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FREEPRESS Mensile di cultura e spettacoli dicembre 2016-gennaio 2017 n.24 ROMAGNA&DINTORNI

R O M A G N A & D I N T O R N I Il balletto delle feste per antonomasia, “Lo schiaccianoci”, in una versione (che farà tappa a Ravenna) con le coreografie di Amedeo Amodio nell’allestimento storico dell’indimenticato scenografo Emanuele Luzzati

DICEMBRE 2016 GENNAIO 2017

IL BALLETTO DELLE FESTE NUMERO SPECIALE CON DUE MESI DI EVENTI E APPROFONDIMENTI ALL’INTERNO musica • teatro • libri • arte • cinema • gusto • junior

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ISSN 2499-0205


La magia delle feste tra Comacchio e i suoi lidi Tra gli eventi anche un laboratorio con Ambrogio Sparagna La romantica Comacchio prepara una serie di eventi per celebrare il Natale tra i suoi suggestivi scorci lagunari e sui suoi lidi. Domenica 4 dicembre in piazza XX Settembre dalle 16.30 ci sarà il “Comacchio Street Choir: Bon Nadeal” a cura di Briciole di Teatro. Il 9 e il 10 e poi ancora dal 15 al 17 dicembre alla Sala Polivalente "San Pietro" di Palazzo Bellini alle 21, l’associazione teatrale Al Batal presenta ”In Squerie”, una commedia in due atti in dialetto comacchiese che racconta uno spaccato di vita quotidiana degli anni 60/70 in uno dei luoghi simbolo di Comacchio, l’antica Pescheria, cuore pulsante di tutto un paese (Info e prevendita 339 2343588 / 3391081417). Sabato 10 e domenica 11 dicembre a Porto Garibaldi, in piazza 3 agosto e via Bonnet ci sarà un villaggio di Babbo Natale “al mare” in cui si raccoglieranno le letterine dei bambini e saranno estratti 3 regali, ma è prevista anche la passeggiata nel bosco, con renne, alberelli magici e punti di ristoro, un mercatino di Natale oltre ad animazioni e giochi, a cura dell'associazione Alba di Porto Garibaldi. Sabato 17 e domenica 18 alla Manifattura dei Marinati dalle 10 alle 18.30 ci sarà una mostra di mattoncini in Lego, mentre nell’Antica Pescheria dalle 16 ci sarà sempre Natale nella Bottega di Geppetto, mentre nella sala polivalente di Palazzo Bellini alle16.30 si esibirà il “Carducci Ensemble and Band: Christmas Carols and Spirituals” (ingresso gratuito) a cura dell'Associazione Briciole di Teatro. Il 22 dicembre ci saranno i Concerti Gospel del quartetto Dennis Reed & Gap a San Giuseppe nella sala parrocchiale adiacente alla Chiesa alle 16, e nella sala Polivalente di Palazzo Bellini alle 21 si tiene il Concerto Gospel del gruppo “Earl Thomas Spirituals and Soul Christmas Project” (Ingresso gratuito). La vigilia di Natale, a Lido degli Estensi, dalle 15.30 lungo il viale si sentirà la musica su trampoli di Zampanò, mentre a Comacchio, alla Torre dell'Orologio 16 alle 19 l’Avis in piazza distribusce ciambella, vin brulè e cioccolato caldo,

mentre al Ponte Trepponti dalle 18 ci sarà “Comacchio...un presepe d'acqua”, ossia una rappresentazione della Natività attraverso giochi di luce, balletti e musica fino al gran finale con fuochi piro-teatrali. Il giorno di Santo Stefano, a Porto Garibaldi, lungo il Portocanale dalle 10 alle 19 ci sarà il mercatino, con animazioni natalizie per grandi e piccoli, spettacoli di strada, distribuzione di cioccolato caldo e dolcetti natalizi, mentre al Mercato Ittico, alle 16.30 si terrà il Concerto della Filarmonica di Tresigallo mentre alle 18.30 l’appuntamento è con la tradizionale fiaccolata di Natale sull’acqua, con giochi pirotecnici. A Comacchio sarà aperta, così come il 30 dicembre, la Bottega di Geppetto nell’antica Pescheria dalle 16, mentre a Lido degli Estensi Babbo Natale ed i suoi Elfi consegneranno gli ultimi regali a tutti i bambini, Sabato 31 dicembre si comincia dalle 16 con il Capodanno dei piccoli all’Antica pescheria ma già dalle15.30 ci sarà un’animazione itinerante con Gino lo Struzzo e la musica su trampoli di Zampanò per le vie del centro. Da non perdere poi le feste per l’epifania, in particolare venerdì 6 Gennaio quando in centro dalle 15 ci sarà la distribuzione della calza e alle 18 ai Trepponti il gran finale con la Befana che saluta tutti i bambini tra musica e balli in un spettacolo piro-teatrale. A San Giuseppe invece, per gli appassionati, il Pomposa Car Show - Challenge Auto. Sabato 7 gennaio alla Sala Polivalente San Pietro a Palazzo Bellini dalle 21 con Ambrogio Sparagna, i Solisti dell’Orchestra Popolare Italiana e i solisti dei laboratori di canto. (Ingresso gratuito)

Comacchio è in finale Comacchio non sarà più riconosciuta in tutto il mondo solo per l'anguilla, regina delle valli e della tavola, ma anche grazie a quello straordinario fermento culturale, che le ha consentito di entrare in lizza, tra le dieci finaliste a Capitale della Cultura Italiana per il 2018. Il Sindaco Marco Fabbri, l'Assessore alla Cultura Alice Carli ed il Dirigente del settore Cultura, Turismo e Sport, Roberto Cantagalli, hanno definito, quella raggiunta una "tappa storica per il territorio". l'Assessore Alice Carli ha posto l'accento sul valore delle tradizioni e sull'entusiasmo."Il nostro filo conduttore è rappresentato dalle tradizioni, dall'importanza del dialetto, dai laboratori teatrali, dalla community lab e dal volontariato. Il progetto più importante è quello legato alla nascita del Museo Delta Antico, impegnativo, ma in esso c'è la forza, la coesione e l'entusiasmo di un territorio." Il progetto di valorizzazione della cultura delle valli con il recupero degli antichi casoni di pesca, quello dell'ampliamento della Manifattura dei Marinati, la musealizzazione dello scafo della Nave Romana "Fortuna Maris", la valorizzazione della Casa Museo "Remo Brindisi" e poi ancora la creazione del "Museo delle Belle Arti" al-

l'interno del Museo del carico della nave romana, dopo il trasferimento dei reperti al piano terra del Museo Delta Antico, sono solo alcuni dei grandi progetti concepiti nel canovaccio di una candidatura, che ha assegnato alla cultura piena centralità. "I temi incardinati su progetti veri - ha commentato il Dirigente Cantagalli -, in parte sono già stati avviati con i Cantieri dello sviluppo ed in parte ci prefiggiamo di poterli realizzare in caso di vittoria. Al di là del traguardo finale, si vuole fare una programmazione di largo respiro ed il 2017 sarà indubbiamente un anno ricco di eventi." Il riconoscimento congiunto con il Parco Veneto, conseguito da Comacchio, cuore del Parco del Delta del Po, quale tredicesima riserva della biosfera Mab Unesco, costituisce un punto nodale di partenza, attorno al quale si sviluppano i tre elementi centrali della candidatura (Il Paesaggio Culturale, Identità e Innovazione, Ieri e Oggi) con un denominatore comune, quello dello sviluppo sostenibile. Sono numerosi, ambiziosi e di grande spessore i progetti culturali delineati nel dossier che è consultabile sul portale comunale. Rassegne letterarie, rassegne musicali, in collaborazione con Ravenna Festival ed Emilia Romagna Festival, la mostra "Lettere da Pompei", in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che esporrà per la prima volta in pubblico pregiatissimi affreschi romani, provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano, sono solo alcuni dei progetti in fase di definizione. La commissione esaminatrice infatti si

esprimerà il 31 gennaio 2017, decretando la città vincitrice del titolo di capitale della cultura italiana per il 2018. "Siamo in finale. Dobbiamo continuare a crederci tutti - ha concluso il Sindaco." Tutti gli aggiornamenti sono consultabili nella home page del sito comunale: www.comune.comacchio.fe.it


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SOMMARIO

L’ EDITORIALE

• MUSICA Parla Niccolò Fabi.....................pag. 4

Il nostro sogno di Natale

• TEATRO La figlia d’arte Lucia Lavia .......pag. 24 • CINEMA Viaggio tra le sale d’essai........pag. 28 • LIBRI Il nuovo Eraldo Baldini.............pag. 31 • ARTE Salgado a Forlì: la recensione..pag. 36 • JUNIOR Gli spettacoli per famiglie .......pag. 42 • GUSTO Sua maestà il cappelletto ........pag. 44

Visto il periodo dell’anno, chiediamo anche noi un regalo a Babbo Natale, o perlomeno ci proviamo. E il regalo è questo: mettere in cantiere un grande Museo della Scienza e della Arti, qualcosa che diventi un polo attrattivo alternativo e complementare ai grandi parchi giochi per cui la Romagna è famosa. Un luogo di ricerca, ma anche di scoperta, didattica innovativa, apprendimento e divertimento dove i confini tra mondo umanistico e scientifico siano quanti mai labili come suggerisce Marco Malvaldi, di recente di passaggio a Ravenna, e come suggeriscono peraltro tanti personaggi delle storia patria, nonché tanti luoghi di cultura e musei del territorio, come ci racconta da qualche tempo mensilmente su queste pagine Elettra Stamboulis con il suo peregrinare tra i luoghi minori (che in questo numero la portano, per esempio, a Faenza tra il museo Torricelliano e quello delle scienze naturali, e che ci ha portato a un museo della fonderia a Longiano o ancora al museo NatuRa di Sant’Alberto). Potrebbe essere – è Natale, lasciateci VVISO AI LETTORI sognare – un investimento e un patrimonio di tutta la Romagna, un luogo di R&D CULT TORNA A FINE innovazione anche architettonica, un GENNAIO: BUONE FESTE A TUTTI po’ come lo è il Muse per Trento, con un impianto nuovo che appunto abbatta i Come l’anno scorso, il numero di fine confini di memoria crociana tra scienza anno di R&D Cult esce in via eccezionae sapere umanistico e arte e storia e filole in formato doppio, coprendo i mesi sofia e matematica (peraltro c’è già di dicembre e gennaio. appunto un divertente museo a PennaBuone feste a tutti i nostri lettori e arribilli dedicato alla matematica). Un vederci al primo numero del 2017, approccio nuovo per ricomporre un saquello di febbraio, che sarà in distribupere troppo spesso diviso e che potrebbe zione a partire da giovedì 26 gennaio. rappresentare un unicum. Un sogno?

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COSA RESTA, IL LIBRO DI ZANNI Nella foto di questa pagina uno degli scatti di Adriano Zanni contenuti nel volume Cosa Resta (racconti di osservazione), edito da Reclam e che è possibile comprare in tutte le librerie di Ravenna, sul web (anche sulla pagina Bandcamp dello stesso Zanni) o contattando direttamente l’editore alla mail amministrazione@reclam.ra.it. Il libro è legato anche a una mostra personale di Zanni in corso fino all’8 gennaio al Mar di Ravenna R&D Cult nr. 24 - dicembre 2016

Autorizzazione Tribunale di Ravenna n. 1427 del 9 febbraio 2016 Editore: Edizioni e Comunicazione srl Via della Lirica 43 - 48124 Ravenna - tel. 0544 408312 www.reclam.ra.it Direttore Generale: Claudia Cuppi Pubblicità: direzione@reclam.ra.it tel. 0544 408312 - 392 9784242 Area clienti: Denise Cavina tel. 335 7259872

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Fabbri, Francesco Farabegoli, Nevio Galeati, Sabina Ghinassi, Enrico Gramigna, Giorgia Lagosti, Linda Landi, Fabio Magnani, Filippo Papetti, Guido Sani, Angela Schiavina, Serena Simoni, Elettra Stamboulis. Redazione: tel. 0544 271068 redazione@ravennaedintorni.it Poste Italiane spa Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (conv. di legge 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 DCB C.R.P.- C.P.O. RAVENNA


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MUSICA L’INTERVISTA

di Luca Manservisi

Lo scorso ottobre ha ritirato al teatro Ariston la targa Tenco (la seconda in carriera) per il miglior album dell’anno, quasi vent’anni dopo essersi fatto conoscere su quello stesso palco dal grande pubblico televisivo partecipando al Festival di Sanremo e vincendo in quel lontano 1997 il premio della critica con la sua “Capelli”. Oggi Niccolò Fabi ha 48 anni ed è paradossalmente forse uno dei pochi cantautori italiani che potrebbe fare a meno proprio di quei suoi primi anni di carriera, come sottolinea lui stesso nel corso di una chiacchierata telefonica. E in effetti una carriera la si potrebbe costruire, per esempio, anche partendo solo dal suo ultimo disco, Una somma di piccole cose, che resterà probabilmente come qualcosa di unico nella sua discografia, registrato in completa solitudine in una casa immersa nella natura, essenziale e intenso, melodico e malinconico, folk alla maniera “indie” di un Sufjan Stevens o un Bon Iver. In qualche modo anche politico. E poi doloroso, perché anche se non lo si deve leggere sempre come qualcosa di autobiografico – come ci tiene a precisare l’autore –, non si può non vederci anche la tragedia della piccola Olivia, la figlia di Niccolò (e della sua compagna Shirin, con cui ha poi avuto un altro figlio) morta nel 2010 di meningite quando non aveva ancora due anni. In Italia, cosa piuttosto sorprendente per un album come questo, ha debuttato comunque al primo posto delle classifiche di vendita. Ora Fabi lo porta in tour a teatro e sarà di nuovo in Romagna (dopo la data di questa estate a San Mauro Pascoli) il 21 gennaio al teatro Fabbri di Forlì. Prima, però, c’è stato anche il tempo per il suo primo tour europeo. Partiamo da qui, Niccolò, che sensazioni ti ha lasciato suonare in giro per l’Europa? «È andata davvero benissimo. Ma d’altronde le cose vanno bene quando le si fanno con gli stimoli giusti e principalmente la mia intenzione prima di partire era quella di fare una bella vacanza in Europa, coronando anche il sogno di una vita. Siamo stati tre setti-

Niccolò Fabi e il dolore che diventa arte Il cantautore atteso a Forlì. «Dopo la morte di mia figlia avevo il dovere di trasformare la rabbia»

Niccolò Fabi in una foto di Shirin Amini

mane in furgone, con gli strumenti, facendo tappa in locali piccoli e accoglienti, con un sacco di persone, in alcune città in cui non ero neppure mai stato…». Da un punto di vista professionale che tipo di esperienza è stata? «Un’esperienza che ti costringe a essere sempre molto elastico, cambiando locali ogni sera e quindi anche condizioni tecniche. Anche se ovviamente come mi aspettavo dal punto di vista della qualità degli impianti c’è un abisso rispetto alla nostra povera Italia... Nel resto dell’Europa c’è una cultura della musica e dello spettacolo in generale che si traduce in standard elevati anche banalmente nei “materiali” utilizzati nei locali...» E il pubblico? «Sapevamo che si sarebbe trattato al 90 percento di pubblico italiano, ragaz-

zi che avevano storie da raccontare, tra gioie e nostalgie, a cui portavi non solo qualche canzone ma anche un pezzo di Italia. A loro il concerto ha fatto un effetto emotivo più forte rispetto a quanto accade qui». Ora stai per partire per un nuovo tour nei teatri, ci saranno novità? «Direi di no, a parte qualche piccolo aggiustamento, non faccio parte di quella categoria d’artisti per cui dal vivo deve esserci per forza sempre una novità. Questo tour sarà semplicemente ancora una volta la fotografia del mio momento artistico, con le canzoni che sento più vicine a me in questo momento, e che mi diverto più a cantare. Tutto ruota attorno ai pezzi del nuovo disco, e credo di rappresentare un’anomalia tra i cantautori “storici” italiani, che spesso sono più o meno costretti a suonare i loro vecchi pezzi. Ecco, io, così come il

ROCK ITALIANO

In Romagna anche Motta, Ministri, Perturbazione, Dente e Marlene Kuntz Fanno tappa in Romagna tra fine 2016 e inizio 2017 alcuni nomi noti della scena pop-rock italiana, a partire da due freschi vincitori delle targhe Tenco, Niccolò Fabi (premiato per l’album dell’anno, e che intervistiamo in questa pagina) il 21 gennaio al teatro Fabbri di Forlì, e Francesco Motta (che ha vinto con La fine dei vent’anni per la migliore opera prima), il 13 gennaio allo Spazio Tondelli di Riccione. Si continua con i Ministri, la band meneghina di rock alternativo guidata da Federico Dragogna che festeggia i diei anni dall’esordio con un tour che terminerà il 17 dicembre al Vidia di Cesena, per poi passare ai Perturbazione, band di pop-rock piemontese che si è fatta conoscere al grande pubblico grazie alla partecipazione al Festival di Sanremo del 2014 e che tornerà ai concerti veri e propri dopo un

tour teatrale in cui suona le musiche originali dello spettacolo Ti ho sposato per allegria, dedicato a Natalia Ginzburg. L’appuntamento con i Perturbazione da queste parti è al teatro Socjale di Piangipane (Ravenna) il 27 gennaio. E restando nel Ravennate da segnalare gli appuntamenti del Bronson di Madonna dell’Albero: il 17 dicembre ritornerà al club ravennate – per chiudere il tour del suo ultimo disco Canzoni per metà – il cantautore emiliano Dente, mentre il 21 gennaio saliranno di nuovo sul palco del Bronson i Marlene Kuntz nell’ambito del tour di celebrazione de Il vile, storico secondo album della band piemontese, a vent’anni dalla pubblicazione. Da segnalare infine il 28 al Bronson l’arrivo di un altro artista piemontese, Cosmo, uno dei casi dell’anno in Italia, passato più volte nelle maggiori radio.

Dente

L’ultimo disco dell’artista

romano premiato con il Tenco e ispirato dalla scena indie-folk internazionale rinunciato a un «certoHotipo di visibilità,

ora non ho paura di fare scelte rischiose

»

mio pubblico, ai concerti posso anche fare a meno dei primi dieci anni di carriera, tanto per capirci...». Credi di aver attirato anche una nuova fetta di pubblico? «Può essere, ma anche chi mi ha seguito fin dagli inizi continua a farlo, non credo che nessuno si sia sentito mai in qualche modo tradito...». Hai dichiarato che il tuo ultimo album è il disco che avresti sempre voluto fare, al suo interno ci sono molti rimandi alla scena indie-folk americana, hai citato tu stesso come influenze Sufjan Stevens, Bon Iver, Elliott Smith... Confermi tutto? È una sorta di svolta della tua carriera? «Sono orgoglioso di questo disco, ma credo faccia parte semplicemente di un percorso, il mio, che è comunque figlio del folk chitarra e voce di Bob Dylan e poi Neil Young, dello Springsteen di “Nebraska”, fino ad arrivare alla nuova scena cosiddetta indie-folk non solo americana, penso alla Svezia con The Tallest Man On Earth per esempio, e che in Italia a me viene particolarmente naturale seguire, senza cercare di scimmiottarla». Certo il tuo disco può essere descritto in tanti modi ma non come un disco commerciale. Che rapporto hai avuto invece con il successo in tutti questi anni? «Di sicuro oggi è cento volte meglio rispetto ai primi anni, quando un passaggio in televisione ti faceva diventare famoso ovunque. Ora il mondo generalista non sa neppure chi sono, mentre mi riconosce chi mi apprezza davvero e tutto questo è meraviglioso. Mi sono costruito una carriera facendo un certo tipo di scelte e rinunciando a un certo tipo di visibilità e ora assomiglia davvero a quella che avrei voluto». Dal punto di vista musicale sei mai sceso a compromessi? «Ho sempre cercato di essere tendenzialmente libero, poi con il passare degli anni credo obiettivamente di essere migliorato e oggi mi sento più forte, non ho più paura di prendermi dei rischi, e piano piano ho capito quali erano le mie caratteristiche su cui puntare...». La morte di Olivia ha per forza di cose condizionato anche la tua arte, ricordo una tua intervista in cui ti dicevi convinto che anche il dolore era un sentimento da conservare, cercando di trasformarlo in qualcosa di bello. In fondo la musica per te pare essere stata davvero anche una terapia... «Già, le mie non erano solo parole, esiste questa possibilità, di trasformare il dolore. Io naturalmente ero avvantaggiato per la mia professione, avevo la possibilità della “condivisione emotiva”. Ci ho dovuto “lavorare” anche sopra, ma ho sempre pensato che era un mio compito provarci, sentivo una sorta di responsabilità collettiva per dimostrare a tutti che il dolore può anche trasformarsi in qualcosa che non sia solo rabbia e disillusione...».


MUSICA

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5 CONCERTONI

LA RASSEGNA

Antonella Ruggiero a Rimini all’insegna delle contaminazioni MANNOIA E GUALAZZI A CESENA Due concerti in dicembre al Carisport di Cesena: il 10 Fiorella Mannoia, impegnata nel tour del suo nuovo album Combattente; il 23 Raphael Gualazzi (dopo l’exploit nelle radio con “L’estate di John Wayne”) al pianoforte (foto in basso) accompagnato da sei musicisti, con tanto di sezione fiati.

RENGA A RIMINI Sarà Francesco Renga il protagonista del concertone di Capodanno di piazzale Fellini, a Rimini

Sarà la genovese Antonella Ruggiero (nella foto) – inconfondibile voce italiana capace di passare dal registro pop, al lirico e al jazz – a inaugurare la nuova edizione di “Contaminando”, la rassegna che unisce arti, generi musicali e stili. L’appuntamento è con “Viva la Vida”, spettacolo in programma mercoledì 7 dicembre al teatro Novelli di Rimini dove sarà accompagnata sul palco dal Quartetto Eos, in versione quartetto d’archi. La rassegna entrerà poi nel vivo nel 2017: il 5 gennaio alle 21 sempre sul palco del teatro Novelli due star della tromba: Fabrizio Bosso, improvvisatore e jazzista di fama, e il riminese Andrea Lucchi, prima tromba dell’Orchestra di Santa Cecilia di Roma. Ad accompagnarli l'orchestra Rimini Classica. Gli altri quattro concerti in programma si divideranno tra il teatro Novelli e la Sala del Giudizio al Museo della Città di Rimini: domenica 15 gennaio alle 21 al Novelli “Ti ascolto”, un omaggio ai riminesi per ricordare il concittadino medico Maurizio Bondioli con un concerto dell'Orchestra sinfonica Lettimi diretta da Gian Luca Gardini, solista al pianoforte Davide Tura. Il 5 febbraio alle 17 alla Sala del Giudizio “Kirkos”, spettacolo felliniano scritto e diretto da Fabio Masini per raccontare in musica il mondo del circo; il 26 febbraio alle 17, sempre alla Sala del Giudizio, ritmi brasiliani con “O nosso Brasil, il nostro Brasile”, Choro de Rua con Barbara Piperno al flauto, Marco Ruviaro alla chitarra a sette corde e Gabriele Mirabassi al clarinetto. Chiude la rassegna, dopo il grande successo registrato la scorsa edizione, il 5 marzo alle 17 alla sala del Giudizio “Mina, storia di un Mito volume II” con Cristina Di Pietro Quartet. La riminese interpreta altre canzoni di Mina: la accompagnano viola, violoncello/contrabbasso e tastiera.


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MUSICA

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L’INTERVISTA

Teho Teardo durante una performance al Maxxi di Roma

Dai film di Sorrentino fino a Man Ray: la musica secondo Teho Teardo di Luca Manservisi

I più distratti lo potrebbero aver scoperto solo nel 2008 per le musiche de Il Divo, capolavoro di Paolo Sorrentino, per le quali ha vinto anche il David di Donatello l’anno seguente. Ma Teho Teardo – 50enne compositore friulano, da una decina d’anni ormai di stanza a Roma – fa musica fin dagli anni ottanta, prima nella scena post-industriale e avanguardistica italiana, poi con vari progetti (tra cui i Meathead) e collaborando con molti artisti di culto e fama internazionale come Cop Shoot Cop e Lydia Lunch (per citare i primi di una lunghissima serie che prosegue tuttora). Oggi è uno dei musicisti più richiesti dal mondo del cinema (in un’intervista a “Repubblica”, tanto per intenderci, si parlava di 150 aerei all’anno...), compone musiche per il teatro e non disdegna incursioni nel campo dell’arte, come quando, due anni fa, venne invitato a Villa Manin a musicare dal vivo tre film di Man Ray in occasione della mostra dedicata al grande fotografo, pittore e scultore dadaista. Da quel progetto è nato anche un disco acclamato dalla critica, Le retour à la raison. Musique pour trois films de Man Ray, e il progetto continua a essere replicato anche dal vivo, con tanto di decine di chitarristi, di volta in volta diversi, chiamati a suonare il pezzo finale del concerto. Come accadrà anche a Cotignola, dove Teardo chiuderà il 14 dicembre la rassegna “Radici” al teatro Binario (vedi box). Lo abbiamo intervistato. Come hai lavorato sui film d’arte di Man Ray? «La colonna sonora non combacia con l’idea di cinema dell’Uomo Raggio. Ho pensato fosse meglio un altro tipo di avvicinamento, di natura emotiva, fino quasi ad allinearsi con quel mondo, ma senza commentarlo, senza imitarlo, evitando di ribadire quanto già detto nella pellicola. In fondo è quanto ho perseguito in questi anni nel mio rapporto con il cinema». Come nasce questo rapporto? «Innanzitutto dal pensiero che la musica debba per forza cercare elementi di modernità interagendo con altri campi, come il teatro o il cinema». E come è nata la tua prima collaborazione? «Casualmente, come capita spesso. Tramite il compositore Federico De Robertis ho iniziato lavorando con Gabriele Salvatores (il film in questione è Denti, del 2000, ndr). Il mondo del cinema è molto chiuso e circoscritto, una cerchia nella quale è molto difficile entrare...». Ma da dove pare sia anche difficile uscire: continui a essere richiestissimo... «Quest’anno è stato molto intenso in effetti, è uscito da poco anche il nuovo film di Roberto Faenza con le mie musiche, quello sulla sparizione di Sabina Orlandi (e portano la firma di Teardo anche altri due film presentati all’ultima edizione del festival di Venezia, Il più grande sogno di Michele Vannucci e Caffè di Cristiano Bortone, ndr)». Come si lavora a una colonna sonora? «Spesso nasce ancor prima di vedere le immagini, dalla sceneggiatura, cercando di sperimentare. Poi si lavora insieme al regista, ognuno con un approccio differente». Come è stato lavorare con un regista ormai sulla bocca di tutti come Paolo Sorrentino? «Sono state esperienze costruttive, per me e credo anche per lui, che ha cambiato il suo modo di lavorare negli anni. Io sono rimasto molto soddisfatto e come sempre, quel lavoro mi ha poi aiutato ad andare altrove...». C’è qualche regista con cui ti piacerebbe lavorare? «Uno dei miei miti in assoluto è David Cronenberg e sì, ecco, cullo il sogno un giorno se non di poterci lavorare, almeno di poterci prendere un caffè...». Cinema a parte, quest’anno è uscito Nerissimo, secondo album realizzato insieme a Blixa Bargeld degli Einstürzende Neubauten dopo il debutto del 2013 con Still smiling. Si tratta quindi ormai di

una collaborazione stabile? Come è nata? «Ci siamo conosciuti in occasione di Ingiuria, lo spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio a cui abbiamo collaborato insieme. Musicalmente ci siamo trovati molto bene e ora siamo un duo a tutti gli effetti, dal prossimo anno saremo in tour anche in Italia. Il segreto, tra di noi, è stato quello di cercare di sorprenderci continuamente a vicenda, di creare degli imprevisti, per non essere appunto prevedibili...». Qual è lo stato di salute della musica, in Italia? «È un momento naturalmente molto difficile, in cui si riduce tutto. Si riduce il pubblico ai concerti, si riducono le vendite di dischi, si riducono i budget... Non so cosa accadrà, ma il rischio estinzione per molti è elevato. Il problema di chi fa musica, poi, in Italia, è che cerca spesso di assomigliare a qualcun altro. L’aspetto fondamentale è quello di cercare invece di creare un proprio linguaggio, in musica, senza poi fermarsi ai confini geografici. In questo senso proprio da voi in Romagna il progetto Sacri Cuori è emblematico, conosco Antonio (Gramentieri, leader deiSacri Cuori, ndr) e mi pare abbia suonato in oltre cento concerti all’estero, nell’ultimo anno...». Cosa ascolta ultimamente Teho Teardo? «Dunque, vediamo (guarda tra gli ultimi dischi acquistati, ndr)... Mi è piaciuto il nuovo disco di Tom Brosseau (folksinger americano, ndr), sto ascoltando Goldmund (progetto ambient-elettronico dell’americano Keith Kenniff, ndr), mi piacciono l’ultimo singolo di Sharon Van Etten (cantautrice americana, ndr) e Biosphere (elettronica norvegese, ndr)...». E gli artisti che ti hanno ispirato nel corso della tua carriera? «Moltissimi, non saprei davvero da che parte cominciare». Seguendoti sui social network, traspare un certo interesse anche verso la “società civile”: credi che un artista debba fare, in qualche modo, anche politica? «Prima di essere artisti, siamo esseri umani e come tali “animali politici”, no? Credo quindi che un artista debba fare politica, anche se non in modo esplicito, piuttosto portando l’ascoltatore a riflettere… Senza dichiarazioni interessate o appelli, come se ne leggono in questi giorni (il riferimento è alla campagna elettorale pre referendum del 4 dicembre, ndr), per cui provo un senso di pena. Anzi, i musicisti credo non dovrebbero neppure rilasciare interviste: per loro, per noi, dovrebbe parlare solo la musica...». E cosa pensi della situazione di Roma, da romano adottivo? «La città è decisamente peggiorata. Le cause sono certo da ricondurre anche alla poca civiltà dei cittadini, ma Roma è stata anche completamente abbandonata in maniera indegna dal governo italiano, volutamente, dopo le ultime Amministrative (vinte come noto dal Movimento 5 Stelle, ndr)...».

LA CURIOSITÀ SUONI CAMPIONATI DAL MONDO “RIVIVONO” SULLA CARTINA CON ANTROPOLOOPS AL CISIM

«In Italia si sta riducendo

tutto e il rischio per molti è l’estinzione. In troppi cercano solo di somigliare a qualcun altro...

LA RASSEGNA A COTIGNOLA

ANCHE

BOMBARDINI

E

SCAIOLI

Come riportato nell’intervista, Teho Teardo sarà al teatro Binario il 14 dicembre nell’ambito della seconda edizione di “Radici”, la rassegna di percorsi e identità sonore organizzata dal Comune di Cotignola. L’altro appuntamento di dicembre è invece in programma lunedì 7 con Liquid Desire, band ravennate attiva da oltre un decennio e formata da Gabriele Bombardini e Matteo Scaioli. Il progetto, avvalendosi di chitarre elettriche ed effetti, pedal steel, batteria, percussioni indiane ma anche moltissimi strumenti modulari e sintetizzatori analogici, si sviluppa sulle basi della musica jazz, pop-rock, elettronica e psichedelica.

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Venerdì 2 dicembre al Cisim di Lido Adriano nell’ambito della rassegna “Delikatessen” appuntamento sicuramente originale con Antropoloops, artista spagnolo che fonde il campionamento musicale alla proiezione di immagini. Si tratta di una sorta di conferenza/concerto nel corso della quale su una cartina geografica del mondo vengono evidenziate le aree (con tanto di informazioni) da cui provengono i suoni campionati che vengono utilizzati per veri e propri pezzi realizzati quindi con registrazioni etnografiche provenienti da tutto il mondo (vedi foto qui sopra). In apertura spazio all’hip hop con Rico, la mente dietro le basi degli Uochi Toki, e il rapper outsider Zona MC.


MUSICA

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7 UN DISCO AL MESE

IL CLUB

Quel genio di Carpenter, tra prog e trash

AL BRONSON

di Bruno Dorella *

John Carpenter - Lost Themes (2015) Adoro le colonne sonore di John Carpenter. I synth insistenti, su poche note, che dominano la scena. Le percussioni sempre semplici, dritte, incalzanti. Elementi che creano subito un senso di tensione, di “sta per succedere qualcosa”. E poi le chitarre, tamarrissime, sempre distorte, che non conoscono la vergogna. Non c’è spazio per le finezze in film come The Fog, Essi Vivono, Halloween. Figuriamoci in 1997: Fuga Da New York. Jena Plissken non ha bisogno di buon gusto. Questi pochi ingredienti, miscelati con sapienza, hanno rivoluzionato il mondo delle colonne sonore, non solo del cinema horror, e lo hanno reso un compositore fondamentale, che ha coniato uno stile tutto suo. Non è da tutti. Lost Themes è il primo disco di Carpenter che non sia funzionale alle immagini di un film. È, come dice lui stesso, puro divertimento. Si è chiuso in studio col figlio Cody ed il figlioccio Daniel, ed ha partorito dei temi perfetti per i nostri incubi. Nei momenti migliori siamo dalle parti dei Goblin o del Mike Oldfield più sperimentale, con sapori prog filtrati dal minimalismo. Nei momenti più trash arriviamo a pensare ad Alan Parsons, ma quelli sono i momenti in cui scherza anche lui, John Carpenter, che non ha mai nascosto un grande senso dell’ironia, sia come regista che come compositore. Grosso Guaio A Chinatown è la punta dell’iceberg, ma anche in Fuga Da New York ci sono memorabili momenti di demenza. Tutto voluto, tutto coerente, straordinariamente lucido. Il gioiellino “Vortex” apre il disco, e poi sta a voi decidere se preferite il versante più esoterico di “Obsidian” o quello più prog di “Mystery”. I brani sono tutti strumentali, ovviamente, quindi i titoli stanno puramente lì a creare un immaginario estetico. A questo splendido esordio hanno fatto seguito un’edizione remix ed un Lost Themes 2, che non ho ancora avuto il piacere di ascoltare. Produce un’etichetta rampantissima come Sacred Bones. Come David Lynch, Carpenter si prende il lusso di prendersi una pausa dal cinema per darsi alla musica, ben oltre i 60 anni, con risultati altrettanto notevoli. Genio. * Batterista dei Bachi Da Pietra e degli OvO, chitarrista dei Ronin, membro della Byzanthium Experimental Orchestra, felicemente ex discografico, aspirante sommelier, orgoglioso ravennate d'adozione, in attesa della giornata di 48 ore per poter finire un paio di cose.

Matt Elliott

IL FESTIVAL

ANCHE LA

NADLER

E GLI

OVO

Oltre al festival “Passatelli” di questa pagina e ai concerti di pagina 4, al Bronson da segnalare in particolare l’appuntamento del 20 dicembre con la cantautrice americana Marissa Nadler (dream-folk) che presenta il suo nuovo Strangers. Scorrendo il calendario però il primo appuntamento è in programma il 3 dicembre con il lancio del nuovo album dei faentini Dulcamara, mentre il 7 sul palco una delle rivelazioni di questo 2016 in ambito rock indipendente italiano, Giorgieness, nato da un'idea della songwriter valtellinese Giorgia D'Eraclea. Il 10 dicembre tre band al femminile all’insegna del rock (più o meno psichedelico) tra cui le americane L. A. Witch; il 15 invece garage/punk addirittura dalla Grecia con Acid Baby Jesus e Bazooka. Il 2017 parte (il 7 gennaio) all’insegna del folk deviato dei veneti C+C=Maxigross, per l’occasione in compagnia di Miles Cooper Seaton degli akron/family; il 19 gennaio invece tornano al Bronson gli OvO, noise-band di culto della coppia Dorella-Pedretti che presenterà il nuovo disco Creatura.

Passatelli e poi concerti: da Matt Elliott ai Landlord Sesta edizione per il festival natalizio del Bronson di Ravenna che quest’anno punta in particolare su un nome di caratura internazionale come Matt Elliott, da Bristol, maestro del folk mitteleuropeo contemporaneo, che per l’occasione riproponerà il repertorio dei suoi Third Eye Foundation, oggetto di culto anni novanta tra elettronica, psichedelia, post-industrial e post-rock. L’appuntamento è al club di Madonna dell’Albero il 23 dicembre. In apertura tre progetti diversi tra loro ma accomunati da una sorta di indole “dark” di altrettanti cantautrici italiane “sotto” pseudonimo: la fiorentina Alice Bisi, in arte Birthh, la milanese Sofia Gallotti, in arte L I M, e la ravennate Francesca Morello, in arte RYF. La seconda giornata del festival prevede un concerto prenatalizio all’ora dell’aperitivo al Fargo, in centro a Ravenna, con protagonista l’atipico cantautore modenese Setti mentre la rassegna terminerà il giorno di Natale di nuovo al Bronson con una serata che vedrà sul palco i riminesi Landlord (tra canzone ed elettronica, noti anche per aver partecipato a X Factor 2015) e la solarolese Emanuela Drei, con il suo progetto solista Giungla. In apertura i ravennati Aporia. Il festival non si chiamerebbe così però se non fosse per la cena a base di passatelli (e non solo) al piano di sopra del Bronson, prima dei concerti del 23 e 25 dicembre. I posti sono limitati ed è necessario prenotare al 333 2097141 (ingresso omaggio ai concerti per chi cena).

IL PERSONAGGIO

L’islandese Högni allo Spazio Tondelli Sabato 21 gennaio allo Spazio Tondelli di Riccione una delle icone della musica islandese, Högni Egilsson, polistrumentista, compositore e voce di band come GusGus e Hjaltalín. In apertura Wrongonyou, progetto del romano Marco Zitelli.


R&DCULT dicembre 2016 gennaio 2017

MUSICA

8 di Francesco Farabegoli *

Quest’anno ho ascoltato meno dischi del solito, intendendo per “solito” la bulimia di spararsi 400/500 dischi in un anno, da cui sono affetto da quando ho una connessione a internet (e vi raccomando i primi anni, munito solo di 56k e buona volontà, a lasciare il modem acceso di notte per scaricare i dischi di gruppacci nu-metal tipo che so, Spineshank o Apex Theory). Quest’anno credo di non essere andato oltre i duecento, cioè circa tre o quattro a settimana. Ritmo rilassato, allentato ancor di più dal fatto che la maggior parte dei dischi nuovi che ho ascoltato sono passati sullo stereo mezza volta a dir molto. Per le più ovvie leggi del contrappasso, ricorderò il 2016 come l’anno in cui più di tutti mi sono incaponito su una decina di cose musicali che mi hanno portato via un mare di tempo perché potessi anche solo iniziare a farmici sopra un’idea. Quando dico “cose musicali” intendo dischi, ma all’atto pratico molti di questi “dischi” non sono affatto dischi fisici. Si tratta di opere miste, sostanzialmente digitali, che si inseriscono a cuneo in una guerra che sta decimando ogni formato musicale consumato fino a quattro-cinque anni fa, in favore di un futuro di cui nessuno sembra sapere ancora nulla. Avete presente il ritorno in pompa magna del vinile e il vostro amico che vi asciuga con quelle menate sulla fedeltà del suono e se non puoi toccare la copertina non è nemmeno definibile “ascolto”? Ecco, stocaxxo: la roba migliore di quest’anno è stata tutta spacciata in formati digitali o misti o non-formati. Allego qui di seguito qualche esempio. Parto dall’ultimo di Kanye West, che si intitola The Life of Pablo. Al momento in cui scrivo Kanye è ricoverato per una sorta di esaurimento nervoso che segue un mesetto di sbrocchi matti contro Beyoncé, Hillary Clinton e altra gente. Non è dato sapere come stia al momento e se riprenderà, ma di sicuro è rimasta la realtà di The Life of Pablo. Che è un disco uscito all’inizio dell’anno, in streaming esclusivo su Tidal, e dopo qualche settimana qualcuno ha iniziato a notare piccole differenze rispetto a quel che era il disco la settimana prima. E poi grosse differenze, nuove canzoni che spuntavano, canzoni che c’erano e che sparivano misteriosamente, fino all’annuncio dell’etichetta secondo cui The Life Of Pablo avrebbe continuato a

Un fotogramma di “Endless”, il visual album di Frank Ocean

BASTONATE DI CARTA

Nell’epoca del non-disco: da Kanye West agli Autechre cambiare nel corso dei mesi come “un’opera d’arte vivente”. Kanye West! Mica parliamo di un artista concettuale con un pubblico di ottocento sfigati sparsi a tutte le longitudini, no, parliamo della popstar più in vista di oggi. Il disco esisteva solo in streaming su Tidal; qualunque versione scaricata illegalmente era una versione tarocca, o non -aggior nata. Tenere il passo con le nuove versioni è proibitivo e di fatto nessuno sembra essere intenzionato a farlo, e nel frattempo Kanye sta dando notizie di sé per questioni di gossip e salute fisica – da cui Life of Pablo come una sorta di fondale su cui dipingere un’opera d’arte vivente fatta di dichiarazioni, capi d’abbigliamento e concerti mandati in monda, cioè il primo disco della storia del pop che riesce a rendere davvero l’idea di un artista pop volubile e inafferrabile. Tra le altre cose, firmato da una persona che non ci metterebbe niente a toglierlo dalla circola-

«Avete presente

il ritorno in pompa magna del vinile e le menate sulla fedeltà del suono? Ecco, stocaxxo: la roba migliore di quest’anno è stata tutta spacciata in formati digitali o misti o non-formati

»

zione domani e sostituirlo con un disco con lo stesso titolo e fatto di sole scoregge e rumori d’ambiente. Meglio ancora: non vediamo l’ora che lo faccia. È una cosa molto simile a quella che ha fatto il secondo artista di questo elenco, che si chiama Frank Ocean e ha pubblicato il suo ultimo disco a fine estate. Ma in realtà non si sa esattamente quale sia l’“ultimo disco” di Frank Ocean: il 18 agosto, dopo un’agonia interminabile fatta di microindizi e streaming di lui che non fa nulla in una stanza spoglia, esce in streaming esclusivo su Apple Music un album intitolato Endless e licenziato da Def Jam/Universal. Si tratta di un disco molto umorale, fatto di canzoni pop imprendibili, cover, skit ambientali di mezzo minuto e roba simile. Mentre la gente inizia a chiedersi se Frank Ocean (un artista di altissimo profilo, tra l’altro amico di Kanye, che sta in cima al podio del nuovo R&B) stia facendo sul serio o per finta, Ocean fa uscire in streaming un secondo disco, a un giorno o due di distanza. Si chiama Blond, oppure Blonde, a seconda se guardate la copertina o il titolo su Apple Music. Contestualmente fa anche uscire una sorta di fanzine patinata con lo stesso titolo (Blond), a cui è allegata l’unica copia del disco che uscirà mai. La fanzine è distribuita gratis attraverso quattro temporary store in giro per il mondo, annunciati più o meno in tempo reale. La copia fisica del disco, tuttavia, è molto

rimaneggiata rispetto alla copia uscita online: mancano delle canzoni, alcune versioni sono diverse, eccetera. Blond, ammesso che sia quello in streaming su Apple Music, è un disco di Frank Ocean vero e proprio: molto soul, molto rarefatto, molto complesso, elegantissimo e in generale davvero piuttosto figo. Ma Blond non esce per Universal, e questa cosa sembra aver fatto incazzare il ceo della multinazionale al punto da fargli mandare una circolare seduta stante che impedisce agli artisti Universal di negoziare qualsivoglia anteprima esclusiva del proprio disco con le piattaforme di streaming. Rimane il dubbio se Endless, il disco Universal di Frank Ocean, sia un disco farlocco o un disco vero e finito o la metà sperimentale di un doppio disco intitolato Endless/Blonde. Nel dubbio io punto sull’ultima, anche se ammetto di essere innamorato di Endless molto più di quanto lo sia di Blond/Blonde e probabilmente di entrambi i dischi ho ascoltato una versione provvisoria e farlocca. Il terzo non-disco non è così estremo come questi due, nel senso che il formato del disco quantomeno è identificabile: si chiama Elseq 1-5 ed è stato realizzato dagli Autechre. Le particolarità del disco sono che 1 non è stato stampato in nessun formato fisico e viene venduto solo in digitale, e 2 che si tratta di un album quintuplo della durata complessiva superiore alle 4 ore. Di solito da questo genere di dischi si cerca

di stare lontani anni luce per il timore che si tratti di intricatissime seghe mentali dei musicisti, e di certo Elseq non sfugge alla categoria sega mentale. Ma va detto almeno che musicalmente Elseq è anche il disco più bello dell’anno, parlando squisitamente della musica: un complessissimo capolavoro di umanesimo postumano che incidentalmente sta andando a fare da summa a tutta una serie di movimenti artistici legati all’elettronica, nati fuori dal giro Autechre e più o meno affini dal punto di vista dell’ideologia estetica del suono. Il problema è che per ascoltare Elseq 1-5 devi prenderti le ferie: l’ultima volta che ho avuto quattro ore per ascoltare un disco è stato all’uscita di Load dei Metallica (e quella volta, diciamocelo, era andata abbastanza di merda), così mi sono messo ad ascoltarlo a blocchi nella vana speranza di riuscire a tenere insieme i pezzi ed arrivare a comprenderne la visione d’insieme, un compito agevolato molto dal fatto che i brani hanno titoli facilissimi da ricordare, tipo “Elyc6 0nset” o “c7b2”. Così, per la prima volta dai tempi del primo dei Meshuggah, mi sono trovato negli ultimi mesi a studiare un disco con impegno e non riuscire a capirlo manco per sbaglio. Ci voleva che fosse un disco non-fisico e che durasse quattro ore e passa. Basta, mi sa che ho sforato con lo spazio. * fondatore e autore di Bastonate, miglior sito musicale italiano alle ultime tre edizioni degli Oscar del web


MUSICA

R&DCULT dicembre 2016 gennaio 2017

9 IL FESTIVAL

LA CURIOSITÀ

A RIMINI

TORNA IL DEGENDER FEST, FESTIVAL QUEER DI ARTE, DJ-SET E CONCERTI

AL VIA CON GIUNGLA I “LIVEZERO” Giungla, la one-woman-band di Emanuela Drei, è stata la protagonista (nella foto) del primo “LiveZero”, il nuovo format ideato da Deposito Zero Studios, studio di registrazione e casa di produzione video di Forlì, che ospiterà nel suo teatro di posa le migliori novità musicali. Una volta al mese verrà realizzato un video di un brano eseguito dal vivo in un allestimento fuori dal comune. Info e aggiornamenti sulla pagina Facebook e al sito www.depositozerostudios.com

LA ROMAGNA IN CUFFIA

L’improvvisa maturità dei Nobraino di Luca Manservisi I Nobraino, da Riccione, sono senza dubbio tra i gruppi romagnoli più noti a livello nazionale, tanto che fu addirittura la Warner a pubblicare L’ultimo dei Nobraino (di nome e di fatto). Quasi tre anni dopo ecco un altro disco (il loro quinto in studio) dal titolo originale, 3460608524 (come il numero di telefono, realmente funzionante, attraverso il quale si potrà contattare la band in giorni e orari precisi), Musicalmente parlando è il classico disco maturo di una band in cerca di un suono più definito, in cui si lasciano da parte distorsioni e riverberi a favore di una pulizia e una linearità che lo rendono forse però anche un po’ troppo patinato. Il valore aggiunto di un album che passa dal folk al pop – tra atmosfere funk e jazzate – è ancora una volta nel caso dei Nobraino la parte testuale, forse meno scanzonata del passato, ma comunque marchiata a fuoco da una personalità forte come quella del leader e cantante Lorenzo Kruger (che in molti ricorderanno anche per il suo tweet sui morti annegati di Lampedusa...). In generale un ascolto piacevole senza troppi alti ma neppure clamorosi bassi (fatta eccezione per alcuni passaggi quasi jovanottiani), con alcuni momenti davvero riusciti come il crescendo di “Mike Tyson”, il ritornello che ricorda i primi Perturbazione di Vertigine o il bel finale di disco con “Il tempio di Iside”. Il 2 dicembre parte da Bologna il tour italiano che farà tappa in Romagna il 25 dicembre al Vidia di Cesena e poi anche in febbraio, il 10, all’Altromondo di Rimini.

IL CLUB TRA HOUSE E TECHNO AL MEET CON RADIO SLAVE E BASSA CLAN Il 7 dicembre in consolle al Meet Club di Cervia arriva Matt Edwards, producer e dj inglese di stanza a Berlino meglio noto come Radio Slave (house e techno). In apertura i Bassa Clan di Dino Angioletti e Fabrizio Maurizi.

Sabato 3 dicembre (dalle 18 a notte fonda) al Grotta Rossa di Rimini è in programma la quinta edizione del Degender Fest, festival queer di arte e musica autoprodotta “che si interroga e promuove una critica circa le tradizionali rappresentazioni dell'identità di genere e le categorie di orientamento sessuale”. In programma mostre, dj-set, laboratori, cena, performance e i concerti di Bad Girl, da Firenze, e Frown, da Ferrara.

IL CONCERTO PUTAN CLUB, TRA

INDUSTRIAL E TECHNO

Fa tappa il 10 dicembre al Treesessanta di Gambettola il tour di Putan Club, progetto di François Cambuzat, leader de L’enfance Rouge e figura importante della scena punk indipendente e d’avanguardia degli ultimid ecenni, accompagnato dalla bassista Gianna Greco. Dal vivo la caratteristica è l’inclusione completa del pubblico, immerso nei suoni distorti e rumorosi completati da una base elettronica che dall’industrial passa quasi alla techno.

RAP

DA ROMA ARRIVANO IN ROMAGNA COLLE DER FOMENTO E ASSALTI FRONTALI Due storici gruppi rap romani saranno in concerto in RomagNa nei primi giorni di dicembre. Venerdì 2 i Colle der Fomento sono attesi al Vidia di Cesena; mercoledì 7 invece Assalti Frontali presentano il nuovo disco alla Casa Madiba di Rimini


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MUSICA

10 PROTAGONISTI/1 GIONATA MIRAI

AL

PROTAGONISTI/2

MOOG

È uscito a fine settembre il primo lavoro in solitaria di Gionata Mirai, chitarrista de Il Teatro degli Orrori e leader dei Super Elastic Bubble Plastic. Lo presenterà – con chitarra acustica stile fingerpicking – in Romagna l’11 dicembre al Moog di Ravenna.

EGLE SOMMACAL

A

BRISIGHELLA

Egle Sommacal, noto per essere il chitarrista dei Massimo Volume, sta portando in tour il suo terzo disco solista, in solitaria con chitarra acustica. L’appuntamento in Romagna è all’agriturismo Rio Manzolo di Brisighella l’11 dicembre.

GIACOMO TONI

LOCALI/1

Io e la Tigre saranno al Bradipop il 7 gennaio e ancor prima al Vidia di Cesena in apertura ai Ministri il 17 dicembre (vedi pagina 4)

IN TOUR

Il cantautore forlivese Giacomo Toni è impegnato in un tour di presentazione del suo nuovo Lp. Le prossime tappe in Romagna sono il 3 e l’11 dicembre a Cesena (alla Rocca e a corte Dandini) e il 22 dicembre al Petit Arquebuse di Forlì.

Il tour casalingo dei Saluti da Saturno Il musicista e compositore romagnolo Mirco Mariani – impegnato anche in tour con Capossela – mette per un attimo da parte il progetto Extraliscio per tornare ai suoi Saluti da Saturno (folk-pop) per quello che viene definito come un mini-tour casalingo/natalizio. Gli appuntamenti in Romagna sono il giorno di Natale nel salotto di Davide e Silvia, a Solarolo, e il 29 dicembre al salotto di Agricola a Rio Eremo (Cesena). Info sulla pagina Facebook.

LOCALI/3

Al Bradipop dai genovesi Ex-Otago all’afro punk dei Ponzio Pilates

Alla Rocca Malatestiana si aspetta il Natale in compagnia di Bob Corn

Entra nel vivo la rassegna di concerti del sabato sera (live dalle 23.30) al Bradipop di Rimini (ex Ecu). Il 3 dicembre l’appuntamento è con il pop surreale dei Camillas, a cui seguirà il 10 il pop alternativo dei genovesi Ex-Otago, impegnati nel tour di presentazione dell’ultimo loro disco, Marassi. Si cambia scenario sabato 17 dicembre con il rap dell’outsider torinese Willie Peyote per poi tornare in ambiti rock in gennaio (il 7) con le cesenati Io e la Tigre (punk-pop) e il 21 con i genovesi Od Fulmine (“tra gli Husker Du e Tenco”, scrivono loro stessi per presentarsi). Nel mezzo, sabato 14 gennaio, l’afro punk scatenato dei riminesi Ponzio Pilates.

Si intrecciano le rassegne alla Rocca Malatestiana di Cesena che in dicembre propone sabato 3 il live del cantautore forlivese Giacomo Toni (& Romantowski); venerdì 9 l’afro-punk dei romagnoli R-Amen; sabato 10 il teatro-canzone dei forlivesi Punto e Virgola; venerdì 16 dj-set del fiorentino Biga; sabato 17 il rock cantautorale dei riminesi Bar Luna; venerdì 23 altro dj-set, a cura del cesenate Mop Mop; sabato 24 ecco il folk del cantautore emiliano Bob Corn e domeni-

ca 25 dicembre, il Natale della Rocca Malatestiana con il cesenate Gionata Costa (violoncello e chitarra elettrica). A gennaio si riparte il 7 con il duo Interiors (dub-spoken word) per proseguire il 13 con la world music romagnola dei Supermarket e il 14 con il jazz manouche di Gio Belli. Gennaio prosegue il 21 con il cantautore pugliese Pignalosa, il 27 con l’electro degli Yombe e il 28 con la polistrumentista romana Leila.

LOCALI/2

Al Sidro leggende del progressive e del beat, ma anche i romagnoli Opez e Visioni di Cody Balletto di Bronzo

Al Sidro Club di Savignano sul Rubicone giovedì 15 dicembre un piccolo evento con i napoletani Balletto Di Bronzo, considerato tra i gruppi più “oltre”, sia per la musica che per l’immagine, dell’intera scena del pop italiano dei primi anni settanta di seguito denominato progressive. L’album YS è tuttora ricercato e collezionato in tutto il mondo e considerato da autorevoli critici musicali come un capolavoro assoluto. La programmazione prosegue mercoledì 21 con i sampierani Visioni di Cody – che presentano il nuovo album Celestino, tra rock, punk e pop

(e suoneranno anche il 7 ai Bevitori Longevi di Forlimpopoli e il 23 alla fiaschetteria di Mortano di Santa Sofia) – e con un’altra band romagnola mercoledì 28 dicembre, gli Opez, con il loro sound interamente strumentale ispirato dal rock desertico e latino. L’anno del Sidro termina venerdì 30 con il rock psichedelico dei vicentini Mother Island In gennaio al momento di andare in stampa l’unica data confermata è qualla di sabato 7, con un’altra piccola leggenda dell’underground italiano, e in particolare della scena beat, i bolognesi Avvoltoi.

Via A. Oriani, 34 Ravenna T. 393 7990975


MUSICA

R&DCULT dicembre 2016 gennaio 2017

11 PROTAGONISTI/4

PROTAGONISTI/3

LOCALI/6 DAI MATRIOSKA A JOCELYN PULSAR NEL FORLIVESE E NEL CESENATE

Giò Sada, da X Factor, al Vidia

Elio a Cattolica con il suo “Pierino e il Lupo”

Oltre ai Ministri (il 17 dicembre) e ai Nobraino (il giorno di Natale), di cui parliamo in altre pagine, il cartellone del Vidia Rock Club di Cesena di dicembre parte il 3 con il concerto di Giò Sada (nella foto), il vincitore di X Factor 2015, con band. Il 7 invece l’appuntamento è con i romagnoli Consorzio Portuali che presentano il loro secondo disco. In gennaio, al Vidia, da segnalare al serata del 20 con il blues-rock degli ElectricBallroom, da Biella.

Elio, senza Storie Tese, è atteso al Teatro della Regina di Cattolica l’11 gennaio con la sua versione di Pierino e il Lupo di Sergej Prokof’ev. Una versione originale, in cui l’estroversa voce di Elio incontra l’Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna diretta da Roberto Polastri. Il programma del concerto sarà completato da due brani di Gioacchino Rossini: la Sinfonia dal Barbiere di Siviglia e la Sinfonia da Italiana in Algeri, introdotti in maniera decisamente “allegra” dal cantante.

LOCALI/4

LOCALI/5

Al Diagonal Bruno Belissimo Al Rock Planet i Crazy Town e il festival di musica elettronica e la nuova vita di Nicke Borg Al Diagonal di Forlì torna anche quest’anno il festival “Comediventi”, realizzato l’anno scorso in occasione dei vent’anni del club. In arrivo quindi quattro serate all’insegna della musica elettronica con concerti dal 14 al 17 dicembre, rispettivamente del sound artist forlivese Chris Yan, del duo di stanza a Berlino Evil Twin, di Vaghe Stelle, acclamato progetto del producer torinese Daniele Mana e, a concludere la quattro giorni, l’originale trio svedese Invader Ace, che suon “dance” con tuba, chitarra e drum-machines. Da segnalare in dicembre al Diagonal anche la serata (lunedì 7) disco con il dj-producer italo-canadese Bruno Belissimo.

Bruno Belissimo

Al Rock Planet di Pinarella di Cervia sabato 10 dicembre appuntamento con il cantante e chitarrista svedese Nicke Borg, noto in tutto il mondo per essere stato il frontman per due decenni dei Backyard Babies e che ora ha deciso di lasciare almeno momentaneamente l’hard rock per un progetto solista dedicato al songwriting verso nuove direzioni, quali la musica country e il folk tradizionale americano. Sabato 7 gennaio invece l’appuntamento al club cervese è con il rap-rock degli americani Crazy Town, con alle spalle oltre vent’anni di carriera.

Tre concerti in dicembre alla birreria Mazapegul di Civitella di Romagna. Giovedì 1 il “cantautorato bucolico” dei toscani Cecco e Cipo, noti anche per aver partecipato a X Factor 2014. Il 3 dicembre il cantautore romagnolo Jocelyn Pulsar presenta il suo nuovo album mentre il 17 sarà la volta del rock-blues dei cesenati The Lu Silver String Band (anche il 3 dicembre al Bar Berardi di San Mauro). Lo stesso Pulsar sarà in concerto in Romagna anche il 10 dicembre al circolo Bevitori Longevi di Forlimpopoli che propone poi in dicembre il 7 il concerto dei sampierani Visioni di Cody (anche il 21 al Sidro di Savignano e il 23 alla Fiaschetteria di Mortano di Santa Sofia) e il 22 il rock degli emiliani Celeb Car Crash (anche il 16 all’Ebe di Faenza). In gennaio (l’8) ai Malfattori appuntamento con il pop dei veneti Edo e i Bucanieri (anche alla Loggia di Santa Sofia il giorno prima). Restando in zona, da segnalare l’importante concerto del 10 dicembre al Cheers Bar di Bagno di Romagna della storica band milanese Matrioska (poprock-punk). Infine, da segnalare il 5 dicembre il concerto folk dei Gattamolesta all’Area Sismica di Ravaldino (Forlì).


R&DCULT dicembre 2016 gennaio 2017

MUSICA

12

CONSIGLI D’AUTORE

I dischi del 2016 secondo Radio Melody In occasione di questo numero speciale di fine anno, abbiamo deciso di utilizzare lo spazio della nostra rubrica mensile “Consigli d’autore” per chiedere allo staff di Melody Box – trasmissione radiofonica nata su iniziativa di alcuni membri dello staff della storica emittente cesenate Radio Melody – alcuni “consigli”, appunto, sui migliori dischi usciti nel 2016. Ecco le preferenze (cinque dischi a testa) dei cinque dj che trasmettono dal lunedì al venerdì. a cura dello staff di Melody Box *

Lo staff di Melody Box e, sotto, uno scatto dall’esposizione allestita fino a novembre al MAMbo di Bologna (dove è stata visitata da oltre 130mila persone), unica tappa italiana di "David Bowie is", la mostra che ripercorre la carriera dell'artista, il cui ultimo disco, pubblicato a inizio 2016 due giorni prima di morire è anche tra quelli consigliati in questa pagina da Melody

LUIGI BERTACCINI David Bowie - Black Star È stato un anno decisamente complesso, spesso offuscato più dalle dipartite che dalle novità, purtroppo, e pensare che Black star di David Bowie giganteggi così su tutto il resto fa impressione. Un disco che è un’opera d’arte in sé, con l’annuncio della fine e la vita dopo la morte dell’artista, con uno dei suoi dischi migliori, incredibilmente lucido nel suo sguardo verso (ancora una volta) il futuro. PJ Harvey - The Hope Six Demolition Project Mai come adesso ci vuole uno sguardo austero, coraggioso e travolgente come quello di The Hope Six Demolition Project di Pj Harvey. Un dispaccio freddo, musicalmente unico, asciutto e drammatico di quello che ci circonda. Nick Cave - Skeleton Tree Ancora un disco cupo e oscuro (eppure a casa ascoltiamo sopratutto 33 giri soul e rock’ n’roll…) ma Nick Cave ha inciso un’opera drammatica, con un coraggio e una emotività straordinari. Nessun autocompiacimento, il dolore della scomparsa del figlio espresso attraverso i suoni minimali e le liriche toccanti e straordinarie di Cave. Sturgill Simpson - A sailor’s guide to earth Questo è invece il futuro della canzone d’autore. come la conosciamo, americana, un vero e proprio disco cosmico dove soul, country, rhythm’ n’ blues e letteratura si sono incrociati magicamente. Qui c’è anche la miglior cover del 2016, la sua versione di “In bloom” dei Nirvana. Bon Iver - 22, A Million Anche Bon Iver ha lavorato sul futuro, 22, A Million è splendidamente un disco imperfetto, elettronica che sembra spezzarsi da un momento all’altro, suoni che appaiono e scompaiono, ma c’è una scrittura abbagliante dietro a tutto questo, e uno dei migliori talenti contemporanei. LUCA D’ALTRI Trentemøller - Fixion Anders Trentemøller è ad oggi uno degli artisti più acclamati della scena elettronica. Nell'ecosistema di Fixion convivono il genio del danese con le voci di Marie Fisker, Lisbet Fritze e Jehnny Beth; la macchina si mescola con la componente umana, e le atmosfere si fanno bladerunneriane, le citazioni dark permeano le tracce, a ricordare che le radici sono importanti. Un album che difficilmente si coglie al primo ascolto, ma se ci soffermiamo potremo coglierne ogni dettaglio. Lavoro immenso. Belgrado - Obraz In questo loro ultimo album la band catalana decostruisce e riassembla magistralmente gli assiomi post-punk, riuscendo a proporli in una veste moderna e creativa. Gli elementi primitivi acquisiscono così il dinamismo, il ritmo, l'energia del ventunesimo secolo. Rendez-Vous - Distance Band ruspante questo quartetto parigino che in questi sei brani (pubblicati dall'italianissima etichetta AVANT! Records) gioca fra synthwave e suoni più electro, mantenendo però come ferma base una fascinazione 80s wave. Un disco che esplode nelle orecchie! Koban - Abject obsession Ancora una pubblicazione AVANT! Records, quella per il duo canadese Koban. Forse l'album più oscuro del quintetto selezionato. Post-punk ossessivo e ipnotico, suono tagliente, chitarra lacerante, basso che pulsa. Un album che ti costringe a ballare e a perderti fra le sue note. Hapax - Cave Non poteva mancare un omaggio all'attivissimo panorama italiano di genere. Abbiamo scelto (il riferimento è anche alla cinquina di Matteo Bosi, ndr) di selezionare rappresentanze delle due piazze più significative degli ultimi anni nel panorama darkwave, ovvero Bologna e Napoli. Nel mio quintetto i napoletani Hapax con il loro secondo album, fresco di stampa, uscito per l'etichetta ticinese Swiss dark nights (la stessa di altre band napoletane come Ash code e Geometric vision). Già premiati da critica e pubblico con il loro primo lavoro Stream of consciousness non deludono neanche con questo Cave. Basso cupo, chitarra fluida, gli Hapax trovano un equilibrio d'insieme di grande personalità. MATTEO BOSI mitra mitra - mitra mitra Duo austriaco, minimal synth dal gusto retrò, al loro esordio arrivano direttamente alla meta con un album di assoluta genialità e disarmante vulnerabilità, circolare estraniante ossessivo come le migliori produzioni del genere. Holygram - Holygram Band tedesca di new wave post punk che arriva subito nella tesa: ritmi crepuscolari minimal con evidenti retrogusti dark elettronici. Ancora una volta una scelta di confine, di sottocultura di marginalità artistiche capaci ancora dopo tanti anni di raccontarmi qualcosa che già conosco e che continua a suscitarmi un forte interesse, come una vecchia filastrocca. European Ghost - Pale & Sick Cupo e inteso, un altro album di esordio di una band italiana con sede a Bologna. Ancora una volta il filone post-punk produce un album di grande impatto, oscuro penetrante e meditativo. L’album risulta molto curato anche nei suoni e nel suo remastering. Gruppo assolutamente da seguire. A chiudere la mia cinquina i nuovi dischi di Trentemøller e RendezVous di cui ha già parlato Luca D’Altri qui sopra.

MARCO TURCI Kid Congo and the Pink Monkey Birds - La Arana es la vida Kid Congo è stato il chitarrista dei Gun Club, dei Cramps e dei Bad Seeds di Nick Cave, tanto per capire livello e territorio battuto. Questo disco del suo ultimo progetto è un frullato di punk e blues contemporaneo (ma come se gli anni 50/60 fossero ieri), ripassato da New York e New Orleans. Roba da patrimonio dell'umanità del R&R. M. Ward – More rain Ancora una volta un gran disco per suoni e scrittura. Come fa a mettere sempre in campo idee in modo così semplice? Buddy Holly ne sarebbe fiero! Iggy Pop - Post pop depression Un disco congegnato perfettamente e affidato alle giuste mani di Josh Homme. Le pianificazioni non sempre funzionano nel R&R. Questa volta si. E poi è Iggy Pop! Flowering Inferno - 1000 watts Disco meticcio e incontro di suoni governati dall'esperto Will Holland. Qui mette in campo una ritmica coinvolgente e dall'ampio spettro (si va dai ritmi latini e caraibici, al dub, alla battuta in levare), basi per il florilegio infernale di tastiere vintage e chitarre twang. Nuovi mondi da scoprire! Coral - Distance Inbetween Fermi per un po' di tempo, i Coral sono tornati con un album che cambia un po' le carte in tavola. Come sempre grandi composizioni, ma suoni più grossi e più datati. La batteria spacca! MAGNUS Pubblichiamo anche la cinquina pervenutaci senza commenti di Magnus, che ha scelto dischi di storiche band americane tra metal e punk-rock, Deftones Gore (alternative metal); Face to Face - Protection (punk-rock); Blink-182 - California (poppunk): Killswitch Engage Incarnate (metalcore); Chevelle - The North Corridor (alternative metal). MATTEO BOCCA L’ultima cinquina è quella, pervenutaci anche questa senza commento, di Matteo Bocca, che comprende i già citati dai suoi “colleghi” nuovi dischi di Iggy Pop, David Bowie, M. Ward e Bon Iver, a cui si aggiunge Think twice nuovo Lp di Nick waterhouse, cantautore americano che si muove tra rhythm and blues, jazz e soul. * Melody Box è una fascia di trasmissioni radiofoniche che va in onda dal lunedì al venerdì su Radio Icaro Rubicone, fm 90.00, curata da alcuni dei fondatori della storica Radio Melody. Tutti i programmi sono in podcast sul Mixcloud di Melody Box.


GLI EVENTI MAGIE DELL’AVVENTO 4,8,11 e 18 dicembre - Palazzuolo Sul Senio Stand con presepi, composizioni, articoli da regalo. Specialità gastronomiche. Artisti da strada e animazione. MERCATINI DI NATALE 4 e 11 dicembre - Marradi Banchetti con oggetti natalizi e prodotti tipici. Musica e intrattenimento. BORGHI IN FESTA 4 dicembre - Piancaldoli (Firenzuola) Mercatino di Natale e Arti e Sapori d’inverno. 100 PRESEPI PER PALAZZUOLO 8 dicembre - 6 gennaio 2016 Palazzuolo Sul Senio Rappresentazioni della Natività sparse in ogni anfratto, piazza, vetrina, giardino e angolo del borgo. Una mappa è a disposizione dei visitatori RIEVOCAZIONE STORICA DELLA NASCITA DI GESÙ 26 dicembre alle ore 17.00 Palazzuolo Sul Senio FIOCCHI DI NATALE 11 e 18 dicembre - Firenzuola Idee regalo, decorazioni e leccornie nel centro storico. Spettacoli di animazione per bambini.

L’INCANTO DELL’ALTO MUGELLO IN ATTESA DEL NATALE Nei piccoli borghi dell’ALTO MUGELLO l’attesa del Natale è magica. Circondati da montagne e boschi, immersi in un paesaggio affascinante che quando si ricopre di una coltre di neve diventa incantato, Palazzuolo sul Senio, Marradi e Firenzuola nelle domeniche che precedono il Natale allestiscono suggestive manifestazioni. A PALAZZUOLO SUL SENIO il 4, 8, 11 e 18 dicembre si svolge MAGIE DELL’AVVENTO. Nelle vie del borgo medioevale inondate da musiche natalizie si potranno ammirare anche sulle finestre, nascosti negli angoli e nei portoni i tradizionali o innovativi presepi del percorso “100 Presepi per Palazzuolo”. Nella Piazza dell’Avvento (Piazza IV Novembre) vengono allestiti stand con presepi, decori, composizioni, candele ecc e non mancherà la baita con Babbo Natale che ascolterà i desideri dei bambini. Presso lo stand della “Mangiatoia” specialità gastronomiche e prodotti tipici. Non mancheranno gruppi musicali, artisti di strada e animazione per grandi e piccini. Nelle ore serali Palazzuolo sarà illuminato da tante lanterne bianche. Il 26 dicembre alle ore 17.00 Rievocazione storica della Nascita di Gesù nelle vie del centro storico. (Info: 055 8046125 - www.palazzuoloturismo.it) A MARRADI il 4 e l'11 dicembre ci saranno i MERCATINI DI NATALE con i tradizionali banchetti con prodotti tipici, idee regalo e oggetti natalizi. Non mancherà il villaggio Babbo Natale con la sua magica slitta e aprirà l’ufficio postale per imbucare le letterina dei bimbi. Degustazione di piatti tipici marradesi nei RISTORANTI IN PIAZZA. Musiche e cori. Spettacolo delle bolle di sapone, di burattini e marionette. (Info: 055 8045170 - www.pro-marradi.it.)

A FIRENZUOLA l’appuntamento è l'11 e il 18 dicembre con FIOCCHI DI NATALE: due domeniche per cercare regali, decorazioni e leccornie nel centro storico. Ci saranno stand gastronomici e spettacoli di animazione ed ovviamente Babbo Natale ad accogliere i bimbi. Il 4 dicembre a Piancaldoli, località di Firenzuola, c'è BORGHI IN FESTA: Mercatino di Natale e Arti e Sapori d’inverno.

LE FESTE A TAVOLA NEI RISTORANTI L'Alto Mugello, collocato a mezza via tra Bologna e Firenze, ha gelosamente custodito tanta parte delle proprie risorse naturali e tradizioni sociali. Qui la gastronomia ha magicamente riunito l'arte culinaria della Toscana e della Romagna. "Fino a Natale né freddo né fame" diceva un proverbio, perché per quella festa ogni famiglia serbava tutto quello che vi era di meglio. Per chi volesse passare le festività natalizie fuori casa, i ristoranti di Marradi, Palazzuolo Sul Senio e Firenzuola propongono piatti che vogliono ricordare le cene e i pranzi delle feste in famiglia, con i sapori più tipici tramandati di generazione in generazione. Tra le ricette più gustose ricordiamo i crostini di fegatini, di funghi o con il tartufo, i tortelli di patate, i cappelletti ripieni di raviggiolo o stracchino, i ravioli di ricotta, la pasta ripiena o pasta lorda, i tortelli di marroni, la bistecca alta due dita, i fritti di verdure e carni, l'arista al forno, il coniglio ripieno, il cinghiale. Per chiudere con dolci squisiti come la torta di marroni, la torta di ricotta, le crostate, gli zuccherini, le pesche ripiene ecc. Tutte le info sui ristoranti sul sito www.mugellotoscana.it/it/gastronomia/dove-mangiare


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MUSICA

14

JAZZ/1

PIANOFORTE ARTURO STÀLTERI

AL

MAMA’S

Fresu, Bosso e Rubino per Artusi Dall’1 al 6 gennaio tra Santa Sofia, Bertinoro e lo storico club Naima Dall’1 al 6 gennaio è in programma la rassegna invernale di “Artusijazz”. Ecco gli eventi principali. Ad aprire, l’1 gennaio dalle 16.30 alla chiesa di San Pietro di Corniolo (frazione del comune di Santa Sofia) sarà Dino Rubino, eclettico pianista e trombettista siciliano, tra i maggiori nuovi talenti del jazz italiano, che proporrà brani estratti dal suo ultimo lavoro Roaming Heart, prodotto assieme a Paolo Fresu. Quest'ultimo sarà, invece, il protagonista della seconda attesa serata in programma (2 gennaio ore 21.15) al teatro Mentore di Santa Sofia. Il celebre trombettista sardo porterà in scena Around Tǔk music, lavoro inedito che Fresu con altri 5 artisti dell'omonima etichetta musicale ha suonato solo alla casa del jazz di Roma in occasione dell'incisione del disco. Il 3 gennaio il Naima club, lo storico locale di via Somalia, a Forlì, tornerà per una sera ad ospitare i grandi concerti jazz. Alle 21.30 è infatti atteso il Fabrizio Bosso quartet per uno spettacolo che prende il nome dall'omonimo disco del trombettista tra i più quotati della scena jazz italiana, Duke, un omaggio al “Duca” Ellington. Una accattivante commistione di sonorità funk e contemporanei suoni digitali caratterizza invece il Gianluca Petrella trio "70's", formazione in cartellone che rivisita oltre 40 anni di musica. Ad accompagnare il trombone di Petrella, il 4 gennaio alle 21.30 nel teatro ex seminario di Bertinoro, sarà Michele Papadia e il giovane talentuoso Stefano Tamborrino. Il giorno successivo alle 21.30 sempre e Bertinoro sarà la volta di Francesco Diodati, chitarrista che si è rivelato più di una promessa del jazz poiché fa stabilmente parte del nuovo quintetto di Enrico Rava. Il fantasioso chitarrista ripercorrerà i successi di Thelonius Monk assieme a Carlo Conti (sax), Francesco Ponticelli (contrabbasso) ed Ermanno Baron (batteria). A chiudere la kermesse musicale, il 6 gennaio, saranno due concerti: alle 11 all'interno della chiesa dei Servi di Forlimpopoli, appuntamento con il pianista Mirko Signorile; alle 19 all' Enoteca Bistrot Colonna di Bertinoro con il sax di Carlo Atti che si esibirà in un trio composto da Nahuel Schiumarini (chitarra) e Marco Frattini (batteria). Direttamente dal Blue note di Milano, all’apertura dei concerti serali si potrà assistere alle proiezioni fotografiche de “Le strade del jazz”, scatti nei quali Roberto Cifarelli ha immortalato alcuni dei più grandi musicisti della scena jazz internazionale quando, a fine concerto, riposti gli strumenti e lontano dai riflettori e dallo sguardo degli spettatori, spariscono nella notte. Sottoscrivendo la Golden card, al prezzo di 80 euro, si avrà diritto all'ingresso gratuito a tutti i concerti della rassegna invernale ed estiva. Le prevendite dei biglietti dei singoli concerti (da 5 a 20 euro) saranno acquistabili dal 5 dicembre da Calboli dischi, in Corso Mazzini 111 a Forlì. Info: 340 5395208 .

Il pianista jazz americano Ahmad Jamal in una foto di Roberto Cifarelli, protagonista con i suoi scatti all’Artusijazz

JAZZ/2 I MERCOLEDÌ DELLO ZINGARÒ A FAENZA Prosegue allo Zingarò di Faenza la tredicesima edizione della rassegna jazz che vede come direttore artistico il musicista Michele Francesconi. Sul palco del club la tradizione del jazz interpretata dalla voce di Chiara Pancaldi (il 25 gennaio), le declinazioni del linguaggio offerte dal duo composto da Andrea Pozza e Mattia Cigalini (il 7 dicembre), la fusion di Havona (il 18 gennaio) e la valorizzazione della musicalità del dialetto romagnolo con la voce e la batteria di Vince Vallicelli che si unisce (l’11 gennaio) al trio d’archi composto da Andrea Costa, Gionata Costa e Roberto Villa.

“IDENTIKIT” AL MAGAZZINO DI CESENA Partita in novembre, prosegue Identikit, “piccola rassegna ologrammatica” al Magazzino Parallelo di Cesena. Domenica 11 dicembre l’appuntamento è con il progetto CORdas, guidato dalla cantante, compositrice e arrangiatrice Alessia Obino, tra jazz e tradizione, ma fuori dagli schemi. Domenica 15 gennaio sul palco invece il quartetto del contrabbassista romano Francesco Ponticelli, tra scrittura e improvvisazione. Info: 346 3681206.

JAZZ & AVANT Il violinista Dominique Pifarely, stella dal jazz europeo, atteso all’Area Sismica l’11 dicembre

Sabato 3 dicembre al Mama’s di Ravenna il compositore e pianista romano di fama internazionale Arturo Stàlteri presenterà il suo ultimo album - Préludes, con 23 composizioni inedite al pianoforte in forma di preludio - accompagnato da Federica Torbidoni a flauto e voce.

Roccato, Rabbia, Schiaffini e Massaria all’Area Sismica Domenica 11 dicembre ultimo concerto del 2016 all’Area Sismica di Ravaldino in Monte (Forlì), piccolo locale ma di respiro internazionale nel campo della musica più avventurosa, tra jazz, avant e improvvisazione. A distanza di pochissimo dalla residenza con Martusciello e Meyer, Michele Rabbia e Daniele Roccato tornano per esibirsi con un altro gigante della musica attuale, il violinista Dominique Pifarely. Stella del jazz europeo, Pifarely si distingue fin dagli esordi entrando a far parte della band di Mike Westbrook, la Vienna Art Orchestra. Roccato è invece un superlativo contrabbassista solista e compositore, amico e sodale di Stefano Scodanibbio, con cui ha fondato l’ottetto di contrabbassi Ludus Gravis, anima musicale del coreografo Virgilio Sieni. Rabbia è un funambolo della batteria e di tutto ciò che si può percuotere, autore di memorabili performances in solo, grazie al suo interesse per la musica improvvisata ha collaborato in studio e dal vivo con i più disparati musicisti in ogni angolo del mondo. La programmazione riprende in gennaio, in particolare con il concerto del 22 (sempre alle 18) del duo composto da Giancarlo Schiaffini – compositore-trombonista-tubista romano considerato tra i padri dell’avanguardia italiana a confine tra mondo colto e jazz creativo – e dal chitarrista triestino Andrea Massaria.

I CONCERTI DI CA’ LEONI Continua la rassegna del “più piccolo jazz club al mondo”, Ca’ Leoni, a Forlì (corso della Repubblica 23). Tra i protagonisti il trio del trombettista forlivese Giuseppe Zanca (1 dicembre), il Passarim Trio (8 dicembre), The Indians Trio (15 dicembre), il Maramao Swing Quartet (22 dicembre) e il Wid’Em Trio (29 dicembre). Info: 0543-24344.

AL MARIANI DA CHICAGO ALLA HOLIDAY Al Mariani di Ravenna prosegue la rassegna jazz del venerdì sera. Il 2 dicembre viaggio nel funk americano con The Investigators, guidati dal cantante-bassista di Chicago Mr. Vonn Washington; il 9 dicembre appuntamento con il sound degli organ trio del Luca di Luzio Blue(s) Room Trio poi dopo il concerto di Natale del 16 si riprende in gennaio, il 13 con l’omaggio a Billie Holiday dell’Eloisa Atti Jazz Quartet, il 20 con il Jazzlife Duo e il 27 con “Organic Vibe”: Mecco Guidi, Alessandro Scala e Marco Frattini in un progetto sulle contaminazioni che tocca il soul e il funk passando dal jazz dei primi dischi della Blue Note.


MUSICA

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15 WORLD DAL BRASILE

AL FOLKLORE ROMAGNOLO AL

MAMA’S

Tra i vari concerti del Mama’s, a Ravenna, da segnalare il viaggio nel Brasile di sabato 14 gennaio con i toscani Tamanduà, quartetto nato dal fermento creativo del chitarrista Pino Arborea. Sabato 7 gennaio, invece, si va alla riscoperta anche del folklore romagnolo, con il trio (due violini e un pianoforte) Iftode.

ATMOSFERE

MEDITERRANEE E LATINE IN

“CORTE”

Al via anche i concerti al teatro Corte di Coriano che, oltre al gospel (vedi articolo qui a fianco), in dicembre propone il 3 dicembre un concerto di world music, in particolare ispirata dal Mediterraneo, con protagonista il riminese Deja Vu Quartet. Il 14 gennaio sarà invece la volta della cantautrice riminese Laura Benvenuti che presenta il suo disco “Un’idea” tra jazz, pop e atmosfere latine.

CROSSOVER MAURIZIO TASSANI, TRA BOCELLI E LA LADIES ORCHESTRA

GOSPEL

Sabato 21 gennaio alle 21 al teatro comunale di Predappio si terrà il concerto "Grande Amore" con Maurizio Tassani e The Ladies Orchestra. Uno show spumeggiante con sei musiciste e un cantante, il forlivese Tassani, tenore crossover, finalista alla prima edizione di Italia’s Got Talent e con diverse apparizioni in Rai. I cavalli di battaglia del suo repertorio sono le cover di Andrea Bocelli, Luciano Pavarotti, Albano, Toto Cutugno, Celentano, Frank Sinatra, Michael Bublé.

Gli “spiriti” del Natale in Romagna Voci dagli Stati Uniti nei teatri di Forlì, Longiano e Coriano Con il periodo natalizio, si moltiplicano anche i concerti gospel in Romagna. Ne segnaliamo alcuni particolarmente rilevanti. Al teatro Fabbri di Forlì l’appuntamento è per martedì 20 dicembre alle 21 con un classico di Natale, l’Harlem Spirit of Gospel Choir: sul palco le migliori voci del panorama gospel statunitense che si sono esibite davvero in tutto il mondo, con un repertorio misto di brani che spaziano dal classico alla rivisitazione di brani moderni. Al teatro Petrella di Longiano il concerto gospel di Natale è in programma venerdì 23 dicembre alle 21. L’appuntamento è con Dennis Reed Jr, impegnato per la prima volta in un tour in Italia. Si tratta di un giovane arti-

sta poliedrico, pianista, vocalist e leader del gruppo da lui creato GAP (God’s Appointed People). Partendo dalla musica sacra della tradizione afroamericana, Reed introduce e mescola le sonorità e gli stili più moderni come r’n’b e hip hop. Una delle corali più prestigiose degli Stati Uniti, Danton Whitley & Mosaic Sound, sarà poi in concerto in esclusiva al teatro Corte di Coriano (Rimini) giovedì 22 dicembre dalle 21.15, mentre in provincia di Ravenna l’appuntamento natalizio esula ormai da qualche anno dal gospel ed è invece a base di swing, il giorno di Natale alle Artificerie Almagià con il Rock’n’ Roll Xmas Ball, una vera e propria festa musicale con The Good Fellas.

DIVERTIMENTO MAX PAIELLA, CANTASTORIE

E IMITATORE

Il 2 dicembre al teatro Socjale di Piangipane appuntamento con Max Paiella, cantante, cantastorie, comico e imitatore romano, conosciuto al grande pubblico per le sue performance su Radio 2 al Ruggito del Coniglio. Lo accompagnerà il maestro Flavio Cangialosi al pianoforte, per una serata all’insegna della musica e del divertimento. All’insegna anche del divertimento pure l’appuntamento del 9 dicembre del Socjale con Le Sorelle Marinetti (celebre trio maschile di cantanti e attori en travesti) e l’epopea della canzone swingata degli anni trenta e quaranta.

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R&DCULT dicembre 2016 gennaio 2017

MUSICA

16 di Enrico Gramigna

“Purtimiro”. Prende il nome dal finale del L’Incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi il nuovo festival di musica antica di Lugo, fortemente sognato e voluto dal sindaco in persona, Davide Ranalli. Rinaldo Alessandrini, il direttore artistico e musicista romano, grandissimo interprete monteverdiano, ha risposto a qualche domanda stuzzicando la curiosità verso il nuovo festival lughese (il programma nei dettagli nel box qui a fianco). Da dove nasce l’idea “Purtimiro”? Come mai proprio a Lugo, nella cornice del teatro Rossini? «”Purtimiro” è una logica continuazione dei presupposti che animarono 30 anni fa la riapertura del teatro LASSICA Rossini, quando dopo l'eccellente restauro, il teatro venne destinato a un repertorio assolutamente inconsueto per un teatro italiano, grazie all'intuizione e alla lungimiranza di Tonino Taglioni. Impressiona però come, a distanza di 30 anni, l'idea del teatro barocco faccia parte ancora di quelle utopie totalmente irrealizzabili in larga scala in Italia». Per lei è un ritorno a Lugo, giusto? Aveva già diretto un’opera? Come le pare il teatro a qualche anno di distanza? «Ho avuto l’onore e la fortuna di essere a Lugo già dalla riapertura, per 3 o 4 anni, suonando in orchestra ma anche dirigendo un paio di produzioni. Il teatro mi pare intatto come l’atmosfera che si percepisce all’interno». La programmazione della stagione spazia dal concerto all’opera, qual è il fil rouge che lega questi 8 appuntamenti? «L’idea dell’opera fa da spina dorsale a tutto il festival. Ciò nonostante, anche considerando il fatto che i nostri appuntamenti si svolgeranno in un arco di tempo limitato, abbiamo cercato, Valerio Tura ed io, di concepire un festival che, all’interno di una certa logica legata sia a un’idea programmatica che alla città, potesse offrire una grande varietà musicale. Il pubblico di Lugo sarà assai variegato, in parte non completamente familiare con l’opera barocca. Da qui la necessità di una strategia di programmazione che potesse comunque interessare ed attrarre quanti più spettatori possibile – e auspicabilmente formare un nuovo pubblico – pur rimanendo all’interno di linee guida generali che inquadrano i repertori del festival in un ambito seisettecentesco». Aprirà la rassegna un appuntamento interamente dedicato a Monteverdi. Lei è certamente uno dei più importanti interpreti del repertorio del cremonese, cos’è che la lega maggiormente al padre di Orfeo, Ulisse e Poppea? Qual è la vera forza nascosta della musica monteverdiana? «La musica di Claudio Monteverdi ha rappresentato in tutti questi hanno uno stimolo continuo allo studio dei meccanismi che sovrintendono il rapporto tra testo e musica. Anche se legato alla cultura del suo tempo, Monteverdi illustra in modo inequivocabile la forza della parola cantata e fornisce spunti di estremo interesse sulle possibilità espressive della musica. Da qui il bisogno quasi quotidiano di rapportarsi con un compositore che sfida l’esecutore in un continuo lavoro di miglioramento e approfondimento». Il celebre chiasmo ariostesco è il titolo del concerto dedicato alle musiche di Händel ispirate ad episodi dell’Orlando furioso. Una scelta molto interessante, cosa si deve aspettare il pubblico? «Si tratta di una selezione di arie e duetti (oltre alla musica strumentale) delle 3 opere di Händel di ispirazione ariostesca. Un connubio, quello tra il compositore e il poeta, che ha dato vita a veri e propri capolavori, potendo Händel attingere a piene mani nella dimensione favolistica che ha sempre dimostrato una grande funzionalità nell’idea dell’opera settecentesca». Finalmente Lugo avrà una nuova produzione nata per il teatro Rossini, una commedia musicale di Alessandro Scarlatti che avrà ben 3 repliche a cavallo di Natale. Farete festa con i romagnolissimi cappelletti in brodo? «Sono molto contento di questo allestimento. Alessandro Scarlatti rimane ancora uno dei grandi paradossi della cultura italiana, famosissimo in vita e ancora oggi, ma raramente considerato nelle stagioni d’opera italiane. Rimarremo a Lugo quasi tutto il mese di dicembre, ma le feste le passeremo ognuno con la nostra famiglia. Ciononostante le occasioni per un piatto di cappelletti a Lugo non mancheranno sicuramente!». L’ultimo appuntamento sarà con La serva padrona. La sorpresa è che non sarà quella di Pergolesi, ma quella di Paisiello, che differenze ci sono tra le due composizioni? «Principalmente la strumentazione che è molto più ricca in Paisiello. Il libretto è praticamente lo stesso. Cambia il linguaggio, ovviamente, che risente dell’intervallo temporale che passa tra Pergolesi e Paisiello. Ma anche questo intermezzo conferma, se ce ne fosse bisogno, come Napoli sia stata nel settecento una delle città più incredibilmente ricche di musica e ottimi compositori». Qual è, concludendo, il concerto che più la intriga, che è curioso di cominciare a provare, tra quelli della rassegna? «La sfida, se di sfida si può parlare, non si limita al singolo concerto: quindi per noi sarà essenziale poter verificare la tenuta del festival a fine dicembre, sapendo che ogni singolo evento avrà fatto parte di una idea molto più grande. Ci piacerebbe che il pubblico lughese apprezzasse l’impegno che abbiamo messo nel realizzare questo festival, soprattutto in tempi come questi, dove la cultura e la musica perdono interesse e attrattiva in chi dovrebbe gestirne le sorti. Si tratta, a mio avviso, di un gesto culturale come pochissimi in Italia e che si spera possa fare da apripista per altre mille iniziative simili».

C

Alessandrini e «l’utopia» del barocco Parla il grande interprete romano, direttore artistico del festival “Purtimiro” di Lugo

Rinaldo Alessandrini e, in alto, uno scorcio del teatro Rossini

IL PROGRAMMA DAL 3

AL

30

DICEMBRE AL TEATRO

ROSSINI

OTTO GRANDI EVENTI MUSICALI

Dal 3 dicembre al 30 dicembre otto grandi eventi al teatro Rossini di Lugo per “Purtimiro, Feste Musicali intorno all'opera barocca”. Esattamente trent'anni dopo la sua riapertura, il Rossini festeggia l'importante anniversario con la nascita di un festival dedicato alla musica barocca, genere particolarmente adatto alle caratteristiche della sua struttura architettonica. Lo fa affidandone la direzione musicale al maestro Rinaldo Alessandrini (da noi intervistato qui a fianco), considerato come uno dei maggiori interpreti al mondo della musica di Monteverdi, Scarlatti, Händel, Vivaldi, Paisiello, Corelli, e lui stesso protagonista di cinque eventi del festival. Vero clou è la nuova produzione il 21 dicembre (con repliche il 23 e 27 dicembre) dell'opera Gli equivoci nel sembiante di Alessandro Scarlatti (1660-1725), commedia in musica in tre atti, con la regia le scene e i costumi di Jacopo Spirei, le luci di Giuseppe Di Iorio, i cantanti Monica Piccinini, Alena Dantcheva, Valerio Contaldo, Raffaele Giordani, in buca il Concerto Italiano, direttore al clavicembalo Rinaldo Alessandrini. “Purtimiro” si aprirà però ufficilamente sabato 3 dicembre alle 20,30 col concerto “Notte. Storie di amanti e di guerrieri”, con musiche di Claudio Monteverdi eseguite dal Concerto Italiano diretto dallo stesso Alessandrini. In programma anche il celeberrimo Combattimento di Tancredi e Clorinda dall'Ottavo Libro dei Madrigali Guerrieri e Amorosi. Il 7 dicembre alle 20,30 ancora il Concerto Italiano e Rinaldo Alessandrini al clavicembalo con “Arte Violinistica Italiana”, un florilegio di musiche strumentali barocche di Tarquinio Merula, Marco Uccellini, Haendel, Porpora, Corelli e Vivaldi. Domenica 11 omaggio a Shakespeare nel quattrocentesimo anniversario della morte (1616) con lo spettacolo “Shakespeare in love, Shakespeare in musica...”, musiche di Henry Purcell, con la partecipazione del soprano Berit Solset, dell'attore Emanuele Marchesini e dell'Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone. Giovedì 15 recital “Il pianoforte nel Settecento: dall'Italia all'Europa” del pianista italo-svizzero Olivier Cavé (già allievo di Maria Tipo) che proporrà le sue raffinate e premiatissime letture di musiche di Domenico Scarlatti, Franz Joseph Haydn, Muzio Clementi e Johann Sebastian Bach. “Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori...” è il celebre incipit dell'Orlando Furioso, ma è anche il titolo del concerto di sabato 17 dicembre alle 20,30 con musiche di Georg Friedrich Haendel ispirate ad episodi del poema di Ludovico Ariosto, di cui si celebrano i cinquecento anni dalla prima pubblicazione (1516). In scena con Concerto Italiano diretto da Alessandrini ci saranno il soprano Roberta Invernizzi e il contralto Sonia Prina, vale a dire due fra le migliori interpreti al mondo del repertorio barocco nella propria tessitura. Il noto giornalista televisivo Fabio Cappelli sarà voce recitante della serata. Dopo la nuova produzione da Scarlatti di cui sopra, il festival proseguirà mercoledì 28 dicembre col concerto straordinario del baritono Pietro Spagnoli e del pianista Giulio Zappa che prende il titolo “L'opera italiana fra settecento e Rossini”, con musiche di Gluck, Giordani, Rossini, Gassmann, Mozart e Salieri. Gran chiusura venerdì 30 dicembre alle 20,30 (quasi a mo' di concerto di fine d'anno) con l'esecuzione in forma semi-scenica dell'Intermezzo buffo in due parti La Serva Padrona di Giovanni Paisiello (1740-1816), testo col quale il sommo compositore tarantino – di cui si celebra quest'anno il doppio centenario della morte – conquistò stima imperitura da parte della zarina Caterina Seconda di Russia alla corte di San Pietroburgo, dove era assunto nel ruolo di maestro di cappella. Per questa nuova produzione di fine d'anno Luciano Di Pasquale interpreterà Uberto, Silvia Frigato sarà Serpina, mentre nei panni del servo-muto si celerà un noto personaggio politico a sorpresa. Ancora Rinaldo Alessandrini sarà sul podio del suo gruppo-emanazione Concerto Italiano. Abbonamenti a 8 spettacoli con prezzi da 55 a 180 euro in vendita presso la biglietteria del Rossini, biglietti ai singoli spettacoli da 7 a 32 euro sul sito www.vivaticket.it.

«Spero che il pubblico

lughese apprezzi quello che è un gesto culturale come pochi in Italia

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MUSICA

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CLASSICA/1

CLASSICA/5

Mario Brunello, atteso a Cesena

LA TOSCANINI

Giuseppe Albanese e Mario Brunello al Bonci di Cesena Al via anche il cartellone dei concerti al teatro Bonci di Cesena. Sabato 10 dicembre il calabrese Giuseppe Albanese, tra i pianisti più richiesti nel panorama internazionale della sua generazione (lui è classe 1979) suona Liszt e alcuni brani di Carlo Bersani; venerdì 20 gennaio la nota attrice e cantante milanese Laura Marinoni presenta il recital “Amore ai tempi del colera”, da Gabriel García Márquez, con Alessandro Nidi (al pianoforte) e Marco Caronna (chitarra e percussioni) che la accompagnano con un repertorio musicale di matrice prevalentemente “caraibica”, ripercorrendo idealmente i luoghi in cui è ambientato il romanzo, Cuba, Giamaica, Colombia, Venezuela. Sabato 28 gennaio invece il grande violoncellista veneto Mario Brunello dedica un intero programma a J. S. Bach. Da ricordare infine la sezione di teatro musicale dedicata ai 170 anni del Bonci, con in particolare il concerto della Orchestra Filarmonica Malatestiana (domenica 18 dicembre) con musiche di Tchaikovsky e Brahms.

STAGIONE DELL’ACCADEMIA A

LUGO

Al teatro Rossini di Lugo il 27 gennaio alle 21 musiche di Britten e Bartók con Francesco Lanzillotta sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini, in un concerto “supersinfonico” che conoscerà anche il debutto del giovanissimo talento siciliano del pianoforte, Ruben Micieli, impegnato nel Primo Concerto di Tchaikovsky.

BELCANTO

CLASSICA/2

A

RICCIONE

Per gli amanti della musica colta e del belcanto prosegue la stagione concertistica Italian Opera Riccione allo Spazio Tondelli. Sabato 10 dicembre alle 21 l'esibizione di Iano Tamar (soprano), Romano Martinuzzi (baritono), Laura Brioli (mezzosoprano) e David Boldrini al pianoforte con musiche di Mozart, Vivaldi, Puccini, Verdi e Rossini. Domenica 22 gennaio alle 17 invece è in programma l'esibizione di Alessio Benvenuti (violino), Riviera Lazeri (violoncello) e David Boldrini (pianoforte) con Beethoven e Franck.

Concerti di Natale dalla Romagna a... Betlemme

CLASSICA/3 LA

A

BAGNACAVALLO

Prima edizione della stagione musicale Bagnacavallo Classica al teatro Goldoni. La rassegna inaugurerà il 23 dicembre con il primo dei cinque concerti di Accademia Bizantina in programma fino ad aprile. Si parte con uno degli autori più cari ad Accademia Bizantina, ossia Vivaldi, in un programma comprendente le celebri Quattro stagioni oltre a rari capolavori di due grandi compositori quali Niccoló Porpora e Alessandro Scarlatti. E J.S. Bach con l'esecuzione dei suoi più bei concerti per clavicembalo e archi. Il concerto di Natale si terrà venerdì 23 dicembre con protagonista accanto all'ensemble il controtenore Carlo Vistoli, mentre sabato 21 gennaio sarà la volta del Gioco del Barocco del '600 Italiano con Ottavio Dantone a direzione e clavicembalo. Tutti i concerti sono in programma alle 21. I prezzi dei biglietti vanno da 11 a 21 euro. Info: 0545 64330 e www.vivaticket.it.

La stagione “Capire la musica” della cooperativa Emilia Romagna Concerti prosegue con il Concerto di Natale. Eseguito come sempre dalla Young Musicians European Orchestra creata dal maestro Paolo Olmi, quest’anno a Ravenna è in programma l’8 dicembre nella chiesa di San Giovanni in San Clemente di via Girolamo Rossi e sarà diretto dal giovane Matthieu Manthanus, conosciuto anche dal pubblico televisivo come divulgatore della musica classica. Il programma comprende le Variazioni Rococò di Ciaikowski, con il violoncelliista finlandese diciottenne Jonathan Roozeman, l'Ouverture dalla Italiana in Algeri di Rossini e una pagina poco conosciuta ma di grande virtuosismo, il Grand Duo Concertante per violino, contrabbasso e orchestra di Bottesini. Il 6 dicembre un’anteprima andrà in scena al teatro comunale di Cervia, mentre i concerti di Natale saranno poi ripetuti il 9 dicembre all’Abbazia di San Mercuriale, a Forli, e poi a Gerusalemme e Betlemme, in queste occasioni sotto la direzione di Paolo Olmi. La rassegna di Er Concerti prosegue poi nel 2017 alla sala Corelli del teatro Alighieri di Ravenna: il 15 gennaio ritorna la violinista Francesca Dego che, insieme alla pianista Francesca Leonardi, eseguirà musiche di Beethoven, Respighi e Castelnuovo-Tedesco. il 26 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, si esibiranno invece il violinista ucraino Yevgeniy Kostryskyy e il pianista israeliano Adi Neuhaus in un programma che comprende Bach, Beethoven e Franck.

CLASSICA/4 LE

DOMENICHE CON LA

MARIANI

Proseguono a Ravenna i Concerti della domenica dell’associazione Mariani (ore 11 alla sala Corelli del teatro Alighieri). Il 4 dicembre sarà la volta dell’Ensemble Symposium, quartetto d’archi nato nel 2012 con l’intento di diffondere composizioni inedite di autori del periodo barocco e classico. L’11 dicembre sarà di scena il duo formato dalla violinista Flavia Fazzi e dal pianista Emanuele Stracchi. Infine spetterà a una giovane promessa del pianoforte il compito di chiudere la rassegna il 18 dicembre: Filippo Gorini, vincitore a soli vent’anni del concorso Telekom- Beethoven di Bonn.

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TEATRO

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OPERA

DANZA CLASSICA/1 Cenerentola

Un ballo in maschera secondo Nucci e Renzetti all’Alighieri

Per la grande clanza classica sotto le feste di Natale a Cesena il 28 dicembre (fuori abbonamento) va in scena Cenerentola con musiche di Sergei Prokofiev e le coreografie Timur Gareev con il Balletto di Mosca - Russian New Classical Ballet

Dopo aver ospitato la Trilogia d’Autunno di Ravenna Festival 2016, la stagione d’opera dell’Alighieri riparte nel 2017 con un titolo verdiano fra i più amati, ma anche di più rara rappresentazione: Un ballo in maschera. In programma l’8 e il 10 gennaio con la regia di Leo Nucci e la direzione di Donato Renzetti, vedrà protagonista l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, anche quest’anno presente in tutti e tre i titoli d’opera in programma.

La bella addormentata Con le coreografie di Marius Petipa il balletto di Mosca La Classique porta al teatro Diego Fabbri di Forlì La bella addormentata su musiche di Cajkovskij. Mercoledì 11 gennaio con sipario alle 21

SHAKESPEARE LA

MUSICA DEL

BARDO

SECONDO

LORENZO ARRUGA

Nel IV centenario della morte di William Shakespeare, il teatro Alighieri di Ravenna vedrà il ritorno di Lorenzo Arruga con un singolare lavoro – in prima assoluta il 13 dicembre come fuori abbonamento (e poi a Russi il 16) concepito assieme all’amico compositore Azio Corghi, che vuole restituire quella che era la forma di teatro del grande drammaturgo inglese. Lascia pur che il mondo giri porta infatti in scena le musiche originali della compagnia di Shakespeare, una componente che tanta parte aveva nel suo teatro dove gli attori erano anche musicisti e cantanti.

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Lago dei cigni Martedì 10 gennaio alle 21 il balletto di Mosque La Classique sarà al Masini di Faenza con Il lago dei cigni musiche di Tchaikovskij, coreografie di Marius Petipa direttore Artistico Elik Melikov

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TEATRO

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DANZA CLASSICA/2

DANZA CLASSICA/1

Tre volte Schiaccianoci: da Amodio a Batti Carmen K Nuova coregografia di Monica Casadei ispirata al mondo dell’opera, questa volta Bizet in Carmen K al Bonci di Cesena l’8 gennaio alle 21.

Romeo e Giulietta Al Bonci di Cesena il Romeo e Giulietta contemporaneo del Junior Balletto di

Toscana con la coreografia di Davide Bombana il 9 dicembre

Rain Dogs - Bliss Il balletto delle feste per eccellenza si sa è Lo schiaccianoci, musicato da Tchaikovskji e tratto dal celebre fiaba di E.T.A. Hoffman che racconta la magia di una vigilia di Natale di una bambina, Clara, e il suo giocattolo il Principe Schiaccianoci. E non a caso proprio questo balletto in versioni e riletture diverse sarà di scena in diverse città della Romagna. Il 27 dicembre, al teatro Bonci di Cesena alle 21 andrà in scena la pià classica delle versioni con le coreografie di Marius Petipa, i solisti Andrei Sorokin e Kristina Kochetova del Balletto di Mosca - Russian New Classical Ballet. Particolarmente interessante la versione presentata all’Alighieri di Ravenna che sarà anche il primo omaggio a Lele Luzzati e alla leggerezza del suo segno a caratterizzare la stagione danza, la quale si aprirà il 14 e 15 gennaio con Lo schiaccianoci coreografato da Amedeo Amodio nell’allestimento storico dell’indimenticato scenografo genovese. In scena una giovane compagnia selezionata appositamente da Amodio, impreziosita dalla presenza di Vito Mazzeo del Het National Ballet, come primo ballerino ospite. A Cattolica, il 20 gennaio, al teatro della Regina, si potrà ammirare la versione con le coreografie di Marco Batti e interpretata dal Balletto di Siena.

Vi augura Buone Feste in compagnia di tutti gli appuntamenti di questa doppia edizione Ci vediamo giovedì 27 gennaio 2017

Al Rossini di Lugo Aterballetto porta in scena due coreografie: Rain Dogs e Bliss il 20 gennaio (a sinistra).

Tangram Performance di Stefan Sing e Cristiana Casadio tra danza, circo e teatro, il 17 dicembre al teatro Mentore di Santa Sofia.


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TEATRO

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RICERCA/1

RICERCA/2

Il nono Màntica con Guidi e Gibbons La quinta Fèsta tra città e mondo

A Cesena, fino al 5 dicembre, canto, danza, spettacolo, musica Fino al 5 dicembre a Cesena si svolge la nona edizione di Osservatorio Màntica ideato da Chiara Guidi, fondatrice della Socìetas, tra teatro Comandini, Palazzo del Ridotto, Biblioteca Malatestiana, teatro Bonci. Tra gli elementi centrali il laboratorio di vocalità e montaggio sonoro condotto da Chiara Guidi e Scott Gibbons sulla condanna dell’origine nella figura di Edipo. Nel dettaglio, il programma giovedì 1 dicembre vede in scena il ballo Verso la specie, della scuola di movimento ritmico Mòra, diretta da Claudia Castellucci, ispirato alla metrica della poesia arcaica greca e al movimento essenziale dei cavalli (luogo da definire, alle 19); seguito dal concerto Egurra Soinu Iturri del musicista basco Beñat Ralla Yusta, maestro nel far suonare il legno della txalaparta, che Ralla Yusta suonerà insieme con il duo Ezpalak, formato da Haritz Ezeiza e Ixiar Jauregi (Teatro Comandini, ore 21). Avrà inizio venerdì 2 dicembre (fino a domenica 4 dicembre) il corso di ballo sardo “Su ballu campidanesu” e “Su ballu cabillu” dedicato all’insegnamento dei passi fondamentali e all’applicazione del ritmo della danza alla suonata (Palazzo del Ridotto, quota di partecipazione 15 euro, atti@societas.es). Lo stesso giorno si terrà “Lost in Translation”, dialogo con Scott Gibbons, musicista statunitense – storico collaboratore della Socìetas – pronto a illustrare la trasformazione elettronica dei suoni (Teatro Comandini, ore 19). La giornata si concluderà con Le Récital des Postures della coreografa svizzera Yasmine Hugonnet (Teatro Comandini, ore 21). Sabato 3 dicembre la parola andrà al filosofo Umberto Curi, autore, con I figli di Ares (Castelvecchi), per una riflessione sulla “guerra continua” (Teatro Comandini, ore 17.30). Esordirà lo stesso giorno la giovanissima formazione dei danzatori Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi, con Le Jardin, (Teatro Comandini, ore 21, nella foto). A seguire, il concerto Migration, di Stephen Cornford, a cura di MU (Comandini, ore 22). Cornford terrà anche l’incontro che aprirà la giornata di domenica 4 dicembre, Reconfiguring Media (Teatro Comandini, ore 16). Sarà quindi il momento del nuovo lavoro di Chiara Guidi e Francesco Guerri, Esercizi per voce e violoncello sulla Divina Commedia, un cammino nel riverbero della parola del poeta (Teatro Bonci, alle 18; replica il 5 dicembre alle 10). In serata il maestro di launeddas Luigi Lai coinvolgerà “il corpo corale” di Màntica in un ballo sardo al seguito della sua musica antica, suonata insieme con Fabio Vargiolu (Teatro Comandini, ore 21.30);

A Ravenna in scena i lavori di Fanny, nanou, Menoventi Al via la quinta edizione di “Fèsta”, la rassegna organizzata da E-production, in programma dal 2 al 4 dicembre a Ravenna. Al centro dell’edizione 016 di Fèsta vi è l’idea di creare un ponte tra la città e il mondo, una sorta di dialogo in grado di coniugare un’anima tradizionale della città con un cosmopolitismo globale alimentato dal respiro internazionale di questa quinta edizione. Tra gli appuntamenti in programma, sabato 3 dicembre E-production sostiene ed ospita l’Associazione Ubu per Franco Quadri che dà il via ad “Elementare”, ciclo di seminari patagogici internazionali sulla curatela nell’arte performativa. Al termine del seminario, nella cornice dell’Osteria del Pancotto, Menoventi presenterà lo spettacolo Perdere la faccia, intreccio tra cinema e teatro. In programma alle 16.30 di sabato 3 dicembre, l’appuntamento è ad ingresso gratuito. Sul fronte dei lavori teatrali, la storica compagnia ravennate Fanny & Alexander presenta per la prima volta in Romagna To be or not to be Roger Bernat (venerdì e sabato sera all’Almagià) inizio di un percorso più ampio dedicato all’Amleto di Shakespeare. In questa prima tappa il gruppo ravennate ha trovato ispirazione dall’incontro e dal dialogo in costante movimento con Roger Bernat, artista e regista catalano, con cui Fanny & Alexander ha condivisa una residenza artistica a Wroclav, in Polonia. Ospite di Fèsta anche il gruppo francese Pardes Rimonim, coautori assieme alla compagnia faentina Menoventi, di Survivre #Episodio 1: Il giudizio universale. La collaborazione tra i due i due gruppi ha dato vita a una serie di corti teatrali che incrocia la tematica della sopravvivenza con quella della copia. Domenica 4 dicembre sarà presentato al pubblico il primo episodio della serie. Spazio anche alla danza, in sinergia con “Today To Dance”, la rassegna cittadina sulle forme della danza contemporanea e d’autore in cui sarà presentato senza titolo per uno sconosciuto (nella foto), ultima produzione di gruppo nanou (in scena il 2/3/4 dicembre ad Ardis Hall). All’interno di Fèsta si conferma anche il consueto appuntamento con la musica elettronica e l’atmosfera da club. La notte del 3 dicembre si anima con Club Adriatico che porta a Ravenna direttamente dal Giappone Dj Nobu, uno dei protagonisti della techno più sofisticata degli ultimi anni. Ad aprire la serata Hazina e Nicolò, resident dj di Club Adriatico. Il programma dettagliato: www.e-production.org.

FAENZA

RIMINI

SLOT MACHINE: LA TRAGEDIA DEL GIOCO D’AZZARDO

IL MONOLOGO CREPARE DI RABBIA, PROBABILMENTE

Mercoledì 14 dicembre alle 21 alla Casa del Teatro di Faenza va in scena Slot Machine, spettacolo del Teatro delle Albe, scritto e diretto d Marco Martinelli che l’ha ideato con Ermanna Montanari e che vede in scena un bravissimo Alessandro Argnani. Lo spettacolo affronta il tragico tema della dipendenza del gioco d’azzardo senza didascalismi e moralismi ma con un’altissima tensione drammatica. Slot machine racconta la caduta vertiginosa di un giocatore dove ogni legame affettivo viene sacrificato sull’altare del niente. Amara è la sua fine e, nel suo malato sogno di potenza, delira da solo dal fondo di un fossato di campagna, colpito a morte dai suoi strozzini, allo stesso tempo vittima e carnefice di se stesso.

Mercoledì 25 gennaio alle 21 al Teatro degli Atti di Rimini va in scena lo spettacolo Crepare di rabbia, probabilmente del Teatro della Centena scritto da Ilaria Drago, diretto da Fabio Biondi e interpretato da Maurizio Argàn, un monologo d’attore da cui è tratto il seguente brano: «Sento il tuo fiato. Il respiro tronco, stento… lo sento da lontano e in me qualcosa già muore. Ti vengo a cercare, ti vengo a cercare là dove sei, dove sei rimasto piegato. Ti vengo a prendere… ogni giorno ci vengo! Perché non ho più occhi da quella notte, non ho più mani e una vita tutta mia. Ti vengo a cercare anche nelle fogne, nella polvere che non dà respiro, nell’immondizia, nelle carte stracce di scritte ripiegate. Ti vengo a cercare e non ho pace. Quella l’ho lasciata indietro, ai tuoi giochi di bambino, alle tue sigarette storte, alle tue lacrime di stanchezza. Non ho una vita mia, non ce l’ho da quando sei partito. Ogni cosa la misuro con il tuo passo e dentro sono inginocchiato da quando mi hai lasciato».


TEATRO

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21 RICERCA/3

NARRAZIONE DON GALLO E DE ANDRÈ: ANGELICAMENTE RICCIONE E RUSSI

ANARCHICI

A

Lus Il concerto-spettacolo di Ermanna Montanari, Luigi Ceccarelli e Daniele Roccato, diretto da Marco Martinelli sul testo di Nevio Spadoni, Lus, sarà in scena all’Alighieri dall’1 al 4 dicembre. Sabato 3 dicembre la compagnia incontra il pubblico alla sala Corelli

Venerdì 9 dicembre allo Spazio Tondelli di Riccione e il 26 gennaio al teatro Comunale di Russi va in scena lo spettacolo Angelicamente anarchici, racconto in parole e musica dell’amicizia tra Fabrizio de André e Don Gallo con Michele Riondino (testi di Marco Andreoli, musiche dal vivo di Francesco Forni, Remigio Furlanut e Iliaria Graziani).

LA AL

SATIRA DI SABINA GUZZANTI DI FAENZA

MASINI

Come ne venimmo fuori è il titolo dello spettacolo che Sabina Guzzanti porta al teatro Masini di Faenza l’11 dicembre (regia di Giorgio Gallione e musiche di Paolo Silvestri) ambienta in un futuro immaginifico, finalmente armonico e civile, da cui ricorda il tempo tristissimo e infelice che è in realtà il nostro tempo. L’autrice satirica torna a indagare la realtà contemporanea attraverso la sua feroce comicità.

IL VANGELO LAICO DI ASCANIO ALLO SPAZIO TONDELLI

La famiglia campione Domenica 18 dicembre alle 21 al Teatro degli Atti va in scena lo spettacolo La famiglia Campione della compagnia Ominidi di e con Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Luca Zacchini, Giulia Zacchini

Mad in Europe al Rasi Venerdì 20 gennaio al teatro Rasi di Ravenna va in scena Mad in Europe di e con Angela Dematté, si tratta di uno spettacolo in lingua originale vincitore del Premio Scenario 2015, è uno spettacolo ironico che rappresenta le contraddizioni di una donna contemporanea in conflitto con gli stereotipi di genere e con un passato soffocante.

CELESTINI

Venerdì 16 dicembre allo spazio Tondelli di Riccione va in scena il vangelo laico di Ascanio Celestini che in Laika impersona un “povero Cristo” del nuovo millennio.

VENT’ANNI DI ITALIA RACCONTATI DA ANDREA SCANZI E GIULIO CASALE Il sogno di un’Italia 1984-2004 vent’anni senza andare mai a tempo è lo spettacolo del giornalista Andrea Scanzi e Giulio Casale per la regia di Angelo Generali. Lo spettacolo di narrazione copre gli anni dalla morte di Enrico Berlinguer all’ultima fuga di Pantani, dagli anni Ottanta da bere al G8 di Genova. Sul palco sfilano miti e figure cruciali come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, da Mario Monicelli a Caponnetto. Mercoledì 25 gennaio al teatro Fabbri di Forlì.

VA

IN SCENA CUORE DI MAMMA , SULLA SAPONIFICATRICE DI CORREGGIO

Il 28 e 29 gennaio al teatro di Predappio, il Teatro delle Forchette debutta con lo spettacolo Cuore di Mamma, per la regia di Massimiliano Bolcioni che riprende l’agghiacciante vicenda di Leonarda Cianciulli, meglio nota come “La Saponificatrice di Correggio”.


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TEATRO

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L’INTERVISTA

«Ivanov? Come un virus malefico» Filippo Dini è regista e inteprete di uno spettacolo che porta in scena un’opera giovanile di Anton Cechov Fu la prima opera teatrale scritta da Anton Čechov ventisettenne. Alla prima di Mosca fu un tale insuccesso che Čechov pensò in un primo momento che non avrebbe mai più scritto per il teatro, poi capì che la colpa non era sua, ma degli attori che recitavano male, cambiando le battute, biascicando e alcuni andavano in scena addirittura ubriachi. Così si decise a proseguire e infatti a San Pietroburgo lo spettacolo fu un successo. Oggi Filippo Dini mette in scena Ivanov per una coproduzione Fondazione Teatro Due di Parma e Teatro Stabile di Genova. Chi è per lei il personaggio di Ivanov? «Partendo da come ce lo descrive Čechov è un imprenditore di una azienda di media grandezza e un’intellettuale di provincia. Questo si iscrive perfettamente nella nostra contemporaneità perché è un uomo che ha dedicato la sua vita al lavoro, finché c’è una tragica inversione di marcia che lo porta a perdere ogni contatto con le proprie passioni. È incapace di amare la moglie e continuare a credere nel lavoro che ha sempre fatto». Come influisce la presenza di Ivanov sulle persone che lo circondano? «A livello metaforico Ivanov è come un virus malefico che contagia tutte le persone che gli stanno attorno. Il personaggio di Lebedev gli dice “tu hai coperto con una coltre di nebbia le nostre vite”. Lebedev parla di quella contagiosa sensazione di mancanza di capacità, quella debolezza che ci rende impossibile realizzare i sogni della nostra vita». C’è quindi un approccio psi-

«La noia per

i russi di quel periodo era un momento di nevrastenia e di grande azione

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LA TOURNÉE IN SCENA A CESENA, RIMINI E RAVENNA Lo spettacolo di Anton Čechov (traduzione di Danilo Macrì) vede nel cast Arturo Annecchino (musiche), Luca Annessi (assistente), Laura Benzi (scene e costumi). Insieme a Dini che ne è anche regista, in scena ci sono Sara Bertelà, Nicola Pannelli, Gianluca Gobbi, Orietta Notari, Saša Valeria Angelozzi, Ivan Zerbinati, Ilaria Falini, Fulvio Pepe, Fulvio Pepe, Nicola Pannelli. Lo spettacolo sarà in scena al Bonci di Cesena dal 12 al 15 gennaio, al Novelli di Rimini dal 20 al 22 gennio, al teatro Alighieri di Ravenna il 28 e 29 gennaio,

cologico nel vostro allestimento? «Sì, ma è istintivo. Viene da sé con la vicenda. La psicanalisi era lì lì per nascere e inevitabilmente quel tipo di sensibilità si respira anche nei drammi di Čechov». Čechov utilizza per questo personaggio la figura letteraria molto frequente all’epoca de “l’uomo inutile”. «In Italia avevamo le maschere, in Russia c’erano alcune figure letterarie che ritornavano. Čechov ne parla anche nelle sue lettere di questa figura che lui riprende dalla tradizione del personaggio che rinuncia alla sua volontà nel quotidiano e ad ogni passione. Spesso ciò è stato interpretato dicendo “Ivanov è un depresso”, in realtà è una visione delle cose molto riduttiva perché si tratta di un personaggio con

molto sfaccettature che ci parla molto dell’atteggiamento molto attuale di sfiducia verso il mondo». Ivanov è considerato testo giovanile e minore di Čechov, cosa l’ha portata a sceglierlo? «I critici spesso dicono delle sciocchezze. In molte raccolte dei testi di Čechov Ivanov viene addirittura escluso. Sicuramente è un testo scritto da un Čechov giovane e, dal punto di vista formale e della composizione del testo, ha alcune ingenuità dovute all’inesperienza. Però Čechov non era certo uno come tutti gli altri, nemmeno a ventisette anni. Dal punto di vista dei contenuti e della spinta emotiva è alla pari e in certi punti superiore a quelli che sono considerati i suoi classici. Proprio per la giovinezza del suo autore ha una carica erotica

e appassionata gigantesca. Questo è stato il motivo che mi ha portato a metterlo in scena. Inoltre parla di un epoca vicino al baratro, come è quella della Russia poco prima della rivoluzione, che ha molto a che vedere con il periodo che viviamo oggi». In che modo si relaziona con la tradizione del Čechov di Stanislavskij che ha segnato molto la lettura che viene fatta dei testi dell’autore russo? «Ho un ottimo rapporto con Stanislavskij, meno con il Čechov dei miei contemporanei. L’insegnamento di Stanislavskij è stato quanto mai rivoluzionario. I documenti delle lezioni di Stanislavskij e del suo “teatro nuovo” sono stato motivo di una grande rivoluzione teatrale e sono ancora grande motivo di speranza per chi fa teatro oggi. È un insegnamento sempre nuovo. La rivoluzione compiuta da Stanislavskij attraverso le parole di Čechov è stata magnifica. Čechov però è sempre stato interpretato in Italia in una maniera lugubre, pesante e noiosa. Il nostro Čechov è tutt’altro. Avevamo il desiderio di raccontare il divertimento e la passione di Čechov, che spesso viene trasformato in spettacoli tediosi». Beh, il concetto di noia era molto presente nei testi di Čechov, forse per quello alcuni suoi colleghi hanno franteso… «L’errore è stato tradurre il concetto di noia che è in effetti molto presente nei testi, con il nostro concetto di noia alla occidentale. Ovvero una noia passiva, quella che ti fa abbandonare sul divano con il telecomando in mano. La noia per i russi di quel periodo era invece un momento di nevrastenia e di grande azione. La noia era la resistenza alla paura del vuoto». Matteo Cavezzali


TEATRO

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MOLIÈRE

Da Il malato immaginario a Il borghese gentiluomo La moderna comicità del teatro classico francese Il fascino e il genio di Molière sono semplicemente intramontabili e le commedie del grande autore francese continuano a essere rilette, reintrepretate, riportate in scena. È il caso de Il malato immaginario, con Gioele Dix per la regia di Andrée Ruth Shammah e la traduzione di Cesare Garboli che prende le vesti de Il malato immaginario, una delle pièce più efficaci nel prendersi gioco di una figura umana che attraversa i secoli. In scena dal 2 al 4 dicembre al Novelli di Rimini. A Ravenna invece, all’Alighieri, dal 16 al 19 gennaio, arriva un’ figura archetipica di Molière: Il borghese gentiluomo interpretato da Emilio Solfrzzi.

Casa di Bambola al Rossini di Lugo Al teatro Rossini di Lugo, dal 13 al 15 gennaio, va in scena il capolavoro di Henrik Ibsen Casa di bambola con Valentina Sperlì e Roberto Valerio, per l’adattamento e la regia di Roberto Valerio.

SHAKESPEARE/1

SHAKESPEARE/2

NANCY BRILLI È LA BISBETICA DOMATA

IL MACBETH

Domenica 8 gennaio, La bisbetica domata di William Shakespeare viene messa alla prova da una delle più apprezzate registe italiane, Cristina Pezzoli, e da un folto cast capeggiato da Nancy Brilli. Dal capolavoro comico shakespeariano, nel quattrocentesimo anno della nascita del Bardo, nasce così Bisbetica, rivisitazione colorata di elementi popolari, canzoni e giochi meta-teatrali, con un inedito punto di vista femminile sulle vicende narrate. Allo spazio Tondelli di Riccione.

Martedì 20 dicembre al teatro della Regina di Cattolica arriva il Macbeth diretto e interpretato da Franco Branciaroli. Una messa in scena alla “elisabettiana” tutta concentrata sul testo che offre una rilettura di uno dei personaggi più controversi e difficili dell’universo delle tragedie del Bardo Inglese. «Il Macbeth – dice Branciaroli – è la tragedia del male dell’uomo, della violazione delle leggi morali e naturali e dell’ambiguità, del caos, della distruzione che ne consegue. Ma i pregiudizi della moralità non hanno nulla a che vedere coi suoi demoni».

DI BRANCIAROLI AL TEATRO DELLA REGINA


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TEATRO

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L’ATTRICE

La Madame Bovary di Lavia (Lucia) La figlia d’arte porta in scena il grande personaggio di Gustave Flaubert Madame Bovary è stato il primo e più clamoroso caso di censura operata su un’opera moderna, che una donna potesse fare quella vita e che se ne potesse scrivere è stato considerato un oltraggio alla morale pubblica. Gustave Flaubert metteva a nudo la più grande ipocrisia della borghesia, ovvero che le famiglie fossero felici e che ogni donna fosse una moglie ideale solo perché quello era il suo compito. Flaubert passò un paio di anni difficili, ma il romanzo diventò immortale, perché raccontava una verità semplice, che tutti conoscevano e che proprio per questo non si poteva dire. Andrea Baracco mette in scena una versione fedele e filologica del classico francese. A interpretare Madame Bovary è Lucia Lavia, giovanissima attrice, classe ’92, figlia d’arte visto che i suoi genitori sono veri e propri pezzi di storia del teatro italiano: Gabriele Lavia e Monica Guerritore. Sarà in scena l’11 dicembre al Novelli di Rimini. Come si sente a interpretare quello che probabilmente è il personaggio più famoso della letteratura Europea? «Certo è una sfida impegnativa, siamo partiti proprio dal romanzo. Abbiamo lavorato assieme alla drammaturga Letizia Russo e al regista per portare in scena la storia integrale di Madame Bovary, non solo il personaggio di Emma. È la storia del romanzo con tutti i personaggi, uno spettacolo molto corale e fedele al testo con costumi ottocenteschi». Ognuno ha in mente la propria Madame Bovary, come era la sua quando ha deciso di interpretarla? «Io cerco sempre di arrivare alle prove senza un’idea precisa. Aspetto di sentire cosa vuole il regista. Abbiamo cercato di dar vita al personaggio come era nel romanzo. È un personaggio ricco e vario, con molte contraddizioni e con tante sfumature». Madame Bovary è una donna sognatrice che cerca “le cose belle della vita”, ma anche un personaggio negativo e vampiresco…

RICCIONE

«Sì, è una donna vittima della società dell’epoca. Non credo sia un personaggio negativo, ma sicuramente è oscuro. Mi piace pensarla come un “vampiro energetico”». Flaubert fu processato come autore di un’opera indecente, addirittura scandalosa... «Per la prima volta parlava del matrimonio come un luogo di sofferenza per la donna, questo non era accettabile centosessanta anni fa e forse per molti non lo è ancora». In cosa pensa che questo testo sia più vicino al nostro tempo? «I personaggi che hanno fatto la storia della letteratura sono tutti contemporanei perché non muoiono mai. Un personaggio è fatto di sentimenti e i sentimenti non cambiano: insoddisfazione, amore, gioia sofferenza erano così nell’800, sono così oggi e saranno così sempre». È nata in una famiglia di attori, come è stato crescere sul palcoscenico? «Per me nascere in una famiglia teatrale è stata la normalità, quindi faccio fatica a vederlo da fuori. Ho iniziato a lavorare con mio padre, poi mi sono staccata. Sono orgogliosa del cognome che porto, ma ora lavoro come tutti gli altri, niente di più niente di meno». Le pesa avere alle sue spalle due genitori così ingombranti sulla scena teatrale? «Ho avuto la fortuna di poter imparare sul campo, è stata una scuola al cento per cento, ogni giorno. Per fare gli attori la pratica è fondamentale. Certo è difficile perché le persone ti guardano vedendo sempre dietro di te i tuoi genitori e facendo continui paragoni. Credo però sia una questione che non interessa la gente, ma è più per addetti ai lavori. Le persone vogliono sentirsi raccontare una storia, poi se mi chiamo Lavia o Pincopallino non interessa». (ma. ca.)

«Con i miei ho avuto la fortuna di poter imparare sul campo, ma è difficile le persone fanno continui paragoni»

CESENA/RIMINI

SANTA SOFIA

BENTIVOGLIO È IL PROFESSOR ARDECHE IN L’ORA DI RICEVIMENTO (BANLIEU)

THE PRIDE, ZINGARETTI ATTORE E REGISTA PER UNO SPETTACOLO “DOPPIO”

HUMAN, CON LELLA COSTA E MARCO BALIANI

Martedì 31 gennaio allo Spazio Tondelli di Riccione va in scena L’ora di ricevimento (Banlieu) di Stefano Massini, un testo ambientato in una classe della periferia di Tolosa che vede il protagonista, il professor Ardeche, alle prese con famigliari, assistenti sociali, tutori di ragazzi dalle situazioni non semplici. Protagonista il noto volto (anche) cinematografico Fabrizio Bentivoglio, per la regia di Michele Placidio che dirige un gruppo di giovani attori del Teatro Stabile dell’Umbria. Foto di Riccardo Ghilardi.

Luca Zingaretti, il 24 e il 25 gennaio al Bonci di Cesena e dal 31 gennaio al 2 febbraio al Novelli di Rimini, sarà protagonista e regista di The Pride di Alex Kaye Campbell (traduzione Monica Capuani). Si tratta di un testo costruito su due storie che si svolgono in periodi di tempo lontani tra loro, il 1958 e il 2015, e che, interpretate dagli stessi attori, procedono a scene alterne. Lo spettacolo esplora temi come il destino, l’amore, la fedeltà, il perdono e pone la grande questione della nostra identità, anche sessuale, e delle scelte che determinano il nostro io più profondo.

Testimonianze dirette, brandelli di vita vissuta, narrazioni tramandate da chi si è spostato da una riva all’altra di quel mare che dovrebbe unire, ma che si è trasformato in un baratro di sofferenza. Marco Baliani supera il proprio concetto di teatro civile e, insieme a Lella Costa, porta in scena Human, incentrato sul tema dei migranti e su ciò che ancora consideriamo appunto umano con musiche originali di Paolo Fresu, scene e costumi di Antonio Marras. In scena il 18 gennaio al teatro Mentore di Santa Sofia.

PER PARLARE DI MIGRANTI


TEATRO

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25 RUSSI/1

FAENZA/1

AGENDA SPETTACOLI CAMERA CON VISTA E STECCHETTI APRONO LA STAGIONE DEL COMUNALE DI CONSELICE

EVA ROBIN’S NE IL FRIGO DI ANDREA ADRIATICO

Silvio Orlando in Lacci Martedì 17 gennaio al teatro comunale di Russi (Ravenna) va in scena il grande Silvio Orlando con Lacci, tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone per la regia di Amando Pugliese. Una storia sulla maturità, sui rapporti famigliari e di coppia, sul difficile equilibrio tra libertà personale e affetti.

Sabato 21 gennaio alle 21, per la rassegna “Protagonisti”, va in scena Eva Robin’s al Masini con Il frigo, uno spettacolo di Andrea Adriatico. Si tratta di uno dei testi teatrali più vorticosi di Copi, dove si ritrovano concentrati tutti i suoi temi e le sue manie, a cominciare dai sessi indefiniti e dalle violenze a ripetizione, sullo sfondo dell’incommensurabile solitudine di una donna chiusa in casa.

FAENZA/2

RUSSI/2

La stagione del teatro comunale di Conselice, diretta da Ivano Marescotti, l’1 dicembre apre la stagione con Camera con vista di Edward Morgan Forster, un’esclusiva nazionale del testo ispirato al romanzo da cui il regista cinematografico James Ivory aveva tratto il film campione di incasso. Una storia su sentimenti, apparenze, voglia di libertà in epoca vittoriana. A gennaio, venerdì 20, invece sarà protagonista lo stesso Ivano Marescotti in Stecchetti please! monologo sui testi del poeta di Sant’Alberto di cui nel 2016 è ricorso il centenario della morte.

LA TARTARUGA DI PIRANDELLO IN SCENA PER LEVA TSULADZE Dall’1 al 3 dicembre al Bonci di Cesena, va in scena La Tartaruga di Luigi Pirandello per la regia Leva Tsuladze, una drammatizzazione della novella pubblicata nel 1936. Tsuladze è una delle personalità più note del teatro georgiano, direttore artistico del centro di produzione di Tbilisi, il Kote Marjanishvili State Drama Theatre.

L’AMORE

MIGLIORA LA VITA : OVVERO COME È DIFFICILE PARLARE DI OMOSESSUALITÀ

Il 10 gennaio al teatro Goldoni di Bagnacavallo va in scena L’amore migliora la vita con Ettore Bassi ed Edy Angelillo, per la regia di Angelo Longoni. Due coppie di genitori si incontrano e mostrano la loro inadeguatezza, qualsiasi sia l’estrazione sociale, per affrontare il tema dell’omosessualità dei figli. .

FIGLI DI UN DIO MINORE CON LUPANO E MAZZA

IL PREMIO DUSE PORTA IN SCENA

ELENA BUCCI LACLOS

Elena Bucci, appena insignita del premio Duse 2016 come miglior attrice, sarà sul palco del teatro comunale di Russi con l’antemprima de Le relazioni pericolose, conto aperto tra la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont. Bucci sarà in scena con Marco Sgrosso, Gaetano Coiella, il 1 dicembre.

RIMINI

Cena tra amici intorno a un nome La storia è quella già raccontata sul grande schermo e ruota intorno al nome da dare a un nascituro durante una serata conviviale in questo caso per cinque amici. Prenom (cena tra amici) di Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellipre, è allestito dal Teatro Stabile di Genova (regia di Antonio Zavatteri) e sarà portato in scena al teatro Novelli di Rimini dal il 17 gennaio.

LE SERVE DI JEAN JENET SECONDO GIOVANNI ANFUSO Dal 17 al 19 gennaio al Masini di Faenza va in scena, per la regia di Giovanni Anfuso, Le serve, tratto da uno dei capolavori di Jean Jenet che Sartre ha definito: «Uno straordinario esempio di continuo ribaltamento fra essere e apparire, fra immaginario e realtà».

FORLÌ/1

CALENDAR GIRLS CON ANGELA FINOCCHIARO Dal 15 al 18 dicembre al teatro Fabbri di Forlì va in scena la fortunata commedia Calendar Girls con protagonista Angela Finocchiaro, per la regia di Cristina Pezzola, basata sull’omonimo film scritto da Juliette Towhide & Tim Firth. Foto di Giovanni De Sandre.

Il 20 e 21 gennaio al comunale di Cervia va in scena Figli di un dio minore di Mark Medoff con Giorgio Lupano e Rita Mazza. Attraverso il racconto della storia d’amore tra l’insegnante logopedista James e l’allieva Sara, lo spettacolo pone l’attenzione su una minoranza invisibile come quella dei sordi e getta luce su quella sottile linea in cui universi comunicativi separati si incontrano. Portato in scena da un giovane cast di attori udenti e sordi (guidato da Giorgio Lupano e Rita Mazza) ha conquistato il pubblico nella scorsa stagione teatrale.

OTTAVIA PICCOLO PROTAGONISTA DI AL PETRELLA DI LONGIANO

ENIGMA

Mercoledì 25 gennaio al Petrella di Longiano va in scena Enigma con Ottavia Piccolo e Silvano Piccardi (per la regia di Silvano Piccardi), spettacolo ambientato a Berlino vent’anni dopo il 9 novembre 1989.

FORLÌ/2

Alda Merini, la pazza della porta accanto Da giovedì 12 a sabato 14 gennaio al teatro Fabbri di Forlì va in scena lo spettacolo firmato da Claudio Fava e diretto da Alessandro Gassman dal titolo La pazza della porta accanto, con protagnosita Anna Foglietta. Un omaggio alla poetessa Alda Merini, che fu temporaneamente internata, e insieme un atto denuncia per ciò che erano i manicomi prima del 1978.


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TEATRO

26 COMMEDIA/1

COMMEDIA/2

Un successo dalla Francia: Ieri è un altro giorno!

Weekend Comedy: equivoci in doppia coppia

Ieri è un altro giorno! è la commedia di Silvain Meyniac e Jean François Cros (versione italiana di Luca Barcellona e David Conati) che vede in scena Antonio Cornacchione, Gianluca Ramazzotti, Milena Miconi, Biancamaria Lelli, Alessandro Sampaoli e la partecipazione di Antonio Conte per la regia di Eric Civanyan. La vicenda racconta la giornata di un avvocato che, sul punto di concludere la causa più importante della sua vita, si trova obbligato a dividere una lunghissima giornata con l’individuo più imprevedibile e diverso da lui che abbia mai incontrato. Si tratta di uno dei maggiori successi comici a Parigi delle ultime due stagioni teatrali, nominata miglior commedia ai Molière 2014, una commedia solida, moderna, piena di sorprese mai rappresentata sui palcoscenici italiani, ben costruita e con un’inventiva folle nella messa in scena che fa ben comprendere il perché di un così inatteso successo. In scena il 19 gennaio al Goldoni di Bagnacavallo, il 20 gennaio all’Alighieri di Ravenna, lunedì 23 gennaio al Fabbri di Forlì.

Weekend Comedy di Jeanne e Sam Bobrick (traduzione italiana di Enrico Lutterman) con Viviana Toniolo, Roberto Della Casa, Stefano Messina, Claudia Crisafio e per la regia di Stefano Messina riflette sulla crisi coniugale e si impegna a risolverla. Due coppie di età differenti a confronto in una convivenza forzata di 48 ore nello stesso chalet. Frank e Peggy, coppia rodata, sposata da molti anni, hanno programmato un weekend romantico in un cottage immerso nella natura, ma entrano in scena Jill e Tony, una giovane coppia di fidanzati che ha affittato lo stesso cottage per trascorrere, anche loro, un weekend romantico negli stessi giorni. La convivenza tra le due coppie all’inizio non sarà idilliaca, ma poi, col passare del tempo, migliorerà fino a diventare un’occasione per entrambe di risolvere i loro problemi. Ma prima di arrivare al lieto fine, non mancheranno confronti divertenti, equivoci e risate. In scena il 13 e 14 dicembre a Cervia, dal 15 al 17 dicembre al Masini di Faenza, il 18 dicembre a teatro Dragoni di Meldola.

COMICO/1

COMICO/2

Teresa Mannino, nata il ventitré

La Performance di Virginia Raffaele

Teresa Mannino è intreprete, autrice e regista del monologo Sono nata il ventitré, un viaggio nella sua infanzia fino all’età adulta con leggerezza e acume. In scena all’Alighieri di Ravenna il 9 dicembre.

Virginia Raffaele in Performance dà vita alla galleria di personaggi femminili che l’hanno resa celebre, da Ornella Vanoni a Belen Rodriguez su musiche di Teo Ciavarella. In scena il 13 dicembre a Bagnacavallo e il 14 dicembre al teatro della Regina di Cattolica.

COMICO/4

Uomini da Marte e donne da Venere Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere è lo spettacolo tratto dal best seller di John Gray e adattato al teatro da Paul Dewandre che porta in scena il comico Paolo Migone. Il 13 gennaio al teatro Comunale di Cervia.

COMICO/5 PAOLO CEVOLI DIVENTA IL GARZONE DI MICHELANGELO BUONARROTI Vincenzo “Cencio” Donati è il garzone di Michelangelo Buonarroti. Distratto e pasticcione, non riesce mai ad esprimersi correttamente per colpa della sua balbuzie. Per questo motivo il sommo scultore fiorentino si rivolge al suo assistente con la famosa frase: “perché non parli, bischero tartaglione!”. Ed è questo il personaggio storico che questa volta porta in scena il noto comico Paolo Cevoli nello spettacolo Perché non parli, per la regia di Daniele Sala. Lo spettacolo sarà in scena al teatro Diego Fabbri di Forlì il 14 dicembre e all’Alighieri di Ravenna il 27 gennaio.

COMICO/3

NESSI DI BERGONZONI AL NOVELLI

Mercoledì 21 dicembre alle 21 il teatro Novelli di Rimini ospita lo spettacolo Nessi di e con Alessandro Bergonzoni, genio della comicità surreale, funambolo della parola, artista fuori da qualsiasi schema che è sicuramente riduttivo definire semplicemente “comico”.

RADIO GNOCCHI AL COMUNALE DI CERVIA Martedì 20 dicembre al comunale di Cervia va in scena Radio Gnocchi, spettacolo in cui Gene Gnocchi e suo figlio Ercole fanno ascoltare brani musicali e le storie vere e inventate dalle band, affresco del power rock e pop degli ultimi 20 anni.

ANNA MAZZAMAURO NUDA E CRUDA A CORIANO Anna Mazzamauro sarà in scena il 21 gennaio al teatro Corte di Coriano (Rimini) con Nuda e Cruda, spettacolo scritto dalla stessa Mazzamauro, con musiche dal vivo di Sasà Calabrese, musiche originali di Amedeo Minghi e regia di Livio Galassi. È un one-man show in cui l’autrice dà vita a una confessione pubblica.


TEATRO

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27 COMMEDIA/3

RISATE AL FEMMINILE

L’inedita coppia gay di Dapporto e Solenghi

IL DOPPIO

BRODO

SHOW

DI

MARIA PIA TIMO

Giovedì 22 dicembre Maria Pia Timo porta in scena al comunale di Conselice (Ravenna) il suo Doppio Brodo Show: spettacolo comico che mette a confronto le sfide delle donne di oggi con quelle delle “azdore” di un tempo in una riflessione divertente sul ruolo femminile nella società odierna.

In scena al Fabbri di Forlì dal 26 al 29 gennaio una commedia che affronta un tema di estrema attualità, l’omosessualità, con due protagonisti di eccezione del teatro italiano, Massimo Dapporto e Tullio Solenghi, per la prima volta in scena insieme in una inedita coppia gay. I due saranno rispettivamente Charlie e Harry, barbieri della periferia londinese che vivono assieme da una trentina d’anni, con tutte le dinamiche di due coniugi provati da una vita fatta di continui litigi, di futili battibecchi, di sofferenze inferte volontariamente: entrambi sapendo però di non poter più fare a meno l’uno dell’altro. Quei due (Il sottoscala) è un testo di Charles Dyer, adattato dallo stesso Massimo Dapporto e diretto da Roberto Valerio.

LA

MEZZA ETÀ SECONDO

DEBORA VILLA

Parafrasando la celebre commedia shakesperiana Debora Villa porta in scena lo spettacolo Sogno di una notte di mezza età per ridere del tempo che passa e sdrammatizzare l’arrivo degli “anta”, quello che l’attrice, e noto volto televisivo, definisce il «punto di non ritorno». Al teatro Binario di Cotignola (Ravenna) il 28 gennaio.

MUSICALE

COMMEDIA/4

ONE MAN SHOW

THE HUMAN JUKEBOX:

FINCHÉ

GIUDICE NON CI SEPARI : UNA COMMEDIA DELLA REALTÀ

Commedia divertente e anche commovente profondamente calata nella realtà d’oggi, Finché giudice non ci separi con Nicolas Vaporidis e Augusto Fornari (che ne è anche regista) e con Luca Angeletti, Laura Ruocco e Toni Fornari va in scena il 17 gennaio al teatro Dragoni di Meldola.

NON SI SALVERÀ NESSUNO

PINTUS

In scena giovedì 15 dicembre al Novelli di Rimini, gli Oblivion con The Human Jukebox, una sorta di Spotify vivente che propone parodie, duetti impossibili, canzoni strampalate per uno spettacolo divertente e irriverente in cui si va dai Ricchi e Poveri ai Queen, passando per Sanremo, X Factor, Albano e Il volo accogliendo le richieste del pubblico. In scena Graziani Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Sueda e Fabio Vagnarelli con la cosulenza registica di Giorgio Gallione.

Doppio appuntamento con la comicità al Carisport di Cesena. Il 2 dicembre sarà infatti di scena Pintus con il suo nuovo spettacolo: Ormai sono una milf. Il 28 gennaio invece è la volta del noto volto televisivo Maurizio Battista con il suo nuovo show Che sarà.

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CINEMA

IL VIAGGIO

Sale d’essai, il coraggio dell’indipendenza Da Cinema in Centro al Gulliver, dal San Biagio al Supercinema, storie di qualità e “resistenza” di Matteo Cavezzali

«La lavorazione di un film somiglia al percorso di una diligenza nel Far West: all’inizio uno spera di fare un bel viaggio, poi comincia a domandarsi se arriverà a destinazione» recitava François Truffaut in Effetto notte. Allo stesso modo sfidano le pericolose praterie contemporanee i coraggiosi gestori delle piccole sale d’essai disseminate nella Romagna, che come indiani e cow boy devono resistere alle multisale e alla diffusione dei film in streaming puntando su idee originali e sull’intramontabile fascino di assistere a un film al cinematografo con la stessa passione e nostalgia di Nuovo cinema paradiso. La rete più importante di cinema d’essai in Romagna è “Cinema in Centro”, il cui curatore artistico è Tiziano Gamberini, che mette assieme il cinema Sarti e Italia di Faenza, il cinema Centrale di Imola e la sala Mariani di Ravenna, cura le arene estive come la Rocca Brancaleone di Ravena, la Borghesi di Faenza e realizza la bellissima rassegna “Cinema Divino”. «Cerchiamo di creare attorno a ogni proiezione un piccolo evento – racconta Gamberini –. Con Cinema Divino, ad esempio, uniamo il film al cibo e a degustazioni di vino e le persone apprezzano molto questo tipo di cose. Abbiamo un pubblico molto diverso da quello delle multisale, che decide lì per lì cosa vedere, il nostro pubblico viene perché sa esattamente quello che vuole vedere, ovvero pellicole di qualità». Gamberini

La sala Gulliver di Alfonsine

è stato chiamato come giurato all’ultimo Festival del cinema di Belino nella sezione Panorama per l’Art Cinema (ovvero il cinema d’essai) «è stato un riconoscimento al lavoro fatto dalla nostra rete e un’esperienza indimenticabile». Il film che ha segnato maggiormente la sua carriera di spettatore avvicinandolo al cinema è stato Il sorpasso di Dino Risi. «Lo rivedo ogni anno, a ferragosto. Mi ricorda mio padre. In pochi sanno che il film aveva due finali diversi, uno, quello che conosciamo, in cui finisce con l’incidente e la morte di Trintignant, l’altro in cui la macchina prosegue tra le curve lungo la strada per Nizza. Questo mi ricorda che la vita può prendere pieghe diverse, a volte per un piccolo dettaglio».

Dall’esperienza dei cineforum della associazione Image è nata la nuova gestione del cinema comunale San Biagio di Cesena. «Ci aggiudicammo il bando nel 1995, quando molti comuni esternalizzarono la gestione delle sala pubbliche – racconta Sergio Baraghini – Il momento più delicato è stato il passaggio al digitale, che per tutte le sale piccole era un grande investimento. Siamo riusciti a superare questo divario nel 2013 grazie anche ai finanziamenti della Regione EmiliaRomagna. Abbiamo due sale, una da 112 e una da 90 posti e programmiamo film di qualità, soprattutto quelli premiati ai festival internazionali come il bellissimo Io, Daniel Blake di Ken Loach che ha vinto a Cannes. Due gior-

nate invece sono dedicate a film restaurati dalla Cineteca di Bolgona, consolidando un rapporto con la cineteca che hanno molte sale d’essai della nostra regione. Abbiamo uno zoccolo duro di pubblico, sarebbe bello che venissero più giovani, ma purtroppo c’è poca cultura cinematografica tra i ragazzi». Il film che fece decidere a Baraghini di fare questo mestiere è stato Full Monty. «Quando lo vidi al festival di Locarno del 1997 decisi che dovevamo assolutamente proiettarlo a Cesena, e riuscimmo a farlo per primi». Il cinema d’essai però non si fa solo in città, ma anche in provincia. «Negli anni ’80 erano chiusi tutti i cinema di Alfonsine. Uno era diventato una pizzeria, un altro una pasticceria, quello di piazza Gramsci un centro commerciale. Così si decise di aprire una sala del Comune per ridare un cinema alla città e nacque il Gulliver» racconta Davide Guerrini che oggi gestisce la sala per conto dell’Arci di Ravenna. «È nato fin da subito come centro polivalente in cui si fanno concerti, spettacoli teatrali e con un bar molto attivo, però le persone lo conoscono soprattutto come cinema, attività che occupa cinque sere alla settimana. Il giovedì abbiamo rassegne tematiche, poi c’è la “Lanterna magica”, ovvero le proiezioni per i bambini, e i film in prima visione nel fine settimana. Ci sono molte difficoltà, ma le relazioni con le associazioni di Alfonsine e di Ravenna aiutano il lavoro. Stiamo attenti a scegliere film che hanno atti-

nenza con il momento, ad esempio visto che a Forlì c’è la mostra fotografica su Salgado l’11 dicembre faremo la proiezione del film dedicato alla sua vita Il sale della terra di Wim Wenders e un incontro con il fotografo Gianpaolo Ossani che introdurrà la proiezione. L’iniziativa che sta funzionando meglio sono proprio i film di animazione per le famiglia in cui la sala, da 144 posti, è sempre piena». L’esperienza di Guerrini iniziò da spettatore guardando Fuori Orario di Enrico Ghezzi, “fino all’alba”, e proseguì con i cineforum organizzati dalla associazione Komikazen negli anni ’90 (di cui faceva parte anche Alberto Pagani, oggi parlamentare del Pd). «Fummo i primi a portare in provincia i film di Tarantino». Il Supercinema di Santarcangelo è gestito dal 2013 dall’associazione culturale Dogville nata da un gruppo di amici. Roberto Naccari, che è il vicepresidente della associazione ed è anche il general manager del festival Santarcangelo dei Teatri, ci spiega «Il cinema ha due sale: la Antonioni da 296 posti dedicata ai film d’essai in prima visione e la Wenders da 106 posti in cui proiettiamo documentari e film molto ricercati. Riusciamo così ad avere il cinema attivo sette sere su sette». Spesso però per i piccoli cinema è difficile scegliere in autonomia la programmazione «c’è una sola agenzia regionale che gestisce la distribuzione del 90% dei film d’essai, quindi il

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CINEMA

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IL FESTIVAL

LA PROIEZIONE CLAUDIO CASADIO

rapporto è complicato perché siamo facilmente ricattabili. Nel tempo però hanno capito il tipo di film che ci interessano e cercano di venire incontro alle nostre richieste evitando le commediucce italiane». Ovviamente c’è un rapporto stretto con il festival di Santarcangelo «proiettiamo anche documentari che si occupano di teatro e di musica e durante il festival il cinema è un dei luoghi in cui si svolgono attività». Il film che ha segnato il Naccari spettatore è stato 2001 Odissea nello spazio di Kubrick. «Da bambino mio padre era poco presente. L’unica cosa che facevamo assieme era andare al cinema. Vedevamo soprattutto film western, però una volta, non so come mai finimmo a vedere 2001 odissea nello spazio. Non ci capii nulla, ma rimasi impressionato da quelle astronavi e dalla scena con gli scimmioni e non riuscii più a togliermi quelle immagini dalla testa. Ancora oggi, anche se del film ci sono ancora molte cose che non ho capito, ho quelle immagini sempre lì impresse».

Venerdì 27 gennaio, per la giornata della memoria, al teatro Mentore di Santa Sofia l’attore ravennate Claudio Casadio presenta la proiezione del film L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, in cui Casadio ha un ruolo da protagonista e che nel 2010 si aggiudicò il David di Donatello come “Miglior film dell’anno.

Il cinema Saffi di Forlì è storia. Nacque nel dopoguerra come parte della Casa Repubblicana di San Martino in Strada appena fuori Forlì e da allora non ha mai cessato l’attività. Francesco Romanelli entrò al Saffi negli anni ’80. Erano gli anni dei cineclub. Poi arrivò la programmazione d’essai in prima visione. Romanelli, con il Saffi, fu tra i fondatori negli anni ’80 della Fice, la Federazione Italiana Cinema d’Essai: «L’idea era quella di dare un riconoscimento alle sale che programmavano opere d’autore e di qualita e trovare un progetto comune che le differenziasse da quelle tradizionali, ed ha funzionato. Essendoci da sempre stato poco controllo sulla televi-

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Nona edizione per l'Amarcort Film Festival dal 2 all'8 dicembre 2016 al Teatro degli Atti e in altre location di Rimini. Tante le novità nella rassegna internazionale di cortometraggi, diretta da Simona Meriggi. Innanzitutto, le sezioni del concorso passano da 5 a 7. Le 2 nuove sono Aldina (corti degli studenti delle scuole di cinema) e Gironzalon (corti sperimentali). Confermate le sezioni classiche: Amarcort (corti di fiction, max 25'); Gradisca (corti di fiction, max 4'); Rex (corti di animazione, max 17'); Fulgor (corti di fiction emiliano-romagnoli, max 17'); Grand Hotel, terzo concorso di sceneggiatura. Torna pure Il Giro del mondo in 80 corti. Nedo Zanotti sarà protagonista di una retrospettiva per i 50 anni di attività come regista e animatore. Le “Storie di successo” porteranno i lungometraggi Fraulein, una fiaba d'inverno, di Caterina Carone, e Senza lasciare traccia, di Gianclaudio Cappai, e i loro autori. Cinque le “Conference Room”: Valerio Melandri parlerà del fundraising; Sarah Bellinazzi dei bandi europei; le altre 3 verteranno sulla distribuzione, con Adam Selo (Elenfant Distribution), Andrea Costantino (AncheCinema) e Antonello Centomani (Movieday). Vi saranno iniziative per le scuole superiori e, da quest'anno, per elementari e medie inferiori. Si terrò una lezione su Marcello Mastroianni, a 20 anni dalla morte, avvenuta il 19 dicembre 1996. Mastroianni sarà ricordato pure con la videosigla e con una mostra fotografica. Lo “Spazio Bibì e Bibò” sarà dedicato ai corti per i bambini tutti i giorni allo Spazio Duomo, dalle 16 alle 18. Infine, la maggiore novità dell'edizione 2016: il campus per studenti delle scuole di cinema europei, a cura di Luca Elmi, che terminerà con la realizzazione di un corto, da proiettare nella serata finale del 7 dicembre. Gli ingressi sono gratuiti.

sione e sul web paghiamo, oggi, lo scotto di una concorrenza spesso sleale. L’iniziativa dei mercoledì al cinema a due euro, promossa dal ministero, pur essendo molto gradita al pubblico, obbliga i cinema a fare sconti senza che vi sia alcuna contropartita. Una delle tante cose che servono è insegnare il linuaggio cinematografico nelle scuole, come del resto prevede la nuova legge sul cinema. Il film che segnò Francesco Romanelli come spettatore fu Effetto notte di Francois Truffaut «Per la prima volta vidi cosa succede dietro la macchina da presa, scoprii cos’è davvero il cinema e mi appassionai definitivamnte a quel mondo».

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Anche un campus nella nona edizione di Amarcort

IN SALA PER L’UOMO CHE VERRÀ

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CINEMA

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CONTROCINEMA

Fine anno con Sully, l’eroe «normale» Arriva nelle sale il nuovo lavoro di Clint Eastwood, con protagonista Tom Hanks. E non è l’action movie che potrebbe sembrare di Albert Bucci*

Il 2016 si conclude con l'arrivo di Sully, l'ultimo capolavoro di Clint Eastwood, con protagonista Tom Hanks. Sully, dalla storia, potrebbe sembrare un plot calssico e banale sull'eroe che salva tutti. Il film racconta infatti una recentissima storia vera: nel 2009, un aereo con 155 passeggeri dovette ammarare in piena emergenza a New York nelle acque del fiume Hudson; il pilota “Sully” Sullenberger riusci in un’impresa memorabile, salvando la vita a tutti i passeggeri. Ma poi, anche se Sullenberger per l’opinione pubblica divenne subito un eroe, una commissione d’inchiesta voluta dalla compagnia aerea cercò di screditarlo, per cercare di tutelarsi con l'assicurazione... Sembrerebbe un action movie fatto per incassare, e invece no. Clint Eastwood è il cuore vero dell’America, di quella America vera che vota repubblicano dalla nascita e mai smetterà di votare repubblicano (e infatti Clint ha votato Donald Trump, perdoniamoglielo, anche se sicuramente avrebbe preferito il sobrio eroe di guerra John Mc Cain).

Eastwood da sempre fa cinema partendo dalla sua lucida, disincantata ma anche romantica versione di uno dei miti fondanti della narrativa (e del popolo statunitense): l’eroe. I personaggi di Eastwood non sono mai stati eroi tutti d’un pezzo, ma nemmeno antieroi negativi. È un sogno, quello dell’eroe (o della eroina, come in One million dollar baby), un sogno che appartiene al passato, che non esiste più come una volta; ma che Eastwood non vuole né rinnegare, né soprattutto rimpiangere. Perchè occorre comprendere dove, in questo universo postmoderno, possano abitare gli eroi della contemporaneità. Sully è un uomo normale. In una situazione di emergenza, ripete sempre nel film, ha solo fatto quello che gli sembrava giusto. E sempre ripete, nel film, che lui non si sente un eroe e non vuole esserlo. Anche perché il peso mediatico, contrapposto al dramma umano di poter essere considerato colpevole di una manovra pericolosa, è per lui insostenibile. È un essere umano che cerca il conforto e l’aiuto degli altri esseri umani, e che ha

come unico scopo quello di fare bene il suo mestiere. E in questo, anche una profonda riflessione sulla tecnologia: lui, pilota anzia-

no, ha imparato in diretta sui cieli; adesso esistono programmi di addestramenti e simulazione al computer; ma non c'è nemmeno

Il cinema di Eastwood, e anche

il suo ultimo film, sono un’elegia diffusa sul nuovo modello di eroismo

qui, da parte di Eastwood, rimpianto dei bei tempi andati o furore luddista: senza enfasi, la tecnologia serve all'uomo e solo a lui, per poter migliorare il suo lavoro, senza che gli si possa sostituire. Un film che minimizza le scene spettacolari, le riduce all'essenziale, per quanto richiesto dalla storia; e che si abbandona alle incertezze e ai dubbi del protagonista, alla sua vera lotta che non è affermare il suo ego, ma salvare tutti. Per quanto possa sembrare paradossale, il cinema di Eastwood, e anche il suo ultimo film, sono un'elegia diffusa sul nuovo modello di eroismo: e cioè, ritrovare, nelle vicende complesse e drammatiche dell'esistenza, empatia e solidarietà, anche se si continua a votare repubblicano. *Albert Bucci (Ravenna, 1968) è direttore artistico del Soundscreen Film Festival e consulente alla selezione del Ravenna Nightmare. È stato docente di Sceneggiatura presso l'Università Iulm di Milano, e produttore esecutivo di spot pubblicitari. In una vita parallela, possiede anche una laurea in Fisica Teorica. (Il suo vero nome è Alberto, ma in effetti è meglio noto come Albert).


LIBRI

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LA RECENSIONE

Stirpe selvaggia, romanzo “summa” di Baldini Il nuovo libro dello scrittore ravennate è un lavoro di ampio respiro in cui convergono tutti gli elementi della sua poetica Il nuovo romanzo di Eraldo Baldini, Stirpe selvaggia (Einaudi) dal 29 novembre in libreria, è una sorta di summa del suo lavoro precedente e allo stesso tempo qualcosa che ancora, da lui, non avevamo letto. È infatti un romanzo che intreccia più storie, che segue più personaggi, che pur concentrandosi su Amerigo detto Bill, figlio di Buffalo Bill, tiene insieme i fili di diverse vite. E allo stesso tempo ripercorre, reinventadoli, tutti gli elementi fondamentali della poetica baldiniana. Troviamo l’infanzia come età non solo di gioco ma soprattutto di scoperta (e non sempre idilliaca), troviamo la vita di comunità di un piccolo paese, troviamo i boschi, troviamo l’elemento magico (quello per cui forse ha raggiunto la fama nazionale ormai decenni fa), troviamo la crudeltà della guerra e l’impari lotta dell’essere umano in condizioni estreme insieme alla sete di rivalsa e di giustizia (come nel bellissimo e non abbastanza apprezzato Nevicava sangue), troviamo la conoscenza profonda della vita e delle credenze contadine (come in tanti suoi testi di saggistica), ritroviamo spunti e ambientazioni di tanti racconti, come l’epoca del primo Novecento e poi la prima guerra mondiale e troviamo anche momenti di ironia e puro divertimento (come il cameo in cui appare un presunto Hemingway). Lo spunto da cui si dipana avanti e indietro la vicenda è la storia di Buffalo Bill e del memorabile spettacolo che si tenne a Ravenna nel 1906, momento in cui il protagonista scopre, bambino, di chi è figlio. Accanto a lui ci sono Mariano, un suo alter ego a cui lo lega un’amicizia fortissima che sopravviverà a scelte e percorsi diversi, e c’è

Un libro ricco e denso

dove ci sono i temi dell’infanzia, della storia, del soprannaturale, della piccola comunità Rachele, bambina e poi donna capace di sentimento ma anche di autonomia ed esempio di grande forza, elemento peraltro che caratterizza molti personaggi femminili nel libro. Di questi tre ragazzi che vedremo diventare adulti conosciamo le vicende familiari, gli ambienti dove sono cresciuti, la comunità in cui si muovono. E questa costruzione complessa e stratificata serve a dar vita narrativamente a quel tutto tondo che

AGENDA I

PRIMI INCONTRI CON L’AUTORE PER IL NUOVO LIBRO

La copertina del nuovo volume di Eraldo Baldini, Einaudi editore, pp. 304, 18 euro

Tra le prime occasioni per sentire dal vivo lo scrittore Eraldo Baldini – sempre molto attivo in Romagna in incontri sulle tradizioni e il folklore spesso insieme a Giuseppe Bellosi con cui è coautore di numerosi saggi – sul suo nuovo romanzo ci sono due appuntamenti a dicembre: domenica 3 nella biblioteca di Brisighella alle 17 e mercoledì 21 alle 18.30 a Palazzo Rasponi a Rasponi (in piazza Kennedy), a Ravenna, per la rassegna “Il tempo ritrovato”. A gennaio è già fissata la data di martedì 17 alla biblioteca di Alfonsine alle 21.

sempre più porta il lettore a un’autentica empatia e a una totale adesione non solo al protagonista, ma anche a coloro che gli ruotano intorno. Come non bastasse, in controluce, filtra la grande storia che si fa palcoscenico per alcuni momenti cruciali del romanzo ma non prende mai il sopravvento sul racconto di vite di persone fuori dagli schemi eppure

così credibili. Un mondo affascinante che riesce a essere insieme rassicurante e angosciante, misterioso eppure abbastanza verosimile da far vacillare le nostre certezze su ciò che può o non può essere stato vero, riuscendo nell’impresa di farci diventare per qualche momento abitanti di un paesino di montagna del primo Novecento dove il confine tra reale e magico

era assai più labile e meno tracciabile. E dove si poteva decidere di vivere tra i boschi lontano da tutto e da tutti. Un confine destinato a definirsi molto nettamente con l’accelerare degli eventi nel Novecento che andrà a sfaldare quelle comunità e quei sistemi e con esse le credenze che facevano parte di riti e gesti quotidiani, altro tema questo ricorrente nell’opera del narratore. Un libro denso, dalla lingua pulita e accurata, in cui spicca l’equilibrio tra lunghezza, trama, dialoghi, descrizioni, indagine psicologica e che può essere catalogo solo sotto il termine “romanzo”, senza etichette di genere, superando anche quella di gotico rurale che fu coniata appositamente per descrivere la sua opera. Un libro dopo il quale c’è da chiedersi come potrà Baldini di nuovo superarsi e stupirci. Ma vero è che non è la prima volta che ce lo chiediamo, e c’è da scommettere che non sarà l’ultima. Federica Angelini

L’INTERVISTA

«Così racconto il sogno catartico della fuga» Eraldo Baldini sulla genesi del suo ultimo romanzo ambientato negli Appennini tosco-romagnoli Dopo aver letto in anteprima il romanzo, abbiamo rivolto allo scrittore ravennate Eraldo Baldini qualche domanda su questo suo ultimo lavoro. Eraldo, questo libro sembra una sorta di summa della tua poetica e allo stesso tempo una cosa nuova. Era quello che avevi in mente quando hai iniziato a scriverlo? «Diciamo che volevo sicuramente scrivere un romanzo libero da vincoli di genere, un libro con un respiro ampio, in cui approfondire la psicologia dei personaggi, che coprisse anche un arco temporale piuttosto ampio. Ma allo stesso tempo, devo dire che l’idea di partenza era solo quella del figlio di Buffalo Bill...» Dello spettacolo che Buffalo Bill tenne a Ravenna nel 1906 avevi già parlato, è esatto? «Sì, anni fa in un breve racconto. Era una storia che mi ha narrato spesso mio nonno, che da San Pancrazio andò appunto a vedere quel circo in città e che mi ha sempre colpito». Ma da qui a immaginare che ci fosse un figlio di Buffalo Bill in giro per la Romagna… «In realtà, questa storia è un po’ come quella delle famiglie che aiutarono il Passatore: è una sorta di leggenda non metropolitana, ma rurale, che ho sentito a volte nelle campagne. E considerato il personaggio, non è poi nemmeno da escludere che qualche traccia di realtà ci fosse, in certi racconti...» Qui però hai colto la suggestione per dar vita a un protagonista, Amerigo, appunto chiamato Bill, che è in realtà un personaggio tormentato… «Sì, per certi versi è un selvaggio; fin da quando è bambino tutti si aspettano, per via della sua ascendenza, grandi cose da lui, e lui invece tende a scappare, a cercare la solitudine». Nel mondo iperconnesso, che significato ha la scelta di un personaggio simile? «Credo sia esattamente una della aspirazioni contrastanti di ognuno di noi o quasi: da una parte c’è il desiderio dell’affermazione sociale e dall’altra quella di sfuggire a ogni tipo condizionamento e legame. Credo sia un sogno catartico che in pochi riescono a scegliere di vivere, ma che almeno una volta tutti noi abbiamo formulato. Bill è un indiano della Romagna, insomma».

La Romagna, ancora una volta presente, e raccontata durante un’epoca che fu di passaggio. «Sì, il libro racconta circa cinquant’anni in cui vediamo andare in disfacimento quel mondo magico rurale che aveva per secoli caratterizzato la vita delle comunità. Soprattutto all’inizio non mancano anche situazioni iperboliche, che con il tempo non avranno più spazio e modo di essere, lasciando il protagonista ancora più solo». Eppure non c’è rimpianto per i bei tempi andati. «No, nessun rimpianto. Erano comunità in cui la durezza del vivere quotidiano era mitigata da soccorsi reciproci, in cui le persone sapevano aiutarsi e ridere insieme, ma in cui covavano anche frizioni, invidie e rancori profondi». È sbagliato vedere nel libro un occhio di riguardo per quelli più ai margini? È un caso che i personaggi antagonisti, se così si può dire, siano anche quelli più benestanti? «Beh, l’attenzione agli umili c’è sicuramente, ma quelli che tu chiami “antagonisti” sono soprattutto estranei alla comunità, gente che arriva da fuori e si comporta come se fossero colonialisti alle prese con popolazioni primitive che non sono in grado di capire». La vicenda incrocia anche la storia con la S maiuscola, le due guerre, il fascismo ma sembra quasi uno sfondo rispetto a temi più universali e nemmeno il giudizio verso chi, tra i tuoi personaggi, scelse il fascismo sembra troppo duro… «È così. Tra i personaggi c’è anche chi diventerà fascista, ma lo farà come molti altri, senza infamia e senza lode, credendoci e attraversando quell’esperienza senza macchiarsi di particolari misfatti; quindi non c’è una vera condanna sotto il profilo umano, semmai solo politico e storico. Le scelte dei personaggi principali sono dovute più alle loro forme caratteriali, o se vuoi al caso. Non mi piacciano le suddivisioni e le categorizzazioni manichee, che nella vita reale spesso non hanno riscontri ». Dopo un libro come questo, vien da chiedersi, cosa potrai scrivere dopo? «È quello che mi chiedo sempre quando finisco un libro. Ma in realtà una nuova idea in testa ce l’ho già...» (fe. an.)


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LIBRI

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RAVENNA/1

CESENA/1

(Anche) Sgrena e Pesatori Non solo Michela Murgia Letture, conferenze, incontri alla biblioteca Malatestiana a Palazzo Rasponi Proseguirà fino a marzo la rassegna “Il Tempo Ritrovato” curata da Matteo Cavezzali a Palazzo Rasponi di Ravenna alle 18.30. Martedì 13 dicembre la storica firma de Il Manifesto Giuliana Sgrena (nella foto) conduce un’indagine nei pregiudizi contro le donne nascosti in tutte le religioni monoteiste parlando di Dio odia le donne con (Il Saggiatore) con la giornalista Carla Baroncelli. L’ultimo incontro del 2016 sarà mercoledì 21 dicembre con Eraldo Baldini (vedi pagina 31) e con Carlo Lucarelli. La rassegna riprenderà l’11 gennaio con il regista teatrale delle Albe Marco Martinelli che parlerà dell’esperienza della nonscuola raccontata nel libro Aristofane a Scampia (Ponte alle Grazie). Il 18 gennaio il più erudito degli astrologi, Marco Pesatori che da molti anni scrive gli oroscopi su Repubblica, presenterà Il Trigono del Sole (Feltrinelli) dialogando con Stefano Bon.

Fitto e variegato calendario di appuntamenti alla biblioteca Malatestiana di Cesena dove il 16 dicembre alle 18 arriva Michela Murgia per parlare di “Questioni femminili e gestione della resistenza” alla Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto per chiudere la rassegna “#parole diverse”. Ultimo appuntamento anche per il ciclo organizzato da Cicap sui “mostri di carta”, il 6 dicembre alle 17 con Andrea Ferrero e il suo intervento: “Chi ha paura delle streghe?”. Altra chiusura è prevista domenica 11 dicembre per il ciclo di incontri dedicati al dialetto con Gianfranco Miro Gori che presenta il lavoro di Dolfo Nardini. E sempre a dicembre iniziano invece le letture ad alta voce: ogni quarto giovedì del mese dalle 17 in Sala Lignea, saranno presentati, attraverso letture di brani significativi, alcuni libri scelti fra quelli letti dal gruppo Libriamoci nei sui dieci anni di attività, il 22 dicembre sarà la volta dei Racconti umoristici di Anton Čechov con Francesco Giannatempo e Maurizio Cirioni.

RAVENNA/2

RAVENNA/3

A LEZIONE DI LETTURA CON CORDELLI, CAVINA E FOIS ALLA CLASSENSE L’associazione Onnivoro curerà anche gli incontri di “Parole classensi” che si terranno a dicembre alla Biblioteca Classense di Ravenna e che vedrà ospiti lunedì 5 dicembre alle 17 Franco Cordelli sul tema della Paura. Lo scrittore e critico del Corriere della Sera nel suo ultimo romanzo Una sostanza sottile (Einaudi) spiega che «A vent'anni si vive nella paura, e così anche dopo, a trenta, a quaranta, a cinquanta. Quando finisce la paura? Possiamo supporre che a un certo punto dello sviluppo non ve ne sia più, neppure una briciola? La paura, un giorno diremo, è un remoto ricordo». Domenica 11 dicembre alle 16 Cristiano Cavina parlerà dell’Ironia partendo dal suo ultimo romanzo Pinna morsicata (Marcos y Marcos). Lunedì 12 dicembre alle 17 Marcello Fois terrà un incontro sul “Leggere creativamente”. «Diventare “lettori creativi” è un piccolo passo in avanti; non si tratta solo di comprendere, ma di provare a sentire cosa c'è dietro le parole. Dai classici dell'Ottocento a Salinger e Sciascia, passando per i nuovi giallisti italiani; senza mai dimenticare Grazia Deledda, Sergio Atzeni e i tanti maestri della scuola sarda».

UNA CON

CHIACCHIERATA

STEFANO BENNI

Domenica 4 dicembre per il ciclo Rianimazioni letterario nell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna l’ospite sarà Stefano Benni, alle 15.30, per una chiacchierata sui suoi 40 anni da scrittore.

Negli scatti di Adriano Zanni un viaggio nella Ravenna post-Deserto Rosso In un volume edito da Reclam, in questi giorni in libreria, oltre 70 immagini del fotografo-blogger di R&D. Rigorosamente in bianco e nero, sguardi d'autore fra artificio e natura, scorci urbani e periferici, paesaggi industriali e ambientali. Cosa resta a Ravenna, a mezzo secolo di distanza dall'uscita di Deserto Rosso, del corpo di quei luoghi di produzione, che all'epoca di Antonioni simboleggiavano in qualche modo l'evoluzione del contemporaneo? È la domanda che si pone Adriano Zanni nell'introduzione del suo libro Cosa Resta (racconti d'osservazione) e la risposta sta nella settantina di foto del volume pubblicato dalle edizioni Reclam. È una raccolta in bianconero che racconta la Ravenna post-Deserto Rosso (con testi introduttivi di Elettra Stamboulis, Walter Pretolani e Davide Reviati), tratta dal lavoro che Zanni da anni conduce sul suo blog “Fulmini&Saette” ospitato sulle pagine del sito e del settimanale Ravenna&Dintorni. Una nuova tappa di un lavoro di ricerca che Zanni conduce su queste tematiche e che mostrano il nostro territorio sotto un’angolazione inedita e lontana da qualsiasi patina. Gran parte delle immagini del libro sono esposte al Mar di Ravenna fino all'8 gennaio. Così l'autore, in un passaggio dell'introduzione al libro, racconta il suo lavoro: «Un’esplorazione fotografica del territorio in cui viviamo, una ricerca sul paesaggio urbano, vedute delle città e dei suoi aspetti meno noti ed esplorati. Un viaggio durato anni seguendo itinerari non segnalati dalle guide turistiche».

In libreria a 15 euro


LIBRI

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CESENATICO

I MISTERI DELLA CITTÀ RACCONTATI DA ROBERTO MERCADINI

READING DI POESIA AL MUSEO DELLA MARINERIA

Sabato 3 dicembre alla libreria Giunti di Cesena alle 17.30 l’autore Roberto Mercadini presenta il suo volume Misteri di Cesena, pubblicato da Il ponte vecchio. Il libro arricchisce una serie di volumi dedicati ai misteri e alle curiosità sulle principali città romagnole e firmati da autori locali, come appunto lo è Mercadini, noto anche per i suoi reading e il suo lavoro di attore. In questo caso è appunto in veste di autore a raccontare Cesena, la città scorpione – di essa scrivono Niccolò Machiavelli nel Principe ed Ezra Pound nei Cantos – un luogo in cui sembrano concentrarsi le più oscure bizzarrie e le più agghiaccianti assurdità: vi si è consumata la strage che un cronista medievale definisce «la più violenta mattanza dai tempi della Guerra di Troia»; il terribile, sanguinario Cesare Borgia, figlio di Papa Alessandro VI, vi ha posto la capitale del suo Granducato di Romagna; Cia degli Ordelaffi. Qui una ragazzina ha spaventato Giacomo Casanova; una contessa è inspiegabilmente esplosa; un uomo ha cantato (e riso) al suo funerale.

La rassegna itinerante “Reading!, tra teatro e poesia” per il mese di dicembre approda a Cesenatico, al Museo della Marineria. Il primo appuntamento è sabato 3 dicembre con Alessandra Racca in Consigli di volo rock, testi che hanno la forza di un’esortazione e sono agili come canzoni. Parlano dell’accettarsi, nel bene e (soprattutto) nel male, giocando a ritrovarsi per come si è. Alessandra Racca, torinese, è autrice del blog Signora dei Calzini e scrive poesie che sono state pubblicate in rete, riviste, in antologie collettive e nelle raccolte. Introduce Roberto Mercadini così come accade anche negli altri due appuntamenti di sabato 11 e sabato 17 dicembre, sempre alle 21, quando i protagonisti saranno Ivan Talarico e poi Paolo Agrati. ingresso a

LUGO DA DIONIGI

A

ORDINE

AL CAFFÉ LETTERARIO

Tre gli appuntamenti di dicembre al Caffé letterario di Lugo, sempre alle 21 alla sala dell’Hotel Ala d’Oro, con tre grandi nomi della scena culturale italiana. Venerdì 2 sarà di scena Ivano Dionigi con il suo Il presente non basta, l’ex rettore dell'Università di Bologna volge lo sguardo alla lingua, il latino, che l'Europa ha parlato per secoli, attraverso la politica, la religione, la scienza.Il 5 dicembre Franco Cordelli presenta il suo Una sostanza sottile (Einaudi) mentre mercoledì 14 dicembre alle 21 Nuccio Ordine presenta Classici per la vita ( La nave di Teseo, 2016).

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SAVIGNANO

Nove e Giovanardi insieme per La luce del mondo Il 12 dicembre al teatro Moderno di Savignano sul Rubicone salirà in scena l’inedita coppia composta dall’ex cantante dei La Crus Mauro Ermanno Giovanardi (voce cantante) e lo scrittore Aldo Nove (voce recitante) accompagnati da Gianluca De Rubertis al pianoforte. Uno spettacolo dal titolo La luce del mondo tratto dall’ultimo libro dell’eccentrico autore Nove e che è una riflessione sulla spiritualità e la ricerca interiore in una chiave laica e universale. Parole e canzoni si intrecciano in un doppio viaggio interiore, un incontro di stili e di prospettive.

offerta libera.

SANTARCANGELO

FORLÌ

MAZZUCCO ALLA BIBLIOTECA

OLIVIERIO TOSCANI

Sabato 17 dicembre alle 17 Melania Mazzucco sarà ospite della biblioteca di Santarcangelo per presentare, dialogando con Emiliano Visconti, il suo ultimo libro Io sono con te (Einaudi, 2016).

E IL SUO

DIRE, FARE, BACIARE

Martedì 13 dicembre alle 20.45 si terrà a Forlì come anteprima sulla XXII edizione degli #IncontriconlAutore programmata per il 2017 - la presentazione dell'ultimo saggio sulla #creatività di Oliviero Toscani: Dire, fare, baciare, già esaurito e ristampato per l'occasione. Il grande fotografo incontrerà il pubblico all'Auditorium Cariromagna. Info e dettagli su www.fondazionecariforli.it. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili in sala. Diretta streaming su Radio Web Sonora2017.

Pesca sportiva - Area camper Fattoria didattica Salumi e liquori di produzione propria www.tenutaugusta.it


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LIBRI

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CONSIGLI

IN LIBRERIA/1

Il libro giusto da regalare L’amica romantica, l’amante dei gialli, l’appassionato di sport? C’è un titolo per tutti Se la vostra amica è andata matta per serie televisive come Stranger Things, c’è un romanzo che mescola suspense al fascino dei favolosi anni ’80: Non devi dirlo a nessuno (Einaudi) di Riccardo Gazzaniga, storia di un ragazzino e di una misteriosa presenza che vive nel bosco.

Pubblichiamo di seguito i consigli per il libro perfetto da regalare per Natale di Matteo Cavezzali, storico collaboratore di R&D Cult, ma qui nella veste di direttore artistico del festival “ScrittuRa” e della rassegna “Il tempo ritrovato”. Confessiamolo, il Natale è una gran seccatura. Soprattutto perché si devono fare regali a molte persone e si finisce per vagare come anime in pena per le strade del centro senza sapere che pesci pigliare. Gli addobbi sono accesi da inizio novembre, ma fino a pochi giorni prima non ci viene mai in mente questa cosa di comprare i regali, come si potesse rimandare all’infinito. Ma non è così, prima o poi tocca a tutti. L’unico regalo che va bene per chiunque è un libro, però non tutti i libri vanno bene per tutti. Una volta mio zio, attivista di quella sinistra un tempo chiamata extraparlamentare, doveva fare un regalo a un amico un po’ destrorso e mediamente disinteressato alla lettura. Preso dalla disperazione fu convinto a tradimento da mia zia a comprargli la cosa più detestabile: un libro di Bruno Vespa. Il giorno della Vigilia mio zio e l’amico si videro per lo scambio dei regali. I due si consegnarono vicendevolmente pacchetti sospettosamente della stessa dimensione, forma e peso. Mio zio scartò il regalo temendo il peggio e, all’unisono tuonarono “Come!? Mi hai regalato un libro di Bruno Vespa!? Sei scemo?!”. Fortunatamente mia zia fa i cappelletti in brodo più buoni della Romagna, altrimenti la serata sarebbe finita in tragedia. Detto questo ecco alcuni consigli che potrebbero gradire i vostri amici per evitare spiacevoli inconvenienti con i nei sulla faccia. Per l’amico della sinistra che soffre, un po’ nostalgico c’è un bel libro che racconta le gesta di un ex combattente che si era battuto contro la dittatura di Pinochet in Cile e ora vive in una casa sulla spiaggia con la moglie e tanti rimpianti. Si intitola La fine della storia” (Guanda) ed è scritto da un autore la cui vita ha moltissimi tratti in comune con il protagonista del romanzo: Luis Sepulveda. Per l’amica romantica e intelligente Fato e furia (Bompiani, trad. Tommaso Pincio) di Lauren Groff, storia d’amore tra una ragazza sensibile e un giovane drammaturgo, con momenti di travolgente passione e scritto in maniera sublime da una delle più

Per l’appassionato di storia romagnola e dei buoni romanzi consiglio il nuovo di Eraldo Baldini, Stirpe selvaggia, avventura ambientata nella Romagna del secolo scorso in cui l’autore ravennate racconta di una amicizia che si dipana tra lotta di classe, guerre mondiali e altri eventi burrascosi del secolo breve. Alcuni tra i titoli consigliati per non sbagliare regalo a Natale 2016

Per gli amanti dei classici, dei bei gialli di una volta,dopo Le acque torbide di Javel (Fazi, trad. Federica Angelini) del grande maestro francese Léo Malet, che inizia con la scomparsa sospetta di un senza tetto a Parigi su cui indaga Nestor Burma per poi perdersi nei fumosi bar della capitale, è stato ora riproposto, sempre nella nuova veste grafica il già uscito Nebbia sul ponte di Tolbiac (anch’esso per la traduzione di Federica Angelini, Fazi). Per l’amico sportivo non vi sono dubbi: Il più grande. Storia della mia vita l’autobiografia di Muhammad Ali scritta dalla premio Nobel Toni Morrison. Storia straordinaria, autrice altrettanto straordinaria.

interessanti autrici americane contemporanee (come sa chi l’ha vista all’anteprima di “Scrittura festival” a Ravenna e Lugo). Per l’amico un po’ cinico consiglio il romanzo sarcastico ed esilarante che si intitola Lo schiavista (Fazi, trad Silvia Castoldi) di Paul Beatty in cui un uomo si batte in California per ripristinare la schiavitù e la segregazione, cosa che sembrerebbe quasi normale nell’America di Trump, se non fosse che lui è nero.

Jolly. Se volete regalare un libro a una persona che non conoscete bene, o che sapete non essere un grande lettore andate sul sicuro: Marco Malvaldi non sbaglia mai. I suoi libri, editi da Sellerio, sono una serie di gialli molto divertenti, ambientati in toscana, dove un gruppo di vecchietti al bar risolve i misteri prima che ci arrivino “i cervelloni”. Il primo della serie è Il gioco delle tre carte, ma vanno bene tutti. Oppure c’è la soluzione definitiva, quella che applichiamo da diversi anni io e i miei amici. Abbiamo solennemente giurato di non farci più regali di Natale e sottrarci così al giogo del consumismo. In realtà siamo un gruppo di pigri clamorosi. Il patto è questo: ognuno si compra da solo il libro che vuole. Poi ognuno si tiene quello che si è preso e sa che è come se glielo avessero regalato gli altri. Funziona.

VOLTI DI POETI PER L’ALBUM DI GIANLUCA COSTANTINI

DI RITRATTI

È uscito per le edizioni NdA press di Rimini un interessante nuovo lavoro di Gianluca Costantini, graphic journalist ravennate di fama internazionale, fumettista e illustratore. Si tratta di un “album familiare” della poesia, fatto di volti noti e meno noti, una galleria di ritratti che provengono da tutti i continenti, e che costruiscono un arcipelago visivo e verbale in cui risuona come leitmotiv l’impegno civile, l’attenzione per l’umanità, l’attitudine all’amore. Da Anna Achmatova ad Andrea Zanzotto, l’alfabeto poetico di Costantini testimonia la resistente necessità della bellezza: non c’è rivoluzione possibile e giusta senza di essa. Il rapporto tra arte e poesia qui diviene un nuovo oggetto: la costruzione formale delle linee dei volti dei poeti e i versi si uniscono creauna serie di isole visive, un arcipelago di oltre 60 cantori che portano nelle loro parole le ferite del tempo. Introduzione di Lello Voce, postfazione di Davide Brullo.

IN LIBRERIA/2

Due voci al femminile per il romanzo di Laura Gambi Una storia dolorosa, un romanzo che indaga la solitudine, la sofferenza nella vita di una donna che, come si suol dire in questi casi con una frase quanto mai usurata, poteva dire di avere tutto. Isa, un’insegnante, ha tre figli, un marito, una vita mondana, mezzi economici. Eppure, a 53 anni, sceglie di allontanarsi e di vagare per i boschi dell’Appennino senza alcun desiderio di tornare indietro. Sarà, il suo, un viaggio estenuante fisicamente, ma anche il momento per ripercorrere la propria vita e guardarla sotto una luce spietata in cui nulla, o ben poco, sembra si possa salvare dietro le apparenze. Le fa da controcanto un’altra donna, molto diversa, Romina. Insegnante di sostegno, single, assai fuori dagli schermi che si diletta a leggere le carte come ha fatto, casualmente, con Isa poche ore prima del suo allontanamento volontario. Romina resta allora in una sorta di contatto sentimentale con Isa e sarà lacerata dal dubbio: dire o non dire dove si trova? Che cosa vorrebbe davvero quella donna che ha scelto di allontanarsi, che non vuole tornare e che lei conosce appena? Due voci al femminile che si alternano per raccontare un mondo intimo e personale, unico e che però ha così tanti agganci con i temi universali del senso dell’esistenza stessa in bilico tra apparenza ed essenza, dentro e fuori, realizzazione personale e felicità e che ci interroga anche sul tema della responsabilità, della scelta individuale. Laura Gambi, Allora io vado, Pendragon, pp. 123, 14 euro. (fe. an.)


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TESORI DA SCOPRIRE

La scienza a Faenza: tre musei da scoprire La città manfreda nei secoli ha dato i natali a Malmerendi, Bendandi e Torricelli, allievo di Galileo

A sinistra, un’immagine della casa Bendandi, a destra l’orso delle caverne al Museco Civico di Scienze naturali a Faenza

di Elettra Stamboulis

«Mi posi all’opera più fiducioso che mai, convinto che questo terrificante fenomeno doveva pur avere la sua legge...», così scriveva il faentino Raffaele Bendandi (1893-1979), che non credeva nel caso, in particolare quando si trattava di terremoti. Nato in una famiglia umile, studiò per poco, dovendo per forza andare a lavorare. Ma non abbandonò mai la curiosità e fu sicuramente uno dei più misteriosi scienziati autodidatti della nostra terra. Il lavoro di orologiaio e poi intagliatore, i suoi studi forsennati, lo portarono a costruire un sismografo e altri strumenti. Come molti, fu particolarmente colpito dal terremoto di Messina e divenne un suo cruccio trovare il modo di prevedere i sismi. Dal punto di vista scientifico le sue teorie non sono state comprovate e accolte dalla comunità scientifica, tuttavia il suo lavoro ha sempre una forte aura di fascino. La sua idea era che i sismi fossero provocati dalle influenze degli altri pianeti, tuttavia questo approccio, anche se ancora discusso e ogni tanto riproposto, non è al momento tra quelli considerabili scientificamente provati. Nel 1968, nel pieno delle rivolte studentesche, anche lui fa una piccola rivoluzione: scopre un nuovo pianeta e lo chiama “Faenza”. Anche in questo caso la sua teoria non viene accettata, ma va ricordato che la presenza di un pianeta in quella zona del nostro universo non è nuova ed è tornata in auge a seguito delle dichiarazioni sulla presunta esistenza del nono pianeta da parte di due ricercatori californiani recentemente. La damnatio memoriae, dopo un'iniziale innamoramento, da parte di Mussolini lo rendono ancor più avvolto di mistero, visto che il suo sistema di previsione e i suoi studi non sono completamente documentati. La visita alla “casa memoria” comprende non solo l'approfondimento degli elementi scientifici legati alla sua opera (il planetario permanente e il sismografo), ma è anche l'occasione di visitare una tipica casa a schiera faentina di fine Ottocento. Si tratta di uno spazio gestito e curato da ricercatori e appassionati locali, che quindi è animato da vero amore per la scienza, un bell'esempio di cultura partecipata insomma, di cui tutte le scuole possono fruire su appuntamento, i visitatori invece tutti i primi mercoledì del mese. Ma la città famosa per le sue ceramiche ha un cuore scientifico che non si ferma alla discussa figura di Bendandi: il Museo civico di Scienze

naturali Malmerendi è sicuramente un'altra sosta importante. Composto di una collezione “morta” (ovvero una copiosa collezione di animali tassidermici, un importante insettario e un ancora più emozionante collezione aracnologica... ovvero fenomenali ragni, rigorosamente deceduti) e una collezione “viva” ovvero il giardino botanico, è sicuramente il museo scientifico più vasto del nostro territorio. Anche qui è stato il lavoro comunitario degli appassionati a ridonarlo al pubblico: chiuso fino al 2011, è stato riaperto grazie all'intervento di un comitato formato dal gruppo speleologico locale che con il proprio lavoro volontario l'ha reso nuovamente fruibile e arricchito di un interessante programma di visite didattiche. Anche qui il nucleo originario nasce, come nel caso del ravennate museo Brandolini, da una donazione privata, quella del geometra Malmerendi, fratello del pittore Giannetto, noto cacciatore e osservatore oculato della natura. La vocazione scienfica di Faenza ha origini però antiche e non solo novecentesche: ce lo testimonia la figura di Evangelista Torricelli, il fisico, matematico e studioso di geometria, allievo di Galileo Galilei e inventore del barometro a mercurio: ecco quindi il Museo Torricelliano, che custodisce 2mila pubblicazioni scientifiche in due sale di Palazzo Laderchi. Questa collezione conserva anche alcuni oggetti particolarmente affascinanti come un globo di Coronelli. Quest'ultimo rappresenta un relitto prezioso della rappresentazione lussuosa della terra nel Seicento. Lo xilografo francescano che si formò a Ravenna diventerà poi il cosmografo della Serenissima e sarà ingaggiato anche dal Re Sole per realizzare questi meravigliosi romanzi geografici, che più che rappresentare raccontano infatti il pianeta terra. Dalla geografia seicentesca alla fisica, dalla botanica alla zoologia, passando per la biologia e la sismografia, la piccola grande Faenza si conferma come la capitale delle Scienze sul territorio ravennate.

«Le teorie di Raffaele

Bendandi non sono state comprovate dalla comunità scientifica, ma il suo lavoro ha sempre una forte aura di fascino

»

Museo Civico di Scienze Malmerendi, via Medaglie d'Oro 51. Orari: lunedì: 9:30 – 12/ 15 -18; giovedì: 9:30 – 12 / 15 -18 Museo Torricelliano, corso Garibaldi 2, tel 0546.25499 - 691667. Aperto sabato dalle 10 alle 12 o su prenotazione Casa Museo Raffaele Bendandi, via Manara 17, tel 338-8188688 (Paola Pescerelli Lagorio). Aperto il primo mercoledì di ogni mese.


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ARTE

LA RECENSIONE

Il racconto epico sulla natura di Salgado In mostra a Forlì 245 foto scattate durante trentadue spedizioni in luoghi inaccessibili di Sabina Ghinassi

Nel film Il Sale della terra, di Wim Wenders, il fotografo brasiliano Sebastião Salgado racconta come il suo modo di guardare il mondo sia nato quando era bambino e guardava da una collina l’orizzonte solcato dalle montagne nella Fazenda di Minas Gerais in Brasile, di proprietà della sua famiglia. Ogni montagna rivelava una storia diversa e, aldi là di quelle, lui immaginava altre mille storie diverse. Lì si è formato il suo punto di vista. Lì sono nati il suo istinto di narratore di luci e ombre e il suo talento di viaggiatore lento e profondo sulle cose del mondo. Dapprima il suo sguardo si è focalizzato su un’umanità splendida e dolente, sulle tante ferite del nostro vivere moderno, con i progetti “Workers” (1993) e “Migrations” (2000); poi , dal 2004, si è concentrato sul progetto “Genesi”, «un’ode visiva alla bellezza e alla fragilità della terra. Ma anche un ammonimento a considerare… tutto ciò che rischiamo di perdere». Il progetto è nato dall’esperienza, altrettanto epica, del fotografo e della moglie che, attraverso la loro fondazione, Istituto Terra (http://institutoterrastore.com/), hanno piantato un milione di alberi nel suolo inaridito e depaupaerato dal disboscamento della proprietà di famiglia, trasformando un’ampia porzione di territorio di Mata Atlantica, sterile sino a dieci anni prima, in un paradiso lussureggiante. Da quel miracolo è nata l’ispirazione per questo grande racconto epico sulla natura. “Genesi” – ora in mostra ai Musei San

Domenico di Forlì con 245 immagini bellissime tratte dall’immenso corpus fotografico del viaggio – è il risultato meraviglioso di otto anni di lavoro, di trentadue spedizioni in luoghi spesso inaccessibili, insieme all’assistente Jacques Barthélemy, e, spesso, alla moglie Lélia e al figlio Juliano, con l’obbiettivo di raccontare paesaggi, animali e popoli non ancora, o parzialmente, raggiunti dalla funesta mano dell’Homo Tecnologicus. L’approccio non è né quello del reporter, né quello dell’antropologo, ma quello dell’innamorato. Siamo, con queste immagini, dalle parti del Sublime Romantico: tutto ciò che ci passa davanti agli occhi ha a che fare con questo sentimento meraviglioso e ipnotico. Il cammino di Salgado alla ricerca della Natura ancora incontaminata si snoda attraverso cinque grandi capitoli: Pianeta Sud, Santuari, Africa, Le Terre del Nord, Amazzonia e Pantanal. Ad accogliere il visitatore è Pianeta Sud: l’Antartide, il luogo più inospitale, arido e ventoso del nostro pianeta. Lì si attraversano ghiacciai e iceberg, si incontrano colonie di albatros, procellarie e pinguini, orche, balene, elefanti marini e foche. E insieme montagne bellissime, racconti di pietra e di gelo e acque tumultuose di schiume e di onde, orizzonti di tempesta solcati da nuvole perlacee o scure. Poi si entra nei Santuari, che non sono soltanto luoghi, ma anche popoli, testimoni di un equilibrio tra uomo e natura sempre più raro e prezioso. Si parte dalle Galapagos, dalle iguane marine, dai cactus della lava, dai leoni

marini,e si arriva alla Papua Occidentale dei popoli, ancora arcaici, Korowai e Yali, al Madagascar, magnifico Eden ancora intatto, con le foreste di pietra dei tsingy, le Volpi Volanti, i Lemuri, sino alle Highlands della Papua Nuova Guinea con il popolo Huli e a Sumatra e al popolo Mentawai e ai

«L’approccio non è né quello del reporter, né dell’antropologo ma dell’innamorato

»

Sopra, uno scatto dal continente antartico e il ritratto di Salgado di Dal Pozzolo, a sinistra uno scorcio dell’allestimento della mostra

suoi sciamani. Poi si leva il grande canto dedicato all’Africa, ai suoi vulcani incandescenti, ai paesaggi onirici di dune dei suoi deserti, alle bellissime donne della tribù Himba della Namibia, alla trance dance dei Boscimani, ai Dinka del Sud Sudan, ai dischi labiali e alle scarificazioni dei popoli etiopi Mursi e Surma. E poi agli animali: leopardi, elefanti, giraffe, ippopotami, branchi di Lichi, bufali, gorilla di montagna, babbuini. In seguito ci si sposta nelle Ter re del Nord, passando per la Ka m č at k a russa, luogo estremo di ghiacci e vulcani, si arriva al Kluane national Park dello Yukon (quello dei cercatori d’oro di Jack London), all’Isola di Wrangel e ai buoi muschiati, trichechi, orsi polari e ai caribù, animali sacri e fieri. Il suo sguardo si spinge sino alle grande distese americane: il Grand Canyon, la Valle della Morte, il Bryce Canyon. Il popolo della sezione Terre del Nord è invece quello dei Nenci della Siberia settentrionale che vivono seguendo su carovane di slitte i branchi di renne. Il viaggio si conclude in Amazzonia e nel Pantanal, le terre più vicine a Salgado, quelle inscritte nel suo cuore e nella sua memoria. Qui siamo condotti tra gli indios Zo’è dell’Amazzonia settentrionale, tra quelli dell’alto Xingu, nel Mato Grosso, e tra i Piaroa del Venezuela; possiamo allargare lo sguardo sui Tepui, i grandi altopiani verdi, sulle distese limacciose e piene di vita del Pantanal, inseguendo lontre, giaguari e uccelli palustri. Possiamo anche alzare gli occhi e sognare di essere lì per un momento, incrociando il volo dell’ Ara Giacinto nel cielo. Così si ritorna, come in un grande cerchio, dove tutto è iniziato, sul filo dell’orizzonte della terra che ha segnato per sempre lo sguardo di Sebastião bambino.

NEL DETTAGLIO ORARI E INFORMAZIONI UTILI Genesi. Sebastião Salgado, a cura di Lélia Wanick Salgado. Ideata da Amazonas Images - Promossa da Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì In collaborazione con Comune di Forlì Settimana del Buon Vivere - Organizzata da Civita Mostre In collaborazione con Contrasto, Forlì, Chiesa di San Giacomo in San Domenico, Piazza Guido da Montefeltro, fino al 29 gennaio 2017 Informazioni e prenotazioni: www.mostrasalgadoforli.it, tel. 199.15.11.21* tel. dall’estero 02.89096942 mostre@civita.it *Attivo lunedì-venerdì, ore 9-18. Sabato, ore 9-12. Non attivo domenica e festivi. Orari: da martedì a venerdì ore 9,30 –18,30 Sabato, domenica e festivi (1 novembre, 8 dicembre 2016, 1 e 6 gennaio 2017) ore 10 – 19. Sabato 24 e sabato 31 dicembre 9.30 – 13.30 Chiuso lunedì, 25 e 26 dicembre 2016 La biglietteria chiude un’ora prima. Biglietti: l’ingresso include l’audioguida della mostra, disponibile in italiano e in inglese.


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ARTE

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PITTURA E STORIA

Affreschi: la scuola riminese a Ravenna Al Mar la ricostruzione in 3D di una chiesa distrutta nel ‘44 e dei suoi cicli di dipinti. Ma la mano non era quella di Pietro di Serena Simoni

Gli addii sono talvolta più certi dei nuovi incontri: mentre è difficile individuare quale sarà il destino del Mar di Ravenna, quali le future linee programmatiche e chi lo dirigerà, rimane la certezza delle belle mostre che chiudono questa stagione. Le ultime esposizioni ci regalano un itinerario nell’arte contemporanea e un complesso ma affascinante percorso fra immagini fotografiche, ricostruzioni virtuali, dipinti per confronto, disegni e testimonianze registrate sul tema della Basilica di Santa Maria in Porto Fuori, distrutta dai bombardamenti del 1944. Quest’ultima mostra è stata costruita con intelligenza da Alessandro Volpe, docente di Storia dell’Arte medievale al Dipartimento di Beni Culturali di Ravenna, che si è avvalso di collaborazioni su piani diversi per re-immaginare ciò che è perduto per sempre e per studiare le testimonianze del passato remoto e prossimo sull’edificio, la sua storia, i cicli decorativi che l’ornavano e la visione – fedele e infedele – di quanti in passato fra storici dell’arte e artisti ne hanno dato memorie visive. L’operazione nasce da una ferita non rimarginabile: la basilica scomparve infatti in meno di 45 minuti in una mattina invernale quando 12 bombe da 500 libbre fecero scempio delle mura

e dell’intero ciclo decorativo trecentesco che ornava gli interni. A questa prima distruzione seguì in una notte del settembre 1993 il furto su commissione dei 9 lacerti salvati dalle macerie, che vennero trafugati e mai più ritrovati. Poche righe per la fine di un monumento costruito probabilmente nell’XI secolo e rimodernato in modo deciso nel periodo gotico: al 1314 risalivano l’allargamento della chiesa, la sostituzione del soffitto con uno nuovo a carena, la realizzazione delle tre abisidi e di un coro sopraelevato, mentre a pochi anni dopo (1329-33) si doveva il ciclo decorativo ad affresco nelle absidi, nell’arco trionfale e nelle superfici superiori della navata centrale. Si trattava di un ciclo complesso che presentava scene sacre come il “Giudizio universale” e la “Morte della Vergine”, episodi della vita di santi – “Matteo che risana gli storpi”, “Pietro peccatore che guarisce gli ammalati” – figure di santi e sante ma anche personaggi contemporanei da indentificarsi probabilmente nel signore della città Ostasio da

«La basilica

di Porto Fuori scomparve sotto 15 bombe da 500 libbre L’edificio era sorto nel XI secolo e rimodernato nel 1314

»

In alto a destra: Pietro da Rimini, Crocifissione (particolare), 1322-1323 circa, frammento, Ravenna, Museo Nazionale, già chiesa di Santa Chiara. In basso a sinistra: Scatto delle rovine dopo il bombardamento, Istituzione Biblioteca Classense, Fondo Mazzotti

Polenta e nel vescovo Rinaldo da Concorezzo. Fulcro del ciclo era la descrizione delle Storie dell’Anticristo – dalla presa di potere alla sua decapitazione per mano dell’arcangelo Michele – la cui realizzazione fu indirizzata dalla situazione politica contestuale: in un momento in cui Ostasio sceglieva di appoggiare papa Giovanni XXII e il suo progetto di controllo sulle Romagne, la morte dell’Anticristo nel ciclo portuense presentava come realtà predestinata la fine del grande nemico, l’imperatore Ludovico il Bavaro. Nel giro di pochi anni, il destino figurato nelle immagini veniva superato dalla realtà della sconfitta pontificia: i cicli dipinti rimanevano imperscrutabili come la volontà divina. Per la loro realizzazione venne sicuramente chiamato un maestro della scuola riminese, identificato tradizionalmente con Pietro a cui si attribuisce anche l’intervento in Santa Chiara (oggi Teatro Rasi). L’identificazione è stata messa in dubbio in più sedi dal curatore della presente mostra, che sollecita il confronto con alcuni dipinti qui esposti: un paragone diretto che, insieme alla valutazione indiretta del ciclo di Santa Chiara, confermerebbe l’ipotesi che non si possa pensare allo stesso autore. Nel ciclo portuense – afferma Volpe – troppa è l’insistenza sulla narrazione anedottica e la gesticolazione dei

personaggi, sicuramente minore la sapienza compositiva e la qualità esecutiva per confermare la presenza di Pietro da Rimini. La questione attributiva viene rigettata sul piatto a fronte non solo del confronto stilistico con le opere certe del maestro riminese, ma anche grazie all’analisi dettagliata che la nuova ricostruzione digitale permette, tutta basata su fotografie d'epoca. Fra le numerose immagini fotografiche raccolte che illustrano da metà ’800 in poi l’esterno, gli spazi e i cicli ormai scomparsi, le videoregistrazioni che narrano le memorie di chi la chiesa la vide ancora in piedi, i disegni di un artista come Felice Giani e di uno studioso come Cavalcaselle, quello che sicuramente colpisce è la ricostruzione tridimensionale della basilica, organizzata dal laboratorio interno del Dipartimento universitario sulla base dei documenti rimasti: per il 90 percento su fotografie otto e novecentesche precedenti ai bombardamenti e per il restante sui rari disegni e planimetrie che ci sono giunti, più una piccola percentuale di fotografie in 3D di oggetti ancora esistenti. Il prodotto visivo che risulta permette a qualsiasi spettatore di entrare nella basilica, esplorarne gli spazi e vedere in modo globale o ravvicinato i cicli decorativi realizzati nel 1314: una ricostruzione che ammette doverosamente la contraddizione di

un’estrema scientificità da una parte e una necessaria approssimazione dall’altra, quando le misure non tornano al centimetro o un’ombra, una lacuna in una foto, non permettono di stabilire esattamente ciò che era. Lo strumento virtuale – che permette oggi di vedere l’interezza e i particolari di un ciclo, addirittura di recuperare immagini apparentemente secondarie come una scena di chiaro intento simbolico in cui si affrontano buoi e maiali – al tempo stesso falsifica del tutto la relazione che in origine esisteva fra le immagini e il piano subordinato dei fedeli sulla terra: nessuno può infatti vedere quelle immagini quasi oscure come un tempo, quando erano elementi parziali di un divino che incuteva reverenza e negava lo svelamento della propria interezza. Si tratta quindi programmaticamente di una traduzione fedele/infedele che distrugge e reintegra nel medesimo istante. Poco male per il pubblico comune a cui è permessa una facilità di fruizione che è lo scopo principale di ogni azione didattica: l’implicita vicinanza al monumento forse costituisce l'unica strada per la sua sopravvivenza. Ma poco male anche per gli storici che calcolano la distanza e l’approssimazione non solo nel 3D ma anche sulle carte, tenendo in conto il margine di grande imprecisione, falsità e intenzionalità che ogni documento contiene.


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ARTE

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IL FESTIVAL

RAVENNA/1

Cristallino va a trovare gli artisti in studio

Il “Festival Cristallino, luoghi per le arti visive” prosegue la sua ricerca sulle arti contemporanee mutando temporaneamente la sua fisionomia di festival stabile al Musas di Santarcangelo di Romagna per diramarsi in un percorso itinerante, alla volta degli studi degli artisti. Dopo il primo appuntamento di fine novembre nello studio di Francesco Bocchini a Sant’Angelo di Gatteo, domenica 18 dicembre è invece la volta di Andrea Salvatori, una visita allo studio di questo artista che sin dall’inizio della sua carriera colleziona forme, misure e simboli in cattedrali, musei, gallerie e mercatini. La visita allo studio e la presentazione del lavoro dell’artista saranno a cura di Daniele Torcellini, critico e curatore, che introdurrà anche l’intervento successivo, 80 mesh, un esperimento di interazione tra immagine e suono. “80 mesh – la forma del suono”, un progetto a cura dell’associazione Marte, nato dall’idea del collettivo artistico CaCO3, è un’indagine sulle caratteristiche del linguaggio del mosaico, in particolare quelle della frammentazione e della ricostruzione, dello schema, della ripetizione e della modularità. Il terzo appuntamento è poi domenica 22 gennaio dalle 17.30 con Self-Container con Marcantonio Raimondi Malerba a Cesena. Artista e designer, Marcatonio Malerba è nato nel 1976 a Massalombarda, ha lavorato nella scena teatrale e collaborato con vari architetti. In parallelo alla sua produzione d’arte comincia presto a creare articoli di design, combinando passo dopo passo questi due linguaggi. Ecco allora pezzi unici destinati a mostre e gallerie, accanto a mobili anticonvenzionali, come la sua serie più celebre: Sending Animals (per Seletti), composta da tavolini e credenze a forma di mucche o oche.

CRITICA IN ARTE CON CRISTIANO TASSINARI, ENRICO TEALDI E CACO3 Il Mar di Ravenna, fino all’8 gennaio ospita la mostra Critica in Arte in cui tre giovani critici presentano il lavoro di tre giovani artisti. Il percorso espositivo si apre con l’intervento di Cristiano Tassinari (Forlì, 1980; vive e lavora a Berlino), a cura di Roberta Pagani. Con la sua mostra 55m2 it’s our home! la storia dell’Italia più recente fa un balzo nel passato e poi nel futuro fino ad espandersi oltre i perimetri nazionali e quelli domestici. Le sale centrali, a cura di Davide Caroli, sono dedicate al lavoro di Enrico Tealdi (Cuneo, 1976) che presenta una selezione dei suoi più recenti lavori. L'allestimento pensato per le sale del Mar vuole sottolineare la caratteristica di sospensione temporale del racconto. Il percorso di Critica in Arte si conclude con le opere del gruppo CaCO3 (Âniko Ferreira da Silva, Ravenna 1976, Giuseppe Donnaloia, Martina Franca, 1976, e Pavlos Mavromatidis, Kavala, Grecia, 1979), e la cura di Daniele Torcellini che vogliono porsi come dispositivo di indagine, a scatole cinesi, sui modi e le forme in cui il contesto attribuisce significato agli oggetti che vi sono inclusi, presentando l’astrazione di due ambienti di esistenza delle opere, lo studio in cui sono realizzate e il soggiorno di una abitazione in cui possono essere collocate, nell’ambito di una rassegna di mostre personali, all’interno di un museo. Orari mostra: da martedì a domenica e festivi: 9-18; chiuso lunedì, 25 dicembre e 1 gennaio aperture festive: 26 dicembre, 6 gennaio. Ingresso: gratuito.

RAVENNA/2

CESENA/1 FUORI MERCATO: CICLO DI MOSTRE ALLA GALLERIA CANTINA CARBONARI

BALLARDINI E ZAFFAGNINI IN MOSTRA PER I 30 ANNI DI TRAVERSATA NEL DESERTO

Fuori mercato è il titolo provocatorio del cclo di mostre d’arte organizzato dalla Galleria Cantina Carbonari (via Fra’ Michelino 1) a cura di Paolo degli Angeli. adal 10/12/16 al 22/12/16 - Anna Maria Nanni. Ecco il calendario delle prime mostre personali di questa rassegna sottotiltolata “Oltre il contemporaneo”. Fino all’8 dicembre saranno esposte opere di Lucio Cangini, dal 24 dicembre al 5 gennaio toccherà invece a Franco Alessandroni, mentre dal 7 al 19 gennaio si potrà conoscere il lavoro di Davide Crociati e dal 21 gennaio al 2 febbraio quelle di Leonardo Rossi. La rassegna prosegue nei mesi successivi fino a da aprile. Le inaugurazioni saranno tutte alle 17. Orari: lun/dom dalle 16 alle 19. Ingresso libero

Sabato 3 dicembre inaugura a palazzo Rasponi, a Ravenna, la doppia mostra di Cesare Ballardini City Tour e di Giovanni Zaffagnini Tecla a cura di Veronica Lanconelli e Silvia Loddo per Osservatorio Fotografico con un incontro con gli autori alle 16. Zaffagnini e Ballardini sono due degli ideatori e organizzatori, con gli altri figli del deserto (Guido Mazzara, Alfredo Belletti, Vilbres Rabboni, Gigliotti Ottavio) e con Luigi Ghirri e Gianni Celati, di una delle esperienze più significative della storia della fotografia italiana: il progetto Traversate del Deserto (1986), Questa mostra è la seconda tappa di questo omaggio ai trent'anni di Traversate del Deserto dopo un’altra esposizione a Fusignano. Palazzo Rasponi, Ravenna, fino all’8 gennaio martedì - domenica 15 - 18 lunedì 26 dicembre aperto.

CESENA/2

RAVENNA/3

BATTAGLIA

E

CECCARELLI

PER

RENATO SERRA

Sabato 3 dicembre alle 17 a Cesena, presso la Casa Museo Renato Serra, si terrà l’inaugurazione della mostra “Fragilis Mortalitas - 1915: Renato Serra & il Diario di trincea” con i giovani artisti cesenati Francesca Ceccarelli e Maurizio Battaglia. Le opere di Ceccarelli (Cesena, 1980) e Battaglia (Cesena, 1971) si relazioneranno con gli spazi della Casa Museo, animandone il giardino e le stanze interne, le pareti e i mobili con la loro provocatoria intensità. Viale Carducci, 29 - Cesena, 3 dicembre 2016 < 29 gennaio 2016. Orari: sabato e domenica 16-19(apertura per gruppi su prenotazione). Ingresso: gratuito

LE

OPERE DI

FILIPPO FARNETI

ALLA

NIART

Sabato 3 dicembre alle 18, alla Galleria NiArt di Ravenna viene inaugurata la mostra Altrove di Filippo Farneti, curata da Davide Caroli, con le opere recenti dell’artista. Si parte dalla serie su plexigass, satinato a mano, con paesaggi che sembrano come immersi in una nebbia atavica e misteriosa. Un rimando al mosaico è presente nei lavori realizzati da tessere di immagini. A seguire una serie di volti, indagine su un’identità in movimento, in trasformazione, che sembra continuamente sfuggevole e indefinita. Fino al 17 dicembre.


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41 RIMINI

CERVIA

Foto, oggetti di scena e costumi dal set del Casanova di Fellini

LE SALINE IN UNA MOSTRA FOTOGRAFICA AL MUSA

Il Casanova è uno dei capolavori più visionari di Federico Fellini, il film considerato dallo stesso regista il suo più bello, più lucido, più rigoroso, più stilisticamente compiuto, eppure è stato anche il film che ha avuto l'impatto più difficile con il pubblico. A quarant'anni dalla sua uscita in sala, il Comune di Rimini lo celebra con una serie di iniziative, tra cui una mostra, realizzata con la collaborazione di Elisa Tosi Brandi, dal titolo Foto, oggetti e costumi dal set de Il Casanova di Federico Fellini. La mostra raccoglie e ordina il materiale relativo al film e alla sua lavorazione posseduto dal Comune al Museo della città: le foto scattate sul set da Pierluigi Praturlon; gli abiti creati da Danilo Donati, che valsero al costumista e scenografo il suo secondo Oscar; i disegni, con cui il regista fissava intuizioni e forniva indicazioni; alcuni arredi di scena; e ancora le prime stesure dattiloscritte della sceneggiatura tra cui spicca un'interessante edizione in inglese corredata da annotazioni. A testimonianza del fondamentale contributo di Nino Rota al film, il visitatore potrà vedere i quaderni annotati con le partiture musicali dei principali temi della colonna sonora. Dalle Teche Rai, invece, provengono le voci dei protagonisti riunite in un montaggio di filmati estratti dai documentari Fellini nel cestino e I protagonisti di Fellini di Gianfranco Angelucci e dallo special Fellini: Casanova voleva una bambola di Lello Bersani e Vanni Ronsisvalle, che raccoglie, tra le altre cose, le opinioni e le impressioni a caldo di giornalisti e critici all'uscita della prima del film. Rimini, Museo della Città - Manica Lunga. La mostra, a ingresso libero, sarà aperta da martedì a sabato ore 9.30-13/16-19; domenica e festivi ore 10-19. Fino al 27 dicembre.

Diego Bracci, fotografo professionista di Bagnacavallo e il fotografo Valter Laghi, fotoamatore di Mezzano, socio dell’Hobby Photo Club di Ravenna, espongono al Museo del Sale di Cervia una ricerca fotografica dal titolo “I salinari”. La mostra verrà inaugurata sabato 3 dicembre alle 16.30 alla presenza degli autori e dei rappresentanti del “Gruppo Culturale Civiltà Salinara di Cervia” e resterà aperta fino a domenica 1 gennaio. Si tratta di un reportage realizzato durante l’estate nella salina Camillone di Cervia∑.

FUSIGNANO LE AL

OPERE DI FEDERICO ZANZI SAN ROCCO

Viene inaugurata alle 18 di domenica 18 Dicembre a Fusignano (Ravenna) negli spazi del Museo Civico San Rocco la mostra di Federico Zanzi A Voi che mi proteggete. Il pittore conduce il visitatore all’interno del suo mondo più intimo con una visione fortemente contemporanea del ricordo familiare, dove trovano forza e colore le figure preminenti e gli ambienti domestici del quotidiano. La mostra, curata da Paolo Trioschi, presenta una selezione di opere da 2012 a oggi e sarà visibile fino al 19 Febbraio. Ingresso libero.

RICCIONE

FORLÌ

BARILLI

CONFERENZE D’ARTISTA A PALAZZO ROMAGNOLI CON “PEERS”

E IL CLASSICO NEL CONTEMPORANEO

Il ciclo di conversazioni d'arte "Il Classico nel Contemporaneo. Le metamorfosi del mito", si concluderà il 4 dicembre alle 16.30 al Grand Hotel des Bains di Riccione con un relatore d'eccezione: Renato Barilli, famoso critico, storico della letteratura e dell’arte. Per l'occasione, Barilli presenterà un intervento incentrato su un’analisi complessiva della presenza del classico nell’arte contemporanea.

È in corso la seconda edizione di “Peers – conferenze d’artista”, evento curato dall’associazione culturale [dif-fù-sa contemporanea], appuntamenti mensili fino a febbraio che vedono protagonisti quattro coppie di artisti, a Palazzo Romagnoli, dalle 16 alle 18, tempo durante il quale gli artisti introducono il proprio lavoro e quello del loro interlocutore mentre dopo la conferenza, l’evento si sposta nella sede di [dif-fù-sa contemporanea], al Wundergrafik, in via Cobelli 34 dove il pubblico può osservare alcune opere degli artisti, allestite in un one-day show per l’occasione. L’appuntamento di dicembre vede a confronto Luca Coser e Alessandro Saturno (11 dicembre), mentre il 15 gennaio ci saranno Giorgia Valmorri e Linda Rigotti. Chiudono la rassegna Silvia Camporesi e Domingo Milella il 12 febbraio 2017.

IO D U T S i n a r e v li a r barba POP ART MOSAIC MOSAICO CONTEMPORANEO

RAVENNA Via Girolamo Rossi, 21/A Tel. 0544 215162 info@barbaraliveranistudio.com Barbara Liverani Studio www.barbaraliveranistudio.com


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JUNIOR

RAVENNA

FAENZA

Dalla festa per la Befana al té della domenica a Vulkano

Favole al Masini La rassegna per le famiglie al Masini della domenica pomeriggio (alle 16) vede in scena il 4 dicembre Nico Cerca un amico di Accademia Perduta, che sarà protagonista anche il 18 dicembre con Un eroe sul sofà di e con Andrea Brunetto, mentre l’8 gennaio protagonista sarà il Teatro Pirata con lo spettacolo Premiata ditta Scintilla - Il carrozzone delle meraviglie, uno spettacolo con la comicità e la magia del circo. Mentre il 29 gennaio andrà in scena la poesia dei Teatro Giocovita con il delicato Il cielo degli orsi (nella foto), per affrontare alcuni dei temi esistenziali universali in un linguaggio adatto ai bambini.

CERVIA

Tre serate al Comunale A Ravenna la stagione per i più piccoli passa innanzitutto sempre dalla Stagione delle Marionette alle artificieri Almagià dove domenica 11 dicembre va in scena La stanza dei giochi di Scena Madre mentre per il 6 gennaio si prepara la tradizionale festa dell’epifania quando andrò in scena anche lo spettacolo di Accademia Perduta Sotto la neve Minuetto d’inverno (anche al teatro Mentore di Santa Sofia il 7 gennaio alle 21). A gennaio tuttavia prende anche il via la rassegna al Vulkano di San Bartolo “Té a teatro” la domenica pomeriggio, organizzata da Drammatico Vegetale. Si comincia il 15 gennio con Brum della stessa Drammatico Vegetale (adatto a un pubblico anche di bambini molto piccoli), a seguire, il 22, sarà la volta del Teatro delle dodici lune con Transylvania Circus e per finire il 29 gennio il teatro Mangiafuoco porterà invece Le ochine.

RICCIONE ALLO SPAZIO TONDELLI

Il sabato sera di dicembre, a Cervia, è dedicato come tradizione ormai ai più piccoli al teatro Comunale. E così il 3 alle 21 va in scena il suggestivo I tre Porcellini di Giallo Mare Minimal Teatro (anche a Forlì il 15 gennaio), con richiami e rimandi alla pittura, al cinema e alla letteratura, il 10 è la volta del successo di Accademia Perduta Jack e il fagiolo magicolo (anche a Forlì l’11) mentre si chiude il 17 con un altro spettacolo tratto da una fiaba classica: La Gallinella Rossa (nella foto). A portarla in scena la compaina Tandi Cosi progetti in una coproduzione con la stessa Accademia Perduta. Una storia sulla solidarietà, la responsabilità, la condivisione, l’etica del lavoro.

BASSA LUGHESE

Clown, burattini e biciclette ANCHE IL PLURIPREMIATO

“OUT”

Spettacoli pomeridiani per bambini (dai 5 anni) e famiglie allo Spazio Tondelli di Riccione (ore 16.30; 5 euro). Si comincia domenica 4 dicembre con Il giardino delle magie, scritto da Francesco Niccolini e interpretato da Luigi D’Elia, ispirato a un testo di André Gorz. La rassegna prosegue domenica 11 dicembre con un omaggio a Roald Dahl, con lo spettacolo Minipin, voci e suoni dal bosco incantato, con Alessia Canducci (voce recitante) e Tiziano Paganelli (musiche dal vivo). Domenica 29 gennaio è la volta di Unterwasser con il pluripremiato Out. Usando i pupazzi e la musica, e ispirandosi ad artisti come Mondrian, Rotkho ed Escher, va in scena il passaggio all’adolescenza.

Al teatro Binario di Cotignola si comincia l’8 gennaio con i burattini classici di Massimiliano Venturi (alle 16.30) e si continua poi il 21 gennaio con Diapason, della compagna ICricondati, buffo spettacolo di clownerie. Al Rossini di Lugo si va invece in scena il giorno seguente, domenica 22 gennaio quando apre la stagione di piccoli con la compagnia Principio attivo che porta in scena La bicicletta Rossa. Spettacolo anche a Russi per i più piccoli con i Clown in libertà, al comunale alle 16.30 di domenica 22, per uno spettacolo che unisce il divertimento e la magi del circo con l’arte del teatro. A dicembre invece a teatro si va a Bagnacavallo, l’11, con La bella addormentata di Florian teatro (nella foto).


JUNIOR

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43 MELDOLA

FORLÌ

Prove aperte per Mia and me

Dal circo cinese al racconto di Natale tra il Fabbri e il Piccolo

Prova generale aperta al pubblico a ingresso gratuito il 2 dicembre al teatro Dragoni di Meldola (Forlì) per il live show di Mia and Me, la serie tv fantasy che dal 2012 appassiona grandi e piccini con il suo mondo incantato di Centopia che va in onda su Rai Gulp. Ora appunto la serie tv diventa spettacolo teatrale per settanta minuti di divertimento sotto la regia di Davide Allena e con i costumi di Roberta Spegne e le coreografie di Carola Benedetti. A Meldola è possibile assistere alle prove generali prima dell’avvio di una lunga tournée. La prenotazione è tuttavia obbligatoria al numero 0543 64300 oppure 0543 490089.

GAMBETTOLA

Fiabe e burattini in scena Alla Baracca dei Talenti, teatro di Gambettola, il 17 dicembre alle 17 va in scena la compagnia Tieffeu (eatro Figura Umbro, nasce ventisei anni fa come centro professionale stabile di produzione, promozione e ricerc) con lo spettacolo tratto dalla favola più nota e raccontata: Cappuccetto – La storia che si riracconta (nella foto). Il 21 gennaio invece, ancora spettacolo per le famiglie, ma in questo caso con il teatro di burattini tradizione del Teatro del Drago con Il Grande Trionfo di Fagiolino Pastore e Guerriero

BELLARIA

Da Kipling a Omero Al teatro Astra di Bellaria, domenica 18 dicembre alle 16.30 va in scena Capitani coraggiosi nell’allestimento di Bam Bam Teatro. Si tratta di uno spettacolo adatto a un pubblico dai 6 anni di età che è tratto dal romanzo di Rudyard Kipling che ha ispirato anche un celebre film con Spencer Tracy. Il 22 gennaio invece va in scena Ulysses che racconta il peregrinare lungo dieci anni di questo eroe omerico eppure straordinariamente moderno raccontato dal Teatro delle isole con pupazzi, luci, video e ombre. Consigliato dai 5 anni.

Al teatro Diego Fabbri di Forlì, l’epifania, il gennaio alle 16, si festeggia con la tappa del World Tour del Chinese Acrobatic Circus. Il circo con sede a Zhengzhou, capitale della Provincia dell’Henan, è stato fondato nel 1937 ed è oggi composto dai migliori acrobati, giocolieri, funamboli contorsionisti e ginnasti della grande tradizione circense cinese. Con quasi 100 milioni di abitanti, l’Henan è la provincia più popolata della Cina ed è considerata tradizionalmente la “culla della civiltà cinese”. Altri spettacoli per bambini al Fabbri sono domenica 11 dicembre con Jack e il fagiolo magico di Accademia perduta (anche a Cervia il 10 dicembre) e Un canto di Natale di Ca’ Luogo d’Arte nei giorni del 26 dicembre (alle 16 e alle 18) e il 27 dicembre (alle 19.30 e alle21). Uno spettacolo tratto dall’indimenticato capolavoro di Charles Dickens e portato in scena con la collaborazione del Teatro delle Briciole e Centre Dramatique Nationale d’Alsace de Strasbourg (Francia). A gennaio invece domenica 15 alle 16 al teatro Il piccolo di Forlì prende il via la stagione Favole con la rivisitazione del grande clasico I tre Porcellini (anche a Cervia il 3 dicembre) da parte di Giallo Mare Minimal Teatro di e con Renzo Boldrini. Spettacolo originale con elementi di richiamo letterari, cinematografici e artistici. Il secondo appuntamento con la rassegna è invece il 29 gennio alle 16 con la compagnia Teatro Telaio che porta invece in scena Storia di un bambino e di un pinguino, una storia buffa che parla di amicizia, difficioltà di comunicazione e comprensione di chi è diverso da noi tra avventure, tempeste e fraintendimenti.

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44 di Giorgia Lagosti

«Il giorno di Natale – si legge in un rapporto napoleonico del 1811 redatto dall'allora prefetto di Forlì Leopoldo Staurenghi – ogni famiglia si fa una minestra di pasta col ripieno di ricotta, che chiamasi cappelletti. L’avidità di tale minestra è così generale che da tutti, e massime dai preti, si fanno delle scommesse di chi ne mangia una maggiore quantità, e si arriva da alcuni fino al numero di 400 o 500. Questo costume produce ogni anno la morte di qualche individuo per le forti indigestioni». Di una minestra «composta di ricotta, formaggio, uova e aromi, il tutto avvolto in pasta detta spoglia da lasagne» ci racconta qualche anno dopo, nel 1818, il forlivese Michele Placucci nel suo Usi e pregiudizi de' contadini della Romagna. Sono quindi almeno due secoli che i cappelletti costituiscono uno dei tratti distintivi della Romagna. Ora però può sorgere spontanea una domanda: stiamo parlando di una Romagna tutta unita e d’accordo circa la ricetta del suo, e solo suo, cappelletto? Come tutti sappiamo, la risposta è no. È vero, la sfoglia è una, fatta di farina di grano tenero e uova, né troppo morbida né troppo soda, omogenea e consistente come unici sono anche gli strumenti, tagliere di legno e matterello. Pochi problemi poi sulla noce moscata (non deve assolutamente mancare) e sull’uso parsimonioso del sale. Quasi tutti d’accordo anche sul fatto che i cappelletti presuppongono la presenza di un'azdòra che tiri la sfoglia e li prepari a mano, chiudendoli a uno a uno. Idem per la loro forma, bella piena, dalla “testa grossa”, quella che ricorda la “galoza”, un copricapo ad ali indossato dalla gente di campagna, un po’ goffo con poca tesa e cupolone abbondante. È invece sul contenuto che la Romagna si divide, sul battuto, sul compenso e qui, i cappelletti di magro, cioè quelli ripieni di solo formaggio, entrano in conflitto con quelli che prevedono

LA TRADIZIONE

Romagna, patria del cappelletto Differenze e somiglianze nel piatto della festa per eccellenza, da secoli IL RACCONTO UN “FATTERELLO” DELL’ARTUSI

IL RITUALE IL CAPPELLETTO MATTO Come non citare l’antico rito secondo il quale alcune azdòre, per dare un tono di allegria tra i commensali, in mezzo ai tanti cappelletti col ripieno, ne preparavano uno di sola pasta: il cosiddetto “cappelletto matto”. Lo stesso titolo passava per quel giorno, tra le risa di tutti, a chi lo trovava nel proprio piatto.

anche la carne. Da non confondere con quello del cugino bolognese, del tortellino, che è altra cosa, nel ravennate e nel cesenate prevalgono i soli formaggi: forma (Parmigiano o Grana), ovviamente, con l'aggiunta di un formaggio morbido che può essere la ricotta, il raviggiolo o la casatella. Nel forlivese e

Scrive Pellegrino Artusi: «A proposito di questa minestra vi narrerò un fatterello, se vogliamo di poca importanza, ma che può dare argomento a riflettere. Avete dunque a sapere che di lambiccarsi il cervello su’ libri i signori di Romagna non ne vogliono saper buccicata, forse perché fino dall'infanzia i figli si avvezzano a vedere i genitori a tutt'altro intenti che a sfogliar libri e fors'anche perché, essendo paese ove si può far vita gaudente con poco, non si crede necessaria tanta istruzione; quindi il novanta per cento, a dir poco, dei giovanetti, quando hanno fatto le ginnasiali, si buttano sull'imbraca, e avete un bel tirare per la cavezza ché non si muovono. Fino a questo punto arrivarono col figlio Carlino, marito e moglie, in un villaggio della bassa Romagna; ma il padre che la pretendeva a progressista, benché potesse lasciare il figliuolo a sufficienza provvisto avrebbe pur desiderato di farne un avvocato e, chi sa, fors'anche un deputato, perché da quello a questo è breve il passo. Dopo molti discorsi, consigli e contrasti in famiglia fu deciso il gran distacco per mandar Carlino a proseguire gli studi in una grande città, e siccome Ferrara era la più vicina per questo fu preferita. Il padre ve lo condusse, ma col cuore gonfio di duolo avendolo dovuto strappare dal seno della tenera mamma che lo bagnava di pianto. Non era anco scorsa intera la settimana quando i genitori si erano messi a tavola sopra una minestra di cappelletti, e dopo un lungo silenzio e qualche sospiro la buona madre proruppe: «Oh se ci fosse stato il nostro Carlino cui i cappelletti piacevano tanto!». Erano appena proferite queste parole che si sente picchiare all'uscio di strada, e dopo un momento, ecco Carlino slanciarsi tutto festevole in mezzo alla sala. «Oh! cavallo di ritorno, esclama il babbo, cos'è stato?» «È stato – risponde Carlino – che il marcire sui libri non è affare per me e che mi farò tagliare a pezzi piuttosto che ritornare in quella galera». La buona mamma gongolante di gioia corse ad abbracciare il figliuolo e rivolta al marito: «Lascialo fare, disse, meglio un asino vivo che un dottore morto; avrà abbastanza di che occuparsi co' suoi interessi». Infatti, d'allora in poi gl'interessi di Carlino furono un fucile e un cane da caccia, un focoso cavallo attaccato a un bel baroccino e continui assalti alle giovani contadine.

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STORIA

LA RICETTA/1 I CAPPELLETTI SECONDO L’ARTUSI Ecco cosa scriveva l’Artusi sui cappelletti, da leggere tenendo bene a mente però che non rappresenta le usanze della Romagna a tavola ma il mangiare borghese del centro-nord d’Italia. «Sono così chiamati per la loro forma a cappello. Ecco il modo più semplice di farli onde riescano meno gravi allo stomaco. Ricotta, oppure metà ricotta e metà cacio raviggiolo, grammi 180. Mezzo petto di cappone cotto nel burro, condito con sale e pepe, e tritato fine fine colla lunetta. Parmigiano grattato, grammi 30. Uova, uno intero e un rosso. Odore di noce moscata, poche spezie, scorza di limone a chi piace. Un pizzico di sale. Assaggiate il composto per poterlo al caso correggere, perché gl'ingredienti non corrispondono sempre a un modo. Mancando il petto di cappone, supplite con grammi 100 di magro di maiale nella lombata, cotto e condizionato nella stessa maniera. Se la ricotta o il raviggiolo fossero troppo morbidi, lasciate addietro la chiara d'uovo oppure aggiungete un altro rosso se il composto riescisse troppo sodo. Per chiuderlo fate una sfoglia piuttosto tenera di farina spenta con sole uova servendovi anche di qualche chiara rimasta, e tagliatela con un disco rotondo della grandezza come quello segnato (N.B. circa 6 cm di diametro). Ponete il composto in mezzo ai dischi e piegateli in due formando così una mezza luna; poi prendete le due estremità della medesima, riunitele insieme ed avrete il cappelletto compito. Se la sfoglia vi si risecca fra mano, bagnate, con un dito intinto nell'acqua, gli orli dei dischi. Questa minestra per rendersi più grata al gusto richiede il brodo di cappone; di quel rimminchionito animale che per sua bontà si offre nella solennità di Natale in olocausto agli uomini. Cuocete dunque i cappelletti nel suo brodo come si usa in Romagna, ove trovereste nel citato giorno degli eroi che si vantano di averne mangiati cento; ma c'è il caso però di crepare, come avvenne ad un mio conoscente. A un mangiatore discreto bastano due dozzine».

Perché “tutto fa brodo” o non si sa mai bene “cosa bolle in pentola”

Non era insolito che

per le feste si facessero gare a chi ne mangiava di più che provocavano morti per indigestione

Il primo brodo della storia nacque dalla immissione di ciottoli arroventati in una marmitta: scaldavano il liquido nel quale erano immersi e si raggiungeva l’ebollizione. La cultura antica infatti, che non possedeva l’arte ceramica e non aveva di conseguenza la possibilità di far bollire i cibi, conosceva solo la via della cottura arrosto alla fiamma, in forni rudimentali, come quelli interrati, o sopra pietre roventi. Sono stati i Germani ad introdurre questa tipologia di preparazione e poi a chiamare brodo il succo uscito dalle carni in pentola, mettendo in crisi i dietologi italiani del Medioevo, fedeli alla lingua latina, che lo chiamavano aqua carnis. Il brodo, originariamente ben diverso da quello che conosciamo noi, fu per tutto il Medioevo la base dell’alimentazione contadina: era una specie di minestrone più o meno denso che restava a sobbollire continuamente in una grande pentola a lato del focolare e veniva arricchito “a getto continuo” con tutti i generi commestibili che si riusciva a reperire. Vi entravano così legumi, radici, vegetali diversi, cereali, residui di carne e ossa. Ed è proprio da questa consuetudine che avrebbero origine vari detti come “tutto fa brodo” e “sapere cosa bolle in pentola”, cosa non sempre facile data la varietà degli ingredienti che a lungo andare diventavano irriconoscibili. Il brodo è stato a lungo riconosciuto un magico toccasana per le persone ammalate, deboli o anziane tanto è che i contadini del passato erano soliti sorseggiare mezza tazza di brodo caldo come antipasto invernale: si diceva che avrebbe tenuto lontano ogni malanno. Sul piano simbolico, il brodo, legato ad utensili facenti parte della sfera domestica e femminile come il vaso e la pentola, rappresenta la continuità della vita: le fiabe di tutto il mondo contengono infatti il tema del paiolo che bolle ininterrottamente, simbolo della femminilità che dà e custodisce la vita, come una divinità del focolare.

LA RICETTA/2 IL BUON BRODO (ANCHE) DA GALLINA VECCHIA

nel riminese invece si utilizzano anche carni leggere: petto di cappone, vitello, lonza e mortadella. Le varianti sono davvero tante, forse una per ciascuna famiglia o casata. A mano a mano poi che ci si allontanano dalla loro terra d'origine, i cappelletti finiscono fatalmente per subire

alterazioni tali da renderli irriconoscibili: troviamo versioni nel Reggiano col ripieno di stracotto di manzo, nelle Marche fra Pesaro e il Montefeltro con carne di maiale, cappone o tacchino e midollo di bue, e anche in Umbria, noti con il nome di Cappelletti di Gubbio, con battuto di carni magre assortite,

cotti e mangiati nel brodo di pollo. Tornando a noi, non dimentichiamo che quella dei cappelletti asciutti col ragù è un’usanza che ha preso piede negli ultimi decenni, ma che non tutti i buongustai apprezzano. Si tratta né più né meno, affermano, di una storpiatura dovuta alla ristorazione di massa. Sì,

perchè i puristi sostengono che la fine gloriosa del cappelletto (e io sto con loro) sta in un buon brodo di carne di manzo e di cappone. Ora un’ultima cosa da non dimenticare: è un errore cospargerli di formaggio grattugiato perché il loro sapore non ha bisogno di nient’altro per risultare perfetto!

LA CITAZIONE I CAPPELLETTI POST-NATALE? TOCCA RICOMINCIARE DA KANT «I cappelletti di Natale hanno un altro sapore il giorno dopo. Si sono fatti completamente diafani e a stento tengono unite le pieghe che chiudono il ripieno nella cupola. Il corpo di pasta è divenuto inconsistente e il sapore, diventato impreciso, si confonde con quello del brodo. Questo, in compenso, incorpora tutto il sapore dei due elementi. Non sono pochi coloro che preferiscono la versione post-natalizia del piatto forte romagnolo. Sono dei filosofi sincretisti, dei dialettici post-hegheliani di destra, che teorizzano la composizione in uno degli opposti, del tutto dimentichi della citazione di Mao, contraria al due che si compone in uno. È nell'uno che si divide in due il succo della dottrina rivoluzionaria. Ma sono migliori o no, quelli del giorno dopo Natale? Il fatto è che sono migliori a Natale e anche a S. Stefano. Solo che questo distrugge su tutta linea la dialettica hegheliana, travolgendo anche Marx e Mao. Praticamente è come se ogni volta dovessimo ripartire da Kant». Tratto da Doppio errore di Guido Pasi (edizioni Il girasole).

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Ci sono parecchi modi di fare il brodo e la buona riuscita di questo dipende non solo dagli ingredienti ma anche da come li si gestisce. La regola principale è mettere la carne nell’acqua fredda e salata, portando il liquido lentamente a ebollizione e schiumando spesso in superficie con un mestolo forato. Questo procedimento fa sì che la carne ceda al brodo le sue sostanze proteiche e lo renda più saporito e nutriente. Al contrario, mettendo la carne nell’acqua bollente, si otterrebbe un ottimo lesso (o bollito) ma un brodo insapore. Oltre alla carne vanno aggiunte le basi aromatiche (sedano, carota, cipolla, gambi di prezzemolo), sale, pepe in grani e, a chi piace, anche una foglia di alloro e qualche chiodo di garofano. La cottura dovrà essere lenta e prolungata (da tre ore fino a 6 a seconda della quantità di carne e di acqua), mantenendo al liquido una ebollizione leggera e costante. Prima di utilizzare il brodo, infine, sarà bene filtrarlo attraverso un colino a maglie fitte o un panno bagnato e ben strizzato: in questo modo il nostro brodo risulterà ben limpido. Le parti del manzo e del vitello che danno un migliore sapore sono la spuntatura delle coste, il girello, la rosa, la spuntatura del lombo, il piccione, il fianchetto, la coda, la lingua e lo stinco. Il manzo fornisce naturalmente un brodo più scuro, ma anche più aromatico e sostanzioso, mentre dal vitello si ottiene un brodo leggero e delicato. Di solito si dà preferenza al primo salvo nei casi in cui il brodo sia riservato a persone che, per motivi di salute, debbano mangiare molto leggero. Inoltre, è usanza abbastanza diffusa, aggiungere alla carne anche un piccolo osso, ancor meglio se con il midollo. Da ultimo, mai deve mancare un pezzo di gallina vecchia che, risaputamente “fa buon brodo!”, o di cappone. Per quanto riguarda i quantitativi, di acqua e altri ingredienti, va tenuto presente che ogni mezzo chilo di carne richiede oltre due litri di acqua, più una carota, due coste di sedano, un paio di gambi di prezzemolo o un mazzetto guarnito, una cipolla, un chiodo di garofano, un paio di pomodorini rossi e non sbucciati (ciò renderà il brodo più limpido), una manciata di sale e un paio di granelli di pepe.


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EVENTI/2 A Faenza il rogo del Niballo, bevendo il Bisò

EVENTI/1

Nel Paese del Natale tra le renne e la Mangiatoia Alla ventesima edizione della manifestazione di Sant’Agata Feltria anche i Piatti dell’Avvento È iniziata a fine novembre l’edizione numero 20 de “Il Paese del Natale”, manifestazione natalizia che vede coinvolta San'Agata Feltria, cittadina del Riminese, arroccata in Alta Val Marecchia e protagonista di uno dei mercatini di spicco del Centro Italia con oltre 100.000 visitatori stimati per la kermesse del 2015 e con 160 espositori presenti, provenienti Emilia-Romagna, Trentino Alto Adige, Veneto, Toscana, Umbria, Abruzzo e Puglia. Altre quattro le giornate di festa in programma: quella del 4, dell'8, dell'11 e del 18 dicembre. Per il ventesimo compleanno – che vede il colore rosso come tema dominante – il centralissimo Palazzo Celli diventerà una sorta di museo all'aria aperta: le cinque finestre dello storico immobile ospiteranno altrettante riproduzioni di famose immagi-

ni della Natività, dipinte tra gli altri da Giotto e Tintoretto. Nella piazza del Mercato è allestita la “Casa di Babbo Natale e degli Elfi” attorno alla quale si organizzano eventi legati ai bambini delle scuole, con anche due renne a trainare la slitta, protagoniste del film Il mio amico Babbo Natale. Nell’ambito della manifestazione si svolgono spettacoli legati ad antiche tradizioni: presepe vivente, zampognari, musiche tradizionali natalizie. La gastronomia diventa la riscoperta dei piatti caratteristici della tradizione locale: i ristoranti, le trattorie e le locande propongono nell’occasione un percorso denominato “I Piatti dell’Avvento”. I piatti si possono anche apprezzare nell’accogliente atmosfera della “Mangiatoia”, un ampio stand coperto e riscaldato all’interno dell’area fieristica. avversità, viene bruciato in un enorme falò al centro della piazza, dove giunge, secondo antica tradizione, su un carro trainato da buoi. Il rione vincitore del Palio di giugno (nel 2016 il Rione Rosso) ha il diritto di bruciarlo. La festa infatti ha il suo apice nel momento in cui il rappresentante del rione, vestito con tradizionale costume storico, incendia il gigantesco Niballo, attorno alla mezzanotte. Gli stand gastronomici aprono già dal mattino. Dalle 18 l’evento sarà seguito in diretta da Radio Rcb. Dalle 21.30 musica dal vivo.

EVENTI/3 A VILLA TORLONIA E MONTIANO SI FESTEGGIA IL MAIALE E LA SUA CARNE Da venerdì 20 a domenica 22 gennaio a Villa Torlonia (San Mauro Pascoli) si terrà la 12esima edizione de la Festa de Bagoin ma la Tora (la festa del maiale alla torre) in coincidenza di Sant’Antonio Abate. Un appuntamento che ripropone un’antica tradizione della societa contadina che si svolgeva proprio alla torre fino a pochi decenni fa. La festa del maiale, infatti, non e’ solo un momento di degustazione gastronomica ma la riscoperta di un modo di lavorare la carne direttamente sul posto per far riscoprire tradizioni di un tempo ormai scomparse. E si festeggia il maiale anche qualche giorno dopo, il 24 gennaio, a Montiano. Il programma prevede, come negli scorsi anni la lavorazione delle carni del maiale sotto al tendone della Pro Loco e la possibilità di sentire gruppi di pasquaroli in piazza.

La notte del 5 gennaio, a Faenza, i rioni organizzano la tradizionale festa folcloristica che si svolge in piazza del Popolo, a concludere le iniziative legate al Palio del Niballo. I protagonisti di questa festa sono i rioni, presenti con il proprio stand gastronomico, dove i volontari, appartenenti alle tifoserie rionali, si adoperano per preparare polenta, piadina e bisò, il tradizionale vino brulè faentino, servito nei caratteristici gotti in ceramica. Elemento inscindibile del vino caldo (il Bisò) è dunque la ceramica che annualmente presenta uno stile nuovo di decorazione, esplorando l’infinita tavolozza dei colori e degli stili decorativi della ceramica faentina. Il Niballo, grande simulacro raffigurante Annibale, il guerriero saraceno che simboleggia le

EVENTI/4 LA FIERA

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Euro 30,00 - bevande escluse

Possibilità di menù alla carta

Menu di Capodanno Antipasto romagnolo dalla tradizione contadina Crespelle al radicchio del nostro orto e pancetta Tortelloni di patate con salsiccia e funghi Gnocchetti al ragù selvatico di cinghiale Stracotto di manzo del nostro allevamento al sangiovese di Romagna servito su un letto di cipolle di nostra produzione in agrodolce Spadone ai ferri con contorno di melanzane grigliate e patate croccanti

Uva pari e dispari Crema morbida di EURO mascarpone con pera volpina dal nostro campo al vino rosso Torta augurale al cioccolato Brindisi di mezzanotte Vini d.o.c. in bottiglia, acqua e caffè

5000

Spettacolo musicale con ENRICO ED ELISA Caparra del 50% alla prenotazione Bambini sconto del 50%


Rd cult 2016 12  

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