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8 marzo = 8 donne fotografe INTRO Ero appena rientrata dall’Italia a Ginevra dopo le vacanze di febbraio 2020. Avevo le foto in mente, ma non avevo con me i libri. Così sono andata alla Bibliothèque de la Cité, non ho trovato tutti i libri che cercavo ma ne ho trovati altri ugualmente interessanti: libri fotografici di donne fotografe. Il progetto consisteva nel fotografare 8 libri di 8 donne fotografe celebri in 8 luoghi simbolici di Ginevra, simbolici almeno per me. Ovviamente ho iniziato con 8 fotografe tra le più care a me. Ho fatto le foto in due giorni. Un’esposizione istantanea a cielo aperto. Un passeggiata turistica. Un racconto storico. Un giro del mondo. Un viaggio intimo. Poi è arrivato il virus e il mondo si è fermato. Il progetto congelato. Durante il confinamento ho iniziato un altro progetto... a occhi chiusi. Ma questa è un’altra storia.

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1 Dorothea Lange (1895-1965) - USA Dorothea Lange scattò la foto “The Migrant Mother” nel marzo del 1936. La storia di questo scatto è affascinante. Vi consiglio di cercarla. Questa donna è affascinante con i suoi 32 anni bruciati dal sole dei campi e scanditi dalla nascita dei suoi 7 figli. La sofferenza dell’esistenza spalmata sul viso. Ho appoggiato il libro con la foto a terra, ai Bastioni, non lontano dal Muro dei Riformatori. Mi sembrava che ci potesse essere un nesso.

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2 Sarah Moon (1941) - Francia Credo che in quel punto della Città vecchia, dove c’è questa fontana e questa rampa che scende verso le strade basse con i negozi, sia stata girata una scena di Film Rosso di Kieslowski. Il mio compagno me lo dice ogni volta che ci passiamo. La donna fotografata da Sarah Moon, che con il suo stile inconfondibile e delicato mescola estetica e mistero, ecco, quella donna mi ricorda la Valentine di quel film.

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3 Eve Arnold (1912-2012) - USA Mi sono sempre chiesta perché i ritratti delle donne con il velo scattati da Eve Arnold negli anni ‘70 e ‘80 in Afghanistan non siano mai diventati famosi quanto quelli di Steve McCurry realizzati negli stessi anni. Eppure Eve Arnold era entrata nella Magnum nel 1957, molto prima di lui e come prima donna reporter dell’Agenzia. Ma si sa, le donne hanno percorsi più faticosi da percorrere, ostacoli più alti da superare, scale più ripide da salire.

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8F 4 Diane Arbus (1923-1971) - USA Grande fonte di riflessione per me, Diane Arbus ha viaggiato su universi paralleli e inscindibili come i binari della ferrovia. E’ scivolata dalla finzione delle foto di moda alla finzione della classe borghese americana alla non-finzione dei “freaks”, individui reali ma invisibili. Lei li ha trovati, li ha fotografati, li ha resi visibili al mondo. Avete mai visto la provinatura di questa foto del bambino? Sapete il suo nome? Lui stava solo giocando e lei pure. Ma tra tutte le foto, Diane ha scelto quella più pungente e più potente. Potente come il Getto d’acqua sullo sfondo, che quando ci passi vicino ti toglie il respiro.

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8F 5 Tina Modotti (1896-1942) - Italia-Messico Dal Getto d’acqua prendo la mouette gialla, un piccolo battello-taxi, per raggiungere l’altra sponda del lago, la riva destra. Ai Bagni di Paquis la grande insegna sul trampolino dice “Terra”, per ricordarci di essere liberamente ecologisti e non burattini tecnologici. La marionetta fotografata da Tina Modotti è una marionetta femminile, comandata da mani che si dilatano in lunghe ombre nere. Quella marionetta non è Tina, che ha scelto la pericolosa libertà di espressione invece di rimanere legata ai rassicuranti fili del burattinaio.

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8F 6 Flor Garduño (1957) - Messico Cammino lungo il lago e, dopo la Perla del lago, comincio a salire, lascio l’acqua e torno alla terra. Arrivo al Giardino Botanico che è sempre un po’ malinconico, anche quando è tutto fiorito. Ogni pianta ha il suo posto, tutto è ben sistemato. Nelle serre le piante tropicali si appoggiano alle vetrate, le vedi da fuori, come se volessero scappare da quel vapore artificiale. Il suo nome è Flor, fiore, e nelle sue foto i fiori, anche qui ben sistemati, diventano simbolo di luce e di vita. La grazia di quei corpi femminili è senza tempo, delicatamente intrecciata al misticismo popolare.

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7 Shirin Neshat (1957) - Iran - USA Dal Giardino Botanico cammino in salita per arrivare a Place des Nations dove lo sguardo si sdoppia tra la fila di bandiere dei 192 stati membri delle Nazioni Unite e la grande sedia in legno alta 12 metri che “nonostante il suo quarto piede rotto, rimane in piedi e mantiene la sua dignità.” Non c’era altro luogo dove portare le misteriose “Donne di Allah” di Shirin Neshat. Con il loro velo avvolgono i fucili, senza rinunciare all’erotismo di una bocca silente che parla attraverso i versi censurati di poetesse iraniane stampati sulla pelle.

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8F 8 Letizia Battaglia (1935) - Italia Sul Viadotto della Jonction si incontrano pedoni e treni che vanno a velocità ben diverse. Da lì si vedono il Rodano e l’Arve che si incontrano e che vanno anche a velocità ben diverse. Il primo verde, limpido e lento, il secondo veloce, color caffelatte, denso di sabbia e detriti della montagna. Sono diversi, in contraddizione, le acque si mescolano in un turbinio e poi diventano uno. Il luogo è magico. Così le foto di Letizia, dai delitti di mafia, alle bambine di Palermo, alle fotografie esposte in acqua. Dalla pesantezza alla leggerezza. Battaglia, un cognome, un destino. Una guerriera nella sua vita come nella sua professione di fotoreporter in Italia da quando documentava con le sue foto i delitti di mafia degli anni di piombo, gli anni ‘70. Oggi Letizia ha 86 anni, i suoi capelli a volte sono rossi, a volte rosa, a volte verdi ma la sua vitalità e passione non cambiano colore, rimangono intatte.

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Un giorno un bravo fotografo mi disse che non bisogna parlare di fotografia. Le immagini si guardano e basta. Gli avevo creduto. Ma poi, studiando la fotografia del ‘900, le biografie dei fotografi celebri e le storie dietro ad ogni scatto, ho realizzato che la missione di un fotografo, professionale o amatoriale, non è solo scattare e guardare fotografie ma diffondere la cultura fotografica parlando di fotografia e della storia della fotografia, che coincide con la storia sociale, almeno dalla fine dell’800 in poi. Spero che questo progetto stimoli la curiosità di approfondire le storie di queste 8 fotografe e di tante altre sia meno che più famose. Io, intanto, continuerò con questo progetto, che mi appassiona tanto.

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Sono una fotografa italiana, a Ginevra dal 2018. Lavoro con le immagini, i bambini e la storia della fotografia. “Cartacce” è il mio primo libro fotografico.

Ramona Vada

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Fotografie e testi di Ramona Vada

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