistra) dell'ampliamento che affacciano sul giardino in pendenza. Sotto, i prospetti dell'abitazione.


TRENTINO_SÜDTIROL

RESIDENCE HOTEL LAGACIÒ A SAN CASSIANO IN ALTA BADIA

BENESSERE LADINO Tradizione, natura e bioarchitettura nel progetto di ospitalità di questo residence hotel tra le Dolomiti

L'intervento ripercorre la tradizione alpina della zona per forme e materiali, spesso di recupero, accentuando alcuni elementi come i caratteristici bowwindow (sotto) (foto courtesy Hotel Lagaciò).

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Siamo a 1.532 m slm, su uno degli altopiani più belli del mondo, patrimonio Unesco insieme alle vette circostanti come il Lagazuoi, Lagaciò in lingua ladina. Quella parlata dai proprietari e da altre 40mila persone che in queste valli, oltre alla lingua, hanno conservato tradizioni e cultura secolari in armonia con la natura. La stessa armonia che si ritrova in questo residence e si traduce in qualità costruttiva che genera un reale benessere abitativo. Qui la bioarchitettura non è una scelta di marketing. Anche l’acqua, che sgorga da una fonte di proprietà, viene considerata un elemento vivente e raggiunge le

residenze solo dopo essere stata energizzata secondo il metodo Grander per restituirle il vigore originario. La classe A CasaClima ottenuta dal Lagaciò è frutto in primo luogo di scelte ispirate alla tradizione costruttiva dei masi della Val Badia. Il fabbisogno energetico inferiore ai 30 kW/ mq/anno dipende dall’ottima coibentazione ma anche dalla compattezza del volume costruito e dall’orientamento ottimale. Distribuita su 3 piani e 2 interrati, la costruzione segue il profilo del pendio con un dislivello di 12 metri rispetto alla strada. I fronti ricordano la morfologia delle costruzioni rurali, con balconi e box laterali - realizzati con travi e assi di legno antico - che ampliano la superficie degli appartamenti e l’apporto di luce. Gli interni si caratterizzano per un mix di forme contemporanee, mobili antichi e pezzi di artigianato collezionati dai proprietari dell’hotel. I materiali utilizzati per le finiture sottolineano a loro volta il legame con la natura di questi luoghi: legno di larice, cirmolo e abete rosso, argilla, pietra arenaria, superfici tessili di loden e di lino, cuoio e pelli. Ricavata all’interno di una stube originale, la reception è collegata al bar con caminetto e arredi in stile moderno che conduce a sua volta alle sale delle colazioni, autentiche stüe ladine parte ricostruite e parte con elementi originali di antiquariato della valle. L’area benessere La Palsa (che in ladino

significa “relax”) occupa una superficie di 400 mq circa definita da pareti di marmo e arredi in legno e pietra naturale, con bagno turco e biosauna, area beauty e palestra, sauna finlandese con vasca fredda all’esterno e una sala relax con vista panoramica. Le 24 suite dell’hotel residence, distribuite su tre piani, si differenziano per le essenze impiegate (legno di larice, cirmolo o abete rosso) e sono suddivise in cinque tipologie di alloggio – da 42 a 88 mq - la cui denominazione richiama i fossili rinvenuti nella zona che ne decorano gli ingressi


G22 Projects Philipp Nösslinger, socio e confondatore di G22 Projects Srl (a sinistra nella foto), dopo la laurea in architettura a Innsbruck, l’esame di Stato allo IUAV e diverse collaborazioni con studi di architettura in Italia e all’estero ha conseguito un master MBA presso l’European Business School di Berlino e Torino e si è occupato di finanza strutturata internazionale a Monaco di Baviera e a Londra. La sua esperienza, insieme a quella degli altri soci – l’architetto Claudine Holstein e il geometra Norbert Gufler – permette alla società, specializzata in strutture turistiche, di offrire ai clienti il pacchetto di garanzia CTC (concept, timing, costs), seguito con disciplina nella realizzazione di ogni progetto. www.g22projects.com Sebastian Tischer Per il Lagaciò l’architetto Sebastian Tischer, in collaborazione con Philipp Nösslinger e con i committenti, ha seguito tutta la progettazione degli interni.

SCHEDA Località San Cassiano in Alta Badia Anno di realizzazione 2009 Committente Margareth e Pio Canins Progettisti arch. Philipp Nösslinger, arch. J. Sebastian Tischer, geom. Peter Nösslinger, geom. Norbert Gufler

Direzione lavori geom. Peter Nösslinger Calcoli statici Studio di ingegneria Oswald Holzner Interni arch. J. Sebastian Tischer Progetto luci arch. J. Sebastian Tischer e Karl Oberlechner, Lichtatelier Walter & Georg

Superficie lorda 3.100 mq, costruita 1.500 mq ca Cubatura 4.000 mc ca Immagini degli interni dove tradizione e contemporaneità si fondono con eleganza. A destra, pianta del piano terra e sezione dell'edificio (foto courtesy Hotel Lagaciò, disegni ©G22)

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CHIESA DI SAN FRANCESCO A CASTELROTTO, ALPE DI SIUSI

LO SPIRITO DEL LEGNO Il messaggio pauperistico del santo di Assisi si riflette nella semplicità degli interni e nella leggerezza della struttura in legno lamellare della nuova chiesa di San Francesco all'Alpe di Siusi L’impianto progettato dall’architetto Walter Karl Dietl è ispirato alla figura simbolica della colomba ed è definito da un corpo principale racchiuso in una struttura a ventaglio in legno lamellare, da due costruzioni laterali più basse simili ad ali spiegate e dal campanile, metafora della testa che si innalza senza separazione architettonica dietro l’area absidale. La copertura è del tipo a tetto freddo aerato con uno strato di coibentazione di 30 cm e rivestimento in lamiera di rame. I due volumi

In apertura, la grande vetrata dietro l'altare, nel punto più stretto della pianta, ritmata da travi verticali in legno di larice Accanto, planimetria del sito e la facciata principale vista dall'esterno (foto ©René Riller).

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laterali ospitano tutti i vani secondari della chiesa e risultano separati rispetto all’ambiente principale destinato alle funzioni religiose. L’accesso dalla piazzetta antistante avviene attraverso due entrate differenti, un primo ingresso con gradini posto sul lato ovest che conduce all’anticamera e alla sagrestia e un secondo ingresso definito da una rampa che immette direttamente nell’anticamera orientale e nel vano principale della chiesa. La soglia d’ingresso è segnata su entrambi i

lati da un telaio in acciaio pregiato. Semplice e rigoroso, l’interno della chiesa presenta pochi elementi architettonici indipendenti, lo spazio dell’altare innalzato di 45 cm rispetto al piano di calpestio in pietra naturale e il matroneo dalla struttura libera in calcestruzzo a vista raggiungibile per mezzo di due scale poste sul lato ovest. Le file di banchi lignei seguono l’andamento curvo della facciata principale e sono orientate verso l’altare posizionato a est secondo


Walter Karl Dietl Nato a Silandro nel 1945, l’architetto Dietl studia architettura al Politecnico di Innsbruck e allo IUAV di Venezia, dove si laurea. Dopo alcune collaborazioni con studi di Innsbruck, nel 1979 apre il proprio studio professionale a Silandro. Walter Dietl ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui nel 2010 il Premio Città di Oderzo per il recupero del Forte di Fortezza, in collaborazione con l’architetto Markus Scherer, e nel 2013 l’ISR Architektur Award per il progetto della funivia del Renon con l’architetto Luca Zangirolami e l’Ing. Alberto Adolino.

SCHEDA Località Castelrotto, loc. Compatsch - Seiser Alm Anno di realizzazione 2007-2008 Committente Parrocchia SS Apostoli Pietro e Paolo Progetto architettonico Arch. Walter Karl Dietl Progettazione strutturale Ing. Oswald Holzner Artisti Franz Messner, Werner Kofler, Eric Perathoner Direzione lavori Arch. Walter Karl Dietl e Arch. Thomas Hickmann

Strutture in legno lamellare Rubner Holzbau Componenti e rivestimenti in acciaio Metall Ritten Cubatura: 2.650 m³ Superficie utile: 356,90 m² Importo dell’opera: Euro 1.750.000

tradizione. Gli intervalli vetrati tra le travi verticali della facciata e del retro dell’altare creano giochi di luce e ombra che variano col passare delle ore e contrastano rispetto alla compattezza del tavolato di larice che riveste le pareti laterali. La lavorazione delle vetrate firmata dall’artista Werner Kofler sottolinea l’importanza della cerchia dell’altare, disegnato da Franz Messner e caratterizzato da linee essenziali in calcestruzzo a vista e inserti in acciaio pregiato

Disegni assonometrici della chiesa di San Francesco. Nelle foto in alto, l'ingresso visto dall'esterno e dall'interno (foto ©René Riller).

Una struttura in legno lamellare La scelta del legno lamellare di Rubner Holzbau per la struttura portante e per la copertura assicura alla chiesa di San Francesco equilibrio e leggerezza. Ritmato da scansioni regolari che si incastrano negli snodi, l’involucro interno delimita lo spazio senza creare confini. Le lamelle verticali di legno e vetro della facciata curva e dell’abside al contempo creano notevoli effetti di luce. Calcoli precisi svolti da Rubner Holzbau hanno permesso di affrontare le complessità costruttive dovute alla forma architettonica, irregolare sia in pianta sia in alzato.

RUBNER HOLZBAU S.p.a. Via A. Ammon 12, 39042 Bressanone BZ Tel. 0472 822666 holzbau.brixen@rubner.com www.holzbau.rubner.com

Metall Ritten La fucina contemporanea Costituita nel 1990, Metall Ritten è specializzata in tutti i tipi di lavorazioni metalliche per l’architettura, dalla semplice ringhiera alla facciata complessa. A oggi conta su 30 collaboratori e alla fucina in bronzo e acciaio si sono aggiunte macchine a controllo numerico. Tuttavia, la sfida più grande consiste nella creazione di soluzioni personalizzate in metalli diversi e anche in vetro. Per la chiesa di san Francesco ha fornito e installato tutti i componenti in acciaio inossidabile di porte e finestre, i rivestimenti delle pareti, i corrimano e le installazioni in acciaio per le stazioni della via Crucis.

METALL RITTEN S.r.l. Zona Artigianale 35, 39054 Collalbo (BZ) Tel. 0471 357130 – Fax. 0471 358612 info@metallritten.com | www.metallritten.com

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MESSNER MOUNTAIN MUSEUM A PLAN DE CORONES

IL TEMPIO DELLA MONTAGNA

Zaha Hadid firma l’ultimo dei sei musei dedicati alla montagna dal grande esploratore altoatesino. Uno spazio espositivo che celebra la roccia dove è custodito, a 2275 metri di quota Nei due render, l'ingresso e la terrazza panoramica del MMM Plan Corones (©Zaha Hadid Architects).

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“Una cordata a tre”. Così Reinhold Messner ha definito la sua collaborazione con lo studio di architettura Zaha Hadid e con Skirama Plan De Corones, la più grande stazione sciistica dell’Alto Adige, per la realizzazione del Mes-

sner Mountain Museum Corones. Dedicato alle grandi pareti rocciose e alla storia dell’arrampicata, considerata la disciplina più nobile dell’alpinismo, il museo porta a compimento il progetto che conta sei spazi espositivi in altrettante località alpine per celebrare la montagna in tutti i suoi aspetti. La particolarità del nuovo museo, la cui apertura ufficiale è prevista per l'estate 2014, consiste in una combinazione unica tra la posizione panoramica a 2.275 metri s.l.m. e un impianto architettonico in gran parte interrato con aperture strategiche che offrono una vista a 240° sulle vette circostanti, dalle Alpi della Zillertal alle Dolomiti fino al ghiacciaio della Marmolada. Modellato in base alla morfologia della montagna su cui sorge, l’impianto architettonico prevede uno sviluppo prevalentemente sotterraneo articolato su livelli diversi, tanto che dei 1.000 mq di superficie previsti solo una minima parte richiede costruzioni fuori terra. Grazie a questa soluzione, l’edificio potrà godere durante tutto l’anno di una temperatura interna costante. L’atrio del museo è individuato e protetto da una volta di vetro aggettante che, simile a un frammento cristallizzato, sembra sorgere dalla roccia retrostante. Dal livello superiore dell’area d’ingresso che ospiterà le casse, un

piccolo punto vendita e il guardaroba, un sistema di scale a cascata condurrà i visitatori ai tre livelli espositivi sottostanti e una rampa discendente connetterà le diverse quote creando volumi dinamici e comunicanti. Il cuore del museo consiste in un ambiente centrale destinato ad ospitare esposizioni temporanee, presentazioni e una collezione permanente di oggetti, immagini e attrezzi provenienti dall’archivio Messner. Il percorso discendente conduce inoltre a una terrazza panoramica esterna di circa 40 mq e una piccola sala per proiezioni a tema con una ventina di posti a sedere. La struttura è realizzata principalmente in cemento con elementi prefabbricati a intercapedine d’aria e l’orientamento delle aperture vetrate e della terrazza panoramica è stato studiato per garantire l’illuminazione naturale degli interni pur rispettando l’impostazione labirintica degli spazi nella roccia. La realizzazione del Messner Mountain Museum Corones rappresenta un caso esemplare di connubio tra cultura e sport in un impianto visitabile durante l’intero arco stagionale sciistico. Un primo passo in questo senso è stato già compiuto su Plan de Corones nel 2003 con la posa della Campana della pace Concordia 2000 al centro di una piattaforma panoramica


Zaha Hadid, foto ©Steve Double

Zaha Hadid Architects Prima donna insignita del Pritzker (2004), Zaha Hadid (Baghdad, 1950) è nota in tutto il mondo per i suoi progetti visionari frutto di più di trent’anni di sperimentazione tra urbanistica, architettura e design. La forme dinamiche delle sue architetture integrano topografia naturale e tecnologie d'avanguardia. Docente presso l'Università di Arti Applicate di Vienna, è stata visiting professor di progettazione architettonica all'Università di Yale, in Connecticut. Tra i suoi progetti più recenti in Italia, la stazione ferroviaria alta velocità Napoli Afragola e le residenze City Life a Milano. www.zaha-hadid.com

SCHEDA

Sopra e a lato lIl disegno della sezione evidenzia gli spazi ricavati all'interno della montagna e il percorso discendente che conduce (render in alto) alla terrazza panoramica (©Zaha Hadid Architects)

Località Plan de Corones, Marebbe Anno di realizzazione 2012-in corso Committente Skirama Kronplatz Progetto Zaha Hadid Architects Superficie 1.000 mq Design Zaha Hadid, Patrik Schumacher Project Architect Cornelius Schlotthauer Design Team Cornelius Schlotthauer,Peter Irmscher Execution Team

Peter Irmscher, Markus Planteu, Claudia Wulf

Progetto strutturale IPM

LA MONTAGNA SECONDO MESSNER Il progetto museale voluto da Reinhold Messner conta attualmente cinque sedi in località alpine di particolare interesse storico e paesaggistico, ognuna delle quali organizzata intorno a un aspetto specifico della montagna. La sede centrale del sistema museale si trova a Castel Firmiano nei pressi di Bolzano la cui esposizione è dedicata al rapporto dell’uomo con la montagna. Il MMM Juval in Val Venosta racconta invece i miti e la sacralità della montagna e ospita una preziosa collezione di cimeli tibetani e gli equipaggiamenti delle spedizioni di Messner. Il MMM Ortles a Solda (1900 m slm) è dedicato al mondo dei ghiacci e ospita la più vasta collezione di dipinti con vedute dell’Ortles. Il MMM Dolomites sul Monte Rite in Cadore, a 2181 m di quota, è allestito in un forte della Grande Guerra e intitolato all’alpinismo dolomitico. Infine, il MMM Ripa nel Castello di Brunico in val Pusteria espone opere e oggetti d’uso quotidiano delle più importanti culture di montagna in tutto il mondo. Il cuore del sistema museale è situato tra le antiche mura di Castel Firmiano, oggetto nel 2006 di un intervento di restauro firmato dall’architetto Werner Tscholl. Il percorso espositivo si sviluppa tra le sale, le torri e i cortili dell’antico maniero rese accessibili ai visitatori da nuove integrazioni realizzate in vetro e acciaio. Il museo racconta attraverso opere d’arte, cimeli e reperti naturali il rapporto che dalla preistoria fino all’odierno turismo alpino lega l’uomo alla montagna. Nella stagione estiva il castello diventa sede per conferenze e spettacoli di danza, musica e teatro. www.messner-mountain-museum.it Accanto, Reinhold Messner con il sindaco di Marebbe Albert Palfrader sul cantiere del museo di Plan Corones, attualmente completato al 90%. A destra, una vista aerea di Castel Firmian, sede centrale del sistema museale MMM (foto ©Tappeiner AG).

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CASCADE CAMPO TURES

I PERCORSI DELL’ACQUA Un centro balneare e di benessere si inserisce leggero e luminoso tra gli elementi acquatici naturali della piana di Tures aggiungendo qualità al paesaggio costruito Vincitore nella sezione turismo del Premio Architettura Alto Adige 2011, il progetto per il centro balneare Cascade dell’architetto Christoph Mayr Fingerle era stato selezionato tra le proposte del concorso internazionale indetto nel 2007 dal comune di Campo Tures per la sua capacità di instaurare un dialogo formale e visivo con il paesaggio circostante della valle Aurina. La conformazione architettonica della struttura è stata fortemente influenzata dagli elementi naturali del territorio: le vicine Cascate di Riva evocate nel nome del complesso; la presenza di un piccolo lago artificiale e il fiume Aurino adiacente all’area interessata dall’intervento, iniziato nel 2009 e completato due anni dopo. Tali elementi sono stati integrati nel piano progettuale attraverso la definizione di un corpo edilizio allungato, con pianta larga 19 metri e lunga 140 metri, che congiunge l’asse stradale e il fiume posti a ovest con il lago artificiale e un campo da tennis a est. Lo sviluppo orizzontale dell’architettura è enfatizzato dai fronti completamente vetrati che assicurano continuità visiva tra gli ambienti interni e il paesaggio. [ 54 ]

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L’ingresso centrale fornisce l’accesso alle aree funzionali del centro benessere e segna l’inizio di un percorso fluido su più livelli che alterna zone coperte, ambienti di comunicazione e spazi all’aperto che assicurano la vivibilità della struttura durante l’intero arco stagionale. Al centro si trovano le attività più frequentate, con vasche coperte dedicate allo sport e al divertimento, mentre gli ambienti più riservati con le saune, l’area wellness, la piscina per i bambini e la zona relax sono collocati ai margini dello spazio distributivo. L’area dedicata al nuoto è completata dalla grande piscina outdoor e dal laghetto artificiale balneabile durante la stagione estiva. Il visitatore percorre uno spazio connotato da continue mutazioni, che si restringe per poi dispiegarsi e passa da ambiti poco illu-

In apertura, il complesso ludicosportivo Cascade nella piana di Tures. Sotto, sezione est-ovest (©Archivio Mayr Fingerle, foto ©René Riller)


Christoph Mayr Fingerle Laureato in architettura al Politecnico di Innsbruck, dal 1982 svolge attività culturali, mostre e conferenze per l’Ordine degli Architetti di Bolzano. Nel 1985 è fondatore e presidente della galleria museo Ar/Ge Kunst, e avvia una collaborazione con l’artista Manfred Alois Mayr. Vincitore dei concorsi per il complesso Casanova a Bolzano nel 2004, per il Polo Bibliotecario di Bolzano nel 2006, per il campo sportivo Giampiero Combi a Merano nel 2007 e nello stesso anno per Cascade-Campo Tures. Dal 2013 presiede la commissione per la cultura edilizia e dell’ambiente della regione Tirolo a Innsbruck. www.mayrfingerle.com

minati ad altri invasi dalla luce diurna. La presenza dell’elemento naturale è esaltata ulteriormente dal carattere neutro degli interni, dominati dalle tonalità chiare dei materiali impiegati: lastre di pietra e legno di quercia per i pavimenti, cemento faccia a vista alle pareti e controsoffitti acustici, acciaio inox per le vasche. I diversi trattamenti delle superfici di cemento offrono un’esperienza tattile ed esaltano il colore ocra della pietra impiegata

SCHEDA Località Campo Tures, Bolzano Anno di realizzazione 2010-2011 Committente Sport Center GmbH, Campo Tures

Progetto e direzione lavori architettonica arch. Christoph Mayr Fingerle

Concetto cromatico in fase di gara Manfred Alois Mayr

Statica ing. Ivan Stuflesser, Plan Team Termo-Sanitari e antincendio ing. Georg Felderer, Energytech

Progetto impianti elettrici per. ind. Franco Zanotto, Studio E-Plan

Sopra, una delle piscine coperte e le piante del primo e del secondo piano del centro Cascade. A destra, il paese di campo Tures e la piscina principale al primo piano (©Archivio Mayr Fingerle, foto ©René Riller).

Sicurezza ing. Udo Mall, Studio Triplan Superficie lorda 6.700 mq Superficie netta 5.750 mq Superficie lotto 24.742 mq

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UN MASO A NOVACELLA

IN DIE AUSSICHT Un nuovo spazio contemporaneo abbatte le barriere che separano l’interno dalle vigne e permette agli ospiti del Pacherhof di vivere nel paesaggio In apertura, la corte terrazza del Pacherhof su cui si apre il nuovo padiglione vetrato (nel modello a destra l'insieme del complesso). Sotto, due viste del muro di contenimento che estende e protegge lo spazio esterno (foto ©Lukas Schaller)

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A 1.340 m slm, il vicino Passo del Brennero è il valico alpino più agevole e ben si comprende dunque l’importanza strategica che fino alla costruzione della ferrovia ebbero la vicina abbazia e l’intero abitato di Novacella dove sorge il maso Pacherhof, secondo documenti catastali addirittura precedente il 1142, anno di fondazione dell’abbazia, e abitato e gestito dalla stessa famiglia da

almeno 200 anni, ovvero da quando una delle ultime discendenti dei Pacher andò in sposa a Huber di Elvas, pioniere della viticoltura nella Valle Isarco. Le vigne che circondano il maso sono oggi il fondamentale elemento del paesaggio culturale di Novacella, prima concreta promessa delle calde terre del Mediterraneo per i viaggiatori che provengano dalle fredde regioni danubiane, e sono la premessa indispensabile per cogliere lo spirito dell’intervento progettato dallo studio di architettura Bergmeisterwolf sull’impianto originario del maso, edificio storico tutelato dalla Soprintendenza dei Beni Culturali. L’ampliamento dell’odierno Hotel Pacherhof consiste nella realizzazione (a tempi di record) di un padiglione e la sistemazione della corte antistante, instaurando un rapporto dialettico tra esterno e interno e tra memorie del passato e identità contemporanea della struttura ricettiva. Luogo di incontro delimitato all’esterno da un muro in pietra naturale, il nuovo spazio si sviluppa su una pianta a forma di trapezio irregolare. Qui gli ospiti possono pranzare e degustare i vini della tenuta di famiglia. Il padiglione collegato al corpo dell’edificio è realizzato in cemento idrorepellente e caratterizzato dal forte aggetto


Bergmeisterwolf Architekten Gerd Bergmeister (Bressanone 1969) si è formato presso lo IUAV di Venezia e l`Università Leopold Franzens di Innsbruck. Michaela Wolf (Merano 1979) ha studiato all`Università Leopold Franzens di Innsbruck, all'Architectural Association di Londra e al Politecnico di Milano. Insieme, nel 2010 danno vita allo studio Bergmeisterwolf a Bressanone. Malgrado la sua recente formazione lo studio (ma ancor prima i suoi soci) ha già ricevuto importanti riconoscimenti internazionali, in particolare per la caserma dei VV FF di Magrè "nella roccia", il maso "B" a Vipiteno e la Cantina Colterenzio di Appiano, nel 2012 esposta anche presso il Padiglione Italia alla 13^ Biennale di Architettura di Venezia su invito del curatore Luca Zevi. www.bergmeisterwolf.it

della cornice di copertura la cui pendenza convoglia l’acqua piovana verso il canale di scolo, frattura visibile attraverso il muro esterno. Pareti vetrate a scomparsa dilatano ulteriormente gli spazi coperti verso l’esterno, mentre la pietra utilizzata per il rivestimento del padiglione e del muro di contenimento richiama concettualmente e visivamente i retrostanti terrazzamenti coltivati a vite

SCHEDA Località Novacella, Varna (BZ) Anno di realizzazione 2013 Committente Hotel Pacherhof, Monika Huber Progetto architettonico Bergmeisterwolf Architekten

Collaboratori Valerio Nelli Volume 325 mc

A destra, pianta dell'intervento. Nelle foto di questa pagina: completamente aperte, le grandi vetrate realizzate da Fischnaller mettono a diretto contatto il padiglione con le vigne da una parte e la vallata dall'altra (foto ©Lukas Schaller)

Karl Pichler SpA Legnami pregiati

Fischnaller Soluzioni speciali

La realtà fondata nel 1958 da Karl Pichler opera prevalentemente in Trentino Alto Adige con oltre 80 dipendenti. Specializzata nel commercio di legnami, pannelli, parquet e decking per esterni, la Karl Pichler SpA offre competenza e consulenza a 360° per progettisti, falegnami, carpentieri e pavimentisti.

Fondata nel 1973, la Fischnaller Stahl & Glas è specializzata nella realizzazione di strutture e serramenti speciali di acciaio, acciaio inox, bronzo e vetro. Per il Pacherhof ha realizzato serramenti scorrevoli in bronzo e vetro con automatizzazione invisibile e grandezza di 4.500 + 4.500 x 2.800 mm.

KARL PICHLER S.P.A.

FISCHNALLER FRIEDRICH & CO S.N.C.

Via E. Fermi 28 39100 Bolzano (BZ) Tel. 0471 066900 info@karlpichler.it | www.karlpichler.it

Zona artigianale Tiso 144 39040 Funes (BZ) Tel. 0472. 844588 info@fischnaller.info | www.fischnaller.info

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FORTE DI FORTEZZA

BASTIONI CULTURALI Il restauro del complesso fortificato, riconvertito in spazio espositivo, è segnato da nuovi percorsi funzionali e integrazioni materiche dal linguaggio contemporaneo Doveva essere inespugnabile e in grado di controllare qualsiasi movimento ostile all’impero proveniente da sud. Per questo l’ingegnere militare Franz von Scholl la progettò e la fece costruire, in soli 5 anni a par-

tire dal 1833, a cavallo della Valle dell’Isarco e della Val Pusteria. Tuttavia, non un sol colpo venne sparato dalla sua batteria di cannoni, smantellati durante la Grande Guerra, che si svolgeva da un’altra parte.

Nelle foto, la corte principale e, nella pagina a fronte, i ponti di collegamento a nord, le nuove torri per la distribuzione verticale del Forte Basso, la chiesa vista da est (foto ©René Riller e ©Alessandra Chemollo).

Sotto, planimetria generale (i volumi del Talwerk a nord-ovest): in rosso le nuove costruzioni. N E

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Le due porzioni, inferiore (Talwerk, la più vasta, costruita sulla parte pianeggiante dello sperone) e superiore (Hohenwerk, una cittadella per la difesa estrema) della costruzione, cui si aggiungono alcuni corpi esterni, divennero deposito e polveriera dell’esercito italiano fino al 2007, anno in cui passarono in concessione alla Provincia di Bolzano che avviò i lavori di riqualificazione dell’area. Dal 2008, quando ha ospitato alcuni eventi della Biennale d’arte europea Manifesta 7, il forte di Fortezza è luogo di incontro e scambio culturale. Affidato all’architetto Markus Scherer in collaborazione con l'architetto Walter Dietl, il progetto di restauro mirava alla conservazione e rifunzionalizzazione degli edifici e al mantenimento dell’aura speciale del luogo e della patina storica del monumento.

Dopo il risanamento delle murature in blocchi di granito, dei pavimenti e delle aperture finestrate e la rimozione di costruzioni ed elementi posticci, gli edifici sono stati dotati di impianti elettrici e antincendio - alcuni anche di riscaldamento – e le infrastrutture e gli impianti portati il più possibile vicino e in parte dentro ai corpi edilizi. Dal cortile principale l’estensione e le dimensioni del complesso non sono immediatamente intuibili: i fabbricati dall’aspetto monolitico e dalle piccole aperture regolari sorgono infatti a livelli differenti del terreno - alcuni addirittura sotto lo scuro specchio d’acqua del bacino artificiale - collegati tra loro da rampe, scale e cunicoli. Gli ascensori e le scale sono stati collocati all’interno di due torri costruite ex-novo in cls armato e prive di finestre. I materiali im

Markus Scherer Architekt Markus Scherer (Vienna, 1962), studia architettura a Vienna e a Venezia, dove si laurea nel 1990 con Vittorio Gregotti e Bernardo Secchi. Dopo una lunga collaborazione con Walter Angonese, nel 2001 apre a Bolzano il proprio studio (dal 2003 a Merano). I suoi lavori, dalla Cantina Hofstätter di Termeno a Castel Tirolo al recupero del Forte di Kufstein in Austria, hanno ricevuto riconoscimenti internazionali. In particolare, il Forte di Fortezza, candidato al Premio Internazionale Mies Van Der Rohe 2010, ha vinto il primo premio Città di Oderzo 2010, il premio speciale Granitifiandre al Dedalo/Minosse 2011, il premio internazionale WA Award 2011 e la medaglia d’oro al premio internazionale best architects Award 2013. www.architektscherer.it

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piegati e il trattamento delle superfici hanno assunto un ruolo fondamentale per interpretare la tipologia edilizia del forte: il calcestruzzo, gettato in strati irregolari di 30-70 cm, con un fine strato di sabbia tra le fasi di getto, forma un disegno di fughe irregolari orizzontali ottenute dilavando la superficie. Per ottenere uniformità cromatica, le nuove torri sono state realizzate con l’aggiunta di inerte di granito al calcestruzzo, mentre la superficie esterna è stata resa ruvida mediante sabbiature ad alta pressione. Parapetti, corrimano, porte e i suggestivi ponti di collegamento tra i due corpi del cortile inferiore, protesi sull’acqua, sono stati realizzati in acciaio con superfice zincata e patinati con acidi per ottenere un colore grigio antracite che si inserisce armonicamente nel contesto. All’interno dei blocchi edilizi, numerati secondo l’uso militare, sono stati creati un centro visite, un bar, un ristorante, una sala intrattenimento per bambini e grandi aree espositive caratterizzate da lunghe infilate prospettiche, archivolti in mattoni a vista restaurati e pareti intonacate punteggiate da

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resti di pitture decorative. Destinato a ospitare una mostra interregionale nel 2009, il Forte Medio presenta una superficie espositiva di 1.500 mq. In passato raggiungibile solo attraverso una ripida scala, quest’area è stata recuperata e resa accessibile collegando due tunnel preesistenti a una nuova galleria verticale scavata nella roccia. La nuova scala che s’inerpica all'interno dello scavo presenta una struttura complessa in setti di cemento armato connessi tra loro in una spirale strutturale. La scala e gli ascensori conducono all'interno della polveriera del Forte, danneggiata in passato da un'esplosione, dove una sezione mancante è stata ricostruita nella sagoma dell'edificio preesistente con getti di cemento composto da inerti di granito e pigiato a strati, in modo da ricreare la caratteristica trama orizzontale dei blocchi di granito. All'interno del nuovo corpo sono stati collocati i servizi, mentre gli altri edifici sono stati lasciati intatti e messi in sicurezza, dotati di impianto elettrico provvisorio e di pavimentazione in ghiaia per fungere da padiglioni aperti

SCHEDA Località Fortezza (BZ) Anno di realizzazione 2005-2009 Committente Provincia Autonoma di Bolzano Progettazione arch. Markus Scherer, arch. Karl Walter Dietl

Direttore lavori arch. Markus Scherer,

ing. Klaus Plattner

Team di progetto Heike Kirnbauer, Elena Mezzanotte Responsabile di progetto geom. Hans Peter Santer Superficie espositiva livello Inferiore 3600 mq

In questa pagina, foto, pianta e sezione BB della nuova galleria e della scala che attraverso il ricostruito edificio della polveriera conduce all'interno del Forte Medio (foto ©René Riller e ©Alessandra Chemollo la prima in alto a sinistra).


PLESSI MUSEUM AL PASSO DEL BRENNERO

POSTO DI FRONTIERA Dalla riqualificazione dell’ex area doganale nasce il primo spazio espositivo italiano su autostrada. Un ambiente multisensoriale tra natura e artificio nelle video-installazioni di Fabrizio Plessi Progettato dall’ingegner Carlo Costa, direttore generale dell'Autostrada del Brennero, il Plessi Museum sorge sull'area in precedenza occupata dal valico doganale autostradale del Brennero, a pochi chilometri dal confine tra Italia e Austria, in disuso dopo l’entrata vigore degli accordi di Schengen. Fin dall’antichità limite di separazione tra mondo latino e germanico, il Brennero trova

ora una nuova identità in una struttura dedicata al rapporto dialettico tra uomo e natura destinata a diventare un landmark del paesaggio infrastrutturale alpino. L’architettura del museo rappresenta una sperimentazione formale e funzionale che si discosta nettamente dall’impostazione tradizionale delle stazioni di servizio autostradali. Collocato di fianco all’autostrada, l’edificio è sovrastato da un’ampia copertura e appare come una grande teca trasparente che genera compenetrazione visiva tra ambiente naturale e spazio costruito. Inaugurato ufficialmente lo scorso 29 novembre, esattamente 18 anni dopo la chiusura della dogana, il complesso comprende al suo interno un ambiente espositivo a tutta altezza (13 metri ca), una sala conferenze, un punto di ristoro e aree di servizio per i visitatori. Concepito come una piazza coperta con vasca centrale, lo spazio museale è un ambiente totalizzante fatto di suoni, immagini ed elementi naturali decontestualizzati. Il percorso espositivo accoglie video-installazioni, sculture, opere grafiche e pittoriche intorno al tema dell’albero e dell’acqua, elemento cardine nella poetica di Fabrizio Plessi che si riflette e si moltiplica nell’azzurro degli schermi luminosi che punteggiano lo spazio. Il museo ospita anche la grande installazione realizzata da Plessi nel 2000 in occasione dell’Expo di Hannover, un paesaggio montano artificiale che celebra l’Euregio, il progetto di collaborazione transfrontaliera delle regioni del Tirolo storico. L’artista ha curato anche l’allestimento generale disegnando i tavoli, le sedute, i banconi da lavoro e gli scaffali realizzati in acciaio corten

Fabrizio Plessi Nato a Reggio Emilia nel 1940, Fabrizio Plessi si è formato presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Tra i più influenti videoartisti europei, unisce l’aspetto materico dell’arte povera e concettuale alle nuove tecnologie per creare installazioni con immagini in movimento. Dalla fine degli anni Sessanta il tema principale delle sue opere è l’acqua, seguita dal fuoco e dalle forze primordiali della natura. Le sue opere monumentali sono state esposte nei musei e gallerie più importanti del mondo, dal Centre Pompidou di Parigi al Guggenheim di New York al Gropius Bau di Berlino. www.plessi.net

SCHEDA Località Passo del Brennero (BZ) Anno di completamento 2013 Committente A22, Autostrada del Brennero SpA Progettista e Direttore Tecnico Generale Ing. Carlo Costa

Installazioni Fabrizio Plessi Superfice 13.000 mq Dimensioni lunghezza 55 m, larghezza 30 m

Alcune immagini del Plessi Museum, il primo museo autostradale d'Italia, inaugurato al Brennero lo scorso 29 novembre (foto courtesy Autostrada del Brennero SpA).

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TRENTINO_SÜDTIROL

SCUOLA ELEMENTARE A VIPITENO

GREEN GENERATION O.129 Küche, Zellen cucina, celle frigorifere

O.126 Nebenraum Musikinstrumente locale strumenti musicali

O.128 Küche cucina

O.130 Umkleideraum spogliatoio

O.127 Ausweichraum aula succursale

O.125 Musikraum aula per la musica

Absturzsicherungssyt em-dispositivo

anticaduta

O.202 Flur corridoio

Begruendes Dach tetto verde

Luftraum vuoto Lichthof pozzo di luce

O.101

O.203

O.201

Schulmensa mensa

Pausenfläche area per la ricreazione

Musikhof corte per la musica

O.106

O.109

Putzraum ripostiglio

WC

O.207 Flur corridoio Luftraum vuoto

O.206 Pausenfläche area per la ricreazione

O.205 Flur corridoio

O.110 Normalklasse aula normale

O.105 Normalklasse aula normale

O.103 Normalklasse aula normale

O.102 Normalklasse aula normale

O.204 Terrasse terrazza

O.204

O.104

Treppe scala

Toiletten servizi igienici

O.107

O.108

Toiletten servizi igienici

Toiletten servizi igienici

E.215 Eingang ingresso

E.133 Abstellraum für Schulmöbel deposito mobili

E.217 Eingang ingresso

E.132 Werkraum officina

E.131

E.130

Elternsprechzimmer oder Konferenzraum sala per udienze o sala conferenze

Lehrerzimmer sala per professori

E.129

E.128

Lehr und Lernmittelzimmer aula per sussidi didattici

Abstellraum für Schulbücher deposito libri

E.216

E.127

Flur corridoio

Schulbibliothek biblioteca scolastica

E.101

E.201

Aula Magna

Halle Hall

E.107

E.110

WC L/i.

WC

E.206 Flur corridoio

E.203 Flur corridoio

E.205 Windfang bussola

E.111 Normalklasse aula normale

E.106 Zimmer Schuldiener locale bidelli

E.105 E.103 Direktion presidenza

E.104 Raum für den Sekretär ufficio per il segretario

Sekretariat segreteria

E.204 Flur corridoio

E.108

E.109

Toiletten servizi igienici

Toiletten servizi igienici

I materiali della tradizione locale acquistano una dimensione contemporanea e fungono da quinta scenica alle architetture storiche del luogo

In apertura il prospetto sud della scuola; il basso muro in cemento a vista nasconde il parcheggio. Sotto, la teoria di tronchi che collega piastra e copertura ombreggiando il fronte est, affacciato sull'area degli esercizi sportivi all'aperto. Nella pagina di destra le gallerie al primo piano e l'aula della musica e, sotto, il cortile interno in parte pavimentato con ardesia verde (foto ©Günter Richard Wett).

In passato, la Parrocchia di Vipiteno si trovava ai margini di una palude che allagava la vasta piana a sud della città. Oggi le acque hanno lasciato il posto a prati e nuove costruzioni, ma la chiesa è rimasta leggermente sollevata rispetto al terreno circostante. Il riferimento alla palude scomparsa non è casuale nel descrivere il progetto per la scuola elementare di lingua tedesca firmato dagli architetti Carlo Calderan e Rinaldo Zanovello. Per evitare un abbassamento della falda freatica immediatamente sottostante infatti, è stato progettato un edificio privo di piani interrati poggiante su pali di ghiaia vibrocompattati che reggono uno zoccolo sollevato di 80 cm dal piano di campagna. Un'architettura

apparentemente senza peso che nella sua orizzontalità diventa sfondo per la chiesa di Santa Elisabetta della Commenda, la Torre Campanaria, la Parrocchiale. La nuova scuola presenta un corpo allungato che segue la geometria del lotto con altezza pari a quella degli edifici confinanti. La complessità interna della struttura è celata da un filtro di tronchi disposti tra il piano di appoggio e il tetto, che avvolgono con regolarità i lati della scuola, infittendosi sul lato est per filtrare la luce del mattino nelle aule. L'intonaco delle facciate non è stato tinteggiato ma mescolato con frammenti di pietra naturale e vetro per creare una superficie cangiante che fa da sfondo al legno dei tronchi, destinato nel tempo a ingrigirsi. Gli ingressi della scuola sono antitetici: il principale a est è un basso spazio trapezoidale che dal giardino si stringe verso l'interno, l'ingresso secondario a ovest è galleria stretta e alta. Entrambi conducono al cuore dell’edificio, una piazza centrale coperta che si apre a nord su un cortile interno. Una colonna funge da perno attorno a cui ruotano i diversi spazi e regge il volume sospeso dell'aula della musica. Stretti spazi a doppia altezza isolano l'ambiente dalle gallerie al primo piano permettendo un contatto visivo tra i due livelli dell'edificio. La fuga rivolta a sud si dilata verso l’alto formando un lucernario che cattura la luce riflettendola verso l’interno ed è rivestito all'esterno con lastre d'acciaio Cor-Ten.

fermata dell'autobus bus stop

parcheggio parking

rampa di ingresso entrance ramp

PLANIMETRIA CON AREE ESTERNE

PLANIMETRIA CON AREE ESTERNE

PROSPETTO SUD

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ANSICHT SUED

ABWICKLUNG DER SUEDFASSADE

PROSPETTO EST

PROSPETTO OVEST

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biciclette bikes

1: 200

PROSPETTO SUD, 1:200

SVILUPPO FACCIATA SUD, 1:200


O.213 Terrasse terrazza

O.122

O.121

Wohnzimmer soggiorno

Kueche cucina

CeZ - Calderan Zanovello Architetti

O.120 Eingang ingresso

Luftraum Turnhalle vuoto palestra

O.123

O.119

Fondato a Bolzano nel 2003 dagli architetti Carlo Calderan (a sinistra nella foto) e Rinaldo Zanovello dopo aver vinto il concorso per la scuola che pubblichiamo, completata nel 2010 e premiata nel 2011 con il VI Premio d’Architettura Alto Adige, lo studio CeZ, che segue ogni fase della progettazione architettonica, dalla direzione lavori fino al design degli arredi e alle sistemazioni esterne, ha partecipato a più di 50 concorsi vincendo numerosi premi. Tra i progetti in fase di realizzazione una scuola elementare a Taufers, una scuola con planetario a Cornedo all'Isarco, la biblioteca di San Martino in Passiria, il restauro del municipio di Bressanone e il centro per malati di Alzheimer a Castelfranco Veneto con l’architetto Martina Davanzo. Bad bagno

Bad bagno

O.124

O.118

Zimmer camera

Zimmer camera

O.212

Terrasse terrazza

O.208

Flur corridoio

O.113

Ausweichraum aula succursale

O.112

O.111 Normalklasse aula normale

O.114

Normalklasse aula normale

Normalklasse aula normale

O.115

Normalklasse aula normale

O.116

Normalklasse aula normale

O.117

Stuetzraum aula di sostegno

GRUNDRISS 1.OBERGESCHOSS PIANTA PIANO PRIMO

1: 200 1: 200

E.120

Technikraum locale tecnico

E.121 Umkleideraum spogliatoio

E.126 Turnhalle palestra

I setti portanti in c.a. a vista sono sovrapposti in parte da pannelli lignei che migliorano l’acustica degli ambienti, mentre le pareti che dividono le aule dai corridoi sono realizzate in legno. Le aree di distribuzione e la piazza coperta sono pavimentate in ardesia verde, utilizzata anche nella piccola corte centrale per sottolineare la continuità tra interno ed esterno. Le funzioni delle aule sono individuate dai diversi colori del pavimento in linoleum E.125

E.210

E.124

Technikraum locale tecnico

Flur corridoio

Umkl. Lehrer spogliatoio insegnante

E.212

Flur corridoio

E.213

Windfang bussola

ANSICHT WEST

PROSPETTO WEST, 1:200

E.122

E.123

E.119

Umkleideraum spogliatoio

Geraeteraum locale per gli attrezzi

Erste Hilfe pronto soccorso

E.209

Flur corridoio

E.114

E.113

E.112 Normalklasse aula normale

Ausweichraum aula succursale

E.115

Normalklasse aula normale

Normalklasse aula normale

E.116

Normalklasse aula normale

E.117

Normalklasse aula normale

E.118

Stuetzraum aula di sostegno

GRUNDRISS ERDEGESCHOSS PIANTA PIANO TERRA

ABWICKLUNG DER WESTFASSADE

1: 200 1: 200

SVILUPPO FACCIATA OVEST, 1:200

SCHEDA Località Vitipeno (BZ) Anno di realizzazione 2007-2010 Committente Comune di Vipiteno Progetto architettonico, arredamenti, spazi esterni e direzione lavori CeZ Calderan Zanovello Architetti

Responsabile di progetto arch. Adriano Zanella Collaboratori progetto Robert Dragogna, Lucio

Giaracuni, Barbara Breda (arredo)

Statica ing. Herbert Mair Impianti elettrici per. ind. Gabriele Frasnelli Sicurezza geom. Herbert Seeber Superficie del lotto 10.000 mq Superficie coperta 3.195 mq Superficie costruita 4.120 mq Volume edificio 16.242 mc Costi di costruzione 7.632.370,24 euro

corte courtyard

ANSICHT OST

PROSPETTO OST, 1:200

collina hill

area gioco playground

campo da basket basket field

ABWICKLUNG DER OSTFASSADE SVILUPPO FACCIATA EST, 1:200 ANSICHT WEST PROSPETTO WEST, 1:200

ABWICKLUNG DER WESTFASSADE

PROSPETTO NORD

SVILUPPO FACCIATA OVEST, 1:200

ANSICHT NORD

PROSPETTO NORD, 1:200

ABWICKLUNG DER NORDFASSADE SVILUPPO FACCIATA NORD, 1:200 ANSICHT OST PROSPETTO OST, 1:200

ABWICKLUNG DER OSTFASSADE

SVILUPPO FACCIATA EST, 1:200

ANSICHT WEST

PROSPETTO WEST, 1:200

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TRENTINO_SÜDTIROL

SCUOLA PROFESSIONALE HANNAH ARENDT A BOLZANO

CRESCITA UNDERGROUND Architetture invisibili. Una porzione di giardino diventa sorgente di luce naturale per la piazza sotterranea perno dell'ampliamento ipogeo di una scuola per le professioni sociali

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L’ampliamento ipogeo della scuola professionale Hannah Arendt di Bolzano è un caso di progetto esemplare. Sfruttare il sottosuolo presenta alcuni vantaggi in termini di consumo di suolo e di efficienza energetica ma altrettanti svantaggi in termini di umidità, ventilazione e apporto di luce naturale agli ambienti, qui brillantemente risolti dall’architetto Claudio Lucchin di CL&AA. La soluzione ipogea era suggerita dai vincoli di tutela monumentale sugli edifici contigui e dall’affaccio sui giardini di Piazza Verdi a Bolzano. Il solo elemento architettonico visibile fuori terra è il corpo in CA a vista che contiene il corridoio di collegamento con l’edificio esistente, illuminato da grandi vetrate e chiuso da una parete che funge da quinta scenica. Nel nuovo intervento lo studio dell’illuminazione naturale ha guidato le scelte compositive determinando un gioco di pieni e vuoti, con la realizzazione lungo il perimetro dello scavo di lucernari orizzontali e vetrate verticali affacciati su cavedi interni ed esterni e con la creazione di una grande corte centrale coperta da un ampio lucernario attorno alla quale sono disposte le aule, i laboratori e gli spazi comuni. I primi due livelli sotterranei sono composti ognuno da cinque aule con pareti vetrate a tutta altezza lungo il lato affacciato sulla corte interna, mentre il livello -3 ospita quattro laboratori e un’aula di informatica. I tre livelli sono collegati da due sistemi di scale e da un percorso a spirale discendente costituito da passarelle-ballatoio alternate secondo i piani. Riservato ai locali tecnici e molto più piccolo rispetto agli altri, un quarto e ultimo piano è invece raggiungibile attraverso una scala posta all’interno di un cavedio-giardino. Per contrastare l’umidità l’intero scavo è stato isolato realizzando una vasca a tenuta che protegge dalle infiltrazioni e da eventuali sostanze nocive presenti nel terreno. Il pacchetto murario perimetrale è stato dunque realizzato con uno strato isolante di schiuma poliuretanica (5-6 cm) e una membrana impermeabilizzante, sempre di poliuretano (2 mm). Le pareti interne sono in cls faccia a vista, solo in alcuni punti rivestite in lamina nera, mentre i muri perimetrali hanno un andamento irregolare che richiama lo scavo del terreno e finitura superficiale spatolata, scelta anche per la pavimentazione del terzo piano (parquet invece per i primi due livelli). Una serie di sensori regola intensità e colore della luce artificiale secondo le ore del giorno, migliorando allo stesso tempo consumi e comfort interno. Alla qualità degli ambienti contribuisce anche un giardino d’inverno all’interno dell’edificio e una serra posta in corrispondenza di un cavedio che raggiunge l’ultimo livello interrato.


Claudio Lucchin & Architetti Associati

La natura del progetto riduce sensibilmente lo scambio termico con l’esterno e anzi, l’affollamento delle aule e l’illuminazione artificiale possono generare carichi termici elevati. Per questo motivo l’involucro è stato progettato e realizzato secondo i parametri di CasaClima B: un’eccessiva coibentazione avrebbe peggiorato le condizioni di comfort interne. Inoltre, tutte le vetrate hanno fattore solare g=0.29 per contenere gli effetti dell’irraggiamento diretto. La salubrità degli ambienti è assicurata da un impianto di VMC con un ricambio costante ogni quarto d’ora e le aule sono climatizzate tramite un impianto ad aria esterna che controlla anche la concentrazione di Radon. L’impianto è organizzato in zone dotate di batterie di post-riscaldamento con regolazione autonoma dei singoli ambienti. L’aria è pre-trattata in un’UTA con recuperatore di calore ad alta efficienza (90%), dotata di gruppo frigorifero incorporato per il raffrescamento nella stagione estiva

In apertura, la piazza del volume ipogeo riceve luce dalla copertura vetrata ricavata nel giardino (sopra). ll corpo scale che collega l'edificio storico con l'ampliamento è il solo volume visibile dell'intervento. Sotto, la pianta del 3° piano interrato e, in basso, la serra realizzata in uno dei cavedi tra l'edificio e le pareti perimetrali dello scavo (foto ©Giacomo Flaim).

Lo studio viene fondato nel 2004 a Bolzano dall’architetto Claudio Lucchin (Bolzano, 1959, laurea allo IUAV nel 1984, consulente del Comune di Bolzano per il nuovo piano urbanistico) con gli architetti associati Angelo Rinaldo (Bolzano, 1959) e Daniela Varnier (Venezia, 1964). Nel corso degli anni lo studio vince numerosi concorsi d’architettura a Bolzano, tra cui quelli per il quartiere fieristico, il palazzo del ghiaccio, la sistemazione del comparto scolastico Don Bosco, il nuovo termovalorizzatore e il Polo tecnologico all’ex Alumix, e in Italia, in particolare in Piemonte, dove realizza due palazzi del ghiaccio per le Olimpiadi invernali 2006, e in Emilia. Il convitto e asilo al quartiere Rosenbach di Bolzano ha ricevuto una menzione speciale al Premio di architettura Città di Oderzo. L'ampliamento della scuola Hannah Arendt è stato tra i finalisti del Premio di architettura Alto Adige 2013. www.cleaa.it

SCHEDA Località Bolzano Anno di progetto/realizzazione 2009/2013 Committente Provincia Autonoma di Bolzano R.U.P. Nicoletta Francato Progetto generale e Direzione Lavori arch. Claudio Lucchin, Claudio Lucchin & Architetti Associati

Strutture ing. Herber Mayer Impianti meccanici ing. Marina Bolzan Impianti elettrici ing. Reinhard Thaler Coordinamento sicurezza

arch. Roberto D’Ambrogio

Fotografie Giacomo Flaim Superficie area 950 mq Superficie utile 2.034 mq Volume costruito 10.900 mc Costo totale € 3.589.277,67

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TRENTINO_SÜDTIROL

POLO PER L´INFANZIA A BOLZANO

I CERCHI DELLA VITA Sviluppato in pianta come un anello di Möbius, un edificio che integra e al contempo separa funzioni diverse con corti curvilinee che portano luce e aria al suo interno Frutto di un concorso internazionale indetto nel 2004, il nuovo centro per l’infanzia disegnato da MoDus Architects è il primo, dei due edifici che insieme alla chiesa definiranno la piazza del nuovo quartiere residenziale Firmian a Bolzano, ad essere realizzato. Pianta e forma sono frutto della ricerca di un dialogo con l'altro edificio, ancora da costruire, che ospiterà la scuola elementare e la biblioteca di quartiere in un volume dalle forme stereometriche e ortogonali . Destinato ad accogliere asilo nido, scuola materna e uno spazio pubblico di socializzazione per i genitori, l’edificio presenta un impianto libero su due livelli fuori terra definito da profili curvilinei. Il volume è reso cavo all'interno da tre corti allungate completamente vetrate disposte lungo l’asse principale. Una piccola area coperta a est definisce l’ingresso della scuola materna, con una disposizione strutturata in quattro sezioni con locali di gruppo al piano terra e una serie di ambienti al piano superiore. Ogni aula presenta ampie vetrate e una log[ 66 ]

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gia che funge da filtro con la terrazza e lo spazio ricreativo esterno. Gli interni sono rivestiti in rovere con armadi integrati sulla parete divisoria del corridoio, solai realizzati in ca a vista e elementi acustici sospesi integrati alle lampade. Salendo al primo piano si raggiunge una piccola sala riunioni, un ambiente polifunzionale aperto sulle corti interne e una sala della musica perfettamente circolare illuminata da aperture sul tetto e da finestre laterali aperte su un cavedio. La sala è isolata acusticamente da un rivestimento in listelli lignei fonoassorbenti e intonaco acustico sulla volta con controsoffitto sospeso. Separato e allo stesso tempo connesso al centro infanzia da una parete vetrata, l’asilo nido ha un proprio ingresso a nord ed è organizzato al piano terra in tre sezioni di aule mentre al piano superiore conta un’aula atelier, un ambiente polifunzionale per attività motorie, spazi per il personale educativo e una terrazza connessa al corridoio centrale da grandi porte scorrevoli.

L’ingresso indipendente al centro per l'infanzia conduce a un grande spazio d’incontro a doppia altezza con parete continua vetrata affacciata sulla corte interna più ampia. Rivestite da intonaco organico a finitura speciale, le superfici esterne sono animate da una sequenza di logge e baywindow rivestite in lastre di alluminio. Le logge al piano terra assicurano privacy e protezione dai raggi solari alle aule, funzione assolta nelle corti interne da rivestimenti di bambù posti a distanze variabili. Le coperture e la terrazza al primo piano sono a tetto verde, in applicazione dell'indice di riduzione dell'impatto edilizio (RIE) prescritto a Bolzano per contenere l'impermeabilizzazione dei suoli, con recupero delle acque meteoriche per l’irrigazione degli spazi esterni. Pochi giorni fa il progetto di MoDus Architects ha ricevuto il premio speciale della giuria alla prima edizione del Premio Architetto Italiano 2013 indetto dal Consiglio Nazionale Architetti PPC


MoDus architects Matteo Scagnol e Sandy Attia si incontrano negli Stati Uniti durante gli studi alla Harvard University e insieme intraprendono un percorso professionale e di ricerca con l’apertura di MoDus architects nel 2000. Lo studio si distingue per un approccio eterogeneo e dinamico, nato da una sinergia di due individui di diversa formazione e cresciuti in culture diverse. Dopo un'intensa attività progettuale e l'aggiudicazione di numerosi concorsi pubblici e privati, lo studio sta affrontando e completando numerose realizzazioni mantenendo vivo, anche nella fase costruttiva, l'interesse per la sperimentazione e la ricerca. www.modusarchitects.com

SCHEDA Località Bolzano Anno di progetto/realizzazione 2009/2012 Committente Comune di Bolzano Progetto MoDus Architects: Sandy Attia e Matteo Scagnol

Direzione lavori arch. Matteo Scagnol Consulenti ing. Josef Taferner (strutture),

p.i. Manfred Brugger (imp. elettrico), ing. Georg Felderer (imp. termoidraulico)

Superficie costruita 5.244,62 mq Volume 18.966,00 mq Superficie lotto 3.930 mq Superficie spazi esterni 2.266,60 mq Superficie coperta 1.703,40 mq Costo 8.608.370 euro

In apertura, una delle corti interne del polo per l'infanzia. Sopra, le bay windows rivestite in alluminio che si aprono sul fronte curvilineo e, sotto, uno degli ambienti interni (foto ©Meraner & Hauser).

Nei disegni, il concept e la pianta del piano terra.

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ECONOMIA DELLA CONOSCENZA Organizzato per aree e cluster, il TIS è incubatore di impresa e centro per l’innovazione che sviluppa progetti e svolge servizi per le PMI della provincia di Bolzano Tra le aree di lavoro del TIS (Techno Innovation Park Südtirol) di Bolzano assume un ruolo particolare il cluster Edilizia, per la natura del territorio e per il fatto che sono molte le piccole e medie imprese altoatesine impegnate nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni innovative per l’edilizia alpina. Anche grazie alle relazioni con università e istituti di ricerca nazionali e internazionali, il cluster edilizia del TIS, diretto da Stefano Prosseda, opera per trasferire conoscenza alle imprese locali promuovendo al contempo la cooperazione e la rete come strumenti di innovazione. I temi, verso i quali le imprese della regione mostrano maggiore sensibilità anche per le caratteristiche del territorio con cui sono chiamate a confrontarsi ma che sono ormai temi di rilevanza universale, sono quelli

della sostenibilità ambientale, economica e sociale dell’edilizia e della conseguente capacità di definire nuovi processi, industriali e costruttivi, che permettano di standardizzare le soluzioni individuate, e nel Cluster Edilizia di TIS vengono affrontati da 5 diversi gruppi di lavoro: il gruppo facciate, coordinato dall’Ingegner Carlo Battisti, che riunisce 34 tra imprese ed enti privati e pubblici, che considera l’involucro come perno tecnologico per l’efficienza energetica e la sostenibilità dell’edificio; il gruppo tetti verdi, coordinato dall’architetto Maria Giulia Faiella, con 6 tra imprese e enti specializzati in tecnologie e conoscenze in grado di conciliare architettura, sostenibilità ambientale e progettazione verde delle città; il gruppo qualità dell’aria e degli ambienti interni, con 9 imprese e enti che lavorano sulla progettazione e sui materiali per creare ambienti di vita e di lavoro salubri e confortevoli; il gruppo Fire Safety Engineering (FSE) che lavora sulla sicurezza antincendio, con un approccio di tipo ingegneristico per definire regole e strumenti in grado di soddisfare le esigenze delle tipologie costruttive innovative e quelle della tradizione alpina e centro-europea, a cui il territorio ha sempre prestato grande attenzione (sono 16 le imprese e gli enti attivi in questo gruppo). Infine, un gruppo formato da rappresentanti di istituzioni pubbliche affronta il tema della sostenibilità delle opere pubbliche anche per quanto riguarda il loro monitoraggio e manutenzione nel tempo

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Sopra il titolo, dettaglio di facciata della sede Damiani-Holz&Co a Bressanone, progetto MoDus architects, arch. Matteo Scagnol (foto ©Günter Richard Wett). Accanto, il direttore del cluster edilizia di TIS Stefano Prosseda e l'architetto Maria Giulia Faiella, coordinatore della Innovation school.

A SCUOLA DI INNOVAZIONE TIS e il centro privato di ricerca Eurac (Accademia Europea di Bolzano) hanno sviluppato un metodo per facilitare il trasferimento tecnologico e l’innovazione nelle PMI nell'ambito del progetto europeo "AlpBC". Innovation school, coordinata dall’architetto Maria Giulia Faiella del cluster edilizia di TIS, si rivolge a laureati a indirizzo tecnico con specializzazione in efficienza energetica degli edifici. I candidati selezionati – l’iscrizione è gratuita – formeranno gruppi, ciascuno coordinato da un imprenditore e da un tutor del TIS o di Eurac, per sviluppare concrete idee di innovazione immediatamente realizzabili presso l’impresa che partecipa all'iniziativa, il tutto attraverso workshop formativi seguiti da due settimane di job training in azienda. Uno dei team dell’edizione 2011 è giunto tra i finalisti del Clean Tech Challenge 2012 organizzato da MIP/Politecnico di Milano e London Business School. L'apertura delle selezioni avverrà nella primavera 2014. Per informazioni e iscrizioni: giulia.faiella@tis.bz.it


Pareti vetrate Vista

serramenti, architettura, ambiente Possiamo considerare Vista, una delle novità 2013 di FINSTRAL, come naturale evoluzione del sistema FIN-Project e della sua ampia gamma di finestre e porte-finestra in alluminio con profili interni in PVC ad elevata coibentazione. I ridotti ingombri dei telai di Vista (solo 50 mm) offrono un impatto visivo leggero, simile a quello di un sistema di facciata. Il sistema costruttivo delle pareti vetrate è costituito da profili in PVC termoisolanti, con valore Uf 1,1 W/m2K, rinforzati in acciaio, che esternamente - o su entrambi i lati - sono rivestiti con gusci in alluminio e che possono essere personalizzati con materiali e finiture diversi, anche fra interno ed esterno. Oltre che con le porte-finestra alzanti scorrevoli e le scorrevoli Easy-Slide, la parete vetrata

Il sistema FIN-Project supera la tradizionale separazione involucro-serramenti grazie alla possibilità di realizzare pareti vetrate con aperture su misura secondo le esigenze del committente. All'anima in PVC, che assicura un'ottima coibentazione, si uniscono fianchi in alluminio ed elementi strutturali in acciaio.

può essere integrata con porte-finestra apribili ad anta e anta/ribalta o con portoncini in alluminio del sistema FIN-Project. Le ottime prestazioni d’isolamento termico e acustico sono assicurate anche dall’impiego di vetri speciali, proposti in due diversi spessori: vetri doppi da 30 mm e tripli da 46 mm con un valore Ug fino a 0,6 W/m2K. Ai vantaggi ambientali legati all’isolamento termico si aggiungono quelli relativi ai materiali: anche il PVC infatti, oltre all’alluminio, è totalmente riciclabile per essere riutilizzato in un nuovo ciclo produttivo. Infine, il vantaggio di installare dall’esterno le lastre di vetro mediante l’impiego di listelli in alluminio agevola considerevolmente i lavori di posa in opera.

MONDO FINSTRAL FINSTRAL SpA, con sede ad Auna di Sotto nel Comune di Renon (BZ), viene fondata da Hans Oberrauch nel 1969, dopo l’esperienza con il padre nella falegnameria di famiglia, per avviare un’innovativa produzione di finestre e portoncini in PVC. Le nuove finestre, più economiche e razionali, conquistano rapidamente il mercato, ma la crescita e il successo nel tempo dell’azienda, il cui mercato si espande dapprima alla Germania, poi al resto d’Italia e all’Europa, dipendono dalla continua ricerca, in termini di materiali, di progettazione e di design. Alle finestre si affiancano porte, portoncini per esterno, sistemi veranda, finestre accoppiate con veneziana integrata, sistemi oscuranti quali avvolgibili e persiane, frangisole, tettoie, abbaini, controtelai isolati, porte-finestre con i più diversi tipi di apertura, pareti vetrate. Oltre al PVC vengono realizzati sistemi in PVC-alluminio, legno-PVC, legno-PVCalluminio e dallo scorso anno anche alluminio con cuore tecnologico in PVC. Oggi produzione e distribuzione impiegano circa 1.400 dipendenti in 14 stabilimenti distribuiti in Italia, Germania, Francia, Spegna, Svizzera e Paesi Bassi. Dal punto di vista energetico i serramenti Finstral rispettano i parametri dell’Agenzia CasaClima, di cui l’azienda è partner.

Via Gasters 1 39054 Renon BZ Tel 0471 296611 finstral@finstral.com www.finstral.com

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FINSTRAL COLLECTION

ART APERTURES In casa Finstral a Renon, alla produzione di serramenti la famiglia Oberrauch affianca una collezione di opere d’arte contemporanea cresciuta in trent’anni di passione Atto Belloli Ardessi e Ginevra Bria Hans Oberrauch, fondatore di Finstral, considera questa collezione una vera e propria finestra aperta sulla contemporaneità e sulle culture. Le opere raccolte, anche con la curatela di Kathrin Oberrauch, ruotano spesso intorno al tema della casa e dell’abitare, rappresentando e affiancando in questo modo la mission dell’azienda. Quando è nata la collezione Finstral e come sono cambiati gli obiettivi, gli intenti e le visioni nel tempo? Hans Oberrauch: Da più di trent’anni mi occupo di arte, e con il tempo ne sono diventato un appassionato collezionista. Andare alla ricerca di nuove opere per me è sempre l’inizio di una nuova avventura, un aprirmi a nuove esperienze, cercando Sotto, stop frame di Somewhere between the walls (Ramallah), di Sarah Oberrauch. Nata a Bolzano nel 1986, Sarah vive e lavora a Berlino dove ha studiato all’Accademia di Arti applicate e alla facoltà di filosofia della HumboldtUniversität. Il video di 2’30”, del 2009, fa parte della collezione Finstral.

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di comprendere e condividere il processo creativo, cognitivo ed emozionale dell’artista. Una collezione per me è testimonianza di tante e diverse esperienze vissute, un unicum che possa rispecchiare anche – ma non solo – le mie personali esperienze e i miei ricordi. Quando ho iniziato a interessarmi a questo mondo seguivo principalmente il lavoro di creativi sudtirolesi, acquistando le loro opere per esporle nelle sedi aziendali. Con l’ampliarsi delle nostre attività anche i miei orizzonti si sono allargati: la possibilità di conoscere più da vicino i diversi scenari europei ha cambiato il mio modo di guardare all’arte: dagli acquisti di opere in forma più “tradizionale”, come dipinti o disegni, il mio interesse si è rivolto anche ai nuovi media, ai video, alle installazioni multimediali. Nel corso degli anni dalle frequentazioni di atelier, mostre e gallerie sono nate numerose amicizie – per me molto importanti – con artisti e con altri appassionati, amici con cui condivido l’amore per l’arte. Da qualche anno mia figlia Kathrin mi segue attivamente e mi sostiene nella mia attività di collezionista: ha una grande passione per l’arte contemporanea e con il

suo gusto, le sue conoscenze e il suo istinto consiglia e indirizza le mie scelte e i miei acquisti. Quando un’opera vi colpisce e decidete di inserirla nella selezione delle acquisizioni, quali sono le caratteristiche che deve avere? A vostro modo di vedere, quando si acquista un’opera è sempre immediato quel che cercate? Hans Oberrauch: Mi ritengo un collezionista molto istintivo nelle proprie scelte. Quando vedo un’opera per la prima volta, se ne sono subito conquistato, attratto, incuriosito, posso decidere davvero in poco tempo. Questa mia istintività si riflette nella collezione nel suo insieme: molti e diversi sono i mezzi espressivi raccolti, le forme e i soggetti delle varie opere. Un tema ricorrente: le differenti fisionomie dell’abitare e la loro influenza nel disegno dell’abitazione, cosí come gli artisti cui mi sono avvicinato le hanno rappresentate. Attraverso la raccolta di lavori e progetti, a quale definizione di Arte siete arrivati? Hans Oberrauch: Anche dopo tutti questi anni di attività da appassionato collezio-


nista non posso dire di essere arrivato a formulare una definizione univoca di arte, nè è un’operazione che mi interessa concettualmente fare. Ciò che più apprezzo dell’arte infatti è la possibilità di riuscire a esprimersi attraverso i mezzi più diversi, le sfaccettature offerte dalle molte possibili interpretazioni, cosí come la spinta a mettersi in discussione con domande e prospettive sempre nuove. Senza contare che l’arte crea uno spazio dove la bellezza trova la sua giusta collocazione. Dove viene esposta principalmente la Collezione Finstral? Kathrin Oberrauch: Nel corso degli anni le opere della collezione Finstral hanno trovato spazio nelle varie sedi dell’azienda. La maggior parte si trova ad Auna di Sotto, sul Renon, nella sede principale, così come nelle altre filiali in Alto Adige e in Germania. Per celebrare i quarant’anni di attività della nostra azienda numerosi lavori sono stati esposti in una mostra presso il Kunsthaus di Merano. In futuro vogliamo continuare con iniziative di questo tipo, per presentare la collezione a un pubblico sempre più ampio. Esistono artisti giovanissimi, sotto i trentaquarant’anni, che vi hanno colpito? In Brasile, in India, negli Emirati e in Cina (nei paesi emergenti, insomma) qualche nome che vi ha impressionato? Kathrin Oberrauch: La collezione Finstral é un insieme in divenire, in continua crescita, e vi si possono trovare i lavori di molti giovani artisti. Credo che sia molto

interessante poterli sostenere nelle fasi di sperimentazione alla ricerca del proprio mezzo espressivo. Le opere di artisti italiani ed europei che abbiamo collezionato, inoltre, offrono uno sguardo personale sulla cultura dei diversi Paesi. In aumento il numero dei lavori di artisti provenienti da Paesi extra-europei. Abbiamo acquisito da poco, ad esempio, una serie di acquerelli del brasiliano Thiago Bortolozzo e un video di Charles Lim di Singapore. Esiste un’opera, o un artista in particolare che non riuscireste mai a donare agli occhi del pubblico, ma che, in un certo senso, deve appartenere solo, intimamente a voi? Kathrin Oberrauch: Direi che si può parlare dell’esatto contrario: della nostra collezione fanno parte opere che vorremmo poter sempre vedere, che vogliamo esporre e condividere con i nostri collaboratori. Ad esempio, il lavoro dell’artista sudtirolese Peter Fellin Finde den Inhalt. Suche die Form (“Trova il contenuto. Cerca la forma”) fa bella mostra di sè da ben 15 anni in sala conferenze. Ritengo che sia molto importante poter condividere le opere d’arte con gli altri, osservarle assieme agli altri.

Sopra, a sinistra A Story of coolness di Luc Mattenberger (2008), in acciaio inossidabile, vetro e polimero, See, we rise in corda, cemento, altoparlanti e una registrazione audio di 50’ di Douglas Henderson (2008) e sul fondo la fotografia di Valie Export Tap and touch cinema (1968). A destra, interno della sede di Gochsheim, in Germania, con un carboncino di Rinus Van de Velde Paul modeling in the air (1948) e l'installazione "15 parole" di Robert Barry (1995).

In apertura, Antarctic Village - No Borders, Drop Parachute, 2007, di Lucy e George Orta visibili dall’esterno della sede Finstral di Auna di Sotto. Nella pagina di destra, in basso, Gaps (2006) di Loris Cecchini, in resina, poliestere e tempera (310 x 65 x 25 cm), sempre a Auna di Sotto.

Quanto, secondo voi, l’arte ha influenzato la ricerca, l’attenzione di Finstral a materiali, forme e finituri dei prodotti dell’azienda? Hans Oberrauch: Credo che si potrebbe forse rovesciare la domanda. É la collezione piuttosto a rappresentare temi e materiali di cui l’azienda si occupa da sempre. Un ruolo particolare è riservato alla finestra, che ritorna in molte delle opere che abbiamo raccolto

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SEDE DELLA FONDAZIONE ELISABETH UND HELMUT UHL A LAIVES

CULTURA E ARCHITETTURA Giochi di volumi che esprimono tensione tra natura e tecnologia, paesaggio e ambiente costruito

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Istituita nel 2008 dal professore tedesco Rainer Uhl per promuovere l’innovazione in rete e un'architettura ecologicamente consapevole, la Fondazione Uhl ha scelto per la propria sede Laives. L’incarico è stato affidato allo studio romano Modostudio, scelto da una giuria composta da Thomas Herzog, Hermann Kaufmann, Andrea Vidotto e Vittorio Magnago Lampugnani tra i 15 team che avevano partecipato al concorso internazionale indetto dalla Fondazione. Situato sul declivio di un monte, il sito gode di una spettacolare vista panoramica sulla valle dell’Adige e le vette circostanti. Trattandosi di una demolizione e ricostru-

zione, l’intervento limita il proprio impatto sul territorio. Il progetto si articola in due distinti corpi di fabbrica: l'edificio principale che ospita la fondazione e un piccolo corpo adiacente ad uso residenziale. L'edificio della fondazione è composto a sua volta da una serie di volumi architettonici diversi per grandezza, funzione e trattamento materico: un ampio corpo trasparente in vetro e acciaio che ospita le attività di ricerca, una sezione in legno adibita a refettorio e il corpo inferiore che funge da basamento e che ospita alcuni spazi ricettivi creati per sostenere le attività della fondazione e una cantina vinicola.

In apertura, render dell'edificio della Fondazione. Il plastico a sinistra illustra la planimetrtia dell'intervento e l'orografia del sito. Sotto, render della terrazza panoramica e sezione dell'edificio (©Modostudio).


Modostudio Cibinel Laurenti Martocchia architetti associati Fondato a Roma nel 2006, lo studio si occupa di progettazione architettonica, urbanistica e industrial design coniugando alla sperimentazione le conoscenze tecniche acquisite dai fondatori - Fabio Cibinel, Roberto Laurenti e Giorgio Martocchia - in anni di lavoro presso gli studi internazionali di Massimiliano Fuksas, Piero Sartogo, Erick Van Egeraat e Kas Oosterhuis. Vincitore di diversi riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali, attualmente lo studio sta completando i progetti per la sede di ricerca tecnologica Intecs a Roma e un piano di recupero per l'area ex-Fonderie Riunite a Modena. www.modostudio.eu

Questa articolazione di volumi esprime la tensione generata sia dalle particolarità orografiche del sito sia dalle funzioni della fondazione, che intende promuovere l’innovazione e la cultura attraverso la collaborazione interdisciplinare. Una tensione che si manifesta nel rapporto visuale tra gli spazi interni e l'ambiente esterno, tra le tradizioni del luogo e l'innovazione tecnologica, tra lo spazio per il lavoro e quello per vivere. Parte del materiale utilizzato proviene dagli edifici demoliti, mentre altri interventi materici si inseriscono volutamente nel solco della tradizione diventando elemento di dialogo con la storia e la cultura del luogo, come le scandole di larice tagliato a mano, l'intonaco esterno a calce e gli inserti in porfido che ricordano le tipiche costruzioni di montagna. Innovative le soluzioni tecnologiche adottate: la struttura della parte inferiore della fondazione è realizzata in pannelli strutturali di legno con tecnologia Thoma (pannelli massicci incrociati a strati di diverso spessore e connessi tra loro con tasselli in legno, senza uso di chiodi o colle, ideata dall’ingegner Erwin Thoma nel 1962), mentre il volume superiore in legno ospita un sofisticato sistema di movimentazione e di apertura dei pannelli oscuranti. Classificato Casaclima A, l’edificio non possiede alcun impianto di ventilazione controllata interna, sostituito dalla possibilità di usare l'aria calda generata nel volume in vetro con funzione di buffer zone. Un impianto solare termico e una caldaia a biomassa forniscono acqua calda che viene conservata in una grande cisterna di 20mila litri isolata termicamente e utilizzata per il riscaldamento radiante di tutto il complesso

SCHEDA Località Laives - Italy Anno di progetto/realizzazione 2009/2013 Committente Elisabeth und Helmut Uhl Stiftung Progetto Modostudio: Fabio Cibinel, Roberto

Sopra, la scala che porta dal livello -3,00 al livello 0,00 vista dal basso (foto) e dall'alto (render).

Laurenti, Giorgio Martocchia

Progetto strutturale ing. Gilberto Sarti Progetto impiantistico e consulenza

Casaclima p.i. Thomas Dissertori

Impresa Kargruber-Stoll GmbH Strutture in acciaio Premetal Spa Strutture e pavimenti in legno Thoma Holz GmbH Domotica Meccatronica D.B.D. srl Superficie 1.150 mq

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Manuel Benedikter Frequenta gli studi universitari presso la Esquela Tecnica Superior de Arquitectura di Barcellona e il Politecnico di Vienna, dove nel 1998 consegue la laurea in architettura. Approfondisce le competenze nell’ambito delle costruzioni sostenibili e a basso consumo energetico e nel 2004 fonda il proprio studio professionale a Bolzano. Da marzo 2007 certificatore CasaClima, ne diventa consulente dal novembre 2008 e nello stesso anno vince il premio Best KlimaHaus 2008 con il progetto di riqualificazione di casa Glauber a Bolzano. Dal 2009 è collaboratore didattico presso la libera Università di Bolzano nell’ambito del Master CasaClima per il laboratorio di progettazione. www.benedikter.biz/it

www.dahoam.it

NATURRESIDENCE DAHOAM A SCHENNA

NATURALE E AUTONOMO Un soggiorno a stretto contatto con la natura in un residence CasaClima Oro, che produce più energia di quanta ne consumi Perfettamente integrato in un verde pendio agricolo del comune di Schenna, all'imbocco della Val Passiria, il residence Dahoam rappresenta una rilettura in chiave contemporanea del maso, la tipica architettura rurale altoatesina in legno con tetto spiovente. Il progetto dell’architetto Manuel Benedikter disegna un edificio compatto su tre livelli sfalsati, con l’abitazione privata dei committenti distribuita tra piano terra e sottotetto, e quattro appartamenti di vacanza distribuiti sui due piani inferiori collegati tra loro da una scala. Ogni piano presenta un affaccio panoramico sul versante sud-ovest con bal-

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coni e terrazze protetti da pannelli schermanti scorrevoli in legno che conferiscono all’edificio un aspetto uniforme e allo stesso tempo mutevole. Con accesso indipendente, gli appartamenti per gli ospiti dispongono di un soggiorno con cucina e una o due camere doppie con accesso alle terrazze. Arredi e finiture interne sono stati disegnati e scelti direttamente dalla committente privilegiando la funzionalità degli ambienti e l’uso esteso di legno chiaro per i pavimenti e per alcuni rivestimenti. Oltre a caratterizzarne l’estetica in senso

Sopra il titolo e a destra, la facciata ovest e un adettaglio della facciata sud di Dahoam. A sinistra, sezione e sezione longitudinale e l'edificio inquadrato tra i vigneti e i meleti del paesaggio circostante (Tutte le immagini ©Studio Benedikter).


www.dahoam.it

contemporaneo, le forme compatte dell’edificio e lo studio dell'orientamento, insieme all'impiego di materiali altamente isolanti e di soluzioni impiantistiche ad elevato rendimento, contribuiscono in maniera rilevante all’efficienza dell'involucro, calcolata in 10 kWh/mq/anno. L’abitazione privata ad esempio è dotata di un’ampia vetrata panoramica posta sul lato a sud che d’inverno consente ai raggi solari di contribuire al riscaldamento degli ambienti interni, mentre d’estate è protetta dalla falda inclinata della grande tettoia in copertura. Le ampie aperture finestrate delle zone abitabili sono orientate prevalentemente verso sud e ovest, mentre le aperture sul fronte nord (dove si trovano gli ingressi) sono ridotte al minimo. Tutti gli infissi sono a taglio termico con triplo vetro per evitare dispersioni di calore. Per isolare termicamente la costruzione sono stati impiegati vetro cellulare in granuli per il basamento, polistirolo espanso con grafite inseriti nella muratura, fibra di legno nelle strutture in legno dell’appartamento privato e nella copertura. L’involucro del piano terra e sottotetto è realizzato e rivestito interamente in legno mentre i due piani sottostanti sono in cemento armato

intonacato che assicura maggiore stabilità del pendio. L'impiego di energie alternative, sommato all'efficienza dell'involucro, rende l'edificio passivo, con un fabbisogno complessivo annuo di -24,27kW/mq e un indice C02 di -4,66 kg/mq: i pannelli fotovoltaici installati sul tetto forniscono energia elettrica mentre due sonde a 60 metri di profondità alimentano una pompa di calore con scambiatore geotermico. Il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo sono assicurati da pannelli radianti a pavimento e a parete integrati da un impianto di ventilazione meccanica controllata. Inoltre, alla copertura è stato allacciato un sistema di recupero e riciclo delle acque piovane utilizzate per l’irrigazione del giardino e per gli scarichi dei servizi. L’area verde del giardino per gli ospiti con terrazza-solarium in legno e una bio-piscina panoramica che segue la pendenza del lotto completano l’architettura del residence

A destra, le piante dei 4 livelli dell'edificio: dall'alto i due piani del residence, il pianoterra e il sottotetto padronali. Sotto, la biopiscina panoramica aperta sulla vallata (foto ©Studio Benedikter).

SCHEDA Località Schenna (BZ) Anno di realizzazione 2009-2010 Committenti Birgit Dosser, Robert Brunner Progetto, Direzione Lavori, Coordinamento architetto Manuel Benedikter

Superficie netta dei piani 591,81 mq Volume lordo riscaldato 2.427,27 mc Efficienza dell’involucro 10 KWh/m2a Efficienza complessiva -24,27 KWh/m2a Indice CO2 -4,66 kg/m2a

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CANTINA MERAN BURGGRÄFLER A MARLENGO

DAL CAVEAU ALLA LUCE Nella cantina progettata da Werner Tscholl la solidità del cuore produttivo si contrappone alla leggerezza di un’enoteca panoramica con vista a 360° sul paesaggio Sopra il titolo il nuovo corpo trasparente affaccia su via Cantina. Accanto, planimetria dell'intervento e, a destra, vista ovest e dettagli degli spazi. Nella pagina accanto, lo spazio vendita e degustazione, piante e sezioni (foto ©Werner Tscholl).

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La cantina Meran Burggräfler nasce nel 2010 dalla fusione di due realtà storiche del territorio meranese, la cantina Merano costituita nel 1952 e la cantina sociale

Burggräfler, la cui storia produttiva risale al 1901, a testimonianza della diffusione e del radicamento delle cantine sociali nella zona. La nuova realtà produttiva riunisce 380 soci che coltivano 260 ettari di vigneti, perlopiù suddivisi in piccoli appezzamenti distribuiti nell’area del Burgraviato intorno a Merano e nella parte bassa della Val Venosta sino a Castelbello. La nuova cantina sociale è situata al margine sud del paese, su di un lotto triangolare all’incrocio tra l’ascendente via Cantina e la pianeggiante via Palade. Risalente alla fine degli anni '50 del secolo scorso, il complesso era costituito da un’aggregazione di fabbricati sovrastati da una copertura a falde, il principale dei quali posizionato lungo la strada posta a quota più bassa. Con il suo progetto di ristrutturazione e ampliamento, l’architetto Werner Tscholl ha riconfigurato interamente l'edificio eli-


Werner Tscholl Werner Tscholl (Laces, 1955) si laurea in architettura a Firenze nel 1981 e nel 1983 fonda il proprio studio a Morter. Tra i suoi progetti vi sono edifici residenziali, numerose cantine della regione, tra cui quella di Termeno, gli uffici Mondadori realizzati accanto alla sede di Segrate con il recupero di un'antica cascina, e il restauro di Castel Firmiano, sede del Messner Mountain Museum. Ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 2002, ha ricevuto due premi Città di Oderzo e un Premio Dedalo Minosse. www. werner-tscholl.com

minando la copertura esistente e componendo un volume rettangolare semi-interrato concluso in sommità da un padiglione vetrato con vista panoramica sui vigneti e sul paesaggio. Al mondo sotterraneo destinato alla produzione e conservazione dei vini fa quindi da contrappunto la leggerezza del livello superiore, una scatola trasparente con struttura orizzontale in legno lamellare e profili verticali in metallo avvolta da una superficie vetrata dall’andamento spezzato e coronata sui quattro lati da una cornice aggettante. Accessibile dalla strada superiore, il nuovo padiglione vetrato accoglie su un unico piano tutti gli uffici amministrativi e gli ambienti destinati al pubblico per la presentazione, la degustazione e la vendita dei vini, eliminando in questo modo ogni interferenza con le attività della cantina.

Nei due livelli sottostanti, l’ultimo dei quali interrato, sono state riorganizzate tutte le funzioni necessarie alla produzione vinicola, dall’accesso per il conferimento delle uve all'area produttiva alla bottaia, inclusi i magazzini e i parcheggi per dipendenti, collaboratori e visitatori

SCHEDA Località Marlengo Anno di progetto/completamento 2011/2013 Committente Kellerei Cantina Meran Progetto e direzione lavori Werner Tscholl, Ulrich Innerhofer

Collaboratore Manuel Gschnell Impianti elettrici e tecnici Energytech, Bolzano Statica e sicurezza Ulrich Innerhofer Superficie ampliamento 10.000 mq Volume ampliamento 40.000 mc

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MUSEO DI PASSO DEL ROMBO

LA GEMMA DEL TIMMELSJOCH Il padiglione progettato dall’architetto Werner Tscholl è la prima delle cinque stazioni previste dal progetto di valorizzazione dell’itinerario panoramico transfrontaliero

Sopra il titolo, a 2509 m slm, il museo di Passo Rombo, costruito con un calcestruzzo che ingloba macine delle rocce circostanti, sporge di 16 metri in direzione Sud. Sotto, le installazioni museali ripercorrono la sotria della costruzione della strada (foto ©Alexa Rainer).

Nel luglio 1959 l'antico sentiero di valico che da San Leonardo in Passiria conduceva nella valle austriaca dell'Ötz attraverso il passo deI Rombo è stato aperto per la prima volta al traffico automobilistico. Per il 50° anniversario della sua inaugurazione la Provincia Autonoma di Bolzano e la società austriaca Timmelsjoch Hochalpenstraße hanno deciso di intraprendere un'opera di valorizzazione della strada del Passo. Il percorso è forse uno dei più suggestivi dell'Alto Adige e presenta agli occhi dei viaggiatori, via via che risale da Moso in Passiria verso il confine, un'alternanza di chiaroscuri per il susseguirsi di tornanti e tratti rettilinei tra boschi di conifere che giungono infine al paesaggio aspro e nitido dei 2000 metri di quota, dove la vegetazione scompare gradualmente lasciando affiorare rocce e un vasto orizzonte di vette innevate, ghiacciai e vento.

In questo scenario mozzafiato il progetto propone ai viaggiatori un'esperienza sensoriale e emozionale: cinque stazioni panoramiche divise tra il versante italiano e quello austriaco accomunate dall'impiego dello stesso materiale sperimentale, un calcestruzzo ottenuto dalla pietra locale per non creare dissonanze cromatiche tra il nuovo intervento e l’ambiente circostante. Dello stesso materiale sono fatte anche le diverse installazioni artistiche che si possono scorgere dalla strada e le opere stradali quali muri di sostegno e guardrail. La prima stazione realizzata direttamente sul passo è un padiglione museale dedicato alla storia della costruzione della strada, un volume sfaccettato che racchiude al suo interno una grotta artificiale sulle cui pareti irregolari sono collocati i pannelli espositivi in vetro Barbara Breda

Metall Ritten La fucina contemporanea Costituita nel 1990, Metall Ritten è specializzata in tutti i tipi di lavorazioni metalliche per l’architettura, dalla semplice ringhiera alla facciata complessa. A oggi conta su 30 collaboratori e alla fucina in bronzo e acciaio si sono aggiunte macchine a controllo numerico. Tuttavia, la sfida più grande consiste nella creazione di soluzioni personalizzate in metalli diversi e anche in vetro.

METALL RITTEN S.r.l. Zona Artigianale 35, 39054 Collalbo (BZ) Tel. 0471 357130 – Fax. 0471 358612 info@metallritten.com | www.metallritten.com

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SCHEDA Località Strada Passo Rombo Anno di realizzazione 2009-2011 Committente Comune di Moso, Val Passiria (BZ), Timmeljoch Hochalpenstrasse AG, Innsbruck

Progetto e direzione lavori Werner Tscholl Architekt

Collaboratore Andreas Sagmeister Impianti elettrici e tecnici Werner Tscholl Statica ing. Siegfried Pohl (Italia), ing. Josef Pohl (Austria)

Sicurezza ing. Sigmar Pohl Superficie 70 mq Cubatura 438 mc


MATTEO THUN

LA MONTAGNA INCANTATA LUCE, NATURA E LEGGEREZZA. OLTRE LA SOSTENIBILITÀ, CHE È SOLO UN NECESSARIO DATO DI PARTENZA, NEI SUOI PROGETTI MATTEO THUN RICERCA L’ARMONIA TRA L’UOMO CON I SUOI BISOGNI CONTEMPORANEI E L’AMBIENTE. NE SCATURISCE UNA BELLEZZA NECESSARIA CHE È LA SUA POETICA E UN BENESSERE PROFONDO PER I FRUITORI DEGLI OGGETTI E DEGLI SPAZI CHE HA PROGETTATO NELLA SUA TRENTENNALE CARRIERA. COME I DUE CASI ESEMPLARI CHE RIPRESENTIAMO IN QUESTE PAGINE


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©foto Francesca Lotti

Matteo Thun & Partners Lo studio milanese di Matteo Thun, fondato nel 2001 in collaborazione con Herbert Rathmaier, Luca Colombo e Antonio Rodriguez, è costituito da un gruppo di lavoro multidisciplinare che annovera circa 50 professionisti tra architetti, interior e product designer. In continuità con il pensiero e l’attività del precedente studio fondato nel 1984, il team di lavoro persegue un approccio olistico all’architettura che privilegia la semplicità, il rispetto del genius loci e la filosofia dei "3 zero”: zero CO2, zero chilometri, zero rifiuti. www.matteothun.com

Alla pagina precedente e in queste, alcune immagini delle Terme di Merano; in basso a sinistra il calidarium (foto ©Gionata Xerra)

LE NUOVE TERME DI MERANO

ESPERIENZE SENSORIALI Acqua, aria, legno e pietra concorrono al benessere psico-fisico nell’esperienza high touch di materiali e ambienti Dalla metà dell’Ottocento, grazie al suo particolare microclima e a moderne scelte urbanistico-sanitarie, il richiamo turistico di Merano si fonda principalmente sulle cure termali, cui negli anni Cinquanta si aggiunsero nuove proprietà curative con la scoperta delle sorgenti radioattive di monte San Vigilio. Ma alle soglie del nuovo Millennio la signora delle camelie non muore

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più di tisi e il concetto di benessere è radicalmente cambiato. Provincia di Bolzano e città di Merano, azionisti della Meraner Kurbad, affidano allo studio berlinese Baumann Zillich un masterplan per realizzare un nuovo edificio termale e un albergo, realizzati in pochi anni di fronte allo storico Kurhaus, sulla sponda opposta del torrente Passirio. Primo obiettivo di Matteo Thun, cui è affidato il progetto esecutivo, illuminotecnico e l’architettura degli interni, è quello di creare un’oasi naturale all’interno della città. Le terme sono pensate come una propaggine del paesaggio, in continuo dialogo tra spazi interni ed esterni. La forza primordiale dell’acqua viene esaltata in un percorso fluido che collega 12 piscine interne alle 13 vasche immerse nel verde che circonda la struttura in acciaio e vetro. Riflettendo esternamente le vette del Gruppo di Tessa, le grandi superfici trasparenti permettono di leggere chiaramente il disegno regolare delle pedane e dei padiglioni interni attorno alle vasche, sovrastate da grandi anelli colorati in plexiglass e da globi che si illuminano al calare della sera. Il secondo obiettivo è quello di rendere di-

rettamente percepibile, specialmente attraverso il tatto, il rapporto del corpo con la natura. Le superfici in legno e pietra, ruvide o lisce, dure o morbide, calde o fredde, interagiscono con l’uomo, che respirando negli spazi disegnati dall’architettura ne coglie l’essenza, con la possibilità di stabilire una nuova armonia con la natura e sciogliendo infine questa consapevolezza nella leggerezza dell’acqua. Collegato da un percorso sotterraneo al corpo dell’albergo, il complesso delle terme è supportato dalla presenza invisibile di tecnologie finalizzate al risparmio energetico, come il sistema di riscaldamento a bassa temperatura, più efficiente rispetto ai sistemi convenzionali. L’utilizzo di acqua di pozzo per alcuni servizi consente inoltre di risparmiare circa 8 milioni di mc acqua potabile all’anno. L’energia elettrica è fornita da un impianto di cogenerazione il cui calore residuo è utilizzato per riscaldare i bagni termali e la produzione di acqua calda è affidata a un impianto di recupero termico. Un sistema di raffreddamento ad assorbimento utilizza l'energia termica in eccesso per la climatizzazione del centro termalee dell’hotel


SCHEDA

Sopra, sezione BB dell'edificio e pianta del piano terra. All'interno della teca ambiti diversi creano spazio anche per un giardino d'inverno con vegetazione mediterranea tipica della città sudtirolese famosa per il suo favorevole microclima.

Località Merano Anno di realizzazione 2005 Committente Meraner Kurbad Ag Progetto esecutivo, interni e illuminazione Matteo Thun & Partners

Collaboratori Renato Claudio Precoma, Michael Catoir,Guido Bastiani, Paola Scifo, Silvia Ronchi, Simone Fumagalli, Ciro Toscano

Progetto definitivo Baumann Zillich Architekten Coordinamento progetto ing. Siegfried Unterberger Direzione lavori ing. Hansjörg Letzner Superficie costruita 56.300 mq

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VIGILIUS MOUNTAIN RESORT A SAN VIGILIO

NATURA A CINQUE STELLE La tradizione del rifugio di montagna riletta in chiave eco-chic. Un’elegante macchina per l’ospitalità in simbiosi con la natura Ampliamento del preesistente Vigiljoch Hotel, il Vigilius Mountain Resort è raggiungibile come in passato solo a piedi o in funicolare, una delle prime sospese al mondo che dal 1913 collega San Vigilio (1500 s.l.m.) alla valle dell’Adige. Questo dettaglio è solo un primo indizio dell’intenso rapporto con la natura che caratterizza il complesso progettato dieci anni fa da Matteo Thun e vincitore nel 2004 del Wallpaper Design Award. Il lungo corpo dell’albergo segue infatti il profilo della montagna e si sviluppa da nord a sud con due piani fuori terra e uno interrato. Intorno, un sistema di sentieri rinforza il dialogo tra la topografia locale e l’edificio, reinterpretazione delle

tradizionali costruzioni locali realizzata principalmente in pietra, legno, argilla e vetro. Dal foyer d’ingresso che disimpegna lounge, biblioteca e due ristoranti – di cui uno realizzato con il legno di un vecchio chalet – la progressione su due piani delle 35 camere e 6 suite si alterna dinamicamente agli spazi comuni passando per un giardino interno con larici, vero frammento di bosco integrato all’architettura, fino alla spa su tre livelli con piscina posta all’estremità sud. Molte le soluzioni progettuali "green": in ogni camera, esposte a est/ovest, pareti di argilla battuta dividono la zona notte dal bagno accumulando e restituendo calore in inverno e freschezza d’estate. Il tetto

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In apertura, il sistema di facciata dell'albergo utilizza in chiave contemporanea materiali e metodi costruttivi locali assicurando al contempo massimo confort agli ospiti. Sotto da sinistra, il fronte ovest, spazi comuni, l'area relax outdoor della Spa, parete in argilla pressata (foto ©Vigilius

Ground Floor

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verde transitabile evita il surriscaldamento dell’edificio e le grandi facciate vetrate sono dotate di lamelle regolabili che limitano l’irraggiamento. Inoltre, la ventilazione controllata con recupero di calore, l’uso di pannelli radianti e il riscaldamento a biomassa (a vantaggio dell’agricoltura locale e della manutenzione boschiva) hanno permesso al progetto di raggiungere la classe A e di vincere nel 2005 il premio del WWF per la tutela della biodiversità e del territorio

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SCHEDA Località Monte San Vigilio, Lana Anno di progetto/realizzazione 2001/2003 Committente Dr. Schär GmbH Progetto Matteo Thun Collaboratori Bruno Franchi, Renato Precoma,

Ulrich Pfannschmidt

Pianta delTerrace piano terra: 1, 2, 5 - area Spa outdoor; 1. Spa Area Spa 3, 42.-Relax piscina e idromassaggio indoor; 6 - sauna; 3. Indoor Pool 8 - corridoio; 9 - camere e suites; 7 - sale massaggi; 4. Indoor Wirpul 10 5.- lounge; 11 - libreria; 12 - ristorante; 13 - reception. Outdoor Wirpul 6. Sauna In alto, immagini degli interni dell'albergo (©Vigilius 7. Treatment Mountain ResortMassage e ©Thierry Malty la foto al centro).

20m

8. Corridor 9. Room/Suite 10. Lounge/Lobby 11. Library 12. Restaurant/Stube 13. Entrance/Reception

Interior Christina Von Berg, Gioia Gaio, Dorothee Maier

Illuminazione Simone Fumagalli Local architect Harry Husel Superficie costruita 11.500 mq Costo 20 milioni di euro

MATTEO THUN STORY Dal cucchiaio alla città, dalla tazzina da caffè al resort di montagna in una continua ricerca progettuale che si caratterizza per l'approccio olistico e un’attenta riflessione su questioni fondamentali come estetica e ambiente, lusso e risparmio energetico. Matteo Thun: The Index Book offre una panoramica riccamente illustrata dell’opera e del pensiero dell’architetto e designer italiano nato a Bolzano nel 1952, fondatore con Ettore Sottsass a Milano del leggendario Gruppo Memphis, vincitore per tre volte del Compasso d’Oro e allievo di Oskar Kokoschka a Salisburgo, come ricordato in apertura nell’intervista di Hans Ulrich Obrist. Fondamentali per la consultazione del poderoso volume, ben sei indici - alfabetico, tipologico, topografico, cronologico, committenti e progetti - offrono punti di vista differenti per orientarsi attraverso la variopinta e pressoché sconfinata raccolta di immagini evocative, fotografie, schizzi, tavole progettuali e acquerelli, alla scoperta di un pensiero e di uno stile di vita unici e originali. Matteo Thun:The Index Book

Autori Francesca Acerboni, Giulia Mezzalama, Hans Ulrich Obrist Editore Hatje Cantz 368 pp – euro 45,00 (testo in inglese, tedesco, italiano ) ISBN 978-3-7757-3499-8

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MERANO, CASA M

CALIFORNIA DREAMIN’ Volumi compatti e trasparenze vetrate per vivere al meglio il clima mite e le vedute panoramiche della città

Sopra, le aperture vetrate del fronte d’ingresso lasciano intuire il profilo scultoreo della scala che collega i due livelli della villa. A destra, il retro aperto sulla piscina (foto ©M&H Photostudio).

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Realizzata nella tranquilla zona residenziale Obermais a Merano, Villa M si distacca nettamente dalla tradizionale architettura “di montagna” fatta di pietra, legno e tetti spioventi. L’impostazione progettuale ideata dallo studio Monovolume di Bolzano si ispira all’architettura moderna con volumi lineari e grandi aperture vetrate che permettono di vivere senza soluzione di continuità spazi interni ed esterni. Ed è proprio il particolare clima mite di Merano, antica meta di villeggiatura frequentata da personaggi illustri come Franz Kafka o l'imperatrice Sissi, ad avere suggerito un’alternanza di spazi chiusi e aperti in continuità formale e funzionale con il giardino e l’area relax della piscina. Per ottimizzare le performance energetiche, l’edificio è stato realizzato come un volume compatto distribuito su due piani fuori terra e uno interrato con una struttura in cemento armato dotato di uno strato tecnico isolante. Inoltre, le grandi aperture in vetro delle facciate sono state realizzate con pannelli triplo vetro per garantire un alto grado di isolamento termico e permettere il raggiungimento della classe A CasaClima. Seguendo la graduale pendenza del terreno, il piano terra della zona living grazie alle pareti vetrate e scorrevoli a tutta altezza trova un naturale collegamento con l’area relax della piscina e con il prato che circonda l’abitazione. L’orizzontalità e la trasparenza delle aperture scorrevoli è intervallata dai candidi volumi aggettanti del primo piano

e della copertura, dove una grande apertura rettangolare accresce l'apporto di luce naturale alle stanze superiori e sembra inquadrare una porzione di cielo. Gli interni sono dominati anch’essi dal bianco ottico delle pareti, degli arredi e delle superfici lucide in marmo che amplifica la vastità degli spazi. La struttura in cemento armato ha permesso infatti di evitare divisioni murarie interne sostituendole con pareti in vetro opaco e trasparente e un sistema di tende mobili che permette di ottenere gradi diversi di separazione e di privacy

SCHEDA Località Merano Committente privato Anno di realizzazione 2011-2012 Progetto Monovolume Architecture + design Volume complessivo 1.390 mc Superficie 360 mq Certificazione CasaClima classe A


Monovolume Architecture+Design Per lo studio di Bolzano architettura e design significano molto più della semplice creazione della forma, per raggiungere la vera innovazione è importante mettere in discussione abitudini e concetti tradizionali osservandoli da punti di vista inusuali. Tra i progetti di Monovolume, fondato nel 2003 e guidato da Juri Pobitzer (1974, Merano) e Patrik Pedó (1973, Bolzano), entrambi laureatisi in architettura a Innsbruck, le due centrali idroelettriche Punibach e Winnebach, residenze private, strutture industriali e commerciali, edifici pubblici, infrastrutture e urbanistica. Lo studio ha vinto numerosi premi in concorsi ad invito. www.monovolume.cc

Dall’alto, sezione longitudinale, pianta piano terra e pianta primo piano. Nelle foto a destra, altre immagini della villa e dei luminosi interni (foto ©M&H Photostudio).

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FUNIVIA MERANO 2000

VOLUMI DINAMICI Pulizia formale, colori accesi, materiali economici e sostenibili. Con questo progetto Roland Baldi vince il Premio d'Architettura Alto Adige 2013 nella categoria turismo Realizzata in tempi record e in grado di trasportare 120 persone per cabina a 2.000 metri d’’altezza, la nuova funivia di Merano nasce dall’adeguamento tecnico e architettonico del vecchio impianto Val di Nova-Monte Ivigna, costruito nel 1968 e non più rispondente agli attuali standard di comfort e sicurezza. Il progetto dell’architetto Roland Baldi comprendeva la parziale demolizione e ricostruzione delle due stazioni a valle e a monte e la realizzazione di una tappa intermedia con spettacolare rampa sospesa. A sottolinearne la connessione funzionale e formale, entrambe le stazioni sono state realizzate con gli stessi materiali, capaci di conferire alla struttura immediata riconoscibilità e una forte impronta contemporanea cercando al contempo di ridurre il più possibile l’impatto sull’ambiente. Completamente ricostruita fino all’esistente pozzo dei contrappesi, la stazione a valle comprende due corpi edilizi sovrapposti e nettamente differenti per materiali, forma e funzione. Il primo volume si sviluppa su due livelli fuori terra con copertura piana a tetto verde e fronti in calcestruzzo a vista che rimandano alle pareti rocciose circostanti, [ 86 ]

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interrotti da nastri finestrati e tagli che individuano rampe, corridoi di transito e zone d’attesa. Destinato ad ospitare i principali ambienti e servizi connessi all'esercizio della funivia, questo primo edificio è intersecato da un elemento verticale che ospita il nucleo tecnico della mobilità - macchine, zona d’attesa, banchine d’imbarco e vasche per le cabine - all’interno di un involucro in acciaio chiuso su tre lati e rivestito in lamiera stirata laccata di rosso che assicura protezione dalle intemperie e un certo grado di trasparenza. La conformazione della copertura riprende l’inclinazione delle funi e la pendenza dell'adiacente bistrò Viva. La semplicità formale dei due volumi sovrapposti favorisce un isolamento continuo a costi relativamente contenuti ed evita la formazione di ponti termici. Anch’essa completamente ricostruita con uno slittamento di circa 12 metri verso sud in direzione Piffing, la stazione a monte è composta di quattro aree differenti per trattamento materico e destinazione d’uso: un basamento interrato su due livelli realizzato in c.a. faccia a vista, un involucro in lamiera rossa che racchiude il macchinario di risalita,

Sopra il titolo e in alto a sinistra, Il colore rosso dell’involucro lega idealmente e visivamente le stazioni di monte e di valle della funivia Merano 2000. (foto ©Meran 2000-Frieder Blickle e ©Oskar Da Riz).

In basso a sinistra, la stazione intermedia è composta da un massiccio corpo interrato, che ospita la zona d’attesa e un vano tecnico, collegato al pilone della funivia da un ponte con struttura in acciaio, piano di calpestio antisdrucciolo e parapetti alti un metro (foto ©Oskar Da Riz).


Roland Baldi Architects Fondato nel 1994 dall’architetto Roland Baldi (Bolzano, 1965), lo studio si occupa di progettazione architettonica e urbanistica per incarichi pubblici e privati spaziando nel campo dell'interior design e nel progetto del paesaggio. Tra i lavori recenti, il masterplan per la zona Rosenbach (ex-caserma Mignone) a Bolzano, il parco aziendale Syncom a Bressanone, la sede universitaria di Brunico, la centrale per il teleriscaldamento di Chiusa e la sede TechnoAlpin a Bolzano. Molti progetti, inclusa la funivia che pubblichiamo in queste pagine, hanno ottenuto premi e riconoscimenti e alcuni sono stati esposti anche alle Biennali di Architettura di Venezia 2006 São Paulo 2012. www.archbaldi.it

l’area delle banchine definita da pareti vetrate e, perpendicolare al pendio, un blocco trasversale con ristorante e area animazione per bambini che presenta una fronte chiuso progressivamente da pannelli sandwich solcati da sezioni vetrate che aprono la vista verso la valle. L’area del bistrò è completata da una terrazza panoramica-solarium innestata nel pendio e realizzata con una sottostruttura in metallo ricoperta da griglie in legno. Fatta eccezione per il ristorante e gli ingressi, sono state evitate grandi superfici vetrate per ridurre le dispersioni di calore e le aperture sono studiate per garantire il maggior rendimento dall’irraggiamento solare e una buona illuminazione naturale. Come per la stazione di valle e tranne che per l’involucro rosso, anche le coperture della stazione a monte sono conformate a tetto verde

SCHEDA Località Merano Anno di realizzazione 2009-2010 Committente Funivie Monte Ivigna Spa Progetto arch. Roland Baldi Collaboratori arch. Harald Kofler,

ing. Karin Kretschmer

Progetto strutture ing. Oswald Holzner Progetto elettrico e impianti meccanici Energytech Ingenieure srl

Coperture a verde Climagrün Volume stazione a valle 7.603 mc Volume stazione a monte 5.373 mc Costi di costruzione 16.500.000 euro

Climagrün Il verde al top Le coperture del corpo in c.a. della stazione a valle e dei corpi rimessa e ristorante della stazione a monte sono conformate a tetto verde. Si tratta di due soluzioni estensive, con substrato piuttosto ridotto (8-12 cm) adatte per coperture non fruibili di grande estensione, come quelle di capannoni, garage e carport. Considerando l’approvvigionamento idrico limitato e l’esposizione estrema, sono state utilizzate specie con forti capacità adattive e rigeneratrici. L’approvvigionamento idrico e nutritivo che avviene principalmente attraverso i processi naturali e la vegetazione di sviluppo contenuto riducono gli interventi di manutenzione al minimo.

Dati Tecnici: - Stuoia protettiva Climagrün PECT 300 - Elemento di drenaggio e accumulo idrico Climagrün FKD 25 - Bordo in ghiaia tonda lavata - Stuoia filtrante Climagrün 105 - Substrato estensivo Climagrün E - Strato Vegetativo con Sedum - Sistema anticaduta tipo Optisafe Liner

CLIMAGRÜN SRL Via della Vigna 43 39100 Bolzano Tel. 0471 913 832 info@climagruen.it | www.climagruen.it

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AMPLIAMENTO DELLA SEDE SCHWEITZER PROJECTS A NATURNO

SEGNALI DI CREATIVITÀ Un foyer vetrato è il fulcro planimetrico di un progetto che porta luce e qualità agli spazi interni e la riflette all’esterno con il paesaggio della Val Venosta

Il profilo metallico della copertura incornicia la facciata del nuovo edificio che ospita il reparto creativo. Sotto, pianta del complesso e, a destra, il nuovo Glas-tunnel di collegamento e l'attigua sala conferenze

L’intervento – realizzato in soli 13 mesi su progetto e direzione dello studio X-Tern di Merano, aveva come principale obiettivo la realizzazione di nuovi ambienti di lavoro di alta qualità per il reparto creativo dell’azienda, che progetta e realizza arredi per il retail

(foto @Interstore).

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sul mercato internazionale. Al contempo si rendeva indispensabile riconnettere tra loro gli spazi esistenti (a est e a sud del lotto) e un edificio, anch’esso già esistente, di nuova acquisizione. Fulcro dell'intera soluzione progettuale è il Glas-tunnel, un foyer posto al centro dello schema planimetrico come cerniera di connessione tra il padiglione sud esistente trasformato in un ampio showroom - la Musterhalle - i nuovi uffici e la sede principale posta sul lato est del lotto. Il Glas-tunnel diventa spazio semi-pubblico di aggregazione

fisica e simbolica che può essere utilizzato anche per mostre, incontri e conferenze. In quest’ambiente ha luogo il susseguirsi giornaliero di arrivi e partenze, di inizio e fine lavoro, di conversazioni durante le pause lavorative, che possono prolungarsi a est verso l’esterno nel nuovo giardino attrezzato. La luce naturale che fa il suo ingresso dai due fronti vetrati a tutta altezza rende qui più sfumata la sensazione di trovarsi all'interno di un edificio. Connesso al piano terra con il Glas-tunnel, un volume a doppia altezza ospita un coffee-bre-


X-TERN architects+urban planners In più di dieci anni di attività lo studio di Merano, che dal 2001 riunisce in una sola voce le esperienze formative di stampo europeo dei suoi fondatori, ha maturato diverse esperienze sia nel campo dell’architettura e pianificazione urbanistica sia in quello del graphic e web design. Diretto dal 2005 da Marco de Fonzo (Merano, 1969) e Salvatore Di Silvestro (Catania, 1969), entrambi laureatisi in architettura a Firenze, alla sperimentazione delle nuove tecnologie applicate al progetto e a una costante indagine sui nuovi materiali da costruzione X-Tern affianca un approccio sintetico-operativo agli incarichi, nella convinzione che, in quanto osservatore e interprete della sua epoca, l’architetto debba saper leggere il passato e il presente con uno sguardo rivolto al futuro. www.x-tern-it

ak-box e una scenografica scala curva rivestita in metallo nero che conduce al piano superiore dei nuovi uffici creativi, dove le ampie superfici vetrate garantiscono alle postazioni di lavoro l’apporto di luce naturale, limitando il ricorso all’illuminazione artificiale. L’esigenza di collegare tra loro le diverse quote dei piani esistenti con la nuova ala di uffici e la volontà di dare vita a un unico volume uniformando forma e pendenza delle coperture è stata affrontata con una doppia falda semplice che richiama le tipologie locali e che collega in successione a partire da sud il corpo dello showroom, il foyer vetrato e la nuova ala degli uffici creativi. Il rivestimento metallico che segue la forma del tetto, proseguendo anche in orizzontale e in verticale, incornicia le vetrate, trasformandosi in matrice compositiva dell'intera facciata dei nuovi uffici.

Qui trova posto anche la corporate identity con la riproduzione tridimensionale a grande scala, sui due lati di uno spigolo, del marchio aziendale. Marchio che, in forma di arredi outdoor, caratterizza anche gli spazi esterni di relax e socializzazione che separano il Glas-tunnel dagli uffici amministrativi

Nella foto in alto lo spazio aperto, cui si accede dal Glas-tunnel, tra il padiglione dello showroom e gli uffici esistenti. Sotto, la scala scenografica che conduce al primo piano dei nuovi uffici e le sezioni nord e sud (foto @Interstore).

SCHEDA Località Naturno, Bolzano Anno di realizzazione 2012-2013 Committente Schweitzer Projects Spa Progetto preliminare Arch. Walter Pichler Progetto definitivo, esecutivo e DL X-Tern architects (con la collasborazione di Alkyteca per gli esecutivi)

Superfice complessiva del lotto 42.466 mq Nuovo volume costruito 7.021 mc

Karl Pichler SpA Legnami pregiati La realtà fondata nel 1958 da Karl Pichler opera prevalentemente in Trentino Alto Adige con oltre 80 dipendenti. Specializzata nel commercio di legnami, pannelli, parquet e decking per esterni, la Karl Pichler SpA offre competenza e consulenza a 360° per progettisti, falegnami, carpentieri e pavimentisti.

KARL PICHLER S.P.A. Via J. Weingartner 10/A Tel. 0473 204800 info@karlpichler.it | www.karlpichler.it

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Marx / Ladurner Architekten Lo studio viene fondato nel 2001 a Merano dall’architetto Stephan Marx (Silandro, 1969), laureato presso l’Accademia delle Belle Arti di Vienna, assieme all’architetto Elke Ladurner (Merano, 1968), formatasi presso le università di Innsbruck e Venezia. Trasferita nel 2009 a Silandro, l’attività dello studio si occupa principalmente di progettazione architettonica e interior design per committenze private e pubbliche, riservando un’attenzione particolare al rapporto con il contesto preesistente e la natura circostante e alle tematiche legate alla sostenibilità e al basso consumo energetico degli edifici. www.stephanmarx.com

In apertura, il nuovo edificio dell'hotel Weisses Kreutz (foto ©René Riller) e, in basso, vecchio e nuovo edificio della tenuta Zum Löwen (foto ©Jürgen Eheim). La planimetria permette di leggere il ridisegno del tessuto urbano di Burgels.

QUATTRO STELLE ROMANTIK HOTEL A BURGUSIO

IL VILLAGGIO NEL VILLAGGIO Nell’albergo diffuso Weisses Kreuz + Ansitz Löwenwirt le architetture storiche dialogano senza soluzione di continuità con nuove integrazioni dal linguaggio contemporaneo Situato nell’alta Val Venosta, il piccolo centro di Burgels si caratterizza per la presenza di edifici storici di natura prevalentemente agricola distribuiti in una fitta rete di strade e vicoli. La sfida progettuale posta agli architetti Stephan Marx ed Elke Ladurner dalla famiglia Theiner, proprietaria da cinque generazioni delL'Hotel Weisses Kreuz, è consistita nell’inserimento, “a incastro” nel tessuto storico, di nuovi volumi che integrano formalmente e funzionalmente in chiave contemporanea le preesistenze restaurate e destinate all’accoglienza degli ospiti. La prima parte dell’intervento ha riguardato la tenuta zum Löwen risalente al XIII [ 90 ]

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secolo, acquistata nel 1978 e affacciata sulla piazza centrale del paese. L’intervento di restauro effettuato in stretta collaborazione con l’Ufficio dei Beni Culturali della Provincia di Bolzano ha riportato agli antichi splendori i locali storici e le stube originali, alcune delle quali trasformate in lussuose suite - la stube è il locale rivestito in legno tipico delle zone alpine, un tempo unico ambiente della casa riscaldato in quanto vi si trovata la stufa, da cui il nome. Le altre suite sono state ricavate all’interno del secondo volume adiacente all’edificio principale, un vecchio fienile riformulato in stile contemporaneo con tetto a falda e un loggiato ligneo sul fronte sud. In quel-


la che un tempo era la stalla al piano terra sono stati realizzati un negozio di specialità locali e un piccolo bar. La tenuta è collegata funzionalmente al nucleo principale dell’Hotel Weisses Kreuz a sud della piazza centrale, citato nelle cronache locali come albergo del monastero benedettino di Monte Maria che sovrasta il paese. Qui si trattava di ridefinire e ampliare l'impianto originario con un nuovo edificio sull’area est del lotto al posto di un vecchio fienile demolito. Il piano terra dell’edificio storico è stato completamente rinnovato delocalizzando alcuni negozi nella tenuta Löwenwirt e ridefinendo la hall di ingresso,

il bar, l’area lounge e il ristorante. L’ampliamento lungo il vicolo Hungergasse si collega formalmente agli edifici tipici del luogo, con tetto a doppia falda e un fronte vetrato definito da una cornice in legno rivolto verso la valle e il panorama a sud. I piani superiori ospitano 8 nuove suite caratterizzate da un design essenziale e dall’uso intensivo del legno. Ulteriori integrazioni funzionali sono state ricavate sfruttando gli spazi sotterranei, tra cui nuovi parcheggi e la nuova area sauna al livello superiore collegata all’area beauty e alla sala relax da una scala interna. La parte inferiore che funge da zoccolo alla struttura in legno riprende l’intonaco grezzo

degli edifici circostanti ed è connessa su vari livelli alla nuova area wellness Aura Meam, che si estende su 1.300 mq con piscina interna ed esterna, saune, vasca idromassaggio su terrazza e area relax panoramica

Sopra, due suite del residence Löwenwirt. Gli ospiti hanno libero accesso all'area wellness dell'hotel, posto al di là della piazza (foto ©Jürgen Eheim)

SCHEDA Località Burgusio (BZ) Anno di completamento 2013 Committente Famiglia Theiner Progetto architettonico Stephan Marx, Elke Ladurner

Volume 7800 mc Costi di realizzazione 4 milioni di euro

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‹ LIBRI

NOTIZIE SULLO STATO DELLA FOTOGRAFIA DI ARCHITETTURA Santo Eduardo Di Miceli*

FUTURO A ORIENTE Il termine Nendo in giapponese significa “modellare con la creta” ed è indicativo dell’approccio giocoso e al tempo stesso razionale dello studio omonimo fondato dal designer Oki Sato nel 2002 a Tokio. I 10 capitoli di questa monografia espongono chiaramente i principi creativi alla base dei progetti dello studio, lavori di grande raffinatezza e ispirazione poetica divenuti tra i più influenti non solo in Giappone ma in tutto il mondo. 10/10 A cura di Nendo Editore Gestalten 320 pp, euro 49,90 (testo in inglese) ISBN 978-3-89955-470-0

L’UTOPIA DELLE AVANGUARDIE Il volume è il catalogo dell’esposizione che il Museum De Lakenhal di Leiden dedica alle due principali avanguardie del Novecento: Espressionismo (1905) e Costruttivismo (1917). Ambizioso progetto di carattere interdisciplinare, la mostra raccoglie capolavori come le opere di Theo van Doesburg, Ernst Ludwig Kirchner, Kazimir Malevic, Franz Marc, Emil Nolde, Mary Wigman. Artisti radicali impegnati politicamente che infransero i confini tra le diverse espressioni artistiche – pittura, scultura, danza moderna, teatro, cinema, fotografia, moda e architettura – in una caleidoscopica visione comune che si proponeva di migliorare l’umanità e il mondo intero. Utopia 1900–1940 Visions on a New World A cura di Doris Wintgens Hötte Autori Judit Bozsan, Gregor Langfeld, Christina Lodder, Doris Wintgens Hötte Editore nai010 publishers 184 pp - euro 29,50 (testo in inglese) ISBN 9789462081024

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Modena, 1985 cimitero di Aldo Rossi,

LUIGI GHIRRI

(©Eredi di Luigi Ghirri).

Il fotografo di Aldo Rossi Nato a Scandiano nel 1943, trascorre l’infanzia e la giovinezza fra Sassuolo e Modena. Qui tiene la sua prima mostra e comincia a scattare immagini per alcuni amici artisti che operano all’interno del Concettualismo e dell’Arte Povera. Nel febbraio 1974 una mostra alla galleria Il Diaframma di Milano lo fa conoscere a livello nazionale. Menzionato come discovery del 1975 dal Time-Life Photography Yearbook, nel 1979 l’Università di Parma gli dedica una mostra antologica che segna il giro di boa della sua attività fotografica. Durante quel decennio Ghirri aveva svolto anche un’intensa attività di promozione culturale, organizzando alcune mostre collettive a tema, da Penisola e Viareggio in Italia, a Esplorazioni sulla Via Emilia a Giardini in Europa, che contribuirono decisamente a modificare la lettura fotografica del paesaggio. Una lezione italiana - come suggerirà con il titolo del suo progetto per gli anni Ottanta, Paesaggio italiano - ancora tutta da verificare e senza dubbio da ribadire. La sua opera fotografica si snoda nell’arco di venti anni: un tempo breve ma sufficiente a farlo diventare uno dei venti fotografi più significativi del XX secolo. Le sue fotografie sono caratterizzate dalla scelta di inquadrature rigorose, geometricamente impaginate, che tentano di celare la personalità del fotografo dietro l’apparente neutralità dell’immagine. In questa direzione, in un campo e una disciplina diversa quale l’architettura, si trova l’architetto Aldo Rossi che Luigi Ghiri incontra per un lavoro per conto di Lotus International. I due s’intendono subito in quanto esiste-

vano innegabili affinità nella percezione del paesaggio che li porta a collaborare nel tempo. Le forme pure dell’architettura di Aldo Rossi sono per Ghirri una sollecitazione visiva che stimola il suo interesse. Da lì a pochi anni Luigi Ghirri diventa il fotografo delle opere di architettura di Aldo Rossi, uno dei maggiori architetti del ‘900 italiano. La celebre fotografia del cimitero di Modena che avevamo pubblicato fotografata da Gabriele Basilico ci permetteva di riflettere sul diverso punto di vista con cui si può interpretare un’opera di architettura contemporanea. I due fotografi si comportano in maniera totalmente differente: Ghirri ritrae il grande cubo rosso in prospettiva angolare, in secondo piano, immerso in un paesaggio innevato, ritagliato sul fondo di un cielo grigio-nebbia mentre Basilico tratta l’opera di Rossi come semplice volume puro e geometrico decontestualizzandola dal paesaggio circostante. La fotografia di Ghirri uscì per la prima volta su Lotus International e fu pubblicata in seguito nella monografia che Alberto Ferlenga avrebbe dedicato ad Aldo Rossi nel 1987. "nella sottile differenza fra riproduzione e interpretazione si situa la magia dell’architettura rossiana, metafisica, astratta, simbolicamente potente. Ghirri è, per molti architetti, il fotografo amico di Rossi: per lui realizzò una serie di scatti dello studio milanese, volti a tratteggiare, per accumulo di informazioni un ritratto oggettuale dell’architetto" Considerato ormai uno dei maestri della fotografia del XX secolo, muore improvvisamente nella notte del 14 febbraio 1992. Aveva solo 49 anni

* Fotografo, architetto e docente di storia della fotografia e fotografia del paesaggio.


› APPUNTAMENTI / MOSTRE / PREMI Marmomacc 2013

LA PIETRA FLUIDA MARMOMACC&DESIGN HA COINVOLTO GIOVANI DESIGNER UNDER 30 IN UNA MOSTRA CHE INTERPRETA LA FISICITÀ DEI MATERIALI LAPIDEI IN CHIAVE DINAMICA E INNOVATIVA

Fluidità oggi significa anche sperimentare percorsi inediti. È con questo spirito che Marmomacc&Design, tra le iniziative culturali della 48^ edizione di Marmomacc svoltasi a Verona dal 25 al 28 settembre, ha voluto comunicare una nuova idea di pietra, più duttile, incorporea e contemporanea. Ideato da Aldo Colonetti e Paolo Baldessari, il tema La Pietra Fluida è stato sviluppato da talenti under 30 specializzati nel campo delle nuove tecnologie, degli strumenti multimediali e dei linguaggi visivi contemporanei. Architetti, designer, grafici, illustratori, film maker, esperti di sound design, con il supporto delle aziende espositrici, trasformano l’immagine statica e pesante solitamente collegata alla pietra e alla sua lavorazione introducendo il concetto di fluidità in divenire attraverso immagini, illustrazioni grafiche, filmati e installazioni.

SFUMATURE Disegni animati e piccoli oggetti in marmo raccontano in chiave ironica le singole identità aziendali del Consorzio Marmisti Chiampo. Andrea Gross Gaiani e Giulia Regalini per Consorzio Marmisti Chiampo

E SE SOLO IL LUSSO DI UNA FALSA NATURA? La meccanica incontra la pietra in questa parete di sottili fogli lapidei percorsi da un moto che ne evidenzia la flessibilità. Meccanismo in collaborazione con RECIPIENT CC, granito e marmo forniti da Fabio Molteni. Alice Schillaci per Marmomacc

100% FLUIDO Un progetto che ha lo scopo di cambiare il modo di comunicare il marmo riutilizzando e trasformando materiali di scarto per ritrovare significati e funzioni inedite. Attila Veress per Lavagnoli Marmi

LA PIETRA DI SISIFO Prendendo spunto dall’installazione dell’architetto spagnolo Alberto Campo Baeza per Piba Marmi, la videoinstallazione proiettata su una lastra di marmo svela l’anima incorporea della materia litica. Enrico Carucci per Piba Marmi

MUTAFORMA Un cubo di marmo che sfida la pesantezza rivelando facce dai pattern sempre diversi - gentilmente concessi da Raffaello Galliotto e Lithos Design - che affiorano l’uno sull'altro. Francesco Benciolini per Marmomacc

MAR_MO Le formelle di marmo posate su un materiale elastico generano un’esperienza multisensoriale interattiva che dona alla pietra possibilità espressive inedite. Federico Elli - About_Blank_Project per La Quadrifoglio Marmi e Graniti

RELIVE "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma". Da materiale inerte a elemento strutturale, la pietra si taglia e si piega svelando un’insolita dimensione decorativa. Beatrice Novara per Imercrea

TÉCHNE Video-installazione che racconta l'abilità antichissima dell'estrazione e lavorazione della pietra di Vicenza, potenza dell'uomo che vince l'immortalità della materia. Ilaria Vergani Bassi per Grassi Pietre

CONTENUTI FLUIDI 12 blocchi di marmo adagiati su cuscini rossi, come diamanti. Un progetto che comunica la propria identità associando un albero a un masso lapideo: natura e cultura, vita ed eternità. Isacco Mantegazza per Margraf

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ARTEFACTS TRENTINO_SÜDTIROL

COLLEZIONE MARAMOTTI

INIZIO DI STAGIONE MARINA DACCI CI RACCONTA LA STORIA E LE INZIATIVE DELLA COLLEZIONE MARAMOTTI, APERTA AL PUBBLICO NEGLI SPAZI RINNOVATI DEL VECCHIO STABILIMENTO MAX MARA DI REGGIO EMILIA Atto Belloli Ardessi e Ginevra Bria

Sotto, ingresso est della Collezione Maramotti (foto @Cesare Di Liborio)

In alto, veduta di sala con opere di Mimmo Paladino ed Enzo Cucchi (foto© Dario Lasagni). Per tutte le immagini courtesy Collezione Maramotti, Reggio Emilia.

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Oltre trent’anni fa Achille Maramotti decise di raccogliere e poi rendere pubblica la propria collezione d'arte contemporanea. A partire da allora, ogni nuovo acquisto veniva esposto nella sede aziendale, esempio di architettura brutalista avviato negli anni Cinquanta a qualche chilometro dal centro di Reggio Emilia. Aperta al pubblico dal 2007, la collezione permanente conta un insieme di duecento opere, tra lavori di Paladino e Clemente per passare attraverso Kaikkonen e Huma Bhabha, che esprimono la vocazione estetica dell'azienda emiliana.

In occasione della Nona Giornata del Contemporaneo organizzata da Amaci, Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani, la Collezione Maramotti inaugura con due mostre temporanee personali: 9’/Unlimited di Beatrice Pediconi e Germania und Italia di Michael van Ofen. IoArch ha incontrato Marina Dacci, la direttrice della Fondazione, per un approfondimento aggiornato sulle molteplici attività della Collezione. La riconversione funzionale del vecchio stabilimento Max Mara è stata solo il primo passo per la creazione di un nuovo polo di riferimento nel Contemporaneo a partire dalla precisa volontà di un privato. Quale, a tuo avviso, la seconda capacità messa in atto? In questo spazio è nata e si è sviluppata l’idea di creare un’azienda di moda con una forte tensione verso l’interpretazione dell’identità del femminile che costituisce un collante simbolico per la sua identità di contenitore per l'arte contemporanea. In questo stesso luogo infatti si è cercato di trasferire una filosofia e una visione simili nel linguaggio dell’arte visiva: un laboratorio di idee aperto al presente e anticipatore

degli sviluppi futuri partendo dalla storia collezionistica avviata dalla metà degli anni Sessanta. Trasformare un atto squisitamente privato in un gesto di condivisione culturale è stato il secondo passaggio, che ha comportato la messa a punto di un modello di fruizione e la ricerca di qualità nel processo piuttosto atipica nel panorama nazionale e molto impegnativa. Altra è la valutazione sulle scelte artistiche che, pur guardando al nuovo, vengono effettuate da un lato per garantire continuità con “l’identità artistica” della raccolta e dall’altro contemperano il gusto dei collezionisti nelle scelte degli artisti da invitare e delle opere da acquisire. Come si sono trasformati nel tempo gli obiettivi dell’esposizione al pubblico della Collezione e quali nuovi obiettivi oggi persegue? Non ci sono “nuovi” obiettivi. La Collezione sviluppa i suoi programmi e un personale stile relazionale senza soluzione di continuità in base al progetto culturale deciso fin dall’inizio: guardare a nuove idee, scommettere su artisti non ancora affermati e sostenere la loro ricerca, condividere un percorso con chi è interessato all’arte vivendola come esperienza e non come consumo di un evento.


In merito alle tue imminenti trasferte (connesse, ad esempio, al successo dell’installazione di Kaarina Kaikkonen), quali collaborazioni estere verranno attivate o promosse per l’anno 2013-2014 dalla Collezione Maramotti e quali saranno i risvolti, gli scenari possibili da raggiungere? L’uscita delle nostre mostre/produzioni dalla Collezione è legata all’interesse mostrato da altre realtà che chiedono di esportarle. Per principio commissioniamo e produciamo progetti che si pongono in continuità con l’identità della Collezione, la arricchiscono e la attualizzano nel tempo; l’obiettivo non è quello di co-produrre una mostra temporanea condividendo i costi con altre realtà. La prospettiva è quasi ribaltata. Abbiamo portato progetti in Germania, Inghilterra, Cina, Svezia, Russia e forse succederà anche nel 2014, ma questo accade quando le mostre sono già visibili e vengono apprezzate e richieste. In tempi di crisi, come descrivere il mecenatismo di Max Mara, importante rapporto tra arte emergente e impresa? Come questa relazione può influire positivamente nel contesto depresso dell’arte contemporanea in Italia? Vorrei puntualizzare che ciò che viene realizzato alla Collezione riguarda la famiglia Maramotti, che ne costituisce il board of trustees: si tratta quindi di una iniziativa squisitamente privata. Max Mara sostiene finanziariamente la collezione ma non ne determina le scelte artistiche. Detto questo, credo che in un panorama in cui le congiunture finanziarie non sono certo favorevoli al sostegno della cultura, le nostre iniziative diventano un’interessante opportunità per gli artisti e una genero-

sa azione di condivisione per il pubblico: le opere vengono acquistate e l’ingresso al pubblico e i servizi offerti sono gratuiti. Infine, in occasione della Nona Giornata del Contemporaneo avete inaugurato la stagione espositiva con l’ambiente fotografico 9'/Unlimited di Beatrice Pediconi e il ciclo pittorico Germania und Italia di Michael van Ofen. Quale dichiarazione di poetica rappresentano? Sono entrambe un modo nuovo e fresco di verificare la vitalità del linguaggio pittorico che, come è noto, è uno dei “core” più importanti della nostra Collezione. Beatrice Pediconi con questo progetto apre una fase nuova del suo lavoro. La sua processualità di lavoro e la sua ricerca artistica - che usa come supporto pittorico l’acqua e non la tela - si sostanziano nella realizzazione di un vero e proprio habitat in cui il visitatore può immergersi e in cui il gesto definitivo della pittura sulla tela viene azzerato a favore dell’instabilità e dell’impermanenza. Il progetto di van Ofen prende spunto da certa pittura celebrativa del XIX secolo per promuoverne un’indagine formale, una ri-scrittura con canoni iconici inusuali che creano una nuova dialettica di rappresentazione e astrazione con una singolare stenografia visuale

Dall’alto, open space al 1° piano con opere di Mario Merz (foto Dario Lasagni); veduta della mostra di Beatrice Pediconi 9’/Unlimited, 2013 (foto ©Dario Lasagni); Beatrice Pediconi, Polaroid #16 dalla serie 9’/ Unlimited, courtesy Beatrice Pediconi e Collezione Maramotti.

COLLEZIONE MARAMOTTI Via F.lli Cervi 66 42100 Reggio Emilia tel. +39 0522 382484 fax. +39 0522 934479 www.collezionemaramotti.org

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FENOMENOLOGIA

DELL'ARCHITETTURA

*Titolare dello studio di Trapani che porta il suo nome, è stato professore a contratto presso la facoltà di architettura dell'Università degli Studi di Palermo.

SFUMATURE SOTTILI, MEMORIA E STATI D’ANIMO GUIDANO LA MANO NEL DISEGNO DELLE LINEE E DEI VOLUMI. L’IDEA DI ARCHITETTURA NON PUÒ CHE PARTIRE DAL SÉ Giuseppe Todaro*

La mia idea di architettura ruota intorno al modo inconscio con cui io traslo le mie esperienze, attraverso processi creativi, in architetture o in progetti di architettura. Naturalmente ogni progetto deve confrontarsi con un luogo, con una committenza e quindi con un programma funzionale, con un’analisi dei tempi, dei costi e della fattibilità. Le difficoltà dell’esecuzione e i passaggi burocratici sono sempre presenti e assorbono la maggior parte del nostro tempo. Ma tutto ha inizio dal confronto con il nostro foglio di carta bianco, e so – lo sappiamo tutti – che faremo di tutto per rimanere fedeli al concept iniziale che ha preso forma lì, su quel foglio bianco, esattamente quel giorno, in quel preciso momento, non prima e non dopo. Ma proprio in quel momento io mi trovavo in un preciso stato d’animo. Non un altro. Se avessi affrontato il foglio bianco domani, o tra un mese, sicuramente il risultato sarebbe stato diverso. Perché nel frattempo sarei cambiato. Oggi io non sono lo stesso me

di un mese fa. Non lo sono dal punto di vista emotivo ma non lo sono anche a causa delle esperienze successive. Non sto parlando di esperienze sui materiali, o con un’impresa di costruzioni. Sto parlando del modo con cui, senza che lo sappia bene neanch’io, ciò che ho vissuto nel frattempo ha agito inconsciamente su di me, e di conseguenza sulla mia mano mentre disegno. Forse la tavola pubblicata qui a fianco riesce a trasmettere la mia idea di architettura. Ci sono centinaia di foto in bianco e nero. Sono tutte le architetture fotografate in Europa da me fino ad oggi. Da me, non da un altro. Quindi, queste architetture sono come le vedo io, o meglio, come le vedevo nel momento preciso in cui ero lì a fotografarle. Questo collage centrale è la mia memoria messa in chiaro, stampata su una tavola. Quella che in modo inconscio interviene nell’atto del progetto. Ci sono solo architetture, ma in realtà il campo è molto più ampio e dovrei fare di più per mettere in chiaro tutta la mia memoria. Sul collage in bianco

e nero ho sovrapposto alcuni disegni fatti da me. Sono composizioni astratte, su cartoncino. Nascono come i concetti dei miei progetti, anche queste composizioni si sviluppano in modo inconscio. Prima di essere disegni, prima di essere concetti, sono processi. Non partono mai da un’idea precostituita, a priori, ma si sviluppano modificando continuamente il tratto e risultano ultimate quando raggiungono quello che io, in quel momento, ritengo sia un equilibrio visivo. Esattamente come nel progetto di architettura. Solo, in due dimensioni. A differenza del progetto, queste composizioni trascurano l’equilibrio spaziale nella sua tridimensionalità. Ma sono dei processi. Ognuno di loro per me è un processo, come lo è ogni progetto. Un processo che porta a una forma architettonica, che è sempre diversa, perché poi diverse sono le varianti con cui confrontarsi. Ad ogni processo associo un’idea di architettura, entro la quale risultano delle costanti nell’approccio progettuale, che si tramutano in forme differenti

Tavola della memoria. A destra, dettagli di architetture realizzate dall'autore (foto ©Santo

Eduardo Di Miceli).

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‹ APPUNTAMENTI / MOSTRE / PREMI ADI DESIGN INDEX 2013

VERSO IL COMPASSO D’ORO 170 PRODOTTI, SERVIZI E PROGETTI SELEZIONATI DALL’OSSERVATORIO PERMANENTE DEL DESIGN DI ADI FRA 853 CANDIDATURE DIMOSTRANO LA CENTRALITÀ DEL PROGETTO NELLA VIA ITALIANA ALLA QUALITÀ E ALL’INNOVAZIONE

Nel completare la preselezione dei candidati – 418 in totale – al XXIII Premio Compasso d’Oro, l’edizione 2013 di ADI Design Index chiude un triennio che la sfavorevole congiuntura economica, sociale e produttiva mondiale non ha certo facilitato. I profondi cambiamenti di questi anni pongono sempre più l’accento sul valore visionario del progetto per dare nuova linfa a un mercato del lavoro in piena trasformazione, smarcarsi da logiche di consumo ormai obsolete e considerare pienamente l’impatto sociale e ambientale degli oggetti di cui ci circondiamo. L’introduzione, nella selezione di quest'anno, della nuova categoria design per il sociale conferma questa tendenza e si propone di individuare programmi nei quali il progetto svolge un ruolo fondamentale nella crescita e nella formazione di un’economia sostenibile per la comunità.

DESIGN PER L’ABITARE

FOLD

Lorenzo Damiani per Ceramica Flaminia

DESIGN PER L’ABITARE

TRU

Roberto Paoli per Nemo

Una collezione di rubinetti e accessori da bagno in ottone cromato la cui forma “piegata” ne caratterizza non solo l’estetica ma anche la funzionalità, riducendo la pressione dell’acqua.

Una lampada dalle linee essenziali che fende lo spazio con una lama di luce. I LED lineari posti sul lato lungo del corpo in acciaio la fanno sembrare retroilluminata da una sorgente impercettibile.

DESIGN PER L’AMBIENTE

RUNTAL FOLIO

King & Miranda Design per Zehnder Group

Radiatore sottile (16 mm di spessore) e pesante la metà dei normali caloriferi con un'elevata capacità di trasmissione del calore grazie all’innovativa struttura a nido d’ape di alluminio pressata nella grafite naturale espansa.

DESIGN PER L’AMBIENTE

TABULA

MM Design per Polidoro

Il piedistallo troncoconico in polipropilene e acciaio del tavolo per ambienti esterni è studiato per contenere l’intero dispositivo di riscaldamento a gas e facilitarne la manutenzione.

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DESIGN PER L’AMBIENTE

FRAME

Studio Fm Milano e Design Tale Studio per Ceramiche Refin

La tradizione del gres porcellanato incontra la più innovativa decorazione digitale su ceramica rinnovandone la modularità con variazioni di scala e accostamenti casuali delle grafiche.


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