Quasi famosa

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ANDRE A BISCARO quasifamosa

Musica

Testi: Andrea Biscaro

Coordinamento redazionale: Emanuele Ramini

Coordinamento grafico: Mauro Aquilanti

Team grafico: Enzo Bocchini

Stampa: Gruppo Editoriale Raffaello

I Edizione 2026

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ANDRE A BISCARO quasifamosa

INTRODUZIONE - REGOLE DEL GIOCO

Sei Elettra, hai sedici anni e suoni il basso elettrico.

Hai una band, Elettra e i Cosi, di cui sei leader.

I membri del gruppo (Viola alla chitarra, Marco alla batteria e Vic alle tastiere) sono i tuoi amici del cuore. Con loro condividi l’amore per la musica.

La sala-prove è la vostra seconda casa.

Sai di avere talento. E hai un desiderio immenso: diventare famosa. Più precisamente: una vera rockstar!

Con Viola, Marco e Vic avete registrato una demo: un EP con sei canzoni originali che avete spedito un po’ ovunque: locali, discografici, televisioni, blog, siti specializzati.

Chissà, forse è arrivato il momento di farvi notare!

Arriverà l’occasione che tanto sognate?

“Quasi famosa” è un Libro-Game in cui musica, avventura e sentimenti si intrecciano indissolubilmente. Attraverso i bivi avrai la possibilità di cambiare il tuo futuro. Dovrai intuire quali saranno le persone giuste da seguire. Se sarà meglio dare ascolto ai tuoi amici, oppure a mamma e papà. Se sarà giusto farti guidare dall’istinto oppure dalla ragione.

Soprattutto dovrai comprendere se la tua vera, autentica passione è la musica oppure il successo. Perché non è detto che le due cose vadano a braccetto!

Un Libro-Game è un romanzo che, invece di essere letto linearmente dall’inizio alla fine, ti offre la possibilità di partecipare attivamente alla storia.

Sarai tu a decidere tra alcune possibili alternative (bivi) mediante l’uso di paragrafi.

Sarai tu a scegliere una strada piuttosto che un’altra.

Nel corso del racconto ti capiteranno incontri e possibilità.

A matita, se vorrai, potrai segnare i paragrafi che man mano sceglierai.

Così, ogni volta che ricomincerai l’avventura, sarà più facile ricordare i percorsi già fatti.

Ricordatelo: un Libro-Game finisce quando avrai letto tutti i paragrafi, e quindi tutte le possibili diramazioni e alternative della storia.

Quindi non c’è un unico finale, ma tanti finali.

Alcune parole chiave:

– Interattività: a differenza dei romanzi tradizionali, il Libro-Game ti offre la possibilità di partecipare attivamente alla storia. Puoi fare scelte che influenzano lo svolgimento della trama.

– Rigiocabilità: il Libro-Game può (deve!) essere riletto molte volte, con risultati diversi a seconda delle scelte fatte. Questo aumenta il valore di rilettura di un Libro Game rispetto a un romanzo tradizionale.

– Immedesimazione: nel Libro-Game assumi il ruolo di un Personaggio, permettendo un livello di immedesimazione più profondo rispetto a un romanzo tradizionale.

– Flessibilità: il Libro-Game non si legge dall’inizio alla fine in modo lineare, ma si salta da una pagina all’altra a seconda delle scelte che farai. Questo offre un’esperienza di lettura elastica e dinamica.

A questo punto, non ci resta che augurarti buona avventura... e buona musica!

Prologo

N on sai precisamente quando è iniziato tutto.

Tutta questa storia della musica, intendo. Forse da quando mamma e papà ti hanno regalato una chitarra per il tuo decimo compleanno. Che poi non era mica quello che volevi. Ti piaceva un sacco la musica, sì, ma da lì a dire che un giorno l’avresti suonata, ce ne passava. Infatti, la chitarra-regalo è stazionata per un bel pezzo dietro l’armadio.

Poi un giorno hai scoperto una band pazzesca, le Hole . La leader era Courtney Love, la moglie di Kurt Cobain, il frontman dei Nirvana.

Ti ricordi benissimo quando hai ascoltato per la prima volta le sue canzoni su YouTube. Un paio, in particolare: “Celebrity skin” e “Violet”. Una scarica di pura elettricità.

Una gioia che dalla cassa bluetooth passava direttamente al tuo cuore. Come se le parole e le note sputate fuori a gran voce da Courtney Love fossero le tue parole. Proprio così. Era come se lei avesse dato voce alla tua rabbia e al tuo disagio, alla tua voglia di esprimerti .

È stato un colpo di fulmine quello con le Hole.

È stato lì che hai spolverato la custodia della tua chitarra-regalo e hai iniziato ad accarezzarne le corde.

Hai chiesto a mamma e papà di iscriverti a un corso. D’altronde avevi una scuola di musica moderna praticamente sotto casa.

I tuoi sono stati ben contenti.

Dopo un anno di lezione, però, hai capito che lo strumento non era quello giusto. La chitarra non faceva per te. Era il basso che avresti voluto suonare. Un bel basso elettrico, dal quale avresti tirato fuori il ritmo e la danza. Suoni rotondi e gommosi, avvolgenti come spire di un serpente. Corde spesse come corde. Ed ecco che è arrivato Blackie, un basso Fender strafigo, nuovo regalo di mamma e papà per il compleanno dei tredici.

L’hai battezzato tu Blackie. Ti piace dare un nome alle cose che usi, agli oggetti di cui ti affezioni.

È come se dandogli un nome sottolineassi il fatto che quell’oggetto ha un’anima.

Per te è così.

Blackie ha un’anima nera-elettrica-ruggente . Quando attacchi il jack all’amplificatore e dai volume, sembra che possa esplodere la stanza.

BLACK E

Metti a tracolla il tuo basso e cominci a far scivolare le dita sulle corde, sulla tastiera di legno. Suoni pieni e cupi riempiono l’aria e la fanno vibrare.

Ti senti bene quando suoni. È come se trovassi un senso, un centro. Tutto ciò che prima era incasinato, rotto, disperso, è come se si riaggiustasse e riallineasse. Metti a palla le canzoni delle Hole e tu ci suoni sopra, imitando il riff e lo stile della band. Ma non c’è solo Courtney, ovvio. Sono un sacco le rock band che ti piacciono.

Hai avuto la fortuna di avere un insegnante top, che oltre a farti appassionare ancora di più al basso, ti ha fatto innamorare tantissimo della musica che non conoscevi. Soprattutto dell’hard-rock anni Novanta. Il migliore.

Comunque. Abbiamo parlato di Blackie, ma non del tuo nome.

Ti chiami ELETTRA . Nome curioso, vero? Pare sia di origine greca e significa scintillante, brillante, splendente come l’ambra. Bionda, quindi. Questa cosa fa molto ridere perché una tipa più mora di te non esiste. Hai i capelli del colore del corvo. Di un nero lucido. Scintillante, sì. Ma di ambrato, zero proprio. Occhi neri, più di una notte senza luna. A te piace un mondo sottolineare con un filo di matita e trucco questo tuo esubero di nero.

Comunque, il nome Elettra ti piace perché ha dentro l’elettricità. È un nome molto rock! Infatti sei grata a mamma e papà per questa scelta. A mamma, in particolare. È lei che pare abbia insistito per battezzarti così. Fosse stato per papà probabilmente ti saresti chiamata Maria o Anna o roba del genere. Nomi che col rock hanno davvero poco a che fare!

Il bello della scuola di musica è che oltre alle lezioni con l’insegnante, ci sono dei giorni in cui fate musica d’insieme, con ragazzi e ragazze che suonano altri strumenti. La musica ti spinge in mezzo agli altri. Cioè, ti sbatti e studi un sacco da sola, certo, ma poi c’è il bisogno, anzi la necessità, di confrontarsi. Suonare insieme è una delle cose più fantastiche della vita. Tu hai iniziato a scoprirlo presto, dai tredici anni. Suonare ti ha salvato dalla noia, dallo stress della scuola, dalla solitudine, da mamma e papà. Soprattutto da quel senso di vuoto che ogni tanto attanaglia te e i tuoi coetanei.

Ecco, con la musica quel senso di vuoto non arriva mai. O meglio, quando arriva, tu sai sempre come riempirlo.

È a quattordici anni che hai iniziato a scrivere le tue prime canzoni. Beh, chiamarle canzoni è roba grossa. Erano più esperimenti. Abbozzi. Però è stato lì che hai cominciato a capire che potevi dare una forma musicale alle tue emozioni. Buttavi giù dei versi a penna e poi, col basso, ci ricamavi intorno dei fraseggi. Infine, ti mettevi a cantare quelle note e quelle parole. Perché hai scoperto che ti piaceva un botto anche cantare. Imitavi un po’ Courtney all’inizio. Cioè, la scopiazzavi proprio. La sua voce graffiata e materna. La sua energia pazzesca. Ma poi, man mano che prendevi confidenza, hai capito qual era il tuo timbro, la tua peculiarità.

Vabbè, comunque adesso basta coi ricordi.

Veniamo al presente, perché è qui che adesso ci troviamo.

Adesso hai sedici anni e sei leader di una band che tu stessa hai fondato.

Si chiama Elettra e i Cosi . Il nome è venuto fuori un po’ così, mentre eravate al parco a bighellonare.

Viola, Marco e Vic non sono solo i tuoi amici del cuore, ma sono la tua seconda famiglia. Viola, Marco e Vic sono il resto della tua band. I Cosi, appunto!

Viola assomiglia al suo nome, perché ha i capelli tinti di viola e veste sempre con sfumature viola. Lei è la chitarrista del gruppo.

È stratosta . Animo sensibile e poetico, ma grande attaccabrighe. La adori.

Marco è il batterista. Capelli lunghi e biondi, sembra un angelo. Ma quando pesta sui tom, sui piatti e sul rullante, ha la furia di un diavolo!

Infine c’è Vic, che è un po’ la mente elettronica del gruppo. Vic suona le tastiere e sembra una scienziata! Occhiali da vista con montatura vintage extra-large, capelli cortissimi e rasati sulla nuca, abiti eleganti, che cozzano tantissimo col vostro look dark-rockettaro. Ma a te piace una cifra questo contrasto!

Mentre ragazze e ragazzi della tua età smanettano tutto il giorno sul cellulare, girano in piazza sfilando nei loro abitini da selfie, vanno al McDonald’s, corrono in moto, se ne stanno barricati in casa davanti alla Play Station, oppure, nel migliore dei casi, fanno sport e qualche attività di gruppo, tu e i Cosi suonate. Ogni spazio libero del giorno è dedicato alla musica. Quando non dovete studiare andate in sala prove.

La sala prove è la tua seconda casa. È lì che passate ogni sabato pomeriggio. Blindati tra le pareti insonorizzate di una stanzetta piena di amplificatori, cavi, vibrazioni, aste. La sala prove è il vostro nido protetto. Lì dentro create il vostro universo sonoro. È lì che hai passato i tuoi momenti più felici. In quei pochi metri quadri fatiscenti. In quel buco, caldissimo d’estate e freddissimo d’inverno. È lì che avete partorito le prime vere canzoni. Tu scrivi testi e musiche, ma poi è con tutta la band che si crea davvero la canzone.

In sala prove , sei mesi fa, avete registrato la vostra prima demo. Sei canzoni originali targate Elettra e i Cosi. Sei pezzi di puro rock con sfumature elettroniche. Neanche a dirlo, a te questa demo è sembrata così superlativa, da poter competere con le Hole. Vabbè, non esageriamo. Però vi siete gasati.

La verità è che da un bel po’ pensate in grande. Vi siete sbattuti un sacco con la musica negli ultimi mesi. Sapete di avere talento. E avete un desiderio immenso: diventare famosi. Più precisamente: delle vere rock-star!

La demo l’avete spedita un po’ ovunque: locali, discografici, televisioni, blog, siti specializzati. Poi vi siete messi il cuore in pace.

Sono passati i giorni, le settimane. E poi addirittura i mesi.

Nessuna risposta. Si vede che i vostri pezzi non sono così straordinari?

Li avranno ascoltati? Li ascolteranno mai?

Tu non demordi. Continui a scrivere, a suonare, a perfezionarti.

Con Viola, Marco e Vic ci date dentro di brutto, perché lo sapete: la strada per il successo non è facile per niente!

Non basta essere bravi. Bisogna essere unici!

La tua avventura è solo all'inizio.

Prosegui al paragrafo 1

È–1–

una di quelle giornate di inizio maggio in cui ti senti fuori fase. La primavera, il sole, il verde, i pollini sono un vero casino per te. Hai un’allergia che la metà basta. Occhi gonfi e rossi che prudono da matti. Starnuti ogni due per tre. Una stanchezza lancinante che non ti alzeresti dal letto nemmeno con le cannonate.

La scuola per fortuna è in dirittura di arrivo, ma davvero in questi giorni ogni cosa ti pesa come un macigno.

Studiare, fare compiti e verifiche, le cavolo di interrogazioni. Un incubo. Te la cavi niente male, eh. Sei brava, non hai nessuna materia sotto. In alcune, anzi, eccelli abbastanza, ma la poca energia che hai in questi giorni ti fa preoccupare non poco. Ma non è la scuola il vero problema. Quello serio è la musica, perché con questa accidenti di allergia a pollini, graminacee, parietaria e chi più ne ha più ne metta, non riesci a cantare bene. La voce fa schifo e il sabato in sala prove è più l’arrabbiatura che altro. Hai poco fiato, non riesci a tenere le note lunghe e ogni tanto ti scappa pure il super starnuto al microfono nel bel mezzo di una canzone. Disastro cosmico.

È in un pomeriggio di questi, quando sei

stravaccata sul letto a strimpellare il basso, che ti arriva una telefonata.

Agguanti il cellulare, guardi il numero: sconosciuto.

Non rispondi mai a numeri sconosciuti. Se proprio hanno bisogno di te, ti richiameranno o ti manderanno un messaggio. Oggi tra l’altro hai l’umore a terra, perché l’interrogazione in mate non è stata al top come tuo solito.

Il telefono smette di vibrare e tu puoi tornare a riposare con Blackie, crogiolandoti nella tua tristezza e malessere.

Invece no, perché dopo un paio di minuti ecco che il numero sconosciuto torna all’attacco. Sbuffi, riagguanti il cell, guardi il display.

Di nuovo? Ma che accidenti vuole? Chi è?

Sospiri. Decidi di rispondere.

“Pronto?” la tua voce è nasale e scocciatissima.

“Parlo con Elettra?” la voce dall’altra parte è gentile, affabile. La voce di un uomo. Ma chi è diavolo è?

“Sì...” gli fai, dubbiosa.

“Elettra e i Cosi, giusto?” ti domanda il tipo, con un guizzo allegro.

Il tuo cuore fa un balzo nel petto . Anche il tuo cervello.

“Sì?” affermi, ma ti esce come una domanda.

“Molto piacere Elettra, io sono Paolo della MKI, ti chiamo da Milano!” la voce del tizio squilla così forte che devi staccarti il telefono dall’orecchio.

Per poco non ti scivola lo smartphone dalla mano e il cuore non si ferma nel petto. Strabuzzi gli occhi. Fai due più due. La MKI è una delle case discografiche a cui hai spedito la demo sei mesi fa. La MKI è una delle case discografiche più importanti nel panorama del rock indipendente. La MKI, per dire, è quella che ha tirato fuori band come i Tritacarne&Derivati, gli Undici Decibel, le Principesse, i Latte Più. La MKI è la casa discografica che ha lanciato i più grandi talenti italiani, per dire.

E adesso Paolo della MKI sta parlando proprio con te.

“Ciao...” farfugli tu dopo un tempo vergognosamente lungo. Ti metti a sedere sul letto. Ti mordicchi il labbro.

“Ciao! Senti, te la faccio breve. Ho ascoltato la vostra demo. Le canzoni le hai scritte tu?” ti domanda Paolo della MKI.

“S-sì...” balbetti, ma poi precisi. “Cioè, le scrivo io, poi però le mettiamo a posto tutti insieme, col gruppo.”

“Ottimo. Beh, Elettra, complimenti. Le canzoni spaccano! Mi sono piaciute molto, anche agli altri della MKI” le parole di Paolo ti sciolgono, letteralmente. Di colpo ti senti pronta a conquistare il mondo. Un’energia pazzesca ti invade ogni fibra del corpo e dell’anima. Anche il naso sembra libero, non più ostruito dall’allergia. Miracoli delle belle notizie.

“Grazie mille!” riesci a sillabare.

“Senti, Elettra, vi vorremmo conoscere. Che ne dite di fissare un appuntamento qui a Milano la prossima settimana?” Paolo non sta a tergiversare.

“O-okay!” balbetti di nuovo, ma stavolta tirando fuori degli acuti simili a ultrasuoni. Devi calmarti. Sì, uno dei dirigenti della MKI ti sta dicendo che la demo è piaciuta e che vi vuole conoscere. Probabilmente perché hanno intenzioni serie. Fare un intero album? Un tour di concerti ?

“Parlane con gli altri ragazzi, poi fammi sapere quale potrebbe essere il giorno migliore per voi, eh? Tipo venerdì sarebbe perfetto, ad esempio” precisa Paolo. La sua voce è allegra e piena di ottimismo. Ti fa stare bene. Beh, esaltata come sei, staresti bene anche se la sua voce fosse gracchiante e gutturale!

“Va bene, grazie ancora, sono molto contenta!” gli fai tu, cercando di contenere la gioia.

Vi salutate, lo ringrazi ancora e appena riattacchi, inizi a saltare sul letto fin quasi a spaccare le molle. Poi lanci un acuto talmente alto che per attimo pensi che i vetri della stanza scoppieranno. Non della stanza, della casa intera. Un acuto teso, prolungato, intonato e grezzo che nemmeno Janis Joplin!

Dov’è finita l’allergia? Dove la stanchezza, il malessere, la depressione?

Svaniti in un soffio.

Potere della musica!

Corri a dare la notizia bomba al paragrafo 11

Giovedì, il giorno prima di andare a Milano, sei ancora in alto mare.

Non tanto per la storia di Paolo, se esiste o non esiste, perché ormai è chiaro che era stata solo una paranoia instillata da Vic. Ma per altre questioni.

Una sopra tutte. Non avresti voluto dirlo agli altri, ma non ce l’hai fatta. È il tuo naturale istinto alla sincerità, alla verità a tutti i costi, anche se fa male.

Insomma, hai riferito al gruppo che Paolo ha detto: per noi conti tu. Cioè, non l’hai comunicato proprio così, con le sue parole. Hai edulcorato la cosa, ecco. Ci hai girato un bel po' intorno, con un sacco di parole, gesti, imbarazzo.

Il concetto comunque è arrivato chiaro a tutti.

C'è stato un gran silenzio appena hai smesso di parlare.

Un silenzio da paura, che lì per lì ti ha fatto presagire il peggio.

L'ultima cosa che desideri è creare delle crepe nel gruppo. Insinuare dubbi, sospetti.

In quel momento ti sei maledetta per questa tua smania di verità a tutti i costi. Di voler spiattellare sempre tutto, anche quello che non serve, anche quello che potrebbe dividere.

Poi, dopo un tempo che ti è parso infinito, ecco le prime reazioni.

Marco ha sospirato, ha alzato le spalle, e col suo proverbiale ottimismo si è limitato a proferire: “Vabbè, ovvio, perché sanno che sei tu la leader, che male c’è?”

Appena avverti queste parole senti il petto più leggero. Il sorriso di Marco ti toglie di colpo una tonnellata d'ansia dal cuore.

Invece Viola ci è rimasta male e ha esclamato: “Ah sì? Vogliono solo te allora? Perché non l’hai mandato al diavolo quel Paolo?”

Tu non hai risposto. Hai scosso la testa e allargato le braccia, come per dire: “Boh, non lo so, forse non era il caso.”

Vic è stata un po’ più contenuta, ma era dello stesso parere di Viola: “Simpatico il tipo. Comunque chissenefrega. Nel caso lo mandiamo direttamente a quel paese a 'sto punto!”

Hai annuito. Hai preso fiato. Hai guardato uno per uno negli occhi, con intensità e affetto.

Hai chiosato dicendo: “Raga, voi siete la mia famiglia. Elettra e i Cosi sono un’unica sostanza, indivisibile!”

Ogni paturnia, affanno, indecisione sono svaporate di schianto.

Ci sono stati sorrisi, abbracci e tanti “per sempre”.

L'inquietante minaccia che incombeva sulla solidità del vostro gruppo è scomparsa.

Poi siete passati all’altro problema. Se viaggiare in treno da soli, oppure, date le circostanze, accompagnati in auto da un adulto. Nella fattispecie, da tua madre che, molto gentilmente, si è offerta.

Vic e Viola forse preferirebbero, anche perché i loro genitori non è che stiano nella pelle nel sapere le loro figliole in viaggio verso una meta sconosciuta di Milano.

Anche tu non sei convinta al cento per cento. Da un lato vorresti cavartela da sola. Non solo il viaggio, quello vabbè, basta mettere il sedere sul treno e sei a posto. Quanto per l’incontro con Paolo Vattelapesca. Forse uno sguardo adulto è necessario, visto il grande interesse che la casa discografica ti ha comunicato?

Oppure è giusto che te la cavi da sola? D’altronde hai sedici anni, sei grande, e la musica, lo sai, è e sarà la tua vita.

Se preferisci andare in treno da sola coi Cosi vai al paragrafo 8

Se preferisci andare in macchina con tua madre e i Cosi vai al paragrafo 13

Sei stra combattuta fino all’ultimo, ma ti senti talmente un pesce fuor d’acqua che alla fine preferisci venga anche tua madre.

Viola e Vic non sembrano molto d’accordo.

Marco invece è contento. Vabbè, come dicevamo, lui è ottimista di natura. In ogni cosa, fatto, situazione, Marco riesce a cogliere il buono.

“Però non dire niente. Lascia fare a noi” precisi a tua madre mentre varcate l’androne e andate alla ricerca dell’ascensore. Non lo trovate subito. Come al solito è tua mamma il cane da tartufo.

Salite sull’ascensore. Schiacciate il tre. Ogni piano è ansia che monta.

Ti guardi allo specchio, ti sistemi i capelli, ma ti vedi orribile. Era meglio non guardarsi. Adesso stai peggio di prima, ancora più agitata e con l’autostima a terra.

Arrivate al piano. La porta della MKI RECORDING MUSIC è mezza aperta.

Entrate.

Prima tu, poi tutti gli altri.

Trattieni il respiro. Sei proprio in apnea.

Avanzi fino a raggiungere una specie di sala d’aspetto.

Musica

Un Libro-Game è un romanzo che, invece di essere letto linearmente dall’inizio alla fine, ti offre la possibilità di partecipare attivamente alla storia. Sarai tu a decidere tra alcune possibili alternative (bivi) mediante l’uso di paragrafi. Sarai tu a scegliere una strada piuttosto che un’altra. Nel corso del racconto ti capiteranno incontri e possibilità. Appunta i numeri dei paragrafi che man mano sceglierai. Così, ogni volta che ricomincerai l’avventura, sarà più facile ricordare i percorsi già fatti.

Ricordatelo: un Libro-Game finisce quando avrai letto tutti i paragrafi, e quindi tutte le possibili diramazioni e alternative della storia. Quindi non c’è un unico finale, ma tanti finali.

Fai tu la storia >> Tanti bivi >> Tanti finali

Sei Elettra, hai sedici anni e suoni il basso elettrico. Hai una band, Elettra e i Cosi, di cui sei leader.

I membri del gruppo (Viola alla chitarra, Marco alla batteria e Vic alle tastiere) sono i tuoi amici del cuore.

Con loro condividi l’amore per la musica.

La sala-prove è la vostra seconda casa.

Sai di avere talento. E hai un desiderio immenso:

diventare famosa. Più precisamente: una vera rock-star!

Con Viola, Marco e Vic avete registrato una demo:

un EP con sei canzoni originali che avete spedito un po’ ovunque: locali, discografici, televisioni, blog, siti specializzati.

Chissà, forse è arrivato il momento di farvi notare!

Arriverà l’occasione che tanto sognate?

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