Mistero

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Cristoforo Colombo e il nord magnetico

Quando ci capita di leggere o sentire il nome di Cristoforo Colombo, subito appare nella nostra mente l’immagine di un grande navigatore che voleva raggiungere l’Oriente (le Indie) passando per l’Occidente, dimostrando così la sfericità della Terra. Ma se vi dicessi che Cristoforo Colombo fu anche il primo europeo a osservare un fenomeno misterioso, all’epoca inspiegabile, durante il suo viaggio?

La storia ci racconta molto di lui, grazie soprattutto ai diari di bordo, e ci mostra una personalità con luci e ombre. Colombo era determinato, ma anche brusco e talvolta scontroso con i suoi marinai. Dopo anni di tentativi e rifiuti, stava quasi perdendo le speranze, finché i sovrani di Spagna, Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, decisero di finanziare la sua impresa.

Così, nell’agosto del 1492, il navigatore genovese era pronto a partire per il viaggio più importante della sua vita. E proprio in mare aperto, mentre le tre caravelle avanzavano verso ovest, accadde qualcosa di inatteso. Per navigare lontano dalla costa era ormai fondamentale uno strumento rivoluzionario: la bussola. Inventata in Cina intorno all’anno 1000 e giunta in Europa qualche secolo dopo, indicava il nord grazie a un ago magnetico.

Era il 13 settembre 1492 quando Colombo osservò, in gran segreto, un fenomeno curioso. L’ago della bussola non puntava più verso la Stella Polare – che indicava il nord geografico – ma sembrava spostato verso ovest. I marinai più esperti sapevano già che, in certi luoghi, l’ago poteva inclinarsi leggermente verso est, senza comprenderne però il motivo. Quello che accadde sulla Santa Maria, la nave ammiraglia di Colombo, era diverso: per la prima volta, l’ago si inclinava nella direzione opposta.

Che cosa stava succedendo? La bussola si era rotta?

Oppure c’era qualche forza misteriosa all’opera?

In realtà, la bussola funzionava perfettamente. Colombo stava osservando un fenomeno naturale che oggi chiamiamo declinazione magnetica. Per capire di che cosa si tratta, basta immaginare la Terra come una gigantesca calamita, nascosta sotto i nostri piedi. Il nord magnetico – verso cui si orienta la bussola – non coincide esattamente con il nord geografico delle mappe, e in alcuni punti del globo l’ago si sposta indicando una direzione leggermente diversa. E qui sta la meraviglia: quel piccolo ago, apparentemente fragile e silenzioso, stava rivelando a Colombo che il pianeta sotto di lui era “vivo”, con forze invisibili in grado di attraversare mari e continenti. A quel tempo, Colombo non poteva conoscere la spiegazione scientifica e così cominciò a farsi domande. Ma decise di tenere per sé l’osservazione, per non spaventare l’equipaggio.

Alla fine, come sappiamo, Colombo approdò su un’isola che chiamò San Salvador, il 12 ottobre 1492. Non erano le Indie come aveva progettato, ma il suo viaggio cambiò per sempre il corso della storia. realizzato in collaborazione con Giulio Niccolò Carlone

Life skills

Questa storia ci ricorda che fenomeni che un tempo sembravano magici o inspiegabili hanno trovato, con il tempo, una spiegazione grazie all’osservazione, alla curiosità e alla collaborazione tra uomini e donne di scienza. Anche altri fenomeni terrestri, come le eruzioni vulcaniche e i terremoti, anticamente erano legati a credenze superstiziose e solo con l’osservazione scientifica si è data una spiegazione oggettiva a questi fenomeni. Conoscete qualche fenomeno che vi sembrava inspiegabile e che poi avete capito grazie all’osservazione o allo studio?

Nord geografico: il punto che corrisponde alla direzione della Stella Polare.

Nord magnetico: il punto verso cui si orienta la bussola, determinato dal campo magnetico terrestre; non coincide sempre con il nord geografico e la sua posizione cambia leggermente nel tempo.

La storia del numero zero

Sapevate che esiste un numero tanto misterioso da aver fatto il giro del mondo prima di arrivare fino a noi? Siete curiosi di scoprire la sua storia?

Allora, partiamo passo dopo passo.

Cominciamo con una domanda semplice: quante cifre conoscete?

Facile, penserete: uno, due, tre… e così fino a nove. Ma siete sicuri di non dimenticare qualcuno? Manca proprio il protagonista del nostro

racconto: lo zero. Qualcuno lo mette prima dell’1, altri lo collocano

dopo il 9. L’importante è non lasciarlo indietro, come un amico dimenticato per strada.

Ma da dove arriva questo simbolo strano? E soprattutto, che cos’è lo zero?

Si tratta di un numero molto speciale, diverso da tutti gli altri: rappresenta la mancanza di qualcosa, l’assenza. Se vi dicessi che in una scatola ci sono zero caramelle, significherebbe che, purtroppo, stavolta non ne mangerò neanche una.

Il viaggio dello zero comincia da molto lontano. Torniamo in Mesopotamia, al tempo degli antichi Babilonesi. All’inizio non avevano un simbolo per indicare il nulla. Solo col passare del tempo inventarono un segno con una funzione precisa: fare da “segnaposto”. Immaginate un tavolo con un cartellino su ogni sedia che indica chi deve sedersi: se una sedia resta vuota, quel segno indica che lì non c’è nessuno.

Più tardi, i Greci associarono il concetto a una lettera del loro alfabeto: l’“Omicron”, simile al cerchietto dello zero che usiamo oggi.

Ma la tappa più importante del viaggio ci porta in India, più precisamente nella fortezza di Gwailor. Qui si trova un’iscrizione che riporta le misure di un giardino con il simbolo del puntino nei numeri 270 e 50,

riconosciuto come uno dei primi utilizzi (risalente al Nono secolo) dello zero. Eppure, quando parliamo dei nostri numeri, li chiamiamo “numeri arabi”. Come mai, se l’invenzione è indiana? Il motivo è semplice: gli Arabi adottarono il sistema numerico indiano e lo portarono in Occidente. Furono il ponte tra due mondi e permisero a molte conoscenze di viaggiare. Una curiosità: quando scoprirono lo zero, lo chiamarono sifr, parola che col tempo diventò “cifra”. Ecco da dove viene un termine che usiamo ogni giorno.

In Italia, lo zero arrivò grazie a un grande matematico italiano: Leonardo

Fibonacci. Da giovane, Fibonacci viaggiò in Nordafrica con suo padre e lì studiò il sistema arabo-indiano. Tornato in patria, scrisse un libro per insegnarlo ai mercanti italiani. In quelle pagine, il segno dello zero era chiamato “zephiro”, che con il tempo si trasformò in “zero”. All’inizio, in Europa, non tutti erano entusiasti: molti preferivano il vecchio sistema di numeri romani. Lo zero non ebbe vita facile: sembrava inutile, nessuno lo voleva. Ma continuò a viaggiare, passando di mano in mano, di paese in paese, fino a conquistarsi un posto tra i numeri. E quando lo trovò, cambiò per sempre il mondo della matematica.

A volte, anche ciò che sembra non valere nulla… può fare una differenza enorme. scritto in collaborazione con Giulio Niccolò Carlone

Life skills

La storia dietro al numero 0 ci ricorda come affrontare in modo costruttivo le difficoltà che si presentano nella vita. È importante saper valutare le opzioni, considerare le conseguenze e scegliere la linea d’azione più opportuna, per poi trovare soluzioni alternative e rispondere in modo flessibile alle situazioni.

Leonardo Fibonacci: è un matematico pisano vissuto circa 800 anni fa.

L’estinzione è la scomparsa di una specie, cioè di un intero gruppo di animali dalla Terra.

Il cameraman è l’operatore che lavora con la cinepresa o la telecamera per fare riprese nelle produzioni cinematografiche e televisive.

Esistono ancora i dinosauri?

Animali sconosciuti simili a lucertole giganti, strani coccodrilli mai visti prima, creature enormi alte più di tre metri, persino esseri che – come i nostri supereroi preferiti – sembrerebbero resistere ai proiettili. E poi, ancora, presunti discendenti degli antichi dinosauri nascosti nelle foreste più selvagge e impenetrabili della Terra. Sono solo alcuni dei racconti che arrivano da ogni parte del mondo riguardo a misteriosi avvistamenti. Ma quanto c’è di vero? I dinosauri vivono ancora tra noi oppure si sono davvero estinti circa 66 milioni di anni fa, probabilmente in seguito alla caduta di un gigantesco meteorite che cambiò per sempre il clima del pianeta? Cerchiamo di capirlo partendo da una storia davvero curiosa. Nel nostro pianeta esistono ancora oggi luoghi difficili da esplorare e pieni di fascino. È proprio per questo che avventurieri e ricercatori si spingono fino a zone lontane e isolate, sperando di scoprire segreti nascosti.

È il caso di un noto cameraman d’avventura che si recò in Liberia, in Africa occidentale, per raccogliere testimonianze su strani animali. Alcuni abitanti del posto parlavano di una creatura acquatica chiamata Postosuco: un parente del coccodrillo dal muso sottile e allungato, lungo 4-5 metri e dal peso di circa 250-300 chilogrammi.

C’è però un piccolo problema: il Postosuco, secondo la paleontologia, dovrebbe essere estinto da milioni di anni.

Il racconto narra di un attacco a tre uomini su una zattera, colpiti da un animale con la testa simile a quella di un coccodrillo ma il corpo come quello di un varano del Nilo, una grande lucertola africana. Un insieme di caratteristiche che rendeva difficile capire di cosa si trattasse. Nonostante la curiosità, di questo animale non sono mai stati trovati resti e l’unica fotografia che sembrava esistere è andata perduta per sempre.

E non è l’unico caso: sempre in Liberia sarebbero stati visti altri animali “simil-dinosauro”, pericolosi per l’essere umano e abilissimi a nascondersi nella fitta foresta.

Strani avvistamenti arrivano anche dal Sudamerica, dove due persone affermarono di avere incontrato una creatura bizzarra: testa da tapiro, collo lungo come un serpente e pinne da pesce. Raccontarono persino di averle sparato senza riuscire a ferirla.

Queste sono solo alcune delle tante storie di antichi mostri e creature misteriose riportate da ogni angolo del pianeta.

Quindi… i dinosauri sono ancora tra noi?

L’idea è affascinante e, in fondo, a molti piacerebbe crederci.

Chi non vorrebbe vedere con i propri occhi animali che finora ha conosciuto solo nei libri e nei film?

Ma, come dice la scienza, prima di dare una risposta bisogna verificare le prove.

E qui viene il punto: su nessuno di questi animali si è mai potuto fare uno studio scientifico. Non sono mai stati trovati resti, non sono state fatte analisi e quasi mai i racconti provengono da chi ha visto direttamente l’evento: spesso sono storie passate di bocca in bocca.

Proprio come nel gioco del “telefono senza fili”, i particolari si modificano e si ingrandiscono, finché la storia diventa irriconoscibile. Così, al momento, nessuna di queste testimonianze può essere considerata una prova. È vero: sul nostro pianeta ci sono ancora luoghi inesplorati. Ma questo non significa che debbano per forza essere abitati da mostri leggendari.

La realtà, a volte, può essere persino più sorprendente della fantasia. E se un animale ha il muso, gli occhi e la coda di un coccodrillo… molto probabilmente è proprio un coccodrillo.

realizzato in collaborazione con Giulio Niccolò Carlone

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Qual è il tuo atteggiamento nei confronti delle notizie sorprendenti che ti piacciono? Ti emozionano e ti piace accoglierle senza farti troppe domande o vai sempre alla ricerca di informazioni per verificarle?

Le piramidi: come le hanno costruite?

Un antico dio arrivato via mare, misteriosi alieni discesi dal cielo con tecnologie extraterrestri… sono solo alcune delle ipotesi più fantasiose, e sbagliate, mai scritte sull’origine delle piramidi egizie. Gli Egizi, da sempre, ci affascinano con la loro civiltà antichissima e diversa dalla nostra, piena di simboli misteriosi, pitture straordinarie e costruzioni colossali. Ma basta il fascino per credere che le piramidi siano state opera di alieni o divinità? E come mai idee simili sono diventate così popolari? Proviamo a fare chiarezza, ricostruendo passo passo la vera storia di questi spettacolari edifici.

Le piramidi nacquero come tombe per i faraoni, destinate ad accogliere anche regine e membri della famiglia reale.

Le teorie più strampalate nascono spesso da domande difficili: come fecero a costruire le piramidi? In che modo tagliavano blocchi tanto grandi? Come li trasportavano? Sono interrogativi intelligenti, che meritano risposte basate su storia e archeologia.

Partiamo dai blocchi, l’“involucro” esterno dell’edificio. Chi visita le piramidi nota subito un dettaglio: i blocchi non sono tutti identici. Quelli più esterni sono grandi e regolari, mentre in profondità sono più piccoli, sistemati come pezzi di un puzzle per riempire gli spazi. Il materiale principale era di due tipi. Per il rivestimento esterno si usava il calcare, modellato con scalpelli di rame e martelli di legno. All’interno, per la camera del re nella piramide di Cheope, fu scelto il granito. E qui gli Egizi ebbero un’idea ingegnosa: cospargere le pietre con sabbia del deserto ricca di quarzo, un minerale durissimo, e poi segarle con lame di rame.

E il trasporto? Anche se conoscevano la ruota, per blocchi così pesanti non era adatta: si sarebbe spezzata. Così usarono slitte di legno. I blocchi venivano caricati sopra e fatti scivolare su binari di legno o pietra, talvolta bagnando la sabbia per ridurre l’attrito. Una volta al cantiere, altre slitte e rampe sistemate attorno alla piramide permettevano di sollevare i blocchi sempre più in alto man mano che l’edificio cresceva. Geniale, vero?

E non è un caso se strutture a forma di piramide si trovano anche in altre parti del mondo, come la Mesopotamia e l’America Centrale, o in certe culture asiatiche. Non significa che ci sia stato un contatto misterioso fra popoli lontani, ma semplicemente che la forma piramidale è una soluzione naturale: una base larga e solida che sostiene piani più stretti in alto è il modo più semplice per costruire edifici molto alti e stabili, anche con tecnologie limitate. Pensateci: quando giochiamo con la sabbia, la forma della piramide è spesso la prima che ci viene spontaneo realizzare. È una forma che “nasce da sola” quando si vuole puntare verso il cielo.

Gli Egizi furono un popolo straordinario, capace di unire ingegno, organizzazione e conoscenze tecniche. Oggi molte risposte sono note, ma restano ancora dei misteri: quale legame avevano le piramidi con le stelle? La religione influenzava il luogo della costruzione? La storia e la scienza continuano a cercare indizi… e forse un giorno li troveranno tutti. scritto in collaborazione con Giulio Niccolò Carlone

Life skills

In classe partecipate al lavoro di ricerca degli indizi sui misteri ancora irrisolti degli Egizi. Scegliete un mistero che vi affascina; fate delle ipotesi; verificatele e sostenetele con delle prove; diffondete le vostre conclusioni con delle argomentazioni logiche e coerenti.

Strutture a forma di piramide: questa piramide si trova nell’America Centrale; fu eretta dalla civiltà Maya più di mille anni fa.

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